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Corriere Cdo.net srl - via Melchiorre Gioia, 181 - 20125 Milano - Poste italiane SpA - D.L. 353/2003 (conv. 27/02/2004 L. n°46) art. 1 Comma 1, DCB Milano – House organ dell’Associazione Compagnia delle Opere (contiene allegati)

CORRIERE

opere

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Tr i m e s t ra l e d e l l a C o m p a g n i a d e l l e O p e re M a r z o 2 0 1 2

opere

apertura al cambiamento L’innovazione riguarda l’approdo al mercato, il processo produttivo e l’organizzazione aziendale, è un’esigenza che coinvolge tutti i fattori della vita di un’impresa

In allegato “giovani e imprese. crescere insieme”

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L’innovazione è per tutta l’impresa

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olitamente l’innovazione viene collegata alla capacità di ideare nuovi prodotti e servizi. Da questo punto di vista, l’elemento più importante diventa il grado di genialità necessario per dare vita a soluzioni che possano definirsi, appunto, innovative, e spianare così all’azienda la strada del successo. Questa rappresentazione non è sbagliata, però è incompleta. L’innovazione riguarda, in maniera strutturale, anche altri momenti dell’attività imprenditoriale, quali l’impegno  sistematico  a  migliorare i processi  di organizzazione  interna,  l’attitudine a saper cogliere le occasioni di crescita modificando in tempo utile le strategie  o, ancora, la  corretta  pianificazione  degli investimenti nel medio e lungo termine  e l’individuazione di nuovi sbocchi di mercato per i propri prodotti e servizi. Sarebbe dunque riduttivo far coincidere l’innovazione  con  il momento dell’ideazione  che, invece,  coinvolge  la capacità  complessiva di arrivare “dall’idea al cliente”, di seguire cioè quella traiettoria che coinvolge tutti i momenti della vita aziendale. Innovare vuol dire creare quelle novità e diversità, anche nel dettaglio, che permettono all’impresa di riproporsi sempre al mercato con una identità riconoscibile e capace di fidelizzare vecchi clienti e di attrarne nuovi. Proprio a  questo  fondamentale argomento  è dedicato il primo numero del 2012 del Corriere delle Opere. Queste pagine danno spazio a  riconosciu-

Non è solo ideazione di nuovi prodotti e servizi. Innovare è soprattutto, come sottolinea il presidente Cdo, «la somma di piccoli cambiamenti sostenuti con realismo, tenacia e coraggio»

ti  esperti  in  materia per  focalizzare l’importanza decisiva dell’innovazione nelle pmi. Vengono esplorati gli scenari di evoluzione per il business di domani, il  fenomeno  dell’open data, le modalità per affacciarsi al business nel Web 2.0, gli strumenti finanziari che aiutano le imprese a innovare e, inoltre, il delicato rapporto tra innovazione e passaggio generazionale, le iniziative dell’Unione europea per aiutare le pmi a innovare e le possibilità che anche un’azienda di dimensioni piccole o medie brevetti prodotti innovativi. Ma, accanto a questi approfondimenti, il numero che avete tra le mani invita anche a un confronto diretto: propone infatti dodici case histories che dettagliano concretamente i passi compiuti da altrettante aziende per riuscire a vincere la sfida della competitività. Da questi racconti emerge che l’innovazione non è riducibile a un colpo di genio, ma è un lavoro arduo, frutto anche  di un’educazione capace di considerare e valorizzare il dettaglio. Non una rivoluzione, quindi,  ma la somma di piccoli cambiamenti  sostenuti con realismo, tenacia e coraggio nel perseguirli. Di questi esempi qualcuno potrà fare anche tesoro per avviare piccoli o grandi processi di innovazione dentro la propria azienda o nel rapporto con i clienti e i fornitori, sperimentando  così  che la vera innovazione non è un’avventura solitaria, ma un percorso che può attuarsi attraverso il confronto. n N. 9 Marzo 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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sommario Anno XXVI - n. 9 - marzo 2012 Registrazione Tribunale di Milano n. 505 del 27 settembre 1986 Iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione n. 7521 Direttore responsabile Dario Vascellaro Redazione Bettina Gamba, Carmelo Greco Uffici Via Legnone 20, 20158 Milano Tel. +39 02 673961 - fax +39 02 67396230 Editore Cdo.net srl - via Melchiorre Gioia, 181 - 20125 Milano Pubblicità Evidentia Communication srl Via Legnone 20 - 20158 Milano - Tel. +39 02 67396218 anna.venturini@evidentiacommunication.it Stampa Centro Stampa Editoriale - Via del Lavoro 18 36040 Grisignano di Zocco, Vicenza Progetto grafico Curious Design Impaginazione Maurizio Saporiti Distribuzione e confezionamento Comp Editoriale Veneta srl - Via Cappelletto 12 30173 Mestre (Ve) L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli associati Cdo e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Cdo.net srl - via Melchiorre Gioia, 181 - 20125 Milano. Le informazioni custodite verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli associati Cdo la testata e gli allegati, anche pubblicitari, di interesse pubblico (legge 675/96 - tutela dati personali). Il numero è stato chiuso in redazione il 9 marzo 2012. La percentuale di pubblicità di questo numero, comprensiva di inserti e allegati, è del 31%.

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Incontri b2b a Shanghai Gli affari in Cina: una questione di relazioni ROMITI. Strategia cinese per le imprese italiane L’ESPERTO. La sfida delle pmi

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FORUM CDO AGROALIMENTARE. La certezza contro la crisi

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BAZZONI. Imperativo per il 2012: innovarci

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VITA CDO

innovazione

Saper leggere i trend di mercato: il caso McDonald’s METODO. Il Radar dell’innovazione CASE HISTORIES. Le 12 dimensioni del Radar Si può fare business con i social network? MAURO. «Occorre “distribuire” la conoscenza in Europa» BREVETTI. Tutelare le invenzioni RTN. Creatività italiana e qualità tedesca LANDONI. Le politiche per l’innovazione BFS PARTNER. Come finanziare un’idea innovativa CNR. Dalla ricerca agli spin off PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Open data in Piemonte TORINO WIRELESS. L’Ict può rilanciare l’economia piemontese PROGETTO PLASMET. Migliorare i prodotti con le nanotecnologie LA STORIA. Una donna in fonderia AMBIENTE. Energia e “green economy” L’impegno “verde” di E.ON SISTRI. L’informatica nella PA

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in lombardia e piemonte b2b per l’edilizia con costruendo

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Cresce soprattutto all’estero La performance dei distretti Il terzo rapporto dell’Osservatorio nazionale distretti italiani, diffuso a metà febbraio, ha preso in esame l’andamento dei distretti nel corso del 2011, tracciando, inoltre, delle previsioni per il 2012. In totale sono stati messi sotto la lente d’ingrandimento 101 distretti, dove operano 283 mila aziende, con circa 1,4 milioni di addetti, il 30% del totale manifatturiero. Di questi, il 38% coinvolge il settore tessile-abbigliamento, il 22% l’arredo-casa, il 12% l’agroalimentare, il 26% l’automazione e la metalmeccanica, il 2% la cartotecnica-poligrafici e l’1% la cultura. Sul fronte produttivo nel 2011 sono stati registrati miglioramenti rispetto all’anno precedente. In particolare, la quota di aziende distrettuali che ha segnalato un incremento del fatturato, rispetto al 2010, è passata dal 34,3% al 39,9%, facendo meglio, peraltro, rispetto alle aziende manifatturiere collocate al di fuori di un distretto industriale (37,2%). Parallelamente, però, cresce anche la quota di aziende che nel 2011 ha dovuto fare i conti con un calo del fatturato (dal 19,3% al 26%). I problemi riguardano soprattutto le micro imprese, che denunciano un calo di ordini e sono fortemente indebitate con il sistema bancario. Sul fronte occupazionale, tra il 2008 e il 2009 nei territori si sono persi circa 92 mila posti di lavoro. La riduzione di addetti ha colpito soprattutto le piccole imprese (10-49 addetti), dove si concentra il 32% dell’occupazione. Ciò che preoccupa particolarmente, però, sono le previsioni per il 2012: le imprese che immaginano un calo dell’occupazione sono pari al 25%, contro soltanto il 6% che ne prevede un aumento. L’export invece cresce, soprattutto nei mercati extra-Ue. La percentuale delle imprese di distretto che ha segnalato incrementi delle vendite all’estero è passata dal 32,8% di fine 2010 al 38,1% di fine 2011. Straordinaria la performance conseguita in Cina, dove i distretti hanno toccato la cifra record di 606 milioni di euro di esportazione (erano 483 nel 2010). n

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Il 29 marzo, nella sede dell’Autodromo di Monza, spazio alla quarta edizione di Costruendo - Una rete per l’edilizia. All’iniziativa, nata per favorire relazioni di business tra i partecipanti della filiera edile, partecipano oltre 250 imprese insieme ai grandi operatori del settore e alle istituzioni locali. Nel 2012, la sede Cdo di Como e Sondrio e quella di Lecco si aggiungono alle cinque storiche che hanno ideato e organizzato in precedenza l’iniziativa: Varese, Saronno, Alto Milanese, Monza e Brianza, Verbano Cusio Ossola. Costruendo nasce da una semplice idea: per garantire opportunità di contatto finalizzate agli acquisti e alle vendite, alle potenziali partnership tra i partecipanti, prima dell’evento vengono raccolti, oltre alle adesioni, anche i profili di ciascuna azienda iscritta. Queste informazioni servono a costituire un database accessibile a tutti i partecipanti all’interno del portale dedicato www.costruendo.net e consentono a ogni azienda di stilare una lista di imprese che si intendono incontrare il giorno dell’evento. Costruendo si articola così in una giornata di lavoro, scandita dagli appuntamenti tra imprenditori e professionisti. La Compagnia delle Opere in questo modo mette a disposizione la propria rete, dando una grande opportunità ad aziende operanti su aree geografiche limitrofe di toccare con mano l’utilità di fare squadra, di cogliere nuove opportunità di business e di incontrare possibili partner con cui iniziare a lavorare. Il prossimo 31 maggio Costruendo farà tappa anche in Piemonte. A Torino, infatti, al Lingotto Fiere, si terrà la prima edizione piemontese dell’appuntamento per gli operatori dell’edilizia. Nella medesima location, il 30 maggio la Cdo Piemonte organizzerà B2B Smart, evento intersettoriale volto a favorire l’incontro e il business tra imprese del territorio.


Il Calendario di expandere 2012 gli appuntamenti in tutta italia

Expandere with Matching permette a imprenditori, professionisti e pmi di incontrarsi con lo scopo di creare nuove opportunità di business (nella foto, Expandere Foggia 2011)

Dodici manifestazioni in giro per la Penisola, 24 sedi locali Cdo coinvolte. Sono questi i numeri di Expandere with Matching 2012, un’idea di Compagnia delle Opere pensata per offrire alle imprese un’occasione di incontro e di scambio di opportunità, così da favorire lo sviluppo di una rete in cui siano protagonisti gli imprenditori. La comunità di Expandere si dà appuntamento periodicamente in eventi territoriali durante i quali, attraverso incontri b2b prefissati, workshop e seminari informativi, consolida le relazioni tra gli aderenti e individua nuove strategie di sviluppo.

Ecco il calendario dei prossimi appuntamenti: 18 aprile Abbadia di Fiastra, Urbisaglia (Macerata) 9 maggio Catania 10 maggio Padova 15 maggio Como 23 maggio Firenze 29 maggio Cagliari

30 maggio Bologna 5 giugno Brescia 13 giugno Foggia 14 giugno Roma 15 giugno Genova 21 giugno Napoli

Le date potrebbero subire cambiamenti. Per aggiornamenti e informazioni si rimanda al sito www.expandere.org oppure alla sede locale Cdo più vicina. n N. 9 Marzo 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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Giornata di Raccolta del farmaco donati oltre 300 mila medicinali Nonostante il maltempo su gran parte del territorio nazionale e il rinvio a sabato 18 febbraio nelle province di Ancona, AscoliPiceno, Avellino, Benevento, Ferrara, Frosinone, Macerata, Nuoro, Oristano, Perugia, Pesaro-Urbino, Ravenna, Rovigo, Sassari, Teramo e Terni, nelle 3.078 farmacie aperte dove si è svolta sabato 11 febbraio la XII Giornata nazionale di Raccolta del farmaco, sono stati donati oltre 300 mila farmaci. I farmaci raccolti sono destinati a più di 1.400 enti assistenziali (l’elenco completo è disponibile su www.bancofarmaceutico.org), molti dei quali a febbraio hanno operato per l’emergenza freddo assistendo circa 450 mila indigenti e senza tetto. L’iniziativa, organizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus in collaborazione con la Cdo Opere Sociali ha avuto, ancora una volta, un grande successo. «Donne anziane che vanno in farmacia nonostante la neve, persone che si muovono apposta per andare nelle farmacie aderenti, sapendo che i farmaci donati andranno agli enti che assistono i senza tetto, le ragazze madri e i loro bambini. Sono solo alcuni esempi - dice Paolo Gradnik, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico che ridestano una ragione intorpidita dalla cultura dominante e rivelano un cambiamento che rimette in moto il desiderio di bene, di bello e di giusto. Questo gesto di sovrabbondanza e di positività che aiuta i poveri e cambia il cuore di chi dona si chiama “carità”. La “carità” non è solo solidarietà o un sem-

La XII Giornata nazionale di Raccolta del farmaco si è tenuta in oltre 3.000 farmacie distribuite in 85 provincie e più di 1.200 comuni

plice trasferimento di risorse: è il motivo del nostro operare e il nostro modo di concepire il senso della vita. Il nostro ringraziamento non è un atto scontato o dovuto. Il nostro ringraziamento a tutti i volontari, i farmacisti (che oltretutto hanno donato più di 480 mila euro), le istituzioni, i mass media, gli operatori della comunicazione, i testimonial Paolo Cevoli e Claudia Penoni, le associazioni di categoria, e a tutti quelli che hanno contribuito, è parte piena della nostra commozione per un fatto che, senza questo movimento di popolo, non sarebbe potuto accadere». n

i nuovi Seminari tematici onp riflettono sulla governance Il 2 febbraio ha preso il via l’undicesima edizione del ciclo dei Seminari tematici per le organizzazioni non profit, serie di incontri organizzata da Cdo Opere Sociali insieme ad Argis (Associazione di ricerca per la governance dell’impresa sociale) dal titolo “Il buon governo per il cambiamento”. Come è ormai tradizione, questo ciclo di seminari rivolti alle organizzazioni non profit, partendo dal racconto di esperienze, lette da riconosciuti esperti, si propone di offrire uno spazio di riflessione che concorra a rafforzare quel contributo alla costruzione del bene comune che migliaia di opere ogni giorno portano nel nostro Paese. Il ciclo prevede quattro incontri che affrontano da diverse prospettive la questione del cambiamento: da quella legata alla forma organizzativa a quella della transizione nella governance, da quella del rapporto con gli stakeholders a quella dello sviluppo del capitale umano. Al primo, intitolato “L’organizzazione che sostiene un cambiamento possibile”, sono intervenuti Giulio Sapelli (foto a destra), presidente Argis, e Andrea Ferraris, presidente Copat. Al secondo appuntamento, “La transizione nel governo dell’organizzazione”, hanno partecipato Walter Sabattoli, consigliere delegato Gruppo Pinocchio, e Luca Solari, professore di Organizzazione aziendale all’Università degli Studi di Milano. I prossimi due sono previsti il 12 aprile e il 17 maggio. Gli incontri si svolgono nella sede di Cdo Opere Sociali in via Legnone 4, con inizio alle ore 10 e termine dei lavori alle 13. Per informazioni e iscrizioni: operesociali@cdo.org.

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Cdo marche sud e cdo umbria Insieme Brevettano il futuro Si chiama “Brevetta il tuo futuro” il bando di concorso emanato da Cdo Marche Sud e Cdo Umbria, in collaborazione con la società Innova & Partners srl e l’Università di Camerino, la cui premiazione avverrà durante l’evento Expandere with Matching Marche e Umbria, il 18 aprile 2012 presso l’Abbadia di Fiastra a Urbisaglia, in provincia di Macerata. Il bando si rivolge alle aziende di tutta Italia, socie e non socie Cdo, iscritte o meno a Expandere, e prevede il conferimento di due premi per un valore complessivo di 5 mila euro in servizi di consulenza brevettuale. Condizione essenziale per la partecipazione è che il progetto non sia stato divulgato al pubblico prima della premiazione. Saranno premiati i soggetti e/o le aziende che si sono maggiormente distinti nella progettazione di un prodotto innovativo. Le domande di partecipazione in carta libera dovranno essere presentate a Cdo Marche Sud, o a mezzo posta ordinaria indirizzandole a Cdo Marche Sud, via Lungomare Gramsci nord 1, 63822 Porto San Giorgio (Fermo) con oggetto “Concorso Brevetta il tuo futuro”, oppure tramite e-mail all’indirizzo: expandere@cdomarchesud.it. Scadenza presentazione domande: 30 marzo. Per maggiori informazioni: www.cdomarchesud.it

Il manifesto dell’edizione 2012 del convegno nazionale di Cdo Opere Educative. A svolgere il tema, in apertura dei lavori, sono stati invitati Giorgio Vittadini e Carlo Wolfsgruber

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scuole paritarie e crisi La sfida del cambiamento L’edizione 2012 del convegno nazionale di Cdo Opere Educative, dal 16 al 18 marzo a Bentivoglio, in provincia di Bologna, è intitolata “Le scuole paritarie di fronte alla crisi: la sfida del cambiamento”. Il convegno si pone come punto fermo in una fase storica caratterizzata da instabilità e incertezza diffuse. La “sfida del cambiamento” non è riferita tanto alle strategie gestionali o di assetto aziendale, quanto a livello della posizione personale di fronte alle circostanze attuali. La crisi, infatti, è innanzitutto di natura educativa e dunque è su questo aspetto che bisogna fare leva per trovare comunque nuove opportunità di crescita e di costruzione del bene comune. A svolgere il tema, in apertura del convegno, sono stati invitati Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà, e Carlo Wolfsgruber, rettore della Fondazione Vasilij Grossman di Milano. I contributi successivi, oltre a riportare l’esperienza di alcuni gestori di scuole paritarie che affrontano le problematiche del settore da vari punti di vista, sono stati affidati a Mauro Biondi, direttore dell’Emerald School di Dublino (“Andare all’estero con la scuola”), e a Jonah Linch, vice rettore del Seminario della Fraternità dei missionari di San Carlo Borromeo (“Educazione e innovazione”). n


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Docenti e studenti a confronto durante i Colloqui Fiorentini L’undicesima edizione dei Colloqui Fiorentini, che si è svolta a Firenze nel Palazzo dei Congressi dal 23 al 25 febbraio, ha avuto per tema “Ugo Foscolo: tu passeggerai sovra le stelle”. L’iniziativa - organizzata da Diesse Firenze e Toscana - ripercorre, anno dopo anno, i maggiori autori della letteratura italiana. Infatti, il sottotitolo dell’evento (Nihil alienum) è tratto da un passaggio di un’opera di Terenzio, l’Heautontimoroùmenos: «Homo sum: umani nihil a me alienum puto» (Sono un uomo: nulla di ciò che è umano mi è estraneo) e fa riferimento all’interesse e alla passione per l’uomo e la sua avventura che spinge alcuni insegnanti ogni anno a organizzare il convegno. Nell’arco di tre giorni, l’appuntamento è rivolto a docenti e studenti delle scuole superiori e vuole essere un’occasione di incremento e innovazione dell’attività didattica. Per i primi, rappresenta un vero e proprio corso di aggiornamento di alto livello culturale riconosciuto dal ministero dell’Istruzione; per i secondi, un’opportunità di promozione e valorizzazione della loro capacità di elaborazione dei contenuti culturali studiati e delle loro capacità espressive. Il convegno ha dato spazio sia a lezioni sulla figura di Ugo Foscolo tenute da professori universitari, scrittori e poeti, sia a momenti di approfondimento e di lavoro inerenti gli elaborati pervenuti per l’occasione. I contenuti della tre giorni saranno raccolti nella pubblicazione degli atti relativi.

Dal rapporto sulla coesione sociale preparato da Inps, Istat e ministero del Lavoro esce un Paese dove lo stipendio medio arriva a 1.286 euro netti al mese e a crescere sono solo i contratti atipici

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secondo rapporto su coesione sociale cambia l’universo dei lavoratori L’Inps, l’Istat e il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali hanno presentato il secondo Rapporto sulla coesione sociale. Fra le diverse informazioni che emergono, quelle inerenti il mercato del lavoro danno uno spaccato di come è cambiato l’universo dei lavoratori. In particolare, nel primo semestre 2011, gli occupati assicurati Inps sono cresciuti di cinquemila unità rispetto allo stesso periodo del 2010. E soltanto nel 19% dei contratti di lavoro attivati si tratterebbe di un lavoro a tempo indeterminato. Il 67% delle nuove assunzioni, infatti, è stato formalizzato a tempo determinato, nell’8,6% si tratta di contratti di lavoro a collaborazione, e per il 3% di contratti di apprendistato. In totale il 76,3% dei nuovi contratti di lavoro, quasi 8 su 10, sono costituiti da rapporti di lavoro non a tempo indeterminato. Nel “pianeta” del lavoro dipendente si contano nel 2011 (media primo semestre) 12 milioni 425 mila occupati (anche agricoli e domestici). La sostanziale stabilità registrata in media nazionale sottende andamenti differenziati sul territorio. Il numero di lavoratori dipendenti aumenta di poco nel Nord Ovest (+0,7%) e nel Nord Est (+0,5%), mentre registra variazioni negative nel Sud e nelle Isole (-1,4%). n


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La cdo incontra opere E imprenditori in kenya Il 7 e 8 febbraio scorsi, il presidente e il direttore generale della Compagnia delle Opere, Bernhard Scholz ed Enrico Biscaglia, accompagnati dal responsabile Estero della Cdo, Maurizio Giuliano, hanno trascorso due intense giornate in Kenya. Scopo del viaggio è stato quello di “fare il punto” sulla presenza dell’associazione nella realtà africana e di individuare opportunità di sviluppo e collaborazione. La delegazione italiana ha visitato alcune opere educative, nate dall’impegno dell’Avsi e del Cowa (Companionship Of Works Association), parte del network globale della Cdo avviata in Kenya nel 2000. La prima opera visitata è stata l’Asilo Emanuela Mazzola, costruito grazie alla donazione dei milanesi Carla e Paolo Mazzola in memoria della loro figlia Emanuela morta tragicamente in un incidente automobilistico. La delegazione è passata poi a conoscere la Carovana Primary School, la Cardinal Otunga Secundary School e il St. Kizito New Branch, ente di formazione realizzato in partnership tra Avsi, St. Kizito Vti, Cowa e Watoto Wa Lwanga con il contributo dell’Unione europea. Quest’ultimo organizza corsi di falegnameria, meccanica, elettronica, elettrotecnica, edilizia ecc. Dall’ente è nata anche una start up, l’Italian Design Forniture, azienda che, avvalendosi del lavoro dei ragazzi formati al St. Kizito, realizza i mobili più belli del Kenya (tra i suoi clienti, oltre ai più lussuosi resort del Kenya, c’è anche il presidente del Sudan). La prima giornata si è conclusa con una cena organizzata da Paola Imperiale, ambasciatrice italiana in Kenya, durante la quale i vertici della Cdo hanno incontrato alcuni dei più importanti imprenditori kenioti. Durante la seconda giornata, dopo la Scuola d’impresa tenuta dal presidente Scholz allo staff Avsi, si è svolto un meeting con la comunità degli affari di Nairobi all’Italian Culture Center. È stata anche l’occasione per presentare il Matching a circa 50 imprenditori locali. Il viaggio in Kenya si è concluso con la firma apposta dal presidente Scholz a un progetto che coinvolge Avsi e Croce Rossa del Kenya nella realizzazione di un pozzo in una zona desertica del Nord del Paese. L’Avsi Milano invierà per la realizzazione dell’opera una parte della cifra raccolta durante la campagna delle Tende a favore delle vittime della siccità del Corno d’Africa. n

italia lavoro e altagamma promuovono i mestieri manuali Fondazione Altagamma, l’organismo delle imprese di eccellenza presieduto da Santo Versace, e Italia Lavoro, l’agenzia tecnica del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, hanno definito un accordo quadro volto alla promozione e valorizzazione delle professioni manuali e artigianali e alla diffusione, presso le migliori realtà imprenditoriali del Paese, dell’apprendistato quale strumento di crescita dell’occupazione. L’intesa fra i due enti si articolerà sia su una strategia di accrescimento dell’appeal dei mestieri manuali e artigianali, sia sul fronte della sperimentazione operativa di nuovi percorsi di formazione. La collaborazione - formalizzata con la firma di un protocollo d’intesa - rientra nelle azioni che Italia Lavoro promuove nell’ambito del programma nazionale sull’apprendistato Amva (Apprendistato e mestieri a vocazione artigianale) finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, anche attraverso Fondi europei, con un budget di 118 milioni 408 mila euro, di cui 98 milioni (l’83% circa delle risorse complessive dell’intervento) saranno assegnati direttamente a giovani e/o a imprese.

Sopra, un momento della visita del presidente e del direttore generale Cdo in Kenya; a sinistra, lavoratori dell’Italia Design Forniture di Nairobi, mobilificio nato come start up da un ente di formazione

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La partnership commerciale tra Compagnia delle Opere e il Gruppo Maggiore

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ompagnia delle Opere rinnova l’accordo con il Gruppo Maggiore, garantendo così a tutte le imprese associate, un importante piano di agevolazioni esclusive su tariffe e servizi offerti dal leader italiano dell’autonoleggio, di cui è parte integrante AmicoBlu, il brand dedicato al noleggio a breve e medio termine di veicoli commerciali che non ha mai smesso di guadagnare share, fino a diventare, con l’attuale 35%, leader assoluto di mercato. E dal momento che il noleggio dei veicoli commerciali necessita di un’alta specializzazione in quanto il target di riferimento ha esigenze sostanzialmente diverse da quello che accede al noleggio auto, la Business Unit AmicoBlu opera in sinergia con Maggiore Rent ma è completamente autonoma per la parte commerciale, disponendo di un call center e telesales dedicati e di venditori specializzati per il mercato aziende. Il Gruppo Maggiore opera nel settore del noleggio auto e veicoli commerciali da oltre 60 anni e, con le sue 180 agenzie distribuite capillarmente su tutto il territorio nazionale, una flotta di 2000 veicoli commerciali AmicoBlu di marca Fiat e Iveco, e oltre 18.000 auto di ultima generazione, garantisce la più ampia gamma di servizi di autonoleggio erogati sempre con la massima flessibilità, sulla base delle esigenze del singolo cliente: dal noleggio a breve e medio termine di auto e veicoli commerciali, fino al servizio di noleggio con conducente. Inoltre, grazie alle partnership internazionali con National e Alamo, Maggiore è presente nel mondo con oltre 8.800 agenzie di noleggio nei principali aeroporti e città di 90 Paesi diversi e, grazie anche alle collaborazioni con due grandi aziende come Alitalia e Trenitalia, offre evoluti servizi di mobilità integrata per viaggiare comodamente in Italia e all’estero. Per questo Maggiore è da sem-

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matching cina

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shanghai

Il 25 e 26 giugno, a Shanghai, l’edizione internazionale del grande evento per il business di Compagnia delle Opere. Oltre 100 aziende con grandi potenzialità incontrano gli operatori cinesi con la formula degli appuntamenti one-to-one

d i D a r i o Va s c e l l a r o

Matching Cina, che vedrà la presenza di oltre 100 imprese italiane e 500 operatori economici cinesi, si basa sulla programmazione degli incontri. Grazie al lavoro di ricerca e selezione coordinato da Cdo Network - partner di Compagnia delle Opere per l’internazionalizzazione - ogni partecipante avrà a disposizione un’agenda di appuntamenti personalizzata a Shanghai (in questa e nella pagina seguente, due vedute della metropoli asiatica)

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matching cina

I

prossimi 25 e 26 giugno si svolgerà a Shanghai il Matching Cina, un evento promosso da Compagnia delle Opere, con la collaborazione del ministero per lo Sviluppo economico, Unioncamere e la partnership di Cdo Network. Per l’organizzazione della manifestazione b2b - volta a promuovere l’offerta italiana di prodotti e servizi di qualità presso buyer, distributori e imprese cinesi - si sta spendendo molto Riccardo Coli, director of operations di Cdo Network in Cina, profondo conoscitore del Paese del Dragone ove risiede da anni. A lui abbiamo rivolto alcune domande sulla genesi e sulle caratteristiche dell’evento di giugno. Da quali considerazioni si è partiti per scegliere di svolgere una manifestazione b2b come il Matching nel Paese asiatico? «Abbiamo organizzato numerose missioni imprenditoriali negli scorsi anni e certamente il numero di aziende interessate a internazionalizzarsi in Cina aumenta di anno in anno, insieme all’incremento della domanda cinese e del relativo potere d’acquisto. Potrò sembrare di parte, in quanto vivo e lavoro in Cina da diversi anni, ma credo che questo Paese possa dare tante opportunità di sviluppo internazionale e di crescita personale alle aziende italiane. L’appuntamento b2b ti mette di fronte a un’azienda con cui potresti entrare in partnership per un lungo

periodo e ti dà pertanto la possibilità di confrontarti su vari aspetti. Sulla scia di Matching Italia e della prima edizione di Matching Abroad tenuto in Russia nel 2011, si è quindi deciso di puntare su un Paese in forte crescita come la Cina per la seconda edizione della manifestazione b2b. La scelta è sicuramente nata nella prima parte del 2011 quando il presidente Cdo Bernhard Scholz è venuto in visita in Cina, poi è maturata nel corso dei mesi successivi e confermata dopo il Matching Russia». In cosa sarà diversa da quella italiana l’edizione cinese del Matching? «Innanzitutto è importante capire che il Matching all’estero mantiene la natura del Matching che si tiene annualmente a Milano, ma che si adatta ovviamente alle esigenze delle aziende che intraprendono un viaggio imprenditoriale all’estero e a quelle del Paese ospitante. Si mantiene l’organizzazione di una serie di appuntamenti b2b e visite alle potenziali controparti sia presso la meeting room di un grande albergo a Shanghai sia presso le sedi delle aziende cinesi da incontrare. Si preserverà quindi la formula del Matching per fare incontrare aziende italiane e cinesi che possano impostare collaborazioni di lungo periodo, ma non si organizzerà la manifestazione all’interno di un centro fieristico come invece avviene in Italia. Ciascuna azienda italiana avrà a disposizione una propria area riservata (tavolo di lavoro dedicato) in cui effettuare gli appuntamenti, mentre le aziende cinesi potranno incontrare le aziende italiane a cui sono interessate e conoscere anche altre realtà». Rispetto alle tante missioni imprenditoriali che vengono organizzate in Cina, in cosa si differenzia il Matching, cosa offre in più? «Il lavoro che nell’organizzare il Matching svolgiamo per supportare le imprese partecipanti è tailor-made e quindi risponde alle singole esigenze di ciascuna azienda che, seppure in così poco tempo, ha la possibilità di rendersi conto di chi ha di fronte e delle possibilità di collaborazione bilaterale con le aziende cinesi. Il nostro obiettivo (insito nello stesso nome di Cdo Network) è quello di fare network e quindi mettiamo spesso in contatto le aziende italiane anche con nostri partner italiani presenti in Cina e in grado di rispondere alle diverse esigenze specifiche in maniera professionale, oltre che di raccontare le proprie esperienze nel mercato cinese. Da non tralasciare è la presenza costante di istituzioni locali e di istituzioni sino-italiane, senza le quali sarebbe difficile muoversi in un Paese tanto complesso quanto affascinante». Qual è l’identikit ideale dell’azienda italiana potenzialmente interessata a un evento come il Matching Cina?

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matching cina ➤ «Se l’obiettivo delle aziende partecipanti a Matching Cina è quello di trovare dei partner di lungo periodo sul territorio, è innanzitutto importante che le dimensioni dell’azienda permettano di sostenere strategie di lungo periodo, di interloquire in ambiti internazionali, di avere una conoscenza delle dinamiche di business internazionale almeno nell’Ue e negli Usa, di intervenire tempestivamente in caso di urgenza e di avere pazienza e perseveranza. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle ed è certo che, per tutte le caratteristiche sociali, culturali, politiche, storiche ed economiche di questo Paese, non si ottengono risultati nel brevissimo periodo, ma, grazie a iniziative come il Matching, si riesce almeno a capire se e come muoversi. Abbiamo accompagnato aziende italiane più o meno grandi, più o meno strutturate, in vari settori (agroalimentare, design, moda, high-tech, aeronautico, sanitario ecc.), ma è certo che il successo di un progetto di internazionalizzazione nasce dalla sinergia di numerosi elementi sia di carattere soggettivo che oggettivo». Quali saranno le realtà cinesi coinvolte nel Matching Cina? «Coinvolgeremo tutti i nostri attuali partner cinesi che si prestano a partecipare all’evento, dalle Camere di commercio locali alle grandi state owned corporations, dalle multinazionali alle società di piccola-media dimensione che stanno crescendo con il fenomeno della privatizzazione d’impresa. È importante fare sinergia e avere relazioni con tutte queste realtà affinché si riesca a combinare il miglior mix di partnership per attività di successo. Daremo alle aziende italiane la possibilità di confrontarsi con realtà diverse, tenendo sempre in considerazione le priorità dell’azienda partecipante». La Cina è vista spesso come la “fabbrica del

Numerosi i settori merceologici presenti al Matching Cina, tra cui: a g ro a l i m e n t a re , ambiente, arredamento, automotive, chimica, design, edilizia, elettrotecnica, energia, meccanica, sanità e trasporti. Grazie a questa pluralità di ambiti produttivi e di servizi, sia le aziende che promuovono il made in Italy sia quelle interessate all’import di prodotti cinesi potranno incontrare notevoli opportunità di sviluppo

mondo”. Le imprese italiane, dunque, possono rivolgersi al Paese asiatico (anche attraverso il Matching) solo per delocalizzare la propria produzione, o sono anche in grado di “aggredire” il mercato dei consumatori cinesi (in forte crescita)? E come il Matching può aiutare le imprese italiane a trovare un proprio mercato nel Paese del Dragone? «Si è vista una forte inversione di rotta negli ultimi anni. Se fino a qualche anno fa la Cina rappresentava opportunità produttive in vari ambiti, oggi bisogna prendere in considerazione anche altri aspetti di carattere commerciale. Sin dall’inizio abbiamo creato una struttura di front office cinese che fosse

una partnership a sostegno delle imprese In questo intervento Pierandrea Chevallard, segretario generale della Camera di commercio industria e artigianato della Provincia di Milano (nella foto), spiega le ragioni che hanno portato l’ente territoriale - insieme al ministero dello Sviluppo Economico e Unioncamere - a essere partner di Cdo nell’organizzare il Matching Cina. L’importante iniziativa Matching Cina, promossa dalla Compagnia delle Opere, consolida l’apertura internazionale, iniziata nel 2011 in Russia, della valida esperienza del Matching. A Shanghai, piattaforma di fondamentale rilevanza per gli scambi degli ultimi anni, il 25-26 giugno, le 100 piccole e medie imprese italiane partecipanti, di cui 17 della provincia di Milano, avranno modo di confron-

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tarsi con una delle economie più competitive e sviluppate dello scenario mondiale. I dati Ocse ci dicono che la Cina ha chiuso il 2011 con un incremento del Pil pari al 9,2%, dato che conferma il forte dinamismo dell’economia cinese, seconda solo agli Usa come potenza industriale e leader nell’economia globalizzata. Come confermato dal XII Piano Quinquennale, documento che fornisce le


matching cina in grado di percepire il valore del made in Italy per promuoverlo in Cina, pertanto nella nostra casistica abbiamo supportato al 70% casi di creazioni di reti commerciali e al 30% casi di creazioni di uffici acquisti. Tra i due estremi ci sono ovviamente tante sfaccettature intermedie che devono essere studiate caso per caso. La domanda cinese, sia in ambito consumer che industriale, è in forte crescita così come lo è l’offerta domestica che spesso non è più contraddistinta da bassi costi e scarsa qualità, bensì presenta costi più elevati per un’offerta di prodotti qualitativamente superiore, anche se spesso non all’altezza delle nostre nicchie italiane. È proprio in quest’ottica che si può intraprendere un percorso di sviluppo commerciale creando relazioni win-win con i nostri potenziali clienti. Durante il Matching Cina interverranno società di importazione, distribuzione, trading, agenti, distributori e investitori provenienti da vari settori, interessati a promuovere il made in Italy in Cina e quindi a coinvestire in nuove opportunità». Cosa devono aspettarsi e come devono prepararsi le aziende italiane per il Matching Cina? «Ripenso al mio sbarco in Cina e mi ricordo che fui catapultato in un mondo di cui non conoscevo assolutamente niente. La Cina l’avevo sempre studiata e l’avevo analizzata da vari punti di vista (socio-economici, politici, culturali ecc.) ma non avendola mai vissuta mi ero perso il contenuto e ne avevo solo appreso alcune forme. Poi venni in Cina per approfondire due tesi di laurea e ne rimasi affascinato. La Cina oggi è cambiata e sicuramente la realtà che noi viviamo è ben lontana da quella che vive l’80 o il 90% della popolazione cinese. Si viene catapultati nel centro economico e sociale del Paese: una metropoli da 23 milioni di abitanti, 12 linee della metropolitana, treni a levitazione

Dal 26 al 28 novembre 2012, nella ormai tradizionale cornice di fieramilano a Rho (Mi), si svolgerà l’ottava edizione di Matching (a destra, un’immagine di una precedente edizione dell’evento b2b; sotto, Riccardo Coli, director of operations di Cdo Network in Cina)

magnetica, oltre 50 mila taxi, Pil a +10% medio annuo ecc. Dall’altra parte si vede ancora come la Cina tradizionale viva il suo quotidiano senza troppe pretese ma con forte voglia di fare. Nel mezzo una fetta della popolazione in dinamica crescita, che vive “all’occidentale”. Anche a livello imprenditoriale sono tante le opportunità ma le attenzioni da prendere in considerazione sono innumerevoli, per evitare di cadere nella trappola del nuovo “sogno americano”. Ci si troverà di fronte a persone molto preparate, lungimiranti e attente alle opportunità/minacce che si incontrano nel quotidiano e si avrà la sensazione di essere in un mondo che corre, che ospita centinaia di fiere internazionali all’anno e in cui è comunque facile circondarsi di amicizie». Quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano nell’organizzare una manifestazione come il Matching in Cina? «Quando mi è stata comunicata ufficialmente la decisione di organizzare la manifestazione, questa è una domanda che mi sono posto anch’io. Prima di rispondermi mi sono confrontato con gli imprenditori cinesi che stavano vivendo con me i giorni del Matching Italia nel novembre 2011. Sono rimasti con me per tutta la durata dell’evento e hanno partecipato a svariati appuntamenti. Hanno vissuto il Matching appieno. Al termine della

➤ linee guida per lo sviluppo dell’economia nazionale fino al 2015, la Cina si sta indirizzando verso un’economia maggiormente incentrata sulle innovazioni, basata sul consumo e sul correlato sviluppo della domanda interna. L’interscambio commerciale tra l’Italia e la potenza asiatica, nel 2011 ha toccato i 40 miliardi di dollari, con un incremento rispetto al 2010 del +26,8% secondo un trend in continuo aumento. Per questo la Camera di commercio di Milano, attraverso la propria Azienda Speciale Promos, si è fatta da tempo portavoce delle esigenze delle pmi milanesi interessate a questo importante mercato, rivestendo il ruolo di controparte istituzionale. La nostra presenza diretta a Shanghai, ormai decennale, è cresciuta con un impegno costante nel corso degli anni. Solo nel 2012, Promos sosterrà le imprese italiane in oltre 23 fiere che si terranno nei principali centri

economici della Cina. È in questo contesto e senza dubbio riconoscendo la validità del progetto, che la Camera di commercio di Milano si trova con piacere a essere partner di Cdo, ministero dello Sviluppo Economico e Unioncamere nel supporto e nella promozione di questa ulteriore importante opportunità per il tessuto imprenditoriale del nostro territorio. Attraverso lo strumento della fiera b2b, i nostri imprenditori, appartenenti ai più svariati settori merceologici e che costituiscono il motore di crescita dell’economia nazionale, potranno usufruire di appuntamenti diretti con imprenditori cinesi, interagire con loro attraverso uno scambio di informazioni bidirezionale, comprendere la chiave di volta per un inserimento nel loro mercato e allo stesso tempo promuovere a importatori esteri i prodotti del made in Italy.

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tre-giorni ho comunicato loro che avremmo ripetuto la manifestazione nel giugno 2012 a Shanghai e la loro prima reazione è stata sicuramente molto incoraggiante, facendomi capire che tutti loro sarebbero stati dalla nostra parte per affrontare il percorso insieme. Loro, come noi del resto, fanno parte di associazioni, network locali, istituzioni e tante altre realtà imprenditoriali. Sanno bene che la prima preoccupazione reciproca è quella della conoscenza, è importante informare le controparti di quello che faranno e vedranno. Una volta capito quello a cui si sta andando incontro è importante intraprendere un percorso di sviluppo comune e individuare gli strumenti utili per arrivarci. Una volta arrivati a destinazione sarà necessario capire come mantenersi in contatto e approfondire le opportunità reciproche». Le sembra che i vostri sforzi organizzativi siano ripagati da un interesse crescente attorno alla manifestazione in programma a giugno? «L’unione fa la forza e sicuramente uno strumento di conoscenza e internazionalizzazione come il Matching Cina dà l’opportunità alle aziende e alle istituzioni cinesi di conoscere varie realtà imprenditoriali italiane che si presentano come sistema supportato sia dall’Italia, attraverso le sedi locali Cdo, sia sul territorio con la presenza di Cdo Network. Anche tra le aziende italiane già presenti in Cina sta nascendo un forte interesse a saperne di più e a incontrare le aziende italiane partecipanti per condividere aspetti e difficoltà comuni». Quali sono, infine, gli obiettivi che si pone la Cdo organizzando un evento come il Matching Cina? «Dobbiamo tenere in considerazione che il nostro impegno è sempre stato dedicato alla creazione di rapporti vantaggiosi per entrambe le parti e quindi ricerchiamo costantemente aziende cinesi che siano interessate a collaborare con aziende italiane che vengono in Cina, e che a loro volta sono interessate al trend inverso. Ne è una dimostrazione la presenza di aziende cinesi al Matching a Milano, quattro nel 2010 e 17 nel 2011. È evidente che il nostro impegno sul territorio sta trovando riscontri positivi e che dobbiamo incoraggiare l’interscambio tra questi due Paesi. Aumenterà sicuramente per l’edizione di Matching 2012 il prossimo novembre. Oltre 130 sono invece i progetti da Italia verso Cina. Indirettamente il Matching Cina sarà un’ottima attività promozionale per incrementare le relazioni dell’associazione e delle persone che ne fanno parte o che le sono vicine. Il parco dei contatti maturati in questi anni è intenso e sarà nostra prerogativa mettere a disposizione queste informazioni per i partecipanti». n

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settori merceologici La presenza a Matching di numerosi settori merceologici permette alle aziende di beneficiare del potenziale di relazioni offerto dall’iniziativa. Per esportare in Cina: l Agroalimentare: food & beverage; l Automotive: processi produttivi; l Chimica, gomma, materie plastiche: fertilizzanti e prodotti azotati, gomma sintetica, materie plastiche, coke e prodotti da raffinazione del petrolio; l Edilizia e impiantistica: materiali ecocompatibili, studi di architettura, società di engineering, prodotti delle miniere e delle cave; l Elettronica ed elettrotecnica: componenti e schede elettroniche, apparecchi elettrici e per uso domestico, apparecchi di precisione; l Energia, termotecnica e ambiente: innovazione e tecnologia; l Informatica e telecomunicazioni: apparecchiature e unità periferiche; l Legno, mobili e arredamento di design; l Meccanica, metallurgia e siderurgia: macchinari e apparecchiature nca, macchinari di impiego generale e per impieghi speciali, macchine per la formatura dei metalli e macchine utensili, prodotti della siderurgia; l Sanità: innovazione e tecnologia, medicinali e preparati farmaceutici; l Tessile, abbigliamento e complementi di alta moda; l Trasporti e logistica. Per importare dalla Cina: l Agroalimentare: prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura; l Automotive: prodotti, parti e accessori per autoveicoli e motori; l Chimica, gomma, materie plastiche: articoli in gomma e in materie plastiche; l Edilizia e impiantistica: prodotti da capitolato; l Elettronica ed elettrotecnica: prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi; l Energia, termotecnica e ambiente: prodotti standard, motori, generatori e trasformatori elettrici; l Informatica e telecomunicazioni: computer, parti e accessori; l Legno, mobili e arredamento standard; l Meccanica, metallurgia e siderurgia: prodotti della metallurgia; l Sanità: prodotti standard; l Tessile, abbigliamento e complementi standard: articoli in pelle e pelliccia, calzature; l Trasporti e logistica.

«Compagnia delle Opere incoraggia e sostiene il percorso di cambiamento delle imprese anche attraverso l’apertura ai nuovi mercati», afferma Bernhard Scholz, presidente Cdo (nella foto, durante la visita allo stabilimento della Gasket International a Suzhou, svoltasi lo scorso anno). «Per gli imprenditori, soprattutto se l’azienda ha dimensioni piccole o medie, è difficile affrontare da soli la sfida affascinante ma complessa dell’internazionalizzazione. È perciò decisivo poter contare su una rete con cui costruire insieme le occasioni di crescita all’estero», aggiunge Scholz


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cina: una questione di relazioni Gli affari in

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Per fare business nel Paese del Dragone occorre tener conto dell’esistenza del Guanxi, un sistema di relazioni molto profonde, una trama di rapporti sociali ed economici, in un network interpersonale che si forma sin dalla scuola di Paolo Pietro Biancone Università degli Studi di Torino - Facoltà di Economia - Dipartimento di Economia Aziendale - Sezione di Ragioneria “G. Ferrero”

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a Cina, presentando oggi uno dei più ampi mercati mondiali, soprattutto in crescita, costituisce la più grande opportunità di business per l’attuale generazione di imprenditori. Fare business in Cina è decisamente diverso rispetto ad altri Paesi. Giova pertanto comprendere come la storia cinese, la sua cultura, le sue pratiche tradizionali condizionino l’attività economica e siano essenziali per massimizzare le opportunità ed evitare dispersioni di energie e risorse.

Il miracolo cinese

La Cina è un Paese di dimensione e popolazione rilevanti: ha una superficie pari a quella degli Stati Uniti, ma una popolazione quattro volte superiore. Si stima che ci siano più persone che studiano inglese in Cina di quanti siano i madrelingua inglesi nel mondo. La popolazione cinese comprende 700 milioni di persone che vivono in aree rurali dedicandosi a

La Cina odierna è frutto di quel miracolo economico innescato dalla politica di riforma avviata alla fine degli anni 70 da Deng Xiaoping, un miracolo basato su una formula quanto mai contraddittoria, il cosiddetto “socialismo di mercato” (nella foto, grattacieli in costruzione a Pechino)

un’agricoltura quasi primitiva, mentre altri 400 milioni viaggiano su treni nuovissimi e metropolitane, attraverso sterminate periferie, diretti a un posto di lavoro in uffici ultramoderni, centri commerciali, aziende manifatturiere. È la seconda economia al mondo per Pil dopo gli Stati Uniti e secondo i dati del Fmi il prodotto interno lordo cinese ha avuto un tasso di crescita medio del 10% annuo negli ultimi 25 anni: questa straordinaria crescita è quella che è stata denominata “miracolo cinese”. Nella storia recente, l’attività economica in Cina ha visto tre transizioni simultanee: da sottosviluppata, gestita centralmente e isolata, a sviluppata con orientamento al mercato e completa integrazione nell’economia mondiale. Dapprima (1978) l’istituzione di un libero mercato per i prodotti agricoli ha iniziato la nuova era del business. Due anni più tardi, sono state create zone a economia speciale nelle quali operava il capitalismo di mercato, che ha trascinato investi-

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menti stranieri, innescando uno sviluppo di joint venture internazionali, con l’obiettivo di produzioni destinate all’esportazione. Questa crescita economica ha reso disponibile risorse per sviluppare le infrastrutture del Paese. Sono state create moderne centrali elettriche, autostrade, ferrovie, porti e linee di comunicazione che hanno determinato altre opportunità per gli affari. Questo periodo ha anche visto l’emanazione di leggi rivolte al commercio, la creazione di istituzioni per lo sviluppo, come la creazione di Borse valori e la riapertura di diverse università. Sono state istituite più di 100 zone a sviluppo speciale dove le aziende straniere sono state autorizzate a operare portando negli anni l’export cinese a circa il 40% del Pil. In parallelo sono state autorizzate aziende a capitale privato orientate al mercato a operare nella maggior parte dei settori, incrementando la quota di Pil privato portandolo a circa il 70%. Le aziende di Stato con una maggior autonomia e incentivi sono state convertite in public companies e quotate sui mercati finanziari attraverso Borse valori nazionali e internazionali. Si fa in generale rilevare come le prime esperienze delle imprese cinesi orientate al mercato siano basate su attività manifatturiere a basso contenuto tecnologico, a elevata intensità di lavoro e rivolte a fabbricazione di prodotti di basso prezzo. Oggi gli ingegneri cinesi e le imprese sono in grado di progettare e produrre beni molto sofi-

sticati, quasi senza limiti, presentando un prezzo cosiddetto “cinese” che in alcuni casi può essere inferiore del 50% rispetto al prezzo di mercato in altri Paesi del mondo. Il trend e anche il programma del Governo cinese per la competizione futura sono legati all’innovazione, allo sviluppo di tecnologie, alla creazione di marchi riconoscibili, determinando una transizione dal made in China all’invented in China.

Il guanxi

Tra gli elementi fondamentali da conoscere per fare efficacemente business in Cina vi è il “Guanxi”. Esso sta a indicare nella società cinese un sistema di relazioni molto profonde tra le persone, un insieme di rapporti sociali ed economici, che si costruisce nel corso della vita. Avere Guanxi negli affari vuol dire avere delle conoscenze con persone “importanti” che possono facilitare la gestione del business nelle pratiche burocratiche, nell’ottenimento di agevolazioni e finanziamenti e in tutto ciò che può essere di supporto a un’attività economica. Il Guanxi è un grande network che raggiunge ogni angolo della Cina ed è essenziale sia per i cinesi sia per gli stranieri che vi operano. La comprensione, la costruzione e l’utilizzo del Guanxi è probabilmente la sfida più difficile che gli imprenditori stranieri devono affrontare. Esso è uno strumento che si è sviluppato per un motivo

un caso di successo: la gasket in cina La bergamasca Gasket International, leader mondiale nella produzione di componentistica per le valvole industriali del settore petrolifero, ha aperto due stabilimenti nel distretto di Suzhou dove lavorano un centinaio di addetti. Un esempio “virtuoso” di delocalizzazione dal quale possono trarre ispirazione le aziende che parteciperanno al prossimo Matching a Shanghai. Gasket International è il leader mondiale nella produzione di seggi, sfere e componenti di tenuta per valvole industriali. Fino alla metà dello scorso decennio, i suoi clienti, cioè il mercato dei valvolieri, si trovavano in Occidente (Europa, America del Nord e, in parte, America Latina). A partire dal 2005, prima i grandi gruppi e poi anche i piccoli valvolieri hanno cominciato a spostare parte della produzione in Cina, sia per abbassare il costo della produzione, sia per inserirsi nel nascente mercato locale. La Cina, infatti, per sopperire ai propri bisogni energetici, stava facendo grossi investimenti per realizzare infrastrutture per il trasporto di gas e petrolio e il Governo voleva affidare i lavori di costruzione a produttori locali. Da qui la necessità, da parte dei valvolieri, di realizzare proprie strutture produttive in loco. Anche la Gasket ha quindi deciso di seguire il “flusso migratorio” dei

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valvolieri andando a produrre in Cina. Nel 2009 è stato inaugurato lo stabilimento della Gasket Suzhou Valve Components, questo il nome della nuova azienda, con sede a Suzhou, il distretto industriale a un centinaio di chilometri a sud di Shanghai. La fabbrica, che replica in scala la struttura organizzativa italiana, ha soddisfatto le richieste dei clienti internazionali già presenti con strutture produttive in Cina, ma è venuta anche incontro alle richieste degli emergenti produttori locali. Oggi il mercato dei clienti locali ha abbondantemente superato per fatturato quello dei produttori occidentali. I lusinghieri risultati ottenuti con il primo stabilimento hanno spinto la Gasket, nel 2010, a inaugurarne uno nuovo accanto al primitivo insediamento. Un raddoppio degli investimenti in personale e risorse inviate dall’Italia motivato dal fatto che, in Cina, non è consigliabile affidare la produzione in outsourcing. Quella della Gasket in Cina si può ben definire una storia di successo. È interessante, dunque, ascoltare i consigli che Paolo Bergamini, ad della società, rivolge a tutte le imprese desiderose di andare in Cina. «Detto che generalizzare è un po’ complicato perché le strategie di internazionalizzazione dipendono da mille fattori specifici (settore di attività, tipo di prodotto ecc.), bisogna stare attenti ai luoghi comuni perché


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Guanxi è un network di contatti (che si forma in un arco temporale molto lungo) a cui un individuo può fare riferimento quando ne necessita, ad esempio per velocizzare pratiche burocratiche, per ottenere informazioni importanti o per conseguire altri favori

specifico: per creare situazioni di grande fiducia in un ambiente generalmente a bassa fiducia. Il Guanxi è una relazione personale di profonda comprensione, feeling, fiducia e rispetto sostenuta da un’obbligazione morale volta a preservare la relazione. In sintesi, per riuscire negli affari in Cina occorre conoscere delle persone che “hanno Guanxi” ovvero interlocutori introdotti negli ambienti e che possono aprire delle porte al bisogno. Il Guanxi è peraltro molto differente dalla corruzione in quanto il supporto che uno può ricevere crea un’aspettativa di un ritorno in futuro in termini di disponibilità a mettersi al servizio nel lungo periodo (e non necessariamente una somma di denaro). In conclusione, per operare in Cina si deve fare affidamento su un leale rapporto tra gli individui basato sulla stabile e lunga sicurezza di lealtà indipendentemente dal fatto che nel breve o nel lungo periodo si abbia la possibilità di manifestarla. È necessario quindi instaurare un rapporto, più che sulla convenienza economica immediata di relazioni tra aziende, sulla possibilità di stabilire collegamenti tra uomini delle rispettive aziende. Questo non può avvenire se non attraverso contatti ufficiali miranti a presentare accanto alle imprese gli uomini che le rappresentano e che saranno sempre deputati a mantenere puntualmente le relazioni d’affari. n

sono straordinariamente corretti. Non bisogna pensare di possedere una formula magica che vale solo per la propria azienda e di potersi comportare diversamente rispetto alle altre aziende. Occorre procurarsi le informazioni facilmente ottenibili dalla comunità italiana che è andata a investire in Cina e fare tesoro delle esperienze degli altri. È necessario, inoltre, cercare un appoggio locale affidabile per inserirsi nelle varie realtà territoriali, molto differenti tra loro. Bisogna, infine, evitare le zone disagiate dove, pur essendoci notevoli pacchetti di agevolazioni per l’inserimento di imprese (sgravi fiscali, facilitazioni burocratiche), si possono avere problemi nel reperimento di manodopera qualificata». A sinistra e sopra, due immagini dello stabilimento della Gasket Suzhou Valve Components, che ha sede a Suzhou, il distretto industriale a un centinaio di chilometri a sud di Shanghai

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cinese per le imprese italiane Strategia

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Il presidente della Fondazione Italia Cina, Cesare Romiti, illustra come si possono aiutare le aziende nostrane a cogliere le grandi opportunità che la Cina presenta non solo come base produttiva ma anche come mercato emergente di Dario Vascellaro

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a Fondazione Italia Cina, costituita a Milano l’11 novembre 2003, è stata voluta e creata da Cesare Romiti per migliorare l’immagine e le modalità della presenza dell’Italia in Cina e per realizzare un diverso posizionamento strategicocommerciale. In questa breve intervista Romiti, che ha apprezzato la formula del Matching che la Compagnia delle Opere si accinge a “esportare” in Cina, tanto che la Fondazione da lui presideduta patrocinerà la manifestazione b2b, ci spiega come il sistema-Paese e la fondazione da lui presieduta possono aiutare le nostre imprese a internazionalizzarsi nel Paese del Dragone. Come giudica la presenza delle aziende italiane in Cina? Il nostro sistema imprenditoriale è pronto a cogliere le opportunità offerte da quel Paese? «Tutte le imprese italiane più importanti sono presenti o hanno già elaborato una propria strategia “cinese”. Le imprese italiane investono per motivi diversi e adottano varie modalità di entrata. Oggi le imprese non vanno in Cina esclusivamente per abbattere i propri costi operativi: infatti, secondo il nostro centro studi, su circa 100 imprese italiane presenti in Cina la motivazione di costo si rivela sempre meno significativa nel determinare la scel-

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La Fondazione Italia Cina ha l’obiettivo di promuovere gli scambi economici e culturali tra Italia e Cina, migliorare l’immagine della presenza dell’Italia in Cina, realizzare un diverso posizionamento strategico delle realtà imprenditoriali italiane, promuovere il made in Italy e le eccellenze italiane

ta d’investimento. Se la Cina cambia, anche le nostre imprese devono modificare il loro approccio ed essere in grado di comprendere come integrare questa economia nella loro catena del valore. Mi dispiace constatare che questa presenza sia frammentata per l’inadeguatezza di un sostegno istituzionale, di una progettualità a lungo termine e per l’individualismo che caratterizza molte delle nostre aziende. La sfida lanciata da questo Paese ha imposto alle imprese di ripensare le proprie strategie e di ristrutturarsi, come di fronte a tutti i cambiamenti epocali. Credo che questa competizione e insieme questa opportunità abbiano accelerato un processo di rinnovamento comunque necessario per affrontare le sfide della globalizzazione». Il mondo associativo può essere un player fondamentale per aiutare le aziende ad andare in Cina? In questo senso come giudica un’iniziativa come il Matching organizzato dalla Compagnia delle Opere a Shanghai? «Sicuramente attraverso una voce unica è più facile far valere al meglio gli interessi dell’imprenditoria italiana nei confronti del mercato cinese e degli investitori cinesi in Italia. La Fondazione Italia Cina è nata proprio con questo intento: oggi nel nostro Consiglio di amministrazione abbia-


matching cina mo i rappresentanti di cinque ministeri, di quattro Regioni, alcune delle più importanti associazioni imprenditoriali e commerciali, alcune tra le più significative realtà imprenditoriali e gruppi finanziari e assicurativi. Una base associativa forte dal punto di vista istituzionale è stata da subito indispensabile proprio perché si è sempre riconosciuto il particolare ruolo che lo Stato assume nell’economia cinese e perché da subito si percepiva la necessità di fare massa critica a sostegno delle nostre imprese. La Fondazione, infatti, rappresenta un’associazione di imprese legate da un comune interesse verso la Cina e può far leva sulla propria posizione rappresentativa e sulla propria rete di conoscenze per dialogare direttamente con le autorità cinesi e italiane e sostenere gli interessi dell’imprenditorialità italiana e cinese. È noto quanto le relazioni - in Cina come in Italia - possano accelerare il business. Matching Cina è sicuramente una piattaforma efficace per agevolare l’incontro tra aziende italiane e cinesi». Cosa può fare il sistema-Italia per supportare le aziende che vogliono andare in Cina e qual è in questo senso l’attività della Fondazione da lei presieduta? «In primo luogo è importante che il contesto politico agevoli i rapporti bilaterali: le recenti visite istituzionali sono funzionali in questo senso, e il nuovo Governo mi sembra sensibile alla Cina. L’Anno della cultura cinese in Italia che si è da poco concluso ha visto l’attuazione di molti accordi e lo scambio bilaterale sia a livello culturale che economico ne ha molto giovato. Bisogna continuare in questa direzione. Per quanto riguarda le imprese, la programmazione e la preparazione del personale sono cruciali per poter avere successo in un mercato così complesso e lontano come quello cinese. Le imprese italiane devono essere a conoscenza degli strumenti disponibili per l’internazionalizzazione e devono comprendere che la spesa in servizi professionali di elevata qualità non è un costo ma un investimento e può determinare il successo o meno delle proprie operazioni. Tra le tante attività da sempre la Fondazione

Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia Cina; a destra, una veduta della Muraglia Cinese; sotto, operaie cinesi al lavoro

riconosce un valore particolare alla formazione: attraverso la sua Scuola di formazione permanente presenta un’ampia offerta formativa, che va dai corsi di lingua per i manager alla formazione in-house sulle dinamiche del mercato. Le risorse umane sono un aspetto fondamentale per le nostre imprese: per questo abbiamo ideato anche l’Italy China Career Day. Quest’anno la terza edizione avrà luogo a Milano il 2-3 aprile: due giornate di incontro tra le aziende italiane e i giovani laureati di nazionalità cinese che hanno studiato nelle università italiane, fondamentali risorse per le imprese che lavorano con la Cina». Quale è oggi l’immagine della Cina nel nostro Paese? «La Fondazione ha avuto un importante ruolo nel promuovere un’immagine più realistica e meno pregiudizialmente contraria della Cina e ha evidenziato l’opportunità quando i detrattori ne evidenziavano le minacce. L’approccio che abbiamo proposto è quello di affrontare il mercato con prudenza e realismo, senza pregiudizi. Concretamente, la Fondazione da anni manda messaggi positivi facendo emergere i casi di successo di chi ce l’ha fatta in Cina, e questo infonde fiducia nel Paese e nel suo tessuto imprenditoriale. Tra le nostre iniziative ricordo in questo senso il Forum sulle “Storie di successo italiane in Cina” e i “China Awards”». n N. 9 Marzo 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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Giulio Gallazzi, ceo di Npv Europe nonché di Npv China, spiega come le piccole e medie imprese possono internazionalizzarsi con successo su mercati in forte crescita come quello cinese

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sfida delle pmi

di Dario Vascellaro

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iulio Gallazzi, ceo di Npv Europe (gruppo internazionale con sette sedi nel mondo) nonché di Npv China, si dedica da anni a una missione impegnativa: promuovere, sostenere e affiancare lo sviluppo delle imprese italiane all’estero con particolare attenzione ai mercati in forte crescita. Npv China, che costituisce un ponte per le aziende che vogliano attivare un business in modo efficace e trovare una via commerciale, industriale e finanziaria verso Oriente, collabora con Cdo alla realizzazione del Matching che si svolgerà in giugno a Shanghai. In questa intervista, il ceo di Npv China ci spiega quali strategie dovrebbero seguire le pmi italiane per lo sviluppo internazionale del proprio business. «In questa fase di crisi profonda - esordisce Gallazzi - che sta mutando profondamente il nostro Paese sotto i profili dell’economia, della società e delle istituzioni, spesso siamo chiamati a riflet-

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Il modello della Rosa dei venti indica e schematizza tutte le direzioni che bisogna saper seguire per “navigare” in un mercato non domestico; in alto, l’avveniristico skyline di Shanghai


matching cina tere su quali opportunità sia possibile ricostruire fiducia e sviluppo. Oltre i due terzi del Pil sono prodotti nel nostro Paese dalle pmi che rappresentano il tessuto imprenditoriale caratteristico e più diffuso nel Bel Paese. L’Italia ha dimostrato da tempo di essere un luogo dove il ciclo creatività, innovazione, progettazione e realizzazione di prodotti straordinari ha radicato una forte e distintiva capacità, tanto che oggi il termine “made in Italy” significa in tutto il mondo qualità esclusiva. Uno degli aspetti più angosciosi di questa crisi è che oggi “made in Italy” significa anche aziende sfiduciate e sfiancate da un mercato nazionale stagnante, dalle difficoltà a finanziare ricerca e innovazione, dalla paura di ripensare e ristrutturare il proprio modello di business e dalla grande difficoltà di diventare aziende capaci di competere stabilmente nei mercati internazionali dove la domanda è forte ma selettiva». Quali sono le ragioni di questa crisi? «Cultura poco internazionale, pigrizia organizzativa e mancanza di fiducia nei propri mezzi sono tra le ragioni più diffuse. Nel 2009, secondo i dati Istat, meno del 30% delle pmi italiane aveva una presenza sistematica di business all’estero (non solo quindi una vendita occasionale a buyer internazionali), eppure per molte di queste il fatturato export rappresenta una quota irrinunciabile per lo sviluppo e la profittabilità aziendale. Molte pmi sono dunque assolutamente dipendenti dal fatturato verso clienti esteri per il proprio equilibrio e sviluppo, ma ben poche hanno realmente un business internazionale strutturato e dipendono da vendite “occasionali” o dallo strapotere di importatori sempre più forti negozialmente e sempre più decisivi per il budget dell’anno successivo». Come fare, allora, per sviluppare un business internazionale? «In merito a come fare la risposta è semplice: managerializzare l’impresa. Spesso infatti molte pmi sono one man show (l’imprenditore) accompagnate da solerti esecutori con poche competenze (skills) realmente internazionali. Invece internazionalizzazione di successo è sinonimo di multi località, essere cioè “glocal”, ossia avere una visione strategica globale ma una presenza, una cultura e un’operatività locali. Essere cioè “cinesi” in Cina, “russi” in Russia, “britannici” nel Regno Unito ecc. Managerializzazione è poi sinonimo di delega ben strutturata e obiettivi mirati». Su quali mercati puntare? «L’approccio che consigliamo è di ricorrere alla “vecchia e cara” matrice prodotto/mercato. Ana-

Giulio Gallazzi, ceo di Npv Europe nonché di Npv China, ha fondato il gruppo dopo un’attività manageriale in rilevanti gruppi di consulenza americani e italiani

lizzare e capire scientificamente e mai con eccesso di ottimismo in quali mercati (tendenze in atto e bisogni rilevabili) siano adatti i propri prodotti/servizi. Per eseguire queste analisi bisogna conoscere bene i cosiddetti Kmi (key market indicators) attuali e prospettici. In generale, però, sarà bene puntare a mercati con buona crescita dell’economia e prospettiva distribuzione del reddito disponibile. Allora non è difficile dire che le cosiddette Fast Growing Economies sono certamente attrattive (ad esempio, Cina, India, Brasile, Russia, Corea del Sud, Turchia, Sudafrica ecc.)». Come prepararsi e attuare un vero processo di internazionalizzazione? «Bisogna preparare e poi realizzare il modello della Rosa dei venti perseguendo i quattro punti cardinali e i quattro punti intermedi. Questo modello indica e schematizza tutte le direzioni che dobbiamo saper seguire per “navigare” in un mercato non domestico. N) La “stella polare” è “Think Global and Local”, capire le caratteristiche, la cultura, i modi, la lingua e avere prevalentemente dipendenti del posto (non in trasferta). S) La “croce del Sud” è lavorare molto sulle “Business relations”, basate sui rapporti non banali con clienti, partner e istituzioni. E) Il “Sol Levante” è dimensionare bene l’investimento e il controllo della performance. O) Il “Ponente”:

«Per vedersi aprire le porte di un mercato importante come quello cinese - dice Giulio Gallazzi - bisogna evitare l’errore di voler essere italiani in Cina. Bisogna essere cittadini del Paese dove si opera. Ovvero lavorare con lingua, leggi, usi locali e avere rapporti con le istituzioni»

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scegliere la localizzazione non in funzione dello status o della “moda”, ma in funzione della prossimità della fonte del business, specie in un mercato “continentale” come la Cina, dove quasi ogni provincia è un mercato a sé. NE) Operare in valuta locale (specie in Cina), più semplice e preferibile dal mercato stesso al riparo da componenti finanziarie nel business. SE) Finalizzare gli incentivi di successo su 2-3 anni e non dare mai l’impressione del “mordi e fuggi”. SO) Favorire la job rotation intersedi in azienda per non spaccare l’azienda in due. NO) Proteggere bene i propri brevetti e curare bene i contratti locali». Le competenze di Npv China potrebbero aiutare le imprese associate alla Compagnia delle Opere ad attuare la strategia di internazionalizzazione da lei appena delineata. «Come dicevo prima, in Cina ogni provincia è un mercato a sé. Oltre alle grandi metropoli come Pechino e Shanghai esistono tante altre città “minori” (secondo gli standard cinesi: stiamo parlando, infatti, di centri che contano alcuni milioni di abitanti). La nostra ramificata presenza sul territorio e il nostro team formato da business consultant cinesi, che a solidi curricula professionali affiancano una forte esperienza sul campo, potrebbero consentire alle imprese della Cdo di cogliere opportunità di business anche al di fuori dalle mete più “gettonate”. La competenza, i forti rapporti istituzionali e locali, la profonda

«In Cina - dice Gallazzi - ogni provincia è un mercato a sé ed esistono tante altre città “minori” dove si può fare business»

conoscenza del mercato, il contatto con attenti investitori asiatici verso le eccellenze europee, consentono a Npv China di costituire un ponte per le aziende che vogliano attivare un business in modo efficace e trovare una via commerciale, industriale e finanziaria verso Oriente». n

HERA “AMBASCIATRICE” D’INNOVAZIONE IN CINA Tra le tante aziende che Npv ha “accompagnato” con successo in Cina vi è Hera, leader europeo nella gestione dei rifiuti. La multiutility della via Emilia, infatti, è stata selezionata dall’Agenzia per la diffusione delle tecnologie e per l’innovazione (che opera per promuovere l’innovazione, in Italia e all’estero, facendo conoscere al pubblico nazionale e internazionale l’Italia come Paese di diffusa capacità innovativa) fra le eccellenze italiane per capacità d’innovazione in campo energetico-ambientale. Un riconoscimento che arriva dal know-how acquisito nella realizzazione e gestione di impianti waste-to-energy, che sfruttano la combustione dei rifiuti per produrre energia. Lo scorso novembre, una delegazione di Hera, guidata dal direttore generale Roberto Barilli, ha partecipato alla missione organizzata dall’agenzia in Cina, a Nanchino, che rientra nel progetto “Italia degli innovatori” (tra i partner, il Centro di trasferimento tecnologico italocinese, il Dipartimento della scienza e della tecnologia della Provincia

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dello Jiangsu, lo Shanghai Science and Technology Committee e la Shanghai Association for International Technology Cooperation). Le 71 imprese italiane scelte, leader nell’innovazione in campi diversi come l’elettronica, le biotecnologie e il risparmio energetico, si sono misurate in una settimana con quasi 300 aziende cinesi, nel corso di 890 incontri bilaterali. Il management di Hera, affiancato da Npv China, ha avuto così modo di presentare il proprio patrimonio tecnologico nello smaltimento dei rifiuti e nel conseguente recupero energetico, entrando in contatto anche con rappresentanti di istituzioni e investitori. «Siamo lieti di essere stati selezionati - ha affermato Roberto Barilli, dg di Hera -. Poter mostrare a un mercato così importante come quello cinese la capacità di innovare, con il nostro lavoro e con i risultati della nostra ricerca, è un’opportunità molto importante. Durante la missione, ci siamo confrontati con alcuni operatori cinesi, interessati a future collaborazioni».


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vita cdo

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La crisi investe anche il comparto agroalimentare. E proprio la congiuntura economica negativa è stata al centro del 9° Forum Cdo Agroalimentare, dal titolo “La crisi c’è, l’uomo c’è, la certezza c’è. Lavoro e imprese nell’agroalimentare”, organizzato da Compagnia delle Opere Agroalimentare

d i Cristiano Riciputi

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l clima è costruttivo, consapevole dell’attuale situazione ma pronto a proporre nuove idee. Nessuno si piange addosso, neppure quel vivaista che, a causa di una malattia alle piante, in due anni è passato dall’essere uno dei maggiori produttori di piante da kiwi a un fatturato ridotto dell’80%. Anche questo è il Forum della Cdo Agroalimentare, tenutosi al Palace Hotel di Milano Marittima (Ravenna) il 27 e 28 gennaio con a tema: “La crisi c’è, l’uomo c’è, la certezza c’è”. Ma cosa porta trecento fra gli imprenditori più in vista del settore agroalimentare italiano a mettersi in gioco e partecipare a questo evento che ogni anno richiama sempre più persone? Una risposta prova a darla Camillo Gardini, presidente di Cdo Agroalimentare: «Il Forum è un evento particolare: non è un convegno, non è una manifestazione, ma è un’espressione di una realtà viva, della rete di relazioni rappresentata del-

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certezza contro la crisi

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È stato Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere nazionale, a chiudere i lavori della nona edizione del Forum della Cdo Agroalimentare (sopra, un momento del suo intervento). Una due giorni di confronti e testimonianze che ha coinvolto attivamente 300 imprenditori del settore provenienti da tutta Italia

la Cdo Agroalimentare, quindi un avvenimento sempre nuovo, perché è il frutto di quanto la Cdo ha maturato nell’anno appena trascorso, con una proiezione verso il futuro».

LE PAROLE DEL PRESIDENTE SCHOLZ

È stato Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere nazionale, a chiudere i lavori del Forum. «Sono molto soddisfatto - ha concluso il presidente - di come si sono svolti i lavori, qui a Milano Marittima. Non credo in chi sostiene che le energie per la ripresa si trovano nell’ottimismo. Sono convinto che l’unica fonte stia nella propria esperienza, nell’indomabile desiderio di costruire. Nel settore agroalimentare nessuno può procedere da solo. La Compagnia delle Opere ha lo scopo di sostenere le motivazioni degli imprenditori i quali rappresentano la base della ripresa e dello sviluppo». Per fare impresa, come per vivere la vita, occorre un criterio con cui giudicare quello che facciamo


vita cdo e quello che siamo. «Se questo criterio è dettato dalla misura dei risultati che otteniamo, partiamo già col piede sbagliato: è evidente che i risultati non sono nelle nostre mani - ha ribadito Scholz - anche se spesso ci comportiamo e operiamo come se lo fossero». Il tema della difficoltà economica è stato al centro del dibattito. Ma la crisi non è esplosa per caso e negli ultimi mesi, bensì è un sintomo di una malattia che ha origini lontane. «La crisi è una fase acuta di un declino che in Italia è in atto da trent’anni - ha affermato Roberto Esposti, docente all’Università Politecnica delle Marche -. Il settore agroalimentare ha risentito meno di tutti gli altri settori degli affanni attuali in quanto produce beni che, pur di fronte a un calo della domanda, continueranno sempre ad avere richiesta».

ARTE, BELLEZZA, ECONOMIA

E che c’entra invece l’arte con un evento in cui si parla di economia, piante e prodotti trasformati? In apparenza nulla, ma il messaggio che Mariella Carlotti, insegnante a Firenze, ha saputo dare parlando di “La bellezza nel tempo della crisi: la Sagrada Familia” ha fatto riflettere tutti: «Questa cattedrale, a Barcellona, è stata progettata da Antoni Gaudì nel 1883 e qui vi lavorò per oltre 40 anni. Non è ancora ultimata e ci vorranno ancora parecchi anni per vederla completa. Gaudì vi dedicò tutta la vita ben sapendo che non ne avrebbe non solo mai vista la conclusione, ma neppure metà dell’opera». Il messaggio è chiaro: oggi l’uomo deve impegnarsi positivamente per costruire qualcosa, che sia materiale o morale, senza la presunzione di vederne i frutti. «Occorre liberarsi dell’ossessione del tutto e subito». Un altro messaggio scaturito dalla relazione della Carlotti è che le opere artistiche più belle e più importanti sono sorte, quasi sempre, durante periodi di crisi, segno che la ricerca della bellezza rifiorisce nel momento in cui si danno le giuste priorità e la ricchezza torna a essere uno strumento e non lo scopo della vita. Gardini afferma che uno degli interventi più decisivi del Forum è stato proprio quello della Carlotti. «Mariella, raccontando di Gaudì, ci ha spiegato da dove nasca una bellezza nel fare un’impresa o affrontare un lavoro. Una persona, o una società, può realizzare opere belle solo se vive già una bellezza nella sua realtà e se questa bellezza è già una esperienza a lui presente».

UN’AZIENDA CHE METTE L’UOMO AL CENTRO Al Forum c’è stata una testimonianza d’eccezio-

ne: un alto dirigente della Ferrero, l’industria dolciaria piemontese, un colosso da 22 mila dipendenti e sette miliardi di euro di fatturato che ha, comunque, l’obiettivo della crescita dei territori su cui opera. «Tutto è dovuto al genio di Michele Ferrero - è stato detto -, un imprenditore d’altri tempi che inventa in prima persona i prodotti e pensa anche alle linee industriali, capace però di andare a salutare l’ultimo degli operai e fare beneficenza con progetti di sviluppo concreti». E poi ha aggiunto: «Non credo che lo sviluppo passi dalla finanza. In un sistema economico, la finanza è come l’olio nel motore: è indispensabile, ma non è il motore». Federico Vecchioni, presidente di Agriventure, si è espresso contro quelle «false cooperative che drenano contributi pubblici per poi sparire, a scapito della vera cooperazione e del sistema agricolo in generale. È anche necessario riorganizzare la ricerca pubblica, al fine di essere più efficienti e andare incontro alle vere esigenze degli imprenditori». Anche le multinazionali hanno un cuore: può essere sintetizzato così il breve intervento di Karina Von Detten, da pochi mesi amministratore delegato di Bayer Cropscience Italia. «In Bayer la scienza e la ricerca sono indirizzate al miglioramento della vita dell’uomo» ha detto la manager. Anche in tempo di crisi si può investire: Ambrogio Invernizzi, presidente Inalpi del settore lattiero-caseario, ha spiegato che nel 2009 hanno investito 15 milioni di euro per la realizzazione di un impianto di polverizzazione di latte. Alle spalle, un solido contratto di fornitura per 15 anni con un’altra azienda italiana leader del suo settore, la Ferrero. Segno che la capacità di fare rete rende le aziende italiane capaci di competere in tutto il mondo. Toccante anche la testimonianza di Marco Notari: «A causa della crisi un paio d’anni fa la mia ditta è fallita. Ma non sono fallito io. L’uomo deve rimanere sempre superiore alle vicende che lo circondano». E oggi coordina una cooperativa sociale. Non sono mancate case history concrete, come quelle raccontate da Giorgio Giacomello (Vivai Rauscedo di Pordenone), Domenico Brisigotti (Coop Italia), Paolo Voltini (Consorzio casalasco del pomodoro), Fabio Giangiacomi (Consorzio italiano produttori dell’orzo e della birra), Nicola Pizzoli (ditta Pizzoli/patate): esperienze di come il saper fare rete e la collaborazione fra aziende abbia portato a un successo che ora permette lo sviluppo anche durante la crisi. n

Nella prima giornata del Forum Cdo Agroalimentare - svoltosi nella prestigiosa sede del Palace Hotel di Milano Marittina - si è parlato di crescita in un momento di crisi, con un occhio di riguardo per l’aspetto innovativo, senza dimenticare quello storico, analizzando la vita sociale ed economica nel Medioevo. La seconda giornata è stata l’occasione per fare il punto sulla filiera, sugli effetti della globalizzazione e sull’instabilità dei mercati, passando in rassegna delle soluzioni aziendali mirate alla crescita economica

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innovazione

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I mperativo per il 2012:

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innovazione Le aziende italiane hanno innovato moltissimo in questi anni, ora la sfida è quella di un ulteriore salto evolutivo ed è una sfida a cui non ci si può sottrarre

d i Pietro Bazzoni

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uando la realtà del mercato, i bisogni e le necessità dei clienti, cambiano con la chiarezza e la nettezza di questi nostri giorni, l’imperativo per ogni impresa è uno soltanto: innovarsi! L’innovazione è la continua e incessante capacità di un imprenditore e della sua organizzazione di ascoltare, guardare e mettere in atto tutte le azioni che gli consentano di aderire ai mutamenti del mercato. È l’arte del realismo e dell’apertura mentale, richiede la continua volontà a spezzare gli schemi, a rimettersi in gioco. La continua tensione a non essere mai arrivati, la certezza di non essere mai i migliori e di avere sempre qualcosa da imparare da qualcuno. È una regola di vita; prima di tutto un Metodo a cui allenarsi, da apprendere e su cui perseverare con umiltà e fortezza.

INNOVARE: L’UNICA VIA

La realtà dei mercati di questo 2012 è fin troppo chiara. Siamo nel mezzo di una gigantesca tena-

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innovarci! Per innovare, come sintetizzato nello schema soprastante, bisogna essere disposti a spezzare gli schemi e a rimettersi in gioco per aderire ai mutamenti del mercato

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innovazione ➤ glia che ci obbliga alla nostra innovazione. Da una parte, gli attacchi speculativi all’Europa, la ripartenza americana, i grandi investimenti concentrati nelle aree Brics e l’esplosione dei mercati interni di questi Paesi. Dall’altra, la definitiva affermazione della “rivoluzione digitale” dirompente quanto lo fu l’ultima epocale rivoluzione economica (non finanziaria) globale. A 200 anni di distanza dalla rivoluzione industriale, quella digitale sta scuotendo il globo, rinvigorita dagli effetti della crisi finanziaria. I mercati hanno la dimensione dell’intero pianeta e, per chi vive in Italia e in Europa, si affermano due paradigmi: 1) focalizzazione su vantaggi tangibili di costo e di valore; 2) crescente utilizzo del canale Internet (ampio spettro di confronto e valutazione, taglio dei costi della filiera). È questa rivoluzione nelle abitudini e negli strumenti utilizzati dai clienti, ancor più del loro effettivo potere di acquisto, che impatta su tutte le nostre imprese e su tutte le loro dimensioni aziendali. Dobbiamo innovare! Sui clienti: l comprendere i bisogni emergenti di nuove fasce di clienti, ricercare i nuovi mercati e i nuovi canali con cui incontrare questi bisogni. Sull’offerta: l innovare l’offerta di servizi/prodotti/packaging; l razionalizzare l’offerta puntando sulla diminuzione di costo per il cliente e il valore reale a lui consegnato. Sui processi: l inevitabilmente aumentare produttività, razionalizzare processi e costi, ottimizzare la rete coi fornitori. Sulla comunicazione: l comunicare l’innovazione di valore che an-

Sopra, la “formula competitiva”, quel delicato equilibrio che fa desiderare e rende acquistabile dal cliente lo sforzo di tutta un’organizzazione

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Know-net - officine italiane innovazione Know Net nasce a Como nel 2005 dal lariano Pietro Bazzoni, che insieme a un gruppo di innovatori temprati in grandi, medie, piccole e micro imprese, condivide un sogno: sostenere il cambiamento, lo sviluppo e la crescita degli imprenditori italiani grazie all’esperienza, ai metodi e agli strumenti per creare nuovo valore in azienda e sul mercato. Questa diventa la loro missione. Oggi questo sogno si è realizzato con: l lo sviluppo di oltre 200 progetti d’innovazione di prodotto, processo, mercato e organizzazione; l l’animazione di 40 sessioni di creatività per la generazione di nuovi prodotti/ soluzioni; l la formazione di oltre 650 imprenditori da Bolzano a Catania sui processi d’innovazione e distruzione creativa. Inoltre Know Net: l agisce in sinergia con università e centri di ricerca per proporre alle imprese italiane opportunità all’avanguardia tecnologica per lo sviluppo di una nuova offerta al mercato; l supporta lo sviluppo delle imprese tramite le nuove soluzioni offerte dal Web; l mette a disposizione un invidiabile network di relazioni professionali e imprenditoriali. Forte di quest’esperienza maturata sul campo, nel settembre del 2010 Pietro Bazzoni si immagina un luogo italiano, accogliente e familiare, dove la passione per il proprio lavoro trovi sempre, in ogni momento e in ogni luogo nel mondo, dei compagni d’avventura con cui confrontarsi, a cui chiedere e con cui fare e imparare. In questo sogno coinvolge una squadra formidabile che forgia le Officine Italiane Innovazione: la community in italiano per gli imprenditori e i professionisti italiani nel Paese e nel mondo, uno spazio di confronto dedicato ai fatti, ai problemi e alle esperienze dei nostri capitani d’impresa, quotidianamente moderato da una redazione di esperti. Un luogo pratico e non teorico con lo scopo di potenziare la crescita personale di ciascun imprenditore, lo scambio di esperienze e conoscenze, incontri e relazioni personali e professionali con colleghi e ricercatori in tutto il mondo. La squadra di Know Net costruisce le prime Officine in 120 giorni. Dall’8 marzo 2011, insieme a 200 imprenditori, vengono messe a punto e il 1° maggio sono on line per tutti.


Testata

PIETRO DI PAOLO

Assessore Attività produttive e Politiche dei rifiuti

Tel. +39 06 5168.6719 Tel. +39 06 5168.6725 Fax +39 06 5168.5015 pietrodipaolo@regione.lazio.it

MARIO MAROTTA

Direttore regionale Attività produttive e Rifiuti Tel. +39 06 5168.3637 Tel. +39 06 5168.5111 Fax +39 06 5168.3229 mmarotta@regione.lazio.it

PIER LUIGI CATALDI

Dirigente Area Credito e Incentivi per le Attività produttive e Cooperazione Tel. +39 06 5168.3478 Fax +39 06 5168.3471 pierluigi.cataldi@regione.lazio.it

GUIDO VASCIMINNO

MINICILLO LUIGI

Dirigente Area Ciclo integrato dei rifiuti Direttore vicario Tel. +39 06 5168.4004 Fax +39 06 5168.3157-4848 lminicillo@regione.lazio.it

DANIELA CESARINI SFORZA

Dirigente Area Infrastrutture per lo Sviluppo economico Tel. +39 06 5168.3821 Fax +39 06 5168.3756 dcesarinisforza@regione.lazio.it

MONACHESI RICCARDO

Dirigente Area Commercio Tel. +39 06 5168.5233 Fax +39 06 5168.3460 rmonachesi@regione.lazio.it

Dirigente Area Semplificazione e Programmazione degli interventi per le pmi Tel. +39 06 5168 6827 Fax +39 06 6168 4150 gvasciminno@regione.lazio.it

MARIO MAROTTA ad interim Dirigente Area internazionalizzazione e promozione delle pmi Tel. +39 06 5168.5694 Fax +39 06 5168.3533 ROMANO GIOVANNETTI

Capo segreteria Tel. +39 06 5168.4691 Tel. +39 06 5168.3093 Fax +39 06 5168.4829 rgiovannetti@regione.lazio.it

LUCIANI DARIA

LEONIDA VALERI

Dirigente Area Relazioni istituzionali Tel. +39 06 5168.3672 Fax +39 06 5168.3131 daluciani@regione.lazio.it

Capo Ufficio stampa Tel +39 06 5168.3966 Fax +39 06 5168.4829 l.valeri@regione.lazio.it

ASCENZO RICCARDO

Dirigente Area Ispettorato di polizia mineraria ed Energia Tel. +39 06 5168.5271 Fax +39 06 5168.3480 rascenzo@regione.lazio.it

FRANCESCA ROSATI

Responsabile politiche attuazione Por Tel. +39 06 5168.3761 Fax +39 06 5168.4385 f.rosati-cons@regione.lazio.it

www.regione.lazio.it N. 9 Marzo 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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innovazione ➤

diamo a consegnare ai clienti. Sui mercati: l selezionare canali distributivi nuovi e on line, coerenti con profittabilità ed esigenze della clientela.

Internet: il più grande mercato

Siamo in un mondo popolato da qualcosa come 200 milioni di siti Web attivi, dove due miliardi e 300 milioni di persone, il 32,7% degli abitanti del pianeta (eravamo 248 milioni all’inizio del millennio) usano lo strumento Internet per raccogliere informazioni, contatti, opportunità, per incontrarsi, comprare e per vendere nel più grande e più ricco mercato del mondo, raggiungibile da chiunque e ovunque con un click. Il mondo ha cambiato i suoi confini e le sue frontiere grazie al Web, con lui le sue lingue, il mandarino e lo spagnolo, il russo e il portoghese fondamentali quanto lo fu l’inglese. La rivoluzione digitale apre a un nuovo modo di comunicare e incontrarsi, quindi conoscere, lavorare, vendere e comprare, vivere in un mondo in cui l’integrazione digitale è inarrestabile, quanto lo fu la diffusione della telefonia mobile nello scorso decennio. In questi anni rivoluzionari, il mio primo concorrente devo essere io. Sono gli schemi e le abitudini di un passato che non tornerà mai più il primo antagonista che ciascuno di noi deve combattere e sconfiggere. Così come da agricoltori ci trasformammo in produttori nel nostro ultimo secolo, ora dobbia-

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Sotto, lo staff di Know Net - Officine Italiane Innovazione

mo rigenerare il nostro fare, dentro un mondo dove Internet stabilisce nuovi confini al sapere, al vendere, al confronto e all’incontro di ogni uomo e donna su questo pianeta. Dove ciascuno deve reinventarsi, per mantenere e conquistare clienti, dando loro valore tangibile. Dove ciascuno deve lavorare per aumentare le soddisfazioni date al cliente e diminuire le complessità (tra cui i costi) che gli si chiedono. L’innovazione non crea cose nuove, ma nuovo valore, e la nostra sfida sta proprio nello smontare i vecchi modi in cui eravamo soliti lavorare, per rimontare, usando le enormi semplificazioni che la tecnologia ci consente e ci abilita a fare oggi, la nostra “formula competitiva”, quel delicato equilibrio che fa desiderare e rende acquistabile dal cliente lo sforzo di tutta la nostra organizzazione. In questo numero parliamo di dove “tira il vento” dei mercati, delle tecnologie che hanno cambiato il modo di fare impresa, di uomini e aziende capaci di rigenerarsi e ripartire in forme e modalità impensabili fino allo scorso decennio. Questo è anche il nostro compito. Quello di ogni imprenditore che voglia rimanere tale nei prossimi anni, disposto a ricominciare da capo, come fu all’avvento dell’epoca industriale, consapevoli di avere tutto da imparare da tutti, certi del nostro passato e forti di una compagnia che non sta ferma, ma cavalca il nuovo mercato digitale aprendo una strada, un’opportunità e un’esperienza possibile per tutti, come concretamente stiamo facendo con le Officine. n


innovazione

il decalogo dell’innovazione  QUAL È IL NOSTRO OBIETTIVO? Non diamolo  Nutriamo continuamente la certezza che si mai per scontato! Ogni sei mesi è utile chiederselo e rappresentarlo per iscritto.

possa fare meglio di quello e di come noi facciamo. Abbiamo sempre qualcosa, qualcuno da cui imparare, trovarlo oggi è facile, cerchiamolo!

 Ogni giorno diamoci un “momento di giudi-

zio” sul vissuto (un preciso spazio e tempo).

 Ogni giorno pensiamo per dieci minuti al “cielo blu” (diamoci spazio e tempo: musica, sport, lettura, passioni e interessi…).

 Ogni giorno catturiamo un “desiderio “ dei

 Cerchiamo

dei MAESTRI e dei TESTIMONI d’innovazione con cui condividere e paragonare regolarmente la nostra esperienza.

 Ogni anno facciamo una “distruzione crea-

tiva” con i collaboratori/fornitori/clienti più stretti alla caccia di nuove idee di prodotto, processo, comunicazione, organizzazione, per rigenerare la nostra “formula competitiva”.

clienti incontrando e parlando direttamente con loro.

 Ogni settimana domandiamoci qual è il VALORE che stiamo dando ai nostri clienti.

Troviamo un luogo di fiducia (fisico o digitale come le Officine) dove, con metodo, raccogliere stimoli e contatti quotidiani per rompere gli schemi che ci imprigionano.

 Concretizziamo con umiltà e determinazione la nostra nuova “formula competitiva”.

Le idee sono nulla, senza la fatica della loro realizzazione, comunicazione e affermazione.

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Saper leggere i di Chiara Terraneo

trend di mercato:

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ei primi mesi del 2002, il management di McDonald’s guardava con preoccupazione alla progressiva svalutazione del titolo azionario della più grande catena di fast food planetaria. Non si trattava di speculazione finanziaria: la Borsa non faceva altro che registrare un dato ben radicato nell’economia reale. La formula che aveva portato McDonald’s al successo sembrava aver esaurito la sua carica: i ristoranti si svuotavano, il valore dello scontrino medio si abbassava sempre di più, molti punti vendita chiudevano i loro bilanci in perdita. La prima reazione del colosso californiano fu tamponare l’emergenza con un piano di ristrutturazione basato su tagli e riduzioni di costi: vennero chiusi 700 ristoranti (soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone), licenziati 600 dipendenti e vi fu una profonda revisione dei processi interni per poter proporre menu a prezzi più bassi. Non bastò. Ciò che mancava era una strategia chiara per riportare clienti dentro i fast food. E prima ancora capire perché i milioni di clienti degli anni 80 e 90 non c’erano più. Guardare negli occhi il problema aiutò a vedere la soluzione: le campagne contro l’obesità e contro il cibo spazzatura, che fino a qualche anno prima erano nel mondo delle lodevoli intenzioni, stavano iniziando a far breccia nella popolazione, a diventare tema di dibattito televisivo e ad acquisire un consenso di massa che metteva McDonald’s sul banco degli imputati. Si stava affermando una diversa concezione dell’alimentazione, che preferiva la qualità del cibo alla quantità, si preoccupava di calorie e ingredienti, rifletteva sulle conseguenze a lungo termine del mangiare male. Il sentimento comune del mercato chiedeva qualcosa che il fast food non era in grado di offrire e, di conseguenza, andava a cercarlo altrove. Il compito di McDonald’s era allora tornare a incontrare il desiderio del cliente, attraverso una formula che tenesse conto del nuovo trend che si

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Come insegna la vicenda della più grande catena di fast food del mondo, che ha reagito con prontezza alle campagne contro il cibo spazzatura rinnovando la sua formula, è necessario capire dove si orienta il desiderio del mercato


i l caso

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m cdo nald’s

La reazione del colosso americano del fast food alle campagne contro l’obesità e contro il cibo spazzatura è un caso concreto di ridefinizione della strategia aziendale sulla base degli scenari e dei trend di consumo del mercato in cui ci si trova

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innovazione ➤

stava affermando. Dapprima la dirigenza fece la scelta di investire capitali nella catena di fast food salutista Pret à Manger - che intanto guadagnava costantemente quote di mercato -, infine la strategia divenne chiara: occorreva ripensare il concept stesso dei ristoranti McDonald’s. Si intervenne dapprima sul menu bambini, inserendo nell’Happy Meal l’opzione verdure fresche e succo di frutta, poi si allargò il portafoglio prodotti a insalate, macedonia, piatti a base di pollo o gamberi. Il marchio venne ridisegnato: logo più snello, slogan che ammiccavano allo star bene e alla gioia, pubblicità mondiali con protagonisti nonni e bambini. La comunicazione raccontava una storia in cui attorno allo stesso tavolo potevano incontrarsi generazioni diverse, abitudini dietetiche lontane tra loro, per un momento di condivisione del tempo e di chiacchiere tranquille, lontano dal “fast” che aveva caratterizzato il successo McDonald’s. Il restyling dei principali punti vendita - iniziato nel 2006 - fu la ciliegina sulla torta di questo radicale processo di riposizionamento dei ristoranti: i tavolini anonimi a due posti furono sostituiti da salottini colorati, divisi da separé, illuminati da luci calde e colorate. L’ambiente divenne a poco a poco più caldo, accogliente, confortevole e popolato da clienti che, prima, mai si sarebbero sognati di entrarvi. E il titolo azionario riprese a salire: McDonald’s è oggi un’azienda in crescita, con progetti importanti (come l’apertura a Londra del più grande punto vendita del Gruppo, con oltre 1.600 posti a sedere) e con un’immagine totalmente rinnovata.

I Trend fondamentali per il 2012

Abbiamo ripercorso la storia di McDonald’s come caso concreto di ridefinizione della strategia aziendale sulla base degli scenari e dei trend di consumo del mercato in cui ci si trova. I trend di consumo sono dei motori di innovazione: ci segnalano dove si orienta il desiderio del mercato e possono offrire nuove prospettive per innovare la nostre aziende. L’esercizio da compiere è innanzitutto uno sforzo di visione e di pensiero: serve guardare a dopo-

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10 trend a lungo termine 1 - Trading UP / Trading Down 2 - Salute, benessere, dieta, sport 3 - Il ruolo delle donne 4 - Invecchiamento 5 - Green / Biologico 6 - Compressione del tempo 7 - Connettività 8 - Personalizzazione 9 - Immigrazione 10 - Prossimo miliardo di consumatori By Boston Consulting Group - 2010

I trend di consumo sono dei motori di innovazione: ci segnalano dove si orienta il desiderio del mercato e possono offrire nuove prospettive per innovare le nostre aziende

domani e provare a capire dove questi trend potrebbero condurre le nostre attività, come le modificheranno, quali competitor si muoveranno per primi. Boston Consulting Group ha individuato dieci trend preminenti per il biennio 2011-2012, che presentiamo come altrettante strade di cambiamento, straordinariamente attuali. Oltre la metà degli atti d’acquisto mondiali sono eseguiti da donne: non solo nel mercato consumer - dove, ad esempio, è nato il fenomeno degli oggetti di elettronica in “rosa” -, ma anche nelle transazioni business to business. Quali scenari apre questo dato? Quali cambiamenti può comportare nella nostra offerta, nella

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innovazione ➤

nostra comunicazione al cliente, nella scelta dei nostri canali di vendita? E l’inverno dell’Europa, con il progressivo invecchiamento della popolazione, quali opportunità lascia emergere? Di cosa avremo bisogno? Di quali prodotti, di quali servizi? I fenomeni socio-demografici sono tra i fattori che più influenzano il mercato: lo sviluppo di una classe media, desiderosa di conformarsi agli standard occidentali, nei Paesi emergenti e la crescente multietnicità europea e anglosassone ridisegnano i confini del mercato, ci spronano a ripensare le nostre strategie di internazionalizzazione e a programmare per i prossimi mesi qualche missione all’estero in Paesi che non conosciamo. I trend non sono “mode”: queste divampano all’improvviso e sfioriscono altrettanto in fretta, sono effimere, stagionali, creano bisogni per distruggerli poco dopo e farne fiorire degli altri. I trend invece sono fenomeni carsici: nascono come segnali deboli, faticosi da vedere, poi crescono tenaci e sono destinati a lasciare una traccia profonda, fino a diventare incontrovertibili. Indietro non si torna. È il caso della green economy/clean economy: fuori dalle mode, è un’evidenza che ogni attività di business deve fare i conti con il consumo delle risorse e con l’impatto ambientale e sociale con ciò che ci circonda. C’è ancora molto da fare: se fino a oggi l’attenzione era puntata essenzialmente sui prodotti “ecologici”, la frontiera guarda ai processi e all’intero ciclo di vita dei prodotti stessi. Su quanto sia radicato nel sentimento comune il trend legato al benessere psico-fisico e alla ricerca di uno stile di vita “lento”, abbiamo visto sopra,

parlando del caso McDonald’s. Altrettanto cruciale è il bisogno sempre più diffuso di “risparmiare” tempo: stiamo aiutando i nostri clienti a non “perdere tempo”? Cosa potremmo fare ancora lungo questa direzione? Infine, due note importanti sul posizionamento di prezzo e sulle opportunità offerte dal Web: la propensione ai consumi in Italia è velata dalla sfiducia. Le previsioni sui consumi domestici per il prossimo triennio, fatte da PwC Italia, mostrano una flessione in tutti i settori eccetto le spese obbligate per la casa e la salute. A fronte di questo quadro, le logiche di posizionamento di prezzo verso il risparmio (Trading down) saranno necessarie e chiederanno la capacità di pensare soluzioni nuove. Un posizionamento prezzi al rialzo (Trading up) sarà legittimato solo per prodotti elitari, di qualità indubbia, in cui il valore aggiunto fondamentale sarà quello dell’esclusività. In qualsiasi punto della filiera ci troviamo, teniamone conto. L’obiettivo è così sfidante da rendere possibili innovazioni davvero radicali: pensiamo a tutto il tema di micro-pagamenti che dal Web si sta diffondendo nell’economia tradizionale, oppure alle soluzioni low cost per la gestione, il controllo o l’e-commerce rese possibili dagli strumenti del Web 2.0. Questo è il trend decisivo per tutti noi: capire come la connettività tra persone, imprese, informazioni e mondi diversi che Internet rende possibile possa diventare il motore d’innovazione più profondo e radicale per ogni nostra attività. L’oceano del Web è pronto non solo a interrogarci circa i nostri progetti e le nostre attese, ma anche a offrirci inedite risposte. n

La green economy è uno dei trend che segneranno gli anni a venire. Ogni attività di business, infatti, dovrà fare i conti con il consumo delle risorse e con l’impatto ambientale

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MEETING RIMINI FILM FESTIVAL

Concorso internazionale di cortometraggi

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...azione! ni Per informazio A CREATIVA MADE OFFICIN 9131 tel. +39 0541 70 9995 fax +39 0541 43 /15.00-18.00 orari 9.30-13.00 tingrimini.org shortfilm@mee

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innovazione La struttura costituita da 12 dimensioni, necessarie per leggere la propria impresa, è in grado di guidare gli imprenditori nel gestire il sempre più complesso sistema economico al quale aggiunge valore, rendendo possibile un’innovazione diversa da quella di prodotto e tecnologica di Diego Civetta

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radar dell’innovazione Il

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olte aziende vedono l’innovazione come un sinonimo della tradizionale ricerca e sviluppo, ma l’innovazione ha una portata ben più ampia della semplice innovazione tecnologica. Attraverso il Radar dell’innovazione le imprese possono sviluppare un approccio strategico all’innovazione. Il Radar aiuta un’impresa a determinare come l’attuale strategia si sovrappone a quella dei concorrenti e, usando queste informazioni, può identificare le opportunità e dare la priorità a quelle dimensioni che la differenziano. Allo stesso tempo, permette agli imprenditori di razionalizzare le risorse (tempo, uomini e soldi) da investire nell’innovazione. Il Radar dell’innovazione è stato sviluppato da Mohanbir Sawhney, Robert C. Wolcott e Inigo Arroniz attraverso discussioni con i responsabili dell’innovazione di grandi aziende e un’indagine completa della letteratura accademica sul tema e ripreso da Know Net - Officine Italiane Innovazione. Di seguito alcuni esempi dell’applicazione del Radar dell’innovazione a imprese di successo nel panorama internazionale.

Offerta

Con Offerta si intendono i prodotti e servizi dell’impresa. L’innovazione lungo questa dimensione richiede la creazione di nuovi prodotti e di servizi valutati positivamente dai clienti. Un esempio è il Crest spinbrush della Procter & Gamble. Introdotto nel 2001, il prodotto è diventato lo spazzolino elettrico più venduto nel mondo nel 2002 grazie al design semplice, l’uso delle batterie sostituibili, la portabilità, l’accessibilità e il prezzo decisamente più economico dei prodotti concorrenti (circa cinque dollari). Sopra, il Radar dell’innovazione di Starbucks, una grande catena internazionale di caffetterie che offre ai propri clienti caffè, dessert e prodotti di pasticceria; sotto, il Radar di Wal-Mart, il maggiore operatore mondiale della grande distribuzione

Standardizzazione

La Standardizzazione si persegue introducendo un insieme di componenti comuni, metodi di assemblaggio o tecnologie che sono utilizzate come elementi costitutivi per un insieme di prodotti o servizi. L’innovazione lungo questa direzione persegue l’economia di scala usando la modularità per generare in modo più rapido ed economico un ampio insieme di offerte, rispetto a quanto non sarebbe possibile se fossero articoli indipendenti. La Standardizzazione, ad esempio, ha permesso a

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innovazione ➤ esempio come la Ideo ha aiutato il fornitore di cure mediche Kaiser Permanente a riprogettare l’esperienza del cliente fornita ai pazienti. Kaiser ha realizzato sale d’attesa più comode, ingressi con indicazioni più comprensibili e stanze per le visite mediche più grandi capaci di accogliere tre o più persone, ma dotate di tende per garantire la privacy.

Nissan Motor Co. di risorgere nel settore dell’industria automobilistica. L’azienda ha puntato su un insieme comune di componenti per sviluppare una linea di automobili utilitarie e di veicoli sportivi con un differente posizionamento.

Soluzione

La Soluzione è una combinazione su misura e integrata di prodotti, di servizi e di informazioni che risolvono un problema del cliente. L’innovazione della Soluzione genera il valore per i clienti con la grandezza dell’assortimento e la profondità di integrazione degli elementi differenti. Un esempio è Deere&Co, che ha unito un vettore di prodotti e di servizi (Pc portatili con sistema Gps) per fornire una soluzione completa ai coltivatori che devono migliorare semina, aratura e raccolto, e allo stesso tempo dirigere gli aspetti imprenditoriali.

Cliente

I Clienti sono gli individui o le organizzazioni che usano o consumano i prodotti dell’azienda per soddisfare determinati bisogni. Per innovare lungo questa dimensione, l’azienda può scoprire i nuovi segmenti di clienti o scoprire i bisogni non ancora soddisfatti. Virgin Mobile è stata in grado sfondare nel mercato della telefonia Usa puntando sui giovani under 30, un segmento fino ad allora non servito. Per attrarre questi clienti, Virgin ha offerto una chiara proposta di valore: tariffe semplificate, nessun impegno contrattuale, l’intrattenimento, telefoni alla moda e l’irriverenza del marchio Virgin.

Esperienza cliente

Questa dimensione considera tutto ciò che un cliente vede, sente, ritiene e fa esperienza in altro modo mentre interagisce con un’impresa a tutti i livelli. Per innovare lungo questa direzione, l’azienda deve ripensare l’interfaccia fra l’organizzazione e i propri clienti. Prendiamo ad

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Creazione Valore

Virgin Mobile ha sfondato nel mercato della telefonia puntando sui giovani under 30 con tariffe semplificate, nessun impegno contrattuale, telefoni cool e l’irriverenza del marchio Virgin

La Creazione di valore si riferisce ai meccanismi che un’azienda usa per sfruttare nuovamente il valore che genera. Per innovare lungo questa dimensione, l’azienda deve guardare alle proprie conoscenze che può rivendere, agli scarti che può riutilizzare o agli spazi inutilizzati. Un esempio di innovazione lungo questa direzione è McDonald’s che decide di riciclare il proprio olio di frittura come propellente per motori a combustione interna, trasformando un rifiuto in una risorsa.

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innovazione ➤

che ha deciso di aprire i suoi punti vendita dentro le stazioni centrali delle più grandi città italiane andando a intercettare i viaggiatori che devono ingannare il tempo del viaggio.

per condurre i processi interni. Per innovare lungo questa dimensione, un’azienda può riprogettare i propri processi per ottenere una maggiore efficienza, una più alta qualità o un tempo di ciclo più breve. La più famosa innovazione di processo è certamente quella fatta da Toyota che ha inventato il just in time in contrapposizione alla mass production delle multinazionali americane.

Rete

L’azienda è collegata a clienti, fornitori e altre imprese attraverso una Rete che può trasformarsi in vantaggio competitivo se sfruttata nel modo corretto. Le innovazioni lungo questa dimensione consistono nella partecipazione attiva e innovativa a reti di imprese che incrementino il valore dell’offerta dell’azienda. Le Officine Italiane Innovazione sono un business social network nato per mettere in comunicazione gli imprenditori italiani tra loro e dare loro visibilità nel Web.

Organizzazione

L’Organizzazione è il modo in cui un’azienda è strutturata e comprende le sue collaborazioni, gli impiegati e l’organigramma delle responsabilità. L’innovazione organizzativa porta a ripensare lo scopo delle attività dell’impresa, a ridefinire i ruoli, le responsabilità e gli incentivi delle divisioni operative e dei singoli individui. Thomson financial, un provider di applicazioni It per i servizi finanziari dell’industria, ha trasformato la sua organizzazione strutturandosi in base ai segmenti di clientela anziché ai prodotti. In questo modo, poteva allineare le sue capacità operazionali e l’organizzazione delle vendite con il bisogno del cliente, permettendo all’azienda di generare soluzioni integrate per i professionisti dei servizi finanziari.

Fornitori

La catena dei Fornitori comprende la sequenza delle attività e degli agenti che spostano i beni, i servizi e le informazioni dalla fonte verso la consegna dei prodotti e dei servizi. Per innovare in questa dimensione, un’azienda può migliorare il flusso di informazione attraverso la catena di rifornimento, cambiarne la struttura o aumentare la collaborazione degli attori coinvolti. Il rivenditore d’abiti Zara è stato in grado di generare una catena di rifornimento veloce e flessibile operando scelte controintuitive nel sourcing, nel design, nella fabbricazione e nella logistica facendo così diminuire il tempo del ciclo, dalla progettazione alla vendita al dettaglio a 15 giorni, riuscendo a vendere la maggior parte delle mercanzie al prezzo pieno.

Presenza

Con il termine Presenza si comprendono sia i canali di distribuzione che un’azienda impiega per arrivare sul mercato, sia i posti in cui i suoi prodotti possono essere acquistati o i servizi usufruiti dai clienti. L’innovazione in questa dimensione comporta l’introduzione di nuovi punti di presenza o l’utilizzo di quelli già esistenti in modo creativo. È la scelta fatta dalla casa editrice Feltrinelli

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Marchio

Il Radar dell’innovazione è un modello analitico utile per guardare alla propria realtà e per arrivare poi a identificare una chiara strategia d’innovazione

Con Marchio si identificano i simboli, le parole o i contrassegni con cui un’azienda comunica il proprio valore ai clienti. Per innovare in questa dimensione, l’azienda solleva o estende il proprio Marchio in modo creativo. Easygroup di Londra è stato un leader a tale riguardo che ha registrato il marchio “easy” e lo ha concesso in licenza a una varietà di settori commerciali. Le promesse del Marchio sono il buon valore e la semplicità, che ora sono state estese a più di una dozzina di industrie con le diverse offerte quali Easyjet, Easycar, Easyinternetcafé, Easymoney, Easycinema, Easyhotel e Easywatch. n


Innovazione CASE HISTORIES Attraverso dodici case histories esemplari illustriamo le differenti dimensioni dalle quali l’impresa può trarre occasioni di innovazione

Le

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Ddel radar R

12 dimensioni

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CASE HISTORIES Innovazione

N

elle pagine che seguono, attraverso dodici case histories esemplari, descriviamo le dimensioni del Radar dalle quali l’impresa può trarre occasioni di innovazione. La storia del Pastificio Moro di Chiavenna spiega come si innova lungo la dimensione dell’offerta che richiede la creazione di nuovi prodotti e di servizi valutati positivamente dai clienti. L’esperienza della Union Key illustra la dimensione della standardizzazione che consiste nell’introduzione di componenti comuni, metodi di assemblaggio o tecnologie come elementi costitutivi per un insieme di prodotti o servizi. La storia della Mediasoft esemplifica la dimensione della soluzione, una combinazione su misura e integrata di prodotti, di servizi e di informazioni che rispondono a un’esigenza del cliente. Quella del Cioccolato di BruCo è una case history interessante per capire come l’azienda possa scoprire nuovi segmenti di clienti oppure bisogni non ancora soddisfatti e, a volte, non ancora percepiti. C-Hotel&Spa è una struttura alberghiera di eccellenza in cui l’interfaccia fra l’organizzazione e la clientela innova nella dimensione dell’esperienza cliente, che riguarda tutto ciò che quest’ultimo vede, sente ed esperisce nell’interazione con un’impresa a tutti i livelli. La Dell’Orco & Villani sta valutando i potenziali flussi di guadagno non ancora perseguiti ampliando la sua capacità di creare valore dalle attività secondarie rispetto al core business principale. L’umbra Tec.inn è un caso di azienda la cui capacità innovativa risulta potenziata da processi evoluti di interazione all’interno della rete cui appartiene, mentre la Target Sinergie ha ripensato lo scopo della sua attività, ridefinendo la sua organizzazione interna. Il caso della Pradelli Giancarlo dimostra come, con attenzione alla qualità e all’organizzazione, una piccola azienda possa lavorare - nella veste di fornitore - in un settore competitivo come quello della Formula Uno. Per spiegare l’innovazione nella dimensione della presenza abbiamo scelto il caso di eccellenza della Monteverdi vini, azienda lombarda che ha conquistato anche il difficile mercato cinese. Il caso di Bravo Net, che rappresenta oggi il più grande network italiano di agenzie di viaggi indipendenti, è utile per illustrare la dimensione della rete. La Linea Verde di Brescia, infine, ha messo in atto innovative strategie di branding sui prodotti quarta gamma. n N. 9 Marzo 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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Innovazione CASE HISTORIES

una golosa Offerta Il pastificio Moro di Chiavenna, fondato nel 1868, negli ultimi otto anni ha triplicato il suo fatturato. Due guerre mondiali, la crisi del Kippur e quella attuale non hanno sopraffatto questa “piccola grande” azienda di prodotti valtellinesi

S

iamo alla quinta generazione. Fabio Moro, insieme ai suoi fratelli Marco e Andrea e a sua cugina Giulia, è alla guida di un pastificio fondato nel 1868 dal genio di un trisnonno vulcanico. «In America quando un’azienda ha più di cent’anni ti considerano un dio», ride Fabio Moro, ben sapendo che i suoi pizzoccheri e la sua polenta taragna vendono bene anche là, soprattutto da quando sono prodotti con green energy. Il pastificio di Chiavenna infatti utilizza solo energia pulita. Così il marchio di garanzia green energy, unito alla novità di un prodotto italiano regionale, ha suscitato grande entusiasmo anche all’estero. «Una volta ero in New Zeland, tirava un vento fortissimo - racconta Moro -, entro in un negozietto sperduto e sugli scaffali trovo i miei pizzoccheri. Quasi mi commuovo».

Come resistere al fallimento

Come si resta a galla per quasi centocinquant’anni? Di ritorno da New Orleans il vulcanico trisnonno, Carlo Moro, vuole a tutti costi realizzare un pastificio e chiede un prestito di ben 20 mila lire al suocero. Nel 1868 la cifra era stratosferica. La ottiene e inizia così l’avventura. Di generazione in generazione i Moro continuano a produrre pasta e a periodi di grande espansione si alternano momenti di difficoltà. Quando all’inizio degli anni Settanta il prezzo del petrolio cominciò vertiginosamente a lievitare a causa della crisi del Kippur (nel 1973 ci fu l’interruzione del flusso di approvvigionamento del petrolio

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dai Paesi Arabi appartenenti all’Opec con conseguenze disastrose per l’economia italiana) quasi tutti i pastifici italiani fallirono e da 800 ne rimasero in piedi solo 150. «Un prodotto innovativo nasce dall’esigenza di resistere al fallimento», precisa Moro e in quegli anni così duri il pastificio decide di realizzare una serie di prodotti particolarissimi come le paste per i celiaci e quelle aproteiche. La strategia si dimostrerà vincente.

L’orgoglio di Una tradizione vera Fabio Moro è l’amministratore delegato del Pastificio Moro di Chiavenna, fondato nel 1867 e oggi ancora leader nel suo settore grazie a un’offerta che si rinnova di continuo: dai tradizionali pizzoccheri alle paste per i celiaci e a quelle aproteiche

«Fin da piccolo mio nonno ripeteva sempre che la prima cosa che conta è dar da mangiare ai nostri cinquanta dipendenti e la seconda è mangiare noi». Passano le generazioni, ma l’orgoglio di un’educazione vera resta, divenendo una solida base su cui costruire e da cui attingere per avere successo. Nel 2003, dopo la morte del padre, Fabio Moro prende le redini dell’azienda di famiglia e decide di assumere due laureati in scienze alimentari. Tutti i prodotti di Moro ottengono così le varie certificazioni di prodotto e processo «particolarmente utili quando si devono rinnovare i contratti con i supermercati». Poi nel 2005 si innamora dell’energia pulita e i pizzoccheri con il marchio green energy ottengono un grande successo all’estero. In otto anni triplicano il fatturato, raddoppiano il numero dei prodotti (nascono i pizzoccheri biologici e le paste senza glutine biologiche). Il sogno per il 2015 è creare una pasta che non ingrassa, Moro la sta già studiando con l’aiuto dei suoi collaboratori. «Vedrà, sarà un successo anche questo» dice prima di mettere giù il telefono. n


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Innovazione CASE HISTORIES

Standardizzare la produzione La Union Key di Lecce si pone l’obiettivo di utilizzare l’innovazione come fonte costante di diminuzione degli sprechi, attraverso un’attenta programmazione di modelli organizzativi applicati al settore del trasporto, movimento terra e ferroviario, impianti industriali

U

nion Key nasce all’inizio degli anni Novanta dalla passione di Piero Giannone e può definirsi un “laboratorio d’impresa” che opera nell’ambito del supporto logistico e che in tutti questi anni ha continuato a innovare divenendo leader italiana in questo settore. Scopo di questa piccola azienda leccese è brevettare “modelli di utilità” in grado di mutare gli sprechi gestionali in profitto operativo.

Una tecnologia brevettata

Mission dell’azienda, attraverso un investimento continuo nello sviluppo delle più innovative tecnologie elettroniche ed informatiche, è stato ideare un sistema di supporto logistico per l’ottimizzazione degli indici di costo. Il progetto realizzato da Union Key propone un business model mirato all’ottimizzazione dei costi in linea con una scelta qualitativa degli acquisti. Si comprende bene come la natura di questo modello sia particolarmente ambita da piccole e medie flotte di trasporto che intendono gestire al meglio la manutenzione. È per questo che Union Key ha scelto di mettere a punto per i propri clienti modelli per il controllo di gestione della manutenzione e con questo progetto offrirà finalmente la possibilità a piccole e medie flotte di poter disporre di una propria officina che consentirà di aggregarle in una sede territoriale nella quale poter fare economia di scala. Per fare ciò basterà sottoscrivere un abbonamento annuale per ogni veicolo che il cliente intenderà gestire alla perfezione, gestendo con trasparenza gli acquisti dei ricambi e la manodopera al miglior prezzo di mercato. La tecnologia si chiama Smoc ed è in grado di offrire ai propri utenti un complesso sistema dia-

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Piero Giannone, fondatore di Union Key, piccola azienda leccese nata all’inizio degli anni Novanta, operante nel settore logistico, ha brevettato una tecnologia in grado di valutare gli sprechi gestionali e lo stato di usura dei veicoli mutandoli così in profitto

gnostico informativo a supporto del controllo direzionale aziendale. Smoc, infatti, garantisce il controllo e l’organizzazione della manutenzione e dei beni strumentali soggetti a consumo. «Montiamo sensori a bordo dei veicoli - spiega Piero Giannone, ideatore di questa tecnologia - sviluppando modelli che funzionano su database di terra, dalla combinazione di tutto questo cerchiamo poi di dare al cliente una gestione oculata, finalizzata a spendere meno». Attraverso le tecnologie Smoc si possono infatti controllare i consumi di carburante e gestire eventuali piani di manutenzione e danni causati da sinistri, combinando il tutto con un complesso database di gestione tecnica ed economica dell’intera flotta. Seguendo questa filosofia gli sprechi possono così essere evitati a priori.

Se lo spreco diventa risorsa

«Il prodotto realizzato da Union Key - spiega Giannone - non si adatta solo alla gestione dei furgoni della raccolta rifiuti, bensì a tutti gli ambiti in cui è necessaria la manutenzione automotive, quindi qualsiasi flotta che richiede questa manutenzione. Facciamo un audit, una rilevazione dello stato dell’arte del veicolo e produciamo un indice sul quale poi andremo a misurare le diverse attività, per vedere, grazie alla nostra tecnologia, se il cliente in un mese ha risparmiato oppure no». Ecco allora che standardizzare, in questo caso, vuol dire rilevare un indice oggettivo riconducibile a ogni azione che compiamo e di conseguenza a ogni costo che sopportiamo. L’indice oggettivo, quindi, è strettamente legato al nostro comportamento. La tecnologia brevettata Smoc ha permesso per la prima volta di integrare in un’unica soluzione una serie di servizi. L’idea sulla quale si basa è la concentrazione, verticale, di tecnologie collaudate e messe a punto per servire le imprese che hanno necessità di un controllo globale delle proprie risorse. Solo attraverso il concetto di tracciabilità, Smoc garantisce la conversione degli sprechi in profitti, passando per il risparmio su più fronti. n


«Con il presente documento, CDO vuole sostenere imprenditori e manager nel loro impegno ad aprire le porte delle proprie aziende ai giovani e, al contempo, a favorire per i giovani stessi una formazione adeguata. Ciò di cui tanti giovani hanno bisogno è l’incontro con persone che, con l’autorevolezza del maestro, risveglino in loro il desiderio nascosto, e forse incrostato, di mettersi in gioco anche attraverso il lavoro» (Bernhard Scholz). In allegato a questo numero del Corriere delle Opere, la nuova pubblicazione della Compagnia delle Opere, Giovani e imprese. Crescere insieme. Nel fascicolo sul mercato del lavoro giovanile, un’analisi degli aspetti problematici e alcune ipotesi di soluzione; il racconto di dieci esperienze che dimostrano perché sia conveniente investire sui nuovi talenti; un’appendice con le forme e i contratti principali per inserire i giovani in azienda.

Giovani e imprese. Crescere insieme si può anche scaricare dal sito www.cdo.org.


Innovazione CASE HISTORIES “Cucinare” software su misura utilizzando come ingrediente tutta la tecnologia disponibile e integrandola. Stefano Santo Sabato, fondatore di Mediasoft srl, azienda pugliese leader nell’ingegneria del software, racconta il successo delle sue “ricette”

una Soluzione da chef

I

grandi cuochi, i più bravi, sono quelli che personalizzano i menù offrendo il meglio a ogni cliente che si siede al ristorante. «Il nostro lavoro è simile - commenta Stefano Santo Sabato, fondatore e cto di Mediasoft srl - solo che i nostri ingredienti sono le tecnologie». Mediasoft è un’azienda pugliese che opera da anni nel campo dell’ingegneria del software creando soluzioni su misura e di altissima qualità per i suoi clienti. «Ideiamo software “in tutte le salse” - spiega Sabato - partendo dal rilevamento dei dati fino ad arrivare alle touchboard di presentazione dei grafici sul funzionamento della struttura che l’imprenditore può leggere attraverso qualsiasi canale: Web, tablet ecc.».

Capire ciò che serve al cliente

«Sono un ingegnere informatico - continua il fondatore di Mediasoft srl - e il mio lavoro è cercare di capire cosa vuole il cliente e porre le condizioni affinché quello che vuole emerga». I bisogni a cui deve rispondere Mediasoft sono infatti molteplici. Dall’azienda di moda leader mondiale nella produzione di jeans che necessita di un sistema di e-commerce, all’impresa che si occupa di manutenzione e logistica avanzata per grandi flotte che chiede un particolare sistema informativo per valutare i con-

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Stefano Santo Sabato, fondatore di Mediasoft srl, una realtà che opera da diversi anni nel campo dell’ingegneria del software di alta qualità

sumi e lo stato dei mezzi. I sistemi informativi di cui spesso le aziende dispongono garantiscono una miriade di dati, inutili perché incomprensibili. Gli imprenditori sviluppano così una crescente diffidenza nei confronti della tecnologia. Quando invece l’imprenditore scopre che grazie all’informatica può risparmiare, si ricrede e inizia a percepirla non più come uno strumento che per forza deve utilizzare, ma un mezzo da cui poter attingere i dati che lo riguardano e lo fanno crescere.

Vincitori premio Smau Innovazione 2010

Mediasoft nasce un po’ per caso, per dare risposte pratiche a tutte quelle pmi che erano rimaste scioccate da software standard, spesso non in grado di offrire quelle poche informazioni utili per sopravvivere. «Il nostro scopo è creare strumenti per favorire il risparmio dei nostri clienti - spiega Sabato - perché facciamo emergere i costi occulti, ottimizziamo i processi attraverso soluzioni software fatte su misura». Per questa ragione nel 2010 Mediasoft ha vinto il premio Smau Innovazione con un’applicazione per la tracciabilità delle elaborazioni su strada. Grazie a questa applicazione, infatti, il risparmio è stato del 17% sui costi di gestione del processo di manutenzione dei segnali stradali. n


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Innovazione CASE HISTORIES Il continuo studio, l’applicazione nella ricerca della qualità e dell’innovazione, hanno portato i cioccolatieri de “Il Cioccolato di BruCo” a sperimentare continuamente materie prime d’eccellenza e nuove strade per la lavorazione, venendo incontro ai bisogni non ancora soddisfatti dei consumatori

Il Cliente intenditore

L

a prima volta che Fabio Lenci fece assaggiare la sua tavoletta di cioccolato all’anice qualcuno si lasciò sfuggire la battuta:« Perché non lo fai solo con le nocciole?». Ma lui, ai tempi giornalista sportivo, amante delle auto di grossa cilindrata - “costretto” per lavoro a provarle - senza alcuna esperienza da mastro cioccolataio, scoprì in soffitta la ricetta del cioccolato all’anice e decise così di riprodurla, non solo per gli amici. Si trattava di un’antica ricetta dei suoi nonni, Bruna e Costantino. Lei abile ostetrica, famosa in tutto il territorio del Genga, nelle Marche, dove aveva fatto nascere quattro generazioni di bambini, il nonno ebanista, entrambi amanti del cioccolato. Grazie a questa “ricettina” e alla passione di Lenci, nel 2001 nacque “Il cioccolato di BruCo”, azienda marchigiana di cioccolato pregiato, in onore dei nonni da cui prende il nome. «Nel ’95, quando scoprii il cioccolato all’anice - ricorda Lenci -, le spezie abbinate al cacao non erano ancora diventate una moda. Così sono andato da un artigiano del torrone e gli ho chiesto se insieme potevamo portare avanti questa idea, e così è stato».

Quando un prodotto piace

«Non ho mai seguito le consuetudini. Quando

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“Il cioccolato di BruCo”, azienda marchigiana nata nel 2001, è leader nella produzione di cioccolato aromatico di altissima qualità unito alle spezie. Il suo fondatore, Fabio Lenci, riprende le antiche ricette di cioccolato e le rielabora in una versione innovativa che incontra il gusto di una clientela variegata sparsa nel mondo. Nasce così il cioccolato all’anice, all’olio, al sale e non solo

tentavo di riprodurre la ricetta dei nonni non avevo alcuna certezza che tutto sarebbe andato per il verso giusto, ma volevo scegliere una strada nuova, perché non potevamo permetterci di concorrere con la grande industria». Inizia così l’avventura di Lenci e di un prodotto destinato a incontrare i gusti di clienti non solo italiani, ma anche europei e statunitensi. Il comune denominatore di tutti i prodotti di questa micro azienda marchigiana (in laboratorio sono impegnate solo sei persone) è l’utilizzo di cacao aromatico di primissima qualità unito a spezie tradizionali come cannella, anice, vaniglia e peperoncino. Alla base di ogni preparazione c’è un cacao raro come il Criollo, proveniente dalle piantagioni messicane dello Stato di Tabasco, che corrisponde a meno dell’1% della produzione mondiale. Ma anche il Trinitario e il National, che sono sempre aromatici e presenti in America Latina ed Ecuador.

Il cioccolato al sale

In un negozio di Roma che vende il cioccolato di BruCo, un gruppo di giapponesi entra e chiede esplicitamente il cioccolato al sale. «Qualche anno fa - racconta Lenci - un importatore che avevamo a Seattle ci chiese il cioccolato al sale perché negli Usa i diversi tipi di sale riscuotevano un buon successo. Inizialmente rimasi scettico, poi cominciai a studiare una soluzione». Un cacao morbido come il Trinitario che nella fava contiene un’alta percentuale di burro di cacao unito al sale di Cervia, privo di magnesio, e a un pizzico di sale siciliano della salina di Mozia. Nasce così il cioccolato al sale, tra le tavolette più vendute prodotte da questi cioccolatieri marchigiani e che, incredibilmente, ha incontrato i gusti non solo degli italiani, ma anche di americani e giapponesi. Dicono che se ne diventa dipendenti perché il sale esalta il gusto del Trinitario. «C’è un mondo del cacao che deve essere scoperto - conclude il fondatore di BruCo -, il cacao non è solo fondente o al latte, ma, come il vino e l’olio, ha una varietà di sfumature che non conosciamo». n


Una certezza per l’esistenza A cura di Emanuela Belloni e Alberto Savorana

el Il libro d 1 201 g n i t e e M ile b i n o p s i Già d ipali c n i r p e l nel aliane t i e i r e r lib “L’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino. […] In Cristo Gesù il destino dell’uomo è stato strappato definitivamente dalla nebulosità che lo circondava.” (Benedetto XVI) Edizioni Bur Rizzoli Numero di pagine: pag. 464 Prezzo: € 12,00 Distribuzione e vendita: www.itacalibri.it www.bol.it www.ibs.it www.amazon.it www.webster.it Informazioni: tel. 0541 783100 www.meetingrimini.org


Innovazione CASE HISTORIES C-Hotel&Spa, albergo di nuova concezione in provincia di Lecco, propone una modalità di accoglienza turistica che coniuga offerta ricettiva, benessere e ristorazione insieme. Tutto rigorosamente made in Italy

Esperienza cliente unica U

n concetto innovativo di accoglienza turistica. È quello a cui punta C-Hotel&Spa di Cassago Brianza, in provincia di Lecco. «La nostra struttura - spiega il direttore, Andrea Colzani - è stata concepita, e realizzata nel 2009, utilizzando tecnologia e domotica integrata: insonorizzazioni per garantire privacy e relax, riscaldamento e raffrescamento a pavimento-parete, controllo della qualità e dell’umidità dell’aria, schermi lcd in ognuna delle 18 suite e in ogni bagno, Internet wi-fi in camera e nelle aree comuni, giardino compreso, check-in in camera oppure on demand». Gli spazi luminosi, caratterizzati da ampie pareti vetrate, cercano di valorizzare l’ambiente naturale circostante dominato dalle colline briantee e in cui, nelle giornate più limpide, emerge anche il profilo del Monte Rosa. La costruzione si trova all’interno di un giardino privato, progettato dal paesaggista Emilio Trabella, nel quale la varietà di piante vuole rievocare in chiave contemporanea il fascino dei giardini italiani del passato. Tutti questi accorgimenti hanno permesso all’albergo di diventare membro del brand internazionale Design Hotels, che raggruppa e rappresenta i migliori design hotel a livello mondiale (in Italia ne esistono solo altri 19).

Non solo per dormire

Ai tradizionali servizi ricettivi, l’hotel affianca i centri fitness e wellness aperti tutti i giorni, nonché un’offerta di prodotti dolciari provenienti dall’adiacente pasticceria artigianale, fondata trent’anni fa dalla famiglia Colzani e insignita nel 2009 e nel 2012 del primo premio quale miglior bar d’Italia. Che si tratti degli spazi comuni - abbelliti fra l’altro da mostre di artisti italiani e internazionali - o che si faccia riferimento al menu proposto dal ristorante interno, tutto ha lo scopo di offrire un’esperienza

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Sopra, un’immagine di C-Hotel&Spa, struttura ricettiva pensata con caratteristiche innovative dallo stesso direttore, Andrea Colzani (foto in basso)

di eccellenza. «Eccellenza italiana - ci tiene a precisare Andrea Colzani -. La nostra struttura ricettiva è stata progettata pensando al futuro e cercando di anticipare le tendenze. Ho voluto immaginare un hotel che potesse essere il fiore all’occhiello nel nostro territorio, anche in previsione della grande vetrina mondiale dell’Expo 2015. Il nostro cliente ideale, infatti, è il viaggiatore moderno: curioso, dinamico, ma che nella dinamicità delle metropoli cerca durante la giornata un momento da dedicare al benessere psico-fisico». Ad esempio, per evitare una quantità eccessiva di frequentatori che renderebbe vano il desiderio di pace e relax, la formula di utilizzo del centro benessere e della palestra è a numero chiuso, su prenotazione sia per gli ospiti dell’hotel sia per la clientela esterna. È un’idea, quella dell’unicità, che viene riproposta in diverse varianti. Su richiesta degli ospiti, è possibile usufruire del trasporto da o per l’aeroporto, dell’affitto auto, di visite guidate nei dintorni, di baby sitting, di parrucchiere, di personal trainer e di personal shopper. Il concetto di menu fisso, di standardizzazione, non solo nel ristorante ma nella stessa concezione dell’albergo, è quanto di più lontano ci possa essere. Al contrario, tutto è da considerarsi à la carte. n


CALENDARIO MANIFESTAZIONI MARZO - DICEMBRE 2012

FIERA MILANO THE BUSINESS PLANET MARZO 28 febbraio - 3 IPACK-IMA PROCESSING, PACKAGING AND

MATERIAL HANDLING

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4-7 MICAM SHOEVENT

ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DELLA CALZATURA

fieramilano

4-7 MIPEL The Bagshow - 101°

MERCATO INTERNAZIONALE DELLA PELLETTERIA

fieramilano 4-8 MIFUR

27 - 30 MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT 38° ESPOSIZIONE

INTERNAZIONALE DEL RISCALDAMENTO, CONDIZIONAMENTO, REFRIGERAZIONE, TECNICA SANITARIA, TRATTAMENTO ACQUA, ARREDAMENTO BAGNO E SERVIZI TERMO-IDROSANITARI

fieramilano

30 - 1 aprile FA' LA COSA GIUSTA!

FIERA DEL CONSUMO CRITICO E DEGLI STILI DI VITA SOSTENIBILI

fieramilanocity APRILE

SALONE INTERNAZIONALE DELLA PELLICCERIA E DELLA PELLE

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13 - 15 MIART 17a FIERA INTERNAZIONALE D'ARTE MODERNA E

11 - 13 MIDO

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17 - 22 SALONE INTERNAZIONALE DEL COMPLEMENTO D'ARREDO 26a EDIZIONE fieramilano

MOSTRA INTERNAZIONALE DI OTTICA, OPTOMETRIA E OFTALMOLOGIA

16 - 18 WEEKEND DONNA

TRE GIORNI ESCLUSIVI PER LA DONNA E LE SUE PASSIONI

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16 - 18 CARTOOMICS 19° SALONE DEL FUMETTO, CARTOONS, COSPLAY, FANTASY E

COLLEZIONISMO

fieramilanocity 16 - 18 HOBBY SHOW

IL SALONE ITALIANO DELLE BELLE ARTI E DELLA CREATIVITÀ MANUALE

fieramilanocity

16 - 18 LUDICA 6° FESTIVAL ITALIANO DEL GIOCO

E DEL VIDEOGIOCO

fieramilanocity 21 - 23 PROMOTION EXPO

FIERA DELLA COMUNICAZIONE E DEL MARKETING DI RELAZIONE

fieramilanocity 23 - 25 MILANOFIL

NUOVE EMISSIONI E PRODOTTI FILATELICI, MOSTRE E INFORMAZIONI SULLA FILATELIA E IL COLLEZIONISMO

MiCo - fieramilanocity

CONTEMPORANEA

17 - 22 SALONE INTERNAZIONALE DEL BAGNO fieramilano 17 - 22 SALONE INTERNAZIONALE DEL MOBILE 51a EDIZIONE NAZIONALE - 34a

EDIZIONE INTERNAZIONALE

fieramilano

17 - 22 EUROCUCINA 19° SALONE INTERNAZIONALE

BIENNALE DEI MOBILI PER CUCINA

fieramilano

MAGGIO

(AGGIORNATO AL 21 FEBBRAIO 2012)

8 - 12 XYLEXPO

16 - 19 MIPEL The Bagshow - 102°

4-6 VISCOM VISUAL COMMUNICATION ITALIA

fieramilano 8 - 12 PLAST

fieramilano

MOSTRA CONVEGNO INTERNAZIONALE DI COMUNICAZIONE VISIVA E SERVIZI PER L'EVENTO

BIENNALE MONDIALE DELLE TECNOLOGIE DEL LEGNO E DELLE FORNITURE PER L'INDUSTRIA DEL MOBILE

SALONE INTERNAZIONALE DELLE MATERIE PLASTICHE E DELLA GOMMA

fieramilano 9 - 12 VENDITALIA

MOSTRA INTERNAZIONALE DELLA DISTRIBUZIONE AUTOMATICA 8a EDIZIONE

fieramilanocity 11 - 14 CHIBIDUE

SALONE INTERNAZIONALE BIGIOTTERIA, ACCESSORI MODA, ACCESSORI PER CAPELLI

fieramilanocity 11 - 14 CHIBIMART AFFARI D'ESTATE - MOSTRA DEI PRODOTTI ETNICI, ACCESSORI MODA, BIGIOTTERIA, PIETRE DURE E COMPLEMENTO D'ARREDO E

ARTIGIANATO

fieramilanocity 24 - 27 REATECH

ACCESSIBILITÀ INCLUSIONE AUTONOMIA

fieramilano

GIUGNO 5-7 EIRE

EXPO ITALIA REAL ESTATE

fieramilano 22 - 25 Sì - SPOSAITALIA COLLEZIONI

PRESENTAZIONE INTERNAZIONALE DI ABITI DA SPOSA E DA CERIMONIA

fieramilanocity

SETTEMBRE

8 - 11 FLUIDTRANS COMPOMAC

6-9 BIJOUX

fieramilano

fieramilano 6-9 MACEF

BIENNALE INTERNAZIONALE DI TRASMISSIONI DI POTENZA FLUIDA E MECCATRONICA

8 - 11 MECHANICAL POWER TRANSMISSION and MOTION CONTROL

BIENNALE INTERNAZIONALE DI TRASMISSIONI MECCANICHE, MOTION CONTROL E MECCATRONICA

fieramilano

SALONE DELLA BIGIOTTERIA

SALONE INTERNAZIONALE DELLA CASA

fieramilano 11 - 13 MILANO UNICA

IL SALONE ITALIANO DEL TESSILE

Ideabiella - Ideacomo Moda In - Shirt Avenue fieramilanocity

MERCATO INTERNAZIONALE DELLA PELLETTERIA

16 - 19 MICAM SHOEVENT

ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DELLA CALZATURA

fieramilano

21 - 24 MI MILANO PRÊT-À-PORTER

PRESENTAZIONE INTERNAZIONALE COLLEZIONI PRET-À-PORTER DONNA E ACCESSORI, PRIMAVERA/ESTATE

2012

fieramilano

6-8 INTERCHARM MILANO THE NEW GLOBAL BEAUTY EVENT

fieramilanocity

17 - 19 SMAU 49a ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE

DI INFORMATION & COMMUNICATIONS TECHNOLOGY

fieramilanocity

fieramilanocity

25 - 27 NUCE INTERNATIONAL 2012

17 - 20 MADE EXPO

SALONE INTERNAZIONALE PER L’INDUSTRIA NUTRACEUTICA, COSMECEUTICA, “FUNCTIONAL FOODS & DRINKS” E “HEALTH INGREDIENTS”

fieramilanocity

25 - 27 FOOD-ING INTERNATIONAL 2012

ESPOSIZIONE E CONFERENZA SUGLI INGREDIENTI FOOD&BEVERAGE PER TUTTI I SETTORI DELL'INDUSTRIA ALIMENTARE E DELLE BEVANDE ALCOOLICHE E NON

fieramilanocity

OTTOBRE 2-6 SFORTEC

MILANO ARCHITETTURA DESIGN EDILIZIA

fieramilano

18 - 20 INTERNATIONAL EXPODENTAL ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ATTREZZATURE E MATERIALI PER ODONTOIATRIA E ODONTOTECNICA

fieramilanocity 25 - 26 EXPO TRAINING

LA FORMAZIONE INCONTRA LE IMPRESE

MiCo - fieramilanocity 25 - 28 CAVALLIaMILANO FIERA DEL CAVALLO, DEGLI SPORT E DELLE ATTREZZATURE EQUESTRI

fieramilano

MOSTRA DELLA SUBFORNITURA TECNICA

fieramilano

2-6 BIMU 28a EDIZIONE - MACCHINE UTENSILI, ROBOT, AUTOMAZIONE fieramilano 3-5 ROBOTICA 2012

ROBOT UMANOIDI E DI SERVIZIO

fieramilanocity

3-5 HTE - HI.TECH.EXPO 5° SALONE DELLE TECNOLOGIE FOTOVOLTAICHE, VUOTO, COATING, LASER, FOTONICA, NANOTECNOLOGIE, IDROGENO E CELLE A COMBUSTIBILE, IMMAGAZZINAMENTO ELETTRICITÀ, SUPERCONDUTTORI, TECNOLOGIE

DELLA VISIONE E FUSIONE NUCLEARE

fieramilanocity

NOVEMBRE 7-9 LIFT ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ASCENSORI, COMPONENTI, ACCESSORI, STAMPA PROFESSIONALE E SERVIZI

7-9 SICUREZZA 2012

RASSEGNA INTERNAZIONALE DEI SETTORI ANTINTRUSIONE, RILEVAZIONE ANTINCENDIO, DIFESE PASSIVE, HOME & BUILDING AUTOMATION, INTELLIGENCE E ANTITERRORISMO, PRODOTTI E SERVIZI PER FORZE DI POLIZIA E VIGILANZA PRIVATA

fieramilano 9 - 12 SALONE FRANCHISING MILANO fieramilanocity 9 - 11 WEEKEND DONNA

TRE GIORNI ESCLUSIVI PER LA DONNA E LE SUE PASSIONI

fieramilanocity 9 - 11 HOBBY SHOW

IL SALONE ITALIANO DELLE BELLE ARTI E DELLA CREATIVITÀ MANUALE

fieramilanocity 13 - 18 EICMA MOTO 70° SALONE INTERNAZIONALE

MOTOCICLO

fieramilano 16 - 19 CHIBIMART INVERNO

MOSTRA CASH & CARRY DI BIGIOTTERIA, ACCESSORI MODA, PIETRE DURE E PRODOTTI ETNICI

fieramilanocity 16 - 18 G! COME GIOCARE fieramilanocity

DICEMBRE 1-9 AF / L' ARTIGIANO IN FIERA

LA CAMPIONARIA DEL LAVORO 17^ MOSTRA-MERCATO INTERNAZIONALE DELL'ARTIGIANATO fieramilano LE MANIFESTAZIONI SONO SOGGETTE A VARIAZIONI DI DATA E/O SEDE

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7-9 ENERSOLAR+ 2012 IL MONDO DELL'ENERGIA SOLARE fieramilano 7-9 GREENERGY Expo 2012 LA FIERA PER PRODURRE ENERGIA RISPARMIANDO IL PIANETA

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Innovazione CASE HISTORIES Nella Dell’Orco & Villani, azienda toscana che produce impianti per il recupero degli scarti di produzione tessile, tre generazioni dimostrano come “innovare” sia un processo ininterrotto

Creare valore dagli scarti tessili

Q

uando ci si riferisce al tessile pratese, viene in mente uno dei distretti italiani più noti nel campo dei tessuti per abiti. E questo anche grazie al libro di Edoardo Nesi, Storia della mia gente, Premio Strega 2011. Ma il settore è più ampio, come dimostra la Dell’Orco & Villani di Campi Bisenzio, a pochi chilometri da Prato. Nata nel 1964, l’azienda produce macchine e impianti completi per la ri-trasformazione in fibra degli scarti della produzione e confezione dei tessuti e la mescolatura delle fibre utilizzate nella produzione di filati, tessuti-non-tessuti, ovatte, feltri, e per la produzione di pannelli termo-isolanti e fono-assorbenti per l’industria dell’auto, dell’edilizia e del geotessile. Inoltre, gli impianti realizzati dall’impresa toscana vengono utilizzati nel riciclaggio e nel recupero degli scarti di produzione di tappeti e moquette, carta, materassi, e dell’interno dei sedili auto. Con 24 addetti e un fatturato che si aggira intorno ai tre milioni e mezzo di euro, è presente in buona parte dei mercati mondiali (Russia, Usa, America Latina, Sud Africa, Europa). «L’inizio della crisi dell’industria tessile tradizionale - dice Sara Dell’Orco, classe 1977, ingegnere meccanico, responsabile ricerca e sviluppo in azienda - ci ha spinti, fin da subito, a cercare nuovi

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CORRIERE DELLE OPERE N. 9 Marzo 2012

Nella foto di gruppo, le tre generazioni dell’azienda Dell’Orco & Villani: Giovanni Dell’Orco, il fondatore (quarto da sinistra nella prima fila), Sergio (terzo da sinistra) e Sara (prima a destra)

settori, primo fra tutti l’automotive, con cui già da tempo stiamo cooperando attraverso i più grandi produttori di componentistica auto. Questo ci ha permesso di uscire dai confini del tessile pratese, andando a occupare mercati a livello internazionale. Da qui, poi, abbiamo ampliato anche ad altri settori l’utilizzo dei nostri impianti, come quello dell’edilizia, dell’igiene e pulizia e del geotessile». Recentemente Sergio Dell’Orco, figlio di Giovanni, uno dei due fondatori (l’altro è Silvano Villani), e padre di Sara, ha sviluppato un progetto di riciclaggio in grado di separare il nylon e il polipropilene presenti nella moquette. E visto l’utilizzo massiccio dei tappeti e delle moquette negli Stati Uniti, è lì che il nuovo macchinario ha riscosso grande successo, togliendo questi prodotti post consumer dalle discariche.

Una predisposizione nel Dna

La vocazione innovativa è proprio nel Dna di famiglia. Sara Dell’Orco, la terza generazione, sta cercando nuove strade che valorizzino un’attività per adesso marginale del processo produttivo. «La mia idea - spiega - è quella di utilizzare i nostri impianti per produrre prodotti innovativi utilizzando gli scarti di produzione presenti sul mercato e che attualmente vengono eliminati con elevati costi di smaltimento. Da qualche anno abbiamo allestito una sala prove con una piccola linea pilota, che viene usata per creare e testare nuovi prodotti, quali pannelli isolanti di vari spessori e densità per l’edilizia e l’arredamento, prediligendo materiali in fibra naturale e vegetale, ecosostenibili, che possono sostituire la lana di roccia o la lana di vetro». Per dare corpo a questa idea Sara Dell’Orco ha già steso un business plan e si è messa in cerca di eventuali partner disposti a investire nel progetto. Anche se in questo periodo, dentro una crisi che non incoraggia ad avventurarsi in terreni sconosciuti, non è facile spostare in un’altra direzione il core business dell’azienda di famiglia. Ma, se buon sangue non mente, è solo questione di tempo. n


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Innovazione CASE HISTORIES La Tec.inn di San Mariano di Corciano, in provincia di Perugia, fa parte di un network di aziende hi-tech che, attraverso un sistema evoluto di integrazione reciproca, offrono soluzioni specialistiche di ingegneria e architettura per tutti i tipi di immobile

Processi che potenziano la rete I medici degli edifici

I

l 14 giugno 2011 la Tec.inn di San Mariano di Corciano, a pochi chilometri da Perugia, ha ricevuto dalle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Premio nazionale per l’innovazione (chiamato anche “Premio dei Premi”) con le seguenti motivazioni: «Per lo sviluppo di tecnologie e tecniche di processo innovative nel campo dell’edilizia con l’impiego di nuovi materiali ecosostenibili che consentono il recupero e consolidamento del patrimonio storico, artistico e monumentale». «Ricevere il Premio dei Premi - afferma Emo Agneloni, presidente di Tec.inn - ha significato un messaggio importante: anche imprese piccole possono rappresentare una opportunità di crescita e sviluppo per il nostro Paese». Una impresa piccola, è vero, se paragonata ad alcune delle altre 35 premiate lo stesso giorno. Colossi del calibro di Alenia, Barilla, Pirelli, Intesa Sanpaolo, UniCredit, solo per citarne alcuni. Tuttavia le ridotte dimensioni sono tali solo se si considera la Tec.inn singolarmente. Se la si guarda, invece, come parte di The First Brick, a cui attualmente aderiscono otto aziende che operano in tutto il mondo, l’ordine di grandezza cambia. «The First Brick - spiega l’ingegner Agneloni - è un network di società hi-tech che costituiscono una soluzione integrata e altamente specialistica alle problematiche di ingegneria e architettura che riguardano edifici civili, industriali, infrastrutture, edifici storico-artistici monumentali».

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CORRIERE DELLE OPERE N. 9 Marzo 2012

Sopra, la Fontana Maggiore di Perugia, monumento per la cui salvaguardia è stata chiamata a intervenire la Tec.inn; nella foto in alto a sinistra, l’ingegner Emo Agneloni riceve il Premio dei Premi dal presidente Napolitano

Analogamente a quanto avviene in medicina per l’analisi clinica in vista delle terapie più idonee da somministrare al paziente, le imprese del network conducono studi approfonditi sulla “salute” degli edifici in funzione di una diagnosi che miri a trovare soluzioni inerenti, ad esempio, rinforzo, protezione, mitigazione del rischio strutturale. E questo anche attraverso il ricorso a materiali speciali quali fibre di carbonio, vetro, acciaio o lino e canapa. «Cito due tra i nostri sei brevetti internazionali - dice ancora Agneloni -: l’airbag degli edifici come protezione sia in caso di scoppi sia durante i terremoti; e il safety desk, banco scuola che rappresenta in caso di scosse sismiche una protezione di “seconda categoria”, subito dopo l’immobile, a salvaguardia soprattutto della vita dei bambini». Applicazioni che stanno riscuotendo grandi consensi sia in Italia, dove non a caso la Tec.inn e le altre aziende della rete partecipano alla ricostruzione dell’Aquila, sia all’estero, in zone soggette a sismi e conflitti. Non sono però innovativi soltanto i materiali, i prodotti e i servizi, ma anche il processo. Infatti, all’interno di The First Brick, la Joint Engineering coordina lo sviluppo del network, oltre a fungere da società di servizio per le altre aziende. «La parola joint - chiarisce Emo Agneloni - ha proprio l’idea del giunto, perché il valore in più, al di là dell’innovazione tecnologica di cui sono portatrici le singole società, è quello della congiunzione, della integrazione sia fra le attività interne, sia per quanto riguarda le soluzioni offerte ai clienti». È il concetto del supermercato, in cui è possibile trovare tutto ciò che serve, a differenza del singolo negozio. O, per dirla con lo slogan di The First Brick: one stop shop, one stop solution. n


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Innovazione CASE HISTORIES

L’Organizzazione flessibile Il consorzio Target Sinergie di Rimini è l’esempio di come sia possibile una trasformazione interna ed esterna in un gruppo che si lascia “provocare” dai cambiamenti che arrivano dal mercato

S

ono sei le consorziate di Target Sinergie, network riminese di aziende attive nella logistica, nell’erogazione di servizi di pulizia e nella gestione di call center, sistemi di data entry e telemarketing. A vedere per prima la luce, quasi 25 anni fa, è stata la cooperativa Target Service. «Siamo nati - spiega il presidente del consorzio Mimmo Pirozzi - con lo slogan “Il piacere di dirvi: ci pensiamo noi”. Perché fin dall’inizio era centrale l’idea di servizio, di servire, prima ancora che quella di specializzarsi in un particolare settore. E infatti facevamo pulizie, facchinaggi, distribuzione di giornali in spiaggia e tantissime altre cose: tutto quello che poteva essere occasione per creare lavoro». Quel nucleo originario si è ingrandito fino a diventare l’impresa di logistica odierna, con una struttura interna formata da ingegneri esperti in materia, che gestisce magazzini e piccoli trasporti insieme a tutti i servizi connessi. Così come le pulizie, fatte all’inizio prevalentemente nei condomini, adesso sono rivolte ad aziende e strutture alberghiere. Anche la cooperativa sociale di tipo B In Opera, che attualmente dà lavoro a una cinquantina di persone svantaggiate, è stata protagonista di una evoluzione che l’ha portata dalla gestione dei call center delle pizzerie a prendere in mano i cuptel (servizi telefonici di prenotazione) delle Ausl. Complessivamente, le attività del consorzio oggi impiegano 500 persone, con un giro d’affari di circa 16 milioni di euro, e sono presenti, oltre che in Emilia Romagna, in Lombardia, Veneto, Toscana, Marche, Abruzzo e Sardegna.

Un’Evoluzione continua

Questa evoluzione è andata di pari passo con una continua innovazione organizzativa, spesso sollecitata dai rapporti con i partner e dalle “provocazioni” del mercato. Come quella lanciata da una delle più grandi aziende del Riminese e non solo, il gruppo Valentini (suo è il marchio Mercatone

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CORRIERE DELLE OPERE N. 9 Marzo 2012

Uno). Da una richiesta di collaborazione si è arrivati all’acquisizione di un intero ramo d’azienda: «Abbiamo rilevato completamente tutta la loro attività di logistica, di magazzino e di movimentazione merci facendoci carico di 36 dipendenti». Oppure come la “provocazione” arrivata dal colosso Marr, per il cui magazzino di Cagliari è stato fondamentale l’apporto del consorzio riminese. O ancora quella del gruppo Partesa, azienda distributrice di Heineken in Italia. Dopo qualche anno di proficuo rapporto, Partesa chiese a Mimmo Pirozzi se le sue società volevano occuparsi del trasporto dei prodotti beverage, servizio fino a quel momento non coperto dalle associate a Target Sinergie. Oggi il consorzio fa anche questo. «L’idea - chiarisce il presidente - è proprio che, di fronte alla provocazione che viene dal mercato, mettiamo in moto le nostre energie per rispondere nel modo più adeguato». E questa idea si basa su alcuni principi fondamentali all’interno della struttura organizzativa: delega che punta alla responsabilizzazione dei membri del gruppo dirigente; lavoro continuo di aggiornamento e valutazione di nuove opportunità; controllo di gestione più avanzato rispetto perfino a quello di certe grandi aziende. n

Sopra, soci lavoratori di una delle cooperative del consorzio Target Sinergie; in basso, Mimmo Pirozzi, presidente del consorzio e fondatore di Target Service, la prima cooperativa del gruppo


Innovazione CASE HISTORIES

Fornitori di eccellenza I componenti realizzati dalla modenese Pradelli Giancarlo sfrecciano sulle monoposto della Formula Uno e viaggiano nello spazio a bordo della Stazione spaziale internazionale

ti prestigiosi come Ferrari e Sauber, ditte per le quali la Pradelli Giancarlo lavora ancora oggi. Per restare tra i migliori, però, non si può riposare sugli allori. «Investiamo costantemente - dice Giancarlo Pradelli - almeno il dodici per cento del nostro fatturato in nuovi macchinari. L’evoluzione del parco macchine ci ha permesso di migliorare il livello della produzione e di orientarci sempre più verso lo speciale, i prototipi e le piccole/medie serie, che del resto sono ciò che ci è maggiormente richiesto dai clienti. Abbiamo rinnovato anche la nostra dotazione di software e ci avvaliamo delle più moderne tecnologie informatiche per programmare le macchine utensili e per comunicare con i nostri committenti (via Web, infatti, arrivano gli ordini e la relativa documentazione). È grazie a questo continuo aggiornamento tecnologico che oggi siamo in grado di gestire il progetto del cliente prosegue Giancarlo Pradelli - dallo studio iniziale all’esecuzione del pezzo su macchine di nuova generazione sino al controllo finale, con possibilità di rilascio di una completa certificazione».

P

uò una piccola azienda di appena 19 dipendenti e un fatturato di poco più di tre milioni di euro lavorare per colossi della Formula Uno come Ferrari e Sauber? La storia della Pradelli Giancarlo & C. dimostra che ciò è possibile. L’azienda, che ha sede a Castelnuovo Rangone, località del Modenese a pochi chilometri da Maranello, si occupa di lavorazioni meccaniche di precisione nel campo della Formula Uno e in altri settori a tecnologia avanzata: aerospaziale, aeronautica, automazione industriale, nautica da competizione (America’s Cup). La Pradelli realizza componenti e parti speciali di qualsiasi forma e con qualunque materiale: compositi, leghe di alluminio, leghe di acciaio, titanio, carbonio e loro semilavorati sono tra i materiali comunemente lavorati dalla ditta modenese. «L’azienda ha iniziato l’attività nel 1984 - ricorda il titolare, Giancarlo Pradelli - come piccola officina meccanica per conto terzi, lavorando principalmente per alcuni produttori di componenti della zona, e da allora è costantemente cresciuta sotto tutti i punti di vista: tecnologie, clienti, struttura organizzativa». La “ricetta” del successo della Pradelli Giancarlo è spiegata con semplicità dal titolare: «Mi è sempre piaciuto fare lavorazioni speciali, pochi pezzi, curati, fatti bene. Non amo le lavorazioni basate sulle grandi quantità. È per questa ragione che mi sono dedicato a lavorazioni che altre aziende, convinte che le grandi quantità fossero più redditizie, non volevano fare».

Investimento costante

La scelta di dedicarsi allo “speciale spinto” ha portato soddisfazioni all’imprenditore modenese. La perizia nel portare a termine le lavorazioni più difficili ne ha accresciuto la fama fin quando il suo nome non è stato segnalato a committen-

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Dal 1996 la Pradelli è tra i fornitori diretti nel mondo della Formula 1, che rappresenta uno dei banchi di prova più impegnativi e all’avanguardia per tecnologie e materiali, così come in altri settori all’avanguardia tecnologica. Pezzi usciti dall’officina modenese sono stati in orbita nella Stazione spaziale internazionale, utilizzati per esperimenti nel vuoto e in assenza di gravità

Flessibilità e capitale umano

Le macchine, però, non sono il solo ingrediente della “ricetta Pradelli”. «Lavorare per un mondo come quello della Formula Uno - ci spiega il titolare - vuol dire essere estremamente flessibili e veloci (se un Gran Premio incombe, infatti, le consegne non possono certo aspettare). Ci vuole anche un’attenzione “artigianale” alla qualità: se ci si accorge che un pezzo non è perfetto e la consegna deve avvenire comunque la mattina dopo, si rimane anche di notte in officina per rifarlo. Le persone che lavorano con noi (e che normalmente formiamo in azienda), dunque, devono aver voglia di mettersi in gioco per affrontare le sfide quotidiane. È un po’ come se fossimo atleti che si allenano tutti i giorni». n


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Innovazione CASE HISTORIES

Presenza in rete per sfondare in cina La Monteverdi vini ha conquistato anche il difficile mercato cinese, grazie alla costituzione di una “rete informale” che le ha permesso di offrire un “pacchetto completo” di prodotti diversi per qualità e quantità

L

a Monteverdi Vini è un’azienda familiare (ben nove fratelli tutti impegnati nella ditta, insieme alle nuove generazioni) attiva sin dai suoi esordi nella selezione dei migliori vini del territorio italiano che vengono lavorati nella cantina di imbottigliamento a Borgo San Giovanni (due milioni di bottiglie prodotte all’anno, per un fatturato di circa tre milioni di euro), vicino a Lodi e ai confini della zona Doc d’Oltrepò Pavese tradizionalmente dedita alla viticoltura.

Vocazione all’export

Da più di vent’anni ormai la Monteverdi si rivolge non solo al mercato nazionale, ma anche a quello internazionale. «Avevamo due possibilità - dice Francesco Monteverdi, amministratore unico dell’azienda -: lamentarci perché il Bel Paese non funziona più come un tempo o prendere sul serio le possibilità lavorative che vedevamo emergere, anche se lontano da noi». L’azienda lodigiana ha così deciso di andare alla ricerca di nuovi mercati e oggi i suoi prodotti sono presenti in oltre 40 Paesi e l’esportazione rappresenta il 70% della produzione aziendale. L’esportazione oltre a riguardare tutta l’Europa comprende anche molte aree extra-europee come Africa, Caraibi, Sud America, Cina, Corea e Vietnam.

Alla conquista della cina

All’epoca del primo viaggio in Cina, circa quindici anni fa, quelli della Monteverdi trovarono un mercato del vino praticamente inesistente, ma decisero di non demordere. Dopo aver consolidato i primi rapporti commerciali sul mercato cinese, consci della richiesta crescente verso quella che

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CORRIERE DELLE OPERE N. 9 Marzo 2012

Da più di vent’anni ormai la Monteverdi Vini si rivolge non solo al mercato nazionale ma anche a quello internazionale. Presente da anni sul mercato cinese, parteciperà al prossimo Matching Cdo a Shanghai (nella foto in alto, Francesco Monteverdi - anche nella foto piccola sopra - con altri componenti della famiglia e alcuni clienti cinesi)

allora era una piccola nicchia di prodotto, i lodigiani hanno recentemente deciso di costituire a Hong Kong la Monteverdi Italian Wines (Hk) Ltd, una srl autonoma col compito di inserire i loro vini sul mercato di Hong Kong, mantenere i rapporti con i clienti cinesi e ricercare nuovi contatti per la Monteverdi Italia. La strategia ha funzionato e, dal 2009 al 2011, le bottiglie vendute in Cina sono passate da 15 mila a 140 mila all’anno.

Insieme è più facile

L’azienda lodigiana, però, non si è limitata a presentare a Hong Kong i prodotti a marchio Monteverdi, ma ha offerto all’interessato pubblico cinese anche un assortimento di vini diversi tra loro per qualità e prezzo, provenienti da una quindicina di aziende italiane con le quali negli anni erano stati instaurati rapporti lavorativi proficui. La scelta di non limitarsi ai propri prodotti, ma di offrire una gamma la più ampia possibile ha permesso di rispondere a ogni richiesta dei clienti sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. La “rete informale” messa in piedi dall’azienda lodigiana funziona così: i prodotti delle aziende collegate vengono acquistati e convergono presso la sede italiana della Monteverdi che pensa poi a tutti gli adempimenti di carattere doganale, amministrativo e fiscale necessari per esportarli. È grazie a questo meccanismo che aziende molto più piccole della Monteverdi, capaci di produrre 10-15 mila bottiglie all’anno, riescono a farsi conoscere su mercati che da sole non sarebbero mai in grado di affrontare. n


MOSTRA

ANTE GRADUS

Quando la certezza diventa creativa. Gli affreschi del Pellegrinaio di Santa Maria della Scala a Siena a cura di Marco Barbone e Mariella Carlotti Mille anni fa iniziava l’avventura di una delle più prestigiose e feconde opere di carità della storia europea: l’Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena. A fondarlo secondo la tradizione fu il ciabattino Sorore, secondo la storia i canonici della Cattedrale: comunque l’opera nacque dalla novità che Cristo aveva introdotto nel mondo: “Ama il prossimo tuo, come te stesso”. E infatti l’ospedale nacque ante gradus ecclesiae, davanti alla scala della chiesa, collocazione geografica e ideale: dalla Chiesa viene generato questo fiume di carità che attraversa tutta la vita di Siena. La mostra illustra la vicenda di questa medievale “compagnia di opere”, attraverso la riproduzione degli affreschi del Pellegrinaio dell’Ospedale, nei quali il Santa Maria volle fissare in otto grandi “fotogrammi”, la sua origine e il suo scopo. Saranno in mostra anche 4 registri originali dell’Ospedale nelle cui copertine sono dipinte scene della vita dell’opera. Il quarto registro chiude la mostra: sarà in una teca aperto alle pagine del testamento del Vecchietta, il pittor dell’Ospedale, uno dei grandi maestri del Rinascimento senese, autore del primo affresco del Pellegrinaio. Il pittore destina tutti i suoi averi al Santa Maria e sigla il suo testamento con l’immagine, in lamina d’oro e china, di Cristo risorto. La creatività nasce da uomini come il Vecchietta che sentono Cristo Risorto come il loro nome: è questa certezza che genera opere.

A disposizione IN VERSIONE ITINERANTE!

Per Informazioni e prenotazioni: - T. 0039 0332 461313 - info@concreo.eu


Innovazione CASE HISTORIES Nato nel 2005 da alcune agenzie di viaggi del Nord Italia, Bravo Net rappresenta oggi il più grande network italiano di agenzie di viaggi indipendenti

la Rete che fa viaggiare Non solo gruppo di acquisto

L’

azienda e i suoi prodotti e servizi sono collegati a clienti e fornitori attraverso una rete che può a volte rappresentare parte del vantaggio competitivo dell’impresa. Le innovazioni lungo questa dimensione consistono in miglioramenti alla rete che incrementino il valore dell’offerta dell’azienda, come dimostra la storia di un network di successo, nato nel settore del turismo, di cui parliamo in questo articolo.

Un network da primato

Per aumentare la propria forza contrattuale ed essere più competitive sul mercato, preservando la propria indipendenza, nel 2005 oltre 800 agenzie di viaggi hanno scelto di affiliarsi al gruppo Bravo Net, costituito dal mantovano Luca Caraffini. Bravo Net rappresenta oggi il più grande network italiano di agenzie di viaggi indipendenti. Nel 2007 è entrato nell’azionariato Guglielmo Isoardi, già proprietario di Alpitour, dal quale il gruppo ha attinto ulteriori grandi esperienze ed energie. Nel 2008 iniziò a svilupparsi una stretta partnership commerciale e strategica con il network HP Vacanze, che è giunta il 1° gennaio di quest’anno a una fusione tra le due società, con la nascita di Geo spa. La newco nasce da un consolidato di 1450 punti vendita, un capitale sociale di 400 mila euro e un giro d’affari di un miliardo di euro nel 2011, con l’obiettivo di arrivare a duemila agenzie in un arco temporale di tre anni e di rappresentare una delle migliori proposte di affiliazione nel settore della distribuzione organizzata. A metà dicembre 2011, sono entrate nell’azionariato Bravo Net e HP Vacanze due colossi del turismo italiano ed europeo: Alpitour World e Costa Crociere. Una partnership importante e concreta che permette alle agenzie Bravo Net e HP Vacanze di avere una forte competitività sul mercato.

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CORRIERE DELLE OPERE N. 9 Marzo 2012

Nel 2005, nasce l’idea di fondare un nuovo network sul territorio nazionale. In breve tempo Luca Caraffini (nella foto) riesce a coinvolgere tour operator e agenzie nel progetto di Bravo Net spa, in cui riveste il ruolo di amministratore delegato. Il network in pochi anni diventa il più grande in Italia

Il network di Bravo Net è nato all’inizio come gruppo d’acquisto, per dare alle piccole agenzie di viaggi maggior potere contrattuale nei confronti di tour operator e compagnie aeree di grandi dimensioni. Oltre a ciò, aderendo al network le agenzie erano sgravate da problemi organizzativi e potevano impiegare più utilmente il tempo per contrattualizzare. L’aspetto del gruppo di acquisto, però, non poteva rimanere l’unica ragione per aderire al network. Nel tempo, un po’ su richiesta delle agenzie, un po’ per la necessità del network di legare sempre di più a sé i propri affiliati, Bravo Net ha creato una serie di servizi per le agenzie: dal caricamento delle offerte al sistema di negoziazione delle assicurazioni, dai sistemi contabili specifici per le agenzie di viaggi ai servizi legali specializzati nel settore dei trasporti e dei viaggi, alla biglietteria aerea centralizzata. Questa serie di servizi ha contribuito a creare il più grande polo di agenzie di viaggi che ha suscitato l’interesse di Alpitour e Costa che ne hanno rilevato lo scorso dicembre il controllo, mantenendo tuttavia il management come soci di minoranza con importanti diritti sulla gestione del network stesso. In futuro il network partirà con una proposta di marchio per i propri affiliati. Le agenzie potranno liberamente scegliere di identificarsi con un marchio comune, pur rimanendo indipendenti, per poter fare iniziative commerciali sempre più “spinte”. La “rete”, infine, permetterà alle agenzie affiliate di usufruire di strumenti tecnologici - che altrimenti non si potrebbero permettere - in grado di metterle nelle condizioni di competere con i grandi colossi che operano nel settore del turismo. n


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Innovazione CASE HISTORIES La Linea Verde ha puntato sul marketing emozionale, dal Tricolore a Hello Kitty, per presentare al mercato un nuovo e originale modo di trasmettere i valori del proprio brand

quando la Marca si rinnova P

er marchio si intendono i simboli, le parole o i contrassegni attraverso i quali l’azienda trasmette il proprio valore ai clienti. Per innovare in questa dimensione, l’azienda solleva o estende il proprio marchio in modo creativo. È quello che ha fatto recentemente La Linea Verde, gruppo italiano con sede a Manerbio (Brescia), ai vertici del mercato dell’ortofrutta fresca pronta al consumo, dei piatti pronti freschi e delle bevande fresche.

Il marketing emozionale

Nell’ambito della IV gamma, durante il 2011, La Linea Verde ha investito nel marketing emozionale, rinnovando in modo creativo il proprio marchio DimmidiSì. La strategia, inusuale per il mercato delle insalate pronte in busta si è dimostrata vincente, visti il grande successo di DimmidiSì, l’Insalata del Tricolore e i primi dati disponibili in merito alla Hello Kitty by DimmidiSì limited edition. Cavalcando l’onda emotiva del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, La Linea Verde ha lanciato sul mercato l’Insalata del Tricolore, un mix croccante vestito con i colori della bandiera italiana e con un richiamo al 150° nel nome, nel peso (150 g) e nel prezzo (1,50 euro), che in nove mesi ha registrato i tre milioni di confezioni vendute. A luglio, con il lattughino e il frullato fresco fragola&banana Hello Kitty by DimmidiSì limited edition, è stata avviata la prima operazione di licensing nel mercato delle insalate in busta pronte al consumo: un accattivante strumento per facilitare, ai più piccoli, il consumo di frutta e verdura fresca, come dimostrano le 600 mila confezioni vendute in soli sei mesi. L’azienda ha concluso l’anno con

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un’ulteriore novità di successo: l’Insalata delle Feste, mix di insalata croccante con un pack - a edizione limitata - simile a un pacco regalo natalizio. La strategia attuata si è dimostrata vincente e innovativa. Innovare significa, anche, saper guardare in modo nuovo a un prodotto già noto, come un mix croccante, per renderlo, con un intervento creativo sul packaging, di maggior appeal per l’utente finale che, se toccato nelle giuste corde, si lascia trasportare ed è più propenso all’acquisto. n

A sinistra, il frullato fresco Hello Kitty by DimmidiSì e l’Insalata del Tricolore, pensata per celebrare il 150° dell’Unità d’Italia; sopra, l’Insalata delle Feste, mix di insalata croccante simile a un pacco regalo natalizio. Sono esempi di come, con un intervento creativo sul packaging, si possano rendere prodotti già noti maggiormente appealing per l’utente finale


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innovazione

S i può fare Internet mette a disposizione delle aziende una platea sconfinata alla quale presentare un’offerta specializzata. Per avere successo, però, bisogna seguire alcune regole. Vi spieghiamo quali

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business

di Franco Mercalli

I

numeri di Internet mozzano il fiato: 2,2 miliardi di utenti, in crescita continua, 800 milioni di iscritti a Facebook, 100 milioni di profili professionali caricati su LinkedIn, 10 video caricati ogni secondo su Youtube, oltre 10.000 ricerche effettuate ogni secondo su Google, e così via. Un mercato enorme, popolato da una clientela che non viene più solo dai Paesi occidentali ma anche dalle economie emergenti, dove sempre più persone oltrepassano la soglia della povertà e formano un’estesa classe media con buone capacità di acquisto. In una parola, un Eldorado nel quale ogni azienda può facilmente decuplicare, magari centuplicare il numero dei propri clienti? Non esattamente. È vero che aprendo una “vetrina elettronica” su Internet si ha accesso a due miliardi di clienti potenziali, ma solo se prima si risolvono due ordini di problemi: come condurre tali clienti verso la propria vetrina e come battere milioni di concorrenti, provenienti da tutto il mondo, che hanno fatto la medesima scelta di presenza sul Web. Partiamo dal secondo problema. La soluzione è quella di puntare su un’offerta specializzata una proposta di valore unica (Uvp, Unique value proposition) - mirata a indirizzare un insieme volutamente ristretto di esigenze del mercato, che l’impresa è in grado di soddisfare meglio dei propri concorrenti. In termini relativi tale nicchia sarà magari minuscola, ma il numero assoluto dei clienti sarà comunque interessante per l’impresa, perché essa è rivolta a un numero molto elevato

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Un social network consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. La versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione on line. La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così “materializzare”, organizzare in una “mappa” consultabile, e arricchire di nuovi contatti

con i


N

innovazione

socia l n e t wo r k ? di prospect. Una volta definita una solida Uvp, i social network costituiscono un’importante possibilità per farla conoscere. Anche in questo caso, però, occorre resistere all’impulso di affrettarsi ad “aprire la pagina su Facebook”. Mantenere la presenza su un social network è un’operazione onerosa, che richiede l’impegno di energie rilevanti, e prima di procedere occorre esaminare bene se tali energie sono spese con profitto oppure no. In particolare è rilevante la differenza tra l’appartenere a un settore business-to-consumer (b2c) oppure business-to-business (b2b), nonché tra operare in Italia oppure globalmente. Consideriamo questo aspetto attraverso alcuni numeri (riferiti alla data in cui si scrive). La pagina Facebook di un’azienda globale b2c, come ad esempio Coca Cola, ha circa 37 milioni di Mi piace (Mi piace è una sorta di voto di preferenza che un determinato cliente presente su Facebook può concedere all’azienda, se lo desidera). Se ci spostiamo al mercato b2c nazionale, considerando per esempio il marchio Nutella, scendiamo a circa 3,6 milioni di Mi piace. Un marchio b2b globale, come ad esempio Cisco, ha circa 240 mila Mi Piace. Questo calo non è sorprendente: Facebook è molto più frequentato dai consumatori finali che dalle imprese. Se, infine, consideriamo un marchio nazionale b2b scendiamo a circa 100 Mi Piace. E la demografia? Il cantate Justin Bieber, che si rivolge principalmente a un pubblico di giovani e giovanissimi, raccoglie oltre 39 milioni di Mi Piace! Da questi dati si può dedurre, ad esempio, che per un’azienda che vende a un pubblico di consumatori finali prevalentemente giovani, la presenza su Facebook è obbligatoria. D’altra parte, per un’azienda b2b che vende sul mercato nazionale essa è probabilmente assai meno vantaggiosa.

Bacheche per gli affari

Esistono anche social network che sono pensati più specificamente per il mondo degli affari. A livello globale il più noto è LinkedIn. Esso si

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innovazione ➤ rivolge soprattutto a professionisti e manager, ai quali vengono messi a disposizione strumenti e pagine per caricare i propri profili di carriera e per connettere questi profili tra loro, secondo le relazioni interpersonali che si costruiscono durante l’attività lavorativa corrente. In particolare, sono interessanti i Gruppi: sorte di “bacheche elettroniche” dedicate a temi specifici - ad esempio, industria agroalimentare, esportazione del made in Italy, tecniche di marketing ecc. - dove i membri possono discutere, cercare risposte alle proprie domande, trovare interlocutori e partner. LinkedIn rimane tuttavia legato più allo sviluppo delle carriere dei professionisti e dei manager, che a quello delle imprese e degli imprenditori. Una realtà tutta italiana, nata nel maggio 2011, mette invece il fuoco sul social networking “tra imprenditori”: sono le Officine Italiane Innovazione (http://officineinnovazione.it). In questa rete, gli imprenditori possono creare il proprio profilo sul Web, leggere post preparati da una redazione continuamente presente, che modera e anima la comunità, aprire discussioni su temi di loro interesse o partecipare alle discussioni aperte da altri imprenditori. Affinché tali attività portino a risultati concreti, come, ad esempio, la creazione di nuove relazioni o collaborazioni, è però necessario affrontare il social network con un approccio comunicativo nuovo. Infatti, la naturale tendenza dell’imprenditore, subito dopo l’apertura del proprio profilo sul network, è quella di far conoscere a tutti la propria attività, usando ogni mezzo disponibile allo scopo - ad esempio, pubblicando un annuncio promozionale in molteplici punti del sito, magari più volte al giorno. Questo approccio ricalca quello a cui ci hanno abituato i mezzi di comunicazione tipici del secolo scorso - giornali, televisione, brochure cartacee ecc. - nei quali la comunicazione è “a una via”: l’azienda pubblica informazioni e i clienti possono solo leggere. I social network, invece, consentono l’instaurarsi di conversazioni, in cui l’impresa parla ai propri interlocutori ma da questi può ricevere anche risposte. Essi rappresentano, a pensarci bene, un ritorno a modi di comunicazione più tradizionali, caratteristici della vita di tutti i giorni. In tali contesti non è corretto parlare “il più forte possibile” per farsi sentire, senza preoccuparsi di lasciare spazio agli altri per rispondere. È invece necessario stabilire un dialogo: io parlo, tu rispondi. E perché si stabilisca un dialogo, non bisogna limitarsi a parlare della propria attività

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Facebook, Twitter, MySpace, LinkedIn sono ormai termini entrati nel lessico quotidiano e sempre più spesso capita di sentire persone che ci chiedono se abbiamo una pagina su Facebook o se siamo iscritti a questo o quel gruppo

ma si deve anche far parlare il proprio interlocutore, lasciarlo esprimere, cercare di capire le sue esigenze, e quindi - perché no - capire come la nostra offerta può aiutarlo a indirizzare queste esigenze. Per concludere, possiamo tentativamente riassumere queste brevi riflessioni in tre regole: l prima di iniziare il gioco, identificare bene una propria Uvp con cui presentarsi nei social network; l scegliere con cura i social network in cui essere presenti, in base alle caratteristiche dell’impresa e del settore in cui essa opera; l adottare uno stile di comunicazione simile a quello usato nelle conversazioni tra persone, evitando invece quello tipico dei mezzi pubblicitari monodirezionali. Si ottengono risultati? Lasciamo giudicare il lettore, proponendo in chiusura un insieme di esempi, tratti dalla recente attività su officineinnovazione.it. l http://bit.ly/y92oFG - Nel Gruppo informatica, Gianluca (consulente informatico) cerca fornitori di software gestionale, per selezionare le proposte migliori da suggerire ai propri clienti. Nel giro di pochi giorni riceve progetti da oltre dieci imprese. l http://bit.ly/wi1d1p - Federico offre di condividere la rete commerciale internazionale sviluppata dalla propria azienda con altre imprese che producono in settori collegati. Ottiene molte manifestazioni di interesse e propone di proseguire il lavoro incontrandosi di persona a Milano. l http://bit.ly/zrkKKA e http://bit.ly/zgDuqq Carlo incontra Marco e Maurizio, con i quali si accorda per unire le forze e vendere prodotti alimentari italiani in Cina e in Brasile. l http://bit.ly/AnJ5ir - Marco (italiano a Dubai) e Mohammad (Iran) si conoscono sulle Officine e si accordano per incontrarsi “da qualche parte nel mondo”, per avviare collaborazioni nel settore arredamento e interior design. l http://bit.ly/x1Pruh - Luca cerca partner per la promozione dei propri servizi video avanzati e incontra Serena (società di comunicazione), con la quale si accorda per studiare un’offerta innovativa congiunta da proporre ai clienti di Serena. n


innovazione

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mauro: «Occorre “distribuire” la conoscenza in europa» Mario Mauro, membro della commissione Affari Esteri, della commissione speciale sulla Crisi Economica e delle Delegazioni Rapporti con gli Usa e Rapporti con il Sud Africa del Parlamento europeo, spiega la strategia dell’Unione europea per sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione di Bettina Gamba

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l primo febbraio scorso, durante la conferenza informale sulla competitività dell’Ue, tenutasi a Copenhagen, a cui hanno preso parte i ministri della ricerca e innovazione dei 27 Paesi membri, si è affermato che l’Ue continuerà a investire nell’innovazione e nella ricerca scientifica al fine d’aumentare la sua competitività. Nonostante la firma del fiscal compact, dunque, inteso a rafforzare la disciplina finanziaria e sebbene i vari Paesi procederanno con prudenza e daranno priorità a progetti di investimento, tuttavia questo non porterà a una diminuzione degli investimenti nel settore di ricerca scientifica, come conferma anche Mario Mauro, membro della commissione Affari Esteri, della commissione speciale sulla Crisi Economica e delle Delegazioni Rapporti con gli Usa e Rapporti con il Sud Africa del Parlamento europeo. Ricerca e innovazione sono tra le priorità dell’agenda Ue. Entro il 2020 i Paesi membri dovranno investire il 3% del loro Pil in R&S, con l’obiettivo di creare 3,7 milioni di posti di lavoro e realizzare un aumento annuo del

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innovazione Pil di circa 800 miliardi di euro. È forse questa una delle strade che l’Unione ha deciso di intraprendere per far fronte alla attuale crisi (che sembra accanirsi proprio con l’Europa) e crescere? «Sì, con la Strategia denominata “Europa 2020”, attuata nel 2010, l’Unione europea ha fissato i punti cardine sui quali basare la sua ripartenza: una crescita intelligente, volta a sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione, una crescita sostenibile per promuovere un’economia più efficiente sotto il profilo delle

Mario Mauro, presidente dei deputati Pdl al Parlamento europeo, spiega che le piccole e medie imprese usufruiranno di circa 8,6 miliardi di euro grazie al nuovo programma. Sono infatti considerate uno strumento essenziale per favorire l’innovazione e lo sviluppo

risorse, e una crescita inclusiva per la promozione di un’economia con un alto tasso di occupazione, che favorisca la coesione economica, sociale e territoriale. Tuttavia è bene rimarcare che tutto il percorso che con pazienza e umiltà stiamo cercando di disegnare per dare nuova speranza per il futuro ai nostri cittadini ci porterà a risultati soddisfacenti soltanto se davvero sarà un percorso comune». L’Ue sta lavorando alla realizzazione di uno Spazio europeo della ricerca. Di che cosa si tratta e quali sono gli obiettivi che vuole realizzare questa “partnership per l’innovazione”? «I dati relativi alla spesa per la ricerca e lo sviluppo rivelano che la media Ue è di appena l’1,84% del Pil rispetto al 2,68% negli Usa e al 3,18% in Giappone e che le spese variano dallo 0,39% in Romania e lo 0,4% a Cipro al 3,86% in Svezia. Per raggiungere l’obiettivo del 3% negli investimenti in ricerca e sviluppo occorre un vigoroso cambiamento di mentalità da parte delle istituzioni europee e dei Governi nazionali. Sono necessari maggiori sforzi, soprattutto in materia di coordinamento, per tutte le dimensioni della ricerca Ue: persone, infrastrutture, organizzazioni, finanziamento, comunicazione delle conoscenze e cooperazione globale, allo scopo di superare la frammentazione della ricerca nell’Ue e realizzare il potenziale dell’Unione in questo settore. Lo spazio europeo della ricerca comprende essenzialmente tre aspetti principali: un mercato interno per la ricerca, in cui possano circolare liberamente i ricercatori, la tecnologia e le conoscenze, un effettivo coordinamento a livello Ue di attività, programmi e politiche nazionali e regionali di ricerca e il finanziamento e l’attuazione di iniziative a livello Ue. Le performance di innovazione dell’Europa, e quindi il suo potenziale di crescita, dipendono dallo sviluppo di un “sistema equilibrato” di produzione e di distribuzione della conoscenza. Un’Europa che voglia essere competitiva e moderna non può che partire dalla valorizzazione della risorsa che la contraddistingue nel mondo: il capitale umano. Ricordo che un tempo l’Europa era la più grande società della conoscenza e questo la faceva essere anche la più grande economia della conoscenza». “Orizzonte 2020” è il programma dell’Ue per finanziare la ricerca e l’innovazione nel periodo 2014-2020. Il nuovo programma prevede ben 26 miliardi in più rispetto al 2007-2013. In che modo i fondi Ue aiutano le piccole e medie aziende che, a differenza delle grandi, non dispongono di grandi risorse per innovare?

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innovazione ➤

«Grazie a Orizzonte 2020 per la prima volta tutti gli investimenti dell’Ue per la ricerca e l’innovazione verranno riuniti in un programma unico. Le piccole e medie imprese usufruiranno di circa 8,6 miliardi di euro grazie al nuovo programma. Sono infatti considerate uno strumento essenziale per favorire l’innovazione e lo sviluppo. L’intento della Commissione europea è quello di dare maggiore spazio a quelle imprese che offrono contributi importanti per la scienza e quindi per innovare. Oltre a questo c’è la volontà di ridurre in maniera considerevole le formalità burocratiche, al fine di aumentare l’attrattività e la convenienza di usufruire della piattaforma europea per i ricercatori per un numero sempre crescente di imprese innovative. Le piccole e medie imprese purtroppo risentono in maniera molto accentuata degli effetti dell’attuale crisi economica, molto di più rispetto alle grandi aziende. Per questo il contributo dell’Unione europea risulta fondamentale per poter mettere in atto le tantissime idee che arrivano dal mondo delle pmi. Senza le risorse economiche adeguate, non solo le pmi non riescono a dare un contributo per l’innovazione, ma rischiano di venire letteralmente spazzate via dalla crisi mondiale». Quali sono i punti di “Orizzonte 2020” che risultano più importanti da conoscere per un imprenditore italiano? «Innanzitutto devono essere incoraggiati dal fatto che i finanziamenti erogati dal programma saranno di più facile accesso grazie a un’architettura semplificata, con una serie unica di regole e a un minor peso delle formalità amministrative. Più precisamente è prevista una radicale semplificazione dei rimborsi grazie a un tasso forfettario unico per i costi indiretti e due soli tassi di finanziamento, rispettivamente per la ricerca e per le attività vicine al mercato; un unico punto d’accesso per i partecipanti; meno oneri burocratici nella preparazione delle proposte; niente controlli o revisioni inutili. Questa semplificazione permetterà una consistente riduzione dei costi amministrativi per i partecipanti oltre all’accelerazione di tutti i processi di gestione delle proposte e delle sovvenzioni. Verrà creato uno sportello unico per le pmi che desiderano partecipare a Orizzonte 2020. Le misure orizzontali saranno integrate da azioni specifiche per le pmi, che consolideranno un sostegno prima disperso fra diversi programmi in un insieme coerente di strumenti. In primo luogo, sono previste azioni nell’ambito dell’obiettivo specifico “Leadership nelle tecnologie abilitanti e industriali fondamentali” e di ciascun obiettivo

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Per la prima volta Orizzonte 2020, un programma di 80 miliardi di euro, raggruppa l’insieme degli investimenti dell’Ue per la ricerca e l’innovazione in un programma unico. Mette maggiormente in rilievo le possibilità di tradurre il progresso scientifico in prodotti e servizi innovativi che offrano opportunità imprenditoriali e cambino in meglio la vita dei cittadini. Nel contempo riduce drasticamente le formalità burocratiche semplificando norme e procedure per attirare più ricercatori di punta e una gamma più ampia di imprese innovative

specifico della priorità “Sfide per la società”. Tali azioni assumono la forma di uno strumento specificamente destinato alle pmi e mirato a tutte le piccole imprese dal potenziale innovativo. Anche l’azione “Accesso ai finanziamenti con capitale di rischio” avrà un forte indirizzo a favore delle pmi. Per quanto riguarda la Debt Facility (dispositivo per la concessione di crediti), l’impatto sulle pmi sarà rafforzato con l’aiuto di intermediari finanziari a livello nazionale e regionale. La Equity Facility (dispositivo per l’acquisizione di equity) s’incentrerà sugli investimenti nelle fasi iniziali, pur con la possibilità di effettuare investimenti sulle fasi di espansione e di crescita insiema alla Equity Facility del programma per la competitività delle imprese e pmi». Perché, secondo lei, le piccole e medie imprese accedono con difficoltà ai fondi comunitari e in che modo si può far fronte a questo problema? «Sì, la complessità delle procedure burocratiche è un elemento che molto spesso scoraggia le piccole e medie imprese a tentare la strada del finanziamento europeo. Esiste però anche un’altra e forse più significativa ragione che rende difficile alle imprese l’accesso ai fondi comunitari: la colpa cioè non è solo dell’Europa, ma anche delle istituzioni italiane, Governo o enti locali, che per incompetenza o distrazione restituiscono milioni e milioni di euro di finanziamenti europei. Occorre quindi riconsiderare l’approccio generale italiano verso l’orizzonte europeo, le cui opportunità spesso ci passano davanti senza che nemmeno ce ne accorgiamo». n


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innovazione Dai dati relativi alle domande di brevetto europee depositate nel 2010 da richiedenti residenti nei vari Paesi del mondo emerge il rilevante gap che esiste fra l’Italia e gli altri Paesi industrializzati. Un ritardo che andrebbe colmato per salvaguardare le imprese italiane innovative

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I

tutelare le invenzioni

di Mauro Eccetto consulente brevetti

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tudi statistici hanno dimostrato che le imprese innovative generano utili maggiori delle imprese che non innovano. Questo fatto è stato compreso da molti e l’innovazione è ormai un processo globale che coinvolge un grande numero di attori. La corsa verso l’innovazione è molto serrata e chi si autoesclude si trova inevitabilmente in una situazione di svantaggio compe-

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titivo dovendo subire l’innovazione altrui. L’innovazione infonde una grande dinamicità al mercato perché è un processo che porta in sé una forte carica distruttiva sostituendo il vecchio con il nuovo. Pensiamo alle pellicole fotografiche che, soppiantate dalle fotocamere digitali, sono ormai relegate in una nicchia di mercato. Di conseguenza, è indispensabile per sopravvi-


innovazione

vere essere innovativi, cavalcare l’innovazione, esserne artefici, anziché subirne passivamente le conseguenze.

Cosa significa fare innovazione?

L’attitudine a innovare è una capacità innata nell’uomo che si manifesta in misura diversa da un individuo all’altro. Tuttavia, se questa attitu-

dine non è opportunamente guidata e stimolata, non è in grado, da sola, di fornire tutti i vantaggi competitivi necessari per farsi largo nel mercato. Prendiamo ad esempio l’innovazione tecnologica. Proprio in questo campo, nello svolgimento della mia attività di consulente incontro talvolta tecnici di uffici di ricerca e sviluppo e imprenditori che, in buona fede, sottovalutano le loro ca-

L’Ufficio europeo dei brevetti (Epo; nella foto la sede di Monaco) ha pubblicato le statistiche preliminari sui depositi di brevetto europeo nel 2011, che hanno registrato un aumento del 2,6% rispetto al 2010

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innovazione ➤ pacità di fare innovazione perché non ritengono che le loro idee possano essere oggetto di tutela brevettuale. Solo dopo aver preso conoscenza dei brevetti dei concorrenti si rendono conto che il brevetto non è uno strumento riservato a geni e scienziati, ma è alla portata di coloro che, con metodo e applicazione, risolvono in modo brillante problemi di natura tecnica. Generalmente questa tardiva scoperta porta a riflettere sulle occasioni perdute e su come organizzarsi per il futuro. Per passare da una fase passiva a una fase attiva occorre maturare la consapevolezza della capacità innovativa delle proprie risorse umane, perseguire l’innovazione in modo sistematico e organizzato e, in caso di innovazione tecnologica, tutelare e brevettare i risultati dei propri sforzi. In altre parole, l’innovazione non deve essere un evento occasionale, bensì un obiettivo perseguito con tenacia, da persone motivate che si adoperano per il raggiungimento di determinati risultati. A questo proposito le regole che governano la proprietà industriale sono uno strumento formidabile per incanalare le energie positive nella direzione giusta e definire linee guida e modelli di organizzazione (Driving Innovation - Intellectual Property Strategies for a Dynamic World, Michael A. Gollin, Cambridge University Press). Organizzazione significa sorvegliare i brevetti dei concorrenti, fonte di stimolo e di conoscenza per chi persegue l’innovazione in modo sistematico, significa inoltre favorire il lavoro di gruppo e, eventualmente, acquisire innovazione all’esterno dell’impresa da centri di ricerca o università ma, soprattutto, significa pianificare e destinare risorse all’innovazione e alla costituzione di un portafoglio di titoli di proprietà industriale. In pratica, votarsi all’innovazione è una scelta strategica che richiede coraggio e determinazione.

Creare valore

Le imprese che fanno innovazione tecnologica e che tutelano regolarmente i risultati della propria attività di ricerca e sviluppo costituiscono progressivamente un portafoglio brevetti che conferisce diritti di esclusiva. Secondo la normativa italiana, infatti, «i diritti di brevetto per invenzione industriale consistono nella facoltà esclusiva di attuare l’invenzione e di trarne profitto nel territorio dello Stato». I diritti conferiti dal brevetto hanno una limitazione temporale e una limitazione territoriale. La limitazione temporale è di venti anni (con eccezioni nel campo farmaceutico dove è previsto un periodo di validità aggiuntivo in funzione del

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innovazione tempo che è stato necessario per ottenere l’autorizzazione per la messa in commercio del farmaco). La limitazione territoriale è definita dal territorio dello Stato che ha rilasciato il brevetto. Il diritto esclusivo associato al brevetto si acquisisce a fronte del deposito di una domanda dalla sua concessione da parte di un ufficio preposto, il quale verifica se la domanda presenta i requisiti formali e sostanziali previsti dalla legge. Nel corso dell’esame il richiedente può modificare la domanda entro certi limiti stabiliti per legge per eventualmente limitarne l’ambito di protezione e così superare possibili anteriorità. La procedura di esame si conclude con la concessione del brevetto o con il rifiuto della domanda. Una famiglia di brevetti comprende brevetti analoghi in diversi Paesi e derivanti da una matrice comune perché la tutela in un solo Paese non è adeguata a tutelare gli interessi delle imprese nell’odierno mercato globale. Di prassi si deposita una prima domanda di brevetto in un Paese e la si estende in altri Paesi entro un anno dalla data di deposito della prima domanda. Le vie adottate per costituire una famiglia di brevetti sono molteplici: la via nazionale è conveniente quando il numero di Paesi è relativamen-

Il brevetto europeo non è da confondere con un brevetto comunitario; quest’ultimo non esiste ancora (anche se ci si sta lavorando) e, qualora esistesse, permetterebbe di ottenere un brevetto valido in tutti i Paesi della Comunità europea, con un unico deposito. Il brevetto europeo, invece, consente solo di richiedere il brevetto in più stati dell’Europa con un’unica domanda iniziale

te basso e consiste nel depositare una domanda di brevetto in ciascun Paese; la via del brevetto europeo è conveniente per tutelare l’invenzione in un numero elevato di Paesi membri della Convenzione del brevetto europeo e consiste nel depositare una domanda di brevetto europea che sarà sottoposta a un esame centralizzato per arrivare alla concessione di un brevetto europeo successivamente nazionalizzato nei Paesi membri designati; infine la via internazionale Pct è conveniente quando i Paesi di interesse comprendono una pluralità di Paesi che non sono membri della Convenzione del brevetto europeo. La detenzione di un portafoglio brevetti genera nei concorrenti deterrenza e rispetto, permette di agire in giudizio contro concorrenti che si pongono in violazione dei propri diritti, facilita il raggiungimento di accordi vantaggiosi con i vari attori del mercato e può costituire fonte di reddito attraverso le licenze. Inoltre, il portafoglio brevetti definisce i cosiddetti beni intangibili dell’impresa che, in caso di acquisizione dell’impresa o di cessione di quote dell’impresa, costituiscono una parte molto rilevante del valore dell’azienda o del ramo di essa. Questi possono essere dati in pegno a finanziatori, cosa non da poco, in questo periodo di crisi di liquidità. In poche parole, un portafoglio brevetti è uno strumento per monetizzare il valore creato dall’innovazione e per creare credibilità per l’impresa.

Uno sguardo al passato e al futuro

Il nostro Paese soffre di un notevole ritardo rispetto agli altri Paesi industrializzati nel settore della proprietà intellettuale, ritardo dovuto a un coacervo di fattori che non sto a ricordare in questa sede. Dai dati riportati nella prima tabella relativi alle domande di brevetto europee depositate nel 2010 da richiedenti residenti nei vari Paesi del mondo (vedi pagina seguente) emerge il rilevante gap che esiste fra l’Italia e gli altri Paesi industrializzati. In generale, il tasso di rilascio dei brevetti europei è stato del 43% nel 2010. Per il 22% le domande sono state abbandonate dal richiedente, mentre per il 35% sono state rifiutate. Dalla seconda tabella relativa ai brevetti europei rilasciati nel 2010 (vedi pagina seguente) emerge che la percentuale di ottenimento delle domande italiane è superiore alla media. Negli ultimi anni si è notata una crescita del numero di brevetti provenienti dai Paesi asiatici (Corea del Sud, Cina e India) e stando alle stime

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innovazione

➤ la crescita continuerà. Infatti, molti Paesi emergenti hanno compreso che è necessario utilizzare al meglio gli strumenti che la proprietà intellettuale mette a disposizione, perché anche per loro i costi di produzione e del personale crescono e puntano sull’innovazione. A titolo di esempio, le domande di brevetto internazionali depositate dalla Cina hanno superato quelle dell’Italia già nel 2007. Pertanto, l’azienda cinese titolare di brevetti e marchi che avrà la possibilità di richiedere i danni ai contraffattori dei propri diritti di proprietà industriale sostituirà progressivamente la stereotipata azienda cinese copiatrice instancabile. Oltre al progressivo affermarsi di nuovi Paesi, un altro elemento di cui tenere conto è la continua evoluzione legislativa sempre più tendente ad armonizzare, accorpare, unificare. Da ormai moltissimi anni è in discussione l’implementazione del brevetto comunitario, ossia di un brevetto che, al contrario del brevetto europeo che necessita di essere convalidato nei Paesi aderenti alla Convenzione e, di fatto, si trasforma in un fascio di brevetti nazionali, sarebbe un unico titolo valido su tutto il territorio dell’Unione europea. Problemi linguistici, giurisdizionali e di riparti-

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Negli ultimi anni si è notata una crescita del numero di brevetti provenienti dai Paesi asiatici, Corea del Sud, Cina e India, e, stando alle stime, la crescita continuerà

zione dei proventi derivanti dai costi di mantenimento in vita dei brevetti ne hanno frenato per anni l’implementazione. Ricordo, tra l’altro, che l’attuazione del brevetto comunitario richiede l’istituzione di un sistema giurisdizionale sovranazionale chiamato a decidere sulla validità e sulla contraffazione del brevetto comunitario. Negli ultimi anni sono stati fatti molti progressi senza giungere ancora a un accordo e a un regolamento definitivo. Italia e Spagna si oppongono all’implementazione del brevetto comunitario sulla base delle attuali regole che prevedono un regime linguistico secondo il quale le lingue della procedura sono l’inglese, il francese e il tedesco e che porrà vincoli linguistici anche nella fase di successivo contenzioso. A seguito di questa opposizione di due Paesi membri dell’Ue altri Paesi membri hanno portato avanti una cooperazione rafforzata, uno strumento comunitario che secondo questi Paesi permetterebbe di adottare il brevetto com(unitario) negli altri Paesi escludendo Italia e Spagna. Per chiarezza terminologica la definizione “brevetto comunitario” è adottabile solo nel caso in cui tutti i Paesi membri della Ue aderiscano all’iniziativa. Nella fase attuale, dove Italia e Spagna si oppongono all’attuale bozza di regolamento, è stato adottato il termine “brevetto unitario”. Siccome la partecipazione di Italia e Spagna è in forse, si preferisce adottare la definizione “brevetto (com) unitario”. Lo scopo del brevetto (com)unitario sarebbe quello di abbattere i costi della brevettazione all’interno del mercato unico. Tuttavia, al momento attuale non si conoscono le tasse di mantenimento in vita di tali brevetti che sono un punto cruciale per determinarne l’effettiva convenienza dello stesso. Ricordo che il brevetto (com)unitario non eliminerebbe il brevetto europeo, ma sarebbe un’alternativa a quest’ultimo. Le imprese italiane, qualora l’Italia non aderisse al sistema, potrebbero comunque depositare brevetti (com) unitari privi, però, di efficacia in Italia e Spagna. Alcune associazioni di aziende in Europa sono favorevoli all’istituzione del brevetto (com)unitario, mentre altre sono decisamente più caute proprio perché non si conoscono i dettagli relativi ai costi. Concordo sul fatto che mancano ancora troppi elementi per comprendere se l’istituzione del brevetto comunitario possa essere uno strumento vantaggioso per le pmi italiane o se invece l’Italia diverrà ancora più importatrice di brevetti stranieri di quanto non lo sia ora. n


innovazione Una piccola azienda di Piacenza si è alleata a una multinazionale con sede ad Hannover per lanciare un innovativo sistema che rivoluziona la propulsione per yacht

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italiana e qualità tedesca

Creatività

di Dario Vascellaro

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a storia di innovazione che ci accingiamo a raccontare inizia nel 2003. In quell’anno, la Rtn, azienda che da quasi 50 anni opera a Borgonovo Val Tidone, in provincia di Piacenza, inizia un fitto dialogo con la tedesca Reintjes, multinazionale della nautica (azienda con oltre 100 anni di vita e più di 600 dipendenti che vanta un nome rinomato nel settore della propulsione navale mondiale) che l’azienda piacentina rappresenta in Italia da oltre 40 anni. Le cose non vanno benissimo: si registra un calo di vendite degli impianti per la propulsione dei megayacht, dovuto all’imporsi di una nuova soluzione tecnica proposta dai concorrenti della Reintjes. «Le alternative erano tre - ricorda Alberto Amici, titolare della Rtn (di cui condivide la gestione insieme al fondatore, il padre Giulio) -: aspettare gli eventi, copiare il prodotto dei concorrenti per proporne uno simile sul mercato, o inventarne uno ancora più innovativo e vincente. La terza via mi sembrava la più ragionevole». In questo caso, a fronte della conclamata capacità di innovare dei tedeschi, la “spinta propulsiva” (è proprio il caso di chiamarla così, visto che stiamo parlando di motori per yacht) è venuta dalla piccola azienda italiana che ha svegliato la “casa madre” tedesca dal proprio torpore. Alberto Amici, infatti, ha brevettato un innovativo sistema Pod che rivoluziona la propulsione per

Il sistema Fortjes - ideato da Alberto Amici (nella foto sopra) - “concentra” in un unico impianto, in dimensioni molto contenute, tutti i componenti (l’asse, il motore e l’elica) prima separati, garantendo alla nave maggiore spazio vitale e maggiore comfort, oltre a una grande facilità di installazione. Inoltre il sistema utilizza eliche controrotanti che permettono una maggiore efficienza. Al propulsore Fortjes, infine, è integrabile una propulsione elettrica ibrida che permette una navigazione silenziosa ed ecologica

yacht, avvantaggiando l’installatore, i cantieri e gli armatori. Dopo averla caparbiamente proposta per alcuni anni alla multinazionale teutonica, finalmente nel 2005 l’imprenditore italiano ha suscitato l’interesse del nuovo ad e nello stesso anno è iniziato un progetto di ricerca e sviluppo in cui Rtn e Reintjes (come dire, Davide e Golia) sono stati partner. Da questo percorso (nel quale sono stati investiti più di 15 milioni di euro) è nato, nel 2011, un prodotto veramente innovativo a cui è stato dato il nome commerciale di Fortjes. «Questo processo di innovazione del prodotto racconta Amici - ha fatto sì che all’interno della casa madre tedesca nascesse un reparto di R&S e una nuova struttura di oltre 3000 metri quadrati dedicata ai banchi prova per effettuare test su nuovi prodotti. Ho assistito - continua Amici -, grazie a questo progetto, a un cambio di mentalità sia in noi che nella casa madre: una nuova mentalità “innovativa” ha iniziato a prendere piede in tutti noi. La sistematicità e il metodo dei tedeschi - continua Amici - sono stati preziosi per incanalare le mie idee innovative in un percorso, spesso lungo e tortuoso, che dall’idea porta al prodotto pronto a essere venduto sul mercato. Il progetto Fortjes è stato veramente un mix di creatività esplosiva feconda di idee e soluzioni con una sistematicità e un metodo che hanno permesso la concreta realizzazione delle stesse». Il connubio tra italiani e tedeschi, insomma, è stato vincente, come se gli uni avessero bisogno degli altri. n

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innovazione Se innovare vuol dire mettere in atto processi complessi e interattivi, che sempre più spesso vedono la collaborazione tra attori diversi, ciò comporta la necessità di un nuovo approccio, sistemico, che si concretizzi in un rinnovato policy mix di Paolo Landoni docente di Gestione aziendale, Politecnico di Milano

Il moderno panorama dell’innovazione richiede un nuovo modo di pensare le politiche per l’innovazione. L’Ocse ha presentato la Oecd Innovation Strategy che comprende, tra l’altro, un insieme di principi-politica per il sostegno dell’innovazione: mettere tutti in condizione di innovare, fornire le condizioni di base dell’innovazione, investire nell’innovazione e raccoglierne i frutti, sfruttare l’innovazione per affrontare le sfide globali e migliorare il governo delle politiche per l’innovazione

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le politiche per l’innovazione 92

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innovazione

L’

importanza dell’innovazione per lo sviluppo dei sistemi economici e sociali è sempre più riconosciuta sia a livello scientifico sia a livello politico. Conseguentemente, la grave crisi economica e finanziaria dei Paesi occidentali non solo non dovrebbe essere usata per giustificare una riduzione e un disinteresse per le politiche per l’innovazione, ma al contrario dovrebbe essere lo stimolo per un rinnovato impegno. Una fase di crisi è sicuramente un periodo difficile in cui diverse emergenze e obiettivi di breve periodo tendono a prendere il sopravvento nell’agenda politica. Ma senza una chiara strategia di sviluppo che individui un set coerente di politiche per l’innovazione difficilmente potranno essere raggiunti gli obiettivi di competitività del sistema-Paese che sono mancati nel recente passato e hanno portato alla situazione attuale.

l’intervento pubblico è necessario

Proprio nei momenti di crisi è necessario l’intervento del sistema pubblico con investimenti e politiche per l’innovazione in controtendenza rispetto al settore privato. La maggior parte delle imprese, infatti, durante la crisi tendono a ridurre i loro investimenti in innovazione (in quanto allocati in percentuale rispetto al fatturato) e a concentrarsi sulle emergenze di ristrutturazione organizzativa e finanziaria. Senza innovazione le imprese non solo non saranno in grado di cogliere le opportunità della ripresa, ma rischieranno anche di perdere le proprie posizioni per l’ingresso di nuovi soggetti e di soggetti innovatori che hanno investito durante il periodo di crisi (in particolare su tecnologie più efficienti, con minori consumi di energie e materiali ecc.). La crisi dei Paesi occidentali e il successo di alcune economie emergenti e avanzate hanno dimostrato l’importanza dell’intervento pubblico su questi temi e quasi tutti i Paesi hanno ormai un set di politiche per l’innovazione per favorire lo sviluppo delle proprie imprese. Allo stesso tempo, però, cambiano significativamente da Paese a Paese le politiche specifiche implementate e soprattutto l’impegno economico e strategico posto su questi temi.

il ritardo dell’italia

Del ritardo dell’Italia dal punto di vista dell’impegno economico (ad esempio in termini di investimenti in ricerca e sviluppo rispetto al Pil) si è a lungo parlato, ma molto rimane da fare: ci si può solo augurare che i nuovi Governi riconoscano più dei precedenti la necessità di investire nel

futuro scientifico, tecnologico e innovativo del Paese accantonando la retorica delle spese inutili o non sufficientemente focalizzate e accettando come negli altri Paesi avanzati la necessità di seminare molto per ottenere buoni risultati. In questa breve nota può invece essere interessante soffermarsi un attimo a riflettere sul ritardo strategico e di interesse dell’Italia su questi temi. La complessità delle politiche per la ricerca e l’innovazione richiede un approccio strategico e un equilibrato policy mix di azioni che bilanci, ad esempio, azioni dirette (grants, finanziamenti di progetti ecc.) e indirette (tax credits), azioni rivolte all’offerta di innovazione (ad esempio supportando lo sviluppo del sistema della ricerca pubblica, la collaborazione tra imprese e la collaborazione tra imprese e centri di ricerca) e azioni volte a rafforzare la domanda di innovazione (ad esempio attraverso il public procurement e l’imposizione di standard), azioni rivolte alle start up e alle pmi e azioni rivolte alle grandi imprese e alle imprese con potenzialità di internazionalizzazione, azioni dirette all’innovazione tecnologica e azioni dirette all’innovazione non tecnologica. Un approccio strategico è richiesto per considerare le interazioni positive e negative che possono esserci tra le diverse politiche e per garantire una risposta equilibrata alle diverse sfide che pongono i sistemi nazionali di innovazione.

il policy mix

Il policy mix più adatto per un Paese presuppone quindi una riflessione olistica sul sistema dell’innovazione del Paese stesso, una riflessione che riconosca la complessità dei sistemi dell’innovazione in termini di attori coinvolti (diverse tipologie di imprese, attori finanziari, centri di ricerca e università, soggetti pubblici intermedi come le associazioni di categoria, imprese di servizi ecc.), risorse materiali e finanziarie disponibili, istituzioni (leggi e norme ad esempio sulla proprietà intellettuale e il mercato del lavoro) e in termini culturali e valoriali. Questa complessità suggerisce l’opportunità di un cambiamento organizzativo con l’introduzione di un sistema centralizzato di strategic intelligence e di sintesi come esiste in molti altri Paesi (unità e ruoli direttamente legati al massimo organo dell’esecutivo e indipendenti da logiche di spartizione ministeriale o partitica) e quindi con un cambiamento del quadro decisionale con un maggiore coordinamento dei ministeri (e a livello regionale degli assessorati) interessati e soprat-

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innovazione ➤

tutto con un maggiore coordinamento tra il livello nazionale e il livello regionale chiarendo la ripartizione delle competenze su questi temi tra Stato e Regioni. Questi miglioramenti dovrebbero riflettersi in un quadro piÚ semplice, chiaro e accessibile delle opportunità e delle azioni per le imprese e per gli altri soggetti del sistema dell’innovazione, dovrebbe permettere una piÚ semplice analisi e valutazione delle misure adottate e infine dovrebbe permettere di evitare le decisioni piÚ estemporanee e disinformate (come ad esempio quelle che portano alla nascita di nuovi centri di intermediazione senza la valutazione e il coordinamento di quelli già esistenti o alla dichiarazione della nascita di centri o cluster di eccellenza senza la necessaria massa critica e il coordinamento con gli analoghi centri o cluster di eccellenza poco lontani).

le condizioni per l’innovazione

In molte analisi il giĂ  complesso tema delle politiche per l’innovazione è intersecato anche con il tema delle piĂš generali politiche per lo sviluppo. In particolare è introdotta la distinzione tra le “politiche dedicate per la scienza, la tecnologia e l’innovazioneâ€? (di cui abbiamo parlato) e le “condizioni quadro per l’innovazioneâ€? (framework conditions). Queste ultime riguardano temi piĂš generali quali il sistema economico, il funzionamento del sistema finanziario e del mercato del lavoro, il quadro normativo, le reti di comunicazioni e infrastrutturali ecc. Il ragionamento è che queste condizioni quadro sono necessarie, anche se non sufficienti, per avere un buon sistema dell’innovazione. In questo senso è fondamentale ricordare l’importanza di un adeguato livello di concorrenza in ogni settore. Senza concorrenza la spinta all’innovazione risulta molto ridotta e le politiche difficilmente riescono a stimolarla: le organizzazioni ritengono non necessari investimenti ad hoc considerando il sistema chiuso e garantito a tempo indefinito per poi pagare le conseguenze di questa scelta quando il sistema viene aperto o penetrato da nuovi soggetti (innovativi).

la sfida della crisi

Per concludere è possibile evidenziare un elemento positivo nella difficile crisi in cui si trovano l’Italia e in generale i Paesi occidentali: è dimostrato che anche nelle fasi di recessione possono nascere molte imprese e imprese di successo. Ad esempio sono nate in periodi di recessione piÚ

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Direct government funding and tax incentives for business R&D (As a percentage of GDP), 2007

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Sopra, investimenti diretti e indiretti in ricerca e sviluppo degli Stati piĂš economicamente avanzati (dati Ocse 2007)

della metà delle imprese della lista Fortune 500 e imprese come General Motors, Disney e Mtv. In queste fasi, infatti, la crisi delle imprese già presenti sul mercato lascia aperti spazi e opportunità per nuovi soggetti. Inoltre cambiano le abitudini e le esigenze dei consumatori colpiti dalla crisi e quindi possono nascere nuove imprese in grado di soddisfare quei bisogni (prezzi piÚ bassi, servizi piÚ rapidi ed essenziali, sostenibilità ambientale ed energetica ecc.). E infine piÚ persone si inventano imprenditori o accettano di partecipare come dipendenti a nuove e rischiose iniziative imprenditoriali per la mancanza di alternative o per la minore attrattività delle alternative presenti sul mercato del lavoro. Allo stesso tempo, però, un periodo di crisi presenta anche grandi sfide per le potenziali nuove imprese in termini di finanziamenti e accesso al credito. Oltre alle difficoltà a ottenere supporto da banche, venture capital e business angels il potenziale imprenditore stesso e i suoi parenti e amici potrebbero essere stati messi in difficoltà dalla crisi e non avere quindi le risorse sufficienti per far partire la nuova iniziativa. Nel 2011, considerate in particolare le possibili potenzialità in termini occupazionali, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sono stati lanciati rispettivamente i programmi Start Up America e Start Up Britain che, seppur con alcune differenze, condividono l’obiettivo di promuovere l’imprenditorialità. Un programma analogo a livello nazionale in Italia potrebbe probabilmente contribuire a dare uno stimolo positivo alla nostra economia e in particolare ai nostri giovani. n


Il mondo di domani ha bisogno di risposte che valgano nel tempo. Per questo le stiamo costruendo già oggi, con i nostri clienti in tutto il mondo.

Ecco perché progettiamo le nostre tecnologie per durare più a lungo e usare minori risorse. Ecco perché aiutiamo i nostri clienti a ridurre le emissioni di CO2. Ed ecco perché anticipiamo nuove risposte con un portfolio ambientale tra i più ampi al mondo. Il risultato: siamo stati giudicati i migliori nel nostro settore di business dal Dow Jones Sustainability Index. E riconosciuti come la prima azienda dal Carbon Disclosure

Project, il più grande database indipendente al mondo di informazioni istituzionali sul cambiamento climatico. Ciononostante non pensiamo di avere tutte le risposte. Per questo continuiamo a lavorare con 190 paesi. Migliaia di città. Decine di migliaia di aziende. In ambito energia, industria e salute. Lavoriamo con il mondo oggi, per creare risposte che durino per il mondo di domani.

siemens.com /answers


innovazione

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finanziare un’idea innovativa Come

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Anche nell’attuale contesto di incertezza, esistono modalità per supportare le imprese che vogliono innovare

a cura di BFS Partner


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ome finanziare un’idea innovativa? L’imprenditore italiano, che quotidianamente utilizza la propria creatività e competenza per stare su mercati globali a dispetto di dimensioni aziendali medio piccole, si è posto sicuramente questo interrogativo più volte. È possibile finanziare l’innovazione sia attraverso la finanza agevolata che attraverso la finanza ordinaria, con prodotti dedicati. Solitamente, per ambo i casi, il termine innovazione comprende investimenti sia strumentali, che di prodotto e processo. Per quanto attiene la finanza agevolata si va da iniziative legate all’abbattimento dei tassi a iniziative a fondo perduto. L’obiettivo Ue, che venga investito il 3% del Pil in ricerca e sviluppo, vede l’Italia ancora lontana da questo risultato (i dati del nostro Paese sono intorno all’1,3%), ma ci sono casi di eccellenza che mostrano come ci si stia muovendo nella giusta direzione.

Abbattimento dei tassi

La finanza è un indispensabile propellente per alimentare i processi di crescita aziendale e supportare gli investimenti necessari per continuare a essere competitivi in un mondo che evolve sempre più velocemente

Un esempio di finanza agevolata che mira all’abbattimento dei tassi è quanto sta facendo la Camera di commercio di Milano che nel 2011 (con scadenza 31 maggio 2012) ha messo in campo due milioni di euro col bando “Iniziative a sostegno dell’accesso al credito delle pmi milanesianno 2011”. Parte di questi finanziamenti sono rivolti proprio all’innovazione (anche in senso ampio con brevetti e nuovi impianti) e dovranno essere garantiti da uno dei Consorzi e delle Cooperative Fidi aderenti all’iniziativa. Si tradurranno in un abbattimento del tasso di interesse, in percentuale variabile a seconda dell’ammontare totale del credito concesso e della tipologia di impresa richiedente. Al plafond del bando contribuisce anche con 200 mila euro il Comune di Milano. Questo tipo di finanziamento a tasso agevolato è la modalità più diffusa: tale tipologia è passata dal 41% nel 2005 al 73% nel 2010.

Finanziamento a fondo perduto

L’altra tipologia è il finanziamento a fondo perduto, i cui fondi messi a disposizione da istituzioni e fondazioni sono sicuramente in decremento rispetto a qualche anno fa. Sono solitamente collegati a bandi regionali, nazionali ed europei e finanziano tendenzialmente da un minimo del 25% a un massimo dell’80% dei costi sostenuti per attività di inno-

vazione tecnologica e ricerca & sviluppo. Normalmente i bandi fissano un limite minimo e massimo dei costi agevolabili e per potervi accedere bisogna rispondere a una serie di requisiti e quesiti posti nel bando medesimo. La complessità è spesso collegata alla formulazione dei contenuti tecnici del progetto e della descrizione degli aspetti finanziari collegati alla industrializzazione, produzione e commercializzazione del nuovo prodotto. Un esempio sono i finanziamenti a fondo perduto della Commissione europea che promuove la ricerca e sviluppo nelle piccole e medie imprese attraverso uno schema di finanziamento specifico (Cooperative Project è il nuovo schema che sostituirà lo schema Craft finora adottato). Lo schema prevede la copertura del 75% delle spese progettuali di un progetto di almeno tre piccole e medie imprese provenienti da due Paesi Ue diversi.

Finanza ordinaria

Con la finanza ordinaria l’imprenditore, recandosi nella filiale bancaria con cui abitualmente opera, può trovare finanziamenti dedicati all’innovazione. Alcuni esempi di iniziative in tal senso sono: l Intesa Sanpaolo che presenta quattro tipologie di prodotti (sotto il marchio comune Nova +) finalizzate a finanziare con durata massima di cinque anni progetti dedicati allo sviluppo di prodotti o processi innovativi (compresa la ricerca); l Unicredit con un progetto con l’Agenzia per


innovazione ➤

la diffusione della tecnologia per l’innovazione e l’8% dei finanziamenti destinati a favore di imprese start up su settori all’avanguardia nell’innovazione (ad esempio, ottico, moda, comparto alimentare).

Il venture capital

Un’altra modalità per finanziare un’idea innovativa imprenditoriale è quella di ricorrere al venture capital. Il venture capital è l’apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori a elevato potenziale di sviluppo. La tecnologia è, senza dubbio, uno degli ambiti d’azione del venture capitalist, il cui capitale risulta spesso decisivo per l’avviamento dell’investimento ad alto contenuto innovativo e/o tecnologico. Una recente indagine (fonte Startup Numbers) ha raccolto informazioni da dieci venture capital attivi in Italia e che detengono circa l’85% dei capitali gestiti in Italia. Risulta che i dieci fondi hanno investito fino a oggi in 183 società innovative, la media di investimento è di due milioni, i tempi medi tra l’analisi del business plan e l’effettivo investimento sono intorno ai sei mesi e la quota che mediamente il venture capital controlla nelle società investite è del 30%. Le aspettative per il 2012 paiono molto confortanti con ipotesi di sostegno finanziario a 160 nuove start up.

per esperienza personale pregressa) e quindi apportano oltre al capitale il loro know how personale. In Italia esiste dal 1999 l’Italian Business Angel Network (Iban) rete di riferimento con 140 manager, agenzie, uomini d’affari interessati a investire in realtà innovative per monetizzare poi l’uscita. Il monte investimenti complessivo delle realtà aderenti Iban ha superato in questi anni i 30 milioni di euro, con nel 2010 fondi erogati dal gruppo a 229 imprenditori, per operazioni dai 30 mila a massimo 500 mila euro. Come sinteticamente illustrato, le modalità per finanziare “un’idea innovativa” sono molteplici e variano sensibilmente sia per tipologia che per l’ammontare dell’accesso al credito richiesto. Insomma, compatibilmente allo scenario attuale, anche la finanza si sta innovando per dare risposte sempre più adeguate ai tempi e alle esigenze degli imprenditori. n

I business angels

Nel campo degli investimenti in innovazione non va trascurato neppure l’apporto finanziario dei così detti business angels: investitori privati (solitamente ex imprenditori e/o manager) che decidono di mettere a disposizione il loro capitale e le loro competenze a favore di progetti che giudicano promettenti e con buone probabilità di successo. L’investimento avviene, normalmente, acquistando quote di una società che opera in un business rischioso/innovativo, con un alto rendimento atteso e obiettivo di realizzo in un periodo brevemedio (difficilmente oltre i cinque anni). Il campo d’azione è quasi sempre quello innovativo e collegato ad aziende in fase di start up; difficilmente entrano in gioco quando il business è già affermato o si tratta di un settore già in crescita. I business angels hanno, nel corso del progetto, spesso un ruolo propositivo dato che tendono a investire in ambiti da loro ben conosciuti (anche

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Il venture capital è l’apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori a elevato potenziale di sviluppo. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti venture capitalist. Molte società legate all’information technology sono nate grazie a operazioni di venture capital come, ad esempio, Google, o, per l’Italia, Tiscali. Durante il ciclo di sviluppo borsistico degli anni 2000 la maggior parte del denaro che inizialmente venne fornito alle cosiddette società dot com derivava proprio da operazioni di venture capital


Informazione pubblicitaria

“Credito Adesso”, 500 milioni per le imprese Regione Lombardia e Finlombarda in collaborazione con il sistema bancario hanno aperto una linea di credito agevolato per le piccole e medie imprese da 500 milioni di euro, a sostegno del loro bisogno di liquidità

Negli ultimi mesi, si sono accentuati i segnali della stretta creditizia. Da più parti le imprese denunciano la propria difficoltà nell’accesso al credito. Ciò condiziona le loro opportunità di sviluppo e crescita, costringendole in molti casi a sacrificare ordini e investimenti per sopravvivere. Il finanziamento del circolante è una delle esigenze più sentite. Per dare una risposta concreta a tali difficoltà, Finlombarda, in cofinanziamento con la Banca europea per gli investimenti, Regione Lombardia e 42 istituti di credito convenzionati hanno messo a disposizione 500milioni di euro con CreditoAdesso, una linea di credito agevolato per soddisfare le esigenze di liquidità delle piccole e medie imprese dei settori manifatturiero, dei servizi alle imprese, del commercio all’ingrosso e delle costruzioni operanti in Lombardia. A poco più di un mese dall’apertura dello sportello (ndr 9 gennaio scorso), lo strumento ha già riscosso un significativo successo, con oltre 1.500 domande pervenute. CreditoAdesso è una vera e propria boccata d’ossigeno in quanto finanzia il capitale circolante delle imprese alla firma dell’ordine o contratto di vendita, prima ancora che l’impresa fornisca il bene/servizio e che sia evaso il pagamento da parte del committente del bene/servizio. CreditoAdesso è il frutto della collaborazione con una primaria istituzione finanziaria internazionale quale la Bei

e di una proficua concertazione con le rappresentanze industriali della Lombardia. E’ uno strumento innovativo, unico per entità della dotazione e per finalità dei finanziamenti erogati. CreditoAdesso è vicino a ciascuna impresa grazie alla rete di oltre 5.000 sportelli delle banche partner sul territorio lombardo. Le imprese beneficiano di condizioni vantaggiose e grazie al contributo in conto interessi di Regione Lombardia anche di una riduzione del costo del finanziamento di un punto percentuale. I finanziamenti coprono il 50% del valore dell’ordine/contratto per la vendita di beni e servizi, vanno da un minimo di 50mila a un massimo di 500mila euro, hanno una durata di 24 o 36 mesi, sono rimborsabili con rate fisse semestrali. Sono finanziati ordini o contratti con un importo complessivo di almeno 100mila euro. Non sono richieste garanzie reali, nessuna spesa istruttoria, nessuna rendicontazione della spesa (basta la semplice presentazione dell’ordine/contratto). Le domande di accesso sono presentate esclusivamente online collegandosi a https://gefo.servizirl.it/ oppure www.finlombarda.it - homepage “CreditoAdesso - Iniziativa Finlombarda-BEI” oppure www.regione.lombardia.it - menù “Servizi” - “Finanziamenti on line”. Per info sull’Avviso alle imprese è possibile scrivere a: infoflbei@finlombarda.it. Per assistenza tecnica alla compilazione on line della domanda è disponibile il numero verde 800.131.151 (da lunedì a venerdì dalle 8 alle 20; sabato dalle 8 alle 12).


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dalla ricerca agli spin off Anche se il divario tra l’Italia e le altre economie sviluppate - soprattutto nel settore privato - rimane notevole, non mancano nel nostro Paese esempi di proficua collaborazione tra enti di ricerca e industria di Marco Ferrazzoli capo ufficio stampa Cnr

La Li-tech (Life imaging-technologies) di Roma, nata nel 2003, è una delle prime aziende di spin off firmata Cnr, oggi presente sul mercato con un prodotto hi-tech, apprezzato dagli utilizzatori. Ăˆ una gamma camera ad alta risoluzione, portatile, funzionante a batteria, in grado di localizzare il tumore allo stadio iniziale con dimensioni di circa due millimetri e di acquisire immagini scintigrafiche ad alta risoluzione (nella foto) in poche decine di secondi

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er un ente pubblico di ricerca come il Consiglio nazionale delle ricerche, il maggiore in Italia, è doveroso chiedersi quale sia l’effettiva applicazione di tante ricerche che appaiono particolarmente promettenti da questo punto di vista. La risposta, inevitabilmente, si concretizza in una gamma di situazioni diversificate: successi significativi in termini di servizi, di spin off, di prodotti commerciali, ma anche ostacoli da superare per apportare le innovazioni che pure i laboratori potrebbero offrire ad alcuni settori imprenditoriali. L’investimento della nostra rete scientifica in studi e progetti dalle interessantissime potenzialità industriali e di servizio è ingente e prosegue senza sosta. Ricordiamo, tra i tanti settori, l’“elettronica indossabile”, le virtualizzazioni di beni artistici e monumentali, le nanotecnologie, le indagini sul moto ondoso, gli studi sul grafene e quelli sul fattore Ngf. Nonché le molte collaborazioni, come quella con Eni, che ha prodotto ben 24 tra contratti di servizio e progetti di ricerca su temi quali l’ambiente marino, l’energia solare, la sostenibilità della produzione di idrocarburi, la bonifica di aree contaminate. Con risultati tanto interessanti che il Consiglio nazionale delle ricerche è diventato per Eni uno dei principali partner.

Un gap da colmare

Il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) è un Ente pubblico nazionale che ha il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese

Tra le principali difficoltà, invece, quelle di consolidare i percorsi imprenditoriali di start up e spin off, di tradurre le ricerche in termini di costi adeguati al mercato e la non sempre sufficiente disponibilità delle aziende ad accollarsi oneri e rischi del ringiovanimento tecnologico. Non a caso, il deficit che allontana l’Italia da altri Paesi avanzati, in termini di investimento in Ricerca&sviluppo, è dovuto più al gap dell’industria privata che a quello pubblico. Le nostre imprese sono purtroppo distanti di due terzi circa dalla media europea e ancor più dagli obiettivi che l’Unione si è posta. Ci sono, insomma, aspetti di sistema che vanno affrontati e risolti se si vogliono concretizzare innovazione e trasferimento tecnologico, sulla cui indispensabilità per lo sviluppo del Paese siamo tutti d’accordo. Proviamo a esemplificare la situazione tramite alcuni casi.

Dalla ricerca all’industria

Mexar2 è un sistema nato per rispondere a una sfida nodale dell’attuale tecnologia spaziale. Operativo dal febbraio 2005, ha permesso di ottimizzare la qualità della trasmissione dei dati inviati a Terra dalla sonda Mars Express, riducendo del 50% i tempi necessari alla loro produzione e utilizzo,

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innovazione ➤

con un forte risparmio anche economico. Mexar2 ha dato un ulteriore impulso alla collaborazione tra Cnr e Agenzia spaziale europea con la realizzazione di altri due sistemi - Raxem e MrSpock - e per partecipazione dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc-Cnr) a due progetti strategici dell’Agenzia: Apsi e Goac. Sempre nell’ambito delle tecnologie per la comunicazione e l’informazione, Remocean è lo spin off - nato dall’Istituto nazionale per studi ed esperienze di architettura navale (Insean) e dall’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Irea) del Cnr - per la realizzazione di un sistema radar che può acquisire e fornire in tempo reale dati sulla superficie del mare e sul moto ondoso, segnalare oggetti affioranti, effettuare il monitoraggio costiero, misurare la profondità dei fondali e rilevare fuoriuscite di petrolio. Caratteristiche che hanno permesso a questa tecnologia di affermarsi sul mercato e di trovare posto a bordo di molte imbarcazioni civili e militari come dispositivo per la sicurezza della navigazione. Un altro spin off dell’Ente di grande interesse, del quale avevamo parlato alcuni anni fa proprio su queste pagine, è Li-tech (Life imaging-technologies). L’azienda, specializzata nella produzione di strumentazione scintigrafica, è ora presente sul mercato con la sua gamma camera ad alta risoluzione, portatile, funzionante a batteria e in grado di localizzare un tumore anche allo stadio iniziale, fino a dimensioni di due millimetri. Grazie a queste caratteristiche, lo strumento trova ampio impiego nei settori della chirurgia radioguidata e della diagnostica in importanti centri italiani. Risultati applicativi di successo vengono anche dalla ricerca Cnr nell’agroalimentare. Gli studi sui vegetali probiotici condotti dall’Istituto di scienze delle produzioni alimentari di Bari hanno permesso di realizzare, con le aziende Copaim spa e Chiavicella spa, una linea commerciale sotto il marchio “Vivium”, che sarà presto sul mercato con olive e carciofi. È un altro progresso importante di una ricerca di cui avevamo già accennato su queste pagine, che prosegue con l’obiettivo di sviluppare altri prodotti ortofrutticoli in grado di aumentare la resistenza ai batteri patogeni e contrastare i principali disturbi gastro-intestinali. Altrettanto promettenti appaiono i risultati ottenuti dall’Istituto di chimica biomolecolare di Pozzuoli nella realizzazione di buste in plastica biodegrada-

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Il trasferimento di tecnologie e competenze è un importante strumento per valorizzare e diffondere gli obiettivi e i risultati della ricerca scientifica in Italia, fondamentale per lo sviluppo culturale e industriale del nostro Paese

bile a partire dai polisaccaridi estratti dagli scarti della lavorazione del pomodoro. Ma il potenziale di questa tecnica non è stato ancora dispiegato a livello industriale a causa dei costi elevati, della complessità del procedimento e delle oscillazioni nella disponibilità di prodotti di scarto. Anche per il settore tessile sono emersi dai nostri istituti spunti interessanti, seppure con alcune criticità nel passaggio dalla ricerca all’industria. L’Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri di Napoli ha realizzato un tessuto naturale capace di assorbire odori sgradevoli, quali quelli del fumo e della cucina, sfruttando l’effetto spugna della ciclodestrina. L’Istituto per lo studio delle macromolecole di Biella ha invece messo a punto un trattamento con plasma freddo a radiofrequenza per contrastare il fenomeno del pilling, la formazione di piccoli pallini di fibra sulla superficie del tessuto, preferibile per il suo basso impatto ambientale rispetto alle tecniche basate su resine siliconiche. Tuttavia il prodotto non è ancora riuscito ad affermarsi sul mercato, perché le piccole imprese non possono permettersi i costi di una macchina al plasma. “Flexidis” - ricerca europea cui partecipa l’Istituto per la microelettronica e i microsistemi del Cnr ha sviluppato diverse tecnologie per schermi flessibili, sfruttate in un primo momento da una ditta spin off della Philips. L’industria europea, però, ha abbandonato il settore dei display, che è rimasto appannaggio di aziende asiatiche, per cui la frontiera è oggi rappresentata dalla riconversione delle tecnologie sviluppate in quest’ambito alla robotica, con la realizzazione di sensori tattili per robot umanoidi. Infine, l’Istituto di struttura della materia del Consiglio nazionale delle ricerche ha partecipato a due progetti europei - Hidemar e Teramagstor - che hanno portato a un prototipo di disco rigido per la registrazione magnetica ad altissima densità. Il film magnetico che costituisce l’hard disk, però, per raggiungere le proprietà ottimali richiede un processo termico ad alte temperature del quale si potranno ridurre tempi e costi grazie a un trattamento disponibile da quest’anno. Sarà un passo decisivo verso il mercato, per una linea di ricerca rivoluzionaria che ha già attirato l’interesse di STMicroelectronics. n Ha collaborato Valerio Congeduti


innovazione

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open data in piemonte Il portale dati.piemonte.it è forse l’iniziativa più importante portata avanti attualmente da una pubblica amministrazione italiana per rendere completamente accessibili e riutilizzabili da tutti i dati del settore pubblico

Open-Data è un meccanismo che consente agli enti pubblici di mettere a disposizione degli utenti, quindi dei cittadini, una quantità enorme di dati, in modo da accrescere l’efficienza e la trasparenza della PA, migliorare la qualità della vita dei cittadini e fornire alle imprese nuove opportunità di business

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innovazione

«R

egione Piemonte è pioniere nella politica di restituzione dei dati in formato aperto, con quella che al momento è la più riuscita e strutturata esperienza nazionale sul tema dei dati aperti». L’assessore regionale allo Sviluppo economico e all’Innovazione Massimo Giordano non ha dubbi e va orgoglioso di questo primato. «In momenti come quelli attuali - aggiunge - la scelta di mettere a disposizione il patrimonio informativo pubblico può essere il migliore stimolo per creare valore aggiunto, veicolare innovazione, incoraggiare la crescita per la ripresa, contribuire a creare le condizioni per nuovi posti di lavoro soprattutto per le generazioni più giovani».

Il primo portale open data

Si chiama dati.piemonte.it ed è il primo esempio italiano di portale open data, pubblicato in versione beta, con i cataloghi completi delle informazioni liberamente scaricabili e riusabili. Varato nel maggio del 2010, il progetto è nato per iniziativa della Regione e sviluppato con il contributo del Csi-Piemonte, di Csp Innovazione nelle Ict e del Centro Nexa su Internet&Società del Politecnico di Torino, ed è stato recentemente segnalato anche dalla Commissione europea come uno dei pochi modelli di eccellenza in questo campo a livello Ue. Sono oltre 280 i dataset (insieme di dati) già pubblicati, che riguardano vari aspetti, da quello economico a quello sociale, dal demografico al commerciale, e il caricamento di nuove informazioni è costantemente in corso. Spesso le informazioni e i dati rivestono una particolare importanza anche per il contenuto “dinamico” (si pensi, ad esempio, ai dati relativi al traffico), poiché dall’immediata disponibilità dell’informazione e da regolari aggiornamenti dipende il valore economico. A dimostrare il successo e l’utilità dell’iniziativa, oltre ai riconoscimenti ufficiali, è il grande interesse dimostrato dagli utenti: le visite giornaliere oscillano infatti tra le 150 e le 300, con oltre 4.500 download registrati per il settore di maggior richiamo, cioè la programmazione strategica e le politiche per il territorio, cui seguono l’istruzione, formazione professionale e lavoro (2.900), l’innovazione (1.800) e, infi-

ne, il commercio e sicurezza (1.600). I dati sono affidabili, imparziali, completi e raccolti nel lungo periodo: se resi accessibili in modalità open, costituiscono per le imprese che intendono riutilizzarli un’occasione di sviluppo, in quanto consentono di sfruttarne il potenziale, contribuendo, così, alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro.

Nuovo rapporto pubblico-privato

Entrando in una logica di Psi (Public Sector Information), l’obiettivo è quello di stimolare un nuovo rapporto tra pubblico e privato, basato sulla messa a disposizione del patrimonio informativo pubblico, per aiutare lo sviluppo di nuove iniziative capaci di soddisfare esigenze e nuovi servizi, creare valore aggiunto, veicolare innovazione. La Commissione europea attribuisce al riutilizzo delle informazioni del settore pubblico un ruolo fondamentale, sia per lo sviluppo economico e sociale del territorio (corretto funzionamento dei mercati; libera circolazione di merci, di servizi e individui; miglioramento della competitività; superamento del divario fra nazioni e cittadini), sia per la diffusione delle nuove tecnologie digitali fra enti pubblici, imprese e cittadini. I motivi per adottare il modello sono molti. Pur non richiedendo un grosso investimento iniziale perché i dati, nella maggior parte dei casi, sono archiviati in formato digitale e connessi alle reti, esso favorisce l’efficienza e l’efficacia nella gestione pubblica attraverso la trasparenza, il primo e fondamentale passo per instaurare un rapporto di reale fiducia e collaborazione con i cittadini. In particolare, i dati grezzi costituiscono una risorsa dall’enorme potenziale nascosto, che è possibile far venire allo scoperto sfruttando le relazioni esistenti tra i dati in maniera originale e creativa in fase di produzione di nuovi servizi, magari ottenendo applicazioni assolutamente impensabili da parte degli stessi produttori di dati. In sintesi il modello open data permette di migliorare efficienza ed efficacia, esso promuove l’innovazione economica, politica e sociale perché permette a chiunque di usare i dati pubblici per creare valore.

La “liberazione dei dati”

Alle PA viene chiesto di attivarsi per rendere pubblici i dati in loro possesso (privi di vincoli sulla privacy o di altro genere) al fine di avvicinare e facilitare i cittadini nelle

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attività di controllo continuo dei processi decisionali all’interno delle istituzioni, e per stimolare iniziative private e creazione di nuovi servizi quali occasioni di sviluppo economico e occupazionale del territorio. Con questo appello Regione Piemonte e la comunità Open Data Piemonte invitano gli enti locali piemontesi a identificare i dataset riusabili e a condividerli sul portale. Lo scorso anno, in accordo con l’Anci, la Regione ha invitato tutti i Comuni piemontesi a “liberare i dati”. La risposta è stata positiva: hanno dato la disponibilità 76 Comuni e 15 di questi hanno già iniziato la pubblicazione, come ad esempio Settimo Torinese, Verbania e l’Unione del Fossanese. Inoltre, è stata avviata la collaborazione con alcune Regioni, tra cui l’Emilia Romagna e la Sicilia. La “liberazione dei dati” è un contributo attivo della PA al sistema, un supporto alla competitività in un momento di crisi internazionale. Un’iniziativa che consente a tutte le realtà creative presenti sul territorio di dar vita a nuove applicazioni, nuovi servizi, consentendo a questo ricco patrimonio di trasformarsi in nuove opportunità per imprese che vogliano innovare partendo da una materia prima che, nelle sue diverse forme, può dar vita a una molteplicità di idee e soluzioni. Il portale cresce e migliora grazie all’interazione con gli utenti. I dati sono in formati standard che permettono di utilizzarli in modo semplice e automatico. Nel giro di poco tempo, sono state sviluppate spontaneamente le prime applicazioni e con il crescere del catalogo se ne attendono di nuove.

Una nuova generazione di servizi

Il modello open data favorisce la nascita di una nuova generazione di servizi ai cittadini e permette lo sviluppo di nuovi mercati se correttamente implementato. L’esperienza maturata all’interno del portale piemontese ha permesso di raccogliere e fare alcune considerazioni sui dati stessi e sulle loro caratteristiche al fine di rendere ottimale il loro utilizzo. I dati devono essere: georiferiti/georiferibili, grezzi (elenchi completi e non aggregati) e con elevata frequenza di aggiornamento (si pensi, ad esempio, ai passaggi dei bus in tempo reale, ai dati meteo ecc.). Tra gli argomenti più disponibili e maggiormente appetibili ci sono gli eventi turistico-culturali, i bandi e gli appalti pubblici, la ricettività alberghiera e di ristoro, statistiche e consuntivi su ambiente, inquinamento, fonti e sfruttamento di

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energia, informazioni di carattere geografico e mappe sull’uso e sfruttamento del territorio (destinazione agricola, impianti industriali ecc.), e i dati di utilità per i cittadini come i trasporti e gli esercizi commerciali (anche farmacie, sportelli della PA: orari, ubicazioni, percorsi), musei, mostre, biblioteche ecc. Un’anteprima di casi d’uso sviluppati con i dati pubblicati è disponibile sul portale. Per fare alcuni esempi: l Iconvis è una Rich Internet Application che permette di rappresentare e navigare i dati in forma di ontologie. È stata realizzata come tesi di laurea con il supporto del Politecnico di Torino e con dati di dati.piemonte.it; l un estratto semplificato del piano regolatore del Comune di La Cassa, integrato con i dati messi a disposizione su dati.piemonte.it e dall’Istat è nato per essere un utile spunto di riflessione per tutta la comunità dei residenti, e non solo, che possono suggerire le opportune migliorie; l Where to sleep in Turin, ovvero trovare dove dormire a Torino, con l’elenco anagrafico delle strutture ricettive del Piemonte. Esempio di riuso dei dati pubblicati da dati.piemonte.it e di Google refine.

Dare voce al patrimonio “immateriale” Dare voce a questo patrimonio “immateriale” spetta dunque alle imprese e, in qualche modo, AppsforItaly è un concorso aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, capaci di mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico


innovazione Il Piemonte con il portale dati.piemonte.it (a fianco, la home page) rappresenta una delle regioni europee all’avanguardia in tema di condivisione dei dati pubblici. Un primato che può vantare insieme a realtà importanti come la Catalogna e il Regno Unito

anche alla creatività dei privati. È nel “valore” creato dalle imprese a partire dai dati pubblici che rientrano quei servizi che l’amministrazione stessa è chiamata a offrire agli stessi cittadini. Più la PA renderà disponibili i dati in maniera libera e aperta, pur rispettando i vincoli di legge, più la capacità e l’inventiva dell’impresa sarà in grado di costruire valore aggiunto a partire da essi. Il contributo creativo delle imprese è fondamentale in quanto devono cogliere le opportunità per sviluppare servizi di reale utilità per i cittadini, stimolando così il settore pubblico a rilasciare i dati in modalità open, in un circolo virtuoso che porta vantaggi a cittadini, imprese e amministrazioni. La possibilità di utilizzare i dati pubblici permette la nascita di un nuovo mercato di applicazioni e servizi (ad esempio, applicazioni per iPhone, so-

cial network, applicazioni in ambito ambientale ecc.) e favorisce lo sviluppo dei mercati esistenti. Cosa si può fare con i dati, infatti, non è una domanda a cui deve rispondere l’amministrazione, perché non ha la stessa quantità di idee o la stessa creatività o la stessa voglia di affermarsi di milioni di cittadini o di giovani motivati a metter su la propria start up.

AppsforItaly

Questo è l’obiettivo di AppsforItaly (www.apps foritaly.org), un concorso per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, nato per stimolare la creatività dei cittadini e per mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico. In pratica, in palio c’è un premio da assegnare ai creatori della migliore applicazione (per smartphone o Web) che offra un servizio ai cittadini utilizzando i dati “liberati” dalle pubbliche amministrazioni. Il Piemonte è in linea con le iniziative a livello nazionale: dal portale dei dati pubblici, inteso come collettore del patrimonio informativo pubblico per dare avvio a nuovi modelli organizzativi che consentano un uso “evoluto” di tale ricchezza di informazioni, alla costruzione di modelli informativi capaci di gestire grandi quantità di dati, fino alla diffusione della cultura del dato e lo sviluppo delle competenze necessarie al suo utilizzo, sia da parte dei cittadini che delle imprese.

il progetto homer

Regione Piemonte è anche coordinatore del nuovo progetto internazionale Homer focalizzato sul tema Ict e open data che conta 19 partner provenienti da otto Paesi dell’area del Mediterraneo (Malta, Grecia, Slovenia, Spagna, Cipro, Montenegro, Francia e Italia). Tra gli obiettivi del progetto, valorizzare l’esperienza del Piemonte sul tema open data, trasferendo gli standard metodologici e tecnici adottati dal Piemonte ad altre regioni europee con lo scopo di favorire una migliore accessibilità dei dati e promuovere il loro sfruttamento da parte delle imprese locali per lo sviluppo di nuovi mercati. Il progetto prevede attività pilota in cui verranno messe a punto e testate le strategie locali sui dati aperti da parte di cittadini, imprese e sviluppatori, in modo da assicurare un duraturo impatto sul territorio. I dati sono parte dell’“infrastruttura della conoscenza” di una nazione o un territorio che è necessario sviluppare per valorizzarne le potenzialità inventive e creative e per recuperare competitività e favorire la crescita futura. n N. 9 Marzo 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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innovazione Laura Morgagni, direttore di Torino Wireless, spiega come le nuove tecnologie possono migliorare la competitività delle imprese

I P

l’ict può rilanciare l’economia piemontese di Francesca Glanzer

L’

attuale momento di incertezza economica non solo non sminuisce, ma accentua il ruolo che il comparto Ict può rivestire per creare opportunità di crescita sia per le aziende del settore stesso, sia per i settori tradizionali dove l’Ict può portare innovazione. Vi sono alcuni settori che saranno trainanti in termini di investimenti, ad esempio le utilities e tutti quei contesti in cui grandi moli di dati richiederanno sistemi di gestione delle informazioni, o le banche dove saranno necessari sistemi di digitalizzazione e dematerializzazione di processi e documenti. Ma il fenomeno forse più pervasivo e più dirompente in cui l’Ict può intervenire è certamente quello legato alla crescente urbanizzazione. Entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale risiederà in contesti urbani (si parla di circa sei miliardi di “cittadini”) con l’esigenza di una maggiore efficienza nell’impiego delle risorse disponibili, per far fronte in particolare all’aumento della domanda di energia, di acqua e di modalità di spostamento intelligenti. Ed è in questo contesto che l’impiego diffuso e innovativo di tecnologie consentirà di connettere e supportare i diversi servizi a disposizione del cittadino, dalla pubblica amministrazione, all’educazione, al servizio sanitario fino alla sicurezza pubblica e alla gestione delle utilities e dei servizi energetici. Quali sono i temi su cui già oggi vediamo un intenso lavoro a livello locale e su cui le imprese possono investire per sviluppare soluzioni e servizi adeguati a trainare lo sviluppo? «Esistono diversi ambiti dove le tecnologie Ict

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La Fondazione Torino Wireless (www.torinowireless.it) è l’ente che promuove, in sinergia con gli altri attori operanti sul territorio, la crescita del Distretto Ict piemontese. Torino Wireless è un ponte tra le imprese, gli enti di ricerca e le politiche di innovazione regionali, facilitatore dell’innovazione tecnologica e strumento per lo sviluppo economico del territorio


innovazione possono portare significativi benefici, soprattutto in quei contesti dove permettono di realizzare applicazioni e soluzioni lungo due Laura Morgagni, direttrici fondamentali: direttore di Torino lo sviluppo di soluzioWireless ni di tipo user-centric, dalle quali il cittadino può beneficiare in termini di miglioramento della qualità della vita e dell’incremento della sicurezza, e lo sviluppo di soluzioni sostenibili, in grado in particolare di ottimizzare e ridurre il consumo delle risorse energetiche disponibili». Come si muove il Distretto Torino Wireless per facilitare questi processi? «Come Distretto Torino Wireless collaboriamo con oltre 900 imprese piemontesi con l’obiettivo specifico di individuare le loro potenzialità e di suggerire sbocchi applicativi alle tecnologie di cui dispongono. La Fondazione Torino Wireless ha la missione di far crescere il Distretto tecnologico piemontese delle Ict - il primo distretto tecnologico italiano voluto dal ministero della Ricerca - sviluppando piattaforme innovative basate sull’aggregazione di pmi, grandi imprese, centri di ricerca e università. Un esempio è rappresentato dal Polo di innovazione Ict, uno dei cluster piemontesi di maggior successo, su cui la Regione Piemonte ha puntato per attivare percorsi di investimento sulla ricerca e sviluppo e per far collaborare le imprese in ottica di filiera». Quali servizi offre in concreto la Fondazione? «In concreto, Torino Wireless è un acceleratore di imprese, che da un lato interviene sulla singola azienda con consulenze, azioni di trasferimento tecnologico, business networking, assistenza nella partecipazione a bandi di finanziamento e progetti di ricerca. Dall’altro, sviluppa progetti strategici per il territorio in settori dove la componente Ict può apportare un valore determinante e dove le imprese piemontesi hanno significative competenze da proporre. Ci concentriamo in particolare sulla creazione di filiere per introdurre anche in settori cosiddetti tradizionali applicazioni innovative che possano portare a un aumento della competitività sia delle aziende Ict coinvolte, sia delle imprese del settore a cui le applicazioni innovative si rivolgono». Ci può fare qualche esempio di filiera? «Ad esempio, abbiamo creato una filiera di aziende che sviluppano soluzioni Ict per il turismo, il

commercio, i beni culturali e la promozione territoriale in modo da sviluppare insieme soluzioni innovative e proporsi al cliente come gruppo in grado di soddisfare tutte le sue esigenze. Inoltre, stiamo creando una filiera che proponga soluzioni innovative per “Smart Building”, cioè edifici intelligenti che grazie a tecnologie Ict, materiali e tecnologie ecosostenibili per l’edilizia, uniti ai sistemi per la produzione, il monitoraggio e la distribuzione di energia da fonti rinnovabili, contribuiscono al risparmio di energia, alla riduzione delle emissioni di CO2 e al miglioramento del comfort abitativo e della sicurezza. O, ancora, stiamo lavorando con le aziende che realizzano soluzioni nel settore della mobilità e dei trasporti, ad esempio per la gestione intelligente della mobilità di cose e persone con applicazioni che consentono di aggiornare le proprie “opzioni” di viaggio in base alle condizioni del traffico in real time, oppure di prenotare in anticipo ingressi in

La Fondazione Torino Wireless è l’ente gestore del Polo di innovazione Ict (www.poloinnovazioneict.org), uno dei 12 nuovi strumenti della Regione Piemonte per favorire la convergenza degli investimenti su nuove traiettorie di sviluppo di prodotti o servizi innovativi

Ztl e parcheggi, o ancora che forniscono soluzioni di city logistics, anche su mezzi elettrici. Tutti temi dove di estrema importanza è certamente la base tecnologica, ma altrettanto importante è la capacità dell’impresa di comprendere e abilitare i processi di business su cui va a insistere, al fine di renderli più partecipati, meno onerosi, in grado di supportare decisioni e azioni sostenibili dal punto di vista economico, sociale e ambientale. E in questi ambiti anche le pmi possono avere un’importante voce in capitolo e il ruolo di un distretto diventa determinante nell’attivazione di competenze intersettoriali e di collaborazioni tra tutti gli attori chiave: il soggetto pubblico, le imprese, i centri di ricerca». n N. 9 Marzo 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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innovazione

Il progetto Plasmet, promosso dalla Cdo Monza e Brianza e finanziato dalla Regione Lombardia, ha coinvolto cinque aziende e un centro di ricerca presenti sul territorio brianzolo, con esiti positivi sia sull’innovazione sia sulla collaborazione fra i partecipanti

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prodotti con le nanotecnologie Migliorare i

N

di Carmelo Greco

A

l Matching 2011 si sono presentate come unico soggetto. Cinque aziende meccaniche brianzole (Cosveco, Ghisoxal, Hydronit, Mariani e Universalfor), più un centro di ricerca e trasferimento tecnologico di natura privata, il Moma, accomunate dalla partecipazione al progetto Plasmet. Avviato agli inizi del 2010 e concluso

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a dicembre dello scorso anno, il progetto è stato promosso dalla Cdo Monza e Brianza e finanziato grazie ai fondi previsti dalla legge regionale 1/2007 “Strumenti di competitività per le imprese e per il territorio della Lombardia”. Maddalena Missoli, responsabile Area Finanza agevolata della Cdo Monza e Brianza, ha facilitato gli associati a un lavoro svolto insieme, condiviso e al tempo stesso in grado di valorizzare la specificità dell’apporto di ciascuno. Il nome dell’iniziativa fa riferimento alla principale tecnologia utilizzata nel percorso di ricerca applicata, il Plasma Enhanced Chemical Vapor Deposition (Pecvd), un trattamento delle superfici basato sulle nanotecnologie che produce un effetto anticalcare, di resistenza all’usura e alla corrosione. L’altro sistema individuato, e a cui si è fatto ricorso in subordine, si chiama Physical


innovazione Vapor Deposition (Pvd) e consiste nella deposizione di film sottili sulle superfici a scopo protettivo. Vista la diversità delle cinque imprese, sono stati diversi i prodotti testati per verificare gli effetti dei due sistemi: dalle placche per pulsantiera alle elettrovalvole, dai collettori oleodinamici ai condotti per fluidi. Non tutti i risultati hanno soddisfatto pienamente gli interessati, ma in alcuni casi sono stati talmente positivi da spingere a ulteriori approfondimenti della ricerca.

alzare la testa dal muletto

Roberto Canton, responsabile scientifico del progetto Plasmet con il centro di ricerca Moma, sottolinea l’importanza dell’innovazione quale motore di sviluppo per l’impresa di oggi

«L’idea di base del progetto - spiega il responsabile scientifico Roberto Canton, che con il centro di ricerca Moma ha condotto gli esperimenti - è stata quella di prendere delle pmi lombarde, in questo caso della zona di Monza e Brianza, coordinate dalla Cdo, per farle avvicinare al mondo nuovo delle nanotecnologie. Ma non tanto per fare ricerca fine a se stessa, quanto per vedere se potevano essere risolti problemi storici di tipo tecnico. Tutte le aziende avevano l’assoluta necessità di smarcarsi dalla concorrenza, magari offrendo ai propri clienti prodotti con performance migliori. Il progetto è stato pensato da Cdo fin dall’inizio in maniera lungimirante, così che l’esito della ricerca non fosse limitato, ma si prestasse ai numeri elevati della produzione industriale. Oggi c’è tanta innovazione

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innovazione ➤

da portare e che purtroppo le aziende italiane non conoscono. Ma le aziende devono tirar fuori la testa dalla sabbia o, meglio ancora, devono alzarla dal muletto». «Eravamo e siamo tuttora alla ricerca di novità, di qualcosa che possa permetterci di uscire dal mercato tradizionale» conferma Aldo Mariani, seconda generazione insieme al fratello Diego e al cugino Mauro alla guida dell’azienda di famiglia. La Mariani di Brugherio, una delle cinque imprese che hanno aderito a Plasmet, fa lavorazioni meccaniche conto terzi di componenti in ottone o alluminio. Le valvole, in particolare, sono soggette a calcare e corrosione. «Abbiamo deciso - continua Mariani - di andare direttamente dai nostri clienti, principalmente multinazionali e imprese medio-grandi, per chiedere quali fossero le loro esigenze. E così abbiamo provato a risolverli. I test che abbiamo svolto insieme a loro hanno dato esito positivo. Adesso abbiamo in cantiere una produzione diversa dalle elettrovalvole che stiamo realizzando collaborando con uno dei partner del progetto Plasmet, Hydronit, a cui forniamo sia il prodotto sia il trattamento». Lo stesso trattamento che si è rivelato particolarmente efficace in fase di sperimentazione e che oggi la famiglia Mariani può offrire grazie a una spin off nata proprio in seguito alla scoperta dei mille usi del Pecvd.

Risultati inattesi

Sono due delle conseguenze inattese del progetto: nascita di una partnership anche dopo la sua conclusione e avvio di una nuova avventura imprenditoriale che fa leva sul ricorso alle nanotecnologie. Anche per la Hydronit di Varedo quanto è stato ottenu-

Cosa c’entra l’innovazione col fare il fabbro? La testimonianza di Francesco Fazio di Gerenzano (nella foto, con una delle sue creazioni), titolare di un laboratorio a Saronno (www.francescofazio.com), il quale, anche grazie a un seminario sull’innovazione organizzato da Cdo Saronno, si è reinventato il lavoro, diventando un artista in grado di produrre oggetti di design che vanno letteralmente a ruba. Francesco Fazio fa da sempre il fabbro a Saronno, ma il suo lavoro si è rinnovato da alcuni anni dopo l’incontro con Pietro Bazzoni, nel contesto di un seminario sull’innovazione organizzato da Cdo Saronno. Faceva corrimani e portoncini, oggi fa soprattutto fioriere, lanterne, specchi, quadri. «Mi aveva proposto di partecipare il direttore, Armando Giudici, in un momento in cui con il lavoro ero un po’ in crisi. Inizialmente mi sono detto: cosa c’entra con me l’innovazione? Cosa c’entra col mio piegare e battere il ferro? Invece si è trattato di un toccasana che mi ha consentito di tornare a credere in me stesso. Il lavoro c’era già, era il mio, ma non lo valorizzavo. Invece, da quella volta, da quell’incontro con Know Net, qualcosa ha cominciato a lavorarmi dentro. E da allora è stato come se il lavoro me lo dovessi reinventare ogni giorno. Guardo il materiale e ci vedo oggetti. Prima facevo corrimani e porte metalliche, oggi continuo a fare anche quello, ma mi dedico soprattutto a una lavorazione del metallo che ho messo a punto con un mio metodo: faccio arrugginire il metallo, favorisco il naturale procedimento di formazione della ruggine e poi con un trattamento successivo ne ottengo un effetto vellutato, piacevole al tatto. È un procedimento che affianco a quello della lavorazione dell’acciaio Corten, un materiale dalla grande resistenza alle intemperie e noto per le sue caratteristiche, che nel processo di ossidazione assume un colore brunito. La lavorazione di questi materiali mi ha permesso di presentarmi in partnership con altri professionisti e di intervenire su lavori sui quali da solo probabilmente non sarei arrivato. All’incirca da tre anni ho cominciato una nuova collaborazione con un altro associato Cdo, l’architetto Carlo Gabriele Callari, designer e paesaggista, e con lui abbiamo realizzato progetti interessanti. La stampa locale mi ha ribattezzato il fabbro artista, ma io non faccio altro che continuare a fare il mio lavoro: ho capito che il mio destino è fare il fabbro e cerco di farlo al meglio».

Andrea Gambusera, fondatore e ceo di Hydronit (a sinistra, una delle centraline realizzate dall’azienda), ha ottenuto esiti più che positivi col progetto Plasmet

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innovazione

La seconda generazione della famiglia Mariani (da sinistra, i fratelli Mauro e Aldo e il cugino Diego), alla guida dell’omonima azienda, grazie a Plasmet ha avviato una spin off e una collaborazione con Hydronit; a sinistra, lo schema Pecvd che usa il plasma per i trattamenti superificiali dei prodotti

to con Plasmet ha superato le migliori aspettative. «Avevamo delle idee - dice il fondatore e ceo Andrea Gambusera -, ma i risultati sono stati inattesi». L’azienda, che realizza centraline oleodinamiche per automazione e movimentazione industriale, aveva tre ordini di problemi: migliorare le prestazioni dei collettori in alluminio pressofusi, andando a rallentare il degrado dovuto alle microporosità strutturali di questa componente delle centraline; aumentare la resistenza alla corrosione, perché uno degli impieghi classici è nel campo della nautica (movimentazione delle passerelle negli yacht, ad esempio); aumentare la durezza superficiale e la resistenza agli urti dell’alluminio. Su tutti e tre i fronti, gli esiti sono stati più che incoraggianti. Tanto da indurre il fondatore a continuare a puntare su innovazione e mercati esteri. «Siamo un’azienda giovane - dice infatti Gambusera -, per questo stiamo investendo molto. Siamo nati alla fine del 2003. Il nostro team, formato da una quindicina di addetti, ha un’età media di 33 anni. Esportiamo in 40 Paesi del mondo l’80% della nostra produzione. Se fossimo in un periodo diverso, non di crisi, cresceremmo ancora rispetto a quel 37% in più che abbiamo fatto nel 2011». Evidentemente la Hydronit è una di quelle aziende che ha alzato la testa dal muletto non l’altro ieri, ma già da un bel po’. n


innovazione Graziella Alboresi ha rilevato l’impresa del marito, morto otto anni fa, e si è improvvisata imprenditrice innovando l’azienda e portandola a crescere e a triplicare il fatturato

Una

D F

donna in fonderia

di Francesca Glanzer

C

i sono storie imprenditoriali che nascono dall’intreccio con le “cose della vita”. Storie in cui si mescolano le capacità umane con i sentimenti e dalle quali si può imparare che la realtà è ciò che di più forte possiamo incrociare sul nostro cammino e alla quale non possiamo che far fronte reagendo e credendo in noi e nelle nostre capacità. Così, sfidando la sorte, superando i propri limiti, cimentandosi in attività mai intraprese prima, spinta dal coraggio e dall’amore, Graziella Alboresi, dopo la morte del marito avvenuta otto anni fa, ha rilevato la sua azienda e si è improvvisata imprenditrice. Con risultati che dopo otto anni si possono definire encomiabili e quasi “miracolosi”. Soprattutto per chi non avrebbe mai creduto possibile che una donna potesse entrare in una fonderia, prenderne la guida, portarla a crescere e triplicarne il fatturato.

chine automatiche alla nautica da diporto, dalla robotica alla ceramica, dal campo alimentare alla farmaceutica e al biomedicale, dalla motoristica al settore ferroviario per ampliarsi ai campi dell’arredamento e dei complementi d’arredo per la casa e l’ufficio. Mettendo nella sua azienda corpo e anima, facendola crescere e sentendola come una sua “creatura” alla quale donarsi quasi interamente. Sacrificando a volte pure la famiglia, gli hobby, le attività ricreative. Donandosi a essa quasi interamente fino a passare il testimone alla moglie, dopo la sua prematura scomparsa.

UN’AZIENDA, UN’ANIMA

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE

Negli anni 60 Albano Tosatti, dopo una lunga esperienza maturata nel settore metallurgico, decide di dar vita alla Fonderia Tosatti per soddisfare una clientela sempre più esigente nel ricercare prodotti complessi e qualitativamente all’avanguardia. E di quella fonderia fa la sua seconda anima: trasferisce in essa il suo know how artigianale, acquisito lavorando sin dall’età di 13 anni, si specializza nella produzione di serie piccole e medie e arriva a ottenere collaborazioni per aziende divenute un riferimento nel proprio settore di competenza: dall’industria delle mac-

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«Sono entrata in un’azienda di cui non sapevo niente. Mio marito non aveva lasciato nulla di scritto e non vi erano disegni tecnici sui quali poter cominciare a studiare qualcosa o materiali che mi potessero aiutare in un’impresa che inizialmente mi pareva titanica». Così Graziella Alboresi parla dei suoi primi giorni in fonderia. «Non ho avuto nemmeno il tempo di piangere per la scomparsa di mio marito, mi son dovuta rimboccare le maniche e, avvalendomi dell’aiuto di validi collaboratori che lavoravano da anni con mio marito, mi sono reiventata e ho cominciato un cammino che seguo da ormai

La Fonderia Tosatti è specializzata in fusioni di alluminio e leghe leggere avendo iniziato l’attività con il fondatore Albano Tosatti sin dagli anni 60. Dal 2005, dopo la morte del fondatore, la ditta, sotto la guida della moglie Graziella Alboresi (a destra), ha continuato, nel rispetto della tradizione e della competenza, a ricercare nuove metodologie in grado di garantire l’eccellenza della produzione di tutti i tipi di leghe di alluminio, compreso quelle per l’anodizzazione dei pezzi, sperimentando e utilizzando impianti aggiornati e moderni macchinari, tra i quali uno recentissimo di impianti terre, che ne ottimizzano la qualità evitando le soffiature interne


innovazione otto anni». E così è avvenuto il passaggio “generazionale”, usando il termine in senso lato. L’azienda è cresciuta, sono stati introdotti molti cambiamenti, sono entrati a far parte dello staff nuovi dipendenti e soprattutto è cambiato il modo di fare impresa. E l’innovazione è divenuta la protagonista.

QUALITà E INNOVAZIONE

Gabriella Alboresi ha da subito compreso che per mandare avanti l’azienda era necessaria una svolta. All’impostazione tradizionale del marito andava sostituita una forma mentis nuova e quasi “rivoluzionaria”. Un modo di fare impresa che alcuni dei dipendenti “storici” non hanno approvato e capito, abbandonando l’azienda e andando a lavorare altrove. Una rivoluzione vera e propria sulla quale l’imprenditrice non ha mai avuto dubbi e che ha portato avanti, nonostante tutto e nonostante tutti. E ben presto le soddisfazioni e i feed back positivi sono arrivati: la qualità è cresciuta, i clienti sono cambiati, i macchinari vecchi hanno lasciato il posto a quelli nuovi e più tecnologici e la fonderia Tosatti si è incanalata a pieno titolo nel nuovo millennio.

IL LEGAME CON IL TERRITORIO

Nonantola, un comune di poco più di 15 mila abitanti in provincia di Modena, è la sede della fonderia Tosatti. Graziella Alboresi, pensando al domani e volendo investire su nuove risorse umane, ha così deciso di assumere e formare in azienda cinque giovani del territorio. «Non so quale sia il mio futuro, quali decisioni prenderò un domani, ma voglio assicurarmi che l’azienda possa passare nelle mani di persone che ho visto crescere personalmente e che ho formato. Sarà l’unico modo per dare continuità ai sogni e ai progetti di mio marito e per non snaturare l’anima e l’essenza della sua azienda». E i progetti? Graziella guarda al domani e dice: «Il primo step sarà il conseguimento della certificazione di qualità Iso 9001 a giugno di quest’anno. E poi sicuramente il raggiungimento di una maggiore tranquillità economica, che mi consentirà di aumentare gli stipendi dei dipendenti e di ampliare il capannone». E a chi le chiede: «Cosa direbbe suo marito se ora fosse qui?», Graziella risponde senza alcuna esitazione: «Albano è sempre qui. E quando ho delle difficoltà, dei dubbi e dei pensieri gli parlo e lui sa sempre suggerirmi il consiglio migliore». n N. 9 Marzo 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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innovazione

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energia e “green economy” di Antonio Negri direttore Dipartimento Ambiente e Sviluppo Sostenibile, Rse - Ricerca sul sistema energetico spa

La ricerca e l’innovazione svolgono un ruolo importante per arrivare alla definizione di un paradigma energetico sostenibile

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a disponibilità di energia è condizione necessaria per lo sviluppo. Di più: senza accesso a una energia “sostenibile” non può esservi sviluppo sostenibile. E invece, oltre 1,3 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all’energia elettrica e altri 2,7 miliardi sono prive di fonti energetiche pulite per cucinare (Iea, Energy for all. Financing access to the poor, Special early excerpt of the “World Energy Outlook 2011”, October 2011). Per converso, nel mondo industrializzato, vi sono ancora larghi margini per migliorare l’efficienza energetica.

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Sviluppo sostenibile

Energia “sostenibile” si diceva: il 2012 è stato dichiarato dalle Nazioni unite l’anno dell’“Energia sostenibile per tutti” (Risoluzione dell’Assemblea generale del 21 gennaio 2011). Il concetto di “sviluppo sostenibile” è oramai noto, a partire dalla famosa definizione che ne diede nel 1987 la Commissione Bruntland delle Nazioni unite: «Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orienta-


innovazione mento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali», ulteriormente integrato, nel 1991, dall’Unep (United Nations Environment Programme) parlando di «un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende». Sono qui richiamate due necessità fondamentali: da un lato, quella di una visione a lungo termine dello sviluppo, indispensabile per preservare il diritto delle future generazioni ad accedere alle risorse, dall’altro quella della continua valutazione della cosiddetta carrying capacity degli ecosistemi in cui viviamo. Un approfondimento in questa direzione ci porterebbe ben oltre lo spazio a disposizione per questo articolo. Ci basterà, dunque, sottolineare come - a livello mondiale - la dipendenza dalle fonti fossili di energia stia contribuendo, in modo preponderante rispetto alle altre sorgenti antropiche, a un aumento dei “gas serra” in atmosfera ritenuto molto probabilmente incompatibile con il mantenimento dell’attuale stabilità climatica (Fourth Assessment Report (AR4), IPCC, 2007). D’altra parte, l’energia, che appare essere una grande parte del problema, può giocare un ruolo altrettanto importante nella soluzione: la generazione da fonti rinnovabili (si veda ad esempio “Srren - Special Report on Renewable Energy Sources”, Ipcc, May 2011), la penetrazione negli usi finali dell’energia delle tecnologie elettriche ad alta efficienza, la mobilità elettrica costituiscono tasselli fondamentali di uno scenario ambientalmente sostenibile. La ricerca e l’innovazione sono chiamate a svolgere un ruolo importante nel quadro di un paradigma energetico sostenibile, analizzando i possibili scenari di sviluppo, mettendo a punto tecnologie, componenti e sistemi, fornendo un supporto di dati, metodologie, modelli e casi-

studio alla penetrazione delle fonti rinnovabili e delle applicazioni elettriche a più alta efficienza.

L’impatto sull’economia

Lo sviluppo energetico, insieme con le attività di ricerca e innovazione connesse, non può non avere un impatto determinante sull’economia, e sulla cosiddetta green economy in particolare. Per comprendere un po’ più in dettaglio questo impatto, vale la pena di analizzare il caso dell’energia eolica, come emerso da una nostra ricerca, ormai giunta alle sue fasi conclusive, il cui scopo era quello di indagare e comprendere le condizioni alle quali l’energia eolica - assunta quale “paradigma” delle fonti rinnovabili in generale - poteva promuovere e accompagnare lo sviluppo del territorio, trasformando la presenza degli aerogeneratori in potenzialità per le aree interessate. L’eolico e, più in generale, le energie rinnovabili si stanno sviluppando in Italia a ritmi inimmaginabili solo dieci anni or sono. I fattori “strutturali” che ne hanno condizionato e ne condizionano la diffusione, in estrema sintesi, sono: l le difficoltà tecniche dovute alla complessità orografica del territorio italiano e in particolare alla scarsa accessibilità delle aree interne dell’Appennino centro-meridionale dotate di un buon regime anemologico; l l’inadeguata struttura e il difficile potenziamento della rete elettrica in tali aree; l i ritardi, sia da parte del Governo centrale che delle singole Regioni - in presenza del processo di liberalizzazione del mercato energetico e delle modifiche al Titolo V della Costituzione in materia di energia - a definire regole certe e omogenee, con una conseguente complessità e farraginosità degli iter autorizzativi; l la carenza di una informazione corretta sull’energia eolica e, più in generale, sulle fonti rinnovabili, sia da parte delle pubbliche amministrazioni che - soprattutto - dei mezzi di comunicazione; l l’impatto ambientale e paesaggistico declinato particolarmente in termini di impatto visivo (risulta pressoché impossibile nascondere un parco eolico, con torri alte 90 metri, perché per funzionare al meglio queste debbono essere esposte il più possibile al vento), ma anche di impatto su flora, fauna e avifauna, nonché acustico ed elettromagnetico; l l’impatto economico, che ha significato risorse per quei Comuni, spesso piccoli e con bilanci esigui che ospitano sul loro territorio

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innovazione ➤ parchi eolici, ma che nella maggior parte dei casi non ha prodotto ricadute di vero sviluppo. D’altra parte la ricerca ha evidenziato numerosi casi di “buona pratica” nello sviluppo dell’eolico (e delle rinnovabili) sul territorio, in contesti assai diversi, che vanno dal recupero di borghi a fini di turismo “energetico” all’integrazione delle rinnovabili con la filiera agro-energetica e dei prodotti tipici, e ancora alla promozione di uno sviluppo industriale per la produzione di componenti e sistemi legati alla generazione eolica. Altrettanto degno di nota è lo sviluppo, anch’esso rilevato e censito dalla ricerca, di una vera e propria “filiera” dell’eolico, che include non solo le imprese di costruzione di impianti sistemi e componenti (i costruttori di macchinario sono tutti esteri - anche se in qualche caso con stabilimenti in Italia -, mentre numerosi costruttori italiani realizzano componenti anche a tecnologia avanzata, ad esempio, inverter, riduttori ecc.), ma anche strutture di ricerca e sviluppo, aziende di servizi tecnici, di logistica e manutenzione specializzata, studi di architettura e di “design del paesaggio”, fino alle cooperative di archeologi e ai consulenti per lo sviluppo socio-economico dei territori. Insomma, una componente della green economy a pieno titolo. Alcune delle imprese del comparto eolico, infine, hanno cominciato a operare secondo logiche da “rete del valore”, sia a monte che a valle della fase di generazione dell’energia. A monte, ad esempio, attraverso la ricerca di accordi con le amministrazioni locali, per l’applicazione di metodologie e di soluzioni tese a mitigare gli impatti degli impianti eolici sul territorio, e con gli attori finanziari che, attraverso le leve finanziarie opportune, supportano la realizzazione degli impianti, e le cui competenze possono servire an-

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cos’è rse Rse - Ricerca sul sistema energetico spa, società del Gruppo Gse (Gestore dei servizi energetici spa, www.gse.it) a proprietà interamente pubblica, ha come missione quella di sviluppare ricerca applicata per il settore elettrico ed energetico: l’innovazione nelle reti elettriche, l’utilizzo sostenibile delle fonti fossili, il supporto alla penetrazione delle fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, sono i temi fondamentali dei progetti su cui lavora, prevalentemente finanziati da fondi pubblici nazionali ed europei.

che alle amministrazioni locali impegnate nella implementazione di piani di investimento per lo sviluppo territoriale. A valle, invece, arrivando a includere nella “rete” quelle aziende che utilizzano l’energia prodotta da fonti rinnovabili come un elemento distintivo di qualificazione delle produzioni di beni e servizi.

Ci vuole una Pianificazione energetica Negli ultimi anni si è creata una “filiera” dell’eolico, che include non solo le imprese di costruzione di impianti sistemi e componenti, ma anche strutture di ricerca e sviluppo, aziende di servizi tecnici, di logistica e manutenzione specializzata, studi di architettura e di design del paesaggio, fino alle cooperative di archeologi e consulenti per lo sviluppo socio-economico dei territori

La ricerca, in conclusione, ha permesso di definire alcune ipotesi-guida per uno sviluppo pienamente sostenibile e partecipato dell’eolico, che, mutatis mutandis, possono essere tenute valide anche per quello delle rinnovabili in generale. In primo luogo va perseguita e realizzata una pianificazione energetica integrata alla scala locale, che possa favorire lo sfruttamento delle potenzialità effettive delle diverse fonti presenti, rispettando quanto più possibile le differenti vocazioni dei territori interessati. Da notare che tale pianificazione deve essere in relazione “bi-direzionale” con quella dei livelli superiori dell’amministrazione, ovvero le Provincie e le Regioni, per assicurare il necessario coordinamento e armonizzare i necessari patrimoni informativi. In secondo luogo, gli enti locali debbono svolgere un ruolo maggiormente pro-attivo sullo scenario energetico, attivando forme di coordinamento di “ambiti ottimali” e/o di “distretti energetici”, con finalità di pianificazione integrata e di raggiungimento di una dimensione di intervento al di là di soglie “critiche” e - ove possibile - dando vita a multi-utilities locali e/o imprese consortili (pubblico-privato). Infine, vanno colte alcune opportunità offerte dallo sviluppo di tecnologie, quali - ad esempio - il mini-eolico, più adatto - ove possibile ed economicamente attuabile - alle potenzialità di aree rurali, oppure gli impianti e i sistemi di accumulo di energia, senza dimenticare che - in ogni caso - la presenza capillare della rete elettrica, oggi spesso osteggiata, è indispensabile al crescente sfruttamento delle energie rinnovabili. n


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L’impegno “verde” di e.on

E.ON è uno tra i più grandi gruppi energetici al mondo a capitale interamente privato, con oltre 85 mila dipendenti, in 30 Paesi. Nato nel 2000 dalla fusione di Veba e Viag, oggi E.ON può contare su oltre 26 milioni di clienti e su un fatturato di circa 92,9 miliardi di euro nel 2010. In Italia, E.ON si posiziona tra gli operatori leader nel mercato dell’energia e del gas (nella foto, le pale utilizzate nel parco eolico E.ON di Alcamo, recentemente inaugurato)

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La green economy è un formidabile volano di innovazioni tecnologiche, come dimostra l’impegno di uno dei più grandi gruppi energetici del mondo

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e fino a qualche anno fa la “sostenibilità” era per le imprese una fonte di costo, l’obbligo di adeguarsi alle normative o un impegno volontario, oggi la “green economy” è diventata uno straordinario incentivo a innovare processi, prodotti e servizi. La spinta a essere ecologici, infatti, nasce in parte dal mercato: i consumatori, al momento di scegliere un prodotto, guardano con attenzione la componente ambientale. Per un’azienda, insomma, essere “green” permette di coniugare il rispetto dell’ambiente con la creazione di nuovi business, generatori di grandi innovazioni tecnologiche.

ENERGIA RINNOVABILE: IL NUOVO PARCO EOLICO DI E.ON

Partendo da queste considerazioni, E.ON, oggi tra i più grandi gruppi energetici privati al mondo, per venire incontro alle nuove richieste sociali e alle aspettative dei consumatori verso l’economia dell’energia si è da tempo impegnato per fornire risposte alla protezione del clima e l’efficienza energetica per garantire un sicuro approvvigionamento di energia e una gestione responsabile delle risorse energetiche. L’impegno di E.ON per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ad esempio, è testimoniato dal parco eolico inaugurato lo scorso febbraio ad Alcamo. L’impianto, completato in soli nove mesi, è composto da 16 aerogeneratori dalla potenza pari a 2 MW ciascuno, ha una capacità complessiva pari a 32 MW e una produzione annua pari a 74 GWh, in grado di soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di 25.000 nuclei familiari. La produzione eolica di E.ON in Italia, grazie al nuovo parco di Alcamo, raggiunge circa 330 MW di potenza installata, posizionando la società tra i primi operatori eolici.

e-mobility

L’impegno “verde” di E.ON, che funziona anche da formidabile volano per innovazioni tecnologiche, ha molteplici applicazioni. L’azienda è impegnata, ad esempio, nello sviluppo delle tecnologie per la ricarica dei veicoli elettrici e ha messo a punto differenti sistemi di ricarica a seconda delle destinazioni e dell’utilizzo: garage privati, parcheggi multi accesso, stazioni di ricarica pubbliche in città e anche sulle autostrade. E.ON, inoltre, offre ai propri clienti un pacchetto completo che comprende la consulenza, l’analisi dei consumi, i dispositivi di ricarica insieme alla loro installazione e gestione, e la fornitura elettrica.

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In questo campo E.ON ha dato il via a diversi progetti pilota di utilizzo di veicoli elettrici in Germania (in partnership con Audi e Bmw), in Spagna, Gran Bretagna, Svezia e Repubblica Ceca, arrivando a installare sulle autostrade tedesche, nell’agosto del 2011, la prima stazione di ricarica veloce per auto elettriche (20-30 minuti contro le sei ore precedentemente richieste per una ricarica completa). Insieme a TÜV Sud, inoltre, E.ON ha condotto un’intensa attività di test sulla sicurezza delle stazioni di ricarica senza fili. Sulla base dei positivi risultati dei test l’azienda può ora proseguire lo sviluppo di tali sistemi per la loro diffusione sul mercato. Allo studio ci sono sistemi di ricarica a induzione, tramite impianti a pavimento, in grado di caricare i veicoli senza fili e con tempi di ricarica notevolmente ridotti. Con questo sistema definito cableless non ci sarebbe più la necessità di utilizzare i cavi e ciò faciliterebbe le operazioni ad esempio in caso di pioggia o di neve.

Smart homes

I progetti e gli impegni di E.ON orientati all’efficienza energetica non si concentrano solo sulla mobilità elettrica, ma si estendono a tutto il nucleo abitativo. È in corso lo sviluppo di progetti per creare “la casa del futuro” in grado di offrire soluzioni come il finanziamento per generatori domestici di energia o contatori intelligenti, insieme a una fornitura di energia elettrica a tariffe flessibili. Uno dei progetti è trasformare le unità abitative in “case intelligenti”, attraverso l’installazione di tecnologie all’avanguardia come pannelli fotovoltaici, moderni sistemi di illuminazione e di contatori intelligenti. I residenti guideranno i loro veicoli elettrici che saranno in grado di immagazzinare energia. Tutti gli interruttori potranno essere azionati tramite cellulare, per spegnere o accendere le luci, oppure per disattivare la lavastoviglie dopo che ha finito il suo ciclo. Questo progetto ha l’obiettivo di analizzare come le persone vivendo in queste case del futuro modificano il loro utilizzo di energia elettrica. E.ON utilizzerà i dati di queste analisi per promuovere lo sviluppo di smart grids, cioè reti di informazione che affiancano le reti di distribuzione elettrica e gestiscono la rete elettrica in maniera “intelligente” evitando sprechi energetici. In questo ambito, lo scorso dicembre è stato lanciato l’“E.ON International Research Initiative”, un progetto di finanziamento per la ricerca sulle smart homes, che offre una dotazione complessiva pari a un milione di euro. La ricerca è volta a sviluppare opportunità promosse dall’integrazione delle tecnologie per l’approvvigionamento ener-

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getico nei sistemi domestici, nelle soluzioni per la mobilità, nella sicurezza ed elettronica di consumo. Quest’anno per la prima volta partecipano alcuni rinomati gruppi di ricerca italiani.

Si risparmia con l’app

Le innovazioni “verdi” di E.ON non riguardano solo le tecnologie necessarie a produrre o a distribuire l’energia elettrica, ma anche il modo di rapportarsi con i clienti. Il Gruppo, infatti, ha lanciato la nuova offerta “E.ON LuceSmart”, dedicata ai clienti residenziali possessori di smartphone. Grazie a “E.ON Energia Mobile”, oltre a usufruire di tariffe particolarmente vantaggiose, si ha la possibilità di accedere in qualsiasi posto e in ogni momento della giornata a numerosi altri servizi, tra i quali l’autolettura del gas, il monitoraggio dei consumi e l’archivio delle bollette. “E.ON Energia Mobile” è, inoltre, la prima applicazione multipiattaforma in Italia nel settore dell’energia che consente anche l’iscrizione e la partecipazione diretta a un programma di loyalty. Da quest’anno, iscrivendosi a “E.ON EnergiaPremiata”, il programma di fidelizzazione che premia la riduzione dei consumi attraverso l’assegnazione di punti ai clienti che hanno risparmiato rispetto all’anno precedente, si ha la possibilità di partecipare a un progetto di riqualificazione ambientale, attraverso la forestazione di diverse aeree in Italia. I punti accumulati, infatti, possono essere convertiti, oltre che in oggetti utili per la riduzione dei consumi, anche per piantare nuovi alberi, contribuendo in questo modo alla compensazione delle emissioni di CO2. n

Sull’autostrada tedesca A8 e precisamente all’uscita di Irschenberg, in Baviera, nel sud della Germania, E.ON ha realizzato la prima stazione di ricarica a corrente continua per veicoli ecologici (nella foto, Miguel Antoñanzas presidente e amministratore delegato E.ON Italia)

E.ON Energia Mobile è l’app di E.ON Energia che consente di consultare in ogni momento tutte le informazioni riguardanti le forniture E.ON di energia elettrica e gas direttamente sul proprio smartphone


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L’evoluzione dei rapporti tra pubblico e privato passa per l’adozione di supporti informatici, così come avviene nella vita quotidiana di tutti i cittadini. Il caso del Sistri ne è un esempio

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innovazione di Roberto Conforto ceo Computer Solution Group - www.csgroup.it

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introduzione dell’informatica nella pubblica amministrazione, in Italia, risale agli anni 70 del secolo scorso. Da allora acqua sotto i ponti ne è passata in grande quantità e la pubblica amministrazione si è così evoluta che nell’attuale situazione non può esimersi dall’informatizzazione dei propri processi e controlli. Del resto, anche il “privato”, sia nel comparto dei servizi (terziario) che nella produzione (primario), non può più fare a meno del supporto informatico, così come, del resto, avviene nella vita comune di tutti i giorni di ciascun cittadino. Lo Stato, o meglio, il ministero dell’Ambiente aveva annunciato sin dal 2006 l’intenzione di porre sotto controllo informatico la gestione nazionale del comparto che gestisce i rifiuti speciali e pericolosi. L’attuazione di tale intenzione è maturata nel 2009 prima con l’art. 14-bis della legge 102/2009, indi, con i D.M. istitutivi ed evolutivi del Sistri: il Sistema di tracciabilità dei rifiuti, compendiati nel Testo Unico - Sistri: D.M. 18 febbraio 2011, infine, con l’adeguamento del 152/06, attraverso il recepimento della direttiva comunitaria 98/2008, realizzato dal D.Lgs 205/10 che di Sistri è infarcito. Il Sistri (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) nasce nel 2009 su iniziativa del ministero dell’Ambiente Il Sistri, quindi, è la nel più ampio quadro di innovazione e modernizzazione risposta all’esigenza della Pubblica Amministrazione per permettere l’inforineluttabile di controlmatizzazione dell’intera filiera dei rifiuti speciali a livello lo espressa da lungo nazionale e dei rifiuti urbani per la Regione Campania tempo dal legislatore nei confronti di tutti i soggetti economici che producono, trasportano, trattano, smaltiscono, recuperano, intermediano: ovvero, gestiscono rifiuti speciali e pericolosi nel nostro Paese. Per gli addetti ai lavori l’avvento del Sistri è stato e viene visto come una rivoluzione copernicana del proprio modus operandi, in quanto l’impatto organizzativo dell’introduzione del nuovo sistema non è affatto indolore: l diventa obbligatorio compilare i documenti di rendicontazione della gestione del magazzino

e accompagnatori del trasporto in modo informatizzato; ma non basta, la gestione di tale comunicazione telematica e conseguente dematerializzazione dei documenti obbligatori deve essere effettuata in tempo reale; l il repository di tutte le informazioni inerenti la gestione dei rifiuti è centralizzato, gestito dai Noe (Nucleo operativo ecologico dell’Arma dei Carabinieri) e reso disponibile a tutte le forze dell’ordine che possono eseguire controlli sul territorio; l il sistema sanzionatorio applicato per punire le eventuali evasioni/elusioni dall’applicazione del sistema è particolarmente oneroso. Il nuovo sistema è sicuramente un passo in avanti nella normalizzazione e regolamentazione del comparto, soprattutto se visto dalla prospettiva del ministero dell’Ambiente. In effetti, l’attivazione di Sistri risolverà i problemi del ministero, ma la sua architettura non considera minimamente i problemi gestionali dei soggetti obbligati connessi con la gestione dei rifiuti, nel senso che tali problematiche sono così diverse, caso per caso, che non è nemmeno pensabile attuare un sistema che le prenda in considerazione tutte riuscendo a dare una risposta soddisfacente ai diversi desiderata che si sollevano dal mondo imprenditoriale considerato nel suo complesso. Del resto, Sistri, è stato dichiarato da subito, non è un sistema gestionale e non può farne le veci.

Lo stato si riforma

Esperienze similari l’amministrazione dello Stato negli ultimi anni ne ha percorse diverse nei diversi comparti nei quali è necessario gestire i rapporti con il pubblico: il fisco, la sanità, l’istruzione ecc. Si pensi, ad esempio, alla recente riforma della comunicazione telematica agli organi preposti, da parte del medico curante, dei certificati di malattia dei pazienti lavoratori; alla presentazione telematica della denuncia dei redditi o dei modelli F24 di liquidazione mensile dei versamenti fiscali ecc. L’amministrazione dello Stato ha disposto delle regole e dei metodi informatici di gestione dei rapporti delle comunicazioni tra persone fisiche e giuridiche e i propri organismi di raccolta di tali informazioni, il comparto economico ha saputo frapporre dei propri sistemi di gestione di tale dialogo: l i gestori di fisco on line sono, generalmente, non i singoli soggetti ma i Caaf o i commercialisti cui questi si rivolgono;

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la presentazione e il pagamento dei Modelli F24 è effettuato attraverso l’intermediazione degli istituti bancari che mettono a disposizione dei propri clienti non solo gli sportelli, ma anche delle applicazioni on line di presentazione delle disposizioni di pagamento; i certificati di malattia non vengono più consegnati dai lavoratori al datore di lavoro, bensì questi li preleva direttamente da un apposito portale Web previa autenticazione e digitazione di un codice di accesso al singolo documento.

Ora tocca alle imprese

Tornando all’argomento principale, in questa prospettiva il Sistri è un’esigenza dello Stato, il come soddisfarla è un compito delle imprese che dovranno escogitare metodi e sistemi necessari a non variare la propria struttura organizzativa e operativa, a evitare l’aumento dei costi e, contemporaneamente, a ottemperare agli obblighi di legge. I ritardi con cui il sistema entrerà in funzione sono assolutamente da imputare alla mancanza di risposte alle pressanti sollecitazioni cui il Sistri è stato sottoposto da parte dei soggetti obbligati che lamentavano:

Il ruolo della PA entro il sistema dell’innovazione è molto più ampio e complesso rispetto a una logica input-output. Non è sufficiente immettere risorse nel sistema, ma occorre agire per influenzare positivamente i processi sociali di creazione e trasferimento della conoscenza, che significa capitale umano, sistema di impresa, condizioni infrastrutturali, quadro regolamentare. A questo si aggiungono gli interventi diretti e in particolare la spesa pubblica in Rst (Ricerca e sviluppo tecnologico) e l’investimento della PA in Ict

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malfunzionamenti dell’hardware; lentezza e non completezza funzionale del software; l mancanza di risposte nelle situazioni di incongruenza tra iscrizioni e situazione reale delle imprese; l mancanza di una interfaccia di dialogo efficace ed efficiente. Tuttavia le imprese, ovvero tutte le associazioni che le rappresentano nei tavoli di confronto con il ministero, hanno interpretato in modo incompleto il significato intrinseco dell’introduzione di Sistri. Il sistema risolve le problematiche del ministero, non quelle delle imprese. Le imprese devono essere autonome nell’approntare risposte efficaci ed efficienti rispetto alle proprie esigenze, finalizzate a ottemperare alla norma ma, contemporaneamente, a eliminare nuovi costi e, soprattutto, a poter continuare l’attività nel pieno rispetto delle proprie organizzazioni e metodologie di produzione. L’evoluzione dei rapporti tra Stato e comparti economici è basata sulla tecnologia? La risposta non può che essere tecnologica. Il mondo delle imprese è sollecitato da molte, troppe incombenze cui è necessario rispondere per rimanere allineati alle esigenze di un Paese moderno e civile. Tra queste ci sarà anche il Sistri. Non per questo di Sistri si dovrà perire! Le imprese, e le associazioni che le rappresentano, dovranno percepire che è antieconomico rivoluzionare il proprio sistema organizzativo e produttivo per ottemperare a un obbligo di legge. È meglio frapporre tra i due sistemi un frame di gestione dell’obbligo nel rispetto della propria essenzialità. Tale frame deve essere un gestore: l delle informazioni da comunicare; l del dialogo automatico da intraprendere tra sistemi gestionali presenti nelle imprese e Sistri. Ma questo frame deve essere anche, e soprattutto, un intermediario che sia in grado di scambiare le informazioni da fornire al Sistri tra i soggetti obbligati coinvolti, antecedentemente rispetto ai tempi imposti dal sistema, in modo tale che i soggetti obbligati siano in grado di raggiungere una ragionevole sicurezza sul controllo delle informazioni prima di dichiararle e sottoscriverle in Sistri. Questo frame deve essere una risposta tecnologica all’obbligo tecnologicizzato di redigere la gestione amministrativa dei rifiuti in tempo reale e per via telematica: si tratta di far dialogare, anziché l’uomo con il sistema, i sistemi gestionali con il Sistri, in modo tale da fornire le stesse informazioni intermediate e controllate l l

Il Sistri, grazie all’utilizzo di particolari dispositivi elettronici, presenta aspetti innovativi rispetto alla precedente gestione cartacea del ciclo dei rifiuti


innovazione in automatico piuttosto che manualmente; ed è luogo comune ormai che le macchine sono più veloci e precise dell’uomo. Il processo di dialogo tra due sistemi informatici viene denominato interoperabilità.

Ci vuole interoperabilità

Sempre di più il rapporto tra Stato e comparti economici sarà basato sulla tecnologia

Di interoperabilità tra i sistemi gestionali esistenti e Sistri si è iniziato a discutere ai tavoli di confronto al ministero già dal marzo del 2010. L’argomentazione principale era sostenuta dall’esigenza delle imprese, inizialmente le più dimensionate, di non dover essere obbligati a una doppia gestione amministrativa dei rifiuti: quella realizzata con i propri sistemi di gestione e quella voluta da Sistri. Tuttavia l’evoluzione dell’applicazione Web based, messa a disposizione dei soggetti obbligati, si è andata complicando notevolmente soprattutto nell’affrontare casi particolari quali il trasporto intermodale, il respingimento di un carico, la gestione di un conferimento da parte di un soggetto non iscritto e via dicendo. Queste “complicazioni” diventano ingestibili mano a mano che si riduce la dimensione dell’impresa soggetto obbligato, in quanto la microimpresa non possiede al proprio interno le competenze necessarie al corretto utilizzo dell’applicazione, questo sia per la bassa frequenza dell’uso del supporto ma, soprattutto, per l’intrinseca complessità dell’operatività imposta dal sistema. A porre rimedio a queste farraginosità si è in attesa, ormai da mesi, del D.M. inerente le semplificazioni annunciate dal gestore del Sistri. Tuttavia non basta semplificare, in quanto, allo stato attuale delle cose, il problema sussiste ugualmente ma il soggetto obbligato lo fa risolvere dal gestore dell’operazione di raccolta/ smaltimento cui riconosce la competenza necessaria a sbrogliare la situazione difficile. Domani il frame di cui si accenna dovrà essere in grado di permettere la stessa gestionalità, pur nel rispetto delle responsabilità di ciascuno e della corretta operatività in Sistri. L’interoperabilità diventa una necessità non solo tra sistemi gestionali e Sistri, ma anche tra i sistemi gestionali dei soggetti obbligati coinvolti nella singola movimentazione. Solo in tal modo sarà possibile gestire preventivamente e in modo controllato quanto si va a comunicare a Sistri. Si rammenta che il numero maggiore di soggetti obbligati appartiene proprio alla categoria delle microimprese per le quali l’avvento di Sistri non può e non deve costituire un pretesto di evasione dagli obblighi di rispetto ambientale, altresì non

può costituire un ulteriore onere di gestione da considerare con sospetto e diffidenza. Così come le dichiarazioni dei redditi non sono presentate dai singoli cittadini ma intermediate da soggetti che ne garantiscono la correttezza, parallelamente la movimentazione dei rifiuti, per le imprese che si riconoscono non sufficientemente competenti per una corretta gestione e utilizzo dell’applicazione Sistri, potranno essere redatte e controllate da soggetti professionalmente preparati e competenti e firmate in Sistri dai soggetti produttori. Tali funzionalità saranno possibili solo se l’evoluzione tecnologica dei sistemi di gestione esistenti permetterà un dialogo interoperante tra gestori e produttori.

La soluzione di Computer Solutions

Computer Solutions Group ha già risolto il problema tecnico attraverso la produzione e la messa in funzione di SISGate®: la soluzione di interoperabilità con Sistri pubblicizzata dall’inizio dell’anno che consta ormai di oltre 400 istallazioni in Italia. SISGate® non è solamente l’interoperabilità della suite di prodotti WinSmaRT®, distribuita da Computer Solutions presso oltre 800 clienti e 2.500 istallazioni, ma è una Service Oriented Architecture (Soa) adattabile a ogni sistema gestionale esistente attraverso un Software Development Kit (Sdk) adottabile da chiunque intenda interoperare con Sistri ma anche con i sistemi gestionali degli altri soggetti obbligati coinvolti nel singolo movimento di rifiuti. Computer Solutions Group è in grado di affermare di aver reso interoperante con Sistri la propria suite applicativa Progetto WinSmaRT® ma anche altri applicativi che hanno adottato la soluzione SISGate® prima delle scadenze, di volta in volta reiterate, ovviamente, sulla base delle funzionalità messe a disposizione dal gestore di Sistri (Web services esposti nel protocollo di interoperabilità). Entro il mese di settembre 2011 è stato possibile dimostrare l’interoperabilità, ai fini di controllare i dati da inviare a Sistri, anche tra sistemi gestionali diversi realizzando quella risposta tecnologica che il mondo imprenditoriale deve dare al Sistri affinché la sua introduzione sia trasformata in una opportunità e non in un ulteriore onere. L’evoluzione dei rapporti tra Stato e comparti economici è basata sulla tecnologia? La risposta non può che essere tecnologica. Anche in tal modo si riesce a innovare, a vincere la grande sfida della continua evoluzione dell’economia e, in generale, della società. n N. 9 Marzo 2012 CORRIERE DELLE OPERE

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libreria

testimonianze dei protagonisti Della XXXII edizione del meeting

a cura di Carmelo Greco

Una certezza Per l’esistenza A cura di Emanuela Belloni e Alberto Savorana 2011 Bur 464 pagine 12 €

LA GRANDEZZA DEI PICCOLI

il «fuoco» di chi fa impresa Anche quando c’è la crisi

Lo statuto delle imprese: una rivoluzione copernicana

RAFFAELLO VIGNALI 2012 Guerini e Associati 200 pagine 18 €

IL VERO SOGGETTO DELL’ECONOMIA VISTO DA UN’ALTRA PROSPETTIVA «Si parla spesso di imprese e di sviluppo, ma non si dice la cosa più importante riguardo a ciò: da dove nascano e chi ne sia l’artefice, si ignora il soggetto dell’economia. Per questo, nella seconda parte del libro, si racconta chi sia questo soggetto che rischia in proprio e del proprio e, in questo modo, produce valore per sé, per la sua famiglia, per il suo territorio, per l’Italia tutta. Si racconta cosa abbia nel cuore, nel cervello e nelle mani. In queste pagine non vi è alcuna pretesa “scientifica”, non vi sono dati e tabelle. Ci sono piuttosto tanti esempi, perché ciascuno possa verificare se questa Italia corrisponda alla realtà più delle teorie dei guru e degli stereotipi salottieri. In ogni caso il lettore è sfidato a guardare sotto la superficie dell’acqua per comprendere le ragioni del fare e per giudicare in termini nuovi, ognuno nel suo ambito. E poiché (…) l’innovazione comincia dagli occhi di chi guarda la realtà, è bene cominciare a guardare da un’altra angolatura questo mondo fatto di gente che ama il proprio lavoro, non sputa sul Paese dove vive e reinveste quello che guadagna nella sua piccola attività» (tratto dall’introduzione).

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Il volume offre uno spaccato dei temi e degli interventi principali del Meeting 2011, che si è tenuto dal 21 al 27 agosto nei padiglioni della fiera di Rimini: dall’intervento del presidente Giorgio Napolitano sui 150 anni dell’Unità d’Italia, a quelli degli onorevoli Enrico Letta e Maurizio Lupi, di Giorgio Vittadini, Giuliano Amato e del giudice della Corte costituzionale Marta Cartabia; dalle parole dell’imprenditore Tarak Ben Ammar a quelle di John Elkann e di Corrado Passera; dalla lectio magistralis del professor Costantino Esposito ai contributi, in chiusura della manifestazione, di padre Aldo Trento e dello psichiatra Eugenio Borgna. In tutto, più di quaranta testimonianze che ripercorrono la provocazione culturale della 32ma edizione dell’evento riminese che ha avuto come titolo “E l’esistenza diventa una immensa certezza”.

Si può sperare In tempo di crisi? Imprenditori davanti alla sfida del cambiamento

a cura di eugenio dal pane 2011 itaca 170 pagine 13 €

«Dentro di me c’è come un fuoco che non mi permette di stare fermo». A chi lo intervista, risponde così Franco Tozzi, classe 1936, presidente della Tozzi Holding, gruppo di Mezzano, in provincia di Ravenna, attivo in Italia e all’estero nei comparti dei servizi industriali e delle energie rinnovabili. Confermano questo «fuoco», cioè questa voglia indomabile di costruire a dispetto della crisi, anche gli altri imprenditori presenti nel volume, tutti di estrazione romagnola, poiché la pubblicazione è stata promossa dalla Cdo di Ravenna e Ferrara. Non che ciascuno di loro neghi i problemi economici e finanziari sopravvenuti a cominciare dal 2008, ma in nessuno emerge il lamento o la recriminazione. Per questo il libro acquista un valore paradigmatico che gli conferisce un interesse più ampio del contesto territoriale a cui fa riferimento.

Ciò CHE è FIORITO AD ADUA attraverso SUOR LAURA

La tenda blu In Etiopia con le armi della solidarietà

Niccolò d’aquino 2011 paoline 156 PAGINE 13 €

Ad Adua, nel nord dell’Etiopia, la missione di Kidane Mehret oggi serve oltre diecimila persone. Al suo interno c’è una scuola materna con 350 bambini, una elementare e media con 620 studenti, una superiore con 60 allievi, un istituto professionale di avviamento al lavoro e un istituto tecnico. In più ci sono un laboratorio tessile, ambulatori medici e un oratorio che accoglie più di mille ragazzi. Un vero e proprio miracolo se si considera che quando nel 1994 suor Laura Girotto, torinese della congregazione salesiana, arrivò lì trovò soltanto una tenda blu piantata sul nulla, come dice lei stessa. Questo libro racconta come sia stato possibile che da quel “nulla” sia venuta fuori una tale ricchezza.


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Viale Piceno 18 20100 Milano Tel 0270104315 - Fax 02700503735 www.bancofarmaceutico.org

Viale Lombardia 5 20861 Brugherio (Mb) Tel. 0392247372 - Fax 1782269148 www. nanotech.it

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Fondazione Italia Cina

MONTEVERDI VINI

Palazzo Clerici Via Clerici 5 20121 Milano Tel. 0272000000 - Fax 0236561073 www.italychina.org

Via Aldo Moro 19 26851 Borgo San Giovanni (Lo) Tel. 037197032 - Fax 037197092 www.monteverdivini.it

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Via Nazario Sauro 47 23893 Cassago Brianza (Lc) Tel. 039955400 www.c-hotel.it

Via Francesco Morosini 19 10128 Torino Tel. 01119501401 - Fax 0115097323 www.torinowireless.it

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Cnr

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Cdo opere educative Viale Lunigiana 24 20125 Milano Tel. 0266987185 - Fax 0270037103 www.foe.it ■■■■■■■■■■■■■■■■■■■■

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CORRIERE DELLE OPERE N. 9 Marzo 2012

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CORRIERE DELLE OPERE IX