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Iniziazione Cristiana

EDUCARE PER CONVERTIRE Primi passi nella vita cristiana Gli orientamenti pastorali della Diocesi di Padova per l’anno 2011-12 mettono in primo piano la necessità della Iniziazione Cristiana (I.C.). Perchè? Se ne è già parlato in questa pagina nei numeri precedenti. Facciamo un passo indietro. Prima di tutto nel Vangelo si lascia intendere che “per divenire cristiani”bisogna passare attraverso un triplice momento: predicazione(annuncio-ascolto), fede(accettazione e conversione), battesimo. Già Tertulliano diceva che CRISTIANI NON SI NASCE MA SI DIVENTA. Nei primi 6/7 secoli poi, in una società generalmente pagana, si diventa cristiani per lo più da adulti percorrendo un itinerario che permetta ai partecipanti di formarsi conoscendo le Scritture, di staccarsi dalle vecchie abitudini, di accettare liberamente la fede in Cristo. Questo cammino detto “catecumenale” durava circa tre anni; poi si entrava nella preparazione immediata durante tutta la quaresima del terzo anno, per finire a Pasqua con i tre Sacramenti della I.C.: Battesimo, Cresima e, come culmine,l’Eucaristia. Nel Medio-Evo si diffonde il Cristianesimo, tanto che la Società si identifica con la Chiesa; chi nasce viene battezzato subito, diventando cristiano; la formazione alla fede(catechesi) si sposta dopo il battesimo all’età della ragione. Anche nel 16° secolo e con il Concilio di Trento si continua sulla stessa linea. Nei secoli successivi fino a noi la società cambia, cambiano i costumi, cambia la cultura; si battezzano ancora i bambini, ma i battezzati diventati adulti vivono estranei alla fede. Ci vuole una nuova evangelizzazione, come dicono i nostri Vescovi: il primato assoluto va alla evangelizzazione, occorre far nascere la fede, occorre partire da zero, annunciare il Vangelo alle persone come se non lo avessero mai ascoltato; bisogna tornare al “primo annuncio”. Ecco la necessità di riprendere il cammino di formazione come nei primi secoli: 1) annuncio per generare alla fede; 2) adesione e conversione; 3) Battesimo, Eucaristia, Cresima; 4) vita cristiana coerente. Non si tratta più di istruire (catechismo) per portare i bambini a celebrare (I^Comunione, Cresima....;) oggi bisogna formare le persone a vivere come insegna Gesù nel Vangelo, con una mentalità nuova. Appunto: educare per convertire: dalla Parola al Sacramento attraverso la carità per giungere alla vita nuova (= catecumenato). Il Papa Benedetto in preparazione al 2°Convegno di Aquileia , orienta la nostra Chiesa del Triveneto ad agire in modo che le nostre popolazioni ritrovino il senso di Dio nella vita e nella storia, in questa nostra società che sembra averlo dimenticato. Don Battista

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Il personaggio

DON LUIGI GUANELLA Oggi la Pastorale ci invita ad una continua iniziazione cristiana. Questa Pastorale ci sollecita a modificare il nostro “stile di vita”, a fondare la nostra esistenza sui valori espressi dal Vangelo. La Redazione propone ai lettori un modello: don Luigi GUANELLA. Così forte era la sua “mania” di carità, che di lui dicevano: “O è un santo o è un matto”. Paolo VI lo ha proclamato beato il 25 ottobre 1964, Benedetto XVI lo ha proclamato Santo il23 OTTOBRE 2011 . Il fondatore delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza e del corrispondente ramo maschile, i Servi della Carità (opera don Guanella), è stato già in vita il santo degli emarginati, dei giovani, degli ammalati, degli anziani, dei ritardati mentali, dei diversi, dei sofferenti in genere. A questi “figli” ha dedicato tutta la sua attenzione di padre e di pastore. Straordinaria figura di educatore – il suo progetto educativo basato sul sistema della prevenzione è di una sorprendente modernità –, don Guanella ha saputo coniugare nella sua Opera spiritualità e concretezza, riflessione e azione, secondo lo stile del buon samaritano. In ciò è la forza della sua “ricetta”, del suo carisma. I suoi insegnamenti – una vera pedagogia della carità, dell’amore, della tolleranza – potrebbero risolvere, se applicati, più di un episodio di malasanità, di egoismo sociale, di incomprensione e di indifferenza cui quotidianamente ci è dato assistere. “Il nostro ministero – scriveva – ha per scopo la salvezza, il bene, la santificazione delle anime; ha per fine anche, buon mezzo al primo scopo, il sollievo dei bisogni corporali, il ricovero degli abbandonati e bisognosi per cui il mondo non ha una gioia e un sorriso”. BIOGRAFIA Guanella fu un cristiano esplicito. Era nato a Fracisco di Campodolcino (Sondrio) nel 1842. Sacerdote cattolico, ordinato nel 1866 da un presule in esilio, mons. Frascolla, per nove anni ha svolto le funzioni di parroco di campagna, quindi si trasferì a Torino. Qui l'incontro con don Bosco e un temporaneo ingresso tra i Salesiani tra il 1875 e il 1878 lo prepareranno a quella missione che fiorirà da un germoglio minimo: un gruppetto di giovani donne che, a partire dal 1886, inizieranno ad assistere orfani e bambini e poi si rivolgeranno a derelitti e bisognosi di ogni genere, sconfinando anche in Svizzera, bonificando persino aree paludose per costituire villaggi o colonie autonome, approdando anche a Roma dove decisiva sarà l'amicizia di papa Pio X. Frattanto si univano a don Guanella anche dieci sacerdoti e così, accanto alle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, sorgerà anche la comunità dei Servi della Carità, che popolarmente saranno denominati come i Guanelliani. Egli non esiterà a raggiungere nel 1912 gli Stati Uniti per dedicarsi anche agli emigrati italiani, ma i suoi viaggi l'avevano già condotto in Terrasanta, a Londra, a Treviri. Alle soglie della morte, nel gennaio 1915, accorrerà in Marsica, devastata dal terremoto, per impegnare i suoi sacerdoti e le sue suore in un'opera di assistenza. Il suo corpo era da tempo debilitato dal diabete mellito, alla fine l'aveva colpito anche una paralisi che l'aveva ferito nella

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Il personaggio parola. Il 24 ottobre 1915, a 73 anni, si spegneva nella casa di Como dalla quale era partita la sua avventura spirituale e caritativa. Il santo Luigi Guanella si definiva «un atomo perduto nello spazio», ma questo microscopico seme era destinato a generare l'evangelico albero maestoso della carità sul quale si posano gli uccelli del cielo. Parliamo delle persone dalle disabilità più atroci e, in particolare, dei malati mentali per i quali a Roma ha creato una grande struttura. LA SANTIFICAZIONE L’esperienza umana e spirituale di San Luigi Guanella, profeta e apostolo della carità, è per tutta la Chiesa un particolare dono di grazia". Lo ha affermato Benedetto XVI nell'omelia per le canonizzazioni celebrate in piazza San Pietro. "Durante la sua esistenza terrena - ha ricordato il Pontefice - Don Guanella ha vissuto con coraggio e determinazione il Vangelo della Carità, il 'grande comandamento ". "Grazie alla profonda e continua unione con Cristo, nella contemplazione del suo amore, Don Guanella, guidato dalla Provvidenza divina, è diventato - ha sottolineato Papa Ratzinger - compagno e maestro, conforto e sollievo dei piu' poveri e dei piu' deboli", ponendo una "premurosa attenzione al cammino di ognuno, rispettandone i tempi di crescita e coltivando nel cuore la speranza che ogni essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio può trarre e donare agli altri il meglio di sè". Per il Papa teologo, la testimonianza di don Guanella, "così carica di umanità e di attenzione agli ultimi", rappresenta "un segno luminoso della presenza e dell'azione benefica di Dio che difende il forestiero, la vedova, l'orfano e il povero", dando "a pegno il proprio mantello, la sola coperta che ha per coprirsi di notte". "Questo nuovo Santo della carita' - ha auspicato Ratzinger - sia per tutti, in particolare per i membri delle Congregazioni da lui fondate, modello di profonda e feconda sintesi tra contemplazione e azione, così come egli stesso l'ha vissuta e messa in atto". "San Luigi Guanella ci ottenga - di crescere nell'amicizia con il Signore per essere nel nostro tempo portatori della pienezza dell'amore di Dio, per promuovere la vita in ogni sua manifestazione e condizione, e far sì che la società umana diventi sempre piu' la famiglia dei figli di Dio". Il Pontefice ha spiegato che "tutta la vicenda umana e spirituale di don Luigi Guanella la possiamo sintetizzare nelle ultime parole che pronuncio' sul letto di morte: "in caritate Christi". UN ANEDDOTO: LA MATEMATICA DI DON GUANELLA Visitando una sua casa che si stava avviando con molte difficoltà Don Guanella trovò alcune suore e diverse novizie un po' abbattute: le loro forze non bastavano per un lavoro che diventava ogni giorno più grande e più impegnativo di fronte a richieste numerose e pressanti. Le suore fecero presente questo loro stato d’animo e queste loro difficoltà e Don Guanella chiese loro: — Martorelline del Signore, quante siete? Le suore si contarono e risposero:

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Il personaggio — Quindici. — E se noi ci scriviamo uno zero accanto, quante diventate? — Centocinquanta. — E con un altro zero? — Ma lei, Don Guanella, oggi vuole scherzare? — Per niente. Anzi, voglio dirvi il mio parere: se un uomo si limita ad essere uno zero, non è e non farà mai nulla. Se invece cerca di essere qualcosa, fa quello che è nelle sue possibilità, diventa una realtà positiva... Dopo non ha che da chiedere alla Provvidenza che metta lei uno zero, due zeri, tre zeri accanto al suo piccolo numero e subito le cose piccole diventano grandi. Ma la Provvidenza non può fare nulla con chi si limita ad essere uno zero, con chi non mette prima il suo piccolo capitale di buona volontà e di carità. Fate dunque quello che potete, offrite la fatica e il sacrificio a Dio e chiedete alla Provvidenza di moltiplicare i vostri pochi pani e i vostri pochi pesci. Nessuno nella Casa della Provvidenza esiste solo per far numero, ma per essere un patrimonio di amore.

LA PRATICA DELLA CARITA’ A PIOVE DI SACCO La nostra città ha scelto come suo patrono San Martino, un santo che come don Guanella ci stimola alla pratica costante della carità. Proprio in quest’anno vicino al Duomo è stata inaugurata una struttura, chiamata appunto “casa di San Martino”, destinata ad accogliere due importanti associazioni: la Caritas e il Centro di aiuto alla vita. Cerchiamo di non essere indifferenti alle sollecitazioni che la nostra Chiesa ci presenta, sforziamoci di uscire dal nostro individualismo, di non sentirci “saziati” spiritualmente dalle nostre occasionali offerte di elemosine, di “vivere” il nostro prossimo con lo stesso amore che proviamo per noi stessi, condividendone i bisogni e cercando di alleviarli.

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La pagina dei giovani

IL SENSO DEL MORIRE I nostri coetanei studenti universitari di Ferrara danno la loro testimonianza: Credo che noi oggi siamo sempre troppo frenetici e poco pronti a riflettere sulla morte. Ce ne accorgiamo solo quando ci viene a mancare qualcuno a noi caro e per confortarci ci appoggiamo sempre alla speranza che, dopo di essa, ci sia qualcosa di migliore. Credo però che il fatto stesso di pensarci sia una caratteristica che rivela la nostra parte umana più speciale; anche nella morte si intravvede un pizzico di Dio! Pensandoci infatti cosa più della morte risalta ciò che realmente siamo, noi con le nostre emozioni, i nostri pianti, i nostri ricordi?. Niente può immortalare di più la nostra esistenza, le nostre azioni, ciò che siamo stati. Nulla più di essa, ci fa capire di essere vivi, di essere uomini. Testimonianze dal nostro Santuario Il mese di novembre si è aperto con le festività di tutti i santi e dei defunti, festività che ci portano a spostare i nostri pensieri da tutto ciò che riguarda la vita sulla terra a quanto è proprio della vita del cielo. Per me e la mia famiglia però, a differenza degli scorsi anni, le festività dei primi di novembre sono continuate anche nei giorni successivi, in quanto il 5 dello stesso mese il mio caro nonno ha lasciato questa vita per salire a quella del cielo. Non avrei mai immaginato che il momento del saluto al nonno Galdino arrivasse così presto, che la sua vita potesse spegnersi da un momento all’altro, ma da subito è nato nel mio cuore un sentimento di speranza e ho cominciato a riflettere in maniera diversa sul significato della morte. Mi sono completamente resa conto di come la nostra vita qui non sia altro che un breve momento per potersi poi proiettare in una dimensione molto più bella, più speciale, che è quella del cielo. Ho capito che il momento della morte non è un addio, ma un semplice arrivederci; una richiesta che facciamo al nostro caro di vegliare su noi in ogni istante, di continuare a esserci vicino e a farci capire il suo amore in ogni circostanza. Oggi il nonno non è più fisicamente presente nella mia vita, ma lo sento più vicino che mai. La sua premura e il suo affetto ha fatto sì che nel mio cuore si creasse un posto speciale, riservato solo a lui. Il suo funerale è stato per me un momento di gioia per la sua nascita in cielo, di dolore per la sua partenza, di speranza di poterlo rivedere presto. Sebbene gli occhi terreni ci facciano vedere la nostra natura umana e il nostro essere mortale, gli occhi della fede – grazie a questi fatti – ci fanno maturare e capire che il nostro essere cristiani ci porta a vivere la nostra vita con occhi nuovi, che guardano ad una vita che non ha tramonto alcuno. Erica

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SAN MARTINO A CAVALLO 2011 L’EVENTO Domenica 30 ottobre si è svolta a Piove di Sacco la 14° edizione della manifestazione con costumi storici, SAN MARTINO A CAVALLO, organizzata dal C.T.G in collaborazione con l’assessorato alla cultura con l’intento di ricordare la figura del Santo Patrono della città San Martino di Tours.. In vari momenti si è rievocata la storia del paese dall’anno 964 quando Gauslino, Vescovo e Conte di Piove , fa scavare le fosse per difenderla dalle invasioni Barbariche, di seguito nel 1256 quando l’esercito mandato dal papa Alessandro IV fa liberare Piove dalla tirannia de Ezelino da Romano .Si è proseguito poi con il periodo dominato dai Carraresi, poi dai Veneziani, fino al 1866 quando Piove viene liberata da uno squadrone di Cavalleria di Vittorio Emanuele ed entra a far parte del Regno d’Italia finalmente libero dalla dominazione Austriaca. Tutto questo ha visto la partecipazione di 170 figuranti in Costume storico e moltissima affluenza di pubblico. LA VITA In tutto questo la figura del Santo Martino ripercorre tutta la storia di Piove, infatti, già il Vescovo Gauslino mette sotto la protezione del santo, il territorio denominato Pieve Sacci e lo è tuttora. Martino nasce in Pannonia (odierna Ungheria) nell’anno316 o 317 da genitori pagani il padre era ufficiale dell’esercito romano, gli scelse il nome di Marte o Martino in onore del Dio della guerra , gli fece intraprendere la carriera di ufficiale a Pavia e mandato in Gallia . Qui ancora adolescente si converte alla nuova religione Cattolica ma deve aspettare la fine della carriera militare per dedicarsi completamente al Dio che lo aveva affascinato .Una notte quando ancora soldato era alle porte della città di Amiens in Francia, incontrò un mendicante seminudo. D’impulso tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise col mendicante. Quella notte sognò che Gesù si recava da lui e gli restituiva la metà del mantello che aveva condiviso. Udì Gesù dire ai suoi angeli:”Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito” Quando Martino si svegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso fu conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione delle reliquie dei re Merovingi dei Franchi. In seguito a questo evento si fece battezzare, divenne monaco e fondò il primo monastero in Francia, si dedicò alla conversione dei pagani, e divenne Vescovo di Tour. Morì a Candes l’8 novembre 397 e sepolto a Tours in Francia. IL SANTO In Italia San Martino è il Patrono dell’arma di fanteria dell’esercito, e di 111 città e paesi sparsi in tutto il territorio nazionale.È ricordato l’11 novembre data dei suoi funerali. Ora come la figura di questo Santo sia divenuta così popolare e amata nel corso dei secoli è da considerarsi opera dello Spirito Santo, così come la sua conversione. Nato da famiglia pagana e

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Cronache per di più avviato alla carriera militare! Ma quando lo Spirito parla, se Lo si ascolta, come fece Martino che non ignorò il fratello povero ma ne ebbe compassione e si mosse a un gesto fraterno, allora tutto è possibile. Egli da allora seguì Cristo dal quale era affascinato, fu uomo di preghiera, ebbe poteri di guaritore e taumaturgo e fu molto amato e seguito dalla gente. Aveva doti di carità, giustizia e sobrietà, energico propagatore della fede, evangelizzatore instancabile. Un missionario della fede, attuale anche ai nostri giorni ,in un mondo che sembra aver perso parte dei valori cristiani, quasi un paganesimo di ritorno, si sente la necessità di figure di fede come Martino,che seppe seguire la Luce di Cristo in pieno paganesimo e fu un protagonista della diffusione del Cristianesimo in Europa.

ASSEMBLEA DIOCESANA Cattedrale di Padova 19.11.2011 Ci siamo trovati in Cattedrale di Padova alle ore 9,30 di sabato vigilia della festa di CRISTO RE. Erano presenti i parroci e i rappresentanti laici di tutte le parrocchie della diocesi: dalla parrocchia della Madonna delle Grazie con il Parroco don Franco sono andati il penitenziere e due laici. La Cattedrale era gremita: il Padre Vescovo ha presieduto la preghiera iniziale con l’invocazione dello Spirito Santo. Al centro dell’Assemblea ecclesiale sta il LIBRO DEI SANTI VANGELI. Così introduce il P.Vescovo: ...”in quest’anno pastorale...desideriamo proseguire nell’opera di promozione e rinnovamento dell’ iniziazione cristiana. Essa è l’atto generativo e materno della Chiesa con il quale – in forza della grazia – gli uomini, immersi con Cristo nella sua morte e risurrezione, vengono liberati dal potere delle tenebre, ricevono lo Spirito di adozione a figli e sono nutriti del Pane di Vita e del Calice di salvezza. La Chiesa in questo modo... si prendere cura dei propri figli che le sono cari, desiderando trasmettere loro non solo il Vangelo di Dio, ma la loro stessa vita” (S.Paolo ai Tessalonicesi 1Ts 2,8). Don Giorgio Bezze, direttore dell’Uff. catechistico dioces.introduce la testimonianza di Ludovico Kenne Pagui studente del Camerun che ha scoperto la fede ed è stato accompagnato nel suo catecumenato dalla catechista Elena Magarotto fino al battesimo. Anche il parroco dell’unità pastorale di S.Urbano don Galdino Canova ha dato testimonianza dell’iniziazione cristiana che si svolge nelle sue parrocchie. L’iniziazione cristiana non può essere ridotta all’ora di catechismo: essa è un processo globale che coinvolge chi vuol diventare cristiano e che si sviluppa grazie a tante persone della comunità, attraverso un accompagnamento personale e un’autentica testimonianza. Accompagnare qualcuno che vuol divenire cristiano, ci fa uscire da un cristianesimo del dovuto e ci mette nella idea che le persone così come sono vanno accolte e sono adatte al Vangelo. Siamo portati da coloro che accompagnamo a riformulare il Vangelo come se fosse la prima volta per noi, a riscoprirlo in termini nuovi, a viverlo diversamente. Don Renato Marangon, vicario episcopale per l’apostolato dei laici aggiunge: “Ripensare all’iniziazione cristiana è una testimonianza pubblica delle nostre comunità che richiede e comporta

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Cronache un’ulteriore fraternità; è stile di accoglienza e condivisione, è servizio di accompagnamento...ed è la gioia di annunciare il Vangelo di Gesù, pur nel duro lavoro e nella “nostra fatica”, come attesta S.Paolo. “Motivarsi, capirsi, far emergere le difficoltà, darsi una mano, chiedersi quello di cui c’è bisogno...è decisivo per poter comunicare la vita cristiana innanzitutto ai nostri ragazzi... Per questo i Consigli Pastorali parrocchiali sono invitati ad incontrarsi con tutte le persone che prestano la loro opera nella formazione e nei molti servizi di cui sono dotate le parrocchie. Don Battista

Auguri! Siate meticolosi Se guardiamo il nostro pianeta dal satellite, possiamo distinguere i continenti, le penisole, le isole, le perturbazioni che coprono qua e là la faccia della terra; forse riusciamo a individuare le grandi metropoli, non certamente rileveremo la presenza degli abitanti, nè tanto meno ci accorgeremo di un bambino che nasce. Ecco: sembra che anche nella nostra vita quotidiana ci stiamo abituando a fare attenzione alle cose grandi, vistose, rumorose, come se solo queste siano importanti; e non teniamo conto di un bambino che viene concepito o di una mamma che partorisce la sua creatura. L’ augurio per il Natale da parte di noi sacerdoti a tutti Voi che ci seguite da queste righe, è di essere meticolosi, di vedere le cose piccole, di fare piccoli gesti di bontà che nessuno vedrà mai, che messi insieme possono cambiare il mondo. Ci sentiremo più vicini al Piccolo che è nato per darci un mondo nuovo. Ci sarà la Messa cantata con il coro, ci saranno tutte le luci accese anche in chiesa, la stella cometa davanti alle case. Guardate, ascoltate!, ma non distraetevi dall’intimità con LUI, siate meticolosi, non lasciateGli mancare il dono di un piccola attenzione amorosa. Maria, la madre, vi aiuterà a non essere grossolani, vi guiderà alla finezza. Don Franco e Don Battista

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respice novembre 2011