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Milanodieci6

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I PERIODICO MENSILE DELLA ZONA 10

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N. II novembre 1973 e

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Crisi a Milano: bloccate (da quattro mesi) le decisioni per risolvere i gravi problemi cittadini (case, scuole, ecc.): ne profittano gli speculatori L'HA VOLUTA LA D.C.; CHI LA PAGA? Chi ci ha rimesso con i cento giorni e più di crisi al Comune di Milano? Come è consuetudine gli operai e le masse lavoratrici. E i riflessi più gravi della crisi verranno a galla poi. Mentre i ceti parassitari si sono disinteressati della cosa, anzi, ne hanno tratto spesso lauti vantaggi e ampi margini di manovra per operazioni di alta speculazione. Bisogna dire che i lavoratori non si sono mai aspettati molto dalle istituzioni quali le conosciamo e in anni di lotte hanno accumulato sì sfiducia. Ma la combattività è rimasta intatta. A un certo punto si spera che da questa crisi comunale parta perlomeno l'ordinaria amministrazione. Questo sarebbe molto se consideriamo l'inefficienza e la lentezza degli iter burocratici, se consideriamo la logica degli equilibri di potere che condiziona i partiti di « governo » del centro-sinistra e dell'opposizione morbida e « diversa ». La crisi al Comune di Milano si iniziò a giugno con l'attacco del capogruppo democristiano Massimo De Carolis al PSI, colpevole di aver fatto combutta con il PCI sulla questione del decentramento e di aver rispettato le indicazioni emerse da un documento comune dei due partiti che fu votato all'unanimità dai 400 consiglieri di zona. In sostanza gli oltranzisti democristiani hanno sempre impedito che si giungesse ad una discussione della riforma del regolamento edilizio, cosa estremamente indigesta alle grandi proprietà immobiliari; hanno posto il veto al blocco della terziarizzazione della città, incrementando la edilizia dei servizi; hanno puntato sugli investimenti per la costruzione delle linee della metropolitana, dati gli interessi speculativi colossali che vi stanno dietro; si sono prodigati affìnchè il Consiglio comunale non trovasse mai spazio e tempo per occuparsi fino in fondo dello scandalo della metropolitana e dei suoi furbastri attori. Per lunghe settimane si è avuto uno scambio intenso di documenti fra le segreterie dei quattro partiti di centro-sinistra, senza che mai si approdasse a nulla. Il PSI ha continuato a ribadire la decisione per un sindaco socialista. Da parte del PSDI ci sono stati tentativi di ricucire il dissenso tra PSI e PRI. I repubblicani, dapprima, hanno fatto a più riprese ogni sforzo per non rimanere esclusi dalla giunta, poi con la puzza al naso si sono allontanati dalle trattative. La voce dei sindacati sulla crisi milanese è stata fioca: una presa di posizione degli autoferrotranvieri e delle segreterie aziendali dell'ATM di CGIL-CIS-UIL che denunciava il peggioramento del servizio dovuto al mancato rispetto degli accordi a suo tempo intervenuti con l'Amministrazione, riguardanti sia il rinnovo e il potenziamento degli impianti, sia l'impiego del personale.

DE CAROLIS (DC): E' UN « PROBLEMA DI CONTORNO» (LO SCANDALO MM) In un intervento sul Corriere della Sera, Massimo De Carolis faceva capire quale fosse l'ottica della DC sulla crisi a Palazzo Marino. Ha parlato di « crisi di identità » di Milano di « crisi dei rapporti tra la città il Paese ». Sicuro, ai devoti di Fanfani, come anche a De Carolis, importano i collegamenti tra potere centrale, cioè Roma, e periferia, suburbio, in questo caso Milano. Ha farneticato di « coesistenza pacifica » fra ceti popolari e borghesia che, secondo lui, permetterebbe alla città di raggiungere notevoli traguardi economici e culturali (I). Ancora per De Carolis all'origine della crisi comunale milanese vi sarebbe stato l'atteggiamento piuttosto tenero dei partiti verso la contestazione studentesca e i problemi dell'ordine pubblico. In questi anni insomma, secondo lui, lavoratori e studenti avrebbero dovuto prendere più manganellate e più candelotti nella pancia, allora sì che si sarebbe raggiunta la pace sociale »l Di nuovo il nostro personaggio ha la sfrontatezza di chiamare « mediocri controversie » a problemi di contorno » le questioni troppo scottanti che assillano Milano, prima fra tutte lo scandalo della metropolitana che dovrebbe fare emergere i nomi di tanti sciacalli che sputano sulle masse lavoratrici4 gragie all'ordinamento democratico » particolarmente permissivo nei confronti del capitale. Il 12 ottobre il gruppo consiliare comunista ha tenuto una conferenza stampa sulla crisi comunale, enunciando le proprie posizione con l'ammonimento che la crisi potrà risolversi « se verrà stabilito un rapporto positivo con il PCI ». Il partito di Berlinguer, in conformità con l'indirizzo nazionale, si propone come componente di governo anche a livello cittadino. Il PRI si è irrigidito ulteriormente su punti quali il blocco delle assunzioni all'ATM e la sua non disponibilità ad accettare una riconferma di Aniasi alla carica di sindaco. Intanto i grossi problemi insoluti continuano a battere alla porta insieme agli altri, non trascurabili, che dovrebbero spettare ad una normale amministrazione, come ad esempio la sostituzione dei consiglieri di zona dimissionari e come le nomine di una cinquantina di rappresentanti comunali negli enti pubblici.

DRAGONE (PSI): LE BORGHESIE SONO DUE Umberto Dragone, capogruppo del PSI al Comune, intervenendo sempre sulle colonne del Corriere della Sera, si è rifatto a ciò che aveva scritto De Carolis. L'esponente socialista ha messo dei distinguo tra « borghesia portatrice di istanze civili e progressiste » e « i gruppi, le corporazioni, gli interessi parassita-

ri e retrivi con i quali la DC non intende scontrarsi in modo deciso ». E' venuto fuori in modo chiaro che si fa un po' l'occhiolino alla borghesia illuminata, mentre, dall'altra parte, si trascura o si sottovaluta, non so bene, la forza traente della classe operaia. « Non si batte il fascismo assumendo istanze che lo sostengono », ha scritto, ma separando subito dopo le esperienze « positive » da quelle « negative » fatte con la DC. L'intervento di Dragone si è trasformato in un appello alla borghesia avanzata, ai tecnici, ai ricercatori affìnchè collaborino alla « gestione della città ». Le lotte operaie sono lasciate un poco nell'ombra. Per giorni e giorni i partiti hanno continuato ad avanzare le loro proposte e controproposte, lontani dal trovare un qualsiasi accordo sul nuovo programma da varare. Il 14 ottobre la federazione milanese CGIL-CISL-UIL ha rivolto un appello ai partiti interessati per la soluzione della crisi. Intanto le controversie fra PSI e PRI si acuivano. I repubblicani hanno insistito per la trasformazione e lo scioglimento delle società 3 partecl;iazione comunale tramite l'assunzione diretta da parte del Comune dei vari servizi. Il PSDI è rimasto « amareggiato » per l'atteggiamento dei repubblicani che ha chiamato « strumentale ». A detta dei quattro partiti, ognuno di essi si è fatto in quattro proprio per la composizione della crisi, facendo le pulci, tra parentesi, agli altri e sovente con accuse non irrilevanti. E' stato quello che si chiama un dialogo tra sordi. La DC ha affermato di essere « riuscita pazientemente a riportare al tavolo delle trattative PRI e PSI, divisi da inutili polemiche ». Vertemati, segretario provinciale socialista ha accusato i repubblicani di perseguire « obiettivi diversi da quelli degli altri partiti, essenzialmente legati a iniziative propagandistiche, in vista della scadenza elettorale del '75 ». E su questo non ci piove. Il PRI poi, dal canto suo, ha attaccato l'intera giunta DC-PSI-PSDI dicendo che causa della crisi sono state le « autonome decisioni dei partiti ». Anche in questa occasione si è fatta avanti la lamalfiana inclinazione moralistica di « riportare un poco d'ordine nella giungla ». Il PSDI invece ha dichiarato a sua volta che qualora non si fosse giunti rapidamente a un accordo a tre, sarebbe stato disposto ad appoggiare dall'esterno una giunta DC-PSI. Nel frattempo la direzione provinciale DC avanzava l'idea di un « vicesindaco garante ».

SCANDALO MM: DOPO IL DEMOCRISTIANO SALVINI AVVISO DI REATO PER OTTO COSTRUTTORI Il 19 ottobre la stampa ha dato ulteriori notizie dell'inchiesta giudiziaria in corso sullo scandalo della metropolitana. Ci sono stati otto avvisi di procedimento per il reato di peculato, emessi dal giudice istrut-

Un momento della lotta di classe a Crescenzago

La lotta sulla casa a Crescenzago e Casoretto - pag. 4 e 5. In sordina ma a fondo l'attacco alla «Casa» di via Pusiano - pag. 6. Situazione aperta a promettente a S. Erlembardo, chiusa in via Demostene - pag. 1. tore Tommaso Milone nei confronti dei responsabili di alcune imprese costruttrici interessate agli appalti per la metropolitana. Ecco i nomi: Giancarlo Gariboldi e Leonardo Cutrera della società « Cile ». di Cusano Milanino, Anna e Saverio Quadrio Curzio, Angelo Farsura, Lino Del Favero e Giuseppe Bolchini della « Codelfa » e Felice Lovati. In che misura questi signori sono compromessi con il consigliere delegato della MM, il democristiano Antonio Salvini, a sua volta imputato di peculato, sospettato di avere le mani in pasta negli appalti per la costruzione del tronco della metro che va dalla stazione Garibaldi a piazzale Cadorna, negli espropri, nelle liquidazioni dei lavori fatte alle imprese? Tutto questo dovrà presto essere accertato. Il Salvini, in materia di appalti, è accusato di avere affidato l'esecuzione dei lavori a determinate imprese non con asta segreta, come si dovrebbe quando si tratta di opera pubblica, ma dopo private trattative condotte personalmente e con

metodi clientelari. Le iniziative del Salvini, va notato, vennero sempre approvate dal consiglio di amministrazione della società... L'accusa ha sostenuto che il tronco MM Garibaldi-Cadorna sarebbe potuto costare quasi un miliardo in meno del prezzo al quale fu appaltato, mentre circa un altro miliardo sarebbe stato speso in espropri senza ricorrere agli strumenti di legge che, eventualmente, avrebbero potuto evitare una tale spesa. Ora, non occorre la scienza di Salomone per presumere che questi miliardi siano serviti al finanziamento della Democrazia Crisiana. L'ex presidente della MM, avv. Enrico Sbisà, socialista, denunciò a suo tempo i metodi di gestione della società e si dimise nel giugno '71, ritenendo ingiustificata la legittimità di alcune spese. L'indagine iniziata venne affidata a due commissioni comunali di inchiesta, presiedute da Dragone (PSI) e da Savasta (DC) (cfr. n. 8-9 di Milano-


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