DOPPIO STALLO, BY ERMANNO CRISTINI, ROSSELLA MORATTO, GIANCARLO NORESE

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la Ermannoc.

Cristini, Rossella DoppioGiancarloMoratto,Noresestallo

A

Questo libro è pubblicato da la centrale edizioni un nome collettivo senza scopo di lucro, fondato in sud Europa nel 2018 no ISBN printed in Italy cbnd ww Labooks@la-c.tkw.la-c.tkcollana

la c. è realizzata con il supporto della Fondazione Lac o Le Mon vol. 41, settembre 2022 stampato in 80 copie

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Nel gioco degli scacchi lo stallo è una condizione che ne capovolge il sen so, comportando la rinuncia ad avere un vincitore e un vinto; lo stallo vanifica il fine “produttivo” della partita. Il doppio stallo è una posizione puramente teorica, mai verificatasi in partita, che corrisponde a una sorta di immobilità ideale, quasi un paradosso, entro il quale il gioco si incaglia sottraendosi al suo dovere “istituzionale”.

In terza battuta è nata con Giancarlo Norese l’idea di sviluppare un libro, iniziato e mai finito.

Ermanno Cristini

Sull’asse della partita a due tra me e Rossella si sono sviluppate poi due mostre, una a Milano e una a Napoli in cui ad incrociare l’asse di questa “partita” oziosa vi sono i contributi di altri artisti, “testimoni oculari” attivi, il cui lavoro spesso trae alimento dall’inerzia del piacere per l’inutile e/o dall’astensione dal fare.

DOPPIO STALLO

Con Rossella Moratto abbiamo immaginato un dialogo, concepito come una sorta di partita a scacchi entro il tempo sospeso del doppio stallo. Non ci sono né vincitori né vinti e proprio per questo essa esplora i territori della marginalità giocando fuori dal gioco Il tempo di questa partita è il tempo dilatato che sfugge alla dimensione utilitaristica per aprirsi al potenziale del non fare per essere Scriveva Walter Benjamin nei Passages che “Non bisogna far passare il tempo, ma anzi invitarlo a fermarsi presso di noi”. È con questo spirito che Duchamp indica nel respirare, in opposizione al lavorare, l’essenza dell’attività creativa. Il fare artistico sta entro un ritardo e dunque si qualifica per una sottrazione: ciò a cui rinuncia è il principio di prestazione e la dimensione utilitaria, al punto che esso si configura come puro sperpero. Così entro un’operosità reiterata senza fine si consuma una inoperosità, o più precisamente un’applicazione inoperosa, che è la sua vera cifra.

Esistono particolari impostazioni in cui compare il doppio stallo. Nei diagrammi sono illustrate due possibili posizioni nelle quali nessuno dei due giocatori ha mosse legali disponibili. Esistono anche bizzarre varianti degli scacchi che iniziano da una posizione di doppio stallo.

Milan Kundera, La lentezza, 1995

Data: 25 agosto 2015 19.54.54 GMT+02.00

Oggetto: DOPPIO STALLO

Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

«Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio.»

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Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com> Oggetto: Re: DOPPIO STALLO

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

Enrique Vila-Matas, Kassel no invita a la lógica, Seix Barral, Biblioteca Breve Barcelona, 2014 (ed. it. Kassel non invita alla logica, Feltrinelli, Milano, 2015)

Lo stallo è un luogo preciso, è il luogo dell’ozio. È, come sostiene Enrique Vila-Matas, una “capanna per «Ilpensare”.miomodello

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Data: 03 settembre 2015 09.39.30 GMT+02.00

per la capanna era Skjolden, il luogo in cui Wittgenstein era riuscito a isolarsi, a sentire la propria voce e a confermare che si poteva pensare meglio da lì che non dalla cattedra. Di fatto, aveva iniziato a rivolgersi dalla capanna a coloro che volevano iniziarsi a un nuovo modo di vedere le cose e non alla comunità scientifica, né alla cittadinanza. Per lui pensare poteva arrivare a essere un’impresa artistica. Il suo ideale filosofico era stato la ricerca di lucidità liberatrice, di apertura della coscienza e del mondo; non voleva offrire verità, ma veridicità, esempi non ragionamenti, motivi e non cause, frammenti e non sistemi.»

A: ROSSELLA MORATTO <rossellamoratto@gmail.com>

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Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

Oggetto: DOPPIO STALLO

Data: 15 settembre 2015 20.14.53 GMT+02.00

Napoli, settembre 2015

Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com> Oggetto: Re: DOPPIO STALLO

Rossella Moratto

Data: 30 settembre 2015 10.06.59 GMT+02.00

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

Per praticare l’otium bisogna rifiutare il negotium, spostando il pensiero creativo fuori dalla logica della produzione-consumo. Sottrarsi all’efficienza e sostituire alla progettualità finalizzata al mercato e al successo l’azione insensata, ai margini del fallimento, irrazionalmente dispersiva ed energeticamente dispendiosa che basta a se stessa.

Una prassi creativa che entra nella vita, trascende il proprio ruolo, supera l’arte stessa in una dimensione di condivisione intellettuale, emozionale e conoscitiva.

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Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

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A: Rossella Moratto rossellamoratto@gmail.com

«Preferisco respirare piuttosto che lavorare.»

Marcel Duchamp, Ingegnere del tempo perduto. Conversazione con Pierre Cabanne, settembre 1966

Data: 09 ottobre 2015 16.07.51 GMT+02.00

Oggetto: Re: DOPPIO STALLO

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

Oggetto: Re: DOPPIO STALLO

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Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com>

Enrique Vila-Matas, Kassel no invita a la lógica, Seix Barral, Biblioteca Breve Barcelona, 2014 (ed. it. Kassel non invita alla logica, Feltrinelli, Milano, 2015)

Il Prufesur, All’insegna, riss(e), Varese foto Carla Della Beffa

Data: 19 ottobre 2015 17.28.13 GMT+02.00

«Quando si dorme si è più vicini a Duchamp.»

Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

Data: 25 ottobre 2015 18.33.55 GMT+01.00

A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

«(…) E per di più, poiché non ha un fine né una fine saputi in anticipo, l’attesa creativa è un tempo senza tempo, uno strano tempo non misurabile. Nella dimensione della creazione il tempo non è quello del fare, reso significante dal telos, ma è il tempo senza tempo dell’attesa in cui giunge qualcosa o qualcuno che non è atteso come tale: un estraneo, un non ancora saputo.»

Silvana Borutti, “L’attesa”, in AA.VV., In una parola, Benzoni Editore, 2014

Oggetto: DOPPIO STALLO

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13 2.1 La scacchiera è composta da una griglia 8×8 di 64 case uguali, alternativamente chiare (case ‘bian che’) e scure (case ‘nere’). La scacchiera è collocata tra i giocatori in modo che la casa posta nell’angolo in basso alla destra del gio catore sia ARTICOLObianca.2:LA POSIZIONE INIZIALE DEI PEZZI SULLA SCACCHIERA (REGOLAMENTO FIDE 2014)

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A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

Oggetto: DOPPIO STALLO

Data: 12 novembre 2015 16.40.57 GMT+01.00

Frammento esposto in occasione di “Liber. I libri liberi”, Salone dell’editoria creativa e autoprodotta, Macao, Milano 17–18 ottobre 2015

Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com>

A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

Oggetto: DOPPIO STALLO

Raccolta zen Zenrin Kushu, XV secolo

«Seduto pacificamente senza far nulla viene la primavera e l’erba cresce da sola.»

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Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

Data: 18 novembre 2015 17.40.32 GMT+01.00

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Data: 25 novembre 2015 12.23.55 GMT+01.00

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Lavorare mai (Guy RirkritDebord)Tiravanija, Untitled 2010 (14,086) 56ª Esposizione Internazionale d’Arte, Venezia, All the World’s Futures, 2015

Oggetto: DOPPIO STALLO

Da: Rossella Moratto <roxie.m@tiscali.it>

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it TRAVAILLEZ JAMAIS

Data: 27 novembre 2015 21.06.14 GMT+01.00

Oggetto: DOPPIO STALLO

A: ROSSELLA MORATTO <rossellamoratto@gmail.com>

«(…) rivolgendo la mia attenzione a oggetti apparentemente insignificanti (le leggi che regolano il volo delle zanzare, il ritmo dei pulviscoli nel sole, la melodie delle onde sonore ecc.). Ne derivò un crescente stupore circa la molteplicità degli avvenimenti e un totale, tranquillizzante oblio di me stesso, con cui mi assicurai le basi per un salutare, mai noioso, far niente.»

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Hermann Hesse, L’arte dell’ozio, 1928-73

Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

ARTICOLO 5: LA CONCLUSIONE DELLA PARTITA (REGOLAMENTO FIDE

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5.2 a. La partita è patta quando il giocatore che ha il tratto non ha alcuna mossa legale ed il suo Re non è sotto scacco. Si dice che la partita finisce per ‘stallo’. Ciò termina immediatamente la partita, a condizione che la mossa che ha prodotto la posizione di stallo rispetti l’Articolo 3 e gli Articoli da 4.2 a 4.7. 2014)

Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com> Oggetto: Re: DOPPIO STALLO

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

Data: 05 dicembre 2015 17.22.12 GMT+01.00

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«L’azione oziosa è un’operazione di declassificazione, di sottrazione agli assoggettamenti e soprattutto all’identificazione con la propria professione. “Lei rifiuta di essere chiamato pittore, come anche uomo di lettere […]. Qual è dunque la sua professione?”. Risposta di Duchamp: “Perché volete a tutti i costi classificare la gente? Che cosa sono? Un uomo, semplicemente un Mauriziorespiratore”.»Lazzarato, Marcel Duchamp e il rifiuto del lavoro, Edizioni temporale, Milano, 2014, p. 44 (la citazione di Duchamp è tratta da M. Sanouillet, Dans l’atelier de Marcel Duchamp; “Les Nouvelles littéraires”, 16 dicembre 1964)

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Oggetto: DOPPIO STALLO 13

Data: 12 dicembre 2015 18.02.57 GMT+01.00

A: ROSSELLA MORATTO <rossellamoratto@gmail.com>, ROSSELLA MORATTO roxie.m@tiscali.it

«Tutto ciò che non è, è viceversa.»

Lewis Carrol, Alice nel paese delle meraviglie

Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

Data: 17 dicembre 2015 17.12.57 GMT+01.00

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

«Ci sono tante cose da fare nella vita, puoi startene tranquillo che non si muore mica perché si è ancor più liberi senza produrre niente, perché è ancora più bello non esser consenziente. Non voglio più abboccare all’amo collettivo per cui se non mi occupo di nulla sono privo di tutti i requisiti per ritagliarmi un ruolo, ho scelto un’altra scuola: non lavoro.»

Giubbonsky (Guido Rolando), Non lavoro (da “Storie di non lavoro”, 2010, album autoprodotto)

Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com>

Oggetto: DOPPIO STALLO 14

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Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

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Data: 18 dicembre 2015 17.16.01 GMT+01.00

A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

Oggetto: DOPPIO STALLO 15

Walter Benjamin gioca a scacchi con Bertolt Brecht, Skovsbostrand, Danimarca, 1934

Data: 24 dicembre 2015 20.14.16 GMT+01.00

Alberto Scodro riproduce una scritta di Giuseppe Chiari in occasione di “Homeworks 4”, a cura di Samuele Menin, Galleria Arrivada, Milano, 2015

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Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com>

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

Oggetto: DOPPIO STALLO 16

Data: 28 dicembre 2015 19.06.12 GMT+01.00

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Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

«La vita contemplativa, la vita che ha per scopo non il fare ma l’essere, e non l’essere semplicemente, ma il divenire: ecco che cosa può darci lo spirito critico. Gli dèi vivono così (…)»

Oscar Wilde, Il critico come artista

Oggetto: DOPPIO STALLO 17

Chi studia si ferma e sta: così, si rende eversivo e Forse,contrario.dietro, c’è sempre una scontentezza: di sé, o del mondo. Ma non è mai una fuga.

È solo una ribellione silenziosa e, oggi più che mai, Paolainvisibile.»Mastrocola,

Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com>

Oggetto: DOPPIO STALLO 18

La passione ribelle, I Libri del Festival della Mente, Laterza, Roma-Bari, 2015

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

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Data: 29 dicembre 2015 22.25.01 GMT+01.00

«Chi studia è sempre un ribelle. Uno che si mette da un’altra parte rispetto al mondo e, a suo modo, ne contrasta la corsa.

Oggetto: DOPPIO STALLO 19

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Data: 30 dicembre 2015 18.36.25 GMT+01.00

A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

«Il no è meraviglioso perché è un centro vuoto, ma sempre Hermanfruttifero.»Melville, Lettere a Hawthorne

Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

Data: 05 gennaio 2016 10.55.29 GMT+01.00

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Da: Rossella Moratto <roxie.m@tiscali.it>

Michelangelo Pistoletto (part.), esposto a “Recto Verso”, Fondazione Prada, Milano, 2015

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

Oggetto: DOPPIO STALLO 20

A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

«Non bisogna far passare il tempo, ma anzi invitarlo a fermarsi presso di noi.»

Walter Benjamin, Das Passagen-Werk

Oggetto: DOPPIO STALLO 21

Data: 05 gennaio 2016 20.20.11 GMT+01.00

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29 6.2 d. L’acconcio dei pezzi è consentito solo al giocatore il cui orologio è in moto. ARTICOLO 6: L’OROLOGIO PER GLI SCACCHI (REGOLAMENTO FIDE 2014)

Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com>

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it «Produci, consuma, crepa.»

CCCP Fedeli alla linea, Affinità - divergenze tra il compagno Togliatti e noi. Del conseguimento della maggiore età, 1986

Data: 12 gennaio 2016 14.17.13 GMT+01.00

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Oggetto: DOPPIO STALLO 22

Data: 13 gennaio 2016 18.58.41 GMT+01.00

A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

Gabriel García Márquez, Cent’anni di solitudine

Oggetto: DOPPIO STALLO 23

«Col suo terribile senso pratico, lei non poteva capire quale fosse il guadagno del colonnello, che cambiava i pesciolini con monete d’oro, e poi trasformava le monete d’oro in pesciolini, e così via.»

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Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

Domenico De Masi, L’ozio creativo, Rizzoli, 2000

A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

Data: 18 gennaio 2016 18.26.44 GMT+01.00

Oggetto: DOPPIO STALLO 24

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«La missione che ci sta davanti consiste nell’educare noi stessi e gli altri a contaminare lo studio con il lavoro e con il gioco fino a fare dell’ozio un’arte raffinata, una scelta di vita, una fonte inesauribile di idee. Fino a farne un ozio creativo.»

Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com>

Napoli, giugno

A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

Oggetto: DOPPIO STALLO 25

Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

2015

Data: 20 gennaio 2016 18.32.19 GMT+01.00

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«Chiunque pratichi la non azione è occupato a non essere Laooccupato.»Tzu

Da: Rossella Moratto <rossellamoratto@gmail.com>

Oggetto: DOPPIO STALLO 26

Data: 24 gennaio 2016 18.43.42 GMT+01.00

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A: CRISTINI ERMANNO cristini.reset@libero.it

Data: 25 gennaio 2016 19.24.16 GMT+01.00

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A: ROSSELLA MORATTO rossellamoratto@gmail.com

Da: CRISTINI ERMANNO <cristini.reset@libero.it>

«La conclusione finale a cui lo porta questa operazione è che l’oggetto delle sue conquiste non è altro che il tassello di legno sul quale ciascun pezzo si posa: un emblema del nulla.»

Italo Calvino, Lezioni americane (a proposito de Le città invisibili), 1985–93

Oggetto: DOPPIO STALLO 27

Nowhere Gallery, Milano marzo – aprile 2016

DOPPIO ErmannoSTALLOCristini, Rossella Moratto

Matteo Cremonesi, Ronny Faber Dahl, Oppy De Bernardo e Aldo Mozzini, Matteo Guarnaccia, Andrea Nacciarriti, Giancarlo Norese, Alessandro Rolandi

ph. Matteo Cremonesi

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40 Andrea Nacciarriti

41Matteo Cremonesi

42 Ermanno Cristini

43Matteo Guarnaccia

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Ronny Faber

Dahl

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49Alessandro Rolandi

50 Giancarlo Norese

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De AldoBernardoMozzini

Oppy

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DOPPIO STALLO

Raffaella Barbato, Ermanno Cristini, Rossella Moratto

Marisa Albanese, Afterall, Mathelda Balatresi, Susanna Baumgartner, Bianco Valente, Veronica Bisesti, Peppe Buonanno, Francesca Capasso, Mary Cinque, Franco Cipriano, Matteo Cremonesi, Curandi–Katz, Ronny Faber Dahl, Oppy De Bernardo e Aldo Mozzini, Gerardo Di Fiore, Antonio Della Guardia, Umberto Di Marino e Maria Di Niola, Gabriele Di Matteo, Adelaide Di Nunzio, Luigi Grassi, Silvia Hell, Rosaria Iazzetta, Antonio Maiorino, Maria Giovanna Mancini, Salvatore Manzi, MaraM, Roberto Marchese, Rosaria Matarese, Domenico Mennillo, Carlo Miele, Moio e Sivelli, Giancarlo Norese, Gloria Pastore, Massimo Pastore, Pier Paolo Patti, Chiara Pergola, Cesare Pietroiusti, Paolo Puddu, Rosy Rox, Roxy in The Box, Antonella Raio, Alessandro Rolandi, Marco Rossetti, Pasquale Ruocco, Vincenzo Rusciano, Antonio Serrapica, Antonello Scotti, Rose Sélavy, Stefano Taccone, Eugenio Tibaldi, Antonello Tolve, Salvatore Vitagliano, Ciro Vitale, Marco Zezza

Galleria Primopiano, Napoli novembre – dicembre 2016

ph. Massimo Pastore

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Afterall

MaraM

Ermanno Cristini

Marrazzo

Marco AntonioAntonellaZezzaRaioMaiorino

Salvatore Manzi

Silvia Hell

Oppy De AldoBernardoMozzini

58 Gabriele Di Matteo

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Antonio Della Guardia Gerardo Di Fiore

Moio Sivelli

Pier Paolo Patti

Susanna Baumgartner

Salvatore Vitagliano

Peppe Buonanno

AntonelloCoccoreseScotti

Francesca Capasso

Chiara

Questo può essere un inizio; dunque, da dove —comincia?Giancarlo

Tu non bevi caffè ma la tua vita è al balcone, ostinatamente percorsa dentro il “lusso della pausa”.

Norese: Ma come, non bevo caffè! Ma come, lacrime felici? Ero disperato. No, non bevo caffè a casa per poter andare tutti i giorni al bar. In tutti i bar. Sono cliente abituale di ogni bar.

— Ermanno Cristini: Sto scrivendo un testo sul caffè come condizione dell’indugiare, del ritardare, del “prendersi cura”. Nell’esiguità della bevanda – i napoletani la vogliono “stritta-stritta” – sta il lusso della pausa; nella sua estrema riduzione concentrata la dilatazione di quella ricchezza del balcone che Pasquale Lojacono racconta con la semplicità del suo monologo: “vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo?”

CORRISPONDENZA TRA ERMANNO CRISTINI E GIANCARLO NORESE, CON UN’APPARIZIONE DI ROSSELLA MORATTO, PER UN LIBRO POSSIBILE E MAI FATTO

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comincia da una stretta di mano, alla quale si aggiungeranno il prima e il dopo. C. mi presenta Rauschenberg, a Venezia, a una cena ufficiale della Biennale alla quale non ero stato proprio espressamente, nominalmente invitato (o forse sì?). Rauschenberg mi tende la mano, sorridente, in una stretta bellissima e piena di energia, una stretta lunghissima, cordiale, senza fine, ok adesso ridammi la mano, dai, che ho fame. Una stretta dilatata, sì, che dura ancora adesso.

Bar, bar, Barbar bar. Barbarismi di rabarbaro, se Questapotessi.storia

Ma intorno a quella mano c’è un prima e un dopo; cominciamo dal prima o dal dopo?

— EC: Solo chi è capace di essere disperato può essere Rauschenberg,felice.

anche per me comincia lì. Nel 1965 ero un giovanissimo studente di secondo anno di liceo artistico ed abitavo vicino a Villa Panza. Grazie alla complicità del custode entravo nell’appartamento del Conte, dove incontravo i combines di Rauschenberg appena arrivati dagli Stati Uniti. Fu uno shock; il mio battesimo dell’arte contemporanea. Da lì è cambiato tutto. Anche quella è stata una stretta di mano lunghissima che dura ancora adesso.

— GN: “Io non volevo fare l’artista, ci sono stato costretto dalle circostanze”.

— GN: Sembra una battuta ma era un’autocitazione da un vecchio libro, che sembra appena uscito. Le nostre scelte razionali sono influenzate, ahimé, dal nostro ventre, come nella chimica dell’amore. Qual è la cosa più importante da fare, qual è? Ditemi cosa devo fare, ditemi dove devo andare.

«Non avevo amici, né casa, lavoro, soldi, fidanzata o qualsiasi altro punto di riferimento nella vita sociale. Un giorno ho deciso di tentare di utilizzare questa “mancanza” come una forza anziché come materia di disperazione. Sono partito il giorno precedente il 1º gennaio e mi sono fatto ospitare e nutrire dalle persone che incontravo; inizialmente da persone che già conoscevo, poi da altre che costoro mi avevano presentato, alle quali le prime mi avevano affidato. Senza un programma prestabilito da rispettare, senza la certezza di dormire due volte nello stesso posto. Per caso. Durante questo “viaggio”, parlando con qualcuno, poteva accadere

— EC: Leggo sul dizionario: “Circostanza: Condizione oggettiva che, accompagnando un fatto, un avvenimento, ne determina o influenza lo Aspettosvolgimento”checi racconti i fatti e gli avvenimenti.

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Il Barbonato è una specie di borsa di studio, da ottenersi per autocompiacimento. Chiunque può ottenerla senza eccessive domande. Combatte l’infelicità. Permette di osservare come gli altri passano il tempo o di conoscere i loro amici. Ho abitato in decine di case diverse a Milano, Trieste, Gallarate, Bologna, San Lazzaro di Savena, Roma, Genova, Rivara, Como, San Maurizio Canavese, Torino, Lanciano, Mostar.

— EC: Nove mesi è un numero ricco di spessore simbolico e in effetti stiamo parlando di chimica dell’amore. Il rapporto con l’arte, il cosiddetto “fare artistico”, sono convinto che sia una storia

Le date impresse sulle diapositive mi servono come Talvoltapromemoria.hopreso appunti sulle persone che incontravo e sulle frasi pronunciate in quelle circostanze. A un certo punto, dopo nove mesi esatti, tutta questa libertà mi ha annoiato e ho preso in affitto una stanza a Milano per un po’.» (Barbonato, 1996)

Ho comprato una fotocamera col datario e ho fotografato, ogni volta che dormivo in un posto nuovo, la prima immagine che vedevo al mio risveglio (generalmente il soffitto o parti di finestre).

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che costui decidesse di partecipare al mio progetto, invitandomi a stare qualche giorno da lui o semplicemente offrendomi un caffè.

— GN: Eh sì, lo sai… “79 persone che conosco”, con nomi e numeri di telefono di amici proiettati su una sedia vuota, il vecchio intervento fatto per Villa

— EC: L’attesa è una figura fondamentale dell’amore, anzi forse il senso dell’amore è proprio nell’attesa perché nel momento in cui smetti di aspettare smetti di desiderare. Lawrence Weiner l’ho visto qualche anno fa a una Biennale di Venezia: mi ricordava Allen Ginsberg, “hipster dal capo Tid’angelo…”.piacciono i numeri di telefono?

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— GN: E poi, bisogna continuare ad amare… E poi, anche se è troppo tardi, bisogna fare come se non lo fosse affatto (perché forse ci sbagliamo).

d’amore nel senso stretto del termine. Dunque come tutte le storie d’amore nasce da fatti minimi, marginali, apparentemente insignificanti; Werther senza volerlo sfiora il corpo di Carlotta e lì “quando inavvertitamente il mio dito…”.

E poi? (L’intercalare della domanda è tipico di tutti i racconti orali)

A proposito, nel 1999 ero a Union Square, a un party al quale non ero stato invitato e in cui ero entrato per caso: incontro Lawrence Weiner che mi scrive il suo numero di telefono su un foglietto, e che devo ancora chiamare.

— EC: A me piacevano i telefoni tanti anni fa, come oggetti intendo. Da bambino in casa mia c’era un apparecchio a muro, il vecchio duplex, grigio a sottolineare con il colore la sua strumentalità senza pretese: niente fronzoli e “grilli per la testa” quasi fosse un oggetto del comunismo reale, da Germania dell’Est. Poi da adulto ho acquistato diversi telefoni, il “Grillo” di Marco Zanuso, la “Gondola” di non ricordo più chi, un telefono bianco, da tavolo, come quello dei film degli anni ’40 ecc. Insomma basta

delle Rose e “re-enacted” anni dopo ad Assab One con la nostra mostra di Roaming. Tanti amici e una sedia vuota. Sembra facebook. Odio telefonare ed essere telefonato, ma mi piacciono le telefonate. Ti ho mai raccontato di quando stavo nel Bronx da Sislej Xhafa? Lui era in viaggio da qualche parte e ho vissuto a casa sua per alcuni mesi. Si usava ancora la segreteria telefonica: una sera torno a casa e trovo un messaggio che, pensando fosse per me, ascolto; invece era una telefonata di Jeffrey Deitch, uno dei maggiori galleristi del tempo, che diceva “Mi piace molto il tuo lavoro e vorrei che tu facessi una mostra da me”. Subito mi venne l’idea di duplicare quel messaggio e fare una specie di bambola-gallerista che, una volta premuta all’altezza del portafoglio, dicesse quella frase così importante per un artista. Ma ho premuto il pulsante sbagliato e ho cancellato tutto.

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68 comunismo. Erano tutti a rotella, un meccanismo – nel senso stretto del termine – che con la sua lentezza creava l’attesa dell’altro. Non mi dispiaceva telefonare e ci passavo anche parecchio tempo. Una mia amica – ma questo molto più recentemente – mi ha regalato un foglio su cui scarabocchiava nelle ore passate al telefono con me. Sul retro aveva scritto: “Il tempo perso tra noi è sempre un valore”. Poi ci ho fatto un lavoro. Già, “perder tempo” è anche la condizione del fare artistico.

— GN: Mi sono reso conto che le cose che faccio si sviluppano a volte in un arco di tempo lunghissimo, forse il modo peggiore per fare “carriera”… A Villa Medici avevo passato quattro mesi per realizzare un’opera pressoché invisibile, dissolta nel catalogo della mostra, nel sito web e nei lavori degli altri artisti; dissolta persino nella volontà autoriale perché avevo rinunciato ad “avere un’idea”: avevo chiesto ai curatori (Obrist, Christov-Bakargiev, Bossé) di dirmi cosa dovevo fare in cambio dell’ospitalità concessa nella villa. Ho passato quindi alcuni mesi in un luogo magnifico (ma in condizioni assolutamente primitive, senza neppure avere un bagno, tanto per capirsi), scrivendo centinaia di lettere ad altri artisti per conto dei curatori, per lavorare a un’opera che si sarebbe mimetizzata nel contesto e nell’arte degli altri. Però, a proposito del tempo, mi è capitato anni dopo di incontrare per caso delle persone, a migliaia di

69 chilometri di distanza, che avevano visitato quella mostra e di poter dire finalmente loro che ebbene sì, quella cosa che avevano visto e di cui si parlava era il mio lavoro. Massimo sforzo per il minimo risultato, ma mi viene così.

— Rossella Moratto: Mi aggiungo ora. L’arte, dell’ozio e non del negozio, è forse una strategia minima di sopravvivenza. Giancarlo la sta attuando nel suo voler stare fuori, al limite, mettendosi in gioco. L’arte permette di farlo, e di arrivare anche al paradosso perché non ha bisogno di finalizzare la sua azione necessariamente all’utile.

— EC: Forse è l’effetto della stretta di mano prolungata di Rauschenberg, che dura ancora adesso, alla fine per niente. O almeno senza un risultato tangibile, di quelli che ti rendono un artista rispettabile: una buona galleria, un buon mercato, delle buone mostre, un buon pubblico. Tanta fatica per nulla. È un tradimento del principio di economia su cui si è costruita questa grande piramide del mondo, oggi vacillante. L’altro giorno ero da Marion Baruch che mi parlava di te come di una foglia che si ferma e poi si sposta sostenuta dall’aria. È una condizione di sopravvivenza? Una “natura”? O una eticità dell’arte che si radica nel comportamento? Se vuoi possiamo anche parlare di Marion.

la vita è il naufragio contenuto nella sproporzione della barca di Bas Jan Ader, ma anche nelle lacrime che bagnano la tuta di Superman, il tuo Superman; com’è nato?

— GN: Benvenuta, Rossella. Marion è una persona speciale che sa di cosa stiamo parlando. È l’emblema della condizione temporale di un certo tipo di artisti, di quello “stare quasi per farcela” prolungato per sempre (un sospeso? un surplace?) che è la nostra attitudine certa. La sua parabola personale è una scuola di vita e direi anche una riscossa per i giovani artisti di ogni età. Se quel carattere di incompletezza dell’opera – ciò di cui spesso parla Cesare Pietroiusti come elemento fondante della qualità dell’arte – si potesse applicare alla vita, ecco, la vita sarebbe quella di Marion. Una vita e un’opera, nella loro incompletezza, “onorano” il loro essere vive (come si onora il debito vivendo); e che cos’è poi questo vivere se non una dichiarazione, eventualmente assolta, di vulnerabilità?—EC:Dunque

Ed è anche rilassante questo fare senza dover arrivare a un risultato tangibile. Come bere un caffè (tornando all’inizio).

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Penso che incarni la condizione di estrema vulnerabilità che viviamo.

— EC: Il “cuore”: alla fine ci si inciampa sempre quando si parla di questo lavoro che non è un lavoro. Un lavoro per definizione non ammette che si mescolino i piani del pubblico e del privato. Se si ha a che fare con l’arte invece è tutto un continuo scivolare. Come camminare su un terreno franoso e appena pensi che una cosa sia privata diventa pubblica e viceversa. È un qualche cosa di diverso dall’identità arte-vita, è piuttosto una sorta di respiro, che per parlare del mondo ascolta con cura il proprio affanno. Manca totalmente qualsiasi dimensione “eroica”. Il tuo indugiare al bar, per esempio, è il luogo di queste

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— GN: Di questo se non vi dispiace non vorrei parlare… è nato per esorcizzare un dolore privato attraverso un atto “pubblico”. È un video da vedersi in solitudine. Non si racconta. Mi è capitato altre volte, in passato, di ribaltare i piani del pubblico e del privato, di trasformare un’inazione in un’azione inattesa: ho scritto un messaggio personale a una certa ragazza nel testo pubblicato sul catalogo di una mostra; ho avvisato un artista che qualcuno lo stava cercando segnalandolo sulla rubrica di una rivista; ho ceduto il mio posto in una collettiva a un’altra persona; ho esposto all’aperto un oggetto prezioso ereditato da mia madre affinché lo rubassero… Giuro che sono state tutte azioni fatte “col cuore”.

continue scivolate non eroiche, o palestre del —“cuore”.EC:Saltiamo

un turno, una staffetta, come un doppio passo nella danza. È un salto indotto da una circostanza: abbiamo letto, anzi abbiamo fatto leggere, questo nostro dialogo l’altro giorno allo IUAV a delle studentesse nel contesto di una giornata intitolata “Una lezione in meno”. Dunque, ancora, un’occasione per “respirare”, infatti stavamo parlando di non eroismi, di bar e di palestre del cuore. Avevi avuto una buona idea circa la prosecuzione di questa chiacchierata proprio a partire dal nostro lavoro allo IUAV, ma non me la ricordo più.

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APPENDICE

74 mi va in tilt ripulendoloilcomputer...èuscitoquesto, me ne ero dimenticato…

75 hociao,trovato

la foto in cui ero alla mia mostra allo studio d’ars nell’87 o giù di lì, proprio dove ora c’è esistevanoCurrent. già i computer, ma andavano a legna. quello in piedi con la barba è vincenzo ferrari, io il primo a sinistra gianc.

di Ermanno Cristini, Rossella Moratto, Giancarlo Norese

Doppio stallo

Iniziato in forma di corrispondenza tra Ermanno Cristini e Rossella Moratto, il testo che ne è risultato ha percorso il tempo sospeso di un’immaginaria partita a scacchi senza possibilità di soluzione. Nel vuoto della sospensione sono “accadute” due mostre, una a Milano e una a Napoli, che hanno coinvolto 63 artisti, tutti impegnati a perdere tempo È nata poi, con Giancarlo Norese, l’idea di sviluppare un libro, iniziato e mai finito, ma di cui qui se ne conserva traccia

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