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BUK Leggere, pensare, conoscere

Anno 2 n°1 Inverno 2012 Editore: Progettarte Via Puccini 154 - 41121 Modena Tel. 345 0225526 Direttori Editoriali: Rossella Diaz e Francesco Zarzana Direttore Responsabile: Luca Leone Hanno collaborato a questo numero: Mariapia Cavani, Daniela Dazzo, Rossella Diaz, Luca Leone, Roberta Milano, Alessandro Schiassi, Stefania Strozzi, Francesco Zarzana Fotografie: Claudia Manzo, Alessandro Schiassi, lacucinadicalycanthus_net Progetto grafico e impaginazione: Mario Bianchi Stampa: GECA - Industrie Grafiche Diffusione: 2.500 copie Chiuso in Redazione: 16 gennaio 2012

Per la pubblicità su Buk: Progettarte - Officina Culturale Sede Legale: Via Puccini 154 - 41121 Modena Tel. 345 0225526 segreteria@bukmodena.it segreteria@progettarte.org

Sommario

3 Editoriale 4 Buk, il Festival per tutti i (buoni) palati 6 Raffaella Cesaroni: l’informazione tra parole e immagini 8 Automobili 9 La Promessa 10 Maddalena Rostagno: mio padre Mauro 11 Documenta 12 L’ultima bracciata 14 Come l’olmo e l’edera 16 Vivo altrove 18 Spyros Theodoridis, il primo masterchef d’Italia 20 “Ci sarà una volta”: ninnananne dal mondo firmate Andrea Satta 22 Uomini che uccidono le donne 23 Ségolène Royal di Roberta Milano

di Rossella Diaz

di Alessandro Schiassi di Rossella Diaz

di Francesco Zarzana

di Stefania Strozzi

di Mariapia Cavani

di Francesco Zarzana

di Rossella Diaz

di Daniela Dazzo

di Luca Leone

di Rossella Diaz

di Francesco Zarzana


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B

envenuti a Buk! Benvenuti al Festival che con tanta attenzione e cura abbiamo preparato. Questo numero pone gran parte delle proprie attenzioni alla kermesse letteraria. Buk ormai è cresciuta, alla quinta edizione è diventata adulta ma non si allontana dalla formula vincente degli anni passati, cioè quella di dare grande visibilità a chi spesso, ovviamente non tutti, non trova spazio negli scaffali delle grandi librerie ma lo meriterebbe. Incontri, presentazioni, approfondimenti, tavole rotonde, premi letterari, sono gli ingredienti di questa edizione che si avvale della presenza di grandi personalità della cultura, del giornalismo e della società civile e soprattutto di giovani e promettenti scrittori che insieme alle rispettive case editrici faranno di Modena, per due giorni, la capitale italiana della lettura. E ne siamo fieri. Ma siamo ancora più orgogliosi di essere riusciti a preparare un programma di altissimo livello qualitativo malgrado i tagli e la quasi totale assenza di sponsor. Il pubblico sarà il vero protagonista e lo aspettiamo numeroso come per le passate edizioni, mostrandoci sempre quell’affetto che ci ripaga delle fatiche organizzative. Rossella Diaz - Francesco Zarzana Direttori Editoriali

U

n Festival della piccola e media editoria non è cosa da poco. Non lo è neppure un giornale. Come quello che state leggendo. Lo dico per l’esperienza datami non solo dai peli bianchi della barba ma anche da oltre diecimila articoli e undici libri. A breve forse anche un film tratto da uno dei miei ultimi lavori. Sono anche un frequentatore di fiere, in quanto editore. E posso dire di conoscere dal di dentro le difficoltà

enormi del fare sia editoria che giornalismo oggi in Italia, un Paese che in assoluto non aiuta e non vuole aiutare chi fa piccola e media impresa. E soprattutto chi fa cultura e informazione seriamente. Modena sia fiera del suo Festival e dei suoi concittadini che ogni anno, con sempre meno sostegno economico sia pubblico che privato, ancora conservano intatto il coraggio e l’utopia di poter

fare cultura. Nonostante tutto. Agli organizzatori e ai cittadini di Modena, e ai lettori di questo giornale, auguro mille di questi Festival. Perché la guardia non va abbassata e la cultura – il libro e il teatro in particolare – è il principale bastione da cui un Paese, in un momento storico così difficile, deve difendersi, in attesa che il sole all’alba torni a splendere. Luca Leone, Direttore Responsabile


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IL FESTIVAL

        di Roberta Milano

T

ra incontri sulla legalità e sulle nuove tecnologie, attenzione ai giovani, concorsi letterari e tanti, tanti libri, ecco le proposte dell’attesa V edizione di BUK. Il 2012 è un anno significativo per Buk, che con questa nuova edizione festeggia il suo quinto anno di attività: un traguardo importante per un festival giovane, nato timidamente e cresciuto in fretta grazie alla curiosità dei visitatori sempre più numerosi e alla fiducia di tanti amici editori. Il clima di crisi ed il grave taglio dei contributi, pur rappresentando una grande difficoltà, non hanno impedito di articolare un nuovo variopinto calendario di appuntamenti con autori, artisti ed esponenti del panorama culturale italiano, che nel fine settimana del 4 e 5 febbraio 2012 faranno di Modena una città letteraria a tutto tondo. Proprio il legame con Modena, città di lettori vivaci ed esigenti, rappresenta un continuo stimolo per la programmazione culturale di Buk: festival e città si sono inseriti all’interno di un circolo virtuoso che sta contribuendo a fare di Buk un appuntamento espositivo irrinunciabile

per la piccola e media editoria sul piano nazionale; evento attorno al quale gravitano gruppi di interesse – scrittori ed editori in qualità di addetti del settore, giornalisti ed intellettuali, artisti, lettori appassionati o semplici curiosi, ma anche turisti e persino scolaresche provenienti da tutta Italia – la cui presenza non può che arricchire enormemente il territorio. Quest’anno la programmazione di Buk pone un forte accento su un insieme di problematiche divenute al giorno d’oggi di primaria importanza. Primo fra tutti, il richiamo sempre più forte ad un ritorno alla legalità, che si snoderà in numerose iniziative collaterali: tra questi, l’incontro con Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, che guiderà i presenti tra luoghi e dettagli dei più celebri e controversi crimini italiani. Stefano Feltri, giornalista de Il Fatto Quotidiano, ripercorre le tappe della grande crisi e l’origine del dominio “Merkozy” in Europa, individuando responsabilità e occasioni mancate, presentando il suo nuovo lavoro editoriale Il giorno in cui l’euro morì.

Con Bartolomeo Sciannimanica, autore de L’Italia che frana, si parlerà dell’abusivismo edilizio come indice della profonda crisi gestionale che attanaglia il nostro Paese. La medesima analisi ha invece portato la giornalista Daniela Francese ad incentrare l’inchiesta Sanità SPA sul malaffare radicato nel sistema sanitario nazionale. Infine, non si potrà mancare all’appuntamento con la presentazione del libro Il suono di una sola mano, storia del leader sessantottino e giornalista di denuncia Mauro Rostagno: la figlia Maddalena, parlerà al pubblico di Buk dell’uomo che sfidò Cosa Nostra, intrecciandone la vita con l’inchiesta. Ancora di ricordi e di esperienze di vita e di teatro si parlerà con Laura Efrikian, autrice del libro Come l’olmo e l’edera, che ritorna ad incontrare il pubblico dopo tanti anni di silenzio. L’attrice, al fianco di memorabili film degli anni ’60 che sono ancora vivi nell’immaginario comune, racconta per la prima volta il suo lungo matrimonio con Gianni Morandi, i figli, la carriera abbandonata anzitempo per la famiglia. E poi Claudia Cucchiarato, fortemente voluta proprio in occasione di Buk, apre


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una finestra sul mondo dei giovani italiani all’estero: nel suo libro Vivo Altrove. Giovani e senza radici raccoglie un insieme di storie e testimonianze di ragazzi italiani costretti a spostarsi all’estero e ci propone un ritratto lucido e disilluso dell’Italia che lascia fuggire con indifferenza le sue giovani eccellenze. Il grande Teatro inoltre sarà presente in questa V edizione con un importante autore, Sergio Pierattini, che presenterà il suo libro Teatro: Un mondo perfetto / Il caso K / Il gregario / Il raggio bianco / Le reliquie dell’amore strozzato / Il ritorno / La Maria Zanella che documenta la “summa” del suo teatro, e ci aiuta a seguirne i suoi intrecci e successi. Ai ragazzi sono rivolte molte altre iniziative, tra le quali il concorso a premi Parole digitali III edizione, organizzato in collaborazione con le biblioteche comunali, che invita tutti i giovani creativi a rompere il ghiaccio con la tecnologia e ad esprimersi sul tema “L’ho letto su wikipedia!!” attraverso un tweet di soli 140 caratteri. A sottolineare l’importanza di una libera e consapevole fruizione e diffusione dell’informazione, quest’anno Buk pro-

muoverà anche la I edizione del Concorso Nazionale di Giornalismo Scolastico Prima Pagina, indirizzato a tutte le scuole italiane secondarie di II grado che vorranno concorrere con un numero del proprio giornale in formato sia cartaceo che multimediale. Un’altra importante novità di questa V edizione è il Premio Letterario “Due Vittorie”, suddiviso nelle due sezioni Racconti Editi – rivolta ad editori italiani o esteri – e Racconti Inediti – aperta a chiunque voglia partecipare. Subito dopo la cerimonia inaugurale della manifestazione, si terrà una tavola rotonda dedicata al tema Autorevolezza e Pertinenza delle Fonti, cui parteciperanno esperti, giuristi, giornalisti, docenti universitari. Molte le iniziative che proseguiranno anche quando Buk terminerà, come il progetto di un workshop denominato Buktrailer. L’intento del laboratorio sarà quello di affrontare in modo analitico ed operativo le fasi di costruzione di un clip facendo riferimento anche ai booktrailer di opere letterarie che hanno innanzitutto una vocazione promozionale. Il lavoro fatto verterà sul rapporto testo/ im-

magine, sulla partitura musicale e sulle tecniche di montaggio. A questi e moltissimi altri eventi faranno da cornice gli oltre cento editori, autori e performer provenienti da tutta Italia. Alcuni di loro hanno assistito ai primi passi di Buk, ne hanno sostenuto la crescita e continuano ad essere presenti ogni anno; altri arrivano invece per la prima volta e promuovono case editrici appena nate, idee da sviluppare in sinergia ma anche supporti di lettura alternativi. Dagli ebook agli audiolibri, dai libri fai-da-te a quelli scritti a mano, il festival cerca di garantire una rassegna sempre completa di tutto ciò che è libro: come gli stessi editori hanno fatto notare, Buk è forse l’unico festival rivolto alla piccola e media editoria ad aver sempre offerto sin dalla sua prima edizione una vetrina di spicco agli audiobook. Tra i pregi dei piccoli e medi editori cui Buk si rivolge vi sono certamente una ricerca per la qualità e per l’assortimento dell’offerta, una vivacità e un gusto per l’inedito tali da aprire al visitatore-lettore tante finestre su prospettive sempre nuove.

BUK, FATECI DARE... I NUMERI B UK nasce nel 2008 con lo scopo

Il successo della sua formula, l’in-

te offerta editoriale, si alterneran-

di far conoscere al pubblico il va-

gresso libero per il pubblico, l’assen-

no importantissime personalità del

sto mondo della piccola e media edi-

za di stand ma solo di tavoli che per-

giornalismo e della cultura, nelle sale

toria e garantire agli editori presenti

mettono un più immediato dialogo tra

presentazioni intitolate quest’anno a

una grossa opportunità di visibilità e

editore e visitatore, è indice di gran-

tre italiani premi Nobel per la Lette-

comunicazione. Come riportato dai

de dinamicità e rinnovamento, punto

ratura, quali Luigi Pirandello, Grazia

grafici, nelle prime quattro edizioni

fondamentale per gli organizzatori

Deledda e Giosuè Carducci. BUK – Fe-

l’incremento dei visitatori ha avuto un

che cercano ogni anno di offrire una

stival della piccola e media editoria,

forte sviluppo e crescita, incoronando

gamma sempre più varia di eventi

4 e 5 febbraio 2012, 9.30 – 19.30 .

BUK - Festival della piccola e media

collaterali, presentazioni, atelier, la-

INGRESSO LIBERO.

editoria, come una delle iniziative più

boratori e tavole rotonde.

Spegniamo i televisori, accendia-

importanti d’Italia.

In questa edizione, oltre alla rilevan-

mo la cultura!

(Rossella Diaz)


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L’INCONTRO

sbilanciato sulle immagini, potremo fare a meno della parola e dell’approfondimento che solo queste consentono.

R af f aell a Cesaroni: l'infor m azione tra parole e imm a g ini di Rossella Diaz

L

’informazione è un sistema diversificato che permette alla società di comunicare e confrontare idee, fatti, situazioni, costituendo un linguaggio incisivo, evocativo e d’impatto. L’immagine rappresenta un’irrifiutabile risorsa comunicativa per il giornalista, che con questa riesce a dare una carica emotiva maggiore al proprio articolo o servizio. Ne abbiamo parlato con una donna insignita di un’importante onorificenza in questo settore: Raffaella Cesaroni giornalista e conduttrice di SKY TG24 che ha ricevuto il premio di “Donna dell’Anno 2010” settore informazione dall’Università Bocconi di Milano. Alcuni esperti sostengono che la forza delle immagini , attraverso cui viene oggi veicolata gran parte delle informazioni, rischia, a causa dell’impatto immediato e prevalentemente emozionale tipico del messaggio visivo, di prendere il sopravvento sul contenuto concettuale del messaggio stesso e sulla riflessione critica del destinatario. In contrapposizione però è proprio l’immagine a favorire varie forme di apprendimento rendendone più efficaci e duraturi i risultati. Sono d’accordo. Ho scelto da subito il giornalismo televisivo proprio perché

convinta della forza delle immagini, dell’impatto che hanno sul tessuto collettivo in generale e sulle coscienze individuali in particolare. Della maggior parte di quei fatti che sono diventati eventi della storia ci restano soprattutto le immagini piuttosto che le parole. Rifletto un istante e mi viene subito in mente quel giovane studente cinese dritto e fermo di fronte al carro armato di piazza Tienanmen. Era il 1989, sono passati molti anni. Sono sicura che, seppur avendo dimenticato il contesto di quei giorni e le ragioni che portarono quel ragazzo, il “tank man”, a piazzarsi di fronte ai carri armati del governo cinese per frenarne l’avanzata, tutti o quasi ricordano quelle immagini dell’Associated Press che hanno fatto il giro del mondo. Sono convinta della potenza delle immagini come importante stimolo per l’apprendimento e la conoscenza tanto per la formazione di giudizi positivi come di negativi. Se questo è affascinante, non deve però trasformarci in divoratori acritici delle immagini. Per questo sostengo che per apprezzarne fino in fondo il significato sia necessario corredare sempre il messaggio visivo con quei contenuti concettuali che possiamo rintracciare attraverso tutti gli altri mezzi di comunicazione di massa: la Radio, la Rete ma soprattutto i giornali ed i libri. Mai, a mio parere, neanche in questo “Villaggio Globale” in cui viviamo, forse fin troppo

Le immagini, in questi ultimi anni, stanno arrivando ad avere anche un ruolo “disinformativo” sulla notizia; non si limitano semplicemente a “guarnire” informazioni integrandole e ritemprandole, bensì arrivano ad imporsi arrogantemente sul livello nozionale, prevalendo sulla stessa informazione reale. Negli ultimi anni siamo stati risucchiati da una società sempre più appiattita sotto il peso dell’immagine, che vince sulla sostanza. Ci sei ed esisti se sfrutti in tutti i modi le occasioni per apparire e soprattutto se hai un’immagine “smart”. Questo conta per avere successo personale. Da anni anche nel campo del giornalismo, a maggior ragione in quello televisivo, le immagini hanno preso il sopravvento sulla parola. Lavoro per Sky Tg24, conduco il telegiornale all-news dal giorno del debutto, 30 Agosto del 2003. Posso raccontare per esperienza personale di quanti fatti, che non contenessero una notizia, lo siano diventati semplicemente perché avevano immagini originali, strane, forti, emozionanti. L’ultimo caso che mi viene in mente è la storia di un coccodrillo di cinque metri che ha perso due denti per aver assaggiato un tosaerba. La notizia poteva senz’altro essere trascurata, ma le immagini del coccodrillo infuriato senza due dei suoi dentoni erano molto efficaci. Ogni giorno la nostra redazione esteri cerca sui circuiti internazionali – Reuters Tv, Aptn – immagini curiose e dal forte impatto visivo che possano andare ad occupare la parte conclusiva del nostro tg. Mentre non è raro che accada che storie importanti non riescano a conquistare spazio nelle edizioni perché non ci sono immagini buone per documentarle. Questo è comprensibile se si tratta di informazione televisiva. Le immagini sono indispensabili. Ciò non giustifica però un’errata esaltazione dell’immagine a detrimento dei contenuti che, ripeto, vanno sempre cercati ed approfonditi con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Per cui il mio consiglio è leggere, leggere, leggere! Secondo il tuo parere e la tua esperienza, perché si arriva ad una spettacolarizzazione della notizia, dando vita ad


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una vera e propria “guerra d’informazione” giocata a suon di servizi sensazionalisti, in cui l’immagine non detiene il ruolo principale, ma è complice di questo nuovo trend comunicativo. E’ in questo contesto che si annida il pericolo più grande: l’anestesia delle emozioni di chi subisce le notizie senza rielaborarle. Nel lavoro che svolgo, raccontare i fatti che accadono, spesso devo dare conto di notizie sconvolgenti. Solo di qualche giorno fa la morte di una bimba cinese di pochi mesi freddata con un colpo alla testa mentre era in braccio al papà, ucciso pure lui nel corso di una rapina a Roma. Al telegiornale racconti l’accaduto e rifletti sulla gravità sociale di un fatto del genere. Ma ti accorgi che una notizia tanto grave spesso viene liquidata da chi la ascolta con un “oggigiorno bisogna stare attenti!”. Questo accade perché il pubblico si è abituato a ricevere ogni genere di notizia attraverso i tanti mezzi di comunicazione cui può avere accesso. Da qui una corsa generale allo scoop ed alla spettacolarizzazione da parte di chi le notizie le cerca e le da’ al pubblico. E’ una specie di gara forsennata per arrivare primi alla notizia che porta spesso a calcare la mano sui contenuti e sulle immagini per cercare nello spettatore quell’effetto sorpresa, quella scossa emotiva sempre più difficile da scatenare. Il rischio per noi giornalisti è diventare cinici fabbricatori di notizie spettacolari. Per il pubblico, invece, di trasformarsi in divoratore passivo ed acritico di informazioni. Conosciamo il pericolo, mettiamo tutti il nostro impegno perché questo non accada.

Audiobook – Il piacere di ascoltare un libro

I

n Italia alcune delle poche case editrici del se�ore si sono consorziate in un’unica associazione, AEDA (Associazione Editori Audiolibri), con lo scopo di promuovere e diffondere la cultura dell’audiolibro a�raverso diba��, seminari e le�ure sull’importanza dell’ascolto. I libri, nostri compagni di vita, sono un piacere e una necessità al tempo stesso. Siamo abitua� a vederli, sfogliarli, annusarli e a viverli anche in quanto ogge�. Tu�avia oggi, nell’era degli e-book e degli audiobook, il mondo dei tes� e della le�ura sta vivendo una sorta di rivoluzione. Gli audiobook rappresentano l’altro lato della medaglia della le�ura: quel bisogno che a volte tu� abbiamo di lasciarci accompagnare da una voce esterna che racconta (magari quella di un a�ore famoso), di riscoprire un libro amato so�o una diversa luce, o di dedicarsi ad una storia quando le frene�che a�vità giornaliere ci impediscono di stare fermi. Tu�avia gli audiolibri non nascono per offrire un’alterna�va al modo di trascorrere il nostro tempo libero: la nascita di questo prodo�o risale ai primi anni del XX secolo, quando negli Sta� Uni� venne cos�tuito un programma ministeriale a suffragio dei bambini non veden�, con l’obie�vo di sostenerne la scolarizzazione. Da soluzione indirizzata ai non veden� o agli ipoveden�, il mercato degli audiolibri si è poi allargato ad un pubblico molto più vasto ed eterogeneo. “Alcune ricerche – dichiara la cofondatrice de Il Narratore Cris�ana Giacome� - rivelano che l’ascoltatore di audiolibri �po è, prima di tu�o, un grande le�ore che ama poter ascoltare le�eratura anche durante quei momen� in cui ha le mani gli occhi occupa�. L’età va in media dai 35 anni in su, con una fascia forte tra i 50 e i 70 anni, cultura medio alta, per lo più professionis� e in prevalenza donne”. Certo nel nostro Paese il se�ore sembra essere ancora agli esordi, sopra�u�o se messo a confronto con quello statunitense o britannico, ma negli ul�mi mesi la presenza degli audiobook è sempre più marcata sia nelle librerie che negli store digitali: molte case editrici stanno lanciando la versione audio dei propri bestsellers e molte altre si stanno cos�tuendo per dedicarsi esclusivamente a questo. L’inves�mento degli editori sembra essere notevole e l’offerta è in con�nua espansione, tanto da perme�ere anche una scelta tra i diversi suppor� disponibili: a�ualmente la registrazione degli audiobook avviene prevalentemente su Cd audio e Cdmp3, ma inizia a essere sempre più diffuso il formato mp3, che rende possibile anche il download dalla rete. Non c’è che l’imbarazzo della scelta: ognuno può trovare un audiolibro che faccia per le proprie orecchie e quindi… perché non provare? (Roberta Milano) AEDA presenterà a BUK – Fes�val della piccola e media editoria sabato 4 febbraio 2012 ore 15.30 in Sala Pirandello, lo straordinario mondo degli Audiobook.

Associazione Editori Audiolibri AEDA www.aedaudiolibri.it Alfaudiobook audiolibri, Milano www.alfaudiobook.com Area51Publishing, Bologna www.area51editore.com Edizioni Enea, Montalcino (SI) www.scuolasimo.it Emons audiolibri, Roma www.emonsaudiolibri.it Full Color Sound, Roma www.fullcolorsound.it GoodMood Edizioni Sonore, Padova www. goodmood.it il Narratore audiolibri, Zovencedo (VI) www. ilnarratore.com Verdechiaro audio book, Baiso (RE) www. verdechiaro.com


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COSTUME Automobili sarà presentato dal suo autore a BUK - Festival della piccola e media editoria, domenica 5 febbraio 2012 ore 12.00 in Sala Carducci

Il libro Claudio Bondì Automobili amori, affetti e ricordi Fefè Editore, 2011 pagine 240, € 10.00

Cinquant’anni di vita di una generazione visti da un appassionato di automobili di Alessandro Schiassi

E’

riuscita un’impresa. Impresa originale, geniale, piacevole, descrittiva ed importante. La descrizione veritiera e credibile di una generazione nata negli anni quaranta del secolo scorso con il suo bagaglio di ricordi, speranze ed affetti. L’inizio dei suoi primi passi, dalla fine della guerra fino ai giorni nostri. Gli anni non facili della ricostruzione, la lenta e faticosa rinascita verso un futuro migliore e più ricco di prospettive; il piacere spensierato ed un pò ingenuo di un benessere economico mai prima raggiunto. Fermenti ed idee di un secolo in rapida trasformazione, l’evoluzione del costume e della persona dello scrivente narrata in maniera affettuosamente realistica... Dopo questo panegirico, i più potrebbero formulare questa domanda: “In fondo cosa c’è di tanto innovativo in un simile lavoro letterario?”. Ottima domanda, in realtà. Numerosi autori hanno già svolto analoghe esecuzioni con risultati altrettanto soddisfacenti. Per quale aspetto questa impresa è così particolare? Beh, lo si evince dal titolo: Automobili, amori affetti e ri-

cordi. L’autore, Claudio Bondì, romano, regista ed autore di cinema, di programmi storici e giovane collaboratore di Roberto Rossellini, svolge la narrazione della sua vita parlando e citando una presenza imprescindibile nell’esistenza sua e della sua famiglia: le Automobili! Automobili ammirate, possedute, vendute, elaborate e poi ricomprate. Restaurate con l’affetto che si può riservare solo ai simboli autentici. Talmente autentici e sentiti da contraddistinguere con le loro presenze e sparizioni l’inizio e la fine delle fasi cruciali nell’evoluzione della vita e della crescita personale del narratore e del macro-microcosmo che con lui si muove. Appassionato e viscerale amatore di auto, Claudio Bondì inizia la sua opera parlando delle prime pioneristiche auto anteguerra, ricordi remoti posseduti dai membri più anziani della famiglia. Narra i primi anni della sua vita, forse non semplici per la sua condizione di nascita di membro di famiglia ebrea borghese. Continua parlando della sua crescita personale, dalla spensierata adolescenza fino alla prima giovinezza, citando all’inizio di ogni capitolo della sua vita le auto del momento. Ricorda gli studi, le passioni ideologiche ed automobilistiche condivise con gli amici, il vivere, i fermenti di una società in continua trasformazione, gli amori, la realizzazione di sé. Le autovetture sono collegate ad ogni momento importante della sua storia... Fiat 500, Ford Anglia de Luxe, Triumph Spider 1500, Alfa Romeo Giulia sono presenze citate nella narrazione di un continuo divenire. Le auto, insomma. Passioni, amori, trasformazioni, simboli, quasi arte, prolungamenti della persona dell’autore, manifestazioni del suo io e della sua socialità. Automobili... Oggetti amati figli dei tempi moderni e mutevoli in misura di questi, citazioni indispensabili per lo sviluppo di una riuscita analisi sociologica e personale di una famiglia, di un’epoca e di una città, elementi necessari ed affettuosi, ad opinione dell’autore imprescindibili in un mondo moderno difficilmente immaginabile senza di esse, forti simboli dei nostri tempi. Riuscire a far comprendere tutto questo al lettore dei nostri giorni, unito al piacere di una godibilissima narrativa, è il geniale risultato che l’autore sicuramente raggiunge attraverso la sua opera.


PERSONE

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LA PROMESSA Storia di Paolo, che doveva diventare Platini di Rossella Diaz

Lascia un perché senza risposta, il racconto di un gol che non è mai stato segnato. E forse non è un caso che nel documentario, non si veda mai un pallone in fondo al sacco.

L

a Promessa racconta la storia di Paolo Pizzirani, giovane prodigio del calcio italiano con un futuro da campione che sembrava già scritto. Le carte, però, erano truccate e Pizzirani oggi è solo uno delle tante stelle mancate, una meteora. Quasi nessuno lo ricorda e il grande pubblico ignora questo giovane talento che debuttò nella Nazionale italiana under 16 all’età di 15 anni e morì, stron-

Il libro Andrea Aloi, Giovanni Aloi La promessa libro + DVD con i contributi di Riccardo Bertoncelli, Stefano Bonaga, Alberto Crespi, Gianni Mur, Raimondo Pavarin, Alessandro Turrini. Promo Music Collana Eyebook 2011 pagine 86, € 19.00

cato da overdose, a 21, nel 1984. Come tanti della sua generazione. Del gruppo di amici sono rimasti in due, Turrini e Andrea Marani: gli altri se li è portati via l’eroina. Un documentario ne riaccende la memoria, incrociandone la vita con il contesto socio-culturale dell’ Italia dell’ epoca. Andrea e Giovanni Aloi, anche attraverso autorevoli contributi, cercano di ricostruire il clima culturale e sociale e degli anni ’70, nel tentativo di ripensare quel periodo della nostra storia recente riconsiderandone le speranze, denunciando gli errori di una generazione che ebbe la sfortuna di sdoganare il dramma della tossicodipendenza. «Poteva diventare come Platini», ricorda nel film Ales-

La Promessa sarà presentato dai suoi autori a BUK - Festival della piccola e media editoria, domenica 5 febbraio, ore 17.30 Sala Deledda. sandro Turrini, l’amico d’infanzia. Lo coccola persino Arrigo Sacchi, all’ epoca allenatore della Primavera cesenate, che lo convocherà spesso coi suoi ragazzi pur essendo Paolo più piccolo. A distanza di trent’anni Sacchi se lo ricorda ancora bene: «Fisicamente era molto dotato, sembrava più grande dell’ età che dimostrava. Era quello di ordine, aveva qualità fisica, aveva tutto per poter riuscire, anche nel calcio».

Gli autori Giovanni Aloi (Milano, 1984). Dopo gli studi universitari fonda The Sponk, società internazionale di video making per la quale realizza La Promessa, Rain, Tiga @ Pump This, While God is Watching Us,The Guild Advertising, Il Metallaro, Live Art Speed Date, Respira Limit Ed. Andrea Aloi (Torino, 1950), giornalista. Inizia a lavorare alla redazione de l’Unità come responsabile delle pagina culturali, assieme a Michele Serra è stato fondatore e ultimo direttore di Cuore, rivista satirica a cui collaborarono Domenico Starnone, Vauro, ElleKappa, Stefano Benni. Responsabile delle pagine della posta del Guerin Sportivo, ha scritto i libri Meteore, Meteore 2, Meteore 3, e Do di piede, oltre che curatore dell’antologia Non avrai altro cuore all’infuori di me. Attualmente collabora con il Misfatto, inserto satirico de il Fatto Quotidiano.


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IL RICORDO

Maddalena Rostagno: mio padre Mauro IL SUONO DI UNA SOLA MANO

di Francesco Zarzana

L

a storia di un uomo che è stato leader di Lotta Continua e seguace di Osho, brillante sociologo e fondatore della comunità terapeutica Saman, nonché coraggioso giornalista che ha combattuto la mafia.

Il volume esce proprio mentre il processo sul suo omicidio cerca di punire quei colpevoli che mancano da 23 anni. Non è stato facile, per Maddalena Rostagno, figlia di Mauro, scrivere questo libro. Troppo era il dolore per essere stata privata, appena quindicenne, del padre amatissimo. Troppa la rabbia per i lunghi anni passati in attesa di una giustizia che sembrava destinata a non arrivare mai. Quando per la prima volta aveva provato a mettere nero su bianco la storia di Mauro, il leader di Lotta Continua e l’“arancione” seguace di Osho, il brillante sociologo, il fondatore della comunità terapeutica Saman, il giornalista coraggioso, quando, insomma, aveva cercato di raccontare le molte e bellissime vite dell’uomo che un giorno di settembre del 1988 fu ammazzato mentre tornava a casa, da lei, Maddalena era riuscita solo a mettere insieme un’infinità di atti e carte giudiziarie. Su quelle tante, prodigiose vite prendeva prepotentemente il sopravvento la morte, con il suo carico di dolore e

Maddalena Rostagno presenterà il libro a BUK - Festival della piccola e media editoria sabato 4 febbraio ore 15.00 Sala Deledda

di rabbia. Poi c’è stato l’incontro con Andrea Gentile, “una persona giovane, curiosa, leggera”, e gli “scarabocchi” che Maddalena ancora tracciava per disegnare suo padre hanno preso, finalmente, la forma di racconto. Con lui, giovane redattore editoriale, Maddalena si è lasciata andare ai ricordi, ha pescato nei cassetti della memoria luoghi ed episodi, frasi, oggetti, canzoni. E sì, anche atti giudiziari, interviste, testimonianze. E ora sono loro, insieme, a raccontare a noi Mauro Rostagno, in un libro struggente ma mai patetico, documentatissimo ma mai pedante. Ripercorrere nelle 280 pagine la vita di Mauro Rostagno è un esercizio utile per chi l’ha conosciuto, anche solo di nome, ma soprattutto per chi di lui e di quegli anni sa poco o nulla. Scoprirà un uomo lontano anni luce dalla violenza e dal terrorismo, ma che coltiverà fino alla morte l’amicizia con Renato Curcio, il fondatore delle Brigate Rosse che era stato suo compagno d’università e di lotte a Trento. Conoscerà l’inventore del più incredibile e folle locale mai messo in piedi in Italia, quel Macondo di cui ancora oggi a Milano si favoleggia. Incontrerà un padre affettuoso e inventivo, che insegnava a sua figlia come il pianto non sia altro che “il riso sottosopra”. Troverà il leader politico che ispirò Peppino Impastato, come lui vittima della mafia che combattevano con le stesse armi: quelle della parola. Si scontrerà con gli ostacoli, le trappole, le menzogne, i depistaggi che per oltre vent’anni hanno sbarrato la strada alla verità sul suo omicidio. Leggeranno delle infamie scagliate contro di lui e la sua famiglia: dall’assunto che la sua morte fosse una questione di

corna (un movente molto gettonato per tanti omicidi mafiosi), alla fabbricazione di documenti falsi che indicavano in Lotta continua e nell’omicidio del commissario Calabresi i mandanti e il movente del suo assassinio, all’accusa più vile e vergognosa, quella di correità nell’omicidio per la sua compagna (e madre di Maddalena) Chicca Roveri, incarcerata innocente. Incontrerà un uomo “allegro”, come lo descrive Michele Serra nella prefazione: dal latino alacer, alacre, ben disposto, pronto a fare. Un uomo di cui si sente la mancanza, anche noi che non ne siamo figli ma che avremmo voluto averlo, se non come padre, come fratello: in quel mondo migliore che voleva costruire, anche, affrontando la mafia a viso aperto, denunciandone malefatte e collusioni dagli schermi di una piccola tv di Trapani. Per quelle denunce, per quel modo di fare televisione in mezzo e per la gente, Rostagno è morto. E per quella morte sono ora alla sbarra due dei suoi presunti assassini. È un processo importante, eppure poco seguito dai media. Questo libro ha, fra i molti meriti, anche quello di colmare le colpevoli lacune di stampa e televisioni.

Il libro Maddalena Rostagno Andrea Gentile Il suono di una sola mano Storia di mio padre Mauro Rostagno Il Saggiatore pag. 280, euro 15.00


DOCUMENTI

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Antiche Porte Editrice presenta il settimo volume di Documenta dedicato alle acque nella storia

acqua salsa e la linea tra colle e piano, strade maestre e mulini da li�gio, barche e navigazione sul Po è quanto racconta l’ul�mo volume, il se�mo, della collana Documenta dedicata ai territori e alle culture locali, in par�colare alla Bassa, la terra del Po, le�a a�raverso documen� vecchi di secoli. Le acque del Grande Fiume, vitali e temute, le sue terre, fer�li e popolose e le sue Comunità, operose e in “simbiosi” con il territorio. Pagine per viaggiare nei secoli della storia rivierasca della nostra Bassa pianura, quando la forza economica degli Sta� era basata sopra�u�o sull’agricoltura garanzia di prosperità economica e pace sociale. Nel Passato, infa�, possedere pra�, col�vi e boschi, cos�tuiva la base per creare una potenza da parte dei governan� e dei Signori. Ecco quindi l’a�enzione vivissima che essi poneva verso i confini dei poderi, le acque irrigue, il pascolo delle greggi, l’uso di fienagione e il far legna… Dopo i primi numeri che abbracciano anche altri ambien� lontani dal grande fiume, ecco l’intenzione della Casa editrice reggiana An�che Porte di concentrarsi sulla pianura di lui figlia. Questo se�mo appuntamento propone documen� che partendo dal Seicento con l’inedita descrizione dell’acqua Salsa di Poiano, a Menocio, nella montagna reggiana, scende nel 1699, lungo l’En-

za e arriva a Brescello per una lite circa un mulino che “ruba” le acque dai campi parmensi a favore delle macine reggiane. Un secolo dopo (1791-1792) preziosi consigli sulla piantumazione degli alberi lungo le strade maestre. Chiude il testo, nel 1850, una convenzione sulla libera navigazione del Po negli Sta�, allora padani: il Piemonte Sabaudo, i duca� di Parma e Modena, lo stato Lombardo -Veneto e, successivamente, i Domini della Santa Sede. Cinque prove inconfutabili di come, secoli fa, il rapporto uomo-territorio fosse stre�ssimo e vitale per l’ambiente locale. (Stefania Strozzi)

LA RIVOLUZIONE ALIMENTARE I segreti della longevità, il Metodo Adamski

di Frank Laporte-Adamski uesto libro, arrivato alla sua quarta edizione, ha avuto un notevole successo per la sua praticità ed efficacia vendendo oltre 8000 copie. Adamski ci spiega come il tubo digerente, se non funziona correttamente, sia il responsabile di una lunga serie di disturbi; perché esso svolga il suo compito nel migliore dei modi occorre che l’alimentazione sia adeguata, non dobbiamo privarci di nulla ma è importante non associare certi cibi ad altri, per evitare lunghi tempi di digestione e l’affaticamento degli organi digestivi. E inoltre il testo offre concrete risposte a problemi pratici come il mal di testa, mal di schiena, insonnia, ecc…Frank Laporte-Adamski è un osteopata francese che vive da anni in Italia, tiene seminari e conferenze in tutto il territorio nazionale ed estero. I suoi articoli sono apparsi sulle più importanti riviste di settore. (Rossella Diaz) Verdechiaro Edizioni Prezzo 14 €

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LA MEMORIA

L’ULTIMA BRACCIATA

Brema, 1966: la tragedia dimenticata della Nazionale italiana di nuoto di Mariapia Cavani Ci sono storie che si nascondono dietro ad un nome e nomi che rimangono celati nelle pieghe della storia, fino a che qualcuno non si lascia incuriosire, catturare quasi, e cerca di aprire quelle pieghe, permettendo che la luce torni su quei nomi e sulle vicende ad essi legate. Francesco Zarzana, nel suo L’ultima bracciata, appena stampato da Infinito edizioni, ci accompagna in questo percorso di conoscenza e scoperta. Il titolo rimanda al nuoto e ad una tragedia dimenticata da tutti, tranne da chi l’ha vissuta e porta ancora il dolore della perdita. Quanti nuotatori hanno gareggiato alla Coppa caduti di Brema? Quanti si sono chiesti, senza spingersi oltre, chi fossero quei caduti e in che modo avessero a che fare col nuoto? Ne parliamo con l’autore del libro, ex nuotatore, ancora oggi commissario di pallanuoto della Federnuoto.

Francesco, quando hai incrociato per la prima volta il nome “Coppa caduti di Brema” e quali campanelli - ricordiamo anche la vicenda che ha portato a Il cimitero dei pazzi – ha fatto suonare? Da piccolo nuotatore agonista il mio allenatore ci disse che dovevamo partecipare a questa importante gara. Il nome era curioso, ma non ne conoscevo il significato e nessuno me lo aveva spiegato, come succedeva per altre competizioni. Da adulto mi sono nuovamente

imbattuto per caso in questo nome ed in me è nata la voglia di saperne di più. Scoprire poi che sette giovani nuotatori con il loro allenatore e un cronista Rai hanno perso la vita in una sciagura aerea, dopo rocambolesche vicende e beffe del destino, mi ha molto scosso e volevo saperne di più. Andavano a un importante meeting internazionale a Brema e per la prima volta la Rai, siamo nel 1966, portava il nuoto nelle case degli italiani. La storia che hai scelto di scrivere ci porta a 46


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anni fa, quasi una vita: in che modo hai lavorato per raccogliere i documenti ancora esistenti? Non è stato facile ed è stato il lavoro di un anno intero. Ho recuperato qualche giornale d’epoca, ma il libro si basa sulle testimonianze dirette di molti familiari che ancora oggi, dopo quarantasei anni, hanno un dolore intatto per la perdita dei loro cari. Incontrarli è stato molto commovente e nei loro occhi ho letto tanta gratitudine per il lavoro che stavo portando avanti. Nove italiani, sette atleti della nazionale italiana di nuoto con il loro allenatore ed un giornalista, persero la vita in un disastro aereo in Germania. Abbiamo certezze oggi su quanto accadde?

Sergio De Gregorio

Nella seconda parte del libro metto da parte per un attimo emozione e commozione e cerco di fare luce su quanto è successo. I tedeschi non si comportarono bene appena dopo la tragedia, perché vollero far credere che probabilmente ci fosse stato un tentativo di dirottamento. Ipotesi che non stava da subito in piedi e che ho cercato di confutare sulla base delle mie ricerche e dei risultati della solita, inutile, inchiesta. La verità non si saprà mai, certamente un difetto nelle luci della pista dell’aeroporto di Brema, aggravato dalle condizioni meteorolo-

giche pessime, hanno purtroppo avuto una grande parte nella cosa. Ma i tedeschi non lo ammetteranno mai. Come è stata sottolineata, allora, la morte dei sette atleti, dell’allenatore e del cronista, e come sono ricordati, oggi, nel mondo dello sport? L’emozione di tutta l’Italia è stata fortissima. Ai funerali a Roma la nazione si fermò e fuori dalla chiesa dei SS. Apostoli una folla incredibile attese impietrita e immobile per ore sotto una pioggia battente. Poi però tutti dimenticarono e solo poche, scarne, commemorazioni ogni tanto ricordano questa tragedia che, secondo me, fu molto più dolorosa della tragedia di Superga del 1949 dove perì il grande Torino di calcio, perché

questi giovani non avevano le glorie, e i soldi, del calcio e dovevano fare umili lavoretti per pagarsi il nuoto e aiutare le famiglie. Poi nacque, e c’è tuttora, la Coppa Caduti di Brema, un importante avvenimento natatorio nazionale e il trofeo Nico Sapio, che ricorda il cronista scomparso. Che cosa ci insegna, anche ora, questa vicenda? Ci insegna che tutto quello che facciamo lo dobbiamo sempre fare con amore ed entusiasmo, come lo facevano questi giovani ragazzi che stavano dando tanto allo sport, ma che si aspettavano ancora tutto dalla vita. E, come ha scritto nella bellissima introduzione al libro la ex campionessa di nuoto Cinzia Savi Scarponi, questo libro è l’occasione per fare luce su un evento che mai nessuno deve dimenticare, su una storia dolorosa che noi tutti dobbiamo portare nel nostro cuore, sentendolo come un nostro lutto.

Il libro Francesco Zarzana L’ultima bracciata Brema, 1966: la tragedia dimenticata della Nazionale italiana di nuoto Infinito edizioni pag. 136, euro 12.00

Carmen Longo


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IL RITORNO

Il libro Laura Efrikian Come l’olmo e l’edera MGC Edizioni pag. 120, euro 14.00

Laura Efrikian con il figlio Marco Morandi

COME L’OLMO E L’EDERA di Francesco Zarzana

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opo tanti anni di silenzio, Laura Efrikian torna a incontrare il pubblico con la sua prima opera letteraria che racconta di sé, del suo matrimonio con Gianni Morandi e del suo amore per l’Africa. Non passa stagione nella quale non ci imbattiamo in tv con i film che la resero celebre di fianco a quello che diventerà di lì a poco suo marito, Gianni Morandi, in quella che fu considerata la coppia per eccellenza. Laura Efrikian rompe un lungo silenzio ed è tornata in lei la voglia di raccontarsi, di incontrare il pubblico che ancora le vuole un gran bene e che la ricorda sempre con affetto. E lo faattraverso un libro, “Come l’olmo e l’edera”, che ripercorre la sua vita in una famiglia trevigiana di origine armena (il papà Angelo fu violinista, direttore d’orchestra e compositore), passando per il diploma in recitazione alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, prima di approdare ai grandi fasti del cinema con i film che segnarono un’epoca come “In ginocchio da te” accanto a Gianni Morandi che divenne il marito e il padre dei suoi figli. “Gianni fu portato a casa mia da tal Balestrazzi

che si occupava dell’Ufficio Stampa del film – racconta Laura - che dovevamo girare insieme; lanciatissimo come cantante era appena tornato dal Giappone e la prospettiva di conoscere un’attrice lo rendeva euforico. Quando mi vide fu molto deluso: ero piccola, magra e dall’aria seria. Portavo i capelli lunghi attorcigliati in minutissime trecciole puntati a maruzzelle intorno alle orecchie e non sembravo promettere estasi erotiche; lui era quasi sparuto, con una faccetta furba, gli occhi verdi mobilissimi e intelligenti e le braccia ciondoloni con della mani enormi che non sapeva mai come mettere ed era ben lontano dal mio ideale di uomo”. La Efrikian parla a cuore aperto del suo matrimonio durato quindici anni, della nascita dei suoi figli, Marianna e Marco, degli affetti più cari della sua famiglia. Il libro passa in rassegna una vita costellata di successo, amore e sentimento e che adesso vede una Efrikian impegnata nel sociale in Kenya. “L’Africa è un luogo magico capace di avvolgere ogni cosa in un’atmosfera

Laura Efrikian presenterà il libro a BUK - Festival della piccola e media editoria sabato 4 febbraio ore 16.00 Sala Deledda

quasi surreale – continua – e l’amore per l’Africa ha fatto sì che acquistassi una casa quasi ai confini con la Somalia. Avevo iniziato ad andare in Africa anche per il mio lavoro di arredatrice e poi, con una mia amica, abbiamo pensato di avere una base nostra da cui partire per altri viaggi. Dopo aver fatto una decina di safari ed esplorato la natura, ho cominciato a guardarmi intorno, a scoprire le persone, a vedere la povertà anche se loro non te la fanno pesare perché ti accolgono sempre con un sorriso ed i loro abiti hanno i colori dell’arcobaleno. Ho conosciuto Agostino, il mio house boy che aveva dei problemi a far studiare i figli e da quel momento ha avuto inizio la mia frequentazione con le persone più sfortunate. Poi il fratello di Agostino è caduto da un albero di cocco ed è sulla sedia a rotelle, mi è venuto naturale occuparmi di lui e della sua famiglia. La gente ha veramente bisogno di essere aiutata, io mi occupo di quelli che ho attorno in modo molto concreto. Così i bambini di Agostino vanno tutti a scuola, escluso l’ultima nata a cui hanno voluto dare il mio nome perché è ancora troppo piccola. Diceva Victor Hugo: “Aprite una scuola e chiuderete una prigione” perché la cultura è importante. Mi occupo anche di una terza famiglia e di un orfanotrofio con ottanta bambini. E vorrei fare molto di più”.


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L’INTERVISTA

Claudia Cucchiarato presenterà il libro Vivo altrove a BUK - Festival della piccola e media editoria sabato 4 febbraio ore 17.00 Sala Deledda

Il libro Claudia Cucchiarato Vivo altrove Bruno Mondadori pag. 240, euro 18.00

Claudia Cucchiarato

VIVO ALTROVE

di Rossella Diaz

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laudia Cucchiarato, giornalista, vive a Barcellona dal 2005. Scrive per L’Unità, gruppo l’Espresso in Italia e La Vanguardia in Spagna. L’Italia non è un paese per giovani? Questa è la domanda che l’autrice si pone nel suo “Vivo Altrove”, raccontando storie di giovani italiani che decidono di cercare all’estero un’opportunità che, nel nostro paese, viene troppe volte negata… Claudia, con questo testo dai voce ai giovani italiani che hanno scelto di non vivere più in un paese, il nostro, che non sa più ascoltarli. Non credo che l’Italia abbia perso improvvisamente la capacità di ascoltare i giovani; credo purtroppo che il nostro paese da molto tempo non abbia né la forza né la voglia di scommettere sul futuro: lo dimostrano, molto meglio di quanto lo possa fare io, numerosi studi e pubblicazioni su questo argomento. E questa volontà mancata, volente o nolente, ha

radici profonde e conseguenze pericolose perché è alla base sia dell’espatrio di molti giovani preparati, sia della loro incapacità di tornare indietro e sia, soprattutto, dello scarsissimo potere di attrazione che l’Italia esercita nei confronti di giovani altrettanto preparati provenienti dagli stessi paesi che i nostri rampolli raggiungono. Quella che viene, forse riduttivamente, definita “fuga dei cervelli” non è altro che questo: una fuga da un paese che non sa valorizzare il talento, che premia il raccomandato e non il meritevole, per esempio, ma potrei citare un lungo elenco. Io non sostengo che altrove questi meccanismi siano totalmente assenti, anzi. Però in nessun posto più che in Italia sembra essere così difficile far valere le proprie capacità a prescindere dalla raccomandazione: diventare qualcuno pur essendo “nessuno”. Da anni mi occupo di questo argomento, ho iniziato a raccogliere le prime storie quasi sei anni fa, quando sono arrivata a Barcellona e ho deciso, come moltissimi altri in quel periodo, di restarci. Dalla capitale catalana mi sono rivolta poi a chi vive nel resto del mondo, perché mi sono resa conto che all’epoca non è che Barcellona andasse di moda, ma l’Italia era diventato un posto insopportabile, da molti punti di vista, lavorativo


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soprattutto, ma anche culturale, sociale, politico... Quello che più mi ha sorpreso delle storie che ho raccolto, sia per il mio libro sia per altri progetti (come il sondaggio di grande successo che abbiamo lanciato in collaborazione con il sito di Repubblica a ottobre del 2010) è che la stragrande maggioranza dei nuovi migranti italiani è in fondo arrabbiata con un paese che non li ascolta: hanno tutti una grande voglia di far sapere all’Italia le proprie ragioni, mentre sempre più spesso vengono accusati di egoismo (i cosiddetti “conigli in fuga”) e menefreghismo. Il fenomeno non si conosce a sufficienza, queste persone sono “nessuno” per il paese in cui, con il solo aiuto delle proprie forze e capacità, decidono di stabilirsi e lavorare, ma soprattutto sono “nessuno” per il paese d’origine: non sappiamo quanti sono, cosa fanno, dove stanno, cosa pensano... e invece hanno tutti un sacco di cose da raccontare e anche da proporre. Tramite “Il Manifesto degli Espatriati” sostieni che l’Italia deve tornare ad essere un “Paese per giovani: meritocrati-

IL GIORNO IN CUI

L’€URO MORÌ S

tefano Feltri, modenese, classe 1984, dopo una laurea alla Bocconi muove i primi passi nel giornalismo ne La Gazzetta di Modena, prima di passare a Radio24, poi a Il Foglio e a Il Riformista, prima di approdare a

Il Fatto Quotidiano. E la sua materia preferita, l’economia, non poteva non essere protagonista del suo libro Il giorno in cui l’euro morì, dove ripercorre le tappe della grande crisi e l’origine del dominio “Merkozy” in Europa, individuando responsabilità e occasioni mancate. Soprattutto dell’Italia. Feltri, con dovizia di particolari, spiega perché questa crisi cambierà per sempre il mondo in cui viviamo e la nostra moneta. È la fine di un’epoca? Il sogno europeo certamente si scontra contro il muro del debito. E il destino politico dell’Italia e i risparmi degli italiani si decidono in questi mesi fra Atene e Berlino, passando per le Banche Centrali di New York e Francoforte. Forse l’illusione dell’euro è finita e una moneta sola non è più adatta a economie troppo diverse. O cambia la moneta o cambiano le economie. E con lo stesso ‘piglio’ con il quale ha posto al neo Premier Monti una domanda nella conferenza stampa di fine anno su alcuni presunti sprechi che minano questa fase di austerity, Feltri entra nel dettaglio della crisi del debito pubblico che ha

co, moderno, innovatore e a pieno titolo europeo e occidentale” cosa significa esattamente questo progetto? Il Manifesto degli Espatriati è nato dalla fusione di due progetti: il mio (“Vivo altrove”, libro e blog) e quello di Sergio Nava (“La Fuga dei Talenti”, libro e blog). Io e Sergio, dopo aver partecipato a decine di incontri e dibattiti in tutta Europa per parlare della pericolosa emorragia di giovani che colpisce l’Italia, abbiamo deciso di passare dalle lamentele alle proposte. Il progetto consiste in un elenco di nove punti in cui si denuncia tutto quello che, dalle interviste che abbiamo fatto, non piace ai giovani dell’Italia. E in un decimo punto “aperto” in cui chi vive altrove possa fare proposte interessanti per invertire la tendenza. Non si tratta di parlare di grandi sistemi economici o di proporre leggi particolarmente complicate. Per esempio, la mia prima proposta è stata quella di incentivare la distribuzione di film in lingua originale sottotitolati nei cinema italiani: con poco si riuscirebbe ad aprire un po’ di più le menti di molti cittadini e a fomentare la multiculturalità, oltre alla conoscenza delle lingue. travolto prima la Grecia, poi l’Irlanda, il Portogallo e infine l’Italia tra il 2010 e il 2011. Con il risultato che fare sacrifici per rispettare le richieste dell’Europa condannerà Stati già fragili alla recessione. In entrambi i casi saremo tutti più poveri. Ma questo è un problema di domani. L’emergenza è un’altra: la crisi del debito ha dimostrato che gli Stati possono finire in bancarotta. Lo scudo dell’euro non protegge più Paesi con troppo debito e bassa crescita. E nessuna via d’uscita è indolore: rinunciare all’euro significa far fallire le banche, isolarsi dal mondo per alcuni anni, niente credito e poche importazioni. Se la moneta unica dovesse fallire salta l’Europa. E l’Italia, teorizza Feltri, così come la conosciamo oggi non esisterà più. (Rossella Diaz)

Il libro Stefano Feltri Il giorno in cui l’euro morì Aliberti editore pag. 80, euro 13.00

Stefano Feltri presenterà il libro a BUK - Festival della piccola e media editoria sabato 4 febbraio ore 16,30 Sala Pirandello


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IL PERSONAGGIO

Il talent-show culinario dell’emittente Cielo “Masterchef Italia“, indiscusso evento mediatico del 2011, è da poco giunto alla sua conclusione. Tre chef di fama internazionale hanno decretato che, tra 18 selezionatissimi aspiranti, il modenese Spyros Theodoridis meritava di essere il VINCITORE. Lo incontriamo per farci raccontare dal vivo la sua avventura!

SPYROS THEODORIDIS IL PRIMO MASTERCHEF D’ITALIA di Daniela Dazzo Spyros, quali i ricordi i più belli di questa esperienza? La mia avventura a Masterchef è costellata da una serie di splendidi ricordi e mi trovo in difficoltà anche a solo a dover scegliere quali menzionare e quali no. Sicuramente il percorso nella sua totalità sarà per me indimenticabile, a partire dalle diverse fasi dei casting. Ricordo infatti col sorriso le prove di selezione iniziali che man mano ci riducevano sempre più, e sempre di più il pathos cresceva..Prima in cento, poi quaranta, poi ventotto…e finalmente in diciotto! Durante il corso delle varie sfide poi, abbiamo avuto l’occasione di conoscere e confrontarci con ospiti esterni del calibro di Davide Scabin o Moreno Cedroni, entrambi chef che, con le loro due stelle Michelin a testa, stanno scrivendo dei capitoli importanti nella grande storia della cucina italiana. Di Moreno Cedroni ad esempio, straordinario guru del pesce, ricordo il carisma, l’immenso amore per quello che fa e la sua grandissima cultura gastronomica, che trasmetteva agli altri con una incredibile naturalezza. E che dire della finale? Prima che Carlo Cracco pronunciasse il nome del vincitore, dentro di me era un turbinio di paure, consapevolezze, speranze..E

dopo, sono stati cinque minuti indescrivibili. Cinque minuti di esplosione di euforia e di incredulità in cui non riuscivo nemmeno a pensare, né mi rendevo conto se intorno a me vi fossero persone o fossi solo con la mia emozione… Non potrò mai nella mia vita dimenticare le sensazioni che ho provato! In quei cinque minuti unici, il mio sogno si è trasformato in realtà.

a intraprendere la professione di chef. Ho lavorato davvero con tanta passione a questo libro, ho cucinato per tre mesi ininterrotti, ho curato meticolosamente ogni piatto e li ho collaudati tutti personalmente. Sono impaziente di sapere se i lettori gradiranno il mio lavoro!

E’ di prossima uscita il tuo libro di ricette: Cuoco per emozione. Puoi raccontarci come hai affrontato questo nuovo “invention test” che ti vede nelle vesti di autore?

Durante il programma hai ribadito spesso come la cucina rappresenti per te una forma d’arte che diventa espressione della tua identità, del tuo sentire e del tuo sapere. Che legame ritieni esista tra cucina e cultura, intesa appunto come il bagaglio di conoscenze, esperienze e sensazioni proprie di un individuo?

Questa nuova sfida non è stata facile, devo ammetterlo. Sessanta ricette sono tante, soprattutto per chi, come me, non ha mai voluto trascrivere su carta le proprie creazioni. Credevo infatti che ciò potesse in qualche modo inibire la mia voglia di sperimentare sempre piatti nuovi, anche se la mia esperienza a Masterchef insieme a chef professionisti mi ha fatto capire che non era così. Posso anticiparvi che il libro sarà suddiviso in tre capitoli: uno dedicato alle ricette pre-Masterchef più tradizionali e casalinghe, il secondo focalizzato su ciò che ho imparato all’interno del programma in quanto a tecniche nuove, sapori o consistenze, e l‘ultimo cui vi è il cambio d’ottica della cucina e mi accingo

Secondo Carlo Cracco “la cucina È cultura” ed io condivido appieno questa sua affermazione. Penso però che sia fondamentale coltivare sempre la propria cultura, mantenendo un atteggiamento di curiosità e di apertura nei confronti della vita. Ascoltare, guardare, provare, sono ottime occasioni per incrementare il bagaglio culturale di una persona che si rifletterà poi in tutto ciò che fa, compresa la preparazione del cibo. Cucinare è senza dubbio una modalità con cui è possibile esprimere fortemente la propria identità. E quando ad un cuoco riesce “l’alchimia” di creare abbinamenti, consistenze e sapori nuovi andando oltre la semplice interpretazione di un piatto, in quel momento nascono uno chef e la


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sua opera d’arte, che meritano di essere riconosciuti come tali.

modenese è in grado di offrire in abbondanza.

Vivi a Modena da tanti anni. Quanto questa terra, con una cultura così legata alle sue fiere tradizioni gastronomiche, ha influenzato il tuo approccio alla cucina?

Ed ora, con il titolo di 1°Masterchef Italiano in tasca, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Da quattordici anni oramai abito qui e considero Modena la mia città. Il mio palato è stato decisamente influenzato sia dall’ottima cucina tradizionale di cui ho profondo rispetto, sia dall’alta qualità dei singoli prodotti che il territorio

Ho tantissimi progetti e proposte in questo momento: Bruno Barbieri, uno dei tre giudici, mi ha offerto, con mio grandissimo piacere, di andare a lavorare con lui nel suo ristorante londinese. Durante il programma inoltre, avevo vinto uno stage di sei mesi a Rivoli nel ristorante Combal.Zero di Davide Scabin, ed ho ricevuto anche proposte per la gestione di locali già avviati qui a Modena. Mi piacerebbe molto anche sviluppare un

progetto, magari televisivo, destinato ai bambini; ho ricevuto infatti un sostegno ed un affetto da parte loro che mi ha profondamente commosso e vorrei ringraziarli facendo qualcosa che li potesse divertire! Per il momento però rimando tutto questo poiché la preparazione e la promozione del libro, unita ai vari impegni che la vittoria di Masterchef ha portato con sé, fanno sì che io sia sempre in viaggio per l’Italia. Ma nel prossimo futuro, dopo aver studiato a fondo ed imparato il mestiere, il mio obiettivo resta sempre quello che una volta solo sognavo: aprire un piccolo ristorante, tutto mio.

L’inconfondibile tristezza della torta al limone “I sentimenti vanno digeriti, il puro realismo non mi interessa…” (Aimee Bender) Il mondo dei fornelli può essere saldamente connesso alla sfera delle emozioni? “L’inconfondibile tristezza della torta al limone” ultimo lavoro editoriale dell’americana Aimee Bender, pubblicato in Italia da Mini-

Il libro Aimee Bender L’inconfondibile tristezza della torta al limone Minimum Fax pag. 332, euro 16.50

mum Fax, è una favola moderna capace di far riflettere, commuovere e sorridere… La timida Rose Edelstein in tenera età scopre di avere una particolarità; può percepire i sentimenti delle persone nel cibo che preparano: tristezza, rabbia, frustrazione, insoddisfazione e colpa le si attaccano alla bocca e la invadono. Può assaggiare i segreti e il dolore. Se inizialmente Rose subisce una sorta di shock che scardina ogni certezza legata al suo apparente perfetto nucleo familiare, in un secondo momento questo “dono” diventa uno strumento unico, un privilegio che le permette di poter penetrare nelle emozioni di chi ama e capirne le ragioni del cuore e le sofferenze. Una storia struggente ed agrodolce che riesce a snodarsi con maestria dall’inconsueto al surreale con stile impeccabile, mescolando fiaba e realismo, regalandoci una storia appassionante sulle sfide che ogni giorno affrontiamo tutti noi, con le persone che amiamo. (Rossella Diaz)


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IL PROGETTO

© lacucinadicalycanthus_net

di Luca Leone Una mamma straniera e il suo bimbo, un ambulatorio pediatrico italiano. Una grande sensibilità umana. Questi sono gli ingredienti – essenziali e inimitabili – alla radice di un libro genuino e delicato come “Ci sarà una volta” di Andrea Satta, musicista leader del gruppo dei Tetes de Bois, scrittore, inviato al Giro d’Italia e al Tour de France e, soprattutto – a insaputa di molti – ottimo pediatra in una realtà difficile e multietnica come quella di Valmontone, località alle porte di Roma nota ai più solo per un parco giochi immenso e per l’altrettanto colossale outlet. La delicatezza e l’amore per i bambini e il loro perfetto contrario, insomma. Un giorno quella mamma, come racconta nella delicatissima prefazione al libro un ispirato Dario Vergassola, “portando il figlio dal dottore, confessa al medico di non avere amici; neanche il piccolo bimbo africano aveva compagni italiani per giocare. L’unico po-

Andrea Satta presenterà con Stefano “Cisco” Bellotti e il poeta Alberto Bertoni il suo libro a BUK - Festival della piccola e media editoria sabato 4 febbraio ore 17.30 Sala Pirandello

“CI SARA’ UNA VOLTA” NINNANANNE DAL MONDO FIRMATE ANDREA SATTA

sto dove aveva conosciuto qualcuno era proprio l’ambulatorio medico, durante l’attesa per le visite”. Qui scatta, trascinata da una spontanea umanità di cui Satta è immediatamente e naturalmente contagioso portatore, la grande idea nel medico Andrea: organizza un incontro al mese in ambulatorio con tutte le mamme e i papà – e relativi bambini – con l’obiettivo di conoscersi meglio: ecco allora lo scambio di ricette, le torte e, soprattutto, l’idea di coinvolgere ogni volta alcuni genitori volontari per raccontare, nella loro lingua e poi in italiano, una fiaba del loro Paese. La loro fiaba preferita da bambini, quella con cui i loro genitori, prima del bacio della buona notte, li facevano addormentare. E con cui, oggi, dolcemente cullano nel mondo dei sogni i loro piccoli. Così tante mamme (meno papà, purtroppo, almeno per ora) si sono conosciute, hanno raccontato le loro fiabe – italiane come nigeriane, romene come belghe, marocchine come norvegesi, egiziane, palestinesi, brasiliane, pakistane… – e hanno potuto capire di essere meno sole. Questo bellissimo progetto – che meriterebbe di diventare un progetto pilota per tutti gli ambulatori pediatrici italiani e del mondo – è confluito in un libro di pari delicatezza e dolcezza, “Ci sarà una volta”, ulteriormente arricchito da una bellissima fiaba ebraica donata da Moni

Ovadia e da 25 stupende illustrazioni inedite firmate dalla matita fertilissima di Sergio Staino. Completa il progetto l’idea di Satta di donare il ricavato del libro, fatte salve le spese di produzione dello stesso, a Emergency, che userà il denaro così raccolto per finanziare un progetto in un ospedale pediatrico africano. Perché Natale non è una sola volta l’anno – come ci fanno credere in tv – ma può essere tutti i giorni. Andrea Satta, uomo di grande profondità e artista sensibile, con “Ci sarà una volta” ce lo dimostra, grazie alla semplicità che gli è innata, una volta di più. ������ �� � � � � � � � �

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Il libro Andrea Satta Ci sarà una volta Infinito edizioni pag. 128, euro 12.00


APPUNTAMENTI

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Abusivismo, abbattimenti e Camorra “L’Italia che frana” di Bartolomeo Sciannimanica “L’Italia che frana”: un titolo duro per un libro che fa della natura geologicamente instabile del nostro Paese una metafora delle sue condizioni attuali. L’autore, Bartolomeo Sciannimanica, è ingegnere esperto di ambiente e territorio, docente di Ecologia presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ex dirigente settore ambiente della Regione Campania e del Comune di Napoli, da sempre impegnato nella lotta all’abusivismo. Ed è proprio l’abusivismo edilizio il punto di partenza di questo studio sul territorio: un fenomeno che nelle terre di Gomorra, come nel resto del Paese, è ormai segno evidente della cattiva gestione che piega le scelte urbanistiche alla speculazione piuttosto che prestare attenzione alle esigenze e ai disagi sociali ed economici dei cittadini. Costruire al di fuori delle regole equivale a “falsare la democrazia, creando un economia illegale” e viola quei principi fondamentali che sono il diritto al lavoro e alla casa, secondo l’autore. Una politica abitativa sbagliata, quella dell’Italia attuale, alla quale il docente napoletano attribuisce gravi responsabilità. Ma l’abusivismo si può fermare, sebbene applicare la normativa e le sanzioni non sia sufficiente. Occorre eliminare i disagi sociali ed economici, instaurare un dialogo con la cittadinanza, renderla consapevole. “L’Italia che frana” è un’analisi piena, appassionata, che muove dall’urbanistica e prosegue abbracciando la sfera ambientale e quindi quella politica. Infatti, come lo stesso autore afferma, “l’urbanistica, avendo come ultimo oggetto di studio l’uomo e la sua felicità, riguarda ogni cosa”. (Francesco Zarzana)

Il libro Bartolomeo Sciannimanica L’Italia che frana Graus editore pag. 128, euro 13.50 L’autore sarà presente a BUK domenica 5 febbraio ore 18.00, Sala Pirandello

Corruzione e malaffare nella “Sanità SPA” raccontata da Daniela Francese

Il libro Daniela Francese Sanità SPA Newton Compton pag. 23, euro 9.90 L’autrice sarà presente a BUK domenica 5 febbraio ore 11.00, Sala Carducci

“Sanità SPA” è la storia a tinte fosche di un Paese vittima del malaffare: un tema che la giornalista Daniela Francese già negli ultimi anni aveva iniziato ad indagare con maggiore attenzione, pubblicando nel 2009 il saggio-inchiesta “La salute rubata”. Il nuovo dossier si sviluppa in un susseguirsi rapido, incisivo ed inesorabile di cifre, nomi, fatti che investono senza giri di parole l’intero Settore Sanitario Nazionale. Infatti se da un lato l’autrice ci ricorda che la spesa nazionale del SSN, con i suoi 130 miliardi di euro, ne fa il comparto con la più alta quota di denaro pubblico investito, dall’altro punta il dito contro la fitta rete di interessi che di queste risorse se ne appropria – sottraendo alla collettività il diritto fondamentale alla tutela sanitaria. ASL controllate da medici e politici corrotti, industrie farmaceutiche che influenzano la ricerca, ma anche prescrizioni, ricoveri, interventi inutili e talvolta dannosi: nella radiografia illustrata dalla giornalista, i “buchi neri” della sanità sono direttamente collegati ai gravi disservizi e ai tagli subiti dal settore, ma soprattutto ai debiti che sempre più famiglie italiane contraggono per sostenere le esose spese mediche. L’inchiesta di Daniela Francese guarda in faccia i mali che affliggono la Sanità italiana per sollecitare il lettore, ogni membro della comunità, a fare della conoscenza e della consapevolezza un auspicato motore di riscatto della società civile. (Roberta Milano)

Teatro: Sergio Pierattini. Un mondo perfetto / Il caso K / Il gregario / Il raggio bianco / Le reliquie dell’amore strozzato / Il ritorno / La Maria Zanella

Il libro

Da dove viene la malinconia radicale e immedicabile dei personaggi di Sergio Pierattini? Arriva da una sorte di vocazione profonda, ancestrale. Il suo teatro è una sorta di indagine capillare e senza soste, straripante nel cercare e ricevere risposte, e soprattutto mai arresa alle soluzioni più evidenti, alle facili strumentazioni dei sentimenti. Le trame pierattiniane grazie a questo libro che ne documentano la “summa” del suo teatro, ci aiutano a seguirne i suoi intrecci ed anche i suoi successi. Un autore teatrale che non disegna di stare in scena e che per fortuna crea testi che ci permettono di guardare dentro di noi e intorno a noi. Con Pierattini, il testo drammatico conosce una stagione felice di grande sviluppo, ponendosi come pratica L’autore sarà presente a BUK diffusa e prezioso oggetto di un rinnovato interesdomenica 5 febbraio se critico. (Rossella Diaz) ore 11.30, Sala Pirandello

Sergio Pierattini Teatro: Un mondo perfetto / Il caso K / Il gregario / Il raggio bianco / Le reliquie dell’amore strozzato / Il ritorno / La Maria Zanella Editoria & Spettacolo pag. 328, euro 18.00


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LA RECENSIONE

Luciano Garofano sarà presente a BUK - Festival della piccola e media editoria domenica 5 febbraio ore 17.00 Sala Pirandello

Il libro Luciano Garofano, Paul Russel, Andrea Vogt Uomini che uccidono le donne Rizzoli pag. 300, euro 18.50

UOMINI CHE UCCIDONO LE DONNE Incontro con Luciano Garofano

…ogni otto minuti nel mondo una donna viene assassinata… per gelosia, perché non si vuole accettare la fine di una relazione o perché la sua debolezza la rende una preda facile e indifesa…. di Rossella Diaz Dieci vittime femminili di atroci delitti. Uomini che uccidono le donne. Ultimo lavoro editoriale di Luciano Garofano, ex comandante dei RIS di Parma, che ricostruisce insieme a Paul Russell ed Andrea Vogt, alcuni casi celebri di cronaca italiana ed internazionale: dalla strage di Erba ad Elisa Claps ed ancora dal caso di Simonetta Cesaroni alle bestie di Satana, soffermandosi con attenzione all’apporto dato dalla scienza forense alle indagini. “Oggi la donna è più vulnerabile rispetto al passato, perché si è emancipata e l’uomo sente minacciato il proprio ruolo di possessore” - afferma Garofano - “i crimini contro le donne sono in aumento, purtroppo anche a causa di una colpevole negligenza nel denunciare i comportamenti aggressivi contro di loro. L’omicidio di una donna è solo il culmine di una storia di violenza ben più complessa…tutto questo va di pari passo con sofferenza sociale, forte disagio, crisi economica, fattori che si traducono in un’aumentata aggressività collettiva di cui

la donna paga lo scotto. Basta vedere il proliferare dei casi di stalking e violenza verbale». Il volume ripercorre importanti cold case che, grazie ai progressi della scienza, sono stati risolti anche a oltre vent’anni di distanza, come ha dimostrato il caso di Simonetta Cesaroni (via Poma) o di Alberica Filo della Torre (Olgiata). Garofano ci guida sui luoghi del delitto, ripercorrendo indagini della polizia scientifica, conducendoci anche alla scoperta delle ragioni profonde di un fenomeno criminale che affonda le sue radici nell’aspetto più oscuro e insondabile dell’animo umano. Molte volte il pubblico è fuorviato dalle fiction televisive, inattendibili ed opinabili, in cui per ogni traccia esiste un macchinario adatto a ricavare informazioni utili. Gli ostacoli con cui un perito deve confrontarsi, la difficoltà di analizzare correttamente una traccia labile, fornire un dato significativo agli inquirenti destreggiandosi tra le mille variabili in gioco, non rendono facile il lavoro dei tecnici forensi. Ma la realtà è ben diversa.


L’ESCLUSIVA

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Una lettera ai francesi, un monito per l’Europa

Ségolène Royal di Francesco Zarzana Ségolène Royal aveva riprovato a candidarsi per essere la prima donna a sedere il gradino più alto della Francia, concorrendo per le primarie del suo partito, quello socialista, che ha designato invece François Hollande per la corsa all’Eliseo della prossima primavera. Nel 2007 era arrivata al secondo turno delle presidenziali con 17 milioni di elettori alle spalle. Ha deciso di scrivere il suo pensiero in un libro dall’eloquente titolo “Lettre à tous les resignés et indignés qui veulent des de solutions” (Lettera a tutti i rassegnati e indignati che vogliono delle soluzioni) e in Francia è stato subito un caso editoriale. Dal suo osservatorio che è la regione del Poitou-Charentes di cui è presidente, Ségolène vive in maniera diversa il cambiamento che una parte della Francia chiede. “Io resto al servizio della Francia e dei francesi – dichiara – e questo libro vuole essere la sintesi tra la difesa dei valori tradizionali come la famiglia, l’educazione, la sicurezza, e la coscienza del futuro credendo nella difesa dell’ambiente, dell’intraprendenza dei cittadini, nella democrazia partecipativa e nelle alleanze politiche senza settarismi”. E proprio le tematiche ambientali sono molto ricorrenti nel libro. “Con le politiche giuste e corrette – aggiunge la Royal – la Francia può diventare la prima potenza ecologica d’Europa. Già la regione che presiedo è diventata la prima regione ecologica d’Europa con un piano sull’energia solare e sulle energie rinnovabili unica nel suo genere. Esempio che si può espandere in tutta la nazione”. Ségolène Royal in questo libro prova a dare risposte e soluzioni ai francesi e non solo. Resta ferma sulla posizione, per lei cardine fondamentale, “di arrivare a un ordine sociale giusto per evitare il disordine ingiusto che indigna e scoraggia”.

Dalla corsa all’Eliseo al governo della Regione Poitou-Charentes. Ségolène Royal scrive ai francesi indignati che cercano soluzioni, Ma il libro non è un testamento politico. Anzi.

Il libro Ségolène Royal Lettre à tous les resignés et indignés qui veulent des de solutions Plon euro 9.00


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Compagnia Quinta Parete

Le fondamenta dell’impero

Monologo inservibile a un attimo dal crollo prefazione di Sergio Pierattini

introduzione di Francesco Zarzana

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Profile for Leonardo de Sanctis

AUTOMOBILI sulla rivista BUK  

Sul numero di febbraio 2012 di BUK, rivista letteraria della Fiera di Modena, una bella recensione dell'ultimo libro di Claudio Bondì, pubbl...

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