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ANNO 1 | NUMERO 3 | MAGGIO 2013

Bimestrale di Arte e Cultura

www.espressionelibri.it


EDITORIALE Donne scrittrici

di Alessandra Caputo Bimestrale di Cultura e Arte Aprile- Maggio 2013 / N° 3 Iscritto presso il Registro della Stampa del Tribunale di Brindisi n. 12 del 30 novembre 2012 Editore Maria Capone Direttore Responsabile Alessandra Caputo Grafica e web Simone Aretano Immagine di copertina Paoletta Maizza Stampa Poolgrafica Direzione e Redazione Largo Guglielmo da Brindisi 17/a Info espressionelibri@yahoo.it tel: 348.1584540 rivistaespressionelibri. wordpress.com Facebook: Espressione Libri (rivista)

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Inquadrare il rapporto tra donne e letteratura significa scandagliare secoli di esclusione. La stessa condizione di appartenenza al sesso femminile, proprio come l’educazione e l’istruzione, ha ostacolato l’espressione letteraria (e non solo) del gentil sesso per tanto, troppo tempo. Fino alla metà del Settecento la scrittura femminile è strumento di autoespressione, le donne scrivono di nascosto, prevalentemente per se stesse. Poche, anche se autorevoli, le voci capaci di trasgredire alle regole della società e alla tradizione. A partire dalla fine dell’Ottocento, contro censure e pregiudizi, le donne escono allo scoperto e da muse ispiratrici diventano autrici. Iniziano a scrivere da donne, di cose importanti per loro e con un linguaggio adatto a loro. Mostrano un proprio stile, un gusto e una visione delle cose diversi da quelli, dominanti, del sistema letterario maschile, contribuendo in modo decisivo alla creazione di un pubblico e di un mercato editoriale. La donna di talento diventa (anche) la scrittrice di professione che può esprimere se stessa e vivere del suo lavoro. Oggi la scrittura femminile si impone in pienezza e creatività. La particolarità va ricercata proprio nella sua trasversalità, nei segni di un’identità sessuale differente, di una diversa concezione della vita e di una piena consapevolezza di sé. Eppure, nelle pubblicazioni più prestigiose, le donne sono scarsamente considerate, sia come scrittrici che come critiche. La “libertà intellettuale nel cui seno nascono le grandi opere” auspicata da Virginia Woolf sembra, ancora, incredibilmente lontana.


LA REDAZIONE

SOMMARIO 3

REDAZIONE

Maria Capone

CHI L’HA FATTO? 5 Paoletta Maizza

Alessandra Caputo

RECENSIONI 6 Volo per te di Maria Mancusi

Davide Gorga Emanuele Tanzilli

Brumby di Nadia Bertolani Algoritmi di Capodanno di Stella Stollo

INTERVISTE 19 Nicla Mc Carol Pompa

autrice di L’odore profano

SGRAMMATICANDO 22 Maschile o femminile? Nadia Beldono Oliviero Angelo Fuina

RIFLETTORI PUNTATI SU... 24 I buchi neri e l’arcobaleno (parte terza) di Emanuele Tanzilli

Rossana Lozzio

LIBERAMENTE 28 Come cambia la biblioteca?

Pietro Loi

NON SOLO LIBRI 31 Monica Maggi, libraia itinerante

Fabrizio Ago

BIBLIOMANIA 34 Virginia Woolf, amore e follia

Francesca Coppola Sabrina La Rosa

L’ARTE CHE GIRA INTORNO 38 Intervista a Selene Lungarella DAL BLOG 42 La poesia e le sue mille essenze IN MOSTRA 43 Manuela Costanzo

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Roberto Baldini «Rising Love» Amazon (e-book) ASIN: BooBI8O0RC

Stefano Tomei «I Tre Druidi» Edizioni Creativa ISBN: 9788896824436

Simone Turri/Daniela Mecca «Il fiore nero» Edizioni Montag ISBN: 9788897875499

Giovanni Garufi Bozza «Selvaggia, i Chiaroscuri di Personalità» Edizioni Drawup ISBN: 9788898017034 4 | Espressione Libri


CHI L’HA FATTO? Paoletta Ma izza nasce a Mesagne nel manzo «Il C anto nel Ven 1977. Dopo la maturità to» edito an cora da Boo classica si avvicina, da pen e «Alchim autodidatta, ia d’anime» a ogni tipo d edito da Ilm iolibro. i cultura artistica, da q Nel 2012 iniz uella africa ia a collabo- rare con na alla pittu il Musashi– ra sognante son, di Marc Ch il laboratori o artistico del agall sino a quella orienta marito, com e disegnatrile di Hokusai. ce di fumetti e cambia il Fra il 2000 nome del pro e il 2004 iniprio in Lunzia a scrivere noire. racconti brevi di ispiraz Dalla pass ione orientale ione che ha e partecipa sempre nutrit a diverse moo per il cucito stre di pittura e la moda, cr ea una perso , dedicandosi al contem nale collezio po ai labora ne di bambole tori artistici e pupazzi in per bambini stoffa cernelle scuole cando di dare e al proprio vita ai perlaboratorio sonaggi dei d’arte, Paper suoi dipinti e Monkey. delle sue stor ie. Così sono Nel 2010 pu nate la Bla ckmoon dolls bblica online , la sua prim le Petite Lun a opera lettenoire, i Pup raria «Le M pet Story e i Kuroneko. ontagne degli Immortali» edita dalla Boopen, nel 2011 il ro-

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DISPERAZIONE ED EUCATASTROFE

di Davide GORGA L’incanto del presente, il mistero del tempo, la luce che divampa nell’anima, assoluta, rivelando l’essenza ultima della vita, del mondo, dell’essere. L’intuizione improv visa che brucia il sensibile svelandone la natura illusoria – l’evangelico tesoro nascosto per cui un uomo impegna tutto ciò che possiede – il passaggio dall’avere all’essere. Questo e, forse, più di questo, è quanto la giovane Martina, autentica figura dominante, archetipica di «Volo per te», confida al fratello Bruno appena prima di morire in giovane età, quasi in un controcanto, assonante e dissonante, della Silvia leopardiana. È infatti un fardello troppo grande da caricare sulle spalle di un bambino di nove anni; tuttavia, è anche il dono più grande 6 | Espressione Libri

che si possa offrire; il seme più profondo che sarà cullato dalle notti d’inverno e germoglierà in primavera, pur rischiando di av vizzire tra le oppressioni del mondo. Quando il velo dell’illusione è squarciato, nell’attimo in cui si trova il senso della vita, insegna Martina, si vede volare un gabbiano. Altro simbolo ambivalente, come il cigno o l’albatros di Baudelaire. Perché non è facile, mai, seguire la propria autentica natura, per nessuno. Bruno, il bambino, l’innocente, il puro, non saprà reggere al dolore, al fraintendimento, alla recita quotidiana della vita normale. Vorrà vivere al posto della sorella, realizzarne i sogni rinnegando i propri e proprio in questo modo ne tradirà il messaggio. Non si può di-


RECENSIONI ventare qualcun altro, solo essere sé, lavorare pazientemente e senza sosta, discendere il Reno senza lasciarsi incantare da Loreley; seguire la corrente della propria vita e realizzare quel grande progetto che è già dentro di noi. Una crescita che matura nella semplicità, nella quotidianità. Il sogno, la meraviglia che Bruno rincorre è in realtà l’incanto del quotidiano – del ritorno alla casa dai vetri appannati nell’inverno – mentre dentro il calore dell’affetto risplende. “Avrebbe senso la vita sì, se fosse ‘normale’. Se tutti avessimo una casa accogliente, dei genitori che ci amano per quello che siamo, dei fratelli e delle sorelle con cui crescere, un sogno da realizzare, un lavoro per esprimere il nostro talento, dei figli da cui tornare, tra le cui braccia perdersi e ritrovare tutto l’amore per la nostra compagna (…)” Eppure, la voragine, l’abisso in cui il protagonista sprofonda sembrano essere senza fine, enormi, vuoti, assoluti; fredde pietre tombali che rimandano l’eco di passi e di voci note ormai mute per sempre. La vita si snoda senza significato, inutile, vuota, giorno dopo giorno, anno dopo anno, mentre i sogni si

sgretolano, simili a pezzi di vetro tagliente, frantumi di favole troppo delicate per soprav vivere. Nella vita di Bruno si perdono gli amici, la famiglia, l’amore non voluto e mai apprezzato della moglie, la musica, passione dell’infanzia rinnegata, porta per l’infinito richiusa senza appello. Il mondo continua a girare, maledetto, vuoto e stanco. Ed anche il viaggio di ritorno verso il paese natio (o forse tutta la vita è un viaggio di ritorno?) rivela solo morte. Innanzitutto la morte fisica, scandita dalle lettere del cimitero, degli affetti familiari; quindi quella dell’amore con il rifiuto finale di Assia, moglie e compagna di un tempo, capace di amare senza riserve in un gioco di rif lessi e illusioni; infine, ultima verità, la morte del figlio, mai conosciuto. È realmente il crollo delle speranze ciò che Maria Mancusi descrive con insistenza, caparbietà, cinismo e acume psicologico. È il nulla ed il vivere per esso ed in esso. È l’albatros catturato, la morte di Silvia, il naufragio, l’insignif icanza a livello metafisico. Ed è insperatamente il risorgere della speranza e della vita oltre ogni ragionevole previsione. Espressione Libri | 7


L’eucatastrofe, la vittoria strappata alle fauci della sconfitta, la fenice. È la musica che risuona nel profondo, l’identità ritrovata, l’abbandono di ogni categoria preconcetta che consente al bambino di trionfare e, finalmente, divenire un uomo vero. Bruno si rende conto di non aver più (o meglio, di non aver mai avuto) bisogno di vivere anche per la sorella ma, casomai, di mettere in pratica il suo insegnamento; di non dover assecondare il mondo, di non doversi accontentare, di non scendere a compromessi; di rispondere alla chiamata, personale e intransigente, con tutta la sua vita. Finalmente, la casa della sua infanzia si rivela nel tempio in cui ogni ricordo vive, perché è stato e, quindi, è, per sempre. Risuona dentro di lui, ancora, la musica, il talento nascosto che ora può rendere frutto ed egli decide di seguirla, vera vocazione e autentica via, crogiuolo in cui i volti del passato e del futuro si ritrovano e vivono. E la musica del pianoforte risuona nelle stanze colme del vento, dello spirito, nella fede nel futuro in cui ogni affetto risorgerà a nuova e vera vita. Ed ecco, il gabbiano si libra 8 | Espressione Libri

in cielo. Materia sublime e difficile quella che la Mancusi affronta, con un narrazione incalzante che non offre tregua al lettore, sino a trascinarlo sul baratro, lasciarlo volutamente cadere per poi riprenderlo – quasi in volo. Materia che si dipana talvolta stentata nella composizione a tratti acerba, col presente che spesso cede inspiegabilmente il passo al passato remoto, rischiando di confondere la narrazione del viaggio di Bruno con i suoi ricordi. D’altronde, un po’ ovunque gli accordi linguistici del testo si appesantiscono in una struttura cristallizzata del periodo, così come alcune sperimentazioni lessicali appaiono come pennellate impazzite (ad es. “trangurgitato” in luogo di “ingurgitato”). E tuttavia, è nel respiro affannoso del rimpianto come della gioia la misura dell’autrice, che dimostra una vitalità ed una padronanza nella compenetrazione dei sentimenti, delle atmosfere, della vita stessa tale per cui, ne siamo certi, saprà raffinare la propria arte – vedrà volare il proprio gabbiano.


Titolo: Volo per te Autore: Maria Mancusi Editore: La riflessione – Davide Zedda Editore ISBN: 9788862117999 Un viaggio dell’anima e del corpo quello di Bruno. Ritornare, dopo anni di assenza, al proprio paese d’origine con l’illusione di recuperare il progetto di vita immaginato per sé, è l’unica motivazione che lo spinge a tollerare il vuoto della sua esistenza. Sul filo dei ricordi si dipana una storia di perdono e redenzione. Ma soprattutto di speranza.

Maria Mancusi nasce a Roma nel 1983. In Campania fino ai ventotto anni, vive ora in un piccolo paese del vercellese. Dopo aver conseguito la Laurea in Lettere classiche e un master in Media relations presso il Sole 24 ore, le sue esperienze lavorative si sono divise tra il mondo dell’insegnamento e quello dell’editoria. Ha lavorato prima come editor e correttrice di bozze per la Marotta e Cafiero edizioni e per la Michele di Salvo editore, poi come correttrice di bozze e impaginatrice per la Mimesis di Milano. Attualmente è docente nella provincia di Novara. «Volo per te» è il suo romanzo d’esordio, ma non la sua opera prima. Il sogno nel cassetto è quello di perseguire la sperimentazione letteraria, di trovare nuove strade in cui la letteratura possa esprimersi.

Note sull’Autore

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Stella Stollo «Io e i miei piedi » Editore: Graphofeel ISBN: 9788897381013

Francesco Zampa «Doppio omicidio per il Maresciallo Maggio» CS Amazon ISBN: 9781481081900

Carola Orciani «Uno,due,tre... la via Lattea a passo di donna» Fenoglio Editore ISBN: 978889074540 10 | Espressione Libri

John Criostorm «Criostories» Edizioni Youcanprint ISBN: 978889110403


BRAMBY, STORIA AL FEMMINILE

di Pietro LOI La lettura di «Brumby», l’ultimo romanzo di Nadia Bertolani, avvince e affascina. Avvince perché la narrazione, piena di pathos e mistero, ti tiene incollato alle pagine. Affascina perché il racconto si arricchisce di elementi e simboli che fanno parte della cultura millenaria ellenica e della Spagna “castiza”, cioè quella Spagna tellurica e sanguigna, rappresentata dall’Andalusia, la regione più legata alla terra e alla sua cultura e tradizione esoterica. Brumby, il protagonista del libro (lascio al lettore la curiosità di scoprire l’origine di questo strano e inconsueto nome) è in realtà Tazio, nome di origine greca che ci ricorda l’indimenticabile racconto di Thomas Mann “Morte a Venezia” e l’intrigante trasposizione cinematografica per la regia di Luchino Visconti. Il libro è la storia di un giovane senza arte né parte che vagabonda senza

una meta precisa in Europa. All’inizio del racconto lo conosciamo durante il suo ultimo giorno in Corsica, in compagnia di una giapponese, Masako. Brumby è stanco della relazione con la ragazza, alla quale lo lega ormai solo un interesse di tipo economico, dato che non ha di che mantenersi, essendo egli un girovago, un po’ hippy un po’ anarchico. Al rientro in Francia, durante la traversata in traghetto che lo riporterà alla terraferma del continente, accade un evento determinante per l’evolversi della vicenda. Al bar della nave, la ragazza si rende conto che le mancano dei soldi, un biglietto da cento euro, e accusa Brumby, davanti a tutti, di averglieli rubati. Il giovane nega. La ragazza sta per avere una reazione violenta, quando interviene nella discussione una signora, seduta, in compagnia di sua figlia, a pochi metri dai due giovani. L’anziana rassicura Espressione Libri | 11


RECENSIONI Masako, dicendole che ha appena trovato per terra una banconota da cento euro, sicuramente quella che sta cercando. Si tratta di una bugia ma, per togliere il ragazzo dai guai, è pronta a metterla di tasca propria. Brumby sa bene di aver sottratto quei soldi e di averli ancora, ben nascosti, e sul momento non riesce a capire perché quella donna sia intervenuta in suo favore. La sua reazione nei confronti della giapponese è aggressiva. Si volta e se ne va. D’ora in poi le protagoniste della storia diventeranno le due donne, l’anziana signora e sua figlia. Brumby non può fare a meno di confrontarsi con le due e inizia così il lungo monologo di Gaia, la signora anziana, e, successivamente, quello di Core, la figlia. Dai loro racconti emergerà l’intricata storia di Brumby. Da questo momento in avanti il racconto si sviluppa in quella Spagna magica ed esoterica, il cui emblema è la calda e sanguigna Andalusia. I vari intrecci e l’epilogo della storia li lascio volentieri scoprire al lettore, che, come me, si vedrà coinvolto nelle spire del romanzo. Ciò che mi preme sottolineare è la capacità dell’autrice di delineare delle personalità femminili di grande respiro e caratura. La possente presenza di Gaia, donna greca dai contorni sfuggenti ma con radici solide. Dora, madre frustrata dalla mancanza del figlio che spera di ritro12 | Espressione Libri

vare. Remedio, grande figura femminile che esprime la magmatica personalità della terra da dove proviene, l’Andalusia. Anche Core, con la sua evanescenza, spicca per dolcezza e innocenza. Rispetto a loro le figure maschili scompaiono. Lo stesso Brumby non raggiunge un pathos narrativo degno di nota. Le donne della storia hanno una tempra forte e il loro profilo si rivela di gran lunga superiore a quello dei personaggi maschili. Il loro viaggio diviene una ricerca interiore e le rende forti e risolute. Le passioni e i sentimenti sono il vero motore che le spinge verso l’ignoto, verso il possibile e verso l’incerto, sicure che la loro forza le porterà ad approdi sicuri. Un romanzo al femminile, quindi, quello di Nadia Bertolani, scrittrice che dimostra di possedere doti narrative molto spiccate. Lo stile è fluido e scorrevole, ricco di pathos, specialmente quando deve caratterizzare le figure femminili. Il lessico utilizzato, sapiente e preciso, dimostra che l’autrice ha una profonda conoscenza non solo della cultura classica, ma anche di quella passionale, viscerale ed esoterica della Spagna tradizionale. Una scrittrice, la Bertolani, degna di nota che si preannuncia, con la sua maestria narrativa e la sua cultura, capace di altre storie altrettanto interessanti e intriganti.


Titolo: Brumby, l’orizzonte degli eventi Autore: Nadia Bertolani Casa editrice: Il mio libro Isbn: 9788891030283 Qual è il vero nome di Brumby? Da quali misteriose pieghe del tempo provengono Gaia e sua figlia Ombretta? Perché la fuga dei bambini Adela e Roque nelle vecchie miniere andaluse richiama antichi miti legati al mondo sotterraneo? Molte storie cominciano e finiscono con uno sguardo. Anche questa. Se non fosse per i riferimenti all’attualità, «Brumby» potrebbe essere un romanzo della letteratura più classica.

Nadia Bertolani è nata a Mantova e vive in provincia di Parma. É stata insegnante di Lettere in un Istituto d’Arte e attualmente si dedica alla scrittura. Ha pubblicato il suo primo romanzo «L’uccellino di Maeterlinck», Tre Lune edizioni, nel 2002. «Di pietra e di luna» è il suo secondo romanzo, presente sul sito ilmiolibro.it. e selezionato nel concorso, indetto dallo stesso sito, nel 2011. Ha vinto con «Toccata e fuga» il Premio di Noale per il Concorso «La Parola alle Donne, II edizione», e nel 2012 ha ricevuto il terzo premio al concorso «Il Delfino» con il racconto «Oroscopi nella notte e un mucchietto di sabbia». Alcune sue poesie sono presenti in antologie poetiche. Un suo scritto «Lettera a Tazio»è stato pubblicato in «Ti volevo dire», da Leone editore. «Brumby, l’orizzonte degli eventi» é il suo ultimo romanzo.

Note sull’Autore

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Daniela Lojarro «Il Suono sacro di Arjiam» Casa Editrice: Edigiò Pavia ISBN: 9788862052108

Ivonne Boscaino «Un segreto di famiglia» Editore: Edimond ISBN: 8850005246 Nadia Boccacci «In viaggio con te» Butterfly Edizioni ISBN: 9788897810001

Angelica Intersimone «E il diavolo l’amò sotto una tenda di stelle» EEE-Edizioni Esordienti ISBN: 9788866901235 14 | Espressione Libri


L’AMORE PERFETTO IN UN ALGORITMO

di Fabrizio AGO Seguire una scia di segnali, che solo apparentemente sembrano coincidenze, per raggiungere nell’ultimo giorno dell’anno il risultato perfetto, proprio come in un algoritmo. Spigliata, allegra, subito in grado di catturare l’attenzione del lettore e coinvolgerlo, Cinzia, l’io-narrante di questo breve romanzo di Stella Stollo, ha appena compiuto quarant’anni. Ogni tanto si perde in riflessioni sulla sua vita, quasi a volerne trarre un senso, senza tuttavia avventurarsi in veri e propri bilanci di mezza età. Si sente ancora bella ed attraente, anche se alcune maledette rughe iniziano ad indicare il passare degli anni. Ha un lavoro che la soddisfa, artdirector in una enolibreria di Orvieto, un “locale abbastanza stravagante, con libri, vini e salse, quadri, sculture, caffè e bibite”. È anche una discreta sommelier. Ma è anche single, essendosi lasciata alle spalle un penoso divorzio. A tratti si

sente sola, drammaticamente sola. Per tirarsi su si fa regali gratificanti. Si dedica all’arte, per lei godimento puro come l’estasi dei santi medievali. Legge a letto fino a tardi, “riscaldata e coccolata dalla seta lucida rossa del copripiumone nuovo, mentre le gocce tintinnano sui vetri”. Si rannicchia sul “morbido divano con sopra il caldo plaid a fiori davanti al caminetto acceso, accanto al tavolino su cui ha appoggiato tutti i libri nuovi”. Ora, però, ha deciso! Si avvicina il capodanno e lei lo passerà con un uomo! Ha studiato matematica e si è spesso interessata a come il cosmo e la natura siano regolati da formule matematiche ed algebriche. Passerebbe ore a cercare la geometria segreta nascosta nel “caos di luci delle stelle”, o le varianti della doppia spirale del DNA, o ancora quella che rende così gentile e geniale la disposizione dei semi nel girasole. L’affascinano le piramidi e i tanti edifici monumentali del passato, le cui forme Espressione Libri | 15


RECENSIONI sembrano ispirate alla serie di Fibonacci e alla sezione aurea. Per non parlare dello stretto rapporto tra pensiero scientifico, arte e musica. Sì, anche il jazz e non solo la musica classica. La intrigano soprattutto i frattali e gli algoritmi che li sottendono; quelle figure che si ripetono nella loro struttura, sino all’infinito, su scale diverse; quei procedimenti meccanici di calcolo, con le loro sequenze ben precise di operazioni logiche ed algebriche. È quindi quasi scontato, per lei, cercare un piano cosmico ben ordinato, “in cui far rientrare il piano della sua esistenza”. Di conseguenza anche quell’uomo, che dovrà manifestarsi per consentirle di mettere fine al suo attuale e noioso stato di single, non potrà che essere individuato tramite un’attenta lettura delle sue proprie figure geometriche. Anzi, Cinzia è convinta di avere nel suo DNA un algoritmo che abbia già selezionato e definito quell’uomo. Si tratta solamente di riuscire ad individuarlo, a leggerlo. Avvengono poi alcune strane coincidenze. Una band che deve venire a suonare nell’enolibreria si chiama “Algorithm”; il pittore per il quale deve organizzare una mostra dipinge frattali; un poeta cui sarà dedicata una speciale serata di letture, le lascia scivolare nelle tasche del soprabito delicate poesie che sembrano leggerle nel pensiero. Si tratta di semplici coincidenze? Sarà uno di questi l’uomo dei suoi algoritmi? Come raccapezzarsi? Il capodanno si avvicina inesorabile. 16 | Espressione Libri

Le stelle dicono che per lei è venuto il momento di agire d’impulso. Ricorre così anche allo I Ching, il Libro dei Mutamenti, e all’arte divinatoria connessa, che la affascina. La risposta ai suoi quesiti è che “i tempi in cui qualcosa nasce hanno molte difficoltà… Tutto sta muovendosi; nonostante la presenza del pericolo, vi è la prospettiva di un grande successo”. Probabilmente è l’inconscio della persona con cui vuole entrare in contatto a parlarle. Bisognerà darsi da fare, sarà necessario scalare la montagna. Il finale non potrà stupirci. Cinzia con i suoi pensieri, a volte in libertà, a volte appena accennati, per tutto il romanzo non ha fatto che indicarci gli algoritmi che individuano l’uomo giusto per lei. Molto ben scritto, con una prosa fresca e coinvolgente, questo romanzo di Stella Stollo avvince per le riflessioni sulla geometria del creato, con approfondimenti originati come quello sulla struttura del Nautilus (il mollusco la cui conchiglia presenta volute disegnate secondo una perfetta spirale logaritmica). Piacevoli le citazioni estemporanee, quali quella dell’idea di “musica automatica” di Mozart, così come le raffinate poesie che arricchiscono il testo, veri gioielli: “La ragazza orlava la veste della luna/ di bianchi merletti./ Diventerò indifferente per poterti ferire/ il giorno che ci rincontreremo./ La ragazza ritagliava figure d’ombra/ seduta sul letto”. Complimenti vivissimi all’autrice.


Titolo: Algoritmi di Capodanno Autore: Stella Stollo Edizioni: ARPABook ISBN: 9788874261406 Arte e matematica sono da sempre legate in modo indissolubile. Dalla piramide di Cheope, alla Primavera di Botticelli, dal progetto di musica automatica di Mozart, fino al modulor di Le Corbusier. Cinzia, la protagonista di questo romanzo, lo sa benissimo e nello spazio della sua enogalleria, tra degustazioni di vini e cioccolato, musica e poesia, seguirà la scia di segnali che solo apparentemente potrebbero sembrare coincidenze, per raggiungere poi il risultato perfetto. Come in un algoritmo.

Stella Stollo nasce a Orvieto nel 1963. Si laurea in Lingue e Letterature Orientali presso l’Università di Venezia e trascorre un anno accademico in Cina. Successivamente si sposta per tre anni in Germania. Quando rientra in Italia si stabilisce in Tosacana dove attualmente vive e lavora come insegnante. Con il romanzo d’esordio «Io e i miei piedi», Graphofeed edizioni, vince il Premio Letterario «Cogito ergo Scrivo» 2011 e pubblica, nello stesso anno, il suo secondo romanzo «Algoritmi di Capodanno», ARPAnet edizioni. Il terzo, «MALdiTERRA», si trova nella vetrina del sito ilmiolibro.it e su Amazon come ebook. Da quando ne ha memoria, la lettura è stata uno di quei bisogni primari che le hanno assicurato la sopravvivenza. Se la lettura le è necessaria per mantenersi in vita, la scrittura la consiglia come mezzo per vivere più sani.

Note sull’Autore

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Afredo Betocchi «L’orologio della torre antica» Edizioni Il Campano ISBN: 9788865280171

Paolo Volpi «Le grida silenziose del cuore» Edizioni C’era una volta ISBN: 9788890659614 Antonella Lucchini «Tra morsi e strida» Casa Editrice: REI ISBN 9788897362241

Stefania Onidi «Con un filo di voce» La Riflessione – Davide Zedda Editore ISBN: 9788862116091 18 | Espressione Libri


UNA SCRITTRICE DI EMOZIONI

di Sabrina LA ROSA Nicla Mc Carol Pompa è nata a Padova e tutt’oggi vive sui Colli Euganei. Per vent’anni si è occupata, come architetto e interior designer, di teatri e sale di pubblico spettacolo. Nel 2009 ha interrotto definitivamente il suo lavoro per realizzare il sogno di una vita: scrivere. «L’Odore Profano» è il suo primo romanzo. Un affresco contemporaneo in cui vari personaggi intrecciano le loro vite in un dipanarsi di eventi che si snodano tra Italia e Africa. Passione, tradimento, dolore, amicizia, un importante processo, ma soprattutto l’amore: amore assoluto, puro, sessuale, egoista e incondizionato. Leggo su internet che lei si è sempre occupata con successo di arredamento d’interni e che ha abbandonato la sua professione per dedicarsi alla scrittura. Vuole dirci di più riguardo questa scelta? Non deve essere stata così semplice... Una scelta, in quanto tale, determina

già una rinuncia e la mia non è stata semplice. I motivi del “passaggio” sono riservati e personali. Tuttavia, le posso dare la stessa risposta che diedi alla giornalista del Gazzettino, dott.ssa Maria Pia Codato, durante la sua intervista. Il passaggio è avvenuto in modo traumatico. Nei primi giorni di marzo del 2009 ho subito un gravissimo incidente, che mi ha vista inattiva per quasi un anno. Recuperate le forze, ho preso il mio computer e ho iniziato a scrivere. Ho curato, oltre al fisico, soprattutto la mente. Ero disperata e afflitta da molte problematiche. È nato così il mio primo romanzo: «L’Odore Profano». L’ho scritto con amore, è stato dettato dalle forti emozioni che avevo nell’anima e, per la prima volta, mi sono sentita libera dai vincoli ai quali ero rimasta attaccata durante la mia vita fino al giorno dell’incidente. Avevo il lavoro che mi impegnava forEspressione Libri | 19


INTERVISTE Era davvero la fine, Giulia non ci capiva più niente, era tutto così...inverosimile! “Davvero sta succedendo a noi. Alois? Mi sembra un brutto incubo, vorrei svegliarmi e ritrovare la nostra vita perfetta, com’era prima.” “No, non è un incubo, è iniziato un nuovo percorso per entrambi. La nostra vita insieme è finita.” Giulia piangeva silenziosamente, non riusciva a capacitarsi di quello che le stava accadendo, eppura lo aveva intuito ancor prima del suo incontro con Alois.

temente e la famiglia che non potevo e non volevo trascurare. Solitamente, dopo aver subito qualcosa di doloroso e non solo fisicamente, si è portati a vedere tutto il peggio intorno a noi. Tutto questo non ho voluto che avvenisse, ho combattuto la depressione che aveva iniziato a farsi strada nella mia mente, sconvolgendo quello che rimaneva di me. Non ho voluto, non gliel’ho permesso… Oggi le donne, nel contesto delle loro relazioni sentimentali, hanno più o meno strumenti di comprensione che nel passato? Parlo in questi termini perché, come donna, percepisco oggi, a fronte di potenzialità e capacità cognitive superiori, un cambiamento della “qualità” dei ben noti conflitti tra uomo e donna. Di fatto sembra che una relazione stabile stia divenendo un’utopia. 20 | Espressione Libri

Le donne di oggi sono consapevoli della loro forza e la sanno utilizzare al meglio, anche nelle emozioni che vengono gestite in modo più appropriato. Amiamo, viviamo, concediamo più consapevolmente. L’importante è non perdere di vista l’obiettivo che si vuole raggiungere. Controllo, la situazione non deve sfuggire di mano. La donna ha un’arma potente: la forza. Lei crede davvero che l’amore possa essere “profano”? Voglio dire, esiste un universo parallelo e ideale in cui Giulia, la protagonista del suo romanzo, avrebbe potuto comprendere in dettaglio cosa stava avvenendo e collocare i fatti nella naturalità del “può succedere” accettando così l’evento del distacco come una possibilità esistente sin dall’inizio? E Miranda avrebbe dovuto farsi indietro? Ciò avrebbe restituito


a Giulia l’amore di Antonio? Domande come questa sono quotidiane nella vita di tantissime donne. No, non siamo padroni del nostro destino. Possiamo intervenire, ma non determinare gli eventi, soprattutto quando si tratta di sentimenti. Giulia non avrebbe potuto fare nulla... la spiccata personalità di Alois è molto ben descritta nel romanzo. Parliamo di un uomo di legge, un uomo tutto d’un pezzo, integerrimo, non disposto al compromesso. E quest’uomo scopre l’amore, ne è totalmente sconvolto. Quell’amore, per lui, rappresenta la vita stessa. No. Miranda non avrebbe potuto tirarsi indietro. Nonostante tutta la sua purezza. Chi ha veramente amato può capire.

L’amore, quello vero, è eterno? Anche se ci si lascia e ci si allontana, l’amore muore? E soprattutto, è possibile amare due individui allo stesso tempo in modo forte e struggente? Immagino che per rispondere a domande come queste occorrerebbe sederci davanti a una buona tazza di tè, diventare amiche e soprattutto non avere un amore in comune, non crede? L’Amore è la vita stessa. Vive in noi, con noi, in ogni attimo. Chi è capace di amare, ama per sempre. In modi diversi, s’intende. E, sì, si possono amare due persone nello stesso tempo. I sentimenti sono un campo minato. Quando ci sei dentro, tutto può succedere.

Cosa la preoccupa maggiormente nell’osservare le giovani coppie che si formano al giorno d’oggi? Qual è secondo lei il peggior presupposto per concepire il disegno di una vita insieme? Non mi preoccupa osservare le giovani coppie. Approcciano in maniera diversa, ma i sentimenti sono sempre gli stessi; si va avanti, le cose cambiano, come il costume. Sinceramente non ci trovo nulla di così “diverso”. Comunque, a mio parere, la cosa più importante in una relazione è la sincerità.

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MASCHILE O FEMMINILE?

SGRAMMATICANDO

di Nadia BELDONO Uno dei dubbi più frequenti della lingua italiana, scritta o parlata che sia, riguarda il genere di alcune parole: maschile o femminile? Nel numero precedente ci siamo occupati della coppia maschile / femminile e singolare / plurale “orecchio / orecchi / orecchia / orecchie”. Stavolta, invece, partiremo dalla domanda di una ragazza udinese: “Ho sentito più volte una mia collega, napoletana, usare la parola scatolo, e ne sono nate diverse discussioni perché io continuo a insistere che non si dice scatolo ma scatola. Quindi, vorrei sapere qual è la forma esatta in italiano…” Partiamo da un punto fermo: la parola scàtolo non esiste affatto nella lingua italiana scritta e formale. Il termine scàtola (con l’accento sulla prima “a”) indica un contenitore semirigido con coperchio, di forma e dimensioni limitate e corrispondenti ad esigenze di confezione, conservazione, trasporto (scatola di cioccolatini, scatola di scarpe, ecc.) Scàtolo (sempre con l’accento sulla prima “a”) è un termine regionale usato per lo

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più al Sud Italia, nella lingua parlata, per indicare un contenitore più grezzo, dalle dimensioni più ampie di una scatola e confezionato con materiale più rozzo. Benché utilizzato prevalentemente nella lingua parlata, il termine scatolo è comunque attestato negli scritti di alcuni grandi autori come Pirandello, Capuana (entrambi siciliani) e Bernari (napoletano). Ritroviamo invece un cambiamento di genere quando si passa all’accrescitivo (scatolone) e al diminutivo (scatolino), come spesso succede per gli alterati dei nomi, ad esempio donna / donnone oppure finestra / finestrone e casa / casone. Esiste invece la parola scatòlo, (con l’accento sulla prima “o”): si tratta di un sostantivo maschile, usato in chimica, con cui si indica una particolare molecola organica azotata prodotta nell’intestino dei mammiferi, e precisamente quella che conferisce alle feci il caratteristico e sgradevole odore. Non è sicuramente piacevole saperlo, ma lo scatòlo, in quantità limitate e molto diluite, viene usato anche in profumeria come fissativo!


Orazio Andrea Santagati «L’amico del Führer» Iris 4 Edizioni ISBN: 9788889322152

Francesco Casali «Niente da nascondere» Casa Editrice: KoiPress ISBN 9788890757471 Emanuele Tanzilli «Dove finisce il mondo (e inizio io)» Lulu – formato e-Book

Vincenzo Monfregola «Follia» Casa Editrice: REI ISBN: 9788897362869 Espressione Libri | 23


I BUCHI NERI E L’ARCOBALENO

Prosegue il racconto di Emanuele Tanzilli, in arte Diamond Phoenix, pubblicato per la prima volta nella raccolta Realfiabe, 2006, Montedit 10 Wesley si riprese dall’anestesia dodici ore e un’infinità di conati più tardi. Accanto alla sua scialba lettiga, questa volta, percepiva nitidamente una figura umana, un profilo conosciuto: papà Kirk. Schiuse con infinito torpore le ciglia inchiostro su cui ancora erano raggrumate stille di sangue rappreso. Una mano solida sembrò dissuaderlo, afferrandogli il braccio all’altezza del gomito destro. –Wesley. –P…apà. Era cosciente. Sveglio, ancora no, ma 24 | Espressione Libri

cosciente. Cosciente di non vedere nulla. La luce, dove diavolo è finita la luce? –Papà! –Sono qui, Wesley. È tutto finito. No che non lo è. Chi diavolo ha spento la luce? –La luce… Il volto di Kirk Fletcher divenne sùbito aggrottato. Le labbra gli s’inarcarono in una smorfia un po’ da clown, acuita e dolorosa. Aggrottò la fronte e chiuse di scatto le palpebre, come se volesse lanciarsi in un vuoto di mente. Ma non poté fare a meno di rimanere a galla nei suoi contriti drammi.


RIFLETTORI PUNTATI SU... Un brivido pungente gli risvegliò le reni tutto d’un colpo, e i pugni si serrarono con rassegnazione sul petto. –Ecco… vedi, Wesley, Dio, che cosa mi passa per la mente di dire? … il fatto è che… nell’incidente… un frammento di vetro ti ha centrato in pieno sul volto. Ha preso di netto le rètine. Mi spiace, ragazzo mio. –No. –Fatti coraggio, ce la caveremo. Come? –No, no, noooooo! Ormai le lacrime li accomunavano. E lo avrebbero fatto per molto tempo ancora. Poi la notte calò, impetuosa, per la terza fatale volta. 11 –Ehi! Ehi, biondo! Era il secondo giorno all’ospedale. Per i due terzi del tempo Wesley aveva dormito, sotto effetto dei sedativi prima e della disperazione poi. Non riusciva ancora a mettere a fuoco (Dio, ma cosa mi salta in mente di dire?) quell’orribile disgrazia. Aveva perso il mondo. Perso il giorno, la luce. Perché quella Volvo l’aveva centrato in pieno? Perché, soprattutto, se n’era andato arrabbiato come un basilisco per una sciocchezza simile? Cielo, che

stupido. Che deficiente. E ora… ora qualcuno lo chiamava. –Ehi, mi senti? –Antima? –Sono io. Parlarono. Parlarono, e Wesley pianse la sua sventura, facendo piangere anche Antima e gocciolare gli occhi di Ashley. 12 Dopo due interminabili e vacue settimane, lo rimandarono a casa. Ma la sua casa non era più quella di prima: il mondo di prima non esisteva più. Tutti gli oggetti che rappresentavano una quotidiana sicurezza, erano diventati una minaccia oscura. La dimora paterna, quella dell’infanzia, era adesso un luna park degli incubi. Ancora straziato dalle ferite e dalle ossa rotte, doveva in più sopportare d’aver perso la luce per sempre. Ma non questo lo opprimeva, no. Ad inquietarlo era il fatto di aver perso tutto, e cioè l’unica cosa che avesse mai avuto: come avrebbe potuto più dipingere? Quale paesaggio avrebbe più illuminato il suo sguardo, quale punto di fuga gli avrebbe scatenato brividi prospettici, quale radiosa orchidea aprica l’avrebbe guidato anima e pennello? Nulla, nulla più, solo una nera e oscura caverna dai rostri appuntiti e laceranti che lo infilzavano ad ogni movimento, ad ogni pensiero. Espressione Libri | 25


Fu in quella inanità di mente che trascorse il primo mese dall’incidente. Papà Kirk, urtato dal senso del dovere e dall’incredulità, si premurava di non fargli mancare niente, di rincuorarlo, di sostenerlo nei passi incerti e strazianti. Ma in cuor suo lo affliggeva la sensazione d’aver perso. Più volte a Wesley parve di sentirlo affogare le lacrime nel solito bicchiere di scotch con ghiaccio, quello che consumava ogni sera sul divano. O era solo l’immaginazione? Kirk Fletcher non superò mai del tutto quel colpo. Era come se a perdere la vista fosse stato lui: e infatti non scorgeva più quale futuro lo attendesse all’orizzonte del destino. Wesley era tutto, l’unico figlio ed ancor più l’unico sostegno. Ma adesso? Adesso si trovava più che spesso con le ginocchia tremanti e le mani incerte, preda di un veleno inconscio che gli faceva desiderare l’annichilimento, ma lo tratteneva una voce diafana. Cosa vuoi! 13 È finita, allora? Non c’era nessuna luce in fondo al tunnel Chi avrà mai inventato questa scemenza della luce in fondo al tunnel? e nessuna àncora stabilizzatrice. Solo inutili giornate di notti e inchiostro, solo dolori e confusione. Antima non si fece più viva. E perché avrebbe dovuto? 26 | Espressione Libri

Probabilmente pensava di essere stata lei, la responsabile dell’incidente. Lei. Ma non era così facile. Quel giorno non era arrabbiato con lei. Era arrabbiato perché si sentiva come un gabbiano in gabbia, senza più cielo per le ali né mare per le zampe. Era colpa Sua di qualcos’altro, colpa di una frase che gli aveva frantumato il muro di speranze che aveva erto a sua difesa. –Ancora pensi… a dipingere? Sì, era stata quella frase. Suo padre Kirk, a telefono, la sera prima. “Ancora pensi a dipingere?” E le fondamenta della sua sicurezza che crollavano in un colpo. –È stata colpa sua. 14 Quella scoperta lo lasciò annebbiato e avvilito. Come poteva sopportare tutto questo? Come poteva pensare di vivere, ora che la morte gli albergava nel cuore? Non più sogni da ricamare con cremisi e terra d’ocra, né illusioni un po’ da bambino da vagheggiare tra una pagina e l’altra. Era davvero, davvero così. Di me non resta niente. Fu allora: si staccò con furore dal letto, digrignando contro se stesso e l’amaro fato, svellendo il lenzuolo che lo teneva al caldo, e inarcando gli avambracci carichi d’adrenalina.


Afferrò il primo oggetto che trovò sul comodino (forse un telecomando) e lo schiantò per terra con tutto il vigore di cui era capace. La domestica fu spaventata dal rumore ed accorse immediatamente, ma i suoi strepiti (più di paura che di raccomandazione) non valsero a nulla. Wesley la scansò urtandola violentemente, quindi, urlando “È colpa TUA! Di me non resta NIENTE!” procedette a tentoni per tutto il soggiorno. Kirk, irretito, sgranò gli occhi esterrefatto. –Wesley! Cosa ti prende? –È colpa TUA! Tu non hai mai creduto in me! Tu fingevi di sostenermi, ma non potevi sopportare l’idea che scegliessi un’altra strada! Papà, se adesso sono cieco è SOLO COLPA TUA! –Wesley, ti prego, non dire sciocchezze. Non ti agitare, o ti farai male di nuovo! –Non m’importa di farmi male, e sai perché? Perché io non sono più NIENTE! Velocizzò il passo, riuscì a trovare la maniglia della porta d’ingresso dopo due tentativi andati a vuoto, e spalancò con energia l’uscio. Si rigettò in strada. –Wesley, NO! Col cuore in preda a convulsioni e fremiti, Kirk si lanciò all’inseguimento.

Non era troppo tardi: Wesley procedeva incerto. Lo raggiunse alla soglia del marciapiede e lo tirò a sé strattonandogli duramente la camicia. Wesley s’inginocchiò. E, per la terza volta in vita sua, pianse di nuovo, coprendosi il volto con le mani corrugate dai pugni serrati e rosse di frenesia. Pianse, come un passerotto appena nato che reclama la sua porzione di cibo, o un gattino morsicato da un cane. Pianse, e il suo dolore si sciolse in calde stille di acqua e sale.

Titolo: Realfiabe Autori: Vari Editore: Montedit ISBN: 9788860371782

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Rubrica a cura di Maria CAPONE

COME CAMBIA LA BIBLIOTECA? Ne abbiamo parlato con Elisa Del Grosso bibliotecaria della Biblioteca Manara a Borgo Val di Taro.

Si varca la soglia di una biblioteca quasi in punta di piedi. È un senso di rispetto verso il sapere e l’informazione che nasce spontaneo, e non perché i cartelli esposti un po’ ovunque richiamino al silenzio per una maggiore concentrazione. Sarà per via del profumo dei numerosi libri che aleggiando si spande intorno a noi creando un alone ovattato? Non più persone, ma sagome offuscate distribuite qua e là tra gli scaffali alla ricerca di un testo, o a volte, più semplicemente, di un’emozione o ancor meglio di un’ispirazione. Qualcuno è seduto dietro imponenti scrivanie, impegnato nella lettura, qualcun altro, invece, è tra gli scaffali alla ricerca di un testo, di un autore, di un titolo minuziosamente catalogato. Forse un giorno, non troppo lontano, questi stessi scaffali saranno sostituiti da grandi schermi 28 | Espressione Libri

touch che, con un semplice tocco, permetteranno di trovare il libro giusto. Fantasia? Non proprio. A Parigi, nella biblioteca François Mitterand è già presente una sala lettura del futuro. Il progetto di Nelsen Wolff apre un ponte tra le culture, tra le università, permettendo al sapere di diventare alla portata di tutti. Una sorta di Apple Store, dove si “sfogliano” libri e documenti elettronici, dotato di vere e proprie postazioni di lettura con tanto di tablet, e-book, ereader e computer. Ma quali sono le novità in Italia? Abbiamo avuto il piacere di parlarne con Elisa Del Grosso. Trentun anni da compiere, una famiglia, un fidanzato, una splendida gatta, una laurea in lettere, ma troppe passioni e troppi libri da leggere per


LIBERAMENTE una vita sola. Mi chiamo Elisa, da circa un anno e mezzo sono bibliotecaria della Biblioteca Manara a Borgo Val di Taro, cittadina di montagna nella provincia di Parma, ma più vicina alla Toscana e alla Liguria. La mia avventura è iniziata come un sogno che si realizza e nonostante gli ostacoli che, si sa, non mancano mai, posso dire di aver adottato questo luogo come una seconda casa e ogni libro come un figlio mio. L’obiettivo? Uno solo, chiaro e mastodontico: ridare la biblioteca alla comunità, farla vivere e conoscere in tutte le sue possibilità (che sono tante, tantissime, dagli spazi per lo studio, all’area bambini, agli eventi, ai corsi e molto altro ancora). Fra le diverse iniziative organizziamo tante presentazioni di libri, di ogni genere. Un po’ per caso, un po’ grazie ad alcuni scrittori locali, fra cui devo senz’altro ricordare Giuseppe Marletta, è nato un percorso di conoscenza reciproca nell’ambiente degli scrittori emergenti, che ha dato luogo a importanti collaborazioni. Prima di tutto, “L’angolo degli scrittori emergenti”, un’iniziativa semplicissima che però ha fatto la differenza. Abbiamo infatti dedicato in biblioteca un piccolo spazio alle opere di autori emergenti, locali e non, mettendo in evidenza questi volumi tutti da scoprire, evitando di confonderli con il resto e puntando l’attenzione dell’utenza su quanto proposto di mese in mese. Partita quasi per gioco, l’iniziativa ha avuto

successo ed ora, quasi giornalmente ricevo libri in dono dagli stessi autori, provenienti da tutta Italia. È un piacere immenso stabilire un contatto con loro, far loro capire che qui le loro opere, spesso opere prime, forse uniche, in cui hanno riversato la passione di una vita, quella storia che tenevano da anni nel cassetto e con fatica hanno pubblicato, sono rispettate e anzi privilegiate. Certo, è facile leggere “a scatola aperta”, con autori famosi che ogni anno sfornano bestseller da classifica, ma a volte, ed è in questa direzione che cerco di portare i lettori, è molto più bello e stimolante affrontare opere nuove, di autori sconosciuti, autori che poi, volendo, possono addirittura diventare conoscenti, magari su facebook, e con cui si può scambiare anche qualche parola, se non proprio una recensione, sul libro letto. Proprio della rassegna di presentazioni di libri (“Leggere per…”) spesso sono protagonisti alcuni scrittori emergenti che si sono messi in contatto con me, e molti ne avremo ospiti nella prossima sessione primavera/estate. Per chi fosse interessato all’iniziativa lascio il mio recapito e-mail: uit@comune.borgo-val-di-taro.pr.it. Per gli scrittori che invece volessero inviare una copia del loro libro l’indirizzo è: Biblioteca Manara, Piazza Manara 7, 43043, Borgo val di Taro, PR. Espressione Libri | 29


IL MIGLIOR INCIPIT Quando abbiamo introdotto, nello scorso appuntamento, la nozione di giveaway, ovvero la nuova tendenza delle piattaforme virtuali a mettere in palio servizi e prodotti in maniera veloce ed intuitiva, avevamo in mente di andare oltre, di non limitarci cioè a presentare questa consuetudine sempre più diffusa anche nel mondo dell’editoria, ma di proporne direttamente una tutta nostra. È su queste basi che si è realizzato, nelle scorse settimane, il concorso: «Partecipa al nostro giveaway - Il miglior incipit» della rivista Espressione Libri, aperto a tutti gli autori editi. La giuria, composta da Alessandra Caputo e Davide Gorga, si è ritrovata a valutare decine di incipit di romanzi, racconti e raccolte di racconti provenienti da ogni angolo d’Italia, per un successo che ha decisamente battuto le aspettative lasciando una ricca soddisfazione e la consapevolezza che, attorno al progetto-Espressione Libri, sta venendosi a creare una comunità coesa nella sua eterogeneità, e in crescita sotto l’aspetto qualitativo e quantitativo. Fra tutti i partecipanti, a giungere sui gradini più alti del podio sono state tre donne: Marina Romano, con «L’acciaieria» (una ghost-story incisiva, avvincente e dall’ambientazione particolarissima, come ci racconta Davide Gorga della giuria di valutazione); Maria Elena Gattuso, con «Il ragazzo del destino» (defini30 | Espressione Libri

ta un’opera dalla prosa perfetta, che si alterna sapientemente tra descrizioni esteriori e vissuto profondo); e Ilaria Goffredo, con «Tregua nell’ambra» (che si avvale di una narrazione limpida ad introdurre un contesto ed un periodo particolare della nostra storia). Hanno completato poi la top ten «Il deserto e la neve» di Flavio Standoli, «Il risveglio del re»di Salvatore Lecce, «L’orologio della torre antica»di Alfredo Betocchi, «Fiori ciechi» di Maria Antonietta Pinna, «Il suono sacro di Arjiam» di Daniela Lojarro, «Diario di un risveglio»di Alessandra Pallanca e «L’eredità» di Juri Livorati. Più in generale, la partecipazione è stata così sentita da spingere davvero a riflessioni particolari su simili momenti di arricchimento, di crescita e perché no, anche di sperimentazione. Quel che ci auguriamo, sulla scia della buona riuscita dell’iniziativa e dei numerosi spunti che è stato possibile trarne, è che l’impegno costante profuso in ogni aspetto del progetto possa rappresentare un viatico per un ampliamento sempre maggiore, sotto il profilo delle conoscenze, delle esperienze, della partecipazione. Perché è anche e soprattutto attraverso momenti del genere che, come vere e proprie vetrine virtuali allestite per un pubblico potenzialmente illimitato, è possibile impreziosire una comunità pervasa da fervore creativo come la nostra.


Rubrica a cura di Emanuele TANZILLI

MONICA MAGGI, LIBRAIA ITINERANTE

Conviviamo con la parola “crisi” da diversi anni ormai, probabilmente troppi: è un termine che ci accompagna nella nostra quotidianità in ogni sua sfaccettatura: mediatica, sociale, culturale, economica. La crisi colpisce tutti, la crisi non risparmia nessuno, non guarda in faccia chi profonde impegno e dedizione nella vita di ogni giorno, come la più bieca rappresentazione della Fortuna; la crisi è irreversibile, oppure in via di risoluzione, o ancora destinata a mutare in maniera indefinita. Soprattutto, la crisi è di nervi per chi ne subisce, più o meno direttamente, le sue conseguenze maggiormente spiacevoli e nefaste. Tuttavia, e giova ricordarlo per recuperare una piccola stilla di positività, è in periodi e contesti del genere che solitamente, per reazione istintiva o necessità, emergono le qualità più recondite e cristalline dell’inventiva umana. Perché il modo migliore per venir fuori da frangenti delicati è quello di spronare la propria creatività e valicare frontiere mai sorpassate, ridefinire i settori dell’attività economica per conciliare al meglio le necessità imposte dalle ristrettezze con gli spazi rimasti liberi sul mercato. Ne sa qualcosa Monica Maggi, protagonista della nostra rubrica per

quest’appuntamento, scrittrice appassionata, giornalista esperta ma, soprattutto, donna combattiva e all’avanguardia. Una vita dedicata all’amore per la cultura in ogni sua forma, e in particolare per la scrittura. Monica ha dovuto fare i conti con gli effetti devastanti della crisi, che l’hanno costretta a chiudere la sua attività di libraia in via Flaminia, a Roma. Forse anche qualche errore di valutazione, come lei stessa ammette, ha reso la gestione della sua libreria sempre più difficile, fino alla sofferta ma inevitabile decisione di chiudere. E chiunque di noi abbia mai condiviso un progetto, alimentato una passione, tratteggiato un sogno, sa bene quanto possa essere mortificante una condizione di resa inevitabile; una sensazione descritta in maniera quantomai azzeccata dalla celebre metafora del castello di carte che si sfalda e crolla. Eppure è stato a quel punto che Monica, per nulla abbattuta o sconfitta dalle circostanze ostili, ha saputo sfidare la sorte con la caparbietà e la fantasia di cui – da sempre – si trovano vividi esempi nell’universo femminile. L’idea di Monica, ribattezzata “Libra 2.0”, è quella di una vera e propria libreria itinerante, svincolata dalle canoniche quattro mura – barriere emotive Espressione Libri | 31


NON SOLO LIBRI (prima ancora che architettoniche) per la condivisione della cultura, la ridefinizione di spazi interpersonali, la diffusione della conoscenza – e, con esse, da tutti gli ingenti costi fissi che un’attività commerciale comporta. Libra, adesso, è una sorta di mercatino

itinerante della letteratura, rinvenibile in una decina di punti sparsi per la città (si va da una galleria d’arte a un fioraio, da una gelateria a una biblioteca, passando addirittura per una grotta di sale!) oltre che nella macchina rosso fiammante di Monica, sempre in giro verso nuovi orizzonti. Perché è vero che i sogni non hanno prezzo, ma a volte con un po’ di buonsenso e con la giusta dose di inventiva è possibile anche superare il sottile confine che li divide dalla realtà. 32 | Espressione Libri

QUANDO LA LIBRERIA SCENDE IN PIAZZA - di Monica Maggi Chiudono librerie, chiudono case editrici – si chiudono porte, si apre uno sguardo diverso. Il monito è di rendersi fluidi, guardare al di là di limiti ovvi, capire, leggere oltre il leggibile. Il libro non si rivolge a tutti. Come la scrittura, come la cultura, si offre comprensibile a pochi. Bisogna saperlo approcciare. Bisogna rischiare, provare, osare, inventarsi, trasformare il gesto in un azzardo. Mai svendersi, mai abbassarsi a scambi illeciti e illegittimi, ma anche mai arroccarsi su punte aguzze come i propri spigoli. Volare. Voliamo. Solo rendendosi leggeri si può combattere la pesantezza dell’ignoranza. Prima di “Libra 2.0” esisteva “Libra”, una libreria a Morlupo, un paese a trenta chilometri a nord di Roma. Vendevo libri, organizzavo letture, proiezioni di film, avevo radunato un pubblico incredibile a pensarci ora: dai giovanissimi appassionati di manga alle persone meno giovani alla ricerca di un libro diverso dai soliti. Avevo creato una stanza per i libri di poesia, con titoli che pochi altri luoghi in Italia possono vantare. Ma il libraio deve cambiare insieme


al mondo, non può restare fermo in un altro tempo. Vendere libri non può essere oggi, nel Terzo Millennio, dover pagare bollette da usura, affitti, dover cercare soci perché non si è in grado di farcela da soli come per più di due anni ho tentato di fare. Il libraio è un mestiere per gente solitaria e nel mondo “2.0” deve seguire regole diverse: leggerezza, velocità, capacità di arrivare a tutti. Ho lasciato il negozio, un luogo fisso che stava diventando un peso esagerato per me. Ho lasciato Morlupo e ho deciso di lanciare una sfida a me stessa: riuscire a portare la poesia a tutti, fare in modo che tutti leggano almeno un verso al giorno. Ho aperto un blog e un sito (http://libraduepuntozero. wordpress.com e www.libraduepuntozero.it ), quattro pagine facebook e un account twitter. Attraverso la rete sono ancora più fluida. COME NASCE LIBRA 2.0 “Libra 2.0” nasce a dicembre 2010 con un intento preciso: creare impresa e lavoro attraverso la cultura. Con il supporto e il sostegno imprescindibile del linguaggio poetico, “Libra 2.0”, crea momenti di cultura, scegliendo di volta in volta luoghi differenti di aggregazione e di vita quotidiana, dove produce eventi attingendo alla contaminazione culturale. Per poter creare e realizzare quest’idea, “Libra 2.0” ha scelto la formula dell’itineranza. Abbandonando la classica libreria, chiusa fra quattro mura, difficilmente raggiungibile da tutti, “Libra

2.0” è sceso in piazza, cercando luoghi e atmosfere sempre diversi per creare momenti che diano l’occasione ad artisti impegnati nelle diverse discipline di potersi esprimere. Dunque non più un luogo, ma tanti luoghi in cui i linguaggi artistici, nella loro bellezza, si intersecano e fondono creando eventi dove l’arte diviene linguaggio universale, fruibile a tutti. COSA SI PROPONE “LIBRA 2.0” Produrre eventi per la promozione delle arti, degli artisti emergenti, dell’artigianato. Diventare un punto reale di riferimento per le associazioni e per le singole realtà nella realizzazione di progetti artistici sostenibili nel tempo. Creare un team (tramite partnership) che attivi servizi come formazione, promozione, progettazione, comunicazione / pubblicizzazione e ricerca sponsor, atti alla creazione di piccole piccole imprese nel settore dell’arte e dell’artigianato. Costruire una rete di collaborazione con altri enti, al fine di operare in collaborazione, e “inventare” insieme nuove strategie per facilitare i rapporti sociali nella promozione delle arti e dell’artigianato.

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Rubrica a cura di Alessandra CAPUTO

VIRGINIA WOOLF, AMORE E FOLLIA La letteratura è piena di figure femminili affascinanti, non solo perché capaci di partorire capolavori senza tempo, ma perché protagoniste indiscusse (e spesso controverse) del loro tempo. Virginia Woolf è tra queste. Considerata una delle romanziere più abili del XX secolo, svetta con Jane Austen e George Eliot sull’olimpo della letteratura femminile inglese. Ancora oggi, 72 anni dopo la sua morte, continua a sedurre. Uomini e donne. Le ragioni di questo sopravvivere nel tempo? L’invenzione di una “scrittura della vita come avventura dell’anima” e un’esistenza paragonabile al più avvincente dei romanzi. Virginia Woolf nasce il 25 gennaio 1882 in una famiglia numerosa, facoltosa e di intellettuali. I genitori, Julia Prinsep, donna bellissima e colta, e Leslie Stephen, celebre storiografo e critico, erano entrambi reduci da esperienze matrimoniali. Virginia venne educata in casa, regola non scritta per le ragazze di buona famiglia durante l’età vittoriana. Il che non fu un male. Pur non potendo accedere all’Università, preclusa allora alle donne, crebbe in un ambiente coltissimo, manifestando precocemente interesse vivo per la cultura e per la letteratura. 34 | Espressione Libri

Nel 1904, dopo la morte del padre (la madre era scomparsa nel 1895) i fratelli Stephen si trasferirono a Gordon Square, nel quartiere londinese di Bloomsbury, dove, intorno a Thoby, Virginia, Vanessa e gli ex “Apostoli” di Cambridge (Lytton Strachey, Edward Forster, Bell e Roger Fry, John Keynes e Leopold Woolf ) si formò il “Bloomsbury Set”, destinato a dominare per quasi un trentennio la vita intellettuale londinese. Nell’ambito di questo vivacissimo ed esuberante gruppo di giovani ribelli e agnostici Virginia conoscerà alcune tra le più brillanti personalità del primo decennio del Novecento e sceglierà il marito. Dopo aver rifiutato altre proposte di matrimonio, sposerà nel 1912 Leopold Woolf con il quale condividerà sogni di gloria letteraria e una piccola casa editrice, la “Hogarth Press”. Ventinove anni dopo al solo uomo mai davvero amato dirà addio con un biglietto. In una lettera del 1912 a Violet Dickinson, la Woolf aveva scritto che, se si fosse sentita fallita come scrittrice e come donna, sarebbe andata ad affogarsi. Così fece. Il 28 marzo 1941, all’età di 59 anni, lasciò la sua casa di campagna a Rodmell, nel Sussex, e se ne andò verso il fiume


BIBLIOMANIA Ouse dove, dopo essersi messa una pesante pietra nella tasca del vestito, si lasciò annegare. Il cadavere, trascinato in mare, fu ritrovato tre settimane dopo, le sue ceneri seppellite sotto un olmo nel giardino della Monk’s House, a Rodmell. Sulla lapide è incisa la frase «Le onde si infrangevano sulla spiaggia» che chiude il suo celebre romanzo. La morte, irriducibile alterità come l’intera sua vita, consacra Virginia Woolf al mito. Della scrittrice resta una vasta produzione: opere in prosa, racconti, saggi e soprattutto i romanzi, importanti per il carattere sperimentale. Con le stesse tecniche operate da Joyce in Irlanda, Proust in Francia e Svevo in Italia, la Woolf abbandona la tecnica di narrazione tradizionale (la corrente naturalistica di molti romanzieri del tempo) per svilupparne una più moderna. La vita era per la scrittrice la semplice realtà quotidiana, ma in primo luogo era la mente e nella mente la realtà viene sperimentata come un continuo, incessante fluire. Nei romanzi della Woolf il tempo si differenzia proprio per l’assenza di una cronologia precisa fondendo passato, presente e futuro, la trama viene sacri-

ficata a favore degli eventi psichici, i personaggi vengono descritti nella loro interiorità, (pensieri, emozioni, sogni, idee, impressioni) attraverso quel “stream of consciousness” tanto caro a Freud e Joyce. A sublimare il tutto il linguaggio ricercato, rarefatto ed essenziale. Una scrittura unica intrisa di intenso liricismo e virtuosismo stilistico, sempre proiettata verso la sperimentazione, capace di creare un mondo sovrabbondante di impressioni visive e uditive in un’attenta corrispondenza tra l’esigenza psicologica e quella linguistica. Qualità stilistiche d’avanguardia non sempre capite. L’opera narrativa di Virginia Woolf non fu debitamente apprezzata, almeno in parte, dalla critica più qualificata. Le frequenti frecciatine rivolte dalla scrittrice all’intelligentia della classe media britannica fecero storcere il naso a molti, così come le posizioni rivoluzionarie, sostenute e difese, sulla letteratura, sull’arte, sull’etica e l’esporsi in prima linea, dalla battaglia femminista al pacifismo. Il suo lavoro venne etichettato come “privo di universalità e profondità” e liquidato come “narrativa impressionistica al Espressione Libri | 35


femminile”. Negli anni Cinquanta Virginia Woolf venne praticamente cancellata dalla storia della letteratura inglese. Walter Allen, celebre critico, sentenziò: “Nel futuro sarà senz’altro considerata una scrittrice minore”. Ci vollero vent’anni perché fosse riportata in auge grazie alla critica femminista. E del femminismo la Woolf fu celebre icona. Nel decennio che va dal 1910 al 1920 prese parte al famoso movimento delle “Suffraggette” di Londra, si batté con convinzione per la parità dei diritti tra i due sessi, nei suoi romanzi e soprattutto nei suoi saggi (Una stanza tutta per sé del 1929 e Le tre ghinee del 1939) affrontò in profondità le problematiche della condizione femminile borghese divenendo un essenziale punto di riferimento per le autrici che rifiutavano di adeguarsi ai dominanti modelli maschili. Alle donne e per le donne Virginia scrisse pagine intense. L’amicizia femminile era per lei “una relazione così segreta e intima, in confronto alle relazioni con gli uomini”. Scrisse nel Diario: “Mi piacciono le donne. Mi piace il loro anticonvenzionalismo. Mi piace la loro completezza”. E da donne importanti fu circondata, ad iniziare dalla madre, figura intensissima di cui sentirà sempre la mancanza, e la sorella Vanessa con cui ebbe un rapporto di amore fortissimo, di dipendenza, di complicità. A più di una donna fu sentimentalmente legata. 36 | Espressione Libri

Dopo una cotta adolescenziale per sua cugina Madge Vaughan, la Woolf, quasi ventenne, sviluppa un’“attrazione appassionata e struggente” per Violet Dickinson, 17 anni maggiore di lei, dichiaratamente lesbica. Amicizie particolari anche quelle che la legarono a Katherine Mansfield e Dora Carrington, ma le due protagoniste assolute della sfera sentimentale della Woolf furono l’aristocratica scrittrice Vita SackvilleWest e la musicista suffragista Ethel Smyth. A 72 anni Ethel s’innamorò perdutamente di Virginia che non ricambiò mai i suoi sentimenti, ma la elesse a intima confidente. Con Vita fu un’altra storia. Il primo incontro tra le due avviene la sera del 14 dicembre del 1922 a casa del cognato della Woolf, Clive Bell. Mentre Vita resta ammaliata da Virginia, quest’ultima giudica la giovane aristocratica “inguaribilmente stupida”, disprezzandone le aspirazioni artistiche. Eppure c’è in Vita qualcosa che l’affascina tanto da chiedersi: “riuscirò mai a conoscerla?”. L’avventura dell’innamoramento inizia dall’interrogazione. Tra Vita, la cui bisessualità era di pubblico dominio, e Virginia nasce una intensa storia d’amore costellata dei continui tradimenti di Vita e della gelosia repressa di Virginia. Atto finale del loro rapporto Orlando, sesto romanzo della Woolf, definito da Quentin Bell, nipote di Virginia, come “la più lunga


e affascinante lettera d’amore in letteratura”. Della Woolf come donna si è scritto parecchio e indagato molto ed è straordinario come, nonostante le decine di biografie, saggi, critiche, parole spese sia tuttora difficile tracciarne un ritratto a tutto tondo. Chi era Virginia Woolf? Una signora decisamente eccentrica con una sensibilità fine, al limite della sensitività, affascinata dalla profondità della mente umana? Una donna estremamente brillante, passionale, piena di vita, dall’umorismo caustico e sfrenato? Un genio, una lesbica, una matta, una frigida, una moglie, una femminista, una maniaco-compulsiva? In realtà era tutto questo e molto altro. Il Diario di una scrittrice e le tantissime lettere rivelano un’esistenza frammentata da crisi maniaco-depressive e tentativi di suicidio, ma anche una donna affascinata dalla vita e dal suo mistero. “Cercatrice irrequieta”, come lei stessa si definiva, Virginia amava la vita frenetica delle città, le lunghe conversazioni, leggere e viaggiare. Non si negava quasi niente. Era una ribelle. Severa con se stessa, spesso quasi spietata, fu sempre tormentata dai dubbi sulla propria creatività, alimentata da un misto di sfiducia e autostima. Profondamente insicura, era spesso malata. Sulle origini e le motivazioni del suo dolore si è indagato e discusso parecchio. Qualcuno dice

che derivasse dalle ripetute violenze sessuali da parte dei fratellastri (accennate nel racconto autobiografico Moments of Being) e dalla prematura perdita di persone molto care ( i genitori, la sorellastra Stella e l’amato fratello Thoby). Certo è che Virginia aveva lo spirito del condottiero e lottò sino alla fine. Ma non si limitò a resistere. Al senso di angoscia rispose con la sua potente fantasia creatrice. Contro le crisi depressive cicliche oppose una identità di scrittrice sempre più salda. La scrittura è la sua forma di interpretazione del mondo. La scrittura le ha permesso di esistere, di vivere e di arginare la sua follia e i suoi fantasmi. Ed è proprio il coraggio di affrontare il suo dolore guardandolo in faccia, di trasformarlo in studio, in attività politica, che la rendono unica. Espressione Libri | 37


ESSERE ARTISTA È UNA MISSIONE

di Rossana LOZZIO La cantante che sto per introdurvi, Selene Lungarella, è entrata nella mia vita per caso, come spesso accade e, come molto meno spesso succede, mi è arrivata subito al cuore e vi è rimasta. Il nostro primo incontro risale al periodo in cui collaboravo con Alberto Fortis e lei incise il brano “Dall’alto”, scritto dal cantautore. Da allora seguo la sua carriera artistica con entusiasmo, lo stesso (che le riconosco e un po’ le invidio) che mette in tutto quanto affronta nella vita, professionale e non. Un entusiasmo contagioso, credetemi. Per questo e molto altro ringrazio Selene e Riccardo Bernini, il manager che è stato capace di individuarne il talento e di operare affinché potesse condividerlo con tutti noi. 38 | Espressione Libri

Allora Selene, stai percorrendo un brillante percorso nel mondo della musica, ma forse non tutti sanno che hai debuttato in un musical, quindi hai anche recitato. Sono ambiti, questi, che possono essere conciliati, in particolare in Italia, o è d’obbligo fare una scelta? Del musical ho un bellissimo ricordo. È stata una delle mie prime esperienze canore, ho interpretato Santa Chiara in “Forza Venite Gente”, rivisitato dalla compagnia “Giovani Torrita” di Torrita di Siena della quale facevo parte. In realtà il ruolo della protagonista non era stato assegnato a me, ma il regista, in assenza dell’attrice prescelta, decise di affidarmi la parte poiché ero l’unica che ricordava tutti i testi delle canzoni. Quella di lasciare il gruppo è stata semplicemente una scelta. Innamorata della musica leggera e del rappor-


L’ARTE CHE GIRA INTORNO to diretto con le persone, ho iniziato a fare serate di piano bar e spettacoli nel mio paese e dintorni. Nel 2006 hai partecipato per la prima volta al Concorso nazionale “Solarolo Song Festival”, diretto da Fabrizio Pausini, padre di Laura. Vuoi raccontarci questa bella esperienza? È incredibile come la vita, o il destino, ti portino verso eventi particolari che ti aiutano a capire quale deve essere il tuo percorso. Fino al 2006 non avevo mai partecipato a concorsi canori ed in effetti il “Solarolo Song Festival”, insieme al “Marca Festival”, sono stati gli unici due. Chi l’avrebbe mai detto che l’incontro casuale con una cara amica, che mi ha donato in un bigliettino il numero per parteciparvi, sarebbe stato un tassello importante nel mio cammino artistico… Da quest’esperienza ho compreso che non amo le competizioni e che la musica è per me “condivisione”.

È stato grazie al festival che ho conosciuto Riccardo Benini, presentatore delle serate e responsabile dell’ufficio relazione della kermesse, con il quale è nata una bella collaborazione. È diventato il mio produttore e abbiamo intrapreso quel viaggio vero nella musica facendola diventare, passo dopo passo, la mia professione. Nel 2007 incidi il tuo primo brano inedito “Accoglimi” e due anni più tardi, “L’Ultimo degli Uomini”, con il testo proprio di Riccardo. Quali emozioni hai vissuto nel prendere atto che cantare sarebbe diventata la tua professione? È stato proprio allora che ha avuto inizio il “viaggio” alla scoperta di me stessa. È stato difficile capire cosa avessi da raccontare, prendere consapevolezza di ciò che avessi nell’anima. Seguivo il mio istinto, grazie anche all’aiuto di Riccardo. Fu lui a propormi di cantare “Accoglimi”, scritta da un giovane baEspressione Libri | 39


rese, Pierpaolo Brescia, vero talento, con il quale nacque una collaborazione. Successivamente Pierpaolo mi propose alcune canzoni e fu ascoltandole che m’innamorai di “Sogna”, titolo reso poi in “L’Ultimo Degli Uomini”. Il testo di questa canzone nasce dal ricordo delle mie estati passate a scrutare il cielo stellato in giardino e immaginando il giorno in cui qualcuno, un amico, un amore, avrebbe condiviso con me i miei voli pindarici. Riccardo ha tradotto in testo questo mio sogno. Durante la promozione del tuo secondo singolo sei invitata come ospite al “Festival Cabaret Emergente” a Modena dove incontri Alberto Fortis. Nasce così una collaborazione artistica che ti regalerà nuove emozioni e successi. Ce ne parli? Le emozioni fanno parte della vita e in questi anni ne ho vissute tante. Ho avuto la fortuna di incontrare diversi artisti italiani e ognuno di loro mi ha donato preziosi ricordi e insegnamenti. Alberto mi sentì cantare al “Festival Cabaret Emergente”, la sera, a cena, mi propose di interpretare un suo pezzo. Incredula acconsentii. Il brano, “Dall’Alto”, lo ascoltai la prima volta a settembre al “Solarolo Song Festival”, che mi portava un’altra volta fortuna. Eravamo in macchina io, Alberto e Riccardo. Il pezzo era piano e voce. Mentre ascoltavamo interes40 | Espressione Libri

sati e anche un po’ sorpresi, Alberto si girò verso me e Riccardo e ci disse che avrebbe voluto cantare nel pezzo. Averlo come padrino è stato un dono speciale, per cui gli sarò sempre riconoscente. Finalmente, nel 2010, esce il tuo primo album, “Selene con la E”, che contiene il singolo “Dall’Alto”. Ci sveli qualche curiosità sulla preparazione e promozione del disco? A mio avviso “Selene con la E” è un album sperimentale, racchiude tutto ciò che dovrebbe fare una cantante all’inizio della sua carriera. “Accoglimi”: l’approccio con un inedito, “L’Ultimo degli Uomini”: l’avvicinamento con il testo di una canzone, “Come la rugiada”: il ricordo del mio primo videoclip, “Dall’alto”: la collaborazione con un grande artista. Quest’album ha rappresentato una bella gavetta e l’inizio di una grande avventura. In seguito all’uscita del tuo primo album hai vinto il premio “Canzone Italiana”, ti sei esibita nel prestigioso “O’Scià”, organizzato ogni anno a Lampedusa da Claudio Baglioni, sei apparsa in trasmissioni televisive nazionali… Dove stai andando, Selene? Come ti vedi proiettata nel tuo futuro artistico? Be’, questa è una domanda che mi pongo tutti i giorni: vorrei capirlo anch’io! Cerco di ascoltarmi, di ascol-


tare l’universo e ciò che mi vuole insegnare. Se attraverso il mio lavoro riesco a donare anche solo un’emozione positiva allora sono felice di svolgerlo ogni giorno con dedizione e passione. Generalmente chi vuole fare questo mestiere pensa al successo immediato. Per me essere Artista equivale a una missione, vuol dire mettere a nudo le proprie emozioni, significa dare l’esempio corretto, essere soprattutto portavoce dei pensieri della gente. Oggi più che mai sono consapevole di quello che vorrei donare e di quello di cui vorrei parlare: la mia è la ricerca della bellezza, dell’Amore puro e disinteressato e le mie emozioni sono proiettate verso i valori veri della vita. In Aprile uscirà “L’Ora Dei Fantasmi”, un album di otto brani in cui si vedrà una Selene più vera e matura e ancor più proiettata verso i suoi ideali e i suoi sogni. Sono inoltre portavoce di due associazioni nazionali importanti, l’AIPI (Associazione Ipertensione Arteriosa Polmonare Onlus) e l’associazione “Arte e Cultura per i Diritti Umani” perché fa parte di me la con-

vinzione che la musica abbia un alto valore sociale, possa condizionare gli stati d’animo e migliorare il mondo, oltre ad educare alla vita. Per concludere, che rapporto hai con la lettura e la scrittura? Sono un po’ pigra o forse vorrei più tempo per poter leggere. L’ultimo libro iniziato è “Brida” di Paulo Coehlo, ma ancora non l’ho terminato. Mi è piaciuto talmente che ho paura di sapere come va a finire. Al contrario amo scrivere. Sono riuscita a riempire quattro diari in sei mesi e nel cassetto dei sogni ho anche in mente di scrivere un bel libro… Chi vivrà vedrà.

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di Francesca Coppola

DAL BLOG

LA POESIA E LE SUE MILLE ESSENZE Giglio ho colto / e per le rime olezzanti / il mio destino ho risolto.

Così si rivolse, in un dialogo onirico, un noto poeta del passato alla nostra autrice Stella Stollo, quand’ella gli chiese che cosa rappresentasse per lui la poesia. E forse risolvere il proprio destino è uno dei benefici che questa splendida arte concede ai privilegiati che la perseguono, poiché poesia è conoscenza profonda, un ponte tra l’anima ed il foglio, è preghiera volta a ricercare il divino dentro e fuori di sé. Il profumo del giglio – o di qualsiasi altro elemento naturale che un poeta percepisca durante la stesura di una lirica – si configura spesso con la fonte dell’ispirazione poetica. Gli odori, un suono, un dipinto possono rappresentare la chiave che apre le porte dell’interiorità e che mette in luce ciò che ribolle dentro di noi. Data la complessità dell’argomento e l’impossibilità nell’avanzare una definizione della poesia che possa risultare completa o addirittura esatta, abbiamo esteso la domanda: “Che cosa rappresenta per te la poesia?” anche agli altri autori del nostro blog. Le risposte pervenuteci sono state numerose e davvero singolari. Qualcuno l’ha descritta come “il fiu42 | Espressione Libri

me dell’anima, che nasce e si esprime senza riflessioni o fronzoli”. Qualcun altro l’ha accostata allo yoga, “difficile proprio perché naturale e quindi aliena da sovrastrutture che i presunti poeti adoperano a piene mani”. Altri hanno opinato che “la poesia è un mondo difficile da racchiudere in una sfera, che in tal caso dovrebbe esser di cristallo, tanto bella quanto delicata”. Dopo tante riflessioni sul tema, ci è sembrato doveroso allietare la vostra lettura con i versi di uno dei nostri autori. La scelta è caduta su Livio Gec, la cui lirica «Ispirazione» illustra appieno ed in pochi versi l’essenza della creatività poetica. Ispirazione Voci suadenti sussurrano versi intriganti velati d’aurea grazia, incisi nelle pieghe dell’etere sacro ad ispirar poeti nelle notti insonni suggerendo stralci d’infinito per il piacere degli esteti.


IN MOSTRA

Manuela Costanzo - stilista. Da qualche anno si dedica a creare gioielli con il fimo, una pasta modellabile a base di polimeri plastici. La sua nuova produzione, molto particolare, consiste nel riprodurre libri in miniatura con i quali decora spille, bracciali, ciondoli, calamite, orecchini e tante altre chincaglierie, ornamenti amati dalle giovani donne. Per la copertina utilizza un cartoncino lucido ottenendo così un effetto a rilievo e per l’interno la pasta di fimo di colore bianco o fosforescente. Quest’ultimo risulta essere più gradito per i libri di genere horror.

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Espressione Libri n.3  

bimestrale di cultura e arte

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