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a pagina del pollo è una rubrica a sorpresa che costituisce un vero e proprio corso di apprendimento Pam. Ma attenzione, tutti i concetti sono controcorrente, l’unico punto di vista considerato è quello della razionalità animale, senza offesa, specie perché l’ho scritta io. Qui vengono snobbati gli aspetti puramente bipedi quali: consumismo, protagonismo, esibizionismo, vanità, egocentrismo, moda, ecc. Insomma, ci siamo capiti. Se non siete principianti è meglio non leggere il seguito. Qui si mira a creare macchine da guerra senza orpelli attrezzistici o ammennicoli mentali. Si va al sodo. A tal fine la lettura è severamente proibita a: a) tutti i commercianti di articoli da pesca b) tutti i giornalisti ed editori di pubblicazioni Pam c) tutti coloro che hanno già catturato una trota in misura d) tutti coloro che si ritengono segretamente fenomeni La lettura è invece obbligatoria per: a) tutti coloro che hanno già catturato una trota in misura, ma se la sono mangiata b) tutti coloro che hanno catturato trote sotto misura, ma le hanno mangiate lo stesso c) tutti coloro che continuano a misurare le trote

Sulla tecnica Dopo la demenziale divagazione biblica su polli e penne, qui si torna crudamente a eventi che, invece, applicazioni pratiche ne hanno e come. Parleremo di tecnica di lancio. Sapete già tutto? Saltatela. Avete dubbi in merito? Mi compiaccio, leggetela allora, ma se il confronto vi deprime pensate ai pesci che avete sempre catturato comunque, che sono lì a testimoniare che ve la cavate bene lo stesso. Una cosa occorre stabilire fin d’ora: quanto leggerete non è superato dai tempi, né da qualsivoglia evoluzione del lancio o dei materiali: si tratta delle più basilari conoscenze che a proposito di Pam si possano enunciare, sono elementi fondamentali quanto semplici, talmente semplici che la nostra mente, squisitamente umana, stenta ad accettare. 20


foto Bernard Bisson

foto Bernard Bisson

É più importante la tecnica di lancio o la scelta della mosca? Più che una scelta difficile è una domanda imbarazzante, specie per chi la fa. É ovvio che la praticaccia su entrambi i fronti rappresenta la migliore combinazione.

di lancio M

eno male! Dopo averne annunciato l’assottigliarsi delle scorte, incredibilmente l’esaurimento della famosa uscita Fly Line 1/91 è rimandato: in un angolo del magazzino ve n’erano occultate un centinaio di copie. In essa apparve per la prima volta (al mondo!) una descrizione assolutamente evoluta del lancio tecnico, non perché la scoprimmo allora, ma perché solo allora

uscì dal limbo ove l’avevano racchiusa i pochi sopravvissuti alle gare di lancio tecnico del tempo di Riccardi. In Italia, praticamente, era rimasto solo lui, dopo il Ramusino, e si guardava bene dal divulgarla in modo completo e dettagliato. Per l’esattezza era da alcuni anni che perfezionavo il lancio in tal funzione, ma l’articolo uscì solo quando sapevo di scrivere cose ben verificate e soprattutto esatte. Una cosa è comunque originale: il

Tanti mostrano buona padronanza del lancio, ma pochi arrivano alle vette estreme, intendendo con ciò, più che i risultati in distanza, la capacità di controllare linearità nella coda e ampiezza del loop. La distanza è una ovvia conseguenza. vero motivo del tailing loop, dovuto alla flessione negativa del cimino che arretra se scatta con troppa veemenza; questo non era mai stato detto o scritto da nessuno, che io sappia. In effetti non sarebbe neppure il caso di fare a Mario Riccardi qualche colpa, seppur bonaria: non aveva tutti i torti, probabilmente sapeva che sarebbe stata fatica sprecata. Un po’ come se Schumacher scrivesse un libro su come correre in F1; la massa dei neo patentati

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non saprebbe che farsene, solo pochissimi affinerebbero il proprio stile di guida. Anzi, forse fomenterebbe incidenti. Nella Pam è più o meno lo stesso: con una tecnica poco più che mediocre si può pescare benissimo senza troppi problemi, perché scornarsi? Tuttavia tutti coloro che invece desiderano curare il lancio perché... perché è così, insomma, ne sono attratti, ecco che avranno modo di migliorare sensibilmente, poi, si sa, prendere più pesci è un’altra cosa. Forse. Quell’uscita era anche il fulcro del gruppo di arretrati “Gruppo A, tecnica di lancio, 8 uscite”. Solo con lo speciale attrezzature e strumenti 2003 colmammo in parte la lacuna che si stava profilando; infatti in detto speciale è stato riproposto, arricchito da ulteriori argomentazioni, il lancio estremo con attrezzature pesanti, base fondamentale per migliorare la tecnica con ogni gamma di potenza, e venne analizzata pure quella, cioè con potenze medie e leggere, nello spesso speciale. Per la verità, dopo la divulgazione ad opera di Fly Line, e dopo numerose

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dimostrazioni di lancio realizzate nei club dal sottoscritto, non è che le cose siano cambiate di molto, giustificando così la “riservatezza” di Riccardi, ma almeno tutti coloro che, rosi ferocemente dall’ambizione, volevano e vogliono cercare nuovi traguardi nella tecnica di lancio, oppure partecipare con qualche speranza alle competizioni internazionali, trovarono in quell’uscita una serie di salti evolutivi fondamentali. É indubbio che il lancio rappresenti una passione fine a sé stessa ed io lo so bene, essendone vittima. Negli anni a venire il mondo dei Pam si divise così in due settori: la grande massa da un lato ed un piccolissimo, sparuto gruppo dedito a lottare contro i propri istinti dall’altro. Infatti la fisiologia del movimento necessaria ad un lancio evoluto è anti-istintiva, e richiede dedizione, allenamento, idee chiare ed un bravo istruttore, se si vuole diventare davvero bravi. Tantissimi affermano che non si può imparare a lanciare da libri o riviste, ma se consideriamo i tanti sedicenti pluri-laureati istruttori che girovagano nel-

le manifestazioni al giorno d’oggi (oltre a quelli bravi), ci sentiamo di affermare che una passione vera per il lancio sarà più aiutata da un buon articolo che da un discutibile istruttore. Nel caso abbiate ancora dei dubbi, in quest’articolo parleremo di tecnica di lancio pura. Nella serie di articoli (e di uscite) che affronteremo partiremo dai principi basilari per arrivare alle vette estreme. É la pagina del pollo, pertanto non ci formalizzeremo dovendo ripetere cose già dette, o trite e ritrite. Del resto siamo ben consapevoli che rimangono al contempo le più importanti e le più trascurate. Un esempio? Prendiamo i due classici punti di bloccaggio della canna, fondamentali per progredire: sapete chi li pratica correttamente? Nessuno. E sapete chi ne conosce esattamente gli effetti? Nessuno. Qualcuno s’è offeso? Si rilegga le regole che autorizzano la lettura di queste pagine. Beh, forse “nessuno” è eccessivo, ma dà un’idea abbastanza emblematica. Premessa tutta italiana - In Italia


occorre una premessa, ed il motivo è la Tlt, la cosiddetta tecnica di lancio totale, caratterizzata dall’utilizzo di code ultraleggere (anni fa si scese fino alla n. 1, poi s’è risaliti alla 2, poi ancora per fermarsi alla n. 3) e canne corte e rapidissime, che offre in determinate situazioni e ambienti di pesca presunti vantaggi, che io comunque chiamerei alternative, giacché gli stessi problemi si risolvono anche con diverse gamme di potenza e canne più lunghe e morbide. E, questo non piacerà agli ultra leggeristi integralisti, con meno fatica e maggiore facilità. La premessa consiste nell’avvertire i lettori (autorizzati) che, quando certi TLTisti fondamentalisti alla lettura di spiegazioni apparentemente ortodosse accenneranno a sorrisini melliflui o crisi d’ansia cammuffate da orride incazzature, ebbene andranno ignorati, continuate nella lettura, se v’interessa, senza tema: tutto è assolutamente dimostrabile sul campo. Fatti quindi, non parole, suffragano tutto ciò che andremo a raccontare. Il fulcro - Come tutte le cose, anche la tecnica di lancio ha subito, nel corso degli anni, un’indiscutibile evoluzione. Lasciamo perdere i volteggi grossolani

Disegno A: il movimento standard del Pam universale: la rotazione dell’avambraccio attorno al gomito ed alla spalla induce nella canna una rotazione analoga che porta ad uscire dai canonici angoli di bloccaggio; la conseguenza è la rotazione eccessiva dell’anello di punta, che a sua volta apre il loop, fenomeno che impedisce alla coda di superare mediocri limiti in distanza, ma soprattutto impedisce il suo controllo. Disegno B: il movimento corretto che tutti conoscono in teoria, ma pochi sanno padroneggiare. Si tratta semplicemente di far compiere alla mano un’escursione lineare limitando l’angolo d’azione della canna come da copione, dosando la spinta in modo che anche l’anello di punta tracci una linea, nell’accelerare la coda. delle antiche, lunghe canne d’un secolo fa, lo possiamo bene immaginare, e andiamo direttamente al “nostro” primo grande Pam, Carlo Cotta Ramusino, colui che firmò il primo manuale propriamente detto sulla pesca a mosca. Letto oggi quel manuale si mostra in tutta la sua inadeguatezza temporale, ma a quel tempo, si parla del 1967, rappresentava l’unica fonte d’informazioni in lingua italiana alla quale l’aspirante Pam poteva riferirsi. Possiamo affermare che fu molto più utile quell’opera nel suo tempo che tutta l’attuale bibliografia oggi, con manuali che nascono (e muoiono) da tutte le parti. Per la verità esistono scritti anche in altri libri e di altri autori a proposito di pesca a mosca, ma quello fu il primo vero manuale Pam made in Italy. E, soprattutto, scritto nella lingua di Dante. Oggi praticamente chiunque può scrivere un manuale Pam, copiando un po’ qua ed un po’ là: la bibliografia è

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praticamente infinita, dando anche l’impressione di essere un preparato e bravo autore, ma tra le righe si possono leggere tante piccole ingenuità, vuoti e fraintendimenti dovuti a conoscenze personali grossolane. Ma torniamo al lavoro del Ramusino. In esso, a pagina 198, pochissime righe indicano, con l’ausilio di un paio di fotografie, l’elemento fondamentale del lancio: i due momenti di bloccaggio. Il resto riflette le ingenuità del tempo e potete leggere, tra tante altre,

Le foto dei momenti di bloccaggio, dal “Manuale della pesca a mosca” del Ramusino, 1967 (vedi testo).

la seguente frase emblematica che, poi, l’evoluzione ha cancellato: “... tenendo il gomito appoggiato al fianco destro e lavorando solo con il polso della mano...” Ma era una lezione per chi non aveva mai visto una canna da mosca, ed erano tempi ove, ad esempio, al Fly Angling Club di Milano agli allievi si imponevano due anni di pesca con la sommersa prima di passare alla mosca secca. É un po’ come le ruotine per i bimbi che iniziano con la bicicletta e che prima o poi andranno tolte, ma i Pam non hanno 4 anni, di solito. Per la cronaca, storicamente, al Ramusino subentrò Mario Riccardi, che si fregiò di averlo battuto in competizione: era il tempo di un cambio generazionale. Affermo qui che dobbiamo ringraziarli entrambi: le loro conoscenze si sono dimostrate preziose, ed i loro misteri intriganti.

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Torniamo però ai due momenti di bloccaggio, che le foto di quel vecchio manuale riportano in tutta la loro esattezza: il bloccaggio in avanti a 45° ed il bloccaggio all’indietro a circa 20°. In questa affermazione è racchiusa tutta la tecnica di lancio, era valida allora, lo è oggi e lo sarà ancora fintanto che nei fiumi scorrerà acqua. Ebbene: è ancora l’elemento più ostico, quello che i Pam stentano ad assimilare, compresi tantissimi bravi lanciatori, o ritenuti tali. Certamente sono poco noti i motivi e gli effetti dei bloccaggi. Indipendentemente dal movimento del polso, dell’avambraccio, del braccio, della spalla, del busto fino a coinvolgere tutto il corpo (con attrezzature pesanti anche la flessione delle gambe pertecipa alla spinta in modo basilare), i due momenti di bloccaggio rappresentano il fulcro assoluto della tecnica


DISEGNO C

Ecco la dinamica del lancio “standard” evoluto. Sembra strano, poiché si parla di evoluzione in un contesto che appare assolutamente banale, eppure è proprio la semplicità a complicare le cose. Ad esempio, la “linea ambigua” indica il momento in cui l’accelerazione inizia a farsi sentire; qualcuno potrebbe definire questo punto “momento spinta”, per usare una terminologia comune, ebbene in realtà la canna non è verticale, ma perpendicolare alla linea tracciata dall’anello di punta, di regola inclinata verso il basso, inoltre questo non è un momento preciso “di spinta”, ma solo una fase dell’accelerazione, che qui prende consistenza. L’anello di punta tende a percorrere la traiettoria rettilinea A-B poiché la canna inizia a flettere per poi flettere sempre più fino al raggiungimento della flessione massima al punto S, rimane flessa ancora un piccolo tratto per poi drizzarsi poco prima del punto A. Se la lunghezza della coda, il dosaggio della spinta e la potenza della canna sono in armonia, ecco che l’anellino tende davvero a percorrere un tratto rettilineo, e la coda volteggia per lunghezze impressionanti con loop perfetto.

di lancio. Con ogni canna, corta, rapida, lunga, morbida, poco potente o potentissima, esasperando il movimento fino a portare la canna in orizzontale in lanci estremi o utilizzando solo il polso per lanci cortissimi, restano fermi i due momenti di bloccaggio a quell’esatta angolatura. Il bloccaggio provoca il “ribaltamento della canna”, nel senso che in quell’esatto punto la spinta cessa di essere rotativa per diventare assiale. Ma perché sono così importanti quei due punti? Che significa assiale? Calma: ci arriviamo. É vero, con canne corte e code ultraleggere s’è soliti abbassare la canna in avanti, e pure all’indietro, sforando il limite suddetto, ma basta osservare il loop, che si apre per poi richiudersi nell’avanzare, effetto dell’eccesso di spinta che con canne corte è possibile conferire a code leggerissime, per capire che si spreca energia: se c’è spreco, c’è

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energia da recuperare e quindi margine per migliorare. Lasciamo comunque perdere questo caso particolare ed assai complesso. Una cosa è certa: lanciando solamente con queste attrezzature ci si impedisce di lanciare correttamente con quelle più potenti, mentre è vero il contrario, cioè lanciando bene con potenze medie ed elevate si sarà agevolati nell’utilizzo di quelle leggere e leggerissime. Concetti già espressi. Attenzione: un bravo lanciatore che rispetta i bloccaggi nelle corrette posizioni potrà anche terminare i volteggi con la canna assai più bassa, fatto che consente lanci più fluidi alle lunghe distanze, ma se è davvero preparato la sua canna s’era bloccata, anche se in modo impercettibile, ben prima di abbassarsi ulteriormente, ed esattamente nei punti citati. Ciò che occorre sapere ora è che ai momenti di bloccaggio, al fine di produrre un lancio degno, occorre associare il moto lineare della mano. Niente paura; spiegheremo tutto. Anche troppo.

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Un perfetto circolo vizioso

Sui bloccaggi - Credo sia ormai patrimonio comune la consapevolezza che, mentre nelle tecniche di pesca con esche naturali e a spinning la canna compia una rotazione per poi lanciare il peso (piombo o cucchiaino) lungo la tangente dell’arco di cerchio descritto dall’anellino di punta, nella pesca a mosca l’anellino di punta deve invece trainare la coda in modo lineare. É lungo tutta la coda infatti che il nostro “peso” è, per così dire, spalmato. In altre parole dobbiamo agire in modo che tutta la nostra azione di lancio abbia come conseguenza la traiettoria rettilinea (quanto possibile) dell’anello di punta, cioè del punto attraverso il quale diamo l’impulso alla coda. Spero che tutti siate d’accordo. In alternativa potete sempre passare alla pesca a fondo. Ovviamente non riusciremo mai nell’impresa in modo perfetto, ma più ci avvicineremo e migliore risulterà il

Per quando possa sembrare banale, la differenza tra un movimento rotatorio della mano che impugna la canna ed un movimento invece lineare, in termini di lancio è abissale. La foto A riprende l’istante del back cast, quando si attende che la coda si stenda prima del rilancio; la foto B riprende lo stesso momento nel front cast, gli angoli della canna sono circa di 35° all’indietro e 45° in avanti, mentre: la foto Frankenstein mostra contemporaneamente le due posizioni del braccio. Per evitare alla mano una componente rotatoria occorre drizzare il gomito avanzando col braccio fino a stenderlo


quasi del tutto. Con questo movimento la famosa spinta assiale diventa automatica, poiché rappresenta una componente dovuta alla differenza tra un movimento di rotazione ed uno lineare. Questo banale accorgimento che i più trascurano è un vero trucco diabolico. É quello che vi permette di far volteggiare 22/23 metri di coda 5 con una canna di 9’ e loop di 70/90 centimetri di ampiezza, per poi depositare la mosca con uno shoot di altri 5 metri, ed il tutto senza trazioni, ma solo con l’elasticità della canna. Con l’errato movimento rotatorio si perde almeno il 20 % di efficacia, procedendo senza trazioni.

loop, quindi il volteggio della coda, e con esso le distanze raggiungibili, sia in volteggio che in proiezione. Ecco che qui si inseriscono prepotentemente i due punti di bloccaggio. Solo bloccando la canna in quelle posizioni rispetto alla verticale (+45° in avanti e -20° all’indietro, ma attenzione, lo anticipiamo solo: all’indietro ci si può spingere fino a 45° esattamente come in avanti, per ottenere il massimo volteggio possibile in lunghezza, ma al momento per non generare confusione limitiamoci ai ripetuti, esasperanti, mai rispettati, poveri 20°) è possibile conferire all’anello di punta una traiettoria lineare. Perché? É opportuno un disegno per comprendere il semplice, ma diabolico meccanismo: disegno D. Come vedete tutto s’incastra alla bisogna: i due punti di bloccaggio, con la flessione della canna nel percorso dall’uno all’altro, porta alla linearizzazione di quella che, altrimenti, sarebbe una traiettoria curva dell’anello di punta. Chiamiamo il fenomeno che porta

alla linearità del tracciato dell’anello di punta Postulato L. Ci verrà comodo. Fin qui il concetto è chiaro. Ma non è finita: esiste una sorta di armonia che lega le caratteristiche della canna alle dinamiche del lancio. Dati i punti A e B corrispondenti alla posizione dell’anello di punta nell’esatto momento di bloccaggio di quando la canna è dritta, se questa è rapida ad esempio dovrà essere caricata maggiormente affinché fletta in modo da soddisfare il postulato L, quindi avrà bisogno di far volteggiare più coda. Al contrario una canna lenta, flettendo con minore sforzo, per soddisfare il medesimo postulato dovrà far volteggiare minor lunghezza di coda. Ecco perché per lanci lunghi una canna rapida è meglio. Ma anche l’azione entra in campo: una canna di punta alle lunghe distanze tende ad aprire il loop, poiché il corpo della canna stenta a flettere anche se sollecitato parecchio. Allo stesso modo una canna di pancia flette poco il cimino, con la stessa conseguenza. Ecco perché una canna ben progressiva offre le

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Il malefico Postulato L

DISEGNO D

migliori prestazioni a tutte le distanze, e solo nei volteggi corti e medi è possibile parificarla alle canne con azione spostata verso la punta. Un lanciatore d’alto livello si troverà meglio con una canna progressiva, uno di livello inferiore con una canna un po’ più di punta, grazie alla riduzione della flessione negativa del cimino (vedi oltre). Ampiezza dell’angolo - Si noti poi un ovvio fenomeno fisico che ci conforta: nei lanci corti ove occorre poca spinta la canna flette poco, ma anche i punti di bloccaggio sono ravvicinati e non occorre affatto raggiungere i due angoli canonici; al contrario nei lanci lunghi la canna flette via via di più, mentre l’angolo raggiunge il massimo (+45° e -45°) allungando metraggio, quindi anche in questa situazione la tendenza è di far percorrere all’anello di punta una traiettoria rettilinea. Escursione del polso - Per ottenere la traiettoria rettilinea dell’anellino di punta non è sufficiente il meccanismo

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della flessione della canna visto poc’anzi: occorre che anche il polso compia un’analoga, ovviamente molto più breve, traiettoria rettilinea. E qui l’istinto s’oppone. Le nostre articolazioni portano gli arti a roteare attorno ad esse, gambe e braccia si muovono inevitabilmente come raggi di un cerchio vincolati al centro di questo. Ecco perché è così facile ed istintivo lanciare un peso concentrato anziché una lenza morbida, anche se questa ha lo stesso peso del piombo, pur ripartito in 15 metri. Per far sì che il polso si muova nello spazio per quei 70/90 centimetri circa in modo rettilineo (opportuni per un discreto lancio), occorre flettere e stendere ritmicamente il gomito in modo da annullare quella che altrimenti sarebbe una rotazione. Un banale esempio: nel lancio del peso il braccio totalmente flesso si stende in modo lineare per spingere la sfera nella direzione del tiro, mentre nel lancio del disco il braccio rimane sempre teso e lancia il disco lungo una tangente della rotazione. É il

lancio del peso che deve indirizzarci. Esempio del filo teso - (Disegno I) immaginate di accostarvi ad un filo teso che scorre circa a 30 centimetri dal vostro orecchio destro (se non siete mancini), alla stessa altezza, con la medesima direzione del lancio, ma leggermente inclinato verso il basso davanti a voi, con la direzione, insomma, del punto in cui lanciare la mosca. Lo scopo è di rappresentare il movimento ideale che dovrebbe percorrere nello spazio il polso che impugna la canna. Agganciate il filo con l’indice e poi immaginate di lanciare percorrendolo avanti ed indietro fino all’escursione che la lunghezza del braccio vi permetterà. Ecco, questo è il percorso che dovrete seguire nel volteggio e nel lancio finale. Vedete bene che dovete flettere il gomito per realizzarlo. É un gioco ad incastri: flettere e drizzare il gomito serve anche a caricare e scaricare bicipite e tricipite, i potenti muscoli che lanciano la coda all’indietro (bicipite in contrazione) ed in avanti (tricipite in contrazione). Automaticamente


s’evita di far lavorare principalmente dorsali e pettorali, muscoli assai più deboli per lanciare, come invece avverrebbe tenendo il braccio troppo steso all’esterno. Infatti è tendenza dei principianti lanciare flettendo poco o niente il gomito e tenendo il braccio troppo aperto. Non solo, ma l’eccessiva apertura del braccio all’esterno impone al loop una componente laterale, aggiungendo a questo un’ulteriore curva parassita. La conseguenza è quella di ogni errore, di ogni inesattezza: il loop si apre, diventa pieno di irregolarità col risultato di ridurre la distanza raggiunta a metraggi limitati quando non ridicoli, anche se c’è ben poco da ridere. Oltre i bloccaggi - Cosa succede se non rispettiamo i punti di bloccaggio? Semplice: apriamo il loop, nel senso che ne aumentiamo il raggio. L’effetto è noto a tutti: nel lancio in avanti subirà la resistenza dell’aria fermandosi anzitempo, oppure stenderà la coda verso l’alto, poi questa ricadrà all’indietro formando spire, accorgimento ottimo per un lancio a zig zag, ma deleterio se stiamo cercando di stenderla bene in distanza; nel lancio

dietro perderemo, o spunteremo, invece la mosca nell’erba o tra i sassi, poiché toccherà spessissimo il terreno. E allora, per spingere di più? Calma. É inevitabile che per lanciare più lontano si sia portati a impiegare maggiore forza, ma bisogna farlo senza uscire dai due limiti di legge: i punti di bloccaggio. Prima di conferire più velocità alla coda occorre mettersi nella condizione che tale spinta non venga dispersa. É comprensibile come lanciando con violenza una coda stesa male, quindi caratterizzata da numerose irregolarità, sia l’escursione che la forza si disperdano in buona parte, senza considerare che raddrizzare violentemente curve parassite in un lancio, significa trasferirle, amplificate, al loop nel successivo rilancio, con le conseguenze immaginabili. Nota bene - Si noti che finora non abbiamo accennato alle posizioni di polso e braccio, al piano di lavoro della canna, alla flessione o meno del polso, ma solo a due elementi: il movimento rettilineo del polso nello spazio ed il conseguente movimento rettilineo

DISEGNO E Ipotizziamo una coda stesa male, rappresentata da due onde C1 e C2. Ebbene, è intuitivo come allo scatto S dell’impulso di lancio le curve anomale tendano per forza d’inerzia a seguire la direzione delle freccie gialle “ribaltandosi” nel lato opposto, fenomeno che causerà irregolarità quando la coda passerà davanti al Pam, con l’ulteriore conseguenza che il tratto finale della lenza seguirà l’accelerazione blu T, che porterà inevitabilmente al tailing loop.

dell’anello di punta tra i due bloccaggi. Il secondo dipende dal primo che, per essere realizzato, richiede inevitabilmente la flessione del gomito. É sempre il solito gioco ad incastri. Non vi preoccupate, quello che non capite ora lo capirete un po’ più avanti, con spiegazioni dilatate e facilitate dalle immagini. Il puzzle del lancio è complesso ed ogni pezzo va analizzato sia per quello che è sia nelle sue sinergie. Per la verità non è che sia complesso, in effetti è semplice, muovendosi tutto per linee rette, il problema è che il nostro corpo ha arti che si muovono per linee curve, e dobbiamo compensare. Dicevo, non abbiamo parlato di posizioni semplicemente perché non sono prioritarie, ma variano a seconda dei tipi di lancio, ciò che resta sono comunque bloccaggi e linearità, anche se pure loro hanno eccezioni. Esse rappresentano la base del lancio, solo con la loro comprensione ed assimilazione è possibile migliorare. Sono sfumature sottili, ma che apportano enormi cambiamenti. La spinta - In tanti parlano e scrivono del cosiddetto “momento spinta”, ovverossia quando (e come) occorre esprimere la forza tra i due bloccaggi. Teoricamente è molto semplice, anche se pochi lo sanno con precisione ed ancor meno lo praticano. La spinta più efficace va conferita esattamente nel momento di bloccaggio della canna, sia nel lancio in avanti che all’indietro. Tutto lo spazio percorso dalla canna fino a quel momento deve servire solo a rendere lineare la coda e caricare la canna. Giunti al momento del bloccaggio, molto semplicemente si trasforma il movimento di rotazione della canna in un breve movimento lineare lungo il suo asse, e qui si esercita la spinta necessaria. L’attrezzo in questo modo cessa la rotazione (anche se durante questa l’anello di punta dovrebbe aver descritto una traiettoria rettilinea) e avanza per alcuni centimetri lungo il suo asse. In tal modo la spinta avviene nell’esatto momento in cui la canna “raddrizza” spingendo la coda, che procede in avanti con la formazione del loop.

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DISEGNO F

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DISEGNO F - La sequenza mostra la progressione di un front cast, partendo da un braccio steso molto all’indietro, ma dopo aver eseguito il bloccaggio a circa 50°. É andato più indietro per avere maggiore escursione al fine di tendere la coda con più efficacia. Vediamo i passaggi. 1 - Il Pam, dopo aver bloccato la canna a circa 50°, ne ha smorzato la vibrazione accompagnandola all’indietro, lungo il suo asse e raccordandola col punto più basso raggiunto dall’anello nella flessione. 2 - Inizia a preparare il rilancio portando la canna in avanti, con velocità sufficiente per non fare cadere la coda, ma senza scattare per evitare la flessione negativa. Lo scopo è rendere la coda lineare. 3 - Il richiamo progressivo continua con moderata accelerazione, la coda si tende senza contraccolpi e la canna inizia a flettere sotto il suo carico. 4 - Si continua a tendere la coda con opportuna accelerazione, si sta per arrivare al momento di spinta vera e propria. 5 - La coda è ormai ben tesa ed il braccio accelera in avanti senza incorrere nella flessione negativa. A tal fine il gomito viene steso, mentre il pollice forza sull’impugnatura, ma non fa superare alla canna i 45°. 6 - La coda parte in avanti, veloce, lineare e con loop sufficientemente stretto per farla stendere completamente prima di cadere in acqua. Tutta l’azione deve tendere la coda in modo da evitare l’effetto schematizzato nel precedente disegno E. La coda, proma dell’impulso finale, dev’essere quanto più tesa possibile. Ogni curva parassita verrà pagata a caro prezzo. Lo so, per i più il momento del bloccaggio è proprio quello dove la spinta cessa. Essi spingono dal punto di bloccaggio precedente e cessano la spinta al bloccaggio successivo. Invece, il momento del bloccaggio - che non è bloccaggio della spinta, ma bloccaggio del solo movimento di rotazione della canna - è quello ove occorre aggiungere il nostro impulso in concomitanza del drizzarsi dell’attrezzo. É proprio in questo il salto di qualità: tutto il movimento della canna fino a quel punto viene utilizzato per rendere la coda rettilinea quanto possibile e caricare la canna, così quel breve impulso agirà su una coda perfettamente stesa e non si dileguerà nel raddrizzare mille curve parassite. Facile a dirsi, vero? Ci vuole fede, ma è facile: qui non si tratta di dogmi, ma di leggi della fisica e della dinamica, col grande vantaggio che è tutto perfettamente dimostrabile.


Disegno G - Ecco l’effetto di uno scatto troppo repentino nel lancio: il cimino arretra per via dell’onda trasmessa alla canna. Questo arretramento causa danni anche se è limitato al solo impulso, magari con uno spostamento di pochi millimetri. L’onda che si forma subito dietro all’anello di punta, allo scatto della canna “esplode” in tutte le direzioni ortogonali alla tangente di ogni sezione, con la conseguenza che nella distensione in avanti il loop si apre “tirando” violentemente la parte di coda stesa bene dietro. La conseguenza la conosciamo: il loop si apre davanti e si chiude dietro, spesso con l’accavallamento della coda in avanzamento su quella già stesa. A volte si aggancia la mosca, a volte il finale, a volte “scivola” e non si aggancia, a volte si forma un malefico nodino che si romperà al primo (grosso) pesce ferrato.

Il momento esatto - In ogni modo v’è un momento esatto per iniziare ad accelerare: esattamente quando la canna passa la verticale, sia all’indietro che in avanti. Accelerando prima (oppure: iniziando a conferire la spinta prima) della verticale, si induce nel loop una componente verso l’alto: quindi il loop si aprirà verso l’alto e con una grande pancia in caduta (quindi verso il basso) della coda. Ed ecco il momento clou del meccanismo: s’inizia ad accelerare appena passata la verticale, ruotando la canna fino a 45°, ma, contemporaneamente, “allungandola” anche lungo il suo asse con la distensione del braccio in avanti, poco nei lanci corti, mediamente nei lanci medi, completamente nei lanci lunghi. Il polso deve compiere nello spazio un movimento esclusivamente lineare. Se il polso compie una rotazione verso il basso, tornano tutti i difetti classici ed i limiti che denotano in tanti.

Front cast attimo per attimo - Front cast è il lancio in avanti. Ecco in definitiva come si potrebbe descrivere un movimento corretto, partendo esattamente dal bloccaggio indietro e presumendo una buona distensione di coda. 1 - Con la canna all’indietro in una posizione (dipende dalla lunghezza di coda in volteggio) tra i -20 ed i meno 45 gradi, s’inizia a portarla verso la verticale (verticale rispetto al piano di lancio, all’incirca lungo la bisettrice dell’angolo tra i due bloccaggi). Il movimento è una progressiva accelerazione che deve solo stendere la coda e caricare un po’ la canna, eseguito in un tempo tale che la coda non cada a terra alle nostre spalle. Nessuna spinta quindi, tanto meno violenta. 2 - Solo quando la canna passa la verticale s’inizia l’accelerazione vera e propria, ma senza scatto netto! Pena la flessione negativa dell’anello all’indietro (lo vedremo tra poco), si tratta solo

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Disegno G bis - Dopo un corretto volteggio, ecco che al momento del lancio il Pam eccede nell’ultima spinta. di accelerare abbastanza da caricare la canna quel tanto che basta in relazione alla coda in volteggio. Poca accelerazione rispetto alla lunghezza della coda fletterà poco la canna, troppa la fletterà eccessivamente; in entrambi i casi il loop si aprirà un po’ troppo, mentre la giusta accelerazione rispetto alla coda in volteggio farà tracciare all’anello di punta una traiettoria più vicina a quella lineare cui tendiamo. É un fatto puramente geometrico: se la canna flette poco passando per la verticale avrà maggiore lunghezza relativa, se flette troppo la sua lunghezza relativa risulterà minore (vedi disegno D). 3 - Ecco il momento più delicato e difficile da realizzare: appena passata la verticale ed iniziata la spinta, contemporaneamente alla rotazione della canna per portarla dalla verticale a 45°,

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s’inserisce una distensione nel braccio (basta drizzare il gomito senza abbassare il polso, che deve procedere in orizzontale, il cui effetto sarà di spingere la canna lungo il suo asse (per una manciata di centimetri in lanci corti fino a due/tre decimetri circa in lanci lunghi). Il bloccaggio della canna non avviene quindi perché la stoppiamo, ma perché cessa la sua rotazione, mentre la spinta prosegue di conseguenza lungo il suo asse. Dal momento in cui si cessa la rotazione la canna per forza di cose si raddrizza, proiettando la coda in avanti con la sua elasticità, potenziata dalla spinta assiale. Se tutto è stato fatto abbastanza bene, l’anellino di punta, dopo aver steso la coda alle nostre spalle, accelererà in un modo rettilineo ed al suo bloccaggio rimarrà comunque allineato, salvo le inevitabili vibrazioni che smorzeremo con la distensione completa del braccio, sempre lungo l’asse della canna. La coda si stenderà in avanti con

un loop che tende a zero d’ampiezza, ma in realtà denoterà un certo raggio per le inevitabili “imperfezioni” dovute alla comunque necessaria flessione della canna, alla imperfezione dei nostri movimenti ed alla forza di gravità, contro la quale, per fortuna, non ci sono rimedi, pena gli equilibri universali. Back cast attimo per attimo - Back cast è il lancio all’indietro. Nulla cambierebbe nel lancio all’indietro, se non fosse per le nostre articolazioni, che non permettono al braccio di stendersi come invece è possibile fare in avanti. Per fortuna. Già, nonostante l’apparenza e la sensazione di non spingere mai abbastanza la coda dietro, in realtà le articolazioni della spalla e del gomito ci possono aiutare parecchio nell’operazione, basta sapere come. Siamo alle solite: se ci affidiamo all’istinto siamo fregati, se invece cerchiamo di volgere a nostro favore le circostanze, ecco che, inaspettatamente, l’articolazione viene in nostro


aiuto. Il grande vantaggio è che non possiamo stendere l’avambraccio all’indietro come in avanti; tenendo il braccio aperto (allineato con le spalle) e piegato

Disegno H - Ecco l’effetto del tailing loop dovuto allo scatto del cimino con flessione negativa. Attenzione: il fenomeno si verifica anche se lo scatto avviene più tardi (vedi disegno G bis), in pratica in qualunque punto del lancio. Chi lo conosce e sa controllarlo può utilizzarlo per lanci curvi.

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DISEGNO I - Il trucco del filo teso. Per meglio comprendere il movimento corretto di lancio suggeriamo un accorgimento: fissate una corda che passi al vostro fianco a circa 30 centimetri dal vostro orecchio destro (mancini esclusi), con una inclinazione che, al bloccaggio dietro, sia circa all’altezza della vostra capigliatura ed al bloccaggio davanti sia all’altezza del naso o poco meno, se avete un naso normale. In casa è facilissimo: legate il finale alla maniglia di una finestra, poi alle vostre spalle socchiudete una porta, se è abbastanza lontana, e fate passare il mulinello sopra l’uscio, lasciatelo pendere dietro e bloccate la frizione. Ecco, avete la linea di lancio da seguire con la mano per comprendere il movimento richiesto per far volteggiare circa 18 metri di coda avanti e indietro. Fatelo da soli, e chiudete la porta a chiave. il gomito a 90° verificherete facilmente che non potete ruotare l’avambraccio all’indietro. Cosa fa allora il pollo? Per “spingere di più” la coda all’indietro flette il polso, col risultato di aprire il loop sparandolo verso il terreno, e con la necessità di rilanciare subito avanti se ancora non ha perso la mosca. Lo sappiamo tutti: tutti ci siamo passati, e la cosa, di tanto in tanto, ci frega ancora. Cosa fare allora? Esattamente quello che facciamo nel lancio in avanti, facciamo viaggiare il polso che stringe l’impugnatura in modo lineare, per quanto possibile, all’indietro. Come? Semplice: verso l’alto e senza flettere il polso, quindi aprendo un poco il gomito. Basta fargli percorrere da qualche centimetro a 15/20 centimetri lungo quella linea retta immaginaria descritta nel capitolo esempio del filo teso fino a che la canna raggiunge l’angolo del bloccaggio, quel famoso angolo che i più identificano (a parole) in -20°, ma che in realtà spazia da -20° a -45° in funzione della lunghezza di coda in volteggio, esattamente come in avanti. Si indica un angolo minore nel back cast solo perché si ipotizza un lancio che davanti è rivolto verso l’acqua, quindi verso il basso, e perché all’indietro è meglio avere un certo margine; ma

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in volteggi lunghi e lunghissimi gli angoli davanti e dietro sono circa uguali, dovendo la coda volteggiare parallela al suolo. Nella maggior parte dei volteggi e dei lanci c’è sempre, comunque, la tendenza ad una leggera inclinazione frontale verso il basso, dovuta alla citata differenza delle articolazioni. Ecco quindi le varie fasi. 1 - Come per il front cast, immaginiamo di partire con la canna a 45°, questa volta in avanti, e la coda stesa pure lei: quindi abbiamo appena disteso la coda davanti a noi ed ora dobbiamo rilanciarla all’indietro per un buon metraggio. Iniziamo a portare il polso all’indietro tenendolo perfettamente solidale all’avambraccio. Fateci caso: col braccio quasi del tutto steso in avanti e la mano all’altezza della spalla, la canna già si trova a 45°, in quanto questa è una posizione naturale dovuta alla nostra fisiologia. Il polso deve percorre all’indietro la stessa linea ideale del filo teso, fino a quando la canna è in verticale, anche se poi in realtà è leggermente inclinata all’esterno (si parla infatti di lancio verticale, ma in realtà il piano lungo il quale si muove la canna avanti e indietro è inclinato all’esterno di circa 20°/30°). Continuiamo. La progressione con la quale raggiungiamo la verticale

deve solo tendere la coda, ovviamente prima che questa s’abbassi troppo, e caricare un po’ la canna. 2 - arrivati alla verticale (dovremmo trovarci con l’impugnatura all’altezza degli occhi, il gomito ben piegato (circa 90°/100°) e l’avambraccio leggermente angolato in avanti) ecco che siamo pronti ad accelerare. É qui che si commette il più classico, e deleterio, degli errori: si lancia all’indietro roteando la canna verso il basso e, per dare più impulso, piegando il polso all’indietro. Invece ora vogliamo fare le cose bene: la mano che impugna la canna procede all’indietro senza flettere il polso, lo fa lungo la solita linea del filo teso, e si stende il gomito per avere più escursione: in tal modo la canna raggiunge circa 30° di inclinazione all’indietro mentre in contemporanea la distensione del gomito la spinge di circa 10/20 centimetri lungo il suo asse. Questa spinta assiale, che sembra così breve, è invece più che sufficiente a stendere oltre venti di coda all’indietro, se tutto è stato fatto bene. Sembra esagerato descrivere in modo così particolareggiato un semplice movimento, ma è proprio la sua semplicità a complicare le cose, esattamente come in politica, come diceva Don Camillo.


Un errore facile - Chi tenta di realizzare il movimento descritto incede spesso in un errore comprensibile, purtroppo vanificante il tutto: nel tentativo di conferire la spinta assiale alla canna scompone la spinta “rotativa” che va dalla verticale a 45° da quella assiale. Così prima conferisce la spinta portando la canna a 45° e subito dopo la fa avanzare lungo l’asse. In questo modo l’efficacia si perde completamente, non solo, ma si induce un’onda lungo la coda che si stende (male) in avanti. La stessa cosa può accadere nel back cast. E allora? E allora occorre fondere i due momenti di spinta in uno solo. Anche qui la logica della fisiologia corporea si sposa con detta esigenza: arrivati alla verticale, sarà sufficiente semplicemente avanzare col polso lungo il solito tratto rettilineo premendo col polso (o con Una trota catturata: è bene non dimenticare mai il fine ultimo del nostro arrabattarsi; la cattura di trote più belle, o più numerose, perché troppo lontane, o comunque difficili da raggiungere con lanci grossolani.

l’indice, se lo preferite per lanci corti e medi) stendendo il braccio in avanti, anziché ruotarlo e basta; i due movimenti si fonderanno automaticamente. Puntualizzazione opportuna - La cosiddetta spinta assiale non è un vero e proprio avanzamento lungo l’asse della canna chiaro ed avvertibile, ma si verifica automaticamente nel momento in cui, anziché ruotare l’avambraccio verso il basso con movimento circolare, si stende il braccio in avanti con la mano che traccia un percorso rettilineo senza far superare alla canna i famosi 45°. La “spinta assiale” diventa un fatto consequenziale, poiché è una componente inevitabile se vengono rispettati i crismi suggeriti: linearità e bloccaggio. Una volta fatto ciò, potete portare la canna dove volete, anche in orizzontale, tanto il loop è già partito correttamente. Abbassare la canna è da fare solo nell’ultimo lancio, quello che deposita la mosca, così da ridurre l’attrito nell’ultimo anello e consentire uno shoot (rilascio della coda con allungo della portata) più fluido. Flessione negativa - Con flessione negativa intendiamo il piccolo trat-

to che può percorrere l’anello di punta in direzione contraria alla direzione di lancio come conseguenza di uno scatto troppo repentino. É dovuto al fatto che la canna è una struttura flessibile. Siete come S. Tommaso? Bene, ecco l’esperimento nel quale ficcare il naso: tenete la canna col cimino a pochi centimetri da un ostacolo, ad esempio un muro, poi fatela scattare rapidamente in avanti; verificherete subito che la punta del cimino, per l’inerzia combinata con l’elasticità, prima di scattare in avanti compie uno scatto all’indietro battendo contro il muro. Tranquilli: batterà abbastanza debolmente, non al punto di danneggiarsi, ma certamente al punto di vanificare il lancio. La conseguenza ha un nome: tailing loop (disegni G, G bis e H), consiste nell’apertura del loop che, rallentando per la resistenza dell’aria, verrà superato dalla coda in avanzamento che finirà per chiuderlo come un cappio, con la frequente conseguenza di agganciarsi formando un embrione di parrucca, che spesso crea nodi nel finale o nella coda. Tutti comunque sappiamo bene di questo fenomeno, poiché è frequentissimo. Non avviene solo alla partenza dalla canna da ferma, ma anche accelerando troppo rapidamente durante il

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lancio: ad esempio, partendo in modo progressivo in un front cast s’arriva al punto in cui iniziare la spinta vera e propria, ebbene, se questa spinta inizia con un’accelerazione eccessiva, ecco che s’incorre nella flessione negativa, ed il tailing loop è automatico (disegno G bis). A chi non è capitato di allungare lenza fino a raggiungere la distanza utile per deporre la mosca nei pressi di un pesce che bolla, per poi effettuare l’ultimo lancio con un piccolo scatto aggiuntivo ed agganciare il finale alla coda? É un errore tipico: si fa tutto bene, ma al momento di capitalizzare si commette il delitto; un’ulteriore, piccola spinta di troppo. Se si fosse deposta la mosca nel falso lancio precedente sarebbe partita in modo perfetto. Il tailing loop è ancora più facile all’indietro, dove la sensazione fisica è di non spingere mai abbastanza, fatto che porta istintivamente ad eccedere nello scatto. Va da sé che una canna lenta ad azione centrale richiede maggior controllo dell’accelerazione, al contrario di una canna rapida e di punta. Le canne in bambù poi, per la loro maggiore inerzia, sono il top nella flessione negativa, ecco perché lanciare con esse richiede buona padronanza del lancio. Questo non significa che una simile azione sia penalizzante: lo è solo per chi ha una tecnica approssimativa; solo chi ne è abbastanza padrone sa quanti vantaggi offre una buona canna progressiva e quanto il bambù possa spingere e raggiungere distanze stupefacenti, e senza alcuna trazione, semplice o doppia che sia. Eccesso di zelo - É questo che frega i più. Anche perché solo i... meno si sono accorti di quanta velocità inaspettata prende la lenza con una spinta minimalista, se esercitata su una coda ben tesa. Ecco perché di quei cinque metri circa (distanza A-B nel disegno C) che percorre tra i due bloccaggi l’anellino di punta (canna di 9’ in un lancio medio-lungo), la maggior parte dev’essere utilizzata solo per stendere bene la coda prima del rilancio. Diciamo che 3 metri li utilizzeremo per allineare la coda, e i rimanenti due per lanciare. Quei primi tre metri dovrebbero essere sufficienti a ricomporre tutti i difetti di distensione della coda, se questi poi eccedessero tale metraggio... beh, c’è sempre la pesca a fondo delle anguille, dove, oltrettutto, il no kill è assolutamente sconosciuto. E nessuno vi guarderà male. CONCLUSIONE - Per proiettare avanti e indietro una coda occorre che in ogni lancio e rilancio questa si stenda il più possibile in modo lineare, solo così l’impulso di trascinamento e proiezione che esercita sulla sua estremità l’anello di punta della canna riesce a spingere in modo uniforme ogni suo tratto. Per forza di cose, per poter proiettare la coda in una delle due direzioni, l’anello di punta deve percorrere una traiettoria rettilinea. Più ci si avvicina a questa situazione e più efficace sarà il lancio. Tuttavia la canna, per caricarsi di energia potenziale, dev’essere flessa, così da potersi scaricare proiettando la coda, per fletterla occorre farla ruotare con un moto circolare, e questa è una fregatura, se vogliamo soddisfare il precedente

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requisito. Ma ecco il primo accorgimento diabolico: se si limita la flessione entro due punti di bloccaggio, grazie alla flessione della canna, l’anello di punta descriverà una traiettoria piuttosto rettilinea. Il breve arco di cerchio descritto, però, è limitativo: la corsa del cimino nello spazio è troppo breve per lanci che siano poco più che modesti; occorre quindi che anche la mano che impugna la canna si sposti nello spazio per quel tratto che la nostra fisiologia ci consente. Tuttavia gli arti del nostro corpo sono vincolati alle articolazioni ed il loro movimento naturale è necessariamente circolare; Giotto, per disegnare il suo cerchio perfetto, sfruttò questo diabolico principio geometrico: sarebbe stato un Pam senza speranza. Siamo quindi nella necessità di trovare il modo di far percorrere all’impugnatura un tratto rettilineo, limitando la flessione nell’attrezzo nei limiti descritti. Ed ecco l’accorgimento che lo consente, descritto nel modo più crudo, ma più efficace: è sufficiente che la mano che impugna la canna descriva un movimento perfettamente lineare, come il diretto del pugile, piuttosto che la martellata del maniscalco. Certo non tutti i Pam vengono dal pugilato o dal ferrare i cavalli, ma un’idea la dovrebbe dare. Il problema è che in realtà non è

facile convertire il movimento circolare della mano chiusa a pugno sull’impugnatura in uno lineare: c’è nella mente uno stramaledetto gruppo di neuroni che si oppone e che proprio non ne vuole sapere. Molti provano, poi lasciano perdere, altri insistono, credono di riuscire, ma scompongono i due movimenti come detto poc’anzi, altri un po’ riescono, ma la coda inizialmente se ne va da tutte le parti e dopo un po’ lasciano perdere. Altri dicono che sono idiozie, altri ancora si danno alla Tlt, che è il compromesso che risolve tutto con la forza, che applicata a code leggerissime consente un’alternativa. A questo punto ve la devo raccontare: pochi giorni dopo una dimostrazione di lancio mi telefonò in redazione un Pam inferocito che me ne disse di tutti i colori: concluse dicendo che gli avevo rovinato i tre anni di vita che aveva dedicato alla Tlt, e che avrebbe preferito vivere nella totale inconsapevolezza! Adoro gli umani; non ti annoiano mai. Poi, ovviamente, tanti altri migliorano. Migliorano il lancio, ovviamente, non le catture. É già qualcosa. Bene, per ora chiudiamo qui. Restano da vedere tante altre cose, poiché finora s’è parlato solo del movimento di base che deve compiere una canna e quindi della mano che l’impugna, ma non crediate che il resto del corpo se ne

Immagini dimostrative dell’evoluzione della tecnica di lancio, a sinistra: lancio da competizione in distanza del Ramusino, anni ‘60. A destra: lancio in distanza (foto da Fly Line, III speciale 2003). Nella prima s’abbassa la canna fino al terreno (oltre non è possibile), nella seconda si cerca di tenerla quanto più alta possibile. La differenza in prestazioni è grandissima, ovviamente a favore della seconda. Tuttavia certi principi fondamentali sono rimasti validi. stia lì a non fare niente: ad aumentare efficacia e potenza serviranno lo spostamento del peso del corpo, la flessione del busto e delle gambe, poi la famosa, degenerata doppia trazione. Uno spasso. Ma non solo: tutto quanto detto finora è relativo al classico lancio verticale, che poi verticale non è, è vero che s’è puntualizzato che i bloccaggi e la linearità sono comunque le basi, ma come sono i movimenti esatti nel lancio da destra, da sinistra, nel roller ed in tutte le loro varianti? Cosa credevate, di chiudere qui? Dovete guadagnarvele, le vostre tre trotelle spinnate. Comunque avevo preannunciato che partiremo dalle basi per arrivare alle vette estreme, ebbene, una vetta estrema è nella base stessa: la banalità dei due bloccaggi. Non stupitevi, viviamo grazie alla luce, ma non sappiamo ancora cos’è.

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Pollo 18  

Tecnica di lancio per fly fisherman Da Fly Line magazine 6/2008

Pollo 18  

Tecnica di lancio per fly fisherman Da Fly Line magazine 6/2008

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