Avanguardia proletaria
Gli operai della " Bianchi „ uniti e guidati dalla C.I., dal C.d.G. e dal Comitato di Agitazione, hanno combattuto fino alla vittoria
A nulla sono valsi tutti gli intrighi della Direzione e della Confindustria di fronte alla ferma volontà dei lavoratori di non volere ad ogni costo i licenziamenti
L'offensiva scatenata contro le organizzazioni dei lavoratori dalla Confindustria e dal Governo raggiungeva, nei primi di ottobre, anche il complesso « Bianchi ».
Profilatosi il pericolo della smobilitazione del Rep. Fonderia (Desio) la Direzione convocava la Commissione Interna di Desio comunicandole che si trovava nella necessità di sospendere 50 operai perchè venivano a mancare quelle ordinazioni che potevano giustificare la permanenza di detti operai nella Fabbrica. In base alle disposizioni del contratto collettivo di lavoro venivano intraprese le trattative dalle due parti. Senonchè, la Direzione durante queste discussioni, aveva messo chiaramente in evidenza che non intendeva venire incontro ai sospesi con una integrazione e con impegnative garanzie di riassorbimento perchè lasciava intendere che dette sospensioni preludevano a un definitivo licenziamento. Questo era avvalorato dal fatto che la Direzione proponeva alla Commissione stessa un premio di smobilitazione. Avvertito pericolo, la C. I. interessava il C. d. G. perchè portasse il suo contributo tecnico alla risoluzione della vertenza. La Direzione dichiarava che non gradiva l'intromissione del C. d. G.: cosa del tutto ingiustificata, poichè detto organismo, oltrechè essere debitamente riconosciuto dalla Direzione, interveniva in un momento in cui la sua opera era richiesta dagli avvenimenti. Il Consiglio di Gestione dal canto suo, aveva in programma un abboccamento con la Direzione Tecnica riguardante, fra l'altro, la sistemazione della Fonderia: l'argomento fu quindi trattato a fondo fra le due parti, ed il C. d. G. pur riconoscendo la deficienza del Reparto, non rilevava la necessità prospettata dalla Direzione di voler procedere ai licenziamenti. Le proposte furono queste: 1) Immissione di una ventina di operai nel ciclo produttivo dei Reparti Moto-Velo; i rimanenti lasciarli nel Reparto Fonderia, rfducendo l'orario di lavoro di tutto il Reparto. 2) In caso di mancata accettazione del primo progetto il C. d. G. proponeva una rotazione di lavoro in quattro turni mensili, in modo che ogni turno di operai rimaneva sospeso una settimana su quattro.
La Direzione Tecnica della Fonderia e il Direttore della produzione portavano
questi progetti all'esame della Direzione Generale; con questo atto, pur non dichiarandoRi esplicitamente, essi riconoscevano la fondatezza delle argomentazioni portate dal C. d. G.
La Direzione Generale respingeva le proposte del C. d. G.
La C. I. di Desio, data la situazione creatasi in seguito all'irrigidimento della Direzione, riteneva opportuno allacciare contatti con la C. I. di Milano. Entrambe stabilivano una comune linea di condotta per impedire il licenziamento degli operai, e assieme al C. d. G. chiedevano un abboccamento alla Direzione che, con speciosa argomeinto fu respinto.
La maestranza, che era stata sempre tenuta al corrente dello sviluppo degli avvenimenti, dimostrò la sua solidarietà con gli organismi in lotta con una fermata di mezz'ora. Le due Commissioni ed il C. d. G. furono ricevute dalla Direzione.
Il puntiglio della Direzione di volere trattare la questione esclusivamente con la C. I. di Desio denunciava la manovra di risolvere secondo il suo punto di vista la questione di tale Fabbrica, per passa-
re, in un secondo tempo, alla smobilitazione della Fabbrica di Milano.
Intanto anche la stampa cittadina s'interessava variamente dell'argomento.
Dopo lunga discussione, nonostante Io spirito conciliativo dimostrato e gli argomenti tecnici portati dalle organizzazioni rappresentanti i lavoratori, la Direzione respingeva nuovamente le proposte. A sua difesa, le maestranze costituivano allora un Comitato d'agitazione, e si apprestavano alla lotta profilantesi sempre più aspra. Ebbe inizio la « non collaborazione » e la cessazione delle ore straordinarie.
T lavoratori di Desio, vista l'intransigenza della Direzione nell'accettare le umane proposte che non comportavano nessun onere da parte della Ditta, ma esclusivamente gravavano sui lavoratori stessi, che volontariamente si sobbarcavano una riduzione di orario per impedire ai loro compagni di lavoro di essere gettati sul lastrico alle soglie dell'inverno, scendevano in sciopero (12 ottobre). Così 550 lavoratori erano costretti alla lotta (continuazione a pag. 2)
INVITO ALLA LOTTA
L'inasprimento delle condizioni politiche ed economiche della classe lavoratrice in Italia provocato da un governo fazioso e reazionario impone a tutti i democratici, e, in primo luogo ai militanti del Partito Comunista, una lotta conseguente e decisa perchè il programma di soffocamento e di provocazione della cricca al potere non venga realizzato.
Questo foglio viene pubblicato allo scopo di servire a questa causa nell'ambito della nostra fabbrica.
Le lacune nella conoscenza della nostra ideologia, lo scarso spirito di critica, e di autocritica, il debole senso organizzativo, l'insufficiente stimolo alla lotta, la confusa visione generale in cui einquadrano i nostri problemi particolari; tutte queste ed altre defunenze che rallen-
tano la nostra azione devono essere combattute e superate nel nostro interesse e per l'ulteriore rafforzamento del Partito.
Questo giornaletto dovrà raggiungere lo scopo di migliorare noi stessi ed il nostro lavoro in modo da potere fronteggiare vittoriosamente le battaglie che la reazione conduce con sempre maggiore accanimento al ftne di piegare la volontà di vita e di progresso che anima la classe lavoratrice.
Pervasi dal profondo senso di giustiZia che promana, dalle nostre idee, stretta,mente uniti attorno al nostro glorioso Partito, siamo sicuri che la vittoria arriderà, alle nostre bandiere, garanzia di una società nuova, altamente umana, pacifica e laboriosa.
per la caparbietà padronale, .appoggiata e diretta dalla Confindustria.
Le maestranze di Milano entravano immediatamente in agitazione ed appoggiavano l'azione dei loro compagni di Desio, proclamando lo sciopero il giorno 13 ottobre. Questa decisione fu presa dopo una lunga disanima sulla situazione fra i membri della C.I., del Comitato di Agi tazione e fra i Corrispondenti di Reparto. Lr Direzione, dalle prime avvisaglie, aveva portato la questione in seno `alla Confindustria intendendo risolverla in quella sede per neutralizzare l'intervento delle masse direttamente interessate e, naturalmente, dei suoi organismi rappresentativi. Essa intendeva, portando il problema su questo terreno, di puntare su licenziamenti, eschidendo le prospettive avanzate dagli organismi interni tendenti ad eliminare questo pericolo. Lo stesso giorno il Segretario della FIOM teneva un comizio ai lavoratori illustrando le ragioni che rendevano necessaria la prosecuzione della lotta fino al conseguimento degli obiettivi prefissi; documentando giustamente l'offensiva padronale e smascherando gli interessi di carattere più vasto che si nascondeva dietro questa manovra.
Il giorno seguente l'Assolombardo (Confindustria) convocava nella sua sede di via Torino le parti in contrasto e il Segretario della FIOM. Dopo sei ore di discussioni la riunione si chiudeva con un niente di fatto, a causa principalmente, della intransigenza dell'Associazione industriale.
Nei giorni successivi gli organismi di fabbrica e i dirigenti dei partiti politici avevano continui contatti fra di loro e con le maestranze, i quali dimostrarono il loro entusiasmo per la lotta in corso riconoscendone la giustezza dei motivi.
Tuttavia si notava qualche incertezza nell'ambiente saragattiano e un subdolo lavorio nel campo democristiano; cose queste che non incrinavano la compattezza dei lavoratori. Proposte di compromessi che preludevano alla capitolazione furono avanzate da elementi isolati di vari partiti, ma la energia dimostrata dai nostri compagni responsabili e di base sventarono il pericolo di un indebolimento della lotta.
Nel corso delle riunioni prevaleva una linea di condotta tendente ad avere un nuovo incontro con la Direzione. Le C.I. di Milano e di Desio avevano così un abboccamento il giorno 19 dopo essersi concertate con gli altri esponenti ed avere sentito l'opinione della maestranza. Anche questa riunione non sortì nessun risultato positivo; la maestranza, prontamente informata in un successivo comizio, espresse la sua indignazione e la sua volontà di resistenza.
A diminuire parzialmente l'efficienza della lotta contribuì la defezione di alcuni impiegati appartenenti agli uffici centrali. Per rimediare a questa deficienza interveniva l'organizzazione del Partito e l'ascendente dei compagni preposti agli organismi di fabbrica, che, con vari mezzi (microfono, circolari, discussioni, visite negli uffici e alla mensa) riuscivano a scuotere l'apatia degli impiegati ed a provocare una riunione degli stessi nel pomeriggio del giorno 20.
La riunione, che assunse subito un carattere prevalentemente politico a causa di alcuni elementi faziosi, non rispondeva allo spirito che aveva indotto gli impiegati e riunirsi, tanto più che, invitato dal-
la D.C. il « libero sindacalista » intendeva trarne una speculazione scissionista a vantaggio, naturalmente, del padronato. Risultato del convegno: — appoggio agli operai nel respingere i licenziamenti, — sciopero in caso di risposta negativa della Direzione, — elezione di 4 osservatori operai e 4 impiegati da riunirsi nell'incontro fra le C.I. e la Direzione.
Al mattino veniva indetta una assemblea nel cortile della Direzione, nella quale prendeva la parola il Presidente della C.I. di Milano che dava informazioni sugli ultimi sviluppi della situazione. Parlava quindi l'ing. Vallauri per gli impiegati che assicurava l'appoggio di tale categoria, portando delle scuse per il fatto che tale appoggio era finora mancato. Veniva pietosamente gettato a mare il Commissario d.c. delegato degli impiegati, accusato di non avere tenuto informati gli stessi, Dopo altre inconsistenti divagazioni dell'oratore, venivano nominati i quattro osservatori operai, che, insieme alle C.I. passavano a trattare in Direzione.
Volontè rato 8 giorni a Milano, 10 a Desio è stato la prima grande battaglia sostenuta dalla massa operaia di questa azienda negli ultimi anni, Da classe lavoratrice ebbe subito chiara la percezione del pericolo che sarebbe derivato da una vittoria padronale; e, unita nei suoi organismi rappresentativi: C.I., C.d.G. e Comitato di Agitazione combattè con decisione fino alla vittoria. Le difficoltà da superare per conseguire questo brillante risultato non furono poche: in primo luogo la defezione degli impiegati degli uffici centrali appoggiata dal rappresentante democristiano in C. I., il quale possa approvando in sede di Comm. le deliberazioni da queste prese, favoriva ed incrementava il crumiraggio approfittanto del loro debole spirito di classe; tutto ciò avvantaggiava la Direzione nella sua opera di divisione delle masse lavoratrici; in secondo luogo la volpina intromissione degli agenti pseudo sindacali democristiani. Nonostante queste deficenze di fronte all'importanza della lotta e quei pericoli a cui essi pure erano esposti, alla fine gl'impiegati appoggiarono il movimeiito operaio. Altre deficienze si riscontrarono durante la lotta per le tergiversazioni e ricerche di soluzioni capitolarde avanzate da elementi saragattiani, democristiani e da socialisti isolati. Da segnalare particolarmente il ccntegno di un individuo; BONFIGLIO CESARE, già espulso dal P.C.I. per tradimento degli interessi della classe lavoratrice, mentre era membro della Comm. In. Costui particolarmente si dedicò a sollecitare adesioni al crumiraggio fra gli impiegati.
La Direzione che, in tutto lo svolgimento della vertenza, non aveva mai cessato di muover intrighi per raggiungere lo scopo di far fallire lo sciopero, in quest'ultima riunione accentuava i suoi sforzi in tale senso. Innanzi tutto cercava di estromettere le C.I., accettando solamente gli osservatori, ma fallito questo tentativo, ha cercato di trascinare per le lunghe la discussione, ma, in efeftto, incapace di portare elementi nuovi, ha dovuto accettare il progetto già presentato dal C.d.G. agli inizi della vertenza consistente nell'impegnativa di non licenziare e di stabilire dei turni fra gli operai della fonderia.
Venerdì 22 il lavoro veniva ripreso nelle due fabbriche di Milano e Desio dopo che il presidente della Comm. Inter. a Milano e il responsabile del Comifato di agitazione ebbero parlato fra grandi applausi dei lavoratori.
Lo sciopero vittorioso della Bianchi du-
Il partito
Uno dei maggiori errori nel quale cadono talvolta i lavoratori consiste nella sottovalutazione delle loro forze; di quelle forze cioè ch,e aspirano ad una società nuova nella quale siano bandite per sempre lo sfruttamento e la guerra con le infinite miserie morali e materiali che questi due mali comportano. La borghesia fa uno sforzo costante e poderoso con tutti i mezzi politici, economici, ideo/ogioi, a sua disposizione per infondere nei lavoratori sfiducia, acoasciamento, confusione. Ma se noi osserviamo, anche di sfuggita l'importanza, l'estensione e la forza che ha oggi il movimento comunista nel mondo, ne possiamo trarre motivi di serena certezza sull'avvenire dell'umanità e una impressione grandiosa dell'azione molteplice ed efficace che le nostre idee hanno saputo suscitare in tutti i popoli della terra.
Una sesta parte del mondo, gid conquistata al socialismo, è la dimostrazione viva e meravigliosa di quanto e come
Tutti questi pericoli furono superati dalla condotta e dalla rettilinea azione dei nostri compagni del Comitato di Fabbrica della C. I. del C. d. G. e del Comitato di Agitazione, e con l'appoggio dei Comitati di Cellula e di tutta la base. Le esperienze tratte dalla lotta conclusasi vittoriosamente saranno oggetto di studio da parte di tutti i compagni che ne trarranno gli insegnamenti per le future battaglie, che l'azione padronale ci costringerà ad affrontare.
può l'uomo progredire sulla via della pace e dell'emancipazione sociale se viene sorretto e guidato da una forza ideologica inspirata ad una concezione superiore di convivenza umana.
Parimenti i Paesi Orientali, che si sono messi sulla stessa via, dimostrano quante risorse e quante possibilità sono latenti negli uomini semplici se riescono a liberarsi dalla pesante cappa di piombo dello sfruttamentb borghese, portatore di infinite miserie e di guerra.
Dalla vicina Francia dove la classe operaia, nelle barricate delle zone minerarie, combatte contro la cricca imperialista che farnetica nuove guerre, dalla Grecia dove i partigiani di Markos infliggono batoste continue alla reazione
monarchico-fascista, dall'India dove un popolo sta destandosi da un sonno millenario, dall'Indonesia dove il fermento di liberazione non può più essere contenuto dagli schiavisti europei, dalla Cina dove le armate liberatrici avanzano travolgendo ogni ostacolo imperialista, a tutte ie parti del mondo dove ci sono popoli oppressi è tutto un fremito di libertà che trova nel Partito Comunista la sua guida e il sito orientamento.
E la borghesia, e l'imperialismo internazionale che si sentono franare il terreno sotto ai piedi, perdono la calma, cercano alleanze nella pattumiera riformista
-Aammemasclericale, tentano di correre ai ripari con intimidazioni e vessazioni di ogni genere, minacciano guerra e sterminio ai popoli che rifiutano di farsi dissanguare da loro...
Guai a noi se oi lasciassimo irretire da questo baccano e non sapessimo valutare le forze della pace e del socialismo che sono immense come il numero degli oppressi e come l'iniquità dei nostri avverSart
Non commetteremo questo errore che sarebbe un suicidio; la forza dei nostri nemici si basa sulla nostra debolezza,.