TEMPO PRESENTE N. 481-483 - INTELLETTUALI E POTERE

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Pescina, 6 maggio 2019. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, con Angelo G. Sabatini al suo fianco, inaugura i lavori di restauro della casa natale di Ignazio Silone


TEMPO PRESENTE Rivista di cultura N. 481-483 gennaio-marzo 2021 Anno 42° Nuova Serie In questo numero...

p. 7

Rosaria Catanoso Gli intellettuali, il potere e il tramonto della politica

p. 13

Angelo S. Angeloni Libertà va cercando. L’impegno religioso, morale e sociale di Dante

p. 25

Antonio Casu Thomas More. Il potere e l’Utopia

p. 33

Rossella Pace Regius et Generalis prothomedicus in regno neapolitano

p. 39

Giorgio Benvenuto Bruno Buozzi. Teoria e prassi del sindacato

p. 49

Giampiero Buonomo Seminagione di intellettuali in tempi di carestia morale

p. 57

Nunzio Dell’Erba Angelo Tasca tra comunismo e socialismo cristiano

p. 63

Elio d’Auria A proposito di Croce, dei liberali e del partito

p. 73

Emmanuele Francesco Maria Emanuele Tra solidarietà e libertà: Matteotti, Gobetti, i Rosselli, Silone

p. 83

Alberto Aghemo Senza partito e senza chiesa: l’Uscita di sicurezza di Ignazio Silone

p. 89

Giuseppe Amari Federico Caffè e la sua “scuola”

p. 103


Mirko Grasso Il mio incontro con Salvemini. Intervista a Giuseppe De Rita

p. 113

Angelo S. Angeloni Letture dantesche

p. 115

Giuseppe Amari Profumo di fascismo

p. 119



In questo numero… Trattando di Intellettuali e potere dedicare la copertina di questo fascicolo, monografico come ormai d’uso, della nostra rivista a Ignazio Silone ci è sembrato più che doveroso, naturale, e per due buoni motivi. Il primo è che l’argomento delle nostre riflessioni ci rimanda ineludibilmente alla figura di un protagonista di livello mondiale della cultura del Novecento, un intellettuale scomodo, eretico, non allineato, appassionatamente e soffertamente militante in nome di un pensiero libero che lo ha coerentemente portato ad essere, secondo la sua celebre espressione, «un socialista senza partito e un cristiano senza Chiesa». Il secondo, non meno stringente, è che di «Tempo Presente» Silone è stato, insieme a Nicola Chiaromonte, fondatore e direttore dal 1956 al 1968: superfluo ricordare che le due date, che segnano l’avvio delle pubblicazioni e la chiusura della prima serie della rivista, sono emblematiche della sofferta e controversa storia del pensiero civile del Secolo breve e ci accompagnano dalla sanguinosa repressione della rivoluzione ungherese all’utopica esplosione dell’imagination au pouvoir…

Un terzo motivo è legato alla memoria di Angelo G. Sabatini, di recente scomparso, che dell’opera e della testimonianza di libertà di Silone è stato per oltre quarant’anni il più fedele e brillante continuatore avendo dato vita, nel 1980, alla Seconda serie di questa rivista che ha ininterrottamente diretto fino alla morte. Un’impresa culturale e civile – un tempo si sarebbe detto un impegno – che oggi


onoriamo e tentiamo di perpetuare, con forze impari rispetto a tali predecessori, grazie al sostegno di quanti tenacemente a quella tradizione di pensiero si ispirano – con coerente e consapevole vocazione minoritaria – a partire da Emmanuele Francesco Maria Emanuele. Alla memoria di Angelo, lo ricordiamo, è dedicato il «Quaderno di Tempo Presente» che sarà pubblicato a breve. Questo numero, dunque, si apre con un saggio di Rosaria Catanoso, Gli intellettuali, il potere e il tramonto della politica, che ci introduce al tema con una riflessione – come amano appunto dire gli intellettuali – «di ampio respiro». E che prospetta in termini problematici il declino della figura tradizionale del maître à penser nella stagione dell’eclissi delle ideologie, della crisi della politica e del dilagare dei social media: sarà l’influencer l’intellettuale del XXI secolo? Entriamo così in una galleria di ritratti illustri di intellettuali che hanno, a diverso titolo, tracciato un percorso esemplare. Anche in questo caso individuare l’incipit non è stato difficile: la rassegna non poteva che inaugurarsi, nell’anno delle celebrazioni al lui dedicate, con il «ghibellin fuggiasco». «Libertà va cercando». L’impegno religioso, morale e civile di Dante è il titolo del ritratto che Angelo S. Angeloni ci propone di un poeta eterno che fu tuttavia come pochi uomo del suo tempo e seppe magistralmente calare l’ispirazione mistica nell’abbraccio con la storia. Il binomio fede e ragion di Stato torna, lacerante e tragico, con il Tommaso Moro tratteggiato da Antonio Casu in Thomas More. Il potere e l’Utopia che ci restituisce la figura a tutto tondo dell’umanista cattolico che con il rigore estremo che gli costerà la vita si confronta con i due poteri, la Chiesa e la corona, rimanendo laico cultore della religione della libertà. Singolare figura del Seicento napoletano è quella del Protomedico, finemente descritto da Rossella Pace nel suo Regius et generalis prothomedicus in regno neapolitano. Al servizio del Regno di Napoli non meno che della collettività e della scienza, il protomedico si pone come rappresentazione esemplare, archetipica dell’intellettuale organico che esercita una sua (in)discussa autorità, riconosciutagli dalla corona ma minacciata dalla ingovernabile concorrenza di disinvolti speziali e di abili ciarlatani. La sala dedicata al Novecento della nostra galleria è densa di figure che a vario titolo e con differenti accenti si richiamano alle diverse matrici ideali (si può dire ancora: ideologiche?) del pensiero contemporaneo. Il primo ritratto – inconfutabile segno dei tempi moderni – è quello di un intellettuale espresso dalla cultura operaia: nel suo Bruno Buozzi. Teoria e prassi del sindacato Giorgio Benvenuto trasfonde adesione ideale ed esperienza sindacale cementate da un’autentica, condivisa passione civile. Alla figura luminosa dell’eroe-martire della classe operaia si contrappone l’immagine ambigua, chiaroscurata, sfuggente di Curzio Stuckert non ancora Malaparte, colto – nel brillante e bel documento Seminagione di intel-


lettuali in tempi di carestia morale di Giampiero Buonomo – nella cupa stagione della resistibile ascesa mussolinana e del delitto Matteotti, mentre il regime allunga la sua ombra anche sugli intellettuali e si consuma quella che Julien Benda ha consegnato alla storia come La trahison des clercs. Di tutt’altro segno ma non meno controversa e drammatica ci sembrano la parabola ideale e la testimonianza di un transfuga tra le ideologie che hanno segnato il Secolo breve: Angelo Tasca. Tra comunismo e socialismo cristiano, di Nunzio Dell’Erba, ci restituisce l’immagine di uno dei grandi precursori della Sinistra che tuttavia fatica a trovare un posto in quel Pantheon militante dal quale era stato espulso (come «opportunista»!) per aver condannato le aberrazioni di Stalin. Ma anche sul fronte della grande tradizione liberale il confronto prima, lo scontro poi con i totalitarismi del Novecento ha messo in luce laceranti conflitti ideali che con grande efficacia tratteggia Elio d’Auria nel suo A proposito di Croce, dei liberali e del partito: il saggio analizza puntualmente le scelte politiche del grande intellettuale sia sul terreno degli schieramenti che su quello della «religione della libertà», nella prospettiva del ritorno del Paese a un sistema costituzionale e democratico. Alla grande tradizione del pensiero liberale non meno che a quella del socialismo riformista e democratico si rivolge – in una visione d’insieme che abbraccia e coniuga gli ideali della solidarietà e del progresso, mai disgiunti da quelli libertari – Emmanuele Francesco Maria Emanuele che nel suo Tra solidarietà e libertà. Matteotti, Gobetti, i Rosselli, Silone ci restituisce, attraverso la narrazione del percorso di formazione di una generazione, il suo Olimpo del «pensiero libero» moderno. E proprio all’ultima e più controversa delle figure evocata da Emanuele si rifà il successivo Senza partito e senza chiesa: l’Uscita di sicurezza di Ignazio Silone, di Alberto Aghemo, centrato sulla sofferta diaspora ideale del grande intellettuale abruzzese.


Federico Caffè e la sua «scuola», di Giuseppe Amari, del grande economista ricostruisce il percorso di formazione, l’articolata e innovativa concezione economica e sociale progressista, il prezioso contributo offerto alle istituzioni democratiche del quale, forse tardivamente, si vanno oggi riconoscendo l’originalità e il valore. Nell’ultima parte del fascicolo due appuntamenti ormai consueti. Il primo è con il percorso salveminiano che abbiamo inaugurato lo scorso anno e che prosegue con l’intervista di Mirko Grasso a Giuseppe De Rita, che evoca per noi un ricordo personale ed assai vivido di Salvemini risalente agli anni Cinquanta: difficile immaginare un modo migliore per chiudere la galleria dei ritratti dei grandi intellettuali italiani del Novecento. E poiché, come ci piace ricordare, «Tempo Presente» è luogo di lettura non meno che di scrittura, affidiamo alle ultime pagine le recensioni della più recente letteratura dantesca curate da Angeloni e la presentazione, di Amari, del recente romanzo di Vittorio Pavoncello.

E sul prossimo numero: Matteotti, un secolo dopo! AA


La Fondazione Giacomo Matteotti e la Fondazione di Studi storici Filippo Turati per i tipi di Pisa University Press presentano

13° e ultimo volume delle Opere di Giacomo Matteotti, realizzato sulla base di documenti inediti recentemente rinvenuti presso l’Archivio storico della Biblioteca della Camera dei deputati A cura e con un’Introduzione di Stefano Caretti Premessa di Maurizio Degl’Innocenti, con saggi di Angelo G. Sabatini e Alberto Aghemo e una Postfazione di Paolo Evangelisti 371 pagine, € 28,00 - gennaio 2020 ISBN 978-88-3399-267-7


Un anno di Tempo Presente

N. 478-480 ottobre-dicembre 2020 - Anno 41° Nuova Serie

euro 7,50

TEMPO PRESENTE

DONNE CONTRO Alberto Aghemo - Angelo S. Angeloni - Patrizia Arizza Elena Campana - Antonio Casu - Ester Capuzzo Rosaria Catanoso - Liliana Gadaleta Minervini - Maria P. Gargiulo Mirko Grasso - Giovanna Motta - Rossella Pace