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Il mercato italiano del lavoro veterinario

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la VETERINARIA A.N.M.V.I.

ORGANO DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI VETERINARI ITALIANI

33 2008

SETTIMANALE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Anno 5, numero 33, dal 22 al 28 settembre 2008 Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano Concessionaria esclusiva per la pubblicità E.V. srl - Cremona

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Il mercato italiano delle attrezzature professionali veterinarie

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SICUREZZA ALIMENTARE ALLA FORESTALE?

UN TAVOLO PER I VETERINARI AMBULATORIALI

PET LOSS IL PROPRIETARIO IN LUTTO

PIÙ PROTEZIONE PER GLI ANIMALI AL MACELLO

DALLA FSA UNA NEWSLETTER AI REFERENTI

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BREVI

VERIFICARE E INFORMARE

PRECARIATO "Nella pubblica amministrazione si entrerà solo per concorso e chi ha un contratto a termine alla scadenza del proprio lavoro non potrà accampare diritti". Lo dichiara Renato Brunetta, che aggiunge: “Basta tenere appese le persone con il precariato. Nella pubblica amministrazione si deve entrare per concorso e quando si ha vinto un concorso ci deve essere il posto di lavoro".

ASSENZE Dalla Conferenza Stato Regioni arriva il via libera all’Osservatorio sulle assenze dei dipendenti pubblici, proposto dal Ministro della Funzione Pubblica. Il vicepresidente del comitato di settore dell'Aran, Federico Gelli, ha chiesto che in tempi rapidi sia istituito un tavolo di lavoro che definisca un adeguato sistema di rilevazione dei dati, in grado di supportare tutte le decisioni.

LATTE Una strategia di controlli transfrontalieri per scongiurare il rischio di introduzione nel nostro Paese di prodotti vietati e ridurre a zero la possibilità di rischio per la salute pubblica. Dopo il caso del latte contaminato in Cina, il Sottosegretario Martini ha rimesso l’accento sull’importanza dei controlli intra ed extracomunitari. Con un comunicato stampa l’ANMVI ha ricordato l’urgenza di stabilizzare il personale veterinario di questi uffici ministeriali.

NIRDA I medici veterinari che intendono collaborare con il NIRDA in veste di ausiliari di polizia giudiziaria possono già segnare in agenda le date del 25 e 26 ottobre a Roma. Parte la formazione gratuita organizzata da FNOVI e NIRDA in seguito all' Intesa siglata a luglio per coniugare le attività del Corpo Forestale dello Stato con le competenze della professione veterinaria. Per partecipare alle giornate formative è necessario inviare una breve lettera di motivazioni e il curriculum vitae alla casella relazioni.esterne@fnovi.it entro il 15 ottobre. La frequenza è ammessa fino ad un numero massimo di 50 partecipanti.

JOSEPH Si chiama 'Joseph' il primo vitello da carne di razza Limousine, nato grazie al progetto Embriocarne, promosso dall'assessorato all'Agricoltura della Regione Sicilia per rilanciare la zootecnia. Joseph è il risultato dei primi test effettuati con trapianto di embrioni che il Corfilcarni, il Consorzio regionale di ricerca sulla filiera delle carni, ha messo a punto su bovine autoctone in grado di essere utilizzate come riceventi.

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2008-2011

Lavori in corso Il prossimo CD ANMVI dovrà lavorare nei cantieri dove si costruisce il futuro della professione A PAGINA 4

I veterinari pubblici e privati abilitati nell'espletamento della loro attività professionale, devono verificare la presenza del microchip nel cane. Nel caso di mancanza o di illeggibilità dell'identificativo, il veterinario libero professionista deve informare il proprietario o il detentore degli obblighi di legge. La professione è chiamata a sostenere, con una azione informativo-educativa, l’obbligo di identificazione e di registrazione previsto dalla vigente “Ordinanza contingibile ed urgente concernente misure per l'identificazione e la registrazione della popolazione canina”. L'Ordinanza non dice nulla riguardo alle sanzioni, ma il 19 settembre è scaduto il termine per l'identificazione dei cani mediante microchip e per la registrazione di quelli già identificati (con chip o tatuaggio leggibile) ma non presenti in anagrafe. Il proprietario o il detentore di cani di età superiore ai due mesi era tenuto a identificare e registrare il cane ai fini di anagrafe canina, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore dell’ordinanza. E inoltre il proprietario o detentore di cani già identificati ma non ancora registrati era tenuto a provvedere alla registrazione all'anagrafe canina entro i medesimi

trenta giorni. Dunque il veterinario libero professionista deve verificare e deve informare. Già nel febbraio di quest’anno la Direzione generale della sanità animale e del farmaco veterinario, richiamando l'attenzione della Legge 281/91 sottolineava: "l'attività del medico veterinario è finalizzata al servizio della collettività ed alla tutela della salute pubblica così come stabilito dal nuovo codice deontologico. Infatti, l'articolo 1 riconosce, in capo al medico veterinario, il compito di promuovere campagne di prevenzione igienico sanitarie e di sensibilizzazione per un corretto rapporto uomo-animale. All'interno di tali compiti rientra il dovere etico di informare i detentori o i proprietari degli animali degli obblighi previsti dalla legge in materia di animali d'affezione con particolare interesse circa la prevenzione del randagismo". L’ANMVI ha detto “no” all’ipotesi di introdurre nell’ordinanza l’obbligo di segnalazione alla ASL dei casi di inosservanza da parte del veterinario privato. Tuttavia, ritiene doverosa l’assunzione di un impegno all’informazione della clientela essendo l’ambulatorio veterinario una sede naturale dell’educazione al rapporto uomo-animale. ■

LIMITATA LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE OGNI ANNO IN EUROPA SONO PIÙ DI 12 MILIONI GLI ANIMALI UTILIZZATI NEL SETTORE DELLA RICERCA E DELLA SPERIMENTAZIONE. La UE dopo aver raccolto informazioni nei vari paesi, sollecita ora una revisione della vecchia direttiva del 1986 sul benessere animale ritenuta non più adeguata. Obiettivo dichiarato della Commissione Europea è quello di rafforzare la normativa per assicurare agli animali cure adeguate e trattamenti senza crudeltà. Fra i vari paesi europei, l'Italia si è dimostrata da tempo molto attenta a questo argomento e numerose sono state le iniziative, promosse da diverse associazioni animaliste, in particolare la LAV, rivolte a sensibilizzare le autorità e l'opinione pubblica del nostro paese. Secondo il Corriere.it che ha condotto un'indagine fra i suoi lettori, l'88,4% degli italiani sarebbe d'accordo per una revisione decisamente più restrittiva dell'attuale normativa sulla sperimentazione animale. Purtroppo, con la fine della penultima legislatura, la proposta di legge dell'On. Schmidt, che non è stato rieletto, è finita nel dimenticatoio. È un vero peccato, perché questo testo era il risultato di numerose riunioni che avevano visto coinvolto il mondo veterinario, in particolare l'ANMVI, anche con l'essenziale contributo e l'esperienza del consiglio SIVAL (Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio), ed il mondo animalista, che attraverso un serio ed approfondito confronto avevano trovato ampi spazi di condivisione e quindi garantito forte sostegno all'iter legislativo per il quale si era già riscontrata l'attenzione trasversale delle diverse forze politiche parlamentari. L'ANMVI ha già ripreso lo sforzo di sensibilizzazione a livello politico ed istituzionale, nella speranza che questo testo possa essere riproposto ed approvato in questa legislatura.

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Sanità pubblica Attualità

VETERINARIA 33 | 2008

La sicurezza alimentare alla forestale? Zaia trascura gli assetti istituzionali in fatto di sanità pubblica veterinaria

ome abbiamo promesso, stiamo operando concretamente per garantire ai cittadini sempre maggiore sicurezza alimentare. Per questo sarà presto operativa una nuova squadra di 188 agenti forestali, altamente specializzata e pronta ad assicurare controlli più efficaci e capillari sul territorio, affinché sulle nostre tavole arrivino prodotti sani e sicuri”. Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia annuncia con queste parole il prossimo avvio del Corso di formazione dei 188 allievi agenti della Forestale che avrà inizio ad ottobre presso la Scuola del Corpo forestale dello Stato. Il Corso, della durata di un anno, servirà ad ampliare e a rafforzare le specifiche competenze delle nuove leve, già Volontari in Ferma Breve, nel campo della tutela del comparto agroalimentare e del patrimonio naturale e paesaggistico nazionale. “La formazione di questi allievi agenti è un passo importante non solo per ripianare l’organico del Corpo forestale dello Stato - continua il Ministro ma soprattutto per garantire la presenza capillare sul territorio, vero punto di forza di questo Corpo di polizia altamente specializzato nell’attività di difesa dell’ambiente. Le nuove leve saranno, insieme agli altri 8000 agenti già in servizio, il braccio operativo del Ministero impegnato a garantire

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controlli più efficaci e maggiore sicurezza nel delicato settore agroalimentare, che proprio in questi mesi è stato rafforzato e che sta dando i suoi frutti. I nuovi Forestali - conclude il Ministro - effettueranno controlli su tutta la filiera, dalla produzione in campo, alla semina, all’utilizzazione della materia prima, alla sua trasformazione e distribuzione per il consumo. Al Corpo forestale dello Stato viene affidata anche l’attività volta a contrastare il fenomeno della contraffazione dei prodotti Dop, Igp e Stg, (Agropirateria) che provoca danni ingenti all’agricoltura e all’industria alimentare italiana, per garantire una maggiore sicurezza dei cittadini e contrastare le frodi commesse ai danni dei consumatori e della Comunità Europea.” L’ANMVI commenta con “preoccupazione” l’annuncio del Ministro, “anche perché non è la prima volta che la sicurezza alimentare viene rivendicata da settori estranei alla competenza istituzionale e professionale”. Già nel 2004, infatti l’Associazione era intervenuta con un comunicato fortemente critico. “La preoccupazione - dichiara oggi l’Associazione - si rinnova in tutta la sua forza per l’inaccettabile invasione di campo da parte di un Dicastero che trascura di fatto gli assetti istituzionali in materia di sanità pubblica veterinaria e che confonde sanità e produzione, sicurezza sanitaria e tutela del prodotto agroalimentare”. ■

EMERGENZA CRIMINALITÀ opo il grave episodio di intimidazione ai danni dei Colleghi Roberto Macri e Francesco Massara, a Vibo Valentia il Prefetto Ennio Mario Sodano, parla di “illegalità diffusa” e punta l’indice contro i settori dell’allevamento e della macellazione. L’allarme è scaturito proprio dai controlli avviati recentemente anche in seguito all’aggressione di funzionari del servizio veterinario. Nei primi cinque sopralluoghi sono emersi elementi che hanno portato alla revoca di un’autorizzazione sanitaria per l’esercizio di un mattatoio e al sequestro di un’area pubblica occupata abusivamente, al sequestro penale di animali privi di marca auricolare, all’accertamento di violazioni di varia natura e all’avvio di verifiche da parte della Guardia di Finanza. È la stampa calabrese a riportare il commento del Prefetto che parla di “scarsa attenzione degli enti deputati al rilascio delle autorizzazioni ed all’effettuazione dei controlli”. Sodano chiede la collaborazione di questi enti, evidenziando anche che “troppo spesso gli interessati vengono colti in flagrante” e “troppo spesso gli interessati riescono successivamente ad ottenere la regolarizzazione con procedure che paiono discutibili”. Nonostante il settore incida “direttamente sulla salute pubblica e sul quale è stata richiamata l’attenzione da parte della Commissione antimafia”. Anche la Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino ha preso posizione nei confronti della diffusa situazione di illegalità che si è manifestata nei mesi di luglio e di agosto ai danni di medici veterinari di Calabria e Sicilia. Una mozione firmata dal Preside Bartolomeo Biolatti è stata approvata dal Consiglio di Facoltà all’unanimità. Ne dà notizia al nostro giornale la prof. Tiziana Civera, che ha proposto l’iniziativa alla Presidenza. La mozione recita: “Nei mesi di luglio e agosto si sono verificati episodi intimidatori, con aggressione e minaccia, ai danni di Medici Veterinari impegnati a svolgere i propri compiti istituzionali, di controllo e di tutela della sanità pubblica nella regione Sicilia e Calabria. A fronte di una vasta eco mediatica di recenti scandali in campo agro-alimentare, si deve rimarcare un profondo silenzio, anche da parte delle Pubbliche istituzioni, verso questi atti criminali compiuti nei confronti di singole persone e del ruolo istituzionale svolto dai Medici Veterinari impegnati in un’attività di pubblica utilità. Il Consiglio di Facoltà esprime all’unanimità la propria solidarietà nei confronti delle vittime e dei colleghi che operano nelle zone maggiormente minacciate dalla criminalità organizzata, auspicando che vengano intrapresi gli opportuni provvedimenti per ripristinare le condizioni per l’esercizio della missione di tutela della salute pubblica in condizioni di sicurezza e di legalità.”

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A.N.M.V.I. ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI VETERINARI ITALIANI

CONGRESSO NAZIONALE Domenica 19 Ottobre 2008 Palazzo Trecchi - Cremona

LE COMPETENZE VETERINARIE Identità, visibilità, responsabilità e tutela di una professione competitiva Ore. 8.30 Registrazione dei partecipanti

La responsabilità verso terzi Maria Teresa Semeraro, Avvocato

Ore 9.30 Saluto del Presidente ANMVI Ore 09.40 Apertura dei lavori congressuali IDENTITÀ Siamo quello che facciamo. Riconoscere le competenze storiche ed emergenti Giancarlo Belluzzi Adeguamento della formazione universitaria all’evoluzione professionale Massimo Castagnaro, Coordinatore della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Veterinaria Quali sono le attività riservate per legge? Maria Teresa Semeraro, Avvocato

VISIBILITÀ Pubblicità e riconoscibilità del medico veterinario Carla Bernasconi, Consigliere FNOVI Conclusioni Romano Marabelli Capo Dipartimento della Sanità Pubblica Veterinaria, della Nutrizione e della Sicurezza Alimentare Gaetano Penocchio Presidente FNOVI Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani Ore 13.00 Chiusura dei lavori e Buffet lunch

RESPONSABILITÀ

SONO STATI INVITATI: On. Francesca Martini, Sottosegretario di Stato alla Salute, Prof. Ferruccio Fazio, Sottosegretario di Stato alla Salute, Sen Antonio Tomassini, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, On. Gianni Mancuso, Segretario XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, On. Rodolfo Viola, VII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, On. Luciano Pizzetti, Intergruppo Animali del Parlamento, Gianni Rossoni, Vice Presidente e Assessore all’Istruzione e Formazione Lavoro della Regione Lombardia, Gaetano Stella, Presidente Confprofessioni

La qualità come auto-responsabilizzazione del professionista Marco Melosi, Commissione ANMVI per la Qualità

Evento in collaborazione con l’Ordine dei Medici Veterinari di Cremona

TUTELA Le competenze esclusive, la concorrenza e il reato di esercizio abusivo della professione Alberto Petrocelli, Presidente dell’Ordine dei Veterinari di Treviso Lotta all’abuso di professione: quali strumenti dalla legislazione e dalla giurisprudenza? Maria Teresa Semeraro, Avvocato

CONGRESSO RIVOLTO AI MEDICI VETERINARI. PARTECIPAZIONE GRATUITA Per informazioni e adesioni: Tel. 0372/403537 - info@anmvi.it - www.anmvi.it


4 Anmvi Informa Elezioni per il mandato 2008-2011

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VETERINARIA 33 | 2008

Verso il rinnovo del Consiglio Direttivo ANMVI Delega, impegno e responsabilizzazione: cambia la struttura dell’organo amministrativo dell’Associazione l mandato 2005-2008 dell’attuale Consiglio Direttivo è in scadenza e il 18 di ottobre si svolgeranno le elezioni per il triennio 2008-2011. Le elezioni si terranno presso la sede ANMVI di Cremona secondo il Regolamento Elettorale aggiornato alle modifiche statutarie deliberate dall’organo assembleare dell’ANMVI. La principale novità del prossimo mandato riguarda la composizione del Direttivo e la sua articolazione “orizzontale”, rispetto ad una impostazione verticalmente confluente sulla Presidenza sulla quale erano concentrati compiti direttivi e politici, esecutivi e tecnici. L’esperienza maturata nel triennio trascorso ha reso necessaria una ripartizione settoriale delle attribuzioni tecniche ed esecutive allargata ai vari settori professionali. L’ampiezza del raggio d’azione della professione veterinaria è tale da rendere inimmaginabile che ci siano cariche direttive in grado di farsene completamente carico. I principi ispiratori della nuova articolazione sono “delega, impegno e responsabilizzazione”.

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NUOVA ARTICOLAZIONE Il Consiglio Nazionale ANMVI, il 14 dicembre del 2007, ha approvato all’unanimità alcune modifiche statutarie volte a dare una nuova articolazione al Consiglio Direttivo dell’ANMVI. In particolare il CD sarà composto da sette medici veterinari, di cui cinque assumeranno la carica di Vice Presidente, garantendo la rappresentanza dei seguenti settori disciplinari-professionali: a) medicina pubblica, b) clinica degli animali da compagnia, c) clinica degli animali da reddito, d) clinica degli equini, e) clinica degli animali esotici. Un Vice Presidente assumerà la carica di Vice Presidente Vicario. L’esperienza di lavoro dell’attuale e dei precedenti mandati ha suggerito di rafforzare la rappresentanza dei principali macro-settori disciplinari della professione. La settorializzazione e la specializzazione delle figure direttive si rende necessaria in conseguenza dell’ampiezza del nostro raggio d’azione e della necessità di interloquire all’esterno (con soggetti istituzionali e non solo) per il tramite di figure direttive di specifica competenza. Alla luce di queste modifiche, tutte le Associazioni Federate possono sempre più trovare nell’ANMVI un riferimento per affrontare la complessità della professione e dei cambiamenti che la riguardano. Come da Regolamento Elettorale e delibere consiliari, la Commissione Elettorale dell’ANMVI proporrà le candidature pervenute dai Presidenti delle Associazioni Federate ANMVI. La composizione del nuovo Consiglio Direttivo dovrà tenere conto degli avvicendamenti automatici previsti dallo Statuto e di quanto deliberato il 29 settembre 2007 dal Consiglio Direttivo ANMVI rispetto alla successione automatica del Vice Presidente alla carica di Presidente.

LE ANMVI REGIONE Tutte le cariche dirigenziali in generale, ed in particolare le ANMVI REGIONE, devono essere sempre in grado di dimostrare una solida preparazione nei riguardi degli interlocutori esterni. Anche i Consigli Regionali dell’ANMVI saranno chiamati ad elezioni all’inizio del 2009. Partendo dal Coordinamento Regionale ANMVI si è voluto sviluppare negli anni un organigramma dirigenziale più capillare e attento alle diverse realtà regionali della professione veterinaria, in collaborazione con le rappresentanze regionali già in carica presso tutte le società nazionali e con le associazioni regionali e provinciali federate ANMVI. In ogni Regione si è costituito un Consiglio Direttivo formato da colleghi disposti all’impegno professionale e alla rappresentanza. Le ANMVI REGIONE sono sempre state riunite almeno due volte all’anno: in occasione di incontri “a porte chiuse”, e nell’ambito dei congressi nazionali dell’ANMVI ai quali le ANMVI REGIONE sono sempre state invitate in ragione del ruolo e della rappresentatività. Il Consiglio Nazionale, quale organo assembleare, ha richiesto la presenza non solo dei Coordinatori Macro-regionali ai quali è stato assegnato il diritto di voto, ma anche delle tre cariche principali dei Consigli Regionali. Frequentemente, negli ultimi tre anni, alla Presidenza dell’ANMVI è stato chiesto di presenziare ad incontri o giornate locali, soprattutto in caso di eventi di particolare importanza o criticità. Le ANMVI REGIONE non hanno ancora pienamente svolto il loro ruolo in tutte le Regioni e, in alcune, le elezioni del prossimo anno dovranno portare ad un ricambio all’insegna di una maggiore autonomia e dinamicità. Sarà ancora necessario un coordinamento delle attività quando non di vero e proprio sostegno, affinché l’orizzontalità che ispira il prossimo Consiglio Direttivo, si traduca in una maggiore autonomia tecnico-esecutiva da parte di tutte le rappresentanze regionali.

IL PROSSIMO MANDATO Il mandato 2005-2008 si chiude con molti cantieri ancora aperti. Un triennio, per quanto intenso e produttivo come quello trascorso, è insufficiente per portare a termine progetti molto complessi, che si misurano con cambiamenti profondi e ancora in atto all’interno della professione e della società. Frequentemente, negli ultimi tre anni, alla Presidenza dell’ANMVI è stato chiesto di presenziare ad incontri o giornate locali, soprattutto in caso di eventi di particolare importanza o criticità. Gli avvicendamenti ai vertici di Governo e i rapporti con l’attuale ex Ministero della Salute riflettono una situazione politica “in movimento”, tale da lasciare aperte tutte le questioni politicamente più rilevanti della professione: ECM, Università, IVA, Norme e leggi per il rapporto uomo-animale e per la revisione delle norme in materia di controlli per la sicurezza alimentare (nuovo Codice), riforma delle pro-

AVVICENDAMENTO ALLA VICEPRESIDENZA l Consiglio Direttivo dell’ANMVI ha accolto nella seduta del 19 settembre scorso le dimissioni di Giancarlo Belluzzi dalla carica di Vice Presidente ANMVI. Le dimissioni sono state motivate dall’attuale impossibilità ad assumere la carica di Presidente, carica che per automatismo statutario, Belluzzi avrebbe dovuto ricoprire dal 18 ottobre prossimo. Belluzzi non ha ritenuto di assumere la Presidenza in virtù degli incarichi istituzionali a cui è stato chiamato nel corso del triennio e degli impegni che ne sono conseguiti. Il Consiglio Direttivo dell’ANMVI, confermando la stima e l’apprezzamento verso la scelta del Collega Belluzzi, ha chiesto al Consigliere Sandro Barbacini di assumere la Vice Presidenza fino al termine del mandato in corso. Belluzzi rimane nel CD con la carica di Consigliere fino alle elezioni. L’avvicendamento è stato deliberato dal Consiglio Direttivo dell’ANMVI e dal Consiglio Nazionale dell’ANMVI convocato a Cremona il 20 settembre. La Commissione elettorale dell’ANMVI, vagliate le candidature avanzate entro il 15 settembre scorso, ha preso atto del nuovo assetto in vista delle elezioni del 18 ottobre, giorno in cui sarà eletto e nominato il nuovo Consiglio Direttivo.

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fessioni, della fiscalità federalista (studi di settore), assetti istituzionali della veterinaria e relativi organismi quali ad esempio l’Autorità per la Sicurezza Alimentare.

PROGETTI A LUNGO TERMINE Ci sono progetti di lungo termine che richiedono una costante attenzione per non vanificare gli sforzi compiuti e per assicurarne uno sviluppo coerente con gli indirizzi dati dal Consiglio Direttivo e dal Consiglio Nazionale sul piano di una opportuna continuità progettuale e decisionale. Ci sono progetti inoltre che si legano all’attività personale di alcune cariche direttive per le quali è auspicabile la continuità gestionale sia sotto il profilo progettuale che esecutivo. 1) Leavet/Intesa UIL. Il progetto è stato presentato in SISAC il 2 settembre 2008 come da intesa sottoscritta da ANMVI e UIL FPL l’8 maggio 2008. La fase delle trattative proseguirà fino a fine anno. Il risultato non troverà comunque attuazione prima dei mesi di febbraio-marzo 2009. 2) ANMVI International per aprire la veterinaria nazionale ad esperienze di formazione e di gestione professionale ai Paesi UE e ai Paesi Terzi. Questo settore di espansione professionale fa perno sul Progetto triennale (2007-2009) sottoscritto con la Regione Lombardia, oltre ad aver attivato canali di collegamento fra i professionisti europei e dei paesi terzi e il settore degli animali da reddito (SIVAR) e della sanità pubblica veterinaria (AIVEMP). 3) Il progetto certificazione-qualità attraverso ANMVI Servizi è in fase di prima attuazione. Sono collaudate le consulenze per l’Ambulatorio chiavi in mano (messa a norma di legge), mentre vanno perfezionate quelle per la certificazione di qualità secondo BPV. Il progetto richiederà una costante attività di sostegno informativo presso la categoria in funzione di un diverso approccio culturale allo sviluppo professionale. Rientra

in questo sviluppo il Practice Management. 4) Confprofessioni Sanità continuerà ad essere coordinata dall’ANMVI. Questo rafforza il ruolo della veterinaria nelle politiche sanitarie e nelle politiche economico-sociali mutuandone il ruolo di parte sociale (es. Decreto Bersani Visco su liberalizzazioni e tracciabilità e Riforma delle Professioni). Confprofessioni gestisce il CCNL dei dipendenti delle libere professioni (e collegati enti bilaterali Fondoprofessioni, Cadiprof, Previprof), ha una sede europea ed una articolazione regionale in via di costituzione che include rappresentanti veterinari dell’ANMVI. Una serie di progetti di formazione professionale sono inoltre allo studio per rafforzare le abilità professionali economico-manageriali 5) Il protocollo d’intesa ANMVI FIMMG (Piano di Comunicazione Continua al Cittadino) siglato il 28 marzo 2006 e patrocinato dal Ministero della Salute richiede una rivitalizzazione ed una maggiore sinergia di attività e di contributi. Il Protocollo rappresenta il più importante potenziale di visibilità della medicina veterinaria nel settore della sicurezza alimentare nei riguardi del pubblico. 6) Sono in corso annose azioni legali, nei confronti dell’ONAOSI e dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Il primo contenzioso è parzialmente rientrato per le intercorse modifiche legislative, ma l’ANMVI intende salvaguardare la rappresentanza libero professionale della categoria presente in forma di contribuente volontario ed agirà strategicamente in tale direzione. È attesa una pronuncia da parte del Consiglio di Stato sul ricorso vinto dall’ANMVI presso il Tribunale Amministrativo del Lazio. Il contenzioso rientra in una più ampia politica di relazioni con l’Università e connesse difficoltà formative ed occupazionali. È in via di definizione un ricorso al Tar della Lombardia contro la delibera regionale che ha normato la libera professione intra-muraria dei dirigenti veterinari del SSN. ■


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6 Anmvi Informa SIVA

VETERINARIA 33 | 2008

Un Tavolo per i liberi professionisti ambulatoriali Siva è lo strumento sindacale per la creazione della medicina veterinaria di base di FERNANDO FIORAMONTI Segretario Nazionale Veterinari Ambulatoriali FEDERAZIONE MEDICI UIL FPL - SIVA ambvetlasala@libero.it a sigla SIVA è l’acronimo di Sindacato Italiano Veterinari Ambulatoriali, opera all’interno della Segreteria Nazionale della Federazione Medici UIL FPL in Via Tor Fiorenza, 35 00199 Roma. Il SIVA è socio fondatore di Federazione Medici UIL FPL, in cui è confluito, di cui condivide le filosofie organizzative e sindacali e alla quale ha inteso riconoscere il ruolo di rappresentanza sindacale dei propri iscritti, associati od aderenti, pur mantenendo la propria soggettività per altri fini statutari. La Federazione Medici UIL FPL, organo statutario della UIL FPL, ha già i “numeri” per potersi sedere ai tavoli delle trattative che eventualmente riguarderanno i “medici veterinari liberi professionisti appartenenti a tutti i ruoli, profili e posizioni funzionali previsti nel settore della Sanità Veterinaria a livello di strutture veterinarie private nonché nelle strutture veterinarie private convenzionate e/o accreditate con il S.S.N”. Le complesse regole di gestione all’interno di un sindacato confederale come la UIL FPL prevedono che il tavolo delle trattative per un qualsiasi CCNL, per l’area medica, sia portato avanti dal Segretario Nazionale di Federazione Medici UIL FPL o da un suo delegato, di solito il più adatto per l’argomento trattato. E il SIVA all’interno di Federazione Medici UIL FPL rappresenta la voce e le esigenze di tutti i medici veterinari citati prima tra le virgolette. Quando si avvieranno i tavoli di trattativa su un argomento che interessa i medici veterinari liberi professionisti titolari di struttura (ad esempio per i Leavet) i rappresentanti SIVA faranno parte della delegazione di parte sindacale e verosimilmente porteranno avanti la trattativa (come sta accadendo nel Lazio). Al SIVA possono aderire tutti i medici veterinari liberi professionisti ambulatoriali con qualsiasi mansione essi ricoprano e senza nessun preconcetto legato al credo politico, religioso, razziale, associazionistico o a qualsiasi altra discriminante. L’adesione a SIVA è volontaria e legata al versamento di una quota di adesione pari, per il 2008, a 120,00 euro su un conto corrente dedicato messo a disposizione da Federazione Medici UIL FPL.

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I NOSTRI SCOPI A seguito dell’accordo firmato congiuntamente da Anmvi e Federazione Medici UIL FPL, lo scopo primario del SIVA, a breve termine, è la realizzazione del progetto Leavet. Essendo anche un sindacato di categoria vero e proprio il SIVA si prefigge anche la tutela giuridica, professionale, economica, normativa, deontologica, sociale e morale di tutti i medici veterinari liberi professionisti appartenenti a tutti i ruoli, profili e posizioni funzionali previsti nel settore della Sanità Veterinaria a livello di strutture veterinarie private nonché nelle strutture veterinarie private convenzionate e/o accreditate con il S.S.N. In particolare, il SIVA si impegna nei ri-

OBIETTIVO: LEAVET ’accesso alle convenzioni Leavet (Livelli essenziali di assistenza veterinaria per una medicina veterinaria di base) sarà aperto a tutti i veterinari privati, senza condizioni che possano portare a limitazioni o discriminazioni. Sarà questo un obiettivo che ANMVI e Federazione Medici porteranno avanti con determinazione nel confronto con la SISAC (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati). Ai titolari di struttura veterinaria che vorranno aderire alla convenzione non dovrà quindi essere richiesto il requisito della specializzazione, requisito fra l'altro non presente nel settore veterinario; per l'accesso, dovrà bastare il rispetto della normativa sui requisiti minimi strutturali, tecnologici, organizzativi e delle strutture veterinarie disciplinati in base all'Accordo del 26 novembre 2003 tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Provincie Autonome. Le incompatibilità, inoltre, faranno riferimento a quelle già previste per legge. Le tariffe, infine, dovranno fare riferimento al "tariffario" di riferimento approvato dalla FNOVI. Le prestazioni oggetto della medicina veterinaria di base saranno definite sulla base del proseguo della concertazione. Un incontro in SISAC si è già svolto martedì 2 settembre a Roma, presenti ANMVI/ FedMed UIL FPL -SIVA. Come previsto dal protocollo d'intesa siglato dalle parti a maggio, il tavolo si è riunito per concordare una posizione comune per la definizione del rapporto convenzionale (Leavet), unico oggetto dell’intesa con Federazione Medici.

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guardi dei medici veterinari, prima citati: • ad organizzarli contro ogni sopraffazione ed ogni arbitro; • ad elaborare proposte in materia di politica e programmazione sanitaria veterinaria; • a negoziare e sottoscrivere i contenuti del contratto collettivo nazionale/regionale di lavoro per i medici veterinari liberi professionisti direttori sanitari e/o titolari di struttura; • a negoziare e sottoscrivere i contenuti degli

accordi collettivi nazionali/regionali relativi alle convenzioni nazionali afferenti alle attività mediche di medicina generale, specialistica ambulatoriale ecc. inerenti ai rapporti di attività privata e in convenzione per l’area veterinaria di cui all’art. 1; • a promuovere il benessere sociale attraverso il pieno impegno, il miglioramento delle condizioni di vita dei medici veterinari liberi professionisti e la costante elevazione del loro livello professionale e culturale; • a darsi una struttura organizzativa capace di attuare il coordinamento dell’azione delle strutture secondo un unico e coerente indirizzo di politica sindacale; • a ricercare e utilizzare rapporti con le Associazioni professionali e le Associazioni utenti che condividono gli scopi del SIVA; • a ricercare e utilizzare rapporti con le Amministrazioni Pubbliche e le Istituzioni Private; • a favorire l’integrazione sociale delle nuove generazioni di medici veterinari, rappresentandone i bisogni fondamentali raccogliendone le istanze di cambiamento e promuovendo forme associative ai fini di coordinamento dell’azione e per acquisire il loro contributo allo sviluppo della linea politica del SIVA; • a costituire, nelle forme possibili, strutture di coordinamento per ottimizzare ed organizzare l’iscrizione dei giovani al corso di laurea in medicina veterinaria.

IL NOSTRO SPIRITO Impegnarsi in SIVA è stata la conseguenza logica per alcuni uomini e donne Anmvi che fino ad oggi sono stati gli unici che, volenti o nolenti, si sono impegnati per la Nostra Professione in maniera gratuita, trascurando i propri affetti, prendendosi anche le critiche da parte dei colleghi per il solo fatto di fare, giusto o sbagliato, e non solo di dire.

Uomini e donne Anmvi che fino ad ora le istituzioni hanno ascoltato solo perché avevano chiesto cortesemente se potevano essere ascoltati, istituzioni che poi, sistematicamente, richiudevano la porta prendendo delle decisioni (prendendole tuttora) senza che, questi colleghi, potessero in qualche modo influenzarle. Oggi questi colleghi (in qualche modo già avviati verso la strada sindacale), che hanno deciso volontariamente di entrare in SIVA, hanno la possibilità/forza di impattare sulle decisioni prima che queste vengano prese e non dopo (cercare di modificare decisioni già prese, sapete, è molto difficile). A questi colleghi verranno fatti dei corsi di formazione sindacale per poter affrontare al meglio le sfide che si presenteranno. In questo momento, il SIVA è un sindacato che deve crescere e nel quale c’è posto anche per tutti quei medici veterinari liberi professionisti che hanno intenzione di darsi da fare, di portare nuove idee e di impegnarsi per la Nostra Professione. Per finire vorrei riportare le parole di un collega che forse interpretano meglio la filosofia del SIVA: “Se ad esempio pensiamo a perché SCIVAC, SIVE, SIVAR etc sono state create, si capisce facilmente che sono state costituite anni fa per colmare un vuoto che era presente nella continuing education dei liberi professionisti. Queste società scientifiche, oltre a colmare quel vuoto, hanno cominciato a fare "educazione" in modo totalmente diverso (e credo con molto successo) dalle altre società scientifiche che allora erano "padrone" di questo spazio. Allora non c’era niente che poteva aggiornare ed educare in modo corretto, ora esiste. Quello che intende fare questo movimento sindacale è esattamente la stessa cosa, solo che vuole farlo non più nell'aggiornamento ma nella difesa dei nostri diritti, della nostra categoria e della nostra rappresentatività presso le istituzioni. Un movimento sindacale, un qualcosa, che possa permettere ai medici veterinari liberi professionisti, di decidere in prima persona sugli argomenti che li coinvolgono direttamente, ma vuole farlo in modo totalmente diverso da quello che fa un sindacato come quelli che siamo abituati a pensare. Come è cambiata la continuing education dei colleghi italiani, è ora di cambiare il modo di difendere i nostri diritti o la nostra categoria.” ■


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8 Attualità Trasporti

VETERINARIA 33 | 2008

Trenitalia revochi le nuove regole per gli animali Il certificato del veterinario? Un provvedimento burocratico di pura facciata on una nota indirizzata alle Ferrovie, al Ministro dei Trasporti, al Sottosegretario alla Salute e al Sottosegretario al Turismo, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani ha chiesto la revoca immediata delle nuove regole di viaggio per gli animali stabilite da Trenitalia.

C

REGOLE ZOOFOBE L’Associazione parla di regole “assurde, senza alcun fondamento sul piano scientifico, senza corrette nozioni di prevenzione e di igiene degli animali e totalmente incuranti delle esigenze di viaggio dei cittadini-proprietari. Un provvedimento burocratico di pura facciata”. Dal primo ottobre, su indicazione dell’Istituto superiore di sanità, gli animali dovranno infatti viaggiare sui treni accompagnati da un certificato del veterinario, rilasciato da meno di un mese, che ne attesti l’assenza di «infestazioni o

patologie trasmissibili». Inoltre, non sarà più possibile far salire sui treni cani di media e grossa taglia che pesano più di sei chili. Mentre i più piccoli, e tutti gli altri animali, dovranno viaggiare dentro il trasportino. Ci meraviglia - commenta l’ANMVI - che un provvedimento zoofobo venga accettato come segno di civiltà in un Paese dove le istituzioni investono in campagne contro l’abbandono animale. È noto che fra le cause dell’abbandono ci sono i divieti nei confronti degli animali nei luoghi pubblici. Questa nuova discriminazione rivela lo strabismo della cultura italiana verso la convivenza con gli animali, da un lato tutelati dal codice penale e dall’altro ancora additati all’opinione pubblica come “portatori di malattie”, un luogo comune indegno di una società in cui la prevenzione e la medicina veterinaria consentono al cane e al gatto di proprietà di condividere il quotidiano con garanzie igienico-sanitarie che valgono anche fuori dalle mura domestiche.

PARERI DIVERSI olo Michela Vittoria Brambilla ha espresso dubbi sul certificato veterinario: “non credo che possa garantire che l’animale non abbia parassiti, è anche questione di igiene sui treni. È opportuno non dimenticare che una famiglia su tre li possiede, seguendo il trend di altri Paesi europei dove c’è un’apertura diversa verso gli animali”. Il Sottosegretario Francesca Martini si era invece espressa a favore del certificato e ne aveva auspicato il rilascio gratuito da parte dei veterinari: “Se le FS disponessero la presentazione obbligatoria di un certificato che attesti la profilassi antiparassitaria, mi aspetto un atto di collaborazione da parte dei veterinari, perché questo certificato sia rilasciato gratuitamente”.

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Non c’è nessuna ragione - conclude l’ANMVIper sostenere che sui treni l’animale di proprietà costituisca un rischio per l’igiene quando non lo è in nessun altro ambito, pubblico o privato che sia.

MARTINI CONVOCA TRENITALIA Dal 1 ottobre, se nulla cambierà, non sarà più possibile far salire sui treni cani di media e grossa taglia che pesano più di sei chili. Mentre i più piccoli, e tutti gli altri animali, dovranno viaggiare dentro il trasportino. Sono esentati i cani gui-

da per ciechi (anche per questi ultimi però è richiesto il certificato veterinario). Dopo la sonora bocciatura del nuovo regolamento da parte di veterinari, animalisti e consumatori, il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, ha chiesto un incontro urgente all'amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano. Sulla questione della pulizia Martini apprezza la “meritoria e dovuta” attenzione delle Ferrovie ritenendo, però “che i provvedimenti vadano presi nel rispetto e nella salvaguardia dell'interesse di tutti i cittadini e dunque anche dei milioni di persone che posseggono cani di peso superiore ai 6 kg e che vedono nel treno un importante mezzo di trasporto, sicuramente da incentivare”. Il sottosegretario ricorda anche che i cani di peso inferiore ai 6 kg, dunque animali di piccolissima taglia o cuccioli, costituiscono un numero esiguo perché la maggior parte dei cani ha un peso medio di circa 10 kg. Martini, intende “rivalutare” nell'incontro con Soprano, il contenuto del provvedimento, “anche alla luce dei dati in possesso di Trenitalia in materia di trasporto degli animali, e comprendere meglio le vere cause dell'invasione di parassiti”. Il viaggio in treno, spiega ancora “è meno traumatico e rischioso rispetto al viaggiare in aereo, dove vengono trasportati in gabbie all'interno della stiva, in ambiente pressurizzato, con i rischi che ciò comporta. Inoltre, l'aereo è ancora un mezzo di trasporto costoso e quindi non alla portata di tutti i proprietari di cani. Penso anche ai tantissimi anziani e pensionati che utilizzano il treno per brevissimi viaggi insieme ai loro animali e credo - ha concluso - che misure come quelle assunte da Trenitalia possano potenzialmente incentivare il fenomeno dell'abbandono contro il quale il governo è fortemente impegnato”. La LAV ha annunciato azioni di disobbedienza civile. ■

MATTEOLI NON È ANIMALISTA… l Ministro dei Trasporti ha da poco rassicurato il Parlamento: Trenitalia è attenta alle esigenze anche dei passeggeri con animali. Non si direbbe stando al nuovo regolamento. D’altra parte, il Ministro non è noto per avere una sensibilità animalista. Quando era al dicastero dell’ambiente era contrario alla tutela costituzionale degli animali, attraverso la modifica, dell'articolo 9 della Costituzione: "la modifica all'art.9 - aveva detto Matteoli deve limitarsi alla tutela dell'ambiente e degli ecosistemi. Inserire nella costituzione singoli settori, come gli animali, è una forzatura di scarso livello culturale".

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10 Osservatorio farmaco D.Lvo 193/2006

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VETERINARIA 33 | 2008

Alimento medicamentoso ed aspetti di farmacosorveglianza di MIMMO FERRULLI Dirigente Veterinario - Area “C” - ASL BA ex ASL BA N° 3 FILIPPO VERDE Dirigente Veterinario - Area “C” - ASL N° 5 di Montalbano Jonico (MT)

l D.lvo 90/93 (attuazione della Direttiva 90/167/CEE), disciplina la preparazione, il commercio e l’utilizzazione degli alimenti medicamentosi (ex mangimi medicati) e dei prodotti intermedi. L’alimento medicamentoso è per definizione un prodotto mangimistico a prevalente funzione alimentare contenente le premiscele medicate (ex integratori medicati) e destinato ad essere somministrato agli animali senza trasformazione per le sue proprietà curative e preventive. Il prodotto intermedio, invece, è un prodotto medicato ottenuto dalla miscelazione di una premiscela autorizzata con uno o più mangimi che contiene una concentrazione di principi attivi farmacologici notevolmente inferiore a quella presente nelle premiscele medicate, ma superiore a quella dei semplici mangimi e che non può essere somministrato agli animali se non mediante successiva fabbricazione di mangimi medicati pronti per l’uso ad una concentrazione non inferiore al 5%. L’autorizzazione alla produzione di alimento medicamentoso viene rilasciata dal Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Industria. Lo stabilimento di produzione deve avere locali per il deposito di materie prime, prodotti finiti e lavorazione. Il personale impiegato deve possedere conoscenze tecniche di alimentazione animale, riconosciute da apposito attestato. La produzione aziendale di mangimi medicati è consentita mediante l’impiego di premiscele medicate e/o prodotti intermedi previo autorizzazione ministeriale. Il D.lvo 193/06 (attuazione della Direttiva 2004/28/CEE recante codice comunitario dei medicinali veterinari) esclude dal campo di applicazione l’alimento medicamentoso (disciplinato dal settore mangimistico), ma ne include le premiscele medicate sotto la denominazione più appropriata di premiscele per alimenti medicamentosi, pertanto la disciplina di preparazione, di registrazione e commercializzazione delle premiscele medicate segue quanto richiesto per gli altri medicinali veterinari. Ai sensi dell’art. 70 del D.lvo 193/06 la vendita al dettaglio di premiscele oltre che in farmacia è possibile che venga effettuata

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dai titolari di autorizzazione al commercio all’ingrosso e dai fabbricanti di premiscele per alimenti medicamentosi ai titolari degli impianti di cui all’art. 65 (Titolari di impianti in cui vengono curati, allevati, e custoditi professionalmente animali); le premiscele per alimenti medicamentosi possono essere vendute direttamente solo ai titolari di impianti di allevamento autorizzati alla fabbricazione di mangimi medicati ai sensi del D.lvo 90/93 .

COMMERCIALIZZAZIONE I mangimi medicati possono essere immessi sul mercato soltanto se imballati o in recipienti chiusi, in modo che l’apertura comporti il deterioramento del sistema di chiusura o di sigillatura e l’impossibilità di utilizzo dopo l’apertura. Se i mangimi medicati vengono immessi sul mercato utilizzando autocarri cisterna o altri contenitori analoghi, questi devono essere puliti prima di ogni nuova utilizzazione per evitare contaminazioni crociate. Gli imballaggi e i recipienti devono indicare la dicitura ben visibile di “Mangimi medicati”. Se immessi sul mercato con autocarri cisterna o contenitori analoghi è sufficiente che i dati riferiti all’etichettatura del mangime figurino nei documenti di accompagnamento. Nella consegna di mangime medicato per mezzo di carri silos o di sacconi è consentita una tolleranza del 5% in più e in meno tra il peso effettivo del prodotto scaricato presso il proprietario dell’impianto di allevamento ed il peso indicato sulla ricetta veterinaria. Sulle confenzioni dei prodotti intermedi deve essere visibile la scritta “Prodotto Intermedio”. Sia per i mangimi medicati che per i prodotti intermedi si dovrà riportare sulle confenzioni o sui cartellini una fascia di colore azzurro con la scritta “da cedersi su presentazione di prescrizione veterinaria”.

ADEMPIMENTI DEL PRODUTTORE I produttori di mangimi medicati devono annotare entro le 24 ore successive alla produzione in apposito registro le seguenti indicazioni: • Nome ed indirizzo di tutti i fornitori e la fonte di mangimi in entrata; • La quantità ed il tipo di premiscele medicate autorizzato e di mangime impiegato; • La quantità ed il tipo di mangimi medicati prodotti, esistente in deposito o ceduti; • Nome ed indirizzo dell’allevatore o del distributore autorizzato; • Nome ed indirizzo del veterinario che ha effettuato la prescrizione. Tale registro dev’essere conservato dal pro-

duttore per almeno 3 anni dall’ultima registrazione.

ADEMPIMENTI NELL’AZIENDA ZOOTECNICA Per la sommnistrazione dell’alimento medicamentoso è previsto l’obbligo di prescrizione medico veterinaria in triplice copia non ripetibile e la registrazione su apposito registro di cui all’art. 15 del D.lvo n. 158/06 ed art. 79 D.lvo n. 193/06. Al medico veterinario spetta il compito di annotare all’atto della visita in allevamento: la data, la natura dei trattamenti prescritti o eseguiti, i dati identificativi degli animali trattati o da sottoporre a trattamento con i rispettivi tempi di attesa. All’allevatore spetta di annotare sul registro le seguenti indicazioni: la data, l’identificazione del medicinale veterinario, la quantità, il nome ed indirizzo del fornitore del medicinale, la data di inizio e di fine del trattamento. Il suddetto registro a pagine progressivamente numerato, vidimato dall’ASL e controllato dallo stesso Organo almeno una volta l’anno, è conservato dall’allevatore per cinque anni dall’ultima registrazione unitamente alle ricette e documentazione di acquisto.

RIMANENZA DI MANGIME MEDICATO PRESSO L’ALLEVATORE Qualora una parte di mangime medicato resti inutilizzata presso un impianto di allevamento, questa dev’essere conservata in luogo idoneo contraddistinta da un cartello riportante la scritta “Rimanenza” nonché l’etichetta e la quantità. L’allevatore può utilizzare tale rimanenza soltanto dietro ulteriore prescrizione veterinaria intesa come annotazione sul registro dei trattamenti terapeutici.

ASSOCIAZIONE DI PREMISCELE MEDICATE L’alimento medicamentoso deve contenere una sola premiscela medicata ovvero un solo prodotto intermedio; tuttavia, è possibile utilizzare più di una premiscela nonché più di un prodotto intermedio, dietro prescrizione di un medico veterinario, per non più di quattro principi attivi nello stesso mangime medicato, allorché ricorrono le condizioni di cui all’art. 11 del D.lvo 193/06 e cioè situazioni in cui non esista alcun agente terapeutico, sotto forma di premiscela per la patologia da trattare. Affinché non si configuri l’uso improprio di medicinali veterinari, le premiscele medicate associate e prescritte dal veterinario devono essere “specie specifiche” e quindi somministrate alla specie animale prevista dal decreto autorizzativo all’immissione in commercio delle singole premiscele e nel rispetto della categoria di produzione (ingrasso o da riproduzione, ovaiole o broiler, da latte o da carne ecc. …….), delle dosi d’impiego, della durata del trattamento, dei tempi di attesa, del regime di dispensazione e di ogni altra indicazione autorizzata. Inoltre, occorre che il medico veterinario al momento della prescrizione tenga presente che: a) le premiscele medicate utilizzate devono rispettare quanto previsto dall’Allegato alla Circolare Ministeriale n. 1 del 23 gennaio 1996 in applicazione del Decreto Mi-

nisteriale del 16 novembre 1993, riguardo alle associazioni consentite; b) il tempo di sospensione da applicare non sia inferiore a quello previsto per la premiscela con tempo di sospensione più prolungato. Si configura l’uso improprio, invece, allorquando le premiscele usate in associazione non risultano essere specifiche per la specie animale prevista dal decreto autorizzativo; in tal caso il veterinario deve indicare sul registro dei trattamenti terapeutici i tempi di attesa che non possono essere inferiori a 7 giorni per il latte e le uova, 28 giorni per le carni di pollame e di mammiferi, incluso il grasso e le frattaglie, mentre per i prodotti della pesca il tempo di attesa viene ricavato dalla velocità del metabolismo che è in diretto rapporto alla temperatura dell’acqua dell’allevamento (500°/giorno – es.: 500 : 20°C di temperatura dell’acqua ricaviamo 25 giorni di attesa).

RICETTA MEDICO VETERINARIA L’impiego di mangime medicato e di prodotti intermedi può avvenire solo su prescrizione di un medico veterinario, su modulo conforme al modello indicato nell’Allegato A del D.lvo n. 90/93. Per gli animali familiari e per gli animali produttori di alimenti per esclusivo autoconsumo, la ricetta veterinaria viene redatta in un’unica copia non ripetibile; per gli animali destinati alla produzione di alimenti viene redatta in triplice copia e le copie sono destinate rispettivamente: - una copia al fabbricante o fornitore autorizzato che deve conservarla assieme al registro per 3 anni dalla data di vendita; -una copia all’allevatore che utilizza il prodotto e dev’essere conservata dallo stesso assieme al registro dei trattamenti per 5 anni dalla registrazione; -una copia al Servizio veterinario dell’ASL competente territorialmente entro i 7 giorni dalla data di vendita, inviata a cura del venditore (farmacisti e rivenditori autorizzati) che è tenuto a completarla con i dati di propria competenza. La validità della ricetta è di 90 giorni dalla data di compilazione e può essere utilizzata per un solo trattamento. Per trattamenti prolungati (il cui fabbisogno non deve eccedere quello di un mese calcolato sulla base della prescrizione veterinaria) la stessa ricetta può essere utilizzata dall’allevatore per ritirare il mangime medicato prescritto in più riprese, entro il quantitativo indicato dal veterinario durante il periodo di validità della ricetta. Il fornitore del mangime medicato e l’acquirente sono tenuti ad indicare sul retro della ricetta i quantitativi di mangime medicato consegnati/ritirati ogni volta. La Circolare Ministeriale n. 1 del 23 gennaio 1996 consente al veterinario di prescrivere, in alcuni casi, mangime medicato o prodotto intermedio senza la prescritta visita clinica degli animali che stanno per arrivare in allevamento sotto stress, abbisognevoli di interventi farmacologici immediati, urgenti e talvolta in modo preventivo. In questo caso specifico, sulla copia della ricetta destinata all’ASL competente territorialmente, dovrà essere precisato che gli animali giungeranno in allevamento successivamente alla data di compilazione della ricetta stessa. ■


12 Previdenza e Finanza

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VETERINARIA 33 | 2008

Il crollo della Lehman Brothers non tocca l’ENPAV Il Private Equity in cui ha investito l’Ente è indipendente dal colosso americano. La crisi finanziaria della holding LB non ha riflessi sulla stabilità dell’Ente e note vicende legate alla crisi delle banche americane stanno avendo una grande eco nei principali quotidiani italiani e mondiali, soprattutto in relazione alla richiesta di fallimento presentata da Lehman Brothers, quarta banca d’affari a livello mondiale. Alcuni degli articoli comparsi in questi ultimi giorni sul quotidiano il Sole24Ore hanno voluto evidenziare la presenza nei portafogli delle Casse di Previdenza di prodotti legati al colosso bancario appena fallito.

L

INVESTIMENTI In particolare, nell’articolo comparso il 16 settembre scorso (pag. 8) si poteva leggere quanto segue: “Dal bilancio Enpav (veterinari) non emergono bond targati Lehman ma un investimento di 2 milioni di euro in un fondo di private equity che fa capo alla banca Usa. In questo caso, sottolineano i consulenti, si è però di fronte a una società operativa che verrà ceduta: il chapter 11, la procedura di liquidazione americana, ha colpito infatti soltanto la holding”. Quanto sopra riportato risponde effettivamente alla verità ed è stato anche confermato dalla stessa Lehman Brothers in una comunicazione indirizzata all’Enpav il 15 settembre scorso, dove si sottolinea come il fondo di Private Equity* sia un’entità LEGALMENTE SEPARATA dalla Holding e non entri, per questo motivo, nella procedura fallimentare avviata. I rappresentanti di Lehman Brothers riferiscono, inoltre, che “la divisione di Investment Management, di cui fa parte il Private Equity, rimane intatta e continua il suo lavoro senza

interruzioni”. Appare utile chiarire che, i 2 milioni di Euro citati rappresentano un impegno da parte dell’Ente, che dovrà essere versato man mano che il fondo troverà degli investimenti capaci di remunerare il capitale investito e generare elevati flussi di cassa. Alla data odierna dei suddetti 2 milioni, sono stati investiti € 285.000,00.

STABILITÀ Si deve, infine, rilevare che grazie all’ausilio dell’advisor finanziario Prometeia, in queste ore è stato avviato un processo di valutazione analitica di tutti gli investimenti in portafoglio, che ha rilevato la presenza di un prodotto indirettamente legato al fallimento di Lehman Brothers e del quale si sta cercando di quantificarne l’impatto. Tuttavia, da una prima analisi, tale situazione non ha riflessi sulla stabilità dell’equilibrio finanziario dell’Ente.

* Con il termine private equity ci si riferisce ad “operazioni” che hanno come oggetto l’investimento nel capitale azionario di società non quotate in borsa e che presentano un’elevata capacità di generare flussi di cassa costanti e altamente prevedibili, ovvero importanti tassi di crescita potenziale. Il fondo si propone di disinvestire nel medio-lungo termine realizzando una plusvalenza dalla vendita della partecipazione azionaria. Gli investimenti in private equity raggruppano un ampio spettro di operazioni, in funzione sia della fase nel ciclo di vita aziendale che l’azienda target attraversa durante l’operazione di private equity, sia della tecnica di investimento usata. ■

PRIVATE EQUITY? on il termine private equity ci si riferisce ad “operazioni” che hanno come oggetto l’investimento nel capitale azionario di società non quotate in borsa e che presentano un’elevata capacità di generare flussi di cassa costanti e altamente prevedibili, ovvero importanti tassi di crescita potenziale. Il fondo si propone di disinvestire nel medio-lungo termine realizzando una plusvalenza dalla vendita della partecipazione azionaria. Gli investimenti in private equity raggruppano un ampio spettro di operazioni, in funzione sia della fase nel ciclo di vita aziendale che l’azienda target attraversa durante l’operazione di private equity, sia della tecnica di investimento usata.

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L'AMMORTAMENTO DELLO STUDIO ome calcolare esattamente le quote d'ammortamento di uno studio professio-

C

nale costruito, con contratto d'appalto a ditta costruttrice, in adiacenza alla propria abitazione? E se venisse costruito e poi acquistato in leasing? La risposta

fornita dall’esperto del Sole 24 Ore, premette che il fatto che lo studio venga realizzato in adiacenza alla propria abitazione, se lo stesso è adibito alla sola attività professionale, non ha alcuna rilevanza ai fini del suo ammortamento. Detto questo: a) nella prima ipotesi le quote d'ammortamento andranno calcolate sul costo di costruzione, aumentate di eventuali spese incrementative, rimaste direttamente a carico del professionista e debitamente documentate; b) nella seconda ipotesi,

IL CODICE FISCALE NON SERVE

fattispecie nella quale i costi di costruzione rimangono a carico della società di leasing, sarà deducibile il solo canone annualmente corrisposto.

LA DETRAZIONE IVA PER PASTI E ALBERGHI al 1° settembre per i professionisti è possibile detrarre l'lva sui pasti e sugli al-

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berghi, nel caso di rilascio di fattura. Come precisato dall'art. 83, e 28-ter, del dl n. 112 /08, la detrazione si rende applicabile «alle operazioni effettuate a partire

dal 1° settembre 2008» e, giusto art. 6 del dpr 633 / 72, le prestazioni di servizi (quali sono quelle afferenti ai soggiorni alberghieri) si considerano effettuate al momento del pagamento del relativo corrispettivo. Lo scontrino o la ricevuta fiscale sono documenti che consentivano, consentono e consentiranno, la deducibilità delle spese sostenute per i pasti (e per i soggiorni alberghieri) ai fini delle imposte sui redditi, ma non per la detraibilità dell'Iva addebitata a fronte di tali prestazioni. Per poter legittimamente portate in detrazione detta ultima imposta, quindi, occorrerà sempre farsi rilasciare regolare fattura.

'articolo 15, comma 1, lettera c-bis del TUIR prevede per le spese veterinarie, la detrazione del 19% fino all'importo di 387,34 euro, limitatamente alla parte che eccede 129,11 euro. Null'altro dispone in merito alle modalità di documentazione delle spese suddette, che rimangono quelle tradizionali. Di conseguenza, la detraibilità delle spese veterinarie certificate con lo scontrino fiscale della farmacia potranno essere detratte anche senza l'indicazione fiscale del beneficiario. Il Sole 24 Ore torna a fare chiarezza sul cosiddetto "scontrino parlante" che consente vantaggi fiscali per le spese relative all'acquisto di medicinali, farmaci veterinari inclusi. Tenuto conto delle "obiettive difficoltà incontrate in sede di applicazione della norma", l'Agenzia delle Entrate ha chiarito con una circolare che "le spese sanitarie sostenute nel periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 2007, ai fini della deduzione/detrazione IRPEF, potranno essere certificate anche tramite scontrino fiscale non "parlante" o incompleto, qualora lo stesso venga integrato, per iniziativa dello stesso contribuente, mediante l'indicazione anche su foglio aggiunto del codice fiscale dell'acquirente nonché della natura, qualità e quantità dei farmaci acquistati.

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Riflessioni

VETERINARIA 33 | 2008

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Invasione di campo inaccettabile Nessuna giustificazione all'abuso di professione anche se "motivato" da percorsi formativi di ANTONIO MANFREDI arrivata in questi giorni alla SCIVAC, e per conoscenza a Gaetano Penocchio, Presidente della FNOVI ed a Giuseppe Luigi Palma, Presidente dell'Ordine Nazionale degli Psicologi, la lettera di una Psicologa che sostiene il suo diritto, sulla base del percorso formativo e dell'esperienza professionale, di potersi occupare di Medicina comportamentale degli animali. La lettera arriva proprio pochi giorni prima del Congresso dell'ANMVI che sarà centrato proprio sul tema delle competenze veterinarie e del grave problema dell'abusivismo che negli ultimi tempi è diventato sempre più preoccupante sia per invasioni di campo da parte di laureati non riconosciuti in Italia, sia per numerose e diverse figure professionali che ritengono di avere competenze nel settore, sia perché la forte disoccupazione nel mondo veterinario non permette più di fare finta di niente, come spesso è accaduto negli ultimi anni, anche se qualche Ordine ha iniziato a prendere posizioni dure con denunce che hanno portato qualche risultato. Permettetimi un commento prima di entrare nel merito della lettera. Ho avuto modo di parlarne con alcuni amici psicologi e la loro riflessione è stata: "Sono troppi i laureati in psicologia e non si sa più dove andare a cercare lavoro. Anche noi siamo messi veramente male". L'anche noi era riferito al fatto che avevo appena finito di illustrare la situazione occupazionale del settore veterinario. "Credo di non esagerare affermando che uno psicologo abbia il diritto, o forse addirittura il dovere, di occuparsi di psicologia a 360 gradi, comprendendo quindi nel proprio bagaglio culturale anche lo studio del comportamento animale, soprattutto là dove questo sia deviato per motivazioni legate all'ambiente e all'interazione uomo animale". Con queste parole la firmataria della lettera

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giustifica la sua richiesta di potersi occupare di Medicina comportamentale degli animali. Per sostenere questa tesi ricorda casi di famosi psicologi che si sono occupati di psicologia o comportamento animale: Edward L. Thorndike (1911), Wolfgang Koherl (1917), Ivan Pavlov (1927), Frederick Skinner (1938), Korad Lorenz (1949), Frederick Harlow (1979). Se dovessimo seguire questa logica dovremmo riconoscere la possibilità di intervenire sugli animali anche ai medici dentisti, a quelli ortopedici, ai chirurghi, ecc. considerando anche che spesso la loro pratica, giusto o sbagliato che sia, avviene anche su animali, credo cadaveri. Se dovessimo seguire questa logica dovremmo, però, anche pensare possibile che specialisti veterinari possano intervenire sull'uomo, e forse, a volte, se la caverebbero molto meglio. Se devo essere sincero, conoscendo molti bravi veterinari, sarei più tranquillo a mettermi nelle loro mani piuttosto di quelle di alcuni medici. Pensiamo agli ultimi scandali di Milano che hanno portato alla chiusura di alcune cliniche private. Detto questo, non è più logico che ognuno

continui a fare la sua attività professionale per la quale è stato abilitato con un esame di Stato ed un Corso di laurea specifico? L'esame di Stato, anche se quello per diventare Medico Veterinario è fra i meno selettivi, certifica comunque le conoscenze e le capacità per svolgere la professione. Questo significa che, indipendentemente dalle esperienze "professionali" nessuno può svolgere in Italia attività di competenza del veterinario, e quindi ogni attività medica sugli animali, senza avere l'abilitazione per farlo e la relativa iscrizione all'Ordine. Per questo da anni segnaliamo agli Ordini la presenza sul territorio nazionale di stranieri laureati in veterinaria che svolgono attività senza iscrizione all'Ordine. Che lo facciano per motivi economici, se ben ricordo è famoso un argentino o brasiliano che si occupa di medicina equina in Emilia, o gratuitamente per spirito di volontariato, non possono farlo e devono essere denunciati alla Procura della Repubblica. Lo stesso deve essere fatto nei confronti degli allevatori che fanno vaccinazioni falsificando i libretti, che tagliano code o orecchie, farmacisti che vendono farmaci senza ricetta, tecnici che negli allevamenti fanno prelievi di sangue o inoculano i microchip, ecc. E questo, ripeto, indipendentemente dalle capacità "professionali" che si possono avere. La psicologa della nostra lettera evidenzia anche il fatto che i problemi comportamentali dell'animale sono spesso fortemente legati al rapporto con il "padrone". È ovvio che il Medico Veterinario comportamentalista interviene solo sull'animale e non avrà mai la pretesa di occuparsi dei problemi psicologici umani. Per capirci, nella composizione del gruppo di esperti che deve operare nella Pet Therapy, noi riteniamo che debba esserci un veterinario per gli aspetti riferiti all'utilizzo dell'animale più adatto, lasciando allo psicologo tutte le competenze riferite al paziente, secondo il ragionamento della nostra psicologa il veterinario se ne potrebbe stare tranquillamente a casa in

quanto farebbe tutto lei. Un bel risparmio, non vi è dubbio, e mi verrebbe una battuta cattiva che evito per ovvi motivi e rispetto verso la categoria degli psicologi, categoria che ho sempre considerato molto anche per gli studi da me fatti. In ogni caso, la cosa che mi lascia sempre più perplesso di fronte a queste situazioni è riferita ad una frase che riprendo dalla lettera: "La domanda di presenza in tal senso è per noi psicologi sempre più pressante, non solo da parte di proprietari di animali, ma anche di alcuni veterinari che vedono nello psicologo un valido collaboratore". Limitiamoci ai veterinari. Se questi chiamano lo psicologo perché valutano che ci siano problemi nel proprietario, perfetto, ma se lo chiamano per affrontare i problemi psicologici dell'animale, come spesso chiamano gli addestratori, in sostituzione del collega specialista in Medicina Comportamentale, non solo sono conniventi di un evidente abuso di professione ma sono anche responsabili di un illecito verso tutta la categoria. Fra l'altro, quello che rattrista di più in alcuni casi, è che questa scelta di tagliar fuori il collega specialista deriva da motivi veramente poco comprensibili: si preferisce un "esperto" esterno e non veterinario per non far pensare al cliente di avere limiti sull'argomento o per paura di perderlo. Decisamente con questo spirito di categoria è molto difficile fare grandi battaglie! ■


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14 Practice Management (1a parte) - Professionalità

La comunicazione efficace: il legame vitale omunicare è un’attività che ognuno svolge ogni giorno a molti livelli differenti e ciò nonostante i problemi di comunicazione sono la prima causa di stress, insoddisfazione del lavoro e delusione della clientela nella professione veterinaria. La buona comunicazione è di importanza critica, perché è il vero fondamento della prosperità di un’impresa. Dove la comunicazione non funziona bene, si ha una struttura caratterizzata dall’insoddisfazione. Il personale dello staff si lamenta, spettegola ed arriva tardi al lavoro. I nuovi membri che sembravano promettenti si adeguano rapidamente agli altri, e fanno solo il minimo indispensabile, o semplicemente abbandonano il campo e se ne vanno, determinando un elevato ricambio del personale. Una struttura insoddisfatta è costosa, inefficace e rappresenta un luogo miserabile dove lavorare. Inoltre, non è popolare presso la clientela. Le relazioni con i clienti rispecchiano quelle fra i dipendenti. A loro volta, queste ultime riflettono il modo in cui voi trattate loro. Un team ben organizzato e soddisfatto, ben disposto ad aiutare i clienti, è indice di una valida leadership e di un buon sistema di comunicazione, all’interno del quale si ha un elevato livello di fiducia (Fig. 6.1). Quest’ultima è il caposaldo delle buone relazioni, per cui tanto più elevato sarà il grado di fiducia che si sviluppa fra personale e clientela, tanto maggiore sarà l’osservanza delle prescrizioni e dei suggerimenti, tanto migliori saranno le cure ricevute dagli animali e tanto più soddisfacente sarà l’esperienza dei vostri clienti. I proprietari che si recano presso una struttura veterinaria per una visita si aspettano cure mediche e chirurgiche di elevato livello professionale, ma possono misurare questa professionalità soltanto in termini di servizi ricevuti. La professionalità è qualcosa che riguarda l’impegno a servire i clienti e soddisfare le loro necessità al meglio delle vostre capacità entro i limiti dei vostri valori professionali. Ec-

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a professionalità non è un titolo che potete vantarvi di possedere, è un aggettivo che sperate che gli altri usino per voi. Dovete guadagnarvelo. Professionalità significa meritarsi i riconoscimenti che volete ottenere dagli altri dedicandosi a servire i loro interessi nell’ambito di un tacito accordo. La professionalità indica che la vostra attenzione non deve essere focalizzata soltanto sulla transazione immediata, ma dovete prendervi cura della relazione che instaurate con la persona con cui state lavorando. Significa che si può stare sicuri che metterete al primo posto gli interessi dei vostri clienti e si può contare sul fatto che farete ciò che vi siete impegnati a fare invece di agire costantemente per un guadagno personale nell’immediato. La professionalità impone di prendere delle decisioni utilizzando principi di comportamento appropriato, e non solo espedienti a breve termine (Maister, 2005).

COMPRENDERE LE COMPONENTI DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA

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Figura 6.1 - Il personale soddisfatto è disposto a servire e rendere felici i clienti.

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’intelligenza emotiva è costituita da cinque competenze emotive:

Competenze personali, che determinano come gestire noi stessi: auto-consapevolezza – conoscere i propri stati interni e le proprie preferenze, risorse ed intuizioni auto-regolazione – gestire i propri stati interni e le proprie preferenze, risorse ed intuizioni motivazione – tendenze emotive che guidano o facilitano il raggiungimento degli scopi Competenze sociali,che determinano come gestire le relazioni: empatia – consapevolezza dei sentimenti degli altri, delle loro necessità e preoccupazioni capacità sociali – attitudine ad indurre risposte desiderabili negli altri

cellere nella comunicazione fa parte dell’essere professionale; ciò significa esprimersi con segni visibili come l’abbigliamento adeguato (camice bianco e stetoscopio o uniforme da infermiere), i modi (manifestare interesse e premurosità) ed il comportamento (lavorare con correttezza ed avere autorità) (Fig. 6.2a & b). Per avere buone capacità di comunicazione è essenziale avere una propensione all’intelligenza emotiva e riuscire a comprendere di cosa si tratta. Col termine di intelligenza emotiva si indicano delle abilità distinte dall’intelligenza accademica, ma complementari ad essa, cioè, le capacità puramente cognitive misurate con il quoziente intellettivo. L’intelligenza emotiva viene definita come “la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, per motivarci e per gestire bene le emozioni sia nei nostri confronti che nelle nostre relazioni.” Nella professione veterinaria, l’intelligenza emotiva è costituita da tutti gli elementi che vanno a costruire le relazioni con i clienti e fra colleghi ed è parte integrante delle capacità dimostrate dai buoni leader e manager. Il genere di tecniche di comunicazione che costituiscono l’intelligenza emotiva comprende non soltanto l’ascolto attivo, l’interpretazione accurata del linguaggio corporeo, l’uso attento delle parole e l’impiego di materiali di supporto visivi e tangibili per favorire la comprensione e la collaborazione, ma

b Figura 6.2 (a) - L’uniforme verde dell’infermiere veterinario qualificato è un chiaro simbolo di status, sia all’interno della struttura che nei confronti della clientela. (b) Una targhetta che rechi stampato a chiare lettere il nome dell’operatore facilita la comunicazione con i clienti. Si ringrazia Anne-Marie Svendsen.

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Negli esseri umani è insita la capacità di ricevere, interpretare e distorcere emotivamente qualunque messaggio a loro rivolto

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anche come voi utilizzate questi differenti metodi a seconda di ciò che state cercando di ottenere (Tabella 6.1). Ad esempio, la conduzione di un esame clinico si serve di sondaggi e domande empatiche per ottenere informazioni utili alla formulazione della diagnosi ed alla terapia dell’animale; gestire una lamentela di un cliente richiede l’ascolto attivo abbinato all’autorità per aiutarlo a trovare una risoluzione che sia reciprocamente soddisfacente; la valutazione del rendimento è un colloquio formale finalizzato a valutare, accentuare e ricompensare il comportamento desiderabile, mentre il marketing consiste nell’utilizzare tutti e cinque i sensi per trasmettere ai clienti un certo tipo di messaggio o di messaggi relativi alla clinica. Questi sono stili di comunicazione specializzati, ognuno caratterizzato da uno specifico scopo e da un esito misurabile. Uno stile di comunicazione inappropriato in queste situazioni – cioè, l’applicazione inappropriata delle capacità di intelligenza emotiva – genererebbe frustrazione, collera, confusione e fraintendimenti. Immaginate un esame clinico condotto come un interrogatorio di terzo grado o un incontro di valutazione dello staff costituito da un monologo su come voi vedete il mondo? Difficilmente in questo modo si riuscirebbero ad ottenre risultati desiderabili! (Fig. 6.3a & b) Nell’ambiente della clinica, la comunicazione ha numerosi scopi. Si tratta dei risultati che sperate di ottenere attraverso l’impiego di una comunicazione efficace. All’interno della struttura in cui operate, la meta principale è quella di dare ad ognuno la sensazione di essere un membro che contribuisce ad una comunità che funziona bene ed è produttiva e di essere parte della crescita e dello sviluppo della clinica stessa come se fosse un organismo vivente. La comunicazione esterna, rivolta ai clienti, ha lo scopo di aiutarli a sentirli soddisfatti perché loro ed i loro animali sono stati ben curati ed inoltre sono stati messi in grado di prendere le migliori decisioni per la salute ed il benessere dei loro compagni. Fra le potenti misure di comunicazione efficace rientrano il passaparola fra colleghi, che attira nuovi membri dello staff presso la struttura, perché coloro che vi operano già riferiscono che è un luogo desiderabile dove lavorare, e quello fra i clienti che raccomandano la struttura ad altri proprietari di animali – un segno sicuro del fatto che sono stati personalmente e positivamente toccati dal servizio e dalle cure che loro ed i loro compagni hanno ricevuto (Fig. 6.4).

Tabella 6.1 - Comunicazione con colleghi e clienti Metodi Voce e parole Ascolto attivo Linguaggio corporeo Materiale scritto e supporti visivi Tatto (olfatto)

Scopo Generare fiducia Trasmettere interesse, cura e attenzione Trasmettere professionalità

Esiti Staff/colleghi Soddisfatti, produttivi, in un ambiente di lavoro creativo Clienti Ritorno per altre prestazioni, il che genera delle entrate Miglior salute degli animali

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Professionalità Practice Management

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el suo recente Masters degree in Consultation Technique, il veterinario Paul Manning evidenzia la dicotomia professionale che si incontra nei colloqui con i clienti. Nel corso dei suoi studi, che sono stati basati su questionari e colloqui sia con i veterinari curanti che con i loro clienti, questo autore ha riscontrato una chiara differenza fra quello che i veterinari credevano che i clienti volessero e quello che i clienti in realtà si aspettavano. Egli ha riscontrato che: • i veterinari ritengono le capacità cliniche i servizi più importanti da offrire, mentre la comunicazione viene collocata al secondo posto • è probabile che lo stress legato alla gestione del tempo spinga i veterinari a porre più domande “chiuse” che “aperte”, il che riduce le opportunità per i clienti di esprimere le proprie preoccupazioni • i veterinari tendevano a focalizzarsi sulla diagnosi piuttosto che sulla prognosi, mentre quest’ultima è spesso la prima priorità dei clienti (“Quando migliorerà la diarrea di Tibble?”) • i veterinari spesso prendono decisioni per conto dei clienti senza interpellarli (ad esempio, non suggerendo un esame radiografico in un cane che zoppica quando questo è proprio quello che il proprietario vorrebbe davvero avere) – oppure non spiegano perché non offrono certe opzioni.

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La sua schiacciante conclusione viene espressa in un pensiero che deve far riflettere: “Il riscontro forse più significativo di questo intero progetto è che i veterinari collocano la loro capacità clinica alla sommità della propria valutazione della visita, mentre per i clienti questa posizione spetta alla comunicazione”.

b Figura 6.3a e b - La semplice azione di mettersi a livello degli occhi del cliente aiuta questo veterinario molto alto a stabilire con lui una relazione migliore. Si ringrazia Anne-Marie Svendsen.

La comunicazione è un’area vasta e complessa e per chiarezza e brevità ho scelto quegli aspetti che ritengo più importanti in ambito veterinario. Spesso, si instaura una divisione artificiale fra comunicazione “interna” e quella “esterna”. In realtà, il modo in cui lo staff comunica con i clienti riflette quello con cui i vari operatori comunicano fra loro.

COMUNICAZIONE E FIDUCIA

Figura 6.4 - Manifestare interesse nei confronti dell’animale viene apprezzato dal proprietario. All’interno di una struttura veterinaria è necessario adottare un’ampia varietà di differenti metodi di comunicazione che richiedono molteplici capacità (Tabella 6.2). Il principale problema è che la maggior parte delle persone le apprende attraverso prove ed errori – pochi hanno avuto una preparazione formale su come costruire le relazioni, come condurre un efficace colloquio con il cliente o come comunicare bene con lo staff. In effetti, secondo molti veterinari, le capacità di comunicazione si collocano al secondo posto dopo la conoscenza clinica – un riflesso del fatto di sentirsi a proprio agio nella disciplina in cui si dispone di una preparazione basata sui fatti piuttosto che nelle sabbie mobili dell’arte della comunicazione.

ALLORA, COS’È LA COMUNICAZIONE? La comunicazione consiste nel condividere o scambiare informazioni, idee o sentimenti. È una complessa capacità appresa che utilizza tutti i sensi (vista, udito, tatto, olfatto e gusto).

L’efficacia della comunicazione ha un’importanza centrale per una buona attività di impresa, perché genera fiducia. J. Richard Hackman, Harward Professor of Psychology, dice a proposito della fiducia: La fiducia non è qualcosa che potete comandare, una leva che potete semplicemente tirare per migliorare un’organizzazione. La fiducia è un risultato, qualcosa che si sviluppa gradualmente nelle organizzazioni ben studiate e ben condotte. Dire “ora tutti noi dobbiamo fidarci l’uno dell’altro” significa non dire assolutamente nulla. Una buona relazione di fiducia fra colleghi e con i clienti è la base di una valida attività di

e persone utilizzano i propri sensi in modo differente. Alcuni sono principalmente visivi (“Si, vedo cosa vuol dire”), altri sono principalmente ascoltatori (“ci sentiamo più tardi”) ed altri sono principalmente sensibili, dato che si basano sul tatto e sulle emozioni (“ho bisogno di afferrarlo”, “mi sento davvero eccitato dal suo suggerimento”). Durante una conversazione diretta fra due persone, un comunicatore esperto identifica rapidamente lo stile preferito dall’interlocutore ed adatta il proprio di conseguenza.

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Tabella 6.2 - Alcuni dei differenti metodi di comunicazione necessari in una struttura veterinaria Interna Esterna, con i clienti Colloqui di assunzione Pubblicità Colloqui di congedo Sito web Colloqui di valutazione Gestione delle lamentele Colloqui di formazione interna Conversazioni Riunioni Gestione del dolore per la perdita di un animale Memorandum interni Prenotazioni telefoniche Intranet Trasmissione telefonica degli esiti di laboratorio

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impresa. La fiducia nasce da molte piccole azioni piuttosto che da una o due grandi. Una relazione di fiducia richiede tempo e determinazione per instaurarsi ed è molto fragile. Una volta danneggiata, come una tazza sbrecciata, può essere utilizzata, ma non sarà mai più la stessa cosa. Quando parlate con un cliente, di solito state cercando di persuaderlo del valore delle vostre idee per la cura ed il trattamento del suo animale: state letteralmente “vendendo” voi stessi ed i vostri concetti. Perché i clienti “comprino” bisogna che vi credano e si fidino di voi. Questa fiducia deriva non solo da ciò che dite e da come lo dite, ma dal fatto di avere modi che mostrino confidenza, atteggiamento amichevole e rassicurante. Questo viene dimostrato mantenendo un contatto visivo almeno per i 60% del tempo (vi fidereste di qualcuno che non riuscite a guardare negli occhi?), ricorrendo a gesti come accarezzare o coccolare l’animale mentre parlate (dando l’impressione di capire gli animali), maneggiando con sicurezza le siringhe per praticare le iniezioni (presentandovi come qualcuno che sa bene quello che sta facendo), restituendo l’animale pulito e toelettato dopo un periodo di ospedalizzazione (dimostrando che “noi ci prendiamo cura dei nostri pazienti”) e così via. Generare fiducia nella clientela deriva dalla volontà di aiutare i clienti. Si comincia con l’avere una politica concorde all’interno della struttura, secondo la quale i clienti sono i membri più apprezzati della struttura stessa. Dove invece sono considerati come una mera intrusione nella giornata, non si potrà mai sviluppare una fiducia soddisfacente. Nella Tabella 6.3 sono elencati i comportamenti che costruiscono fiducia e che corrispondono alle competenze identificate nell’intelligenza emotiva. Ci sono due comportamenti chiave che bisogna mettere in atto perché si sviluppi la fiducia: • ascoltare attentamente i clienti, in modo da sentire quello che stanno davvero dicendo, come viene illustrato a fondo nella prossima sezione • essere costanti. Essere costanti significa assumere un atteggiamento conforme alle pratiche ed ai comportamenti precedenti: essere affidabili. Nella vostra struttura, sforzarsi di mostrare costantemente cortesia, gentilezza ed onestà, ri-

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Tabella 6.3 - Le 7 C della fiducia 1. Comunicazione – mantenere la fiducia attraverso una comunicazione chiara ed onesta 2. Competenza – riguarda le capacità professionali e personali 3. Costanza – assumere atteggiamenti e comportamenti conformi a quelli precedenti 4. Compassione – manifestare empatia e capacità di comprendere il punto di vista di qualcun altro 5. Costi – un prezzo onesto per un buon lavoro 6 Cordialità - essere ben accolti in un ambiente amichevole e sereno 7. Coinvolgimento – impegnarsi per fare sempre il miglior lavoro possibile

spettare gli impegni ed assumere un atteggiamento che trasmetta il messaggio “mi sta a cuore” nei confronti dello staff e dei clienti, mantenete la vostra integrità professionale e personale facendo corrispondere le vostre azioni alle vostre parole e trattando tutti basandosi sulla stessa serie di valori. Naturalmente, essendo umani, non sarete sempre costanti nel vostro comportamento, per cui la fiducia richiede anche la capacità di chiedere scusa e di “riparare” se avete commesso un errore o vi siete comportati in modo poco professionale. La fiducia non è solo importante nelle relazioni con la clientela e nella costruzione dell’attività di impresa: è anche essenziale instaurarla con i membri del vostro staff. Porre fiducia nelle capacità di qualcun altro è la massima forma di motivazione umana e consente di trarre il meglio dalle persone. Offrendo ai membri della struttura uno scopo per lo sviluppo della professionalità e della competenza, sostenendo ed incoraggiando questo sviluppo senza gelosie e guidandoli ed esortandoli a fare del loro meglio piuttosto che accettare la mediocrità, sarà possibile aumentare il loro livello di fiducia. Generare fiducia richiede la conoscenza e la comprensione delle tecniche della comunicazione efficace, ed anche di come rimuovere le comuni barriere che bloccano o distruggono la comunicazione. Esamineremo più in dettaglio questi aspetti. ■

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Elsevier, Ltd 2008 Jevring-Back Managing a veterinary practice, 2 ed., W.B. Saunders. All rights reserved. Traduzione di Maurizio Garetto

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16 Eventi Veterinari

VETERINARIA 33 | 2008

SVIDI

SISCA

SOCIETÀ VETERINARIA ITALIANA DI DIAGNOSTICA PER IMMAGINI

SOCIETÀ ITALIANA DI SCIENZE COMPORTAMENTALI APPLICATE

APPROCCIO DIAGNOSTICO AL PAZIENTE CON PATOLOGIE DELLE GHIANDOLE SURRENALI 5 Ottobre 2008, Cremona RELATORI Gian Marco Gerboni Gigliola Spattini Walter Bertazzolo Massimo Vignoli Paola Gianella

OBIETTIVI L’incontro del secondo semestre riguarda un argomento di grande impatto clinico, le malattie delle ghiandole surrenali. Per capire come e quando indagare i pazienti con malattie surrenaliche, verranno prese in considerazione tutte le metodiche di diagnostica per immagini (radiologia, ecografia e altre metodiche avanzate), valutandone il ruolo anche alla luce di aspetti clinici e laboratoristici. Per capire meglio come lo specialista in diagnostica per immagini debba integrarsi con chi gestisce il paziente dal punto di vista medico, è stato richiesto il contributo di uno specialista di Medicina Interna, che parlerà di aspetti diagnostici e terapeutici nei pazienti affetti da iperadrenocorticismo.

13.00 Pausa pranzo 14.00 DPI avanzata del paziente con patologia surrenalica: masse addominali ed ipofisarie - Massimo Vignoli 15.00 Terapia medica del paziente con iperadrenocorticismo: farmaci vecchi e nuovi - Paola Gianella 15.30 Pausa 16.30 Casi clinici 18.00 Test di valutazione dell’apprendimento, consegna degli attestati e conclusione dell’incontro

SEDE Palazzo Trecchi, via Trecchi 20 - Cremona

PARTECIPAZIONE L’incontro è gratuito per tutti i soci SVIDI in regola con l’iscrizione 2008. Non è necessaria la pre-iscrizione. Presentarsi in sede congressuale per la registrazione. Quote di partecipazione (verrà rilasciata una ricevuta fiscale per la quota versata): Soci SVIDI: gratuito Soci SCIVAC: € 50,00 Non Soci: € 100,00

PROGRAMMA 8.30 Registrazione dei partecipanti 9.00 Diagnosi ed ecografia del paziente con iperadrenocorticismo Gian Marco Gerboni 10.30 Pausa 11.00 Radiologia ed ecografia delle masse surrenaliche - Giliola Spattini 12.00 Citologia delle masse surrenaliche Walter Bertazzolo 12.40 Discussione

PER INFORMAZIONI Segreteria Società Specialistiche SCIVAC Tel. 0372 403502 - Fax 0372 457091 Email: socspec@scivac.it

EDUCARE UN CUCCIOLO CHE PENSA: APPROCCIO TEORICO E PRATICO 5 Ottobre 2008, Cremona RELATORI

12.00 Progettare l’intervento di pedagogia cinofila - Roberto Marchesini 13.00 Pausa pranzo 14.00 Applicazioni pratiche - Prima parte Lucia Zanarotti, Annalisa Favre, Andrea Tollis 15.30 Pausa 16.00 Applicazioni pratiche - Seconda parte Lucia Zanarotti, Annalisa Favre, Andrea Tollis

Maria Chiara Catalani Sabrina Giussani Roberto Marchesini

EDUCATORI CINOFILI Lucia Zanarotti Annalisa Favre Andrea Tollis

OBIETTIVI La prevenzione è un aspetto fondamentale della Medicina del Comportamento. In occasione della visita sanitaria è opportuno informare il proprietario per quanto riguarda la differenza tra educazione ed apprendimento. In seguito, il Medico Veterinario potrà progettare un intervento di pedagogia cinofila volto a favorire la corretta inserzione del cucciolo nella società attuale. La giornata comprende una parte teorica ed una pratica. La trattazione di argomenti come l’apprendimento, disciplinare le motivazioni e la pedagogia cinofila introdurranno la parte pratica che occuperà la seconda parte della giornata. Gli educatori cinofili mostreranno lo svolgimento dei principali esercizi di pedagogia cinofila.

PROGRAMMA 9.00 Registrazione dei partecipanti 9. 30 L’apprendimento: un approccio cognitivo - Maria Chiara Catalani 10.30 Pausa 11.00 Educare le motivazioni e le vocazioni Sabrina Giussani

RICHIESTO ACCREDITAMENTO

SEDE Palazzo Trecchi, via Trecchi 20 - Cremona

PARTECIPAZIONE L’incontro è gratuito per tutti i soci SISCA in regola con l’iscrizione 2008. Non è necessaria la pre-iscrizione. Presentarsi in sede congressuale per la registrazione. Quote di partecipazione (verrà rilasciata una ricevuta fiscale per la quota versata): Soci SISCA: gratuito Soci SCIVAC: € 50,00 Non Soci: € 100,00

PER INFORMAZIONI Segreteria Società Specialistiche SCIVAC Tel. 0372 403502 - Fax 0372 457091 Email: socspec@scivac.it

RICHIESTO ACCREDITAMENTO

SIONCOV

SOCIETÀ ITALIANA DI ONCOLOGIA VETERINARIA

IL MASTOCITOMA 11-12 Ottobre 2008, Cremona

SINUV

SOCIETÀ ITALIANA DI NEFROLOGIA E UROLOGIA VETERINARIA

RELATORI

PARLIAMO DI IPERTENSIONE 5 Ottobre 2008, Cremona RELATORI Claudio Peruccio Marco Poggi Andrea Zatelli

OBIETTIVI Il programma della giornata vuole fornire tutti gli elementi necessari a valutare e ad affrontare correttamente un argomento di fondamentale importanza in nefrologia: “l’ipertensione”. Verranno illustrati estesamente gli aspetti fisiologici e fisiopatologici. Non saranno trascurate le tematiche di ordine più pratico quali i metodi di misurazione. Una trattazione approfondita dei rilievi a carico degli organi bersaglio sarà condotta da autorevoli specialisti: verranno analizzati sia gli aspetti clinici che quelli strumentali. Infine, il nefrologo ed il cardiologo si confronteranno sulla terapia farmacologica.

15.30 Terapia dell’ipertensione: gli specialisti a confronto - M. Poggi - A. Zatelli 16.15 Pausa 16.45 Casi clinici 17.30 Domande ai relatori 17.45 Test di valutazione dell’apprendimento, consegna degli attestati e conclusione dell’incontro

SEDE Palazzo Trecchi, via Trecchi 20 - Cremona PARTECIPAZIONE L’incontro è gratuito per tutti i soci SINUV in regola con l’iscrizione 2008. Non è necessaria la pre-iscrizione. Presentarsi in sede congressuale per la registrazione. Quote di partecipazione (verrà rilasciata una ricevuta fiscale per la quota versata): Soci SINUV: gratuito Soci SCIVAC: € 50,00 Non Soci: € 100,00

PROGRAMMA 8.30 Registrazione dei partecipanti 9.00 La pressione arteriosa: fisiologia e metodi di misurazione - M. Poggi 9.45 Ipertensione sistemica: fisiopatologia ed organi bersaglio - M. Poggi 10.30 Domande al relatore 10.45 Pausa 11.15 Uno sguardo all’interno. Esame del fundus: rilievi normali - C. Peruccio 12.00 Valutiamo la situazione in diretta. Esame del fundus: rilievi patologici C. Peruccio 12.45 Domande al relatore 13.00 Pausa 14.30 Ipertensione e rene: un affascinante rapporto di causa effetto? (Vascolarizzazione renale e IR) - A. Zatelli

PER INFORMAZIONI Segreteria Società Specialistiche SCIVAC Tel. 0372 403502 - Fax 0372 457091 Email: socspec@scivac.it

RICHIESTO ACCREDITAMENTO

Cheryl London Fabio Valentini Laura Marconato Mario Caniatti Elvio Lepri Giuliano Bettini Giorgio Romanelli Damiano Stefanello Barbara Kaser-Hotz Enrico Spugnini

OBIETTIVI L’obiettivo principale dell’incontro sul mastocitoma canino e felino, articolato in due giornate, è di presentare il c.d. “stato dell’arte” su questa controversa e talvolta imprevedibile neoplasia cutanea, molto frequente soprattutto nel cane. L’incontro è stato infatti voluto per presentare gli ultimi aggiornamenti, a volte anche in contraddizione tra loro o con le convinzioni del passato. Le relazioni previste, specifiche per il cane e per il gatto, sono pertanto finalizzate a definire la biologia del mastocita, il corretto iter di diagnosi e di stadiazione clinica del tumore, i fattori prognostici di carattere clinico ed istopatologico noti, la sua presentazione clinica e i protocolli di trattamento oggi ritenuti più efficaci e spesso da interpretare in forma multimodale (chirurgia, radioterapia e chemioterapia). Spazio è anche dato a procedure terapeutiche innovative di carattere medico (“a bersaglio molecolare” ed elettrochemioterapia).

PROGRAMMA Sabato 11 ottobre 2008 13.30 Registrazione dei partecipanti 14.00 Biologia dei mastociti Cheryl London 14.45 Presentazione, segni clinici e fattori prognostici clinici - Fabio Valentini 15.30 Pausa 16.00 Stadiazione clinica Laura Marconato 16.45 Citologia, colorazioni citochimiche ed immunocitochimiche Mario Caniatti 17.30 Comunicazioni libere

Domenica 12 ottobre 2008 9.00 Istopatologia e fattori prognostici istopatologici nel gatto - Elvio Lepri 9.45 Istopatologia, grading e fattori prognostici istopatologici nel cane Giuliano Bettini 10.30 Pausa 11.00 Mastocitoma felino Cheryl London 11.45 Controversie - Giorgio Romanelli 12.30 Terapia chirurgica Damiano Stefanello 13.15 Pausa pranzo 14.00 Radioterapia Barbara Kaser-Hotz 14.45 Chemioterapia - Cheryl London 15.30 Pausa 16.00 Terapia a bersaglio molecolare Cheryl London 16.45 Elettrochemioterapia Enrico Spugnini 17.30 Discussione finale, test di valutazione dell’apprendimento, consegna degli attestati e chiusura dell’incontro

SEDE Palazzo Trecchi, via Trecchi 20 - Cremona

PARTECIPAZIONE Non è necessaria la pre-iscrizione. Presentarsi in sede congressuale per la registrazione. Quote di partecipazione (verrà rilasciata una ricevuta fiscale per la quota versata): Soci SIONCOV: € 50,00 Soci SCIVAC: € 100,00 Non Soci: € 150,00 PER INFORMAZIONI Segreteria Società Specialistiche SCIVAC Tel. 0372 403502 - Fax 0372 457091 Email: socspec@scivac.it

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Eventi Veterinari

VETERINARIA 33 | 2008

SIMVENCO

SIARMUV

SOCIETÀ ITALIANA DI MEDICINA VETERINARIA NON CONVENZIONALE

UN MALATO, LA SUA CURA. RIFLESSIONI SUL TEMA ATTRAVERSO L’ANALISI DI CASI CLINICI TRATTATI CON MNCV. 18-19 Ottobre 2008, Cremona RELATORI

14.00 Casi clinici - R. Orsi 15.00 Discussione 16.30 Test di valutazione dell’apprendimento, consegna degli attestati e chiusura dell’incontro

Alessandro Battigelli Alessandro Benvenuti Carla De Benedictis Enio Marelli Maria Serafina Nuovo Roberto Orsi

SEDE PROGRAMMA 9.45 10.15

11.30 12.00

13.00 14.30 15.30 16.30 17.00

Palazzo Trecchi, via Trecchi 20 - Cremona

Sabato 18 ottobre 2008 Registrazione dei partecipanti Considerazioni sul malato e la malattia. Cosa curare? Guarire: come? M.S. Nuovo Pausa Caso clinico. Ping Pong: paralisi progressiva in una soporosa esistenza felina - E. Marelli Pausa pranzo Casi clinici. Mnc in terapia d’urgenza A. Benvenuti Casi clinici - M.S. Nuovo Pausa Discussione

PARTECIPAZIONE L’incontro è gratuito per tutti i soci SIMVENCO in regola con l’iscrizione 2008. Non è necessaria la pre-iscrizione. Presentarsi in sede congressuale per la registrazione. Quote di partecipazione (verrà rilasciata una ricevuta fiscale per la quota versata): Soci SIMVENCO: gratuito Soci SCIVAC: € 50,00 Non Soci: € 100,00

PER INFORMAZIONI 9.30 10.30 11.00 12.00

13.00

Domenica 19 ottobre 2008 Il paziente equino - A. Battigelli Pausa Casi clinici in patologia equina A. Battigelli Domesticazione e problemi comportamentali nel cavallo C. De Benedictis Pausa pranzo

Segreteria Società Specialistiche SCIVAC Tel. 0372 403502 - Fax 0372 457091 Email: socspec@scivac.it

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SOCIETÀ ITALIANA DI ANESTESIA, RIANIMAZIONE MEDICINA D’URGENZA VETERINARIA

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SQUILIBRI ACIDO-BASE 19 Ottobre 2008, Cremona RELATORI

13.30 Disturbi acido-base semplici o misti? Casi clinici per capirlo Marco Bertoli/Enrico Stefanelli 15.00 Discussione 16.00 Test di valutazione dell’apprendimento, consegna degli attestati e chiusura dell’incontro

Marco Bertoli Linda Perissinotto Enrico Stefanelli Fabio Viganò

OBIETTIVI Il 90% di pazienti critici ha uno squilibrio acido-base che, spesso, è proprio la causa del decesso. L’obiettivo della giornata è quello di fornire le basi e gli elementi interpretativi per una corretta diagnosi di un disturbo acido-base. I casi clinici evidenzieranno le malattie più gravi e frequenti associate al classico disturbo acido-base conseguente.

PROGRAMMA 8.30 Registrazione dei partecipanti 9.00 Interpretazione dell’emogasanalisi Fabio Viganò 10.00 Acidosi lattica: la prima e più grave causa di acidosi metabolica Linda Perissinotto 11.00 Pausa 11.30 Il mio paziente respira bene? Utilizzo dell’emogasanalisi per la valutazione di ventilazione e ossigenazione Enrico Stefanelli 12.30 Pausa Pranzo

SEDE Palazzo Trecchi, via Trecchi 20 - Cremona

PARTECIPAZIONE L’incontro è gratuito per tutti i soci SIARMUV in regola con l’iscrizione 2008. Non è necessaria la pre-iscrizione. Presentarsi in sede congressuale per la registrazione. Quote di partecipazione (verrà rilasciata una ricevuta fiscale per la quota versata): Soci SIARMUV: gratuito Soci SCIVAC: € 50,00 Non Soci: € 100,00 PER INFORMAZIONI Segreteria Società Specialistiche SCIVAC Tel. 0372 403502 - Fax 0372 457091 Email: socspec@scivac.it

RICHIESTO ACCREDITAMENTO

RICHIESTO ACCREDITAMENTO SOCIETÀ ITALIANA DI RIPRODUZIONE EQUINA

SOCIETÀ ITALIANA DI ORTOPEDIA E CHIRURGIA EQUINA

SEMINARIO 12 Ottobre 2008, Cremona SIODOV

SOCIETÀ ITALIANA DI ODONTOSTOMATOLOGIA VETERINARIA

ONCOLOGIA DEL CAVO ORALE: TERAPIE CHIRURGICHE E TRATTAMENTI ALTERNATIVI 19 Ottobre 2008, Cremona RELATORI G. Ravasio M. Martano

OBIETTIVI L’obiettivo formativo di questo incontro è quello di completare l’iter di trattamento delle neoplasie del cavo orale, iniziato quest’anno con la parte di diagnostica e terapia medica. Nell’ambito della giornata verranno prese in considerazione le varie metodiche chirurgiche e i piani di trattamento del dolore, con particolare riferimento alla terapia del dolore in soggetti non trattabili chirurgicamente.

PROGRAMMA 8.30 Registrazione dei partecipanti 9.00 Trattamento del dolore nel paziente chirurgico e non chirurgico G. Ravasio 10.15 Scelta razionale della terapia chirurgica. Quando è realmente operabile un tumore del cavo orale? M. Martano 10.45 Pausa 11.00 Valutazione della corretta tecnica operatoria, maxillectomie e mandibolectomie parziali e totali M. Martano 13.00 Pausa pranzo 14.00 Esecuzione della tecnica chirurgica: principi di base della chirurgia oncologica orale M. Martano 15.30 Pausa

15.45 Differenze tra cane e gatto, suggerimenti per il post chirurgico (alimentazione enterale, parenterale e domiciliari) - M. Martano 16.45 Casi Clinici 17.30 Test di valutazione dell’apprendimento, consegna degli attestati e conclusione dell’incontro

SEDE Palazzo Trecchi, via Trecchi 20 - Cremona

PARTECIPAZIONE L’incontro è gratuito per tutti i soci SIODOV in regola con l’iscrizione 2008. Non è necessaria la pre-iscrizione. Presentarsi in sede congressuale per la registrazione. Quote di partecipazione (verrà rilasciata una ricevuta fiscale per la quota versata): Soci SIODOV: gratuito Soci SCIVAC: € 50,00 Non Soci: € 100,00

RELATORI

CASI CLINICI

Michael Spirito

Si sollecitano i soci a presentare casi clinici di Riproduzione e di Ortopedia e Chirurgia: si prega di inviare il titolo e una breve descrizione del caso alla segreteria SIVE (info@sive.it). Per informazioni e chiarimenti rivolgersi alla segreteria.

PROGRAMMA 8.30 Registrazione dei partecipanti 8.55 Apertura dei lavori e saluto del coordinatore SIRE e SIOCE 9.00 Trattamento delle lacerazioni e delle fistole retto-vaginali 9.45 Diagnosi delle lacerazioni uterine e vaginali e loro trattamento 10.30 Pausa 11.00 Zoppia nel puledro 11.45 Riparazione della vescica nel neonato 12.30 Discussione 13.00 Pausa pranzo 14.30 Riparazione delle fratture costali nel neonato 15.00 Bypass chirurgico dello stomaco nel neonato 15.30 Cosa c’è di nuovo in letteratura scientifica? 16.15 Pausa 16.45 Casi clinici presentati dai partecipanti 17.45 Discussione e valutazione dell’apprendimento 18.00 Consegna degli attestati e termine del seminario

TRADUZIONE È prevista la traduzione dall’inglese all’italiano.

SEDE Palazzo Trecchi, via Trecchi 20 - Cremona

PARTECIPAZIONE Il seminario è gratuito per tutti i soci SIRE e SIOCE in regola con l’iscrizione 2008. Non è richiesta la pre-iscrizione. Gli interessati possono iscriversi direttamente in sede congressuale presentandosi alle ore 8.30 presso la segreteria del Seminario.

PER INFORMAZIONI Segreteria SIVE Tel. 0372 403502 - Email: info@sive.it

RICHIESTO ACCREDITAMENTO

PER INFORMAZIONI Segreteria Società Specialistiche SCIVAC Tel. 0372 403502 - Fax 0372 457091 Email: socspec@scivac.it

RICHIESTO ACCREDITAMENTO

Per tutte le iniziative organizzate da AIVEMP, ANMVI, FSA, SCIVAC, SIVAE, SIVAL, SIVAR e SIVE viene richiesto l’accreditamento presso il Ministero della Salute ai fini del programma ECM (Educazione Continua in Medicina). Per la normativa prevista consultare il sito del Ministero della Sanità all’indirizzo http://ecm.sanita.it/.


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18 Eventi Veterinari

VETERINARIA 33 | 2008

Società federata ANMVI

Società federata ANMVI

INCONTRO REGIONALE SCIVAC IN COLLABORAZIONE CON ASVAC PATOLOGIE DELLE VIE AEREE SUPERIORI NEL GATTO 19 Ottobre 2008, Sassari

INCONTRI DELEGAZIONI REGIONALI MESE DI OTTOBRE

RELATORE Stefano Bo

OBIETTIVI L’obiettivo di questo seminario è di fornire e discutere le procedure diagnostiche e terapeutiche delle patologie delle alte vie aeree del gatto. Agenti specifici o sindromi sono alla base di manifestazioni cliniche che possono diventare molto gravi e debilitanti per il paziente e talvolta di difficile risoluzione. Infatti clinicamente le patologie possono essere relativamente simili ma avere come causa malattie molto diverse: alterazioni congenite, agenti infettivi, neoplasie; bordetella, rinotracheiti batteriche, parassiti, asma felina, Cryptococcus neoformans sono altre possibili cause. Enfasi viene posta nella discussione sull’uso razionale di antibiotici empirici e procedure diagnostiche e sulla comparsa di nuovi ceppi virali mutati in grado di provocare grosse morie nei gruppi di gatti. Lo scopo finale è di fornire i mezzi per localizzare i segni di patologie nasali e prendere familiarità con le procedure diagnostiche. Le patologie discusse: corpi estranei, polipi nasofaringei o stenosi, neoplasia (adenocarcinoma o linfoma), riniti linfo-plasmacitiche, herpes virus felino, calicivirosi felina, cryptococcosi nasale, riniti batteriche e riniti micotiche. Argomenti approfonditi: la calicivirosi felina è una patologia poco patogena? Il controllo della trasmissione delle malattie nelle comunità feline. Uso di trattamenti specifici o empirici: terapia per le virosi (herpes e calicivirus, importanti novità), criptococcosi e micosi nasali, riniti occlusive (uso dei decongestionanti nasali e dell’aerosol)), trattamento del carcinoma squamo cellulari (terapie per infiltrazione locale) e del linfoma nasale. Approfondimenti diagnostici: rinoscopia, CT, RMI, radiografie, l’uso della diagnostica di laboratorio: utilizzo della citologia nella diagnosi differenziale; PCR, ELISA, batteriologia.

PROGRAMMA 8.30 Registrazione dei partecipanti e verifica presenze 9.25 Saluto ai partecipanti del Presidente, presentazione del relatore ed inizio dei lavori 9.30 Patologie acute delle alte vie aeree 11.00 Pausa 11.30 Il workup diagnostico del gatto con starnuti e scolo nasale cioè: cosa devo fare? Caratterizzazione delle malattie usando i segni

13.30 14.30

15.00 15.30

16.30 17.00

ed i suoni. Riniti linfo-plasmacitiche: sono una delle malattie infiltrative più comuni nel gatto. Pausa Approfondimenti diagnostici: rinoscopia, CT, RMI, radiografie, l’uso della diagnostica di laboratorio: utilizzo della citologia nella diagnosi differenziale; PCR, ELISA, batteriologia. La calicivirosi felina: una patologia poco patogena? Il VSCV Pausa Il controllo della trasmissione delle malattie nelle comunità feline. Trattamenti specifici o empirici?: terapia per le virosi (herpes e calicivirus, importanti novità), criptococcosi e micosi nasali, riniti occlusive (uso dei decongestionanti nasali e dell’aerosol).Trattamento delle più comuni neoplasie delle alte vie aeree: linfoma nasale e carcinoma squamo-cellulare (terapie per infiltrazione locale) Test di valutazione dell’apprendimento e discussione finale Consegna degli attestati di partecipazione e termine della giornata

SEDE Sassari

INCONTRO REGIONALE SCIVAC LAZIO

5 Ott

DIAGNOSI E TERAPIA DELLE PRINCIPALI PATOLOGIE SCHELETRICHE EREDITARIE - Gildo Baroni - Hotel Selene, Pomezia (Roma) Via Pontina km 30 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it

Serata INCONTRO REGIONALE SCIVAC LOMBARDIA

6 Ott

COME APRIRE LA PANCIA AD UN CANE O A UN GATTO ED USCIRNE INCOLUMI: APPROCCIO RAGIONATO ALLA CELIOTOMIA ESPLORATIVA NEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA - Giorgio Romanelli Atahotel Quark, Milano - Via Lampedusa, 11/A - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it

INCONTRO REGIONALE SCIVAC VALLE D’AOSTA

12 Ott

EPILESSIA E CONVULSIONI: APPROCCIO CLINICO, DIAGNOSTICO E TERAPEUTICO - Gualtiero Gandini Auditorium Comunale Villair di Quart (AO) - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it

INCONTRO REGIONALE SCIVAC PUGLIA

12 Ott

“EMERGENZA O NON EMERGENZA. QUESTO È IL PROBLEMA” RICONOSCIMENTO E TRATTAMENTO DELLE PIÙ COMUNI EMERGENZE IN MEDICINA VETERINARIA - Paolo Gaglio Palace Hotel Bari - Via Lombardi,13 - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it

INCONTRO REGIONALE SCIVAC CALABRIA

12 Ott

AGGIORNAMENTI IN NEUROLOGIA - Daniele Sebastian Corlazzoli Castello Ruffo di Calabria, Piazza Duomo Scilla (Reggio Calabria) ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 E-mail: delregionali@scivac.it

INCONTRO REGIONALE SCIVAC CAMPANIA

12 Ott

DIAGNOSI E PREVENZIONE DELLA FIP - Saverio Paltrinieri Complesso Turistico Averno - Pozzuoli (NA) ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 E-mail: delregionali@scivac.it

PARTECIPAZIONE L’evento è libero e gratuito per tutti i soci SCIVAC in regola con la quota associativa 2008.

RICHIESTO ACCREDITAMENTO

organizzato da

certificata ISO 9001:2000

Edizioni Veterinarie E.V. srl

SOCIETÀ CULTURALE ITALIANA VETERINARI PER ANIMALI DA COMPAGNIA SOCIETÀ FEDERATA ANMVI

PROSSIMI AGGIORNAMENTI SCIENTIFICI SCIVAC Per informazioni: Segreteria SCIVAC - Paola Gambarotti - Tel. 0372/403508 - Fax 0372/403512 - E-mail: info@scivac.it - www.scivac.it

CORSI PRATICI GLAUCOMA, UVEA, LENTE, ANIMALI ESOTICI E FARMACOLOGIA

Cremona, 15/19 Dicembre 2008 Centro Studi SCIVAC

Cremona, 03/05 Dicembre 2008 Centro Studi SCIVAC

ECM: In fase di accreditamento

ECM: In fase di accreditamento DIRETTORE Adolfo Guandalini, Med Vet, Dipl ECVO, Dott. Ric. Oft Vet, Roma

CITOLOGIA 2 Cremona, 06/08 Novembre 2008 Centro Studi SCIVAC ECM: In fase di accreditamento DIRETTORE Mario Caniatti, Med Vet, Dipl ECVP, Milano RELATORI Ugo Federico Bonfanti, Med Vet, Dipl ECVP, Milano Mario Caniatti, Med Vet, Dipl ECVP, Milano Carlo Masserdotti, Med Vet, Dipl ECVP, Brescia

RELATORI Alberto Crotti, Med Vet, Genova Nunzio D’Anna, Med Vet, Roma Cristina Giordano, Med Vet, Torino Adolfo Guandalini, Med Vet, Dipl ECVO, Dott. Ric. Oft Vet, Roma Rosangela Odore, Med Vet, Cuneo Claudio Peruccio, Med Vet, Dipl ECVO, Torino ISCRIZIONE Partecipazione a numero chiuso (36) QUOTE Soci SCIVAC: € 600,00 + IVA 20% Non soci: € 750,00 + IVA 20%

MEDICINA D’URGENZA

SEMINARIO NAZIONALE

DIRETTORE Daniel L. Chan, DVM, Dipl ACVECC, Dipl ACVN, MRCVS, Londra (UK) RESPONSABILE LOCALE Fabio Viganò, Med Vet, Milano RELATORI Marco Bertoli, Med Vet, Roma Paolo Gaglio, Med Vet, Roma Fabio Viganò, Med Vet, Milano ISCRIZIONE Partecipazione a numero chiuso (36) QUOTE Soci SCIVAC: € 750,00 + IVA 20% Non soci: € 900,00 + IVA 20%

MALATTIE INFETTIVE DEL CANE: UN APPROCCIO MODERNO A DIAGNOSI, TERAPIA E PROFILASSI Asti, 22/23 Novembre 2008 Hotel Salera Centro Congressi Via Mons. Giuseppe Marello, 19 - 14100 Asti ECM: In fase di accreditamento

ISCRIZIONE Partecipazione a numero chiuso (36)

RELATORI Nicola Decaro, Med Vet, Bari Katrin Hartmann, Prof Dr Med Vet, Dipl ECVIM-CA, Monaco (D) Saverio Paltrinieri, Med Vet, PhD, Dipl ECVCP, Milano

QUOTE Soci SCIVAC: € 550,00 + IVA 20% Non soci: € 700,00 + IVA 20%

RESPONSABILE SCIENTIFICO Saverio Paltrinieri, Med Vet, PhD, Dipl ECVCP, Milano


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Focus

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Pet loss: il proprietario in lutto Counseling e pet loss hotline, un nuovo ruolo per il Veterinario? di MANUELA TRALLI Laureata in Psicologia, Dottorando di Ricerca, DIMORFIPA, Facoltà di Med. Vet., Bologna FRANCESCO CAMPIONE Docente di Psicologia Clinica, Dip. di Psicologia, Bologna. Tanatologo MARIA LAURA BACCI Medico Veterinario, Prof. Associato, DIMORFIPA, Facoltà di Med.Vet., Bologna n Italia la popolazione dei “pet” supera numericamente quella dei bambini dagli 0 ai 15 anni. Sarebbero infatti circa 14,5 milioni gli animali domestici presenti nelle nostre case, secondo l’Istat e per i quali gli italiani spenderebbero 4,7 miliardi di euro ogni anno, secondo i dati Eurispes (http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cr onaca/cani-gatti-lusso/cani-gatti-lusso/canigatti-lusso.html). Analogamente al contesto sociologico, che segnala una progressiva integrazione e valorizzazione dell’animale nella famiglia, anche la ricerca si è interessata a differenti aspetti associati alla “pet ownership”. Negli ultimi 20 anni sono stati definiti molteplici benefici della relazione uomo-animale, tra i quali sono noti quelli relativi alla riduzione della pressione sanguigna (Katcher et al., 1983), del rischio di disturbi cardiaci (Anderson et al., 1992) e dell’incidenza di depressione in quella parte di popolazione più anziana che ha sviluppato una forte relazione di attaccamento con il “pet” (Garrity et al., 1989); altri ricercatori hanno descritto gli effetti psico-sociali della relazione, ponendo l’accento sulla facilitazione delle relazioni sociali grazie alla presenza dell’animale (Cusack, 1988). Proprio i risultati della ricerca sugli effetti psico-sociali hanno contribuito allo sviluppo delle Attività e delle Terapie Assistite dall’Animale, che sostanzialmente rappresentano l’applicazione in campo assistenziale della relazione con il “pet”. La prima (A.A.A.) si basa sull’utilizzo della relazione con l’animale allo scopo di migliorare la qualità di vita e le relazioni interpersonali del fruitore e si configura come un intervento ludico-educativo. Diversamente, la Terapia Assistita dall’Animale (T.A.A.) è una vera e propria terapia effettuata con l’ausilio dell’animale a supporto di approcci terapeutici tradizionali ed è gestita da personale sanitario qualificato, medico e paramedico. Per il corretto svolgimento di A.A.A. e T.A.A. è quindi necessaria la collaborazione di un’equipe multidisciplinare formata principalmente da un medico, uno psicologo, un veterinario, ma anche da educatori, fisioterapisti, logopedisti, ecc. Sino ad oggi quindi, sono stati ampiamente studiati, documentati ed utilizzati gli effetti benefici della relazione uomo-animale, mentre poco si è fatto per analizzare i momenti critici di questa relazione. Vivere e relazionarsi con un animale significa anche essere maggiormente esposti a situazioni critiche quali malattia, invecchiamento e morte dell’animale stesso, avendo esso un’aspettativa di vita minore rispetto all’uomo; in altre parole tali eventi si ripetono più volte nell’arco della vita di una persona che decide di vivere con un animale.

I

La morte dell’animale “speciale”, cioè di quel compagno di vita con il quale si è istaurato un legame di attaccamento basato su uno scambio di amore quotidiano e con il quale tanto si è condiviso, scatena processi psicologici di elaborazione del lutto analoghi a quelli osservabili per la scomparsa di un familiare o di un caro amico (Anderson, 1994) poiché non è importante la specie cui esso appartiene (Archer e Winchester, 1994) ma la relazione che si era instaurata. In altri termini, la sofferenza nasce dalla mancanza di soddisfazione dei bisogni più o meno fondamentali che la relazione prima era in grado di soddisfare (Campione, 1990). In un’ottica psico-sociale, la mancanza nella nostra società di standard sociali accettati e condivisi per il cordoglio della morte del “pet” contribuisce a sminuire la sofferenza sentita per la morte dell’animale da parte del proprietario. Costui diventa allora più propenso ad evitare di condividere le proprie emozioni con gli altri ed a vivere il cordoglio in solitudine (Katcher et al, 1979). È evidente che quando all’individuo viene meno il supporto sociale, il proprietario in lutto può soffrire di un peso supplementare nell’affrontare la perdita (Despelder e Strickland, a cura di Campione, 2007). Infatti i proprietari di cavalli che si vengono a trovare in questa situazione di perdita ritengono di soffrire a causa dell’incomprensione dei più e di avere difficoltà nel condividere le proprie emozioni probabilmente per il fatto di essere meno numerosi rispetto ai proprietari di “pets” (Brackenridge e Shoemaker, 1996). In mancanza di un supporto emozionale gli individui in lutto tendono a ricercarlo nel Medico Veterinario soprattutto per ciò che riguarda i proprietari di piccoli animali. Il Medico Veterinario a differenza di quanto accade nella carriera di un professionista che lavora in strutture ospedaliere umane, vive frequentemente esperienze di malattia, invecchiamento e morte del proprio paziente e sperimenta quindi altrettante volte la richiesta di supporto emozionale da parte del cliente. Il Medico Veterinario, diversamente dal Medico Chirurgo che vive un rapporto strettamente professionale con il paziente ed i suoi familiari ed a cui non è richiesto un coinvolgimen-

to personale, lavora soprattutto in un contesto ambulatoriale privatistico dove il rapporto con il proprietario è diretto e fondamentale per la cura del paziente. Inoltre, spesso segue il paziente fin da quando è cucciolo. Quindi, una buona gestione della diade uomo-animale, quando questa volge al termine, è importante sia per aiutare la persona ad elaborare il lutto sia, non meno importante, al fine di dare un buon servizio alla propria clientela, affinché questa rimanga tale. Ad eccezione forse delle grandi cliniche veterinarie, il Medico Veterinario manca di un ambiente cooperativo in cui potersi confrontare apertamente e sistematicamente sulla morte del paziente, sulle richieste di aiuto psicologico del proprietario e di una struttura sociale di sostegno; è spesso solo ed in prima linea di fronte ai bisogni emozionali del proprietario ed alla pressante domanda di relazione d’aiuto che questi richiede nel momento critico ma non può farsi carico della gestione dell’elaborazione del lutto. Sarebbe quindi interessante riflettere su una figura specialistica che possa dare delle indicazioni al Medico Veterinario, laddove questi lo ritenga necessario, nella gestione della relazione con il proprietario che sta vivendo gli ultimi momenti con l’animale e che, se il Medico Veterinario lo ritiene opportuno, valutare la possibilità di mettere in contatto tale figura direttamente con il proprietario in lutto affinché quest’ultimo possa essere supportato adeguatamente dopo la morte dell’animale. Negli Stati Uniti d’America molteplici università ed enti privati hanno attivato, già da numerosi anni, counseling rivolti ai proprietari di animali in crisi e servizi telefonici che prendono il nome di Pet Loss Support Hotline. La prima Pet Loss Support Hotline è nata nel 1989 presso il College of Veterinary Medicine, University of California, Davis; non si tratta di un servizio di aiuto psicologico ma di una linea telefonica gestita da studenti volontari di Medicina Veterinaria adeguatamente formati per rispondere ai dubbi del proprietario che sta attraversando una situazione di crisi con il suo animale. Le domande che più frequentemente vengono rivolte durante una telefonata ad una Pet Loss Support Hotline concernono temi quali: sapere qual’è il momento giusto per procedere con l’eutanasia; quello per adottare un nuovo “pet”; chi ha più di un animale desidera sapere come riconoscere i segnali di sofferenza dell’altro animale

in conseguenza all’evento luttuoso e come aiutarlo. Alla luce di queste considerazioni, il presente lavoro intende porre l’accento sul dolore psicologico di distacco dal pet e sui processi psicologici di elaborazione del lutto che i proprietari sperimentano dopo la morte dell’animale, riportando quanto di più significativo è presente in letteratura (McCutcheon e Fleming, 2002) e riflettere sull’opportunità di una figura professionale, specializzata per supportare le persone in situazioni di crisi, di cui il Medico Veterinario può beneficiare per rapportarsi nel modo migliore con il cliente in lutto.

CAUSA DELLA MORTE Le reazioni dei proprietari alla morte dell’animale possono cambiare a seconda di quale sia la causa che l’ha generata, in combinazione con altri fattori personali e sociali. Quando la salute del “pet” è seriamente compromessa, non è raro che il padrone si trovi di fronte alla possibilità di scegliere l’eutanasia piuttosto che attendere che la malattia compia il proprio corso e generalmente qualsiasi decisione assunta risulta dolorosa ed accompagnata da sensi di colpa (Cusack, 1988; Fogle, 1981). Il dolore della perdita si amplifica ulteriormente quando il padrone avverte la mancanza dell’animale nelle azioni quotidiane che prima condivideva con lui (Lagoni et al., 1994). Scegliere come agire in un momento così delicato è piuttosto personale: c’è chi non opterà mai per l’eutanasia, sostiene il Medico Veterinario Bruce Fogle (1981), ritenendola una pratica eticamente scorretta, chi troverà conforto nel decidere di sopprimere il “pet” nella speranza di assicurargli una morte più dignitosa (Stewart, 1983), chi esiterà nella scelta tra un atto che assicurerebbe la fine delle sofferenze al proprio animale ed un altro che soddisferebbe il desiderio personale di passare ancora un po’ di tempo insieme (Sharkin e Knox, 2003). Le informazioni presenti in letteratura sono piuttosto discordanti: dati anedottici riportano che l’eutanasia provoca nel proprietario una reazione di stress maggiore rispetto alla morte naturale a causa della responsabilità implicita della scelta e dei sentimenti di colpa che spesso l’accompagnano (Pitcairn et al., 1982). La difficoltà di accettare la strada dell’eutanasia è amplificata anche dalle caratteristiche personali del proprietario: per chi vive solo può essere più difficile e doloroso affrontare l’eutanasia del proprio animale, così come per quelle famiglie con bambini nelle quali l’animale ricopre un ruolo di membro della famiglia (Sharkin e Knox, 2003). Al contrario da altri studi emerge che la scelta dell’eutanasia, proprio perché l’individuo ha la consapevolezza che il proprio animale sta per morire, sia associata ad una minore intensità di sofferenza (Archer e Winchester, 1994). Forse tale reazione è dovuta al fatto che le persone possono prepararsi all’evento. In particolare, coloro che hanno scelto l’eutanasia esprimono minore sofferenza rispetto a chi ha lasciato morire l’animale naturalmente. È evidente che chi sceglie la strada dell’eutanasia può ricercare un maggior supporto emozionale nel veterinario e sentirsi parte attiva dell’evento, mentre gli altri avvertiranno di più il peso dell’isolamento sociale ed un senso di perdita di controllo sulla


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20 Focus situazione, non potendo prevedere il momento in cui il proprio animale morirà (McCutcheon e Fleming, 2002). Per rispettare le implicazioni etiche della soppressione umanitaria di un animale e affinché si realizzi un accordo tra il medico veterinario ed il cliente che si svincoli da eventuali dubbi morali e giuridici, il Comitato Bioetico per la Veterinaria sostiene l’utilizzazione della procedura del “consenso informato”, basata su una comunicazione che curi in maniera approfondita tutti gli aspetti relativi alla diagnosi ed alla terapia del paziente e che sia libera da processi di antropomorfizzazione di quest’ultimo (Santori, 2003). La qualità della comunicazione tra il medico veterinario ed il cliente è fondamentale nel momento in cui si prende in considerazione l’eventuale eutanasia (Lofflin, 2006). La competenza tecnica del primo, secondo Damiano Stefanello (2008), Medico Veterinario, non è di per sé sufficiente per instaurare un rapporto di fiducia con il cliente; per una comunicazione efficace sono necessarie delle competenze in ambito comunicativo. È solo grazie ad una efficace comunicazione che si rende possibile la condivisione della scelta eutanasica che risulta sostanziale per il proprietario, affinché possa affrontare in maniera meno faticosa il processo di elaborazione del lutto (Lofflin, 2006). Ciò nonostante, la sofferenza per la perdita di un animale può intensificarsi a causa della concomitanza di altri fattori quali: la mancanza di adeguate strategie di coping per affrontare la situazione, la scarsa familiarità con la morte o, al contrario, l’associazione simbolica tra l’evento luttuoso ed una perdita recente (Lagoni et al., 1994).

SESSO ED ETÀ DEL PROPRIETARIO Negli Stati Uniti, rispetto a quanto accade in Europa, vi è maggiore sensibilità riguardo ai temi della morte dell’animale ed alla reazione psicologica del proprietario. Tale attenzione ha portato università ed enti privati ad attivare dei servizi per aiutare gli individui in lutto in seguito alla morte dell’animale. Tra questi servizi vi è quello del counseling che si configura come un’attività che ha il suo focus nella relazione tra l’esperto (può essere uno psicologo, un medico, un educatore professionale, ecc.) ed il cliente. Non si tratta quindi di una psicoterapia, non si parla infatti di pazienti ma di clienti, né di una consulenza psicologica. Secondo la Società Italiana di Counseling (S.I.Co.), l’attività di counseling può essere definita come «[...] la possibilità di offrire un orientamento o un sostegno a singoli individui o a gruppi, favorendo lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente.» (http://www.sicoitalia.it). Secondo alcuni dati anedottici riferibili all’attività di counseling negli U.S.A., sono le donne a ricorrere più frequentemente al counseling per problemi psicologici, emozionali e fisiologici conseguenti la perdita dell’animale (Carmack, 1985). Esse sembrano essere più propense ad aprirsi e a parlare dei propri sentimenti sulla morte dell’animale rispetto agli uomini (Planchon e Templer, 1996) ma tale dato non è predittivo per sostenere che ci sia una maggiore sofferenza da parte del sesso femminile. Potrebbe essere piuttosto il risultato di una tendenza culturale di genere per cui la donna è tendenzialmente più sensibile e più predisposta a manifestare e condividere i propri sentimenti, rispetto all’uomo. Rajaram e colleghi sostengono infatti che il livello di attaccamento ed il sesso del padrone non siano dei fattori in grado di predire l’intensità del dolore (Rajaram et al., 1993). Per i bambini la situazione sembra essere diversa: Butler e Lagoni (1996) hanno focaliz-

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zato la loro attenzione non sul sesso, ma in particolare sulla condizione sociale. A differenza di quanto poteva accadere nel passato, i bambini hanno meno occasioni di relazionarsi con i pari e di trascorrere del tempo con i genitori. Questa situazione li porterebbe a stabilire una relazione di attaccamento più intensa con il “pet”, il quale è quasi sempre disponibile all’interazione e non è mai fonte di giudizio. Tale condizione porterebbe la maggior parte dei bambini a percepire il “pet” come il loro miglior amico e, frequentemente, la morte dell’animale rappresenta per loro la prima esperienza di perdita (Sharkin e Knox, 2003). Per gli adolescenti sembra invece avere più rilevanza il sesso di appartenenza: si ritiene che le femmine mostrino più attaccamento all’animale rispetto ai maschi e sembrano soffrire di più rispetto ai loro coetanei per l’evento luttuoso (Brown e Richards, 1996). Se si prende in considerazione come animale domestico il cavallo, le considerazioni risultano differenti: a differenza del “pet”, il cavallo non vive nella stessa abitazione del suo proprietario, è raro che questi lo veda dormire in posizione prona ed il cavallo preferisce la compagnia di altri cavalli. La relazione uomo-cavallo, escludendo quella parte di individui che la vivono come una fonte economica, si basa maggiormente sulla condivisione di attività svolte insieme. Diversi proprietari di cavalli, anche quelli che manifestavano gran dolore per l’evento luttuoso, hanno affermato che avrebbero sofferto in maggior misura per la morte del loro cane, proprio a causa della differente natura del legame di attaccamento (Brackenridge e Shoemaker, 1996). Per ciò che riguarda l’età del proprietario, si sono messe in luce delle differenze nella reazione all’evento luttuoso in correlazione alla causa della morte del “pet”. Gli anziani, spesso, a causa della loro condizione caratterizzata da scarse interazioni sociali (Quackenbush, 1984) istaurano una stretta relazione di attaccamento con il “pet” che diventa la maggiore o l’unica fonte di affetto e compagnia (Carmack, 1991). L’esito di tale condizione è che il dolore per l’evento luttuoso viene vissuto in una dimensione solitaria, assolutamente o quasi priva di una rete sociale di supporto; come già detto in precedenza, ciò ne amplifica la sofferenza. Oltre all’isolamento sociale, le persone anziane

possono non avere la possibilità di adottare un altro animale (Ross e Baron-Sorensen, 1998), conferendo al proprio un senso di unicità e quindi una maggiore sofferenza nel momento della perdita, rispetto a chi ha la possibilità di iniziare una nuova vita con un altro animale. Ad ogni modo, prescindendo dall’attaccamento al “pet”, tra la popolazione meno giovane è emerso che chi ha sperimentato la morte dell’animale per cause naturali ha dichiarato di soffrire maggiormente rispetto a chi ha scelto l’eutanasia. Si ipotizza che tale evento vada a stimolare dei conflitti irrisolti con se stessi circa la vita e la morte e contribuisca a far affiorare la consapevolezza che quello è il cammino verso il quale anche la propria vita si sta dirigendo. Inoltre, il processo di elaborazione del lutto si complica quando riaffiorano i ricordi di altre perdite (Sharkin e Knox , 2003), presumibilmente è più facile che ciò avvenga tra i meno giovani. Diversamente, la reazione studiata nella popolazione più giovane, in particolare tra i 18 e i 35 anni, ha messo in luce dei sentimenti di disperazione, rabbia ed ostilità più intensi rispetto a quanto era risultato analizzando le reazioni della popolazione più anziana; è plausibile sostenere che si tratti di un’età in cui gli individui hanno una minore consapevolezza della morte come evento che possa interferire con la loro esistenza ma viene piuttosto percepita come un evento lontano da sé, non la si accetta o non la si capisce avendo avuto scarse occasioni nella vita di relazionarsi con essa (McCutcheon e Fleming, 2002). In accordo con questa ipotesi, da un lavoro condotto sulle reazioni di dolore dopo la morte del gatto di famiglia, è emerso che quelle più intense erano manifestate proprio dai proprietari più giovani (Planchon e Templer, 1996). Per quanto riguarda i bambini, sembra che il loro processo di elaborazione del lutto duri più a lungo rispetto a quello degli adulti e che sia espresso in maniera differente, caratterizzato da brevi momenti di sofferenza dovuti alla loro scarsa tolleranza di vivere intensi momenti di dolore (Trozzi, 1999).

ATTACCAMENTO ALL’ANIMALE La teoria dell’attaccamento di Bowlby (1982) può essere utile per riflettere sul legame che unisce un uomo ed il suo animale. L’autore sostiene che il legame di attaccamento tra la

madre ed il bambino sia svincolato dal soddisfacimento di bisogni nutrizionali ma abbia la prerogativa di garantire sicurezza e protezione. In particolare, la madre rappresenta una “base sicura” che permette al bambino di allontanarsi ed esplorare il mondo esterno, per poi ritornare da lei. Le interazioni tra la madre ed il bambino formano un “sistema di attaccamento” che guiderà quest’ultimo, una volta adulto, nelle sue relazioni affettive. Allo stesso modo nella relazione uomo-animale il proprietario rappresenta una “base sicura” per il “pet” e le interazioni tra i due contribuiscono a strutturare nell’animale un “sistema di attaccamento” che viene utilizzato da quest’ultimo come un modello per rapportarsi al mondo esterno. A differenza di quanto accade tra la madre ed il bambino, il “pet” crescendo non acquisisce l’autonomia sufficiente a sostituire la figura primaria di attaccamento (in questo caso il proprietario) con altre figure. Si può quindi concludere che il legame di attaccamento tra il proprietario ed il suo animale resti abbastanza simile a quello tra la madre ed il bambino. Per il proprietario la relazione con il “pet”, che come si è detto si basa su uno stretto scambio affettivo, è in grado di soddisfare bisogni più o meno fondamentali della vita umana ed è priva di quel senso di giudizio proprio delle relazioni umane (Allen et al., 2002). Il proprietario tende spesso a percepire il proprio animale come un familiare o un caro amico (Gosse e Barnes, 1994); da due studi, condotti in differenti cliniche veterinarie universitarie americane, emerge rispettivamente che il 99% (Voith, 1985) e l’87% (Cain, 1983) dei proprietari percepiscono il “pet” come un membro della famiglia. In particolare, chi tende ad antropomorfizzare l’animale esprime in maniera maggiormente visibile il dolore per la sua morte rispetto a chi istaura un legame più equilibrato e corretto (Harris, 1983).

COMPOSIZIONE FAMILIARE La presenza dell’animale domestico contribuisce a facilitare le relazioni sociali (Cusack, 1988). Ciò è particolarmente osservabile in ambito familiare: il “pet” favorisce la comunicazione e l’espressione delle emozioni tra gli individui e può ricoprire il ruolo di un membro della famiglia (Triebenbacher, 2000). In base a queste considerazioni, è chiaro che le reazioni alla morte dell’animale possono variare anche in base alla composizione familiare ed al ruolo che il “pet” ricopriva nella famiglia. I risultati di ricerche che hanno riscontrato associazioni tra la composizione familiare e la reazione al lutto sono concordi nell’affermare che le famiglie senza figli soffrono maggiormente per la perdita dell’animale, probabilmente perché avevano attribuito a questi il ruolo di figlio, a causa anche delle caratteristiche neoteniche che contribuiscono a far apparire il “pet” come “l’eterno bambino” (Brackenridge e Shoemaker, 1996). In particolare, nei nuclei familiari in cui non sono presenti dei figli, sono proprio le donne a riportare reazioni di dolore più intense rispetto agli uomini al momento della perdita (Quackenbush e Glickman, 1984). Per chi vive solo la situazione pare essere diversa: il processo di elaborazione del lutto per la perdita dell’animale sembra essere più faticoso rispetto a chi è inserito in un gruppo familiare (Carmack, 1985), probabilmente perché l’animale aveva rappresentato un compagno o un amico sempre disponibile all’interazione, anche quando altri esseri umani non lo erano stati, ed una fonte incondizionata di affetto (Brackenridge e Shoemaker, 1996). È da segnalare, però, che in letteratura sono


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Focus

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presenti alcuni lavori che non hanno riscontrato differenze significative tra le reazioni all’evento luttuoso e la composizione familiare (Gosse e Barnes, 1994).

GESTIONE DEL LUTTO Appare chiaro che la relazione uomo-animale soddisfi dei bisogni più o meno fondamentali della vita degli individui. Per analizzarla e comprenderla a fondo è necessario tenerne in considerazione tutti gli aspetti, inclusi quelli legati ai momenti critici e luttuosi e quindi le reazioni psicologiche che seguono tali eventi. Come si è evidenziato, l’abilità del soggetto di superare tali momenti è influenzata da fattori personali e sociali. I primi sono per lo più relativi alle caratteristiche del singolo individuo quali l’età, il sesso, il contesto in cui vive e la relazione di attaccamento che ha sviluppato con l’animale; i secondi si riferiscono più strettamente a quell’insieme di rappresentazioni sociali sulla morte dell’animale. Nella società odierna, quest’ultima non è percepita come un lutto importante né esistono forme di espressione socialmente con-

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divise che l’individuo in lutto possa interiorizzare e mostrare al fine di alleviare il dolore della perdita. In tale contesto una figura professionale, come quella dello psicologo con le sue competenze specifiche ed adeguatamente preparato per ricoprire tale ruolo, potrebbe offrire un contributo rilevante al Medi-

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co Veterinario, laddove questi lo ritenga necessario, nel momento in cui la relazione tra il paziente ed il cliente sta volgendo al termine. È in tale momento che lo psicologo potrebbe fornire al Medico Veterinario dei validi strumenti affinché possa gestire adeguatamente la relazione con il cliente che si trova in situazione di crisi, nonché il disagio che tale avvenimento comporta a lui stesso. È opportuno mettere in luce ed offrire la giusta attenzione al vissuto del veterinario che vede morire i propri pazienti più volte durante la sua carriera professionale. Non sono infatti da escludere fenomeni di stress e di burnout nella professione veterinaria (Brackenridge e Shoemaker, 1996). Inoltre il Medico Veterinario, se lo ritiene opportuno, potrebbe proporre il supporto di uno psicologo preparato in tale materia ai clienti che hanno difficoltà ad elaborare il lutto. Lo psicologo dovrebbe in prima istanza identificare e legittimare l’evento luttuoso dell’individuo, come se questi esprimesse il cordoglio per la perdita di un essere umano a lui caro, incoraggiandolo a sentire le proprie e-

Importanti implicazioni per veterinaria, biomedicina e zoologia dalla nuova tecnica di conservazione delle cellule animali

di MARIA GRAZIA MONZEGLIO na nuova tecnica di conservazione delle cellule animali è stata descritta su Plos One: un team di ricercatori internazionali e italiani sono riusciti a ridurre cellule somatiche di pecora in forma liofilizzata, a conservarle per lungo tempo e a farle 'rivivere' fino a renderle in grado di formare embrioni. La capacità naturale degli organismi semplici di sopravvivere in uno stato disidratato, si legge nell’articolo, è da molto tempo allo studio dei ricercatori e la liofilizzazione è il metodo principale utilizzato per la conservazione a lungo termine di batteri e cellule dei lieviti. Più recentemente, si è tentato di applicare questo meccanismo alle cellule del sangue, ma il team internazionale di scienziati è riuscito a ridurre in polvere cellule somatiche di una pecora, mantenendole in laboratorio a temperatura ambiente da tre a cinque anni. Successivamente, sono state reidratate e trasferite in un ovocita ovino privo di nucleo, dove sono 'resuscitate' e hanno iniziato a dividersi formando embrioni normali. Si tratta di risultati che, benché ci sia la necessità di molti approfondimenti

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mozioni, a parlare dell’animale defunto e delle circostanze nelle quali l’evento si è sviluppato (Sharkin e Knox, 2003). Potrebbe inoltre organizzare e condurre counseling per aiutare i proprietari a gestire la situazione di crisi. Nei counseling gli individui possono esprimere le proprie emozioni, condividere con altri la propria esperienza, trovare un sostegno ed un orientamento per la risoluzione del lutto. Infine, lo psicologo potrebbe offrire un valido contributo nella formazione degli studenti di medicina veterinaria al fine di prepararli ad affrontare i momenti luttuosi relativi alla vita dell’animale, alle reazioni dei clienti ed a confrontarsi con le proprie emozioni e difficoltà in tale momento. In altri termini lo psicologo si delinea come una figura professionale che potrebbe fornire un valido ed opportuno aiuto alla clientela del Medico Veterinario ed a quest’ultimo, laddove questi lo ritenga necessario, negli ultimi momenti della relazione uomo-animale ed agli studenti che saranno i futuri professionisti della medicina veterinaria. ■

Attualità scientifica Vet Journal

Clonazione da cellule di pecora liofilizzate in futuro, sottolineano gli autori dell'esperimento di clonazione, dimostrano come sistemi alternativi di conservazione a lungo termine delle linee cellulari siano ora possibili e aprono opportunità enormi per preservare specie animali in via di estinzione: in futuro si potranno infatti creare banche genetiche ad hoc da utilizzare per ripopolarle. In un’intervista di Adnkronos salute, Cesare Galli, direttore del Laboratorio di tecnologie della riproduzione (Ltr) di Cremona, sottolinea l’importanza dei risultati dello studio: "La liofilizzazione è una nuova tecnica di conservazione delle cellule animali molto interessante, anche se per il momento non sono ancora nati dei piccoli in questo modo. La tecnica facilita la realizzazione di biobanche per tutelare le specie in pericolo. Al momento, infatti, le cellule si conservano in azoto liquido, un procedimento dai costi notevoli". "Poter disidratare queste cellule - prosegue Galli permette di conservarle più facilmente e poi riutilizzarle, anche in Paesi come l'Africa e il Sud-est asiatico, dove lo stoccaggio in altro modo sarebbe complesso". Si tratta quindi di un passo avanti, anche se ancora occorre dimostrare che in questo modo "si può effettivamente arrivare alla nascita di un animale vivo", conclude Galli. Una scoperta "fantastica, un grande successo” osserva Carlo Alberto Redi, direttore scientifico della Fondazione Irccs policlinico San Matteo di Pavia, commentando lo studio.“Erano anni che si era alla ricerca di valide alternative alla metodica della crioconservazione delle cellule e ora ne possediamo una semplice, poco costosa e dalle future enormi applicazioni. Dalla veterinaria alla biomedicina, fino alla zoologia". "In passato avevamo effettuato alcuni studi

del genere" spiega Redi "ma finora solo su spermatozoi, che per la loro struttura genetica compatta sono notoriamente più facili da lavorare. Ora però essere riusciti a ridurre in forma liofilizzata questo tipo di cellule è davvero un grande avanzamento scientifico, so-

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prattutto ai fini della clonazione. Si sente parlare ogni giorno di scoperte che appaiono importanti, ma posso dire che questa lo è veramente. E si tratta di un metodo che potrà essere utilissimo in moltissimi altri campi, come quello dell'archeologia: basti pensare a materiale museale come i resti dei mammuth, che in tal modo si potrebbero conservare e studiare con comodità". < ahref= http://www.plosone.org/ article/ info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0002978>Freeze-Dried Somatic Cells Direct Embryonic Development after Nuclear Transfer. Loi P, Matsukawa K, Ptak G, Clinton M, Fulka Jr. J, et al. 2008 PLoS ONE 3(8): e2978 doi:10.1371/journal.pone. ■

UN NUOVO CEPPO H5N1 IN AFRICA 'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha identificato una nuova introduzione del virus H5N1 in Nigeria. I risultati delle analisi di filogenesi condotte presso il Centro di referenza OIE/FAO per l’influenza aviaria di Legnaro (Padova), diretto dalla dott.ssa Ilaria Capua, mostrano inequivocabilmente che in aggiunta ai 3 sublineaggi circolanti nel continente africano, se ne è aggiunto un altro mai riscontrato prima d'ora in Africa. "La scoperta costituisce un importante avanzamento nella conoscenza scientifica e nella difesa sanitaria del patrimonio avicolo mondiale, ed è frutto di progetti di collaborazione internazionale finanziati dalla Fao e dall'Unione europea. I nostri ricercatori ricevono regolarmente campioni da esaminare

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da molti paesi Africani e dal Medio Oriente”, commenta il prof. Igino Andrighetto, direttore generale dell’Istituto. “Questa nuova introduzione virale in Africa è la testimonianza che la situazione epidemiologica dell'influenza aviaria è in continua evoluzione, e deve essere monitorata continuamente. Attraverso lo studio delle caratteristiche genetiche di questi isolati, teniamo sotto controllo la situazione epidemiologica e le mutazioni del virus". La sequenza completa degli isolati è disponibile alla comunità scientifica sulla piattaforma GISAID (Global Initiative for Sharing Avian Influenza Data), l’iniziativa lanciata da Ilaria Capua e sostenuta dall’IZSVe, per la condivisione delle informazioni genetiche in tempo reale con la comunità scientifica internazionale. (M.G.M.)


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Una fragilità ossea del cavallo Potrebbe spiegare alcuni casi di zoppia cronica di origine sconosciuta na condizione di fragilità ossea descritta in uno studio potrebbe essere alla base di alcuni casi di zoppia intermittente cronica del cavallo senza spiegazioni. Dopo un'estesa revisione delle cartelle cliniche dei cavalli esaminati tra il 1980 e il 2006 presso la University of California, Davis, lo studio ha riscontrato 16 soggetti affetti da una zoppia di origine sconosciuta. Tutti i soggetti mostravano sedi multiple di maggiore radioattività ("hot spots") nelle immagini scintigrafiche, indicando una maggiore attività ossea (simile al rimodellamento osseo o alla guarigione delle fratture). I cavalli mostravano segni clinici simili e, secondo gli autori, presentavano diversi stadi della stessa malattia. Sembra che quest'ultima si manifesti clinicamente come una zoppia cronica di basso grado che progredisce coinvolgendo gli altri arti, oppure come deformità delle ossa piatte dello scheletro appendicolare, inclusa la lordosi e un estremo inarcamento della scapola. Questi segni clinici sono molto simili a quelli descritti da un precedente studio (2006 AAEP convention, Matthew Durham e Coral Armstrong), in cui i cavalli

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erano tutti affetti anche da silicosi polmonare. Nel nuovo studio invece solo tre dei 16 cavalli affetti da zoppia inspiegabile erano anche affetti da silicosi polmonare. La relazione tra la silicosi e la fragilità ossea non è stata stabilita e ad oggi è soltanto aneddotica. Il trattamento dei 16 cavalli era limitato al controllo del dolore attraverso la somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei e alla limitazione dell'esercizio fisico, finché il livello di disagio o le fratture patologiche richiedevano l'eutanasia. Presso l'Università della California sono attualmente in corso ulteriori ricerche per indagare tutti gli aspetti di questa condizione di fragilità ossea del cavallo, tra cui la patogenesi, la correlazione con la silicosi, la distribuzione geografica, le ossa colpite e le modificazioni macroscopiche e microscopiche di queste ultime. "Clinical and scintigraphic findings in horses with a bone fragility disorder: 16 cases (1980-2006)" Jonathan D. C. Anderson, Larry D. Galuppo, Bradd C. Barr, Sarah M. Puchalski, Melinda M. MacDonald, Mary Beth Whitcomb, K. Gary Magdesian, Susan M. Stover. Journal of the American Veterinary Medical Association, June 1, 2008, Vol. 232, No. 11, Pages 1694-1699. (M.G.M.) ■

SARCOIDI EQUINI: I MONOCITI POSSIBILI CELLULE OSPITI DEL PAPILLOMAVIRUS ateriale genetico di BPV (Bovine Papilloma Virus), il papillomavirus coinvolto nella genesi dei sarcoidi equini, è stato riscontrato nei monociti circolanti del cavallo. I risultati di questo nuovo studio suggeriscono un possibile meccanismo di sviluppo di infezioni latenti nei cavalli predisposti alla formazione di sarcoidi e della successiva diffusione del virus. Le modalità di trasmissione di BPV nell'organismo equino e tra i soggetti di questa specie sono attualmente indeterminate. Gli autori dello studio hanno sviluppato un test PCR altamente sensibile in grado di identificare due geni di BPV 1 e 2 nel sangue dei cavalli portatori di sarcoidi, utilizzandolo poi in 66 soggetti. Il test identificava correttamente i tre soggetti affetti mentre era negativo nei restanti 63 cavalli esenti da sarcoidi. I risultati dello studio suggeriscono che BPV può rimanere latente nei monociti circolanti dei cavalli affetti, costituendo un serbatoio dell'infezione. Benché questo meccanismo non sia probabilmente coinvolto nella diffusione dell'infezione tra i cavalli, potrebbe spiegare la diffusione del virus in utero dalla cavalla infetta al puledro, oltre allo sviluppo di sarcoidi multipli nel singolo soggetto. "Peripheral blood mononuclear cells represent a reservoir of bovine papillomavirus DNA in sarcoid-affected equines" Brandt et al. J Gen Virol. 2008; 89: 1390-1395. (M.G.M.)

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SOPRAVVIVENZA DOPO PERITONITE NEL CAVALLO no studio ha rivisto le cartelle cliniche di 65 cavalli con peritonite, definendo quest'ultima come la presenza di fluido peritoneale contenente più di 5 x 109 cellule nucleate/l. Erano esclusi dallo studio i soggetti che sviluppavano peritonite dopo chirurgia addominale o rottura gastroenterica. Dei 65 cavalli analizzati, 56 (86%) sopravvivevano e venivano dimessi. Dei 38 cavalli di cui si conosceva il follow-up, 32 (84%) sopravvivevano per almeno 12 mesi ed erano considerati soggetti con sopravvivenza a lungo termine; gli altri 6 cavalli venivano soppressi entro 12 mesi.

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Dei cavalli dimessi, 13 (34%) sperimentavano complicazioni che potevano essere conseguenze della peritonite e 8 di questi venivano soppressi. La causa di peritonite veniva identificata in 15 casi; il tasso di sopravvivenza era inferiore nei cavalli con peritonite secondaria a condizioni riferibili all'apparato urinario o a masse intraddominali. Dei rimanenti 50 casi, 47 (94%) sopravvivevano e venivano dimessi, ma due erano soppressi a causa della recidiva della colica. "Study of the short- and long-term outcomes of 65 horses with peritonitis” I. S. F. Henderson, T. S. Mair, J. A. Keen, D. J. Shaw, and B. C. McGorum. (M.G.M.)

ASPETTI DI UN'EPIDEMIA DI CIMURRO CANINO NEL FURETTO urante un’epidemia di cimurro canino che colpiva 14 giovani furetti domestici a Barcellona, nel 2006, i segni clinici prevalenti erano disoressia, letargia, dispnea, tosse, starnuti, scolo nasale e oculare mucopurulento, dermatite facciale e perineale, diarrea, splenomegalia e febbre. Negli stadi più tardivi della malattia, si osservavano desquamazione generalizzata e prurito, e dermatite ipercheratosica o formazione di escare su labbra, occhi, naso, cuscinetti digitali e area perineale. Nessun furetto sviluppava segni neurologici. I reperti di laboratorio più comuni erano l’anemia non rigenerativa e l’aumento delle alfa- e betaglobuline sieriche. La maggior parte degli animali moriva o era soppressa a causa delle complicazioni respiratorie. Non si osservavano segni di collasso polmonare post-mortem. Il cimurro era diagnosticato mediante immunofluorescenza diretta sui tamponi congiuntivali o PCR su alcuni organi; l’istologia rivelava la presenza in più organi dei caratteristici corpi inclusi eosinofilici intracitoplasmatici e intranucleari del cimurro canino. Il periodo di incubazione minimo calcolato per 6 furetti era di 11-56 giorni e in 13 soggetti i segni di malattia duravano 14-34 giorni. Nei polmoni di un furetto erano presenti corpi inclusi compatibili con infezione da Herpesvirus. "Outbreak of canine distemper in domestic ferrets (Mustela putorius furo)" D. Perpiñán, A. Ramis, A. Tomás, E. Carpintero, and F. Bargalló. Vet Rec. 2008 163: 246-250. (M.G.M.)

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Info Regioni

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Virus West Nile infetta cavalli del ferrarese L’IZS di Teramo ha confermato la presenza dell’infezione anche in volatili selvatici provenienti dalla stessa provincia ’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo, centro di riferimento nazionale per le malattie esotiche, ha confermato l’infezione da virus west nile in cavalli di alcune scuderie del ferrarese. L’istituto ha anche confermato l’infezione in volatili selvatici provenienti dalla stessa provincia, esaminati nell’ambito del piano regionale di monitoraggio della fauna selvatica. Mentre proseguono gli accertamenti sulla presenza del virus nel ferrarese, la Regione Emilia Romagna e le Aziende Usl, in particolare quella di Ferrara, hanno già messo in atto un sistematico programma di sorveglianza per approfondire le conoscenze sulle dimensioni e l’entità del fenomeno. Il programma, si legge in una nota, è stato definito in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, sentiti il Centro di riferimento di Teramo e il ministero della Salute. Le prime misure impartite alle Aziende Usl riguardano la sorveglianza veterinaria su equini e volatili selvatici e la sorveglianza umana, in particolare su lavoratori impiegati nelle scuderie interessate da casi di infezione nei cavalli, e su tutti i casi sospetti di encefalite o meningoencefalite virali osservati in ambito regionale. Gli esami di laboratorio sono eseguiti dal Centro regionale di riferimento per le emergenze microbiologiche (Crrem) del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.

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IL VIRUS La West Nile è una malattia infettiva trasmessa dalle zanzare, in particolare del genere Culex. Il virus si mantiene nell’ambiente attraverso il continuo passaggio fra le zanzare e gli uccelli selvatici, nei quali può provocare anche una si-

gnificativa mortalità, e occasionalmente può essere trasmesso a diversi animali e all’uomo. In genere nei mammiferi l’infezione è asintomatica: tuttavia nei cavalli può presentarsi talvolta sintomatologia clinica di tipo neurologico, e anche nell’uomo il virus è responsabile di malattia clinica in una percentuale molto bassa di casi. Sia negli uomini sia nei cavalli però la persistenza e la quantità di virus nel sangue non sono sufficienti a causare ulteriori contagi. Infatti l’uomo, come il cavallo, è un ospite cosiddetto ‘finale’ e la zanzara non può in alcun modo trasmettere la malattia da uomo a uomo, da cavallo a cavallo o da cavallo a uomo. Nelle persone l’infezione è molto spesso asintomatica (in oltre l’80% dei casi) o si manifesta con sintomi lievi aspecifici; in casi rari (meno dell’1%), soprattutto anziani o con deficit immunitario, si possono presentare forme più gravi con sintomi di tipo neurologico (encefalite o meningoencefalite). I cavalli svolgono un ruolo importante come segnale della presenza del virus nel territorio, dal momento che possono mostrare sintomi dell’infezione. Accanto alle misure di sorveglianza veterinaria e umana, sono già programmati interventi per la sorveglianza e la lotta all’insetto vettore. Le zanzare del genere Culex sono abbondantemente presenti in aree rurali e hanno abitudini prevalentemente notturne. In particolare, nelle zone interessate dal fenomeno in corso, oltre a quanto già messo in atto in questi mesi nell’ambito del Piano regionale per la lotta alla zanzara tigre e la prevenzione della Chikungunya e della Dengue, sono programmati interventi di disinfestazione con adulticidi in occasione di manifestazioni pubbliche (sagre, fiere e simili) che si svolgono in aree aperte, soprattutto se fuori dai centri urbani e in presenza di vegetazione o vicinanza di corsi o raccolte d’acqua. (Fonte: Adnkronos Salute) ■

TUBERCOLOSI E BRUCELLOSI, PIANO DI ERADICAZIONE IN LIGURIA a Giunta regionale della Liguria ha approvato il piano di eradicazione della tubercolosi e della brucellosi. Il piano, della durata di tre anni, ha l’obiettivo di accelerare il processo di eradicazione di tali malattie. L’applicazione di uno specifico piano di eradicazione, che ha come suoi capisaldi l’identificazione dei focolai di malattia, la loro estinzione mediante l’abbattimento degli animali infetti o lo stamping out degli allevamenti interessati dal contagio, nonché l’applicazione di norme igieniche e misure restrittive aventi lo scopo precipuo di prevenire il diffondersi dell’infezione, porterà – si legge nel testo della delibera - ad un progressivo e uniforme miglioramento della situazione epidemiologica e ad un raggiungimento di standard sanitari omogenei. Per raggiungere gli obiettivi di eradicazione la delibera istituisce un Osservatorio Ligure dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e una Commissione costituita dai Responsabili U.O. Sanità Animale delle AASSLL, dal Responsabile Area Liguria dell’IZS e dal Responsabile Sanità Animale e Igiene Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche del Settore Veterinaria della Regione Liguria. La Commissione si riunisce ogni tre mesi e dovrà valutare l’andamento del Piano; proporre eventuali miglioramenti o modifiche; decidere di assegnare la deroga dell’abbattimento totale. Con la delibera, la Giunta Regionale ha autorizzato la spesa di euro 200.000,00, finalizzata al perseguimento da parte delle AASSLL dell’attività di eradicazione della tubercolosi e della brucellosi con il controllo obbligatorio di tutti gli allevamenti e da parte dell’IZS della costituzione dell’Osservatorio Ligure. La Delibera n. 1012 del 7 agosto 2008 è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria - parte II del 17 settembre 2008.

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Deroga al divieto sui richiami vivi, disposizioni sanitarie in Lombardia

alutata l’attuale situazione epidemiologica, considerato che, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, acquisito il parere favorevole della Unità di Crisi Centrale, del Centro Nazionale di Referenza per l’Influenza Aviaria e dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, ha concesso con l’O.M. 1 agosto 2008, la deroga al divieto dell’uso nella caccia di volatili da richiamo appartenenti agli ordini degli Anseriformi e Caradriformi, la Direzione Generale della Sanità della Regione Lombardia ha ritenuto definire efficaci misure di controllo al fine di monitorare lo stato sanitario dei volatili oggetto della deroga e di valutare l’evoluzione della situazione epidemiologica. È stato approvato pertanto il decreto n.9932 del 15 settembre 2008 che disciplina le misure sanitarie e di biosicurezza per la prevenzione della diffusione dell’influenza aviaria, relativamente all’utilizzo come richiami vivi di volatili appartenenti agli ordini degli Anseriformi e Caradriformi. I detentori di volatili appartenenti agli ordini degli Anseriformi e Caradrifromi, entro la fine del mese di luglio precedente l’inizio della successiva stagione di caccia, devono richiedere alla competente Provincia l’autorizzazione ad utilizzare gli animali come richiami vivi nella attività venatoria. Per quest’anno deve essere effettuato entro e non oltre il 30 settembre 2008. Tutti i volatili appartenenti a queste specie ed utilizzati come richiami vivi devono essere identificati, a cura del detentore, individualmente tramite un identificativo individuale inamovibile, distribuito dalle Province.

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NORME DI BIOSICUREZZA • I volatili utilizzati come richiami vivi devono essere allevati separatamente, sia dal punto di vista strutturale che funzionale, da eventuale altro pollame domestico allevato in loco o in altra sede. La separazione deve essere garantita anche durante il trasporto. • Il trasporto deve avvenire per mezzo di contenitori lavabili con fondo a tenuta e u-

tilizzati solo per tale scopo. • Deve essere evitato qualsiasi contatto diretto e/o indiretto con pollame domestico ovunque allevato. • Il detentore e chiunque governi o venga in contatto con tali animali deve garantire adeguate norme di igiene personale (lavaggio mani, cambio calzature, ecc.) e le misure di biosicurezza di cui ai precedenti punti.

MISURE SANITARIE DI CONTROLLO Premesso che la valutazione della situazione epidemiologica può determinare, anche durante la stagione di caccia in corso, la sospensione del regime di deroga, i controlli sanitari nei confronti dell’influenza aviaria vengono effettuati: • su tutti i volatili deceduti e consegnati alla competente sezione dell’IZS; • se opportuno su volatili macellati • in base ad uno specifico piano di monitoraggio che verrà predisposto dalla D.G. Sanità in funzione della popolazione censita, situazione epidemiologica e fattori di rischio. Gli accertamenti sanitari verranno effettuati dai Dipartimenti di Prevenzione Veterinari • i prelievi devono essere effettuati al termine della stagione di caccia e prima dell’inizio della successiva, e comunque prima di spostare gli animali; • in caso di esito positivo devono essere immediatamente applicati i provvedimenti previsti dalle vigenti norme; • i Servizi Veterinari e le Province effettuano ciascuno per le proprie competenze la verifica del rispetto delle condizioni previste per il regime di deroga; • la verifica della mancata osservanza delle disposizioni del decreto e agli altri specifici provvedimenti in materia, determina la revoca alla autorizzazione all’uso di richiami vivi nella caccia fatto salvo ovviamente quanto specificatamente previsto in campo Venatorio e di Sanità Pubblica. Il decreto contiene anche disposizioni generali e norme per i detentori di volatili secondo la procedura denominata “Anagrafica”. ■


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Norme e leggi Info Regioni

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Cimiteri per animali da Emilia Romagna, linee compagnia in Molise guida per l’allevamento dei suini all’aperto l Consiglio Regionale del Molise ha approvato la Legge Regionale del 21 aprile 2008 n. 9 “Cimiteri per animali d’affezione”. La legge detta i criteri e disciplina le modalità per l’istituzione di cimiteri per animali da compagnia, al fine di garantire la tutela dell’igiene pubblica, la salute della comunità e dell’ambiente e consentire la continuità del rapporto affettivo con gli animali medesimi.

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DESTINATARI Gli animali che possono beneficiare della sepoltura nelle aree ad essa destinate sono quelli appartenenti alle specie zoofile domestiche, comunemente classificati come animali di affezione di piccola taglia, a condizione che un apposito certificato veterinario escluda la presenza di malattie trasmissibili all’uomo o denunciabili ai sensi del vigente regolamento di polizia veterinaria.

AUTORIZZAZIONE

I cimiteri possono essere istituiti e gestiti sia da enti pubblici che da soggetti privati previa autorizzazione dell’autorità comunale secondo le procedure definite da apposito regolamento.

Definiti i criteri di biosicurezza

INUMAZIONE SPOGLIE Le spoglie di animali di cui all’art. 2 possono essere inumate unicamente in terra vergine senza opere murarie e con la possibilità di posa a terra di una targa lapidea di dimensioni massime di cm 20x20, nelle fasce di rispetto delle specifiche aree cimiteriali in conformità al vigente regolamento di polizia veterinaria ovvero in siti individuati in zona agricola o comunque giudicati idonei dall’autorità competente. Le norme non si applicano alle spoglie destinate all’incenerimento in impianti autorizzati. La legge regionale è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 38 del 20 settembre - 3a serie speciale Regioni. ■

STRUTTURE VETERINARIE, LA LIGURIA MODIFICA L’ACCORDO SUI REQUISITI MINIMI a Giunta regionale della Liguria ha apportato alcune modifiche alla dgr n, 1627/07 che definisce i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l’erogazione di prestazioni veterinarie da parte di strutture pubbliche e private. Le modifiche riguardano alcuni commi dell’ambito di applicazione, dell’autorizzazione sanitaria e delle modalità e tempistiche di applicazione. Per quanto riguarda quest’ultimo punto sono state effettuate alcune variazioni ai commi 4, 5, 5 bis e 7 dell’articolo 5. Li riportiamo di seguito modificati, indicando in corsivo le variazioni apportate: Art. 5 - Modalità e tempistiche di attuazione 4 - Le strutture veterinarie già in esercizio, con l’esclusione degli studi veterinari, ma sprovviste della specifica autorizzazione, devono presentare domanda per l’autorizzazione entro un anno dalla data di pubblicazione della presente delibera. Per queste strutture la domanda di autorizzazione all’esercizio costituisce presupposto per legittimare la prosecuzione dell’attività dopo la scadenza del termine indicato al presente comma e fino all’emanazione del provvedimento di autorizzazione da parte dell’autorità competente. 5 - Le strutture veterinarie, con esclusione degli studi veterinari, già autorizzate al momento dell’entrata in vigore della presente delibera, entro un anno dalla data di pubblicazione della presente delibera, certificano al Comune il possesso di tutti i requisiti minimi oppure, in carenza, presentano un programma di adeguamento contenente l’indicazione degli interventi da realizzare correlati ai rispettivi tempi. 5 bis - Agli studi veterinari anche, se già in esercizio, si applica la notifica di cui all’art.1 punto 6 con l’indicazione contestuale del possesso dei requisiti minimi oppure in carenza allegano un programma di adeguamento contenente l’indicazione degli interventi da realizzare correlati ai rispettivi tempi. 7 – Il servizio veterinario della ASL con periodicità quinquennale provvede ad accertare il mantenimento dei requisiti previsti per gli studi veterinari. La delibera n. 1011 del 7 agosto 2008 "Adeguamento dgr n. 1627/07 - Linee guida relative ai requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l'erogazione di prestazioni veterinarie da parte di strutture pubbliche e private. Modalità di autorizzazione di nuove strutture, tempi e modalità per l'adeguamento di strutture" è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria n. 38 del 17 settembre 2008.

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a Giunta Regionale dell’Emilia Romagna con la delibera n.1248 del 28 luglio scorso ha approvato le linee guida per la gestione e il controllo sanitario dell’allevamento di suini all’aperto. L’allevamento all’aperto dei suini è oggi considerato un’attività sostenibile per l’ambiente, capace di valorizzare terreni collinosi e di montagna difficilmente sfruttabili e in grado di favorire la conservazione di razze autoctone di suini. Il provvedimento contiene le indicazioni che gli allevatori devono seguire per la corretta gestione igienico-sanitaria dell’allevamento, per garantire il benessere degli animali allevati, presupposto per migliorare la qualità delle produzioni e per tutelare la sicurezza alimentare. Il testo disciplina gli aspetti legati alle peculiarità di questa tipologia di allevamento, che non prevede struttura fissa per il ricovero degli animali, che espone gli animali stessi agli eventi atmosferici, al contatto diretto con il terreno e ad una maggiore possibilità di contatto con la fauna selvatica. Sono dunque fissati i requisiti dell’allevamento e dell’area di pascolo e definite la tipologia delle recinzioni (obbligatorie), la capacità della struttura e la densità dei capi allevati, oltre ai diversi aspetti che riguardano la tutela del benessere animale (dai ricoveri alle attrezzature, dagli abbeveratoi alle mangiatoie).

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Il documento definisce gli obblighi dell’allevatore, che comprende l’identificazione e il controllo degli animali, il controllo della recinzione: nell’allegato 1 delle linee guida il modulo di registrazione delle imprese che l’allevatore deve inviare agli uffici provinciali di controllo del territorio, al Sindaco del comune interessato, al Servizio veterinario dell’Azienda Usl cui spetta di verificare la sussistenza dei requisiti strutturali e gestionali descritti nel modulo. Al Servizio veterinario delle Aziende Usl spetta inoltre il controllo sanitario degli allevamenti. Le linee guida per la sicurezza sanitaria e ambientale degli allevamenti di suini all’aperto sono il risultato di un confronto tra le associazioni degli allevatori di suini e i tecnici degli assessorati regionali alle politiche per la salute e all’agricoltura e rispondono ad una esigenza molto sentita degli operatori. In particolare, il provvedimento è frutto anche dell’impegno di un gruppo di allevatori che hanno condiviso la necessità di aggiornare la regolamentazione di questa particolare tipologia di allevamento. Spetta al Servizio veterinario e igiene degli alimenti e al Servizio produzioni animali della Regione adottare provvedimenti amministrativi per garantire una omogenea e corretta applicazione delle linee guida su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna. “La positiva collaborazione con l´assessorato regionale alla sanità - ha dichiarato l´assessore regionale all´agricoltura, Tiberio Rabboni ha consentito di varare un provvedimento particolarmente importante per le zone di collina e montagna, per l´agricoltura biologica e per il sostegno alle azioni regionali di tutela della biodiversità. Si è definito un quadro operativo uniforme per l´intero territorio regionale che consentirà comportamenti omogenei di tutti gli operatori interessati all´allevamento del suino allo stato brado, garantendo una completa sicurezza sanitaria”. ■

L’ambulatorio chiavi in mano Apri? Apri? Trasformi? Trasformi? Adegui Adegui la la tua tua struttura? struttura? Chiama Chiama ANMVI ANMVI Servizi: Servizi: •• consulenze consulenze SERVIZI •• sopralluoghi sopralluoghi ANMVI.. ANMVI +39/0372/40.35.37 er. p •• assistenza assistenza anmviservizi@anmvi.it


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26 Europa Benessere animale

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Macellazione verso nuove regole europee Presentata una proposta di regolamento sulla protezione degli animali alla macellazione. Ancora "troppe e inaccettabili carenze sotto il profilo del benessere animale" l 18 settembre, la Commissione Europea ha presentato una proposta di regolamento sulla protezione degli animali alla macellazione. Attualmente, il livello di protezione è difforme fra gli Stati Membri e in alcuni casi è insoddisfacente. La Commissione rimarca che ci sono ancora "troppe e inaccettabili carenze sotto il profilo del benessere animale, non adeguatamente garantito agli animali da reddito alla macellazione". Ad esempio, continua l'Esecutivo europeo, ci sono ancora strutture e attrezzature inadeguate che arrecano sofferenza all'animale inutilmente, così come gli operatori non si rivelano sempre competenti. Dal 1993, anno in cui è stata adottata la vigente legislazione europea, la letteratura scientifica internazionale ha fatto passi avanti rivelando l'obsolescenza degli standard di oggi. L'attenzione al benessere animale, inoltre, cresce sempre di più fra i cittadini comunitari, convinti che per gli animali da reddito

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sia necessaria una maggiore protezione. Le regole sulla sicurezza alimentare, sulla macellazione e sulle ispezioni ufficiali sono profondamente cambiate rendendo necessario un adeguamento anche delle regole sul benessere. Inoltre, le macellazioni massive nei periodi di epidemie hanno messo in evidenza la questione del benessere e dei metodi utilizzati. La Commissione ha dunque adottato una strategia complessiva sul benessere animale che ora intende tradurre in legislazione. Cambiando lo strumento normativo, ovvero passando da una direttiva a un regolamento, la Commissione può auspicare che l'armonizzazione di comportamenti fra gli Stati Membri trovi simultanea applicazione, evitando le difformità che nascono dalle trasposizioni nazionali a cura dei singoli Stati Membri. Il regolamento è inoltre uno strumento legislativo che consente una più rapida implementazione e quindi un più rapido adeguamento ai cambiamenti resi necessari dallo

sviluppo scientifico e tecnologico. La proposta della Commissione passa ora al vaglio del Parlamento Europeo e del Consiglio per le dovute procedure consultive che possono richiedere fino a 12 mesi. Altri 24 mesi saranno accordati agli stakeholder e agli Stati membri per adeguarsi alle nuove disposizioni. La Commissione auspica i tempi più rapidi possibili. ■

CLONAZIONE ANIMALE, CESARE GALLI NEL GRUPPO FVE

l Consiglio Direttivo FVE ha istituito lo scorso 8 settembre, un Gruppo di lavoro sulla clonazione animale. La FVE ha chiesto a tutte le Federazioni dei Paesi aderenti di proporre candidature. Vagliate le candidature dei Colleghi proposti dai diversi Paesi, la FVE ha deciso di avvalersi della preziosa presenza del prof. Cesare Galli, del Laboratorio di Tecnologie della Riproduzione di Cremona uno dei laboratori più prestigiosi a livello internazionale per le ricerche sulla clonazione, candidato dalla FNOVI. Nel corso dell’ultima General assembly tenuta a Vienna a Giugno scorso – si legge sul portale della FNOVI - era stato affrontato il tema della clonazione animale ed i delegati avevano reputato non più procastinabile l’elaborazione di un documento che riassumesse le riflessioni della comunità scientifica internazionale, contestualmente definendo la posizione ufficiale della FVE sulle tecniche di clonazione e sulle loro eventuali ricadute sulla salute e benessere animale e sulla salute pubblica. Il gruppo lavorerà prevalentemente per via telematica ed il documento con i risultati verrà inviato ai membri della FVE entro il prossimo Aprile 2009 per poi essere portato all’Assemblea di Giugno 2009 a Stoccolma per la discussione e l’approvazione. Al Collega Cesare Galli il ringraziamento e le felicitazioni di tutta la Categoria con l’augurio di un proficuo lavoro.

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FSA Dalle Associazioni

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Una newsletter per i referenti FSA Nuovo progetto della Fondazione Salute Animale in collaborazione con INNOVET nata una nuova iniziativa della FSA, in collaborazione con Innovet, sponsor ufficiale di FSA. A partire dal mese di settembre tutti i medici veterinari referenti FSA, riceveranno via e-mail una News-letter periodica, inviata con cadenza mensile. La news-letter potrà contenere delle informazioni o una scheda tecnica sintetica su un argomento specifico. Lo scopo è quello di mantenere un filo diretto tra la FSA ed i suoi veterinari referenti, di volta in volta aggiornandoli su: • progressi nel controllo delle patologie genetiche • modifiche normative • attività didattiche e di aggiornamento sulla diagnosi delle patologie genetiche • problematiche relative ai controlli ufficiali Questo mese sarà trattato il seguente argomento: Dati che devono figurare sulla pellicola radiografica negli esami ufficiali di HD/ED. In passato veniva richiesto che sulla pellicola radiografica figurassero unicamente la data di esecuzione e un codice di identificazione del cane (numero di iscrizione al registro genealogico, tatuaggio o microchip). Una nuova disposizione FCI (Federazione Cinologica Internazionale) tesa ad uniformare nei vari Paesi i controlli ufficiali HD/ED, raccomanda invece che sulla pellicola radiografica figuri,

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DOMENICO BIANCO DIPLOMATO ACVIM l collega Domenico Bianco si è diplomato all’ACVIM (American College of Veterinary Internal Medicine), superando brillantemente il difficilissimo esame “Small Animal Internal Medicine Exam”. Domenico Bianco, si laurea con lode in medicina veterinaria all'università di Torino nel 1998 e completa un dottorato di ricerca nel 2001. Lavora come veterinario al Centro Veterinario Torinese dal 2001 al 2002. Nel 2002 si trasferisce negli Stati Uniti e completa l'educational Commission for foreign veterinary graduate program all'università di Purdue in Indiana (2003-2004). Viene scelto per un internship in medicina e chirurgia dei piccoli animali all'università del Missouri a Columbia (2004-2005) e poi un residency in medicina interna dei piccoli animali all'università del Minnesota (2005-2008). Si diploma al college americano di medicina interna veterinaria nel 2008. Si occupa di malattie respiratorie, gastroenterologia, endocrinologia, nefrologia e urologia. Fa ricerca clinica sulla terapia delle malattie ematologiche immuno-mediate. È autore di diverse pubblicazioni su riviste intemazionali e relatore all'ACVM forum.

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oltre alla data ed al codice del cane, anche il nome del medico veterinario o della struttura veterinaria che ha eseguito la radiografia. Lo scopo è quello di una maggior responsabilizzazione del veterinario che esegue l'esame radiografico e che ne garantisce l'autenticità. Pertanto, d'ora in poi, nel fototimbro impresso sulla pellicola o sui dati al computer nelle radiografie digitali, dovranno comparire i seguenti dati:

• Medico veterinario referente o struttura veterinaria in cui opera il medico veterinario referente • identificazione del cane mediante il suo numero di registrazione al libro genealogico (LOI, ROI, LIR, RIR) • data di esecuzione della radiografia La Fondazione Salute Animale raccomanda inoltre di utilizzare sempre un fototimbro per l'identificazione delle pellicole e di abbando-

nare altri sistemi di identificazione come le lettere di piombo o i nastri radio-opachi. Quella tra FSA e Innovet è una collaborazione tecnico-scientifica a lungo termine. A partire da maggio 2008 e per i successivi 3 anni, Innovet sarà, infatti, sponsor unico delle iniziative promosse dalla Fondazione Salute Animale (FSA) in particolare di quelle rivolte alla prevenzione delle malattie ereditarie di tipo scheletrico del cane. ■


28 Lettere al Direttore Ma i veterinari disoccupati dove sono? el 2007 dovendo assumere un veterinario, ho diffuso la voce tramite informatori, annuncio su vet-job, annunci sulle bacheche degli ordini professionali vicini, inserzioni ecc. Le premesse erano queste: contratto rinnovabile 3 anni anche a neolaureato, obbligo di residenza in zona e automuniti, orario su 4,5 gg settimana + 1,5 turni fine settimana al mese, 26 gg ferie/anno pagati, giorni investiti in formazione retribuiti ed extraferie, retribuzione da subito… Ho ricevuto pochi curriculum che nella maggior parte dei casi erano penosi nella forma e nei contenuti. In molti curriculum di veterinari donna la laurea era citata all’ultima riga dopo concorsi di miss, lavoro di parrucchiera, ecc., ecc. Alla fine sono riuscito ad organizzare per telefono una ventina di colloqui. Ad uno non si è presentato il candidato ma la sua cara mamma. Due non si sono presentati evitando anche di far sapere che non sarebbero venuti. A quattro non piaceva la montagna e il paesino così piccolo (niente teatro, discoteca, ecc.). Una candidata non era disponibile per i fine settimana perché doveva raggiungere l’amato bene. Due candidate non erano disponibili ad occuparsi dei ricoverati (…nelle ore di lavoro! Non extralavoro!). Cinque non erano disponibili ad altre mansioni tranne quella per cui si presentavano (solo ecografie, solo chirurgia, solo cardiologia, …). Due durante il colloquio, di fronte alla mia affermazione che, se vi fosse stato tempo libero durante l’orario di lavoro, avrebbero dovuto studiare, mi hanno spiegato che essendo freschi di studi universitari a loro non serviva aggiornarsi… Li ho scartati io! Una la ho assunta per un anno perché non era disponibile ad un periodo più lungo (matrimonio in vista). Su 20 colloqui organizzati praticamente in nessuno siamo arrivati a parlare di retribuzione. Per telefono o al colloquio si informavano sempre se c’era il collegamento internet e se potevano usarlo, solo poi se c’era l’ecografo, l’anestesia gassosa, ecc.); qual-

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cuno ha anche chiesto se in ambulatorio c’era la playstation. Ovviamente ora un anno è quasi passato, la collega si sposerà e dovrò rimettermi in cerca. Ho dato un’occhiata a vetjob e mi è preso subito un certo “che” allo stomaco… Sono del tutto consapevole di vivere in un posto che per molti può sembrare in “culo” al mondo ma è anche vero che si tratta comunque di una rinomata zona di villeggiatura del Trentino. Ormai sono quasi venti anni di libera professione e quindi sono una specie di tarda tartaruga ma fra le nebbie della memoria ricordo che per il mio primo lavoro mi sono presentato dicendo: “se le va bene vengo per un mese, gratis, e poi deciderà se assumermi!” Ah, dimenticavo… in quel momento un T. Rex stava passando in cortile… Saluti a tutti. Giovanni Bucci. È molto difficile commentare la lettera del collega. Di certo, conoscendolo da molti anni, non possiamo mettere assolutamente in dubbio quanto lui riporta della sua esperienza. Esperienza che già in parte conoscevamo. Giustamente Bucci si chiede e ci chiede dove siano i 5.000 Medici Veterinari disoccupati o sottoccupati che fanno la fame. La nostra ultima indagine aveva già evidenziato grosse anomalie nel mercato del lavoro del nostro settore. Da altre parti, anche da alcune aziende, abbiamo raccolto esperienze e testimonianze simili a quelle del collega. Da cosa dipende questa situazione? Più volte abbiamo cercato di analizzarla ma è molto difficile. Di sicuro vi è spesso scarsa voglia ad impegnarsi oltre un certo limite, vi è il desiderio di salvaguardare i Sabati e le Domeniche, di restare in famiglia o nella propria città con gli amici, ma crediamo che ci sia anche altro: il sogno di diventare "specialisti" e quindi si preferisce fare la gavetta per anni nelle grosse cliniche dove ci sono le attrezzature più d'avanguardia ed i colleghi più noti, sperando un giorno di arrivare al "college" e diventare uno di loro. Il veterinario generico sembra che non lo voglia fare più nessuno. Possiamo solo sperare che ci sia almeno un collega che leggendo questa lettera possa fare una scelta diversa: andare a vivere in un bellissimo paese in montagna, in un ambiente tranquillo e sereno, con la possibilità di svol-

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gere subito un lavoro professionale, garantito e retribuito. E non è facile oggi trovare una possibilità come questa.

Equivoco chiarito con l’IBC n risposta alla vostra ultima (prot. 0098/08/SP) intendiamo chiarire che non era nostra intenzione mettere in dubbio l’operato dei Medici Veterinari, né tantomeno voler prefigurare scenari di violazione o illeciti. Al contrario, la volontà è quella di informarvi sull’attuale situazione della razza. In allegato troverete la delibera dell’ENCI - Ente nazionale Cinofilia Italiana del luglio 2008 (delibera del 15 luglio 2008 www.enci.it, ndr) con la quale si vieta l’ingresso in esposizione ai Boxer amputati nati dal 2001 (anno in cui è cambiato lo standard della razza impedendo caudectomia e conchectomia) sino all’ordinanza del dicembre 2006. Durante questi anni (2001-2006) non sono state date direttive chiare ad allevatori e proprietari che, legati alla classica immagine del Boxer amputato, hanno continuato a tagliare. Oggi, i proprietari dei cani nati in questo frangente si trovano nell’imbarazzo di sentirsi esclusi da qualsiasi manifestazione espositiva. In altre nazioni che prima di noi hanno subito introduzioni governative similari, molti, per continuare ad esporre soggetti amputati, sono ricorsi all’escamotage di presentare certificazioni veterinarie che attestano, ora per allora, la necessità di interventi per fini curativi. Spesso sono mancati i riscontri documentali e l’identificazione certa del soggetto (numero di microchip), consentendo che i certificati in parola fossero utilizzati anche per terzi cani. Alla luce di quanto detto, vi invitiamo a portare all’attenzione dei vostri associati la problematica affinché pongano in essere appropriate misure contro chi potrebbe carpirne la buona fede. Il Presidente dell’Italian Boxer Club Stefano Bartolini

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“Ero già venuta a Cremona in una clinica veterinaria specializzata in ortopedia”. Clementina Forleo, neo Gip al Tribunale di Cremona

Il Presidente dell'Italian Boxer Club, Stefano Bartolini, ha scritto all’ANMVI nei termini che leggete, dopo un primo appello lanciato alla categoria medico veterinaria. In un primo contatto, Bartolini scriveva che le certificazioni veterinarie “verranno sicuramente richieste da proprietari di boxer per poter partecipare ad importanti manifestazioni" e concludeva: “Sarà nostra premura e di altre associazioni per la tutela del cane, vigilare durante queste manifestazioni, controllando la veridicità delle certificazioni, che, dovranno comunque essere accompagnate, oltre che dalla firma del professionista, di esiti di esami strumentali e fatturazione della prestazione. A questo scopo verremo coadiuvati da organi competenti che provvederanno a denunciare ogni irregolarità." L'ANMVI replicava che l'attività del Medico Veterinario si atterrà a quanto strettamente richiesto dalle norme in vigore e aggiungeva che “prefigurare scenari di violazioni e illeciti risulta a dir poco irriguardoso nei confronti della professione, così come risulta pleonastico il richiamo alla legalità". La contro-risposta qui pubblicata è sufficiente a considerare l’equivoco risolto e superato.

http://www.anmvi.it/vetexchange/ VET-EXCHANGE è il servizio in rete dell'ANMVI rivolto ai medici veterinari interessati alla compravendita di attrezzature professionali. Il sistema prevede l'utilizzo di un archivio on-line compilato e aggiornato via browser dagli utenti che intendono offrire un prodotto. Le inserzioni permangono in rete per 90 giorni; alla scadenza di questo periodo vengono rimosse automaticamente. Questo servizio telematico ha unicamente lo scopo di consentire un più facile contatto tra soggetti interessati alla compravendita di attrezzature professionali veterinarie. Per inserire la propria offerta o richiesta è necessaria la registrazione al servizio tramite un modulo on-line.

http://www.anmvi.it/vetjob/ VET-JOB è il mercato italiano del lavoro veterinario. Questo servizio telematico prevede l'utilizzo di un archivio on-line compilato e aggiornato via browser dai medici veterinari che cercano oppure offrono proposte di lavoro. Esso ha unicamente lo scopo di consentire un più facile contatto tra medici veterinari che offrono o sono alla ricerca di lavoro. Per inserire la propria offerta o richiesta di lavoro è richiesta la registrazione al servizio. Al termine della registrazione il sistema fornirà all'utente un codice che, insieme alla password, consentirà di accedere all'area riservata per modificare/integrare/rimuovere le proprie inserzioni e la scheda dati personale. Le inserzioni permangono in rete per 90 giorni; alla scadenza di questo periodo vengono rimosse automaticamente.


CVBD Dalle Aziende

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Una sfida per i veterinari liberi professionisti Nuovi dati sulle co-infezioni da patogeni trasmessi da vettori

e malattie del cane trasmesse da vettore (CVBD, Canine Vector Borne Diseases) sono patologie causate da una grande varietà di patogeni trasmesse ai cani da artropodi ematofagi. Queste malattie variano nelle loro manifestazioni cliniche: molto spesso viene trasmesso all’ospite più di un patogeno, dallo stesso vettore o da uno differente, con il risultato di avere doppie o multiple infezioni. Le co-infezioni trasmesse da vettore hanno importanti ripercussioni nella diagnosi, terapia e prognosi del paziente e nelle aree endemiche dovrebbero essere sempre prese in considerazione ed escluse in cani che mostrano segni clinici aspecifici. Il controllo e la prevenzione con antiparassitari che inibiscano il pasto di sangue dei parassiti sono armi fondamentali. Parassiti quali zecche, pulci, flebotomi e zanzare possono trasmettere ai cani batteri, protozoi, virus ed elminti. Inoltre alcuni vettori, quali per esempio le zecche, sono in grado di trasmettere diversi tipi di patogeni e un singolo vettore può albergare contemporaneamente più di un patogeno. Inoltre, segni clinici simili di differenti CVBD, complicano il problema di infezioni simultanee causando problemi diagnostici, terapeutici e prognostici per il veterinario libero professionista e, di conseguenza, per il paziente stesso. Vi sono alcuni fattori che predispongono il cane a essere suscettibile a infezioni multiple: 1. Vivere in aree altamente endemiche per diversi tipi di patogeni trasmessi da vettori 2. Tenere gli animali prevalentemente all’aperto 3. Uso irregolare o assente di antiparassitari Anche un’immunodepressione dovuta all’età avanzata, a infezioni nascoste o a terapie immunosoppressive può promuovere un’infezione che invece avrebbe potuto essere facilmente controllata. L’indebolimento della risposta immunitaria quindi, può essere una conseguenza dell’effetto immunodepressivo di altre co-infezioni. Questo è stato dimostrato nelle infezioni da Leishmania Infantum dove l’immunodepressione porta a uno squilibrio tra la risposta Th1 e Th-2. È importante sottolineare che la maggior parte dei cani è in grado di sopportare infezioni croniche trasmesse da vettori patogeni per mesi o addirittura anni senza mostrare alcun segno evidente.

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CO-INFEZIONI CON ZECCHE Tra i vettori che trasmettono malattie, le zecche sono le più importanti perché fanno da serbatoio per un grande numero di diverse

entità patogene. Le zecche sono particolarmente adatte a trasmettere patogeni, poiché si attaccano con presa salda al proprio ospite facilitando la trasmissione di patogeni col passare dei giorni. Differenti organismi patogeni possono condividere la stessa zecca come vettore di trasmissione. Sono state riportate doppie o triple infezioni, non solo con differenti specie dello stesso gene, ma anche con patogeni completamente differenti. Prove sierologiche e molecolari mostrano che co-infezioni in cani con Anaplasma, Ehrlichia, Babesia, Rickettsia e Bartonella potrebbero essere più frequenti di quanto precedentemente ipotizzato. Uno di questi studi valuta le combinazioni, Anaplasma phagocytum e Borrelia spp, che albergano nella stessa zecca vettore cioè Ixodes ricinus. La stessa cosa succede anche per alcune Rickettsiae. Un altro esempio di vettori condivisi è Riphicephalus sanguineus, che può albergare Babesia spp, Ehrlichia canis, A. platys e Rickettsia conorii. Molte delle patologie causate da zecche possiedono una vasta varietà di caratteristiche cliniche e condividono segni non specifici quali deperimento, perdita di peso, febbre, scarso appetito e anoressia. Studi sperimentali condotti su topi e su persone hanno già dimostrato la presenza di segni clinici più gravi e complessi in caso di coinfezioni. Uno studio recente di Beall e colleghi ha scoperto che i cani che erano positivi agli anticorpi per A. phagocytophilum e per B. burgdorferi, e che manifestavano allo stesso tempo segni clinici, erano in numero doppio se paragonati ai cani che erano sieroreattivi a uno solo dei patogeni. In un gruppo di cani che mostravano debolezza, compatibile con anaplasmosi o borreliosi • il 29% degli animali aveva anticorpi di A. phagocytophilum • il 9% di B. burgdoferi • il 43% per entrambi i patogeni. In un altro caso, un segno distintivo di borreliosi, cioè la zoppia venne rinvenuta più spesso associata in casi di co-infezioni (32 cani positivi su 38) rispetto a casi di singola infezione da B. burgdoferi (5 cani su 8).

CO-INFEZIONI CON PATOGENI DI DIFFERENTI ARTROPODI La leishmaniosi canina è una delle più importanti malattie trasmesse da vettori nel cane. I segni clinici di questa malattia protozoaria variano e sono spesso aspecifici, includendo per esempio il deperimento cronico, la perdita di peso, lo scarso appetito, la febbre, l’anemia, l’alopecia senza prurito e le lesioni cutanee. Un crescente numero di pubblicazioni riporta di cani affetti da leishmaniosi colpiti simultaneamente da altre malattie trasmesse da vettori, quali Ehrlichia, Anaplasma, Babesia, Bartonella Rickettsia e Hepatozoon ma anche da Dirofilaria repens, trasmessa dalle zanzare. Molti autori ipotizzano che l’immunodepressione causata dalla forma cutaneo-viscerale della leishamniosi, promuova l’avvento di una co-infezione con altri patogeni e si interrogano sul sinergismo tra leishmaniosi e erli-

chiosi nell’alterare la funzionalità piastrinica. In più, uno studio epidemiologico in Italia ha scoperto che una sieroreattività nei confronti di Neospora caninum rappresenta un fattore di rischio maggiore per l’infezione nei confronti di L. Infantum.

DIAGNOSI DI CO-INFEZIONI DA MALATTIE TRASMESSE DA VETTORI I segni clinici di cani con co-infezioni sono spesso aspecifici. Così quando per esempio si visita un cane con leishmaniosi, si dovrebbe investigare ogni singolo segno clinico e una co-infezione dovrebbe essere esclusa in tutti quei cani in cui: • vi è un’assenza di risposta con i trattamenti tradizionali (per esempio persistenza di ipergammaglobulinemia, persistenza di alto titolo anticorpale) • mostrano segni clinici atipici per la malattia sospettata • vivono in aree endemiche da anni senza alcun segno clinico e improvvisamente si ammalano di una sospetta mono-infezione da CVBD Le chiavi di un giusto approccio clinico sono l’anamnesi e la ricerca di riscontri clinici e patologici tipici, accompagnati dai risultati di laboratorio. Comunque questi segni possono essere mimati e alterati da co-infezioni come si sospetta nel caso di epistassi. Si è sempre pensato e insegnato che fosse un segno clinico fondamentale nell’erlichiosi, ma può essere causato anche da una infezione nascosta da Bartonella in cani positivi per E. canis. Così, potrebbe diventare veramente difficile attribuire dei segni clinici e delle alterazioni biochimiche o/e ematologiche a un singolo specifico patogeno. Tuttavia, il libero professionista dovrebbe seguire una procedura di analisi standard: un dettagliato rapporto anamnestico, un approfondito esame clinico e di laboratorio, includere la ricerca di segni clinici tipici e un’identificazione supplementare a livello sierologico e molecolare di patogeni multipli, che offra un approccio diagnostico vincente. Si dovrebbe tener presente che un riscontro molecolare o sierologico di un patogeno solo, senza alcun segno clinico, non rappresenta una prova certa di malattia.

CONTROLLO DELLE CO-INFEZIONI TRASMESSE DA VETTORI Questi differenti scenari di infezioni provo-

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cate da patogeni trasmessi da vettori ci fanno riflettere sull’importanza di un programma di controllo. Bisogna tener conto delle modalità di trasmissione sequenziale delle zecche e di altri vettori quali zanzare (per trasmissione di Dirofilaria) e specialmente dei flebotomi (per trasmissione di L. infantum/L. Chagasi). Inoltre studi epidemiologici hanno mostrato nuovi modelli di diffusione dei vettori, quindi regioni che prima non erano endemiche, ora potrebbero esserlo diventate. Di conseguenza il suggerimento per i veterinari liberi professionisti è quello di tenere in considerazione diagnosi differenziali anche per patologie normalmente non presenti nelle rispettive regioni. Diventa così fondamentale tentare di prevenire il morso dei vettori e di conseguenza il loro successivo pasto di sangue. Antiparassitari a largo spettro con proprietà repellenti sono composti ideali per raggiungere questo obbiettivo, poiché prevengono il morso di diversi vettori quali zecche, flebotomi e zanzare minimizzando l’interazione ospite-parassita che porta così a una diminuzione del rischio di trasmissione di malattie. Un trattamento regolare con questi prodotti durante il periodo di trasmissione è importante per la prevenzione di CVBD sia singole che multiple in particolare la formulazione spot-on a base di imidacloprid + permetrina, ha dimostrato in ampi studi, condotti in condizioni di campo, di riuscire a ridurre i rischi di trasmissione di alcune malattie come la leishmaniosi e l’ehrlichiosi. ■

RECENSIONI

97 modi per far ridere un cane Autore: Jenny Langbehn Editore: Magazzini Salani Prezzo: € 8,90 Pagine: 112 Formato: 12,5 cm x 18 cm Ridono veramente! Tutti divertenti e tutti perfetti per migliorare il rapporto con il vostro cane, questi 97 esercizi un po’ matti coniugano un tocco di innata creatività con situazioni piene di fantasia. Tanti modi segreti per grattare, sollecitare, massaggiare. Tanti giochi di ruolo, stratagemmi e scambi di personalità; sarete voi a saltare impazienti davanti alla porta gridando “Giretto! Giretto”… Infine, godetevi il suo sorriso tuttodenti!.


30 Calendario attività Dal 28 settembre al 23 ottobre Per visualizzare i programmi degli eventi di tutte le società clicca su www.evsrl.it/eventi Edizioni Veterinarie E.V. srl

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INCONTRO SIDEV

AGGIORNAMENTI IN MALATTIE FUNGINE SUPERFICIALI DEL CANE E DEL GATTO - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it

INCONTRO ANMVI IN COLLABORAZIONE CON SCIVAC E GPM

GPM ANMVI: “LA CONOSCENZA DEL MARKETING DEI SERVIZI COME VANTAGGIO COMPETITIVO NELLA PROFESSIONE VETERINARIA” - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Milena Migliavacca - - Tel. +39 0372 403536 - E-mail: management@anmvi.it FONDAMENTI DI ANESTESIA GASSOSA - Hotel Internazionale - Cervignano del Friuli (UD) - Via Ramazzotti, 2 ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it

INCONTRO REGIONALE SCIVAC FRIULI VEN.GIULIA

28 SET

INCONTRO REGIONALE SCIVAC MOLISE Attenzione: Evento annullato.

AGGIORNAMENTI IN NEUROLOGIA - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it

1 - 4 OTT

CORSO SCIVAC Attenzione: Evento annullato.

CORSO DI MEDICINA COMPORTAMENTALE - I PARTE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 E-mail: info@scivac.it

INCONTRO SIPE

SEMINARIO SIPE - Centro Studi E.V., Palazzo Trecchi - Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it

INCONTRO SISCA

EDUCARE UN CUCCIOLO CHE PENSA: APPROCCIO TEORICO E PRATICO - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it APPROCCIO DIAGNOSTICO AL PAZIENTE CON PATOLOGIE DELLE GHIANDOLE SURRENALI - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it DIAGNOSI E TERAPIA DELLE PRINCIPALI PATOLOGIE SCHELETRICHE EREDITARIE - Hotel Selene, Roma Via Pontina km 30 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it PARLIAMO DI IPERTENSIONE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it LOMBARDIA: INCONTRO CON GIORGIO ROMANELLI - Atahotel Quark, Milano - Via Lampedusa, 11/A - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it CORSO SISCA - L’EDUCAZIONE DEL CUCCIOLO SECONDO UN’OTTICA PEDAGOGICA (II PARTE) - Il Biancospino - Casteggio (PV) - ECM: No ECM - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it 2° IT. ORTOPEDIA: III PARTE - OSTEOSINTESI INTERNA AO BASE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it AVVIAMENTO ALLA CERTIFICAZIONE BPV - Centro Studi E.V., Palazzo Trecchi - Cremona - Via Trecchi, 20 ECM: No ECM - Per informazioni: Sabina Pizzamiglio - Segreteria ANMVI - Tel. +39 0372 403537 - E-mail: info@anmvi.it

4 OTT 5 OTT 5 OTT 5 OTT 5 OTT 6 OTT

INCONTRO SVIDI INCONTRO REGIONALE SCIVAC LAZIO INCONTRO SINUV

INCONTRO REGIONALE SCIVAC LOMBARDIA

6 - 9 OTT

CORSO SCIVAC / SISCA Attenzione: Evento annullato.

8 - 11 OTT

ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC Attenzione: Iscrizioni chiuse per esaurimento posti.

9 OTT 11 - 12 OTT 12 OTT 12 OTT 12 OTT 12 OTT 12 OTT 13 - 16 OTT 18 - 19 OTT 18 - 19 OTT 19 OTT 19 OTT 19 OTT 20 - 22 OTT 23 OTT

CORSO ANMVI

INCONTRO SIONCOV

IL MASTOCITOMA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it

INCONTRO

SEMINARIO SIRE & SIOCE “CHIRURGIA RIPRODUTTIVA NELLA FATTRICE” - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it EPILESSIA E CONVULSIONI: APPROCCIO CLINICO, DIAGNOSTICO E TERAPEUTICO - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it EMERGENZA O NON EMERGENZA..QUESTO È IL PROBLEMA RICONOSCIMENTO E TRATTAMENTO DELLE PIU’ COMUNI EMERGENZE IN MEDICINA VETERINARIA - Palace Hotel Bari - Via Lombardi,13 - ECM: Rich. Accr. - Per info: Monica Borghisani - Segr. Del. Reg. SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it AGGIORNAMENTI IN NEUROLOGIA - Castello Ruffo di Calabria - SCILLA (RC) - Piazza Duomo - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it DIAGNOSI E PREVENZIONE DELLA FIP - Complesso Turistico Averno - Pozzuoli (NA) - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 E-mail: delregionali@scivac.it DIAGNOSTICA PER IMMAGINI: II PARTE - ECOGRAFIA CLINICA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it UN MALATO, LA SUA CURA. RIFLESSIONI SUL TEMA ATTRAVERSO L’ANALISI DI CASI CLINICI TRATTATI CON MNCV - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it EPILESSIA DEL CANE E DEL GATTO: SIAMO ALL’INIZIO DI UNA NUOVA ERA? - Crowne Plaza - Centro Congressi, Padova - Via PO 197 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it ONCOLOGIA DEL CAVO ORALE: TERAPIE CHIRURGICHE E TRATTAMENTI ALTERNATIVI - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it

INCONTRO REGIONALE SCIVAC VALLE D’AOSTA INCONTRO REGIONALE SCIVAC PUGLIA INCONTRO REGIONALE SCIVAC CALABRIA

INCONTRO REGIONALE SCIVAC CAMPANIA ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC Ultimi posti disponibili INCONTRO SIMVENCO SEMINARIO SCIVAC INCONTRO SIODOV

INCONTRO REGIONALE SCIVAC SARDEGNA IN COLLABORAZIONE CON ASVAC

ASVAC - AGGIORNAMENTI IN MEDICINA FELINA - Cagliari - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it

INCONTRO SIARMUV

MEDICINA D’URGENZA - SQUILIBRI ACIDO-BASE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it

CORSO SIVAL IN COLLABORAZIONE CON SCIVAC

CORSO BASE DI MICROCHIRURGIA - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - Per informazioni: Lara Zava Segreteria SIVAL - Tel. +39 0372 403541 - E-mail: info@sivalnet.it

CONVEGNO SIVAR IN COLLABORAZIONE CON ORDINE DEI MEDICI VETERINARI DI CREMONA, ASL DELLA PROVINCIA DI CREMONA

AGGIORNAMENTI IN BUIATRIA: L’ACIDOSI RUMINALE SUBACUTA DELLA VACCA DA LATTE TRA TEORIA E PRATICA COW COMFORT NELL’ALLEVAMENTO INTENSIVO DA LATTE ASPETTI PRATICI E NORMATIVI - CremonaFiere Spa, Cremona - ECM: Richiesto Accr. - Per info: Paola Orioli - Segreteria SIVAR - Tel. +39 0372 403539 - E-mail: info@sivarnet.it

laPROFESSIONE

VETERINARIA 33 | 2008

PROFESSIONE la VETERINARIA La rivista è un settimanale specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore Direttore Carlo Scotti Direttore Responsabile Antonio Manfredi Coordinamento Editoriale Sabina Pizzamiglio info@anmvi.it Comitato di Redazione Pierpaolo Bertaglia, Paolo Bossi, Marco Eleuteri, Giuliano Lazzarini, Pier Mario Piga, Sabina Pizzamiglio, Aldo Vezzoni Rubriche Fabrizio Pancini, Oscar Grazioli, Maria Teresa Semeraro, Giovanni Stassi Segreteria di Redazione Lara Zava professioneveterinaria@anmvi.it Grafica Francesca Manfredi grafica@evsrl.it Editore SCIVAC - Via Trecchi, 20 26100 Cremona Iscrizione registro stampa del Tribunale di Vigevano, n. 1425/03 del 30/12/2003 Concessionaria esclusiva per la pubblicità EV srl, Cremona marketing@evsrl.it Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

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Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27-02-2004 N. 46) art. 1, comma 1 Filiale di Milano a cura di Centro Produzione Mailings Scarl Cusago (MI) Professione Veterinaria pubblica notizie d'attualità e di rassegna i cui contenuti non rispecchiano necessariamente il pensiero della Testata. Interventi e opinioni attribuibili a Professione Veterinaria e/o all'ANMVI vengono esplicitamente indicate come tali. Chiuso in stampa il 22 settembre 2008



Professione Veterinaria, Anno 2008, Nr 33