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Baci fuori controllo Kimberly Lang Anne Oliver


Titoli originali delle edizioni in lingua inglese: Boardroom Rivals, Bedroom Fireworks! Mistress: At What Price? Harlequin Mills & Boon Modern Romance Heat © 2010 Kimberly Lang © 2010 Anne Oliver Traduzioni di Lucia Esposito Tutti i diritti sono riservati incluso il diritto di riproduzione integrale o parziale in qualsiasi forma. Questa edizione è pubblicata per accordo con Harlequin Enterprises II B.V. / S.à.r.l Luxembourg. Questa è un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o persone della vita reale è puramente casuale. Harmony è un marchio registrato di proprietà Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved. © 2010 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano Prima edizione Harmony Collezione Sensual settembre 2010 Questo volume è stato impresso nell'agosto 2010 da Grafica Veneta S.p.A. - Trebaseleghe (Pd) HARMONY COLLEZIONE SENSUAL ISSN 1970 - 0377 Periodico mensile n. 44 del 2/9/2010 Direttore responsabile: Alessandra Bazardi Registrazione Tribunale di Milano n. 619 del 09/10/2006 Spedizione in abbonamento postale a tariffa editoriale Aut. n. 21470/2LL del 30/10/1981 DIRPOSTEL VERONA Distributore per l'Italia e per l'Estero: Press-Di Distribuzione Stampa & Multimedia S.r.l. - 20090 Segrate (MI) Gli arretrati possono essere richiesti contattando il Servizio Arretrati al numero: 199 162171 Harlequin Mondadori S.p.A. Via Marco D'Aviano 2 - 20131 Milano


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Nel letto dello Scapolo d’Oro


Passione inebriante


1 «Ci siamo, Brenna. Ora chiamo Marco e gli dico di portare le squadre qui domattina.» «È troppo presto.» Brenna controllò preoccupata il numero sul rifrattometro. Nessun altro a Sonoma aveva l'uva matura così presto, di quello era certa. «Dovremmo aspettare ancora almeno un paio di settimane.» «Dubiti di me?» Il tono offeso di Ted era solo parzialmente simulato e, sebbene fossero stati amici e collaboratori per anni, Brenna si affrettò a lisciare le piume arruffate del suo viticoltore. «Per niente. Nessuno conosce queste viti meglio di te. Sono sorpresa, questo è tutto.» Rassicurato, Ted si mise un chicco d'uva in bocca e lo assaporò, mentre un sorrisetto raggiante gli attraversava il viso. «Ovviamente a quest'uva piacciono le nostre estati assolate e la siccità. E tu non vorrai certo raccoglierla quando sarà troppo tardi, vero?» «No, hai ragione.» Quello era solo uno dei motivi del disappunto di Brenna. Le nuove vasche erano arrivate solo la settimana precedente e ancora non erano state sistema7


te. La pompa principale continuava a fare i capricci e poi c'erano ancora così tanti adempimenti burocratici, e poi... e poi... lei aveva bisogno di quel paio di settimane extra per riprendersi. Non era pronta a iniziare la vendemmia proprio ora. Brenna diede un'occhiata alle viti, cariche di frutti maturi... frutti che non avrebbero aspettato che lei si adattasse con calma ai cambiamenti degli ultimi giorni. L'azienda vinicola Amante Verano era diventata una sua responsabilità ora. Be'... quasi. Che lei si sentisse pronta o meno, comunque, l'uva era giunta a maturazione. E lei sapeva cosa doveva fare, lo aveva fatto per tutta la vita. Ma mai da sola. Quella responsabilità pesava troppo sulle sue spalle. «Vorrei tanto che Max fosse qui.» Il sospiro che percepì nella voce di Ted la riportò alla realtà con un tonfo. «Lo so. Questi frutti erano il suo biglietto da visita per dominare il mercato del vino... o almeno per fargli guadagnare un premio.» Brenna sorrise debolmente a Ted mentre ispezionava l'uva, non riuscendo a fare a meno di far vagare la mente senza scopo. «Dovrebbe essere ancora qui con noi. Non è giusto.» Ricacciò indietro le lacrime. Non poteva perdere il controllo davanti a Ted... né davanti a nessun altro. Max si sarebbe aspettato un atteggiamento forte da parte sua, e tutti ad Amante Verano dovevano credere che lei avesse la situazione perfettamente sotto controllo. «Chiama Marco. La prima uva sarà nelle vasche entro domani sera» dichiarò con determinazione. 8


Salirono insieme su per la collina, fermandosi di tanto in tanto a controllare le altre viti. Queste apparivano più regolari nella maturazione. Un altro paio di settimane, più o meno, e sarebbero state pronte per la vendemmia, come calcolato. Il mese di settembre si preannunciava molto impegnativo. «Hai già parlato con Jack?» le chiese improvvisamente Ted con tono troppo disinvolto. Il suo cuore sprofondò al solo sentirlo nominare. «Non ancora, dal giorno del funerale, e anche allora parlammo solo per qualche minuto.» Già così era stato abbastanza difficile, oltre che doloroso, anche se non voleva ammetterlo neppure a se stessa. Si erano scambiati le condoglianze, si erano stretti la mano e poi erano andati via, ognuno per la sua strada. Fine della storia. «Lo sa?» «Ne sono sicura. L'avvocato di Max mi ha chiamato per spiegarmi le disposizioni contenute nel testamento e quello che significavano. Non posso credere che Jack non sia stato il primo a esserne informato.» «E...» Ted fu il primo a osare di farle quella domanda, anche se Brenna era sicura fosse presente nella mente di più di una persona. «Non c'è nessun e. Sono convinta che Jack abbia abbastanza da fare con i suoi alberghi... e con la causa contro il tizio che guidava l'auto che ha investito Max... per pensare ad Amante Verano. Insomma non credo che godiamo di una posizione invidiabile nel suo elenco di priorità.» La morte improvvisa di Max li aveva lasciati tutti alle prese con un mucchio di cose da fare nelle ul9


time settimane, compreso mettere il naso nei suoi affari e nei suoi progetti per capire cosa avesse lasciato in sospeso e cosa andasse risolto con urgenza. In un certo senso la cosa l'aveva aiutata a elaborare il lutto. Non aveva avuto il tempo di lasciarsi andare al dolore come avrebbe voluto, e le sembrava anche di rendere onore alla memoria di Max impegnandosi a portare avanti le attività della sua amata cantina. Ted non le sembrò sollevato. «Dopo la vendemmia, però, prenderò un appuntamento con l'avvocato e cercherò di risolvere la situazione» gli disse, dandogli una pacca affettuosa sulla spalla. «Va' pure a casa. Ci aspettano giornate intense.» «In altre parole, dovrei approfittarne per vedere mia figlia finché ne ho il tempo?» «Già.» La vendemmia li avrebbe impegnati moltissimo e per lei sarebbe stata un vero e proprio banco di prova. In quell'occasione avrebbe dovuto dimostrare a tutti se fosse capace di assumersi le responsabilità che Max le aveva lasciato in eredità. «Vuoi venire a cena da noi? Sai che sei sempre la benvenuta, e poi Dianne è così contenta di potersi prendere cura di te.» La proposta era allettante, molto allettante, ma era arrivato il momento di provare a cavarsela da sola. Dianne non aveva fatto altro che prendersi cura di lei nelle ultime settimane da quando Max era morto, e lei ora doveva riuscire a essere forte. Doveva dimostrare, prima di tutto a se stessa, di essere cresciuta. «Grazie, ma non è il caso. Darai un bacio alla 10


mia figlioccia da parte mia, però? Me lo prometti?» «Lo farò» replicò Ted mentre, dopo averle fatto un cenno di saluto, si allontanava a grandi passi verso la casetta che divideva con Dianne e la piccola Chloe. L'appartamento, al primo piano sopra l'enoteca, era illuminato. Dianne doveva essere già ai fornelli. Anche Brenna aveva lasciato una luce accesa da lei. Ancora non riusciva ad abituarsi a tornare a casa e trovarla così buia e vuota. In realtà si chiedeva se ci sarebbe mai riuscita. Magari dopo la vendemmia avrebbe potuto prendersi un cucciolo. Le avrebbe tenuto compagnia e avrebbe fatto sembrare quella grande casa meno vuota. E lei avrebbe avuto qualcuno con cui poter parlare quando rientrava la sera. I suoi passi risuonarono nell'ingresso mentre si dirigeva come sempre verso l'ufficio, che da quando Max non c'era più era soltanto suo. L'aspettava una montagna di lavoro arretrato che però la aiutava a tenersi impegnata in quelle lunghe serate di solitudine. Accese lo stereo e la musica riempì la stanza, scacciando quel terribile silenzio, quindi si diresse alla scrivania per cercare di occuparsi delle fatture e degli ordini accumulati. Ma non riusciva a concentrarsi. La domanda di Ted aveva provocato in lei una marea di sensazioni che aveva cercato a lungo di soffocare relegandole in un angolino della sua mente. Prima o poi Amante Verano sarebbe salita in cima alla lista delle priorità di Jack, e a quel punto lei 11


non avrebbe avuto piÚ scampo. La fuga, quel modo sicuro e collaudato con cui aveva sempre affrontato tutto quello che riguardava Jack, questa volta non avrebbe funzionato. Avrebbe dovuto trovare una soluzione alternativa. Non avrebbe potuto portare avanti la sua attività se non fosse riuscita a parlare con il socio paritario che Max le aveva imposto. Il pensiero di Jack riportò a galla sentimenti con cui non aveva mai voluto fare i conti. Ma la loro storia era stata, ed era tuttora, troppo complicata per far finta che non fosse mai esistita. Max era stato il suo mentore, un suo amico, il sostituto di suo padre, e lei, Max e sua madre erano stati in qualche modo una famiglia felice, sebbene mai formalizzata. Jack, non solo per sua scelta, non aveva mai voluto farne parte. E se a questo si aggiungeva il loro breve ma intenso matrimonio, la loro storia avrebbe potuto far invidia a una soap opera. Prima o poi, però, si sarebbe dovuta scontrare con lui. Il solo pensiero le faceva battere il cuore all'impazzata. Ma si sarebbe dovuta comportare da persona adulta. Concentrandosi sul presente e impedendo al passato di condizionarla. Intanto quello che aveva detto a Ted avrebbe potuto essere un buon inizio. Un incontro in campo neutro con l'avvocato. Questi si sarebbe potuto occupare della faccenda al posto suo. In fondo si trattava di affari, non di fatti personali. Molti anni prima Jack le aveva detto quanto fosse importante per lui tenere separati gli affari dalla vita privata. Non permettere mai che gli uni influenzino l'altra, le aveva consigliato. Era una cosa di cui andava molto fiero e che lo aveva senz'altro aiutato 12


nell'espansione della Garrett Properties lungo la costa occidentale. Era molto probabile dunque che Jack volesse trattare la faccenda come una semplice questione di affari. Se anche lei ci fosse riuscita, tutto sarebbe stato più semplice. Per tutti, ma principalmente per lei e per la sua sanità mentale. Brenna tirò un profondo respiro, sentendosi finalmente meglio dopo questa breve seduta di autoterapia. Avrebbero potuto trovare civilmente un accordo che riguardasse soltanto gli affari, e non tenesse conto di quel loro folle matrimonio. Jack sperò ardentemente che la follia non fosse una tara di famiglia, e che il testamento di Max fosse soltanto un sintomo di senilità precoce provocato dal troppo vino trangugiato nel corso degli anni, oppure una specie di scherzo che il padre aveva voluto giocargli. Doveva pur esserci una spiegazione, e avrebbe dato qualsiasi cosa per poter passare ancora solo cinque minuti con lui e scoprire i motivi di quel gesto insensato. Altrimenti, l'unica spiegazione possibile per il fatto che gli avesse lasciato metà delle sue cantine – e a lui personalmente, non alla Garrett Properties – era la follia. L'altra metà ovviamente era stata lasciata a Brenna Walsh. Brenna avrebbe dovuto costituire solo una breve parentesi nella sua storia di seduttore, un monito contro le infatuazioni giovanili e le decisioni affrettate, non un personaggio ricorrente della sua esistenza. Ma le decisioni sbagliate erano evidentemente 13


una costante nella sua vita, quando si trattava di Brenna. Per tutto il tempo del viaggio in macchina verso Sonoma aveva continuato a chiedersi cosa lo avesse spinto a occuparsi di quella faccenda personalmente. In fondo, il suo avvocato, Roger, si era offerto di farlo al posto suo. Ma per qualche strana ragione Jack aveva ritenuto che lui e Brenna dovessero discuterne a quattr'occhi. Più si avvicinava al vigneto e a lei, però, più si rendeva conto che non era stata un'idea grandiosa. Avrebbe dovuto aspettare, risolvere prima questioni più importanti, invece di permettere che il desiderio di tagliare i ponti col passato gli facesse compiere mosse avventate. I cambiamenti avvenivano lentamente ad Amante Verano. Il vigneto e la casa di produzione vinicola sembravano ancora uguali a quando Max li aveva comprati dodici anni prima. Allora il suo hobby non era ancora diventato un'ossessione e il padre non aveva ancora lasciato definitivamente San Francisco per trasferirsi lì a giocare a tempo pieno con l'uva, lasciandolo da solo a capo della Garrett Properties, con una responsabilità che gli avrebbe divorato la vita. Passò lentamente oltre la casetta che un tempo era stata di Brenna e di sua madre – figlia del primo colono di quella terra e responsabile della vinificazione – prima che Max la trasformasse in enoteca e accogliesse le due donne in casa propria. Dove avrebbe potuto trovare Brenna? In laboratorio? In ufficio? Voleva soltanto sbrigarsi a chiudere quella faccenda per poter tornare quanto prima alla sua vita. E prima fosse riuscito a farle firmare quel documento, meglio sarebbe stato. 14


Mentre arrivava in cima alla collinetta su cui torreggiava il corpo centrale della casa, vide un trattore che si faceva strada verso la cantina, con il rimorchio stracolmo di grappoli d'uva. Non si era mai interessato di viticoltura né di produzione di vino, e quel poco che aveva imparato aveva cercato in ogni modo di dimenticarlo, ma persino lui sapeva che era presto per il raccolto. Era molto strano, ma almeno così riusciva a dare una risposta alla prima domanda. Avrebbe trovato Brenna sicuramente da quelle parti. Si lasciò sfuggire un sospiro. Cosa doveva fare? Andarsene in giro a cercarla per tutto quel dannato vigneto, oppure aspettarla a casa? «Facciamola finita con questa storia» si disse. Quindi entrò in casa portando con sé il borsone e il computer portatile, che sistemò in quella che un tempo era stata la sua stanza. Quindi si avviò a piedi giù per la collina alla ricerca della sua ex-moglie. «Brenna, hanno bisogno di te in laboratorio. La pompa sta facendo nuovamente i capricci» le gridò Ted, chiamandola dall'altro capo del filare a cui lei stava lavorando. «Rick l'ha presa a calci ma non ha funzionato, perciò mi ha chiesto di chiamarti.» Brenna sospirò. La nuova pompa era stata ordinata ma non sarebbe stata consegnata prima di qualche settimana. Il che non sarebbe stato un problema se l'uva di Max non fosse maturata così in anticipo. «Il calcio l'ha dato nel punto giusto?» Ted fece cenno di sì con la testa. «Due volte.» Lei fece scivolare le cesoie nella tasca posteriore dei pantaloni e si tolse i guanti. «Perfetto, proprio 15


quello che volevo fare oggi. Ti posso lasciare da solo qui?» «Certo. Non c'era nemmeno bisogno che venissi» le disse lui canzonandola. Almeno sarebbe tornata al fresco prima del previsto, pensò Brenna mentre sentiva le gocce di sudore che le scendevano lungo la schiena. Avrebbe chiamato Dianne per chiederle di portarle una maglietta pulita insieme al pranzo. Tirò il cellulare fuori dalla tasca e stava telefonando all'amica quando si scontrò con un uomo che proveniva dal lato opposto. Il cappello le cadde per terra, e così pure il cellulare. «Mi spiace» disse, mentre delle forti braccia la tenevano stretta per non farla cadere. Nel nanosecondo che seguì, il suo cervello registrò la sensazione stranamente familiare di quel tocco maschile, il profumo leggermente speziato che le solleticava le narici e l'eleganza del tessuto di quella maglietta di filo – troppo pregiato perché i suoi operai lo indossassero al lavoro. All'improvviso capì. Era Jack. «È un po' troppo presto per il raccolto, no, Brenna?» La sua voce profonda le rimbombò dentro, facendole battere forte il cuore. Liberandosi dalla sua presa con un gesto fintamente disinvolto, cercò di imitarne il tono un po' sarcastico. «I frutti bisogna coglierli quando sono maturi, dovresti saperlo.» Fece però l'errore di incontrare i suoi occhi mentre parlava, e non poté fare a meno di notare lo sguardo di apprezzamento con cui lui, subito dopo, passò in rassegna ogni centimetro del suo corpo. 16


Sperò solo che il rossore che si sentiva sulle guance potesse essere attribuito da lui al calore del sole, e non a quello del suo sguardo. Jack inarcò un sopracciglio mentre lei si sistemava nuovamente la coda di cavallo sotto il cappello e si tirava giù la falda per schermarsi gli occhi. «Hai decisamente bisogno di un cappello nuovo, Brenna. Quello che porti ha visto giorni migliori.» Accidenti, lo aveva riconosciuto! Quel cappello glielo aveva regalato lui agli inizi della loro relazione e, se lei avesse avuto la benché minima idea che potesse presentarsi lì quel giorno, lo avrebbe lasciato certamente a casa. Era il suo cappello preferito, però, con la sua tesa ampia e la linea comoda, e Brenna lo aveva conservato soltanto perché era molto funzionale, assolutamente non perché era stato un regalo del suo ex-marito. Sperava ardentemente che lui non si illudesse al riguardo. Facendo finta di niente, sollevò il mento con aria di sfida. «È molto comodo» replicò. «Ma hai ragione, bisogna sbarazzarsi delle cose vecchie.» Poi, proseguendo con quella che sperò fosse un'aria disinvolta, aggiunse: «Cosa ti porta ad Amante Verano, Jack?». Quelle parole sembrarono divertirlo. «So che l'avvocato ti ha parlato del testamento di Max. Avresti dovuto aspettarti di vedermi.» «A essere sincera, no. Mi aspettavo un'altra telefonata dal tuo avvocato, non una tua visita.» Era la conversazione più lunga che avessero avuto da anni, e Brenna non si sentiva in grado di gestirla come avrebbe voluto. 17


«Non abbiamo bisogno di avvocati per questo» replicò lui, tirando fuori dalla tasca dei jeans una busta. «Se potessimo andare in un posto tranquillo...» Un posto tranquillo. Brenna si sentì tremare le ginocchia al ricordo di quello a cui quelle due semplici parole li avrebbero portati in passato... quando subito dopo la fine della scuola, durante quell'estate magica, trovare un posto tranquillo significava... Brenna cercò di ricacciare indietro i ricordi. Concentrarsi sulla busta che lui teneva in mano poteva esserle d'aiuto, ma aveva lo strano presentimento che il suo contenuto non le sarebbe piaciuto. Sperando di apparire tranquilla, incontrò il suo sguardo. «Nel caso tu non lo avessi notato, al momento sono un po' impegnata. Ti ricorderai senz'altro come funziona questo posto...» «Brenna...» Jack serrò la mascella con atteggiamento impaziente. La cosa le fu d'aiuto. L'irritazione prese il posto delle altre emozioni che si erano impadronite di lei. Jack non poteva tornare dopo tutti quegli anni e comportarsi come se fosse il padrone. E va bene, era il padrone della tenuta per il cinquanta percento, e il senso di colpa per averlo tenuto lontano non cessava di tormentarla, ma... Cercò di concentrarsi sull'irritazione. In ogni caso Jack non era il padrone assoluto di Amante Verano. Né tanto meno era il suo padrone. Qualunque cosa lo avesse portato tanto in fretta lontano dalla sua amata vita cittadina avrebbe potuto aspettare. «La qualità della mia uva verrà compromessa se 18


resto qui a parlare con te invece di andare ad aggiustare una stupida pompa. Dobbiamo mettere il raccolto nelle vasche entro stasera. Mi dispiace, quindi, ma dovrai aspettare il tuo turno.» Soddisfatta per aver avuto l'ultima parola, gli passò accanto sfiorandolo, mentre si dirigeva verso le cantine. Jack le afferrò il braccio, bloccandola e attirandola troppo vicino a sé, il viso a soli pochi centimetri dal suo. Era così vicino che Brenna poteva specchiarsi nei suoi occhi inebriandosi del profumo speziato del suo dopobarba... Deglutì a fatica. «Non ora, Jack. Sono...» «Impegnata, lo so. Lo sono anch'io» la interruppe con tono tutt'altro che condiscendente. «Pensi che io sia voluto venire qui?» Fu come se l'avesse schiaffeggiata. Ma in fondo era un bene. Quella durezza l'avrebbe aiutata a concentrarsi sul presente. «Ho deciso di vendere la mia metà dell'azienda» le annunciò. L'indignazione sostituì lo shock. Cosa? «Non puoi. Max ha deciso che fossimo soci al cinquanta percento.» «Non so come abbia preso questa decisione. È una cosa ai limiti della legalità e completamente folle. Ma io ho trovato un compratore e tutto quello che devi fare è mettere una firma.» Neppure lei aveva pensato di ereditare Amante Verano. Men che meno aveva pensato di doverla dividere con Jack. Ma lui non aveva alcun diritto di vendere la sua metà. «Non ho alcuna intenzione di firmare. Mi spiace se trovi la situazione sgradevole. Fidati, anche per me non è esattamente una passeg19


giata. Ma siamo stati incastrati e non possiamo liberarci l'uno dell'altro. Almeno non in questo caso.» «La situazione cambierà se deciderai di firmare queste carte.» La presa sul suo braccio stava diventando dolorosa, e lei si liberò con uno strattone. «E a chi vorresti vendere? Fammi indovinare. Hai trovato qualcuno che ha pensato fosse una cosa carina prendersi ogni tanto una pausa dalla vita di città per venire a pigiare uva durante il weekend?» L'espressione colpevole sul volto di Jack era eloquente. «Mi sa che ci ho azzeccato. Comunque, la mia risposta è no.» «Non è una semplice richiesta, Brenna. Io non voglio questa cantina. Neppure per metà.» Brenna pensò che doveva ringraziare la lungimiranza di Max e le clausole di ferro delle disposizioni che aveva preparato. Altrimenti a quel punto sarebbe stata già fregata. «Bene. Ma io non ho intenzione di buttar via la metà di quello che Max e io abbiamo faticosamente costruito per lasciarlo a qualcuno che non ne capisce nulla.» «Preferisci avere a che fare con me? Non pensi sia peggio?» Come avrebbe potuto spiegare il suo punto di vista a Jack? Era difficile anche per lei. «Preferisco tenermi il problema che conosco già.» Jack aprì la bocca per replicare, ma il telefono di Brenna squillò. Un'occhiata veloce al numero che compariva sul display le ricordò i suoi doveri. «Ora vado a sistemare la pompa. Ho del vino da preparare. Questa conversazione finisce qui.» Stavolta Jack non cercò di fermarla, ma questo 20


non gli impedì di lanciarle un'ultima sfida mentre lei si allontanava a grandi passi. «Non finisce qui, Brenna. Mettitelo in quella caparbia testolina che ti ritrovi e fallo fermentare.» Jack la osservò allontanarsi a testa alta, ma la conosceva troppo bene per non intuire dagli sconnessi movimenti delle sue mani che stava parlando da sola. Forse affrontarla in quel modo era stato un errore tattico. Aveva lasciato che il suo desiderio di chiudere la faccenda al più presto avesse la meglio sul suo senso degli affari. Accidenti, il suo buonsenso sembrava essersene andato a farsi benedire! Come accadeva sempre quando c'era di mezzo Brenna. Di fatto, era l'unica spiegazione che riuscisse a trovare. Si era preparato tutto il discorso e conosceva Brenna abbastanza bene per sapere come sarebbe stato meglio affrontarla. Ma quando era andato a sbattere contro di lei, il suo corpo aveva ricordato all'improvviso ogni centimetro di quelle curve e il piano che si era preparato era andato al diavolo. Avrebbe dovuto sapere che Brenna avrebbe reagito in quel modo alla notizia che le aveva dato. Già la loro storia passata complicava la situazione, se poi si aggiungeva il caratterino di Brenna... Che aveva detto Max quando lei e sua madre erano andate a vivere con lui? Le uniche cose che ho imparato a temere sono le donne dai capelli rossi e i colpi con il putter in discesa. Dal momento che non giocava a golf, Jack aveva ignorato entrambi gli avvertimenti, ma aveva imparato a proprie spese quanto fosse vero il primo di essi. 21


Peccato che se ne fosse dimenticato prima di tornare lÏ. Avrebbe dovuto lasciare al suo avvocato il compito di trattare con Brenna, invece di pensare che avrebbero potuto trovare facilmente un accordo. Dannazione, non avrebbe dovuto imparare da tempo, ormai, che nulla con Brenna era facile? Ripiegò la busta e se la rimise in tasca. Quella sera, quando Brenna avesse finito con il raccolto, ne avrebbero riparlato. Lei non poteva rimandare all'infinito, e la casa, per quanto grande, non lo era abbastanza per far sÏ che lo evitasse a lungo. Nonostante i capelli rossi e il temperamento vivace, la collera di Brenna solitamente non durava a lungo, quindi c'era qualche speranza. Doveva ancora dare un'occhiata a un po' di documenti nell'ufficio di Max. Nonostante il contrattempo, era fiducioso che sarebbe riuscito a trovare un accordo con lei, occuparsi degli affari e lasciare Sonoma l'indomani stesso.

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