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inverno 2015/2016

Reportage Il ritorno dell’orso

Incontro con quattro giovani talenti

Intervista esclusiva a Mauro Corona

Animali e Sport Emozioni uniche

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ANTEPRIMA

Vicende in esclusiva su Fiemme&Fassa

I tre esperimenti precursori del progetto Life Ursus

Cronaca e conseguenze della reintroduzione dell’orso in Trentino, avvenuta in tre distinti progetti. Una storia che ci fa comprendere l’importanza di sostenere le aree protette e di assegnare le risorse adeguate alla tutela del plantigrado nel nostro territorio. Servizio a pagina 22 2

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CONTABILITA’ PAGHE ASSISTENZA ALLE IMPRESE

Alle date preferiamo il tempo: sono oltre vent’anni che forniamo servizi d’eccellenza. A noi si sono affidate molte società o meglio, molte persone che rappresentano aziende, imprese, artigiani, studi, professionisti, associazioni, industrie, commercianti: ovvero il mondo dell’imprenditoria in genere. Competenza, aggiornamento, preparazione, capacità, conoscenza e professionalità è ciò che chiediamo ai nostri collaboratori. Motivazione, partecipazione, coinvolgimento, attenzione, entusiasmo, fedeltà e visione strategica è quello che garantiamo ai nostri clienti.

la nostra presenza in Fiemme e Fassa: Servizi + imprese = persone. I conti tornano.

Filiale di Cavalese Via Pizzegoda 12 T. 0462 341129 direttore filiale Tullio Capovilla

Filiale di Predazzo Via Monte Mulat, 17 T. 0462 501892 direttore filiale Fabio Partel

Filiale di Pozza di Fassa Strada de la Veisc, 13 T. 0462 764563 direttore filiale Emanuele Zulian

i nostri clienti testimonial sul territorio:

Starpool wellness concept Ziano di Fiemme Riccardo Turri 4

“Elmama” ferramenta Dellagiacoma Predazzo Donatella, Donato,Francesca

Malga Panna ristorante Moena Paolo Donei

sede: Trento via Solteri 78 - T. 0461 880200 info@servizimprese.tn.it 5


Manuel Riz

IN COPERTINA

tra invenzione e libertà d’espressione

Sofia Brigadoi Manuel Riz è nato ad Arco nel 1976 e vive a Canazei. Ha frequentato l’Istituto d’Arte di Pozza di Fassa e si diplomato presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera nel 1999 con la tesi: “Faceres e maschere: dalla tradizione alla modernità del Carnevale fassano”. Insegna educazione all’immagine presso l’Istituto Comprensivo Ladino di Fassa. Tutte le pubblicazioni realizzate da Riz si possono trovare nella sede dell’Union di Ladins de Fascia a San Giovanni (Vigo di Fassa). È presente in rete con il blog: manuelriz.blogspot.it

cronache settimanali. Da allora le sue vignette satiriche punzecchiano in modo divertente la società ladina, inducendo il lettore a riflettere e meditare su temi quali l’ambiente, la società, la cultura e il mondo politico. Un’arte fruibile e immediata che arriva in modo diretto a tutti e che s’inserisce perfettamente nel panorama del contemporaneo.

L

e vignette satiriche di Riz si nutrono del reale, smascherano le ipocrisie, suscitano il riso e la riflessione attraverso disegni e battute taglienti, che mostrano la capacità straordinaria di un artista di compiere un sincronico excursus sul 6

mondo ladino ma non solo. Il suo omaggio al mondo della matita umoristica e satirica è Scedola (Truciolo), personaggio creato per un concorso bandito dal settimanale La Usc dei Ladins nel 2000. Riz vince e si aggiudica un posto d’onore all’interno delle

Com’è che sei diventato un disegnatore satirico? L’input. Era uscito un concorso sul settimanale La Usc dei Ladins, nei quali si cercavano dei nuovi talenti interessati alla satira. Il mio personaggio “Scedola” era piaciuto molto… è stato questo il mio primo passo nella satira. Scedola è la tua voce. I tuoi pensieri. In parte sì, anche se poi, con il tempo, i personaggi che crei vivono un po’ luce propria. Lui è

una persona semplice e per nulla dominante, ma ha un cervello acuto e soprattutto non ha paura di colpire anche le persone più potenti. Desideravo che anche il suo aspetto fosse comune. Sono partito dagli studi di scultura effettuati in Accademia, in quanto a quel tempo mi piaceva eseguire delle sculture molto stilizzate. Da quel percorso accademico è nato il viso di Scedola, che è per l’appunto molto lineare e tagliente. Ho voluto che indossasse un vestito come quelli che mettevano i ragazzini alla fine dell’ottocento, primi novecento. Una sorta di pastorello. Una volta terminato il disegno ho cercato un nome che potesse adattarsi al personaggio e mi è balzato alla mente Scedola (Truciolo), ossia lo scarto della lavorazione del legno. Riccioli che s’infilano ovunque e che sono difficili da rimuovere completamente. Uno scarto insomma, che ti ritrovi sempre da qualche parte. Scedola è 7


così: lo trovi ovunque e rompe le scatole un po’ a tutti, naturalmente per le motivazioni che ritiene necessarie e giuste. Perché una vignetta funzioni cosa deve trasmettere? Deve far ridere e nel frattempo pensare. Punzecchiare nella risata è la combinazione perfetta affinché una vignetta satirica funzioni. Non è sempre semplice creare questa fusione, poiché l’immagine e il testo devono essere comprensibili a tutti, senza però perdere la loro forza critica.

per migliorare il mio metodo di lavoro. Mi ha preso sotto la sua ala protettiva dandomi consigli utili per il mio percorso fumettistico. Lui è stato il mio mentore, da lui ho imparato a esprimere al meglio le mie capacità. Progetti? Recentemente ho realizzato, in collaborazione

con il Comun General de Fascia, una raccolta delle vignette pubblicate in questi ultimi anni su La Usc dei Ladins dal titolo “Scedola Patofies”. Annualmente realizzo l’Almanach per l’Union di Ladins de Fascia, un’insieme degli avvenimenti che accadono in valle divisi mese per mese e naturalmente illustrati in chiave satirica. In primavera uscirà una “Bira

Ladina” che esporrà su ogni bottiglia delle etichette con i più importanti avvenimenti della minoranza etnica ladina in questi 2000 anni di storia, presentata in tre lingue e con una mia illustrazione, il tutto a cura dell’Union di Ladins Val Badia e il birrificio Antonius.

Le tue vignette sono molto apprezzate, ma ogni tanto sei stato anche criticato. Certo, è successo, ma questa è la funzione dell’illustrazione satirica. Non deve piacere a tutti, e sono soddisfatto che le mie vignette possano risultare scomode a qualcuno. Fa parte del gioco creare un dibattito tra la gente e quando questo accade, significa che ho raggiunto il mio scopo. Comunque la persona che si sente presa di mira può tranquillamente rispondere al giornale con una lettera. La tua satira da che parte sta? La satira non sta né a destra, né a sinistra. Non combatte nessuno, né sta dalla parte di qualcuno. La satira ha la funzione di mostrare le contraddizioni di personaggi, ambienti e costumi con toni comici o sarcastici, ponendosi l’obiettivo di stimolare alla riflessione. Vi è stato qualcuno in particolare che ha dato il la alla tua arte? Sì, sono state tre le persone che hanno influito sulla mia crescita professionale: Virgilio Sorapera de la Zoch, scultore di maschere caricaturali per eccellenza: la capacità di esaltare l’ironia nelle sue opere lo rendeva un artista unico. È stato lui a darmi inconsciamente l’imprinting per questa mia passione, cioè il grottesco. Dal punto di vista del fumetto devo ringraziare Robert Weikmann, poliedrico illustratore che vive a Predazzo. Nel momento in cui ho vinto il concorso mi sono appoggiato a Robert, perché avevo le idee, ma non la tecnica. Lui mi ha spigato come funziona il linguaggio del fumetto, e come utilizzare tecnicamente i mezzi a mia disposizione per illustrarlo. Senza di lui sarebbe stato oltremodo difficile partire. Giuseppe Palumbo è un importante disegnatore italiano al quale mi sono appoggiato 8

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FLASH

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l Panettone, “Tu scendi dalle stelle”, il Presepio e il vin brulé, tutto ciò che fa parte del nostro tradizionale Natale. Ma vi siete mai chiesti come si celebra la festività più felice e attesa nei paesi più a nord come la Finlandia, la Groenlandia e la Lapponia (dove poi si presume viva Babbo Natale)? O ancora, nei paesi più caldi che quando noi andiamo in giro imbacuccati tipo omino della Michelin, loro stanno cercando di decidere se sia meglio la protezione 30 o 50 da quanto scotta il sole? Ve lo siete mai immaginato un Natale senza neve ma con Santa Klaus in bermuda ed elfi in camicia hawaiana? Mentre aspettiamo di tirare fuori i vecchi cd dei canti di Natale, tagliare il panettone e mettere a scaldare il Glühwein, ecco a voi una lista dei più interessanti modi di festeggiare il Natale in tutto il mondo. Iniziamo con la Danimarca: la vigilia di Natale si chiama “Julaften” e i festeggiamenti durano tutta la notte. Per cena sono serviti oca arrosto, budino di riso, cavolo rosso e lingua salmistrata. La parte migliore rimane comunque la birra Carlsberg prodotta per il Natale, ovviamente. In Lapponia, dove si trova la casa dei signori Natale, potete salire sulle slitte trainate dalle renne oppure provare a prenderle al lasso (le renne eh, mica le slitte). La Groenlandia vince però il primo posto della classifica: “Cibi che mai ci aspetteremmo di trovare a tavola la cena di Natale ma che apparentemente fanno parte della tradizione quindi deve esserci per forza qualcuno cui piacciono”; dopo il caffè a fine della cena infatti ognuno riceve una speciale delicatezza: grasso di balena!

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Spostiamoci poi alle Hawaii, dove Babbo Natale non guida una slitta, bensì, giustamente, una canoa rossa fiammeggiante. Da visitare l’Honolulu City Lights che dura un mese, dove potrete ammirare un Babbo Natale alto sei metri a piedi nudi immersi in una fontana. Alle Bahamas Babbo Natale si unisce alla festa di strada “Mardis Junkanoo”, durante la quale gli abitanti sfilano per la città in costume di carta crespa e cartone, il tutto cantando e ballando. (Adesso il grasso di balena non sembra tanto male, vero?) A Portorico il periodo di Natale inizia i primi di dicembre e continua fino al 17 gennaio, ma non è questa la cosa più interessante. Pare che gli amici si presentino a sorpresa presso le case di altri che poi sono obbligati a salutare i visitatori con cibo e bevande (beh, non formalmente, ma come puoi evitarlo proprio sotto Natale, quando si presume che tu sia più buono, nonostante fossi bello tranquillo sul divano e felicemente in tua solitaria e tranquilla compagnia?). Con questo concludiamo la lista dei più singolari modi di festeggiare il Natale. Dai Paesi scandinavi, alla Lapponia fino a Portorico, ognuno ha le proprie tradizioni, alcune da cui potremmo certamente prendere spunto (vedi: birra Carlsberg personalizzata!), altre meno (vorrei proprio sapere chi di propria iniziativa si metterebbe a ballare in un costume fatto di carta crespa; voglio dire, e se poi piove?). In ogni caso, ovunque ci si trovi un aspetto in comune c’è sempre: voler passare la giornata circondati dal calore delle persone cui vogliamo bene.

Le festività più “in” firmate

Babbo Natale

Ginevra Cocciardi

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Credits Creative Commons.

FLASH

SNOWBOARD

Nel 1969 vi fu un altro tentativo da parte di un ingegnere di New York, D. Milovitch, con la messa a punto di tavole di legno resinato contenenti un’anima in schiuma racchiusa tra laminati in fibra di vetro e con base in un nuovo materiale, il P-tex, che registrò con il nome di Winterstick. Il costo delle tavole era però eccessivo affinché i modelli ottenessero un successo su larga scala. Vi furono altri tentativi più o meno apprezzabili, ma la vera svolta fu a opera di Jake Burton Carpenter, giovane appassionato di surf della East Coast che nel 1968 aveva partecipato ai Campionati di “Snurfer” in Michigan. L’impegno, la passione e la creatività che Burton applica alle sue tavole, riscuotono da subito un grande successo e nel 1977 si trasferisce a Londonderry nel Vermont e fonda la Burton Snowboard. Il vecchio modello “Snurfer”, cede il posto a una tavola provvista di attacchi per avere un maggiore controllo della tavola. Si susseguono numerosi cambiamenti sia per quanto riguarda i materiali che gli attacchi. Altri pionieri dello snowboard si cimentano nella costruzione di tavole che diventano sempre più maneggevoli: Tom Sims, Craig Kelly, Terje Haakonsen e molti altri. Nel 1982 nel Vermont prende il via il primo campionato nazionale americano: una sorta di discesa libera (da urlo) che partiva dalla vetta di una montagna fino a valle, senza passaggi

Com’è nato? Sofia Brigadoi

L

a prima tavola rudimentale da snowboard risale al 1929. Jack Burchett, un fabbricante di slitte, tagliò un pezzo di legno piatto e ci mise dei lacci di stoffa per fermare i piedi. Quindi provò a scendere lungo le piste innevate. Non conosciamo le conseguenze di quel primo tentativo (probabilmente di scarso successo), ma sappiamo però che trent’anni dopo, nel 1963, Sherman Poppen, ingegnere chimico del Michigan (Stati Uniti) per dilettare i figli incolla 12

due sci, con l’intento di produrre un attrezzo simile al monosci, che durante quell’epoca era praticato tra gli sciatori in cerca di nuove ebbrezze. Il futuristico attrezzo riscosse un enorme successo tra gli amici dei figli, soprattutto nel momento in cui Popper vi fisso nella parte anteriore una corda per mantenere un migliore equilibrio. Registrato il brevetto lo vendette alla Brunswick che iniziò a produrlo ottenendo un buon riscontro.

che obbligassero a un rallentamento. Si dice che un certo un certo Bob Boutin abbia raggiunto la velocità di 100 km orari. In poco tempo esplode la mania dello snowboard in America che qualche anno più tardi raggiunge l’Europa. Nel 1989 si svolge a St. Moritz-Livigno la prima competizione di snowboard. Nel 1994 lo snowboard entra a far parte degli sport olimpici. 13


Una panoramica sui Monti Pallidi

È

in distribuzione “Dolomiti Première”. Una rivista unica nel suo genere, che si pone l’obiettivo di documentare, commemorare, svelare e tutelare un territorio ricco di risorse, come offrono rilievo le tre sezioni in cui è distribuito questo primo numero. I contenuti della rivista presentano i significati più profondi che hanno portato le Dolomiti a essere dichiarate Patrimonio dell’Umanità e dell’eccezionalità del bene che tutti sono chiamati a conoscere e conservare. Grazie al supporto tecnico e scientifico di Fondazione Dolomiti UNESCO e altre confederazioni, alla sentita partecipazione delle nove aree protette presenti sul territorio e al contributo offerto da personalità di alto profilo culturale, si sono illustrati i valori più significativi dei Monti Pallidi, montagne riconosciute uniche e spettacolari. Paesaggio, fotografia, fauna, flora, acque, storia e cultura, alpinismo, escursionismo, cucina, la presentazione delle aree protette, una delle quali nazionale, nonché l’offerta turistica dei quattro ambiti territoriali, presentati con immagini potenti e originali, sono i temi affrontati nella prima avventura. Si tratta di un passaggio concreto che riesce a mettere in rete ambiente, cultura e turismo, rispondendo in tal modo a una delle richieste più esplicite che Unesco ha proposto ai territori.

Foto Werner Putzer

Dolomiti Première

(Vakantiebeurs Utrecht, CMT Stoccarda, Free Monaco di Baviera, Reisen Amburgo, ITB Berlino) e molte altre. I prossimi passi porteranno la rivista a essere presente e aggiornata regolarmente con news e inchieste su un sito internet di facile navigazione www.dolomitipremiere.com La rivista è semestrale, in doppia lingua (Italiano-Inglese). Formato accattivante e alta qualità grafica fanno di Dolomiti Premère un’ideale compagna di viaggio da consultare, studiare, rivedere e conservare nel proprio archivio personale.

La rivista in veste invernale è stata presentata in anteprima alla WTM di Londra e al Muse – Museo delle Scienze di Trento. Troverà diffusione su tutto il territorio dolomitico attraverso i Musei più importanti presenti nell’area, presso la vip lounge dell’aeroporto di Verona, e in numerose fiere europee 14

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CURIOSITÀ

Un lavoro ancor oggi per eccellenza femminile?

La segretaria Sofia Brigadoi

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on si chiamano più segretarie, bensì assistenti amministrative o assistenti di direzione (office manager). Reputiamo che il cambio di nome sia l’esito di anni di lotte femministe nei confronti di una professione a errore evocatrice di una donna attraente e conciliante, decisa a svolgere al meglio il proprio lavoro qualunque esso sia (una sorta di Wonder Woman in tailleur con vassoio sempre pronto per caffè, drink e spuntini vari da portare al dirigente di turno). Mito assolutamente da sfatare in quanto una segretaria necessita di qualità non indifferenti: onestà, dedizione, capacità relazionale, ma soprattutto riservatezza, poiché conosce i retroscena più nascosti di un’Azienda. Sono moltissime le segretarie che hanno dimostrato un assoluto altruismo nei confronti dei loro “boss/Aziende”. Per citarne qualcuna possiamo menzionare a Millie C. Parsons, impiegata dell’FBI. Sessantadue anni, nove mesi e due giorni di servizio. Si è congedata nel 2002 all’età di 88 anni. Mai una parola in merito al proprio lavoro. Un altro esempio è di Evelyn Lincoln, segretaria personale di John F. Kennedy dalla sua elezione al Senato degli Stati Uniti nel 1953, fino al suo assassinio a Dallas nel 1963. Rose Mary Woods segretaria privata di Richard Nixon, che pare abbia involontariamente cancellato i contenuti di nastri compromettenti nel caso Watergate. Un’altra irreprensibile segretaria è stata Freda Kelly, la segretaria dei Beatles. Freda fu ingaggiata per collaborare con la band da Brian Epstein quand’era ancora una ragazzina. Negli undici anni che rimase al loro servizio, venne a conoscenza dei loro segreti più intimi, senza mai farne parola con nessuno. La sua storia è ora raccontata in un documentario. Non dimentichiamo Vincenza Enea. «L’ombra di Andreotti», com’è stata proverbialmente chiamata. Per citarne una figura più recente possiamo menzionare Debbie Bosanek, segretaria dell’investitore miliardario Warren Buffett, divenuta famosa per via di una dichiarazione del suo capo che ha ammesso di pagare meno tasse di lei. Ancor oggi, e forse sempre più, le segretarie sono una figura indispensabile e strategica per il buon funzionamento di un Azienda. Nel 2015 la domanda femminile ha registrato un incremento del 20%. In Italia le assistenti amministrative sono oltre 55 mila. 17


INVERNO 2015/16

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Reportage / I tre esperimenti antesignani del Progetto Life Ursus

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Incontro con quattro giovani talenti

Intervista esclusiva a Mauro Corona

Animali e Sport Double fun 19


RUBRICHE

RELAZIONI 72 / Le inquietudini dell’adolescenza 76 / Il “male oscuro”

RACCONTI/LIBRI 3 / Anteprima storie esclusive 10 / Babbo Natale nel mondo 12 / Storia dello snowboard 14 / Dolomiti Première 17 / La segretaria è donna

ATTUALITÀ AMBIENTE

96 / La leggenda di Remicio 100 / L’abbigliamento tradizionale in Val di Fassa 102 / I bambini della notte

52 / La tradizione cambia look 58 / Nel magico mondo degli alberi 80 / La rete di riserve della Val di Fassa 84 / Un mondo in piccolo

SPECIALI SPORT&CO

INTERVISTE

6 / In copertina – Manuel Riz 89 / I nuovi eletti Elena Testor e Giovanni Zanon Fiemme&Fassa Magazine inverno 2015 Iscr. Tribunale di Trento Nr. 7/15 del 13/05/2015 fiemmefassamagazine@gmail.com www.fiemmefassamagazine.com

103 / Musei e Mostre 108 / Culture alimentari 119 / Sport e Novità Ski Aree – Val di Fassa – Val di Fiemme

Direttore Editoriale: Sofia Brigadoi Direttore Marketing&Communications: Sandra Paoli Si ringrazia per la collaborazione: Luigi Casanova

Progetto e impaginazione: Studio Grafico Anthos anthosagency.it Stampa: Cierre Grafica grafica@cierrenet.it

In copertina: “Selfie Dolomites” di Manuel Ritz - manuelriz.blogspot.it 20

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REPORTAGE

Storie esclusive

IL RITORNO DELL’ORSO I tre esperimenti antesignani del progetto Life Ursus

Andrea Giovanni Daprà

“In passato siamo stati molto cattivi con gli orsi… ma le cose sono cambiate. Non è vero che in Trentino non amiamo gli orsi. Bisogna sapere infatti che da oltre cinquant’anni nel nostro territorio ci sono persone che lavorano per riportare l’orso nel suo ambiente originario, dal quale fu eliminato completamente (almeno per ciò che riguarda la Valle di Fiemme) nel corso del diciannovesimo secolo”.

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I

nnanzitutto bisogna sfatare il luogo comune secondo cui “L’orso, è pericoloso per l’uomo”.

L’orso è un animale onnivoro, ma principalmente vegetariano. Per saziare un bestione che può arrivare a 200 kg, sono necessari una grande quantità di alimenti che reperisce facilmente nei boschi (mirtilli, lamponi, radici bulbi e molto altro). È risaputo però che l’orso da sempre si procura il cibo approfittando delle coltivazioni dei contadini. A partire dal 1752, nel “Libro delle Amministranze” della Magnifica Comunità di Fiemme, sono registrati i pagamenti di taglie per l’abbattimento di orsi, introdotte al fine di incoraggiarne la caccia proprio a causa della gran quantità di danni causati da questi plantigradi alle coltivazioni di granoturco da “polenta”, ai campi di grano saraceno, di rape e per la frequente distruzione degli apiari, … ma mai per la pericolosità degli orsi verso l’uomo!!

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Tra il 1752 e il 1807 in Val di Fiemme furono abbattuti ben 177 orsi! Il più “agguerrito” dei cacciatori fiammazzi, un certo Giovan Battista Zorzi di Ziano, da solo ne uccise trentatre. L’ultimo orso presente nel territorio della Magnifica Comunità di Fiemme fu abbattuto tra il 1860 e il 1870 al passo della “Cisa” nella Regola di Trodena (la data è incerta) da un pastore/boscaiolo, un certo Joseph Jageregger. Le storie popolari narrano che l’orso era diventato un assiduo frequentatore del suo gregge di pecore, dal quale periodicamente traeva qualche agnello, e ciò fu il motivo del suo abbattimento.

ORSI IN FIEMME

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Prima dell’attuale Progetto LIFE URSUS che ha di fatto reintrodotto l’orso in Trentino, nei 15 anni trascorsi tra il 1960 e il 1975 grazie alla lungimirante visione dell’allora direttore del Museo Tridentino di Scienze Naturali, attuale MUSE, il dott. Gino Tomasi, in Trentino furono sviluppati ben 3 esperimenti pilota di reintroduzione dell’Orso Bruno, il primo nel 1959-60, il secondo nel 1969 e l’ultimo nel 1974-75. Nonostante il fatto che nessuno degli esperimenti ebbe esito positivo, in quanto nemmeno uno dei sei orsi reintrodotti rimase libero sul territorio, queste sperimentazioni prototipo furono propedeutiche all’identificazione di metodologie adatte alla reintroduzione dell’orso che sarebbe avvenuta negli anni seguenti. Di seguito descriviamo i tre esperimenti raccontandoli attraverso frammenti del diario di bordo dei singoli eventi.

I PRIMI ESPE RIMEN TI DI REIN TRODU ZIONE 26

Dr. Gino Tomasi – Carisolo 1959

GINO TOMASI “naturalista”, ha guidato il Museo Tridentino di Scienze Naturali per 27 anni e ne è rimasto direttore emerito fino alla sua morte il 14 settembre 2014. Oltre che regista dei tre tentativi di reinserimento dell’orso fra il 1959 e il 1975 descritti in questo articolo, fu ideatore e promotore dei parchi naturali d’Adamello Brenta, Paneveggio, Pale di San Martino, e della sezione staccata del Museo Tridentino delle Palafitte di Ledro. “I rapporti tra l’orso e l’uomo” sosteneva, “sono sempre problematici, l’orso può persino affezionarsi agli esseri umani e ciò è ulteriore fonte di problemi, che si possono prevenire con la formazione e l’informazione. Ma non è semplice. Si può favorire la presenza degli orsi più mansueti, allontanando quelli più problematici. È un ripiego, ma anche l’unica soluzione possibile”. Nella sua esistenza di scienziato ricercatore, pubblicò un importantissimo studio sui laghi del Trentino e alla fine del 2010 (proprio in coincidenza con la nascita del Muse), diede alla luce un bellissimo volume di 500 pagine dal titolo «Per l’idea di natura» nel quale descrisse la trasformazione dell’approccio al mondo naturale nei secoli, a partire dalle collezioni del settecento, che diedero l’incipit all’avventura trentina della scienza e della divulgazione culminate con l’eccellenza mondiale che è l’attuale MUSE. 27


Ente coinvolti: Museo Tridentino di Scienze Naturali Curatore: dott. Gino Tomasi

Enti coinvolti: Museo di Storia Naturale di Trento - Ufficio Regionale Caccia e Pesca - Ordine di S. Romedio. Curatore: dott. Peter Krott. Nel 1959 una coppia di cuccioli di orso carpatico, provenienti da uno zoo di Praga, furono allevati in casa da Gino Tomasi e la moglie Rita, allo stesso modo degli animali domestici, e furono loro dati i nomi di Bounsli e Sefa. La loro immissione in natura, inizialmente nei pressi di Carisolo in Val Rendena e in seguito a Malga Cavrìa, fu sempre accompagnata dalla presenza dell’uomo, con il quale si stabilirono irreversibili rapporti di condizionamento. Il letargo invernale avvenne in un ambiente naturale, però nella primavera del 1960 il loro comportamento troppo gravitativo verso l’uomo causò situazioni di pericolosità giudicate insostenibili, tanto da consigliarne la cattura e il successivo ricovero in cattività in parchi cittadini.

PRIMO ESPERIMENTO 1959-60

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Gli orsi trasportati in Italia attraverso il passo Tubre”

SECON DO ESPERI MENTO 1969

L’esperimento del 1969 si avvalse di una coppia di orsi regalata al Museo Tridentino di Scienze Naturali dal sig. Paul Frei dello Zoo di Zurigo, a seguito della proibizione da parte del Governo elvetico di effettuare, come progettato, un lancio in Svizzera. Gli orsetti erano stati allevati con tale finalità, in un vasto recinto, sempre discosti dall’uomo, e alimentati con gli stessi tipi di nutrimento che l’ambiente naturale sarebbe stato più tardi in grado di fornire. Il nove aprile del 1969 avvennero le operazioni doganali a Tubre, (vedi foto) e all’alba del giorno successivo gli orsetti furono liberati in Val Genova. Subito, con curiosità presidiarono il loro nuovo ambiente e l’esatto sito del lancio divenne per loro un luogo sacrale, rivisitato con continui ritorni nelle varie fasi di esplorazione del territorio. L’operazione, che doveva avvenire in totale segretezza, in realtà divenne subito nota e seguita, tanto da favorire quella tendenza dell’Orso di avvicinarsi troppo all’uomo, che via via nei mesi seguenti costituì, dopo alcuni episodi sfortunati e dopo un risarcimento piuttosto pesante di danni da parte del Museo alle persone danneggiate, il motivo della conclusione del tentativo. Il maschio fu catturato il 23 maggio e inviato al Parco Natura Viva di Pastrengo (VR), mentre per la femmina fu necessario l’abbattimento, avvenuto il 1° di giugno.

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Enti coinvolti: Museo Tridentino di Scienze Naturali - Provincia Autonoma di Trento Curatori: dott. Renato Iellici, dott. Gino Tomasi, sig. Fabio Osti. La coppia di giovani orsi, provenienti dallo Zoo di Este, fu messa in libertà all’alba del venti aprile del 1974, in località Selvapiana (Andalo). Le precarie condizioni di cattività, i maltrattamenti e l’errata nutrizione in cui era stato costretto questo nucleo di plantigradi, aveva in essi generato una marcata ostilità nei confronti dell’uomo, che li spinse a ogni avvicinamento e contatto. Fin dalle operazioni di lancio si manifestò chiaramente il bisogno degli orsi di isolarsi in luoghi lontani dagli occhi indiscreti dell’uomo, che permise loro una prolungata permanenza nell’ambiente in cui erano stati liberati. L’esperimento, a differenza dei precedenti, non si terminò per decisione degli organizzatori, ma il verificarsi di fatti naturali, che spinsero a supporre che la coppia di orsi non fosse più in vita.

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TERZO ESPERI MENTO 1974-75

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CONCLUSIONE Leggendo la storia si può affermare che: La competizione per il ruolo di “dominatore dell’ambiente” che oggi, come in passato, ha creato tanti problemi di coesistenza sul territorio tra “Orso” e “Uomo”, fu vinta in passato dall’uomo (in Val di Fiemme con il punteggio eclatante di 177 a 0). Interpretando il presente si può però affermare che: La reintroduzione dell’orso non serve solo a pareggiare i conti; serve a capire che, quella che in passato sembrava una battaglia vinta, in realtà era una vittoria di Pirro, poiché distruggere l’ambiente o eliminare da esso anche solamente una specie vivente, equivale a distruggere noi stessi. Noi e l’ambiente siamo una cosa sola. 32

La comprensione di ciò non cambia i parametri della competizione perché ancor’oggi i contadini e gli allevatori combattono come nel 1700 in difesa dei loro campi, dei loro animali e delle loro arnie e il cercatore di funghi distratto può entrare nel territorio di mamma orsa e i suoi cuccioli, che non ci penserà due volte a difenderli attaccando il malcapitato. Questa consapevolezza ci deve solo aiutare a capire che, anche se ci riteniamo i veri “dominatori dell’ambiente”, se vogliamo sopravvivere al suo interno, non dobbiamo distruggerlo come facevamo in passato, bensì salvaguardarlo, limitando le nostre esigenze. Dobbiamo infine renderci conto che per noi come per tutti gli altri esseri viventi l’ambiente è “sacro”, e come tutte le cose sacre per essere “rispettato” deve essere anche “temuto”. QUINDI, BEN TORNATO ORSO! 33


RICORDA (tratto dal libro “L’Orso” di Corrado Teofili) “Riuscire a conservare l’Orso non ha alcun significato per gli animali: nessun Orso avrà mai la capacità di percepire di essere un privilegiato, nessun animale potrà mai comprendere di essere sull’orlo dell’estinzione e nessuna specie potrà consapevolmente prenderne atto e agire perché questo avvenga o gioire perché non è avvenuto. Nessuna specie tranne… La salvezza dell’Orso è la salvezza dell’Uomo”.

Andrea Daprà vive a Molina di Fiemme e gestisce il B&B “La Tana dell’Orso”. L’amore per la sua terra e per le tradizioni fiemmesi lo ha portato a diventare micologo, esperto di erbe e appassionato di “storia fiemmese” e ambiente. In vari anni ha svolto un minuzioso lavoro di raccolta di documentazione sulla storia dell’orso in trentino ricevendo dalle mani del dottor Gino Tomasi immagini e racconti degli esperimenti descritti nell’articolo. Alcune informazioni sull’orso di Fiemme sono stata tratte dal libro “L’orso bruno delle Alpi in Fiemme” di Candido Degiampietro. 34

IL PROGETTO LIFE URSUS (Progetto Ursus - tutela della popolazione di orso bruno del Brenta) Ciò che abbiamo raccontato è storia ormai vecchia. Il presente dell’orso in Trentino si chiama PROGETTO LIFE URSUS. Tra il 1999 e il 2002 all’interno di questo progetto promosso dal Parco Naturale Adamello Brenta vennero rilasciati dieci orsi provenienti dalla Slovenia, la maggior parte dei quali sembrarono essersi ben adattati al nuovo territorio, tanto da registrare a partire dal 2002 almeno 9 nascite. Per il resto dei dettagli del progetto LIFE URSUS vedi: http://www.pnab.it/natura-e-territorio/ orso/life-ursus.html 35


GIOVANI TALENTI

Intervista a quattro giovani talenti

Martina Menegoni

Sofia Brigadoi

Calciatrice

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Andrea Deville Rapper

43a MARCIALONGA SKIING

31 gennaio 2016

70 Km - 45 Km (Light) - tecnica classica dislivello 1.030 m - 624 m (Light) Start: Moena ore 8.00 Finish: Cavalese - Predazzo (Light)

10a MARCIALONGA CYCLING CRAFT

12 giugno 2016

135 Km (Granfondo) e 80 Km (Mediofondo) dislivello 3.279 m (GF) - 1.894 m (MF) Start: Predazzo ore 8.00 Finish: Predazzo

14a MARCIALONGA RUNNING COOP

4 settembre 2016 26 Km - dislivello 140 m Start: Moena ore 9.30 Finish: 36 Cavalese

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Alice Dondio Violinista 42

THOMAS BORGHI Waiter 44 37


GIOVANI TALENTI

Martina Menegoni IO GIOCO A CALCIO! Martina Menegoni ha 22 anni. Vive a Pozza di Fassa e frequenta la Specializzazione in Ingegneria Civile. Gioca a calcio nel CF Südtirol Damen, che è in serie A.

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enso che la cosa più divertente che mi capita sia di vedere le facce delle persone mentre dico loro che gioco a calcio. Un’aria di sorpresa gli si stampa in faccia e: “Ma è uno sport da maschi!” Purtroppo questa visione maschilista del calcio femminile è presente solo in Italia, in tutti gli altri paesi (Europa, America e altri) è molto conosciuto e seguito. Ho visto qualche partita del mondiale quest’estate e la gente che c’era negli stadi era davvero tanta… chiaro che non potevano essere tutti parenti delle giocatrici… tanto per intenderci. In Italia quando dico che gioco in serie A mi chiedono: “Ma perché esiste la serie A femminile?” Eppure quest’anno due squadre italiane stanno giocando e sostenendo con dignità le partite in Champions League, senza che nessuno ne parli. Credo che le potenzialità in questo sport al femminile siano tante, basta solo che venga maggiormente riconosciuto.

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Quali sono i sacrifici che affronti giornalmente per svolgere la tua attività sportiva? Sono tanti, dal momento che lo faccio senza nessun tipo di guadagno economico. Non è semplice farsi due ore di viaggio quattro volte in settimana per potersi allenare, e in più studiare, oppure lavorare come tante delle mie compagne. Il tempo che non dedichi allo studio o al lavoro lo passi allenandoti o in partita, rinunciando a stare con gli amici o a rilassarti un pò. Sono sacrifici che faccio volentieri perché il calcio è una passione che mi viene da dentro. Certo sarei più contenta, e con me anche le mie compagne, se ci fosse più sostegno e rispetto per questa disciplina al femminile. La ex calciatrice Sonia Pessotto, consigliera del dipartimento Calcio Femminile delle Figc, ha confermato la frase attribuita al presidente della Lega nazionale dilettanti Felice Belloli (maggio 2015): “Non si può sempre parlare di dare soldi a quattro lesbiche”.

Del resto, solo un anno prima il numero uno della Federcalcio Carlo Tavecchio aveva pronunciato a RAi 3 un’altra frase misogina rivola al calcio femminile. “Si pensava che le donne fossero handicappate rispetto al maschio, ma abbiamo riscontrato che sono molto simili”. Come hai vissuto la tua rivincita, umana e sportiva contro questi pregiudizi nel mondo del calcio? All’affermazione di Belloli si è scatenato un inferno. L’AIC (Associazione Italiana Calciatori) che ha come presidente Damiano Tommasi, ex centrocampista, da quella frase infelice ha cercato di aprire un varco per sensibilizzare la stampa e l’opinione pubblica sul Calcio Femminile. L’associazione da tempo chiedeva alcuni punti che riteneva necessari: vincolo sportivo, accordi economici pluriennali, fondo di garanzia (in merito a queste richieste è uscita l’affermazione di Felice Bellotti), minacciando, qual’ora i problemi del movimento non si fossero risolti, uno sciopero delle calciatrici. Nel corso del consiglio federale del 31 agosto è stato formato un Comitato esecutivo che avrebbe dovuto prendere decisioni in

merito alla faccenda ed emanare un verbale di assenso, ma non si è mosso nulla fino al momento in cui non si è deciso di puntare i piedi. La decisione di non giocare è stata appoggiata dalla maggioranza delle calciatrici: undici squadre su dodici (tra cui la nostra). La notizia ha fatto un pò di clamore e su molti giornali a tiratura nazionale, si è scritto dello sciopero e delle motivazioni per cui era stato voluto. Sabato 17 ottobre si sarebbe dovuto giocare e solo il sabato stesso della prima giornata di Campionato la LND (Lega Nazionale Dilettanti) ha rilasciato il verbale acconsentendo a risolvere i problemi menzionati, facendo quindi revocare lo sciopero. Le squadre che si potevano organizzare hanno giocato al sabato, le altre hanno giocato la domenica e alcune al lunedì. Trovo corretto lottare per ottenere dei diritti che meriti: questa è stata una vicenda che ha segnato la storia del Calcio Femminile. Un sogno nel cassetto? Vorrei avere successo nella vita professionale e visitare i posti più belli al mondo. 39


GIOVANI TALENTI

D

a dove nasce il nome Fake (falso fasullo) e come mai hai deciso, fra i generi musicali, di provare con il rap? Il nome Fake nasce con un doppio significato. Il primo è il più banale, ovvero mi sono dato questo pseudonimo a seguito di numerose risate in faccia quando la mia risposta alla domanda: “Che lavoro vorresti fare?” era “il rapper”, e non venivo mai preso sul serio. Fake quindi è un nome che (da un lato) ha dell’autoironia. Il secondo significato invece vuole rispecchiare la società attuale (doppiogiochisti e artisti che si improvvisano esperti del settore). Un modo molto semplice per dire sono finto quanto te nel mio essere reale. Ho scelto il rap per un motivo ben preciso. Tra tutti i generi musicali contemporanei e non è sicuramente quello più vero ed esposto, che va oltre il banale testo da radio con la rima cuore-amore. Trasmette dei messaggi che si dissociano dall’idea delle etichette (case discografiche) di scrivere per vendere, anziché di scrivere per dire la verità, che è molto diverso. Ma sappiamo bene che in questo mondo c’e chi si venderebbe l’anima per la banconota e che la musica per alcuni non è altro che un escamotage per arrivare in vetta alle classifiche. Tanto per la cronaca il rap che si sente in radio NON È RAP! Fare due rime non significa rappare! Il rap nasce come movimento di protesta, con lo scopo di lasciare un segno indelebile sulla gente, non per moda... non per fama.

Andrea Deville in arte

FAKE MC

Rapper, 21 anni di Moena, fa musica da quando ne aveva sedici. Ha iniziato a scrivere per una delusione d’amore. Da allora non ha più smesso. E uno sfogo è diventato arte. “Non ci sono manuali per fare ciò che faccio, o sei o non sei! Questo è il punto. Molti iniziano per moda e finiscono per inquinare la scena musicale per cui io vivo. La vedono come un passatempo o qualcosa con cui fare solo ed esclusivamente soldi per poi cadere nei cliché e negli stereotipi che tutti hanno del rapper (cavallo basso, drogato, violento, vandalo e senza istruzione). Quelli manco sanno la differenza tra giusto e sbagliato”. 40

Di cosa parlava il tuo primo CD e di cosa invece parlerai nel nuovo EP (extended palyer o mini album)? Sappiamo che c’è stato un gran cambiamento, ma qual è stata la scintilla che lo ha innescato? Il primo cd parlava principalmente di me, del mio essere, delle mie scelte e di come vedo determinate cose. Alcuni passaggi sono d’attualità, porto a esempio il testo di Poeta moderno, che a tratti va parafrasato, ma comunque chiaro fino alla fine, o La verità, che parla di potere economico e politico, di chi ci controlla fino a renderci schiavi del sistema senza essere: liberi di non pensare con le nostre menti, come dico nel brano. Il resto va diviso tra brano auto celebrativo/arrogante, dedica e story telling, insomma è decisamente vario come album. Il nuovo disco è più aggressivo e meno melodico. I temi qui saranno principalmente di attualità e real rap vs fake rap (passione contro moda), il tutto con un linguaggio senza censura. Questo cambiamento è dovuto al fatto che il primo cd

Dal brano: La verità … Viviamo come burattini dei potenti Intenti a rivoluzionare il mondo dopo i venti Schiavi di uno fottuto stato e dei suoi elementi Liberi di non pensare con le nostre menti Dipendenti da cambiamenti astratti Leader che comandano e si sentono importanti Noi solamente scacchi di uomini più grandi In tanti, dei replicanti in fila ai propri banchi e se Dio davvero esiste ormai ci ha abbandonati Vedo l’occhio che ci osserva nelle mani degli illuminati I tempi sono cambiati e noi condannati A vivere nell’ombra del potere come emarginati… dovesse essere un introduzione al mio personaggio, una specie di preludio per dare a chi mi ascolta un idea di ciò che sono senza alcuna maschera, mentre il secondo qualcosa di più attuale e meno personale (anche se il tutto viene visto dalla mia prospettiva). Cosa ti ha spinto a scrivere il tuo primo testo? Il primo testo l’ho scritto per frustrazione, dopo una relazione andata male che mi ha dato una botta talmente forte da dovermi sfogare con carta e penna. Se ci ripenso ora rido... ero un ragazzino con una semplice cotta, non avevo idea di cosa stesse per accadere da lì in poi. Quel dicembre mi ha cambiato la vita per un idiozia... successivamente ho continuato a scrivere e ho visto in me del talento, ripetendomi di non sprecarlo, ma di coltivarlo. Non è facile emergere come rapper, soprattutto in una scena dove la maggior parte dei cantanti ci si butta “per moda”. In cosa ti distingui? Credo di distinguermi come emcee/rapper rispetto alla media, sia liricamente (se vuoi fare il rapper è importante il lessico), che vocalmente (oltre a rappare so cantare discretamente, cosa che un quarto di quelli in scena forse riescono a fare). Aiuta avere una bella voce... a me francamente non piace ascoltarmi, ma gli altri dicono che so anche cantare... dovrò fidarmi. Se ci fosse la possibilità di uscire dall’underground e riuscire a fare musica per un gruppo più ampio, saresti disposto a farlo, con tutto ciò che ne consegue? Hai dei progetti? A livello di progetti sono positivo! Sicuramente ne realizzerò parecchi da qui ai prossimi anni, dopo questo EP lavorerò sodo al nuovo album in uscita tra due anni minimo (nel frattempo usciranno singoli o progettini per tenere aggiornata la mia pagina ufficiale FAKE MC e il resto). Sogno di farmi conoscere in buona parte d’Italia il prima possibile, rendere questa passione un lavoro, senza trovarne una via di mezzo. Arriverà il giorno in cui dovrò decidere se vendermi per vivere di rap o se lasciare questa strada tortuosa con fierezza. Ora come ora non saprei dare una risposta, anche perché non sarebbe obiettiva. Ho 21 anni... ed è chiaro che sceglierei la seconda in quanto rapper underground, ma è anche chiaro che a 30 anni non puoi più sognare come un ragazzino. Quindi resto nel dubbio e mi godo questo momento di mistero tra coraggio e paura. 41


Alice Musica

GIOVANI TALENTI

nel paese della

Ho bellissimi ricordi della scuola Il Pentagramma: dal primo saggio, in cui mi sembrava di prendere fuoco dall’agitazione, alle lezioni di coro e di violino. Per un periodo ho suonato anche il clarinetto, ma il violino ha avuto la meglio sui due, tanto che poi, dalla scuola di musica, sono passata al Conservatorio di Bolzano. Qui ho trovato una bravissima insegnante, capace di darmi sempre nuovi stimoli. È stata una decisione difficile scegliere di dedicarmi completamente alla musica, un po’ perché amo le scienze (ho studiato al Liceo Scientifico di Cavalese), e avrei voluto proseguire gli studi in quella direzione, un po’ soprattutto perché la carriera del musicista è, ahimè, una strada molto incerta. A oggi posso dire di essere davvero felice di aver scelto questo percorso: sto avendo ottimi risultati e soprattutto faccio una cosa che amo. Perché alla fine è questo che conta. La strada è ancora tutta in salita e nonostante suoni il violino ormai da più di dieci anni, sono ancora agli inizi. Ho potuto fare esperienze bellissime, e che mi hanno arricchito molto, con musicisti straordinari e di questo sono davvero grata.

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uando è nata la tua passione per la musica? La mia passione è nata quando ero molto piccola: mio papà era, ed è tuttora, insegnante di musica e direttore di banda. Sono cresciuta ascoltando la musica, sentendo mio padre suonare il pianoforte e provando io stessa a suonare qualche nota per gioco. Com’è stata la tua vita di adolescente impegnata nel seguire gli studi e la tua passione per il violino? In alcuni periodi, soprattutto gli ultimi anni di liceo, non è stato facile: il conservatorio richiede molto impegno (anche perché Bolzano non è esattamente dietro l’angolo!), gestire i pomeriggi tra studio per la scuola, violino e magari anche lezioni in conservatorio è impegnativo. Ma sono molto testarda e ho cercato di dare sempre il meglio in tutto. Nonostante ciò, ho vissuto un’adolescenza piuttosto normale. Ora che studi al Conservatorio, com’è la tua vita? Ora vivo a Bolzano, per concentrarmi sulla musica. La vita di un giovane musicista richiede molta dedizione e molte ore di studio. Passo

le mie giornate in conservatorio, studiando da sola o in gruppi di musica da camera, il che mi ha permesso di stringere amicizia con studenti di molte parti d’Italia e del mondo. Il fatto di vivere in città mi dà inoltre l’opportunità di assistere a concerti, eventi musicali e, talvolta, di parteciparvi in prima persona: anche queste sono esperienze fondamentali per l’arricchimento di un’artista. Quali musicisti hanno influito di più sulla tua crescita professionale? Sicuramente i miei insegnanti. Ezio Vinante, con cui ho iniziato il mio percorso musicale, e Gisella Curtolo, la mia insegnante al conservatorio da ormai sette anni, che, oltre ad essere un’ottima musicista, sa sempre trovare gli stimoli giusti per migliorarmi. Negli ultimi due anni ho fatto molte esperienze che mi hanno arricchito molto, con musicisti eccezionali come Lukas Hagen e Daniel Harding. Che cosa vuoi trasmettere con la tua musica? Purtroppo pochi giovani apprezzano la musica classica, nonostante abbia un linguaggio limpido e universale. Mi piacerebbe riuscire a trasmettere quanto a me piace suonare e le emozioni che io provo, nel suonare il pezzo che sto interpretando. Non è sicuramente facile, ma ci sto lavorando... Sogni. Obiettivi. Sogno di poter lavorare in una buona orchestra o, magari, di poter avere un quartetto stabile. Nel breve periodo, mi piacerebbe riuscire a entrare in una delle due orchestre giovanili europee, tra le migliori nel mondo. I miei principali obiettivi al momento sono di diplomarmi e di andare a studiare all’estero con un bravo insegnante. Un passo alla volta. C’è qualcuno che devi ringraziare per la strada che hai intrapreso? Sicuramente i miei genitori, che mi hanno sempre sostenuto e continuano a farlo. I miei maestri e tutte quelle persone che mi aiutano a crescere e mi sostengono lungo il percorso che sto affrontando, musicalmente e come persona.

Alice Dondio è una violinista di vent’anni e frequenta il Conservatorio “Monteverdi” a Bolzano. La sua famiglia vive a Molina di Fiemme, il papà è direttore di banda e insegna musica. Fin da quando era bambina ha imparato a strimpellare il piano e oltre a ciò ha sempre avuto la passione per il canto, tanto da improvvisare canzoncine e siparietti per i suoi genitori. Non ricorda quando ha capito di voler suonare il violino, ma nella sua mente è ben impresso il giorno in cui si è iscritta alla Scuola di Musica “Il Pentagramma” di Tesero. 42

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GIOVANI TALENTI

THOMAS BORGHI Young Waiter of the year 2015 in Gran Bretagna

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ai iniziato fin da giovane ad appassionarti a una carriera nella ristorazione. Qual è stato l’input che ti ha spinto in questa direzione? Ho incominciato a lavorare nella ristorazione perché, avendo il padre chef, mi ha sempre appassionato vederlo lavorare e preparare banchetti e cene. Già dal mio primo lavoro mi sono reso conto di quanto mi piacesse il costumer service, soprattutto nei ristoranti più importanti, dove la sala diventa un teatro e tra le pietanze impiattate in modo superbo e la cucina di sala (come il flambè e il gueridon), a ogni servizio si diventa attori, con la responsabilità di stupire e rendere ogni visita indimenticabile. Nel 2009 hai deciso di partire per Londra, decisione sicuramente non facile vista la giovane età. Quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato in seguito alla tua scelta? La lingua prima di tutto, nel 2007 avevo già vissuto per un anno in Australia, ma dopo due anni che non praticavo la lingua, mi sono ritrovato un po’ in difficoltà. Naturalmente poi c’e il fatto di dover trovare lavoro e sistemazione in una città che non conosci, così grande da rischiare di perdersi anche solo uscendo a fare la spesa. Essendo poi partito così giovane mi sono ritrovato tutto d’un tratto nel “mondo degli adulti” con affitti, bollette da pagare e responsabilità varie. Londra è un posto di passaggio per molti e ti rendi conto da subito che qui sei solo, non puoi fare affidamento su nessuno; la gente va e viene e quando hai qualche problema devi imparare a cavartela da solo.

Nato a Cavalese, Thomas Borghi ha lasciato l’Italia per seguire il suo sogno: diventare manager nell’ambito della ristorazione. Convinto di passare a Londra solo pochi mesi per imparare la lingua ha deciso di fermarsi iniziando la scalata per diventare Food and Beverage Manager, e non in un ristorante qualsiasi, bensì all’Hotel Ritz, uno dei luoghi più prestigiosi della capitale, famoso tra l’altro per essere il punto di riferimento della regina d’Inghilterra per i suoi banchetti e catering regali. Ha studiato da privatista all’istituto alberghiero di Tesero mentre avviava già la sua carriera lavorando stagionalmente in hotel e ristoranti, compresi un hotel 5 stelle in Germania e 2 stellati, El Molin a Cavalese e Fior d’Acqua in Sardegna. Dimostrando però che non si smette mai di imparare, Thomas sta ora seguendo un corso universitario di team leading and management. E il duro lavoro, come dice anche lui, ripaga sempre. Proprio quest’anno, a soli 25 anni, ha vinto il prestigioso riconoscimento di «Miglior cameriere dell’anno» (Young Waiter of the Year). A organizzare la competizione è stata l’istituzione tra le numeri uno nel campo della ristorazione inglese, la Royal Accademy Culinary Arts, presieduta dall’erede al trono. 44

riconosciuto e poco a poco con impegno e dedizione si riesce a salire la gerarchia. Pensi mai a tornare in Italia o a lasciare Londra per un posto completamente nuovo? Il mio rapporto con Londra e sempre stato d’amore-odio. Spesso penso di andarmene, e tornare nella mia amata Italia o andare in un altro posto, però poi torno sempre sui miei passi e continuo la mia vita qui. Credo che una volta che ti sei abituato a vivere in una città frenetica come Londra è difficile cambiare, nessun posto ti darà mai quello che questa metropoli ti offre. Quali sono i tuoi programmi per il futuro? Ora che sono riuscito a entrare a lavorare al Ritz di Londra, uno dei più lussuosi e importanti Hotel al mondo, voglio rimanerci per imparare il più possibile. Ora sto girando i vari dipartimenti con la posizione di Manager in modo tale da avere un giorno le conoscenze e l’esperienza adatta per diventare Food & Beverage Manager. In questo mio progetto ho il sostegno di tutti i principali Manager dell’Hotel e sono sicuro che continuando di questo passo riuscirò a ottenere la posizione alla quale ambisco.

Secondo te, di cosa ha bisogno una persona per farsi spazio in un campo come quello che hai scelto di intraprendere? La passione prima di tutto, lavorando in ristorazione si fanno orari assurdi e il lavoro è molto stressante, se non hai la passione che ti porta avanti e difficile sostenere questi ritmi. Molta gente inizia la carriera nella ristorazione perché pensa che sono soldi facili, ma non essendo appassionati e quindi non avendo la determinazione giusta dopo un po’ mollano. Naturalmente ci vuole anche molta di pazienza, come ho già detto il lavoro è stressante, in questo mondo la perfezione è d’obbligo, se qualcosa è fuori posto in una mise en place bisogna ricominciare tutto da capo, se fai un errore durante il servizio rischi di passare poi una settimana da incubo con iI Manager sempre con il fiato sul collo. Certo detta cosi sembra un inferno, ma il duro lavoro viene sempre 45


L’INTERVISTA

Mauro Corona Sofia Brigadoi

Nella vita bisogna imparare a togliere, ma l’uomo ha la malsana abitudine di aggiungere. Si ammazza di lavoro, s’indebita per comperare oggetti invece di godersi la vita, e quando si ritrova vecchio e stanco, si rende conto degli errori che ha commesso. Ma è troppo tardi. “La vita si scrive in brutta copia”, diceva Ernesto Sabato, e ha ragione perché non abbiamo il tempo di riscriverla o rettificarla. Hai un’occasione sola e non la devi sprecare. Il problema non è invecchiare, ma INVECCHIARE SENZA AVER PERSO TEMPO.

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lpinista, scultore, scrittore, uomo di montagna che si è affermato in ogni impresa: da dove scaturisce tanta forza? Scrivere, scolpire e arrampicare mi servono per vivere e andare avanti nei giorni, negli anni, nel tempo. Sono un nutrimento di cui ho bisogno. Tutto quello che ho fatto, anche se viene superficialmente inteso come una manifestazione di energia, o di volontà di emergere, l’ho voluto per curarmi la malattia del vivere. Alcuni cercano la salvezza in altre cose: droghe, soldi, successo, paradisi artificiali, ville con piscina, attici da 700 mq, automobili e molto altro. Io ho cercato rifugio nelle cose che hai elencato. Le tue narrazioni portano il lettore a vivere le situazioni in prima persona. In poche parole conduci il lettore a compiere un dialogo con la natura. Come ci riesci? Sarebbe arrogante da parte mia se avessi uno scopo preciso. Io racconto storie e siccome conosco l’ambiente che descrivo e che ho vissuto in prima persona le situazioni narrate, mi viene facile trasmetterle. Senza alcuna vanità, dico che narro ciò che ho vissuto. Alle volte esterno sensazioni che possono essere malinconiche, altre esuberanti o gioiose. Sono 48

Frase tratta dal libro La voce degli uomini freddi:

Frase tratta dal libro La fine del mondo storto:

“Un albero appena nato sale dritto se gli piantiamo un palo vicino che lo tenga in linea. Allora s’appoggia e viene bene. Se invece cresce senza guida può storcersi e non si drizza più con niente.”

“L’uomo sarà l’unico essere vivente ad auto estinguersi per imbecillità.”

tracce che restano profonde dentro di me… non faccio altro che esternarle e portare il lettore alla sua primitività. Un tempo l’uomo e la natura vivevano in simbiosi, e vi era una relazione attiva e costante con essa. Oggigiorno questo non avviene più, l’uomo ha perso il contatto con la natura. Io non faccio altro che condurre il lettore verso quella parte “selvaggia” che è indelebile dentro di lui, ma che oramai è sepolta da mille inutili recite e atteggiamenti di difesa. Basta solo aprire quella porticina…

soli tre minuti è scomparsa. In tre minuti la nostra civiltà che era fatta di mani e di cultura della terra, delle stagioni, della fienagione, del taglio del bosco, si è volatilizzata e non è mai più tornata. Non sono solo morte delle persone, che è dolorosissimo, ma si è cancellato anche un intero patrimonio di conoscenze. Il tessuto sociale si è disfatto. Non ho più visto il Vajont, non canta nemmeno più. Tutto è stato sepolto dalla ghiaia, dalla frana. Chi è nato dopo la tragedia si sta lentamente dimenticando di cos’è accaduto. Chi ha vissuto in quel paradiso terrestre fa fatica a perdonare e rassegnarsi al fatto che tutto ciò che è successo a causa di uomini cinici, assetati di denaro e di ambizioni private. Ma non è cambiato nulla. Si continua sulla stessa strada: rubano l’acqua, rubano la terra. Anche nelle vostre zone, che sono prettamente turistiche, si sfrutta la terra, la si strizza, per fare soldi, perché ci hanno insegnato che le persone intelligenti e scaltre sono quelle che fanno fortuna. Se poi va a scapito dell’ambiente, pazienza, purché tutto questo porti al successo, al “benessere”. Ci si china al turista, ma è sbagliato. Noi ci siamo inginocchiati ai prepotenti e abbiamo pagato. PIEGARSI ALLA PREPOTENZA DEL DENARO PRIMA O DOPO LA SI PAGA!

Hai vissuto la tragedia del Vajont da ragazzo: cosa ha rappresentato nella tua vita quella terribile onda che si è letteralmente mangiata vite e culture? Con il Vajont si sta cavalcando troppo l’onda. È giusto ricordare i morti e bisogna farlo con serietà e sobrietà. Non voglio iniziare una polemica, ma mi permetto di dire che fare il superstite sembra diventata ormai una professione. Non è una cosa dignitosa, il dolore non va sbandierato. A me del Vajont è rimasto come un incanto, e non è una nostalgia di un poeta decadente. Noi eravamo qui, un popolo tranquillo, ho scritto un libro su questa storia La voce degli uomini freddi. Il Vajont era un torrente che dava la vita, che faceva girare mulini, segherie, torni… Eravamo un paese di artigiani, perché c’era la forza motrice, l’acqua. Tutto questo era legato da un’amicizia costretta, eravamo costretti all’amicizia, perché era d’obbligo darsi una mano. C’erano le risse, le diatribe, i dissidi ma erano superati dalla necessità di essere uniti, perché se toglievi un grano dalla corona del rosario, questa si spezzava. E tutti ne erano consci. L’armonia che regnava a quei tempi in

Più volte ti sei scagliato contro la gestione di una montagna ormai addomesticata, ridotta a circo, banalizzata. È possibile riprendere un percorso culturale e identitario? No, non è possibile. Questo non accadrà mai finché non appare una CRISI vera, non come quella che è in atto adesso. Ho scritto un libro in merito a questa faccenda, La fine del mondo storto. Gli esseri umani si comportano come le

cicale: fin che va bene, bene, poi si vedrà. L’uomo non ha la lungimiranza di guardare avanti e purtroppo nemmeno indietro. Se la gode e non pensa ai danni che può innescare con quest’atteggiamento. Negli ultimi anni pervade nell’uomo un nichilismo sfrenato, ha capito che la vita è corta e piena d’inciampi, di magagne, di disgrazie, quindi pensa che morto io, morti tutti. Questo è un nichilismo che mi fa paura. Non c’è nemmeno più un freno inibitorio che era la fede, il Cristianesimo. Ora se ne fregano e i primi a farlo sono proprio loro, cardinali e vescovi. Uno pensa: mi hanno messo qui e quindi mangio, bevo, me la godo e quando sono morto chissenefrega di chi viene dopo. Ecco il principio della fine. Quando una persona ragiona così, è finita. Ritorniamo alle espressioni artistiche. Scrivere e scolpire: dove e quando s’incontrano queste arti? Scrivo e scolpisco, non faccio differenze. Nasco ogni mattina e fortunatamente non ho la disgrazia di dover timbrare un cartellino, anche se l’ho fatto nelle cave di marmo dove lavoravo per quindici ore al giorno. Quindi parlo con cognizione di causa. Quando mi alzo se ho voglia, scolpisco, se mi va di scrivere, scrivo. Ogni giorno nasco in 49


modo diverso, non m’impongo nulla. Se ho voglia di camminare sarò un camminatore. Se ho voglia di bere, un bevitore. La cosa importante è imparare a togliere nella vita, non aggiungere. Togliere parole, togliere legno, togliere movimenti inutili. La vita è una sintesi, e va vissuta come tale. Purtroppo l’uomo continua ad aggiungere, per avere. I nuovi faraoni, non quelli dell’Egitto, ma quelli cinici che sfruttano qualunque situazione pur di fare soldi, sono quelli che ci hanno reso eroinomani di oggetti. Siamo schiavizzati da questa gente, che ci ha inculcato l’idea che se hai qualcosa sei qualcuno, altrimenti non vali nulla. L’uomo si è fatto prendere dalla droga delle cose. Se non ha l’auto di un certo tipo si sente defraudato della propria personalità. Rudolf Steiner nel 1923 previde che il demonio sarebbe venuto sulla terra non sottoforma di capra, ma in forma di denaro. Ma poi per avere che? Per avere la barca, la villa…! Questo accade perché sono persone vuote e il vuoto non si riempie con il denaro. Quando si riuscirà a insegnare alle nuove generazioni che il denaro serve sì per vivere, ma che è da disprezzare dopo un certo punto, forse ci sarà qualche speranza. Le tue sculture sul maggiociondolo, ma anche su altri legni, entusiasmano gente comune ed esperti. Parlaci della delicatezza dei corpi femminili che scaturiscono da un legno tanto duro quasi fosse roccia. Chi ha durezza esterna, ha sempre il cuore tenero. Il maggiociondolo non è il mio legno preferito, adoro il pino cembro, perché è dolce e profumato. Quando lo lavori ti viene incontro con il suo profumo che dura tutta la vita. Il maggiociondolo è un legno diverso ed è fasciato da venature particolari. Il corpo femminile possiede delle dolcezze, delle curve, parlando in senso artistico, che si adagiano perfettamente al maggiociondolo levigato e scolpito. È un legno che rispecchia la vita. Invecchiando si scurisce, come noi. Diventando vecchi si diventa più taciturni, più scuri, più ombrosi e anche più deboli. La stessa cosa accade al maggiociondolo. Nel momento in cui lo scolpisci, lo scopri, lo metti a nudo e da quel momento in poi va incontro alla vita. A quel punto prende coscienza di quello che lo circonda e si lascia andare. 50

È un po’ triste come rappresentazione? La vita è triste, è infame, ma in questa decadenza si può anche imparare a cantare, come fa il gallo che tutte le mattine canta, anche se ha sempre le zampe nella merda. Anche Naomi Campbell o Claudia Schiffer finiranno raggrinzite. Il problema non è invecchiare. La formula è: invecchiare senza aver perso tempo in stupidaggini. Conosco gente che potrebbe godersi la vita e invece continua ad ammazzarsi di lavoro. Io sono fuori da certi meccanismi, non li coprendo. La vita si scrive in brutta copia, diceva Ernesto Sabato. Hai un’occasione sola, e non andrebbe sprecata.

Mauro Corona è uno scrittore, alpinista e scultore italiano. È nato a Erto nel 1950. È autore di numerose pubblicazioni tra le quali citiamo: Il volo della martora, Le voci del bosco, Finché il cuculo canta, La fine del mondo storto (premio Bancarella 2011), La ballata della donna ertana, Come sasso nella corrente, Venti racconti allegri e uno triste, La voce degli uomini freddi (finalista premio Campiello 2014), I misteri della montagna e delle raccolte di fiabe Storie del bosco antico e Torneranno le quattro stagioni, tutti editi da Mondadori. Ha pubblicato inoltre La casa dei sette ponti (Feltrinelli, 2012) e Confessioni ultime (Chiarelettere, 2013). 51


ATTUALITÀ

Da old a new style

La tradizione cambia look I tempi di crisi sono indubbiamente difficili ma a volte innescano processi creativi davvero degni di nota. È così che l’artigianato può diventare arte.

Nell’era d’internet e delle tecnologie più avanzate i cosiddetti lavori femminili sono ancora di moda? Hanno ancora un significato e un posto nella società? La risposta sembra essere sì! Vediamo perché.

Cristina Marchetti

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ncominciamo prima di tutto col dire che lavori femminili sono il lavoro a maglia, a uncinetto, il ricamo, il cucito, tutte quelle attività che un tempo, intorno agli anni ’40-’50, una ragazza che si rispettasse doveva conoscere, soprattutto se in età da marito, e naturalmente, per arrivare preparata a quel traguardo, doveva necessariamente imparare da bambina. Di solito erano mamme e nonne che trasmettevano questi saperi e svelavano tutti i trucchi appresi a loro volta dalle loro congiunte e consolidati in anni e anni di esperienza, inoltre anche a scuola venivano insegnate queste abilità. Del resto all’epoca essere capaci di confezionare capi di abbigliamento e accessori era un modo di provvedere efficacemente alla propria famiglia facendo economia, dunque per la donna era una vera e propria necessità. Poi in Italia c’è stato il boom economico e la gente ha incominciato a comprare maglioni, sciarpe, berretti e calzettoni, invece che realizzarli in casa. Gomitoli e filati sono spariti pian piano dai negozi così come le pubblicazioni dedicate, perché sempre meno persone se ne avvalevano e questo spiega perché da noi il lavoro a maglia è relativamente poco conosciuto, soprattutto dal punto di vista delle tecniche, che sono molto più avanzate nel Nord Europa. La riscossa dell’hand made Ma si sa, la storia è ciclica e, a causa della crisi che attanaglia il mondo intero da oramai diversi anni, ci troviamo di nuovo nella necessità di fare economia. Questo ha fatto rifiorire il settore dell’hand made, anzi l’ha fatto diventare una moda, una tendenza, e gli ha restituito quel valore che aveva finito col perdere per via della maggior disponibilità economica. Moltissime persone si sono rese conto di non possedere le conoscenze di base perché nel frattempo se ne era interrotta la trasmissione: le mamme, le nonne e le zie per anni sono state “disoccupate” visto che queste tecniche avevano perduto interesse. Di conseguenza le loro figlie e nipoti sono cresciute senza saper tenere in mano un uncinetto, un paio di ferri o ago e filo. Di necessità virtù, si dice, e allora si è cercato di correre ai ripari, andando alla ricerca di chi 54

nella propria parentela potesse insegnare quelle tecniche oramai quasi dimenticate. Un mezzo moderno per trasmettere saperi del passato Ma nel nostro tempo le donne, nel tentativo di riappropriarsi di quel filo tra tradizione e modernità, si sono ritrovate tra le mani anche un altro strumento, nuovo, tecnologico, che le ha aiutate a recuperare quel filo: il computer con la connessione internet! Sì perché può sembrare una contraddizione parlare di queste arti antiche nell’era delle tecnologie più avanzate, ma alla fine è proprio una di queste tecnologie che può diventare il mezzo moderno per trasmettere i saperi del passato. Un altro fattore che ha contribuito a riscoprire queste tecniche è la maggiore conoscenza dell’inglese, dal momento che sono numerose le spiegazioni e i tutorial in quella lingua poiché nel mondo anglosassone queste tecniche sono molto più diffuse e avanzate. È evidente che la cosa migliore è sempre imparare da una persona, meglio ancora se di famiglia ma, se questo non è possibile, sul web si può trovare una quantità incredibile di schemi, spiegazioni e soprattutto video-tutorial che mostrano tutto, dai punti di base alle tecniche più complesse. Qualche volta alcune spiegazioni e video non sono proprio del tutto 55


chiari, soprattutto per un principiante, ma cercando con pazienza se ne trovano di davvero illuminanti. Questo per quel che riguarda il lavoro coi ferri, con l’uncinetto ma anche il ricamo e ogni qualsiasi altra attività manuale. Non dimentichiamo che una buona rivista specializzata o un buon libro sono ancora un ottimo supporto ma certo è che poter avere accesso a una banca dati che non ha confini è davvero una risorsa che le donne degli anni ‘40–‘50 sicuramente ci invidierebbero.

La creatività giovane si nutre in rete “Mia mamma lavorava e lavora ancora a maglia, ha cercato di insegnarmi ma il risultato non è stato dei migliori perché aveva poca pazienza, è stata una signora rumena che ha lavorato da noi che mi ha insegnato le basi, poi ho incominciato ad andare su internet per ampliare le mie conoscenze - racconta Katia Fosco, una giovane albergatrice di Canazei, 26 anni – in base a quello che voglio realizzare faccio delle ricerche su internet, si trova davvero una gran quantità di tutorial in rete. A volte compro anche giornali e riviste specializzate. Trovo che la maglia e anche l’uncinetto siano hobby molto belli perché ti permettono di vedere subito il risultato, un berretto o una sciarpa si possono confezionare in tempi molto brevi, mi piace poter fare qualcosa con le mie mani. Oltre alla maglia e all’uncinetto m’interessano anche altre attività manuali creative, recentemente per esempio mi sono accostata alla tecnica per infeltrire la lana. Penso che internet sia un’opportunità molto interessante soprattutto nei luoghi un po’ lontano dalle città, come la nostra valle, dove non si trovano mercerie fornite e non c’è nessuno che organizza corsi. Infatti oltre a imparare qualcosa di nuovo o prendere spunti e idee si possono anche comprare i materiali che servono per i propri hobby.” 56

Abbigliamento, accessori d’ogni genere, perfino gioielli hand made, non c’è davvero limite alla fantasia. Dal maglione al design In questi ultimi anni maglia e uncinetto hanno contaminato anche ambiti inusuali, come per esempio il mondo del design e dell’arte contemporanea. Il gruppo di designers austriaci Pudelskern ha realizzato Granny, una lampada fatta ai ferri prodotta dalla ditta italiana Casamania. A maglia sono anche le sedute degli sgabelli della collezione di Claire-Anne O’Brien e nei pouf di Kumeko un filo di poliuretano intrecciato come nel lavoro a maglia diventa un elemento strutturale. Il passaggio dall’artigianalità all’arte ci viene mostrato dalla designer italiana Alessandra Roveda, una laurea in Disegno Industriale al Politecnico di Milano e una passione per l’uncinetto. La sua formazione universitaria, unita a gusto estetico e conoscenza della tecnica hanno dato vita a installazioni che richiamano il mondo del passato reinterpretando il moderno, conferendo dignità artistica a una gestualità antica. Un aspetto importante che rivela l’opera di questa designer è come possa nascere una corrente artistica che prende il via dal mondo dell’artigianato legato ai lavori femminili per sublimare in forme espressive del tutto inedite.

Beh, si direbbe che abbiamo risposto in modo soddisfacente alla domanda che ci siamo posti all’inizio, che ne dite? Volete provare anche voi a dare libero sfogo alla vostra creatività? 57


AMBIENTE

Nel magico mondo degli alberi Luigi Casanova

Ascolta, boscaiolo, ferma il braccio; legno solo non è quello che abbatti, non vedi il sangue sgorgare delle Ninfe che vivono nei tronchi dalla dura scorza. (Erisittonel)

Nel mondo ci sono 3.000 miliardi di alberi 422 alberi a persona Fra 150 anni saranno 214 a persona In Italia sono 8,8 miliardi gli alberi, 143 a persona Ogni anno ne sono tagliati 15 miliardi L’umanità ha ridotto del 46% il numero di alberi (Nature) Dove si trovano? Russia 641 miliardi Canada 318 miliardi Brasile 291 miliardi USA 228 miliardi Cina 139 miliardi (4.400 per abitante)

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l mito dell’albero cosmico ha attraversato tutte le culture del pianeta. Dagli egizi, ai greci, ai romani, ai popoli celtici, a quelli della grande Siberia, fino alla Cina, al Giappone, all’Australia e nel continente americano, in forme diverse, ritroviamo l’identificazione del vivere dell’uomo con le piante e la venerazione rivolta all’albero cosmico. Nella mitologia classica quest’albero è il pilastro centrale, l’asse attorno al quale si organizza l’universo. Un albero che ha sempre comunicato fra i tre mondi: gli abissi inferi, la superficie della terra, il cielo. È stato letto come manifestazione della presenza divina nelle sue diversità, nella reciproca complementarità.

L’albero mitico più famoso e antico è senza dubbio il frassino di Yggdrasill, asse e sostegno del mondo anche in questo caso. Ai suoi piedi tre radici lo sostengono e lo nutrono, una procede da Aesir, il mondo degli dei, la seconda dai Thrsi di brina, i giganti di ghiaccio che precedettero la specie umana e arriva alla terra, la terza arriva a Niflheim, la dimora dei morti. Da qui scaturisce la fontana Hvergelmir, fonte di tutti i fiumi della terra, la fonte fecondatrice, il pianeta solo per questo motivo è abitabile. Yggdrasill significa corsiero di Ygg, uno degli uomini di Odino, in questo caso il padre di tutti gli dei, maestro di saggezza. Un’altra fonte storica è quella di Urdhr, fontana dell’eterna giovinezza, luogo dove gli dei si ritrovavano per risolvere conflitti, rendere giustizia, il pozzo del destino. L’albero subisce anche minacce, è aggredito, generalmente da un serpente, in questo caso il serpente Nioggrh lo rode, è anche aggredito dai cervi e si difende, con energia incredibile.

Anche l’uomo, in forma di coppia, è uscito dall’albero: l’uomo Ask (frassino) e la donna Euble (olmo) sono nati dai tronchi degli alberi. Un po’ ovunque è stato l’albero a donarci la vita, dalla cultura ispiratrice di Omero a Esiodo, ai Berberi. Presso questi ultimi l’albero ha rappresentato il principio femminile, la roccia quello maschile. Le sorgenti che scaturivano da quelle pietre non erano che il simbolo della fecondità che proveniva dal mondo sotterraneo. Altri alberi sacri che ci sono stati tramandati li troviamo in Egitto, il sicomoro, in Mesopotamia il Kiskanu di origine celeste, ancora dimora del dio della fertilità. Ai piedi del Ficus religiosa al Buddha giunge l’illuminazione e ancora Buddha muore in un giaciglio di due alberi all’interno di una foresta. In Cina la capitale perfetta si troverebbe nel Qiàn mù, legno esatto, albero del rinnovamento. Il pioppo bianco presso i greci è l’albero della morte luminosa, quello nero l’albero funesto. Più avanti nel tempo ritroviamo il pino nero (Pinus pinaster) che lascia cadere le lacrime di Pitis (la resina), la giovane concupita contemporaneamente da Pan (dio del tutto, avido) e dea Borea, il gelido vento del Nord. La dea Fillade, dea degli amori fedeli, viene trasformata in mandorlo. Il cipresso invece è l’albero del lutto inconsolabile. L’ulivo è l’albero cosmico presso i semiti e simboleggia l’uomo, il profeta e l’oliva attraverso l’olio ha permesso la procreazione, ha donato la Luce che simboleggia la vita. Il fico è l’albero dell’origine di Roma, consacrato a Marte, ancora una volta ritroviamo un albero considerato fallico. Perfino il melo è stato albero cosmico, con i suoi frutti permetteva di arrivare all’immortalità.

Ben prima dell’uomo un albero gigantesco raggiungeva il cielo. Le sue radici entravano in profondità nella terra, fino agli abissi. L’acqua raccolta dalle radici diventava linfa di vita, i raggi del sole facevano nascere foglie, fiori, frutti. Attraverso l’albero il fuoco (i fulmini) scendeva dal cielo e attorno alla cima, con le nuvole raccolte, cadeva la pioggia fecondatrice. Così il cosmo si rigenerava in perpetuo. Da sempre l’albero è stato fonte di vita, nutrimento, rifugio degli animali, procreazione. Sugli alberi gli dei vi hanno insediato il loro regno, la dimora principale. In Asia settentrionale l’albero cosmico è un abete, mentre gli sciamani siberiani fanno fatto riferimento alla betulla. Anche la scalata rituale degli sciamani siberiani (l’ascesa che li portava all’estasi grazie all’ingestione di funghi come l’Amanita muscaria) la si ritrova riproposta in America del Nord come in India. In ogni caso si trattava di collegare la terra al cielo, alle divinità e nel compiere questi riti ovunque lo sciamano si ritrovava a difendere gli interessi della umanità: nello sconfiggere malattie, nel superare la fame, nella suprema liberazione della difficoltà del vivere.

L’albero è anche amico del fuoco, lo attira quando riceve i fulmini, lo rinnova con lo strofinamento dei legni. Ancora il legno è materiale unico per le abitazioni, fornisce cibo, essenze, è modello unico di serenità e saggezza. Ovunque l’accostamento del ciclo cielo, acqua, fertilità, morte, conoscenza è stretto, ovunque l’albero è origine dell’uomo.

Photo Patrick Hendry

Non è casuale che ogni monastero o luogo sacro abbia avuto per riferimento un albero, a volte anche in forma rovesciata, radici all’aria e chioma in terra, dai Lapponi all’Australia e in tempi più recenti negli scritti di Platone e nell’esoterismo giudaico fino alla cultura islamica. In questi casi l’energia divina scende nelle radici, attraversa i rami rivolti al cielo per deporsi nella sorgente rigeneratrice. Platone ha scritto esplicitamente che l’uomo è una pianta rovesciata. Anche a Dodone, luogo che ospitava una quercia dedicata a Zeus, abitazione delle sacerdotesse, le Peleiadi, ritroviamo questi simbolismi. Alcune culture hanno ritenuto che noi umani prima di essere tali fossimo stati querce. Anche presso i greci un loro Dio, Dionisio, è un Dio della linfa, il protettore degli alberi. In Boezia addirittura era ritenuto “colui che vive e opera negli alberi”, ovviamente un Dio albero, generato da Zeus e la Terra Madre.

Anche i frutti degli alberi hanno assunto valore sacro, o perché indispensabile alimento della vita o perché capaci di generare, offrire continuità, rigenerazione alla vita. La pigna del Pinus pinea presso i Greci è la rappresentazione della riproduzione e della fecondità. La palma da datteri (Phoenix dactilifera) che ospita la mitica araba fenice, è il primo albero da frutta impiantato, curato e selezionato dall’uomo, pianta del vivere, pianta della sessualità, di rigenerazione, un vegetale nato dalla congiunzione del fuoco celeste e delle acque sotterranee, rappresentato come un enorme fallo eretto e peloso.

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I boschi sacri Anche la foresta, i diffusi boschi sacri sono stati un mito che ha accompagnato l’uomo. Pensiamo al bosco dei Sennoni (Germania) come descritto da Tacito. O ai boschi di Uppsala in Svezia, i boschetti dell’India del trapasso di Buddha, il bosco sacro di Nemi. Nemesi è una divinità degli alberi (Adrastea), ninfa del frassino e nutrice di Zeus. Prima gli dei e poi i re per secoli hanno amministrato la giustizia sotto gli alberi, specie sotto le querce. Ma le piante sono state anche spazio di libertà, ricco di luce. Celti, britanni, greci, hanno intrecciato le funzioni dei boschi sacri con significati fra loro simili: spazio aperto, saggezza, frutteto meraviglioso, luoghi di culto. Ma è la foresta di Brocéliande che fa sintesi di contenuti. Oggi è estinta ma nel suo residuo a Paimpont i nomi ancora oggi indicano 62

fontane della giovinezza, poggi dei lamenti, è la valle senza ritorno che ci porta a Mago Merlino, l’uomo dei boschi. Si racconta che il mago uscisse dalla foresta solo per lanciare cupe profezie. Assieme alla fata Viviane bastava a se stesso, possedeva il dono della veggenza, non è casuale che anche il pino di Merlino sia stato considerato un albero cosmico, associato ad una sorgente. Anche in Italia si trovano miti molto simili, profondamente vissuti nel passato. La foresta di Monte Cassino, rifugio di Benedetto da Norcia, ospitava un tempio dedicato ad Apollo. San Benedetto volle purificare l’area. Per secoli i boschi associati alle rocce (le grotte) sono stati rifugio degli eremiti. Nulla è stato casuale, erano il luogo dove si attingevano saperi trasmessi oralmente da una generazione all’altra. 63


Giganti arborei A oggi sembra che i pini più vecchi si trovino sulle Montagne Rocciose a più di 3.000 metri di altezza, sono conifere che arrivano a 5.000 anni di età. È interessante anche studiare alberi fossili tuttora vivi, come il Ginko Biloba, specie che risale a giurassico medio, 150 milioni di anni fa. Nelle dimensioni la pianta più grande è la sequoia gigante che troviamo a Calaveras Grove, alta 133 metri ed un tronco alla base con una circonferenza di 36 metri. In Italia ad oggi il record appartiene ad un carrubo (di Favarotto) in loc. Rosolini, Siracusa, ha una circonferenza alla base di 18,50 metri ed una età che varia dai1700 ai 2000 anni. 64

Una religione che ci ha allontanato dalla natura Non senza fatica il cristianesimo è riuscito a estirpare dalle campagne il culto rivolto agli alberi. I cristiani nel convertire popoli definiti “pagani”, fra le prime azioni della missione hanno proibito i culti che si rendevano agli alberi, hanno distrutto i boschi sacri, dalla Cina alla Britannia. Per proseguire nell’azione e renderla più incisiva nel Medioevo si è arrivati a coinvolgere i celti nel potere ecclesiastico per ammorbidire culture tanto radicate. San Bonifacio fece abbattere la quercia di Geismar consacrata a Thor. Carlomagno distrusse il santuario dove era venerato “Irminsul”, il tronco d’abete che sosteneva la volta celeste. In Lituania i pagani si erano meravigliati di non veder scorrere sangue dagli alberi mutilati dai cristiani. Nel 1258 a Sventaniestio il vescovo Anselmo ordinò di abbattere una quercia sacra e l’ascia ferì mortalmente il boscaiolo. Oggi questi legami con la natura nostra compagna di vita sono spezzati, si è distrutto un equilibrio. Già secoli fa C. Lèvi – Strauss ammoniva: “L’uomo si è isolato dal resto della creazione. Nel momento in cui l’uomo non ha più conosciuto limiti al suo potere, si è messo a distruggere se stesso”. Lo si vede nella nostra quotidianità: da come capitozziamo gli alberi, da come vengono violentati lungo le strade, da una mancanza di rispetto, e conoscenza, ormai diffusi. 65


SPORT E ATTUALITÀ

Sleddog e Skijöring Double fun Federica Giobbe

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Lo Sleddog e lo Skijöring, il divertimento a tutta velocità con i cani da slitta e i cavalli: due discipline sempre più ricercate, che in Fiemme e Fassa dovrebbero tornare a pieno regime! L’appello delle associazioni di territorio e dei turisti, sempre più in cerca di emozioni sulla neve

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nimali da traino e montagna: un connubio antico quanto attuale che vede animali e ambiente unirsi in una simbiosi unica che da secoli non cessa di appassionare. Si chiama “Sleddog”, ed è una vera e propria disciplina sportiva che si svolge grazie ad una corsa in slitta trainata da un branco di cani. Letteralmente significa “slitta trainata da una muta di cani” e prima dell’avvento della motoslitta, costituiva, soprattutto per i paesi nordici, l’unico modo per raggiungere i villaggi limitrofi, permettendo quindi di coprire notevoli distanze su terre gelate. Oggi lo sleddog è essenzialmente uno sport, diffusosi in Italia solo verso la fine degli anni ottanta, grazie al successo raggiunto da personaggi quali Armen Khatchikian (fondatore della Scuola Italiana Sleddog Progress di Passo Tonale) e Dodo Perri che corre con i suoi cani di razza Siberian Husky, ma si possono creare gruppi anche con cani di razza Alaskan Malamute, Samoiedo e Groenlandese. Una pas68

sione sempre più ricercata, che ha trovato in Trentino Alto Adige un ottimo spunto, sia per il clima idoneo sia per l’amore verso i cani da slitta. Le gare di sleddog più famose sono l’Iditarod e la Yucon Quest, che si tengono nelle fredde terre dell’Alaska, mentre in Europa la più nota è sicuramente la “Alpen Trail”, dove manifestazioni di questo genere si svolgono su percorsi di varia lunghezza nell’intero arco alpino. Colui che conduce la slitta si chiama “musher” ed il team che la traina è composto da un minimo di otto ad un massimo di venti cani, ognuno con il proprio specifico ruolo. In testa alla muta c’è il leader (capobranco) che guida tutti gli altri, dietro a questo c’è lo “swim dog”, che ha il compito di guidare gli altri sulla scia del leader. Coloro che compiono lo sforzo maggiore sono invece i team dog, mentre i cani più grossi, che fungono da ruota sono chiamati “wheel dog”. I mushers e il loro team Durante le gare i mushers e i loro team sono

suddivisi in categorie basate sul numero di cani e sulla loro razza. Lo sleddog però non è solo competizione, rappresenta piuttosto un modo diverso di vivere la neve in perfetta sintonia con gli Husky, animali resistenti e fedeli. Originariamente le slitte trainate dai cani erano utilizzate nel Nord America e in Europa come mezzo di trasporto, ma ben presto nacquero le prime competizioni di corsa su slitta, oggi diventato uno sport invernale unico, che permette a tutti di provare l’emozione unica di una corsa sulla neve con questi splendidi animali. Lo sleddog si pratica soprattutto nella regione alpina e sulle Dolomiti, s’impara in poco tempo, ed è indicato anche ai bambini, che possono imparare che cosa significhi l’amore e il rispetto per gli amici a quattro zampe. Per poter condurre una slitta e diventare un musher, è necessario imparare i comandi che vengono dati agli animali utilizzando un dialetto dell’Alaska, mentre le slitte usate sono di materiale leggero, ma molto resistenti, e sono facilmente trasportabili dai

cani. Dopo il boom della Val D’Aosta, questo originale sport è tuttora praticato in diverse aree montane del Trentino. In alcune aree sono addirittura nate diverse scuole (come ad esempio quella di Andalo e la Haskyland di Ponte di legno), dove dopo una breve lezione teorica, l’aspirante musher potrà usufruire di una muta da cani con le varie attrezzature, accompagnati da un istruttore specializzato, percorrendo semplici ma affascinanti percorsi sulla neve; ma è molto diffuso anche a Pinzolo, Pejo, Lavarone, Madonna di Campiglio e Folgaria. L’amore per lo sleddog ha radici relativamente recenti anche in Val di Fassa, dove nel 2003 si sono svolti addirittura campionati di “Pedigree Cup”, ossia il campionato internazionale di sleddog. Quella dello sleddog quindi, è molto più di una disciplina sportiva , è una passione che in primo luogo unisce l’uomo al cane che insieme formano un equipaggio affiatato lanciato alla scoperta della natura. La manifestazione fassana, in quel di Pozza e Mazzin, fu organizzata 69


dal Gs Antartica di Monzuno (Bologna) con la collaborazione dell’Apt del Trentino, e si svolse nella zona del “Ciancoal” tra gli abitati di Pozza e Mazzin al cospetto del Catinaccio e dei Monzoni. Un percorso affascinante che ha proseguito negli anni successivi la sua corsa al Passo del San Pellegrino, dove in principio si disputava la Val di Fassa Sled Dog Race, fino al 2006. Alla gara parteciparono oltre ottanta equipaggi provenienti da tutte le regioni d’Italia, insieme a concorrenti da Austria, Slovenia e Germania; dove un equipe composta da cani di razza nordica (siberiano, samoiedo, groenlandese, alaskan malamoute) o con spiccata attitudine alla corsa ed al tiro (principalmente alaskan husky ma anche altri incroci) , si sfidarono sulle distanze dei 5 km (D “2 cani”), 8 km (C “4 cani”), 12 km (B “6 cani”, pulka), 14 km. (A “8 cani”) portando in Fassa numerosi spettatori e appassionati da tutta Europa. Da diversi anni però sia in Fiemme che in Val di Fassa non sono più presenti questi eventi, e moltissime persone vorrebbero che tutto questo tornasse a nuova vita, magari suggerendo ad Apt e albergatori uno spunto verso questa nuova offerta turistica. Lo sottolineano anche i villeggianti, che sempre più, ogni anno, vogliono provare emozioni diverse insieme agli animali ed all’ambiente montano di cui dispongono per evadere dalla routine quotidiana. Con questo messaggio speriamo che le associazioni turistiche di Fiemme e Fassa possa ridare vita a questo simpatico e salutare sport.

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Lo Skijöring Nelle nostre valli però un altro sport invernale in compagnia di un animale sta spopolando da diversi anni, lo Skijöring: (in norvegese propriamente skikjøring, “guida con gli sci”) altro non è che un’escursione a cavallo un po’ speciale, dove con gli sci ai piedi ti leghi ai cavalli avelignesi o haflinger, esemplari di colore fulvo e dalla criniera dorata, espertissimi guidatori di slitte, facendoti trainare nel bosco, anche per visite notturne, mentre il quadrupede va al trotto. Lo skijöring dietro un cavallo si dice abbia avuto origine come metodo di viaggi invernali, ma oggi è soprattutto uno sport competitivo. In Nord America, la Skijöring North American Association propone competizioni in cui un cavaliere guida il cavallo mentre lo sciatore percorre una serie di salti e ostacoli. Importato dai paesi nordici e scandinavi, le prime gare di Skijörning si sono svolte in Alto Adige, dove da oltre 200 anni, in Val Badia, si svolgono le tradizionali gare di Skijöring-notturno, ma anche nelle nostre valli, non si è da meno, grazie soprattutto al’Haflinger Club di Fiemme e Fassa, l’associazione con affiliazione CONI a carattere sportivo dilettantistico delle due valli, che da diversi anni organizza, a febbraio, una manifestazione unica nel suo genere: quella di poter “provare” una disciplina sportiva sulla neve in grado di regalare sensazioni singolari e di coniugare con eleganza sci ed equitazione.

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RELAZIONI

Pubertà Quando i figli diventano degli sconosciuti

Maria Teresa Fossati

Psicologa, psicoterapeuta e sessuologa

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n bel giorno il bambino gentile e affettuoso diventa scontroso e villano; la bambina amabile e gioiosa diviene musona e sgarbata: è arrivata l’ado-

lescenza.

Per convenzione l’adolescenza ha inizio a 12 anni, con la pubertà, ma la norma va presa con elasticità, non solo perché il passaggio dall’infanzia all’adolescenza varia per motivi sia fisici, sia psicologici, sia di formazione familiare. Ma anche perché ogni caso è un caso a sé, pur con tratti comuni che uniformano il processo evolutivo. Tuttavia prima o poi avviene la trasformazione: i bambini non sono più quelli di prima, i genitori a volte non li riconoscono più. Adolescenza: un rito di passaggio che (papà e mamma si mettano il cuore in pace) può anche durare un bel po’. È però un iter neces72

sario, un percorso con salti, progressi e impennate, mai lineare. Un tratto comune, per esempio, è quello di chiudere dialogo e coccole (quando c’erano) con i genitori. C’è da dire che il dialogo non s’imposta a tredici anni ma a tre, quando il bambino vuol essere ascoltato, ma i genitori non hanno mai tempo, e non hanno pazienza perché per giunta il piccolo ha difficoltà ad esprimersi. Eppure è proprio ascoltando con attenzione che si gettano le basi per costruire quel rapporto di fiducia che, anni dopo, facilita la comunicazione e consolida legami e relazioni familiari.

Maschi e femmine reagiscono in modo diverso ai cambiamenti fisiologici dell’adolescenza I maschi preferiscono il gruppo: gli dà un senso di appartenenza, li fa sentire più sicuri.

Il risvolto sfavorevole è che non sempre i componenti della compagnia hanno comportamenti apprezzabili. Purtroppo per gli adolescenti è normale sperimentarsi anche nel negativo. Solo l’attento, ma discreto occhio di un adulto autorevole può fare da argine. Le ragazzine normalmente si indirizzano sull’amica del cuore con la quale si confidano e forte è l’investimento affettivo. Se l’amica è sleale, se tradisce la fiducia e racconta i segreti, la delusione e il senso di abbandono diventano drammatici. Queste circostanze richiedono una presenza attenta, affettuosa, non invadente, della madre per arginare il trauma. Per quanto riguarda coccole, affettuosità, bacini e bacetti, se i ragazzini li rifiutano è perché li giudicano da mocciosi (e loro sono grandi!). È meglio lasciar perdere: ritengono di farne senza. Se i rapporti con i genitori sono stati

sufficientemente costruttivi, una volta passato lo scombussolamento della crescita, i ragazzi torneranno affettuosi. Se invece non sarà così vuol dire che qualcosa non è andato per il verso giusto, ma ormai i giochi sono fatti. Adesso gli adolescenti spesso sono soli, con il telefonino, il tablet, la tv. Sarebbe meglio arginare la loro solitudine in strutture scolastiche che offrono svago intelligente, attività artistiche, ludiche, sportive in un luogo “protetto”. Purtroppo è utopia.

L’ironia? Meglio metterla da parte. I ragazzi a quell’età non sono maturi per comprenderla A questo punto i genitori che si vedono disarmati davanti alle stranezze dei figli adolescenti, che non sanno come gestire le loro lune, che si angustiano per i comportamenti 73


altalenanti di quello che fino a ieri era il loro bambino, non si sentano troppo in colpa. Prima di tutto si ricordino che ci sono passati anche loro, si mettano tranquilli e si apprestino ad andare avanti giorno per giorno, con una certa leggerezza, se possibile con allegria. Ma per favore non con ironia. Ecco: l’ironia è una specie di paravento in cui gli adulti cercano riparo quando non sanno che pesci pigliare. È una forma di difesa dal disagio che vivono, che non sanno governare, che non vogliono ammettere con se stessi. Ma l’ironia è ambigua, per capirla ci vuole una maturità che quasi mai un adolescente ha già sviluppato. Usarla con un ragazzino vuol dire sconcertarlo, spiazzarlo, metterlo a disagio, fino magari a ferirlo. Vuol dire farlo “vacillare” nella sua formazione, nelle sue (ancora modeste) certezze. Educare mandando messaggi ambigui è uno degli errori più seri che un educatore può fare, perché il bambino ha bisogno di 74

chiarezza, semplicità e logica. Piano quindi con ironia, sarcasmo, giochi di parole e scherzi verbali. Verrà il suo tempo. E allora, quando figlio e genitore saranno due adulti, di età diversa, ma magari affiatati, reciprocamente rispettosi e tolleranti, per loro sarà costruttivo e divertente frequentarsi. Vorrà dire che il percorso educativo è stato solido e proficuo. Altro punto su cui gli adulti che hanno a che fare con gli adolescenti, devono darsi una regolata e imparare a controllarsi, è la presa in giro. Mai prendersi gioco di un ragazzino! A questa età lo fanno già abbastanza, e a volte con crudeltà, i pari, gli amici o presunti tali. Allora la presa in giro può far male, ma è diverso. Tra coetanei è un esercizio di crescita, spesso faticoso, forse anche penoso, ma intanto si è autorizzati alla reciprocità. E poi tra individui sullo stesso piano, può perfino diventare un elemento di evoluzione. 75


RELAZIONI

Depressione. Quel “male oscuro” Maria Teresa Fossati

Psicologa, psicoterapeuta e sessuologa

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gni persona, in qualsiasi parte del mondo, qualunque sia la sua attività, per vivere, semplicemente per vivere, e in misura più o meno abbondante secondo gli impegni che ha, consuma energia fisica ed energia psichica. Perciò è indispensabile trovare il modo per ricostituirle entrambe. Se non lo fa, rischia di ammalarsi. Fisicamente o psicologicamente.

La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia! Kahlil Gibran 76

Per rifare l’energia fisica sono necessari cibo e sonno in proporzione all’età, all’attività e alle esigenze quotidiane di quella persona. Se non dorme a sufficienza, se non introduce cibi e bevande secondo il suo bisogno, si ammala. Se poi il periodo di carenza si prolunga, può sopraggiungere la morte. Questo è un concetto talmente ovvio che tutti, se solo un po’ ci pensano, arrivano a capirlo. Diverso è il discorso sul bisogno di energia psichica: non tutti se lo riconoscono, non tutti ne hanno consapevolezza. Qualcuno addirittura lo nega. Ma questo bisogno c’è, ed è necessario ricostruirlo perché ogni giorno ne consumiamo. Per ricostruire l’energia psichica, indispensabile è la gratificazione. Se tutti arrivano a comprendere che senza energia fisica, cioè senza cibo e sonno in quantità adeguata, una persona si ammala, quanti capiscono che senza la giusta dose di gratificazioni è lo spirito, la psiche, che finisce con l’ammalarsi? E la malattia della psiche è quel malessere indefinito che ci fa vivere male. Nei casi peggiori, se lo trascuriamo, ci può

assalire il cosiddetto “male oscuro”: la depressione. E allora sono proprio guai. Da qui la necessità di ricostituire l’energia psichica, per vivere in modo adeguato o almeno accettabile

Energia psichica: trovare una propria fonte di appagamento A proposito del bisogno di reintegrare le energie fisiche e quelle psichiche, si osserva che se cibo e sonno, soltanto in parte sono elementi soggettivi, cioè legati a gusti e abitudini della persona, la gratificazione lo è in misura totale. Vale a dire che ognuno deve avere, deve individuare, deve saper trovare, la sua personale fonte di gratificazione. Ecco perché per evitare situazioni di penosa sofferenza spirituale, dobbiamo cercare le cose, piccole o grandi, che ci danno piacere. Certo non è facile perché la vita ci riserva sempre una dose di doveri, di compiti sgradevoli, d’incombenze pesanti, di rinunce, di sacrifici, di delusioni. E sono per l’appunto queste che consumano l’energia fisica. Ecco perché dobbiamo impegnarci per trovare rimedi che ce la restituiscano. Le fonti possono essere varie, possiamo reperirle in campi diversi, e magari ognuna apporta una ricarica modesta. Però messe insieme possono formare una quantità sufficientemente produttiva. Prima di tutto dobbiamo avere interessi, seguire le nostre passioni. Un esempio? Lettura, cinema, ballo, sport, amicizie, cucina, hobby, 77


Val di Fassa e Val di Fiemme

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Affidabilità Pulizia Sicurezza Comfort Puntualità Mettiamo a disposizione automobili, pulmini, minivan, minibus e autobus GT di marca Mercedes-Benz di ultima generazione (euro5 e euro6) Mercedes-Benz Classe E350 novità per la primavera del 2016 Volkswagen Passat Variant Highline 4x4 anno 2014 - novità in gennaio 2016 Volkswagen Caravelle 4x4 8 posti anno 2013 - novità in gennaio 2016 Mercedes-Benz Sprinter 8 posti - anno 2013 Mercedes-Benz Sprinter Capri 20 posti - euro6 - anno 2014 Mercedes-Benz 818 Beluga 28 posti - euro5 Mercedes-Benz 350 Tourismo 54 posti - euro5 Mercedes-Benz Travego 50 posti - euro6 - anno 2014 Email: desilvestro@gmail.com Mobile: (+39) 335 7605170

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eccetera. C’è chi la ricarica personale la trova scalando una montagna: fa una grande fatica fisica, poi torna a casa stanco ma felice. Ha così rifatto la sua riserva di energia psichica, e per un po’ di tempo va avanti. Altri si rilassano pienamente solo stando tutto il giorno sul divano davanti alla televisione, meglio se le trasmissioni sono poco impegnative dal punto di vista intellettivo, e il loro cervello è occupato solo a metà. Altri ancora, pur abitualmente lavorando sodo fuori casa, quando tornano nel loro ambiente familiare si dedicano con passione, con gusto, con grande soddisfazione ai cosiddetti lavoretti. E magari sono anche piuttosto bravi, perciò l’appagamento è maggiore.

Stare bene con se stessi ci rende più disponibili e tolleranti verso gli altri Per tutti una basilare fonte di energia psichica, un fattore che restituisce gioia, piacere, benessere, senso di completezza, nutrimento per l’anima; che fa sentire bene, in pace con se stessi e col mondo, è il rapporto sessuale vissuto nel modo che la persona ritiene più appropriato per sé. Cioè in cui riesca ad assaporare l’abbandono necessario per avere quell’appagamento che le ricostruisce le energie psichiche consumate, e anche gliene fornisce una buona riserva per l’immediato futuro. Così si diventa anche più disponibili con gli altri, più tolleranti. Per realizzare questo tipo di soddisfacente incontro sessuale, è ovvio che non deve esserci preoccupazione, né imposizione. E non parliamo della vera e propria violenza. È altrettanto ovvio che l’avanzare dell’età richiede adattamenti ad hoc che l’intelligenza emotiva delle persone coinvolte escogiterà. Se il trasposto verso l’altro (l’altra) non è sentito, voluto, spontaneo; e se lo svolgersi dell’incontro non avviene con le modalità gradite a tutte e due le persone coinvolte, il risultato può essere talmente scarso da non permettere alcun recupero di energie psichiche. Non parliamo poi di sperare in un piacevole accantonamento pro futuro. Al contrario si rischia che ci sia uno strascico di delusione, insoddisfazione, amarezza. Se non addirittura risentimento. Insomma forse era meglio lasciar perdere. 79


AMBIENTE

CORDANZA PER L PATRIMONIE NATUREL DE FASCIA La Rete di Riserve della Val di Fassa Mara Nemela Loredana Ponticelli

Le aree protette della val di Fassa (© A²studio) 80

I

l patrimonio naturalistico e paesaggistico della val di Fassa rappresenta una risorsa di straordinario valore: ben 6.900 ettari pari a circa il 22% del territorio del Comun General de Fascia, variamente distribuito sui 7 Comuni della valle. Le forme di protezione sono molteplici: si va dalle Dolomiti Patrimonio UNESCO (17,9 %) ai Siti di Importanza Comunitaria della Rete Natura 2000 (8,6 %), dalle riserve locali (0,5 %) agli ambiti fluviali dell’Avisio (0,8 %). Si tratta dunque di ambiti eterogenei, con diverse tipologie di proprietari (proprietà demaniale, collettiva o privata), diversi soggetti

gestori, diverse amministrazioni di riferimento. Questa frammentazione non ha sicuramente agevolato una gestione unitaria e coordinata dei siti. Spesso su queste aree vengono attuate esclusivamente misure di conservazione, senza una adeguata valorizzazione degli aspetti paesaggistici, e senza interventi volti a favorire la conoscenza - e dunque il rispetto - delle specifiche caratteristiche ambientali. Da questa consapevolezza è nata l’esigenza di creare un sistema di coordinamento, denominato Rete di Riserve e, guidato dal Comun General de Fascia, con l’obiettivo di superare le divisioni

Il sistema delle connessioni paesaggistiche ed ecologichedella Rete di Riserve (© A²studio) 81


gestionali, ottimizzare le risorse economiche disponibili, disporre di maggiori competenze tecniche ed amministrative, ed infine sostituire l’approccio vincolistico con un modello di tutela attiva. Dunque la Rete di Riserve della Val di Fassa si basa sul concetto di ambiente naturale inteso contemporaneamente come patrimonio comune e risorsa economica, tenendo in eguale considerazione le risorse naturali e le risorse turistico-economiche della valle come elementi da rendere collaboranti ai fini della valorizzazione ambientale. Il nome ladino “Cordanza per l patrimonie naturèl de Fascia” assegnato alla Rete - oltre a sottolineare la derivazione dal progetto Cordanza per l Ciadenac - intende esprimere l’idea di una Rete di Riserve estesa all’intera Val di Fassa come unico ambito territoriale omogeneo, sia dal punto di vista ambientale che culturale. Lo scopo della Cordanza per l patrimonie naturèl non è quello di istituire nuove aree protette o nuovi vincoli sul territorio, ma quello di curare il patrimonio di biodiversità rappresentato dalle emergenze naturalistiche e paesaggistiche presenti nella valle, attraverso l’approccio sistemico della connectivity conservation, ed elaborare insieme ai soggetti che operano sul territorio una strategia condivisa di sviluppo unitario, orientato a una maggior sostenibilità ambientale e paesaggistica. Il progetto della Rete è stato sviluppato da Loredana Ponticelli e Cesare Micheletti per gli aspetti paesaggistici e di governance, e da Giovanni Martinelli per gli aspetti ecologico-ambientali. Mara Nemela ha curato per il Comun General la programmazione triennale ed il percorso di partecipazione con gli stakeholder locali (associazioni ambientaliste, professioni della montagna, associazioni turistiche e consorzi impianti a fune, allevatori e contadini, associazioni venatorie, ecc.).” Tutti i Comuni e le Asuc di Fassa, insieme alla Magnifica Comunità di Fiemme, la Regola Feudale ed il Comune Predazzo hanno in questi mesi approvato un accordo di programma per costituire la Rete di Riserve, secondo un modello gestionale partecipato, strutturato per coinvolgere operatori pubblici e privati nella tutela e valorizzazione le aree protette esistenti, con un programma di interventi ed iniziative volte a sviluppare ricadute territoriali.

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Questi i principi fondamentali contenuti nell’accordo di programma: a. potenziare le risorse ambientali e paesaggistiche esistenti mettendole a sistema e promuovendone la conservazione attiva, anche mediante interventi di sviluppo delle attività antropiche compatibili con il contesto naturale; b. sviluppare un sistema di gestione coordinato delle risorse ambientali (habitat, idrografia, ecc.) basato su una partecipazione diffusa degli attori locali ed in sinergia con le reti di riserve finitime (Rete di Riserve Fiemme - Destra Avisio); c. promuovere una gestione sostenibile del paesaggio, soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura di montagna, l’allevamento, la silvicoltura e il turismo, quale opportunità occupazionale che valorizzi le risorse umane locali; d. garantire lo sviluppo conservativo e durevole del patrimonio mondiale Dolomiti UNESCO e trasmetterne alle generazioni future i caratteri estetici, paesaggistici, geologici e geomorfologici specifici; e. promuovere la mobilità integrata per l’accesso alle aree della “Rete di riserve della Val di Fassa - Cordanza per l Patrimonie Naturèl de Fascia” favorendo la complementarietà dei vari mezzi di trasporto collettivo e rafforzando l’utilizzo di sistemi di mobilità sostenibile; f. valorizzare la rete sentieristica esistente di mezza costa e la pista ciclabile di fondovalle quali strumenti di fruizione dell’ambito fluviale dell’Avisio e dei vari corridoi di connessione ecologica, evidenziandone le potenzialità per l’outdoor recreation; g. contribuire al riequilibrio della pressione turistica, che agisce massivamente sulle mete in quota, revisionando la rete escursionistica, verificandone la fruibilità ed adottando l’approccio strategico della Carta Europea del Turismo Sostenibile; h. sostenere l’integrazione dei vari strumenti di pianificazione territoriale e di gestione forestale; i. promuovere la consapevolezza locale sull’identificazione culturale con l’ambiente naturale e sull’originalità della matrice identitaria ladina.

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AMBIENTE

Un mondo in piccolo

Coleotteri della Val di Fassa

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e Alpi e in particolare le Dolomiti, possono essere considerate un libro aperto nel tempo e nello spazio. Infatti varie “discipline naturalistiche” trovano negli ambienti dolomitici un vastissi mo campo di azione, in quanto sono presenti molti e interessanti ecosistemi, fino alle quote più elevate, con paesaggi di straordinaria bellezza e forme di vita tra le più affascinanti.

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Guido Pedroni

Collaboratore Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Orientale

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1. Ctenicera heyeri

2. Dichotrachelus vulpinus

In questa sede rivolgiamo la nostra attenzione al mondo del piccolo dove sono presenti numerosissimi esseri viventi; è necessario avere pazienza e un po’ d’occhio per trovare piccoli animali dalle caratteristiche particolari e dai colori più vari. Tra l’entomofauna i coleotteri sono insetti che nel mondo superano le 350000 specie, da pochissimi millimetri di lunghezza (anche <1 mm) fino ad alcuni centimetri delle specie amazzoniche o dell’Africa centrale. Tra le specie che si trovano quasi esclusivamente nel territorio dolomitico e non facilmente osservabili in natura possiamo indicare: Dichotrachelus vulpinus, Tropiphorus bertolinii e Leiosoma kirschi (Coleotteri Curculionidi). La prima specie è identificabile come un relitto glaciale la cui presenza negli ecosistemi di più alta quota è da collegare direttamente all’ultima glaciazione, la Würmiana. È presente in Val di Fassa su diversi gruppi montuosi come il Catinaccio, il Sassolungo e la Marmolada, localizzata in alta quota fino al limitare della copertura glaciale. Esemplari adulti di questa specie (lunghezza sui 3 mm), si ancorano con le piccole unghie al di sotto dei frammenti di calcare, spesso nelle immediate vicinanze di muschio, in zone fredde e umide. Tropiphorus bertolini, è lungo circa 1 cm, strettamente endemico del comprensorio dolomitico e si può reperire fino a 1800 m circa. La terza specie, Leiosoma kirschi, è estremamente localizzata e abita ecosistemi con una certa concentrazione di umidità al limitare di boschi e foreste, la troviamo in Val San Pellegrino e in Val Pusteria. Un altro 86

3. Tropiphorus bertolinii

4. Leiosoma kirschi

coleottero veramente interessante è l’elateride Ctenicera heyeri, una rara specie di colore verde smeraldo presente in Val di Fassa, nelle zone di confine dell’Alto Adige verso l’Austria e in Carnia, ma anche nel Caucaso. E’ rara perché geograficamente molto localizzata ed è molto particolare (come tutti gli elateridi), poiché se sottoposta a momenti di stress è capace di saltare producendo un tipico e secco rumore, da cui il nome inglese di click-beetles. Molte altre specie più o meno difficili da osservare sono presenti nelle Valli di Fiemme e Fassa, con le livree dai colori intensi, anche iridescenti, come la cetonia (Cetonia a. aurata), gli stercorari neri (Geotrupes stercorarius e G. spiniger), i cerambici del legno (Rhagium mordax, R. inquisitor, R. bifasciatum), le cicindele dei prati e delle brughiere montane (Cicindela c. campestris e C. silvicola), coleotteri predatori, molto veloci e agili. Girando per i boschi, le praterie, anche in quota, o lungo i bordi dei nevai a inizio stagione, sui tronchi, anche marcescenti, oppure lungo i corsi d’acqua, è possibile scorgere una varietà straordinaria di questi piccoli animali, con una biodiversità che non ha eguali nel mondo dei viventi. Lasciamoci pure catturare da questa diversità che è un valore di assoluta importanza, da conoscere e proteggere.

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INTERVISTE

COMUN GENERAL DE FASCIA COMUNITÀ DI FIEMME Intervista ai nuovi eletti Elena Testor Giovanni Zanon

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procuradora del Comun Generale di Fascia e Giovanni Zanon, presidente della comunità territoriale della valle di Fiemme. Abbiamo sottoposto loro delle domande. A voi lettori valutare l’efficacia delle loro argomentazioni.

È la Sua prima esperienza nel coordinare le prospettive di sviluppo sociali, economiche e culturali della valle (Fascia e Fiemme rispettivamente). Quali saranno i due punti cardine del suo impegno? Elena Testor. I punti cardine su cui vorrei lavorare con la mia squadra nei prossimi cinque anni non sono solamente due, ma molteplici. L’obiettivo principale si può sintetizzare in una parola: AUTONOMIA. È un concetto di gran valore per la nostra Regione, la nostra Provincia e soprattutto per il territorio ladino. Sono fortemente convinta che l’autogoverno (in sempre maggiori ambiti) sia lo scopo più importante da raggiungere, perché porta ad un profondo senso di responsabilità e dovere, e ad un forte senso di appartenenza al territorio, alla nostra cultura e alla nostra lingua ladina. Inoltre, avendo la nostra valle sviluppato la sua economia attorno al turismo, è di fondamentale importanza trovare strategie comuni tra gli enti pubblici e gli operatori del settore, lavorando in sinergia per avere più forza, e diventare protagonisti attivi nelle scelte economiche e strategiche della Provincia.

L

e Comunità di valle dovevano riuscire laddove i comprensori degli anni ’70 avevano fallito. Leggere e amministrare i territori nel loro insieme superando vedute localistiche, offrire ai cittadini servizi di qualità, efficienti e costi della pubblica amministrazione inferiori. A cinque anni dalla loro nascita la delusione è diffusa: non è un caso che la Provincia abbia maturato l’esigenza di modificare la legge e di togliere il suffragio universale (escluso per la specificità del Comun General de Fascia). Quasi tutti i territori non sono riusciti ad assolvere il dovere della pianificazione urbanistica condivisa, in nessun caso si è elaborato un re90

golamento edilizio comune mentre nel settore sanitario era possibile fare di più difendendo la specificità degli ospedali periferici. Abbiamo poi visto sorgere caserme dei vigili del fuoco distanti fra loro due – tre chilometri, o nuove scuole che offrono servizio a 30 ragazzi. Nonostante queste lacune vi sono anche luci, che sono importanti da mettere in rilievo. Ovunque la raccolta dei rifiuti differenziata si effettua su vasta scala territoriale, la polizia locale è inserita in un servizio associato fra comuni, come pure gli uffici tributi e in qualche realtà più virtuosa delle nostre valli i comuni hanno scelto di unirsi, di presentarsi in Provincia come entità amministrative più

forti, iniziando una semplificazione amministrativa non trascurabile. Anche nella gestione dei servizi sociali sono stati fatti passi avanti: specie nei confronti della popolazione anziana è doveroso aumentare l’impegno. Le reti delle riserve, un nuovo modo di leggere la biodiversità in natura, investendo nella conservazione attiva, promuovendo lavori, aiutando le categorie economiche e nel frattempo difendendo il paesaggio, sono ormai un successo che ci è riconosciuto anche a livello internazionale (Unione Europea). Abbiamo ritenuto utile presentarvi i due nuovi governatori delle Comunità della valle dell’Avisio, recentemente eletti: Elena Testo

Giovanni Zanon. Sicuramente, anche in conseguenza del particolare momento economico tutte le iniziative che la C. di Valle metterà in campo dovranno essere attentamente valutate. Quindi sì sostenibilità economica, senza però dimenticare l’importante ruolo che le stesse ricoprono in ambito sociale, ruolo che spesso è visto in secondo piano o come “diritto acquisito”, ma per niente scontato in questo momento. Secondo punto: affronteremo l’attuazione di tutte quelle iniziative che potranno essere utili a cementare lo spirito di valle, per arrivare in futuro ad un unico comune di Fiemme, come la storia della Magnifica Comunità di Fiemme, la nostra storia, ci ha insegnato. 91


Le Comunità a oggi hanno offerto ben poche risposte ai cittadini, le prospettive offrivano più incisività: urbanistica, servizi sociali, scuole, mobilità. La Provincia è stata costretta a rivedere il loro ruolo. Come riportare fiducia dei cittadini verso questi enti che nel resto d’Italia non esistono? Elena Testor. Il Comun general de Fascia è un ente singolare e si contraddistingue dalle altre Comunità di Valle poiché ha uno statuto proprio e i suoi amministratori sono eletti con elezione diretta: infatti, io sono stata eletta dai cittadini della Val di Fassa alle ultime elezioni del 10 maggio. Ed è proprio per questa sua forza e per la sua unicità che il Comun general de Fascia dovrebbe essere l’esempio di autogoverno sul territorio e il punto di riferimento per i suoi cittadini. Farsi carico giorno dopo giorno delle necessità della gente e del territorio cercando di dare prontamente risposte concrete, è la strada da percorrere per creare un rapporto di fiducia con i cittadini. Giovanni Zanon. È vero che la fiducia dei cittadini nei confronti di tutte le istituzioni, non solo nei confronti della C. di Valle, è venuta meno in questi anni, forse anche per un disinteresse generale e un senso civico oggi carente e le poche occasioni offerte per partecipare o compartecipare nelle scelte nei vari temi. La Comunità di Valle può ancora essere vista come uno “strumento” per agevolare il mettersi assieme di tante realtà come possono essere i comuni, ma anche tante associazioni che spesso operano in modo non coordinato tra di loro.

Sanità. È un tema critico, lo Stato e la Provincia ci chiedono di razionalizzare i servizi, anche tagliando alcune prestazioni come i punti nascita e riducendo chirurgia. Gli abitanti sono preoccupati per quanto sta avvenendo. Come vede il futuro dell’ospedale di Fiemme? Elena Testor. Per quanto riguarda il tema della sanità, ma soprattutto la questione dell’ospedale di Cavalese, abbiamo riunito un tavolo di lavoro dove è stato redatto un docu92

mento da portare all’Assessore Zeni: vi sono elencate le nostre preoccupazioni e le nostre richieste. In un territorio come quello della nostra Provincia non si può pretendere che nell’organizzazione sanitaria, e di altri servizi primari, siano utilizzati gli stessi criteri e parametri degli altri territori italiani, aree non montane. È sì importante garantire il presidio ospedaliero, ma ancora di più offrire un servizio di qualità assicurando tutti i parametri di sicurezza. Giovanni Zanon. Il futuro dell’Ospedale di Fiemme, lo vedo “positivamente diverso”, nel

senso che non potremo più pensare di avere l’Ospedale sotto casa che risponda a tutte le necessità, bensì un nosocomio che sappia dare risposte alle vere emergenze dell’immediato futuro; la cronicità delle malattie, ad esempio, e a tutte le patologie che riguardano il mondo degli anziani. Teniamo in considerazione come su certi aspetti le risposte si possono e si devono dare quanto il più vicino alle residenze delle persone senza sradicarle dal proprio contesto famigliare. Peraltro la nostra zona a particolare vocazione turistica potrà e dovrà avere una specializzazione sull’attività ortopedica.

La gestione della salute nel territorio non dovrebbe essere potenziata, portando i medici di base a impegni più fermi e a maggiore responsabilizzazione? Elena Testor. In una società moderna, dinamica e concreta è fondamentale una meticolosa organizzazione. Ritengo che l’attuale gestione dei medici di base sia migliorabile attraverso un dialogo e una collaborazione tra enti pubblici e la categoria, per diminuire le attuali mancanze e potenziare il servizio sanitario, che è alla base del benessere sociale.

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Giovanni Zanon. Sul tema del delicato ruolo dei MMG (medici di base), da anni la discussione è incentrata sul loro ruolo all’interno del complesso sistema dell’assistenza in genere, ma in particolare dell’assistenza domiciliare, soluzione oggi sempre più incentivata per dare la possibilità agli ammalati specialmente anziani di poter rimanere presso il proprio domicilio. Il medico di medicina generale ha e avrà in futuro un ruolo sempre importante, al pari degli altri soggetti chiamati a garantire l’assistenza domiciliare. Quindi, infermieri/ equipe cure palliative e assistenti sociali/domiciliari. La presa in carico del bisogno però, deve avvenire per tempo e possibilmente quando l’utente è ancora in fase di dimissione ospedaliera. Questo già succede, ma è necessario migliorare il servizio per garantire continuità all’assistenza.

Dolomiti patrimonio naturale dell’umanità: una grande scommessa per il territorio se si riuscirà a fare rete e condividere politiche ampie, se si costruiranno solidarietà e incontro con chi oggi economicamente è più debole. Oppure ci si accontenterà di utilizzare questo riconoscimento come un semplice marchio turistico? Elena Testor. Essere stati iscritti dall’UNESCO tra i Patrimoni naturali dell’umanità è si un fatto di orgoglio, ma è anche un incoraggiamento ad accrescere la nostra responsabilità per un’esemplare gestione e valorizzazione del territorio dolomitico. Dopo uno sviluppo turistico indiscriminato c’è la necessità di avere una visione futura dove la politica di fondo non sia lo sfruttamento del territorio, ma la preservazione.

esclusivamente per fini turistici, né come vincoli. Si tratta di una maturazione collettiva e responsabile nei confronti del territorio. L’incontrarsi con chi in questo momento è più debole dovrà essere visto come un’opportunità di crescita comune e solidale.

Domanda a Elena Testor Ancora una donna Procuradora: Fassa dimostra fiducia verso l’impegno delle donne in politica. La società fassana è sempre stata matriarcale. Le donne hanno sempre avuto un ruolo importante sia nel passato più povero, dove l’agricoltura e l’allevamento erano il sostentamento dei nostri avi, che nel periodo del pieno sviluppo turistico. E anche oggi nelle associazioni di volontariato, nelle società a conduzione familiare, negli enti e nell’imprenditoria, sono sempre più le donne con ruoli ai vertici. Inoltre, riconfermando una donna alla guida del Comun general de Fascia, i cittadini hanno confermato l’importanza politica delle donne.

Domanda a Giovanni Zanon Un impegno diretto che lei si prenderà con i cittadini. L’impegno che personalmente mi sento di prendere nei confronti della collettività, dell’intera nostra collettività, è quello di farmi carico di tutti i problemi, specialmente quelli che toccano chi si trova in difficoltà, mettendo sullo stesso piano “nuovi e vecchi” fiammazzi, ritenendo un valore aggiunto anche le persone che per scelta o necessità sono recentemente arrivate in Val di Fiemme.

Giovanni Zanon. Personalmente credo che questa grande scommessa dovrebbe essere vista anche come modo di essere e di vivere. La nuova legge urbanistica recentemente introdotta, come la rete delle riserve e le numerose zone di protezione per citarne alcune, sono state istituite per un ulteriore salvaguardia del nostro territorio. Queste però, non devono essere viste né come strumenti da usare 94

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IL RACCONTO

Forse nessuno sa che, tanti e tanti anni fa, non esistevano gatti bianchi. Questa è la loro storia

La leggenda di Remicio Sofia Brigadoi

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l regno di Remicio si estendeva dal golfo Persico fino al mar Mediterraneo ed era il più rigoglioso di tutto il Medio Oriente. Remicio era un gatto onesto, la sua intelligenza e il desiderio di rendere fertile la terra, fecero di lui un capo stimato e benvoluto. Non esistevano la povertà e la fame e, al contrario di altri re del tempo, non possedeva schiavi. Tutti i gatti che intendevano stabilirsi nel suo regno per lavorare onestamente la terra, ne ricevevano un appezzamento, perché lo potessero seminare e irrigare, rendendolo così produttivo: in cambio chiedeva solamente una piccola parte di raccolto, da distribuire al suo esercito, sempre in allerta, per via di un popolo confinante chiamato Lupus. Relupus era sleale e malvagio; girava voce, che praticasse l’arte della magia nera. Il popolo dei lupoidi, sotto il suo comando, saccheggiava e rubava le cose degli altri. I suoi possedimenti, al contrario delle produttive terre di Remicio, erano una steppa secca e polverosa senza pozzi né fiumi, tanto che, per sopravvivere, il suo popolo era stato costretto a vivere in un’area confinante con il regno di Remicio, alle sorgenti del fiume Tigri: una zona rocciosa e impervia. Si badi bene, che la causa di tutto ciò, era dovuta solo all’invidia e alla malvagità di Relupus, il quale certo non voleva vivere in armonia con il suo vicino condividendone le ricchezze: il suo intento era solo quello di sopraffare il popolo dei gatti, per poterli distruggere, cacciare Remicio e appropriarsi di tutto il suo regno. Questo stato di cose, indusse Relupus a studiare un piano per distruggere, per sempre, l’odiato vicino. Egli possedeva molti schiavi, e tra questi vi erano anche dei gatti catturati durante le battaglie e fu uno di questi, Gattospione, a indicargli la via per ottenere il suo malvagio scopo. “Dimmi Gattospione, come potrei fare per

trarre in inganno Remicio?” chiese Relupus leccandosi i baffi. -“Il suo punto debole è l’amore”- rispose il traditore fregandosi le zampette dalle quali, di tanto in tanto, faceva spuntare aguzze e affilate unghie, -“non è ancora riuscito a trovare la sua anima gemella! Ormai non è più giovane e non possiede un erede al trono. In sogno, una volta, disse di aver visto la sua dolce metà. Era tutta bianca con occhi azzurri e intensi, come il cielo dopo la pioggia. Che io sappia non esistono gatti bianchi e non credo siano mai esistiti!” “Ho capito il tuo consiglio” disse Relupus, “adesso vattene, lasciami solo, devo escogitare un trabocchetto!” concluse pensieroso, grattandosi con una zampa il muso. Per tutta la notte, nella profonda grotta della magia, ci furono lampi e tuoni, grida di rabbia e di gioia. Al mattino Relupus uscì dai sotterranei, accompagnato dalla più bella gattina mai vista prima. Il pelo lungo e candido brillava sotto i raggi intensi del sole; il musetto era piccolo e affilato e due occhi a forma di mandorla, si confondevano nell’azzurro del cielo. La magia era perfettamente riuscita. Ora bisognava che Remicio s’innamorasse di lei e la sposasse. Sposandola avrebbe mandato in rovina tutto ciò che possedeva poiché, secondo il maleficio, si sarebbero prosciugati, fiumi e torrenti, pozzi e canali, il regno di Remicio, a questo punto, non sarebbe valso più nulla e il suo popolo si sarebbe dovuto cercare un altro posto nel quale vivere. Sghignazzando pensò che finalmente si sarebbe sbarazzato di lui! Di una cosa non poteva essere a conoscenza Relupus: per quanto malvagia potesse essere la sua azione, il Destino aveva in serbo comunque un finale diverso e imprevedibile. Micetta fu accompagnata lungo il fiume Tigri e lasciata oltre il confine, nel regno di Remicio. Non passò molto, che una squadra in perlustrazione la trovasse, accompagnandola da lui. Remicio non faceva mai domande ai 97


Gattofido disse che avrebbero potuto trovare una risposta, recandosi da un gatto che era riuscito a fuggire in quei giorni dal regno di Relupus. Era proprio Gattospione, che preso alla sprovvista e dalla paura confessò di aver dato a Relupus la chiave per distruggere Remicio. Micetta era il frutto di una terribile magia! Gattospione fu immediatamente scacciato con il divieto di rimettere piede nell’impero. Tornando verso casa Remicio prese una decisione: “Sarai tu, Gattofido il nuovo re e ti prenderai cura del mio popolo. Non dovrai mai spiegare il motivo della mia partenza. Relupus non l’avrà vinta nemmeno questa volta! Dopo la mia partenza l’acqua ricomincerà a scorrere nei fiumi e io verrò presto dimenticato.” “Mi mancherai” rispose Gattofido, “nessuno potrà mai scordarsi della tua bontà!” abbracciandolo continuò dicendo: “Con intelligenza e altruismo hai fatto di queste terre un eden per tutti noi.” Molto presto al mattino, Micetta e Remicio, stretti l’uno all’altro, presero la strada delle montagne, scomparendo tra le foschie mattutine. Di loro non si seppe più nulla ma da allora molti gatti bianchi si sparsero per tutto il mondo. Remicio divenne per il suo popolo una leggenda, nonostante lui non lo credesse possibile!

nuovi arrivati, era una sua regola. Tutti erano i benvenuti e le offrì, come consuetudine, della terra. Micetta, ignara della tremenda magia di cui era portatrice, sentì, che dall’istante in cui aveva incrociato lo sguardo di Remicio, la sua vita sarebbe dipesa da quel nobile gatto. Da quel giorno s’incontrarono molte volte al mercato dello scambio, (non esisteva il denaro) e Remicio l’invitava sempre a fare una passeggiata lungo il fiume. Teneramente l’amore sbocciò tra i due gatti. Remicio desiderava diventasse sua moglie, ma la paura di una risposta negativa lo aveva sempre fatto demordere dal suo intento. Il suo caro amico Gattofido gli consigliò di farsi avanti: “Devi prendere una decisione, lo sai come sono le gattine, fanno finta di nulla ma non vedono l’ora che tu glielo chieda!” Remicio la sera stessa andò da lei. Appena Micetta lo vide capì il motivo della sua visita. Alla domanda: “ Mi vuoi sposare?” Micetta gli gettò le zampette al collo e gli rispose di sì. Ci fu una grande festa, alla quale tutto il popolo partecipò portando un dono agli sposi. Micetta era bellissima, un perfetto e meraviglioso fiocco di neve nel caldo soffio dell’oasi. La musica e le danze si conclusero due giorni dopo il matrimonio e fu allora che si accorsero dei primi cambiamenti. In alcune vallate le piante da frutto si erano seccate e l’erba era divenuta gialla. Forse, pensarono, non erano state sufficientemente irrigate. Alcune settimane dopo, i raccolti si erano impoveriti e l’acqua scarseggiava, creando del malcontento tra il 98

popolo. Remicio non si dava pace: non capiva il motivo di tale cambiamento e assieme al suo amico e compagno Gattofido, si recò ai grandi bacini d’acqua da lui creati, per vedere se fosse dipeso da essi. Il triste spettacolo che li accolse fece piangere Remicio. Non vi era più una goccia d’acqua! Enormi crepe, create dal calore del sole, dividevano i bacini in due. I due grandi fiumi, Tigri ed Eufrate, si sarebbero seccati e il suo popolo a poco a poco sarebbe morto di sete e fame. Avviliti e senza soluzioni, tornarono a casa e Micetta preparò loro una tazza di tè alla menta. Involontariamente ascoltò i discorsi dei due amici, dispiaciuta per ciò che stava accadendo. A un tratto le parole dette da Gattofido: “Da quando ti sei sposato…” la fecero riflettere e si chiese come mai non ricordasse il suo passato e perché lei fosse tutta bianca, al contrario degli altri gatti che aveva visto. Chi era? Da dove veniva? Qualcosa non andava, forse era lei la causa dell’imminente disastro? Senza perdere tempo li interruppe, raccontando i propri dubbi e dell’assoluto buio che avvolgeva la sua vita prima d’allora. “Potrebbe essere stata una stregoneria di Relupus” disse Gattofido a malincuore, ricordando un brutto avvenimento accaduto anni prima in uno scontro con lui. Remicio sconvolto da quelle parole, rispose che non era possibile; una così graziosa creatura non poteva essere stata concepita da un brutto e malefico sotterfugio. 99


CONSIGLI DI LETTURA

Collana di coralli con croce dorata (foto Alberto Chiocchetti, Moena)

MArMolADA a cura di Alberto Carton e Mauro Varotto

Guant

L’abbigliamento tradizionale in Val di Fassa - Vol. I

L’

Istituto Culturale Ladino ha recentemente pubblicato un nuovo importante volume, ricco di fotografie e disegni, dedicato al costume tradizionale fassano. Curato dal direttore dell’Istituto Culturale Ladino di Vigo di Fassa Fabio Chiocchetti, è frutto di una lunga ricerca storico-etnografica ed antropologica, realizzata attraverso l’analisi di documenti, testi, fotografie d’epoca e contemporanee, abiti e indumenti, sia all’interno degli archivi del Museo Ladino che all’esterno, grazie soprattutto al prezioso aiuto di collaboratori ed informatori appassionati. Un libro che mostra l’evoluzione storica e tipologica dell’abbigliamento festivo e quotidiano dal XVIII secolo ai giorni nostri, e conferma che il guant viene tuttora indossato e percepito quale espressione di appartenenza e di identità comunitaria e rappresenta un aspetto considerevole nel quadro della cultura popolare ladina. Il secondo volume, che uscirà nel corso del 2016, illustrerà invece le consistenti collezioni d’abiti, nonché i gioielli e gli ornamenti sia femminili che maschili conservati presso il Museo Ladino e documentati sul territorio.

Arch. ICL, Cabinet Dantone, fondo F. Dezulian 100

formato: 21x28 cm pagine: 416 prezzo: 45,00 € cartonato con sovraccoperta

Marmolada, a cura di Alberto Carton e di Mauro Varotto (Cierre edizioni e Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova 2011), è una sorta di enciclopedia della notissima montagna dolomitica, è un racconto avvincente dal punto di vista letterario, e di fatto si legge come un romanzo, anche se consiste in una impegnativa sequela di saggi, è uno sprofondamento geologico, naturalistico, botanico e faunistico, un lungo viaggio storico, etno-antropologico, ecologico e poetico. Non mancano certo gli sguardi profondi e coinvolgenti su tutte le scalate e le vie aperte su questa “colossale struttura che, anche da molto lontano, si impone caratterizzando il paesaggio con sovrana potenza”.

Guant. L’abbigliamento tradizionale in Val di Fassa – Vol. I AA.VV. - a cura di Fabio Chiocchetti 2015 Istituto Culturale Ladino € 48,00 - pp. 397 In vendita presso il bookshop del Museo Ladino, Vigo di Fassa 101


MUSEI E MOSTRE

La Libreria Discovery di Predazzo vi invita a leggere

I bambini della notte di Mariapia Bonanate e Francesco Bevilacqua Editore IL SAGGIATORE, 2014

È

mezzanotte al Lacor Hospital, nel Nord dell’Uganda. Nei grandi cortili, sotto un cielo equatoriale pulsante di stelle, diecimila bambini dormono in una distesa impenetrabile di corpi. Sono i night commuters, «i bambini della notte», che ogni sera varcano i cancelli dell’ospedale per sfuggire ai guerriglieri di Joseph Kony, che assaltano e bruciano i villaggi del popolo acoli. A osservare quei bambini, con emozione e stupore crescenti, c’è Francesco, manager che sta vivendo un momento di forti cambiamenti. Si è lasciato alle spalle una carriera aziendale che gli sta stretta, la corsa al denaro, l’individualismo sfrenato, i ritmi forsennati. In Italia, qualcuno gli ha parlato della storia di due medici, Piero e Lucille Corti, che negli anni sessanta hanno trasformato un piccolo ambulatorio disperso nella savana in un ospedale d’eccellenza, una realtà unica in tutta l’Africa subsahariana. Attratto da questa vicenda, Francesco ha deciso di partire, per conoscere direttamente quella realtà, e forse ritrovare se stesso. Dopo l’incontro con i bambini della notte, e in particolare con Dan, rimasto orfano con quattro fratelli più piccoli, il munu, l’uomo bianco che viene da lontano, intraprende un lungo percorso di crescita personale. Al suo fianco Elio Croce, fratello comboniano e figura leggendaria dell’ospedale. È 102

lui a condurlo tra i reparti, nei campi profughi, lungo le strade di polvere rossa dove i guerriglieri sono sempre in agguato, e a raccontargli la storia di alcuni personaggi eccezionali che, accanto ai fondatori, hanno contribuito a fare grande il Lacor: il medico ugandese Matthew Lukwiya, scelto come successore dai coniugi Corti; la figlia Dominique, che ne ha raccolto l’eredità e i sogni; il medico Bruno Corrado e tanti altri «eroi sconosciuti». Tutti insieme, in condizioni di vita estreme, tra le continue incursioni dei ribelli e i conflitti a fuoco con i governativi, la diffusione inarrestabile dell’Aids, un’epidemia di ebola, la povertà e la mancanza di mezzi, sono riusciti, con competenza e dedizione, a mantenere alta la qualità dell’assistenza sanitaria e a migliorare concretamente la vita della popolazione locale, vittima di una guerra spietata di cui pochi nel mondo hanno notizia. Dopo aver conosciuto il Lacor, per Francesco niente è più come prima. E così per chiunque si avvicini alla storia dell’ospedale, qui raccontata in pagine da cui emerge tutta la grandezza dell’uomo quando scommette sull’amore, sulla speranza e sulla condivisine. Il prezzo del libro è di 15 euro, metà dei quali vanno in beneficienza alla Fondazione Corti di Milano nata per aiutare il St. Mary Lacor Hospital.

Il Palazzo della

Magnifica Comunità di Fiemme V

enerdì 4 dicembre 2015 è stato riaperto al pubblico il meraviglioso palazzo storico, patrimonio della Magnifica Comunità di Fiemme a Cavalese (TN). Moltissime le iniziative che animeranno la stagione invernale che si concluderà il 28 marzo 2016. Anche quest’anno le pertinenze del palazzo ospiteranno le casette del “Magnifico Mercatino” , valorizzato da diversi appuntamenti collaterali. Prosegue, dopo il successo estivo, la mostra “Caccia alle streghe. I processi in val di Fiemme” (11 luglio 2015 – 28 marzo 2016), curata dalla dott.ssa Francesca Dagostin e dal dott. Roberto Daprà, utile per conoscere e comprendere i motivi che portarono a processo , tra il 1501 e il 1506, ventotto persone, accusate di stregoneria. La stagione invernale inaugura, inoltre, una nuova mostra temporanea intitolata “Bepi Zanon. Il pittore della natura” (7 dicembre 2015 – 11 settembre 2016) . L’esposizione, a dieci anni dalla scomparsa dell’artista di Tesero, raccoglie 20 quadri ispirati all’ambiente locale, oltre ad una serie di animali imbalsamati accompagnati da un filmato naturalistico realizzato dall’associazione LungheFocali. Nelle cantine del Palazzo è stata invece allestita una piccola esposizione dedicata alle tradizionali maschere da Krampus, realizzate dal giovane scultore Luca Pojer.

Numerosi gli appuntamenti collaterali rivolti all’approfondimento storico del Palazzo e delle mostre temporanee in corso: “Il palazzo in musica”, un viaggio storico-artistico tra le sale affrescate accompagnati da musica d’epoca (12,19 dicembre, 2 gennaio – ore 17.30); conferenze sul tema delle streghe (13 e 20 dicembre – ore 17.30); appuntamento dedicato al pittore Bepi Zanon (22 gennaio – ore 21.00) e serata fotografica a cura di LungheFocali (5 febbraio – ore 21.00). Aperto, il giovedì, anche il Museo Casa Natale don Antonio Longo con visite guidate riservate ai possessori di FiemmE-motion Winter Card. Aperture: • dal 4 al 20 dicembre 2015 venerdì, sabato e domenica • dal 27 dicembre al 10 gennaio tutti i giorni • aperture straordinarie 7 e 8 dicembre; 28 marzo 2016 • chiuso il 25, 26, 31 dicembre 2015 e 1 gennaio Orari: 10.00 – 12.00 /15.00-18.30 Info e prenotazioni tel. 0462340812 / palazzo@mcfiemme.eu www.palazzomagnifica.eu

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Ph. Matteo De Stefano

MUSEI E MOSTRE

Un’esclusiva opportunità per i bambini di visitare il MUSE quando tutti i visitatori se ne sono andati è la Nanna al MUSE, per provare l’emozione indimenticabile di addormentarsi nelle sale del museo. Un’occasione speciale per tutta la famiglia per vivere il museo in modo nuovo e partecipare alle attività laboratoriali, divertirsi con gli spettacoli scientifici e, infine, chiudere gli occhi tra dinosauri, linci, orsi, lupi e antenati preistorici sognando avventure scientifiche.

MUSE… Curioso di natura

D

odicimila metri quadrati dedicati alla scienza, alla natura, alla tecnologia, alla storia dell’uomo, alla scoperta e alla sperimentazione in uno spazio architettonico disegnato da Renzo Piano che omaggia nelle forme l’identità delle Alpi. Il MUSE - Museo delle Scienze di Trento ha già richiamato più di un milione di visitatori che sono stati conquistati dai suoi ambienti immersivi e percorsi interattivi, dalle numerose suggestioni che sa comunicare. Il MUSE è luogo di scoperta dove ogni dettaglio racchiude un frammento di conoscenza e ogni particolare è studiato per stimolare la curiosità. Sei piani raccontano in modo accattivante le meraviglie dell’ambiente alpino e della natura, le caratteristiche dei ghiacciai, della fauna e della flora, la biodiversità al variare dell’altitudine, toccando al contempo temi di interesse planetario, come lo sviluppo sostenibile e il rispetto ambientale. Il MUSE è un luogo in continua trasformazione, espressione di articolati progetti fatti di mostre temporanee, eventi, laboratori, spazi di ricerca e di approfondimento. Tra i suoi punti di forza la serra tropicale montana, la più grande mostra di dinosauri dell’arco alpino e il FabLab, 104

sostenibile?” dal punto di vista quantitativo, può rendere la ricerca di risposte molto più semplice. I numeri del cibo possono infatti sintetizzare i fenomeni, “pesarli”, compararli, capirne l’andamento nel tempo e scoprirne le relazioni. Perché il cibo, nella salute, nella società, nell’economia o nella storia, “conta” eccome.

un’officina di fabbricazione digitale dove dare forma alle proprie idee. E per le famiglie e i più piccoli, il Maxi Ooh!, uno spazio sensoriale unico a misura di bambini da 0 a 5 anni. Accanto al percorso espositivo della collezione permanente si snodano spazi innovativi e la programmazione di numerose mostre temporanee che riflettono e approfondiscono diverse tematiche, dalla biodiversità animale alla sostenibilità ambientale, dal cibo alla professionalità territoriale. Visitabile fino al 10 gennaio 2016, la mostra Ex Africa. Esplorazioni di arte e scienza by Jonathan Kingdon, prima assoluta in Italia, presenta un’estesa panoramica dei disegni, dipinti, sculture e altre opere dell’artista e illustratore naturalistico Kingdon, capaci di tracciare un sorprendente itinerario scientifico e artistico alla scoperta dell’evoluzione e della biodiversità animale in Africa. La mostra temporanea Il cibo conta! Mangiare tutti, salvare il pianeta, al MUSE fino 17 gennaio, racconta attraverso un percorso multimediale i numeri del pianeta che mangia. Provare a leggere la grande domanda che è stata alla base dell’esposizione universale milanese “È possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e

Tante le occasioni per esplorare il museo accompagnati da esperti grazie alle visite guidate all’esposizione permanente o alle mostre temporanee e, per i più piccoli, Ma come parli?, speciale visita animata in compagnia della dottoressa Mrs Favella alla scoperta delle tante forme di comunicazione animale, per comprendere come essa sia un elemento fondamentale di tutto il mondo vivente.

Ph. ®Hufton+Crow

Info: MUSE - Museo delle Scienze Corso del Lavoro e della Scienza, 3 38122 Trento Tel. 0461 270311 www.muse.it Orari: martedì - venerdì 10.00 - 18.00 mercoledì 10.00 - 21.00 sabato e domenica 10.00 - 19.00 Aperture e chiusure straordinarie Per tutto il mese di dicembre 2015 il museo sarà aperto anche il lunedì. Il giorno di Natale il museo sarà CHIUSO. Il primo gennaio 2016 (Capodanno) il museo sarà aperto dalle 15.00 alle 19.00. Biglietto d’ingresso Intero: € 10 Ridotto: € 8 Ingresso famiglie: Due genitori con minori (fino ai 18 anni): € 20 Un genitore con minori (fino ai 18 anni): € 10

Ph. Roberto Nova 105


MUSEI E MOSTRE

Identità ladina Le novità dell’Istituto Culturale e del Museo Ladino di Fassa

Museo Ladino di Fassa Località San Giovanni – Vigo di Fassa (TN) Tel: 0462 760182 – www.istladin.net Orari: dal 1 al 19 dicembre e dal 7 gennaio al 31 maggio dal martedì al sabato 15.00 – 19.00 dal 20 dicembre al 6 gennaio tutti i giorni 10.00 – 12.30 e 15.00 – 19.00

MUSEI E MOSTRE

Q

uarant’anni dell’Istituto Culturale Ladino “majon di fascegn”. Quarant’anni spesi per la tutela e la promozione della lingua e della cultura ladina, per valorizzare l’identità della comunità fassana. In occasione di questo importante anniversario, l’Istituto ha pubblicato il volume “Guant. L’abbigliamento tradizionale in Val di Fassa”, il cui argomento è ripreso anche dal Calendario 2016. Il costume tradizionale è generalmente considerato uno dei tratti più riconoscibili di un popolo, e questo è tanto più vero anche nella piccola Val di Fassa, dove il “costume ladino” è percepito come segno distintivo di identità, sia all’interno che all’esterno della comunità stessa, essendo ancora ben presente e radicato nella vita sociale: adottato da bande musicali e gruppi folkloristici, ma soprattutto conservato e tramandato in famiglia e ancor oggi indossato nelle più diverse occasioni festive, specialmente da ragazze e donne di ogni età. Il volume appena pubblicato, corredato da oltre 300 immagini d’epoca e contemporanee, disegni, testi etnografici e documenti, raccoglie in maniera completa e accattivante i caratteri dell’abito tradizionale fassano, le sue diverse forme e tipologie, nonché l’evoluzione storica fino alla sua assunzione, in età moderna, a simbolo dell’identità ladina della comunità di Fassa. Il secondo volume, in programma per il prossimo anno, sarà invece dedicato allo studio degli oggetti ancora presenti sul territorio fassano, sia nell’ambito dei capi di vestiario sia in quello degli ornamenti e dei gioielli ad essi abbinati. Un importante tassello va così ad aggiungersi agli studi sulla cultura e le tradizioni ladine, ed ha già trovato la sua giusta collocazione lungo il percorso espositivo del Museo Ladino di Fassa. Qui i visitatori, grandi e piccini, saranno condotti alla scoperta dell’antica terra ladina, dalla preistoria alla contemporaneità, attraverso le tradizioni, l’arte, i costumi, gli attrezzi rurali e i lavori artigianali, senza dimenticare le ritualità tra cui spicca il variopinto e caratteristico Carnevale. Copertina del libro Guant (foto Giulio Malfer, Rovereto)

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TAN – ART

L’arte contemporanea approda a Canazei

Nell’estate 2015 nasce a Canazei una Galleria d’arte moderna: Tan – Art. Sergio Rossi, proprietario del rinomato Rifugio Fuciade, ne è l’ideatore. Fin da ragazzo Sergio ha coltivato una passione irrefrenabile per l’arte scultorea e pittorica, fino a realizzare il suo intento e sogno: quello di aprire un’elegante ambiente destinato a raccogliere quadri, sculture e oggetti d’arte. Tan-Art si pone l’obbiettivo di stimolare tutti gli appassionati d’arte, mettendo a disposizione dipinti di artisti di alto profilo nazionale e internazionale. Quindi, cosa c’è di più interessante e propositivo nel realizzare una mostra su uno degli artisti più moderni e significativi del territorio trentino nel periodo di una manifestazione come la Marcialonga, evento ormai stabilmente inserito nel calendario internazionale delle gran fondo? Bene, la galleria Tan-Art dal 23 gennaio al 23 febbraio 2016 propone al pubblico un appuntamento culturale improntato sul periodo norvegese di Othmar Winkler, sculture di regime (raffigurò Mussolini e Goebbles), dal quale però

si ritrasse nel ’37, divenendo un antifascista in rivolta contro ogni dittatura. Braccato dalla polizia raggiunse Oslo dove conobbe il pittore norvegese Edvard Munch (L’urlo del 1893 è la sua opera più conosciuta), con il quale collaborò dal 1937 al 1939, centrando successivamente nelle sue opere l’intimità più profonda dell’essere umano. La Val di Fassa ha l’onore di ospitare un artista che ha saputo interpretare anche la profonda sofferenza presente in Munch. La concomitanza con un evento sportivo di grande risonanza crea un valore aggiunto alle iniziative già attive sul territorio, e un’opportunità unica per far conoscere le eccellenze che lo contraddistinguono. Gli organizzatori dell’evento: Sergio Rossi e Massimo Micheli Info: Tan – Art S.n.c. Streda Roma, 66 – 38032 Canazei (TN) Tel/Fax: 0462.602428 e-mail: tanartcanazei@gmail.com 107


Culture Sandra Paoli

L

a cultura di un popolo è un cerchio di aspetti culinari, artistici, linguistici, somatici e storici che lo distinguono. Dal punto di vista strettamente alimentare il patrimonio identificativo italiano e non solo ha subito negli ultimi decenni un’enorme trasformazione Se potessimo tornare agli anni che seguirono la Grande Guerra ed entrassimo in una trattoria, saremmo probabilmente accolti da un ragazzetto poco curato e poco professionale che ci elencherebbe a memoria i piatti tipici della casa e 108

nell’attesa ci porterebbe dell’acqua rigorosamente in una brocca di vetro e del vino “della casa”. Sempre lo stesso ragazzetto ci servirebbe piatti abbondanti e succulenti e ogni commensale gusterebbe il suo pasto in un ambiente familiare e cordiale senza pensare alle calorie, alla provenienza degli alimenti e alla salubrità della cucina in cui la pietanza è stata preparata. Se poi con la nostra macchina del tempo ci avvicinassimo un po’ alla metà del secolo scorso, inizieremmo a entrare in contatto con i primi fast-food: l’antitesi della cucina casereccia e l’apoteosi di quella industriale. Qui si mangiano panini preparati

alimentari

meccanicamente, si bevono bibite gassate ed eccessivamente zuccherate e ci si accomoda con il proprio vassoio sul primo tavolino libero dopo aver fatto la fila per ritirare il proprio sandwich. La novità di questa nuova frontiera della ristorazione ha un successo enorme e per decenni questi locali coloratissimi con i nomi dei panini elencati su grandi tabelloni luminosi diventano un vero luogo di aggregazione per tutte le età. Con la nostra macchina del tempo arriviamo dunque ai giorni nostri, dove l’offerta ristorativa è decisamente ampia e variegata: troviamo il ristorante di lusso, il fast-food, il ristorante orien-

tale, l’agriturismo con prodotti 100% biologici e il locale vegano. Sebbene queste proposte siano totalmente diverse l’una dall’altra per prezzi, ingredienti e clientela, hanno tutte un elemento che le accumuna: un menù studiato fino al minimo particolare in cui i cibi surgelati sono contrassegnati da un asterisco, quelli biologici da una fogliolina verde e quelli per celiaci con la dicitura “gluten-free”. Inoltre per ogni pietanza sono ben elencati tutti gli ingredienti utilizzati per cucinarla e in molte pizzerie è indicato il tipo di farina usato per l’impasto. Quello che è cambiato essenzialmente negli ulti109


Credits Rifugio Fuciade

mi cento anni è l’approccio che si ha nei confronti del cibo. Se prima il pasto era un momento conviviale in cui si mangiava per saziare il corpo, ora sebbene sia rimasto un momento simposiaco, è divenuto meno spensierato e più complicato da gestire. D’altra parte le allergie, le intolleranze e le mode alimentari hanno reso anche la banale scelta del menù per una cena tra amici una vera e propria impresa. Immaginiamo per esempio che il padrone di casa voglia cucinare le lasagne ma ha invitato un amico celiaco, dunque deve tenere conto non solo di usare farina senza glutine, ma anche che l’amico vegano non mangia uova, carne, latte e burro. Ecco dunque che una pietanza tipicamente italiana e apprezzata come sono le lasagne diventa un vero labirinto di modifiche da apportare alla ricetta originale per accontentare le esigenze di tutti. Ma siamo sicuri che sia necessaria questa ossessiva attenzione a ciò che mangiamo? La specie umana si è evoluta per milioni di anni mangiando carne, pesce, uova, frutta, verdura, cereali e tutto ciò che l’agricoltura e l’allevamento avevano da offrire e ora, nel ventunesimo secolo, ci ritroviamo a porre l’attenzione su quanto ci possa recare danno 110

mangiare una porzione di lasagne. E’ innegabile che le allergie siano purtroppo qualcosa che non possiamo controllare, ma solo curare una volta diagnosticate e che le intolleranze vadano tenute sotto controllo per evitare un peggioramento in disturbi più gravi. Ma le diete vegane e vegetariane che molti seguono alla lettera nei giorni nostri sono davvero una scelta etica o sono più una moda? E siamo sicuri che anche le allergie non siano una reazione del nostro corpo che, vivendo in ambienti troppo salubri e non entrando mai in contatto con elementi pericolosi per la nostra immunità contro cui lottare, decide di combattere contro sé stesso? Forse sarebbe più saggio e meno dannoso lasciare che i nostri bambini mangino con le mani una fetta di torta cucinata in campagna con le uova appena raccolte dal pollaio piuttosto che una merendina confezionata; e forse sarebbe altrettanto etico concedersi un momento di spensierata convivialità di fronte ad una vera pizza , piuttosto che negarsi questo piacere a favore di una cucina molto attenta alla provenienza degli ingredienti, ma non altrettanto al gusto e alla bontà delle pietanze.

SAPORI

L’Ònes

ingrediente è selezionato con cura seguendo la stagionalità e L’infusione di una grande rispettando la natura, grazie alle Grappa Trentina autorizzazioni della Provincia Autonoma di Trento, del beneNel centro storico di Panchià, stare dei proprietari dei fondi sorge l’antico fienile oggi lae della “Magnifica Comunità di boratorio artigianale nel quale Fiemme”. sono prodotti gli infusi naturali La grappa utilizzata è consideratradizionali. La produzione com- ta la migliore distillata in Trenprende infusi naturali di grappa tino Alto Atdige ed è stata scelta Trentina alla Resina di Pino per le sue qualità a garantire un Cimbro (Cirmolo), al Mirtillo prodotto ai massimi livelli per Nero Selvatico, al Cumino Mon- esaltare ed evidenziare i singoli tano, alle Prugnole selvatiche, profumi delle materie prime alla Rosa Canina, alla Genziana, utilizzate. al Lupino di Anterivo, alla Felce La scelta di produrre un ristretto Selvatica, alla Resina di Pino numero di bottiglie deriva invece Mugo. dalla cura che l’Azienda dedica La raccolta delle piante officinali inizia a metà giugno con il Pino Mugo e termina circa a metà novembre con la raccolta delle Prugnole Selvatiche, mentre la lavorazione di estrazione idroalcolica dura dai 4 ai 10 mesi in base alla pianta utilizzata, “non si utilizzano coloranti o aromi artificiali”. Ogni singolo

per ogni singolo passaggio della lavorazione, presentando sul mercato qualcosa di unico e diverso, qualitativamente superiore, dal gusto piacevole che conquista tutti. Il produttore Massimo Donei, ha saputo creare un prodotto che, per carattere, può essere definito unico, nato prima di ogni altra cosa dall’amore per la sua terra di origine, con l’obiettivo di conservare storia, cultura tradizione delle vallate alpine.

Cembrani D.O.C.

nostro consorzio. Il logo Cembrani D.O.C. infatti, rappresenta la stilizzazione di un bicchiere di vino composto dalle iniziali C e D riempito con i profili dei muretti a secco, rigogliosi di viti e lambiti dal fiume Avisio che nei secoli ha eroso i declivi. Territorio unico, vini eccezionali, grappe eleganti la cui qualità è riconosciuta a livello internazionale dai più rinomati concorsi: venite a scoprirli, anche attraverso il sito www.cembranidoc.it (codice sconto 10% per acquisti: #FiemmeFassa).

vite in Trentino, un mosaico di ardite terrazze sorrette da oltre L’essenza del piacere settecento chilometri di muretti Cembrani D.O.C. è un consorzio a secco, che oggi fruttano il profumato Müller Thurgau, di otto piccole cantine e distill’intenso Pinot Nero e il fresco lerie a conduzione famigliare della Valle di Cembra aperte alla Chardonnay ideale per gli spumanti di montagna. visita con degustazione tutti i L’architettura stessa del paesagvenerdì pomeriggio (prenotazione 393.5503104). La Valle di gio, plasmato nei secoli con oltre Cembra è uno dei paesaggi rurali settecento chilometri di muretti a secco, ne è testimone e anima storici d’Italia, coltivata a vite sin dal IV sec. a.C.; è la culla più stessa della Valle. Il suo profilo è stato scelto come portavoce del antica della coltivazione della

Info: Grappe L’Ònes, Via Costa, 32 Panchià – Mobile 342.0280053 www.grappalones.it info@grappalones.it

Info: CEMBRANI D.O.C. - Viale IV Novembre, 52 - 38034 Cembra (Trento) - Tel: +39 0461.090906 393.5503104 - info@cembranidoc.it

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SAPORI

Apicoltura I Dolci Sapori Del Bosco

L’apicoltura che offre una vasta gamma di mieli dai profumi e sapori autentici dei boschi di montagna ... amore e rispetto per la natura, ricerca ed attenta selezione delle materie prime, estrema cura nella produzione. Solo così la nostra

piccola attività riesce a ottenere una produzione conosciuta come chiaro esempio d’eccellenza in qualità e genuinità. Quest’anno oltre ai mieli tradizionali quali il millefiori, il miele di tiglio, di castagno e di acacia, si possono assaggiare monoflore particolarissime come il miele di ailanto, il miele di fiori di lampone, il miele di rovo prodotti in Val di Fiemme; il miele di rododendro

prodotto sulla Catena del Lagorai e la melata di abete prodotta nelle Foreste Demaniali di Paneveggio. Ricordiamo inoltre che, nel totale rispetto della qualità, tutti i nostri mieli vengono estratti a freddo con tecniche antiche come la disopercolatura a mano e la centrifugazione dei favi. I nostri prodotti potete trovarli nei migliori negozi del trentino oppure presso il nostro laboratorio a Castello di Fiemme. Info: Apicoltura I Dolci Sapori Del Bosco, Via Stazione, 4/a 38030 Castello di Fiemme cell. 329.0807952 www.dolcimomentidalledolomiti.com info@dolcimomentidalledolomiti.com

Delizie Welponer

Prodotti naturali tipici del territorio Sul corso principale di Cavalese, in un ambiente accogliente e unico nel suo genere, l’assortimento non potrebbe essere più intrigante. Per i più golosi, miele, confetture, cioccolate e biscotti. Per i palati più decisi una scelta vastissima di polenta e funghi, speck, salumi e formaggi. Vi stupirà il ricco assortimento di grappe: bianche o aromatizzate, giovani o invecchiate, che potrete assaggiare e degustare in qualsiasi momento. Fiore all’occhiello dell’azienda la cantina fornita con oltre trecento etichette dei migliori vini regionali e non. Realizzano inoltre bellissimi cesti regalo personalizzati per ogni occasione. Il viaggio attraverso il territorio è accompagnato da professionalità e cortesia. 112

Da oltre 40 anni Delizie Welponer è impegnata nel selezionare i migliori prodotti artigianali della Valle e del Trentino, per garantire un’offerta di articoli esclusivi, distintivi ed accessibili. Degustazioni gratuite sempre disponibili di grappe, speck e salumi, confetture e biscotti.

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SAPORI

SAPORI

Ristorante Miralago

Buona cucina con vista lago Il Ristorate Miralago è nel circuito delle OSTERIE TIPICHE TRENTINE E STRADA DEI FORMAGGI”. Inoltre è anche albergo ed è situato al Passo San Pellegrino sulle rive di un laghetto alpino circondato da

Caseificio Sociale Val di Fassa

della caseificazione ladina. I formaggi vengono prodotti utilizzando esclusivamente il Prodotti rigorosamente latte degli allevatori della valle, fassani e selezionati sale, caglio e fermenti lattici autoprodotti. Le razze allevate Il Caseificio Val di Fassa è una sono la Bruna, La Pezzata Rossa cooperativa di circa 35 allevatori e la Grigia Alpina, nutrite con fondata a Campitello di Fassa foraggio proveniente dai prati nel 1963. della valle e una piccola integraA cinquant’anni dalla sua fonda- zione di alimenti esclusivamente zione, il Caseificio nel 2012 ha NO OGM. Nel periodo estivo visto l’inaugurazione della nuova inoltre, le mucche “vanno in sede di Pera di Fassa, lungo vacanza in malga” e mangiando la statale delle Dolomiti che erba fresca e fiori, producono un propone caratteri architettonici latte ancora più aromatico che che si legano armoniosamente dà luogo a formaggi particolarall’ambiente circostante e realiz- mente pregiati. zato adottando soluzioni volte al Tra tutti spicca il “Cuor di Fasrisparmio energetico. sa”, un formaggio a latte crudo Oltre ai locali di lavorazione e che durante tutta la maturaziostagionatura dei prodotti, la ne viene lavato manualmente struttura ospita un negozio per favorendo la creazione di uno la vendita diretta e un piccolo strato untuoso che da’ origine museo dedicato alla tradizione ad un gusto deciso e un profumo

intenso ed avvolgente. Altri formaggi particolarmente pregiati sono il “Marmolada”, dal sapore dolce e delicato, si caratterizza per il colore bianco paglierino e la pasta morbida e cremosa, il “Dolomiti” dal colore bianco avorio come le rocce delle montagne fassane con una leggiera nota acidula ricorda il latte fresco e il “Malga Fuciade” un formaggio saporito, che si caratterizza per le pasta compatta dal gusto marcato e un colore paglierino. Nei tre punti vendita del Caseificio oltre all’ampia gamma di formaggi, burro e yogurt si possono trovare tanti prodotti del Trentino come il vino, il miele, le confetture e i salumi. Punti vendita: Strada Dolomites, 233 PERA DI FASSA (aperto tutto l’anno) Streda de Pent de Sera, 17 CAMPITELLO DI FASSA (aperto durante la stagione invernale ed estiva) Piaz G. Marconi, 4 CANAZEI (aperto durante la stagione invernale ed estiva)

catene dolomitiche che regalano una vista mozzafiato. La cucina, curata dai proprietari, è attenta a ogni esigenza e si avvale di prodotti territoriali lavorati con amore e nel rispetto della tradizione. L’albergo propone nove stanze tutte graziosamente ammobiliate con arredi in legno e deliziosi particolari tipicamente alpini, un piccolo Centro

Benessere, e offre la possibilità di avvalersi del trattamento di B&B, mezza pensione o pensione completa. I clienti possono compiere delle belle escursioni estive oppure prendere il sole in terrazza o pescare sulle rive del lago. Consigliato a chi ama la tranquillità e il ritmo semplice della vita in montagna. Nato come rifugio, all’hotel Miralago diventa facile sentirsi in armonia con la natura circostante, coccolati da ambienti rilassanti e dalla gentilezza e disponibilità dei proprietari. Info: Ristorante - Hotel Miralago - Loc. Lago delle Pozze Passo S. Pellegrino - Soraga Tel. 0462.573791 Fax. 0462.573088 www.albergomiralago.com miralago@dolomiti.com Rifugio Miralago

Rifugio Fuciade

così un rifugio dove la cucina di alta scuola trova posto in un L’eccellenza sale in quota ambiente accogliente, immerso nell’affascinante scenario delle Il rifugio Fuciade sorge fin Dolomiti. dagli anni ‘60 su un alpeggio La cucina del rifugio Fuciade è a 1982 metri di quota, circonaffidata all’estro e all’esperienza dato dal rassicurante e maedi Martino figlio di Sergio ed stoso abbraccio del Gruppo Emanuela. Qui il menu possiedel Costabella. Qui, nel 1983, de una chiara impronta locale Sergio Rossi ha deciso di creare qualcosa di speciale coniugando che lascia trasparire la ricerca l’antica vocazione all’accoglienza sui prodotti, sulle loro origini gastronomiche e sulle “astudel rifugio con il suo raffinato zie” ideate dai montanari per gusto gastronomico. Nasce

sfruttare il più possibile ciò che è commestibile. Nascono così piatti come i ravioli alle pere selvatiche, i fagot de mont (saporiti tortelli di mirtillo nero e cervo brasato) e la zuppa di patate e porcini, vero e proprio compendio dei sapori di montagna. Anno dopo anno la famiglia Rossi ha investito i proventi dell’attività per migliorare il rifugio che oggi ha conquistato una fama notevole in tutto lo stivale. Info: Rifugio Fuciade, Località Fuciada, 38030 Passo San Pellegrino - Soraga (TN) Tel. 0462.574281 – www.fuciade.it

Info: CASEIFICIO SOCIALE VAL DI FASSA Strada Dolomites, 233 - Pera di Fassa - 38036 (TN) Tel/Fax 0462 764076 caseificiovaldifassa@gmail.com 114

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SAPORI

Agritur Le Mandre

con tutto il gusto di una “volta” Dalla profonda passione e tenacia di papà Marco nasce 15 anni fa un’azienda agricola che ha fatto della sostenibilità, della qualità e del Km Zero la propria filosofia. Lui ha dedicato tutta la sua vita all’allevamento e alla trasformazione del latte, prima nelle malghe e nei caseifici turnari, poi nella nuova Azienda, costruita da zero con tanta fatica. La conduzione familiare è la nostra forza, alleviamo 20 vacche e 80 pecore da latte, maiali e capre a rischio di estinzione, e trasformiamo il latte direttamente nel mini-caseificio aziendale. Alimentazione al pascolo, produzione di fieno di qualità e lavorazione a latte crudo proprio come il nonno faceva una volta: ecco perché i nostri formaggi sono così sani e buoni, perché mantengono intatte le caratteristiche nutrizionali e gli aromi del latte! Il siero inoltre non viene scartato ma è utilizzato per l’alimentazione dei maiali, dai quali otteniamo salumi rigorosamente naturali senza l’utilizzo di conservanti chimici. Perché per noi il cibo dev’essere sinonimo di salute! I prodotti si possono acquistare direttamente nel punto vendita aziendale, secondo la logica della filiera corta “dal produttore, al consumatore”. Venite a trovarci a Bedollo! Potrete visitare l’Azienda e degustare i piatti del nuovissimo agritur preparati da mamma Mirella come solo lei sa fare: canederli al formaggio, polenta e tosella, spezzatino, “tonco de pontesel”, crauti e il nostro gelato! Rimarrete incantati anche dal panorama mozzafiato che ci circonda, una delle tante meraviglie di cui ogni giorno la natura ci fa dono. Visite guidate su prenotazione. Come raggiungerci: da Centrale di Bedollo svoltare verso Bedollo e salire otto tornanti verso il punto panoramico 116

Info: Agritur Le Mandre - Via S. Osvaldo 37 – 38043 Bedollo Tel. 0461.556709 - www.lemandre.com - lemandre.bedollo@gmail.com lemandre.bedollo 117


Sport & Spettacolo Tutte le novitĂ per lâ&#x20AC;&#x2122;inverno 2015/2016 delle Ski Aree della Val di Fiemme e Fassa Tempo libero e manifestazioni: un nutrito programma allâ&#x20AC;&#x2122;insegna del divertimento

Foto Federico Modica 118

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Archivio Apt Val di Fassa - Foto Nicola Angeli

Archivio Apt Val di Fassa - Foto Ralf Brunel

Funivia Alba-Col dei Rossi: la Val di Fassa - e il Sellaronda - allarga gli orizzonti sugli sci Con l’inverno s’inaugura l’impianto che migliora la qualità dei chilometri sciabili e mette la valle ladina in pole position per innovazione dell’offerta, anche grazie ad altre novità Un tour, tra le skiarea della valle, dal Buffaure di Pozza al Col Rodella di Campitello, che supera i 73 chilometri (aggiungendone, senza togliersi gli sci, quasi 33 a quelli che si potevano percorre fino alla scorsa stagione invernale). La funivia che entra in funzione a dicembre 2015 collegando Alba, e la sua skiarea Ciampac al Col dei Rossi nella skiarea del Belvedere di Canazei, è una novità golosa per gli sciatori che scelgono le piste della Val di Fassa, ma anche per gli amanti dei tour sulla neve, in particolare del Sellaronda che ora si può raggiungere anche da Pozza, sci ai piedi. La Val di Fassa - dopo la realizzazione nella stagione 2014-2015 della pista nera Vulcano di Pozza, l’ampliamento della nera Ciampac di Alba e della Thöni del Ciampedìe di Vigo - è ancora una volta all’avanguardia con il suo rinnovamento impiantistico grazie agli interventi - iniziati nel 2014, dalla Doleda Impianti Funiviari spa, per un costo di circa 18 milioni di euro - per la funivia, firmata Doppelmyr. Si tratta di un modello “funifor” che presenta una lunghezza di 2.260 metri, copre un dislivello di 883 metri (pendenza media del 42%) alla velocità di 12m/s con una portata oraria di 1.120 persone (2 vetture da 100 posti l’una). Un vero gioiello dell’industria impiantistica che incrementa la sciabilità di Fassa e la tutela di questa porzione di Dolomiti Patrimonio Unesco, fornendo un altro importante accesso alla quota, 120

che limita il traffico a fondovalle sostituendo, di fatto, il collegamento in skibus tra Alba e Canazei. Ma la funivia Alba-Col dei Rossi non è l’unica innovazione impiantistica dell’inverno fassano 2015-2016, anche la celebre cabina che trasporta migliaia di freerider d’inverno ed escursionisti d’estate da Pass Pordoi al Sass Pordoi (2950 m), sarà sostituita con una dalle forme aerodinamiche e con una maggiore superficie vetrata per ammirare ancor meglio il paesaggio. Invece, nella skiarea Alpe Lusia - Passo San Pellegrino, altre interessanti interventi: sostituisce la seggiovia Falcade-Le Buse (partenza da Falcade) una nuova cabinovia a 8 posti, che riduce i tempi e rende più confortevole il trasporto lungo 1890 metri (dislivello 685 m, portata 2.400 persone/ora). A ciò si aggiunge, per gli sciatori che scelgono i tracciati di questo comprensorio l’innovativa San Pellegrino Card, una tessera per servizi e offerte delle strutture ricettive e commerciali del valico dolomitico. Con tutte queste proposte l’inverno in Val di Fassa, che vanta ben 230 km di tracciati tra i più belli del Dolomiti Superski (12 comprensori per 1200 km di itinerari sci ai piedi), diventa davvero un’incredibile esperienza bianca. Brilla in pista il nuovo skipass “Silver” Argenteo come la neve che luccica al sole è “Silver” il nuovo skipass che consente, nell’inverno 2015-2016, di sciare 5 o 6 giorni, a scelta, nei quattro comprensori sciistici di Val di Fassa-Carezza, Val di Fiemme - Obereggen, Alpe Lusia San Pellegrino e San Martino di Castrozza - Passo

Rolle, per un totale di 390 km di piste servite da 150 impianti di risalita. La tessera è interessante anche sul fronte del prezzo (adulto pre-stagione: 174 euro 5 giorni e 200 euro 6 giorni; adulto alta stagione: 218 euro 5 giorni; 250 euro 6 giorni; adulto bassa stagione: 192 euro 5 giorni; 220 euro

6 giorni;) e sicuramente un’alternativa, per gli ospiti che preferiscono queste skiarea al Dolomiti Superski (adulto pre-stagione: 192 euro 5 giorni; 220 euro 6 giorni; adulto alta stagione: 240 euro 5 giorni; 275 euro 6 giorni; adulto stagione: 211 euro 5 giorni; 242 euro 6 giorni).

Top Events – Winter 2015/2016

SCUFONÈDA 9 - 13 marzo Moena

SNOWBOARD FIS WORLD CUP CAREZZA 12 dicembre Vigo di Fassa - Passo Costalunga COPPA EUROPA SCI ALPINO - SLALOM MASCHILE 21 dicembre Pozza di Fassa - Skistadium Aloch CARNEVALE LADINO 17 gennaio - 9 febbraio 2016 Val di Fassa 43ª MARCIALONGA DI FIEMME E FASSA 31 gennaio Val di Fassa TRENTINO SKI SUNRISE 13 febbraio Vigo di Fassa - skiarea Ciampedie WINX WINTER TOUR 2016 13 - 20 febbraio Campitello di Fassa HAPPY CHEESE ON THE SNOW 14 - 20 febbraio Val di Fassa BIENNALE D’ARTE CONTEMPORANEA SULLE DOLOMITI 5 marzo - 9 aprile Passo San Pellegrino

A TAVOLA CON LA FATA DELLE DOLOMITI 13 - 18 marzo Moena 21ª SELLARONDA SKIMARATHON 18 marzo Canazei VAL DI FASSA PANORAMA MUSIC - WINTER EDITION 23 - 31 marzo Val di Fassa 40ª PIZOLADA DELLE DOLOMITI 3 aprile Moena 5ª MARMOLÈDA FULL GAS RACE 9 aprile Canazei - Marmolada INFO: www.fassa.com Azienda per il Turismo della Val di Fassa Strèda Roma, 36 - I 38032 Canazei TN tel +39 0462 609500 fax +39 0462 602278 www.fassa.com 121


LO SKITOUR PANORAMA DIVENTA ANCORA PIÙ GRANDE

LA STAGIONE INVERNALE IN VAL DI FASSA SI PRESENTA RICCA DI NOVITÀ

Molto attesa è, infatti, l’apertura del nuovo impianto Funiviario Funifor Alba- Col dei Rossi, che collega Alba di Canazei e la ski area del Ciampac con la ski area Belvedere. L’area sciabile in Val di Fassa verrà così ampliata creando un unico circuito, sci ai piedi, collegato tra i versanti Col Rodella – Pordoi - Belvedere – Ciampac – Buffaure – Catinaccio. Gli sciatori potranno così avventurarsi su quasi 70 km di piste perfettamente innevate, servite da 39 moderni impianti di risalita. Un tour mozzafiato tra le più affascinanti montagne patrimonio Unesco Lo ski tour Panorama, come dice il nome, offre un affascinante spettacolo sulle cime più belle delle Dolomiti, patrimonio dell’Unesco, e un’esperienza memorabile sulle candide piste adatte a soddisfare le diverse esigenze. Piste adrenaliniche Per i più esperti le emozioni sono forti lungo la pista Belvedere2, molto tecnica e panoramica, la fantastica nera Ciampac con i vari cambi di pendenza, e la nera Vulcano che è un salto nel vuoto da fare tutto d’un fiato fino a Pozza di Fassa con uno scorcio magnifico sul Catinaccio. E ancora le discese dove si allenavano i campioni, come la pista Thoeni e le ripide serpentine con i muri da domare della nera Tomba. Tra le numerose piste dello Ski Tour Panorama è possibile ritrovarsi a sciare fianco a fianco degli atleti della Coppa del Mondo. Per gli appassionati di freestyle i punti di riferimento della zona sono lo snowpark Dolomiti Canazei e il Buffaure Snowpark; il mondo dei salti e del rail con sicuri jump, fun box per tutti i gusti. E ancora tanta adrenalina saltando sul big airbag del Belvedere una delle attrazioni di maggior richiamo. Il divertimento è assicurato anche per i più piccoli al parco giochi sulla neve: l’Indian Village, il Kinderpark Ciampedie e il fun park Enrosadira. E lo spettacolo continua… Quando arriva la sera, se non si è ancora stanchi, è possibile godersi il fascino dello sci notturno allo Skistadium Aloch. Tra le altre novità dell’inverno si ricorda l’apertura del nuovo deposito sci situato presso la cabinovia Pozza-Buffaure e il nuovo efficiente servizio skibus Pozza-Vigo di Fassa, che collega le due ski aree. 122

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Ski Area Catinaccio Rosengarten Lo sci invernale al centro del Gruppo Catinaccio-Rosengarten, patrimonio naturale dell’umanità UNESCO L’altopiano del Ciampedie, una balconata panoramica sulla Val di Fassa e sulle Dolomiti, a quota 2000. Vi si accede con le scale mobili e la funivia dal centro di Vigo, o con le seggiovie da Pera di Fassa. Skitour Panorama il tour che unisce tutte le piste della Val di Fassa Quest’anno una nuova linea skibus “veloce”, senza fermate intermedie, collega direttamente la stazione di valle della cabinovia Buffaure di Pozza con la partenza della funivia a Vigo. La pista di richiamo della Skiarea è la Pista Thöni. Una rossa completamente rinnovata nel 2014, che si presenta con un pendii larghi ed omogenei e un nuovo muro nel tratto finale. In tutto quasi 5 km di divertimento, dai 2100 m di Pra Martin, ai 1400 di Vigo. Divertimento a go-go per tutta la famiglia La skiarea dà il benvenuto alle famiglie con il grande parco giochi, l’organizzazione professionale della Scuola di Sci di Vigo, con servizi di custodia e animazione per i bambini, che possono divertirsi in sicurezza, mentre mam-

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ma e papà si divertono in pista, o si rilassano sulla terrazza di uno dei sei rifugi a pochi metri dagli impianti. Ovviamente i bambini possono essere anche avviati allo sci: la skiarea offre tapis roulant e campo primi passi, campo scuola, e piste azzurre per imparare. Al Ciampedie si può vivere la neve anche senza sci! Sei rifugi, di cui cinque raggiungibili a piedi a pochi metri dall’arrivo della funivia, con un’ottima gastronomia e terrazze dai panorami indimenticabili. Per gli appassionati delle camminate è possibile percorrere un primo anello facile attorno all’altopiano del Ciampedie. Un percorso con scorci panoramici unici sulla Val di Fassa e le sue Dolomiti (uscite accompagnate sono organizzate dalla Scuola di Sci). Un altro itinerario facile raggiunge la conca di Gardeccia, dove si trovano alcuni rifugi aperti anche con possibilità di pernottamento! Da qui, con percorso più impegnativo, si può proseguire verso la zona del Vajolet e del Passo Principe. Info Skiarea: Tel.: 0462.763242 www.catinacciodolomiti.it www.valdifassalift.it

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Ski Area Alpe Lusia San Pellegrino PER CHI AMA LA NEVE

Quando la neve ricopre tutto con il suo candido manto bianco le piste di Moena-Alpe Lusia, Passo San Pellegrino e Falcade danno vita ad unico grande comprensorio sciistico capace di accogliere grandi e piccoli con tante proposte diverse per vivere la montagna e praticare gli sport invernali. La più importante novità dell’inverno 2015/2016 riguarda la cabinovia Falcade – Le Buse, un moderno impianto di risalita con comode cabine a 8 posti e una portata oraria di 2400 persone all’ora, fruibile sia dagli sciatori che dai semplici pedoni. Ogni cabina può ospitare al suo interno l’attrezzatura da sci e consente di ammirare dalle sue ampie vetrate un magnifico panorama a 360° sulle vette dolomitiche. Semplicemente emozionante Si scia su 100 km di piste adatte a tutti, dai meno esperti agli atleti della Nazionale Italiana di Sci Alpino che qui si allenano abitualmente, le Scuole Sci offrono quanto di meglio si possa desiderare a chi vuole imparare a sciare o perfezionare il proprio stile e i bambini hanno a disposizione un vero e proprio percorso didattico formato da parchi giochi sulla neve, campi scuola, piste baby e semplici tracciati cronometrati.

strutture, dai semplici kickers, all’halfpipe, fino ad arrivare a box e rails, mentre sul versante nord del Col Margherita è presente un tracciato freeride controllato unico nel suo genere in tutto il Dolomiti Superski: dal Passo San Pellegrino (1918 m) si sale in funivia fino alla cima del Col Margherita (2514 m) per poi lanciarsi in una elettrizzante discesa che tra salti, curve paraboliche e passaggi nel bosco riporta nuovamente a valle. Naturalmente accogliente La Ski Area Alpe Lusia/San Pellegrino è molto di più di un’entusiasmante viaggio sugli sci. È l’occasione di gustare le prelibatezze di una cucina sana, fortemente legata al territorio e capace di soddisfare anche i palati più raffinati. Le ricette della tradizione locale, simbiosi perfetta tra specialità venete e trentine, vengono sapientemente rivisitate dando vita a piatti dai sapori unici. Contatti Consorzio Impianti Alpe Lusia/San Pellegrino Strada Loewi, 42 - 38035 Moena Tel.: +39 0462 573440 info@alpelusiasanpellegrino.it www.alpelusiasanpellegrino.it

Intensamente divertente I fan del freestyle possono provare le più adrenaliniche acrobazie in completa sicurezza su tre ampi snowpark con diverse tipologie di 126

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ACQUE TERMALI

Centro termale convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale per aerosolterapia, fangoterapia e cura idropinica. Accreditato per fisioterapia e riabilitazione motoria

Terme Dolomia

Il tuo bagno termale nel cuore delle Dolomiti

CENTRO ACQUATICO DELLA VAL DI FASSA È l’acqua termale del “bagn da tof di Alloch” - unica sorgente solforosa del Trentino - a rendere esclusivo il Centro, che propone numerosi trattamenti naturali, esaudendo il desiderio sempre più diffuso di restare sani e in forma. Cure super-tecnologiche unite a un’assistenza di altissimo livello, e terapie antiche, potenziate dall’azione terapeutica dell’acqua termale, sono sapientemente abbinate per nutrire l’anima e ridare energia al corpo. Le terme sono convenzionate per la cura idropinica, l’aerosolterapia e la fangoterapia. Oltre alle terapie convenzionate, sono effettuati molteplici trattamenti tra i quali la balneoterapia, la mesoterapia, la fisioterapia. In aggiunta ai rimedi terapeutici, il Centro è specializzato in percorsi di bellezza e propone sedute anti-cellulite al caffè verde, impacchi disintossicanti alle erbe medicinali, impacchi idratanti al latte e oli essenziali. L’acqua termale è fonte di salute nella fase di prevenzione e dona un reale beneficio alle seguenti patologie: Sindrome dell’intestino irritabile (stipsi, colite spastica…), Otorinolaringoiatriche (gola, orecchio,naso), Broncopneumologiche (bronchite, asma, broncopatie…), Reumatiche (osteoartrosi, reumatismi extra articolari), Dermatologiche (psoriasi, dermatiti…), Angiologiche (ulcere venose, postumi di flebopatie…). Da non dimenticare che aiuta notevolmente il paziente a riprendere una vita normale dopo un infortunio o un intervento chirurgico con l’abbinamento della fisioterapia e idrokinesiterapia. La tecnologia al servizio della salute: Tecarterapia – Raggi infrarossi – Lampada al quarzo – Magnetoterapia. Tutti i trattamenti proposti sono eseguiti da operatori qualificati. I benefici delle acque termali non hanno età. Tutti possono fruire di un ciclo di cure convenzionato all’anno se in possesso della ricetta medica.

Info: Terme Dolomia presso l’Hotel Terme Antico Bagno - Strada di Bagnes, 25 - Pozza di Fassa Tel. 0462.762567 – 329.8926298 www.termedolomia.it - info@termedolomia.it 128

Dòlaondes: un universo d’acqua e vapore Tecnologia, materiali biologici e colore per lo spettacolare centro acquatico di Canazei che si conferma il nuovo atout dell’accoglienza fassana

Il protagonista del centro acquatico è il luogo, nel cuore delle Dolomiti ladine, che offre una vista incomparabile verso un territorio ancora capace di suscitare emozioni uniche. Se poi lo si osserva coccolati dal piacevole massaggio di una vasca Whirlpool, il benessere è garantito. Quattro le aree tematiche collegate tra loro e disposte su una complessiva area di 2.400 mq: WATER&FUN cinque vasche con vista mozzafiato sulle montagne S’impone sull’ambiente circostante la scenografica vasca semiolimpionica, mentre per esclusività e forma spicca la piscina “Fun” adibita appunto al divertimento con air-bubbles, nuoto controcorrente, nonché quattro lettini idromassaggio per rilassarsi e togliersi di dosso la stanchezza. Massimo dell’emozione per i bambini da 0 a 3 anni, con la vasca “Kids”, e per finire l’indispensabile la vasca che accoglie l’arrivo di uno scivolo che si snoda anche all’esterno della struttura per regalare discese rocambolesche di 111 metri. Chicca del centro acquatico la piscina esterna, godibile in tutte le stagioni. EGHESWELLNESS il menù del benessere che trae spunto dall’antica filosofia della bioclimatologia delle termae romane Lunga tradizione per la Spa di Dòlaondes che mediante i benefici apportati dall’aqua offre Calidarium, Idromassaggio, Laconicum, Tepidarium e il Frigidarium. Aromarium, Thalasso, Cammomilla Grotta, per stimolare la circolazione sanguinea e favorire l’eliminazione delle tossine, e infine la sauna Filandese. Elegante e accogliente la zona relax in cui troverete docce tropicali, nebulizzatori alla menta e al maracuja e molto altro. SPORTS&FITNESS personal trainer e istruttori qualificati al vostro servizio Per migliorare la forma fisica è a disposizione una palestra attrezzata con macchinari d’ultima generazione. EAT&DRINK per uno snack veloce o per gustare un piatto salutare Numerose le proposte per gustare un piatto veloce o un salutare drink con la possibilità di accedere gratuitamente al servizio WIFI. Info: Dòlaondes Canazei - Tel. 0462 601348 - Fax: 0462 601507 www.dolaondes.it - info@dolaondes.it 129


FIEMME

SCI GIORNO E NOTTE fra note jazz e performance di dj

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La Val di Fiemme è circondata da cime di rara bellezza, riconosciute dall’Unesco “Patrimonio Naturale dell’Umanità”. Sciando ci si immerge nel paradiso dello Ski Center Latemar, fra i 46 km di piste che collegano Pampeago, Predazzo e Obereggen. Nella skiarea Bellamonte-Alpe Lusia le piste da sci accarezzano i confini del Parco Naturale di Paneveggio Pale di S. Martino. Le piste del Passo Rolle si dispiegano al cospetto delle maestose Pale di S. Martino. E dalla Skiarea Alpe Cermis, con la sua lunghissima pista Olimpia, si gode uno dei più emozionanti panorami sulle Dolomiti. Altri scenari sulle montagne, che riflettono i colori di alba e tramonto, si aprono sul Passo di Lavazé-Oclini, dove lo sci alpino incontra lo sci di fondo. 130

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LE CINQUE SKIAREA VAL DI FIEMME-OBEREGGEN 1- SKI CENTER LATEMAR È il più grande carosello sciistico del Comprensorio Val di Fiemme-Obereggen e offre 46 chilometri di piste impeccabili, panorami mozzafiato e una cucina gustosissima con diverse possibilità di passare il pomeriggio in 10 rifugi tipici con musica e divertimento. E per la sera, ancora divertimento. Ogni martedì, giovedì e venerdì, dalle 19.00 alle 22.00, si può scendere con gli sci o con lo slittino lungo piste illuminate. Un’occasione per unire il piacere sportivo a quello musicale degli apres-ski. Per gli amanti dello snowboard forti emozioni nello snowpark. In più, l’Alpine Coaster Gardoné: una slitta su monorotaia che garantisce un chilometro 132

di salti, paraboliche, jump, cunette e curve mozzafiato, in totale sicurezza. È inoltre a disposizione di adulti e bambini una pista da slittino di 500 metri. Queste attrazioni sono raggiungibili con la moderna cabinovia Predazzo-Gardoné, a oltre 1.650 metri di quota. Da due anni la pista da slittino di Obereggen, allargata e migliorata, è stata dotata di un percorso per pedoni. Si può slittare anche di notte ogni martedì, giovedì e venerdì. NOVITÀ: snowboarder e freeskier possono divertirsi anche di notte con il nuovo Night Snowpark di Obereggen. Il parco è illuminato, dalle 19.00 alle 22.00, ogni martedì, giovedì e venerdì. Ad attendere gli snowboarder, sei aree Jib con strutture di tutti i livelli,

dal pro al beginner. Intanto lungo la pista Agnello di Pampeago si affacciano alcune delle 12 opere del Parco d’Arte RespirArt, uno dei più alti al mondo. Sciando è possibile ammirare numerose installazioni artistiche di grande effetto visivo. Piste cult: riscuote un grande successo la pista “Torre di Pisa”. Le piste più conosciute sono la Cinque Nazioni e l’Agnello. Molto apprezzata è poi la nera Pala di Santa. Sono disponibili anche due piste self-time con sistema di cronometraggio. www.latemar.it

2- ALPE CERMIS L’area si sviluppa sul versante della Catena del Lagorai ed è comodamente raggiungibile dal centro di Cavalese. Una rete di piste di diversa difficoltà scendono dai 2.200 metri di cima Paion, dove si può godere di uno dei panorami più spettacolari, agli 800 metri del fondovalle. L’area annovera la lunghissima pista “Olimpia” (7,5 km). L’Alpe Cermis è un vero paradiso per i bambini che possono contare su due aree attrezzate per giocare e imparare a sciare. A Doss dei Laresi c’è il campo giochi sulla neve “Cermislandia” (con tapis roulant e zona primi passi) e l’asilo kinderheim. In località Cermis (presso Eurotel) c’è il campo scuola servito da uno 133


NOVITÀ: È nata la nuova pista da slittino “Fraina” di Bellamonte. Pista cult: pista Lasté, panoramica, con una pendenza media del 17%. Morea Snow Park: 13 American Table, 12 Box, 3 Rail, 4 Wood box, 1 Scalinata, 2 Picnic table, 2 Wall, 10 Jump. Il Morea Snowpark è indicato per chi vuole iniziare a muovere i primi passi nel mondo del freestyle. Lo stesso discorso vale per il percorso di bordercross. www.bellamonteski.it

4- PASSO LAVAZÉ - PASSO OCLINI Un altopiano fra i grandi orizzonti dei gruppi montuosi del Catinaccio e del Latemar dove convivono discesa e fondo. Nella zona degli Oclini ci sono cinque impianti di risalita facilmente raggiungibili dalla strada. L’area offre anche 80 km di piste per lo sci di fondo, con un centro dotato di spogliatoi, docce, noleggio e sciolinatura. Nei sentieri del bosco si può fare fondo, nordic walking o passeggiare con le ciaspole. Il nuovo Greta&Gummer Park fa divertire i bambini con tubby, bob e giochi di neve.

Lo skilift del campo scuola Malga Varena permette di imparare a sciare su una pista di un chilometro accanto a un divertente snow park. www.lavaze.com

5- PASSO ROLLE Lo scenario è fra i più emozionanti. Ai piedi del Cimon della Pala cinque impianti conducono a undici piste. La più conosciuta è la “nera” Paradiso, teatro di gare internazionali. Quota e innevamento assicurano una lunga stagione sciistica. Per gli snowboarder c’è il Rolle Railz Park con 12 rail e 4 jump Per i fondisti c’è un anello di 5 chilometri fra pascoli innevati e boschi di larici e abeti. Molto apprezzata la camminata sulla neve che porta da Malga Venegia alla Baita Segantini alle pendici delle Pale di San Martino. Sul Passo c’è la sede della Scuola Alpina della Guardia di Finanza che forma gli addetti alla sicurezza delle piste e al soccorso in montagna. Pista cult: la pista nera “Paradiso” offre una vista spettacolare in particolare al tramonto.

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FiemmE-motion Winter Card skilift. Ma ai più piccoli diverte molto anche la “Via del Bosco” che invita a scoprire la natura attraverso i giochi e le immagini che si affacciano lungo la pista in lieve pendenza. NOVITÀ: Dal 2013, la pista Olimpia 3 è illuminata per lo sci notturno ogni mercoledì e venerdì (19.30-22.30). Oltre all’opportunità di sciare sotto le stelle, l’illuminazione permetterà a molti di organizzare una cena in rifugio e di tornare con gli sci ai piedi. Inoltre, ai piedi della pista Olimpia c’è il lounge bar Cermisfera, un locale fashion da frequentare anche con gli scarponi. Nato per concedere un momento di relax, offre anche un raffinato servizio di ristorazione. Pista cult: La pista Olimpia, la più lunga delle Dolomiti, offre una discesa mozzafiato di 7,5 km dai 2.200 metri del Paion del Cermis. www.alpecermis.it

3- BELLAMONTE - ALPE LUSIA La ski area dominata dalle Pale di San Martino, con spettacolare panorama su tutta la 134

Val di Fiemme. Venticinque chilometri di piste spaziano dal campo scuola alle discese più impegnative. Per lo snowboard due parchi con percorsi jump e boardercross, anche a misura di bambino. Nello ski-kindergarten “La tana degli gnomi” piccoli Aspiranti Gnomi creano presepi, alberi e calendari dell’Avvento con i mattoncini Lego. Questa è inoltre l’unica area dove tutte le strutture sono attrezzate per ospitare i disabili. Per gli amanti degli skitour: collegamento bus navetta con i passi Valles e San Pellegrino. Escursione naturalistica La Morea-Bocche: all’arrivo della seggiovia “Fassane-La Morea” un sentiero battuto conduce a Malga Canvère e poi a Malga Bocche attraverso un paesaggio incantato fra boschi e distese innevate. E’ un percorso adatto anche i bambini. Si può percorrere a piedi, con il nordic walking, con le ciaspole o con gli sci da fondo o da alpinismo.

Versando 2 euro a notte, l’ospite riceve una “card di soggiorno per un turismo responsabile”. LA CARD OFFRE GRATIS: - Skibus; - Mobilità in tutto il Trentino con autobus Trentino Trasporti, Trenini e Navette nei paesi della Valle e servizi a chiamata; - Spettacolari animazioni per famiglie; - Emozionanti attività oltre lo sci: ciaspola-

NEVE E NAVETTE PER SCIARE IN LIBERTÀ OFFERTA: SKI SAFARI FIEMME-OBEREGGEN Dal 9/1 al 9/4/2015, vola nel tuo spettacolare Ski Safari dolomitico, fra le 5 skiarea Fiemme-Obereggen e il Sellaronda. A partire da 639 euro: 7 notti in hotel, transfer A/R dall’a-

te, passeggiate a tema, visite ai produttori e artigiani della valle; - Ingressi al Palazzo della Magnifica Comunità, al Museo Geologico delle Dolomiti, al Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino. INOLTRE, LA FIEMME-MOTION WINTER CARD OFFRE SCONTI SU: - Ingressi al Muse di Trento, al Mart di Rovereto e ai Castelli del Trentino e numerosi altri siti storico-culturali della provincia; - Transfer per il Passo Lavazé e per sciate notturne sull’Olimpia dell’Alpe Cermis.

eroporto di Verona; 2 transfer dal tuo hotel verso 2 skiarea Fiemme-Obereggen a scelta e 1 transfer per il Sellaronda, skipass combinato (5+1). Sono incluse le escursioni guidate della FiemmE-motion Winter Card. La formula è personalizzabile senza il transfer A/R per l’aeroporto o con transfer per altri aeroporti. 135


NOVITÀ FIEMME DJ SKI FEST dal 29 marzo al 3 aprile 2016 Esilaranti performance deejay sulle piste da sci, con la prima edizione di Fiemme Ski Fest. I più grandi artisti europei della consolle si esibiscono, a colpi di mixer, nei rifugi delle skiarea della Val di Fiemme Ski Center Latemar, Alpe Lusia-Bellamonte e Alpe Cermis. Mentre alla sera, dopo le 20.30, Predazzo e Cavalese puntano i riflettori sui migliori deejay italiani, a partire dai protagonisti di Radio 105.

Venerdì 1 aprile, nella piazza centrale di Predazzo, entra in scena il Dj Set di Andrea Belli di Radio 105, noto regista del programma “105 IndaKlubb”. Sabato 2 aprile, in piazza Italia, a Cavalese, prende vita il Dj Set di altre due star di Radio 105: Spyne dello Zoo di Radio 105 e Ylenia. Le serate di Predazzo e Cavalese sono aperte dal deejay Andrea Torres e dal vocalist Chicco Montini, entrambi “resident” del locale The Club di Tesero, in collaborazione con l’agenzia Reverse.

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HIGHLIGHTS - VAL DI FIEMME La stagione invernale del Comprensorio sciistico Fiemme-Obereggen si trasforma in una festa da vivere sulle piste da sci e nei locali dei paesi. Due nuovi eventi musicali Ski Opening e Fiemme Dj Ski Fest si affiancano al festival sulla neve più applaudito dell’arco alpino, il Dolomiti Ski Jazz. NOVITÀ SKI OPENING, LA PRIMA NEVE IN MUSICA dal 9 al 13 dicembre 2015 Ski Opening Dal 9 al 13 dicembre 2015, la Val di Fiemme festeggia la nuova stagione dello sci in un clima internazionale, fra le note di celebri deejay e l’entrata in scena di personaggi tedeschi e cechi conosciuti anche in Italia. La prima edizione di Ski Opening ospita star della radio, della canzone e del cinema della Cèchia e della Germania. La festa si accende anche sul ghiaccio, con una partita amichevole di hockey, fra vecchie glorie e professionisti della Val di Fiemme e della Repubblica Ceca. Fra loro l’ex campione di hockey ceco Dominik Hašek, detto Dominator, uno dei migliori portieri di tutti i tempi. CONCERTO DEL PICCOLO CORO “MARIELE VENTRE” DELL’ANTONIANO sabato 16 gennaio 2016 Il PalaFiemme di Cavalese ospita il grande Concerto del Piccolo Coro “Mariele Ventre” 136

dell’Antoniano condotto da Sabrina Simoni. I bambini del coro offrono al pubblico una serata di buona musica, grande divertimento e tanta energia. Il concerto è il lieto preludio alla settimana del Carnevale dello Zecchino d’Oro sulla neve (4-9 febbraio). CARNEVALE DELLO ZECCHINO D’ORO Bambini in coro sul palcoscenico bianco dal 4 al 9 febbraio 2016 Carnevale dello Zecchino sulla neve. Un pomeriggio dopo l’altro, genitori e bambini partecipano a emozionanti attività assieme allo staff dello Zecchino d’Oro nei Kindergarten in quota della Val di Fiemme: Laricino Park -Tana degli Gnomi a Bellamonte, Regno di Cermislandia sull’Alpe Cermis, Bip Club a Pampeago e la Foresta dei Draghi a Gardoné Predazzo. 19° DOLOMITI SKI JAZZ 12-19 marzo 2016 Sotto il sole primaverile, gli scorci più seducenti della Val di Fiemme fanno da cornice a uno dei festival musicali più importanti dell’arco alpino. È il “Dolomiti Ski Jazz”, un originale appuntamento che abbina la passione per la musica a quella per lo sci. I più amati jazzisti europei accanto a jazzisti americani di fama mondiale riverseranno sulle piste da sci della Val di Fiemme, nei pub e nei teatri le note del 19° Dolomiti Ski Jazz. www.dolomitiskijazz.com

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“TRADIZIONE E GUSTO” NEL CESTO DELLE DELIZIE Immaginiamo di attraversare la Val di Fiemme con un cesto. Quali sapori tipici portare a casa? Al club “Tradizione e Gusto” appartengono ristoranti con menù chilometri zero, produttori, artigiani, agritur, b&b e piccoli alberghi, ricchi di fascino e tradizione, che hanno sposato scelte di risparmio energetico e bioarchitettura con estrema naturalezza. Le produzioni tipiche di qualità da inserire nel nostro “cesto delle delizie” sono lo speck e i salumi, il miele, le marmellate, lo strudel, la Birra di Fiemme e i formaggi dei caseifici di valle che, oltre a essere privi di additivi, profumano di pascoli fioriti. Deliziosi anche gli infusi naturali a base di grappa trentina alle resine di pino mugo, genziana o prugnole selvatiche.

I vini più amati sono quelli della vicina Val di Cembra. Qui il consorzio Cembrani D.O.C. unisce produttori di vini, spumanti e grappe. Nel nostro cesto possiamo aggiungere anche qualche trucco di bellezza.“Tradizione e Gusto”, infatti, attinge dal passato persino per realizzare anche cosmetici naturali. La Val di Fiemme è fonte si sapori autentici e sane abitudini. In questa terra, albergatori, ristoratori, artigiani e produttori, non hanno dovuto imitare regole e comportamenti per dare vita a un progetto di accoglienza a favore della tradizione, della salute e della sostenibilità. Per saperne di più ritira negli uffici ApT la cartina “Tradizione e Gusto” che ti guiderà alla scoperta dei saperi e dei sapori della Val di Fiemme. www.visitfiemme.it 137


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FiemmeFassa Magazine Inverno 2015/2016  

Una rivista che regala emozioni

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