Tempo Presente n. 487-489 luglio-settembre 2021

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N. 487-489 luglio-settembre 2021 - Anno 42° Nuova Serie

euro 15,00

TEMPO PRESENTE n. 487-489 luglio settembre 2021

PANDECONOMY

TEMPO PRESENTE

PANDECONOMY POLITICHE, ECONOMIE E CULTURE DELL’EMERGENZA Alberto Aghemo – Emmanuele Francesco Maria Emanuele – Giuseppe Amari Roberto Schiattarella – Mario Tiberi – Nicola Acocella Annamaria Simonazzi – Marco Lombardo – Angelo S. Angeloni Rosaria Catanoso – Giovanna Leone – Giorgio Benvenuto Francesco Forte – Giulio Prosperetti – Mirko Grasso Raffaele Colapietra


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8਎ ਁ਎਎ਏ ਄ਉ 7ൾආඉඈ 3උൾඌൾඇඍൾ N. 478-480 ottobre-dicembre 2020 - Anno 41° Nuova Serie

euro 7,50

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'211( &21752 Alberto Aghemo - Angelo S. Angeloni - Patrizia Arizza Elena Campana - Antonio Casu - Ester Capuzzo Rosaria Catanoso - Liliana Gadaleta Minervini - Maria P. Gargiulo Mirko Grasso - Giovanna Motta - Rossella Pace


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TEMPO PRESENTE Rivista di cultura N. 487-489 luglio-settembre 2021 Anno 42° Nuova Serie

ALBERTO AGHEMO In questo numero…

p. 6

EMMANUELE FRANCESCO MARIA EMANUELE L’effetto della crisi pandemica sulla situazione economica e sociale del nostro Paese

p. 11

GIUSEPPE AMARI «Pandeconomia civile» o «pandeconomismo»?

p. 25

ROBERTO SCHIATTARELLA Economia e contesti storici: riflessioni a partire dalla crisi pandemica

p. 35

MARIO TIBERI Dalla spagnola al Covid-19: la lezione della storia

p. 43

NICOLA ACOCELLA La pandemia e il futuro dell’Unione Monetaria Europea

p. 53

ANNAMARIA SIMONAZZI Una valutazione ex ante del PNRR in una prospettiva di crescita sostenibile di lungo periodo

p. 63

MARCO LOMBARDO Etica e digitale: la strada dei diritti dei rider aperta dalla «Carta di Bologna»

p. 71

Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano

p. 78


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ANGELO S. ANGELONI La scuola al tempo della pandemia

p. 85

GIOVANNA LEONE Una nuova vicinanza: apprendere dall’esperienza Covid

p. 89

ROSARIA CATANOSO La crisi del politico e il destino dell’Europa

p. 97

GIORGIO BENVENUTO La pandemia: limiti e opportunità. È il tempo dell’azione, non della rassegnazione

p. 103

FRANCESCO FORTE Il pensiero economico e sociale di Cavour secondo Gramsci ed Einaudi

p. 113

GIULIO PROSPERETTI Attualità di Salvatore Mannironi, costituente

p. 123

MIRKO GRASSO INTERVISTA RAFFAELE COLAPIETRA Il mio incontro con Salvemini

p. 129

ANGELO S. ANGELONI Letture

p. 133


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In questo numero…

PANDECONOMY POLITICHE, ECONOMIE E CULTURE DELL’EMERGENZA Il 31 dicembre 2019 le autorità sanitarie cinesi hanno notificato un focolaio di casi di polmonite a eziologia non nota nella città di Wuhan, nella provincia dell’Hubei. L’11 marzo 2020 l’OMS, dopo aver valutato i livelli di gravità e la diffusione globale dell’infezione da SARS-CoV-2, ha dichiarato che l’epidemia di Covid-19 può essere considerata una pandemia. Poco prima sempre l’Organizzazione mondiale della sanità aveva dichiarato il focolaio epidemico un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern – PHEIC), ovvero «un evento straordinario che può costituire una minaccia sanitaria per altri Stati membri attraverso la diffusione di una malattia e richiedere potenzialmente una risposta coordinata a livello internazionale». Era così sancita – per restare al lessico delle autorità internazionali – la diffusione mondiale di una nuova malattia, molto contagiosa e ad alta mortalità, per la quale le persone non hanno immunità. Il che implica «un evento grave, improvviso, insolito o inaspettato e comporta ricadute per la salute pubblica oltre i confini nazionali degli Stati colpiti». Era iniziata, a livello globale, una nuova era, segnata da lutti, errori, reticenze e incertezze. Due cose sole erano state subito chiare: nulla sarebbe stato come prima; stavamo diventando più poveri.

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Del tema, evidentemente di rilievo epocale, ci siamo già occupati nel numero 475-477 di «Tempo Presente» del luglio-settembre 2020 (PANDEMIE. La sfida dell’emergenza sanitaria globale) e nell’ampio volume Pandemie nell’immaginario e nella realtà, fra suggestioni, storie, significati simbolici, a cura di Giovanna Motta, pubblicato nella collana «Testimonianze e ricerche» della Fondazione Giacomo Matteotti, uscito nel settembre dello scorso anno e che ha visto questa primavera una seconda edizione. L’idea era allora – nella prima fase del flagello pandemico – di indagare con un approccio interdisciplinare le risposte della società contemporanea alla sfida del virus per analizzare attraverso la lente della storia, della scienza medica, delle relazioni internazionali e della letteratura le molteplici implicazioni del rapporto tra sviluppo economico e salute pubblica. A un anno di distanza il muro vaccinale sta costruendo un argine all’avanzata del virus e sembra consolidarsi – limitatamente ai Paesi avanzati – qualche segnale di ripresa, timido ma consistente. Le realtà geopoliticamente più forti – USA, Cina, Unione europea, Israele – hanno adottato misure rigorose a livello sociosanitario e varato massicci interventi a sostegno dell’economia. Nell’incertezza, ancora prevalente, ancora due sole cose sono a tutti chiare: nulla sarà come prima; siamo diventati più poveri. Ci siamo scontrati con la tempesta perfetta, con il cigno nero. E abbiamo scoperto con doloroso stupore che la cassetta degli attrezzi della politica e delle istituzioni – nazionali, internazionali, sovranazionali – non era adeguata. Superata la fase dei cori dai balconi, dell’andrà tutto bene, dell’egoismo e della solidarietà intermittenti, della martellante conta dei morti, dell’isolamento virtuoso e segregativo dei lockdown diversamente declinati siamo ora qui a chiederci se saremo migliori. Se sapremo, ancora una volta come dopo una guerra mondiale, trasformare una minaccia in un’opportunità. Se sapremo imparare dall’esperienza, ovvero dai nostri errori. Il richiamo al conflitto globale non è improprio. La pandemia, non meno della guerra, si è rivelata uno straordinario laboratorio sociale e anche un potente acceleratore del cambiamento: economico, culturale, politico. Un cambiamento che investe lo spirito del tempo e marca i confini di un nuovo paesaggio che ridisegna le relazioni tra gli individui così come i rapporti di produzione, le relazioni internazionali, le dinamiche della resilienza. E proprio resilienza è divenuta la parola chiave del nuovo corso, insieme strategia e programma economico del Brave New World che esige da tutti noi un cambio di passo, una nuova visione. Dai disastri recessivi dell’economia della crisi al rimbalzo della pandeconomy, dal Recovery Fund al Next Generation EU per arrivare al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza emerge un dato sostanziale: la risposta messa in campo dalle istituzioni sovranazionali rappresenta una grande opportunità, ma anche una difficile sfida. E sancisce un dato incontrovertibile: la risposta alla pandemia sarà economica prima che politica o, al più, politico-economica. E sarà economica l’architettura delle nuove infrastrutture sociali che – probabilmente, auspicabilmente – ci accompagneranno nel passaggio dai disastri recessivi della crisi pandemica al disegno di un nuovo mondo. Sarà un mondo migliore, o semplicemente più sostenibile? Sarà, probabilmente, il mondo che potremo permetterci. Ma anche quello che sapremo (o non sapremo) costruire.

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Per capire dove (e come) stiamo andando abbiano chiesto ad autorevoli economisti – ma anche a esperti in studia humanitatis – di offrirci un contributo di conoscenza e di riflessione sul tema Pandeconomy. Politiche, economie e culture dell’emergenza, ulteriormente definito dall’ampio sottotitolo (troppo lungo per la nostra copertina): Società e istituzioni ai tempi della crisi. Come l’emergenza sanitaria è diventata di sistema e come se ne può (forse) uscire. Tutto è confluito nelle pagine che state per sfogliare. Apre il fascicolo la profonda e documentata riflessione di Emmanuele Francesco Maria Emanuele – L’effetto della crisi pandemica sulla situazione economica e sociale del nostro Paese – che puntualmente tratteggia caratteri ed esiti della pandemia sulle istituzioni, sulla società e sull’economia nazionali e indica le criticità di sistema che la crisi ha messo in capo all’agenda della politica, chiamata come non mai a dare risposte alte, tempestive e responsabili. Segue lo stimolante saggio di Giuseppe Amari – «Pandeconomia civile» o «pandeconomismo?» – che prende spunto dall’invito rivolto da Gramsci all’amico economista Pietro Sraffa a non cadere in quello che chiamava «economismo» o «economicismo». La riflessione di Amari trova il suo focus sul tema delle piena e dignitosa occupazione, oggi più che mai attuale e centrale nell’economia della crisi alla luce di un auspicato rinnovamento, ideale non meno che culturale, della nostra classe dirigente. A Roberto Schiatterella dobbiamo la successiva acuta considerazione sul tema Economia e contesti storici: riflessioni a partire dalla crisi pandemica che analizza, partire dalla lezione di Schumpeter, la centralità del contesto socio-economico alla luce dell’emergenza sanitaria e delle sfide che ci attendono. Nel brillante saggio che segue, Dalla spagnola al Covid-19: la lezione della storia, Mario Tiberi analizza da economista l’emergenza sanitaria attuale nel raffronto con l’epidemia spagnola del secolo scorso e con le risposte che ne scaturirono e ne trae originali spunti e proposte operative per la fase di (auspicata) fuoriuscita dalla crisi.

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L’impatto economico della pandemia con specifico riferimento alle sue conseguenze sull’UME è al centro del saggio di Nicola Acocella La pandemia e il futuro dell’Unione Monetaria Europea che illustra e analizza le politiche dell’Unione europea per il contrasto all’emergenza socio-sanitaria. Il tema è anche al centro dell’analisi che sviluppa, con specifico riferimento al Next Generation EU e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Annamaria Simonazzi nell’approfondito studio Una valutazione ex ante del PNRR in una prospettiva di crescita sostenibile di lungo periodo. Il tema del lavoro nell’economia della crisi è il focus dell’originale testimonianza di amministratore locale di Marco Lombardi, che ci racconta genesi e significato di un’importante conquista civile nel suo Etica e digitale: la strada dei diritti dei rider aperta dalla «Carta di Bologna». Il documento, di significativa rilevanza sindacale e lavoristica, è integralmente riportato a corredo dell’articolo. I contributi di Anna Simonazzi e di Marco Lombardo sviluppano interventi elaborati in occasione di un workshop organizzato lo scorso 15 luglio dal «Gruppo amici di Federico Caffè» e dal gruppo «Crescita Investimenti e Territorio», sul tema Oltre il PNRR. L’approccio economico al tema della pandemia è integrato – e arricchito, come anticipato – da osservazioni e spunti di matrice umanistica. Il primo contributo, di Angelo S. Angeloni, tratta il tema de La scuola al tempo della pandemia ed esamina, con la sensibilità del docente, la spinosa questione dei limiti e delle controindicazioni della didattica a distanza. Sullo stesso filone di riflessione Giovanna Leone ci propone un’acuta analisi alla luce delle conoscenze proprie della psicologia sociale e della comunicazione. Il suo saggio, dal titolo Una nuova vicinanza: apprendere dall’esperienza Covid, offre spunti illuminanti in chiave prossemica su alcune modificazioni che la prolungata esperienza di resistenza alla pandemia ha potuto produrre nelle persone, con specifico riferimento al distanziamento sociale. Rosaria Catanoso, nel suo La crisi del politico e il destino dell’Europa, affronta il tema del progressivo arretramento della politica di fronte all’incalzare dell’emergenza sanitaria: a livello nazionale, non meno che di Ue, si avverte la necessità che il tramonto tecnico-economico della rappresentanza e delle istituzioni solleciti il ritorno di una grande politica, che torni a congiungersi con il lavoro dello spirito. Conclude la sezione monografica del fascicolo – con un saggio di rara profondità e di grande ricchezza intellettuale – un’appassionata riflessione di Giorgio Benvenuto dall’eloquente titolo La pandemia: limiti ed opportunità. È il tempo dell’azione, non della rassegnazione. Il testo – che ha il tratto della perorazione dell’appello morale, più che del saggio – si apre sull’interrogativo di fondo, ineludibile: «la pandemia ci renderà migliori»? La risposta, brillantemente argomentata, rimette a noi il nostro destino… *** Il primo saggio della sezione miscellanea è di Francesco Forte, che inaugura la collaborazione a «Tempo Presente» con un brillante e assai documentato articolo su Il pensiero economico e sociale di Cavour secondo Gramsci ed Einaudi. Dello studio, di ampio respiro, qui si pubblica la prima parte, rinviando la conclusione al prossimo fascicolo.

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A seguire, Giulio Prosperetti firma Attualità di Salvatore Mannironi, costituente: un tributo partecipe alla figura di un autorevole membro della Commissione dei 75 al quale si devono originali considerazioni sulla nostra architettura istituzionale. I nostri lettori ben conoscono l’itinerario salveminiano che da qualche tempo ci va proponendo Mirko Grasso, nella prospettiva dell’ormai prossimo centocinquantesimo anniversario del grande intellettuale pugliese. In questo numero viene intervistato Raffaele Colapietra che racconta – tra storia e memoria, con una rara quanto preziosa testimonianza – Il mio incontro con Salvemini. La Lettura di Angelo S. Angeloni chiude, come di consueto, il fascicolo. Infine – prendendo a prestito le parole di Giovanni Amendola, evocate in queste colonne da Amari – ai nostri lettori e «a coloro che ci seguiranno in questo solenne teatro di opere insigni, di dissennate passioni e di memorabili errori, che si chiama Italia» affidiamo il tema del prossimo numero: LA DITTATURA TECNOLOGICA. Etica, politica e società alla prova delle nuove frontiere della scienza e della tecnologia della comunicazione. ALBERTO AGHEMO

Espressione artistica povera per natura e popolare per vocazione, la Street Art ha raccontato la pandemia con straordinaria efficacia e tempestività. Qui e in copertina il mural di Mart Andrà tutto bene, a Livorno

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