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estate 2014

Un universo di richiami

Magazine

Il segreto degli anelli

Temerari in corda

La tragedia dimenticata


una grande famiglia

i consideriamo felici di poter fare il più bel mestiere del mondo, per c avere l’opportunità di farlo con libertà, con le nostre risorse, per poter sperimentare e mettere in campo ogni inventiva, sfida, battaglia che ci capita

di dover affrontare. Cosa c’è di più stimolante? siamo testimoni privilegiati della nostra terra, del nostro tempo, possiamo essere gli interpreti di migliaia di famiglie e della natura che ci circonda, con la consapevolezza e il piacere di essere fiemmesi e fassani. il nostro scopo è anche di sensibilizzare la gente nei confronti di coloro che non possono parlare, con articoli e immagini di straordinaria efficacia. alle volte capita di innamorarsi di una parola. e ci vien da pensare, per esempio, che ConDiviDere sia una di queste: precisa, raffinata, assolutamente elitaria! e siccome noi pensiamo che una rivista dev’essere anche una sorta di fiabesca grotta di alì Babà, traboccante di scoperte e meraviglie, ecco che l’iDea rappresentata dalla parola ConDiviDere va recepita e utilizzata come un’esortazione magica che apra il “sesamo”. ma per “condividere” abbiamo bisogno di voi tutti: lettori, collaboratori e inserzionisti, che siete fonte di scambio e sostegno. Ci facciamo da parte lasciandovi alle pagine di f&f, con l’auspicio che la lettura colga la vostra curiosità e divenga stimolo all’approfondimento.


aNtePrima

Crediti da scrivere in grande: Fotografia e cartolina sono stati gentilmente concessi da Maurizio Tonat

galizia 1914 - soldati austriaci con mitragliatrice russa catturata al nemico.

graNde guerra

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a Galizia divenne immediatamente dopo lo scoppio della guerra (agosto del 1914) un immenso campo di battaglia che vide il massacro di migliaia di soldati provenienti da ogni angolo dell’impero Austro-Ungarico, inclusi i Kaiserjäger tirolesi di lingua italiana. Gli alti comandi del Kaiser consideravano la Galizia nodo strategico essenziale per l’avvio di ogni azione militare contro l’Impero russo dello Zar Nicola II Romanov. Specularmente gli stessi alti comandi zaristi ritenevano questa ragione della massima importanza, in virtù della sua favorevole posizione geografica che avrebbe permesso, all’esercito dello Zar, di sferrare un’offensiva direttamente nel cuore degli Imperi Centrali determinandone la caduta. Tarnow – Galizia Li 3 – X – 14 Avette i miei più cordiali salutti benche lontano dalla Patria inmezzo alle tribolazioni e di strapazi mi si ricordo volentieri sovente de chi forse non pensa piu. Rinnovo salutti oggi credo di partire dove ariviamo non so Salutti in casa C. Lagnol

Cartolina del soldato Cirillo lagnol di Canazei, reclutato tra le file dei soldati dell’esercito austro-ungarico in galizia, inviata alla consorte maddalena Dantone di alba di Canazei

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Anteprima

Parchi Naturali: patrimoni da salvaguardare

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e aree protette in Dolomiti rappresentano l’eccellenza del paesaggio, della struttura geologica e della biodiversità. In Fiemme e Fassa è protagonista il Parco di Paneveggio Pale di San Martino (istituito nel 1967), che si estende per circa 2700 ettari: dalle rocce vulcaniche del Lagorai, alla Catena calcarea delle Pale. Ai piedi di queste maestose pareti si sviluppano foreste da sogno. Si tratta di estensioni in prevalenza di abete rosso (85%) con esemplari che superano i 45 metri di altezza. Piante che, grazie all’esclusiva capacità di “risonanza”, fornivano la materia prima ai più grandi liutai del mondo tra i quali Antonio Stradivari. Tra la fauna che popola questo incredibile regno prevale la presenza del cervo, ruminante artiodattilo della famiglia dei Cervidi, reintrodotto nel 1964 e che a oggi conta 800 capi. È un animale imponente ed elegante, alto fino a un metro e mezzo. Quello che più colpisce nei maschi sono le corna (le femmine ne sono prive), che posso raggiungere il metro d’altezza con trofei ramificati che contano fino a venti punte. Nel periodo degli amori, tra settembre e ottobre, i palchi raggiungono la loro piena funzionalità e servono per sostenere



lotte furiose per il dominio delle femmine e del territorio. Dopodiché cadono per ricrescere in primavera. Tra gli altri grandi mammiferi presenti nel Parco troviamo il capriolo e il camoscio che con l’aquila reale è sovrano delle alte quote. Uno specifico settore della foresta è stato destinato a Riserva speciale del gallo cedrone, grosso e possente Tetraonide che può misurare in lunghezza dai sessantacinque ai settanta centimetri, con un apertura alare di un metro e trenta. Estinto dalla maggior parte delle foreste delle Alpi, in questo territorio trova le condizioni ideali per vivere tranquillo e riprodursi. Volpi, faine, tassi, ermellini, donnole, scoiattoli, lepri, marmotte, galli forcelli e pernici bianche completano l’eccellenza faunistica di quest’area protetta. In questi ultimi anni il Parco è stato attraversato da grandi predatori come il lupo e lo sciacallo dorato, quest’ultimo proveniente dalle grandi distese dell’Eurasia. Non possiamo mancare l’occasione di visitare e apprezzare uno scenario simile. Territorio indispensabile per la tutela di molte specie. Se desiderate maggiori info consultate il sito: www.parcopan.org





estate 2014

sPort&comPaNy

Paradiso aNimale

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Un universo di richiami 18 Sulle ali dell’Averla piccola

amBieNte 32 40 52 55

Il segreto degli anelli Funghi: equilibrio dei boschi La montagna è scuola A spasso in sicurezza

Bike: tour a due ruote 68 Consigli per una mezza giornata di pioggia 74 Ciack si gira… con un euro 76 Cammina, corri, pedala

Fatti e volti 48 Richard Löwy

musei

78 Buon Compleanno MUSE 56

Dolomiti: sculture di roccia rePortage dal Passato 22 Temerari in corda 36 Gli antichi Bagni di Cavelonte 44 La tragedia dimenticata Fiemme&Fassa Magazine estate 2014 di Mirco Rigoni e Sofia Brigadoi

Direttore Editoriale: Sofia Brigadoi

Iscr. Tribunale di Trento nr. 8/14 del 27/05/2014

Redazione e Marketing Sofia Brigadoi Mirco Rigoni Luigi Casanova

fiemmefassamagazine@gmail.com

iNFormativi Progetto e impaginazione: Rosanna Cori Area Grafica - Cavalese www.areagrafica.tn.it info@areagrafica.tn.it

80 Stampa: Tipolitografia Alcione Lavis

In copertina: Senza titolo di Renato Ceolan

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paradiso animale

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un universo di richiami sofia Brigadoi

Si prova un senso di tregua con il mondo davanti alle opere del fotografo naturalista di Predazzo. D’un tratto trascinati in una dimensione appassionante. Inghiottiti dall’immagine. Isolati. Non ci sono suoni a collegare ciò che vedi, eppure li puoi percepire. Sono richiami che prendono forma nel profondo del tuo cuore. Gli scatti di Delli Zotti portano a te l’universo, si torna alle origini, dove tutto ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso. Sei terra e nel contempo cielo

L’

immagine che vedete è il compimento di un’attesa. Una volontà cresciuta in Flavio fin da piccolo quando, dalla baita dei nonni a Gardonè, osserva per la prima volta con attenzione il volo di un’aquila. Percepisce la distanza che li separa, invalicabile. In lui nasce il desiderio di poter cogliere a poca distanza la maestosità di quegli splendidi e solitari volatili che accarezzano le cime delle montagne. Quel giorno è arrivato. Siamo a fine gennaio del 2014. Per compiere

il disegno germogliato nel suo cuore quasi cinquant’anni prima, ci sono voluti tre anni di appostamenti, senza mai cadere nel grave errore di disturbare l’animale, una filosofia che da sempre guida la sua passione. Eppure in una gelida mattina di gennaio accade: un’occasione unica. La macchina fotografica è pronta, lo scatto avviene. Perfetto. La distanza è stata annullata, a comprova che nulla è impossibile se ci metti cuore, pazienza e rispetto per la natura.

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L’intento del fotografo era quello di catturare in controluce il palco ancora in velluto del capriolo. Intento perfettamente riuscito: l’ungulato appare quasi irreale, avvolto in una luce magica, il maso scuro e sfuocato alle spalle ne esalta i profili, mentre le corna color rosa irradiano il suo muso. A coronare un’immagine già perfetta ci pensano i primaverili crochi bicolore, che fanno bella mostra di sé nei pascoli di Malgola. La mia volontà non è solo quella di evocare la magnificenza e l’energia della natura. Mi propongo un’altro obiettivo: quello di condurre l’osservatore ad avere una maggiore conoscenza e di conseguenza attenzione nei confronti della straordinaria diversità e ricchezza dell’ambiente naturale di queste vallate. Se questo mi riuscisse mi ripagherebbe di tutti gli sforzi fatti… sempre per passione! Flavio Delli Zotti

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I tre volpacchiotti fanno parte di una cucciolata assai numerosa: mamma volpe ne ha messi al mondo addirittura sei, fatto inusuale per questa specie che a queste altitudini solitamente partorisce al massimo tre o quattro piccoli alla volta. Flavio si trovava a VardĂ be, un alpeggio di rara bellezza che si apre a ventaglio sul Monte Feudo a circa 1800 m di altezza.

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flavio Delli zotti è un fotografo naturalista. la sua carriera inizia nel 1978 e da allora i suoi scatti sono divenuti parte integrante della bellezza di queste vallate. nel 2010 viene pubblicato il volume “luci Colori emozioni”, album fotografico realizzato con altri due fotografi naturalisti di predazzo, gerardo Deflorian e riccardo Demartin. una chicca che racchiude le immagini più significative di anni di lavoro. numerose le mostre alle quali hanno partecipato, riscuotendo un successo di pubblico e critica.

La foto che vedete è stata scattata sul versante nord di Cima Juribrutto. La Pernice bianca è uno dei simboli delle nostre montagne, infatti vive oltre i 1.800 m. D’inverno presenta un piumaggio candido come la neve e il becco, corto e robusto, è nero. D’estate il piumaggio assume varie tonalità di grigio, stratagemma messo in atto per mimetizzarsi con l’habitat dei porfidi grigi che la circonda. Anche il becco assume un altro colore e diventa marrone.

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foto: R. Maistri - arch.MUSE

Paradiso aNimale

Un’averla piccola racconta il suo volo migratorio dai quartieri di svernamento situati nell’Africa tropicale al Trentino dove ha scelto di nidificare

sulle ali dell’averla piccola Francesca rossi

museo delle scienze di trento

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to volando da qualche ora, un vento tiepido leggero mi spinge verso Nord e quando sento un po’ la stanchezza mi lascio trasportare. Il primo quarto di luna in questa notte di maggio mi illumina un strada che conosco bene, sono un’averla piccola di ormai tre anni, sotto di me il nastro argentato del fiume Adige che mi condurrà quasi alle porte di casa è ormai una certezza e una rassicurazione. È l’alba, il caldo sole primaverile quasi mi infastidisce spuntando all’improvviso dietro i forti bastioni delle Alpi. Ormai sono entrata, sotto di me la terza grande barriera da attraversare prima di giungere a casa. Ripenso con orgoglio che appena quattro giorni fa ho attraversato le roventi sabbie del deserto del Sahara, per fortuna ho potuto riposare di giorno all’interno di una provvidenziale oasi, ho mangiato succulente cavallette e bevuto fresca acqua di sorgente e poi via verso Nord.

Ho lasciato con timore le coste africane per lanciarmi con il mio gruppo di amici sulle insidiose acque del mar Mediterraneo. All’improvviso un forte vento occidentale ci ha travolti portandoci fuori rotta, spingendoci verso l’acqua che alzandosi con onde furiose cercava di ghermirci e qualcuno non è riuscito a risollevarsi, ma io ce l’ho fatta avevo mangiato bene in Malawi, prima di intraprendere il mio viaggio e poi nella piccola oasi e avevo accumulato grasso, il carburante che mi ha permesso di superare la tempesta. Non appena ho scorto le coste delle piccole isole che aprono le porte all’Italia ho sospirato e mi sono quasi gettata nei cespugli di cisto di quel piccolo lembo di terra che chiamano Pianosa. Intorno a me tanti amici sfiniti dalla tempesta e dalla fame cercavano un posto per riposare, un posto per morire. Io e tantissimi altri per fortuna cercavamo cibo, nuova energia per continuare il viaggio. Accanto a


ripenso con orgoglio che appena quattro giorni fa ho attraversato le roventi sabbie del deserto del sahara

me una capinera aveva la testa completamente gialla sporcata dal polline della crucifera nei cui fiori aveva introdotto la testa per cibarsi del nettare, intanto io ero alle prese con la cattura di un grasso maggiolino che non voleva saperne di farsi acchiappare, ma io non sono una sprovveduta e lanciandomi col becco dall’alto su di lui l’ho preso, è un sistema che imita quello che usano i falchi per catturare noi piccoli passeriformi, ma io ho visto che posso utilizzarlo, basta che per ghermire la preda usi il becco e non gli artigli che la natura non mi ha fornito. Dopo questo lauto pasto ho potuto riprendere il viaggio, accompagnata da altri quattro amici, finalmente ho ritrovato la terra ferma e con essa la certezza di poter trovare un rifugio in caso di brutto tempo. E

e finalmente eccomi qui all’inizio delle alpi

finalmente eccomi qui all’inizio delle Alpi, i miei amici dovranno attraversarle per arrivare fino in Germania, io invece sono più fortunata perché entro sera sarò arrivata, è per questo che adesso devo salutarli, scendono alle Foci dell’Avisio perché ci sono numerosi arbusti e prati ottima area di caccia per noi averle che amiamo appostarci su posatoi dai quali scorgiamo le prede che poi cerchiamo di ghermire. Io invece seguo il piccolo Avisio che mi porta all’interno della Val di Cembra e dei suoi costoni in porfido, qui devo stare attenta a schivare il solito falco pellegrino che nidifica nei pressi e che già lo scorso anno ha tentato invano di prendermi. Per evitare i predatori alati mi tuffo verso i vigneti che seguono la valle fino a scorgere in lontananza il Lago di Stramentizzo, costeggio lo specchio d’acqua e mi fermo a bere in una piccola pozza d’acqua ai piedi di un grosso masso. Sono stanca ma sento che

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guardo le stelle che mi hanno accompagnato durante il viaggio e mi rifugio nella pace del meritato riposo

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ormai manca poco. Riparto direzione Nord, supero Molina di Fiemme e in un battito d’ali sono giunta, i prati che circondano Cavalese interrotti da file di arbusti e gruppi di alberi, case sparse, questa è la mia casa. Ritrovo il biancospino nelle cui spine ogni anno infilzo le mie prede (grilli, cavallette, coleotteri sono i miei preferiti) la mia scorta di cibo, lo so che non è molto bello da vedere ma significa vita per me, per la mia compagna e per i miei piccoli durante la stagione estiva. Adesso posso riposarmi, il mio consueto posatoio un ramo secco sporgente di una rosa canina; guardo le mie penne che hanno bisogno di essere aggiustate, hanno svolto al meglio il loro compito di farmi volare ancora una

volta fino a casa ma ora devono diventare belle e splendenti, fra un poco arriverà la mia compagna e devo essere la più bella di tutte le averle piccole che nidificano in questa conca. È sera ormai e finalmente questa notte non dovrò volare, sono arrivata, ho ritrovato il mio territorio intatto, non tutti però sono stati così fortunati, l’averla che nidifica vicino a me ha dovuto spostarsi, dove lo scorso anno c’era un bel prato con il suo arbusto di ribes nero ha trovato una grande costruzione in muratura piena di uomini urlanti. Salutandomi si è allontanata, spero trovi presto un altro luogo dove nidificare. Guardo le stelle che mi hanno accompagnato durante il viaggio e mi rifugio nella pace del meritato riposo.


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reportage dal passato

Temerari in corda Dall’albo degli eroi che hanno reso celebri le Dolomiti Cristina Marchetti

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ei tempi antichi l’uomo, che pure frequentava la montagna per motivi di sopravvivenza o religiosi, aveva tuttavia con essa un rapporto reverenziale, suscitato dal timore per quel mondo sconosciuto. A parte singoli eventi, fino alla fine del 700 l’ambiente montano non aveva riscosso interesse nell’uomo, in quanto privo di risorse, pericoloso e ritenuto popolato da creature sovrannaturali. È stato solamente durante l’Illuminismo che è nato l’alpinismo, inteso tuttavia non ancora come attività sportiva, questa è stata una conquista dell’uomo moderno, ma come cultura che esaltava la ricerca scientifica e la conoscenza della natura. Nel 1786, anno della conquista alpinistica del Monte Bianco da parte di Jacques Balmat e del dottor Paccard, le Dolomiti erano ancora

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del tutto sconosciute, ma era solo questione di tempo prima che conoscessero le luci della ribalta. È stato soprattutto grazie alla guida edita nello stesso anno a Londra da Murray dal titolo “A handbook for Travellers in Southern Germany” che queste nostre montagne, adesso conosciute in tutto il mondo, insignite addirittura del riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, hanno incominciato a suscitare interesse, grazie alle affascinanti descrizioni che vi si potevano leggere, dove si parlava di vette slanciate, guglie, creste seghettate e dentellate, pareti incombenti verticalmente sulla valle, dalla colorazione giallastra o biancastra. Per circa un secolo i soli visitatori furono quasi solo inglesi: naturalisti, geologi, botanici, fino a quando non arrivò sir John Ball che


nel 1857 scalò il monte Pelmo, 3168 m., dando così inizio alla conquista vera e propria delle Dolomiti. In seguito moltissimi altri alpinisti si cimentarono in scalate perigliose e affascinanti, conquistando una dopo l’altra cime inviolate fino a quel momento. Le Dolomiti hanno ispirato anche la pittura e la fotografia. Molti appassionati di letteratura alpinistica conoscono Edward Theodore Compton, pittore e alpinista, che tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 ha raffigurato centinaia e centinaia di vette. Molti dei suoi acquerelli originali, permeati a un tempo di realismo e romanticismo, sono conservati nel Museo dell’Alpenverein a Innsbruck. Accanto ai pionieri dell’alpinismo c’è anche un antesignano della tecnica fotografica, il fassano Franz Dantone Pascalin, considerato il primo grande fotografo delle Dolomiti. Nella

seconda metà dell’800, spinto dall’amore per i suoi monti e da uno spiccato senso estetico, dopo aver ritratto con l’ingombrante attrezzatura dell’epoca ogni angolo della sua valle natia, fotografò tutte le valli delle Dolomiti occidentali spingendosi fino alle valli del torrente Aurino. Da questi input molto diversi tra loro hanno preso il via tutte le scienze naturalistiche e biologiche e la classificazione di piante e animali ha costituito la base per la nascita dell’estetica del pittoresco. Ha incominciato a diffondersi un sentimento di apprezzamento per boschi, valli, monti, per il paesaggio dunque, in risposta a un nuovo bisogno, la solitudine, da cui ha avuto origine il concetto di sublime, di fuga dalla civiltà, di ritorno a una natura incontaminata.

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Dall’alpinismo al turismo, Theodor Christomannos

Il padre delle guide alpine fassane, Luigi Rizzi

Theodor Christomannos con una guida e i coniugi Neruda

Ritratto di guide fassane alla fine dell’Ottocento

Da paradiso per studiosi e alpinisti, a paradiso turistico, il passaggio è stato breve. Fu l’austriaco di origini greche Theodor Christomannos (1854 – 1911) tra i primi a rendersi conto dell’enorme potenziale che aveva il territorio montano: è conosciuto e ricordato infatti per aver avuto l’intuizione di costruire la strada che collega Bolzano con Dobbiaco e Cortina d’Ampezzo attraverso il territorio dolomitico. La Grande Strada delle Dolomiti, percorribile a cavallo, a piedi, in carrozza, con le prime automobili, fu realizzata all’inizio del Novecento e ancora oggi è utilizzata da turisti di tutto il mondo. Dopo la sua morte, ai piedi del Catinaccio, sul sentiero che conduce al rifugio Roda di Vael, fu eretto in ricordo di Christomannos un monumento di bronzo raffigurante un’aquila che si può vedere ancora oggi.

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La stimolo a scalare le vette inizialmente venne da persone non residenti in montagna appartenenti a classi agiate, con motivazioni per lo più scientifiche, tuttavia in questa fase fu fondamentale il contributo degli abitanti del posto, le future guide alpine che, grazie alle loro conoscenze dell’ambiente, finirono con l’essere indispensabili. Una tra le più celebri figure di questo periodo, conosciuto come il padre delle guide alpine della val di Fassa, fu Luigi Rizzi (1869 – 1948). Nato a Campitello di Fassa, tra il 1895 e il 1913 aprì oltre 60 vie diverse in arrampicata libera, dal momento che i primi chiodi furono usati solo dal 1899. La sua maggior impresa alpinistica fu senz’altro la via sulla parete sud della Punta Pian de Sas, nota come Camino Rizzi, aperta nel 1908.

foto: Franz Dantone Pascalin


Tita Piaz, passione allo stato puro

Verso la fine dell’Ottocento, proprio quando veniva completata la scoperta delle Dolomiti e iniziavano le fortune turistiche della val di Fassa, si presentò sulla scena un personaggio unico nel suo genere, che ben presto diventò protagonista assoluto dell’alpinismo, il fassano Giovanni Battista Piaz de Pavarin, meglio conosciuto come Tita (1879 – 1948). Tita Piaz nella vita ebbe due grandi e incontenibili passioni: il teatro e l’arrampicata. Quest’ultima ben presto prevalse su tutto il resto. Il suo modo di arrampicare fu del tutto originale e spregiudicato, tanto che caratterizzò un’epoca e impostò un modello di arrampicata valido e ammirevole ancora oggi. Il suo curriculum è ricco di imprese impossibili e spettacolari, come la prima sulla parete ovest del Totenkirchl nel 1908, suggerite da una brillante e imprevedibile fantasia e da

una personalità forte e istintiva, che gli fece guadagnare l’appellativo di “Diavolo delle Dolomiti”. Quelli di cui abbiamo parlato sono solo alcuni degli uomini che con le loro idee, conoscenze e passione hanno reso fama alle Dolomiti. Molto può ancora essere fatto per queste montagne straordinarie, non resta che stare a vedere, sperando che l’uomo da scopritore, non ne diventi distruttore.

Tita Piaz, il Diavolo delle Dolomiti

Foto archivio dell’Union di Ladins de Fascia

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FIEMME

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foto orlerimages.com

sport&company

Fiemme e Fassa in mountain bike

Giri di ruota tra scenari incantevoli Sei gli itinerari proposti tra paesaggi scolpiti nella roccia e vallate fiorite

Koris Sommavilla Istruttore MTB / Stefano Martinello Accompagnatore MTB

val di fiemme Giro del Latemar Tempo di percorrenza: 3-4 ore Chilometri: 40 km Difficoltà: media

Descrizione generale

Giro completo attorno allo splendido massiccio del Latemar, spettacolare gruppo dolomitico caratterizzato da bellissime pareti di roccia. Percorso quasi interamente su strade e sentieri sterrati che ci vedrà attraversare bellissimi paesaggi caratteristici del Trentino e dell’Alto Adige, affiancando il magico Lago di Carezza.

Descrizione tecnica

Da Moena si scende lungo la pista ciclabile della valle, e dopo circa 7 km raggiungiamo la stazione di partenza della cabinovia “Latemar”, il primo dei due impianti che salgono in quota nei pressi del Latemar. Risalito il primo impianto e risalita anche la seconda seggiovia raggiungiamo il Passo Feudo. Dal Passo saliamo per circa 150 metri di dislivello sul sentiero n. 516 per raggiungere il sentiero n. 22 che costeggia le pendici occidentali di Cima Valbona, di Cima Valsorda, e del Corno d’Ega. Al km 15,1 raggiungiamo il bivio con il

sentiero n. 18 al quale giriamo a sinistra e scendiamo fino a un incrocio con una sterrata nei pressi della Malga Laner. Da qui risaliamo su strada sterrata. Poco prima della fine della sterrata giriamo a destra in salita su un sentiero che ci riporta sul tracciato n. 22, seguendo il quale scendiamo alla sterrata n. 21. Giriamo a destra su questo tracciato che, prima in leggera salita, poi in discesa in direzione di Pievalle, ci consente di raggiungere la sterrata n. 14, che costeggia la propaggine nord-occidentale del Latemar. Al km 22, in prossimità di un bivio, teniamo la destra e saliamo su strada sterrata. Al km 23,9, a un trivio, teniamo la sinistra in discesa, in direzione Lago di Carezza. Al successivo trivio risaliamo sulla sterrata n. 11 per tornare sul sentiero n. 21 che ci consente di raggiungere il Passo Costalunga. Giunti al Passo di Costalunga, alla fine della strada asfaltata pianeggiante, sulla sinistra troveremo un incrocio e una nuova strada sterrata che ci farà concludere il giro riportandoci all’abitato di Moena. Il giro può essere fatto anche in senso anti orario eliminando l’utilizzo d’impianti di risalita. Tuttavia la discesa dal Passo Feudo su strada cementata è molto ripida e impegnativa.

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foto orlerimages.com

val di fiemme GIRO DEL MONTE AGNELLO Tempo di percorrenza: 4-5 ore Chilometri: 27 km Difficoltà: media

Descrizione generale

Percorso molto interessante dal punto di vista ciclistico, con poche difficoltà tecniche e dall’impegno fisico contenuto. Gran parte del dislivello da superare si evita infatti grazie all’utilizzo degli impianti di risalita del Passo Feudo. I tratti in salita da pedalare non sono impegnativi, svolgendosi sulla pista ciclabile e su facili sterrate. L’unica difficoltà è data da una breve salita piuttosto ripida su una pista da sci, dove è necessario spingere la bici. I panorami sono caratterizzati dai paesi curati e dai verdi rilievi boscosi della Val di Fiemme e dell’Alpe di Pampeago, e dalle chiare rocce dolomitiche del Latemar.

Descrizione tecnica

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Partenza da Predazzo e più precisamente dal parcheggio della cabinovia dello Ski Center Latemar che ci porterà senza fatica alla Baita Gardonè e in seguito, sempre utilizzando gli impianti di risalita, al Passo Feudo. Dal Passo Feudo scendiamo sulla strada sterrata contrassegnata dal segnavia n. 504521, raggiungendo un bivio nei pressi del Rifugio Ganischer. Giunti al Rifugio giriamo a sinistra, proseguiamo la discesa sterrata n.

505 fino a un bivio dove giriamo nuovamente a sinistra per affrontare una sterrata molto ripida sulla pista da sci, per circa 150 m. di dislivello. Seguendo questa sterrata continuiamo il periplo del Monte Agnello lungo il versante nord-occidentale del monte. Poco dopo esser passati sotto una seggiovia, il fondo assume le caratteristiche di un sentiero in gran parte pedalabile grazie al buon fondo e alla ridotta pendenza. La salita termina nei pressi della Baita la Bassa a 2168 m. di quota, dove inizia la discesa. A un primo bivio, nei pressi di una casera voltiamo a sinistra e proseguiamo in discesa per raggiungere il fondo della valle del Rivo Bianco, dove troviamo il bivio con il sentiero n. 510. Seguiamo questo sentiero in direzione sud, su tracciato sempre molto bello. All’uscita della valle passiamo su strada sterrata per alcune centinaia di metri fino a incrociare un bivio dove giriamo per l’ennesima volta a sinistra per scendere su un bel sentiero nel bosco che ci consente di ricollegarci con le facili sterrate che conducono al paese di Panchià. Attraversato l’abitato di Panchià proseguiremo la salita per circa 10 km sulla pista ciclabile della Val di Fiemme risalendo il corso del torrente Avisio, attraversando l’abitato di Ziano e di Predazzo, fino a raggiungere il nostro punto di partenza e chiudere così il nostro giro.


val Di fiemme val venegia tempo di percorrenza: 3-4 ore Chilometri: 18 km Difficoltà: facile

DesCrizione generale

Percorso molto bello nel Parco Naturale di Paneveggio. La Val Venegia, è uno dei paradisi più amati dagli escursionisti. Con il suo fascino selvaggio e i suoi numerosi endemismi, occupa la parte settentrionale del Parco ed è una valle di origine glaciale di straordinario valore ambientale. Le malghe Venegia e Venegiota, grazie alla loro facile accessibilità, sono meta di numerose escursioni. Nel Piano del Parco è individuata come “riserva guidata”; è quindi sottoposta a particolari vincoli. E´ un vero e proprio giardino botanico, segnato dal torrente Travignolo e dal Rio Vallazza. Giro facile e pedalabile ai piedi del maestoso Cimon della Pala.

DesCrizione teCniCa

Il punto di partenza è il bivio tra la strada statale n. 50 che da Predazzo sale al Passo Rolle e la Strada Provinciale n. 81 del Passo Valles. Saliamo sulla statale parallela al nastro argentato del torrente Travignolo fino al Pian dei Casoni dove inizia la strada sterrata della Val Venegia. Una salita molto dolce e affascinante all’interno della valle ci porterà a superare la Malga Venegiota, da lì una salita un po’ più impegnativa ci porta fino al Passo Costazza, poco più a valle scorgiamo la Baita Segantini. Valicato il Passo scendiamo su strada sterrata superando il Rifugio Capanna Cervino. In località Campo Croce raggiungiamo un quadrivio. Li giriamo a destra e proseguiamo in discesa fino alla Malga Iuribello. Continuando la discesa raggiungiamo la statale per poi arrivare al punto di partenza.

val Di fassa moena / p.so Di Costalunga / soraga / moena lunghezza: 20 km Dislivello: 894 mt tempo di percorrenza: h. 2.30 circa Difficoltà: media

DesCrizione generale

Partendo dal centro abitato di Moena si sale in direzione della caserma di Polizia seguendo le indicazioni che portano verso Malga Roncac. Da qui inizia il tratto sterrato che ci porta fino al Passo di Costalunga. Costeggiando il Rio Costalunga si arriva alla salita del “Sas de le Strie”, la salita più dura di tutto l’itinerario che ci fa anche guadagnare velocemente dislivello. Inizia quindi il sali e scendi che porta al Passo, con tornanti in sterrato da affrontare con tecnica e decisione. In prossimità della Malga Secine troviamo il bivio che ci porta nel panoramico borgo di Tamion, passando nelle zone denominate “Chiusel” e “Costa Bergousa”. Arrivati nel borgo di Tamion, da dove potrete ammirare una vista fantastica sulla Val di Fassa, inizia la discesa che porta al paese di Soraga. Proseguendo poi sulla strada ciclabile che costeggia il lago dell’omonimo paese si ritorna tranquillamente al centro abitato di Moena.

DesCrizione teCniCa

Partenza: Piaz de Sotegrava Moena (1184). Arrivo: Moena (1184).

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foto: R. Brunel

val Di fassa tour Delle origini lunghezza: 18 km Dislivello: 442 mt Durata: h. 2.30 Difficoltà: facile

DesCrizione generale

Dall’ultimo paese della Val di Fassa, un fantastico Tour panoramico che, attraverso single trails e strade sterrate ci porta sotto le verticali pareti del Gran Vernel. Attraversando il paese di Canazei si arriva sotto questo imponente massiccio per poi scendere su sentieri nei boschi e raggiungere Vera e Lorenz. Questi due borghi sono tra i più antichi della Val di Fassa e sono parte integrante della cultura ladina e delle tradizioni del nostro popolo. Un tour molto semplice, per principianti alla ricerca di un giro non impegnativo, ma che farà godere di paesaggi mozzafiato su una delle valli più belle del Trentino.

DesCrizione teCniCa

Partenza: Canazei. Arrivo: Canazei

val Di fassa giro Del sassolungo tempo di percorrenza: h. 6 (inclusa pausa pranzo) Difficoltà: media

DesCrizione generale

Itinerario ad anello che si sviluppa in una delle zone più affascinanti e incontaminate delle Dolomiti, dove alpeggi e pascoli vi accompagneranno in tutto il percorso, ammirando montagne imponenti come il Sassolungo, il Sella, le Odle, lo Sciliar, i Denti di Terra Rossa e il Catinaccio. Si raggiunge la quota grazie all’impianto di risalita, da qui una divertente discesa attraverso la “città dei sassi” ci porta fino al rifugio Comici, si prosegue verso l’altipiano del Monte Pana dove inizia la salita verso il rif. Zallingher luogo adatto per la pausa pranzo. Nel pomeriggio si riparte per raggiungere il Passo Duron (2204 m) da dove si inizia a scendere lungo la spettacolare Val Duron. Raggiunto il rif. Micheluzzi inizia la veloce discesa che riporta a valle fino a Campitello. Lo stesso tour può diventare più impegnativo se fatto in senso antiorario senza utilizzo dell’impianto, partendo da Campitello e risalendo la Val Duron per poi raggiungere il Passo Duron e fare il percorso contrario scendendo dal Passo Sella lungo un divertente single trail che riporta a Canazei, perfetto per i bikers più esigenti.

DesCrizione teCniCa

Informazioni: www.fassasport.com/mtbike info@fassasport.com

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Partenza: Stazione a monte impianto Col Rodella a Campitello di Fassa (2400m). Arrivo: Campitello di Fassa (1448m) Lunghezza: 30 km circa. Dislivello: 750 m. Specialità: cross country Apertura: dal 15 Giugno al 5 Ottobre.


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amBieNte

la storia raccontata dagli alberi

il segreto degli anelli luigi casanova

custode forestale comunale

P

asseggiare nei boschi arricchisce, sempre. Incontriamo anche le ceppaie delle piante tagliate dai boscaioli, o perché schiantate nell’inverno dalla neve, o perché oggetto di un taglio selviculturale. Nella nostra fascia climatica queste ceppaie ci mostrano fitte serie di anelli concentrici. Non appena osserviamo i particolari, è subito evidente quanto sia diversa, caso per caso, la struttura degli anelli. Com’è possibile che piante della stessa specie, cresciute in una situazione forestale a prima vista omogenea, possano presentare anelli di accrescimento con differenze fra loro tanto importanti? In ceppaie dello stesso bosco possiamo trovare sviluppati anelli larghi e altri strettissimi, forme ovoidali o con cerchi perfetti, fiammate grigiastre o che tendono al blu che sfregiano il tronco, oppure ferite profonde di colore nero. Come spiegarci questa complessità? Come interpretare quanto accaduto in decenni o centinaia d’anni in una foresta? Come immedesimarci nella crescita di una pianta, della sua lunga vita? Una scienza, abbastanza recente nel suo approfondimento, ci spiega questo fenomeno: la dendrocronologia.

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Osserviamo caso per caso: ceppaia che presenta anelli di crescita regolari, circolari e con colorazioni omogenee, ci dice che quella pianta nel corso della sua vita non ha subito traumi. Se gli anelli fra loro sono larghi è probabile che l’ambiente che ospita l’albero sia fertile, o umido, disposto su pendenze non eccessive e con un’esposizione ottimale alla luce. Se invece gli anelli sono fra loro strettissimi è probabile che ci si trovi in alta quota, a una esposizione rivolta a Nord: la pianta è cresciuta regolarmente ma con lentezza, su terreno arido o povero, forse roccioso. Altre ceppaie ci mostrano nel legno profonde ferite, incisioni nere come carbone: è probabile che a quel punto della crescita la pianta sia stata interessata da un incendio. E se invece gli anelli assumono una forma irregolare, quasi ecoidale o sono eccentrici? Dobbiamo guardarci bene attorno e inserire la ceppaia in un insieme di casistiche.


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Innanzitutto valutare l’esposizione: Sud o Nord? Rivolte alla luce piena? Insistenti su un pendio particolarmente scosceso, quasi violento? Il vento prevalente da dove soffia? E se la ceppaia insiste su una roccia, quanta fatica hanno fatto le radici per raggiungere il terreno fertile e risorse idriche sufficienti? La pianta sarà stata sottoposta a violente torsioni? Nel corso degli anni è possibile che vi siano stati anche fenomeni valanghivi, specialmente quando la pianta era ancora giovane e quindi capace di adattarsi, rivolgendosi, con sforzi immani alla ricerca della luce, del sole, formando la classica “zampa d’elefante”. Anche i colori degli anelli hanno la loro importanza nell’illustrarci la vita della pianta. Se il colore è omogeneo, la pianta era sana. Se presenta incisioni di rami, questi possono essere “sani”, cioè vivi e costituiscono parte integrante del legno, se invece sono secchi con il tempo creano un vuoto. Un momento di fragilità del tronco che costituisce il punto di rottura. L’osservazione degli anelli ci indica anche dove il legno può essere marcio, o perché invaso da funghi, o dall’umidità eccessiva, o perché ha subito traumi: caduta sassi, valanghe, aggressioni da animali, invasione da insetti litofagi. Da secoli i nostri boscaioli, osservando la struttura degli anelli e la regolarità del tronco, decidono come assortire il legname che è posto in vendita. Una minima parte, meno dell’1% della produzione delle valli di Fiemme e Fassa, viene messa sul mercato come legname di risonanza, legname di altissimo pregio che viene utilizzato anche per costruire strumenti musicali, i famosi violini di Stradivari o le attuali casse armoniche della ditta Ciresa. Un’altra parte, circa il 30 %, è venduta per costruzioni di qualità e mobili: gli anelli, la fibra legnosa com’è chiamata, devono essere stretti e non vi devono essere difetti di nessun tipo. La maggioranza del legname, perché invasa da muffe e funghi, o presenta nodi secchi, passa negli imballaggi di seconda e terza scelta. Tronchi comunque utilissimi: per travature, per assi da cantiere, da inserire nelle case di legno, le ormai collaudate “case clima” diffuse su tutte le alpi, ossia case ad alta efficienza energetica. Le due valli, Fiemme e Fassa, stimolano curiosità in questo settore poiché parliamo di un territorio che produce la maggiore quantità di legname in Italia. Legname di alta qualità e certificato da organismi di profilo internazionale.

la deNdrocroNologia: uNa scieNza receNte

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endrocronologia deriva dai termini greci “dendron” che significa albero e “cronos”, tempo. le prime curiosità di osservatori che avvicinano la dendrocronologia le ritroviamo in testi greci, ad esempio in teofrasto (iv° sec. a.c.), ma dobbiamo attendere la genialità di leonardo da vinci per leggere intuizioni significative, ancora attuali, sugli anelli di accrescimento degli alberi. la scienza applicata, come la conosciamo oggi, è invece molto recente e nasce con anrew elicott Douglas (1867 – 1962). la ricercatrice del museo di scienze naturali di rovereto, maria ivana pezzo definisce lo studio degli anelli come “una scatola nera che registra gli avvenimenti di cui si è persa la memoria”. la struttura degli anelli e la forma del

tronco ci indicano la qualità del legname. mentre la dendrocronologia ci permette di studiare la storia dell’albero. Dai cambiamenti climatici, al rilevamento di possibili incendi boschivi, o eventi franosi, periodi di siccità e di morbida, l’avanzamento dei ghiacciai fino a raccogliere dati sulla entità e le conseguenze delle grandi eruzioni vulcaniche. Con pazienza e attraverso una scienza sempre più affinata, arriviamo così a conoscere nel dettaglio perlomeno la storia dei nostri ultimi diecimila anni: in determinate situazioni si è riusciti a ricostruire eventi ben più datati e lontani laddove si è avuta la possibilità di unire la dendrocronologia alla archeologia, o ad altre branche della scienza come la geologia e la glaciologia.

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rePortage dal Passato

gli antichi bagni e l’acqua ferruginosa di cavelonte Una piccola fonte che sgorga alle pendici del Lagorai ha rivelato da quasi due secoli le sue numerose quanto miracolose qualità marco avanzini e Paolo zambotto museo delle scienze, trento

cavelonte in un’incisione del 1894

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avelonte è citata nei documenti ufficiali già nel Privilegio Enriciano del 1314 in cui il principe vescovo Enrico di Metz definiva i confini della Comunità di Fiemme e i diritti dei Fiemmesi per tutto ciò che riguardava lo sfruttamento dei boschi, la caccia, la pesca, i giacimenti minerari, ecc. Nota per il clima fresco e salubre in estate, la località fin dall’antichità ha attratto la curiosità dei visitatori per le tracce gialloocra lasciate sulla roccia e sui sassi dal ferro disciolto nelle acque della valletta. Tra lo scuro del bosco di abeti affiorano qui rocce vulcaniche antichissime che derivano dalla solidificazione di imponenti colate di lave

detto “alli Canopi” (località Fratte di Mezzo) riattiva una sorgente di acqua ferruginosa che sgorga a 1550 metri di quota da un vecchio cunicolo minerario fatto scavare a scalpello molti anni prima dal barone di Sacco. La galleria, alta all’inizio 1,5 m e larga poco più di uno si addentra nella montagna per circa 40 metri fino al punto in cui l’acqua cade per stillicidio dalla volta e poi si divide in due rami. L’anno seguente (1755) nel mese di agosto la sorgente viene benedetta con una breve cerimonia da don Antonio Bonelli di Tesero assieme a don Andrea Valentini di Panchià e all’eremita Antonio Maria. Da tempo è ormai frequentata e utilizzata a scopo curativo dai valligiani che sono soliti raccogliere l’acqua in bottiglie e portarla nelle osterie del paese e pare che già all’epoca i medici condotti del distretto di Cavalese Trentinaglia e Sartorelli la raccomandino come rimedio contro una lunga serie di malattie (febbre tifoidea, pleurite, bronchiti croniche, anemia, metrorragia, emorroidi, flebiti, ecc.) sia bevuta direttamente che usata per fare bagni o applicazioni di fanghi. Solo cinquant’anni dopo, però, nel 1805 Simone Delugan di Panchià costruisce poco sotto (1325 m) una piccola casa per ospitare

Nel 155 don antonio Bonelli di tesero e don andrea valentini di Panchià celebrarono il rito della benedizione dell’acqua sorgiva di cavelonte risalenti a circa 280 milioni di anni fa. I processi di alterazione di queste lave hanno portato alla sostituzione dei minerali originari con nuovi elementi tra i quali predominano silicati di alluminio, magnesio, e soprattutto gli ossi di ferro. Per questo, nel 1754 il massaro della chiesa di Tesero Giovanni Battista di Pietro nel luogo cavelonte cartolina anni ‘20

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coloro che vogliono curarsi direttamente sul posto. Nel 1818 un amico regala una bottiglia d’acqua della fonte al noto chimico di Cavalese Demetrio Leonardi che ne rimane colpito e qualche anno dopo (1830) si reca sul posto invitato dal presidente della Comunità

captazione della sorgente, concordando però l’uso perpetuo dei bagni degli stabilimenti termali a prezzo ridotto per tutti i censiti del paese. Qualche anno prima infatti, nell’ottobre del 1853, Valentino Varesco di Panchià aveva ottenuto dal Comune il diritto esclusivo e gratuito dello sfruttamento termale di Cavelonte costruendovi un albergo, uno stabilimento fornito di 70 letti e 16 camerini per i bagni e la piccola chiesa consacrata a Gesù Redentore nel 1855. Anche la casetta “Delugan” nel 1885 è ampliata e sostituita dal più grande “Albergo Alpino”. Lo stabilimento dei Varesco, tranne una breve pausa durante il primo conflitto mondiale in cui è requisito dal Comando Austriaco, rimane attivo fino alla fine degli anni quaranta quando cessa completamente l’attività. Viene acquistato nel 1947 dal Seminario di Carpi che lo trasforma in colonia estiva utilizzando anche la piccola chiesetta adiacente. In seguito ai gravi danni portati dall’alluvione del ’66 e dopo un breve tentativo di riapertura nel 1967 e 1968, anche la colonia viene definitivamente abbandonata.

Il noto chimico Demetrio Leonardi di Cavalese, al seguito di una dettagliata analisi, giudica l’acqua della sorgente quasi miracolosa per la cura di alcuni disturbi generale di Fiemme, visita l’antro ed effettua i prelievi necessari a una dettagliata analisi della sorgente. È un’acqua limpida, incolore, acida, con un forte sapore di ferro (contiene gran quantità di solfato ferroso oltre a solfati di calcio, magnesio, potassio, sodio e alluminio) ed è subito giudicata una delle migliori acque ferruginose conosciute, quasi prodigiosa nella cura di alcuni disturbi dell’apparato intestinale o di quello uro-genitale femminile. Nel 1857 il comune di Panchià cede alla Comunità generale di Fiemme la parte di bosco che comprende lo “Stol”, cioè il cunicolo di

Cavelonte Cartolina anni ‘20

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amBieNte

Funghi:

essenziali per l’equilibrio dei nostri boschi gruppo micologico scopoli di Fiemme e Fassa testo di dino Ballarini

Sono circa 70.000 le specie di funghi stimati nel nostro pianeta, alcuni dei quali pericolosamente mortali

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uando parliamo di funghi, immaginiamo subito i grandi ombrelli delle Mazze di tamburo, i gialli Cantarelli che occhieggiano nel muschio verde o le robuste Brise che sono il ritrovamento più ambito da tutti i micofagi. In realtà, tra i funghi, che formano un gruppo di circa 70.000 specie, ve ne sono anche molti di velenosi, addirittura mortali. La parola “mukès”, fungo, appare per la prima volta in uno scritto di Teofrasto nel 4° secolo a.C., ma i funghi erano noti fin dalla preistoria, 40.000 anni fa. Ci si chiede quanti decessi abbiano causato, prima che gli antichi riuscissero a distinguere i funghi eduli da quelli tossici. Ora i micologi sanno riconoscere con certezza le diverse specie fungine, ciò nonostante, ancora oggi, assistiamo a frequenti casi di avvelenamento, anche grave. Informiamoci sulle leggi che regolano la raccolta, raccogliamo i funghi commestibili di medie dimensioni (non troppo piccoli né troppo vecchi), integri, e, in caso di determinazione incerta, prima di cucinarli, facciamoli controllare da un micologo autorizzato dalle autorità sanitarie! I funghi che ammiriamo nei boschi, nei prati, sono in realtà i corpi fruttiferi portati in superficie dal vero fungo, il micelio, per diffondere le spore e riprodursi. Composto


di un intrico di filamenti sottili che si sviluppano nel suolo, in assenza di aria, di luce e di clorofilla, il micelio non è capace di produrre le sostanze organiche per il suo nutrimento e dipende perciò, per nutrirsi e sopravvivere, da altri organismi. I funghi sono eterotrofi, come gli animali, come noi, e nel corso dell’evoluzione hanno imparato a comportarsi come parassiti (che vivono a scapito di altri organismi), saprofiti (che per vivere necessitano di materia organica in decomposizione) o simbionti (organismi che vivono in rapporto con altri organismi viventi diversi traendone reciproco vantaggio). I funghi sono sempre utili per l’equilibrio dell’ecosistema, perché come parassiti attaccano le piante deboli, malate, e quindi contribuiscono a liberare spazio per nuove piante più giovani e forti. Come saprofiti invece trasformano, assieme ai batteri, le sostanze organiche in sali minerali che vengono riutilizzati dalle piante. Come simbionti prolungano con i loro filamenti le radici dei vegetali che potranno assorbire più acqua e sali minerali. In cambio dei loro servigi, i funghi prelevano una parte della linfa

discendente destinata a nutrire le radici. Negli ecosistemi i funghi svolgono un’altra importante funzione scoperta nel 1997 da Susanne Simard dell’Università di Vancouver. E’ stato dimostrato che il fungo micorrizico può trasportare alimento organico dalle radici di una pianta a quelle di altre piante, anche di specie diversa. Si notò inoltre che lo scambio di zuccheri tra una Betulla e una Douglasia, attraverso i filamenti di un fungo, era a favore della Douglasia in estate, quando la Betulla era coperta di foglie, ed era invece a favore della Betulla in primavera ed in autunno quando la Betulla era senza foglie mentre la Douglasia, che non perde i suoi aghi, continuava la fotosintesi. Ancora una volta scopriamo che in Natura non esiste solo la legge del più forte (legge della giungla) ma, spesso, anche quella della solidarietà. Senza funghi i boschi deperirebbero. Impariamo quindi a rispettarli, a raccogliere con moderazione quelli commestibili e a lasciare nel loro ambiente tutti gli altri, compresi quelli velenosi, che continueranno a svolgere la loro importante funzione.

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foto di Elsa Danzi

amanita caesarea (ovulo buono): è tra le specie più apprezzate, ma anche molto rare in valle un fungo di taglia medio - grande, carne eterogenea; cappello carnoso, sferico, di un bel rosso-arancio, con margine striato; lamelle fitte color giallo-oro; gambo giallo, cilindraceo, non bulboso, con ampio anello bianco e volva bianca a sacco. e’ una bella specie, pregiata, ottimo commestibile. cresce in simbiosi con alberi di latifoglia, in particolare castagni e querce. Purtroppo quest’ovulo, ormai abbastanza raro, è spesso raccolto quando è ancora avvolto nel velo generale bianco, quando assomiglia, appunto, a un uovo: non gli si dà il tempo di maturare e liberare le sue spore! la raccolta in questo stadio di maturazione è proibita dalla legge perché oltre a impedire la riproduzione

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del fungo, cosa abbastanza grave, si rischia anche di confonderlo con la tignosa verdognola (amanita phalloides) che è assolutamente mortale. a questo proposito si ricorda un fatto accaduto nell’antica roma. a un commensale che stava mangiando un piatto pieno di ovuli di amanita caesarea e che continuava a ripetere, “è proprio il cibo degli dei”, l’imperatore Nerone rispondeva: “sì, sono proprio essi che han fatto di mio padre un dio”. l’allusione era rivolta all’avvelenamento dell’imperatore claudio, al quale la moglie agrippina, madre di Nerone, aveva servito, assieme agli ovuli buoni, anche alcune tignose verdognole.


foto di Elsa Danzi

Boletus pinophilus (Porcino rosso, Brisa mora): ottimo commestibile a olivastri. gambo sodo, massiccio, coperto da un reticolo rosso-bruno. carne soda, bianca, immutabile. cresce in primavera e in autunno sia sotto conifere che sotto latifoglie.

foto di Elsa Danzi

tra i porcini è quello che raggiunge le taglie maggiori, potendo superare frequentemente i 2 Kg di peso. cappello sodo, carnoso, con la cuticola asciutta di colore rosso-granata più o meno scuro. tubuli da bianchi a giallo-verdastri

ganoderma lucidum: fungo del legno, parassita per le piante sulle quali cresce È conosciuto in cina per le sue proprietà officinali, in quanto, secondo alcuni, conterrebbe principi attivi in grado di regolare il livello di colesterolo, la glicemia e di agire positivamente sull’aritmia cardiaca. carpoforo stipitato con carne spessa, brunastra e molto coriacea. il

cappello possiede una particolare superficie nodulosa, zonata, di aspetto laccato. il fungo, agente di carie bianca di latifoglie e conifere, vive o morte, degrada sia la cellulosa sia la lignina: il legno diventa chiaro, soffice, e si sfalda con estrema facilità.

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rePortage dal Passato

Foto di un gruppo di Kaiserjäger richiamati nel 1914

la tragedia dimenticata leonardo cocciardi

Sarajevo, 28 giugno 1914: il gesto di un fanatico nazionalista serbo sprofonda l’Europa nell’orrore

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a Prima Guerra Mondiale determina, storicamente e sociologicamente, una netta cesura con gli equilibri politici e umani che contraddistinsero tutta l’era precedente: un mondo con le sue certezze venne travolto e una nuova generazione dovette riconsiderare gli stessi concetti di esistenza, di rapporti sociali, di sviluppo. Lo fu tanto di più per la gente, le donne e gli uomini di questa nostra piccola “Heimat” tra i monti, permeata e appartenente a quella cultura mitteleuropea che tanto produsse a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, ma geograficamente terra

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di ponte tra il mondo germanico e quello latino. Gente severa e umile, abituata al rigore, al lavoro, poco avvezza alla politica vide spazzati via, in poco tempo, il proprio mondo, i propri simboli, le proprie sicurezze. I sintomi che il mondo fosse sull’orlo di una crisi senza eguali erano, per chi volesse coglierli, già ben evidenti nei decenni che precedettero lo scoppio della guerra. Diverse e complesse furono le materie - economiche e politiche - che si sovrapposero e si mescolarono pronte a detonare alla prima scossa. Risulta doveroso accennare all’audace politica espansionistica del Kaiser Guglielmo che, messa in un angolo l’acutezza diplomatica di Bismark insediava, in Europa come in Africa e sui mari, le consolidate egemonie politiche di Inghilterra e Francia: da ciò l’intrecciarsi di alleanze con lo scopo di contenere i relativi interessi di potenza. Furono anche determinanti, per dare un’ulteriore


Foto: Archivio Società Storica sul Fronte dei Ricordi

Battista chiocchetti, soldato dei landesschützen, tiratore scelto di 2 classe. corpo di fanteria leggera dell’ esercito austroungarico, a reclutamento di leva o volontario, appartenente alle truppe da montagna della landwehr, l’esercito nazionale austriaco che fino al 1918 è stato parte delle forze armate austro-ungariche.

simone defrancesco, Kaiserjäger, tiratore 2 classe 191. erano un reparto di fanteria leggera dell’esercito imperiale austriaco prima, e austro ungarico poi, reclutati nei territori alpini dell’impero.

di un piccolo popolo spallata agli equilibri del Vecchio Continente, le spinte nazionalistiche centrifughe artatamente provocate da circoli politici inglesi e francesi, diversamente rappresentati, in funzione anti Imperi Centrali. In questo contesto sarebbe bastata una scintilla… e scintilla fu. Il 28 giugno 1914 il nazionalista serbo Gavrilo Princip assassinò durante una visita di stato a Sarajevo, l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono di Austria-Ungheria e la moglie Sofia. L’imperatore di Austria-Ungheria, Francesco Giuseppe I fu convinto da consiglieri - non si sa quanto devoti - che il gesto di Princip non fosse il gesto isolato di un fanatico, ma una cospirazione del governo serbo contro la monarchia asburgica e che, quindi, fosse necessario porre un ultimatum alla Serbia per imporre la repressione immediata della propaganda anti-austriaca e la fine del sostegno del governo serbo alle istanze nazionaliste.

L’ultimatum fu consegnato il 23 luglio 1914 ed era strutturato in modo tale (forse contro la stessa volontà del vecchio Kaiser Franz Joseph soggetto a trame e intrighi di palazzo) da non poter essere accolto dall’autorità serba. La Serbia infatti rigettò l’ultimatum; il 28 luglio 1914 l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia, alleata con la Russia e la reazione a catena, dovuta all’intreccio delle alleanze, ebbe inizio… con una eccezione. Il 2 agosto l’Italia, fino allora alleata con Austria-Ungheria e Germania (Triplice Alleanza) con le quali ne aveva condiviso la politica estera, si dichiarò neutrale (n.d.r.). Fu leva di massa: tutti i giovani delle nostre valli, insieme ai coscritti provenienti da ogni angolo dell’Impero, furono arruolati e inviati a combattere e morire sul fronte orientale, lungo le sterminate pianure della Galizia, in Bukovina, Moldavia, sui monti Carpazi. Partirono oltre

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60.000 tirolesi di lingua italiana, ladini, cimbri e mòcheni. I giovani delle valli di Fiemme e Fassa furono quasi tutti inquadrati nel IV reggimento Kaiserjäger che pagò un tributo altissimo nei primi mesi di guerra. Dal primo agosto 1914 alla fine dell’anno, il IV Kaserjäger fu ricostituito tre volte! Ma le sofferenze erano solo all’inizio. Il 23 maggio 1915 Il Re d’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria e il 24 il regio esercito

che consolidò le posizioni e, successivamente, gli effettivi richiamati dal fronte orientale. Iniziò così una lunga, sanguinosa, guerra di posizione sulle quote più alte, fatta di assalti e contrattacchi, con gli uomini costantemente soggetti a pericoli della guerra e a quelli oggettivi della montagna. In questo quadro generale si inserisce una figura simbolica e paradigmatica dell’umanità del secolo scorso e di Moena in particolare: la piccola, grande, storia del tenente del K.U.K Richard Löwj. Questo ufficiale di Vienna, ingegnere, ebreo, comandato in valle per la fortificazione del fronte moenese/fassano già dal 1914 (l’entrata in guerra dell’Italia era data per scontata), si adoperò fin dal suo arrivo affinché la popolazione avesse da soffrire il meno possibile per i disagi dovuti alla vicinanza del fronte. Arruolò molti uomini per la costruzione delle opere di fortificazione evitando che venissero inviati al macello in Russia, assunse le donne per la cura e la pulizia delle uniformi dei sodati, pagandole bene, creò un ospedale dove venissero curati gli ammalati infetti (lazzaretto di Sorte, frazione di Moena). Per la sua opera meritevole nei confronti della popolazione di Moena, il consiglio comunale nel 1916 gli conferì la cittadinanza onoraria.

Non basta il fronte orientale: il 24 maggio 1915 il Regno d’Italia dichiara guerra all’Austria Ungheria e molti verranno spediti a combattere sui monti di casa si pose in posizione offensiva su tutto il fronte. Nelle valli erano rimasti solamente donne, bambini, ragazzi troppo giovani per essere arruolati e uomini troppo vecchi per essere reinseriti nel servizio effettivo. Questi ragazzi e questi anziani, che in tempo di pace si esercitavano al tiro al bersaglio (Schützen o Sizzeri), furono inquadrati e inviati in montagna a tenere il fronte austro-ungarico fino all’arrivo delle truppe regolari. Le titubanze italiane e le rapide sortite degli Schützen/ Sizzeri, conoscitori dei posti e delle proprie montagne, permise ai comandi austriaci di prendere tempo, di far intervenire in un primo momento l’Alpenkorps bavarese/germanico

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fatti e volti Una piccola grande storia di Moena: paradigma della Shoah

Dalle Dolomiti all’Olocausto Giuseppe Ferrandi

Direttore Museo storico del Trentino

Il tenete Richard Löwy in tenuta da parata: cappello con piume e sciabola con porte-épée e pendaglio dorato

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A

settanta anni di distanza possiamo leggere l’ultima lettera scritta da Richard Löwy dal carcere di Trento. “Siamo quasi disperati. Abbiamo anche un estremo bisogno di viveri… Avete la grande grazie e bontà di mandarci qualche cosa da mangiare, ma è necessario da fare due pacchi, un paccho per nostre moglie e l’altro per noi uomini. Faccio appello alla nostra amicizia, al vostro buon cuore. Siamo in miseria senza nostra colpa. Siamo modesti. Basterebbe anche pane. Fateci questa carità.” È indirizzata al signor Pontera e datata 5 febbraio 1944. Sono passate cinque settimane dalla cattura. I gendarmi nazisti gli avevano scovati a Someda e condotti all’alba del 4 gennaio nel centro di Moena. Prendono posto su di un carretto l’ing. Löwy, la moglie Johanna, la sorella Martha e il cognato Hermann Riesenfeld. La prima destinazione furono le carceri giudiziarie del capoluogo, poi il campo di concentramento di Fossoli e infine il lungo viaggio verso Auschwitz. Nel campo di sterminio polacco arrivarono il 26 febbraio 1944, con lo stesso convoglio ferroviario che trasportava Primo Levi. Il bel libro di Giorgio Jellici, edito dall’Istitut Cultural Ladin nel 2004, ci permette di conoscere questa storia del Novecento. Che è una storia boema e ladina, italiana ed europea. Che è una storia particolarmente evocativa perché permette di attraversare un tratto fondamentale del cosiddetto “secolo breve”. Richard Löwy, classe 1886, era un ebreo nativo della Boemia, che all’inizio del secolo si trasferì con la famiglia a Vienna. Gli anni giovanili furono caratterizzati dagli studi in ingegneria e dal percorso che da aspirante allievo ufficiale lo porta a far parte del Genio militare imperial – regio di Trento. Era l’agosto del 1911 e in Europa si percepiva chiaramente l’avvicinarsi di un grande conflitto armato. Le valli, i passi, le alture che segnano i confini tra l’Impero e il Regno d’Italia sono interessati a straordinari lavori di predisposizioni e di


uomini e donne di moena occupati dal comandante löwy (in piedi con le braccia conserte), anno 191

rafforzamento delle difese militari. Il Trentino è ovviamente al centro di questo grande cantiere. Nel 1914, dopo l’inizio della guerra europea, troviamo il sottotenente e ingegner Löwy prima a Castel Tesino, quindi al Passo di Costalunga, infine come comandante del distaccamento del Genio militare a Moena. Si sta davvero preparando la guerra tra l’Austria e l’Italia. Löwy lavora per l’allestimento di una linea difensiva a San Pellegrino, fra cima Bocche e Costabella. La corsa ad allestire un’adeguata linea difensiva in vista della probabile guerra con l’Italia permette a Löwy di richiedere ai propri superiori l’utilizzo di molti uomini. Alcuni

di questi erano destinati al fronte orientale, nella lontana Galizia. Lavori vengono affidati anche alle donne di Moena, garantendo così entrate costanti e sicure alle famiglie impoverite dalla guerra. È proprio grazie a queste azioni e a questa condotta, che matura un rapporto di grande stima e amicizia con la comunità locale. Emblematico è il conferimento della cittadinanza onoraria, che viene deliberata nel dicembre del 1916 dal Consiglio comunale di Moena. Si rafforzano, negli anni durissimi della guerra, quei legami che permetteranno a Löwy

al centro il tenete löwy

giorgio Jellici: “richard löwy salvò molte vite destinate altrimenti a spegnersi nella lontana galizia e fu grazie a lui se moena poté godere di un relativo benessere nei drammatici anni 1914-191…” 49


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Subito dopo l’Anschluß (1938). Ebrei costretti a pulire le strade di Vienna con la propria biancheria. Talvolta anche con la propria lingua. La gente assiste divertita. La polizia controlla che tutto proceda a dovere. Immagini tratte dal libro di Giorgio Jellici, edito dall’Istitut Cultural Ladin ‘majon de fascegn’

Giorgio Jellici: “… la storia dell’ebreo Richard Löwy e dei suoi familiari diventa in un certo modo paradigmatica della storia contemporanea della comunità ladina, permettendoci di capire meglio le implicazioni del suo passaggio alla modernità, al tempo presente…” di trovare rifugio proprio a Moena vent’anni dopo la fine della prima guerra e alla vigilia della seconda. Siamo nell’agosto del 1938 e Vienna è stata annessa al Grande Reich germanico Löwy insieme ai propri famigliari, compresa l’anziana madre, raggiunge Moena e vi si stabilisce. Nello stesso anno lo Stato italiano, guidato da Benito Mussolini, emana i propri provvedimenti per “la difesa della razza”, che discriminano gli ebrei e li schedano. È la premessa, anche formale, del primo arresto e del primo internamento che colpì Löwy, la moglie e il cognato. I due uomini ai primi di luglio del 1940 sono in carcere a Trento per poi essere trasferiti nel campo di concentramento, italianissimo e gestito da italiani, di Notaresco, provincia di Teramo. La moglie Hansi è invece internata in un campo in provincia di Campobasso. Davvero di grande significato la corrispondenza che i due coniugi intrattengono nel periodo di internamento con alcuni amici di Moena, tra cui la maestra Valeria, che è la zia di Giorgio Jellici. È stata Valeria ad affidare a Giorgio i preziosi documenti e le bellissime foto, che hanno poi

permesso di realizzare la mostra “Richard Löwy. Un ebreo a Moena” e il prezioso libro. Richard, Hansi e il cognato Hermann rientrano, con foglio di via, a Moena nel febbraio del 1941, la madre di Richard è deceduta da due giorni. Inizia così l’ultimo drammatico periodo. Si nascondono protetti da una rete di solidarietà e da una comunità che li ha accolti. Una rete e una comunità che si rileva insufficiente per proteggerli dai delatori e dall’efficiente gendarmeria tedesca. La sua storia, la loro storia, si impone alla nostra attenzione e suggerisce un senso diverso da dare all’imminente Centenario della Grande Guerra. Richard Löwy costruttore di trincee e camminamenti che segnano ancora oggi il nostro paesaggio, Löwy benefattore di una comunità, da questa ospitato e da qualcuno tradito. Richard Löwy che insieme ai suoi famigliari trova la morte in una delle più grandi e spietate “fabbriche” del Novecento. Ed è Auschwitz, luogo centrale del “secolo breve”, che ci invita a rileggere, andando indietro di trent’anni, quel tragico 1914.

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AMBIENTE

La montagna Claudio Bassetti Presidente SAT

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sistono, su questa nostra cara Terra, ambienti dove la natura ci restituisce la nostra reale dimensione. Sono territori sempre più ristretti, confinati, circondati e a maggior ragione più preziosi. Uno di questi è la montagna. Quella montagna che ancora si lascia percorrere e scoprire con la fatica del cammino, con la lentezza del passo, con la misura dei battiti del cuore. La montagna non addomesticata, non banalizzata, ma quella dei sentieri a volte sconnessi, dei boschi e delle radure, dei ghiaioni smossi, delle pareti vertiginose, delle creste affilate. La montagna che inizia al primo metro di dislivello, che sa essere ricca di segni ed emozioni fin dalle pendici che affondano nei fondovalli, piedistalli per sorreggere straordinarie architetture. Da lì si va avanti, col fiato corto, nell’aria fresca e umida dei boschi, assaporando gli odori della terra e il fruscio delle foglie alle brezze del mattino. Si sale per andare verso gli spazi liberi; lenta conquista per scoprire che tutto è legato, tutto sta insieme nelle armonie mutevoli di quadri ambientali di cui adesso gli occhi mettono a fuoco le linee, gli spazi, i ritmi. Arrivati per ultimi su questa Terra, spaventati e timorosi, ci troviamo spavaldi e arroganti e ne definiamo l’uso e il consumo. Il bosco ci ricorda che senza di esso la montagna viene giù, le acque diventano ingovernabili, il carbonio non viene immagazzinato, la fauna non vive. Osservando l’insieme di un ecosistema così complesso non possiamo non rimanere stupiti dai servizi che ci rende, senza costi, senza scadenze. Si sale ancora, le piante si fanno rade, isolati cirmoli e larici accompagnano il sentiero che si traccia dentro cuscini di rododendri. La gentilezza dei fiori è il regalo dopo la neve dell’inverno che ammorbidisce le

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è scuola, di quella vera asperità ma spezza, ferma la risalita dei pochi coraggiosi alberi, pionieri silenziosi. L’aria è frizzante, l’ossigeno diminuisce, a volte servono le mani per l’avanzata, siamo sulla roccia, i sensi devono essere attenti ad altri segnali, ad altre indicazioni della montagna. C’è maggiore severità, c’è più pericolo, determinato dalla verticalità, dalla caduta di sassi, dall’instabilità del terreno sul quale si procede, dalle condizioni mutevoli del tempo o dall’esposizione del versante. Eppure lassù si vuole salire, perché montagna è anche provarsi, scoprire i propri limiti fisici, parlarsi senza intermediari, ascoltarsi. Non c’è possibilità di imbroglio. È scuola, di quella vera. È formazione, autentica, e la concretizzazione di un bisogno primario: quello di capire quale rapporto si ha con gli elementi autentici di questa Terra. Ognuno ha un proprio Everest, per questo si deve attrezzare. Che sia la salita all’Antermoia o la Val di Crepa o la Via del Pesce in Marmolada, o la Bepi Zac sui Monzoni. Non importa. Importa provarci, con le proprie forze. Sapendo che la montagna sarà sempre lì e che se non sarà oggi, sarà domani; bello sarà stato lo stesso, anche solo provarci. E assieme alle gambe metterci la testa. Non delegando a nessuno in modo esclusivo la sicurezza: ognuno sia responsabile e cosciente che in montagna, come in ogni altro ambiente, naturale o umano, esiste il pericolo, spesso imprevedibile. Esiste anche il rischio, che occorre rendere minimo. Con conoscenza, informazione, attrezzatura, preparazione, esperienza. E più si è esperti e più si sa che la montagna va affrontata con prudenza e attenzione, soprattutto laddove essa non sembra presentare rischi. Dove i nostri sensi si rilassano o dove forse vince anche la stanchezza.

La montagna ci restituisce più piccoli e umili, ma allo stesso tempo più ricchi e saggi se sappiamo percorrerla con il passo lento, ma con la testa svelta a capire, imparare, riutilizzare. Per poi raccontare e far aprire occhi e cuore, a chi ha occhi e cuore per capire

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A spasso in sicurezza

AMBIENTE

Suggerimenti per non farsi trovare impreparati Luigi Casanova

Custode forestale comunale

Nebbia - La nebbia appiattisce, quando è fitta impedisce ogni riferimento: perdere l’orientamento è facile, vengono coinvolti in simili situazioni anche esperti delle alte quote. In questi casi è preferibile rinunciare all’uscita, specie su ghiacciai e altipiani. Se siete in cammino è opportuno fermarsi, accanto a una parete o riparati da un masso. Incidente con ferite o slogature - Se si presenta una situazione di gravità chiamate il Soccorso Alpino (118) e nel frattempo praticate una medicazione temporanea. In caso di fratture non cercate di muovervi e attendete l’arrivo dei soccorsi. Temporali - I temporali in un bosco o in alta quota possono risultare pericolosi. Nei pascoli e nei boschi si deve evitare il riparo sotto i larici. In quota ci si deve allontanare dalle vie ferrate. In ogni caso bisogna togliere lo zaino e appoggiarlo lontano da voi, specie quando contiene materiale metallico. Punture d’insetti - È possibile, anche nei boschi, venire punti da una vespa. È bene avere con sé un prodotto omeopatico che eviti violente reazioni allergiche. In caso di emergenza è necessario chiamare il Soccorso Alpino chiedendo l’intervento di un medico. Morso di vipera - Utilizzate un laccio a monte della ferita e stringete, ma non eccessivamente. Non utilizzate i sieri. Senza farsi cogliere dal panico fatevi accompagnare presso il pronto soccorso più vicino. Caduta massi - In presenza di temporali in alcune aree montane si deve evitare di camminare in prossimità di pareti o all’interno di fessure e canaloni.

Vestiario per un’escursione > ricambio di una maglietta intima. > un pile pesante o di medio spessore: la vecchia regola del vestirsi a cipolla funziona sempre > giacca impermeabile antivento > pantaloni lunghi se l’idea è di addentrarsi nei boschi o andare per funghi (protegge dai graffi). Se salite in alta montagna è bene avere un paio di pantaloni lunghi nello zaino. Il tempo a quelle quote può cambiare in modo repentino > calze da trekking > Scarponcini alti che sostengono la caviglia in Goretex (proteggono dall’acqua), con suola antiscivolo in Vibram > cappello da sole con visiera e un berretto che copra fronte e orecchie > zaino comodo, con buoni spallacci > occhiali e crema da sole, uno stick per le labbra. I raggi UV sono molto più forti in quota > una borraccia > un coltello milleusi. > Kit di pronto soccorso con cerotti per salvaguardare le parti delicate dei piedi. > carta topografica e binocolo > un fischietto. In caso di bisogno il suono emesso da un fischietto è mille volte più potente di un grido e ci vuole anche meno energia > bastoncini da trekking (facoltativo)

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amBieNte

dolomiti

Patrimonio Naturale dell’unesco

Le Dolomiti sono sculture di roccia dai colori indescrivibili, uniche per la drammaticità dei loro profili. Ciclopiche e imprevedibili, vantano un passato di 250 milioni di anni. Guglie, torrioni e pinnacoli sono come tante canne d’organo che al soffio dei venti accarezzano con messaggi scenografici le valli sottostanti. Le rocce sono nate dal mare, da sedimenti marini, e si sono sollevate verso il cielo in tutta la loro maestosità e bellezza; un’armonia dall’aspetto bizzarro e nel contempo fragile. Una grazia scolpita dal tempo, un’affascinante storia geologica da rispettare e amare

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Sono cinque gli scenari che vi proponiamo con indicazioni su tutto quello che serve per trascorrere una giornata all’insegna del divertimento. Panorami singolari che sapranno conquistare il cuore di grandi e piccini

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le Dolomiti

La terrazza del

SlM arIa 2950 rIfugIO M

dal paesaggio incantato sulla terrazza delle Dolomiti all’acqua salata del centro acquatico Dòlaondes

Rifugio Maria - Sass Pordoi Punto panoramico / ristorante self service Tel. 0462 601178 Funivia Sass Pordoi Tel. 0462 601130 www.canazei.org info@canazei.org Dòlaondes Strèda del Piz, 7 - Canazei (Tn) Tel. 0462 601348 www.dolaondes.it info@dolaondes.it

S l l N e Sonde s.it h e S wlaonedes.i t - www.dola N • e /g6088 r & fu 11 - info@do w a T e- Cana 0462 601348 Tel. (TN) zei

n. Streda del Piz

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Società Incremento Turistico Canazei S.p.A. Tel. 0462 608811 Fax 0462 601507 www.canazei.org info@canazei.org


Sass Pordoi, la Terrazza delle Dolomiti Paesaggio scolpito nella roccia

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enge e stratificazioni permisero, anche se con grande difficoltà, a pionieri e scalatori di scoprire le vie di accesso alla vetta. Oggigiorno grazie alla funivia che dal Passo Pordoi in pochi minuti conduce in vetta a 2950 m di quota, è divenuta accessibile a tutti. Grandiosa la vista che raccoglie in un abbraccio gioielli drammaticamente scheggiati e unici per composizione. Dall’imponente muraglia della Regina delle Dolomiti, la

Marmolda, al Catinaccio chiamato anche Rosengarten “giardino delle rose”, dalla conca d’Ampezzo fino alle pareti strapiombanti dell’Ortles e le suggestive Alpi svizzere e austriache. Un panorama che difficilmente scorderete. Nell’area sono presenti numerose vie attrezzate ed escursioni. Da non perdere una sosta golosa sulla terrazza panoramica del rifugio Maria, che offre una vasta scelta di piatti tipici.

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CENTRO ESCURSIONI CATINACCIO/ROSENGARTEN NOVITÀ ESTATE 2014:

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Un viaggio in mezzo alla natura

> Escursioni naturalistiche accompagnate: tutti i lunedì, giovedì e sabato dal 23/06 al 11/09; > Nordic walking con guida tutti i martedì e venerdì, dal 01/07 al 29/08 (bastoncini disponibili per chi è sprovvisto);

Ciampedie, una balconata panoramica sulle Dolomiti a pochi minuti dal fondovalle. La porta d’ingresso al Gruppo del CatinaccioRosengarten, patrimonio naturale UNESCO, raggiungibile con la funivia da Vigo di Fassa o con le seggiovie da Pera di Fassa. 6 rifugi a pochi metri dagli impianti e molti altri lungo i sentieri, passeggiate ed escursioni di ogni difficoltà, parco giochi con custodia bimbi, percorsi tematici (Sentiero della Foresta, Sentiero delle Leggende).

Le escursioni partono dal Ciampedie e sono gratuite, salvo il trasporto con gli impianti a fune.

CENTRO ESCURSIONI MONZONI COSTABELLA

Moena, Passo San Pellegrino, Seggiovia Costabella

Un museo a cielo aperto

Le creste di Costabella e dei Monzoni durante la prima guerra mondiale (1914-1918), furono teatro di battaglie d’alta quota fra l’esercito italiano e austriaco. Le testimonianze della presenza dei due eserciti sono numerose e ben conservate. Inoltre, i Monzoni sono stati definiti il museo geologico e mineralogico più interessante d’Europa ed è ricca la presenza di marmotte, camosci e stambecchi. Alcuni percorsi: Costabella-Passo delle Selle (facile). Alta Via Bepi Zac (via attrezzata). Alta Via Federspiel (via attrezzata), Costabella-Fuchiade (facile).

APERTURA IMPIANTI: Funivia Vigo-Ciampedie dal 08/06 al 05/10/2014 Seggiovie da Pera di Fassa dal 22/06 al 14/09/2014

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INFO IMPIANTI ED ESCURSIONI: Catinaccio Impianti a Fune S.p.A. Vigo di Fassa - Tel. 0462 763242

www.catinacciodolomiti.it

APERTURA SEGGIOVIA COSTABELLA dal 22/06 al 14/09/2014 Info: Catinaccio Impianti a Fune S.p.A. tel. 0462.573016 / 0462.763242


Centro Escursioni Catinaccio Rosengarten Al cospetto di Re Laurino, il custode delle cime emerse dal mare

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iete al Ciampedie, l’altopiano a 2000 metri di altezza, nel cuore del Catinaccio Rosengarten, magico regno di guglie, cime e rocce. Parliamo di uno dei principali gruppi dolomitici patrimonio Unesco, di una balconata panoramica sulla Val di Fassa, raggiungibile con la funivia da Vigo di Fassa, o con le seggiovie da Pera di Fassa. Da qui le opportunità di effettuare escursioni segnalate tra scenari indimenticabili sono molteplici. Oltre venti i rifugi che offrono invitanti tradizioni culinarie, in alcuni è possibile anche pernottare. Per le famiglie all’arrivo della funivia si trova un grande parco giochi con personale esperto e qualificato cui affidare i bimbi. Percorsi tematici: giro

del Ciampedie (30 min.) che presenta suggestivi scorci panoramici sulla Val di Fassa. Il Sentiero della Foresta che permette di avvicinarsi alla natura di alta montagna grazie ai punti didattico/informativi (anche con passeggino). Il Sentiero delle Leggende adatto alle famiglie con bambini, dove si trovano i riassunti di leggende ambientate nel Catinaccio e legate alla tradizione ladina, (passeggiata organizzata settimanalmente dal Museo Ladino di Fassa (a pagamento). Escursioni naturalistiche accompagnate (gratuite): lunedì, giovedì e sabato, dal 23 giugno/13 settembre (2-3 ore al mattino). Nordic walking con guida: martedì e venerdì (2-3 ore al mattino, dal 24 giugno/12 settembre).

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Alpe Lusia l’altipiano che custodisce un Eden naturalistico antiche leggende, il profilo di Re Laurino, dai Monzoni a quelle imperiose delle Pale di San Martino. Un altipiano incontaminato ricco di boschi di larici e abeti, un giardino botanico spontaneo, dal quale prendono il via numerose passeggiate ed escursioni da farsi a piedi o in mountain bike. Non mancano i rifugi, che offrono un’ottima cucina locale, oltre che una calorosa accoglienza.

foto:Albert Ceolan

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elvaggia e dolce riveste grande interesse per il paesaggio che la circonda. Dalle Cune, (raggiungibile in cabinovia da Ronchi, che si trova a pochi minuti da Moena), si apre un punto di osservazione a 360°. Il colpo d’occhio sulle montagne circostanti è superbo. Dalla vasta e articolata catena di Bocche, all’imponente Lagorai, dal gruppo del Catinaccio dove si può scorgere, richiamando

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il comprensorio perfetto

benvenuta estate impianti aperti

info Moena Apt Val di Fassa Tel. 0462.609770 Soraga Apt Val di Fassa Tel. 0462.609750

Moena Lusia Cabinovie Ronchi - Valbona Valbona - Le Cune Tel. 0462.573207 info@trevalli.com Aperte dal 22.06 al 14.09.2014 Orario: tutti i giorni 8.00 - 13.00 / 14.00 - 18.00

impianti aderenti a panoramapass e dolomiti supersummer

Passo S. Pellegrino Seggiovia Costabella Tel. 0462.573016 Aperta dal 22.06 al 14.09.2014 Orario: tutti i giorni 8.30 - 12.50 / 14.00 - 17.30 Funivia Col Margherita Tel. 0462.573676 Aperta dal 29.06 al 24.08.2014 Orario: tutti i giorni 9.00 - 12.30 / 14.00 - 17.30

Falcade Seggiovie Molino - Le Buse Tel. 0437.507044 Le Buse - Laresei Tel. 0437.599083 Aperte dal 05.07 al 07.09.2014 Orario: tutti i giorni 9.00 - 13.00 / 14.00 - 17.30


Passo San Pellegrino Un museo a cielo aperto

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urante l’estate il Passo San Pellegrino si trasforma in un trionfo di suoni, colori e profumi tutti da vivere tra vette maestose e panorami incantevoli. Una vasta rete di sentieri offre itinerari di ogni livello di difficoltà. Particolarmente interessanti dal punto di vista storico e naturalistico sono le escursioni che partono dall’arrivo della Seggiovia Costabella e dalla stazione a monte della Funivia Col Margherita: durante la Prima Guerra Mondiale, di cui quest’anno ricorre il centenario, le Creste di Costabella, dei Monzoni, Cima Bocche, Juribrutto sono

state infatti teatro di aspre battaglie fra l’esercito italiano e le truppe austriache e ancora oggi è possibile vedere notevoli resti di baracche, ponti, scale, gallerie e postazioni militari. Inoltre, sul Col Margherita sono presenti due interessanti punti di osservazione attrezzati con panchine e pannelli informativi sulle vette circostanti e la loro descrizione geologica. Suggestivi “balconi panoramici” dove fermarsi per una piacevole sosta e godere di una meravigliosa vista a 360° sulle Dolomiti, Patrimonio Naturale dell’Umanità.

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sulle tracce dei campioni

LATEMAR CYCLING ARENA

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volte arrivo di tappa del Giro d’Italia grandi manifestazioni ciclistiche ospitate volte arrivo di tappa del Giro del Trentino eventi ciclistici quest’anno unico passo dolomitico asfaltato chiuso al traffico

PASSO PAMPEAGO, CICLISMO DA STRADA IN ALTA QUOTA L’UNICO PASSO CHIUSO AL TRAFFICO 


Pampeago, il tour dei panorami

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uante volte vi siete chiesti, osservando le skyline montuose più affascinanti, quali fossero le cime di fronte ai vostri occhi? Sono tre i punti panoramici: la Pala Santa, il Passo Feudo e la località Tresca. Tre diversi sfondi, un unico grande spettacolo che permette di spaziare con lo sguardo in direzione delle vette principali, i rifugi, i passi, i paesi: dalle cime della catena del Lagorai, per poi passare al gruppo del Brenta, le Alpi austriache e, per

chiudere in bellezza, sulle Dolomiti. Da uno scenario all’altro, con la possibilità di gustare i prodotti tipici e genuini di Trentino e Alto Adige nelle nostre baite e rifugi, in un tour ideale che, dall’arrivo della seggiovia Latemar, vi porterà alla Pala Santa (percorso difficile), al Passo Feudo (percorso facile) o in località Tresca (percorso medio). Non perdetevi il nostro spettacolare tour dei panorami...




sPort&comPaNy

consigli per mezza giornata di pioggia mirco rigoni

Se per avventura capitasse mezza giornata di pioggia (quassù alle volte può succedere) e sempre che non preferiate restare sotto le coperte (vi fate portare la prima colazione a letto), c’è solo l’imbarazzo della scelta: > giocate a carte nella hall > ascoltate musica nella biblioteca di pubblica lettura, sfogliando i giornali del giorno: scegliete due libri in prestito per la sera > dedicate mezz’ora a mettere un cero nella chiesa più vicina: ci sono pale d’altare di pittori di vaglia, altari gotici dorati, portelle e trittici intagliati e dipinti, volte affrescate, ex voto, e può capitare di sentire prove d’organo o del coro locale > può essere che vi sorprenderà la visita al museo pinacoteca della Magnifica Comunità di Fiemme a Cavalese, con gli affreschi restaurati in occasione dei 900 anni del patto firmato col principe vescovo (niente castelli in valle e governo autonomo) > oppure a Vigo l’intrigante museo dell’Istituto ladino, l’antica lingua retica e costumi e banderal del Comun General de Fascia

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> se vi interessa la geologia è l’occasione imperdibile per visitare a Predazzo il Museo Geologico sulla formazione delle Dolomiti con una sezione dedicata alle tradizioni valligiane, oppure il Museo Mineralogico dei Monzoni a Vigo > se volete evocare cosa fu cent’anni fa il fronte della Grande Guerra su queste montagne visitate i musei di Passo Fedaia (privato) o di Someda o la collezione di cimeli al rifugio Cauriòl, mentre presso il Centro Congressi Navalge a Moena, a partire dal 17 luglio (giorno dell’inaugurazione), fino alla metà di settembre, sarà allestita una significativa Mostra sulla Grande Guerra > può essere una variante prenotare la colazione al ristorante tipico o all’agritur che ha in menù le specialità valligiane > o in uno dei Rifugi alpini raggiungibili in funivia


magnifica comunità di Fiemme

centro visitatori Parco di Paneveggio

> una chicca? Il Centro visitatori del parco naturale di Paneveggio, sulla strada del Passo Rolle > un’altra? Il Museo storico della Guardia di Finanza presso la Scuola alpina di Predazzo > alla stazione di partenza della funivia Col Rodella, a Campitello, il “Museo dello sci” > da non perdere il moderno Centro acquatico Dòlaondes a Canazei che offre una superficie complessiva di 2.400 mq e 4 aree tematiche: water&fun – eghes&wellness – sports&fitness eat&drink; e quello della Piscina Comunale di Cavalese, un’oasi per gli amanti degli sport acquatici > divertimento assicurato presso i Palaghiaccio di Cavalese e Alba di Canazei, dove si può passare un pomeriggio o una serata in allegria sui pattini.

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Foto: Albert Ceolan

museo Öetzi museo geologico delle dolomiti - Predazzo

Un consiglio per tutti: fate un salto all’ufficio informazioni delle ApT, ne troverete uno in ogni Paese. Può succedere che vi invogli una gita organizzata in pullman: nell’arco di qualche decina di chilometri potete raggiungere Bolzano (Museo Oetzi, nel quale è conservata la Mummia del Similaun, anche nota come Uomo del Similaun, i Portici e mercato di Piazza Erbe), Trento (piazza Duomo, il Castello del Buonconsiglio), oppure l’attuale Muse (Museo delle Scienze) che recentemente ha inaugurato una prestigiosa sede disegnata da Renzo Piano, Rovereto (Mart, Campana dei Caduti, Museo della pace), Merano (ippodromo, centro terme, Kursaal), Bressanone (il doppio duomo, le doppie mura)… Cose che mai fareste se non approfittando della temperatura gradevole propria di una giornata di pioggia. Con l’allegria di una variante imprevista.

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sport&company

La Sportiva Mountainware: fast & up collections

È

un 2014 ricco di novità per La Sportiva, azienda trentina che dal 1928 produce in Val di Fiemme ai piedi delle Dolomiti calzature per vivere la montagna a ogni latitudine ed altitudine. La collezione primavera/estate 2014 presenta significative innovazioni nel settore della calzatura tecnica da montagna (dall’arrampicata all’alpinismo tecnico passando per il mountain running) ed importanti completamenti di gamma all’interno della nuova collezione apparel Con l’entrata nel settore dell’abbigliamento tecnico, La Sportiva ha fatto una scelta precisa: fornire a chi va in montagna tutto ciò di cui ha bisogno per praticare la propria attività outdoor, quindi calzature, abbigliamento ed accessori dedicati specificatamente ad attività sportive ben identificate, in una parola: MOUNTAINWARE. Un concetto che riassume la totalità della collezione La Sportiva, composta oggi da Footwear e Apparel, e che abbraccia le due anime della gamma prodotti dell’azienda: quella “FAST” legata ad un’interpretazione veloce del muoversi in montagna, e quella “UP” legata al concetto

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di verticalità ed alla tradizione aziendale derivata dai prodotti per l’alpinismo e per l’arrampicata.

FAST IN THE MOUNTAINS

La collezione Mountainware “FAST” si compone di 8 modelli di calzature dedicati al Mountain Running, alla corsa su terreni offroad, dove trovano spazio 3 importanti novità come Bushido, scarpa tecnica da skyrunning e mid-long distances che con la costruzione di nuova concezione STB Control rappresenta il fiore all’occhiello dell’intera collezione trail, Savage GTX: modello impermeabile adatto anche per fast hiking completamente in membrana Gore-Tex e Wild Cat 3.0: terzo update di uno dei best seller della collezione. Il concetto “fast” prosegue sulla linea di abbigliamento dedicata a chi ama muoversi velocemente in montagna, sia correndo che praticando l’hiking più rapido e dinamico, quel Mountain Hiking dove trovano spazio tra gli altri nuovi pantaloni come Cirrus Tight, Naos e Titan Pants (man) e Crux Capri, Vega ed Atlas pants (women): pensati per il massimo comfort durante le escursioni veloci.


UP IN THE MOUNTAINS

La collezione Mountainware “UP” racchiude l’essenza verticale de La Sportiva: scarpette d’arrampicata, scarponi da alpinismo tecnico, calzature da avvicinamento e oggi anche una nuova linea di abbigliamento climbing che rende omaggio alla storia dell’azienda grazie a colori, grafiche e soluzioni tecniche che sono un continuo richiamo all’heritage aziendale che nel caso dell’arrampicata sportiva ha profonde radici negli anni ’70 ed ’80. Accanto a pantaloni tecnici con l’esclusivo tessuto CORDURA® e con vocazione lifestyle pensati per esprimere la passione per l’arrampicata anche in situazioni di vita quotidiana lontani da falesie o palestre, trovano spazio t-shirts e felpe con forti richiami grafici alla tradizione La Sportiva ed al mondo della scalata, ma che allo stesso tempo adottano soluzioni made for climbers quali fasce elastiche laterali e tessuto in cotone organico, nate dall’attento ascolto degli utilizzatori più esigenti: ambassadors del marchio quali Pietro Dal Pra, Silvio Reffo, Nalle Hukkataival, Anthony Gullsten. E le novità verticali non finiscono qui: in ambito climbing La Sportiva lancia anche 3 nuovi modelli di

scarpette (HydroGym, OxyGym e NitroGym) totalmente lavabili grazie al tessuto Washtex 3 strati, pensate per utilizzo rental nelle palestre ma anche per uso outdoor su vie lunghe: sempre con la priorità a comfort, lavabilità ed igiene. Last but not least il nuovo stato dell’arte raggiunto negli scarponi da montagna dove Nepal Cube GTX e Trango Cube GTX settano nuovi standard di leggerezza ed impermeabilità nel settore. Trango Cube in particolare è realizzata con la nuova ed esclusiva tecnologia Thermo Tech Injection: sovra-iniezione di materiale termoplastico che evita il ricorso alle classiche cuciture conferendo proprietà idrorepellenti senza precedenti su calzature di questa categoria. Che si tratti calzature o di abbigliamento, l’approccio dell’azienda rimane lo stesso dal 1928: innovare con passione dedicando i propri prodotti a chi ama la montagna. La Sportiva Mountainware: for your mountain. Trovi tutta la collezione completa “La Sportiva” preso il Factory Shop Aziendale a Ziano di Fiemme in Via Ischia 3 Per maggiori info visita: www.lasportiva.com

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sPort&comPaNy

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co-sostieni i nostri ecosistemi”. È l’invito a chiare lettere che rivolge la Val di Fiemme ai suoi ospiti. A siglare l’accordo uno scambio vantaggioso sia per il turista sia per questa valle trentina che si apre ai panorami dolomitici Patrimonio Naturale dell’Umanità Unesco. Gli ospiti potranno così verificare, in Val di Fiemme, che la green economy genera risparmio economico. Dall’8 giugno al 5 ottobre 2014 gli Hotel che collaborano al progetto “Fiemme Vallevviva” offriranno un’infinità di servizi di mobilità gratuiti, dagli impianti di risalita ai trasporti fino alle escursioni, in cambio di un euro a notte. “Un euro per l’ambiente e per te” è lo slogan che scandirà un’estate verde intrisa di rispetto. La Val di Fiemme decide così di proporre un eco-affare molto allettante. In cambio di un euro, il turista riceverà la FiemmE-motion Card che ha un valore giornaliero di almeno 7 euro (bambini fino a 8 anni gratis, 8-14 anni 50 centesimi a notte). Per comprenderne il valore basta scorrere l’elenco dei servizi gratuiti contenuti nella Card: mobilità in tutto il Trentino, con autobus Trentino Trasporti, trenini e navette nei paesi della Val di Fiemme e servizi a chiamata; impianti a fune della Val di Fiemme (Alpe Cermis - Cavalese, Pampeago, Latemar 2200 - Predazzo; Bellamonte Castelir); Animazioni per famiglie e Racconti spettacolari nei “Magnifici Luoghi di Fiemme”; ingressi al Palazzo della Magnifica Comunità, al Museo Geologico delle Dolomiti, al Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino; escursioni con guide alpine, esperti, botanici e guide naturalistiche, visite guidate con degustazione alla Cantine vitivinicole della Val di Cembra, corsi di cucito creativo; pedalate golose al Mercato Contadino “Treni del Gusto”; ingressi gratis al Muse di Trento, al Mart di Rovereto e ai Castelli del Trentino e numerosi altri siti storico culturali della provincia; sconti fino al 30% su rafting, bike, e-bike, piscine, centri wellness; benefit e sconti in negozi, malghe, rifugi, ristoranti e produttori km zero. La FiemmE-motion Card, quindi, oltre al

Vallevviva si impegnano a utilizzare energie da fonti rinnovabili

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Val di Fiemme L’estate “green” costa meno. Con un euro a notte per sostenere l’ambiente, potrai viaggiare gratuitamente su impianti di risalita, trenini, bus e navette. Gratis anche escursioni guidate, visite teatralizzate, pedalate golose, musei…

portafogli fa bene anche all’ambiente. Il piccolo contributo permette di ridurre gli sprechi di energia e gli impatti negativi sull’ambiente con semplici gesti quotidiani. Gli hotel Fiemme Vallevviva si impegnano a utilizzare energie da fonti rinnovabili, contenere i consumi energetici, utilizzare prodotto km zero nei menù, scegliere detergenti e detersivi green e ad effettuare la raccolta differenziata. I comuni della Val di Fiemme, uniti da tre anni sono nel progetto di mobilità sostenibile, offrono navette, bici e monopattini elettrici, bici tradizionali, autobus di linea efficienti, impianti di risalita, collegamenti pedonali, servizi di bike sharing e tettoie fotovoltaiche per ricaricare le bici. FiemmE-motion, infatti, coinvolge tutta la Val di Fiemme: Comunità Territoriale, Comuni, Azienda per il Turismo, Hotel, impianti di risalita, Trentino Trasporti, aziende, artigiani e commercianti. L’idea, già collaudata da due anni, è di permettere agli ospiti della Val di Fiemme di lasciare l’auto nel parcheggio dell’hotel e di


Ciack si gira… con un euro

Quando si parla di rispetto ambientale, Fiemme vanta diversi primati muoversi in piena libertà utilizzando mezzi e servizi a basso impatto ambientale. Questa valle trentina “riciclona” e pulita, quindi, è sempre più attenta alla qualità della vita. Fiemme non si accontenta di respirare l’ossigeno generato da 60 milioni di alberi (secondo una stima dell’Apt Val di Fiemme ce ne sarebbero 200 per ogni turista). Infatti, quando si parla di rispetto ambientale, Fiemme vanta diversi primati. Basta dire che oltre un terzo dei ventimila abitanti usa quotidianamente energia termica o elettrica proveniente da fonti alternative, fra cui due grandi centrali di teleriscaldamento e l’impianto fotovoltaico pubblico a terra più grande d’Italia. La Val di Fiemme, fra le prime nella raccolta differenziata dei rifiuti, ha già ricevuto tre volte il premio dei Comuni Ricicloni d’Italia, visti i risultati sempre più entusiasmanti. Questa innovativa scelta ecologica cresce e si sviluppa al cospetto delle Dolomiti, fra due parchi naturali, quello di Paneveggio Pale di San Martino e quello del Monte Corno.

Info: APT Val di Fiemme - Tel. 0462 241111 info@visitfiemme.it - www.visitfiemme.it

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sPort&comPaNy

Da giugno a settembre, la valle propone vacanze all’insegna delle attività all’aria aperta e degli eventi sportivi

Cammina, corri, pedala

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uando l’“aria buona” porta con sé giornate lunghe e calde, cieli blu e prati vermiglio, la Val di Fassa ha le sfumature perfette per chi cerca vacanze dinamiche alla scoperta della natura più bella. Protetta dall’abbraccio maestoso di Marmolada, Sella, Sassolungo, Catinaccio, Latemar e altri gruppi dolomitici, Fassa è un eden, dove l’istinto guida nella scelta dell’attività all’aria aperta più congeniale, dalle facili passeggiate sul fondovalle, al trekking in quota, alle escursioni impegnative in mountain bike, alle biciclette per tutta la famiglia, all’arrampicata, a tanto altro ancora. Per incoraggiare anche i meno allenati, che in questa valle però non possono rimanere indifferenti alle varie forme del movimento (specie quello più dolce), oltre a “Sellaronda Bike Day”, (22 giugno) che libera le strade dal traffico per regalarle ai ciclisti di tutte le età ed è preceduta dalla “Südtirol Sellaronda Hero” (21 giugno) per veri ironman della mtb, Fassa inaugura l’estate con “Outdoor Festival”. La manifestazione, promossa dal 27 al 29 giugno a Campitello da Meridiani Montagne in collaborazione con i locali professionisti di Fassa Outdoor, l’Apt di Fassa, il Comune di Campitello, Trentino Sviluppo e con il supporto dei quotidiani Trentino e Alto Adige e della radio NBC Rete Regione, si propone come un grande



happening dello sport per tutti. In programma la possibilità di provare più di dieci discipline sportive, testare le attrezzature di importanti aziende del settore riunite nel Village (in località Ischia), assistere a dibattiti con esperti e pure a due gare: la “Prova di Coppa Italia d’arrampicata sportiva”, nella nuova struttura di Campitello (28 giugno), e il “Vertical Rodella” (29 giugno). A cadenzare la vacanza attiva, che ciascuno può calibrare secondo le proprie esigenze e passioni, sono tantissime manifestazioni che si svolgono nei mesi caldi. Restando sulle due ruote, torna l’evento più ambito (e per questo a numero chiuso), la “Maratona dles Dolomites” (6 luglio) ed altre corse che tirano la volata all’ultimo importante appuntamento: la “Val di Fassa Bike Volvo” (14 settembre) prova mondiale mtb. Gli amanti delle escursioni in quota lungo i sentieri della valle, invece, dal 22 al 27 giugno possono partecipare - solo se allenati al passo molto sostenuto, ovvero la corsa - alla “Val di Fassa Running Volvo” (55 km in 5 tappe). Chi è davvero in ottima forma, poi, può addirittura mettersi alla prova con i migliori “corridori del cielo” che cercano di battere gli incredibili record del “Vertical Kilometer” (18 luglio), ad Alba di Canazei, e della “Dolomites Skyrace” (20 luglio), a Canazei, entrambe prove di skyrunning valide per le World Series. Ma non solo lo sport invita al movimento in


Foto: Archivio fotografico APT Val di Fassa

per tutta l’estate in Val di Fassa Fassa. Anche gli appuntamenti con le tradizioni e la cultura ladina spingono a raggiungere splendide località in quota, meglio se muniti di PanoramaPass (conveniente tessera in tre formule per l’uso illimitato degli impianti a fune), dalla “Festa ta Mont” (Val San Nicolò, 1-3 agosto) ad “A Pè ta Mont” (Fuciade, 24 agosto), fino alle raffinate performance del festival “I Suoni delle Dolomiti”. La rassegna trova, tra luglio e agosto, in Val di Fassa impareggiabili anfiteatri fioriti per sei concerti di artisti di

fama internazionale, tra cui Arisa (26 agosto, Rifugio Fuciade), Cristiano De Andrè (10 luglio, Malga Canvere), Paolo Fresu (30 luglio, Rifugio Micheluzzi) e altri musicisti che, inebriati dalla bellezza della valle, si esibiscono in memorabili spettacoli estemporanei.

Fassa: appuntamento con lo sport val Di fassa running volvo > running race 22 - 27 giugno - val di fassa www.valdifassarunning.it outDoor festival > sport Festival 27- 29 giugno - Campitello www.fassa.com marCialonga CiClYng Craft > ciclyng race 29 giugno - moena www.marcialonga.it

vertiCal Kilometer > skyrunner World series 18 luglio - alba di Canazei www.dolomiteskyrace.com

sellaronDa trail running > running race 13 settembre - Canazei e passi dolomitici www.sellarondatrailrunning.com

Dolomites sKYraCe > skyrunner World series 20 luglio - Canazei www.dolomiteskyrace.com

val Di fassa BiKe volvo > mtb race 14 settembre - moena www.valdifassabike.it

marCialonga running > running race 7 settembre - moena www.marcialonga.it

azienda per il turismo della val di fassa strèda roma - Canazei tn tel +39 0462 609500 fax +39 0462 602278 www.fassa.com




musei

Buon compleanno muse!

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n anno fa, il 27 luglio, il MUSE apriva i battenti con un grande happening di forti emozioni, incontri e immagini piene di suggestione. Quest’estate, il museo delle scienze di Trento festeggia il suo primo compleanno con un regalo speciale: l’inaugurazione dell’atteso spazio Maxi Ooh! prevista a luglio, in concomitanza con i festeggiamenti per l’anno di apertura. Il Maxi Ooh! sarà l’unico esempio in Italia di spazio concepito esclusivamente per i bambini dagli zero ai cinque anni, accompagnati dai loro genitori. Sarà un luogo da esplorare attraverso i sensi, dove sperimentare con il tatto, la vista, l’intuizione. Le emozioni al centro dell’esperienza del Maxi Ooh! saranno lo stupore, lo scambio e la reciprocità fra piccolo e adulto. Il tutto in un’atmosfera protetta, sognante e raccolta, a forma di bolla. Maxi Ooh! sarà uno spazio speciale dedicato ai più grandi “appassionati” di MUSE, le famiglie e i bambini. Un tassello che andrà ad arricchire la proposta del museo, affiancandosi ai percorsi dedicati alla natura e alla biodiversità, alle aree con

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giochi interattivi e multimediali per scoprire la fisica e i suoi principi, alla più grande mostra di dinosauri dell’arco alpino e infine alle zone dedicate alla creatività in prima persona come il FabLab. Un vero e proprio paradiso per i più piccoli, ma non solo. Completano l’offerta estiva del MUSE, due mostre temporanee: dal 28 maggio al 13 luglio, l’installazione artistica di Roberto Pugliese, “Concerto per natura morta”, che si affida alla rielaborazione tecnologica di alcuni tronchi cavi per raccontare la relazione tra suono e spazio, e la mostra “BioDiversitArt”, di Maurizio Boscheri che, dal 13 giugno all’8 settembre, con le sue opere pittoriche esplora la biodiversità del pianeta.

Tutte le info, gli orari e il programma delle attività al MUSE e al Museo Geologico delle Dolomiti si possono trovare sul sito: www.muse.it


Foto: Matteo De Stefano - Archivio MUSE

A un anno dalla sua inaugurazione, il MUSE tocca quota 500.000 visitatori e inaugura il Maxi Ooh! la nuova zona dedicata ai più piccoli

estate al museo geologico delle dolomiti a Predazzo

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ede territoriale del muse, il museo geologico delle Dolomiti a predazzo è specializzato nella geologia delle Dolomiti, che dal 2009 sono state proclamate patrimonio unesCo. il museo inaugura la stagione estiva 2014 il 24 giugno e per tutto il periodo estivo offre visite guidate, laboratori per giovani e bambini, uno sportello geologico aperto al pubblico per il riconoscimento di fossili e minerali, ed escursioni sul territorio guidate da esperti naturalisti e geologi. una serie di conferenze serali per il ciclo “Dolomiti, sui sentieri della storia” previste nei mesi di luglio e

agosto affronteranno i paesaggi geologici, la storia mineraria, la meteorologia, la botanica e uno speciale approfondimento sulla grande guerra. Quattro le mostre: “da Predazzo al fronte” presenta predazzo e i suoi forti allo scoppio della prima guerra mondiale attraverso una selezione di fotografie in grande formato. schizzi e progetti raccontano come la valle di fiemme si sia preparata al conflitto, evidenziando i segni che gli scontri hanno lasciato sul territorio. “erbarte” (erbari a cura degli studenti delle classi 3° e 4° del liceo artistico di pozza

di fassa. progetto a cura di silvia alfarè lovo e miriam Weber, in collaborazione con il Cml di predazzo) propone un percorso in cui la natura diventa soggetto d’arte con tavole e immagini ispirate ad antichi erbari. “Fior da Fiore” a cura di Daniele ferrari

- è una breve antologia di fiori e habitat naturali fotografati in alta val di fiemme. infine “FiemmeFlora 2014” - dal 18 al 20 agosto - è una raccolta di fiori spontanei provenienti dalla val di fiemme, a cura del gruppo micologico g. a. scopoli.

Foto: archivio MUSE

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salute e bellezza

l l n e ssndes.it e w s e h g e n • w.dolao w a t e r & f u 0462 601348 / 608811 - info@dolaondes.it - ww

- Tel. 7 - Canazei (TN) Streda del Piz n.

Dòlaondes: un universo d’acqua e vapore Tecnologia, materiali biologici e colore per lo spettacolare centro acquatico di Canazei che si conferma il nuovo atout dell’accoglienza fassana

I

l protagonista del centro acquatico è il luogo, nel cuore delle Dolomiti ladine, che offre una vista incomparabile verso un territorio ancora capace di suscitare emozioni uniche. Se poi lo si osserva coccolati dal piacevole massaggio di una vasca Whirlpool, il benessere è garantito. L’architettura, che per molti aspetti riconduce al movimento dell’acqua, presenta un’unione armoniosa tra superfici di legno, pietra, vetro e

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cristallo, e sottolinea la singolarità di inondare di luce le piscine. “Segui l’onda”, questo il chiaro messaggio contenuto nel significato italiano dal termine ladino Dòlaondes, un invito a cavalcare l’acqua con allegria per godere di una giornata all’insegna del benessere e del divertimento. Quattro le aree tematiche collegate tra loro e disposte su una complessiva area di 2.400 mq:

WATER&FUN cinque vasche con vista mozzafiato sulle montagne

S’impone sull’ambiente circostante la scenografica vasca semiolimpionica, la cui ampiezza è l’ideale per chi ama nuotare, anche ai massimi livelli dell’allenamento. Esclusiva per forma e ambientazione la piscina “Fun” adibita


appunto al divertimento con air-bubbles, nuoto controcorrente, nonché quattro lettini idromassaggio per rilassarsi e togliersi di dosso la stanchezza. Non potevano mancare le docce nucali per completare un percorso anti-stress. Massimo dell’emozione per i bambini da 0 a 3 anni, con la vasca “Kids” un rifugio acquatico studiato apposta per i più piccoli, con scivolo e una piacevole cascata che sgorga da una roccia illuminata da migliaia di lucine. Indispensabile la vasca che accoglie l’arrivo di uno scivolo che si snoda anche all’esterno della struttura per regalare discese rocambolesche di 111 metri. Chicca del centro acquatico la piscina esterna arricchita da cinque lettini idromassaggio e godibile in tutte le stagioni.

EGHESWELLNESS il menù del benessere che trae spunto dall’antica filosofia della bioclimatologia delle termae romane

Lunga tradizione per la Spa di Dòlaondes che mediante i benefici apportati dall’aqua offre Calidarium, Idromassaggio, Laconicum e Tepidarium, che favoriscono le attività respiratorie, l’idratazione e la purificazione della pelle, permettendo ai principi attivi delle essenze di penetrare in profondità. Il Frigidarium, zona fredda con piogge leggere e tropicali abbinate a profumi ed essenze rivitalizzanti. Aromarium, Thalasso, Cammomilla Grotta, per stimolare la circolazione sanguinea e favorire l’eliminazione delle tossine, e infine la sauna Filandese. Elegante e accogliente la zona relax in cui troverete docce tropicali, nebulizzatori alla menta e al maracuja, piogge tropicali e molto altro.

SPORTS&FITNESS personal trainer e istruttori qualificati al vostro servizio

Per migliorare la forma fisica vi è a disposizione una palestra attrezzata con macchinari d’ultima generazione e un team d’istruttori d’alto livello. Numerosi i corsi fitness ai quali è possibile partecipare.

EAT&DRINK per uno snack veloce o per gustare un piatto salutare

Non poteva mancare un’area adibita al ristoro, che si sa, dopo una giornata trascorsa in acqua è indispensabile. Numerose le proposte per gustare un piatto veloce o un salutare drink con la possibilità di accedere gratuitamente al servizio WIFI.

Info: Tel. 0462 601348 - Fax: 0462 601507 www.dolaondes.it - info@dolaondes.it

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salute e Bellezza

Nell’aria… profumo d’estate La Piscina di Cavalese, oasi acquatica tra i monti

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ellness, relax e svago sono il mix vincente che la Piscina Comunale di Cavalese offre ai propri ospiti e a tutti coloro che desiderano trascorrere una giornata all’insegna del benessere. Numerose le vasche a disposizione: quella per il nuoto, con cinque corsie dedicate ai corsi e l’allenamento; quella dello scivolo “biscione” 80 metri di avventurosa discesa per la gioia di grandi e piccini, la vasca didattica; i due grandi Whirlpool (interno ed esterno) per godere di un totale relax. L’estate la piscina si trasforma in un lido di montagna grazie al giardino fiorito che contorna la struttura e le vasche esterne. Sdraio e zone relax con vista spettacolare sulla Catena del Lagorai sono a disposizione degli ospiti, così come un piccolo snack bar esterno. La piscina interna è un’alternativa a una giornata di pioggia, con la possibilità di frequentare uno dei tanti corsi per adulti e bambini organizzati dalla Scuola nuoto che si avvale di uno Team di istruttori qualificati. Di rilievo la terrazza del Fitness

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Bar, che offre l’opportunità di ristoro con una nutrita scelta di piatti e bibite all’insegna della genuinità. Per gli amanti del benessere a 360° non può naturalmente mancare una “capatina” in sauna che, nonostante le credenze di molti, è ottima anche in estate grazie alla sua azione purificante e tonificante. Il centro benessere, con Bagno Turco, percorso Kneipp, Sauna Finlandese, Biosauna, docce emozionali e il centro estetico per trattamenti o massaggi saranno aperti per tutta l’estate. Non possiamo dimenticare gli amanti dello sport che si tengono in forma nuotando. Proprio per loro e gli utenti dei corsi estivi ci sono le vasche didattiche e la vasca principale omologata FIN. L’offerta sportiva si completa con la palestra e i numerosi corsi ai quali partecipare mediante una semplice iscrizione. Dopo il successo della scorsa estate torna Summer Young, il programma estivo per bambini che unisce sport, natura e divertimento all’aria aperta. Grazie alla Scuola Nuoto Amatori Nuoto Fiemme e alla continua


formazione dei propri istruttori, la novità di quest’anno è l’attività didattica con gli animali e per la prima volta anche i bambini speciali potranno partecipare. Diamo appuntamento a tutti per l’estate con tante novità che potete trovare anche sul sito www.sagis.tn.it.

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salute e Bellezza

Vantaggi, benefici e indicazioni terapeutiche dell’Haloterapia Presso l’Hotel Latemar a Castello di Fiemme troverete un ambiente esclusivo e certificato Aerosalmed®. Dispositivo Medico secondo la Direttiva Europea 93/42/CEE che utilizza l’azione benefica del sale per favorire il benessere di adulti e bambini

vantaggi

si tratta di un metodo naturale e non invasivo che sfrutta l’azione salutare del sale. mediante un erogatore aerosol salino a secco, il sale micronizzato raggiunge tutte le sezioni delle vie respiratorie (detersione dell’intero albero respiratorio) con benefici appurabili sin dalle prime sedute. efficace per contrastare asma, allergie, sinusite, per stimolare la naturale funzione di depurazione delle vie respiratorie, ma anche come trattamento per infezioni delle alte vie aeree e di patologie acute e croniche a carico dell’orecchio, soprattutto in età pediatrica.

Benefici

antibatteriologico, antinfiammatorio, mucolitico, rinforzamento del sistema immunitario, recupero psicofisico, eliminazione delle tossine con effetto sgonfiante e decongestionante.

indicazioni terapeutiche infezioni virali, tosse e raffreddore, malattie polmonari ostruttive, asma,

Info: Hotel Latemar Via Latemar, 16 - Castello di Fiemme Tel. 0462.340055 - Fax 0462.342970 www.latemarhotel.it info@latemarhotel.it

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infezioni dell’orecchio ricorrenti, malattie otorinolaringoiatriche croniche, bronchiti, raffreddori allergici, sinusiti, tonsilliti, faringiti, tosse nel fumatore, paziente che russa, dermatiti, allergie, psoriasi, eczema, stress, ansia, insonnia, dolori artritici, fibrosi cistica.

il mare in una stanza

parliamo di uno dei rimedi più naturali e semplici che si svolge in soli 30 minuti di seduta in un ambiente con le pareti, soffitto e pavimento interamente ricoperte da salgemma e in cui viene ricreato il microclima presente nelle miniere di sale. l’ambiente è ipoallergenico e a bassa carica batterica, il microclima mantiene stabilmente un’umidità del 40-60% e una temperatura di 18-24 gradi. l’ideale anche per i bambini che, oltre a beneficiare delle proprietà saline, permetterà loro di sentirli liberi di giocare con palette e secchielli, o di guardare un cartone animato. un “concentrato di mare” da fare in montagna.


salute e Bellezza

L’acqua sulfurea come sorgente del benessere

Terme Dolomia

ceNtro termale coNveNzioNato coN il servizio saNitario NazioNale

È

l’acqua termale del “bagn da tof di Alloch” - unica sorgente solforosa del Trentino - a rendere esclusivo il Centro, che propone numerosi trattamenti naturali, esaudendo il desiderio sempre più diffuso di restare sani e in forma. Cure super-tecnologiche unite a un’assistenza di altissimo livello, e terapie antiche, potenziate dall’azione terapeutica dell’acqua termale, sono sapientemente abbinate per nutrire l’anima e ridare energia al corpo. Le terme sono convenzionate per la cura idropinica, l’aerosolterapia e la fangoterapia. Oltre alle terapie convenzionate, vengono effettuati molteplici trattamenti tra i quali menzioniamo la balneoterapia, la mesoterapia, la fisioterapia. Ma non solo: il Centro è specializzato in percorsi di bellezza e propone sedute anti-cellulite al caffè verde, impacchi disintossicanti alle erbe medicinali, impacchi idratanti al latte e oli essenziali. Manipolazioni fisioterapiche e antistress, massaggi curativi shiatsu e ayurvedici, peeling orientali con argille, e molto altro.

da ricordare:

l’

acqua termale è fonte di salute nelle fasi di: - prevenzione, per impedire o diminuire i sintomi e la frequenza di varie patologie; - terapia, sono infatti indicate in determinate patologie croniche per mitigare i sintomi di picco e migliorare le condizioni di salute del paziente; - riabilitazione, aiutando notevolmente il paziente a riprendere una vita normale in seguito a interventi

chirurgici (vascolari o ortopedici). la tecnologia al servizio della salute: tecarterapia raggi infrarossi - lampada al quarzo - magnetoterapia. tutti i trattamenti proposti sono eseguiti da operatori qualificati. i benefici delle acque termali non hanno età. tutti possono fruire di un ciclo di cure convenzionato all’anno se in possesso della ricetta medica.

Info: Terme Dolomia presso l’Hotel Terme Antico Bagno Strada di Bagnes, 25 - Pozza di Fassa Tel. 0462 762567 - 3298926298 www.termedolomia.it - info@termedolomia.it

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salute e Bellezza

HAIR STYLING A 360°

Look In Motion Parrucchieri Ruba la scena con i tuoi capelli Sono quattro i must have di Look In Motion, il salone di bellezza di Predazzo che negli ultimi anni ha distinto con un’inconfondibile firma le nostre chiome. Una beauty bible dei capelli che Sandro e il suo Team sa come applicare per renderli seducenti e liberare il loro fascino

professionalità, mediante l’utilizzo di

prodotti color e styling d’ultima tecnologia, che rispettano le attuali ricerche di bio-compatibilità. trattamenti benessere e di ricostruzione del capello. area riservata al colore, con un salotto nel quale sono disposte a vetrina tutte le nuance disponibili, successivamente preparate davanti al cliente. attrezzatura all’avanguardia, l’optimum sul mercato. pulizia minuziosa del salone che presenta un’architettura moderna, nonché ariosa e piena di luce.

Criterio, improntato sull’organizzazione

“maniacale” degli orari. massima puntualità che permette ai clienti di organizzare al meglio anche il dopo parrucchiere. elasticità negli orari, che vanno a coprire quelle che possono essere le esigenze del cliente al giorno d’oggi.

varietà dei servizi, con la cura

dei capelli, dal taglio ai trattamenti colore sempre aggiornati all’ultima tendenza, servizi di ricostruzione unghie, acconciatura e trucco per matrimoni e serate, rivendita e applicazione di frange artificiali, extension e tanto tanto altro... novità: da qualche mese è stata inaugurata la zona Barbier con la messa a punto di una vecchia postazione per barbieri. un’idea nata dall’esigenza di dare un servizio anche a tutti gli uomini che desiderano una cura particolare della loro barba, o semplicemente per coloro i quali vogliono concedersi qualche minuto di relax con un servizio d’altri tempi, eseguito abbinando a una procedura classica, l’utilizzo di prodotti altamente tecnologici. un’altra importante novità la potete trovare richiedendo il servizio di manicure e l’applicazione di smalti classici, o semi-permanenti.

Consulenza, quindi non solo

parrucchieri, ma consulenti d’immagine. sandro, mattia, valentina e alessandra partecipano regolarmente a percorsi formativi differenti l’uno dall’altro,, in modo da conoscere in anteprima le nuove tendenze e tutti gli ultimi beauty concept che si presenteranno a ogni cambio di stagione. pertanto grande spazio alla creatività in grado di esaltare la personalità del cliente senza omologarla a standard d’immagine.

Info: Look In Motion parrucchieri Via Fiamme Gialle, 12 - Predazzo Tel. 0462.872451 - Cell. 328.8760055 www.lookinmotion.com info@lookinmotion.com

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Quando l’ingegno dell’uomo e l’opera della natura si fondono, prendono vita morbidi cuscini personalizzati con il potere di donare nuove energie

salute e Bellezza

Spirits of Dolomites www.dormirebenecuscinodicirmolo.com

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asce nelle Dolomiti il Pino cembro, un albero raro dalle innumerevoli proprietà. Il suo legno ricco di essenze rilascia un piacevole profumo per anni. Per questo motivo in passato era utilizzato per costruire mobili, cassapanche, culle (si era osservato che i bimbi che riposavano in un giaciglio realizzato con il legno di cirmolo dormivano più tranquilli), e per realizzare splendide stube, preziose e particolarmente utili per il benessere che trasmettono. In seguito ad approfondite ricerche, è stato scientificamente dimostrato che le essenze sprigionate dal cirmolo trasmettono energie positive e quindi sono un valido contributo per curare e prevenire i disturbi tipici del sonno (insonnia, risvegli notturni precoci, difficoltà ad addormentarsi), le emicranie e i dolori cervicali dovuti a stress o a errata postura. Respirando tale essenza di notte sprigionata dal cuscino confezionato con il cirmolo si ripristina il battito cardiaco a ritmi fisiologici, il cuore lavora meno e invecchia meno e questo permette di dormire meglio. La famiglia Reppucci ha unito alla competenza medica la profonda conoscenza della fisica, per trasformare i prodotti della natura in beneficio per la salute. Nasce così il cuscino Spirits of Dolomites, che combina le singolari proprietà del cirmolo a quelle della lana merinos da

sempre rinomata per le caratteristiche isolanti e assorbenti (conduce verso l’esterno ogni traccia di umidità), anti-parassitarie (il cirmolo è anti-acaro e anti-tarme). >

NOVITÀ AIR THERAPY usiamo i profumi e le <

essenze della natura opportunamente miscelati e studiati per prevenire il raffreddamento, purificare gli ambienti, rilassare mentre siete al lavoro o in casa, alleviare l’ansia e le paure. presentati in pratiche confezioni personalizzate.

Info: Azienda Agricola Reppucci&Figli, Piazza Cesare Battisti, 2 - Cavalese Cell. 335.1371360 www.dormirebenecuscinodicirmolo.com

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arte & Bellezza

La pelle come strumento di comunicazione

“L’arte corporale è ricca di significati, è costume. Molto spesso è portatrice di un messaggio che non riusciamo a esprimere con le parole. Un’immagine o una scritta raccontano sempre qualcosa di noi, una speranza, un momento particolare della nostra vita che vogliamo imprimere non solo nella nostra mente, ma anche sul nostro corpo. Il bisogno di comunicare è innato in noi e questo fin dai tempi più antichi ” Tati e Kino

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ono l’amore per il disegno, per la natura, per l’estetica che hanno spinto Tati e Kino ad approfondire la ricerca verso una forma d’arte straordinaria e conosciuta fin dall’antichità. Un input che ha portato i due artisti di Predazzo a far conoscere le proprie opere a un vasto pubblico di appassionati di tatuaggi. Creatività e passione, nonché un’incessante ricerca nelle tecniche applicabili, garantiscono ai clienti un livello di qualità elevato. Basta entrare nel loro studio a Predazzo per capire che si ha a che fare con dei veri professionisti. L’ambiente è accogliente, ti fa sentire a tuo agio e dimostra, anche nei più piccoli dettagli, di seguire degli alti standard igienico-sanitari. Le attrezzature sono di ultima concezione e ciò che traspare sin dal primo istante è la passione per questo complesso mestiere. Perché tatuare significa cogliere i desideri del cliente, saperli interpretare, consigliando la tecnica più adatta per eseguire un determinato disegno. “Alle

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volte significa anche dire di no” spiega Tatiana, “soprattutto quando il soggetto da disegnare potrebbe essere inadatto alla realizzazione sulla pelle, magari perché troppo piccolo e complesso (si corre il rischio che pochi anni dopo l’esecuzione risulti pasticciato), oppure quando traspare un’indecisione da parte del cliente… un tatuaggio è per sempre!”. Entrambi gli artisti hanno studiato presso l’Istituto D’Arte di Pozza di Fassa e, in seguito, hanno frequentato degli studi paralleli per affinare le loro conoscenze. La passione comune per i tatuaggi ha fatto sì che in pochi anni raggiungessero l’obiettivo sperato: quello di aprire uno studio dedicato all’arte corporale. Info: Tatoo Studio, Via Travai, 9 - Predazzo Cell. 348.7999223 - 348.7726147


La “Fata delle Dolomiti” detiene lo scettro della bontà

Ristora Moena il best seller della cucina ladina

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ui la tradizione enogastronomica del territorio e l’ingegno vanno in scena. Storia e innovazione sono proposti in sintonia con il mutare delle stagioni e la filosofia Slow Food. Un patrimonio culinario di vecchie ricette, insaporite da tocchi geniali, che si prefiggono l’obbiettivo di portare in tavola creazioni d’alto livello. Una continua e stimolante sfida tra i fornelli che i patron dei quattro ristoranti associati, Foresta, Malga Panna, Fuciade e Tyrol mettono in atto costantemente, mixando con cognizione sapori e sensazioni, tecnica e sperimentazione. Un “patto di qualità” che ha portato i ristoranti ai vertici delle guide internazionali, con numerosi

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encomi e riconoscimenti. Lezioni di savoir-faire per l’accoglienza, improntata su una piacevole ospitalità e professionalità, esito tramandato di generazione in generazione e in grado di soddisfare ogni genere di richiesta. Il fascino raffinato e caratteristico dei locali mette in risalto più versioni di autentiche stube tirolesi, con salette intime arricchite da mobili d’epoca, affreschi e pezzi di arte povera che riconducono alla vita contadina, nicchie che mettono in mostra pregiate bottiglie di vino, piatti di ceramica e tessuti di collezione impreziositi con affascinanti motivi tradizionali o effetti decorativi con pregevoli ricami.


Eventi enogastronomici “Sapori d’Autunno” SEI GIORNI DI CUCINA STELLATA CON SORPRESA

“A tavola con la Regina delle Dolomiti” HAUTE CUISINE PRIMAVERILE

Dal 14 al 21 di settembre andrà in programma un appuntamento speciale in cui è possibile provare esperienze del Gusto memorabili. Gli Chef dei quattro ristoranti propongono un tour culinario presentando ricette originali e inimitabili. Dall’antipasto al dolce, il tutto annaffiato con dell’ottimo vino, per gustare, a costo fisso, il meglio della tradizione. Ma non è tutto: in ogni ristorante vi sarà una serata di gala che proporrà l’intrattenimento di un noto artista. Una sorpresa certamente gradita che animerà la vostra serata.

Dal 16 al 21 marzo si ripropone la sei giorni di haute cuisine, manifestazione, come quella precedente, conosciuta e apprezzata dal grande pubblico. Un appuntamento che non manca di appassionare anche i palati più esigenti, e tutti quei buongustai che sono alla ricerca di piatti della tradizione elaborati in chiave moderna e accattivante. Un trionfo di sapori primaverili, serviti in locali di gran classe, che da oltre diciannove ha fatto conoscere Moena e l’arte culinaria che la caratterizza in tutta Italia.

ristorante Foresta

ristorante malga Panna

chef Riccardo Schacher, Massimo Sommariva strada de la comunità de Fiem, 42 - moena tel. 042 5320 www.hotelforesta.it

chef Paolo Donei strada de sort, 4 - moena tel. 042 53489 www.malgapanna.it

ristorante Fuciade

ristorante tyrol

chef Sergio e Martino Rossi località Fuchiade tel. 042 54281 www.fuciade.it

chef Michelangelo Croce Piaz de ramon, 8-9 - moena tel. 042 530 www.posthotelmoena.it

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ristoraNti, locaNde e agritur

a ogni boccone, ristorante sottovoce in stazione

un mix di rigore trentino e accoglienza romana

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l piacere di assaporare piatti fatti come si deve è il desiderio di chiunque scelga di andare al ristorante. ma se a un buon pasto aggiungiamo

la simpatia, l’accoglienza, la professionalità, nonché un tocco di ospitalità romana (la gestione è a conduzione familiare), allora siete arrivati nel posto giusto. Cucina tradizionale trentina, ma non solo: nelle creazioni di noemi, la padrona di casa, c’è posto anche per quella dai sapori mediterranei e romani. la pasta è fatta rigorosamente in casa, così come i dolci, il pesce è una prelibatezza e rigorosamente fresco ma solo nel fine settimana, mentre la pizza presenta una pasta che risulta leggera, morbida ma nello stesso tempo croccante e altamente digeribile, vista la “naturale lievitazione della pasta”. nutrita la scelta alla carta che varia a seconda della stagione in corso, piccola inclinazione anche nella cucina vegana e senza glutine.

interessante anche la carta dei vini, con scelte di etichette regionali. il locale è attuale e allo stesso tempo tipico, la mise en place vanta un tocco originale, il servizio è perfetto. novità: da quest’estate una nuova ricetta di buongusto arricchisce lo spazio esterno che dona al ristorante un tocco di fascino in più. la luminosa terrazza con gazebo, dedicata alla magia del vivere outdoor, è arricchita da fiori ed elementi decorativi che vi faranno sentire come in un giardino fiorito. Da provare. info: ristorante sottovoce in stazione via Nucleo stazione, 9 c/o vecchia stazione castello di Fiemme tel. 042.23559

ristorante Pizzeria ancora

alla scoperta di antiche tradizioni culinarie

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on solo molti in val di fiemme i locali con una storia antica come l’ancora di tesero. nel 1870 giuliana Delugan apre a tesero la sua gasthaus. la terrà fino al 1920, quando le figlie rosa e fausta prenderanno in mano le redini dell’azienda trasformando l’originaria osteria in un albergo con relativo bar e pasticceria.

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arriviamo quindi al 1993 quando antonio trettel, nipote di rosa, rileva il locale per dare inizio con la moglie nadia e il figlio marco all’attuale gestione. in questa storia c’è l’impronta stessa del locale, con una conduzione totalmente familiare oggi come nel passato, tradizione e memoria anche in fatto di ricette e lavorazioni che sono state trasmesse attraverso le generazioni. Dai ricettari di famiglia provengono i segreti di piatti come i Casoncelli di moena, oppure il tortel di patate, anche questo preparato secondo un’antica ricetta di famiglia. all’ancora potete degustare

anche ottime pizze cotte nel forno a legna, scegliendo tra circa 30 gustose lavorazioni. su richiesta è possibile consumare cene a base di pesce. i volti a botte delle due ampie sale del ristorante conferiscono al locale della famiglia trettel l’atmosfera di un tempo, ideali per ospitare cenoni, riunioni famigliari e di lavoro in occasione di eventi speciali. l’ancora infine è un ristorante amico degli animali e dei motociclisti. su prenotazione verranno effettuati cenoni di pesce, fiorentine, stinchi, baccalà o qualsiasi piatto particolare che volete richiedere. info: ristorante Pizzeria ancora via 4 novembre, 32 – tesero tel. 042.81311 www.ancoratesero.com trettelmarco@gmail.com


una sorprendente scoperta ristorante, Bar Bed & Breakfast la Baita enogastronomia d’eccellenza tra i boschi

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uella del ricevere è un’arte raffinata e la famiglia Bolognani lo sa. una forma di eleganza che richiede un vero galateo di Cortesie per gli ospiti. ogni elemento deve contribuire a far sentire l’ospite a proprio agio, esaltando la magica atmosfera tipica di questi luoghi. la Baita a varena presenta tutte queste caratteristiche, a partire dal contesto nella quale è inserita: si trova a un

chilometro dal centro di varena, ed è adagiata in verdeggianti boschi in una valle a dir poco favolosa. un ambiente accogliente e non solo concepito per palati raffinati, ma anche per le famiglie con bambini che nei servizi offerti possono trovare tutto quello che serve per trascorrere una giornata all’insegna del relax e del divertimento. infatti vi è un parco giochi e una piccola fattoria, dove poter ammirare gli animali tipici dei nostri luoghi. unica nel suo genere la zona solarium, un green garten che vi lascerà stupefatti. ma andiamo alla cucina che è il punto forte della casa: mattia, lo chef, è molto attento alle materie prime, che sceglie con accuratezza nelle aziende locali, per poi tramutarle

la locanda del Passatore arte culinaria d’ingegno

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i tratta di uno dei locali più interessanti della zona: charme e tradizione sono sapientemente uniti. stupisce la cucina, la cortesia, l’insolito tocco urban style negli arredi che risalta grazie alla location immersa nel verde, un giardino vitato fra i più belli d’europa, nel cuore della

valle di Cembra. menù alla carta che propone una cucina creativa, in parte tradizionale, dove si fa largo uso di prodotti agricoli locali, e in parte internazionale nella quale trionfano la creatività e lo stile, nonché la capacità di assemblare sapori senza mai coprirli. numerose le specialità che vi porteranno a scoprire sapori nuovi. un plauso speciale lo meritano lo sformato di patate e verdure con fonduta di formaggi, il filetto di coniglio con noci, le mele e anelli di poro, i tortelli di pasta fresca allo zafferano su vellutata di melanzane. anche i dolci sono deliziosi,

in piatti e sapori unici, miscelando con passione la tipica cucina locale a tocchi di innovazione. un connubio perfetto dal quale erompono soluzioni gastronomiche di buon livello. piatto forte della casa è la succulenta fiorentina servita su piastra ollare, e prodotti come i funghi nostrani alla griglia e altre squisitezze locali. la Baita è anche un perfetto punto d’appoggio per intraprendere numerose passeggiate. a disposizione degli ospiti delle graziose camere arredate in stile rustico, che vi assicurano un riposo nella tranquillità più assoluta. info: la Baita, località Bancoline, 1 - varena tel/Fax 042.230283 www.ristorantelabaita.eu info@ristorantelabaita.eu

un connubio davvero originale di espressività in cui spicca una ricetta curiosa: la sfogliatina tiepida alla pera Williams. vini: etichette di piccole cantine locali di grande eccellenza e vini nazionali e internazionali. possibilità di pernottamento in graziose e romantiche camere finemente arredate. una nota di merito va all’accoglienza, alla signora maria, che sa come farti sentire a casa. novità: questa primavera è stata inaugurata la Caffetteria, un berceau che si apre all’estate, alla voglia di stare all’aria aperta, una zona ricca di stile ed eleganza dedicata al piacere di assaporare uno spuntino salato o dolce, accarezzati da una tiepida brezza. orario dalle ore 12°° alle 19°°. info: la locanda del Passatore via campagnola, 1 - Faver tel. 041.83111 www.locandadelpassatore.com info@locandadelpassatore.com

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riFugi e Baite

Quattro rifugi conquistano rifugio Pian dei Fiacconi

alla corte della “regina delle dolomiti”

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l gruppo della marmolada detiene, in Dolomiti, una indiscussa sovranità, da cui il nome di “regina delle Dolomiti”, appunto per la massima elevazione dell’intero sistema dolomitico di cui ospita anche il più grande ghiacciaio. il rifugio pian dei fiacconi sorge

rifugio salei

alla cima del gusto

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cenario da sogno per l’inimitabile rifugio che si trova ai piedi del sassolungo a 2225 m di altezza. un gioiello che presenta diverse singolarità a partire dalla grande terrazza la cui posizione consente di spaziare con lo sguardo sulle vette circostanti. sul capo un cielo terso, e poco più in là un laghetto d’alta montagna ricco di trote. per gli ospiti più piccoli vi sono un parco giochi e uno zoo alpino, dove è possibile ammirare

ai piedi di questo meraviglioso ghiacciaio a quota 2626 m., punto d’appoggio per alpinisti ed escursionisti (possibilità di noleggio attrezzature alpinistiche). si tratta del luogo ideale per un ristoro o per un pranzo in totale relax. È perfetto anche per le famiglie o gruppi di amici che desiderano trascorrere un gradevole giornata in compagnia, seduti ad ammirare l’incomparabile bellezza cromatica delle Dolomiti e del ghiacciaio della marmolada. la cucina è tradizionale e gustosa, con una nutrita scelta di specialità locali da assaporare sulla

i piccoli amici montani. all’interno verrete stupiti dagli arredi che si presentano curati in ogni dettaglio, con pareti rivestite di legno recuperato da antichi fienili della val gardena. un “ritorno alla natura” anche per quanto riguarda la cucina, che presenta soluzioni gastronomiche curate da giuseppe. piatti gustosi e genuini (gli ortaggi provengono dall’orto dei proprietari), come del resto la trota fresca, pescata dal laghetto. non mancano i piatti tipici della cucina ladina e sudtirolese. Cucina vegetariana e per celiaci. otto le confortevoli ed eleganti camere arredate in stile rustico, prenotabili

terrazza. l’accoglienza è speciale, l’atmosfera intima, grazie a guido, il proprietario, che vi farà sentire come a casa vostra. sicuramente vantaggiosa l’offerta per i turisti che presentano la rivista fiemme&fassa al loro arrivo: 10% di riduzione sia per il pranzo, sia per la cena. se desiderate ottenere il massimo dalla vostra vacanza vi consigliamo di prenotare la cena e il pernottamento in una delle accoglienti camere del rifugio, in questo modo avrete l’opportunità di godervi lo spettacolo degli ultimi raggi di sole che colorano le rocce di rosa, e di risvegliarvi in un paradiso. novità: aperto febbraio, marzo e aprile. a maggio, per gli irriducibili degli sci, sarà fruibile durante i weekend. Durante l’estate il rifugio è aperto da giugno a settembre. info: rifugio Pian dei Fiacconi località Fedaia, 31 - canazei tel. 042.01412 - cell. 328.121838 www.piandeifiacconi.com info@piandeifiacconi.com

anche in mezza pensione. il rifugio è facilmente accessibile con la macchina scendendo dal passo sella in direzione della val gardena. Dopo circa 500 m, sulla sinistra, troverete la strada che porta a destinazione (gli ospiti della casa o le persone che presentano difficoltà motorie possono usufruire dell’accesso diretto in macchina. a richiesta i proprietari rilasceranno il codice di accesso che consente di aprire la sbarra); oppure lo si può raggiungere mediante la funivia del Col rodella (stazione di Campitello). garage per motociclette e bici. grazie alla nuova cartina multimediale e ai tracciati gps chiunque potrà pianificare già da casa una delle tante escursioni nei dintorni. info: rifugio salei strada del sella, 43 Passo sella - canazei tel. 042.02300 cell. 335.53315 www.rifugiosalei.it info@rifugiosalei.it

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il dominio della bontà rifugio ciampolin

Prelibatezze ai piedi del sassolungo

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alla stazione a monte della funivia pecol-Belvedere, mediante un comodo e piacevole percorso, potete raggiungere in pochi minuti lo splendido rifugio che porge le spalle alla vasta e articolata parete del sassolungo. ma lo spettacolo non finisce qui:

dall’ampia terrazza, ambiente esterno creato appositamente per beneficiare del paesaggio, si può godere della vista di compatti bastioni di roccia con pareti a picco che sovrastano Canazei. i locali interni stupiscono per l’accoglienza che propone un arredo curato in ogni dettaglio, con atmosfere tipiche tirolesi, che rimbalzano tra il rosso e il blu dei brillanti cotoni e la grinta del legno. la cucina è ottima e molto varia curata personalmente da Donatella e fiorenzo, i

rifugio vajolet

ospitalità tra natura e storia

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chi ama il contatto con la natura più selvaggia, proponiamo un rifugio storico, silenzioso e ospitale. sotto le rinomate torri del vajolet, nella zona del Catinaccio, al centro di numerose camminate, escursioni e vie attrezzate, si trova uno dei luoghi più spettacolari dove guardare le Dolomiti. rifugio vajolet, 2243 metri, è raggiungibile da pera con un servizio di pulmini per gardeccia (+ un’ora di cammino) sempre da pera con la seggiovia (mezz’ora di cammino per gardeccia + un’ora), o da vigo con la funivia del Catinaccio (un’ora e mezza). i gestori Karin e fabio saranno lieti di ospitarvi per il pranzo o la cena, con piatti tipici della cucina ladina e regionale. Delle vere chicche le

stanze per trascorrere la notte, vi consentiranno di svegliarvi all’alba, in un luogo unico, dove osano solo le aquile. apertura

proprietari: dai canederli, pietanza sudtirolese molto appetitosa, alle tagliatelle con i finferli; dalla salsiccia, carni e verdure grigliate sulla piastra, alle patate rosolate con la cipolla. non c’è che l’imbarazzo della scelta. un ampio consenso meritano i dolci che sono a dir poco da leccarsi le dita. l’ospitalità va di pari passo con il cibo, in questo rifugio ci si sente coccolati. la famiglia iori offre anche l’opportunità di trascorrere la notte in quota, mettendo a disposizione delle camere molto confortevoli grazie agli arredi in legno. parco giochi per bambini. il rifugio è anche raggiungibile comodamente dalla strada per il passo pordoi, circa 300 metri dopo la località pecol. info: rifugio ciampolin strada del Pordoi, 40 - canazei tel. 042.02200 - cell. 335.584039 www.rifugiociampolin.com info@rifugiociampolin.com

dalla metà giugno alla fine di settembre. info: rifugio vajolet strada de ciarnadoi, 13 vigo di Fassa (tN) tel/Fax: 042.9045 (abitazione) tel/Fax: 042.3292 (rifugio) cellulare: 335.03258

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Family haPPiNess

Palaghiaccio coperto “g. scola” alba di canazei vivi l’emozione di scivolare sul ghiaccio anche d’estate: bastano un paio di pattini (qui si possono noleggiare) e la voglia di provare uno sport avvincente

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ifficile resistere alla tentazione di infilare i pattini e lanciarsi in pista. l’ambiente è perfetto, dalle luci alla musica, al ghiaccio tirato a lustro. l’accoglienza pure, non manca nulla: dagli spogliatoi serviti con docce, ai pattini che si possono

prendere a noleggio, all’assistenza continua del personale che si fa in quattro per esaudire le vostre richieste. Dulcis in fundo il servizio bar che offre gustosi spuntini. il palaghiaccio assicura sia d’inverno, sia d’estate la possibilità di provare l’ebbrezza di praticare uno sport divertente e per nulla difficile, in grado di regalare forti emozioni. C’è da sapere che in questo stadio si battono gli atleti del grande hockey di serie a. ma non solo: artisti di pattinaggio artistico di fama mondiale si

esibiscono nelle serate di ice galà. serata speciale: mercoledì sera “iCe DisCo DanCe” per pattinare al ritmo dei più moderni pezzi proposti da affermati DJ. potrai inoltre richiedere lezioni private di pattinaggio artistico o di avviamento al pattinaggio per bambini e adulti! inoltre, se siete un bel gruppo con tanta voglia di pattinare o volete festeggiare un compleanno in modo diverso, telefonate al numero 0462 602499. apriremo lo stadio solo per voi! orari apertura: mercoledì, giovedì, venerdì: dalle 16.00 alle 18.00 e dalle 21.00 alle 23.00/mercoledì sera: iCe DisCo musiC con DJ! sabato: dalle 21.00 alle 23.00/Domenica: dalle 16.00 alle 18.00/Chiuso: lunedì e martedì. Consultare anche il programma a parte per eventuali variazioni degli orari o in caso di eventi o spettacoli. info: Palaghiaccio “g. scola” strèda de dolèda, 10 alba di canazei tel: 042.02499 info@hockeyclubfassa.com

avisio rafting

discese da brivido per vivere un fiume di emozioni

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e nostre valli sono una terra ricca di acque. Discendere in gommone in totale sicurezza le rapide impetuose, provare il piacere dell’insolito in una natura ancora incontaminata, lasciarsi trasportare da montagne

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d’acqua in un fragore incredibile, è una delle attività sportive più affascinati. il fiume avisio è una vera palestra acquatica per chi desidera cimentarsi in ogni grado di difficoltà. il fiume avisio nasce dalla marmolada e scorre impetuoso fino alla val di fiemme. Qui, per oltre cinque chilometri scende gentilmente tra le rocce, permettendo una fantastica ed emozionante discesa in gommone, naturalmente accompagnati da un istruttore e in totale sicurezza.

prima di buttarsi nell’avventura si indossa l’abbigliamento da fiume fornito dal Centro e si esegue una breve lezione teorico-pratica a secco, quindi si raggiunge il punto di imbarco per dare sfogo all’adrenalina. ogni gommone può ospitare sei persone che saranno munite di pagaia, mentre la guida seduta in coda, coordinerà i paiagatori. la durata della discesa è di circa due ore, è alla portata di chiunque sappia nuotare e con un’età compresa fra gli otto e gli ottant’anni. l’itinerario è da masi di Cavalese alla diga di molina di fiemme. per i più esperti il tratto si snoda tra ziano e lago di tesero. ricordate di portare soltanto il costume da bagno, al resto ci pensa il team avisio rafting! info: avisio rafting Partenza cabinovia cermis strada di Fondovalle masi di cavalese cell. 34.5323839 info@avisiorafting.it www.avisiorafting.it


in parapendio per sognare vivi il volo da protagonista

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ebbrezza di volare tra i cieli delle Dolomiti è un’esperienza unica e straordinaria. il paesaggio si presta, ma gli improvvisi cambiamenti delle correnti

ascensionali possono creare, per chi non è un esperto, seri inconvenienti. fortunatamente oggigiorno è possibile anche da neofiti provare l’emozione di un volo tra queste splendide

montagne. grazie ai parapendio biposto ed a piloti qualificati, non è necessaria alcuna preparazione particolare. Chiunque può ambire a sorvolare queste incantevoli vallate in totale sicurezza. alcune zone della valle di fiemme e fassa sono delle perfette rampe di decollo naturali per chi desidera prendere il volo. manuel zeni è un pilota qualificato al volo biposto, un asso dei cieli (è anche molto simpatico!), ed è disponibile a portarvi in volo con lui. la sua base è presso gli impianti del Cermis a Cavalese, ma è disponibile a decollare, di comune accordo, anche in altre zone. Dalle parole di manuel: “Considero il saper volare un grande privilegio, e posso condividerlo con te. l’unica abilità fisica che ti chiedo è quella di compiere alcuni passi di corsa con me. ti aspetto per farti scoprire il piacere di danzare sospinti dal vento !” info: zeni manuel cell. 34.118819 www.fiemmefligh.it manuelzeni8z@gmail.com

tour accompagnati in mtB local motion Plusservice emozioni a due ruote

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i piacerebbe pedalare tra scenari mozzafiato senza dovervi preoccupare del tragitto e con la sicurezza di essere supportati in caso di bisogno? Di compiere percorsi che non avreste mai pensato esistessero o che foste in grado di affrontare? Di condurre con voi la famiglia

certi che anche i vostri figli si divertiranno moltissimo? un tour in mtB accompagnati da un team di esperte guide mtB diplomate, da anni operanti sul territorio, può schiudere un mondo altrimenti invisibile. molteplici le proposte settimanali di giri ciclistici, attraverso sorprendenti panorami,

in grado di soddisfare sia chi si approccia a questo magico sport da principiante, sia da esperto. un modo anche per condividere con altre persone e famiglie il fascino di pedalare tra le nostre montagne. itinerari mtB studiati per ragazzi sino a 12 anni. local motion mette a disposizione un vasto parco di biciclette: dalle City per famiglie alle mtB, da quelle elettriche (a pedalata assistita) alle freeride con protezioni, oltre ai supporti (seggiolini, carrelli) per il trasporto dei più piccoli. per i possessori della fiemme-motion Card verrà riconosciuto uno sconto pari ad € 4,00 sul prezzo dell’affitto giornaliero della bici elettrica e sul pacchetto famiglia (2 genitori+2 bambini) presso tutti i punti noleggio loCal motion. info: local motion/dolomiti experience via canzoccoli,  - Predazzo cell. 348.900203 (giancarlo) cell. 348.20145 (marco) www.localmotionrent.it plusservice.fiemme@gmail.com

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FiemmeFassa Magazine Estate 2014  

Una rivista che regala emozioni

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