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Nandorin - la lingua degli Elfi Verdi di Helge Fauskanger - traduzione di Gianluca Comastri Anche denominato: Daniano, la lingua Silvana, Elfico Silvano Durante il lungo cammino da Cuiviénen al Mare, alcuni Elfi Telerin rifiutarono di attraversare i terrificanti Monti Brumosi. Essi abbandonarono la Marcia verso il mare, ove Ulmo intendeva condurre gli Elfi in Valinor (Silm cap. 3). In Quenya, tali Elfi furono successivamente chiamati i Nandor o "Coloro che tornano indietro", quantunque sembra che nessuno di essi effettivamente ritornò all'Est; essi si attardarono sugli Hithaeglir (WJ:384). Guidati da un Denethor alcuni dei Nandor alla fine fecero ingresso nel Beleriand, sebbene avessero perduto la nave per Valinor da diversi millenni. Essi si stabilirono in Ossiriand, la quale regione essi rinominarono Lindon, e dai Sindar essi vennero ad essere chamati Elfi Verdi (Sindarin Laegil, Laegelrim). Riguardo alla relazione tra le lingue Verde-elfica e Grigio-elfica, è affermato che "sebbene i dialetti degli Elfi Silvani risultassero, quando essi tornarono a incontrarsi con i loro affini da cui erano stati a lungo separati, a tal punto divergenti dal Sindarin da essere quasi incomprensibili, bastò poco studio per rivelarne la parentela nell'ambito delle lingue Eldarin" (UT:257). WJ:385 conferma che i Sindar riconobbero gli Elfi Verdi "come loro familiari d'origine Lindarin (...), adoperando una lingua che malgrado grandi differenze era ancora percepita come a loro stessi affine". Comunque, tutto ciò che è noto della lingua Nandorin sono circa trenta vocaboli, la maggior parte dei quali si trovano nelle Etimologie. Nelle stesse parole di Tolkien, "Benché il confronto tra i dialetti Silvani e la loro propria favella interessasse assai i sapienti, soprattutto quelli di origine Noldorin, ben poco si sa ormai dell'Elfico Silvano. I Silvani non avevano elaborato nessuna forma di scrittura, e coloro i quali ne avevano appreso l'arte dai Sindar si sforzavano di scrivere in Sindarin" (UT:257). Alcuni dei Sindar che giunsero nel reame di Thranduil sfuggendo alla distruzione del Doriath adottarono la lingua Nandorin e presero nomi di forma e stile Silvano, così come i Noldor avevano adattato i loro nomi Quenya in Sindarin secoli prima. Tali Sindar "desideravano dunque divenire Silvani e, come dicevano, tornare alla vita semplice che era propria degli Elfi prima che l'invito dei Valar la alterasse" (UT:259). Più Sindarin in qualche modo si intrufolarono finanche nelle comunità Silvane: "Alla fine della Terza Età, i linguaggi Silvani probabilmente non si parlavano più nelle due uniche regioni che ancora avessero una qualche importanza all'epoca della Guerra dell'Anello: il Lórien ed il reame di Thranduil nella parte settentrionale di Bosco Atro. Nei documenti scritti non ne rimanevano che poche parole e nomi di persone e luoghi" (UT:257). Nimrodel dovrebbe aver parlato soltanto la lingua Silvana pure dopo che essa era caduta in disuso in Lórien; vedere UT:241. UT:252-253 suggerisce che il nome Lórien stesso può essere alterato dal Nandorin Lórinand, "Valle dell'Oro (luce dorata)", o pure dall'antico Lindórinand "Valle della Terra dei Cantori (= Lindar, Teleri)". Secondo una nota a pié pagina nell'Appendice F, non solo Lórien ma anche i nomi Caras Galadhon, Amroth e Nimrodel "sono probabilmente di origine Silvana, adattati al Sindarin". Non vi è molto che possiamo dire circa la struttura del Nandorin. Assai poco di grammaticale può essere estratto dalle poche parole che abbiamo. Un plurale con umlaut in stile Sindarin è visto in urc "Orco" pl. yrc (Sindarin orch, yrch). Tale umlaut deve essersi sviluppato indipendentemente dall'umlaut del Sindarin dall'altro lato dei Monti Brumosi (non v'è traccia di umlaut in Quenya e nel Telerin di Aman, linguaggi che evolvettero dall'Eldarin Comune dopo la separazione dei Nandor dagli altri Eldar, così come fece il Sindarin). In Lindi, il nome che i Nandor avevano per se stessi, una discendente dell'antica desinenza plurale Quenya Primordiale -î è ancora presente. La desinenza -on di Caras Galadhon indica genitivo plurale, affine ed identica alla corrispondente desinenza Quenya? Ciò dovrebbe dare al nome il plausibile significato *"fortezza d'alberi". Galadh "albero"


potrebbe essere Sindarin, ma tale linguaggio non ha desinenze genitive.

VOCABOLARIO NANDORIN con note etimologiche I nomi Nimrodel "Dama della Grotta Bianca" ed Amroth "Arrampicatore" sono probabilmente di origine Nandorin, ma in una nota a pié pagina in Appendice F essi sono detti essere "adattati al Sindarin" e possono essere in qualche modo alterati rispetto alle loro forme originali; perciò, non sono qui inclusi. (Vedere UT:457, 245 riguardo al loro significato.) Anche il nome Caras Galadhon è detto essere così adattato ed è pertanto escluso da questo elenco, ma caras, che è dato indipendentemente in UT:257, è incluso. - Nelle note etimologiche, le forme primitive "ricostruite" da Tolkien stesso non sono asteriscate. alm "olmo", probabilmente da *almâ, formato dalla radice ÁLAM "olmo" (LR:348 - osservare che il Quenya alalmë ed il Sindarin lalf chiaramente discende da forme differenti, se correlate). Basato su altre forme Nandorin potremmo esserci aspettati invece *ealm od *elm. beorn "uomo", affermato discendere da besnô "marito" (radice BER "sposarsi", LR:352), ma "mescolato con ber(n)ô", sc. "uomo valente, guerriero", derivato dalla radice BER "valoroso" (LR:352). Lo spostamento della e in eo è strano e non ha diretti paralleli, ma confrontare eo da i in meord "fine pioggia" (< primitivo mizdê). Normalmente la finale -ô diviene -â in Nandorin (vedere golda), ma qui essa è semplicemente perduta invece di produrre *beorna. Cfr. meord, l'altro vocabolo ove potremmo esserci aspettati di vedere una finale -a (in tal caso da -ê); può essere che le vocali finali si siano perdute in vocaboli che dovrebbero altrimenti venire ad avere più di due sillabe. - Lo spostamento della primitiva s in r in besnô > beorn può essere ascritto primariamente alla mescolanza con ber(n)ô, ma r da z è visto in meord < mizdê; forse la s di besnô dapprima divenne z e quindi r. Tali sviluppi sono comuni in Quenya. caras "fortezza cinta da un fossato" (UT:257), probabilmente da comparare al Sindarin ("Noldorin") caras "una città (edificata su terreno)", derivato dalla radice KAR "creare, fare" (LR:362); il significato elementare può essere semplicemente "qualcosa di fatto, costruzione" (confrontare il Quenya car "edificio, abitazione"). Estensioni coinvolgenti una radice vocalica suffissa ed una finale -s sono attestate; cfr. per esempio SPAL e la sua forma estesa SPALAS (LR:387). Perciò, KAR potrebbe facilmente avere una più lunga forma *KARAS. Il Sindarin caras evidentemente include la desinenza derivativa Grigio-elfica -as, sebbene (-as sia elementarmente usata a derivare sostantivi verbali, come l'inglese -ing, ma questi possono spesso assumere un significato più concreto; car-as può probabilmente essere comparato all'inglese build-ing); la desinenza Nandorin può essere correlata a quella Sindarin. Un'altra possibilità ancora sarebbe equiparare tale desinenza -as alla desinenza collettiva vista in Danas, q.v., ed assumere che car indichi qualcosa come "abitazione" (come in Quenya); perciò caras = "gruppo di abitazioni, villaggio", successivamente prendendo il significato "fortezza cinta da un fossato" se i Nandor usassero circondare i loro villaggi con fossati. cogn "arco", forma primitiva data come ku3nâ, derivato da KU3 "arco" (LR:365); è probabile che ku3nâ fosse originariamente un aggettivo "a forma d'arco", dacché -nâ è predominantemente una desinenza aggettivale. cwenda "Elfo" (un vocabolo dubbio secondo la concezione posteriore di Tolkien; nel ramo dell'Eldarin cui il Nandorin appartiene, il primitivo KW divenne P molto addietro nella storia linguistica Elfica [WJ:375 cfr. 407 nota 5]. Questo non era un problema nella concezione iniziale di Tolkien, nella quale i Daniani provenivano dalla schiera dei Noldor, non i Teleri [vedere PM:76]. In "Nandorin maturo" il termine cwenda è probabilmente ignorata nel modo migliore; semplicemente emendandolo in *penda dovrebbe produrre un contrasto col primitivo pendâ "pendente" [cfr. WJ:375].) Nelle Etimologie, Tolkien derivò cwenda da kwenedê "elfo" (radice KWEN(ED) da significato simile, LR:366; come per lo spostamento dell'originale finale -ê al Nandorin -â, confrontare hrassa "precipizio" da khrassê). Ma posteriormente il vocabolo primitivo che fornì il


Quenya Quendë fu ricostruito come kwende (WJ:360). Nessun esempio certo mostra come l'originale corta finale -e risulti in Nandorin, così non possiamo dire se kwende sia anche in grado di fornire cwenda, ignorando la questione del kw che fallisce la trasformazione in p. Danas "Elfi Verdi, Nandor". In Etim derivato dalla radice DAN (LR:353), semplicemente definita come un "elemento trovato nei nomi degli Elfi Verdi", e interolcutoriamente comparato a NDAN "indietro" (dacché i Nandor "volsero indietro" e non completarono la marcia verso il Mare). La visuale matura di Tolkien della derivazione del nome degli Elfi Verdi, come riportato in WJ:412, è che la radice dan- e la sua forma potenziata ndan- invero abbiano un significato simile: tali forme hanno a che fare con "il capovolgimento di una azione, come ad annullarne o nullificarne l'effetto", ed una forma primitiva ndandô, "uno che ritorna sulla sua parola o decisione", è suggerita. Comunque, sembra inverosimile che i Nandor avessero chiamato se stessi con un tale nome, ed invero Tolkien in WJ:385 afferma che "questo popolo chiamava ancora se stesso con l'antico nome di clan Lindai [= Quenya Lindar], il quale aveva in quel tempo preso la forma Lindi nella loro lingua". Può essere, quindi, che Tolkien avesse rigettato l'idea che i Nandor chiamassero se stessi Danas. - Quanto alla desinenza -as, essa è probabilmente da confrontarsi alla desinenza di classe plurale Sindarin -ath; invero una forma Sindarin ("Noldorin") Danath evidentemente strettamente corrispondente a Danas è data in LR:353. dóri- "terra", isolato da Lindórinan. La forma indipendente del vocabolo può differire; non è chiaro da dove provenga la i del composto Lindórinan. Nelle Etimologie, i termini Eldarin per "terra" sono derivati dalla radice NDOR "dimorare, stare, giacere, abitare" (LR:376). Nessun vocabolo Nandorin vi è elencato, ma il Sindarin dor è derivato dal primitivo ndorê. Osservare, tuttavia, che Tolkien molti anni più tardi derivò i vocaboli Eldarin per "terra" da una radice DORO "avvizzito, duro, infruttifero" (WJ:413). Comunque, tale fonte tarda conferma che la forma Quenya Primordiale era ndorê, ora concepita come formata dall'arricchimento iniziale d > nd. Ciò è definito come "la dura, arida terra come opposto all'acqua o palude", successivamente sviluppando il significato "terra in generale come opposto al mare", e finalmente anche "una terra" come una particolare regione, "con confini più o meno definiti". Se dóri- effettivamente provenga da ndorê è altamente dubbio (tale vocabolo piuttosto fornisce *dora in Nandorin), ma esso deve essere derivato dallo stesso insieme di radici. dunna "nero"; questo potrebbe sembrare come derivato da *dunnâ, sc. la radice DUN "(di colore) scuro" (LR:355) o con la desinenza aggettivale -nâ o con fortificazione della mediale n > nn e la più semplice desinenza aggettivale -â. Comunque, altri termini Nandorin sembrano avere perduto le loro finali -â, e.g. ealc "cigno" da alk-wâ, e (per citare un esempio interamente parallelo) cogn "arco" da ku3nâ. La forma discendente non è *cogna con la vocale finale intatta come sembrerebbe essere il caso in dunna. Tuttavia, la primitiva -ô risulta come -a in Nandorin, cfr. golda "Noldo" da ñgolodô, così una forma *dunnô potrebbe essere capace di produrre dunna, ma tale forma primitiva dovrebbe piuttosto essere un sostantivo *"persona/oggetto scuro", dacché le primitive -ô, -nô sono nominali piuttosto che desinenze aggettivali. Naturalmente, il Nandorin può aver volto un originale sostantivo in un aggettivo, o sviluppato daccapo una desinenza aggettivale -a. Ma tutto considerato *dunnâ appare ancora come la miglior ricostruzione della forma primitiva. I vocaboli dunna e scella (vedere sotto) sollevano la questione se l'originale finale -â sia effettivamente preservata come -a seguendo doppie consonanti (come opposto a gruppi di differenti consonanti) in Nandorin. ealc "cigno", forma primitiva data come alk-wâ, derivato dalla radice ÁLAK "impetuoso" (LR:348); alk-wâ sembrerebbe essere una formazione aggettivale (desinenza -wâ), così il vocabolo primitivo probabilmente aveva lo stesso significato della radice: "impetuoso", successivamente usato come un sostantivo "(l')impetuoso" ed applicato ad un animale. Secondo la concezione posteriore di Tolkien, kw dovrebbe probabilmente essere risultato come p piuttosto che c in Nandorin; vedere cwenda. La primitiva a che diviene ea è uno strano scostamento senza diretti paralleli pure dove essa potrebbe essere stata attesa, ma confrontare eo da i in meord (e da e in beorn), così come ie da a in sciella. Forse dobbiamo intendere che le liquide l, r innescano tali modifiche in una precedente vocale, ma allora potremmo aspettarci per esempio *ealm invece di alm come il termine per "olmo". edel "Elda, Alto Elfo". Dichiarato nelle Etimologie essere derivato dalla radice ÉLED (LR:356),


definita come "Popolo delle Stelle"; Tolkien puntualizza che il Doriathrin e il Daniano usano una forma "trasposta", chiaramente riferita ai suoni L e D che mutano posizione. In Etim lo sviluppo è apparentemente inteso come eledâ (tale forma primitiva è esplicitamente data nelle Letters:281) > edela > edel. Posteriormente Tolkien ricostruì la forma primitiva del Quenya Elda come eldâ (WJ:360); se ciò potrebbe regolarmente fornire il Nandorin edel è dubbio, a meno che la finale -ld metatesizzata in -dl ed una vocale si sviluppasse ad interrompere tale gruppo finale. - In Etim, Tolkien dapprima diede la forma Nandorin come elda, indi la modificò. *Eledâ non potrebbe fornire elda, dacché la finale -â è regolarmente persa in Nandorin. [garma "lupo" -3ARAM (LR:360, depennata)] Dacché gli affini Quenya e "Noldorin" = Sindarin furono dati come harma ed araf (rigettato insieme a garma), la forma primitiva dovrebbe essere *3aramâ. Il vocabolo golda "Noldo" conferma che il Nandorin dovrebbe sincopare la seconda di due identiche vocali in sillabe adiacenti; tuttavia, altri esempi indicano che la finale -â dovrebbe semplicemente sparire invece di fornire -a. Vedere per esempio ealc. golda "Noldo". La forma primitiva del Quenya Noldo (e perciò anche del Nandorin golda) è data in WJ:364, 380 come ñgolodô. Tale esempio da solo dimostra che il Nandorin, come il Quenya (ma diversamente dal Sindarin), sincopava la seconda di due identiche vocali in sillabe adiacenti. Tale vocabolo da solo fornisce un chiaro esempio della modifica della primitiva finale -ô in -a. Anche la forma golda suggerisce che in Nandorin come in Sindarin, le originali occlusive nasalizzate iniziali ñg, nd, mb furono semplificate in g, *d, *b, sebbene esempi per *d e *b siano mancanti nel nostro assai ridotto corpus. Le radici coinvolte si trovano in LR:377: ÑGOL "saggio" e la forma estesa ÑGOLOD "uno del popolo saggio". Ñgolodô è quindi formato da ÑGOL per ómataina (vocale elementare suffissa), suffisso D e la desinenza nominale (spesso maschile o agentale) -ô, alternativamente semplicemente la più lunga desinenza -dô (dal significato similare) suffissa alla forma con ómataina della radice ÑGOL (sc. ñgolo-). hrassa "precipizio". Forma primitiva data come khrassê, derivato dalla radice KHARÁS (LR:363) che non è definita, ma confrontare una radice KARAK "zanna acuminata, picca, dente" (LR:362). La forma khrassê esibisce la perdita di una radice vocalica non accentata spesso vista in vocaboli primitivi (cfr. per esempio d'râk- "lupo" da DARÁK-); la desinenza -ê si trova in un certo numero di termini denotanti inanimati (sebbene essa sia anche una desinenza femminile). Pre il raddoppio della finale s, comparare lassê "foglia" da LAS1 (LR:367). Tale hr- è il nostro solo esempio di come il primitivo khr- risulta in Nandorin; hr è sicuramente inteso a denotare una r afona, come nella compitazione tarda di Tolkien delle parole Quenya (e.g. hroa "body"). Per la primitiva -ê che diviene in Nandorin -a, confrontare cwenda (q.v.) da kwenedê. Lindi, come i Nandor chiamavano se stessi, un affine del Quenya Lindar (Teleri) (WJ:385). Il sg. è probabilmente *lind, forse attestato nel nome Lindórinan. Tale forma è affermata discendere dal più antico nome di clan Lindai (WJ:385), o allo stadio più antico Lindâi (WJ:378). Lindâ era originariamente il nome di un membro del Terzo Clan degli Elfi, fra gli Eldar denominati anche i Teleri; i Nandor venivano da tale ramo dei popoli Eldarin. In WJ:382, Lindâ è dichiarato essere derivato dalla radice LIN, il riferimento primario della quale è a "suono melodioso o piacevole"; Lindâ, derivato da fortificazione della mediale ed -â aggettivale, sembrerebbe essere alla sua origine un aggettivo, ma più tardi applicato al terzo clan degli Elfi e finalmente adoperato come un sostantivo. Il riferimento era al loro amore per i canti (osservare che Tolkien tradusse il nome Lindórinan come "Valle della Terra dei Cantori"; UT:253). Il vocabolo Nandorin Lindi da solo nel nostro piccolo corpus Verde-elfico mostra una diretta discendente della desinenza Quenya Primordiale -î, mentre il solo altro plurale Nandorin attestato è formato con umlaut: urc "Orco" pl. yrc. Forse la desinenza -i persistette nel caso di termini che avevano la radice vocalica i, dacché tale vocale non potrebbe essere modificata per umlaut (essendo già identica alla vocale che causa l'umlaut cosicché nessuna assimilazione era possibile); pertanto, singolare e plurale dovrebbero divenire identici se la desinenza plurale -i fosse stata abbandonata come in yrc. (Può non essere necessario invocare la semplice spiegazione "del mondo reale" che le idee di Tolkien circa il Nandorin fossero mutate durante i trent'anni che separano l'origine che ebbe yrc dalla fonte che fornisce il vocabolo Lindi.)


Lindon regione nel Beleriand orientale ove gli Elfi Verdi si stabilirono, precedentemente chiamata Ossiriand (WJ:385). L'idea che Lindon sia un termine Nandorin non si trova nelle Etimologie; qui il vocabolo è detto essere invece Ilkorin, derivato da Lindân-d (LR:369 s.v. LIN2) e definito come "terra musicale" ("a causa delle acque e degli uccelli"). Tuttavia, il nome Lindon nella concezione matura di Tolkien's rappresenta il primitivo Lindânâ (WJ:385), il quale è chiaramente Lindâ "Linda, Elfo del Terzo Clan" + la ben attestata desinenza aggettivale -nâ. Lindânâ pertanto indica semplicemente "(terra) dei Lindar", "(Terra) Lindarin". Destando interesse, tale termine Nandorin da una fonte più tarda delle Etimologie conferma la perdita dell'originale finale -â vista in molti vocaboli elencati in Etim. Lindon da Lindânâ è anche il nostro solo esempio di come la mediale â risulti in Nandorin; essa sembra divenire o. (Cfr. il Doriathrin, nel quale linguaggio la primitiva mediale â diviene ó.) Lindórinand "Valle della Terra dei Cantori (= Lindar, Teleri)", "Lórien" (UT:253). Gli elementi devono essere lind- "cantore, Linda" (cfr. pl. Lindi sopra), dóri- "terra" (la forma indipendente può differire; vedere dóri-) e nand "valle" (q.v.). Lórinand "Valle dell'Oro (luce dorata)", "Lórien". Alterato da Lindórinand, q.v. (UT:252-253). Tale vocabolo sembrerebbe puntare a lóri- (la forma indipendente può differire in qualche modo) come il termine Nandorin per "oro, luce dorata", trasparentemente un derivativo della radice LÁWAR (LR:368) che ricopre precisamente tale significato; una forma primitiva laurê è data nelle Etimologie. Tale vocabolo da solo testimonia di uno spostamento Nandorin au > ó. (Comunque, la vocale finale di laurê dovrebbe essere attesa risultare come -a in Nandorin; cfr. hrassa da khrassê; può essere che lóri- piuttosto rappresenti un aggettivo di colore *lauri; se così la finale -i può essere preservata solamente prima di desinenze ed in composti, la forma indipendente essendo *lór.) lygn "pallido". Forma primitiva data come lugni "azzurro", sc. la radice LUG1 (LR:370, non definita) con una desinenza -ni non altrimenti attestata, sebbene -i sia una desinenza trovata in molti primitivi aggettivi di colore. La desinenza -i causa umlaut sulla u > y; confrontare yrc come il plurale di urc "Orco". Che una originale finale -i corta sia capace di causare tale umlaut allo stadio dell'Eldarin Comune è alquanto sorprendente, dacché il Quenya Primordiale lugni dovrebbe essere divenuto *lugne in tale stadio, e la finale e difficilmente dovrebbe causare umlaut. Forse siamo ad intendere che la modifica della finale i nell'Eldarin Comune e avvenne relativamente tardi, dopo che gli Eldar avevano traversato gli Hihtaeglir e si erano separati dai Nandor? meord "fine pioggia". Forma primitiva data come mizdê, derivato dalla radice MIZD (LR:373) che non è definita, ma Christopher Tolkien è indubbiamente corretto nell'osservare che le radici MISK (che fornisce parole per "umido") e MITH (che fornisce parole per "foschia umida" e "grigio") sono probabilmente intese essere correlate con MIZD. La desinenza -ê vista in mizdê sembra in tal caso denotare una sostanza. Mentre la finale -ê talvolta diviene -a in Verde-elfico, essa qui è andata perduta; vedere beorn per alcune riflessioni su questo. Tale vocabolo da solo mostra eo da i, ma cfr. eo da e in beorn. nand "valle", isolato da Lindórinand, Lórinand (q.v. per riferimenti). Mentre tale vocabolo non è dato nelle Etimologie, esso è chiaramente derivato dalla radice NAD (LR:374) e perciò uno stretto affine del simile vocabolo Doriathrin nand "campo, vallata". L'affine Quenya nanda (indicante "prato umido, piana allagata") indica una forma primitiva *nandâ; come nella maggior parte dei casi, la finale -â è perduta in Nandorin. scella, sciella "ombra, schermo" (prob. sostantivo). Forma primitiva data come skalnâ, derivata dalla radice SKAL1 "proteggere, coprire (dalla luce)" (LR:386). Dacché -nâ è una desinenza aggettivale, spesso assumendo il significato di una specie di participio passato, skalnâ deve intendere "protetto, coperto (dalla luce)"; ciò è divenuto un sostantivo "ombra, schermo" in Nandorin. Il vocabolo scella, sciella da solo ci dice che ln è assimilato a ll in Nandorin, e come in dunna, spenna una primitiva finale -â, usualmente persa, sembra persistere come -a seguendo una doppia consonante. lo spostamento di a in e in skalnâ > scella è uguagliato allo spostamento simile in *spannâ > spenna, q.v. Comunque, tale spostamento non occorre in quelle che potrebbero sembrare condizioni simili (prima di una doppia consonante?); cfr. hrassa, non *hressa, from khrassê. Sembrerebbe che e possa ulteriormente frazionarsi in ie, scella avendo la forma alternativa


sciella. snæ^s "punta di lancia, punta, gherone, triangolo". Forma originale non interamente chiara; la radice è SNAS/SNAT (LR:387), non definita ma evidentemente da intendersi come una forma potenziata di NAS "punta, cima aguzza" (LR:374). Una primitiva forma plurale natsai è menzionata sotto SNAS/SNAT; snæ^s può derivare da qualcosa come *snatsâ via *snats, *snas. Lo spostamento dell'originale a nella lunga æ^ (presumibilmente la medesima vocale dell'inglese cat, ma più lunga) si trova solamente in tale vocabolo, ma vi sono diversi esempli di e da a, vedere spenna, scella. Forsea divenne æ^ in monosillabi tonici ove non vi erano gruppi di consonanti a seguire (come in nand). spenna "nube". Derivato dalla radice SPAN "bianco" (LR:387), ma a stento un diretto affine del Quenya fanya e del Telerin spania (ambedue probabilmente da *spanjâ), né un diretto affine del Sindarin faun, affermato essere derivato da spâna. Piuttosto spenna deve derivare da *spannâ, sc. la radice SPAN con la desinenza aggettivale -nâ (o con tutta possibilità la più semplice desinenza aggettivale -â combinata con un potenziamento mediale n > nn). Quanto alla modifica di a in e, cfr. scella da skalnâ. swarn "perverso, ostruttivo, arduo da affrontare". Derivato dalla radice SKWAR "corrotto" (LR:386); la forma primitiva era indubitabilmente *skwarnâ con la desinenza aggettivale -nâ. In tal caso la vocale finale di tale desinenza è perduta, mentre sembra persistere in dunnâ < *dunnâ, scella < skalnâ e spenna < *spannâ; può la vocale essere preservata soltanto seguendo consonanti doppie? urc (pl. yrc) "Orco". Nelle Etimologie, la forma primitiva di tale vocabolo è data come órku (definito come "folletto"), derivato da una non definita radice ÓROK (LR:379). Tale radice può essere intesa come una variante con vocale prefissa della radice ROK "cavallo", assumendo che questa originariamente si riferisse al destriero del mostruoso "Cavaliere tenebroso sul suo cavallo selvaggio" che perseguiva gli Elfi da Cuiviénen, assumendo che la radice ROK fosse originariamente associata alle creature di Melkor. Tuttavia, Tolkien successivamente derivò le parole Elfiche per "Orco" da una radice RUKU avente a che fare con paura (WJ:389) ed elencò interlocutorie forme primitive: urku, uruku, urkô. Dacché la primitiva finale -u è persa in Nandorin (cfr. Utum da Utubnu), le forme urku ed uruku dovrebbero evidentemente essere capaci di produrre il Verde-elfico urc (mentre urkô dovrebbe piuttosto risultare come *urca; cfr. golda "Noldo" da ñgolodô). La forma plurale yrc chiaramente mostra umlaut causato dalla perduta desinenza plurale Quenya Primordiale -î; cfr. l'umlaut causato dalla primitiva desinenza aggettivale -i, il primitivo lugni "azzurro" che fornisce lygn. Utum "Utumno", la prima roccaforte di Melkor. La forma primitiva è data come Utubnu, derivata da una radice TUB (LR:394), non definita come tale ma che fornisce una serie di vocaboli che suggeriscono un significato elementare "profondo, basso". Il premettere la radice vocalica è una caratteristica comune nelle forme primitive potenziate; la desinenza -nu non sembra essere usata altrove, ma Utubnu è chiaramente da intendersi come *"[luogo] assai basso". L' originale gruppo bn proviene dalla m in Nandorin; cfr. il Quenya Utumno. Lo sviluppo è evidentemente inteso come Utubnu > *Utumnu > *Utumn > Utum.

Materiale reperito nel sito "Ardalambion".


Nandorin