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Telerin - il linguaggio degli Elfi del Mare di Helge Fauskanger - traduzione di Gianluca Comastri Anche chiamato: Lindalambe, Lindárin (suoi propri termini, WJ:371)

STORIA INTERNA Il Silmarillion, capitolo 5, narra come i Teleri dopo l'attraversamento del Mare dapprima dimorarono in Tol Eressëa: "Ivi i Teleri dimorarono come desideravano sotto le stelle del cielo, e tuttavia in vista di Aman e della riva senza morte; e da questo loro lungo soggiorno nell'Isola Solitaria derivò la scissione del linguaggio che parlavano da quello dei Vanyar e dei Noldor." In seguito essi finalmente giunsero in Aman. La lingua dei Teleri fu da alcuni ritenuta un dialetto del Quenya, ma i Teleri stessi la pensavano come un linguaggio indipendente, il Lindalambe o "lingua dei Lindar". In Aman, i parlatori di Telerin superarono in numero i parlatori Quenya Vanyar e Noldor, ma i Teleri ed il loro linguaggio non erano destinati a giocare una parte preponderante nella storia di Arda. Tolkien affermò che dal punto di vista dei parlatori di Quenya, il Telerin era un "linguaggio strettamente correlato ancora largamente intelleggibile" (PM:332). Comunque, la fonologia dei due linguaggi differiva di parecchio, il Telerin essendo spesso più conservativo del Quenya: Finarfin, un parlatore di Quenya Noldorin, è detto avere appreso il Telerin, chiaramente indicando che esso era un linguaggio marcatamente differente da quelo suo proprio (UT:229). Il Telerin di Aman era il meglio preservato discendente del Telerin Comune, il linguaggio parlato dai Teleri nella Grande Marcia da Cuiviénen e nel Beleriand prima che molti del Terzo Clan prendessero il Mare. Tornando alla Terra di Mezzo, il Telerin Comune produsse il Nandorin e il Sindarin. In almeno un caso, un vocabolo Telerin fu adottato in Quenya. Il discendente lineare del Quenya Primordiale kyelepê "argento" si manifestò come telpe (o telepe) in Telerin e tyelpe in Quenya. Ciononostante: "In Quenya era divenuta d'uso corrente la forma [Telerin] telpe, per l'influenza del Telerin, dal momento che i Teleri pregiavano più l'argento dell'oro, e la loro abilità di argentieri era tenuta in grande stima dai Noldor. Sicché Telperion era usato più comunemente di Tyelperion per indicare l'Albero Bianco di Valinor" (UT:266).

STORIA ESTERNA Il Telerin come linguaggio giocò un ruolo assai minore nelle narrazioni di Tolkien, ed il fatto che egli costruì continuamente parti di esso conferma che per lui, i linguaggi erano tanto importanti quanto le storie, se non più. Gli Elfi del Mare furono sempre presenti nei miti di Tolkien, sebbene sotto vari nomi; nei testi iniziali essi erano chiamati Solosimpi (il nome Teleri Tolkien lo applicò originariamente al Primo Clan, i successivi Vanyar). Qualunque fosse il loro nome, un distinto linguaggio per gli Elfi del Mare fu evidentemente sempre prefigurato. Nel primissimo dizionario Elfico, il "Lessico Qenya" del 1915, leggiamo (p. 38): "Felpa alga marina. Un termine Solosimpe = filqe. So[losimpe] aveva q > p." Filqe è evidentemente l'affine "Qenya" di tale termine "Solosimpe". È sbalorditivo vedere che una caratteristica centrale della tarda fonologia Telerin era in luogo già nel 1915: che tale linguaggio avesse p per il Quenya qu (q). Il Lessico Qenya allude brevemente ad alcuni umlauts vocalici occorrenti in "Solosimpe", ma sembra improbabile che tale informazione sia tuttora valida in Telerin come Tolkien posteriormente si figurò tale linguaggio; il vocabolo felpa non è incluso nel dizionario sotto. Per quel che sappiamo, Tolkien non menzionò mai alcuna specifica ispirazione per il Telerin (come il Finnico fu la prima ispirazione per il Quenya ed il Gallese per il Sindarin). Alcuni percepiscono un carattere italiano nel Telerin. Per quel che vale, Tolkien amava tale linguaggio: "Sono rimasto innamorato dell'italiano, e mi sento alquanto sperduto senza una possibilità di provare a parlarlo"


(Lettere:223).

LA STRTTURA DEL TELERIN Fonologia Conservativa Mentre il Quenya è spesso pensato come il linguaggio che è meno cambiato rispetto alla lingua originale inventata dagli Elfi a Cuiviénen, sembra che tale onore effettivamente appartenga al Telerin, alneno fonologicamente parlando. In molti aspetti, la fonologia del Telerin era assai conservativa. Per esempio, il gruppo iniziale del Quenya Primordiale sp è invariato, come in spanga "barba" dalla radice SPÁNAG. Nessun altro linguaggio Eldarin eccetto il Nandorin preserva tale gruppo; sia il Sindarin che il Quenya lo modificarono in f. Mentre il Quenya variò le iniziali b e d in v e l (od occasionalmente n), rispettivamente, tali suoni sono invariati in Telerin: Bala per il Quenya Vala (primitivo Bálâ), delia "andare" per il Quenya lelya (primitivo del-ja, WJ:360). Seguendo una vocale, d divenne r in Quenya, ma in Telerin essa era invariata, il primitivo awada "via" (mia ricostruzione) fornendo il Quenya oar ed il Telerin avad. Anche il gruppo mediale kt fu invariato (compitato ct in Telerin), mentre esso divenne ht in Quenya (confrontare il Telerin hecta"rigettare" col suo affine Quenya hehta-). Il vocabolo gáialá "rovinoso, terribile, disastroso" contiene un esempio assolutamente unico di una vocale finale lunga (tali vocali erano frequenti nel primitivo linguaggio) che ancora è preservata in una tarda lingua Eldarin: il primitivo *gâjalâ (mia ricostruzione). In Quenya tali vocali sono state abbreviate, in Sindarin esse sono state perse. Ancora sembra che le vocali finali lunghe furono normalmente accorciate in Telerin così come in Quenya, cfr. aráta, non **arátá, per il primitivo *arâtâ "nobile" (PM:363). Le maggiori modifiche fonologiche sono il cambio del Telerin Comune di KW in P (Pendi per Quendi) e la semplificazione delle iniziali ñg e mb in g e b (l'iniziale nd probabilmente divenne d, come in Sindarin, ma il nostro piccolo corpus non contiene alcun esempio di questo). Il Quenya semplificò invece tali combinazioni in ñ > n e m (il Telerin golodo per il Quenya Ñoldo, Noldo, primitivo ñgolodô; Telerin bar "casa" per il Quenya mar, primitivo *mbar). Il Telerin semplificò l'iniziale ny in n; confrontare il Telerin nelli *"cantori" (in Fallinelli) col Quenya nyeldi. Il primitivo ky divenne t, probabilmente via ty, ancora preservato in Quenya. La sequenza dl evidentemente assimilata a ll, edlo (WJ:363) divenendo Ello. Può essere notato che nel vocabolo engole "tradizione" (radice ÑGOL), una vocale e si è sviluppata prima di una evidentemente sillabica ñ; in Quenya la vocale era i (ingolë, WJ:383 cfr. PM:360; confrontare anche il Telerin endo col Quenya indyo, ambedue dalla radice ÑGYÔ). La primitive iniziale w divenne v, e.g. vilverin "farfalla" dalla radice WIL; confrontare il prefisso vó- discendente da WO. Intervocalicamente, occorse la medesima modifica, *kawâ "casa" (mia ricostruzione) fornendo cava (Quenya coa - la modifica di áwa, *áua in oa non ricorre in Telerin). Secondo WJ:367, "v rimane w nel suono" - ciò a dire che nessuna reale modifica occorse affatto, ma che le convenzioni ortografiche del Quenya Primordiale e del Telerin semplicemente differiscono per quel che riguarda la rappresentazione di [w]? Tra una consonante ed una vocale, la semivocale w divenne una vocale piena u; confrontare il Quenya Olwë, vanwa col Telerin Olue, vanua. Similmente,la primitive y (anche compitata j da Tolkien) divenne i, il primitivo delja "andare" fornendo delia (in contrasto col Quenya lelya). Il nome Findo "Thingol" suggerisce che il primitivo th in Telerin si manifestò come f, perlomeno inizialmente: il vocabolo bredele "faggio" da BERÉTH sembra indicare che post-vocalicamente, th divenne invece d - tutte le occlusive afone aspirate divengono occlusive foiniche in tale posizione? L'iniziale ph divenne f, come in ferne da PHÉREN, così radici come THIN e PHIN devono essersi fuse in Telerin. In una tarda fonte, Tolkien dichiarò che il Telerin possedeva il þ, sc. th come nell'inglese think (PM:332), ma tale suono non appare nel nostro corpus. In altri linguaggi Elfici che hanno þ, la primitiva aspirata th è sempre una delle origini di tale suono, così può essere che Tolkien abbia modificato la sua opinione riguardante lo sviluppo di tale aspirata in Telerin. Ma naturalmente, il Telerin può aver benissimo sviluppato þ in altre maniere.


La questione della sincope: Il 17 dicembre 1972 (assai recente = assai affidabile), Tolkien scrisse a Richard Jeffery: "Lei è naturalmente corretto nel vedere che le parole [Quenya e Sindarin] per 'argento' puntano ad un'orig[inale forma]: *kyelepê: Q[uenya] tyelpe (con regolare sincope della seconda e): S[indarin] celeb: e Telerin telepi (in T[elerin] la sincope della seconda vocale in una sequenza di 2 vocali brevi della medesima qualità non era regolare, ma occorreva in vocaboli di una certa lunghezza come Telperion)." (Lettere:346 - è stato confermato che "telepi" è un travisamento di telepe; osservare che Humphrey Carpenter curando editorialmente tale lettera travisò il Quenya ortane in "ortani" precisamente nella stessa pagina delle Lettere.) Ciò è sia in accordo che in contraddizione col materiale dei lontani inizi delle Etimologie dei tardi anni Trenta. Sotto ÑGOL troviamo la forma non sincopata golodo come il termine Telerin per "Noldo" (primitivo ñgolodô, PM:360/WJ:383). Comunque, nelle Etimologie il vocabolo Telerin per "argento" è data come telpe (KYELEP/TELEP), non telepe. Nel saggio Quendi ed Eldar del 1960 circa, il termine Telerin per Noldo è dato nella forma sincopata goldo (WJ:383), non golodo. Dobbiamo accettare l'assai recente informazione nelle Lettere e rigettare la forma goldo, tanto più quando il non sincopato golodo riappare in un saggio scritto non prima del 1968 (PM:360). tuttavia, i composti Goldórin e Goldolambe come nomi Telerin del Quenya possono reggere, essendo queste "parole di una certa lunghezza" così che golodo fu contratto, così come telepe è contratto in Telperion. Notare che il nome Telerin di Galadriel Alatáriel, datole dal suo amante Telerin Teleporno/Celeborn, era sincopato in Altáriel quando fu adattato dal Quenya (sebbene la sua vera forma Quenya dovrebbe essere stata Ñaltariel, PM:347). La maggior parte delle evidenze così supporta la nozione che i termini Telerin fossero normalmente non sincopati. Sembrerebbe che Tolkien fosse in una fase di "sincope" quando scrisse l'importante saggio Quendi ed Eldar circa nel 1960; osservare che il vocabolo per "albero" è qui dato come galla (modificato da Tolkien da galda), ovviamente rappresentando il primitivo galadâ. Dopo che Tolkien rivide la fonologia (di nuovo!), il termine Telerin per "albero" dovrebbe probabilmente essere stato invece *galada. (Possiamo ancora accettare galla cone una valida parola Telerin; forse essa fu influenzata dal Quenya alda. I Teleri possono aver adattato il duale Quenya Aldu denotante i Due Alberi come *Gallu, successivamente creando una forma singolare basata su tale parola.) Alla luce dei molti tratti conservativi della fonologia Telerin, come potrebbero i Noldor insistere che fosse il Quenya piuttosto che il Telerin che "più intimamente [preservò] l'antico carattere del'idioma Elfico"? (WJ:374) Tolkien immaginò che gli Elfi avessero una più profonda comprensione del loro linguaggio come un tutto (PM:398), così forse dobbiamo intendere che la struttura fondamentale contasse altrettanto quanto l'esteriore "suono" del linguaggio. Che il Quenya abbia volto l'originale acclusiva fonica b in una spirante v fu forse percepito come una modifica interamente superficiale, dacché questo meramente implica una nuova realizzazione del fonema /b/. Il Telerin, d'altra parte, non aveva introdotto molti nuovi suoni se comparato all'Elfico Primordiale, ma devono esservi state alcune maggiori semplificazioni nel sistema fonemico. Le serie palatalizzate e velarizzate sono state abbandonate e si sono fuse in altre classi, con la modifica di kw in p come esempio preminente: questa non fu meramente una nuova realizzazione di un fonema precedentemente esistente, ma una combinazione con un fonema esistente, dacché il linguaggio già aveva /p/. Modifiche nel sistema fonemico possono essere state percepite come assai drastiche dai Noldor, pur se il generale "suono" del linguaggio rimase virtualmente uguale. Il Quenya, d'altra parte, ritenne molti delle originali opposizioni fonemiche. Il fatto che l'effettiva realizzazione dei fonemi in questione fosse spesso modificata può essere sembrato meno importante agli Eldar: quando si decide se un linguaggio fosse "conservativo" o meno, essi possono essersi curati più del fatto che la più profonda struttura fosse intatta che non dell'esteriore, superficiale realizzazione di tale struttura. (Cfr. la veemente opposizione di Fëanor contro l'incorporazione in atto di þ con s in Quenya: ciò nuovamente implica l'amalgamarsi di due fonemi originariamente distinti, ed i Maestri di tradizione furono universalmente opposti a tale modifica. Vedere PM:335.)


Grammatica Telerin La nostra conoscenza è naturalmente del tutto frammentaria. Possono farsi le seguenti osservazioni. Il plurale: la desinenza plurale era apparentemente -i in tutti i casi: él "stella" pl. éli, Ello "Elfo, Elda" pl. Elloi. Il Quenya ha la medesima desinenza, come in Quendi, Teleri, ma la desinenza plurale -r è preferita nel caso di radici terminanti in altre vocali che non e, come in Valar, Noldor. Il Telerin usa -i anche nel caso di tali radici; confrontare il Quenya Lindar con il Telerin Lindai. Secondo PM:402, la desinenza plurale -r fu una innovazione che dapprima emerse in Quenya Noldorin e fu successivamente adottata dai Vanyar, ma ciò evidentemente non fu mai fatto nel Telerin. Forse anche il Telerin adoperava -i nelle forme plurali dei verbi: él síla "una stella brilla", *éli sílai "stelle brillano". È stato puntualizzato, peraltro, che i verbi hanno forme plurali in -r sia in Quenya che in Sindarin. A meno che i nostri campioni di Sindarin rappresentino una variante influenzata dal Quenya, ciò suggerirebbe che la desinenza plurale verbal -r ricorreva già nel linguaggio primitivo e non è un'innovazione Quenya. Se è questo il caso, tale desinenza dovrebbe probabilmente persistere pure in Telerin, e dovremmo avere *éli sílar per "stelle brillano". Il materiale attualmente disponibile non permette conclusioni certe per tale materia. Desinenze dei casi: Quasi certamente, il Telerin aveva un sistema di casi quasi tanto elaborato quanto quello del Quenya, ma conosciamo soltanto un paio delle desinenze coinvolte. Quello che conosciamo suggerisce che fossero generalmente simili alle desinenze Quenya. Il Telerin aveva la stessa desinenza genitiva -o del Quenya. Essa era "più largamente usata che in puro Quenya, sc. nella maggior parte dei casi ove l'inglese impiegherebbe l'inflessione -s, o of" (WJ:369). Diversamente dal sistema del Quenya, la -o non diviene -on al plurale (presumibilmente essa fu semplicemente aggiunta alla radice plurale in -i, cosicché il genitivo plurale di él è *élio). La desinenza allativa -na (Quenya -nna) è attestata nel vocabolo lúmena dall'equivalente Telerin di Elen síla lúmenn' omentielvo: Él síla lúmena vomentienguo. Confrontare la -na del Sindarin Tuorna *"a Tuor". Verbi: Solamente pochi verbi sono noti. Il passato di delia- "andare" è dato come delle, evidentemente formato direttamente dalla radice del-; anche i verbi Quenya (C)VC formano il loro passato con la desinenza -lë quando la consonante finale è L (e.g. wil- "volare", willë "volò"). Il presente (continuativo) è apparentemente contrassegnato dalla desinenza -a, come in síla "brilla", identico alla forma Quenya. Come in Quenya, radici verbali elementari sembrano avere la loro radice vocalica allungata al presente; perciò la forma è síla, non **sila (radice SIL). La desinenza del passato Quenya -në è probabilmente valida anche in Telerin, cosicché il passato di hecta"rigettare" è *hectane (Quenya hehta-, hehtanë), ma tale desinenza non è attestata nel nostro piccolo corpus. Il perfetto del verbo (assai irregolare) auta- "andare via, lasciare" è dato come avánie, suggerendo che il trucco di prefissare la radice vocalica come un aumento nel perfetto è usata in Telerin così come in Quenya. Gli imperativi evidentemente hanno la desinenza -a come in Quenya, come in ela! "guarda!" Pronomi: conosciamo un pronome impersonale pen "uno, persona, qualcuno". una desinenza pronominale -n "io", anche nota dal Quenya, è vista in aban "io rifiuto". Due desinenze possessive sono attestate: -ria "suo" in cavaria "la casa di lui, *la sua casa" (WJ:369) e *-ngua "nostro" (inclusivo duale), solamente attestato con la desinenza genitiva -o in vomentienguo "del nostro incontro" (WJ:407). La desinenza -ria probabilmente ricopre "suo [di lei, N.d.T.]" così come "suo [di lui, N.d.T.]", tanto quanto il Quenya -rya. Una costruzione che coinvolge le desinenze possessive fu spesso usata invece della desinenza genitiva nel caso di un singolo possessore: "la casa di Olwë" dovrebbe usualmente essere espresso come cavaria Olue "la casa di lui, Olwë" invece di cava Olueo. Una simile costruzione era anche valida in Quenya. Le relazioni genitive potrebbero anche essere espresse dal solo ordine delle parole: cava Olue o (older) Olue cava - ma tali costruzioni erano apparentemente meno comuni. Derivazione: Una desinenza aggettivale -ia è vista in arpenia, un aggettivo derivato dal sostantivo arpen "(uomo) nobile". La desinenza -ima "-abile" ["ibile", "evole", N.d.T.], ben nota dal Quenya,


occorre in abapétima "da non essere detto, *inenarrabile". Ordine degli elementi combinati: in PM:346, siamo informati che "l'ordine degli elementi nei composti, specialmente nomi di persona, rimase ragionevolmente libero in tutti e tre i linguaggi Eldarin [Quenya, Telerin, Sindarin - Tolkien dimenticò il Nandorin?], ma il Quenya preferiva l'ordine (più antico) per il quale le radici aggettivali venivano prima, mentre in Telerin ed in Sindarin gli elementi aggettivali spesso erano posizionati come secondi, specialmente in nomi di formazione tarda, secondo l'usuale posizionamento degli aggettivi nel parlato ordinario di quei linguaggi". In ragione di ciò, i nomi Telerin erano talvolta più semplici da Sindarizzare che non i puri nomi Quenya, come Findaráto ed Angaráto (con l'elemento aggettivale aráto [vedere aráta nel vocabolario] alla fine) divenendo Finrod ed Angrod in Sindarin.

VOCABOLARIO TELERIN con note etimologiche Le vocali lunghe sono indicate da accenti; le fonti adoperano invece i macron. La dieresi non è qui usata; nelle fonti essa contrassegna poche finali e nei termini da PM (Altáriellë, riellë, Olwë), ma non è usata in vocaboli Telerin trovati altrove. In PM:365 è detto che il Telerin aveva un "vasto dizionario di termini marini", come potremmo aspettarci dal linguaggio degli Elfi del Mare, ma assai pochi di quei vocaboli si trovano nel nostro piccolo corpus. - Nelle note etimologiche, le forme primitive "ricostruite" da Tolkien stesso non sono asteriscate. aba- (1) prefisso indicante qualcosa di proibito: abapétima "da non esser detto" (WJ:371). Confrontare il Quenya ava- ed il verbo correlato aba e l'imperativo abá. Un derivativo della primitiva radice ABA-, vedere aba- #2 sotto. aba- (2) verbo "rifiutare", solamente attestato nella forma aban "io rifiuto, non voglio" (WJ:371): questa include la desinenza pronominal -n "io", q.v. Il verbo aba- riflette direttamente la forma ed il significato della radice verbale ABA- (WJ:370, non in Etim), detta essere probabilmente un'elaborazione di un primitivo elemento negativo BA "no!" Osservare che tali elementi hanno a che fare col rifiuto di fare qualcosa, non negazione della veracità di (ciò che altri presenta come) fatti. abá "No!", abá care "non farlo" (WJ:371). Abá è ancora un altro derivativo dei primitivi elementi BA, ABA-; vedere aba- #2 sopra. Tale forma è indubitabilmente una diretta affine del Quenya avá, il quale è detto (in WJ:371) includere la primitiva particella imperativa â; abá "non" sembrerebbe quindi rappresentare una frase imperativa *aba-â, *ab-â "rifiuta!" - Vedere care riguardo al secondo elemento nella frase abá care. Abari, sg. *Abar, "Avar", "Elfo che non lasciò mai la Terra di Mezzo o iniziò la marcia [da Cuiviénen]". Come un vocabolo Telerin, questo è attestato solamente in WJ:380. Le Etimologie non menzionano il termine Telerin per Avar come tale, ma gli equivalenti Quenya e "Noldorin" erano derivati da una radice AB-, ABAR- "rifiutare, negare" (LR:347), e la forma primitiva era data come ábârô (o ábâro), includendo la desinenza personale (maschile/agentale) -o: Un ábâro è quindi un "rifiutatore" (che é, uno che rifiutò l'invito dei Valar a recarsi in Valinor). La ricostruzione ábârô e la radice AB-, ABAR- sono soppiantate dall'informazione fornita da Tolkien in una fonte che è circa di un quarto di secolo più recente delle Etimologie, vale a dire il saggio Quendi ed Eldar del 1960 circa (WJ:360-423). In WJ:370, la radice dalla quale le parole Quenya e Sindarin per Avari sono derivate è detta essere ABA. Tale radice "probabilmente derivava da un primitivo elemento negativo, o esclamazione, come *BA 'no'! (...) essa esprimeva rifiuto di fare ciò che altri potessero desiderare o sollecitare". La più antica forma è ora detta (in WJ:371) essere abaro, non come in Etim ábârô o ábâro con â lunga. Mentre Tolkien originariamente ritenne la r come una parte della radice ABAR data in Etim (LR:347), abaro deve essere analizzato come la nuova radice ABA con la più lunga desinenza agentale -ro. La nuova ricostruzione abaro è detta aver fornito l'Eldarin Comune abar (WJ:371), e tale forma persiste invariata in Telerin. aipen "se qualcuno, chiunque" (WJ:375 cf. 372). Apparentemente uno dei "pochi antichi composti" (WJ:362) che include l'elemento pen "persona", q.v. Confrontare il Quenya aiquen; cfr. anche il


Telerin arpen. Il prefisso ai- sembrerebbe indicare qualcosa come "alcuno", perciò letteralmente *"alcuna persona", ma nessuna plausibile etimologia di tale elemento può essere offerta. alata "radianza, riflesso scintillante" (PM:347). Derivato da una radice Eldarin Comune ÑAL "brillare per riflessione"; la forma primitiva è data come *ñalatâ "radianza, riflesso scintillante", riferentesi allo scintillare di acqua, gioielli, vetro o metalli politi. In contrasto col Quenya ñalta, il Telerin alata è un buon esempio di un vocabolo non sincopato, la seconda di due identiche vocali essendo preservata e non perduta come nel Quenya (cfr. Lettere:346). Tale vocabolo da solo fornisce un esempio di come la primitiva iniziale ñ- (come opposta a ñg-) si comporta in Telerin: essa è perduta senza tracce. Alatáriel, Alatárielle "Galadriel", "Fanciulla coronata da una ghirlanda di splendente radianza" (composto di alata e rielle, q.v.) (PM:347, UT:266). In MR:182, la forma primitiva del nome di Galadriel è data come galata-rîg-elle, ma questo dovrebbe avere prodotto invece il Telerin **Galatáriel, **Galatárielle. Comunque, Tolkien reinterpretò l'elemento iniziale, derivandolo da ñalatâ- invece di galata; vedere alata sopra. alpa "cigno" (UT:265, LR:348 s.v. ÁLAK). Forma primitiva data come alk-wâ, derivato da una radice ÁLAK "impetuoso" (LR:348); alk-wâ sembrerebbe essere una formazione aggettivale (desinenza -wâ), così il termine primitivo probabilmente aveva lo stesso significato della radice: "impetuoso", successivamente usato come un sostantivo "(uno) impetuoso" ed applicato ad un animale. anga "ferro" (PM:347). Non dato come un vocabolo Telerin nelle Etimologie, ma dacché l'affine Quenya è identico in forma e significato, ambedue i termini vengono dal primitivo *angâ (LR:348 s.v. ANGÂ). Questo è confermato da PM:347, ove angâ è detto essere una forma Eldarin Comune. Sembra che la radice stessa indichi semplicemente "ferro". In PM:366, una radice ANGA "ferro" è menzionata tra le quattro radici per metalli che sono comuni a tutti i linguaggi Eldarin (le altre denotano oro, argento e rame). Angaráto "Angrod" (PM:346). Apparentemente = "Uomo Eminente di Ferro", un composto di anga ed aráto (vedere aráta riguardo quest'ultimo). aran "re", isolato da Ciriáran, q.v. per ulteriori discussioni. aráta "nobile" (evidentemente personalizzato aráto in Angaráto, Findaráto) (PM:363). La forma primitiva di aráta è data in PM:363 come arâtâ, detto consistere di una radice ara- "nobile" (non in Etim) che è "espansa" in arat-; a tale radice estesa la desinenza aggettivale -â (WJ:382) è stata suffissa; l'aggettivo risultante arâtâ ritiene il significato della radice. Per l'allungamento della vocale nella penultima sillaba, confrontare forse forme come narâka (leggi *narâkâ) "rapido, violento" dalla radice NARÁK (vedere LR:374). Il sostantivo ñalatâ da ÑAL (vedere alata) espande la radice in ñalat- così come ara- è espanso in arat- in arâtâ, ma forse significativamente, la vocale nella penultima sillaba non è allungata in ñalatâ. - La forma aráto *"nobile uomo" dovrebbe discendere da arâtô, con la desinenza maschile -ô invece dell'aggettivale -â, o può essere derivata dall'aggettivo aráta in una data più tarda. Per la vocale finale di una parola che viene alterata a realizzare la forma più idonea come (la parte finale di) un nome maschile, comparare il Quenya colla "vestimento, manto" che appare in forma "maschilizzata" collo nel nome Quenya Sindicollo "Grigiomanto, Thingol" (MR:385). arpen "nobile (uomo)" (WJ:375). Uno dei "pochi antichi composti" (WJ:362) che contiene l'elemento -pen "persona" (q.v.); il prefisso ar- è chiaramente da riferirsi alla radice ara- "nobile" menzionata in PM:363. arpenia *"nobile", aggettivo corrispondente ad arpen (WJ:375), la desinenza aggettivale -ia dovrebbe discendere dal primitivo *-jâ (Quenya -ya). au anche au- "fuori, via" come prefisso verbale. L'enunciazione di Tolkien non è interamente chiara, ma au sembra essere non soltanto un prefisso ma anche un avverbio indipendente "via", corrispondente al Quenya oa (WJ:367 cfr. 365). Un derivativo della primitiva radice AWA, che "si riferisce ad allontanamento, visto dal punto di vista dell'oggetto, persona, o luogo lasciato" (WJ:361). Il Quenya oa "via" è detto derivare da awâ (WJ:366), e inoltre questa è apparentemente la fonte del Telerin au.


Audel "Elfo che partì dalla Terra di Mezzo", pl. Audelli (WJ:364 cf. 360, 376). Forma primitiva data come awa-delo o awâ-delo, letteralmente *"che va via", dalla radice AWA "via" + delo, una primitiva formazione agentale "che va" basata sulla base verbale DELE "andare" (WJ:360). Osservare, comunque, la doppia ll nel plurale; ciò indica che l'elemento finale nel vocabolo era (etimologicamente parlando scorrettamente) associato al sostantivo ello "Elfo, Elda". Confrontare il Quenya Oarel pl. Oareldi (WJ:363), la supposizione essendo ancora una volta quella che l'elemento finale sia effettivamente una forma abbreviata di elda. auta- "andare via, lasciare". Passato váne e perfetto avánie nel senso più astratto "divenire perduto", vante con perfetto avantie nel senso concreto "andare via"; participio passato vanua. (WJ:367 cf. 366) Un derivativo della primitiva radice AWA, che "si riferisce a movimento da, visto dal punto di vista dell'oggetto, persona, o luogo lasciato" (WJ:361), o la più corta radice *wâ(WJ:366). Auta- dovrebbe provenire da *autâ (per *awtâ-) con una desinenza verbale -tâ che è assai ben attestata (più di frequente nel caso di verbi transitivi o pure causativi, ma tale verbo non è uno di questi). Il pa. váne riflette la più breve radice wâ-, alla quale è apposta la desinenza passata -ne anche nota dal Quenya: forma primitiva probabilmente *wânê. L'alternativo pa.vante è connesso ad auta-, una formazione passata derivata da infissione nasale (prima della t) e la desinenza -e; comunque, potremmo esserci aspettati *avantë invece, strettamente corrispondente all'affine Quenya oantë (WJ:366, dichiarato essere derivato da áwa-n-tê). Forse l'iniziale a sparì sotto l'influenza della forma parallela váne. Il perfetto avánie ha un identico affine Quenya affermato essere derivato da awâniiê (WJ:366), sc. probabilmente la radice wâ con la radice vocalica prefissa e la desinenza -iiê suffissa (evidentemente la normale formazione perfetta primitiva); la n è dichiarata essersi "intrusa dal passato", sc. essere rinvenuta nel perfetto per confusione con la forma passata váne (*wânê). L'alternativo perfetto avantie, corrispondente al Quenya oantië, sembrerebbe venire da *awantiiê. Tale forma può essere influenzata dalla forma passata vantë. Il participio passato vanua, Quenya vanwa, deve essere derivato direttamente dalla radice wâ-; la forma primitiva è chiaramente supposta essere *wânwâ o *wanwâ, la desinenza -nwâ più di tutte rassomigliando ad una versione con nasale infissa della desinenza aggettivale -wâ. avad *"via" (WJ:367 cf. 366). Un derivativo della primitiva radice AWA, definita sotto auta- sopra. Il Quenya oa "via" è detto derivare da awâ (WJ:366). Il diretto affine di avad è piuttosto un differente vocabolo Quenya, oar, la finale -r riflettendo un'iniziale -d che è preservata invariata in Telerin. Tale -d è il residuo (Eldarin Comune) della primitiva desinenza allativa -da, "indicante moto a o in direzione di un punto" (WJ:366). Avad sembrerebbe pertanto rappresentare *awâd(a), letteralmente "via a". Tolkien nota che il Quenya oa può riferirsi sia al restare (come in "distante") che al moto (come in "andare via"), ma oar, includendo il residuo di una desinenza allativa, presumibilmente si riferisce solemante a moto, e ciò vale anche per il Telerin avad. (La forma corrispondente al Quenya oa sembrerebbe essere au.) avánie vedere auta avantie vedere auta bá esclamazione di rifiuto: "Non voglio" o "non [farlo, N.d.T.]!" (WJ:371). Derivato direttamente dal primitivo elemento negativo BA "no!" (WJ:370). Bala "Vala". Nelle Etimologie derivato da una non definita radice BAL (LR:350); una tarda voce BEL "forte" è comunque confrontata a BAL. La forma primitiva di bala è data come *bálâ, una formazione che sembra equivalere a Bánâ da BAN; vedere Bana sotto. In WJ:403 Tolkien fornisce qualche informazione circa il Quenya Vala, l'intimo affine di Bala. Vala (e perciò Bala) è propriamente un verbo "ha potere", ed il plurale Valar (Telerin *Balai) può essere interpretato "essi hanno potere". Susseguentemente tali verbi furono anche usati come sostantivi: "una Potenza, le Potenze". Bana = Quenya Vana, nome di una Valië (forma Quenya compitata Vána nella versione pubblicata del Silmarillion). Secondo le Etimologie, la forma primitiva era Bánâ. La desinenza -â è usualmente aggettivale e mai esplicitamente femminile; essa può semplicemente essere la radice vocalica suffissa ed allungata. Bánâ è derivato da una radice BAN (LR:351) che non è definita come tale, ma sembra avere a che fare con bellezza; è l'origine del Quenya vanya "bello" (Telerin *bania, non


attestato - ma vedere Vaniai). In WJ:383, riproducendo una tarda fonte (ca. 1960), è detto che il nome Quenya di tale Valië, Vána, è derivato invece da una radice WAN (nuovamente, vedere Vaniai). Qui, la forma primitiva è probabilmente intesa come *Wânâ, che dovrebbe fornire *Vána pure in Telerin. bar *"dimora", isolato da Heculbar, Hecellobar. La forma Quenya è -mar (cfr. Heceldamar). Tale termine Telerin non è dato nelle Etimologie, ma è chiaramente da riferirsi alla radice MBAR "risiedere, abitare" (LR:372), e ciò è confermato dalla storia fonologica: quando una forma Telerin (o Sindarin) in b- corrisponde ad una forma Quenya in m-, il vocabolo primitivo iniziava sempre nell'occlusiva nasalizzata mb-. Baradis "Varda", modificato da Tolkien da Barada. Tale forma rigettata fu la diretta affine del Quenya Varda; la forma primitiva è data come barádâ, un aggettivo "elevato, sublime", derivato dalla radice BARÁD (LR:351) con la comune desinenza aggettivale -â. (Confrontare il termine branda, q.v., dalla medesima radice.) La radice BARÁD non era definita come tale, ma la radice BAR, l'originale significanza della quale era probabilmente "risalire", è comparata a BARÁD in LR:351. BARÁD è evidentemente da intendersi come una forma estesa di BAR, sebbene estensioni in D siano rare (più spesso S o T). Quando Tolkien modificò Barada in Baradis derivò quest'ultima da una radice BARATH, non definita ma "probabilmente correlata a BAR e BARÁD" (LR:351). Baradis è riferito ad una forma primitiva Barathî, la quale è chiaramente la radice BARATH con la primitiva desinenza femminile -î (Quenya -i come in heri "dama"). Il postvocalico primitivo th risulta come d in Telerin (comparare bredele "faggio" dalla radice BERÉTH), così dovremmo esserci aspettati Barathî a fornire *Baradi. Tolkien suggerisce che il vocabolo Telerin fosse influenzato da barádâ "elevato", ma ciò non sembra necessario per spiegare come th divenne d e non rende conto della finale s in Baradis. Mentre Tolkien non si dedica a tale questione direttamente, dobbiamo probabilmente presumere che *Baradi fosse alterato in Baradis sotto l'influenza di un vocabolo derivato dalla radice NDIS (LR:375), una forma potenziata di NIS "donna". Una forma primitiva in ndis- dovrebbe risultare come dis- in Telerin. Baradis può quindi essere interpretato "Alta Signora". belca "eccessivo" (ala fonte, LR:352, compitato belka - ma C è adoperato dappertutto nei termini Telerin in Quendi ed Eldar in WJ). Derivato da una radice BEL "forte" (LR:352); la forma primitiva è chiaramente supposta essere *belkâ, con una desinenza aggettivale -kâ che è ben attestata (cfr. per esempio poikâ "pulito" da POY). belda "forte" Derivato dalla medesima radice BEL "forte" (LR:352) di belca; la forma primitiva può attendibilmente essere ricostruita come *beldâ, con fortificazione della mediale L > LD e la desinenza aggettivale -â. Confrontare kuldâ "rosso" dalla radice KUL (LR:365). belle "forza (fisica)" Derivato dalla stessa radice BEL (LR:352) di belca e belda sopra; la forma primitiva di belle dovrebbe più verosimilmente essere *bellê, dacché la desinenza -ê è spesso astratta. Il raddoppio della L potrebbe essere una "fortificazione della mediale" (sebbene L > LD sia più comune). È anche possibile che *bellê sia la radice BEL + la desinenza astratta -lê (vedere VT39:16). branda "elevato, nobile, fine". La forma primitiva è data in LR:351 come b'randâ, apparentemente rappresentando un pure più primitivo aggettivo *barándâ prima della perdita della vocale non accentata della radice BARÁD. L radice non è definita come tale ma si suggerisce essere correlata a BAR, probabilmente indicando "sollevare" (LR:351). B'randâ mostra infissione nasale, o con più possibilità una fortificazione della mediale d > nd, e la comune desinenza aggettivale -â. bredele "faggio" (anche ferne). Derivato da una radice BERÉTH (LR:352), in sé non definita; la forma primitiva dovrebbe essere *b'rethelê con perdita di una e non accentata. La desinenza -lê è usualmente una desinenza universale ed astratta (VT39:16), ma qui sembra agire semplicemente come un formatore di sostantivi. búa- "servire". Derivato da una radice BEW "seguire, servire" (LR:352); la forma primitiva è data come beujâ- (compitato beuyâ- in LR:352); -jâ è una delle più comuni desinenze verbali. I vocaboli búa- e búro (sotto) indicano che il primitivo dittongo eu divenne monottonghizzato in ú in Telerin. Búa- da beujâ indica anche che l'intervocalica j fu perduta.


búro "vassallo". Derivato dalla medesima radice BEW "seguire, servire" come il verbo búa- sopra (LR:352); la forma primitiva è data come beurô. La desinenza -rô è un'assai comune desinenza maschile/agentale. (Fem. *beurê > Telerin *búre.) Calapendi = Quenya Calaquendi, gli Elfi Luminosi (WJ:362). Cala "luce" indubitabilmente viene dalla radice KAL "splendere" (LR:362). Il vocabolo Telerin non è menzionato nelle Etimologie, ma l'identico affine Quenya cala è derivaro da una (rimarchevole) forma primitiva k'lâ; la radice vocalica è andata perduta nella sua normale posizione, ma è ripristinata in Quenya (e Telerin). Per il secondo elemento del composto, vedere Pendi. can- "chiamare ad alta voce, gridare" o "invocare o nominare una persona" (PM:362), derivato direttamente da una radice KAN "gridare, chiamare ad alta voce" (PM:361). Tale radice non è da confondersi con un'identica radice elencata nelle Etimologie: KAN- "osare" (LR:362). cáno "araldo" (PM:362). La forma primitiva è data come kânô "strillone, araldo", derivato dalla medesima radice KAN "gridare, chiamare ad alta voce" che fornì il verbo can- (vedere sopra); il suffisso -ô è un'assai comune desinenza maschile spesso avente un significato agentale, essa è usualmente (sebbene non sempre) combinata con l'allungamento della radice vocalica quando aggiunta ad una radice verbale elementare. Tale formazione è detta essere "la più antica e più semplice forma agentale" (PM:362). care "fare", attestato nella frase abá care "non farlo" (WJ:371). Care, qui usato come un infinito, sembrerebbe essere una radice verbale derivata da KAR "creare, fare" (WJ:362). La forma primitiva dovrebbe essere *kari, la finale corta -i successivamente divenendo -e (allo stadio dell'Eldarin Comune). Quando le desinenze sono apposte cosicché la vocale non sia finale, la sua originale qualità è probabilmente preservata, e.g. *carin "faccio". Questo è il caso in Quenya, per il quale linguaggio abbiamo abbondanza di esempi attestati (comprendenti carin "creo, costruisco" - vedere LR:362 s.v. KAR). cava "abitazione", con una desinenza pronominale cavaria "la sua casa" (WJ:369). Presa assieme all'affine Quenya coa (compitato "köa" in WJ:369), la forma primitiva può essere ricostruita come *kawâ. Ciò richiederebbe una radice *KAW, non attestata in alcun luogo. Comunque, vi è una radice KHAW "restare, distendersi in tranquillità" la quale è equiparata a KAY "coricarsi" (LR:364, 363). Se il significato di base di *kawâ è "luogo di riposo" o qualcosa di similare, possiamo presumere una radice *KAW come il collegamento mancante tra KAY e KHAW. ciria "nave", isolato da Ciriáran, q.v. Ciriáran "re marinaio" (PM:341). Trasparentemente un composto di ciria "nave" e aran "re" (Quenya cirya, aran); tali termini Telerin non sono attestati indipendentemente. Ciria "nave" dovrebbe essere derivato dalla radice KIR- "tagliare, fendere" (non definita in LR:365, ma vedere kir- nell'Appendice del Silmarillion). La forma primitiva dovrebbe essere *kirjâ, sebbene -jâ sia usualmente una desinenza aggettivale (e verbale), non normalmente adoperata a derivare sostantivi. (Confrontare spania "nuvola" < *spanjâ da un altro sostantivo in -jâ.) L'idea semantica è apparentemente che una nave taglia la sua via attraverso le onde; alla voce kir- in the Appendice del Silmarillion, il Quenya cirya è definito come "nave dalla prua aguzza" e comparato all'inglese "cutter". - Aran è certamente derivato dalla radice ara- "nobile" (PM:363); potrebbe semplicemente essere una "estensione" in -n o rappresentare il primitivo *arano con la desinenza maschile -no, perciò "nobile uomo". (La finale corta -o fu perduta allo stadio dell'Eldarin Comune. La desinenza è più spesso -nô con una vocale lunga, la quale dovrebbe fornire il Telerin *-no, ma almeno nel vocabolo primitivo khalatirno "guardiano dei pesci" [LR:394 s.v. TIR] la vocale finale è marcata con un diacritico che indica che essa può essere lunga o corta.) - Nelle Etimologie, Tolkien derivò alcune parole per "re" da una radice 3AR (LR:360), ma questa forniva solamente aran in Sindarin ("Noldorin"); la forma Quenya doveva essere haran. Posteriormente, aran "re" senza l'iniziale h divenne un vocabolo comune sia in Quenya, Sindarin che evidentemente in Telerin, così Tolkien evidentemente cne cambiò l'etimologia. Vi sono tutte le ragioni di credere essa ora si connetta ad ara- "nobile" come descritto sopra. Daintáro (nome masc., affine a Denethor) (LR:188). Forma primitiva data come Ndani-thârô, "Salvatore dei Dani [Nandor, Elfi Verdi]"; thârô dovrebbe essere una formazione agentale simile a


kânô sopra, sebbene nessuna radice appropriata sia nota (essa dovrebbe essere stata *THAR o meno verosimilmente *THA; una radice THAR è effettivametne elencata in LR:392, ma è definita come "attraverso, oltre" è non può efficacemente fornire un vocabolo per "salvatore"). Destando interesse, th diviene t seguendo n, sebbene essa divenga f inizialmente (vedere Findo) e d seguendo una vocale (vedere bredele). Osservare che Tolkien molti anni più tardi propose un'etimologia totalmente differente per il nome Denethor; vedere WJ:412 (ove non si citano forme Telerin). delia "andare, procedere", passato delle (WJ:364). Forma primitiva data come del-ja (leggi probabilmente *deljâ), derivata da una base DELE "camminare, andare, procedere, viaggiare" (WJ:360); la primitiva desinenza verbale -jâ è ben attestata. Il passato delle può rappresentare *delnê, con la desinenza passata -nê; comunque, la forma elni come il pl. di elen (q.v.) sembrerebbe indicare che ln non diviene ll in Telerin. Così pure, *delnê sembra essere la miglior ricostruzione della forma primitiva; in elni la n può essersi preservata a causa dell'analogia col singolare elen. Dobbiamo, tuttavia, anche considerare la possibilità di una forma con nasale infissa *denlê; questa può aver prodotto delle per assimilazione. Éde "Pausa, Riposo", usato come il nome di una Valië (WJ:404; in Quenya chiamata Estë), la moglie di Lórien. Nelle Etimologie, nessuna forma Telerin di tale nome è menzionata, ma varie forme Quenya e Sindarin/"Noldorin" sono elencate sotto l'intestazione di una voce EZDÊ (LR:357). Tale voce, comunque, ha un riferimento incrociato a SED, la quale qui è la radice elementare: EZDÊ è piuttosto una ricostruzione di un vocabolo primitivo. In WJ:403, Tolkien derivò tale nome da una radice SED, affermando che esdê divenne ezdê in Eldarin Comune (s essendo sonorizzata in z dal contatto con la consonante fonica d). Esdê sembrerebbe essere la forma più primitiva, includendo una forma riarrangiata della radice SED (vocale-consonante-consonante invece del normale consonante-vocale-consonante); la desinenza -ê può essere sia astratta che femminile. Originariamente esdê Era evidentemente un comune sostantivo "riposo"; in WJ:404, Pengolodh osserva che mentre le forme Quenya e Telerin (Estë e Éde, rispettivamente) sono venute ad essere usate soltanto come un nome della dea, il vocabolo Sindarin îdh ha ancora un significato generale "pausa". Ciò suggerisce che qui, la desinenza -ê fosse originariamente solo astratta, sebbene il fatto che vi fosse una desinenza femminile della medesima forma dovrebbe aver reso il vocabolo facilmente applicabile come un nome femminile. él "stella", pl. éli (WJ:362). Cfr. il saluto él síla lúmena vomentienguo "una stella brilla sull'ora del nostro incontro" (WJ:362, 407). Secondo WJ:360, la leggenda Elfica riportava che i termini Eldarin per "stella" sono da riferirsi ad una primitiva esclamazione ele, "ecco!", "mira!" - suppostamente ciò che gli Elfi dissero quando per la prima volta videro le stelle. (Cfr. WJ:422.) La forma primitiva (Eldarin Comune) di él è data in WJ:360 come êl; in altri termini, il vocabolo rimase invariato in Telerin. - Nelle Etimologie, le parole per "stella" sono derivate da una radice EL semplicemente definita come "stella" (LR:355); qui la forma Telerin non è menzionata. ela! *"see!", esclamazione imperativa, che dirige la vista ad un oggetto effettivamente visibile (WJ:362). Derivata dallo stesso elemento primitivo ele "ecco!", "mira!" di él (vedere sopra); la desinenza imperativa -a discende da una particella imperativa originariamente independente â (WJ:365, 371). La forma primitiva di ela è data in WJ:360 come el-â. elen "stella" (pl. elni), un termine arcaico e poetico (WJ:362). (Osservare che in Quenya, elen è il vocabolo normale e él è il termine arcaico e poetico, l'opposto della situazione in Telerin!) Elen ha la stessa origine di él, ma rappresenta una "base estesa" con una n suffissa (WJ:360). Ella variante occasionale di Ello, primariamente usato "in posizione quasi-aggettivale (e.g. come il primo elemento in composti laschi o genitivi)", come Ellálie "Ppoplo degli Elfi", Quenya Eldalië (WJ:362, 375). Ella è il diretto affine del Quenya Elda (del quale Ello, q.v., non è). Ella discende da eldâ, una formazione aggettivale "connesso a o concernente le stelle" (formato da fortificazione della mediale l > ld ed aggettivale -â). Ciò si riferisce alla storia per cui "Oromë amava i Quendi, e li denominò nella loro stessa lingua Eldar [forma primitiva effettivamente Eldâi], il Popolo delle Stelle" - in quanto egli li trovò sotto un cielo stellato (Silmarillion cap. 3). Successivamente, tale vocabolo non fu più applicato a tutti i Quendi, ma solamente a quelli che partirono per la Marcia su Valinor, sia che vi fossero mai andati o meno. - Mentre il Quenya Elda ha inconfutabilmente volto


l'originale aggettivo in un sostantivo, un vago indizio della sua originale funzione può ancora essere presente in Telerin, che adopera Ella invece di Ello in "posizione quasi aggettivale". Ello = Quenya Elda, Alto Elfo (WJ:364; pl. Elloi, WJ:376). Mentre semanticamente equivalenti al Quenya Elda, tali forme non sono affini. Ello discende da edelô o edlô, primitive formazioni agentali basate sulla base verbale DELE "andare", perciò un *"andante", un termine usato per coloro che intrapresero la grande Marcia da Cuiviénen a Valinor (WJ:360, 364; la radice DELE non è in Etim, ma cfr. LED "andare, uscire da, viaggiare", LR:368, e la sua variante con radice vocalica prefissa ÉLED "andare, partire, lasciare", LR:356). Cfr. Ella, Ellálie (WJ:364, 375), sebbene tali forme siano effettivamente irrelate (ella viene da eldâ, donde il Quenya elda, non edlô/edelô). La confusione di Ella con Ello (similmente il Quenya Elda vs. Eldo) può essere responsabile per il fatto che il termine Ella fu successivamente usato solamente per i (discendenti dei) "Marciatori", e non più applicato agli Elfi in generale. endo "nipote, discendente". Derivato da una radice ÑGYÔ, ÑGYON (LR:377) che è similmente glossata; ciò è probabilmente da intendersi come un potenziamento della radice YÔ, YON "figlio" (LR:400), dacché Tolkien effettuò un riferimento incrociato a quella radice. L'affine Quenya di endo è indyo; tali forme assieme puntano ad una forma primitiva *ñgjô; i dettagli possono essere dibattuti ma dobbiamo probabilmente presumere uno sviluppo più o meno come ñgjô > *ñdjô > *ñdô > *eñdo > endo (ma nel caso del Quenya *ñdjô > *iñdjo > indyo). La ragione per la quale una e (in Quenya una i) sviluppò prima ñ è evidentemente che tale suono iniziale sia divenuto sillabico; vedere engole sotto per un altro esempio di ciò. engole "cultura" (WJ:383; usato molto spesso per la speciale "cultura" posseduta dai Noldor; osservare che engole viene dalla medesima radice di golodo "Noldo"). La forma primitiva di engole non è menzionata in WJ:383, ma l'affine Quenya ingolë lo è, e la forma primitiva di tale vocabolo è data in PM:360: ñgôlê, chiaramente derivato dalla radice ÑGOL "saggio, saggezza, essere saggio" (LR:377, ma nessun termine Telerin vi è menzionato) con allungamento della radice vocalica e la desinenza -ê, che è spesso usata a derivare astratti. PM:360 dà evidenza del fatto che prima di una sillabica ñ, una vocale i dovrebbe svilupparsi in Quenya (ed una a in Sindarin), come nel nome Ingoldo da ñgolodô quando la consonante iniziale era sillabica (il Sindarin Angolodh, non usato). In Telerin, la vocale che si sviluppò prima di una sillabica ñ fu e, perciò engole può anche essere riferito a ñgôlê. Ciò indica che góle è una forma parallela, derivata da ñgôlê senza la sillabica ñ. Osservare che mentre l'originale lunga ô è preservata in góle, essa è divenuta una breve o in engole, con ogni possibilità in quanto il tono evidentemente traslò sulla nuova vocale iniziale e lasciò la sillaba successiva completamente inaccentata. epe "disse, dire, dice", termine usato a introdurre citazioni, senza forme temporali. Forma primitiva data come ekwê (WJ:392), una "curiosa ed evidentemente arcaica forma che sopravvive soltanto nei linguaggi di Aman" (Quenya equë). Tolkien spiegò questa come una primitiva formazione passata basata sull'assai primitiva radice KWE avente a che fare con discorsi vocali, risalendo agli stadi primordiali del linguaggio Elfico (posteriormente espansa in KWETE, donde il Telerin pet- ed il Quenya quet-, "dire" - vedere WJ:391-392). In ekwê, il passato è indicato prefissando la vocale di base ed allungandola nella sua normale posizione (WJ:415); confrontare le formazioni perfette Quenya. Tolkien confronta anche questo con i passati di una classe di verbi forti Sindarin, ove simili formazioni possono essere mostrate a soggiacere alle forme Grigio-elfiche. eve "una persona, qualcuno (anonimo)" Forma primitiva data come ewê, derivato da una radice EWE "persona" (PM:340); tale radice non si trova nelleEtimologie. (Tolkien inventò la radice EWE per spiegare la desinenza -wë vista in molti nomi Quenya [cfr. -ue nel Telerin Olue, q.v.], ma l'origine di tale desinenza fu effettivamente spiegata differentemente nelle Etimologie; vedere alla voce WEG, LR:398.) Fallinel "Elfo Telerin", pl. Fallinelli (LR:379 s.v. NYEL). Il significato letterale sembrerebbe essere "Cantore della Spuma". L'elemento falli-, forma indipendente probabilmente *falle (attestata in Quenya), è derivato da una radice PHAL "spuma" (LR:381). La forma primitiva può essere ricostruita come *phalli, che dà la forma composta falli-; quando finale, la -i breve divenne -e allo stadio dell'Eldarin Comune, ma rimase i quando il vocabolo è usato come il primo elemento nei


composti. Il potenziamento della mediale l in ll evidentemente è semplicemente una "fortificazione", ma la desinenza -i (più spesso usata a derivare aggettivi di colore) è talvolta usata a derivare sostantivi denotanti sostanze, come pori "farina, sfarinato" (LR:382, s.v. POR, Telerin *pore); forse *phalli "spuma" si adatta a tale contesto. - Il secondo elemento in Fallinel (-nell-) è ovviamente un affine del Quenya nyello "cantore", derivato da una radice NYEL "risuonare, cantare, emettere un dolce suono" (LR:379 s.v. NYEL); la forma primitiva dovrebbe essere *njellô con fortificazione della doppia ll e la desinenza maschile/agentale -ô. Ciò dovrebbe fornire *nello come l'indipendente vocabolo Telerin, e di tale forma può ben essere presunto che sia esistita, ma in composti la vocale finale lunga fu ad uno stadio iniziale abbreviata: perciò phallinjellô > *phallinjello. Allo stadio dell'Eldarin Comune, la finale corta -o disparve, producendo *phallinjell, che fornisce il Telerin fallinel. Come vediamo, il gruppo ll fu semplificato in l quando finale, ma quando non finale, come prima della desinenza plurale -i, rimase doppia ll: Fallinelli. (Per il processo delineato qui, cfr. WJ:363-364, ove Tolkien descrive come il primitivo eldâ divenne -elda in composti; ciò a sua volta divenne -eld con la perdita della finale corta -a in Eldarin Comune, al che -eld fu semplificato in -el in Quenya, ma rimanendo -eld- quando una desinenza era aggiunta al composto: perciò plurali in -eldi.) felga "caverna". In LR:381, tale vocabolo è derivato da una radice PHÉLEG dal significato simile dalla quale radice è anche derivato il nome Sindarin Felagund. Ma dacché Tolkien posteriormente spiegò tale nome come una presa a prestito dal Nanesco (PM:351-352), la radice PHÉLEG e tutti i termini derivati da essa possono essere obsoleti. (Naturalmente, nessun vocabolo Nanesco potrebbe farlo nel linguaggio dei Teleri di Aman.) Ignorando tale possibilità, felga è chiaramente inteso derivare da *phelgâ, confrontare il Quenya felya e l'Antico Sindarin phelga. La desinenza -â è spesso aggettivale, ma qui semplicemente forma un sostantivo. ferne "faggio" (anche bredele) Derivato da una radice PHER, estesa PHÉREN, che é semplicemente definita come "faggio"; la forma primitiva può essere data come *phernê (mentre l'Antico Sindarin pheren, il Sindarin fêr devono rappresentare un'altra forma; *phernê dovrebbe aver fornito l'AS *pherne, S *fern.). Findaráto "Finrod" (PM:346). Il primo elemento, find-, dovrebbe probabilmente essere *finde come un vocabolo indipendente; la vocale finale è decaduta prima della vocale iniziale (a-) nel secondo elemento del composto. *Finde, come l'identica forma Quenya, significa "capelli", derivato da *phindê "treccia" (PM:362, cfr. 340). Findaráto indica *"nobili capelli"; riguardo l'elemento finale, vedere aráto sotto aráta. (Osservare che l'etimologia del nome di Finrod era alquanto differente nelle Etimologie; qui essa era derivata da Phinderauto, evidentemente riferentesi ad uno che ha abilità nella lavorazione del metallo: vedere le voci PHIN, RAUTÂ, LR:381, 383.) Findo "Thingol". Derivato da una non definita radice THIN (LR:392), donde il primitivo thindi "grigio". Chiaramente Findo non corrisponde direttamente a Thingol "Grigiomanto" (primitivo *Thindikolnô); esso deve rappresentare semplicemente *Thindô "Il Grigio", formato da THIN con fortificazione della mediale n > nd e la desinenza maschile -ô. ciò dovrebbe riferirsi a Thingol come al più rilevante "(Elfo) Grigio" (Sinda). gáia "terrore, grande paura". La radice è data come GAYA "timore, spavento" (del quale GÁYAS "paura" nelle Etimologie, LR:358, sembrerebbe essere una forma estesa), e gáia è detto discendere da gâjâ (PM:363, ivi compitato con y invece di j - le convenzioni ortografiche di Tolkien per il primitivo linguaggio variano da testo a testo). In tale vocabolo, un'intervocalica j (y) persiste come i in Telerin; ái può in effetti essere un lungo dittongo. Contrasta con búa- "servire" da beujâ-; potremmo esserci aspettati *búia, ma tale forma può essere impossibile in quanto dovrebbe aver coinvolto un "trittongo" *eui ad uno stadio primevo; forse ciò fu semplificato in eu prima che eu a sua volta divenisse monottonghizzato nel Telerin ú. gáialá "rovinoso, terribile, disastroso" (PM:363 cf. 347). Derivato dalla stessa radice GAYA "timore, spavento" di gáia, q.v. per riferimenti. La forma primitiva di gáialá non è data, ma può con sicurezza essere ricostruita come *gâjalâ/*gâjâlâ. In PM:363, gáialá è definito un aggettivo formato su gâjâ "terrore, grande paura". La desinenza -lâ, la vocale finale lunga del quale è curiosamente preservata, può essere il formatore di sostantivi -la (come in makla "spada", LR:371)


combinata con la desinenza aggettivale -â; in effetti, -lâ dovrebbe semplicemente divenire una più lunga desinenza aggettivale. (La desinenza participia Quenya -la deve discendere da -lâ.) gaiar "il Mare". Forma primitiva data come Gajar- (Gayar-) "il Terrifico" (PM:363), derivato dalla medesima radice GAYA "timore, spavento" di gáia, q.v. per riferimenti. Il trattino alla fine di Gajarsuggerisce che una vocale finale è omessa. *Gajaro può verosimilmente essere la forma del vocabolo completo, -ro (più spesso -rô) essendo una ben attestata desinenza che assai spesso ha un significato agentale: perciò *"ciò che causa timore/spavento", essendo questo "il nome ideato per il Mare, il vasto e terrificante Grande Mare dell'Ovest, quando gli Eldar giunsero per la prima volta sulle sue rive" (PM:363, cfr. l'Appendice del Silmarillion, voce gaer). - Tale spiegazione dell'origine dei termini Eldarin per "mare" (Telerin gaiar, Quenya ëar, Sindarin gaear) è relativamente tarda. Nelle Etimologie, i vocaboli per "mare" sono stati derivati da una radice AYAR/AIR semplicemente definita come "mare" (LR:349 - nessuna forma Telerin è qui menzionata). Ma in un saggio che data circa dal 1960, Tolkien derivò invece la parola Sindarin per "mare" dalla sopra menzionata radice GAYA (WJ:400). Allora egli ritornò sul fatto che la radice AYAR fornisse il Sindarin aear, come è evidente da una lettera che scrisse nel 1967 (Lettere:386). Quindi egli mutò il suo proposito nuovamente; in u testo scritto perlomeno un anno più tardi, il vocabolo Sindarin per "mare" è ancora una volta gaear puntando a GAYA come all'originale radice (PM:363), e per quel che sappiamo, questa fu la sua decisione finale. (AYAR dovrebbe aver fornito il Telerin **aiar, non gaiar.) Tolkien può non essersi mai avveduto che in SdA egli aveva pubblicato la parola Sindarin aearon "(Grande) Mare", così che secondo il suo normale rispetto per il materiale pubblicato (considerato una parte "fissata" dei miti) egli non sarebbe stato libero di premettere g- ai termini Elfici per "mare", com'egli fa in alcune fonti post-SdA. Oraearon "Giorno del Mare" occorre in SdA Appendice D; un altro termine nello stesso elenco di giorni della settimana, Orgaladh(ad) o "Giorno dell'Albero" dimostra che la g non dovrebbe essere lenita a zero in tale ambiente (o dovremmo aver invece visto *Oraladh(ad)). Se ciò fosse stato puntualizzato da Tolkien, egli potrebbe ben essersi sentito obbligato ad abbandonare l'idea che i vocaboli per "mare" vengano da una radice GAYA; forse egli deve aver reistituito AYAR come la radice, nel qual caso il termine Telerin dovrebbe essere stato alterato in *aiar. galla "albero" (modificato da Tolkien da galda) (VT39:7, 19). Diverse fonti danno galadâ come la forma primitiva del vocabolo che fornì il Quenya alda ed il Sindarin galadh (Lettere:426, UT:266, SD:302), sebbene la forma Telerin galla non sia menzionata in alcuna di esse. Nelle Lettere:426, il radicale è detto essere GAL "crescere", intransitivo, ed in UT:266, galadâ è definito come "grande crescita" (tale termine era usato per alberi estesi, mentre alberi più esili erano chiamati ornê [Telerin *orne], sebbene tale distinzione non fosse consistentemente mantenuta in Quenya - non abbiamo modo di sapere se Tolkien intendesse galla come aver acquisito il medesimo ampio senso del Quenya alda, o ancora indicasse soltanto "alberi estesi"). Nelle Etimologie, il Quenya alda è derivato da una radice GALAD, semplicemente definita come "albero" (LR:357); ciò può intendersi come una forma estesa della radice GAL menzionata nelle Lettere:426. Si è, comunque, tentati di comparare galadâ da GAL a ñgolodô "Noldo, uno saggio" da ÑGOL; gala- potrebbe essere una forma con ómataina della radice (vocale di base suffissa), e -dâ potrebbe essere una desinenza comparabile alla desinenza personale -dô in ñgolodô, la desinenza -â spesso si riferisce a qualcosa di inanimato così come la vocale finale -ô assai spesso denota un animato (maschile). glada- "ridere". Derivato direttamente da una radice Eldarin Comune g-lada-, non nelle Etimologie (PM:359 cf. 343). La g seguita da un trattino è evidentemente intesa come un'espansione secondaria di tale radice (cfr. WJ:411, ove è fatto riferimento al "tardo QP [Quenya Primordiale] gl- come una variazione iniziale di l-"). Goldolambe *"Noldo-lingua" = Quenya (WJ:375). Vedere golodo e lambe per una discussione degli elementi separati. Goldórin *"Noldorin", in Telerin usato come il nome del Quenya, il quale linguaggio i Teleri conoscevano primariamente come la lingua dei Noldor, "poiché essi avevano pochi contatti coi Vanyar" (WJ:375). Il primo elemento del vocabolo Goldórin, vale a dire Goldo-, è la forma composta di golodo "Noldo" (q.v. per ulteriori discussioni; osservare che la lunga ó del vocabolo


Goldórin riflette la lunga vocale finale del termine primitivo per Noldo, ñgolodô). A questo è aggiunta la desinenza aggettivale -rin; vedere Lindárin per ulteriori discussioni. góle "lungo studio", specialmente con riferimento alla cultura Noldorin (WJ:383). Derivato da ñgôlê senza ñ sillabica; vedere sotto engole per ulteriori discussioni e riferimenti. golodo "Noldo" (LR:377 s.v. ÑGOL, PM:360; la forma sincopata goldo occorrente in WJ:383 dovrebbe essere adoperata soltanto in composti; cfr. Goldórin, Goldolambe sopra). La forma primitiva è data in PM:360 e WJ:383 come ñgolodô (MR:350: ngolodô), derivato da una radice ÑGOL "saggio, saggezza, essere saggio" (LR:377) o "conoscenza, sapienza, cultura" (WJ:383). La forma ñgolodô mostra raddoppio della vocale di base (ómataina) e la desinenza maschile/animata -dô. Il nome di clan Noldor (Telerin *Golodoi) indica "Maestri di tradizione" (MR:350) o "i Saggi" (WJ:383) ("ma saggi nel senso di chi possiede conoscenza, non sagacia, capacità di giudizio" Indice del Silmarillion voce "Noldor"). heca! "togliti! fatti da parte!" (WJ:365 cf. 364). Forma primitiva data in WJ:365 come heke-â o hek-â; sc. la radice HEKE "in disparte, a parte, separato" combinato con la primitiva particella imperativa â. Osservare che sebbene HEKE sia propriamente un elemento avverbiale e non una radice verbale, è qui usato a formare una frase imperativa. heco avverbio e preposizionw "lasciando da parte, non contando, escludendo, eccetto" (WJ:365 cf. 364). Tolkien interlocutoriamente suggerì una forma primitiva hek au, non ulteriormente spiegata. Hek è apparentemente la forma più breve della radice HEKE "in disparte, a parte, separato" (in WJ:361, heke è definito come "aparte, non includendo"), mentre au deve connettersi con l'elemento AWA "via" ("visto dal punto di vista dell'oggetto, persona, o luogo lasciato", WJ:361). Perciò hek au = *"da parte, via" (da). hecta- "rigettare, abbandonare" (WJ:365), forma primitiva data come hek-tâ, derivato dalla radice HEKE (originariamente un elemento avverbiale "in disparte, a parte, separato"). La frequente desinenza verbale -tâ spesso ha un significato causativo, così hek-tâ dovrebbe indicare, letteralmente, *"rendere separato", perciò *"distanziarsi da", da cui il significato "rigettare, abbandonare" si sviluppò. Hecello "Elfo [Ello] lasciato (in Beleriand)", *"Sinda"; pl. Hecelloi (WJ:365, 376). Forma primitiva non data, evidentemente *Hekedlô o Hekedelô, sc. ed(e)lô (vedere Ello) with a prefix hek-, trasparentemente basato sull'elemento HEKE "in disparte, a parte, separato". Perciò Hecelloi = *"Eldar separati", separati, cioè, dai loro parenti in Valinor. - Il sostantivo Hecello appare come Hecellu- nel composto Hecellubar; lo spostamento -o > -u- non è spiegato da nessuna parte e può essere dovuto a sottigliezze nella fonologia Telerin che non possiamo ulteriormente esplorare in quanto il nostro corpus è tanto ridotto. Heculbar, Hecellubar "Beleriand", letteralmente "Hecul-patria", "Hecello-patria" (WJ:365). Vedere hecul, hecello e bar per discussioni sugli elementi separati. hecul, heculo "uno perduto o abbandonato dagli amici, trovatello, reietto, fuorilegge" (WJ:365). Le forme primitive di tali vocaboli sono date in WJ:361 come hekla e heklô, rispettivamente. L'elemento hek- rappresenta una radice HEKE "in disparte, a parte, separato", mentre la desinenza -la è semplicemente un formatore di sostantivi: hekla è definito come "ogni oggetto (o persona) messo da parte da, o escluso da, la sua normale compagnia" (WJ:361). La maggior parte dei primitivi sostantivi in -la tende a denotare inanimati, come magla "macchia", makla "spada", tankla "spillo, spilla", tekla "penna" (vedere SMAG, MAK, TAK, TEK nelle Etimologie). Questa può essere la ragione per cui una forma "personale" heklô fu ideata, combinando la desinenza -la con la desinenza -ô che spesso denota un essere animato (maschile). Sembra che il mediale e final kl divenne cul in Telerin (hecul dovrebbe discendere da hekl, dopo la perdita della corta finale -a in Eldarin Comune). ho- "da" (prefisso verbale) (WJ:369 cf. 368). Derivato da HO, "un antico elemento avverbiale" (WJ:368). Cfr. la radice 3O "da, via, fra, fuori di" nelle Etimologie, LR:360. ilpen "ognuno" (WJ:375 cfr. 372). L'elemento -pen, q.v., indica "persona". Il prefisso il- "ogni-" è chiaramente da equiparare alla radice IL "tutto" (LR:361); cfr. il vocabolo Quenya derivato ilya (Telerin *ilia), il quale significa "ciascuno, ogni" (VT39:20) così come "tutto" (LR:361).


lambe "lingua" intendendo linguaggio (isolato da Lindalambe, Goldolambe) (WJ:371, 375). Tale termine è detto essere derivato da una radice LABA "muovere la lingua, leccare" (WJ:416; Etim ha LAB "leccare", LR:367). Tolkien affermò che lambe è probabilmente da lab-mê, la desinenza -mê essendo una frequente desinenza astratta, perciò "che lecca" o "movimento di lingua". Per metatesi ciò divenne lambê in Eldarin Comune al più tardi, posteriormente usato = linguaggio. (Il vocabolo per la lingua fisica come opposto a "lingua" = favella è in Quenya lamba; con ogni eventualità, tale termine era adoperato anche in Telerin.) lie "popolo", isolato da Ellalie "Popolo degli Elfi" = Quenya Eldalië (WJ:362, 375). Derivato da una radice LI "molti" (LR:369 - nessun termine Telerin vi è elencato), forma primitiva probabilmente *liê. Lindai *"Cantori", come i Teleri chiamavano se stessi, Quenya Lindar (WJ:382). Sg. *Linda; cfr. il composto Lindalambe (q.v.) Pl. Lindai viene dal primitivo Lindâi (WJ:378). Lindâ fu originariamente il nome di un membro del Terzo Clan degli Elfi, fra gli Eldar denominati anche i Teleri. In WJ:382, Lindâ è dichiarato essere derivato da una radice LIN, il primario riferimento della quale è a "suono melodioso o piacevole" (comparare la radice LIN "cantare" nelle Etimologie, LR:369). Lindâ, derivato da by fortificazione della mediale n > nd e l'aggettivale -â, sembrerebbe essere nella sua origine un aggettivo, ma più tardi applicato al terzo clan degli Elfi ed usato come un sostantivo. Il riferimento era al loro amore per il canto. Lindalambe *"Linda-lingua" = Telerin (WJ:371). Vedere Lindai, lambe per una discussione degli elementi separati. Lindárin *"Lindarin" = Telerin (WJ:371). Il primo elemento è il termine Linda (q.v.), qui apparendo come Lindá- con una lunga á riflettendo la vocale finale lunga della forma primitiva lindâ (confrontare la ó di Goldórin, q.v.) A ciò è aggiunta la desinenza aggettivale -rin, ben attestata in Quenya e spesso adoperata a derivare i nomi dei linguaggi (Nandorin, Sindarin, Telerin etc.) La desinenza aggettivale Sindarin -ren è evidentemente affine e suggerisce una forma iniziale *-rina. lúme "ora", solamente attestato nell'allativo: lúmena (WJ:407). Nelle Etimologie, il Quenya lúmë è glossato "tempo" e derivato da una radice LU (LR:370 - nessun termine Telerin vi è elencato). La forma primitiva dovrebbe essere *lûmê, la desinenza -mê spesso essendo usata per formare astratti. La radice LU non è definita, ma confrontare il Quenya lú "una circostanza, occasione". mála "amante, affezionato". Implicito (in VT39:10) come forma derivata *maelâ, sc. una forma con A infissa della radice MEL "amore" (LR:372) combinata con la desinenza aggettivale -â. Moripendi = Quenya Moriquendi, gli Elfi Scuri, ma non applicato dai Teleri ai loro parenti Eldarin nella Terra di Mezzo (Sindar e Nandor), così nell'usanza Telerin il termine deve essere stato equivalente ad Avari (WJ:362, 371). Mori- indica "nero, oscuro", direttamente dal primitivo mori, sc. la radice MOR (LR:373, Letters:382) con la desinenza -i spesso occurrente nei primitivi aggettivi di colure. La forma indipendente di mori- fu probabilmente *more, come in Quenya (dacché la finale corta -i divenne -e allo stadio dell'Eldarin Comune), ma nessuna forma Telerin come tale è menzionata alla voce MOR nelle Etimologie (LR:373). - Vedere Pendi per una discussione del secondo elemento nel composto. -n, desinenza pronominale "io", attestata nel termine aban (q.v.). Identica alla desinenza Quenya e chiaramente da riferirsi alla radice NI "io" (LR:378). -na desinenza allativa attestata nel vocabolo lúmena, q.v. Chiaramente correlato all'elemento preposizionale NÂ1-, evidentemente indicante "a" - cfr. la preposizione Quenya na (LR:374) e la desinenza allativa Quenya -nna. nelli *"cantori". Isolato da Fallinelli, q.v. per riferimenti e discussione etimologica. Variante -neldi in Soloneldi (questo può effettivamente essere un ibrido Quenya-Telerin, vedere Soloneldi). È probabile che la forma plurale -nelli sia utilizzata solamente in composti; come argomentato alla voce Fallinel, il vocabolo indipendente "cantore" è probabilmente *nello, con pl. *nelloi. *-ngua, desinenza possessiva "nostro", solamente attestata con la desinenza genitiva (-nguo) in vomentienguo "del nostro incontro" (*vomentiengua "nostro incontro"). Nessuna etimologia può essere offerta a tale stadio; la forma non sembra essere direttamente affine ad alcuna delle desinenze


Quenya per "nostro": -lma , -mma, *-lwa. Dacché vomentienguo corrisponde al Quenya omentielvo, la desinenza pronominale del quale è la duale inclusiva "nostro" (sc. "nostro" = "di te e me"), la desinenza Telerin può anche avere tale specifica sfumatura di significato. Se così, la u di *ngua può essere un elemento duale, correlato alla desinenza duale Quenya -u (Lettere:427). -o inflessione genitiva (WJ:369), derivata dall'elemento HO "da" usato come un enclitico ed eventualmente come un suffisso; la mediale h fu perduta in Eldarin Comune. Vedere ho-. Olue "Olwë" (WJ:369, but PM:357 gives Olwe). Il primo elemento di tale nome non potrebbe essere interpretato pure dagli Eldar di Valinor; la desinenza -ue (-we) sembra indicare semplicemente "persona", vedere eve. Il nome fu talvolta connesso con vola "un'onda oceanica, onda lunga", ma questo era giusto una specie di gioco di parole; vedere Volwe (PM:357). pár "pugno" ("sebbene il suo uso primario fosse in riferimento alla mano strettamente chiusa come nell'adoperare un utensile o un attrezzo d'artigiano piuttosto che al 'pugno' come usato nella pugna"). Abbreviato -par in Telperinpar, q.v. Forma primitiva data come *kwâra, derivato da una base Eldarin Comune KWAR "premere assieme, comprimere, strizzare" (PM:318). Nelle Etimologie, la radice KWAR è definita come "mano stretta, pugno" (LR:366), e mentre nessun vocabolo Telerin è elencato, vi è una forma Quenya quár (come in PM:318), modificata in quárë. Quest'ultima dovrebbe puntare ad una forma primitiva *kwârê o meno probabilmente *kwâri, la quale dovrebbe fornire il Telerin *páre. Ma dacché PM:318 riproduce un manoscritto lungamente più recente delle Etimologie, le forme Telerin e Quenya pár e quár dovrebbero essere accettate come più autorevoli, malgrado la modifica operata in Etim. pen "uno, persona" (come un pronome impersonale), anche -pen "in pochi antichi composti" (WJ:362). Forme Quenya Primordiale date come kwene, Eldarin Comune kwên; la radice è affermata essere KWENE (WJ:360). (Osservare che mentre il Quenya quén preserva la lunga vocale di kwên, il Telerin pen l'ha accorciata.) Tale KWENE è a sua volta suggerito (in WJ:391-392) essere una forma estesa di un'assai primitiva radice KWE, avente a che fare con idiomi articolati (vedere epe per un'altra estensione, KWETE, che più da presso preserva il significato elementare di KWE). La radice KWENE ha a che fare con esseri capaci di idiomi articolati, perciò "persone" come opposto agli animali mancanti di alcuna forma di linguaggio. Pendi = Quenya Quendi, (l'intera razza de) gli Elfi. Solamente usata al pl. in Telerin, questa era "una parola appresa dagli storiografi" (WJ:375). La forma primitiva è data (in WJ:360) come kwendî, sg. kwende, formata dalla radice KWENE (vedere pen sopra) con fortificazione della mediale n > nd. Dacché KWENE è probabilmente espanso da KWE, la più primitiva radice avente a che fare con idiomi articolati, il termine kwendî identifica gli Elfi come "parlatori"; cfr. il Silmarillion capitolo 3, nella storia sul risveglio degli Elfi: "Chiamarono se stessi Quendi, che significa coloro che parlano con voce, ché fino a quel momento non avevano incontrato altre creature viventi che parlassero o cantassero." Comunque, lo spostamento Lindarin kw > p introdusse qualche confusione ed indusse a certe etimologie popolari: "I Maestri di tradizione Ñoldorin registrano che Pendi era adoperato dai Teleri soltanto nei primissimi giorni, poiché essi sentivano che indicava 'gli sprovvisti, gli indigenti' (*PEN), con riferimento all'indigenza ed ignoranza degli Elfi primitivi." (WJ:408). - Nelle Etimologie, LR:366, il Quenya quendë "Elfo" è derivato da una radice KWEN(ED) semplicemente definita come "Elfo", e la forma primitiva è data come kwenedê invece di kwende come in WJ:360. Kwenedê dovrebbe aver fornito il Telerin *penede pl. *penedi (nessuna forma Telerin è elencata in tale voce in Etim), ma dacché il testo riprodotto in WJ:360 è una lontana fonte successiva alle Etim (con più importanza, una fonte post-SdA), tale etimologia iniziale può essere ignored. pet- radice "dire", solamente attestata in abapétima "non da esser detto", q.v. Tale pet- proviene trasparentemente dalla radice KWET "dire" (LR:366; comunque, il vocabolo Telerin non vi è elencato. Osservare, tuttavia, che la forma Lindarin della radice - PET - è menzionata). KWET, o KWETE, è a sua volta suggerito essere una forma estesa di un'assai primitiva radice KWE; vedere epe. ría "serto, ghirlanda", forma primitiva data come rigâ, derivata da una radice Eldarin Comune RIG "attorcigliarsi, inghirlandare" (PM:347). La desinenza -â è spesso usata a derivare sostantivi


denotanti oggetti inanimati. La radice RIG è anche elencata nelle Etimologie, LR:383, ma essa non vi è definita. I derivativi suggeriscono che Tolkien in quel tempo la intendeva ad indicare "corona" (Quenya rië da rigê), ma uno sviluppo semantico da "serto" a "corona" è affatto plausibile, così nessuna reale contraddizione necessita d'esser postulata. rielle (-riel) "una fanciulla coronata con una ghirlanda festosa" (PM:347). Forma primitiva *rîgellê (> rielle), in composti -rîgelle (> -riel, probabilmente -riell- quando è aggiunta una desinenza; cfr. Fallinel, Falinell- per tali sviluppi). Rig- viene dalla radice RIG, e fornisce rigâ "ghirlanda" (vedere ría sopra), mentre l'elemento elle (*ellê) "fanciulla" è menzionato in MR:182, ove la forma primitiva del nome di Galadriel è data come galata-rîg-elle. (Vedere Alatáriel.) síla "splende", presente (WJ:407). La forma primitiva può essere data come *sîlâ, sc. la forma "continuative" della radice SIL "argento lucente", variante di THIL dal significato simile (LR:385, 392, Lettere:425, nota a pié pagina). Per altre forme "continue" o "continuative" formate per allungamento della radice vocalica ed aggiunta della desinenza -â, cfr. mâtâ "sta mangiando" da MAT "mangiare" (VT39:7, 11; LR:371), e tîrâ (in palantîrâ), dichiarato essere la "radice continuativa di TIR guardare, fissare" (Lettere:427). Soloneldi "Teleri" (= Fallinelli). Sg. *Solonel, cfr. Fallinel. Riguardo all'elemento finale -neldi, vedere nelli. (Soloneldi è detto essere "una forma Telerin" in LR:387 s.v. SOL, ma dovremmo piuttosto aspettarci *Solonelli; forse dobbiamo intendere che Soloneldi sia una forma semi adattata influenzata dal Telerin che era adoperata in Quenya, un compromesso tra il puro Quenya Solonyeldi ed il puro Telerin *Solonelli). Il primo elemento, solo-, indica "frangente", derivato dalla sopra menzionata radice SOL. (Cfr. Solosimpi, il nome più antico di Tolkien degli Elfi che furono successivamente denominati Teleri.) spalasta- "spumeggiare, schiumare". Primitivo *spalastâ-, derivato (con la frequente desinenza verbale -tâ) da SPALAS, in sé una forma estesa (con ómataina e desinenza -s) di una più corta radice SPAL (LR:387), variante di PHAL (esteso PHÁLAS) "spuma" (LR:381). spanga "barba". Forma primitiva data come spangâ, derivata da una non definita radice SPÁNAG (LR:387); la desinenza -â spesso contrassegna sostantivi denotanti inanimati. Alternativamente potrebbe giusta essere la vocale di base suffissa ed allungata. spania "nube". Derivato da una radice SPAN "bianco" (LR:387); una forma primitiva spâna è elencata ma non può essere l'origine di spania (spâna dovrebbe fornire il Telerin *spán). Spania, come il Quenya fanya, deve piuttosto venire da *spanjâ. La desinenza -jâ è più comunemente usata a derivare aggettivi e verbi, ma qui essa forma un sostantivo (confrontare ciria "nave" < *kirjâ). telepe "argento" (Lettere:426, ove ricorre il travisamento "telepi" - ma le Etimologie [LR:366 s.v. KYELEP/TELEP], UT:266 e PM:356 danno la forma sincopata telpe). In PM:366, una radice KYELEP "argento" è menzionata fra le quattro radici per metalli che sono comuni a tutti i linguaggi Eldarin (le altre denotano oro, ferro e rame), e le Etimologie elencano anche KYELEP, TELEP per "argento" (LR:366). La forma primitiva di telepe è data (nelle Lettere:426) come kjelepê (ivi compitato kyelepê). La finale -ê può essere la vocale di base suffissa ed allungata; d'altra parte, una delle funzioni della desinenza -ê è di denotare una sostanza. In Quenya, kjelepê divenne tyelpë, ma la forma influenzata dal Telerin telpë divenne più usuale, "dal momento che i Teleri pregiavano più l'argento dell'oro, e la loro abilità di argentieri era tenuta in grande stima dai Noldor. Sicché Telperion era usato più comunemente di Tyelperion per indicare l'Albero Bianco di Valinor"(UT:266). Teleporno "Alto Argento" = Sindarin Celeborn. (PM:347 cfr. UT:266). Per l'elemento telep-, vedere telepe sopra. L'elemento finale, orno, è evidentemente derivato da *ornô, una forma personalizzata dell'aggettivo ornâ "che sorge, alto"; perciò Teleporno = *"Argento-alto". Originariamente, Tolkien intendeva il Sindarin Celeborn ad indicare "Albero Argenteo", l'elemento finale essendo derivato da ornê "albero" (la forma Telerin dovrebbe quindi essere stata *Teleporne), ma l'etimologia "Alto Argento" appare nei più recenti scritti filologici di Tolkien. Vedere UT:266. Telperimpar "Pugno d'Argento" = Sindarin Celebrimbor (PM:318). Il primo elemento, telperim-, è apparentemente una forma assimilata di un aggettivo *telperin "argenteo", primitivo *kjeleprina


(> Sindarin celebren, celebrin- come nel "titolo" di Idril Celebrindal, Piè d'Argento). Per il secondo elemento, vedere pár. Telperion l'Albero Bianco di Valinor (Lettere:346, UT:266). Telpe- è una forma sincopata di telepe "argento" (vedere sopra). L'esatta etimologia della parte -rion non è interamente chiara, ma una forma *-rigondo, indicante qualcosa come "l'incoronato da una grande ghirlanda", sembra essere la più verosimile ricostruzione basata su quanto è stato pubblicato finora. Cfr. ría, rielle. trumbe "scudo". Derivato da una non definita radice TURÚM; la forma primitiva è data come turúmbê, con fortificatione della mediale m > mb e la desinenza -ê, qui derivando un concreto sostantivo, sebbene tale desinenza sia spesso astratta (o femminile). Trumbe rappresenta *t'rumbê con la perdita di una vocale non accentata pre-tonica; tale perdita occorre spesso nel ramo Lindarin dell'Eldarin. ulga "spaventoso, orribile". Derivato da una non definita radice ÚLUG (LR:396); la forma primitiva può convincentemente essere ricostruita come *ulgâ con la comune desinenza aggettivale -â. La radice più elementare può piuttosto essere *UL, della quale ÚLUG potrebbe essere una forma estesa. Se così, l'aggettivo Quenya ulca "maligno" può esserne in definitiva correlato. ulgundo "mostro, creatura deforme e spaventosa". Derivato dalla medesima radice ÚLUG di ulga sopra; la forma primitiva è data come ulgundô, apparentemente comprendendo una variante con nasale infissa della desinenza maschile/animata -dô (come in ñgolodô "Noldo"). La radice ÚLUGqui diviene invece ulgu- (una forma alternativa ÚLGU- è effettivamente data in LR:396); tali trasposizioni non sono infrequenti. váne vedere auta Vaniai "Vanyar" = "I Bellissimi" o "I Leggiadri", il Primo Clan degli Elfi (WJ:383); singolare Telerin *Vania. Tolkien affermò che tale vocabolo era "senza dubbio preso dai Ñoldor", sc. dal Quenya Noldorin Vanya pl. Vanyar: i Teleri avevano pochi contatti col Primo Clan. Le idee di Tolkien circa la forma primitiva di Vanya (e perciò del Telerin Vania) sono viste diversificarsi con l'andare del tempo. Nelle Etimologie, l'aggettivo Quenya vanya "bello" è derivato da una forma primitiva bánjâ (ivi compitata bányâ, LR:351), la desinenza -jâ essendo aggettivale. La radice BAN non è definita (vedere Bana). Tuttavia, nel saggio Quendi ed Eldar circa del 1960, Tolkien dichiarò che Vanya viene dal primitivo wanjâ, detto essere un "derivativo aggettivale" e mostrando la stessa desinenza aggettivale di bánjâ, ma una differente radice WAN: "Il suo senso primario sembra essere stato assai simile all'uso inglese (moderno) di 'attraente' con riferimento alla capigliatura ed all'aspetto; sebbene il suo effettivo sviluppo fosse l'inverso dell'inglese: esso significa 'pallido, di colore tenue, non bruno o scuro', e la sua implicazione di bellezza era secondaria. In inglese il significato di 'bello' è primario." (WJ:383; tale radice WAN è ovviamente interamente irrelata con WAN "partire, andare via, sparire, svanire" nelle Etimologie, LR:397.) Wanjâ pertanto si riferisce ai capelli biondi o dorati dei Vanyar (secondo WJ:383, la radice WAN è inoltre l'origine del nome della Valië Vána, sebbene tale nome sia anche stato derivato da BAN nelle Etimologie - la sua forma Telerin essendo pertanto Bana). Comunque, una fonte pure più tarda di Quendi ed Eldar sembra indicare un ritorno al primissimo concetto (radice BAN invece di WAN): In PM:402 è detto che il Quenya Vanyar apparve come Banyai ad uno stadio iniziale. In Telerin dovremmo quindi esserci aspettati *Baniai se il termine fosse ereditato, ma dacché Tolkien affermò che Vaniai era il vocabolo che i Teleri presero a prestito dai Noldor, possiamo mantenerlo nella sua forma senza problemi su quale derivazione accettare (le iniziali primitive b e w divenendo ambedue v in Quenya Noldorin). vante vedere auta vanua "andato, perduto, non lungi dall'essere fregato, svanito, dipartito, morto, passato e finito" (WJ:367 cfr. 366), un affine del Quenya vanwa dal significato simile, derivato da una radice wâ (WJ:366). In Telerin, vanua è contato come il participio passato del verbo auta- (così come vanwa in Quenya), ma la forma è chiaramente affatto irregolare, essendo derivata direttamente dalla radice piuttosto che dall'effettivo verbo. Potrebbe inoltre essere considerato un aggettivo indipendente. Vedere auta- per una suggerita forma primitiva. vilverin "farfalla", derivato da una radice WIL "volare, fluttuare in aria" (LR:398); l'affine Quenya


wilwarind- dovrebbe provenire strettamente dalla forma primitiva. Il primo elemento in vilverin sembrerebbe essere un affine del Quenya wilwa, vilwa "aria, atmosfera inferiore" (la forma primitiva wilwâ include una desinenza che è usualmente aggettivale, così questo può essere un sostantivo derivato da un originale aggettivo). Secondo gli esempi trovati nel saggio posteriore Quendi ed Eldar dovremmo esserci aspettati wilwâ a produrre *vilua piuttosto che vilve (cfr. vanua corrispondente al Quenya vanwa); le idee precise di Tolkien circa il Telerin possono essere cambiate col passare del tempo. - Può essere che vilverin debba effettivamente leggersi *vilvarin, dato l'affine Quenya. vó, vo- un prefisso usato in vocaboli che descrivono l'incontro, congiunzione, or unione di due oggetti o persone: vomentie *"incontro (di due)"; vedere él. (WJ:367). Il prefisso è derivato da una radice WÔ "assieme" (WJ:367, anche LR:399, ma la forma Telerin non è menzionata in quest'ultima fonte). vola "un'onda lunga" (PM:357). Nessuna informazione etimologica è data; è detto che i Teleri talvolta connettevano il nome del loro re Olue con tale parola (apparentemente alterandolo in Volwe, q.v.), ma questo era semplicemente un gioco di parole. La forma primitiva a stento può essere nient'altro che *wolâ, ma tale termine non può essere connesso ad alcuna radice o forma nel corpus pubblicato; WÔ "assieme" (LR:399) sembra alquanto inadatta a produrre tale significato, a meno che un'onda sia percepita come acue che si radunano "assieme" (la desinenza -lâ è normalmente aggettivale). Il Quenya falma "onda (spumeggiante)" è interamente irrelato. Volwe (leggi *Volue?) gioco di parole alternativo del nome di Re Olue (Olwë). (PM:357) Vedere vola, Olue. vomentie "incontro a due" (attestato con una desinenza pronominale inflessa per il genitivo: vomentienguo "del nostro incontro", WJ:407). Riguardo al prefisso vó-, vo-, vedere sopra. L'elemento che vi è prefissato, mentie, appare come il gerundio di un verbo *menta-, indubitabilmente da farderivare dalla radice MEN "andare".

*Materiale reperito nel sito “Ardalambion”.

Il Telerin  

La grammatica dell'idioma Telerin

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