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Rapsodie Salentine n. 13


Rapsodie Salentine Arte, Musica, Poesia, Cultura, Bellezza, Salento n. 13 - luglio 2008 Redazione: Emanuele Filograna A margine della 15° Vacanza Studio organizzata dai Volontari della Pro Civitate Christiana di Assisi 25 – 30 luglio 2008 Oasi Beati Martiri Idruntini Santa Cesarea Terme (LE)

In copertina: Ghirlandaio, Un vecchio e suo nipote (1490) Mantegna, L’incontro (1471 – 74) Piero della Francesca, L’incontro di Re Salomone e della Regina di Saba (1452; particolare) Giotto, L’incontro alla porta dorata (dalle scene della vita di S. Gioacchino) (1304 – 06)

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PREFAZIONE La vita, amico, è l’arte dell’incontro [Vinicius de Moraes

Si taglia il traguardo di tre lustri ! Le edizioni della Vacanza Studio della Pro Civitate Christiana nel Salento sono quindici, e non sembra quasi vero… Con questo numero di Rapsodie Salentine si ha la sensazione di avvicinarsi alla maggiore età, e chissà che prima o poi l’umile fascicoletto non si decida a… diventare grande, mettendo a punto un suo carattere, dopo essere passato attraverso l’essere carne e l’essere pesce o l’essere sia l’uno sia l’altro ! L’augurio per i lettori è quello consueto, e cioè riuscire a intercettare la salvifica, la magica, la spontanea e gioiosa meraviglia dell’incontro. Già, proprio l’incontro è il tema di quest’anno, che sarà percorso e illuminato con il solito tocco magistrale da Padre Giancarlo Bruni (dei Servi di Maria e fratello della Comunità di Bose, oggi all’Eremo delle Stinche che fu la casa di Giovanni Vannucci), incontrarsi con il quale è sempre un dono e una grazia. Ma non anticipiamo nulla, passiamo piuttosto al contenuto del fascicolo, anch’esso incentrato sull’archetipo dell’incontro, il quale ben si presta a fornire suggestioni per una rassegna rapsodica su vasta scala. L’idea è stata quella di espungere dalla storia della letteratura universale ed in particolare italiana, solo alcuni spunti per poter sottolineare l’importanza narratologica dell’incontro. Come proposto da un autorevole critico, si potrebbe dire: l’incontro e (è) la trama. Infatti, in un’opera narrativa, l’incontro non è solo un evento qualsiasi, un fatto che avviene nel tempo come tanti altri che si raccontano e si susseguono nello sviluppo cronologico del plot, della “storia”. Gli incontri non sono lo stesso di una catastrofe naturale, di un incidente, di una guerra, di un naufragio. Essi sono un più sottile artificio della trama. Nessun racconto può reggersi come concatenazione di eventi naturali, casuali, non umani: sono gli incontri che delineano la storia. L’incontro è, insomma, un modo e un nodo dell’intreccio narrativo attraverso cui un autore trasmette al lettore la storia, e nello stesso tempo comincia una visione del mondo, veicola il messaggio che è celato dietro quella storia. Ricordando le parti del discorso statuite da Quintiliano nella sua Institutio Oratoria, l’incontro ha a che fare con l’inventio, ma anche con la dispositio. Nel poema epico e in quello religioso, nel romanzo e nel novel, nella favola allegorica come nella novella moderna, l’incontro è insieme un tema (come potrebbero esserlo l’amore, la morte, il viaggio, ecc.), ma anche una modalità dell’intreccio. Insomma: l’incontro è contemporaneamente contenuto e forma del contenuto ! Attraverso le modalità con cui gli incontri che accadono sul palco scenico della storia narrata, l’autore comunica non semplicemente le attitudini, i caratteri o i profili psicologici dei personaggi, ma anche una intera concezione del mondo e della vita. L’incontro può essere il centro dell’universo, l’esito più o meno escatologico, quello sbocco finale verso cui tutto il racconto tende come nel collo di un imbuto. Oppure la deflagrazione iniziale dalla quale tutto si allontana, come un big-bang narrativo. Oppure ancora può essere una zattera da una sponda ad un’altra di una conversione di vita. Gli incontri possono essere singolari, unici, irripetibili, originali, oppure seriali, reiterati: un tango eccentrico o una quadriglia nella quale si passa di mano in mano mischiandosi a tutti gli altri. Proprio come nella vita reale, nella letteratura l’incontro batte il ritmo della vita, anzi: gli incontri intenzionalmente e sapientemente messi in scena dal narratore costituiscono il romanzo, così come gli incontri che facciamo o che ci capitano costituiscono la trama della nostra vita. Partendo perciò da molto lontano, l’Odissea costituisce un paradigma per tutta la storia dell’uomo europeo perché è modello di ricerca del senso attraverso il gusto della sfida e dell’avventura. Nel gioco delle diverse volontà degli dei, ora favorevoli, ora sfavorevoli, l’eroe mantiene, infatti, una propria autonomia, una capacità di iniziativa. Nel faccia a faccia fra Ulisse e Nausica si verifica un reale interscambio comunicativo, in cui i due personaggi mettono in gioco aspetti individuali e pubblici della loro vita e determina una svolta nella vicenda. L’itacese, infatti, sarà aiutato dai Feaci in maniera determinate per potere alfine tornare alla sua isola petrosa. Questa è la caratteristica saliente: che nessun incontro avviene per caso. E’ l’intervento degli dei (di Pallade in questo caso, che appare in sogno a Nausica spingendola ad andare al fiume) a favorirlo. 3


Ma non sarà sempre così perché la successiva tradizione greca farà declinare il momento epico, e con esso entrerà in campo la Tyche, la fortuna e dunque il tasso di imprevedibilità degli incontri aumenterà. Come nell’Odissea, così nella Bibbia, l’altro testo fondamentale della civiltà occidentale, l’incontro ha un ruolo fondamentale (è ciò di cui discuteremo ampiamente). Il libro iniziale, la Genesi, dopo altri significativi incontri (di Eva con il Serpente, per es.), presenta un incontro assai interessante dal punto di vista narrativo. Abramo vuole trovare una sposa per il figlio Isacco e manda un servo a cercare la fanciulla adatta. Sarà un segno del Signore a rivelare quale sia la ragazza giusta. Quando il servo si imbatterà in una giovane che offrirà acqua da bere non solo a lui, ma ai cammelli che egli conduce con sé, quella sarà la prescelta. E così avviene. Riconosciuto il segnale del Signore, il servo conduce con sé la fanciulla che ha nome Rebecca. La carovana intraprende il viaggio di ritorno e incontra Isacco uscito per caso a svagarsi per la campagna. Allora la donna si lascia scivolare giù dal cammello e si copre col velo. Isacco la fa entrare nella tenda che era stata di sua madre Sara , la prende in mogli e… “l’amò” (Gen., 24). Anche in questo caso il doppio incontro (dapprima fra il servo e Rebecca, poi fra Isacco e la fanciulla) dipende dalla volontà di Dio. L’intero Antico Testamento appare segnato da un interscambio fra mondo terreno e sfera divina, mediante il quale Dio manifesta agli eletti le proprie leggi, i propri divieti, i propri desideri, e in tal modo il significato della loro esistenza. Insomma, si può addirittura azzardare che il disegno divino si rivela agli uomini attraverso la procedura dell’incontro. Così come il racconto di come il disegno divino si manifesta avviene per mezzo del racconto di incontri. L’incontro è contemporaneamente forma dell’avvenire delle cose, e forma della comunicazione di quegli avvenimenti. Questa modalità giunge sino alla Divina Commedia, dove gli incontri si susseguono addirittura con carattere di necessità: essi sono ancora una volta ed ancora di più il contenuto e la forma della ‘storia’ del viaggio compiuto per la “selva oscura”. E ogni volta ridefiniscono il senso di quel viaggio. Non per niente, anche quando si cita la Commedia si indicano “l’incontro con Virgilio”, “l’incontro con Beatrice”, “l’incontro con Paolo e Francesca”, “l’incontro con Farinata”, “l’incontro con Ulisse”, ecc. C’era insomma solo l’imbarazzo della scelta, e perciò abbiamo scelto l’incontro di Dante con Beatrice alle soglie del passaggio dal Purgatorio al Paradiso. Goustave Courbet, La rencontre (1854)

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Ma così è anche qualche secolo dopo per Don Chisciotte: anche della storia dell’Idalgo romantico e pazzo e del suo scudiero ingenuo ma più saggio del suo padrone, si ricordano l’incontro con Lazarillo de Tormes o con Aldonza del Lorenzo (alias: Dulcinea del Toboso), o addirittura l’incontro con i Mulini a vento/Giganti ! Qui l’incontro si espande e si trascende: è un incontro alla seconda potenza. Infatti, l’eroe che viaggia costantemente in una trance fantasiosa e allucinata, non dubita minimamente del proprio valore e vorrebbe assoggettargli il caso che gli prospetta incontri molteplici. Poiché esiste una distanza incolmabile ed una barriera infrangibile fra le dimensioni del suo sogno e le squallide cose della realtà vera, egli trova la propria strategia per imporre al cosmo la sua griglia semantica. Don Chisciotte incontra così osti, contadini e contadine, preti, frati in cui fortunosamente si imbatte. Ma trasforma questi incontri un po’ scialbi e per niente epici o cavallereschi in altrettanti memorabili incontri con nobili, maghi, incantatori, rapitori di donzelle ecc., sempre secondo una logica e una intenzione coerenti, perseguiti sino alle estreme conseguenze. Ogni incontro ne contiene due, secondo che sia guardato dalla macchina da presa che si trova nella mente di Don Chisciotte o in quella più oggettiva e reale che opera nella testa di Sancho Panza. Così ogni cosa viene ricondotta a un progetto complessivo, e il fortuito viene fatto rientrare a forza in una superiore necessità o nel coerente svolgimento di una vita cavalleresca inesistente. Il romanzo moderno, che inizia non a caso proprio con il Quijote, nasce proprio da un tentativo di attribuire significato che si rivela in tutta la sua vanità (e anche in questo, si può dire che il barocco anticipa la modernità). Se allora si può riassumere dicendo che sino alle soglie del moderno il destino dell’uomo, espresso dagli incontri che egli fa nel cammino della sua vita, sta ancora nell’opposizione fra virtù e caso, fra valore del singolo e resistenza del mondo al suo desiderio di autonomia e dominio, non si può non giungere ai Promessi Sposi, nel quale l’incontro nuziale è osteggiato non (solo) dal caso, ma dalla malignità delle persone, e solo occasionalmente (peste, ecc.) da eventi esterni, mentre proprio ascendendo i pioli di tutta una scala di incontri, quasi stazioni di una via crucis, i promessi riescono a compiere il disegno unitario della Provvidenza. Dal punto di vista narrativo, il ricorso al narratore onnisciente e l’inserimento dei dettagli in ordine universale, sembrano ancora conferire alla voce narrante un piglio quasi divino di superiorità e di controllo (come il Dio della Bibbia, come gli Dei greci). IL percorso della storia sembra un grave che rotoli verso la conclusione, imbattendosi in incontri monumentali e memorabili (l’innominato con Lucia, ancora Lucia e la Monaca di Monza, Fra Cristoforo e il Cardinale Borromeo, ma anche Renzo con l’avvocato Azzeccagarbugli, ecc.). Ed è come se ogni incontro cambi la traiettoria di quel percorso, come fa una sponda o un’altra palla con la palla da biliardo che il narratore ha sapientemente indirizzato. E così l’incontro di Don Abbondio con i bravi, una delle supreme pagine della nostra letteratura, ha il carattere di ciò che è necessario, ma si vorrebbe evitare: un convito dal quale si vorrebbe partire il più presto possibile, un randezvous che addirittura si vorrebbe dimenticare. Si giunge alle soglie del contemporaneo, con l’incontro fra Mastro don Gesualdo e Diodata, nel capitolo IV della prima parte del romanzo. Mastro don Gesulado, trascorre una sua giornata-tipo badando ai suoi molteplici interessi di costruttore edile, commerciante, appaltatore di strade, proprietario terriero, muovendosi faticosamente a dorso di mula per tutto il territorio di Vizzini, in una affannosa corsa contro il tempo. Il viaggio finisce a notte inoltrata con l’arrivo alla Canziria e l’incontro con Diodata. Il colloquio inizia con toni di idillio rusticano e termina invece in modo drammatico. Ad essere messo in scena è il contrasto fra coscienza e modernità. L’autentico si è ritirato dai rapporti sociali e si è ridotto al foro interno e privato del protagonista che, peraltro, stenta a riconoscerlo e accettarlo. Gli impulsi naturali all’egoismo e la dinamica della modernità non possono che portare alla sconfitta chi vi si conforma nel proprio comportamento e vi sacrifica il proprio animo. §§ §§ §§ Speriamo non sia inutile propiziare un incontro (o piuttosto un nuovo incontro) con questi rapsodici momenti della letteratura, in modo da tenere un ulteriore filo che accompagni la riflessine sul tema dell’incontro nelle scritture… sacre. Insieme all’augurio di buona lettura, anche il sincero augurio di un tempo sereno e intenso, ricco di incontri stimolanti. D’altra parte, il Salento è terra di incontro non solo perché da secoli vi si incontrano e mescolano diverse genti e diverse fedi, ma soprattutto per una irrefutabile evidenza geografica: è la terra dove si incontrano due mari ! [E.F.]

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Rapsodie Salentine 2008 (estratto)