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Tutta la Pallamano che vuoi. Il Giornale dell’Handball - Marzo 2018

ProprietĂ Federazione Italiana Giuoco Handball Stadio Olimpico 00135 Roma Tel: 06-87975901 Fax: 06-87975913 Pubblicazione Telematica Mensile Iscrizione Tribunale Civile di Roma 30/2012 del 13.02.2012 Direttore Responsabile Marcello Festa Redazione Matteo Aldamonte Sabrina Alessio Collaboratori Roberto Avallone Alessandro Luciani

SOMMARIO

Consiglio Federale Pasquale Loria Stefano Podini Gianni Cenzi Flavio Bientinesi Gian Luca Brasini Andrea Guidotti Anna Maria Lattuca Fabrizio Quaranta Stanislao Rubinetti Massimo Petazzi Marcello Visconti Segretario Generale Adriano Ruocco

04 Punto di non ritorno

10 Follonica chiama Italia

06 Il Mago di Umago

12 Fuoricampo: Born to be Goalkeeper

Collegio Revisori dei Conti Michele Turato Olimpia Formisano Renato Vicinanza

14 Il Veneto si tinge di rosa

Fotografie Isabella Gandolfi Vanni Caputo Archivio FIGH

08 La prima volta di Pressano

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Direttore Generale Daniele Sonego


Punto di non ritorno di Marcello Festa Gennaio in Alto Adige con le partite della Nazionale e l’Alpe Adria, febbraio in Puglia con le Final8 di Coppa Italia declinate sia al maschile che al femminile, marzo in Toscana con le Azzurre di Trillini, quindi lo show della Finali Nazionali Giovanili e i campionati di beach….La pallamano è di tutti, non di pochi e fortunati eletti, un BENE collettivo, un patrimonio nazionale da valorizzare, non certamente da occultare. Ecco, è questa, più di ogni altra, la grande SFIDA della

nuova Governance, l’impegno assunto e fino ad oggi rispettato dal Presidente Loria e dal consiglio federale. In meno di un anno dal suo insediamento, il Nuovo ha “spalmato” la sua attività su tutto il territorio nazionale riscuotendo successo e consensi, avvicinando, e in qualche caso riavvicinando, la gente al NOSTRO fantastico, straordinario ed elettrizzante sport. Al netto di Vincitori e Vinti piace rimarcare lo spirito che ha caratterizzato e ancora caratterizzerà gli impegni; un’aria fresca e frizzante, un’atmosfera piacevole, coin4

volgente, tanto pubblico sugli spalti, tanta partecipazione attiva negli impianti di volta in volta scelti e tantissima gente da casa appiccicata alla tv o al pc. Ed è questo un altro straordinario elemento di novità perché ora non bisogna faticare più di tanto per vedere la pallamano, per gioire e imprecare. I numeri registrati dopo le abbuffate video di gennaio, febbraio ed inizio marzo anche in questo caso confortano chi ha scommesso sulla visibilità della pallamano ma attraggono anche gli scettici, quelli che fino a poco tempo fa avevano il


grande e innegabile alibi della “scarsa visibilità”… Anche questo muro è stato abbattuto, anche in questo delicatissimo settore la pallamano italiana ha dato segnali di grande vitalità, vivacità. Quindi? Quindi non ci si potrà più cullare sugli allori, men che meno rilassarsi, perché a maggior ragione dopo quanto fatto e visto in questi mesi, sarà

doveroso, quasi necessario, alzare l’asticella e pensare in Grande. Dovrà continuare a farlo la Federazione, dovranno farlo ancor di più i club sapendo bene, e senza tema di smentita, di avere le spalle coperte, l’aiuto e l’incoraggiamento del Palazzo, amico di tutti ma più di ogni altra cosa amico della Pallamano Italiana…..

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107.000

Spettatori in diretta TV su Sportitalia per le finali maschile e femminile

105.000

Spettatori in 12 gare trasmesse in live streaming su PallamanoTV

500.000

Utenti raggiunti attraverso i canali digitali FIGH durante le Final8


Il Mago di Umago Lino Cervar, il tecnico della storica qualificazione dell’Italia ai Mondiali del 1997, parla a “Il Giornale dell’Handball” dopo gli Europei di Croazia 2018

di Matteo Aldamonte “Se ricordo Il Giornale dell’Handball? Naturalmente! Io dell’Italia ricordo ogni cosa”. Sarà certamente merito di un passato che lo lega in modo indissolubile al nostro paese, ma Lino Cervar mette da parte il croato e una chiacchierata per parlare – in perfetto italiano – di Italia e di Pallamano la concede sempre volentieri. “Dell’Italia ho solo bei ricordi”. E allora parliamone, mister. Mister, partiamo dal 5° posto agli Europei chiusi a gennaio, in casa. Poteva andare meglio… CERVAR: “Puntavamo al massimo, era un nostro desiderio e anche un nostro dovere. Considerando che eravamo la nazione ospitante, un po’ di delusione c’è, non lo nascondo. Non siamo riu-

sciti a realizzare il nostro sogno e quello della nostra gente, in un paese dove la Nazionale di Pallamano rappresenta qualcosa di molto importante. Ma nello Sport esistono anche le cadute, e poi il 5° posto ci colloca ancora tra le migliori squadre al mondo”.

Il suo futuro dice Croazia fino a giugno per i Play-Off Mondiali contro il Montenegro…

Che Croazia ha ritrovato?

Perciò non resterà alla guida della Nazionale?

C: “Tornavo dopo 7 anni in cui le cose sono inevitabilmente cambiate. Questa generazione di giocatori non è la stessa dei tempi d’oro, legata a campioni assoluti come Balic o Dzomba. Ma abbiamo anche avuto sfortuna, con l’infortunio di Domagoj Duvnjak, il nostro miglior giocatore e sicuramente tra i più forti a livello globale. È come se la Francia perdesse Karabatic. Credo che con lui in campo le cose sarebbero andate diversamente, ma è andata così”.

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C: “Sì, la priorità è superare questo turno e qualificarsi ai Mondiali del 2019, poi cercheremo chi potrà sostituirmi”.

C: “Sono arrivato per aiutare la squadra in questo importante momento rappresentato dagli Europei in casa. Non penso di restare dopo giugno, no”. E cosa c’è nel futuro? C: “Chi lo sa… la vita di un allenatore è fatta così, con sempre qualche novità (ride ndr)”. Veniamo a casa nostra. Se le dico “Italia”?


C: “Solo bei ricordi. Non dimenticherò mai l’Italia e soprattutto la cosa più importante: quella esperienza è stata la dimostrazione che anche una Nazionale senza una grande storia, dove la Palllamano non è tra gli Sport più conosciuti, può arrivare a competere con le squadre più forti del mondo. Ricordo la partita con la Francia, campione mondiale in carica, ai Mondiali del 1997. Ricordo quella con la Svezia, con la Norvegia. Oppure l’argento ai Giochi del Mediterraneo. Quei risultati fecero parlare della Pallamano al CONI, portarono attenzione. Quando ne parlo, provo sempre molto orgoglio per quanto fatto con l’Italia”.

“Italia? Fantastici ricordi. Molto importante che ci siano nuovi stimoli per il vostro Movimento”

Il nostro presente ci vede lontani dal vertice europeo di questo Sport, ma anche proiettati verso una crescita importante… C: “Come la vittoria contro l’Ucraina a gennaio”. Per l’appunto. Allora ci segue! C: “Sempre, porto l’Italia nel cuore. E poi un allenatore deve avere tutto sotto controllo”. Giusto. Ripartiamo dalle due vittorie alle qualificazioni Mondiali: che opinione si è fatto? C: “È sicuramente un buon risultato, che soprattutto rappresenta un progresso della Pallamano italiana. Ora dovete proseguire su questa strada. Vorrei davvero che una nazione importante come l’Italia riuscisse a progredire. È un interesse di tutta l’Europa avere tra le grandi un paese importante come l’Italia”. Anche i nostri giovani stanno ottenendo risultati importanti, mister Beppe Tedesco le avrà raccontato. E poi, sempre in tema di crescita, il prossimo anno la Serie A1 tornerà ad un girone unico nazionale. C: “Quella del campionato a girone unico è sicuramente un’ottima cosa, perché i migliori giocatori

hanno bisogno di confrontarsi in una lega di alto livello. Sarebbe poi importante una cosa: creare le condizioni per far lavorare i giovani al massimo. È necessario individuare una élite di squadre strutturate, che possano rappresentare il futuro, in termini di opportunità, per i giovani talenti. Un campionato con club strutturati diventa automaticamente attrattivo, competitivo e fa sì che la Pallamano sia un’opzione concreta per i giovani. E poi…” E poi? C: “E poi bisogna investire sugli allenatori, sulla formazione. I tecnici devono girare il mondo, vedere come la Pallamano si evolve. In Italia ci sono allenatori molto validi. E poi dovete sfruttare le qualità di base dei vostri giovani, che sono ottime. I ragazzi italiani hanno qualità psicologiche eccellenti, cultura del lavoro, doti tecniche validissime. Questa è una cosa che ho visto in prima persona”.

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Le faccio due nomi: Alessandro Fusina e Alessandro Tarafino. Gente abituata a stare ai vertici, da giocatori e ora da allenatori. C: “È vero, li seguo con attenzione e con grande piacere. Sono molto orgoglioso di vedere che i giocatori di quella generazione si stiano dimostrando allenatori importanti e in grado di accrescere il valore della Pallamano italiana”. Insomma, la nostra Pallamano è un pezzo del suo cuore... C: “Indubbiamente sì. Per questo voglio sempre il meglio per il Movimento della Pallamano italiana. Ho sentito che c’è una nuova Federazione, un nuovo Presidente, che ci sono nuovi stimoli. Questo è molto importante. Mi piacerebbe, magari, tornare qualche volta in Italia, a Roma, e incontrare i vostri allenatori, condividere le mie esperienze. Vi faccio grandi auguri per il futuro, di cuore”. Hvala, mister.


La prima volta di Pressano di Roberto Avallone

l’Albatro Siracusa, in cui i trentini hanno subito un blackout che ha rischiato di compromettere quanto di buono fatto fin lì. Dopo un mix di emozioni più negative che positive, la finale ha visto una squadra decisamente coraggiosa e temeraria che non ha concesso all’avversario, il Bolzano campione d’Italia, di rientrare mai

Ogni favola ha il suo protagonista, una bella da salvare, un cattivo da sconfiggere e un lieto fine che ci fa commuovere. La 33^ edizione della Coppa Italia maschile ha vestito i panni di una favola che in tanti aspettavano di leggere o ascoltare. Il Pressano è stato il protagonista assoluto compiendo la missione per cui ha raggiunto la Puglia: salvare la sua bella, quel primo trofeo tanto ambito fin dalla fondazione 42 anni fa, sconfiggere il nemico, quel Bolzano che a Siracusa, nel 2015, negò la prima gioia, e far commuovere i tifosi con un lieto fine tanto sperato quanto imprevedibile. Per i giallo-neri sono stati tre giorni incredibili in cui ogni gara ne ha vissute cento al suo interno. Ai quarti di finale, contro il Bologna United, è stato il momento dell’approccio superficiale, della preoccupazione per l’andamento della gara, del terrore per l’arrivo dei 7 metri e infine il sollievo per lo scampato pericolo. Un caleidoscopio di emozioni protagonista anche in semifinale, contro 8


Nella foto a destra il Presidente FIGH Pasquale Loria e il Consigliere Bientinesi consegnano nelle mani di capitan Giongo la Coppa Italia. A destra il portiere Sampaolo tra i migliori del suo Pressano. In basso Venturi e Sperti. Fasano e Conversano sono state eliminate dal Bolzano ai tiri dai 7 metri.

veramente nel match dopo l’avvio positivo. Tanti i protagonisti dell’impresa, i condottieri che hanno innalzato la bandiera di questo paesino di 600 anime gonfiandone i cuori di felicità e orgoglio. Tifosi che, negli ultimi sette anni in cui la squadra si è piazzata ai vertici della pallamano nazionale, non vedevano l’ora di urlare la

propria gioia dopo le delusioni delle finali perse in precedenza. E allora è giusto attribuire la vetrina finale a chi ha tenuto la penna tra le dita per scrivere questa pagina di Storia, senza mai mollare e credendoci fino alla fine. Il grande artefice e, ovviamente, narratore di questa favola, Branko Dumnic: “Complimenti ai miei ragazzi per la reazione dopo l’inizio difficile, l’impegno non è mai mancato e questo è stato importantissimo. Ci hanno messo il cuore in ogni gara, sono stati davvero molto bravi conquistando il primo titolo del club. Ringrazio sentitamente gli spettatori che hanno fatto il tifo per noi per tutto il match, mi hanno fatto sentire lo stesso affetto di quando vinsi il campionato proprio qui nel 2004”. E’ lui la guida che ha forgiato un grande gruppo, basato sulle parate di Sampaolo, la leadership di capitan Giongo e il senso di appartenenza dei vari Alessandrini, Chistè e Bolognani. Si dice che “la Storia è scritta dai vincitori” quindi, Pressano, benvenuto. 9


FOLLONICA CHIAMA ITALIA mente, da subito. Il passaggio del turno è cosa Divisa tra la voglia di difficile da ipotizzare. Per ritrovare la vittoria e l’esi- l’Italia, come per la Slogenza, invece, di prepara- vacchia. Se non altro, perre il futuro. La Nazionale ché Montenegro e Polonia femminile trova una dusono già fuggite a +4, plice valenza, e con essa vantaggio considerevole una doppia motivazione, in una corsa articolata in nell’impegno – doppio sole 6 tappe fra casa e anche quello – contro la trasferta. Slovacchia, valido per il “Ma noi non possiamo Gruppo 2 di qualificazione mai permetterci di consiai Campionati Europei di derare un impegno più o Francia 2018. Ad attende- meno importante”, ammore le azzurre saranno pri- nisce Riccardo Trillini, il ma il Palagolfo di Folloni- Direttore Tecnico azzurro. ca, nella sfida casalinga Che a Follonica ritroverà del 21 marzo (ore 18:15 – una squadra finalmente diretta Sportitalia), e poi, il completa, con le giocatrici 24 marzo, la città di Sala. provenienti dalla Serie A1 Meglio parlare chiaraitaliana protagoniste del di Matteo Aldamonte

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rush finale del campionato e, in aggiunta, con le buone notizie provenienti dall’estero. Leggi: Anika Niederwieser che segna 7 reti in Champions League al Buducnost e Angela Cappellaro che centra la promozione nella Eliteserien norvegese con lo Skrim Kongsberg. Unica nota stonata, l’infortunio alla mano rimediato in Coppa Italia e ancora tutto da smaltire per Bianca Del Balzo, altra pedina rilevante nello scacchiere dell’allenatore marchigiano. “L’importanza di queste due partite contro la Slovacchia è legata, in primo


luogo, alla necessità di preparare nel migliore dei modi i Giochi del Mediterraneo di giugno, nostro obiettivo concreto”, spiega ancora Trillini. “Per noi ogni allenamento, ogni partita sono fondamentali, tanto più che parliamo sempre di una qualificazione europea in cui ogni punto vale per il ranking”. Una sola apparizione agli Europei, nel 2014, per la Slovacchia, che invece ha ceduto il passo all’Ungheria nei Play-Off Mondiali del giugno scorso, disputati (e persi) anche dall’Italia contro la Serbia. “Sono un’avversaria alla portata, ma comun-

que con alcune giocatrici sicuramente importanti”, dice Trillini. “Come noi, però, hanno poche speranze di passare il turno, per cui sarà una partita che dovremmo giocare ad armi pari e che per noi sarà molto utile per un motivo particolare”. Ovvero? “Mi aspetto di riuscire a vedere un’impronta di gioco tangibile, evidente, che non siamo riusciti a mostrare invece in altre partite, come contro l’Olanda o contro la Polonia, dove il divario tecnico non ci ha permesso di scendere in campo con personalità. Su questo punto mi aspetto delle risposte, 11

perché siamo in ritardo”. Sulle singole: “Sono curioso di vedere come arriverà Laura Rotondo dopo questi primi mesi in Svizzera. Lei è una giocatrice importante per noi”. Follonica, intanto, chiama l’Italia. Al Palagolfo, il 21 marzo, l’atmosfera sarà quella delle grandi occasioni. Il richiamo della Nazionale da quelle parti crea sempre grande richiamo. La Toscana della Pallamano è pronta, allora, a unirsi sotto un unico grido: forza, Azzurre.


FUORICAMPO di Sabrina Alessio

Born to be GOALKEEPER Solo poche apparizioni con la Nazionale Seniores di Riccardo Trillini e il nome del neoazzurro Domenico Ebner e’ già sulla bocca tutti. Ma chi e’ il portierone italo-tedesco, nato a Friburgo e in forza al Bietigheim, che ha conquistato pubblico, critica e compagni di squadra? 12


Un italiano ancora acerbo e l’Inno di Mameli cantato a squarciagola davanti al pubblico del Pala Resia di Bolzano. Ventiquattro anni ancora da compiere, 192 cm di pura energia, un soprannome “Mimmo” che tradisce le origini pugliesi della mamma Rita. Parate importanti. Personalita’ e spirito di gruppo. Abbiamo chiesto al portiere Azzurro di raccontarci attraverso le lettere della parola Goalkeeper un po’ di se’ e non e’ stata una sorpresa trovarlo divertito, disponibile ed entusiasta di prestarsi al gioco. Quindi senza indugio, ecco Domenico Ebner. G come Germania, tuo paese natale, dove sei nato e cresciuto e dove tuttora vivi. Vivo nel sud della Germania. Sono nato a Friburgo, precisamente a March che si trova a circa 8 chilometri a nord-ovest dalla città. Ho vissuto lì fino a un anno e mezzo fa. Da quando gioco per l’SGBBM vivo a Bietigheim, una piccola città bellissima a circa 20 km a nord di Stoccarda in cui mi trovo davvero molto bene. O come Origini, radici. Mia madre è italiana e mio padre tedesco. I miei nonni materni sono originari di Trani, una piccola città vicino Bari, e si sono trasferiti in Germania per motivi di lavoro. Al contrario, la mia famiglia da mio padre è di Friburgo anche se i miei antenati probabilmente vengono dall’Alto Adige. Sfortunatamente, a differenza di casa di mia nonna Maria nella quale si parlava in italiano, a casa mia abbiamo parlato sempre e solo in tedesco. Infatti il mio obiettivo adesso è imparare l’italiano. A come Amore. Sei fidanzato? Quali caratteristiche deve avere la tua donna ideale? Al momento sono single. Il mio grosso problema è la pallamano... le donna dovrebbero capire che la amo e che per nessuna donna, rinuncerei a giocare. In ogni caso la mia donna ideale è sicuramente atletica. L come Lavoro. Lavoro part-time nell’ufficio distrettuale di Friburgo nel dipartimento IT. Dato che Friburgo è a 2 ore di macchina da Bietigheim, svolgo le mie attività principalmente da casa. Il lavoro è molto importante per me perché la pallamano non mi darà un reddito per tutta la vita e, inoltre, ho anche bisogno di fare altro oltre che giocare...se dovessi passare le giornate ad aspettare l’ora dell’allenamento, mi annoierei. Certamente ci sono anche giorni stressanti... quando ci alleniamo sia al mattino che alla sera, mi

capita di andare dall’allenamento direttamente alla scrivania e dalla scrivania direttamente in allenamento. K come Küche, cucina. Italiana o tedesca? Preferisco decisamente il cibo italiano! Adoro la pizza, la pasta e l’olio d’oliva. Ma qui in Germania cucino molto per me stesso e quindi provo a nutrirmi in modo sano. E come Entusiasmo. Tutti sono colpiti dal tuo carisma e dal tuo entusiasmo. Da dove vengono? Adoro questo sport! Perciò do sempre tutto e voglio dimostrarlo. La pallamano non è uno sport individuale e, anche se in Italia potremo non avere i migliori giocatori, siamo una grande squadra. Ognuno deve mettere da parte le proprie esigenze personali in modo che il team abbia successo e, anche quando non gioco, ci tengo a dare il mio contributo e supportare i miei compagni di squadra. E come Errori. Un portiere come gestisce l’errore? Essere un portiere nella pallamano è più facile che nel calcio. A causa della rapidità del gioco e delle tante reti, come portiere ho più possibilità di distinguermi e pertanto é importante riprendersi velocemente dall’errore e concentrarsi sull’azione successiva. P come Pazzia. In generale si dice che i portieri sono un po’ pazzi. Qual è la tua opinione? Pazzia? Io non mi definirei pazzo. Capisco che vedere palloni lanciati verso il portiere a 120 km / h, faccia pensare che siamo pazzi. Ma se sei cresciuto con la pallamano e sei abituato a tutto ciò, ti assicuro che non c’è momento migliore nella pallamano di quando recuperi una palla decisiva negli ultimi secondi di gioco. E come Esempio. Chi è un esempio per te? Un mio grande modello di comportamento è Henning Fritz, un portiere tedesco che ha vinto la Coppa del Mondo con la Germania nel 2007. Fritz è un ragazzo che ha continuato nonostante le battute d’arresto, non si è mai arreso e ci ha sempre creduto. Ha anche un carisma pazzesco che mi ha colpito fin da quando ero giovanissimo. R come Rito. Ne hai qualcuno? Oh sì...ne ho più di uno! Guardo sempre quattro match dei miei avversari prima di ogni partita. Un pisolino è d’obbligo prima di ogni incontro. La mia borsa deve sempre essere confezionata sempre allo stesso modo e molto altro...

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IL VENETO SI TINGE

di ROSA

di Alesandro Luciani

Il nostro viaggio attraverso la penisola ci porta in Veneto alla scoperta delle eccellenze in campo femminile. La pallamano, specialmente quella in rosa, non ha storicamente la cassa di risonanza che hanno altri sport anche se negli ultimi anni vanta un sempre maggiore interesse a livello mediatico e con la volontà di persone che vogliano investire risorse economiche e tempo può solamente che crescere. Sotto quest’aspetto si registra la particolare effervescenza del Veneto che dopo i fasti del Dossobuono targato Montoro-Trespidi e la straordinaria stagione del Mestrino è ritornato nuovamente ai vertici grazie all’Olimpica Dossobuono e la Pallamano Oderzo. La storia dell’Olimpica del presidente Marco Beghini inizia nell’estate del 2007 in seguito alla scissione all’interno dell’allora Pallamano Dossobuono. Un gruppo di dirigenti decide di

trasferire l’attività agonistica maggiore a Vigasio, abbandonando così la storica piazza di Dossobuono e fu allora che un 14

gruppo di genitori e dirigenti del settore giovanile decisero di dar vita all’attuale Pallamano Olimpica Dossobuono. Un


cammino fatto di alti e bassi che ha comunque portato la squadra affidata attualmente alla guida tecnica di Roberto Escanciano Sanchez sino all’attuale consolidamento in massima serie. Altra storia è quella della Pallamano Oderzo, matricola terribile che al suo primo anno di massima serie sta letteralmente sbaragliando la concorrenza ed è in piena lotta per l’accesso ai play off scudetto. In estate la società cara al presidente Pierluigi Balzano non ha badato a spese ed ha allestito un roster di tutto rispetto, capace di arrivare sino alla finalissima di Coppa Italia e la sensazione è che il cammino verso la gloria sia appena cominciato…Dossobuono e Oderzo rappresentano, però, soltanto il vertice di un movimento imponente che trova nella seconda serie Nazionale una straordinaria cassa di risonanza. Capofila è il Cellini Padova del “sempreverde” Mauro Marchionni lanciatissimo verso la Final8 promozione e con grosse chances di poter, l’anno prossimo, serie affiancare Dossobuono e Oderzo in massina serie. Ad ostacolare il cammino c’è, però, il Mestrino guidato da Andrea Reghellin che dopo l’amara retrocessione dello scorso anno sta lottando

e sudando per conquistare nuovamente la promozione. In un derby teso e ricco di emozioni e colpi di scena, l’Alì Mestrino è riuscita ad imporsi di misura sulle rivali della capolista Cellini, riaprendo il campionato in vista della fase ad orologio. Discorso apertissimo… Proseguendo nel nostro viaggio c’imbattiamo nelle Guerriere Malo, società nata nel 2011 dalla scissione dalla Pallamano Malo e che può vantare nella sua bacheca ben 4 scudetti Under 14 femminili ed un titolo tricolore (2017) anche nella categoria Under 12 femminile. La società Guerriere Malo può contare su oltre 70 atlete tesserate, partecipa a tutti i campionati giovanili ed alla serie A2 femminile. Infine la Pallamano Musile nata nel 1980 da un progetto scolastico grazie a due insegnanti della Scuola Media Statale “ Enrico Toti. La nuova Pallamano Musile è ripartita nel 2012 grazie ad un gruppo di ex giocatori e genitori. Il nuovo presidente Chanaà Ghassan ha rimodernato e cambiato volto al club che nelle ultime due stagioni ha disputato quattro campionati giovanili, un torneo di serie A2 maschile ed un torneo di serie A2 femminile.

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A sinistra Duran, trascinatrice dell’Oderzo. In alto Stefanelli, cresciuta a Mestrino e ora a Dossobuono. In basso un’azione del Cellini che ha nelle sorelle Djogap il suo punto di forza.


Il Giornale dell'Handball - Marzo 2018  

La rivista della Pallamano italiana torna con il numero di marzo 2018.

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