Letture In Viaggio Letture 5

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lettUre

Laura Allevi Marilena Cappelletti Alessandra De Gianni Angelo De Gianni Marta De Pascalis

LIBRO DIGITALE

Temi e Tipologie + inserto comprension e

e r u t let gio

5

in viag

educazione alla legalità DEBATE mindfulness l‘ora di empatia

Il piacere di apprendere

arte atelier delle stagioni

verifiche formative mappe INVALSI

Gruppo Editoriale ELi



Laura Allevi Marilena Cappelletti Alessandra De Gianni Angelo De Gianni Marta De Pascalis

lettUre Temi e Tipologie + inserto comprension e

5

e r u lett in viaggio

Il piacere di apprendere

Gruppo Editoriale ELi


Indice Si parte! 6 7 8 10 12 14 16

Leggere fa crescere Uomini nella tempesta So volare! Non potevo più andare a scuola Un cane per amico Olga di carta, il viaggio straordinario Io sono Ava

insiempere

crescere 18 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 32 33 34 35 36

I perché di Martina In quinta Uno strano visitatore Signori bambini IL TESTO NARRATIVO A caccia di aquiloni Avventura in montagna Il grillo scrittore La casetta sull’albero Emozioni in campo Giocare con la nonna Un piccolo paradiso Jago e Carol Invito al castello Nuoto sincronizzato Una corsa e un volo E DUCAZIONE Legalità CIVICA

40 IO ARTISTA

Raccontare nell’arte 41 INVALSI Verso la campagna

brividi

lungo la

schiena

44 46 48 49 50 52 54 56 57 58 60 62 64 65

A “caccia” di indizi Mistero al museo Il quadro rubato IL RACCONTO GIALLO Il vagone numero 7 Il grande Holmes I gioielli scomparsi Arrivo a Petrademone IL RACCONTO HORROR La casa dei fantasmi Il fantasma di Canterville Che cos’è la paura? IO ARTISTA La paura nell’arte VERIFICA FORMATIVA

Un incontro inaspettato!

68 69 70 71

Autunno • Novembre Arriva l’autunno CLIL Appena l’aria • Nevicata Magia dell’inverno

oltre il

pianeta 72 Avventura su Venere 74 Mondi alieni 76 L’alieno 77 I L RACCONTO

DI FANTASCIENZA


78 80 82 84 86

L’invenzione di Leonardis Nel camino del vulcano L’amico programmato L’intelligenza artificiale IO ARTISTA

La fantascienza nell’arte 87 INVALSI Un test per Cyboria

IL RESTOè

storia

Roma 92 Le Olimpiadi in Grecia 94 Sul monte Taigeto 95 IL RACCONTO STORICO 96 Dentro la tomba etrusca 98 Il ponte sul Tevere 99 I bronzi di Riace 100 La storia a fumetti 102 Il trace 104 Vita da gladiatore 105 Una storia da non dimenticare VERIFICA FORMATIVA

Publio Aurelio Stazio

UH,che ridere 110 112 114 115 116

La domatrice di galline La strada sbagliata Quale montone? Le barzellette Gli scherzi Umorismo secondo i bambini IO ARTISTA

L’umorismo nell’arte 127 INVALSI La magia dell’anello

Una

90 Scolari nell’antica

106

118 120 121 122 123 124 126

Uno zaino carico di... Supercolla Bar Sport IL RACCONTO UMORISTICO Lo scherzo con l’occhio di vetro

Marcia in più 130 Gianni Rodari:

lo scrittore per bambini 132 Samantha Cristoforetti astronauta 134 J. K. Rowling scrittrice 135 IL RACCONTO BIOGRAFICO E AUTOBIOGRAFICO 136 Stephen Hawking 137 Il mio sogno a due ruote 138 Tom Cruise: biografia di un attore 140 Bebe Vio: da solo non sei nessuno 142 E DUCAZIONE Legalità CIVICA 145 COMPITO di REALTÀ

Noi biografi e biografe 146 IO ARTISTA

L’autoritratto artistico 147

Pierino e Patacca

VERIFICA FORMATIVA


vistida

vicino! 150 152 153 154

Nella barca Un regalo assurdo! London Eye IO ARTISTA

La descrizione nell’arte 155 Giù per il pendio 156 Il geco 157 Arrivo a Dar Es Salaam 158 La mansarda • Nello studio 159 Norman, un “grande” amico 160 Mattia 161 IL TESTO DESCRITTIVO 162 A bordo di un treno fantastico 164 Passeggiata in riva al mare 166 La casetta 167 VERIFICA FORMATIVA Ritorno in Nepal

parole

per

sognare

170 Curiosità 172 Penna • Computer 173 Quella lì 174 LA POESIA 175 Sul molo il vento soffia forte 176 Sera d’estate 177 Il mio gatto 178 Mattino • Chiaro di luna 179 Nell’aria della sera • Dopo il temporale 180 Haiku 182 Le nubi • Goccia di rugiada

183 Parlami, amico 184 La mano è un dono • Le cortesie 185 Addio 186 Niente da imparare 187 La quiete dopo la tempesta › Leopardi 188 La mia sera › Pascoli 189 San Martino › Carducci 190 VERIFICA FORMATIVA La farfalla • I mandorli

192 193 194 195

Profumo d’attesa Il coniglietto di Pasqua CLIL D’estate Al mare

finestrsule mondo 196 Tutankhamon extraterrestre? 198 Il signore dell’Appennino 199 La vita dei Greci 200 IL TESTO INFORMATIVO 201 Attenzione ai decibel 202 Animali domestici in Italia 203 Storia della @ 204 Il rugby 206 La pubblicità 208 IO ARTISTA

L’informazione nell’arte 209 INVALSI Il popolo dei ghiacci


Indice

dentrola NOTIZIA

236

212 L’angelo di Cinzia

si chiama Pascal 214 Palio, che spettacolo! 215 Il giornale 216 La prima pagina 217 Il titolo 218 L’articolo di cronaca 219 Le 5 W + H 220 Il panda ora è in salvo 221 Il malore di Eriksen: dalla paura al sollievo 222 Volley: mondiali 2018, Italia esordio vincente contro il Giappone

237 238 239 240 242

IL TESTO ARGOMENTATIVO I bambini e il cellulare Tv e computer: sì o no? Videogames: sì o no? La scuola è un diritto? E DUCAZIONE

Legalità CIVICA

246 Jason il bullo 248 Il bullismo e il cyberbullismo 249 IO ARTISTA

Il bullismo nell’arte 250

VERIFICA FORMATIVA

Soffocati dai sacchetti di plastica?

223 IO ARTISTA

Il quotidiano nell’arte 224 Corinaldo, ritrovata la tomba di un principe guerriero 226 La rivista 227 I quotidiani online 228 COMPITO di REALTÀ

Noi giornalisti e giornaliste 229

Quanta vita all’ombra della quercia

paroleper

ARGOMENTARE 232 La guerra non

è una soluzione 234 Internet come il Paese dei Balocchi 235 Leggere, che fatica!

VERIFICA FORMATIVA

LEGGERE e COMPRENDERE 254 255 258 261 262 264 266 267 272 277 278 283

Giochi linguistici Ascoltare e riflettere A caccia di errori! Capire e giocare Domande prima di leggere La parola scritta Un titolo per ogni testo Domande dentro il testo Chi? Quando? Dove? Tanti modi di leggere Quanti modi di leggere ci sono? Leggi e mettiti nei panni di...

288 È ARRIVATO IL MOMENTO…

DI SPICCARE IL VOLO!


scientificamente provato che se hai 100 anni e leggi ancora, cresci ancora! Senza mai smettere!

Si parte!

LEGGERE FA CRESCERE Leggere fa crescere (molto più in fretta della zuppa). È scientificamente provato che se hai 100 anni

ancora, cresci ancora! e leggi

Senza mai smettere!

F. Boucher, Il libro che ti fa scoprire proprio tutto sui libri anche se non ti piace leggere, Il castoro

Beh, forse l’autrice di questa vignetta ha un po’ esagerato... Ma un minimo di verità in quello che dice c’è di sicuro! Leggere fa bene, sempre, a qualunque età. BUONA LETTURA, quindi, con il tuo nuovo libro di quinta! 6


Si parte!

UOMINI NELLA TEMPESTA Il vento cominciò a soffiare con una certa violenza. Il mare era in tempesta. Lunghe ondate, che salivano dal sud, cozzavano le une contro le altre con profondi muggiti, facendo oscillare l’imbarcazione. In cielo, poi, correvano immensi nuvoloni scatenati, neri come la pece. A un tratto un lampo abbagliante squarciò le tenebre. Sandokan si alzò di scatto, attraversò il ponte e si mise alla barra del timone, mentre i suoi marinai assicuravano i cannoni e tiravano in coperta le scialuppe. La nave, con la velatura ridotta, si mise a filare con la rapidità di una freccia verso oriente. Quell’imbarcazione era un guscio di noce, eppure sfidava l’impeto di quella natura irritata. Barcollava, ora sulle creste delle onde e ora girata verso il fondo degli abissi, rovesciando gli uomini, facendo scricchiolare gli alberi e facendo gonfiare le vele. Sandokan non cedeva e guidava l’equipaggio verso Labuan. Era bello vedere quell’uomo, fermo al timone, con gli occhi in fiamme, i lunghi capelli al vento, irremovibile fra gli scatenati elementi della natura che ruggivano intorno a lui. E i suoi uomini non erano da meno. Aggrappati alle funi, osservavano impassibili quegli assalti del mare, pronti a eseguire qualsiasi pericolosa manovra. Ma l’uragano cresceva sempre più d’intensità. Il praho lottava disperatamente: sbandava, si raddrizzava come un cavallo imbizzarrito, gemeva come fosse lì lì per aprirsi in due. Continuare a lottare contro quel mare pareva ora una follia anche all’indomabile Sandokan. Bisognava assolutamente cambiar rotta e lasciarsi trasportare a nord, in attesa che la tempesta perdesse di violenza e di intensità. E. Salgari, Le tigri di Mompracem, Editrice Piccoli

LE TIGRI DI MOMPRACEM è un romanzo dello scrittore veronese Emilio Salgari. Apparve per la prima volta a puntate su una rivista fra la fine del 1883 e i primi mesi del 1884, per poi essere pubblicato in volume nel 1900. Ha per protagonista Sandokan, pirata dalle nobili origini, soprannominato “La Tigre della Malesia”.

el brano ci sono alcune N descrizioni molto precise: vengono descritti il mare, l’imbarcazione, il personaggio principale, gli uomini dell’equipaggio. Sottolinea le descrizioni con i colori indicati.

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Si parte!

SO VOLARE!

hi sono i protagonisti C di questo brano?

ue di essi hanno uno D scopo ben preciso. Quale?

S econdo te, che cosa vuol dire Zorba con la frase “Vola solo chi osa farlo”?

Confronta la tua risposta con quelle dei compagni e delle compagne.

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– Ho paura – stridette Fortunata. – Ma vuoi volare, vero? – miagolò Zorba. Dal campanile della chiesa di San Michele si vedeva tutta la città. La pioggia avvolgeva la torre della televisione e al porto le gru sembravano animali in riposo. – Ho paura! – stridette Fortunata. Zorba saltò sulla balaustra che girava intorno al campanile. In basso le auto sembravano insetti dagli occhi brillanti. L’uomo prese la gabbiana tra le mani. – No! Ho paura! Zorba! Zorba! – stridette Fortunata. – Aspetta. Posala sulla balaustra – miagolò il gatto. – Non avevo intenzione di buttarla giù – disse l’umano. – Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. È acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come ricompensa dopo la pioggia. Apri le ali – miagolò Zorba. La gabbianella spiegò le ali. I riflettori la inondavano di luce e la pioggia le copriva di perle le piume. L’umano e il gatto la videro sollevare la testa con gli occhi chiusi. – La pioggia. L’acqua. Mi piace! – stridette. – Ora volerai – miagolò Zorba. – Ti voglio bene. Sei un gatto molto buono – stridette Fortunata avvicinandosi al bordo della balaustra. – Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo – miagolò Zorba. – Non ti dimenticherò mai. E neppure gli altri gatti – stridette lei, già con metà delle zampe fuori dalla balaustra.


Si parte!

– Vola! – miagolò Zorba allungando una zampa e toccandola appena. Fortunata scomparve alla vista, e l’umano e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù come un sasso. Col fiato sospeso si affacciarono alla balaustra e allora la videro che batteva le ali sorvolando il parcheggio, e poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di San Michele. Fortunata volava solitaria nella notte. Si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa. – Volo! Zorba! So volare – strideva euforica dal vasto cielo grigio. L’umano accarezzò il dorso del gatto. – Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando. – Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò Zorba. – Ah sì? E che cosa ha capito? – chiese l’umano. – Che vola solo chi osa farlo – miagolò Zorba. – Immagino che adesso tu preferisca rimanere solo. Ti aspetto giù – lo salutò l’umano. Zorba rimase a contemplarla finché non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto del porto.

ortunata ha paura F perché deve affrontare una situazione per lei del tutto nuova: volare. Tu come ti senti quando devi affrontare una situazione nuova? Che cosa pensi? Che cosa fai? Chi vorresti avere al tuo fianco? Racconta.

L. Sepúlveda, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Salani Editore

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Si parte!

NON POTEVO PIÙ ANDARE A SCUOLA

EDUCAZIONE CIVICA L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA L’autrice racconta un episodio della sua vita, che è parte di una delle più grandi tragedie della Storia del secolo scorso. Perché è necessario ricordare le grandi tragedie del passato e non perderne la memoria? Esprimi la tua opinione e confrontala con quella delle compagne e dei compagni.

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Era una sera qualsiasi. Stavamo a tavola. Io, papà e i nonni. Io ridevo e scherzavo come al solito. Però mi accorsi che c’erano tre paia di occhi che mi guardavano ansiosi. “Mi dovranno dire qualcosa di importante” pensai. In quel momento mio padre parlò: – Liliana, sai che non puoi più andare a scuola… – Ah no? – gli dissi cercando un perché con gli occhi smarriti. Lui lo capì. – Perché ci sono delle nuove leggi per noi che siamo ebrei. Tu, come tutti i bambini ebrei, sei stata espulsa dalla scuola. Espulsa. Avevo appena compiuto otto anni, era settembre e la scuola cominciava il 12 ottobre. Quel giorno segnò un prima e un dopo nella mia infanzia. Il prima della vita di Liliana bambina, allegra e serena, e il dopo, di Liliana bambina ebrea, espulsa, poi esclusa, poi internata. Quell’anno avrei dovuto frequentare la terza elementare… – Perché sono stata espulsa, papà? Che cosa ho fatto? – non capivo. – Tu non hai fatto niente, Liliana – mi disse papà con dolcezza. – Ma questa legge dice che non puoi andare a scuola. Non possiamo farci niente. Sentivo che papà cercava un modo per spiegarmelo che non mi facesse restare male, ma io andavo volentieri a scuola, e lui sapeva che avrei sofferto di questo allontanamento. C’erano le compagne di classe che vedevo anche fuori dalla scuola, ai giardini, oppure alle feste di compleanno; mi dispiaceva anche lasciare la maestra,


Si parte!

si chiamava Cesarina, ero molto affezionata a lei. Era affettuosa e sentivo di poter contare su di lei. Almeno così pensavo. Perché non potevo più andare a scuola? Perché io, solo io, non potevo più imparare? Mi misi a cercare un motivo, qualcosa che avevo fatto o detto in classe, scavai nei giorni precedenti, cercavo qualche fatto che mi facesse dire: “Ah, ecco perché sono stata cacciata”. Ma era inutile, non c’era. Papà parlava di “nuove leggi”. Ma chi le aveva fatte? Perché? Io non sapevo neppure di essere ebrea fino a quando non erano venute fuori queste stupide regole. Io sono italiana, lo diceva anche il nonno, ed era davvero arrabbiato. – Siamo italiani, siamo come tutti gli altri e guarda cosa ci fanno… – sussurrava alla nonna, mentre Susanna sparecchiava la tavola e scuoteva la testa come a cancellare quella brutta serata. Ma era impossibile. La realtà era come l’aveva raccontata papà. Io non potevo più andare a scuola. L. Segre, Fino a quando la mia stella brillerà, Piemme

Completa indicando con X. Questo brano è raccontato in prima persona. Significa che: l’autrice racconta fatti di una persona che conosce bene. l ’autrice e la protagonista del fatto sono la stessa persona. La protagonista fu espulsa dalla scuola perché: n on andava d’accordo con compagni e insegnanti. era di religione ebraica. L’espressione “quel giorno segnò un prima e un dopo nella mia infanzia” vuol dire che: niente, da quel giorno, fu come prima. n iente si modificò nella vita della protagonista. he cosa pensi della situazione vissuta C dalla protagonista? Pensi sia giusto giudicare gli altri per la loro fede, per la loro cultura, per il colore della loro pelle? Discutine in classe.

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Si parte!

UN CANE PER AMICO Sono nato nello stesso giorno del mio primo cane. Poi siamo cresciuti insieme, ma lui è invecchiato prima di me. A undici anni era un vecchietto pieno di reumatismi. Morì. Io piansi. Molto. Si chiamava Pec. Era una specie di cocker biondo robusto, vagabondo, un po’ ladro, brontolone, indipendente. Ma in strada sapeva aspettare che il semaforo diventasse verde. E, come cuscino, non ho mai trovato niente di meglio. Non gli piaceva venir disturbato all’ora di cena e io non sopportavo che appoggiasse il suo muso sui miei giornalini durante l’ora di lettura. Lui lo sapeva, io lo sapevo. Ci intendevamo. Oggi, dopo più di vent’anni, trascorro le vacanze con Louke. – Questo cane è completamente scemo – dice mia madre. Ma si capisce dal suo sorriso che non lo crede. La verità è che Louke ha preso in giro tutta la famiglia. Per lui la stupidità è una tattica. – Non potete pretendere niente da me, lo sapete, io sono troppo scemo... Ecco quello che sembra dirci quando, seduto sul suo largo posteriore, con la testa piegata e la lingua a penzoloni, accoglie la sgridata come se si trattasse di un gioco. Di solito fa una vita tranquilla, senza avventure, ma anche senza noia. Una buona poltrona e, ogni tanto, una passeggiata nel bosco, una piccola battaglia con i miei nipoti, un’ora di tenerezza con la testa posata sul grembiule di mia madre... Tra Pec e Louke, c’è stato Kanh. Povero Kanh, imprevedibile e tormentato, con la sua paura degli uomini... Era forse il più intelligente dei tre, il più bello, ma essendo un dobermann, era sicuramente il più infelice. 12


Si parte!

Ed è l’unico cane che io abbia mai visto piangere. In uno dei momenti di crisi, durante i quali non riconosceva nessuno, mi aveva morso. Quando capì in quale mano avesse piantato i canini, si mise a piangere. Lunghi ululati strazianti interrotti da singhiozzi che lo spezzavano in due. Mi ero seduto vicino a lui e lo accarezzavo. Gli mormoravo nell’orecchio che non era successo niente, che non era colpa sua. Lui piangeva, io mormoravo. Andammo avanti per un bel po’. Poi lui scivolò in un sonno popolato di gemiti. Che cosa ho da dire io? Questa, ad esempio: se avete un cane non siate uno di quei padroni tutti fieri di aver trasformato il proprio cane in un tappetino o in una bambola. Un buon ammaestratore deve rispettare il cane che gli vive accanto. Ah, un’ultima cosa. Quando si sceglie di vivere con un cane, è per sempre. Non lo si abbandona. Mai. Mettetevelo bene in mente prima di adottarne uno. D. Pennac, Abbaiare stanca, Salani Editore

el brano l’autore presenta tre cani che lo hanno accompagnato nella sua vita. N Per ognuno di loro individua le caratteristiche fisiche e comportamentali. Nome

Caratteristiche fisiche

Comportamento

I n questo brano si parla del rapporto fra uomo e cane e dell’abbandono. Esprimi la tua opinione, poi confrontala con quella dei compagni e tue compagne.

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Si parte!

OLGA DI CARTA, IL VIAGGIO STRAORDINARIO La porta della baita era socchiusa. La bambina di carta si avvicinò con cautela. Era stata felice di scorgere il piccolo tetto rosso dalla cima della collina, perché se c’era un tetto era legittimo pensare che ci fosse anche una casa; e lei era molto stanca. Aveva camminato tutto il giorno e sentiva il bisogno di riposare e, magari, anche di scambiare due parole con qualcuno. – Ehilà? – chiamò. Qualcosa all’interno della casa rotolò per terra, e si udì un leggero tramestio. – Perdonatemi se vengo a disturbare a quest’ora – gridò Olga agitando una mano davanti allo spiraglio della porta per attirare l’attenzione – Sto cercando un riparo per la notte. Nessuno rispose. “Sta diventando buio, ora accenderanno il lume” pensò la bambina scossa da un brivido. Attese qualche istante e, poiché non succedeva niente, decise di salire i tre gradini e dare un’occhiata all’interno. Avrebbe potuto scivolare dentro senza difficoltà: la fessura più sottile era sufficiente per lei, che era di carta e passava sotto le porte come le buste lasciate dal postino. Però quella casetta, col tetto rosso e una sola finestra, non era la sua casa. Perciò si accostò e sbirciò dallo spiraglio: la stanza era fresca e dall’oscurità emergevano lugubri ombre grigie. Olga intuì una grossa scrivania, una dispensa, una cesta di legna, un letto. Si sporse per vedere meglio, ma un nuovo tramestio la fece sobbalzare. Questa volta il rumore era più forte e invece di allontanarsi, si avvicinava. La bambina fece un salto indietro, inciampò nella propria borsa, ruzzolò dai gradini e finì con il sedere nell’erba. A quel punto la porta si aprì e… – E…? – fece il Bruco con gli occhi spalancati. – E una donnola fuggì fuori, seguita da un’altra che stringeva qualcosa tra i denti. Entrambe passarono accanto alla bambina di carta e si dileguarono. 14


Si parte!

– Tu l’hai conosciuta? – Chi? – La Olga di carta. Di persona? Voglio dire, l’hai toccata, le hai stretto la mano? – Le ho stretto la mano. – E com’era? – Sottile. – Certo, era di carta. E hai visto la casetta di legno? – Io no ma lei sì, poiché, difatti, entrò. Spinse la porta, chiamò ancora una volta, per essere sicura che non ci fosse nessuno, e s’inoltrò nella piccola stanza. Nella dispensa c’erano piatti, bicchieri e tazzine che non vedevano il sapone da un po’. E le scatole di cibo mandavano un odore pungente. Olga si avvicinò alla scrivania e la trovò ingombra di strani strumenti, che lei avrebbe usato volentieri per tirare delle belle righe dritte. Accanto alla scrivania c’era una cesta, ma non erano ceppi quelli che Olga aveva creduto di vedere da fuori, bensì rotoli di carta. Notò, toccandoli, che l’impasto di cui erano fatti era diverso dal suo: più spesso e più ruvido. Olga sbadigliò. Era davvero molto stanca. Cercò con lo sguardo un posto dove potersi addormentare e vide il letto: era sfatto e pieno di briciole di biscotti. Quindi Olga tornò a guardare i rotoli di carta: li mosse delicatamente, per accertarsi che ci fosse abbastanza spazio e, senza pensarci oltre, si arrotolò su se stessa, balzò nella cesta e si addormentò.

i è piaciuto questo T Sì. No. brano? Perché?

uale elemento o quale Q parte ti ha incuriosito in modo particolare? Perché?

orresti leggere il libro o V altri libri scritti da questa Sì. No. autrice? ileggi le prime righe R del brano. Tu che cosa avresti fatto se ti fossi trovato/trovata nella stessa situazione della bambina? Racconta, poi confronta le tue proposte con quelle dei compagni e delle compagne.

E. Gnone, Olga di carta. Il viaggio straordinario, Salani Editore

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Si parte!

IO SONO AVA Cora passa la settimana successiva nell’agitazione da shopping per il mio rientro a scuola, convinta che il successo del ritorno alla mia normale vita da adolescente dipenda dal fatto che io abbia uno zaino in spalla o una borsa a tracolla. La sera prima del mio “reinserimento” ufficiale, me ne fa trovare una serie in fila sul letto. Borse con fantasie sgargianti, zaini di tela con disegni floreali e tracolle di nylon sembrano fissarmi. – Cosa usano i ragazzi oggi? – scrollo le spalle. – Ultimamente sono stata in camice da ospedale e pigiama, forse non sono la persona giusta a cui chiedere. Evito di esprimere i miei forti dubbi sul fatto che qualcuno si soffermerà a guardare i miei accessori. I primi a vedermi sono i ragazzi in gruppo. Un tipo magro e pieno di brufoli fa un salto all’indietro e dice “Wow”. I suoi amici si voltano a guardarmi, poi fanno dietrofront e puntano gli armadietti, sforzandosi davvero poco di nascondere le risate. Mi sbirciano di traverso girando la testa di scatto. Veri supersegugi. Percepisco tanti occhi puntati addosso… una sensazione cui ormai dovrei essere abituata. Bisbigli e sussulti sono il sottofondo della mia vita, ma in questo piccolo corridoio, circondata da ragazzi della mia età, il calore di così tanti occhi mi striscia su per il collo. Gambe e braccia cominciano a prudere, mentre un ronzio che conosco bene si diffonde in tutto il corpo. Il viso brucia e io fisso gli occhi a terra. Non alzare lo sguardo.

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Si parte!

Mi obbligo a non reagire, anche quando sento un gruppo di ragazze mettersi a bisbigliare e scoppiare in un risolino nervoso, seguito da “Shhh… shhh… smettetela. Sta arrivando”. In mezzo al baccano degli armadietti, allo scalpiccio dei piedi e al frastuono delle chiacchiere, il mio orecchio buono capta le parole che non dovrei sentire. Bruciata. Incendio. Nuova. Schifo. Zombi. Un dolore incandescente raggiunge immediatamente la punta delle dita, e mi accorgo che con la mano sana sto stritolando la tracolla della borsa. Apro il palmo, contraendo la pelle dura. Riesco ad arrivare alla mia prima lezione buttando fuori l’aria che ho tenuto dentro da quando sono uscita dall’ufficio del preside. Un corridoio in meno! E. Stewart, Io sono Ava, Garzanti

Ti è piaciuto questo brano?

Sì.

No.

Perché? Che cosa ti ha colpito in modo particolare? protagonista di questa storia è Ava. Che cosa potrebbe esserle successo? La Sottolinea nel testo le informazioni che possono esserti utili per rispondere, poi scrivi le tue ipotesi.

Chi potrebbe essere Cora? rova a metterti nei panni di Ava nel momento della sua entrata a scuola, P quando tutti la guardano. Come ti sentiresti? S e tu fossi uno dei ragazzi che la vede rientrare a scuola, quali sarebbero i tuoi pensieri? E che cosa diresti ad Ava?

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insiempere

crescere PRIMA

di ascoltare

Secondo te, che cosa sono i “perché” di Martina? Domande che la bambina sta leggendo in un questionario. Risposte che Martina dà ai suoi amici. Domande sulla vita che la bambina pone a se stessa o a persone che le sono vicine.

DURANTE l’ascolto

Ascolta con attenzione e memorizza le due domande che Martina pone al nonno.

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I PERCHÉ DI MARTINA Il nonno era puntuale come un orologio svizzero. Alle tre meno tre minuti, Martina lo vedeva sbucare all’angolo della strada e alle tre in punto suonava alla porta. Quando il tempo era bello, uscivano per una passeggiata. Quando invece era brutto, si mettevano subito a fare i compiti. Il nonno conosceva un numero pressoché incredibile di cose. Non c’era una sola domanda a cui lui non sapesse rispondere. Lui diceva che era tutto merito dell’enciclopedia che aveva letto da cima a fondo. Ventidue volumi rilegati in finto cuoio rosso, da Abaco a Zygurat. – Merito dell’enciclopedia e della curiosità. – Cos’è la curiosità? – aveva domandato Martina. – È una cosa strana, una specie di solletico, di formicolio che ti senti dentro. Non smette di tormentarti finché non sai la risposta che ti sta a cuore. Ad esempio, vedi un aereo che decolla e ti domandi: “Come farà mai a staccarsi da terra? Come farà a stare in cielo?”. Finché non lo sai non sei tranquillo. Martina aveva cominciato a grattarsi e il nonno le aveva dato man forte facendole il solletico. – No, ahi! Basta. – Fuori la domanda allora! – Perché sono nata? – aveva detto tutto d’un fiato Martina. – Altolà! Domanda sleale!


DOPO

aver ascoltato Che cosa significa l’espressione “il nonno era puntuale come un orologio svizzero”?

– Perché? – Perché non c’è nell’enciclopedia. – E perché non c’è? – Perché ci sono domande a cui bisogna rispondere da soli. C’è una risposta solo per me, una risposta solo per te. Io, ad esempio, sono nato per fare il ferroviere e guidare i treni, per leggere l’enciclopedia, per innamorarmi della nonna e sposarla, per avere la tua mamma e poi per diventare vecchio e fare il nonno di Martina. – E io? – Tu lo scoprirai crescendo. Ti ricordi quel calendario che ti avevo regalato l’anno scorso, il calendario dell’Avvento? Ogni giorno aprivi una finestra e scoprivi qualcosa dietro. Succede un po’ la stessa cosa. Cresci e apri le finestre.

Qual è la prima domanda che Martina fa al nonno?

Secondo il nonno, che cos’è la curiosità?

Che cosa fa capire al nonno che Martina ha un’altra domanda da fargli?

S. Tamaro, Tobia e l’angelo, Mondadori

RIFLETTO e DICO la MIA La frase “cresci e apri le finestre”, secondo te, che cosa vuol dire? Scegliere se fare o no una cosa è un problema che dobbiamo affrontare ogni giorno. Secondo te, la scuola ti aiuta a sviluppare la capacità di scegliere? È un luogo dove si fanno esperienze che servono a crescere? Parlane con i compagni e le compagne.

Qual è?

Perché secondo il nonno è una domanda sleale?

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insiempere

crescere

COMPRE NDO il testo Come vengono visti gli alunni di quinta dagli alunni delle altre classi? Perché l’autore considera un premio essere arrivato in quinta? Che cosa è cambiato per Zinkoff all’inizio della quinta? Che cosa vuol dire, secondo te, l’espressione “Gli piace crescere, occupare più spazio nel mondo”?

RIFLETTO e DICO la MIA Anche tu sei all’inizio della classe quinta. Come ti senti? Che cosa ti aspetti da quest’anno scolastico? In che cosa sei sicuro/a di migliorare e in che cosa pensi che incontrerai delle difficoltà? Che cosa pensi di fare per superarle?

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IN QUINTA Quando sei in quinta e gli altri ti guardano, vedono qualcuno più grande e migliore di loro. Sai più cose. Mangi di più. Disegni meglio. Canti meglio. Lanci più lontano e corri più veloce. Ti metti in testa alla fila. Bevi più a lungo dalla fontanella. Parli perfino a voce più alta e ridi più forte. Se sei sopravvissuto alle prime quattro classi, la quinta è il tuo premio. La tua ricompensa. Una ricompensa che arriva anche in modi invisibili. È una sensazione che riprovi alla presenza di scolari più piccoli, la sensazione d’essere – anche se nessuno lo dice – più importante di loro. È fantastica la quinta. Zinkoff è impegnato a crescere, a germogliare. All’inizio della quinta si è lasciato dietro un intero stuolo di convinzioni infantili: non crede più a esseri misteriosi e fantastici come unicorni, draghi e folletti. E, anche se ha ancora paura del buio in cantina, non crede più al Mostro della caldaia. Tutte queste superstizioni bambinesche lo hanno abbandonato e, così alleggerito, ha l’impressione di diventare più alto. Sostituisce i risolini infantili con una risata-da-grande che prova e riprova in camera sua. Gli piace crescere, occupare più spazio nel mondo. J. Spinelli, La schiappa, Mondadori


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UNO STRANO VISITATORE Si avvicinava l’inverno e stava arrivando il freddo. Un giorno i due fratelli maggiori uscirono raccomandando, come al solito, al piccolo Gluck, rimasto a badare all’arrosto, di non far entrare nessuno. Gluck si sedette accanto al fuoco. Girando e girando, l’arrosto si rosolava per benino. – Peccato – si disse Gluck – che i miei fratelli non invitino mai nessuno a cena... Proprio mentre parlava, sentì alla porta due colpi sordi e pesanti. “Deve essere il vento” pensò Gluck. “Nessuno si azzarderebbe a bussare così alla nostra porta”. Ma non era il vento. Bussarono di nuovo molto forte e chi bussava sembrava avere fretta e nessuna paura delle conseguenze. Gluck andò alla finestra, la aprì e mise fuori la testa per vedere chi fosse. Era l’omino più strano che avesse mai visto. Aveva un grosso naso rubicondo e baffi ritorti a cavatappi ai lati della bocca. Capelli di uno strano colore sale e pepe gli scendevano ben oltre le spalle. Era alto circa un metro e quaranta e portava un cappello a cono alto più o meno quanto lui, con una piuma nera lunga quasi un metro. Indossava un farsetto che sul retro si allungava in una specie di esagerata “coda di rondine”, nascosta da un mantello che si alzava al vento e misurava quattro volte la sua statura. Di fronte all’aspetto del visitatore, Gluck restò paralizzato senza proferire parola, fino a quando l’omino non lo vide e gli disse: – Ehilà! Non è questo il modo di rispondere a chi bussa. Sono tutto bagnato. Fammi entrare. – Perdonatemi, signore – disse Gluck – mi dispiace moltissimo, ma non posso farvi entrare.

ANAL IZ ZO

il testo

Quali sono gli aspetti fantastici presenti nel brano? Sottolineali.

SCOPRO nuovi significati Cerca sul dizionario il significato delle parole evidenziate.

J. Ruskin, Il re del fiume d’oro, Lindau

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TESTO NARRATIVO

Nel TESTO NARRATIVO i fatti possono essere narrati in ordine cronologico, cioè seguendo la FABULA, o secondo l’ordine deciso dall’autore, cioè seguendo l’INTRECCIO.

C

OMPRE NDO il testo

Rispondi sul quaderno. Quale consiglio ci offre l’autore di questo testo per iniziare e concludere bene la giornata? Che cosa si augura per il futuro? Che cos’è la letteratura?

ANAL IZ ZO

il testo

Rispondi a voce: secondo te, questo testo è scritto seguendo la fabula o l’intreccio? Perché?

RIFLETTO e DICO la MIA Ti piace leggere e ascoltare storie? Qual è il tuo rapporto con i libri? Quali tipi di libri preferisci? Quando devi scegliere un libro, in libreria o in biblioteca, che cosa prendi in considerazione?

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SIGNORI BAMBINI Signori bambini, se fossi in voi, la prima cosa che chiederei alla maestra entrando in classe al mattino sarebbe: – Maestra, per favore, leggici una storia. Non c’è modo migliore per cominciare una giornata di lavoro. E, al termine della giornata, quando viene sera, l’ultima piccola cosa che chiederei all’adulto che mi sta accanto sarebbe: – Per favore, raccontami una storia. Non c’è modo migliore per scivolare tra le pieghe della notte. Più avanti, quando sarete grandi, le leggerete ad altri bambini, quelle storie. Da che mondo è mondo, e da che i bambini crescono, tutte queste storie scritte e lette hanno un nome molto bello: letteratura. D. Pennac, Signori bambini, Feltrinelli


TESTO NARRATIVO

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IL TESTO NARRATIVO

segue la struttura • inizio: presentazione dei personaggi, del tempo e dell’ambiente • svolgimento: narrazione degli eventi • conclusione: finale della vicenda narrata e usa sequenze • narrative: racconto degli eventi della storia • descrittive: descrizione di personaggi e di ambienti • dialogiche: dialoghi fra i personaggi • riflessive: esposizione di commenti o di riflessioni dei personaggi o dell’autore

racconta una storia • in prima persona • in terza persona narrando fatti realistici, cioè accaduti veramente o che potrebbero accadere, con: • personaggi reali • tempo determinato (passato, presente o futuro) • ambiente reale • eventi reali o verosimili fantastici, cioè che non possono accadere nella realtà, con: • personaggi fantastici o realistici ma insoliti • tempo indeterminato • ambiente fantastico o realistico • eventi fantastici, immaginari o impossibili

per raccontare una storia il testo narrativo può seguire • fabula la storia è raccontata seguendo l’ordine cronologico delle vicende • intreccio gli eventi non sono narrati seguendo l’ordine cronologico; l’autore decide di utilizzare tecniche narrative particolari, cioè: • flashback salto nel passato • flashforward salto nel futuro laboratorio di scrittura ● pag 14

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TESTO NARRATIVO

Il testo narrativo segue la struttura: INIZIO, SVOLGIMENTO, CONCLUSIONE.

ul mindf

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In testa abbiamo sempre mille E ) N E B pensieri: ( lasciare andare quelli che la nostra mente vuole trattenere è una forma di accettazione per come sono le cose: semplicemente le osserviamo e ce ne distacchiamo. Prova a immaginare che i tuoi pensieri siano scritti su un aquilone, osservali e poi lasciali andare… Quali pensieri vorresti che volassero via? Disegna degli aquiloni e scrivici i pensieri da lasciar andare.

SSERE

APPROFONDIMENTO IN GUIDA

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A CACCIA DI AQUILONI Inspirai profondamente, espirai con forza e tirai il filo. Un minuto dopo il mio aquilone saliva veloce nel cielo come un grande uccello di carta. Hassan applaudì e fischiò ammirato, poi ritornò di corsa verso di me. Gli consegnai il rocchetto perché riavvolgesse il filo rimasto a terra, mentre io lo tenevo teso con le mani nude. In cielo si libravano già almeno due dozzine di aquiloni, come squali di carta in cerca di una preda. Nel giro di un’ora il numero era raddoppiato e il cielo era punteggiato di rosso, azzurro, giallo. Il vento era perfetto, soffiava con forza, facilitando le manovre di ascesa e le discese in picchiata. Vicino a me Hassan teneva il rocchetto. Ben presto iniziarono i combattimenti e i primi aquiloni abbattuti volteggiavano alla deriva. Attraversavano il cielo come stelle cadenti, in un vortice di code colorate, disseminando i quartieri di Kabul di premi per i cacciatori, ragazzini scatenati che saettavano per le strade gridando. Lanciavo sguardi furtivi a Baba sulla terrazza. Chissà che cosa pensava. Si stava preoccupando per me? O forse, in fondo al cuore, era contento di assistere ancora una volta a un mio fallimento? I miei pensieri erano in balia delle emozioni come gli aquiloni lo erano del vento. Attorno a me non facevano che cadere aquiloni, ma il mio stava ancora volando, stava ancora volando! K. Hosseini, Il cacciatore di aquiloni, Piemme

ANAL IZ ZO

il testo

Completa. Questo è un testo narrativo

.

È narrato in

.

I personaggi sono

.

Il luogo dove si svolge la vicenda è

.

Individua ed evidenzia con i colori indicati le parti che compongono il testo: inizio, svolgimento e conclusione.


RACCONTO REALISTICO

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Nel testo narrativo puoi trovare SEQUENZE NARRATIVE, DIALOGICHE, RIFLESSIVE e DESCRITTIVE.

AVVENTURA IN MONTAGNA Intorno alle sei e mezza stavano ancora procedendo verso destra. Nell’ultima mezz’ora, però, diverse volte il sentiero era stato interrotto da dirupi scoscesi ed erano stati costretti a tornare sui propri passi per seguire un’altra biforcazione. Ora quel percorso non aveva più l’aspetto di una strada che un tempo conduceva a un villaggio, ma sembrava piuttosto un insieme di piste battute da pastori e contadini per trasportare legname. Più avanzavano e più rari diventavano i segni di passaggi recenti, mentre aumentava il numero di cataste di legna lasciate a marcire a ridosso dei pini cembri da chissà quanto tempo… masse di rovi, fronde di conifere ovunque… Daniel si voltò di scatto e si fermò a scrutare il bosco alle sue spalle. – Voi non avete sentito niente? – disse con apprensione. – No, che cosa dovremmo aver sentito… – rispose Anna. Decisero di tornare indietro tenendosi più bassi e continuando a scendere: in questo modo avrebbero dovuto imbattersi nel villaggio per forza. Tra i numerosi sentieri di quella traccia confusa ne scelsero uno che piegava a valle. Tuttavia, anche dopo un’altra ora di cammino, il paesaggio restava inesorabilmente uguale, senza rivelare nessun indizio di ruderi nelle vicinanze. Anzi, a un certo punto si resero conto di non aver più idea di dove fossero finiti. Quando il sasso gli rotolò in mezzo ai piedi, i tre erano seduti, esausti e avviliti, sul bordo di un costone, nel tentativo di farsi venire un’idea. “Ma allora c’è qualcuno!” pensò Daniel fra sé e sé, alzandosi di scatto…

ANAL IZ ZO

il testo

In questo racconto sono state evidenziate alcune sequenze. Colorale come indicato: sequenza narrativa e sequenza descrittiva.

Le DESCRIZIONI inserite nei testi narrativi permettono al lettore di immaginare e di conoscere meglio i personaggi e il loro carattere, gli ambienti e le loro caratteristiche. Le descrizioni aiutano il lettore a immergersi nella storia e a provare emozioni.

K. Centomo, La strada per Pont Gun, Einaudi Ragazzi

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RACCONTO FANTASTICO

IL GRILLO SCRITTORE

Il testo narrativo racconta delle storie in PRIMA o TERZA PERSONA, narrando FATTI REALISTICI o FANTASTICI.

SCOPRO nuovi significati reader: strumento per leggere gli e-book o libri elettronici

ANAL IZ ZO

il testo

Completa. Questo testo è: realistico.

fantastico.

È narrato in: prima persona. terza persona. Il protagonista è: . Il luogo è: . Il tempo è: .

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Armato di computer portatile, stampante, scanner, telefonino, macchina fotografica, un grillo scrittore arrivò di fronte a un fienile e si asciugò il sudore con un fazzolettino di carta. Doveva cercarsi una nuova casa e il fienile gli sembrava il posto più sicuro. Fotografò la facciata del fienile e ci si andò a sistemare dentro. Cercò in mezzo al fieno uno spazio. Lo trovò tra una falda di fieno e l’altra, dove c’era una farfalla mezza addormentata. Lui fece cri cri e quella si svegliò e volò via. Rimasto solo, voleva scrivere una favola. Cominciò. “Oggi c’è un cielo limpido, è una bella giornata autunnale…” Ma subito si fermò, trovò sul reader Il manuale del vero scrittore e tra i primi consigli c’era questo: “Mai iniziare una storia descrivendo il tempo e la stagione”. Cancellò tutto e ricominciò. Avrebbe scritto un racconto di fantasia in prima persona, questo: “Sono un grillo parlante…”. Ma no, non gli andava di riprendere da Pinocchio. Niente grillo parlante dunque, e poi a lui, nella realtà, di parlare andava poco. Meglio: “Non sono un grillo parlante ma scrivante…”. Scrivante o scrivente? Consultò il vocabolario elettronico e scoprì che la parola giusta era scrittore. Riprese: “Sono un grillo scrittore, oggi sono in un fienile e mi sto godendo il calduccio e il profumo del fieno”. Così andava parecchio meglio, però la storia era troppo realistica. Sconsolato, rosicchiò qualche semino da una spiga di avena, si sdraiò nel fieno e si addormentò. Provate a scrivere un racconto anche voi. Magari vi viene più carino di quello del grillo scrivante. Scusate, scrittore. E. Detti, Favole di campagna, Gallucci Editore


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LA CASETTA SULL’ALBERO Quella vacanza in campagna si stava rivelando per Daniele davvero bella. Ogni giorno se ne andava in giro in bici con gli Scatenati a nuotare, a cacciare gamberi di fiume, a raccogliere funghi. Però mancava ancora qualcosa per rendere più emozionante quell’avventura. L’idea gli venne una notte e trovò che era geniale. Alla mattina aspettò Mafalda e la bloccò. – Senti – le disse – costruiamo una casetta su un albero? La ragazzina spalancò i suoi occhi neri ed esclamò: – È un’idea fantastica! Andiamo a dirlo agli altri. Com’era prevedibile, il progetto fu accolto con grande entusiasmo da tutti. Il Picchio nascose abilmente di essere un po’ invidioso dell’iniziativa presa da Daniele. – Dobbiamo decidere su quale albero la costruiamo – disse. – Sarebbe perfetto quel castagno – suggerì Daniele. – C’è una specie di piattaforma piuttosto larga da dove partono i rami. – Ottima scelta – ammise il Picchio. – Sono d’accordo – aggiunse Mafalda. – E tu, Rocco? – Certo, anch’io. – Guardate che nessuno deve battere la fiacca – avvisò il Picchio, rivolgendosi a tutti con fare autoritario. – È un lavoro che richiede molta fatica e va organizzato. Tutta la banda si diede da fare per costruire il rifugio. Per più di una settimana nel bosco risuonarono, oltre ai canti, alle risate e agli ordini impartiti dal Picchio, le martellate sui chiodi delle assi e il “crish crish” della sega. Alla fine il rifugio fu attrezzato di tutto punto: una scaletta di corda avvolgibile, un grosso ceppo per tavolo, qualche cuscino ricoperto di plastica, due poster alle pareti, un cannocchiale e, su saggio consiglio di Biagio, un estintore.

ANAL IZ ZO

il testo

Nel testo ci sono due sequenze dialogiche. Evidenziale con colori diversi.

SCOPRO nuovi significati Se conosci il significato dell’espressione “battere la fiacca”, scrivilo; altrimenti cercalo sul dizionario.

L. Buganè, La ghiottona, Feltrinelli Kids

Le SEQUENZE DIALOGICHE riportano i dialoghi tra i personaggi o i loro pensieri. Danno vivacità al testo e lo rendono più coinvolgente. 27


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EMOZIONI IN CAMPO

Le SEQUENZE RIFLESSIVE introducono commenti e riflessioni dell’autore o dei personaggi e permettono al lettore di capire meglio le situazioni narrate.

i l ’ o r a dI A PAT

Rifletti sulle emozioni provate dal protagonista: l’imbarazzo, il perdono, la soddisfazione... In quali situazioni hai sperimentato le stesse emozioni? Racconta.

Ho scoperto che fare il portiere è proprio divertente. Sbuffo come un toro e carico come un bufalo inferocito e, quando faccio gli occhiacci e grido “Grrr!”, gli avversari se la fanno sotto dallo spavento. Che ridere! All’ultima partita, a fare il tifo è venuta anche la maestra Laura. – Bravo Lello! – esclama quando paro un tiro potentissimo. Bravo a me? Questa poi… Di solito mi dice sempre e solo “Stai zitto”. È vero, sono stato bravo, però sentirselo dire da lei, davanti a tutti, mi fa uno strano effetto. – Abbiamo vinto, Lello, ci pensi? Li abbiamo battuti. Ed è tutto merito tuo! – esclama Giorgio. – Che esagerato – borbotto. Non so che dire, mi sento in imbarazzo, ma poi inizio a sentire anche qualcos’altro: una specie di calore. È come un capogiro, ma che ti fa star bene. – Lello è proprio un campione, vero ragazzi? – chiede Giorgio ai nostri compagni. Fabrizio, Paolino e gli altri se ne stanno a distanza di sicurezza. Lo so che non mi volevano in squadra, ma alla fine Giorgio li ha convinti. Paolino accenna di sì con la testa, ma si vede che sta cercando soltanto di non innervosirmi. – Andiamo? – balbetta Giovanni senza togliermi gli occhi di dosso, come se potessi mollargli un pugno da un momento all’altro. Ma io non voglio picchiare proprio nessuno e non voglio nemmeno che abbiano paura di me. Vorrei rimanere un po’ con loro, festeggiare insieme la vittoria, ma come faccio a dirglielo? E se poi non mi vogliono? Non riesco a rispondere e allora faccio “sì” con la testa. Un ringhio preme forte nella mia gola e poi finalmente si scioglie in una parola: – GRRR… GRRRAZIE!!! P. Varriale, Lello il bullo, Mondadori

EM

APPROFONDIMENTO IN GUIDA

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COMPRE NDO il testo Nel testo sono sottolineate le sequenze riflessive, attraverso le quali il protagonista ci fa capire i suoi stati d’animo. Scrivi quali sono. 1.

3.

2.

4.


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GIOCARE CON LA NONNA – Dove vuoi che andiamo? – mi chiese nonna Eia. – Al lido? – proposi. – No, non si può. Sprecheremmo troppo tempo. E se andassimo in cima al campanile di San Marco? – Ma nonna… ci saranno troppi turisti! – Hai ragione. Facciamo così: allontaniamoci da qui. Poi io chiuderò gli occhi e ti prenderò per mano. Tu mi condurrai, descrivendomi tutto quello che vedi. Se riuscirai a destare la mia curiosità tanto da farmi aprire gli occhi, sarà il mio turno a farti da guida, finché non avrò trovato un posto che ti piace. Ti va? Mi andava. La nonna chiuse gli occhi. Io le tenni la mano sinistra stretta nella mia e le dissi di camminarmi molto vicina. La sbirciai incuriosita. Le rughe intorno ai suoi occhi erano scolpite in un’espressione intensa, le labbra sporgevano solide, concentrate. Il suo volto mi sembrò nudo e vecchio. Iniziai a descriverle i luoghi che attraversavamo. – Siamo in una calle molto stretta. Vedo un lenzuolo tutto giallo appeso in alto… Vedo un porcospino… – Deve far parte di uno stemma di famiglia – mormorò la nonna senza aprire gli occhi. – Me lo ricordo. – Vedo un gatto grigio… una finestra chiusa… un ananas! La nonna aprì gli occhi fermandosi. Eravamo di fronte a una bancarella di frutta. – Te l’ho fatta! Ora tocca a me! Serrai gli occhi e sentii che la nonna mi stringeva forte le dita nella sua mano fredda. Non sarebbe riuscita a farmi aprire gli occhi. S. Gandolfi, Aldabra. La tartaruga che amava Shakespeare, Salani Editore

SCOPRO nuovi significati calle: tipica via veneziana

ANAL IZ ZO

il testo

Individua nel testo i diversi tipi di sequenze e segnale con i colori corrispondenti. sequenza narrativa sequenza descrittiva sequenza dialogica sequenza riflessiva

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UN PICCOLO PARADISO

Ricorda: la FABULA è il racconto della storia costruito seguendo la successione degli avvenimenti in ordine cronologico. 30

Christy si dondolava pigramente sull’altalena sotto il porticato; sull’altro lato della strada, Eddie se ne stava seduto, intento a mangiare un gelato. Sua madre le aveva raccomandato di essere amorevole con Eddie: nessuno voleva mai giocare con lui, perché era diverso. Christy lanciò un’occhiata al giardino della casa più avanti, dove Jim stava giocando a biglie. Scese dall’altalena e si avviò lungo la strada. – Ciao Jim – lo salutò. Il ragazzino lanciò l’ultima biglia e si avvicinò a lei. – Christy, conosco un posto dove le rane depongono le uova. Vieni? Christy fece cenno di sì e si misero in cammino. Eddie li raggiunse, con un sorriso enorme stampato sulla bocca. Jim non lo degnò di uno sguardo, così Christy fu costretta a dirgli: – Eddie, è meglio che torni a casa. Lui non rispose, ma il sorriso svanì di colpo. Jim allora gli corse incontro, battendo i piedi a terra: – Sciò Eddie! A casa! Eddie fece una smorfia: – Mica sono un cane, Jim. – E allora piantala di venirci dietro come un cane. Eddie girò sui tacchi e, a testa bassa, tornò verso casa. – Ma che bisogno c’era di ferirlo in quel modo? – disse Christy. Jim alzò le spalle. Il lago si raggiungeva attraverso un sentiero nel bosco. A Christy piaceva l’odore delle foglie bagnate e il solletico delle felci sulle gambe nude. – Ma le uova di rana? – si lamentò Christy. Probabilmente Jim se l’era inventata, la storia delle uova. Improvvisamente, dai cespugli vicino al sentiero arrivò uno strano fruscio. Era Eddie. – Che cosa ci fai tu qui? – gli urlò Jim.


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– Vieni Christy! – disse Eddie tirandola per una mano. Christy lasciò Jim seduto a riva e seguì Eddie, nel bosco. – Ecco! – disse con un sorriso carico d’orgoglio. In quel punto il sentiero si allargava e, nascosto nella boscaglia, s’intravedeva un piccolo stagno. Eddie fissava immobile lo specchio d’acqua, le braccia spalancate e gli occhi a mandorla rapiti dalla distesa di ninfee che lo ricoprivano, come ricami su una coperta. – Ecco, guarda! – gridò. Sotto la superficie limpida dell’acqua si intravedevano le nuvole gelatinose formate dalle uova di rana. Erano ancorate saldamente al fondale melmoso e in ogni piccola perla c’era un girino, non ancora pronto per uscire. – Eddie, sei un genio! Hai trovato le ninfee e le uova di rana! Dobbiamo trovare un barattolo per mettercele dentro. Gli occhi a mandorla di Eddie s’incrociarono per un istante e la fronte si corrugò in un’espressione preoccupata. – No, no! – disse. – Se le portiamo a casa, poi muoiono. E mamma rana… Christy… mamma rana… Non riusciva a tirar fuori il resto. – Sarà molto triste – concluse Christy. – Non ci avevo pensato. E va bene, Eddie. Però prendiamo una ninfea per la mamma. V. Fleming, Sii amorevole con Eddie Lee, Giannino Stoppani

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EDUCAZIONE CIVICA L’atteggiamento di Christy nei confronti di Eddie è molto diverso da quello di Jim: lei si mostra disponibile e amorevole, lui è infastidito dalla sua presenza perché lo vede “diverso”. Ma Eddie è un ragazzo sensibile e pieno di iniziative, nonostante le sue difficoltà. Che cosa ne pensi? Hai potuto fare qualche esperienza simile? Parlane con le compagne e i compagni.

il testo

In questo racconto l’autore ha narrato gli eventi seguendo la fabula. Individua gli eventi e completa. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.

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JAGO E CAROL ANAL IZ ZO

il testo

Questo brano è un testo: realistico. fantastico. Quali episodi sono avvenuti prima della scomparsa di Carol? Sottolineali.

L’INTRECCIO è il racconto della storia senza rispettare l’ordine cronologico; è l’autore a decidere l’ordine dei fatti.

Il lupo Jago aprì gli occhi quando il sole era già alto. La notte prima aveva vagato da solo alla ricerca di Carol, una lupa grigia della quale si era innamorato. Ma non l’aveva trovata. Dov’era Carol? Dove si era cacciata? Le era successo qualcosa? Jago doveva riprendere la ricerca della lupa. Sapeva che a Carol piaceva l’ombra dei grandi alberi. E là in fondo c’erano alberi altissimi e ombre estese. Si erano conosciuti proprio sotto l’ombra di un albero. Lui si era avvicinato, lentamente. Pioveva. Carol era seduta, come se aspettasse che la pioggia finisse. Si era seduto davanti a lei e l’aveva guardata. Poi, insieme, si erano mossi verso le colline. Raggiunta la cima di una collina, avevano ululato insieme e aveva capito che erano fatti l’uno per l’altra. Da quel giorno, non si erano più lasciati. Jago si sentiva perso senza Carol. Il giorno prima avevano deciso di scegliere una tana, solo per loro. – Jago, a me piacciono gli alberi – aveva detto Carol. – Lo so – aveva risposto lui – basta che ci sia un po’ di sole. – Ci sdraieremo al sole con i nostri cuccioli! – aveva esclamato Carol. Questi ricordi erano piacevoli per Jago, ma aumentavano la sua ansia: dove si trovava la sua compagna? P. M. Fasanotti, La voce del lupo, Fatatrac

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INVITO AL CASTELLO Andavo sempre in campagna dalla nonna, per le vacanze. Non ci stavo male, anzi. Però fui molto contenta quando la mia amica Ippolita mi domandò se mi andava di passare una parte delle vacanze con lei, al castello della sua famiglia. Il cuore mi aveva fatto ciuff ed ero rossa in viso per l’emozione. Ippolita era una mia compagna di classe, ma solo da quell’anno.

FLASHBACK Mi ricordo che all’inizio, quando arrivò, la prendevamo in giro perché portava le trecce, mentre tutte noi avevamo i capelli tagliati corti, e poi perché l’accompagnava a scuola e veniva a prenderla all’uscita un cameriere con la giacca a righine, che le portava persino la cartella. Anche per il nome la prendevamo in giro: la Guasti, spiritosa, la chiamava Ippopotamo, oppure Ip-ip-urrà. Lei, come se fosse sorda, non ci guardava neanche. Un giorno la difesi per quelle prese in giro. Io e la Guasti litigammo nei bagni e fu così che io e Ippolita diventammo amiche. Quando andai a casa e dissi dell’invito di Ippolita, sembra impossibile, fu proprio la mamma a farmi difficoltà. Alla fine si convinse, però ci tenne a farmi fare un vestito nuovo prima della partenza.

Il termine FLASHBACK significa “salto nel passato”. Con questa tecnica si inserisce nella narrazione un episodio avvenuto nel passato.

COMPRE NDO il testo Chi è la protagonista di questa storia? Che cosa fa tornare alla mente della protagonista l’episodio passato?

Chi crea delle difficoltà alla protagonista?

B. Solinas Donghi, Quell’estate al castello, Einaudi Ragazzi

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NUOTO SINCRONIZZATO Il termine FLASHFORWARD significa “salto nel futuro”. Con questa tecnica si inserisce nella narrazione un episodio che si pensa avverrà nel futuro.

Sono le tre. Laura ha finito i compiti per domani, e ora non sa che cosa fare. Giulia, la sua amica, è ammalata; il fratello è ancora a scuola; la mamma sta lavorando al computer e non vuole essere disturbata. Laura ciondola da una stanza all’altra. Si affaccia allo studio dove si trova la mamma e chiede: – Che ora è, mamma? E la mamma: – Laura, è la terza volta che me lo chiedi! È presto, ti avviso io quando è ora… fai qualcosa: leggi, prendi un puzzle! Laura sbuffa: – Uffa, che noia! Il tempo non passa proprio. Si sdraia sul suo letto. Alle cinque ci sarà la prima lezione di nuoto. Già Laura si vede là, in piscina…

FLASHFORWARD “Ecco bambine, iniziamo a fare qualche esercizio di riscaldamento… in questo modo… uno, due, tre… al quattro prendete fiato e andate giù, sott’acqua, per un istante. Mi raccomando, non voglio vedere schizzi!” La maestra sembra volare sull’acqua: muove le braccia con eleganza e scompare nel fondo senza smettere di sorridere. Laura e le altre bambine la osservano incantate… – Che ora è, mamma? Il pomeriggio oggi sembra davvero eterno: le due ore che mancano sembrano due secoli!

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La Vita Scolastica

il testo

Completa la tabella inserendo gli elementi relativi al racconto e al flashforward. Racconto

Protagonista Altri personaggi Ambiente Tempo

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Flashforward


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UNA CORSA E UN VOLO A Mariam piaceva ricevere visite, ma non c’era nessuno che aspettasse con il desiderio che riservava a Jalil. Incominciava a sentirsi agitata il martedì sera. Dormiva male, preoccupata che qualche complicazione impedisse a Jalil di venire il giovedì, nel qual caso lei avrebbe dovuto aspettare un’intera settimana prima di vederlo. Il mercoledì faceva passeggiate senza meta, cogliendo petali di fiori e dando manate alle zanzare che le pizzicavano le braccia. Infine, il giovedì non poteva far altro che sedersi contro il muro, con gli occhi incollati al torrente, e aspettare. Se Jalil era in ritardo, a poco a poco si lasciava prendere dal panico. Sentiva le ginocchia piegarsi e doveva andare a stendersi. Poi Nana la chiamava: – Eccolo, tuo padre. Mariam balzava in piedi quando lo scorgeva saltare da una pietra all’altra del torrente, tutto sorrisi e agitarsi di braccia. Quando Jalil raggiungeva la radura, gettava la giacca e apriva le braccia. Mariam partiva a passo lento, poi finalmente gli correva incontro e lui l’afferrava al volo sotto le ascelle e la gettava in alto. Mariam strillava. Nana diceva che, un giorno o l’altro, lui avrebbe mancato la presa e lei, Mariam, sarebbe scivolata finendo per terra con qualche osso rotto. Ma Mariam non dubitava che sarebbe sempre atterrata sana e salva tra le mani di suo padre.

COMPRE NDO il testo Qual è il desiderio più grande di Mariam?

Che cosa le succede quando il padre è in ritardo?

A differenza di Nana, di che cosa è sicura Mariam?

K. Hosseini, Mille splendidi soli, Piemme

i l ’ o r a dI A PAT

La protagonista del racconto mostra di avere fiducia nel padre, infatti si affida a lui senza nessuna paura. Secondo te, è importante avere qualcuno di cui fidarsi? Perché? Racconta e confrontati con i compagni e le compagne.

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APPROFONDIMENTO IN GUIDA viaggio nella legalità

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o i g g a i v nella

e g a l L ità

Che cosa significa la parola FIDUC IA? Significa un atte ggiamento di valutazione po sitiva di se stessi e de gli altri, che genera sicure zza e tranquillità.

scolta la canzone e, con l’aiuto A dell’insegnante, impara parole e melodia.

POVERO RE C’era un re nel suo castello ricco, alto, molto bello. Costruiva attorno a sé, muri alti sai perché. Lui voleva stare solo navigare nel suo oro. Non amava, era arrogante, non parlava con la gente. Eh ahimè non ha un amico. Sai che c’è ora lo invito. Esci dal castello c’è la festa giù in paese Prendi il tuo cavallo vieni al ballo questo mese. Ti divertirai a stare insieme a noi Tanti amici avrai se i muri abbatterai. Parla con la gente non pensare solo all’oro Trovati un amico vale più del tuo tesoro. Povero re, povero se Se non si fida di me Povero re povero te Se non ti fidi di me. Sale sul cavallo Il re decide di andare al ballo. È felice come te Con il popolo attorno a sé. Ha capito finalmente

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EDUCAZIONE CIVICA Quel che è giusto ed importante Adesso non è più arrogante Anzi parla con la gente. E con sé ha tanti amici Sai che c’è fai come il re… Esci dal castello c’è la festa giù in paese Prendi il tuo cavallo vieni al ballo questo mese. Ti divertirai a stare insieme a noi Tanti amici avrai se i muri abbatterai. Parla con la gente non pensare solo all’oro Trovati un amico vale più del tuo tesoro. Povero re, povero se Se non si fida di me Povero re povero te Se non ti fidi di me. (Parlato) Evviva il re, viva perché, lui si è fidato di me… Esci dal castello c’è la festa giù in paese. Prendi il tuo cavallo vieni al ballo questo mese. Ti divertirai a stare insieme a noi Tanti amici avrai se i muri abbatterai. Parla con la gente non pensare solo all’oro Trovati un amico vale più del tuo tesoro. Povero re, povero se Se non si fida di me Povero te Se non ti fidi di me. (due volte) V. Scruci, Povero re

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viaggionella

Legalità

ileggi il testo della canzone delle pagine precedenti R e ordina le sequenze numerando da 1 a 7.

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EDUCAZIONE CIVICA

Il re della canzone si sente triste e solo nonostante tutte le sue ricchezze. Dovrebbe imparare a fidarsi della sua gente. Che cosa significa “fidarsi”, secondo te? E tu, di chi ti fidi? Perché? Racconta.

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RACCONTARE NELL'ARTE Dentro il quadro

Il dipinto che vedi è stato realizzato dall’artista Gustav Klimt con la tecnica dei colori a olio. L’artista riproduce ed esprime le proprie emozioni mediante la sua tecnica pittorica, così come uno scrittore costruisce e racconta le sue storie.

A T S I T IO AR A sinistra e a destra ci sono due piante

La tela è interamente occupata da una distesa di

I fiori sono rappresentati come in un mosaico, con punti di diversi colori: rosso,

La rappresentazione del prato fiorito, volutamente non realistica, suscita emozioni come

sserva un prato, un giardino O o un balcone fiorito. Cerca di rappresentarlo senza preoccuparti di copiare i dettagli degli elementi, ma cogliendo l’impressione generale e le emozioni che suscita in te.

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Gustav Klimt, Giardino di campagna con girasoli, 1905-06

Le foglie dei girasoli sono

GUSTAV KLIMT nacque nel 1862 in un sobborgo di Vienna, Baumgarten. Il suo stile pittorico è caratterizzato dalle linee morbide ed eleganti, dalle forme bidimensionali e dall’uso di colori accesi e vivaci. Fu un esponente del movimento artistico del Secessionismo viennese, che voleva creare un’identità artistica austriaca.


... verso le prove

INVALSI

VERSO LA CAMPAGNA

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Enrico, il papà di Andrea, distoglie per un attimo lo sguardo dalla strada, cerca il pulsante del condizionatore e lo preme. Il ronzio cessa. Perché hai spento, papà? – gli chiede Andrea. – Fa caldo. L’uomo sorride, abbassa i finestrini della station wagon e l’aria irrompe nell’abitacolo. – È un caldo buono, profumato. Lo senti? Il bambino si stringe nelle spalle. Annusa odori, più che profumi, un misto di sentori sconosciuti. Guarda fuori. La luce è forte, quella di un pomeriggio d’estate. Forte e gialla. La macchina corre in un mare di grano. Lui non ha mai visto una distesa simile, dorata, accarezzata da un vento secco che la fa muovere come se fosse davvero la superficie di un oceano strano, creato da uno di quei pittori che si divertono a cambiare i colori, a trasformare la realtà con la fantasia. La strada deserta si srotola davanti a loro, stretta, come se si fosse fatta minuscola per non disturbare le piante, vere dominatrici di quel mondo. Enrico rallenta, si rilassa sul sedile, si sgranchisce le vertebre del collo. – Siamo quasi arrivati – dice. – Quanti papaveri! – osserva suo figlio. – E poi ci sono anche quei fiori piccoli, sembrano margherite dai gambi alti. – È camomilla, quella. – Camomilla? Qui? L’uomo sorride. – Perché, credevi che nascesse nei banchi del supermercato? – No, ma... non so, pensavo che venisse dall’estero, da lontano. Come il caffè o il tè. – Sei proprio un cittadino, un cementaro. – Cementaro è una parola che hai inventato tu.

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... verso le prove

INVALSI

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– Però rende l’idea. La campagna praticamente non la conosci, e non sai cosa ti perdi. Hai visto quanto è bella? – Sei tu che non mi ci porti. Il papà di Andrea annuisce. È vero, non ce lo porta. Andrea ha dieci anni e conosce bene solo la città e il mare, dove di solito vanno in vacanza. A Lancimago non c’era venuto mai; e dire che le sue radici sono qui. Qui dove sono nati suo padre, suo nonno, il suo bisnonno e chissà, nei secoli, quante generazioni prima di loro. Qui dove Enrico torna ogni anno ai tempi della mietitura. Ai lati della strada cominciano a infittirsi le fattorie e compaiono le prime case del borgo. Infine, il paese vero e proprio, un migliaio di abitanti o poco più. Linde e pretenziose villette contrastano con gli edifici più vecchi, file di case attaccate l’una all’altra, sulla via che taglia l’abitato come prima tagliava le distese di grano. – Lì c’era un campo di cocomeri, quand’ero piccolo – dice Enrico come a se stesso, indicando il parcheggio del supermercato. – E là, dove ci sono quelle palazzine, era tutta una vigna. Si è ingrandito questo posto. Si ingrandisce ogni anno di più. Ad Andrea pare invece piccolo, piccolissimo. Non sa immaginare come doveva essere quando suo padre era bambino. E non sa come sia viverci, in un posto così. E. Baldini, A. Fabbri, Quell’estate di sangue e di luna, Einaudi

1

Chi sono i protagonisti di questo racconto?

A B C D 2

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3

Il termine “irrompe”(riga 7) significa: A entra piano piano. B esce dall’abitacolo. C entra con forza. D rompe il finestrino.

4

Quando si svolge la vicenda? A In autunno inoltrato. B In un caldo pomeriggio estivo. C In una mattina di primavera. D In una calda serata estiva.

Gli abitanti di Lancimago. Enrico e Andrea, padre e figlio. Il nonno e il bisnonno di Andrea. Enrico e suo padre Andrea.

P erché Enrico spegne il condizionatore? A Perché fa caldo. B Perché vuole rinfrescare l’auto. C Perché suo figlio Andrea glielo chiede. D Perché vuole che nell’auto entrino il caldo e i profumi della campagna.


... verso le prove

INVALSI

5

L’autore paragona la distesa di grano: A a un mare in tempesta. B alla superficie di un oceano strano. C a un dipinto che ha visto di recente. D a un’immagine fantastica.

6

Q uali fiori sono presenti nella campagna che li circonda? A Papaveri e camomilla. B Tè e caffè. C Papaveri e margherite. D Rose e lillà.

7

C he cosa significa l’espressione “cementaro” utilizzata da Enrico per definire Andrea (righe 34-35)? A Che Andrea vorrebbe diventare un costruttore di edifici. B Che Andrea ama vivere in città. C Che Andrea possiede un cementificio. D Che Andrea non conosce la campagna.

8

L ’espressione “le sue radici sono qui” (riga 41), significa: A che Enrico abita a Lancimago. B che Enrico ha tanti parenti a Lancimago. C che il padre di Andrea, suo nonno e il suo bisnonno sono nati a Lancimago. D che Andrea è nato a Lancimago.

9

Il termine “infittirsi” (riga 45) significa: A che le fattorie sono sempre di più. B che le fattorie diminuiscono nel tempo. C che le nuove fattorie sono più piccole. D che le fattorie hanno sempre più abitanti.

10

piega perché ad Andrea il paese sembra S molto piccolo, mentre a suo padre Enrico sembra più grande.

11

I ndica con X le informazioni che puoi ricavare dal testo. A Andrea ha un fratello e una sorella. B Andrea ha dieci anni. C Anche la mamma di Andrea è originaria di Lancimago. D Il paese ha poco più di un migliaio di abitanti. E Dove ora c’è il parcheggio del supermercato, un tempo c’era un campo di cocomeri.

12

Il testo che hai letto è: A narrativo. B regolativo. C poetico. D informativo.

13

Si tratta di un racconto: A realistico. B fantastico. C storico. D d’avventura.

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brividi

LEPORESI

lungo la

a n e i h sc PRIMA

di ascoltare

Osserva con attenzione il disegno di queste pagine, perché ti fornisce alcune informazioni sul racconto giallo che ascolterai, e fai delle ipotesi. Dove si svolge la vicenda? Chi sono i personaggi? Che cosa potrebbe essere successo? Quali indizi si possono ricavare dall’immagine?

DURANTE l’ascolto

Mentre ascolti, verifica se le tue ipotesi sono corrette e individua gli elementi che ti permettono di chiarire le idee sul giallo da risolvere.

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A “CACCIA” DI INDIZI – Dunque, signora Kanzler, lei è andata a fare la spesa e quando è ritornata si è accorta che la finestra della camera da letto era stata spalancata. E poi scopre che dalla stanza è stata rubata una cassetta con denaro e gioielli. È così? La signora Kanzler annuisce, mentre tenta di reprimere le lacrime. L’ispettore Roller solleva il naso e comincia a camminare nella stanza annusando incessantemente, poi si inginocchia e comincia a tastare il pavimento coperto da tappeti. Quando si rialza tiene qualcosa in mano. – Signora Kanzler, che professione fa suo marito? – È ispettore capo all’azienda del gas. – Avete avuto qualche artigiano in casa negli ultimi giorni? La signora Kanzler scuote il capo e fissa l’ispettore senza capire. Questi comincia a spiegare: – Nella stanza c’è un leggero odore di stucco. Inoltre ho trovato un pezzetto di legno con dello stucco attaccato: i ladri devono avere a che fare in qualche modo con stucco e legno. – La vetreria Moser – esclama la donna perplessa e sbalordita. Il vetraio Moser resta a bocca aperta quando quello che lui pensava fosse un cliente si presenta come ispettore della polizia criminale. – Devo presumere, signor Moser, che sotto il suo tetto si nasconda un ladro. Da una villetta vicina è stata trafugata una cassetta con del denaro.


Il vetraio Moser si contorce indignato: – Si tratta sicuramente di un errore, signor ispettore! Quando, poco dopo, viene ritrovata la cassetta sotto un sedile del furgone delle consegne, il signor Moser si precipita nella bottega-laboratorio dove lavorano i due apprendisti e spiega loro il perché della presenza dell’ispettore che inizia a chiedere: – Tra le dieci e le dieci e venti è avvenuto il furto della cassetta. Signor Weisel, che faceva lei a quell’ora? L’apprendista Karl Weisel deglutisce: – La cosa potrà sembrare un po’ comica, ma ero dal medico. L’ispettore annuisce e si rivolge al secondo apprendista: – E lei, signor Kostmann? Walter Kostmann abbassa gli occhi sul pavimento: – Io non so… ero qui, nel laboratorio! Poi all’improvviso alza la voce: – Non sono un ladro, io! Il vetraio Moser cerca di calmarlo e poi si rivolge all’ispettore Roller: – Ha già stabilito se il denaro e i gioielli si trovano ancora tutti nella cassetta? Forse… con le impronte digitali... L’ispettore fa un gesto di diniego: – Grazie, signor Moser, di sicuro c’è ancora tutto. E per quanto riguarda le impronte digitali, possiamo risparmiarci la fatica: so già chi è il ladro! W. Ecke, L’uomo in nero, Edizioni EL

DOPO

aver ascoltato uali indizi raccoglie Q l’ispettore nella casa della signora Kanzler? Quali altri indizi, invece, scopre nella vetreria? Perché il signor Weisel e il signor Kostmann vengono coinvolti nell’indagine? Quali alibi forniscono all’ispettore? Quale elemento permette all’ispettore Roller di risolvere il caso? Fai le tue ipotesi, confrontale con quelle dei compagni e delle compagne, poi leggi la soluzione del caso scritta in basso.

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Il ladro è il vetraio. Infatti l’ispettore Roller, parlando del furto, aveva fatto cenno a una cassetta con del denaro, invece il signor Moser aveva chiesto se denaro e gioielli si trovavano ancora nella cassetta.


brividi

lungo la

schiena

SCOPRO nuovi significati Sulla base delle informazioni fornite dal testo, delle tue conoscenze o con l’aiuto del dizionario indica con X il significato delle espressioni evidenziate. Qualche convenevole: frasi di cortesia. informazioni importanti. Entomologia: studio dell’ambiente. studio degli insetti. Coleotteri: insetti con il corpo rivestito da una spessa cuticola e due paia di ali. insetti con il corpo senza rivestimento e due paia di ali. Inestricabile: confuso, intricato, ingarbugliato. di facile comprensione.

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MISTERO AL MUSEO Il rapporto della polizia affermava che il 27 settembre il dottor Bartholomew Cuttle, vedovo, quarantotto anni, aveva accompagnato a scuola il figlio, Darkus Cuttle, per poi dirigersi al Museo di Storia Naturale, dove era direttore del Dipartimento di Scienze. Aveva salutato la sua segretaria, Margaret, alle nove e mezza; era stato impegnato per tutta la mattinata in riunioni; aveva pranzato all’una con un ex collega. Nel pomeriggio era sceso alle camere di sicurezza, dove erano conservate le collezioni del museo. Aveva scambiato qualche convenevole con Eddie, la guardia giurata, aveva percorso il corridoio per recarsi alle camere di sicurezza e si era chiuso a chiave dentro a una sala delle collezioni di entomologia. Quel pomeriggio, poiché il padre non rincasava, Darkus aveva chiesto aiuto ai vicini e questi ultimi avevano chiamato la polizia. Quando le forze dell’ordine erano giunte al museo, la sala dove era entrato il dottor Cuttle era ancora chiusa dall’interno. Nel timore che avesse avuto un attacco cardiaco o un incidente, i poliziotti avevano sfondato la porta. La sala era vuota! All’interno avevano trovato una tazza di caffè ormai freddo e dei documenti sullo scrittoio, accanto al microscopio. Diversi cassetti di esemplari di coleotteri erano aperti e del dottor Bartholomew Cuttle non c’era traccia. Era svanito nel nulla. La sala non aveva finestre o porte oltre a quella da cui erano entrati. Era una camera sigillata e con atmosfera controllata.


brividi

lungo la L’enigma dello scienziato scomparso era finito su tutti i giornali. Il mistero inestricabile faceva ammattire i giornalisti e nessuno riusciva a spiegare come avesse fatto il dottor Cuttle a uscire da quella stanza. Darkus era certo che suo padre non fosse in fuga, né vivesse una doppia vita. Era accaduta qualche altra cosa in quella sala. Quando lo zio di Darkus, il professor Maximilian Cuttle, fu rintracciato in Egitto, prese il primo volo per Londra per occuparsi del nipote. I giornali, ormai incapaci di dipanare il mistero dello scienziato scomparso, persero ogni interesse e iniziarono a occuparsi di altro. – Zio Max… Adesso che sei tornato… la polizia dovrà ricominciare a cercare papà, vero? Lo zio Max annuì. – Domani mattina ho appuntamento a Scotland Yard. – Diglielo che non sarebbe mai scappato. Che non mi abbandonerebbe mai. Deve essergli successo qualcosa in quella camera di sicurezza. Qualcosa di brutto.

schiena

M. G. Leonard, Il ragazzo degli scarabei, De Agostini

ANAL IZ ZO

il testo

Completa. ual è il caso da risolvere? Q Di seguito sono elencati i nomi dei personaggi principali e secondari del brano: per ognuno individua e registra le informazioni fornite. Bartholomew Cuttle: Darkus Cuttle: Margaret: Eddie: Maximilian Cuttle: L’ambiente in cui deve indagare la polizia è la sala delle collezioni di entomologia. Quali sono le sue caratteristiche? Sottolineale. Che cosa trovano i poliziotti dopo aver sfondato la porta?

RIFLETTO e DICO la MIA Immagina di essere l’ispettore a cui viene affidato questo caso: che cosa può essere successo al dottor Bartholomew Cuttle? Come avrà fatto ad allontanarsi dalla sala? Potrebbe essere intervenuto un altro personaggio? Fai le tue ipotesi e discutine con le compagne e i compagni.

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brividi

lungo la

TESTO NARRATIVO

schiena Nel RACCONTO GIALLO si parte da una situazione iniziale con un MISTERO da chiarire. Attraverso le successive INDAGINI e la raccolta di INDIZI si giunge poi alla SOLUZIONE DEL CASO.

COMPRE NDO il testo Qual è il mistero da risolvere in questo giallo?

Chi dirige le indagini?

Chi sono gli inquilini del vicolo Voltaire?

Quale stratagemma mettono in atto Annette, Fabò e la mamma per avere nuove informazioni?

IL QUADRO RUBATO Gli inquilini del numero 11 di vicolo Voltaire erano in subbuglio. – Dunque – esordì l’avvocato Janvier – il furto alla galleria d’arte ci è sembrato bizzarro fin dall’inizio. Un lavoro eseguito da un ladro di prim’ordine, il Ballerino, per portar via un quadretto di poco valore. Ma ora non si tratta più di un semplice furto, ma di un caso di omicidio. – Lei pensa che l’assassinio del Ballerino sia in qualche modo collegato al furto del ritratto? – domandò agitato Fabò. – È una possibilità da non escludere – rispose l’avvocato. Terminata la riunione, Annette, Fabò e Valentine tornarono a casa trafelati. – A quest’ora papà potrebbe già avere qualche informazione sul delitto del Ballerino. Dovremo tirargliele fuori con le pinze! – esclamò Fabò. Annette annusò l’aria con espressione furbetta. – Forse le pinze non sono l’unica possibilità! Vieni, andiamo da mamma. I due ragazzi irruppero in cucina, dove Valentine trafficava. – Spaghetti alla marinara, i preferiti di papà! – esclamò Annette. – Che coincidenza, eh mamma? Magari possono... sciogliergli un po’ la lingua... Valentine cercava di restare seria, ma gli occhi le ridevano. In quell’istante il commissario Gaillard entrò in casa. La cena iniziò in maniera tranquilla, ma dopo alcune forchettate di spaghetti il commissario era più loquace: – Abbiamo trovato la refurtiva in casa di un famoso ladro, che però era morto stecchito. Il fatto strano è che aveva rubato un quadretto insignificante e l’abbiamo ritrovato con la tela squarciata. Forse quel quadretto nascondeva qualcosa... P. Baccalario, A. Gatti, I gialli di Vicolo Voltaire. Lo strano caso del ritratto fiammingo, Piemme

ANAL IZ ZO

il testo

Chi sono i personaggi di questo testo? Sottolinea le loro caratteristiche con i colori indicati. investigatore aiutante vittima colpevole

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RACCONTO GIALLO

brividi

lungo la

schiena

IL RACCONTO GIALLO

segue la struttura • situazione iniziale • enigma da risolvere • indagine • soluzione del caso e ricostruzione degli eventi • un ritmo veloce e incalzante utilizzando • colpi di scena, cioè eventi inaspettati • effetto suspense, cioè una tensione che tiene con il fiato sospeso • l’uso del flashback o del flashforward

racconta una storia con personaggi ben caratterizzati: • l’investigatore, cioè il protagonista, che può essere un detective, un poliziotto ma anche un personaggio qualsiasi dotato di intuito e capacità deduttive • l’aiutante, cioè il braccio destro dell’investigatore • la vittima, cioè la persona che subisce il danno • il colpevole, cioè la persona che commette il reato

in un tempo sempre ben definito, sia per la durata delle azioni sia per il periodo storico in cui avviene la vicenda in un luogo che può essere: • reale o verosimile • misterioso e inquietante • la scena del crimine descritta nei dettagli, perché spesso fornisce indizi per la soluzione

laboratorio di scrittura ● pag 26

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brividi

lungo la

TESTO NARRATIVO

schiena Nel racconto giallo il RITMO è INCALZANTE e spesso avvengono EVENTI INASPETTATI per tenere il lettore CON IL FIATO SOSPESO.

Secondo te, perché l’ispettore esclama: “Non è possibile” ?

Secondo te, perché l’ispettore sente un nodo alla gola?

Secondo te, che cosa avrebbe dovuto esserci? Secondo te, quale intuizione ha avuto l’investigatore?

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IL VAGONE NUMERO 7 – Ispettore, il treno si è fermato. – Cosa? – Sì… mi pare… Sì, c’è un semaforo rosso. – Non è possibile! Mi è stato assicurato che il treno avrebbe avuto via libera per tutto il tragitto. – Non so… anche a me sembra strano… – Comunque non scendete, potrebbe essere una trappola. – Un momento, ci muoviamo… sì, riprendiamo la corsa. Il treno arrivò alle undici e dieci, con tre minuti di ritardo a causa della fermata improvvisa. – Bene – sospirò Cousin. – Pare che l’attesa sia finita. Seguito da Jacques e da cinque agenti, l’ispettore cominciò a camminare lungo i binari. I numeri sui pannelli applicati alle carrozze brillavano alla luce del neon. 1 2 3 4 5 6 8 L’ispettore sentì un nodo alla gola. – Il… vagone – balbettò. – Il vagone numero 7… Jacques si mise a correre verso la coda del treno. 9 10 11 12 13 Le altre carrozze c’erano tutte, mancava solo il vagone centrale, quello dell’oro. – Il semaforo! – urlò Cousin. – È lì che devono aver fatto il colpo. Andiamo, presto! Uscirono dalla stazione, salirono in macchina e accesero le sirene. – Non è possibile – disse Cousin. – Non possono aver staccato il vagone centrale riattaccando tutti gli altri. È assurdo! Jacques non diceva niente. Erano quasi arrivati. – Ecco il semaforo – disse Cousin. E poco dopo videro il vagone, fermo sui binari. Era il numero 7. Guardarono dentro: non c’era niente. Neanche l’ombra di un poliziotto, né di un bandito, né di un lingotto d’oro, Jacques controllò le ruote, le serrature delle porte che era intatte, poi, distrattamente, toccò il pannello con il numero. Era appeso per mezzo di due ganci, come un quadro. Lo fissò, poi urlò: – Presto, alle macchine! Sono alla stazione!


RACCONTO GIALLO

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lungo la

schiena

Salirono sulle macchine e partirono a velocità pazzesca. Frenarono davanti alla stazione con un infernale stridio di gomme, saltarono giù e raggiunsero la banchina: il vagone numero 8 era aperto. Dentro c’erano i quattro agenti di custodia addormentati. L’oro era sparito. Andarono alla biglietteria e chiesero a un impiegato che cosa era successo. – Come, non lo sapete? Sono venuti dei poliziotti e hanno scaricato le casse. Credevo che l’avesse ordinato lei. – Dove le hanno messe? – Su un camion. Sono partiti verso Saint-Francois. Ritornarono alle macchine e partirono all’inseguimento. Bloccarono il camion mentre stava imboccando una stradina secondaria. L’intera banda si arrese immediatamente. – Bene bene – disse Cousin, guardando gli uomini con le mani alzate. – Tutte vecchie conoscenze: Ross il cervello, Eumir l’acrobata, Simon il marsigliese. T. Sclavi, I misteri di Mystère, Mondadori

ANAL IZ ZO

il testo

Individua gli elementi fondamentali del racconto giallo e completa lo schema. ispettore

detective

enigma da risolvere colpo di scena

IL VAGONE NUMERO 7

tempo

colpevoli luogo indizi

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brividi

lungo la

schiena

IL GRANDE HOLMES

SCOPRO nuovi significati Se non conosci il significato delle parole evidenziate, cercale sul dizionario.

i l ’ o r a dI A PAT

EM

Pensa a un’emozione che ti capita di vivere spesso e completa.

Quando sono nel mio corpo sento . Anche gli altri se ne accorgono perché . APPROFONDIMENTO IN GUIDA

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Mi svegliai un mattino trovando Sherlock Holmes già alzato e completamente vestito a fianco del mio letto. Di solito era un pigrone che amava poltrire sotto le lenzuola. Erano appena le sette e un quarto. Lo guardai sorpreso e anche un po’ seccato, perché mi aveva svegliato. – Sono proprio spiacente di svegliarla, Watson, ma stamane i nostri destini sono legati. – Ma che succede? La casa è in fiamme? – No, semplicemente una cliente. È arrivata una signorina in preda a una fortissima agitazione, che insiste per vedermi. Sta aspettando in salotto. Orbene, quando le signorine vanno in giro per le metropoli a quest’ora, immagino che debba trattarsi di qualcosa di molto grosso. E se veramente il caso è interessante, suppongo che lei pure avrà piacere di essere presente. – Caro Holmes, ha fatto benissimo. Niente mi dava più soddisfazione che seguire Holmes nelle sue ricerche professionali e ammirare le sue rapide deduzioni, tutte fondate sempre su una base logica, grazie alle quali egli riusciva a districare i problemi che gli venivano sottoposti. Mi vestii in un batter d’occhio e in pochi minuti ero pronto per accompagnare il mio amico in salotto, dove ci attendeva una giovane donna con il viso coperto da un velo. – Buongiorno, signora – disse cordialmente Holmes. – Io mi chiamo Sherlock Holmes e questo è il mio amico e socio dottor Watson. La prego, si metta vicino al fuoco, perché mi accorgo che sta tremando tutta. – Oh, non è il freddo che mi fa tremare – rispose la giovane donna a voce bassa. – È la paura; anzi, il terrore. Così dicendo, alzò il velo e potemmo renderci conto che era in preda a un nervosismo indescrivibile: aveva i lineamenti tesi fino allo spasimo e lo sguardo smarrito come quello di un animale braccato.


brividi

lungo la – Non deve temere – le disse Holmes, – metteremo presto le cose a posto, non dubiti. Vedo che è arrivata stamane in treno. – Come fa a saperlo? – Noto nel palmo del guanto sinistro un biglietto di andata e ritorno. Deve essersi alzata presto e aver fatto una lunga corsa in calessino, su strade sterrate, prima di giungere alla stazione. La giovane donna sobbalzò e guardò il suo interlocutore con aria stupefatta. – Non c’è nessun trucco, signorina – disse Holmes sorridendo. – La manica sinistra della sua giacca è spruzzata di fango in almeno sette punti e i segni sono ancora freschissimi. Soltanto un calesse spruzza fango a quel modo, e solo quando ci si siede a sinistra del conducente. – Come lei abbia indovinato tutto questo non so, comunque ha perfettamente ragione! – ammise la signorina.

schiena

SHERLOCK HOLMES Fuma la pipa e suona il violino. Queste sono le due caratteristiche principali per riconoscere uno dei personaggi più celebri dei racconti gialli! Nato dalla penna di Arthur Conan Doyle alla fine del XIX secolo, fece il suo esordio nel romanzo Uno studio in rosso e fu poi il protagonista di quattro romanzi e di cinquantasei racconti. È considerato l’investigatore più celebre della storia del racconto giallo.

A. C. Doyle, La banda maculata, Mondadori

COMPRE NDO il testo Indica con X. Questo racconto è narrato in: prima persona. terza persona.

Nel racconto è inserita una sequenza descrittiva che fa capire lo stato d’animo della signora. Sottolineala. Quale potrebbe essere il motivo di questo suo stato d’animo? Scrivi le ipotesi.

Il narratore è: un personaggio esterno al racconto. Sherlock Holmes. il dottor Watson. Il dottor Watson è sempre soddisfatto di: fare indagini per Sherlock Holmes. seguire il metodo di Sherlock Holmes. interrogare i sospettati.

Senza aver avuto spiegazioni, Sherlock Holmes dice che la signora ha viaggiato in treno e in calesse. Quali indizi gli hanno permesso di fare queste affermazioni?

Per raccogliere indizi, Sherlock Holmes: osserva e chiede spiegazioni. ascolta i testimoni. osserva e trae conclusioni.

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brividi

GIALLO A FUMETTI

lungo la

schiena

I GIOIELLI SCOMPARSI

Nello studio del detective Perry Clifton. Non voglio andare alla polizia. Lei può aiutarmi?

Signora Green

Mi racconti che cosa le è successo.

Detective Dove teneva i suoi gioielli?

I miei nipoti, John e Shelton, abitano da me da sei mesi. L’altro ieri sono spariti i miei gioielli.

Dentro il gatto.

Nel mio gatto di porcellana.

Dove, mi scusi? Chi conosceva il posto dove li custodiva?

Nessuno, naturalmente!

54

Questa sera verrò a casa sua a parlare con i suoi nipoti.


Sua zia mi ha chiesto di risolvere un problema: hanno rubato i suoi gioielli.

A casa della signora Green.

schiena

Mi dispiace, non ne so niente.

Buonasera detective, questo è mio nipote John.

John Per il momento non penso niente.

Poco dopo rientra anche Shelton. A sua zia sono stati rubati tutti i gioielli.

brividi

lungo la

Pensa che li abbia rubati io?

Lei è della polizia?

Shelton No, indago in via privata.

Io non avevo idea che la zia tenesse i gioielli nel gatto. Provi a chiedere a mio fratello.

Il detective raggiunge la signora Green.

Signora Green, è stato proprio uno dei suoi nipoti! Chi è il colpevole?

John.

ANAL IZ ZO

il testo

Shelton.

Anche nel fumetto ci sono gli “ingredienti” tipici del racconto giallo. Individuali e scrivili. Caso da risolvere:

Sospettati:

Vittima:

Colpevole:

Investigatore:

Indizio che permette di risolvere l’enigma:

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brividi

lungo la

TESTO NARRATIVO

schiena Il RACCONTO HORROR è un testo narrativo che racconta storie con VICENDE PAUROSE e MISTERIOSE, con momenti di SUSPENSE che tengono il lettore con il FIATO SOSPESO.

ARRIVO A PETRADEMONE La grossa auto nera si fermò davanti al cancello della proprietà. A parte il borbottio del motore, tutto taceva. L’autista uscì dalla macchina, accese la torcia e si avvicinò al cancello. Su un palo notò un’insegna metallica: riportava la sagoma di un cane dall’aria minacciosa e la scritta “Petrademone”. Sussultò dallo spavento quando la sua passeggera, una ragazza appena adolescente, gli comparve improvvisamente accanto senza che lui l’avesse sentita muoversi. – I suoi zii sapevano che saremmo arrivati, vero? – le chiese l’autista. – Non lo so... – gli rispose la ragazza, senza voltarsi. – E come facciamo a entrare? – disse l’autista agitato. – Sta arrivando qualcuno – replicò lei con voce piatta. L’uomo si voltò di scatto verso il cancello, puntando la torcia in quella direzione, ma non vide nessuno. Uno schianto lacerò il silenzio. L’autista si spaventò al punto che la torcia gli scivolò di mano. Il buio della notte si strinse intorno a loro. Il rumore si ripeté. Qualcosa stava sbattendo contro il cancello. L’autista era paralizzato dal terrore. La ragazza, impassibile, sollevò la torcia dalla ghiaia e la puntò verso la parte bassa del cancello. C’era un cane! Le luci dentro la casa si accesero. Le finestre apparvero come quadretti luminosi appesi sul muro della notte. M. Castagna, Petrademone. Il libro delle porte, Mondadori

ANAL IZ ZO

il testo

Nei racconti horror sono spesso usate delle tecniche per suscitare paura. Osserva l’elenco e sottolinea le tecniche con i colori indicati. ritmo incalzante di narrazione suspense e colpi di scena presenza di rumori misteriosi: cigolii, sospiri… descrizione di urla spaventose, risate spettrali, botti improvvisi... descrizione di tremore, sudore… uso di puntini di sospensione

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RACCONTO HORROR

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schiena

IL RACCONTO HORROR

segue la struttura • inizio: presentazione della situazione e del protagonista • svolgimento: situazioni che non hanno spiegazioni logiche • conclusione: spiegazione dei misteri, non sempre a lieto fine utilizzando

• fatti spesso inspiegabili, misteriosi e spaventosi • l a suspense, per tenere il lettore con il fiato sospeso • sequenze narrative alternate a sequenze descrittive di personaggi, per sottolinearne gli aspetti inquietanti, e di ambienti, per evidenziare l’atmosfera misteriosa

racconta una storia con personaggi reali e/o fantastici, spesso presenti entrambi: • il protagonista, cioè una persona comune che incontra personaggi con comportamenti particolari • altri personaggi, che hanno spesso caratteristiche misteriose e spaventose; possono essere creature mostruose come vampiri, fantasmi, mostri, streghe, zombie, scheletri, mummie… in un tempo non sempre definito in modo preciso; gli eventi più spaventosi si svolgono di notte, al buio… in un luogo: • sempre misterioso, con insidie e trabocchetti: abitazioni abbandonate, sotterranei, luoghi isolati, boschi intricati… • in cui gli ambienti quotidiani sono resi spaventosi da luci spettrali, urla, rumori misteriosi, situazioni inspiegabili…

laboratorio di scrittura ● pag 34

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TESTO NARRATIVO

schiena Il racconto horror segue la divisione del testo narrativo: INIZIO, SVOLGIMENTO, CONCLUSIONE.

A

NAL IZ ZO il testo

Questo racconto è già stato suddiviso nelle tre parti che lo compongono. Leggi una parte per volta, rispondi e completa.

LA CASA DEI FANTASMI INIZIO La casa infestata dagli spiriti cadeva a pezzi in un giardino pieno di erbacce. – Là dentro ci sono i fantasmi – avevano detto a Sammy. La situazione iniziale fornisce informazioni sull’ambiente e sui personaggi. In quale ambiente si svolge la vicenda e quali sono le sue caratteristiche? Quale sensazione ti ha procurato questa breve descrizione? Quali sono i personaggi? Questo inizio ti fornisce informazioni precise sui personaggi? Secondo te, chi è e come potrebbe essere Sammy?

SVOLGIMENTO Sammy si avvicinò alla casa e subito ebbe l’impressione di sentire un soffio freddo sul collo. Accanto al cancello qualcosa si muoveva e Sammy trasalì, ma l’ombra accanto al cancello era soltanto una bambina. Era molto magra, con la faccia pallida e i lunghi capelli castani. Portava grosse scarpe che facevano apparire le sue gambe ancora più magre; gli abiti erano troppo larghi per lei e la gonna era senza dubbio troppo lunga. – Sono venuto a vedere il fantasma – disse Sammy. – Vengo con te – disse la bambina. – Mi chiamo Belinda e piacerebbe anche a me vedere un fantasma. – Non credo che sia il caso – Sammy si accigliò, – perché i fantasmi possono essere orribili, sai! Belinda seguì Sammy e, quando oltrepassarono il cancello, Sammy avvertì di nuovo un soffio d’aria fredda sul collo. Si girò di scatto, ma non vide nulla. – Sta’ attento a come posi i piedi sui gradini, Sammy. Entriamo. – Ma tu come fai a sapere il mio nome? – Hai l’aria di uno che si chiama così – si limitò a rispondere lei. 58


RACCONTO HORROR

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schiena

La sua voce era bassa e riecheggiava appena nel silenzio della casa. – Non c’è da aver paura – disse Belinda gentile. – Andiamo al piano di sopra. Questa scala un tempo era molto bella. Veniva lucidata ogni giorno. – Come fai a saperlo? – chiese Sammy, guardando la scala buia. – Sotto la polvere i gradini sono ancora lucidi – spiegò lei. Entrarono in una piccola stanza. Sammy si guardò intorno. – Qui non c’è nessun fantasma – disse, – e si sta facendo tardi. Io devo andare. Uscirono dalla stanza e Sammy si girò per fare un cenno di saluto con la mano alla sua immagine riflessa nello specchio. Si girò per andare via, ma gli venne in mente qualcosa che lo fece fermare di colpo. Si girò verso Belinda: – Non ho visto la tua immagine riflessa nello specchio! Nello svolgimento viene presentato un altro personaggio. Quale? Evidenzia nel testo la parte in cui viene descritto. Ora individua le sequenze narrative e registrale. 1.

4.

2.

5.

3.

6.

Nello svolgimento della vicenda ci sono alcuni eventi inspiegabili che, alla fine, fanno capire a Sammy che il fantasma è proprio quella bambina con cui sta parlando. Quali sono questi eventi? Evidenziali.

CONCLUSIONE Belinda non rispose e Sammy sentì di nuovo il soffio leggero di aria fredda sul collo. Poi, senza neppure un saluto, corse a casa, con i razzi nei tacchi delle scarpe. Belinda attese che fosse andato via, mise il chiavistello alla porta di casa e scomparve completamente. M. Mahy, 6 storie di fantasmi, Mondadori

Da che cosa viene causato il soffio di aria fredda che Sammy avverte più volte sul collo? Che cosa significa l’espressione “corse a casa, con i razzi nei tacchi delle scarpe”? Perché Sammy corre a casa in questo modo?

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IL FANTASMA DI CANTERVILLE SCOPRO nuovi significati Sulla base delle informazioni fornite dal testo e con l’aiuto del dizionario, spiega il significato delle espressioni evidenziate.

ANAL IZ ZO

il testo

In questo brano vengono presentati due personaggi: il fantasma di Canterville e uno spettro. Evidenzia le loro caratteristiche “spaventose” con i colori indicati. Quali altre espressioni vengono usate dall’autore per mettere in evidenza l’atmosfera di paura? Sottolineale, poi rispondi. A che cosa si riferiscono?

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Al suonare della mezzanotte si mise in moto. La civetta sbatteva le ali contro le vetrate, il corvo gracchiava in cima al vecchio tasso e il vento errava intorno alla casa come un’anima in pena. Il fantasma di Canterville uscì furtivamente attraverso il rivestimento in legno della parete, con un sorriso malvagio sulla bocca avvizzita e crudele, e la luna nascose la faccia dietro una nuvola mentre egli passava davanti alla grande vetrata. Proseguì silenziosamente come un’ombra malvagia e l’oscurità stessa sembrò inorridire al suo passaggio. Si fermò per un istante: il vento gli faceva svolazzare i lunghi riccioli grigi e scompigliava in pieghe grottesche il sudario. L’orologio batté il quarto ed egli comprese che l’ora era venuta. Ridacchiò fra sé e girò l’angolo; immediatamente cadde all’indietro con un gemito di terrore e nascose la faccia sbiancata tra le lunghe mani ossute. Di fronte a lui, alto e orribile, c’era uno spettro immobile come un’immagine scolpita. Aveva il cranio calvo e lucido, la faccia rotonda, grassa e bianca, e un’orrenda risata sembrava avergli distorto i lineamenti in un sogghigno perpetuo. Dagli occhi gli uscivano raggi di luce scarlatta, la bocca era una larga sorgente di fuoco e un orribile lenzuolo simile al suo gli copriva il corpo enorme. Sul petto portava una scritta a caratteri cubitali, mentre con la mano destra impugnava una scimitarra di acciaio. Non avendo mai visto uno spettro, il povero fantasma si prese uno spavento terribile e fuggì nella propria cameretta, in cima alla torre del castello. Una volta al sicuro si lasciò cadere sul suo lettuccio e nascose la faccia sotto le coperte.


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Dopo un po’ di tempo, tuttavia, il coraggio dei Canterville ebbe la meglio in lui e decise che sarebbe andato a parlare con l’altro spettro non appena fosse spuntata l’alba. Quando però arrivò sul posto, un orribile spettacolo si presentò ai suoi occhi: la luce era scomparsa dalle occhiaie vuote dello spettro, la spada gli era caduta di mano e lui stesso se ne stava appoggiato contro il muro in una posizione scomoda e innaturale. Il fantasma lo afferrò per le braccia, ma la testa gli scivolò via e rotolò sul pavimento, il corpo sembrò disfarsi ed egli si trovò a stringere una coperta da letto di cotone bianco, mentre una scopa, un coltello da cucina e una zucca vuota giacevano ai suoi piedi. Incapace di comprendere quella improvvisa trasformazione, il fantasma afferrò con furia il cartello e lesse queste parole: SPETTRO DEGLI OTIS, UNICO VERO E AUTENTICO FANTASMA. GUARDARSI DALLE IMITAZIONI. TUTTI GLI ALTRI SONO FALSI.

In un lampo comprese ogni cosa. Era stato imbrogliato, sconfitto e messo nel sacco. O. Wilde, Il fantasma di Canterville, Editrice Piccoli

COMPRE NDO il testo Rispondi sul quaderno. “Al suonare della mezzanotte si mise in moto”. A quale personaggio del racconto si riferisce questa frase? Sulla base delle informazioni fornite dal testo, quali erano le sue intenzioni? Che cosa accadde appena questo personaggio “girò l’angolo”? Perché il povero fantasma fuggì nella propria cameretta? Che cosa significa l’espressione “il coraggio dei Canterville ebbe la meglio in lui”? Quale informazione fornisce il cartello appeso al petto dello spettro? Perché il fantasma era stato messo nel sacco?

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CHE COS’È LA PAURA? Che cos’è la paura? La proviamo tutti? E se sì, quando? La paura è un’emozione (come gioia, tristezza, rabbia...) che caratterizza tutti gli esseri viventi e che si attiva quando avvertiamo una sensazione di pericolo, reale o immaginario che sia. Funziona un po’ come una vocina interiore che ti dice: “Stai attento!” e ti permette, così, di evitare tanti pericoli. Da questo punto di vista è come un’amica preziosa che ti aiuta a non fare o a non dire cose che potrebbero danneggiarti o di cui potresti pentirti. A volte, però, quest’amica può diventare un po’ troppo appiccicosa e impedirti di fare delle cose belle o utili. Chi ha paura delle api, chi ha paura dell’altezza, chi ha paura dei posti chiusi, chi ha paura del buio... I tipi di paura sono tanti e possono anche essere irrazionali. A volte, infatti, anche se razionalmente “sai” che non ci può essere nulla di così pericoloso nascosto nel buio della tua cameretta, non riesci a dormire lo stesso. Focus Junior

SCOPRO nuovi significati “Ho paura” è la frase più tipica che si dice per comunicare questa emozione. Ma, come accade anche per le altre emozioni, esistono molte parole che permettono di comprendere ed esprimere il “livello” di paura che si sta provando in un determinato momento.

Le parole che esprimono paura

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a un basso livello

timore, ansia, preoccupazione...

a un medio livello

spavento, agitazione, angoscia...

a un alto livello

panico, terrore, orrore...


brividi

lungo la

schiena

In un momento di paura, fai questo “gioco” per dissolverla, oppure proponilo a un tuo amico/una tua amica che ti sembra spaventato/a. Lascia cadere su un foglio alcune gocce di tempera liquida, poi con una cannuccia soffiale da tutte le parti immaginando che siano le tue ansie e preoccupazioni che si allontanano. A. Llenas, Il diario delle emozioni, Gribaudo

RIFLETTO e DICO la MIA Possiamo riconoscere la paura in noi stessi e negli altri osservando alcuni segnali del corpo. Eccone alcuni: aggiungine tu degli altri. Occhi spalancati, tremore delle mani, non si riesce a fare niente e si è come “congelati” (freezing),

E quali sono i tuoi pensieri quando hai paura? Leggi e scrivine altri. E adesso che cosa faccio?, Non posso superare questa situazione, che cosa diranno gli altri?,

i l ’ o r a dI A PAT

Quando abbiamo paura proviamo qualcosa di spiacevole, ma dobbiamo essere consapevoli che tutti quanti viviamo esperienze di questo tipo. Provate a riflettere in classe su queste domande: quando provo paura? In quale parte del corpo “sento” la paura? Come esprimo la paura (scappo via, grido, piango...)? Quando vedo in un compagno o in una compagna un segnale di paura, che cosa posso dirgli/dirle e fare perché stia meglio?

EM

APPROFONDIMENTO IN GUIDA

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A T S I T IO AR LA PAURA NELL'ARTE Dentro il quadro

I temi principali di questo dipinto di Edvard Munch sono la solitudine dell’uomo e la sua paura di vivere. La strada rappresentata è la via centrale di Oslo, in Norvegia.

Il cielo, di colore , dà una

con sensazione di

. Questo palazzo è lo Stortinget, il Parlamento.

Queste figure, vestite di e con le facce

,

sembrano dei che si muovono inarrestabili verso chi osserva il quadro.

Edvard Munch, Sera sul viale Karl Johan, 1892

EDVARD MUNCH (1863-1944) è stato definito “il pittore solitario dell’angoscia”. Nelle sue opere rappresenta i fantasmi della sua vita interiore legati alle tristi esperienze della sua infanzia. Munch era solito tenere le sue opere appena ultimate esposte alle intemperie per un certo periodo perché così diventavano più “vissute”.

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Questa figura solitaria, voltata di spalle, cammina nel senso opposto e dà l’impressione che si voglia allontanare da tutti gli altri.

Pensa agli elementi, ai gesti e ai colori che ti potrebbero servire per realizzare un dipinto che trasmetta una sensazione di paura e realizzalo con la tecnica che preferisci.

RIFLETTO e DICO la MIA Guardando questo dipinto, a che cosa hai pensato? Quali sensazioni hai provato?


... E ORA to

brividi

Come mi sento PRIMA lungo la di iniziare? schiena tranquilla/o preoccupata/o

cca a me!

UN INCONTRO INASPETTATO!

VERIFICA FORMATIVA

Di notte il mulino non funzionava e le pale non giravano anche se c’era vento, perché venivano bloccate. Prima di addormentarsi nella sua stanzetta al primo piano, Martino sentiva il fruscio del vento sulle pale, il cigolio degli ingranaggi bloccati, il passo frettoloso dei topi e i tonfi leggeri di Farful che dava loro la caccia. A metà di una notte, Martino si svegliò: c’era uno strano rumore. Rimase fermo ad ascoltare. Era un rumore diverso dai soliti e veniva da una certa altezza, come se una delle pale fosse rotta. No, era come se qualcuno si stesse muovendo lassù. Martino si alzò e si avvicinò alla finestrella verso il mulino. La notte era buia perché il cielo era coperto di nuvole e si vedeva appena la sagoma delle pale. Martino aprì i vetri, si sporse e restò in ascolto, guardando in alto una pala che sbarrava il buio del cielo, ancora più buia. Non c’era vento, ma qualcosa sulla pala si muoveva. Sentì ancora quel rumore, proprio sopra di lui. – Farful? – chiamò adagio. Il rumore smise, poi riprese, avvicinandosi. – Farful, sei tu? – disse Martino, con il cuore che batteva perché conosceva il rumore del gatto ed era diverso dal rumore che sentiva in quel momento. All’improvviso, sopra il bordo della pala, apparve qualcosa: una faccia magra, in una luce pallida. Era una faccia strana, come la faccia di un bambino vecchio, e la luce pallida sembrava uscisse dalla pelle. – Non sono Farful, – disse una voce bassa, quasi un sussurro. – Farful sta dormendo, come dormono tutti nella casa, tranne te. – Chi sei? – chiese Martino appena riuscì a parlare. – Come vuoi chiamarmi? – disse quello. – Satanuccio, Belzebimbo, Gnaccarello? Scegli tu perché io ho molti nomi ma sono quello che sono e sono stanco di stare a chiacchierare. Voglio girare un po’ su questa giostra. 65


... E ORA

tocca a me!

VERIFICA FORMATIVA

– Questa non è una giostra, è un mulino – disse a bassa voce Martino. – Un mulino? E allora deve girare e così farà la giostra per me! – Ma è notte e il mulino è bloccato – disse il bambino. Il diavolo si sporse d’improvviso verso il bambino, a testa in giù, e sorrise, mostrando due file di denti appuntiti e gialli. I suoi occhi mandavano una luce buia, che faceva venire la nausea. R. Piumini, E. Dell’Oro, S. Bordiglioni, Uno… due… trema!, Einaudi Ragazzi

ANALISI DEL TESTO 1

Questo è un racconto:

2

Quali sono gli elementi che ti hanno permesso di fare questa scelta?

3

In questo racconto ci sono due personaggi: quali? E quali sono le loro caratteristiche?

giallo.

horror.

comprensione DEL TESTO 4

Individua nel racconto l’inizio, lo svolgimento e la conclusione e, per ognuno, scrivi gli avvenimenti fondamentali che vengono narrati. Inizio Svolgimento

Conclusione

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... E ORAe! tocca a m

VERIFICA FORMATIVA

5

Nella prima parte del racconto viene descritto l’ambiente attraverso alcuni dati uditivi, che non provocano ansia al protagonista perché sono i rumori di sempre. Che cosa viene messo in evidenza?

6

A metà di una notte Martino si svegliò. Perché?

7

Indica con X le informazioni che si possono capire dal dialogo fra i due personaggi. Il nome del personaggio misterioso. Il motivo della sua presenza al mulino. L’aspetto del personaggio misterioso. Lo stato d’animo di Martino.

com'è andata? Durante la lettura del racconto: ho capito la storia senza difficoltà. ho avuto qualche difficoltà di comprensione. ho avuto molte difficoltà di comprensione. Se ho avuto difficoltà di comprensione: ho riletto con più attenzione. ho chiesto spiegazioni all’insegnante. ho proseguito nella lettura. o completato la parte di analisi H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà.

o completato la parte di comprensione H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà. Se ho incontrato qualche difficoltà, che cosa avrebbe potuto essermi di aiuto per superarla?

Quale parte del lavoro ti è sembrata più impegnativa? Analisi del testo: attività n° Comprensione del testo:

attività n°

Come mi sento ALLA FINE del lavoro? soddisfatto/a potevo fare meglio non soddisfatto/a

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brividi

lungo la

schiena

AtELiEr delle

stagioni AUTUNNO Si leva il vento autunnale che spinge nubi fluttuanti. Erbe ed alberi ingialliti si spogliano. Passano a stormi le oche selvatiche: vanno verso il Sud. Lao Tse

Completa. La poesia è formata da

strofe e

da

versi.

È scritta in versi .

NOVEMBRE Ascolta... Con un fruscio secco e lieve, simile a scalpiccio di fantasmi che passano, le foglie accartocciate dal gelo si staccano dagli alberi e cadono. A. Crapsey

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Nella poesia NOVEMBRE la poetessa usa una similitudine: sottolineala. Quali sensazioni suscita in te la lettura di questa poesia?


brividi

lungo la

AtELiErschiena

delle

stagioni

ARRIVA L’AUTUNNO Quando arriva l’autunno le foglie cadono dagli alberi sul terreno. Veramente dovrei dire così: quando cadono le foglie è autunno. L’autunno mi piace: c’è più fresco nell’aria, le cose sulla Terra hanno un aspetto diverso, le mattine sono sfavillanti e stupende e le notti sono così meravigliosamente fredde. Cosa sembrano, ora, gli alberi! I loro rami trapassano l’aria grigia come sottili spade affilate, si vedono corvi che di solito non si vedono mai. Non si sentono più cantare gli uccelli. La natura è proprio stupenda. Come muta i colori, cambia d’abito, si mette le maschere e se le ritoglie. È meraviglioso. Se fossi un pittore, ciò che più mi appassionerebbe sarebbe diventare un pittore di autunni. Temo però che, allora, i miei colori non basterebbero.

er la descrizione dell’autunno P l’autore ha usato una metafora e alcune personificazioni. Sottolineale come indicato. Qual è il desiderio dell’autore?

Quale il suo timore?

R. Walzer, I temi di Fritz, Adelphi

CLIL Read and put a X. What’s the weather like in Autumn? It’s rainy. It’s never snowy. It’s sunny but cold. It’s hot and sunny. It’s sometimes foggy. It’s windy.

T F T F T F T F T F T F

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AtELiEr delle

stagioni

APPENA L’ARIA Appena l’aria è più fredda e più bianca e le dita sanno di mandarino io comincio ad aspettare la mia Nottedinatale. Ma la Nottedinatale si è seduta sopra il tetto Non ci sto nelle tue tasche sta soffiando dal camino Fammi posto, apri il cuore. G. Quarenghi

ella poesia NEVICATA sono presenti N due metafore. Sottolineale. Quali sensazioni suscita in te la lettura della poesia?

uale messaggio vuole Q trasmettere la poesia APPENA L’ARIA?

NEVICATA Cadono giù dal cielo i fiocchi della neve così soffici e lievi. Sono fiori senza stelo, sono d’angeli piume. In questo bianco lume cadono e danno un velo di silenziosa pace. Nel mondo tutto tace. G. Fanciulli

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AtELiEr delle

MAGIA DELL’INVERNO A poco a poco la rete dell’orto diventò un meraviglioso ricamo bianco. I rami del ciliegio furono ornati da un pizzo finissimo, mentre il tronco dormiva con la coperta bianca tirata fino alle orecchie e con la cuffia in testa. Per tre giorni e tre notti l’aria fredda lavorò a cucire e ricucire il grande lenzuolo sul mondo che dormiva. Alla fine, tutto era a posto, magnifico, immacolato; non c’era più un filo d’erba, non c’erano più strade, sparito il ruscello, spariti i sentieri degli orti. Poi uscirono i bambini. Si sentivano le loro voci allegre ma senza eco, come se anche le loro voci fossero sotto la coperta. Sul mondo tutto bianco i bambini camminavano lasciando le loro impronte nella neve... come tante scarpe perdute, una in fila all’altra. Quando i bambini se ne andarono, nella campagna non si udì più alcun rumore. M. Lodi, Bandiera, Einaudi

stagioni

Rispondi a voce. A che cosa viene paragonata la neve? Che cosa sembrano le impronte lasciate dai bambini? Che cosa fa il ciliegio sotto la neve? In questo testo ci sono alcune sequenze narrative. Sottolineale.

IOARTISTA Realizza dei fiocchi di neve. Prendi un foglio di carta di forma quadrata e piegalo a metà lungo la diagonale per ottenere un triangolo. Piegalo ancora due volte per ottenere un triangolo più piccolo. Poi, tenendo la parte chiusa in basso, taglia in alto per ottenere un cono. Ritaglia sui lati tanti piccoli pezzi curvi e/o diritti e apri delicatamente il pezzo di carta... ecco il tuo fiocco di neve!

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oltre il

pianeta PRIMA

di ascoltare

Quasi certamente, in questo brano si parlerà di avventure spaziali: quali potrebbero essere i personaggi della storia? Indica con una o più X. Astronauti. Alieni. Mostri. Marziani. Ufo. Secondo te, quali parole ci saranno in questo racconto? Scrivile.

DURANTE l’ascolto

Mentre ascolti la lettura, controlla se nel racconto ci sono le parole che hai scritto tu e sottolineale.

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AVVENTURA SU VENERE Sul pianeta Venere, gli uomini attraversarono il fiume e nell’attraversarlo pensarono alla Cupola Solare che li attendeva più avanti, tutta lucente sotto la pioggia della giungla. Una costruzione gialla, rotonda e luminosa come il sole. Una casa alta cinque metri e con un diametro di trentacinque, entro la quale c’erano tepore, cibo, liberazione dalla pioggia. Lì ce lo avrebbero trovato, il sole giallo, proprio come quello che si vede dalla Terra: un buon sole caldo e continuo e il mondo piovoso di Venere sarebbe stato dimenticato fino a quando fossero rimasti nella Cupola in dolce ozio. La pioggia saltellava, danzava sulla loro pelle, sulle uniformi inzuppate. E mentre se ne stavano così, lontano esplose un urlo di tuono. E il mostro emerse dalla pioggia. Il mostro aveva un corpo enorme e si reggeva su mille zampe elettriche. Avanzava veloce e ogni volta che posava una zampa sul terreno lo faceva con forza terrificante. E ovunque la zampa si posasse, un albero cadeva al suolo, in fiamme. Il mostro era lungo mezzo chilometro e alto il doppio e procedeva tastando cauto il terreno come un immenso animale cieco. Talvolta, per un istante, non aveva più zampe, nemmeno una. E poi in un momento mille fruste spuntavano fuori dal grande ventre, fruste biancoblu a flagellare la giungla.


DOPO

– Ecco la tempesta magnetica! – disse uno degli uomini. – La tempesta che ha stravolto le nostre bussole ci viene addosso. – Tutti a terra! – ordinò il tenente. – La tempesta colpisce solo i punti più alti. Abbiamo molte probabilità di cavarcela. Gettiamoci a terra a una ventina di metri dalla nostra navicella. Può darsi che la tempesta le scarichi contro la sua forza e ci risparmi. Presto, giù! Gli uomini si appiattirono al suolo. – Si avvicina? – si chiedevano a vicenda. – Sì... eccola! Il mostro era giunto. Incombeva su di loro. Lanciò verso il basso dieci bianchi tentacoli di folgore, che colpirono la navicella. Il metallo lampeggiò emettendo un forte rintocco come un gong sotto un colpo di martello. R. Bradbury, Pioggia senza fine, Einaudi

aver ascoltato Indica con X. Da quale tipo di ambiente è caratterizzato il pianeta Venere? Savana. Giungla. Deserto. Dove sono diretti gli uomini protagonisti dell’avventura? Alla Cupola dorata. Alla Stazione Solare. Alla Cupola Solare. Che cosa li disturba maggiormente del clima del pianeta Venere? La pioggia. Il freddo. La mancanza d’acqua. Secondo te, come può finire questa storia? Racconta.

73


oltre il

pianeta

MONDI ALIENI

SCOPRO nuovi significati alieno: nel linguaggio fantascientifico indica l’abitante di un altro pianeta, di un altro sistema o di un’altra galassia

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Quello che Paul avrebbe veramente desiderato era vedere uno di quei mondi alieni di cui suo padre gli aveva parlato tanto. E magari atterrarci… Riprese a guardare lo spazio attraverso l’oblò. – Dove stiamo andando? – chiese Paul. – Verso una stella qui vicino – rispose il padre – che ha due pianeti che le girano intorno. Uno dei due è gigantesco, dieci volte più grande della Terra. Ho pensato che ti sarebbe piaciuto vederlo. – Possiamo atterrare? – chiese Paul emozionatissimo, ma suo padre scosse la testa. – Ho proprio paura che non sia possibile – disse il signor Carder. – Il pianeta è composto soprattutto di gas e di liquidi. Ma riusciremo ad avvicinarci. Ne varrà sicuramente la pena. Pare che questo gigantesco pianeta abbia una Luna sulla quale ci sono alcune forme di vita: animali e piante. – Potremo avvicinarci? – chiese Paul. – Penso di sì – rispose suo padre. – Non potremmo proprio atterrare, papà? – supplicò Paul. – È meglio di no, Paul – disse suo padre. – Non sappiamo che cosa ci sia laggiù. Ci avvicineremo il più possibile, volando a bassa quota. Dopo poco si trovarono sopra una grande foresta, così fitta di alberi e di cespugli da sembrare una giungla. L’astronave si abbassò fino quasi a sfiorare l’intreccio di foglie verdi, arancioni, marroni e gialle. Paul guardò in basso: la giungla era troppo intricata e non gli permetteva di vedere il terreno né se per caso ci fossero delle creature aliene.


oltre il

pianeta Poi, di colpo, due mostruosi esseri volanti si lanciarono nella loro direzione, seguiti da un intero stormo. Ciascuno era due volte più grande dell’astronave. Avevano enormi ali e una pelle violacea e rugosa. Le loro piccole zanne e gli artigli acuminati scintillavano come metallo lucente. Il padre di Paul cercò di cambiare rotta, ma le creature volanti gli erano addosso. L’astronave cominciò a sobbalzare, poi si sentì un rumore secco: erano finiti contro la cima di un albero. – Dobbiamo atterrare – gridò il padre di Paul, – prima che quei mostri ci distruggano l’astronave! Mentre parlava, si accorse che la giungla giù in basso si era diradata; in mezzo al fitto degli alberi si intravedeva un ampio spiazzo verde. Il signor Carder puntò verso la radura e Paul vide con sollievo che le creature volanti non li inseguivano più. Mentre atterravano, il padre sorrise a Paul. – Il tuo desiderio è stato esaudito, figliolo. Adesso mettiti la tuta spaziale e usciamo a vedere se l’astronave è danneggiata.

ANAL IZ ZO

il testo

All’interno della narrazione ci sono due sequenze descrittive. Che cosa viene descritto e quali caratteristiche vengono messe in evidenza? 1a descrizione

2a descrizione

D. Hill, I mostri della Luna. 5 storie di mostri e alieni, Mondadori

COMPRE NDO il testo Dividi il testo nelle tre parti che lo formano e segnale con parentesi del colore corrispondente: inizio, svolgimento, conclusione. Nello svolgimento, individua e registra le sequenze narrative. 1

2

3

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oltre il

pianeta

TESTO NARRATIVO

Il RACCONTO DI FANTASCIENZA è un testo narrativo che parla di VIAGGI NEL FUTURO, della vita su ALTRI PIANETI, di luoghi inesplorati nello SPAZIO, di incontri con FORME DI VITA NON TERRESTRI.

ANAL IZ ZO

il testo

Individua gli elementi tipici del testo di fantascienza e rispondi. Chi sono i personaggi? Dove si svolge la vicenda? In quale tempo?

76

L’ALIENO Attraverso il grande prato d’erba, i ragazzi corsero eccitati verso il punto in cui era caduta la piccola astronave. Si avvicinarono all’oggetto e, unendo le loro forze, riuscirono a sollevarlo e a girarlo da una parte e dall’altra. Trovarono un’apertura e riuscirono ad allargarla: dentro si era spaccato tutto per la violenza dell’impatto; tra i rottami vi erano anche alcuni piccoli esseri, con un guscio duro su quella che sembrava la testa, e una sottile pelle colorata, liscia al tatto. Sarebbe stato bello prenderne qualcuno, ma sembravano tutti già morti... no, uno si lamentava ancora. Lo sollevarono con la maggiore delicatezza possibile: continuava a emettere strani versi. Decisero di tenerlo: lo si poteva mettere in una gabbietta, in un angolo isolato del giardino. Sarebbe stato benissimo e la mamma non lo avrebbe visto: non le piaceva avere animali per casa. Lo sistemarono nella gabbia e, a turno, andavano a portargli da mangiare, ma quell’essere non toccava mai il cibo. Provarono anche a insegnargli dei semplici giochetti e qualche parola, ma il piccolo essere ripeteva solo, sempre più debolmente, lo stesso suono: – Io Terra, io Terra… Forse era il suo verso. Dopo quattro giorni, morì. Tristi, lo seppellirono in giardino; poi, correndo sulle loro otto gambe ancora esili da ragazzi e balzando sulla coda, non del tutto sviluppata, ritornarono ai loro giochi. AA. VV., Progetto lettura, La Nuova Italia

COMPRE NDO il testo

I fatti sono reali o immaginari?

Completa. La prima parte porta il lettore a pensare che un’astronave aliena si sia schiantata sulla Terra.

Perché?

La parte finale, invece,


RACCONTO DI FANTASCIENZA

oltre il

pianeta

il racconto di fantascienza

narra fatti

racconta una storia

• non reali ma realistici • che riguardano spesso l’esplorazione dello spazio, l’invasione della Terra da parte di alieni, avventure sulla Terra

e altri personaggi: • scienziati/scienziate, inventori/ inventrici, astronauti/astronaute • robot, androidi, macchine • alieni/aliene, extraterrestri con caratteristiche immaginarie

con un protagonista: • reale, cioè una persona comune, un bambino o una bambina… • fantastico, cioè un extraterrestre, un alieno/un’aliena, un/una robot… in un tempo: • quasi sempre determinato • solitamente nel futuro • a volte nel passato o nel presente • in cui spesso si viaggia nel tempo in un luogo che può essere: • realistico o fantastico • lo spazio interplanetario o alcuni universi sconosciuti • la Terra, spesso sconvolta da eventi catastrofici

il racconto di fantascienza va incontro alla curiosità, innata nell’uomo, per l’ignoto e per tutto ciò che si vorrebbe conoscere meglio laboratorio di scrittura ● pag 43

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oltre il

pianeta

TESTO NARRATIVO

Il racconto di fantascienza narra vicende che, pur essendo immaginarie, appaiono possibili, perché giustificate da tesi che possono avere una BASE SCIENTIFICA.

ANAL IZ ZO

il testo

Indica con X. Chi sono i personaggi del racconto? E sseri umani. A lieni. R obot. E sseri umani e robot. In quale tempo si svolge la vicenda? P assato. P resente. F uturo. In quale luogo si svolge la vicenda? S u un pianeta sconosciuto. N el laboratorio di uno scienziato. S u un’astronave. N egli abissi marini. Che cosa si può dire dei fatti narrati? S ono immaginari, ma potrebbero accadere. S ono irreali, non accadranno mai. S ono reali.

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L’INVENZIONE DI LEONARDIS Il professor Leonardis spalancò la porta del suo laboratorio ed entrò nel salotto, cercando il figlio con lo sguardo. Aveva le orecchie rosso fuoco, segno che era veramente emozionato. – Mario, vieni a vedere. E preparati a una sorpresa. A differenza del resto della casa, dentro il laboratorio regnava un ordine sorprendente. Mario avanzò fino al bancone di lavoro, dove c’era un corpo di acciaio inossidabile che giaceva inerte sotto le lampade accese. – Che cos’è? – si stupì il ragazzo. – Un robot? È bellissimo, papà. – Si tratta di un computer molto sofisticato, direi una perfetta macchina tecnologica. Io l’ho programmato perché tenga in ordine la casa. Niente più frigo vuoto né latte cagliato né pantaloni rotti sul sedere. Lui penserà a farci vivere tranquilli. – Lui... o lei? – rise il ragazzo. – La domanda è più sensata di quanto tu possa credere – disse il professore. – Ma la risposta è: esso. Si tratta di un automa, non di un essere umano. Mario lanciò un’occhiata alla spia rossa che pulsava più o meno all’altezza dell’ombelico e che era in quel momento l’unico segno di attività del robot. – Sei sicuro che funzioni? E parla?


RACCONTO DI FANTASCIENZA

oltre il

pianeta

Il professor Leonardis si sfregò le mani e ribatté: – Parla, pensa, impara. Basta che io glielo dica e lo farà. – Insomma, potrebbe farti concorrenza, papà. – Non dire sciocchezze. Ti ho detto che può pensare, e questo è vero. Ma non è un soggetto libero, come te o come me, e dunque non potrà farmi concorrenza. Io gli darò degli ordini e lui li eseguirà. – Quindi, se tu gli dici di lavare la biancheria o i calzini sporchi... – Li laverà, senza bisogno di spiegargli nulla. Andrà a cercarsi le istruzioni di lavaggio da solo, leggendole sulle etichette degli abiti e sul manuale della lavatrice. Oh, ecco! La spia rossa non lampeggia più. Ci siamo... Il robot aprì gli occhi, mosse le gambe e si mise in piedi, diritto come un soldatino. Finalmente disse, con voce del tutto naturale: – Buongiorno, professor Leonardis. Ciao Mario. Da questo momento sono attivo e pronto a mettermi al lavoro. A. Lavatelli, Rompibot, Einaudi Ragazzi

COMPRE NDO il testo Per ogni affermazione, indica se è vera (V) o falsa (F). Il professor Leonardis è uno scienziato. Nel suo laboratorio ha costruito una piccola astronave. Ha programmato una macchina per raggiungere Marte. Sul suo tavolo di lavoro c’è un automa in acciaio. Il robot potrà fare concorrenza al professore. Il robot è programmato per svolgere i lavori di casa. Il robot non è un soggetto libero, cioè eseguirà solo gli ordini. Quando il robot è attivo, deciderà da solo i lavori da eseguire.

V F V F V F V F V F V F V F V F

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oltre il

pianeta

NEL CAMINO DEL VULCANO C

OMPRE NDO il testo

Sottolinea nel testo le espressioni tipiche del linguaggio scientifico utilizzate dall’autore.

RIFLETTO e DICO la MIA Ti piacciono i racconti di fantascienza? Se la risposta è sì, quali sono gli aspetti di questo genere letterario che ti attraggono? Se la risposta è no, quali sono gli aspetti che ti infastidiscono?

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– Ci troviamo dentro il camino di un vulcano in attività – disse il professore sorridendo, – ed è quanto di meglio poteva capitarci. Quanto di meglio poteva capitarci? Lo zio era dunque diventato pazzo? – Come! – esclamai. – La sorte ci ha spinto sulla strada delle lave incandescenti, delle rocce infuocate, delle acque bollenti! Stiamo per essere espulsi, rigettati, vomitati, proiettati in aria, insieme con pezzi di roccia, con la pioggia di ceneri, in un turbine di fiamme... e questo è quanto può capitarci di meglio? – Sì – rispose il professore, guardandomi al di sopra dei suoi occhiali – poiché è il solo mezzo per ritornare sulla superficie della Terra. Mio zio aveva ragione, perfettamente ragione. Nel frattempo, continuavamo a salire; i rumori circostanti aumentavano; io ero quasi soffocato e ritenevo di essere arrivato alla mia ultima ora. Era chiaro che eravamo portati in alto da una spinta eruttiva; sotto la zattera vi erano acque bollenti, e, sotto le acque, lava incandescente e un insieme di rocce che, giunte alla sommità del cratere, si sarebbero disperse in tutte le direzioni. Ci trovavamo, dunque, nel camino di un vulcano. Verso il mattino il movimento di ascensione aumentò. Eravamo spinti inesorabilmente da una forza enorme, generata dai vapori accumulati nel ventre della Terra. – Il magma ci solleverà fino alla bocca del cratere, Axel.


oltre il

pianeta

Era abbastanza chiaro che non occupavamo il camino principale del vulcano, ma soltanto un condotto secondario in cui si faceva sentire un effetto di contraccolpo. Ogni volta che riprendevamo la marcia eravamo lanciati con forza crescente e come spinti da una palla di cannone. Nei momenti di stasi si soffocava e durante la corsa l’aria ardente toglieva il respiro. A poco a poco la mia mente si smarrì. Mi resta la sensazione assai confusa di continue detonazioni, dell’agitazione della massa terrestre e di un movimento rotatorio, dal quale fu presa la zattera, che cominciò a ondeggiare sopra flutti di lava in mezzo a una pioggia di ceneri e venne infine avvolta dalle fiamme. Per l’ultima volta il viso di Hans mi apparve in un riflesso infuocato e non ebbi più altra sensazione. Quando riaprii gli occhi, sentii una mano vigorosa che mi stringeva alla vita: era quella della guida che, con l’altra, sorreggeva lo zio. – Dove siamo? – chiese lo zio, molto irritato dal fatto d’essere ritornato sulla Terra.

ANAL IZ ZO

il testo

Rispondi a voce. Chi sono i personaggi di questo testo? Dove si svolgono i fatti narrati? Quali sono gli eventi fantastici di cui si parla nel testo? Quali sono gli elementi che fanno di questo testo un racconto di fantascienza?

J. Verne, Viaggio al centro della Terra, Giunti Junior

JULES GABRIEL VERNE italianizzato spesso in Giulio Verne (1828-1905), è stato uno scrittore francese. Con i suoi romanzi scientifici, è considerato uno dei padri della moderna fantascienza. I suoi racconti ambientati nell’aria, nello spazio, nel sottosuolo e nel fondo dei mari ispirarono scienziati e applicazioni tecnologiche delle epoche successive.

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oltre il

pianeta L’AMICO PROGRAMMATO I genitori di Tim, un bambino con problemi di comportamento, sono stati consigliati dal dottor Hendl di affidare il figlio a un robot educatore. Il campanello della porta suonò. Subito Lorna strillò: – Tim, rimani dove sei! Ma Tim si stava già precipitando verso la porta. Gli piaceva dare il benvenuto agli ospiti: con la sinistra aprì la porta, e con la destra scagliò una manciata di frutta marcia e fondi di caffè. Contemporaneamente, una voce disse: – Tim! Sono il tuo Amico! E questo non è certo il modo di trattare un amico, non ti pare? Quando vide la creatura sulla soglia, Tim restò a bocca aperta. L’Amico era un umanoide ricoperto da una lunga pelliccia di un brillante verde smeraldo. – Non mi inviti a entrare? Sono Buddy, l’amico programmato – disse. – Fuori di qui! – urlò Tim e si lanciò contro l’Amico tempestandolo di calci e di pugni. Di colpo si trovò sospeso da terra: la cintura dei suoi calzoni era stretta in una morsa simile a quella di una gru. Lorna fece un ampio sorriso: – Credo che tutto sommato il dottor Hendl ci abbia dato un buon consiglio. Il giorno dopo, a colazione, Lorna preparò una farinata calda per tutti; i robot del modello di Buddy potevano mangiare gli stessi cibi della famiglia a cui erano assegnati, il che rappresentava un bel vantaggio. Tim, appena il piatto gli fu messo davanti, lo tirò a Buddy con tutte le sue forze. L’Amico lo afferrò al volo, con tale destrezza che sul tavolo non cadde neppure una goccia. – Grazie, Tim – disse, e ingoiò il tutto in un unico boccone. – Mi hanno detto che adori questo tipo di cibo, perciò sei stato molto generoso a offrirmelo, anche se avresti potuto porgermi il piatto in modo più delicato. I giorni passano e Tim, senza rendersene conto, modifica il suo comportamento. Una sera, in casa… – Come si è comportata, oggi, quella spaventosa bestia verde? – chiese il papà di Tim.

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oltre il

pianeta – È davvero fantastico. Finalmente comincio a capire qual è il suo sistema – disse Lorna con aria soddisfatta. – Ecco, sopporta qualunque cosa faccia Tim e la interpreta nel modo più favorevole possibile, insistendo che lui è il suo Amico e quindi agisce in modo assolutamente amichevole. – Permettete? – intervenne Buddy, che silenziosamente era entrato in cucina. – Tim dorme sul divano. Io vi suggerirei di parlare a voce bassa. – Stammi a sentire, io non prendo ordini da… – Signor Patterson, io non intendevo darle un ordine. – Basta, sono stufo! Domani mattina chiamerò l’agenzia per chiedere che ti portino via. Sono stufo di essere trattato come un incapace e… Tim, che cosa ci fai qui? Tim andò dritto verso Buddy, poi mise le sue dita rosee fra quelle pelose dell’Amico e disse: – Non puoi mandarlo via! Ho letto il contratto e dice che non puoi. – Che cosa vuol dire, hai letto il contratto? – chiese Lorna. – Se non sai leggere. – Per vostra informazione, sa leggere – disse tranquillamente Buddy. – Gliel’ho insegnato questo pomeriggio. – E quindi so che Buddy può restare con me per sempre. – Tim strinse la mano di Buddy. – Adesso basta con le stupidaggini. E smettetela di strillare perché i ragazzini della mia età hanno bisogno di dormire. Vieni, Buddy? – Sì, certo. Buonanotte, signore e signora Patterson.

ANAL IZ ZO

il testo

Indica con X. Il brano è raccontato in: prima persona. terza persona. È un racconto: realistico. fantastico.

COMPRE NDO il testo Chi è il protagonista del racconto?

Con chi si scontra inizialmente?

Perché, con il passare del tempo, il comportamento di Tim cambia?

J. Brunner, in Storie di giovani mostri, Mondadori

ulness E f d n i m R N)ESSE

La nostra mente giudica di continuo e in automatico ciò che succede dentro e fuori di noi. E (B Non è un errore, ma i nostri giudizi condizionano la nostra giornata. Impariamo a riconoscerli e a trasformarli in pensieri neutri, senza etichette positive o negative. Prova anche tu! Che noia… e che tristezza, anche oggi piove! Oggi posso stare in casa a giocare con i videogiochi perché fuori piove. Sono una schiappa, ancora una volta nella corsa sono arrivato ultimo! Meglio se mi ritiro... Mi sono impegnato al massimo, ma gli altri erano davvero velocissimi! APPROFONDIMENTO IN GUIDA

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oltre il

pianeta

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE Che cos’è l’Intelligenza Artificiale? Chi l’ha inventata? Perché? E quando? Scopriamo l’origine di queste parole che ora sono sulle labbra di tutti e che, nel prossimo futuro, ci rivoluzioneranno la vita. L’Intelligenza Artificiale può essere definita, in modo piuttosto semplice, come l’abilità di un sistema tecnologico di risolvere problemi o svolgere compiti e attività tipici della mente e delle abilità umane. Di Intelligenza Artificiale, gli scrittori di fantascienza parlano da sempre e perfino il grande Leonardo da Vinci ebbe un’intuizione in tal senso. Ma è sul finire degli anni ’90 del secolo scorso che l’I.A. (così viene abbreviata) è diventata un tema per il pubblico e non solo per gli scienziati. Il primo a ideare un robot androide (ossia con sembianze umane) che poteva essere davvero costruito fu Leonardo da Vinci. Nei suoi scritti, raccolti sotto il nome di Codice Atlantico (del 1495), ha lasciato degli appunti per la realizzazione di una specie di cavaliere automa, capace di muoversi e agitare braccia, testa e mascelle.

Nel 1999 comincia a scodinzolare Aibo, il cane robot: riconosce l’ambiente e si evolve in base agli stimoli che riceve.

Nel 2000 una casa automobilistica progetta Asimo, un robottino che assomiglia a un astronauta: riconosce i suoi interlocutori, parla, corre, balla e gioca a calcio. E sa anche fare il direttore d’orchestra!

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oltre il

pianeta Nel 2003 nasce Actdroid, un androide presentato dall’Università di Osaka. Ha sembianze femminili, parla, batte le palpebre e sembra respirare.

In Italia, nel 2013 nasce iCub, l’androide bambino, una delle più originali tappe nella storia dell’Intelligenza Artificiale.

Dall’esperienza su iCub è nato R1, personal robot umanoide pensato per un aiuto nelle attività domestiche e lavorative. Che cosa ci riserva il futuro? La scienza ritiene che dal 2030 non sarà più possibile distinguere un uomo da un androide. Mancano appena 13 anni! Focus Junior Web

COMPRE NDO il testo Nel testo, sottolinea con i colori corrispondenti le informazioni utili per rispondere alle domande. Che cos’è l’Intelligenza Artificiale? Che cos’è un robot androide? Chi lo ideò per primo? Che cos’è Aibo e che cosa riesce a fare? Qual è la caratteristica particolare di Actdroid? Con quale scopo è stato costruito R1?

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A T S I T IO AR

LA FANTASCIENZA NELL'ARTE

Le “astronavi” che attraversano il cielo potrebbero servire a .

Dentro il quadro

Alcuni artisti mettono in relazione l’arte con le nuove tecnologie, producendo immagini fantascientifiche dove gli elementi, che fanno parte della nostra quotidianità, sono così particolari e innovativi che ci appaiono come appartenenti al futuro. Quando si parla di fantascienza si fa riferimento allo spazio inteso come universo, quindi l’ambiente di queste rappresentazioni è sempre al di là della nostra esperienza, con proiezioni in pianeti immaginari. Il cielo ha un colore molto particolare perché .

La “strada” che attraversa l’immagine attira la nostra attenzione e sembra proseguire

Questa costruzione mi fa pensare a

all’infinito, potrebbe essere .

I mmagina l’uomo del futuro “padrone” dello spazio e disegna il mondo di domani e i suoi cambiamenti.

RIFLETTO e DICO la MIA Quali sensazioni ti comunica questa immagine? Pensa di camminare sul ponte che attraversa l’immagine. Perché ti trovi in questo posto? Da dove vieni? Dove vai? Racconta.

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.


... verso le prove

INVALSI

UN TEST PER CYBORIA

5

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30

35

Otto sapeva bene come evitare Franconi e la sua banda all’uscita di scuola. Quindi girò tra le vie con attenzione e poi puntò verso la campagna. Venti minuti dopo era arrivato a casa della zia Medea. La villetta appariva vuota e silenziosa ora che la zia non c’era. Era rimasta sull’isola di Cyboria, dove sorgeva la città del futuro, per studiarne i segreti. Otto era tranquillo perché con lei c’era anche Theo, il robot guardiano di Cyboria. Otto entrò in casa e, guardandosi intorno, sorrise: era perfettamente pulita, sistemata e rassettata. L’inquilino della zia gli dava le spalle. Indossava un grande cappello di paglia e un grembiule da cucina e armeggiava con le pentole. – Ciao robottone! Stai proprio bene con quel cappello. – Buongiorno Otto, grazie – ricambiò l’automa, girandosi verso di lui. Aveva una testa oblunga come un formichiere, il collo stretto formato da anelli che lo rendevano flessibile e lunghe braccia sottili. All’altezza del petto, sotto il grembiule, brillava il tenue bagliore azzurrognolo della sua batteria al Lumen, la fonte di energia che faceva funzionare gran parte delle apparecchiature di Cyboria. – Com’è andata la scuola? – Per quest’anno è andata. Passata, finita, chiusa. Gli ingranaggi dell’automa ticchettarono per fargli memorizzare questa nuova informazione. Poi pronunciò a bruciapelo una serie di parole melodiose e sillabiche a cui Otto replicò con una breve frase che pareva giapponese. – Ah, bene – esclamò il robot. – Il tuo luminario è molto migliorato. Poi Galeno scrutò il ragazzo: – Eppure c’è ancora qualcosa che non va. – Che intendi dire? – Le tue emozioni sono alterate. Battito leggermente sopra la media, movimento oculare nervoso. Che cosa ti preoccupa? – Non mi piace quando mi analizzi – rispose Otto imbarazzato. – Non ci posso fare niente, mi hanno programmato così – osservò il robot inclinando la testa in modo buffo. – È per via dell’appuntamento – confessò Otto. – Se fossero in tanti? – Li sottoporremo al secondo test – lo tranquillizzò Galeno. – Il mio dovere di guida è condurre a Cyboria tutte le persone che lo meritano e che ci vogliono andare.

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... verso le prove

INVALSI

– Lo so, lo so – borbottò il ragazzo. – Ma… stiamo facendo tutto in segreto perché nessuno sappia della tua esistenza… e se invece qualcuna delle persone a cui ti stiamo nascondendo si nascondesse tra quelli che incontrerò all’appuntamento? Se fossi proprio io a portarli fin da te? Che 40 cosa succederebbe? Galeno restò immobile. Il quesito stava impegnando tutto il suo cervello meccanico. Era sempre in difficoltà nell’esprimere un’opinione personale. – Io penso che non dobbiamo avere paura – rispose. – Se tra coloro che si presentano oggi all’appuntamento ci fosse qualcuno di sospetto… te 45 ne accorgeresti subito, Otto. – E come? L’automa gli si avvicinò e gli appoggiò un dito meccanico all’altezza del cuore, senza pronunciare una sola parola. P. Baccalario, Cyboria. Ultima fermata: fine del mondo, De Agostini

1

C hi è Otto? A È il guardiano di Cyboria. B È il nipote della signora Medea. C È l’inquilino della signora Medea. D È un amico di Franconi.

2

I n che modo Otto evita di incontrare Franconi e la sua banda all’uscita della scuola? A Aspetta che tutti si siano allontanati dall’ingresso. B Si muove nelle strade facendo molta attenzione. C Si muove molto velocemente. D Si nasconde dietro un muretto e si sposta quando i ragazzi guardano da un’altra parte.

3

Q ual è il motivo per cui Otto trova la villetta della zia Medea “perfettamente pulita, sistemata e rassettata” (righe 7-8)? A La zia Medea aveva fatto le pulizie prima di partire. B Dopo la partenza della zia Medea non era entrato nessuno. C L’inquilino della zia si occupa delle pulizie di casa. D Otto è un ragazzo molto ordinato e sistema tutto prima di uscire.

4

In questo brano c’è un personaggio tipico dei racconti di fantascienza: chi è? Sottolinealo nel testo, poi individua le sequenze descrittive con le sue caratteristiche.

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... verso le prove

INVALSI

5

C he cosa viene descritto nella prima sequenza? E nella seconda?

6

Quali informazioni della tabella sono importanti per capire la vicenda? Indica con X. Importante

Non importante

a. Galeno è un automa. b. La zia Medea è sull’isola di Cyboria. c. La scuola è finita. d. Otto e Galeno hanno un appuntamento. e. Otto non è un amico di Franconi. f. A Cyboria sorge la città del futuro. g. Galeno è in grado di cogliere le emozioni degli altri. h. Nessuno deve sapere chi è Galeno. i. Otto non è preoccupato per la zia. 7

C he cos’è il “luminario” (riga 24)?

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“ Non ci posso fare niente, mi hanno programmato così – osservò il robot inclinando la testa in modo buffo” (righe 30-31). A quale sua capacità particolare fa riferimento Galeno con queste parole?

9

Q uale missione deve compiere Galeno con l’aiuto di Otto? A Ritornare a Cyboria senza essere scoperto. B Portare a Cyboria le persone che lo meritano e che ci vogliono andare. C Convincere Otto a portare i suoi amici a Cyboria. D Partecipare all’appuntamento.

10

C he cosa mette sempre in difficoltà Galeno? A Manifestare le proprie emozioni. B Incontrare altre persone. C Cogliere le emozioni degli altri. D Esprimere opinioni personali.

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O T S E IL R è

storia PRIMA

di ascoltare

In questo brano si parla di scuola: che cosa rappresenta per te la scuola? Quali sono i gesti quotidiani che fai a scuola? In che modo vivi la scuola? Che arredi ci sono nella tua scuola? Che cosa vorresti imparare “di diverso” a scuola? Quali parole potrebbero esserci in questo testo? Scrivile. Ricorda, è un brano che racconta fatti storici.

SCOLARI NELL’ANTICA ROMA Le lezioni in casa del maestro cominciavano all’alba, quindi i ragazzi si svegliavano quando era ancora buio e, nei mesi invernali, dovevano andare a scuola a lume di lanterna. Le famiglie più ricche potevano permettersi uno schiavo (paedagogus), che accompagnava a scuola i figli del padrone, portando per loro le tavolette cerate e quanto altro occorreva per il lavoro scolastico. Le lezioni terminavano a mezzogiorno, ora del pranzo, e riprendevano al pomeriggio. I ragazzi passavano le ore libere giocando con palle, cerchi, trottole e dadi. Le lezioni si tenevano in ambienti stretti, come un locale vicino a una bottega o una stanza di un’abitazione privata. L’arredo, semplicissimo, era composto da una sedia a spalliera alta per il maestro e da qualche panca per gli alunni, i quali, per scrivere, appoggiavano la tavoletta di cera sulle ginocchia.

DURANTE l’ascolto

Mentre ascolti la lettura, controlla se ci sono le parole che hai scritto.

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RIFLETTO e DICO la MIA Confrontatevi in classe e fate una lista di pro e contro della vostra scuola. Che cosa vi piace? Che cosa cambiereste? Che cosa proporreste per una scuola moderna e innovativa?


Gli schiavi accompagnatori spesso, in attesa in fondo all’aula, si addormentavano. Nelle scuole regnava una disciplina severissima. Il maestro teneva in mano una bacchetta (fèrula), con cui colpiva le mani di chi si distraeva o di chi commetteva il minimo errore. Gli alunni imparavano a leggere e a scrivere disegnando e ripetendo in modo meccanico le lettere dell’alfabeto. Gran parte del tempo veniva occupato da esercizi di dettatura. Per scrivere, gli scolari usavano uno stilo appuntito di osso o di metallo, con il quale incidevano sulle tavolette spalmate di cera, fatte apposta per essere cancellate e riscritte decine di volte. L’aritmetica si imparava inizialmente facendo contare gli scolari con le dita o con dei sassolini (calculi, da cui il nostro verbo “calcolare”). Successivamente si passava a un pallottoliere (abacus): le file delle palline che scorrevano su una bacchetta rappresentavano rispettivamente le unità, le decine e le centinaia. G. Caselli, Le grandi civiltà del mondo antico, Giunti

Un passo in più... Come già sai, un racconto storico narra di vicende ambientate in epoche storiche precise. Questo brano è un testo informativo che narra di fatti storici. Riflettete insieme sulle differenze e confrontatevi in classe.

DOPO

aver ascoltato Quali parole a tema scolastico hai sentito? Scrivile.

Sottolinea solo le frasi vere. Per andare a scuola, i bambini si alzavano tardi. La scuola era nella casa del maestro. I maestri usavano una bacchetta per punire i bambini distratti. I bambini scrivevano su tavolette spalmate di cera. I bambini non scrivevano quasi mai sotto dettatura. Per imparare a contare, i bambini usavano un pallottoliere. I bambini usavano una penna d’oca per scrivere.

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IL RESTOè

storia

LE OLIMPIADI IN GRECIA All’avvicinarsi della primavera, la Grecia era tutta in attesa: in ogni famiglia si parlava dei probabili vincitori. Per tutta la primavera e l’estate le navi sbarcavano in Grecia gli ospiti d’oltremare, i pellegrini e i partecipanti ai giochi; e vecchi e bambini, giovani e ragazze viaggiavano a piedi per le vie sassose. Infine, s’avvicinava la grande settimana, nel periodo della luna piena del mese più caldo dell’anno, quando il mare era calmo ed era possibile dormire all’aria aperta senza timore di pioggia o di freddo. Di prima mattina, al decimo giorno della Luna, tutto era in movimento e la massa del popolo faceva ressa verso i templi. Giovani e uomini maturi, alti e belli, muscolosi e abbronzati, che non temevano il calore del sole, si tenevano pronti per iniziare la lotta per la vittoria. A un segnale dei giudici, le corse incominciavano; il gruppo dei corridori si portava veloce da un angolo all’altro dello stadio, e grida di gioia salutavano il vincitore mentre riceveva la corona dalle mani dei giudici. Il giorno dopo, lo stadio era nuovamente affollato fin dalle prime ore del mattino, e gli spettatori ammiravano i giovani atleti che si cimentavano in vari esercizi, dimostrando una straordinaria abilità e una forte resistenza. Ciascuno faceva un salto dalla cima di un rialzo del terreno: facevano un volo in avanti e poi rimanevano subito immobili, come statue scolpite nella pietra.

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IL RESTOè

storia

Dopo i saltatori venivano i discoboli. Il corpo giovanile si piegava, la mano dondolava il pesante disco di ferro in movimenti compassati e l’intero corpo si drizzava come una freccia quando il disco veniva lanciato lontano. Dopo i lanciatori del disco venivano quelli del giavellotto, poi di nuovo i corridori e infine i lottatori. I corpi di questi ultimi si contorcevano e si giravano sulla sabbia dell’arena, mentre le mani si annodavano tra loro e i muscoli si gonfiavano: un’abile mossa e l’antagonista andava a finire per terra… L’ultimo giorno – la giornata delle corse dei cavalli – aveva un’animazione eccezionale. L’immenso campo dell’ippodromo era affollato di cocchi rilucenti. Quaranta attacchi di quattro cavalli avevano il via insieme; centosessanta veloci destrieri greci si lanciavano a tutta corsa sul campo. Dei cavalli cadevano, delle ruote andavano in frantumi, la moltitudine tumultuava e una tempesta di “evviva” salutava il guidatore che, nella stretta dei cavalli e delle quadrighe, guidava con calma e perizia, così da giungere per primo al traguardo… Il trionfo di quel giorno era splendidissimo… E per tutta la notte risuonavano i canti della vittoria. M. Rostovtzeff, Ricostruzioni storiche greco–romane, Laterza

classe OLIMPIADI A SCUOLA Cerca informazioni sui principali giochi delle Olimpiadi dell’antica Grecia, poi confrontali con i giochi delle Olimpiadi moderne. Con le compagne e i compagni prova a organizzare una mini-olimpiade a scuola.

COMPRE NDO il testo Indica con X. Le Olimpiadi duravano: un mese. una settimana. quindici giorni. Le Olimpiadi si svolgevano: in estate. in inverno. in autunno. Le prime gare erano: le corse dei cavalli. le corse a piedi. le lotte. In quale ordine si svolgevano le altre gare? Salto in lungo, lancio del giavellotto, lancio del disco, corse, lotta. Salto in lungo, lotta, lancio del disco, lancio del giavellotto, corse. Salto in lungo, lancio del disco, lancio del giavellotto, corse, lotta. Nell’ultima giornata si svolgeva: la corsa a piedi. la corsa dei cavalli. la lotta.

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IL RESTOè

storia

TESTO NARRATIVO

Il RACCONTO STORICO è un testo narrativo in cui REALTÀ STORICA e FANTASIA si mescolano e si intrecciano.

SUL MONTE TAIGETO – Krios! Krios! Per tutti gli dei, vuoi fermarti? Vieni qui, ti dico! Il cagnolino, incurante dei richiami, scendeva deciso lungo il sentiero, sollevando spruzzi dalle pozzanghere mentre il vecchio pastore lo seguiva incerto lungo le pendici del monte Taigeto. La bestiola puntò decisa alla base di un leccio e si fermò uggiolando e agitando la coda. – Per Zeus e per Eracle, che cosa hai trovato stavolta? Un cucciolo d’orso? Il vecchio, arrivato dove il cane si era arrestato, restò improvvisamente immobile: – Non è un cucciolo d’orso, Krios, è un cucciolo d’uomo… forse di un anno o poco più… vediamo – disse aprendo l’involto. Come ebbe visto il piccolo che si muoveva appena, intirizzito com’era, un’espressione grave gli si dipinse in volto: – Ti hanno abbandonato – disse. – Certo hai qualche difetto che ti avrebbe impedito di diventare un guerriero. E ora che faremo, Krios? Lo abbandoneremo anche noi? No, no, Krios, gli Iloti non abbandonano i bambini… Lo prenderemo con noi e vedrai che si salverà. E ora torniamo, che abbiamo lasciato il gregge incustodito. Il vecchio si avviò seguito dal cane e poco dopo varcò il recinto di una fattoria. Spinse la porta della capanna ed entrò: – Guarda cosa ho trovato, figlia – disse rivolto a una donna intenta a cagliare un gran vaso di latte. – L’ho trovato nel cavo del leccio grande… devono averlo abbandonato questa notte col favore del buio. Certo, ha un difetto… forse quel piedino… vedi? Non lo muove. Lo sai, quando non sono perfetti nel corpo li lasciano ai lupi, maledetti! Ma Krios lo ha scoperto e io voglio tenerlo. Il piccolo camminerà e sarà più forte e abile degli altri ragazzi. V. M. Manfredi, Lo scudo di Talos, Mondadori

COMPRE NDO il testo In questo racconto sono usati dei termini specifici, che ci fanno capire il periodo storico in cui è ambientata la vicenda. Collegali alla loro definizione. Nel brano c’è anche un riferimento geografico preciso: il monte Taigeto. Fai una breve ricerca per capire dove si trova.

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Zeus

Divinità greca.

Eracle

Schiavi di Sparta.

Iloti

Padre degli dei greci.


RACCONTO STORICO

IL RESTOè

storia

il racconto storico

narra fatti storici, arricchiti con elementi inventati ma realistici

e altri personaggi che possono essere: • storici, quindi realmente esistiti • inventati, ma con le caratteristiche dei personaggi del periodo di cui si parla

racconta una storia utilizzando

• un linguaggio ricco di termini specifici • descrizioni dettagliate

con un protagonista, che può essere: • realmente esistito • un personaggio inventato ma verosimile in un tempo: • ben definito o comunque identificabile • spesso indicato con date precise in un luogo: • reale, anche se nel passato • ricostruito in modo verosimile

laboratorio di scrittura ● pag 51

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IL RESTOè

storia

TESTO NARRATIVO

Nel racconto storico vengono descritti LUOGHI REALMENTE ESISTITI NEL PASSATO, che mettono in luce alcuni MODI DI VIVERE e alcune ABITUDINI dei popoli antichi.

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DENTRO LA TOMBA ETRUSCA La prima sensazione che Primus aveva registrato al momento del suo doloroso risveglio nella profondità oscura in cui si trovava, era stata quella di un odore penetrante. Poi gli parve di sentire una serie di gemiti soffocati. Soltanto dopo lunghi, confusi momenti, capì che qualcuno si lamentava. Mentre riprendeva conoscenza, avvertiva un indolenzimento che si diffondeva in tutto il corpo. Si accorse di avere le mani legate dietro la schiena. Cercò di guardarsi attorno, ma il buio era totale. La speranza di non essere solo gli diede la forza di muoversi; le gambe per fortuna non erano legate. Si alzò sulle ginocchia, ricadde, si rialzò, cadde ancora, finché riuscì a rotolarsi verso la forma che gli era distesa accanto. – Secundus, Secundus – sibilò. – Fratello, sono io. Rispondimi. Il richiamo ripetuto più volte non ebbe risposta. Primus si sentì prendere dalla disperazione. Ma ecco che, quasi impercettibile, gli giunse un rantolo soffocato: – Aiuto, aiuto! Primus, dove sei? Aiutami ho paura! Il ragazzo provò un sollievo enorme, tanto che i suoi occhi si riempirono di lacrime di gioia. Suo fratello non era morto. Era spaventato, ma vivo! Secundus, dopo molti tentativi, riuscì a liberarsi le mani e a slegare il fratello. I due ragazzi si abbracciarono. Sul fondo della loro prigione c’era un bagliore, una torcia ancora accesa. La estrassero dalla parete dove era infissa, l’alzarono e scoprirono di trovarsi in un vasto ambiente dal soffitto che si abbassava verso i lati. Videro che tutta la volta era coperta di fronde che scendevano dalla trave centrale. Credendo di sognare, notarono che i lati del soffitto erano decorati con quadri rossi, azzurri e neri come si usava nelle case etrusche. Anche le pareti erano tappezzate di colori, ma non completamente, come se il lavoro non fosse ancora terminato. Sul muro davanti a loro una meravigliosa pittura ritraeva i futuri abitatori di quel luogo, reclini fianco a fianco su un divano imbottito di cuscini, appoggiati sul gomito sinistro, in abiti festivi e con il capo coronato di ghirlande. Eternamente giovani, l’uomo e la donna con il volto atteggiato a un sottile, misterioso sorriso, si guardavano negli occhi e tenevano le mani alzate in segno di preghiera.


RACCONTO STORICO Erano in una tomba. Una delle tombe che gli Etruschi edificavano per i loro defunti. La tomba era molto grande, forse destinata a ospitare più famiglie aristocratiche. Si allargava in altri spaziosi ambienti in cui i ragazzi, raccogliendo tutto il loro coraggio, si inoltrarono con cautela alzando la torcia. In ogni stanza vedevano scene diverse dipinte sulle pareti. – Ci troviamo – disse con un filo di voce Secundus, stringendosi al fratello, – in una tomba piena di morti del popolo etrusco. Il coraggioso Primus si sentì tremare: – Siamo in una città sotterranea che gli Etruschi rendono più bella di quella che hanno in superficie, per far vivere eternamente i loro defunti. Ma questa è ancora in costruzione… vedi quanti attrezzi intorno? E vedi che alcune pitture non sono terminate? Dunque, qui dentro non ci sono ancora i morti, non dobbiamo avere paura. – Come faremo a uscire? Cerchiamo la porta! Notarono una ripida scala in salita avvolta nell’oscurità. Cominciarono a salire i gradini umidi e scivolosi, che finivano contro una pesante porta di assi di legno, attraverso le cui fessure passava un sottile chiarore. Dunque, quell’uscio portava all’aperto.

IL RESTOè

storia

COMPRE NDO il testo Rileggi la descrizione della tomba etrusca. Poi, per ogni affermazione, scrivi se è vera o falsa. Dalla trave centrale del soffitto pendevano delle fronde. I lati del soffitto erano decorati con cerchi rossi, azzurri e neri. u una parete erano dipinte S le figure dei futuri abitatori della tomba. La tomba era costituita da una sola grande stanza.

A.M. Breccia Cipolat, Misteri alla locanda etrusca, Tredieci

L a tomba era molto bella, perché doveva ospitare in eterno i defunti. L e pitture erano state tutte completate.

ANAL IZ ZO

il testo

Completa. I protagonisti del testo sono

e

.

La storia si svolge in un periodo storico preciso, quello

.

Il luogo in cui si svolge l’azione è

.

Gli elementi storici presenti nel brano sono

.

Il racconto accenna alle convinzioni degli Etruschi sull’aldilà:

.

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IL RESTOè

storia

IL PONTE SUL TEVERE COMPRE NDO il testo Rispondi sul quaderno. A quale civiltà antica fa riferimento questo racconto storico? Quali elementi ti hanno permesso di rispondere? Quale importante avvenimento storico viene narrato in questo racconto? Perché il ponte avrebbe portato ricchezza e prosperità alla città? Oltre alla costruzione del ponte, che cosa aveva fatto il re nominato nel testo di particolarmente importante?

Il re Anco Marzio avanzò tra due file di sacerdoti. Era il 640 a.C. Nel silenzio più assoluto, spezzato soltanto dal mormorio del fiume, il re disse: – Possente Tevere, abbiamo ascoltato i tuoi ordini, abbiamo ubbidito ai tuoi precetti; nessun chiodo in ferro o in bronzo unisce le tavole di legno di questo ponte… Come ci hai richiesto, ogni anno faremo sacrifici al centro del fiume e su entrambe le tue sacre sponde. Subito furono portati quindici fantocci di canne e, uno a uno, furono gettati nel fiume. La corrente li catturò e, dopo alcuni girotondi, li trascinò via, in una corsa verso il mare. La folla urlò ancora di gioia. Il dio aveva gradito il dono! – Dedico a te, possente dio, questo ponte! – tuonò il re per sovrastare il frastuono della gente. – Si chiamerà Sublicio, cioè senza chiodi. La processione si mosse, ricomponendosi in due file ordinate che dal centro del ponte ritornavano sulla riva sinistra. Il sovrano scese dal ponte e non poté trattenere un sospiro di sollievo: era stata una lotta dura, ma finalmente il ponte era ultimato e il dio sembrava placato. Poteva essere fiero del suo lavoro. Quel ponte avrebbe portato ricchezza e prosperità alla sua città. Si era dimostrato un buon re, fino a quel momento. Aveva dato il via alla costruzione della colonia sul mare, proprio alla foce del Tevere, aveva aperto la strada alle preziose saline e adesso il ponte! N. Vittori, La lupa e l’aquila, Raffaello

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IL RESTOè

I BRONZI DI RIACE

storia

– Eccoci a Reggio Calabria… dev’essere bellissima – esclamò Gaia dopo aver trovato la città sulla carta geografica. – Esatto – confermò il papà. – Questa città è piena di particolarità misteriose e affascinanti. Ma adesso voglio svelarvi la nostra prima meta: andremo ad ammirare due statue che sono diventate il simbolo di questa regione. Hanno più di 2500 anni e sono state ripescate dal fondo del Mar Ionio solo nel 1972, nei pressi della località di Riace. – Riace… mi dice qualcosa… – disse Teo sforzandosi di ricordare. – Forza, papà, di che si tratta? – chiese Gaia incuriosita. Vedendo l’entusiasmo dei bambini, il papà cominciò a leggere dalla guida: “I bronzi di Riace risalgono al V secolo a.C.; quasi sicuramente le due statue si trovavano su una nave che naufragò nella zona. La storia del ritrovamento è molto semplice. Il 16 agosto 1972, Stefano Mariottini, un giovane sub dilettante romano, si immerse nel Mar Ionio a 300 metri dalle coste di Riace e ritrovò, casualmente, a 8 metri di profondità, le statue dei due guerrieri che diventarono subito famose in tutto il mondo. Per sollevare e recuperare i due capolavori, fu utilizzato un pallone gonfiato con l’aria delle bombole. Le due statue vennero sottoposte a un accurato intervento di restauro che durò cinque anni. Dalla posizione delle braccia e del corpo, sembra che i due bronzi possedessero un elmo, uno scudo e una lancia: non dovrebbero quindi rappresentare filosofi, atleti o re, ma semplicemente dei guerrieri”. I. Paglia, La famiglia Millemiglia. Tra i monumenti d’Italia, Raffaello

COMPRE NDO il testo Che cosa sono i bronzi di Riace? Quando, dove e da chi sono stati trovati? In che modo sono stati recuperati i due capolavori? Quanto è durato il restauro? Chi rappresentano le due sculture? Quali elementi hanno permesso agli studiosi di determinare chi rappresentano?

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IL RESTOè

storia

LA STORIA A FUMETTI

I BRONZI DI RIACE

STORICO A FUMETTI

Sicuro che non sono due cadaveri?

E quelli che cosa sono?

Sicuro! Sono due grandi statue.

16 agosto 1972, Mar Ionio, di fronte a Riace. Un subacqueo, Stefano Mariottini, in vacanza in Calabria, si è immerso a quasi 300 m dalla costa.

Subito si capisce che il ritrovamento è eccezionale e a quel punto si organizza il recupero. Il 21 agosto viene recuperata la prima statua, il giorno successivo la seconda. Le due statue sono imponenti: una è alta 2,05 m, l’altra 1,97 m; ognuna pesa 400 kg.

Appena portati alla luce, i due bronzi sono sottoposti allo studio degli esperti per stabilirne l’epoca di origine. Sono due originali greci dell’età ellenistica!

100

Le labbra sono di rame… Anche le ciglia sono di rame!

Certamente del IV secolo a.C. I denti sono ricoperti d’argento!

Ecco un occhio: è di avorio!


IL RESTOè

storia

Dopo i primi interventi sul posto, i due bronzi sono trasferiti a Firenze, al Centro di restauro della Soprintendenza Archeologica. Bisogna lavorare di bisturi e di martelletto ad aria.

Anche le apparecchiature a ultrasuoni andranno bene.

Forse è il caso di realizzare dei punzoni d’acciaio temperato. Il 15 dicembre 1980, terminati i lavori, le due opere furono esposte per due mesi a Firenze, poi a Roma e, infine, definitivamente al museo di Reggio Calabria. La loro bellezza richiama migliaia di turisti, pieni di ammirazione per il “guerriero chiomato” e per il “guerriero con l’elmo”, che riportano il fascino un po’ misterioso di un mondo lontano.

COMPRE NDO il testo Confronta le informazioni fornite dal testo di pagina 99 e dal fumetto. Quali differenze puoi notare? Completa una tabella sul tuo quaderno, che evidenzi le informazioni presenti nel testo e le informazioni fornite solo dal fumetto.

Intanto gli studiosi cercano di dare risposte alle molte domande che le due opere hanno suscitato: chi le ha realizzate? Per quale motivo erano state realizzate? Come sono finite in fondo al mare? Sono divinità! Forse il Dio Marte! Le avranno portate via i Romani, che amavano l’arte greca!

Sono due guerrieri! Avevano a un braccio lo scudo e nella mano la lancia! Le chiome fanno pensare allo scultore Pitagora di Reggio…

Forse per colpa di una tempesta, la nave è affondata e con lei le statue.

classe I L MIO FUMETTO STORICO Prova a raccontare un fatto storico inserendolo in un testo a fumetti. Cerca un argomento nel tuo libro di Storia, prendi un foglio, crea gli spazi necessari e inserisci i tuoi fumetti. Infine, illustra ai compagni e alle compagne il tuo lavoro.

101


IILL RRE STOè

storia

IL TRACE

PRIMA

di leggere

Prima di leggere il testo, cerca sul dizionario il significato delle parole sottolineate.

SCOPRO nuovi significati Cerca nel testo il significato delle parole evidenziate.

102

Ci sono modi di vivere e morire degni per un uomo. Così la pensavano Spartaco e i suoi. Spartaco era un Trace. Aveva combattuto nell’esercito romano, ma disertò. Fu riacchiappato e condannato a fare il gladiatore per una colpa di cui non sa nessuno. Fare il gladiatore è una condanna peggiore della schiavitù. Spartaco fu portato in catene da Roma a Capua, nel ludus di un impresario che si chiamava Cornelio Lentulo Vazia. Il ludus è una caserma e una palestra, là dentro vivono e si allenano i gladiatori. Preferiscono tenerli lontani da Roma perché temono la loro forza. Spartaco era un mirmillone, portava uno scudo a forma allungata, lo scutum, e una spada a doppio taglio, il gladius. In ogni combattimento puoi vincere, puoi essere ucciso, puoi arrenderti ed essere ucciso per volontà dell’organizzatore e della folla, allora devi inginocchiarti e accettare il destino senza battere ciglio, puoi essere graziato e uscirne vivo. Comunque, se fai il gladiatore, non speri di vivere a lungo. Ma Spartaco e i suoi avevano un’altra speranza. Era il 73 a.C. Dal ludo di Vazia fuggirono settantaquattro gladiatori più una donna. Erano Traci agli ordini di Spartaco. Forse gli parve di respirare, per la prima volta dopo una vita intera. Migliaia di schiavi andarono via con loro. E non soltanto schiavi, ma anche poveracci che si buscavano il pane lavorando: partirono con loro scuotendo via le catene dalle caviglie e la polvere dai calzari. Migliaia di schiavi che avevano avuto il coraggio di fuggire erano con loro sul Vesuvio: a questa gente bisognava dare da mangiare. Per volontà di Spartaco, chi saccheggiava non si teneva quel che aveva preso, ma ogni cosa veniva divisa tra tutti in parti uguali.


IL RESTOè I Romani si erano resi conto che c’era un problema. Ma pensavano che fosse una cosa piccola, un tumulto di schiavi che andava soffocato come una fiamma. Inviarono, contro Spartaco e i suoi, il pretore Glabro. Glabro fissò l’accampamento sotto il Vesuvio, cinse d’assedio il campo di Spartaco, voleva prenderli per fame. Ma Spartaco era un comandante vero. Alle prime luci del giorno il comandante romano si mise in sospetto. Diecimila ribelli, uomini, donne, famiglie intere gli erano scivolati alle spalle. All’alba erano già lontani. L’esercito di Spartaco diventava ogni giorno più grande. Non erano mai stati così potenti, decisi, pieni di giusto orgoglio, eppure non potevano riuscire. Per due anni interi si scontrarono con la milizia di Roma che voleva domarli: quante volte Spartaco e i suoi videro i Romani rompere le righe e fuggire scomposti... L’ultima battaglia avvenne in primavera, nella valle del Sele. Ferito da un giavellotto, Spartaco continuò a difendersi, finché cadde. O almeno così si dice, perché nessuno mai ritrovò il corpo. Forse sparì come a Roma capita agli dèi e agli eroi. I ribelli pagarono con la crocifissione la colpa di essere stati compagni di Spartaco. Ma se in quei giorni camminavi da Capua a Roma, dov’erano in fila i morti, pensavi: “Quei ragazzi, quegli uomini, hanno avuto il coraggio di gettarsi la schiavitù alle spalle”. La vergogna è di chi sopravvive e racconta. Quei crocefissi ricordavano ai Romani che chi fonda la sua fortuna sull’ingiustizia, non smetterà di aver paura.

storia

ANAL IZ ZO

il testo

Indica con X. L’epoca in cui si svolgono i fatti è: indefinita. ben precisa. I fatti narrati si riferiscono: a eventi storici realmente accaduti. a eventi inventati dallo scrittore. I luoghi in cui avvengono gli eventi narrati: sono verosimili, ma non determinabili dal punto di vista geografico. sono reali, determinabili dal punto di vista geografico. I personaggi sono: storici, cioè realmente esistiti. inventati, ma verosimili.

B. Strauss, Spartaco, Laterza

COMPRE NDO il testo Chi è il protagonista del racconto?

Come si concluse la vita di Spartaco?

Che cosa accadde dopo la sua diserzione?

Indica con X il termine specifico con lo stesso significato. mirmillone. trace. padrone. Gladiatore: gladio. giavellotto. scudo. Scutum: gladiatori. tumulto. milizia. Esercito:

Che cosa avvenne nel 73 a.C.?

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IL RESTOè

storia

VITA DA GLADIATORE Il refettorio era un ampio stanzone pieno di panche e lunghi tavoli imbanditi, quasi tutti occupati da gladiatori che consumavano il pasto in comune. Panezio riuscì a trovare tre posti a un tavolo in fondo alla sala. – Il pasto di oggi sarà leggerissimo – li informò il medico. Luca quasi non lo ascoltava, era troppo occupato a guardare i campioni. – Molti non mangiano neppure prima della gara. Generalmente il pasto dei gladiatori è abbondante e ricco di carne. Nessuno può parteciparvi, al di fuori dei membri della scuola. Ma la sera prima di un combattimento c’è la libera cena, a cui possono prendere parte anche i tifosi. Ieri sera il refettorio traboccava di gente: erano venuti a vedere Ennio. – Ennio? Dov’è? – chiese Luca. – Eccolo lì – rispose il dottore indicando l’atleta. – Mai visti muscoli così! – A quel tavolo sono seduti i reziari – disse Panezio. – Sono i gladiatori più apprezzati. Anche nella scuola fanno vita a sé. Dormono in alloggi separati e godono di maggiore libertà. Non è così per tutti... Gli occhi di Panezio si spostarono verso un altro gruppo di atleti con dei musi così lunghi da sfiorare il pavimento. – Chi sono quelli? – domandò Pietro. – Gli avversari dei reziari – rispose Panezio. Ritorneranno in pochi questa notte. – Come si diventa gladiatori? – chiese Luca. – Guerra dopo guerra – spiegò Panezio – abbiamo conquistato il mondo. I primi gladiatori furono i prigionieri sconfitti, poi si aggiunsero gli schiavi caduti in disgrazia, e, soprattutto, i criminali. Chi infrange la legge è condannato ai giochi! A. Piccione, La scuola dei gladiatori, De Agostini

COMPRE NDO il testo Com’era il pranzo dei gladiatori? Quali erano i gladiatori più apprezzati? Secondo te, a che cosa dovevano il loro nome?

Che cosa vuol dire, secondo te, la frase in grassetto?

Chi diventava gladiatore?

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UNA STORIA DA

O IILL RESTO è

storia

NON DIMENTICARE

– Ero una ragazzina che stava simpatica a tutti una volta, Julian – mi ha detto la nonna. – Avevo molti amici e abiti graziosi, ero una ragazza frivola e viziata. Quando i tedeschi sono arrivati in Francia, io non sapevo praticamente nulla. Sapevo che alcune famiglie ebree del mio paese se ne stavano andando, ma la mia famiglia era così cosmopolita. I miei genitori erano degli intellettuali. Atei. Non andavano nemmeno in Sinagoga. C’era un ragazzo nella mia scuola, che si chiamava… be’ tutti lo chiamavano Tourteau, che in francese vuol dire Granchio, lui aveva le gambe deformi, per via della polio. Gli servivano due bastoni, per camminare. E la sua schiena era tutta storta e camminava tutto sbieco, come un granchio. Tourteau era mingherlino, tutto rattrappito. Nessuno di noi gli rivolgeva la parola perché ci faceva sentire a disagio. Era così diverso. Una mattina un signore è arrivato di corsa a scuola. Lo conoscevano tutti, era un partigiano. Lo sai che cos’è un partigiano? Stava contro i tedeschi. Si è precipitato dentro la scuola e ha detto ai professori che i tedeschi stavano venendo a prendere i ragazzi ebrei per portarli via. Come? Che roba era? Non riuscivo a credere alle mie orecchie! Gli insegnanti della scuola sono andati in giro classe per classe e hanno radunato tutti i ragazzini ebrei. Ci hanno detto che dovevamo seguire il signor partigiano nei boschi. Ci saremmo dovuti nascondere. Nevicava quella mattina e faceva molto freddo, ma l’unica cosa che riuscivo a pensare era che nei boschi le mie splendide scarpe rosse si sarebbero rovinate. Pensavo alle scarpe e non mi chiedevo dove fossero mamma e papà. Invece di seguire il partigiano, sono sgattaiolata fuori dal gruppo e sono andata a nascondermi nella torretta della scuola. Una stanzetta minuscola, piena di scatoloni. E poi sono arrivati i tedeschi. C’era una finestrella stretta nella torre e sono riuscita a vederli perfettamente. Li ho guardati mentre correvano nei boschi, dietro ai bambini. Non ci hanno messo molto, a trovarli. Sono tornati indietro insieme i tedeschi, i bambini e il partigiano.

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Hanno fucilato il partigiano davanti a tutti i bambini. È caduto silenziosamente, Julian, nella neve. I bambini piangevano, piangevano mentre li portavano via in fila. Una delle insegnanti è andata con loro, anche se non era ebrea. Ha detto che non avrebbe lasciato i suoi bambini! Nessuno l’ha mai più rivista, poverina. A quel punto, Julian, io non pensavo più alle mie scarpe rosse. Pensavo ai miei amici che erano stati portati via, pensavo ai miei genitori. Ma non tutti i tedeschi erano andati via. Stavano setacciando tutta la scuola. E poi ho sentito uno scricchiolio. Su per le scale, ho sentito dei passi che salivano, che si avvicinavano. Avevo una tale paura! Ho cercato di farmi più piccola possibile, dietro lo scatolone, e ho nascosto la testa sotto una coperta. Poi ho sentito una voce che sussurrava il mio nome. E non era la voce di un uomo. Era un bambino. “Sara!” ha bisbigliato di nuovo la voce. Ho fatto capolino fuori dalla coperta. Era Tourteau; ero così stupita, perché in tutti quegli anni non gli avevo mai parlato né lui a me. Eppure, eccolo lì, che mi chiamava per nome dicendomi di seguirlo. Mi ha guidata lungo un corridoio fin dentro la cappella della scuola, dove c’era una cripta. Siamo andati fino alle fondamenta sotto la cripta e poi siamo arrivati a un passaggio, talmente stretto che dovevamo camminare di lato per passarci. Abbiamo camminato per tutta la notte. Tourteau camminava a fatica con i bastoni. Mi prestò il suo giaccone, perché avevo molto freddo e non si preoccupò di aver freddo anche lui. Mi resi conto che Tourteau era una persona molto gentile e generosa e mi vergognai di averlo trattato sempre male. Le fogne portavano fino ai terreni coltivati. Era lì che abitava Tourteau. Mi ha portata a casa sua e poco dopo è arrivata la sua mamma, che mi ha abbracciata e consolata. Oh Julian, quello è stato l’abbraccio più confortante che io abbia mai ricevuto. Ho pianto così forte, fra le braccia di quella donna, perché l’ho capito in quel momento, ho capito che non avrei mai più rivisto mia madre. L’ho sentito nel cuore e basta. È stata deportata quel giorno. Ad Auschwitz. E non l’ho mai più rivista.

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A quel punto la nonna ha preso un bel respiro profondo e ha scosso la testa restando in silenzio per qualche secondo. Era troppo doloroso per lei ricordare, ma mi ha voluto raccontare tutto… per farmi conoscere la sua storia e quella di tantissimi altri ebrei. R. J. Palacio, A Wonder story. Il libro di Julian, Giunti

EDUCAZIONE CIVICA Il “Giorno della Memoria” è una ricorrenza internazionale che si celebra il 27 gennaio di ogni anno per ricordare l’Olocausto (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Si è scelto il 27 gennaio perché proprio in quel giorno, nel 1945, le truppe dell’Armata rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. In occasione del Giorno della Memoria sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione di fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.

RIFLETTO e DICO la MIA Conosci l’Olocausto? Che cosa ne pensi? Confrontati con i compagni e le compagne.

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... E ORA to cca a me!

VERIFICA FORMATIVA

Come mi sento PRIMA di iniziare? tranquilla/o preoccupata/o

PUBLIO AURELIO STAZIO Publio Aurelio Stazio è coinvolto in un’avventura misteriosa, per la quale deve recarsi a Cuma dalla profetessa di Apollo, insieme al suo segretario. – Di qui ci metteremo un attimo – disse Aurelio avanzando nella galleria di Cocceio. – Un miglio e saremo a Cuma. – Costruzione pregevole, di una certa utilità – ammise Castore. – Ma senza troppe pretese artistiche. Aurelio sorrise divertito: nemmeno di fronte a un’opera di alta ingegneria come quella, l’imperturbabile liberto ammetteva che i Romani sapessero fare qualcosa di buono. La sua reazione era sempre la stessa: un lieve arricciamento del sopracciglio e qualche parola di doveroso apprezzamento. Il senatore alzò la testa ad ammirare i pozzi di luce, osservando i carri pesanti che procedevano nel ventre della montagna. Si sentiva più orgoglioso di essere Romano in quei momenti, che davanti all’ennesima vittoria delle legioni: monti scavati in profondità, colline spianate, fertili paludi bonificate, splendide strade lastricate che portavano nel mondo il nome e la civiltà di Roma, e ancora acquedotti, case riscaldate e gru… il progresso era inarrestabile. – Siamo arrivati – lo interruppe il greco. Aurelio si fermò ad ammirare il promontorio bianco di templi, che spiccavano in mezzo al verde cupo dei lecci e degli allori. – Doveva essere un posto bellissimo, una volta – disse Castore spronando la cavalcatura. – Ma adesso guarda il Foro, è circondato da fabbriche e la città pare più una fortificazione militare che l’arcana dimora della Pizia. Il romano pensò che il suo segretario aveva ragione: ogni volta che metteva piede a Cuma, trovava qualche bottega artigiana in meno e il traffico più scarso. D. Comastri Montanari, Cave canem, Mondadori

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VERIFICA FORMATIVA

... E ORAe! tocca a m

ANALISI DEL TESTO 1 2 3

4 5

Il luogo dove si svolge la vicenda è: reale. verosimile. immaginario. L’epoca in cui si svolgono i fatti è: indefinita. hi è il protagonista del racconto? C È un personaggio: realmente esistito. I fatti narrati sono: realmente accaduti. Il racconto è narrato: in prima persona.

ben precisa. immaginario. verosimili. in terza persona.

comprensione DEL TESTO 6

opo aver letto la prima parte del brano, sottolinea di giallo gli elementi storici D e di verde quelli inventati dall’autore. Poi completa. PERSONAGGI STORICI: LUOGO:

com'è andata? Durante la lettura del racconto: ho capito la storia senza difficoltà. ho avuto qualche difficoltà di comprensione. ho avuto molte difficoltà di comprensione. Se ho avuto difficoltà di comprensione: ho riletto con più attenzione. ho chiesto spiegazioni all’insegnante. ho proseguito nella lettura. Ho completato la parte di analisi del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà.

Ho completato la parte di comprensione del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà. Se ho incontrato qualche difficoltà, che cosa avrebbe potuto essermi di aiuto per superarla?

Quale parte del lavoro ti è sembrata più impegnativa? Analisi del testo: attività n° ................ Comprensione del testo: attività n°................

Come mi sento ALLA FINE del lavoro? soddisfatta/o potevo fare meglio non soddisfatta/o

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UH,che ridere PRIMA

di ascoltare

Facendo riferimento al titolo e tenendo conto che si tratta di un testo umoristico, dove si potrebbe svolgere questa vicenda?

Quali potrebbero essere i personaggi?

DURANTE l’ascolto

Mentre ascolti il brano, individua le vicende che ti fanno sorridere.

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UNO ZAINO CARICO DI... Era venerdì pomeriggio e mancavano due ore alla partenza. In attesa, davanti alla scuola, sia Olle sia il padre tremavano al pensiero della gita in montagna. Il padre, il signor Mons, sapeva che avrebbe trascorso tre giorni con il terrore che il figlio annegasse in un laghetto o che si perdesse o precipitasse in un burrone. Olle non sapeva esattamente di che cosa avesse più paura. Mons aveva aiutato Olle a preparare lo zaino, che assomigliava a un elefantino sovrappeso. – Dovremmo essere riusciti a farci stare lo stretto indispensabile. Olle diede un’occhiata allo zaino stracolmo: – Sembrerebbe! – Ricontrolliamo la lista – disse il padre. – Calzettoni di lana, maglietta di lana a maniche lunghe, mutandoni di lana, canottiera e mutande, camicie, maglioni, sciarpa, guanti, tuta imbottita, tuta da ginnastica, scarpe da ginnastica, stivali di gomma, giacca a vento, pantaloni impermeabili, costume da bagno, asciugamano, spazzolino da denti, dentifricio, pastiglie contro il mal di testa, cerotti, termometro, bende, vitamine all’olio di fegato di merluzzo, zanzariera, macchina fotografica, shangai… perché conoscendoti farai sicuramente una partita a shangai, vero? Olle annuì.


DOPO

aver ascoltato

– Bene – continuò il padre, – bussola, pigiama, occhiali da sole, occhiali di riserva, crema abbronzante, fiammiferi… – Non fumo, papà. – Lo so, Olle. Soltanto per sicurezza, nel caso in cui fosse necessario accendere un fuoco. – Ah, già. – Fazzoletti, spray per il naso, cioccolato fondente, binocolo, sacco a pelo, pala… – Pala? Che me ne faccio di una pala? – Non si sa mai, potrebbe servire. Mons aiutò Olle a infilarsi lo zaino in spalla. Olle barcollò prima di trovare l’equilibrio. – Pesa? – chiese il padre. – Un po’. Forse dovresti togliere il termometro. K. Hagerup, Olle Pappamolle, Salani Editore

Rispondi a voce. In che tempo si svolge la vicenda? In quale luogo? Come descriveresti i personaggi e i loro comportamenti? Quali fatti determinano l’aspetto umoristico della vicenda? Rileggi il testo togliendo l’ultima riga. Fa ancora ridere? Perché? Indica con X. Da che cosa nasce l’umorismo del racconto? Dal linguaggio. Dal finale. Da un equivoco. Quale verbo useresti per descrivere lo scopo di questo brano? Divertire. Incuriosire. Spaventare.

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UH,che ridere

SUPERCOLLA Prima che suo padre uscisse per andare nella rimessa dove teneva le auto, Matilde sgattaiolò nell’ingresso per prendere il cappello che il signor Dalverme portava ogni giorno. Suo padre era fierissimo di quel cappello dalla cupola piatta e con una piuma infilata nel nastro. Secondo lui, gli dava un aspetto fiero e disinvolto. Matilde, con il cappello in una mano e un tubetto di Supercolla nell’altra, spalmò un filo sottile di colla sul nastro interno e rimise il cappello a posto. Eseguì l’operazione con cura, mentre il padre si alzava da tavola dopo la prima colazione. Il signor Dalverme mise il cappello senza accorgersi di nulla ma, quando arrivò alla rimessa, non riuscì più a toglierlo. La Supercolla era così potente che, se avesse tirato un po’ troppo forte, la pelle gli sarebbe venuta via. Così, dovette tenersi il cappello in testa per tutto il giorno. Quando tornò a casa, quella sera, non era ancora riuscito a toglierlo. – Vieni qui, te lo tolgo io – disse la moglie. Diede uno strattone e il signor Dalverme cacciò uno strillo che fece tremare i vetri delle finestre. Matilde, raggomitolata nella poltrona, osservava lo spettacolo con interesse. – Che ti è successo, papà? Ti si è allargata la testa? Suo padre la fissò con sospetto, ma non disse nulla. La moglie aggiunse: – È tutta colpa della Supercolla. Quando la smetterai di pasticciare con quella robaccia? Volevi attaccare un’altra piuma al cappello? Il signor Dalverme dovette tenere il cappello in testa anche mentre cenavano. Si sentiva terribilmente ridicolo, e rimase zitto per tutto il tempo. Prima di andare a letto, provò di nuovo a levarlo con l’aiuto della moglie, ma il cappello non si spostò di un millimetro. Il signor Dalverme scoprì che, quando si è costretti a tenere il cappello in testa, dormire comodamente era impossibile. La mattina dopo, la signora Dalverme prese un paio di forbici e tagliò via cupola e falda così che, alla fine, il marito aveva intorno alla testa una specie di chierica come quella dei frati. E davanti, dove il nastro si era incollato direttamente alla pelle nuda, rimasero incrostazioni che non si riuscì a mandar via. A colazione Matilde disse: – Devi toglierti quella roba dalla fronte, papà. Sembrano tante bestioline marroni che ti corrono per la testa. La gente penserà che hai i pidocchi. R. Dahl, Matilde, Salani Editore

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COMPRE NDO il testo

UH,che ridere

Completa i fumetti scrivendo le frasi che potrebbero dire i personaggi nelle diverse situazioni.

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UH,che ridere

TESTO NARRATIVO

Il RACCONTO UMORISTICO narra di VICENDE QUOTIDIANE che possono trasformarsi in SITUAZIONI COMICHE.

COMPRE NDO il testo Rileggi il testo e sottolinea le parti che ti divertono di più. Poi spiega il perché. Indica con X.

• S u quale elemento gioca

l’autore per dare comicità al testo? Sull’incapacità dell’elettricista di fare il suo lavoro. Sugli effetti ottenuti durante l’esecuzione dei lavori. Sulla descrizione dei personaggi.

Rispondi a voce.

• Q uali sono gli “effetti collaterali” causati dall’elettricista?

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BAR SPORT L’insegna BAR SPORT era molto bella e il padrone del bar, Antonio, l’aveva pagata cara. Quel giorno arrivò l’elettricista per montarla. L’elettricista prese un cacciavite e montò la lettera B. Subito la macchina del caffè si mise a lampeggiare verde. Allora l’elettricista prese un filo e se lo mise in tasca, poi montò la lettera A. A mezzogiorno aveva montato tutto BAR; scese dalla scala e andò a mangiare. Durante la sua assenza, la lettera B cominciò a vibrare e poi decollò in verticale, lasciando dietro di sé una scia di neon rosa. L’elettricista tornò e disse che c’era un contatto. Salì sulla scala ma, appesantito dal cibo, cadde, tirandosi dietro molti metri di filo. Alle quattro montò BAR PSOTR, con tre lettere intermittenti e due fulminate. Alle sette aveva montato BRA SPORKT e, benché insistette che la K non stava male, dovette smontare tutto. Verso notte montò BAR SPORT, che si accendeva benissimo, ma dal Comune telefonarono che l’illuminazione della tangenziale era intermittente da un’ora. Allora l’elettricista strappò altri due fili e l’insegna si spense. Alle tre di notte, finalmente, l’insegna era completa, senza effetti collaterali. S. Benni, Bar Sport, Mondadori


RACCONTO UMORISTICO DIARIO

UH,che ridere

il racconto umoristico

ha lo scopo di far divertire il lettore narrando • fatti buffi, comici, esilaranti, pieni di imprevisti ed equivoci, ma sempre con un lieto fine • situazioni normali che si trasformano spesso in situazioni assurde, ridicole e con numerosi imprevisti

racconta una storia con personaggi buffi che si comportano in modo bizzarro o a cui accadono episodi inverosimili in un tempo definito, solitamente al presente in un luogo: • comune, della vita di tutti i giorni • fantastico

attraverso • giochi di parole • caricature, cioè accentuazioni di atteggiamenti o tratti ridicoli • espressioni buffe • esagerazioni e assurdità • battute umoristiche • equivoci e malintesi • doppi sensi

laboratorio di scrittura ● pag 61

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UH,che ridere

TESTO NARRATIVO

Il racconto umoristico è un testo narrativo REALISTICO o FANTASTICO che vuole DIVERTIRE IL LETTORE.

RIFLETTO e DICO la MIA A tutti capita di avere pensieri brutti. Tu come ti comporti? Ne parli con qualcuno o cerchi di nasconderli? Come ti senti quando ne parli con qualcuno? E quando invece li tieni per te? Racconta.

ANAL IZ ZO

LO SCHERZO CON L’OCCHIO DI VETRO La signora Sporcelli non aveva la faccia pelosa come il marito. Ma era un vero peccato che non l’avesse, perché se non altro la barba avrebbe nascosto almeno in parte la sua raccapricciante bruttezza. Ma la cosa strana è che la signora Sporcelli non era nata brutta. Da giovane, aveva avuto un viso piuttosto grazioso. La bruttezza le era cresciuta con il passare degli anni. Come mai? Ora ve lo spiego. Se una persona ha brutti pensieri, dopo un po’ glieli leggi in faccia. E quando i brutti pensieri li ha ogni giorno, ogni settimana, ogni anno, il suo viso diventa sempre più brutto, finché diviene talmente brutto, che non sopporti quasi più di guardarlo. Una persona con pensieri gentili non potrà mai essere brutta, potrà avere il naso bitorzoluto e la bocca storta e i denti in fuori, ma, se ha pensieri gentili, questi le illumineranno il viso come raggi di sole, e apparirà sempre bella. Non c’era nessuna luce, sul viso della signora Sporcelli. Nella mano destra stringeva un bastone da passeggio. Diceva sempre che il bastone le serviva perché le erano cresciute delle verruche sotto la pianta del piede sinistro e camminare le faceva male. Ma la vera ragione per cui lo portava sempre con sé era per dare bastonate a destra e a manca. E poi c’era la faccenda dell’occhio di vetro. La signora Sporcelli aveva un occhio di vetro che guardava sempre storto. Con un occhio di vetro puoi fare un sacco di brutti scherzi, perché te lo togli e te lo rimetti quando ti pare. E questi scherzi, la signora Sporcelli, li conosceva tutti.

il testo

In che tempo si svolge il racconto? In quale luogo si svolge la vicenda? Come descriveresti i personaggi e i loro comportamenti?

Quali fatti determinano l’aspetto umoristico della vicenda? Sottolineali.

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RACCONTO UMORISTICO DIARIO Una mattina si tolse l’occhio di vetro e lo lasciò cadere di nascosto nel boccale di birra del signor Sporcelli. Standosene comodamente seduto, il signor Sporcelli continuò a bere pian piano la sua birra. La schiuma gli aveva formato un cerchio bianco sui peli attorno alla bocca. Si asciugò la schiuma bianca con la manica e poi si pulì la manica sui calzoni. – Stai tramando qualcosa? – gli disse la signora Sporcelli, voltandogli le spalle in modo che lui non si accorgesse della mancanza dell’occhio di vetro. – Ogni volta che te ne stai zitto zitto, so benissimo che hai in mente qualcosa. Aveva ragione. Infatti stava tramando a più non posso. Stava escogitando veramente un brutto tiro da fare a sua moglie quel giorno. – Stai attento – gli disse la signora Sporcelli, – perché quando mi accorgo che cominci a tramare, ti guardo con cento occhi. – Chiudi il becco, vecchia strega! – ribatté il signor Sporcelli, e continuò a bere la birra, mentre la sua mente malvagia continuava a elaborare l’orribile tiro che avrebbe giocato a quella odiosa vecchia megera. A un tratto, mentre buttava giù l’ultimo sorso di birra, il signor Sporcelli vide l’orrido occhio di vetro della moglie che lo fissava dal fondo del boccale. Fece un salto per lo spavento. – Te l’avevo detto che ti tenevo d’occhio – sghignazzò la signora Sporcelli. – Ho occhi dappertutto, perciò ti conviene stare molto attento a quello che fai.

UH,che ridere

R. Dahl, Gli Sporcelli, Salani Editore

COMPRE NDO il testo Quali informazioni ci fornisce il brano sui signori Sporcelli? Indica con X. Fornita

Non fornita

Hanno brutti pensieri. Sono marito e moglie da molti anni. Si fanno degli scherzi terribili. La loro casa è circondata da un ampio giardino. I signori Sporcelli non si fidano l’uno dell’altro. La signora Sporcelli da giovane era piuttosto carina.

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UH,che ridere

ANAL IZ ZO

LA DOMATRICE DI GALLINE il testo

Indica con X. Il testo è scritto in: prima persona. terza persona. I fatti si svolgono in un luogo: fantastico. reale. L’autrice, per dare comicità al testo, fa leva: sulla descrizione dei personaggi. sull’assurdità della situazione.

RIFLETTO e DICO la MIA Che cosa pensi dell’idea della protagonista? Tu hai mai avuto in mente una professione stravagante per il tuo futuro? Racconta ai compagni e alle compagne.

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Per tutta l’estate, alla domanda “Che cosa vuoi fare da grande?” risposi estatica e convinta: – La segretaria d’azienda. L’estate prima, alla domanda “Che cosa vuoi fare da grande?” avrei dato tutta un’altra risposta. L’estate prima avevo tutta un’altra idea. Ma era rovinosamente naufragata alla fine della primavera. Il mio sogno perduto era fare la domatrice di galline. L’avevo pensato in estate e messo a punto in autunno, in inverno avevo preparato il necessario e in primavera avevo provato. Sette, ma anche nove o undici galline. L’importante era che fossero in numero dispari, la prima ballerina e le altre, metà di qua e metà di là, come nei corpi di ballo. Tutte adeguatamente vestite con tutù di pizzo in stoffa o carta, quelli sotto le torte erano perfetti. Un nastro di velluto annodato al collo con il fiocco, ne avevo un sacco per via delle trecce. Con le tempere di mio fratello avrei colorato qua e là qualche piuma bianca della coda o delle ali, con le carte dei cioccolatini avrei fatto a tutte stivali alti e rossi per la prima ballerina, d’argento per le altre. Ascoltando la banda nelle feste avevo scelto una marcetta allegra e cantabile. Io mi sarei vestita da gallina-maestra di ballo e, con in mano una bacchetta dorata che finiva con una stella, avrei diretto la danza delle mie galline-ballerine: – Un-due-tre e tutte su la zampa destra, un-due-tre e tutte su la zampa sinistra, un-due-tre e mezzo giro di qua, un-due-tre e mezzo giro di là; e tre passi avanti e tre passi a destra e tre passi a sinistra e tre passi indietro; girotondo con le ali aperte verso destra e verso sinistra, giravolta avanti marsch, fianco dest, fianco


UH,che ridere

sinist, dietrofront, petto in fuori, becco in alto, cresta al vento, coda all’aria, attenti, riposo, svolazzo e gran finale. Rullo di tamburi, suono di trombe, fondoschiena per terra e uovo. Lì, sulla pista, con tanto di coccodè in coro. Avrei raccolto le uova, ne avrei tenuto uno per la mia colazione, e le altre le avrei vendute. Con le galline in due ceste montate su un carrellino con le ruote, e uno zaino sulle spalle avrei girato il mondo. Chi non avrebbe apprezzato delle galline danzanti? Chi non avrebbe riso? G. Quarenghi, lo sono il cielo che nevica azzurro, Topipittori

COMPRE NDO il testo Qual è la professione che sogna la protagonista del racconto? Quale materiale è necessario? Qual è il ruolo che spetterebbe alla protagonista?

Come si concluderebbe lo spettacolo? Quale elemento rende comico questo racconto?

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UH,che ridere

ANAL IZ ZO

LA STRADA SBAGLIATA il testo

In questo racconto la comicità è data da: malintesi. comportamenti esagerati. situazioni assurde. In coppia con una compagna o un compagno, provate a inventare nuove insegne divertenti giocando con le parole.

Il professor Grammaticus, nel rincasare, sbagliò strada. Venne perciò a trovarsi in una strada sbagliata. Difatti, dopo pochi passi, notò l’insegna di un negozio su cui si leggeva: CUGINE ECONOMICHE. – Strani parenti, – osservò il professore. – Si lasciano vendere così a poco prezzo. Chissà poi se vendono solo cugine o anche zie, cognate, nipoti e sorellastre. Poco più avanti, in una vetrina, un cartello scritto a mano diceva: SI RIPARANO OROLOGGI. – Alla larga, – sghignazzò il professore. – Se questo qui ripara gli orologi come ripara gli errori di ortografia, non farà molti affari davvero. Continuando la sua passeggiata, il professore poté registrare un negozio in cui si vendevano “CALSE” e ridacchiò: – Ah, ora le calze le vendono direttamente col buco! Una strana strada davvero, ma ve l’ho detto: era una strada sbagliata. Per il resto aveva tutto: un calzolaio che vantava le sue “SCARPE FATTE A NANO”, un fornaio che vendeva “PANE E BASTA” e una splendida, modernissima “PANCA”. Qui il professore scoppiò a ridere tanto forte che il direttore della “PANCA” si affacciò a vedere che mai stesse succedendo. – Rido, – spiegò Grammaticus, – domandandomi dove li tenete i soldi: sopra la panca, insieme con la capra che campa, o sotto la panca, insieme con la capra che crepa? G Rodari, Il libro degli errori, Einaudi

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UH,che ridere

QUALE MONTONE? Il signor Walter entrò nella stazione di polizia e disse con voce agitata: – Mi hanno rubato il montone. Il poliziotto si mise a scrivere il verbale sul computer. – Mi dica bene com’è andata – disse al signor Walter con tono pacato. – L’ho appoggiato sull’automobile e mi sono girato un momento – spiegò il derubato. – Appena mi sono rigirato non c’era più. – Perché non l’ha lasciato sul marciapiede? – domandò il poliziotto. – Ma neanche per sogno! – gridò Walter. – Il montone sul marciapiede? – Andiamo! – disse il poliziotto. – Potrebbe precisarmi quanti anni aveva? – Anni? Beh, io l’ho preso due anni fa. – E come si chiamava? – Come?! – esclamò il signor Walter. – Non gli aveva dato un nome? – insisté con calma il poliziotto. – No davvero! – rispose il proprietario del montone perdendo la pazienza. – Ma non si agiti! – ribatté il poliziotto. – Mi dica, piuttosto: aveva le corna? Il signor Walter restò per alcuni istanti senza parole: – Quali corna? – Quelle dell’animale – spiegò il poliziotto. – Quale animale? – chiese il signor Walter. – Ma il suo montone! Non le hanno rubato un montone? – Certo, mi hanno rubato un montone – affermò. – Ma il montone che mi hanno portato via non è un animale… È un giaccone di pelle! Il poliziotto annullò tutto quello che aveva scritto sul computer e disse: – Bene! Ricominciamo da capo… Un’altra volta, però, non abbia fretta e si spieghi subito! R. Grazzani, in Giovani Amici, Vita e Pensiero

ANAL IZ ZO

il testo

Indica con X. La situazione comica si basa su: un malinteso. un gioco di parole. Questo brano contiene sequenze: dialogiche. descrittive. Il ritmo incalzante è dato da: frasi interrogative ed esclamative.

giochi di parole.

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UH,che ridere LA BARZELLETTA è un breve racconto umoristico, trasmesso oralmente, che mira a scatenare una reazione di ilarità nell’ascoltatore. Alcune barzellette hanno personaggi ricorrenti, come il bambino un po’ monello ma furbetto, che in Italia si chiama Pierino.

COMPRE NDO il testo

LE BARZELLETTE La prima barzelletta di cui si abbia notizia risale all’antichità, al periodo di Plauto (uno dei più importanti autori di epoca romana, vissuto nel III secolo a.C.). A quel tempo i “parassiti” (ossia coloro che si facevano mantenere dai ricchi e che oggi chiameremmo “scrocconi”), si infiltravano alle feste dei potenti con lo scopo di bere e mangiare gratis, senza spendere un quattrino. Come facevano a farsi accettare? Per poter partecipare alla festa senza essere cacciati, questi parassiti portavano con sé un librino con annotate le migliori battute, che leggevano agli invitati per farli ridere e metterli di buon umore! In questo modo, speravano di non essere rimandati subito in mezzo alla strada. Di questo comportamento esiste una prova, il Philogelos (dal greco “amante della risata”), un libricino di facezie (ossia di battute spiritose) che risale a più di 1500 anni fa. Questo libricino contiene 266 storielle in lingua greca, conosciute da ogni parassita e usate al momento giusto! Focus Junior

Leggi queste barzellette e spiega perché “fanno ridere”.

A: PIERINO ALLA MAESTR PUNIRE – MAESTRA, NON PUÒ SA QUALCUNO PER QUALCO RO? CHE NON HA FATTO, VE – CERTAMENTE NO! N – BEH, ALLORA… IO NO ! ITI HO FATTO I COMP

IL MAESTRO CONTROLLA CHE I SUOI STUDENTI ABBIANO SVOLTO I COMPITI PER CASA E PER PRIMO INTERROGA PIERINO. GLI CHIEDE: – PIERINO, HAI STUDIATO GEOGRAFIA? – CERTAMENTE – RISPONDE IL BAMBINO. – ALLORA DIMMI: DOVE SI TROVANO GLI STATI UNITI? CON ARIA SODDISFATTA, PIERINO DICE: – A PAGINA 120!

LEZIONE DI MATEMATICA. LA MAESTRA DECIDE DI INTERROGARE PIE RINO: – PIERINO, DIMMI: HAI 100 EURO NELLA TASCA DESTRA E 50 IN QUELLA SINISTRA; CHE COS’HAI IN TU TTO? E PIERINO: – I PANTALONI DI QUALCUN ALTRO!

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MAI PERCHÉ NON BISOGNA O METTERE UN PESCIOLIN RALE? NE MI ROSSO NELL’ACQUA E CREDE PERCHÉ SE NO SI GASA ANE! DI ESSERE UN PESCEC


UH,che ridere

GLI SCHERZI La scuola è sempre uno dei luoghi migliori per fare scherzi il giorno del Pesce d’Aprile e le vittime sono spesso maestri e maestre. Naturalmente, sarà bene non essere troppo cattivi e fare scherzi solo ai maestri o alle maestre che sono più propensi a stare al gioco! Per esempio, all’inizio dell’ora, gli alunni potranno andare tutti in bagno lasciando la classe vuota, scrivendo un messaggio sulla lavagna che comunica che le lezioni sono sospese. Oppure, tutti gli studenti potranno portare diversi vestiti e, andando in bagno a turno, cambiarsi durante la lezione.

i l ’ o r a dI A PAT

Una delle “regole” dell’empatia è quella di essere attenti alle situazioni che stiamo vivendo per non ferire chi ci sta vicino. Non sempre ci si riesce; è molto facile, infatti, quando si è in gruppo, giungere ad avere comportamenti esagerati che, purtroppo, fanno del male a qualcuno. Ti è mai capitato? Racconta.

EM

APPROFONDIMENTO IN GUIDA

Come sia nata la tradizione degli scherzi il primo di aprile non è chiaro. Ci sono diverse teorie. Quella più probabile la fa derivare dall’antica cultura romana. Il Pesce d’Aprile potrebbe essere collegato all’equinozio di primavera, che cade tra il 20 e il 21 marzo e che nell’antichità era l’inizio dei festeggiamenti del Capodanno, prima che venisse spostato al primo di gennaio. I festeggiamenti di questo Capodanno duravano fino al primo di aprile, data in cui, per esempio, in Francia si regalavano pacchi regalo vuoti. Forse questo scherzetto è arrivato fino ai giorni nostri. Focus Junior

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UH,che ridere

UMORISMO SECONDO I BAMBINI CHARLIE CHAPLIN

(1889-1977) è stato un famoso attore comico del XX secolo, che affermava che l’umorismo è la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà.

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Maestro: – Che cosa vuol dire “umorismo”? Filip: – Vuol dire come ciclismo? Maestro: – Ma no! Vuol dire che… Vuol dire che non sono tristi, questi racconti. Vuol dire che sono allegri! Avete capito cosa avevano in comune i racconti che abbiamo letto… Zoha: – Erano realistici. Cioè veri, che possono accadere veramente. Sarah: – Ma no, erano fantastici! Siria: – Mah, per me erano verosimili. Mattia: – Che cosa vuol dire? Luca: – Non ti ricordi? Che non sono veri, ma possono essere veri. Cioè, non sono impossibili, possono esserci, possono accadere. Simone: – Per me… Per me facevano ridere. Maestro: – Infatti si chiamano racconti umoristici: cioè che fanno ridere. Adesso vediamo se avete capito bene alcuni modi di dire che ci sono in questi testi… Per esempio, che cosa vuol dire “ridere sotto i baffi”? Silvia: – Vuol dire che una persona che ha i baffi ride di più? Hadil: – No, vuol dire che stai ridendo di nascosto. Maestro: – Esatto. Adesso vediamo se sapete spiegare che cosa vuol dire “far ridere i polli”.


Irene: – Forse vuol dire che fai scoppiare dal ridere tutti quanti, perché se ridono anche le galline, che non ridono mai, vuol dire che fai molto ridere. Chiara: – Sì, anche per me è così, vuol dire raccontare dei racconti umoristici molto allegri. Andrea: – Vuol dire fare una cosa che fa molto ridere. Faye: – Comportarsi in un modo che fa ridere tutti. Maestro: – E “il riso fa buon sangue”? Giulia: – Vuol dire che chi ride ha il sangue più rosso? Ali: – Non so, forse che a mangiare il riso ti viene da ridere più spesso? Yassin: – Ma no, mangiare il riso non c’entra niente con questo riso, con l’umorismo! Martina: – Forse vuol dire che chi ride troppo deve farsi le analisi del sangue? Michele: – Che può essere malato? Salvatore: – Chi ride? Perché? Carmelo: – Forse deve fare le analisi del sangue chi non ride mai. Mariachiara: – Vuol dire che ridere fa bene alla salute, allo spirito, mette di buon umore, fa sentire più ottimisti… Greta: – Ma è vero, maestro? Maestro: – Eh, sì. Sembra proprio di sì. Basta non esagerare, come in tutte le cose. G. Caliceti, Cos’è l’umorismo, dal blog “I bambini ci parlano”

COMPRE NDO il testo

UH,che ridere

RIFLETTO e DICO la MIA Che cos’è, per te, l’umorismo? Quali sono le situazioni che ti fanno ridere? Racconta una situazione in cui, con una tua battuta, hai fatto ridere qualcuno.

Tenendo in considerazione quello che hai letto nel racconto, spiega il significato delle espressioni e dei proverbi sui quali hanno ragionato i protagonisti. Ridere sotto i baffi: Far ridere i polli: Il riso fa buon sangue: Un altro proverbio dice: “Il riso abbonda sulla bocca degli stolti  ”. Che cosa vuol dire, secondo te?

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L'UMORISMO NELl'ARTE

A T S I T IO AR Dentro il quadro

La caricatura è una forma di ritratto umoristico nel quale il viso o il corpo viene modificato esagerandone alcuni tratti caratteristici per suscitare delle risate. Una caricatura ben fatta deve somigliare alla persona ritratta e deve avere dei particolari modificati che mettono in evidenza alcuni aspetti di quella persona. Osserva questa caricatura del celebre ritratto “La Gioconda” di Leonardo da Vinci. Di questa caricatura mi fa ridere il fatto che

Guardando questa caricatura, penso che

.

.

ra confronta la O caricatura con il quadro originale. Inserisci nei riquadri arancioni gli elementi che sono stati modificati e nei riquadri verdi gli elementi che sono rimasti invariati.

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RIFLETTO e DICO la MIA Una caricatura ben fatta suscita sempre l’ilarità di chi la guarda. Chi la realizza deve però tener conto dei sentimenti di chi viene ritratto e cercare di non esagerare. Tu che cosa ne pensi? Ti piacerebbe essere l’oggetto di una caricatura? Perché? Immagina di dover fare una caricatura di te stesso: quali aspetti metteresti in evidenza e quali cercheresti di nascondere?


... verso le prove

INVALSI

LA MAGIA DELL’ANELLO

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Una mattina Lavinia si preparava a uscire per la solita lezione di equitazione. La Rolls Royce l’aspettava con il motore già acceso davanti alla porta del Grand Hotel. Lavinia si fermò davanti allo specchio per sistemarsi il berretto da fantino. Era uno di quei ridicolissimi berretti neri con la visiera che danno a chiunque l’aria di un papero in lutto. Figuriamoci se poteva imbellire una bambina che era così così! Ma Lavinia, accecata dalla vanità, si fermò a lungo davanti allo specchio. E mentre si guardava, pensava: – Come sono bella! Sono davvero la bambina più bella di tutta Milano. Nel cervello a questo punto le risuonò una voce, che poi assomigliava alla voce di Clodoveo e che diceva: – Non montarti la testa. Sei una bambina normalissima. Ce ne sono almeno mille, solo a Milano, più belle di te! – Così, dunque, pensa questo di me, quello sciocco di Clodoveo – si disse Lavinia, che aveva riconosciuto benissimo quella vocina. – Ma io lo so che è tutta invidia. E se avrà il coraggio di dirmelo guardandomi in faccia, lo ridurrò in cacca… così – e prontamente girò l’anello intorno al dito. Non dimenticate che contemporaneamente si stava guardando allo specchio. Così che la magia dell’anello si rivolse contro di lei. In men che non si dica, la povera Lavinia si sentì le gambe molli, tutto il corpo molle, e splashhhh!!!... si afflosciò sul pavimento ridotta in un bel mucchio verdino di cacca fresca. Tutta, era diventata cacca: la testa, la pancia, i piedi, le unghie, i capelli, i vestiti, le scarpe. Persino quel ridicolissimo berretto da fantino con la visiera! Tutto tranne l’anello, che non poteva farsi la magia da solo, ma restava sempre se stesso. Clodoveo entrò nella stanza per cercare Lavinia. C’era qualcosa nell’aria, un odore molto strano. A un certo punto, vide un rivoletto giallo verdino sbucare dietro a una poltrona di pelle e avanzare verso la porta. Fece un salto all’indietro.

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... verso le prove

INVALSI

– Quella Lavinia! – esclamò indignato. – Ecco perché è uscita senza farsi vedere. Ne ha combinata un’altra delle sue. Chissà cosa ha trasformato oggi in cacca! Ma visto che c’era, poteva anche fare l’antimagia e ripulire la stanza, invece di lasciare questo lavoro schifoso al cameriere… 40 Invano Lavinia cercava di comunicargli, dal pavimento su cui scorreva sciogliendosi in lacrime di disperazione: – Sono io! Questa volta ho trasformato in cacca me stessa!!! Aiutami Clodoveo e ti prometto che diventerò umile, che tornerò modesta come quando ero una piccola fiammiferaia. Ma Clodoveo, naturalmente, non poteva sentire quel linguaggio muto e 45 guardava pieno di disgusto quella che era stata la sua amica Lavinia, senza riconoscerla. B. Pitzorno, Magie di Lavinia & C., Mondadori

1

Che cosa vuol dire “che danno a chiunque l’aria di un papero in lutto” (righe 5-6)? Che facevano assomigliare a un papero. A Che il cappello trasformava chiunque in un animale pennuto. B Che per la forma della visiera e del colore nero facevano assomigliare a un essere triste. C Che chiunque lo indossasse credeva di essere chissà chi. D

2

La parola “vanità” (riga 8) è sinonimo di: umiltà. A modestia. B bellezza. C superbia. D

3

Perché Lavinia decide di girare l’anello e ridurre in cacca Clodoveo? Perché pensa che Clodoveo sia uno sciocco. A Perché sente nella sua testa la vocina di Clodoveo che le fa notare come lei si monti la testa. B Perché Clodoveo non la guarda in faccia. C Perché Clodoveo è coraggioso. D

4

Quale effetto ottiene però con il suo gesto? Trovandosi davanti allo specchio, Lavinia trasforma se stessa in cacca. A Sente la vocina di Clodoveo che le dice che è una bambina normalissima. B Clodoveo si affloscia sul pavimento e diventa un bel mucchio verdino di cacca. C Lavinia si ritrova davanti Clodoveo. D

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... verso le prove

INVALSI

5

Perché l’anello non si trasforma in cacca? Perché è fatto di metallo. A Perché rivolge la magia su Lavinia. B Perché non può farsi la magia da solo e resta sempre lo stesso. C Perché non ha testa, pancia, piedi, unghie… D

6

Quando Clodoveo entra nella stanza e trova un rivoletto giallo verdino maleodorante sul pavimento, crede che: Lavinia abbia trasformato qualcosa in cacca e se ne sia andata. A Lavinia abbia sbagliato la magia. B il cameriere non abbia voluto pulire il pavimento. C Lavinia non sia una ragazza pulita. D

7

Presa dalla disperazione, che cosa promette Lavinia a Clodoveo? Di non trasformare più niente e nessuno in cacca. A Di ripulire tutto dopo ogni trasformazione. B Di smetterla di essere una bambina presuntuosa. C Di tornare amici come prima. D

8

Che cosa genera umorismo, in questo testo? Un malinteso. A Uno scherzo. B Una situazione reale in un contesto assurdo. C Una situazione assurda in un contesto reale. D

9

Quali caratteristiche sono attribuibili ai protagonisti? Indica con X. Lavinia

Clodoveo

Nessuno dei due

a. È vanitosa/vanitoso. b. Ama essere pulita/pulito. c. Crede che l’amico sia sciocco/l’amica sia sciocca. d. Non capisce la situazione in cui si trova. e. Ha una reazione di rabbia.

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Una

Marcia in più PRIMA

di ascoltare

Sicuramente in questo brano si parlerà di uno scrittore. Ne hai già sentito parlare? Conosci qualcuno dei suoi scritti? Prova a immaginare quali parole ci saranno in questo racconto e scrivile.

DURANTE l’ascolto

Mentre ascolti la lettura del brano, controlla se ci sono le parole che hai scritto.

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GIANNI RODARI: LO SCRITTORE PER BAMBINI Di certo, più di una volta ti hanno detto che non bisogna vivere tra le nuvole. Si sa, i bambini spesso si inventano un mondo tutto loro e immaginano cose che non esistono. Mi chiamo Gianni Rodari, e mi accadeva la stessa cosa. Quando ero piccolo avevo nella testa un enorme mondo pieno di esseri fantastici: telefoni parlanti, numeri che si inseguono, case fatte di note musicali… Insomma, la mia immaginazione non aveva limiti. Perciò ho dedicato tutta la mia vita a inventare racconti e favole, fino a diventare uno degli scrittori per bambini più famoso del mondo. Tuttavia il meglio non è stato scrivere, ma aiutare i bambini e le bambine di ogni dove a scoprire che nelle loro teste c’è un universo magico e grande come il mio o anche di più. Entrarci è solo una questione di coraggio, e bisogna aprire bene gli occhi. Sono nato nel 1920 a Omegna, una vivace cittadina situata sulle sponde del lago d’Orta. Un luogo così bello che sembra essere uscito da un racconto. A me, qualsiasi angolo sembrava lo scenario di una storia fantastica, con personaggi straordinari che vivevano avventure meravigliose. Ero talmente distratto che spesso perdevo la cognizione del tempo e sparivo da casa. Da piccolo adoravo i panini, cucinati da mio papà, e i libri. Mi piacevano i libri di avventure, come L’isola del tesoro. Quando ne iniziavo uno, mi ci tuffavo


DOPO

aver ascoltato dentro e lo finivo in pochi giorni. La mia testa era un’autentica pentola a pressione colma di idee, non la smettevo mai di inventare storie, così decisi che, di tanto in tanto, le avrei rappresentate davanti ai miei amici. L’immaginazione e la fantasia divennero le mie migliori amiche; e da allora seppi che non le avrei mai abbandonate. A 20 anni iniziai a lavorare come maestro. Ma non volevo essere un maestro qualunque, io volevo insegnare attraverso la fantasia. Il mondo della fantasia è molto speciale. Lì tutto è possibile, tanto le cose reali quanto quelle inventate; perciò, quando chiesi ai bambini di inventare una storia fantasiosa, inizialmente si spaventarono un po’. Visto che io ero il maestro, avevano paura che li avrei rimproverati di dire cose ridicole o sbagliate. Ma io non la pensavo affatto così. Gli errori sono fondamentali per imparare. Nel 1947 incominciai a scrivere per un giornale, prima articoli sulla politica, poi, con mio grande piacere, racconti per bambini. Da questo momento le filastrocche, le favole al telefono, i racconti di guerra e di pace sono diventati il mio modo di raccontare la vita ai bambini. Ero convinto che si potesse parlare di tutto, se lo si faceva con ottimismo e con spirito propositivo. Piccoli Eroi. Gianni Rodari, Hachette

Indica con X. Il testo è un’autobiografia di Gianni Rodari, dove lo scrittore parla di se stesso. È scritto in: p rima persona. t erza persona. Fin da piccolo l’autore fu un bambino: s enza fantasia. pieno di fantasia. Amava: i panini e i libri di avventure. i panini e il bagno nel lago. Quando divenne maestro, Rodari: insegnò con la fantasia. fu un maestro come gli altri. Rodari afferma che “gli errori sono fondamentali per imparare”. Tu che cosa ne pensi? Ti è successo di imparare attraverso un errore?

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Una

Marcia in più

SAMANTHA CRISTOFORETTI ASTRONAUTA 26 APRILE 1977 – ITALIA C’era una volta un’ingegnera che si preparava il caffè nello spazio. Perché Samantha, questo il suo nome, era anche un’astronauta. Samantha aveva studiato ingegneria meccanica e scienze aeronautiche all’università. Dopo la laurea frequentò l’Accademia aeronautica, fu la migliore del suo corso e diventò così la prima pilota di caccia donna dell’Aeronautica militare italiana. Ma lei desiderava volare ancora più in alto. Fece quindi domanda all’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per essere ammessa al programma spaziale. Vennero scelti solo sei piloti su più di ottomila candidati: Samantha era una di loro. La preparazione durò due anni e fu particolarmente dura. In un campo militare di addestramento subacqueo a Houston, in Texas, Samantha dovette imparare a montare l’attrezzatura sul fondo di una piscina quattro volte più profonda di una piscina normale, a nuotare con la tuta spaziale addosso e a combattere sott’acqua. Dovette persino imparare a parlare russo!

COMPRE NDO il testo Evidenzia nel testo e scrivi le fasi di studio e preparazione che Samantha ha affrontato per arrivare a essere la terza donna europea a viaggiare nello spazio. 1. 2. 3. 4. Che cosa imparò durante la preparazione al campo militare di Houston?

Qual era lo scopo degli esperimenti che Samantha ha effettuato sulla Stazione Spaziale Internazionale?

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Una

Marcia in più

Una volta in grado di fare tutte queste cose, Samantha fu pronta a partire. Sulla Stazione Spaziale Internazionale, il capitano Cristoforetti ha effettuato oltre duecento esperimenti per studiare le reazioni dell’organismo umano a lunghi periodi trascorsi a gravità zero. – In futuro – ha predetto – la razza umana vivrà su più pianeti, quindi è importante conoscere cosa accade al nostro corpo quando si trova nello spazio. Durante la missione, Samantha ha sperimentato anche diversi tipi di alimenti. – Chi vorrebbe vivere su Marte – ha scherzato – se potesse mangiare solo roba spremuta da un tubetto? Samantha è stata la terza donna europea a viaggiare nello spazio, e la prima persona a prepararsi un caffè mentre si trovava lassù! F. Cavallo, E. Favilli, Storie della buonanotte per bambine ribelli 2, Mondadori

classe MODELLI DI ISPIRAZIONE Quali altre donne sono diventate modello di ispirazione? Dividetevi in gruppi e cercate informazioni su queste donne: Amelia Earhart, Katherine Johnson, Bindi Irwin e Patty Jenkins. Organizzatevi per esporre a tutta la classe il vostro lavoro.

ANAL IZ ZO

il testo

Indica con X. Il testo parla di: fatti inventati. fatti realmente accaduti. I fatti sono narrati: in prima persona. in terza persona.

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Una

Marcia in più

TESTO NARRATIVO

La BIOGRAFIA è un TESTO NARRATIVO che racconta la VITA DI UNA PERSONA FAMOSA; è scritta in terza persona.

J. K. ROWLING SCRITTRICE 31 LUGLIO 1965 – REGNO UNITO A sei anni, Joanne scrisse un racconto su un coniglio e lo intitolò “Coniglio”. A undici anni, scrisse un romanzo su sette diamanti maledetti. Veniva da una famiglia povera, e i suoi genitori speravano che perseguisse una carriera solida studiando legge o economia. Ma lei decise di dedicarsi alla letteratura. Un giorno, si ritrovò completamente al verde. Era una mamma single, senza lavoro e senza soldi. Joanne sperimentò il dolore del fallimento da cui i suoi genitori l’avevano sempre messa in guardia. Tutti i suoi averi erano contenuti in una valigia, inclusi i primi tre capitoli della storia di un ragazzino con dei poteri magici. Un ragazzino che si chiamava Harry Potter. Il manoscritto di Harry fu rifiutato molte volte, ma alla fine un editore scelse di pubblicarlo. Ne stamparono solo mille copie e chiesero a Joanne di cambiare il suo nome in J. K., perché temevano che i giovani lettori maschi non volessero leggere un libro scritto da una donna. Il suo agente le disse che non doveva aspettarsi di guadagnare molto con la scrittura, ma per fortuna Joanne decise di continuare. La serie di Harry Potter finì col diventare il fenomeno più incredibile della storia dell’editoria. I suoi sette libri hanno catturato l’immaginazione di centinaia di milioni di bambini – e adulti – in tutto il mondo, e hanno ridefinito il significato della letteratura per ragazzi. Joanne dice sempre che il fallimento è stato fondamentale per il suo successo. – Se fossi riuscita in qualunque altra cosa – spiega, – forse non avrei mai trovato la determinazione necessaria per riuscire nell’unico campo a cui appartenevo davvero. F. Cavallo, E. Favilli, Storie della buonanotte per bambine ribelli 2, Mondadori

ANAL IZ ZO

il testo

Completa. Il testo parla di Il tempo è Le autrici sono

134

. È scritto in . Il luogo è .

persona. .


RACCONTO BIOGRAFICO E AUTOBIOGRAFICO

Una

Marcia in più

il racconto biografico e autobiografico hanno lo scopo di

raccontano una storia con personaggi realmenti esistiti, che hanno fatto parte della vita del protagonista

• raccontare episodi della vita di una persona famosa (biografia) • raccontare eventi della vita della persona che scrive (autobiografia)

attraverso

in un tempo: • passato, definito • in cui, spesso, sono riportate le date in cui sono avvenuti i fatti raccontati

• uno studioso, un giornalista che ha raccolto notizie e testimonianze sul personaggio (biografia) • l’autore stesso, che racconta le proprie esperienze e i propri ricordi (autobiografia)

in un luogo reale, quello in cui il personaggio è vissuto

un testo: • senza commenti personali dell’autore, dove si riportano solo i fatti (biografia) • con descrizioni di ambienti, persone ed emozioni (autobiografia)

utilizzando

laboratorio di scrittura ● pag 69 e 75

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Una

Marcia in più

TESTO NARRATIVO

L’AUTOBIOGRAFIA è il racconto che una persona scrive della PROPRIA VITA o di parte di essa. Nell’autobiografia AUTORE e NARRATORE COINCIDONO.

C

OMPRE NDO il testo

Hawking dice che il destino aveva già dei piani per lui: diventare scienziato. Perché?

A 21 anni qualcosa cambia la sua vita. Che cosa?

Hawking afferma: “la malattia divenne uno stimolo per me”. Che cosa significa?

ANAL IZ ZO

il testo

Indica con X. I fatti sono narrati: in prima persona. in terza persona. Questo testo è: un racconto autobiografico. un racconto biografico.

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STEPHEN HAWKING Mi chiamo Stephen Hawking, sono nato a Oxford, in Inghilterra, l’8 gennaio 1942, lo stesso giorno in cui si celebravano i 300 anni dalla morte di Galileo Galilei, il primo scienziato moderno e il più importante della sua epoca. Tutto sembrava indicare che il destino avesse già dei piani per me: scienza, università. A scuola mi appassionava la scienza, anche se non prendevo affatto dei bei voti. Nel 1959 entrai nella Facoltà di fisica, all’Università di Oxford. Nel 1962 realizzai i miei studi post laurea all’Università di Cambridge. Amavo tutto ciò che studiavo, avevo una fidanzata e la mia vita scorreva senza difficoltà. A 21 anni incominciai a soffrire di problemi di salute. Faticavo a camminare, perdevo l’equilibrio e mi sfuggivano le cose di mano. I medici scoprirono che avevo una malattia molto grave, chiamata SLA. Di lì a poco, la malattia avrebbe paralizzato il mio corpo. Mi dissero che sarei rimasto in vita per altri due anni al massimo. La malattia divenne uno stimolo per me. Non sapevo quanti anni ancora avrei vissuto davvero e dovevo approfittare del presente per godermi la vita e fare tutte le grandi cose che avevo in mente. Ebbi dei figli e il mio cervello funzionava perfettamente. Ho investigato sul Big Bang, la teoria secondo cui l’Universo ha avuto origine da una grande esplosione. Da lì è scaturita la materia, perciò è lì che potremmo trovare le risposte all’origine di tutto. Ho anche scoperto i buchi neri, quei luoghi dello spazio capaci di inghiottire ogni cosa. Nel 1979 ho ricevuto la medaglia Albert Einstein. La malattia continua ad avanzare, ma questo non mi ferma. Pubblico dei libri e lavoro con i miei studenti. Lavorate a ciò che vi piace e non smettete mai di sorridere! Piccoli eroi. Stephen Hawking, Hachette


RACCONTO BIOGRAFICO E AUTOBIOGRAFICO

IL MIO SOGNO A DUE RUOTE Io sono Valentino Rossi e voglio essere una persona, non un’icona. Sono nato a Urbino il 16 febbraio 1979, mio padre era un pilota professionista di moto e poi di auto, mia madre una geometra. Ero un bimbo molto tranquillo. Nessuno si lamentava di me: né le maestre né gli altri adulti. Ho cominciato a realizzare piccoli circuiti per simulare le corse con le macchinine. Quando andavo in bicicletta tenevo sempre il ginocchio fuori. Ma lì ero ancora buono. Ho iniziato a scatenarmi quando mi sono impossessato di un veicolo a motore con due ruote. Ho deciso che il mio numero per il Campionato Mondiale sarebbe stato il 46. Quel numero racchiude tutta la mia carriera e simboleggia la mia grande, incredibile avventura. Mi ricordo il giorno in cui tutto ha avuto inizio. Ero a un bivio: due o quattro ruote? Kart o moto? Scelsi la due ruote: la moto. Cominciai a gareggiare e a vincere. Sì, è vero, andavo bene a scuola. Facevo bene un sacco di altre cose. Ma io volevo correre. Forte, fortissimo. Con la moto. E l’ho fatto. Pensa se non ci avessi provato!

Una

Marcia in più

Nell’autobiografia l’AUTORE, oltre a raccontare gli eventi della sua vita, esprime anche il suo MONDO INTERIORE.

SCOPRO nuovi significati icona: personaggio che rappresenta un’epoca, uno sport, un ambiente...

ANAL IZ ZO

il testo

Di chi parla questo testo?

V. Rossi, Pensa se non ci avessi provato, Mondadori

Chi è il narratore? Quello che racconta è realmente accaduto o è tutta fantasia?

In quale tempo si svolgono le vicende narrate?

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Una

Marcia in più

TOM CRUISE: BIOGRAFIA DI UN ATTORE

ness l u f d n mi E ESSER

Tom da ragazzo era ) N preso in giro (BE dai compagni e provava tanta rabbia per quei comportamenti ingiusti. Un po’ alla volta, però, ha imparato a gestire la sua rabbia e questo l’ha reso più forte. E tu, riesci a gestire la tua rabbia? Quali modi hai trovato per farlo? Racconta. APPROFONDIMENTO IN GUIDA

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Chi non conosce l’attore Tom Cruise? Quello bello e forte nelle sue missioni impossibili? Tom proveniva da una famiglia modesta. A causa del lavoro del padre, ingegnere elettrico costretto a spostarsi da una città all’altra, Tom cambiò ben 15 scuole. A 14 anni entrò in un convento francescano e vi rimase per un anno, pensando di voler diventare sacerdote. Ma i suoi sogni cambiarono in fretta. Un altro desiderio era quello di fare il pilota d’aereo, ma i problemi con la sua dislessia lo bloccarono e gli resero difficile il rapporto con i compagni di scuola, perché questi lo prendevano in giro. Tom dice di aver imparato ad accettare gli insulti e le derisioni e questa esperienza l’ha reso forte. Inoltre fu obbligato dagli insegnanti a scrivere con la mano destra, nonostante fosse mancino. Per partecipare a una gara di wrestling, Tom decise di perdere quel mezzo chilo di troppo correndo su e giù per le scale di casa. Inciampò, scivolò giù per le scale stirandosi il tendine e rovinandosi per sempre il ginocchio. Abbandonato lo sport, Tom cominciò a recitare in teatro con piccole parti e alla Scuola Secondaria capì che quello era ciò in cui riusciva bene. La mamma fu per lui un aiuto importante, che lo stimolò a comprendere quali fossero le sue doti. Racconta di essersi esercitato per focalizzare la sua attenzione, che era molto scarsa. Tom ha anche imparato, con il tempo, a leggere usando la memoria visiva, cioè a vedere nella sua mente delle immagini in sequenza. Diplomatosi, a 18 anni si trasferì a New York, dove cominciò a fare provini di giorno e ad andare a scuola di recitazione di notte. Il successo non si fece attendere e negli anni ’80 Tom diventò l’eroe romantico di alcuni dei film americani più famosi. I soldi che guadagnò con il suo primo film li spese per migliorare i problemi causati dalla dislessia. In seguito, prese anche il brevetto di pilota d’aereo, riuscendo, così, a realizzare i suoi sogni! R. Grenci, D. Zanoni, Storie di straordinaria dislessia. 15 dislessici famosi raccontati ai ragazzi, Erickson


Una

SCOPRO nuovi significati dislessia: difficoltà nella lettura e nella comprensione di un testo scritto All’inizio della scuola è normale avere qualche difficoltà nella lettura. Questi tipi di difficoltà, però, in un individuo che non è dislessico vanno piano piano a sparire. Un bambino dislessico, invece, mantiene la difficoltà di lettura anche negli anni successivi. Se ti viene diagnosticato il disturbo della dislessia, niente paura! Non c’è niente di cui vergognarsi nell’essere dislessici; la dislessia infatti è molto comune. Esistono parecchi attori, inventori, scienziati e personaggi famosi che hanno la dislessia, magari anche uno dei tuoi insegnanti: ciò non ha impedito loro di arrivare dove sono arrivati. Non è una malattia, si tratta di una caratteristica neurobiologica, come avere gli occhi azzurri o i capelli biondi. Sì, maestra, ho letto il libro…

Una fatica tremenda!

COMPRE NDO il testo

Marcia in più

Questa biografia fa emergere una difficoltà di Tom. Quale?

Che cosa fece Tom per affrontare la gara di wrestling?

Per che cosa si accorse di essere portato?

Come spese i soldi che guadagnò con il suo primo film?

Beh, non proprio il libro libro…

Ho letto i ringraziamenti, le note del traduttore, l’introduzione, la prefazione e la dedica…

ORA, SE VUOI, PVORA A LGEGERE O SUTIDARE CERCNDAO DI CPAIRE IL SNENSO DIELE FARSI MA ACHNE CPOIADNO QSTUE PRAOLE EASTATMNETE CSOÌ CMOE OSNO SRICTTE, SE POUI FLALO SNEZNA SABIGIARTI, PREHCÉ SE TI SBGALI DVEVI RIEGERGE DI NUOVO TTUTA LA PROLA, PER CAPRILA E ISNREILRA NEL CNOTSETO DEL DSICROSO: QAUTNA FTAICA FAI?

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Una

Marcia in più

BEBE VIO: DA SOLO NON SEI NESSUNO

COMPRE NDO il testo Quali animali domestici vivono a casa Vio?

Per quale motivo il cane della mamma si chiama Taxi?

RIFLETTO e DICO la MIA Bebe esprime un messaggio molto bello in questo testo: “da solo non sei nessuno”. Tu che cosa ne pensi? Prova a confrontarti con i compagni e le compagne.

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La versione originale, in realtà, è: se non hai dietro una famiglia che ti ama e ti sostiene, non sei nessuno. È una delle frasi che ripeto più spesso da quando ho cominciato a girare per convegni e incontri a raccontare la mia storia, che è anche la storia della mia famiglia. A casa Vio, a Mogliano Veneto, siamo in sei: mamma Teresa, papà Ruggero, il mio fratellone Nicolò, io, la mia sorellina Maria Sole e Taxi, il cane della mamma. Taxi è l’ultimo arrivato e il più coccolato e Sole è un po’ gelosa di lui perché quelle coccole una volta erano solo sue. Allora per consolarla mamma e papà le hanno regalato quattro tartarughe che adesso vivono in giardino. Sole ha dato un nome a tutte ed è l’unica capace di distinguerle davvero l’una dall’altra. O almeno così dice. Alla sera diventiamo sette, perché nonno Giorgio, il papà di mio papà, viene a cena da noi. Si è trasferito a due strade da casa nostra da poco, da quando abbiamo perso la nonna Marzia: mi è molto dispiaciuto che la nonna sia mancata, ma sono davvero contenta che lui sia venuto a vivere vicino a noi perché mi aiuta tantissimo. Nei fine settimana, in particolare al pranzo della domenica, a volte diventiamo nove perché oltre a nonno Giorgio arrivano nonno Tino e nonna Maide, il papà e la mamma della mia mamma, che vivono anche loro da poco a un paio di strade da casa nostra. Vivere in sei sotto lo stesso tetto non è sempre semplice, soprattutto per mamma e papà che hanno dovuto incastrare i loro orari di lavoro con quelli della nostra scuola e


Una

dei nostri impegni pomeridiani (non è un caso se il cane della mamma si chiama Taxi). Soltanto adesso che siamo più grandi siamo diventati anche più autonomi: Nico ha preso la patente, tra poco anch’io avrò la mia e Sole avrà solo l’imbarazzo della scelta in fatto di autisti. Magari sarà anche la volta che smetteremo di essere in ritardo. Da piccola non me lo ricordo se eravamo sempre in ritardo, adesso lo siamo spesso, molto spesso. Okay, quasi sempre. Ma per ottime ragioni. Ve l’ho detto, vivere in sei sotto lo stesso tetto non è semplice. Però vi assicuro che è una delle cose più belle che possano capitare a una persona. Capiamoci, io sono stata molto indipendente fin da piccola: a otto anni, quando ho cominciato a frequentare gli scout e a restare fuori a dormire i miei primi campi, ero l’unica bambina che riposava tranquilla e non chiedeva mai di telefonare a casa. Un po’ perché la mia sestiglia, prima, e la mia squadriglia, poi, sono stati come una famiglia per me. Un po’ perché non ho mai avuto bisogno di stare attaccata a mamma e a papà e ai miei fratelli per sapere che ci vogliamo bene.

SCOPRO nuovi significati sestiglia: sotto-unità in cui è suddiviso un branco di lupetti (bambini scout), normalmente composta da 6/8 bambini/bambine

B. Vio, Mi hanno regalato un sogno, BUR

ANAL IZ ZO

Marcia in più

il testo

Indica con X. L’autrice racconta:

fatti inventati.

fatti che si riferiscono alla propria vita.

I fatti sono narrati:

in prima persona.

in terza persona.

Nella narrazione l’autrice nomina altri personaggi, sottolineali e ricostruisci l’albero genealogico della sua famiglia.

BEBE viaggio nella legalità

pag 142

141


Una

Marcia in più

o i g g a i v nella

e g a l L ità ai mai sentito H parlare di Martin Luther King? Fate una ricerca in rete per conoscere meglio questo importante personaggio.

Che cosa significa la parola UGUAGLIANZA? È il principio second o il quale, davanti alla legge, tutti e tutte, senza distinzio ne di sesso, religione e co lore della pelle, hanno pari dignità e godono degli stessi diritti.

Martin Luther King nasce ad Atlanta (Stati Uniti) il 15 gennaio 1929 e dedica tutta la sua vita alla difesa dell’uguaglianza di tutti gli uomini e dei loro diritti, battendosi contro il razzismo in America. Martin Luther King non usa la violenza nella sua battaglia ma il dialogo pacifico, il ragionamento, l’incontro tra gli uomini. Egli diventa un punto di riferimento per tantissime persone e nel 1964 riceve il premio Nobel per la pace. Probabilmente a causa delle sue idee completamente nuove e straordinarie, viene ucciso a soli 39 anni. La forza e la verità dei suoi pensieri, però, rimangono a ricordare che tutte le donne e tutti gli uomini devono essere liberi e rispettati.

SCOPRO nuovi significati premio Nobel: importante riconoscimento, che ogni anno viene assegnato a una persona vivente che si è distinta per la sua opera e il suo impegno a favore dell’umanità

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Una

EDUCAZIONE CIVICA

Marcia in più

Ciao. Mi chiamo Martin e ho sei anni. Tra qualche giorno io e il mio più caro amico di giochi cominceremo la scuola. Sono proprio contento di stare con lui: ci conosciamo da quando avevamo tre anni. Adesso vado a chiamarlo a casa… – Buongiorno signora, suo figlio può venire a giocare con me? – No. – Perché? Sta forse male? – No, torna a casa. È così e basta. Me ne vado ma il giorno dopo ritorno e la risposta è sempre la stessa e il giorno dopo ancora. Alla fine la signora, di fronte alla mia insistenza, spiega: – Non potrete più incontrarvi perché da domani lui inizierà una scuola diversa dalla tua. Mio figlio frequenterà una scuola per “white” (bianchi) e tu una per “colored” (neri). Devi renderti conto che tu sei diverso. Torno a casa sconvolto: non riesco a comprendere perché io, a causa della mia carnagione marroncina, debba essere costretto a separarmi dal mio amico. Chiedo il perché alla mamma e lei mi spiega che cosa è il razzismo e dei tanti pregiudizi che molti bianchi hanno ancora nei confronti della gente di colore. Lascio a te però, bambino di oggi, le ultime parole della mamma, che custodirò per sempre dentro di me: – QUALUNQUE COSA TI DIRANNO, NON DOVRAI MAI DUBITARE DI ESSERE UN BAMBINO COME GLI ALTRI.

SCOPRO nuovi significati razzismo: distinguere gli uomini in base alle razze, esaltando le qualità superiori di una rispetto all’altra pregiudizio: idea nata senza la conoscenza di fatti e persone e che, perciò, può portare a dare giudizi sbagliati e cattivi su di esse

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viaggionella

Legalità

Di fronte alla separazione dal suo amico, Martin prova un grande dispiacere e si accorge che nel suo Paese gli uomini di pelle scura non possono frequentare gli stessi locali dei bianchi, non possono sedersi nei posti dei bianchi sugli autobus... Così Martin Luther King decide di far capire a tutti che quel modo di pensare è ingiusto usando la forza del dialogo. È famoso il suo discorso “Io ho un sogno”, che tiene il 28 agosto 1963 a Washington, negli Stati Uniti, in cui si chiede che un giorno la popolazione di colore possa avere gli stessi diritti di quella bianca. Io ho un sogno. Che i miei quattro figli piccoli potranno vivere un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno. Che un giorno lo stato di Alabama diverrà un luogo dove i bambini e le bambine di colore daranno la mano ai bambini e alle bambine bianchi, e cammineranno insieme come fratelli e sorelle... Disegna nel cuore il sogno di Martin.

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COMPITO

di

REALTÀ

Noi BIOGRAFI e BIOGRAFE

Le biografie, di solito, narrano la vita di persone importanti, ma si può anche scrivere la biografia di un/una parente, dell’insegnante... Ricorda che, per scrivere una biografia: 1. le notizie devono essere vere; 2. i luoghi e le persone devono essere reali; 3. le azioni devono svolgersi nel passato; 4. curiosità, aneddoti e hobby possono ravvivare la storia.

1a fase Scegli la persona adulta della quale vuoi scrivere la biografia (puoi anche scegliere uno/una tra i tuoi insegnanti).

2a fase Comunica alla persona scelta che la vuoi intervistare: concordate insieme il giorno e l’ora.

3a fase Segui uno schema di domande come questo: • Quando sei nato/a? • Dove sei nato/a? • Come si chiamano i tuoi genitori? • Come hai trascorso la tua infanzia? • Chi erano i tuoi amici/le tue amiche? • Racconta un episodio divertente di quando andavi a scuola. • Come hai vissuto la scuola secondaria di primo e di secondo grado? • Hai fatto l’Università? • Ti piace il tuo lavoro? • Qual è il tuo luogo del cuore? Arricchisci il tuo schema di domande con tutte le richieste che ritieni più opportune.

4a fase Scrivi o registra le risposte: ti sarà d’aiuto per impostare il lavoro e non dimenticare le cose importanti. biografia Ricorda: la della vita, to è il raccon e della vita, rt o di una pa ersona. di una p

com'è andata? NON HO AVUTO PROBLEMI

HO AVUTO BISOGNO DI QUALCHE AIUTO

HO INCONTRATO DIFFICOLTÀ

Intervistare persone adulte. Lavorare e organizzarti da solo/a. Scrivere la biografia.

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A T S I T IO AR

L'AUTORITRATTO ARTISTICO

La capigliatura è un po’ particolare: .

Dentro il quadro

Che cosa ha spinto e continua a spingere l’uomo a replicare la sua immagine? Le motivazioni possono essere di vario genere: desiderio di affermarsi, paura di essere dimenticati, lasciare una traccia di sé… Con l’autoritratto gli artisti rappresentano non solo i tratti del proprio viso, ma anche la loro personalità.

Intorno al collo c’è . Potrebbe significare che .

L’autoritratto è circondato da elementi naturali: .

Il volto ha la pelle gli occhi .

le labbra

Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940

Questo autoritratto mi comunica .

FRIDA KAHLO (1907-1954) ha avuto una vita avventurosa, ma molto triste. A 18 anni è rimasta coinvolta in un incidente che ha cambiato la sua vita e l’ha costretta ad una profonda solitudine in cui l’arte è diventata l’unica finestra aperta sul mondo.

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ettiti davanti allo specchio, M guardati bene e realizza il tuo autoritratto con la tecnica che preferisci.


... E ORA to

Come mi sento PRIMA di iniziare? tranquilla/o preoccupata/o

cca a me!

PIERINO E PATACCA

VERIFICA FORMATIVA

La domenica mattina mia madre si alzava presto. Mio padre si attardava nel lettone per leggere i giornali e io lo raggiungevo, felice d’averlo tutto per me. Giocavamo agli acrobati: salivo in equilibrio sulle sue ginocchia, mi tiravo su, con i pedini instabili, le braccia aperte, come a spiccare il volo. Tentavo di spostarmi sulla sua mano grande, in una sfida sempre più difficile, fino a un gran ruzzolo fra le lenzuola. Poi lui prendeva un blocco a quadretti e incominciava a raccontare una storia, disegnando la scena. Era la storia di Pierino e Patacca, che giravano il mondo in groppa a un gallo, in volo verso paesi lontani. – I galli non volano – dicevo io. – E invece sì – replicava papà. – Perché questo è un Gallo Cedrone, non un gallo da pollaio. Gallo Cedrone... non ne avevo mai visto uno. Papà diceva che un giorno, in Friuli, mi avrebbe portato nei boschi del suo paese, dove quei galli diversi vivono e sono davvero spettacolari. Avevo da ridire anche sul nome del secondo bambino. Pierino, va bene, era il nome del mio papà: Piero. Ma Patacca! Era un bambino pasticcione, che si sbrodolava, oppure era un finto bambino, come una moneta falsa, una patacca? La matita di papà correva veloce. Poi lui chiudeva il blocco e diceva: – Alla prossima puntata. Io rimuginavo su quel gallo che volava e pensavo che, forse, esistevano davvero i Galli Cedroni. Dovevo diventare grande per scoprire che era vero: sono gli urogalli, i galli selvatici delle Alpi. Non li avevo mai visti, non ero più andata con mio padre nei boschi, chissà, avevamo dimenticato di farlo. Ma l’estate scorsa, a Bolzano, il mio nipotino primogenito ha trovato una cartolina che ne raffigurava uno e me 147


... E ORA

tocca a me!

VERIFICA FORMATIVA

l’ha regalata, senza sapere niente di mio padre, di Pierino e Patacca. Era un gallo fiero e bello, assomigliava a un gallo comune come un cavallo da corsa assomiglia a un somarello. Non ho potuto mandare la cartolina a mio padre, se n’era già andato da molto tempo. Mi piace pensare che voli in un cielo lontano, in groppa al Gallo Cedrone della sua infanzia, magari insieme a quel Patacca che forse era un suo compagno di scuola, in un piccolo paese del Friuli. T. Buongiorno, Gli animali della mia vita, Fatatrac

ANALISI DEL TESTO 1

Questo è un racconto:

biografico.

autobiografico.

2

Chi scrive parla di:

se stessa.

di una bambina sua amica.

3

I personaggi del racconto sono:

realmente esistiti.

del tutto inventati.

comprensione DEL TESTO 4

Chi sono i protagonisti della storia?

5

A che cosa giocava la protagonista sul letto con il papà?

6

Come finiva quel gioco?

7

Con quale sinonimo sostituiresti il termine “ruzzolo”? Indica con X. Salto. Caduta. Spinta.

8

In che cosa era bravo il papà della protagonista?

9

Chi erano Pierino e Patacca?

10

a protagonista ha da ridire sul nome di Patacca. Perché? L Sottolinea solo le affermazioni vere. Era il nome adatto a un bambino pasticcione. Quel nome le faceva venire in mente una patata. Era il nome di un bambino finto, un po’ falso. Era un nome da gallo selvatico.

148


... E ORAe! tocca a m

VERIFICA FORMATIVA

11

hi, diversi anni dopo, ha regalato all’autrice una cartolina C con l’immagine del Gallo Cedrone?

12

’autrice afferma che il Gallo Cedrone somiglia a un gallo comune L come un cavallo da corsa somiglia a un asinello. Vuol dire che: gallo cedrone e gallo comune sono la stessa cosa. gallo cedrone e gallo comune sono della stessa famiglia, ma quello cedrone è molto più bello e fiero di quello comune. gallo cedrone e gallo comune sono animali come il cavallo e l’asino.

13

Con questo racconto, l’autrice ha voluto ricordare: come ha scoperto l’esistenza del gallo cedrone. il giorno in cui suo nipote le ha regalato la cartolina. l’affetto che la legava al suo papà.

com'è andata? Durante la lettura del brano: ho capito la storia senza difficoltà. ho avuto qualche difficoltà di comprensione. ho avuto molte difficoltà di comprensione. Se ho avuto difficoltà di comprensione: ho riletto con più attenzione. ho chiesto spiegazioni all’insegnante. ho proseguito nella lettura. o completato la parte di analisi H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà.

o completato la parte di comprensione H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà. S e ho incontrato qualche difficoltà, che cosa avrebbe potuto essermi di aiuto per superarla?

Quale parte del lavoro ti è sembrata più impegnativa? Analisi del testo: attività n° ................ Comprensione del testo: attività n°................

Come mi sento ALLA FINE del lavoro? soddisfatto/a potevo fare meglio non soddisfatto/a

149


i t s vi da

vicino! PRIMA

di ascoltare

NELLA BARCA

Fra poco ascolterai un racconto in cui sono inserite alcune descrizioni. Sulla base del titolo, quale sarà l’argomento del racconto? Scrivi le tue previsioni.

Chi o che cosa verrà descritto?

DURANTE l’ascolto

Facemmo sosta a un albergo dove trovammo ad attenderci il nipote di Peggotty. Era un ragazzone alto quasi due metri, con una testa bionda sulla quale era sistemato un cappello che mi sembrava una grossa bolla di catrame rappreso. Mi salutò con una forte stretta di mano, mi mise a cavalluccio sulle spalle e ci avviammo verso la casa del fratello di Peggotty. Io mi immaginavo una bella palazzina vicino al mare; invece, con mia grande sorpresa, Ham si arrestò nei pressi della spiaggia dove non si vedeva neppure l’ombra di una casa. C’era invece una grossa barca nera, in cima alla quale un tubo di ferro, che fungeva da camino, esalava una sottile striscia di fumo. La barca mi parve il palazzo di Aladino. All’interno tutto era molto pulito e ordinato: c’erano un tavolo, un orologio a cucù, un bell’armadio a cassetti, un vassoio da tè con sopra una Bibbia e, alle pareti, alcuni quadri che non mi stancavo mai di rimirare.

Mentre ascolti, verifica le tue previsioni. Poi indica con X. Qual è Ham? 1

150

2

Qual è l’interno della barca? 3

1

2


A poppa della barca, poi, c’era uno stanzino imbiancato a calce, nel quale avevano preparato il mio lettuccio. Sulla parete c’era uno specchietto con la cornice fatta di piccole conchiglie incollate e, sopra una tavola, un vaso di porcellana azzurra con un mazzetto di alghe infilato dentro come un mazzetto di fiori. Su tutto dominava un odore di pesce e di acqua marina: quell’aroma, per me nuovo, mi entrava nei polmoni, dandomi una sensazione piacevole. Fummo ricevuti da una donna con un grembiule bianco, molto garbata, e da una bellissima bambina che portava intorno al collo una collana di conchiglie azzurre. Poi venne il fratello di Peggotty, un uomo grande e grosso come tre orchi, ma con l’aria più bonaria del mondo. C. Dickens, David Copperfield, De Agostini

3

Che cosa viene descritto con i dati olfattivi? L’aroma del caffè. Il profumo dell’ambiente. La fragranza dei fiori.

DOPO

aver ascoltato Spiega con parole tue il significato delle seguenti espressioni sentite nel testo. Mi salutò con una forte stretta di mano. Mi mise a cavalluccio sulle spalle. Non si vedeva neppure l’ombra di una casa. La barca mi parve il palazzo di Aladino. Su tutto dominava un odore di pesce e di acqua marina. Un uomo grande e grosso, ma con l’aria più bonaria del mondo.

151


vistida

vicino!

UN REGALO ASSURDO!

COMPRE NDO il testo Quali emozioni prova il protagonista davanti al regalo? All’inizio

.

Alla fine Secondo te, perché questo regalo viene definito “assurdo”?

.

ul mindf

ness

Il protagonista del brano riceve E un pacchetto (B inaspettato e, preso dalla curiosità, si mette a scartarlo per scoprire che cosa contiene. Tra le righe si può percepire quanto sia forte il senso di aspettativa che si è creato in lui… Capita anche a te di aver fretta nel raggiungere un risultato? Oppure sei capace di avere pazienza? Racconta.

RE E S S E ) N

APPROFONDIMENTO IN GUIDA

152

Quella mattina il postino suonò alla porta e mi consegnò un pacchetto. Lo guardai con curiosità. Era piccolo, quadrato, e non pesava quasi niente. Che fosse il mio compleanno e non me lo ricordassi? Lo osservai attentamente. Era confezionato senza troppa cura, con un foglio di carta da pacchi, quella solita, marroncina, e uno spago fissato con un sigillo di ceralacca. Il mio nome era scritto con una grafia a me sconosciuta. Scartai il pacchetto e apparve una specie di scatola d’alluminio, senza nessun tipo di decorazione. Perfettamente cubica. A quanto pareva si apriva a metà, quindi tirai quella che poteva essere tanto la parte superiore che quella inferiore, visto che non c’era nessun particolare che lo indicasse. Sia il coperchio sia il contenitore vero e proprio erano pieni di una specie di cotone azzurro e, in mezzo a quella bambagia, c’era un piccolo cubo bianco, più o meno di tre centimetri di lato. Sembrava, a prima vista, fatto di polistirolo espanso, quella specie di alveare sintetico che si utilizza per imballare piccoli e grandi elettrodomestici. Nient’altro. Era semplicemente un cubo, una specie di dado troppo grande, ma tutto bianco, senza i puntini neri. Ed era proprio quello il dettaglio che mi sembrava strano. Era un regalo assurdo. M. A. Mendo, Un museo sinistro, Piemme

ANAL IZ ZO

il testo

Il regalo ricevuto dal protagonista viene descritto nei minimi particolari: individuali e completa la tabella. Elemento descritto Il pacchetto La scatola Il cubo

Particolari evidenziati


DESCRIVERE OGGETTI

LONDON EYE Ciao, io sono Ted, un ragazzino londinese di 12 anni. Una delle cose che amo di più è andare sul London Eye, la più grande ruota panoramica che sia mai stata costruita e che si trova su una riva del Tamigi. Sei sigillato in una delle trentadue capsule e, quando si chiudono le porte, il suono della città rimane fuori. Le capsule sono di vetro e acciaio e sono appese al bordo della ruota. Quando la ruota gira, le capsule sfruttano la forza di gravità per restare diritte. Ci vogliono trenta minuti per fare un giro completo. Nel punto più alto, mia sorella Kate dice che Londra sembra una città giocattolo e che le macchine sembrano palline di un abaco. Io penso che Londra sembra Londra e le macchine sembrano macchine, solo più piccole. La cosa più bella da guardare da lassù è il Tamigi. Puoi vedere come curva e si aggroviglia, mentre quando sei a terra pensi che sia diritto. La seconda cosa più bella da guardare sono i raggi e i tiranti d’acciaio della ruota, che è progettata come una gigantesca ruota di bicicletta nel cielo, sostenuta da un’enorme struttura a forma di A. A volte devi chiudere gli occhi, perché provi una strana sensazione che ti sale per l’esofago. Sei contento che il movimento sia lento e regolare. Poi la tua capsula arriva a terra e sei triste, perché non vuoi che il viaggio finisca. Ti piacerebbe restare lì e fare un altro giro, ma non è permesso.

vistida

vicino!

La descrizione può essere riferita a un OGGETTO, facendo “vedere” attraverso le parole le sue CARATTERISTICHE, il suo FUNZIONAMENTO, i suoi CAMBIAMENTI NEL TEMPO.

SCOPRO nuovi significati aggrovigliarsi: attorcigliarsi, avvolgersi

S. Dowd, Il mistero di London Eye, Uovonero

ANAL IZ ZO

il testo

Completa lo schema con i dati oggettivi che il testo fornisce del London Eye.

London Eye

Nel testo vengono descritte anche le impressioni del protagonista relative al London Eye e le sue emozioni quando vi sale. Sottolinea le espressioni che ti permettono di capirle. Secondo te, questo è un testo oggettivo o soggettivo?

153


A T S I T IO AR la descrizione nell'arte

Lo sfondo è .

Dentro il quadro

L’espressione “natura morta” può sembrare un controsenso, perché la natura, per sua definizione, è qualcosa di vivo; ma diventa “morta” quando la si toglie dal suo habitat: un fiore reciso, un frutto colto dall’albero… La bravura dell’artista consiste nel farci apparire come veri e vivi oggetti inanimati o esseri morti che vengono riprodotti con grande realismo. Sul tavolo ci sono oggetti di uso quotidiano .

Il tavolo è

Paul Cezanne, Natura morta con cipolle rosse, 1896-98

. Le cipolle . Che cosa ti fa pensare questo quadro?

Una parte del tavolo è coperta da .

PAUL CEZANNE (1839-1906) usa il colore per creare le forme; dipinge a macchia: ogni pennellata è una tessera di mosaico che, da sola, appare astratta, vicina alle altre rende visibile un oggetto. Nelle sue nature morte sono sempre rappresentati oggetti della quotidianità.

154

rendi alcuni oggetti che usi P abitualmente, appoggiali su un tavolo curando la loro disposizione; osservali con attenzione e prova a realizzare una natura morta.


DESCRIVERE ANIMALI

GIÙ PER IL PENDIO Fino a quel momento il lupacchiotto aveva vissuto su un terreno pianeggiante, senza mai provare quanto potesse far male una caduta. Non sapeva nemmeno che cosa fosse una caduta. Così avanzò audacemente, allungando una zampina nel vuoto. Le zampe posteriori si trovavano ancora sulla sporgenza rocciosa e il cucciolo cadde in avanti, a testa in giù. Batté forte il naso per terra ed emise un guaito di dolore. Poi iniziò a rotolare per il pendio facendo una capriola dietro l’altra. Era in preda al panico. Il lupacchiotto smise di guaire. Fortunatamente il pendio si fece meno ripido e, alla base, era coperto d’erba. Il cucciolo perse velocità. Quando finalmente si fermò, emise un guaito angosciato e poi un forte lamento. Poi, con grande naturalezza, quasi che nella sua vita gli fosse capitato già mille volte di doversi ripulire, iniziò a leccare via dal pelo l’argilla secca che gli era rimasta attaccata. Quando ebbe finito si sedette eretto e si guardò intorno, come potrebbe fare il primo uomo che atterrasse su Marte.

vistida

vicino!

La descrizione può riferirsi a un ANIMALE, presentato nel suo ASPETTO FISICO, nei suoi COMPORTAMENTI TIPICI, nei rapporti con i suoi simili o, se domestico, nei rapporti con l’uomo.

J. London, Zanna Bianca, Piemme Junior

ANAL IZ ZO

il testo

In questo brano non viene descritto l’aspetto fisico del lupacchiotto, ma i suoi movimenti e i suoi stati d’animo. Sottolinea le espressioni relative ai movimenti (dati dinamici) e al modo in cui vengono compiuti. Poi rispondi. Quali sono gli stati d’animo del lupacchiotto durante questa esperienza? Nelle ultime righe c’è un dato statico, accompagnato da una similitudine: qual è? Quale sensazione prevale in queste ultime due righe?

155


vistida

vicino! SCOPRO nuovi significati Scrivi il significato di queste parole o cercalo sul dizionario. Capace: Vibrante: Fulminea:

IL GECO Ogni sera, appena s’accende la luce, il geco che abita sotto le foglie sul muro si sposta sul vetro e resta immobile, come una lucertola al sole. La cosa più straordinaria sono le sue zampe, vere e proprie mani dalle dita morbide, tutte polpastrelli, che, premute contro il vetro, vi aderiscono con le loro minuscole ventose: le cinque dita si allargano come petali di fiorellini in un disegno infantile e, quando una zampa si muove, si raccolgono come un fiore che si chiude, per tornare poi a distendersi e a schiacciarsi contro il vetro, facendo apparire delle striature minutissime, simili a quelle delle impronte digitali. La coda aderisce al vetro solo con una striscia centrale, dove prendono origine gli anelli che la fasciano da una parte all’altra e ne fanno uno strumento robusto e ben difeso. Del capo sono visibili la gola capace e vibrante, e ai lati gli occhi sporgenti e senza palpebre. La gola è una superficie di sacco floscio che s’estende dalla punta del mento, dura e tutta scaglie come quella di un caimano, al ventre bianco. Il geco resta immobile per ore; quando un moscerino gli passa vicino, la lingua scatta e inghiotte, fulminea, capace di assumere ogni forma. I. Calvino, Palomar, Mondadori

ANAL IZ ZO

il testo

Individua e scrivi gli elementi della descrizione. Elemento descritto: Caratteristiche generali: Caratteristiche delle varie parti. Zampe: Coda: Gola: Occhi: L’autore ha utilizzato alcune similitudini per rendere la descrizione più “poetica”. Sottolineale, poi spiegale sul quaderno.

156


DESCRIVERE AMBIENTI

vistida

vicino!

La descrizione di un AMBIENTE può essere fatta secondo un ORDINE SPAZIALE (da destra a sinistra, dall’alto al basso, da vicino a lontano...), un ORDINE TEMPORALE (descrivendone i cambiamenti nel tempo), un ORDINE LOGICO (dal generale al particolare).

ARRIVO A DAR ES SALAAM Quando mi svegliai la mattina dopo, le macchine della nave erano ferme. Saltai giù dalla cuccetta e spiai attraverso l’oblò. Fu la mia prima visione di Dar Es Salaam e non l’ho mai dimenticata. Eravamo ancorati in mezzo a una vasta laguna increspata di color nerazzurro e, tutt’intorno alla laguna, c’erano spiagge di sabbia di un giallo pallido, quasi bianco. Le onde si rincorrevano sulla sabbia e sulle spiagge crescevano palme da cocco sormontate dal loro berrettino di foglie, alte e belle da togliere il respiro. Dietro c’era quella che a me parve una giungla, un grande intrico di alberi verde cupo. In un angolo c’era la piccola città di Dar Es Salaam, con le case bianche, gialle e rosa, e sulle case vidi il sottile campanile di una chiesa e la cupola di una moschea; lungo la riva c’era una fila di acacie macchiate di fiori scarlatti. Una flotta di canoe stava remando verso di noi per portarci a terra e gli uomini cantavano canzoni al ritmo dei remi. Da allora porto fotografata nella mente questa scena tropicale vista attraverso l’oblò. Per me tutto era meraviglioso e bellissimo, emozionante. Ero entusiasta di tutto. R. Dahl, In solitario. Diario di volo, Salani

ANAL IZ ZO

il testo

Questa descrizione è: soggettiva. oggettiva. Sottolinea di blu gli elementi che ti hanno permesso di dare questa risposta. Per descrivere l’ambiente, l’autore ha utilizzato degli indicatori spaziali: sottolineali di rosso.

COMPRE NDO il testo Rispondi a voce. Qual è il punto di osservazione scelto dall’autore per descrivere l’ambiente? Quale ambiente viene descritto? Quale espressione ti permette di localizzare questo ambiente?

157


vistida

vicino! COMPRE NDO il testo Rispondi a voce. Quale ordine viene seguito per descrivere l’ambiente? Qual è la caratteristica particolare di questo ambiente? Perché James contempla la sua cameretta con soddisfazione?

LA MANSARDA James, seduto sul bordo del letto, contemplò con soddisfazione la sua bella cameretta, comoda e confortevole. Le pareti e il soffitto erano inclinati in modo così bizzarro che proprio non si capiva come riuscissero a combinarsi per formare una stanza. Anche il pavimento era inclinato. Entrando nella stanza, a sinistra c’era il letto. Sopra il letto si trovava qualche mensola su cui James aveva sistemato i suoi libri, la collezione di fossili e di conchiglie e altre cose ancora, compresi i modellini di creta che aveva costruito a scuola. Nella parete di fronte all’entrata, faceva bella mostra di sé una cassapanca di legno massiccio che era stata sistemata proprio di fianco all’unica piccola finestra della stanza. Al centro della stanza si trovava una poltrona di pelle rossa accanto a un tavolino di legno scuro. Per guardare dalla finestra bisognava chinarsi un po’, ma il panorama era stupendo. P. Lively, Il fantasma di Thomas Kempe, Salani Editore

NELLO STUDIO

COMPRE NDO il testo

Entrando nello studio del professore chiunque si sentiva obbligato a fermarsi sulla soglia, per timore di non riuscire a trovare uno spazio necessario per camminare: il pavimento era invaso da montagne di libri! I libri occupavano ogni angolo dello studio come piante rampicanti, nascondevano la scrivania, si riposavano sulla poltrona e facevano capolino da ogni parte come spettatori curiosi. Eppure, la stanza non era in disordine, anzi: quelle torri di libri un po’ pericolanti, quei mille colori delle copertine, quei mucchi di riviste sparsi ovunque davano al luogo un’atmosfera calda e piacevole.

Che cosa ha utilizzato l’autore per rendere più efficace la descrizione dello studio? Rispondi sul quaderno.

P. Naldi

158

Ora descrivi sul quaderno un ambiente che conosci usando l’ordine espositivo che ritieni più opportuno.


DESCRIVERE PERSONE

NORMAN, UN “GRANDE” AMICO Se le facce sono la geografia dell’uomo, allora io sono un territorio piccolo e liscio senza troppe sorprese. Un campetto, ecco. Invece Norman è un meteorite che ha viaggiato attraverso le galassie e si è graffiato, sbriciolato e ammaccato prima di arrivare fino a noi. Ha rughe profonde come ventagli di carne attorno agli occhi. Le rughe sulla fronte si notano di più quando è abbronzato: sono bianche, ci potresti scrivere sopra tanto sono diritte. I capelli sono bianchissimi, la barba e i baffi anche. Gli occhi sono la sola cosa giovane dentro la sua faccia; è il colore che fa quell’effetto: sono azzurrissimi. Se io avessi gli occhi così, le bambine mi guarderebbero tutte e pazienza per i capelli marroni. Gli occhi contano di più. Invece, i miei sono marroni anche quelli. Sono tutto coordinato. Una sinfonia di banalità. La mamma dice di no, dice che gli occhi color ambra – lei li chiama così, suppongo per abbellirli – possono essere molto espressivi. Anche a Norman piacciono. Dice: – Da noi, in Inghilterra, gli occhi azzurri sono normali. Scuri sono rari.

vistida

vicino!

Nella descrizione di una PERSONA è importante mettere in evidenza gli ASPETTI PARTICOLARI, quelli che la caratterizzano maggiormente e che le danno qualcosa di speciale.

B. Masini, Amico d’estate, Edizioni EL

ANAL IZ ZO

il testo

Inserisci nello schema le caratteristiche fisiche di Norman e del ragazzo fornite dal testo.

Norman

Ragazzo

COMPRE NDO il testo Rispondi sul quaderno. Perché chi racconta paragona se stesso a un campetto e il suo amico a un meteorite? Perché il ragazzo si definisce “una sinfonia di banalità”?

159


vistida

vicino!

MATTIA Mattia non è brutto. Certo, non è neanche bello. Se solo mi ascoltasse un po’ di più… Vogliamo parlare di come si veste? E della testa sempre bassa? Gliel’ho detto mille volte: – Smettila di guardarti i piedi! Se almeno si liberasse della sua collezione di pantaloni di velluto… neanche mio padre li indosserebbe. E mio padre, in fatto di look, è messo male! Mattia è un tipo, nel senso che non è come gli altri. Se a scuola ci riunissero tutti in palestra per un’evacuazione, riuscirei a trovarlo in meno di cinque secondi. È colpa dei suoi capelli: sono una massa voluminosa e arruffata, come se tutta la sua originalità gli si fosse concentrata sulla testa. Mi ha confessato che ogni mattina, prima di uscire di casa, passa un sacco di tempo davanti allo specchio, cercando di addomesticarli. Me lo immagino: preciso com’è, tenterà di metterli a posto riccio per riccio. Purtroppo per lui, basta un filo di vento e un sobbalzo in bici e i suoi capelli si aggrovigliano più di prima. Lui nega, ma secondo me ha un antenato africano. I suoi non sono ricci normali. Lui ha delle molle animate, tutte diverse l’una dall’altra, ognuna con una propria personalità. Centinaia di spirali che ondeggiano a ogni suo passo, facendo quasi rumore. A. Pellai, B. Tamborini, Ammare, De Agostini

COMPRE NDO il testo

ANAL IZ ZO

Che cosa avranno voluto dire gli autori con queste due espressioni? Spiegale a voce. “Mattia non è brutto. Certo, non è neanche bello” “Mattia è un tipo, nel senso che non è come gli altri”

Nel brano vengono evidenziati due aspetti particolari di Mattia. Quali? Completa la tabella.

160

il testo

Aspetti particolari

Caratteristiche


TESTO DESCRITTIVO

vistida

vicino!

il TESTO DESCRITTIVO ha lo scopo di

è organizzato in modo

“far vedere” attraverso le parole la persona, l’animale, l’oggetto o l’ambiente di cui si parla in modo oggettivo

descrive in modo preciso e scientifico l’elemento di cui si parla

con linguaggio tecnico e termini specifici

soggettivo

descrive la realtà come viene percepita dall’autore, il suo punto di vista, le sue emozioni e le sue riflessioni

con linguaggio espressivo arricchito da dati sensoriali, figure retoriche, uso di aggettivi e sinonimi

• logico

l ’elemento è descritto dal generale al particolare o viceversa • spaziale si segue un percorso: dall’alto al basso, dal vicino a lontano, da destra a sinistra o viceversa • temporale s i evidenziano i cambiamenti avvenuti nel tempo

se inserito in un testo narrativo, il testo descrittivo: • fornisce al lettore caratteristiche precise dei personaggi, degli ambienti e delle situazioni presentate • stimola l’interesse del lettore e gli permette di “entrare” nella storia laboratorio di scrittura ● pag 83

161


vistida

vicino!

SCOPRO nuovi significati Sulla base delle informazioni fornite dal testo, delle tue conoscenze o con l’aiuto del dizionario, spiega il significato delle espressioni evidenziate.

COMPRE NDO il testo Rispondi a voce. Chi potrebbe essere Finally? Perché definisce il Maydala Express “un treno perfetto”? Guardando il treno dall’esterno, a che cosa lo paragona? Perché? Nella parte finale del brano viene messa a confronto una caratteristica della città con una della campagna. Quale?

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A BORDO DI UN TRENO FANTASTICO Il Maydala Express era un treno perfetto: lo si capiva alla prima occhiata. La locomotiva era nera, con bordature di legno e ottone. Le carrozze, con gli angoli smussati, erano eleganti e compatte. I finestrini erano tondeggianti, come lunghi oblò. A Finally fece venire in mente un drago di una certa età, ma ancora in gamba. Sul muso di ferro erano sistemati grandi fanali rotondi, simili a occhi, da cui partivano due paraurti d’ottone lavorato che si slanciavano all’indietro fino al primo dei vagoni, dove terminavano con un elegante svolazzo. Sembravano proprio i baffi di una creatura mitologica arrotati dal vento! L’interno era assolutamente delizioso. Lo spazio riservato ai passeggeri era occupato da ampi divanetti zebrati o in pelle scura. Sopra le teste dei viaggiatori c’era un lungo portabagagli d’ottone cromato e per terra una soffice moquette color crema. Tra i divani c’era un basso tavolino di marmo scuro, sorretto da quattro zampette di ferro battuto. Finally occupò la prima seduta libera che trovò e quasi gridò quando sprofondò nel cuscino. Sembrava ricolmo di piume, o di minuscole palline, che si assestavano intorno a lei per darle il massimo della comodità. Quel vagone era la casa dei suoi sogni!


vistida

vicino!

ANAL IZ ZO Si sentì un crepitio, poi dagli altoparlanti uscì una ronzante voce metallica che annunciò: – Signore e signori, è il macchinista che vi parla. Benvenuti a bordo. Siamo in partenza! Finally guardò la Stazione Grigia sparire oltre i finestrini, poi si immerse nell’immagine in continuo movimento della città. Sotto il cielo plumbeo scorrevano schiere di palazzi: un cinema, una scuola di ballo, un fioraio, una friggitoria, una ferramenta passarono fuori dal finestrino come tante cartoline. Poi i negozi si fecero più radi, i palazzi più vuoti, i passanti meno indaffarati. Le case adesso erano basse, con giardini poco curati. Il treno salì una ripida collinetta e Finally vide il grande fiume della Città Grigia con le chiatte cariche di container metallici, dirette verso il mare. Si lasciò rapire da ciò che vedeva, scoprendo un’altra cosa sorprendente: la Città Grigia, a un certo punto, finiva. Era normale che prima o poi la città terminasse, ma Finally non lo avrebbe creduto possibile finché non lo vide con i suoi occhi. I primi campi di terra marrone, i prati lunghi e piatti, delimitati da file di basse siepi ordinate e ovunque una nebbia leggera e bianchissima, così diversa dai fumi e dallo smog a cui lei era abituata. P. Baccalario, D. Morosinotto, Maydala Express, Piemme

il testo

In questo brano vengono descritti i seguenti elementi: individuali e scrivi le loro caratteristiche. Esterno del treno: Interno del treno: La città: Oltre la città: Indica con X e completa. L’ordine espositivo seguito è: logico. spaziale. temporale. Spiega i motivi della tua scelta.

Questa descrizione è: soggettiva. oggettiva. Sottolinea le espressioni che ti hanno permesso di dare questa risposta.

163


vistida

vicino! SCOPRO nuovi significati Sulla base delle informazioni fornite dal testo, delle tue conoscenze o con l’aiuto del dizionario, spiega il significato delle parole evidenziate.

COMPRE NDO il testo Rispondi a voce. L a prima sequenza del brano è una sequenza narrativa. Quali informazioni fornisce? Durante la passeggiata, che cosa attira l’attenzione del protagonista? Da che cosa rimane ipnotizzato? Perché rimane affascinato dalle azioni dei pinguini? Sulla base delle informazioni fornite dal testo, dove si potrebbe trovare questa località turistica?

164

PASSEGGIATA IN RIVA AL MARE La mia partenza era programmata per il giorno dopo, di buon mattino. La prenotazione sull’aliscafo era per le sette, pertanto, dopo aver preparato i bagagli, decisi di fare una passeggiata in riva al mare, prima di andare a consumare la mia ultima cena nella località turistica. Il porto è piccolo e può ospitare solo poche decine di barche da pesca e altre piccole imbarcazioni che, in quel giorno, dondolavano dolcemente all’ormeggio. L’aria era pervasa dagli stridii dei gabbiani, dal rumore delle vele che sbattevano e dall’odore del pesce. I colori accesi delle barche e delle case risaltavano al meglio contro il mare color zaffiro e il cielo azzurro. La mia attenzione, però, fu attirata dalle migliaia e migliaia di pesci che popolavano le fredde acque cristalline. Nuotando in sincronia, banchi di sardine tentavano di sfuggire ai predatori con un movimento a zig zag, oppure dividendosi e riunendosi a distanza di pochi secondi. Rimasi ipnotizzato dalle onde di luce che pulsavano nell’acqua ogni volta che il sole si rifletteva sul corpo iridescente dei pesci. Accanto alle antiquate pompe di benzina, una donna muscolosa stava pescando. Indossava un grembiule di cuoio e stivali di gomma e aveva un’espressione soddisfatta, benché, come notai, lavorasse a mani nude.


vistida

vicino!

Aveva i capelli coperti da una sciarpa marrone, il viso solcato da profonde rughe e segnato dalle intemperie. Accanto a lei c’erano tre barili di legno, pieni di sardine. I gabbiani si tuffavano e riemergevano in superficie stringendo nel becco sardine luccicanti, poi, con un’abile mossa, inghiottivano la preda. A godersi la loro porzione di pesce, nel porto c’erano anche due pinguini. Era affascinante osservarli filare veloci nell’acqua all’inseguimento delle prede. Serpeggiando, irrompevano nei banchi con sveltezza e agilità mozzafiato e afferravano al volo le sardine mentre si sparpagliavano davanti a loro. T. Michell, Storia del pinguino che tornò a nuotare, Garzanti

ANAL IZ ZO

il testo

Individua all’interno del brano le parti descrittive e indica con X i dati utilizzati dall’autore. 1a Descrizione dell’ambiente: viene descritto dati visivi. dati olfattivi. dati uditivi. 2a Descrizione di animali: vengono descritti dati visivi. dati olfattivi. dati uditivi. 3a Descrizione di persona: viene descritta dati visivi. dati olfattivi. dati uditivi.

dati gustativi.

attraverso: dati tattili.

dati di movimento.

dati gustativi.

attraverso: dati tattili.

dati di movimento.

dati gustativi.

attraverso: dati tattili.

dati di movimento.

dati gustativi.

attraverso: dati tattili.

dati di movimento.

dati gustativi.

attraverso: dati tattili.

dati di movimento.

Nella descrizione di questa persona viene messo in evidenza e viene descritto in modo particolare 4a Descrizione di animali: vengono descritti dati visivi. dati olfattivi. dati uditivi. 5a Descrizione di animali: vengono descritti dati visivi. dati olfattivi. dati uditivi.

Nel brano ci sono alcune espressioni che ci fanno capire le sensazioni dell’autore di fronte al paesaggio e che danno una connotazione soggettiva alla descrizione. Evidenziale e spiegale con parole tue.

165


vistida

vicino! ANAL IZ ZO

LA CASETTA il testo

Indica con X. L’ordine logico della descrizione procede: dal generale al particolare. dal particolare al generale. La descrizione è fatta: da un punto di vista mobile. da un punto di vista fisso. Nella descrizione prevalgono: dati statici. dati dinamici. La descrizione è: soggettiva. oggettiva. Sottolinea le espressioni che ti hanno permesso di rispondere.

Erano saltati in sella alle loro poltrone a pedali, con il fermo proposito di sgambettare per i boschi almeno un paio d’ore, ma dopo appena due curve trovarono qualcosa che li costrinse a fermarsi nuovamente. Davanti ai loro occhi sorgeva una casetta che sembrava uscita da una fiaba. Era un edificio basso, con le pareti dipinte di un bianco accecante, sulle quali crescevano ordinatamente fiori rampicanti. Intorno alla casetta correva una cancellata nera di ferro battuto che gettava un’ombra così netta sul prato davanti all’ingresso da sembrare quasi ricamata nell’erba con fili di seta blu. L’ultima volta che l’avevano vista, quella casa di pietra era cadente, come tutte le altre nel villaggio. Qualcuno doveva averla comprata durante l’inverno, qualcuno che aveva dipinto le pareti e sistemato il giardino. Attraverso le sbarre, Iole vide una signora elegante, con gli occhiali quadrati, seduta accanto a un cavalletto da pittore su cui troneggiava un’enorme tela. Sul tavolino davanti a lei c’era un fiore blu con un pistillo rosso corallo immerso in un vaso di vetro. Lo stesso fiore stava comparendo piano piano sulla tela, disegnato dal pennello veloce di quella donna bella come una dama di un quadro di cento anni fa. M. Dubini, Lo zio riciclatutto, Mondadori

166


vistida

... E ORA to

Come mi sento PRIMA di iniziare? tranquillo/a preoccupato/a

vicino!

cca a me!

Ritorno in Nepal

VERIFICA FORMATIVA

È la prima volta che torno in Nepal da quando, sette anni fa, sono stato adottato e sono arrivato in Italia. Io mi chiamo Amrit. Sull’aereo guardo giù per godermi il paesaggio. Vedo le montagne dell’Himalaya! Una vetta dopo l’altra, con le cime innevate, si susseguono fino a confondersi in un cielo lontano e un po’ violetto. Più a sud ci sono le colline della valle intorno a Kathmandu. Ci sono villaggi inerpicati sulle salite, strade rossastre e terrazzamenti coltivati. Qui in alto, come un uccello, vedo tante sfumature diverse dei colori della terra. Il verde tenero delle risaie e il verde intenso degli aranceti. Le tracce lasciate dai fiumi che si formano durante i monsoni e si snodano come enormi serpenti color nocciola tra i campi scuri. Il comandante riceve l’autorizzazione per atterrare e, dopo una frenata molto sportiva, siamo finalmente a Kathmandu. Ora, come dice il mio amico Ludovico, si tratta di gettarsi nella mischia. Prendiamo tre taxi. Secondo Franz i problemi dei taxi nepalesi sono tre: sono malandati, puzzano di benzina e non hanno le cinture di sicurezza. A volte perdono anche i pezzi: ogni tanto il taxista deve dare un colpo al cruscotto che si stacca o rimettere la leva del cambio al suo posto. I taxisti suonano il clacson in continuazione, quindi c’è sempre un gran rumore. Ma non è che siano prepotenti o arroganti: fanno così solo per avvertire che stanno arrivando. Qui c’è gente ovunque, anche in mezzo alla strada. Qualcuno rovista nella spazzatura, altri costruiscono case in mattoni, altri semplicemente chiacchierano. Vendono di tutto e chiedono l’elemosina. Non ci sono segnali stradali né semafori, ma vigili sì e anche molti soldati. Oltre alle persone si incontrano un sacco di animali: galline, mucche, cani randagi. E scimmie!

167 167


... E ORA

tocca a me!

VERIFICA FORMATIVA

Nei piccoli locali al pianterreno lungo le strade, e a volte anche sui marciapiedi polverosi, ci sono un sacco di attività. Oltre a negozi veri e propri, si trovano officine, laboratori, studi medici, bancarelle; tutti che lavorano all’aperto, noncuranti del traffico e della gente che passa. Le case sono di tutte le forme e di tutti i colori: alte, basse, in mattoni, a specchio, moderne, vecchie, scalcinate, diroccate, colorate, grigie, ancora in costruzione o abbandonate. E poi c’è la polvere che ricopre ogni cosa e la puzza dei gas di scarico delle macchine scassate e gli odori del cibo e della spazzatura lasciata ai bordi della strada. Insomma, c’è di tutto. I. Bembo, S. Cerrato, L’altra metà della mela, Rizzoli

ANALISI DEL TESTO 1

Nella prima parte del brano viene descritto il paesaggio che si vede dall’aereo. In questa descrizione vengono usate due similitudini. Quali sono e a chi si riferiscono?

2

Con quale ordine è organizzata questa descrizione? Ordine logico. Ordine spaziale. Ordine temporale.

3

Nella prima parte del brano ci sono anche due sequenze narrative. Di che cosa parlano?

comprensione DEL TESTO 4

Quali sensazioni trasmette la descrizione del paesaggio che si vede dall’aereo? Indica con una o più X. Agitazione. Calma. Fastidio. Ordine. Stupore. Solitudine.

5

Nella frase “Ora, come dice il mio amico Ludovico, si tratta di gettarsi nella mischia” che cosa significa l’espressione sottolineata?

168


... E ORAe! tocca a m

VERIFICA FORMATIVA

6

Quale delle seguenti affermazioni non si riferisce al comportamento dei taxisti di Kathmandu? Suonano molto spesso il clacson. Sono prepotenti e arroganti. Sono costretti a sistemare parti del veicolo. Avvisano le persone del loro passaggio.

7

“Qui c’è gente ovunque… e chiedono l’elemosina”. Qual è il livello di benessere della popolazione di Kathmandu? La qualità della vita è molto alta per tutti. Non a tutti è garantito il benessere. La qualità del benessere sta migliorando. Nessuno ha un livello di benessere accettabile.

8

Leggi con attenzione l’ultima descrizione del brano. Quali sensazioni ti trasmette? Indica con una o più X. Malinconia. Sconforto. Serenità. Disgusto. Sollievo. Confusione.

com'è andata? Durante la lettura del racconto: ho capito la storia senza difficoltà. ho avuto qualche difficoltà di comprensione. ho avuto molte difficoltà di comprensione. Se ho avuto difficoltà di comprensione: ho riletto con più attenzione. ho chiesto spiegazioni all’insegnante. ho proseguito nella lettura. o completato la parte di analisi H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà.

o completato la parte di comprensione H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà. Se ho incontrato qualche difficoltà, che cosa avrebbe potuto essermi di aiuto per superarla?

Quale parte del lavoro ti è sembrata più impegnativa? Analisi del testo: attività n° Comprensione del testo:

attività n°

Come mi sento ALLA FINE del lavoro? soddisfatta/o potevo fare meglio non soddisfatta/o

169


parole

per

e r a n sog PRIMA

di ascoltare

A che cosa ti fa pensare il titolo della poesia?

Quali parole credi di trovare nelle strofe che sentirai? Scrivile.

CURIOSITÀ

Sono curioso. Come Galileo che curiosando scoprì, in poche parole, che non era la terra a stare ferma ma era lei che girava intorno al sole. Sono curioso. Come Marco Polo che in Cina, in mezzo a un mare di persone, capì che non c’è una sola storia e raccontò tutto quanto nel Milione. Sono curioso. Come quel Meucci che senza fili riuscì a telefonare ed è anche grazie a lui se per Natale ho avuto in regalo il cellulare. Ho scoperto che fare il ficcanaso delle volte è un dono benedetto. Per gli inventori, i bambini e gli scienziati la curiosità non è mai un difetto. J. Carioli, S. M. L. Possentini

DURANTE l’ascolto

Mentre ascolti, cerchia le parole che hai scritto e che ritrovi nelle strofe. Sono: t ante. poche. Perché, secondo te?

170


DOPO

aver ascoltato Di che cosa parla questa poesia?

Che cosa vogliono mettere in evidenza le poetesse con questa poesia? L a curiosità può essere fastidiosa. L a curiosità può portare a dei risultati vantaggiosi. L a curiosità ci fa diventare dei ficcanaso. Tu sei un ragazzo curioso/ una ragazza curiosa? S ì.

N o.

In che modo esprimi la tua curiosità?

classe PERSONAGGI FAMOSI Nella poesia si presentano tre personaggi famosi piuttosto “curiosi”: Galileo Galilei, Marco Polo e Meucci. Scegline uno. F ai delle ricerche su chi era, in quale periodo storico Fai ha vissuto, che cosa ha fatto e che cosa ha scoperto. C Confronta onfronta i risultati della tua ricerca in classe.

Come reagiscono le persone che sono intorno a te alla tua curiosità? Racconta. Secondo te, quale messaggio ci vuole comunicare questa poesia?

Confronta la tua risposta con quella dei compagni e delle compagne.

171


parole

per

sognare

PENNA Sorella dei miei sogni compagna dei miei viaggi tramuti i suoni in segni che lasciano messaggi. Mi esprimo e tu mi spremi imprimi la mia impronta danzando con la mano un valzer che racconta. Sardina trasparente che ha lisca con inchiostro nel mare delle tasche per te c’è sempre posto C. Carminati

COMPRE NDO il testo Rispondi a voce. A che cosa viene paragonata la penna? Che cosa fa la penna per la poetessa?

COMPUTER Calcolatore, ordinatore, magica impronta della mia mano. Esploratore, scrittore, pittore, tocco vicino e lei muove lontano. Cinema, musica, mondo di eroi, io son la scimmia, il frutto sta in alto, di servitori più bravi di noi, non lo raggiungo nemmeno se salto. Ma con un pezzo di legno raggiungo frutti lontani di idee sconosciute. Questo è soltanto un bastone più lungo… È il mio computer! B. Tognolini

COMPRE NDO il testo Rispondi a voce. A che cosa viene paragonato il computer? Che cosa permette di fare? Perché il poeta dice che il computer è soltanto un bastone più lungo?

172

DE BA TE !

Sicuramente tu, i tuoi compagni e e le tue compagne avete provato a scrivere sia con la penna sia con la tastiera del computer. Aprite il dibattito e mettete in evidenza vantaggi e svantaggi della prima e della seconda. ì/no penna S

A Sì/no

TASTIER

APPROFONDIMENTO IN GUIDA


parole

per

sognare

QUELLA LÌ Ogni sera quella lì cena con noi apre la bocca e parla, parla, parla. Mentre noi, imbambolati, ruminiamo e stiamo attenti e muti ad ascoltarla. Senza neanche chiedere il permesso ci rovescia disgrazie dentro il piatto, poi ci spiega come essere vincenti perché lei lo sa il mondo com’è fatto. Per poterla vedere tutti quanti ci sediamo di fianco, come a scuola, mentre lei a capotavola imperversa e non ci lascia dire una parola. Ma forse per abitudine o per noia continuiamo ad accoglierla ogni sera e fatichiamo a capir la differenza fra la sua vita falsa e quella vera. Mi piacerebbe tanto che una volta prendessimo una bella decisione: facessimo finta che non c’è luce e cenassimo senza televisione! J. Carioli

SCOPRO nuovi significati imperversare: assumere comportamenti autoritari, imporre la propria volontà

COMPRE NDO il testo Rispondi a voce. Che cosa “racconta” questa poesia? Qual è l’atteggiamento dei protagonisti mentre “quella lì” parla e parla? Spiega con le tue parole il significato delle espressioni in grassetto. Nell’ultima strofa si propone una soluzione: quale? Quale messaggio trasmette questa poesia?

173


parole

per

sognare

TESTO POETICO

il testo poetico esprime sentimenti, emozioni e pensieri di chi scrive (il poeta)

è strutturato in strofe, divise in versi, che possono essere

con lo scopo di • emozionare • raccontare • descrivere

baciata: AABB

sciolti

alternata: ABAB

in rima

incrociata: ABBA

attraverso figure retoriche

similitudine: paragone tra due elementi diversi, ma con caratteristiche comuni metafora: trasferimento di significato da una parola all’altra personificazione: attribuzione a cose o ad animali di qualità o azioni umane anafora: ripetizione di una o più parole allitterazione: ripetizione di suoni uguali nomatopea: riproduzione di suoni o o rumori

174

laboratorio di scrittura ● pag 99


parole

PARAFRASI

SUL MOLO IL VENTO SOFFIA FORTE

per

sognare

Il LINGUAGGIO POETICO non è sempre facile da capire perché il poeta, spesso, usa termini di uso poco comune e struttura le frasi in modo non lineare. Per capire meglio il significato di una poesia è utile trasformarla in prosa, cioè fare la PARAFRASI.

Sul molo il vento soffia forte. Gli occhi hanno un calmo spettacolo di luce. Va una vela piegata, e nel silenzio la guida un uomo quasi orizzontale. Silenzioso vola dalla testa di un ragazzo un berretto, e tocca il mare come un pallone il cielo. Fiamma resta entro il freddo spettacolo di luce la sua testa arruffata. S. Penna

COMPRE NDO il testo Completa la parafrasi della poesia. Il vento soffia forte sul

.

Davanti agli occhi c’è un tranquillo Sul mare c’è una dal

inclinata sulle onde circondata e guidata da un

posizione quasi Un finisce in che vola nel La

pieno di luce. in

. vola via dalla testa di un

,

e galleggia come un . spettinata del ragazzo con i suoi

rossicci risalta in quel panorama pieno di luce.

175


parole

per

sognare

PARAFRASI

Il termine PARAFRASI deriva dal greco e significa “dire con altre parole”. È la trascrizione di una poesia in PROSA, con PAROLE PIÙ SEMPLICI e con FRASI STRUTTURATE in MODO LINEARE (soggetto, predicato, complementi). Ha lo scopo di facilitare la comprensione della poesia, ma perde il fascino del linguaggio poetico.

ANAL IZ ZO

il testo

Segui con attenzione le fasi per scrivere la parafrasi. Poi scrivi quella della poesia sul quaderno.

SERA D’ESTATE È sera. Tace il lamento del cuculo nel bosco. Piegano il capo il frumento e il papavero rosso. Nereggia il temporale sopra la collina. L’antico canto del grillo si spegne nel campo. G. Trakl

COME FARE UNA PArafrasi

1. leggi con attenzione la poesia, per capire il significato generale

2. scopri il significato delle parole che non conosci

4. trasforma le immagini particolari (similitudini, metafore, personificazioni) in espressioni comuni

5. struttura le frasi in modo lineare: soggetto, predicato, complemento 176

3. sostituisci le parole difficili con altre di uso comune

6. riscrivi il testo aggiungendo alcune parole per spiegare meglio, ma senza commenti personali


parolein

per

sognare

IL MIO GATTO Dorme il mio gatto – bianche zampe infilate sotto il mento. È una macchia grigia e soffice sopra il pavimento. Quando al sole sonnecchia è un tondo sasso caldo coperto di pelliccia. Il mio gatto pisola: non un baffo tremola non un pelo sventola morbidamente ronfola. Attenti a voi, topini! Lui sente il vostro odore anche mentre sogna e ha già acceso il motore. B. Esbensen

ANAL IZ ZO

il testo

Completa. La poesia è composta da

strofe.

Nella prima e nella seconda strofa ci sono due metafore: sottolineale e spiegale.

Ora scrivi a fianco la parafrasi della poesia.

177


parole

per

sognare

COMPRE NDO il testo Leggi la poesia MATTINO e rispondi sul quaderno. Quale ambiente viene descritto? Quali sono gli elementi del paesaggio? I colori usati per la descrizione sono chiari o scuri? Intensi o tenui? Quali sensazioni avverti mentre leggi?

IO

ARTISTA

Usa le informazioni fornite dal poeta e disegna il paesaggio descritto con la tecnica che preferisci.

MATTINO Una immensa distesa di vigne, ondata solo d’emergenti alberelli qua e là. E, qua e là, la macchia rosso bruna d’un tetto, accanto a quella biondiccia d’un pagliaio. Poi, lontano, una lunga fila d’esili pioppi frondosi contro il turchino pallido delle dolci colline. Il cielo è un bianco fulgore, appena appena annebbiato d’azzurro. D. Valeri

CHIARO DI LUNA Biscotto tondo, cornetto zuccherato, la luna sul mondo è un gioiello argentato. Passeggia tra le nuvole, scimmiotta il sole, approfittando della notte senza colore.

ANAL IZ ZO

il testo

C. Broutin

Leggi la poesia CHIARO DI LUNA, individua e completa. METAFORE La luna

178

PERSONIFICAZIONI


parole

per

NELL’ARIA DELLA SERA Gli alberi del giardino si stagliano nell’aria lieve della sera come se fossero dipinti sopra una seta fina; tutto è sonno, e la luna che si specchia nell’acqua del lago è esile come una barca in mezzo a un prato illuminato d’oro. T. Klingsor

sognare

SCOPRO nuovi significati stagliarsi: risaltare, vedersi molto bene lieve: leggera esile: sottile, leggero razzare: emettere o riflettere raggi luminosi

COMPRE NDO il testo Nella poesia NELL’ARIA DELLA SERA vengono descritti due “quadri”. Completa. Nel primo si descrivono

.

Nel secondo si descrive

.

Tra le due descrizioni c’è questo verso: “tutto è sonno”. Spiegalo con parole tue. Completa la parafrasi. Gli alberi e sembra che siano stati dipinti su . C’è talmente tanto silenzio che tutto pare . La luna e assomiglia

.

DOPO IL TEMPORALE Dopo il rimbombo nero e il verde scroscio il cielo s’apre a una gran pace azzurra; razzano i tetti, ed ogni pozza in terra è un soave, ridente, occhio di cielo. D. Valeri

ANAL IZ ZO

il testo

Sul quaderno, fai la parafrasi della poesia DOPO IL TEMPORALE.

179


parole

per

sognare

TESTO POETICO

L’HAIKU è un componimento poetico di origine giapponese. È formato da TRE VERSI soltanto, mai in rima. Di solito esprime EMOZIONI suscitate da ELEMENTI NATURALI molto semplici o la magia della quotidianità. Per scrivere un haiku bisogna sapersi guardare intorno, cogliere la MERAVIGLIA DELLE PICCOLE COSE che ci circondano e trasformarla in parole.

HAIKU Sul sentiero di montagna scorgo un non so che di grazioso, un fior di violetta. M. Basho

COMPRE NDO il testo Che cosa emoziona l’autore? Quale termine usa per definirlo?

Lungo la corda del pozzo si è avvolto un convolvolo: andrò a chiedere l’acqua a una vicina.

Silenzio: penetra la roccia il canto delle cicale. M. Basho

C. Fukuda

COMPRE NDO il testo Che cos’è il convolvolo?

COMPRE NDO il testo Quale stagione fotografa l’autore con questa immagine? Quali sono gli elementi che mette in contrasto?

Perché andare a chiedere l’acqua a una vicina? Quale sentimento suscita in te questo haiku?

180

Che cosa significa l’espressione “penetra la roccia” riferita al canto delle cicale?


HAIKU

ANAL IZ ZO

parole

per

sognare

il testo

Leggi questi haiku, guarda le immagini che li accompagnano e lasciati coinvolgere dalle atmosfere che suscitano.

Piccola crepa. Serve ben poco all’erba per stare bene.

Sogno battaglie. È piena di promesse la prima neve.

Così fiorita la poltrona è un giardino. Il mio rifugio. S. Geroldi

Ora prova a scrivere tu un haiku: puoi partire dall’osservazione di un’immagine o di una fotografia… e, con parole semplici, cercare di trasmettere l’emozione che ha suscitato in te. Puoi arricchire la tua composizione con aggettivi, similitudini e metafore.

181


parole

per

sognare

LE NUBI

Questa è una

È il mattino pieno di tempesta nel cuore dell’estate. Come bianchi fazzoletti d’addio viaggiano le nubi, il vento le scuote con le sue mani vaganti.

Le . sono paragonate a Quali sono le caratteristiche comuni ai due elementi?

P. Neruda

Questa è una . A che cosa viene attribuita una caratteristica

COMPRE NDO il testo

umana? Perché?

ANAL IZ ZO

Completa i riquadri della poesia LE NUBI.

GOCCIA DI RUGIADA

il testo

Quali sono le caratteristiche della poesia GOCCIA DI RUGIADA? Indica con più X. Poi completa. È breve, formata da tre versi. È formata da tre strofe. Parla di elementi della natura. Usa una similitudine. È in rima. Suscita emozioni. Questo componimento si chiama: .

182

Una goccia di rugiada come un diamante sopra una pietra. K. Bosha

.


parole

per

PARLAMI, AMICO Parlami, amico, ascolta ciò che dico. Se non mi parli il cielo resta tagliato in due, e le parole amare, mie e tue, poi diventano un mare che non sappiamo più attraversare. Ma se prima che tutto si rovini ci sediamo vicini e ne parliamo insieme, allora le parole sono un seme che poi diventa un albero, che poi diventa un bosco dove mi riconosci e io ti riconosco. Ascolti ciò che dico, ci pensi, e se ti piace tu ritorni mio amico. E questa qui è la pace.

sognare

RIFLETTO e DICO la MIA Che cos’è, per te, l’amicizia? Quali sono i gesti importanti che tu hai verso gli amici e le amiche? Che cosa hai fatto quando erano in difficoltà? Quando hai avuto tu delle difficoltà, chi ti ha teso una mano e in che modo?

B. Tognolini

COMPRE NDO il testo Spiega il significato dei seguenti versi della poesia. Se non mi parli il cielo resta tagliato in due:

Le parole amare diventano un mare:

Le parole sono un seme che poi diventa albero:

183


parole

per

sognare

ANAL IZ ZO

LA MANO È UN DONO

il testo

Leggi la poesia LA MANO È UN DONO e rispondi a voce. Da quante strofe è composta la poesia? Quanti versi ci sono in ogni strofa? Quale tipo di rima è stata usata? Sottolinea le metafore usate dal poeta e spiega il loro significato con parole tue.

R. Piumini

COMPRE NDO il testo

RIFLETTO e DICO la MIA

Quali differenze vengono messe in evidenza fra la mano aperta e la mano chiusa della poesia LA MANO È UN DONO?

Che cosa vuoi comunicare agli altri quando tieni le tue mani chiuse? Tenere la mano stretta a pugno non significa solo desiderio di far male, può esprimere anche altre emozioni. Che cosa vuoi comunicare con le mani aperte e tese verso l’altro?

LE CORTESIE Le cortesie più piccole – un fiore o un libro – piantano sorrisi come semi che germogliano nel buio. E. Dickinson

RIFLETTO e DICO la MIA Che cosa sono le “cortesie”? Quali altre cortesie possono far nascere sorrisi?

184

La mano chiusa è un pugno per un naso o un grugno, la mano aperta è un dono per saluto o perdono. Chiusa è una cosa dura di rabbia e di paura, aperta è una dolcezza di tocco e di carezza. La mano chiusa è un sasso per guerra o per sconquasso, la mano aperta è un fiore per amicizia e amore.


parole

per

sognare

ADDIO Mi volto e la mia casa si allontana, scompare poco a poco la mia terra al passo lento della carovana, al passo indemoniato della guerra. E dico addio agli amici, alla mia gente, agli alberi che incontro sul cammino, nel sacco quattro stracci e poco o niente, nel pugno della mano un sassolino. E dico addio al vento e alla sua danza mentre la notte si sorseggia il giorno: nel cuore una promessa di speranza, negli occhi il desiderio del ritorno. C. Marconi

COMPRE NDO il testo RIFLETTO e DICO la MIA Mentre leggevi questa poesia, quali immagini hanno preso forma davanti ai tuoi occhi? E quali emozioni hai avvertito dentro di te? Prova a ricordare un episodio in cui hai dovuto lasciare, anche se per breve tempo, i luoghi che ti sono cari. Come ti sentivi? Quali erano i tuoi pensieri? E le tue speranze?

Rispondi sul quaderno. Che cosa racconta questa poesia? Quale sentimento viene messo in evidenza? Questa poesia, oltre a emozionare, racconta un avvenimento. Quale? Chi potrebbe essere il protagonista? Quali sono i motivi che lo spingono ad abbandonare la sua terra? Che cosa porta con sé?

185


parole

per

sognare

COMPRE NDO il testo

NIENTE DA IMPARARE

Completa. Questa è una poesia che: descrive. racconta. denuncia.

Tu che disboschi l’Amazzonia intera e in auto non ti allacci la cintura.

Chi accusa? Chi è accusato? Di che cosa è accusato?

Tu che col cane, se nessuno vede, lasci la sua cacca sul marciapiede. Tu che butti la carta del gelato e dici a me che son maleducato. Tu che le regole le rispetta il fesso e che consumi tutto il mondo adesso. Tu che abbandoni il gatto a ferragosto per andare in vacanza ad ogni costo.

RIFLETTO e DICO la MIA Il disboscamento dell’Amazzonia, una foresta del Sud America, è uno dei grandi problemi del pianeta. Insieme alle compagne e ai compagni fai una ricerca su questo argomento.

186

Ti senti forte grande furbo e sveglio ma io da uomo sarò molto meglio perché anche se comandi e sai parlare io da te non ho niente da imparare. J. Carioli


I GRANDI POETI: GIACOMO LEOPARDI

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

parole

per

sognare

Passata è la tempesta: odo augelli far festa, e la gallina, sento tornata in su la via, che ripete il suo verso. Ecco il sereno l’azzurro rompe là da ponente, alla montagna; spunta sgombrasi la campagna, e chiaro nella valle il fiume appare. Ogni cor si rallegra, in ogni lato cuore, animo risorge il romorio mormorio, brusio torna il lavoro usato. solito L’artigiano a mirar l’umido cielo, con l’opra in man, cantando, lavoro fassi in su l’uscio... esce e l’erbaiuol rinnova venditore d’erbe di sentiero in sentiero il grido giornaliero. G. Leopardi

COMPRE NDO il testo Utilizzando le spiegazioni che trovi a fianco della poesia, scrivi la parafrasi.

187


parole

per

sognare

I GRANDI POETI: GIOVANNI PASCOLI

LA MIA SERA Il giorno fu pieno di lampi, ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. Nei campi c’è un breve gre gre di ranelle. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggiera. Nel giorno, che lampi! che scoppi! Che pace, la sera! Là, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo. Di tutto quel cupo tumulto, di tutta quell’aspra bufera, non resta che un dolce singulto nell’umida sera. G. Pascoli

COMPRE NDO il testo Completa la parafrasi utilizzando le parole che trovi a fianco alla poesia. con tanti lampi, ma ora arriveranno

Durante il giorno c’è stato il le stelle

. Nei campi si sente il gracidio delle

Le foglie dei

.

tremano al soffio di un

Di giorno lampi e

! La sera, la

Nel campo dove cantano le rane, scorre un

leggero. ! con un mormorio

. Di tutta la furia del

non resta che un lieve

ancora umida per la

.

188

nella sera

silenziose che tremano attraversa

ruscello singhiozzo


I GRANDI POETI: GIOSUÈ CARDUCCI SAN MARTINO

parole

per

sognare

si festeggia l’11 novembre, in pieno autunno.

SAN MARTINO La nebbia a gl’irti colli piovigginando sale, e sotto il maestrale urla e biancheggia il mar;

SCOPRO nuovi significati irto: ispido, spoglio, ripido maestrale: nome di un vento borgo: paese, villaggio spiedo: ferro per arrostire la carne esule: che va via, vagabondo

ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar.

COMPRE NDO il testo

Gira su’ ceppi accesi lo spiedo scoppiettando: sta il cacciator fischiando sull’uscio a rimirar

La nebbia, lasciando una pioggia leggera, sale verso

tra le rossastre nubi stormi d’uccelli neri, com’esuli pensieri, nel vespero migrar.

le strade del

G. Carducci

Ricorda: per una corretta parafrasi è importante mettere in ordine le varie parti della frase: soggetto, verbo e complementi. Completa la parafrasi seguendo queste indicazioni. , mentre il mare coperto di

le colline

infuria sotto il vento. L’aspro odore dei vini, che fermentano nei tini lungo , rallegra i cuori della gente.

Lo spiedo gira sul

, che scoppietta. sta sull’uscio di casa e fischia, mentre

Il osserva stormi di

che, nel cielo rosso del

, si allontanano come pensieri vagabondi.

189


... E ORA to

Come mi sento PRIMA di iniziare? tranquilla/o preoccupata/o

cca a me!

VERIFICA FORMATIVA

la farfalla Nell’attimo che libera la farfalla si leva il fiore l’ama e svelto batte nell’aria i petali per volare con lei. Ma duro stelo alla terra lo tiene. Il fiore è un aquilone col filo breve. R. Piumini

i mandorli A marzo, finita la pioggia, il cielo è un ghiacciolo alla menta. Sulla collina fresca si aprono i mandorli come ombrelli bianchi. S. Vecchini, M. Marcolin

ANALISI DEL TESTO 1

Completa. La poesia LA FARFALLA è composta da strofe. La prima strofa è composta da versi; la seconda è composta da La poesia non è ma . “Il fiore l’ama” è una . “Il fiore è un aquilone” è una .

versi.

2

Nella poesia I MANDORLI c’è una metafora. Sottolineala e spiegane il significato.

3

C’è anche una similitudine. Sottolineala e spiegane il significato.

190


... E ORAe! tocca a m

VERIFICA FORMATIVA

comprensione DEL TESTO 4

Quale sensazione comunicano i primi due versi della poesia LA FARFALLA? Indica con una o più X. Coraggio. Leggerezza. Libertà. Allontanamento.

5

Che cosa vorrebbe fare il fiore? Perché non lo può fare?

6

Il poeta accosta l’immagine del fiore a quella dell’aquilone. Quali sono le somiglianze? Quali sono, invece, le differenze?

7

Quale sensazione comunicano i primi due versi della poesia I MANDORLI? Indica con una o più X. Rinascita. Freschezza. Tristezza. Serenità.

8

Racconta i tuoi pensieri durante la lettura delle due poesie.

com'è andata? Durante la lettura delle poesie: ho capito l’argomento senza difficoltà. ho avuto qualche difficoltà di comprensione. ho avuto molte difficoltà di comprensione. Se ho avuto difficoltà di comprensione: ho riletto con più attenzione. ho chiesto spiegazioni all’insegnante. ho proseguito nella lettura. Ho completato la parte di analisi del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà.

Ho completato la parte di comprensione del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà. Se ho incontrato qualche difficoltà, che cosa avrebbe potuto essermi di aiuto per superarla?

Quale parte del lavoro ti è sembrata più impegnativa? Analisi del testo: attività n° ................ Comprensione del testo: attività n°................

Come mi sento ALLA FINE del lavoro? soddisfatta/o potevo fare meglio non soddisfatta/o

191


AtELiEr delle

stagioni

PROFUMO D’ATTESA 16 marzo Dindondan, dindondan! No, caro diario, non è un saluto turco o giapponese, ma un suono di campane: è arrivata la primavera. Per la verità, la primavera comincia il 21 marzo, dicono gli esperti, ma io la sento oggi. Fa ancora piuttosto freddo, però c’è in giro un’aria, come dire, discola e arzilla. Dicono che marzo è pazzo. A me non pare. A me non sembra pazzo, ma solo vivo. Ti piace la parola “discola”? L’ho imparata da papà l’altro giorno: così lo chiamava un suo zio quando era piccolo, e vuol dire una specie di birbante, monello, eccetera. Non credo che papà fosse molto birbante, da piccolo. Forse era solo un bambino un po’ nervoso, come qualche volta è anche adesso. Cioè, adesso non è un bambino nervoso, ma un grande nervoso. Ti piace la parola “arzilla”? Ma non sono sicura che “arzilla” vada bene. Vado a chiederlo a Sua Eccellenza l’Onorevole Signor Dottor Vocabolario, aspetta... No, non va bene: “arzilla” si dice di “vecchietta allegra e vivace”. L’aria di questi giorni non è un’aria vecchietta, ma un’aria bambina. C’è un profumo che non è un profumo di qualcosa, ma una specie di profumo d’attesa. R. Piumini, Diario di primavera, Einaudi

192

Rispondi sul quaderno. Secondo l’autrice, com’è il mese di marzo? Com’è l’aria in quella giornata? Perché non gli piace la definizione “arzilla”? L’autrice come definisce l’aria di primavera? E tu come la definiresti?


AtELiEr delle

stagioni

IL CONIGLIETTO DI PASQUA Secondo una tradizione nata in Inghilterra, per la festività della Pasqua è un coniglio fantastico a portare i doni ai bambini. La storia del coniglietto pasquale, Easter bunny, giunge da una vecchia leggenda. Tanto tempo fa in un piccolo villaggio in Inghilterra, le mamme non avevano denaro per comprare dei regali di Pasqua ai loro bambini. Esse però non volevano che i loro figli restassero senza regali in quella giornata di festa, quindi ebbero un’idea. Dipinsero delle uova sode (boiled eggs) con dei bei disegni e, all’alba quando i loro figli ancora dormivano, le nascosero nel bosco vicino al villaggio. Quando i bambini andarono a giocare nel bosco il giorno di Pasqua (Easter day), videro le uova (eggs) e ne furono felici, ma anche sorpresi. Chi aveva nascosto le uova tra i cespugli (bushes) del bosco? Mentre stavano lì a guardarsi intorno, a un tratto, un coniglietto (bunny) sbucò fuori da un mucchio di uova e i bambini iniziarono a gridare: – È stato lui, è stato il coniglietto a nascondere le uova per noi! Tutti felici raccolsero le uova e le portarono a casa. Avevano ricevuto i regali per la Pasqua e tutto grazie al coniglietto, che, da allora si chiama “coniglietto di Pasqua”.

Rispondi a voce. ove è nata la leggenda D del coniglietto di Pasqua?

uali regali fanno le Q mamme ai bambini?

Dove li nascondono?

G. Favaro, Amici venuti da lontano, Nicola Milano

CLIL Look and match.

The bunny is in the bushes.

Mothers decorate boiled eggs.

Children collect colored eggs.

193


AtELiEr delle

stagioni

D’ESTATE Le cavallette sole sorridono in mezzo alla gramigna gialla. I moscerini danzano al sole trema uno stelo sotto una farfalla. G. Pascoli

L eggi la poesia e scrivi accanto di quale figura retorica si tratta: personificazione, similitudine e metafora.

ATMOSFERE D’ESTATE Il mare di silenzio del mattino si ruppe in un mormorio di canti di uccelli. Sul bordo della strada i fiori erano tutti felici e l’oro del sole si spargeva attraverso una schiarita di nubi. R. Tagore

Da che cosa è rotto il silenzio del mattino? che cosa viene paragonato quel silenzio A dal poeta? uale figura retorica ha usato il poeta Q nel primo verso? Quale nel quinto verso?

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AtELiEr delle

stagioni

IOARTISTA

AL MARE È un giorno di sole e di luce così accecante che tengo gli occhi chiusi. L’aria profuma di mare. Di onde e di pesce. È ancora presto per i villeggianti. Solo qualche ombrellone è aperto e mostra il suo cappello a cerchi concentrici rossi e gialli. Due o tre barchette di legno sono rovesciate sul fianco, a metà spiaggia. Le vacanze in questo piccolo villaggio di pescatori sono impagabili. Pochi turisti, poco chiasso anche in spiaggia. È rilassante camminare a piedi nudi con l’acqua fino alle caviglie e osservare branchi di piccoli pesci quasi trasparenti che guizzano veloci e che spariscono altrettanto velocemente di come sono apparsi e un granchietto seminascosto tra la sabbia che si sposta in obliquo davanti ai miei occhi. Più lontano una bambina dai capelli chiari, tutta concentrata, raccoglie conchiglie. I gabbiani mi sfiorano, stridono, si posano in equilibrio sulle onde e dondolano su e giù in mezzo al mare. S. Colloredo, Per non perdere il filo, Edizioni EL

Cerca sassi di diverse forme e dimensioni, che abbiano la superficie liscia. Poi dipingili con le tempere, lascia asciugare e concludi con una vernice di finitura. Puoi realizzare animali, oggetti, volti... da usare come simpatici fermacarte, pedine per giocare... e ricordarti dei bei giorni d’estate!

La descrizione è: oggettiva. soggettiva. Per la descrizione sono stati usati dati: visivi e olfattivi. visivi, uditivi e olfattivi.

195


e r t s e n fi sul mondo PRIMA

di ascoltare

Che cosa ti fa pensare il titolo di questo testo? Spiegalo brevemente.

Su quale tipo di rivista potrebbe essere stato pubblicato?

Quali parole, secondo te, potrebbe contenere il testo che ascolterai? Scrivine alcune.

DURANTE l’ascolto

Verifica quali parole, tra quelle scelte da te, sono state usate dall’autore del testo.

196

TUTANKHAMON EXTRATERRESTRE? Ecco un vero paradosso della Storia: un faraone bambino sale al trono a nove anni e muore meno che ventenne (era circa il 1318 a.C.), non combatte nemmeno una battaglia e non fa costruire grandi templi, eppure è famoso come Napoleone. La fama del figlio di Akhenaton si deve a due fatti. O meglio, a un fatto e a molte ipotesi. Il fatto è la scoperta della sua tomba intatta, nel 1922, da parte dell’egittologo inglese Howard Carter. Se Tut (come lo chiamano amichevolmente gli studiosi) è così celebre si deve soprattutto al tesoro estratto dalla sua camera sepolcrale. Tra gli oggetti più enigmatici di quel tesoro c’è un pugnale in ferro (nell’antico Egitto un metallo raro, più prezioso dell’oro) infilato tra le bende della mummia. Secondo una recente indagine scientifica fu forgiato con ferro ricavato da un meteorite. La scoperta si deve a una équipe italo-egiziana che ha sottoposto il reperto ai raggi X.

SCOPRO nuovi significati paradosso: affermazione che per il suo contenuto o per il modo in cui è scritta sembra non verosimile o contraria all’opinione comune


DOPO

aver ascoltato

L’ipotesi avanzata dal gruppo di lavoro di Francesco Porcelli, fisico del Politecnico di Torino, è che la lama fosse stata ricavata dal minerale fuso rimasto dopo un impatto meteoritico: un evento registrato anche nei papiri dell’epoca, dove si legge di un “ferro caduto dal cielo”. L’idea di analizzare il ferro è venuta dopo che, nel 2010, nel deserto egiziano è stato individuato un raro cratere da impatto, di medie dimensioni. Il responso è stato chiaro: il ferro della lama contiene nichel al 10% e cobalto allo 0,6%, ossia le concentrazioni tipiche dei meteoriti. Il coltello è davvero “extraterrestre”. Focus Storia

erché, secondo l’autore, P il fatto che Tutankhamon sia diventato famoso è un paradosso?

che cosa si deve la fama A del faraone Tutankhamon?

Perché nell’antico Egitto il ferro era considerato più prezioso dell’oro?

a dove sembra provenire D il ferro con cui è stato forgiato il pugnale di Tutankhamon?

197


finestrsule mondo

IL SIGNORE DELL’APPENNINO È il signore dell’Appennino e il suo ruolo nel folklore e nella cultura appenninica è leggendario. Predatore naturale dei grandi erbivori, il lupo visse, rispettato dall’uomo e rispettoso dell’uomo, nelle zone vicine ai suoi insediamenti. Quando l’uomo divenne pastore e agricoltore, distrusse pezzi di foresta per avere più pascoli e terra da coltivare e si prese parte degli animali che vivevano allo stato selvatico. Il lupo, per sfamarsi, fu costretto ad aggredire le bestie diventate proprietà dell’uomo, che erano anche più facili da catturare e più numerose di quelle selvatiche. Fu così che l’antico patto di rispetto tra l’uomo e il lupo si ruppe e boschi e montagne assistettero alla caccia spietata che l’uomo scatenò contro il lupo. Caccia con tagliole, fucili speciali pensati per uccidere i lupi (le lupare), taglie, cioè premi in denaro per chi lo uccideva, ridussero fortemente il numero di lupi, mettendoli a rischio di estinzione. Il lupo però ha sempre resistito ed è sopravvissuto. E questo grazie solo alla sua prodigiosa adattabilità, alla sua intelligenza strategica, ai suoi sensi sviluppatissimi, alla geniale organizzazione sociale del branco. G. Quarenghi, Otto meraviglie. Guida ai parchi dell’Umbria, Giunti

COMPRE NDO il testo Completa. Il lupo vive sulle

.

Ha sempre saputo convivere con

.

Quando l’uomo è diventato pastore e agricoltore ha distrutto l’habitat del lupo, costringendolo a

.

Si è interrotto così ed è iniziata

.

In questo modo il lupo è stato messo a rischio Il lupo ha saputo resistere ed è sopravvissuto grazie .

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SCRIVERE PER INFORMARE

finestrsule mondo

: hanno lo scopo di facilitare la comprensione del testo

Il TESTO INFORMATIVO ha lo scopo di INFORMARE, SPIEGARE e far APPRENDERE. Di solito, è strutturato così: ha un titolo, anche con un sottotitolo; è diviso in paragrafi, suddivisi in capoversi; ha le parole chiave evidenziate; talvolta riporta schemi, disegni, foto, didascalie e grafici.

ANAL IZ ZO

il testo

Leggi il brano e i riquadri. Poi inserisci i termini al posto giusto. sottotitolo • capoverso • titolo • paragrafi • parole chiave • foto, schemi, grafici

LA VITA DEI GRECI

: presenta l’argomento generale :

Uno sguardo nel passato della Grecia antica, alla scoperta della quotidianità ellenica.

aggiunge qualche informazione al titolo

LA CASA

Le case dei Greci più poveri erano costruzioni piuttosto semplici, in mattoni d’argilla e con i pavimenti in terra battuta. Quelle delle persone più benestanti erano invece più ampie e divise in due zone, una delle quali, il gineceo, era destinata alle donne. Al centro avevano un cortile sul quale si aprivano le camere. Le finestre erano poche e piccole, per non disperdere il calore; non si usavano i vetri e venivano chiuse con imposte di legno.

: trattano aspetti particolari dell’argomento generale : parte più piccola in cui è diviso un paragrafo; contiene informazioni più dettagliate : parole evidenziate per richiamare su di esse l’attenzione del lettore

199


finestrsule mondo

TESTO INFORMATIVO

il testo informativo

si distingue in

ha lo scopo di attraverso

testo continuo: informa e spiega solo attraverso la parola scritta

testo non continuo: dà informazioni solo attraverso tabelle, grafici, fotografie…

dare informazioni su eventi, esperienze e fenomeni

un linguaggio oggettivo, chiaro, che fa uso di: • termini specifici • connettivi logici e temporali è organizzato in

testo misto: utilizza sia la parola sia le immagini, i grafici…

ordine logico: l’argomento è presentato partendo dalle informazioni generali, per poi passare a quelle più specifiche ordine causale: l’argomento è presentato evidenziando i rapporti di causa-effetto all’interno delle informazioni ordine cronologico: le informazioni sono presentate in ordine di tempo

200

laboratorio di scrittura ● pag 108


SCRIVERE PER INFORMARE

ATTENZIONE AI DECIBEL L’inquinamento da rumore, un problema del nostro mondo moderno. Perché e quando.

IL TROPPO RUMORE FA MALE

finestrsule mondo

Il testo informativo utilizza un LINGUAGGIO OGGETTIVO e CHIARO; fa uso di TERMINI SPECIFICI e CONNETTIVI logici e temporali.

Aerei che decollano, sirene di ambulanze in corsa, clacson nel traffico cittadino, martelli pneumatici al lavoro, moto, treni, metropolitane. Per chi abita in città, spesso le ore della giornata trascorrono in mezzo a suoni assordanti che provocano danni al nostro apparato uditivo.

LA SCALA DEI RUMORI Appositi strumenti rilevano i rumori e li misurano in decibel (db): il fruscio delle foglie in un bosco raggiunge valori di circa 20 db, le voci di due persone che parlano tranquillamente 40 db, la musica di una discoteca può arrivare a 120 db.

I DANNI CAUSATI DAL RUMORE Come reagiscono le nostre orecchie ai diversi rumori? L’orecchio umano percepisce senza danno rumori fino a 60 db, ma oltre la soglia di rischio, individuata intorno agli 80 db, i rumori diventano sgradevoli e dannosi. I danni da rumore possono essere diversi. Possiamo percepire solo un fastidio, che si manifesta con ansia, insonnia, stress, oppure avvertire una diminuzione della capacità lavorativa e della capacità di apprendimento; nei casi più gravi, possiamo subire lesioni all’orecchio che provocano la riduzione o, in casi limite, la perdita dell’udito.

RUMORI CHE INQUINANO Quando il rumore supera abitualmente la soglia degli 80 db, si può parlare di inquinamento acustico. L’inquinamento acustico è ormai comune in alcuni luoghi di lavoro, come fabbriche e cantieri, dove si impiegano macchinari molto rumorosi, in città per il traffico continuo, sulle autostrade, negli aeroporti.

ANAL IZ ZO

il testo

Completa. Quello presentato in questa pagina è un testo informativo di tipo: continuo. non continuo. misto. Quale argomento generale tratta?

Il sottotitolo che cosa ci fa capire?

uali sono i titoli dei paragrafi? Q Sottolineali. Che cosa sono le parole scritte in rosso?

lcune di esse sono anche termini A specifici: quali? Cerchiale.

201


finestrsule mondo

TESTO INFORMATIVO

ANIMALI DOMESTICI IN ITALIA

Nel testo informativo sono spesso presenti SCHEMI e GRAFICI che, con la loro concretezza e l’immediata leggibilità, aiutano a COMPRENDERE MEGLIO le informazioni e il messaggio contenuto nel testo.

SU 100 ITALIANI 4% tre animali

7,40% più di tre animali

Cani, gatti, uccelli, criceti, tartarughe, pesci. Sono ormai più di 60 milioni gli animali domestici che vivono nelle nostre case, componenti della famiglia a tutti gli effetti. Per loro facciamo sacrifici e siamo disposti anche a spendere di più, pur di avere il meglio. Ma quali sono gli animali domestici in Italia? E quante sono le famiglie italiane che hanno un animale in casa? Ecco i dati del 2016 redatti dall’istituto di ricerca Eurispes. GLI ITALIANI CON GLI ANIMALI, HANNO: 56,60% non ha animali

9,50%

70 60 50

due animali

22,50%

40

un animale

30 20 10 0

ANAL IZ ZO

il testo

Quello presentato in questa pagina è un testo informativo di tipo: continuo. non continuo. misto. Quali informazioni puoi ricavare dal primo grafico? E dal secondo?

gatti pesci e uccellini conigli animali tartarughe e criceti esotici

Ma se il numero di animali da compagnia, di per sé, è già un indice dell’amore degli italiani e delle italiane verso i piccoli amici domestici, ci sono anche altri dati che lo confermano. Qualunque sia il “cucciolo di casa”, l’atteggiamento dei proprietari non cambia: per crescerli e nutrirli nel modo giusto gli italiani non esitano a spendere di più. Quanto? Dall’indagine Eurispes emerge che per dare da mangiare, tenere pulito e curare l’aspetto del proprio animale la maggioranza dei proprietari spende intorno ai 50 euro mensili. Repubblica.it

202

cani


STORIA DELLA

@

La chiocciola, che si usa per spedire la posta elettronica con il computer, è un simbolo che viene da molto lontano nel tempo: addirittura dall’antica Roma. Anticamente era formata da due lettere, ad, che significavano “verso” o “vicino a”. Intorno al 700 d.C., le lettere a e d si sono fuse insieme e l’asta della d si è allungata e piegata per avvolgere la compagna che le stava dietro: @, appunto. Per molti secoli, questo segno è stato utilizzato da poche persone, dai commercianti di Venezia per esempio. Poi, con l’arrivo di internet, la @ si è imposta dappertutto e ha cominciato a fare il giro del mondo alla velocità della luce. In Italia si chiama chiocciola, perché ricorda il guscio della chiocciola. In altri Paesi del mondo prende altri nomi.

finestrsule mondo

COMPRE NDO il testo Completa. Il simbolo @ arriva dall’antica

,

dove, per dire “verso”, scrivevano

.

Con il tempo le due lettere,

e

, si sono tra loro e sono diventate

.

Questo simbolo, per molto tempo, è stato usato dai veneziani. Ora, con l’arrivo di fa il giro del della

, alla velocità

.

Insieme si può, Cetem

In Grecia viene chiamata PAPAKI, paperella.

In Russia è il SOBAKI, il cagnolino.

In Norvegia è una KANEC-BOLLE, una girella alla cannella.

In Cina la chiamano HUA-A, cioè una a in fiore.

In Olanda è una APESTAART, una coda di scimmia.

In Svezia è la SNABEL-A, cioè la proboscide dell’elefante.

203


finestrsule mondo

IL RUGBY COMPRE NDO il testo Di quale argomento parla il testo? Dove è nato questo sport? Quando? Come?

Rispetto al calcio, quali sono le differenze sostanziali?

Che cos’è il “Sei Nazioni”?

Quali Paesi vi partecipano?

204

Tutto cominciò nel 1823, nella cittadina inglese di Rugby, durante una partita di calcio. Uno studente irlandese, tale William Webb Ellis, stufo di tirar calci, a un certo punto, in barba alle regole calcistiche, strinse il pallone tra le mani e cominciò a correre verso la porta avversaria per fare gol. Gli avversari, increduli e arrabbiati, tentarono di fermarlo: chi gli si buttava addosso, chi gli correva dietro... e William che cercava in tutti i modi di schivarli. Fu così che nacque il rugby, che prese il nome dalla cittadina dalla quale ebbe inizio. Un secolo dopo circa, negli anni Venti del XX secolo, il rugby prese piede anche in Italia. Deve essere andata più o meno così: un giorno, un ragazzo si presenta su un campo di calcio con in mano una palla ovale e dice ai giocatori impegnati in una partita di calcio: – Ragazzi, buttate via quella palla tonda. Giocate con questa. Con questa sì, che ci si diverte! In effetti, una delle tante differenze del rugby con gli altri sport che si giocano con una palla, è quella di essere giocato con una palla non tonda, ma ovale, che rimbalza come impazzita di qua e di là. Un’altra differenza sostanziale con il gioco del calcio è quella per cui la palla può essere toccata con le mani, oltre che con tutte le altre parti del corpo.


finestrsule mondo Inoltre, il gol nel rugby si chiama “meta” e viene realizzata quando uno dei giocatori porta la palla oltre la linea di fondo della metà campo avversaria. Ma attenzione! La palla ovale può essere passata ai compagni di squadra, e quindi portata in meta, solo attraverso passaggi all’indietro, mai in avanti. Che strano, vero? Andare avanti solo passando indietro. Sembra un gioco di parole, invece è una delle regole di questo sport entusiasmante, che ha milioni di appassionati in tutto il mondo. Ci sono diversi tornei internazionali di rugby. Uno dei più famosi è il “Sei Nazioni”, che si disputa ogni anno a febbraio e al quale partecipano Inghilterra, Galles, Irlanda, Scozia, Francia e Italia. L’Italia vi è stata ammessa da pochi anni e quasi sempre si piazza all’ultimo posto, meritando il cucchiaio di legno, che è il premio simbolico per l’ultimo classificato. Ma essere considerati tra le sei Nazioni più forti d’Europa e poterci finalmente misurare con Paesi dove il rugby è nato, è qualcosa che ci riempie d’orgoglio.

classe SI GIOCA... CON LA PALLA! Dividetevi in cinque gruppi. Ognuno ricercherà le informazioni principali sui giochi di squadra che utilizzano la palla. Completate la tabella, esponete le vostre conoscenze, poi create un cartellone da appendere in classe.

punto CALCIO BASKET PALLAVOLO RUGBY PALLANUOTO

numero giocatori

durata della partita

dimensione del campo

luogo di nascita

gol o rete

205


finestrsule mondo

TESTO INFORMATIVO

La PUBBLICITÀ, per raggiungere più facilmente il pubblico e convincerlo della qualità del prodotto presentato, si serve di testi informativi, in cui il messaggio è trasmesso attraverso SLOGAN BREVI ED EFFICACI, accompagnati da IMMAGINI D’EFFETTO.

LA PUBBLICITÀ

IO MUSICISTA La pubblicità, per richiamare alla mente il prodotto che sponsorizza, fa uso di musiche e jingle che si ricordano facilmente, spesso accompagnati da frasi in rima che si imparano in fretta. Provate, in classe, a inventare una pubblicità che sponsorizzi la vostra scuola, inventando un breve testo e accompagnandolo con una piacevole musichetta di vostra invenzione.

206

La pubblicità ha origini remote. Già nell’antica Roma se ne faceva uso, in qualche modo. Basta dire che a Pompei sono state ritrovate tracce di iscrizioni murali che propagandavano il nome di un candidato politico e tavolette incise che riproducevano il lavoro e i prodotti degli artigiani locali. Se fossimo vissuti nel Medioevo, invece, ci saremmo facilmente imbattuti in uno dei tanti banditori che richiamavano l’attenzione della gente verso sagre, mercati, fiere. Con la nascita dei primi giornali, tra Sei e Settecento, compaiono le inserzioni pubblicitarie su carta stampata.

INDUSTRIA E RÉCLAME

È solo alla fine dell’Ottocento, in seguito alle trasformazioni portate dallo sviluppo industriale, che la pubblicità su giornali e riviste assume importanza e si diffonde. Sul mercato vengono costantemente immessi nuovi prodotti e si sviluppa la concorrenza tra le diverse ditte che lavorano nello stesso campo. Si afferma così la réclame (vocabolo francese che deriva dal verbo réclamer, cioè “richiamare”), che ha lo scopo di mostrare le qualità positive di un prodotto.


finestrsule mondo

PUBBLICITÀ PUBBLICITÀ IN MOVIMENTO

Nei primi del Novecento la pubblicità su stampa si evolve, diventando più curata ed espressiva. Nel 1904, grazie ai fratelli Lumière, inventori del cinematografo, viene proiettato sullo schermo un vero e proprio messaggio pubblicitario in movimento: da una bottiglia sgorga lo champagne di una casa vinicola francese. La pubblicità comincia in questo periodo a utilizzare mezzi di comunicazione che prima non esistevano: la radio e il cinema.

ANAL IZ ZO

il testo

Questo testo informativo è organizzato secondo un ordine: logico. cronologico. causale.

LO SPOT TELEVISIVO

La televisione, che si diffonde nel 1950, segna l’affermarsi dello spot (in inglese “macchia”, “punto”), una brevissima storia con lo scopo di parlare di un prodotto: durava inizialmente cinque o sei minuti. In seguito, è prevalso l’uso di presentare spot televisivi molto più brevi, realizzati con un rapido accostamento di immagini e motivi musicali facili e orecchiabili. S. Alvaro, T. Viganò, Sulle orme del testo, De Agostini

COMPRE NDO il testo Indica con X. Le pubblicità più remote risalgono: al tempo del Medioevo. al tempo dell’antica Roma. al Settecento. La pubblicità si sviluppa con l’industrializzazione per: sconfiggere la concorrenza. rendere più interessanti giornali e riviste. nascondere i pregi di un prodotto. Nei primi anni del ’900 la pubblicità si serve anche di: radio e cinema. giornali e riviste. banditori e giullari. Lo spot, a partire dal 1950, si afferma con l’avvento: della radio. del cinema. della televisione.

DE BA TE !

Siamo circondati dalla pubblicità: in televisione, sui giornali, per la strada… Tu, i tuoi compagni e le tue compagne che cosa ne pensate? Chi è favorevole? Chi è contrario? Aprite il dibattito! ità Sì. pubblic

ità no. pubblic APPROFONDIMENTO IN GUIDA

207


A T S I T IO AR

L'iNFORMAZIONE NELL'ARTE

Osserva il quadro nei dettagli e scopri le intuizioni del pittore: la bocca e il naso

Dentro il quadro

sono in realtà

Questo quadro è stato dipinto da Giuseppe Arcimboldo, detto anche Arcimboldi, nel 1566. Arcimboldo ha realizzato molte altre opere fantastiche di questo tipo. Il quadro è attualmente conservato nel museo di Skoklosters, a Stoccolma. Si tratta di un dipinto a olio su tela e misura 97 x 71 cm.

.

La testa e i capelli sono rappresentati con .

L’orecchio e le dita sono .

Arciboldo ha rappresentato il bibliotecario usando . Arcimboldi, Il Bibliotecario, 1566

GIUSEPPE ARCIMBOLDO (1526-1593) nacque a Milano. Suo padre era il pittore Biagio Arcimboldo. A 22 anni lavorò con lui nel Duomo di Milano e realizzò i disegni per le vetrate con la storia di santa Caterina. Riscoperte molto tempo dopo la sua morte, le sue opere furono apprezzate soprattutto dai surrealisti, una corrente artistica del secolo scorso che rappresentava l’irrazionale e il sogno.

208

Il vestito del bibliotecario è una parte della . cegli un personaggio che svolga S un’attività particolare: il giardiniere, il pescivendolo, il fruttivendolo… e prova a disegnare il suo ritratto utilizzando ciò che è tipico della sua attività.


... verso le prove

INVALSI

IL POPOLO DEI GHIACCI

5

10

15

20

25

30

35

Un immenso deserto di ghiaccio dove, d’inverno, il sole non si vede mai e anche gli animali, dalla volpe all’orso polare, sono bianchi come ciò che li circonda. È questo l’ambiente, nelle terre sconfinate intorno al Polo Nord, in cui vivono gli Inuit. Nella loro lingua significa “la gente” ed è sicuramente questo il modo in cui preferiscono essere chiamati, anche se molti li conoscono come Eschimesi, che nella lingua degli Indiani d’America significa “mangiatori di carne cruda”. Anche se la maggior parte di loro, oggi, vive in villaggi e va a fare la spesa nei negozi, gli Inuit vanno ancora a caccia: una tradizione che li tiene uniti e li fa sentire orgogliosi di riuscire a sopravvivere in una natura ostile. Quando vanno a caccia di foche e di trichechi in primavera, di caribù in autunno e di orsi in inverno, devono affrontare molti pericoli, a iniziare dal freddo. Non a caso, i ragazzi che dimostrano di saper cacciare sono considerati uomini e possono già sposarsi. Ancora oggi, gli Inuit indossano stivali di pelle di foca a più strati e parka (giacconi) di pelliccia di caribù, folta e impermeabile, su cui viene cucita una grande tasca coperta da un cappuccio che serve alle mamme per trasportare i bambini più piccoli. Il parka delle ragazze, invece, non ha questa tasca o, se ce l’ha, è usata per trasportare bambole, oggetti o cuccioli di alaskan malamute (cani un po’ più grandi degli husky). I cani sono il mezzo di trasporto più importante per gli Inuit, insieme al kayak, una canoa stretta e leggera, e l’umiak, una barca più grande adatta alla caccia alle balene. Molto resistenti, gli alaskan malamute sono usati per trainare grandi slitte. E anche se molti preferiscono le motoslitte, che vanno più veloci e non hanno bisogno di cibo, molti altri continuano ad affidarsi ancora... alle quattro zampe. Tra i ghiacci, il popolo dei ghiacci ha imparato a costruire anche le case di ghiaccio: gli igloo! Ma in tutto questo ghiaccio, come si passa il tempo? Ai giorni nostri molte cose sono cambiate. I ragazzi, per esempio, imparano a guidare le motoslitte per portare in giro a pagamento i turisti.

209


... verso le prove

INVALSI

Presso molte comunità, però, sopravvivono ancora antiche usanze, come la danza del tamburo, in cui si balla e canta al ritmo di un grosso tamburo. Oppure le gare di canto gutturale: una cantilena fatta con la gola in cui si imitano i versi degli animali selvatici. Con le gare di canto “normale”, invece, fino a 40 pochi anni fa, si risolvevano le liti tra le persone: nei testi delle canzoni si inserivano più insulti possibili contro la persona che aveva causato un’offesa! Focus Junior 1

Gli Inuit (riga 4) vivono: A nel deserto. B al Polo Sud. C tra immense distese di ghiacci. D nelle foreste vicino all’equatore.

3

Perché la caccia è ancora importante per gli Inuit? A Perché li fa sentire più forti. B Perché permette loro di sopravvivere. C Perché evita loro di dover fare la spesa. D Perché li tiene uniti e li fa sentire orgogliosi.

4

Quando i ragazzi possono sposarsi? Spiegalo brevemente.

5

Spiega il significato di queste parole (righe 18-25):

2

La parola “Inuit” (riga 5) significa: A abitanti del Polo Nord. B “la gente”. C Eschimesi. D “mangiatori di carne cruda”.

parka: alaskan malamute: kayak: umiak: 6

210

Come vengono trasportati dalle mamme i bambini più piccoli? A In una tasca del parka. B Sulle slitte trainate dai cani. C Con le motoslitte. D Nei passeggini.


... verso le prove

INVALSI

7

Nel testo si parla di alcune attività che gli Inuit un tempo non praticavano, oggi invece sì (righe 9-10, 31-32 e 35). Quali sono? Indicale con X. Sì

No

a. Guidare le motoslitte. b. Guardare la televisione. c. Guidare automobili. d. Costruire villaggi. e. Fare la spesa in negozio. 8

Che cosa sono i canti “gutturali” (riga 38)? A Cantilene che le mamme cantano ai loro bambini. B Canti accompagnati dal suono del tamburo. C Cantilene fatte con la gola in cui si imitano i versi degli animali selvatici. D Canti eseguiti in coro.

9

Perché, fino a pochi anni fa, si inserivano nei canti “normali” alcuni insulti (righe 40-41)? A Perché così i canti erano più graditi agli stessi Inuit. B Perché i canti servivano a risolvere le liti tra le persone. C Perché i canti piacevano di più ai turisti. D Perché erano più facili da cantare.

10

Quali informazioni sugli Inuit fornisce il testo? Indica con X. Fornita

Non fornita

a. Dove vivono gli Inuit. b. Quali sono le loro credenze religiose. c. Che significato ha per loro la caccia. d. Come sono le loro case tradizionali. e. Quali sono i loro piatti tradizionali 11 Perché

in inverno il pelo di alcuni animali, come per esempio la volpe polare, diventa bianco? (righe 1-3)

12

Il testo che hai letto è di tipo: A narrativo. B descrittivo. C poetico. D informativo.

211


o r t n e d la NOTIZIA PRIMA

di ascoltare

Secondo te, chi potrebbe essere Pascal?

L’ANGELO DI CINZIA SI CHIAMA PASCAL Così l’ho salvata dal soffocamento

Perché è “un angelo” per Cinzia?

DURANTE l’ascolto

Mentre ascolti, verifica se le tue ipotesi sono corrette o sbagliate. Se hai sbagliato previsione, secondo te, perché è successo?

Sottolinea nel testo chi è realmente Pascal.

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“In realtà qualcosa sul rischio che si può correre per un boccone di traverso l’avevo appreso a un corso di disostruzione pediatrica. Così sono riuscito, con un paio di colpi sotto lo sterno, a far respirare di nuova la signora che stava soffocando”. Pascal Di Napoli, 33 anni, fabbro di Cantù, è l’eroe che domenica ha salvato Cinzia Muratore, 44 anni, dal soffocamento per un boccone andato di traverso. Tutto è successo domenica, alle 18,30, al Cafè Dream di Via San Giuseppe, a Vighizzolo di Cantù. “Io e un mio amico eravamo al bar per l’aperitivo, ci siamo seduti al tavolo – racconta il protagonista – e davanti a noi c’era questa donna, con un bambino e un cane, che stava mangiando una piadina. A un certo punto la donna ha iniziato ad alzare il braccio, faceva dei segni. L’ho guardata, ma non ho capito subito cosa stesse succedendo. È stato il mio amico a dirmi: va’ che non sta respirando.


Sono intervenuto e ho iniziato a darle due colpi sulla schiena, ma non riusciva a deglutire e stava diventando cianotica. A un corso pre-parto, io sono padre di una bambina, ci hanno mostrato anche la manovra di disostruzione pediatrica e io l’ho messa in pratica: cingendo la donna con le braccia da dietro, ho esercitato un paio di pressioni sotto lo sterno e ha funzionato: lei ha ripreso a respirare. Tutto questo mentre il mio amico cercava di badare al bambino di 3 anni, che piangeva perché avrà pensato a un estraneo che stesse picchiando la sua mamma, e a tenere il loro cane lontano dalle mie caviglie”. “Sarà durato circa una trentina di secondi, credo. Abbiamo fatto portare dell’acqua, abbiamo scherzato – aggiunge Di Napoli – per fortuna tutto è andato per il verso giusto”. Qualche giorno dopo, proprio grazie a “La Provincia”, Pascal è venuto a conoscenza dell’appello di Cinzia che desiderava ritrovare le due persone intervenute in suo soccorso al bar, per poterle ringraziare. I due si sono scambiati dei messaggi per potersi rivedere in una situazione meno drammatica. La Provincia, 3 luglio

Un passo in più... Quella effettuata da Pascal è la Manovra di Heimlich. In che cosa consiste? Come si pratica? Quando? Cerca informazioni sui libri o in rete.

DOPO

aver ascoltato Metti in ordine cronologico le sequenze dell’evento, numerandole da 1 a 6. omincia a darle dei C colpi sulla schiena, ma inutilmente. Un boccone le va di traverso e rischia di soffocare. La donna ricomincia a respirare normalmente. Un cliente del bar la vede e interviene. Cinzia sta mangiando una piadina al bar. Allora applica alla donna una manovra di disostruzione. Rispondi a voce. Dove è successo il fatto? Quando? Che cosa è successo? Come giudichi il comportamento di Pascal?

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dentrola NOTIZIA

PALIO, CHE SPETTACOLO! Piazza del Duomo. In scena anche la rievocazione di un matrimonio medievale. Como - Una piazza del Duomo gremita ha accolto il tradizionale Palio del Baradello, giunto al suo weekend conclusivo. La prima gara del sabato è stata il tiro alla fune. Nel gioco di forze, di origine medievale, si sono fronteggiate tutte le contrade comasche. A trionfare è stato il borgo di Camerlata, dopo una finale, giocata in due manches, contro i rivali del Cernobbio. Buon terzo posto per i giallo-bruni di Sant’Agostino, davanti a Rebbio. Tutti i borghi partecipanti, Quarcino, Cortesella, Tavernola, Casnate, Camnago Volta, San Martino, oltre ai primi quattro già citati, si sono battuti per conquistare la vittoria in una disciplina antichissima, ma dotata di regole molto precise. I concorrenti, vestiti con la divisa tipica della contrada, sono cinque per squadra e non devono superare il peso complessivo di 550 chilogrammi. Sono gare di breve durata, basta che il centro della fune superi un livello segnato sul terreno per porre fine alla gara. Al termine delle gare gli attori della Compagnia “Viaggiatori nel tempo” e

i figuranti del Palio hanno messo in scena una rievocazione storica di un matrimonio medievale tra nobili. Oltre agli sposi, erano presenti l’imperatore, Federico Barbarossa, sua moglie e il vescovo di Como, Ardizzone. In conclusione, danze tradizionali al ritmo di tamburi, chitarre e cornamuse. La Corsa delle carriole lungo il perimetro del Duomo ha chiuso il sabato del Palio. Oggi alle 14,30, in centro, gran finale con il Corteo Storico. La Provincia, 16 settembre

COMPRE NDO il testo Quello che hai appena letto è un articolo di giornale. Rispondi. Di che cosa parla? Quando si è svolto? Dove?

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dentrola NOTIZIA

IL GIORNALE I giornali, insieme alla radio, alla televisione, a internet, sono uno dei più importanti mezzi di comunicazione. In edicola puoi trovare diversi tipi di giornale: QUOTIDIANI: vengono pubblicati ogni giorno e informano

sui fatti accaduti nel corso della giornata precedente. Il quotidiano informa su: politica interna: fatti politici nazionali; politica estera: fatti politici dei Paesi esteri; cronaca: fatti di attualità; economia: notizie sul mondo economico e finanziario; cultura: letteratura, arte, musica… spettacoli: televisione, cinema, teatro, musica, sport. PERIODICI, si dividono in: s ettimanali: escono ogni sette giorni, sono ricchi di fotogra-

fie, interviste, articoli su vari argomenti; m ensili: escono una volta al mese; di solito sono specializzati su determinati temi, come cinema, giardinaggio, viaggi, automobili…

SCOPRO nuovi significati Cerca sul dizionario il significato della parola “giornale”.

CHI LAVORA PER REALIZZARE UN GIORNALE?

DIRETTORE organizza tutto il lavoro che porta a realizzare il giornale; sceglie gli articoli, li controlla e se ne assume la responsabilità.

CORRISPONDENTI giornalisti che risiedono nelle diverse regioni d’Italia o nei Paesi esteri.

FOTOGRAFI affiancano i giornalisti documentando le notizie con immagini.

GRAFICI decidono l’organizzazione delle diverse pagine del giornale, scegliendo la grafica e la disposizione migliore di articoli e immagini.

REDATTORI responsabili delle diverse sezioni del giornale (politica, economia, sport…).

GIORNALISTI E INVIATI SPECIALI raccolgono le notizie e scrivono gli articoli.

CRONISTI giornalisti che si occupano di cronaca. Una volta impaginato, il giornale va in stampa e viene distribuito nelle edicole.

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dentrola NOTIZIA

IL GIORNALE

LA PRIMA PAGINA

La PRIMA PAGINA di un QUOTIDIANO offre la SINTESI di quanto viene presentato dettagliatamente nelle pagine interne; è la più importante, anche perché è la sola visibile prima dell’acquisto del giornale, in edicola.

ARTICOLO DI APERTURA

riporta il fatto più importante del giorno e attira subito il lettore TESTATA

contiene il nome del giornale

ARTICOLO DI FONDO riporta il fatto più importante del giorno e attira subito il lettore

ARTICOLO DI SPALLA presenta una notizia, spesso con una foto, e ne rimanda la lettura a una pagina interna

CIVETTA O STRILLO annuncia una notizia che viene trattata ampiamente all’interno

TAGLIO MEDIO si trova circa a metà pagina

MANCHETTE (LEGGI MANSCET) spazio che si trova a destra o a sinistra, in alto o in basso; serve per la pubblicità

TAGLIO BASSO

si trova nella parte bassa del quotidiano

L’avvento dei giornali online non ha cambiato le caratteristiche fondamentali della prima pagina.

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laboratorio di scrittura ● pag 118


SCRIVERE DI FATTI

IL TITOLO OCCHIELLO

posto sopra il titolo, dà una prima idea dell’argomento

TITOLO

vero e proprio, scritto in caratteri più grandi, presenta chiaramente il contenuto

FORMULA 1

SOMMARIO

Il TITOLO di un articolo di giornale è fatto apposta per CATTURARE L’ATTENZIONE DEL LETTORE e dare una breve informazione sul contenuto. È formato da: OCCHIELLO; TITOLO; SOMMARIO; CATENACCIO.

IL DUELLO CONTINUA

Un’altra lotta Hamilton-Verstappen

posto sotto il titolo, fa una breve sintesi del contenuto

Una magica pole per il pilota inglese

CATENACCIO

sotto il sommario, non sempre presente, specifica ciò che viene presentato

ANAL IZ ZO

dentrola NOTIZIA

Gp d’Austria. Lewis Hamilton si è preso la rivincita riuscendo ad essere il più veloce nelle prove libere del Gran Premio d’Austria. Secondo Bottas, terzo Verstappen.

il testo

Collega le parti dell’articolo ai nomi corretti.

OCCHIELLO CATENACCIO SOMMARIO

TITOLO

ECONOMIA

Turisti dall’estero: previsto un + 32%

In ripresa dopo un 2020 difficile

L’indagine. È la Coldiretti a certificare il fatto che tra luglio e agosto arriveranno in Italia quasi 15 milioni di turisti.

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ntrola dlaecrona NOTIZIA

IL GIORNALE

L’ARTICOLO DI CRONACA è un testo di tipo narrativo, che ha lo scopo di DARE INFORMAZIONI su argomenti di DIVERSO GENERE; segue un ordine preciso.

L’ARTICOLO DI CRONACA Nell’articolo di cronaca, dopo l’occhiello, il titolo e il sommario, che servono a catturare l’attenzione del lettore, si trovano, in quest’ordine: l ’inizio (o attacco), che contiene in breve tutte le informazioni sull’evento accaduto; l o sviluppo (o blocco), che ripete le informazioni importanti e approfondisce i dettagli; l a conclusione (o chiusa), che conclude l’argomento presentato. Gli articoli di cronaca possono essere di vario tipo: CRONACA NERA resoconto di rapine, furti, violenze, incidenti... CRONACA POLITICA resoconto di eventi di politica italiana ed estera CRONACA ROSA resoconto di eventi e avvenimenti del mondo dei VIP

COMPRE NDO il testo Per ogni articolo scrivi di quale cronaca si tratta.

CRONACA GIUDIZIARIA resoconto di sedute di processi importanti CRONACA SPORTIVA resoconto di eventi sportivi

FALSI VIGILI DERUBANO UNA PENSIONATA

Falsi vigili e falsi tecnici del gas hanno fatto credere a una pensionata di 85 anni che in casa ci fosse una fuga di gas. Confondendola con chiacchiere e facendole pressione, le hanno consigliato di mettere in frigorifero, in un sacchetto, soldi e gioielli. Poi, approfittando di un momento di distrazione, hanno portato via tutto, per un valore di quasi € 3000.

CRONACA

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BIDEN AVVERTE PUTIN: FERMI GLI HACHER

Un’ora di colloquio telefonico tra i presidenti di Stati Uniti e Russia per discutere degli attacchi hacker agli Usa. “Li fermi, o noi ci difenderemo. Prenderemo tutte le misure necessarie per difendere da questa minaccia il popolo americano” ha detto Biden a Putin. Alla fine del colloquio telefonico durato quasi un’ora, Biden si è dichiarato ottimista sulla soluzione del caso.

CRONACA


LA CRONACA

LE 5 W + H

dentrola NOTIZIA

Gli articoli di cronaca sono costruiti secondo la regola delle 5 W + H. Devono, cioè, rispondere a sei domande fondamentali, che in inglese cominciano con la lettera W (what, who, when, where, why) e con H (how).

CLIL WHAT? ➜ CHE COSA?

he cosa è successo? C Di che cosa si parla?

WHO? ➜ CHI?

Di chi si parla? Chi è coinvolto?

WHEN? ➜ QUANDO?

Quando è avvenuto il fatto?

WHERE? ➜ DOVE?

Dove è avvenuto il fatto?

WHY? ➜ PERCHÉ?

Perché è accaduto il fatto? Perché se ne parla?

HOW? ➜ COME?

Come è accaduto il fatto? In che modo?

Non esiste un ordine fisso da seguire: chi scrive un articolo di cronaca risponde alle 5 W + H nell’ordine che preferisce, ma risponde a tutte.

COMPRE NDO il testo Leggi l’articolo e scrivi a quali domande si riferiscono le varie parti del testo. Neppure il tempo di prelevare i soldi, che uno scippatore glieli ha strappati di mano! Un correntista

della banca di Paesebello

l’altro giorno

è stato derubato direttamente allo sportello subito dopo aver prelevato 250 euro. A rapinarlo è stato un giovane che lo ha spintonato, ha arraffato il denaro appena prelevato ed è scappato via con il bottino senza che nessuno sia riuscito a fermarlo. Il Giorno, 28 agosto

Scegli un avvenimento particolare accaduto nella tua scuola e scrivi un articolo di cronaca, rispettando la regola delle 5 W + H.

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dentrola NOTIZIA

IL PANDA ORA È SALVO Il simpatico orsetto non è più una specie in via di estinzione Londra – Uno degli animali più amati non è più in via di estinzione. Rimane nella categoria delle specie “vulnerabili”, ma con i 1800 esemplari che vivono allo stato brado non rischia più di scomparire. Lo annuncia la Cina, il paese di cui questo mammifero della famiglia degli orsi è originario e del quale è diventato un emblema nazionale, oltre a essere il simbolo del WWF. Gli esperti internazionali affermano che il governo di Pechino è riuscito a salvare il suo orsetto grazie a programmi di conservazione a lungo termine, tra cui l’espansione delle zone protette in cui vive. I naturalisti commentano che il maggior numero di panda è dovuto principalmente alla ripopolazione delle foreste di bambù, la pianta che costituisce il 99% della loro alimentazione, senza la quale non potrebbe sopravvivere. Si era temuto che i panda sarebbero sopravvissuti solo nei giardini zoologici, adesso, finalmente, è quasi certo

che il simpatico animale resterà con noi, nei luoghi dove meglio vive, in particolare nelle foreste di bambù del Sichuan, nella Cina centrale. Una buona notizia per tutti coloro che amano questo orsetto bianconero, diventato protagonista di film, cartoni e videogiochi. La Repubblica, 10 luglio

COMPRE NDO il testo Completa con le informazioni tratte dall’articolo. What?

Where? Why?

Who? When?

220

How?


IL MALORE DI ERIKSEN: DALLA PAURA AL SOLLIEVO La giornata che ha sconvolto l’Europeo di calcio

Copenaghen, 12 giugno 2021 Il gelo al Parken di Copenaghen. Al minuto 43 di Danimarca-Finlandia, Eriksen si accascia vicino alla linea laterale, mentre andava incontro a una rimessa di un compagno. Un movimento goffo, le gambe che si piegano, l’interista che cade con la faccia in avanti. Si capisce subito che è qualcosa di grave. I giocatori danesi si mettono le mani nei capelli, i compagni di squadra fanno cenno ai sanitari di affrettare l’ingresso. Simon Kjaer, il capitano, apre la bocca di Eriksen, e gli tira fuori la lingua per evitare che soffochi. Entra lo staff medico, poi subito dopo i sanitari. Eriksen è immobile, a terra. Serve un massaggio cardiaco, ripetuto. I giocatori della Danimarca si mettono davanti al giocatore per proteggerlo. Sullo stadio cala il silenzio. Il massaggio cardiaco va avanti a lungo, l’intervento dei sanitari durerà 12 minuti. La gente si abbraccia, il terrore nelle facce. Undici minuti di terrore. Poi Eriksen viene messo sulla barella ed esce dal Parken tra gli applausi della gente, per raggiungere il vicinissimo ospedale Rigshospitlaet. Eriksen è sveglio, quando lascia il campo.

dentrola NOTIZIA

COMPRE NDO il testo Che cosa è successo?

Quando?

Come si sono comportati i suoi compagni di squadra?

La Gazzetta dello Sport

EDUCAZIONE CIVICA Che cosa pensi del comportamento dei compagni di squadra di Eriksen? Secondo te, da che cosa lo volevano proteggere? Confrontati con i compagni e le compagne.

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dentrola NOTIZIA VOLLEY/CAMPIONATI EUROPEI

L’ITALIA È CAMPIONE

Gli Azzurri di De Giorgi sul tetto d’Europa.

Katowice, 19 settembre 2021. – Una fantastica Italia si regala una notte da sogno e, battendo la Slovenia 3-2, si aggiudica il titolo continentale di volley al termine di una gara che l’ha vista spesso in difficoltà. Per la Nazionale Maschile si tratta della settima medaglia d’oro della sua storia (l’ultimo successo risale al 2005), ottenuta con un percorso senza sconfitte. L’allenatore De Giorgi comincia la gara con il consueto schieramento. Primo set iniziato con la formazione tricolore contratta: qualche sbavatura in ricezione ha condizionato lo sviluppo della manovra. Numerosi gli errori che hanno regalato la vittoria agli Sloveni per 25-22. Il secondo è cominciato con gli Azzurri apparsi migliorati in ricezione, ma comunque non in grado di accumulare un buon margine di vantaggio che li mettesse al sicuro dal recupero degli sloveni puntualmente arrivato. Nel finale le squadre sono rimaste a contatto fino al liberatorio 25-20 conclusivo per gli Azzurri. Terzo set iniziato subito a ritmi molto alti e con gli Sloveni in grado di accumulare un vantaggio che, tra alti e bassi, hanno conservato fino al break decisivo che ha permesso loro di allungare fino al 25-20. Nel quarto set, dei buoni turni di servizio hanno dato

ANAL IZ ZO

il testo

Indica con X. Questo è un articolo di cronaca: rosa. sportiva. nera. giudiziaria.

222

il via a un vantaggio azzurro che è rimasto fino alla fine, portando la nostra squadra al 25-20. Tie-break in salita per noi (0-3), che però abbiamo acciuffato subito il pareggio (4-4). Gli Azzurri da quel momento sono stati inarrestabili e sono andati sul + 4, distacco mantenuto fino alla fine, quando hanno chiuso sul 15-11. Grande gioia per tutti e soddisfazione per una vittoria che, vista la giovane età del nostro gruppo, fa pensare con ottimismo al futuro. Corriere dello Sport

COMPRE NDO il testo Completa con le informazioni tratte dall’articolo. What? Who? When? Where? Why? How?


IO ARTISTA

IL QUOTIDIANO NELL'ARTE

Dentro il quadro

In molte opere Braque rappresenta la realtà usando frammenti di oggetti e figure ritagliate da giornali e riviste. L’artista cerca di raggiungere la massima esemplificazione della forma e lo fa proprio grazie all’uso delle figure incollate direttamente sul cartoncino. L’unica cosa reale è la pagina del giornale.

Il giornale fa parte della vita quotidiana, perciò l’autore lo inserisce tra un e una

.

Nel lavoro di Braque si riconoscono questi oggetti: .

Georges Braque, Bicchiere e bottiglia “Fourrures”, 1913

ome Braque, realizza un dipinto C inserendovi frammenti di oggetti, carte, pezzi di giornali e completa il lavoro con le tempere. Infine, dai un titolo alla tua opera.

GEORGES BRAQUE (1882-1963) è un artista francese. Ha fatto ricorso spesso alla tecnica del collage; nei suoi quadri inserisce frammenti di realtà, di oggetti combinati alle parti dipinte.

RIFLETTO e DICO la MIA Si capisce facilmente ciò che è presente nel quadro? Tu che cosa pensi di un dipinto come questo? Confrontati con le compagne e i compagni.

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dentrola NOTIZIA

CORINALDO, RITROVATA LA TOMBA DI UN PRINCIPE GUERRIERO Eccezionale scoperta archeologica nelle Marche per il Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà dell’Università di Bologna con sede a Ravenna

La scoperta archeologica Corinaldo, 18 luglio – Straordinaria scoperta archeologica in contrada Nevola a Corinaldo (Ancona) per il Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà (DiSCi – Sezione di Archeologia) dell’Università di Bologna. Nell’ambito del progetto ArcheoNevola, diretto da Federica Boschi del DiSCi, è stata riportata alla luce una tomba monumentale picena di età orientalizzante, riferibile al VII secolo a.C.

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«Si tratta di una nuova acquisizione di eccezionale importanza – afferma la direttrice dello scavo – sia per le caratteristiche peculiari del sito, sia per la quantità e qualità dei reperti che sta restituendo, e che permettono di riferire la sepoltura a un personaggio di rango della cultura picena, con ogni probabilità un principe».


dentrola NOTIZIA PROGETTO ARCHEONEVOLA, RITROVATA LA TOMBA DI UN PRINCIPE GUERRIERO

I dati finora raccolti dal team di archeologi e restauratori impegnati sul campo fino al 21 luglio, descrivono con precisione l’originaria presenza di una sepoltura monumentale, forse un tumulo, circondata da un fossato anulare di circa 30 metri di diametro, e con al centro una grande fossa riempita di vasellame e suppellettili che costituivano il ricco corredo del personaggio qui celebrato. Tra gli oggetti rinvenuti spiccano inequivocabili segni del potere, quali il carro da parata, armi di difesa e strumenti da taglio, oggetti e contenitori bronzei e una quantità di vasellame ceramico, che autorizzano a riconoscere nel defunto un’antichissima e potente autorità aristocratica, che doveva essere inserita all’interno di una rete di relazioni commerciali. Il Resto del Carlino

SCOPRO nuovi significati Cerca sul dizionario il significato delle seguenti parole. Contrada::

COMPRE NDO il testo

Caratteristica peculiare::

Nel testo, sottolinea con i colori indicati le informazioni utili per rispondere alle domande. Di che cosa si parla in questo articolo? Dove è successo l’avvenimento? Quando? Perché? Com’era strutturata la tomba? Q uali oggetti sono stati rinvenuti?

Rango:: Team:: Anulare:: Inequivocabile::

225


dentrola NOTIZIA

ANAL IZ ZO

LA RIVISTA La rivista è una pubblicazione periodica – settimanale, quindicinale, mensile, bimestrale... – stampata a intervalli regolari. I contributi sono firmati da diversi autori. Può avere contenuti informativi generali o trattare argomenti riguardanti un particolare settore di studio o di attività, a fini di aggiornamento e di approfondimento. Nelle riviste giocano un ruolo molto importante le immagini – disegni o fotografie – che accompagnano i testi. Spesso, all’interno di una rivista è presente anche uno spazio dedicato ai giochi, soprattutto quelli di enigmistica. Ultimamente, le riviste dispongono anche di estensioni digitali, ovvero offrono la possibilità, collegandosi a internet, di vedere video, ascoltare audio e sfogliare le pagine proprio come si fa con una rivista cartacea, ma su un dispositivo digitale!

il testo

Osserva le copertine delle riviste in basso. Di che cosa parleranno, secondo te? Scrivilo. A

classe

B RIVISTE IN CLASSE Portate in classe una rivista che parla di un argomento che vi interessa particolarmente (cucina, sport, giochi, gossip, musica), leggetene un articolo, poi esponete le vostre conoscenze in merito.

C

A B 226

C


dentrola NOTIZIA

I QUOTIDIANI ONLINE

COMPRE NDO il testo

Da anni, ormai, un quotidiano può esser letto anche in internet, cioè in versione online. Basta connettersi al sito e... in un attimo, ecco apparire davanti agli occhi, senza mettere il naso fuori di casa, il nostro quotidiano preferito! Una grande comodità, quindi, ma non solo. Rispetto alla forma cartacea, il quotidiano online ha il vantaggio di essere aggiornato in continuazione, man mano che giungono nuove notizie in redazione. Collegandosi alla rete, quindi, si può essere continuamente aggiornati su quello che succede nel mondo.

Osserva la prima pagina di un quotidiano online e completa. Data: Ora ultimo aggiornamento: Notizia principale:

Altre notizie: 1. 2. 3.

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COMPITO

di

REALTÀ

Noi GIORNALISTI e GIORNALISTE

Ormai manca poco alla fine della scuola Primaria. L’insegnante lancia l’idea di un giornalino di classe, nel quale alunni e alunne scriveranno degli articoli su eventi, giornate, momenti che sono sembrati particolarmente interessanti nel corso dei cinque anni di scuola.

1a fase

2a fase

Si decidono il nome da dare al giornale, il numero di pagine di cui sarà composto e i componenti della redazione.

Si stabiliscono tempi e luogo di lavoro: 2 ore alla settimana, per circa un mese; aula della 5a e aula computer.

4a fase

3a fase Si divide la classe in gruppi, ciascuno con i seguenti compiti: scrivere gli articoli; ricercare fotografie che possano illustrare gli avvenimenti raccontati; i llustrare gli articoli, dove non ci fossero fotografie.

Si decidono: l e dimensioni del giornale: foglio A4, foglio 30 x 45, foglio di cartoncino 70 x 50, cartellone murale… i l tipo di stesura: videoscrittura, scrittura a mano; il tipo di impaginazione; il numero di copie da stampare.

5a fase A questo punto, si scelgono gli argomenti da inserire nel giornale e si procede… come in una vera redazione giornalistica!

com'è andata? NON HO AVUTO PROBLEMI

Conoscere le caratteristiche di una pagina di giornale. Lavorare insieme agli altri. Utilizzare il computer per organizzare il lavoro svolto. Trovare strategie per risolvere problemi.

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HO AVUTO BISOGNO DI QUALCHE AIUTO

HO INCONTRATO DIFFICOLTÀ


... E ORA to cca a me!

Come mi sento PRIMA di iniziare? tranquillo/a preoccupato/a

VERIFICA FORMATIVA QUANTA VITA ALL'OMBRA DELLA QUERCIA

C’è una bellissima quercia rossa in piazza XXIV Maggio, che rappresenta uno dei monumenti verdi più riconoscibili della città di Milano. Un albero maestoso, dalla folta chioma compatta, foglie con profonde lobature e corteccia sottile, liscia e lucente. Si dice che abbia più di 100 anni e che sia stata piantata alla fine della Grande Guerra del 1914-18 per ricordare i soldati caduti. Oggi il Comune se ne prende cura con grande attenzione, ma negli anni scorsi non se l’è passata bene. La necessità di ampliare le strade ha danneggiato le sue radici; vari fili elettrici si infilano tra i suoi rami come una ragnatela. Ma lei non si fa intimorire! La sua chioma cresce sempre più alla ricerca di luce e invade la strada antistante. Per supportare il peso dei suoi grossi rami è stato necessario installare dei piloni di ferro. Sono i bastoni della sua vecchiaia. Mentre la osservavo, mi è capitato di vedere dei ragazzini che ci passavano vicino senza neanche accorgersi di lei. Neppure uno sguardo. Ho pensato che spesso il verde nelle nostre città viene considerato qualcosa di accessorio. C’è chi lo inserisce per dare una nota di colore a un progetto abitativo; chi lo usa per rendere meno triste una rotonda; chi pensa che sia solo un elemento di arredo per rendere più piacevole un parchetto per bambini o per cani. Eppure, cari cittadini, grazie a questi grandi alberi respiriamo. Grazie a questi grandi alberi il nostro benessere migliora. All’epoca della Rivoluzione Industriale, quando il verde urbano era relegato ai giardini di grandi ville private, la salute dell’uomo era drasticamente peggiorata. Fu Parigi per prima a piantumare alberi ai bordi delle grandi strade e a creare spazi verdi pubblici. Siamo a metà del XIX secolo. Milano arrivò poco più tardi. La cultura del verde pervase l’Europa, portando non solo miglioramenti estetici ma anche benefici alla salute dell’uomo. 229


... E ORA

tocca a me!

VERIFICA FORMATIVA

Questo concetto di benessere legato al verde è più che mai attuale. Abbiamo finalmente compreso che esiste una forte connessione tra salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente. Significa che se vogliamo stare bene, prevenire le malattie, incluse le pandemie, dobbiamo rispettare tutte le forme viventi e l’ambiente. Non basta piantare gli alberi. Dobbiamo dare loro uno spazio adeguato, proteggerlo da danni e parassiti e salvaguardare la biodiversità funzionale, ovvero gli insetti che favoriscono l’impollinazione e gli uccelli che sulla grande quercia trovano un riparo. Un albero non è un oggetto di arredo ma è un essere vivente che ospita biodiversità e che, come noi, ha delle esigenze. Rispettare la quercia rossa significa ricordarci della storia della nostra città, dei soldati caduti in guerra, ma significa anche insegnare ai nostri figli il rispetto per la natura e per l’ambiente. La Repubblica, 28 luglio

ANALISI DEL TESTO 1

Di che cosa si parla?

2

Dove si trova?

3

Perché se ne parla?

comprensione DEL TESTO 4

Completa le affermazioni.

La quercia di piazza XXIV Maggio è stata piantata più di , per ricordare fine della Guerra del

, alla .

Ha subito danni nel passato perché . della vecchia quercia e i suoi rami sono sostenuti Oggi il Comune si . da 5 L’autore dell’articolo afferma che oggi il verde è considerato un accessorio. Che cosa vuol dire, secondo te? Spiegalo.

230


... E ORAe! tocca a m

VERIFICA FORMATIVA

6

Quali esempi porta a sostegno della sua affermazione? Elencali.

7

Qual è la tesi del giornalista?

8

Dalla lettura dell’articolo possiamo ricavare diverse informazioni:

indica con X.

Sì No

La prima città a dare importanza al verde urbano fu Parigi. La cultura del verde migliorò la salute dell’uomo. L’uomo di oggi è sempre meno interessato all’ambiente. Esiste una forte connessione fra uomo, animali e ambiente.

com'è andata? Durante la lettura dell’articolo: ho capito l’argomento senza difficoltà. ho avuto qualche difficoltà di comprensione. ho avuto molte difficoltà di comprensione. Se ho avuto difficoltà di comprensione: ho riletto con più attenzione. ho chiesto spiegazioni all’insegnante. ho proseguito nella lettura. o completato la parte di analisi H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà.

o completato la parte di comprensione H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà. Se ho incontrato qualche difficoltà, che cosa avrebbe potuto essermi di aiuto per superarla?

Quale parte del lavoro ti è sembrata più impegnativa? Analisi del testo: attività n° Comprensione del testo:

attività n°

Come mi sento ALLA FINE del lavoro? soddisfatta/o potevo fare meglio non soddisfatta/o

231


finestrsule mondo

e l o r a p per

ARGOMENTARE PRIMA

di ascoltare

Leggi il titolo, sicuramente in questo brano si parlerà di guerra. Che cos’è per te la guerra? Conosci le storie di alcune guerre? In che modo reagisci quando si parla di guerra? Perché la guerra non è una soluzione? Quali parole ci saranno in questo racconto? Scrivile.

DURANTE l’ascolto

Mentre ascolti la lettura, controlla se ci sono le parole che hai scritto e annota le parole che ti hanno particolarmente colpito.

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LA GUERRA NON È UNA SOLUZIONE Mi chiamo Gino, e faccio il chirurgo di guerra. Da più di vent’anni giro per il mondo a curare chi è stato ferito in conflitto: con pallottole, bombe, attentati, mine antiuomo. Quand’ero piccolo immaginavo la guerra soprattutto attraverso il cinema; due eserciti, con divise di diverso colore, che si scontravano sui campi di battaglia. M’immaginavo i soldati in trincea, magari sporchi, feriti, malati. Magari disperati. M’immaginavo anche soldati felici, che festeggiavano una brillante vittoria. M’immaginavo soldati in tutte le salse, insomma. Ma quando ho cominciato a fare questo lavoro – la prima volta era sulle montagne al confine tra Pakistan e Afghanistan – entrando in un ospedale pieno di “feriti di guerra” sono rimasto di sasso: dove sono i militari? Dove sono i soldati? Quei letti sono pieni di bambini, lì c’è una donna, questi vecchietti non hanno certo l’aria di essere dei combattenti… Negli ultimi vent’anni ho visto spesso la stessa scena:

SCOPRO nuovi significati trincea: fosso scavato per circa due metri di profondità e di larghezza, nel quale i soldati si difendono dal fuoco del nemico e da cui, a loro volta, sparano; la guerra di trincea fu combattuta soprattutto durante la Prima guerra mondiale (1914-18)


nella giungla tra Cambogia e Thailandia, in Sierra Leone, in Afghanistan, in Iraq, in Rwanda: in tutti gli ospedali in cui ho lavorato la maggioranza dei pazienti non erano soldati. E così ho cominciato a capire come è cambiata la guerra nella storia: nella Prima guerra mondiale, su 10 vittime almeno 8 erano soldati. Nella Seconda guerra mondiale su 10 vittime più di sei erano civili. E nelle guerre di oggi, 9 vittime su dieci sono civili. Tutta gente che non stava combattendo quando è stata colpita da un proiettile, da un’autobomba, da un missile, da una mina antiuomo: andando al mercato, dormendo nelle loro case, andando a prendere legna o acqua. O stavano giocando, visto che tanta parte dei miei pazienti erano e sono bambini. Per quelli che non combattono, per quelli che la guerra la subiscono, l’effetto è sempre lo stesso. La guerra distrugge in molti modi la vita delle persone: chi sopravvive alle ferite deve fare i conti con le case distrutte, le strade inagibili, la mancanza d’acqua, la terra minata. La guerra inquina l‘acqua, ferisce le persone, distrugge le scuole. Come può una guerra aiutare un popolo mentre lo distrugge? Per questo, per gli abitanti del mondo, la guerra non può essere la soluzione a un problema: la guerra è sempre un problema. Quello che ho capito, negli ultimi vent’anni in giro per il mondo, è che la guerra e la violenza generano rabbia, dolore, violenza: altra guerra. Un antico scrittore romano disse: − Se vuoi la pace prepara la guerra. Io, insieme alla gran parte dei cittadini del mondo, penso che sia proprio il contrario: se vuoi la pace, costruisci la pace. G. Strada, prefazione al libro di P. Andrie, Perché la guerra?, Zoolibri

DOPO

aver ascoltato Rispondi a voce. L’autore del brano è Gino Strada: che cosa faceva di lavoro? Perché quando è entrato per la prima volta in un ospedale di guerra è “rimasto di sasso”? In che modo la guerra è cambiata nel corso della storia?

RIFLETTO e DICO la MIA Prova a spiegare il significato delle frasi sottolineate nel testo e discutine con i compagni e le compagne.

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paroleper

ARGOMENTARE

COMPRE NDO il testo Qual è la tesi, cioè l’opinione dell’autrice sull’argomento trattato?

Quali sono i vantaggi di internet?

Quali i pericoli?

SCOPRO nuovi significati surreale: che supera la realtà incline: favorevole, ben disposto virtuale: non concreto, non reale

INTERNET COME IL PAESE DEI BALOCCHI Internet è per i ragazzi come il Paese dei Balocchi per Pinocchio. Nel Paese dei Balocchi, Pinocchio si trovava in mezzo a continui spassi e svariati divertimenti, una specie di mondo surreale: il “mondo” per i ragazzi. Così appare internet agli occhi dei ragazzi di oggi: un universo parallelo su cui spendere più tempo possibile nell’arco della giornata. I motivi sono comprensibili. Internet attrae le fasce di età dei più giovani per le opportunità e gli strumenti che fornisce, numerosi e di diverso tipo e qualità. Internet è anche la possibilità di affacciarsi, in modo più curioso, veloce e stimolante, al panorama dell’informazione. Un ragazzo, infatti, è poco incline a sfogliare un quotidiano per mantenersi aggiornato; le notizie in internet, invece, sono arricchite di immagini, suoni, novità in tempo reale. Internet è il Paese dei balocchi, però è tanto affascinante quanto pericoloso: Pinocchio vi rimase, senza accorgersene, per ben cinque mesi. Il rischio di internet è proprio quello di navigare per ore e ore perdendo di vista i propri impegni e il contatto con la realtà; senza rendersene conto, il pomeriggio è passato, e fuori è buio. Trascorrere ore e ore al computer, e ridurre a scambi di messaggi in chat una conoscenza, comporta la perdita della capacità di approccio fisico tra persone vere e non virtuali. C’è un altro errore, per gli utenti giovani, inesperti e imprudenti: condividere e pubblicare in rete non solo interessi di vario genere, ma anche aspetti privati, come indirizzi e foto, che, se finiscono nelle mani sbagliate, fanno dei ragazzi delle vere e proprie prede. C. Amoruso, Shanthi frontiere

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SOSTENERE TESI

paroleper

ARGOMENTARE

Gli elementi che caratterizzano il TESTO ARGOMENTATIVO sono il TEMA, la TESI, l’ANTITESI e le ARGOMENTAZIONI.

LEGGERE, CHE FATICA! TEMA

ANTITESI

TESI

La maggior parte dei giovani preferisce guardare un film invece di leggere un libro. Infatti, è raro che un giovane vi dica: “Ho letto un bel libro”; semmai vi dirà: “Ho visto un bel film”. Questo accade soprattutto quando esce un nuovo libro e, subito dopo, ne esce la versione cinematografica. Molti ragazzi a questo punto penseranno: “Ma perché dovrei leggere il libro, se posso vederlo al cinema?”. Il fatto è che un film può avere effetti speciali, scenografie importanti, colonne sonore commoventi; insomma, le possibilità che ti dà un grande schermo il libro non riesce a dartele. Per fortuna, c’è ancora gente che preferisce leggere un libro, sostenendo che sia più emozionante, più ricco di particolari, più avvincente di quanto possa esserlo un film. In effetti, se si guarda questo aspetto, è più coinvolgente vedere un film, ma i libri sono speciali proprio perché sono libri: semplici, senza luci, senza effetti speciali apparenti, sono delle pagine bianche impresse da belle parole che, se si leggono attentamente, possiedono dei veri e propri effetti speciali. E poi, mentre si legge un libro, la nostra immaginazione spazia, viaggia, noi siamo i registi della storia e non abbiamo bisogno di nessuno sceneggiatore esterno. Questa è, dunque, la vera magia dei libri.

COMPRE NDO il testo Indica con una X. Qual è la tesi di questo testo?

È meglio leggere un libro.

È meglio vedere un film.

Qual è l’antitesi?

È meglio leggere un libro.

È meglio vedere un film.

Quali argomentazioni aggiunge l’autore per sostenere la sua tesi? I libri sono semplici, senza luci e senza effetti speciali. Hanno colonne sonore commoventi. Ogni lettore diventa il regista della storia.

anno scenografie importanti. H L’immaginazione può viaggiare.

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paroleper

ARGOMENTARE

TESTO ARGOMENTATIVO

il testo ARGOMENTATIVO presenta

ha lo scopo di dimostrare la validità delle idee che presenta e di convincere gli altri

attraverso un linguaggio ricco di connettivi logici (ma, tuttavia, quindi, infatti, perciò…), per collegare la tesi con le argomentazioni presentate

cioè l’argomento che diventa oggetto di discussione

un tema

cioè l’opinione che l’autore ha sull’argomento trattato e di cui vuole dimostrare la validità

una tesi

cioè l’opinione contraria, sostenuta da altre persone

un’antitesi

cioè le prove a sostegno della tesi sostenuta dall’autore

le argomentazioni

nel testo argomentativo, di solito, gli elementi sono esposti con ordine: 1. presentazione del tema o argomento della discussione 2. presentazione della tesi sostenuta dall’autore 3. presentazione dell’antitesi 4. presentazione delle argomentazioni a favore della tesi (dati, testimonianze, eventi...) 5. conclusione, che riprende e conferma la tesi 236

laboratorio di scrittura ● pag 126


SOSTENERE TESI

I BAMBINI E IL CELLULARE Al giorno d’oggi, già a 7-8 anni, i bambini vogliono il cellulare. È giusto concederglielo, oppure no?

paroleper

ARGOMENTARE

Il testo argomentativo PRENDE IN ESAME E ANALIZZA problemi di vario genere, scelti tra quelli di INTERESSE COMUNE e ATTUALITÀ.

Alcuni genitori sostengono di sì. È importante che i bambini di quell’età abbiano il cellulare, perché così gli adulti possono tenere meglio sotto controllo i figli. Inoltre, spiegano, possono chiamarli quando sono per strada da soli, quando vanno a scuola o a casa di un compagno per studiare. Sostengono anche che il telefonino faccia talmente parte della vita di tutti che sarebbe un controsenso non darlo anche a un bambino. Ma non tutti la pensano così. Educatori, psicologi, medici e altri genitori sono convinti che per i bambini di quella fascia d’età il cellulare sia diseducativo e nocivo per la salute. Essi affermano che il cellulare è sconsigliabile per i seguenti motivi: l e onde elettromagnetiche emesse dal cellulare sono pericolose per la salute; i l cellulare porta i bambini a isolarsi dalla realtà, rinunciando anche a stare con gli amici; i l cellulare fa crescere i bambini rendendoli dipendenti dal piccolo schermo; i cellulari più moderni sono dotati di fotocamera, videocamera, internet, per cui a un adulto risulta difficile controllare l’uso reale e quotidiano che il bambino fa dello strumento. E allora? Qual è la cosa giusta da fare? Bisognerebbe usare il buonsenso. Se il telefonino è una necessità, è giusto permettere ai bambini di usarlo; altrimenti, occorre far loro capire che potranno utilizzarlo quando saranno un po’ più grandi.

ANAL IZ ZO

il testo

Inserisci nei box gli elementi che contraddistinguono il testo argomentativo. tema tesi antitesi argomentazioni a favore della tesi argomentazioni a favore dell’antitesi conclusione

237


paroleper

ARGOMENTARE

TESTO ARGOMENTATIVO

Il testo argomentativo utilizza un LINGUAGGIO con CARATTERISTICHE PRECISE: • lessico preciso e vario; • uso del presente come tempo verbale; • frasi complesse; • uso frequente di connettivi; • particolari accorgimenti grafici, come sottolineature, parole in grassetto o corsivo.

COMPRE NDO il testo Quale problema viene presentato nel brano? Quale tesi si sostiene? Quale argomentazione forte è portata a sostegno della tesi?

TV E COMPUTER: SÌ O NO? Una ricerca pubblicata sul British Medical Journal è del parere di vietare la TV ai bambini fino ai tre anni, perché può causare obesità, malattie cardiache e ritardo nello sviluppo. Ma le risorse tecnologiche sono ormai molto presenti nella vita quotidiana, è impossibile evitarle o quanto meno difficile vietarle. Abbiamo chiesto il parere di un esperto di neuropsichiatria infantile, che non condivide le posizioni della rivista. Ecco che cosa sostiene: “È vero che l’eccesso di televisione e computer crea piccoli danni che, con la crescita, possono trasformarsi in veri e propri disturbi. Tuttavia, non è vietandoli completamente che si risolve questo problema. Il divieto assoluto o l’assenza totale di regole segnalano la mancanza di una scelta educativa da parte dei genitori. Inoltre, la televisione, a mio avviso, deve essere usata in modo corretto, perché può diventare uno stimolo per lo sviluppo mentale del bambino. Senza dimenticare che è un contatto importante con la realtà: infatti, se un genitore sceglie un buon programma per il figlio, ecco che si crea una “condivisione” utilissima per il piccolo. Viceversa, se la televisione viene utilizzata come “custode” dei ragazzi, diventa molto dannosa. È giusto che i bimbi si dedichino ad attività fisiche e motorie, anche per scongiurare il rischio di obesità, ma le risorse tecnologiche, nel bene e nel male, non si possono evitare, perché rappresentano una fonte di conoscenza. A. Sanfrancesco, in Famiglia Cristiana

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paroleper

ARGOMENTARE

VIDEOGAMES: SÌ O NO? Ore 10 – Lezione di videogames Quale scusa migliore per convincere i tuoi a lasciarti usare la Play che dire: – Mamma sto imparando. I videogame non sono solo divertenti, ma possono, a volte, anche insegnare qualcosa. Gioco e imparo Per chi cresce a “pane e videogames” è più facile imparare a usare il computer: strumento utile per il mondo del lavoro. Ma anche a scuola i giochi possono dare una mano. Intendiamoci, non è che se stai per ore su un gioco ambientato nell’antica Roma puoi evitare di aprire il libro di Storia, però, in questo modo, il libro di Storia potrebbe diventare più divertente. Allena i neuroni In una partita bisogna imparare a identificare i pericoli, fare scelte strategiche… E la complessità, che di solito ci scoraggia, in questi casi spinge a cooperare con altri giocatori, a scambiarsi informazioni alla ricerca di soluzioni, ad apprezzare la collaborazione degli altri. Chi gioca regolarmente sviluppa anche una maggiore attenzione visiva, perché deve seguire contemporaneamente cose vicine e distanti in continua evoluzione. Risultato? Con i videogiochi si tiene il cervello in allenamento e si può sviluppare meglio l’intelligenza. Prof smanettoni Se ne sono convinti anche alcuni prof, come Henry Jenkins che al Massachusetts Institute of Technology (MIT) si occupa di nuovi media. Ha definito i videogames “la tecnologia per l’apprendimento più potente della nostra epoca: in una società di cacciatori, i bimbi giocano con archi e frecce, nella società dell’informazione giocano con l’informazione”. Occhio, però: dopo due ore che smanetti, è bene fare una buona pausa. Il cervello, infatti, ha bisogno di stimoli diversi e stare troppo tempo davanti a uno schermo vanifica gli effetti positivi.

SCOPRO nuovi significati neuroni: cellule che ricevono e trasmettono gli impulsi nervosi

ANAL IZ ZO

il testo

Sottolinea gli elementi con i colori indicati. tema tesi antitesi a rgomentazioni a favore della tesi a rgomentazione a favore dell’antitesi conclusione

DE BA TE !

E tu, che cosa pensi dei videogiochi? Sono utili o no? Aprite un dibattito ed esponete le vostre opinioni.

videogiochi sì. videogiochi no. APPROFONDIMENTO IN GUIDA

A. Rubini, in Focus Junior n. 53

239


paroleper

ARGOMENTARE

i l ’ o r a dI A PAT

Mettiti nei panni di quei bambini: che cosa proveresti? E se tu fossi l’insegnante, come ti comporteresti? Mettetevi in cerchio e parlatene in classe.

EM

APPROFONDIMENTO IN GUIDA

LA SCUOLA È UN DIRITTO? Ho preso la bicicletta e sono andato alla ricerca dei bambini: i miei scolari che adesso a scuola non ci vengono più. Un pastore mi indica un edificio all’orizzonte. La porta dell’edificio è chiusa. Un guardiano mi minaccia con un bastone. Gli offro delle sigarette e a quel punto mi apre. Entro in una sala in cui un centinaio di ragazzi stanno cucendo pezzi di cuoio, bianco e nero. I miei allievi fanno palloni da calcio o scarpe. Sulle pareti sono appesi dei manifesti pubblicitari con un campione sportivo nero che sta per iniziare una corsa. “Le scarpe da pallacanestro del terzo millennio”, “Lo spirito della vittoria”. Quale vittoria? Quella che fa lavorare i bambini, quella che li allontana dalla scuola per poterli sfruttare visto che sono poveri e non possono difendersi? Con la testa bassa, lavorano in silenzio e senza perdere tempo. Gli oggetti confezionati vengono controllati da un capo bianco occidentale. Mi avvicino. Lui si stupisce, poi mi dice: − Immagino tu sia il maestro. − Sì. − I tuoi studenti preferiscono la mia fabbrica alla tua scuola. Almeno qui guadagnano. − Ma ci sono dei bambini, dei minorenni, lei non ha il diritto di farli lavorare.

COMPRE NDO il testo Rispondi a voce. Chi sono i protagonisti di questo testo? Perché il maestro va alla fabbrica? Perché i ragazzi sono alla fabbrica e non a scuola? Il saggio dice al maestro che la scuola è un lusso: che cosa significa?

240


paroleper

ARGOMENTARE

− Non li obbligo io. Del resto, è qui tutta la tua classe. Potrai tenere le lezioni quando avrai dato loro da mangiare. Perché io, qui, li faccio anche mangiare. − La denuncerò. Le ricordo l’articolo 4 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Il lavoro minorile è una forma di schiavitù. È punito dalla legge. − O la smetti o ti spacco la testa con questo bastone. Chiedigli di seguirti. Vedrai che nemmeno un ragazzino lascerà il suo posto. Gli allievi non osano guardarmi in faccia. Forse per paura, forse per vergogna. Cerco di rivolgermi a loro, ma il capo occidentale mi spinge verso la porta. Mi ritrovo fuori, solo con la mia rabbia. Il guardiano mi dice imbarazzato: − Lì dentro ho due bambini. Dopo la stagione torneranno alla tua scuola. Per il momento portano a casa un po’ di soldi. Al villaggio, racconto tutto a Hadj Baba, il saggio, che scuote la testa e mi dice: − La terra ha sete e il bestiame è in pessimo stato. La scuola è lì, non si sposterà. Quando andrà meglio, riprenderai le tue lezioni. Il sapere può attendere, la pancia degli uomini no. Sai, i poveri non li ama nessuno. È così, non c’è niente da fare. Imparare la storia, la geografia, la matematica, le scienze… è importante; ma per noi, in questo momento, è un lusso. La scuola sarà per un’altra volta. Abbi pazienza, resta con noi; sono sicuro che troverai una soluzione.

ANAL IZ ZO

il testo

Indica con X. ual è il “tema”, cioè Q l’argomento affrontato in questo brano? L’importanza della scuola. Il lavoro minorile. La fame in alcuni Paesi del mondo. ual è lo scopo di questo Q brano? Riportare i ragazzi a scuola. Denunciare che la scuola non è un diritto per tutti. Dire che la povertà non è un problema risolto.

T. B. Yellow, La scuola o la scarpa, Bompiani viaggio nella legalità

pag 242

241


o i g g a i v nella

e g a l L ità

Che cosa significa la parola DIRITTO? È il compl esso di regole che sono alla base della vita di una soci età; è un bisogno a cui no n è possibile rinunciare.

Leggi.

Maestra Antonella: Pietro, ti ricordi la CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA approvata a New York nel 1989? Pietro: Certo, la conosco, e ora chiedo i miei diritti! Maestra Antonella: Va bene. Vediamo insieme quali, tra i diritti elencati nella Carta, ora non ti vengono riconosciuti. Tutti i bambini: Sì maestra! Facciamogli capire che sbaglia! Maestra Antonella: Faremo un riassunto dei diritti scritti nella Carta e vedremo quali ti mancano, Pietro. Immagina di essere al posto di Pietro e rispondi anche tu ad alcune domande che la maestra Antonella gli pone. DIRITTO ALLA VITA E AD AVERE UN NOME

Maestra Antonella: Come ti chiami? Pietro: Pietro! Il vero, unico, speciale Pietro. Anche se altri si chiamano così, io lo so quando ci si vuole rivolgere proprio a me… Rispondi anche tu: Maestra Antonella: Quando sei nato? Pietro: Il 7 gennaio 2010. Poche ore dopo la mia nascita papà è andato in Comune e mi ha fatto registrare. Da quel momento nessuno può far finta che io non ci sia. Rispondi anche tu:

242


EDUCAZIONE CIVICA DIRITTO ALLA SALUTE E A ESSERE CURATI E AMATI

Maestra Antonella: Chi ti nutriva da piccolo? Che cosa mangiavi? Pietro: La mamma! Stava sempre con me e mi dava il suo latte. Me lo dava anche di notte, quando avrebbe preferito dormire. Anche adesso, se qualche volta non voglio mangiare, pensa subito che io stia male e si preoccupa. Rispondi anche tu: Maestra Antonella: L’altro giorno, Pietro, sei stato male a scuola. Che cosa ho fatto io? Pietro: Hai chiamato la nonna, che mi è venuta subito a prendere. Maestra Antonella: Se pensi a qualcuno su cui potrai sempre contare, che non potrebbe mai dimenticarsi di te, chi ti viene in mente? Pietro: La mia famiglia! A volte si litiga, ma io sono certo che la mia famiglia mi aiuterebbe sempre. Rispondi anche tu: DIRITTO ALLA PROTEZIONE CONTRO SFRUTTAMENTI E MALTRATTAMENTI

Maestra Antonella: A volte, Pietro, sei proprio tremendo. Non hai voglia di scrivere, di disegnare e discuti con gli altri. Ma quando quel ragazzo più grande ha fatto il bullo con te, che cosa abbiamo fatto noi insegnanti e i compagni e le compagne? Pietro: Mi siete sempre stati intorno per proteggermi. Poi, voi maestre, gli avete parlato e le cose sono andate meglio. Maestra Antonella: Da chi ti senti protetto? Come? Pietro: Rispondi anche tu:

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viaggionella

Legalità

DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

Maestra Antonella: Ogni mattina, Pietro, esci di casa e vai in un luogo accogliente, dove tante persone ti fanno sentire importante e non rinunciano a te, anche quando diventi un po’ antipatico. Dimmi: qual è questo luogo? Pietro: La scuola! So che la trovo sempre là, con i suoi libri, le sue lavagne, i suoi quaderni. È parte della mia vita anche se a volte ne farei volentieri a meno. Maestra Antonella: E qual è il nome della tua scuola? Pietro: Si chiama “Vespucci”! Rispondi anche tu: DIRITTO A ESPRIMERSI E A ESSERE ASCOLTATI

Maestra Antonella: Esprimere la propria idea è giusto, Pietro. Ma protestare sempre per ogni cosa, forse è un po’ troppo. Ricordi però una situazione in cui non hai potuto dire la tua? Pietro: No! Però mi ricordo di tutte le volte che voi maestre mi dite di essere più breve e dei miei compagni che sbuffano quando parlo troppo. E poi certo, voi mi ascoltate, ma non sempre fate quello che voglio io… Maestra Antonella: Ascoltare qualcuno non vuol dire fare tutto quello che lui vorrebbe. Rispondi anche tu:

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EDUCAZIONE CIVICA DIRITTO ALLA PROTEZIONE CONTRO LA GUERRA E LA PRIVAZIONE DELLA LIBERTÀ

Maestra Antonella: fare quello che si vuole e seguire solo quello che passa per la testa: è questa la libertà, Pietro? Pietro: Mi piacerebbe fare un po’ i miei comodi, ma lo so che la libertà è un’altra cosa: è vivere bene, scegliere le cose giuste, ricordarsi che mai si deve fare male agli altri. Rispondi anche tu: DIRITTO ALLA PROTEZIONE CONTRO RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE

Maestra Antonella: Pietro, quest’estate sei andato a trovare tua nonna in Africa, una bellissima terra! Anche tu sei nato lì, noi ogni tanto lo dimentichiamo perché per noi sei Pietro, un bambino della nostra scuola e basta! Pietro: È vero, vi siete abituati al colore scuro della mia pelle. Io sono pari a voi e voi pari a me! DIRITTO A PROFESSARE LA PROPRIA RELIGIONE

Maestra Antonella: Pietro, quanti nomi ha Dio? Pietro: Tanti. Una volta abbiamo fatto un sondaggio e abbiamo scoperto che nella nostra classe ci sono bambini di almeno quattro religioni diverse. La religione è una questione di cuore e ognuno la porta dentro di sé come qualcosa di proprio che deve essere rispettato. Maestra Antonella: Caro Pietro, ecco dunque tutti i diritti dei bambini rispettati… Nessuno escluso!

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paroleper

ARGOMENTARE

JASON IL BULLO

SCOPRO nuovi significati Spiega il significato delle espressioni evidenziate nel testo, utilizzando quello che sai già, il dizionario o la rete.

ANAL IZ ZO

il testo

Completa. L’idea principale di questo testo è: . Lo scopo dell’autore è: .

IO A TEATRO In questo brano ci sono tre personaggi, Jason, Melody ed Eric, dei quali sono delineati in modo ben preciso i comportamenti e le opinioni. Tu, i tuoi compagni e le tue compagne provate a “entrare nei panni” di questi personaggi e a riflettere sulla fisicità che esprime stati d’animo, emozioni e sentimenti.

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Tutto quello che ho sempre voluto è restarmene fuori dai guai. Ma oggi le cose sono andate in un modo un po’ strano. Quando sono entrato in classe, Jason stava tenendo Melody per le spalle e le diceva di restare immobile. Tutti si sono accalcati attorno a Jason e Melody. Lui ha sollevato il piede sinistro. Lei ha cominciato a tremare. Si trattava di una “dimostrazione di karate” e Jason lo aveva già fatto ad altri ragazzi. Io tengo un profilo basso, quindi non vengo mai scelto per questo genere di cose, ma non mi è piaciuto che se la prendesse con Melody. Ci conosciamo dall’asilo. – Uatah! – ha calciato per tre volte a pochi centimetri dal naso di Melody, quindi ha fatto un passo indietro e si è inchinato verso la classe. Melody se ne stava lì impietrita. Divertente, direbbe qualcuno. Jason è un ragazzo magro ma forte. Ha una faccia che lo fa sembrare sempre arrabbiato. Ma forse lo è davvero. Jason vuole sempre sfidarti per mostrare la sua cintura nera. – Ka-ra-te – ha urlato Jason. – E si usa come autodifesa.


paroleper

ARGOMENTARE “Sì, come difenderti da una ragazzina minuscola che hai immobilizzato contro il muro”, pensai. – Grazie per avermi salvato, Eric! – mi disse Melody con tono ironico. Melody è venuta verso di me e mi ha dato una spinta. – Te ne sei stato lì impalato tutto il tempo! – Scusa! – ho risposto. – Che cosa avrei potuto fare? – Tu sei un cretino, e lui uno st…upido – Melody ha gridato. – In questa classe avrebbero tutti bisogno di crescere! – Hey, hey, hey… – le ho detto a bassa voce, facendole strada attraverso l’aula. È troppo presto per iniziare a crearsi problemi. Voglio solo che le cose filino lisce quest’anno.

COMPRE NDO il testo In questo brano ci sono tre personaggi importanti. Per ognuno di loro scrivi una breve presentazione.

ERIC

E. Kahn Gale, The Bully book, San Paolo

i l ’ o r a dI A PAT

Mettiti nei panni di Jason: che cosa pensava mentre sollevava il piede sinistro? Ora mettiti nei panni di Melody: che cosa pensava mentre era immobile con le spalle al muro? Che cosa si aspettava da chi stava guardando? Infine, mettiti nei panni di Eric: che cosa pensava mentre guardava la scena? Secondo te, perché Eric non è intervenuto? Che cosa vuole dire Melody con la frase “tu sei un cretino, e lui uno st…upido; in questa classe avrebbero tutti bisogno di crescere!”?

EM

MELODY

APPROFONDIMENTO IN GUIDA

JASON

247


paroleper

ARGOMENTARE

IL BULLISMO E IL CYBERBULLISMO Bullismo e cyberbullismo, a scuola come fuori dalle aule, sono fenomeni le cui conseguenze sono sempre più rilevanti nella vita degli studenti e delle studentesse. Contro questi fenomeni, il 7 febbraio si celebra la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il Cyberbullismo. Nello stesso periodo si ricorda anche il Safer Internet Day (SID), giorno dedicato alla sicurezza in rete. Il legame tra queste due tematiche è molto stretto: se infatti, fino a qualche tempo fa, i bulli e le bulle agivano solo fisicamente, ora agiscono anche sul web, perciò è importante fare un uso consapevole degli strumenti informatici. Chi sono i bulli e le bulle? Che cos’è il bullismo? I bulli e le bulle sono quegli individui, adulti/e o bambini/e, che fanno i prepotenti con il prossimo, soprattutto con chi ritengono più debole. Ricorda che, se: ricevi insulti o minacce; t i spingono, ti danno calci o pugni, ti danno soprannomi antipatici, ti prendono in giro e ti offendono; f anno sorrisetti e risatine mentre passi o “parlano in codice” in tua presenza; t i ignorano e ti voltano le spalle; t i costringono a fare cose che non vuoi; r icevi bigliettini offensivi, ti nascondono i libri, ti rubano oggetti personali; s ubisci tutto questo e non riesci a difenderti… ... allora sei vittima di bullismo! Non chiuderti in te stesso/a: confidarsi aiuta a sconfiggere il bullismo!

RIFLETTO e DICO la MIA In coppie o in piccoli gruppi, organizzate una drammatizzazione che rappresenti un atto di bullismo e il modo in cui risolverlo. Condividete le rappresentazioni con la vostra scuola e tutti insieme create uno slogan contro il bullismo!

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IO ARTISTA

IL BULLISMO NELL'ARTE

Dentro il quadro

Questo è un manifesto contro il bullismo. Infatti le parole scritte, il messaggio che vuole mandare significano letteralmente: “Diciamo NO al bullismo”. È un manifesto che misura 33,5 x 47,4 cm e si trova a Cork, in Irlanda. Nell’immagine si distinguono chiaramente

su un fondo

.

Il cuore più piccolo era ed è stato sistemato .

Il cuore ferito, secondo me, esprime .

Io credo che nel manifesto ci siano due cuori perché

.

rova anche tu, lavorando in coppia o in piccolo gruppo P con i compagni e le compagne, a creare un manifesto su cartoncino, delle dimensioni che preferisci, con un messaggio contro il bullismo. Per colorare puoi usare la tecnica che ti sembra più adatta.

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... E ORA to cca a me!

VERIFICA FORMATIVA

Come mi sento PRIMA di iniziare? tranquilla/o preoccupata/o

SOFFOCATI DAI SACCHETTI DI PLASTICA? Se diamo un’occhiata in ogni cucina possiamo scoprire uno sporco segreto ambientale. Sotto il lavandino prospera una scorta stranamente inesauribile di borse di plastica. Si possono persino acquistare contenitori per tenerle in ordine, in attesa del giorno in cui verranno utilizzate di nuovo. Per molti ambientalisti la modesta borsa di plastica è diventata il “nemico pubblico numero uno”. Fanno notare che le borse abbandonate sporcano le città, uccidono gli animali selvatici, intasano i tubi di scolo e restano in circolazione per decenni. L’industria delle borse di plastica sostiene che esse non rappresentano il peggior problema ambientale. Dice che sono al centro dell’attenzione perché si tratta di bersagli facili, capaci di produrre forti reazioni emotive che toccano i nostri sensi di colpa sull’irresponsabilità generale nei confronti dell’ambiente. Hanno ragione? Da quando sono state introdotte, negli anni Settanta, queste borse si sono infiltrate nelle nostre vite. Si stima che in tutto il mondo ne portiamo a casa tra 500 miliardi e 1 trilione ogni anno. Circa centocinquanta per ogni persona sul pianeta: se ne fanno un milione ogni minuto! Ma se anche le borse possono essere uno strumento igienico, inodore, impermeabile, robusto e comodo per trasportare merci, gli ambientalisti sostengono che sono malsane per l’ambiente da ogni punto di vista. Rappresentano uno spreco di risorse: le usiamo una sola volta e poi le buttiamo. Però il problema è anche estetico. Dopo che le borse sono passate dalla cassa di un negozio a una cucina, e magari sono state brevemente riutilizzate per la pattumiera di casa, per la maggior parte finiscono nelle discariche. Però una certa

250


... E ORAe! tocca a m

VERIFICA FORMATIVA

quantità riesce a evadere e trovare la via della libertà. A quel punto, diventano estremamente visibili, si accumulano tra i rami degli alberi. Così si sono meritate molti appellativi: “mutandine della strega” in Irlanda, “inquinamento bianco” in Cina, “fiore nazionale” in Sudafrica. Gli shoppers possono avere anche un effetto devastante sulla fauna. Decine di migliaia di uccelli, balene, tartarughe e foche vengono uccisi ogni anno da borse di plastica abbandonate, anche perché una borsa galleggiante somiglia, almeno per una tartaruga, a una gustosa medusa. Nello stomaco di una balena spiaggiata sulle coste francesi è stato trovato circa un chilo di borse e confezioni in plastica. A. De Gianni, M. Cappelletti, Il filo delle idee 5, La Spiga Edizioni

ANALISI DEL TESTO 1

Questo è un testo:

giallo.

narrativo.

descrittivo.

2

Sottolinea di giallo la tesi e di rosso l’antitesi.

3

La tesi è sostenuta:

dagli ambientalisti. 4

argomentativo.

dalle industrie produttrici delle buste di plastica.

L’antitesi è sostenuta:

dagli ambientalisti.

dalle industrie produttrici delle buste di plastica.

comprensione DEL TESTO 5

Quale tema viene affrontato nel testo?

6

Quale tesi sostengono gli ambientalisti?

7

Come si difendono le industrie produttrici?

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... E ORA

tocca a me!

VERIFICA FORMATIVA

8

Quante buste di plastica si producono in un anno?

9

Perché le borse di plastica sono uno spreco di risorse?

10

Nel brano si dice che le buste di plastica sono anche un problema estetico. Perché?

11

Abbina ogni definizione delle borse di plastica alla nazione cui appartiene.

“fiore nazionale” “inquinamento bianco” “mutandine della strega” 12

Irlanda Sudafrica Cina

L’espressione “scorta stranamente inesauribile di borse di plastica” vuol dire che:

non si capisce perché, ma finiscono subito. non si capisce perché, ma non finiscono mai. si capisce benissimo perché non finiscono mai.

com'è andata? Durante la lettura del testo: ho capito l’argomento senza difficoltà. ho avuto qualche difficoltà di comprensione. ho avuto molte difficoltà di comprensione. Se ho avuto difficoltà di comprensione: ho riletto con più attenzione. ho chiesto spiegazioni all’insegnante. ho proseguito nella lettura. o completato la parte di analisi H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà.

252

o completato la parte di comprensione H del testo: senza difficoltà. con qualche difficoltà. Se ho incontrato qualche difficoltà, che cosa avrebbe potuto essermi di aiuto per superarla?

Quale parte del lavoro ti è sembrata più impegnativa? Analisi del testo: attività n° Comprensione del testo:

attività n°

Come mi sento ALLA FINE del lavoro? soddisfatta/o potevo fare meglio non soddisfatta/o


LEGGERE e COMPRENDERE ITINERARIO NELLA COM PRENSIONE DEL TESTO

Essere un buon lettore o una buona lettrice significa leggere bene, ma soprattutto comprendere il significato di quanto si legge. È importante anche capire di non aver capito e trovare le strategie giuste per superare il problema. Le prossime pagine ti aiuteranno a sviluppare questa abilità e a fare di te un LETTORE ESPERTO o una LETTRICE ESPERTA!

253


COMPRENSIONE

GIOCHI LINGUISTICI S volgi questi giochi linguistici insieme a un compagno o a una compagna. Lettore: leggi il primo elenco di parole in modo corretto e rapido. Ascoltatore: ascolta e ripeti il primo elenco di parole in modo corretto e rapido. Alla fine del primo elenco, passate al secondo scambiandovi i ruoli, e così via. mela molo meli mipi mulo

palo polo pada pila pala

ponte ponti nonte fonte fonti

•A vete notato qualcosa

melone limone salone marilo mulini

di strano ascoltando e ripetendo gli elenchi?

Lettore: leggi la prima frase in modo corretto. Ascoltatore: ascolta, individua e spiega a voce che cosa c’è che non va nella frase appena ascoltata. Poi passate a un’altra frase, scambiandovi i ruoli.

Ho visto molta gente in strada. Chissà che cosa bolle in ventola!

La situazione si era fatta difficile, ma alla fine sono riuscito a salvare capre e tavoli.

Invece di darmi una mano, sei sempre lì a mettermi i mattoni fra le ruote.

Ciao, Matteo. Vado a fare quattro sassi. Mi accompagni?

Silvia, sei sempre la stessa precisina! Smettila di cercare il melo nell’uovo!

Marco sembra preoccupato, deve avere una brutta matta da pelare!

com'è andata? Questi giochi sono stati facili o difficili? Perché?

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LECO TTM URPR AENSIONE

ASCOLTARE E RIFLETTERE scolta la lettura dell’insegnante, poi indica con X. A Qual è l’argomento del brano che hai appena ascoltato? I diversi tipi di foglie delle piante. La respirazione delle piante. La capacità delle piante di adattarsi al loro ambiente di vita. La riproduzione delle piante.

Ora leggi tu il testo e verifica se hai risposto correttamente.

NEL MONDO VEGETALE Piante e fiori crescono ovunque: nelle foreste, nel deserto, nella tundra. Persino in alta montagna vivono piccolissime piante aggrappate alle rocce. Le piante si adattano al loro ambiente di vita. In montagna hanno foglie sottili come aghi e producono frutti legnosi simili a coni a causa del freddo. Nel deserto, invece, le piante hanno le spine al posto delle foglie, così trattengono l’umidità! Anche nei fiumi e nel mare nascono vegetali di ogni genere: alghe, fiori, piante acquatiche… E. Bussolati, Il mio mondo, Euroclub

Rispondi. • Hai risposto correttamente? Sì. No. • Secondo te, come mai? • È stato facile o difficile? Perché?

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COMPRENSIONE

A scolta la lettura dell’insegnante, poi rispondi. 1. Quante volte hai sentito le parole “bimbo talpa”? Dieci volte. Cinque volte. Sei volte. 2. Ci sono altre parole che vengono ripetute più volte nel testo? Se sì, quali sono? 3. In quale luogo è ambientato questo racconto? Quali elementi ti hanno permesso di individuarlo?

O ra leggi tu il testo e verifica se hai risposto correttamente.

IL BIMBO TALPA Il bimbo talpa scava sotto al banco profonde tane che riempie di figurine, mattoncini delle costruzioni e pupazzetti di plastica. Dato che trascorre lunghe ore a giocare a capofitto nella tana, la vista del bimbo talpa con il tempo si è perfettamente adattata alla penombra del sottobanco. Per questo, le rare volte che il bimbo talpa riemerge alla superficie dell’aula, strizza gli occhi a causa della luce troppo violenta. Il bimbo talpa, proprio a causa delle sue abitudini sotterranee lavora pochissimo. Quando però l’insegnante lo costringe a venire allo scoperto, il bimbo talpa assume l’aria di un animale braccato, soprattutto se gli si chiedono le tabelline o notizie sull’economia del Trentino. S. Bordiglioni, Scuola foresta, Einaudi Ragazzi

R ispondi. • A quali domande hai risposto correttamente? Domanda 1. Domanda 2. Domanda 3.

Sì. Sì. Sì.

No. No. No.

• Secondo te, come mai? • È stato facile o difficile? Perché?

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Sette volte.


LECO TTM URPR AENSIONE

Ascolta la lettura dell’insegnante, poi rispondi. 1. Dove si svolge la vicenda? Nel prato. Nel bosco. In una strada di città.

Sulla spiaggia.

2. Chi hanno incontrato i protagonisti?

Ora leggi tu il testo e verifica se hai risposto correttamente.

IO E IL NONNO Passeggiando con il nonno, feci un incontro davvero eccezionale… Era un animaletto corto, fulvo, con una gran coda gonfia, gli occhietti tondi e le orecchie a punta, ma elastico, esperto di ogni sorta di acrobazie. Indemoniato, non stava mai fermo, saliva e scendeva senza mai toccar terra, s’arrampicava, faceva provviste. F. Tombari, Il libro degli animali, Mondadori

Rispondi. • A quali domande hai risposto correttamente? Domanda 1. Sì. No. Domanda 2. Sì. No. • Secondo te, come mai? • È stato facile o difficile? Perché? • Quali parole ti fanno capire dove si trovano il nonno

e il bambino?

• E quali parole ti fanno capire chi hanno incontrato?

com'è andata? Come ti è sembrato il lavoro svolto in queste pagine? Interessante. Poco interessante. Per nulla interessante. Perché?

257


COMPRENSIONE

A CACCIA DI ERRORI! A scolta la lettura dell’insegnante, poi rispondi. Ascoltando il testo, dovresti esserti accorto/a di qualcosa di strano, che cosa?

Rispondi e poi confrontati con i compagni e le compagne. Parole sbagliate. Frasi senza senso. Titolo sbagliato. Non-parole. S e non siete d’accordo, fatevi rileggere il testo. Avete capito di che cosa si tratta?

Sì.

No.

UNA PESCA SFORTUNATA La giornata era grigia, ma il mondo era colmo di una vaga luce indistinta e dell’incessante, melodiosa voce del mare. Lungo tutto l’orizzonte il cielo e il mare giocavano insieme. Verso occidente il mare era color piombo, più scuro del cielo; a oriente era più chiaro dell’aria, color madreperla, come uno specchio luminoso. A nord il mare e il cielo si univano senza traccia di divisione e diventavano l’Universo, lo spazio sconosciuto. Lontanissimo, la luce del sole filtrava attraverso le nuvole e toccava il mare; la sua superficie sfavillava come l’argento, come se innumerevoli pesci guizzassero sull’acqua. K. Blixen, Racconti d’inverno, Adelphi

R ispondi. • Questo lavoro è stato facile o difficile? Perché?

• Ora correggi l’errore.

258


LECO TTM URPR AENSIONE

volgi questo esercizio insieme a un tuo compagno o una tua compagna, S procedendo come indicato. Lettore: leggi il testo ad alta voce. Ascoltatore: ascolta il testo con attenzione, poi rispondi.

IL FERRO DA STIRO Sono un ferro da stiro felice e rispettato. Voglio bene a tutti, ma i miei amici-amici sono: le calze rosse, le magliette a righe bianche e blu e i golfini colorati. Quando li incontro, li stiro dolcemente per accarezzarli. E poi quando stiro tante magliette a righe, so che fuori fa caldo; e quando stiro maglioni e golfini, so che fuori fa freddo. Per me, il tavolo dove stiro è una grande piazza o un largo viale. Vado a spasso, guardo in giro, sento le voci… è fantastico! Questa mattina ho trovato tanto traffico e sono arrivato tardi. In casa mi trattano con rispetto. Stanno attenti a non farmi cadere, a non darmi strattoni. E a non lasciarmi in giro acceso, perché posso diventare pericoloso.

•S e hai ascoltato bene,

dovresti esserti accorto/a di qualcosa di strano. Che cosa?

•E tu “lettore”, sei d’accordo

con l’ascoltatore? Sì. No. Confrontatevi.

G. Quarenghi

cambiatevi i ruoli e procedete nello stesso modo S con questo testo.

ANFIBIO? CHE ANIMALE È? La parola anfibio deriva dal greco antico amphibios, che vuole dire “doppia vita”. Ma rospi e rane vivono davvero due volte? Chissà… In realtà, se ci fai caso, gli anfibi piccoli, i girini, vivono nell’acqua respirando con le branchie, come i pesci. La carpa è un pesce d’acqua dolce. In seguito, però, crescono e perdono la coda, trasformano le branchie in polmoni e passano a vivere sulla terraferma. Insomma, in pratica è come se vivessero proprio due vite: una nell’acqua e una sulla terra. Gli anfibi comprendono rane, rospi, raganelle, tritoni e salamandre. M. A. Peixe Dias, I. Teixeira do Rosário, Là fuori. Guida alla scoperta della natura, Mondadori

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COMPRENSIONE

S volgi questo esercizio insieme a due compagni o due compagne, procedendo come indicato. Lettore: leggi ad alta voce il testo una prima volta. Poi rileggi il testo alzando il tono di voce quando incontri le parole in neretto. Ascoltatore 1 e ascoltatore 2: ascoltate il testo con attenzione una prima volta. Poi, mentre il lettore rilegge il testo, a turno provate a sostituire le non-parole con le parole corrette e riportatele nel testo in basso. Nella notte, in un paese di lobagna, è caduta molta lete. Al mattino tutti i bambini corrono allegri fuori di casa. Fanno palle di lete e un grande bimallo. Decidono di mettere sulla testa del bimallo un berretto rosso e di usare una carota al posto del naso. Poi prendono le tlitte, salgono in cima alla lobagna e si lanciano giù. Mariella non ha la tlitta, allora prende un grosso sacchetto di plastica e lo usa come tlitta. Scende velocemente dalla lobagna e investe il bimallo di lete. I suoi amici vanno ad aiutarla, la ripuliscono dalla lete e tutti insieme costruiscono un nuovo bimallo. O ra rileggete tutti insieme il testo con le parole corrette, poi rispondete. Nella notte, in un paese di , è caduta molta . Al mattino tutti i bambini corrono allegri e un grande fuori di casa. Fanno palle di . Decidono di mettere sulla testa del un berretto rosso e di usare una carota al posto del naso. Poi prendono le , salgono e si lanciano giù. Mariella non in cima alla ha la , allora prende un grosso sacchetto di plastica e lo usa come . Scende e investe il velocemente dalla . I suoi amici vanno ad aiutarla, di la ripuliscono dalla e tutti insieme . costruiscono un nuovo •C he titolo dareste a questa storia?

260

com'è andata? Come ti è sembrato il lavoro svolto in queste pagine? Interessante. Poco interessante. Per nulla interessante. Perché?


LECO TTM URPR AENSIONE

CAPIRE E GIOCARE volgi questo esercizio insieme a due compagni o due compagne S procedendo come indicato.

MATERIALE Preparate un mazzo di “carte” con scritto su un solo lato nomi, verbi, aggettivi (massimo 20 o 30 carte).

PARTECIPANTI Gruppi formati al massimo da 10 componenti.

Che cosa fare? •L e “carte” vengono sistemate, capovolte, su un piano. •S i fa una conta per decidere chi deve cominciare il gioco. •O gni giocatore, a turno, sceglie due “carte”, le gira, legge le

parole e cerca di trovare un collegamento logico fra di esse, esprimendolo con una frase. Se ci riesce, si impossessa delle “carte”, altrimenti le rimette, capovolte, al loro posto. •V ince il bambino che, alla fine del gioco, si ritrova con più “carte”. pavonerisorse.it

Ecco alcuni esempi di associazioni: Ho camminato fino alla vigna per prendere l’uva. uva • camminare Il leone non sa volare. leone • volare Sono arrabbiato perché non ho avuto la caramella. arrabbiato • caramella

261


COMPRENSIONE

DOMANDE PRIMA DI LEGGERE S econdo te, quale parte del testo, prima di averlo letto, ti può aiutare a capire qual è l’argomento di cui si tratta? Parlane in classe.

LA RESPIRAZIONE Q uello che hai appena letto è il titolo di un testo informativo. Rispondi. • Di quale materia di studio tratterà il testo? • D i quale argomento specifico? • C he cosa sai, tu, sulla respirazione?

• N el testo si potrebbe parlare della respirazione delle piante? Perché?

O ra leggi, poi indica con X. Come fa l’aria a entrare nel naso? Osserva i tuoi movimenti respiratori: quando dilati il torace senti l’aria entrare, quando lo rilassi senti l’aria uscire. La dilatazione del torace permette ai polmoni di aumentare il loro volume “risucchiando” l’aria dall’esterno: è la fase dell’inspirazione. Quando il torace si restringe, comprime i polmoni e fa in modo che venga espulsa l’aria: è la fase dell’espirazione. Il muscolo che aiuta questi due movimenti è il diaframma, un muscolo a forma di cupola che si trova al di sotto dei polmoni. A. Meiani, Studiare è facile, Piemme

• I l titolo ti ha permesso di capire di quale

argomento parla il testo? Sì. No. In parte.

262


LECO TTM URPR AENSIONE

IL VIAGGIO IN BARCA Rispondi. • Secondo te, quello che hai appena letto è il titolo di un testo narrativo, regolativo

o informativo? • Parlerà di un’avventura in mare o spiegherà le regole da rispettare durante un viaggio

in barca? • H ai mai fatto un viaggio in barca? Che cosa ti aspetti che ci sia scritto nel testo?

Ora leggi, poi indica con X. Per quale motivo l’isola fosse abbandonata, nessuno riusciva a spiegarselo. Eppure, nei suoi cinque chilometri quadrati non c’era traccia di anima viva. Erano partiti dal molo, su due barche, per raggiungere la spiaggia. Su una barca c’erano gli adulti, sull’altra barca c’erano i cinque bambini con lo zio Silvestro. Questa barca si chiamava “Sirena dei sette mari” e aveva un piccolo motore fuoribordo. Non aveva mai avuto un guasto da quando era stato comprato, non si era mai fermato neppure una volta. Quella mattina, invece, appena il paese fu scomparso dietro la linea dell’orizzonte, il motore della Sirena dei sette mari aveva incominciato a sputacchiare. Intanto, dal mare intorno cominciò a salire la nebbia. Prima leggera leggera, tanto che la barca dei grandi si vedeva in lontananza tutta sfuocata, poi sempre più fitta. La barca più grande sparì completamente, più in là solo nebbia, come ovatta bianca, densa e terribilmente silenziosa. Dopo un tempo che nessuno riuscì a calcolare, la nebbia cominciò a diradarsi, molto lentamente. Doveva essere notte, perché il cielo era azzurro cupo, ma la luna e le stelle erano così luminose che si ci vedeva distintamente. • I l titolo ti ha permesso di Ed ecco, il motore dette un sussulto più forte, si fermò capire di quale argomento e, contemporaneamente, sul filo dell’acqua, all’orizzonte, parla il testo? apparve l’isola… No. Sì. B. Pitzorno, Sette Robinson su un’isola matta, Mondadori In parte.

263


COMPRENSIONE

LA PAROLA SCRITTA R ispondi. • Di quale tipo di testo potrebbe essere il titolo che hai appena letto? • Di che cosa potrebbe parlare il testo?

O ra leggi, poi indica con X. Fino al 1100 circa i libri, compilati interamente a mano, furono oggetti rari, reperibili quasi esclusivamente nelle biblioteche dei monasteri. Negli scriptoria i monaci dedicavano lunghe ore alla copiatura dei testi religiosi: una copia manoscritta della Bibbia richiedeva un intero anno di lavoro. I manoscritti venivano splendidamente decorati con miniature in preziosi colori e a foglia d’oro. Dopo il 1200, e in particolare dopo la fondazione delle università di Bologna e Parigi, il libro ebbe maggiore diffusione e si formarono copisti di professione che producevano libri anche su ordine di facoltosi clienti. Fra l’aristocrazia si diffusero i salteri, libri personali con i testi dei salmi. AA.VV., La vita nel Medioevo, Biblioteca illustrata del sapere, Dorling Kindersley

• I l titolo ti ha permesso di capire di quale

argomento parla il testo? Sì. No. In parte. R ispondi. • Quali altri titoli avrebbe potuto avere il testo? • Leggendo il testo hai capito che cosa sono gli scriptoria? • E che cosa sono i salteri?

C onfronta le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne.

264


LECO TTM URPR AENSIONE

IL CICLONE •L a parola “ciclone” potrebbe essere usata

R ispondi. • D i quale tipo di testo potrebbe essere

il titolo che hai appena letto? Informativo. Narrativo. Descrittivo. Poetico.

in modo metaforico? •S ai che cos’è un ciclone atmosferico?

Parlane in classe.

•C he cosa ti fa venire in mente la parola

• I l testo potrebbe descrivere le caratteristiche

di un ciclone atmosferico?

“ciclone”?

Ora leggi, poi indica con X e rispondi. Dorothy viveva in una piccola fattoria sperduta nel cuore della prateria del Kansas insieme a suo zio Enrico e a zia Emma. La casa era piccola, due stanzette appena e disadorne: tutto il mobilio consisteva in una stufa arrugginita, una credenza, un tavolo e qualche sedia, oltre al grande letto degli zii, collocato in un angolo, e a quello di Dorothy, nell’angolo opposto. Mancava il solaio, e al posto della cantina c’era un’angusta buca scavata nel pavimento e chiusa da una botola di legno: la cantina “anticiclone”, dove la famigliola avrebbe potuto rifugiarsi se si fosse scatenato uno di quei terribili uragani, capace di distruggere qualsiasi costruzione, che talvolta si abbattono sul Kansas. Il panorama che si godeva dalla fattoria era triste e monotono: un’immensa prateria grigia si stendeva fino all’orizzonte, senza una casa né un albero. Un tempo, i muri della casetta erano stati intonacati a tinte vivaci, ma con il passare degli anni il sole e la pioggia li avevano stinti, rendendoli grigi e scialbi come il paesaggio circostante. L. F. Baum, Il Mago di Oz

• I l titolo ti ha permesso di capire di quale argomento

parla il testo?

Sì.

No.

In parte.

com'è andata? Come ti è sembrato il lavoro svolto in queste pagine? Interessante. Poco interessante. Per nulla interessante. Perché?

•Q uale altro titolo avresti potuto dare?

265


COMPRENSIONE

UN TITOLO PER OGNI TESTO L eggi i testi e per ognuno di essi scrivi un titolo adatto.

Poco oltre la cima della collina videro il bosco di abeti. Abbandonarono il viottolo e si inoltrarono nel buio resinoso degli alberi, raccogliendo pezzi di legno, rami morti e pigne per fare un fuoco. Presto, in mezzo a loro, ai piedi di un abete secolare, crepitò un’allegra fiamma; rimasero seduti. Poi, ognuno nel proprio cantuccio fra le radici del vecchio albero imponente, si raggomitolarono avvolti in coperte e mantelli, e caddero subito in un sonno profondo. Una volpe, che attraversava il bosco per affari suoi personali, si fermò qualche minuto ad annusare. “Hobbit!” pensò. “Incredibile!” J. R. R.Tolkien, Il Signore degli Anelli, Bompiani

Sono ancora molto piccola e già mi piace raccontare storie. Storie inventate da me. La nonna a volte arriva dalla città, a trovarci e per aiutare la mamma. Di sera è la nonna che ci mette a letto, cercando di farci addormentare con racconti che abbiamo già sentito un centinaio di volte. Io scendo dal letto e dico alla nonna: – Le storie le racconto io, non tu. Lei mi prende sulle ginocchia, mi culla: – E racconta, racconta, allora. Comincio con una frase, una qualsiasi, e il resto si collega da sé. I personaggi appaiono o scompaiono. Ci sono i buoni e i cattivi, i poveri e i ricchi, i vincitori e i vinti. È una cosa che non finisce mai. A. Kristof, L’analfabeta, Casagrande

266

C onfrontati con i compagni e le compagne sulle scelte fatte, poi rispondi. • Il titolo di un testo che cosa dovrebbe farti intuire? • N ello svolgere il lavoro sul titolo dei testi

hai incontrato delle difficoltà? Se sì, quali?

• Pensi che sia utile riflettere sul titolo di

un testo prima di leggerlo? Perché?


LECO TTM URPR AENSIONE

DOMANDE DENTRO IL TESTO Leggi il testo; troverai delle domande che ti aiuteranno a riflettere.

IL PRATO: UN UNIVERSO COMPLESSO Il prato, a un osservatore non troppo attento, può sembrare semplice da analizzare; ma non è così: occorre esaminare tutti gli organismi che lo compongono, studiare gli equilibri che ne regolano la vita e anche il terreno. Le specie che colpiscono a prima vista sono le piante verdi, le più importanti, perché “fabbricano” le sostanze organiche di cui sono composte; perciò, vengono chiamate autotrofe. •C he ruolo hanno le piante autotrofe

nell’ambiente?

Tutti gli altri organismi che troviamo nel prato vivono a spese delle erbe, direttamente o indirettamente: vengono chiamati eterotrofi, perché appunto si nutrono a spese di un altro organismo. •C ome si nutrono gli organismi eterotrofi?

Le erbe di un prato forniscono energia a migliaia di organismi sotto forma di nutrimento, e offrono un riparo a uno sterminato numero di piccoli vertebrati, di invertebrati e di larve che vivono tra le foglioline o tra le radici. Il grande libro della natura in Italia, Touring Junior

Le autotrofe vivono nello strato più alto godendo al massimo dei raggi del sole, perché se non c’è luce, la fabbrica non funziona. Gli eterotrofi se ne stanno soprattutto dove si accumula materiale organico, alla base delle piantine o nel suolo. •C he cosa significa che “la fabbrica non funziona?”:

•C he tipo di testo hai letto?

Argomentativo. Informativo scientifico. Narrativo storico. Regolativo.

•C he cosa si intende per materiale organico?

267


COMPRENSIONE

L eggi il testo; troverai delle domande che ti aiuteranno a riflettere.

I CICLISTI DEL CIRCO • Dopo aver letto solo il titolo, secondo te, di che cosa parlerà questo testo?

Una sera d’estate andai con mio fratello al circo. Un ometto con un cappello giallo in testa e il naso a pera, con i pantaloni a quadretti e le scarpe lucide, uscì su una normale bicicletta a due ruote. •C om’è il personaggio presentato?

Accompagnato da una musica, fece un giro, poi lanciò un urlo e fece impennare la bicicletta. Fece un altro giro su una sola ruota, pedalando con le mani; arrivò una donna bionda, con una gonna cosparsa di stelle d’argento, seduta su un sellino in cima a un palo metallico con una sola ruota. Cominciò a girare in tondo. •Q uali caratteristiche particolari ha la donna che arriva in pista?

Incontrandola, l’ometto lanciava grida di saluto e con un piede sollevava il cappello dalla testa. Giunse, infine, un bimbetto di otto anni circa su una minuscola bicicletta con un grosso clacson. Dopo aver compiuto alcuni giri, gli acrobati arrivarono fino all’orlo del palcoscenico e gli spettatori delle prime file si buttarono indietro gridando. Ma le biciclette si fermarono al momento preciso in cui le ruote anteriori minacciavano di piombare sulle teste degli spettatori. M. Bulgakov, Il maestro e Margherita, Einaudi

•D a che cosa è determinata la reazione degli spettatori?

N el testo, sottolinea con i colori indicati le informazioni per rispondere alle domande. Chi sono i personaggi? Qual è l’ambiente? Qual è il tempo? Quali emozioni sono espresse?

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S ottolinea i dati uditivi: ti aiutano a capire meglio quello che succede al circo? Sì. No.


LECO TTM URPR AENSIONE

Leggi il testo; troverai delle domande che ti aiuteranno a riflettere.

LA LEPRE E LA TARTARUGA Un giorno la lepre si vantava con gli altri animali. Diceva che nessuno poteva batterla in velocità e sfidò chiunque a correre più veloce di lei. •D a questa prima parte, puoi capire quando avviene la storia?

Sì. No. In parte. •P erché la lepre si vanta?

La tartaruga, con la sua solita calma, accettò la sfida. La lepre scoppiò a ridere, divertita. La tartaruga le disse di non vantarsi prima ancora di aver vinto. •C hi sono i protagonisti della storia?

Stabilito il percorso, iniziò la gara. La lepre partì come un fulmine. Poi si fermò a fare un sonnellino, per dimostrare il suo disprezzo verso la tartaruga. La tartaruga, intanto, camminava con fatica, un passo dopo l’altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. •C he cosa fece la lepre durante la corsa? Perché?

Allora la lepre si mise a correre, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara. La tartaruga sorrise e disse che l’importante non era correre veloce, ma partire in tempo. Esopo, Favole

•C hi vinse la gara? •C he cosa vuole insegnare questa storia? C’è una morale?

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COMPRENSIONE

L eggi le parti del testo e, quando incontri le righe di puntini, scrivi delle domande utili, che ti serviranno a lavorare e riflettere sull’argomento.

IDENTIKIT DEL BULLO E DELLA BULLA Ma chi è il bullo? È il despota egoista che non ha a cuore il bene dei propri sudditi, come ne “Il re malvagio”. O l’orco orribile che schiavizza la bambina, come ne “La trappola”. O ancora la strega crudele che sfida la fragile fatina, come in “Duello di magia”. Le declinazioni possibili sono infinite. Una cosa è certa: alla fine non ha mai la meglio e dimostra tutta la sua debolezza. •D omanda

Il bullo si crede forte ma è la figura più debole. È un leader negativo che domina sugli altri solo in virtù della sua capacità prevaricatrice, non del suo carisma. Se avete sempre pensato che il bullismo fosse un fenomeno tipicamente maschile, sbagliavate. Sembra, infatti, che anche tra le ragazze questa sia una piaga in espansione. •D omanda

Il bullo è debole, prepotente ed esibizionista. La bulla è pettegola, invidiosa e sola. Le sue armi non sono la violenza fisica o l’estorsione, ma la calunnia e la tortura psicologica. •D omanda

Come neutralizzarli? Non sono consapevoli del dolore che provocano nella vittima designata. Bisogna far rivivere loro le stesse emozioni che incutono negli altri. Non mettendoli alla gogna, però. Ma attraverso, per esempio, laboratori teatrali: sulla scena è più facile invertire i ruoli reali. Repubblica.it

•D omanda

270


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L eggi le parti del testo e, quando incontri le righe di puntini, scrivi delle domande utili, che ti serviranno a lavorare e riflettere sull’argomento.

LA DIETA DEGLI ANTICHI ROMANI Parole di uso comune, come “pranzo” e “cena”, le abbiamo ereditate dagli antichi Romani. Tuttavia, le loro abitudini erano alquanto diverse dalle nostre. Chi poteva permetterselo, di buon mattino faceva una prima colazione, chiamata jentaculum: con una fetta di pane o una focaccia servita con del vino (o latte), e accompagnata da datteri, miele, uova o formaggio. Il pranzo, prandium, veniva consumato all’incirca verso le 11. Era un pasto piuttosto leggero e veloce, oggi diremmo quasi uno spuntino: pane, formaggio e, raramente, un po’ di carne. •D omanda

La bibita degli antichi Romani era una bevanda dolce chiamata mulsum, non proprio adatta ai giovani, preparata facendo bollire vino e miele. •D omanda

Il pasto più importante della giornata era la cena, che iniziava nel tardo pomeriggio e durava mediamente un’ora. I ricchi, però, amavano organizzare cene interminabili in cui oltre agli alimenti più comuni come carne, verdure, uova e frutta, venivano servite ogni sorta di portate esotiche e cibi sontuosi, come il pavone arrosto e gli struzzi. Una delle salse più in voga era il garum ottenuta mischiando avanzi di pesce con acqua salata (non storcete il naso, i Romani ne andavano matti!). •D omanda

Una delle prelibatezze che gli antichi Romani amavano cucinare era l’isicia omentata, una specie di hamburger a base di carne tritata, mollica di pane bagnata nel vino, bacche di mirto, pinoli, pepe e mosto cotto. pompeiitaly.org

•D omanda

com'è andata? Come ti è sembrato il lavoro sulle domande? I nteressante. P oco interessante. P er niente interessante. Perché?

271


COMPRENSIONE

CHI? QUANDO? DOVE? L eggi il testo e scrivi quali informazioni ti danno le parti evidenziate.

ANCH’IO HO UN CANE Era il 2 febbraio, faceva molto freddo e io brontolavo perché non avevo un cane. Quella sera la mamma era andata dalla nonna e noi (io, papà e mio fratello) eravamo stati invitati a mangiare la pizza in casa di amici. Finché eravamo stati a tavola, mi ero dimenticato di brontolare perché non avevo un cane… Dopo cena, tanti baci e tante grazie, cappotti, sciarpe e berretti, e “ci vediamo la prossima volta da noi!”. Usciamo, con i berretti calati sulle orecchie e le mani sprofondate nelle tasche. Fa un freddo! Papà è davanti, segue mio fratello, ultimo io. – Attenti, una macchina! – grida all’improvviso papà, acchiappando mio fratello per un braccio, me per la spalla e schiacciandoci contro il muro. – Papà, papà, guarda! – sono io che grido, adesso. Ho visto aprirsi la portiera e volare via qualcosa che assomiglia a un fagotto di giornali spiegazzati. La macchina è già sgommata via. Il fagotto di carta si muove verso di noi, andando qua e là. Non riesco a trattenermi e gli corro incontro… scosto un pezzo di giornale… non è possibile! Non riesco a credere ai miei occhi, anche se lo voglio intensamente… è proprio lui, un cucciolo di cane… è esattamente il cane che ho sempre voluto! Sta tremando per il freddo. Papà si toglie il berretto di lana e ci mette dentro il cucciolo. Io e mio fratello ci togliamo le sciarpe per avvolgerlo meglio. Avrà già un nome? Penso di no. Non possono avergli dato il nome e poi averlo buttato via. Glielo daremo noi. G. Quarenghi, Anch’io ho un cane, Franco Cosimo Panini

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R ispondi. •Q ual è il fatto principale?

• D ove è avvenuto?

•H ai incontrato qualche difficoltà

svolgendo questo lavoro? Quale?


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Leggi il testo, poi rispondi.

UN INCONTRO INASPETTATO All’improvviso, sentii dei rumori provenire dalla sala d’aspetto, che pensavo deserta. C’era un cagnolino che grattava alla porta per entrare. Era solo… Lui, molto socievole, mi leccò una mano scodinzolando. Non aveva collare né tatuaggio né microchip: era un randagio. Rimase lì un po’, mentre io continuavo a domandarmi perché mai avesse deciso di entrare. Forse, pensai, è un vecchio cliente abituato a frequentare l’ambulatorio. Eppure, per quanto mi spremessi le meningi, non lo ricordavo. Accarezzandolo mi accorsi che aveva un taglio proprio sotto la pancia. Doveva risalire a diversi giorni prima, ma si era infettato. Scoprii che il cane aveva anche la febbre. Mi misi subito a ripulire la ferita e gli diedi dell’antibiotico per fermare e guarire l’infezione. Lui mi lasciò fare, come se sapesse che lo stavo aiutando. Quando ebbi finito, abbaiò, forse per dire grazie, saltò giù dal tavolo e infilò la porta. G. Sgardoli, A. Rebori, I racconti del veterinario, Rizzoli

• Chi sono i protagonisti di questa storia? • Da chi è narrata? • Dove si svolge?

Metti in ordine i fatti principali della storia, numerandoli. Scrivi tu quello mancante. Il cane abbaia e se ne va. Un cane gratta alla porta dell’ambulatorio. Il veterinario scopre che il cane ha una ferita e la febbre. Il cane lascia fare al veterinario. Il veterinario scopre che il cane non ha un padrone. Il veterinario lo fa entrare.

273


COMPRENSIONE

L eggi il testo e riquadra con una linea rossa la parte in cui si parla della stanza speciale.

OSPITI DI ZIA JOSEPHINE Lasciando sul tavolo le scodelle ancora piene a metà, i Baudelaire seguirono la zia, stando bene attenti a non toccare nessuna maniglia. In fondo al corridoio zia Josephine si fermò e aprì la porta. La porta non aveva assolutamente niente di speciale, ma quando i ragazzi varcarono la soglia si trovarono in una stanza che dire speciale sarebbe stato poco. Intanto non era né quadrata né rettangolare, come quasi tutte le stanze di questo mondo, ma aveva le pareti che si curvavano a forma di ovale. Un lato dell’ovale era occupato dai libri, scaffali su scaffali su scaffali di libri, e ognuno riguardava un argomento di grammatica, ortografia, sintassi o lingua in generale. C’era un’enciclopedia dei sostantivi, in volumi allineati su ripiani di legno molto semplici, leggermente curvi in modo da adattarsi alla parete. C’erano grossi volumi sulla storia dei verbi, schierati su scaffalature di metallo pulite e lustrate fino a risultare lucidissime. Ma fu l’altro lato dell’ovale, in fondo alla stanza, quello che soprattutto attirò l’attenzione dei ragazzi. Dal pavimento al soffitto la parete era tutta una finestra, un’unica grandissima lastra di cristallo e, al di là della lastra di cristallo, si vedeva, immenso, il Lago Lacrimoso. L. Snicket, Una serie di sfortunati eventi. La funesta finestra, Salani

N ella prima parte del testo vengono presentati i protagonisti: sottolinea i loro nomi. R ispondi. • Chi sono i Baudelaire? • Nella seconda parte del testo viene descritta la stanza speciale. Che cos’è, secondo te? • Che forma ha?

C ome sono le due pareti? Descrivile. Prima parete

274

Seconda parete


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Il testo è stato diviso in due parti: leggi la prima parte, poi rispondi.

DJIDI La bestiola si abituava rapidamente a tutti coloro che le si stringevano intorno. Si lasciava avvicinare, ma non s’allontanava d’un passo dal suo amico Griska. Ormai il ragazzo godeva, al villaggio, di una grande considerazione: era stato lui, l’intrepido ragazzo, a invitare nel clan il piccolo principe selvaggio, il figlio dei Signori della montagna. Un onore che si riversava su tutta la tribù. Infatti, la notizia s’era diffusa in tutti i villaggi sperduti nella taiga, fino a quelli più lontani: un piccolo orso era ospite dei cacciatori Murkvo. • C hi è Djidi? • C ome viene chiamato Djidi dalla tribù? • C hi è Griska? • P erché è diventato importante per la sua tribù? • D ove si svolge la vicenda?

Ora leggi la seconda parte, poi rispondi. La consuetudine vuole che un cucciolo d’orso che abiti presso gli uomini goda di una particolare considerazione. È tanto raro che una simile fortuna favorisca un villaggio, che niente sembra troppo bello per ornare la capanna costruita dai cacciatori per il loro ospite così importante. Ed è anche la più riparata dal freddo: due strati di pelli di renna rivestono l’ossatura di rami e, all’interno, una buona lettiera di muschio e di erbe odorose e due o tre pellicce di lupo, che sono le più calde, coprono il pavimento. È l’uso. Djidi si era abituato presto a essere circondato da tutte quelle premure; e regnava come un giovane pascià.

•A chi viene paragonato Djidi? Perché?

• A iutandoti con quello che hai letto

e con le tue conoscenze, sapresti spiegare che cos’è la taiga e dove si trova?

• S econdo te, in che periodo dell’anno

si svolge la vicenda?

R. Guillot, Griska e l’orso, Giunti Junior

275


COMPRENSIONE

I l testo è stato diviso in due parti: leggi la prima parte, poi rispondi. •D ove si svolge la vicenda?

KOTI E I SUOI CUCCIOLI Staccò gli occhi dal binocolo per asciugarsi il sudore della fronte. Poi, con la coda dell’occhio, lo vide. Si muoveva al limite della radura, alla sua destra. Una sagoma scura all’ombra dei faggi. Sandro orientò lentamente il binocolo in quella direzione e rimase di sasso. Un lupo stava ritto sulle zampe accanto a un albero, con gli occhi fissi sugli orsi. Come al rallentatore, l’animale si accovacciò e cominciò a strisciare lentamente, una zampa dopo l’altra, verso il centro della radura. Koti era intenta a sollevare grosse pietre alla ricerca di formiche e larve d’insetti. Dava le spalle ai cuccioli, che giocavano nell’acqua, ignari del pericolo mortale. “Alza la testa, mamma” sussurrò Sandro a denti stretti. “Alza quella testa”.

• C hi è Koti? • N elle righe sottolineate è narrato

il fatto principale. Qual è?

O ra leggi la seconda parte, poi rispondi. Il lupo era ormai a una decina di metri dai cuccioli. Nove, otto. Non poteva farcela contro un orso adulto, ma evidentemente sperava di catturare un piccolo e scappare via. Sandro allungò lentamente una mano, raccolse un rametto secco e lo spezzò. Allarmata, Koti alzò la testa di scatto. Si accorse del lupo, ma era tardi. La belva si avventò sul piccolo Suuri e tentò un morso, ma qualcosa lo bloccò. Koti gli piombò addosso e lo catapultò in aria con una zampata. Scaraventata a terra, la belva guaì, si rizzò e fuggì. G. Festa, Il passaggio dell’orso, Salani Editore

• I l lupo è riuscito a portare a termine

la sua impresa? Perché?

com'è andata? Come ti è sembrato il lavoro svolto in queste pagine? Facile. Perché?

276

Abbastanza facile.

Difficile.


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TANTI MODI DI LEGGERE Prova a pensare e scrivere brevemente come leggi quando: •d evi imparare una lezione per il giorno dopo: •c erchi un numero di telefono su un cellulare o una parola sul dizionario: •c erchi informazioni sulle conifere in un libro che parla delle piante: • l eggi un libro che ti piace o un fumetto: •d evi imparare una poesia:

Confronta le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne.

Prova a pensare ai modi in cui leggi, poi rispondi. • È sempre necessario leggere tutto un testo? Perché? •Q uando è più utile leggere attentamente ogni parte di un testo? •Q uando puoi leggere velocemente alcune parti e soffermarti di più su altre?

Confronta le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne.

277


COMPRENSIONE

QUANTI MODI DI LEGGERE CI SONO? Si può leggere in tanti modi diversi. Questi sono i principali: • i n modo abbastanza veloce e cercando di capire in generale il contenuto del testo; •p iuttosto lentamente, cercando di prestare attenzione a ogni parola; •s altando alcune parti e leggendo attentamente solo le informazioni che servono. È importante imparare a scegliere la modalità di lettura più adatta al tipo di compito che si deve svolgere. Prova a esercitare questa capacità eseguendo gli esercizi proposti.

1

Per individuare qual è l’argomento generale di cui si parla nel testo che segue, quale modalità di lettura sceglieresti?

L eggi il testo con la modalità scelta, poi completa. I gattini amano giocare inseguendo la loro coda e simulando battaglie tra loro. In realtà, il gioco è molto utile perché insegna ai cuccioli a cacciare e a difendersi: li aiuta a sviluppare la forza, l’astuzia, il coraggio e l’agilità che saranno indispensabili da adulti. Tra i giocattoli preferiti dai gattini troviamo: palline di plastica, gomitoli di lana, topolini all’erba gatta. A-Z Enciclopedia per le ricerche, Touring Junior

• Il testo parla in generale

2

Per cercare il significato della parola “simulare” sul dizionario, quale modalità di lettura sceglieresti?

L eggi con la modalità scelta, poi rispondi. • Qual è il significato di “simulare”?

• A quale categoria grammaticale appartiene la parola “simultaneamente”?

278


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3

L’articolo che segue parla dell’inaugurazione di un ponte tibetano in val Tartano. Se volessi sapere gli orari d’apertura e il costo del biglietto per attraversarlo, quale modalità di lettura sceglieresti? Leggi l’articolo con la modalità scelta, poi completa.

IL PONTE NEL CIELO È stato inaugurato a Tartano (Sondrio) il ponte tibetano più alto d’Europa. L’idea di questa passerella, chiamata “Ponte nel cielo” (lunga 234 metri, altro record internazionale), è nata nel 2016 e ora è divenuta realtà. Il “Ponte nel Cielo” è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 16.30 (il sabato fino al tramonto). Attraversarlo costa 5 euro, un biglietto che vale tutta la giornata e per più passaggi (gratuito per bambini e ragazzi fino alle medie). La biglietteria si trova in via Costa, a Campo Tartano: da qui lungo un sentiero di circa 10 minuti si accede al Ponte Tibetano. Lastampa.it

• Il “Ponte nel cielo” è aperto • Il biglietto per attraversarlo costa

4

Per capire bene degli indovinelli, quale modalità di lettura sceglieresti?

?

Leggi gli indovinelli con la modalità scelta, poi scrivi la soluzione. Quale animale cammina su quattro zampe la mattina, su due zampe il pomeriggio e su tre alla sera?

?? ? ?

??

?

Tre mamme hanno ognuna due figlie. Decidono di andare al cinema, ma nella sala sono rimasti solo otto posti. Riescono lo stesso a sedersi tutte, ognuna in un posto. Come è possibile?

279


COMPRENSIONE

5

Per rispondere alle seguenti domande, relative al testo che segue, quale modalità di lettura sceglieresti? 1. A quale famiglia appartiene il gatto domestico? 2. Da chi discende? 3. Quanti sensi ha? 4. Come comunica il gatto? 5. Perché si lecca con la lingua rugosa? 6. Che cosa fa quando è felice? L eggi con la modalità scelta, poi rispondi alle domande precedenti.

il gatto domestico Il gatto domestico appartiene, come leoni e tigri, alla famiglia dei felini: ha conservato quindi l’istinto di cacciatore, anche se ormai è un animale da compagnia. Probabilmente discende dal gatto selvatico africano, comparso circa un milione di anni fa, addomesticato intorno al 2 000 a.C. per proteggere i magazzini dai roditori. Da allora ne sono state selezionate molte razze; nel mondo ne esistono circa mezzo miliardo di esemplari. Il gatto ha i cinque sensi molto sviluppati, è estremamente agile e veloce. Per comunicare produce più di sedici versi differenti. In casa il gatto sceglie il suo angolo preferito. Si lecca con la lingua rugosa per rendere il pelo liscio e lucente; se è felice fa le fusa, un suono a bassa frequenza che proviene dal torace. A-Z Enciclopedia per le ricerche, Touring Junior

1.

4.

2. 3.

6.

280

5.


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6

Per sapere qual è l’argomento generale di cui si parla nel testo che segue, quale modalità di lettura sceglieresti? Leggi con la modalità scelta, completa e rispondi. In greco la parola theatron significa “luogo dove si guarda”. Infatti, il teatro era una grande struttura a cielo aperto: veniva scavato nella collina, per sfruttarne il pendio. La sua forma a semicerchio consentiva una visuale e un’acustica perfette. In ogni polis ve ne era uno dove, prima degli spettacoli, i Greci offrivano un sacrificio agli dèi. Il teatro non era riservato a pochi spettatori ricchi e raffinati, ma a tutta la popolazione. Per assistere agli spettacoli si pagava un biglietto d’ingresso, che costava pochissimo. G. Greco, In… seguendo la tartaruga alla scoperta di Velia, Ingegneria per la cultura

• Il testo parla in generale

• Se ora l’insegnante ti chiedesse di rispondere

ad alcune domande specifiche, che cosa faresti?

L eggi di nuovo il testo con la modalità scelta questa volta, poi rispondi. 1. Che cosa significa la parola theatron? 2. Dove veniva costruito? Perché? 3. Che cosa facevano i Greci prima dello spettacolo? 4. Chi poteva assistere agli spettacoli? Perché? In classe avete scelto le stesse modalità di lettura? Confrontatevi. P ensi che sia utile usare diverse modalità di lettura a seconda del tipo di testo e dello scopo per cui lo devi leggere?

281


COMPRENSIONE

7

A scuola si vogliono preparare degli addobbi di Natale a forma di stella come spiegato nelle istruzioni che seguono. Per sapere quale materiale occorre, quale modalità di lettura sceglieresti? Invece, per definire la procedura di realizzazione delle stelle, quale modalità di lettura sceglieresti? L eggi il procedimento con la modalità di lettura scelta e individua le fasi del lavoro.

STELLA GLITTER CON GLI ABBASSALINGUA OCCORRENTE • colla a caldo • 5 spatoline abbassalingua in legno •c olla vinilica • pennello •b rillantini •n astri, bottoni, pigne, campanellini…

PROCEDIMENTO Posizionate gli abbassalingua sul piano del tavolo in modo da creare la forma della stella. Quando avete ottenuto una forma proporzionata, fissate le punte tra loro con una goccia di colla a caldo. Cospargete la stella di colla vinilica con l’aiuto del pennello e ricopritela con una pioggia di brillantini. Lasciate asciugare per un pomeriggio e scrollate bene la stella dai brillantini in eccesso (che però recupererete). La stella è pronta per essere abbellita con nastri e decorazioni a piacere e per essere posizionata sull’albero di Natale, in giro per casa o anche su un bel pacchetto regalo. Briciolepuntini.com

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

282

com'è andata? Le attività proposte in queste pagine sono state facili o difficili? Perché? Ti sembra di aver sempre scelto la modalità di lettura adatta a svolgere il compito richiesto? Confrontatevi in classe.


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LEGGI E METTITI NEI PANNI DI… IO SONO, TU SEI... MATERIALE • Fogli • Penne • Una scatola CHE COSA FARE? Prima parte del gioco: l’insegnante invita ogni alunno/a a scrivere su un foglio tre aggettivi che lo/la caratterizzano. Quando gli aggettivi sono stati scelti e scritti, ognuno, a turno, li legge al resto del gruppo e spiega le motivazioni delle sue scelte.

Seconda parte del gioco. •T utti mettono il loro foglio con gli aggettivi in una scatola. •A turno, ogni alunno/a pesca un foglio, legge ad alta voce gli aggettivi e indovina di quale compagno/a si tratta. •U na volta scoperto chi è il/la compagno/a, sceglie l’aggettivo che secondo lui lo rappresenta meglio. pavonerisorse.it

R ifletti e rispondi. • Ti è piaciuto il gioco? • C’è una fase del gioco che hai trovato più difficile? • Il gioco ti ha aiutato a prendere consapevolezza del tuo modo di essere, relativamente

ai tuoi pregi e ai tuoi difetti? In che modo?

283


COMPRENSIONE

L eggi il testo.

ACCHIAPPINO CON L`ARCOBALENO La loro casa si trova davanti alla spiaggia, il sole è caldo e brilla sull’acqua azzurra, la sabbia brucia i piedi e i bambini si divertono a saltare, correre qua e là e nascondersi tra i cespugli. All’improvviso appare un gigantesco nuvolone, scuro come un malvagio mostro, e tuona. I tre bambini, impauriti, corrono a rifugiarsi sotto il portico di casa, ma Luna inciampa, cade e, lunga distesa per terra, lancia grida disperate. Franky e Roby tornano indietro ad aiutarla e la portano con loro. Al riparo, i piccoli guardano estasiati il cielo squarciato dalla pioggia, il grigio argento del mare e ascoltano il mormorio del vento. L’acquazzone dura un’ora e poi smette di colpo. Il cielo regala ai bambini uno splendido arcobaleno. Un arco fumoso di sette colori attraversa il cielo. Loro giocano ad acchiapparlo o a camminarci sopra. Più tardi, sdraiati nelle amache del portico, si addormentano profondamente. Z. Valdés, Gli orecchini della luna, Mondadori

L eggi gli aggettivi, poi collega ognuno di essi alla situazione corretta, immaginando gli stati d’animo dei protagonisti.

felici

I bambini corrono verso casa.

annoiati impauriti premurosi stanchi arrabbiati preoccupati

assonnati Franky e Roby aiutano Luna. I bambini vedono l’arcobaleno. I bambini si addormentano. I bambini giocano sulla spiaggia.

R ispondi. • Ci sono degli aggettivi che non hai collegato? Perché?

284

meravigliati

sereni spensierati sorpresi gentili stupiti


LECO TTM URPR AENSIONE L eggi i testi e completali inserendo, in ognuno, la frase mancante. Sceglila tra quelle in fondo alla pagina.

Era un pomeriggio di pioggia. Michele era solo in casa e stava davanti alla finestra a guardare le goccioline che cadevano sul prato. Per un po’ cercò di contare gli schizzi che colpivano il vetro, poi, con un sospiro, si staccò dal davanzale e si lasciò cadere a peso morto sul letto.

Le parve a un tratto che l’uscio, laggiù in fondo al letto, si stesse aprendo. Non c’era dubbio, l’uscio si apriva pian piano, si muoveva, come se qualcuno, desideroso di entrare, lo andasse spingendo dall’esterno con prudenza. A. Moravia, Gli indifferenti, Bompiani

S. Tamaro, Cuore di ciccia, Mondadori

I cuccioli avevano lunghe orecchie setose, un bellissimo naso nero rotondo ed enormi occhi marroni scintillanti e commoventi. Joshua entrò: nel giro di pochi secondi fu circondato da una massa di musi sorridenti e ciondolanti linguette rosa. Entrai anch’io.

E Pelle? Che vita si prospettava a uno che poteva mettersi a piangere perché la gente sull’autobus aveva la faccia triste oppure perché aveva incontrato un gatto che sembrava senza casa?

in un modo tutto suo. C’erano cose che lo rendevano felice, come starsene ad ascoltare la pioggia. J. Summers, La mia vita con George, Newton Compton

Eppure sapeva anche essere allegro.

All’improvviso, una terribile paura l’agghiacciò.

A. Lindgren, Vacanze all’isola dei gabbiani, Salani Editore

Era ancora più annoiato di prima.

Mi si sciolse il cuore.

H ai mai provato le emozioni e i sentimenti di cui si parla in questi testi? Quando? Confrontati con i compagni e le compagne.

285


COMPRENSIONE

I l testo è stato diviso in più parti. Leggi una parte per volta e mettiti nei panni dei protagonisti. Quali emozioni e sentimenti provano, secondo te? Scrivili.

LA MAESTRA DI DANZA E se la maestra di danza si fosse rivelata arcigna e sgradevole? Questo ci siamo chieste qualche minuto prima che iniziasse la lezione. Poi è entrata lei, Lucia, con le treccine in una grossa coda di cavallo e una tutina bianca. Perfino i suoi piedi scalzi, armoniosi e ben curati, erano incantevoli. Siamo rimaste a bocca aperta, come se avessimo visto una fata. – Inizieremo con qualche esercizio per scaldare i muscoli – ha detto infilando un CD in uno stereo. – Coraggio, ragazze, insieme a me! Dopo qualche minuto Lucia ha spento la musica e ci siamo abbattute sul pavimento. Ha infilato un altro CD, poi il suo corpo ha cominciato a scuotersi, a tendersi, a slanciarsi. Quando la musica è cessata, la classe è esplosa in un applauso fragoroso. – Non ci riuscirò mai – ha sospirato Giulia. Abbiamo implorato un bis, ma Lucia ha annunciato che la lezione era finita. Non eravamo mai uscite da un’aula di lezione così a malincuore. L. Celi, Dancing Star, Buena Vista

286


COMPRENSIONE

L eggi il testo e rispondi.

NON DARGLI SODDISFAZIONE La maestra ci ha fatto fare il gioco della bandierina a squadre. Io ero nella terza squadra ed Emiliano nella quarta. Avevamo tutti e due il numero sei, uno di fronte all’altro. Che sfortuna! Fino a quel momento le squadre erano pari. Volevo che la mia squadra vincesse, lo volevo con tutte le mie forze. Ma sapevo che lui era molto più veloce di me. – Sei! – ha gridato Guerino, sventolando la bandierina. Ho corso al massimo e sono arrivata subito dietro di lui, ma Emiliano si è girato di scatto e mi ha urlato BUH! E io, dalla paura, sono caduta. Emiliano ha fatto punto e la sua squadra ha vinto. – Ha perso perché le ho fatto BUH! – rideva Emiliano. – Sei proprio un grande aiuto per la tua squadra! Mi sono sentita stupida e sarei voluta scappare via, ma Rima mi ha trattenuto. – Non dargli soddisfazione, fai finta di nulla, sforzati! B. Pumhösel, A. Sarfatti, Verticali e batticuore. Vuoi giocare al bilboquet?, EDT

• Come pensi che si sia sentita la protagonista della vicenda? • Secondo te, come si è sentito Emiliano? • Tu preferiresti essere nei panni di Emiliano o nei panni della protagonista? Perché? • Che cosa significa l’espressione “non dargli soddisfazione”?

com'è andata?

• Che cosa pensi del consiglio che Rima ha dato alla sua

Come ti è sembrato il lavoro svolto in queste pagine?

amica? Ti sembra utile? Perché?

C onfronta le tue risposte con quelle dei compagni e delle compagne. Vi siete mai trovati in situazioni simili? Parlatene.

I nteressante. P oco interessante. P er niente interessante. Perché?

287


È ARRIVATO IL MOMENT O… DI SPICCARE IL VOLO ! Ciao! Eccoti giunto/a in fondo al percorso che questo libro voleva farti fare. Noi autori speriamo di averti regalato momenti piacevoli, interessanti e di averti dato qualche spunto di riflessione. Abbiamo cercato di farti riflettere su quei momenti che sono caratteristici del tuo mondo: gli amici, la scuola, la famiglia con le sue dinamiche, il rapporto tra coetanei, i giochi, le attività sportive... Ti abbiamo proposto anche momenti per riflettere su tematiche di più ampio respiro, come la storia del mondo, la poesia, l’informazione, il teatro, la discussione... tematiche che riguardano chi, come te, diventa giorno dopo giorno un po’ più grande. Questo libro voleva però essere soprattutto un libro da leggere. Con i suoi testi, aveva lo scopo di farti conoscere il mondo nelle sue belle e varie sfaccettature e di farti comprendere come uno stesso argomento possa essere presentato attraverso le forme di scrittura più disparate, ma ugualmente coinvolgenti. Noi autori speriamo che tu, leggendo, possa innamorarti della pagina, sia cartacea sia digitale, così da avviarti a diventare un buon lettore e una buona lettrice... una persona che durante un viaggio, in una biblioteca, nei momenti di relax, prima di addormentarsi, attraverso un libro, abbia il desiderio di aprire una… finestra sul mondo. Ci auguriamo di esserci riusciti, almeno un po’. Alessandra, Angelo, Laura, Marilena, Marta

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letture in viaggio letture 5

Il percorso “Viaggio nella legalità” è a cura di Gisella Gaudenzi. Responsabile editoriale: Mafalda Brancaccio Supervisione scientifica: Lorenzo Castelli, psicoterapeuta e psicologo scolastico Coordinamento e redazione: Valentina Cammilli per Equilibri servizi editoriali Revisione didattica: Nadia Negri Responsabile di produzione: Francesco Capitano Progetto grafico e impaginazione: Barbara Cherici per Equilibri servizi editoriali Illustrazioni: Giulia Bracesco, Elena Iarussi, Manuela Leporesi, Annie Caroline Roveyaz Copertina: Barbara Cherici per Equilibri servizi editoriali Ricerca iconografica: Paola Rainaldi Referenze iconografiche: Shutterstock Stampa: Tecnostampa – Pigini Group Printing Division Loreto – Trevi 22.83.055.0 Per esigenze didattiche i testi sono stati quasi tutti ridotti e/o adattati. L’editore è a disposizione degli aventi diritto tutelati dalla legge per eventuali e non volute omissioni o errori di attribuzione. È assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di questa pubblicazione, così come la trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo, senza l’autorizzazione della Casa Editrice. Produrre un testo scolastico comporta diversi e ripetuti controlli a ogni livello, soprattutto relativamente alla correttezza dei contenuti. Ciononostante, a pubblicazione avvenuta, è possibile che errori, refusi, imprecisioni permangano. Ce ne scusiamo fin da ora e vi saremo grati se vorrete segnalarceli al seguente indirizzo: redazione@elionline.com

Tutti i diritti riservati © 2022 La Spiga, Gruppo Editoriale ELi info@gruppoeli.it EquiLibri • Progetto Parità è un percorso intrapreso dal Gruppo Editoriale ELi, in collaborazione con l’Università di Macerata, per promuovere una cultura delle pari opportunità rispettosa delle differenze di genere, della multiculturalità e dell’inclusione. Si tratta di un progetto complesso e in continuo divenire, per questo ringraziamo anticipatamente il corpo docente e coloro che vorranno contribuire con i loro suggerimenti al fine di rendere i nostri testi liberi da pregiudizi e sempre più adeguati alla realtà.


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