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milanosette Periodico della Zona 7 "Bovisa-Dergano"
Maggio 1981 - L. 250
Intervista con il sindaco Tognoli: le cifre della crisi e le proposte per superarla
LA QUESTIONE CASA Bisogna ridurre i vincoli frapposti alle nuove costruzioni II recupero del patrimonio edilizio «La questione casa»: il 25 per cento delle nuove coppie costrette alla coabitazione vanno a infoltire, giorno dopo giorno, la schiera dei senza tetto e dei «tetti precari»; le nuove costruzioni abitative dimezzate negli ultimi dieci anni; costi di costruzione altissimi con tendenza, costante, al rialzo; leggi e norme urbanistiche che sembrano fatte apposta per complicare e ingarbugliare il problema. A ciò si aggiunga la speculazione. che, dopo un periodo di vacche magre, è sempre lì pronta, in agguato, a sfruttare eventuali nuovi spazi. Sono questi, in sintesi, i tratti caratteristici della «questione casa», posta con forza in questi ultimi giorni all'attenzione delle forze politiche e del Paese dal Psi. Attorno a questo problema, il nostro Paese, caratterizzato da secolari squilibri sociali, economici e territoriali, realizza una sorta di perversa unità: la «questione casa» vale a Napoli come nei grandi centri industriali del Nord, sia pure con forti diversità qualitative e quantitative. Dice il sindaco di Milano, Carlo Tognoli: «Il problema esiste da tempo, soprattutto nelle città. Si costruisce poco, a prezzi elevati, sulla base di procedure complesse che aumentano ulteriormente i costi in regime di inflazione».
«Ma — chiediamo — a Milano si sta meglio che altrove. In modo particolare il Comune non sta certo con le mani in mano. Cosa è stato fatto, in questo settore, dalle amministrazioni da te presiedute?». «Dalla fine del 1975 alla fine dell'80 — precisa Tognoli — sono stati costruiti 3.790 nuovi alloggi di edilizia popolare, per circa 15.000 persone e sono stati ristrutturati 5.000 vani. Con le ristrutturazioni, ovviamente, non si creano nuovi alloggi, ma si risanano quelli degradati. Sono stati inoltre realizzati 13.000 vani di edilizia privata». Da più parti si sostiene che le iniziative nel settore abitativo degli enti locali vengono frenate da vincoli burocratici e da meccanismi legislativi farraginosi. È così?. «Non c'è dubbio che le norme regolamentari (Regolamento edilizio e norme tecniche di Piano regolatore) siano
restrittive e vincolanti. Ciò è derivato dalla necessità di frenare la speculazione edilizia, per non ripetere esperienze negative del passato. A queste norme si sono aggiunte però leggi vincoliste, che impongono standars piuttosto elevati per i servizi, in corrispondenza al numero degli abitanti che si prevede di insediare con le abitazioni costruite...». Per »standars» che cosa si intende?... «... si intendono gli spazi disponibili per le scuole, per il verde, per l'illuminazione, per le strade, per le fognature che devono accompagnare la residenza. Tutte cose necessarie, ma contenibili in limiti più o meno ampi». In questa situazione complessiva cosa proporresti? «In tempi di crisi e di stasi nella espansione demografica, tali limiti dovrebbero essere ridotti. Noi proponiamo, per Milano, di ridurre questi vincoli, di snellire le procedure
per gli interventi edilizi di manutenzione, ma riteniamo essenziale anche la modifica delle leggi, per rendere più semplice l'edificazione».
ritto all'alloggio di edilizia popolare, o si va fuori città. E annullato il mercato delle abitazioni non popolari in affitto».
Si sente dire, da più parti, che all'origine di questa stasi costruttiva, vi sia anche la legge sull'equo canone. La tua esperienza di amministratore cosa ti suggerisce in proposito? «Non c'è dubbio che la legge sull'equo canone abbia apportato un freno alla realizzazione di abitazioni da concedere in locazione. A Milano sono praticamente scomparsi gli alloggi in affitto: o si compra sul mercato dell'edilizia residenziale privata, osi ha di-
A Milano cose importanti sono state fatte per quanto riguarda il recupero del patrimonio edilizio esistente. Vuoi parlarcene un po'? «Il recupero del patrimonio edilizio è molto importante. La ristrutturazione consente di risanare una parte della città. Allo stato delle cose, come già detto, sono stati recuperati 5.000 vani. Prevediamo per i prossimi 3 anni interventi asegue in ultima