Contributo Vincenzo Bernazzoli, Ass. alle Politiche Abitative di Fidenza
Contributo Ettore Brianti, Ass. alle Politiche Sociali del Comune di Parma
Prima di Acer
La storia dello IACP
Cento anni di Case Popolari
Nasce la Fondazione Parma Housing Center
Le buone pratiche di Acer
Le autogestioni
Oltre l’abitare
I progetti per il 2026
Un’elezione nel segno dell’unità
Sostenibilità e innovazione
Il “Patto del Pantheon” fa tappa a Napoli
A Udine, rifessioni sul senso dell’abitare moderno
Intervistiamo Andrea Napoli, CEO e founder di Locare e resp. politiche abitative per l’Udc
In diretta dall’Europa
Testi a cura dell’Ufficio Stampa e Relazioni esterne di Federcasa
Direzione creativa e progetto grafico MF
Giada di Miceli
Responsabile relazioni esterne e dell’ufficio segreteria
Editoriale
Questo numero di marzo è dedicato ad Acer Parma: Ente pubblico economico che opera nel settore dei servizi relativi alla gestione dei patrimoni immobiliari ed ha come ambito territoriale la provincia di Parma. Il patrimonio dell’Azienda al 30 ottobre 2025 è rappresentato da 575 risorse immobiliari, di cui 132 sono alloggi, mentre il patrimonio dato in concessione da terzi è di 10.791 cespiti, dei quali 6.123 sono alloggi ERP e 733 alloggi ERS, di proprietà di 36 Comuni della provincia di Parma e di svariati enti locali. Acer Parma, ci racconta come nasce, come si trasforma condividendo con noi alcune delle sue ‘buone pratiche’ fra cui lo sviluppo delle attività di comunità e lo sportello di sovraindebitamento: certamente un modello da seguire. Tanti anche i progetti culturali che da anni Acer Parma per favorire socializzazione, relazioni sociali e buon vivere nelle case popolari fra cui il Doposcuola - ReEstate: pensando ai più giovani, l’Accompagnamento all’alloggio, i Balconi Volanti, serate in cortili condominiali dove prosa e poesia si uniscono ad accompagnamenti musicali per creare uno spettacolo di intrattenimento sotto le stelle, il Cinema in Cortile e lo Street. Come di consueto, vi proponiamo un’intervista al Presidente Loretta Losi, all’efficientissimo Direttore Tomaselli e all’Assessore alle Politiche Abitative di Fidenza Vincenzo Bernazzoli. È consigliata la lettura all’interno, di una nota dedicata ad Ater Udine che ha ospitato, all’interno del Quartiere Aurora un
progetto molto stimolante: ‘’Educare lo sguardo, rigenerare la città”, iniziativa promossa tra l’auditorium della scuola secondaria di primo grado “E. Bellavitis” e gli spazi del quartiere, simbolo oggi dei percorsi di trasformazione urbana avviati dall’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale. All’interno di questo numero troverete anche un’intervista al Responsabile casa dell’UDC Andrea Napoli. Grande successo per il Convegno del 17 marzo a Roma al NYX Hotel di Via Cicerone sulla Sostenibilità digitalizzazione e competenze; un incontro promosso da Harpaceas dedicato agli Enti associati Federcasa per comprendere l’impatto dei nuovi CAM Edilizia e le opportunità della trasformazione digitale. Acer Campania ha ospitato nei suoi uffici di Via Morelli, i lavori del Patto del Pantheon, fra i presenti, oltre al Presidente e al Direttore di Federcasa, alcuni componenti della Giunta Esecutiva della federazione oltre al Presidente di Housing Europe Marco Corradi e i maggiori rappresentanti del social housing europeo fra cui Spagna, Portogallo, Francia, Albania, Grecia e Malta.
Invito tutti gli associati a consultare il Sito di Federcasa, sempre aggiornato con tutte le informazioni che riguardano la Federazione e vi ricordo di segnalarmi tutte le notizie che vorreste evidenziare inviandole all’indirizzo dimiceli@federcasa.it. Per restare sempre aggiornati sulle nostre pubblicazioni seguiteci su: issuu.com/federcasa.
Il nuovo Piano Casa europeo Una svolta
per l’housing pubblico e sociale
Cari colleghi Presidenti, con l’approvazione da parte del Parlamento europeo del nuovo quadro di intervento sull’abitare, è stato compiuto un primo passo decisivo verso una politica europea della casa che, per la prima volta, assume una dimensione strutturata e finanziata all’interno della programmazione comunitaria dei prossimi sette anni. L’approvazione, nelle scorse settimane, dell’European Affordable Housing Plan segna infatti un cambio di paradigma: l’Unione europea, pur nel rispetto delle competenze nazionali, riconosce la crisi abitativa come una priorità continentale e avvia un’azione coordinata a sostegno degli Stati membri.
Una risposta europea a una crisi strutturale
I dati disponibili descrivono con chiarezza la dimensione della sfida. In Europa:
• sono necessarie oltre 2 milioni di nuove abitazioni ogni anno, con un gap di circa 650.000 unità rispetto agli attuali livelli di costruzione;
• gli investimenti richiesti sono stimati in circa 153 miliardi di euro annui;
• l’edilizia sociale rappresenta appena il 6-7% dello stock abitativo, quota insufficiente rispetto alla domanda crescente.
A ciò si aggiunge un incremento significativo dei prezzi: nelle principali città europee, negli ultimi dieci anni, i valori immobiliari sono cresciuti fino al
60% e i canoni di locazione fino al 78%, con un impatto diretto anche sulla classe media.
Di fronte a questo scenario, la Commissione europea ha individuato quattro direttrici strategiche: aumento dell’offerta, mobilitazione degli investimenti, sostegno immediato ai cittadini e attenzione ai soggetti più vulnerabili.
Nuove opportunità di finanziamento
Uno degli elementi più rilevanti del Piano riguarda proprio il tema delle risorse. L’Unione europea intende:
• attivare una piattaforma paneuropea di investimento con il coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti (BEI)
• facilitare l’accesso ai fondi europei e nazionali
• favorire la combinazione tra risorse pubbliche e capitali privati
La BEI, ad esempio, ha già annunciato un piano di interventi per circa 10 miliardi di euro nei prossimi due anni, con l’obiettivo di sostenere la realizzazione o riqualificazione di circa 1,5 milioni di alloggi.
Per le nostre aziende, ciò significa entrare in una nuova stagione di politiche pubbliche europee in cui l’housing sociale diventa una leva di sviluppo economico e coesione sociale.
ERP e ERS: due pilastri complementari
In questo nuovo contesto, si rafforza la distinzione, ma anche la complementarità, tra:
• ERP (Edilizia Residenziale Pubblica), che dovrà continuare ad essere sostenuta prevalentemente da risorse nazionali a fondo perduto
• ERS (Edilizia Residenziale Sociale), destinata a svilupparsi attraverso modelli sostenibili anche grazie al supporto dei finanziamenti europei È proprio sull’ERS che si apre uno spazio strategico per le nostre aziende. Le diverse declinazioni – studentati, housing per giovani coppie, soluzioni per over 65 e categorie emergenti – rappresentano segmenti in forte crescita e sempre più centrali nelle politiche urbane europee.
Il ruolo delle aziende pubbliche dell’abitare
Occorre affermarlo con chiarezza: l’housing sociale non è e non può essere considerato esclusivamente un ambito del privato, delle cooperative o delle fondazioni bancarie.
Le aziende pubbliche dell’abitare dispongono di:
• competenze tecniche consolidate
• capacità gestionali
• conoscenza dei territori e dei bisogni sociali
Tutti elementi che le rendono attori naturali e credibili di questa nuova fase. Inoltre, il modello ERS, con canoni medi che in molti contesti europei superano i 400 euro mensili, può rappresentare una leva concreta per garantire maggiore sostenibilità economica ai bilanci aziendali, mantenendo al contempo una forte funzione sociale.
Una nuova stagione europea
Il Piano europeo per l’abitare segna dunque un passaggio storico: per la prima volta, l’Europa non si limita a raccomandare politiche, ma costruisce un quadro di strumenti, risorse e indirizzi operativi.
Per il sistema Federcasa si apre una stagione nuova, che richiede:
• capacità progettuale
• visione strategica
• apertura a modelli innovativi di partenariato
Siamo chiamati a cogliere questa opportunità non come semplici beneficiari, ma come protagonisti di una politica pubblica europea dell’abitare.
Perché la casa, oggi più che mai, non è solo una risposta a un bisogno primario, ma una infrastruttura sociale fondamentale per la coesione, lo sviluppo e la qualità della vita delle nostre comunità.
Marco Buttieri Presidente Federcasa
Nuovi bisogni, nuove soluzioni
Ridisegnare i confini dell’ERP
I temi che riguardano le Aziende Associate che compaiono quotidianamente impongono scelte difficili e spesso di grande coraggio.Il benessere degli inquilini rimane sempre una priorità, ma fino a che punto questo diventa sostenibile?
La manutenzione degli alloggi, le imposte, i canoni, le morosità caratterizzano e monopolizzano l’azione delle Aziende e la programmazione diventa terreno arduo in mancanza di sostegni economici che possano consentire una visione a medio periodo. Troppo spesso si dimentica che la questione abitativa genera, in mancanza di una seria progettazione, tensioni che implicano effetti collaterali quali insicurezza, disagio e anche degrado che comportano un arretramento della condizione sociale, per questo la politica e l’intera società si devono fare carico di trovare risorse non solo economiche ma di sistema tali da poter definire programmi a medio lungo termine. La Politica ha il compito di definire e riordinare le leggi in funzione dei bisogni e delle situazioni sociali che man mano vengono a modificarsi. Noi attenzioniamo e ci preoccupiamo di quella parte della cittadinanza che avendo situazioni di disagio soffre economicamente e che deve essere protetta e seguita poiché l’Edilizia Residenziale Pubblica alla pari della Sanità ha una funzione sociale di sostegno e di protezione. Esiste poi anche il medio-lungo periodo, la questione abitativa ha bisogno di tempo, ma al contemporaneamente esiste un “adesso” di stretta esigenza
temporale. Come si conciliano queste due fasi? Il nostro compito è quello di individuare percorsi, proposte, idee che possano diventare leggi, regolamenti e in infine finanziamenti.
Abbiamo anche il sostegno della Comunità Europea che con il nuovo Commissario manifesta grande attenzione al tema dell’alloggio sostenibile, lo sforzo è quello di cercare il più possibile di creare consenso e sensibilità intorno al tema dell’abitare. Abbiamo bisogno di ridisegnare i contorni dei bisogni e delle priorità, nuove prospettive, nuovi bisogni necessitano di nuove soluzioni. Dobbiamo cercare
di porci sempre in prima linea come Federazione avendo a disposizione esperienza, capacità e professionalità con pochi obiettivi ma qualificanti; incisivi nel perseguire con ostinata convinzione la direzione della solidarietà e sussidiarietà, fondamento di una società che rispetta se stessa e la propria popolazione.
Patrizio Losi
Direttore Federcasa
ACER Parma
Gestione immobiliare e politiche sociali: il volto di Acer Parma
Acer Parma è un Ente pubblico economico che opera nel settore dei servizi relativi alla gestione dei patrimoni immobiliari, nasce dalla Legge Regionale n. 24/2001, per trasformazione dell’Ex. Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) ed ha come ambito territoriale la provincia di Parma. Il patrimonio dell’Azienda al 30 ottobre 2025 è rappresentato da 575 cespiti immobiliari, dei quali 132 sono alloggi, mentre il patrimonio dato in concessio-ne da terzi è di 10.791 cespiti, dei quali 6.123 sono alloggi ERP e 733 alloggi ERS, di proprietà di 36 Comuni della provincia di Parma e di svariati enti locali. A bilancio preventivo per il 2026 l’ammontare dei canoni di locazione è di 10.832.000 euro. L’organigramma, al 13 novembre 2025 è composto da un di-rigente e da 50 impiegati a tempo indeterminato.
L’Azienda Casa Emilia-Romagna (ACER) costituisce lo strumento del quale gli enti locali, la Regione, lo Stato o altri enti pubblici, ai sensi della Legge Regio-nale 24 del 8 agosto 2001, si avvalgono per la gestione unitaria del patrimonio di ERP e per l’esercizio delle funzioni nel campo delle politiche abitative.
ACER svolge la gestione di patrimoni immobiliari, propri ed altrui, ivi compresi gli alloggi di ERP, e la manutenzione, gli interventi di recupero e qualificazione degli immobili, inclusa la verifica dell’osservanza delle norme contrattuali e dei regolamenti d’uso degli alloggi e delle parti co-
muni; la fornitura di servizi tecni-ci, relativi alla programmazione, progettazione, affidamento ed attuazione di interventi edilizi o urbanistici o di programmi complessi. Si occupa anche della gestione di servizi attinenti al soddisfacimento delle esigenze abitative delle famiglie, tra cui le agenzie per la locazione e lo sviluppo di iniziative tese a fa-vorire la mobilità nel settore della locazione attraverso il reperimento di alloggi da concedere in locazione; la prestazione di servizi agli assegnatari di alloggi di ERP e di abitazioni in locazione; L’attività, prestata per conto di Comuni,
alloggi ERP alloggi ERS autogestioni
stanziati nel 2026
Province ed altri Enti pubblici, compreso lo Stato, avviene di norma attraverso la stipula di apposita convenzione che stabilisce i servizi prestati, i tempi e le modalità di erogazione degli stessi, gli oneri e i proventi derivanti dall’attività.
Relativamente all’ERP, l’ACER esercita le funzioni di soggetto gestore e ogni altro compito ad essa affidato dagli Enti Locali nel rispetto ed in attuazione del-le norme al riguardo fissate dalla L.R.24/01 e della disciplina regolamentare 3 emanata dagli stessi. L’ACER sviluppa iniziative volte alla valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare. A titolo esemplificativo si occupa: a) della rea-lizzazione di interventi edilizi, anche mediante l’acquisto, la costruzione ed il recupero di immobili, programmi integrati o di recupero urbano, di edilizia resi-denziale, attraverso l’utilizzo di risorse finanziarie proprie e/o provenienti per
lo stesso scopo da altri soggetti pubblici o privati; b) acquisto, vendita e per-muta di immobili necessari all’attuazione degli interventi di cui al presente comma; c) progettazione e/o esecuzione di programmi integrati, di recupero urbano, di edilizia residenziale, di opere di edilizia residenziale, sociale, di servizi di pubblico interesse e di urbanizzazione propri o per conto di enti pubblici o di privati; d) realizzazione di nuove costruzioni e/o di recupero del patrimonio immobiliare esistente, collegate a programmi di edilizia con finalità sociale; stipula di convenzioni con gli enti locali e con altri operatori pubblici o privati per la progettazione e/o l’esecuzione delle azioni consentite ai sensi del presente comma; e) interventi, mediante risorse non vincolate ad altri scopi istituzionali dell’ACER, per la realizzazione di immobili allo scopo di locarli o venderli a prezzi competitivi ed economicamente remunerativi; f) servizi agli utenti di alloggi in locazione, con particolare riferimento agli anziani; g) attività di gestione condominiale; h) realizzazione, fornitura di servizi diretti o acces-sori per gli immobili; i) ogni altro compito o attività consentita dalla legge per il raggiungimento delle finalità dell’ACER. Sono titolari dell’ACER- Parma l’Amministrazione provinciale e i Comuni della Provincia di Parma, la prima in ragione del 20% del valore patrimoniale netto dell’azienda, gli altri per il restante 80% ciascuno in proporzione al numero dei loro abitanti, risultanti all’ultimo censimento ufficiale della popolazione. modifi-cazioni dell’ambito ottimale, ai sensi dell’art.52, c. 2 della Legge.
Il nostro patrimonio è costituito dai beni mobili ed immobili già di proprietà dell’Istituto Autonomo per le Case Popolari della Provincia di Parma, il patri-monio immobiliare di ACER nel tempo si amplia grazie a beni mobili e immobili conseguiti tramite eredità, lasciti, donazioni ed elargizioni che pervengano all’Azienda, previa accettazione da parte del Consiglio di Amministrazione; al
patrimonio di altri enti, aziende, od altri soggetti pubblici e privati di cui venga disposta la fusione o incorporazione nell’Azienda od il conferimento all’Azienda; da tutti gli apporti di carattere patrimoniale conseguenti a disposi-zioni legislative; dagli immobili realizzati o acquisiti parzialmente o totalmente mediante contributi pubblici ai sensi di legge; dal fondo di riserva ordinario e dagli utili devoluti ad aumento del patrimonio; da tutti i beni ed i fondi liquidi comunque acquisiti in proprietà dall’Azienda nell’esercizio delle proprie attivi-tà; da partecipazioni azionarie e da obbligazioni o altri titoli inventariati a nor-ma di legge. Sono Organi istituzionali dell’ACER: a) la Conferenza degli Enti; b) il Consiglio di Amministrazione; c) il Presidente; d) il Collegio dei revisori dei conti. La Conferenza degli Enti è composta dal Presidente della Provincia e dai Sin-daci dei Comuni della provincia.
I progetti per il 2026
Sono oltre 22 i milioni di euro stanziati da Acer nel bilancio di previsione del 2026. Acer conferma così la volontà di continuare il percorso intra-
preso: recu-perare gli alloggi vuoti, incrementare l’efficientamento energetico e il controllo dei costi della struttura. Dei 22 milioni di euro stanziati, nel dettaglio, 11,4 saranno impegnati per 14 in-terventi di manutenzione straordinaria in 10 comuni; 4,225 milioni saranno uti-lizzati per altri 21 lavori in 6 comuni; circa 3 milioni per manutenzione ordinaria e ripristino alloggi vuoti e gli oltre 4 milioni rimanenti, per la progettazione di 150 alloggi su Parma e provincia. Alle risorse stanziate da Acer per interventi di manutenzione e progettazione, si aggiungono 55 milioni di euro provenienti dal Pnrr per l’avvio del Ppp (Par-tenariato pubblico-privato) per un totale di 77 milioni. Solo nel 2025 sono 300 gli alloggi recuperati – 150 con fondi ordinari e 150 con fondi straordinari – per un investimento complessivo di 3,5 milioni di euro. Altro obiettivo raggiunto è la riqualificazione del patrimonio Erp e Ers verso standard energetici più sostenibili con interventi per un totale di 6.809.740 eu-ro.
Insieme al comune di Parma si completerà il recupero di circa 700 alloggi en-tro la metà dell’anno grazie anche alla collaborazione e sinergia con Fonda-zione Cariparma e Regione Emilia Romagna. Quest’anno verranno potenziati gli uffici di Parma a servizio del Comune e nuovi applicativi per gestire i bandi comunali e le graduatorie dei bandi Erp Ers.
L’intervista Loretta Losi
Presidente ACER Parma
È in corso un’emergenza abitativa: come la state affrontando?
“Con il recupero degli alloggi sfitti, anche grazie a un forte intervento del Comune capoluogo che attraverso finanziamenti sia del proprio bilancio che delle fondazioni bancarie ha permesso di mettere a disposizione una rilevante entità di risorse dedicate esclusivamente al ripristino di alloggi vuoti. Il turnover degli alloggi è abbastanza elevato, nella nostra provincia si liberano circa 300 alloggi all’anno, in molti casi sono particolarmente vetusti e vanno riportati alle normative attuali. Oggi nella nostra provincia abbiamo circa 200 alloggi vuoti dei quali alcuni in corso di ripristino, possiamo dire che abbiamo quasi raggiunto il livello fisiologico, perché considerando che si liberano circa 30 alloggi al mese, un alloggio rimane vuoto dai 90 ai 120 giorni, il tempo necessario perché si liberi, venga sistemato, riceva una stima e venga riassegnato. Questo significa che la nostra quota fisiologica di alloggi sfitti sotto ai 120 non può andare. Ma il ripristino degli alloggi vuoti rimane il principale mezzo per soddisfare la domanda abitativa che continua crescere”.
Cresce sempre di più anche un ceto medio che fatica a trovare casa a canoni sostenibili. Acer sta lavorando anche in questa direzione?
“Sì insieme al Comune di Parma, ASP, AUSL, all’Azienda Ospedaliero-Universitaria e all’Universi -
tà di Parma abbiamo costituito una fondazione, Parma Housing Center, con lo scopo proprio di veicolare nel mercato degli affitti a canoni concordati tutte quelle abitazioni private che oggi a Parma risultano sfitte e che si aggirano intorno alle 8000 unità soltanto nel capoluogo.
La fondazione si è costituita nel 2025 e ha cominciato a operare a inizio 2026; offre una serie di opportunità non solo ai potenziali inquilini ma anche ai potenziali proprietari che mettono a disposizione il loro appartamento.
Il ceto medio oggi ha difficoltà oggettive a trovare abitazioni con un affitto sostenibile rispetto
al reddito, quindi stiamo assistendo ad un impoverimento del ceto medio molto legato all’emergenza dell’abitare. Si va ben oltre all’incidenza dell’affitto rispetto al proprio reddito consigliata dall’Europa. Dovrebbe essere intorno al 30%, invece si raggiunge anche il 50% e questo mette molto in difficoltà”.
Queste opportunità da chi sono garantite?
“Dalla Regione Emilia-Romagna, che ha messo a disposizione circa 12.000 euro per appartamento, una parte per garantire l’eventuale morosità dell’inquilino e una parte per garantire anche il ripristino o l’adeguamento nel caso fosse necessario oppure per il ripristino, quando gli affittuari lasciano l’appartamento e sono necessarie piccole attività di manutenzione ordinaria. Agli strumenti classici dell’affitto in città si unisce anche questo strumento; l’interesse della città è tanto e per questo abbiamo firmato recentemente una convenzione con FIAIP Parma, Collegio Provinciale della Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali di Parma, per collaborare e contrastare insieme l’emergenza
abitativa del ceto medio”.
Non tutti gli spazi di Acer sono abitativi: alcuni sono destinati ad attività sociali. Quali sono e che ruolo svolgono sul territorio?
“Dentro i nostri condomini abbiamo avuto spazi che spesso sono rimasti inutilizzati, perciò laddove è stato possibile abbiamo deciso di darli in comodato gratuito ad associazioni di volontariato e restituirli così alla comunità. Svolgono un servizio ai nostri inquilini ma anche al resto della comunità che intende usufruirne.
Un paio di esempi importanti sono Comelasfoglia e il Montanara Laboratorio Democratico. Comelasfoglia mette a disposizione giochi da tavolo e gestisce laboratori per bambini e ragazzi in un comparto molto complicato dove si trovano le fragilità più estreme e questo è sicuramente un valore aggiunto. Montanara Laboratorio Democratico, invece, ha fatto dello spazio un luogo di ritrovo per il quartiere Montanara di Parma, con una piccola biblioteca e attività culturali e ludiche per il quartiere.
Abbiamo attività sociali anche nei locali di Fidenza, come il doposcuola che dura già da qualche anno ed è molto frequentato, in collaborazione con la cooperativa La Dolce e con il supporto del comune di Fidenza. L’obiettivo è individuare nuovi luoghi da dedicare ad attività sociali e per fare questo abbiamo già coinvolto il CSV di Parma, il Centro Servizi per il Volontariato, e il Forum del terzo settore”.
130 autogestioni sono tante, c’è qualcuno che se ne occupa?
“Sì abbiamo una persona dedicata che fa da coordinamento, da raccolta delle eventuali problematiche e da supporto quando l’autogestione desidera organizzare momenti di festa e condivisione. Almeno due volte all’anno organizziamo anche un incontro tra tutti i presidenti delle autogestioni per ringraziarli del loro impegno e per veicolare informazioni che da ACER devono arrivare agli inquilini. Essendo un modello così riuscito abbiamo intenzione di implementarlo in maniera consistente”.
Quattro progetti di ACER Parma sono stati premiati a livello europeo: di cosa si tratta?
“Tra i cinquantasei progetti selezionati nell’ambito dell’Eurhonet Innovative Services Survey, l’indagine europea dedicata all’innovazione dei servizi abitativi, sono stati scelti: il Portierato sociale, l’Attività di Sviluppo di Comunità, lo Sportello Sovraindebitamento e il Progetto Sostegno Compiti. Siamo molto fieri di questi progetti e siamo felici di aver ricevuto un riconoscimento che premia la progettualità di ACER, sono quattro iniziative molto differenti tra di loro ma con lo stesso obiettivo: aumentare il senso di comunità degli inquilini e creare nuovi modelli di abitare”.
Questo è anche l’anno del centenario di Acer: cosa significa per voi questo traguardo e come
lo celebrerete?
“Per noi il centenario è una meravigliosa occasione per portare all’attenzione di tutta la provincia e soprattutto dei cittadini la nostra attività quotidiana a favore di quella parte di popolazione che esprime bisogni abitativi e sociali.
Per celebrare il centenario stiamo organizzando una serie di iniziative proprio per portare il centenario all’interno dei nostri edifici, insieme ai nostri inquilini. Non vogliamo fare una celebrazione solamente istituzionale, vogliamo una celebrazione che duri tutto l’anno e consenta a tutti di poter partecipare. Partiremo a maggio da Fidenza, che in Regione vanta la percentuale maggiore di alloggi pubblici rispetto alla popolazione.
Faremo un incontro pubblico e andremo a visitare i nostri luoghi, gli edifici che rappresentano la storia della casa e di ACER Parma negli anni. Tutte le attività si svolgeranno all’interno nei nostri condomini attraverso feste, momenti ludici, momenti di incontro con anche produzioni visive che consentiranno a tutti di conoscere i 100 anni di storia DI ACER Parma”.
E concluderete a Parma?
“Si a ottobre con un convegno con il Comune di Parma sull’emergenza dell’abitare e sulle prospettive future che pensiamo debba avere il nostro ente rispetto a tutti i mutamenti che stanno avvenendo. Ci sarà anche una mostra curata dal Centro Studi Movimenti di Parma che consentirà di vedere qual è stata l’evoluzione anche ingegneristica nella costruzione, nella manutenzione e nell’attività sociale svolta in questi anni da ACER Parma; la mostra sarà accompagnata da un libro sulla storia e l’impatto sociale che l’azienda ha avuto sulla città e sulla provincia”.
Il Contributo Italo Tomaselli
Direttore ACER Parma
Uno dei problemi più comuni per chi si occupa di edilizia sociale è la morosità: come la gestisce ACER Parma?
“La nostra azienda pone particolare attenzione a questo tema. Abbiamo una morosità consolidata di canoni e servizi che si attesta alla fine di ciascun anno intorno al 7-8%, ma nel triennio successivo si riduce a circa 3,5%, c’è quindi un effetto di recupero grazie a una forte azione degli uffici dell’ente con piani di rientro. Le situazioni sono viste direttamente con i singoli inquilini e con i servizi sociali dei rispettivi comuni. Abbiamo un ufficio che si occupa esclusivamente di recupero della morosità, molto attento in termini di tempistica: fa partire subito un’azione diretta con un richiamo, sia nella bolletta d’affitto del mese successivo che con una corrispondenza dedicata, dove viene detto all’inquilino che risultano scoperte determinate bollette. Ci sono poi possibilità di incontri diretti per tentare subito un piano di recupero della morosità e se non è possibile si passa ad azioni legali. Tenere alta l’attenzione fin dall’inizio, quando si verifica il fenomeno, vuol dire riuscire a circoscrivere anche l’entità”.
E se queste misure non bastano per il recupero della morosità?
“Di solito procediamo coinvolgendo i servizi sociali dei comuni per capire se è possibile erogare un contributo economico in favore della famiglia, in
caso di una situazione obiettivamente di necessità, altrimenti si procede con lo sfratto. C’è una forte attenzione alla morosità incolpevole, che è frutto di un disagio anche temporaneo dovute a particolari condizioni delle famiglie; c’è invece una discreta repressione della morosità colpevole, per cui l’inquilino non paga perché preferisce non pagare”.
Oltre alla dimensione sociale, c’è un forte impegno per l’efficientamento energetico e la sostenibilità. Come state sviluppando questo percorso?
“In questi ultimi anni tendenzialmente tutti gli in -
terventi che sono stati oggetto di finanziamento hanno visto la messa a norma degli impianti e il miglioramento delle classi energetiche. L’efficientamento energetico solitamente riguarda tre tipi di interventi: uno è quello delle superfici opache, ovvero la realizzazione di cappotti, il secondo prevede finestre con certificazioni che consentono un risparmio energetico importante e il terzo riguarda gli impianti.
Abbiamo sostituito quasi tutte le caldaie di vecchio tipo con caldaie nuove a condensazione e stiamo iniziando a montare caldaie ibride, che permettono di ottenere un maggiore risparmio in termini di consumo. Entro la prima metà del 2027 realizzeremo anche un progetto particolarmente innovativo finanziato da fondi europei, dal Ministero e dal Comune di Parma che porterà all’installazione di 700 impianti fotovoltaici plug-in da balcone. Questi impianti di proprietà del Comune saranno gestiti da noi, in favore delle famiglie con più povertà energetica, e consentiranno di abbattere il consumo di una famiglia o di limitarlo molto”.
Come sono stati utilizzati i finanziamenti ricevuti da PNRR e dal Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare?
“Noi abbiamo dei finanziamenti del Piano Nazionale Complementare, fondo complementare al PNRR, e abbiamo ricevuto circa 7 milioni e mezzo di finanziamenti, che sono serviti a recuperare alcuni edifici che non erano destinati all’uso abitativo, quindi ci ha permesso di aumentare l’offerta abitativa dell’edilizia pubblica.
Abbiamo recuperato tre edifici a Parma per circa una quarantina di alloggi, un edificio a Salsomaggiore Terme con quattro alloggi nuovi, un’ex scuola nel comune di Montechiarugolo chiusa da diversi anni che ha permesso la realizzazione di tre alloggi, sei alloggi in un edificio nel comune di Roccabianca vuoti da diversi anni e infine abbia -
mo realizzato interventi di efficientamento energetico in un edificio a Fidenza con venti alloggi, già destinati all’utilizzo abitativo. Con il PINQuA invece abbiamo realizzato un efficientamento negli edifici di via Taro, a Parma, che ha interessato una sessantina di alloggi. Con il PNRR invece abbiamo fatto delle operazioni proprio per conto dei comuni con la missione 5, destinata alla disabilità e all’housing first, e stiamo realizzando per conto dei comuni diversi interventi per il distretto Taro-Ceno, per il distretto della montagna e per il distretto di Fidenza, per una decina di alloggi in totale. Stiamo anche realizzando un importante intervento nel comune di Medesano, sempre per il distretto Taro-Ceno, in un immobile con tre alloggi. A Parma invece abbiamo già realizzato alloggi ponte per 24 posti letto in un edificio di via Spadolini e termineremo entro giugno i 16 posti letto di un edificio in Borgo Bosazza, che prima non aveva una destinazione abitativa”.
Progetto COOLtoRISE: di cosa si tratta?
“È un’iniziativa finalizzata all’educazione alla riduzione dei consumi, realizzato in collaborazione con il Comune di Parma, che ha permesso di fare delle sessioni di incontro a cui hanno partecipato soprattutto i nostri presidenti di autogestione, che a loro volta sono diventati divulgatori di questo progetto e di quelle abitudini di vita che consentono di ridurre il consumo, come non sprecare l’acqua, installare illuminazioni a LED, spegnere le luci nelle parti comuni dove non si spengono automaticamente, cose che possono sembrare banali ma che consentono di dare un’educazione alla riduzione dei consumi”.
Guardando avanti, quali sono le priorità e gli obiettivi per il futuro?
“Aver deciso di partecipare insieme ai comuni del territorio alla Missione 7 del PNRR è sicuramente uno degli obiettivi più sfidanti che abbiamo da -
vanti nei prossimi anni con la Regione Emilia-Romagna. La Missione 7, il cui finanziamento sul territorio nazionale ammonta complessivamente a oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro con l’incentivo del conto termico 3.0, consente di realizzare interventi su tre lotti nella nostra provincia per circa 45-50 milioni di euro.
Abbiamo un lotto nel comune capoluogo, uno nella zona montana e pedemontana e uno nella zona della pianura di Parma. Questi interventi dovrebbero portare un miglioramento di almeno 30% dell’efficienza energetica, ma le proposte che il nostro Consiglio d’amministrazione ha già approvato portano verso quasi un consumo zero, migliorando di molto l’efficientamento degli edifici”.
Uno degli obiettivi è anche ottenere un finanziamento dalla Banca Economica Europea?
“Sì, stiamo affrontando anche questo tema legato al finanziamento che la Regione ha chiesto attraverso la BEI per sostenere un nuovo diritto all’abitare. Questa misura riguarda gli immobili sfitti da lungo tempo e con un costo molto elevato di ripristino, ragione per cui sono rimasti sfitti. Con questi fondi la Regione e i comuni riusciranno a recuperare anche questi alloggi”.
I fondi quanti sono?
“Ammontano complessivamente a 300 milioni di euro, suddivisi su due opportunità: la prima legata al ripristino del singolo alloggio, ovunque esso sia, la seconda invece a proprietà pubbliche inutilizzate e inutilizzabili, come vecchie scuole o magazzini, che possono essere candidate in Regione per essere trasformate in nuovi alloggi di residenza sociale con un canone calmierato”.
Il Contributo Vincenzo Bernazzoli
Assessore alle Politiche Abitative di Fidenza
Attualmente com’è la situazione abitativa a Fidenza? Quali sono le sfide principali?
“Fidenza dispone di un patrimonio di edilizia residenziale pubblica che ammonta a ben 695 alloggi. Rispetto ad una città di 27 mila abitanti questo significa avere a disposizione un formidabile strumento per dare risposte alla richiesta sempre crescente di casa da parte dei cittadini, soprattutto delle fasce più esposte e fragili della nostra comunità. Ciò premesso trovare casa è complesso anche qui, soprattutto se si guarda alla disponibilità di appartamenti in affitto. La sfida dunque è quella di affrontare questa che è una condizione generale e diffusa, mettendo in campo ogni misura necessaria affinché chi vive e lavora a Fidenza possa trovare risposta alle proprie necessità”.
Tra ACER Parma e il Comune di Fidenza c’è una stretta collaborazione, in che modo si concretizza questa sinergia? E come si traduce per i cittadini?
“In riferimento a quanto dicevo, Acer è il nostro gestore di questo enorme patrimonio abitativo, e in quanto tale è quindi un partner insostituibile, a cui è demandato il compito di garantire le condizioni di vivibilità e di rispetto dei nostri alloggi ERP. Si tratta di un compito non semplice, che richiede competenze tecniche, capacità di programmazione e la sensibilità necessaria per ge -
stire la quotidianità all’interno di caseggiati che sono vere e proprie comunità. In questo senso a Fidenza abbiamo da tempo superato la nozione di “casa popolare”, termine generico con cui si identificava una filosofia dell’abitare ormai obsoleta, a vantaggio di una visione moderna della casa pubblica come strumento fondamentale non soltanto per integrare, ma soprattutto per offrire un’opportunità di crescita e stabilità sociale”.
Quali sono gli interventi, in corso o già conclusi, di maggior rilevanza per Fidenza? Ci sono pro -
getti in partenza?
“Al momento come assessorato al Welfare abbiamo in corso un progetto denominato “La strada verso casa”. Sviluppato con Fondazione Cariparma, Ciac Onlus e Acer Parma, si tratta di un progetto che, tra le altre cose, offre un’accurata attività di sostegno nella prima fase di accesso all’alloggio sociale per coloro che necessitano di un supporto nella redazione delle pratiche da avviare, per la conoscenza e condivisione delle regole condominiali, della buona gestione dell’alloggio e del migliore utilizzo degli spazi comuni.
La parte progettuale relativa allo scorrimento della graduatoria Fondo affitto è gestita, per conto del Comune, da Acer Parma in quanto già gestore del Fondo a livello provinciale, mentre la parte riguardante l’accompagnamento delle famiglie e la cura di particolari situazioni di conflittualità, che potrebbero verificarsi negli ambiti condominiali, è affidata all’Associazione Ciac di Parma, con esperienza pluridecennale nell’affiancamento e nell’inserimento sociale di persone e di famiglie con difficoltà”.
Quali sono gli obiettivi condivisi con ACER Parma per il futuro?
“La partnership in atto tra Acer e Comune di Fidenza è di quelle destinate a durare a lungo e con reciproca soddisfazione. Non a caso abbiamo pensato ad Acer Parma anche quando abbiamo messo in campo un altro progetto, in questo caso di natura ambientale. Mi riferisco all’ingresso nella compagine societaria di Fidenza 2030, la prima Comunità Energetica Rinnovabile nata con l’obiettivo di condividere l’energia elettrica prodotta dai nuovi impianti fotovoltaici di cui saranno dotati i numerosi edifici che sono nella disponibilità dei soci. Ecco quindi un esempio di come la collaborazione tra soggetti istituzionali che condividono la medesima visione può manifestarsi in ambiti diversi, sempre caratterizzati
però da un identico obiettivo: far crescere la nostra comunità, rafforzarne la coesione e la capacità di essere attrattiva ed ospitale”..
Il Contributo Ettore Brianti
Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Parma
Il numero di cittadini in stato di necessità abitativa è sempre più ampio, l’assessorato cosa sta facendo e cosa prevede di fare per contrastare questa emergenza?
“Dal 2023 sono stati recuperati circa seicento alloggi di edilizia residenziale pubblica grazie allo stanziamento di 10 milioni di euro, finanziamento sostenuto congiuntamente da Comune di Parma, Fondazione Cariparma, Regione Emilia-Romagna, ACER Parma e fondi ministeriali. È uno dei cardini del Piano Casa comunale “Fa’ la Casa Giusta! Parma Abitare Sociale”: una assoluta priorità è stata il recupero di un ampio stock di alloggi di edilizia pubblica inutilizzabili e vuoti, che in tre anni hanno permesso di sostenere il bisogno di tante famiglie in attesa in graduatoria ERP. Per rendere un’idea corrispondono a circa 20 condomini da 30 appartamenti.”
Ci sono poi gli alloggi che verranno recuperati con i fondi stanziati nell’ambito del PNRR?
“Certo, a questi 600 alloggi si aggiungeranno oltre 170 alloggi nuovi o recuperati grazie a circa € 40 milioni tra fondi stanziati nell’ambito del PNRR e risorse di bilancio del Comune e dei nostri partner istituzionali (Parma Infrastrutture Spa, ASP Parma e ACER Parma). A tutto ciò si affianca un nuovo condominio ERP da 25 appartamenti finanziato da risorse ministeriali e gli interventi di edilizia convenzionata del settore privato, oltre
gli studentati promossi dall’Università di Parma e da privati. Inoltre su dieci aree della città stiamo portando avanti un progetto di Partenariato pubblico-privato demoninato “Abitare+Parma” che porterà alla creazione di circa 300 nuovi alloggi di housing sociale. L’obiettivo complessivo del Programma triennale “Fa’ la Casa Giusta!” è l’avvio di cantieri per circa 1.500 appartamenti, tra nuovi e recuperati, e 150 posti letto per studenti, con l’attivazione di € 174,8 milioni di investimenti pubblici e privati”.
In che modo la sinergia con ACER Parma si concretizza nella gestione del patrimonio di edilizia pubblica?
“La collaborazione tra il Comune di Parma e ACER Parma si concentra sulla gestione sia del patrimonio abitativo pubblico di Edilizia Residenziale Pubblica che Sociale. Abbiamo attivato dei protocolli per il contrasto alla morosità incolpevole e il portierato sociale. ACER Parma gestisce i rapporti con le famiglie anche grazie al sistema delle autogestioni condominiali, in cui sono i condòmini ad organizzarsi per decidere come risolvere le piccole questioni di gestione quotidiana delle loro abitazioni, rappresentando un importante fattore di prevenzione e attenzione alle dinamiche di convivenza. ACER Parma ha collaborato in modo rilevante con l’Amministrazione Comunale per l’attivazione di un front office avanzato rivolto ai cittadini su tanti temi inerenti la fragilità locativa, come la rinegoziazione dei canoni di locazione o la morosità incolpevole”.
Il Mosaico Abitativo Solidale è uno degli interventi più significativi per il Comune di Parma, in cosa consiste?
“Il Programma comunale ‘MAS - Mosaico Abitativo Solidale’, è stato finanziato dal PINQuA “Programma Innovativo per la Qualità dell’Abitare”, inserito nella Missione M5C2 Inv.2.3 del PNRR, con un quadro economico complessivo di oltre 32 milioni. ACER Parma è protagonista di questo percorso di rigenerazione urbana con due linee attuative. La prima è la gestione della nuova Residenza “MAS1 - Mix House”, di proprietà della Soc. Parma Infrastrutture Spa: è un edificio innovativo eco-sostenibile, di circa 7.700 metri quadrati, con 60 alloggi ERS destinati a fasce della popolazione che possono avere difficoltà nell’accedere al mercato immobiliare convenzionale. All’interno della Residenza è prevista la sperimentazione di nuove forme di housing sociale, cruciali per
contribuire a contrastare l’emarginazione abitativa, promuovendo la coesione sociale e creando comunità più inclusive e solidali. Il complesso è formato al piano terra da un centro di aggregazione sociale completo di spazio polifunzionale per attività motorie, la portineria solidale e diversi appartamenti, compreso quello destinato al “coordinatore sociale” dell’intera struttura, mentre ai piani superiori si trovano le diverse unità immobiliari, divise tra monolocali, bilocali e trilocali, intervallate da spazi aggregativi ad utilizzo condiviso dell’utenza. L’intervento ha previsto un quadro economico oltre 16 milioni di euro di investimento. La seconda linea attuativa “MAS3 - Acer House” ha visto l’appalto di ACER Parma per l’efficientamento energetico di due edifici ERP, posti a fianco della Residenza MAS1, con l’obiettivo di contrastare le difficoltà degli inquilini riguardo al caro energia, spingendo il più possibile verso la maggiore efficienza energetica degli immobili pubblici di housing sociale.”
A questo proposito, un altro passaggio rile -
vante è stato quello della transizione digitale?
“Abbiamo attuato un importante progetto di digitalizzazione dei bandi pubblici per l’assegnazione del patrimonio residenziale pubblico, grazie ad una importante collaborazione con ACER Parma, che ha fornito una innovativa piattaforma online per la presentazione delle domande tramite spid, che permette di velocizzare tutte le operazioni di verifica dei requisiti e di gestione delle assegnazioni degli alloggi. Adesso la presentazione delle domande avviene esclusivamente online senza più l’uso del cartaceo. La digitalizzazione ha permesso anche di coinvolgere Sindacati e CAAF convenzionati a cui si possono rivolgere le famiglie per ricevere supporto tecnico nell’invio delle domande.”
Insieme ad ACER Parma, il Comune è socio della Fondazione “Parma Housing Center”?
“Esatto, siamo anche attenti allo sviluppo di nuove soluzioni abitative accessibili tramite la Fondazione ‘Parma Housing Center’, lo facciamo insieme a ACER Parma, che è tra i fondatori insieme a Università di Parma, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, AUSL di Parma e ASP Parma, nell’ambito del Programma comunale “Fa’ la casa giusta!”. È un progetto importante perché da un lato si integra con il Programma di recupero e rigenerazione degli alloggi ERP su cui il Comune ha lavorato in questi anni, che sono già 500, ma dall’altro attiva la possibilità di offrire alla città un servizio di locazione sociale di alloggi privati vuoti, si stimano quasi 7.000 in città, e metterli sul mercato a canone calmierato, crecando di sostenere chi ha un lavoro, ma fa fatica a trovare una casa con un affitto accessible. Pensiamo a quelle fasce di lavoratori che arrivano a Parma: infermieri, autisti del trasporto pubblico locale ed alle tante categorie che fanno fatica a trovare affitti in città. Rivolgendosi a questa nuova Fondazione proprietari e inquilini potranno incrociare
la loro domanda con un’offerta equa e sostenibile, garantita da fondi regionali per i rischi legati a danni, morosità e piccoli lavori di manutenzione. Il Programma “Fa’ la Casa giusta!” vuole infatti che la casa sia ‘giusta’, anche a quel ceto medio che è andato via via impoverendosi e che oggi, pur avendo un lavoro ed una famiglia sulle spalle, fa fatica a vivere in una città come Parma dove gli affitti sono sempre più alti.”
Quali sono le altre politiche sulla casa messe in campo dal Comune? Tra queste rientra anche il progetto “AbitAbile”?
“Insieme ad ACER Parma, Ordine degli Avvocati e Associazioni di piccoli proprietari immobiliari e inquilini abbiamo sottoscritto il protocollo ‘AbitAbile’ con l’obiettivo di prevenire, limitare e contrastare la condizione di sfratto per morosità incolpevole attraverso un servizio di mediazione sull’abitare. Un’idae scaturita dal Tavolo dell’emergenza abitativa costituito dalla Prefettura di Parma, per cercare di prevenire e risolvere le controversie in via stragiudiziale tra locatore e inquili-
no (anche assistiti dai propri legali e/o dalle associazioni di categoria) nel momento in cui inizino a farsi manifesti i primi segnali di crisi del rapporto locativo per l’insorgere della morosità incolpevole: uno stato determinato, molto spesso, dalla mutata condizione economica di tante famiglie in affitto, causata dalla perdurante crisi economica degli ultimi anni e aggravata dall’aumento dei costi di gestione degli immobili per l’impennata della ‘bolletta energetica’. Il Comune e ACER Parma, dopo aver proceduto all’istruttoria di durata non superiore a 20 giorni dall’istanza, attraverso il servizio di mediazione comunicheranno e garantiranno, al proprietario o all’inquilino oppure all’Associazione che li rappresenta, quali soluzioni concrete possano essere percorse per soddisfare entrambe le parti e evitare che si perfezioni la notifica dell’intimazione di sfratto.”
Per quel che concerne i progetti sulla casa che riguardano il territorio vi siete attivati anch sulle politiche residenziali per gli studenti universitari?
“Con il Programma comunale “Fa’ la casa giusta!”, abbiamo attivato una forte sinergia e collaborazione con l’Università anche all’interno del progetto “Parma Città Universitaria” e sono attualmente in partenza importanti realizzazioni, all’interno anche dei fondi PNRR, sia pubbliche, sia del privato, che andranno a incrementare le disponibilità di nuovi alloggi superando i 150 posti letto pubblici e i 500 posti letto privati. Importante il ruolo della Residenza “MAS1 - Mix House” in cui sarà attivo uno studentato solidale di 20 posti letto destinato a studenti fuori sede, che svolgeranno ore di volontariato intergenerazionale a sostegno della comunità.”
È di poche settimane fa il via al Programma di edilizia sociale “Abitare+Parma, pensato per realizzare nuove abitazioni a costi sostenibili
e riqualificare alcune aree della città oggi nella disponibilità del Comune ma non ancora utilizzate.
“Il Comune ha recentemento avviato il Programma “Abitare+Parma”, che prevede l’attuazione di un partneriato pubblico-privato per realizzare nuove abitazioni sociali ERS a costi sostenibili e riqualificare alcune aree della città nella disponibilità del Comune. L’obiettivo è aumentare il numero di case accessibili per chi vive e lavora a Parma, in particolare famiglie e lavoratori che oggi incontrano difficoltà nel trovare un alloggio a prezzi compatibili con il proprio reddito. Il programma prevede la costruzione di nuovi alloggi di edilizia sociale in 15 aree di n. 10 Schede Norma per circa 298 alloggi di progetto con un quadro economico complessivo stimato di circa 70 milioni di euro. Gli immobili dovranno essere performanti dal punto di vista della qualità e delle prestazioni energetiche, in linea con gli indirizzi dell’Amministrazione in relazione alla qualità urbana e alla sostenibilità ambientale. La realizzazione degli interventi avverrà attraverso una
collaborazione tra settore pubblico e operatori privati: il Comune stabilirà gli obiettivi e le regole del progetto, mettendo a disposizione le aree, mentre i soggetti privati potranno proporre e realizzare gli interventi, contribuendo in modo significativo anche al finanziamento delle opere. Questo modello consente di sviluppare i progetti con tempi più rapidi e con un impatto più contenuto sulle risorse pubbliche.”
Anche la Regione Emilia-Romagna ha recentemente avviato un programma per il recupero e l’incremento del patrimonio ERP e ERS finanziato da Fondi BEI. Parma ne beneficerà?
“Abbiamo apprezzato molto l’impegno della Regione E-R sul tema del recupero di alloggi pubblici e la possibilità di trasformare in residenziale alcuni edifici comunali dismessi, grazie all’attivazione di mutui per complessivi € 300 milioni con la Banca Europea di Investimento (BEI). L’obiettivo è offrire rapidamente alloggi ERS in locazione a prezzi accessibili, utilizzando prioritariamente gli alloggi sfitti del patrimonio abitativo pubblico e aumentare l’offerta di ERP e ERS utilizzando patrimonio pubblico non utilizzato. Con ACER Parma abbiamo selezionato 38 alloggi da riqualificare attraverso la prima linea di finanziamenti pari a oltre € 1.4 milioni e due proposte di intervento per la seconda linea di finanziamenti, con la riconversione dell’ex Municipio di Corcagnano e dell’ex Scuola di Cervara, per un totale di nuovi 24 alloggi, con un quadro economico di oltre € 4.8 milioni. Il meccanismo finanziario prevede che le risorse generate dai canoni calmierati degli alloggi rigenerati o di nuova costruzione siano trasferite alla Regione per la copertura dei mutui attivati.”.
Prima di Acer
Le case popolari dal 1856 al 2001
Acer, nella sua attuale configurazione, è nata dalla trasformazione del precedente Istituto Autonomo Case Popolari che aveva il solo compito di gestire l’edilizia pubblica di proprietà. Da quel momento il cambiamento della società ha imposto un profondo rinnovamento che si è attuato nel corso degli ultimi anni. L’Azienda Casa Emilia Romagna di Parma ora amministra con capacità e profitto non solo il patrimonio immobiliare, ma garantisce con le proprie attività la coesione sociale e il buon vivere, favorendo la crescita della reciproca accoglienza all’interno di una diversa eterogeneità dei nuclei familiari. Un lavoro costante che, riuscendo ad accompagnare i mutamenti profondi e continui che hanno coinvolto le nuove politiche abitative, ha dovuto affrontare via via nuove sfide che hanno portato all’esigenza di ridefinire l’azione pubblica in campo abitativo e, all’interno di questa, del futuro dell’Edilizia Residenziale Pubblica.
Con il trascorrere del tempo, alla necessità di garantire il diritto alla casa ai ceti sociali più deboli, che rimane l’obiettivo primario dell’edilizia sociale, si aggiunge l’esigenza di garantire le condizioni abitative a nuove categorie, rispondendo alle richieste nate a seguito di una maggiore mobilità sociale, necessaria a sostenere i nuovi modelli occupazionali. Ma anche a supportare la regolazione dei flussi migratori o rispondere a nuove richieste dalla società, come quelle espresse da
una popolazione anziana in forte aumento e dalle esigenze delle giovani coppie.
Seguire la schedatura degli edifici, evidenza una stratificazione temporale nella formazione e nella crescita urbana, che affida alle case popolari un ruolo ben più importante rispetto a quello che si sarebbe portati ad immaginare. Basti pensare all’Oltretorrente, a via della Salute, primo nucleo di case popolari a Parma, o a quelle che oggi sono divenute le zone residenziali di maggiore pregio, come la Cittadella ad esempio, sorte nel primo quarto di secolo come quartieri economici e popolari. Oppure si può pensare al significato che
hanno assunto le case popolari negli anni del boom economico, quando sono sorti i Prati Bocchi, il quartiere San Lazzaro, i comparti “operai” di San Leonardo attorno alla Bormioli.
Gettando uno sguardo a prima del 1926, anno dal quale si fa partire l’attuale centenario di Acer, a Parma, la casa popolare compare per la prima volta con la sovrana Luisa Maria di Borbone, nel 1856, per far fronte ad una emergenza sanitaria a seguito dell’epidemia di colera del 1855 e per gestire una situazione di sovraffollamento dei quartieri periferici, l’Oltretorrente in particolare, occupato dai ceti più umili.
Consapevolmente, lo Stato decide di impegnare, per la prima volta, le aree ortive a sud dell’abitato nell’Oltretorrente con un programma edificatorio che comprende quattro quartieri di case. Il decreto non prevede solo la costruzione di edifici ma di dar vita, coi proventi della vendita di uno dei quartieri costruiti, ad una Cassa di Risparmio il cui scopo statutario sia proseguire tale attività; col provvedimento si decide inoltre di coinvolgere nell’oprazione aristocratici e borghesi attraverso incentivi rivolti a coloro che metteranno a disposizione fondi per le case, quali la concessione gratuita dell’area, l’esenzione fiscale o l’iscrizione nel numero dei benemeriti del Principe e dello Stato. Tale provvedimento del governo preunitario, con l’espansione urbana dei primi quartieri di via della Salute, si attua in modo che sembra presagi-
re gli indirizzi che seguiranno nel coniugare casa popolare e quartiere, insediamento e piano di espansione, arrivando a costituire non solo leggi ma prescrizioni normative per la costruzione degli edifici e vere e proprie strutture deputate ai finanziamenti. Quando, nel giugno del 1859, sotto la spinta dei moti insurrezionali, Luisa Maria fugge da Parma, i primi due quartieri di case sono già in corso di costruzione. Il progetto verrà terminato ad opera della Cassa di Risparmio, definitivamente fondata nel 1860 sotto il governo Farini. Nel 1894 la Giunta Comunale decide di costruire cinquanta case operaie nell’area di risulta tra la costruzione del muraglione difensivo in sponda destra del torrente, dal ponte Caprazzucca alla Piazza d’Armi rinviando però le decisioni sull’ubicazione a tempi successivi; alla domanda di alloggi popolari risponderà solo con la delibera di Consiglio Comunale del 1904 che approva i progetti delle case da costruire in Viale Mentana, in Via della Salute, in via Goito, in piazzale Marsala, interventi che verranno ultimati rispettivamente nel 1906 il primo, l’anno successivo gli altri. Ci sono pervenuti tutti anche se solo gli ultimi sono ancora di proprietà pubblica. Di questi si conservano oggi nell’archivio IACP solamente i progetti di ristrutturazione ed adeguamento normativo da quando, ed è storia recente, viene demandata la gestione. Questi interventi possono essere considerati un primo
operare dell’Istituto Case Popolari. ll primo riconoscimento legislativo della funzione degli Istituti Autonomi per le Case Popolari nell’edilizia abitativa avviene col Testo Unico sull’edilizia popolare ed economica approvato con R.D. N. 2318 del 30 novembre 1919. È questa, di fatto, la data d’inizio di una conservazione sistematica nell’Archivio esplorato dei materiali grafici e documentari relativi alle case. Della situazione precedente si conserva ben poco.
Operativamente il Testo Unico trovò scarsa applicazione a causa della guerra. Di questa stagione legislativa restano a Parma, solo per citarne alcuni, le case-orto dei villaggi semirurali di via Po e di via Venezia, i quartieri a villini da vendita dell’area della ex Piazza d’Armi, oggi zona Solferino, e di viale Rimembranze, oltre a numerosi edifici espressione delle politiche sociali del ventennio, quali la Casa della Nuzialità di via Rondizzoni e quelle di Viale dei Mille. La prima attività dell’Istituto nel dopoguerra è rivolta a ricostruire e operare, oltre a pensare alla costruzione di nuovi alloggi: di quel periodo sono gli interventi di via Piave, di via Pozzuolo ed i primi fabbricati dei Prati Bocchi. Alla fine del conflitto, il problema della ricostruzione ed in particolare quello legato alla costruzione di alloggi per le classi sociali a basso reddito, si presenta in maniera rilevante tanto da far registrare una produzione legislativa particolarmente intensa cui corrisponde una attività edificatoria ragguardevole.
Proprio del 1949 sono i primi provvedimenti di legge: la Fanfani per il piano INA Casa e la Tupini per la costruzione di case popolari, primi motori della ricostruzione. A Parma si doveva risolvere anche un problema diverso: l’eliminazione dei capannoni e di tante altre abitazioni malsane costituitesi in edifici pubblici, per queste l’Istituto, intervenendo in modo determinante, si avvalse della Legge Romita dedicata, appunto, all’eliminazione delle case malsane. Nei due settenni di
attuazione del piano si assiste ad una attività intensa dello IACP, sia in quanto diretto costruttore dei quartieri di edilizia popolare che nel ruolo svolto nell’edilizia economica. Si decise che la metà del costruito fosse data in locazione e l’altra metà in vendita; la proroga del 1955 eleva la quota a riscatto a due terzi. Con gli strumenti del Piano INA Casa si costruiscono a Parma il quartiere Montanara ed il quartiere di via Trieste progettati da Gandolfi, ed il quartiere di via Trento di Michelucci.
L’approvazione del piano decennale GESCAL 1963-1973, sotto l’aspetto operativo rappresenta una prosecuzione del piano INA Casa dal quale eredita il patrimonio immobiliare. La Gestione Case Lavoratori si occupa della gestione finanziaria e provvede alla attuazione del programma la cui esecuzione viene affidata agli IACP, mentre la programmazione degli interventi viene decisa da un Comitato centrale che è organo dello Stato. La realizzazione delle costruzioni viene affidata principalmente agli IACP che, dopo essere stati tra le principali stazioni appaltanti dell’INA Casa, divengono nel periodo GESCAL gli enti prioritari
dell’intervento. Gli interventi, anche quando isolati, sono dal programma decennale inseriti in quartieri ritenuti idonei ai sensi delle norme emanate, attuati mediante piani pluriennali in piani di zona che prevedono le attrezzature, gli spazi verdi ed i servizi necessari. Di questa stagione ci restano, solo per ricordarne alcuni, l’edificio a blocchi di via Toscana a San Secondo, la casa in località Borgomaggiore a Colorno, i condomini del viale nuovo a Basilicanova, di via Don Minzoni a Langhirano, di via Divisione Julia a Sala Baganza, di via Endrumaschi a Fornovo Taro, tutti a pianta trilobata, la casa a Gaiano in via Montegrappa, l’edificio col grande portico dei Filagni di Ricco’.
La comparsa inoltre della Legge N. 1676 del 30 dicembre 1960 per la costruzione di case per lavoratori agricoli dipendenti fa registrare una azione rilevante soprattutto nelle campagne. La legge prevede l’edificazione di case per alloggi in locazione, che restano in proprietà dello Stato e la cui costruzione e gestione viene affidata agli IACP. Il 1971 segnò un’altra pietra miliare nella storia degli I’IACP, venne, infatti, promulgata la Legge 865, che di fatto trasformò gli Istituti Case Popolari da Enti Pubblici Economici ad Enti Pubblici non Economici con prevalenza pertanto, dell’attività pubblico-assistenziale. Si diede seguito all’eliminazione di tutti gli enti pubblici operanti nel settore con la sola eccezione degli IACP, gli Istituti Autonomi Case Popolari divengono gli unici soggetti incaricati dell’esecuzione degli interventi di edilizia pubblica. Compare per la prima volta la definizione di edilizia residenziale pubblica, introducendo una netta distinzione tra edilizia sovvenzionata ed agevolata. Si norma inoltre l’esproprio per pubblica utilità dandosi un nuovo ed efficace strumento. La legge istituisce il CER, Comitato per l’edilizia residenziale, per la distribuzione dei fondi alle singole regioni alle quali sono affidate le localizzazioni degli interventi e le loro attuazioni. Con il Piano decennale per l’edilizia residenziale,
varato con la Legge N. 457 del 5 agosto del 1978, si interviene sull’edilizia residenziale pubblica e l’edilizia convenzionata per procedere con la costruzione di nuove abitazioni ed il recupero delle preesistenze edilizie. Questa si caratterizza come legge di rifinanziamento dell’edilizia residenziale, ma contiene innovazioni sia di carattere istituzionale che operativo.
ll definitivo allontanamento dalle politiche del trasferimento della casa in proprietà agli assegnatari di edilizia pubblica a favore della casa in affitto a basso costo ai fini di allargare l’offerta pubblica avviene con la Legge 513 del 8 agosto 1977, approvata a titolo di stralcio del piano decennale sull’edilizia residenziale, le cui norme prescrivono dettagliatamente le caratteristiche distributive e funzionali degli alloggi ed il loro dimensionamento, fissando superfici utili, altezza del piano, posizionamenti dei servizi, ed operando quindi una modificazione oltre che una standardizzazione della casa a basso costo.
Ad un anno di distanza, l’emanazione della Legge 457 del 5 agosto 1978 per il Piano decennale per l’edilizia residenziale definirà gli interventi
per l’edilizia residenziale pubblica e per quella convenzionata sia per la costruzione delle nuove abitazioni che per il recupero delle preesistenze edilizie cui dedica il titolo IV. Principalmente caratterizzata come una legge di rifinanziamento dell’edilizia residenziale pubblica e convenzionata, contiene innovazioni di carattere istituzionale ed operativo per gli organi e le funzioni ad essi delegate i cui elementi di rilievo sono rappresentati dall’inserimento nel CER dei rappresentanti regionali, per consentire la effettiva partecipazione delle Regioni ai livelli decisionali.
Alla fine degli anni 70 e agli inizi degli anni 80 si ebbe, finalmente, la tanto sospirata inversione di tendenza con l’emanazione d’alcune leggi, soprattutto la 457 del 05/08/1978 nota come “Piano Decennale” per I’Edilizia Residenziale che modificò il sistema dei finanziamenti. Ciò permise un intensificarsi dell’attività costruttiva, alla quale si unì anche quella del recupero, novità assoluta per gli Istituti in passato, infatti, gli Istituti disponevano di fondi per le costruzioni in modo disorganico, senza pertanto essere in grado di effettuare della programmazione pluriennale. Con l’avvento della Legge 457/1978, gli IACP poterono contare su sovvenzioni programmate con evidente giovamento per l’efficienza degli interventi. Negli ultimi vent’anni anni l’evoluzione dei ricavi da canoni (sempre stabiliti dalle leggi) è stata fortemente squilibrata rispettto all’indice dei costi e del costo della vita. Questo ha assicurato un’assistenza implicita a favore delle famiglie locatarie, ma ha di fatto sottratto risorse alla manutenzione ordinaria e straordinaria.
E si giunge così agli anni novanta. L’attività costruttiva risulta caratterizzata dal proseguimento del piano decennale (legge 67/88), e dal nuovo programma della legge 179/92. Da segnalare, infine, la Legge 560/93, che consentendo la vendita di una cospicua parte del patrimonio immobiliare degli Enti Pubblici, costituisce la base per un rilan -
cio dell’edilizia residenziale, prevedendo espressamente il reinvestimento dei ricavi per l’incremento e la riqualificazione della stessa.
La storia dello IACP
Lo Stato decentralizza le politiche abitative alle regioni
L’Azienda Casa Emilia-Romagna, ACER, è un ente pubblico economico nato nel 2001 dalla trasformazione dell’IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), costituitosi nel 1926. Gestisce il patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) nella provincia di Parma, occupandosi di manutenzione, assegnazione e nuove costruzioni.
Tutto questo avviene con la Legge Regionale Emilia Romagna 8 agosto 2001, che. all’art. 3 definisce il “Riordino della gestione degli alloggi di ERP” si chiarisce subito che il riordino è volto a “trasformare gli attuali IACP in enti pubblici economici, con la denominazione di Azienda Casa Emilia Romagna (ACER)….”, per la gestione di patrimoni immobiliari e la fornitura di servizi tecnici e amministrativi per il settore abitativo al fine di assicurare l’efficienza, l’efficacia e l’economicità della loro attività”.
Per questo la storia dello IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) di Parma si intreccia con l’evoluzione dell’edilizia residenziale pubblica (ERP) in Italia, finalizzata a rispondere al bisogno abitativo delle classi meno abbienti attraverso la costruzione, gestione e manutenzione di alloggi sociali. All’inizio del ‘900: Sulla scia della legge 31 maggio 1903, n. 254, promossa da Luigi Luzzatti, nacquero in tutta Italia gli Istituti Case Popolari per regolare la concessione di case popolari. Anche a Parma, l’ente ha iniziato a operare per alleviare il disagio abitativo del periodo, con un focus
su “case modeste” per famiglie di lavoratori. Nel dopoguerra, lo IACP di Parma ha avuto un ruolo cruciale nella ricostruzione e nell’espansione urbana. Esempi significativi includono interventi negli anni ‘40 e ‘50, come il complesso residenziale INCIS (poi diventato Palazzo IACP) risalente al 1949-1953.
A partire dal secondo dopoguerra, il sistema di finanziamento dell’edilizia popolare venne modificato, in quanto non si basò più unicamente sul ricorso al credito esterno, poiché lo stato, tramite l’INA Casa e GESCAL, iniziò a concorrere per intero al finanziamento delle costruzioni. Il 1971
segnò un’altra pietra miliare nella storia degli IACP. Venne, infatti, promulgata la Legge 865 (22 ottobre) che di fatto trasformò gli Istituti Case Popolari da Enti Pubblici Economici ad Enti Pubblici non Economici con prevalenza dell’attività pubblico-assistenziale. Con l’avvento della Legge 457/1978, gli IACP poterono contare su sovvenzioni programmate con evidente giovamento per l’efficienza degli interventi. Tra i fondi di cui potevano disporre gli IACP. per la costruzione di alloggi ERP parte rilevante era costituita dai contributi GESCAL (acronimo di Gestione Case per Lavoratori) Il principio di funzionamento Fondo Gescal era quello di costruire case per i lavoratori con contributi provenienti dai lavoratori stessi, dalle imprese ed in parte da finanziamenti governativi. I contributi aziendali e dei lavoratori furono soppressi, per la quota a carico dei lavoratori (0,35 per cento) dal primo gennaio 1996 e per la quota versata dalle aziende (ridotta allo 0,35 per cento) dal 31 dicembre 1998. Dal 1998 scompare dal bilancio dello Stato ogni finanziamento per l’ERP. In Emilia-Romagna, come in altre regioni, gli IACP si sono evoluti nel corso del tempo. Oggi le funzioni di gestione del patrimonio residenziale pubblico sono svolte da ACER (Azienda Casa Emilia-Romagna), che ha sostituito i vecchi istituti, gestendo i rapporti con gli assegnatari e la manutenzione del patrimonio. L’ente ha spostato il focus dalla sola nuova costruzione al recupero del patrimonio esistente, con attenzione all’adeguamento impiantistico, energetico e al rispetto del territorio.
In sintesi, lo IACP di Parma (ora ACER) ha rappresentato l’ente tecnico e sociale fondamentale per lo sviluppo abitativo della città, trasformandosi da costruttore diretto a gestore del patrimonio pubblico abitativo. Il Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n°112, attuativo della legge 15 marzo 1997 n°59 (Legge Bassanini) sposta le competenze legislative e finanziarie in materia di ERP
(così come di tutto il sociale) nelle mani delle Regioni. Si smarrisce definitivamente un intervento unitario e generale nel settore dell’ERP. Le leggi e i regolamenti regionali che ne sono scaturiti negli ultimi anni hanno segnato in modo irreversibile le finalità sociali del comparto, diversificando fortemente il settore a livello nazionale; con caratteristiche che oscillano da indirizzi fortemente privatistici, fondati sulla logica dell’autofinanziamento (soprattutto al Nord) a situazioni di fortissimo indebitamento e crisi finanziaria, prevedibilmente esposte ad ulteriori processi di alienazione (soprattutto al Sud). Con il decentramento amministrativo e la presa in carico delle funzioni ERP da parte delle Regioni si è fin da subito ridefinito il ruolo degli enti gestori, con la soppressione degli IACP.
Cento anni di Case Popolari
Una storia da raccontare in una mostra
Ripercorriamo in pillole gli edifici presenti sul nostro territorio, che hanno contraddistinto la storia delle case popolari, molte non sono più in gestione ad Acer, ma lasciano una traccia importante di come le questi edifici contraddistinguano e abbiano condizionato ancora oggi l’architettura e il tessuto urbano e sociale di Parma. Le prime case popolari del Comune di Parma risalgono al 1904, tra queste ci sono quelle di via Marsala e via Solari. Nel luglio del 1926 inizia ad essere operativo lo IACP, il primo intervento dello IACP a Parma riguarda 16 fabbricati nel quartiere Cittadella (di cui attualmente è rimasto ad Acer solo quello di via Solari). Di questo primo lotto è anche la costruzione di quella che viene definita la “casa dei Tranvieri” in viale Vittoria, di tre edifici in viale dei Mille e della “casa della Nunzialità” in via Rondizzoni e di un fabbricato in via Cocconcelli. Nel 1940 si inizia a costruire con il nome di Istituto Autonomo Fascista, edificando, tra gli interventi più significativi, in via della Costituente, Via Po e nel quartiere Venezia. Con la fine della guerra, lo IACP, riprenderà il suo nome originario. Mentre l’attività di realizzazione di case popolari prosegue da parte dei Comuni, è del 1949 l’istituzione di INA casa, che verrà soppressa nel 1963, con l’istituzione di GESCAL, che sarà a sua volta incorporata nel 1972 nello IACP. Esistono comunque alcuni decenni, in cui sul territorio di Parma operano contemporaneamente diversi enti, fino
al 2001, anno in cui tutti gli immobili passano ai Comuni e vengono dati in gestione alla neocostituita ACER. Nel dopoguerra, anche il Genio Civile, aveva la possibilità di edificare, addirittura senza licenze edilizie, le testimonianze più significative di questo sono gli edifici di via Massari, via Marchesi e via Menconi: costruite per i senzatetto e senza lavoro, la sua attività è proseguita fino agli anni ’60. Tra gli enti minori, confluiti nello IACP, è importante ricordare l’INCIS, Istituto Nazionale Case Impiegati dello Stato, che ha realizzato opere architettonicamente rilevanti, come l’edificio
in via Rustici n. 10 o quello in via Garibaldi ad angolo con viale Bottego, progettato dall’architetto Vittorio Gandolfi e ispirato alla costruzione di Le Corbusier a Marsiglia. Dal 1975 in poi, grazie alla legge 1676 del 1960, saranno costruite da parte del Demanio, in zone decentrate, delle case riservate agli agricoltori e ai contadini, si trattava di piccole abitazioni di quattro/sei unità, con un piccolo appezzamento di terreno, tutte uguali tra di loro. Per raccontare i cento anni di ACER, verrà realizzata una mostra, uno dei momenti più significativi delle celebrazioni, sarà curata dall’Azienda, con la consulenza del Centro Studi Movimenti. All’interno della suggestiva chiesa sconsacrata di san Ludovico si terrà un’inedita esposizione, per raccontare, attraverso immagini, documenti e testi scritti, la storia delle case popolari della nostra Provincia. Un percorso che inizierà dal 1904, per terminare con l’acquisizione da parte dei Comuni dell’intero patrimonio di case popolari, dato poi in gestione ad ACER.
Nasce la Fondazione Parma Housing Center
Tra i progetti più recenti e innovativi avviati da ACER, la Fondazione Parma Housing Center è nata con l’obiettivo di rispondere con rapidità ai bisogni locativi, garantendo canoni equi. La Fondazione svolge un ruolo centrale nell’attuazione del Programma Regionale “Patto per la Casa”, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, che mira a favorire l’immissione sul mercato di nuovi alloggi a canone concordato, utilizzando il patrimonio edilizio esistente privato, oggi non utilizzato. Al tempo stesso, intende sostenere e accompagnare le famiglie nei costi dell’affitto ed incentivare i proprietari a mettere a disposizione le abitazioni, attraverso fondi pubblici di garanzia (fino a 12.000 euro per alloggio, inclusi piccoli lavori di manutenzione e una garanzia per le morosità). La Fondazione agisce garantendo un presidio costante a supporto delle parti coinvolte, in particolare grazie alla soluzione “affitto sicuro” che prevede da un lato un contratto diretto e garantito con un affitto fisso tra i proprietari e la Fondazione e dall’altro un secondo contratto di sublocazione tra Fondazione e inquilini, tutelato da fondi pubblici. La Fondazione pubblica di partecipazione “Parma Housing Center”, è stata promossa e fondata dal Comune di Parma, l’Università, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria, l’AUSL, l’ASP e ACER Parma nell’ambito del Programma comunale “Fa’ la casa giusta!”. L’obiettivo è promuovere in città soluzioni innovative per l’offerta di alloggi in affitto a prezzi accessibili:
un’azione concreta per rispondere alla crescente difficoltà di trovare case in affitto a costi sostenibili da parte di lavoratori e lavoratrici dei servizi essenziali. Non si tratta di uno strumento rivolto alle fasce più deboli, le quali ci sono progetti già avviati e consolidati e gestiti dai servizi abitativi pubblici, ma è rivolta al sostegno delle famiglie del ceto medio che, pur lavorando, possono avere forti criticità a reperire abitazioni a canoni sostenibili. La Fondazione intende intervenire proprio su questo segmento di famiglie, grazie alle garanzie messe in campo dalla Regione.
Le buone pratiche di Acer
Quattro progetti selezionati per un abitare più inclusivo
Tra i cinquantasei progetti selezionati nell’ambito dell’Eurhonet Innovative Services Survey, quattro sono di ACER Parma. Si tratta dell’indagine europea dedicata all’innovazione nei servizi abitativi. Un riconoscimento significativo che conferma l’impegno dell’ente nel promuovere interventi capaci di migliorare la qualità della vita, rafforzare la coesione sociale e favorire l’inclusione all’interno della comunità.
Il primo progetto scelto è il Portierato Sociale, un servizio sperimentale pensato per supportare i residenti più vulnerabili, in particolare anziani e persone con disabilità. Gli operatori del servizio aiutano gli inquilini nelle attività quotidiane, come fare la spesa, ritirare farmaci o gestire piccole necessità domestiche. L’iniziativa punta a prevenire l’isolamento sociale e a favorire il benessere complessivo, ed è completamente gratuito per gli inquilini grazie al finanziamento del Comune di Parma. Un altro servizio selezionato sono le Attività di Sviluppo di Comunità, dedicate a rafforzare i legami tra i residenti e la cura degli spazi comuni. In particolare, queste attività coinvolgono direttamente gli abitanti delle aree in autogestione, promuovendo la partecipazione attiva, la collaborazione tra vicini e il senso di appartenenza alla comunità. Gestite e finanziate interamente da Acer Parma, rappresentano un elemento stabile della strategia aziendale per favorire la coesione sociale e valorizzare le comunità abitative.
Il terzo progetto è invece lo Sportello Sovraindebitamento, nato dalla collaborazione tra Acer Parma, Comune e Tribunale di Parma, offre supporto a cittadini in difficoltà economica. Grazie alla presenza di un operatore e di un legale incaricato dal Tribunale, il servizio aiuta le persone a comprendere la propria situazione debitoria, gestire i crediti in sospeso e trovare soluzioni di risanamento sostenibili. Attualmente in fase sperimentale, il progetto mira a diventare un servizio stabile a seguito della valutazione dei risultati.
A completare, il Progetto Sostegno Compiti supporta bambini tra i 6 e i 14 anni provenienti da famiglie fragili, offrendo aiuto nello svolgimento dei compiti e attività educative extrascolastiche. Il progetto svolge anche una funzione di integrazione socio-culturale, favorendo la partecipazione dei bambini alla vita comunitaria e supportando le famiglie con difficoltà linguistiche o educative. Finanziato interamente da Acer Parma, è una componente consolidata delle politiche aziendali per l’inclusione sociale.
Il riconoscimento ottenuto a livello europeo sottolinea la capacità dell’Azienda di sviluppare modelli innovativi e replicabili, capaci di rispondere ai bisogni della comunità e di favorire un nuovo modo di intendere l’abitare.
Le autogestioni
Un modello vincente di autorganizzazione
Tra gli edifici di ACER Parma, 130 hanno adottato l’autogestione, un modello di autorganizzazione avviato più di 20 anni fa e in continua crescita. L’autogestione coinvolge tutti gli assegnatari dell’edificio, responsabilizzandoli sulle questioni condominiali, prevenendo tensioni e abituando gli inquilini a prendersi cure delle abitazioni e degli spazi comuni.
Attraverso un’assemblea costitutiva di autogestione, viene nominato direttamente dagli assegnatari il caposcala denominato “Presidente di autogestione” che si occupa di redigere un bilancio di gestione del condominio e amministrare, oltre alle rate dei servizi comuni da parte degli assegnatari, un fondo di autogestione da utilizzare per le piccole migliorie negli spazi comuni. Inoltre convoca e presiede un’assemblea annua degli assegnatari e, nei limiti dei poteri conferitegli, ha la rappresentanza dell’edificio. Il compito dei presidenti però è anche quello di tenere viva la socialità all’interno degli edifici e per questo si occupano di organizzare momenti ludici e di convivialità nei cortili autogestiti per tutti gli inquilini. Da anni questi eventi rappresentano il frutto di un lavoro e uno spirito cooperativo, espressione di una collettività coesa all’interno di ACER. In un periodo in cui il reperimento delle risorse da parte degli enti pubblici diventa sempre più complesso emerge con chiarezza quanto sia importante il ruolo esercitato dai presidenti di
autogestione, spesso eseguito con grande fatica, dedizione instancabile e pazienza pressoché inesauribile. Il ruolo del Presidente di Autogestione è cruciale in questo sistema di ACER, in quanto consente e permette di realizzare migliori condizioni di convivenza all’interno del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. È un ruolo che ha preso forma alcuni anni fa come esito del progetto “Una casa non è solo 4 mura” imperniato sulla valorizzazione delle persone, vere e proprie risorse attive nel miglioramento della vivibilità nelle comunità condominiali e per gestire luoghi di
microcomunità dove il denominatore comune è l’inclusione e l’accoglienza, specie in realtà dove le differenze culturali e religiose talvolta possono sembrare ostacoli difficili da superare.
La missione aziendale di ACER è quella di continuare a migliorare lo stato manutentivo e l’efficientamento energetico dei fabbricati in gestione, ma anche di incrementare il numero di autogestioni, attraverso iniziative culturali, riconoscimenti alla carriera dei capiscala, organizzazioni di feste all’interno dei cortili autogestiti, attività ludiche e di doposcuola.
Nel 2025 l’associazione “Montanara Laboratorio Democratico” e i ragazzi del Liceo Classico Romagnosi di Parma hanno raccolto le numerose testimonianze dei presidenti di autogestione, che hanno raccontato le loro storie ed esperienze mettendo a confronto diverse generazioni. Queste testimonianze sono state poi pubblicate in “Narrare una società che cambia raccontando se stessi” libro della collana “Libri viventi’, in collaborazione con il Comune di Parma.
ACER investe numerose energie e risorse per lavorare al fianco degli assegnatari al fine migliorare la socialità e più in generale la vita degli inquilini. Con questi presupposti portiamo avanti la nostra mission: incrementare, sviluppare e valorizzare le autogestioni.
Oltre l’abitare
Lo spazio come incontro sociale
Negli spazi gestiti da ACER Parma non ci sono solo alloggi di edilizia residenziale pubblica: all’interno di molti condomìni sono presenti anche locali destinati ad attività sociali e comunitarie. In diversi casi questi spazi, nel tempo, sono rimasti inutilizzati. Per questo motivo, quando possibile, ACER ha scelto di concederli in comodato gratuito ad associazioni di volontariato, restituendoli così alla collettività.
Si tratta di luoghi che svolgono un servizio importante: da un lato rappresentano punti di riferimento per gli inquilini dei palazzi, dall’altro sono aperti a tutta la comunità del quartiere, contribuendo a creare occasioni di incontro, sostegno e partecipazione. Tra le realtà ospitate è presente il Montanara Laboratorio Democratico A.P.S., in via dei Bersaglieri 15, uno spazio di comunità accogliente che promuove diverse iniziative sociali e culturali: progetti su temi di attualità, letture ad alta voce, laboratori di lingua italiana per stranieri, attività di recupero compiti per studenti, uno sportello di ascolto e presentazioni di libri. Gestisce anche delle “casette scambia-libri” presenti nei parchi del quartiere, favorendo la circolazione gratuita dei libri e la partecipazione dei cittadini. Si tratta di progetti molto partecipati, come testimoniano le parole di Marta Corradi, Presidente di Montanara Laboratorio Democratico “Siamo molto felici di poter usufruire di uno spazio ACER, per noi del quartiere è un luogo prezioso.
Ci permette di costruire un senso di comunità, di promuovere l’aggregazione socio-culturale tra i residenti e di avvicinare alla lettura e alla cultura anche i cosiddetti lettori deboli. Avere questo locale ci ha permesso di creare uno spazio molto vivo e apprezzato, che speriamo di continuare a far crescere”. Un’altra associazione è Mental Pot, in via Catullo 12, uno spazio di aggregazione e condivisione che si propone come polo creativo e culturale. Qui si sperimentano percorsi di confronto, autonomia e responsabilità attraverso attività laboratoriali e momenti di incontro. Il centro ospita laboratori creativi e gruppi di auto mutuo
aiuto, che rappresentano una parte importante dei percorsi riabilitativi e di inclusione sociale. Negli spazi ACER trova posto anche Comelasfoglia, con sede in via Spadolini 7. Attiva dal 2008, è un’associazione culturale e di promozione sociale che si dedica alla diffusione della cultura del gioco come strumento di socializzazione, condivisione e trasmissione di contenuti culturali. Le sue attività spaziano dalla creazione e pubblicazione di giochi inediti all’organizzazione di eventi come giornate ludiche, tornei, centri estivi e laboratori. A queste si aggiunge la presenza della Comunità di Sant’Egidio in borgo Santa Caterina, realtà impegnata in iniziative di solidarietà e sostegno alle persone più fragili, e a Fidenza la sede della Protezione Civile, composta da volontari che operano per aiutare e salvaguardare la popolazione e il territorio in occasione di emergenze, eventi critici e calamità.
Queste realtà sono la dimostrazione di come gli spazi condominiali possano trasformarsi in presìdi di comunità, capaci di generare relazioni, supporto reciproco e opportunità culturali, contribuendo a rendere i quartieri più vivi e inclusivi, obiettivo che ACER Parma si pone da sempre.
I progetti per il 2026
Lo spazio come incontro sociale
Sono oltre 22 i milioni di euro stanziati da Acer nel bilancio di previsione del 2026. Acer conferma così la volontà di continuare il percorso intrapreso: recuperare gli alloggi vuoti, incrementare l’efficientamento energetico e il controllo dei costi della struttura.
Dei 22 milioni di euro stanziati, nel dettaglio, 11,4 saranno impegnati per 14 interventi di manutenzione straordinaria in 10 comuni; 4,225 milioni saranno utilizzati per altri 21 lavori in 6 comuni; circa 3 milioni per manutenzione ordinaria e ripristino alloggi vuoti e gli oltre 4 milioni rimanenti, per la progettazione di 150 alloggi su Parma e provincia. Alle risorse stanziate da Acer per interventi di manutenzione e progettazione, si aggiungono 55 milioni di euro provenienti dal Pnrr per l’avvio del Ppp (Partenariato pubblico-privato) per un totale di 77 milioni.
Solo nel 2025 sono 300 gli alloggi recuperati – 150 con fondi ordinari e 150 con fondi straordinari – per un investimento complessivo di 3,5 milioni di euro. Altro obiettivo raggiunto è la riqualificazione del patrimonio Erp e Ers verso standard energetici più sostenibili con interventi per un totale di 6.809.740 euro.
Insieme al comune di Parma si completerà il recupero di circa 700 alloggi entro la metà dell’anno grazie anche alla collaborazione e sinergia con Fondazione Cariparma e Regione Emilia Romagna. Quest’anno verranno potenziati gli uffici di
Parma a servizio del Comune e nuovi applicativi per gestire i bandi comunali e le graduatorie dei bandi Erp Ers.
fotonotizia
Riqualificazione energetica per dieci alloggi
in Borgo San Giuseppe
Nel cuore del centro storico di Parma prosegue l’impegno di ACER Parma nell’attuazione del Pro gramma “Sicuro, Verde e Sociale” del Piano Na zionale Complementare al PNRR.
Un edificio un tempo destinato a uffici pubblici, in Borgo San Giuseppe 32, è stato riqualificato e trasformato in 10 nuove unità abitative. Un’ope razione che non si limita a recuperare uno spazio inutilizzato ma contribuisce concretamente ad ampliare l’offerta di edilizia residenziale pubblica in un contesto urbano di pregio.
L’investimento complessivo ammonta a 1.731.755 euro, di cui 1.615.216 euro finanziati dal PNC –Programma “Sicuro, Verde e Sociale” e 116.538 euro dal Fondo Opere Indifferibili.
I lavori, oggi conclusi e in fase di collaudo tecni co-amministrativo, hanno interessato in modo consistente la struttura: dalla riorganizzazione degli spazi interni alla realizzazione di nuovi am bienti funzionali, come bagni e cucine, fino all’in stallazione di un impianto centralizzato di riscal damento e produzione di acqua calda sanitaria. L’intervento ha inoltre migliorato l’accessibilità dell’edificio, grazie all’installazione di un ascenso re. Particolarmente significativo è il risultato rag giunto sul piano energetico. L’edificio ha compiuto un salto di qualità, passando da classe energetica G a classe A2, con benefici concreti in termini di confort abitativo e riduzione dei consumi.
Da scuola a casa: tre nuovi alloggi in località Tripoli
Nel territorio del Comune di Montechiarugolo, in località Tripoli, un edificio sfitto storicamente adibito a scuola elementare è stato restituito alla comunità con una funziona abitativa.
L’intervento ha trasformato lo stabile in tre ampie unità abitative dotate di area verde e spazio cortilizio. L’investimento complessivo è pari a 800.146,04 euro, di cui 769.000 euro finanziati dal Programma “Sicuro, Verde e Sociale”.
Fin dalle prime fasi progettuali, l’intervento è stato orientato ai principi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica: utilizzo di materiali riciclabili, riduzione delle dispersioni termiche, attenzione a fattori per il comfort abitativo, come qualità sanitaria e benessere termico e acustico, sono stati elementi centrali. L’obiettivo non era solo migliorare le prestazioni dell’edificio ma anche assicurare nel tempo un contenimento dei costi di energetici per i futuri assegnatari.
Le opere hanno riguardato sia l’efficientamento energetico sia il miglioramento della sicurezza strutturale; l’edificio è stato infatti adeguato sotto il profilo sismico e rinnovato negli impianti e ha così ottenuto un consistente miglioramento energetico, passando da classe G a classe B.
Un’elezione nel segno dell’unità
Federico Santi entra nella Giunta Esecutiva
Nella prestigiosa cornice della Sala Consiliare di ATER Roma, il Consiglio Direttivo di Federcasa ha segnato un passaggio importante per la governance della Federazione. In un clima di grande coesione e unità d’intenti, Federico Santi, attuale Presidente di ATER Umbria, è stato eletto per acclamazione come nuovo componente della Giunta Esecutiva nazionale.
L’accoglienza dell’evento è stata curata dal Commissario Straordinario di ATER Roma, Orazio Campo, che ha messo a disposizione gli storici spazi capitolini, confermando il forte legame di
collaborazione tra le associate e il ruolo centrale della Capitale nel dialogo sull’edilizia residenziale pubblica.
Sostenibilità e innovazione
Il futuro dell’ERP passa per nuove competenze
Grande partecipazione e vivo interesse per il convegno “Una nuova Edilizia Residenziale Pubblica: Sostenibilità, Digitalizzazione e Competenze”, tenutosi lo scorso 17 marzo a Roma nella moderna cornice del NYX Hotel. L’evento, promosso i collaborazione con Harpaceas e dedicato esclusivamente agli Enti associati Federcasa, ha tracciato la rotta per l’evoluzione tecnologica e normativa del settore dell’abitare sociale. Il dibattito si è aperto con un’analisi approfondita dell’impatto dei nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM Edilizia). In un contesto in cui la sostenibilità non è più
un’opzione ma un requisito cogente, gli esperti hanno illustrato come le nuove normative stiano trasformando la progettazione e la riqualificazione del patrimonio pubblico. Comprendere queste linee guida è diventato fondamentale per gli Enti non solo per garantire la qualità degli interventi, ma anche per assicurare l’accesso ai finanziamenti nazionali ed europei.
Il “Patto del Pantheon” fa tappa a Napoli
L’Europa dell’Housing Sociale si confronta
Il 26 e 27 marzo, Napoli è diventata la capitale europea dell’edilizia residenziale pubblica. Gli uffici di ACER Campania in Via Morelli hanno infatti ospitato i lavori del Patto del Pantheon, il network internazionale che riunisce i principali gestori di edilizia sociale del continente per definire strategie comuni contro l’emergenza abitativa.
Una cabina di regia internazionale
L’incontro ha visto una partecipazione di altissimo profilo, sottolineando la rilevanza strategica dell’appuntamento. Oltre ai vertici di Federcasa, hanno preso parte ai tavoli tecnici:
Marco Corradi, Presidente di Housing Europe (la Federazione europea per l’edilizia pubblica, sociale e cooperativa); i massimi rappresentanti delle agenzie di housing sociale di Spagna, Portogallo, Francia, Albania, Grecia e Malta.
L’obiettivo della due giorni napoletana è stato il rafforzamento della cooperazione transnazionale, con un focus particolare sulla sostenibilità degli interventi e sui modelli di gestione innovativi per rispondere alla crescente domanda di alloggi a canone sostenibile in tutta Europa.
Il dialogo con le istituzioni regionali
Il momento culminante della seconda giornata si è svolto presso il Centro Direzionale di Napoli (Isola A6). Qui, una delegazione di Federcasa e i Presidenti delle organizzazioni europee sono stati
ricevuti dall’Assessore al Governo del Territorio e Demanio della Regione Campania, Vincenzo Cuomo. Durante il colloquio al quindicesimo piano della torre regionale, sono stati condivisi i temi portanti dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) in ambito europeo, con particolare attenzione a: Accesso ai finanziamenti UE: Strategie per intercettare risorse comunitarie destinate alla rigenerazione urbana.
Best practices territoriali: Il modello campano e le esperienze internazionali a confronto per migliorare l’efficienza del patrimonio esistente.
Politiche sociali integrate: La casa non solo come immobile, ma come fulcro di servizi e inclusione per le fasce più fragili della popolazione.
L’evento ha confermato il ruolo centrale di ACER
Campania e di Federcasa nel dibattito europeo, ribadendo che la sfida dell’abitare sociale può essere vinta solo attraverso una visione unitaria che superi i confini nazionali.
A Udine, rifessioni sul senso dell’abitare moderno
Il Quartiere Aurora di Udine si è trasformato, per un’intera giornata, nel cuore pulsante di una riflessione profonda sul senso dell’abitare moderno. Con l’iniziativa “Educare lo sguardo, rigenerare la città”, promossa da ATER Udine, la comunità si è ritrovata tra l’auditorium della scuola secondaria “E. Bellavitis” e gli spazi aperti del quartiere, oggi simbolo tangibile dei percorsi di trasformazione urbana avviati dall’Azienda Territoriale.
Una data nel segno della storia e della bellezza
L’evento non è stato solo un momento di confronto tecnico, ma una celebrazione carica di simbolismo. La giornata è coincisa con il 105° anniversario della fondazione di ATER Udine, un traguardo storico suggellato dalla cerimonia di riconoscimento come “Azienda Storica”.
Ma c’è di più: scegliendo la vigilia della Giornata Internazionale della Poesia, l’Azienda ha voluto sottolineare come la rigenerazione non passi solo attraverso il cemento e i mattoni, ma anche attraverso la capacità di “guardare oltre”, restituendo un’anima e un’estetica ai luoghi della quotidianità. Nel suo intervento, la Presidente di ATER Udine, Vanessa Colosetti, ha tracciato la rotta della nuova missione aziendale: “Con questa iniziativa vogliamo ribadire che la casa pubblica non riguarda soltanto gli edifici, ma il modo in cui una comunità immagina e costruisce il proprio futuro. Ri -
generare i quartieri significa dare valore ai luoghi, alle relazioni e alla qualità della vita delle persone”. Il Quartiere Aurora, in questo senso, rappresenta un modello: un’area che sta superando la vecchia concezione di “periferia” per diventare un ecosistema integrato. “Per questo – ha concluso la Presidente – abbiamo scelto di mettere in dialogo studenti, istituzioni, professionisti e mondo della cultura in una giornata che parla di città, ma soprattutto di comunità”.
Intervistiamo Andrea Napoli
CEO e founder di Locare e responsabile politiche abitative per l’Udc
Il tema della casa è tornato centrale nel dibattito pubblico. Quali sono oggi le principali criticità del sistema abitativo in Italia?
“La criticità principale è il disallineamento tra domanda e offerta, che oggi è evidente soprattutto nelle grandi città, ma non solo. Negli ultimi anni la domanda di locazione è cresciuta, mentre una parte dell’offerta si è progressivamente ritirata dal mercato o si è spostata su altri utilizzi. Questo avviene per ragioni precise: aumento dei costi di costruzione, riduzione degli investimenti pubblici, ma anche un contesto normativo e operativo che non incentiva la messa a reddito degli immobili.
Non è un caso che il tema della casa sia tornato anche al centro dell’agenda europea, dove viene ormai considerato un fattore che incide direttamente su lavoro, mobilità e crescita economica”.
Qual è oggi lo stato del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e quali sono le priorità più urgenti di intervento?
“Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica è in gran parte datato e richiede interventi importanti. In molte realtà si tratta di edifici costruiti tra gli anni ’60 e ’80, con problemi sia strutturali sia energetici. La priorità non è tanto costruire nuovo, quanto recuperare quello che già esiste. Questo significa manutenzione straordinaria, efficientamento energetico e soprattutto gestione più efficace degli alloggi, perché ancora oggi esistono
immobili non assegnati o inutilizzati per problemi amministrativi”.
Molte realtà che gestiscono case popolari si trovano in difficoltà: quali sono, secondo lei, le principali cause di questa situazione?
“Le cause sono abbastanza chiare. Da un lato c’è un tema di risorse, spesso insufficienti rispetto al fabbisogno reale. Dall’altro c’è un problema di gestione, legato a procedure lente, vincoli amministrativi e difficoltà operative. Poi ci sono due fattori che incidono direttamente: la morosità e le occupazioni abusive. Quando una quota rile -
vante del patrimonio non genera entrate o non è disponibile, il sistema entra in sofferenza e diventa difficile sostenere anche la manutenzione ordinaria”.
Dopo la stagione dei bonus edilizi, quali strumenti più sostenibili potrebbero supportare il settore nel lungo periodo?
“I bonus hanno dimostrato che gli incentivi possono attivare rapidamente il settore, ma anche che strumenti troppo generosi e non controllati nel tempo creano squilibri. Oggi il tema non è replicare quel modello, ma costruire strumenti più stabili. Incentivi meno ampi ma continuativi, mirati al recupero del patrimonio esistente, sono più utili di interventi straordinari. In parallelo, serve creare le condizioni per coinvolgere capitali privati in modo strutturato, cosa che finora è avvenuta solo in modo limitato”.
Il tema dell’efficientamento energetico è sempre più centrale: da dove dovrebbe partire concretamente la riqualificazione del patrimonio pubblico?
“Il primo passo è conoscere il patrimonio. Senza una mappatura precisa, si rischia di intervenire in modo inefficiente. Poi bisogna stabilire priorità chiare: edifici più energivori, situazioni più critiche, contesti con maggiore impatto sociale. L’errore sarebbe applicare gli stessi criteri a tutto il patrimonio. C’è anche un tema di costi: gli interventi devono essere sostenibili. Se la riqualificazione diventa economicamente insostenibile, si blocca tutto il processo”.
Quanto incide oggi la burocrazia nella gestione e nella riqualificazione degli immobili, e dove sarebbe più urgente intervenire per semplificare?
“Incide molto, ed è uno dei principali ostacoli. Oggi tra autorizzazioni, pareri, livelli amministrativi e tempi di istruttoria, anche interventi relativa -
mente semplici possono richiedere mesi o anni. Le aree più critiche sono i procedimenti autorizzativi e la frammentazione delle competenze. La digitalizzazione dei processi, la riduzione dei passaggi e tempi certi farebbero una differenza concreta. Non è un tema teorico: senza semplificazione, molte risorse restano inutilizzate “.
Occupazioni abusive e morosità sono fenomeni sempre più diffusi: quali strumenti ritiene più efficaci per affrontarli in modo equilibrato?
“Sono due fenomeni diversi ma con un punto in comune: i tempi. Oggi il problema principale non è solo la presenza di morosità o occupazioni, ma la difficoltà di intervenire in tempi rapidi. Nel caso della morosità, le procedure di rilascio possono richiedere tempi lunghi. Nel caso delle occupazioni abusive, se l’intervento non è tempestivo, la situazione tende a consolidarsi. Negli ultimi mesi si è iniziato a intervenire sul fronte degli sgomberi, estendendo le procedure accelerate anche a immobili diversi dall’abitazione principale. È un segnale importante, perché la certezza del diritto è una condizione concreta per rimettere immobili sul mercato”.
Che ruolo può avere la collaborazione tra pubblico e privato nel migliorare l’offerta abitativa?
“Può avere un ruolo decisivo, soprattutto se viene strutturata in modo chiaro. Il pubblico da solo non ha risorse sufficienti per affrontare il tema abitativo, mentre il privato ha capitale e capacità operativa. Il punto è creare modelli che rendano questi investimenti sostenibili nel tempo. Senza questo passaggio, il coinvolgimento del privato resta episodico e non incide realmente sull’offerta”.
Nel suo ruolo di responsabile casa dell’UDC, quale contributo tecnico ritiene oggi più utile
portare al dibattito sulle politiche abitative?
“Il contributo più utile è riportare il tema della casa su un piano concreto. Oggi si parla molto di emergenza abitativa, ma meno di come aumentare davvero l’offerta.
I punti sono abbastanza chiari: più disponibilità di immobili, meno ostacoli amministrativi, regole stabili e tempi certi nei procedimenti. Senza questi elementi, qualsiasi intervento rischia di avere effetti limitati”.
Dott. Emiliano Cardia - Ufficio Europa Federcasa
GM di StartHub Solutions - Strategic Planning & Development Services
In diretta dall’Europa
Edilizia residenziale pubblica in Italia: nuove prospettive europee e il ruolo strategico di Federcasa.
La recente Risoluzione del Parlamento europeo sulla crisi degli alloggi, approvata il 10 marzo scorso, rappresenta un passaggio cruciale per il futuro delle politiche abitative in Italia e in Europa. Il documento parte da una constatazione netta: l’Europa non affronta soltanto una crisi abitativa, ma una vera e propria crisi di accessibilità economica, con affitti aumentati del 28,8% e prezzi delle abitazioni del 60,5% dal 2010 al 2025.
In questo contesto, l’edilizia residenziale pubblica torna ad essere uno strumento centrale per garantire il diritto all’abitare, riconosciuto anche dall’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. All’interno di questo quadro, la Risoluzione introduce elementi di forte innovazione che riflettono in modo evidente molte delle proposte sostenute da Federcasa.
In primo luogo, viene rafforzato il ruolo dei fondi strutturali europei, in particolare quelli della politica di coesione, come leva per affrontare la crisi: il testo evidenzia la necessità di incrementare e rendere più strategico l’utilizzo delle risorse, sottolineando che gli attuali stanziamenti sono ancora insufficienti rispetto a un fabbisogno stimato di circa 270 miliardi di euro annui per gli alloggi
accessibili. In questo senso, il riconoscimento dell’edilizia pubblica come ambito prioritario di investimento rappresenta un risultato importante, in linea con le richieste avanzate da Federcasa. Un altro pilastro della Risoluzione è il rafforzamento della governance multilivello: il Parlamento europeo riconosce esplicitamente che le politiche abitative devono essere adattate alle specificità territoriali e che il ruolo di regioni e comuni è fondamentale, sia nell’individuazione dei bisogni, sia nella definizione degli interventi. Questo principio riflette pienamente il modello promosso da Federcasa, basato sul coinvolgimento diretto degli enti territoriali, da cui dipendono le aziende di edilizia residenziale pubblica, e consente una maggiore efficacia delle politiche grazie alla loro prossimità ai cittadini.
La Risoluzione affronta inoltre il tema della gestione dei fondi europei, evidenziando la necessità di un coordinamento nazionale che garantisca coerenza strategica e capacità di mobilitare investimenti. Pur lasciando agli Stati membri la responsabilità di allocare le risorse, il documento sottolinea i rischi di frammentazione e invita a una programmazione più integrata e trasparente: questo approccio apre alla possibilità di destinare in modo più sistematico fondi europei anche alle politiche della casa, rafforzando il ruolo degli strumenti nazionali di gestione.
Un passaggio particolarmente rilevante riguarda
la semplificazione delle procedure: la Risoluzione infatti individua nella complessità normativa e nei lunghi tempi autorizzativi uno dei principali ostacoli alla realizzazione di nuovi alloggi.
Viene quindi sottolineata l’urgenza di semplificare e razionalizzare le norme e ridurre la burocrazia per accelerare costruzioni, ristrutturazioni e riconversioni, introducendo un obiettivo di conseguimento dei permessi di costruzione entro un termine di 60 giorni.
Si tratta di un tema centrale anche per il sistema italiano, dove i tempi amministrativi rappresentano spesso un vincolo significativo per gli interventi di edilizia pubblica.
Accanto alla semplificazione, la Risoluzione insiste sulla necessità di aumentare l’offerta abitativa, evidenziando come la crisi sia legata anche a una carenza strutturale di costruzioni e investimenti nel settore pubblico e sociale. In questo contesto, l’utilizzo di immobili pubblici inutilizzati, la rigenerazione urbana e la riqualificazione energetica diventano strumenti fondamentali per ampliare il patrimonio abitativo disponibile. Infine, il documento valorizza in modo esplicito il ruolo degli investimenti privati e dei partenariati pubblico-privati: la Risoluzione riconosce che, di fronte a risorse pubbliche limitate, è necessario attrarre capitali privati per sostenere lo sviluppo di alloggi accessibili, sottolineando come i promotori privati possano contribuire a fornire solu -
In diretta dall’Europa
zioni abitative diversificate ed efficienti. Questo orientamento rafforza la prospettiva di modelli collaborativi, già sostenuti da Federcasa, capaci di coniugare interesse pubblico ed efficienza gestionale, sperimentando anche opportunità diverse come quelle della programmazione negoziata.
In conclusione, la Risoluzione europea segna un punto di svolta per l’edilizia residenziale pubblica, offrendo un quadro strategico che riconosce la centralità della casa come infrastruttura sociale. Il recepimento di molte delle proposte avanzate da Federcasa - dai fondi europei alla governance territoriale, dalla semplificazione amministrativa ai partenariati - testimonia l’efficacia dell’azione della Federazione, rafforzata negli ultimi anni, e apre una fase nuova per il settore.
La sfida sarà ora tradurre questi indirizzi in politiche concrete, capaci di rispondere a una domanda abitativa in continua crescita e di garantire alloggi dignitosi, sostenibili e accessibili per tutti.
Dott.ssa Elisabetta Maggi
Responsabile Rapporti Istituzionali presso ISPRO Istituzioni e Progetti S.r.l.
L’Agenda parlamentare
ERP tra annunci e riforme
effettive: cosa prevede il quadro legislativo di questi primi mesi del 2026
Mai come in questi ultimi tempi l’edilizia residenziale pubblica (ERP) e l’edilizia sociale (ERS) sono state presenti nelle agende politiche di maggioranza ed opposizione e nei diversi contesti istituzionali. Le politiche fiscali, le misure economiche del Governo e le decisioni relative alla rigenerazione urbana impattano in modo diretto o indiretto sia sugli enti gestori sia sulle famiglie in attesa di alloggi.
Proviamo a delineare un quadro riepilogativo della situazione attuale
Partiamo dal provvedimento di più recante emanazione, il Decreto-legge n. 38/2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il 27 marzo 2026. Si tratta di un provvedimento che, sebbene non contenga misure specifiche per l’ERP, ha al suo interno alcune disposizioni che, indirettamente, possono influenzare il settore.
• Nuovo regime IVA per operazioni permutative: il decreto modifica la decorrenza del regime IVA sulle permute, fissando l’applicazione alle operazioni derivanti da contratti stipulati o rinnovati dal
1° gennaio 2026. Questo può incidere sulle partnership pubblico-private, sugli scambi immobiliari e sugli interventi di rigenerazione urbana basati su permute
• Credito d’imposta del 35% per le imprese: il provvedimento introduce un credito d’imposta rivolto alle imprese che hanno effettuato investimenti con comunicazioni già presentate. Pur non essendo diretto agli enti, può avere effetti positivi sulle aziende che eseguono lavori ERP, favorendo ribassi in gara o maggiori margini per investimenti tecnologici.
• Eliminazione del vincolo “Made in UE” per l’iper-ammortamento: il decreto supera la limitazione che riservava l’iper-ammortamento ai beni prodotti nell’Unione Europea, ampliando il mercato dei fornitori tecnologici e impiantistici anche per interventi ERP.
Piano casa, una riforma “in sospeso”: il tanto discusso Piano Casa Italia è formalmente previsto nella Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 783–784), approvata il 30 dicembre 2025, ma privo di tutta la parte attuativa (mancano criteri, risorse, procedure operative). A febbraio 2026, nel corso di un’audizione presso la Commissione Ambiente della Camera dei deputati, il sottosegretario al MIT Tullio Ferrante ha riferito che il DPCM attuativo del Piano Casa era “in fase avanzata di predisposizione presso gli uffici tec -
L’ Agenda parlamentare nici competenti”. L’impianto del Piano è stato più volte, pubblicamente, tracciato: riorganizzazione delle Aziende Casa sulla base di un nuovo modello più autonomo e flessibile; banca dati nazionale dell’abitare; integrazione pubblico–privato e Terzo Settore; fondi rotativi e strumenti di garanzia. Sembrava che dovesse essere discusso nel Consiglio dei Ministri del 6 marzo 2026, poi era previsto per il 10 marzo 2026, ma è stato ritirato dall’ordine del giorno e da quel momento non se ne è più parlato. Il dato di fatto è che il problema abitativo è diventato ormai esplosivo viste le oltre 650.000 famiglie in attesa di ERP e prezzi di mercato fuori controllo.
Processi di rigenerazione urbana e dibattito parlamentare continuo: quello della rigenerazione urbana rimane un tema di enorme impatto per il mondo dell’edilizia residenziale pubblica, rispetto al quale Federcasa ha partecipato a attivamente come stakeholder in tutti i confronti istituzionali nel corso dei quali sono state evidenziate soprattutto le criticità sui finanziamenti. I provvedimenti in materia di rigenerazione urbana all’esame della Commissione Ambiente del Senato sono purtroppo fermi da mesi, in attesa che la Commissione Bilancio si pronunci sugli aspetti economici. Certo è che quello dell’ERP è un settore ad alto impatto sociale, ma ancora in attesa di una riforma strutturale dei finanziamenti, indispen -
sabile per affrontare un fabbisogno abitativo che coinvolge centinaia di migliaia di famiglie.
Federazione italiana per le case popolari e l’edilizia sociale Via Napoleone III, 6 - 00185 Roma telefono 06 888 117 20 e-mail federcasa@federcasa.it website federcasa.it