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Wine Passion L’inserto speciale di

& Co. International

Il Carapace, la cantina opera d’arte realizzata da Arnaldo Pomodoro per la Tenuta Castelbuono della famiglia Lunelli

Pantelleria, l’isola incantata del nettare degli dei - Lo Zibibbo di Pantelleria candidato all’UNESCO - Novità a casa Lunelli - Friuli, la terra dei “vini intelligenti”- Eventi e news dal mondo liquido


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PANTEllERIA,

l’ISolA INCANTATA DEl NETTARE DEglI DEI

Un fazzoletto di terra ricamato di miti e di storia: è qui, in un inebriante tuffo nel blu tra la Sicilia e l’Africa, che nasce lo Zibibbo, un’alchimia di colori, profumi e sapori scolpita nella memoria millenaria dei sensi di Giancarlo Roversi

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olete degli spunti per la sceneggiatura di un film ammaliante ? E’ presto detto. Immaginate un sole impetuoso e un cielo carezzevole, di un colore che vira dal turchino all’azzurro tenero. Poi pensate a fantastiche coste rocciose, che degradano verso il mare con acque limpidissime dalle trasparenze sgargianti e con sfumature cromatiche che virano dal verde smeraldo, al turchese fino al lapislazzulo e al cobalto. Ravvivate l’insieme con il fascino dell’ambiente e con il sapore avvincente della storia, senza dimenticare di inserire gli umori popolari più autentici e la suggestione delle testimonianze di pietra lasciate dalla presenza dell’uomo.

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E per finire prendete un bicchiere e versatevi un vino unico al mondo, lo Zibibbo, il nettare degli Dei, che sa donare a chi l’assapora la gioia di vivere. La sceneggiatura è pronta. Il titolo del film ? Pantelleria: l’isola incantata del nettare degli dei ! Per goderla dal vivo basta fare un tuffo nel Mediterraneo tra la Sicilia e la Tunisia. Ad inebriarsi di questo fazzoletto di terra che affiora in mezzo al mare e del suo vino prezioso furono anche gli antichi numi della mitologia greca per accrescere il loro potere seduttivo. Narra la leggenda che, su consiglio di Venere, la dea Tanit, invaghita di Apollo, salì nell’Olimpo e lo allettò con il vino dell’isola, lo Zibibbo, più soave della mitica ambrosia e in

più capace di destare gli impeti amorosi. Del resto Venere conosceva bene Pantelleria perché ne aveva fatto la sua alcova per trescare con Bacco che qui era di casa, proprio grazie all’esclusività del suo nettare. Prima di ogni incontro la dea usava come specchio della sua avvenenza l’incantevole laghetto nel cuore dell’isola che porta ancora il suo nome. Questo è quanto tramanda la mitologia, vediamo cosa dice la storia. Neolitici, fenici, Cartaginesi, Romani e Arabi I primi abitanti di Pantelleria, giunti dall’Africa 5.000 anni fa in età neolitica, si dedicavano all’agricoltura, all’allevamento e alla lavorazione dell’ossidiana. Hanno


lasciato tracce importanti a Mursia, dove si trova una cinquantina di “Sesi”, tumuli funerari a cupola in pietra a secco, simili ai nuraghi sardi (il più famoso è il “Sese gigante o del Re”). Verso il IX a.C. l’isola fu colonizzata dai Fenici che la chiamarono Cossyra, garantendole, grazie ai floridi commerci lungo le rotte del Mediterraneo, un periodo di grande prosperità, proseguito anche durante la permanenza, prima, dei cartaginesi e, poi, dei romani. Agli arabi, che la conquistarono attorno all’VIII secolo d.C, sterminando gli antichi abitanti, si deve il nome attuale dell’isola, “Bent el Rhia”, la figlia del vento. A trapiantare i primi vigneti di Moscato di Alessandria furono proprio i nuovi dominatori in un tempo in cui la norma del Corano rispetto al vino veniva interpretata secondo il saggio pensiero di Maometto che non lo vietava drasticamente ma ne raccomandava un uso moderato. A tale riguardo non mancano poeti arabo-siculi che ne tessono apertamente le lodi. C’è però chi ricollega la presenza della vite non all’arrivo degli arabi bensì ai Fenici. E c’è chi pensa che l’uva in origine non fosse impiegata nella vinificazione, ma riservata alla produzione dello zabib, ossia della frutta secca, destinata a essere smerciata lungo le coste del Mediterraneo.

liane e certamente una delle più struggenti. Il paesaggio è dominato dal cratere in sonno della Montagna Grande (m. 836), la massima vetta dell’isola, circondata da 24 “cuddie” o coni vulcanici. Antiche sorgenti termali, le “caldarelle”, grotte naturali con emanazione di vapore (“stufe”), esalazione di gas bollenti dai crepacci (“favare”), e di anidride carbonica (“mofette”), testimoniano ancora la natura vulcanica dell’isola e ne accrescono il fascino. L’azione trasformatrice dell’uomo ha fortemente inciso sull’ambiente, asservito, dove non risultava troppo impraticabile, alle esigenze dell’agricoltura, sacrificando boschi mediterranei di remota origine. A conferire un aspetto senza uguali a tutta la campagna sono i pittoreschi “dammusi”, singolari costruzioni cubiche in pietra di origine araba, oggi ricercate case di villeggiatura. Accanto ai “dammusi” più grandi, un alto muretto a secco circolare protegge dal vento il giardino, la cosiddetta “casa dell’albero”, destinato ad ospitare soprattutto le piante di agrumi: in genere un limone, ma anche un arancio oppure un cedro. Un altro muretto a secco, più basso, forma invece la base del piano inclinato, rivolto a sud, occupato dallo “stenditoio”, utilizzato per l’essicazione dell’uva, ma anche dei fichi e dei pomodori.

Il paesaggio Situata a sole 60 miglia marine da Mazara del Vallo, Pantelleria con i suoi 83 kmq che si estendono su 14 km di lunghezza e 8 di larghezza, è la più grande delle isole sici-

Il moscato di Alessandria, signore dell’isola Nella Piana della Ghirlanda, una pianura fertilissima riparata dal forte vento da una corona di alture di origine vulcanica scan-

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dite da terrazzamenti a gradoni, delimitati da muretti a secco, vengono coltivate, seguendo il millenario sistema dell’alberello, le viti del Moscato di Alessandria o Zibibbo, un vitigno originario dell’Egitto e caratterizzato da acini grossi con buccia spessa, consistente di colore verde-giallastro. Solo i grappoli più sani sono destinati all’appassimento. Scartati gli acini difettosi, i grappoli vengono adagiati al sole per circa trenta giorni negli stenditoi, facendo attenzione a non lasciarli disidratare completamente. Oggi a dedicarsi alla vitivinicoltura resta una quarantina di intrepidi produttori fortemente motivati nonostante gli innumerevoli disagi che la loro attività comporta. Passitaly : lo Zibibbo di Pantelleria e i vini dolci del Mediterraneo in passerella Proprio per la valorizzazione di questo impareggiabile oro liquido e delle attrattive ambientali, culturali e gastronomiche dell’isola, si è tenuta a Pantelleria la prima edizione di Passitaly, che ha visto lo Zibibbo fare gli onori di casa ai vini naturali dolci del Mediterraneo. Giornalisti provenienti da più di venti nazioni hanno potuto cogliere alcuni degli aspetti più affascinanti dell’isola, da quel-

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li più conosciuti, come le produzioni di vini passiti naturali e dei capperi, a quelli meno noti, come i siti archeologici di epoca fenicia e romana. La manifestazione si è aperta col saluto di Maurizio Martina, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, cui sono seguiti gli interventi di Luca Bianchi, Capo Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, ippiche e della pesca e di Pier Luigi Petrillo, docente di Diritto comparato all’Università Unitelma Sapienza di Roma nonché consigliere giuridico dei Ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente, cui si deve la stesura del dossier per inserire la pratica agronomica dello Zibibbo di Pantelleria nelle liste UNESCO tra i beni immateriali dell’Umanità. Un riconoscimento, questo, che darebbe finalmente il giusto valore a una delle espressioni più antiche dell’agricoltura mediterranea e nuova linfa al faticoso lavoro dei produttori isolani (per i dettagli si rimanda all’articolo nelle pagine seguenti della rivista). A dare il benvenuto agli ospiti, il Sindaco di Pantelleria Salvatore Gino Gabriele, che ha ricordato lo stile di vita e le potenzialità turistiche dell’isola, ancora in parte da scoprire, e in particolare il suo patrimonio storico e culturale e

le molteplici produzioni agroalimentari. Gli ha fatto eco Ezechia Paolo Reale, Assessore Regionale all’Agricoltura, sottolineando la perfetta simbiosi tra viticoltura e paesaggio e annunciando che questo irripetibile contesto produttivo, simbolo della civiltà della vite in tutta l’area del Mediterraneo, sarà uno degli elementi fondanti della Sicilia a Milano Expo 2015. Antonino Di Giacomo, Commissario straordinario dell’Istituto regionale del vino e dell’olio, ha richiamato l’attenzione sulla peculiarità della viticultura eroica praticata sull’isola, un modello integrato che coinvolge tutte le altre attività economiche di Pantelleria, e ha invitato tutti gli addetti ai lavori, dal piccolo contadino al grande marchio, a una più intensa collaborazione e unità di obbiettivi in vista di una nuova più feconda stagione di sviluppo sostenibile. Nel suo intervento il direttore dell’IRVO Lucio Monte ha stimolato i vitivinicoltori a puntare sull’eccellenza della produzione in modo da migliorare la remunerazione del lavoro del contadino e inculcare nei giovani l’orgoglio di una tradizione secolare, offrendo nuovi incentivi di natura economica oltre che identitaria. Esortazioni a salvaguardare le coltivazioni e a mantenere alta la qualità dei


ANDAR PER CANTINE Cantina di Donnafugata Donnafugata coltiva sull’isola di Pantelleria vigneti in 11 diverse contrade. Il vento e l’esposizione causano le più grandi differenze, sia in termini qualitativi che quantitativi del prodotto, tra una microzona e l’altra. Nella cantina di Khamma vengono vinificate le uve Zibibbo da cui si ricavano autentici capolavori quali il pluripremiato Ben Rye di forte personalità e il suadente e aromatico Kabir con sentori di melone, scorza d’arancio, rosa e miele. www.donnafugata.it

prodotti, sono state espresse anche da Antonio Parrinello, Capo di Gabinetto dell’ Assessorato alle Politiche Agricole della Sicilia, in modo da incrementare i flussi turistici ecosostenibili. Un aspetto questo su cui si è soffermato con lucide riflessioni Ermanno Paladino, presidente del Consorzio Pantelleria Island. Degustazioni tecniche, riservate alla stampa specializzata, rigorosamente moderate dall’eno-giornalista Andrea Gabbrielli hanno consentito un confronto diretto fra tutti i migliori vini naturali dolci dell’aerea mediterranea. Un ricco programma di laboratori, degustazioni e show cooking ha portato in scena le più tipiche specialità pantesche grazie al coinvolgimento di ristoranti, botteghe di gourmandise e produttori di nicchia, tra cui anche molti giovani, a testimonianza del forte richiamo che Pantelleria esercita sulle nuove generazioni. Particolarmente stimolante il Cookingshow dedicato alla cucina pantesca che ha avuto come splendido teatro la Tenuta Sancinelli a Kaddiuggia. Impeccabile regista dell’evento Manila Foresti Sancinelli, presidente dell’Associazione Insegnanti di Cucina Italiana, artefice di una brillante lezione estemporanea di cou-

scous. A coadiuvarla Maritella Barracco, che ha illustrato il cammino complesso della preparazione del piatto attraverso le materie prime, la tradizione e l’innovazione, offrendo una carrellata di differenti versioni di una squisitezza rara a trovarsi, esaltata dai vini delle Cantine Rallo. Cappero di Pantelleria I.G.P. I capperi di Pantelleria, ricordati già nell’antichità da Dioscoride e Plinio, sono considerati tra i migliori al mondo, anche grazie alle peculiari caratteristiche del terreno vulcanico ricco di minerali. I capperi ricevono le stesse cure riservate alla vite. La fioritura avviene tra la fine di maggio e i primi di settembre. A più riprese si raccolgono boccioli che vengono poi ricoperti di sale marino e più volte rimestati, favorendo la formazione di una salamoia che provoca la fermentazione dei bottoni floreali e conferisce al prodotto un’inconfondibile fragranza. I capperi di Pantelleria sono protetti con il marchio Igp (indicazione Geografica Protetta) dal 1993. Uno dei cappereti più significativi che si possono visitare è quello di Bonomo abbarbicato sulle pendici di una montagna in uno splendido scenario ambientale.

le buone soste

Coste Ghirlanda. Affogata in un ambiente naturale incontaminato, Coste Ghirlanda è una realtà da non perdere per chi visita Pantelleria. Suddivisa in tre distinte tenute, per un totale di 30 ettari di 11 vitati, è caratterizzata da terroir molto diversi, che contribuiscono a donare ai vini, all’olio, ai capperi e alla frutta sapori suadenti e inimitabili. A darle un’anima ricca di vibrazioni è stata Giulia Pazienza spinta dal desiderio di creare un prodotto di eccellenza nel rispetto del paesaggio originario e grazie ai sistemi di coltivazione tradizionali praticati dai contadini con forte passione. Coste Ghirlanda attualmente produce dalle viti di Zibibbo, Jardinu e Silenzio, due vini bianchi dagli aromi intensi ed un Passito di Pantelleria Doc Alcova. Con le vinacce della propria produzione ottiene una Grappa di Passito, distillato dal gusto morbido e aromatico. Gli ospiti sono accolti tra i vigneti negli antichi dammusi e possono gustare nell’Officina, il laboratorio dei sensi, i sapori autentici di una volta rivisitati con grande raffinatezza. www.costeghirlanda.it L’Hotel Village Suvaki. Recentemente rinnovato, è situato in posizione dominante sul promontorio di Punta Fram, offrendo un magnifico panorama e suggestivi tramonti sul mare. Dotato di una magnifica piscina con bar e attività di animazione, possiede una piattaforma solarium attrezzata sulla scogliera. www.hotelsuvaki.it

Cantina Salvatore Murana Uomo sincero e intraprendente, Salvatore Murana ha fondato “l’Isola nell’Isola”, a Mueggen, un luogo incantevole immerso nel suggestivo paesaggio delle terrazze con i muretti in pietra lavica. Un ambiente incorrotto che fa da straordinaria cornice alla passione con cui Salvatore si dedica alla produzione dei suoi grandi vini, ricavati dalle uve coltivate sui terreni vulcanici neri e fertili lungo i pendii che si affacciano sul mare. Primo fra tutti il Martingana, il passito che ha mietuto riconoscimenti a livello internazionale per la sua ricca gamma aromatica. www.salvatoremurana.com Cantina Bukkuram A Bukkuram, dall’arabo “padre della vigna”, sull’unico altipiano con esposizione sud-ovest dell’isola, sorge il vigneto dell’azienda creata nel 1984, dal genius loci Marco De Bartoli per creare il suo inestimabile moscato passito, il Bukkuram, risvegliando da un lungo letargo l’interesse per questo mitico vino. A lui si deve anche la creazione di un altro gioiello, il Pietranera, un vino bianco secco dall’intensa complessità aromatica, unico nel suo genere, ricavato da uve Zibibbo nei terreni in contrada Cufurà. www.marcodebartoli.com Cantina Basile Una giovane azienda vitivinicola, a conduzione familiare, il cui prestigio viene creato puntando sulla qualità di prodotti di nicchia, che nascono attraverso un profondo legame con la tradizione secolare della lavorazione dei vigneti, coniugata con la passione per il proprio lavoro e l’amore per la propria terra. Nei locali dell’ antica falegnameria spagnola, sapientemente ristrutturata, Fabrizio e Simona, offrono un’accoglienza familiare e raffinata per degustare vini di carattere, dalle note aromatiche particolari. www.cantinabasile.com Cantina Abraxas L’azienda Abraxas nasce dalla passione per la vigna e per il vino dei suoi fondatori Calogero Mannino ed Attilio Tripodi che hanno recuperato vigne abbandonate rimettendole in coltura per ricavarne vini haute de gamme. Soprattutto dall’uva regina di Pantelleria, lo Zibibbo, e poi anche da altre uve, anche a bacca rossa. Il Passito naturale è ottenuto senza artificio nel rispetto assoluto della tradizione e della storia di Pantelleria. Dagli USA al Giappone alla Germania, Abraxas è ormai un brend che ha mietuto i più prestigiosi allori a livello internazionale, permettendo all’Azienda di essere uno dei gioielli di Pantelleria una grande cantina con grandi vini e grandi passiti. www.winesabraxasa.com Azienda agricola D’Ancona La più antica presente nell’isola di Pantelleria, è una piccola azienda a carattere familiare, giunta ormai quasi alla quarta generazione guidata oggi con passione da Caterina e Sara. Un’azienda “in rosa” che mantiene una produzione limitata per un’alta qualità dei prodotti: vini Passito, Zibibbo secco e un rarissimo Rosso, ottenuti con tutti i crismi della cultura e della cultura enologica pantesca. Degustazioni abbinate ai prodotti tipici del territorio e serate particolari fra alberi di arancio e profumo di gelsomino nel suggestivo “Giardino del Porton Blu” di origine araba. www.danconavini.it Azienda agricola I Praie Situata a sud del lago, dal latino Plagia, si estende su un pendio da cui si domina un magnifico colpo d’occhio. Si distingue nella produzione di vini di qualità effettuata con la più scrupolosa attenzione ai metodi della più pura tradizione enologica pantesca. Particolarmente apprezzato il passito I Praie per le sue calde tonalità fruttate. www.donnafugata.it

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di Pier Luigi Petrillo (*)

LO ZIBIBBO DI PANTELLERIA CANDIDATO ALL’UNESCO

(*) Intervento presentato a Passitaly 2014 svoltosi sull’isola di Pantelle-

ria dal 31 agosto al 4 settembe da Pier Luigi Petrillo, professore di Diritto comparato all’Università Unitelma Sapienza di Roma. Consigliere giuridico dei Ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente. L’autore ha coordinato anche le candidature nelle liste dell’UNESCO delle Dolomiti, per la Dieta Mediterranea e delle Langhe-Roero e Monferrato. A lui si deve pure il dossier di candidatura della pratica agricola dello Zibibbo di Pantelleria.

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a pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria rappresenta la cultura e l’identità di una comunità straordinaria, quella pantesca, e deve essere preservata e valorizzata. Com’è nata la candidatura Unesco Con questo spirito, nel maggio 2010 ho promosso la candidatura di questa tradizionale tecnica di coltivazione dello Zibibbo nella Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Si tratta di una Lista Per la prima volta nella che riunisce le tradizioni, le pratiche, le conoscenze, gli stili di vita considerati rapstoria, una pratica agripresentanti di eccellenze, massima esprescola punta a diventare sione della cultura di un popolo. A luglio parte della nicchia cul2010 venni a Pantelleria per incontrarmi con le Autorità locali, gli agricoltori, i vititurale internazionale: coltori e le associazioni culturali dell’isola. solo così l’identità panTrovai in loro un sostegno immediato ed tesca sarà tutelata, preiniziammo così a redigere il dossier di candidatura in inglese e francese, secondo le servata e valorizzata, a indicazioni dell’UNESCO. Fin da subito il beneficio di un territoMinistero delle Politiche Agricole Alimenrio generoso e di un potari e Forestali sostenne questa idea, istituendo una specifica task force di esperti, polo fiero delle sue trada me coordinati, selezionati dal CUEIM, dizioni uniche al mondo un consorzio universitario con sede presso l’Università Sapienza di Roma. A marzo 2011 il Ministero dell’Agricoltura presentò ufficialmente all’UNESCO la candidatura di Pantelleria. A molti sembrò scelta azzardata; ad altri perfino assurda: cosa c’entra, dissero, l’agricoltura con la cultura? cosa c’entra una tecnica di coltivazione con l’identità culturale di un popolo? Era difficile, per molti, accettare la connessione tra agricoltura e cultura. Rispondemmo che senza quella pratica agricola, il paesaggio di Pantelleria così come la storia e la vita del popolo pantesco sarebbe stato completamente diverso. Nonostante le detrazioni, sempre con il supporto

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del Ministero dell’Agricoltura, avviamo un complesso negoziato internazionale, cercando di spiegare ai rappresentanti di 161 Stati (il numero degli Stati parte della Convenzione UNESCO) il significato di questa pratica tradizionale. Due anni dopo, a marzo 2013, la Commissione Nazionale per l’UNESCO, grazie anche al convinto sostegno del suo presidente, il professor Gianni Puglisi, deliberò di presentare all’UNESCO quale unica candidatura italiana per il ciclo 2013-2014 la pratica della coltivazione dello Zibibbo di Pantelleria. In questi anni il lavoro di redazione del dossier di candidatura è stato svolto quasi in solitaria dagli esperti del Ministero dell’Agricoltura, aiutati, fortunatamente, da alcuni agricoltori panteschi come Graziella Pavia e Salvatore Murana, che qui voglio pubblicamente ringraziare. Con il cambio dell’amministrazione regionale nell’ottobre 2012 e di quella comunale, il Ministero ha finalmente trovato interlocutori sensibili e attenti. Preziosa, al riguardo, sia la collaborazione dell’Istituto regionale della vite e dell’olio, iniziata solo alla fine del 2013 con la realizzazione di un video esplicativo della pratica agricola, sia questa iniziativa, PassItaly, che evidenzia l’unicità dello Zibibbo di Pantelleria, così fortemente voluta dal Sindaco Gabriele, la cui attenzione a questo percorso di candidatura è decisamente unica. A che punto del camino siamo Dopo 4 anni siamo ora alla fase finale del percorso di candidatura. In questi giorni si riunirà a Parigi l’organo ristretto di valutazione, composto dai rappresentanti di 5 Stati: Perù, Kirghizistan, Grecia, Tunisia, Lettonia e Nigeria. Quest’organo dovrà proporre al Comitato intergovernativo della Convenzione UNESCO l’iscrizione o meno della pratica di Pantelleria nella prestigiosa Lista dei Patrimoni Culturali dell’Umanità. La decisione finale sarà assunta a Parigi, nel quartiere generale dell’UNESCO, nei giorni dal 24 al 28 novembre prossimi da parte dei 161 Stati parte della Convenzione. Nei giorni scorsi il Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha annunciato che sarà presente agli ultimi giorni di negoziato, proprio per sot-

tolineare l’importanza di questa storica candidatura. Quali gli effetti dell’iscrizione dello Zibibbo nella Lista dell’UNESCO? Qualora l’UNESCO dovesse iscrivere tale elemento, la pratica dello Zibibbo di Pantelleria sarebbe la prima pratica agricola al mondo ad ottenere il prestigioso riconoscimento. Fino ad ora, infatti, nessun Paese è mai riuscito ad iscrivere nella Lista una pratica agricola. Essa diventerebbe un attrattore culturale e turistico: secondo una ricerca condotta dall’Università IULM di Milano e uno studio successivo realizzato dall’Università Unitelma Sapienza di Roma, su un campione rappresentativo di cittadini europei, il 98 per cento degli intervistati conosce cosa è e cosa fa l’UNESCO e l’85 per cento attribuisce al “marchio” dell’UNESCO un valore aggiunto. In altri termini, vi è una netta maggioranza di persone che ritiene che un sito o una pratica iscritti nelle Liste dell’UNESCO rappresentino un’eccellenza che vale la pena conoscere e visitare. Di più: 2 persone su 3 scelgono un luogo di vacanza sulla base del marchio dell’UNESCO. Non a caso tutte le guide internazionali, dalla Lonely Planet alla Routard, passando per diversi siti internet dedicati al turismo, come anche TripAdvisor, segnalano sempre, a caratteri cubitali, se un luogo o una certa pratica hanno ottenuto questo prestigioso riconoscimento. L’iscrizione nella Lista dell’UNESCO della pratica agricola della coltivazione dello Zibibbo di Pantelleria trasformerebbe, di conseguenza, questa pratica e tutto ciò che vi è collegato (l’isola, il vino, il territorio) in un’eccellenza internazionale. Un’eccellenza, peraltro, unica nel suo genere visto che sarebbe la prima pratica agricola al mondo ad ottenere questo riconoscimento. L’impegno delle istituzioni per salvaguardare e promuovere Pantelleria e lo Zibibbo. Ma l’UNESCO, a differenza di ciò che si crede, non protegge di per sé un bene o un elemento iscritto nelle sue prestigiose Liste. L’UNESCO non assicura una forma di protezione diretta del bene; non

ha “caschi blu” da inviare nel caso in cui questo bene sia mal gestito o in pericolo. L’unica cosa che l’UNESCO può fare, in certi casi, è cancellare il bene o l’elemento dalla Lista, ma non può intervenire direttamente. E nonostante ciò, l’iscrizione di una pratica come quella di Pantelleria nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO rappresenterebbe, di per sé, una importante misura di salvaguardia oltre che di valorizzazione e questo perché tale iscrizione accende un riflettore mondiale su Pantelleria. Come dire: dal momento in cui l’elemento sarà iscritto nella Lista, tutto ciò che riguarderà tale elemento sarà discusso non solo dalla comunità pantesca o siciliana ma dalla comunità mondiale. Dire, infatti, che un bene o un elemento è patrimonio dell’umanità, significa accettare il fatto che chiunque, a prescindere dalla sua cittadinanza, ha il diritto a vivere quel patrimonio, a esserne parte, e il dovere di rispettarlo, tutelarlo, valorizzarlo. Stando così le cose, il Comune di Pantelleria, la Regione Sicilia e il Ministero dell’Agricoltura dovranno svolgere un ruolo cruciale per sostenere lo Zibibbo di Pantelleria e la sua tradizione. In particolare, in caso di iscrizione nella Lista dell’UNESCO, sarà fondamentale che queste istituzioni - e in primo luogo la Regione Sicilia, data anche l’autonomia regionale in questi temi - definiscano un piano di salvaguardia e di promozione dedicato a Pantelleria e alla coltivazione dello Zibibbo, affinché tale elemento sia valorizzato puntando, da un lato, sui giovani (così da ridurre l’abbandono dei terreni) e, dall’altro, sui 161 Stati che aderiscono alla Convenzione UNESCO e che devono poter conoscere il paesaggio, i prodotti, i vini e le coltivazioni di Pantelleria. Bisogna evitare ciò che è successo con la pizza, col gelato, col caffé: l’Italia è famosa nel mondo per questi prodotti, e tuttavia la pizza più famosa nel mondo si chiama Pizza Hut, il gelato più famoso nel mondo si chiama Haagen Dazs, la caffetteria più famosa nel mondo si chiama Starbucks. Prima che qualcuno s’inventi una “Pantelleria’s” in Cina o in America, è importante intervenire. Da questo punto di vista il riconoscimento dell’UNESCO, se ci sarà, sarà fondamentale.

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di Francesca Maisano

novità a casa lunelli

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In foto i vigneti trentini di Tenuta Margon. La villa cinquecentesca della Tenuta è stata riportata all’originale splendore dai Lunelli ed è oggi sede di rappresentanza della famiglia. Completamente affrescata all’interno e all’esterno, è stata definita la più bella residenza extramoenia dell’intero arco alpino

ra il momento di ‘metterci la faccia’ e quindi abbiamo deciso di varare un marchio con il nome della nostra famiglia”. Così Matteo Lunelli – amministratore delegato del Gruppo leader della bollicine metodo classico trentine – presenta il debutto ufficiale del brand unico per i vini fermi delle tre aziende di proprietà in Trentino, ToscaDebutta ufficialmenna e Umbria. Le fasi lunari dorate ora vestiranno le te il brand unico per etichette delle Tenute Lunelli Margon, i vini fermi delle tePodernovo e Castelbuono. Una decisionute di famiglia in ne che arriva dopo un lungo percorso nato con l’acquisizione, negli anni ’80, Trentino, Toscana di Villa Margon: un gioiello cinquecene Umbria. Prossimo tesco oggi aperto al pubblico, collegato obiettivo: costituire all’omonimo ristorante stellato. Non poteva mancare la Toscana, con Tenuta un Gruppo dell’ecPodernovo immersa nelle colline pisane cellenza del bere ita– dove poter vivere una vacanza di charliano me – e infine l’Umbria, l’unica regione italiana tra le 10 Best Wine Travel Destinations 2014 del popolare magazine Usa Wine Enthusiast. Da visitare anche solo per ammirare la cantina di Tenuta Castelbuono, disegnata da Arnaldo Pomodoro. Il Carapace, oltre ad essere il nome dell’opera d’arte di uno dei più grandi scultori contemporanei al mondo, è anche un Montefalco Sagrantino DOCG che stupisce per morbidezza e armonia, grazie alla lunga maturazione in legno grande e all’affinamento in bottiglia. Il carattere e la potenza di un nobile vitigno autoctono umbro quale il Sagrantino si esprimono con maestosità anche nel più tradizionale Passito, o in aggiunta al Sangiovese nel Montefalco Rosso DOC Ziggurat, o nel Lampante Riserva. La certificazione bio dalla vendemmia 2014 per i vigneti del perugino è solo la ciliegina sulla torta in un percorso che vedrà la totale conversione delle proprietà del Gruppo, cominciata già due anni fa in Toscana dove sono prodotti due vini base Sangiovese: Teuto Toscana IGT Rosso caratterizzato da Da sinistra Matteo, Camilla, Alessandro e Marcello Lunelli una raffinata trama tannica e Aliotto Toscana IGT Rosso un vino fruttato e minerale che al palato mostra una bella struttura e una piacevole rotondità. Sono all’insegna della territorialità anche i vini di Tenuta Margon, figli di una viticoltura di montagna che imprigiona nelle bacche aromi intensi e ricercati, come nel fragrante Trentino Bianco Superiore DOC in cui spicca tutta l’espressività dello Chardonnay o nell’elegante Pinot Nero in purezza di Maso Montalto.

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L’obiettivo della famiglia Lunelli è ambizioso: costituire un Gruppo dell’eccellenza del bere italiano. “Vogliamo affiancare al Ferrari TrentoDoc realtà che ne condividano i valori e che ci permettano di raccontare la varietà dei territori che è la grande ricchezza del vino italiano”, conclude Matteo Lunelli. Un percorso già ben avviato con l’acquisizione della storica distilleria Segnana, dell’acqua minerale Surgiva e del 50% di Bisol, brand di riferimento nel mondo del Prosecco Superiore.

VISITE IN CANTINA TENUTA CASTELBUONO Affascinati da una terra antica e quasi mistica come l’Umbria e da un vino di potenza e longevità straordinarie quale il Sagrantino, nel 2001 la famiglia Lunelli decide di acquisire i 30 ettari vitati della Tenuta Castelbuono. Undici anni dopo viene inaugurato Il Carapace – come Pomodoro ha voluto chiamare la cantina – frutto di sei lunghi anni di lavori. Il 2012 segna così l’apertura al pubblico, per visite e degustazioni, della prima scultura al mondo nella quali si vive e si lavora, un’opera unica in cui arte e natura dialogano sottolineando l’eccezionalità del contenente e del contenuto. Il Carapace si offre allo sguardo come una grande cupola ricoperta di rame, incisa da crepe che ricordano i solchi della terra che l’abbraccia. Varcarne la soglia significa addentrarsi nell’alfabeto artistico di Pomodoro.

INFO: Visite dal martedì al venerdì. Sabato e domenica - Prenotazione obbligatoria Tel. +39 0742 361670 mail - carapace@tenutelunelli.it sito web - www.tenutelunelli.it Vocabolo Castellaccio, 9 Loc. Cantalupo Bevagna (PG) Umbria

Il Carapace. Tenuta Castelbuono

Tenuta Podernovo

Villa Margon

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Meraviglie a Nord-Est i vigneti del Collio

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di Francesca Maisano

FRIULI, LA TERRA DEI “VINI INTELLIGENTI”

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bianchi del Friuli Grandi bianchi che durano come un superbo Venezia Giulia sono rosso: questo è il frutto della tradizione Livon, vini intelligenti”. È questa l’opinione di uno dei azienda nata 50 anni fa nel Collio, oggi protapiù autorevoli critici del mogonista con 200 ettari di vigneti e 5 marchi mento, Monica Larner che, diversi del panorama enologico italiano. Il seprima di lasciare Wine Enthusiast, ha dedicato un approfongreto del successo: la forte motivazione che dimento all’estremo Nord-Est, unisce la famiglia al quale ascrive le interpretazioni più “complesse e raffinaotto annate in degustazione dal 1996 al te” in Italia. Nelle cantine della famiglia Livon, per 2013 (dalla prima in commercio dopo esempio, sono custoditi degli esemplari una sperimentazione prolungatasi per più che sfiorano i 30 anni, stappati in via ec- di dieci anni, all’anteprima che sarà rilacezionale per festeggiare il cinquantena- sciata nel 2015). rio dell’azienda nata con l’acquisto di un Prodotto con le uve di un solo vigneto in località Ruttars nel comune di Dolegna primo vigneto nel Collio nel 1964. E se è vero che il fascino del vino deri- del Collio, nel quale sono allevati anche va anche dal carisma di chi lo produce, a Chardonnay e Moscato Giallo, questo questi nettari si aggiunge una nota onirica vino è stato scelto tra l’altro dalla comregalata dalla storia di un self-made man pagnia aerea Emirates per la propria wine come Dorino Livon, padre di Tonino e list della First e Business Class. Valneo: attualmente a capo dell’azienda. A spiccare per personalità sono il 2002 Un uomo partito dal nulla (come mezza- e il 2007 esemplificativi della filosofia dro) che è riuscito a far apprezzare i vini aziendale che per l’alta gamma (Linea Gran Cru) crea “bianchi che devono dudel Friuli nel mondo. Attualmente, infatti, il 50% della produ- rare come un grande rosso”, spiega l’ezione è venduta all’estero: tra BRIC, Eu- nologo di casa Livon, Rinaldo Stocco. La fermentazione e la maturazione avropa, USA, Australia e Giappone. Un dato che non sorprende, dal momento vengono in barriques nuove (fornite dal che i bianchi dell’ultimo baluardo italia- 2011 dalla European Coopers) per 8 mesi no verso l’Est sono riusciti a catalizzare a temperatura controllata, ai quali segue l’attenzione internazionale, grazie alle un affinamento in bottiglia. interpretazioni ricche, cremose e fragran- Tutto il procedimento, se da un lato dona ti dei vignaioli friulani, a cui certo non verve alla texture, riesce ad esaltare la na- Sapidità e mineralità caratterizzano un manca l’intraprendenza e la voglia di turale acidità dei vini e le delicate nuance 2007 raffinato, che sa stupire per eleganminerali. Ecco che l’avvolgente prevalen- za ed equilibrio, sprigionando al naso un sperimentare. Particolarmente interessanti sono i blend, za di profumi floreali e fruttati delle anna- ampio ventaglio di essenze in armonia tra che oltre a beneficiare di sofisticate tec- te più recenti lascia spazio a interessanti sentori di agrumi e vaniglia. nologie produttive (che aggiungono ele- complessità che si esprimono, nel caso La produzione limitata (12.500 bottiglie) ganza e intensità), associano spesso l’aro- del 2002, nella lunga evoluzione olfattiva non permette un acquisto diretto di etimaticità del Sauvignon alla texture ricca nel bicchiere, che dopo la frutta a polpa chette “storiche”, ma avere in cantina un gialla apre a note di idrocarburi, sentori 2012 (attualmente in commercio) tra una del Picolit. È questo il caso di Braide Alte, prota- balsamici e di erbe officinali, mentre re- decina d’anni permetterà di meditare con gonista di una verticale d’eccezione con gala un sorso dalla trama intrigante. un vino dal grande potenziale di invec-

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chiamento. Ma che può essere stappato anche subito, magari per accompagnare un branzino cotto su piastra di sale (da provare quello dello chef stellato Tomaž Kavčič alla Gostilna (trattoria) pri Lojzetu al Palazzo Zemono nella vicina Slovenia). Come si è arrivati a questi risultati? Merito del terroir. “Questo vino è la migliore rappresentazione della nostra azienda e del nostro territorio – spiegano Tonino e Valneo –, è un vigneto selezionato per le sue specifiche caratteristiche, prima fra tutte l’eccellente esposizione con altitudine di 250 metri s.l.m. Le radici delle viti, qui, raggiungono una profondità di circa 70/80 centimetri, e toccano la roccia Madre (Ponca) captando in maniera ottimale l’anima e l’eccezionale unicità di questo suolo”. Sarà per questo che anche la terza generazione della famiglia Livon è rimasta affascinata dal mondo di Bacco e ha deciso di affacciarsi in questa avventura entrando attivamente nella gestione dell’attività. Se Matteo, dopo studi in enologia, sta già sperimentando una produzione di spumante metodo classico da uve Chardonnay, Francesca è il sorriso che accoglie a Villa Chiopris che, dopo un lungo periodo di ristrutturazione, offre oggi servizio di B&B (meravigliosa la colazione!), eventi e degustazioni. L’attività, infatti, è cresciuta molto da quando nel 1964 Dorino comprò quel primo appezzamento. Oggi i Livon possono contare su 200 ettari di vigneti e cinque marchi diversi: Livon, Tenuta Roncalto e Villa Chiopris (Friuli), Borgo Salcetino (Toscana), Fattoria Colsanto (Umbria), con prodotti e linee che riescono a coprire differenti segmenti di mercato. Il segreto di questo successo? L’unione familiare... il sogno più grande di Dorino Livon al di sopra di tutto. Da sx Valneo, il figlio Matteo e la moglie Rossella, Francesca (figlia di Tonino) e Tonino

VISITE IN CANTINA Aziende Agricole LIVON La donna alata di Livon, un segno inconfondibile per chi assieme a un vino eccellente vuole assaporare un vero mondo a parte: il Friuli. Una terra fortunata dove crescono antichi vitigni autoctoni, unici al mondo, e dove il vino non è solo piacere del palato ma cultura e tradizione millenaria.

INFO: Via Montarezza, 33 33048 Dolegnano (UD) Italy Tel : +39 0432.757173 mail: info@livon.it sito web: www.livon.it

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Wine Passion scrivi a winepassion@viedelgusto.it & Co. International

a cura della Redazione

eventi e NEWS dal mondo

liquido

Percorsi divini nell’isola del sole enoturismo tutto l’anno Enoturismo 365 giorni all’anno a Donnafugata che accoglie i curiosi e gli appassionati di vino a Marsala, con visite guidate alla scoperta delle antiche cantine e della barriccaia sotterranea, degustare vini e lasciarsi condurre in ricercati abbinamenti con i piatti tipici siciliani. Info: Cantine Donnafugata Via Sebastiano Lipari 18, Marsala Tel. +39 0923 724 245/263 visitare@donnafugata.it - www.donnafugata.it

Franciacorta conquista il sol levante

Il Giappone si riconferma il primo mercato estero per il Franciacorta. A seguire Stati Uniti, Svizzera, Germania e Belgio. Continua il trend molto positivo nel Regno Unito con una notevole crescita del 100,4%, risultato di un lavoro di comunicazione e valorizzazione del brand iniziato lo scorso anno in questo mercato. Buoni i risultati in Italia, con una crescita dell’8,5%; sebbene il Nord mantenga il primato delle vendite, prosegue la tendenza positiva nel Sud dove si registra un buon incremento nel numero di bottiglie vendute. www.franciacorta.net

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Percorsi divini La cattedrale sotterranea di gancia Un affascinante itinerario sotterraneo che ripercorre la storia dello spumante italiano attraverso gli archivi Gancia, lo storico marchio che detiene la primogenitura delle bollicine Made in Italy. Le cattedrali sotterranee, cantine storiche di Gancia, si snodano e sono conservate nel sottosuolo della città di Canelli. Per la loro bellezza e importanza, sono state riconosciute come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, nell’ambito del progetto di candidatura dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte. Per visitare le cantine storiche contattare Casa Gancia ai numeri Tel. +39 0141-830262, +39 0141-830253 www.gancia.it

food: la scienza nel piatto Caffè, olio, cacao, e tutti gli alimenti della cucina italiana, non hanno più segreti. A svelarli FOOD | la scienza dai semi al piatto: una straordinaria mostra che, per la prima volta, affronta il tema del cibo dal punto di vista scientifico. Prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Codice. Idee per la cultura, 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE rappresenta il più importante evento di divulgazione scientifica promosso dal Comune di Milano sul tema chiave di EXPO 2015. Milano, Museo di Storia Naturale dal 20 novembre 2014 al 28 giugno 2015 www.comune.milano.it


torna l’autentica tradizione deL WHISKEY IRLANDESE In soli 2 anni di attività sono già 37 i premi e i riconoscimenti ottenuti The Teeling Whiskey Co. che continua ad aggiudicarsi medaglie ai concorsi internazionali: come i 4 titoli vinti agli Irish Whiskey Masters e le 5 medaglie conquistate alla International Wine & Spirit Competition. The Teeling Whiskey Co. ha oggi l’obiettivo di riportare sul mercato l’autentica tradizione artigianale, ormai scomparsa, del Whiskey irlandese di alta qualità: per questa ragione il suo emblema è l’immagine di una fenice che “rinasce” da un alambicco stilizzato. Tra l’altro, Jack e Stephen Teeling hanno deciso di aprire la loro società nel cuore di Dublino, dove da oltre un secolo non venivano avviate attività legate alla produzione di Whiskey.

Dal cuore della Venezia Nativa rosso venissa 2011

L’oro bruno che fa impazzire il mondo

È l’Aceto Balsamico di Modena IGP, “la prima eccellenza made in Italy in termini di prodotto esportato (92% del totale): sul podio tra i prodotti più “pesanti” nella composizione del fatturato annuo dell’intero comparto agroalimentare nazionale con 90 milioni di litri e oltre 600 milioni di euro”, ha ricordato il presidente del Consorzio di Tutela, Stefano Berni, durante la presentazione di Acetaie Aperte all’AICIG di Roma. Un concentrato di emozioni declinato anche nella versione Tradizionale DOP, per condire le grandi occasioni, con numeri nettamente inferiori (circa 8 mila litri all’anno): una produzione di nicchia complementare, con prezzi che possono variare dai 500 ai 1000 euro a litro. “Anzi, molti produttori scelgono proprio di non venderlo e di usarlo come prestigioso cadeau ”, spiega Enrico Corsini, presidente del Consorzio Tutela della DOP.

Dopo le due prime annate di Venissa, Gianluca Bisol - principale fautore del progetto – e gli enologi Desiderio Bisol e Roberto Cipresso hanno voluto dar vita e prestigio a Rosso Venissa 2011. Questo vino, dal carattere intenso e dalla struttura importante, nasce da una vigna di quasi tre ettari di oltre 40 anni piantato dagli Armeni. Questa vigna preziosa è collocata in un’isola nel cuore di Venezia Nativa: arcipelago che rappresenta storicamente e culturalmente la prima Venezia. Rosso Venissa – fusione di Merlot (82%) e Cabernet – “Carmenère” (18%) – è un vino straordinariamente minerale e longevo, il vino colpisce per il suo colore rosso intenso con sfumature tendenti al viola, al naso offre note floreali di violetta e fiori di barena, affiancate da sensazioni fruttate che richiamano frutti a bacca nera – come la mora e il mirtillo –, ed espressioni più complesse come tabacco, liquirizia, cioccolato fondente e note salmastre.

caffè espresso made in italy nasce il consorzio di tutela L’autentico caffè espresso è solo Made in Italy. A tutelare e valorizzare la tradizione ora c’è il Consorzio che vede tra i 16 soci fondatori anche la torrefazione friulana ORO Caffè, specializzata nella selezione, tostatura e miscelatura dei migliori caffè del mondo. Nato lunedì 15 settembre 2014, a Conegliano (TV), il Consorzio si pone come prossimo traguardo l’ottenimento della certificazione UNESCO per l’inserimento dell’espresso italiano tra i Patrimoni dell’Umanità. www.orocaffe.com

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Wine Passion inserto 2014  

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