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IN CASO DI MANCATO RECAPITO RINVIARE ALL’UFFICIO P.T. DI BRESCIA C.M.P. DETENTORE DEL CONTO PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A PAGARE LA RELATIVA TARIFFA

IL GEOMETRA BRESCIANO

IL GEOMETRA BRESCIANO Anno XXXV N. 4 luglio-agosto 2010

Rivista bimestrale d’informazione del Collegio Geometri della provincia di Brescia

con la collaborazione dei Collegi delle province di

Cremona Lodi Mantova Sondrio


IL GEOMETRA BRESCIANO Rivista bimestrale d'informazione del Collegio Geometri della provincia di Brescia

Il quadro della pittrice prof. Livia Cavicchi, esposto nella sede del Collegio Geometri di Brescia, sintetizza con efficacia la multiforme attività del geometra nei secoli.

Direttore responsabile Bruno Bossini Segretaria di redazione Carla Comincini Redazione Raffaella Annovazzi, Manuel Antonini, Giuseppe Battaglia, Nadia Bettari, Laura Cinelli, Alessandro Colonna, Mario Comincini, Stefania Confeggi, Alfredo Dellaglio, Piero Fiaccavento, Stefano Fracascio, Francesco Ganda, Francesco Lonati, Guido Maffioletti, Franco Manfredini, Giuseppe Mori, Lorenzo Negrini, Patrizia Pinciroli, Giovanni Platto, Mariangela Scotti, Valeria Sonvico, Marco Tognolatti, Giuseppe Zipponi Hanno collaborato a questo numero Beppe Battaglia, Andrea Botti, Agostino Cervi, Claudio Colombi, Francesco Cuzzetti, Emanuela Farisoglio, Simona Ferreri, Enrico Marro, Carlo Piotti, Ines Tonsi, Franco Robecchi

Direzione, redazione e amministrazione 25128 Brescia - P.le Cesare Battisti 12 Tel. 030/3706411 www.collegio.geometri.bs.it Editing, grafica e impaginazione Francesco Lonati Fotografie Studio Eden e Francesco Lonati Concessionario della pubblicità Emmedigi Pubblicità Via Malta 6/b - 25125 Brescia Tel. 030/224121 - Fax: 030/226031 Stampa IGB Group/Grafo Via A. Volta 21/A - 25010 S. Zeno Naviglio (Brescia) Tel. 030.35.42.997 - Fax: 030.35.46.20 Di questa rivista sono state stampate 9816 copie, che vengono inviate a tutti gli iscritti dei Collegi di Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Sondrio.

Sommario

INTERVISTA - La Cassa sceglie un fondo per gestire al meglio il suo patrimonio immobiliare 2 SCUOLA - Considerazioni sul rapporto scuola-professione in vista del Convegno di Remedello 8 L’esperienza di una studentessa in uno studio professionale: sensazioni e proposte 10 LEGISLAZIONE - Interventi di lieve entità per i quali non è necessaria l’autorizzazione paesaggistica 12 Attività edilizia libera. Art. 6 della legge 73/2010 16 LEGALE - Il codice del processo amministrativo 18 DAL COLLEGIO DI BRESCIA - Cena sociale 2010: premi di fedeltà agli iscritti anziani, borse di studio ai giovani 20 Geometri di Valle Camonica: gli incoraggianti risultati di un anno di lavoro 38 A Cagliari il convegno SIFET “Il catasto nel 2010: dalla topografia alla geomatica 40 Il miracolo della generosità di Gratacasolo e della matita di una geometra in Abruzzo44 FORMAZIONE CONTINUA - Nuovi corsi organizzati dalla Commissione ambiente e bioedilizia 50 Classificazione acustica delle unità immobiliari. Procedure di valutazione 52

AGRICOLTURA & FORESTE - Energie rinnovabili: quali filiera e opportunità 56 DAL COLLEGIO DI LODI - Governo del territorio tra rinnovamento e sostenibilità60 AMBIENTE & BIOEDILIZIA - Il recupero delle acque meteoriche 64 GEOLOGIA - Tutela della salute e sicurezza nel settore estrattivo 72 TECNICA - Il consolidamento di strutture esistenti in calcestruzzo armato: un caso pratico 82 Sublimi rivestimenti di pietra 92 CONDOMINIO - Validità delle delibere 96 Cedolare secca: previsti effetti positivi sui redditi alti e più tasse per i “calmierati”102 CATASTO - In Italia due milioni di case non denunciate scoperte con le foto aeree104 CULTURA - La grande pietra verticale 106 Festa delle meridiane ad Aiello del Friuli 114 ETICA PROFESSIONALE - Indagini finanziarie elementari 120 Novità di legge La parola agli esperti Aggiornamento Albo

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N. 4 - 2010 luglio-agosto Pubblicazione iscritta al n. 9/75 del registro Giornali e periodici del Tribunale di Brescia il 14-10-1975 Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. L. 27/02/2004 n°46) art. 1, comma 1, DCB Brescia Associato alI’USPI Gli articoli firmati o siglati rispecchiano soltanto il pensiero dell'Autore e non impegnano né la rivista né il Collegio Geometri. È concessa la facoltà di riproduzione degli articoli e delle illustrazioni citando la fonte. Gli articoli e le fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono.

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/1 - 1


INTERVISTA

La Cassa sceglie un fondo per gestire al meglio il suo patrimonio immobiliare Crisi economica, manovra finanziaria, progetti annunciati e poi smentiti di nuova riforma delle pensioni: prima dell’estate dal Parlamento sono arrivate voci discordanti che, soprattutto in tema di previdenza, hanno finito per preoccupare anche molti colleghi. Dai medesimi “palazzi” sono arrivate a più riprese bordate contro l’attesa riforma delle norme sulle professioni tecniche che, dopo decenni, pareva ormai in vista della dirittura d’arrivo, attacchi neppure troppo velati al ruolo dei geometri nella società italiana di oggi e di domani. Temi caldissimi, roventi dei quali abbiamo parlato nello scorso numero del “Geometra bresciano” con il Presidente Savoldi, ma che, visto l’inevitabile impatto anche sul versante previdenziale, abbiamo pensato di affrontare anche con il Presidente della nostra Cassa, il geometra Fausto Amadasi. Anche perché in questi ultimi tempi si è discusso parecchio in periferia su una serie di iniziative assunte appunto dalla Cassa, ad esempio sulla gestione del proprio patrimonio immobiliare o sull’invio di migliaia di lettere e sanzioni sui versamenti degli ultimi cinque anni. Tutte questioni sulle quali il Presidente Amadasi ha accettato di rispondere, come sempre, con grande cortesia e disponibilità alle domande del nostro Direttore.

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aro Presidente, approfittando della tua disponibilità torniamo ad incontrarti ad un anno dalla tua elezione per un mandato completo al vertice della nostra Cassa. E guardando a questi dodici mesi la prima sensa2 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

zione è che siano stati straordinariamente intensi con l’avvio di importanti novità sul fronte Cassa, ad esempio per la gestione futura del nostro patrimonio; ecco perché ti chiediamo innanzitutto di fare il punto della situazione, di dirci insomma

cosa bolle in pentola. «Hai ragione, è stato davvero un anno terribilmente intenso, ma non tanto per la Cassa quanto per la professione, ovvero per i geometri italiani. Non occorre che ne parli a lungo perché leggiamo tutti i giornali ed abbiamo assistito tutti, penso con crescente fastidio e sorpresa in quest’ultimo periodo, ad una serie di durissimi attacchi alla nostra categoria, al nostro lavoro, al nostro stesso ruolo nella società. In ogni sede, professionale e politica, da più parti ma in particolare dalle altre categorie, abbiamo visto attacchi senza precedenti con l’intento preciso di impedire un adeguato riconoscimento del lavoro che i geometri svolgono. È il caso ad esempio del cammino travagliatissimo delle ipotesi di riforma della legge sulle professioni tecniche o della valutazione delle competenze di ogni professionista, della gestione degli albi con la possibile riunificazione delle professioni dei cosiddetti “tecnici intermedi”, e di tutte le altre questioni che il mercato prima ancora dell’Unione europea richiedono. Sono battaglie di retroguardia che sappiamo di poter vincere, ma che, proprio per questa ragione, impongono ai geometri, a ciascuno di noi ed alla nostra organizzazione dimostrazione di quella forza di categoria sinora poco avvertita». Per la Cassa in particolare cosa significa?

«Per noi della Cassa, e non è superfluo ricordarlo, c’è innanzitutto l’obbligo prioritario e statutario della difesa della previdenza autonoma e privatizzata che ci siamo dati fin dal 1995. Un impegno che significa oggi non solo la miglior gestione possibile del patrimonio e un’efficienza sempre più avvertita nella fornitura dei servizi ai geometri, ma anche su un piano forse più generale e strategico, nella difesa e nella promozione stessa della categoria. Che passa ad esempio nel mostrare senza modestia tutta la nostra solidità economica, la nostra forza, la nostra capacità di metter in campo peso economico e peso politico di fronte agli attacchi, da qualunque parte arrivino. In buona sostanza la nostra ferma convinzione, anche da amministratori della Cassa, è che si salvaguarda la previdenza se si riesce a salvaguardare la professione, il lavoro ed il ruolo dei geometri nella società italiana ed in quella aperta all’Europa ed al mondo». Intenti che non sono diversi da quelli del Consiglio Nazionale. «Proprio così ed infatti con il Presidente Fausto Savoldi ed i suoi consiglieri e collaboratori il rapporto è molto stretto, giacché gli obiettivi sono sostanzialmente i medesimi, pur se, ovviamente, ciascuno ha la sua specificità operativa. Le occasioni di collaborazione, meglio di concreta possibilità di muovere in perfetta sintonia in ogni ambito, sono moltis-


INTERVISTA Il Presidente della Cassa geometri Fausto Amadasi durante l’intervista concessa al nostro direttore Bruno Bossini

sime e rappresentano davvero una delle peculiarità e delle ricchezze che altre categorie ci invidiano e che dobbiamo sempre salvaguardare». In effetti anche in periferia si intuisce il valore di questo lavoro comune, di questa unità d’intenti tra Consiglio Nazionale e Cassa. Ma c’è un am-

bito dove questa collaborazione è più evidente? «Lo ripeto, praticamente non c’è tema d’interesse comune sul quale non ci si confronti e che non preveda iniziative concordate e di attiva integrazione operativa. È il caso ad esempio della formazione, uno dei capitoli che saranno sempre più de-

cisivi per riaffermare il valore della nostra professione e del contributo dei geometri allo sviluppo del Paese. In questo ambito spetta certamente al Consiglio Nazionale nella sua piena autonomia un ruolo di indirizzo generale, di definizione strategica degli obiettivi e dei percorsi, così come

spetta massimamente ai Collegi diffusi capillarmente sul territorio la traduzione operativa di queste indicazioni. Ma anche la Cassa fa la sua parte, ad esempio con una funzione di stimolo e soprattutto di sostegno anche economico alle diverse iniziative». IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 3


INTERVISTA

Sono affermazioni importanti, che credo riempiano di fiducia tutti i colleghi che peraltro, in molti casi, già vedono i frutti di questa collaborazione. Passiamo ora ai temi più propri della gestione Cassa: che stagione sta vivendo la nostra previdenza? «Nel complesso direi una stagione positiva, di confortante solidità dei nostri conti e del nostro patrimonio, segnata dallo sforzo continuo per migliorare il servizio e per rispondere con la massima efficienza alle richieste degli iscritti». Non sono pertanto alle viste, né sono necessari interventi particolari per garantire la sostenibilità della Cassa nei prossimi anni? «Nel primo anno di attività del nuovo Consiglio della Cassa è stato approvato un nuovo provvedimento che porta gradualmente a 67 anni l'età per l'accesso alla pensione di vecchiaia calcolata con il retributivo. Sul fronte della previdenza non sono previsti altri interventi sino a che non siano a regime – ovvero nel 2015 – i provvedimenti già deliberati. In questo contesto di generale preoccupazione sulla sostenibilità economica e attuariale della previdenza, il Consiglio è naturalmente impegnato ad affrontare ogni eventuale criticità, specialmente sul versante della diminuzione delle nuove iscrizioni, ed ha ben presente la crisi generale del Paese, che impatta direttamente sul lavoro e sul reddito dei colleghi. Molta attenzione si deve inoltre porre altresì alla manovra economica che il Governo ha 4 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

varato e che riserva qualche nuova limitazione anche alla gestione dei patrimoni degli enti previdenziali». Tu parli di eventualità criticità all’esame del Consiglio e di interventi del Governo, puoi dirci qualcosa di più?

«Certamente, anche perché non è un segreto che uno dei punti più delicati e più critici per un ente previdenziale come il nostro che è privatizzato, ma resta sempre sotto il controllo del Ministero, è la gestione dei patrimoni immobiliari. Si tratta di un punto che rischia di divenire tremendamente dolente, giacché i tempi della burocrazia non si accordano assolutamente più con quelli del mercato, visto che d’ora in a-

vanti per ogni acquisto o per ogni cessione di immobile l’ente dovrà essere sottoposto al parere preventivo del Ministero di controllo. Già prima l’iter non era facile e passava attraverso criteri e procedure difficilmente

Cassa è stata privatizzata ed ha autonomia gestionale, ma la previdenza è un obbligo previsto costituzionalmente in capo allo Stato e il patrimonio è considerato un bene pubblico perché deve garantire la pensione per un

comprensibili per i nostri interlocutori sul mercato, ma oggi rischia di ingessare totalmente il patrimonio rendendo sempre più difficile la sua gestione e, dunque, la possibilità di ricavarne reddito».

congruo numero di anni. Pensione che se l’ente non riuscisse più a pagare sarebbe lo Stato comunque a dover erogare; per questa ragione ogni variazione del patrimonio è sottoposta al controllo del Ministero competente e da quest’anno questo controllo è ancor più paralizzante».

Ma, scusa Presidente, molti colleghi si chiedono cosa significhi avere una Cassa privatizzata da ormai 15 anni se non vi è autonomia di gestione. «A questo proposito bisogna essere chiari: la nostra

Ed è da questa novità normativa che nasce la decisione di conferire una buona parte del nostro patrimonio


INTERVISTA

ad un Fondo immobiliare? «Questa novità della Finanziaria ci ha ancor più convinti della bontà di quella scelta che avremmo dovuto attuare già nel 2006 e che era stata sospesa per le preoccupazioni emerse sul trattamento fiscale dei Fondi dopo l’elezione del governo Prodi. Il problema della gestione dei nostri immobili è infatti annoso, direi strutturale. Basti dire che un ente di previdenza come il nostro che gestisce centinaia di immobili, essendo classificato come Ente non Commerciale ha lo stesso trattamento fiscale di un semplice cittadino che non recupera l’Iva e non porta in deduzione dal reddito come costo aziendale gli interventi di manutenzione o di ristrutturazione che compie ogni anno finendo così per pagare una quantità assurda di tasse sul reddito derivante dagli affitti. (N.B. Cassa non paga tasse sulle plusvalenze). A suggerirci il conferimento ad un Fondo immobiliare di una parte consistente del nostro patrimonio sono state quindi molteplici ragioni di natura gestionale e fiscale, a cominciare dal regime che agevola chi sovrintende alla stessa operazione di conferimento, tassato in esenzione di imposte catastali e ipotecarie a tassa fissa, ed alla messa a reddito di questi immobili ormai datati e da assoggettare nei prossimi anni a notevoli interventi di adeguamento e ristrutturazione». Ma basta il risparmio fiscale a com-

pensare quella che può passare per una cessione del controllo diretto sul nostro patrimonio? «Non è così e voglio tranquillizzare chi pone questioni non pertinenti: gli immobili della Cassa restano e resteranno nel pieno controllo della Cassa attraverso il Comitato Tecnico del Fondo nominato dalla Cassa con il compito di valutare preventivamente le scelte gestionali e verificare l’attività del Fondo. Si tratta di guardare laicamente ad una formula giuridica nuova e diversa che consente maggiore dinamicità gestionale e dunque maggiore opportunità di reddito, nonché un consistente risparmio fiscale. Secondo i calcoli, che stiamo verificando anche alla luce delle novità introdotte dalla manovra Tremonti, passeremmo da un 20/25 per cento medio di tassazione annuale del nostro reddito immobiliare alla tassazione del 20 per cento da pagare solo al momento della distribuzione degli utili o della liquidazione del Fondo; quindi tendenzialmente tra decenni giacché tutte le operazioni di gestione positiva del Fondo non si tradurranno obbligatoriamente in un disinvestimento immediato e quindi immediatamente tassato. L’incremento delle quote e del valore del Fondo stesso sarà tassato solo al momento del disinvestimento, il che potrebbe avvenire dopo trenta anni (durata prevista per il Fondo) e corrisponde a meno dell’1 per cento annuale (ripeto 1%)».

La Cassa dunque continuerà a controllare direttamente il suo patrimonio immobiliare? «Sì, in quanto la Cassa conferisce gli immobili ad un Fondo immobiliare, che controlla al 100 % e che sarà gestito, come prevede la normativa di Banca d’Italia sui Fondi immobiliari, da una Società di gestione del risparmio (Sgr), nel nostro caso costituita da Polaris Sgr che gestisce principalmente i patrimoni dei propri soci (fondazioni bancarie ed enti previdenziali, tra cui la Cassa Geometri che detiene una partecipazione del 23%). Come vedi la formula giuridica è diversa, ma nei fatti la nostra Cassa continua ad avere il pieno controllo del proprio patrimonio; l’obiettivo è di gestire al meglio i nostri patrimoni senza subire inutili vessazioni fiscali ma sfruttando le agevolazioni che ci consentono di cogliere migliori opportunità di mercato e pagare nel contempo un po’ meno tasse». Resta pur sempre un’operazione molto complessa che si immagina avrete discusso in Consiglio e in Comitato, ma per la periferia conviene saperne di più anche per fugare alcune perplessità che innegabilmente sono emerse. Chi sono gli altri soci di Polaris? E’ vero che è una società lussemburghese? «Questo progetto, come ti avevo accennato, ha già una lunga storia ed è coerente con le scelte operate da molti altri enti e Casse, Compagnie di Assicurazioni (vedi il Fondo delle Gene-

rali) e di Fondazioni Bancarie ed è una decisione strategica della Cassa e dell’Assemblea dei delegati. Ora il Consiglio della Cassa si sta muovendo sul piano della operatività senza forzature da parte dei vertici della Cassa ed attraverso decisioni molto meditate e condivise, convinto della validità di questa scelta strategica». Quanto a Polaris invece? «Polaris è semplicemente una Sgr di diritto lussemburghese che gestisce decine di Fondi autonomi diversi e che ha mantenuto la capogruppo in Lussemburgo ma, avendo sede a Milano, di fronte alla sede della Banca D’Italia, ed operando stabilmente in Italia è, a tutti gli effetti, assoggettata alla normativa italiana e paga le tasse in Italia. In buona sostanza si tratta di una società che si sottopone ad una doppia sorveglianza: quella lussemburghese per quel che riguarda la SA, mentre in Italia le Sgr sono sotto l’occhio vigile di Banca d’Italia. Nel complesso Polaris Sgr amministra 6,5 miliardi di euro, 5,2 dei quali conferiti dalla Fondazione Cariplo, che esprime anche il Presidente nella figura del Prof. Francesco Cesarini. Quanto ai soci, oltre alla Fondazione Cariplo che detiene circa il 48% delle azioni, Cassa Geometri un 23%, il 20% è detenuto da un Istituto Religioso, L’Opera di Don Bosco e il resto dalla Fondazione della Cassa di Forlì». IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 5


INTERVISTA

Dunque tutto tranquillo e deciso? «Tutto tranquillo direi di sì; che sia deciso in via definitiva invece no, perché stiamo verificando le problematiche che ci derivano dalla manovra finanziaria di luglio. Certo sul piano della scelta strategica la volontà di avere maggiore flessibilità nella gestione e contare su un consistente risparmio fiscale sono elementi pesanti che ci confortano nel continuare a portare avanti con determinazione questa scelta». Concretamente, quanta parte del nostro patrimonio immobiliare verrebbe conferito? «La scelta della parte di patrimonio da conferire è direttamente conseguente alle esigenze ed alle convenienze che ho già richiamato. Mi spiego: non abbiamo alcuna necessità di passare al Fondo i nostri gioielli, ovvero quegli immobili di pregio che abbiamo già restaurato e affittato a canoni di piena soddisfazione. Penso ad esempio alle sedi dei nostri Collegi (che sono oltre una cinquantina) o ai palazzi nei centri storici di Milano, Torino o Roma che ospitano enti e istituzioni e che sono già collocati al meglio dando un reddito che apprezziamo. Al Fondo conferiremo quella parte di patrimonio che è costituita da immobili per i quali sono necessarie importanti manutenzioni o che, non essendo strategici per alcun progetto, possono rientrare in un disegno di dismissione o di diversa utiliz6 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

zazione, in una parola che meritano una gestione dinamica e professionale. Dando qualche valore un po’ più preciso a queste parole io credo che dei nostri circa 700 milioni di euro di immobili solo 400 milioni è previsto confluiscano nel Fondo mentre gli altri resteranno direttamente in carico alla Cassa». Ma proprio sul tema dell’affidamento degli immobili ad una gestione esterna ci si chiede ad esempio se abbia un senso per i geometri, ovvero dei professionisti nella gestione degli immobili, affidare ad altri proprio la gestione degli appartamenti e dei palazzi di cui dispongono: non è una contraddizione anche negativa sul piano della presentazione della nostra professionalità? «La questione così è mal posta. Le difficoltà della gestione di masse amministrate tanto importanti comportano problemi molto più vicini agli scenari della finanzia che non a quelli della semplice gestione di immobili. Detto questo, il nostro obiettivo non è certamente quello di disperdere le competenze e le professionalità di assoluto valore che ha acquisito la Groma, la società di gestione e servizi integrati per il patrimonio immobiliare diretta emanazione dei geometri italiani’. Puoi essere più chiaro? “Sì, perché è un aspetto questo di grande significato anche sul versante della possibilità di creare opportunità di lavoro per i nostri iscritti. La Groma infatti ha sviluppato in questi anni una piattaforma informatica

peculiare per la gestione della quotidiana amministrazione dei patrimoni immobiliari, denominata Greta, che è considerata attualmente una delle più avanzate. Ebbene, è già stabilito che sarà Groma a gestire con l’ausilio dei geometri liberi professionisti che già collaborano con la nostra società gli immobili del Fondo dei geometri conferito a Polaris (che avrà in portafoglio non meno di 800 contrati d’affitto, decine di immobili in giro per l’Italia, negozi, appartamenti, uffici). L’obiettivo vero è però di specializzare i nostri iscritti nella gestione in modo che Groma possa candidarsi, e quindi poter candidare i geometri italiani, per la gestione dei patrimoni immobiliari affidati a Polaris da altri investitori e di quelli di altre Casse di previdenza. Ed è su quest’ultimo versante che stiamo lavorando per stringere accordi importanti che spero potremo annunciare presto». Sono orizzonti di ampio respiro che non sempre gli iscritti riescono a leggere. «È vero, ma è un bene per la categoria e la Cassa vedere ogni iscritto, ed ancor di più ogni delegato, impegnato a conoscere, verificare, valutare e giudicare ogni scelta che il nostro Consiglio d’amministrazione compie. Gli sforzi di questi mesi ed anche l’opzione del Fondo immobiliare sono tutti tesi a dare la necessaria evoluzione alla privatizzazione del 1995. Era questo un salto

di qualità necessario anche per rispondere a quegli attacchi che ricordavo in apertura». Lasciamo per un momento gli scenari più alti per venire alle domande che molti iscritti si sono posti alla fine dello scorso anno quando dalla Cassa sono arrivate le lettere con contestazioni e sanzioni, spesso per importi errati di pochi euro. (Le contestazioni sono state inviate ai primi di novembre e la scadenza era il 31 dicembre). «Anche questa è una questione che merita di essere conosciuta fino in fondo. Va ricordato così che fino ad un anno fa la verifica della posizione contributiva dell’iscritto si faceva solo alla fine della sua carriera lavorativa ed accadeva che, al momento di tirare le somme, se qualche annata mancava o se emergevano difformità rispetto alle dichiarazioni prodotte in sede di denuncia al fisco le soluzioni possibili erano due: una pensione decurtata oppure, e non sempre in verità, la possibilità di adempiere con un onere non indifferente alle mancanze riscontrate dagli uffici. Avremmo potuto continuare così senza grossi problemi, spesso con vantaggio della Cassa, nel senso che l’iscritto, per parte sua, in caso di prescrizione dell’anno correva il rischio di ritrovarsi con una pensione ridotta o da fame senza poter rimediare ai mancati versamenti». Apparentemente tutto a posto, dunque, ma niente in ordine.


INTERVISTA

«Proprio così. L’anno scorso, invece, visto che l’elenco delle inadempienze e delle difformità c’era ed era a nostra disposizione, il Consiglio della Cassa ha ritenuto doveroso attivare le verifiche inviando le lettere e le

gior parte composta da galantuomini e proprio a loro tutela è necessario fare le verifiche, e se si fanno le verifiche purtroppo i primi ad avere i problemi sono quelli che hanno commesso errori banali. Anche se non man-

sere ad esempio il pagamento d’un articolo per una rivista, l’emolumento da sindaco d’una società, persino il cachet per una serata di cabaret o una performance da cubista in una discoteca, insomma qualcosa di diverso

è un problema serio e se si decide di intervenire, lo si sa, lo si deve fare rispettando le regole e non si possono introdurre salvaguardie e casistiche speciose. La verifica è stata condotta su 94 mila posizioni ed ha consentito di individuare 15 milioni di contribuzioni evase per le quali sono state emesse sanzioni per 7 milioni di euro a carico di 28 mila iscritti. A tutt’oggi restano 12 mila contestazioni alle quali gli interessati non hanno data risposta alcuna ed a questi sarà emessa la cartella esattoriale». Ed ora dobbiamo attenderci un’altra salva di ingiunzioni? «Le verifiche stanno continuando solo sull’ultimo anno, ma io spero di poter presto annunciare che dall’anno prossimo il modello 17 non ci sarà più e che la dichiarazione sarà sostituita dall’Unico fiscale così come il versamento potrà passare attraverso il modello F24. Addio dunque a discrepanze, dichiarazioni mancanti o difformi, tutto sarà più facile e immediato».

sanzioni previste consentendo a tutti di potersi mettere in regola evitando la prescrizione». Ma era proprio necessario? Erano davvero così tante e così significative le inadempienze? «Non sono sicuramente io il miglior giudice per valutare una iniziativa della Cassa che certamente condivido ma che ci è imposta dal Regolamento, ma ti assicuro che la categoria è per la mag-

cano neppure coloro che sistematicamente si comportano in modo poco corretto come ad esempio un collega che ha incassato somme importanti ogni anno, tutte considerate prestazioni occasionali sulle quali non versare la contribuzione integrativa alla Cassa. Dovrebbe esser chiaro a tutti che per un geometra libero professionista la prestazione occasionale estranea ai versamenti previdenziali può es-

dalla libera professione che ha scelto e che lo vede iscritto ad un albo. Non è una novità che qualche collega cerchi nelle maglie della legge la scappatoia per non pagare il dovuto; ed io ritengo che glielo si debba contestare». Sì, d’accordo, però a qualcuno sono state contestate poche decine di euro, talvolta persino versamenti in eccesso… «Il problema delle verifiche

Un bel passo avanti… «E non sarà il solo: aspettatevi a novembre qualche altro fuoco d’artificio, in particolare in tema di previdenza integrativa con il via definitivo a quel progetto di versamento indolore legato agli acquisti che dovrebbe aiutare soprattutto i più giovani. Ne riparleremo presto…». ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 7


SCUOLA Bruno Bossini

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a giornata di studio che il nostro Collegio ha organizzato per gli studenti geometri dell’Istituto “Bonsignori” di Remedello (della quale pubblichiamo la locandina) e l’interessante articolo (vedere a pag. 10) di Simona Ferreri, studentessa del “Tartaglia” di Brescia sulla sua esperienza lavorativa estiva presso lo studio di una collega, suggeriscono alcune considerazioni sul rapporto non facile esistente tra lavoro e Scuola. Una relazione che denuncia una incomunicabilità di fondo che ostacola l’integrazione che invece dovrebbe realizzarsi tra didattica e professione. In pratica, quella fattiva col-

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Considerazioni sul rapporto scuola-professione in vista del Convegno di Remedello laborazione che da un lato dovrebbe fornire alla nostra categoria la garanzia di un continuo rinnovamento culturale e tecnico, come a dire la certezza del suo futuro e alla scuola il raggiungimento del suo precipuo scopo, dare ai giovani gli strumenti adatti per intraprendere con successo la vita lavorativa. Viene allora da pensare: siamo sicuri che l’approccio tra le due realtà (la Scuola e il lavoro) sia impostato nel modo più congeniale alle finalità richieste? Esistono altri modelli di collaborazione più percorribili? Siamo certi, per venire a noi geometri, che le proposte con le quali presentiamo ai giovani la nostra professione e i messaggi che le ac-

compagnano rispecchino le aspettative dei nostri interlocutori? E dalla parte della scuola siamo sicuri che i giovani abbiano l’effettiva coscienza e volontà di voler accedere alla nostra professione o invece, avendo idee molto approssimative in proposito ed essendo perciò indecisi, pensano, in attesa di eventi, di rivolgere la loro attenzione all’Università? O, ancora peggio, mal consigliati dalla famiglia poco informata e dalla scuola “tirano a campare” aspettando senza entusiasmo l’incerto futuro, cullandosi nell’idea che pur sempre ci sarà la famiglia a sostenerli? Interrogativi, questi, di non facile risposta per vari mo-

tivi. Anzitutto, perché la nostra categoria, impostata sull’individualismo professionale, e composta da geometri impegnati nel proprio aggiornamento tecnico e preoccupati della continuità del proprio lavoro – specialmente in periodi di crisi come quelli che stiamo vivendo –, mal si adatta a dedicare parte del proprio tempo per rimediare alle carenze formative scolastiche dei giovani diplomati, destinati in futuro a sostituirli nella professione.

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a scuola, d’altro canto, presa anch’essa da una perdurante carenza di risorse economiche, impegnata nella realizzazione della riforma Gelmini che intende modificare la tendenza alla liceizzazione verificatasi negli ultimi lustri, fatica non poco ad adeguarsi a una nuova prospettiva educativa che favorisca l’accesso degli studenti al mondo del lavoro. Non siamo solo noi professionisti a rilevare le incongruenze e le manchevolezze formative della scuola: sono gli stessi studenti che le denunciano, come fa Simona Ferreri nel suo intervento a cui accennavamo in apertura. Cosa possiamo fare per superare queste impasse? Da parte


SCUOLA

nostra almeno due cose. 1) Incrementare e favorire con sempre maggiore frequenza le occasioni di incontro con la Scuola per affiancarla e sostenerla nelle scelte strategiche che la avvicinino al mondo del lavoro. Ben venga, in quest’ottica, il Convegno all’Istituto “Bonsignori” del prossimo 23 ottobre organizzato dal Collegio geometri di Brescia insieme alla Fondazione Civiltà Bresciana, rivolto agli studenti di Remedello per indagare gli sbocchi professionali del geometra in agricoltura. Sarà un messaggio e un in-

vito della nostra categoria rivolto ai giovani a valutare nelle loro scelte future le molteplici opportunità offerte dall’agricoltura moderna (per esempio, installazioni per la produzione di energia dalle biomasse) in ambito professionale da cui trarre certezze e soddisfazioni. Sarebbe buona cosa – è la proposta che giro al Consiglio del nostro Collegio – riproporre l’iniziativa almeno una volta all’anno in settori territoriali diversi e su diverse specificità professionali, al fine di rinsaldare sempre più

il rapporto con la scuola per renderlo fruttuoso. 2) Garantirsi una presenza qualificata nei Comitati Scientifici che si vanno costituendo in ogni plesso scolastico di istruzione superiore per geometri. A questa nuova struttura scolastica, prevista dalla riforma Gelmini, è demandata la pianificazione dei cicli di studio, tenuto conto delle possibili deroghe e dell’istituzione dei nuovi Istituti Tecnici Superiori (ITS) laddove sarà possibile organizzarli. In questo contesto l’apporto della nostra categoria sarà

indispensabile, rappresentando il raccordo ideale tra scuola e lavoro. Cosa invece dovrebbe fare la scuola è bene lo dicano i suoi addetti che abbiamo inteso stimolare. Ci attendiamo dagli insegnanti che amano la loro missione e, perchè no, dagli studenti-geometri come Simona Ferreri, indicazioni sui mezzi e i modi più idonei per risolvere il problema del quale ci siamo occupati. La nostra rivista è aperta a ospitare i loro interventi, pareri e opinioni. ❑

La nota del Presidente Premiazioni e riconoscenze l 18 giugno scorso, in una rilassante oasi di verde, abbiamo festeggiato e premiato i nostri colleghi con anzianità d’iscrizione all’Albo di 40 - 5o e 60 anni. È commovente vedere con quanto entusiasmo i premiati ricevono dalle mani di colleghi o di personalità presenti l’attestato con una bella e preziosa medaglia d’oro offerta dal Collegio. Il riconoscimento è dovuto a questi nostri colleghi che negli anni della loro professione con la loro corretta deontologia e professionalità hanno sostenuto e onorato la categoria, erigendosi a poli di riferimento per i colleghi giovani e per quanti, praticanti o di fresca iscrizione all’Albo, si cimentano nella libera professione. Abbiamo visto con quanto entusiasmo e commozione ex compagni di scuola fra i colleghi presenti si sono ritrovati dopo tanti anni dal conseguimento del diploma di geometra, sciorinando fra i loro vari ricordi episodi, commenti e riconoscimenti per i loro insegnanti, stimati e valutati più ora di quanto non avvenisse nel periodo degli studi. La presenza di personalità politiche e accademiche, di dirigenti scolastici e docenti dei nostri Istituti tecnici ha apporta-

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to ai nostri iscritti presenti la consapevolezza di non essere abbandonati e la certezza che la nostra categoria è tenuta in seria considerazione nell’ambito professionale e lavorativo. La presenza di alcuni politici è un’ottima occasione per avvicinarli e farli conoscere ai nostri iscritti – tutti dotati di buona memoria – che in occasione di elezioni politiche e amministrative sanno distinguere l’amico da chi snobba la categoria o, peggio ancora, da chi la vorrebbe relegare a professione di serie B. L’aria di festa fa bene a tutti, rende partecipi i giovani premiati con borse di studio per il buon esito conseguito negli esami di abilitazione alla professione e soprattutto dà sostegno ed entusiasmo ai dirigenti della categoria che a qualsiasi livello operano a sostegno dei geometri. L’occasione è propizia per far giungere un saluto cordiale all’intera categoria e per ringraziare quanti hanno partecipato alla cerimonia di premiazione, augurando a loro e a noi di ritrovarci per la festa del prossimo anno. Il Presidente Giovanni Platto

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 9


SCUOLA Simona Ferreri

M

i chiamo Simona Ferreri e sono una studentessa che dal prossimo settembre frequenterà il quinto anno dell’Istituto tecnico per geometri “Tartaglia” di Brescia. Alla fine delle scuole medie mi posi il problema della scelta della scuola secondaria, decidendo di orientarmi su un corso di studi che mi consentisse di esaltare le mie propensioni personali per il disegno. Dopo una visita all’Istituto Tecnico per geometri di via Oberdan, mi sono convinta che un tal genere di studio mi avrebbe garantito molte ore di disegno a mano libera e tec-

10 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

L’esperienza di una studentessa in uno studio professionale: sensazioni e proposte nico, di progettazione architettonica tramite computer e in futuro, di dedicarmi alla progettazione nell’ambito del territorio. Oggi, alla vigilia del quinto anno di frequenza, mi sorgono tanti dubbi sul mio futuro lavorativo, perché mi sembra di essere impreparata riguardo alle materie nelle quali la scuola avrebbe dovuto fornirmi basi solide e profonde. Delle numerose aspettative immaginate al momento della scelta scolastica ben poche sono state effettivamente mantenute: che ciò dipenda dal corso degli studi scelto, dalla sezione frequentata, dagli in-

segnanti o da altro non sono in grado di giudicare. Ma questi quattro anni di studio mi hanno molto delusa, suscitandomi timori e incertezze nella scelta della professione di geometra. Mi si è presentata, durante le vacanze, l’occasione di partecipare a uno stage presso uno studio tecnico, che ho colto al volo, per rendermi conto se quanto ho imparato a scuola potrà veramente tornarmi utile nella pratica lavorativa e capire – visto che la scuola non riesce a darmi gli stimoli necessari – se la professione di geometra sia per me la strada giusta. Per tre settimane ho così potuto vivere la professione nello studio tecnico che mi ha accolta, a contatto di diverse esperienze, dal lavoro di cantiere ai contatti con gli uffici comunali per il disbrigo delle pratiche tecniche, dall’incontro con il cliente al lavoro d’ufficio di carattere amministrativo. Questa esperienza mi ha mostrato l’enorme differenza tra lo studio teorico e il lavoro: ho imparato, per e-

sempio, a usare le procedure basilari di Autocad, a seguire sommariamente la gestione di un progetto reale per un cliente, a conoscere i materiali da costruzione a minor impatto ambientale, le certificazioni energetiche e le norme che le regolano. Ho avuto inoltre l’occasione di visitare la sede del Collegio geometri, un ambiente inaspettatamente ricco di persone disponibili a darmi consigli, e ad ascoltare le mie impressioni sulle tre settimane di esperienza nello studio professionale. Ora,concluso lo stage, si stanno esaurendo anche le vacanze scolastiche. Ho la sensazione di aver acquisito una consapevolezza nuova di ciò che mi aspetta. Lavorare a fianco di Raffaella Annovazzi, la geometra che mi ha accolto nel suo studio e che ringrazio infinitamente, mi ha fatto maturare. L’esperienza acquisita mi aiuterà a scegliere le specialità professionali sulle quali orientare il mio lavoro. Anche altri giovani studenti dovrebbero decidere di fare la mia stessa esperienza per crescere e responsabilizzarsi. Anzi, vorrei che fosse la scuola, durante il corso degli studi, a promuovere stage, anche brevi, anche di soli pochi giorni, in sostituzione di corsi un po’ noiosi e talvolta mal gestiti. I giovani studenti potrebbero sentirsi coinvolti e vedere il frutto dei propri studi applicati alla realtà del mondo professionale. ❑


LEGISLAZIONE Giuseppe Zipponi

È

stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 agosto 2010 il Decreto del Presidente della Repubblica 9 luglio 2010, n. 139 “Regolamento recante procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità, a norma dell'articolo 146, comma 9, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni” Prevede importanti novità che semplificano le procedure per l’esame e il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche che, ricordiamo, sono necessarie per gli intervento edilizi sottoposti a vincolo paesaggistico (boschi, fiumi, laghi, bellezze d’insieme ecc.). In sostanza vengono individuati ben 39 tipi di intervento, definiti “di lieve entità”, per i quali le principali novità sono: 1) La relazione paesaggistica potrà essere più semplice; 2) I termini per la conclusione del procedimento sono ridotti da 105 a 60 giorni; 3) Non è obbligatorio il parere della locale commissione del paesaggio; 4) In caso di valutazione negativa da parte dell’Amministrazione la domanda viene rigettata direttamente dalla stessa Amministrazione senza necessità di acquisire il parere della Soprintendenza (salva la facoltà dell’interessato di richiedere motivatamente l’autorizzazione direttamente alla 12 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Interventi di lieve entità per i quali non è necessaria l’autorizzazione paesaggistica Soprintendenza); 5) In caso di valutazione favorevole dell’Amministrazione, questa potrà richiede il parere alla Soprintendenza che ha 25 giorni di tempo per esprimerlo; decorso tale termine l’Amministrazione rilascia comunque l’autorizzazione che diventa immediatamente valido e non dopo 30 gg. come previsto dalla legge 42; 6) In caso di parere non favorevole della Soprintendenza il provvedimento di rigetto viene adottato dalla Soprintendenza stessa. Ecco l’elenco dei 39 interventi di lieve entità 1. Incremento di volume non superiore al 10 per cento della volumetria della costruzione originaria e comunque non superiore a 100 mc (la presente voce non si applica nelle zone territoriali omogenee "A" di cui all'articolo 2 del decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444, e ad esse assimilabili e agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice). Ogni successivo incremento sullo stesso immobile è sottoposto a procedura autorizzatoria ordinaria; 2. interventi di demolizione e ricostruzione con il rispetto di volumetria e sagoma preesistenti. La presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b)

e c), del Codice; 3. interventi di demolizione senza ricostruzione o demolizione di superfetazioni (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice); 4. interventi sui prospetti degli edifici esistenti, quali: – aperture di porte e finestre o modifica delle aperture esistenti per dimensione e posizione; – interventi sulle finiture esterne, con rifacimento di intonaci, tinteggiature o rivestimenti esterni, modificativi di quelli preesistenti; – realizzazione o modifica di balconi o terrazze; – inserimento o modifica di cornicioni, ringhiere, parapetti; chiusura di terrazze o di balconi già chiusi su tre lati mediante installazione di infissi; – realizzazione, modifica o sostituzione di scale esterne (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice); 5. interventi sulle coperture degli edifici esistenti, quali: – rifacimento del manto del tetto e delle lattonerie con materiale diverso; – modifiche indispensabili per l'installazione di impianti tecnologici; – modifiche alla inclinazione o alla configura-

zione delle falde; – realizzazione di lastrici solari o terrazze a tasca di piccole dimensioni; – inserimento di canne fumarie o comignoli; – realizzazione o modifica di finestre a tetto e lucernari; – realizzazione di abbaini o elementi consimili (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice); 6. modifiche che si rendono necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica ovvero per il contenimento dei consumi energetici degli edifici; 7. realizzazione o modifica di autorimesse pertinenziali, collocate fuori terra ovvero parzialmente o totalmente interrate, con volume non superiore a 50 mc, compresi percorsi di accesso ed eventuali rampe. Ogni successivo intervento di realizzazione o modifica di autorimesse pertinenziale allo stesso immobile è sottoposto a procedura autorizzatoria ordinaria; 8. realizzazione di tettoie, porticati, chioschi da giardino e manufatti consimili aperti su più lati, aventi una superficie non superiore a 30 mq; 9. realizzazione di manufatti accessori o volumi tecnici di piccole dimensioni (volume non superiore a 10 mc); 10. interventi necessari al superamento delle bar-


LEGISLAZIONE

riere architettoniche, anche comportanti modifica dei prospetti o delle pertinenze esterne degli edifici, ovvero realizzazione o modifica di volumi tecnici. Sono fatte salve le procedure semplificate ai sensi delle leggi speciali di settore (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice); 11. realizzazione o modifica di cancelli, recinzioni, o muri di contenimento del terreno (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice); 12. interventi di modifica di muri di cinta esistenti senza incrementi di altezza; 13. interventi sistematici nelle aree di pertinenza di edifici esistenti, quali: pavimentazioni, accessi pedonali e carrabili di larghezza non superiore a 4 m, modellazioni del suolo, rampe o arredi fissi (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice); 14. realizzazione di monumenti ed edicole funerarie all'interno delle zone cimiteriali; 15. posa in opera di cartelli e altri mezzi pubblicitari non temporanei di cui all'art. 153, comma 1 del Codice, di dimensioni inferiori a 18 mq, ivi comprese

le insegne per le attività commerciali o pubblici esercizi (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice); 16. collocazione di tende da sole sulle facciate degli edifici per locali destinati ad attività commerciali e pubblici esercizi; 17. interventi puntuali di adeguamento della viabilità esistente, quali: adeguamento di rotatorie, riconfigurazione di incroci stradali, realizzazione di banchine e marciapiedi, manufatti necessari per la sicurezza della circolazione, nonché quelli relativi alla realizzazione di parcheggi a raso a condizione che assicurino la permeabilità del suolo, sistemazione e arredo di

aree verdi; 18. interventi di allaccio alle infrastrutture a rete, ove comportanti la realizzazione di opere in soprasuolo; 19. linee elettriche e telefoniche su palo a servizio di singole utenze di altezza non superiore, rispettivamente, a metri 10 e a metri 6,30; 20. adeguamento di cabine elettriche o del gas, ovvero sostituzione delle medesime con altre di tipologia e dimensioni analoghe; 21. interventi sistematici di arredo urbano comportanti l'installazione di manufatti e componenti, compresi gli impianti di pubblica illuminazione; 22. installazione di impianti tecnologici esterni per uso domestico autonomo, quali condizionatori e im-

pianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, parabole, antenne (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice); 23. parabole satellitari condominiali e impianti di condizionamento esterni centralizzati, nonché impianti per l'accesso alle reti di comunicazione elettronica di piccole dimensioni con superficie non superiore ad 1 mq o volume non superiore ad 1 mc (la presente voce non si applica agli immobili soggetti a tutela ai sensi dell'articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c), del Codice); 24. Installazione di impianti di radiocomunicazioni elettroniche mobili, di cui all'articolo 87 del decreto legislativo 1° agosto 2003, IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 13


LEGISLAZIONE

n. 259, che comportino la realizzazione di supporti di antenne non superiori a 6 metri se collocati su edifici esistenti, e/o la realizzazione di sopralzi di infrastrutture esistenti come pali o tralicci, non superiori a 6 metri, e/o la realizzazione di apparati di telecomunicazioni a servizio delle antenne, costituenti volumi tecnici, tali comunque da non superare l'altezza di metri 3 se collocati su edifici esistenti e di metri 4 se posati direttamente a terra; 25. installazione in soprasuolo di serbatoi di GPL di dimensione non superiore a 13 mc, e opere di recinzione e sistemazione correlate; 26. impianti tecnici esterni al servizio di edifici esistenti a destinazione produttiva, quali sistemi per la canalizzazione dei fluidi mediante tubazioni esterne, lo stoccaggio dei prodotti e canne fumarie; 27. posa in opera di manufatti completamente interrati (serbatoi, cisterne etc.), che comportino la modifica della morfologia del terreno, comprese opere di recinzione o sistemazione correlate; 28. pannelli solari, termici e fotovoltaici fino ad una superficie di 25 mq (la presente voce non si applica nelle zone territoriali omogenee "A" di cui all'articolo 2 del decreto ministeriale n. 1444 del 1968, e ad esse assimilabili, e nelle aree vincolate ai sensi dell'articolo 136, comma 1, 14 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

lettere b) e c), del Codice), ferme restando le diverse e piĂš favorevoli previsioni del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115, recante "Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE", e dell'articolo 1, comma 289, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, recante "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)"; 29. nuovi pozzi, opere di presa e prelievo da falda per uso domestico, preventivamente assentiti dalle Amministrazioni competenti, comportanti la realizzazione di manufatti in soprasuolo; 30. tombinamento parziale di corsi d'acqua per tratti fino a 4 m ed esclusivamente per dare accesso ad abitazioni esistenti e/o a

fondi agricoli interclusi, nonchĂŠ la riapertura di tratti tombinati di corsi d'acqua; 31. interventi di ripascimento localizzato di tratti di arenile in erosione, manutenzione di dune artificiali in funzione antierosiva, ripristino di opere di difesa esistenti sulla costa; 32. ripristino e adeguamento funzionale di manufatti di difesa dalle acque delle sponde dei corsi d'acqua e dei laghi; 33. taglio selettivo di vegetazione ripariale presente sulle sponde o sulle isole fluviali; 34. riduzione di superfici boscate in aree di pertinenza di immobili esistenti, per superfici non superiori a 100 mq, preventivamente assentita dalle amministrazioni competenti; 35. ripristino di prati stabili, prati pascolo, coltivazioni agrarie tipiche, mediante riduzione di aree boscate

di recente formazione per superfici non superiori a 5000 mq, preventivamente assentiti dalle amministrazioni competenti; 36. taglio di alberi isolati o in gruppi, ove ricompresi nelle aree di cui all'articolo 136, comma 1, lettere c) e d), del Codice, preventivamente assentito dalle amministrazioni competenti; 37. manufatti realizzati in legno per ricovero attrezzi agricoli, con superficie non superiore a 10 mq; 38. occupazione temporanea di suolo privato, pubblico, o di uso pubblico, con strutture mobili, chioschi e simili, per un periodo superiore a 120 giorni; 39. strutture stagionali non permanenti collegate ad attivitĂ  turistiche, sportive o del tempo libero, da considerare come attrezzature amovibili. â?‘


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LEGISLAZIONE Giuseppe Zipponi

Attività edilizia libera Art. 6 della legge 73/2010

D

al 26 maggio 2010 è in vigore la Legge 73/2010 che ha modificato l’art. 6 del Dpr 380 del 6 giugno 2001 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”. Di particolare rilievo il comma 2 che estende gli interventi che possono essere eseguiti senza ancun titolo abilitativo. In particolare viene aggiunta la “manutenzione straordinaria” (lettera a) soggetta però a una particolare procedura che necessita comunque di elaborati redatti da un tecnico abilitato. Art. 6 - Attività edilizia libera 1. Fatte salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e comunque nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienicosanitarie, di quelle relative all’efficienza

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energetica nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, i seguenti interventi sono eseguiti senza alcun titolo abilitativo: a) gli interventi di manutenzione ordinaria; b) gli interventi volti all’eliminazione di barriere ar-

chitettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio; c) le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo che abbiano carattere geognostico, ad esclusione di attività di ricerca di idrocarburi, e che siano eseguite in aree esterne al centro edificato; d) i movimenti di terra strettamente pertinenti all’esercizio dell’attività agricola e le pratiche agrosilvo-pastorali, compresi gli interventi su impianti idraulici agrari; e) le serre mobili stagionali, sprovviste di strutture in

muratura, funzionali allo svolgimento dell’attività agricola. 2. Nel rispetto dei medesimi presupposti di cui al comma 1, previa comunicazione, anche per via telematica, dell’inizio dei lavori da parte dell’interessato all’amministrazione comunale, possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo i seguenti interventi: a) gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b), ivi compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici; b) le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni; c) le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l’indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, ivi compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, locali tombati;


LEGISLAZIONE

d) i pannelli solari, fotovoltaici e termici, senza serbatoio di accumulo esterno, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori della zona A) di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444; e) le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.

5. Riguardo agli interventi di cui al presente articolo, l’interessato provvede, nei casi previsti dalle vigenti disposizioni, alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale nel termine di cui all’articolo 34-quinquies, comma 2, lettera b), del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 marzo 2006, n. 80.

3. L’interessato agli interventi di cui al comma 2 allega alla comunicazione di inizio dei lavori le autorizzazioni eventualmente obbligatorie ai sensi delle normative di settore e, limitatamente agli interventi di cui alla lettera a) del medesimo comma 2, i dati identificativi dell’impresa alla quale intende affidare la realizzazione dei lavori.

6. Le regioni a statuto ordinario: a) possono estendere la disciplina di cui al presente articolo a interventi edilizi ulteriori rispetto a quelli previsti dai commi 1 e 2; b) possono individuare ulteriori interventi edilizi, tra

quelli indicati nel comma 2, per i quali è fatto obbligo all’interessato di trasmettere la relazione tecnica di cui al comma 4; c) possono stabilire ulteriori contenuti per la relazione tecnica di cui al comma 4, nel rispetto di quello minimo fissato dal medesimo comma. 7. La mancata comunicazione dell’inizio dei lavori ovvero la mancata trasmissione della relazione tecnica, di cui ai commi 2 e 4 del presente articolo, comportano la sanzione pecuniaria pari a 258 euro. Tale sanzione è ridotta di due terzi se la comunicazione è effettuata spontaneamente

quando l’intervento è in corso di esecuzione. 8. Al fine di semplificare il rilascio del certificato di prevenzione incendi per le attività di cui ai commi 1 e 2, il certificato stesso, ove previsto, è rilasciato in via ordinaria con l’esame a vista. Per le medesime attività, il termine previsto dal primo periodo del comma 2 dell’articolo 2 del regolamento di cui al Dpr 12 gennaio 1998, n. 37, è ridotto a trenta giorni. ❑

4. Limitatamente agli interventi di cui al comma 2, lettera a), l’interessato, unitamente alla comunicazione di inizio dei lavori, trasmette all’amministrazione comunale una relazione tecnica provvista di data certa e corredata degli opportuni elaborati progettuali, a firma di un tecnico abilitato, il quale dichiari preliminarmente di non avere rapporti di dipendenza con l’impresa né con il committente e che asseveri, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti e che per essi la normativa statale e regionale non prevede il rilascio di un titolo abilitativo. IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 17


LEGALE Avv. Francesco Cuzzetti

O

per sé o per i clienti anche i geometri hanno avuto e avranno a che fare con il processo amministrativo davanti al T.A.R. o al Consiglio di Stato e, anche se si tratta di materia avvocatesca, penso possano essere interessati ad apprendere che con il 16 settembre si verificherà un cambiamento, in quanto il Decreto Legislativo 104 del 2 luglio 2010 (G.U. n. 150 del 7 luglio 2010 supplemento ordinario 148/1) ha emanato un apposito codice che da tale data

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Il codice del processo amministrativo

entrerà in vigore. Un codice, nel linguaggio giuridico, è la raccolta di leggi e di norme relative a una vasta materia giuridica, rispondente a criteri di organicità e sistematicità, per cui il fatto che il governo su delega del parlamento lo abbia varato per realizzare un rito snello ma garantista, che rispettasse i tempi del giusto processo e consentisse lo smaltimento del pesante arretrato, è certamente una novità di rilievo che va segnalata. La mia è necessariamente,

non avendo ancora visto il testo, una informativa generica, per accenni, proprio perchè ritengo che la novità possa interessare non solo avvocati e magistrati, ma tutti i potenziali fruitori del servizio giudiziario amministrativo, posto proprio a tutela dei cittadini, nei confronti dell’attività della pubblica amministrazione che può ledere i loro interessi legittimi. Diciamo subito che è deludente non avere trovato accolta nel codice la soluzione del problema di grande interesse per i cittadini, che ha formato oggetto d’un contrasto annale tra la Cassazione e il Consiglio di Stato, nel senso di poter accedere all’azione di risarcimento dei danni senza la pregiudiziale dell’annullamento dell’atto, che viene purtroppo confermata. Sotto l’aspetto pratico, non è stata poi accolta la proposta di creare delle sezioni stralcio presso i T.A.R. con maggior carico di arretrati al fine di una ripartenza, che sarebbe stata coerente con il proposito del delegante. Essendo ovvio che non posso entrare nel dettaglio delle disposizioni codicistiche, mi soffermo su un istituto sul quale si conta molto, che è quello della sospensione dell’efficacia dell’atto impugnato come mezzo di cautela. Viene imposto un maggior contradditorio stabilendo i termini per la discussione non prima di venti giorni dalla notifica del ricorso e di dieci giorni dal deposito del ricorso, con la

possibilità di presentare memorie e documenti fino a due giorni prima della discussione. L’appello cautelare poi, passa a trenta giorni dalla notifica dell’ordinanza che rigetta l’istanza o sessanta giorni dalla pubblicazione della stessa. Posso fare, sempre de relato, anche un accenno sulle “azioni di cognizione”, di cui parla il nuovo codice in quattro articoli, in linea con il dettato costituzionale che garantisce il diritto di agire a tutela dei diritti e degli interessi legittimi. Anzitutto l’azione di annullamento dell’atto impugnato per contestarne l’illegittimità (violazione di legge o eccesso di potere) proponibile nei termini di decadenza. Ho già detto che solo a seguito dell’annullamento potrà seguire la causa di risarcimento del danno, che non è concesso per quei danni che si sarebbero potuti evitare usando le ordinarie diligenze con l’esperimento degli strumenti di tutela previsti. Viene ribadita l’azione contro il silenzio rifiuto secondo le regole consolidate; e viene aggiunto un articolo che dà al giudice il potere di adottare misure idonee per tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio. Uno spiraglio per misure atipiche a tutela del cittadino? Aggiungiamo quindi nel nostro scaffale questo nuovo codice, accanto a quelli che riguardano altre materie, e impariamo a usarlo. ❑


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DAL COLLEGIO DI BRESCIA Bruno Bossini

A

nche quest’anno, il 18 giugno scorso, si è svolto il tradizionale incontro conviviale dei nostri iscritti nella elegante cornice del ristorante “Corte Francesco” di Montichiari circondato dal suo splendido parco. L’incontro ha avuto il merito di riunire in gioiosa e brillante compagnia numerosissimi colleghi, i loro familiari, autorità di categoria e personalità della cultura e delle Amministrazioni locali. Momento culminante della manifestazione è stata – come sempre – la premiazione degli iscritti anziani, quelli cioè che nell’anno in corso hanno raggiunto il traguardo dei quaranta, cinquanta e sessant’anni di professione. A loro, come doveroso riconoscimento dell’attività svolta, è stata consegnata direttamente dalle mani del presidente del Collegio, Giovanni Platto, e di altri eminenti personaggi della categoria, tra cui molti presidenti di Collegi lombardi, una pergamena-ricordo e una medaglia d’oro. La cerimonia, sobria e familiare come è abitudine del Collegio di Brescia, ha suscitato tra i premiati momenti di intensa commozione, mal celati dalla tipica ritrosia ad apparire dei bresciani. Fa piacere e scalda il cuore vedere persone ormai mature avvertire nell’animo l’improvviso agitarsi di sentimenti profondi; dà il segno dell’at20 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Cena sociale 2010: premi di fedeltà agli iscritti anziani borse di studio ai giovani taccamento al lavoro e dell’intensità con la quale hanno affrontato e superato problemi professionali e vicende di vita che li hanno segnati e a cui la presenza dei familiari – spesso anche dei nipotini – ha risvegliato note di gioia e di intima tenerezza.

seppe Minici, Efrem Panelli, Cristoforo Paterlini, Piergiulio Pea, Bartolomea Pedretti, Luciano Perlotti, Antonio Pirlo, Alberto Posabella, Franco Querini, Flaviano Rizzardi, Alfonso Rosoli, Giovanni Rossi, Glisente Scalvinoni, Egidio

consegnate, come è abitudine da alcuni anni, le borse di studio “Tedoldi Zatti” riservate ai neo-iscritti che hanno conseguito le migliori votazioni all’esame di Stato. I premiati sono: Alessandro Beltrami, Matteo Ghidinelli, Paolo Marzadri, Stefania Rodondi.

L

Ma chi sono questi nostri amici premiati? Per i quarant’anni di professione sono i geometri: Paolo Vittorio Angoscini, Battista Belotti, Ruggero Bignardi, Alessandro Bontempi, Timoteo Umberto Cadeo, Giancarlo Cancarini, Carlo Castagna, Mario Cicu, Giuseppe Cossandi, Renzo Faitini, Mario Finocchio, Dionello Frà, Giovanni Gabrieli, Adriano Lorenzi, Ugo Martinelli, Guglielmina Masperoni, Gianpietro Messali, Silvio Giu-

Scattini, Attilio Giuseppe Solfrini, Pierino Zanetti, Eugenio Battista Zanni, Franco Zanotti, Alfredo Zatti. Per i cinquanta: Amedeo Azzali, Rocco Breggia, Bortolo Fiora, Dario Furlan, Alessandro Jannon, Silvio Maruffi, Nicola Moretti, Bruno Raza, Mario Giovanni Rossetti, Lucio Scalvini. Per i sessanta: Giovanni Nassini. Anche i giovani geometri presenti hanno avuto il loro spazio: sono state infatti

e borse sono la dimostrazione di quanta fiducia il Collegio riponga nei propri giovani destinati a subentrare agli anziani nella professione e di quanto quest’ultima sia sempre appetita e richiesta dal mercato del lavoro. A questi concetti si è richiamato nel suo saluto il Magnifico Rettore dell’Università di Brescia, prof. Augusto Preti, che con la sua presenza alla festa ha voluto sottolineare quanto l’Istituzione accademica bresciana e la professione del geometra siano in grande sintonia. Dopo il pranzo trascorso in serena e allegra compagnia di antichi compagni di scuola evocando vicende giovanili, o di colleghi-amici rinfrescando ricordi di comuni iniziali esperienze di lavoro, le efficientissime (ed elegantissime) collaboratrici d’ufficio del Collegio hanno offerto alle signore presenti un bouquet de fleurs a grazioso ricordo della serata e come promessa d’arrivederci per l’anno venturo. ❑


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DAL COLLEGIO DI BRESCIA Emanuela Farisoglio

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esta particolare interesse tra i colleghi valligiani l’attività, non solo formativa, dell’Associazione dei Geometri di Valle Camonica che, ad un anno dalla propria fondazione, trae i primi positivi resoconti. Contro persino le più rosee aspettative dei soci fondatori, l’attività di questa nuova Associazione è molto dinamica e ha ottenuto un’ottima risposta dai colleghi della Valle, infatti dal 23 luglio dello scorso anno (data di ufficializzazione dello Statuto) ad oggi, l’Associazione conta 135 iscritti e numerosi eventi organizzati. Venerdì 2 luglio, presso l’Hotel San Martino di Darfo Boario Terme, si è tenuta la prima assemblea dell’Associazione, durante la quale è stata illustrata brevemente l’attività svolta in sinergia con il Collegio geometri di Brescia. I corsi e gli incontri organizzati e tenutisi a Darfo e a Breno sono: – corso aggiornamento per la certificazione energetica degli edifici; – incontro Mapei sulle tecniche di intervento per il ripristino di strutture in calcestruzzo; – incontro sulla procedura Pregeo 10 e la nuova versione Docfa 4; – corso catasto terreni e fabbricati per principianti; – seminario sull’utilizzo del GPS nelle applicazioni catastali e il nuovo Sistema di Riferimento Nazionale – RDN; 38 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Geometri di Valle Camonica: gli incoraggianti risultati di un anno di lavoro – approfondimento Pregeo 10; – corso e incontro formativo sull’acustica in edilizia; – corso di aggiornamento obbligatorio in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro - cantieri temporanei e mobili D.Lgs 81/08. Ma l’operosità dei Geometri di Valle Camonica non si arresta, se non per il solo periodo estivo; infatti sono già in fase di programmazione per il prossimo autunno nuovi eventi, fra i quali: il corso per amministratori di condominio, quello di topografia, incontri sui problemi relativi al vincolo idrogeologico e alla trasformazione del bosco, il corso per C.T.U. e C.T.P., quello per valutazioni immobiliari e quello di 120 ore relativo al D.Lgs 81/2008 e s.m.i., ecc. Durante la serata è stata presentata l’iniziativa di con-

venzionamento tra l’Associazione GVC e diverse attività commerciali e di servizi, dislocate sull’intero territorio valligiano, grazie alla quale gli iscritti potranno usufruire di sconti e agevolazioni. È stato segnalato inoltre, il sito www.geometridivallecamonica.it che sarà il migliore strumento per tenersi aggiornati sul lavoro dell’Associazione e per fornire eventuali consigli e suggerimenti alla Direzione. A tale proposito, durante l’assemblea, è stata richiesta la possibilità di istituire gruppi di esperti su varie tematiche, ai quali rivolgersi per eventuali pareri e consigli; inoltre un gentile collega si è reso disponibile a mettere a disposizione, nella futura sede dei GVC, i propri numerosi testi tecnici. Infine – in tema di giovani i-

scritti – è stata anticipata la collaborazione con il B.I.M. di Valle Camonica con sede a Breno per la selezione di alcuni praticanti per lo sviluppo di un progetto stagionale. Chi fosse interessato può inviare il proprio curriculum vitae alla segreteria dell’Associazione GVC). La prossima assemblea, che si terrà entro la fine del 2010, avrà come oggetto l’elezione del Consiglio Direttivo a sostituzione di quello attuale, definito in via provvisoria; i geometri che saranno interessati a partecipare attivamente all’Associazione potranno quindi farsi avanti. A conclusione di questo breve resoconto, si ringraziano i colleghi fondatori e il Direttore del Collegio di Brescia Mariangela Scotti per la costante presenza e operosità a sostegno dell’attività associativa. ❑


DAL COLLEGIO DI BRESCIA Franco Manfredini

A Cagliari il convegno SIFET “Il catasto nel 2010: dalla topografia alla geomatica”

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l convegno Sifet del 2010 è stato organizzato dal Collegio geometri di Cagliari e si è tenuto dal 16 al 18 giugno in località Sighientu (segni il vento) presso l’omonimo Hotel. Gli eventi e i lavori del convegno sono sintetizzabili come segue. Apertura in sessione plenaria, prima relazione invitata sui catasti in Europa, intervento dell’ing. Ferrante sull’evoluzione del Catasto italiano, presentazione delle numerose relazioni specifiche con conseguenti dibattiti, sessione poster, tavola rotonda, assemblea dei Soci, relazioni conclusive del sabato e cerimonia di chiusura del convegno, ma anche sessione riservata alle ditte produttrici degli strumenti di rilevazione. L’apertura del convegno Sifet 2010 è stata declamata dal presidente in carica prof. Elio Falchi con la presenza al tavolo del vicepresidente ing. Surace, del prof. Capra responsabile del comitato scientifico, del presidente del Collegio geometri di Cagliari Maurilio Piredda e del presidente del Consiglio Nazionale geometri Fausto Savoldi. Gli interventi di saluto hanno prevalso gli annunci di impegni e gli stimoli al perfezionamento del Catasto. In particolare Fausto Savoldi ha detto che la partecipazione a questo convegno di quattro consiglieri nazionali e di un folto numero di geometri liberi professionisti inviati dai Collegi dimostra quale sia l’apprez40 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

zamento che la categoria nutre per la SIFET e quanto siano sentite le problematiche del catasto. Il catasto – ha affermato –;è nato con i geometri. Certamente, non disponevano delle moderne precise apparecchiature, ma della loro opera rimangono documenti del meticoloso lavoro svolto, compresi i preziosi quaderni di campagna con le dettagliate monografie dei caposaldi e dei cippi di confine. Nel merito dei riconfinamenti Savoldi ha sottolineato come il geometra sia il tecnico preferito, perché conosce il territorio e le persone, ma anche perché dispone di spiccate doti per

promuovere e condurre la conciliazione, quando la mappa catastale non corrisponde alla realtà. Il Consiglio Nazionale dei geometri, con il lavoro del consigliere Razza e non solamente, è fortemente motivato e impegnato a offrire contributi di idee e persone, avendo a cuore il miglioramento del catasto. Il geom. Savoldi, a conclusione del suo apprezzato intervento, ha ribadito l’opportunità dell’inclusione negli atti notarili, soprattutto quelli di compravendita di terreni, di un “documento tecnico” che attesti i dati metrici e le ubicazioni dei segnaconfine, esistenti o concordati.

I catasti in Europa La relazione ufficiale è stata svolta dal prof. F. Crosilla dell’Università di Udine. La registrazione dei beni immobiliari negli stati europei viene attuata secondo due differenti sistemi: il sistema latino della trascrizione degli atti e il sistema austroungarico dell’iscrizione dei diritti nei registri del libro fondiario. Partendo dalle suddette due modalità di registrazione il prof. Crosilla ha fatto notare come la regione Friuli-Venezia Giulia si diversifica nel panorama nazionale per la coabitazione del duplice sistema. Il relatore ha catturato l’attenzione dei presenti esponendo le varie iniziative e gli


DAL COLLEGIO DI BRESCAIA A sinistra: spazi allestiti dal Consiglio Nazionale geometri. A destra: il Presidente del Consiglio Nazionale geometri, Fausto Savoldi e il Presidente del Collegio di Cagliari, Maurilio Piredda

organismi europei preposti allo studio e alla sperimentazione tendenti alla probatorietà geometrica. Evoluzione del catasto italiano È seguita la relazione dell’ing. Fabio Ferrante, responsabile dell’Area Servizi cartografici dell’Agenzia del Territorio. L’istituzione del catasto italiano risale all’unità d’Italia – ha precisato l’ing. Ferrante – allorquando esistevano 22 catasti di cui solo 8 di tipo geometrico. Veramente interessante è stata la sua esposizione sul percorso parlamentare della normativa istitutiva succedutasi dal 1864 al 1882, che ha indotto

la formazione del catasto italiano, fino alla messa in conservazione e alla legge 1 marzo 1886. Coinvolgente è stato il richiamo delle metodologie di rilevazione stabilite dalla normativa originaria e anche dei sistemi di rapprentazione cartografica succedutesi nel tempo, dapprima nel sitema Sanson-Flamstend poi Cassini-Soldner quindi Gauss-Boaga. L’ing. Ferrante ha poi commentato l’avvenuto coinvolgimento dei liberi professionisti nell’aggiornamento del catasto (legge del 1969 e Dpr del 1972), e l’obbligo di inquadrare i rilievi ai punti fiduciali, indipendentemente dalle altre linee della

mappa. I professionisti sono stati ulteriormente motivati, nel 2003 e nel 2006, con l’avvento della trasmissione telematica e, successivamente, con le disposizioni dell’Agenzia del Territorio, fino alla possibilità di ottenere l’approvazione automatica degli atti di aggiornamento rimanendo nel proprio studio tecnico.

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ing. Ferrante ha infine illustrato le attività recenti e quelle in corso da parte dell’Agenzia del Territorio: completamento della digitalizzazione delle mappe, realizzazione di infrastrutture per l’erogazione di ser-

vizi cartografici rivolti ad Enti pubblici, identificazione fabbricati sconosciuti al catasto, valorizzazione delle mappe originali di impianto, integrazione della cartografia con ortofoto. L’esperienza del polo catastale di Montichiari Meritato apprezzamento ha riscosso la relazione presentata dal prof. Lino Pinto del Politecnico di Milano sul Polo catastale di Montichiari, del quale è coordinatore il geom. Angelo Este, consigliere del Collegio di Brescia. Gli uffici, come ben conoscono i geometri bresciani, sono collocati nel palazzo municipale di Montichiari, ma il Polo catastale si eIL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 41


DAL COLLEGIO DI BRESCIA Il prof. Livio Pinto durante la sua relazione e, sotto, la segretaria del Sifet con alcuni colleghi siciliani

Catasto stradale La tecnica di rilevamento delle strade e di tutto ciò che le correda (edifici, segnaletica, incroci, cartellonistica, pendenze, chiusini, ecc.) ha incrementato la ricerca sulla strumentazione da utilizzare nella acquisizione dei dati. Si sono moltiplicati quindi i resoconti su risultati di esperienze svolte in questo settore. Stimolatore della nuova tecnica di acquisizione è stato il Decreto ministeriale del giugno 2001 che ha reso obbligatorio la formazione di catasti stradali da parte di Enti gestori di strade pubbliche. Ovviamente le rilevazioni finalizzate al catasto stradale non sono e non debbono essere nicchie a sé stanti, ma debbono risultare inquadrate nel sistema delle coordinate generali e catastali. La strumentazione utilizzata per le rilevazioni del catasto stradale sono del tipo “laser scanning” gestito da ricevitore Gps; essa è collocata su un mezzo in movimento lungo un determinato percorso.

stende anche ai comuni di Carpenedolo, Castenedolo e Calcinato. È stato sottolineato come la cartografia, nativa in coordinate GaussBoaga, sia stata vettorializzata e mosaicata con metodologia innovativa e come il 42 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Polo abbia in corso una procedura di bonifica relativamente ai soggetti titolari e ai riscontri censuari. Al termine della sua presentazione il prof. Pinto ha sottolineato come il Polo catastale di Montichiari abbia

avviato una sperimentazione finalizzata ai contenitori di informazioni aggiuntive riguardanti gli immobili (fabbricati e terreni) e ciò a vantaggio delle amministrazioni locali e dei professionisti.

Laser scanning Sulla nuova tecnica di rilevamento di corpi stradali tramite scansioni laser sono state presentate e illustrate molte relazioni fra loro diversificate nella metodologia adottata e nella strumentazione utilizzata. Merita ricordare che il rilevamento “laser scanning” viene attuato con apparecchiature collocate sul tetto di un furgone o di una auto-


DAL COLLEGIO DI BRESCIA Il collega bresciano Angelo Este

vettura in movimento lungo una strada o altro tracciato. L’apparecchiatura consiste in un ricevitore Gps e in scanner o videocamere dedicate alla rilevazione di tantissimi punti. Le “novole” dei tantissimi punti spaziali scansionati vengono trasmesse all’interno del mezzo, o altrove, dove un adeguato elaboratore e uno specifico softwere provvedono a predisporre il primo stadio della restituzione in planimetrie georeferenziate, ma anche alzati in tre dimensioni e video. Come detto, numerose sono state le relazioni prodotte durante il convegno Sifet sulla tecnica del laser scanning: alcune di esse sono risultate molto interessanti per la sperimentazione messa in atto e per l’inventiva espressa nella ricerca di procedure speditive tendenti a ridurre i costi.

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attenzione è stata attratta, in particolare, da alcune differenti procedure. Valida e significativa quella utilizzata dal gruppo del prof. Livio Pinto a seguito di incarico conferito dall’Amministrazione provincale di Piacenza per la rilevazione delle strade dismesse dall’Anas. Per un rilevamento speditivo a basso costo il gruppo di Geomatica del Politecnico di Torino ha realizzato un interessante prototipo di apparecchiatura composto da 4 webcam, da un ricevitore Gps e da un Pc. La TopCon, ditta costruttrice di strumentazioni, ha mo-

strato il suo “Mobile Mapping IP-S2”, del quale ha spiccato la centralina a cui sono connesse tutte le periferiche montate sul tetto o a bordo. Curiosità ha destato la procedura speditiva e il mezzo utilizzato per conto del motore internet Google nelle rilevazioni laser scannig lungo gli stretti vicoli di Genova. Non una vettura, ma un triciclo equipaggiato con il Mobile Mapping IP-S2 e centralina, più un apparato inerziale e/o un odometro per sopperire alle brevi mancanze di segnali gps quando le gronde od altro oscurano i satelliti. Dei lavori presentati da geometri sono stati menzionati quelli presentati da: Roberto Lietti su “La riconfinazione con mappe catastali a perimetro aperto; un caso a cavaliere tra due Comuni”; Angelo Este sul “Polo catastale di Montichiari”; Bruno Razza su “La pubblicità immobiliare e la probatoriatà delle misure”; Ignazio Gregorini su “La geomatica di cantiere” e Paola Ronzino su “Fotogrammetria dall’alto per il rilievo di aree archeologiche e beni culturali”. Alla Tavola ro-

tonda non ha potuto partecipare Fausto Savoldi a causa di una convocazione presso il Ministero. È stato però degnamente sostituito dal segretario Consiglio Nazionale geometri Enrico Rispoli, il quale ha dovuto sostituire anche il geom. Bruno Razza, assente per un intervento chirurgico, nella illustrazione del lavoro sul Catasto espletato per conto del Consiglio Nazionale.

L’Assemblea dei Soci non ha generato particolarità amministrative o gestionali da evidenziare. Al termine vi è stato, acclamato, l’intervento dell’ing. Luciano Surace sui meriti conseguiti dal prof. ing. Elio Falchi e sulla proposta di designarlo a Presidente onorario della Sifet. ❑

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DAL COLLEGIO DI BRESCIA Ines Tonsi

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l paese di Fossa, come gran parte dell’Abruzzo, la notte del 6 aprile 2009 ha subito la violenza terribile del terremoto che ha sconquassato paesi e città, ma soprattutto uomini, donne, giovani e bambini. Come rimanere insensibili a tali eventi? Noi non ci siamo riusciti. Come noi tantissama altra gente, superata la fase dello sconcerto, ha deciso di prendere parte in maniera attiva alla ricostruzione di quelle terre devastate per portare almeno un aiuto concreto. Certo non è facile, ma è assolutamente spontaneo e doveroso anche come esempio alle future

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Il miracolo della generosità di Gratacasolo e della matita di una geometra in Abruzzo generazioni e la Polisportiva Gratacasolo vuole proprio essere un esempio per i più giovani, perché siamo convinti che valga più l’agire concretamente di tante belle parole di solidarietà. La nostra Polisportiva ha infatti avuto il coraggio e la voglia di mettere sul piatto della solidarietà la propria credibilità, cercando di organizzare qualcosa di importante. Certo, all’inizio è sembrata un’idea ambiziosa e azzardata con molte incognite, non ultima quella di trovare prima un progetto concreto, poi i fondi per realizzarlo. Così, un fine settimana di giugno Renato, Tina Gia-

como ed io ci siamo avventurati a L’Aquila; sapevamo, più o meno, cosa cercavamo: prima di tutto volevamo capire le esigenze e poi toccare con mano la realtà della tragedia, non per semplice curiosità, ma proprio per capire se avremmo potuto aiutare in qualche modo questa gente, in particolar modo i bambini; gli stessi bambini che saranno gli adulti di domani e che porteranno sulle spalle l’esperienza di questa tragedia. Di fronte a ciò ci siamo posti come obiettivo di alleviare un poco questo fardello con la gioia della nostra piccola, ma importante solidarietà ed è stato così che abbiamo pen-

sato: &potremmo costruire una scuola, un asilo, comunque un piccolo edificio che venisse utilizzato dai bambini». Avevo parlato diverse volte telefonicamente con un paio di giornalisti che lavorano al “Centro” (giornale locale abruzzese) i quali mi avevano fornito un quadro terribile della situazione; basti pensare che il comune di L’Aquila è costituito, oltre che dalla città, da ben 100 frazioni sparse in un ampio territorio collinare. Tutte queste frazioni hanno subito gravi danni, sia umani che materiali: inoltre mi avevano spiegato che vi erano altri piccoli comuni in zona gravemente danneggiati; fra questi Fossa. Appena giunti in Abruzzo, abbiamo respirato a pieni polmoni l’aria della tragedia: lungo l’autostrada si incontravano solo mezzi dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile, in lontananza era possibile vedere macchie azzurre a testimonianza delle tendopoli viste ogni sera ai Tg e poi infine il cuore della catastrofe: L’Aquila. Già in lontananza si notavano le gru che svettavano nel cielo, ad ogni incrocio militari in divisa e l’invalicabile zona rossa vietata a tutti. Tra i fabbricati ai lati della strada con evidenti danni strutturali, mi ha colpito un grande edificio che pare ospitasse un’esposizione di mobili. Sulla parete priva di vetrine campeggiava una scritta a caratteri cubitali disegnata con il classico spray:


DAL COLLEGIO DI BRESCIA A sinistra: l’edificio della scuola di Fossa in costruzione. A destra: dettaglio del manto di copertura

“6 aprile ore 3,32 ci ha ucciso il sisma. Ma gli aquilani risorgeranno” … che brivido! Abbiamo poi visitato la tendopoli di Coppito gestita dalla CGL accompagnati dalla responsabile: mi si è stretto il cuore quando ci hanno portato nelle cucine e i volontari hanno subito voluto offrirci biscotti appena sfornati. Risparmio ai lettori i racconti che abbiamo ascoltato sulla notte del terremoto, ma assicuro che ho assorbito ogni parola e che ho ancora negli occhi tutto quello che ho visto e nel mio cuore serbo gelosamente i sorrisi di tutti gli abruzzesi che ho conosciuto. Ed ecco Fossa: un piccolo borgo di circa 800 abitanti arroccato a mezza montagna. Transennato, assolutamente inaccessibile; molto artigianalmente hanno piazzato sulla strada di accesso delle assi con un cartello “Pericolo, divieto di accesso”. Mi è parso un paese fantasma. Esattamente così si è presentato ai nostri occhi. Giù in basso, ai piedi del monte la tendopoli con tutti, o quasi, i suoi cittadini. Siamo entrati nel villaggio e subito il sindaco Luigi Calvisi ci ha accolto con un bel sorriso sincero; ma con un viso stanco, segnato dalla tragedia e dalla fatica, schiacciato dal peso delle responsabilità e dai molteplici problemi che tale situazione ha comportato. Con lui abbiamo visitato il villaggio e poi, nella tenda adibita a municipio, ci ha raccontato

le loro esigenze: nel villaggio che costruiranno a loro servirà un edificio adibito a scuola. Gli abbiamo chiesto quando sarà possibile realizzare qualcosa, ma non si sa; stanno aspettando le decisioni del Governo e le proposte di aiuti tra cui quelle dell’Università di Napoli, l’Associazione Nazionale Alpini, la Regione Friuli, ma senza aver ancora nulla di certo.

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na volta lasciato l’Abruzzo per tornare a casa, in cuor nostro, si era già fatta strada l’idea di aiutare questo piccolo paese. Tutto il direttivo della Polisportiva e degli Amici della Scuola Materna era entusiasta dopo i nostri racconti e le foto che abbiamo portato. Avevamo però bisogno di aiuti concreti e soprattutto di fondi; noi da soli non saremmo mai riusciti a costruire l’edificio per la scuola di Fossa. Nel frattempo abbiamo preparato il progetto e quantificato i costi: euro 260,000,00. Come potevamo fare? Abbiamo provato a parlare con il nostro sindaco, Oscar Panigada, e così abbiamo scoperto che prima delle elezioni di giugno il Consiglio comunale all’unanimità aveva approvato uno stanziamento di 50.000,00 euro per un’opera pubblica (ancora da individuare) in Abruzzo. Ecco il primo sostanzioso aiuto e poi di seguito altri come tanti anelli di una catena che inizia a formarsi.

Tanta gente si rende concretamente disponibile. Da quel momento abbiamo avuto la certezza che ce la avremmo fatta! Finalmente iniziano i lavori: la Prefabblicati Camuna e la Nulli realizzeranno la struttura i quattro settimane, la Achille Ducoli poserà il manto di copertura e le condotte fognarie. La D&D 2000 ha offerto tutti i pavimenti dei bagni, la Iseo Finestre di Castro installerà i serramenti, la Comisa si è offerta per la realizzazione del riscaldamento a pavimento; la GF provvederà all’impianto elettrico, mentre Giuseppe Tarzia farà l’impianto idro-sanitario. Natural-

vore del nostro progetto; i ragazzi del RotarAct Lovere Iseo Breno stanno raccogliendo fondi, l’Amministrazione comunale di Lovere ha fatto un’offerta concreta, una classe di un istituto di Chiari ha raccolto fondi durante una loro cena. Quest’estate, durante la Mostra Mercato di Pisogne, abbiamo avuto con noi i giovani del Soft Air Vallecamonica che hanno gestito il chiosco dei cocktail ed hanno messo a disposizione il ricavato di tale attività per questo progetto. Inoltre, mi piace ricordare Ramon della AllSounds di Vallio Terme che a Natale ha organizzato un concerto Gospel al PalaBrescia con il pa-

mente i nostri volontari saranno gli uomini di fatica. Abbiamo poi avuto da diverse associazioni aiuti in danaro: I Lupi di S. Glisente e il Centro Anziani di Gratacasolo hanno organizzato cene i cui proventi sono a fa-

trocinio della Provincia di Brescia e del Comune di Pisogne; tutti gli utili ricavati in quella serata sono stati destinati al nostro progetto. Ultimo, ma non certamente per importanza, il grande Omar Pedrini che ci ha regaIL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 45


DAL COLLEGIO DI BRESCIA In questa pagina, sopra: particolare della copertura vista dall’interno. Sotto: dettaglio delle finestre

lato una serata assolutamente indimenticabile ed irripetibile. Manca ancora molto, ma ora la certezza che l’edificio verrà costruito, anzi, di più, verrà inaugurato a settembre 2010. Ragazzi che meraviglia! Ma ci rendiamo conto di ciò che stiamo facendo? Di cosa significa questo edificio per i bambini di Fossa e per i nostri bambini? Quale insegnamento educativo migliore può essere per i nostri giovani? Sono convinta che nulla vale quanto l’esempio concreto degli adulti per le future generazioni. Mi auguro davvero che chiunque contribuisca in qualche modo alla costruzione di questo edificio, che il sindaco di Fossa ha definito in un’intervista «essenziale per i miei cittadini» possa

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percepire l’importanza del proprio aiuto. Un’ultima cosa: vi aspetto tutti all’inaugurazione della scuola, organizzeremo un viaggio di gruppo a cui vorrei partecipassimo in massa, con tanti giovani, per trasmettere il nostro calore ai ragazzi di Fossa che ne hanno tanto bisogno.

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opo il terremoto del 6 aprile 2009, la Polisportiva di Gratacasolo ha messo in campo un’iniziativa senza precedenti: ricostruire un edificio ad uso della comunità per Fossa. Il progetto, prevede un locale polivalente con i relativi servizi. La scelta progettuale

è semplice nella forma, puntando l’attenzione architettonica, sulla forma e sui materiali di copertura. In primo luogo si precisa che l’edificio è progettato, dal punto di vista statico, rispet-

tando le più recenti normative antisismiche, con una platea in c.a. di notevole spessore, progettata dallo studio dell’ing. Marco Arrigoni di Artogne (BS), nella quale sono annegate anche le armature di sostegno delle murature che avvolgono l’edificio realizzate in cap progettate, costruite e montate dalla Prefabbricati Camuna di Pisogne (BS); la finitura esterna è stata realizzata in stabilimento, mentre internamente, verranno rivestite con opportuna isolamento e strato di tavolato in cartongesso forniti dalla ET-CAM di Pian Camuno. La copertura, importante nella forma e nei materiali, è stata realizzata dalla Nulli di Iseo (BS). Sono pannelli in legno lamellare a vista, con travi dello spessore cm. 60 opportunamente incastrate nelle tasche realizzate nella muratura perimetrale. La forma della copertura


DAL COLLEGIO DI BRESCIA In alto: rivestimento interno delle pareti. In basso: finiture interne in corso

previsti in alluminio della Internorm, forniti in opera dalla Iseo finestre di Castro, mentre le porte d’ingresso sono state realizzate dalla Carpenteria Ferrari di Pisogne. I pavimenti interni, sono previsti in monocottura di colore chiaro e sono stati offerti dal sig. Angelo Dall’Olio, che li ha inviati direttamente sul posto dal Sud Africa. Tutti i dettagli sono stati progettati dallo studio del geom. Ines Tonsi con la collaborazione dello staff: geom. Roberta Ceresetti e Vittorina Sterni. La sovrapposizione fotografica, con sullo sfondo il paese di Fossa, attualmente inaccessibile è stato realizzato dal geom. Fabio Zanardini. ❑ stessa crea un’armonica continuità con la piazza a doppia quota nella quale trova la sua naturale collocazione l’edificio; anche il manto di copertura realizzato dalla ditta Ducoli Achille di Esine, previsto in alluminio Silver, dona una visione d’insieme armonico al villaggio San Lorenzo di Fossa, realizzato per ospitare 150 famiglie rimaste prive di alloggio all’indomani del sisma, che hanno la necessità di godere di uno spazio per socializzare; ecco lo scopo di questo fabbricato che sarà donato alla comunità di Fossa. L’interno è stato dotato di un impianto di riscaldamento a pavimento progettato e realizzato dalla ditta COMISA di

Pisogne (BS) di ultima generazione, con caldaia a condensazione. L’impianto idro-termo-sanitario sarà realizzato dalla ditta Tarzia di Costa Volpino (BG). L’impianto elettrico, prevede corpi illuminanti interni con luce indiretta a parete in modo da evidenziare anche all’interno, la copertura, sarà inoltre, corredato dalla predisposizione di impianto rete Ethernet, e di tutte le dotazioni necessarie; viene realizzato dalla ditta GF im-

pianti elettrici, mentre i materiali sono stati forniti dalla ditta MTB di Ranica (BG). I serramenti esterni sono

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FORMAZIONE CONTINUA Manuel Antonini Raffaella Annovazzi

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a Commissione Ambiente e Bioedilizia del nostro Collegio ha organizzato due interessanti corsi che, verosimilmente in diverse sessioni, avranno inizio indicativamente nei mesi di ottobre e novembre 2010. Si tratta di: • La gestione dei rifiuti di cantiere • La valutazione energetica e ambientale degli edifici Vediamo in breve cosa prevedono i due corsi. La gestione dei rifiuti di cantiere Organizzato con la preziosa collaborazione di Tecnici ARPA e A2A, che cureranno anche le docenze, si articolerà in 24 ore e tratterà questioni generali inerenti la normativa sui rifiuti (definizioni, classificazioni, adempimenti amministrativi, smaltimento, recupero, ecc.), per concentrarsi in particolare sui rifiuti di cantiere secondo un’ottica di “programmazione” della gestione del rifiuto sia in fase preventiva-progettuale che in fase d’opera e chiusura del cantiere. Ci si soffermerà sulle questioni attinenti le terre e rocce da scavo, i terreni contaminati e le conseguenti bonifiche, il cemento-amianto; si tratteranno i principali materiali da costruzione per conoscerne la “vita” fino a considerarli rifiuto nel loro ultimo stadio. Parte di indubbio interesse per tutti i colleghi sarà inoltre quella riguardante la gestione dei materiali e la 50 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Nuovi corsi organizzati dalla Commissione ambiente e bioedilizia logistica di cantiere per contenere la produzione di rifiuti e per ottimizzarne la raccolta, la movimentazione, lo stoccaggio, l’eventuale riuso e/o lo smaltimento, fino a dedicarsi agli aspetti economici della gestione dei rifiuti di cantiere. La valutazione energetica e ambientale degli edifici Il corso è la naturale evoluzione del percorso formativo che il Collegio segue da anni: bioedilizia, sostenibilità ambientale, efficienza e certificazione energetica degli edifici; sarà rivolto conseguentemente, in particolare, a chi ha già sensibilità e conoscenze in materia. Il tema è ampio e questo corso sarà una prima introduzione, non essendoci peraltro in Regione Lombardia una normativa ancora definita; secondo quanto in evo-

luzione nelle altre Regioni, è da intendersi, però, che non tarderà a mancare. Nella sostanza si chiede ai tecnici di fare un passo ulteriore rispetto alle conoscenze in materia di efficienza e certificazione energetica affiancando i temi ben più vasti della sostenibilità ambientale, del comfort abitativo, della ventilazione e dell’illuminazione, del comfort acustico, dell’uso di prodotti eco-sostenibili e impianti da fonti rinnovabili, del riuso delle acque, degli inquinanti (del sito o riconducibili ai prodotti utilizzati), ecc., così da poter dotare un edificio di una completa valutazione energetica e ambientale, appunto. Il corso si articolerà in 40 ore, avrà un taglio pratico, impostato verosimilmente su un “caso di studio” e presenterà i principali protocolli di

valutazione italiani e internazionali, per concentrarsi sul Protocollo Itaca, quello maggiormente diffuso in Italia; saranno presentati anche il software e i fogli di calcolo e valutazione a supporto del Protocollo stesso. Il corso non darà abilitazioni all’esercizio dell’attività di valutatore, proprio perché non ancora definita la normativa regionale in merito, ma l’intento è quello di mettere a disposizione dei Tecnici un ventaglio di informazioni e conoscenze che, seppure da approfondire e sviluppare ulteriormente di persona o con i corsi che il Collegio implementerà in futuro, permetterà di operare nell’ambito energeticoambientale con più professionalità, allargando le competenze che si possono offrire alla clientela. ❑

Stato dell’arte delle certificazioni energetiche in Regione Lombardia Riceviamo dagli Enti competenti e volentieri pubblichiamo alcuni dati ed informazioni in merito alla Certificazione Energetica degli edifici in Regione Lombardia, a circa 3 anni dal perfezionamento della normativa e degli obblighi conseguenti. - Corsi per soggetti certificatori energetici accreditati da Regione Lombardia: - Soggetti certificatori accreditati in Regione Lombardia: - Soggetti certificatori accreditati ed iscritti all’Albo regionale: - Qualifiche dei soggetti certificatori maggiormente diffuse: • Ingegneri • Geometri • Architetti • Periti industriali

585 12.000 8.400 35% 25% 25% 10%

Cestec, centro per lo sviluppo tecnologico, l’energia e la competitività, è una società totalmente partecipata da Regione Lombardia che, da oltre 30 anni, si adopera per sostenere il lavoro delle piccole e medie imprese lombarde e, da alcuni anni con l'incorporazione della società Punti Energia, per promuovere il risparmio energetico e il rispetto dell’ambiente. CENED, acronimo di Certificazione ENergetica degli EDifici, è un marchio che definisce l'attività che Cestec gestisce per conto di Regione Lombardia e la cui finalità è la promozione del risparmio energetico nel settore dell’edilizia, responsabile di circa il 44% dei consumi complessivi di energia primaria. Regione Lombardia con il contributo di Cestec Spa, con il marchio CENED, è stata la prima Regione a dare avvio concretamente, a partire dal settembre 2007, al processo di certificazione energetica degli edifici.


FORMAZIONE CONTINUA Agostino Cervi

È

stata pubblicata il 22 luglio, l’attesissima norma UNI 11367 “Acustica in edilizia Classificazione acustica delle unità immobiliari - Procedura di valutazione e verifica in opera”. Dopo le norme sulle prestazioni energetiche degli edifici (UNI TS 11300) ecco quindi un altro importante tassello che UNI mette a disposizione degli operatori per affrontare le sfide del costruire a regola d’arte, nell’interesse del cittadino consumatore quando si rapporta al bene principale della propria esistenza come, in genere, è la casa: nel caso specifico la norma definisce la classificazione acustica degli edifici. La classificazione acustica, basata su misure effettuate al termine dell’opera, consentirà di informare i futuri proprietari/abitanti sulle caratteristiche acustiche dell’immobile e di tutelare i vari soggetti che intervengono nel processo edilizio (progettisti, produttori di materiali da costruzione, costruttori, venditori, ecc.) da possibili successive contestazioni. Alla elaborazione di questa norma hanno partecipato oltre 60 esperti in rappresentanza di tutti gli interessi “in gioco”. Infatti tutte le fasi che convergono nel processo di realizzazione dell’opera sono determinanti ai fini del risultato acustico: la progettazione, l’esecuzione dei lavori, la posa in opera dei materiali, la direzione dei lavori, le eventuali veri52 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Classificazione acustica delle unità immobiliari Procedura di valutazione Tabella A Indici di valutazione Classe

a) Isolamento acustico normalizzato di facciata

b)

c)

Potere Livello di pressione fonoisolante sonora di calpestio apparente di normalizzato fra partizioni verticali ambienti di e orizzontali fra differenti unità ambienti di immobiliari differenti unità immobiliari

d)

e)

Livello sonoro corretto immesso da impianti a funzionamento continuo

Livello sonoro corretto immesso da impianti a funzionamento discontinuo

D2m,nT,w dB

R’w dB

L’nw dB

Lic dB(A)

lid dB(A)

I

* 43

* 56

) 53

) 25

) 30

II

* 40

* 53

) 58

) 28

) 33

III

* 37

* 50

) 63

) 32

) 37

IV

* 32

* 45

) 68

) 37

) 42

fiche in corso d’opera, ecc. La norma si applica a tutti i tipi di edifici, tranne a quelli ad uso agricolo, artigianale e industriale. Nell’ambito di applicazione della norma, i requisiti acustici di ospedali, cliniche, case di cura e scuole sono definiti da una specifica appendice. Si prevedono quattro differenti classi di efficienza acustica: si va dalla classe I, che identifica il livello più alto (più silenzioso), alla classe IV che è la più bassa (più rumoroso): va considerato che, seppure il livello prestazionale “di base” sia rappresentato dalla terza classe, la stragrande maggioranza degli edifici italiani attualmente esistenti non raggiunge neppure la quarta classe… Nella UNI 11367 le Classi

previste nel “vecchio” progetto di norma U20001500 (che ha terminato il suo periodo di inchiesta pubblica il 11.03.10) sono state confermate. Vedi tabella “A”

I

requisiti minimi previsti dal DPCM 5 dicembre ’97 ed attualmente richiesti (fino all’emanazione del nuovo decreto) sono invece quelli indicati nella tabella “B”. È facile notare come, in sostanza, per un edificio residenziale (categoria A della tabella A del DPCM 05.12.97) i requisiti minimi oggi richiesti siano quelli corrispondenti ad un edificio di Classe III della UNI 11367. La griglia di classificazione viene attuata sulla base di misurazioni dei livelli sonori e non solo di dati proget-

tuali, inoltre è prevista per singole unità immobiliari e non per l'intero edificio (ad esempio, nel caso di un condominio, la classe deve essere assegnata ad ognuno degli appartamenti che lo compongono, e non genericamente all’intero condominio). Se, da un lato, questo rende più complicata la determinazione di efficienza acustica, dall'altro è una maggiore garanzia sul risultato finale che si potrà ottenere. La valutazione complessiva di efficienza sarà obbligatoriamente accompagnata da valutazioni per ogni singolo requisito considerato; sono infatti oggetto di classificazione l’isolamento di facciata, l’isolamento rispetto ai vicini (sia per i rumori aerei, sia per i rumori di cal-


FORMAZIONE CONTINUA

Tabella B Categorie

Parametri

di cui alla

R’w (*)

D2m,nT,w

Ln,w

LASmax

Laeq

Tab. A D

55

45

58

35

25

A, C

50

40

63

35

35

E

50

48

58

35

25

B, F, G

50

42

55

35

35

pestio) e il livello sonoro degli impianti. Nel caso degli alberghi sono considerati altresì gli isolamenti acustici fra ambienti della stessa unità immobiliare (es. fra le camere). Per fornire all’utilizzatore informazioni complete ed esaurienti, la norma prevede che l’indice unico rappresentativo delle caratteristiche acustiche dell’unità immobiliare (classi I, II, III e IV) sia integrato da altri cinque valori numerici che rappresentano le singole prestazioni acustiche. Per quanto riguarda le difficoltà applicative, la futura norma UNI è certamente corposa e densa di contenuti tecnici che necessitano un’adeguata professionalità, ma la Commissione UNI li ha affiancati con una parte di testo contenente esempi di calcolo pensati proprio per facilitarne l’applicazione. Circa la quantificazione dei requisiti acustici passivi, i valori proposti dalla norma UNI rappresentano una reale fattibilità assicurando, al contempo, un buon grado di comfort acustico: gli interessi degli acquirenti infatti sono sempre stati una prio-

rità dell’UNI, così come stessa commissione “Acudelle pubbliche ammini- stica e Vibrazioni” dell’UNI), strazioni locali (Regioni e A- affinché tale decreto vegenzie regionali per la pro- nisse aggiornato e corretto, tezione dell’ambiente) e del per superare la situazione Ministero dell’Ambiente, conflittuale creatasi tra i coche hanno partecipato ai lavori di Tabella C normazione. Quest’ultimo, iClasse acustica prevista dalla zonizzazione noltre, in perfetta acustica comunale (e fasce di pertinenza sintonia con delle infrastrutture dei trasporti aventi valori limite corrispondenti a tale classe quanto fatto dall’UNI, sta elaboI, II,III rando il testo del IV nuovo decreto sui limiti passivi che V e VI inquadrerà opportunamente ed organicamente la materia struttori e gli acquirenti. trattata. La norma UNI 11367 verrà, Cresce intanto l’attesa per il infatti, con ogni probabilità nuovo decreto che il Go- recepita da un decreto verno dovrà emanare (era (forse un DPR) che introprevista entro luglio 2010) durrà l'obbligo della certifisulla disciplina dell’isola- cazione acustica degli edifici mento acustico in edilizia, a partire dal 2011. Si tratta di come previsto dall’art. 11 un tipo di classificazione badella legge 88/2009. sata su misure effettuate al Il DPCM (Decreto del Presi- termine dell’opera edilizia, dente del Consiglio dei Mi- che consente di informare i nistri) del 5 dicembre 1997 futuri proprietari/abitanti “Determinazione dei requi- sulle caratteristiche acusiti acustici passivi degli edi- stiche della stessa e di tutefici” a 13 anni dalla pubblica- lare i vari soggetti che interzione sconta alcuni limiti e vengono nel processo edicontraddizioni. Da più parti lizio (progettisti, produttori sono state, infatti, formulate di materiali da costruzione, varie richieste (anche dalla costruttori, venditori, ecc.)

da possibili successive contestazioni. Interessante notare come la bozza di quello che possiamo chiamare il “futuro DPCM 05.12.97” (in attuazione della delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di inquinamento acustico di cui all’art. 11 delle Legge 7 luglio 2009, n.88) preveda che le caratteristiche di isolamento acustico di facciata siano legate alla Classe Acustica prevista dalla Zonizzazione Acustica Comunale secondo lo schema sotto ripor-

Classe acustica minima di isolamento acustico di facciata (D2m,nT,w) III II I

tato (Tabella “C”). Sempre lo stesso decreto di recepimento (nelle bozza attuale) renderebbe obbligatoria per chi vorrà vendere o affittare un alloggio anche la certificazione acustica (oltre che la certificazione energetica). L'evoluzione normativa in atto, infatti, preceduta anche da leggi regionali recenti, sembrerebbe prevedere che ogni unità immobiliare si debba dotare di una certificazione acustica che attesti la classe acustica di appartenenza. È un concetto similare a quello della certificazione energetica, ma con alIL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 53


FORMAZIONE CONTINUA

cune profonde differenze. La principale è costituita dal fatto che mentre il certificato energetico è redatto sulla base di calcoli, il certificato acustico è redatto sulla base di una prova (collaudo) effettuata in tutti i vani dell'appartamento. Dai risultati ottenuti in tutti i vani, considerato il margine di incertezza delle misure e fatta una media si ricaverà un indice che permetterà la classificazione acustica in quattro classi dell'unità immobiliare. Conseguentemente i costi di certificazione acustica saranno di molto superiori rispetto a quelli di un certificato energetico.

54 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

La UNI 11367 sarà citata esplicitamente nel decreto in arrivo ed è per questo che assume particolare rilevanza: spiega come eseguire i collaudi acustici degli edifici consentendo di informare i futuri proprietari/abitanti sulle caratteristiche acustiche della stessa. Nell'ambito di applicazione della norma, i requisiti acustici di ospedali, cliniche, case di cura e scuole sono definiti da una specifica appendice

S

econdo Piero Torretta, presidente UNI «La nuova norma tecnica sulla classificazione acustica degli edifici

costituisce un esempio di efficacia della normazione tecnica volontaria in quanto ha saputo conciliare e sintetizzare le esigenze e le aspettative dell'utente sulle caratteristiche prestazionali del prodotto (e le conseguenti garanzie d'uso), con la capacità/possibilità del produttore (progettista, fornitore di componenti, assemblatore, impresa di costruzioni) di realizzarle, garantendo le prestazioni dichiarate ed attese». «Per sua natura la norma tecnica volontaria definisce infatti lo stato dell'arte di un prodotto/servizio, ma non è una norma imposta dall'alto o

dall’esterno, bensì è un accordo condiviso, trasparente, consensuale, alla cui definizione possono partecipare tutti gli stakeholders interessati». Prosegue Torretta: «La norma sulla classificazione acustica degli edifici si aggiunge a quella sulla certificazione energetica (e potrà essere integrata nel futuro da quella sulla sostenibilità) migliorando il quadro delle informazioni a disposizione dell'utente del bene edilizio. Quadro che, con il meccanismo della classificazione graduata, conferisce al bene edilizio un nuovo valore economico legato alla capacità dello stesso di soddisfare esigenze spesso immateriali dell'utilizzatore (comfort, privacy, emissioni CO2, consumo materiali...). Come tutte le norme tecniche di prodotto/servizio, la norma UNI 11367 ha posto al centro della sua attenzione il consumatore, le sue esigenze, la sua tutela nel rapporto con il mondo della produzione, che – a sua volta – è impegnato a dare informazioni sul tipo di prodotto che realizza e immette sul mercato: in particolare su quali sono le caratteristiche e le prestazioni rispetto allo standard definito dalla norma tecnica di riferimento. Un modo per qualificare i rapporti contrattuali in modo chiaro, evitando equivoci tra le aspettative della domanda ed il contenuto dell'offerta». ❑


AGRICOLTURA & FORESTE Valeria Sonvico

G

li attuali ritmi di consumo energetico evidenziano allarmanti scenari per il futuro in quanto le risorse naturali sembrano non essere sufficienti a sostenere e affrontare la crescita demografica ed economica; a tutto questo si aggiungono gli effetti dell’inquinamento atmosferico, del caro petrolio e dei cambiamenti climatici. L’Italia risulta ancora inadempiente agli obblighi assunti con il protocollo di Kyoto, quello che in gergo di settore è definito “pacchetto energia e ambiente 20-20-20” cioè entro il 2020 si dovrà registrare una riduzione del 20% di emissioni in atmosfera e il 20% dell’energia dovrà provenire da fonti rinnovabili. Il ritardo di tale rispetto in parte è imputabile a un insufficiente sviluppo delle fonti rinnovabili. Proprio in questo campo un ruolo importante e interessante dovrebbe essere ricoperto dall’agricoltura, infatti, secondo gli indirizzi della Politica Agricola Comunitaria il settore agricolo è chiamato a rispondere alle esigenze della società con un’agricoltura multifunzionale che anche attraverso le agroenergie può raggiungere importanti obiettivi economici, produttivi e ambientali. L’attuale periodo di crisi economica non ha risparmiato il settore agricolo che già da parecchio tempo soffre di un basso potere contrattuale, incapace di far valere la ricchezza della pro56 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Energie rinnovabili: quali filiere e opportunità

duzione nei confronti degli attori della filiera. L’introduzione delle tecnologie che sfruttano fonti rinnovabili può rappresentare una nuova opportunità per integrare il reddito agricolo contribuendo nel contempo al fabbisogno energetico nazionale con un apporto stimato del 6.4%. Nello schema illustrato vengono individuate le filiere ad oggi esistenti, nello specifico ci soffermeremo su quelle maggiormente sviluppate in questi anni nella Regione Lombardia: il fotovoltaico e il biogas.

Fotovoltaico Il sole è la più grande fonte energetica, pulita e abbondante presente in natura. La tecnologia del fotovoltaico consente di trasformare l’energia delle radiazioni solari in energia elettrica sfruttando il fenomeno fotoelettrico attraverso un dispositivo (cella fotovoltaica). Nel settore agricolo sono stati realizzati impianti fotovoltaici integrati e funzionali posizionati su tetti di fienili, stalle, capannoni e serre. A livello regionale attraverso il Piano di Sviluppo Rurale, la misura 311 B “Diversificazione verso attività

non agricole: produzione di energia rinnovabile” promuove e finanzia interventi innovativi di processo e di prodotto e la diversificazione produttiva delle aziende agricole verso finalità energetiche. In merito, però, non dobbiamo dimenticare alcune soluzioni adottate che seppur concesse a livello legislativo, di fatto, possono generare, anche a distanza di tempo, effetti negativi, nonché dannosi per l’ambiente circostante e questo è il caso di pannelli fotovoltaici a terra su terreni che vengono classificati come non più redditizi.

BIOETANOLO colture zuccherine amidacee (barbabietola, sorgo, frumento)

L’impresa bioenergetica

ENERGIA EOLICA BIODISEL colture oleoginase (colza, girasole, soia)

ENERGIA SOLARE fotovoltaico e solare termico BIOCOMBUSTIBILI SOLIDI biomasse forestali (residui agricoli, forestali, agroindustriali)


AGRICOLTURA & FORESTE

Impianti di digestione anaerobica (biogas) Il biogas si ottiene dalla fermentazione anaerobica di residui organici, quali ad esempio effluenti di allevamento e biomasse vegetali. La produzione di biogas come fonte di energia si è gradualmente diffusa anche in Italia, ad oggi la maggior parte degli impianti sono localizzati nel nord Italia (Veneto, Emilia Romagna e Lombardia) e la stessa Regione Lombardia ha investito risorse finanziarie nel 2007 e 2008 con bandi specifici. I vantaggi per un’azienda zootecnica nella valutazione di realizzare un impianto di biogas ci sono, ma è opportuno essere consapevoli di alcuni aspetti che il biogas, da solo, non può risolvere. I vantaggi sono riconducibili

a un risparmio significativo sulle bollette dell’energia elettrica, alla possibilità di recupero dell’energia termica per il riscaldamento delle acque di lavaggio della sala di mungitura o dell’abitazione, ad avere a disposizione un prodotto, il digestato, maggiormente stabilizzato rispetto alla maturazione degli effluenti di allevamento (liquami o letami) da poter utilizzare a livello agronomico sui terreni quale ammendante organico e alla sue caratteristiche chimicofisico superiori rispetto ad altre concimazioni, ad una riduzione delle emissioni in atmosfera e ad una riduzione dei patogeni che possono svilupparsi nel materiale organico in ingresso. D’altra parte un impianto deve essere dimensionato

sul corretto approvvigionamento delle materie in ingresso, al fine di non renderlo “dipendente” da prodotti acquistati nel libero mercato che possono essere soggetti a fluttuazioni di prezzo molto variabili e pericolose, inoltre, sebbene ci sia una miglior gestione dell’effluente di allevamento non ci sono riduzioni del contenuto di azoto, pertanto, a meno che non vengono affiancate altre tecnologie, il biogas non può essere visto come una soluzione per la risoluzione del problema della produzione di eccesso di azoto legato alla direttiva nitrati. In una logica di pianificazione del territorio è di rilevanza strategica promuovere distretti agroenergetici alimentati da filiere corte

che possano diversificare il reddito delle imprese soddisfacendo l’autoconsumo e una domanda integrata alle vocazioni dei luoghi con la distribuzione diffusa dell’energia termica, elettrica o meccanica.

S

ulla base di un tale approccio strategico la filiera corta rappresenta un modello di rigenerazione e riorganizzazione in cui è opportuna l’individuazione e la valutazione della sostenibilità del progetto a lungo termine, dell’impatto ecologico considerando ogni fase del processo produttivo. In sostanza occorre: • considerare ogni fase del processo produttivo; • valutare gli effettivi benefici delle filiere nel corso IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 57


AGRICOLTURA & FORESTE

della vita dei sistemi energetici su larga scala e a lungo termine; • valutazione dell’approvvigionamento delle materie prime; • valutazione del bilancio energetico e del risparmio di carbonio. Cibo o energia? Purtroppo, ad oggi, come già accennato, si assiste alla nascita di impianti che poco sono allineati con il rispetto dell’opportunità dello specifico settore, la funzione dell’agricoltura deve restare quella di produrre alimenti e quella agroenergetica è un’alternativa alla produzione alimentare come fonte supplementare di reddito da inserire nel concetto di multifunzionalità dell’agricoltura europea, altrimenti potrebbe contribuire negativamente a fenomeni quali la deforestazione, aggravare le emissioni e influenzare i prezzi degli alimenti.

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ecentemente la Regione Lombardia con la collaborazione delle Organizzazioni professionali agricole intende proporre delle linee guida al fine di riportare la progettazione degli impianti al rispetto di una pianificazione territoriale sostenibile e all’effettiva opportunità di integrazione reddituale: il solo principio da salvaguardare è quello che l’attività agricola dell’azienda deve essere prevalente! ❑ 58 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4


DAL COLLEGIO DI LODI Morgana Rancati

B

en 68 anni ci separano dalla legge urbanistica n. 1150 del 1942, eppure è ancora quella in vigore. Eravamo nel cuore della seconda guerra mondiale con Vittorio Emanuele III e Mussolini, erano i giorni della sciagurata campagna d’Africa e della Battaglia di El Alamein. Era un’altra Italia. Nell’estate di quell’anno, il 17 agosto 1942, veniva promulgata la legge 1150, il testo che disciplinava «l’assetto e l’incremento edilizio dei centri abitati e lo svi-

60 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Governo del territorio tra rinnovamento e sostenibilità luppo urbanistico in genere nel territorio del Regno». Ora siamo nel 2010, sessantotto anni dopo, quasi un’eternità; molte cose sono cambiate nella vita di tutti i giorni, nella storia, nella cultura, nella società, nella politica, nella geografia, ecc., si sono registrati profondi mutamenti di grande portata e talvolta anche imprevedibili. E i nostri paesi, le nostre città, il nostro territorio? Sono lì a dimostrarcelo, in quanto fedeli testimoni e imparziali osservatori delle

trasformazioni, del passaggio attraverso le diverse epoche storiche. Ecco che inevitabilmente salta all’attenzione la grande contraddizione, la progressiva e insanabile dualità che si è creata fra realtà e legislazione urbanistica. Da una parte cambia il volto del “territorio”; cambiano i principi ispiratori, il campo di applicazione e la definizione stessa (dalla tradizionale e restrittiva urbanistica al ben più ampio, Governo del Territorio) di una disciplina antica e complessa,

che si interessa a una miriade di tematiche che vanno dalla tradizionale pianificazione del territorio, alla tutela ambientale e paesaggistica, dall’edilizia al risparmio energetico, ecc. Dall’altra parte resta, la vigente legge 1150, per molti aspetti superata e incapace di stare al passo con le normative regionali, ben più moderne e avanzate sotto il profilo tecnico e giuridico. In tale contesto si inserisce l’ambizioso progetto volto all’ammodernamento del sistema pianificatorio italiano


DAL COLLEGIO DI LODI

e all’elaborazione di una legge di riforma nazionale in materia di governo del territorio. Si tratta di un compito particolarmente arduo e impegnativo basato su un approccio marcatamente multidisciplinare attraverso l’apporto dei contributi di tutti i soggetti coinvolti nei più disparati processi di governo del territorio, in quanto è impensabile voler affrontare una materia cosi ampia in maniera settoriale. Utilizzando una metafora, nel traguardare a questo progetto, bisogna compiere un check-up finalizzato a fotografare lo stato dell’arte ai diversi livelli in materia urbanistica e costruire un quadro realistico delle tendenze, delle criticità e dei punti di forza dell’attuale sistema, in modo da poter identificare le possibili soluzioni in relazione al contesto territoriale nazionale. Per potere rendere concreti questi progetti, è però necessario promuovere, un’azione di rinnovamento culturale che rivoluzioni la tradizionale prassi urbanistica del nostro Paese introducendo come modelli di azione la riqualificazione dell’esistente e la riduzione del fenomeno, ormai insostenibile, del consumo di suolo. Una riqualificazione da interpretare come promozione e regolazione di processi finalizzati al recupero delle aree dismesse o degradate; alla tutela e conservazione delle caratteristiche architettoniche, culturali, paesaggistiche e ambientali che contraddistinguono il

territorio (anche attraverso azioni di promozione territoriale); al miglioramento qualitativo dell’edificato (in termini di efficienza funzionale ed energetica, ma anche prevenzione dei rischi fisico-naturali).

U

na “realizzazione” di azioni pianificatorie sostenibili, in cui il consumo di suolo non è più la classica cartina tornasole di una carente strategia di pianificazione, che anche oggi porta spesso a una incapacità di riconvertire il territorio utilizzato, frenando e soffocando il tessuto urbano esistente con conseguente perdita dei propri connotati vocazionali. Il rinnovamento di cui si è fin d’ora parlato, però, dovrà essere un gioco di

squadra, che se portato nella realtà che ci troviamo davanti, fatta di disomogeneità, assenza di coordinamento e produzione normativa fatta al contrario, ci pare un miraggio nel deserto. É proprio per questo motivo che nel progettare il nuovo governo del territorio si deve puntare a un coordinamento tra le normative regionali in accordo con i principi delineati dal Titolo V della Costituzione in modo da ottenere una legge di principio orientata fondamentalmente alla sostenibilità. Riguardo all’ideale di sostenibilità dell’urbanistica vi sono già in atto azioni e proposte concrete, promosse anche dalla stessa Regione Lombardia, che nel lungo-medio termine

possono portare ai risultati sognati; basti pensare alla certificazione energetica su larga scala; al sistema dei fascicoli dei fabbricati (una sorta di carta d’identità degli edifici attraverso cui disporre di una banca dati che fotografi la reale situazione del patrimonio edilizio esistente); il ricorso al sistema della perequazione e della compensazione urbanistica; e ancora, la promozione di meccanismi di incentivazione delle ristrutturazioni a svantaggio di interventi di nuova costruzione. Per entrare sempre di più nel tema fulcro di questo articolo è necessario fare ancora un passo indietro nella storia; nell’accezione industriale e postindustriale il territorio era visto come “ambiente da colonizzare”, dando scarso o nullo rilievo alla potenzialità produttiva del territorio e alle conseguenze sullo stesso di determinate concentrazioni umane. Basti pensare che nella stragrande maggioranza delle norme urbanistiche nazionali e regionali quello che non viene interessato da zone urbanizzate a vario titolo viene classificato con un generico “verde agricolo” quale area di indistinta programmazione e sviluppo che giace in un limbo in cui, la pianificazione e la programmazione di questo ambito territoriale era praticamente casuale. A partire dall’invenzione del termine “sviluppo sostenibile”, passando attraverso l’elaborazione di quaderni e IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4 - 61


DAL COLLEGIO DI LODI

rapporti (“Agenda 21” e “Protocollo di Kyoto”), fino ad arrivare ai molteplici provvedimenti legislativi attuali, la sostenibilità è stata intesa come un unico e complesso sistema di approcci, politiche e comportamenti che, percorrono strade parallele con lo scopo di raggiungere il fine comune della salvaguardia della salute del pianeta. Uno dei capisaldi di questo obiettivo è la sostenibilità degli strumenti di pianificazione urbanistica, cardine delle attività che disegnano e finalizzano, a partire dalla “macro scala”, il “buon costruire” nelle nostre città e il “governo del territorio”, attraverso i quali riuscire a raggiungere lo scopo di migliorare la gestione urbana l’edilizia sostenibile e la progettazione urbana sostenibile. È però sempre importante guardare alle nostre città e al territorio come soggetti di politiche di diversa natura, che coinvolgono in misura diversa ma correlata edifici, infrastrutture e trasporti, energia, gestione dei rifiuti. In questa panoramica, la progettazione urbana sostenibile abbraccia una molteplicità di problematiche, che vanno dagli aspetti ambientali alla crescente espansione delle periferie verso le zone rurali. A livello regionale, un esempio è quello della Regione Lombardia che ha sottoscritto un protocollo d’intesa avente come obiettivi principali, l’attivazione di “strategie condivise” e complementari che riuniscano i 62 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

diversi settori dell’edilizia civile, attraverso quattro aree di intervento, tra le quali a mio avviso riveste una particolare importanza quella della Normativa per il governo del territorio, che si dovrebbe avvalere di un documento unico recante «indirizzi e criteri per l’incentivazione al riutilizzo delle aree urbane compromesse attraverso la promozione dell’edilizia sostenibile» e la definizione di linee guida. C’è però la necessità di riportare una annotazione negativa: nonostante gli sforzi, a livello prima di tutto europeo e poi nazionale e lo-

nistici, che talvolta ha portato alla definizione di quadri legislativi che in molti casi sembrano addirittura appartenere a impianti costituzionali diversi. uesto però non è l’unico aspetto negativo che ci portiamo appresso, infatti sono meritevoli di accenno anche alcuni temi che riguardano l’urbanistica di “vecchia generazione”e che a mio parere servono a raggiungere lo scopo di questo articolo: lanciare degli imput di riflessione su una materia (l’urbanistica) che a parere

cale, questo susseguirsi di leggi e “leggine” sempre più specifiche e “cucite su misura” per le singole realtà, rischiano, come già evidenziato prima, di entrare in contrasto con il reale bisogno di una organizzazione “dal basso” in termini urba-

di alcuni non interessa la professione del geometra, ma che sempre più ci tocca da vicino. L’urbanistica di “vecchia generazione” purtroppo, non ha compreso appieno che il territorio non è un’entità frazionabile casualmente, ma è

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un vero e proprio “corpo” vivo, secondo regole non stabilite dall’uomo, ma da un modello dinamico naturale che, se sconvolto, può portare a conseguenze macroscopiche e qualche volta disastrose. Non ha compreso che la continuità territoriale (su cui l’Unione Europea ha spesso posto l’attenzione, per es. con Rete Natura) è più complessa della semplice delimitazione in ambiti di edificabilità urbanistica. Se si eccettua per gli indici di edificabilità, il cosiddetto “verde agricolo” giace, ormai in un limbo in cui, nonostante le norme regionali, la pianificazione e la programmazione di questo ambito territoriale è praticamente casuale e totalmente scollata dagli indirizzi internazionali sullo sviluppo sostenibile e sull’uso rinnovabile delle risorse. Oggi però l’urbanistica, concepita come “Governo del Territorio” si deve necessariamente occupare anche di importanti aspetti ecologici, allo scopo di utilizzare razionalmente le risorse disponibili, con la consapevolezza della loro “finitezza” nel tempo e nello spazio; gli aspetti riguardanti la i trasporti; le abitazioni; l’industria e la produzione in generale; il commercio; l’energia; i centri urbani; le aree verdi; ma soprattutto e prima di tutto, il suolo, finito e prezioso, risorsa principe e per questo meritevole di molte cure e attenzioni. ❑


AMBIENTE & BIOEDILIZIA Giuseppe Mori

P

roseguiamo il nostro itinerario sulle concrete possibilità che un tecnico ha a disposizione per contenere i consumi di risorse per l’abitare: trattiamo in questo articolo il tema del recupero delle acque meteoriche che si inserisce nelle strategie praticabili, mettendo a disposizione esperienze e

tecnologie. Si consideri quindi che quasi il 50% del fabbisogno di acqua potabile nelle nostra abitazioni potrebbe in linea teorica essere sostituito da acque meteoriche da utilizzare in particolare per l’irrigazione del giardino, per il risciacquo dei WC, per le pulizie e per il bucato. Se torniamo infatti per un momento a vedere i grafici e le tabelle nell’articolo relativo ai consumi di acqua potabile sul numero 1/2010 della rivista, rivisitati con un diverso criterio nel grafico qui allegato, vediamo infatti che per questi usi noi consumiamo mediamente circa 90-100 64 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Il recupero delle acque meteoriche

l/giorno rispetto al consumo medio totale di circa 200 l/giorno/persona di acqua. Quali usi per l’acqua meteorica Molteplici possono essere le destinazioni dell’acqua recuperata. Se da sempre se ne fa un uso per l’irrigazione di orti e giardini specie in zone a bassa piovosità o la associamo all’uso in piccole case di montagna non raggiunte da acquedotto ed in assenza di sorgenti (previa filtrazione e/o trattamento di potabilizzazione), ora – come abbiamo accennato – ci si pone l’obiettivo di un suo uso decisamente più esteso e da questa scelta deriva la necessità di approfondire il tema delle condizioni igieniche dell’acqua. Quando si parla di buone condizioni igieniche si fa riferimento all’intero ciclo di raccolta vale a dire a partire da un tetto e canali di gronda privi, ad esempio di depositi di fogliame marcescente … , si parla di vasche di raccolta che possono e devono essere pulite periodicamente, ecc. Pensando all’uso emergono alcuni vantaggi dell’acqua piovana: essendo “dolce”, al contrario di quelle di acquedotto che sono in genere acque relativamente “dure”, aiuta ad esempio nei lavori di

pulizia domestica, a ridurre il consumo di detergenti. Nel caso specifico del bucato gli impianti di sfruttamento dell’acqua piovana assicurano che la stessa, a condizione di essere raccolta e immagazzinata in buone condizioni igieniche, garantisca la necessaria purezza batteriologica certificabile con analisi chimico-

autolavaggio ecc.

batteriologiche. Altro vantaggio dell’acqua piovana è quello di ridurre i fenomeni di deposito di calcare. Per questa serie di caratteristiche si presta quindi ad un pieno utilizzo anche per lavatrici e lavastoviglie.

locale delle piogge; la superficie utilizzabile come bacino di raccolta è un altro elemento fondamentale così come occorre valutare le superfici ed i costi dell’impianto in stretta relazione con l’uso che si intende fare dell’acqua piovana recuperata. Come dato di partenza noi sappiamo che le precipitazioni annue medie, infatti, variano notevolmente passando dai 500-600 mm di piogge annue in talune zone (Puglia, Sicilia, Sardegna) agli oltre 1200 mm delle Alpi orientali. Nella pianura padana variano dai 700 mm annui dell’Emilia Romagna ai 900-1000 mm. annui della

S

e stiamo trattando il tema limitatamente all’ambito residenziale, vale però la pena di ricordare che le acque meteoriche potrebbero tanto più trovare riuso in ambito industriale dove minore è il fabbisogno di acqua di pregio come, ad esempio, per integrare le acque di raffreddamento o in un ciclo produttivo, in un

Ma quanta acqua piovana si può raccogliere e quanta acqua ha senso immagazzinare? La risposta a questa domanda è necessariamente articolata ed è diversa in funzione di molteplici variabili. Il primo parametro da verificare è ovviamente il regime


AMBIENTE & BIOEDILIZIA

fascia pedemontana. Ma il problema maggiore è però che nei mesi estivi, quando il fabbisogno potrebbe essere maggiore (in genere si considera luglio), le piogge medie si riducono anche nella maggior parte della pianura padana a valori che vanno dai 25 ai 50 mm. ed è questa la ragione che ci impone di pensare ad immagazzinare la pioggia caduta nei mesi primaverili. Da un punto di vista strettamente operativo noi dobbiamo ragionare moltiplicando i valori della pioggia che cade in media in una determinato lasso temporale per la superficie di raccolta a disposizione: da qui partiamo per stimare il quantitativo di acqua piovana accumulabile nella nostra zona. L’esperienza insegna che occorre detrarre in modo cautelativo a questo valore circa il 30% dovuto alle perdite per evaporazione, assorbimento e dispersioni varie. Una volta assodato il regime pluviometrico in cui ci troviamo, che può peraltro avere significative variazioni attribuibili al microclima locale – si pensi ad alcuni incroci vallivi in cui si concentrano i fenomeni temporaleschi – occorre misurare la superficie di tetti e tettoie a filo gronda in proiezione piana avendo cura di capire se e come è possibile convogliare tutte le acque delle grondaie in un unico punto. Si procede quindi a calcolare in base alla superficie di raccolta ed alle informazioni sulle precipitazioni medie

della vostra zona la pioggia complessiva che teoricamente si può raccogliere ricordando la detrazione del 30% per le perdite per ottenere il quantitativo netto di acqua recuperabile. Che capienza deve avere la cisterna? Non esiste una risposta univoca a questa domanda anche se – in linea teorica – quanto più è grande tanto più essa sarà in grado di soddisfare i più svariati fabbisogni. Nel concreto, però, occorre fare i conti con diverse variabili che vanno dalla superficie di raccolta; allo spazio fisico disponibile per posare la cisterna normalmente interrata; dalle tipo-

logie di fabbisogni che si vorrebbero coprire, ai costi realizzativi; dal fatto che, oltre alla raccolta di acque meteoriche si pensi, ad esempio, anche di associare sistemi di depurazione domestici per le acque grigie per garantire maggiore continuità di rifornimento. Escludendo la scelta di dimensionare la cisterna in funzione del massimo potenziale di raccolta in quanto vi sarà sempre un continuo ricambio di acque a causa del loro costante utilizzo, in generale le esperienze e gli studi fatti consigliano di progettare il serbatoio con una capacità in grado di soddisfare i consumi di 3-4 mesi o anche del solo mese di luglio, mese

statisticamente di minima piovosità. Altro elemento da tenere in considerazione è il tempo di ristagno dell’acqua raccolta nella vasca: quanto maggiore sarà il tempo in cui l’acqua resterà inutilizzata, tanto maggiore sarà il rischio di sviluppo di alghe e depositi. Questo non è di per sé un problema nel caso di riuso a scopo irriguo ma, nel caso di invio all’abitazione per usi igienici, comporterebbe maggiore attenzione ed eventualmente la necessità di “ripulire” o disinfettare l’acqua. Vediamo qualche numero, a titolo di esempio, nella tabella “A”.

Tabella “A” Calcolo acqua recuperabile in abitazione unifamiliare mm pioggia annuo in Pianura Padana

1000,00

superficie tetto in mq

acqua totale recuperabile acqua disponibile espressa in mc. considerando perdita 30%

170,00

170,00

dimensione teorica vasca annuale

119,00

119,00

Calcolo fabbisogno famiglia media 4 persone fabbisogno medio/anno di una persona espresso in mc./anno

69,35

fabbisogno famiglia

277,4

fabbisogno teoricamente copribile con acqua meteorica 50%

acqua piovana teoricamente recuperabile

138,7

pari al

119,00

42,90%

Dimensionamento consigliato per copertura mese Luglio fabbisogno medio mensile 50% del fabbisogno medio mensile espresso in mc. espresso in mc.

23,12

11,56

Dimensionamento consigliato per copertura mesi estivi fabbisogno medio mesi giugno-luglio-agosto espresso in mc.

69,35

50% del fabbisogno medio mensile espresso in mc.

34,68

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 65


AMBIENTE & BIOEDILIZIA Posa di impianto di recupero di acque meteoriche. A destra: schema di impianto di recupero di acque meteoriche della ditta Edilimpianti

Alcuni dettagli costruttivi L’acqua di pioggia confluisce nelle gronde e da qui viene portata in una cisterna interrata. Se si prevede un uso solamente per irrigazione del giardino, l’acqua può anche confluire in un bacino aperto (vasca, laghetto ornamentale o in una cisterna esterna). In questa ipotesi occorrerà tenere in considerazione l’aumento delle dispersioni per evaporazione.

66 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

In ogni caso, la superficie di raccolta, le grondaie e la cisterna devono essere mantenuti il più possibile puliti. Per contribuire a questo si può procedere collocando su ogni ingresso dei pluviali un filtro grossolano a “cipolla” cioè una rete a larghe maglie, che serve a trattenere le foglie, le piume ed eventuali altri materiali grossolani. La manutenzione richiesta è di una pulizia al-

meno una volta l’anno se il tetto non è particolarmente esposto a deposito, ad esempio, di fogliame da alberi vicini. Può essere interessante, se non obbligatorio, pensare ad un sistema automatico di scarto delle acque di prima pioggia in caso di collocazione dell’immobile in aree fortemente inquinate ma sempre tenendo conto dell’uso finale a cui si intende

destinare l’acqua raccolta. In ogni caso i singoli pozzetti ai piedi dei pluviali, o il pozzetto che li raccoglie tutti prima dell’ingresso nella vasca, devono avere la possibilità di decantare l’acqua raccolta e filtrarla ulteriormente con una rete metallica con fori di circa 2-3 mm. per trattenere le impurità più grossolane ed impedire che vadano nel serbatoio di accumulo. Il pozzetto deve


AMBIENTE & BIOEDILIZIA Due schemi di recupero delle acque meteoriche della ditta Kessel per l’impiego domestico (con sistema di pompaggio delle acque piovane, di filtraggio e serbatoio di raccolta) da installare sotto prati o giardini in aeree non soggette a traffico; sotto: scarico di acque grigie in una stazione di autolavaggio; a destra: tipo di filtro per acque piovane della ditta Kessel

avere dimensioni almeno di 50x50x50 cm ed essere facilmente accessibile per consentire una facile pulizia della rete. Questo stesso pozzetto potrebbe essere dotato di by-

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 67


AMBIENTE & BIOEDILIZIA Nelle due pagine, da sinistra in senso antiorario immagini dell’impianto della casa ecologica di Gavardo: – linea di alimentazione cassetta wc separata; – dettaglio del pozzetto del troppo pieno e alimentazione acqua wc; – tubi troppo pieno e saracinesche di

collegamento con le vasche; – ingresso tubazioni nelle vasche di raccolta; – scarichi separati per acque nere e grigie; – fase di riempimento con ghiaia e collegamenti.

deve comunque avere un tubo di sfioro del diametro di almeno 100 mm per consentire lo sfogo delle acque qualora, a capienza massima raggiunta, si verifichino ulteriori piogge e non sia stato preventivamente deviato l’accesso dell’acqua nel caso di pozzetto con by-pass.

pass per scaricare le acque di pioggia qualora il serbatoio fosse già pieno. Queste acque possono essere condotte nella rete di scarico fognario, in un canaletto di raccolta superficiale o, in assenza di questi, in un pozzo perdente. In alternativa il “troppo-pieno” dovrà essere realizzato nella vasca di 68 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

accumulo con uscita come sopra descritto. L’acqua viene poi convogliata in una cisterna interrata con caratteristiche tali da consentire l’accesso per una pulizia da eseguirsi periodicamente in funzione della qualità dell’acqua, del suo uso, ecc. Il serbatoio, come dicevamo

Materiali e tecniche costruttive Poiché, come dicevamo nelle premesse, la spinta ecologica e la tecnologia del recupero delle acque meteoriche stanno facendo

tradizionale reperendo sul mercato tutte le varie componenti necessarie. Vi sono ormai proposte di sistemi in polietilene completi di pozzetti con filtri anche autopulenti, serbatoi, tubazioni con saracinesche, pompe di recupero, ecc., fino a sistemi elettronici di controllo dell’intero ciclo delle acque. Pensiamo, ad esempio al vantaggio di sistemi automatici per il reintegro di acqua dall’acquedotto nel momento in cui la scorta dei serbatoi non fosse più sufficiente per gli even-

passi notevoli, troviamo oramai sul mercato una gamma di proposte articolate che possono fornire – dalla consulenza per la progettazione fino a tutte le parti dell’impianto – quanto serve per la installazione di un impianto a regola d’arte; allo stesso modo possiamo procedere in maniera più

tuali usi interni all’abitazione. In alternativa troviamo sistemi prefabbricati in calcestruzzo sia nei tradizionali pozzetti che nelle vasche di accumulo così come possiamo procedere direttamente con la costruzione in opera qualora vi siano le convenienze tecnico-econo-


AMBIENTE & BIOEDILIZIA

miche. Se ad esempio dovessimo escludere la adozione di sistemi in polietilene che hanno il grande

vantaggio della leggerezza per trasporto e posa ma il limite della resistenza meccanica se non in condizioni di

posa molto attente e precise, dobbiamo accertare la accessibilità del cantiere a mezzi in grado di scaricare

manufatti molto pesanti. Nel caso non vengano forniti nel “pacchetto” dovremo comunque pensare sempre a sistemi per garantire la filtrazione ai vari passaggi con sistemi progettati e realizzati ad hoc. Ovviamente dovremo fare molta attenzione a garantire una rigorosa tenuta all’acqua dei bacini di raccolta per non rischiare di compromettere, con scelte superficiali, l’efficienza del sistema di recupero. Reti duali E’ naturale che la ottimizzazione di un impianto di recupero vada di pari passo con una logica impiantistica interna all’abitazione coerente: se vogliamo destinare l’acqua recuperata all’uso degli sciacquoni dei w.c. è evidente che dobbiamo avere la possibilità di farla giungere dalla nostra cisterna di accumulo fino alle cassette. È altrettanto evidente che IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 69


AMBIENTE & BIOEDILIZIA

se volessimo recuperare anche le acque grigie – tema solo sfiorato in questo articolo – dobbiamo fare in modo che questi scarichi giungano separati fino al punto in cui vorremmo collocare un impianto di trattamento; sia esso un impianto di depurazione domestico che un impianto di fitodepurazione. È del tutto ovvio, però, che il nostro patrimonio edilizio non è affatto caratterizzato da questa logica e che quindi possiamo pensare ad interventi importanti di questa natura per nuove costruzioni o per ristrutturazioni importanti degli al-

loggi esistenti. In questi casi abbiamo libertà di progettare gli impianti con la logica della rete duale sia in uscita (scarico) che in entrata (doppia alimentazione). Tutto ciò sarà in funzione del livello di recupero che vogliamo ottenere in relazione ai vari fabbisogni.

I

l maggior costo di queste predisposizioni è abbastanza irrisorio; ciò che più conta è la massima attenzione progettuale per far si che tutte le potenziali “fonti” di acqua abbiano la effettiva possibilità di essere convogliate là

Le piccole azioni quotidiane di risparmio idrico ... che tutti conoscono e pochi applicano I diversi progetti che sperimentano le tecniche di cui stiamo parlando hanno un elemento che li accomuna ed è ovviamente la considerazione – in comune con il discorso energetico – che la prima acqua risparmiata è quella che non si consuma. Per questa ragione sono ormai diffusi da almeno un decennio sulla stampa, attraverso iniziative di educazione ambientale nella scuola, mediante diffusione di buone pratiche da parte delle aziende erogatrici di acqua, ecc. molti “decaloghi” che forniscono consigli per il risparmio idrico. Di seguito riportiamo una raccolta ottenuta assemblando varie fonti perché, se tutti ormai sappiamo cosa dovremmo fare, nel momento in cui ci interroghiamo su quante e quali di queste pratiche siano diventate patrimonio quotidiano del nostro agire allora … beh … è un altro discorso! Quindi un buon ripasso non guasta perché si stima che già solo attivando questi stili di vita o piccoli interventi a basso costo potremmo ridurre il consumo dal 5 al 25% 1) Per l’igiene quotidiana, preferite la doccia al bagno: in un anno risparmierete circa 1200 litri di acqua. 2) Non sapete rinunciare al bagno? Fatelo in coppia: è romantico e al tempo stesso dimezza la quantità di acqua che ciascuno di voi userebbe singolarmente. 3) Tenete il rubinetto chiuso mentre vi lavate i denti o vi 70 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

dove ci serve per essere trattata e raccolta e, da qui, essere rispedita là dove deve trovare utilizzo. Può sembrare una osservazione banale ma l’esperienza di cantiere – che deve essere sempre attenta anche ai costi – ci dice che non è sempre così semplice affrontare e risolvere al meglio queste problematiche. Una piccola esperienza personale Per una casa ecologica in Comune di Gavardo – anno 2004 – oltre a tutta una serie di accorgimenti tecnici adottati per rispondere ai requisiti tipici della bioedilizia

quali costruzione in muratura, solai in legno, coibentazioni in materiali ecologici, ecc, è stato realizzato per l’appunto un impianto di recupero per le acque meteoriche. L’impianto è stato progettato con reti duali in uscita ed in entrata e predisposto anche per il recupero delle acque grigie attraverso la realizzazione di un impianto di fitodepurazione. Perciò sono state posate due vasche da 10 metri cubi cadauna che hanno la possibilità di ricevere separatamente l’una le acque meteoriche mentre l’altra quelle provenienti dalla fitodepura-

specchiate. Un rubinetto aperto scarica tra i 5 e i 15 litri d'acqua al minuto. In un anno, una famiglia di tre persone può risparmiare fino a 7.500 litri di acqua potabile. 4) Dovete scongelare i surgelati? Tirateli fuori dal freezer qualche ora prima di cucinarli, invece di lasciarli qualche minuto sotto il flusso d'acqua tiepida. Risparmierete un centinaio di litri di acqua. 5) Per lavare la frutta, non lasciatela sotto l'acqua corrente. Mettetela a bagno in un contenitore con del bicarbonato. Per rimuovere residui di terra, poi, usate uno spazzolino di fibre vegetali al posto del getto d'acqua. 6) Per lavare i piatti a mano non è indispensabile usare l'acqua corrente. Potete riempire un contenitore o il lavello e lasciarli a mollo, usando il getto solo per il risciacquo. 7) Non eccedete con l'uso di detersivi. L'eliminazione richiederebbe un consumo d'acqua maggiore. 8) Pulire i piatti subito dopo i pasti, togliere lo sporco più grossolano, condire la pasta nel tegame ancora caldo evitando di sporcare un'altra terrina; questi piccoli accorgimenti permettono un risparmio idrico, energetico e di detersivi. 9) Usare l'acqua di cottura della pasta per lavare i piatti e le stoviglie; questa ha infatti un forte potere sgrassante e permette così un risparmio idrico e di detersivi. 10) Non fare uso eccessivo di prodotti chimici per la pulizia della casa. Per disinfettare e lucidare basta acqua e un po' aceto oppure bicarbonato. 11) Non lavare mai l'automobile o altro veicolo al fiume o


AMBIENTE & BIOEDILIZIA

zione. Possono però funzionare sia insieme che separatamente mediante collegamento sul fondo dotato di valvole sempre accessibili. Attualmente l’impianto non è stato completato nella sua interezza ma è stata attivata solo la parte relativa alla raccolta dell’acqua piovana. Essa viene destinata alla irrigazione dell’orto domestico e dell’impianto di irrigazione a goccia per le alberature che circondano il lotto di proprietà durante il periodo estivo mentre nel periodo invernale viene indirizzata alle cassette dei w.c. e piccoli usi igienici secondari. L’impianto è di tipo “ma-

nuale” e non ha contatori in grado di fornire dati precisi sui risultati ottenuti ma la testimonianza degli utilizzatori dice che, mentre viene abbondantemente coperto il fabbisogno invernale, per l’uso irriguo la due vasche unite in parallelo (pari a 20 mc) non sono del tutto sufficienti e viene richiesta, in genere verso fine luglio (a seconda dell’andamento stagionale), una integrazione di circa 10-15 mc. Chiaramente, qualora venisse completato l’impianto, l’apporto delle acque grigie che garantisce un contributo costante durante tutto l’anno indipen-

presso un torrente o corso d'acqua. Contenere i lavaggi delle autovetture con un secchio piuttosto che con acqua corrente consente un risparmio di 130 litri ogni lavaggio. 12) Lavatrice e lavastoviglie consumano in media 80-120 litri di acqua, indipendentemente dal carico. Per risparmiare acqua ed energia, utilizzateli sempre a pieno carico, diminuendo la frequenza dei lavaggi. Il risparmio annuale sarà di oltre 8 mila litri. 13) Le lavatrici consumano meno della metà (circa 80 litri d'acqua) con il lavaggio a 30 gradi rispetto a quello a 90. Optate per una lavatrice con sistema "Jet System" o "Lavaggio a Pioggia": sono a basso consumo di acqua ed energia. 14) Dovete annaffiare fiori e piante? Usate l'acqua usata per lavare frutta e verdura oppure quella piovana raccolta in un apposito cestello. Tenete presente, poi, che l'irrigazione a pioggia è più efficace e, al tempo stesso, permette di risparmiare acqua. Il momento migliore per farlo, infine, è dopo il tramonto, quando l'acqua evapora in misura minore. Risparmio annuo: 6 mila litri di acqua potabile. 15) Non usate il water per eliminare sostanze tossiche, come vernici, sigarette, solventi, lacche, prodotti chimici. Ridurrebbe la funzionalità del sistema fognario. 16) Sostituite gli erogatori delle docce, dei rubinetti e gli sciacquoni con impianti studiati per dimezzare il consumo d'acqua. Qualche esempio? La doccia a cornetta, il regolatore del flusso di acqua, il rompigetto aerato, le cassette di scarico a doppio comando... 17) Se state facendo un intervento di sostituzione caldaia ri-

dente dalle piogge, coprirebbe l’intero fabbisogno ipotizzato anche se non sarebbe probabilmente sufficiente qualora si volesse irrigare costantemente anche tutto il prato verde di circa 1000 mq. Sicuramente, anche grazie all’impianto, in questa abitazione si riscontra un risparmio idrico, se pure difficilmente quantificabile, mancando strumenti di misura.. Interessante citare anche il progetto “ACQUASAVE”, decisamente più articolato, strutturato (e finanziato), relativo alla applicazione di una serie di dispositivi im-

piantistici con recupero acque meteoriche e grigie in un complesso abitativo di 8 alloggi realizzati nel 2000 a Bologna con il concorso dell’Enea, ARPA, ASL, Comune di Bologna, ecc. Per questioni di spazio si rinvia ad una ricerca Internet: digitando “aquasave” si potrà leggere una breve relazione che illustra i risultato monitorati che attestano “una valida possibilità per il risparmio dell’acqua potabile (–50%) nelle abitazioni residenziali”. ❑

scaldamento dell'acqua cercate di collocarla in prossimità degli impianti di erogazione: in questo modo si limita lo spreco di acqua nell'attesa che arrivi quella calda. 18) Controllate e riparate sempre eventuali perdite del sifone o del rubinetto: una goccia ogni cinque secondi corrisponde a oltre 2 mila litri in un anno! Alcuni siti consultati: http://www.bologna.enea.it/ambtd/aquasave-doc/aquas-ita.htm http://www.sorellanatura-acqua.org/index.php?title=Alcuni_consigli_per_usare_l'acqua http://www.altroconsumo.it/acqua/risparmio-idrico-alcuni-consigli-per-risparmiare-acqua-s107182.htm http://www.mostramida.it/cartelli/risparmioacqua.htm http://www.ecoage.it/risparmiare-acqua.htm http://www.mercidolci.it/acqua.html http://www.kessel-italia.it/ http://www.edilimpianti.rn.it/ http://www.idro.net/it/acquaambiente/ http://www.bosettisrl.it/ Bibliografia minima: – Karl Erntz Lotz, La casa bioecologica, Edizioni AAM Terra Nuova, Firenze, 1991 – Sergio Lironi, Ecologia dell’abitare Architettura biocompatibile per una casa solare – Edizioni GB, Padova, 1996 – Nika Hrtmann, Ecologia domestica, Franco Muzzio & C. Editore spa, Padova, 1987 – Serena Omodeo Salè, Verde aureo dell’architettura, Maggioli Editore, Rimini, 1997

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 71


GEOLOGIA Claudio Colombi

L

a provincia di Brescia è nella regione Lombardia quella con il più alto numero di attività estrattive, ma anche a livello nazionale si colloca ai primi posti nella graduatoria delle presenze estrattive grazie alla presenza di importanti bacini estrattivi, primo fra tutti quello del “marmo di Botticino”. Oltre alle pietre ornamentali il nostro territorio conta la presenza di un elevato numero di cave di inerti (sabbia e ghiaia) per l’edilizia per le quali il Piano Cave Provinciale ha previsto l’estrazione nel decennio di vigenza 2005 – 2015 di un quantitativo pari a circa 70 milioni di mc. Ciò è dovuto principalmente alla particolare e favorevole collocazione geografica del nostro territorio sul quale l’azione combinata dei processi geologici e geomorfologici avvicendatisi nel corso della sua storia geologica ha contribuito a formare e ad accumulare i sedimenti che sono oggi divenuti veri e propri “giacimenti minerari” oggetto di sfruttamento. La presenza quindi di risorse minerarie di particolare pregio, nonché la contemporaneità di un’elevata pressione antropica (attività industriale ed edilizia in particolar modo) hanno fatto da volano allo sfruttamento piuttosto intensivo di tali risorse che, come ci riportano le cronache, erano già conosciute ai tempi dell'impero romano (cave di “marmo” Botticino). 72 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Tutela della salute e sicurezza nel settore estrattivo La presenza di queste materie prime di pregiata qualità (siano esse inerti o pietre ornamentali) fa sì che il nostro territorio sia diventato il fornitore anche di ambiti extra-provinciali più “poveri” in questi materiali. Se dunque questa “ricchezza” ha, da un lato contribuito, anche attraverso l'indotto, a creare occupazione e sviluppo socio-economico ha contemporaneamente prodotto un’elevata azione antropica sull'ambiente naturale delle aree interessate da attività estrattiva e causando una modificazione irreversibile dello stesso. L'interferenza prodotta dell'attività estrattiva con l'ambiente coinvolge fra i tanti aspetti anche quello della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Non a caso il settore estrattivo è da sempre considerato, insieme al settore edilizio uno dei settori maggiormente colpiti dalla casistica infortunistica e delle malattie professionali. Nella pagina seguente si riporta un grafico che descrive il fenomeno infortunistico nel settore estrattivo provinciale in rapporto al numero degli occupati ed alle ore lavorate. Non è semplice trattare una così importante e sempre molto attuale materia qual’è quella della sicurezza sul lavoro in poche righe, tuttavia partendo dal quadro legislativo si cercherà di dare un’informazione di carattere generale su un argomento non sempre adeguatamente conosciuto e che si può con-


GEOLOGIA A sinistra: il trasporto dei blocchi cavati per mezzo delle cosiddette vie di lizza nei primi decenni del ’900; sotto: lo sviluppo tecnologico ha consentito l’introduzione delle macchine operatrici nelle operazioni di movimentazione dei blocchi. Ciò, da un lato ha apportato miglioramenti dei processi produttivi, ma ha anche introdotto nuove problematiche relative alla sicurezza

porale, amministrativamente e tecnicamente autorizzato, tale da consentire un accettabile recupero ambientale del sito.

Attività estrattive suddivise per categoria merceologica presenti nella provincia di Brescia

siderare di nicchia. Per attività estrattiva si intende quella serie di lavorazioni (e solo quelle) ubicate

all’interno di un cantiere e finalizzate ad asportare da un giacimento, con mezzi idonei, qualsiasi materiale

roccioso (sia esso lapideo in banco, ovvero sciolto) dalla sua sede naturale, secondo un programma spazio-tem-

Le fonti normative L’importanza economica delle attività minerarie, l’incidenza delle stesse sul territorio con i problemi di tutela in riferimento sia ai lavoratori, sia a terzi interessati, ha comportato per il settore estrattivo in Italia un notevole interesse da parte del legislatore. A seconda del tipo di materiale coltivato, l'attuale legislazione italiana distingue l'attività estrattiva di cava da quella di miniera: la prima riguarda i minerali di importanza locale e valore non molto elevato (definiti di II categoria), mentre la seconda riguarda la coltivazione di materiali di elevato valore e di importanza strategica (definiti di I categoria). La disciplina concernente gli assentimenti amministrativi per la coltivazione dei giacimenti in generale è contenuta nel R.D. 29 luglio 1927 n. 1443. Le differenti tipologie estrattive di cava e di miniera, così individuate nel 1927 dalla legislazione nazionale dipendente, come detto, dall’importanza economica e strategica del minerale estratto hanno subito, dal punto di vista amministrativo, attenzioni diverse da parte dello Stato e delle regioni, in considerazione del riparto delle rispettive competenze sancito dall’art. 117 della CostiIL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 73


GEOLOGIA Una cava di monte nel bacino estrattivo della valle di Nuvolera

tuzione ed attuato con il D.P.R. n. 2/72. Le miniere, ai sensi dell’art. 826 del C.C., fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato (permesso di ricerca mineraria che precede lo sfruttamento minerario vero e proprio), mentre le cave sono lasciate in disponibilità del proprietario del terreno e le specifiche competenze autorizzatorie e di vigilanza disponibilità sono esercitate dalle regioni. Per le cave con l’art. 62 del D.P.R. 616/77 le competenze amministrative e di vigilanza (polizia mineraria) vengono trasferite alle regioni a statuto ordinario. La Regione Lombardia ha a sua volta delegato, a partire dagli anni ’80, alle proprie province le competenze amministrative e di polizia mineraria relative all’attività estrattiva. In materia di cave quindi in assenza di una legge quadro nazionale ed a seguito del trasferimento delle competenze ogni regione ha legiferato in modo indipendente, per cui risultano notevoli differenziazioni di norme relative alla medesima tipologia di attività estrattiva anche in regioni confinanti, con implicazioni di attività di tipo economico sostanzialmente differenti. Si ricorda, per la regione Lombardia, la vigente l.r. n. 14 dell’8/8/98. Per ciò che concerne le problematiche relative alla tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, la legislazione è stata mantenuta unitaria sia per le cave che 74 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

per le miniere, essendo differente solo l’autorità incaricata della vigilanza. La materia della tutela della sicurezza e salute dei lavoratori nel settore estrattivo è stata affrontata, fino al 1990, con una legislazione speciale (D.P.R. n° 128/59, L. n° 246/84), con riferimento ai lavori estrattivi s.s. ed a quelli espressamente previsti dall’art. 1, c. 2 del D.P.R. 128/59; i D.P.R. 547/55, n° 302/56, concernenti norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro applicabili a tutte le attività alle quali sono addetti lavoratori subordinati o ad essi equiparati, ed il D.P.R. 303/56 in materia di igiene del lavoro trovano applicazione nei lavori svolti negli impianti di

trattamento del minerale ed in quelli connessi con le miniere e con le cave, nonché, ove diversamente disposto, nelle attività estrattive stesse. Dagli anni ’90 in poi a seguito del recepimento delle direttive comunitarie in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, sono state introdotte nell’Ordinamento nazionale norme generali con significativi impatti per il settore estrattivo, innovando anche le tradizionali procedure amministrative fino allora adottate dall’autorità di vigilanza, nonché introducendo un concetto prevenzionistico di tipo attivo a carico delle aziende. I cambiamenti di cui sopra fanno riferimento al d. lgs. n°

277/91 che attua una serie di direttive comunitarie in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, al d. lgs. n° 626/94, integrato e modificato dal d.lgs. 242/96, riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, nonché al d.lgs. 624/96 di attuazione delle direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori nelle attività estrattive. L’ultima evoluzione normativa è rappresentata dal recente cosiddetto Testo Unico, d.lgs. 81/2008 e s.m.i. (d.lgs. 106/2009) che incorporano ed abrogano il D.P.R.


GEOLOGIA Una cava di sabbia e ghiaia nella pianura bresciana

547/55 ed il d.lgs. 626/94 e che tuttavia sono applicabili al settore estrattivo solo nei criteri generali, in quanto in materia estrattiva si applica il cosiddetto criterio di specialità. In estrema sintesi, riepilogando, i principali riferimenti normativi che riguardano la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro in cava abbiamo: • D.P.R. 547/1955 (abrogato dal d.lgs. 81/2008) • D.lgs. 626/1994 (abrogato dal d.lgs. 81/2008) • D.P.R.128/1959 * • D.lgs. 624/ 1996* • D.lgs. 81/2008 (Testo unico) • D.lgs. 106/2009 (introduce modifiche al Testo unico) * sono i testi normativi specifici per l'attività estrattiva.

T

enuto conto delle criticità particolari delle industrie estrattive, sia in termini di incidenti (in numero e gravità) sia in malattie professionali, il legislatore europeo ha escluso, e ciò è stato ripreso ovviamente dal legislatore nazionale, l’applicabilità a tali industrie di quanto stabilito al titolo I (art. 62.2 d.lgs. 81/2008). Per tali attività deve quindi essere fatto riferimento ad una specifica direttiva figlia (92/91/CEE) recepita nel d. lgs. 624/96 (non ricompreso nel d. lgs. 81/2008). In conclusione per l’attività estrattiva rimane in vigore esclusivamente il d.lgs. 624/96 ed il D.P.R. 128/59 e s.m.i. il quale oltre a ribadire in linea di principio gli ob-

blighi degli imprenditori, dei preposti e dei lavoratori (Titolo I Capo III) stabilisce tra l’altro alcuni criteri fondamentali sullo sviluppo delle tecniche di coltivazione (Titoli III e IV), sull’impiego di esplosivi (titolo VIII), sugli impianti elettrici (Titolo IX), sulle tecniche di trasporto (Titolo V) ecc. D.P.R. 128/59 Il principale testo di legge a cui fare riferimento in materia di sicurezza sul lavoro in cava è senza dubbio il D.P.R. n. 128/59, recante “Norme di polizia delle miniere e delle cave” il quale trova applicazione ai sensi dell’art. 2 ai: – lavori di coltivazione, prospezione e ricerca delle sostanze minerali; – lavori svolti negli impianti connessi alle attività minerarie esistenti entro i perimetri dei permessi di ricerca

e delle concessioni; – ai lavori svolti negli impianti che costituiscono pertinenze di miniera anche se ubicati fuori dal perimetro delle concessioni; – ai lavori di frantumazione vagliatura e squadratura dei prodotti delle cave e dalle operazioni di caricamento di tali prodotti dai piazzali. Risultano escluse le escavazioni di sabbia e ghiaia effettuate in base ad autorizzazione dei competenti organi dello Stato o della regione nell'alveo dei corsi d'acqua e nelle spiagge del mare e dei laghi. Per tali attività trovano applicazione le norme in materia di polizia fluviale. Il D.P.R. n. 128/59 al momento dell'emanazione risultava all'avanguardia nella materia trattata, migliorando ed ampliando notevolmente la legislazione di

tutela che risaliva alla fine Ottocento, la quale peraltro non risulta specificatamente abrogata dal decreto stesso, recependo allora le indicazioni che cominciavano a pervenire dalla sede europea, nonché, per le specifiche questioni del sotterraneo, la normativa tedesca, da sempre più avanzata rispetto a quella nazionale. Il decreto in parola ha voluto disciplinare al massimo grado possibile, ai fini della sicurezza e della prevenzione degli infortuni, tutta l'attività mineraria, in modo che anche persone non fornite di particolare competenza in materia potessero, all'occorrenza, accertare le disposizioni alle infrazioni di legge; è nato pertanto un decreto che, di fatto, è legge e regolamento insieme, che stabilisce nei minimi parti-

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GEOLOGIA

colari gli obblighi dei dirigenti e delle maestranze, le caratteristiche e i requisiti cui debbono rispondere gli esplosivi, i macchinari e gli impianti, le condizioni ambientali di lavoro, le modalità di esecuzione delle opere, le registrazioni delle operazioni di verifica e di controllo, etc. Il decreto è piuttosto corposo essendo composto da ben 693 articoli. Le norme di polizia mineraria sono rimaste immutate fino all'anno 1984, senza che si sia potuto procedere fino allora ad una revisione ed integrazione della normativa, di pari passo con il progresso tecnico e scientifico, perché non era stata prevista la possibilità di adeguamento, con provvedimento amministrativo, delle norme contenute nel D.P.R. n. 128/59; pertanto, ogni modifica al decreto doveva essere introdotta con legge ordinaria, di difficile attuazione per i tempi lunghi necessari e per la lentezza decisionale del legislatore. Ai fini della sicurezza, per miniera o cava è da intendere non solo il cantiere di coltivazione in senso stretto, bensì l’attività economica organizzata volta alla valorizzazione, compresa la fase di trattamento, del giacimento minerario, fino all’ottenimento del minerale trattato destinato alla commercializzazione e alla successiva fase di impiego diretto o di trasformazione. L’attività estrattiva deve essere considerata unitariamente tra cantiere di coltivazione ed impianto di primo tratta76 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

mento, ben potendo però le due attività svolgersi in aree differenti ed anche relativamente distanti e soggette quindi alla medesima autorità di vigilanza. Nel caso in cui un impianto di trattamento non sia funzionalmente legato ad una singola attività estrattiva, o allorquando, pur esistendo il predetto legame funzionale, l’attività estrattiva in senso stretto e quella relativa a trattamento del minerale facciano capo a Società diverse, il predetto impianto di trattamento non entra a far parte di un ciclo minerario, pertanto l’autorità di vigilanza mineraria non ha competenza circa l’effettuazione dei controlli di igiene e sicurezza sull’impianto stesso.

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ualora, infine, si provveda al riutilizzo di cave o miniere dismesse con finalità diverse da quelle estrattive, tale attività perde la connotazione mineraria, rientrando tra quelle regolamentate dal decreto legislativo in materia di cantieri temporanei e mobili, soggetti alla vigilanza degli Organismi del Servizio Sanitario Nazionale. Si segnala ancora l'entrata in vigore, a partire dall’1 gennaio 1996, del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, in materia di radiazioni ionizzanti: il capo IV del citato decreto trova applicazione per le lavorazioni minerarie, ed ha uno specifico interesse per le attività in sotterraneo, soprattutto per la

possibile presenza di radon in particolari situazioni geologiche della formazione mineralizzata e delle rocce incassanti. Decreto legislativo n. 624/96 Le direttive comunitarie n. 92/91/CEE e n. 92/104/CEE contengono prescrizioni minime per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro rispettivamente nelle attività estrattive condotte mediante perforazione ed in quelle di minerali di prima categoria (miniere) e di seconda categoria (cave), in sotterraneo o a cielo aperto, e rappresentano direttive particolari concernenti i luoghi di lavoro. Alle attività di prospezione e perforazione finalizzate comunque allo sfruttamento di un giacimento di cava o miniera si applicano le norme relative alle attività estrattive a cielo aperto o sotterranee. Tali direttive, per aspetti importanti della materia trattata, sono formulate in modo generico e talvolta incomprensibile, e non aiutano ad intervenire con chiarezza di obiettivi nel campo della sicurezza e della tutela della salute nel settore estrattivo. In esse vi si enunciano principi generali di tutela, riservando alle normative nazionali di recepimento il compito di riempire di contenuti i principi stessi. A seguito di delega legislativa da parte del Parlamento, è stato emanato il decreto legislativo 25 no-

vembre 1996, n. 624, che ha recepito le due direttive in parola; in sede di recepimento sono state valutate da parte del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato, anche le indicazioni provenienti dalle regioni, da organismi ed associazioni professionali, organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Il lavoro di recepimento svolto è risultato particolarmente complesso, in quanto è stato necessario coordinare il contenuto innovativo delle direttive con le attuali disposizioni legislative risalenti all'anno 1959, anche in funzione dei principi generali fissati dal decreto legislativo n. 626/94. Occorre notare, in via preliminare, che le direttive in esame sulle attività estrattive, come la gran parte delle direttive approvate in sede UE, sono frutto di compromessi, per tenere conto delle esigenze, talora contrastanti, dei singoli Paesi membri, nonché dell'attuale situazione delle legislazioni nazionali. La legislazione comunitaria, pertanto, da un lato deve rispettare i principi generali sanciti dai trattati istitutivi, dall'altro deve portare a modifiche graduali delle singole legislazioni per essere accettata con convinzione dagli Stati membri. Nel recepimento delle due direttive comunitarie è stato osservato il principio, presente in tutte le normative comunitarie del settore, che il miglioramento della sicurezza, dell'igiene e della salute dei


GEOLOGIA Schema delle principali fasi lavorative nelle cave di pietra ornamentale

lavoratori non può essere subordinato a giudizi di tipo economico, mentre bisogna evitare di introdurre vincoli amministrativi o giuridici che possano ostacolare la nascita di piccole e medie imprese. I principi generali che fungono da capisaldi e definiscono il quadro delle responsabilità sono contenuti: Nella Costituzione – art. 41 – «l’iniziativa economica privata è libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana …». Nel Codice Civile – titolo “Tutela delle condizioni di lavoro – art. 2087” “«l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro». Nel Codice Penale -artt. 437 (Rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro) 580 (Omicidio colposo) e 590 (Lesioni personali colpose). Questi principi generali si applicano anche alle attività estrattive per quanto riguarda i compiti e le responsabilità delle figure coinvolte che di seguito riportiamo. • Titolare (svolge le funzioni del Datore di lavoro, effettua la denuncia di esercizio ex art. 24 d.p.r. 128/59 e predispone il Documento di Sicurezza e Salute – cd. DSS);

• Direttore responsabile (direttore dei lavori); • Sorvegliante (sottoscrive il DSS); Obblighi del titolare (l’esercente l’attività di cava.) Il titolare (persona giuridica) è definito all’art. 2 del D. Lgs. 624/96 come: «…l’imprenditore di miniera o cava o il titolare di permesso di prospezione o di ricerca o di concessione di coltivazione o di autorizzazione di

cava…» Da questo soggetto non necessariamente dipendono dei lavoratori, tuttavia esso ha una serie di obblighi in tema di sic. ed igiene del lavoro. Nel caso in cui il titolare operi attraverso propri dipendenti, da soli o in presenza di altre imprese, egli si assumerà anche i compiti del datore di lavoro. Obbligo di predisposizione del D.S.S. (Documento di Si-

curezza e salute) e dei relativi aggiornamenti, tale obbligo non è delegabile (art. 7 c. 2 d.lgs. 624/96.) Al pari di quanto previsto dalla normativa generale ed in materia di cantieri temporanei mobili. Obbligo di nominare direttore responsabile (art. 6 d.p.r. 128/59), sorvegliante dei lavori ed attestazione dei requisiti. Denuncia di esercizio (da inviare almeno 8 gg. prima delIL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 77


GEOLOGIA Modalità e raccomandazioni di esecuzione degli scavi sulle fronti di cava

l’inizio dei lavori.) Trasmissione all’organo di vigilanza del prospetto mensile degli infortuni. Le responsabilità che il decreto assegna al Titolare si intendono, nel caso in cui la titolarità sia in capo a una persona giuridica, attribuite al suo legale rappresentante. Qualora sia individuato come titolare, attraverso una procura, persona diversa dal Legale Rappresentante, tale persona deve disporre di tutti i poteri che gli consentano di esercitare a pieno i compiti che il decreto assegna al titolare, compresi quelli relativi al luogo di lavoro estrattivo. La figura del Titolare può coincidere con quella del datore di lavoro definita dal 626/94, ossia corrisponde al 78 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

responsabile dell’impresa o dell’unità produttiva estrattiva, ovvero le due figure possono non coincidere, qualora il titolare non provveda direttamente all’esecuzione di parte o di tutti i lavori estrattivi, bensì affidi l’appalto ad imprese esterne che vengano ad interagire con l’impresa che fa capo al titolare. Obblighi del Direttore responsabile L’art. 27 d.p.r.128/59 Il d.lgs. 624/96 ha equiparato le attività di cava a quelle di miniera, eliminando le differenze riportate dal d.p.r. 128/59. E’ stata introdotta la figura del Direttore Responsabile che deve essere provvisto di laurea in ingegneria o geologia e di relativa abili-

tazione all’esercizio professionale. Per attività fino a quindici lavoratori nel turno più numeroso il D. R. può essere in possesso di diploma universitario in Ingegneria Ambiente Risorse, diploma di perito minerario ovvero in discipline tecniche industriali, purché questi sia in possesso di formazione specifica, acquisita a seguito della frequenza e del superamento di corsi di formazione. Viene fatta salva la posizione di chi ha esercitato per due anni la direzione di lavori di cava, anteriormente alla data di entrata in vigore del d.lgs. 624/96 anche se non in possesso dei titoli sopra citati (dal 25/11/94 al 25/11/96).

Come si può vedere restano per il momento escluse dalla possibilità di svolgere l’incarico di Direttore dei Lavori nelle attività estrattive alcune importanti figure professionali quali ad esempio quella del Geometra. Il Direttore Responsabile ha responsabilità costante sul luogo di lavoro affidatogli all’atto di nomina da parte del Titolare. Il Direttore Responsabile può non essere costantemente presente sul luogo di lavoro, ma deve, in ogni caso, assicurare, il corretto procedere delle lavorazioni nel rispetto delle disposizioni per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori; sullo stesso ricadono le responsabilità dei luoghi di lavoro comunque anche durante le assenze. Risulta opportuno che il Direttore Responsabile effettui periodici sopralluoghi in cava, intensificandoli a seconda della complessità dei lavori estrattivi, del numero e delle capacità professionali dei sorveglianti e degli altri preposti, nonché in funzione di particolari situazioni di pericolo indicate nel DSS dal Titolare. Non esistono limitazioni in merito al numero di attività contemporaneamente dirette dallo stesso professionista, non essendo tale limitazione prevista dalla norma. In caso di assenza prolungata del Direttore Responsabile, la responsabilità non può ricadere su altre figure professionali interne od esterne all’azienda,


GEOLOGIA

tranne il caso in cui il Titolare non nomini un sostituto che deve comunque possedere tutti i requisiti professionali necessari alla nomina (in definitiva non ci può non essere un Direttore Responsabile!) Il Direttore Responsabile può assumere anche la funzione di responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione di cui agli art. 34 c.1 del d.lgs. 81/08. Tale eventualità però appare accettabile qualora si tratti di piccole aziende, mentre le attività medio -grandi è opportuno che il Direttore Responsabile si avvalga del supporto del R.S.P.P. (obbligatorietà del SSP art 31 d.lgs 81/08) Il Direttore Responsabile dispone inoltre, ai sensi dell’art. 49 del d. lgs. 624/96, l’effettuazione periodica di esercitazioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. Obblighi del Sorvegliante (Preposto) Persona in possesso delle competenze necessarie designato dal titolare per la sorveglianza sul luogo di lavoro. Deve essere sempre presente in cava. Ai fini di un’univoca individuazione delle responsabilità, di norma, viene nominato un solo Sorvegliante per turno e per luogo di lavoro; può accadere, a seconda della complessità e dell’estensione dei luoghi di lavoro che vengano nominati più sorveglianti, ma i loro compiti e le loro funzioni devono essere chiaramente individuati del Documento di Sic. e Salute (D.S.S.) Il Sorve-

gliante sottoscrive il D.S.S. Qualora nel sito operino anche ditte appaltatrici il sorvegliante ha anche la responsabilità del lavoro delle stesse. Il Progetto di coltivazione e la Direzione dei lavori È da sottolineare l’importanza del progetto di coltivazione come elemento di base per la prevenzione e per il controllo della sicurezza dei lavoratori e dei terzi in cava. La progettazione e la realizzazione del progetto sono, infatti, due punti chiave dell’attività estrattiva, tenuto conto delle esigenze globali di pianificazione della produzione, di tutela della sicurezza e di compatibilità e salvaguardia ambientale. Questa importanza è del tutto esplicita se conferiamo al progetto di coltivazione l’incarico di adempiere le richieste progettuali espresse in molti punti dei decreti legislativi 81/08 e 624/96. In particolare citiamo: • Art. 6 d.lgs. 81/08 «i progettisti dei luoghi o posti di lavoro e degli impianti rispettano i principi generali di prevenzione in materia di sicurezza e di salute al momento delle scelte progettuali e tecniche e scelgono macchine nonché dispositivi di protezione rispondenti ai requisiti essenziali di sicurezza previsti nelle disposizioni legislative e regolamentari vigenti»; • Art 5.a d.lgs. 624/96 «i luoghi di lavoro devono es-

sere progettati, realizzati, attrezzati, resi operativi, utilizzati e mantenuti in efficienza in modo da permettere ai lavoratori di espletare le mansioni loro affidate senza compromettere la salute e la sicurezza propria e degli altri lavoratori»; • Art 5.b d.lgs. 624/96 «i posti di lavoro devono essere progettati e costruiti secondo criteri ergonomici, tenendo conto della necessità che i lavoratori abbiano una visione d’insieme delle operazioni che si svolgono sul loro posto di lavoro».

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enza entrare nel merito dei contenuti e degli obbiettivi della progettazione della cava, né della sua organizzazione razionale è necessario sottolineare la necessità di coinvolgere per la sua redazione alcune competenze tecniche e scientifiche che normalmente non si rinvengono in un unico

professionista mentre appare opportuno segnalare alcuni elementi che determinano difficoltà nella progettazione di cava, quantomeno nelle cave di monte (anche se lo strumento del progetto di gestione produttiva dell’Ambito Territoriale Estrattivo ha, recentemente, agevolato e perfezionato la progettazione prima frequentemente e purtroppo approssimativa): – lo stato di profonda modificazione degli Ambiti Territoriali Estrattivi esistenti derivanti da un’attività che si protrae nel tempo da molti anni; – la complessità geologicostrutturale dei giacimenti e quindi la difficoltà di conoscere e modellizzare a priori le caratteristiche degli ammassi rocciosi; -la vicinanza di alcuni Ambiti Estrattivi ad aree fortemente antropizzate che pongono spesso in conflitto l’attività estrattiva con le altre attività. ❑

Si riporta di seguito un compendio delle principali norme da rispettare nella conduzione dei lavori estrattivi tratte dal D.P.R. 128/59, D.lgs. 624/96 e dal D.lgs. 81/08. Nomina Direttore responsabile lavori Articolo 6, primo comma del D.P.R. 128/59 ( così come modificati dall’art. 20, comma 1 del D. Leg.vo 624/96.) Nomina sorvegliante luoghi di lavoro Articolo 7, comma 1, lettera a) del D. Leg.vo 624/96 Articolo 20, comma 5 del D. Leg.vo 624/96 Denuncia di Esercizio Articolo 24, primo comma del D.P.R. 128/59, (così come modificato dall’art.20, comma 11 del D. Leg.vo 624/96) Variazione denuncia di esercizio Articolo 25, comma 1 del D.P.R. 128/59 IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 79


GEOLOGIA

Trasmissione Denuncia di Esercizio o Variazione ai Comuni Articolo 28, comma 1 del D.P.R. 128/59 Nomina Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dai rischi Articolo 17, comma 1, lettera b) del D. Leg.vo 81/2008 Comunicazione nomina del Responsabile del servizio di Prevenzione e Protezione -RPP Articolo 7, comma 1, lettera b) del D. Leg.vo 624/96) Nomina Medico Competente Articolo 18, comma 1 lettera a) del D. Leg.vo 81/2008 Documento di valutazione dei rischi -DSS Articolo 17, comma 1, lettera a) del D. Leg.vo 81/2008 Oggetto della valutazione dei rischi Articolo 28, comma 1 del D. Leg.vo 81/2008 Contenuti del Documento di valutazione dei rischi Articolo 28 comma 2 del D. Leg.vo 81/2008 Articolo 10, comma 1-2, del D. Leg.vo 624/96 Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi Rielaborazione del DSS Articolo 29 del D. Leg.vo 81/2008 Aggiornamento delle misure di prevenzione Articolo 18, comma z del D. Leg.vo 81/2008 Verifica periodica assenza di rischio Articolo 18 comma q del D. Leg.vo 81/2008 Conservazione del documento di valutazione dei rischi presso gli Uffici dell’azienda Articolo 29 comma 4 del D. Leg.vo 81/2008 Trasmissione DSS all’Autorità di Vigilanza Articolo 6, comma 4 del D. Leg.vo 624/96 Attestazione annuale sulla sicurezza dei luoghi di lavoro Articolo 6, comma 2 del D. Leg.vo 624/96 Stabilità delle fronti Articolo 52 del D. Leg.vo 624/96 Registro infortuni Art. 53, comma 6 del D.Leg.vo n.81/2008 Attestazione di cui all’articolo 296) Articolo 296 del D.P.R. 128/59

Articolo 345 del D.P.R. 128/59 Registro carico e scarico degli esplosivi Articolo 55 del Rd 773/31 -Testo Unico leggi di P.S. e Articolo 25 della Legge 18.4.75, n.110. Impianti elettrici di messa a terra e dispositivi contro le scariche atmosferiche Messa in esercizio e omologazione dell’impianto Articolo 2 del D.P.R. 462/2001 Verifiche a campione Articolo 3 del D.P.R. 462/2001 Verifiche periodiche Articolo 31 comma 4 del D. Leg.vo 624/96 Art. 385 del D.P.R. n.128/59 Distanza da manufatti Articolo 104 del D.P.R. 128/59 Autorizzazione per deroga art.104 Articolo 105 del D.P.R. 128/59 Piazzali Articolo 115 (D.P.R. 128/59) Articolo 116 (D.P.R. 128/59) Ispezioni alle fronti Articolo 117 (D.P.R. 128/59) Terreni di copertura Articolo 118 (D.P.R. 128/59) Fronte di abbattimento Articolo 119 (D.P.R. 128/59) Disgaggio Articolo 129 (D.P.R. 128/59) Lavori su fronti ripide Articolo 120 (D.P.R. 128/59) Escavazioni meccaniche Articolo 121 (D.P.R. 128/59) Escavazioni limitrofe Articolo 122 (D.P.R. 128/59) Obblighi del datore di lavoro Articolo 163 del D. Leg.vo 81/2008 Informazione e formazione su segnaletica di sicurezza Articolo 164 del D. Leg.vo 81/2008

Ordine di Servizio Sparo mine Articolo 305 del D.P.R. 128/59 Tale ordine di servizio è sottoposto all’approvazione dell’Ingegnere Capo dell’Ufficio di Polizia mineraria.

Nuovo impianto – Autorizzazione alle emissioni in atmosfera delle polveri Articolo 269, comma 2 (D. Leg.vo 152/2006)

Personale incaricato del caricamento e sparo delle mine Articolo 317 del D.P.R. 128/59

Durata Autorizzazione alle emissioni in atmosfera Articolo 269, comma 7 (D. Leg.vo 152/2006)

Registro miccia nera Articolo 308 del D.P.R. 128/59

Modifica impianti – Autorizzazione alle emissioni in atmosfera delle polveri Articolo 269, comma 8 (D. Leg.vo 152/2006)

Esploditori 80 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4


GEOLOGIA

Misure generali contro le polveri Articolo 617, secondo comma (D.P.R. 128/59) Difesa contro le polveri Punto 2.2 dell’Allegato IV (art.64 del D. Leg.vo n.81/2008) Polveri nei lavori di perforazione e abbattimento Articolo 622 del D.P.R. 128/59 Denuncia delle attrezzature ed impianti meccanici, tipo derrick, carroponte, ecc. Articolo 31 del D. Leg.vo 624/96 Verifica periodica -gru ed apparecchi di sollevamento Articolo 71 – comma 11 del D. Leg.vo 81/2008

Bibliografia A.N.E.P.L.A., Sicurezza del lavoro nell’industria degli aggregati, vol. 1 e 2 Politecnico di Torino, Dipartimento di georisorse e territorio. M. SERTORIO Normativa Mineraria e Ambientale, Rivista GEAM, marzogiugno 2004. Lavoro sicuro, ambiente e sicurezza – Il sole 24 ore, n. 2 marzo 2008. Pietra su pietra, Comitato Paritetico Territoriale di Brescia e Provincia. D.lgs. 626/94. D.lgs. 624/96. D.p.r. 128/59. D.p.r. 547/55. D.lgs. 81/2008 e s.m.i.

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 81


TECNICA Carlo Piotti

L’

intervento descritto nel seguito, eseguito su di un ponte esistente in calcestruzzo armato sito in Provincia di Brescia, porta all’attenzione il settore del consolidamento strutturale di manufatti esistenti in calcestruzzo armato, a seguito del degrado subìto nel corso dei decenni del loro esercizio. Va sottolineata l’importanza e la sempre crescente attualità di tale argomento, data la presenza sul territorio di innumerevoli strutture in calcestruzzo armato in età ormai avanzata, spesso addirittura superiore alla vita utile per la quale erano state

Travi centrali

82 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Il consolidamento di strutture esistenti in calcestruzzo armato: un caso pratico progettate e realizzate. I molti casi, il loro stato di fatto denuncia un evidente livello di degrado, causato dall’esposizione ad agenti aggressivi, atmosferici e/o antropici, che ne hanno sensibilmente ridotto l’efficienza strutturale; complici di questo fenomeno, l’assenza di manutenzioni programmate (ora però obbligatorie secondo il D.M. 14-01-2008, “Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni”), e a volte, purtroppo, errori nella progettazione originale o nell’esecuzione dell’opera. Altro caso comune è l’ovvia non rispondenza delle opere più datate agli odierni requisiti

di sicurezza, come da norme vigenti. Può dunque rendersi necessario un adeguamento strutturale, spesso anche semplicemente volto ad aumentare la capacità portante del manufatto (o di sue parti) per soddisfare nuove esigenze d’uso. In questo contesto si inserisce anche l’adeguamento antisismico, sempre più necessario per raggiungere standards di sicurezza più elevati ed attuali. Inutile quindi sottolineare la vastità delle applicazioni di tali consolidamenti, anche nell’ottica di un mercato in cui vi è sempre maggiore difficoltà a costruire nuove opere (per mo-

tivi sia economici che geografici e logistici), e viceversa vi è una costante necessità di mantenere efficiente un patrimonio esistente sempre più vasto. ncor più, se le opere da mantenere non possono essere in alcun modo demolite, per via della loro importanza strategica (caso tipico delle opere viarie), e devono quindi rimanere funzionali anche durante le opere di manutenzione o consolidamento. L’intervento qui presentato, eseguito dall’impresa Olli Scavi per conto della Pro-

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TECNICA In questa pagina, da sinistra in senso antiorario: ammaloramento delle travi principali; deterioramento dei pilastri (nella fotografia: il pilastro sud-ovest); difetti costruttivi: assenza di staffe in corrispondenza del nodo trave-pilastro (nella fotografia: il pilastro sud-ovest)

vincia di Brescia, sotto la direzione dell’arch. Giovan Maria Mazzoli e del geom. Pietro Bondoni, ha visto il consolidamento di un ponte in calcestruzzo armato realizzato piÚ di mezzo secolo fa completamente in opera. Tale ponte presenta 5 travi longitudinali principali (due di bordo e tre centrali), poggianti su spalle di estremità (pareti in C.A.) e su due appoggi intermedi (pilastri), a formare luci di 4, 12 e 4 metri circa. Tali travi, ribassate rispetto alla soletta carrabile, presentano intradossi inclinati in corrispondenza degli appoggi intermedi, e sono collegate da traversi anch’essi ribassati fuori spessore di soletta. Le due file di IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 83


TECNICA A sinistra: deterioramento dell’intradosso di una delle travi centrali. A destra: spalla sud: evidente dissesto, dovuto anche ad imperizia realizzativa

pilastri sono ciascuna collegata a circa metà altezza da un traverso di collegamento, e trasferiscono i carichi su fondazioni continue (travi rovesce).

L

o stato in cui versava la struttura, come risulta evidente dalle immagini sopra riportate, era tale da pregiudicarne la capacità di sopportare anche solo i carichi di esercizio, e dunque la sicurezza. Il calcestruzzo presentava evidenti segni di degrado, con perdita di intere porzioni di copriferro 84 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

ed esposizione dei ferri d’armatura (ancora del tipo liscio con uncini di estremità per garantirne l’ancoraggio); questi risultavano anch’essi profondamente ammalorati, in stato di ossidazione avanzata, con riduzione delle sezioni utili per pitting (corrosione localizzata) e spesso anche con perdita degli ancoraggi. Tutto ciò è stato causato, nel corso dei decenni, dall’assenza di impermeabilizzazione all’estradosso della soletta carrabile (e dunque da costanti infiltrazioni d’acqua), nonché dall’azione dei sali disgelanti

sulle porzioni della struttura più esposte. Non a caso, mentre le zone esposte hanno mostrato evidenti segni di sofferenza, le parti più coperte e protette (ad esempio i pilastri centrali) hanno mantenuto un’integrità quasi perfetta. Va ricordato che, nella pratica del secondo dopo guerra, non si usava impermeabilizzare le solette in calcestruzzo armato perché era convinzione diffusa che il calcestruzzo stesso fosse di per sé stesso impermeabile; convinzione poi smentita col tempo: il nudo calcestruzzo,

eccezion fatta per un breve periodo iniziale successivo alla sua maturazione, e salvo particolari accorgimenti da applicarsi al dosaggio di cemento ed alla curva granulometrica degli aggregati, non è impermeabile; ciò, a causa della sua intrinseca porosità, della micro-fessurazione da ritiro viscoso o della macro-fessurazione da dilatazione termica o da sollecitazione meccanica. L’intervento è stato progettato ed eseguito con le seguenti finalità: riportare il ponte in condizioni di sicurezza, garantendone la capa-


TECNICA

cità portante e migliorandone il comportamento in caso di sisma; ampliarne una porzione in lato Est, con la realizzazione di un marciapiedi protetto collegato ai tratti esistenti più a monte e a valle; mettere ulteriormente in sicurezza il traffico

veicolare, realizzando delle barriere bordo ponte su entrambi i lati della carreggiata; consentire l’attraversamento veicolare del ponte per tutta la durata dei lavori, seppur su di una corsia sola e quindi con percorrenza a senso alternato,

nonché con limite di portata ridotto durante le fasi di intervento più delicate. L’intervento ha oltretutto consentito di ampliare la larghezza utile della carreggiata di circa 20cm. Al fine di ottenere tutto ciò, si è studiato l’utilizzo combi-

nato di due tecniche: da una parte, il consolidamento lato calcestruzzo, con l’adozione di prodotti specifici per il suo trattamento (sgrasanti,impermeabilizzanticonsolidanti, atti a garantire l’aderenza tra diversi layer, ecc.), finalizzati ad ottenere

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TECNICA Barre d’armatura esistenti in fase di pulizia con sabbiatrice

alte prestazioni meccaniche, di resistenza ambientale o di durabilità; dall’altra, il consolidamento lato acciaio, con operazioni di risanamento e ripristino dell’armatura esistente, ed integrazione della stessa per mezzo di CFRP (“Carbon Fiber Reinforced Polymer”, ovvero polimeri rinforzati con fibre di carbonio) e di nuove armature sia interne che esterne. In particolare, le fibre di carbonio hanno consentito il consolidamento flessionale degli intradossi delle travi principali ed il confinamento di tutti i pila86 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Barre di armature esistenti in fase di pulizia e sgrassatura

stri. Le armature aggiuntive sono state invece poste in opera all’estradosso delle travi principali, all’interno di una nuova cappa collaborante di calcestruzzo sovrastante quella esistente (con molteplici funzioni: consolidamento flessionale delle travi – per assorbirne i momenti negativi –, aumento della rigidezza dell’impalcato – e dunque controllo delle deformazioni –, ripartizione dei carichi). Altre armature aggiuntive sono state utilizzate per provvedere al rinforzo a taglio delle travi principali,

non potendo chiaramente utilizzare le fibre di carbonio a tale scopo. Sono state così approntate nuove staffe esterne, in sostituzione di quelle esistenti (già di per sé carenti ed oltretutto, nella quasi totalità dei casi, deteriorate), realizzate per mezzo di barre d’acciaio verticali filettate, accoppiate con piastre di contrasto e dadi di chiusura ad alta resistenza. Il tutto, trattandosi di elementi esterni, con trattamento protettivo di zincatura a freddo e successiva posa di uno strato di into-

naco a base cementizia per ulteriore protezione. Si è anche provveduto a bloccare i dadi di chiusura (serrati con chiave dinamometrica per garantire la corretta coppia di serraggio) per impedirne lo svitamento nel tempo ad opera delle vibrazioni da traffico veicolare; a tal fine, si è adottata una specifica colla ad alta resistenza, applicata sulle porzioni di filetto su cui sono stati serrati i dadi. Ulteriori opere di consolidamento sono state eseguite sulle spalle del ponte (per mezzo di sottomurazioni, in alcuni


TECNICA Da sinistra in senso antiorario: nelle prime tre immagini, ricostruzione del layer (strato) di calcestruzzo intradossale delle travi principali; ricostruzione dello strato di calcestruzzo dei pilastri

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TECNICA Da sinistra, in senso antiorario: nuova cappa collaborante al di sopra della soletta esistente (le prime due immagini); CFRP (Carbon Fiber Reinforced Polymer) applicato su intradosso travi e staffe esterne

tratti tali da ricostituire per intero la spalla; ciò è stato necessario soprattutto in corrispondenza della spalla Sud, particolarmente deficitaria) e sul fondo del torrente attraversato dal ponte (opere di regimentazione delle acque).

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n definitiva, si sono studiate soluzioni tecniche atte a fornire le prestazioni volute, adottando tecniche più tradizionali laddove le fibre di carbonio non offrivano benefici o non potevano essere utilizzate (come nei casi, ri88 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

spettivamente, del controllo delle deformazioni o nella realizzazione delle staffe esterne per il consolidamento a taglio delle travi principali). Tutti i calcoli e le verifiche, relativi sia alla struttura esistente (capacità portanti, resistenze e comportamenti strutturali preintervento), sia alla struttura consolidata (prestazioni finali ottenute per interazione tra le capacità preesistenti ed i contributi aggiuntivi apportati dai nuovi elementi strutturali), sono stati condotti in osservanza alla normativa vigente ed alla


TECNICA In questa pagina: CFRP applicato su pilastri, travi e staffe esterne

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TECNICA In questa pagina: layer protettivo finale (intonaco strollato a base cementizia)

letteratura tecnica in materia. Nelle immagini scattate durante le operazioni di consolidamento, ed alcuni estratti degli esecutivi strutturali sono ben visibili le operazioni di pulizia delle armature esistenti (sia meccanica – sabbiatura –, sia per mezzo di inibitori chimici dell’ossidazione) – di sgrassatura del calcestruzzo (per rimuoverne le impurità accumulate nel corso degli anni) – , di ripristino dei nuovi layer superficiali per mezzo di calcestruzzo ad alta capacità di adesione (grazie ad appositi additivi e composizione dell’impasto). Sono altresì visibili le armature della nuova cappa collaborante estradossale, gli strati di CFRP applicati agli intradossi delle travi principali e ai pilastri, ed infine il complesso delle staffe esterne atte al consolidamento a taglio delle travi principali . ❑

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TECNICA Andrea Botti

Sublimi rivestimenti di pietra

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a giuria del Marble Architectural Awards (premio internazionale dedicato all’architettura di pietra) che, all’inizio dell’estate, doveva selezionare il miglior progetto fra quelli presentati in occasione della sua XXV edizione, non ha avuto dubbi: il riconoscimento più importante è andato allo studio norvegese SnØhetta 1 , autore della celebrata Opera House di Oslo2. Una realizzazione complessa ed articolata che nel 2009 aveva già vinto il Premio Internazionale Architetture di Pietra ed il Premio Europeo per l’architettura Contemporanea Mies van der Rohe, uno dei riconoscimenti più ambiti al mondo. Definire quest’opera all’interno di una classificazione tipologica è certamente riduttivo, poiché, come spesso succede quando l’intervento è complesso ed articolato, il risultato finale si presenta come un concentrato di valenze, significati e ruoli non solo a livello architettonico. L’Opera House, nasce come il più grande teatro dell’opera e del balletto norvegese, con i suoi 38.500 metri quadrati di spazi interni suddivisi in tre sezioni: quella della rappresentazione, con due teatri uno da 1.400 ed uno da 400 posti, foyer, biglietteria, guardaroba, bar, ristoranti, aule per conferenze; quella dedicata all’amministrazione ed alle sale prove ed infine gli spazi per laboratori di scenografia, sartoria e trucco. Ma non solo, esso rappresenta anche il «baricentro di un più ampio progetto di riqualifica92 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

zione urbana del fronte mare di Oslo»3 destinato a mutare il volto di una porzione consistente della città da sempre abituata a dialogare più con il mare che con la terra ferma. Legno, alluminio, vetro e soprattutto pietra sono i quattro materiali che colpiscono i sensi di un osservatore che ammira la gigantesca vetrata del foyer (resa uniforme attraverso l’impiego di una struttura metallica quasi invisibile) che, di giorno porta il mare all’interno dell’edificio e la sera si trasforma in lanterna luminosa, metafora di un faro che annuncia la terra ai naviganti affiorando da una distesa di pietra bianca, per ricordare, anche d’estate, che quello è il paese dei ghiacci. Visto dal mare l’edificio appare proteso sul fiordo, per

chi frequenta la piazza antistante è evidente l’assenza di una soluzione di continuità fra terra e mare: come su un frammento di pack artico4 la materia, lentamente, diviene acqua e quella pietra bianca che scompare nelle acque scure del mare dei ghiacci è, secondo Fulvio Irace 5 , la messa in scena dell’ossessione per il sublime nordico6 ma anche il luogo destinato al «…pigro vagabondare della folla nelle giornate di sole, il rito dell’adorazione del sole che rievoca nelle temperature polari l’iconografia mediterranea della piazza italiana»7. L’intero complesso è dotato di una gigantesca rampa, un tappeto litico che avvolge tutto, divenendo pavimentazione e copertura (anch’esso spazio pubblico), ad esclusione

di una fascia, a contatto con il mare, realizzata con un granito locale in grado di sopportare le basse temperature e l’elevata concentrazione di sale.

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e 8.000 tonnellate di marmo di Carrara, capace di resistere ad escursioni termiche fino a 50 C°, formano un rivestimento costituito da masselli con spessori variabili a seconda della collocazione: da 8-10 cm fino a 20-30 cm per risolvere le situazioni più complesse di compluvio o displuvio. I ‘moduli,’ impiegati con dimensioni fino a 2,30 m di lato, sono stati studiati in relazione alle specifiche necessità di una posa in opera che doveva contemporaneamente tenere conto delle particolari condizioni


TECNICA Da sinistra in senso antiorario: Opera House di Oslo, vista dal mare e la vetrata del Foyer all’imbrunire

ambientali e dell’impatto visivo del risultato finale. I manufatti sono stati posati a malta o montati a secco su una sottostruttura metallica predisposta attraverso l’impiego di procedure innovative, appositamente studiate, successivamente tradotte in un manuale della qualità: indispensabile strumento per il controllo del materiale, delle macchine, delle lavorazioni, delle malte cementizie e dei sigillanti sintetici impiegati per la posa e la chiusura dei giunti. Questi ultimi, solitamente presenti nelle pavimentazioni esterne secondo le due possibili soluzioni suggerite dalla manualistica – chiuso (quando la distanza tra gli elementi tende a zero) o aperto (quando la distanza tra elementi contigui è maggiore di 1 mm ed è percepibile visivamente) - nel caso specifico hanno avuto un doppio ruolo tecnico ed estetico contemporaneamente. Abitualmente il giunto ha il compito di assorbire i movimenti differenziali del rivestimento superficiale che, se realizzato in pietra, è soggetto ad escursioni termiche maggiori rispetto al sottofondo. Al contrario, nel caso specifico, i giunti potevano rappresentare dei potenziali punti deboli a causa delle possibili infiltrazioni, per questo motivo sono stati ridotti al minimo. L’esiguità dei giunti oltre alle dimensioni dei blocchi, hanno contribuito a definire le misure dei manufatti posati e contemporaneamente ad accentuare l’u-

tura, così come il taglio a diamante sono insufficienti ad impedire, nella stagione invernale la formazione di una pellicola viscida. niformità superficiale (cosa direbbe l’architetto Terragni8 in merito?) conferendo all’insieme l’effetto del gigantesco blocco di ghiaccio sotto il quale si nasconde un sorprendente concentrato di novità tecnologiche quali ad esempio: speciali pannelli inseriti tra le lastre di marmo per garantire l'assoluto isolamento dall'esterno e dai riverberi delle onde sonore; sistemi di protezione dall'umidità, dispositivi per il drenaggio e per controllare la stabilità della soletta di copertura, sollecitata dalla neve, dal traffico pedonale e dal movimento delle na-

vette panoramiche. Il rivestimento lapideo è stato sottoposto a differenti finiture superficiali con lo scopo di esaltarne o modificarne le caratteristiche estetico-cromatiche ed adeguarlo alle necessità funzionali, prima fra tutte la scivolosità, nel caso specifico il parametro più importante. In particolare le quattro lavorazioni9 effettuate sulla ‘pelle’ dell’Opera House sono state: levigatura, bocciardatura, sabbiatura e rigatura, ma certamente la prima di queste non ha riguardato la superficie destinata al calpestio, poiché è noto che la leviga-

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ggi, ciò che si vede è il risultato di un progetto che ha sbaragliato, 7 anni fa, 240 concorrenti (tanti avevano partecipato al concorso internazionale promosso dal Ministero della Cultura per l’affidamento dell’incarico), che ha richiesto 4 anni di lavori ed ha visto l’avvicendarsi di 50 imprese all’interno del cantiere. Fra i tanti meriti dei progettisti, il più condiviso è stato quello di proporre una monumentalità resa attraverso un’estensione orizzontale e non verticale, ottenuta modellando il suolo circostante

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TECNICA Dall’alto in senso antiorario: L’Opera House di Oslo dal mare, la vetrata del foyer, il prospetto dei volumi verso la terra ferma, la copertura e un particolare della pavimentazione durante la posa

Crediti fotografici Gerald Zugmann

attraverso variazioni di quota, intersezioni fra falde differentemente inclinate, cambi di pendenze, per ottenere un’architettura capace 94 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

di relazionarsi con le pre-esistenze della terra ferma e con il mare, legandoli indissolubilmente fra loro. ❑

1 Søhetta è la sigla identificativa di uno studio di architetti, paesaggisti e designer fondato nel 1989 da Kjetil Thorsen (1958), Graig Dykers (1961) e Christoph Kapeller (1956), ormai capofila della nuova architettura norvegese, il team si è fatto notare per i numerosi edifici pubblici e culturali progettati, ma è stata la realizzazione della Biblioteca di Alessandria d’Egitto a garantirne la notorietà. 2 Per un approfondimento dell’argomento vedi: F. IRACE E D. TURRINI, Litico Etico, Estetico, Ed. Motta, Verona, 2009. P. RESBELLI, Snøhetta: la pietra e il mare, in Schegge 6/2009, Ed. Magalini, Rezzato (Bs), 2009. 3 D. TURRINI, Litico Etico, Estetico, Ed. Motta, Verona, 2009. 4 Il pack è uno strato di ghiaccio marino derivato dallo sgretolamento della banchisa. N.d.r. 5 Fulvio Irace, professore ordinario di Storia dell'Architettura e membro del Collegio dei Docenti del corso di Dottorato in Storia dell'Architettura e dell'Urbanistica del Politecnico di Torino, insegna presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano, campus Bovina, è membro del Comitato scientifico della Triennale di Milano nonché curatore del settore Architettura e Territorio. 6 La poetica del sublime si sviluppa all’interno del Romanticismo ottocentesco. In pittura il tema dominante è quello della natura indomabile nelle sue manifestazioni più violente (temporali, uragani, maremoti, etc) e per questo fonte di sentimenti di paura ed inadeguatezza da parte dell’uomo nei confronti del quale è evidente la sua supremazia. N.d.r. 7 F. IRACE, Litico Etico, Estetico, Ed. Motta, Verona, 2009. 8 Nel 1933, per la realizzazione del suo progetto, La Casa del Fascio di Como, l’architetto Giuseppe Terragni aveva previsto un rivestimento in botticino non come trama di lastre ma come compatta e solida placcatura. L’efficacia dell’intento era affidata all’invisibilità dei giunti, alla perfezione della orizzontalità e verticalità degli spigoli, all’eliminazione di risalti e aggetti e quindi ad un necessario aggiornamento delle ditte fornitrici impreparate, per quei tempi, a fornire manufatti adeguati alla richiesta. Per questo non mancarono i contenziosi. N.d.r. 9 Per una trattazione dell’argomento vedi: A. BOTTI – M. GOMEZ SERITO, Pietre bresciane, La Compagnia della Stampa, Roccafranca (BS), 2005.


CONDOMINIO Francesco Ganda

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l caso vuole che un condomino sia contrario, apparentemente legittima in quanto votata quasi all’unanimità dai condomini. Il problema, che verrà sviscerato nella documentazione sotto riportata, si sviluppa attorno ad una decisione condominiale, il cui oggetto è di natura illecita. Il caso è divenuto complesso nel dibattimento, inquanto viene sviato dall’oggetto principale: l’autorizzazione a edificare nel sottotetto di appartamenti abusivi con l’ipotesi di realizzare opere nonostante vincoli condominiali. (?????) Tutto ciò fino ad approdare in Cassazione, dove la Corte ha sgombrato il caso dalle varie ipotesi e andando alla fonte. La delibera condominiale è stata annullata per illiceità dell’oggetto. Ecco il caso illustrato nella rivista “Consulente immobiliare” che ringraziamo. Succede talvolta – specie nelle grandi città, dove la fame di appartamenti è maggiormente sentita – che i locali posti immediatamente sotto il tetto di un edificio condominiale, originariamente destinati a scopi comuni, siano successivamente trasformati in ambienti abitati (spesso abusivi). La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, affronta tale fattisispecie analizzandone i risvolti prettamente civilistici, attinenti alla validità della delibera assembleare impugnata, ma al contempo operando i covuti collegamenti con i connessi aspetti amministrativi riguardanti l’illecito edilizio e la possibilità di sanatoria per il condono nel frattempo intervenuto. (Alberto Celeste, Magistrato)

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Validità delle delibere

La fattispecie conreta Nel caso concreto, l’assemblea aveva autorizzato i condomini a collegare ai servizi comuni (idrico, elettrico, gas, fognatura) i locali sottotetto onde mutarne la destinazione d’uso da stenditoisgabuzzini in mansarde abitabili, e un condomino aveva impugnato la relativa delibera in quanto la stessa, oltre a creare servitù per il passaggio dei tubi a danno delle proprietà intermedie, aveva un oggetto illecito, consentendo la trasformazione dei suddetti locali mai autorizzata dall’autorità amministrativa, a nulla rilevando che, in precedenza, tutti i partecipanti al condominio, lui compreso, avevano fatto la domanda in sanatoria per il mutamento di destinazione d’uso (versando i relativi oneri). Il giudice di prime cure aveva dichiarato la nullità della delibera sia perché creava servitù a carico dei locali attraverso i quali sarebbero passati i tubi, sia (soprattutto) per l’illiceità del fine di creare lo strumento per commettere l’illecito penale edilizio relativo a unità altrimenti non condominiali (ex art; 39, comma 1, legge 724/1994), escludendo che che la sopravvenuta concessione in sanatoria facesse venir meno l’illegittimità della delibera, sussistente all’epoca in cui fu adottata. Il giudice di secondo grado aveva sovvertito il verdetto favorevole al condominio impugnante, rilevando, sotto il primo profilo, che

doveva essere esclusa la configurazione di un’illegittima costituzione di servitù di attraversamento dei tubi, dal momento che, a prescindere dalla mancata specificazione dei pesi, nel condominio erano ammesse reciproche limitazioni fra i condomini ai fini della piena abitabilità e funzionalità moderna degli alloggi e, sotto il secondo profilo, che l’autorizzazione di cui alla delibera, risolvendosi nella rimozione di un limite interno al condominio e di natura privatistica, non aveva rilevanza e portata esterna nel senso dell’interesse generale, né era di per sé intrinsecamente illegittima, in quanto adottata sul presupposto dell’assunzione da parte del condominio di una autonoma responsabilità nella trasformazione della destinazione d’uso del locale, entro i limiti e i divieti delle leggi speciali, tenuto conto, altresì, che la sanatoria era stata ottenuta nel rispetto della normativa in materia. La partecipazione attiva all’illecito edilizio La Corte ha ritenuto assorbante il rilievo per cui, in forza della delibera condominiale de qua – mediante la quale si autorizzavano i condomini a collegare ai servizi comuni (idrico-igienico, elettrico, sanitario, gas) i rispettivi locali sottotetto destinati a lavanderia stenditoio – in realtà si consentiva di trasformare in vere e proprie unità abitative (chiaramente abusive, in quanto in

contrasto con lo strumento urbanistico e prive di concessione edilizia) i suddetti locali sottotetti e di ottenere, poi, il richiesto condono, altrimenti non fruibile, qualora detti locali fossero rimasti privi dei servizi primari, quali appunto acqua, luce e gas, scarichi fognari (sul versante della giurisprudenza amministrativa, si richiama Cons. Stato, Sez. V, sent. n. 1277 del 24 ottobre 1996, secondo cui, in sede di esame della domanda di condono di abusi edilizi ai sensi della legge 47/1985 relativamente alla trasformazione di un sottotetto in mansarda, il fatto che il sottotetto sia stato abitato più o meno saltuariamente ovvero per un certo numero di anni non consente di qualificare come opere interne lavori – ancora in corso dopo il 1° ottobre 1983 – miranti a trasformare in vera e propria unità abitativa il sottotetto stesso – mediante l’installazione, tra l’altro, degli impianti idrico-sanitari e di lucernari in realtà aventi funzioni di finestre – dovendo tali opere essere considerate del tutto nuove e miranti a realizzare un’ulteriore unità abitativa, in precedenza inesistente). In altri termini, l’errore imputato alla Corte territoriale è consistito nel ritenere che la delibera in questione costituisse un mero atto “autonomo interno di gestione di natura dominicale” relativamente a beni comuni, con riflessi sul riconoscimento della “facoltà di uso intensivo della cosa comune”,


CONDOMINIO

senza considerare che, in effetti, l’autorizzazione si risolveva nella rimozione di un divieto edilizio di natira pubblicistica; aderendo, invece, al decisum del Tribunale, i giudici di legittimità reputano che la delibera condominiale in oggetto si sia posta come «elemento attivo, valido e operoso dell’illecito edilizio consistente nella trasformazione dei locali sottotetti in vani abitabili suscettibili di condono» (vedi anche art. 2, commi 3759, legge 662/1996), e, pertanto, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, pronunciano, “nel merito” ai sensi dell’art. 384, comma 1, cod. proc. civ., comma 1, rigettando l’appello proposto avverso la sentenza di primo grado e confermando di conseguenza quest’ultima.

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n questa prospettiva, il Supremo Collegio afferma che «qualora una delibera condominiale attivamente determini un illecito edilizio consentendo, attraverso l’autorizzazione a collegarsi ai servizi primari comuni (acqua, luce, gas, scarichi fognari), la trasformazione dei locali sottotetti in vani abitabili, in violazione delle norme contenute nello strumento urbanistico in vigore, simile delibera ha sostanzialmente un contenuto (ossia un fine) illecito, e, come tale, è affetta da nullità assoluta per illiceità dell’oggetto» (nullità, peraltro, che può essere fatta valere, in ogni tempo, da chiunque vi ha interesse

ex art; 1421 cod. civ. e, pertanto, anche dal condomino impugnante purché abbia dedotto un pregiudizio per il bene comune o esclusivo, ancorché si sia valso della sanatoria edilizia). In tal caso – prosegue la Corte – la delibera condominiale non può considerarsi valida neppure per effetto di successivo condono edilizio, perché, in base ai principi che regolano la successione

delle leggi nel tempo, la sua illiceità, e conseguente nullità, va verificata con riferimento alle norme edilizie in vigore nel momento della sua approvazione (viene richiamata in motivazione, sia pure emessa in materia contrattualistica, Cass. sent. n. 1877 del 21 febbraio 1995, ad avviso della quale, in base ai principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, l’illiceità, e la conse-

guente invalidità, del contratto deve essere riferita alle norme in vigore nel momento della sua conclusioenee, pertanto, il negozio giuridico nullo all’epoca della sua perfezione, perché contrario a norme imperative, non può divenire valido e acquistare afficacia per effetto della semplice abrogazione di tali disposizioni, in quanto, perché questo effetto si determini, è necessario che la nuova legge operi retroattivamente, incidendo sulla qualificazione degli atti compiuti prima della sua entrata in vigore). Il discrimen delle decisioni assembleari viziate Con la pronuncia in commento (Cass. Sez. II, sent; n. 16641/2007), la Corte aderisce al filone interpretativo avvallato dalle Sezioni Unite (v. Cass., sent. n. 4086 del 7 marzo 2005), che hanno provveduto a delineare compiutamente il discrimen tra delibere nulle e annullabili, sul solco tracciato dalla Cassazione con sent. n. 31 del 5 gennaio 2000 (che, tra le altre, può leggersi in Riv. giur. edil. 2000, I, pag; 558, commentata da G. Terzago, Nullità e annullabilità delle delibere condominiali: nuovi confini). Invero, con quest’ultima pronuncia, in senso contrario al consolidato orientamento giurisprudenziale sul criterio di destinazione tra nullità e annullabilità della delibera condominiale, si è tentato di reinterpretare la materia de qua, tentando di porre finalmente un punto fermo. IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 97


CONDOMINIO

Riprendendo l’iter argomentativo della predetta sentenza – il cui ragionamento riproduce fedelmente le tesi del relatore R. Corona, Proprietà e maggioranza nel condominio negli edifici, Torino 2001, pagg. 332 e segg. – in considerazione, peraltro, della eadem ratio prevista per le delibere assembleari delle società di capitali, i giudici di legittimità, in materia condominiale, ritengono di non ammettere cause di nullità diverse dall’impossibilità giuridica e dall’illiceità dell’oggetto (vedi art. 2379 cod. civ.). Per quanto concerne la prima, vengono in considerazione tutti quei vizi consistenti nell’inidoneità delle delibere a disciplinare gli interessi regolati (in astratto o secondo l’assetto predisposto in concreto), mentre, per quanto ri98 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

guarda la seconda, tutti i vizi consistenti nella lesione dei diritti soggettivi dei singoli condomini o nella violazione di norme imperative (nel caso affrontato dalla sentenza in commento, trattasi di illecito edilizio).

L

a limitazione delle cause di nullità ai soli vizi dell’oggetto – in parallelo con quanto contemplato dall’art. 2379 cod. civ. – si spiega con i confini, fissati in materia di condominio, al metodo collegiale e al principio maggioritario: invero, tanto l’impossibilità giuridica quanto l’illiceità dell’oggetto derivano dal difetto di attribuzioni in capo all’assemblea. La prima consiste nell’inidoneità degli interessi contemplati a essere regolati dal collegio che delibera a

maggioranza, ovvero a ricevere delle delibere l’assetto stabilito in concreto, mentre la seconda si identifica con la violazione di norme imperative alle quali l’assemblea non può derogare, ovvero con la lesione dei diritti individuali attribuiti ai singoli dalla legge, dagli atti di acquisto e dalle convenzioni. Se, dunque, gli interessi dei quali l’assemblea decide non sono idonei a essere disciplinati con il metodo collegiale e con il principio di maggioranza, o non è ammesso l’assetto conferito agli interessi in concreto, ovvero se vengono violate norme imperative, oppure sono lesi gli interessi tutelati con l’attribuzione di diritti, il vizio inerente all’oggetto riveste una gravità tale per cui l’atto non produce effetti non è suscettibile di sana-

toria per la mancata impugnazione nel termine di cui all’articolo 1137, comma 3, cod.civ. da parte dei condomini dissenzienti, astenuti o assenti, e, per contro, risulta impugnabile in ogni tempo da chiunque abbia interesse (argomento ex artt. 2379 e 1422 cod. civ.). Pertanto, la formula prevista dall’art. 1137 citato deve interpretarsi – secondo i giudici di legittimità – nel senso che, per “deliberazioni contrarie alla legge”, si intendono le delibere assunte dall’assemblea senza l’osservanza delle forme prestabilite dall’articolo 1136 cod. civ. (ma pur sempre nei limiti delle attribuzioni specificate dagli articoli 1120, 1121, 1129, 1132 e 1135 cod. civ.). Mentre le cause di nullità afferenti all’oggetto raffigurano le uniche cause di invalidità riconducibili alla “sostanza” degli atti, alle quali l’ordinamento riconosce rilevanza, sono inficiate da mero vizio di forma le delibere quando l’assemblea decide senza l’osservanza delle forme procedimentali stabilite dalla legge per assicurare la partecipazione di tutti i condomini alla formazione della volontà collettiva per gestire le cose comuni; ne consegue che se gli stessi condomini ritengono che, dal provvedimento adottato senza l’osservanza delle forme prescritte, non derivi loro un danno, manca il loro interesse a chiedere l’annullamento e il difetto di impugnazione nei termini va considerato come acquiescenza


CONDOMINIO

a eseguire la delibera. Dalla disciplina riguardante i soggetti legittimati a impugnare il termine e le conseguenze dell’omessa impugnazione si argomenta, pertanto, che la contrarietà alla legge e al regolamento condominiale, contemplata dall’art. 1137, commi 2 e 3, cod. civ., riguarda soltanto i vizi meno gravi sanzionati con l’annullabilità. Il parallelo con la normativa sulle società di capitali Come nelle società ex art; 2377, cod. civ., anche nel condominio negli esdifici la difformità delle delibere dalla legge o dal regolamento per quanto attiene al procedimento di formazione produce un vizio meno grave che, se non viene fatto valere dagli interessati, non inficia gli atti, i quali restano in vita e continuano a produrre effetti; le predette delibere, in altri termini, se non impugnate dai condomini dissenzienti e assenti entro trenta giorni, restano valide ed efficaci nei confronti di tutti in via definitiva, il che riveste riflessi anche nei confronti del condomino che, secondo l’impostazione tradizionale, non poteva mai sapere se la delibera adottata era passata, per così dire, in giudicato, onde poterla fare valere a tutti i condomini. Chiarite le linee guida, si può affermare, con estrema sintesi, che, in questa nuova ottica, sono considerate cause di annullabilità, in quanto configuranti vizi afferenti al procedimento (al-

cune di queste ipotesi erano considerate dalla precedente giurisprudenza cause di nullità): – l’irregolare costituzione dell’assemblea, compresa la mancata convocazione di uno o più condomini; le ipotesi di difetto quorum deliberativo prescritto per una determinata materia; le irregolarità nella convoccazione e informazione dei condomini (vedi Cass. , Sent. n. 13350 dell’11 settembre 2003 e n. 11940 dell’8 agosto 2003); – l’incompletezza dell’ordine del giorno; – la mancata sottoscrizione del verbale da parte del presidente; – la partecipazione all’assemblea di un condomino munito di un numero di deleghe superiore a quello consentito dal regolamento condominiale, e così via. Sono da considerarsi per contro, cause di nullità poiché afferenti all’oggetto (impossibile o illecito, oppure esulanti dalla competenza dell’assemblea): – la modifica delle tabelle millesimali; – la fissazione di criteri derogatori a quelli legali nella ripartizione delle spese; – l’illecita compressione dei diritti esclusivi del singolo condomino; – la costituzione di una servitù sulle parti comuni; – la sottrazione di un bene condominiale all’uso collettivo. Da tale distinzione dovrebbe ancora differenziarsi

la delibera cosiddetta inesistente, cioè quella afetta da un vizio di invalidità talmente grave da sconfinare nella abnormità: in altri termini, è stata commessa una manchevolezza sbalorditiva tanto da non essere prevista come invalidità perché irrealizzabile, segno evidente che ci troviamo in presenza di un vizio insanabile nemmeno con il decorso del tempo (come, per esempio, quella adottata dal solo ammministratore in segreto, o quella presa dai singoli condomini mediante referendum con consultazione verbale separata, oppure qualora si sia ricorso a un “pezzo di carta” fatto girare e mandato a firmare ai singoli partecipanti come manifestazione di volontà preordinata da qualcuno di essi o dall’amministratore). In queste ultime ipotesi siamo in presenza di un aborto di delibera, in quanto una riunione non si è tenuta, non si è proceduto ad alcuna votazione, o hanno votato soggetti non legittimati, sicché l’atto è stato posto in essere fuori dal collegio, non possedendo i requisiti strutturali e funzionali minimi per potersi definire una delibera assembleare. La nullità della delibera per illiceità dell’oggetto Al riguardo, le Sez. Unite intervengono nella materia in esame, recependo in toto i risultati ermeneutici raggiunti dalla Corte di Cassazione dal 2000 in poi – tanto da dubitare della sussistenza di un vero e proprio contrasto

interpretativo – e sviluppando il proproio ragionamento sostanzialmente in quattro direttrici. In primo luogo viene riproposto il parallelismo tra la norma di cui all’art. 1137 cod. civ. e i corrispondenti artt. 1441, 1442 e 2377 cod. civ. dettati in ambito societario, riconducendo il concetto dell’annullabilità all’interesse leso, ossia all’interesse strumentale in quanto connesso con le regole procedimentali concernenti la formazione degli atti, e reputando non grave il vizio relativo alla formazione della delibera, come tale, non inficiante l’atto deliberativo se non fatto valere entro il contemplato termine decadenziale.

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n secondo luogo, la considerazione per cui l’omessa informazione preventiva della delibera sarebbe così diversa dall’omessa convocazione (vedi art. 1105 e 1109 cod. civ.) si spiegherebbe perché nella comunione non è prevista l’assemblea, ma la semplice riunione dei comproprietari interessati, sicché il difetto di informazione è assimilabile all’omessa convocazione, in quanto la mancata informazione si attua non solo con le carenze dell’avviso, ma anche con l’omesso avviso della convocazione. In terzo luogo, il fatto correlato alla mancata impugnazione della delibera viziata deve essere equiparato alla mancanza di interesse a chiederne l’annullamento, IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 99


CONDOMINIO

assumendo tale condotta il significato di una successiva (implicita) adesione, con effetti positivi circa la certezza in ambito condominiale, evitando che, in presenza di situazioni affette da vizi non gravi, le decisioni assembleari possano essere messe in discussione dopo un lungo periodo di tempo. In quarto luogo, sul versante societario, la regola è quella dell’annullabilità e conseguente stabilità dei rapporti giuridici, senza sacrificio degli interessi dei singoli che possono impugnare senza limitazioni di tempo le delibere prive degli elementi essenziali, quelle con oggetto impossibile o illecito, quelle aventi un oggetto non di competenza dell’assemblea, quelle che 100 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

incidono sui diritti individiuali, sulle cose o sui servizi comuni, oppure sulla proprietà esclusiva di ciascun condomino, mentre sono meramente annullabili le delibere affette da vizi attinenti alla regolare costituzione dell’assemblea, o da vizi relativi all’avviso di convocazione, partecipazione, discussione, votazione, o riscontranti irregolarità riguardanti la redazione del verbale, oppure adottate con quorum inferiori a quelli prescritti dalla legge. Orbene, già Cassazione sent. n. 31/2000 cit. era stata seguita, nella stessa linea interpretativa, da Cass. Sent. n. 1292 del 5 febbraio 2000 e n. 11739 del 1° agosto 2003; successivamente, hanno aderito al nuovo orienta-

mento, relativamente ad altre fattispecie: Cassazione sent. n. 13013 del 2 ottobre 2000, in un’ipotesi di difetto di quorum, Cass. sent. n. 8676 del 25 giugno 2001, n. 16485 del 22 novembre 2002, n. 143 del 9 gennaio 2004 sull’incompletezza dell’ordine del giorno; Cass. sent; n. 8493 del 5 maggio 2004, mentre, tra le pronunce di merito, si segnala Trib. Bologna 26 gennaio 2004. In particolare, per quanto riguarda l’illiceità dell’oggetto, si può chiamre, di recente, Cass. sent. n. 1626 del 25 gennaio 2007, la quale ha avuto modo di precisare che l’esecuzione di un’opera contrastante con le norme imperative in materia di edilizia – di cui agli artt; 31 e 41 della legge 1150/1942 e agli artt. 10 e 13 della legge 765/19067 – penalmente sanzionata con previsione di responsabilità a carico sia del committente che del suo autore, comporta, in quanto contraria all’ordine pubblico, la nullità per illiceità dell’oggetto della delibera dell’assemblea che l’abbia disposta (nella specie, alla richiesta avanzata nel 1991, da parte dei nuovi condomini, di demolizione di una tettoia del cortile comune realizzata nel 1963, che impediva la circolazione dell’aria e limitava la possibilità degli asta,ti di installare una

caldaia per riscaldamento autonomo nel loro balcone di proprietà esclusiva, la Suprema Corte aveva cassato la sentenza d’appello che aveva respinto la domanda sul rilievo che il manufatto non aveva leso norme integrative del codice civile sulle distanze tra fabbricati e che il pericolo di ristagno dei fumi di gas non derivava dalla presenza della copertura, ma dall’improprio utilizzo del balcone).

N

ella medesima pronuncia, si era puntualizzato che deve considerarsi, altresì, nulla per impossibilità dell’oggetto la delibera condominiale che pregiudichi la sicurezza del fabbricato mediante la copertura di spazi comuni, aventi la connaturata destinazione alla aereazione delle unità immobiliari dei singoli condomini che su di esso prospettano, senza l’adozione di misure sostitutive atte ad assicurare un ricambio d’aria adeguato alle necessità anche potenziali di dette unità: la fattispecie registrava una richiesta di demolizione della tettoia di cui sopra e si è ritenuto giusto il provvedimento di rigetto della suddetta richiesta poiché restava ferma l’osservanza, quanto alla possibilità di installazione della caldaia a gas, della disciplina dettata dall’art. 890 cod. civ. e dalla legge 1083 /1971 in dipendenza della pericolosità e potenziale nocività dell’impianto. ❑


CONDOMINIO

Cedolare secca: previsti effetti positivi sui redditi alti e più tasse per i “calmierati”

D

a uno sconto di 1.655 euro per i proprietari con redditi alti, ad una possibile maggiore tassazione di 632 euro per chi ha accettato un canone “calmierato” ed ha un reddito basso. È questo l’effetto, elaborato su alcune stima della Confedilizia, su un canone d’affitto annuo di 10.000 euro dell’arrivo della cedolare secca al 20% sugli affitti, un regime che sarà possibile scegliere dal 2011 come opzione rispetto all’attuale sistema di tassazione progressiva dell’Irpef. La nuova tassazione in pratica porterà generalmente risparmi per i proprietari che affittano i propri immobili. Ma non per tutti. Il rischio di penalizzazione – se si tengono per buone le ipotesi in attesa del testo definitivo – c’è soprattutto per i contratti “calmierati”, ora fortemente agevolati. Certo i conti sono per ora solo indicativi e sono stati elaborati per valutare l’impatto delle novità in base alle indiscrezioni in assenza del testo ufficiale del provvedimento che ha avuto il via libera dal Consiglio dei ministri. Inoltre andrebbe misurato anche l’impatto della cancellazione di alcune micro imposte (l’imposta di bollo e quella di registro) che ora invece si pagano annualmente sui contratti di affitto e che in futuro saranno assorbite dalla cedolare. Ecco qualche esempio dell’impatto sulle diverse fasce di reddito dei contribuenti, considerando come riferimento un canone di loca102 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

zione annuo di 10.000 euro, differenziato per le tipologie di contratto “libero” o “calmierato”. Canone calmierato, ridotti i benefici La stesura finale del decreto sul federalismo municipale prevede un’aliquota del 20% sia sui canoni “liberi” che su quelli “calmierati”: questo azzera i benefici ora previsti per spingere i proprietari a sottoscrivere contratti a basso prezzo per ottenere lo sconto dal fisco. Rimane, comunque, sempre la possibilità di mantenere l’attuale regime Irpef, ma certo la forbice di convenienza si restringe. Per i contribuenti che hanno

un reddito basso, inferiore ai 15.000 euro, l’applicazione della cedolare al 20% non conviene, né per i contratti “liberi” né per quelli “calmierati”. Nel primo caso rischia di rimetterci 45 euro, nel secondo 632 euro. Pur applicando un’aliquota Irpef del 23%, più alta dell’attuale 20%, l’attuale regime prevede un abbattimento del reddito d’affitto del 15% nel primo caso, di un ulteriore 30% nel secondo caso. La cedolare invece si applica sull’intero reddito di locazione incassato. Per i proprietari con redditi tra i 15.000 e i 28.000 euro il guadagno con la cedolare rimane solo per i canoni liberi (circa trecento euro in meno) mentre i canoni “calmierati”

pagherebbero circa 400 euro in più. Da 28.000 euro in poi la cedolare secca al 20% rappresenta sempre un guadagno, più forte per i canoni “liberi” (da 1.230 euro in poi), meno alto per gli affitti calmierati (da 261 euro in su). È sui redditi più alti, quelli che pagano un’Irpef del 43%, il risparmio maggiore dovuto all’arrivo della cedolare secca al 20%. Sui canoni liberi si pagherebbero 2.000 euro contro i 3.655 euro attuali con un guadagno fiscale di 1.655 euro. Meno alto lo sconto sui canoni agevolati che invece non pagano 558 euro. La cedolare secca sugli affitti «non esaurisce il problema della casa in Italia» in quanto «come imposta sostitutiva


CONDOMINIO

Dopo tre anni segnali di ripresa per il mattone Si torna ad investire nel mattone: dopo le cadute che hanno segnato la crisi, acquisti e vendite riprendono di nuovo a crescere, registrando un rialzo del 2,3% nei primi tre mesi del 2010 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il settore esce così da uno stato di depressione che durava da tre anni. A fare il conto degli scambi sul mercato immobiliare è l’Istat, che sottoliea anche il balzo dei mutui, in risalita anche nel primo trimestre del 2010 con un più 13,7% annuo

Potrà essere un vantaggio per proprietari e inquilini «Con l’applicazione della cedolare secca sugli affitti ci guadagneranno tutti: sia i proprietari sia gli inquilini»; a dirlo è il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che, a capo del suo Ufficio studi, ha fatto un po’ di conti ed ha soppesato gli effetti reali dell’applicazione della nuova imposta. «Per i primi – rileva – i risparmi di imposta saranno direttamente proporzionali all’aumento del livello di reddito. Per i secondi, il risparmio sarà più contenuto e legato all’abolizione dell’imposta di registro a loro carico». L’analisi della Cgia ha preso come riferimento i dati dell’Agenzia del territorio e si sono suddivisi i proprietari di immobili in 8 classi di reddito. Dopodiché, si è calcolata la tassazione con il sistema fiscale attuale e la si è

Mutui stipulati

(variazioni percent. tendenziali)

(con e senza ipoteca immobiliare)

Unità 2009

Unità 2010

NORD OVEST

NORD EST

822.436

190.728

52.441 + 8,3

41.819 + 8,2

CENTRO

SUD

41.092 + 8,3

30.706 + 23,8

ISOLE

ITALIA

13.596 + 21,9

179.654 + 23,8

+2,,3 +2

-3,,6 -3

-10, -1 0,55 -1 -10, 0,55

2009

I trimestre

IV trimestre

III trimestre

II trimestre

-166,1 -1 I trimestre

all’Irpef, riguarda solo i redditi delle persone fisiche e non anche quelli delle società». Lo afferma in una nota il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, che si appella al Governo perché estenda la misura fiscale anche alle locazioni commerciali. La cedolare secca, sottolinea infatti, «non si applica se non alle locazioni abitative, escluse cioè le locazioni di negozi, botteghe artigiane, magazzini, laboratori, garages». Per questa ragione la misura «non può essere che il primo passo di una manovra di revisione complessiva».

Compravendite di unità immobiliari

2010

Fonte: ISTAT

messa a confronto con quella che emerge dall’applicazione della cedolare secca partorita dal Consiglio dei ministri. Il risultato emerso è confortante: in tutti i casi analizzati sia il proprietario sia l’inquilino ci guadagnano, con una minore tassazione che va da 52 euro (classe di reddito fino a 10mila euro) a 2.289 (oltre 75mila euro). Parere favorevole dalla Fiaip «Una semplificazione che favorirà gli investimenti». La Fiap esprime una netta soddisfazione per lo schema di decreto varato ad inizio agosto dal Consiglio dei ministri sul federalismo munici-

pale che contiene la cedolare secca al 20%. «La semplificazione sulla tassazione immobiliare e l’introduzione della cedolare secca dal 2011 è un bene – ha dichiarato il presidente Fiaip Paolo Righi – Si tratta di un fatto importante: per la prima volta il provvedimento tiene conto delle esigenze concrete delle famiglie, che potranno così optare in dichiarazione dei redditi su una tassazione sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali e dell’imposta di registro e di bollo per gli affitti». Che la cedolare secca sui redditi da locazione giunga finalmente al capolinea con l’aliquota secca al 20%, così

come richiesto da Fiaip e Confedilizia, è quindi un successo per gli agenti immobiliari, che dal 2011 si riservano di valutarne gli effetti. «Aver reso non obbligatoria la natura del provvedimento potrebbe costituire – ha detto il presidente Fiaip Righi – un’occasione straordinaria per il rilancio degli investimenti immobiliari e far emergere i contratti in nero anche nel settore turistico, dove non sussiste l’obbligo di registrazione dei contratti per i brevi periodi». ❑ Da “OttopiùCasa” 9 sett. 2010 IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 103


CATASTO Enrico Marro

N

ell’ordine: Salerno, Roma, Cosenza, Napoli, Avellino, Lecce, Palermo, Catania, Bari, Vicenza, Reggio calabria, Agrigento, Caserta, potenza, Cuneo. Bisogna arrivare al decimo posto e poi al 15esimo per trovare due nomi del Nord nella classifica delle province con più “immobili fantasma”, le case cioè che per il catasto non esistono, ma sono state scoperte grazie alle foto aeree; Un lavoro che ha fatto l’Agenzia del Territorio (ministero dell’Economia) su quasi tutti i comuni italiani. Nella classifica elaborata dalla stessa Agenzia, su 101 province le prime tredici del Mezzogiorno (quindi senza Vicenza) collezionano da sole ben 703.150 fabbricati fantasma su un totale di 2.077.048 finora scoperti, cioè uno su tre (il 33,8%). Che la casa sia al primo posto nei pensieri degli italiani è risaputo. Non per niente il 75% delle famiglie possiede l’abitazione in cui vive. Poi ci sono le seconde case, per vacanza e investimento. Insomma, un popolo di proprietari. Ma anche di evasori, come noyo. Soprattutto nel Sud, in questo caso. Roma batte Milano 16 a 1 Vediamo qualche esempio. Nella provincia di Salerno sono stati “verificati” 139 comuni e sono saltate fuori ben 93.309 case fantasma. Nella provincia di Bergamo la caccia ha fruttato meno: in 165 comuni, trovati 17.874 immobili sconosciuti al catasto. Nell’area di Roma l’in104 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

In Italia due milioni di case non denunciate scoperte con le foto aeree dagine ha riguardato 114 comuni per una scoperta di 68.779 edifici. In quella di Milano 129 municipi, ma le case fantasma riportate alla luce non più di 4.241, 16 volte meno. Nella provincia di Cosenza sono stati stanati

61.672 fabbricati in 154 comuni. In quella di Udine 7.944 in 122 municipi. Le differenze sono enormi anche restringendo il campo di osservazione ai singoli comuni. A Torino solo 56 immobili fantasma, a Napoli 6.891. A Milano 22, a Roma 6.372. In parte dipende, spiegano i tecnici, dal fatto che nelle città è molto più difficile individuare case costruite dal nulla, mentre sono più diffuse sopraelevazioni e aumenti di cubatura non rilevabili con le foto aeree. Ma è chiaro che molto pesa la diversa propensione a evadere. Nella città di Genova sono stati scovati 717 immobili fantasma, a Reggio Calabria 6.237. A treviso 1.300, a Taranto 2.103.

Scoperti con le foto aeree L’operazione è stata condotta dall’Agenzia del Territorio guidata da due anni da Gabriella Alemanno, in seguito al decreto legge 262 del 3 ottobre 2006 (governo Prodi). Come sono riusciti a

individuare uno ad uno gli immobili fantasma? Il meccanismo è apparentemente semplice, anche se richiede tecnologie sofisticate. Il territorio italiano è stato completamente fotografato dall’alto e le immagini aeree digitali, con un altissimo grado di risoluzione (in grado di riconoscere un oggetto sul terreno con un margine di errore di appena 50 centimetri), sono state sovrapposte alle mappe catastali attraverso un software ad hoc che ha immediatamente individuato gli “oggetti emergenti dal terreno” non presenti sulle carte. Sono stati quindi scartati quelli diversi dagli immobili (alberi, pali, cumuli di terra e altro) e identificati i nuovi

“corpi di fabbrica”.

A

quel punto, bisognava risalire al proprietario. Si sono quindi prese le particelle del catasto terreni sul quale l’immobile sorge e si è individuato il titolare. Le liste delle particelle di terreno sulle quali stanno gli immobili fantasma, comune per comune, sono state quindi pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale e consegnate agli stessi municipi (oltre che pubblicate sul sito dell’Agenzia). Fino a un miliardo di rendita Una volta scoperto, il proprietario poteva accatastare spontaneamente l’immobile oppure, passati 7 mesi, subiva l’accertamento dell’Agenzia e infine l’accatastamento d’ufficio, contro il quale eventualmente ricorrere. Al 30 aprile scorso erano già stati messi in regola 531mila edifici, 209mila dei quali volontariamente, per una rendita catastale emersa di 257 milioni di euro. Al 30 giugno il dato complessivo è salito a 864.065 immobili accatastati per una rendita totale di 452 milioni di euro, dicono all’Agenzia del Territorio. Insomma, quasi la metà degli immobili fantasma è stata regolarizzata, con le buone o le cattive. Di questo passo non è irragionevole prevedere che il risultato finale potrebbe avvicinarsi a un’emersione della rendita vicina al miliardo di euro. La cautela è d’obbligo, dicono i tecnici,


CATASTO

perché una parte dei presunti immobili fantasma potrebbe rivelarsi composta di baracche o altre strutture non accatastabili, ma alla fine questi casi dovrebbero comunque essere una minoranza. E un forte aumento del gettito è sicuro. Sulle nuove rendite catastali si pagano infatti le relative imposte, nazionali e comunali, dall’Irpef all’Ici alla Tarsu, la tassa sullo smaltimento dei rifiuti. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si è spinto a dire che si potrebbero ottenere fino a 5 miliardi di euro in più all’anno. Stime più prudenti, di fonte tecnica, parlano di 3 miliardi. L’ultima opportunità Con questo obiettivo in testa, il governo ha utilizzato la manovra economica (in dirittura d’arrivo alla Camera) per dare una spinta alla regolarizzazione della restante parte di immobili fantasma, concedendo fino al 31 dicembre di quest’anno per l’accatastamento spontaneo, pagando il costo della pratica di regolarizzazione, oltre agli oneri di costruzione (concessione edilizia) e alle imposte dovute (Ici, Tarsu) per i cinque anni precedenti, che dovrebbero essere richieste dai Comuni. Per chi non si metterà in regola, dal primo gennaio 2011, l’Agenzia del Territorio procederà all’attribuzione di una rendita catastale presunta, con maggiori spese per il proprietario. Senza contare che in questo caso le

sanzioni aumentano. Una sfida per i Comuni Per ora il nuovo gettito viene diviso tra Stato ed enti locali, ma è chiaro che con il federalismo fiscale, tutta questa partita diventerà di competenza dei comuni. Il decreto legislativo sull’autonomia impositiva degli enti locali, che il governo dovrebbe varare a breve, prevederà infatti, al termine di un percorso graduale di almeno tre anni, il passaggio della titolarità delle imposte immobiliari ai comuni, magari con l’accorpamento degli stessi (l’ipotesi dell’Imu, l’imposta immobiliare

unica). È interesse dei municipi, quindi, che tutte le case fantasma vengano alla luce e sarà compito degli stessi rifarsi di tutte le imposte e tasse dovute. Ci vorrà insomma competenza, efficienza degli uffici, volontà di combattere l’evasione. Per non parlare dell’aspetto urbanistico, che è tutto un altro capitolo.

L’

operazione immobili fantasma, infatti, riguarda la regolarizzazione del catasto, per il pagamento delle relative imposte. Ma poi bisogna vedere se la casa emersa è a posto dal punto di

vista dei vincoli urbanistici. Il governo sottolinea questo aspetto per dimostrare che non c’è alcun nuovo condono edilizio. Se per esempio una casa fantasma è stata costruita su una spiaggia o in un parco naturale, spetta al Comune demolirla e da questo punto di vista nulla è cambiato. Il decreto della manovra dice infatti che l’Agenzia del Territorio gira ai comuni i dati sui nuovi accatastamenti «per controlli di conformità urbanistico-edilizia», perché, aggiunge lo stesso articolo 19, «restano fermi i poteri dei comuni in materia urbanistico-edilizia e l’applicabilità delle relative sanzioni». Li eserciteranno? Al Sud come al Nord? ❑ Da “Corriere della Sera” 24 luglio 2010

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 105


CULTURA

La grande pietra verticale Franco Robecchi

L’

erezione di un monolite snello, posto verticalmente, è un archetipo degli obiettivi edificatori dell’uomo. È la lettera basilare dell’alfabeto architettonico, dalla quale traggono il loro senso tutte le costruzioni che sfidano la forza di gravità, che spingono i pesi in alto, che montano la scala del cielo, spinte dall’ambizione più viscerale dell’homo faber. Al di là dell’utilità, lo stare in alto ha sempre avuto un valore simbolico. L’abitare in alto pone al riparo da svariate interferenze. La casa sulle palafitte, la

e meglio ancora era se le fortezze, dalle alte mura, strapiombavano su qualche precipizio roccioso. Dalla protezione all’orgoglio costruttivo: ancora l’essere in alto fu ambizione umana. Dalla protezione e dall’orgoglio derivò lo status symbol, per cui lo stare in alto fu presto segno di primato sociale. Il trono del re dove sta? Forse in una fossa dove si scende con qualche gradino? Certamente no. Il segnale di questo cammino di civiltà ebbe il suo capitolo basilare nell’innalzamento di ciò che in natura è abbattuto. Ciò

capanna sugli alberi proteggono dagli animali, mentre costruzioni su alture, su rocce o poste a piani superiori proteggono anche dagli assalti dei nemici umani. Assalire arrampicandosi è certamente molto più difficile che assalire a livello, così come difendersi dall’alto è più proficuo che non difendersi dal basso. La forza di gravità ha il suo valore e operare dovendola affrontare comporta consumo di energia e impaccio, che pongono in condizione di inferiorità. È per questo che le fortezze ebbero alte mura, così come le città

vale per il tronco tagliato, per la pietra allungata e il risultato furono i menhir e le prime costruzioni con pali infissi. Naturalmente la mole del manufatto divenne subito ambita e il totem in legno gareggiò con l’obelisco. Dai megaliti di Stonehenge alle pietre sarde e pugliesi, la volontà era sempre la medesima: porre in piedi ciò che in natura è riverso, per esemplificare la qualità unica nell’universo, quella dell’intelligenza e della non rassegnazione dell’uomo. La sua sfida alla natura, all’esistenza ha scelto questo simbolo, che la

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CULTURA A sinistra: dipinto di François Dubois raffigurante la faraonica impresa tecnica di sollevamento dell’obelisco di Place de la Concorde, in Parigi. In questa pagina: l’obelisco di Place de la Concorde e un particolare del suo basamento, sul quale sono incise alcune fasi dell’operazione ingegneristica di collocazione della pietra.

Torre di Babele ha portato nel mito. Se i megaliti hanno sempre posto grandi problemi di spiegazione agli archeologi, inerenti alla spiegazione dei metodi di costruzione, non minori sono stati i quesiti e i tentativi di spiegazione per quanto riguarda gli obelischi. Se i primi avevano dimensioni minori, è da considerarsi anche l’arretratezza tecnologica della civiltà che li produsse, ben più inabilitante di quanto non risul-

tasse presso gli Egizi. Il tema è interessante poiché, nonostante il grande sviluppo delle tecniche costruttive, per millenni il concetto operativo per la posa in opera di un megalite non ha subito grandi modificazioni. Trascurando la confezione di una grande struttura massiccia, come un obelisco, realizzata però per sovrapposizione di blocchi o per progressivo sviluppo con materiali plastici, come il calcestruzzo, il blocco

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4 - 107


CULTURA Una fase della spettacolare operazione di trasporto dell’obelisco di Piazza S. Pietro, alla fine del Cinquecento e, sotto e nella pagina di destra, fasi del trasporto e della posa del medesimo obelisco.

unico di pietra ha comportato problemi e soluzioni abbastanza immutati nel tempo. A partire dai menhir di 6000 anni fa sino all’obelisco del Foro Italico di Roma, di ottant’anni fa, il problema è sempre stato lo stesso: come porre verticale un fragile e immenso blocco di pietra dalla forma sottile e allungata. Simile è anche stata, nel corso dei millenni, la soluzione adottata. Essenzialmente, essendo impossibile sollevare l’oggetto tirando verso l’alto la punta, il che avrebbe richiesto una struttura di ancoraggio molto più alta della 108 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

stele stessa, dalla quale agire con funi oblique, è sempre apparso molto più agevole, si fa per dire, poiché la complessità è sempre stata enorme, portare il monolite in alto attraverso una rampa. Il trascinamento di un grandissimo peso, sia pure su un piano inclinato e in salita, è sempre risultato il metodo più efficace per procedere nelle grandi costruzioni. Le stesse piramidi egiziane avevano, in fase costruttiva, immensi terrapieni attorno al manufatto lungo i quali salivano, per trascinamento, magari su rulli di legno, gli immensi macigni che le costituiscono. Le lunghe e ciclopiche pietre di menhir o obelischi erano trainate sulla rampa di terra, con la base verso l’alto. Una volta giunta sulla sommità, la pietra doveva essere fatta ruotare fino a cadere in un pozzo, o in una seconda rampa, inversa alla seconda, così da scivolare con la base sul piano di fondazione. Quindi era raddrizzata, se ancora non lo era e il gioco era fatto. La rampa del terrapieno era quindi demolita. Detta così, la questione sembra di poco conto, ma, quando un obelisco, come quello della Place de la Concorde di Parigi, pesa 230 tonnellate, l’impresa diventa molto, molto problematica. È per questo che anche per innalzamenti di simili strutture in epoche relativamente recenti, come, appunto, nel caso dell’obelisco parigino o nel caso dell’obelisco della vaticana


CULTURA

Piazza S. Pietro, l’avventura tecnica rimase nella storia della tecnica edilizia. Nel primo caso si era nel 1836. L’obelisco, di granito rosa, era stato regalato ai Francesi dal viceré d’Egitto Mohamet Alì, nel 1829. Proveniva da Luxor, la celebre località archeologica, ed era antico di 3300 anni, come documentano i geroglifici che lo ornano, che parlano dei faraoni Ramsete II e Ramsete III. L’ingegnere incaricato del trasporto e dell’erezione dell’obelisco fu Jean-Baptiste Apollinaire Lebas. Era figlio di uno dei ghigliottinati nella piazza, appartenente a quella schiera di martiri che i progressisti giacobini trucidarono in omaggio alla rivoluzione e alla dea Ragione: 1.119 decapitati in due anni, fra il 1793 e il 1794. La pietra, che ha una base quadrata di 1,70 metri di lato ed è lunga 23,39 metri, per essere spostata e innalzata, richiese, da parte di Apollinaire Lebas, la messa a punto di mezzi ap-

positi, che evocavano i marchingegni faraonici, così eccezionali che furono immortalati, con disegni dorati, sulla base dell’obelisco e destarono l’ammirazione e la curiosità degli specialisti e della folla parigina. La gente, per vedere l’innalzamento dell’obelisco, affollò la grandissima piazza, che, già dal 1795, aveva assunto il nome della Concordia, tralasciando il nome iniziale di esaltazione della Révolution, per tentare di far dimenticare ai posteri la contraddizione dell’insulto etico delle oltre mille teste rotolate ai piedi delle tricoteuse in nome dei diritti dell’uomo, della nuova civiltà, della morale laica, della fraternité, dell’égalité e della liberté. Di non minore impegno furono il trasloco e la collocazione, al centro della Piazza S. Pietro, dell’obelisco papale, che tutti vediamo nel vasto abbraccio marmoreo del Bernini. Sappiamo che Roma brilla per la diffusione di obelischi, sia IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4 - 109


CULTURA In questa pagina e nelle seguenti, varie fasi delle imponenti opere per lo spostamento e la posa dell’obelisco del Foro Italico, nel 1932.

originali, egiziani, sia imitativi. Gli antichi sono nove e questo numero pone Roma al primo posto fra i luoghi, fuori dall’Egitto, dotati di obelischi faraonici. Se aggiungiamo gli obelischi più moderni, in Roma se ne contano 18. L’obelisco di Piazza S. Pietro era, anticamente, collocato al centro del110 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

l’asse, la spina, del Circo Neroniano, che si stendeva presso il lato sud dell’attuale cattedrale di S. Pietro, a sinistra del tempio, per chi guarda la facciata, ed era, nel XVI secolo, l’unico obelisco rimasto intatto in Roma, dopo gli abbattimenti perpetrati dai Goti, durante la loro terza occupazione della città. L’obelisco di Piazza S. Pietro è, appunto, originario dell’antico Egitto. È una pietra alta 25,36 metri, che, sommata al basamento e alla croce posta in sommità, porta il monumento attuale a 40,28 metri. Anch’esso in granito rosa, era stato prelevato da Heliopolis, in Egitto, su ordine dell’imperatore Caligola, nel 37 d.C. Questo obelisco ha la peculiarità di non essere inciso da alcun geroglifico. Originariamente la punta estrema era sormontata da una sfera di lamiera di bronzo, che fu asportata per essere sostituita da un elemento scultoreo echeggiante lo stemma nobiliare dei Chigi, cui apparteneva il Papa Alessandro VII, sormontato da una croce. La sfera in lamiera, che una tradizione popolare voleva contenesse le ceneri di Giulio Cesare, fu donata al municipio della capitale, che ancora la conserva nei Musei Capitolini. Sisto V, nel 1585, richiese otto progetti di trasporto ed erezione della grande pietra, il cui esame fu affidato ad una Congregazione di esperti. Prevalse la soluzione proposta da Domenico Fontana, che dovette predisporre tutti gli strumenti che il suo piano prevedeva. Fece confezionare a Foligno 55 potentissime funi e fece forgiare da fabbri romani innumere-


CULTURA

voli parti di argani, pulegge, ganci, chiavarde, mazze, martelli, staffe e accette. Presso Nettuno fece abbattere innumerevoli querce, dalle quali furono ricavate travi possenti. Furono messi in campo 40 argani, 75 cavalli e 900 uomini. Era il 28 aprile. Dopo le preghiere nella chiesa, all’alba il Fontana fece suonare le trombe che davano il segnale della messa in moto della grande macchina. Ci si applicò allo sradicamento dell’obelisco dalla sua sede originaria: 350 tonnellate da spostare. Ruote, leve, argani, carrucole e mazze battevano e stridevano, mentre le schiene sudate della schiera di operai si tendevano come in una giornata faraonica sulle rive del Nilo di quattromila anni prima. Alle otto della sera l’obelisco, che i Romani chiamavano l’aguglia, imbragato in un castello di legni, poteva poggiare libero, e soprattutto intatto, fuori dalle sue fondazioni antiche. Mortaretti spararono e la folla esultò, mentre l’ingegnere Fontana era portato in trionfo al Palazzo del Papa. Il giorno seguente si riprese il lavoro, per trasportare l’obelisco di alcune de-

cine di metri, sino alla posizione definitiva. Lo si dovette adagiare lentamente in orizzontale e avviarlo, facendolo scivolare su rulli di legno, dentro una pista creata su un rilevato di terra e stretta da legname. Il faticosissimo spostamento fu ottenuto con grandi manovre, ma l’operazione dovette essere bloccata e la pietra rimase a mezza via per 17 mesi. Solo nel settembre del 1586 l’operazione fu ripresa, con guardie e steccati che tenevano distante la folla curiosa. Fu anche imposto il silenzio assoluto a tutti, sotto pena di morte, e forche furono erette nella piazza, a dichiarare che non si scherzava. Stavolta i cavalli erano 140, 44 gli argani e 800 gli uomini. L’obelisco doveva essere nuovamente capovolto perché andasse a cadere sulla base predisposta. Ancora i legni gemettero e le corde si tesero fumando. Ad un tratto tutto sembrò precipitare e le funi parvero essere al limite dello sfilacciamento e dello strappo. L’obelisco si arrestò oscillando e tutto pareva sul punto di precipitare. Osando la sfida al boia che attendeva sotto il patibolo, un IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4 - 111


CULTURA

uomo si sentì in dovere di rompere il silenzio imposto, a fin di bene, per gridare, per dare un fulmineo consiglio d’emergenza. Era un capitano di mare, originario di Sanremo, di nome Bresca, che conosceva il comportamento delle corde, sotto sforzo. Urlò: “Acqua alle corde!” sapendo che le corde sotto stress, se bagnate, rinserrano le fibre e reggono ancora un po’ allo sforzo. Così fu prestamente fatto e l’obelisco poté superare l’ultimo tratto del suo movimento, cadendo sulla base, nell’area voluta. Anziché la punizione capitale, il Bresca ottenne di avere un privilegio da Sisto V. Chiese che la sua famiglia potesse fornire, da Sanremo, le palme per la processione dell’omonima festa, in Vaticano. Pare che ancora oggi gli eredi del Bresca, cui è intitolata una piazzetta in Sanremo, forniscano al Vaticano le palme intrecciate, chiamate “parmureli”, per la Domenica delle Palme. Gli obelischi moderni mantennero il loro orgoglioso slancio di primato, sino alla mole della struttura di Washington, in blocchi di marmo, alta 169 metri, costruita fra il 1848 e il 1884. Roma non intese rinnegare la sua tradizione e gli obelischi moderni arricchirono il patrimonio antico. Nel 1932 un monolite alto 17,10 metri, pesante oltre 300 tonnellate, di marmo delle Apuane, fu posato al Foro Italico, allora detto Foro Mussolini, presso lo splendido Stadio dei marmi, nel complesso che ospitava la scuola di educazione fisica. Era una stele, priva di punta terminale. Recava, su una

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faccia, la scritta verticale, grande quanto l’obelisco, “Mussolini Dux”. La stele era posata su una base, alta 19 metri, disegnata come fosse composta da prismi incastrati, su una faccia dei quali era inciso “ONB anno X”. Il tutto era stato disegnato dall’architetto Costantini. Anche in quel caso si dovette procedere ad un complesso progetto, simile agli storici sistemi di innalzamento degli obelischi, progettato dall’ingegner Oreste Girardi. Ancora si dovette rinchiudere la grande stele in un telaio d’acciaio e creare una rampa di sabbia e travi, lungo la quale l’obelisco fu trainato. Giunto in sommità, ormai in posizione verticale, fu calato sul suo basamento. La discesa, lenta e calibratissima, riprodusse, ancora una volta, 5000 anni dopo, la tecnica egizia secondo la quale l’abbassamento di immensi carichi era ottenuto con lo svuotamento graduale di contenitori di sabbia sui quali poggiava il masso di pietra o che servivano da contrappeso a meccanismi di sostegno. Pur essendo nel 1932 l’operazione di trasporto sulla rampa dell’obelisco e la sua posa sul basamento comportò un lavoro, diurno e notturno, durato diciotto giorni. La spettacolare esibizione della capacità costruttiva, consistente nell’operazione emblema della posa in verticale di una pietra immensa ha continuato, nei millenni, a costituire il momento simbolico nel quale la folla poteva vedere e riconoscersi nell’intelligenza e nell’orgoglio del genere umano. ❑


CULTURA Franco Manfredini

Festa delle meridiane ad Aiello del Friuli

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e opere di gnomonica visibili ad Aiello del Friuli costituiscono un valido riferimento per poter illustrare buona parte delle tipologie di meridiane e di orologi solari. Ottima occasione per prenderne conoscenza è stata la decima “Festa delle meridiane” celebrata domenica 30 maggio. Aiello è un comune di soli 2.220 abitanti, prevalentemente occupati nell’agricoltura, ma è divenuto il “Paese delle meridiane” per merito di Aurelio Pantanali, geometra, appassionato gnomonista. La sua dedizione allo studio e alla realizzazione di meridiane e di orologi solari ha prodotto un significativo contagio nei suoi conterranei con coinvolgimento di artisti e artigiani, ma anche di associazioni culturali e dell’Amministrazione Comunale. Le meridiane realizzate ad Aiello vengono qui illustrate con un breve commento e fotografie, limitatamente però alle opere identificanti una specifica tipologia, essendo l’obiettivo di questo secondo intervento. 1. Meridiane su pareti verticali Corrispondono ai quadranti solari più diffusi in assoluto e sono caratterizzate da due essenziali realtà: declinazione angolare rispetto alla direzione sud e angolo formato dallo stilo rispetto alla verticale. Le altre ovvie variabili sono dovute alla latitudine e longitudine del luogo. Lo stilo o gnomone delle predette meridiane è quasi sempre “polare” vale a dire con direzione alla stella polare e quindi con parallelismo all’asse di rotazione della Terra. Le linee delle ore, la retta degli equinozi e le iperboli dei solstizi, disegnate per essere quadrante delle “meridiane” verticali, meritano alcune semplici e grezze osservazioni. Prima osservazione: quando la parete verticale è perfettamente rivolta a sud, la retta degli equinozi è orizzontale e le iperboli dei solstizi presentano il loro sviluppo grafico in modalità simmetrica alla retta verticale delle ore 12 locali. Diversamente, quando la parete è declinata rispetto alla di114 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

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CULTURA A sinistra, foto 1: Aiello del Friuli, meridiana su una parete verticale della casa di un agricoltore; Foto 2: meridiana su parete verticale della casa del fornaio.

In questa pagina, foto 3: meridiana a riflessione su timpano di edificio pubblico. Foto 4, lo stesso tipo di meridiana sulla facciata di una casa privata

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rezione sud, la retta degli equinozi e le iperboli dei solstizi basculano a sinistra oppure a destra in rapporto alle entità angolari che la parete medesima presenta rispetto alla direzione nord-sud. Giovi ricordare che nella lettura di meridiane e di quadranti solari occorre tenere in considerazione la correzione dovuta alla “equazione del tempo” per la quale è prevista la trattazione in un prossimo articolo. 2. Meridiane a riflessione Per realizzare una meridiana su parete non esposta a sud bisogna ricorrere ad un dispositivo idoneo a riflettere un piccolo fascio di raggi solari sulla parte non esposta al sole, destinata a ricevere il quadrante solare. Il dispositivo riflettente altro non è che uno specchietto avente diametro di poco superiore ad una moneta da due

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euro, normalmente collocato in quota con il colmo del tetto. Come è osservabile nelle foto 3 e 4, le linee delle ore, i segni zodiacali e i tracciati equinoziali e solstiziali sono molto diversi rispetto a quanto indicano le meridiane su parete rivolta a sud. 3. Orologi solari orizzontali Sono realizzati su un piano orizzontale avente incisi i segni delle ore, dei mesi e di quanto altro desiderato. Lo gnomone è verticale e può essere un obelisco, come è osservabile in alcune piazze di antiche città, lo spigolo di un edificio, oppure un manufatto architettonico appositamente progettato. Una sottocategoria dei quadranti orizzontali è l’orologio azimutale detto “analemmatico”, la cui caratteristica è di avere lo stilo o gnomone mobile. La foto 5 illustra l’orologio IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4 - 115


CULTURA Foto 5: meridiana orizzontale, tipo analemmatico. Foto 6: Sfera armillare il giorno dell’inaugurazione

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analemmatico che frequentemente viene realizzato nei cortili di scuole elementari. In esso, stilo è identificato dalla persona (bambino, ragazzo o adulto) la cui ombra indica il numero cerchiato dell’ora. La persona deve però posizionare i piedi a scavalco della direzione nord, collocandoli nel settore rispondente al mese indicato sul quadrante, come visibile nella foto 5. Ovviamente tutti i tracciati grafici del descritto orologio sono il risultato di calcoli gnomonici basati sulla latitudine e longitudine del luogo.

meridiano locale. ,In questo orologio lo gnomone è costituito dall’asta centrale o “perno” saldato diametralmente all’anello del meridiano locale. È parallelo all’asse di rotazione terrestre e la lettura delle ore viene fatta sull’anello equatoriale dove si proietta l’ombra dell’asta-gnomone.

4. Sfera armillare La foto 6, scattata ad Aiello il 30 maggio, illustra la “sfera armillare” realizzata nella piazza della Posta. Si tratta di una opera significativa derivata da vecchi strumenti astronomici e che bene si adatta alla misurazione del tempo. “Armille” erano e sono gli anelli graduati presenti negli antichi strumenti astronomici. La foto 7 mostra l’anello equatoriale graduato sostenuto dagli anelli dei meridiani caratteristici, primo fra i quali il 116 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

5. Meridiana equatoriale È l’orologio solare più semplice e intuitivo. Il piatto su cui sono tracciate le rette, le curve e i segni per la lettura delle ore è parallelo al piano passante per l’equatore terrestre, mentre lo gnomone è uno stilo perpendicolare al piatto stesso, ma con una determinata lunghezza. In questo orologio le linee delle ore corrispondono a segmenti di retta diretti alla base dello stilo e sono fra loro distanziati di un identico angolo di 15 gradi, ossia 360 diviso 24. L’angolo di 15 gradi, come noto, corrisponde alla distanza angolare (al centro della terra) dei meridiani convenzionalmente stabiliti per i fusi orari del globo terrestre. Due sono i piatti di lettura di questo orologio, quello rivolto


CULTURA Foto 7: sfera armillare, particolare della costruzione. Foto 8: meridiana equatoriale, lato autunno-inverno. Foto 9: meridiana equatoriale, lato primavera-estate

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in basso, utilizzabile nel semestre autunno-inverno, (foto 8) e quello rivolto verso l’alto, utilizzabile nel semestre primavera-estate (foto 9). L’altra caratteristica di questo orologio sta nel fatto che l’ombra generata dalla punta (apice) dello stilo genera tracciati circolari aventi distinti raggi: quello di lunghezza massima si verifica al solstizio d’inverno, mentre quello di lunghezza minima si verifica al solstizio d’estate; consentendo quindi di individuare nei campi intermedi, le escursioni dei mesi. 6. Orologio di Casa De Giusti A chiusura della trattazione sulle meridiane di Aiello viene illustrato l’orologio solare visto nel giardino di casa De Giusti. Si tratta di un esemplare inconsueto e ingegnoso, derivato dal modello armillare. È costituito essenzialmente da un doppio anello equatoriale, da anelli di meridiani caratteristici e da una tavoletta di lettura dell’ora locale. L’ingegnosità consiste nella presenza, fra il doppio anello equatoriale, dei numeri delle ore

in ferro battuto che proiettano la loro ombra sulla particolare “tavoletta di lettura”. La foto 10 illustra le caratteristiche costruttive dell’orologio e la posizione della tavoletta di lettura. Su essa sono incise le linee gnomonicamente significative, ossia: la retta longitudinale corrispondente al luogo dei punti coincidenti con il mezzogiorno locale dei giorni e la retta trasversale corrispondente agli equinoziale che corrisponde agli equinozi (21 marzo e 22 settembre). Gli estremi in alto e in basso della medesima tavoletta inviduano il solstizio d’inverno (21 dicembre) ed il solstizio d’estate (21 giugno). Come è visibile nella foto 10, le ore sono chiaramente leggibili nelle ombre formate dai numeri in ferro saldati ai due anelli equatoriali. Occorre aggiungere che le ore proiettate scorrono orizzontalmente sulla tavoletta di lettura, ma anche che si spostano verso l’alto o in basso consentendo la individuazione dei mesi. ❑ IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4 - 117


CULTURA Foto 10: Orologio solare di Casa De Giusti

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ETICA PROFESSIONALE Guido Maffioletti

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a prima cosa strana scoperta fu quella di constatare il modo alquanto ballerino di esporre i calcoli delle percentuali riportate, a volte errate, e quasi sempre non riferite a un periodo noto. La seconda fu quella di constatare che gli addetti ai lavori nei loro commenti si riferivano sempre al passato pur sconsigliando di fare previsioni tenendone conto. Ciò comporta cercare libri e documenti classici dell’amministrazione pubblica, delle società d’investimento, delle assicurazioni,

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Indagini finanziarie elementari

delle banche ed ogni pubblicazione autorevole di riferimento. La fiducia in quel campo del sapere crollò miseramente quando tentammo di leggere tecnicamente le statistiche riportate a supporto delle tesi sviluppate. Visto che il tempo c’era in abbondanza, ma il nostro gruzzolo si assotigliava a vista d’occhio, alcuni di noi tecnici in pensione, decidemmo di capirci un po’ di più. Il metodo adottato fu quello della corretta stesura dei numeri sequenziali attraverso

le lineee contingenti e i dati quotidiani di un prodotto numerico correlandolo al passato giornaliero, settimanale e trimestrale, procurandoci così un elaborato statistico di nostra produzione, stabilendo con ciò la prima base di riferimento certo. Volutamente non si volle utilizzare il computer, ma ripristinare le nostre cognizioni di matematica, geometria e di algebra depositate nel profondo delle nostre esperienze scolastiche. Questo metodo ci permise di ottenere un controllo

quasi immediato del prodotto del momento che lo si rilevava attraverso la quotazione in borsa, il numero delle quote possedute ed il valore in euro del capitale investito. Trovato il metodo stabilimmo l’obiettivo che si intendeva raggiungere e su questo trovammo rapidamente l’accordo: a) salvaguardare il capitale liquido rimasto, giocando con i fondi d’investimento pubblicati sul Sole 24 Ore, tentando di perdere il meno possibile e sfruttare i periodi †oro (ovvero quando sale la borsa)


ETICA PROFESSIONALE

per eventuali incrementi. Anche se quest’idea era la medesima di quella di tutte le persone che hanno investito e investono ancora oggi in borsa a noi pareva l’unica praticabile e cominciammo a confrontarci sull’argomento denaro. Individuare quale campo e quali prodotti finanziari scegliere è un compito proibitivo per dei principianti come noi eravamo, senza una specifica esperienza, perché nella vita nessuno di noi aveva affrontato problemi del genere. Per più di cinquant’anni l’impegno era

stato quello di formarsi una professione, una famiglia, una casa. Ora c’era un gruzzoletto da far fruttare. Non potendo sopportare una sconfitta all’inizio, si decise di studiare le statistiche generali di varie società di capitali, correlandole a periodi del nostro vissuto professionale e scoprimmo delle congruenze in particolar modo durante le crisi successe in passato. Creato un modello, lo confrontammo con un periodo simile recente cambiando la durata: una breve, una media e una lunga come tre

mesi, quattro trimestri, duecento settimane. La nostra attenzione si concentrò sui titoli azionari, obbligazioni di Stato, ma non direttamente bensì attraverso dei fondi d’investimento al risparmio gestito, poiché la loro quotazione sui giornali si leggeva al giorno successivo ed era al netto degli oneri spettanti alla Società promotrice e delle tasse nazionali già conteggiato dalle Società promotrici e interamente a loro carico. Questi fondi comuni aperti ci permettevano un con-

trollo in verticale delle quotazioni della società scelta come un raffronto trasversale tra le categorie assogestite. Inquadrato il campo di battaglia stabilimmo la strategia da adottare. Il capitale disponibile inizialmente depositato in fondi liquidità andava reinvestito in fondi azionari e fondi obbligazionari seguendo le indicazioni del mercato. La tattica consisteva nello spostare circa il 30% del capitale sugli azionari quando la borsa saliva e sugli obbli-

Il mondo di B. Bat.

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4- 121


ETICA PROFESSIONALE

gazionari quando scendeva. E così si fece a partire dal 9 aprile 2009, finendo per scoprire, dopo un anno, di aver incrementato il capitale iniziale di 1/4 e di aver raggiunto il primo obiettivo prefissato. Il resto di questa avventura finanziaria lo si scoprirà più avanti se qualcuno di noi continuerà nell’esercizio della tabulazione statistica originale. A essere sinceri, l’esperienza sopra riportata non aveva come unico scopo quello raggiunto a livello individuale, ma tendeva a creare un accumulo di capitale con funzione di ammortizzatore per i liberi professionisti ed i loro collaboratori. Pubblicato sul Corriere della Sera domenica 18 aprile 2010, Emanuele Severino, filosofo bresciano, in una sua personale riflessione sui limiti della scienza nei confronti della natura, motivato dall’enorme nube di gas, ceneri, metalli, lapilli che stava condizionando il mondo e milioni di viaggiatori, ci aiutò con questo pezzo: «Noi viviamo come in uno di quegli intervalli tra catastrofi minori» confrontandolo con la catastrofe ben maggiore che si creerebbe in un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Russia ed «è in relazione ad esso che ha senso parlare di distruzione della Tecnica al dominio del mondo e della sua capacità di tener testa alla natura. Certo, oggi la tecnica è impreparta di fronte a sconvolgimenti come quelli di 122 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

queste ore» ma si spera che la durata non risulti simile a quella di due secoli fa. «Ma accade così in tutti i processi di una certa durata: nella quotazione dei titoli in borsa come in quei sentieri di montagna che salgono su verso la cima, ma che in certi tratti sono in discesa o procedono pianeggianti. La tecnica è uno di questi sentieri e dire che la natura si ribella ha senso solo in relazione al progetto dell’uomo (e qui mi sentirei di distinguere l’uomo singolo dall’uomo di massa) la sua ribellione, inoltre, può essere ben più radicale di quelle a cui ci è dato di assistere. A volte ci si trova di fronte ad affermazioni che ci sembrano eccessive. Ad esempio questa, che le leggi della scienza (da cui la tecnica è guidata) sono impotetiche, cioè verità assolute. Spesso gli scienziati se ne dimenticano (ma non i tecnici che si applicano nell’utilizzo pratico della scoperta scientifica)» e conclude il filosofo «Ma l’ipoteticità delle leggi scientifiche significa ad esempio che un corpo, abbandonato a sé stesso, da un momento all’altro, invece di cadere verso il basso potrebbe andare verso l’alto. Qui la ribellione possibile della natura è ben più radicale. La

provvisorietà della destinazione della tecnica al dominio del mondo è ancora più marcata». Mentre noi si aspetta un qualche segnale di qualsiasi significato riguardante la nostra proposta applicabile ai pensionati-tecnici over 65 l’Osservatore Romano di domenica 18 aprile 2010 ci è parso significante: «La finanza islamica invade il mondo e si prepara a controllarne le fondamenta finanziarie. Si stima che nel 2010 i capitali amministrativi dei servizi finanziari che osservano i due principi coranici basilari, divieto di applicazione del tasso di interesse e di speculazione, saranno di 1400 miliardi di dollari».

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piega il giornale del Vaticano che probabilmente il mercato dei sukuk, le abbligazioni islamiche, si è espanso significativamente nell’ultimo decennio. L’aumento esponenziale di questi strumenti finanziari (sukuk) è spiegato da Paolo Centore così: «Il punto di partenza dell’indagine non può che essere la valutazione della legge islamica non sotto un profilo religioso, ma semplicemente tecnico: il divieto d’inte-

resse, il divieto d’incertezza delle condizioni contrattuali e della speculazione, impongono una rivisitazione degli schemi tributari nazionali in modo da rendere omogeneo il criterio di tassazione dei prodotti e dei risultati economici compatibili con i dettami della finanza islamica rispetto ai modelli noti nel nostro diritto». I sukuk sono simili alle obbligazioni tradizionali, prosegue l’articolista, ma invece di basarsi su un tasso di interesse fisso, dicono gli esperti, il ricavo degli investitori deriva dall’affitto e dalla vendita di attività tangibili come ad esempio i beni immobili. Inoltre, mentre l’obbligazione ha il diritto di ricevere in pagamento degli interessi a scadenze predeterminate, chi detiene i sukuk ha invece il diritto di partecipare sia ai profitti generati dalle attività sottostanti, sia i ricavi realizzati dal realizzo di tali attività». Questa notizia la si è voluta mettere in evidenza per quei professionisti in pensione e velocemente avviati verso la fine della propria ondividualità professionale, perché possano scorgere uno spunto e una speranza di ravvivare il lavoro che li ha premiati per più di quarant’anni e raccoglierne i valori e proporli ai giovani intraprendenti, sicuri entrambi di ottenere un grande beneficio individuale, come si conviene ad un vero libero professionista attuale. ❑


Novità di Legge a cura del geom. Alfredo Dellaglio

Finalità della rubrica è di contribuire all’informazione sull’emanazione di leggi, decreti e circolari pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica e sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia. I lettori della rivista che sono interessati ad approfondire i contenuti delle norme sopra elencate potranno consultare gli organi ufficiali (GU e BURL) presso il Collegio dei Geometri. D.Lgs.vo 20 marzo 2010 n. 53 Attuazione della direttiva 2007/66/CE che modifica le direttive 89/665/CEE e 92/13/CEE per quanto riguarda il miglioramento dell’efficacia delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici. GU 12 aprile 2010 n. 84 (in vigore dal 27 aprile 2010). Circolare Ministero Beni e Attività Culturali 2 gennaio 2010 n. 2089 Articoli 146 e 159 – Ruoli e funzioni dei Soprintendenti nel procedimento di autorizzazione paesaggistica. D.Lgs.vo 29 marzo 2010 n. 56 Modifiche ed integrazioni al decreto 30 maggio 2008 n. 115, recante attuazione della direttiva 2006/32/CE, concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia ed i servizi energetici e recante abrogazioni della direttiva 93/76/CEE. GU 21 aprile 2010 N. 92 (In vigore dal 21 aprile 2010) Il decreto introduce una serie di misure volte al miglioramento dell’efficienza energetica nel settore degli edifici e degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, anche tramite una semplificazione delle procedure autorizzatorie: tra l’altro, a determinate condizioni la possibilità di scomputare volume e superfici extra di elementi verticali, solai e coperture in nuovi edifici a migliorato isolamento termico nonchè di incrementare lo spessore dell’involucro edilizio in caso di qualificazione energetica dei medesimi; possibilità di deroga dalle distanze minime tra edifici..., nonché alle altezze massime degli edifici. Decreto Presidente Consiglio dei Ministri 27 aprile 2010 (GU 28 aprile 2010 n. 98 Supplemento Ordinario n.80) Modifiche al modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) (la scadenza del termine per la presentazione del MUD è stata prorogata al 30 giugno 2010). Legge 22 maggio 2010 n. 73 Conversione in Legge con modificazioni del D.L 25 marzo 2010 n. 40 recante disposizioni urgenti tributarie e finanziarie ... (GU 25 maggio 2010 n.120). In vigore dal 26 maggio 2010. Il decreto riguarda gli interventi edilizi realizzabili senza titolo abilitativo edilizio (cd. attività edilizia libera) e sono divisi in due categorie: – interventi eseguibili senza preventiva comunicazione, quali – manutenzione ordinaria, eliminazione di barriere architettoniche ecc. e: 124 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

– interventi eseguibili previa comunicazione, quali manutenzione straordinaria, pavimentazioni esterne, pannelli solari termici e fotovoltaici. Le Regioni a statuto ordinario potranno prevedere una disciplina più restrittiva. Nelle Regioni a statuto speciale continuano ad applicarsi le norme previgenti. Decreto-Legge 31 maggio 2010 n. 78 Misure urgenti di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica. GU 31 maggio 2010 n. 125 SO n. 114/L (in vigore dal 31 maggio 2010). In attesa di eventuali modifiche nella conversione in legge, il decreto riguarda, tra l’altro, la sanatoria catastale delle cosiddette case fantasma; i nuovi obblighi per la identificazione catastale degli immobili; e la ritenuta d’acconto (praticata dalle banche sui bonifici) per i pagamenti per i quali il contribuente usufruisce della detrazione del 36% e del 55%. Decreto Ministero Infrastrutture e Trasporti 9 aprile 2010 (GU 5 maggio 2010 n. 103) Rilevazione dei prezzi medi per l’anno 2008 e delle variazioni percentuali superiori al 10% relative al 2009, ai fini della determinazione delle compensazioni dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi. Decreto Ministero Politiche Agricole Alimentari 2 marzo 2010 (GU 5 maggio 2010 n.103) Attuazione della L. 27 dicembre 2006 n. 296, sulla tracciabilità delle biomasse per la produzione di energia elettrica. Legge 4 giugno 2010 n.96. (GU 25 giugno 2010 n. 146 SO 138) Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Comunità europea (in vigore dal 10 luglio 2010): – proroga del termine per l’attuazione della direttiva in materia di acustica ambientale ecc. Lettera-circolare Ministero dell’Interno 31 marzo 2010 prot. 5643 Guida tecnica su “Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili”. Lettera-circolare Ministero Interno 31 marzo 2010 n. 5642 Certificazione della resistenza al fuoco di elementi costruttivi murature. D.Lgs.vo 28/5/2010 n.85. (GU 11 giugno 2010 n. 134) Attribuzione a comuni e province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell’articolo 19 della Legge 5 maggio 2009 n. 42 (cd. Federalismo demaniale). (In vigore dal 20 giugno 2010)


a cura del geom. Alfredo Dellaglio

Manutenzione straordinaria o ristrutturazione La formazione di una scala di legno all’interno di una autorimessa a collegamento sel solaio soprastante (legnaia) con chiusura frontalmente del solaio tramite serramento di legno sono da considerare opere che si configurano come intervento di ristrutturazione o di manutenzione straordinaria? – devo pagare il contributo di costruzione? – non aumento né cubatura né superficie utile? grazie per la disponibilità. geom. B.A.

Gli interventi previsti sono qualificabili, sotto il profilo tecnico-giuridico, come manutenzione straordinaria, con riferimento all’articolo 27, comma 1, lettera b), della legge regionale n. 12 frl 2005. In quanto tali, sono ammessi con Dia e a titolo gratuito. L’importante, in questi casi, è presentare la Dia e il progetto (e la relazione tecnica) che mettano in evidenza gli interventi qualificati come manutenzione straordinaria in relazione alla definizione di cui all’articolo sopra richiamato. A fronte di una eventuale contestazione del Comune occorre controdedurre sostenendo la legittima configurazione degli interventi previsti alla manutenzione straordinaria, prevalente anche nei confronti di diversa definizione dello strumento urbanistico, precisando che la pretesa del contributo dovuto per la ristrutturazione edilizia, sarebbe del tutto arbitraria da parte del responsabile del servizio ed impugnabile, da parte dell’interessato, avanti al TAR, con addebito di responsabilità e causa di danno da risarcire. geom. Antonio Gnecchi

Opera abusiva Un mio cliente ha eseguito negli anni ’70 un fabbricato di civile abitazione in difformità dal progetto approvato, per tale difformità non è stato chiesto condono. Ora vorrebbe sanare il fabbricato. Faccio presente che sia la superficie coperta, sia il volume sono conformi allo strumento urbanistico vigente che a quello in vigore al momento dell’abuso, mentre l’altezza massima del fabbricato risulta conforme al momento della costruzione, ma difforme dall’attuale Prg., essendo aumentata la volumetria e la superficie coperta. Quale articolo del Dpr 380/01 devo applicare? Come mi devo comportare per il calcolo della superficie oggetto della sanatoria? Il fabbricato è non è in zona vincolata. geom. B.C. Presumo che il suo cliente non abbia chiesto né ottenuto l’abitabilità e che neppure abbia accatastato il fabbricato, altrimenti non si porrebbe il problema dell’abuso edilizio. Dal 1970 ad oggi, ci sono stati tre condoni e certamente le difformità rilevate sarebbero state sanate. 126 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Bisogna, in primo luogo, rimarcare che, sebbene in possesso di “licenza di costruire” originaria, le difformità edilizie eseguite, se non diversamente sanate, risultano abusive anche a distanza di 40 anni, per cui l’unica strada percorribile risulta quella sanatoria edilizia di cui all’articolo 36 del Testo unico dell’Edilizia approvato con Dpr n. 380 del 2001. Come viene ricordato anche nel quesito, l’accertamento di conformità deve riferirsi sia al momento della realizzazione dell’opera (certamente ammissibile) sia al momento della presentazione della domanda di sanatoria, riferita allo strumento urbanistico vigente. Purtroppo la giurisprudenza non è univoca nel ritenere che la sanatoria edilizia ex art. 36 Dpr 380/2001 si debba applicare accertando la conformità delle opere abusive alla sola seconda ipotesi, per cui la non rispondenza degli interventi abusivi o in difformità (totale o parziale) alle prescrizioni e previsioni edilizie/urbanistiche degli strumenti urbanistici vigenti nei due diversi momenti, impone il rigetto della domanda di sanatoria. Oltre, quindi, al diniego della sanatoria, lo stesso diniego, può ritenersi un’autodenuncia che implica l’assunzione, da parte del Comune, di tutti quegli adempimenti derivanti dall’articolo 27 del Dpr 380 del 2001 per la repressione degli abusi edilizi. Relativamente ai parametri e agli indici da utilizzare per la verifica di conformità, mi sembra ovvio che si devono applicare quelli vigenti all’epoca dell’abuso (superficie coperta, volume, altezza, ecc.) e quelli oggi vigenti (superficie coperta, volume, altezza, ecc.). Il fatto che la zona non sia soggetta a vincolo ambientale potrebbe (se l’abuso non costituisce difformità totale o con variazioni essenziali), evitare l’applicazione delle sanzioni penali. geom. Antonio Gnecchi

Oneri prima casa Devo realizzare una casa adibita a civile abitazione e destinata a prima casa. Per quanto riguarda il pagamento degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, essendo prima casa, non ci sono delle agevolazioni per diminuire l’importo degli oneri da versare? a che legge devo fare riferimento? Grazie. geom. A.B. La costruzione di un edificio ex novo che, sebbene costituisca la prima casa per i committenti, non può usufruire di sconti sul costo di costruzione dovuto ai sensi dell’articolo 16 del Dpr n. 380/2001 (oneri di urbanizzazione e costo di costruzione). Non esiste pertanto alcuna legge che ne supporti la diminuizione o l’esclusione. Se mai l’articolo 17 stesso Dpr, prevede la riduzione e l’esclusione dal contributo per alcune ipotesi di interventi, tra i quali però non è incluso il caso in esame. È necessario, quindi, presentando la richiesta di permesso di costruire o la Dia, che venga predisposto il prospetto di determinazione del contributo di costruzione con il quale si dovranno pagare gli oneri di urbanizzazione ed il prospetto ministeriale per il calcolo del costo


di costruzione del nuovo edificio. L’unica forma di agevolazione è quella fiscale che prevede l’applicazione dell’Iva al 4% ai sensi del Dpr n. 633/1972 (A/II- 39: prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione di fabbricati costituenti case di abitazione non di lusso (art. 13, legge n. 408/1969) per i soggetti per i quali ricorrano le condizioni richiamate al n. 21 (prima casa). Geom. Antonio Gnecchi

Nuova costruzione Il mio cliente è proprietario di un edificio realizzato 20-30 anni fa su un fondo che chiamerò “A”, il fronte ovest di tale fabbricato si trova ad una distanza variabile dai 3 ai 4 metri dal confine con un terreno, che chiamerò “B”, sempre di proprietà del mio cliente. Tale fabbricato sorge sopra a un’autorimessa interrata che va a confine con il terreno “B”. Attualmente lui vorrebbe realizzare sul mappale “B” un’autorimessa/deposito totalmente interrata andando a confine conil mappale denominato “A”, e fin qui nessun problema. Poi mi chiede di realizzare sopra all’autorimessa un fabbricato adibito a civile abitazione, anch’esso andando a confine col mappale “A”, proprio come l’autorimessa. La mia domanda è: l’interrato in quanto tale lo posso realizzare a confine col fondo “A”, ma il fabbricato che realizzerò sopra, fuori terra, lo posso anch’esso realizzare a confine, non avendo poi di conseguenza la distanza di 10 metri (ma solo una distanza variabile dai 3 ai 4 metri) dal fronte ovest del fabbricato esistente sul mappale “A”? Secondo il mio cliente è una cosa fattibile in quanto recentemente a poca distanza dai suoi fondi è stato realizzato un intervento identico in una zona urbanistica identica. Mi trovo in difficoltà perché ci sono numerose sentenze che asseverano la inderogabilità dei 10 metri tra pareti che si fronteggiano, ed io non so a cosa fare riferimento per impostare il mio progetto e ottenere il benestare del Comune, in quanto le stesse N.T.A. del Comune stabiliscono i 10 metri e i 5 metri dai confini. Grazie. La risposta è molto semplice: no. A parte il fatto di non capire come può identificarsi un confine tra A e B, di proprietà dello stesso cliente, ma ciò non cambia la risposta. Non credo che il Comune abbia autorizzato un intervento identico in una zona urbanisticamente identica. Ritengo utile, a questo proposito, approfondire e precisare alcuni aspetti fondamentali: 1 - l’edificabilità è stabilita dallo strumento urbanistico comunale e le NTA ne regolano le condizioni e le prescrizioni (parametri e indici). Se, come risulta dal quesito, le NTA stabiliscono 10 m. dai fabbricati (indipendentemente dal confine) significa che la norma locale si è attenuta alle prescrizioni stabilite dal DM n. 1444 del 1968 per la formazione e revisione degli strumenti urbanistici. Se mai le sentenze a cui si fa riferimento nel quesito hanno solo confermato l’inderogabilità a tale distanza; 2 - gli interrati, se non sono espressamente vietati dal PRG o dal PGT

a confine, non trovano ostacoli alla loro realizzazione, ma ciò non vale per gli edifici, o parte di edifici, fuori terra; 3 - le norme nazionali sopra richiamate (DM 1444/1968), nel dettare disposizioni ai Comuni per la formazione dei PRG o dei PGT, prevedono una sola possibilità di distanza inferiore a m. 10, l’articolo 9, infatti, ultimo comma, ammette distanze minori nel caso di gruppi di edifici che formano oggetto di piani particolareggiati o piani di lottizzazione convenzionati con previsioni planovolumetriche. geom. Antonio Gnecchi

Recupero del 36% e 55% Devo fare un recupero di sottotetto (soffitta), quindi non ho ampliamento volumetrico urbanistico, anche se in realtà alzo la copertura, la mia opera finita sarà una unità immobiliare indipendente a piano terra e una unità immobiliare a primo + sottotetto, sicuramente posso recuperare il 36%, ma posso recuperare il 55% su tutta l’opera? geom M.B. La detrazione d’imposta del 55% non è cumulabile con altre agevolazioni previste per i medesimi interventi da altre disposizioni di legge nazionali (quali, ad esempio, la detrazione del 36% per il recupero del patrimonio edilizio), quale il recupero del sottotetto, come nel caso in esame. Nel caso in cui gli interventi realizzati rientrino sia nelle agevolazioni previste per il risparmio energetico che in quelle previste per le ristrutturazioni edilizie, il contribuente potrà fruire, per le medesime oere, soltanto dell’uno o dell’altro benefico fiscale, rispettando gli adempimenti specificamente previsti in relazione a cisacuna di esse. geom. Antonio Gnecchi

Terrapieno - Fabbricato Un mio cliente ha realizzato una villa unifamiliare con box seminterrato. Il box seminterrato rispetta la distanza do 10 metri dalla parete finestrata della casa del vicino. Durante la realizzazione i due, cliente e confinante, si sono messi d’accordo, con tanto di scrittura privata, di alzare il muro di confine tra le due proprietà fino ad un’altezza complessiva di 1,90 metri contro i 70 cm del preesistente. Alla fine dell’opera, rispetto al progetto originario, è stato riportato il terreno rendendo interrato il box seminterrato. Da un accertamento dei tecnici comunali si rileva tale manufatto e si intima non la rimozione del muro di confine rialzato, ma di ripristinare il riporto di terreno, in quanto quest’ultimo fa distanza, perché considerato come un fabbricato e quindi non rispetta i 10 metri imposti dal regolamento comunale. La domanda è: questo vale anche se c’è un accordo scritto tra le parti? geom. L.S. Innanzi tutto bisogna precisare che gli interventi sono stati eseguiti in difformità al titolo abitativo (permesso di costruire o Dia) e, in quanto IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4 - 127


tali, il Comune doveva individuare la tipologia di abuso in base al quale corrisponde la relativa sanzione (solo amministrativa nel caso di interventi minori ammessi con la Dia e amministrativa e penale in caso di interventi soggetti a p.d.c. o in zona a vincolo). Spesso gli strumenti urbanistici locali ammettono la modifica del piano naturale di campagna (riporto o sbancamento) entro certi limiti e la costruzione di muri di sostegno o di contenimento di modeste altezze, magari solo in particolari zone urbanistiche del Prg o del Pgt, senza che questi interventi costituiscano una costruzione che imponga il rispetto delle norme sulle distanze. Probabilmente una previsione di questo genere non è contenuta nel Prg o Pgt di questo Comune, mentre il muro di confine isolato poteva essere ammesso per l’altezza di m. 1,80 rispetto a quella esistente di cm 70. L’Utc, presumibilmente qualificando l’intervento tra quelli di nuova costruzione (art. 3, comma1, lettera e), Dpr 380/2001, o meglio, art. 27, comma 1, lettera e), LR n. 12/2005), per i quali si applica la sanzione di cui all’art. 31, Dpr n. 380/01 (totale difformità), ha ritenuto di intimare il ripristino dello stato di fatto relativo al riporto di terreno in quanto non rispetta la distanza di 10 metri imposta dal Regolamento comunale che, comunque, costituisce uno strumento urbanistico a tutti gli effetti. Dagli accertamenti dei tecnici comunali si dovrebbe pertanto rilevare di quale abusi si tratta poiché, non sono tanto le sentenze che, in prima battuta, devono essere rispettate, ma le disposizioni e le prescrizioni locali, oltre che le norme nazionali e regionali vigenti in materia. Il Comune, perseguendo l’abuso, non poteva far altro, rispettando le procedure del Testo Unico dell’Edilizia, che eseguire gli opportuni accertamenti, assieme ai vigili ed emettere l’ordinanza di rimessa in pristino, in applicazione al citato articolo 31, Dpr n. 380/2001. Tale provvedimento dovrebbe riportare la circostanza che la costruzione del muro ed il riempimento costituiscono una nuova costruzione, in totale difformità dal titolo abilitativo originario e che è in contrasto con le norme degli strumenti urbanistici comunali vigenti. L’Ufficio di Polizia Locale, nel contempo, doveva inviare la comunicazione di presunta violazione edilizia all’autorità giudiziaria per quanto riguarda l’eventuale applicazione della sanzione penale di cui all’articolo 44 del Dpr n. 380/01. Le sentenze che vengono citate (CdS, sez. V, 28 giugno 2000, n. 3637 e sez. V, 12 aprile 2005, n. 1619 e della Cassazione Civile, sez. II, 24 giugno 2003, n. 9998) hanno rimarcato che la costruzione di un muro di contenimento che producono un dislivello oppure hanno aumentato quello esistente per natura dei luoghi costituiscono costruzioni (per di più in modo artificioso, ovvero, per assolvere a una diversa funzione da quella del contenimento del terreno), devono rispettare le norme delle distanze. Al responsabile dell’abuso, se non gli sarà possibile ottenere la sanatoria edilizia ex art. 36 del Dpr n. 380/01 (doppia conformità con il Prg sia al momento della realizzazione dell’opera, sia al momento della presentazione della domanda), non resterà che adempiere all’ordinanza del responsabile del servizio tecnico. geom. Antonio Gnecch

128 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4

Zona agricola - Distanza dalle strade classe F. Codice della strada Titolo Ii Costruzione e tutela delle strade. Capo I Fasce di rispetto (Artt. 16-18 Codice della strada) 26. (Art. 16 Cod. Str.) Fasce di rispetto fuori dai centri abitati 2-bis. Fuori dei centri abitati, come delimitati ai sensi dell’articolo 4 del codice, ma all’interno delle zone previste come edificabili o trasformabili dallo strumento urbanistico generale, nel caso che detto strumento sia suscettibile di attuazione diretta, ovvero se per tali zone siano già esecutivi gli strumenti urbanistici attuativi, le distanze dal confine stradale, da rispettare nelle nuove costruzioni, nelle ricostruzioni conseguenti a demolizioni integrali o negli ampliamenti fronteggianti le strade, non possono essere inferiori a : a) 30 metri per strade di tipo A; b) 20 metri per strade di tipo B; c) 10 metri per strade di tipo C. 2-ter. Per strade di tipo F, nel caso di cui al comma 2-bis, non sono stabilite distanze minime dal confine stradale ai fini della sicurezza della circolazione. Non sono parimenti stabilite distanze minime dalle strade di quartiere dei nuovi insediamenti edilizi previsti o in caso di realizzazione. Due domande: 1 - è possibile che un Pgt riporti delle distanze minime inferiori a quelle del Cod.S? 2 - che intende dire il comma 2bis nella frase «… suscettibile di attuazione diretta …? Ringrazio. geom. A.S. Le previsioni sono vecchie e si riferiscono al 1992 con l’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada e relativo Regolamento di attuazione. Ad oggi dovrebbero essere conosciute un po’ da tutti (Comuni, professionisti, utenti) per la comune applicazione che trova nell’ambito dell’edilizia; Il Codice della strada rimanda al Regolamento di attuazione, approvato con Dpr n. 495 del 1992; l’osservanza delle fasce di rispetto delle strade, il cui articolo 26 stabilisce quelle da applicare fuori dal centro abitato. La prima cosa da dire è che il centro abitato è quello stabilito dall’articolo 4 del D.Lgs. n. 285 del 1992. L’articolo 26 del Dpr 495/92, oltre che fissare le fasce di rispetto fuori dal centro abitato (art. 3, p. 8, D.Lgs. n. 285/92), prevede che i Comuni, oltre al centro abitato vero e proprio, definiscano quelle parti di territorio che, oltre a definirsi centro abitato secondo la definizione di cui all’art. 3, punto 8 sopra citato, sono edificabili o trasformabili con il proprio Prg o Pgt con interventi edilizi diretti (permesso di costruire o Dia), ovvero, in Pa esecutivi (Pl o altro). In tal caso le distanze per le nuove costruzioni o le ricostruzioni conseguenti a demolizioni integrali, le distanze dal confine stradale possono essere quelle citate nel quesito, salvo gli strumenti urbanistici vigenti stabiliscano distanze maggiori. Per le strade comunali, di tipo E urbane di quartiere, fuori il centro abitato e dalle zone edificabili o trasformabili con Prg, le distanze non sono stabilite e si osservano quelle dello strumento urbanistico.


Per la strade comunali di tipo F locali, fuori dal centro abitato e dalle zone edificabili o trasformabili con Prg, la distanza da rispettare è di m. 20, mentre per le strade vicinali tal distanza è ridotta a metri 10. Per le strade comunali di tipo F locali, fuori dal centro abitato, ma dentro le zone edificabili o trasformabili con Prg, le distanze non sono stabilite e si osservano quelle dello strumento urbanistico. geom. Antonio Gnecchi

Fotovoltaico e Autorizzazione Provincia In un Comune della provincia di Mantova, in zona D1 artigianale e industriale esistente o di completamento, devo rimuovere la copertura in amianto di un deposito di mezzi agricoli di 400 mq circa, rifare la copertura e quindi posizionare un impianto fotovoltaico integrato. Da preventivi che il committente ha chiesto ad alcune ditte, emerge che la potenza dell’impianto fotovoltaico progettato varia da 60 a 80KW. In Comune mi hanno detto che per l’aspetto edilizio ed urbanistico è sufficiente presentare una denuncia di inizio attività, ma prima è necessaria l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’impianto con queste caratteristiche? geom. P. Z. Come già detto in altri precedenti pareri gli impianti fotovoltaici con potenza superiore a 20KW sono considerati impianti industriali e sono soggetti alla verifica ambientale di cui al Dpr 12 aprile 2006, ai sensi dell’articolo 5, comma 8, del D.M. 19 febbraio 1997 (allegatoB, p. 8, lettera C).

Questi impianti necessitano di autorizzazione unica di competenza della Provincia e devono seguire la procedura di cui all’art. 12, comma 4, del D.Lgs. 387/2003, sono assentiti mediante permesso di costruire ovvero Dia sostitutiva. Le diverse tipologie d’impianti seguono le Linee guida dettate dalla Dgr 25 novembre 2009, n. 8/10622 a cui è seguita la Circolare del Direttore Generale regionale n. 2 del 25 marzo 2010, la delibera di Giunta regionale riporta chiaramente, per ogni impianto fotovoltaico (compreso quello integrato) sia la procedura sia la competenza amministrativa. Nel caso di specie la Dgr riporta uno schema riassuntivo nel quale vengono indicati: la codifica dell’impianto, la tipologia dello stesso, la procedura amministrativa con la relativa competenza. Tale delibera precisa inoltre, per ogni impianto, i riferimenti normativi, se sono attività libere, soggette a Dia o ad autorizzazione e a chi compete l’eventuale rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. L’autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio dell’impianto da 60 a 80 KW è di competenza della Provincia la quale deve applicare la procedura di cui all’art. 12, comma 4, del D.Lgs 387/2003, entro il termine massimo di 180 giorni, riunificando anche tutti gli atti di autorizzazione, valutazione, pareri, assensi espressi o di silenzio/assenso comunque denominati sia in campo ambientale sia in campo dell’edilizia, dell’urbanistica, ecc. Per un ulteriore approfondimento si rimanda quindi alla lettura della Dgr 25 novembre 2009, n. 8/10622 e alla Circolare n. 2 del 25 marzo 2010. geom. Antonio Gnecchi

IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4 - 129


Aggiornamento Albo

Iscrizioni all’Albo con decorrenza 26 luglio 2010 N. Albo Nominativo

Luogo e data di nascita

Residenza

6040

Tallarini Marco

Iseo (Bs) 15/11/1982

25058 Sulzano (Bs) via S. Giulia 16

6041

Terlisio Marco

Brescia 16/01/1988

25127 Brescia via degli Armaioli 21

Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 19 maggio 2010 N. Albo Nominativo

Luogo e data di nascita

Residenza

2487

Pertica Alta (Bs) 30/09/1951

25070 Pertica Alta (Bs) P.zza Vecchia, 5 Livemmo Decesso

Redolfi Giuseppe

Motivo

Cancellazioni dall’Albo con decorrenza 26 luglio 2010 N. Albo Nominativo

Luogo e data di nascita

Residenza

Motivo

5415

Breno (Bs) 03/08/1981

25055 Pisogne (Bs) via Milano 53

Dimissioni

Tignonsini Marco

130 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2010/4


memo

AVVISO AGLI ISCRITTI ALL’ALBO Per consentire il periodico aggiornamento dei dati da inserire nell’Albo professionale tutti gli iscritti sono tenuti a comunicare al Collegio ogni variazione d’indirizzo e di recapito telefonico utilizzando esclusivamente la seguente scheda: PER AGGIORNARE GLI ELENCHI DELL’ALBO PROFESSIONALE DI BRESCIA IL COLLEGIO INVITA I GEOMETRI A COMPILARE E A RISPEDIRE CON SOLLECITUDINE QUESTA SCHEDA (ANCHE TRAMITE FAX)

SPETT.LE COLLEGIO DEI GEOMETRI DELLA PROVINCIA DI BRESCIA 25128 BRESCIA - PIAZZ.LE C. BATTISTI 12 FAX: 030/306867

IL SOTTOSCRITTO GEOMETRA cognome e nome

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luogo di residenza cap via

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città

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P. Iva

n. albo

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luogo dello studio cap via

nato il

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città

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tel. casa

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cell.

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data

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tel. ufficio e-mail

firma

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fax

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Per l’invio della corrispondenza, usare l’indirizzo: ❑ residenza ❑ studio (segnare con una crocetta) Autorizzi la pubblicazione della tua e-mail nel sito Internet del Collegio?

❑ sí ❑ no (segnare con una crocetta)

Si ricorda inoltre che le modifiche dell’attività svolta dai singoli iscritti, che comportano iscrizioni o cancellazioni alla Cassa di Previdenza geometri a sensi della legge n. 236/90, devono essere comunicati alla Cassa stessa esclusivamente mediante la compilazione di specifico modello di atto notorio disponibile presso il Collegio. La segreteria è inoltre attrezzata per fornire tutte le informazioni atte a evitare che l’iscritto incorra in sanzioni pecuniarie per effetto di tardive od omesse comunicazioni o versamenti alla Cassa di Previdenza. 132 - IL GEOMETRA BRESCIANO 2008/5


2010 Spedizione in a.p. 70% - Filiale di Brescia

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IN CASO DI MANCATO RECAPITO RINVIARE ALL’UFFICIO P.T. DI BRESCIA C.M.P. DETENTORE DEL CONTO PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A PAGARE LA RELATIVA TARIFFA

IL GEOMETRA BRESCIANO

IL GEOMETRA BRESCIANO Anno XXXV N. 4 luglio-agosto 2010

Rivista bimestrale d’informazione del Collegio Geometri della provincia di Brescia

con la collaborazione dei Collegi delle province di

Cremona Lodi Mantova Sondrio


Il Geometra Bresciano - n.4 - 2010