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PROFESSIONE

VETERINARIA 52001

MENSILE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

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EDIZIONI SCIVAC - Anno 11, numero 5, mensile, maggio 2001 Spedizione in abbonamento postale - 45% Art. 2 comma 20/b-Legge 662/96 - Filiale di Piacenza Concessionaria esclusiva per la pubblicità EDIZIONI VETERINARIE E.V. srl - Cremona

Nuove figure professionali si affacciano a supporto dell’attività del medico veterinario

l’editoriale di Carlo Scotti

Gli infermieri veterinari In questo numero della rivista viene trattato un argomento che da

molto tempo si dibatte all’interno della Categoria, ovvero l’opportunità o meno che venga istituita anche in Italia la figura professionale dell’infermiere veterinario ed il suo ruolo nel nostro panorama professionale. Il problema si era già posto alcuni anni orsono quando la Scivac, affacciandosi al mondo europeo aveva avuto modo di cogliere questa realtà professionale che altri paesi avevano e che dava un validissimo supporto all’attività del Medico Veterinario. Era quindi stato indetto un referendum tra gli associati alla Scivac al fine di comprendere se la nostra Categoria era pronta a vedere introdurre una figura di infermiere veterinario anche nella nostra Nazione. La risposta al quesito era stata assolutamente negativa. Con una maggioranza schiacciante infatti i Medici Veterinari italiani avevano bocciato tale ipotesi. I motivi di un atteggiamento di chiusura così netto potevano essere ricondotti all’alto numero di Medici Veterinari che già allora aveva la nostra nazione; nella conseguente disoccupazione e sotto occupazione dei giovani veterinari e quindi il timore che qualsivoglia innovazione potesse creare una ulteriore possibilità di concorrenza. Oggi ad alcuni anni di distanza il problema viene nuovamente posto, vuoi per la necessità di recepire normative europee in tal senso, vuoi anche per la trasformazione in atto della professione del Medico veterinario italiano che vede quindi mancare questa figura di supporto alla attività CONTINUA A PAG. 3

Assistente o ausiliario: novità in vista? Si discute da tempo sull’opportunità di istituzionalizzarle, ma siamo davvero pronti ad accoglierle? di Fabrizio Pancini

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Uno spazio aperto al confronto l settore veterinario ha moltissime pubblicazioni specializzate, forse anche troppe per il ristretto numero di iscritti agli Ordini (meno di 20.000), a dimostrazione di una diversificazione delle politiche e degli obbiettivi editoriali ma anche della frammentazione della nostra Categoria. Limitiamo qui la nostra analisi alle riviste dedicate all’informazione professionale, altrettanto numerose di quelle scientifiche. Tuttavia, se escludiamo i vari bollettini degli Ordini che hanno una distribuzione provinciale o regionale (i.e. Il Chirone organo della Federazione degli Ordini della Lombardia) e gli organi d’informazione dei Sindacati di Categoria che hanno una distribuzione limitata ai propri iscritti, i periodici d’informazione che possono vantare un peso di livello nazionale sono soltanto tre: Il Progresso Veterinario, La Settimana Veterinaria e Professione Veterinaria. Il primo, arrivando gratuitamente a tutti gli iscritti agli Ordini, è il più diffuso e quest'anno supererà le 22.000 copie; è l’organo ufficiale della FNOVI e, con una veste istituzionale, mensilmente, dà informazioni molto utili sulla e dalla Federazione. La Settima Veterinaria per la sua stessa periodicità è più legata all'attualità del settore e fornisce reportage degli avvenimenti scientifici più importanti; essendo distribuita in abbonamento ha una diffusione molto più limitata e inoltre è aperta ad ogni collaborazione e contributo senza esprimere una propria posizione ufficiale. Infine, abbiamo Professione Veterinaria, la nostra rivista, sulla quale se permettete vorrei fare alcune riflessioni. Professione Veterinaria, a seguito di una profonda trasformazione editoriale, è diventata uno strumento d’aggiornamento professionale mensile, unico nel panorama editoriale veterinario. È infatti uno spazio aperto al confronto, dove si affrontano senza timori né preclusioni tutti gli argomenti, anche i più ostici e delicati, che possono aiutare la Categoria

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a diventare più forte e consapevole dal punto di vista professionale. E tutto questo i colleghi l’hanno capito subito. Bastino a dimostrarlo la diffusione di Professione Veterinaria (notevolmente superiore ai 9500 Colleghi destinatari), ma soprattutto la crescente partecipazione dei suoi lettori attraverso email, lettere al Direttore, invio di contributi, annunci, quesiti e richieste di pubblicazione, per non dire del diffuso apprezzamento verso la rivista, sempre più spesso citata quale autorevole riferimento per l’informazione di settore. È giusto però anche ricordare le critiche che ci vengono rivolte. In primis, il coraggio di affrontare anche quei temi che potrebbero esporre la Categoria Veterinaria al giudizio di chi non ne fa parte, ad esempio i clienti. Abbiamo già detto che Professione Veterinaria non è una rivista per la sala d'aspetto ma una pubblicazione riservata alla Categoria, ma nasconderci i problemi e far finta che vada tutto bene non solo sarebbe ipocrita ed inutile ma toglierebbe alla stessa rivista gran parte della sua ragione d'essere. Ultimamente ci è stato inoltre criticato il fatto di ospitare anche posizioni proprie di una minoranza di veterinari o di non veterinari. Riteniamo al contrario che sia doveroso dare a tutti la possibilità di esprimersi e coinvolgere nel confronto anche esperti non veterinari in grado di contribuire ad un serio approfondimento, utile ad arrivare a ragionate conclusioni che i nostri organi rappresentativi potranno tenere in debito conto. Professione Veterinaria, pur non essendo l'organo ufficiale dell'ANMVI, è comunque il suo riferimento per l’informazione di settore e lo sta diventando anche per tutte le Associazioni Federate. Anche per questo, la nostra rivista continuerà ad essere sempre aperta al confronto, senza remore e senza censure, lasciando all’intelligenza dei suoi lettori il giudizio finale. ■

(in questo numero:)

1 Prima Pagina: Assistente o ausiliario: novità in vista?

di Fabrizio Pancini

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L’Intervista Attualità: Gianni Mancuso eletto Riunito a Roma il deputato Consiglio Nazionale degli Ordini di Carlo Scotti

di Aldo Vezzoni

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Rifiuti sanitari: rilevante problema o inutile complicazione?

ANMVI Informa: Anche i veterinari l.p. al tavolo delle concertazioni

di Giorgio Neri

a cura di Sabina Pizzamiglio

15 Attualità:

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Rubrica Legale: Identificazione A proposito del diritto elettronica del cane con all’autocertificazione microchip di M.T. Semeraro

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In Rete: La ricerca di indirizzi email

di Fabrizio Pancini

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L’Opinione: Cosa aspettarsi dal nuovo Governo

di Oscar Grazioli

di Aldo Vezzoni

18 Attualità:

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Rubrica Fiscale: Anagrafe bovina: ritardi Il Modello Unico 2001 e limiti di Giovanni Stassi

Dalle Associazioni: I numeri del 42° Congresso SCIVAC

di Alberto Casartelli

di Antonio Manfredi

* Hill’s Global Leader in Pet Nutrition


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chi non è capitato, soprattutto all’inizio della professione o quando ancora era iscritto all’università, di prestare la propria opera presso l’ambulatorio del collega più esperto o presso la clinica di qualche facoltà di veterinaria, svolgendo anche e soprattutto le mansioni più disparate? Com’è noto, da sempre esiste una sorta di tacito accordo tra veterinario e giovane studente o neo-laureato, che definisce certe forme di collaborazione che taluni chiamano subordinazione. Certo da una ventina d’anni ad oggi le cose sono forse migliorate, se non altro dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro e della migliore qualità dell’offerta di prestazioni e servizi da parte del veterinario nei confronti della clientela. Per tale ragione, così come accade in altri Paesi europei ed extraeuropei, si sono venute a creare figure professionali come l’assistente e l’ausiliario veterinari. Il primo, autorizzato a sostituire il veterinario nell’espletamento dell’ordinaria amministrazione, si occupa dell’organizzazione e dell’amministrazione dell’ambulatorio o della clinica, collaborando alle varie attività svolte dal veterinario: lo assiste durante gli interventi e le normali visite (preparazione degli animali, iniezioni, anestesia, ecc…), esegue bendaggi, presta aiuto durante l’esecuzione di radiografie o di interventi chirurgici ed effettua analisi di laboratorio. L’ausiliario veterinario, svolge compiti di segretariato, sbriga mansioni amministrative, risponde al telefono e fissa appuntamenti, riceve inoltre i proprietari degli animali e li conduce alla visita. In occasione di controlli, trattamenti ed interventi: assiste gli animali, effettua procedure tecniche finalizzate all’ottenimento di analisi di laboratorio e si occupa dell’igiene degli strumenti, degli impianti e dei locali. Forse in Italia le mansioni di queste due figure professionali sono un po’ sfumate l’una nell’altra (nel senso che si può identificare nella stessa persona la figura dell’assistente e dell’ausiliario veterinari), proprio per una necessità sostanzialmente determinata da

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SEGUE DALLA COPERTINA

professionale. Certo è che se già alcuni anni fa si temeva che un infermiere veterinario avrebbe potuto togliere spazi occupazionali ad un giovane veterinario, oggi con una disoccupazione ormai galoppante, la situazione non può certamente essere migliorata. È innegabile infatti che i giovani veterinari italiani incomincino il loro percorso di formazione professionale con una attività di tipo infermieristico presso strutture veterinarie o al seguito

fattori di convenienza economica e ragioni di carattere culturale che non si sono ancora ben sviluppate a livello di categoria. Esiste quindi la necessità di istituzionalizzare tali figure professionali e soprattutto di regolamentarne l’attività, visto anche l’orientamento generale dei medici veterinari, da un lato preoccupati che possano avvenire dei pericolosi abusi della professione veterinaria, ma, dall’altro lato, consapevoli che il futuro dovrà fare i conti con l’inserimento di queste nuove professioni create proprio a supporto del loro lavoro. Al di là dell’opinione espressa dai nostri interlocutori, a nostro avviso occorrerebbe che l’istituzionalizzazione di tali figure avvenisse, oltre che con regole precise, anche con l’aiuto economico dello Stato (attraverso l’università o associazioni riconosciute di alta caratura scientifica). Tale contributo potrebbe favorire la formazione di giovani, anche non laureati, che potrebbero così esprimere la loro professionalità a supporto, sia del management dell’attività ambulatoriale, sia degli aspetti più prettamente sanitari della struttura in cui prestano la propria opera.

Claudio Bussadori, libero professionista Milano Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente e dell’ausiliario veterinari? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati “costretti” spesso a fare gavetta? Nella mia esperienza maturata all’estero ho avuto la possibilità di apprezzare il lavoro svolto da tecnici qualificati. Il personale

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paramedico che trova collocazione in una clinica veterinaria privata può avere mansioni diverse a seconda delle strutture nelle quali lavora. In particolare, per quanto riguarda l’infermiere professionale, a questo possono essere affidati compiti organizzativi riguardanti però solo l’operatività della struttura. I compiti amministrativi e di organizzazione del lavoro nel senso delle mansioni del perso-

nale, delle turnistiche e dei rapporti con clienti e fornitori debbono essere gestiti da altra persona senza competenze mediche, le quali, in questo caso, potrebbero essere non solo inutili ma addirittura fuorvianti. Il vero ruolo dell’infermiere si svolge a contatto con l’animale ed è volto a ridurre al minimo le manualità che il medico deve svolgere sul paziente con il conseguente risparmio di tempo. I motivi per i quali queste figure professionali non sono ancora delineate in Italia sono a mio parere diversi, non ultimo il fatto che prima si è dovuto svolgere il lungo cammino della formazione della figura professionale del veterinario di piccoli animali. Non dobbiamo, infatti dimenticare che fino a non molti anni fa la gran parte del lavoro di questo professionista consisteva in quelle mansioni che oggi vengono spesso

l’editoriale di professionisti affermati. L’introduzione della figura dell’infermiere veterinario potrebbe essere concorrenziale e di conseguenza far diminuire drasticamente la possibilità per i neolaureati di affacciarsi in qualche modo al mondo professionale. Peraltro non si potrà pensare di continuare a chiudere la porta davanti all’evoluzione della nostra professione. Gli infermieri veterinari o prima o dopo diventeranno una realtà anche nel nostro paese come

ormai sono figure tradizionali nella maggior parte dei paesi europei. Per evitare quindi il crearsi di ulteriori conflitti interni alla Categoria, basterà usare una ricetta semplice. Diminuire il numero di Laureati in Medicina veterinaria che i nostri atenei sfornano annualmente. Allora potrà trovare una sua collocazione la figura dell’infermiere veterinario, andando a sostituire quella anomalia odierna che è la figura del Medico Veterinario infermiere. ■

affidate all’infermiere. Premesso che non mi è chiara la differenza tra assistente e ausiliario, così come sono delineate nella domanda. Vorrei dire che paragonando queste figure a quelle conosciute nell’organizzazione ospedaliera umana mi sembra di capire che il primo corrisponda all’infermiere professionale, e alla figura del “technician” veterinario e il secondo a un ibrido fra l’infermiere generico e una segretaria. Probabilmente il primo può trovare migliore impiego in una grossa clinica dove già esistono tecnici di laboratorio, generici e segretarie; mentre il secondo è più adatto ad una piccola struttura. Sicuramente i neolaureati come aiuto rappresentano un’alternativa valida e a costo inferiore ma un servizio professionale ci consentirà una migliore immagine con i clienti e una maggior costanza nel tempo della qualità del servizio.

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profondita di ciascun caso clinico, per l’aggiornamento nelle branche di interesse, trasferendo le altre attività quotidiane a figure professionali opportunamente formate, quali gli assistenti e gli ausiliari veterinari.

Marco Caldin libero professionista Padova

E come mai in Italia queste figure non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Forse solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati costretti spesso a fare gavetta? Purtroppo vedo ancora lontana nel nostro Paese la possibilità di realizzare tale livello di distribuzione delle competenze, per diversi motivi. La presenza di dipendenti nelle nostre strutture impone costi di costituzione e gestione (stando alle norme vigenti) notevolmente superiori, a cui non penso sia facile far fronte, data la scarsa resa economica del nostro lavoro in relazione agli investimenti da farsi, l’incertezza e la non prevedibilità sul medio-lungo periodo dell’andamento della nostra professione. A tale proposito vorrei ricordare che in Italia il rapporto di lavoro dipendente è ancora fortemente vincolante, data la mancanza di una elasticità legislativa che consenta di poter eventualmente riprogrammare il proprio staff a seconda delle esigenze momentanee. Non da ultimo, i numerosi giovani colleghi o studenti delle nostre Università, costituiscono un esercito di volontari e volenterosi aiutanti! Non avendo sufficiente preparazione pratica nei nostri Atenei, ci affiancano spesso nella nostra attività professionale e per lo più a titolo gratuito. In sostanza quindi, le figure professionali paramediche sarebbero fondamentali, ma a tutt’oggi difficilmente collocabili nella nostra realtà lavorativa. Si rende quindi necessaria una modificazione di tipo culturale della nostra professione, che deve nascere proprio nelle Università, dove i giovani colleghi imparino il confine tra quella che è attività medica e paramedica o gestionale, per ricoprire dopo la laurea ruoli che realmente competono loro, giustamente retribuiti, lasciando così spazio alle emergenti figure paramediche.

Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente e dell’ausiliario veterinari? Ritengo di grande importanza la presenza di figure professionali paramediche nel nostro campo professionale. Il medico veterinario impiega oggi gran parte della propria giornata lavorativa in attività di carattere pratico, che comprendono anche compiti di segretariato, amministrativi, di preparazione degli animali agli interventi, etc. Questo tempo potrebbe venire impiegato dal medico per lo studio e la valutazione ap-

A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? Attribuire alle Regioni o ad Enti locali la formazione di paramedici porta al rischio che, come spesso accade in altri settori, tali figure restino poi isolate dalla realtà lavorativa. Pur sapendo che il pro-

A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? Il momento per incominciare la formazione di infermieri professionali veterinari è maturo. Nei paesi dove queste scuole esistono l’organizzazione è simile a quella delle scuole per infermieri umani: tre anni di corso teorico pratico, di cui l’ultimo si svolge come attività pratica presso le cliniche convenzionate con la scuola. Credo che il compito di formare queste figure professionali andrebbe alle Università anche se non andrebbe esclusa l’ipotesi di scuole private o regionali convenzionate fra loro.


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cesso di revisione della figura professionale dei medici veterinari e l’introduzione dei paramedici avrebbe senz’altro strada più breve, per la conoscenza delle reali esigenze del veterinario pratico, se affidata a società come SCIVAC o affini, ribadisco ancora una volta che una così profonda modificazione culturale debba avere radici nelle nostre Università, per conferire a tali figure pro-

fessionali, carattere di ufficialità. Stefano Candotti libero professionista Pordenone Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente e dell’ausiliario veterinari? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello

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universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati “costretti” spesso a fare gavetta? L’istituzionalizzazione di queste figure para-veterinarie nasce, se non sbaglio, dalla riforma universitaria (D.M. 509/99). Certo, se guardiamo all’estero, come facciamo in caso di vendita

ambulatoriale di farmaco veterinario e Pet-corner, queste figure dovranno essere non solo affrontate nei prossimi anni, ma anche accettate, perché rappresentano l’evoluzione naturale della veterinaria, come di altre professioni. Tuttavia tale evenienza mi preoccupa non poco: in primo luogo perché la realtà del 70-75% delle nostre strutture è fatta da piccolimedi ambulatori, con spese ed

entrate ben definite, per cui, se facessimo entrare queste figure in strutture di questo tipo, avremmo una lievitazione dei costi ed una complicazione della gestione legale e burocratica tali da farci mandare fuori mercato senza avere nessun beneficio economico diretto. In secondo luogo, le mie perplessità nascono dal fatto che noi veterinari liberi professionisti abbiamo già enormi problemi per la presenza dei colleghi dipendenti ASL che svolgono attività intramurale, senza contare i vari abusivismi da parte di altre categorie (es: farmacisti, allevatori, erboristi, ecc…). Il fatto di aggiungere quindi una nuova figura professionale affine alla nostra senza avere risolto prima i problemi appena citati, favorirebbe una ulteriore confusione dei ruoli di ognuno. Esiste poi un altro aspetto da non sottovalutare e cioè che questa figura, ancora poco definita e/o definibile, verrebbe ad istituzionalizzarsi attraverso una scorciatoia, quale è appunto la laurea breve. Per tali ragioni al momento, non trovo quindi la scelta né utile, né necessaria agli interessi della nostra categoria. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio Albo professionale degli infermieri o degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? Mi pare che nel D.M. 509/99 le intenzioni del legislatore siano quelle di far confluire queste figure paramediche con laurea breve nello stesso Albo professionale dei medici veterinari. Tale decisione è a mio avviso sbagliata e fonte di ulteriori difficoltà future di non poco conto; così come, del resto, anche la creazione di un Albo apposito per i para-veterinari determinerebbe solo nuove e fastidiose contrapposizioni. Sarebbe forse più giusto istituire una sorta di “sotto-Albo” con l’egida della FNOVI, ma mi chiedo in che modo, visto che gli ordini provinciali fanno fatica a regolarizzare deontologia e tariffari locali di noi veterinari, per cui come farebbero a controllare un ulteriore Albo ambiguamente paramedico, con proprie tariffe e propria deontologia? A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? È molto difficile rispondere a questa domanda. Infatti, se parto dal presupposto che il paramedico veterinario, da noi, è un traguardo ancora troppo precoce da realizzare, la risposta non la trovo. Occorrerebbe forse guardare ai


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Il progetto Leonardo ’armonizzazione richiesta dalla Comunità Europea sulla istituzionalizzazione dell’assistente e/o ausiliario veterinari non lascia dubbi in proposito, per cui la risposta è certamente affermativa. Il passato ci insegna che il non considerare le figure “para professionali” o laiche che dir si voglia si è sempre risolto in una perdita di controllo della nostra attività professionale, con gravi ripercussioni sull’occupazione del veterinario. L’esempio dei fecondatori laici è forse la prova più eclatante, ma ve ne sono molte altre che si potrebbero citare. Resta il fatto però che la situazione attuale di sovrapproduzione di laureati lascia a prima vista perplessi riguardo l’esigenza di immettere “ufficialmente” sul mercato una nuova figura professionale riconosciuta in apparente concorrenza con i poveri colleghi neolaureati. Ma se è vero che oggi certe mansioni vengono svolte da giovani laureati, altrimenti disoccupati, è ancor più vero che la dignità del titolo di studio dovrebbe garantire loro un impiego più qualificante e qualificato. Sono un gran sostenitore della “gavetta”, nella convinzione che gran parte del successo professionale dipenda dalle capacità di gestire i problemi della clientela cercando di mediare tra gli aspetti puramente (e certe volte astrattamente) scientifici e quelli pratici. Per acquisire una tale capacità non esiste alcun corso di laurea o specializzazione, ma solo l’esperienza pratica, cosa che nessuna Università, per ovvi motivi, potrà mai dare. Ma gavetta non deve voler dire sfruttamento. Alla base di tutto ciò, come al solito, riaffiorano i problemi principali della veterinaria, assillata da troppe Facoltà, laureati in eccesso, poca preparazione e scarsa sensibilità alle esigenze del mercato. L’ANMVI ha aderito insieme a Francia, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo al “Progetto Leonardo” (programma voluto e finanziato dalla CE), che prevede l’istituzione di un Ente che si occupi di monitorare la gestione della preparazione e della armonizzazione di simili figure professionali in ambito comunitario. Ciò per impedire la proliferazione di diplomi, certificazioni e affini non controllate e prive di qualunque requisito di serietà e qualità. La creazione di un Albo quindi creerebbe i giusti presupposti per regolamentare questa nuova categoria professionale. A mio avviso il processo formativo di queste figure professionali dovrebbe avere la connotazione di una laurea breve, con un indirizzo sanitario ed uno amministrativo. Ritengo più che mai realistico immaginare che dovranno essere Università e mondo libero-professionale, attraverso le Società Scientifiche, i gestori sia dei corsi di formazione sia degli esami di ammissione alla professione. Non penso che il coinvolgimento di altri enti o istituzioni darebbe le stesse garanzie di serietà e di controllo. Marco Eleuteri Presidente ANMVI

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modelli già esistenti in altri Paesi, soprattutto per quanto riguarda la configurazione di ruolo e legale, cercando di prenderne il meglio e comunque non prescindendo mai da una rigida regolamentazione, onde evitare i rischi di una nuova forma di invasione di campo se non proprio di abusivismo professionale medico veterinario. Comunque sia, se e quando queste figure paramediche nasceranno, dovrebbero avere una chiara funzione di assistenza al medico veterinario senza poter avere autorizzazione legale all’esercizio professionale al di fuori di una struttura ambulatoriale o clinica, sotto il diretto controllo del direttore sanitario della struttura, in modo tale che essi non possano nemmeno effettuare la somministrazione di un semplice vaccino! Diversamente, il risultato sarebbe quello di far nascere la figura del “mezzo veterinario” o del “quasi -veterinario”, che, per l’evoluzione sociale della nostra professione allo stato attuale, sarebbe un vero disastro.

Carlo Damiani libero professionista Napoli In linea di massima sarei favore-

vole all’istituzionalizzazione di tali figure professionali. È vero che le Università già utilizzano questi tipi di tecnici, ma non hanno un punto di riferimento che li qualifichi. Ancora una volta, per risolvere una simile mancanza, siamo costretti a guardare all’estero: a me risulta che negli Usa ci siano delle scuole per infermieri veterinari, sia pubbliche sia private, con veri e propri corsi e tirocini pratici. Dopo il conseguimento del loro diploma anche i “technicians”, così come i veterinari, sono obbligati all’aggiornamento permanente e frequentano congressi insieme ai veterinari con sessioni specifiche a loro dedicate. La situazione italiana però, è un po’ particolare (come al solito). Come più volte da me dichiarato il numero dei veterinari operanti sul territorio è elevatissimo e ci potrebbe essere il rischio che i molti neolaureati utilizzati (ahimè) come infermieri ausiliari, possano poi essere spiazzati o messi in concorrenza. Tuttavia, anche se questo problema venisse superato, mi preoccuperei comunque di istituire degli Albi professionali ben distinti evitando di poter incorrere in situazioni paradossali come quella esistente, ad esem-

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pio, tra i dottori commercialisti e i ragionieri.

Carlo De Feo libero professionista Perugia Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente e dell’ausiliario veterinari? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati “costretti” spesso a fare gavetta? È auspicabile che tali figure professionali entrino a far parte dell’organico delle nostre strutture veterinarie per migliorare la qualità del lavoro del medico veterinario, che oggi, in molti casi, è costretto a svolgere funzioni che vanno dall’infermiere a quelle del direttore sanitario. Sicuramente, l’attuale livello di remunerazione delle prestazioni veterinarie rende difficile trovare le risorse economiche per pagare due o più stipendi per regolarizzare tale tipologia di personale, cosa meno problematica per le Università (ci pensa lo Stato!) o per le strutture che svolgono una maggiore mole di lavoro e hanno una clientela più sensibile e competente. C’è da aggiungere che, attualmente, tali mansioni sono svolte del tutto o in parte da colleghi tirocinanti poco retribuiti o non retribuiti affatto (in cambio di acquisizioni pratiche e teoriche utili per la fu-

tura attività), mansione del resto svolta a suo tempo dalla maggior parte dei veterinari che si sono dedicati alla libera professione. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio Albo professionale degli infermieri o degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? Sicuramente il ruolo andrebbe istituzionalizzato specificando bene le mansioni di competenza, onde evitare episodi di esercizio abusivo della professione veterinaria, come oggi si verificano in alcuni casi ad opera di certe figure di “infermieri” non di ruolo, grazie ad acquisizioni di nozioni veterinarie di base presso strutture universitarie e non. L’Albo, dovrebbe essere costituito da infermieri veterinari diplomati e gestito dalla stessa classe veterinaria. A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? Per quanto riguarda la preparazione dovrebbe essere sovrapponibile a quella dei loro colleghi del nord Europa e statunitensi: quindi, il corso di diploma dovrebbe essere di pari durata e livello (due/tre anni). Il compito di

programmazione e svolgimento dei corsi dovrebbe essere di competenza delle Università e delle Associazioni culturali in grado di offrire un elevato livello qualitativo. Escluderei la possibilità che tali corsi possano essere gestiti da enti o privati per evitare disparità nella preparazione.

Susanna Marchetti Presidente Circolo Vet. Bolognese libero professionista, Bologna Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente e dell’ausiliario veterinari? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati “costretti” spesso a fare gavetta? La nascita di una figura professionale quale un ausiliario veterinario si sta rendendo necessaria anche nella nostra realtà. Una distinzione così precisa tra due figure però, penso sia, dal lato pratico, prematura. Fanno eccezione alcune situazioni particolari di lavoro quali grandi cliniche private o universitarie. La struttura media, che ritengo al momento attuale essere quella più largamente presente in Italia, potrebbe avvalersi più facilmente di una figura intermedia che svolga con competenza attività ausiliarie quali ad esempio alcune manualità di laboratorio, manutenzione e preparazione della strumentazio-


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ne tecnica, preparazione del paziente, ma anche occuparsi della segreteria e dell’accoglienza del cliente. L’assistenza del chirurgo durante gli interventi chirurgici o l’assistenza anestesiologica devono essere svolte a mio avviso solo da laureati in medicina veterinaria. Quindi la figura professionale dell’infermiere veterinario per il momento deve essere quella di un tecnico con cognizioni e compiti di base; il rischio di personale altamente specializzato, come presente in altre nazioni o nella medicina umana, può essere quello di creare situazioni ambigue, causare innumerevoli problemi di conflitti di competenza e, non da ultimo, sottrarre posti di lavoro ad una categoria che non ne ha sicuramente bisogno; in alcuni casi infatti potrebbe risultare economicamente più conveniente avvalersi di un non laureato che richiede una contribuzione economica meno onerosa rispetto ad un laureato. Nella cosiddetta “gavetta” non trovo nulla di disdicevole; è sempre esistita in tutte le arti e professioni ed, anzi, è un passaggio indispensabile nella formazione professionale sia per l’apprendimento scientifico che per l’esperienza di vita. Appena laureati non ci si può sentire e non si è dei professionisti arrivati. È proprio la gavetta abbinata allo studio pre e post laurea e al patrimonio prezioso che possiamo ricavare dall’esperienza di altri che ci renderanno dei veri professionisti. La gavetta di un neolaureato può diventare una forma di sfruttamento solo nelle mani di persone prive di etica. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio Albo professionale degli infermieri o degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? Nel caso in cui queste figure professionali diventino una realtà attivamente presente e adeguatamente riconosciuta dalla normativa nazionale sarà opportuno che si riconoscano in collegi o albi professionali; tali strutture fungeranno anche da garanti della figura dei propri iscritti.

A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? Nel caso dell’istituzionalizzazione di figure assimilabile a quelle presenti in campo umano penso che il percorso formativo debba essere simile. Quindi dovranno nascere delle scuole indirizzate a questo fine sotto il controllo dello Stato, con una legislazione appropriata. È auspicabile che i corsi vengano svolti da insegnanti qualificati che possono essere universitari, dipendenti pubblici o privati ma anche liberi professionisti; in questo caso le società scientifiche quali, ad esempio, la SCIVAC potrebbero essere coinvolte nella scelta dei docenti.

Ferruccio Marello libero professionista Cuneo Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente e dell’ausiliario ve-

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terinari? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati “costretti” spesso a fare gavetta? Una vera e propria “istituzionalizzazione” di entrambe queste figure mi pare eccessiva, soprattutto in rapporto allo specifico panorama professionale veterinario italiano, anche perché, teoricamente, una parte considerevole dei compiti potrebbe essere svolta da entrambi, generando sovrapposizioni operative non giustificabili in termini di miglioramento organizzativo, a fronte dei costi che andrebbero sostenuti. Inoltre, proprio lo specifico panorama in cui si trova ad operare il Veterinario italiano potrebbe suggerire l’utilizzo, per queste mansioni, dei neolaureati, con tempi, mansionari e retribuzioni adeguati e comunque da definirsi univocamente per tutto il territorio nazionale. Questa soluzione consentirebbe di dotare le strutture che ne sentano la necessità di personale già in possesso di quelle nozioni fondamentali che, viceversa, andrebbero insegnate appositamente ad altre figure esterne a costi sicuramente meno accessibili. Al termine del periodo prefissato, il Collega neolaureato avrà così cominciato a guadagnare qualcosa da subito, accumulando un bagaglio non indifferente di esperienze pratiche che gli potrebbe addirittura consentire di rimanere nella struttura che lo ha accolto in assunzione fissa. Anche dal punto di vista del neolaureato, la soluzione dovrebbe essere considerata interessante, poiché il suo livello di effettiva utilizzabilità pratica subito dopo la Laurea non potrà che essere relativamente basso, senza contare poi che i periodi di gavetta “vera” (non quindi il tirocinio universitario), possono svolgere una fun-

Un ruolo indispensabile er l’attività professionale degli anni 2000 sarà indispensabile il ruolo dell’infermiere veterinario o di figure analoghe in grado di svolgere compiti di assistenza al medico veterinario. Oggi tali funzioni consentono la sotto-occupazione di giovani laureati o di professionisti a tempo limitato. In futuro è quindi prevedibile una minore disponibilità di spazi per i giovani che vogliono fare pratica presso i colleghi. Non vedo soluzioni a questo problema se non la limitazione del numero di neolaureati sfornati ogni anno dalle Facoltà. Un albo professionale potrebbe essere utile anche per gli infermieri se finalizzato a controllare il rispetto di un codice deontologico, l’aggiornamento continuo, ecc… La gestione dovrebbe ricadere sulla loro organizzazione, una volta riconosciuta la figura professionale degli infermieri veterinari. La preparazione professionale che porta al conseguimento di un diploma spetta all’Università, ma potrebbero essere istituiti corsi di preparazione professionale alternativi da altri enti (Regioni, associazioni). Per i contenuti basterebbe verificare cosa viene insegnato nei Paesi dove gli infermieri veterinari sono stati istituzionalizzati da tempo (Stati Uniti, Inghilterra, Francia, ecc…). Prof. Claudio Peruccio Università degli Studi, Torino

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zione molto importante nel suo percorso formativo generale. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio Albo professionale degli infermieri o degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? Indubbiamente sì, anche perché la creazione ufficiale di tali figure genera, giocoforza, la non trascurabile possibilità di avere numerosi potenziali professionisti abusivi, operanti al di fuori delle strutture in cui ufficialmente lavorano. Tale Albo, sarebbe quindi l’unico serbatoio da cui i Veterinari interessati potrebbero scegliere i potenziali collaboratori, che verrebbero in esso iscritti solo se in possesso di tutti i requisiti che andrebbero preventivamente predisposti in sede organizzativa. Inoltre, l’Albo potrebbe garantire che gli iscritti ricevano formazione nuova, costante e documentabile nel tempo, sia all’interno della struttura in cui operano, sia all’esterno, subordinando il rinnovo dell’iscrizione annuale alla presentazione di un percorso formativo in cui si possa accertare l’avvenuta crescita culturale dell’operatore. A mio avviso, i più indicati a gestire tale attività dovrebbero essere gli Ordini Provinciali, i quali, in ogni caso, già dovranno presumibilmente esercitare tale funzione nei confronti dei Colleghi regolarmente iscritti. La cosa più importante è fare in modo, qualora si decidesse di creare tali figure, di predisporre un’organizzazione che non generi “palle al piede” costose ed improduttive, né tanto meno soggetti troppo collegati all’idea dell’avvenuto raggiungimento di un “posto fisso”. Analogamente al veterinario libero professionista, che non deve mai smettere di studiare e migliorarsi, se ambisce a mantenere ed ampliare le proprie quote di mercato, così l’ausiliario dovrà adeguarsi con lo stesso spirito. A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? Il nocciolo della questione è prestabilire quali dovranno essere le loro mansioni poiché, un addetto al ricevimento dei clienti, alle risposte telefoniche, al filtro dei reclami o ad altre attività di customer care, non potrà non ricevere adeguata formazione in queste materie specifiche. Se lo stesso operatore deve anche effettuare analisi di laboratorio, la situazione cambia, poiché gli argomenti sono ovviamente diversi, così come molto diversi sarebbero i tempi

necessari per la trasmissione delle informazioni. Stessa cosa si può dire se lo stesso assistente dovesse coadiuvare un veterinario in sede operatoria, magari con funzione di anestesista: come non formarlo su argomenti quali l’anatomia, la fisiologia e la farmacoterapia? Secondo la logica, la formazione dovrebbe essere compito principalmente delle Università e questo per almeno due buone ragioni: la prima è che esse dispongono già di tutto il materiale umano, strutturale ed organizzativo per mettere a punto questi Corsi; la seconda è che sarebbe fortemente auspicabile che i programmi fossero uniformi su tutto il territorio nazionale, in modo che un unico programma (legittimato dal Ministero della Sanità) faccia da linea-guida, anche per cautelare il veterinario a fronte di eventuali ritorsioni legali da parte di utenti insoddisfatti. A quel punto, anche le Regioni o associazioni private come la SCIVAC potrebbero, teoricamente, farsi promotrici di analoghi Corsi, a patto però che i programmi, le esercitazioni, i periodi di tirocinio, ecc… siano gli stessi. Vedrei molto bene programmi di cooperazione fra parti teoriche (in Università) e parti pratiche (in Strutture private diverse, a rotazione programmata e prefissata). La limitazione dell’attività alle Università potrebbe comunque essere auspicabile, al fine di creare Diplomati in numero strettamente proporzionale alle esigenze effettive del settore. L’importante quindi sarà non indurre all’iscrizione persone che siano già in cerca di un lavoro, senza poter assicurare un collegamento statistico valido e costante nel tempo fra domanda ed offerta.

Giorgio Neri libero professionista Novara Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente e dell’ausiliario veterinari? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati costretti spesso a fare gavetta? I neolaureati hanno rappresentato una insperata fortuna, soprattutto per le strutture medio-piccole, derivante dall’impossibilità da parte di questi neo-colleghi, per ragioni di mercato, di aprire subito, diversamente da come succedeva in passato, una propria struttura veterinaria. È stata una conquista perché non si può dimenticare che, in altri tempi neanche troppo lontani, soprattutto negli interventi chirurgici il veterinario spesso si avvaleva di collaboratori molto meno qualifi-


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cati: (in ordine di “competenza”) lo studente praticante, la moglie del veterinario, addirittura il cliente stesso). Del resto il motivo del ricorso ad una assistenza così poco qualificata era (ed è) fin troppo intuitiva: non costava niente e quindi era alla portata anche delle piccole strutture. Questa ottica di miglioramento qualitativo nella preparazione dei ruoli ausiliari al veterinario in futuro non potrà, a mio avviso, prescindere dalle figure dell’assistente e dell’ausiliario, che saranno destinate ad diffondersi sempre più anche nel panorama della veterinaria italiana. Ciò porterà un indubbio valore aggiunto, in termini qualitativi, alla struttura veterinaria, ma ovviamente anche un onere non indifferente, per cui verosimilmente almeno inizialmente queste figure rimarranno appannaggio delle strutture più organizzate e meglio avviate, per poi diffondersi più capillarmente se continuerà quel processo già in atto, e a mio avviso inevitabile, di fusione delle strutture minime in altre più grandi ed organizzate. Un’altra via di sbocco potrebbe essere quella del part-time, in cui il paraveterinario, rappresentando un vero e proprio libero professionista, presti la sua opera in misura più o meno ampia e continuativa in più di una struttura, permettendo in questo modo di rendere più facilmente accessibile, in termini economici, la sua prestazione anche a realtà che diversamente dovrebbero rinunciarvi. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio albo professionale degli infermieri o degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? L’istituzione di un albo professionale sarebbe opportuna, per non dire indispensabile. La creazione infatti di nuove figure che avrebbero competenze in parte sovrapponibili o, quanto meno, facilmente confondibili con quelle del medico veterinario potrebbe portare a frequenti episodi di abuso professionale, cosa che potrebbe essere evitata se vi fossero delle regole precise e un organismo di controllo che le fa rispettare e che potrebbe rappresentare un interlocutore facilmente individuabile nei rapporti con gli Ordini dei Veterinari. Bisogna comunque anche rilevare che, laddove venisse determinata e istituzionalizzata la professionalità del para-veterinario, con tanto di ordine o collegio a supportarla, sarebbero destinati a sparire molti degli aiutanti improvvisati descritti nella risposta precedente che, diversamente, rischierebbero a loro volta l’accusa di abuso di professione. Per quanto riguarda la gestione di questi albi penso che, non portando i relativi corsi di formazione al conseguimento di una laurea ma bensì di un diploma di scuola

professionale, dovrebbe essere autonoma, trattandosi di collegi e non di ordini. Al limite potrebbe essere prevista la presenza in suo seno di uno o più rappresentanti dell’Ordine dei Veterinari competente per territorio, anche se mi sembra un po’ una forzatura e un po’ un’utopia. A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e co-

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me dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? A mio avviso chiunque abbia una sufficiente credibilità e una adeguata dotazione di mezzi e competenze professionali dovrebbe poter venire accreditato per isti-

tuire dei corsi di formazione di assistenti ed ausiliari veterinari, beneficiando senz’altro dei contributi regionali che altre realtà attingono a piene mani.

Pier Mario Piga libero professionista, Torino Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione di entrambe queste figure? E come mai in

Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati costretti spesso a fare gavetta? Dipende da cosa si intende per istituzionalizzazione. Penso che nel nostro paese i tempi siano maturi per consentire lo sviluppo della figura dell’infermiere veteri-


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nario, ma perché questo possa avvenire si devono creare per questa mansione degli spazi nel mercato del lavoro che attualmente sono molto limitati. Le ragioni di questa situazione sono molteplici, ma credo sia soprattutto l’esubero dei laureati in medicina veterinaria ad aver frenato la richiesta di infermieri e tecnici veterinari in Italia. A tutt’oggi sia il settore pubblico

che quello privato hanno indubbi vantaggi economici nel reclutare neolaureati piuttosto che infermieri, inoltre il mercato del lavoro per i primi è caratterizzato da una piccola domanda e una grande offerta, mentre per i secondi la domanda è decisamente scarsa e l’offerta praticamente inesistente. Con lentezza le cose stanno cambiando; università, zooprofilattici

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e ASL e le poche grandi strutture private sentono la necessità di ausiliari veterinari per sviluppare ruoli lavorativi che oggi sono indispensabili nella cura degli animali e non possono essere più delegati ad altri se non alla figura dell’infermiere veterinario. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio albo professionale degli infermieri o degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? Non penso che il numero degli infermieri veterinari italiani possa, oggi, giustificare la creazione di un albo professionale, ma credo che sia la strada giusta da percorrere. Il primo passo potrebbe essere la creazione di una semplice associazione professionale nazionale di infermieri veterinari e solo quando gli infermieri stessi e la classe veterinaria avvertiranno la necessità di normare l’accesso e le regole di questa professione si dovrà provvedere alla creazione di un albo professionale. È meglio, comunque, non avere fretta ed ispirarsi ad esempi collaudati quali la BVNA (British Veterinary Nursery Association) nata più di trent’anni fa sotto l’egida della BSAVA (British Small Animal Veterinary Association) e del Royal College, sono queste organizzazioni consolidate e con una grande esperienza alle spalle che possono offrire aiuti e consigli di enorme utilità a quelle più recenti o in via di formazione. A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? La scuola per infermieri veterinari dovrà avere una forte connotazione professionale, con ampi spazi dedicati alle parti pratiche. Dovrà prevedere degli indirizzi che differenzino la preparazione dei diplomati in relazione alle diverse specie animali trattate ed al livello raggiunto dalla professione veterinaria in quel settore. L’infermiere veterinario, soprattutto agli inizi della sua professione non avrà una vita facile dal punto di vista lavorativo e come si è già detto subirà la concorrenza di laureati, con l’ulteriore peggiorativo di una scarsa richiesta di infermieri da parte delle strutture veterinarie, che offriranno possibilità di carriera limitate. Sarà, di conseguenza, una professione a carattere fortemente vocazionale e quindi la scuola che formerà i futuri infermieri dovrà necessariamente essere selettiva e capace di dare forti motivazioni. Chi si accollerà il difficile compito

di formare queste figure professionali deve essere ben conscio del fatto che i futuri infermieri veterinari diplomati, se il numero non sarà contingentato, saranno dei potenziali disoccupati o sottoccupati. Con questi presupposti, nel nostro paese, i corsi di diploma verranno sicuramente organizzati da chi tradizionalmente non si è mai occupato della collocazione lavorativa di chi ha formato, quindi non dalla SCIVAC. Chiedo scusa per il sarcasmo ma, visti i precedenti, credo che esista un reale pericolo per cui l’attivazione di un corso per infermieri possa avvenire con motivazioni sbagliate ed opposte alle esigenze della professione veterinaria e degli stessi futuri infermieri. Credo che l’unico modo per evitare tutto ciò sia dare tempo al tempo, lasciando ancora per qualche anno che questa figura si sviluppi spontaneamente, senza l’intervento di enti locali, università o associazioni varie. Saranno gli interessati ad organizzarsi secondo le esigenze della professione veterinaria in maniera naturale e senza traumi per nessuno.

Carlo Pizzirani libero professionista, Firenze Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione dell’assistente e/o ausiliario veterinari? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati costretti spesso a fare gavetta? Nelle strutture veterinarie, più grandi e più complesse da un punto di vista organizzativo, esistono già figure professionali che aiutano il Medico Veterinario nell’espletamento della propria professione e fanno sì che il servizio ricevuto dal paziente e dal cliente sia il migliore possibile. Questa è la lampante dimostrazione che figure ausiliare sono non solo importanti ma indispensabili. Allo stato attuale delle cose la loro formazione avviene all’interno della struttura stessa in cui operano ma ritengo che questo sia leggermente limitativo. I problemi che gravano sulla figura del Medico Veterinario sono ormai innumerevoli e dai molteplici aspetti, (ultimo, e solo in ordine cronologico, il passaggio della ketamina nel gruppo degli stupefacenti), per cui sarebbe auspicabile che il Medico Veterinario potesse fare della Medicina la sua unica attività delegando ad altre figure professionalmente qualificate tutto il resto. Se attualmente, in certe situazioni, le mansioni di assistenza al Medico Veterinario vengono svolte da neolaureati questo avviene per molteplici motivi: 1) spesso i neolaureati, che non

ricevono un adeguato tirocinio pratico dalle strutture Universitarie, chiedono di poter frequentare per un certo periodo una struttura e di partecipare all’attività della struttura stessa. Tale richiesta è, oltre che un modo veramente utile di far pratica, anche un modo per “ripagare” il collega che li ospita. 2) Il sistema fiscale attuale è penalizzante per quanto riguarda l’assunzione di personale; da parte mia, con l’aiuto del Consiglio dell’Ordine di Firenze e Prato e di un Commercialista, mi sono adoperato affinché, anche nel nostro settore, venissero riconosciuti i contratti di “formazione lavoro”, come invece già esistono in altri settori professionali, ma senza riuscire ad ottenere risposta dai miei interlocutori. 3) Mancanza di figure tecnicamente preparate. A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? Le figure professionali di assistenza e ausilio veterinario dovrebbero ricevere una formazione teorico-tecnica ben accurata gestita o dalle Università (tipo laurea breve) o da associazioni che però siano seriamente accreditate, naturalmente con l’obbligo di stage di tirocinio pratico presso strutture private selezionate. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio albo professionale degli infermieri o degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? Gli albi professionali che si verrebbero a creare dovrebbero essere associati e gestiti dagli Ordini provinciali dei Medici Veterinari, si creerebbe così un polo della Sanità Veterinaria come d’altronde già esiste per la Medicina Umana.

Paolo Satta libero professionista Varese Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione di entrambe queste figure? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati costretti spesso a fare gavetta? Sono sempre stato un convinto sostenitore della validità della figura professionale dell’ausilia-


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che può dare esiti positivi solo se fatto in modo coordinato e unitario. Solo quando avremo fatto crescere i nostri redditi potremo far avverare molti nostri desideri, compreso quello legittimo di avere degli infermieri che ci affianchino. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio albo professionale degli infermieri o

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degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? Pochi giorni fa, un collega e amico spagnolo, mi diceva che nel loro paese sempre più ambulatori utilizzano l’assistente veterinario, tale figura non ha riconoscimento giuridico, poiché gli ausiliari veterinari spagnoli ricevono una formazione senza alcun valore legale presso alcune struttu-

re veterinarie private che viene comunemente accettata come elemento qualificante ai fini dell’assunzione. Credo che una situazione simile possa presto o tardi generare dei problemi, ma vorrei dire anche che, mentre trovo necessario definire fin dall’inizio il titolo di studio necessario, possa essere rimandato alla loro iniziativa, quando lo vorranno fare, il compito di radunarsi in un albo per tutelare i loro interessi.

A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? Vi possono essere molte soluzioni e tutte valide. Credo però che

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rio-veterinario. Il problema di istituzionalizzarle, però, mi pare venga in secondo piano: prima occorrerebbe creare le condizioni per renderne possibile l’esistenza. Giustamente fai osservare che in Italia non vi è un grande utilizzo di personale non laureato nelle strutture veterinarie, eppure sarebbe di grande utilità: permetterebbe infatti di migliorare il livello qualitativo dei servizi offerti, consentendo al Veterinario di concentrarsi su compiti prettamente medici. Inoltre, ampliando contemporaneamente i settori inevitabilmente trascurati, il veterinario sarebbe sollevato dalle molte incombenze amministrative-burocratiche, con notevoli vantaggi sia diretti che indiretti. In pratica sarebbe un contributo a favore di un salto di qualità e di immagine per l’intera categoria. Ma è bene dire subito che adesso non è possibile e che l’ostacolo è di ordine economico. Quali ambulatori possono permettersi un lusso simile? Quanti hanno bilanci così solidi da poter sopportare il costo di uno stipendio di un dipendente diplomato o equivalente, quando le stesse mansioni possono essere espletate da veterinari a prezzo più basso? La realtà è questa e denuncia con molta semplicità la arretratezza e immaturità della nostra categoria rispetto al resto del mondo del lavoro. Negli ultimi decenni abbiamo assistito alla crescita numerica e scientifica della nostra professione senza preoccuparci di irrobustire le nostre qualità imprenditoriali e la capacità di procurarci le risorse economiche per sostenerne lo sviluppo e ora, forse, non ci rendiamo ancora conto delle conseguenze. Continuiamo a pensare che esercitare una professione nobile come la nostra voglia dire non pensare al denaro, senza accorgerci degli effetti disastrosi che facciamo ricadere sulle nostre scelte professionali e sulle condizioni di lavoro sempre meno accettabili a cui costringiamo soprattutto i giovani, ma non solo. È urgente invertire la rotta e trovare gli strumenti idonei per recuperare il terreno perso. Il nostro obbiettivo deve essere quello di guadagnare di più, non per avidità di denaro, ma per poter riportare la nostra professione a livelli dignitosi e consegnare alle generazioni future una situazione vivibile. Dobbiamo ricordarci che a differenza di altri paesi, in cui il mercato si regola da sé, dato l’esiguo numero di professionisti operanti, per noi che siamo in molti è essenziale dedicare parecchie più energie per sostenere una adeguata strategia comune e per darci tutto il supporto psicologico per abbattere le remore che ci condannano ancora a vivere d’espedienti con metodi di sopravvivenza degni di altre epoche. È un lavoro necessario

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vi siano alcuni aspetti da tener presente: in primo luogo la formazione professionale degli ausiliari dovrà essere attentamente dimensionata alle reali esigenze del mondo del lavoro e stare al passo con l’evoluzione scientifica e tecnologica della medicina veterinaria. Si dovrà quindi dare molta importanza al dialogo tra mondo didattico e professionale e avere dei piani di studio estremamente flessibili. In secondo luogo, la figura professionale che ne uscirà dovrà avere una preparazione che privilegi gli aspetti tecnici più che teorici, tanto che chiunque ne curi la formazione dovrà assicurare molte esperienze didattiche pratiche sul campo (tirocini). Si dovranno inoltre prevedere scuole distribuite in modo uniforme sul territorio nazionale in modo da offrire indistintamente a tutti uguali possibilità di formazione professionale in tutte le aree geografiche del Paese. Infine, si dovrà limitare il numero di scuole e di diplomati, rapportandolo alle reali possibilità di impiego, in modo da evitare gli errori commessi dalle facoltà di Veterinaria, che hanno portato a situazioni di disoccupazione, sottoccupazione e conflitto professionali che ben conosciamo.

Matteo Tommasini Degna libero professionista Roma Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente e dell’ausiliario veterinari? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi clini-

che private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati “costretti” spesso a fare gavetta? Si, ritengo che la figura dell’infermiere veterinario sia indispensabile, anche se la dicitura assistente e ausiliario non mi sembra corretta. La figura dell’ausiliario ed assistente già esiste, personalmente ho già fatto approvare diversi contratti di formazione professionale per assistente veterinario dalla Regione, e questo crea un precedente. Ma non è questo il problema, le mansioni segretariali si possono svolgere sotto una qualunque qualifica del contratto commercio, semmai il problema reale è quello di creare una qualifica vera di infermiere veterinario, autorizzata dal Ministero della Sanità, che abbia gli stessi diritti e facoltà che ha un infermiere professionale umano sugli umani. Quindi attenzione, non creerei ulteriore confusione con altri nomi, quella che voi volete creare come figura di assistente veterinario deve essere l’infermiere veterinario, che deve poter fare endovenose, seguire anestesie sotto la supervisione del veterinario, ecc… (e qui c’è da legiferare sulla base della figura del veterinay technician con licenza sul modello americano. Se poi il termine assistente rende più facile un iter burocratico è un altro paio di maniche. Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda, penso che in Italia queste figure professionali non abbiano ancora preso piede a causa dell’elevato costo del lavoro e di un grado di burocrazia nelle assunzioni che rende le procedure troppo poco snelle, con conseguenze insopportabili e a volte paradossali per piccoli ambulatori che decidono di fare la scelta di assumere dipendenti. Senza contare che è ancora radicata una certa mentalità in molti vecchi colleghi veterinari che fanno confusione tra la figura dell’infermiere veterinario e la loro e pensano che poi gli infer-

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mieri rubino loro il mestiere, mettendo in atto una sorta di abusivismo. La gavetta a cui sono costretti i neolaureati è la conseguenza di un sistema sbagliato: l’università laurea dei professionisti che spesso non sanno fare neppure una iniezione, per tale ragione quindi nei giovani colleghi c’è una forte motivazione a mettere in pratica tutta la teoria studiata nel corso di laurea e questa loro necessità viene sfruttata dai colleghi che hanno una carriera alle spalle. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio Albo professionale degli infermieri o degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? Penso che ci dovrebbe essere un vero e proprio Albo gestito dagli stessi infermieri veterinari, che dovrebbe fare capo al Ministero della Sanità. A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? È ovvio che sia università che Enti privati (di provata capacità ed esperienza e con requisiti di scelta meramente meritocratici) dovrebbero poter organizzare corsi di diploma, cercando di dare la priorità assoluta al prodotto che si crea. È quindi ovvio che SCIVAC ed Enti privati, visto come stanno le cose, avrebbero molte cose da dire e da offrire.

Laura Torriani libero professionista Milano Ritieni indispensabile l’istituzionalizzazione della figura del-

l’assistente e dell’ausiliario veterinari? E come mai in Italia queste ultime non hanno ancora preso piede se non a livello universitario o di grandi cliniche private? Solo per una questione economica o perché certe mansioni vengono svolte da neolaureati “costretti” spesso a fare gavetta? Dipende da come evolverà nei prossimi anni il lavoro della categoria. Sicuramente, se si procederà verso la direzione delle grandi strutture con la graduale riduzione dei piccoli ambulatori dovranno necessariamente essere riconosciute nuove figure lavorative. Le due domande successive, in realtà, hanno un’unica risposta: gli istituti universitari vi sono obbligati per questioni legislative e tecniche e, dal punto di vista economico, in questo momento solo alcune strutture con un giro d’affari particolarmente elevato si possono permettere di sostenere finanziariamente personale assunto regolarmente per il quale occorre far fronte a contributi, sostituzioni, maternità, ecc... Da ciò consegue che le strutture minori, se hanno bisogno di aiuti non necessariamente “professionali”, si rivolgono al bacino dei neolaureati, ricavandone, è vero, mano d’opera a costi minori, ma ai quali, contemporaneamente, forniscono il vantaggio di seguire colleghi più esperti e strutture non universitarie che danno loro un’idea più realistica e meno idilliaca del lavoro vero e proprio, che è diverso da quello proposto all’università. In altri campi, come tutti sappiamo, è accettato e considerato normale un periodo anche di anni di tirocinio o specializzazione, dato che per molte professioni la preparazione universitaria è solo la base sulla quale lavorare per raggiungere poi la competenza necessaria per poter svolgere il lavoro senza fare (e subire) danni. Il paradosso della situazione universitaria italiana, che in determinati campi immette sul mercato

un numero di laureati assolutamente eccedente rispetto alle richieste del mercato, consiste nel fatto che, in ultima analisi, almeno nelle fasi iniziali, il lavoro dei dottori costa meno di quello di personale non laureato. Questo dato deve, secondo me, essere tenuto presente nella “progettazione” delle figure professionali in discussione, in modo da non creare un’ulteriore categoria di disoccupati. A tuo avviso occorrerebbe istituire un vero e proprio albo professionale degli infermieri o degli ausiliari veterinari così come esiste quello degli infermieri umani? E da chi dovrebbe essere costituito e gestito? Se le figure professionali in questione dovranno avere una reale valenza professionale non c’è dubbio che la strada da seguire sia quella dell’albo professionale, con le stesse modalità e responsabilità dei corrispondenti in medicina umana. A livello formativo che preparazione dovrebbero avere queste figure professionali e chi e come dovrebbe organizzare eventuali corsi di diploma? Le università, che da sempre utilizzano nelle loro cliniche tali figure professionali o, in alternativa o a supporto di esse, enti come le Regioni o privati come la SCIVAC o altre società affini? Dipende anche qui da quali saranno le richieste del mercato. All’estero, molte delle attività pratiche che qui ci dobbiamo arrangiare a svolgere autonomamente, vengono eseguite da personale infermieristico. Nel momento in cui esiste una verifica finale reale delle capacità professionali non ritengo molto importante dove sia avvenuta la preparazione. Spero solo che anche in questo campo non ci si limiti a fornire “pezzi di carta” ma ci sia l’effettiva volontà di preparare seriamente degli individui ad affrontare il mondo del lavoro. ■


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FATTI E NOTIZIE SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTO

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di Giorgio Neri

Rifiuti sanitari: rilevante problema o inutile complicazione? e problematiche relative ai Rifiuti Sanitari hanno, negli ultimi anni, assunto un rilievo ed una complessità tali da assumere, agli occhi degli addetti ai lavori, le caratteristiche di una vera e propria emergenza. Gli scopi di questo articolo sono essenzialmente due: da un lato quello di entrare nel merito della normativa per analizzare e commentare i punti che sono, più praticamente, di interesse nel campo delle Strutture Veterinarie Private (è infatti chiaro che alcuni punti dei suddetti decreti ci interessano particolarmente perché vengono da noi applicati quotidianamente nella nostra pratica professionale, mentre altri sono difficilmente attuabili [es. sterilizzazione dei rifiuti infetti] o poco attinenti in quanto riferiti prevalentemente ad altre realtà del mondo sanitario o a coloro che provvedono alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento dei rifiuti), dall’altro quello di cercare di ricondurre la cosa entro i termini di una equilibrata collocazione, sfatando quel clima da “caccia alle streghe” che ha spesso rappresentato il sottofondo di questo tema. Per questo, alla rassegna analitica delle varie tipologie di rifiuti più comunemente prodotte nelle strutture veterinarie verranno intercalati brani (riconoscibili per il carattere corsivo) di un lavoro effettuato dalla Regione Piemonte – Assessorato Ambiente – contenuti in una pubblicazione dal titolo “La gestione dei rifiuti prodotti nelle strutture sanitarie”. Li ritengo molto interessanti perché illustrano sicuramente meglio di come saprei fare io quella che è la “ratio” della normativa più recente in materia di rifiuti sanitari e tracciano alcune linee guida a cui sarà doveroso attenersi nella pratica attuazione delle leggi in materia. Avvertenza essenziale per chi legge deve essere quella di tenere conto che purtroppo,

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come troppo spesso capita, l’orientamento del lavoro della Regione Piemonte è rivolto a considerare con molta più attenzione i rifiuti provenienti da strutture sanitarie umane che non quelli veterinari. La differenza è particolarmente importante quando si tratta di alcune tipologie di rifiuti come, per es., i rifiuti sanitari taglienti e pungenti che, qualora siano stati utilizzati, vengono considerati infetti a priori in caso provengano da attività sanitaria su umani, solo a posteriori (a particolari condizioni che vedremo più avanti) se provengono da attività veterinaria. Dal punto di vista dei rifiuti prodotti, le strutture sanitarie rappresentano un caso di studio molto complesso ed articolato anche in considerazione della varietà di attività che si svolgono al loro interno. È noto infatti che in una struttura sanitaria convivono innumerevoli specialità e discipline, rappresentanti diverse realtà produttive: laboratori chimici, biologici; cucine; uffici amministrativi; reparti di degenza; servizi di diagnosi; blocchi operatori; sale mortuarie; servizi di manutenzione, lavanderia, pulizia; parcheggi, giardini; ecc., ecc. A causa dell’aumento del costo da sostenere per lo smaltimento dei rifiuti, a partire dalla fine degli anni ’80 i responsabili delle strutture sanitarie hanno dedicato sempre maggiori attenzioni e risorse economiche ed umane alla gestione dei rifiuti. Alla fine degli anni ’80 il costo di smaltimento dei rifiuti prettamente sanitari (denominati oggi rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo secondo il decreto ministeriale 26 giugno 2000, n. 219) era talvolta superiore a 3500 £/kg e pertanto, per gli ospedali, tali rifiuti rappresentavano un gravoso onere. A rendere ulteriormente complicata la situazione intervennero tre fattori tuttora in parte perduranti:

• normativo: la normativa che regola lo smaltimento (e più generalmente la gestione dei rifiuti) data la sua notevole complessità presenta difficoltà applicative; • esecutivo: per difficoltà localizzative non si è proceduto a realizzare impianti di smaltimento; • sanzionatorio: connesse alla gestione dei rifiuti sanitari vi sono articolate responsabilità amministrative e penali. Indubbiamente i rifiuti sanitari (RS) rappresentano uno dei casi più emblematici della contraddittorietà del nostro Paese: se da un lato essi rappresentano una quota inferiore all’1% dei rifiuti urbani prodotti e la loro pericolosità non è stata ancora dimostrata, dall’altro essi sono stati oggetto, nell’ultimo decennio, di continui interventi legislativi che in genere hanno reso complessa ed articolata la loro gestione. In realtà il problema dei RS è da molti anni al centro dell’attenzione della comunità scientifica. Lo testimonia il gran numero di articoli scientifici scritti sull’argomento: il Medline indicava alla voce “Medical Waste” 102 articoli nel biennio ’92/’93, mentre al giugno 2000 se ne contano quasi 1200. Nonostante il proliferare di linee guida e contributi sull’argomento, uno smaltimento corretto dei RS non sembra ancora realizzato. Inoltre, poiché non tutti gli incidenti addebitabili ad essi vengono registrati, non sono disponibili dati completi sulla loro pericolosità ed è quindi preferibile parlare di rischi potenziali per gli operatori che maneggiano RS piuttosto che di rischi reali. I rischi, secondo quanto dettato dall’OMS nel 1993, interessano: la salute fisica del personale e dei pazienti dei presidi sanitari; la salute pubblica in relazione alle problematiche di trasporto ed eliminazione finale dei rifiuti infettivi e pericolosi; le incidenze ambientali ed economiche dei metodi di eliminazione dei rifiuti solidi. Per quanto riguarda, in particolare, i rischi per i pazienti ed il personale sanitario non esiste documentazione alcuna di epidemie o contaminazioni di pazienti correlate ai RS. È opinione consolidata che la loro pericolosità sia minima quando gli operatori li maneggiano con accortezza e seguono corrette modalità di smaltimento. I veterinari, nella loro attività professionale, possono produrre varie tipologie di rifiuti. A noi interessa esaminare i rifiuti definiti “Speciali” in quanto quelli “Urba-

Libero professionista Novara e Trecate (NO)

ni”, prodotti eventualmente dalla pulizia delle aree esterne alla struttura, non possono lasciare dubbi circa il loro smaltimento, che avviene con i Rifiuti Solidi Urbani (RSU). I Rifiuti Sanitari Speciali vengono suddivisi in Pericolosi e Non Peri-

colosi. A loro volta i Pericolosi vengono suddivisi in due categorie fondamentali: quelli a Rischio Infettivo e quelli a Rischio Chimico; quelli Non Pericolosi possono essere Assimilati agli Urbani oppure no, oppure lo possono diventare quando previsto dai rego-

D. Leg. 22/97; Allegato I CARATTERISTICHE DI PERICOLO PER I RIFIUTI H1 “Esplosivo”: sostanze e preparati che possono esplodere per effetto della fiamma o che sono sensibili agli urti e agli attriti più del dinitrobenzene; H2 “Comburente”: sostanze e preparati che, a contatto con altre sostanze, soprattutto se infiammabili, presentano una forte reazione esotermica; H3-A “Facilmente infiammabile”: sostanze e preparati: - liquidi il cui punto di infiammabilità è inferiore a 21 °C (compresi i liquidi estremamente infiammabili), o - che a contatto con l’aria, a temperatura ambiente e senza apporto di energia, possono riscaldarsi e infiammarsi, o - solidi che possono facilmente infiammarsi per la rapida azione di una sorgente di accensione e che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo l’allontanamento della sorgente di accensione, o - gassosi che si infiammano a contatto con l’aria a pressione normale, o - che, a contatto con l’acqua o l’aria umida, sprigionano gas facilmente infiammabili in quantità pericolose; H3-B “Infiammabile”: sostanze e preparati liquidi il cui punto di infiammabilità è pari o superiore a 21 °C e inferiore o pari a 55 °C; H4 “Irritante”: sostanze e preparati non corrosivi il cui contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose può provocare una reazione infiammatoria; H5 “Nocivo”: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute di gravità limitata; H6 “Tossico”: sostanze e preparati (comprese le sostanze e i preparati molto tossici) che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute gravi, acuti o cronici e anche la morte; H7 “Cancerogeno”: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro o aumentarne la frequenza; H8 “Corrosivo”: sostanze e preparati che, a contatto con tessuti vivi, possono esercitare su di essi un’azione distruttiva; H9 “Infettivo”: sostanze contenenti microrganismi vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni motivi come cause di malattie nell’uomo o in altri organismi viventi; H10 “Teratogeno”: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre malformazioni congenite non ereditarie o aumentarne la frequenza; H11 “Mutageno”: sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre difetti genetici ereditari o aumentarne la frequenza; H12 Sostanze e preparati che, a contatto con l’acqua, l’aria o un acido, sprigionano un gas tossico o molto tossico; H13 Sostanze e preparati suscettibili, dopo eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un’altra sostanza, ad esempio ad un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate; H14 “Ecotossico”: sostanze e preparati che presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per uno o più settori dell’ambiente.


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lamenti comunali. Vedremo più avanti che il discorso dei Rifiuti Sanitari Speciali Non Pericolosi Assimilati agli Urbani, pur in presenza di alcune difficoltà interpretative e nella variabilità dei casi dipendenti da quanto disposto dai vari regolamenti comunali, è di fondamentale importanza in virtù del fatto che molti tipi di rifiuti che noi produciamo possono confluire in questa categoria.

I Rifiuti Sanitari Pericolosi sono quelli che, come fa intuire il loro nome, qualora vengano prodotti nello svolgimento della nostra professione, meritano maggior attenzione da parte nostra per le implicazioni burocratiche, legali, ma soprattutto legate alla salute pubblica e degli operatori sanitari che comportano. Gli eventuali rischi potenziali, da essi derivanti, in cui possono in-

correre gli operatori delle strutture veterinarie nell’esercizio delle loro mansioni si possono essenzialmente distinguere in quelli di tipo biologico e quelli di tipo tossico. A proposito del rischio biologico (infettivo) negli USA è d’uso distinguere gli hospital wastes, che comprendono tutti i RS, dai medical wastes, derivati dal trat-

tamento dei pazienti: tra i medical wastes si distinguono gli infectious wastes che rappresentano la frazione potenzialmente pericolosa. Quest’ultima, per essere tale, dev’essere correlata alla presenza di microrganismi capaci, per numero, tipologia e virulenza, di causare l’evento infettante; inoltre deve esistere una “porta d’ingresso” che consenta

a detti microrganismi di causare malattie. Indubbiamente microrganismi patogeni sono presenti nei RS ma in misura minore rispetto ai rifiuti domestici. Inoltre, la percentuale dei patogeni nei RS è sì elevata (più del 2% dei campioni prelevati da RS contaminati con sangue risultano HBV positivi), ma è altresì dimostrato che la quantità di sangue e di cariche microbiche contenute nei rifiuti urbani presenti in cassonetto è 3 volte superiore rispetto a quella contenuta nei rifiuti che escono da una sala operatoria. I patogeni individuati nei RS sono soprattutto batteri (80-90%). Il patogeno più comune è lo Staphylococcus aureus (2-10 colonie/g di rifiuto), seguono Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa e Candida albicans. Gli stessi patogeni sono, peraltro, rilevabili anche nei rifiuti urbani in concentrazione talora più elevata. I rifiuti ospedalieri sono sicuramente più ricchi di ceppi antibiotico-resistenti ma non in misura superiore ai microrganismi veicolati dagli scarichi degli allevamenti. La quantità minima di patogeni presente al momento iniziale può aumentare se i rifiuti rimangono a lungo in un luogo non refrigerato: tuttavia la carica microbica, dopo i primi giorni di crescita correlata alla elevata disponibilità di materiale organico utilizzabile, tende a scendere rapidamente. È stato dimostrato che le condizioni che si verificano nelle discariche di rifiuti solidi urbani (e, per estrapolazione, i principi possono valere anche per i rifiuti di origine sanitaria) ostacolano naturalmente lo sviluppo dei patogeni a vantaggio della moltiplicazione dei saprofiti del suolo. Da quanto enunciato si può ritenere che il potenziale infettivo dei RS sia alquanto ridotto e correlato alla presenza di sangue o di colture microbiche tanto che alcuni tipi di RS, quali pannoloni o sacchi per l’urina, se non altrimenti contaminati potrebbero essere smaltibili come rifiuti urbani. La sola frazione di RS a rischio potenziale d’azione è rappresentata, secondo i CDC (Centre Disease Control – Atlanta, USA), da rifiuti microbiologici, sangue e derivati, rifiuti dei laboratori di


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Proposta di convenzioni per il ritiro e lo smaltimento dei rifiuti sanitari n queste settimane la questione dei rifiuti sanitari è stata oggetto di studio ed approfondimento normativo da parte dei consulenti dell’ANMVI. Ci auguriamo in questo modo di aver soddisfatto le numerose richieste di spiegazione della complessa normativa che regola la materia e invita i Colleghi ad intervenire sulla vetlink-list (vetlink-list@anmvi.it) per segnalare i problemi di gestione dei rifiuti, riscontrati nella pratica quotidiana, con particolare riferimento ai servizi di ritiro e di smaltimento degli stessi. I contributi inviati saranno utili ai fini della valutazione di possibili convenzioni regionali o interregionali con ditte specializzate in grado di garantire servizi efficienti, vantaggiosi, orientati alle esigenze e alla normativa del nostro settore e che soddisfino i requisiti richiesti dalla Categoria stessa.

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Il Consiglio Direttivo ANMVI

istologia patologica, oggetti taglienti e carcasse di animali e parti anatomiche. Al di là del potenziale contenuto in microrganismi patogeni, la pericolosità del rifiuto è correlata ad alcuni fattori tra cui le vie disponibili per la penetrazione nell’organismo. Tra queste ultime, il contagio per via aerea è molto improbabile perché occorre una carica microbica elevata non riscontrabile nell’aerosol generato dai rifiuti. È stato documentato in modo preciso un rischio per inoculazione da ferita con taglienti. Questi ultimi sono rappresentati da aghi, lame, piccole cannule di plastica rigida, rasoi monouso, frammenti di vetro o plastica taglienti, butterfly, bisturi monouso. La frequenza degli incidenti correlati ai RS è variabile ed interessa in modo particolare le mani, gli avambracci e gli arti inferiori. Mc Cormick (1981) riporta che il 16% degli incidenti occupazionali da taglienti è correlato alla raccolta e distruzione di rifiuti e biancheria e che il 24% delle punture accidentali è causato dal riposizionamento degli aghi. Somenzi (1993), in uno studio triennale sugli infortuni avvenuti nell’ospedale di Cremona, rileva che alla manipolazione dei rifiuti è attribuibile il 6% degli infortuni sopravvenuti ed essa è la causa più frequente dopo le manovre per garantire assistenza ai degenti (7%). I dati dello studio SIROH, la più completa indagine sul rischio biologico tra gli operatori sanitari, dimostrano che oltre il 50% dei casi di incidenti con aghi e taglienti è correlata con lo smaltimento degli stessi (dati 1994 raccolti in 26 ospedali italiani). La prevenzione di questo tipo di incidenti è affidata all’adozione di precauzioni universali (ricordo a proposito che il D.M. 29/09/90 stabilisce che “l’eliminazione degli aghi e degli altri oggetti taglienti, utilizzati nei confronti di

qualsiasi paziente, deve avvenire con cautele idonee ad evitare punture accidentali. In particolare gli aghi, le lame di bisturi e gli altri materiali acuminati o taglienti monouso non debbono essere rimossi dalle siringhe o da altri supporti né in alcun modo manipolati o reincappucciati, ma riposti per l’eliminazione, in appositi contenitori resistenti alla puntura”). Al fine di prevenire punture accidentali gli aghi non vanno reincappucciati (i dati SIROH 1994 dimostrano ancora un 13% di incidenti correlati all’incappucciamento) o volontariamente piegati o rotti, rimossi dalle siringhe o altrimenti. Dopo l’uso, aghi, lame di bisturi e altri oggetti taglienti debbono essere riposti per l’eliminazione in appositi contenitori resistenti alla puntura, sistemati in posizione vicina e comoda rispetto al luogo dove vengono usati. Non esistono altre documentazioni di trasmissioni da RS ad operatori sanitari anche se va ricordata la potenziale esposizione della cute non integra e delle mucose dovuta a contaminazione con liquidi ematici provenienti da contenitori per RS non a tenuta stagna o scarsamente impermeabili. I Rifiuti Sanitari Pericolosi a Rischio Infettivo sono quelli che ci mettono più a dura prova dovendo venire conferiti ad una ditta di trasporto e/o di smaltimento entro trenta giorni (5 giorni per quantitativi, peraltro difficilmente raggiungibili dalle strutture veterinarie, superiori ai 200 litri) dalla loro produzione. Fortunatamente però, la definizione di questi rifiuti data dal D. 22/97 e ribadita dal D. 219/2000 porta come conseguenza che essi vengano generalmente prodotti nelle nostre strutture piuttosto infrequentemente: i Rifiuti Sanitari Pericolosi Infettivi sono quelli “contenenti microrganismi

vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni motivi come cause di malattie nell’uomo o in altri organismi viventi”, per dirla come riportato sull’all. I del D. Leg. 22/97, ovvero quelli che “siano contaminati da agenti patogeni per l’uomo o per gli animali” o “siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto per i quali sia ravvisato, dal medico veterinario competente” (quale può essere, per esempio, il direttore sanitario della struttura, n.d.r.) “un rischio di patologia trasmissibile attraverso tali liquidi” volendo citare il dettato del Decreto 219/2000; naturalmente tali condizioni devono essere presenti non solo quando il materiale viene “prodotto”, ma anche quando diventa a tutti gli effetti un rifiuto (quando cioè il veterinario decide di disfarsene) e quando viene conferito alla ditta deputata al trasporto e/o allo smaltimento (come detto entro 30 giorni da quando diviene rifiuto). È un concetto, quest’ultimo, che mi sembra molto importante e che vorrei sottolineare anche alla luce di quanto detto sopra (in corsivo) circa l’evoluzione della carica microbica presente nei rifiuti sanitari. Mi sembra di non essere troppo ottimista se ribadisco quanto sopra affermato: è abbastanza infrequente che, nella nostra pratica professionale, produciamo rifiuti con queste caratteristiche. Nel momento in cui produciamo rifiuti di questo tipo possiamo quindi conservarli in deposito temporaneo per un tempo massimo di trenta giorni in contenitori, anche flessibili, recanti la scritta “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo” e il simbolo del rischio

biologico. Se i rifiuti infetti sono anche taglienti o pungenti i contenitori devono essere obbligatoriamente rigidi e recare la scritta “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo taglienti e pungenti”. Entrambi i tipi di contenitori vanno a loro volta conservati in un secondo tipo di contenitore rigido, eventualmente riutilizzabile previa idonea disinfezione ad ogni ciclo d’uso, recante la scritta “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo”. Tutti i contenitori devono essere sufficientemente robusti per resistere alle sollecitazioni a cui sono sottoposti e di colore idoneo a distinguerli da quelli contenenti altri tipi di rifiuti. Gli stessi contenitori vanno utilizzati per tutti i passaggi a cui sono soggetti questi rifiuti (deposito temporaneo, movimentazione interna alla struttura sanitaria, stoccaggio, raccolta e trasporto). All’atto del conferimento dei rifiuti alla ditta di trasporto e/o smaltimento verrà compilato (a cura del produttore dei rifiuti) l’apposito formulario ove verrà indicato il codice CER di questa categoria di rifiuti (180202). Mi sembra utile ricordare, vista la tendenza di qualche collega a pensare che sia meglio, nel dubbio, considerare un rifiuto come infettivo, conferendolo quindi mensilmente (melius abundare…) piuttosto che catalogarlo correttamente, che la normativa in materia vieta di mescolare i diversi tipi di Rifiuti Pericolosi tra di loro o con i Non Pericolosi, e punisce severamente i trasgressori (arresto da sei mesi a due anni e ammenda da 5 milioni a 50 milioni di lire). Da ciò deriva che nei contenitori per i rifiuti infetti andranno depositati quelli, e solo

quelli, che presentino le caratteristiche sopraesposte. Una alternativa a questa procedura potrebbe essere quella della sterilizzazione dei rifiuti, ma essendo questa, per i costi e le complessità tecniche che comporta, praticamente inattuabile dalle strutture veterinarie, non verrà presa in considerazione in un lavoro, quale si propone di essere questo, che non tratta la normativa nel suo complesso, ma solo nelle parti di interesse pratico per il veterinario medio. In tema di rischio tossico bisogna rilevare che molte sostanze di uso sanitario (in modo particolare solventi e reagenti di laboratorio, liquidi di sviluppo e fissaggio delle lastre radiografiche, farmaci e disinfettanti) sono potenzialmente tossiche. Escludendo l’ingestione, divenuta eccezionale dopo l’entrata in uso delle pipette meccaniche, il meccanismo più frequente di contaminazione è l’inalazione seguita, a distanza, dal contatto diretto con cute e mucose. I Rifiuti Sanitari Pericolosi a Rischio Chimico sono quei rifiuti prodotti da attività sanitaria che presentano almeno una delle caratteristiche di pericolosità (esclusa la H9 poiché è relativa al rischio infettivo) elencate nell’all. I del decreto 22/97 (vd. in calce). Il produttore deve classificare questi rifiuti con i codici (CER) delle categorie elencate nell’all. D dello stesso decreto. A noi interessano soprattutto i “liquidi radiologici di sviluppo”, i “liquidi radiologici di fissaggio” e le “sostanze chimiche di scarto e i farmaci scaduti”, non potendo peraltro escludere la

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produzione più infrequente di altri tipologie di rifiuti (es. mercurio presente in termometri e sfigmomanometri, cod. CER 060404). Il deposito temporaneo può durare fino ad un anno (due mesi per quantitativi superiori ai 10 metri cubi). All’atto del conferimento dei rifiuti alla ditta di trasporto e/o smaltimento verrà compilato l’apposito formulario ove verrà indicato il codice CER delle varie tipologie di rifiuti (es.: 090101 per i liquidi di sviluppo, 090104 per i liquidi di fissaggio, 180204 per i farmaci scaduti e le sostanze chimiche di scarto). Può essere utile ricordare che, in alcuni casi, i liquidi di fissaggio non deargentati possono essere avviati alla raccolta differenziata anche a mezzo di apposite convenzioni stipulate tra i Comuni e le strutture sanitarie. I Rifiuti Sanitari Non Pericolosi Non Assimilati agli Urbani sono quelli che, pur non presentando le caratteristiche di pericolosità di cui all’all. I del D. 22/97 (vd. oltre), non sono compresi nell’elenco degli Assimilati agli Urbani. In altre parole rientrano in questa categoria tutti i rifiuti che noi produciamo esclusi quelli Pericolosi e quelli Urbani o ad essi assimilati. È intuitivo quindi che in questa categoria rientrano la maggior parte dei rifiuti da noi prodotti. Per fare degli esempi ricorderò che sono ivi compresi gli organi, i tessuti, le parti anatomiche non riconoscibili, gli aghi, le lame, le siringhe, i contenitori vuoti di medicinali (esclusi i contenitori in vetro di soluzioni di farmaci antiblastici ed i contenitori in vetro di farmaci radioattivi), ecc. È importante ricordare che i componenti questa categoria di rifiuti possono essere dai Comuni assimilati in parte o in toto agli Urbani. I Rifiuti Sanitari Non Pericolosi Non Assimilati Agli Urbani possono essere stoccati in deposito temporaneo per tipologie omogenee fino ad un anno dalla loro produzione (se, come nel nostro caso, il volume dei rifiuti non supera i 20 metri cubi) e devono venire conferiti ad una ditta idonea che provveda al loro trasporto e/o allo smaltimento. A seconda della loro natura sul formulario bisognerà indicare i codici CER 180201 (oggetti da taglio (bisturi, rasoi) o 180203 (rifiuti la cui raccolta e smaltimento non richiede precauzioni particolari in funzione della prevenzione di infezioni). I Rifiuti Sanitari Non Pericolosi Assimilati agli Urbani sono quelli elencati all’art. 2, comma 1, lettera g) del D. 219/2000 (per es. quelli derivanti dalla preparazione di pasti, il vetro, la carta, il cartone, la plastica, i metalli, gli imballaggi, la spazzatura, gli indumenti monouso, i gessi ortopedici, gli assorbenti igienici, i pannolini e i pannoloni) e tutti

quelli non pericolosi che i Comuni deliberino, con apposito regolamento, di assimilare agli Urbani. Devono venire conferiti alla ditta che si occupa dei RSU secondo le metodiche definite dai Comuni (delle linee guida in merito esistono già, ma sarebbe inutilmente complesso illustrarle in questa sede). Per completezza ricordo infine che il D. 219/2000 prende in considerazione, quale tipologia particolare di rifiuti, le feci, le urine ed il sangue, disponendo che possano essere fatti confluire nella rete fognaria. In conclusione, il problema dei RS è ampiamente superabile rispettando semplici norme di sicurezza e non è comunque diverso da quello dei rifiuti urbani per il quale il legislatore ha previsto minori precauzioni. Purtroppo la rilevanza emotiva di un rifiuto definito “sanitario” è tale da ingenerare ingiustificate paure che sono alla base di norme eccessivamente farraginose e restrittive, le quali, a loro volta, sono la causa sia della crescita quantitativa dei RS prodotti sia delle conseguenti implicazioni economiche legate allo smaltimento degli stessi. Bastino, a titolo d’esempio, i seguenti dati desunti dai MUD presentati in Piemonte nell’anno 1998: la categoria ISTAT “ospedali e case di cura generali”, che ha presentato il 4% del totale dei MUD, ha prodotto il 72% del totale dei rifiuti infettivi; il complesso delle strutture sanitarie dotate di posti letto, che ha presentato il 7% del totale dei MUD, ha prodotto il 92% del totale dei rifiuti infettivi; la categoria ISTAT “servizi degli studi odontoiatrici”, che ha presentato il 74% del totale dei

MUD, ha prodotto lo 0,94% del totale dei rifiuti infettivi; i rifiuti sanitari pericolosi provenienti da strutture veterinarie e i cadaveri di animali provenienti dai laboratori hanno costituito, nel complesso, il 2,38% del totale dei rifiuti sanitari pericolosi. Si ha allora l’impressione che la Legge, non ponendo una quanto mai opportuna distinzione tra attività che meritano la massima attenzione in virtù della quantità prodotta di rifiuti pericolosi e attività che in questo ambito si possono definire minimali, ha obbligato un enorme numero di operatori sanitari ad uno sforzo complessivamente elefantiaco per partorire il classico topolino. Si può pertanto dire che al momento i maggiori problemi sono dovuti alla contrapposizione tra l’ottica legalistica, legata alla difficile interpretazione di norme spesso utilizzate in senso restrittivo e punitivo dalle autorità competenti, e l’ottica tecnica che cerca di interpretare la norma alla luce della letteratura scientifica più recente. A ciò si aggiungono le inevitabili interferenze prodotte da chi fornisce prodotti o servizi ed ha tutto l’interesse ad allargare artificiosamente il mercato dei RS. La recente evoluzione della Normativa italiana introduce peraltro il concetto di discrezionalità tecnica, secondo il quale il tecnico di settore (medico curante o direttore sanitario) può decidere di volta in volta se alcuni rifiuti relativi ad un determinato paziente possono essere considerati infetti in considerazione del meccanismo di trasmissione della patologia in atto. Questo importante elemento di novità dovrebbe contribuire a ridurre drasticamente la quantità della frazione infetta.

L’uso intelligente della Normativa si affianca quindi come arma fondamentale al tentativo di ridurre la produzione dei RS sia agendo alla fonte (ad esempio riducendo l’utilizzo del momouso o di sostanze contaminanti) sia aumentando in quantità e qualità il riciclaggio o recupero finale di buona parte del materiale di scarto utilizzando apposite forme di raccolta differenziata. Il Veterinario (o, più precisamente, il Direttore Sanitario di una struttura veterinaria) viene investito di una responsabilità non indifferente, in quanto suo compito è quello di saper distinguere a norma di legge le varie tipologie di rifiuti prodotti e suddividerli di conseguenza; se in una struttura vengono prodotti frequentemente Rifiuti Sanitari Pericolosi a Rischio Infettivo (magari perché al suo interno si effettua ricerca biologica), oltre che, eventualmente, Rifiuti Pericolosi a Rischio Chimico e Rifiuti Non Pericolosi, sarà interesse di chi la gestisce di stipulare un contratto, magari in regime di convenzione, con una idonea ditta di trasporto e/o smaltimen-

to per un ritiro con cadenza mensile dei propri rifiuti; se, differentemente (e più comunemente), si producono solo saltuariamente dei Rifiuti Sanitari Pericolosi a Rischio Infettivo, ferma restando la produzione degli altri tipi di rifiuti, il conferimento di quelli non infettivi avverrà una volta all’anno (oppure, entro questo termine, quando il Direttore Sanitario lo ritenga opportuno), prevedendo in più di chiamare la ditta di trasporto e/o smaltimento, entro 30 giorni, ogniqualvolta si produca un rifiuto infettivo; nell’ipotesi in cui vengano prodotti solo Rifiuti Urbani e Rifiuti Speciali Sanitari Non Pericolosi Assimilati agli Urbani, non si avrà bisogno di una ditta che li trasporti e/o smaltisca che non sia quella che si occupa dei RSU. Come si vede il rapporto tra Struttura Veterinaria e ditta di trasporto e/o smaltimento di rifiuti sanitari non potrà più, alla luce delle novità normative, configurarsi in un’unica tipologia di servizio, bensì il servizio stesso andrà di volta in volta modellato alle necessità della singola Struttura. ■

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A T T U A L I T À

di Aldo Vezzoni

Identificazione elettronica del cane con microchip: situazione attuale e sviluppo futuro INTRODUZIONE Negli ultimi dieci anni l’identificazione elettronica con microchip del cane e degli animali in generale (sistema d’identificazione mediante frequenze radio - RFID, radio frequency identification system) ha avuto uno sviluppo enorme in tutti i paesi industrializzati, anche se in Italia si è imposto solo negli ultimi anni con una sempre maggiore consapevolezza della sua validità da parte degli operatori del settore e delle istituzioni. La legge 281 del 1991 ha imposto l’identificazione obbligatoria di tutti i cani, al fine di eliminare o ridurre il randagismo ed il grave problema dei cani abbandonati, oltre che per disporre di un sistema di controllo in caso di malattie infettive come la rabbia; purtroppo la legge nasceva già vecchia, non avendo tenuto in considerazione i moderni sistemi di identificazione elettronica, già applicati ad esempio nella vicina Spagna che si ritrova oggi ben più avanti dell’Italia (e non solo per l’identificazione dei cani!), ed indicando il tatuaggio come unico sistema d’identificazione del cane. L’esperienza di questi anni, sommata all’esperienza più lunga del tatuaggio dei cani di razza, ha dimostrato e confermato tutti gli aspetti negativi di questo sistema d’identificazione del cane: necessità di una sedazione od anestesia per il fastidio od il dolore provocato dall’operazione di tatuaggio, difficoltà di lettura dei dati tatuati e perdita nel tempo della capacità di leggerli, impossibilità di rendere il tatuaggio leggibile nei cani con cute pigmentata, enorme variabilità delle sigle tatuate (sigle provinciali ASL, sigle provinciali di delegazioni ENCI, sigle di allevatori con affisso, sigle di enti stranieri, ecc.). Sulla base di queste considerazioni, molte Regioni, nelle leggi regionali applicative della 281, hanno introdotto l’identificazione elettronica come strumento richiesto ai fini dell’identificazione obbligatoria del cane, convinte della superiorità di questo sistema e del fatto che in tutto il mondo è stato ormai accettato uno standard unico che permette un’interscambiabilità dei dati. Anche i kennel club di molti paesi hanno introdotto l’impiego dell’identificazione elettronica dei cani iscritti o come metodo sostitutivo del tatuaggio, o come metodo alternativo, come fase di transizione ad un utilizzo esclusivo in futuro. LO STANDARD ISO L’accettazione e la diffusione del sistema elettronico d’identificazione del cane con microchip nei vari paesi è stata resa possibile dal-

l’emanazione, da parte dell’I.S.O. (International Standards Orgnization) di un apposito standard unico. L’I.S.O. è una organizzazione mondiale con sede a Ginevra che ha lo scopo principale di favorire la standardizzazione tecnologica a livello internazionale. Nel 1991, su sollecitazione delle varie aziende produttrici e della FECAVA, la federazione europea delle associazioni veterinarie per animali da compagnia, aveva istituito una Commissione, denominata WG3, con il mandato di standardizzare la tecnologia dei microchip per gli animali. A quel tempo, infatti, le aziende elettroniche sul mercato dei microchip stavano operando con prodotti incompatibili tra di loro, ciascuno dei quali richiedeva un proprio lettore che non era in grado di rilevare e leggere microchip di altre aziende; era evidente il danno per gli utenti e per il sistema in generale, che appariva debole proprio perché limitato a piccole nicchie di mercato e non in grado di soddisfare le esigenze di una identificazione su vasta scala. A causa della conflittualità e della competitività tra le varie aziende del settore, ciascuna intenta a proteggere i propri brevetti, fu adottata, come base per lo standard, una nuova tecnologia di microchip, diversa da quelle già presenti sul mercato, denominata FDX-b per i piccoli animali ed HDX per i grossi animali. Nel 1996 l’I.S.O. ha pertanto emanato lo standard ISO 11784, che definisce la struttura e le informazioni contenute nel microchip, e lo standard ISO 11785 che definisce il protocollo di comunicazione tra il microchip ed il lettore. Nella riunione del Comitato SC19 della I.S.O., da cui dipende la Commissione WG3, svoltasi a Francoforte il 22 marzo 2000, è stato ribadito il completo appoggio dell’I.S.O. a questo standard, per incoraggiare le aziende del settore a diffondere su vasta scala la tecnologia basata su di esso e per assicurare gli operatori sull’affidabilità del sistema e sulla interscambiabilità dei dati tra microchip e lettori di

diverse aziende. LA COMPATIBILITÀ CON SISTEMI PRECEDENTI Per permettere una compatibilità con i microchip del passato, ed in particolare quelli con tecnologia FDX-a, che erano quelli più diffusi, l’I.S.O. ha raccomandato che, per un periodo di transizione, i lettori costruiti per leggere lo standard ISO fossero in grado di leggere anche i microchip precedenti. Anche se la diffusione nel nostro paese di microchip con standard non-ISO è stata molto limitata (Sardegna e Valle d’Aosta prima del 1998), la compatibilità di lettura per questi microchip può essere utile anche per identificare cani provenienti da altri paesi dove invece questi microchip avevano avuto una maggior diffusione (Spagna, Svizzera, Svezia, Regno Unito). Dal 1998 non è più ammessa dall’I.S.O. la distribuzione da parte della ditte produttrici di microchip non conformi allo standard ISO. IL MICROCHIP ISO Il microchip ISO, detto anche tag o trasponder, è costituito da una capsula iniettabile di vetro biocompatibile che contiene un chip su cui è stato impresso, nel momento della fabbricazione, un codice di 15 cifre, ed una micro-bobina che viene attivata dal lettore solo nel momento in cui viene avvicinato e che permette la lettura del chip stesso. Quando il microchip non viene attivato dalle onde radio di un lettore è un corpo completamente inerte e non emette alcun tipo di onda. La superficie esterna della capsula è trattata con microsolchi per facilitarne l’ancoraggio nei tessuti sottocutanei ed impedirne, pertanto, la migrazione. Il microchip ha una dimensione esterna di 13 mm di lunghezza e di 2 mm di diametro, ed è contenuto in una siringa monouso necessaria per poterlo iniettare nel sottocute del cane. La siringa contenente il microchip è contenuta in un involucro sterile da aprire immediatamente prima del-

l’uso. La confezione riporta una data di scadenza che si riferisce alla sterilità dell’involucro e che deve essere rispettata. La durata del microchip, una volta impiantato, è per tutta la vita del cane. Per accertarne il continuo funzionamento è consigliabile che almeno una volta all’anno esso venga controllato con un lettore; anche se estremamente improbabile, viste le piccole dimensioni, un trauma diretto verso la sede di impianto potrebbe danneggiare la struttura del microchip e renderlo inerte. IL CODICE DEL MICROCHIP ISO Le prime cifre del codice identificano o la ditta produttrice od il paese in cui il microchip viene impiantato; nel primo caso la ditta produttrice deve poi essere in grado di garantire la tracciabilità del microchip registrando i codici impiantati nei vari paesi; nel secondo caso, dopo il codice del paese deve essere riportato il codice della ditta produttrice. Per l’Italia il codice paese è 380; i codici fino ad ora assegnati dall’I.S.O., in collaborazione con l’International Committee on Animal Recording (ICAR), alle ditte produttrici di microchip ISO per animali sono: AEG (che fornisce “Trovan”) 968, Allflex 982, AVID 977, Datamars (che fornisce “Animal Coder Bayer”) 981, Destron (che fornisce “Indexel Merial”) 985, Sokymat 975/967. Le altre cifre del codice sono in combinazione casuale e permettono 2 miliardi e 750 milioni di combinazioni; un numero tale da poter garantire con assoluta certezza che ciascun codice è unico per almeno 20 anni. Il codice, invece, dei vecchi microchip era alfanumerico e composto da 10 caratteri. LA SEDE D’IMPIANTO DEL MICROCHIP La standardizzazione delle sedi d’impianto dei microchip è un fattore essenziale per l’integrità dell’intero sistema d’identificazione mediante frequenze radio. Ciò è particolarmente importante per i protocolli di comunicazione FDX, perché la loro effettiva distanza di interazione, ovvero la distanza tra lettore e trasduttore, è relativamente breve. Tuttavia, per quanto la standardizzazione delle sedi d’impianto sia d’importanza critica nell’identificazione di un microchip impiantato, non si deve trascurare l’importanza della funzionalità del lettore; in assenza di ciò, il sistema fallisce. I punti che seguono costituiscono le raccomandazioni del Sottocomitato per i microchip della World Small Animal Veterinary

Medico veterinario, specialista in clinica dei piccoli animali, Presidente FSA, Segretario FNOVI, componente della CTC dell’ENCI.

Association (WSAVA), circa le sedi d’impianto negli animali da compagnia. Nel cane e nel gatto sono due le sedi attualmente utilizzate: a) Il microchip viene impiantato nel sottocute della linea dorsale mediana subito cranialmente alle scapole. Questa è la sede d’impianto standard di tutti i paesi esclusi quelli europei. b) Il microchip viene impiantato nel sottocute della porzione media sinistra del collo. Questa è la sede d’impianto standard in Europa. Finché non si concorderà una sede globalmente comune, è necessario che l’esplorazione (scanning) con il lettore si concentri nelle sedi di impianto comunemente utilizzate nel contesto geografico di appartenenza. Se lo scanning dovesse risultare negativo, si raccomanda di esplorare anche la sede d’impianto alternativa. L’IMPIANTO DEL MICROCHIP L’impianto del microchip nel sottocute dell’animale è una procedura di pertinenza veterinaria, in quanto devono essere garantiti il rispetto delle norme d’asepsi ed antisepsi necessarie per evitare infezioni, il rispetto della sede d’inoculazione, l’attenzione ad evitare le strutture vascolari vicine (arteria carotide e vena giugulare) e di ferire l’orecchio o l’occhio in caso di movimenti improvvisi dell’animale e la cura nell’effettuare un’esecuzione indolore. L’ago, di grosso calibro per poter contenere il microchip, è molto affilato e, in mani inesperte, potrebbe essere pericoloso per l’animale e per lo stesso operatore. L’utilizzazione o meno di un anestetico locale o di un tranquillante per gli animali molto agitati è di pertinenza del singolo veterinario, anche se generalmente non si rendono necessari. Prima dell’impianto, ancor prima di aprire la confezione della siringa, deve essere controllata la data di scadenza ed ogni microchip deve essere testato con un lettore per verificarne il funzionamento e la corrispondenza con il codice riportato sulla confezione stessa. IL LETTORE O SCANNER ISO I lettori o scanner o tranceivers certificati ISO sono in grado di leggere tutti i microchip ISO prodotti dalle varie ditte. Alcuni sono in grado di leggere anche microchip precedenti allo standard ISO, ed in particolare i microchip FDX-a. Il lettore funziona emettendo delle onde radio che attivano il microchip e ne ricevono il codice. Sono disponibili sul mercato letto-


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area o su cani di altre aree che potrebbero presentarsi per l’identificazione. Ad esempio, un giudice di gara dovrebbe utilizzare un lettore con compatibilità estesa anche ai microchip FDX-a oltre che ai microchip ISO (FDX-b). Quando si ricerca la presenza di un microchip nel cane, la procedura per ricercare e leggere il microchip, detta scanning dovrebbe iniziare presso la sede di impianto standard nel cane in quel determinato contesto geografico (lato sinistro del collo in Europa). Se non viene immediatamente identificato il microchip, lo scanning dovrebbe comprendere un’area maggiore procedendo in centri concentrici a lenta espansione. Alcuni produttori raccomandano di muoversi “ad otto”. Durante lo scanning, il lettore deve toccare o sfiorare il pelo dell’animale. La distanza di lettura può essere lievemente influenzata dall’orientamento del microchip rispetto al lettore e l’influenza di questo fattore varia in base alla struttura del microchip e del lettore, anche se nell’impiego di routine ciò non influenza la lettura in maniera significativa. Sebbene non sia possibi-

ri portatili e lettori collegabili ad un computer mediante porta seriale; nel primo caso il codice del microchip viene mostrato sul display del lettore, mentre nel secondo caso esso viene anche inviato al computer per registrarlo. L’alimentazione dei lettori è assicurata da normali batterie sostituibili o da accumulatori interni ricaricabili mediante collegamento alla rete elettrica. L’utilizzo del lettore presuppone che venga prima accertata la carica delle batterie o la sua connessione a rete. Come ogni apparecchiatura elettronica, anche il lettore o scanner per microchip deve essere conservato in luogo asciutto, non esposto a temperature fredde né al sole o a fonti di calore, al riparo da urti. LETTURA DEL MICROCHIP Per ottimizzare le prestazioni del lettore o scanner, occorre rispettare le avvertenze specifiche contenute nella sua confezione, in particolare per il suo funzionamento e manutenzione e quelle più generali che seguono. Innanzitutto bisogna sincerarsi che il lettore sia compatibile con i microchip utilizzati nella propria

le visualizzare l’esatta posizione del microchip rispetto al lettore durante lo scanning, può essere utile ruotare il lettore, se la struttura lo permette, verso destra o verso sinistra. Per garantire l’identificazione di un animale a cui è stato impiantato un microchip, la procedura di scanning dovrebbe durare per un tempo minimo di 10 secondi (od anche di più se possibile) ed essere ripetuta per due volte consecutive prima di poter dichiarare che un soggetto non è portatore di microchip. Quando possibile, la procedura va ripetuta con un lettore diverso dal primo, anche se, fortunatamente, ciò è di rado necessario, costituendo un’eccezione piuttosto che la norma. Come precedentemente ricordato, dovrebbero essere esplorate tutte le sedi di impianto riconosciute. Poiché i lettori emettono e ricevono energia elettromagnetica, possono essere influenzati da altri apparecchi elettronici o da oggetti metallici. Per questo motivo, canili e cliniche veterinarie possono essere considerati ambienti “ostili” per la presenza di computer, luci fluorescenti e tavoli di acciaio inossidabile, per citare solo alcuni esempi. Si deve mantenere una distanza di almeno un metro dagli apparecchi elettronici. Idealmente, non si dovrebbe eseguire lo scanning su tavoli di acciaio inossidabile e ci si deve ricordare di rimuovere dal cane un eventuale collare metallico. ADOZIONE DEL MICROCHIP DA PARTE DELLE REGIONI Sono ormai molte le Regioni che, nel recepimento regionale della legge 281 del 1991 sull’obbligatorietà dell’anagrafe canina, hanno adottato il microchip come

metodo d’identificazione del cane. In diverse di queste Regioni l’amministrazione regionale ha acquistato direttamente, con gare d’appalto, i microchip che vengono poi distribuiti, attraverso le ASL provinciali, ai veterinari, sia pubblici che privati, autorizzati ad impiantarli; in altre Regioni solo le ASL di alcune province hanno iniziato l’utilizzo dei microchip, come studio pilota. Le Regioni in cui è già stata emanata una normativa regionale che considera l’utilizzo dei microchip per l’identificazione del cane ed in cui esso è già utilizzato, pur con diversi gradi di operatività, sono: • Abruzzo • provincia Autonoma di Bolzano • Campania • Emilia Romagna • Friuli • Marche • Puglia • Sardegna • Sicilia: solo ASL di Palermo e Catania • Valle d’Aosta • Veneto Nelle seguenti Regioni è già stata emanata una normativa regionale che considera l’utilizzo dei microchip per l’identificazione del cane ed è in corso uno studio pilota in alcune ASL: • Lazio • Piemonte • Toscana • Umbria Nelle seguenti Regioni non è ancora stata emanata una normativa regionale che considera l’utilizzo dei microchip per l’identificazione del cane, anche se è in corso di realizzazione o di proposizione: • Basilicata • Calabria • Lombardia In Liguria è già stata emanata una

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normativa regionale che considera l’utilizzo dei microchip per l’identificazione del cane, ma non è ancora diventata operativa. ADOZIONE DEL MICROCHIP DA PARTE DELLA FSA La Fondazione Salute Animale ha reso obbligatorio, dal 1-1-2000, l’identificazione con microchip di tutti i cani certificati per il controllo delle malattie ereditarie. Data l’importanza, ai fini della selezione e della riproduzione canina, che l’identificazione del cane esaminato sia assolutamente certa per il potenziale riproduttivo del cane controllato e per il danno che può derivare alla sua razza per sostituzioni dolose od accidentali di identità e considerato che il tatuaggio spesso non rimane leggibile a lungo, la FSA richiede che l’identificazione permanente del cane esaminato per il controllo delle malattie ereditarie sia eseguita al momento dell’esame mediante identificazione elettronica, ottenuta con l’inserimento di un microchip conforme allo standard ISO per piccoli animali (FDX-b) o con il rilevamento, mediante il lettore, di un microchip eventualmente già impiantato da altri enti (anagrafe canina, ENCI, altri Kennel Club). ADOZIONE DEL MICROCHIP DA PARTE DELL’ENCI Nella seduta del 6-11-98 il Consiglio Direttivo dell’ENCI ha approvato l’accettazione dell’identificazione elettronica del cane mediante microchip come sistema d’identificazione alternativo al tatuaggio per la registrazione al libro genealogico. La recente acquisizione di lettori da parte dell’ENCI per renderli disponibili durante le manifestazioni cinofile favorirà certamente l’adozione di questo sistema d’identificazione dei cani di razza. In data 30-0101, il Consiglio Direttivo dell’ENCI ha deliberato di concedere la possibilità, agli allevatori titolari d’affisso, di utilizzare i microchip in luogo del tatuaggio con la numerazione a ciascuno assegnata. DIFFUSIONE ATTUALE DEL MICROCHIP IN ITALIA Attualmente circa 350.000 cani sono identificati con un microchip, rappresentando il 5% della popolazione canina stimata in Italia (6,8 milioni). Almeno il 20% dei veterinari per animali da compagnia dispone dell’attrezzatura necessaria per l’impianto dei microchip in cani, gatti, cavalli ed animali esotici. È prevedibile che questi numeri vengano quantomeno raddoppiati nel corso del 2001. COMPATIBILITÀ Poiché diversi organismi nel nostro Paese utilizzano ed utilizzeranno sempre più l’identificazione elettronica del cane, si pone il problema della compatibilità tra i vari sistemi, per evitare che allo stesso animale siano inoculati più microchip. Con l’adozione dello standard ISO da parte di tutti gli organismi pubblici e privati che ricorro-


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no all’identificazione elettronica del cane, la compatibilità sarebbe garantita dallo standard stesso. Lo standard ISO costituisce pertanto il riferimento obbligatorio per tutti gli organismi che utilizzano l’identificazione del cane mediante microchip, affinché i dati possano essere scambiati tra di loro con la massima compatibilità e più organismi possano fare riferimento allo stesso codice d’identificazione. Un cane identificato con un microchip ISO distribuito dalla ASL di appartenenza, può essere registrato, con lo stesso codice presso l’ENCI, nel caso di un cane di razza, e presso la FSA se dovesse poi effettuare un controllo delle malattie ereditarie. Viceversa, un cane identificato con un microchip ISO per la registrazione all’ENCI od alla FSA, con lo stesso codice può essere registrato presso l’anagrafe canina del proprio Comune o della propria ASL; in entrambe le situazioni, l’ente certificatore verificherà con un lettore la presenza del microchip ISO e l’effettiva corrispondenza del codice d’identificazione. L’inoculazione di altri microchip nello stesso cane non è giustificata, sia per il rispetto del benessere animale, sia per evitare doppie numerazioni. Solo nel caso di un cane identificato con un microchip non ISO, come il vecchio standard FDX-a, utilizzato anche nel nostro Paese fino all’introduzione dello standard ISO (FDX-b), potrebbe essere giustificata l’inoculazione di un nuovo microchip conforme ISO, anche se, proprio secondo le raccomandazioni espresse dalla ISO stessa, per trent’anni dall’entrata in vigore dello standard ISO i lettori dovrebbero essere in grado di leggere sia il nuovo che il vecchio standard. A questo proposito, considerando anche che in altri paesi europei come Svizzera, Regno Unito, Spagna e paesi scandinavi sono stati identificati negli anni novanta migliaia di cani con il vecchio standard, è certamente raccomandabile che si utilizzino lettori in grado di rilevare e leggere sia i microchip ISO, sia quelli FCX-a.

AZIENDE DISTRIBUTRICI DI MICROCHIP ISO IN ITALIA Le aziende impegnate nel mercato italiano dei microchip per piccoli animali sono principalmente la Bayer che distribuisce, con il marchio “Animal Coder”, il sistema d’identificazione elettronica prodotto dalla svizzera Datamars e la Merial che con il marchio “Indexel” distribuisce il sistema prodotto dalla statunitense Destron. Con quote minori la OPV distribuisce il sistema prodotto dalla Allflex e la ditta Ghislandi distribuisce il sistema prodotto dalla AEG con marchio “Trovan”.

BANCHE DATI La banca dati rimane il punto critico maggiore nel sistema dell’identificazione elettronica del cane nel nostro Paese. La competenza regionale in tema d’anagrafe canina attribuita dalla legge 281/91 ha comportato la creazione di banche dati regionali indipendenti, che per il momento non sono ancora confluite in un’unica banca dati nazionale. Esistono poi altre banche dati come quella

della FSA per i cani controllati per le malattie ereditarie, quella che l’ENCI costituirà nel momento in cui riceverà registrazioni al libro genealogico di cani identificati elettronicamente e quelle costituite da privati che raccolgono dati provenienti da proprietari di animali identificati con microchip. Certamente, vista l’obbligatorietà, per legge, dell’anagrafe canina, i dati di tutti i cani identificati con microchip dalle varie organizza-

zioni, pubbliche e private, dovranno confluire nelle banche dati delle varie Regioni cui spetta questo compito; è auspicabile che quanto prima le banche dati regionali confluiscano, a loro volta, in una banca dati nazionale. Poiché il sistema dell’identificazione elettronica si regge su tre componenti, il microchip, il lettore e la banca dati, solo disponendo di una banca dati efficiente e facilmente consultabile tutto il siste-

ma funziona. In altri paesi dove l’identificazione elettronica è gestita unicamente a livello privato, nel costo d’acquisto del microchip è già compreso il costo d’iscrizione alla banca dati. A livello europeo è stata costituita a Bruxelles una banca dati europea (www.EuroPetNet.com) che si propone di raccogliere i dati dai vari paesi e di renderli disponibili su internet alle varie organizzazioni nazionali aderenti. ■


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di Alberto Casartelli

Al veterinario l’identificazione dei capi

Presidente SIVAR

Anagrafe bovina: ritardi e limiti di un sistema che non dà garanzie PREMESSA L’anagrafe del bestiame è il punto di partenza per arrivare e ad una zootecnia veramente rispettosa del consumatore e dei produttori. È indispensabile sapere con certezza la storia di ogni singolo animale, da dove arriva, dove è stato allevato e dove verrà macellato. Il principio ispiratore di qualunque anagrafe deve quindi essere la certezza dei dati e la raccolta di questi, dato il grande numero di capi sottoposti ad identificazione, deve servirsi dei più avanzati mezzi di rilevazione che la tecnologia mette a disposizione. In sintesi, vediamo quali sono gli aspetti operativi e gestionali dell’attuale sistema di anagrafe imperfetto e come lo si potrebbe invece rendere più efficiente e d’avanguardia. LIMITI DELL’ATTUALE SISTEMA In Italia l’anagrafe non funziona per molte ragioni: innanzitutto tutte le parti interessate - allevatori e istituzioni veterinarie - l’hanno vista come un balzello economico ed un impegno gravoso, anziché l’inizio di una vera svolta nell’allevamento bovino. In secondo luogo, il perno su cui ruota l’attuale progetto d’anagrafe è fragile perché il riconoscimento dell’animale (ovvero del suo patrimonio genetico) è lasciato all’allevatore anziché essere affidato alla certificazione ufficiale di un veterinario, dipendente ASL o libero professionista. Quanto al sistema di identificazione, la marca auricolare oltre a non essere efficace nella prevenzione di irregolarità, si presta facilmente a banali inconvenienti dovuti alle stesse pratiche d’allevamento (i.e. auto-catturanti che provocano il distacco del cosiddetto “orecchino”); da qui la necessità di rimarcare il medesimo animale più volte nell’arco del ciclo produttivo, con possibile perdita di dati e soprattutto con disagio e costi per l’allevatore. Anche l’eccesso di burocrazia, soprattutto nel passag-

be anche di realizzare in maniera semplice delle schede cliniche e dei trattamenti che possono accompagnare l’animale per tutta la sua carriera produttiva e fornire, in sede di trasformazione dell’animale, informazioni utili all’ispezione veterinaria e alla sicurezza del consumatore.

Multe per chi sbaglia l’identificazione ischia multe pesanti chi non identifica in modo corretto i bovini. La non corretta certificazione e registrazione dei capi prevede sanzioni a carico degli allevatori e dei fornitori di auricolari da 2 a 12 milioni. Riciclare i marchi usati costituisce invece una frode da 35/120 milioni. È quanto previsto dal decreto legislativo del 19/04/2001.L’anagrafe non è solo una banca dati indispensabile per il controllo del patrimonio bovino nazionale ma anche per accedere ai premi Pac per la macellazione (oltre 2 milioni di capi macellati nel 2000 risultavano sconosciuti all’anagrafe) e agli indennizzi per arginare i danni conseguenti all’emergenza BSE.

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gio dal cedolino compilato dall’allevatore alla nascita dell’animale fino al passaporto ufficiale, non favorisce l’attendibilità e la sicurezza dei dati. MICROCHIP E INFORMATIZZAZIONE La marca auricolare dovrebbe essere superata dal sistema di identificazione mediante microchip. Il bolo ruminale per esempio è un microchip contenuto in una capsula di ceramica che una volta collocato nel rumine dell’animale evita eventuali frodi e permetterebbe la lettura digitale dei dati ed il loro caricamento su un semplice palmare. I disguidi derivanti dalla gestione cartacea dei dati, gli errori di registrazione che oggi sono tanto frequenti, verrebbero in questo modo scongiurati: il veterina-

Le critiche della Confagricoltura ritardi di attuazione vengono lamentati senza mezzi termini dal Presidente della Confagricoltura Augusto Bocchini, il quale ha dichiarato: “L’anagrafe zootecnica è una tappa indispensabile per far partire l’importante processo della completa tracciabilità dei prodotti senza la quale non si otterrà mai la fiducia dei consumatori. Ma non si sa quando il Ministero della Sanità raggiungerà il traguardo. La Confagri- ha aggiunto Bocchini – sta preparando un progetto sulla sicurezza alimentare, un programma tutto improntato a politiche moderne e sempre più rivolte al consumatore. Evasivo invece su un presunto ingresso nel governo Berlusconi. Bocchini si è limitato a dire di non porsi il problema.

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rio incaricato dell’identificazione sarebbe in grado di trasmettere per via telefonica le informazioni ad una banca dati centralizzata. L’informatizzazione permettereb-

IL RUOLO DEL VETERINARIO Per un efficace funzionamento dell’anagrafe, l’identificazione degli animali deve essere considerata una competenza squisitamente veterinaria, non delegabile alla produzione e alle sue associazioni di riferimento. Del resto in tutti gli altri settori (animali da compagnia ed equini) il ruolo del medico veterinario è fuori discussione. Adeguatamente responsabilizzato e dotato di strumentazione elettronica, il veterinario sarebbe l’unico garante della serietà e dell’attendibilità dell’operazione. Naturalmente, l’identificazione comporterebbe anche l’assunzione di precise responsabilità, definite sotto il controllo della ASL. Ecco allora che l’introduzione della figura del veterinario riconosciuto, da tempo auspicata da ANMVI e SIVAR, trova ulteriori occasioni per far riflettere sulla sua importanza. CONCLUSIONI È ormai superfluo ricordare che l’Europa ha posto la sicurezza ali-

mentare fra le priorità della politica comunitaria. I consumatori hanno il diritto alla garanzia degli alimenti e tutta la filiera agro alimentare deve impegnarsi a prevenire ulteriori emergenze alimentari. Per questo servono professionalità riconosciute in grado di avanzare proposte e soluzioni autorevoli e competenti. La veterinaria italiana può dare un contributo decisivo, ma servono un coordinamento migliore con la produzione e con le istituzioni e iniziative più incisive e d’avanguardia. ■

A breve l’anagrafe anche per gli equini a proposta avanzata dal Presidente ANMVI Marco Eleuteri di costituire un’Anagrafe degli Equini che distingua fra equini “sportivi e da compagnia”, non destinati alla produzione di carne, ed equini produttori di carne, è stata vagliata dall’ufficio legislativo del Ministero della Sanità e verrà presto tradotta in “atto normativo”. Il Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria ha intanto disposto la realizzazione, tramite gli Assessorati di un censimento delle aziende o comunque dei siti, anche all’aria aperta, in cui sono tenuti o comunque allevati equidi.

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Hill’s è lieta di presentare

Richiesta staff veterinari per assistenza al controllo dell’afta epizootica onsiderato l’incremento del numero di casi di Afta Epizootica nel Regno Unito detta FMD, si chiede la vostra collaborazione nel segnalarci uno staff di veterinari idonei ad aiutarci nel controllo dell’epidemia. I veterinari dovrebbero lavorare al controllo della FMD, incluso analisi clinica del bestiame. È necessario che i colleghi lavorino presso Centri di Controllo della malattia, che abbiano una buona conoscenza dell’inglese, capacità di comunicazione ed esperienza nel campo del bestiame e la patente di guida valida per il Regno Unito.

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L ’ I N T E R V I S T A

di Carlo Scotti

Veterinari e Politica

Gianni Mancuso, eletto deputato È l’unico Medico Veterinario in Parlamento icuramente un successo personale meritato quello dell’amico e Collega Gianni Mancuso, eletto alla Camera il 13 maggio scorso nelle liste di Alleanza Nazionale, ma anche un successo della Categoria che può così vantare un esponente parlamentare. Come lui stesso riferisce nell’intervista che segue, la carriera politica del Collega Mancuso è iniziata circa vent’anni fa ed è sempre andata di pari passo con l’impegno professionale all’interno di varie organizzazioni di settore, sempre ricoprendo incarichi di rilievo e responsabilità. Dopo le sue dimissioni da Vice Segretario Nazionale Vicario del SIVeLP (Professione Veterinaria 3/2001 ndr), ecco la svolta parlamentare che siamo certi permetterà alla nostra Categoria di avere un riferimento istituzionale attento, che ben conosce le battaglie del settore. Con la sua elezione ne abbiamo già vinta una.

S

Vuoi sinteticamente raccontarti? Ho 43 anni, sono sposato con Raffaella e padre di Matilde, che ha otto anni. Sono nato a San Pellegrino Terme, Bergamo, ma dal-

Candidato alle politiche anche un Collega di Reggio Calabria

I

l Collega Gianni Mancuso non è stato l’unico veteri-

nario candidato alle politiche. Ha corso per Democrazia Europea nel Collegio di Reggio Calabria anche Giovanni Battista, dirigente della ASL locale, senza tuttavia essere eletto. Da un monitoraggio condotto da questo giornale durante il periodo elettorale, è emerso che la Veterinaria italiana ha comunque propri esponenti in molte amministrazioni locali del Nord, del Centro e del Sud. Le indicazioni dei nostri delegati regionali hanno consentito di individuare molti Colleghi impegnati in ruoli di consigliere o assessore comunale, provinciale e regionale, nelle fila dei più diversi schieramenti politici.

l’età di un anno vivo nella mia città, Novara. Dopo aver frequentato il liceo scientifico “Antonelli” di Novara mi sono formato alla facoltà di Medicina Veterinaria di Milano. In seguito, come sottotenente di complemento dell’Aeronautica Militare, ho assolto gli obblighi di leva. Dal 1984 libero professionista nel campo degli animali d’affezione, nel cui ambito mi sono dedicato all’attività sindacale che mi ha visto nel tempo Segretario Provinciale, componente della Segreteria Regionale, componente della Segreteria Nazionale e Vice Segretario Nazionale del S.I.VE.L.P. Ricordo l’impegno per due trienni nell’Ordine Provinciale di Novara e con particolare piacere l’esperienza nella SO.VE.P., che in 15 anni mi ha visto passare da iscritto a Vice Presidente. Infine, dal 1992 al 1996 ho ricoperto l’incarico di Delegato Provinciale dell’E.N.P.A.V., e dal 1997 al 2001 siedo nel Consiglio d’Amministrazione dello stesso Ente. Il mio percorso politico mi ha portato dal 1983 al 1987 al Consiglio Circoscrizionale Porta Mortara di Novara, dal 1987 al 2001 ininterrottamente nel Consiglio Comunale di Novara, dal 1994 al 1995 nel Consiglio Provinciale, dal 1995 al 2000 (VI Legislatura) nel Consiglio regionale del Piemonte, riconfermato dal 2000 ad oggi (VII Legislatura). Prima di diventare parlamentare ti sei impegnato nell’associazionismo di categoria, come ricordi questa attività? Tra i risultati più incisivi ricordo: la soppressione dell’odiosa tassa regionale sugli apparecchi radiologici, un maggior coinvolgimento della classe medico-veterinaria a livello Comunale, Provinciale e Regionale, la legge regionale per la revisione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, la legge regionale sui cimiteri per gli animali d’affezione. Sul versante animali-

sta e zoofilo mi sono impegnato sulle tematiche del benessere animale: combattimenti tra cani, detenzione di cani potenzialmente pericolosi, revisione della normativa regionale derivante dalla Legge 281/91, uso di animali da laboratorio per la sperimentazione e la ricerca. In ambito E.N.P.A.V. ho collaborato con il Presidente Lombardi, per adeguare la nostra Cassa di Previdenza alla mutata realtà della privatizzazione e per ottenere il migliore rendimento economico delle risorse provenienti dai sacrifici dei colleghi di tutta Italia. Nell’ambito della tua futura attività parlamentare continuerai a dedicarti ai problemi del settore veterinario? Ovviamente la risposta è affermativa. Desidero portare la mia sensibilità e la mia conoscenza delle questioni all’interno della sede decisionale. Penso, per esempio, alla rivisitazione del ruolo degli ordini professionali coinvolgendo le categorie,

alla possibilità della riduzione od abolizione dell’I.V.A., alla possibilità di vendere farmaci, alla semplificazione burocratica. Considerato che, probabilmente, sarò l’unico veterinario parlamentare della XIV Legislatura, farò tutto quanto sarà possibile. Sono, inoltre, disponibile a diventare riferimento per le associazioni ed enti del mondo veterinario per svolgere una sana attività di lobbing, partendo dalla mia esperienza politico-amministrativa di alcuni anni. È vero, abbiamo anche un problema di “immagine”. Il livello politico potrà fare qualche cosa, ma scordiamoci che la visibilità che tutti i veterinari auspicano possa venire dal Parlamento. Esiste un problema culturale all’interno della veterinaria italiana: un’eccessiva frammentazione tra le categorie e sottocategorie ed uno spiccato individualismo dei professionisti, determinano un intrinseco stato di debolezza ed una scarsa possibilità di incidere nelle sedi decisionali. ■

Candidati ed eletti cremonesi alle politiche urante la campagna elettorale si sono svolti numerosi incontri territoriali fra rappresentanti dell’ANMVI e candidati parlamentari di zona, nel corso dei quali si è inteso sensibilizzare tutti gli schieramenti verso i principali temi della veterinaria italiana. Non poteva mancare un faccia a faccia tra il Consiglio Direttivo dell’ANMVI e i candidati della città in cui ha la sua sede. All’incontro, svoltosi il 24 aprile u.s., sono intervenuti i candidati dei collegi cremonesi in corsa per la Casa delle Libertà, per l’Ulivo e per altri schieramenti. Il Presidente ANMVI, Marco Eleuteri, ha così spiegato ai presenti il senso di questa iniziativa: “Vorremmo che si segnasse un ideale punto di congiunzione fra l’attività che la nostra Associazione svolge sul territorio cremonese e quella che sta conducendo in modo altrettanto significativo sul piano nazionale, in collaborazione con le istituzioni del nostro Paese, in rappresentanza della Categoria. Riteniamo pertanto che l’ANMVI debba ai candidati dei collegi cremonesi il riconoscimento che si deve ad interlocutori di riferimento, non solo per la comune estrazione territoriale, ma anche per il lavoro che stiamo portando avanti in ambito nazionale, rispettivamente in rappresentanza della professione veterinaria e delle istituzioni politiche”. Fra i candidati intervenuti sono stati eletti: Antonio Verro, Lamberto Grillotti e Giovanni Jacini, tutti per la CdL.

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Eletti: on. Grillotti e on. Jacini (terzo e quarto da sinistra) e on. Verro (ultimo a destra).


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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 A.N A. M T .TV .UI . AI N L FI OT RÀM A

a cura di Sabina Pizzamiglio

La Consilp riconosciuta “parte sociale”

Anche i veterinari liberi professionisti al tavolo delle concertazioni

Nuova Giunta Esecutiva CONSILP Presidente: Gaetano Stella (Ass. dottori Commercialisti)

Il Ministero del lavoro sentirà anche le libere professioni e libere professioni sono ammesse al tavolo delle concertazioni. L’11 maggio infatti la CONSILP - Confederazione delle Libere Professioni - ha ufficialmente ottenuto di diventare parte sociale e, grazie all’ANMVI che vi aderisce dal marzo 2000, lo sono anche i medici veterinari. Il Ministero del Lavoro e della Pre-

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videnza Sociale, alla presenza di rappresentanti della Presidenza del Consiglio, ha firmato il verbale d’intesa che riconosce alla Consilp l’adesione ai contenuti e alle procedure concertative, così come espresse nel Patto Sociale per lo sviluppo e l’occupazione firmato tra Governo e Parti Sociali il 1° febbraio 1999. “In tal modo – si

legge nel documento ufficiale – viene sancita l’ammissione delle sopracitate Confederazioni al tavolo della concertazione, al pari delle altre forze produttive”. Gaetano Stella, riconfermato ai primi di maggio Presidente della Consilp, ha dichiarato: “Il risultato maggiore è che abbiamo ottenuto di essere gli unici soggetti am-

Vice Presidenti: Giovanni Pocaterra (Federnotai) e Antonino Rando (Ass. Ragionieri)

messi alla concertazione per conto delle libere professioni. Si tratta di un risultato storico, che pone fine all’esclusione di categorie che producono circa il 12% del Pil”. Il significato immediato per la veterinaria libero-professionale è l’assunzione di maggior forza e dignità nei rapporti con il pubblico impiego. ■

Segretario: Salvatore Biancarosa (Ass. Forensi) Tesoriere: Daria Bottaro (Consulenti del Lavoro)

Nuovi servizi ANMVI Recupero crediti, finanziamenti, polizze RC e mutui agevolati

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opo il successo del Fondo Sanitario, l’ANMVI ha approfondito con le sue Associazioni Federate le comuni esigenze del settore per individuare e valutare nuovi servizi. Al di là di quelle prettamente professionali sulle quali l’Associazione sta già intervenendo (es. con un servizio di consulenza legale e fiscale gratuita), le esigenze attorno alle quali si è focalizzata l’analisi sono quattro: servizio finanziario di recupero crediti, finanziamenti, Rc e mutui. A breve, l’ANMVI presenterà alcune possibilità interessanti, studiate con Enti e Società Specializzate.

nel frattempo si rivolgono ad un altro collega lasciando così in sospeso somme consistenti. L’interruzione di un rapporto di collaborazione rende estremamente difficile il rientro del credito e solo l’intervento di società specializzate può dare buone possibilità di recupero, anche in considerazione dei tempi e dei costi che una procedura giudiziaria comporta in questi casi. L’accordo che l’ANMVI ha definito con una società del settore, operativa su tutto il territorio nazionale permetterà a tutti i colleghi di avere buone possibilità di rientro delle posizioni insolute.

RECUPERO CREDITI Molti colleghi hanno evidenziato la difficoltà di recuperare i propri crediti professionali. Ad esporre il medico veterinario a questo rischio sono soprattutto i clienti che rimandano il momento del saldo delle prestazioni e

FINANZIAMENTI VELOCI Ottenere finanziamenti, sia pur limitati negli importi, con procedure molto semplici e veloci può essere conveniente per chi vuole partecipare a corsi e stage all’estero o acquistare pubblicazioni e attrezzature. Questa possibilità,

Bonus fiscali ai fondi integrativi? e ne parlava già all’epoca della Riforma Ter del Ministro Bindi; dopo le elezioni l’argomento torna in auge: ai Fondi Integrativi potrebbero essere riconosciuti forti sgravi fiscali. C’è infatti intesa all’interno della Casa delle Libertà per incentivare la defiscalizzazione di chi ha sottoscritto Fondi Sanitari Integrativi. Attualmente, le quote versate dai sottoscrittori non sono fiscalmente detraibili.

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è già stata proposta in via sperimentale per alcuni corsi e sarà proposta a tutti dopo averne constatato la buona operatività. L’accordo che stiamo definendo permetterà anche di proporre ai clienti, con la semplice compilazione di un documento, la possibilità di pagare ratealmente le prestazioni veterinarie. Quante volte di fronte alla necessità di un intervento abbastanza costoso il cliente ha rinunciato? La possibilità di offrirgli un pagamento ripartito nel tempo può, quindi, in molti casi non farci perdere una importante possibilità di lavoro e crescita professionale e soprattutto poter garantire all’animale tutte le prestazioni necessarie. POLIZZA ASSICURATIVA R.C. La trasformazione del nostro settore ed una sempre maggiore attenzione dei proprietari di animali verso il loro benessere ha reso sicuramente più difficile ed anche

conflittuale il rapporto con i nostri clienti sempre più esigenti ed attenti alla qualità del nostro lavoro. Questa situazione può portare alla contestazione della prestazione ed eventualmente a richieste di risarcimento danni che dobbiamo prevenire. Diventa quindi necessaria una polizza assicurativa che ci garantisca e ci copra da eventuali rischi. Le proposte sono numerose e vengono da diverse compagnie ma è estremamente difficile trovare una polizza che abbia un buon rapporto qualitàprezzo. Quella che l’ANMVI sta definendo, dopo aver valutato le proposte di diverse compagnie, dovrebbe essere il meglio che il settore assicurativo è in grado di offrire. Sarà presentata nei prossimi giorni per dare a tutti i colleghi l’opportunità di usufruirne al più presto. MUTUI IMMOBILIARI Anche in questo settore molti

colleghi ci hanno chiesto di ricercare sul mercato proposte interessanti e vantaggiose. Gli aspetti da considerare sono sostanzialmente due: convenienza delle condizioni e semplicità delle operazioni. Quanto alle condizioni, il punto più importante è certamente il tasso d’interesse che deve essere dei più favorevoli, ma anche i costi accessori sono importanti e devono essere il più possibile contenuti. Il secondo aspetto riguarda soprattutto i tempi e la semplicità della documentazione da produrre per definire l’operazione. Nel mercato finanziario le proposte sui mutui sono varie e cambiano quasi a ritmo giornaliero, quindi è estremamente difficile fare scelte definitive e assolute. Tuttavia, la proposta che l’ANMVI avanzerà sarà certamente selezionata fra le più interessanti. ■

Fondo Sanitario ANMVI Adesioni chiuse, le prossime nel 2004 Altri 260 nuclei familiari coperti dal 1 luglio. In liquidazione i rimborsi dei primi sottoscrittori l 30 aprile scorso è scaduta la proroga per le adesioni al Fondo Sanitario ANMVI. I nuovi nuclei familiari aderenti dal 1 luglio 2001 sono 260 e vanno ad aggiungersi al migliaio di titolari in copertura già dall’inizio dell’anno. Operativamente, dovendo adeguarsi in poco tempo all’alto numero di iscritti, il Fondo ha accordato la priorità al trattamento delle opzioni superiori - media e massima - che comportano maggiori probabilità di beneficiare delle coperture sanitarie sottoscritte. L’opzione minima infatti, ovvero il piano di copertura di ba-

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se, è rivolto unicamente a situazioni di eccezionale gravità sanitaria e per la maggior parte degli iscritti ha rappresentato l’occasione di rendere graduale l’adesione al Fondo Sanitario. Rimborsi Le prime richieste di rimborso sono già state avanzate e la loro liquidazione è in trattamento. A tutti i nuclei familiari è stato attribuito un codice comune I64 (che identifica il Fondo Sanitario quale contraente collettivo di Marsh e Assidim ) e un codice individuale richiedibile alla Segreteria

di Cremona allo 0372/40.35.37. I codici sono utili ai fini delle comunicazioni con la Centrale Operativa Filo Diretto e dell’invio delle richieste di rimborso. Passaggio ad opzioni superiori Molti sottoscrittori, in particolare titolari di opzione minima, hanno richiesto di passare ad opzioni superiori in corso d’anno. Si ricorda che non è possibile modificare le condizioni di sottoscrizione per l’anno corrente. Tuttavia, entro il 31/10/2001, come da Statuto e Regolamento del Fondo, sarà possibile comunicare in forma

scritta la scelta eventuale di passare all’opzione media o massima. Le nuove condizioni saranno valide per il 2002. La Finestra Anche chi ha aderito entro il 30 aprile potrà comunicare variazioni di opzione entro il 31/10. In mancanza di diversa comunicazione da parte del titolare, il trattamento di queste adesioni verrà parificato alle condizioni di versamento e di copertura previste dall’annualità a partire dal 01/01/2002 ■ Info: www.anmvi.it


PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 A . N . M . V. I . I N

Tribunale di Roma: Condannata l’errata attribuzione dei titoli professionali empo fa, un Collega ha inviato alla nostra rivista il ritaglio di un quotidiano locale che parlava di una truffa su presunti investimenti immobiliari e della denuncia penale che ne era seguita. Per un errore dell’articolista, il giornale presentava come veterinario uno dei protagonisti della vicenda che invece in passato aveva svolto attività allevatoriale. Il Collega sollecitava un intervento dell’ANMVI dato che qualificando l’inquisito come veterinario, all’interno di un titolo “urlato”, si era pesantemente danneggiata l’immagine della Categoria. L’intervento richiesto è stato sollecito e qualche giorno dopo il quotidiano ha riportato sì una rettifica, ma dandovi uno spazio insignificante rispetto al risalto dato alla notizia. Ci fa molto piacere leggere che per un caso analogo, il Tribunale di Roma non solo ha riconosciuto il diritto dell’Ordine di Roma e del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ad intervenire nei confronti dei quotidiani che hanno erroneamente attribuito il titolo di commercialista ad un professionista arrestato per corruzione ma ha anche condannato gli editori a risarcire l’Ordine per il danno subito. Ci sembra una sentenza molto giusta che ci permetterà d’ora in poi, se vorrete sempre tenerci informati, di intervenire tempestivamente contro notizie od informazioni erroneamente riportate e lesive della nostra immagine.

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ANMVI vs Federfarma a Federfarma con una lettera inviata all’ANMVI l’11 maggio scorso, ribadisce che “considerato il quadro normativo vigente, le farmacie avrebbero potuto dar corso alla spedizione delle ricette in questione solo a seguito di un autorevole pronunciamento da parte dell’Autorità in indirizzo (Il Ministero della Sanità ndr) a tutt’oggi non pervenuto. Atteso il tono perentorio della nota ANMVI la scrivente chiede nuovamente un urgente chiarimento sulla questione, fornendo alle farmacie le indicazioni indispensabili per un corretto espletamento del servizio”. Tre giorni dopo la FOFI chiede al Ministero “ di voler esprimere

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un orientamento sulla possibilità per i medici veterinari di prescrivere nei casi in cui la legge lo consenta, medicinali ad uso umano destinati a curare animali che, ove fossero destinati ad uso umano sarebbero prescrivibili solo da specialisti (…) al fine di consentire a questa Federazione di poter fornire precise indicazioni per il corretto esercizio della professione”.

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BREVE

Cosa dire? La risposta della Federfarma alla presa di posizione dell’ANMVI e la conseguente richiesta di chiarimenti al Ministero, malgrado la presunzione dei toni, ci fanno ritenere che i farmacisti si sono resi conto della nostra determinazione e, cosa mai avvenuta prima, si rivolgono al Ministero per un chiaro e definitivo pronunciamento. ■

Una circolare esplicativa sugli stupefacenti l 24 maggio il Ministero ha diramato una circolare ministeriale avente per oggetto le Applicazioni del D.P.R. del 9 ottobre 1990, n. 309, ai medicinali veterinari ad azione stupefacente e psicotropa. Questa circolare esplicativa conferma le disposizioni già previste dal citato Decreto e ufficializza le indicazioni per il settore veterinario pubblicate nelle scorse settimane da FNOVI e ANMVI attraverso i propri organi d’informazione. Il documento è disponibile in formato PDF a www.anmvi.it.

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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001



R U B R I C A

Ambito di applicazione del D.P.R. 08.12.2000 N° 445

A proposito del diritto all’autocertificazione l D.P.R. 08.12.2000 N° 445 riunisce in un testo unico la precedente normativa sulla documentazione amministrativa introducendo, con decorrenza dal 1° marzo 2001, precise regole in tema di esercizio del diritto all’autocertificazione da parte dei cittadini. La novità assoluta contenuta nel D.P.R. N° 445/2000 è la previsione di sanzioni a carico della Pubblica Amministrazione che rifiuti di accettare l’autocertificazione in sostituzione di certificati, nei casi in cui l’autocertificazione è consentita dalla legge. La pubblicità data a tale innovazione a mezzo della stampa e dei mass media ha, però, generato nei cittadini il falso convincimento che il diritto all’autocertificazione sia privo di limitazioni e che, dunque, più nessun soggetto pubblico o privato possa richiedere l’allegazione di certificati anagrafici così come di ogni altra certificazione, senza incorrere in sanzioni. Così non è. Il cittadino, infatti, può avvalersi del diritto all’autocertificazione nel rapporto con le Amministrazioni dello Stato, con le Regioni, le Provincie, i Comuni, gli altri Enti pubblici (compresi quelli economici) e con imprese che gestiscono servizi pubblici (Enel, INPS, ecc.) In sostituzione della produzione del certificato ogni cittadino può, sotto la propria responsabilità, au-

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tocertificare, con dichiarazione scritta, quanto segue: - il luogo e la data di nascita, la residenza, la cittadinanza, il godimento dei diritti politici, lo stato civile, lo stato di famiglia, l’esistenza in vita, la nascita di un figlio, il decesso del coniuge o di un discendente od un ascendente, la posizione agli effetti degli obblighi militari, l’iscrizione in albi o elenchi tenuti dalla Pubblica Amministrazione, la maternità, la paternità, la separazione, il divorzio, la comunione o separazione dei beni nel rapporto con il coniuge, appartenenza a ordini professionali, titolo di studio ed esami sostenuti, situazione economico/reddituale, i dati contenuti nell’anagrafe tributaria (codice fiscale, partita IVA) stato di disoccupazione o di pensionato, qualità di studente, qualità di legale rappresentante di persone fisiche e giuridiche, qualità di tutore o curatore, iscrizione presso associazioni o formazioni sociali di qualsiasi tipo, tutte le posizioni relative all’adempimento degli obblighi militari, non aver riportato condanne penali, non trovarsi in stato di procedure concorsuali, qualità di vivenza a carico, e tutti i dati a diretta conoscenza dell’interessato contenuti nei registri dello stato civile. In sostituzione della dichiarazione

www.ipzs.it,

ovvero la Gazzetta Ufficiale in Internet L’Istituto Poligrafico dello Stato rompe gli indugi e pubblica gratuitamente on line la Gazzetta Ufficiale. Solo le serie degli ultimi 60 giorni, però... L’ha deciso il Ministero del Tesoro (forse sulla spinta del Sole 24 Ore che aveva segnalato l’esosità del servizio: 8.000 lire ogni pagina in pdf?) nell’ambito del piano per l’e-government. Norme e atti pubblici sono consultabili in formato testo e stampabili. Sono reperibili la sera stessa del giorno di emissione o al più tardi la mattina successiva. Delusione comprensibile per gli abbonati, ma dal 1 luglio entreranno in vigore nuove tariffe di abbonamento per le consultazioni di numeri antecedenti i sessanta giorni di libera consultazione.

L E G A L E

a cura di Maria Teresa Semeraro Avvocato, Bologna

autocertificativa il cittadino può, in alternativa, esibire il documento di identità con riferimento ai dati ivi contenuti. La sanzione per il rifiuto immotivato all’accettazione dell’autocertificazione relativa alle posizioni soggettive qui elencate si applica, dunque, ai dipendenti della Pubblica Amministrazione in quanto è a questi e solo a questi soggetti che la legge impone l’obbligo di accettare l’autocertificazione. L’allegazione dei certificati è, invece, obbligatoria se richiesta dagli uffici giudiziari. Gli enti o le Associazioni private non sono obbligati ad accettare l’autocertificazione anche nei casi consentiti dalla legge nel rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadino. Nessuna sanzione è, dunque, prevista nei confronti di banche, assicurazioni, associazioni private che richiedono ai propri clienti o ai propri iscritti di allegare certificati attestanti le sopra elencate posizioni soggettive. Un’associazione privata può, dunque, legittimamente richiedere, senza incorrere in alcuna sanzione, ad un neo associato di allegare alla documentazione di iscrizione all’associazione il certificato che attesti una sua particolare qualità, soprattutto se questa è un requisito previsto dallo statuto associativo per assumere la qualità di associato. La legge prevede, infatti, per Enti e Associazioni private la facoltà e non l’obbligo di avvalersi dell’autocertificazione per attestare le posizioni soggettive sopra richiamate. La diversa regolamentazione riservata dal legislatore alla Pubblica Amministrazione e agli Enti-Associazioni private in tema di autocertificazione, si fonda sul fatto che la ratio del diritto all’autocertificazione è quella di agevolare i cittadini nel loro rapporto con la Pubblica Amministrazione. È la pubblica Amministrazione che non può più pretendere, anzi, che non deve pretendere, al punto di essere sanzionata in caso contrario, l’allegazione di certificazioni attestanti dati già in suo possesso o che la stessa è tenuta a certificare. Con il D.P.R. N° 445/2000 si è, dunque, voluto porre fine ad un comportamento vessatorio della Pubblica Amministrazione che pretendeva dal cittadino l’allegazione di documenti comprovanti circostanze risultanti da albi o registri pubblici a cui la Pubblica Amministrazione medesima aveva ed ha accesso diretto. Diverso è, invece, il discorso per le Associazioni private le quali

non hanno accesso diretto ai dati attestanti qualità e/o circostanze personali dei propri associati di cui si rende necessario entrare in possesso. Va, dunque, considerata razionale e tutelante non solo per le Associazioni medesime ma per tutti gli associati, la scelta operata dal legislatore di consentire a detti soggetti privati di richiedere ai propri iscritti l’allegazione di

certificati provenienti dalla Pubblica Amministrazione. Va anche detto che ogni Ente o ogni Associazione potrà, dunque, decidere se e in che modo avvalersi del disposto contenuto nel D.P.R. N° 445/2000 anche valutando quali tra le posizioni soggettive elencate dalla legge possono essere autocertificate e quali no nel rapporto con i propri clienti o associati. ■


PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 R U B R I C A

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F I S C A L E

di Giovanni Stassi

Modello UNICO 2001

Dottore Commercialista, Torino

Novità per la dichiarazione dei redditi l Modello UNICO 2001 Persone fisiche, approvato con Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate in data 13 marzo 2001 e pubblicato sul supplemento ordinario n. 74 della Gazzetta Ufficiale del 6 aprile 2001, presenta alcune novità di rilievo rispetto alla dichiarazione dei redditi dell’anno precedente. In sintesi le principali novità che si desumono dalle istruzioni al modello sono le seguenti:

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• Nuove modalità di trasmissione della dichiarazione • Nuove ipotesi di detrazioni per spese mediche, per spese di assistenza specifica, per spese veterinarie, ecc. • Nuova ipotesi di deduzione dal reddito imponibile per i contributi versati per addetti ai servizi domestici • Restituzione della tassa sul medico di famiglia • Detassazione dell’abitazione principale • Incremento della detrazione a favore degli inquilini per la locazione dell’abitazione principale; • Incremento della detrazione per figli a carico minori di tre anni • Acconti IRPEF per l’anno 2001 • In dettaglio le novità sono le seguenti.

Nuove modalità di trasmissione della dichiarazione Tutti i professionisti sono obbligati a presentare telematicamente la propria dichiarazione dei redditi in via telematica, direttamente o tramite un intermediario abilitato. L’obbligo riguarda in particolare: a) tutti coloro che nel corso dell’anno 2000 erano tenuti a presentare almeno una dichiarazione periodica IVA; b) coloro che sono tenuti nell’anno 2001 a presentare la dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770/2001). La presentazione ad un intermediario abilitato dovrà essere effettuata entro il 31 ottobre 2001. L’intermediario rilascerà al contribuente una copia della dichiarazione con la propria firma che costituirà ricevuta di avvenuta presentazione. La ricevuta definitiva verrà rilasciata dall’amministrazione finanziaria entro 5 giorni dalla trasmissione telematica effettuata dall’intermediario. Coloro i quali vogliono trasmette-

re direttamente la propria dichiarazione dovranno avvalersi: • del servizio telematico Entratel se nel corso dell’anno 2000 hanno effettuato ritenute alla fonte ad un numero di soggetti superiore a venti e sono quindi tenuti a presentare il modello 770 in forma autonoma; • del servizio telematico Internet se il numero di soggetti per i quali sono state effettuate ritenute alla fonte sono inferiori a venti oppure se nel corso dell’anno non sono state effettuate ritenute alla fonte. Le modalità per accedere all’uno o all’altro dei servizi telematici sono state esposte nel nostro articolo di febbraio su questa stessa rivista.

Nuove detrazioni per spese mediche Oltre alle ipotesi di detrazione per le spese mediche sostenute per sé o per i propri familiari a carico è stata introdotta la possibilità di detrarre (sempre nella misura del 19%) anche le spese mediche sostenute a favore di un familiare non a carico per specifiche patologie che danno diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria pubblica. La detrazione spetta fino ad un massimo di spese sostenute di lire 12.000.000 (sulla parte che eccede le 250.000) per la parte di esse che il familiare non ha potuto detrarre per mancanza di capienza di imposta da cui poterle detrarre. I righi di riferimento su cui indicare tali spese nel quadro RP del Modello Unico 2001 Persone fisiche sono il rigo RP1 Colonna 1 ed il rigo RP2.

Spese di assistenza specifica È stata anche introdotta una nuova detrazione d’imposta nella misura del 19% delle spese sostenute per l’assistenza specifica. In particolare le spese in questione sono quelle sostenute per: • assistenza infermieristica e riabilitativa; • prestazioni rese da personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona; • prestazioni rese da personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo;

• prestazioni rese da personale con la qualifica di educatore professionale; • prestazioni rese da personale qualificato addetto ad attività di animazione e/o di terapia occupazionale. Nel quadro RP del Modello Unico 2001 Persone fisiche tali spese andranno indicate al rigo RP1.

Spese veterinarie

anziane) fino all’importo massimo di lire 3.000.000. Naturalmente l’importo deducibile è quello che è rimasto a carico del datore di lavoro e si riferisce esclusivamente ai contributi obbligatori versati all’INPS. L’importo di tale onere deducibile andrà indicato al rigo RP23.

Restituzione della tassa sul medico di famiglia

La detrazione per spese veterinarie spetta nella misura del 19% delle spese sostenute, fino all’importo massimo di lire 750.000, sulla parte che eccede l’importo di lire 250.000. La massima detrazione pertanto sarà di lire 95.000 (500.000 x 19%). Tali spese andranno indicate al Rigo RP6 del predetto Modello Unico.

Chi ha versato nel 1993 la quota fissa per l’assistenza medica di base (cosiddetta “Tassa sul medico di famiglia”) pari a lire 85.000 per ciascun componente del nucleo familiare, potrà ottenere il rimborso dell’80% di quanto versato. Per usufruire del rimborso occorrerà indicare al Rigo RN28, l’80% dell’importo complessivamente versato.

Spese per l’acquisto del cane guida per non vedenti

Detassazione dell’abitazione principale

Nel rigo RP5 può essere indicata la spesa sostenuta per l’acquisto del cane guida dei non vedenti. La detrazione, in misura pari al 19% del costo sostenuto, spetta una sola volta in un periodo di quattro anni, salvo i casi di perdita dell’animale. La detrazione spetta con riferimento all’acquisto di un solo cane e per l’intero ammontare del costo sostenuto (senza quindi tener conto di alcuna franchigia). La detrazione può essere usufruita in unica soluzione o, in alternativa, essere ripartita in quattro rate annuali di pari importo.

La Legge 388/2000 ha stabilito che a partire dall’anno 2000 il reddito dell’abitazione principale e delle relative pertinenze non viene più assoggettato ad IRPEF. Al proprietario (o titolare di altro diritto reale di godimento: usufruttuario, abitazione, ecc.) spetta infatti una deduzione dal reddito complessivo in misura corrispondente all’intero importo della rendita catastale. La deduzione naturalmente dovrà essere rapportata:

Spese di mantenimento dei cani guida Tale detrazione spetta esclusivamente al soggetto non vedente (e non anche alle persone cui questi risulti fiscalmente a carico) nella misura forfetaria di lire 1.000.000. Per usufruire della detrazione occorre barrare la casella posta al Rigo RP40 e riportare l’importo di lire 1.000.000 al rigo RN16. La detrazione spetta a prescindere dalla documentazione della spesa effettivamente sostenuta. Deduzione per contributi versati per addetti ai servizi domestici Sono deducibili dal reddito complessivo i contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici ed all’assistenza personale o familiare (es. colf, baby sitter e assistenti delle persone

• alla quota di possesso dell’immobile nel caso di contitolarietà; • al periodo dell’anno durante il quale l’immobile è stato destinato ad abitazione principale. La deduzione andrà indicata al Rigo RN4.

Incremento della detrazione a favore degli inquilini per la locazione dell’abitazione principale I contribuenti intestatari di contratti di locazione di immobili da essi utilizzati come abitazione principale, e solo se il contratto di locazione è stato stipulato secondo quanto disposto dalla legge n. 431 del 1998 (i cosiddetti contratti convenzionali ai sensi dell’art. 2, comma 3, della citata Legge 431/98), hanno diritto ad una detrazione d’imposta. La detrazione deve essere calcolata in base al periodo dell’anno in cui l’immobile è stato adibito ad abitazione principale ed al numero dei cointestatari del contratto di locazione, nonché al reddito di ciascuno dei cointe-

statari del contratto. La detrazione, che è stata incrementata rispetto agli importi previsti per l’anno precedente, è pari al massimo a: • Lire 960.000 se il reddito complessivo non supera Lire 30.000.000; • Lire 480.000 se il reddito complessivo supera Lire 30.000.000 ma non lire 60.000.000. Se il reddito complessivo supera lire 60.000.000 non spetta alcuna detrazione. Per usufruire della detrazione occorre compilare il Rigo RP39 e riportare l’importo della detrazione spettante al rigo RN16.

Incremento della detrazione per figli a carico minori di tre anni Da quest’anno è previsto un incremento della detrazione per familiari a carico per ciascun figlio di età non superiore a tre anni. La detrazione è stata determinata in lire 240.000 (in aggiunta alla detrazione ordinaria) e spetta in proporzione ai mesi per i quali il figlio ha avuto un’età inferiore a tre anni ed alla percentuale riportata nel prospetto “Familiari a carico” del quadro RP a colonna 6. Si precisa che se si usufruisce per il primo figlio della detrazione prevista per il coniuge, non si ha diritto, solo per questo figlio, all’ulteriore detrazione per i minori di tre anni.

Acconti IRPEF per l’anno 2001 La misura dell’acconto d’imposta per l’anno 2001 è del 95%. Per stabilire se è dovuto o meno l’acconto IRPEF per l’anno 2001 occorre controllare l’importo indicato nel rigo RN29. Se questo importo: • non supera Lire 100.000, non è dovuto acconto; • supera Lire 100.000, è dovuto acconto nella misura del 95 per cento del suo ammontare. L’acconto così determinato deve essere versato: • in unica soluzione entro il mese di novembre 2001, se l’importo dovuto è inferiore a Lire 502.000; • in due rate, se l’importo dovuto è pari o superiore a Lire 502.000: – la prima entro il 20 giugno 2001, nella misura del 40 per cento; – la seconda entro il 30 novembre 2000, nella restante misura del 60 per cento. ■


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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 A T T U A L I T À

di Aldo Vezzoni

Stato dell’arte della professione

Riunito il 6 maggio a Roma il Consiglio Nazionale degli Ordini problemi generali della nostra Categoria sono stati dettagliatamente analizzati nel corso dell’ultima riunione del Consiglio Nazionale degli Ordini. Si sono potuti riprendere in mano, efficacemente, tutti i progetti rimasti in sospeso nel mandato precedente (farmaco, strutture veterinarie, tariffario nazionale, elenchi di veterinari fiduciari, veterinario aziendale) e si sono affrontate nuove tematiche come quelle del pet corner, dell’educazione medica permanente, delle buone pratiche veterinarie, della pubblicità sanitaria su Internet, delle certificazioni veterinarie e di un maggior coordinamento di tutte le componenti veterinarie.

I

RIFORMA DEGLI ORDINI PROFESSIONALI Continua la discussione a livello delle varie organizzazioni professionali ed in particolare del CUP (Comitato Unitario Professioni), cui fa parte anche la FNOVI. Il Ministro Fassino ha rielaborato una bozza di legge, più consona alle esigenze degli Ordini, che però non è riuscita a superare il dibattito parlamentare. Se ne riparlerà con la prossima legislatura. STRUTTURE SANITARIE VETERINARIE PRIVATE La Conferenza Stato Regioni, a livello tecnico, ha approvato in linea di massima la bozza FNOVI sulle

strutture veterinarie ed il Ministero si è dichiarato disponibile a sostituire, in tempi brevi, le linee guida sulle strutture veterinarie pubblicate nel ’98 con nuove linee guida che contengano le indicazioni fornite dalla FNOVI. L’emanazione delle nuove linee guida consentirebbe alle Regioni di predisporre dei regolamenti regionali sui requisiti minimi strutturali e tecnologici al fine di semplificare, razionalizzare ed unificare le procedure di autorizzazione sanitaria delle strutture veterinarie private. TARIFFARIO NAZIONALE Purtroppo il cambio di Ministro dall’On. Bindi al Prof. Veronesi ha costituito un rallentamento per questo progetto normativo e per tutte le iniziative intraprese precedentemente. La FNOVI ha dovuto ricominciare da capo nel sensibilizzare gli esponenti ministeriali su queste problematiche. Dopo le recenti vicende delle emergenze veterinarie dove molteplici professioni hanno saccheggiato competenze prettamente veterinarie, è diventato ancora più impellente un documento ufficiale che le identifichi e le codifichi. Un tariffario nazionale ufficiale serve, inoltre, per regolamentare i rapporti di lavoro in convenzione con enti pubblici e privati ed evitare che si verifichi, come tutt’ora, la prevaricazione nei confronti del professionista mediante contrattazioni locali libere. La Comu-

nità Europea si è inoltre recentemente espressa a favore di tariffari minimi e massimi per le professioni, al fine di garantire l’utente sugli standard qualitativi minimi ed anche sui tetti massimi delle prestazioni. Sono pertanto venute a cadere le resistenze espresse in passato dall’anti-thrust che considerava i minimi tariffari contrari alla libera concorrenza. FARMACO VETERINARIO Nonostante i continui ritardi, sembra proprio imminente la conclusione dell’iter legislativo del Decreto che regolamenta la distribuzione del farmaco veterinario. Difficile capire i motivi di ritardi così esagerati, se non pensando ad un’opposizione organizzata e forte da parte di lobby economiche contrarie al provvedimento. Siamo in grado di assicurare che il Ministro Veronesi firmi questo decreto prima della fine del suo mandato, sulla base delle assicurazioni avute in tal senso dal suo sottosegretario On. Ombretta Fumagalli-Carulli. Il decreto, infatti, ha ottenuto oramai anche il parere positivo del Consiglio di Stato, oltre a quello ottenuto lo scorso novembre dalla Conferenza StatoRegioni. VETERINARIO “ACCREDITATO” Sulla figura del veterinario accreditato o d’azienda, un veterinario libero professionista che, garantendo competenze specifiche, svolge fun-

zioni di epidemiosorveglianza nelle aziende di sua competenza, come tramite tra il servizio sanitario pubblico e gli imprenditori privati, non sono stati fatti passi significativi. Dopo che il 4 aprile 2000, la Conferenza Stato-Regioni aveva espresso parere favorevole sullo schema di disegno di legge dal titolo “Misure urgenti per il sostegno del settore agricolo” dove si preveda che i veterinari libero professionisti potessero certificare animali e prodotti derivati, non ci sono stati sviluppi significativi, salvo un impegno di massima da parte del Ministero di affrontare la questione per definire compiti, responsabilità e limiti di questa figura. Le recenti emergenze sanitarie in zootecnia hanno evidenziato la necessità di un monitoraggio più capillare sul territorio che la figura del veterinario aziendale potrebbe certamente contribuire a migliorare. “PET CORNER” E LA MODIFICA DEL CODICE DEONTOLOGICO La FNOVI, cui compete l’impostazione ed il controllo sulla professione veterinaria in Italia, in seguito all’evoluzione della stessa nell’ultimo decennio ed all’equiparazione con quella degli altri paesi europei, ha avvertito l’esigenza che il medico veterinario, nel prestare la sua opera professionale di tipo clinico, possa anche fornire al proprietario dell’animale in cura

ISTITUTO DI PSICOLOGIA INDIVIDUALE “A. Adler” - Member Group of the International Association of Individual Psychology

SCUOLA ADLERIANA DI MANAGEMENT

1° CORSO DI FORMAZIONE PER MEDICI VETERINARI L.P. L’APPROCCIO AL CLIENTE NELLA VISITA MEDICO-VETERINARIA E COMPORTAMENTALE

ASTI domenica 17 GIUGNO 2001 SALA CONGRESSI CENTRO CULTURALE “SAN SECONDO” Organizzato in collaborazione con la S.I.S.C.A (Società Italiana Scienze Comportamentali Applicate)

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Introduzione (h 9.00-10.00)

- Perché è importante la formazione per il medico veterinario

Aspettative e bisogni del cliente: come comportarsi? (h 10.00 - 12.15)

Il rapporto con il proprio animale: aspettative e bisogni Il rapporto col medico del proprio animale La soddisfazione per un servizio di qualità 11.00 – 11,30 Pausa caffè

Indicazioni psicologiche verso la comprensione della dinamica cliente-animale: una ricerca (h 12.15 - 13)

Dott. Claudio Ottavio, med.vet. 13.00 – 14.00 Pausa pranzo

Il colloquio e l’analisi della domanda (h 14.00 – 16.00)

Come condurre il colloquio durante la visita Cosa dire e cosa non dire Scoprire il proprio stile relazionale Imparare ad ascoltare La difesa dalle emozioni e dalla relazione: sono un medico o uno psicologo? 16.00 – 16.30 Pausa caffè

Dibattito Obiettivi didattici Il corso si propone di fornire al professionista spunti teorici ma soprattutto indicazioni tecniche e pratiche per gestire con maggiore efficacia ed efficienza la relazione con la clientela, attraverso l’approfondimento di paradigmi psicologici che forniscono strumenti per comprendere ed indirizzare le complesse dinamiche interpersonali che si strutturano nel delicato rapporto d’aiuto tra il medico ed il proprietario. Il fine è quello di aumentare la professionalità e le competenze di un operatore che, comunque, opera all’interno di una organizzazione di servizio che per essere strategicamente vincente deve muoversi nell’ottica del miglioramento della qualità del servizio offerto.

Relatori Il corso è tenuto dalla Dott.ssa Barbara Alessio, psicologa e psicoterapeuta, formatrice e ricercatrice presso l’Istituto “A.Adler” di Torino, e cultrice della materia nell’ambito del corso di “Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane” presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Torino, da anni operante nell’ambito della formazione e della consulenza organizzativa. È previsto l’intervento del Dott. Claudio Ottavio, medico veterinario, che presenterà i risultati di una sua ricerca condotta in un territorio di frontiera tra veterinaria e psicologia. Sede del corso La sessione avrà luogo in Asti, presso IL CENTRO CULTURALE “SAN SECONDO”, via Carducci 24. Tel. 0141 354030 Come arrivarci: AUTO: dall’uscita autostradale prendere direzione centro, parcheggiare in piazza Catena. TRENO: 7 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria.

Segretario FNOVI

dei servizi accessori che possano migliorare e completare la propria prestazione, come la cessione di confezioni di medicinali aperte per iniziarne il trattamento e prodotti attinenti alla salute ed al benessere animale il cui impiego può beneficiare della competenza specifica del medico veterinario. A tale scopo la FNOVI aveva modificato, previa approvazione del Ministero della sanità, il proprio codice deontologico, inserendo il seguente comma nell’articolo 52:“il medico veterinario può cedere ai propri clienti prodotti attinenti alla salute ed al benessere degli animali in cura; detta attività va comunque svolta in forma diretta e non può essere pubblicizzata. È vietata l’esposizione dei prodotti.” È così nato il concetto di “pet corner” con il quale s’intende un servizio accessorio a quello strettamente professionale, offerto dal veterinario alla propria clientela e consistente nella cessione di beni inerenti la salute animale. La sua realizzazione ha però comportato notevoli difficoltà di tipo burocratico ed organizzativo, legate ai diversi requisiti richiesti dalle varie autorità locali (cambio di destinazione d’uso dei locali, metratura minima, ecc.). La FNOVI esprime la preoccupazione che questo iter rischi di porre l’attività clinico-professionale del medico veterinario sullo stesso piano di un’attività di tipo prettamente commerciale. La FNOVI, nello sforzo di individuare una diversa e più semplice procedura di attivazione del pet corner, ha pertanto chiesto al Ministero delle Finanze e a quello dell’Industria e Commercio di valutare una possibile configurazione, nella legislazione vigente, di un’attività commerciale accessoria alla professione veterinaria, limitata esclusivamente ai clienti del medico veterinario che già usufruiscono delle sue prestazioni professionali, non pubblicizzata e svolta direttamente dal medico veterinario stesso; chiedendo inoltre e a quali obblighi normativi debba assolvere il professionista che intendesse svolgere quest’attività commerciale accessoria alla propria attività clinica. Non appena i Ministeri interpellati si saranno pronunciati, la FNOVI sarà in grado di emanare delle linee guida che indicheranno le modalità, le possibilità ed i limiti che dovranno caratterizzare quest’attività accessoria del medico veterinario, nonché le tipologie merceologiche dei prodotti inerenti la salute animale che i medici veterinari potranno cedere ai propri clienti come servizio accessorio. PUBBLICITÀ SANITARIA SU INTERNET Poiché con la legge 362 del 14-1099 è stato modificato l’art. 1 della legge 175/92, consentendo la pub-


PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001

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A T T U A L I T À

blicità sanitaria anche su giornali quotidiani periodici d’informazione, anche la pubblicità su internet è permessa. Ovviamente sempre nel rispetto delle condizioni richieste dalla legge e cioè rispetto dei contenuti ammessi e nulla-osta dell’Ordine. A questo proposito si ricorda la necessità del rispetto rigoroso delle norme che regolano la pubblicità sanitaria, sia per un fatto deontologico, che per non incorrere nelle gravi sanzioni che la legge 175/92 prevede; in particolare per quanto riguarda il testo riportato sugli annunci, che deve avere il nulla-osta dell’Ordine, ed anche quanto riportato sui propri ricettari. La FNOVI ha commissionato uno studio accurato sulle inserzioni veterinarie italiane ed estere su internet, oltre che sui siti che offrono servizi di informazione o di consulenza veterinaria, al fine di accertare i limiti entro i quali può configurarsi una presenza corretta su internet di medici veterinari e di informazioni sulla salute animale. ECM (EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA) La sigla ECM indica la formazione sanitaria permanente di tutti gli operatori del sistema sanitario nazionale (medici chirurghi, medici veterinari, farmacisti, ostetriche, infermieri), entrato in vigore in via sperimentale da luglio dello scorso anno per i medici chirurghi e che dovrebbe coinvolgere dal primo luglio di quest’anno tutte le componenti del SSN come obbligatorietà. Sembra comunque che il periodo sperimentale venga ulteriormente prolungato. L’ECM, quindi, riguarda direttamente il SSN e non gli Ordini, anche se per questi la riforma ordinistica prevede un sistema di formazione continua obbligatoria. BUONE PRATICHE VETERINARIE Per buone pratiche veterinarie s’intendono quei comportamenti professionali che rispettano i protocolli più indicati per ciascuna situazione d’intervento professionale, secondo gli sviluppi scientifici. In altri paesi le buone pratiche veterinarie sono già state codificate, fornendo agli iscritti dei protocolli di comportamento che costituiscono per tutti una strada maestra nell’esercizio professionale. La FNOVI ha iniziato lo studio dei protocolli adottati negli altri paesi per creare un documento che possa costituire la base per realizzare le nostre buone pratiche veterinarie. Anche a livello europeo, nella FVE, stanno elaborando un documento condiviso dai vari paesi. La disponibilità di un codice delle buone pratiche veterinarie consentirebbe agli Ordini di disporre di uno strumento indispensabile per poter valutare i comportamenti dei Colleghi contestati dai loro clienti. Sono, infatti, aumentati i casi di controversie nei confronti di Colleghi, evidenziando una tendenza, peraltro comune anche in altri Paesi, a segnalare all’Ordine comportamenti degli iscritti ritenuti professionalmente o deontologicamente scorretti. Il rispetto, pertanto,

oltre che del codice deontologico, delle regole delle buone pratiche veterinarie, è un segno di responsabilità e di rispetto della nostra professione. La nostra è una professione protetta e come tale lo Stato deve poterne garantire al pubblico l’affidabilità, la competenza e la serietà attraverso un sistema di autocontrollo esercitato tramite l’Ordine. Ogni comportamento non rispettoso di queste regole, non espone solo il Collega interes-

sato, ma anche tutta la categoria. L’Ordine pertanto non può tollerare situazioni che pongono in cattiva luce la professione veterinaria e che, pertanto, possono ingenerare nel pubblico una perdita di fiducia nell’affidabilità e competenza del medico veterinario. TAVOLO DELLA VETERINARIA ITALIANA Le recenti emergenze veterinarie che hanno sconvolto tutto il pae-

se hanno evidenziato un grave scollamento tra le varie componenti della nostra professione, tra il ministero, regioni, università, veterinari ASL, istituti zooprofilattici e veterinari liberi professionisti. La FNOVI si è fatta promotrice della creazione di un tavolo comune della veterinaria italiana in seno al Ministero della Sanità che attraverso il sottosegretario On. Fumagalli-Carulli ha condiviso il progetto e ci auguriamo che pos-

sa essere realizzato nella prossima legislatura. La professione veterinaria ha bisogno di saper valorizzare le proprie competenze, troppo spesso scippate da altre figure professionali che non ne hanno né il diritto né le capacità, e per far questo è indispensabile un concreto coordinamento di tutte le sue componenti che hanno ben poche occasioni istituzionali di confronto e di collaborazione. ■


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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 I N

R E T E

di Fabrizio Pancini

Tra le strabilianti potenzialità di Internet esiste la possibilità di rintracciarne gli utenti

La ricerca di indirizzi e-mail: chi cerca trova… orse non tutti sanno che in Rete, tra le tante, esiste la possibilità di rintracciare un indirizzo di posta elettronica di uno specifico utente. Nella pratica professionale, ma anche per motivi differenti, sarebbe utile trovare il recapito di un collega o di un amico: per tale ragione è utile conoscere i modi e gli strumenti più idonei per soddisfare questa esigenza. Certo, su Internet, purtroppo, non esiste l’equivalente diretto di un elenco telefonico e quindi non esiste un sistema certo per trovare un indirizzo di posta elettronica. Ciò nonostante, negli ultimi anni sono stati fatti vari tentativi per rimediare alla difficoltà di trovare gli indirizzi in Rete, si sono così moltiplicati decine di motori di ricerca dedicati esclusivamente a ricerche di questo tipo, ciascuno dotato del proprio database, più o meno completo (un elenco è disponibile su Yahoo!, all’indirizzo http://dir.yahoo.com/Reference/P hone_Numbers_and_Addresses/E mail_Addresses/Individuals/). Al momento, i tentativi di investigazione che personalmente sembrano averci dato le migliori risposte corrispondono ai seguenti motori di ricerca specializzati: Yahoo! People Search (http://people.yahoo.com/) Bigfoot (http://www.bigfoot.com) Internet Address Finder (http://www.iaf.net) Switchboard (http://www.switchboard.com) Infospace (http://www.infospace.com/) WhoWhere (http://www.whowhere.lycos.com/)

F

Considerando la difficoltà di tenere traccia di tutti gli utenti di Internet, nelle ricerche sarà spesso necessario, e talvolta non sufficiente, interrogare più motori di ricerca dedicati allo scopo. Potrà aiutarci in parte l’equivalente per la posta elettronica dei cosiddetti “meta-OPAC” appena considerati: un meta-indice che interroga attraverso un unico modulo tre dei servizi sopra ricordati e alcune altre basi dati minori. Si tratta della funzione “e-mail lookup” messa a disposizione dal servizio PeopleFinder di Excite, all’indirizzo http://www.excite.com/reference/email_lookup/. Un altro servizio di questo tipo è il MESA (Meta Email Search Agent) dell’università di Hannover, consultabile all’indirizzo: http://mesa.rrzn.uni-hannover.de/. Tuttavia, se vogliamo essere rintracciabili in Rete, è essenziale fornire il nostro indirizzo di posta elettronica e i nostri dati almeno a un paio di questi indici. Per ragioni facilmente intuibili tuttavia,

riempiendo il modulo richiesto con il proprio indirizzo e numero di telefono di casa, si possono rischiare, talvolta, spiacevoli inconvenienti in quanto queste basi di dati vengono utilizzate anche con scopi commerciali. In questi casi, quindi, vi può capitare che la vostra casella di posta venga subissata da messaggi pubblicitari non sempre graditi. Ma vediamo ora, sia pur sinteticamente, alcune delle caratteristiche specifiche dei motori di ricerca degli indirizzi di posta elettronica elencati in precedenza. Yahoo! People Search ha recentemente assorbito Four11, un altro dei siti “storici” per la ricerca di indirizzi e-mail in rete. Esso permette di effettuare ricerche, oltre che sugli indirizzi e-mail, anche per reperire numeri telefonici (ma la relativa base dati si limita agli Stati Uniti), e “classifica” gli utenti attraverso una catalogazione molto minuziosa, che comprende le scuole e le università frequentate, il lavoro svolto, gli interessi, gli hobby, ecc. L’interfaccia per la ricerca, comunque, è semplice ed efficiente. Inoltre, la gestione dei dati personali avviene attraverso una registrazione gratuita che permette di ottenere una password da utilizzare nel caso si volessero apportare integrazioni e modifiche. Bigfoot, è di semplice utilizzazione: basta riempire i campi “First Name” e “Last Name” della scheda “Find People” con nome e cognome della persona cercata e premere il pulsante di richiesta. Per questo motore due caratteristiche meritano di essere segnalate: la prima riguarda la possibilità di mantenere “riservati” alcuni dei dati forniti (infatti, chi rintraccia un utente in Bigfoot potrà spedirgli un messaggio attraverso una apposita interfaccia, ma non gli verrà rivelato l’indirizzo di posta elettronica); la seconda caratteristica si riferisce alla possibilità di attivare gratuitamente un indirizzo e-mail. Bigfoot ha inoltre siti nazionali per Inghilterra, Francia, Germania e per i paesi arabi. Internet Address Finder si è costituito col tempo una base dati assai ampia, integrandovi i risultati delle ricerche su indirizzari di organismi universitari e di ricerca. Anche in questo caso, l’interfaccia risulta molto semplificata e di facile accesso: in generale, basta inserire il cognome della persona cercata per verificare se è presente o meno nel database di IAF. Una funzione interessante è la cosiddetta reverse search: se un indirizzo è nel database, ci porta dall’indirizzo al nome della persona che lo ha registrato.

Come la maggior parte dei servizi di questo tipo, anche IAF è collegato a un servizio di assegnazione gratuita di un indirizzo e-mail: l’URL da contattare è al seguente indirizzo: http://iaf.iname.com. A tutt’oggi, gli indirizzi di posta elettronica che IAF ha memorizzato sono oltre 7 milioni. Switchboard è un servizio cresciuto notevolmente negli ultimi anni, anche grazie all’accordo con due fra le principali risorse per la ricerca su Web, AltaVista e HotBot, che lo utilizzano come strumento per la ricerca di indirizzi e-mail. Switchboard dichiara finora una base dati di circa 15 milioni di indirizzi. Infospace offre numerosi e interessanti servizi: oltre alla ricerca di indirizzi di posta elettronica, infatti, permette di effettuare ricerche di indirizzi e numeri di telefono, su una base dati costituita dagli elenchi telefonici di moltissimi paesi, Italia compresa. Non a caso, questo servizio è utilizzato da moltissimi altri siti in rete, a cominciare dalle White Pages del portale MSN realizzato dalla Microsoft (http://search.msn.com/mod_wpa ges.asp). Infospace permette, inoltre, di creare sul proprio sito una sorta di “rubrica” personalizzata (e privata: per l’accesso vi verranno assegnati nome utente e password) di indirizzi postali ed elettronici. WhoWhere, recentemente associatosi con il motore di ricerca Lycos, ha fornito i risultati migliori nella ricerca di indirizzi italiani di ambiente universitario (cosa questa che può interessare i medici veterinari), mentre è più carente nelle ricerche di indirizzi registrati presso provider privati. Anche WhoWhere dispone, se ne sentiamo il bisogno, di un buon meccanismo di tutela della privacy degli utenti che hanno depositato il loro indirizzo di posta elettronica: attivando la ricerca, infatti, chi ha trovato il nostro nome nell’indice può mandarci un messaggio, pur senza conoscere il nostro indirizzo email. Da segnalare l’amplissimo indice di pagine personali, e quello relativo agli indirizzi di persone e istituzioni soprattutto statunitensi. WhoWhere permette anche la ricerca di numeri telefonici: il modulo di base si riferisce solo agli Stati Uniti, tuttavia, partendo da una pagina separata, all’indirizzo http://www.whowhere.lycos.com/ wwphone/world.html, è possibile effettuare ricerche anche sugli elenchi telefonici di moltissimi paesi, Italia compresa. Esistono versioni nazionalizzate di WhoWhere in francese, spagnolo e giapponese, ma per ora non in italiano.

Infine, per quanto riguarda il nostro paese, va segnalato l’ottimo servizio Mailory, realizzato da TIN e raggiungibile alla URL http://mailory.tin.it/. La base di dati di Mailory è ancora abbastanza limitata per cui, in caso di risultati di ricerca negativi sul database interno, l’indagine viene completata attraverso altri motori di ricerca specializzati allo scopo, riuscendo quindi a fornire buoni risultati. In os-

servanza alla legge sulla privacy, Mailory permette di cancellare o modificare i propri dati personali. Infine, un servizio interessante è anche quello fornito da Pronto.it (http://www.pronto.it), che permette la ricerca diretta (dal nome dell’abbonato al numero di telefono e all’indirizzo) e contraria (dal numero di telefono al nome dell’abbonato) su tutti gli elenchi telefonici italiani. ■

http://www.anfi.it/ nteressante pagina web per coloro che per lavoro o semplicemente per passione si interessano di gatti. Il sito è gestito dall’Associazione Nazionale Felina Italiana (ANFI), prima Associazione sorta in Italia a difesa e promozione del gatto ed unica organizzazione felina riconosciuta dallo Stato Italiano che, oltre a promuovere e patrocinare Esposizioni Feline, cura la tenuta dei Libri Genealogici ed il rilascio dei pedigree. Nel sito si trovano razze, allevamenti, esposizioni, articoli di interesse veterinario tradotti dall’inglese pubblicati dalla Denver Dumb Friends Lea.

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R E C E N S I O N E Editore: UTET Periodici Milano (2001)

Biotecnologie: conoscere per scegliere 337 pagine Prezzo 98.000 lire (50.61 euro) Autore: Giorgio Poli Giorgio Poli è Professore Ordinario di Microbiologia e Immunologia Veterinaria dell’Università di Milano e docente al corso di laurea in Biotecnologie. l libro è una trattazione di tutte le applicazioni delle biotecnologie innovative per fornire al lettore informazioni scientifiche atte a consentirgli scelte consapevoli. I contenuti spaziano dalle applicazioni biomediche (es. farmaci e vaccini) alla clonazione e al progetto genoma; dalle piante e animali transgenici ai batteri che disinquinano l’ambiente; dai microrganismi antigelo a quelli produttori di plastica biodegradabile; dalle piante che crescono nel deserto o che sfruttano l’acqua salata agli alimenti OGM; dalla valutazione dei rischi e benefici al principio di precauzione sui prodotti biotecnologici e alla brevettabilità della vita; dagli aspetti etici e normativi allo scontro scientifico/politico tra sostenitori e oppositori.

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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 N O T I Z I E

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D A L L ’ E U R O P A

Novità dal Parlamento Europeo su animali da compagnia e farmaci Libera circolazione nell’UE per gli animali da compagnia Il Parlamento Europeo ha approvato il 3 maggio scorso il regolamento che stabilisce misure volte a garantire una maggiore libertà di movimento degli animali da compagnia all'interno dell'Unione. I deputati sostengono le proposte dell'Esecutivo che mirano a rendere più coerenti, da qui al 2002, le regole applicabili ai movimenti a carattere non commerciale degli animali da compagnia. Tale legislazione eliminerà gli ostacoli al movimento di cani e gatti nell'Unione e in alcuni paesi terzi, a condizione che gli animali siano identificabili con un trasponditore elettronico o un tatuaggio, che siano vaccinati e che la loro immunità sia stata verificata almeno sei mesi prima del loro spostamento. La proposta è stata avanzata dopo le campagne di vaccinazione contro la rabbia dei cani e dei gatti (dal 1991), che hanno portato alla soppressione della quarantena di sei mesi imposta dal Regno Unito e dalla Svezia. Il Parlamento chiede un periodo transitorio di otto anni in modo da arrivare progressivamente all'eliminazione del tatuaggio per l'identificazione degli animali a favore del microchip. Con il tempo, infatti, i tatuaggi possono alterarsi e diventare indecifrabili. Servono poi controlli severi alle frontiere dell'Unione, in modo da assicurare il buon funzionamento del nuovo sistema.

Misure contro la scarsità di medicinali ad uso veterinario Il Parlamento ha approvato a larga maggioranza la relazione di Avril DOYLE(PPE/DE) con la quale si chiedono misure urgenti per far fronte alla scarsità di medicinali necessari per la cura degli animali destinati all'alimentazione. Tale carenza è determinata dalle restrizioni, fin troppo rigorose, fissate per proteggere la salute umana. La relazione, che fa seguito a una comunicazione dell'Esecutivo in cui si evidenzia il problema, afferma che la carenza di medicinali ad uso veterinario ha dato origine a una crisi con “gravi conseguenze per la salute e il benessere degli animali”. La relatrice precisa in particolare che la mancata disponibilità di anestetici locali provoca “situazioni inaccettabili”. All'origine di tale situazione vi è l'esigenza, enunciata nella legislazione comunitaria, di fissare dei limiti massimi di residui (LMR) di medicinali ad uso veterinario. I limiti devono essere corrispondenti alla concentrazione massima di residui tollerata negli alimenti di origine animale. Il ritiro dal mercato, a partire dal 1° gennaio 2001, di tutti i medicinali ad uso veterinario per i quali non era

stato definito alcun limite non ha fatto che aggravare la situazione. Il Parlamento sostiene le misure a breve termine annunciate dall'Esecutivo per aumentare la dispo-

nibilità dei medicinali. L'Aula chiede comunque di instaurare, nel lungo periodo, un sistema paneuropeo di autorizzazioni che permetterebbe una migliore circola-

zione dei medicinali tra gli Stati membri. Infine, chiede che per i cavalli sia autorizzato l'utilizzo di sostanze per cui non sono stati fissati limiti. ■

Per ulteriori informazioni: http://www.europarl.eu.int/ press/index_it.htm


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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 L ’ O P I N I O N E

di Oscar Grazioli

Cosa aspettarsi dal nuovo governo (ovvero come sognare?) uando cambia un governo, in Italia, la prima cosa da fare è contenere l’euforia, specie per i più giovani.

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Nel nostro paese sono cambiati più o meno una sessantina di governi in cinquanta anni e, per quanto ogni nuovo governo, abbia apportato

qualche elemento di novità (vorrei ben vedere!) non mi sono mai accorto di sconvolgimenti epocali. Uno che al governo c’è stato per

molto tempo, anche se in modo anomalo, verso la fine del suo “mandato” ha detto: “Il popolo italiano è ingovernabile”. Si chiamava

Medico Veterinario, Reggio Emilia

Benito Mussolini e, pure avendo io una pessima considerazione del suo operato, devo riconoscergli che quella frase aveva una sua logica. Forse perché intendeva governare un po’ troppo a modo suo. Eppure la storia ci ha regalato, dopo la liberazione, un governo ogni otto mesi e francamente faccio fatica a pensare che tutti coloro che vi hanno partecipato fossero degli inetti, incapaci di dotarci di una legislazione moderna e avanzata. Da qui nasce il mio pessimismo su quanto ci aspetta. Se pensiamo che l’avanzamento di una categoria, debole come la nostra, avvenga spontaneamente perché il nuovo governo sarà così “bravo” da occuparsi fattivamente di noi, siamo dei poveri illusi. Di fronte al PIL, alla disoccupazione, alla criminalità, al problema del mezzogiorno, all’efficienza della sanità (umana) e ai suoi costi, alle grandi infrastrutture ecc. ecc. i problemi dei veterinari liberi professionisti scompaiono in un microcosmo dove anche il miglior Zeiss farebbe fatica a far luce. Detto questo non ho motivo di dubitare che i nuovi padroni del vapore abbiano serie intenzioni di mantenere quanto promesso in campagna elettorale. Credo che la maggior parte di noi non guadagni oltre 200 milioni l’anno e, se verrà mantenuta la promessa di abbassare la tassazione al 23%, personalmente mostrerò tutta la mia gratitudine. Poi, come cittadini, ognuno può aspettarsi quello che vuole, dalla rovina delle finanze pubbliche, all’uscita dall’Europa alla crescita di una nazione moderna, sburocratizzata, dove un processo banale non duri otto anni. Come veterinari invece ho l’impressione che dovremo rimboccarci le maniche perché nessun nuovo governo ci avrà più in nota del precedente. Starà a noi farci notare con i passi giusti, con una maggiore affermazione della nostra figura professionale, facendo capire e valere, a livello pubblico, la nostra valenza sociale. Se pensiamo che il nuovo ministro della sanità, chiunque esso sia (e quando scrivo non ne ho la più pallida idea) ci spalanchi le porte del ministero o ci risolva il problema del farmaco o dei requisiti minimi, allora siamo veramente degli inguaribili ottimisti. Niente di male. È accertato che gli ottimisti vivono più a lungo. In tal caso temo (e mi tocco… ferro) che non diventerò Matusalemme. Se i veterinari, invece di digrignare i denti e mugugnare chiusi nelle loro strutture, alzeranno la testa e cominceranno finalmente a capire che non ci sono solo le vaccinazioni da fare o le ossa da aggiustare forse otterranno l’unica cosa che si possono aspettare. Di essere ascoltati, il che non vuol dire esauditi. ■


PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 L E T T E R E

La Facoltà di Milano a Vancouver In relazione alle ultime lettere apparse su “Professione Veterinaria”, relativamente alla partecipazione italiana al Congresso di Vancouver, mi sembrava doveroso apportare alcune delucidazioni. Il 26esimo Congresso Mondiale organizzato dalla WSAVA (The World Small Animal Veterinary Association) sarà preceduto, insieme ad altri Simposi, dal terzo Congresso Mondiale di Medicina Comportamentale. Dopo Birmingham in Inghilterra nel 1997 e Lione, in Francia nel 1999, la manifestazione che riunisce i più grandi nomi dell'etologia a livello internazionale, quest'anno si sposta oltre Oceano. In questi ultimi anni l'etologia italiana sta facendo passi da gigante, grazie anche alla presenza di un Corso di Specializzazione post-laurea in Etologia Applicata, aperto ai Medici veterinari e agli Psicologi, in grado di formare professionisti legalmente riconosciuti ed idoneamente preparati ad affrontare la tematica dei disturbi comportamentali. Ed è proprio la stretta collaborazione che si è venuta a creare tra la Facoltà di Medicina Veterinaria e quella di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano, che ha permesso la realizzazione di importanti ricerche interdisciplinari riguardanti la relazione cane-uomo, il grado di attaccamento che si può stabilire e i problemi ad esso correlati, avvalendosi dell'ausilio di parametri comportamentali e fisiologici. I risultati di questi studi verranno presentati dalla Dott. Clara Palestrini, dalla Prof. Marina Verga e dalla Prof. Emanuela Prato Previde nel corso delle due giornate del Congresso. È importante sottolineare che non solo l'Università, parteciperà al Congresso, ma a rappresentare i Medici Veterinari Liberi Professionisti che lavorano nel settore, la Dott. Cristina Osella presenterà uno studio relativo ai cani potenzialmente pericolosi. A tale proposito, nel corso delle due giornate di Congresso si terrà uno speciale simposio sui problemi di aggressività nei cani e relative normative vigenti nei diversi Paesi. Per l’Italia sarà presente la Prof. Marina Verga con una casistica relativa ai casi di aggressività trattati dal Consultorio per i Problemi Comportamentali dei Piccoli Animali, presso la Facoltà di Medicina Veterinaria a Milano. Manuela Michelazzi

E l’ENPAV? Mi è capitata fra le mani una fattura, o ricevuta, emessa da una clinica universitaria per una prestazione effettuata sul cane di un mio cliente che su mio suggeri-

mento si era rivolto a loro. A parte il fatto che quanto richiesto mi sembra veramente poco, credo addirittura sotto i livelli minimi del nostro tariffario, mi ha colpito il fatto che nel documento non viene esposto l'addebito per l'ENPAV. Vorrei quindi chiederti: le cliniche universitarie sono soggette al tariffario dell'Ordine? Le loro prestazioni, come quelle di tutti gli altri enti pubblici (IZO, ASL, ecc.) sono soggette all'ENPAV? Se così fosse, a chi devo denunciare l'accaduto inviando il documento che il cliente mi ha gentilmente passato? Filippo Molari La situazione è purtroppo annosa e potrà essere risolta soltanto quando tanti Colleghi si comporteranno come hai fatto tu: denunciando questi fatti alle autorità competenti. I professori universitari che svolgono attività su animali, anche soltanto all'interno della struttura universitaria, devono essere iscritti all'Ordine. Mentre alcune Facoltà si sono messe in regola, anche su sollecitazione degli ordini competenti, vi sono ancora alcune situazioni irregolari. Il tariffario, a nostro avviso, dovrebbe essere rispettato quindi anche dalle strutture pubbliche, comprese le università. Speriamo che a breve, la FNOVI e l'ANMVI continuano a sollecitarlo, il Ministero approvi finalmente il tariffario nazionale chiarendo definitivamente tutto il problema. Non vi è dubbio che le fatture di questi enti pubblici debbano essere soggette ad ENPAV. La tua denuncia dovrà quindi essere inviata all'Ordine di competenza, all'ENPAV e magari per conoscenza anche alla FNOVI. Carlo Scotti

Troppi titoli per una sola professione Caro Scotti, si parla molto di trasformazione dei corsi di laurea, nuove specializzazioni, lauree brevi, diplomi, e quant’altro. Non sarebbe logico che il mondo professionale fosse coinvolto per evitare che si affaccino al mondo del lavoro centinaia di laureati senior, junior, brevi, lunghi, diplomati, infermieri, ausiliari, tecnici, e via dicendo? Non dimentichiamo che gli spazi di lavoro sono sempre meno e la concorrenza è sempre più dura e sempre meno rispettosa del codice deontologico. Capisco la difficoltà di dare una risposta alla mia domanda ma come l'ANMVI ha saputo essere perentoria nei confronti della Federfarma ci aspettiamo che lo stesso atteggiamento venga assunto anche nei confronti di quella parte di mondo universitario che continua a snobbarci ritenendosi sull'Olimpo e quindi fuori dalla realtà dei problemi di noi poveri mortali. Luisa Ferroni

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Noi e gli altri Caro Carlo, ho letto sull'ultimo numero di Professione Veterinaria la lettera con cui la FNOVI sollecitava le aziende del settore farmaceutico veterinario ad una maggiore attenzione alla normativa che regola l'informazione e la pubblicità delle specialità farmaceutiche. Era ora che ci si accorgesse che da molto tempo le regole non venivano rispettate! Per noi veterinari invece l’informazione farmaceutica è un elemento importante e caratterizzante che ci distingue e qualifica rispetto ad allevatori, zootecnici e agronomi. Come è possibile che nel settore veterinario vi siano associazioni o società scientifiche che oltre ad essere aperte ai veterinari accolgono anche al loro interno soci che appartengono a categorie professionali che spesso si trovano in concorrenza con noi o che perlomeno rappresentano la nostra clientela? Con quale immagine professionale e con quali criteri le due figure vengono considerate sullo stesso piano per l'aggiornamento scientifico? Parliamo tanto di immagine che non abbiamo verso il pubblico o i nostri clienti ma come facciamo a crearla, a costruirla se accettiamo di essere messi sul loro stesso piano? Ve li immaginati i medici, quelli di umana, in una società scientifica di cardiologia con gli infermieri o con gli ammalati di cuore? Se non cominciamo a renderci conto che abbiamo qualifiche e professionalità che nessun altro professionista può avere e di cui dobbiamo essere orgogliosi nessuna campagna pubblicitaria potrà mai cambiare la nostra immagine. Noi non siamo medici di seconda scelta, siamo medici veterinari ed il nostro ruolo è scientificamente, culturalmente e socialmente molto importante ed insostituibile. Non dimentichiamolo mai! Un caro saluto. Andrea Morizzi

Denunciamoli! Egregio Dr Scotti, ho pensato molto prima di scriverle questa lettera e mi sono deciso a farlo perché ho l'impressione che la situazione che vorrei denunciare sia veramente diventata insostenibile. Io trovo veramente inaccettabile che alcuni colleghi per quattro lire si vendano ai grossisti di farmaci o agli allevatori svilendo la nostra professione nel gesto, a mio avviso, più qualificante e fortemente significativo agli occhi del pubblico: la prescrizione farmaceutica. Ci sono infatti colleghi che lasciano all'allevatore ma soprattutto ai grossisti ricette in bianco, regolarmente firmate, coprendo in questo modo un mercato illecito o in nero che esclude il veterinario, squalifica la nostra categoria e deteriora il settore zootecnico. Credo che sia venuto il momento di denunciare questi colleghi agli Ordini, alle ASL, ai NAS o alla Guardia di Finanza o a chi vogliamo ma denunciamoli! Stanno rovinando tutta la categoria, non possiamo permetterglielo. Non so, Dr. Scotti, se lei è d'accordo con me, ma è ora di incominciare a fare qualcosa. G.L.

Intramoenia e disoccupazione Caro Direttore, vorrei riprendere un tema già ampiamente dibattuto sulla tua rivista: la libera professione dei dipendenti ASL e la disoccupazione dei giovani veterinari. A mio parere discutere di quanto sia giusto che un veterinario pubblico eserciti anche la libera professione credo risulti un esercizio puramente dialettico. Sino a quando il contratto di lavoro dei dipendenti pubblici sarà comune a quello dei medici chirurghi del

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Solo i mediocri sono sempre al loro meglio. W.S. Maugham

S.S.N. questa possibilità presumo resterà a lungo. È giusto? Per la dignità della categoria, sicuramente sì, essendo uno dei rari esempi in cui i medici veterinari vengono considerati al pari dei colleghi medici. Per altri versi parrebbe di no, viste le violente reazioni dei liberi professionisti. Sull’argomento la mia preoccupazione riguarda più la possibilità di “distrazione” professionale del veterinario dipendente, piuttosto che una questione morale. Mi spiego meglio. Le mie perplessità riguardano il fatto che il dipendente pubblico che esercita la libera professione può essere tentato di dedicare maggiormente la sua attenzione ai problemi dell’attività clinica piuttosto che a quelli della sanità pubblica. Difficile per me invece risulta entrare nel merito morale e cioè se è giusto che chi già percepisce un buon stipendio sottragga opportunità a chi di questo lavoro ci campa o ci vorrebbe campare. Non mi sento infatti in grado di definire un limite alla “avidità” (ma è solo questa la vera causa?) della natura umana, così come non mi sento pronto per stabilire se un libero professionista deve limitare la propria clientela per lasciare spazio ai colleghi neo laureati o comunque meno fortunati. Voglio solo ricordare che l’attuale regime derogatorio che consente ai veterinari ASL di svolgere attività libero professionale intra moenia nel proprio ambulatorio prevede che l’interessato riscuota per conto dell’amministrazione la parcella. L’intero importo incassato viene poi versato all’Azienda USL che, fatte le previste trattenute,

Precisazioni sul prodotto software CRIVET (in riferimento a: LETTERE AL DIRETTORE “software e fregature” - PROFESSIONE VETERINARIA N. 3 / 2001)

La SINPRO SVILUPPO S.r.l, produttrice e titolare unica dei diritti del software CRIVET (Gestione Studio Veterinario), chiamata indirettamente in causa dalle lamentele espresse da un lettore sul prodotto intende precisare quanto segue: - CRIVET è un prodotto software capace di soddisfare ampiamente gli standard tecnici e funzionali ricercati dall’utenza a cui si propone; tale validità ci è dimostrata dai Clienti da noi acquisiti e dall’ottimo riscontro raccolto alla presentazione dell’ultima Versione fatta in occasione del 42° Congresso Nazionale SCIVAC (Milano 1-4 Marzo 2001) presso lo stand SINPRO - SINPRO SVILUPPO cura direttamente la produzione/implementazione, assistenza e commercializzazione del prodotto ed è l’unico soggetto a poter “attivare” le licenze operative vendute. - CRIVET viene commercializzato anche da canali “indiretti”; tali soggetti devono attenersi scrupolosamente alle modalità di offerta ed ai prezzi imposti da SINPRO - In nessuna azione commerciale o pubblicitaria, SINPRO SVILUPPO si è fregiata di patrocini inesistenti né ha mai autorizzato alcuno ad utilizzare citazioni simili per il prodotto In merito ai fatti esposti dal lettore, ed esclusivamente per la parte relativa alla qualità informatica del prodotto, ci rendiamo disponibili per chiarire le rimostranze avanzate e fornire il nostro più completo supporto per l’utilizzo del prodotto. A tutela della propria immagine e del diritto dei Clienti, SINPRO SVILUPPO si riserva la facoltà di valutare eventuali comportamenti inadempienti o non autorizzati praticati sul prodotto CRIVET. Per chi intende contattarci e ricevere informazioni e chiarimenti forniamo i nostri riferimenti: - crivet@sinpro.it - Numero Verde 800.432445 - www.sinpro.it SINPRO SVILUPPO S.r.l Direzione Commerciale


PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 L E T T E R E

provvederà a riversare l’importo dovuto sul cedolino mensile del dipendente. La mancata compilazione della fattura quindi non solo rappresenta una frode al fisco e all’ENPAV, ma anche una truffa ai danni dell’Ente con conseguente possibilità di licenziamento. L’eventuale punizione di comportamenti scorretti può fare solo piacere a tutte le persone oneste, siano esse impiegate nel settore pubblico, siano liberi professionisti.

La mia scelta è stata quella di dedicarmi soltanto al lavoro di dipendente pubblico trovandolo già sufficiente per riempirmi la giornata lavorativa. Ma se lo scontro frontale non ha portato sino ad oggi risultati soddisfacenti per la parte libero professionale, dove possono essere trovate soluzioni alle difficoltà di lavorare dei nuovi e come conseguenza dei vecchi veterinari? Sicuramente la strada intrapresa di chiedere una limitazione del nume-

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D I R E T T O R E

ro di laureati è senz’altro importante, ma più importante potrebbe risultare riuscire a quantificare le esigenze per settore lavorativo. Manca, a mio modo di vedere, infatti la benché minima bozza di un osservatorio del lavoro capace di monitorare le esigenze del mercato e di prevederne le necessità. Una stretta collaborazione tra Stato, Regioni, Ordini professionali, Università, mondo della produzione e industriali della trasformazione e della

distribuzione può riuscire a quantificare con una certa approssimazione il numero di laureati in veterinaria necessari per le diverse specializzazioni. Non si tratta quindi di stabilire un numero chiuso assoluto, ma di definire un numero chiuso per indirizzo di laurea. Chi si occupa di igiene degli alimenti di origine animale difficilmente si imbatte in veterinari impegnati nella verifica dei sistemi di qualità delle industrie di produzione o di trasformazione.

®

Protegge il cane dalle malattie trasmesse

dalle zecche e dai flebotomi

Per la maggioranza sono impegnati biologi, chimici o laureati in scienze delle produzioni animali. Questa situazione probabilmente trova una spiegazione a monte della formazione veterinaria. Solitamente il giovane che si iscrive a veterinaria ha in mente di curare gli animali, sicuramente perché questa attività risulta per molti l’attività più affascinante, ma forse anche perché è all’oscuro delle alternative che offre la nostra professione. Le indagini svolte sulla popolazione dimostrano infatti che la maggioranza della gente non associa il veterinario con l’igiene e la qualità degli alimenti consumati. Forse la recente crisi della BSE ha invertito questa tendenza, ma credo comunque che difficilmente sia riuscita ad incidere sulle scelte di chi si iscrive all’Università. Ne consegue che i pochi laureati che si avventurano su strade attualmente considerate come alternative, sono spesso spinti da situazioni contingenti, per lo più di natura economica, con il ritorno ad impegni considerati più tradizionali non appena se ne presenti l’occasione. L’industria, conoscendo questa tendenza del giovane laureato in veterinaria, è riluttante nell’investire nella formazione, preferendo impegnarsi con altre figure professionali con meno ambizioni e che considerano l’occupazione offerta come un buon punto di arrivo e non come un insoddisfacente inizio. Da queste considerazioni nasce l’idea di istituire l’osservatorio del lavoro che dovrebbe divenire per l’Università lo strumento per una adeguata programmazione e una giusta valorizzazione delle materie insegnate, per gli ordini professionali lo stimolo per fornire un corretto orientamento alla popolazione e agli studenti delle scuole medie superiori e per l’industria e il mondo della produzione la possibilità di modellare il futuro laureato sulle proprie esigenze. Pura fantasia? Forse, ma se queste iniziative funzionano, anche se con una certa approssimazione, in altre realtà, perché non possono funzionare nella nostra? Gabriele Squintani Azienda U.S.L. Rimini

Ancora facoltà

RGB Medical - Milano

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Caro Scotti, forse non sei ancora stato informato che presto le Facoltà di veterinaria, in Italia, non saranno più 13 + 1, quella del Friuli che non ho mai ben capito che attività faccia, ma si aggiungerà una nuova facoltà a Roma o più probabilmente a Rieti. Così anche il Lazio avrà la sua facoltà. Di questo passo arriveremo presto a superare il numero di 20. Purtroppo per noi gli interessi locali, in piena sintonia con quelli di una parte del mondo universitario, sono decisamente più forti delle nostre richieste ma soprattutto delle reali esigenze della nostra categoria. Non prendertela troppo. Un caro saluto. Franco


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A S S O C I A Z I O N I

di Antonio Manfredi

I numeri del 42° Congresso Congresso Multisala SCIVAC: riflessioni per il 2002 u questa rivista abbiamo già avuto modo di parlarvi del successo del 42° Congresso Nazionale SCIVAC tenutosi a Milano dall’1 al 4 Marzo scorso (Professione Veterinaria n. 3/2001 ndr). Raffreddati gli entusiasmi del momento, ci sembra opportuno fare alcune riflessioni per comprendere la decisione di trasferire il multisala da Montecatini a Milano. Lo facciamo con l’ausilio di tabelle che riassumono dati e rilevazioni congressuali.

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MENO VETERINARI DAL CENTRO ITALIA Le tabelle 2 e 3 evidenziano invece il flusso di provenienza geografica dei partecipanti, confrontando i dati dell’ultimo congresso di Montecatini con quello di Milano di quest’anno e rapportandoli al numero di iscritti che ha la SCIVAC nelle varie regioni. Portando il congresso a Milano, l’area Nord-Ovest che prima contribuiva con il 30,60% sul totale dei presenti è passata quasi al 50%. Sono rimasti stabili il Nord-Est, il Sud e le Isole che trovano forse più comodo arrivare a Milano piuttosto che a Montecatini mentre, come si era previsto, è calato fortemente il Centro passato da 35,22 a 15,60. Gli iscritti del Centro Italia sono stati quelli più penalizzati da questo trasferimento di sede ma è anche giusto ricordare che in cambio, se così si può dire, quest’anno avranno tre seminari su

Roma di cui due completamente gratuiti ed offerti dalla Hill’s e dalla Bayer ed un Congresso Europeo di Medicina Felina a Perugia. A Napoli, l’anno scorso, tutti si ricordano le tre interessantissime giornate gratuite con la Kirby sponsorizzate dalla Waltham e dallo Zoomark. Tutte iniziative che saranno riproposte l’anno prossimo. Se andiamo poi a vedere le presenze in percentuale rispetto al numero di iscritti alla SCIVAC con il 46,39% la Lombardia ha sostituito la Toscana che l’anno scorso aveva il 47,7%. Un forte incremento lo hanno avuto il Piemonte, il Veneto ed in misura minore l’Emilia. Le regioni del Centro sono tutte diminuite mentre quelle del Sud e delle Isole si sono mantenute agli stessi livelli. Le percentuali più

basse sono espresse dalle regioni del Sud nonostante che, da anni, ormai il numero di iscritti alla SCIVAC e quindi l’esigenza di un continuo aggiornamento sia notevolmente aumentata e che queste regioni esprimano professionisti di ottimo livello scientifico e culturale. I DATI CONFERMANO CHE MILANO È LA SEDE IDEALE Questi dati confermano, comunque, che la decisione di portare il Congresso a Milano era corretta e siamo certi che l’anno prossimo, risolti alcuni problemi incontrati quest’anno, il 44° Congresso SCIVAC 2002 non avrà nulla da invidiare alle iniziative organizzate da Paesi considerati d’avanguardia. Potremo finalmente dire che la veterinaria italiana è entrata a pieno titolo in Europa. ■

ISTITUTO ZOOPROFILATTICO SPERIMENTALE DELL’ABRUZZO E DEL MOLISE “G. CAPORALE” - TERAMO

Corso di formazione manageriale

FORMAZIONE FORMATORI Teramo, 25-28 giugno 2001

Presentazione Questa iniziativa costituisce un momento di apprendimento per chi, nell’ambito del proprio lavoro deve affrontare, saltuariamente o in modo più continuativo, situazioni di aula in qualità di docente formatore. È articolato come un percorso didattico/formativo che, nell’arco di 4 intense giornate di lavoro, intende fornire le conoscenze e il "bagaglio" di base per la corretta e incisiva gestione dell’apprendimento degli adulti e della formazione in aula.

A chi è rivolto Personale di servizi veterinari pubblici e libero professionisti impegnati nell’ambito del proprio lavoro in attività didattico-formative.

Organizzazione

Tabella 2

REALIZZAZIONE GRAFICA DI FRANCESCA MANFREDI

PRESENZE IN CRESCITA, STUDENTI SOLO AL 7% La tabella 1 confronta le diverse tipologie di iscritti ai congressi multisala della SCIVAC negli ultimi tre anni: Montecatini 1999 e 2000 e Milano 2001. I totali evidenziano il forte incremento di presenze registrato dal congresso di Milano rispetto alle edizioni precedenti: quasi il 30% in più (435). Anche la media giornaliera, pur essendoci un forte incremento delle iscrizioni giornaliere, è aumentata considerevolmente (351). Gli studenti, iscritti agli ultimi anni di facoltà o alle scuole di specializzazione, in percentuale sono aumentati meno rispetto all’incremento totale dei congressisti, rappresentando soltanto il 7% di tutti i presenti; fra l’altro solo 34 di loro non erano iscritti alla SCIVAC. Il prossimo anno si potrà certamente fare di più, ad esempio migliorando la promozione del congresso all’interno delle università per sensibilizzare maggiormente i futuri veterinari. Parlando ancora di non soci è interessante vedere come i veterinari non iscritti alla SCIVAC siano soltanto 2, un

dato davvero trascurabile che potrebbe far pensare che fra i non soci SCIVAC ci sia poco interesse per l’aggiornamento scientifico. Il numero degli ingressi offerti dalle aziende ha avuto un forte incremento a Milano, così come quello degli invitati (membri di Consigli Direttivi di Società Specialistiche e altre Associazioni, Delegati Regionali, docenti universitari, Presidenti di Ordine, ecc…). Il numero complessivo di inviti è rimasto quello degli anni scorsi ma forse per la comodità dei trasporti o semplicemente per la maggior vicinanza della sede congressuale è aumentato il numero di chi ne ha usufruito.

Il corso, strutturato in lezioni teoriche ed esercitazioni in sottogruppi è articolato in 4 giornate. Al corso è ammesso un numero massimo di 18 partecipanti. Alla fine del corso verrà rilasciato l’Attestato di Partecipazione. La quota di partecipazione al corso è di Euro 878,98 - Lire 1.700.000 (IVA esente e comprensiva dei diritti di bollo per emissione della fattura)

Segreteria organizzativa/ Sede del corso Reparto Formazione Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise Via Campo Boario 64100 Teramo Tel. 0861/332208-332254 Fax 0861/332251 Sito Web: http://www.izs.it E-mail: formazione@izs.it Tabella 1

Tabella 3


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A S S O C I A Z I O N I

ANMVI, SCIVAC, SIVAE, SIVAR e SIVE On Line

XXI Seminario sulle nuove professionalità ANIMALI, SALUTE, QUALITÀ DELLA VITA Le professionalità legate allo studio e alla cura degli animali e alle interazioni con salute e qualità della vita

Proposta di riassetto delle liste di discussione in rete di Enrico Febbo, Coordinatore Servizi On Line

(Pordenone 7-8 giugno 2001) l costante aumento degli iscritti e del flusso di messaggi delle liste telematiche gestite da ANMVI, SCIVAC, SIVE, SIVAR, SIVAE ha reso necessario un intervento di riassetto generale di questi sistemi di discussione, entrati ormai a far parte degli strumenti professionali dei medici veterinari italiani. Le soluzioni tecniche prescelte al fine di garantire agli utenti l’uso agevole del servizio nonostante l’aumento del traffico di messaggi sono state individuate in base a quanto emerso dalla sessione sulle problematiche Internet tenutasi a Milano in occasione del 42° Congresso Nazionale SCIVAC. Sono stati presi inoltre in considerazione i numerosissimi consigli e suggerimenti che ci giungono quotidianamente dai veterinari che utilizzano le liste di discussione. Si ricorda che attualmente il numero di iscritti alle suddette liste è di circa 1600, valore in continua ascesa (si prevede il raggiungimento di 2000 iscritti entro la fine del 2001).

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PROPOSTA DI RIASSETTO 1) Le aree di discussione saranno divise in 4 liste scientifiche e 1 lista dedicata ai temi professionali, e cioè scivac-forum, medicina del cane e del gatto sivae-forum, medicina degli animali esotici sive-forum, medicina del cavallo sivar-forum, medicina degli animali da reddito vetlink-list@anmvi.it, discussione professionale L’iscrizione ad una delle liste scientifiche comporterà l’iscrizione automatica alla lista professionale dell’ANMVI (vetlink-list@anmvi.it). In questo modo gli utenti potranno utilizzare a piacimento una lista tematica per i diversi settori medico-scientifici, oppure quella dell’ANMVI per inviare messaggi di carattere professionale.

2) Tutti i messaggi verrano archiviati in una base dati consultabile via web. Grazie ai campi di ricerca su SOGGETTO, TESTO, DATA, SPEDITO DA si potranno recuperare in qualsiasi momento e con grande efficacia i messaggi che maggiormente interessano. 3) Si vuole dare grande impulso allo scambio di immagini favorendo l’invio di file grafici senza però appesantire le caselle di posta degli utenti. Le immagini saranno inviate ESCLUSIVAMENTE da una pagina web; il modulo provvederà ad inviare SOGGETTO E TESTO alla lista e ad archiviare i file grafici nella base dati, dalla quale potranno essere visualizzati a piacimento. 4) L’accesso alle liste è libero per tutti i medici veterinari previa compilazione di un modulo di iscrizione. 5) Non è prevista alcuna forma di limitazione, filtro o censura ai messaggi indirizzati alle varie liste. Si prende atto di certo malcontento relativo al basso livello professionale della discussione di questi ultimi giorni, ma si ribadisce che sono gli utenti stessi gli unici garanti del corretto uso di questo mezzo di comunicazione. Il gestore delle liste interverrà solo per riportare la discussione nella sede appropriata oppure, come extrema ratio, per rimuovere gli utenti particolarmente indisciplinati. 6) Oltre alle suddette liste specialistiche saranno attivate una lista riservata al cerca/trova (lavoro e attrezzature professionali, vet-exchange@anmvi.it) e una di carattere assolutamente generico, utilizzabile dai medici veterinari come strumento di messaggistica non professionale (vet-liberamente @anmvi.it). L’iscrizione a queste due liste è facoltativa e non conseguente all’ingresso in una delle liste sopra citate.

ANMVI SCIVAC, SIVAE, SIVAR, SIVE vi invitano a inviare i vostri commenti all’interno dei Forum di vostra appartenenza, alla vetlink dell’ANMVI, o, se preferite, direttamente all’indirizzo email efebbo@scivac.it. I vostri suggerimenti saranno tenuti in debita considerazione al fine di definire un’impostazione ottimale di questi servizi, anche in considerazione degli sforzi operativi ed economici che essi richiedono. Al momento opportuno si comunicherà la data esatta di attivazione delle nuove liste e l’apertura delle iscrizioni.

dedicato ad animali e salute il XXI Seminario sulle nuove professionalità dell’Istituto Regionale di Studi Europei del Friuli Venezia Giulia. Lo sconcerto di fronte al cosiddetto fenomeno “mucca pazza” è senz’altro all’origine della scelta del tema di quest’anno ma non sarà il tema unico del Seminario, che vuole piuttosto offrire l’opportunità di alcune riflessioni a monte, ben sintetizzate nei titoli delle due relazioni di apertura: “Interazione uomo-animale” e “Lavorare con gli animali per un reciproco benessere”. Un Seminario, come è consuetudine dell’Irse, aperto a tutti gli interessati ma dedicato particolarmente a coloro che vivono e/o lavorano con animali. Prima di tutto ai tanti medici veterinari che sentono il bisogno non solo di sempre ulteriori specializzazioni ma anche di approfondimenti culturali nella linea di un’etica della responsabilità, per un reale reciproco benessere; sia che operino nel pubblico che nel privato, nell’assistenza agli allevatori o nella salvaguardia degli animali selvatici o nella cura dei vari animali da affezione, sempre più presenti nelle nostre famiglie, o nelle nostre vite di single. Nelle due giornate a Pordenone alcuni esperti di fama – etologi, biologi, medici veterinari, neuropsichiatri, esperti di scienze della produzione animale – interverranno a portare contributi di idee, magari in contrasto tra loro, a relazionare su esperienze, a confrontare risultati di ricerche; con l’intento di suscitare un dibattito che ci auguriamo il più libero e ampio possibile. Non mancherà un aggiornamento specifico su “BSE e malattie da prioni negli animali e nell’uomo”, per un’informazione corretta, che vada oltre le varie ondate di terrorismo seguite da quelle altrettanto forti di faciloneria, buttateci addosso con l’obiettivo di riconquistare la fiducia del consumatore. Per un’informazione capace di farci riconquistare, invece, fiducia nell’uomo e nella scienza.

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Relatori: Roberto Marchesini, Corrado Carenzi, Maurizio Pasinato, Roberta Benini, Marta Avanzi, Gunther Haider, Giovanni Ballarini, Hermann Bubna-Littitz, Maria Pia Onofri, Marcello Galimberti, Ombretta Pediconi, Fulvia Ada Rossi, Patrick Pageat, Marco Galeotti, Knut Niebuhr, Pier Giuseppe Meneguz, Miha Adamic, Stefano Bovolenta. Info: IRSE ISTITUTO REGIONALE DI STUDI EUROPEI DEL FRIULI VENEZIA GIULIA VIA CONCORDIA 7 - 33170 PORDENONE - TEL. 0434 365326 - FAX 0434 364584 e-mail: irse@culturacdspn.it http://www.culturacdspn.it

CIRCOLO VETERINARIO MILANESE Viale Caprilli 43, 20151 Milano - Tel. e Fax 02/40072510 - c.v.m@libero.it con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Veterinari della provincia di Milano

INCONTRI DI DERMATOLOGIA Relatore Dott. Fabrizio Fabbrini

Domenica 10 Giugno ore ore ore ore ore

9-12: approccio clinico diagnostico al paziente dermatologico con un caso clinico interattivo 12-13: discussione 13-15: pausa pranzo 15-17: esecuzione, limiti ed utilità diagnostica di raschiati, esami batteriologici e biopsie in dermatologia 17-18: discussione e fine lavori

Domenica 24 Giugno ore ore ore ore ore

9-12: approccio clinico diagnostico al prurito nel cane con un caso clinico interattivo 12-13: discussione 13-15: pausa pranzo 15-17: approccio clinico diagnostico alla alopecia nel cane con un caso clinico interattivo 17-18: discussione e fine lavori

Domenica 8 Luglio ore ore ore ore ore

9-12: approccio clinico diagnostico al prurito nel gatto con un caso clinico interattivo 12-13: discussione 13-15: pausa pranzo 15-17: le malattie autoimmuni di frequente riscontro in cani e gatti con casi clinici 17-18: discussione e fine lavori

TUTTI INSIEME RISPETTOSAMENTE… Gli animali ci insegnano a vivere meglio C/o Alberto Perdisa Editore - Via della Quercia 7Ozzano Emilia 4 luglio 2001 - Ore 18.00 Alberto Perdisa Editore rilancia una iniziativa già collaudata in passate edizioni per sensibilizzare il pubblico contro l’abbandono degli animali. La manifestazione del prossimo mese di luglio vuole anche stimolare le istituzioni sulle valenze didattiche formative e terapeutiche dell’interazione uomo-animale promuovendo l’istituzine del microchip come metodo identificativo dei cani. Info: annamaria.riva@libero.it

Costo:

£ 200.000 (compreso 3 colazioni di lavoro)

Iscrizioni: riservate ai Soci del Circolo Veterinario Milanese (l’iscrizione è gratuita e può essere effettuata durante il corso) fino ad esaurimento di 80 posti. Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza. L’iscrizione va effettuata entro il 30/5/2001 presso la segreteria dell’Ordine dei Veterinari di Milano, allegando fotocopia del bonifico bancario Sul C/C n°14507 intestato al Circolo Veterinario Milanese ABI 1005,CAB 1615 presso la Banca Nazionale del Lavoro Ag 15- Piazza Napoli 15 –20146 Milano e inviandola per FAX 02/29403722 Ritenendo di fare cosa gradita il CVM ha riservato 20 posti gratuiti agli iscritti agli Ordini nel corso del 2001. Sede del Corso: Centro Culturale Krugg Via dei Lavoratori, 7 20090 Buccinasco Milano Per Informazioni: 02/29400945 oppure 02/4814340


PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 D A L L E

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Zooantropologia applicata alla didattica I PROSSIMI APPUNTAMENTI DOPO IL CONVEGNO INTERNAZIONALE DI BOLOGNA Il Convegno Internazionale di Bologna, promosso dal Centro Studi di Bioetica e Pedagogia della Complessità in collaborazione con la Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate, ha ospitato il 29 aprile scorso diversi studiosi, coordinati dal Presidente della SISCA: il dott. Maurizio Pasinato. Nel corso dell’incontro sono stati presentati dal dott. Roberto Marchesini, medico veterinario e zooantropologo, i progetti di intervento nelle scuole nonché i relativi protocolli e gli strumenti didattici da mettere a disposizione dei veterinari che hanno l’obiettivo di operare all’interno delle scuole e agenzie educative. Per tutti i partecipanti è stata l’occasione per conoscere importanti esperienze internazionali, e di avere informazioni sui percorsi formativi, sugli eventuali iter procedurali e sulle opportunità offerte a quanti desiderino intraprendere questa attività nelle scuole. Nei giorni 6 -7 luglio 2001 anche Napoli, presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici in via Salute n. 2, ospiterà un Convegno con le stesse finalità, fidando nella partecipazione di numerosi veterinari; tale occasione darà al sud la possibilità di partecipare in maniera attiva a questi progetti in modo da sensibilizzare diverse categorie professionali; viene garantita la presenza, in qualità di relatore, del dott. Roberto Marchesini, promotore di tali progetti. Egli è stato pioniere, iniziando a metà degli anni ’80 esperienze di di-

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Sisca Observer: restyling Restyling grafico, ma anche approfondimento scientifico culturale per la nuova SISCA OBSERVER, rivista della SISCA che vede il collega Fabrizio Pancini in veste di Direttore Scientifico. Il numero 1/2001 è in distribuzione in questi giorni a tutti i soci SCIVAC/SISCA.

dattica zooantropologica, dando vita nel corso degli anni ’90 a diversi progetti didattici, patrocinati dal Ministero della Pubblica Istruzione, che gli hanno permesso di incontrare circa 50.000 studenti di scuole elementari e medie inferiori, realizzando nel contempo seminari di aggiornamento per i docenti presso le IRRSAE regionali e i provveditorati. La partecipazione dei medici veterinari da tutta Italia, al convegno di Bologna, ha dato la possibilità

A S S O C I A Z I O N I

di creare un “gruppo di lavoro” che avrà un’attenta formazione e una guida per poter lavorare nel miglior modo possibile, in collaborazione con il corpo insegnante, presente al convegno, che si è dimostrato interessato e disponibile a collaborare con la categoria professionale dei veterinari, in quanto alla base delle lezioni zooantropologiche c’è l’interdisciplinarietà. I lavori si sono aperti con una relazione del dott. Giorgio Celli, che

Roberto Marchesini, Maurizio Pasinato, Claude Beata.

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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 D A L L E

ha dimostrato la sua approvazione a questi progetti; la presenza del dott. Claude Beata ha dato, sia ai veterinari che si occupano di terapia comportamentale che ai “neofiti” della materia, un’utile panoramica della scuola francese descrivendone ed analizzandone brevemente i principi di base. Ha trattato in particolare il rapporto bambino-animale, descrivendo quali sono le patologie comportamentali da controllare maggiormente; l’aggressività è stata de-

scritta puntualizzando gli aspetti da valutare ed in particolare il percorso da effettuare davanti ad un quadro clinico che comprende manifestazioni aggressive: identificare il tipo di aggressività, verificare l’integrità della sequenza aggressiva, evidenziare il livello di controllo del morso. Il dott. Claude Beata, docente dei corsi di Terapia Comportamentale organizzati dalla SISCA, il prossimo dei quali si effettuerà a Perugia nelle date 1516-17 giugno 2001, con grande

A S S O C I A Z I O N I

stupore ha appreso la notizia che in Italia, finalmente, si stanno formando figure professionali che supporteranno il lavoro del medico veterinario in qualità di “ISTRUTTORI DI CANI DA COMPAGNIA”. Il corso è organizzato dal GIAC (Gruppo Interattivo Animali da Compagnia), in accordo protocollare con la SCIVAC-SISCA, persegue principi di divulgazione per una cultura cinofila differente, mirata a migliorare il benessere uomo/animale ed il loro rapporto.

L’istruttore di cani da compagnia, oltre a svolgere il suo ruolo facilitatore verso il proprietario, deve essere un punto di riferimento per il medico veterinario soprattutto nell’ambito dell’applicazione dei programmi di rieducazione o di terapia comportamentale. Il corso fornisce le conoscenze teorico-pratiche finalizzate alla formazione ed alla qualifica della nuova figura dell’Istruttore “Gentile”, dando gli strumenti necessari per istruire il cane ed il suo proprietario. A tali

obiettivi si giunge attraverso le materie principali del programma didattico: etologia, psicologia animale, zooantropologia, tecniche educative, cinotecnica, bioetica e deontologia professionale. Le lezioni saranno sviluppate secondo i dettami della ricerca scientifica e la garanzia sarà data dalla partecipazione di docenti qualificati e riconosciuti, che rilasceranno l’Attestato di Frequenza con il quale si potrà sostenere l’esame per la qualifica professionale di “ISTRUTTORE DI CANI DA COMPAGNIA” GIAC. Il corso è a numero chiuso, è prevista la selezione dei candidati istruttori, valutati da Roberto Marchesini, Aldo La Spina e Luigi Rimoldi, il 1 giugno 2001 presso la sede della SCIVAC, Palazzo Trecchi - Cremona, ed il primo fine settimana di corso sarà svolto a Bergamo il 2-3 giugno 2001. La durata complessiva del Corso multidisciplinare è di oltre un anno con frequenza obbligatoria di un fine settimana al mese, per coloro che supereranno la selezione è prevista una facilitazione nelle modalità di pagamento. I candidati istruttori attualmente iscritti al corso provengono da tutto il territorio nazionale, numerosi sono i veterinari, altrettanti provengono dalle più disparate categorie professionali. In futuro sempre più numeroso sarà in tutta Italia, il personale qualificato che lavorerà in sinergia con il medico veterinario. Che l’Italia da allieva, possa essere d’esempio? Ciò sarebbe per noi motivo di orgoglio! Per coloro che desiderino ulteriori informazioni sui convegni programmati o sul GIAC rivolgersi alla segreteria SISCA, oppure alla dott. Alessandra Maltese 03477278633 e-mail: alemaltese@tin.it ■

SIMEF: in 300 all’esordio Sabato 19 e domenica 20 maggio, la Società Italiana di Medicina Felina, ha tenuto il suo primo seminario nazionale, Anestesiologia e Medicina d’Urgenza nel Gatto, in collaborazione con il Gruppo di Studio SCIVAC di Anestesia. A Cremona, sede del convegno, sono giunti 300 veterinari per seguire le relazioni di Alessandro Bonioli, Lorenzo Novello, George Lubas, Massimo Baroni, Fabio Fattori e Fabio Sangion. Per l’occasione è stato presentato in anteprima il primo numero della rivista ufficiale della SIMEF edita da EV srl, attualmente in distribuzione a tutti i soci SCIVAC e SIMEF.


PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001

Pharmacia Animal Health assicura che il nuovo antibiotico – Excenel® RTU – da all’utilizzatore un maggiore margine commerciale essendo il primo antibiotico iniettabile che ha un tempo di sospensione del latte uguale a “zero” ed una notevole efficacia su un ampio spettro batterico. Excenel® RTU (ceftiofur cloridrato) è già stato lanciato in molti Paesi Europei. Nel Nord America è stato impiegato per la terapia di circa quattro milioni e mezzo di vacche da latte, senza alcuna necessità di eliminare il latte delle bovine trattate per la presenza di residui. Excenel® RTU è il primo antibiotico iniettabile approvato con il tempo di sospensione del latte uguale a “zero” da tutti i tredici i paesi membri della Comunità Europea. Con queste caratteristiche, il bilancio e l’economia dell’allevamento della vacca da latte possono essere influenzati in maniera positiva portando dei notevoli benefici economici agli utilizzatori. Di solito, circa il 10% delle vacche in lattazione può essere isolato a causa del trattamento con antibiotici convenzionali con tempo di sospensione; l’allevatore preferisce non rischiare togliendo la bovina dalla produzione. 24 ore o più di scarto di latte rientra nella norma. Le implicazioni commerciali e finanziarie nel conferire latte con residui sono considerevoli. Excenel® RTU agisce su molti batteri responsabili di patologie sia nella vacca sia nel vitello, inclusi germi Gram-negativi e Gram-positivi. Risulta avere eccellente efficacia nei confronti dei tre principali patogeni per forme respiratorie* ed è indicato nel trattamento della necrosi interdigitale del bovino sostenuta da Fusobacterium necrophorum e Bacteroides melaninogenicus. Excenel® RTU è somministrato con un basso volume di inoculo, si concentra nel sito di infezione e non si disperde in maniera indiscriminata nei tessuti e liquidi organici. Excenel® RTU facilita inoltre la gestione dell’allevamento, eliminando tutti quei fattori che fanno perdere tempo come l’isolamento degli animali, la mungitura selezionata, etc.. In effetti, l’uso del prodotto semplifica la normale routine dell’allevamento. Studi hanno dimostrato che l’uso

di Excenel® RTU non interferisce con la coltura iniziale per la produzione del formaggio, yogurt e altri prodotti caseari. Il nuovo antibiotico appena lanciato offre altri benefici importanti, quali la grande disponibilità nel tempo per il legame proteico reversibile che si stabilisce tra principio attivo e proteine circolanti, che porta alla disponibilità del principio attivo durante tutte le 24 ore, la riduzione dello stress da trattamento, data da una sola somministrazione giornaliera e dal basso volume di inoculo richiesto. Excenel® RTU appena lanciato in Italia è già il farmaco più usato nel Nord America nel settore della vacca da latte. Pharmacia Animal Health, divisione di Pharmacia Corporation, è impegnata a sviluppare prodotti che migliorano la salute degli animali da compagnia e da reddito in tutto il mondo. Pharmacia Corporation (NYSE:PHA) è un’azienda farmaceutica globale di primo livello con una consociata leader nell’ambito dell’agricoltura. Farmaci innovativi ed altri prodotti di Pharmacia salvano le vite umane e migliorano la salute ed il benessere. I 59.000 dipendenti di Pharmacia lavorano insieme a molti collaboratori per assicurare questi benefici alle persone nel mondo e per creare nuove soluzioni per la salute.

Rapido, potente e pratico Nuflor Suini Iniettabile, antibiotico ad ampio spettro per il primo intervento contro le patologie respiratorie del suino. Il successo ottenuto da Nuflor nell’allevamento del bovino, ha spinto Schering-Plough Animal Health ad ampliarne l’impiego registrando nuove confezioni destinate esclusivamente all’allevamento del suino. Il suo principio attivo, florfenicolo, trova impiego esclusivamente in medicina veterinaria ed ha dimostrato un’efficacia inalterata anche dopo 5 anni di utilizzo nel bovino. Dai risultati ottenuti sia in vitro che in vivo, Nuflor Suini Iniettabile risulta essere particolarmente efficace nei confronti di tutti i principali agenti patogeni, batteri e micoplasmi, coinvolti nella sindrome respiratoria suina. La somministrazione intramuscolare di Nuflor Suini Iniettabile con 2 soli interventi a distanza di 48 ore, al dosaggio di 1 ml ogni 20 kg di peso, assicura 4 giorni di copertura antibiotica.

Efficacia, rapidità d’azione e praticità d’impiego sono, in estrema sintesi, i punti di forza di un prodotto destinato a diventare il riferimento tra i farmaci di primo intervento contro le forme respiratorie del suino. Il prodotto è disponibile in confezioni da 50 ml, 100 ml e, tra breve, anche da 250 ml.

N O T I Z IAET T D U A LA LLE I TA À Z I E N D E

Excenel® RTU: agisce sull’animale, non sul latte

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Divisione Veterinaria

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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 N O T I Z IAET T D U A LA LLE I TA À Z I E N D E

I disturbi cardiaci interessano circa il 10% della popolazione canina, e circa il 30% dei cani anziani. Solitamente si tratta di malattie cardiache acquisite, per lo più riconducibili ad una insufficienza delle valvole atrioventricolari (insufficienza valvolare), o ad una degenerazione del miocardio (cardiomiopatia dilatativa). In entrambi i casi, nelle prime fasi della malattia si attivano dei meccanismi di compensazione allo scopo di preservare la gittata cardiaca e la pressione sanguigna. Dapprima questi meccanismi adattativi sono in grado di preservare una funzione emodinamica pressochè normale, e l’animale non manifesta sintomi particolari; tuttavia, con il passare del tempo, subentra il cosiddetto ‘scompenso’, compaiono sintomi prima sotto sforzo e poi a riposo (tachipnea, dispnea, tosse, debolezza, intolleranza all’esercizio, ecc.) e l’animale sviluppa una insufficienza cardiaca cronica. La terapia tradizionale dell’insufficienza cardiaca si indirizza verso la componente vascolare della malattia –riducendo l’edema (diuretici) o inducendo una vasodilatazione– oppure verso la componente cardiaca, somministrando un inotropo positivo, come la digossina.

aumento della perfusione coronarica, con conseguente miglioramento dell’efficienza del miocardio. Di conseguenza, Vetmedin® aumenta la gittata cardiaca in maniera ‘economica’ e riduce i carichi di lavoro del cuore, ottimizzando la funzionalità del sistema cardiovascolare. In questo modo, Vetmedin® migliora in maniera evidente la qualità della vita, come dimostrato dagli studi clinici finora svolti e dall’esperienza di campo sin qui accumulata in altri paesi. La sintomatologia regredisce prontamente dopo l’inizio della terapia, con particolari effetti benefici sulla vitalità, la tolleranza all’esercizio e l’interazione con il proprietario. Vetmedin® prolunga inoltre la sopravvivenza, e, grazie al duplice meccanismo

d’azione, garantisce la normale funzionalità renale. Vetmedin® è indicato qualora compaiano sintomi di insufficienza cardiaca, siano essi conseguenti a insufficienza valvolare che a cardiomiopatia dilatativa. Vetmedin® è disponibile in flaconi da 100 capsule in due diversi dosaggi. Si somministra due volte al giorno lontano dai pasti, e non presenta problemi di interazione con diuretici, antiaritmici o altri prodotti comunemente usati per il trattamento della patologia. Per ulteriori informazioni: Boehringer Ingelheim Italia – Divisione Vetmedica, Tel 025355462, Fax 025355459,

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Forte è l’interesse per la Polizza Cane & Gatto Gli accessi al sito www.sicuramente.it, su cui è possibile reperire tutte le informazioni sulle condizioni di polizza, sulla tabella degli indennizzi e sulla raccolta delle risposte ai quesiti più frequenti, sono in forte crescita a conferma dell’interesse sia dei proprietari degli animali da compagnia che della categoria dei Medici Veterinari per uno strumento assicurativo che mette al riparo coloro che decidono di stipulare la polizza da gran parte di quei costi per cure veterinarie necessarie a seguito di infortuni e malattie che possono colpire gli amici di casa. Questi alcuni elementi di forza della iniziativa capace di ridurre quelle differenze di costume nella previdenza che ancora ci dividono dai popoli del nordeuropa: 1. La Polizza Cane & Gatto è il prodotto di rimborso spese veterinarie più evoluto in Italia 2. La Polizza Cane & Gatto è stata realizzata da Nationale Suisse la Compagnia Italiana appartenente ad un importante Gruppo Europeo di assicurazioni basato in Svizzera 3. La Polizza Cane & Gatto è nata di concerto con la categoria dei Veterinari per promuovere la proprietà responsabile degli animali da compagnia 4. La Polizza Cane & Gatto ha il miglior rapporto prestazioni prezzo fra i prodotti presenti sul mercato 5. Sottoscrivere la Polizza Cane & Gatto è semplice basta inoltrare pochi essenziali dati per posta o tramite internet 6. I rimborsi della Polizza Cane & Gatto sono effettuati in tempi molto rapidi per assegno o bonifico 7. La Polizza Cane & Gatto è compatibile con l’accesso ai benefici fiscali approvati dal Governo relativamente alle spese veterinarie 8. La Polizza Cane & Gatto è per tutti gli animali di razza e non 9. La Polizza Cane & Gatto fa crescere il principio della mutualità assicurativa in una importante, numerosa e civile categoria di cittadini Collegandosi sul sito di Sicur@ramente Srl, www.sicuramente.it, l’Agenzia di assicurazioni online che distribuisce la polizza è possibile richiedere il materiale illustrativo inviando una e-mail a info@sicuramente.it. Altra via per richiedere il materiale è per posta a: Sicur@mente Srl Via Valassina 17 - 20159 Milano o, via fax, al n.ro 0269010732 utilizzando il seguente coupon:

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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001

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PROFESSIONE VETERINARIA 5/2001 C A L E N D A R I O

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3 giu

CORSO SCIVAC

6-9 giu

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI MEDICINA INTERNA

10 giu

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI ODONTOSTOMATOLOGIA DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC TRENTINO ALTO ADIGE DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC BASILICATA

10 giu

A T T I V I T À

ANIMALI ESOTICI - Centro Congressi Torino Incontra - Sala Giolitti - Relatori: Dr.ssa Avanzi, Dr.ssa Trossarello - Per informazioni: Dr. Maurizio Alliani - Tel. 011/541460 FISSATORI ESTERNI - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it APPROCCIO AI VERSAMENTI ENDOCAVITARI DEL CANE E DEL GATTO - Perugia Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it RADIOLOGIA E ALTRI METODI AVANZATI DI DIAGNOSTICA PER IMMAGINI - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

giu

Per informazioni: Francesco Cavalloro - Segretario Tel. 0461/234462 - email silviacavalloro@tin.it

10

Per informazioni: Filippo Cristallo - Segretario - Tel. 0835/385151

10

giu

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC LAZIO INCONTRO A CARATTERE PROVINCIALE CORSO SCIVAC

10 giu

14-16 giu

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI CARDIOLOGIA

16 giu

GIORNATA DI APPROFONDIMENTO SCIVAC

17 giu

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC CAMPANIA

17 giu

CORSO SCIVAC

27-29 giu

SINVET

CORSO SCIVAC

8-11 7-9 12-14 18-22 set

CORSO SCIVAC

20-22 set

SEMINARIO SIMESC

23 set

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI CITOLOGIA

23 set

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC SICILIA

23 23 set

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC VENETO

23 set

SIDEV

23 set

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC LAZIO INCONTRO A CARATTERE PROVINCIALE 43° CONGRESSO NAZIONALE SCIVAC

23 set

28-30 set

SIVAE

29-30 set

AVEPA

ott

Video WS31 Howard B. Seim III Rimozione chirurgica dei polipi rettali

Disponibili a lire 30.000 cadauna PER INFORMAZIONI E ORDINI Francesca Chiari Tel. 0372/460440 Fax 0372/457091

ECOGRAFIA - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

VANCOUVER - Canada - Per informazioni: WEB www.venuewest.com/wsava2001 o presso Venue West Conference Services Ltd., #645 - 375 Water Street - Vancouver, B.C. - Canada V6B 5Cl - Tel. 604.681.5226 - Fax 604.681.2503 CE COURSE - SOLVING CLINICAL PUZZLES - Dublin - Per informazioni: Dr. Michael Woods - Primrose Hill Veterinary Clinic - Tivoli Road, Dunlouighre - Co. Dublin - Ireland Tel. (353) 1 2803303 - www.ireland.oil.iemivahq/icava.htm - email mikewoods@tinet.ie CORSO DI CARDIOLOGIA seconda parte - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it CITOLOGIA - Perugia - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it FISIOTERAPIA E RIABILITAZIONE - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it MEDICINA SPORTIVA - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it CITOARCHITETTURA. CITOLOGIA ORGANI INTERNI - Perugia Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it Per informazioni: Massimo Di Martino - Segretario - Tel. 091/6111059

set

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC ABRUZZO

Video WS30 Daniel Smeak Trattamento chirurgico dell’incontinenza urinaria mediante l’impiego della colposospensione

ANESTESIOLOGIA - Relatore: Dr. Bonioli - Per informazioni: Giuseppe Lucibelli Segretario - Tel. 0368/602548 - email glucibelli@iol.it

COAGULOPATIE - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

set

CORSO SCIVAC

DALLA DIAGNOSI AL TRATTAMENTO CHIRURGICO NELLE LESIONI SPINALI: UN APPROFONDIMENTO PRATICO OLTRE LA LETTERATURA - Cremona Centro Studi SCIVAC - Relatore: Dr. Baroni Massimo

20-21

set

CORSO SCIVAC

Cremona - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

PATOLOGIE INFIAMMATORIE DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

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ICAVA/FECAVA

TERAPIA COMPORTAMENTALE - Perugia - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it

30 giu 1 lug lug

26th WORLD CONGRESS

MALATTIE INFETTIVE - EHRLICHIA, LEISHMANIA E RICKETTSIA Presso le Scuderie di Palazzo Farnese, viale Regina Margherita n. 2 - Caprarola (VT) Relatore: Carlo Pizzirani - Per Informazioni: Dr.ssa Daniela Boldrini - Tel. 0761/645155

N O V I T À

TERAPIA COMPORTAMENTALE - Relatore: Dr.ssa Osella Per informazioni: Elisabetta Fiore - Segretario - Tel. 0861/415566 Monastier - Treviso Per informazioni: Sandro Nespolo - Segretario - Tel. 049/851438 MALATTIE SISTEMICHE CON INTERESSAMENTO CUTANEO E CASI CLINICI PRESENTATI DAI SOCI - Cremona - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it CHIRURGIA GENERALE - ERNIA DIAFRAMMATICA E TRAUMI DEL TORACE Presso l’Hotel Astor, via Marco Tullio Cicerone n. 200 - Frosinone - Relatore: Dr. Antonio Marinucci Trabalza - Per informazioni: Dr. Lorenzo del Greco - Tel. 0776/270512 MEDICINA FELINA - Perugia - Per informazioni: Catia Arisi Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it GESTIONE DI MAMMIFERI MARINI E CASI CLINICI - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email catia@scivac.it ANNUAL CONGRESS - Per informazioni: Av. Republica Argentina 21-25 E-08023 Barcelona - Tel. (34) 93 4187312 - Fax (34) 93 4183979 - www.avepa.es

PROFESSIONE

VETERINARIA

La rivista è un mensile specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore. Direttore Carlo Scotti Direttore Responsabile Antonio Manfredi Comitato di Redazione Pier Paolo Bertaglia Paolo Bossi Marco Eleuteri Giuliano Lazzarini Pier Mario Piga Capo Redattore Fabrizio Pancini Rubrica fiscale Giovanni Stassi Rubrica legale Maria Teresa Semeraro Coordinamento Editoriale Angelo Franceschini Sabina Pizzamiglio info@anmvi.it Progetto Grafico Germano Pontevichi Editore E.V. srl Via Trecchi, 20, Cremona Iscrizione registro stampa del tribunale di Cremona, n. 263 del 9/7/1991 Concessionaria esclusiva per la pubblicità E.V. srl, Cremona Ufficio Pubblicità Francesca Manfredi tel. 0372/40.35.38 fmanfredi@scivac.it Per aggiornare il professionista sulla evoluzione delle tematiche professionali Stampa Press Point, Abbiategrasso - MI tel. 02/94965467 Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2 comma 20/B Legge 662/96 - Filiale di Piacenza a cura di Nacor di G. Manfredi, Bobbio - PC - tel 0523/936546 La rivista è gratuita per gli iscritti alle Associazioni Federate ANMVI. Per i non soci è disponibile al costo di lire 60.000 come contributo spese di spedizione. Viene inoltre inviata gratuitamente ad Enti Pubblici, Università, Ordini, ASL, Istituti Zooprofilattici e alle aziende di settore. Chiuso in stampa il 25 maggio 2001


Professione Veterinaria, Anno 2001, Nr 5