EMERGENZA “PRIMA ORA”
Le pediatre
IL RITARDO NON VA SCUSATO Nella stragrande maggioranza dei casi dei casi l’insonnia non viene affrontata. E rischia di essere sottovalutata
L
a carenza di sonno, specie durante l’età dello sviluppo, non è un dettaglio da sottovalutare. Ma non è solo un problema strettamente quantitativo. Maria Luisa Zuccolo, responsabile del Gruppo di lavoro adolescenza dell’Associazione Culturale Pediatri, che ha direttamente collaborato nella progettazione dell’approfondimento di indagine sul sonno, spiega: “Ritardare più del dovuto il momento di andare a letto può determinare la comparsa di un vero disturbo del ritmo sonno-veglia dovuto alla mancata sincronizzazione tra ritmo interno (tentativo di dormire in un momento incompatibile col proprio orologio interno) e ritmo imposto dalle esigenze sociali (alzarsi per andare a scuola). Le dimensioni di questo problema, chiamato Sindrome da fase del sonno ritardata, risultano essere maggiori rispetto alle conoscenze legate ai pochi dati di letteratura al riguardo, che attribuiscono alla sindrome una prevalenza nella popolazione adolescente tra il 7 e il 16%. Secondo invece i dati dell’indagine da noi condotta – seppure non si tratti di una indagine epidemiologica – il problema ha un impatto enormemente maggiore e la cosa deve farci riflettere”. A questo si aggiunge che il dormire poco e male spesso non viene affrontato con la dovuta attenzione. Dall’indagine emerge che anche quando l’insonnia non è occasionale gli adolescenti ne parlano poco. Oltre il 40% non avvisa della cosa i genitori e nel 78% dei casi il problema non viene
sottoposto all’attenzione del medico. Tra i rimedi utilizzati il 44% si affida, per lo più, a camomilla e tisane, mentre meno del 10% utilizza prodotti non farmacologici (a base di valeriana, melatonina o altro), e il 3% afferma di essere ricorso anche all’utilizzo di farmaci. Ma anche in questi casi non sempre si consulta il medico. “Una evidenza – come sottolinea Marina Picca, Presidente della SICuPP (Società Italiana Cure Primarie Pediatriche) Lombardia e membro del Consiglio direttivo di Laboratorio Adolescenza – che deve spingere noi pediatri a trattare l’argomento “sonno” con maggiore attenzione. È necessario, con gli adolescenti, porre attivamente domande sul loro sonno e sulle difficoltà che eventualmente riscontrano nell’addormentarsi o nel riaddormentarsi in caso di risveglio notturno, e sottolineare l’importanza del dormire per favorire una crescita sana e il benessere psicofisico. Dobbiamo inoltre cercare di correggere i comportamenti che possono influire negativamente su un corretto riposo – primi tra tutti telefonini e tablet che, almeno di notte, andrebbero rigorosamente spenti – e, qualora i consigli e le strategie educative non fossero sufficienti, suggerire, in situazioni particolari, l’assunzione di prodotti specifici in grado di favorire l’addormentamento e migliorare la quantità e la qualità del sonno”.
M.T.
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Vanno a letto tardi, si svegliano durante la notte, la mattina fanno fatica ad alzarsi, a scuola arrivano tardi, trafelati e senza aver fatto colazione E poi, alla prima ora, finalmente, dormono. Non è una boutade: l’emergenza “prima ora” esiste eccome, segnalata da insegnanti e dirigenti scolastici. Sono finiti i tempi in cui le prime ore erano sempre quelle di italiano, matematica e latino, perché si approfittava del momento di massima concentrazione degli studenti. Adesso la concentrazione, semmai arriva, la si racimola dopo la ricreazione. Tra le possibili soluzioni si è anche ipotizzato di posticipare l’orario di inizio delle lezioni (oggi generalmente compreso tra le 8.00 e le 8.30) per far guadagnare un’ora di sonno mattutina ai nostri eroi del Social notturno. Certo, sarebbe una sorta di resa incondizionata, ma al di là di questo (ci arrendiamo a cose molto peggiori) innescherebbe un processo a catena. La scuola inizia più tardi, finisce più tardi, si torna a casa più tardi, si mangia più tardi e via percorrendo l’intero arco della giornata fino ad arrivare al fatidico… si va a dormire ancora più tardi. E ci risiamo. Ma in attesa che si compia questo progressivo spostamento in avanti di tutto, ci poniamo una domanda. Assodato che i genitori in costante stato d’ansia regalano lo smartphone ai loro figli a dieci anni, se non prima, per poterli controllare nei movimenti e farsi mandare decine di WhatsApp al giorno che attestino l’esistenza in vita del pargolo (ma i nostri genitori come facevano a sopravvivere alla nostra assenza?), possiamo chiedere alle mamme e ai papà di “fare i genitori” almeno dopo le 21.00 e vietare l’uso di tablet e cellulare quantomeno fino a colazione? È chiedere troppo? Sembra di sì.
Adò - Laboratorio Adolescenza - 2020; 3, 1.