Contributo Cristina Amirante Ass. reg. alle infrastrutture e territorio
Fotonotizia
Agorà Direttori
Savona
Testi a cura dell’Ufficio Stampa e Relazioni esterne di Federcasa
Direzione creativa e progetto grafico MF
Giada di Miceli
Responsabile relazioni esterne e dell’ufficio segreteria
Editoriale
Il numero trentacinque del periodico della federazione è dedicato all’ATER di Pordenone; un’azienda solida che gestisce un patrimonio di 3794 alloggi di edilizia residenziale pubblica, di cui 3552 di proprietà (93,62%) e 242 di proprietà dei Comuni e affidati in gestione all’Azienda sulla base di apposite convenzioni (6,38%).
A questi vanno ad aggiungersi ulteriori 590 alloggi di proprietà terzi inseriti in condomini amministrati da ATER di Pordenone, che portano gli alloggi complessivamente gestiti/amministrati dall’Azienda a 4384 distribuiti nei 45 diversi comuni dell’ex Provincia. Dal novembre 2024 il Presidente Candido è alla guida di ATER Pordenone e nell’intervista che vi proponiamo, fa un bilancio e delle sfide di questo del 2026: ”Dobbiamo dare risposte a una società che ha cambiato le sue richieste in materia abitativa”. Per quanto riguarda il recupero degli edifici, Candido ci spiega che sono stati eseguiti interventi di efficientamento energetico con il Superbonus 110% per un importo totale di 62 milioni 113.853 euro su 48 condomini, per complessivi 792 alloggi dei quali 593 di proprietà Ater. Numeri importanti per una realtà territoriale come quella della provincia di Pordenone. Il tutto senza dimenticare gli interventi di efficientamento energetico finanziati con il Piano Nazionale Complementare al PNRR per un totale finanziato di 13 milioni 669.647 euro”. All’interno del numero trovate anche un intervento dell’Assessore alle infrastrutture della Regione
Friuli Venezia Giulia Cristina Ammirante, che ci spiega quanto la Regione abbia puntato e investito sulla Rigenerazione Urbana e sul ruolo dell’ATER di Pordenone.
A Savona il 1° febbraio si è svolta la prima tappa di Città in Scena - Festival della Rigenerazione urbana, che ha coinvolto le città capoluogo di Liguria e Piemonte. A rappresentare i colori della Federazione ci hanno pensato ARTE Imperia di Antonio Parolinini, Arte La Spezia di Marco Tognetti, ATC Piemonte Centrale del Presidente Maurizio Pedrini e ATC Piemonte Sud di Leonardo Prunotto. Mercoledì 11 febbraio una delegazione della Giunta di Federcasa ha avuto l’opportunità di incontrare una nutrita e qualificata delegazione di rappresentanti delle principali Direzioni Generali della Commissione Europea e della Task Force dedicata, che segue il tema Casa a Bruxelles. Vi raccontiamo com’è andata.
Sempre seguitissima l’Agenda parlamentare di Elisabetta Maggi che nel suo appuntamento mensile ci tiene informati sui provvedimenti in aula nei due rami del Parlamento e su quelli approvati.
Invito tutti gli associati a consultare il Sito di Federcasa, sempre aggiornato con tutte le informazioni che riguardano la Federazione e vi ricordo di segnalarmi tutte le notizie che vorreste evidenziare inviandole all’indirizzo dimiceli@federcasa.it. Per restare sempre aggiornati sulle nostre pubblicazioni seguiteci su: issuu.com/federcasa.
ERP: senza risorse strutturali il patrimonio si ferma
Il tema delle risorse per l’Edilizia Residenziale Pubblica non è più rinviabile. I dati che stiamo consolidando in questi giorni con Nomisma per l’Osservatorio 2025 confermano purtroppo un trend in crescita: gli alloggi ERP non assegnabili, perché non a norma o privi degli interventi di manutenzione straordinaria necessari (impianti, pavimenti, servizi igienici, adeguamenti strutturali), hanno superato le 60.000 unità sull’intero territorio nazionale. Si tratta in larga parte di alloggi di turnover che, terminata un’assegnazione, non possono essere rimessi rapidamente in disponibilità a causa delle condizioni manutentive. Un patrimonio che esiste, ma che resta inutilizzabile mentre le liste d’attesa continuano ad allungarsi.
A questo dato si sommano oltre 20.000 alloggi occupati abusivamente. Un fenomeno che incide in modo particolarmente rilevante in alcune aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, dove le aziende si trovano a gestire patrimoni di fatto sottratti alla disponibilità pubblica. Qui il problema non è solo manutentivo, ma anche di ripristino della legalità: senza misure efficaci di sgombero e strumenti compensativi che consentano alle aziende di intervenire tempestivamente, il recupero del patrimonio rimane bloccato.
Non mancano, tuttavia, segnali positivi. Molte aziende associate hanno inserito nei propri piani pluriennali investimenti significativi per il recupero di una parte dello stock non assegnabile. Si tratta
di uno sforzo rilevante, che dimostra senso di responsabilità e capacità programmatoria. Tuttavia, le risorse disponibili consentono di intervenire appena sul 10-15% del totale degli alloggi oggi inutilizzabili. Una percentuale che, pur apprezzabile, non è sufficiente a invertire la tendenza.
Un altro elemento incoraggiante arriva dall’aumento delle assegnazioni registrato grazie ai finanziamenti legati al PINQuA e al PNRR. Laddove sono state messe a disposizione risorse mirate, le aziende hanno dimostrato di saper progettare, intercettare i fondi e realizzare gli interventi nei tempi previsti. È la prova concreta che il sistema dell’ERP è pronto e capace di tradurre gli investimenti pubblici in risultati tangibili per le comunità.
Proprio su questo fronte, come Federazione, siamo impegnati in un confronto costante con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per reperire ulteriori risorse a fondo perduto destinate specificamente alla manutenzione straordinaria degli alloggi ERP di turnover. L’obiettivo è chiaro: sbloccare rapidamente le oltre 60.000 unità oggi ferme e restituirle alla loro funzione sociale. Le interlocuzioni avviate hanno registrato un’attenzione positiva alle nostre proposte. Un segnale importante è giunto anche dal Ministro Matteo Salvini, che recentemente in Parlamento ha annunciato l’impegno a destinare le risorse necessarie per la ristrutturazione degli oltre 60.000 alloggi nell’ambito del Piano Casa Italia. Si tratta di un pas-
saggio politico significativo, che va nella direzione auspicata dal sistema delle aziende casa. Abbiamo però ribadito con forza un punto essenziale: le risorse devono essere disponibili da subito, a partire dal 2026, e devono avere carattere strutturale. Non servono interventi una tantum, ma un orizzonte certo di almeno cinque anni, che consenta alle aziende di programmare in modo efficiente, bandire gare, organizzare i cantieri e garantire continuità operativa. Solo così sarà possibile incidere in modo stabile sullo stock non assegnabile. Particolare attenzione dovrà essere riservata alle realtà del Sud, dove l’elevato numero di occupazioni abusive riduce drasticamente la disponibilità effettiva di alloggi. In questi contesti sono indispensabili misure compensative e strumenti di supporto agli sgomberi, affinché al ripristino della legalità possa seguire immediatamente l’intervento di recupero e la successiva riassegnazione. La questione non è solo tecnica o finanziaria. È, prima di tutto, una questione di giustizia sociale. Ogni alloggio non assegnabile rappresenta una risposta mancata a una famiglia in graduatoria. Ogni occupazione abusiva sottrae opportunità a chi attende nel rispetto delle regole. Restituire piena funzionalità al patrimonio ERP significa rafforzare il principio di equità e garantire che le risorse pubbliche siano destinate a chi ne ha effettivo diritto.
I dati dell’Osservatorio 2025 ci consegnano un quadro chiaro: il fabbisogno è consistente, ma il
sistema è pronto. Le aziende hanno dimostrato capacità gestionale, competenza tecnica e responsabilità istituzionale. Ora è necessario che a questa capacità corrisponda un impegno finanziario strutturale, stabile e adeguato.
Solo così sarà possibile trasformare oltre 60.000 alloggi oggi chiusi in altrettante opportunità abitative, ridurre le liste d’attesa e riaffermare, concretamente, il ruolo centrale dell’Edilizia Residenziale Pubblica nelle politiche abitative del Paese.
Marco Buttieri Presidente Federcasa
La nuova missione dell’edilizia pubblica
La casa non è solamente un bene rifugio, un obiettivo che crea stabilità e concretizza il lavoro di una vita. È anche qualcosa d’altro.
È anche famiglia, luogo di accoglienza, di affetto e di crescita. È un luogo di incontro, di socialità e di solitudine, di affetto e di odio, di presenza e di attesa. La vita si svolge in prevalenza in casa dove si nasce, si vive e si muore. Questi e molti altri sono i significati che la casa raccoglie e conserva.
Il lavoro e lo studio trovano in essa un punto di riferimento. Dal dopoguerra alla fine degli anni Settanta la casa ha avuto un ruolo importante nella società italiana, un punto di arrivo e di generatore di sicurezza. Un punto di stabilità anche per l’intera società. Avere una casa in proprietà consentiva e consente una tranquillità anche per la vecchiaia. Adesso cosa e cambiato?
Povertà, precarietà e modalità di vita diverse sembrano avere modificato anche l’approccio al bene casa. Non è più il bene rifugio per eccellenza ma è diventata una necessità, una emergenza. Il passaggio da essere una scelta di vita ad una di tragica sopravvivenza comporta un diverso approccio anche della società. Le nostre Aziende Associate si fanno carico di queste situazioni lavorando con grande professionalità e grande umanità per dare risposte a questa emergenza. Evito il solito discorso sulla mancanza di risorse (che peraltro Federcasa con ostinazione sta intervenendo sia a livello nazionale che europeo) perché diventa ormai ba-
nale (anche se essenziale) e scontato. Mi concentro invece sulla possibilità di trovare formule nuove per cercare (non dico risolvere) soluzioni che siano complementari. Creare meccanismi che portino a risparmi sulle gare di appalto e consentano di creare del fondi a servizio della residenza pubblica: proteggere le classi più fragili e liberare il resto con affitti calmierati sociali: creare un patto sociale per il quale laddove ci sono situazioni di abbandono e di spopolamento si possa creare una serie di Comunità che a fronte di un lavoro anche rurale possano avere in dono la casa gratuitamente (o con il
costo simbolico di un euro come già sperimentato) con l’impegno alla sua sistemazione. Queste a lire possono comparire ed essere proposte. Tra tante di queste qualcosa potrebbe emergerne alcune valide. Sarebbe interessante chiedere alle nostre Aziende Associate di proporre idee su questi temi e raccoglierle per poi avere n confronto. Anche questa potrebbe essere una buona idea.
Patrizio Losi
Direttore Federcasa
ATER Pordenone
Radici solide, visione moderna
La storia di ATER Pordenone
Quando venne costituita la Provincia di Pordenone, tra i primi impegni delle forze politiche locali si impose l’istituzione dello IACP provinciale (Istituto Autonomo per le Case Popolari) per affrontare, in maniera autonoma, il problema dell’edilizia popolare. Per l’istituzione dello IACP, secondo la legislazione allora vigente, era necessario il coinvolgimento di Enti ed Istituzioni locali, tra i quali compaiono, come promotori, l’Amministrazione provinciale di Pordenone, i Comuni di Pordenone, Sacile, San Vito al Tagliamento, Maniago e Spilimbergo, unitamente alla Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone ed alla Camera di Commercio.
L’Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Pordenone, ente pubblico non economico, venne costituito con Decreto del Presidente della Giunta regionale n. 01412/Pres del 21.04.1971, ad esso fu trasferito il patrimonio di edilizia residenziale pubblica sito nella Provincia di Pordenone fino ad allora gestito dall’ I.A.C.P. di Udine.
Viene in quel periodo tracciato un programma di attività con degli obiettivi sociali e politici precisi, basati sul presupposto che l’Ente, accanto all’efficienza manageriale, assumesse una forte caratterizzazione sociale.
Dopo quasi 30 anni, il 1° settembre 1999 con la pubblicazione della Legge Regionale n. 24 del 27 agosto 1999, vengono istituite le Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale, enti pubblici eco-
nomici, che subentrano nella titolarità di tutte le proprietà ed i rapporti giuridici attivi e passivi fino ad allora riferiti agli I.A.C.P.
Attualmente l’ATER di Pordenone, oltre a svolgere il suo ruolo istituzionale per l’edilizia residenziale, è anche al servizio delle amministrazioni comunali offrendo le sue capacità progettuali e le sue professionalità tecniche.
L’attività costruttiva svolta dal 1971 ad oggi ha consentito la realizzazione di 4298 alloggi, distribuiti in buona parte dei 51 comuni della Provincia di Pordenone.
L’Ater di Pordenone oggi
alloggi ERP
alloggi di proprietà
3.794 3.552 590
alloggi di proprietà terzi
L’ATER di Pordenone è dotata di adeguati assetti amministrativi, contabili ed organizzativi costantemente verificati grazie anche alla certificazione ISO 9001, all’attività dell’Organismo di Vigilanza ex D. Lgs. 231/2001 e all’attività del Collegio Unico dei Revisori. Nel periodo 2020-2024, l’ATER di Pordenone ha proseguito nel suo impegno di garantire un alloggio dignitoso ad un canone sostenibile alle fasce più fragili della popolazione. In particolare, nel 2021 l’ATER di Pordenone ha festeggiato i suoi primi 50 anni di attività, organizzando un evento, presso i locali della Fiera di Pordenone, alla presenza delle autorità, tra cui l’Assessore alle infrastrutture e territorio, mirato non solo a celebrare l’attività svolta ma anche e soprattutto a delineare gli obiettivi strategici degli anni a venire.
Il patrimonio gestito
Alloggi gestiti per proprietà
Al 31/12/2025, ATER di Pordenone gestisce un patrimonio di 3794 alloggi di edilizia residenziale pubblica, di cui 3552 di proprietà (93,62%) e 242 di proprietà dei Comuni e affidati in gestione all’Azienda sulla base di apposite convenzioni (6,38%).
A questi vanno ad aggiungersi ulteriori 590 alloggi di proprietà terzi inseriti in condomini amministrati da ATER di Pordenone, che portano gli alloggi complessivamente gestiti/amministrati dall’Azienda a 4384 distribuiti nei 45 diversi comuni dell’ex Provincia.
Alloggi gestiti per tipo di locazione
Il 99,68% del patrimonio gestito, pari a 3782 alloggi, è destinato alla locazione in regime di edilizia sovvenzionata (ai sensi dell’art. 16 della L.R. 1/2016 – le c.d. “case popolari”) dei quali 35 destinati a progetti socio-assistenziali attivati dai Comuni dall’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale, mentre il restante 0,32%, pari a 12 alloggi, è destinato alla locazione in regime di edilizia convenzionata o a canone concordato (ai sensi rispettivamente dell’art. 17 della L.R. 1/2016 e della L. 431/1998 – alloggi destinati alla c.d. “fascia grigia”, ossia a quelle famiglie il cui ISEE, pur essendo troppo alto per occupare una posizione utile nelle graduatorie per l’assegnazione degli alloggi di edilizia sovvenzionata, è al contempo troppo basso per accedere alla locazione o all’acquisto di un alloggio sul libero mercato).
Alloggi gestiti per periodo di costruzione
Il 0,08% degli alloggi gestiti è stato costruito prima del 1948 (3 alloggi), il 13,65% tra il 1948 e il 1974 (518 alloggi), il 59,94% tra il 1975 e il 1990 (2274 alloggi), il 20,48% tra il 1991 e il 2010 (777 alloggi) e, infine, il 5,85% dopo il 2010 (222 alloggi).
Alloggi gestiti per tipo di fabbricato
Il 54,24% degli alloggi gestiti è inserito in fabbri-
cati di intera proprietà delle ATER e/o dei Comuni (2058 alloggi), il 41,54% è inserito in condomini amministrati dalle ATER (1576 alloggi), mentre il restante 4,22% è inserito in condomini amministrati da terzi (160 alloggi).
Attività amministrativa
I contratti di edilizia sovvenzionata stipulati dall’Azienda, con decorrenza gennaio - dicembre 2025, sono stati complessivamente 126 (n. 68 nel 1° semestre e n. 58 nel 2° semestre) di cui per cambio alloggio 30. Nel 2025 sono stati pubblicati 8 bandi di concorso per l’assegnazione di alloggi di edilizia sovvenzionata che hanno interessato altrettanti Comuni. Le domande complessivamente inoltrate sono state 757 (78% in più rispetto ai bandi precedenti per gli stessi Comuni). Le assegnazioni inviate sono state 120 di cui 85 concluse con l’accettazione dell’alloggio. Sono state accolte, inoltre, 23 istanze di cambio alloggio.
Il Presidente Candido insieme al Vicepresidente Edi Piccinin e la consigliera Stefania Sgorlon
Il condominio sito a Pordenone in via Mameli, oggetto di un’importante riqualificazione attraverso il “Superbonus 110”
Attività Tecnica
L’Area Tecnica del’Ater di Pordenone si occupa di tutte le tipologie di interventi sia edili che impiantistici; nello specifico l’attività è suddivisa in vari settori con gli interventi di manutenzione ordinaria e pronto intervento, manutenzioni programmate (straordinarie ed ordinarie), bonifiche, ristrutturazione di alloggi, stabili e nuove costruzioni. Tutti i settori si occupano, con impegno e dedizione, dell’intero “ciclo dell’intervento” : progettazione, affidamento e direzione dei lavori a dimostrazione della notevole professionalità interna. Nel periodo 2020-2024, l’Area Tecnica si è dedicata con il consueto sforzo e impegno alla conservazione e alla riqualificazione del proprio patrimonio edilizio aziendale, nonché all’incremento dell’offerta alloggiativa. Va sottolineato l’impegno nell’attività di costruzione e manutenzione del patrimonio, con particolare attenzione al risparmio energetico. In particolare, grazie ai finanziamenti della Regione Friuli-Venezia Giulia e dello Stato, integrati da fondi propri, l’Azienda ha realizzato ovvero avviato:
• 32 interventi di manutenzione straordinaria di alloggi di risulta per un investimento complessivo di € 660.515,55.
• 14 interventi di manutenzione/ristrutturazione di fabbricati - tra cui interventi di efficientamento energetico, adeguamento impiantistico e superamento delle barriere architettoniche - per 128 alloggi interessati e un investimento complessivo di 2,9 milioni di euro.
• 6 interventi finalizzati all’incremento dell’offerta alloggiativa - interventi di nuova costruzione o di variazione di destinazione d’uso - per 30 nuovi alloggi e un investimento complessivo di 4,97 milioni di euro.
Nel periodo 2020-2024, l’Azienda ha infine proseguito nella sua costante attività di manutenzione ordinaria degli alloggi di risulta, grazie alla quale sono stati resi disponibili per la loro riassegnazione complessivamente 601 alloggi dei quali 580 finanziati con fondo sociale e fondi propri ed i restanti 21 con fondi ministeriali (L. 80/2014).
Con le provvidenze del D.L. 34/2020 - Superbonus 110%, l’Azienda ha inoltre realizzato una grossa
Veduta panoramica del quartiere di via Pirandello chiamato anche "case rosse"
mole di interventi di efficientamento energetico, con l’opzione dello sconto in fattura da parte degli operatori economici. Si è scelto di intervenire sui condomini, per un totale di 48 immobili, per 792 alloggi interessati, di cui 593 di proprietà dell’Azienda e 199 di proprietà di terzi, e un investimento complessivo di oltre 60 milioni di euro.
Tali interventi hanno riguardato sia la coibentazione dell’involucro edilizio che la riqualificazione e la sostituzione degli impianti termici e hanno permesso di ridurre i consumi e i costi di gestione degli alloggi a vantaggio degli inquilini, nonché di migliorare il loro benessere.
Grazie ai finanziamenti del Fondo complementare al P.N.R.R., messi a disposizione attraverso il Programma “Sicuro, verde e sociale” e integrati da finanziamenti regionali e fondi propri, l’Azienda ha potuto inoltre sviluppare e avviare un piano di riqualificazione del proprio patrimonio, realizzando 4 interventi di efficientamento energetico su fabbricati esistenti, di cui 2 a Pordenone, in via Latina ed in via Aprilia-Sabaudia, uno ad Aviano ed uno a Cordenons, per 164 alloggi coinvolti e un investi-
mento complessivo di 13,7 milioni di euro.
Oltre a quanto anticipato riguardo il periodo 20202024, grazie ai finanziamenti della Regione Friuli-Venezia Giulia, dello Stato e dell’Unione Europea, integrati da fondi propri, l’Azienda nel 2025 ha in corso le seguenti attività:
Interventi in corso di progettazione/appalto al 31/12/2025:
• Pordenone, via Carpaccio: demolizione e ricostruzione di un edificio ERP di 24 alloggi per un importo di quadro economico di 7.000.000 € (finanziato con L.R. 1/2016).
• Intervento di riqualificazione del magazzino comunale a Caneva, per conto del Comune di Caneva
Interventi in corso di esecuzione al 31/12/2025:
• Intervento PNC al PNRR a Pordenone, via Latina 1-16: intervento di efficientamento energetico di un edificio di proprietà Ater da 63 alloggi per un importo di € 5.814.647.
•Cordenons, via Goetta: nuova costruzione di un edificio ERP di 8 alloggi per un importo di quadro economico di 2.860.000 € (finanziato per
Lo stabile sito in via Latina, oggetto di un’importante riqualificazione energetica attraverso il PNRR
1.860.000 € con L.R.1/2016, eccedenza con fondi propri).
Interventi conclusi nel 2025:
• Intervento PNC al PNRR a Pordenone, via Sabaudia 1-13 e via Aprilia 4-12: intervento di efficienta-mento energetico di un edificio di proprietà Ater da 52 alloggi per un importo di € 3.157.000.
• Intervento PNC al PNRR ad Aviano, via Mazzolari 2: intervento di efficientamento energetico di un edificio di proprietà Ater da 24 alloggi per un importo di € 2.270.000.
• Intervento PNC al PNRR a Cordenons, via Isonzo: intervento di efficientamento energetico di un edificio di proprietà Ater da 25 alloggi per un importo di € 2.428.000.
• Intervento di nuova costruzione della sede della Protezione Civile a Caneva per conto del Comune di Caneva
• Aviano, loc. Castello, via Montello: recupero della “ex-Latteria di Castello-Villotta” per ottenere tre alloggi di ERP e uno spazio ricreativo per un importo di quadro economico di 2.000.005 € (finanziato per 1.925.000 € con L.R. 1/2016 e 80.000 € con fondi propri del Comune di Aviano).
• Maniago e Valvasone Arzene: manutenzione straordinaria di 2 alloggi di risulta per un importo di quadro economico di € 145.000 (finanziato per 100.300 € con fondi L.R. 1/2016, eccedenza con fondi propri).
• Manutenzione programmata: Ater Pordenone, per l’anno 2025, ha eseguito 45 interventi di manutenzione programmata di diversa natura ed entità per complessivi euro 1,8 milioni. Gli interventi hanno riguardato sia le tradizionali manutenzioni ordinarie che opere più complesse a maggior progettazione quali le manutenzioni straordinarie, le bonifiche e le riqualificazioni energetiche.
• Attività di ristrutturazione alloggi: per l’anno 2025, a fronte della costante esigenza abitativa, Ater Pordenone si è posta l’obbiettivo di aumentare, nel corso dell’anno, il numero di alloggi manutentati per un complessivo di 122 alloggi (+11%) per un investimento complessivo di circa 2,6 milioni di Euro.
Lo stabile sito a Pordenone in via Brugnera, oggetto di riqualificazione energetica mediante i Fondi Propri dell’Ente
Nuova costruzione realizzata a Spilimbergo in via Filanda Vecchia
L’intervista
Mauro Candido
Presidente ATER Pordenone
Dal novembre 2024 è alla guida di ATER Pordenone: qual è il suo bilancio di questi primi dodici mesi?
“Il bilancio personale è senz’altro positivo, perché ho potuto immergermi in una realtà davvero importante per la struttura sociale del nostro territorio: come ATER non dobbiamo mai dimenticarci che siamo infatti il punto di riferimento per numerose persone che chiedono un bene fondamentale, quello di avere una casa. E per questo insieme al consiglio di amministrazione - con il vicepresidente Edi Piccinin e la consigliera Stefania Sgorlon -, alla direzione - con il direttore Lorenzo Puzzi, la vicedirettrice Elisa Cataldo e l’ex direttore Angioletto Tubaro - e agli uffici abbiamo lavorato con impegno. Sono onorato di presiedere questa Azienda che dimostra un alto grado di efficienza pur essendo la più piccola, a livello di numeri, tra le ATER del Friuli-Venezia Giulia. Inoltre, c’è stata da parte mia personale una costante attenzione nello sviluppare la rete di rapporti con le istituzioni, non solo quelle del territorio provinciale ma anche a livello regionale - ottime, infatti, le relazioni con l’assessore regionale Cristina Amirante, con la quale c’è un dialogo continuo su progetti e sfide del presente e del futuro del’edilizia popolare - e nazionale, partecipando attivamente alla vita di Federcasa. Sul fronte operativo, sono stati mesi rivolti al miglioramento del patrimonio edilizio - che conta 3 mila 800 alloggi - e
dell’assistenza ai residenti degli alloggi di edilizia popolare sul territorio del Friuli occidentale - con oltre 8 mila beneficiari”.
Quali le sfide di questo 2026 appena iniziato? “Dobbiamo dare risposte a una società che ha cambiato le sue richieste in materia abitativa. C’è sempre più bisogno di un abitare eco-compatibile. Inoltre, è in continuo aumento la domanda abitativa da parte di nuclei familiari con redditi bassi o molto bassi, spesso composti da una persona e con età media in aumento. Persone che non
sono in grado di affrontare in autonomia i canoni di locazione di mercato e chiedono quindi canoni calmierati. Si tratta di una visione strategica che deve ottemperare a più dimensioni temporali: da quella di breve periodo, per le necessità più urgenti, a quella di lungo periodo, perché quello che decidiamo ora avrà valenza anche tra 10, 20 anni. Il tutto passando anche per il medio periodo”.
Tali sfide impongono un cambio di prospettiva nella vostra azione?
“Più che cambio direi un ampliamento. Infatti, resteremo sempre costruttori di case, ma quello che oggi dobbiamo fare con costanza e impegno è la gestione delle stesse, all’interno di un ecosistema ampio dell’edilizia residenziale pubblica. Un tema che a Pordenone abbiamo affrontato lo scorso marzo organizzando un incontro tra tutti gli attori dell’Edilizia Residenziale Pubblica del Nordest facenti riferimento a Federcasa e avendo come ospite l’assessore regionale Cristina Amirante. Una sorta di “Stati Generali” in cui abbiamo potuto fare il punto sulla situazione attuale e sulle prospettive future dell’abitare popolare. In pratica, anche per ridurre il consumo di suolo evitando nuove costruzioni ove non necessario, ci concentreremo sempre più su vari aspetti abitativi, come quelli dei servizi e delle utenze ai locatari, la risoluzione di problematiche abitative, l’attenzione all’efficienza energetica, la riqualificazione del patrimonio immobiliare e più in generale sul garantire una casa a più persone possibili, tra quelle che ne hanno i requisiti di legge. In questo, come detto, la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia è al nostro fianco, investendo con convinzione su questi nuovi modelli di edilizia residenziale pubblica”.
Accennava al recupero degli edifici: come avete operato in tal senso “Sono stati eseguiti interventi di efficientamento
energetico con il Superbonus 110% per un importo totale di 62 milioni 113.853 euro su 48 condomini, per complessivi 792 alloggi dei quali 593 di proprietà Ater. Numeri importanti per una realtà territoriale come quella della provincia di Pordenone. Il tutto senza dimenticare gli interventi di efficientamento energetico finanziati con il Piano Nazionale Complementare al PNRR per un totale finanziato di 13 milioni 669.647 euro”.
Come sono i rapporti con gli inquilini?
“Curiamo delle indagini frequenti tramite sondaggi sulla soddisfazione dell’utenza. Il 70% degli utenti esprime giudizio positivo sul servizio offerto da ATER Pordenone. Cerchiamo di essere il più possibile puntuali e assidui nel dialogo con loro. Un rapporto che ci aiuta a rispondere rapidamente alle problematiche - basti pensare che sono circa 1350 all’anno le richieste d’intervento a cui rispondiamo - sia a tenere sotto controllo la morosità, un fenomeno che affligge un po’ tutte le ATER d’Italia ma che qui a Pordenone, devo dire, non è grave”.
Quali i prossimi cantieri in vista?
“L’attività costruttiva non è sparita dalle nostre competenze, ma s’indirizza sempre più su interventi specifici in aree definite. In tal senso mi preme ricordare un intervento molto importante per la conurbazione del capoluogo provinciale. Si tratta della nuova costruzione di un fabbricato per 8 alloggi a Cordenons in corso di realizzazione in via Goetta, per un importo finanziato con fondi regionali di 1 milione 860 mila euro. Inoltre, abbiamo ottenuto dalla Regione un ulteriore finanziamento di circa 7 milioni di euro per realizzare un intervento di demolizione con ricostruzione di un edificio e ristrutturazione di un altro edificio per 24 alloggi a Pordenone in via Carpaccio. Questo intervento è in fase di progettazione.
A Prata di Pordenone, invece, in via Buonarroti è
in fase di progettazione un intervento di efficientamento energetico di un fabbricato esistente di 13 alloggi, con un importo finanziato di 1 milione 320 mila eur
Invece per quanto riguarda il resto del territorio di vostra competenza?
“Abbiamo in atto un ragionamento per rendere da un lato disponibili circa 120 ulteriori nuovi alloggi provenienti dal recupero di fabbricati dismessi segnalati da vari Comuni, dall’altro completare l’elenco degli interventi di efficientamento energetico sui fabbricati che non hanno potuto beneficiare del Superbonus 110% in base alle recenti novità normative. Tali interventi riguarderebbero una quindicina di fabbricati per circa 350 alloggi dislocati in vari centri abitati, con un importo complessivo di circa 30 milioni di euro. Oltre a ciò, potrebbero essere completati alcuni interventi massivi sul patrimonio intrapresi da anni, come la bonifica di elementi in amianto, l’abbattimento delle barriere architettoniche e gli adeguamenti impiantistici alle attuali normative”.
Per concludere, l’aspetto umano di questo nostro mondo dell’edilizia popolare, sicuramente complicato ma capace anche di regalare momenti positivi. C’è un fatto che l’ha colpita in questi primi mesi di presidenza nel rapporto con i vostri locatari?
Come detto ci impegniamo per migliorare le condizioni del nostro patrimonio edilizio e la qualità della vita dei nostri inquilini, per i quali siamo un punto di riferimento. In tal senso ho ricevuto una toccante lettera da una persona con difficoltà motoria che risiede in una nostra palazzina il cui ascensore ha avuto dei problemi perché obsoleto. Pur dovendo lottare con tempistiche da gestire e costi in aumento da sostenere per installare un nuovo ascensore, alla fine grazie all’impegno del nostro personale e quello della
ditta manutentiva ci siamo riusciti. Le parole di ringraziamento che questa persona ci ha inviato mi hanno molto toccato e rappresentano uno sprone per il futuro”.
Il Contributo Cristina Amirante Assessore regionale alle infrastrutture e territorio
Abitare il futuro
Politiche regionali per la casa, la rigenerazione urbana e il territorio nel Friuli Venezia Giulia.
Il tema della casa e dell’abitare rappresenta oggi una delle sfide più complesse e strategiche per le politiche pubbliche regionali. Non si tratta soltanto di rispondere a un bisogno primario, ma di governare trasformazioni profonde che attraversano la società, i territori, i modelli familiari, il mercato del lavoro e le dinamiche demografiche. In questo quadro, il sistema dell’edilizia residenziale pubblica, e in particolare il ruolo svolto dalle ATER, costituisce un presidio fondamentale di coesione sociale, di qualità urbana e di presidio dei territori. Il 2026 si colloca come un anno di consolidamento e rilancio: da un lato raccoglie i frutti delle importanti politiche avviate nel 2025, in particolare i bandi rivolti ai privati; dall’altro apre una nuova fase programmatoria che rafforza il sistema pubblico dell’abitare, integra la pianificazione territoriale e urbanistica e investe in rigenerazione urbana e qualità degli spazi di vita. In questo percorso, l’ATER di Pordenone rappresenta un esempio significativo di come l’edilizia sovvenzionata possa evolvere da mera gestione del patrimonio a soggetto attivo di rigenerazione, innovazione e sostenibilità.
Il 2026: un anno di sistema, non di singole misure.
La programmazione regionale per il triennio 2026–2028 è costruita su una visione integrata: abitare, territorio, infrastrutture e servizi non sono ambiti separati, ma parti di un unico disegno. La casa non è solo un edificio, ma il punto di intersezione tra politiche sociali, urbanistiche, ambientali ed economiche. Per questo motivo, nel 2026 la Regione Friuli Venezia Giulia ha scelto di rafforzare in modo significativo le risorse destinate a: politiche abitative; rigenerazione urbana; pianificazione territoriale e paesaggistica; infra -
strutture scolastiche e servizi di prossimità. Si tratta di scelte che incidono direttamente anche sulla capacità delle ATER di operare in modo efficace, programmato e coerente con i bisogni reali delle comunità.
Politiche abitative: dalla risposta all’emergenza alla strategia strutturale.
Nel 2026 le politiche abitative dispongono di 155,39 milioni di euro, cui si aggiungono 66,1 milioni nel 2027 e 66,9 milioni nel 2028. È uno dei capitoli più rilevanti dell’intera programmazione regionale. Queste risorse finanziano: la riqualificazione del patrimonio immobiliare privato, anche con attenzione all’efficientamento energetico e al fotovoltaico; l’edilizia sovvenzionata (ATER), agevolata e convenzionata; il sostegno alle locazioni, in particolare a canone concordato; programmi di rigenerazione del patrimonio pubblico e ATER.
Il 2026 rappresenta anche l’anno in cui iniziano a produrre effetti concreti i bandi sulla casa attivati nel 2025, rivolti ai privati. Interventi di ristrutturazione, recupero e riuso del patrimonio esistente contribuiscono a rimettere sul mercato alloggi oggi inutilizzati, a calmierare i canoni e a rafforzare l’offerta abitativa in particolare nei centri urbani e nei comuni medi. Questo approccio consente di alleggerire la pressione sul patrimonio pubblico, creando al tempo stesso un sistema più equilibrato tra intervento pubblico e iniziativa privata.
Il ruolo strategico delle ATER: patrimonio, persone, territori.
All’interno di questo quadro, le ATER non sono semplicemente beneficiarie di risorse, ma partner strategici della Regione. La loro funzione evolve verso una gestione sempre più integrata, capace di coniugare: manutenzione e riqualificazione del patrimonio; efficientamento energetico
e sostenibilità ambientale; attenzione alle fragilità sociali; presidio dei territori e dei quartieri. L’ATER di Pordenone, in particolare, opera in un contesto territoriale articolato, che comprende aree urbane, comuni di medie dimensioni e contesti più periferici. Qui il patrimonio di edilizia residenziale pubblica è spesso anche un presidio sociale, un elemento di stabilità e un fattore di attrattività. La Regione sostiene questa evoluzione con programmi dedicati alla rigenerazione del patrimonio ATER, promuovendo interventi che migliorano non solo gli edifici, ma anche gli spazi comuni, l’accessibilità, la sicurezza e la qualità dell’abitare.
Pianificazione territoriale e paesaggistica: il quadro che rende possibile l’abitare.
Non esiste una politica della casa efficace senza una pianificazione territoriale aggiornata, flessibile e coerente. Per questo, nel 2026 la Regione stanzia 1,79 milioni di euro, risorse che salgono a 3,5 milioni nel 2027 e 3,3 milioni nel 2028. Le attività comprendono: il supporto ai procedimenti di conformazione al Piano Paesaggistico Regio -
nale (PPR); la costruzione del nuovo Piano di Governo del Territorio; la tutela e valorizzazione del paesaggio e lo sviluppo delle infrastrutture verdi regionali. Per il mondo dell’edilizia residenziale pubblica questo significa operare in un quadro normativo più chiaro, orientato alla rigenerazione urbana e al contenimento del consumo di suolo, favorendo il recupero dell’esistente rispetto alla nuova edificazione.
Rigenerazione urbana e qualità dell’abitare: investire nei luoghi della vita quotidiana.
Con 248 milioni di euro nel 2026, la rigenerazione urbana e la qualità dell’abitare rappresentano una delle principali linee di investimento regionali. A queste risorse si aggiungono 163,30 milioni nel 2027 e 140,36 milioni nel 2028. Questa strategia sostiene: la messa in sicurezza infrastrutturale; la riqualificazione di borghi, quartieri, piazze ed edifici pubblici; il recupero di aree dismesse, comprese ex aree militari; interventi per l’accessibilità e l’inclusione; la creazione di spazi di aggregazione e servizi di prossimità. In questo contesto, gli interventi sul patrimonio ATER diventano motore di rigenerazione urbana, capaci di attivare processi positivi che coinvolgono l’intero quartiere e non solo gli edifici residenziali.
Edilizia scolastica e servizi: abitare significa anche educare.
La qualità dell’abitare è strettamente connessa alla qualità dei servizi. Per questo la Regione investe in modo significativo anche nell’edilizia scolastica, con risorse pari a 76,82 milioni nel 2026, 89,14 milioni nel 2027 e 70,06 milioni nel 2028. Questi investimenti riguardano: scuole di ogni ordine e grado; strutture per la prima infanzia; arredi e attrezzature; investimenti strategici degli EDR. Una comunità che funziona è una comunità in cui casa, scuola, servizi e spazi pubblici sono pensati insieme.
Il riparto ATER 2025: programmazione, responsabilità e risposta ai bisogni abitativi. La centralità del sistema ATER nelle politiche abitative regionali trova una conferma concreta nel riparto delle risorse per l’anno 2025, che si inserisce pienamente nel quadro normativo e programmatorio definito dalla Regione Friuli Venezia Giulia negli ultimi anni. Le leggi regionali n. 1 del 2016 e n. 14 del 2019 hanno rappresentato una riforma strutturale del settore, riaffermando il valore primario del diritto all’abitazione quale fattore di inclusione sociale, coesione territoriale e qualità della vita. In tale contesto, la Regione esercita un ruolo di indirizzo, programmazione, coordinamento e verifica, mentre alle ATER è affidato il compito fondamentale di tradurre le politiche regionali in interventi concreti sul territorio.
Il riparto 2025 si colloca pienamente all’interno di questo modello di governance multilivello: non una somma di finanziamenti isolati, ma l’attuazione coerente di una Programmazione strategica e di una azione di coordinamento e verifica delle linee di intervento , quali strumenti che consentono di rispondere in modo mirato alle esigenze emergenti nei diversi ambiti territoriali della Regione.
Le risorse disponibili e gli ambiti di intervento. Per l’esercizio finanziario 2025, la Regione ha messo a disposizione del sistema ATER complessivi 9.379.475 euro, risorse già allocate nel Bilancio Finanziario Gestionale e destinate in modo specifico a due ambiti strategici: interventi di edilizia sovvenzionata in conto capitale per un importo di 8.379.475 euro; adeguamento degli alloggi non allocabili, per 1.000.000 di euro. Si tratta di risorse finalizzate a sostenere, anche in tempi contenuti, l’incremento e la qualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, con particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione e alle situazioni di maggiore criticità abitativa.
Un riparto costruito con i territori.
Un elemento qualificante del riparto 2025 è rappresentato dal metodo adottato. Le risorse sono state assegnate sulla base dei programmi presentati dalle singole ATER. Le proposte presentate da ATER Trieste, Udine, Gorizia e Pordenone sono risultate coerenti con gli indirizzi regionali e pienamente ammissibili a finanziamento, consentendo una distribuzione delle risorse equilibrata e rispondente alle diverse esigenze territoriali.
Un’attenzione particolare viene rivolta proprio all’ATER di Pordenone, che beneficia di risorse pari a 1.580.300 euro sia per nuovi interventi di edilizia sovvenzionata sia per il recupero di alloggi oggi non assegnabili. Questo conferma il ruolo dell’Azienda come attore strategico in un territorio caratterizzato da una domanda abitativa articolata e in costante evoluzione.
Edilizia sovvenzionata come leva di inclusione e rigenerazione.
Le risorse assegnate con il riparto 2025 sono destinate esclusivamente all’edilizia sovvenzionata, così come definita dall’articolo 16 della legge regionale 1/2016. Una scelta chiara, che ribadisce la volontà della Regione di rafforzare l’offerta di alloggi pubblici destinati alle fasce più fragili, integrandola con politiche di rigenerazione urbana e miglioramento della qualità dell’abitare. L’adeguamento degli alloggi non allocabili, in particolare, rappresenta un intervento ad alto valore sociale: recuperare alloggi oggi inutilizzati significa ridurre le liste di attesa, ottimizzare il patrimonio esistente e contenere il consumo di suolo, in piena coerenza con gli obiettivi ambientali e territoriali della Regione.
Continuità tra 2025 e 2026: una visione di sistema. Il riparto ATER 2025 non è un atto isolato, ma parte integrante di una strategia più ampia che trova nel 2026 un anno di piena maturazione. Le
risorse stanziate per il triennio successivo, le politiche di rigenerazione urbana, gli investimenti sull’efficientamento energetico e il rafforzamento del ruolo delle ATER costruiscono una filiera dell’abitare capace di tenere insieme pubblico e privato, emergenza e programmazione, territorio e coesione sociale. In questo quadro, l’esperienza e l’operatività dell’ATER di Pordenone assumono un valore emblematico: non solo gestione del patrimonio, ma progettazione del futuro dell’abitare, in stretta connessione con i Comuni, con la Regione e con le comunità locali. Il riparto ATER 2025 conferma una scelta politica chiara: investire sull’edilizia sovvenzionata significa investire sulla dignità delle persone, sulla qualità delle città e sulla tenuta sociale dei territori. È una responsabilità che la Regione Friuli Venezia Giulia assume con convinzione, consapevole che il diritto alla casa è uno dei pilastri su cui si costruisce una comunità più equa, resiliente e inclusiva.
Conclusioni: abitare come progetto collettivo Le politiche per la casa non possono più esse -
re lette come risposte settoriali o emergenziali. Devono diventare progetto collettivo, capace di tenere insieme sostenibilità economica, inclusione sociale, qualità urbana e tutela del territorio. Il 2026 segna un passaggio importante in questa direzione. Le risorse stanziate, le riforme normative avviate e il ruolo rafforzato delle ATER indicano una Regione che sceglie di investire sull’abitare come infrastruttura sociale fondamentale. In questo percorso, l’ATER di Pordenone rappresenta un interlocutore essenziale e un laboratorio di buone pratiche. Continuare a lavorare insieme, Regione, enti locali e sistema ATER, significa costruire non solo case, ma comunità più solide, inclusive e sostenibili.
fotonotizia
L’impegno di ATER Pordenone per
un futuro a
zero emissioni
Negli ultimi cinque anni la nostra Azienda si è impeganata nella riqualificazione energetica del proprio patrimonio, puntando a ridurre il più possibile l’impatto ambientale, riducendo i costi di gestione e mantenimento degli alloggi assegnati.
Alloggi interessati
Dei 4.360 alloggi gestiti da Ater, sono stati eseguiti interventi di riqualificazione energetica su 1.058 alloggi, dei quali 859 di proprietà Ater.
Importo lavori
66.434.852,34
Media classi energetiche
Classe energetica iniziale: F / Classe energetica finale: B
Durata media dei lavori
I cantieri con opere di riqualificazione energetica durano in media 10 mesi.
1.587 tonnellate CO2 annue risparmiate
Agorà dei Direttori
Dati, riforme e nuove strategie operative
Nell’ultima Agorà dei Direttori del 28 gennaio i lavori si sono incentrati su quattro punti: la presentazione e analisi dei risultati parziali del MiniOsservatorio, la condivisione delle prime azioni avviate sulla base di tali risultati, la programmazione dei cicli tematici delle Agorà per l’anno successivo, e una sezione dedicata alle proposte emerse nella parte finale della discussione. Per quanto riguarda il report del MiniOsservatorio, è stato strutturato in tre sezioni principali.
- Nella prima sezione, si è proceduto alla raccolta di dati tecnici e gestionali. L’analisi ha riguardato in particolare le fasce ISEE di riferimento, la presenza e gestione delle barriere architettoniche, e da ultimo, i Contratti Collettivi Nazionali applicati dalle Aziende. L’obiettivo è quello di costruire progressivamente una base dati aggiornata, trasversale e comparabile tra realtà territoriali, utile anche a fini normativi e programmatici.
- La seconda sezione del MiniOsservatorio si è, invece, concentrata sull’organizzazione interna e sulla percezione dei meccanismi di raccordo interistituzionale. Il senso di questa parte del lavoro è stato quello di raccogliere una serie di indicazioni pratiche e spunti operativi che consentano di porre le basi per una collaborazione più stretta e continua tra la Federazione e le Associate, capace di essere realmente rappresentativa delle esi-
genze operative dei territori. Alcune delle richieste raccolte hanno già trovato parziale riscontro. Tra le segnalazioni più forti, è emersa la volontà di potenziare strumenti di coordinamento nazionale, la Conferenza Nazionale dei Dirigenti, che viene considerata un momento utile da rafforzare nel tempo.
- La terza sezione del report , dedicata alla comunicazione, ha restituito un quadro ambivalente. Da un lato permane una preferenza marcata per strumenti “tradizionali” come le e-mail, ritenute ancora il mezzo più efficace per la comunicazio -
ne diretta. Dall’altro lato, sono emerse numerose richieste di migliorie, sia in termini di frequenza che di modalità di comunicazione. In risposta a queste sollecitazioni, Federcasa ha avviato un percorso di miglioramento dell’esperienza d’uso del proprio sito istituzionale, con l’intento di renderlo uno spazio più intuitivo e ricco di contenuti tecnici, normativi e informativi. In particolare, è in fase di progettazione una sezione dedicata alla condivisione di buone pratiche, aggiornamenti normativi sintetici, schede tecniche e strumenti operativi che possano supportare il lavoro quotidiano delle direzioni.
In base ai feedback ricevuti, si è deciso inoltre di orientare le prossime Agorà tematiche su alcuni argomenti ritenuti prioritari dalle Aziende partecipanti al MiniOsservatorio.
Le macroaree su cui si inizierà a lavorare riguarderanno: IMU, Codice degli Appalti, formazione, fiscalità e occupazioni abusive. Questi temi verranno affrontati con un ciclo tematico strutturato, aperto al confronto e operativo tra le direzioni, con l’obiettivo di arrivare – dove possibile – alla formulazione di proposte concrete da portare anche sui tavoli istituzionali.
SI ricorda che il MiniOsservatorio resta aperto per le Aziende che non hanno ancora avuto modo di partecipare,così come è possibile per chi lo avesse già fatto apportare aggiornamenti e correzioni. Il link per l’accesso è stato nuovamente
condiviso, a conferma della volontà di costruire un quadro informativo il più possibile aggiornato e rappresentativo e resta il seguente: https://maestrale.federcasa.it/questionari/compilazione?AGORAMINI3009
Dal confronto successivo è emersa l’esigenza di maggiore una operatività delle Agorà, bisogna lavorare con determinazione su temi in cui si crede realmente e per cui si intende produrre effetti tangibili. Tra le priorità, è stato ribadito il bisogno di aprire un tavolo di interlocuzione diretta con i decisori politici, per evidenziare che la sempli -
ficazione o l’accelerazione non possono essere gli unici strumenti di riforma, ma serve piuttosto intervenire in modo strutturale, mettendo mano alla normativa, ai metodi, e a un mercato delle imprese che mostra ampie criticità.
Sempre protagonista il tema IMU, che incide negativamente sulla liquidità delle Aziende, e il nodo irrisolto della Cassa geometri, il cui impatto - se non affrontato - rischia di riportare indietro il sistema ERP, obbligando a soluzioni ormai inadeguate come, ad esempio, la nomina di un “ingegnere unico” forse unica alternativa al rassegnarsi alla doppia previdenza.
Altro elemento critico è ritrovato nella inadeguatezza dei canoni, rimasti invariati da decenni a fronte di un aumento esponenziale dei costi di gestione, a cui si aggiungono le leggi regionali che spesso non solo duplicano gli adempimenti ma implicano anche costi aggiuntivi.
Ancora, è stato proposto di avviare una riflessione sul riordino complessivo delle Aziende casa, anche alla luce delle sfide poste dalla Direttiva europea “Case Green”, di cui bisognerà studiare gli effetti significativi sul patrimonio ERP. Questioni, queste, che richiedono una chiarezza interpretativa e supporti tecnici adeguati.
Alla luce di quanto emerso, quanto alla programmazione dei cicli tematici per il prossimo anno, oltre a quelle già proposte all’inizio della seduta sono stati individuati altri due macro-temi prioritari attorno ai quali strutturare il lavoro, ossia contratti e canoni. L’auspicio è che questi approfondimenti possano essere arricchiti anche dal coinvolgimento di figure di rilievo istituzionale, come Direttori generali di Ministeri competenti.
Città in scena A Savona il Festival della rigenerazione urbana
A Savona il 1° febbraio si è svolta la prima tappa di Città in Scena - Festival della Rigenerazione urbana, che ha coinvolto le città capoluogo di Liguria e Piemonte.
A rappresentare i colori della Federazione ci hanno pensato ARTE Imperia di Antonio Parolinini, Arte La Spezia di Marco Tognetti, ATC Piemonte Centrale del Presidente Maurizio Pedrini e ATC Piemonte Sud di Leonardo Prunotto.
A tutti un grazie per la partecipazione e per l’impegno con cui hanno presentato i progetti. Giunto alla quarta edizione, il Festival è approdato nella città ligure per raccontare interventi che hanno come filo conduttore sostenibilità, adattamento climatico, housing accessibile per i cittadini. Sotto i riflettori, oltre alla Cavallerizza, l’ex Casa Miroglio ad Alba, l’ex Caserma Montezemolo a Cuneo, il restauro degli immobili in Via di Pré a Genova e il Progetto di comunità nell’ambito del piano integrato centro storico “I caruggi” sempre nel capoluogo ligure. E ancora: la riqualificazione dell’ex Caserma dei Vigili del Fuoco e dei territori nelle frazioni di Imperia, la rigenerazione dei borghi di Sarzana e Andora, la trasformazione di Palazzo Restellini a Verbania, la ristrutturazione e trasformazione di 3 hotel in residenze a Rapallo, il nuovo polo dell’infanzia asilo nido-scuola materna a Rifreddo, la rinascita di condomini e quartieri a Sanremo e Torino. Progetti presentati e commentati da istituzioni, imprese, università, professionisti,
nel corso di un evento organizzato con la collaborazione del Comune di Savona, Ance Savona, Ance Liguria, Ance Piemonte Valle D’Aosta e dell’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri della Provincia di Savona.
Ad aprire i lavori della giornata sono stati il sindaco di Savona, Marco Russo, e il presidente di Ance Savona, Massimo Baccino. La sessione del pomeriggio è stata invece introdotta dalla vicepresidente Ance e presidente di Ance Piemonte Valle D’Aosta, Paola Malabaila.
Federcasa a confronto con l’Europa
Verso un Piano Casa comune
Mercoledì 11 febbraio una delegazione della Giunta di Federcasa ha avuto l’opportunità di incontrare una nutrita e qualificata delegazione di rappresentanti delle principali Direzioni Generali della Commissione Europea e della Task Force dedicata, che segue il tema Casa a Bruxelles. Il confronto organizzato da Federcasa insieme ad Housing Europe, si è svolto mercoledì sera nella prestigiosa sala della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, essendo ospiti del Presidente On. Marco Osnato.
Oltre alle sue parole concrete rivolte al nostro settore, è da sottolineare l'impegno sui dossier in esame e questioni relative all'abitare sociale e alle nostre aziende casa. Al confronto hanno partecipato anche Legacoop, Direttrice e Funzionari del Dipartimento Casa del MIT, oltre ai rappresentanti dell'ANCI e della Conferenza delle Regioni e Province autonome in collegamento streaming, con le quali Federcasa ha siglato importanti Protocolli d'Intesa per il raggiungimento di obiettivi comuni di reciproco interesse.
Come noto, la questione abitativa è tornata al centro del dibattito pubblico a fronte di un bisogno abitativo in costante crescita e questo momento di approfondimento con le DG europee ci ha consentito di esprimere in modo chiaro ed inequivocabile le emergenze e priorità dell'Edilizia Residenziale Pubblica e Sociale in Italia. Nel corso dell’incontro sono state rese note nel dettaglio le
prossime strategie e indirizzi della Commissione Europea sul tema Casa, osservato sotto vari profili tecnici, con interventi, domande poste ai nostri rappresentanti, dibattito tra gli stakeholder presenti, che hanno consentito una maggiore consapevolezza delle misure e opportunità attualmente in discussione a Bruxelles.
Federcasa, ritiene che un vero Piano europeo e nazionale per la Casa debba innanzitutto essere rivolto proprio a quella fascia di popolazione più debole, con redditi minimi e problematiche, anche integrative e sociali, tipiche del nostro inquilinato.
L’Edilizia Residenziale Pubblica continua a rappresentare uno strumento fondamentale per garantire un accesso equo alla casa. Allo stesso tempo, opera in un contesto sempre più complesso: la domanda di alloggi pubblici supera da anni l’offerta e oltre 320.000 famiglie risultano attualmente in attesa. Un dato che potrebbe essere sottostimato, considerando quanti, scoraggiati, rinunciano a presentare domanda. La fascia di reddito più fragile, con ISEE fino a 16.500 euro, comprende una parte significativa dei lavoratori a basso reddito, evidenziando come la domanda reale si concentri soprattutto in quest’area.
Serve un'attenzione particolare e risorse dedicate, sia per la realizzazione di nuovi alloggi pubblici, sia per la ristrutturazione di quelli esistenti, ma attualmente inutilizzati. Il nostro settore conta oltre 2,3 milioni di inquilini, 800.000 alloggi gestiti, 65.000
alloggi che necessitano di manutenzione straordinaria che non possiamo fronteggiare senza contributi diretti destinati. Con canoni di locazione medi di circa 100 euro mensili, in alcune aree di appena 8 euro, fissi da anni e mai indicizzati, come possiamo garantire la manutenzione ordinaria, i servizi, la sicurezza personale di chi abita nelle nostre case?
Alla luce di questi elementi, appare urgente definire un Piano Casa Europeo che consideri innanzitutto anche questa fascia di popolazione, con misure dedicate e modelli finanziari sostenibili, che generino investimento strutturali e program-
mati nel tempo sull'immenso patrimonio pubblico delle case popolari. Altrettanto urgente, dopo troppi rinvii, è la definizione di un Piano Nazionale che affronti in modo puntuale la questione abitativa e riconosca l’edilizia sociale pubblica come servizio di interesse generale. Il settore ha bisogno di certezze normative e operative, oltre che finanziarie per essere considerato una priorità politica, con l’obiettivo di aumentare il numero di alloggi pubblici e valorizzare il patrimonio esistente. Senza dimenticare la questione fiscale, infatti da troppo tempo le nostre aziende chiedono una riforma sul tema: non è equo che enti pubblici che gestiscono alloggi sociali con una media nazionale di appena 100 euro al mese di affitto siano gravate da Imu e Ires, come se fossero imprese commerciali. Va messa la parola fine a questa miopia politica, che è stata da sempre condivisa, ma mai di fatto affrontata da tutti i governi degli ultimi 15 anni. Un investimento strutturale sull'abitare non è solo possibile, è necessario. È una scelta di fondo sul modello di sviluppo urbano, sull'accessibilità dei diritti e sulla capacità delle istituzioni di proteggere chi è più esposto. Pertanto chiediamo, con spirito costruttivo, al più presto un confronto con l'Europa e il Governo in modo da poter meglio rappresentare le difficolta del settore e condividere soluzioni.
Dott.ssa Elisabetta Maggi
Responsabile Rapporti Istituzionali presso ISPRO Istituzioni e Progetti S.r.l.
L’Agenda parlamentare
Linee guida per il Piano Casa Nazionale
Il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta per i temi della casa e dell’edilizia residenziale pubblica, divenuta oramai un’emergenza vera e propria non solo in Italia, ma in tutto il continente europeo. Di recente, l’occasione per fare chiarezza su alcuni punti e soprattutto sulle tempistiche attuative del Piano Casa Italia, l’ha fornita un’interrogazione parlamentare con risposta immediata in Commissione Ambiente presentata dall’on. le Agostino Santillo del M5S e discussa il 18 febbraio scorso (5-05059)
In particolare l’interrogante, dopo aver descritto il tema dell’emergenza abitativa nel nostro Paese e i numeri che lo caratterizzano (4 milioni di persone in condizioni di povertà abitativa, 300 mila famiglie in lista d’attesa per un alloggio sociale), ha formalmente chiesto al Governo “quale sia l’attuale stato di definizione del Piano Casa Italia con l’indicazione dei tempi certi di adozione dei decreti attuativi e di quanti alloggi verranno completati ogni singolo anno di operatività del Piano”. Per il MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) è intervenuto il Sottosegretario Tullio Ferrante il quale ha riferito che, in merito allo stato di definizione del Piano Casa Italia il Governo sta completando il lavoro di predisposizione del relativo impianto programmatorio. Con la legge di
bilancio per il 2026 (lg. n. 199 del 30 dicembre 2025), le risorse precedentemente stanziate sono state ricondotte ad un quadro unitario. La dotazione attualmente disponibile per il rilancio delle politiche abitative ammonta a 970 milioni di euro. In particolare, il Dpcm contenente le linee guida per la sperimentazione di modelli innovativi di edilizia residenziale pubblica e sociale è prossimo ad essere reso pubblico.
Contemporaneamente – come ha riferito il Sottosegretario Ferrante – “prosegue la messa a terra dei programmi già finanziati, tra cui il PINQuA del PNRR, che consente la riqualificazione di 10.000 alloggi pubblici, e il programma «Sicuro, verde e sociale» del PNC che si propone di riqualificare complessivamente 27.371 alloggi entro dicembre 2026”.
Nel suo intervento davanti alla Commissione Ambiente della Camera, il rappresentante del MIT ha citato espressamente anche Federcasa ed i dati da essa forniti per quanto attiene agli alloggi ERP da riqualificare per tornare ad essere fruibili: si parla di circa 60mila alloggi non utilizzabili per carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria. Secondo il Governo il “Piano Casa Italia non si limita a distribuire nuove risorse, ma punta a rinnovare in profondità l’intero sistema dell’edilizia residenziale pubblica e sociale”, puntando ad un modello più moderno, efficiente e capace di rispondere ai bisogni reali delle persone. Per far
questo occorre anche una vera e propria “riforma delle Aziende Casa, che dovranno diventare strutture più autonome e operative, in grado di collaborare anche con il Terzo Settore”.
Un altro aspetto di importanza prioritaria toccato dal Sottosegretario Ferrante e molto caro a Federcasa è stato quello del partenariato pubblico-privato, volti a superare l’idea che l’edilizia sociale debba poggiare esclusivamente sulla spesa pubblica, nonché l’introduzione di formule di housing con riscatto progressivo, rivolte soprattutto alla cosiddetta «fascia grigia»: famiglie e giovani che non riescono ad accedere a un mutuo ma non rientrano nei criteri dell’edilizia popolare.
In sintesi, per Ferrante “il Piano Casa Italia vuole offrire una risposta stabile, moderna e inclusiva al fabbisogno abitativo del Paese, ampliando l’offerta e sostenendo concretamente le famiglie e le persone più esposte al disagio”.
Il Dpcm cui fa riferimento il segretario di Stato dovrebbe contenere le linee guida per la sperimentazione di modelli innovativi di edilizia residenziale pubblica che erano state previste dalla legge di Bilancio 2024 e che dovrebbero definire un programma d’azione per contrastare il disagio abitativo, facendo leva sull’invenduto privato, sul recupero e riconversione dell’esistente e sul partenariato pubblico-privato. Linee guida che dovrebbero occuparsi dell’edilizia residenziale pub -
L’ Agenda parlamentare
blica per le quali la legge di Bilancio ha scelto la forma del Dpcm (la Manovra 2025 aveva previsto, invece, un decreto interministeriale che avrebbe dovuto ricevere l’intesa in Conferenza unificata). Gli interventi del Piano Casa dovranno integrarsi con quelli finanziati dai programmi nazionali e regionali della programmazione 2021-2027 dei fondi strutturali europei. Inoltre, la legge di Bilancio 2026 autorizza ad utilizzare parte delle risorse destinate all’attuazione del Piano sociale per il clima (Psc) per finanziare il Piano Casa Italia, nonché per contrastare il disagio abitativo (anche mediante la valorizzazione del patrimonio immobiliare esistente) e sperimentare modelli innovativi di edilizia residenziale pubblica e sociale. Il sottosegretario Ferrante ha chiarito che la legge di Bilancio 2026 «ha ricondotto in un quadro unitario le risorse già stanziate con le precedenti leggi di Bilancio, quantificando in 970 milioni di euro la dotazione attualmente disponibile per le finalità del Piano, che costituisce lo strumento strategico per il rilancio delle politiche abitative». «Parallelamente - ha rimarcato Ferrante -, prosegue la messa a terra dei programmi già finanziati, tra cui il Pinqua del PNRR, che consente la riqualificazione di 10.000 alloggi pubblici, e il programma “Sicuro, verde e sociale” del Pnc che si propone di riqualificare complessivamente 27.371 alloggi entro dicembre 2026».
«Inoltre, è in valutazione - ha aggiunto il sotto -
segretario - l’utilizzo di risorse Pnrr- orientativamente quantificate in 1 miliardo di euro - per la ristrutturazione di circa 60mila alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente non fruibili per carenza di manutenzione. Si tratta di unità che, secondo le stime di Federcasa, sono oggi sottratte all’assegnazione esclusivamente per carenza di manutenzione ordinaria e straordinaria».
L’obiettivo del Piano casa Italia è «rinnovare in profondità l’intero sistema dell’edilizia residenziale pubblica e sociale» ha ancora chiarito Ferrante, che ha poi spiegato le priorità del programma: «Una delle prime azioni riguarda la riforma delle Aziende Casa, che dovranno diventare strutture più autonome e operative, in grado di collaborare anche con il Terzo settore. Al contempo, il Piano promuove nuovi modelli abitativi, come co-housing, senior housing, mixité e soluzioni intergenerazionali, pensati per adattarsi ai cambiamenti sociali e alle esigenze emergenti».
«Un altro pilastro - ha aggiunto - è la spinta ai partenariati pubblico-privati, superando l’idea che l’edilizia sociale debba poggiare esclusivamente sulla spesa pubblica. Le risorse statali diventano così uno strumento per attrarre investimenti aggiuntivi e ampliare la capacità di intervento. A questo si aggiunge l’introduzione di formule di housing con riscatto progressivo, rivolte soprattutto alla cosiddetta “fascia grigia”: famiglie e giovani che non riescono ad accedere a un mutuo ma non rientrano nei criteri dell’edilizia popolare».
Da Piano Casa del Governo a quello europeo passando per affitti brevi e riforma del condominio il 2026 si preannuncia come l’anno delle grandi riforme. Sarà davvero così?
Dopo anni di tentativi di portare i temi della casa e dell’edilizia residenziale al centro del dibattito politico, il 2026 è di certo l’anno in cui i nodi verranno al pettine. O almeno una buona parte di essi finirà nell’agenda parlamentare, sia in Italia che in Europa. Si parte dalla primavera 2026 e si finirà
nel 2027 con alcune decisioni attese da oltre un decennio. Insomma, come si dice per gli oroscopi di inizio anno: dopo anni di attesa in cui i problemi non riuscivano a sbloccarsi il 2026 vedrà gli astri della casa allinearsi per cercare di affrontare temi aperti da molti anni: dagli affitti brevi al piano casa, passando per l’edilizia residenziale pubblica, divenuta oramai un’emergenza vera e propria in tutto il continente europeo. l punto ora non è il “se” ma il “come” questi problemi saranno affrontati, perché se è vero che la politica si è finalmente accorta che l’emergenza casa non può essere rimandata oltre, resta però da capire se le soluzioni che arriveranno saranno all’altezza dei problemi aperti. Al momento di concreto c’è poco e, purtroppo, di risolutivo ancora meno. Andiamo per capitoli.
Piano casa
Con ogni probabilità il 2026 sarà l’anno del Piano Casa. Atteso da anni e promesso a più riprese dal Governo Meloni, ultima delle quali al Meeting di Rimini di fine agosto 2025. Si parla di inizio estate per avere i dettagli ma la sottosegretaria all’Economia Lucia Albano ha fatto capire intervenendo a un incontro a Roma a dicembre che l’annuncio del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini potrebbe arrivare in primavera. Il punto è capire cosa ci sarà in questo Piano Casa che arriva oltre dieci anni dopo il decreto n.47 del 2014 firmato da Maurizio Lupi e Matteo Renzi, ultimo grosso intervento legislativo sul tema. È possibile, comunque, che il testo termini il suo iter a inizio 2027 ma la volontà del Governo è di andare veloci. Non a caso nella conferenza stampa di inizio anno del 9 gennaio Giorgia Meloni ha citato l’imminente Piano Casa facendo riferimento a 100.000 nuovi alloggi a prezzi calmierati da costruire in 10 anni.
Sul tavolo ci sono 600 milioni di euro disponibili ma a fine 2025 il ministro Giorgetti ha fatto capire che altri fondi potrebbero essere “deviati” da
quelli europei. Seicento milioni, infatti, sono molto lontani dalla cifra realistica che serve ad affrontare l’emergenza abitativa in Italia. Le richieste di case popolari sono ai massimi storici (Roma è a oltre 16.500 domande, il record storico per la Capitale mentre a Milano hanno superato le settemila). Certo è che il tema casa è diventato una questione di emergenza sociale con i costi degli affitti in continuo aumento da anni. Federcasa stima che le persone in disagio abitativo in Italia siano 350.000 a fronte di appena 16.000 assegnazioni di case all’anno. L’emergenza non è però solo quella di costruire nuovi edifici residenziali (L’Italia ha una media di stock di housing social sul totale degli edifici molto più bassa di quella europea con appena il 4% – scarso – contro l’8% medio dei Paesi Ue), ma soprattutto si tratta di recuperare e mettere a norma il patrimonio esistente. Oltre 63 mila alloggi sociali sono infatti vuoti perché non ci sono i fondi per ristrutturarli.
Piano casa europeo
Annunciato a dicembre si profila come un mastodontico intervento per risolvere la crisi abitativa europea dove si stima che ci siano oramai 1,4 milioni di senzatetto, di cui 400 mila minori. Il Piano ha l’appoggio della Commissione e sulla carta l’approccio sembra quello giusto dopo anni di invisibilità del tema casa (basti pensare che l’housing sociale nel 2021 non ha avuto neppure un capitolo nel bilancio pluriennale dell’Ue). Nel concreto però gli strumenti individuati non sono chiari. La Commissione parla di 375 miliardi di euro a disposizione ma nella realtà non è così. Quei fondi, infatti, non sono finanziamenti diretti come è stato per il Pnrr o come si profila per il colossale progetto di riarmo europeo da 800 miliardi. Si tratta al momento di garanzie da parte degli istituti finanziari, come la Bei, a fronte di investitori interessati che però dovranno confrontarsi con le legislazioni nazionali per attuare i progetti con-
creti. Un tema su cui l’Ue promette di intervenire ma su cui non ha di fatto competenze dirette, limitandosi a una moral suasion sui Governi nazionali o poco più. Di concreto c’è al momento un grande summit europeo sulla casa di cui non c’è ancora la data. Nel corso dei prossimi mesi gli strumenti di questo Piano Casa europeo dovrebbero disvelarsi con maggiore chiarezza, incluse le nuove politiche sugli affitti brevi su cui la Commissione ha annunciato un intervento tra fine 2026 e inizio 2027.
Affitti brevi
Il 2026 si preannuncia a dir poco bollente su uno dei terreni di maggiore scontro politico di questo frangente storico: quello degli affitti brevi. A riaprire per l’ennesima volta la partita sulla regolamentazione del comparto è stata la sentenza della Corte Costituzionale depositata a dicembre 2025 (la decisione però è di ottobre). La Consulta ha definito legittime le limitazioni prese dalla Regione Toscana in materia di locazioni brevi che consentono ai singoli Comuni di adottare misure restrittive come il numero di notti in cui si può affittare un immobile o il numero di appartamenti che un singolo può affittare, previa sempre la richiesta di un’autorizzazione per farlo.
Si tratta di un precedente molto pesante che vedrà sicuramente andare in direzioni simili anche altre Regioni con una normativa che nel 2026 potrebbe cambiare enormemente di territorio in territorio, creando una situazione a macchia di leopardo in tutta Italia, con Comuni limitrofi che potrebbero avere norme molto diverse fra loro. Le associazioni di categoria chiedono da tempo un intervento normativo nazionale che consenta di fare investimenti e programmazione in un ramo di attività che in pochissimi anni è arrivato a generare diverse decine di miliardi di euro fra fatturati e indotto, con molti miliardi di incassi per l’Erario, a partire dai 4 miliardi di entrate solo in cedolare secca.
Federazione italiana per le case popolari e l’edilizia sociale Via Napoleone III, 6 - 00185 Roma telefono 06 888 117 20 e-mail federcasa@federcasa.it website federcasa.it