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PERIODICO DI INFORMAZIONE DI CONFCOMMERCIO FAM DELLA PROVINCIA DI MODENA n°

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Novembre 2019 NUMERO 28 ANNO III

BILANCI COMUNALI

Rete Imprese scrive ai Sindaci MONETA ELETTRONICA

Analisi sui costi CONCORRENZA

Confcommercio scrive al Provveditore FATTURAZIONE ELETTRONICA

Quale data va indicata FORMAZIONE

Intervista alla chef Alessia Morabito

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Corrispettivi telematici istruzioni per l’uso PAVULLO

MODENA

giovedì 7 novembre dalle ore 14.30 alle ore 17.00 Sede Confcommercio - via Ortigara, 2

giovedì 14 novembre dalle ore 14.30 alle ore 17.00 Auditorium Confcommercio - via Piave, 125

I nuovi obblighi di memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri, già avviati lo scorso 1° luglio 2019 per i commercianti al dettaglio e assimiliati (bar, ristoranti, alberghi, artigiani ecc…) con volume d’affari superiore a 400.000, troveranno applicazione generalizzata dal 1° gennaio 2020. Memorizzazione e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, sostituiranno dunque definitivamente le modalità di assolvimento dell’obbligo di certificazione fiscale degli stessi. Scopo dei seminari è quello di approfondire gli aspetti fiscali e tecnici per capire gli effetti sulle attività e fornire ogni chiarimento e supporto affinché le imprese arrivino pronte all'appuntamento del 1° gennaio.

Relatori

Tania Antonioli

Elisa Bertoni

Giordano Borghi

Loretta Camol

Ufficio contabilità Confcommercio

Commercialista, Ufficio fiscale Confcommercio

Commercialista

Commercialista, Ufficio fiscale Confcommercio

Argomenti Decorrenza dell'obbligo di memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi telematici Regime transitorio Regime sanzionatorio

Soggetti obbligati e soggetti esonerati Il registratore telematico (RT) Scontrino/ricevuta fiscale e documento commerciale

Info e iscrizioni: info@confcommerciomodena.it - 059.7364211

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Il Punto

Rete Imprese Italia scrive ai Sindaci

I

n vista della discussione sui bilanci preventivi 2020, Confcommercio Fam, Lapam, Cna e Conferesercenti, riunite sotto il simbolo di Rete Imprese Italia, hanno scritto ai Sindaci. Ecco, qui di seguito, il testo della lettera. Egregio Sig. Sindaco, è ormai prossima la discussione sulla definizione delle politiche di bilancio preventivo 2020, a cui Rete Imprese intende dare il proprio contributo propositivo. In quest’ottica, crediamo che un vero confronto con le Associazioni, che rappresentano l’ossatura del sistema economico-produttivo modenese e che superi le formalità del passato, sia il presupposto fondamentale per introdurre misure

utili a sostenere le prospettive di benessere e di crescita sostenibile dei nostri territori. Solo un percorso partecipato può infatti creare le condizioni per un effettivo ed efficace confronto di merito e consentire alle rappresentanze del mondo economico del territorio di portare il proprio contributo alle scelte di bilancio dell’Amministrazione Comunale. Continuiamo a pensare, anche alla luce dei non certo brillanti risultati prodotti dalla sottovalutazione (se non in qualche caso addirittura al disconoscimento) del ruolo delle parti sociali, che l’elaborazione di efficaci politiche di bilancio debba essere il frutto di una rinnovata capacità di ascolto nei confronti delle Associazioni di categoria, portatrici di

una visione spesso coincidente con l’interesse generale. In particolare, siamo convinti che ci siano dei temi prioritari per i quali debbano essere messe in campo politiche concrete, idonee a stimolare e favorire la crescita delle nostre imprese: fiscalità locale e burocrazia; appalti; infrastrutture; riqualificazione urbana e rete distributiva; legalità; marketing territoriale e turismo. Su questi argomenti siamo pronti a fare la nostra parte. Per questo, nelle prossime settimane consegneremo formalmente le nostre proposte a Lei ed a tutti gli altri Sindaci della provincia. In attesa di incontrarLa, porgiamo i nostri migliori saluti. Rete Imprese Italia della Provincia di Modena

PERIODICO DI INFORMAZIONE DI CONFCOMMERCIO FAM MODENA Edito da M.I.A. S.r.l. Reg. Trib. di Modena n° 13/2016 del 28/07/2016 ISSN 2531-4904 Direzione, redazione e amministrazione Via Antonio Begarelli, 31 - Modena Telefono 059.7364211 E-mail: info@confcommerciomodena.it www.confcommerciomodena.it Direttore editoriale: Tommaso Leone Direttore responsabile: Alberto Crepaldi Impaginazione grafica e foto: Fabrizio Annovi In redazione: Alberto Crepaldi Hanno collaborato: Isabelle Abram, Elisa Bertoni, Cristina Baraldi, Loretta Camol, Giuseppe Ricci, Ufficio stampa Enasco, Giulio Verrecchia, Foto Vignoli

LE SEDI SUL TERRITORIO

BOMPORTO Piazza Roma, 3 059 7364171

MARANELLO FIORANO FORMIGINE Piazza Falcone Borsellino, 29 Spezzano 059 7364681

CARPI Via Mazzini, 5 059 7364511

MIRANDOLA Viale 5 Martiri, 11 059 7364811

CAVEZZO Via Cavuor, 20 059 7364831

PAVULLO Via Ortigara, 2 059 7364611

FINALE EMILIA Via Mazzini, 1/F 059 7364851

PIEVEPELAGO P.zza V. Veneto, 29 059 7364731

MODENA Via Begarelli, 31 059 7364 211

SASSUOLO P.zza M. Partigiani via Rocca,1 059 7364651 SERRAMAZZONI Via Roma, 7 059 7364741 SESTOLA 1 Piazza Torre, 1 059 7364751

SESTOLA 2 Corso Umberto I, 74 059 7364711 SOLIERA Via Matteotti, 20 059 7364151 VIGNOLA Via Trento Trieste, 1 059 7364011 ZOCCA Via M. Tesi , 1165 059 7364111

Seguici su: www.confcommerciomodena.it

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Economia locale ANALISI SUI PRINCIPALI COSTI FISSI PER GLI ESERCENTI NELL’UTILIZZO DELLA MONETA ELETTRONICA

Moneta elettronica, costi alti per gli esercenti

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no dei caposaldi della manovra finanziaria in discussione riguarda la lotta all’uso del contante. Dal 2013 è in vigore l’obbligo per commercianti e professionisti di accettare pagamenti con carta di credito o bancomat ed il Governo, per rendere la previsione maggiormente cogente, ha deciso di introdurre una sanzione di 30 euro aumentata del 4 per cento del valore della transazione per chi non accetti bancomat e carte di credito. Parallelamente, dal primo luglio 2020, dovrebbero scattare, per le attività con fatturato inferiore a 400 mila euro annui, delle limature dei costi di transazione elettronica pari al 30% delle commissioni. Che però non costituiscono gli unici costi a carico di esercenti e professionisti per l’utilizzo della moneta elettronica, come sanno bene gli imprenditori e come emerge dalle verifica delle condizioni standard dichiarate nei fogli informativi di sei istituti bancari: BPER Banca, Unicredit, Banca Intesa San Paolo, Unipol Banca, Banco BPM, Poste Italiane.

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esaminati (Visa e Mastercard): si va da un minimo dell’1,10% COSTO DEL TERMINALE Il terminale, ossia la macchinetta che ad un massimo del 3,50%. Insomma, la via per rendere più legge le carte bancomat e di credito, ha leggeri i costi sulle spalle dei piccoli imprenditori previsti per innanzitutto un costo di installazione, l’utilizzo della moneta elettronica appare ancora lunga. Veche varia da 0 euro (Poste Italiane) a dremo se il promesso taglio alle commissioni arriverà e se 200 euro (Unicredit). C’è inoltre da con- anche gli istituti bancari vorranno fare la propria parte limansiderare che in non pochi casi e per una do voci di spesa in tanti casi ingiustificabili. cifra a doppio zero, esiste un costo per la disinstallazione del terminale. CANONE MENSILE Un’altra voce di spesa è il canone di noleggio mensile, che può pesare, come si ricava dalla tabella, per diverse decine di euro, finoISTITUTO ad una soglia massima Canone di Canone Pago Visa Mastercard 80 euro. DI CREDITO mensile installazione Bancomat COMMISSIONI Ci sono poi Banca le commissioni, così 10 alte - 60 da 150 3,50% 3,50% 3,50% BPER rendere un pagamento di piccola entiUniCredit 35 - 80 al 100 3,00% 2,30% + 0,10 2,30% + 0,10 tà – come ad esempio una colazione bar, fino a 20 euro di carburante, i giorIntesa 200 1,80% 2,60% 2,60% nali - effettuato con bancomat15o-55 carta San Paolo di credito antieconomico per l’esercenUnipol Banca 41,32 200 2,00% + 0,30 N.D. N.D. te. Basti pensare che le commissioni sulle operazioni bancomat partono da 0 - 47 86,62 2,00% + 0,25 3,00% 3,00% Banco BPM un minimo dello 0,55% e possono raggiungere addirittura il 3,50%0 dell’imPoste Italiane - 10 0 0,55 - 0,60% 1,10 - 1,25% 1,10 - 1,25% porto pagato. Sulla stessa lunghezza al lordo di convenzioni o accordi tra le parti d’onda sono* Costi le commissioni previste dai principali circuiti di carte di credito


Il fatto del mese LETTERA AL PROVVEDITORE PER BLOCCARE OGNI PUBBLICITA’ DELL’INIZIATIVA “UN CLICK PER LA SCUOLA”

Scuole, no alla pubblicità pro Amazon

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iamo molto perplessi della scelta di alcune scuole modenesi di fare da cassa di risonanza all’iniziativa di Amazon “Un click per la scuola” e, visto il divieto di fare nelle scuole qualsivoglia forma di comunicazione commerciale, abbiamo deciso di scrivere al Provveditore». Così Tommaso Leone, presidente provinciale di Confcommercio, che ha ricevuto nelle ultime settimane diverse segnalazioni da altrettanti associati ed in particolare da Roberta De Maria, presidente dell’Associazione a Vignola, su iniziative intraprese da alcune scuole modenesi per sponsorizzare il progetto di Amazon, il cui funzionamento è semplice: chi acquista sulla piattaforma, può scegliere una scuola a cui destinare il 2,5% dell’importo sotto forma di credito virtuale. «Non può certo sfuggire – puntualizza Leone - che più prenderà piede “Un click per la scuola”, più verranno drenate ulteriori fette di consumo alla piccola distribuzione delle nostre città, contribuendo così ad accentuare le difficoltà di tanti imprenditori del commercio alle prese con una com-

petizione, a tratti selvaggia, con il variegato mondo dell’e-commerce, e naturalmente ad accelerare processi di desertificazione in atto in diverse realtà urbane». «Al di là di ciò – prosegue Leone -, ci premeva far riflettere i dirigenti scolatici su un profilo importante, che attiene al rispetto delle regole di governo degli istituti scolastici: l’impossibilità di fare pubblicità, diretta o indiretta e con qualsiasi mezzo. Il fatto che talune scuole utilizzino, ad esempio, il proprio sito web o il proprio sistema di newsletter per fare da cassa di risonanza al progetto di Amazon “Un click per la scuola” si traduce evidentemente in una palese violazione del divieto di fare azioni di diffusione commerciale». «Per questo motivo – conclude il presidente provinciale di Confcommercio – abbiamo preso carta e penna e chiesto formalmente al Provveditore di intervenire nei confronti delle scuole modenesi di ogni ordine e grado, invitando i relativi dirigenti a non promuovere in alcun modo “Un click per la scuola” o progetti simili che dovessero essere messi in campo in sinergia con il mondo della scuola».

«E’ una concorrenza che ci schiaccia» di Vincenzo Malara

Roberta De Maria

Esprime la sua amarezza Roberta De Maria, titolare della Libreria dei Contrari e presidente Confcommercio per la zona di Vignola: «Sono stata tra le prime ad accorgermi della campagna di Amazon ed a decidere con l’associazione di denunciare le nostre perplessità. I piccoli negozi di qualunque settore ormai risentono della concorrenza spietata delle vendite online e aggiungere iniziative di questo tipo significa condannare a morte decine di attività. Oltretutto – continua De Maria - le scuole non possono in nessun modo dare risonanza a campagne pubblicitarie e non capiamo come sia possibile che svariati istituti stiano supportando ‘Un click per la scuola’ all’interno dei loro spazi. Come facciamo a difenderci? Puntando sulla qualità del servizio che offriamo e il rapporto che si instaura col cliente». 5


Intervista del mese INTERVISTA A RICCARDO PISANI, PRESIDENTE CONFCOMMERCIO CITTÀ DI MODENA

Criminalità, non abbassiamo la guardia

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odena è risultata 16esima nella classifica generale del Sole 24 ore: tra i fenomeni in forte aumento, quello del riciclaggio e delle truffe online, mentre rimane molto alto il numero dei furti ai danni degli esercizi commerciali. Ne parliamo con Riccardo Pisani, presidente Confcommercio città di Modena e vicepresidente provinciale Pisani, come commenta i risultati della classifica del Sole 24 ore? La conferma dell’alto numero di furti commessi ai danni di esercizi commerciali, unito al notevole incremento di reati di riciclaggio di denaro messi in evidenza dalla recente analisi del Sole24Ore devono far riflettere. In ambedue i casi, sotto profili differenti, viene condizionato il libero esercizio dell’attività di impresa. Cosa bisogna fare? Non c’è da lanciare sterili gridi d’allarme, anche perché siamo consapevoli di quanti sforzi mettano quotidianamente in campo le Forze dell’Ordine per difendere le imprese dall’inquinamento dell’illegalità. Piuttosto c’è, anche su

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questo terreno, da fare ancora più sistema per garantire alle Forze dell’Ordine organici e mezzi adeguati alle sfide della criminalità. Che nel caso dei furti fa rumore, oltre che male a chi li subisce. E nel caso del riciclaggio fa molto male all’economia sana senza fare rumore. Come contrastiamo il fenomeno dei furti? Sul tema dei furti, come sosteniamo da anni, dobbiamo mettere sempre più in condizione gli esercenti di rafforzare gli strumenti di difesa passiva, continuando ad investire sul Fondo Sicurezza della Camera di Commercio prevedendo di allargarlo al tema della sicurezza informatica per arginare truffe e frodi in rete e, perché no, prevedendo bandi ad hoc per progetti di videosorveglianza che coinvolgano esercenti posti su una stessa via. In generale, cosa c’è da mettere in campo? Come sosteniamo con le altre Associazioni nei documenti comuni redatti sotto il cappello di Rete Imprese Italia, vanno più complessivamente adottate e migliorate tutte le misure e gli strumenti possibili per prevenire ed

Riccardo Pisani

impedire la diffusione della delinquenza e per assicurare un adeguato presidio e controllo del territorio: “controllo di vicinato” nelle zone residenziali e nelle aree artigianali; potenziamento delle sinergie tra polizie locali, vigilanza privata e Forze dell’Ordine; più agenti di polizia municipale/locale in strada e nei quartieri anche nelle ore notturne. Converrà che tutto ciò deve trovare una sponda nelle aule di giustizia... Troppo spesso le attività e gli sforzi compiuti dalle Forze dell’Ordine per assicurare alla giustizia chi delinque, rischiano in effetti di venire limitati od addirittura vanificati per un problema di fondo: senza “certezza della pena”, severità nell’azione giudiziaria ed un funzionamento efficace della macchina della giustizia, il senso e la pratica della sostanziale impunità che ne derivano, fanno da ulteriore volano alla diffusione della criminalità e dell’illegalità. Occorre quindi pretendere, a tutti i livelli, risposte dalle politiche nazionali su questo aspetto fondamentale della convivenza civile, altrimenti rischiamo di continuare a discutere solo di palliativi.


Corrispettivi telematici e fortetari Nullità degli atti di trasferimento della proprietà degli immobili Inail, invito al monitoraggio della classificazione tariffaria L’indicazione della “data” nella fatturazione elettronica Nota di variazione: accordo transattivo Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio L’esperto risponde

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Supplemento al periodico L’Osservatorio d’Impresa Novembre 2019 Anno III - n°28

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Notiziario Flash Corrispettivi telematici e fortetari A partire dal 1 gennaio 2020, l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi entrerà in vigore anche per i soggetti passivi IVA che nel 2018 hanno realizzato un volume d’affari IVA non superiore a 400.000 euro, compresi i contribuenti che hanno aderito al regime forfetario. I soggetti forfetari, infatti, nonostante non addebitino l’IVA in fattura e siano esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica, allo stato attuale, non beneficiano di uno specifico esonero ai fini dell’obbligo di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi. Si ricorda che il nuovo obbligo relativo ai corrispettivi telematici interessa tutti i soggetti che effettuano le operazioni individuate dall’art 22 del DPR 633/72 ovvero i soggetti che esercitano l’attività di commercio al minuto e attività assimilate. Dal 1 gennaio 2020, quindi, anche i soggetti che si avvalgono del regime forfetario e che effettuano le operazioni appena descritte, saranno tenuti ad assolvere i nuovi adempimenti, salvo che rientrino tra le esclusioni individuate dal decreto MEF del 10 maggio 2019, come ad esempio nel caso di effettuazione di operazioni ai sensi dell’art 2 DPR 696/96.

I forfetari rientranti in tale casistica, non saranno tenuti alla memorizzazione e trasmissione telematica dei relativi corrispettivi ed essendo anche esonerati dall’emissione dello scontrino e della ricevuta fiscale, dovranno esclusivamente annotare i corrispettivi in un apposito registro cronologico. Al di fuori degli esoneri previsti, essi dovranno memorizzare e trasmettere i dati dei corrispettivi giornalieri e rilasciare il documento commerciale, fermo restando l’obbligo di emettere fattura se richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione. Si precisa, infine, che nel periodo c.d. transitorio compreso dal 01.01.2020 al 30.06.2020, i soggetti aderenti al regime forfetario potranno ancora usufruire di una serie di semplificazioni quali: - Trasmissione dei dati dei corrispettivi entro la fine del mese successivo all’effettuazione dell’operazione; - Assolvere l’obbligo di memorizzazione giornaliera continuando a utilizzare i registratori di cassa e a emettere lo scontrino o la ricevuta fiscale.

Nullità degli atti di trasferimento della proprietà degli immobili La nullità degli atti traslativi della proprietà degli immobili è stato sempre un tema dibattuto sia in dottrina che in giurisprudenza. Nel corso degli anni si sono susseguite numerose leggi con l’intento di delimitarne il campo di applicazione, a partire dalla legge n. 10 del 1977 che ha disposto la nullità degli atti giuridici aventi ad oggetto unità edilizie costruite in assenza di concessione, principio poi precisato dalla legge n. 47 del 1985 che all’articolo 40 ha sancito la nullità degli atti tra vivi aventi ad oggetto diritti reali, esclusi quelli di costituzione, modificazione ed estinzione di diritti di garanzia o di servitù, in caso di omessa indicazione degli estremi della licenza o della concessione ad edificare. Questo impianto normativo è successivamente confluito nell’articolo 46 del Testo Unico dell’edilizia del 2001 secondo cui gli atti tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione, o lo scioglimento della comunione di diritti reali, relativi ad edifici o loro parti sono nulli e non possono essere stipulati ove da essi non risultino, per dichiarazione dell’alienante, gli estremi del permesso di costruire. Dall’analisi di queste norme si capisce come sia fondamentale indicare gli estremi del titolo abilitativo nell’atto di disposizione (rogito) di diritti reali relativi ad un immobile, a pena di nullità del relativo atto di trasferimento. Sul tema si sono formati però due contrastanti orientamenti della giurisprudenza: - secondo il primo (“nullità formale”) la nullità in questione assume rilievo formale e dunque l’atto traslativo

dell’immobile sarà nullo in caso di mancata indicazione degli estremi del titolo abilitativo a prescindere dalla conformità del progetto realizzato al titolo menzionato in atto; -per il secondo (“nullità sostanziale”) invece non sarebbe sufficiente per la validità dell’atto la semplice menzione nell’atto del titolo abilitativo dell’immobile, se nella realtà la situazione fosse irregolare e quindi non ci fosse conformità tra progetto realizzato e titolo relativo. La Corte di Cassazione si è trovata quindi ancora una volta ad affrontare un caso relativo ad una compravendita di un immobile viziato da abusi edilizi, in cui venivano in contrasto i due orientamenti sopra descritti. Il ricorrente, infatti rivendicava la nullità dell’atto dispositivo dell’immobile poiché lo stesso risultava costruito non in conformità al titolo abilitativo, nonostante gli estremi di quest’ultimo fossero indicati nell’atto. La vertenza, visto l’impasse giuridico che si era determinato con le precedenti decisioni contrastanti e per dirimere lo stesso, è stata assegnata alla decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, con sentenza n. 8230 del 22 marzo 2019, hanno affermato che la nullità va ricondotta sotto il profilo dell’orientamento formale, e quindi deve essere volta a sanzionare la mancata inclusione degli estremi del titolo abilitativo nell’atto dispositivo dell’immobile, titolo che, tuttavia, deve esistere realmente e deve essere riferibile proprio a quell’immobile. Con questo principio la Corte ha

voluto semplificare la disciplina della commerciabilità dell’immobile, poiché l’orientamento sostanzialista rappresentava, a suo dire, un ostacolo alla circolazione degli immobili e dunque alla compravendita, perché avrebbe costretto a pena di nullità ad accertare la regolarità urbanistica dell’immobile, ossia la conformità reale del titolo abilitativo indicato al costruito, al fine di garantire la commerciabilità e dunque la validità della vicenda traslativa. Inoltre secondo la Corte la tesi formale della nullità eviterebbe problemi interpretativi sul livello di difformità del costruito rispetto al progetto licenziato nel titolo abilitativo, evitando di andare ad accertare ogni volta se il grado di variazione della costruzione fosse essenziale o non essenziale rispetto al contenuto del titolo indicato. In definitiva alla luce del principio di diritto stabilito dalle Sezioni Unite, un atto di trasferimento di un immobile è nullo solo se il venditore non menziona il titolo in forza del quale è stato costruito l’immobile o se il venditore dichiari che l’immobile è stato costruito in forza di un titolo abilitativo che poi si riveli inesistente o riferito ad un immobile diverso da quello venduto. Nessuna rilevanza, ai fini della declaratoria di nullità dell’atto di trasferimento, avrà invece la conformità del bene realizzato a quanto contenuto nel titolo abilitativo, restando tuttavia valide ed operanti in tal caso, le altre azioni (risoluzione del contratto, risarcimento dei danni, riduzione del prezzo, ecc.) a tutela dei diritti della parte acquirente.

Inail, invito al monitoraggio della classificazione tariffaria L’Inail con nota 11358 del 26 luglio 2019 ha attivato specifici monitoraggi per verificare la classificazione tariffaria applicata dopo l’entrata in vigore delle tariffe dei premi, approvate con decreto interministeriale 27 febbraio 2019. In particolare, l’attività si è concentrata sulle lavorazioni maggiormente interessate da scorpori, accorpamenti o voci di nuova istituzione, come ad esempio le Pat che dal 2019 presentano la voce di tariffa 0722 compresa in un’altra voce, ovvero la voce 0722 unita alla voce 0723. L’Istituto ha realizzato un nuovo servizio online denominato “questionario attività d’ufficio”, a cui ditte e intermediari possono accedere e dare le infor8

mazioni necessarie all’Istituto per comprendere se i vari accorpamenti di voci effettuati rispondano poi realmente a quanto si verifica in azienda. Tuttavia, alla luce dello scarso accesso a questo canale appositamente istituito per la corretta gestione dei diversi rischi assicurati,con messaggio 14376 del 2 ottobre 2019 l’Istituto invita nuovamente aziende e intermediari ad accedere al canale istituzionale per permettere – come si è detto - un adeguato monitoraggio degli interventi operati, in modo tale da garantire la sistemazione di eventuali incongruenze, nate dall’accorpamento effettuato d’ufficio dall’istituto assicuratore rispetto alla realtà delle diverse situazioni aziendali ancora oggi in essere.


Notiziario Flash L’indicazione della “data” nella fatturazione elettronica Con la risposta n. 389 del 24 settembre scorso l’Agenzia delle entrate fornisce istruzioni da seguire sulla data di emissione della fattura elettronica differita. In particolare chiarisce che per le prestazioni di servizi, rese nello stesso mese e nei confronti dello stesso soggetto è possibile emettere un unico documento fiscale con il dettaglio delle diverse operazioni entro il 15 del mese successivo all’effettuazione. Il caso oggetto di interpello, riguarda appunto il caso di un soggetto che esegue lavorazioni meccaniche su beni di terzi e che, al momento della riconsegna della merce, rilascia un DDT con causale “reso lavorato”. In particolare, a fronte della emissione di diversi DDT nelle date del 10/9, 20/9 e 28/9 il prestatore chiede quale data è possibile indicare nella fattura elettronica ed entro quale termine è possibile trasmetterla al sistema di interscambio. In primis l’Agenzia delle entrate, richiama la circolare n. 14/E/2019, in cui si sottolineano due aspetti: è possibile assumere che la data riportata nel campo “Data” della sezione “Dati Generali” del file della fattura elettronica sia sempre e comunque la data di effettuazione dell’operazione; la data del documento dovrà sempre essere valorizzata con la data dell’operazione, ferma restando la possibilità di emettere la fattura immediata e quindi trasmettere il file della fattura elettronica allo SdI, entro 12 giorni dal momento di effettuazione. Successivamente l’Agenzia conferma che restano valide le disposizioni contenute nella lettera a) dell’articolo 21, comma 4 del decreto Iva che prevede, per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da documento di trasporto o da altro documento idoneo a identificare i soggetti tra i quali è effettuata l’operazione ed avente le caratteristiche determinate con D.P.R. 472/1996 nonché per le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto, la possibilità di emettere un’unica fattura recante il dettaglio delle operazioni entro il giorno 15 del mese successivo a quello della loro effettuazione (fatturazione differita). Infine, oltre a confermare quanto già affermato dalla circolare n. 14/E/2019, e cioè la possibilità di indicare la data dell’ultima operazione effettuata, precisa che “è possibile indicare una sola data, ossia, per le fatture elettroniche via SdI, quella dell’ultima operazione”. Si tratta di un chiarimento importante che viene incontro alle esigenze degli operatori che potranno, quindi, indicare nel documento elettronico differito il giorno di fine mese.

Nota di variazione: accordo transattivo Con la Risposta n. 387 del 20 settembre 2019, l’Agenzia delle Entrate esamina il caso di due soggetti (fornitore e venditore ) i quali, al fine di estinguere un procedimento giudiziale sorto tra le medesime parti, concernente una fornitura di merce affetta da vizi, decidono di concludere un contratto di transazione, in cui viene stabilita la riduzione del prezzo originariamente convenuto per la compravendita e l’emissione, da parte del fornitore, di una nota di credito a parziale storno delle fatture emesse nel corso del 2016 e 2017. Tanto premesso, con il documento di prassi in esame, l’Agenzia chiarisce se detta nota di credito debba essere o meno comprensiva di IVA. Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria precisa che l’accordo transattivo non sembra avere natura novativa, bensì dichiarativa poiché la causa che giustifica la riduzione

del prezzo originariamente convenuto trova comunque fondamento nel rapporto originario sussistente tra le parti. Tanto premesso, nel caso di specie, la riduzione del prezzo convenuto costituisce presupposto per l’emissione della nota di variazione. Detta riduzione è avvenuta non per disposizione del giudice ma per accordo tra le parti. E’ evidente, quindi, che la variazione dell’imponibile discende direttamente dall’accordo transattivo e non anche da una decisione dell’autorità giudiziaria. Trova, dunque, applicazione il limite temporale di cui al citato comma 3 dell’articolo 26 del DPR n. 633 del 1972, secondo cui, in caso di accordo tra le parti, la variazione non può essere effettuata dopo un anno dal momento di effettuazione delle operazioni originarie (nel caso di specie le fatture sono state emesse tra il 2016 e il 2017).

Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio Con la Risposta n. 383 del 16 settembre 2019, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che gli interventi di sostituzione dei serramenti esterni, con altri di diversa tipologia, possono rientrare tra gli interventi di manutenzione straordinaria ammessi alla detrazione, ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 1, lettera b), del TUIR. Nel caso, invece, di interventi di rifacimento, riparazione e tinteggiatura esterna con opere correlate, l’Agenzia delle Entrate fa presente che, se tali interventi sono necessari per comple-

tare l’intervento edilizio nel suo insieme e sono, dunque, direttamente correlati alla sostituzione dei serramenti esterni, le relative spese sono ammesse alla detrazione e concorrono, al pari di quelle sostenute per la sostituzione degli infissi, alla verifica del limite massimo ammesso alla detrazione stessa. Ciò in quanto, gli interventi che autonomamente sarebbero considerati di manutenzione ordinaria sono “assorbiti” nella categoria superiore se necessari per completare l’intervento edilizio nel suo insieme.

L’esperto risponde Le cd. “fatture dimenticate” relative ad operazioni fatturate e pagate nel 2018, ma scoperte dopo il 30 aprile 2019, devono essere registrate nel 2019 con IVA indetraibile? Le cd. “fatture dimenticate” relative ad operazioni fatturate e pagate nel 2018, ma scoperte dopo il 30 aprile 2019, possono essere registrate nel 2019 senza poter portare in detrazione l’IVA, essendo spirato il termine ultimo del 30 aprile 2019 per la dichiarazione IVA relativa alle operazioni effettuate nel 2018. Tuttavia, se le fatture datate 2018 sono state ricevute nel 2019 (con prova di ricezione avente “data certa”), è possibile esercitare la detrazione IVA nella liquidazione IVA del mese 2019 in cui avviene la registrazione della fattura o, al massimo, entro il 30 aprile 2020, attraverso il modello dichiarazione Iva 2020. Nel caso di vendita di un immobile abitativo con clausola di riservato dominio, il soggetto passivo dell’IMU può essere l’acquirente che ha trasferito la propria residenza nel predetto immobile? Al riguardo, si precisa che, in caso di vendita con “riserva di proprietà”, il codice civile stabilisce chiaramente che, tra il momento della sottoscrizione dell’atto e quello del pagamento dell’ultima rata, la proprietà rimane al venditore il quale, pertanto, rimarrà il soggetto sul quale grava l’imposta in parola. Quale modalità va adottata per la memorizzazione e trasmissione telematica dei dati riferiti ai tickets restaurant, al fine di non incorrere in sanzioni per il disallineamento dei dati riferiti all’IVA mensile? Al riguardo, si precisa che l’Agenzia delle Entrate, con la recente risposta n. 394, del 7 ottobre 2019, ha fornito un primo chiarimento sul tema, affermando che gli importi dei tickets restaurant, analogamente a quanto già previsto per i corrispettivi non riscossi, devono essere compresi nell’ammontare complessivo dei corrispettivi trasmessi telematicamente, anche se gli stessi saranno fatturati, in seguito, alla società emittente. Il “disallineamento” in parola (tra i dati trasmessi telematicamente e l’imposta liquidata periodicamente) non costituirà violazione tributaria e, conseguentemente, non dovrebbe dare luogo all’applicazione di sanzioni in caso di controllo nel corso degli anni successivi. 9


Iscom News INTERVISTA ALLA CHEF ALESSIA MORABITO, DOCENTE DI ISCOM FORMAZIONE

Mettere sempre al centro il cliente

Alessia Morabito

A cura di Isabelle Abram

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artito il corso professionalizzante per cuochi. Abbiamo incontrato una delle nostre docenti, la chef Alessia Morabito, che ha tenuto le prime lezioni con focus particolari su etica, formazione e sulle attrezzature. Come ha trovato questa classe? La classe autunnale di Iscom Formazione è una classe eterogenea, multietnica e rappresenta molto bene quella che è la realtà delle cucine italiane, nel senso che ci sono persone che a un certo punto della loro vita scelgono di reinventarsi perché hanno perso un lavoro o per seguire la loro passione. Poi ci sono donne immigrate che cercano un inquadramento professionale di quello che è stato magari fino a un certo punto la loro professione nelle mense per esempio o nelle case private. E poi ci sono i ragazzi in cerca di un percorso professionale che sia il più stabile ma anche il più creativo possibile. Quanto sono importanti le lezioni teoriche? Le lezioni teoriche sono fondamentali nel momento in cui si parla della realtà della ristorazione, creano consapevolezza. Si parla dei diritti ma anche dei doveri di un lavoratore, le mie lezioni vertono molto sull’etica professionale, per esempio è legittimo lasciare un posto di lavoro, ma va fatto nei modi e nei tempi giusti, se si lascia un buon ricordo in un posto è sempre meglio. E per questo basta farlo magari avendo un po di più di “cuore” per esempio comunicandolo appena possibile per facilitare il tuo datore di lavoro, e magari aiutandolo a trovare il tuo successore, a volte basta proprio poco. Stesso discorso su come ci si comporta con i colleghi, la cosa che dico sempre è che l’unico razzismo che esiste in cucina è

nei confronti di chi non ha voglia di lavorare. Spesso lavorano molto bene anche persone che vengono dal drop out, persone che hanno avuto difficoltà in una vita un po meno lineare. In cucina i ritmi sono veloci, e spesso proprio questi ritmi aiutano a lasciarsi alle spalle il passato e a reinventarsi. Parliamo delle lezioni sulle attrezzature… La mia seconda lezione verteva sulle attrezzature di cucina, ovvero tutta quella parte di corredo tecnico di un cuoco. Che cosa fa parte di un corredo personale, cosa di un corredo di cucina.

Come si trattano le attrezzature, sia quelle di cucina, che non, e abbiamo fatto una chiosa, visti i tempi su quelli che sono i coltelli. La coltelleria, europea e orientale. La seconda è di gran moda ultimamente ha tanto fascino soprattutto sui giovani. Ho spiegato in particolare come in Giappone il taglio non sia una procedura di cucina ma una vera e propria “tecnica di cottura”. E poi le forme, le tecniche di affilatura. Far lezione sulle attrezzature di cucina è fondamentale, la classe deve imparare il rispetto degli oggetti! Non solo della persona, dei colleghi e delle materie prime ( questo nelle prossime lezioni). Vede, sempre più spesso faccio lezione in cucine dove il titolare è frenato a comprare le attrezzature perché i cuochi le trattano male, le rompono, non le rispettano. Infine che consiglio darebbe a chi vuole intraprendere questo percorso? Il consiglio che mi sento di dare in maniera più appassionata è che vogliono fare uno dei lavori più belli del mondo ma anche uno dei lavori più stressanti del mondo. Per cui, se si rendono conto di non avere self control, di non essere centrati su questo, sul loro obiettivo, meglio non proseguire. Non si devono focalizzare su stelle, guide ecc, ma sul successo personale, sul proprio lavoro. Essere onesti, congrui e inseguire obiettivi di qualità personale. E poi l’importanza è sempre il cliente, perché se il cliente è stato bene, c’è lavoro per tutti, altrimenti non ce n’è per nessuno.

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Dal territorio CARPI «L’Amministrazione Comunale non dia il via libera all’ennesimo centro commerciale, quello previsto in via Nuova Ponente, che potrebbe vedere la luce nell’ultimo fazzoletto di area agricola posizionato tra il Borgogioioso e l’Interspar». Così Daniele Gilioli, presidente di Confcommercio Carpi, a commento della possibilità che il Comune approvi il piano di sviluppo commerciale nei prossimi giorni ed entro il 9 ottobre, data di scadenza dell’autorizzazione concessa alla proprietà per presentare un piano particolareggiato. «Parliamo di un’area enorme, 73.000 mq, - puntualizza Gilioli - su cui abbiamo già assistito ad una recente colata di cemento con la creazione di un centro commerciale da quasi 70.000 mq e la conseguente nascita ed apertura nei prossimi mesi di altri negozi, “fotocopia” di quelli già presenti in città». «Tutto questo peraltro avviene paradossalmente, - precisa il presidente di Ascom Carpi - in una congiuntura di stagnazione economica

e di progressiva contrazione di consumi: un quadro di grande difficoltà e di crollo della domanda interna, confermato dalla richiesta di cassa integrazione da parte di aziende carpigiane storiche». «Stupisce – attacca Gilioli – che simili piani commerciali, con il corredo di immenso consumo di suolo vergine, vengano portati avanti da amministratori che in campagna elettorale non solo non hanno avuto alcuna esitazione a cavalcare il tema dello sviluppo “green”, ma hanno anche ribadito a più riprese l’intenzione di dare ascolto alle istanze dei corpi intermedi e dunque delle Associazioni di Categoria». «Senza considerare – conclude Gilioli – che l’area di via Nuova Ponente vive già problemi di congestionamento del traffico ed è spesso teatro di incidenti stradali gravi, ci appelliamo al senso di responsabilità dell’Amministrazione Comunale perché vengano percorse strade alternative a quelle del centro commerciale, dando vita, ad esempio, ad un nuovo polmone verde con la realizzazione di un Parco o la destinazione ad attività sportive, o creando un Polo per la ricerca scientifica».

MIRANDOLA FIVA-Confcommercio e ANVA-Confesercenti, associazioni di riferimento del commercio ambulante, hanno incontrato negli scorsi giorni il Sindaco Alberto Greco e l’assessore allo Sviluppo del Territorio Fabrizio Gandolfi per discutere dei problemi della categoria con particolare riferimento al mercato settimanale di Mirandola. «In un clima di collaborazione e di ascolto reciproco, giudichiamo positivo – affermano Fiva e Anva – che il Sindaco e l’Assessore, su nostra sollecitazione, valuteranno la possibilità di ridurre la Tosap per gli ambulanti e di vietare quanto prima la vendita di merce usata nel mercato». «Abbiamo poi appreso con piacere – precisano Anva e Fiva – dell’impegno ad effettuare maggiori e più incisivi controlli sulla regolarità degli operatori presenti al mercato e sugli automezzi utilizzati».«Bene poi – conclude la nota – l’apertura sulla opportunità di prevedere che per eventuali futuri eventi o mercati straordinari sia data una corsia preferenziale agli ambulanti che già partecipano al mercato settimanale o che comunque svolgono la propria attività nei comuni della Provincia».

PAVULLO

PROVINCIA

Si è concluso negli scorsi giorni il corso “Cucina tradizionale – nuovi sapori e nuove tendenze”, completamente gratuito per i dipendenti delle aziende associate in regola con i versamenti all’Ente Bilaterale EBURT. Il percorso formativo, della durata di 24 ore, ha permesso ai partecipanti di acquisire le competenze utili ad offrire piatti della gastronomia del territorio, preparati con prodotti locali e sapientemente abbinati nel rispetto delle esigenze specifiche di una clientela sempre più esigente.

«Molto bene il percorso intrapreso dalla Camera di Commercio per ottenere il marchio europeo dell’Igp sul tortellino di Modena, ma non possiamo permetterci di snaturare la ricetta che ha reso apprezzato nel mondo una delle più importanti eccellenze del nostro territorio». Così Tommaso Leone a commento delle notizie pubblicate negli scorsi giorni sui media locali. «Proprio ora che, grazie al lavoro sistemico avviato con Expo tra Istituzioni e attori economici per valorizzare anche in termini turistici il meglio della produzione agroalimentare made in Modena – puntualizza Leone- , stiamo raccogliendo i frutti in termini di ricadute economiche positive, è necessario non arretrare sulla strenua difesa delle nostre tradizioni e dei nostri prodotti, anche evitando di riviluzionarne le ricette». «Siamo perfettamente consapevoli – aggiunge Leone - che logiche di mercato globale impongano spesso di fare scelte di contenimento di costi per poter lottare ad armi pari, ma non dimentichiamoci che il Tortellino di Modena, così come è stato concepito dalle nostre “nonne”, è di per sé un marchio capace di dare un vantaggio competitivo a chi lo produce». «Basta poi confrontarsi con i nostri ristoratori, i migliori ambasciatori delle eccellenze alimentari modenesi, - conclude il presidente provinciale di Confcommercio – per avere piena contezza del fatto che sono i tortellini, fatti secondo l’antica ricetta, ad essere la chiave per far scattare l’amore verso Modena da parte dei sempre più numerosi turisti del nostro territorio».

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Dalle categorie AGENTI E RAPPRESENTANTI Tanti i partecipanti al seminario di aggiornamento professionale, organizzato da FNAARC-Confcommercio Modena lo scorso 25 ottobre e con cui sono state affrontate questioni di attualità e novità relative alla vita professionale degli Agenti di Commercio: Accordi Economici Collettivi; diritti e doveri dell’agente; il foro competente nelle cause; le limitazioni del contenuto economico

del rapporto; il pagamento delle provvigioni dopo la riforma del C.C. del 1999; il procacciatore d’ affari; funzione e prospettive di ENASARCO. Il seminario, introdotto dal presidente provinciale di FNAARC Davide Govi e dal presidente provinciale di Confcommercio Tommaso Leone, ha visto la presenza di Alberto Petranzan, Presidente nazionale FNAARC,

dell’avvocato Paolo Petriello, di Costante Dario Persiani vicepresidente vicario ENASARCO e di Sergio Mercuri, vicepresidente vicario FNAARC.

DISTRIBUZIONE “Confcommercio e Federdistribuzione hanno deciso di costituire un tavolo di confronto per affrontare e dibattere i temi di comune interesse, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo determinante della distribuzione commerciale nei percorsi di crescita del Paese”: è quanto si legge in una nota diffusa dopo la firma dell’accordo. “Il commercio con le sue imprese e i suoi imprenditori – prosegue la nota - sta ormai da anni fronteggiando e facendosi carico degli effetti della crisi economica, delle sfide dei cambiamenti in atto nella società e nei modelli di consumo, dell’impatto diffuso delle tecnologie digitali che hanno coinvolto, seppure con effetti diversi, la piccola, media e grande distribuzione. Con questo accordo Confcommercio e Federdistribuzione si propongono di condividere iniziative e progettualità finalizzate al rilancio di questo cruciale settore economico nazionale e a perseguire la maggiore produttività e l’incremento dell’occupazione del Paese”. “In questo contesto, Confcommercio e Federdistribuzione hanno raggiunto un accordo affinchè Fondo Est e Cassa Quas, in considerazione dell’esperienza e delle performance offerte, possano rappresentare, già nell’immediato futuro, gli strumenti per assicurare l’assistenza sanitaria integrativa ai lavoratori delle imprese aderenti alle organizzazioni imprenditoriali richiamate. Le medesime organizzazioni imprenditoriali si impegnano a realizzare l’iniziativa entro la fine del 2019”, conclude la nota.

RISTORANTI Nella lotta contro lo spreco alimentare, ora i ristoratori hanno un alleato in più. La sperimentazione avviata un anno fa per introdurre anche in Italia la cultura della doggy bag, il contenitore che permette di portare a casa il cibo e le bevande ordinate ma non consumate durante una cena al ristorante, è stata un successo. Il “rimpiattino”, nome frutto della fantasia del titolare del ristorante Duke’s di Roma, ha fatto il suo ingresso in 875 ristoranti in 22 città: 35mila contenitori, il 70% per il cibo, gli altri per il vino, sono stati distribuiti ad Aosta, Torino, Genova, Varese, Bergamo, Mantova, Vicenza, Pordenone, Ferrara, Firenze, Grosseto, Ancona, Ascoli Piceno, Chieti, Roma, Rieti, Foggia, Catania, Palermo, Ragusa, Cagliari e Sassari. E’ il primo passo dell’iniziativa per combattere lo spreco di cibo promossa dalla Fipe in collaborazione con Comieco, Consorzio per il riciclo e il recupero di carta e cartone, che ha presentato i risultati del primo anno di sperimentazione a Milano in occasione di Host, la principale fiera internazionale dell’ospitalità e del fuoricasa. Un appuntamento cui hanno partecipato il consigliere di Fipe, Rodolfo Citterio, il direttore generale di Comieco, Carlo Montalbetti e l’onorevole Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva e firmataria della legge 166/16, nata con lo scopo di ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera agroalimentare, favorendo il recupero e la donazione dei prodotti in eccedenza. “Il nostro obiettivo primario - spiega il consigliere di Fipe, Rodolfo Citterio - è quello di coinvolgere nella lotta allo spreco alimentare i principali attori della catena, ovvero i ristoranti. Un anno fa ci eravamo dati l’obiettivo di portare il rimpiatti-

no in mille locali e possiamo dire di averlo sostanzialmente raggiunto. Ciò che più conta però è lo spirito con cui i ristoratori si sono avvicinati a questa iniziativa: non si sono limitati ad esporre i contenitori, ma hanno sensibilizzato prima i loro dipendenti e poi i clienti, aiutandoli a vincere quell’imbarazzo che, come ci confermano le ricerche su questo argomento, rappresenta il principale freno alla diffusione della cultura della doggy bag. Ecco, con questa iniziativa speriamo di aver messo in moto un processo virtuoso”. “Negli ultimi anni - sottolinea il direttore di Comieco, Carlo Montalbetti - la sensibilità dei ristoratori al tema dello spreco alimentare è cresciuta esponenzialmente. Basta leggere la guida Il Gatti Massobrio, l’unica che riporta le indicazioni sui locali che prevedono la possibilità per i clienti di portare a casa le pietanze non consumate: nel 2019, su 3168 ristoranti recensiti, ben 2365 presentano il logo doggy bag. Parliamo del 74% in crescita del 10% rispetto all’anno scorso. Ora però stiamo facendo un salto di qualità. Grazie al suo design ricercato e alla sua natura 100% sostenibile, il rimpiattino si sta rivelando particolarmente apprezzato dai clienti. E questo significa che la direzione intrapresa è quella giusta”.

OTTICI Una nutrita partecipazione al meeting degli ottici, organizzato da Federottica Modena, che si è svolto lo scorso 28 ottobre e che ha visto la presenza, a fianco del presidente provinciale di categoria Andrea Amedei, di quello regionale Gianni Allodi. L’evento è stato l’occasione per condividere i risultati del questionario promosso tra i soci “Cosa chiedono gli associati a Federottica” e per gettare le basi di un programma associativo per i prossimi tre anni.

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Speciale consumi autunnali INDAGINE CONFCOMMERCIO EMILIA ROMAGNA SUI CONSUMI NELLA STAGIONE AUTUNNALE

Spese autunnali all’insegna della stabilità

A

tteggiamento cauto delle famiglie negli acquisti autunnali (cambio stagione, libri e corredo scolastico) è quanto emerge dall’indagine che Confcommercio Emilia Romagna conduce ogni anno attraverso il Centro studi Iscom Group su un panel di negozi di cartolibreria/giocattoli e abbigliamento/calzature uomo, donna e specializzato bambino, a livello regionale. Le vendite di cartoleria e libri scolastici hanno avuto un andamento stabile rispetto all’anno scorso per ben il 60% degli operatori che hanno partecipato all’indagine. E un 26% ha indicato un incremento. La spesa più alta per la scuola è quella per i libri. circa 215 euro di media per i libri nuovi e 121 euro per quelli usati, il valore varia in base al ciclo scolastico di riferimento (più basso per le medie più alto per le superiori). Lo scontrino medio per zaini e/o astucci è sui 55 euro, per il corredo scolastico è un po’ più basso e si attesta sui 40 euro. La spesa media per famiglia per cancelleria, zaini e astucci considerando il nucleo medio familiare che in Emilia Romagna è composto da 2,2 componenti

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(Fonte: ISTAT dati al 31/12/2018), è di circa 210 euro, a cui si deve aggiungere la spesa per i libri dalle medie in su. “Il rientro sui banchi di scuola – dichiara Medardo Montaguti, presidente di Federcartolai Nazionale e dell’Emilia Romagna – è un appuntamento importante con cui fare i conti ogni anno, che pesa non poco sul budget familiare. Il nostro impegno di operatori è quello di andare incontro in questo periodo alle esigenze delle famiglie, proponendo soluzioni di qualità e convenienti. I dati dell’indagine confermano che le nostre cartolibrerie sono ancora un punto di riferimento – prosegue Montaguti – grazie all’esperienza e alla professionalità dei negozianti di vicinato. Tuttavia occorre essere al passo coi tempi, ed investire di più sia sulla formazione degli imprenditori, sia sull’adozione di strumenti informatizzati per la gestione del punto vendita, in un’ottica di innovazione e personalizzazione del servizio”. L’obiettivo è infatti quello di essere competitivi su un mercato che si sta polarizzando sulle vendite online e sulla Grande Distribuzione. Per i prodotti di cartoleria la GD è stata indicata come principale concorrente da più del 54% degli operatori. Per i libri scolastici gli operatori hanno indicato come competitors anche le cartolibrerie specializzate (11%) che grazie al servizio personalizzato, riescono a trovare uno spazio in uno scenario difficile. Capitolo a parte per gli zaini e gli astucci, per i quali le famiglie sono disposte a spendere un po’ di più per avere l’immagine del cartone animato di moda, dell’attore o del cantan-

te del momento o semplicemente la marca nota. Chi ha cercato il servizio si è rivolto ai punti vendita specializzati, chi ha cercato il prezzo ha scelto l’online o le grandi superfici. Infatti per gli operatori intervistati le vendite sono aumentate soprattutto per le novità e i prodotti di marca (21%) e sui prodotti di fascia intermedia (29%). Gli acquisti per la scuola si sono concentrati nel periodo a cavallo dell’inizio dell’anno scolastico così da gestire anche le richieste specifiche degli insegnanti, che sono tra l’altro quelle più tecniche e richiedono più servizio e ampiezza di gamma. Il 63% degli operatori segnala un inizio autunno all’insegna della stabilità anche per l’abbigliamento. Il perdurare della bella stagione anche nella prima metà di ottobre, non ha infatti ancora innescato le vendite dei capi pesanti Sono stati venduti soprattutto capi di uso quotidiano per ragazzi e adulti: tute, felpe, grembiuli e t-shirts. Per le scarpe invece le vendite sono state orientate o verso di prodotti moda (sneakers di marca) o prodotti basic per la scuola (scarpe sportive da palestra). “L’avvio dell’anno scolastico evidenzia uno scenario di sostanziale stabilità per il nostro settore - dichiara il presidente di Federmoda Emilia Romagna Marco Cremonini – soprattutto considerando l’andamento climatico che ha penalizzato l’acquisto dei capispalla. Come sempre molto apprezzati la professionalità ed il livello di servizio che contraddistinguono l’esperienza di acquisto nel negozio di vicinato: questi i fattori che fanno preferire la vendita tradizionale a quella online. E’ quindi necessario proseguire nella formazione di alto livello per imprenditori e consulenti di vendita e nell’introduzione nel negozio di tutti gli strumenti che l’innovazione digitale oggi propone”. Lo scontrino medio è stabile rispetto all’anno scorso e si attesta per l’abbigliamento uomo/donna/bambino tra i 60 e i 65 euro. Il 16% degli operatori specializzati bambini ha segnalato un aumento della spesa rispetto al 2018. La spesa media per famiglia si attesta tra i 120 e i 130 euro. Anche per il comparto abbigliamento si conferma la polarizzazione degli acquisti o verso prodotti di qualità e alla moda o verso i prodotti di tutti i giorni, più sensibili al prezzo. Cresce negli anni la quota di operatori che segnalano un aumento costante delle vendite online anche nell’abbigliamento.


Enasco News ECCO A QUALI CONDIZIONI E’ POSSIBILE RECUPERARE CONTRIBUTI EVASI

Come recuperare i contributi evasi

I

contributi sono quella parte della retribuzione dei lavoratori dipendenti o del reddito di lavoro dei lavoratori autonomi, che è destinata al finanziamento di prestazioni previdenziali (pensione) o assistenziali (infortuni, malattie). Senza il versamento dei contributi, non avremmo diritto a tutta una serie di prestazioni indispensabili, in caso di una sospensione del lavoro o della sua interruzione per raggiunti limiti di età. Maturare i contributi Inps non servirà quindi solo a farci percepire un giorno una pensione, ma a guadagnare il diritto a tutta una serie di prestazioni indispensabili durante la nostra vita lavorativa. Com’è noto, per i lavoratori dipendenti il prelievo dei contributi avviene direttamente dalla busta paga. In altri termini il datore di lavoro trattiene una somma dalla retribuzione che poi versa all’Inps. Il contributo è obbligatorio in quanto dovuto per legge. Gli eventuali accordi tra le parti per non pagare la contribuzione non hanno valore. I contributi vengono calcolati in percentuale sulla retribuzione lorda: una parte è a carico dell’azienda ed una parte è a carico del lavoratore. Più precisamente la contribuzione dovuta dal datore di lavoro è pari ai due terzi del totale e quella a carico del lavoratore dipendente è pari ad un terzo. La retribuzione è costituita da tutto ciò che il lavoratore percepisce in danaro o in natura, al lordo di qualsiasi contributo e tratte-

nuta (contribuzione obbligatoria a carico del lavoratore, trattenuta fiscale e ogni altra ritenuta). Il versamento dei contributi all’Inps, da parte dei datori di lavoro, deve essere effettuato con periodicità mensile. L’Inps accreditata la contribuzione versata dall’azienda sulla posizione assicurativa dei lavoratori interessati. L’ente previdenziale accertata l’evasione contributiva da parte del datore di lavoro, in base al principio del cosiddetto “automatismo delle prestazioni”, riconosce al lavoratore la copertura assicurativa del periodo in questione, anche se l’azione di recupero dell’Inps nei confronti del datore di lavoro non dovesse concludersi favorevolmente. Il lavoratore che accerta la sussistenza di un’omissione contributiva sulla propria posizione assicurativa per periodi retroattivi inferiori ai 10 anni, può presentare all’Inps, anche tramite un patronato, regolare denuncia, attraverso la prevista modulistica unitamente alla relativa documentazione in suo possesso, attestante il regolare rapporto di lavoro. Se sono passati meno di 5 anni, allora la situazione è più facile da gestire: il lavoratore deve informare immediatamente l’Inps che, insieme all’Agenzia delle entrate, provvederà a effettuare la verifica dei versamenti del datore di lavoro. Se i contributi non versati risalgono a più di 5 anni prima, allora diventa tutto più complicato, perché cadono in prescrizione. Questo significa che l’Inps non può iniziare l’azione di recupero verso l’azienda. Nemmeno il datore di lavoro potrebbe, se lo volesse, sanare “ora, per allora” lo scoperto, perché è ormai un contributo prescritto. Le conseguenze sono molto pesanti da digerire: innanzitutto, il traguardo della pensione si allontana ancora di più e gli anni di lavoro si “volatilizzano”, e, l’importo della rendita sarà, inevitabilmente, più basso di quello che ci si aspettava. In questo caso si possono tentare due strade: l’azione giudiziaria o la domanda di riscatto Nel caso dell’azione giudiziaria, il lavoratore danneggiato può citare in giudizio il datore di lavoro per il risarcimento del danno. Lo prevede il Codice civile che indica l’imprenditore come responsabile della mancata contribuzione e, di conseguenza, del danno subìto dal lavoratore. I tempi della giustizia

50&Più è un grande Sistema Associativo e di Servizi, nato e cresciuto all’interno di Confcommercio, che offre servizi e consulenze in materia pensionistica, previdenziale, assistenziale e fiscale e opera come Patronato e Caaf Contatti: via Begarelli, 31 - Modena 059.7364203 enasco.mo@enasco.it www.50epiu.it

però, in questi casi, sono lunghi. Inoltre, un orientamento ormai consolidato della magistratura, fa sì che quest’azione legale venga intrapresa solo quando il danno per il lavoratore si manifesti realmente, cioè quando arriva concretamente il momento di andare in pensione. L’altro possibile rimedio al danno subito consiste nel chiedere il riscatto dei periodi di lavoro scoperti dal punto di vista previdenziale. Percorrendo questa strada, il lavoratore si vedrà riconoscere dall’Inps una rendita, d’importo pari alla pensione o alla quota di pensione che sarebbe spettata al lavoratore in base ai contributi omessi. Anche in questo caso, però, gli svantaggi non mancano: il lavoratore deve, infatti, versare una somma di denaro, in genere molto onerosa. Si può procedere con la domanda di riscatto solo a determinate condizioni: una di queste consiste nel provare l’esistenza del rapporto di lavoro, fornendo documenti con data certa, come, ad esempio, le lettere di assunzione o di licenziamento, le buste paga o gli estratti di libro paga; non valgono le prove testimoniali, gli atti di notorietà o le dichiarazioni del datore di lavoro fatte “ora, per allora”. Fanno eccezione i periodi di servizio nelle amministrazioni pubbliche che, invece, possono essere documentati anche con dichiarazioni rilasciate dagli enti interessati. Un’altra condizione imprescindibile è quella di essere stati iscritti all’Inps durante il periodo in cui il datore non ha versato i contributi. Questo vuol dire che i periodi di lavoro coperti da altri enti contributivi, come ad esempio l’Inpdap, non sono riscattabili. 15


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Osservatorio d'Impresa Confcommercio - Novembre 2019  

House organ of Confcommercio Modena, Italy

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