FFORI - BOVISASCA RUZZANO OMASINA L. 300
mensile di politica,cultura,attualita'
ANNO 1 - N. 3 - MARZO 1978
CONSIDERAZIONI
8 Marzo Quando sabato eravamo in piazza ad offrire le mimose alle donne e domenica pomeriggio al Centro Sociale, abbiamo sentito, e lo dicevano le amiche e le compagne giovani ed anziane, quanto sia grande il desiderio di parlare delle donne, la voglia di comunicare, di stare insieme. La giornata della donna a Bruzzano è una tradizione che si ripete fino da quando 30 anni fa è nata l'Unione Donne Italiane. Quest'anno però c'è stato un modo nuovo di partecipare alla festa: molte donne hanno portato dolci per festeggiare insieme e sono venute proposte di incontrarci più spesso per discutere, per organizzare meglio il nostro intervento nel quartiere, per rafforzare la nostra associazione. Nella grande disponibilità dunque che rende possibile la proposta che è stata al Centro del Congresso Nazionale che si è svolto a Roma in gennaio e di quello provinciate che si terrà il 10-11-12 marzo a Milano: partire dalla nostra coscienza di donne per costruire un grande movimento autonomo ed organizzato capace di cambiare la nostra vita. È questa la proposta che facciamo a tutte le donne: a quelle che hanno già esperienza di partecipazione nelle formazioni politiche e sociali che si esplicano sul tessuto democrato, alle donne che da 30 anni danno vita all'azione per le conquiste di emancipazione, alle donne che hanno scoperto se stesse nel segno del femminismo, e soprattutto alle donne, e sono molte nella popolazione femminile, alle quali il nuovo e l'ondata di crescita che sono venuti alla luce in questi ultimi dieci anni, non sono ancora arrivati o solo debolmente. L'obiettivo di costuire un movimento autonomo ed organizzato non è un tentativo di voler esercitare una egemonia su quanto del movimento già esiste. Proprio perchè siamo una Associazione nata in un momento, la Resistenza, in cui le donne avevano una grande spinta a trovarsi insieme, in un momento in cui l'unità era condizione essenziale per la sopravvivenza, noi riaffermiamo questi valori e ci proponiamo di essere un punto di forza e di riferimento perchè la presa di coscienza femminile trovi la capacità di incidere nella realtà, perché vengano affermati i valori di cui noi donne siamo portatrici. Oggi però sono mutate le condizioni sociali in cui ci troviamo ad agire. Ed è bene tenere conto perchè il nostro movimento abbia radici nella realtà. La crisi che attraversa il paese e che noi avvertiamo quotidianamente, il disegno criminoso che ha la sua espressione nella violenza organizzata che tende a distruggere la vita democratica del paese, sono una gravissima insidia pec la costruzione di un movimento di donne organizzato che si affermi nella società come forza di cambiamento. Le donne sono giustamente (segue a pag. 4)
Le istituzioni e la zona 8:
Per una polizia al servizio del cittadino Intervista al commissario Micalizio Vorrei iniziare questa nostra intervista ponendole una domanda sull'ordine pubblico. Qual'è la situazione nella nostra zona? "Ritengo che la situazione della nostra zona, in rapporto a quella di altre zone della città, si possa considerare piuttosto tranquilla perchè non ci sono momenti dirompenti che portano a situazioni critiche dell'ordine pubblico. C'è qualche presenza a livello individuale di elementi che si richiamano al neo - fascismo, assolutamente non organizzati. Aldilà di quelli che sono stati gli episodi di scritte, peraltro limitati, come l'episodio del murale di via Astesani deturpato, non ci sono stati altri momenti dirompenti. La nostra è una zona che ha una componente di popolazione che lavora, formata da operai e impiegati per cui problemi veri e propri per l'ordine pubblico non se ne creano". Entriamo ora in un caso specifico: tempo addietro diversi organi di stampa, prendendo spunto dal caso Vallanzasca, tendevano ad identificare il quartiere Comasina, di 20.000 abitanti, come un quartiere tutto dedito alla malavita. Qual'è la sua opinione? "La mia opinione è che sulla Comasina si è cercato — a livello giornalistico — di speculare, nel senso che i giornali di informazione, i grossi giornali, hanno bisogno ogni tanto di creare "il mostro", in questo caso i "quartieri mostro", per cui forse anche per colpa un po' nostra — come organizzazione di Polizia e non come ufficio della nostra zona — sì è incominciato a parlare di banda della Comasina o di una o più bande, fino al punto che in pratica ogni "pericolo pubblico numero uno" che compariva a Milano doveva esser legato per forza alla Comasina,
anche se poi con questa zona in pratica non aveva niente a che fare. In effetti la Comasina non è per nulla diversa da altri quartieri della periferia di Milano; è un quartiere nato come è nato, in cui le infrastrutture sociali, sono pressoché inesistenti e dove i giovani hanno "poco". In queste condizioni è certamente favorita la possibilità di avviarsi sulla strada della delinquenza; ma da questo a far sembrare la Comasina uno dei quartieri più malfamati in campo nazionale, al punto da dire che in Comasina ogni abitante è un delinquente o un drogato, sembra che sia veramente esagerato sotto ogni punto di vista". In questi ultimi tempi si è evidenziato, anche nel nostro quartiere, il fenomeno della droga. Senza fare dello scandalismo o dell'allarmismo, che non porterebbe nè ad una anali(segue a pag.
OERLIKON Dalle macchine per produrre alle macchine per distruggere In seguito all'articolo sull'analisi della struttura industriale" della zona 8, dove si denunciava, tra l'altro la scarsità di dati disponibili per un'indagine conoscitiva dell'assetto industriale della nostra zona, vorremmo dare un contributo di conoscenza della maggiore unità produttiva di Affori, perché pensiamo sia utile per comprendere sempre meglio la realtà che ci circonda. La Oerlikon Italiana (1083 dipendenti) è una filiale della Multinazionale Oerlikon - Buhrle di Zurigo (Svizzera), operante in campi molto diversificati, che vanno dalla costruzione di armi alla meccanica missilistica ed elettronica, al settore tessile, alberghiero, calzaturiero ecc. L'apporto decisivo all'espansione della Oerlikon Italiana è stato dato dal settore armi che apparentemente non entra mai in crisi. La produzione che vedeva,
infatti nel 1967, la totalità dei lavoratori (circa 500 unità) impiegati per la produzione di tipo civile, macchine utensili di vario tipo, è passata gradualmente ma con decisione alla lavorazione di prodotti militari: mitragliere e cannoncini antiaerei, radar per l'esercito e la Marina con l'impiego attuale di 1083 dipendenti così suddivisi: 60% nella fabbricazione di armi, 25% macchine utensili, 15% di organi di trasmissioni per il settore automabilistico (dati resi noti dall'azienda). In questo periodo di recessione e di difficoltà economiche per molte aziende, la Oerlikon Italiana non ha accusato minimamente contraccolpi in tal senso. Infatti il fatturato dichiarato dall'azienda è in continua salita ed è stato di 100 miliardi di lire. Commentando alla stampa gli enormi profitti accumulati dall'intiero gruppo nel 1976, l'amministratore delegato del (segue a pag.
•
sommano Tribuna aperta: Intervento del PDUP e del Prof. Pellicciari
pag. 2
A proposito del carovita
pag. 4
Scuola: il Distretto 31
pag. 4
Le sezioni PCI a congresso
pag. 5
La Biblioteca informa
pag. 5
La veridica istoria di Villa Litta
pag. 6
La Cenerentola dello sport
pag. 7