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Periodico bimestrale - Sped. a.p. 45% - Art. 2 comma 20/b - Legge 662/96 - Filiale di Forlì - Contiene I.P. - Dir. Resp. Carlo Andrea Barnabè Aut. Trib. di Rimini n. 185 del 16/8/80 e del 26/8/92 - Red. e Amm. Riccione - Via Montebianco, 27 - Tel. 0541 643 884 Stampa: Litografia La.Ser. Coriano - Grafica: Composet Riccione - Anno XXXII- N°1 - MARZO/APRILE 2013

www.famijarciunesa.org - info@famijarciunesa.org

CN/RN0665/2010

IN

FESTA PER TUTTI I BAMBINI DAI 5 AI 13 ANNI RUBABANDIERA CORSA NELLE GOMME

MERCATINO DEI BIMBI

CORSA NEI SACCHI

TIRO ALLA FUNE BICI DA CORSA

MOUNTAIN BIKE GIMKANA TRA I BIRILLI

14 APRILE 2013 - Dalle 10,00 alle 17,00 (programma a pag.3) Parco della Resistenza - Via Montebianco 27 - Riccione - Sede di F.A.

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eventi e solidarieta’

Nell’uovo di Pasqua musica, fiori e sport

10.071,46 e ai bisognosi

Una Pasqua bassa, ma soprattutto classica, quella del 2013. Complice il calendario, ma anche le casse pubbliche più vuote, l’amministrazione comunale ha preferito limitare le iniziative dedicando impegno e risorse a manifestazioni che negli anni hanno consolidato un numero di presenze importanti a livello internazionale e nazionale. Si partirà con la sfilata di auto storiche in viale Ceccarini, prevista il 31 marzo e l'1 aprile dalle 8 alle 11. Spettacolo di Fabio Masini “Kirkos opera” in programma il giorno di Pasquetta davanti al Palazzo del Turismo. Si tratta di uno spettacolo che attraverso la musica tende a riscoprire la meraviglia antica: osserva gli uomini, gli animali, le terre, mettendo a fuoco alcuni aspetti, con situazioni al limite del credibile. I personaggi che vengono presentati nell’arena, nella piazza, nel circo, nel cerchio e nel cilindro sono figure tipiche dell’arte circense nelle loro specificità che immancabilmente ci rimandano all’uomo con i suoi vizi e le sue virtù. Un mix di musiche racconto esi-

Il comitato X Mas consegna l’assegno al Conad Romagna. L’importo ricavato dalla 4ª edizione della Camminata dei Babbi Natale, verrà utilizzato in buoni spesa da 5 euro, per generi alimentari e di prima necessità (alcolici esclusi) che saranno affidati alle 6 Parrocchie di Riccione e alla Consulta Cittadina per la Solidarietà. La gestione diretta sarà affidata ai parroci garantendo la migiore collocazione dei buoni pasto. Famija Arciunesa ha contribuito alla raccolta con 1000 euro. che porteranno a Riccione migliaia di presenze. Dal 22 al 27 marzo sono in programma i CAMPIONATI ITALIANI GIOVANILI DI NUOTO, la più grande manifestazione italiana giovanile della Federazione Italiana Nuoto, da cui sono emersi tutti i nostri campioni a partire da Federica Pellegrini e Filippo Magnini. Dal 23 al 31 si parla di tennis con il TORNEO DI PRIMAVERA, gara nazionale di singolare maschile open. Scavalcata la desta, dall'1 al 6 aprile la Perla verde ospita uno dei più classici e amati appuntamenti di primavera, il BEACH LINE FESTIVAL, la sedicesima edizione riservata agli appassionati di beach volley, sulla spiaggia dal porto al Marano. Organizzato dalla rivista di settore più importante in Germania. Durante questa settimana nella città si respira un’atmosfera unica,ovunque si incontrano persone che condividono la passione per lo sport. Oltre 200 campi per diversi chilometri. A cavallo di Pasqua è di scena il calcio con il TORNEO INTERNAZIONALE ADRIA CUP al centro sportivo Nicoletti, seguito dalla COPPA ADRIATICA. Il 6 e 7 aprile è la volta dello Stage nazionale di Judo con la partecipazione di esperti maestri giapponesi.

bizioni. Sabato 30 marzo Ricordi in soffitta, sempre nel piazzale del Palazzo, con mostra mercato per hobbisti ed appassionati dell’usato. Dal 15 al 17 marzo è in calendario la mostra mercato di giardinaggio, ospitata a Villa Lodi Fè, che catturerà gli appassionati di giardinaggio con una esclusiva esposizione di prodotti dei migliori vivai nazionali ed europei. Tanti gli eventi sportivi

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organizzata da Famija Arciunesa e Bicifestival con la collaborazione: Protezione civile di Riccione Volontari Croce Blu, Comitato Riccione Xmas, Buon Vicinato “Amici del Parco”, Adriatica Alimentari, Panificio Bianchi

GRANDE festa! dedicata a tutti i bambini dai

Domenica

5 ai 13 anni

14 APRILE 2013

dalle 10,00 alle 17,00

“Parco della Resistenza” di fronte alla Casa della Micia - Sede di Famija Arciunesa In caso di maltempo si riproverà domenica 21 Ritrovo e iscrizioni giochi ore 10,00 – tutti gratis Corsa coi sacchi - Rubabandiera - Tiro alla Fune - Corsa nelle gomme Gimkana in bicicletta – Prove con bici da corsa e MTB

MERCATINO DEI BAMBINI dalle ore 13,00 spuntino: Maccheroni al sugo – Piada e Nutella Sangiovese - Bibite - Acqua minerale - Ciambella PER GLI ISCRITTI AI GIOCHI E PER I LORO GENITORI

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PURACE GUAZET E GIUGH IN DIALET

Eletti l’Arzdora e l’Arzdor 2013 I campioni sono Carla Fabbri e Aldo Maioli. Segni caratteristici... sono Moglie e Marito!

Da sin.: Ernesto Righetti, Silvano Guagnelli, Oscar Rossi, Aldo Maioli, il “Babbo”, Carla Fabbri, Domizia Angelini, Adriana Pirini, Elsa Fraternali.

Puracia, poveraccia, vongola, venus galina... tanti nomi per indicare l’indiscutibile regina di numerosi piatti gustosi e ineguagliabili... specialmente a Riccione, unica e vera capitale delle poveracce. In tempi non troppo lontani, il prelibato mollusco bivalve pescato nelle sabbie antistanti la Perla verde era così ricercato che nella Piazzetta delle poveracce di Rimini un cartello ne indicava la provenienza e quindi l’indiscussa bontà e il conseguente maggior prezzo. Qualità che meritano di essere celebrate con una “Serata di gala” come da anni fa Famija Arciunesa, organizzando al Ristorante Ranch saloon, “Purace, guazèt e giugh in dialèt”, cena che vede scorrere una carrellata di specialità marinare con al centro lei: La Puracia! La scorsa edizione- dodicesima della serie- è datata 15 Febbbraio u.s. e ha soddisfatto pienamente le attese che erano quelle di “fare un pieno” di prelibatezze e divertirsi col dialetto. Negli intervalli mangerecci si sono svolti infatti i due tornei per eleggere Arzdora e Ar-

zdor 2013, cioè i più bravi conoscitori del vernacolo locale. In una sfida senza esclusione di colpi- ricordiamo che il pubblico poteva suggerire le risposte,

Il “Babbo” di F.A. Giuseppe Lo Magro si coccola Carla e Aldo novelli Arzdori 2013.

anche sbagliate per indurre un concorrente all’errore e favorire quindi il diretto avversario- sono scese in lizza per il sesso debole (?!) Domizia Angelini, Adriana Pirini, Elsa Fraternali e Carla Fabbri mentre per il sesso forte (?!) la tenzone riguardava Oscar Rossi, Silvano Guagnelli, Aldo Maioli ed Ernesto Righetti. Col collaudato sistema del tabellone tennistico si è giunti alle due attesissime finali che hanno visto trionfare, dopo accanitissime ed affannosissime corse per toccare per primi la campanella di “Musichierana” memoria, Carla Fabbri su Domizia Angelini e Aldo Maioli su Silvano Guagnelli. I vincitori sono stati “addobbati” con corona dorata e “zinaloun” (offerti dai Ricami Veronica di Silvano Bernabè detto Ciupo) e “hawaianamente collanati” s’un ròc ad sunsécia. Agli sconfitti premio di consolazione consistente in un robusto e nostrano “salèm d’argènt”. Nota finale. I due campioni Carla e Aldo sono moglie e marito, cosa mai avvenuta in precedenza, quasi un suggello ad una gara simpatica ed originalissima.

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Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

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LA NOSTRA STORIA

90 anni fa, il 2 Aprile 1923,

si spegneva il Conte Giacinto Martinelli

La villa del Conte Martinelli, costruita tra il 1878 e il 1879, era ammirata da tutti per l’ampio giardino e la bellissima cancellata che, non di rado, servivano da sfondo per foto ricordo. Da notare, al centro, l’apertura tra alberi e villa che mostra il vicino mare. Era affacciata sull’attuale Viale Gramsci. Oggi al suo posto il Grand Hotel. La torretta a destra è rimasta intatta. Nato il 10/10/1841 a Santa Colomba (Siena), ereditò il titolo dal padre Pietro Soleri che lo ebbe dal conte Giacinto Martinelli. Sposò la N.D. Giovanna Conati. Uomo intelligente, di cultura, intraprendente, generoso con uno spiccato senso dello humor, battuta pronta, parlare semplice e spesso suadente (usava il dialetto con chi di dovere), vestiva la redingote, un poco cicciotello (era una buona “forchetta”) ed era sciancato. Viveva con la moglie, la cameriera Co-

lombina e il giardiniere, cocchiere (tuttofare), “Erculèin”. La villa in stile chalet svizzero, con una pennellata di liberty, sorgeva su di una duna (area attuale del Grand Hotel) vista mare, ingresso sull’attuale Viale Gramsci. Giardino curatissimo, ambientazione romantica, laghetto con pesci rossi, ponticello che lo attraversava per andare al bianco chioschetto in mezzo al verde. Tale splendore fu realizzato da Ludovico Cicchetti, nonno di Augusto, stirpe di

“architetti del verde riccionese”. Per i suoi spostamenti si serviva di un “break” (una “caratèla”, com i giva i arciunis, che non lo prendevano seriamente), trainato da un asinello (scherzosamente la “giumenta”) condotto dal fido Erculèin. Aveva viaggiato molto nelle capitali europee, in particolare Parigi e Berlino, facendosi una cultura urbanistica che impiegherà per elaborare la sua idea di Riccione “Città giardino” per un turismo residenziale e di qualità.

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LA NOSTRA STORIA Acquistò 90.000 mq. di terre sabbiose sotto la ferrovia tra Viale Viola (ora Ceccarini) e Viale Milano (ora Cesare Battisti) e la linea demaniale ove realizzò la lottizzazione; costruì la sua villa con annessa dependance per il fido lacchè (stabilendosi così definitivamente a Riccione); in società con Emilio Amati eresse l’ospizio ”AmatiMartinelli” per bambini scrofolosi e quindi bisognosi di cure marine (il primo a Riccione e secondo in Romagna dopo il Matteucci di Rimini - 1870); donò un’area per la costruzione della prima chiesa al mare (allora a monte dell’ospizio e poi a fianco dello stesso- lato sud). Il Conte riposa nel cimitero di Rimini con le quattro sorelle e l’unica nipote (Rosa o Rosina, figlia di Chiara). Le loro spoglie non sono poste in una tomba di famiglia come ci si potrebbe aspettare per dei nobili, ma in un loculo che reca i segni del tempo e della trascuratezza.

GIACINTO - S. Colomba DIAMANTE (ved. Bocchino) - S. Colomba CHIARA (ved. Giacomini) - S. Colomba CLAUDIA - Rimini GIOVANNA - Rimini

n. 10/10/1841 - m. 02/04/1923 n. 18/08/1842 - m. 23/01/1910 n. 15/02/1845 - m. 27/01/1926 n. 23/12/1846 - m. 16/07/1918 n. 14/02/1849 - m. 24/04/1912

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Tratto da: Il Don, il Conte e il Giardiniere di Giuseppe Lo Magro


DISASTRI in arrivo

TRC nel salotto... di casa Il cantiere tira dritto. Sotto traccia, senza dare troppo nell’occhio, se non fosse per quell’interminabile serpertone di tubi che corre accanto ai binari della ferrovia tra Rimini e la Perla verde. Solo la politica, in particolare la lista civica, tiene i riflettori puntati sul Trc, nella segreta speranza che da Roma arrivi un dietrofront che le amministrazioni locali non sono in grado di dare. «Procediamo con i lavori — conferma dall’Agenzia Mobilità l’ingegner D’Andrea — si parte dalla stazione di Rimini, poi Miramare e via via fino al Marano, ai confini con Riccione>. Dove i lavori proseguono in sordina. Chi passa in treno vede scorrere le tracce del cantiere della metropolitana di costa. Che si insinua nei giardini, che sfiora le case che fiancheggiano la ferrovia.

La tassa di guerra La tassa che spacca. Volano gli stracci tra la giunta Pironi e gli albergatori, su cui si abbatterà l’imposta di soggiorno. Balzello odioso, ma soprattutto inatteso. Ad accendere la miccia è l’annuncio del sindaco: tassa sia, nonostante le promesse dell’anno passato e i distinguo da Rimini. La Perla virtuosa che evita di introdurre l’imposta sui turisti, i ‘vicini di casa’ costretti dai conti in rosso ad applicarla già dallo scorso ottobre.

la realizzazione della stazione prevista a Fiabilandia», spiega ancora D’Andrea. Si è conclusa, raccontano, la bonifica relativa alla presenza di eventuali ordigni bellici. Insomma, l’opera va avanti. Nonostante l’ostilità di un numero crescente di cittadini e la perplessità degli amministratori, costretti però a bere l’amaro calice. E se a Rimini si contano gli alberi abbattuti, a Riccione si pronostica una vera e propria strage ai lati dalla linea ferroviaria, quando il cantiere del metrò di costa inizierà davvero a marciare a passo spedito. Difficile, fino ad allora, prevedere cosa potrà fermarlo ma la strada è ancora tutta in salita.

Il confine è sottile, i conflitti covano sotto la polvere che ancora le ruspe non hanno alzato, ma che finirà per arroventare il clima quando l’opera diventerà più invasiva. «Hanno abbattuto una ventina di alberi — segnalano alcuni residenti di Rimini — tra Rivazzurra e Miramare. Erano piante in salute>. Dal Comune di Rimini confermano che si tratta dei lavori per il Trc fatti dall’Agenzia Mobilità. «Stiamo procedendo con

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Pochi mesi dopo è tutto un altro film. Riccione capitola e gli albergatori si sentono traditi. E’ guerra senza esclusione di colpi, con il sindaco che riesce a peggiorare la situazione ad ogni comunicato e uscita pubblica. Mal consigliato, Pironi si trova ad incassare anche l’imbarazzo del suo partito, un Pd altrettando spaesato di fronte alla violenta reazione dell’associazione guidata Bruno Bianchini e dal direttore Cevoli. E’ un’escalation di minacce e repliche velenose, tra il sindaco e l’Aia. Con gli albergatori che promettono battaglia e annunciano la discesa in campo, quello politico ovviamente. Un intervento deciso ma non così efficace, vista anche la reazione


nuova sede PER l’AUSL delle altre categorie, non così dispiaciute che la batosta si abbatta sulla testa degli albergatori. L’intenzione di buttarla in politica non preoccupa più di tanto, anche perché l’Aia non ha mai brillato quando è stato il momento di tutelare politicamente i suoi interessi, soprattutto quando c’era la possibilità di ottenere dalle amministrazioni di centrosinistra il riscontro della non belligeranza. Gli albergatori non hanno mai fatto lobby, e in municipio lo sanno. Neppure gli esponenti delle opposizioni sembrano scaldarsi più di tanto a favore della crociata degli hotel. Ma l’Aia trova inaspettatamente un alleato nel sindaco stesso, firmatario di un comunicato stampa da denuncia. Non penale, l’oltraggio è al buon senso e alla decenza. Pironi indispettito arriva a minacciare di negare agli alberghi la gestione del Palas, una mossa dilettantesca che rovescia la partita. Da vittima delle bordate politiche il sindaco diventa il persecutore, il padrepadrone dei destini e dei beni pubblici, una versione che non si adatta all’autore, che del dialogo ha fatto un totem. Il Pd prende le distanze, molti si indignano anche se non lo dicono apertamente. Intanto, il sindaco conferma che la tassa ci sarà. Non a Pasqua ma prima dell’estate. Servono due milioni per far quadrare i conti del bilancio, ma la somma sarà ben più pesante in termini elettorali. Il partito lo sa e inizia a sondare eventuali candidati per sostituire in corsa Pironi, che però annuncia di voler tirare dritto e presentarsi nel 2014 per la riconferma. Nessuno, nel frattempo, dice cosa ne sarà dei milioni incassati con l’imposta. Il vero nodo è lì, tra le pieghe di bilanci che si allungano con voci assurde e ormai insostenibili. Sagre, gitarelle, eventi improvvisati, tagli sì ma a casaccio. Ne valeva la pena? Pironi lo scoprirà soltanto nei prossimi mesi. I suoi ‘consigliori’, invece, non lo capiranno mai.

Uffici e ambulatori traslocano nella “torre del Perlaverde” Tutti gli uffici e gli ambulatori dell’Ausl di piazza Unità e viale Cortemaggiore si trasferiscono nella “torre” del centro commerciale “Perla Verde” tra la Flaminia e Viale Berlinguer. Il trasloco è stato approvato il 31 gennaio con il voto favorevole dell’intera maggioranza e del Gruppo Misto (astenuta la Lista Civica, contrario il Pdl). La nuova sede con ampi parcheggi agevolerà gli utenti, ma servirà pure a dare una boccata d’ossigeno alle attività commerciali del centro in sofferenza. I nuovi spazi, 1.600 metri quadrati in tutto, rispetto quelli finora in uso sono ridotti del 30 per cento, ma il sindaco Massimo Pironi assicura che: “non sarà tagliato alcun servizio”. Verrà meno, però, la palestra post-parto da 60/70 metri quadri “perché veniva usata appena quattro ore a settimana”, per cui il Comune per quest’attività metterà a disposizione le sue palestre, in orari concordati con l’Ausl”. La seconda novità riguarda l’ufficio di Certificazioni d’invalidità, che troverà spazio nel poliambulatorio dell’ospedale. Per il resto sui quattro piani da 400 metri quadri ciascuno (tre di una società in capo a un noto operatore riccionese e una alla Coop Adriatica) si prevede di trasferire la Direzione del distretto, il Dipartimento di sanità pubblica e cure primarie (quarto piano), il servizio Tutela salute famiglia, donna ed età evolutiva (terzo piano), la Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, anziani e disabili (secondo piano), il Centro salute mentale, la sala riunioni e la sala polivalente (primo piano). Considerato che si disporrà di circa 800 metri quadri in meno, qualche servizio si dovrà comunque restringere. Sta di fatto che con questa operazione, come annunciato in consiglio dai tecnici dell’Ausl, le spese d’affitto si dimezzano di un milione di euro all’anno. Un particolare: per varare questa operazione, il Comune ha dovuto fare due deroghe, sulle quali si è innescata la polemica

dell’opposizione. La prima è stata necessaria per cambiare l’uso dei locali, adibiti non più a uffici, ma ad ambulatori, e la seconda per chiudere 350 metri quadrati di parcheggi interrati. Si tratta di 10 posti auto sui 504 tuttora a disposizione, da trasformare in deposito per l’archivio dell’Ausl e le carrozzine dei disabili. Nello specifico la Lista civica contesta “la mancanza di linearità della pratica”. Fa sapere che in base al parere tecnico “si può cambiare l’uso degli uffici in presidi sanitari, ma non si può andare derogare al Rue sui parcheggi”. A parere della capogruppo Renata Tosi, come pure per il Pdl, l’Ausl dovrebbe dotarsi di altri posti auto per i suoi utenti, senza usare quelli pubblici sotto il supermercato della Coop Adriatica. Chiusa questa partita, l’amministrazione comunale conta di trasferire il comando della Polizia Municipale al centro Jimmy Monaco, dove lo stesso Comune possiede 1.000 metri quadri di superficie, già usati per l’assessorato alle Attività economiche. A disposizione anche gli spazi liberati dall’Ufficio di collocamento che di recente di è spostato in viale Carpi. Negli uffici liberati dall’Ausl e dai vigili in viale Cortemaggiore, si dovrebbero, invece, trasferire i carabinieri, sotto sfratto in viale Verità. Nives Concolino

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Che personaggio!

Un centenario temerario che detesta la guerra L’11 febbraio 2013 è stato il giorno del suo compleanno. Quanti anni ha compiuto? Cento! L’amabile e lucidissimo Serafino Bologna, vedovo di Maria Corbelli e padre di Paolo e Gian Franco, si dice molto orgoglioso del proprio secolo di vita; e in gran buona salute si può proprio dire, se si esclude una piccola mancanza di udito e un accenno di aritmia che si porta dietro sin dall’adolescenza. La stessa aritmia che lo esonerò (“per fortuna” sostiene convinto) dall’andare al fronte. Ci racconta i motivi del suo cattivissimo rapporto con la guerra? “Io ho sempre detestato la guerra. Sono nato nel ghetto vicino al Mulino Ronci, quando Riccione era ancora una frazione di Rimini. Durante la prima guerra mondiale avevo 4-5 anni e per proteggermi mi nascondevo sotto i pagliai, mentre mio padre Attilio combatteva lontano da casa. Ho lavorato per circa una decina d’anni nella fabbrica di reti di Calza in Paese, e guadagnavo 6 soldi al giorno; sono cresciuto e me ne sono andato a Rieti come operaio in una fabbrica di armi, e ho anche fatto un breve periodo di caserma. C’era la seconda guerra mondiale, e siccome per andare in Africa erano stati richiamati per primi i ragazzi della classe-11/13, e quindi la mia, sono scappato in campagna e non mi hanno trovato; poi però sono andato a Cesena perché il mio reggimento era lì… e mi volevano fucilare. Ma il giorno dopo sarei dovuto partire per la Grecia, e sono scappato dalla fila lungo alla quale eravamo allineati noi soldati; alla fine sono arrivato a Bologna, dove mi hanno diagnosticato il problemino al cuore ed esonerato per sempre. Ma sono arrivati i bombardamenti: la città era ricoperta di mucchi di cadaveri, e pensi che i tram erano stati scaraventati sopra i tetti delle case! Sono allora ritornato a Riccione e mi sono messo a fare tanti lavori, dal carbonaio al fruttivendolo, dal portiere di notte… all’imbianchino; ecco, questo è stato il mio vero lavoro, quello che mi ha risollevato le finanze. Dopo le due guerre ci furono tempi molto duri qui a Riccione? “Nel 1920 quando avevo sui 7 anni a Riccione ‘era la miseria in pieno’! Per le strade i riccionesi giravano con carretti trainati da asini, i più fortunati avevano la bicicletta e c’erano solo due moto delle quali una apparteneva a Memmo Papini. Mio babbo Attilio allora faceva l’operaio alla fornace di Riccione: lavorava un mese e per un anno dovevamo campare in cinque con quello che prendeva. I soldi bastava-

no solo per comprare il grano: al mattino per colazione mangiavamo la piada secca. Pensi che una volta non avevamo proprio nulla in casa… e siamo andati in campagna a sfamarci coi lupini!” Quando cominciò la risalita che portò ad un benessere più diffuso? “Dopo la seconda guerra c’era un grande fermento, e si cominciava a costruire le case a più non posso: chi possedeva un po’ di soldi aveva iniziato subito, gli altri avevano aspettato l’aiuto dal governo. Tanti artigiani così si mettevano in moto: idraulici, edili, elettricisti, imbianchini, ed era arrivato molto più benessere per tutti. Io avevo dipinto l’Hotel Gemma, la Colonia Reggio Emilia e tantissime abitazioni private. Ho visto Riccione diventare sempre più bella… per me è sempre stata un campione della riviera! Erano aumentate le pensioni e le donne venivano giù dalle campagne per fare la stagione. Sa una cosa? Quando lavoravo come portiere all’Hotel San Marco (attuale Mediterraneo) nella stanza numero 1 alloggiava Benito Mussolini!” Nonostante la sua formazione politica, come vide il rapporto di Mussolini con Riccione? “Sono sempre stato di sinistra… sono 70 anni che pago la tessera del partito, e sono stato uno dei primi nel ‘44 a prenderla! Erano anni in cui c’erano davvero forti ideali e tantissimo entusiasmo politico. Si era tutti più uniti su delle precise idee, ma molto più semplici e spesso un po’ ignoranti, anche perché qualcuno non sapeva neanche leggere e scrivere; ora la politica è più intelligente sì, ma c’è molta più furbizia e menefreghismo, e un incredibile attaccamento alla sedia. Forse l’enorme fede politica era in qualche modo collegata al fatto che c’era la fame; ora stanno tutti molto più bene e si sono quietati. Mussolini comunque è stato importante per fare arrivare la gente qui sulla nostra spiaggia. Quando era in borghese partecipava anche con molti di noi ad incontri socialisti, e ci trovavamo spesso da Saponi a discutere. Era una persona tranquilla ma faceva tanto con le parole, ed era innamorato della nostra città. Nei primi momenti i riccionesi erano tutti con lui, ma quando arrivò la guerra e si alleò con i tedeschi… allora diventò un altro!” Come si sente ad aver spento tra parenti, amici e autorità locali ben cento candeline? “Non pensavo di arrivare qua, e così”. Maria Grazia Tosi

ogni giorno il Pescatore porta in tavola la ricchezza del mare nel rispetto della tradizione romagnola

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compleanni speciali

100 candeline per Virginia e Amalia Grande festa di compleanno lo scorso 24 gennaio anche nella Casa di riposo Nuova Primavera di Riccione. A soffiare su cento candeline è stata Virginia Gaggini, circondata da un nugolo di amici e parenti. In primo piano il figlio Gino, i nipoti e i pronipoti, compreso Camilla (17 anni), della quale l’inossidabile nonna si è presa cura, quando aveva 83 anni ed era ancora un “azdora”, arzilla ed energica. Ori-

ginaria di Montecerignone, Virginia ha sempre vissuto in campagna, prendendosi cura della famiglia, della casa e degli animali da cortile, anche quando, alla fine degli anni Cinquanta, la famiglia si spostò a Scacciano. Al brindisi dei cent’anni di nonna Virginia si è unito anche il vicesindaco, Lanfranco Francolini, che alla festeggiata ha donato un mazzo di fiori, porgendole gli auguri a nome di tutta

la città. Sempre a Riccione, nel centro di Buon Vicinato “I Villaggi”, ha brindato ai suoi cento anni Maria Amalia Lo Conte, nata ad Ariano Irpino (Av) il 21 dicembre1912. Trasferitasi a Misano Adriatico nel 1960, dal marito Giovanni, scomparso nel 1988, ha avuto sette figli, in gran parte residenti a Riccione, una ventina di nipoti, sette pronipoti e due trisnipoti. Per il brindisi attorno a lei si sono stretti 56 parenti, compreso i figli Floriano, Oto, Lidia, Andrea e Raffaella, mentre Antonietta, che vive in America ed è bisnonna, visto che era già venuta in Romagna

la scorsa estate, quando è scomparso il fratello Guido, è stata rappresentata dai suoi rampolli. Tra gli invitati anche il sindaco di Misano Stefano Giannini, il suo vice Fabrizio Piccioni e il presidente dell’associazione riccionese “I Villaggi”, Enzo Romagna. La nonnina, pur muovendosi in carrozzella, ha un’incredibile lucidità mentale. Come commenta il figlio Andrea: “E’ un’enciclopedia. La sua memoria, anche sui fatti recenti, che riportano i telegiornali, è impressionante”. Nives Concolino

La vciaia l’è un bròt malan... mo l’è mej avél!

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serranda abbassata

“Pico” ha chiuso bottega

2 milioni di storici scatti senza “casa” Non senza rimpianti e con un gran nodo in gola, lo scorso 31 dicembre Epimaco (Pico) Zangheri, decano dei fotografi riccionesi, ha abbassato per sempre le serrande del suo mitico negozio: Foto Riccione. Dal dopoguerra in poi, con l’occhio del cronista umile e discreto, ha raccontato la storia della città attraverso il suo obiettivo, immortalando personaggi, eventi, episodi di cronaca bianca e nera. Un patrimonio che sfiora i 2milioni di scatti, archiviati con pazienza certosina dal figlio Gianni, che l’affianca nel lavoro dagli anni Settanta. A indurre il noto fotografo a chiudere bottega è stata la crisi, ma soprattutto l’avvento del digitale che ha portato un po’ tutti a improvvisarsi fotografi, e la concorrenza della grande distribuzione. Fattori che hanno messo in ginocchio tante attività del settore. Dopo l’estate a Riccione hanno spento le luci anche ad altri studi, come Foto Serenella che gli storici fotografi Candiotti di Morciano avevano lanciato e poi affidato in gestione a terzi nella zona dell’Alba. Altri

colleghi sarebbero sull’orlo del collasso: una debacle. Con la chiusura di Foto Riccione, in Viale Gramsci, si allarga il “buco nero” del Grand Hotel, che non trova più la forza di riaccendere le luci. Ma Pico, nonostante i suoi 82 anni, non ha intenzione di appendere la macchina fotografica al chiodo. Vorrebbe dare continuità alla sua professione anche il figlio Gianni, ma il suo futuro, al momento senza sbocchi, è legato a una proposta che non ha ancora ottenuto un riscontro concreto: l’acquisizione da parte del Comune del prezioso archivio storico che, oltre ai due milioni di immagini, include negativi, diapositive, un

migliaio di vecchie cartoline di Riccione, una decina di suoi libri fotografici, come I cavalieri del vento, Pico fotografo a Riccione e altre pubblicazioni con le sue esclusive foto, scattate a centinaia di vip, come Totò, Anita Ekberg, Gina Lollobrigida, Benigni, Dalla, Dorelli, Celentano, Morandi, Mina Fiorello e il Nobel Montalcini, solo per citarne alcuni. Un incalcolabile “miniera” dal valore inestimabile, che Gianni vorrebbe cedere al Comune in digitale. Questo progetto la scorsa estate era stato “sposato” dal sindaco Massimo Pironi che intendeva finanziarlo attraverso l’operazione dell’H & M, purtroppo conclusasi in modo inglorioso al suo nascere. Per acquisire questo patrimonio e altre collezioni private ora si cercano altre strade. La città saprà custodire questo patrimonio? Vedremo. “Se il Comune mi offre un incarico per archiviare e digitalizzare tutto il materiale, consentendomi di avere uno stipendio per mantenere la mia famiglia – commenta Gianni Zangheri -, sono pronto a cedere l’archivio e a seguire ancora come fotografo gli eventi della città, altrimenti cambio mestiere. I costi di gestione e la concorrenza non mi consentono di portare avanti un negozio”. Al di là di tutto resta il mito di Pico che per il

suo talento, professionalità e discrezione nel tempo ha guadagnato notorietà, pure per i suoi scatti pubblicati su importanti quotidiani e riviste nazionali. Una grande rete di collaborazioni anche televisive, a partire dai canali Mediaset e della Rai che, mentre si svuotavano gli scaffali della storica “bottega”, ha registrato un servizio per “Tg2 Storie”. Un’occasione per ripercorrere le tappe principali della carriera di Pico, cominciata nel 1943, quand’era appena tredicenne, come “scattino” alle dipendenze di Alfredo Ricci, dal quale rilevò il negozio degli anni Venti nel 1974. L’emozione nell’abbassare quella serranda è stata davvero forte, incontenibile, ma Pico, sempre con il suo immancabile e tenue sorriso, ha trovato l’entusiasmo per raccontarci ancora una volta alcuni aneddoti del suo mestiere e dell’epoca d’oro della città, le storie di vita notturna, fatti e personaggi. “La mia prima macchina fotografica è stata un’Agfa Silelet - ricorda -. Scattavo foto nei locali da ballo dell’epoca: alla Baita, al Florida e al Cavalluccio Marino, ma soprattutto al dancing Savioli. Qui si tenevano grandi eventi, come il “Gran

Bal en tête” e il Premio “Riccione per il mondo dello spettacolo”, dove grazie al patròn Bepi Savioli, ho fotografato tantissimi personaggi, che sfilavano tra ali di folla”. Tra gli scatti più memorabili quelli di Alberto Sordi, Giulietta Masina, Anna Magnani, Vittorio Gassman, Foà, Rascel, Nazzari, De Filippo, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, fino a Ugo Tognazzi e Nino Manfredi. Poi i comici Alighiero Noschese e Gino Bramieri e una miriade di cantanti: Teddy Reno, Rita Pavone, Tony Renis, Renato Zero e Raffaella Carrà, fino alle personalità di Stato e della Chiesa: da Papa Giovanni Paolo II al presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. “Se continuerò a girare per strada con la macchina fotografica appesa al collo (finché la salute me lo consentirà) conclude - è solo perché questa per me non è una passione, ma una vera e propria malattia”. Nives Concolino

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NUOVE AZIENDE

nasce una compagnia telefonica fissa

al servizio dei cittadini e delle imprese riccionesi Se Romeo e Giulietta avessero potuto comunicare rapidamente, la loro storia d’ amore non si sarebbe risolta con una tragedia: certo, si potrebbe obiettare che cosi Shakespeare non avrebbe composto i Suoi versi immortali, ma la vita dei due poveri amanti sarebbe stata certamente più facile. Se il pastore del famoso “Canto Notturno” di Leopardi avesse potuto colloquiare oltre che con la luna, anche con qualche altro Suo simile, forse la Sua esistenza nelle sconfinate steppe asiatiche avrebbe avuto qualche motivo di attrazione in più. Ironia a parte, ci sono incontri nella vita che permangono nel tempo e ad un certo punto riaffiorano e ti trovi a muoverti verso una direzione che è tutta loro, e ti senti prendere per mano per compiere un cammino. A volte questo incontro è una persona significativa per la nostra maturazione, altre volte, come nel mio caso, sono state anche delle idee materializzatesi alcuni anni fa in una serie di filmati ancora presenti su YOUTUBE, oggi persino migliorati nella qualità rispetto al passato. Ma il messaggio che trasmettono, quello non lo si può

migliorare perché già perfetto.Mi riferisco ai trenta filmati che ci parlano di dignità, di scuola ed educazione, di libertà d'espressione, in parole povere dei nostri Diritti Umani. Da allora mi sono spesso domandata come potessi contribuire alla realizzazione di queste fondamentali esigenze anche attraverso il mio lavoro nel campo della telefonia. E poi, un giorno, qualcosa ha guidato la mia mente e il mio cuore e la risposta era già dentro di me: perché non aggiungere un Diritto ai 30 già affermati dall'ONU? Da circa

15 anni mi occupo di telefonia e tutto il lavoro svolto fino ad oggi, ha reso possibile la nascita di MIATEL, la prima compagnia telefonica a km zero, ovvero l’ unica compagnia telefonica che nasce a Riccione solo per i riccionesi. Ma torniamo al cammino intrapreso. Non è un atto di presunzione, semmai uno slancio attraverso le emozioni ed allora, mentre ero in viaggio, questa idea che sembra di così difficile traduzione pratica, ha preso forma e per me da quel momento i Diritti Umani sono diventati 31: Ogni persona ha diritto alla Connessione Internet Gratuita. Sono passati alcuni anni da quel momento, ma alla fine, nel mio piccolo, almeno per la mia Città, sono riuscita a fare di un 30 un 31 e ho reso possibile l’ attuazione di questo mio particolare desiderio orientato verso un orizzonte più grande di me. E così dopo il 30° diritto Umano, ecco il 31° per la mia Città, sperando che altri, in diversi luoghi, possano fare altrettanto: Diritto Umano n° 31: Connessione Internet Gratuita per Tutti! Marisa Grossi (miatel.it)

REDAZIONE

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Da 30 anni per voi solo il meglio.

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Direttore Responsabile: Carlo Andrea Barnabè • Capo Redattore: Giuseppe Lo Magro • Redazione: Nives Concolino, Maria Grazia Tosi • Collaboratori di questo numero: Valeria Bernardi, Edmo Vandi, Enzo Travaglini, Piero Serafini, Mirella Vandi, Martina Michelotti, Isidoro Lanari, Giovanni Mattoni, Lorenzo Scola, Alessandro Gardenghi e Thomas Arcangeli, Antonio Cianciosi, Stefania Campanella, Marisa Grossi • Foto: Foto Riccione • Pubblicità: Tel. 338 4304667• Grafica e impaginazione: Composet Riccione: 0541 606680 • Stampa: Litografia La.Ser. Coriano


supervolontari

I V.A.P.S. di Riccione primi in Europa! “Siete degli angeli!” è l’espressione ricorrente che molti pazienti rivolgono ai volontari VAPS durante la loro permanenza al Pronto Soccorso (e Corsie) dell’Ospedale Ceccarini di Riccione. Ma chi sono i VAPS? Diciamo subito che sono volontari autentici che prestano la loro assistenza esclusivamente presso il nostro Ospedale ed in particolare al Pronto Soccorso. La loro è una mansione a carattere non sanitario basata sull’accoglienza e l’ascolto, che si traduce nel sostegno e conforto ai pazienti ed ai loro familiari e nel supporto a tutti gli operatori del P.S., diventando una sorta di trait-d’union tra sanitari e utenti che transitano nel reparto stesso. I VAPS forniscono anche informazioni sulle peculiarità del P.S., sui servizi ed i percorsi ospedalieri, raccolgono suggerimenti e problematiche degli utenti, con la relativa riduzione del disagio percepito. Per capire che portata ha il P.S. di Riccione facciamo notare che vi si registrano circa 35.000 accessi l’anno, contro i 50.000 nella vicina Rimini. I VAPS, nati a Riccione nel 1999 come “gruppo” di volonterosi fortemente voluti dall’allora dir. U.O. dott. Nicola Rinaldi e dalla dott.ssa Marina Gambetti (attuale dir U.O.) con il sostegno del dir. Sanitario dott. Romeo Giannei e costituiti come Associazione nel 2005, sono il primo esempio di assistenza volontaria non sanitaria in Italia ed in Europa! Un primato di altissimo senso civico, fatto di abnegazione quotidiana di comuni cittadini che dedicano in modo assolutamente gratuito parte del loro tempo ad aiutare il prossimo in un ambiente particolarmente difficile come il Pronto Soccorso. Come si può diventare VAPS? Si partecipa al “Corso di formazione” che ogni anno l’Associazione organizza dal mese di Ot-

Un gruppo di volontari VAPS con il dott. Giannei e la dott.ssa Gambetti. tobre. Il Corso è tenuto da dirigenti (e sostenitori!) quali il Direttore Sanitario dr. Romeo Giannei ed il Direttore dell’U.O. dott.ssa Marina Gambetti e da medici, psicologi, legali e specialisti del settore sanitario. Al termine della parte teorica, gli aspiranti effettuano un periodo di tirocinio in P.S., guidati da “tutor”, seguito da un esame di idoneità, sotto forma di “test”. Come si sostengono i VAPS? Essendo diventata ONLUS (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale), l’associazione, che opera in regime di convenzione con l’Azienda U.S.L., può ricevere oltre che versamenti da soci e sostenitori, che servono per la gestione ordinaria, anche donazioni provenienti dal 5xmille per le quali è prevista però una “mission” da cui, per legge, non si può derogare. Tali risorse, sia pur limitate, vengono total-

mente investite nell’acquisto di ausili ed apparecchiature da utilizzare nell’ambito ospedaliero (P.S. e reparti). Il prossimo obiettivo? Quest’anno l’associazione è impegnata a reperire i fondi per l’acquisto di un Monitor per la misurazione dei parametri vitali da posizionare in P.S.: “E’ un impegno economicamente importante e contiamo anche sull’aiuto dei Riccionesi!” ci riferisce il presidente dei VAPS Valeria Bernardi. Quali sono le altre attività dell’Associazione? Da due anni, si organizzano corsi di lingua Inglese per dipendenti ospedalieri ed esterni (a cui viene chiesta una piccola quota di iscrizione) tenuti da docenti volontari. Per contattarli? www.vapsriccione.it , Facebook, tel: 328 3453635 - 338 3904073. Valeria Bernardi

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dialetto

Malattie e dintorni

PRIMA PARTE

a cura di Giuseppe Lo Magro

Termini generali

TRòGN

Amalès= ammalarsi Arcaduda= Ritorno del malanno Cajè= deperire Dul= lamento Inlitès= restare a letto a lungo Malèd= ammalato Malan= malattia Midsèina= medicina Pélula- Pastèina= pillola Saluta= sanità Sbatud - Sbiavid= pallido Trògn= malaticcio Uspidèl= ospedale

Stati influenzali dei F.lli Curzi Andrea e Simone s.n.c.

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Aschèld= alterazione febbrile Fèvra= febbre Fridor= raffreddore Incucid-Ingufid= infreddolito per malessere Infiulenza= influenza Rampag-na= tosse, raucedine, mal di gola e abbassamento di voce Rusghin= pizzicore in gola GRAVDA

Disturbi alimentari Arscaldoun= disturbo causa cibi piccanti Cagarèla= diarrea Ciafagna= torpore, sonnolenza per difficile digestione Gumtè – Fè i gatèin= vomitare Lofa= peto silenzioso Scuregia= peto rumoroso Pantiè= affanno per cattiva digestione

Altri termini

Gajoun= orecchioni G-loun= geloni Gravda= incinta Lavativ= clistere Mamèna= levatrice Mèl cadud= epilessia Paturnie= irrequietezza Pilegra= pellagra Pindicita= appendicite Pregna= gravida Pucundria= malessere esistenziale Saldona= donna sterile Tucadèina= emiparesi Travaj= travaglio Zavarioun= capogiro Zavariè= farneticare

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Abatimènt= depressione Abort= aborto Amnì mènch= svenire Avè fastidie= barcollare Bajunèta in cana= erezione Bazòt= pene a mezza strada Bublè= tremare di freddo Caghèta - Pépacul - Trimasioun= tremare di paura Caldoun= vampate di caldo Dormia= sonnifero-anestesia Fijè= partorire CALDOUN


dialetto

La Gina

LA GINA

La Gina l’an era piò cuntènta de marid che ormai te lèt l’era dvènt roba da rid. Lò us’indurmantèva ilé davsèin prèima ancora d’avé tuchè e cusèin.

La Gina non era più contenta del marito perché a letto era roba da ridere. Lui s’addormentava li vicino prima d’aver toccato il cuscino.

La Gina la dicid d’andè d’un specialésta per puté risolv sta roba trésta. E dutor e capés sòbte la quis-cioun e per risolv già da dmèn la situazioun

La Gina decide d’andare dallo specialista per poter risolvere qualla cosa triste. II dottore capisce la questione e per risolvere da domani la situazione

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e dis: “Signora Gina, detto a tu per tu, qui ci vuole senz’altro una pastiglia blù da prendere subito, al più presto una mezz’ora prima d’ogni pasto.”

dice: “Signora Gina, detto a tu per tu qui ci vuole una pastiglia bIu da prendere subito, al più presto una mezz’ora prima d’ogni pasto”.

Seguénd la ricèta de dutor la Gina la mèt t’un bicir la medicina e l’efèt l’ariva sòbte, una vulèda. E marid u la ciapa tla bracèda

Seguendo la ricetta del dottore, la Gina mette in un bicchiere la medicina... l’effetto arriva subito, una volata. Il marito la prende tra le braccia

u la stènd dicis sora e tèvle sla forza e la pasioun d’un dièvle arbaltand piat, boce e bicir spargujénd cla roba tòt in gir

e la stende deciso sopra il tavolo con forza e passione di un diavolo, rovesciando piatti, bottiglie e bicchieri sparpagliando quella roba tutt’in giro

s’una vòsca, una voja e un ardor ch’un gnera mai sucès te fè l’amor. “Sarà cuntènta-e dis e dutor ma la Ginaper gli effetti di quella pillolina!”

con una spinta, una voglia e un ardore che non era mai successa nel far l’amore. “Sarà contenta ‑ dice il dottore ‑ alla Gina per gli effetti di quella pillolina!”

“E véd dutor, l’avrà ènca rasoun lò la dis la Gina- però adès at che risturènt in si vò piò!”

“Vede dottore, avrà ragione Lei ‑ dice la Gina ‑ però adesso in quel ristorante non ci vogliono più!”.

Edmo Vandi Le poesie di Enzo Travaglini

La cròsa

Un ciòd

Una cròsa ad lègn, un elbre tla stasouna morta, e té , sal brace vèrte: do rème ch’al fnés d’un’ènta pèrta. E sora la cròsa al lègn, un om l’era casch in pid: un om l’andèva a simnè, la primavera l’ha ancora d’arvì. E còr un e sa ch’us che e dvènta un insògne masèd, una smènta.

Perchè tan i pèsa? E silenzie un’arspènd, l’è e cumpagn dla tu vosa. L’è una cròsa tachèda sò, un ciòd che e lasa e sègn. Tat’incòrg snè adés: l’è un ciòd piantèd te mèz perchè la cròsa la po’ vnì giò t’un sbrés.

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amici che se ne vanno

Ciao carissimo Raul L’ultimo dribbling del dicembre scorso non ti è riuscito al meglio. Purtroppo. In pensione dalla scuola, dopo ben 43 anni di insegnamento mai banale, avevi appena lasciato il “tuo” Angel e Devil Pub in eredità ai “tuoi”alunni entusiasti e già ti apprestavi a trasportare il fermento culturale che ti ha sempre animato presso Famija Arciunesa, con la proposta di dirigere un corso d’inglese per pensionati. Subito mi avevi “contagiato” e, con entusiasmo, ipotizzavo tempi e modi di realizzazione, felice di questa collaborazione. Poi, costernato per la tua repentina scomparsa, mi sono soffermato a pensare alle cose che, in cinquant’anni di amicizia, abbiamo avuto in comune oltre alla professione che già era motivo di mutuo confronto. Ed è stato uno scorrere di immagini, il film della passione per lo sport, o meglio di quegli sport che abbiamo praticato nella loro più pura essenza, De Coubertin docet : nuoto negli anni ‘60, calcio ‘70-’80, pallavolo sino a qualche anno fa. Sbracciate in mare, dalla riva ai trampolini e ritorno e gare nelle acque del porto canale, già allora plumbee per quanto vi navigava in sospensione (era assicurato però un ottimo galleggiamento), ricche di ubriacanti chiazze di nafta e di fogliame che ti si spiaccicava sul volto (quando eri fortunato) con partenze da una traballante piattaforma galleggiante e arrivi al “buio”. A seguire il calcio: coi campanilistici tornei dei bar e gli “strafottenti” incontri tra scapoli e sposati. Si giocava su campi definiti tali solo grazie alla nostra smisurata voglia di correre e calciare, tante le gibbosità a temprare le caviglie alle cui estremità calzavamo scarpe di cuoio così dure da essere catalogate come armi improprie tanto erano permeate di fanghi e sudori. Per non soffermarsi sui bitorzoluti palloni che ad ogni colpo di testa ti facevano raccomandare per la tua integrità cranica a tutti i santi del creato. E negli ultimi anni la pallavolo da spiaggia: nella nostra cerchia meglio conosciuta come Brockvolley, dove l’unica regola era rinviare la palla oltre la rete. Corpi infuocati su sabbie bollenti nei pomeriggi estivi, a saltare, tuffarsi e rotolarsi; un affinare le armi in attesa del classico torneo ferragostano per la grande sfida, che serviva a sfogo per piccole

sfide personali e a classificarsi nelle particolari tabelle di merito: Il + bravo, il + brocco, Il + sclerotico; piccanti come il peperoncino. Naturale sorgessero divergenze, discussioni, interpretazioni agli antipodi. E allora era la tua parola, la parola di Raul, quella che “contava”. Perchè tra tutti gli infervorati e gli scalmanati tu eri quello che manteneva la calma ed esprimevi un giudizio sereno, anche a tuo sfavore se lo ritenevi giusto, tanto è vero che i soprannomi che ci caratterizzavano erano Winchester, Tentacolo, Ghostbuster, Quattro Schiaffi, Ironman, Che Guevara, Annabella, mentre tu eri “Sir Raul del Conti d’Inghilterra”. Ci mancherai. Tanto. Giuseppe Lo Magro

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I RICORDI di Edmo

Rita Levi Montalcini a Riccione Era il 12 aprile 2003 quando Rita Levi Montalcini fu presente a Riccione per posare la prima pietra del nuovo Liceo Scientifico. Gran folla e presenza delle massime Autorità scolastiche, Militari e Civili con a capo Daniele Imola sindaco di allora. Siepe di fotografi e io con la mia telecamerina, solitario rappresentante della televisione locale. Pronto per l’intervista alla “Nobel‑Donna”, pronta anch’essa con la “cucèra” in mano, quando vengo spinto a fianco, anche in malomodo dai 4 (quattro) uomini dell’equipe RAI arrrivati un pò in ritardo ma pronti anche loro con maxitelecamera e microfono in mano al giornalista che disse rivolto alla Signora:”Siamo della RAI” protendendo il “gelato” anch’esso targato RAI. Ma, sorpresa, il tecnico del suono fece presente che il microfono non funzionava. Prova e riprova. Niente! A questo punto la Montalcini alzò decisamente la voce e disse: “Lasciate spazio a questo ragazzo, almeno il suo microfono funziona!”. Fu un’intervista mirabile che ancora conservo nella mia ormai storica videoteca. Poi anche la RAI fece il suo servizio ma l’ennesima lezione impartita dalla Montalcini fu di quelle che non si dimenticano. Edmo Vandi

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I rasunamènt per capì la vita di Edmo Vandi Quand tzì inamurèd ui è sempra e Sol.

Al vèdve al chèmpa sempra piò di su marid.

J’anzièn la matèina in véd l’ora da guardè ad fura per véda se e mènd l’esést ancora.

“Un bufa perchè e fa trop frèd.” “Pensa ad aghèst quant’un farà.” E prèim ch’l’ha dét m’una ragaza: “Tzì fresca cumè una rosa” l’è stè un poeta. E sghènd l’è stè un pataca.

“A sém nèd per patì sora sta tèra.” “Per quèst ho chèmpre la bèrca.”

di Manuel e Fausto Galli

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amici che se ne vanno

Molari, genio del volante Anna, bidella

Munito di pazienza e grande fermezza, ha insegnato a guidare l’auto a diverse generazioni di riccionesi. Gian Carlo Molari (73 anni), uno dei decani della scuola guida, se n’è andato per sempre lo scorso 12 febbraio, dopo aver lottato con tutte le sue forze contro la malattia che lo affliggeva da alcuni anni. Nato l’8 aprile 1939, è stato titolare della scuola guida “Gabellini, in viale Vittorio Emanuele II per circa 35 anni, dove lavorava già da anni come istruttore. Diversi gli aneddoti che ne tracciano un profilo di uomo onesto, corretto e integro. A riportarne alcuni è la figlia Mariella, titolare di una boutique in viale Castrocaro. “Durante un esame di teoria - racconta - papà lasciò a piedi l’ingegnere, perché voleva bocciare un suo allievo, che in realtà aveva guidato molto bene. Gli chiese ragione della sua decisione, ma non avendo avuto una risposta ben motivata, lo fece scendere dall’auto per il suo ingiusto comportamento. Si trattava di un temutissimo ingegnere di cui tut-

ti erano terrorizzati. I colleghi diedero poi ragione a mio padre, grande istruttore: vederlo guidare, era come vederlo danzare”. A proposito di onestà, proprio facendo scuola guida, prosegue la figlia Mariella “Una volta mio papà avvistò un portafoglio con soldi e documenti. Fece fermare il ragazzo che era alla guida, lo raccolse e, proseguendo la sua lezione con l’allievo al volante lo consegnò al proprietario, direttamente a casa. C’è poi un terzo episodio che avvalora la sua integrità morale, quello del giorno in cui presi la patente. Tutti mi dicevano: sarai raccomandata, perché tuo padre è stato il tuo istruttore (così come lo è stato pure per i miei fratelli). Il giorno dell’esame guidai bene, ma mio padre svelò all’ingegnere che ero sua figlia, solo dopo aver avuto la certezza che ero stata promossa”. “Gian Carlo aveva un carattere forte, ma solare - testimonia la sorella Graziella Molari, titolare dell’edicola in viale Ceccarini -. Non ha mai fatto trapelare i suoi problemi, neppure nel momento in cui la salute ha cominciato ad abbandonarlo. Il suo grande passatempo erano le bici. Così trascorreva diverso tempo nel negozio del figlio l’ “Alessandro Bike”sulla circonvallazione”. Per il resto Molari si dilettava a scrivere ricette e sperimentarle. Gli piaceva stare ai fornelli e coltivare l’orticello dietro casa. Era una buona forchetta, un amante del mangiare sano. I riccionesi, che si sono stretti nel dolore ai parenti, in particolare alla moglie, Graziella Masini, ai tre i figli, Sara, Mariella e Alessandro, alla nipotina Francesca e alla sorella, hanno dato l’estremo saluto a Molari nella nuova chiesa di San Martino. Nives Concolino

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di San Lorenzo

Nella seconda metà del secolo scorso é stata un punto di riferimento per centinaia di bimbi che hanno frequentato la vecchia scuola elementare di San Lorenzo. Adriana Colombari in Celli (82 anni), ex bidella che insegnanti e alunni chiamavano Anna, il giorno di San Valentino se n’è andata per sempre, tra la commozione generale di quanti l’hanno conosciuta. Tra gli ex scolaretti degli anni Sessanta c’era pure l’ex sindaco Daniele Imola, che visibilmente commosso, racconta: “Ho frequentato quella scuola (adesso sede dell’assessorato ai Servizi sociali) per cinque anni e ho conosciuto bene Anna, che tra l’altro abitava vicino casa mia. Per noi scolaretti era come una seconda mamma, sempre disponibilissima con tutti, anche con i maestri. Era una fac totum, un pilastro della scuola. Ricordo ancora: ogni giorno passava di classe in classe per chiedere cosa volevamo per merenda. Trafelata se ne andava al forno per poi tornare con spianate e bomboloni”. L’amore di quanti l’hanno conosciuta è emerso anche durante le esequie nella chiesa di San Lorenzo, dove don Tarcisio Giungi ha rimarcato le sue doti: bontà, umiltà, disponibilità. Commoventi anche le parole degli ex alunni e vicini di casa, pronunciate all’altare da Rita Zoffoli: “Cara Anna questa volta è stato il cielo a suonare la campanella, ci hai accompagnato nell’infanzia e tuttora ti ricordiamo come persona buona, simpatica e chiacchierona. Ti ricordiamo come ti riscaldavi di fronte ai fuochi di San Giuseppe, come ci facevi ridere… le tue passeggiate nel viale, la veglia con quegli amici che ora hai raggiunto in cielo. Preghiamo che i raggi di sole ti rendano piena di luce con Dio. At salut”. La Colombari, che lascia il figlio Ivan e la nuora Vincenzina, riposerà per sempre nel vecchio camposanto di Riccione. Nives Concolino


TENNIS CLUB RICCIONE a cura di Piero Serafini

La storia dei “50” anni Nella puntata precedente è stata descritta la “genesi” del nostro club, nato dalla trasformazione di una zona bucolica in un impianto tennistico tra i più attrezzati in Romagna. La struttura conta 6 campi in terra rossa, uno dei quali, il centrale, in erba sintetica adibito anche a calcetto e tribunato. Inoltre 2 campi di beach tennis e tennis tavolo. La club house ospita il bureau, 2 uffici, sala riunioni, ristorantino, spogliatoi, palestra, sauna, bar e terrazzo. Tutti i campi di gioco sono forniti di coperture mobili, esclusi 2 con strutture fisse. L’intero impianto conta oltre 200 soci annuali e circa altrettanti turisti. Questo successo si è verificato fin dai primi mesi, nonostante varie “cassandre” paventassero un “flop”, prevedendo il successo di una.... “cattedrale nel deserto”. L ‘attività del Centro Federale di Addestramento estivo, iniziava il 15 giugno 1962 con turni di 10 giorni, terminando il 15 settembre. La direzione tecnica era affidata al sottoscritto, coadiuvato da aspiranti maestri della scuola federale. Come le altre sparse in zone turistiche marine, anche la nostra scuola chiuse i battenti alla fine degli anni ‘60, per trasferirsi in zone montane su terreni poveri, creando, a bassi costi, centri alberghieri per i giovani ospiti. Resta a noi il vanto di avere ospitato il più alto numero di allievi rispetto a tutte le altre scuole, meritando l’elogio della Federtennis. Terminati

A dx Adriano Pietanesi co-fondatore e primo presidente del T.C.Riccione.

Da sx Roberto Amati “Cussi” primo campione sociale maschile.

i corsi estivi federali, l’intero anno “scolastico” veniva gestito dal Tennis Club, sempre diretto da chi scrive, rispettando i canoni della Federtennis. Il flusso degli allievi aumentò di anno in anno fino a raggiungere un numero che, rapportato alla popolazione cittadina non ha avuto alcunchè da invidiare alla concorrenza più accreditata. Negli anni ‘70 la Federtennis, in una graduatoria nazionale, ha premiato il Tennis Club Riccione con un 16° posto, su circa 2000 club, per i risultati agonistici e organizzazione di even-

ti di alto livello. Nello stesso anno della fondazione del circolo si sono svolti i primi campionati sociali maschili, con la partecipazione di uno sparuto numero di partecipanti, in condizione di giocare decentemente. Le partecipanti femminili sono state escluse dalla gara per un nu-

S.A.T. acronimo umano: scuola addestramento tennis.

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mero carente di iscrizioni. Col tempo le ragazze si faranno valere! Per la cronaca e la storia, il primo titolo di campione sociale maschile è andato a Roberto “Cussi” Amati, oggi stimato ingegnere. Il doppio maschile è stato appannaggio di Elder “Buby” Barilari, uno dei primi tennisti di Riccione e Andrea Corazza, già portiere in serie A, ambedue tra i fondatori del Tennis Club Riccione.


Dal 22 al 27 marzo Campionati italiani giovanili di nuoto La stagione del grande nuoto nazionale si apre, come ormai tradizione da qualche anno, nello Stadio del Nuoto di Riccione. La prima delle grandi manifestazioni in programma è anche quella che, porta più presenze in città. Dal 22 al 27 marzo si tengono, nelle piscine riccionesi, i Campionati italiani giovanili di nuoto. E’ una manifestazione che conta circa quattromila atleti. Partecipano tutte le categorie giovanili ad eccezione degli Esordienti, in altre parole le categorie Ragazzi, Junior e Cadetti. C’è rappresentato tutto il meglio del nuoto giovanile italiano, tant’è che le giornate di gara sono divise per sesso: per tre giorni nuotano i maschi; gli altri tre giorni le femmine. Al di là dei quattromila giovani nuotatori che saranno presenti, c’è da considerare il numero davvero importante di genitori, amici, tecnici e allenatori che ruoterà attorno alla piscina (e alla città) di Riccione. Si calcola un totale di circa 25mila presenze per i sei giorni della manifestazione. Per gli appassionati, c’è la possibilità di vedere all’opera i campioni del domani. Gli eredi dei vari Filippo Magnini, Fabio Scozzoli, Ilaria Bianchi, Federica Pellegrini. Anche la Polisportiva ci metterà del suo. Può contare su giovani atleti di buon livello. Alcuni di loro possono competere per ottime posizioni, a partire dal dorsista Simone Sabbioni (che i suoi titoli li ha già vinti in diverse categorie) e dalla mistista Sharon Spimi, giovane emergente. (nelle foto: Simone Sabbioni; Sharon Spimi con il responsabile tecnico del Nuoto Riccione Luca Corsetti)

Dal 9 al 15 aprile Campionati italiani primaverili di nuoto Lo Stadio del Nuoto di Riccione è ormai da anni il luogo deputato allo svolgimento dei Campionati italiani Assoluti di nuoto, sia nell’edizione primaverile, sia in quella invernale. Anche il 2013 non fa eccezione. Dopo gli Italiani Giovanili di marzo, tocca ai grandi del nuoto nazionale sfidarsi nella vasca da 50 metri della piscina riccionese. Quella in programma dal 9 al 15 aprile è un’edizione degli Italiani che si prospetta davvero interessante. Intanto perché l’appuntamento è importante per tutti quei nuotatori che puntino a essere convocati in nazionale per i Giochi del Mediterraneo (dal 20 al 24 giugno in Turchia) e, soprattutto, per i Mondiali di Barcellona (dal 28 luglio al 4 agosto). Tra questi c’è anche Elisa Celli, ondina riminese della Polisportiva Riccione che nei 200 metri rana è campionessa italiana in carica. Poi perché nuoterà anche la coppia Magnini-Pellegrini, sempre al centro dell’attenzione sia per motivi natatori, sia per vicende legate al “gossip”. Insomma, ancora una volta Riccione sarà la capitale del nuoto azzurro. Come sempre, sono previste dirette sui canali sportivi della Rai in occasione delle finali. (nella foto: Elisa Celli)

Dal 31 maggio al 2 giugno. Trofeo Italo Nicoletti, 17esima edizione

(nella foto: il Trofeo Italo Nicoletti)

Per finire con le grandi competizioni sportive organizzate dalla Polisportiva in questo scorcio del 2013, non resta che parlare della manifestazione che a tutti, all’interno della società, è davvero molto cara: il Trofeo Italo Nicoletti di nuoto. E’ la gara, giunta ormai alla 17esima edizione, che ricorda il più grande presidente che la Polisportiva Comunale abbia mai avuto. Colui il quale la guidò per 17 anni e la portò dall’essere una piccola realtà, all’essere una società sportiva in grado, come lo è oggi, di ospitare manifestazioni internazionali; portata ad esempio in tutta Italia per le capacità organizzative. L’edizione di quest’anno del Nicoletti si tiene dal 31 maggio al 2 giugno. E’ ormai considerata una “classica” del nuoto giovanile (e non solo) e porterà nella vasca esterna da 50 metri dello Stadio del Nuoto centinaia e centinaia di atleti provenienti da società italiane ed estere.

Dal 3 giugno Si nuota all’aperto!

Da lunedì 3 giugno, subito dopo la chiusura del Trofeo Italo Nicoletti di nuoto, apre la piscina esterna dello Stadio del Nuoto. Le piscine al coperto resteranno attive ma solo per alcuni corsi. Mentre il nuoto e l’aquagym si terranno all’esterno. Nello stesso periodo, partiranno le novità, le proposte e le offerte estive per tutte le attività che si tengono in piscina. Per saperne di più su queste ultime, ci si può rivolgere alla reception dello Stadio del Nuoto; telefonare allo 0541.644410; seguire il sito internet della Polisportiva (www.polcomriccione. com) oppure la pagina facebook Polisportiva Riccione. (nella foto: le piscine esterne dello Stadio del Nuoto)

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10 ANNI DI NUOTO MASTER

Attiva dalla stagione agonistica 2003/2004 da un embrione preesistente, la squadra dei nuotatori master di Riccione ha tesserato fino ad oggi 119 atleti, che hanno preso parte a 310 manifestazioni agonistiche nazionali ed internazionali, compresi 3 campionati mondiali e 3 campionati europei e disputato complessivamente 3.936 gare, di cui ben 1.408 vittoriose. Il suo “palmares”, impressionante, comprende 2 titoli di Campione Mondiale (oltre a 7 podi in tali competizioni), 161 titoli di Campione Italiano, 166 titoli di Campione Regionale, 37 primati italiani e 9 vittorie al Supermaster FIN.

La storia Allenata da Fabio Bernardi, tecnico ed atleta, già nella stagione di esordio la squadra, che allora annoverava soltanto una ventina di nuotatori, ha conquistato con i suoi elementi di punta un ricco bottino ai Campionati Italiani, con 5 titoli nazionali vinti da Monika Breetsch, 2 dallo stesso Fabio Bernardi, 1 da Raimondo Casadei e 3 da Giuseppe Lo Magro, il quale tre mesi dopo ha preso parte anche agli europei di Stoccolma, ottenendo 2 piazzamenti entro il 10° posto. Anche grazie a tali successi, gli anni seguenti hanno visto un progressivo incremento della compagine riccionese sia nel numero che nella forza, fino all’esplosione nella stagione 2008/2009, allorché, gareggiando in casa, Fabio Bernardi, Valentina Brandi, Monika Breetsch e Mario De Giampietro hanno fatto man bassa di titoli italiani. Nello stesso anno una piccola pattuglia, composta da Valentina Brandi, Mirco Piccari, Giada Pucci ed Eleonora Tagliaventi, ha gareggiato agli europei di Cadice, ottenendo ben 11 piazzamenti entro il 10° posto su 16 gare disputate, in pratica bissando i risultati ottenuti dagli stessi agli europei di Kranj nel 2007, allorché Claudio Berrini gareggiò al posto di Valentina Brandi. Quanto ai mondiali, dopo le due ineguagliabili vittorie di Fabio Bernardi a Riccione 2004 e ai tre bronzi conquistati

I PLURI MEDAGLIATI AI MONDIALI

da Valentina Brandi a Perth 2008, quelli di Riccione 2012 hanno registrato la massiccia partecipazione della squadra, che oltre alle medaglie di bronzo conquistate da Mario De Giampietro (due), da Emanuela Donati e da Marcello Righetti, ha ottenuto 6 piazzamenti entro il 10° posto con Monika Breetsch (tre), con Gianmarco Del Bianco e con gli stessi Mario De Giampietro ed Emanuela Donati. Intanto nel 2010 Marco Squadrani ha sostituito Fabio Bernardi in qualità di allenatore. Fabio Bernardi, 2 ori a Riccione 2004.

Il Trofeo Città di Riccione Nato anch’esso nel 2004 ed organizzato dapprima da Fabio Bernardi con la collaborazione di Giuliano Scarpellini e poi dallo stesso Giuliano Scarpellini con la collaborazione di Marco Squadrani e di Piergiorgio Rossi, il “Trofeo Master Città di Riccione”, che si disputa nel mese di dicembre e comprende tutte le gare individuali e tutte le gare di staffetta, ha visto una costante crescita qualitativa e quantitativa fino ad affermarsi come uno dei più prestigiosi tra gli oltre 130 che si svolgono annualmente in Italia. L’edizione del 2011 ha stabilito un primato assoluto nell’ambito del Circuito Supermaster FIN con la partecipazione di 1.577 atleti in rappresentanza di 134 Società.

Valentina Brandi, 3 bronzi a Perth 2008.


2005 BREETSCH e LO MAGRO SPORTIVI DELL’ANNO

2003-2012

2006 - Che squadrone! Una cascata di medaglie agli italiani.

2005 - I magnifici cinque di Trieste (7 medaglie indiv. più 1 di staffetta). Da sin. Ivan Casadei, Renzo Bacchini, Monica Breetsch, Giuliano Scarpellini, Giuseppe Lo Magro.

2008 - Una fantastica doppietta dorata. Casadei (M 70), Lo Magro (M 60), Gasparini (M 55) e Delli Guanti(M 45) sul podio più alto sia nella 4 x 50 s.l. che in quella mista (M.200).

La squadra oggi

regionale), Francesco Cola, Anna Maria Colombo (2 titoli regionali), Antonio De Lorenzo, Daniele Dellacostanza, Alberto Della Pasqua, Emanuela Donati (1 titolo regionale), Francesco Fabbri, Gianfranco Fabbri, Giuseppe Fantini (6 titoli italiani, 7 titoli regionali), Federica Ferrari, Natalino Gasparini (4 titoli regionali), Manuel Gattei, Mirko Giannini, Antonino Greco, Andrea Lotti, Andrea Mainardi, Viola Maioli (“mascotte”), Massimiliano Mansueto, Agostino Marciano, Lorenzo Masini, Mirco Matteucci (1 titolo regionale), Augusta Mondaini, Gordon Morganti, Federica Moroni (2 titoli regionali), Laura Mulazzani (1 titolo regionale), Gianluca Papa,

Nella stagione in corso la squadra di nuoto master di Riccione ha raggiunto la massima consistenza dalla sua costituzione. La compongono: Pierfranco Agrestini (2 titoli italiani, 3 titoli regionali), Alessandro Arcangeli, Marco Bacchini, Valentina Brandi (8 titoli italiani, 7 titoli regionali, 1 primato italiano), Monika Breetsch (31 titoli italiani, 22 titoli regionali, 23 primati italiani), Gloria Brenda, Francesca Cardinali, Paolo Armando Casadei, Raimondo Casadei (3 titoli italiani, 3 titoli regionali), Giorgio Castronuovo, Virginia Cermaria, Simone Cesaroni, Iole Citriniti (1 titolo

Il C.0.N.I. provinciale di Rimini, nel corso della manifestazione la “Fiera dello Sport” ha premiato dirigenti, squadre, atleti di decine di discipline agonistiche che nel corso del 2005 hanno ottenuto risultati di prestigio nazionale ed internazionale con targhe ricordo intitolate “Lo sportivo dell’anno”. La sezione nuoto master della P.C. Riccione è stata ben rappresentata da due dei suoi “bìg”: Monica Breetsch (M.55) e Giuseppe Lo Magro (M.60) che ai campionati italiani F.I.N. di Trieste (luglio u.s.) hanno conquistato cinque medaglie d’oro, una d’argento e una di bronzo. Monica infatti è stata straripante nello stile libero coi primi posti nei 200, 400, 800 e Giuseppe non è stato da meno nei 50 e nei 200 rana con due ori, l’argento nei 100 rana e bronzo nella staffetta mista. E sono due che hanno iniziato l’attività agonistica alla bella età di 40 anni!

Diana Rebecca Pellegrini, Mirco Piccari (3 titoli italiani, 6 titoli regionali), Luca Piccioni, Alessandro Piredda, Claudio Pritelli, Paolo Renna, Daniela Rinaldi (4 titoli italiani, 9 titoli regionali), Ilaria Rossetti, Piergiorgio Rossi (2 titoli italiani, 5 titoli regionali), Giuliano Scarpellini (2 titoli italiani, 14 titoli regionali), Silvia Serafini, Alessio Spelonchi, Pietro Speziali, Massimo Strada (1 titolo regionale), Loris Talacci (1 titolo italiano, 3 titoli regionali), Ana Tollumi, Sara Vanni (3 titoli regionali), Matteo Venturini, Roberto Venturini, Laura Villa e Deborah Zardini. A tutti gli atleti e all’allenatore Marco Squadrani un caloroso in bocca al lupo per tanti nuovi successi.


Dal pre/parto all’acqua d’argento Anche per la stagione estiva la Polisportiva conferma il proprio impegno nel favorire lo sport per tutti. Continuano così i corsi che vanno dal pre/post parto “Mamme in Acqua” ai corsi per la terza età “Acqua d’Argento”, passando per le prime bolle (bambini da 0 a 3 anni), l’ambientamento in acqua, il nuoto per ragazzi e adulti arrivando poi a tutte le specialità dell’aquawellness, ai tuffi, al nuoto master, al triathlon, alla pallanuoto, alla subacquea. In particolare, il corso “Mamme in Acqua” ha l’obiettivo di far fare movimento alle donne anche durante la gravidanza, soprattutto per comunicare con il proprio bambino attraverso il rilassamento. “Acqua d’Argento” si rivolge alla cosiddetta terza età e porta le persone a riacquistare confidenza con il proprio corpo, muovendosi in acqua a seconda delle proprie capacità e propensioni. (nella foto: la “terza età” si diverte in acqua)

7 aprile Strariccione a quota 35!

Domenica 7 aprile torna una classica del podismo romagnolo: la "Strariccione". L’ormai storica manifestazione della Perla Verde, è giunta alla 35esima edizione e, come consueto, è inserita nel calendario Mare Verde Monti e nel circuito ViviCittà della Fidal Uisp (tutte le gare competitive partono alle 10.30 in tante città italiane ed europee). Organizzata dalla Riccione Podismo, società della Polisportiva Riccione in collaborazione con la Uisp, la competizione è dedicata alla memoria di Walter Magi, presidente della Riccione Podismo prematuramente scomparso nel 2003. Tante le gare in programma dalle 9.30 (per ragazzi, non competitive, ecc.) ma la più importante è la competitiva nazionale di 12 chilometri in circuito sia femminile, sia maschile. Alla fine della fatica, per tutti i partecipanti, piadina e sardine a volontà. L’anno scorso s’imposero Nadya Chiubak dell’Avis Castel San Pietro fra le donne e Gianluca Borghesi della Sacmi Imola fra gli uomini. (nella foto: la partenza della Strariccione)

Torna la bella stagione… Tutti al Calcetto Marano (bimbi compresi) Il Calcetto Marano (in viale D’Annunzio 138 nella zona del Marano) è una delle strutture più belle della Polisportiva. Aperto tutto l’anno con quattro campi da calcio in sintetico di ultima generazione (uno polivalente anche per il tennis), vive la sua stagione di gloria dalla fine di marzo fino a ottobre, quando l’aria si addolcisce e chi vuole giocare assieme agli amici, trova un ambiente confortevole, dotato di bar e spogliatoi, cosa che rende piacevole la disputa di una partita o di un torneo. E di tornei importanti questa struttura ne ospita tanti. Uno per tutti, la Coppa dell’Amicizia che vede affrontarsi forze di polizia e sicurezza provenienti da tutta Europa (per un migliaio di partecipanti). Dal settembre dell’anno scorso, poi, il Calcetto Marano ospita anche la Scuola Calcio della Polisportiva (www.scuolacalcioriccione.com) aperta ai bambini nati fra il 2001 e il 2007. I piccoli riccionesi appassionati di calcio (che in inverno si sono allenati anche al coperto nel Play Hall), hanno trovato l’ambiente fisico e psicologico giusto per giocare e per formarsi caratterialmente grazie al lavoro dello staff tecnico guidato da Salvatore Micale. Per avere info su orari, prenotazioni e costi della struttura, si può telefonare al 333.2951719. (nella foto: piccoli atleti della Scuola Calcio della Polisportiva)

Da giugno torna il Giocaestate Anche il Giocaestate è ormai un classico per i bambini della città di Riccione. E’ un’attività polivalente per fanciulli dai 4 ai 13 anni. Lo scopo principale del progetto é quella di proporre un insieme d’iniziative ludico motorie ed espressive, coinvolgendo i partecipanti con sport e laboratori per valorizzare la creatività e vitalità attraverso proposte polivalenti e multidisciplinari. E’ il parco attorno allo Stadio del Nuoto lo spazio nel quale si muovono i bambini durante lo svolgimento delle attività. Il “Villaggio” comprende, oltre a tutto il parco dello Stadio del Nuoto di Riccione con zone d’ombra attrezzate, anche le piscine con spogliatoi, piscine più piccole in relazione alle età dei bambini, campi da green volley e green tennis, campi da basket, docce e servizi e struttura polivalente per attività al coperto. Per avere informazioni sui prezzi, sull’esatto periodo di svolgimento e su tutto quanto possa essere utile, ci si deve rivolgere allo Stadio del Nuoto (tel. 0541 644410), oppure alla segreteria della Polisportiva (tel. 0541 643559). (nelle foto: momenti della festa del Giocaestate 2011 e 2012)

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amarcord

Guido Vandi, mio padre Nacque nel 1896 in una “borgata” del comune di Rimini. Era figlio di contadini, suo padre Cesare coltivava, a mezzadria, la terra di certi signori di Rimini, la famiglia Trozzolini, proprietaria di un grande podere che andava all’incirca dall’attuale viale Amendola ai viali Ceccarini e Diaz e, in corrispondenza di quella che è oggi via Ruffini, arrivava fino al corso Fratelli Cervi. Anche mio padre fu contadino per tutta la sua adolescenza. Prestò il servizio di leva a Roma, nell’Arma dei Carabinieri e fu “comandato” alla residenza reale di “Villa Savoia”. Roma lo affascinò talmente che prolungò il suo servizio per un totale di cinque anni. Quando si congedò lasciò a Roma il suo cuore, ma anche la sua salute perché, durante un lungo e importante servizio di “picchetto”, dovette sopportare ore di pioggia che gli procurarono una pericolosa malattia polmonare. Mal curato nell’ospedale militare, tornò a Riccione ammalato e disperato. A casa non migliorò, anzi continuò a peggiorare. Il padrone del podere dove lavorava la sua famiglia, che era medico, un giorno di fine estate gli disse: “Vieni qua, fammi sentire i tuoi polmoni”. Poi ebbe un grido di speranza “Sento che c’è dell’acqua, questa potrebbe essere la tua fortuna”. Mio padre, portato in ospedale, fu sottoposto al trattamento necessario e la sua salute rifiorì. Pur avendo superato brillantemente la sua malattia mio padre non poteva più sopportare la dura vita dei campi e il dottor Trozzolini si adoperò per procurargli un’attività che non gravasse troppo sul suo fisico. Quando nel 1923, a Riccione, fu aperta la filiale della Cassa di Risparmio di Rimini, iniziò il suo servizio in quella banca. Si sposò con una giovane riccionese del centro marina che si chiamava Maria Santini ed ebbe due figlie, Wanda e Mirella, che sono io. La sua vita, fatta di famiglia e lavoro si svolse serena fino agli ultimi anni ’30, poi sua moglie si ammalò di cuore, e nel 1940 morì in contemporanea col suo trasferimento a Cattolica. Con

amarezza vendette la casa per sradicarsi completamente e iniziare una nuova vita. A Cattolica fu benvoluto e si fece apprezzare per la sua serietà e la sua dedizione al lavoro. Sposò in seconde nozze una giovane riccionese, Bernardini Maria, che accolse fra le sue braccia un uomo rimasto solo e due bambine che avevano bisogno di una mamma. Mio padre lavorò sempre con impegno e senso di responsabilità, diventando addirittura un punto di riferimento nei momenti difficili, perché fu l’unico a restare sul posto nel momento del passaggio del “fronte”, quando tutti erano “sfollati”. Provvide, assieme ad un altro, a trasferire a S. Giovanni in Marignano, ritenuto un luogo più sicuro, documenti e carteggi importanti della banca. Fu affidato a lui, dal Comitato di Liberazione, una somma di denaro per riaprire la banca, cosa che fece, e durante quel periodo, prima che tornassero il direttore e gli altri impiegati, dormiva accanto alla cassaforte. Successivamente sventò un tentativo di rapina sorprendendo i ladri che, con i grimaldelli, stavano ini-

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ziando a forzare la porta della banca e che fortunatamente fuggirono al suo sopraggiungere. Nel 1945 sua moglie gli diede una terza figlia, che si chiama Eunice, detta Nice ed anche Cicci, come la chiamavamo noi in famiglia. Intanto gli anni della guerra gli avevano rubato la somma ricavata dalla vendita della sua casa, perché le varie difficoltà l’avevano inghiottita, quindi di tutto quello che aveva costruito a Riccione gli erano rimaste solo le prime due figlie. La prima di queste si sposò a Cattolica e là rimase. Dopo il mio matrimonio con il riccionese Silvano Mazzotti anche mio padre con la sua famiglia si trasferì a Riccione e abitò prima al “Faro” in viale Ceccarini, poi in un condominio di viale Corridoni. Mia sorella Nice, terminati gli studi, iniziò a lavorare nelle scuole materne comunali, poi sposò un giovane di Cattolica e si stabilì là, pur continuando la sua attività a Riccione. Ormai in pensione da alcuni anni, mio padre cominciò a rendersi utile alla mia famiglia: ogni mattina veniva a casa mia quando io, insegnante di scuola elementare, andavo a lavoro e faceva compagnia alle mie bambine. Scomparve nel 1974, prima di poter vedere Maura, la sua ultima nipotina. Era una persona molto riservata e forse non gradirebbe essere presentato all’attenzione di molti, ma credo che meriti un ricordo anche lui fra tutti quelli che, nel loro piccolo, hanno fatto la storia di Riccione. Mio padre è passato in questa vita in silenzio, ma è passato ed ha lasciato il suo segno. Non ha lasciato il suo cognome perché dei suoi due nipoti maschi uno si chiama Giovanni Ubalducci e vive a Cattolica, l’altro, mio figlio è cittadino riccionese e si chiama Michele Mazzotti. Però noi figlie femmine, trasmettendo la vita, abbiamo trasmesso anche quello che lui ha seminato nella nostra mente e nel nostro cuore: valori e sentimenti che, attraverso i nostri figli e i nostri nipoti, potranno essere trasmessi ancora. Mirella Vandi


Sapori di mare

La ricetta della Pescheria del mare

Tajulèin s’al canoce (tagliolini con le canocchie) Tempo 30 minuti Per due persone un piatto gustoso che fa da primo e secondo 300 gr. di tagliolini Una dozzina di belle canocchie 200 gr. di pomodorini - uno spicchio d’aglio, olio extra vergine d’oliva, prezzemolo, sale e pepe q.b.

Imbiondire in una pentola capiente l’aglio in olio, unire le canocchie e fatele rosolare. Poi aggiungete i pomodorini dopo averli tagliati a metà, salare e pepare a proprio gusto, portare a cottura (10 minuti). Nel frattempo in abbondante acqua salata lessate i tagliolini e quando saranno al dente uniteli al condimento saltando il tutto in padella. Metteteli nel piatto cospargendo di prezzemolo tritato e decorando con le canocchie. Buon appetito!

IMMAGINI

Fotografia contemporanea Visitando gli stand della mostra Arte Fiera di Bologna ho avuto la piacevole sorpresa di vedere molte opere d’arte di chiara appartenenza al mondo della fotografia. Tecniche diverse, ma sicuramente fotografie. Ma le descrizioni sotto le cornici riportavano definizioni come queste: “Stampa cromogenica su carta Crystal Archive”, “Inkjet print su carta Hahnemuhle“, “Carbon print su carta cotone”. La parola “fotografia” era costantemente, accuratamente evitata , quasi fosse un peccato associarla ad un’ opera d’arte , ma al suo posto una sorta di lista degli ingredienti. Eppure, se compro un pandoro, sulla confezione non trovo scritto solo “Farina, zucchero, burro”. Con quei tre ingredienti avrebbero potuto infornare prodotti molto diversi, e io voglio sapere cosa sto comprando. Ci trovo scritto, in grande, infatti: “Pandoro”, che mi informa sinteticamente su quel che il fornaio ha fatto davvero con quel materiale di base. Mi informa sui modi della produzione della cosa che sto per mettere in bocca. La tecnica e i materiali di riproduzione, intendiamoci, non sono cose trascurabili in fotografia, se vogliamo tornare al nostro specifico. Supporti, pigmenti e tecniche di stampa determinano le condizioni sotto le quali l’imma-

gine può essere apprezzata. A questo apprezzamento non   aggiunge granché sapere la caratura della carta e il nome commerciale del fabbricante. Mentre forse mi cambierebbe qualcosa sapere quel che non sono in grado di capire dall’osservazione diretta, per esempio se quello che sto guardando è una fotografia o una pittura digitale che simula efficacemente l’aspetto fotografico, se l’immagine è il frutto di una ripresa fotografica o di invenzione, o una mescolanza delle due cose, e in che modo e misura. Ma questo, naturalmente, nessuno lo scrive: “Fotografia digitale modificata, corretta e rielaborata con software Lightroom, con aggiunta di particolari non appartenenti

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all’ originale”. Questo sì che mi piacerebbe leggere, se non in didascalia, in qualche nota di accompagnamento. Altro che la marca della carta ! , “Immagine di sintesi ad apparenza fotografica prodotta per somma computerizzata di esposizioni multiple automaticamente ottenute col sistema HDR” ecco che cosa andrebbe scritto in molte fotografie che oggi fanno tendenza. A questo punto molto meglio il timbrino ormai molto famoso di Gianni Berengo Gardin: “Vera fotografia non corretta, modificata o inventata al computer”. Non una polemica anti-digitale, ma una dichiarazione di onestà artigianale e poetica. Daniele Casalboni


sport giovanili

Il ciclismo visto dagli occhi di una 14enne Un’esperienza è sempre una ricchezza, anche da quelle piĂš brutte possiamo imparare, in parte migliorare, e con esse diventiamo piĂš esperti. Io posso chiaramente affermare che nella mia vita, passata e presente, ci sono stati e ci sono tantissimi fatti che mi hanno colpito, o interessato per un qualche motivo, avvenimenti che mi hanno aiutato a crescere, o semplicemente mi sono piaciuti per quanto fossero sorprendenti e unici nel loro genere: dai piĂš strambi e divertenti, ai piĂš complicati o misteriosi. Una delle piĂš grandi e piacevoli esperienze della mia vita, che mi è capitata e che tutt’ora sto sperimentando, è uno sport, particolare e forse raro, che pratico da cinque anni ed è la mia passione: il ciclismo. Se un’esperienza è qualcosa di veramente straordinario, per definirsi tale deve essere innanzitutto fuori dal comune, ed è questo per me il ciclismo, qualcosa di diverso dal solito, altrimenti lo chiamerei “impegnoâ€? e non “passioneâ€?. La bici è per me una casa in cui mi posso rifugiare tutte quelle volte che voglio stare sola, con i miei pensieri e riflettere: niente è meglio di una pedalata per qualche strada in mezzo alla campagna, fuori dal resto del mondo, ed ecco che un semplice mezzo a due ruote si trasforma in un veicolo capace di trasportarti nel regno della tranquillitĂ . Adoro vagare in sella alla mia bicicletta, anche senza una meta precisa, sentire la brezza che mi accarezza il viso.

Forse molti non lo sanno, ma il ciclismo è anche uno sport di squadra, con i miei compagni condivido tante esperienze, dall’allenamento alla competizione. Durante una gara può esserci qualche salita troppo ripida o qualche altro ostacolo, ma tutti i concorrenti, me inclusa, prima di essere nemici, sono anche “colleghiâ€? di uno stesso mestiere. Può accadere allora che ci si passi qualche borraccia, o ci si scambi qualche parola di incoraggiamento e cosĂŹ via. Il ciclismo è uno sport per me davvero straordinario perchĂŠ ti spinge ad andare oltre le tue capacitĂ , superando i propri limiti, dare il tutto per tutto quando è necessario, rialzarsi da una caduta senza lamentarsi troppo:

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questo sport implica accettare anche dei sacrifici. Io lo paragonerei alla vita stessa, c’è un percorso complicato da seguire, strettoie, salite e discese, curve, dossi e soprattutto chilometri e chilometri di strada da percorrere. Come in una competizione anche nella vita c’è un traguardo che si vuole raggiungere, con un percorso, poi arriva anche l’ultimo rettilineo d’arrivo e bisogna essere pronti per la volata finale. Nella vita ci sono tanti problemi da risolvere senza arrendersi. Gli aspetti della mia personalità che mi sono piÚ cari sono legati al fatto che solo un ciclista può esserne caratterizzato:la grinta e la voglia per una competizione, rialzarsi con coraggio, non temere di sperimentare o correre rischi, essere pronto a dare il tutto per tutto per un desiderio piÚ grande e importante della fatica che c’è da compiere, la sola cosa che ti separa dalla vittoria. E’ cosÏ inutile rinunciare per sola comodità: la bici ti insegna a non mollare, stringere i denti e tirare avanti, mi è troppo cara quella soddisfazione che ho quando supero la linea del traguardo, per la quale sono contenta anche di essere ricoperta di sudore, perchÊ significa che ho fatto fatica, mi sono impegnata. Un’esperienza, una passione, uno stile di vita, un tipo di carattere particolare, qualcosa di fuori dal comune, posso solo dire che, sÏ, questa è per me una cara e piacevole esperienza. Martina Michelotti


la pagina della donna

Rosita Nicoletti: un onore in più Sul palco del teatro Massari di San Giovanni in Marignano, il 19 dicembre scorso si sono accese le luci per la cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a Rosita Nicoletti, l’indimenticabile fotografa riccionese scomparsa nel 2009. La “porta d’ingresso della Valconca”, per Rosita, è l’affaccio su un panorama umano ed artistico destinico. Proprio in questa città, infatti, che si è tenuta nel 2005 una sua mostra, ed è sempre a lei che ha dedicato il suo ultimo libro, portando a compimento un’intuizione emersa in un suo altro lavoro del 1992, “Terre e paesaggi”: la necessità, cioè, di mettere in stretta relazione entroterra e riviera, due poli di un unico sistema paesaggistico. La celebrazione ha visto la proiezione di 70 straordinarie fotografie di Rosita, seguite dalla lettura di poesie del

figlio Luca e consegna di un attestato da parte del Sindaco a lui e alla sorella Mariagrazia. E’ proprio grazie al lavoro costante ed appassionato di chi, come lei, ha creduto nella valorizzazione dell’intero territorio, che oggi possiamo parlare di un sistema turistico consapevole della necessità che, per essere vincente, deve saper guardare allo stesso modo ai comuni della collina così come a quelli della costa. “Dopo averci rivelato quel paesaggio nascosto che, perlopiù, sfugge all’occhio della quotidianità, attraverso le corrispondenze del cielo e delle splendide nuvole con il porto, il mare e la spiaggia della sua adorata Riccione - alla quale ha dedicato tre libri fotografici -, mia madre ha risalito il cammino a ritroso, verso l’interno, alla scoperta, anzi alla riscoperta, delle colline e dei paesi della Valle del Conca. Nel tempo ha istituito un rito con il “Luogo”, frequentandolo, ascoltandolo, fino al punto di creare un rapporto di totale fiducia, di scambio emotivo. Ad ogni nuovo incontro con gli scorci della valle ha cercato e trovato quella luce, quell’istante e quel punto di vista sorprendente e inaspettato, dove l’inquadratura riesce a cogliere il momento unico e irripetibile di un elemento naturale che si manifesta nella sua essenza, e ci trasmette il suo messaggio di armonia.” La storia d’amore tra Rosita e la Valle del Conca (o meglio, la “Divina Valle”, per usare il titolo del poemetto scritto da Luca, che con la madre ha condiviso ispirazione e sentimento del paesaggio), se da una parte ha valorizzato un talento artistico, dall’altra ha messo a fuoco un territorio ancora tut-

8 Marzo Giornata delle donne Purtroppo i tempi di programmazione delle nostre uscite bimestrali non ci consentono di essere in sincronia con tanti avvenimenti, a volte molto importanti, come la giornata dedicata alle donne. Pensiamo comunque di fare cosa gradita proponendo alle nostre lettrici e ai nostri lettori questa bellissima poesia di Alma Gijni. Che sicuramente emozionerà e farà riflettere. La Redazione

to da apprezzare. In pieno inverno Rosita partiva da Riccione in bicicletta per andare a prendere un caffè a San Giovanni… per poi tornarci in primavera e d’estate, insieme a ciclisti e cicliste ospiti dell’albergo di famiglia, e mostrare loro un entroterra affascinante e relativamente poco conosciuto. “Rosita e San Giovanni non potevano non incontrarsi – aggiunge Luca –, questa città da sempre ha dimostrato attenzione alla sua storia e agli artisti che, come mia madre, hanno saputo coglierne gli elementi più congeniali, per rappresentarne l’incanto, i momenti sfuggenti della sua bellezza. L’arte fotografica di Rosita ci accompagna sempre, la sua poetica per immagini ci aiuta a capire ciò che la nostra terra vuole esprimere”. Maria Grazia Tosi

Sono le donne Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare ma non lo danno a chiunque. Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire. Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere. Quelle che non si accontentano più, sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente, quelli buoni da quelli cattivi. Quelle che ti studiano bene prima di aprirti il cuore. Quelle che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena. Sono le donne difficili, quelle che sanno sentire il dolore degli altri. Quelle con l’anima vicino alla pelle. Quelle che vedono con mille occhi nascosti. Quelle che sognano i colori. Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro. Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita. Alma Gijni

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riflessioni di un ottuagenario

RICCIONE perla CULTURA

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Scrivo queste cosucce qualche mese prima della pubblicazione, perciò può accadere che gli eventi avanzino più veloci del previsto. Una domenica dell’estate scorsa ho trovato il Palazzo del Turismo pieno di vita: sul piazzale il mercatino “old time”, al primo piano una mostra scolastica e al secondo piano i saggi musicali. Tutto bene, dunque, il luogo piace ai riccionesi e agli ospiti, proprio come dicevamo. Poi il piazzale è diventato, in estate, il “salotto culturale della città”: benissimo. A proposito: perchè lo stupendo mosaico astrologico del pavimento è stato ricoperto anziché restaurato? C’è chi sa rispondere, magari in modo da far arrossire qualcuno? Dunque, un luogo di identificazione civica e culturale, per i riccionesi, crediamo che esista. Sul significato di “civico” abbiamo detto: resta da chiarire che cosa si intende per “culturale”, parola molto usata ma poco conosciuta. Cultura In una monografia dell’Assessorato alla cultura di qualche anno fa, si faceva il censimento delle associazioni culturali cittadine. Non lo crederete, ma erano tantissime. La mia bravissima amica Sabrina di Rimini, che aveva redatto il documento, aveva anche chiesto a tutti i responsabili culturali dei circoli e ad alcuni “opinion leaders” di dare la loro definizione della parola “cultura”. Ebbene, al di là della dicitura generica di “sapere molte cose”,

è venuta fuori un’accozzaglia di concetti tutti diversi fra loro da indurmi a pensare che non ci sono idee precise in merito. Del resto, provate a interrogare le enciclopedie e la rete e vedrete che non è facile venirne a capo. Allora, ancora una volta mi sono impegnato anch’io per una definizione soddisfacente e credo di esserci riuscito, almeno per me. Eppure si tratta di un concetto semplicissimo, quasi banale: cultura significa riflessione. La parola deriva dal verbo latino “colere” (coltivare) e per cultura si intende riflettere sulle nostre idee. Qualcuno c’era arrivato vicino, ma non ha avuto il coraggio di farne teoria. L’informazione, oggi ritenuta chiave di tutto e mitizzata dalla tecnica, non è sufficiente. Infatti è noto che la cultura non si ferma al nozionismo, ma richiede la nostra partecipazione intellettuale per farne una elaborazione veramente “nostra”, originale e personale. L’informazione resta comunque una base importante per la nostra vita intellettuale. La cultura, poi, non è secondo me un appannaggio nobiliare e neppure un concetto assoluto. Infatti ho pensato, anche su suggerimento di un angelo, di formularne una definizione in versione più “viva” e in forma di equazione: guardare + ascoltare ‑‑‑> riflettere ‑‑‑> comunicare. Qualcuno, in odore di sapienza filosofica, confonde il concetto di cultura con quelli di “conoscenza” e di “formazione”, che pure sono adiacenti. Ma, se ci pensate bene, si tratta di qualcosa di diverso. Ne possiamo discutere. Oggi, con l’aria che tira, la cultura sembra passata in sott’ordine. L’ex ministro dell’economia diceva: “Vado a farmi un panino di cultura”. Come dire: senza pagnotta non si fa poesia. Sarà vero, per gli

immancabili costi pubblici, anche se una saggia amministrazione dei “beni culturali” porterebbe un mare di soldi. Intanto, riflettere non costa nulla mentre noi siamo abituati ad adagiarci sulle mode e sui luoghi comuni del vangelo pubblicitario. Per tanti, pensare costa fatica. Ma il buon Dio ci ha fornito gratuitamente due attrezzi di valore inestimabile: il libero arbitrio e l’intelligenza. Sta a noi farne il buon uso. A questo punto, proviamo ad esaminare l’offerta culturale cittadina. Che cosa si può dire? Esiste qualcosa che si possa definire “politica culturale”? Lo vedremo la prossima volta. Isidoro

Grazie alla “Fiera del Francobollo”, il Palazzo del Turismo è diventato un’icona internazionale. Esempi? In un francobollo russo del 1968 (Era grigia di Breznev) è riportato per ben due volte, assieme ad un medaglione con San Martino; in un francobollo del Pakistan del 1978 figura a piena vignetta con in primo piano la fontana.

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CURIO ITà senzaetà di Maria Grazia Tosi

Il lavoro come terapia Un ambizioso proposito socio-culturale, dove lavoro disabilità ed integrazione ne sono i cardini, è stato sottoscritto il 2 febbraio tra i sindaci di Coriano, Riccione e Misano. Il sindaco corianese Domenica Spinelli, promotrice del progetto, si è dichiarata molto soddisfatta in quanto, aggiungendosi a quelli che l’AUSL già ha in atto, va a contrastare il disagio di quei giovani che concluso il percorso scolastico si ritrovano ‘abbandonati’, e privi di opportunità di relazione sociale e quindi di evoluzione; tanto più quella di rapportarsi con una dimensione propria della quotidianità di ogni persona che stia diventando adulta: il lavoro. “Il progetto che abbiamo elaborato anche grazie alla ‘testardaggine’ e determinazione di Gina, (madre riccionese di un ragazzo autistico), e che prevede in breve il coinvolgimento di altri due giovani, è volto ad avviare un percorso educativo e riabilitativo al fine di valorizzare capacità personali che potrebbero confluire in un vero e proprio lavoro. Una sfida importante che ha visto la piena condivisione del Comune di Riccione e di Misano, e che cercherà assieme a loro di reperire fondi nei Piani di zona.” Ovviamente la difficoltà è quella di trovare aziende aperte ad una dimensione che si distacchi dal consueto, propense ad arricchire il proprio bagaglio di azioni solidali ed innovative. In questo caso è stata la “Grabo” di Giorgio Grassi, una ditta di Coriano che produce ed esporta in tutto il mondo articoli particolari e gioiosi: i palloncini. La stessa gioiosità la si ritrova nella sua tipologia gestionale, fatta di partecipazione emotiva e momenti aggreganti tra tutti gli operatori. Risultati concreti che speriamo permettano sempre di più non

solo ad aiutare giovani con problemi, ma anche le famiglie che senza un aiuto delle strutture pubbliche fanno veramente fatica a tirare avanti. E cosa pensa la battagliera e tenace mamma di Andrea, sino ad ora il protagonista principale del progetto, come lo è stato nel libro da lei scritto “Il mio Principe” il cui successo è anche servito a focalizzare l’attenzione sul problema autismo? “Per me si è realizzato un sogno. Aver concretizzato questo progetto e sapere che Andrea trascorrerà del tempo in un accogliente ambiente educativo-lavorativo è davvero una grande conquista, quasi un miracolo. Di certo svolgerà le attività che sarà in grado di compiere, supportato dal suo educatore. Questa conquista gli farà aumentare l’autostima, poiché un lavoro dona dignità alla persona e permette di vivere la vita vera nella sua normalità.”

SCUOLA E LAVORO: PER UN’OPPORTUNITà IN PIù La crisi economica ha riportato anche gli adulti sui banchi di scuola. Un Corso di formazione per operatore di cucina è stato organizzato dall’Istituto Alber-

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ghiero Savioli di Riccione, in orari pomeridiani, per conferire uno strumento in più a studenti o no, giovani e meno giovani, abili o assolutamente digiuni, da spendere nel lavoro. Il corso iniziato il 4 marzo finirà verso metà aprile: giusto in tempo per disporre di un’opportunità in più per farsi la stagione nella cucina di un hotel o di un ristorante, e magari chissà… riprendere lo studio l’anno successivo e divenire così un vero chef. Gli incontri, che vedono la collaborazione delle aziende di settore e dell’Associazione Albergatori di Riccione, sono condotti dal professor Massimo Corvino, da una quindicina d’anni docente del Savioli. “Sono molto utili per perfezionare o instradare: spesso i partecipanti in parallelo incominciano a fare qualche esperienza sul campo, e le due cose assieme riescono a formare quella che potrebbe diventare una vera e propria professione.” Anche all’alberghiero di Rimini tanti quest’anno gli iscritti ai corsi serali, e così anche presso scuole medie, istituti e centri di formazione professionali. E non solo la cucina, ma anche la sartoria, l’informatica, le piccole riparazioni, il marketing sono le materie che fanno accorrere in massa persone alla ricerca di un’occupazione. UN LAVORO INGEGNOSO A Riccione durante la prima guerra mondiale, quando gli uomini erano al fronte, l’ingegno delle donne del posto la vinse contro il Regio Decreto del 1915 secondo il quale la pesca marittima era proibita oltre i 500 metri dalla riva tramite imbarcazioni con alberature e vele. Cosa si inventarono le ragazze Luisa Santi, Angelina Mulazzani e Rosa Corazza?! Sperimentarono la pesca con la tartana (per prendere paganelli e morsioni), trainata a forza di remate e con l’aiuto… di un ombrello, per catturare il vento e aiutare così la navigazione della barca. Una ciurma femminile che per ingegno e concreta necessità di sopravvivenza, diede buon esempio dell’intraprendenza e fantasia romagnola.


Riscaldamento e condizionamento:

Sicurezza, prevenzione e risparmio a cura di Michelotti Roberto

La ventilazione meccanica controllata

Una boccata d’aria per la casa “moderna”

Vista la necessità di salvaguardare l'ambiente dall'emissione di fumi inquinanti e l'esigenza, anche economica, di ridurre gli sprechi di energia, le nostre case sono sempre più spesso costruite in maniera da ridurre i consumi, quindi con serramenti a perfetta tenuta e con materiali isolanti che ne ricoprono le superfici verticali ed orizzontali. Queste modalità costruttive poco si conciliano con la necessità di aerare i locali in cui si soggiorna (specialmente le camere da letto), più volte al giorno, per assicurare quel ricambio d'aria che è fondamentale per la salute. Senza contare che una casa perfettamente isolata, e quindi poco "traspirante" è soggetta a rischi di formazione di muffe. Ogni volta che la spalanchiamo per il ricambio dell’aria, gettiamo dalla finestra energia che come ben sappiamo paghiamo e parecchio. "Barattiamo" l'aria viziata presente in casa con aria nuova proveniente dall'esterno con elevate differenze di temperatura. Purtroppo questa nuova aria andrà  re-riscaldata vale a dire consumare metri cubi di gas per riavere i nostri 20°C! Allora cosa si può fare? Molti ancora non sanno che esistono impianti che permettono lo scambio in continuo fra aria interna da espellere ed aria esterna di rinnovo permettendo al contempo un recupero quasi totale dell'energia contenuta nell'aria viziata che andrebbe persa. Si chiamano in gergo impianti VMC (ventilazione meccanica controllata). Ogni scambiatore d’aria con recupero di calore FORCLIMA ad esempio, è dotato di due ventilatori che provvedono rispettivamente uno, all’espulsione dell’aria viziata dell’ambiente (satura d’odori, fumo, inquinanti ecc.) l’altro, alla contemporanea immissione d’aria nuova dall’esterno. L’aria viziata espulsa e quella nuova immessa non vengono mai a contatto fra loro. Un pacco di scambio recupera il calore in inverno (o il fresco, in estate) contenuto nell’aria viziata espulsa e lo trasferisce all’aria nuova entrante. Si è risolto, quindi, il problema del ricambio dell’aria viziata negli ambienti, senza sprechi di energia ed inoltre, in determinate condizioni, il tasso di Umidità Relativa viene notevolmente ridotto. Il pacco di scambio utilizzato in ciascun modello è di tipo a flussi incrociati e ha un rendimento che può arrivare anche fino al 95% (secondo norme ENV 308). Le unità si suddividono in due tipologie: monoblocco e canalizzabili. Le prime, sono studiate per essere installate direttamente nel muro o in un vetro a contatto con l’esterno; le seconde, necessitano d’adeguate canalizzazioni per la distribuzione dell’aria. I modelli monoblocco sono unità adatte a locali di dimensioni contenute (stanze da letto, piccoli uffici, bar ecc.) in quanto, la portata d’aria massima è di 500 m3/h. Le unità canalizzabili, invece, hanno portate d’aria variabili da 100 a 7000 m3/h, e quindi utilizzabili Scambiatore d'aria con recupero di calore monoblocco FORCLIMA utilizzate assieme per coprire ricambi d’aria elevati. Tutti i prodotti della gamma, possono essere completati da vari accessori per l’installazione e sistemi per la diffusione dell’aria. Ogni unità inoltre, è trattata ai quaternari d’ammonio per prevenire la diffusione delle malattie delle vie respiratorie. Il trattamento deve poi essere ripetuto dal Cliente per poter mantenere l’efficacia nel tempo, con adeguati prodotti sanificanti a base di cloruro di benzalconio. Questi scambiatori rispettano le più attuali norme sul risparmio energetico e inoltre, contribuiscono al miglioramento della qualità della vita di tutte le persone: 1. Recuperano il calore (in inverno) e il fresco (in estate) dall’interno dell’ambiente fino al 95%. 2. Permettono di ottenere un elevato risparmio energetico 3. Controllano la condensazione e gli odori 4. Apportano benefici a coloro che soffrono d’asma e malattie respiratorie 5. Eliminano la formazione di muffa 6. Riducono i costi di manutenzione dell’abitazione (pittura) 7. Prevengono l’ingresso di rumorosità dall’esterno 8. Permettono di migliorare la CLASSE ENERGETICA dell’EDIFICIO A titolo di esempio, una moderna abitazione, dotata di un impianto VMC, risparmia conti alla mano circa il 15% di metano, senza considerare tutti i vantaggi comunque conseguenti legati a comfort ed igiene. Per approfondire ulteriormente questo argomento, per maggiori informazioni o preventivi gratuiti vi consigliamo di contattare i nostri uffici allo 0541/602044 oppure di visitare il nostro sito www.michelottisantini.it

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LINE P alestra in Riccione Palestra Etica Blue Line BLUE GIOVANNI MATTONI

Te la do io la postura!

La postura è l’espressione di un vissuto, della formazione e deformazione culturale, posizione ed espressione, controllo delle percezioni ed emozioni, armonia ed equilibrio psico-fisico di un “vissuto” sono campanelli di allarme che obbediscono a tre leggi ..come un muratore che va in “blocco”..

Petto in fuori e pancia in dentro! Basta con le definizioni dei guru copiate da internet, altrimenti si rischia di anda-

re in blocco (come scriveva qualcuno). Ero un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stone. A quei tempi, mio padre mi richiamava ogni volta che mi lasciavo andare assumendo un atteggiamento curvo. Con una “tozza” mi raddrizzava e con tono autoritario mi diceva: Alza la testa! Sebbene fossi uno che si arrampicava sugli alberi, anche io, a volte, assumevo un atteggiamento curvo. A scuola mi sentivo insicuro e l’insegnante vedeva in me un ragazzo con poca voglia di studiare, perché amava quelle campagne piene di verde e di vita. I ragazzi di oggi sono più o meno sicuri, e gli atteggiamenti sono diversi, ma la cosa triste è che purtroppo non possono compensare, come ho fatto io, giocando all’aria aperta dalla mattina alla sera, senza che squilli il telefonino. Noi siamo fatti per muoverci, siamo dei cuccioli uomo che assorbono dall’ambiente che ci circonda. Insieme al corso posturale, è necessario cambiare anche il nostro stile di vita. Se non motiviamo i nostri figli, se non li gratifichiamo, se non diamo lo stesso valore sia all’at-

Basta allenare gli “addominali bassi”.

tività fisica che ai compiti di italiano, insomma se non siamo decisi ad educarli in questa maniera dando loro l’esempio, nessun rimedio e nessuna ginnastica posturale potrà riequilibrare il corpo. Sarete i malati cronici del futuro, e se continua così non tutti potranno permettersi di pagare un esperto per curarsi... ammesso che troviate quello eticamente giusto!

STAR BENE

Controlliamo il colesterolo

livelli di colesterolo LDL. Cibi ad alto indice glicemico inducono un eccesso di insulina, che, a sua volta fa sì che le cellule riversino nel sangue un aumento di LDL. Quindi, mangiare cibi a basso indice glicemico è determinante per evitare squilibri di colesterolo, dannosi per l’organismo. Evitare: Organi di animali (cervello), tuorlo d' uovo, burro e strutto salumi grassi formaggi grassi, frattaglie, carni grasse. Utilizziamo invece alimenti, come quelli contenenti fibre, che possiedono proprietà confermate che permettono l’aumento di colesterolo HDL(buono) e la riduzione di colesterolo LDL(cattivo). Cibi ricchi di fibre (fibre solubili) come farina d’avena e crusca d’avena, frutta a guscio come mandorle e noci, ma anche pesce, acidi grassi omega-3, olio d’oliva, olio di arachidi . Studi dimostrano che l'aglio può ridurre il colesterolo e i trigliceridi fino al 15%. Previene l'ossidazione e limita l'accumulo di grassi sulle arterie. Inoltre aiutano ad abbassare il colesterolo totale gli estratti di carciofo assunti per cicli di sei settimane.Il tè verde Inibisce l'enzima che favorisce la vasocostrizione arteriosa ed è anche considerato un antiossidante che può prevenire danni alle arterie, e regolare i livelli di zucchero nel sangue.Il Guggul è un tipo di erba che può abbassare i trigliceridi del 30% e ridurre il colesterolo LDL del 30%. Contemporaneamente, potrebbe favorire l’aumento del colesterolo HDL del 20% , in poco tempo. Gli olii vegetali estratti dai semi oleosi sono una fonte alimentare di omega3/6, che sono sostanze indispensabili per il controllo del colesterolo e in grado di sciogliere l’occlusione da esso provocata nelle arterie e nelle vene. Gli omega 3 e 6, infatti, diminuiscono la formazione di coaguli nel sangue e per questa ragione sono impiegati per la cura della pressione alta, per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e nel trattamento dell'aterosclerosi. Il riso rosso fermentato: è ottenuto dalla fermentazione del comune riso da cucina (Oryza sativa), ad opera di un particolare lievito, chiamato Monascus purpureus o lievito rosso. Questo riso, che deve il suo nome alla caratteristica colorazione, rappresenta un componente tradizionale della medicina tradizionale cinese ma è molto conosciuto anche in occidente per le preziose virtù ipocolesterolemizzanti. Le cure naturali aiutano a migliorare la qualità di vita di un individuo, ma è sempre consigliabile consultare un medico in caso di dubbi e di interazione con i farmaci sintetici! Scola dr Lorenzo

Il colesterolo alto è pericoloso per la salute dell'organismo, in quanto aumenta il rischio cardiovascolare predisponendo a malattie come l' aterosclerosi, l' infarto e l'ictus. Per combattere il colesterolo alto è importante non limitarsi alla semplice riduzione dell'apporto alimentare di colesterolo, bensì concentrarsi anche sulla riduzione dei grassi saturi(a favore degli acidi grassi essenziali) e degli zuccheri semplici, abolendo il fumo e seguendo un' alimentazione equilibrata, normocalorica ed affiancata da regolare attività fisica, in modo da facilitare il raggiungimento ed il mantenimento del peso forma. E’ importante ricordare che il colesterolo LDL (cattivo) danneggia le arterie, poiché tende a depositarsi sulle loro pareti,quindi lo dobbiamo abbassare; mentre il colesterolo HDL(buono) tende a rimuovere il colesterolo cattivo (LDL), ostacolando la formazione di placche. - Quindi una disintossicazione del fegato, lo renderà ancora più efficiente nello svolgere tutte le sue funzioni, inclusa la produzione di colesterolo. L'esercizio fisico aiuta ad aumentare la massa muscolare e ridurre i livelli di grasso corporeo. Praticare 20 - 30 minuti di esercizio aerobico tutti i giorni, è sufficiente per aiutare a riequilibrare il livello di  colesterolo.Anche controllare la glicemia è sempre molto importante. Rapidi cambiamenti della presenza di zucchero nel sangue, e la presenza di insulina in eccesso, favoriscono l’aumento dei

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Visto il grande successo di Slim Belly la ricerca continua...


PARI... O DISPARI? A cura di Maria Grazia Tosi, con Cosima Avantaggiato, Cinzia Bernardini, Ulrike Bonfini, Livia Agnese Bordoni, Sara Bordoni, Manuela Fabbri, Catia Loprete, Alessandra Marinozzi, Maurizia Petrucci, Annalisa Sanchi, Assunta Sorvino, Emanuela Tonini, Anna Maria Viviano

Il lavoro delle donne Per la Giornata Internazionale della donna:

OPPORTUNITY – donna e lavoro: career Day Una tematica quella del lavoro dalla quale quest’anno non si poteva prescindere. Non è che il career day prometta un’assunzione… ma sicuramente permette l’acquisizione di migliori strumenti per intercettare le aziende, per capire come adeguarsi alle esigenze del mercato, come valutare la possibilità di creare una propria professione, ma anche semplicemente per imparare a redigere un curriculum. L’iniziativa si articola su più aree: area aziende, per colloqui e/o preselezioni per eventuali assunzioni e/o formazioni specifiche; area formazione, per apprendere modalità necessarie al conseguimento di una specifica mansione; area testimonianze, per ascoltare donne che raccontano come siano riuscite a realizzare il proprio sogno; area nuove idee, per verificare la fattibilità di un progetto e imparare i giusti percorsi per portarlo a buon fine; area mestieri, per valorizzare gli antichi mestieri, spesso abbandonati dalle nuove generazioni. Nel prossimo numero i risultati del ‘laborioso’ evento. IL LAVORO PUBBLICO E IL CUG: MA COS’E’? Il Comitato Unico di Garanzia per le Pari Opportunità (CUG) è un organismo  istituito anche dal Comune di Riccione nel novembre scorso, composto da qualificati rappresentanti dell’Amministrazione, quattro selezionati tra il personale in base ai curricula presentati e quattro nominati dalle Organizzazioni Sindacali. Questo comitato è chiamato, nei quattro anni del proprio mandato, a compiti ben precisi: assicurare nell’ambito del lavoro pubblico parità e pari opportunità di genere, rafforzando la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e garantendo l’assenza di qualunque forma di violenza morale o psicologica e di discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all’età, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilità, alla religione e alla lingua; favorire l’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico, migliorando l’efficienza delle prestazioni lavorative anche attraverso la realizzazione di un ambiente di lavoro caratterizzato dal rispetto dei sopraelencati principi; razionalizzare e rendere efficiente ed efficace l’organizzazione

della pubblica amministrazione anche mediante l’unificazione di competenze. Un compito  impegnativo per questi/e 8 dipendenti comunali selezionati tra i 444 dell’Amministrazione, nel trovarsi a costruire dalla base una  cultura diffusa  in materia di parità di genere e antidiscriminatoria, sia tra i colleghi che nella  stessa Dirigenza. “Nel corso di questo primo anno di lavoro abbiamo già individuato alcune criticità e ricevuto molte segnalazioni da parte di colleghi e colleghe – spiega la presidente Assunta Sorvino - ; complessivamente   non si può parlare di problemi drammatici come quelli di settori lavorativi del privato, ma bisogna

considerare le funzioni e le responsabilità che gravano sul personale di una Pubblica Amministrazione (educative, di vigilanza, di prevenzione dei rischi) e il rapporto costante con la cittadinanza, a tutte le sue esigenze e i suoi bisogni: ogni aspetto che riguarda questi lavoratori e soprattutto lavoratrici va affrontato con la consapevolezza che il benessere di chi lavora nella P.A. è strettamente correlato alla qualità del servizio fornito.” Tra i lavori portati a termine in questo primo anno di vita  c’è il contributo alla stesura del piano per le Azioni positive   approvato dalla Giunta Comunale, e in programma  l’elaborazione di un Codice Etico antidiscriminatorio e un’indagine di valutazione del benessere organizzativo. 

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  DATE, DONNE, LAVORO E NON SOLO 1977 - La partecipazione femminile al mercato del lavoro - Nel 1977, considerando le donne fra i 25 e i 64 anni, ossia a partire da quando il percorso di studi dovrebbe essere completato, ne risultavano attive (occupate o in cerca di lavoro) 35 su 100. La soglia del 50% viene raggiunta solo nel 2000 per salire a 56% nove anni dopo. Nella media europea a 27 paesi le donne attive nella stessa fascia di età sono il 69,4% e superano l’80% in Lettonia (80,1), Norvegia (80,6), Islanda (82,7) e Svezia (82,8). 1926 - Donne laureate - Negli anni Venti frequentare l’università era un privilegio riservato a poche, erano appena 15 le donne su 100 laureati; questo valore sale a 31 nel 1950, a 44 nel 1980. Nei primi anni Novanta si verifica il sorpasso delle femmine sui maschi laureati: la “quota rosa” supera il 50% e continua ad aumentare fino a raggiungere il 56,7% nell’anno accademico 2008/2009. 1948 - Donne in parlamento - In Italia il diritto di voto alle donne è stato accordato con un decreto legislativo del 1945. La prima occasione di voto fu nel 1946 con il referendum istituzionale fra monarchia e repubblica e le elezioni politiche per eleggere l’Assemblea Costituente. Nella legislatura della storia repubblicana (1948), le donne erano il 7,7% degli eletti alla Camera dei deputati e appena l’1,2% al Senato. La presenza femminile tocca il minimo storico nel 1963 e nel 1968 alla Camera (2,8% degli eletti) e nel 1953 al Senato (0,5%); la presenza massima si registra invece nella XVI legislatura (2008), con il 21,1% di donne elette alla Camera e il 19,5% al Senato. Nel mondo la rappresentanza rosa nei parlamenti è maggioritaria solo nel Ruanda (54,9% di donne elette); in Svezia è al 46,5%, in Sudafrica al 44,5%. (Tratto da: “1861-2011 L’ITALIA IN CIFRE” - analisi ISTAT per i 150 anni dell’Unità d’Italia). Informazioni: Nuova sede Sportello Donna presso CPO al piano seminterrato del Comune di Riccione. Il Legale riceve il martedì dalle 15.30 alle 18.00. Tel. 0541 608317 SPORTELLO DONNA On-LINE: sportellodonna@comune.riccione.rn.it Per appuntamento: Tel. 0541 426033 Tel. 0541 608111 pariopportunita@comune.riccione.rn.it


LA ZIRUDELA

Chèrta igienica

di Giuseppe Lo Magro

Carta igienica Io penso che dall’antichità sino a giungere ai nostri tempi il sistema per pulirsi didietro state sicuri non fa più soffrire.

Me a pèns che dl’antichità sina i tèmp venénd d’inquà e sistema per pulis didrì stè sigur ch’un fa piò patì.

Una volta non guardavano di fino uomini, donne, grandi e piccini si adattavano alla situazione andava bene ogni angolo.

Una volta in guardèva ad fèin emne, done, grand e znèin is adatèva ma la situazioun e l’andèva bèn ogni cantoun.

Per pulirsi allungavano un braccio un ciuffo d’erba o uno straccio e se poi non c’era nulla davvero nessun problema per quei poveracci.

Per pulis i sl’unghèva un brac m’un ciòf d’erba o mèj m’un strac e se po’ un gnera gnint dafat un era un problema per chi criat. In campagna ti chèmp a lavurè un gnera e tèmp d’andè a caghè isé j’emne i eva un taj ti calzoun e al done l’in purtèva i mutandoun.

In campagna nei campi a lavorare non c’era tempo per andare a cagare per gli uomini c’era un taglio nei calzoni le donne non avevano mutandoni.

Ma chèsa ui era e gabinèt ad fura e ut pareva d’ès tramèza la natura. L’era fat sal cane e quatre bastoun e us duvrèva al foje ad furmantoun.

A casa c’era il gabinetto esterno sembrava d’essere in mezzo alla natura. Era fatto con le canne e quattro bastoni e si adoperavano le foglie del granturco.

Dal volte la capitèva la foja plosa ch’l’at schurghèva al dò pache rosa. I birb i armidièva un vèc giurnèl: e pèg l’era l’inchiostre te scarminèl.

A volte capitava la foglia pelosa che ti irritava le due chiappe rosa. I furbi rimediavano un vecchio giornale il guaio era l’inchiostro nella divisione. Fare i bisogni oggi è una bambagia. Ieri, che la moglie non aveva pace, da un po’ di tempo soffre di ipocondria, da casa, in un lampo, sono scappato via.

Fè i bsègn og l’è un tòf tla bumbèsa. A l’ho zcuèrt ir, ch’la mèj lan eva pèsa, da un pò’tèmp la patés ad pucundria, isé da chèsa, t’un lèmp, a sò scap via. Un scròl d’aqua giò ma la strèda isé te market am sò bòt d’infilèda. Am sò ‘rtrov tra dò èlte muraje pine ad pach ad chèrta sal su mdaje.

Un rovescio d’acqua lungo la strada così nel Market mi sono infilato. Mi sono ritrovato tra due alte muraglie piene di pacchi di carta con le targhette.

Ad tòt i culur a partì da la cilistèina com e ciel d’instèda giò a marèina, e po’ zala con un chèmp ad grèn o rosa ch’l’at fa sugnè un bèl distèin.

Di tutti i colori a partire dalla celestina come il cielo d’estate giù a marina, e poi gialla come un campo di grano o rosa che ti fa sognare un bel destino.

Quèle sa dò, tre, quatre stese ad vél che i dis sla murbidèza d’un agnèl, sla lavanda e si fiur ad capuméla contra al paturnie durmida tranquéla.

Quelle con due, tre, quattro stese di veli che dicono morbide come un agnello con la lavanda e i fiori di camomilla contro l’irrequietezza dormita tranquilla.

Sbarluciand ho trov da una pèrta surprese d’arvanzè a bèca vèrta. Al done dla cusidèta èlta società, quèle cal spènd in tutèla libertà,

Curiosando ho trovato da una parte sorprese da rimanere a bocca aperta. Le donne della cosiddetta alta società quelle che spendono in totale libertà

agl’ha a disposizioun “la cuurdinèda” cioè cla chèrta cla vèn stampèda sla stesa firma ad mutande e regipèt sinà per lorie e saria un gran dispèt.

hanno a disposizione la “coordinata” cioè quella carta che viene stampata con firma di mutande e reggipetti altrimenti sarebbe un gran dispetto.

Ilé tachèd una roba da fantascienza: st’an la véd t’pèns ch’l’è una semènza. Una chèrta che ad ogni strap da pulida la ha una barzalèta da fè una risèda.

Lì vicino una cosa da fantascienza: se non la vedi pensi sia una cretinata. Una carta che ad ogni strappo pulente ha una barzelletta da fare una risata.

Ho impinì un carèl intènt ca ligiva. La pènza l’era un taramot, isé a la tniva perchè magari un è ch’um scapas gros sigur ad fura avria psì drèinta t’un fòs.

Ho riempito il carrello mentre leggevo in pancia il terremoto, così mi trattenevo perchè magari non è che scappava solido ma sicuro fuori avrei pisciato in un fosso.

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DIALETTO

E sghétle (il solletico) a cura di Giuseppe Lo Magro

Piccola rubrica di battute surreali, barzellette seminuove, fantasie oniriche, filosofia popolare. Da leggere in relax e magari “degnare” di un sorriso come quando si è sottilmente sollecitati

La mi murosa la è bròta com un raganac! Isé bròta che: Quand la è nèda la mamèna la i ha dè un’ucèda... la ha dèt: “Lan è ancora prounta...” e la l’ha armèsa drèinta!

Isé bròta che: La prèima volta ch’a sò ‘ndè a marèina, im ha dmand che esca a duvrèva!

Isé bròta che: Quand la è ‘ndè de psicanalésta lò l’ha dét: “Si metta sotto il divano!”.

Isé bròta che: Quand la tuliva la tèta la su Mà la i dèva e lat sla canòcia dla gazosa!

Isé bròta che: Al ciarabighle li j dà ad pézghe s’j’èc cius!

Isé bròta che: La prèima volta ch’a sò ‘ndé t’un risturènt, e camerièr um ha dè la mència!

Perchè a stagh sa lia? Perchè la è pìna ad sèld, pataca!

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CURIOSITA’

ABRACADABRA

a cura di Giuseppe Lo Magro

Le parole del vino

Etimologia incerta: sembra derivare dal termine gnostico abraxas, “l’onnipotenza divina” e dall’ebraico dabar, “la parola” La protezione, la guarigione Questa formula magica in uso a partire dal II° secolo aveva un potere straordinario di trasformazione e protezione. Una tradizione la fa risalire al dio siriano Abraca. Per accrescerne la forza magica, la formula era, nel Medioevo, ritualmente incisa all’interno di un triangolo rovesciato raffigurato su dei talismani. In uno dei suoi impieghi magici, la formula avrebbe il potere di far diminuire la febbre via via che il malato toglie una lettera.

Quadro magico con lettere Esiste anche un quadrato magico composto di lettere invece che di numeri. L’esemplare più antico è stato ritrovato a Pompei. Questo quadrato è composto a partire dalla frase latina: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS (“il seminatore sul suo carro dirige con cura le ruote”). A proposito del quadrato SATOR è stata fatta una quantità impressionante di ipotesi da occultisti ed ermetici. Citiamo, tra queste, quella per cui la parola TENET (tradotta con “regge”). che forma una croce, è generalmente interpretata come il simbolo della croce che regge il mondo.

TETRAKTIS

L’espressione della perfezione Nel simbolismo pitagorico, la Tetraktis rivela l’infinita ricchezza della decade, formata dall’addizione delle quattro prime unità: 1 + 2 + 3 + 4 = 10. I punti sono disposti in modo da formare una piramide, che riporta all’Unità fondamentale, poiché 10= 1 + 0 = 1. A dimostrazione dell’importanza che il simbolo aveva per Pitagora, la sua scuola portava questo nome e i suoi discepoli prestavano giuramento sulla Tetraktis.

Il punto superiore: l’Unità fondamentale, la compiutezza, la totalità, il Fuoco. I due punti: la dualità, gli opposti complementari, il femminile e il maschile, l’Aria. I tre punti: la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita, la creazione, l‘Acqua. I quattro punti: la materialità, gli elementi strutturali, la Terra.

Le dieci piaghe d’egitto 1) Le acque del Nilo trasformate in sangue

6) Uomini e animali si ricoprono di pustole

2) L’invasione delle rane

7) La grandine distrugge i raccolti

3) La polvere trasformata in zanzare

8) L’invasione delle locuste

4) L’invasione delle mosche velenose

9) Una nebbia oscura per tre giorni l’Egitto

5) La morte di tutto il bestiame degli Egizi

10) La morte di tutti i primogeniti degli Egizi

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Abboccato: leggermente dolce Allappante: troppo ricco di tannini Amabile: dal sapore nettamente dolce Ampio: con profumi complessi Armonico: ha perfetto rapporto tra sapore e aroma Aromatico: dal profumo molto evidente Brillante: dal colore molto luminoso Corposo: ricco e con una buona struttura Corto: dal sapore che svanisce subito

Cristallino: bianco limpido e trasparente Decrepito: troppo invecchiato Disarmonico: dal gusto sbilanciato Dolce: ricco di zuccheri più che amabile Equilibrato: con giusto rapporto tra sapore e aroma Erbaceo: dai profumi vegetali Floreale: con profumo di fiori Fragrante: profuma di pane e lieviti Fruttato: dai profumi di frutta fresca Leggero: a bassa gradazione alcolica Magro: privo di corpo e struttura Maturo: invecchiato al punto giusto Molle: scarso di acidità, stucchevole Pastoso: molto dolce Persistente: dal profumo che dura a lungo Piatto: scarsamente acido Sapido: di notevole acidità ma non eccessiva Speziato: dal profumo che ricorda le spezie Tannico: rosso dal gusto astringente, ancora troppo giovane Torbido: il contrario di brillante Vinoso: dai profumi che ricordano il mosto


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Allenamento funzionale: utile per tutti? Negli ultimi tempi, quando si cercano notizie relative alle metodiche di allenamento su internet, sulle riviste sportive o in tv, salta sempre all’occhio il termine FUNZIONALE. Ma qual è il vero significato di questa parola? Come si può dedurre dal nome, è una metodologia di allenamento che mira al miglioramento e all’adattamento del corpo alla fatica ed alla performance, requisiti “funzionali” al raggiungimento di un obiettivo specifico e di una migliore qualità di vita. In realtà è tutto molto più complesso. Questo nuovo tipo di allenamento porta l’atleta a padroneggiare i 10 punti fondamentali del fitness: • RESISTENZA CARDIORESPIRATORIA: abilità dei sistemi del corpo di raggruppare, elaborare e fornire ossigeno. • RESISTENZA MUSCOLARE: abilità dei sistemi del corpo di elaborare, fornire, immagazzinare e utilizzare energia. • FORZA: abilità dell’unità motoria di applicare la forza. • FLESSIBILITA’: abilità di massimizzare l’arco di movimento di un’articolazione. • POTENZA: abilità di un’unità muscolare o di una combinazione di esse, di applicare la forza massima per un tempo minimo. • VELOCITA’: abilità di ridurre il tempo di ripetizione di un movimento ripetuto. • COORDINAZIONE: abilità di combinare una serie di movimenti distinti in un unico movimento. • AGILITA’: abilità di diminuire il tempo di transizione da una serie di movimenti ad un’altra. • EQUILIBRIO: abilità di controllare la posizione del centro di gravità di un corpo in relazione alla sua base di supporto. • PRECISIONE: abilità di controllare un movimento in una direzione o ad una intensità specifica. L’allenamento funzionale migliora lo stato di “fitness” delle persone aumentandone le capacità in tutti questi ambiti grazie ad un adattamento neurologico ed ormonale di tutte le vie metaboliche. Inoltre, permette di allenare i tre processi metabolici, quali aerobico, anaerobicolattacido, anaerobicoalattacido, bilanciandone gli effetti e rendendo l’atleta un praticante di “FITNESS TOTALE”. Può essere definito un allenamento completo ma anche di non facile apprendimento ed esecuzione. Quindi, può essere praticato da tutti? Sì! Quello che interessa, infatti, non è tanto l’allenamento specifico in sé, ma la consapevolezza di utilizzare il proprio corpo in rapporto

alla gravità; mentre con la tecnologia sempre più rinnovata, siamo costantemente abituati ad avere macchine e attrezzi che ci “coccolano” e ci guidano in ogni movimento. Basti pensare per esempio a tutte le stazioni isotoniche sempre più sofisticate ed alle macchine cardiotoniche attrezzate di ogni comfort come televisori, compressori che simulano il vento, ecc.. Soprattutto i giovani, non hanno più la percezione del proprio corpo nello spazio e la propriocettività dei movimenti, in quanto la maggior parte del loro tempo lo trascorrono seduti davanti al computer, sui banchi di scuola, a tavola o davanti ai videogiochi. Se succede che decidano di intraprendere uno stile di vita meno sedentario e si vogliano affidare ad un centro wellness specializzato ed attrezzato nella salute e nell’attività fisica, non è positivo per loro rimetterli seduti in attrezzi che “lavorano al loro posto”. Come in tutti gli altri sport, quali calcio, basket, pallavolo o nuoto, anche in palestra si possono abituare le persone, che siano giovani o di una certa età, al lavoro a corpo libero tramite l’ausilio di piccoli attrezzi come manubri, bilancieri, palle mediche, kettlebell, sacchi bulgari, elastici, ecc… e ad esercizi poliarticolari che coinvolgano contemporaneamente più gruppi muscolari, il tutto per garantire una migliore percezione dei movimenti ed una più approfondita conoscenza del proprio corpo. Non esistono protocolli specifici di allenamento funzionale. Essi variano da esercizi di facile esecuzione ad altri di più difficile apprendimento, ma tutti sono adatti ad ogni tipo di persona più o meno allenata. L’allenamento funzionale, quando ci si affida a personale competente, qualificato o laureato, è quindi un allenamento PER TUTTI. Il suo fine ultimo è quello di dare coscienza del proprio corpo alle persone, oltre, naturalmente, al raggiungimento di un livello di massima prestazione. Tutto ciò si rivelerà utile nei gesti quotidiani, quando affrontando situazioni simili ai movimenti proposti durante gli allenamenti, come sollevare un neonato dalla culla, sollevare uno zaino di scuola, o semplicemente trasportare sacchetti della spesa ci si ritroverà a farlo con minori difficoltà e con la possibilità di prevenire banali infortuni. Il termine “funzionale” racchiude al suo interno tre principali metodiche di allenamento in voga in questo periodo: il CROSS-FIT, il MILITARY WORKOUT e il BOOT-CAMP… Alessandro Gardenghi Thomas Arcangeli

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Riccione sfida 17 nazioni! I ragazzi del Taekwondo Riccione si stanno preparando per l’evento più significativo dell’anno, “The Open Challenge Cup 2013” che si svolgerà Tongeren in Belgio il 02/03 marzo , combattimento e tecnica (poomsae) 17 nazioni, 1000 partecipanti (a numero chiuso), e 8 quadrati di gara. Evento al quale la nostra palestra partecipa per la 4ª volta e in passato ha portato a casa sempre ottimi risultati con vittorie o podi. Ultimo riferimento (2012) la medaglia d’oro per Luna Uguccioni e quella d’argento per Alice Betti. Quest’anno sarà ancora più difficile perchè gli avversari sono sempre più preparati e agguerriti, e c’è il rischio di incontrare atleti di alto livello: classe A o addirittura freschi campioni Olimpionici. Questi Open nel centro dell’Europa sono molto frequenti e apprezzati logisticamente, perchè l’atleta può cimentarsi con molti avversari di diverse nazioni e fare un’ottima esperienza. I nostri ragazzi sotto il controllo del Maestro Betti Roberto si sono preparati duramente tutto l’anno per questo evento e con molto orgoglio

dobbiamo informare che quest’anno il gruppo è aumentato arrivando a ben 11 partecipanti tra combattimento e poomsae (tecnica), in ordine qui sotto in foto a partire dalla prima fila in basso da dx: Migani Filippo (combattimento), Uguccioni Luna (combattimento), Betti Alice (combattimento), Sacripanti Linda (combattimento,e poomsae), a

salire sempre da dx : Lotti Gianluca (poomsae), Gennari Robert (poomsae), Caldari Roberto (poomsae), Bernardi Marcello (poomsae), Sanchi Maurizio (poomsae), Betti Roberto (allenatore e coach), Semprini Andrea (poomsae), Celli Tobia (combattimento). In bocca al lupo e forza ragazzi. Roberto Betti

ORARI DEI CORSI SEMPRE APERTI Taekwondo Riccione ‑ Song Moo Kwan. Centro Specializzato che si avvale della lunga esperienza e serietà del D.T. M° Geo Ottaviani C.N. 6° Dan, diplomato alla World Taekwondo Federation Seul Korea. Allievo del Grande Maestro Chung Kwang Soo 9° Dan. Ambasciatore per I’Europa e D.T. FIST Taekwondo Academy coadiuvato dal M° Roberto Betti 5° Dan e degli aiutanti­istruttori Gianluca Lotti 4° Dan e Uguccioni Luna 3° Dan. MARTEDÌ, GIOVEDÌ E VENERDÌ DALLE 17.00 OGNI ORA FINO ALLE 22, 00 CORSI DI DIFESA PERSONALE HONSILSUL (si può imparare a qualsiasi età) per DONNE che vogliono farsi rispettare

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Acqua: una risorsa in-finita? La crescita costante della domanda di acqua, per l’aumento della popolazione, per la nascita di sempre più numerose attività industriali, per l’incremento della produzione agricola, per lo sviluppo del turismo, rende insufficienti le risorse idriche disponibili. Cosa possiamo fare per ridurre il consumo d’acqua? In passato, in condizioni di insufficienza di acqua disponibile, le soluzioni che apparivano più logiche erano la costruzione di nuove dighe, l’individuazione e lo sfruttamento di acque sorgive e sotterranee. Questa strada non sarà, purtroppo, perseguibile in eterno. Realizzare nuove dighe sarà sempre più difficile a causa delle difficoltà di reperire nuovi siti, senza considerare l’enorme costo che questa soluzione comporterà; inoltre la realizzazione di nuovi pozzi può portare al sovrasfruttamento delle falde e, in vicinanza della costa, al degrado qualitativo delle acque sotterranee per fenomeni di salinizzazione. Perché quindi non perseguire una soluzione meno costosa, più intelligente e più in sintonia con l’ambiente in cui viviamo? Perché non tentiamo di risparmiare l’acqua disponibile? Il risparmio idrico non è certo una soluzione alternativa alla realizzazione di opere strutturali che accrescano il patrimonio idrico, ma è la valorizzazione dell’acqua che queste opere rendono disponibile. La strada del risparmio è ormai una scelta obbligata. La soluzione non arriverà soltanto dall’adozione di nuove tecnologie ma, soprattutto, da nuovi e

più efficienti metodi di gestione delle tecnologie disponibili e da una nuova coscienza civica dei cittadini. Facciamo tutti la nostra parte, ogni giorno, con costanza. 1. Ripara i rubinetti che gocciolano (una goccia dopo l’altra e, a fine giornata, possono perdersi 100 litri!). 2. Fai la doccia? Nello scarico finiscono 20 - 80 litri d’acqua. Invece si scaricano fino a 200 litri per un bagno nella vasca.

3. Quando ti lavi i denti non lasciare il rubinetto aperto tutto il tempo. 4. Usa la lavatrice e la lavastoviglie a pieno carico. 5. Applica il rompigetto ai rubinetti di casa (il rompigetto è un semplice dispositivo che aumenta il getto dell’acqua, unita all’aria, a parità di flusso. Con questo congegno una famiglia di tre persone può risparmiare fino a 6.000 litri di acqua all’anno). 6. Compra una vaschetta dell’acqua per il wc per scegliere di scaricare più o meno acqua. Rispetto alle vecchie vaschette potrai risparmiare circa il 50% d’acqua. Dal 1992 i produttori di wc sono obbligati a ridurre la capienza dei serbatoi. Se il tuo impianto è vecchio puoi comunque risparmiare acqua mettendo nel serbatoio una bottiglia ben chiusa piena d’acqua. 7. Un bucato richiede 60 - 90 litri d’acqua. Se hai pochi indumenti programma il mezzo carico della lavatrice. Così risparmi energia elettrica, detersivo e acqua. 8. Impara l’arte del riciclaggio. Utilizza, per innaffiare, l’acqua raffreddata, dove hai fatto bollire la pasta. Innaffia le piante quando il sole è calato (distribuendo il consumo in un momento di minore richiesta). 9. Evita al massimo il lavaggio dell’auto. 10. Comunica all’ente competente eventuali perdite lungo le strade.

Antonio Cianciosi

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ANNIVERSARIO

Auguri, auguri, auguri. 15 aprile 1963 / 2013 Fontanella Giorgio, classe 43, (detto Finon) figlio di Giovanni , di origine venete, ma conosciuto da tantissimi a Riccione perchè per molti anni è stato segretario dell’ Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra in Corso F.lli Cervi e di Della Rosa Tullia , di professione costumaia per donne “extra”, in un bugigattolo fuori dell’hotel Domus Mea. Pronti Graziella, classe 43, una Pronti verace figlia di Italo, riccionese, pescatore e bagnino DOC e di Torri Gaia, arzdora di casa che con il suo umile lavoro garantiva il benessere a tutta la famiglia. Carissimi Babbo e Mamma, vi siete sposati nel lontano 63, ben 50 anni fa, avete lavorato insieme per tanti anni in spiaggia (stabilimento balneare 118), avete visto crescere il turismo nella Perla: dalle dune di sabbia dietro le cabine di legno, sla’ gramègna e i spuntacul da cavè, fino al formarsi della bellissima spiaggia di Riccione degli anni 80/90! Con tanto sudore e una montagna di cambiali avete cominciato a costruire, come tutti i riccionesi, la vostra casa, pian piano, dove poi avete “fatto posto” a noi due figlie Stefania e Sabina, ai vostri generi Maurizio e Mirco, ai vostri quattro stupendi nipoti Manuele, Silvia, Mattia, Martina, ad Ale e, per ultima(non come importanza ,anzi, prima della lista), la vostra pronipote Gaia, luce dei vostri occhi! Vi auguriamo un futuro insieme pieno di serenità , ringraziandovi per come ci avete cresciuto, per quello che ci avete dato, per tutto quello che avete fatto e che continuate a fare per tutti noi! Grazie di cuore, vi vogliamo davvero tanto bene! Stefania

Come eravamo- Album di Bruno Bezzi

Riccione – 22.05.1944 – Sagrato della Chiesa Mater Admrabilis

E’ il giorno della 1ª Comunione ed erano tempi caratterizzati da soventi allarmi aerei. Bruno è il quinto bimbo da destra nell’ultima fila in alto. Ci comunica la conoscenza di altri due e cioè Massimo Gabellini e Luciano Signorini (in abito bianco) che sono i primi due della prima fila in basso da sinistra. Lo aiutiamo a riconoscere gli altri?

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...come eravamo!

Album di Tagnani Giovanni. Anni ‘80, Pol. 3V. In piedi da sin.: Vannucci Mirco, Giovagnoli Mario (Shivers), Ugolini Giorgio, Zaghini Augusto (Zago), Polverelli Massimo, Spimi. All. Poletto Raul. Accosciati da sin.: Tagnani Giancarlo (Tagno), Polverelli Stefano (Teto), Cavallucci Andrea, Del Bianco Domenico (Bomber), Benedetti Marcello (Borez).

Album di Alessandro Gasparini ESTATE 1930- In riva al mare, attuale zona Bagno 55 Un aitante Luigi Mulazzani (nonno di Alessandro) mostra, ad una cricca di aspiranti pescatori, il corretto movimento di un artigianalissimo “smèinacul” per catturare i deliziosi “cuncinèl”. Alla sinistra, nel suo completino immacolato, la sorella Edvige (oggi splendida novantenne) sorride al fotografo mentre regge il contenitore che ospiterà il pescato.

Album di Gianni Zangheri Aprile 2002 - In riva al mare, presso la Foce del Rio Marano. Da sin.: Giuseppe Lo Magro e Gianni Zangheri impegnati nel tentativo di spingere al largo un Pesce Luna che aveva perso l’orientamento. L’impresa sembrava riuscita quando il Mola mola aveva ripreso a nuotare sparendo dalla vista. Due giorni dopo però la triste scoperta del suo definitivo e tragico arenamento.

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