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BOOK COLB

POST VALENTINE AKA FLUIDA WOLF

PORNO CORPI LIBERI DI SPERIMENTARE PER SOVVERTIRE GLI IMMAGINARI SESSUALI


BOOK COLB 2

POST VALENTINE AKA FLUIDA WOLF

PORNO CORPI LIBERI DI SPERIMENTARE PER SOVVERTIRE GLI IMMAGINARI SESSUALI


Questo libro è rilasciato con la licenza Creative Commons: "Attribuzione − Non commerciale − Non opere derivate, 3.0" consultabile in rete sul sito www.creativecommons.org Tu sei libero di condividere e riprodurre questo libro, a condizione di citarne sempre la paternità, e non a scopi commerciali. Per trarne opere derivate, l’editore rimane a disposizione.

Collana BookBlock Collana diretta da: Rachele Cinerari Cover design e grafica: Gabriele Munafò Redazione: Anna Matilde Sali, Sonny Partipilo © Copyright 2020, Eris (Ass. cult. Eris) © Valentine aka Fluida Wolf Eris (Ass. cult. Eris) Piazza Crispi 60, 10155 Torino info@erisedizioni.org www.erisedizioni.org Prima edizione Febbraio 2020 ISBN 9788898644742 Stampato presso Geca Industrie Grafiche Via Monferrato 54, S. Giuliano Milanese (MI)


indice

pag. 5

Introduzione

11

In principio era il porno

16

Femminismi e pornografia

17

Le protagoniste della ribellione

22

L’irruzione del Postporno

29

La Postpornografia nella penisola iberica

34

Dentro il Postporno

39

Le pratiche

47

Postporno e anticolonialismo

51

L’altro porno

54

Pornografia online e multinazionali del sesso

59

Conclusione


Introduzione

Introduzione Nel 2003 avevo 19 anni e non mi ero mai interrogata sul femminismo. La sera del 18 febbraio, come altre centinaia di sere nella mia vita, stavo facendo zapping in tv. Tre canali Rai, tre canali Mediaset, La7, tmc2, mtv e una miriade di canali regionali pieni zeppi di televendite di concessionarie auto. Finito. Lo zapping della cosiddetta “seconda serata” all’epoca non prevedeva digitale terrestre, Netflix, film in streaming o altro; era quella l’offerta negli anni della mia infanzia e adolescenza. Ci chiamavano la “Generazione mtv” e sostanzialmente dicevano di noi quello che adesso dicono della generazione dei cosiddetti “nativi digitali”. Ero all’ultimo anno delle superiori, frequentavo un piccolo istituto tecnico ed ero annoiata quanto può esserlo un’adolescente nella sua cameretta che il giorno dopo deve andare a scuola e non riesce a trovare nulla di piacevole in televisione. Il mattino dopo, come ogni giorno, mi sarei svegliata alle 6.30 per prendere due autobus per andare a lezione. All’epoca vivevo nella provincia sud di Torino, in un paese di 10.000 abitanti, ero fragile, annoiata, ansiosa e mi sentivo sempre fuori posto. L’ansia mi prendeva continuamente allo stomaco ma io non sapevo davvero cosa volesse dirmi. 7


Postporno

Quella sera me la ricordo bene. Allora non ne avevo idea, ma costituì per me il germe di una pianta che nel decennio successivo sarebbe cresciuta lenta e solida, e tutt’oggi le sue radici si ingrossano e scavano nel terreno. Uno dei programmi più famosi della seconda serata era il Maurizio Costanzo Show. Forse il talk show più longevo della tv italiana. Andava in onda su Canale 5 intorno alle 23 e io l’avevo sempre trovato estremamente noioso. Fu durante quello zapping annoiato e compulsivo che invece, quella sera, qualcosa attirò la mia attenzione e mi fece soffermare sul programma. La parola “porno”. Niente di più banale. Una ragazza di pochi anni più grande di me stava presentando il libro da lei scritto, dal titolo Porno Manifesto, Storia di una passione proibita. Si chiamava Ovidie, era francese, sembrava più grande e matura della sua età e aveva un’immagine completamente diversa da quella che io avevo sempre associato a una pornostar. Ovidie aveva un caschetto nero liscissimo che le incorniciava il volto serio, trucco poco marcato, movenze eleganti e un look casual e per nulla provocante. E non aveva paura di nessuna domanda. Proveniva da una famiglia di estrazione medio-alta, aveva studiato filosofia, parlava in maniera forbita, calma, seria e decisa. Prima di allora non avevo mai sentito parlare di “porno” in quella maniera. Se 8


Introduzione

dovessi dire due nomi che all’epoca associavo al porno direi Rocco Siffredi e Selen. Ma lei era diversa. Non c’erano teatrini fatti di battute becere, non c’era banale provocazione sessuale (e non perché li snobbasse); c’era fierezza, determinazione, lucidità e sostanza. Era desiderio di rivendicazione. Iniziai ad ascoltarla e non mi persi una parola di quell’intervista. All’epoca aveva 22 anni, aveva recitato in più di quaranta film porno e ne aveva diretti due. Io ne avevo 19 e non potevo fare a meno di paragonare le nostre esistenze. Ora, con questo suo libro, si affermava come ex-pornostar e femminista a favore del lavoro sessuale. Non sono mai riuscita a spiegarmi il motivo per cui rimasi così tanto colpita da Ovidie e dalle sue parole, d’altronde all’epoca non è che mi facessi molte domande sulla pornografia e sul sesso, tantomeno sul femminismo. Penso che in un certo qual modo rappresentasse un’alternativa sconosciuta alle mie orecchie. Parlava di sex working, porno e sessualità in un modo totalmente nuovo per me e poneva delle questioni che non mi avevano mai nemmeno lontanamente attraversata. Il risultato fu che durante il weekend mi andai a comprare Porno Manifesto con i soldi delle “paghette”. Il fatto stesso che mi premurai di andarmi a comprare un libro era già di per sé rivoluzionario. Non ero di certo una lettrice, gli unici libri che avevo letto erano qualche classi9


Postporno

co per gli adolescenti e quelli che mi aveva imposto la scuola. In casa giravano più che altro i thriller di Stephen King, di cui era appassionata mia madre, e poco altro, forse capitato più per caso che per volontà di qualcuno in famiglia. Iniziai così un viaggio in un mondo sconosciuto in cui piano piano tutti i pregiudizi e i miti che abitavano la mia testa riguardo al porno e alle lavoratrici sessuali lentamente crollavano in un effetto domino, sotto i colpi di ragionamenti e considerazioni a cui non ero più in grado di fare nessun appunto. Il dominio maschile, il consumismo, il femminismo francese borghese, lo statuto delle lavoratrici del sesso, i pregiudizi, il funzionamento dell’industria del mondo a luci rosse, la mercificazione del corpo, il femminismo pro-sex, la censura, il porno chic, i ritratti di alcune porno star femministe e soprattutto i mitici Consigli per chi incontra una pornostar per la prima volta. Fagocitai tutto, non senza fatica; d’altronde il 90 % delle cose trattate in quel libro erano del tutto nuove per me. Ovidie mi aveva convinto. Chiusi il libro e non lo riaprii per almeno 6 anni; ma rimase sempre lì, in bella vista nella mia piccola libreria, e io andavo fiera di possedere quel titolo così provocatorio perché rappresentava l’essermi spogliata di qualche velo. La ringraziai per avermi “aperto la mente” 10


Introduzione

sull’argomento e avermi liberata da una serie di miti e pregiudizi. Alla fine di Porno Manifesto sentivo di essere cresciuta. Ripensando a quella sera dei miei 19 anni e a Ovidie, posso solo aggiungere che di certo, mentre la guardavo rapita, non avrei mai potuto anche solo lontanamente immaginare che, 15 anni dopo, le avrei stretto la mano e parlato mentre ci trovavamo nel lounge del cinema dove si svolgeva il Porn Film Festival Berlin, al quale entrambe partecipavamo come invitate. Ormai ero diventata Fluida Wolf, attivista postporno, transfemminista e drag-bitch.

Nota: In questo libro si è scelto di non utilizzare il maschile generalizzato previsto dalla norma grammaticale italiana in quanto espressione di un uso sessista della lingua. L’uso dell’asterisco al posto del suffisso finale di parola permette di superare la dicotomia di genere femminile/maschile e usare una forma neutra, in un’ottica di inclusività. In un caso si troverà anche l’uso del suffisso non binario “u”. 11

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Postporno. Corpi liberi di sperimentare per sovvertire gli immaginari sessuali  

La pornografia può avere un valore politico e sociale? Si può pensare una pornografia diversa da quella da uomini per uomini, basata su ruol...

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