Valsugana News 7/2022 Agosto

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EWS

ANNO 8 - NR. 7 - AGOSTO 2022

Periodico gratuito d’informazione e cultura

LEVICO TERME - Via Claudia Augusta, 27/A - Tel. 0461.707273 - Fax 0461 706611 ALTRE INFORMAZIONI SU TUTTE LE NOSTRE AUTO, MOTO E FUORISTRADA NEL SITO WWW.BIAUTO.EU Auto, Moto & Fuoristrada di tutte le marche


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L’editoriale di Marco Nicolo’ Perinelli

Tutti al voto! La corsa verso le politiche è iniziata. A meno di due mesi dalle elezioni tutti cercano un posto al sole, incuranti delle conseguenze che la caduta del Governo Draghi porterà.

“L

a democrazia, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro (i politici) cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice. Così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo”. Una analisi lucidissima e estremamente attuale di quanto sta accadendo oggi in Italia. Attuale, nonostante sia stata scritta quasi duemilacinquecento anni fa da Platone, nella suo dialogo sulla Politeia, tradotto come La Repubblica, in cui esamina le diverse forme di governo alla luce di quanto accaduto ad Atene tra la caduta della Democrazia e l’ascesa al potere della tirannide. Certo, Platone è critico nei confronti del sistema democratico, che vede imperfetto perché lasciato in mano a persone non sempre meritevoli e la sua conclusione, affidata alle parole di Socrate, è che al potere dovrebbe salire una classe di persone educate a questo ruolo. Uno stato ideale, rapportato ad una società che non ha riscontri nella realtà, ma l’analisi che egli compie dell’animo umano è fuori dubbio di grande veridicità. E lo dimostrano i ricorsi storici e in particolare proprio quello che accade oggi in Italia. La fine del Governo Draghi è giunta in modo prematuro, da molti inaspettata e solo da qualcuno auspicata. Che vi fosse voglia di crisi, da parte

di alcuni partiti che sentono brillare sul proprio volto un po’ di luce del sole dopo tanto tempo di oscurità, cavalcando rabbia e malcontento, è noto. Ma pochi avrebbero scommesso sulla fine di una esperienza che, al di là dei colori partitici e politici, ha rappresentato un’ancora di salvezza in un momento di grave difficoltà. Una pandemia in corso, una guerra in Europa, una congiuntura economica che vede le famiglie in sofferenza con rincari su tutti i fronti, non sono bastate a fermare chi ha pensato fosse il momento giusto per provare la scalata a Palazzo Chigi, al Potere. Ed oggi c’è chi brinda dunque all’instabilità, all’incertezza, pensando al proprio tornaconto personale. Ma già queste prime settimane di campagna elettorale, di colloqui tra diversi partiti, mostrano la fragilità del sistema partitico italiano. Oggi, a pochi giorni dalla giornata che ha segnato la politica italiana con l’uscita dall’aula di Palazzo Madama dei Senatori contrari a Draghi, anche chi ha brindato alla caduta del Governo sta cercando di smarcarsi dal ruolo di draghicida, di fronte all’evidente caos che questo ha creato non solo a livello nazionale ma anche europeo. E ai cittadini, anche a chi in quei partiti pone fiducia, quanto accaduto ha posto più di un dubbio. Se non altro perché, caso fortuito pare, i tempi della crisi garantiranno loro comunque il vitalizio. E quindi la battaglia per le concessioni balneari o l’inceneritore di Roma sembrano solo un pretesto, una bomba a orologeria ben architettata. Perché di argomenti

più spinosi e importanti se ne sono discussi prima, ma nessuno dei draghicidi aveva pensato di mettersi così di traverso. Supposizioni, certo. E già oggi vediamo le promesse elettorali fiorire: dal togliere l’iva all’aumentare le pensioni, dalla lotta all’immigrazione, improvvisamente tornata alla ribalta, al piantare alberi. Ciò che emerge in modo più drammatico è però la polverizzazione dei partiti, che già lottano per stabilire una leadership che di fronte a maggioranze sostenute da accordi e accordini, rischia di essere inefficace e di portare all’ennesimo governo tecnico. Quello di cui abbiamo bisogno oggi è stabilità, concretezza, obiettivi chiari e raggiungibili. E i nostri politici dovrebbero ricordare tutti, a livello nazionale e locale, quanto diceva il più grande statista italiano, Alcide De Gasperi, ovvero che in campagna elettorale si dovrebbe promettere sempre qualcosa meno di quanto si pensa di poter realizzare. L’impressione, però, è che siamo ancora alla competizione su chi spara più in alto per accattivarsi qualche voto e incanalare il malcontento. Sperando, per tornare all’Atene del V secolo, in quanto diceva lo storico Tucidide: “la maggior parte della gente non si preoccupa di scoprire la verità, ma trova molto più facile accettare la prima storia che sente”.

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ElezionI POLITICHE NAZIONALI PER IL RINNOVO DI CAMERA E SENATO 25 SETTEMBRE 2022

CONDIZIONI DI ACCESSO PER LA DIFFUSIONE DI MESSAGGI POLITICI ELETTORALI SUL PERIODICO VALSUGANA NEWS Si informano gli interessati che il periodico VALSUGANA NEWS, nel rispetto di quanto previsto dall'art. 7, comma 2, della legge 22 febbraio 2000, n° 28, e successive modifiche, pubblicherà nel mese di settembre 2022, uno SPECIALE ELEZIONI all'interno del quale sono stati previste pagine politiche riservate ai candidati, partiti e movimenti politici. Si informa che i messaggi politici elettorali saranno posizionati in ordine di prenotazione e in spazi chiaramente evidenziati e riconoscibili con modalità uniformi per ciascun candidato, Partito e/o Movimento politico, e recheranno la dicitura “messaggio politico elettorale” con l'indicazione del soggetto politico committente. Si informa, inoltre, che potranno essere pubblicate soltanto le seguenti forme di messaggio politico elettorale: 1) annunci di dibattiti, tavole rotonde, conferenze e discorsi; 2) spazi riservati alla presentazione dei programmi delle varie liste, dei gruppi di candidati e dei candidati; 3) pubblicazioni di confronto tra più candidati.

COSTO SPAZI ELETTORALI: PAGINA INTERA 400,00 + IVA AL 4% - MEZZA PAGINA 250,00 + IVA AL 4% Le modalità, le condizioni di accesso e i prezzi relative alle pagine, agli spazi e ai modulari per la pubblicazione dei messaggi elettorali di cui sopra e relativi alla legge sopracitata, sono disponibili presso GRAFICHE FUTURA (sede della redazione del periodico VALSUGANA NEWS) a Mattarello,Via della Cooperazione, 33. Per info e prenotazioni: direttore@valsugananews.com Per contatti telefonici: 333 2815103 4

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SOMMARIO ANNO 8 - AGOSTO 2022 DIRETTORE RESPONSABILE Armando Munaò - 333 28 15 103 direttore@valsugananews.com VICEDIRETTORE Chiara Paoli COORDINAMENTO EDITORIALE Enrico Coser COLLABORATORI Waimer Perinelli - Erica Zanghellini - Katia Cont Alessandro Caldera - Massimo Dalledonne Emanuele Paccher - Francesca Gottardi - Maurizio Cristini Dott. Claudio Girardi - Silvana Poli - Laura Mansini Marco Nicolò Perinelli - Francesco Zadra - Erica Vicentini Eleonora Mezzanotte - Laura Fratini - Patrizia Rapposelli Dott. Alvise Tommaseo Ponzetta - Zeno Perinelli Alice Rovati - Adelina Valcanover - Nicola Maschio Giampaolo Rizzonelli - Mario Pacher CONSULENZA MEDICO - SCIENTIFICA Dott. Francesco D'Onghia - Dott. Alfonso Piazza Dott. Giovanni D'Onghia - Dott. Marco Rigo EDITORE - GRAFICA - STAMPA Grafiche Futura srl Via della Cooperazione, 33 - Mattarello (TN)

PER LA TUA PUBBLICITÀ cell. 333 28 15 103 direttore@valsugananews.com info@valsugananews.com Registrazione del Tribunale di Trento: nr. 4 del 16/04/2015 - Tiratura n° 7.000 copie Distribuzione: tutti i Comuni della Alta e Bassa Valsugana, Tesino, Pinetano e Vigolana compresi COPYRIGHT - Tutti i diritti di stampa riservati Tutti i testi, articoli, interviste, fotografie, disegni e pubblicità, pubblicati nella pagine di VALSUGANA NEWS e sugli Speciali di VALSUGANA NEWS sono coperti da copyright GRAFICHE FUTURA srl e quindi, senza l’autorizzazione scritta del Direttore, del Direttore Responsabile o dell’Editore è vietata la riproduzione o la pubblicazione, sia parziale che totale, su qualsiasi supporto o forma. Gli inserzionisti che volessero usufruire delle loro inserzioni, per altri giornali o altre pubblicazioni, possono farlo richiedendo l’autorizzazione scritta all’Editore, Direttore Responsabile o Direttore. Quanto sopra specificato non riguarda gli inserzionisti che, utilizzando propri studi o agenzie grafiche, hanno prodotto in proprio e quindi fatta pervenire, a GRAFICHE FUTURA srl, le loro pubblicità, le loro immagini, i loro testi o articoli. Per quanto sopra GRAFICHE FUTURA srl, si riserva il diritto di adire le vie legali per tutelare, nelle opportune sedi, i propri interessi e la propria immagine.

L’editoriale: tutti al voto 3 25 settembre 2022: si vota per Camera e Senato 4 Sommario 5 Il senso religioso 7 Guerra, politica e istruzione 8 Quando le cantine facevano la musica 10 Il personaggio: Marylin Monroe 12 La letteratura per il BenEssere 15 Accade nel mondo: Israele, garanzia di sicurezza 16 San Valentino, fra Veneto e Trentino 18 Personaggi in controluce: Don Ivan Maffeis 20 Francesco IV di Castellato 23 Effetto farfalla, effetto bomba 24 Società oggi: StalKerware 26 La storia siamo noi: Gino Bartali 28 Centro d’Arte La Fonte: artisti al sole d’agosto 30 Muse: tutti i dati dal 2013 ad oggi 31 Lo sport della 4 ruote: la Ferrari 32 Qui Europa: da Novaledo a Bruxelles e ritorno 35 Ieri avvenne: un pattugliamento didattico in Valsugana 39 Niccolo’ Machiavelli: un “Maestro” di politica 42 I grandi maestri del passato: Giotto 44 Ultimato il corso per la sicurezza dei bagnanti 46 A Castel Ivano arriva il “Medioevo in gioco” 49 Presentato il libro di Waimer Perinelli 50 Francesco Antonio Rodolfi 52 Studio e formazione: INFOPOINT 54 Il personaggio: Manuel Manca 56 Ottone Brentari, giornalista, scrittore e geografo 59 Qui USA: Alcatraz, la terribile prigione 60 Conosciamo il territorio: il Castello di Avio 62 Il cielo sopra noi: a rimirar la stelle 64 Il personaggio di ieri: Tullio Garbari 65 Conosciamo le leggi: uccisione e maltrattamenti di animali 67 “Mercanti di luce”, storie di commercianti tesini 68 Medicina & Salute:Il Gruppo Romano Medica 70 La prevenzione delle malattie cardiovascolari 71 Medicina & Salute: i bambini e la resilienza 72 Conosciamo la nostra storia: La Valsugana Irredenta 74 Che tempo che fa: Estate 2022 all’insegna del caldo e siccità 76 Leggende in Valsugana: i fantasmi di Caldonazzo 78 Il Concorso fotografico Luigi Cerbaro 79

LA CIMINIERA

I Personaggi

DON IVAN MAFFEIS Pagina 20

Storie italiane

GINO BARTALI Pagina 28

I Maestri del passato

GIOTTO

Pagina 44

di Frattin Francesco

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Il senso religioso di Franco Zadra

In rapporto libero con l’infinito...

L’uomo e l’irriducibile originalità della sua personalità

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el capitolo ottavo de “Il senso religioso”, don Giussani contrappone due visioni dell’esistenza umana che determinano in questa nostra epoca, la scelta fondamentale che ciascuno prima o poi deve compiere in ordine al credere, mostrandoci ancora una volta come di fatto sia irragionevole, quindi non pienamente umano, il negare la speranza di una salvezza dell’io, anche se si tratta di un avvenimento che supera i limiti dell’esperienza esistenziale, di ora. «Lo scopo della vita è vivere!», leggiamo di continuo in tweet di adolescenti o di gente “arrivata” che sembra aver capito tutto della vita; uno spot tra i più convincenti della pubblicità che non trova ormai alcuna resistenza nel comune “filosofare” in quei, sempre meno frequenti purtroppo, momenti di confronto sul senso dell’esistenza; un vero e proprio arpione intellettuale per la nostra anima, sfruttato con successo da molte interminabili serie televisive, e che motiva ogni mese il pagamento del canone a Netflix, in quella che non è difficile identificare come una vera e propria dipendenza. Siamo tutti compresi nel grande meccanismo della macchina del mondo che continua a macinare vite, progetti, sogni e passioni, per ridurre tutto in polvere, servendo il grande ideale, dalla disumana astrattezza, descritto in quella vasta enciclopedia pubblicata nel XVIII secolo, in lingua francese, da un consistente gruppo di intellettuali sotto la dire-

zione di Denis Diderot e con la collaborazione di Jean-Baptiste Le Rond d’Alembert, il frutto più consumato del secolo dei lumi. «Oh posterità, santa e sacra! - scrive l’Encyclopedie – Sostegno degli oppressi e degli infelici, tu che sei giusta, tu che sei incorruttibile, tu che rivelerai l’uomo buono e smaschererai l’ipocrita, idea consolante e certa, non abbandonarmi. La posterità è per il filosofo quello che l’altro mondo è per il religioso». Una definizione che è diventata tanto nostra da sorprenderci ad accettare come ovvio che lo scopo di tutte le nostre energie è quello di dissolverci per il progresso del futuro. Ma Dostoevskij, ne “I fratelli Karamazov” – ed è questa l’alternativa religiosa che Giussani propone a quel razionalismo irragionevole che va per la maggiore – scrive: «L’ape conosce la formula del suo alveare, la formica conosce la formula del suo formicaio, ma l’uomo non conosce la propria formula», perché, scrive Giussani, «la formula dell’uomo è rapporto libero con l’infinito, e perciò

Don Luigi Giussani

non sta in nessuna misura e sfonda le pareti di qualsiasi dimora in cui la si voglia arrestare». Volgiamo dunque in domanda il suddetto slogan progressista, servendoci delle parole di Anna Vercos di fronte al cadavere della figlia Violaine nel dramma di Claudel “L’Annuncio a Maria”: «Forse che scopo della vita è vivere? Non vivere, ma morire e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna. Che vale il mondo rispetto alla vita? E a che vale la vita se non per essere data?». Una prospettiva impossibile senza la fede, ma assolutamente ragionevole, poiché tiene conto di tutti i fattori in gioco dentro il mistero del mondo.

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Guerra, politica e istruzione

di Cesare Scotoni

Il GIRO di BOA con

NAVIGAZIONE a VISTA

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iamo ad un “giro di boa” e, forse finalmente, stiamo entrando nel XXIesimo secolo. La Politica delle cannoniere ha trovato protagonisti nuovi e chi, Oceano dopo Oceano, ha conquistato il Mondo, scopre oggi modi nuovi di giocare in difesa. Equilibri che in tanti neppure sapevano riconoscere, si propongono con i loro scricchiolii all’attenzione dei più e con quelli emerge almeno un secolo e mezzo di compromessi. Tanti gli episodi di quel recente passato che meriterebbero una rilettura, ma scarseggiano i testi di approfondimento ed il sistema di formazione è in mano a chi dell’Istruzione ha Paura. Per cui gli esempi del Passato non servono a guidare il Presente anche quando ciò avrebbe un’indubbia utilità. L’Istruzione che da vantaggio competitivo in un progetto di crescita del Paese si riduce a Formazione

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per l’Impiego e le Competenze che non precedono più le Tecnologie, ma pretendono di inseguirle. Progresso e Conservazione, in un progetto politico perdente, vogliono smettere di essere antinomici, sfidando quella Legge più antica di tante altre che vede nella tensione tra opposti la fonte per il muovere lungo le rotte del Progresso Tecnico e Sociale. La Stabilità ad Entropia nulla è la Morte dell’Essere, ma c’è chi ne spaccia furbescamente i vantaggi in un Mondo che la fugge, Crisi dopo Crisi. Questo lo scenario in cui i nostri figli, i figli di chi ha visto i vantaggi di una buona istruzione e degli ascensori sociali di cui quella apriva le porte, tornano ad essere i cottimisti di uno sviluppo tecnologico e sociale che cerca altrove l’energia per procedere. Mentre un artificioso contesto di Comunicazione senza una Comunità dei giovani, voluti più ignoranti della

generazione che li ha preceduti, potrebbero quindi solo gioire del Consumo come spazio sociale e delle risorse loro elargite con parsimonia per farne parte. Riportati ai gradini inferiori della catena alimentare, precari in un sistema che riduce progressivamente le garanzie, tenuti a bada con nuove Paure e da nuovi Tabù. Chi vuole questo? La maggioranza del Nostro Paese è d’accordo? La Democrazia può ridursi a Parodia? Vi è ancora la Capacità per mettere in campo una Progettualità di Medio Termine e le Scelte che possano supportarLa? Una Politica che non sia nel Presente, non può poi immaginare un Futuro ed un’Informazione Pubblica che non voglia farsi protagonista e spazio di un dibattito che fugga gli slogans e la pretesa di conformarsi tradisce il suo compito nell’ambito della Costituzione. Il Silenzio è nemico della


Guerra, politica e istruzione Verità. Chi tradisce la Verità tradisce la Società che la Politica vorrebbe e dovrebbe rappresentare. Da oltre un decennio, dal quel fragoroso “FATE PRESTO” sulla prima pagina del Sole 24 Ore che inaugurò non tanto la fuga della Carta Stampata ai suoi doveri di Verità, quanto il palesarsi senza pudore o vergogna dei tanti compromessi che dal 1978 al 1992 han portato il Paese a perdere sui troppi fronti che i dati crudelmente ci propongono ogni giorno, aspettiamo un segno di riscatto da chi si è fatto megafono del Peggio. Come si può fingere soddisfazione se delle risorse straordinarie destinate a chiacchiere al rilancio del Paese si sprecano con logiche già morte, figlie di un tempo lontano e dei cattivi compitini fatti da chi tradiva, da ben prima di allora, l’Interesse Generale del Paese. O si recuperano gli ogget-

tivi disequilibri del Paese o si finge di inseguire un’equità di facciata continuando a sperequare e sperperare. C’è per certo chi all’Italia ha voluto rubare anche la speranza. Offrendo di sancire in Parlamento l’assenza di una Classe Dirigente che non è certo un problema solo della Politica. Il Senso dello Stato come optional di cattivo gusto. La Viltà come Paradigma. Quindi serve cambiare musica. Tornare allo spartito ed allo spirito del secondo dopoguerra. A quei partiti senza leadership mediatiche costruite sui sondaggi. Partire dalla Carta Costituzionale, costruire sui Dati una mappa della distanza tra i Diritti e Doveri Attesi ed i Diritti Erogati e Doveri Mancati e darsi un metodo per recuperare quel Gap intervenendo su Infrastrutture Materiali ed Immateriali la cui carenza penalizza prima gli Italiani e poi la Nazione. Smettere

di rimbalzare chiacchiere fatte di Programmi e di Alleanze e concentrare l’azione di Governo per migliorare il Presente. Fantomatici esecutivi tecnici sotto i quali peraltro il Paese vide in più occasioni deteriorarsi non solo i parametri relativi all’Economia, al Welfare, alla Qualità dell’Istruzione, ma Credibilità e Fiducia in Italia ed all’Estero sono porcherie che debbono solo servire ad andare alle elezioni, Non diventare la norma per un Paese in costante carenza di Peso Internazionale e Credibilità fin dalla commedia mediatica imbastita da pochi con Tangentopoli per eliminare chi lo Sviluppo del Paese lo garantì partendo dalle macerie, anche morali, lasciate dalla seconda Guerra Mondiale. La Terza, cominciata con la invasione sovietica in Afganistan, si chiuderà quest’anno. Con la vittoria della NATO sull’Unione Europea.

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Da sinistra Emanuele(Esky) Cristian, Virginia, Giorgio, Nadine, Matilde e Sebastiano

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Musica di casa nostra di Gabriele Biancardi

QUANDO LE CANTINE FACEVANO MUSICA

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e le cantine potessero parlare... racconterebbero tante storie, di sogni, di speranze e ovviamente di illusioni. Le case provviste delle stesse, negli anni 80 sono state letteralmente prese d’assalto da orde di adolescenti bramosi di musica. Occorrente, un amico che lavorasse nel vicino supermercato al quale “rubare” kmq di confezioni di cartone per uova. A dire la verità non tratteneva il suono come erroneamente si pensava, serviva piuttosto a tenere “asciutta” la stanza destinata alla creazione di capolavori. Secondo passo, il beneplacito dei genitori, i quali molto spesso preferivano sopportare una cassa in quattro, il tum tum dei musici, ma sotto le mura domestiche, piuttosto che pensare a serate “sex drugs and rock’n roll”. La scelta dei componenti poi era fondamentale. Si partiva per simpatia, poi per bravura. La suddivisione degli strumenti poteva essere casuale piuttosto che per capacità vera e propria. Ma uno che strimpellava meglio degli altri era fondamentale. A Trento in quella decade non c’erano molti negozi che affittavano strumenti a giovani sbarbatelli. A dire il vero uno. Music Albano. Vicino all’oratorio del duomo di Trento. Pure io ne ho approfittato, nel 1979 la prima batteria a noleggio (7.000 lire al mese) mi fu consegnata da Mauro Lusuardi che ancora oggi assembla palchi e cavi. Ma da dove si partiva? Beh, i Beatles era in assoluto la prima scelta. Vuoi perché tutti in casa avevano dischi o cassetti dei “fab four”, vuoi perché studiavi inglese e non ti pareva vero poter dire “elp ai niid sombadi elp” scuotendo la testa e il

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casco di capelli che avevi. Le prove erano di pomeriggio ovviamente, prima i compiti e poi sala prove. Al mattino a scuola cercavi di far sapere ad Antonella della prima fila che verso le 18 avresti avuto modo di suonare. Essere musicisti voleva dire fare uno scalino verso la popolarità. Anche perché il traguardo più ambito, quello a cui tutti aspiravano, era il concerto di fine anno scolastico! Un gruppo era formato di solito da cinque elementi, ragazze ovviamente non se ne vedeva l’ombra. Discussioni sulla scelta delle canzoni, su come suonarle, interrotti da madri che con merende pantagrueliche cercavano di fermare per una mezz’oretta quello che non era proprio un piacere per le orecchie. I più ambiti erano ovviamente i chitarristi. Potevano suonare la sei corde ovunque, in classe, nel prato durante la ricreazione, il pomeriggio ai giardini. Io suonavo la batteria, che facevo, mi portavo il rullante dietro? Nell’immaginario collettivo il basso non serviva a nulla, è il classico strumento, fondamentale, di cui ti accorgi l’importanza quando non c’è. Il tastierista era di solito quello che economicamente stava meglio di tutti. Le lezioni di piano erano davvero un lusso ed era uno strumento non proprio alla portata di

tutti. Certo per alcuni genitori, sentire che il piccolo Mozart di casa passava dalle sinfonie a “lady Madonna”, poteva risultare una mazzata, ma che non si fa per i figli. Dopo uno o due anni di prove estenuanti, accadeva. Chi davvero era appassionato poteva addirittura scegliere il conservatorio, si facevano e disfacevano gruppi fino a che non trovavi lo stile che più ti piaceva. Gli strumenti da noleggiati diventavano acquistati, si studiava quella scala o quell’arrangiamento e si migliorava. Qualcuno invece mollava senza rimpianti, aveva iniziato per la compagnia e ora che il livello necessitava tempo e dedizione, si passava ad altro. Oggi? In fondo nulla è cambiato, la tecnologia certo ha stravolto modalità e tempi, ma si noleggia ancora, anche solo per vedere se ad un ragazzo/a nasce la passione. Le cantine sono meno, tra pc e software si fa tutto in camera e spesso da soli. Ma le “band” ci sono ancora e non moriranno mai. Ancora oggi ho un grande rimpianto, io a quel concerto di fine anno non ho mai suonato...


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Il personaggio di Chiara Paoli

60 anni

senza Marylin “Se sei famosa la gente crede di avere il diritto di dirti in faccia qualunque cosa, come se questo non potesse ferirti... A volte penso che sarebbe meglio evitare la vecchiaia e morire giovane. Ma vorrebbe dire non completare la propria vita, non riuscire a conoscersi completamente.”

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ueste sono parole pronunciate dall’amatissima icona pop Marylin Monroe, che muore a soli 36 anni il 5 agosto del 1962. Norma Jeane Baker Monroe nasce a Los Angeles l’1 giugno del 1926; mentre l’identità del padre rimane ancora oggi incerta, sappiamo che sua madre, Gladys Pearl Monroe (1902-1984), lavorava alla Consolidated Film Industries, aveva già alle spalle 2 matrimoni e 2 figli di primo letto. Incapace di provvedere finanziariamente alla bambina e con problemi psicologici, decide di dare Norma in affidamento, prima ad una coppia, poi tra orfanotrofio, parenti e un’amica della madre, Grace Mckee. Nel 1941 frequentando la scuola conosce James Dougherty, che sposa, appena sedicenne nel giugno del 1942 per non dover far ritorno in orfanotrofio. La giovane abbandona gli studi per divenire una moglie casalinga, nel

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Marilyn Monroe (1953 - da Wikipedia)

1944 il marito si arruola nella marina mercantile e Norma si trasferisce a Los Angeles con la suocera; lavora alla fabbrica Radio Plane e proprio qui l’anno successivo viene fotografata da David Conover, che le consiglia di tentare la professione di modella, questo incontro segna la fine del suo primo matrimonio e l’inizio della sua carriera. La giovane bellezza va ad Hollywood, dove grazie a Ben Lyon, che le suggerisce anche di mutare il

suo nome in quello che tutti conosciamo, ottiene un primo contratto con la Twentieth Century Fox, ma nonostante la retribuzione di 125 dollari a settimana il suo viso compare a mala pena in qualche pellicola, il contratto alla scadenza non viene rinnovato. La sua prima reale apparizione sul grande schermo avviene nel 1948 in “Orchidea Bionda”, ma il film non ha successo e il suo astro fatica a brillare. Nello stesso anno viene eletta


Il personaggio come prima Miss California Artichoke Queen a Castroville. Segue un periodo difficile, in cui Norma è costretta a fare diversi lavori e forse anche a prostituirsi per sbarcare il lunario; inizia a frequentare corsi di recitazione per migliorarsi e inseguire il suo sogno. Nel maggio del 1949 posa nuda per soli 50 dollari, i soldi le servivano per pagare l’affitto, la foto però acquistata per 900 dollari viene inserita nel sexy calendario “Miss Golden Dreams” e 3 anni dopo viene ricattata per queste immagini; la giovane diva su consiglio della Fox decide di rivelare lei stessa di aver posato nuda per scampare alla miseria e questa confessione accresce la sua popolarità. Hugh Hefner, fondatore della celebre rivista Playboy acquisisce i diritti di quelle fotografie. Nella notte di San Silvestro del ‘48 aveva conosciuto ad una festa Johnny Hyde, talent scout che presto si innamora di lei e cerca in tutti i modi di aiutarla a sfondare a Hollywood, è grazie a lui che nel 1950 ottiene ruoli in “Giungla d’asfalto”, “Eva contro Eva” e si assicura un nuovo contratto che la lega per 7 anni alla Twentieth

Century Fox, lui vorrebbe lasciare la moglie per sposare lei, ma Marylin lo rifiuta e quando l’uomo muore per un attacco di cuore il 18 dicembre del ’50 il suo senso di colpa la porta a tentare il suicidio. Nel 1951, è una delle presentatrici della cerimonia di premiazione degli Oscar e si iscrive all’Università della California Los Angeles per studiare critica letteraria e artistica. Nel ’52 sposa il critico letterario Robert Slatzer, ma il matrimonio viene annullato dopo soli 3 giorni. Le sue interpretazioni si susseguono e il successo giunge nel 1953 con il film “Niagara” e “Gli uomini preferiscono le bionde”, ma il suo ruolo è sempre quello dell’“oca bionda” fino alla più nota e imitatissima scena in cui la gonna si solleva in “Quando la moglie è in vacanza”. Nel gennaio del ‘54, un nuovo matrimonio la lega per pochi mesi al giocatore di baseball Joe Di Maggio, con lui in luna di miele in Giappone, canta per i soldati feriti, affrontando la sua ansia da palcoscenico. Nello stesso anno vince l’Henrietta Award ai Golden Globe 1954 per la “migliore attrice del mondo”. Sempre più sex

Marilyn Monroe in Korea (febbraio 1954 - da Wikipedia)

Marilyn Monroe (da Wikipedia)

symbol, ma consapevole di volere ruoli di maggiore spessore, Maylin rompe il contratto con la casa cinematografica e va a New York, dove apre il suo studio, il Marylin Monroe Productions. Rinegozia quindi il contratto con la Twentieth Century Fox e nel 1956 è la protagonista del film “Fermata d’autobus”; nello stesso anno sposa il drammaturgo Arthur Miller, convertendosi all’ebraismo, Marylin purtroppo era affetta da endometriosi e nel tentativo di avere figli ebbe diversi aborti. All’uscita del film “Il principe e la ballerina”, il primo della sua casa di produzione, il giudizio della critica è positivo e il 13 maggio 1958 Monroe si reca a New York per ricevere il David di Donatello come migliore attrice straniera. Qualche mese dopo gira “A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder che ottiene ben sei nomination ai Premi Oscar del 1960 e per il quale lei vince il Golden Globe come migliore attrice in un film commedia o musicale. Il divorzio, la fine della storia con Frank Sinatra, la relazione con JFK e poi con il fratello Bob, la dipendenza dai farmaci e dall’alcool misti ai problemi di salute la accompagneranno verso la tragica fine.

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La letteratura per il BenEssere di Silvana Poli

Il Disorientamento

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uante volte nella vita ci è capitato di fare delle scelte sull’onda delle emozioni? Quante volte ci siamo resi conto che un’emozione ci mette in difficoltà? La nostra vita è scandita dall’alternarsi delle emozioni che vengono stimolate ogni giorno da infiniti stimoli, interni o esterni; gli stati d’animo che ne derivano hanno il potere di modificare il nostro stato fisico. Non tutti gli stati emotivi sono piacevoli; alcuni possono risultare decisamente fastidiosi. In questa rubrica parleremo di emozioni e vedremo come uscire dalle emozioni negative grazie ai suggerimenti che ci vengono dai grandi della letteratura. La prima emozione di cui parliamo è il “disorientamento”. A chi non è mai capitato di sentirsi in confusione, di non sapere che strada prendere? Gli esperti dicono che questa sia una di quelle emozioni fastidiose che le persone sopportano peggio. E come si può uscire da un simile fastidio? Il mito di Teseo ci mostra una strategia d’uscita. Teseo era sulla porta del labirinto del palazzo di Cnosso; era arrivato lì perché voleva sconfiggere il terribile Minotauro che imponeva pesanti tributi a tutte le civiltà mediterranee. Teseo figlio del re di Atene voleva liberare la sua città dal giogo cretese. Ma, quando arrivò lì, la sua determinazio-

ne ebbe un sussulto: era certo che sarebbe stato in grado di uccidere il mostro, ma non sapeva come entrare e uscire dal labirinto. Mentre Teseo era in preda al disorientamento gli venne in soccorso Arianna. La fanciulla non solo riesce a rassicurarlo e a infondergli fiducia, ma gli offre anche il sottile filo della salvezza: si tratta solo di un filo, che si sarebbe potuto rompere, che poteva essere tagliato o lasciato cadere. Eppure quel filo d’amore fa il miracolo: Teseo, grazie al sostegno di Arianna, affronta il labirinto, sconfigge il Minotauro e esce trionfante accolto dalle braccia di della fanciulla. Il messaggio che ne deriva è prezioso nella sua semplicità: a volte basta

Manuel Manca

affidarsi a qualcuno che sentiamo amico per uscire dal disorientamento. Certo è necessario un certo grado di umiltà per chiedere aiuto, ma con un sostegno fidato possiamo uscire dalla confusione. Vedremo affrontando altre emozioni che molto spesso l’umiltà è un atteggiamento prezioso che costituisce l’antidoto al veleno di molte emozioni negative. Può capitare però che, a volte, noi non abbiamo due braccia amiche a cui riferirci. In questo caso allora possiamo usare un’altra strategia che ci viene offerta da Eugenio Montale. Nella poesia “Non chiederci la parola” lui dichiara che, quando si perdono le certezze, quando i riferimenti sono tutti caduti, quando siamo disorientati, abbiamo solo una possibilità: “Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Quando ci sentiamo disorientati possiamo almeno prendere distanza da ciò che non vogliamo, possiamo decidere dove NON vogliamo andare. Questo semplice atteggiamento ci permette di sentire che qualcosa si muove, che non siamo immobili, fermi, ma iniziamo, pian piano, a ritrovare la nostra bussola. Nel prossimo numero parleremo di paura e vedremo come fare quando questo stato d’animo ci impedisce di andare avanti.

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Accade nel mondo di Guido Tommasini

ISRAELE: GARANZIA DI SICUREZZA MA ANCHE SALVAGUARDIA DEI DIRITTI UMANI

L

a situazione palestinese sotto l’occupazione israeliana è stata analizzata in continuazione da almeno cinquant’anni sotto tutti i punti di vista. Ormai tutto quanto succede in quello spazio politico non ha più bisogno di analisi anche perché sarebbero tutte ripetitive, una macabra routine di poche parole: occupazione israeliana, manifestazioni palestinesi, repressioni talvolta con qualche morto e consolidamento dell’occupazione. Lo scenario si sviluppa da anni sulla quella virtuale linea di demarcazione che contrappone le legittime istanze di un popolo con le altrettanto legittime garanzie di sicurezza di uno Stato. In questo contesto si rileva che ultimamente hanno trovato la morte due giornaliste che seguivano le manifestazioni di protesta palestinesi. Si tratta di Shireen Abu Akleh e Ghofran Warasnah. La prima era la famosa giornalista americana di Al Jazeera, cinquantunenne di origini palestinesi uccisa da un colpo partito da un convoglio militare israeliano il giorno 11 Maggio 2022, nonostante avesse la scritta – Press – impressa a caratteri cubitali sul giubbotto. Secondo il Washington

Gerusalemme

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Post, che ha fatto analizzare 60 video sulla sua uccisione collegandoli con i lampi degli spari, le risultanze parlano da sole: il colpo è partito dal convoglio. L’indagine dell’agenzia OHCHR dell’ONU ha definitivamente stabilito che:”La giornalista è stata uccisa dalle forze di sicurezza israeliane” L’episodio ha avuto poi un’appendice: al funerale della suddetta giornalista i militari israeliani hanno caricato il corteo funebre e tutto il mondo ha potuto vedere quella bara ondeggiare qua e là, sostenuta a stento dalle mani dei compatrioti che venivano assaliti e picchiati. Un’immagine emblematica che ci fa pensare a quanto aveva scritto Giovanbattista Vico, quando alcuni secoli fa aveva definito il culto dei morti come una delle prime espressioni della civiltà umana, per cui anche per Israele ci dovrebbero essere dei limiti. Di certo il Presidente americano Biden ha preso molto sul serio quell’episodio. Nell’ambito di un discorso a favore di uno Stato palestinese “sovrano, vitale, dotato di continuità territoriale”, il Presidente ha citato proprio Shireen.

C’è stata anche un’altra giornalista uccisa: Ghofran Warasnah, che aveva con sé un coltello per difendersi, durante un’altra manifestazione. Detto questo, su questi episodi c’è da dire che dal punto di vista mediatico Israele risulta difficilmente attaccabile, perché in tali situazioni ha un potente atout che, per usare una metafora militare, funge da – paracadute di riserva - diluendo quelle brutalità in un ambito più generale: si tratta ovviamente dell’immagine simbolo che lo Stato ebraico esibisce come unica democrazia del Medio Oriente, circondata da dittature. Un’immagine che incute un certo timore reverenziale a chiunque voglia fare delle critiche. D’altro canto se si focalizzano gli eventi attraverso una disamina attenta si scopre che, oltre ai gravi fatti come quelli citati, ci sono diverse attività in quello Stato che con la democrazia non hanno niente a che fare, come le prevaricazioni


Accade nel mondo amministrative e le prepotenze dei coloni che strappano continuamente territori e strutture pubbliche ai palestinesi, ma poi c’è soprattutto la tortura. La tortura di stato è scomparsa da almeno un paio di secoli dalla civiltà occidentale ma in Israele sussiste ancora: si prenda ad esempio il caso di Hiba al Labadi, una ragazza giordana di origine palestinese di 24 anni arrestata dagli israeliani il 20 agosto 2019 all’Hallenby Bridge per aver postato sul suo sito frasi di sostegno ai manifestanti palestinesi e citando anche Hezbollah. Dopo essere stata soggetta ad una detenzione amministrativa illegale, aveva attuato uno sciopero della fame di 35 giorni per protesta, finché il 7 Novembre di quell’anno è stata liberata, fisicamente distrutta e psichicamente provata. I funzionari ONU che hanno seguito il caso hanno accertato che veniva sottoposta a venti ore d’interrogatorio al giorno, sempre strettamente legata in malo modo ad una sedia e sottoposta di continuo ad “ill-treatment (maltrattamenti)” mentre il suo avvocato è stato più esplicito, affermando che tutti i mezzi di tortura sono stati usati contro di lei per costringerla a confessare, ma senza esito. Saranno state anche torture “democratiche”, ma tener legata una ragazza per settimane immobilizzata su una sedia, maltrattata di continuo, privandola del sonno, sputandole addosso, impedendole di occuparsi della regolare tenuta delle sue funzioni corporali(per decenza non si entra nei particolari) sono pratiche abnormi per uno Stato che si dice democratico. Cambiando argomento, Israele tempo fa è riuscita anche ad attaccare, un ente al di sopra di qualsiasi sospetto come Amnesty International, che aveva criticato il regime di “apartheid” vigente in quel paese. Si ricorda che Amnesty è stata sempre storicamente caratterizzata per il suo impegno a favore dei detenuti politici di tutto il mondo a prescindere dalle ideologie. Tanto per non andare lontani, nel Giugno 1978 il suo segretario trentino d Amnesty Barbato, aveva preso la difesa dei desaparecidos argentini sotto la dittatura.

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Sulle strade di casa nostra di Fiorenzo Malpaga

SAN VALENTINO FRA VENETO E TRENTINO S

trada che vai, san Valentino che trovi. Il santo dedicato agli innamorati ma con attribuzioni taumaturgiche riguardanti alcune malattie dei bambini, come l’epilessia, è presente sia in provincia di Belluno che di Trento, con la differenza che in Trentino ci sono ben tre santuari a lui dedicati, mentre nella provincia veneta la sua venerazione non supera i confini parrocchiali. Un san Valentino lo troviamo a Mareson, frazione di Zoldo Alto dove la chiesa fu costruita da Leonardo del fu Nicolò Mascagnino. Un’altra dedicata al Santo si trova a Igne, nel comune di Longarone. Nulla più. Ma percorrendo le vie che portano all’ antica strada Claudia Augusta e poi da questa dirigendosi verso il Trentino, superate Borgo Valsugana e Levico si arriva alla sorgente del fiume Brenta e da qui si sale sul

Affresco della chiesa di San Valentino in Trentino

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colle che porta il nome di San Valentino al quale è dedicata una chiesetta-santuario edificata nel medioevo. Un edificio piccolo e grazioso, con un campanile a vela, particolarmente caro agli alpini di Caldonazzo. Un luogo straordinario questo, dal punto di vista paesaggistico, basta guardarsi attorno ed ammirare lo stupendo paesaggio, con la piana di Caldonazzo, sullo sfondo l’abitato, Monterovere, il Pizzo di Levico, la parte meridionale del lago di Caldonazzo, e dall’altra parte il lago di Levico e Levico stesso, Vetriolo e la Panarotta. Un luogo che affonda le radici nella storia e nella religiosità, ricolmo di fascino e di magia. Il transito sulla è secolare come conferma storicamente il rinvenimento del miliare romano in un vigneto sotto Tenna nel 1878, con inciso XXXXI° milia (sessanta km) la distanza da Feltre, collocato presso il palazzetto comunale di Tenna. La strada correva giocoforza lungo le dorsali collinari, tenendo conto che il livello dei laghi era più alto ed il fondovalle era molto acquitrinoso. Basti pensare al nome del paese di Barco, da barca, al fatto che i nuclei storici dei paesi erano più in alto (Caldonazzo, Levico, Calceranica, la parte antica, San Cristoforo sul

Santuario San Valentino di Tenna

dosso dove c’è la chiesetta). transitava da Brenta e poi lungo la strada delle “Fontanazze” , Tenna, Campolongo, Ischia, Masetti, Pergine). Il santuario di san Valentino è stato edificato ancora prima del 1259, come si deduce da un documento del vescovo di Trento Egnone, in stile romanico; nel pavimento, a sinistra sotto il gradino, si legge la data 1289. Gli storici ipotizzano che in precedenza vi fosse una cappella paleocristiana, un piccola basilica; lunga appena 10 mt, con l’abside verso oriente (Gerusalemme), come tutte le chiese, a navata unica. L’abside in stile gotico slanciata. In origine era presente un ampio portico ad archi su due pilastri, aperto sui due lati. Alla fine del 1500 venne chiusa e incorporato nella


Sulle strade di casa nostra navata. Si notano ancora, sui muri esterni, gli archi incorporati. Il portico serviva ad accogliere i fedeli nel caso di pestilenze, all’aperto come attestato nella visita del vescovo di Feltre del 1585. L’altare e la statua sono del 1628. La campana sul piccolo campanile è protetta da una inferriata del 1700. L’abside, costruito sulla roccia affiorante, è a tre lunette. All’interno è ornata di affreschi della fine del trecento e del cinquecento. Oltre alle pitture sulle lunette di sinistra e destra sull’abside la Madonna col Bambino con sotto gli stemmi araldici dei conti Trapp e dei Matsch del 1528, fondatrice della dinastia dei conti di Caldonazzo; l’affresco di San Valentino prete, con ai suoi piedi un epilettico e san Rocco e san Sebastiano e sopra affreschi absidali di angeli. Lungo la parete sinistra l’altare ligneo, opera del perginese Minati, con un quadro del 1759 di Antonio Mayer con raffigurati san Valentino prete e San Carlo Borromeo. San Rocco, santo venerato quale protettore dei pellegrini, dei malati e soprattutto degli appestati. San Valentino invece era un predicatore vissuto nel V° secolo, sepolto a castel Zeno presso Merano; il culto era molto praticato presso i Longobardi, che trasportarono a Trento le reliquie nel 1739 e poi nel 1764 a Passau, in Baviera. La venerazione di San Valentino,

morti o dispersi in Russia nel 1942. La casetta e l’area esterna è sempre stata curata e gestita ottimamente dal gruppo alpini, con tabelle indicative, cura dell’area, muretto, gruppi panca e recentemente ha provveduto a sostituire interamente la staccionata. La chiesetta inoltre è stata aperta per consentire le visite ai passanti, in occasione di determinate festività. San Valentino si celebra il 14 febbraio, festa degli innamorati e viene ricordato a Caldonazzo la seconda domenica di settembre alla festa “granda”. Pietra miliare della strada che da Feltre portava a Tenna

diffusasi in Trentino e in particolare in Valsugana, è da riferirsi al periodo Longobardo (in Trentino ci sono undici chiese dedicate a San Valentino). Fra queste altri due santuari, uno ad Ala, in Vallagarina e un altro ad Agro in Vezzano sulla strada che da Trento porta a Riva del Garda. Accanto alla chiesa sul col di Tenna c’è un piccolo edificio detto romitorio dove alloggiava un eremita custode della Fede e del santuario. Nel 1968 la casetta è stata presa in gestione dal gruppo alpini di Caldonazzo, che ha provveduto a ristrutturarla e gestirla, ampliando anche il piazzale antistante. Sul muro esterno il dipinto del pittore caldonazzese Elio Ciola, che raffigura gli alpini

Promuovere crescita è da sempre il nostro volano. Siamo felici di affermare la riuscita del nostro intento.

La strada da Feltre a Tenna San Valentino

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Personaggi in controluce di Waimer Perinelli

DON IVAN MAFFEIS

UN TRENTINO VESCOVO IN UMBRIA "Vengo fra voi per mettermi in ascolto di questa preziosa terra di santi e di bellezza, della quale chiedo con umiltà di divenirne figlio; vengo per amare questa Chiesa con tutte le mie forze, in un servizio di preghiera e di dedizione; vengo per condividere - alla luce del Vangelo di Gesù Cristo"

S

ono le prime parole di don Ivan Maffeis appena nominato Arcivescovo Metropolita di Perugia-Città della Pieve. Parole che tracciano il ritratto di un uomo, un sacerdote capace di parlare sinceramente di umiltà, con modestia ma con la forza di chi non la confonde con la sottomissione, se non a Dio e alla Chiesa. L’ho conosciuto bene quando era, dal 2001 al 2009, direttore del Settimanale Diocesano Vita Trentina e Assistente Diocesano dell’Azione Cattolica e io ero presidente dell’Ucsi, Unione cattolica stampa italiana. Con umiltà, senza ingenuità, e con comprensione si era avvicinato al gruppo di giornalisti che cercava di comunicare e vivere il messaggio evangelico: in primo

S.E. Ivan Maffeis (da Vita Trentina)

luogo cercando la verità e respingendo le false notizie e poi testimoniando la Fede in vari modi. Quando gli parlavi era attento, avvicinava il viso, chinava leggermente il capo, sembrava ti stesse confessando, ma era solo

Don Sergio Nicolli accoglie il nuovo parroco Don Ivan Maffeis (Rovereto - da Vita Trentina)

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un modo per concentrarsi perché ti aveva già assolto. Ti ascoltava, pesava ogni tua parola e ti lasciava libero di lavorare. Tuttalpiù un suggerimento "stai attento", per dire sii prudente. S.E. Mons. Ivan Maffeis è nato nel 1963 a Pinzolo, a due passi da Giustino dove è nato don Lauro Tisi, di un anno più vecchio e ,dal 2016, 122esimo Arcivescovo di Trento. La loro diocesi. Si conoscono, si rispettano e stimano, proprio don Tisi è stato fra i primi a congratularsi con don Maffeis. Entrambi hanno maturato esperienze nelle comunicazioni sociali a contatto con i media. Monsignor Tisi ha bruciato più in fretta le tappe verso la guida dell’Arcidiocesi trentina di cui era precedentemente vicario dell’Arcivescovo Luigi Bressan, oggi vescovo emerito, e forse proprio all’intuito di questo sacerdote originario di Sarche di Madruzzo, sulla via che da Trento porta in val Rendena, a Giustino e


Personaggi in controluce 1600, interessa 285 interlocutori dell’Arcivescovo don mila abitanti di Maffeis ci sarà anche Assisi, sede di cui quasi 260mila uno dei più maestosi ed importanti battezzati. Le santuari cristiani, affrescato da Giotto. parrocchie sono Don Ivan vivrà dunque, fra cultura, 155 (sette vicariati) religione, comunicazione, a Perugia con 205 presbiteri. ha sede un importante centro di La sede vescovile formazione professionale dei giorè nella cattedrale nalisti, e potere perché Roma non è di San Lorenzo in lontana. Nel giorno della sua presenPerugia, una città tazione ufficiale avvenuta a Trento lo decisamente fedele scorso luglio, il nuovo Arcivescovo di alla Chiesa, nella Perugia-Città della Pieve ha ringraziaIl Vescovo Ivan Maffeis durante un'intervista quale si tennero to i trentini: “..sono stato contento di Pinzolo, deve la precoce nomina diversi conclavi sentirmi parte attiva di questa chiesa, diocesana. Tanto era brillante, rapido con elezione di papi e fra questi, ha detto...Questa nomina arriva e nell’ascoltare monsignor Bressan, quel Celestino quinto, che Dante cambia le attese, i progetti. Non più ricordo ad un tavolo la capacità di condanna per la grande rinunzia. La tardi di ieri sera ho concluso il Grest... rispondere contemporaneamente provincia ecclesiastica comprende Ora avverto la sproporzione tra quello a chi gli era vicino e a chi era lontaquattro sedi vescovili suffraganee che sono e la responsabilità che mi è no almeno 4 metri, tanto è calmo, facenti riferimento a Metropolita di affidata. Confido sulla vostra amicizia, riflessivo fino ad apparire titubante Perugia, questo significa che fra gli fraternità a preghiera.” monsignor Tisi. Bressan me lo sono rappresentato come un cacciatore Con Monsignor Ivan Maffeis salgono a otto i vescovi di origine trentina di anime, Tisi un sacerdote che getta attualmente in vita: monsignor Luigi Bressan, arcivescovo emerito di Trento; le reti, monsignor Maffeis un canemonsignor Guido Zendron, vescovo di Paulo Afonso in Brasile; monsignor stro che le accoglie con serenità. Mariano Manzana, vescovo di Mossorò in Brasile. Appartenenti a ordini Tre trentini, tre vescovi. Monsignor religiosi: monsignor Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-BojaBressan è stato in precedenza Nunzio no, stimmatino; monsignor Giuseppe Filippi, vescovo di Kotido (Uganda), apostolico ovvero ambasciatore della comboniano; monsignor Adriano Tomasi, vescovo ausiliare emerito di Lima Chiesa; Monsignor Tisi, suo vicario e (Perù), francescano. attento esecutore; monsignor Maffeis un libero pensatore, uno studioso nel nome di Cristo, un comunicatore. Il suo apostolato si nutre degli studi di filosofia e teologia, docente presso la facoltà di Scienze della Comunicazione; vive dell’esperienza parrocchiale come vicario a Mori e, fino alla nomina ad Arcivescovo, che avverrà a settembre, parroco a Rovereto S. Marco e S. Famiglia; si perfeziona nella comunicazione fino a diventare direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali e Sotto-Segretario della CEI, Conferenza episcopale italiana. In qualità di Arcivescovo Metropolita di Perugia e Città della Pieve, fondata nel 1986 dall’unione di due antiche sedi episcopali, la prima nel secondo Don Ivan Maffeis assieme al vecovo Lauro Tisi (foto Ganni Zotta - archivio Diocesitn) e terzo secolo dc, e la seconda nel

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Pantone 484 C C M Y K

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Il personaggio di ieri di Massimo Dalledonnne

Francesco IV di Castellato,

l’ultimo esponente della famiglia dei Castellalto

È

considerato l´esponente più celebre della famiglia dei Castellato. Francesco IV il Grande ancora oggi viene ricordato come un cavaliere di grande fama, amico, consigliere e capitano dell’imperatore Massimiliano I e, durante il Concilio di Trento, ambasciatore dell’imperatore Carlo V. Nasce a Telve verso il 1480 da Francesco e Gertrude Anich de Courtäsch, il padre era vicecapitano in Ivano e luogotenente in Telvana. Educato alla fedeltà verso gli Asburgo, da giovinetto fu inviato come paggio alla corte di Massimiliano che servì per tutta la vita come capitano. Nel 1509 nel corso della guerra della lega di Cambrai, figura tra i condottieri dell’esercito imperiale. Si sposa Verona nel 1513 dove subì l’assedio dei Veneziani, al quale reagì con audaci sortite. Presidiò la città per tre anni fino a quando nel 1516 dovette essere restituita ai Veneziani. Rientrò in Trentino e alla morte di Massimiliano fu inviato dai reggenti del Tirolo in Spagna, alla corte di Carlo, nuovo re dei Romani. Trattò con successo l’esaudimento delle richieste tirolesi, ma si fece anche notare dal giovane re per le sue qualità militari. Inviato in Germania a levare fanti vi reclutò 3.000 lanzi, alla testa dei quali partecipò nel 1520 alla solenne cerimonia della incoronazione imperiale di Aquisgrana, Negli anni successivi ritornò in Trentino, in Lombardia guidando i suoi lanzi verso Milano, dalla quale riuscirono a cacciare i francesi. Nel corso della rivolta contadina che insanguinò anche le valli del Trentino, fu tra i più fedeli sostenitori del potere vescovile e dell’autorità imperiale nella regione.

Poco prima della sua fuga da Trento, il vescovo Bernardo Cles lo nominò, il 15 maggio 1525, insieme con il famoso capitano di lanzi Georg Frundsberg, luogotenente generale del principato. Combatté la rivolta contadina adoperandosì per tenere a bada i rivoltosi senza ricorrere alle armi. Man mano però che affluivano le truppe inviate dall’imperatore Ferdinando questa cautela divenne superflua: il 30 agosto si venne ad uno scontro in Valsugana e il giorno successivo un distaccamento di 200 lanzi al suo comando intervenne duramente, sbaragliando i contadini. Per le benemerenze acquisite al servizio vescovile ed arciducale fu nominato capitano di Trento continuando però a reclutare truppe per gli eserciti imperiali. Nel 1536 ricevette Ferdinando re dei Romani e la moglie Anna d’Ungheria a Trento; tre anni dopo, nel 1539, eseguì una

missione diplomatica a Venezia per conto dei reggenti del Tirolo; nel 1542 assistette ancora una volta il re Ferdinando nella guerra contro i Turchi in Ungheria. Come capitano del luogo e rappresentante del re dei Romani, presenziò a varie sedute del concilio di Trento, nel corso della prima sessione. Una parte di qualche rilievo ebbe solo all’inizio, quando fu nominato da Ferdinando ambasciatore al concilio insieme con il giurista Antonio Questa. Nel corso dei primi mesi del 1546 egli presenziò a numerose sedute e cerimonie del concilio ma successivamente si eclissò, tanto che i legati poterono scrivere a Roma: i due ambasciatori del re dei Romani “non sono mai comparsi in congregazione, né ancora in le cappelle, né in sessione alcuna, eccetto la prima”. Si rifece però vivo nel luglio, quando si seppe che un esercito dei protestanti della lega di Smalcalda, al comando del duca del Württemberg, stava attraversando il Tirolo puntando su Innsbruck. Francesco IV di Castellato li respinse. Ritornò a Trento nel mese di novembre e negli anni successivi non ebbe più alcuna parte nella vita del concilio, pur continuando a garantirne la sicurezza nella sua qualità di massima autorità militare della città ospite. In età assai avanzata morì a Trento il 29 novembre del 1554. La salma fu trasferita a Telve e inumata nella tomba di famiglia di quella chiesa parrocchiale. Aveva sposato Margherita Fuchsin di Fuchsberg e in seconde nozze Elisabetta di Thun, ma senza averne figli, cosicché con lui si estinse la famiglia.

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Noi e il clima di Laura Mansini

EFFETTO FARFALLA EFFETTO BOMBA

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ncora profondamente turbata dalla tragedia provocata dal distacco di un enorme seracco del ghiacciaio della Marmolada, mi sto chiedendo se la causa si debba esclusivamente all’inversione termica provocata dalle nostre automobili, al gas del riscaldamento degli appartamenti e da tutte le problematiche che come sappiamo coinvolgono il clima. Quotidianamente, infatti, meteorologi, scienziati, climatologi, ci dicono le cause di quest’acceleramento dei disastri provocati dal cambio climatico che sta portando il nostro bel Paese in alcune zone alla desertificazione, in altre ad improvvisi temporali corredati da bombe d’acqua, da violente e brevi tempestate. Per ora, tuttavia, mi sembra che nessuno pensi all’Effetto farfalla”, cioè alla teoria che si basa su un antico proverbio cinese il quale afferma che “Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”. Nella metafora della farfalla si immagina che un semplice movimento di molecole generato dal battito d’ali dell’insetto possa causare una catena di movimenti di altre molecole d’aria, che sommandosi alla fine potrebbero causare un uragano, a migliaia di chilometri di distanza; ovvero una singola azione può determinare imprevedibilmente il futuro. Nel 1962 il grande matematico, Edward Lorenz, per primo iniziò ad analizzare l’Effetto farfalla; infatti, basandosi sull’osservazione degli avvenimenti meteorologici generali e cercando di creare un sistema per prevedere il Meteo con precisione, osservò che non era sempre possibile

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farlo con certezza, poiché il risultato dipende da diverse variabili. che presentano un certo margine di errore, creando in tal modo uno spazio per il Caos, che confermerebbe l’antico proverbio. Un concetto per certi versi anticipato in un saggio del 1950 da Alan Turing: “Macchine calcolatrici ed intelligenza”. Alan Turing, dotato di straordinaria mente matematica, al quale si deve parte importante nella vittoria degli alleati nella seconda guerra mondiale, era nato a Londra nel 1912, faceva parte del controspionaggio inglese e viene considerato fra i fondatori dell’informatica. Egli con il suo saggio spiegò la natura ed i limiti teorici delle macchine logiche, prima che fosse costruito un solo computer. A lui si deve la decifrazione di Enigma, la complessa macchina messa a punto dai tedeschi per spiare le mosse degli alleati e criptare le proprie comunicazioni. Niente può essere perfettamen-

te uguale, vi è sempre una piccola possibile crepa nei sistemi, che può creare il Caos. E’, questa, una teoria che mi ha sempre affascinata fin dalla giovinezza, anche se non ci capivo molto. A quei tempi si discuteva sull’enorme disastro ambientale creato dalle bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki, attribuendo a loro (a causa della dispersione atomica nell’atmosfera), l’enorme aumento delle malattie tumorali in tutto il mondo. Ora la scienza ci ha dimostrato che l’atmosfera è l’involucro gassoso che riveste la terra, trattenuto dalla forza di gravità e dal campo magnetico e, la parte che ci consente di vivere, è una pellicola molto sottile, all’interno della quale si muove l’aria che respiriamo ed hanno luogo i fenomeni meteorologici e le attività che cambiano il paesaggio terrestre. I venti ruotano attorno alla terra e trasportano i gas che incontrano; lo

Edward Lorenz (da Wikiwand)

Alan Turing (da Biografieonline)


Noi e il clima abbiamo sperimentato quando la centrale nucleare di Chernobyl esplose il 26 Aprile del 1986 ed il primo maggio la nube tossica, conseguenza di questa catastrofe, era giunta anche sul nostro Trentino. Ricordo molto bene quel periodo, fu l’inizio di anni di paura, il nostro terreno era inquinato e si temevano le piogge. Ora mi chiedo che cosa stiano provocando le esplosioni continue delle bombe, dei missili che a causa della guerra che Putin pensava di risolvere in pochi giorni, stanno distruggendo alcune regioni dell’Ukraina, da più di 4 mesi. Sappiamo che non siamo connessi dalla sola atmosfera ma anche dalle onde sismiche che possono provocare terremoti, tsunami valanghe. Il Governo russo, certamente gode di queste distruzioni e morti provocate dal suo esercito e minaccia gli Stati

che aiutano coloro che sono stati aggrediti: tuttavia ha poco di cui gioire, perché la Natura si ribella e non conosce confini, magari provocando in anticipo quello che è accaduto sulla Marmolada, a causa di questo repentino cambio climatico con un caldo tut anomalo anche per questa stagione e un clima che sembra impazzito. Forse è tempo che l’Umanità pensi seriamente al suo futuro e rifletta su quello che provocano le armi e decida di abbandonare l’idea che una bella guerra possa risolvere i problemi. Se basta il battito d’ali di una farfalla per provocare un uragano. Chissà cosa provoca una bomba.

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Società oggi di Patrizia Rapposelli

STALKERWARE È STALKING E VIOLENZA DIGITALE Stalking digitale, l’Italia è seconda in Europa. L’11 % degli italiani risulta, secondo quanto emerge da un report Kaspersky 2021 , vittima di violazioni di privacy.

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elle relazioni abusive ci sono anche gli stalkerware, sono software che permettono di spiare la vita privata attraverso un dispositivo smart. Una forma di violenza digitale che secondo il report “Lo stato della stalkerware nel 2021”, curato da Kaspersky, ha interessato più di 32.000 utenti mobile dell’azienda russa produttrice di software di sicurezza informatica in tutto il mondo. Nel 2021, a livello mondiale, sono stati censiti 32.694 casi, 611 dei quali rilevati nel nostro Paese. Questi numeri fanno dell’Italia il secondo paese più esposto in Europa e undicesimo a livello mondiale. Kaspersky fa riferimento ai propri clienti, sono soltanto una parte del totale. L’associazione Coalition Against Stalkeware, co-fondata dalla società russa, stima, inoltre, che, ogni anno, i casi di stalkerware al mondo siano circa un milione. È una tipologia di minaccia fino ad ora rimasta accantonata, ma nel mondo sono rilevati numeri importanti di casi. Parliamo di software spia, installati su dispositivi mobile o dispositivi intelligenti, che permettono di controllare le attività online. Nella maggior parte dei casi l’installazione degli spyware viene fatta da qualcuno che conosce la vittima e che ha facilmente accesso ai suoi dispositivi. L’installazione di uno di questi software sullo smartphone, tablet, etc., della persona che si vuole controllare, garantisce l’accesso remoto a tutte le informazioni. Localizzazione, mail,

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telefonate, messaggi istantanei, SMS, social network, fotocamera e ogni tipo di file. Le applicazioni spia costano poche decine di euro e agiscono senza che la vittima se ne renda conto. Il perseguitato è osservato, tipicamente con un portale web, dallo stalker. La situazione in Italia è leggermente in miglioramento rispetto ai numeri degli anni precedenti, ma questo non vuol dire che il fenomeno sia meno grave. I dati emersi dal rapporto fanno notare che non tutte le vittime nel mondo reale subiscono solo forme di stalking digitale, ma spesso quest’ultime sono esposte anche a soprusi concreti. Infatti, sempre dall’indagine di Kaspersky, emerge un collegamento tra la violenza online e offline. Dove l’11 % degli italiani dichiara di essere stata vittima di stalking digitale e il 13% afferma di aver subito violenza - abusi da parte del partner. Nel 2021, sempre limitatamente a chi usa software di sicurezza prodotti da Kaspersky, in Ita-

lia i casi di stalking digitale sono 611, in calo rispetto ai 1.144 del 2020 e i 1.829 del 2019 (rispettivamente ottavo e sesto Paese al mondo tra le nazioni più soggette al fenomeno). I ricercatori stanno analizzando e comprendendo questa attitudine, mettendo l’accento su una tendenza culturale. Stando ai dati del report, circa il 26 % degli italiani sostiene la legittimità nel controllare il partner in determinate circostanze. A novembre Kaspersky ha commissionato una ricerca globale con 21mila partecipanti provenienti da 21 Paesi diversi: il 70 % si è detto contrario al controllo del partner, ma il 30 % restante d’accordo. I motivi che spingono alla sorveglianza sono sospetti di infedeltà, incolumità personale e dubbio di attività illegali da parte del partner. Oltre le analisi e le graduatorie delle nazioni i software spia rappresentano vere e proprie attività di stalking, cyberstalking, abusi e violenze.

Stalker (serie TV - 2014/2015 - CBS)


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La storia siamo noi di Waimer Perinelli

GINO BARTALI e il giallo della borraccia

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uesta è l’intervista che avrei voluto fare a Gino Bartali il 6 luglio del 1952 all’arrivo della tappa Le Bourg l’Oison-Sestriere del Tour de France. Avrei voluto chiedergli perché aveva passato la borraccia a Fausto Coppi il suo rivale. Conosco la risposta, probabilmente mi avrebbe detto “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, con quel suo accento da toscanaccio qual era. Gino Bartali aveva 38 anni, un’età limite per un corridore professionista, essendo nato il 18 luglio del 1914 a Ponte a Ema, un paesino posto fra Firenze e Bagno di Ripoli dove la lingua di Dante è di casa e la gente schietta. Gino era un predestinato della due ruote. A 21 anni non avendo avuto alcun con-

Gino Bartali - 1963 (da Wikipedia)

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Gino Bartali e Fausto Coppi - Tour de France 1952 lo storico passaggio della borraccia (foto da Biografieonline)

tratto s’iscrisse da solo alla classica corsa Milano Sanremo e pur non avendo alcuna squadra giunse quarto. La grande prova gli valse il contratto con la squadra torinese Frejus con la quale partecipò la prima volta al giro d’Italia, arrivando settimo. Del celebre Giro, fra gli anni 30 a 50 ne ha poi vinte tre edizioni alle quali si devono aggiungere due Tour de France e innumerevoli tappe e classiche mondiali del ciclismo. Un vero campione anche di cortesia e discrezione. Quel passaggio di borraccia al Col du Galibier, è entrato nella

leggenda del ciclismo perché contemporaneamente alla pubblicazione della fotografia, scattata da Carlo Martini, fotoreporter dell’Omega Fotocronache, nacque il giallo: chi aveva passato cosa? Era stato Bartali a passare la borraccia o bottiglietta, a Coppi che lo precedeva, o era stato il ciclista piemontese, di cinque anni più giovane, e in piena ascesa, a dare una “ sorsata “acqua al rivale? La domanda ha diviso l’Italia tifosa e ancora oggi a distanza di 70 anni il giallo non è risolto. I due campioni non hanno mai dato la soluzione. A Bartali avrei chiesto se quando aveva conosciuto Coppi avesse già riconosciuto in lui la stoffa del campione. “Coppi l’avevo voluto io, ricorda, proprio perché quel giovanotto alto e magro, sapeva soffrire e nel ciclismo degli anni 30 la sofferenza, la caparbietà, la


La storia siamo noi tenacia, erano le qualità indispensabili per accompagnare degnamente i doni della natura. La mia fortuna era stata quella d’incontrare nel 1936 il grande Learco Guerra che mi volle nella Legnano e con quella maglia ho vinto il Giro d’Italia del 1936 e poi quello del 1937. “ Lo stesso anno lei è diventato capitano della squadra italiana al Tour de France. “ Si una bella promozione ma un anno sfortunato perché sono caduto nella tappa da Grenoble a Briancon e la maglia gialla è sfilata” Si è rifatto l’anno dopo, il 1938. “E’ vero una bella vittoria ma già alle mie spalle vedevo l’ombra di Fausto Coppi, un ciclista che mi era subito piaciuto e come Guerra fu il mio mentore io lo sono stato per lui”. Un buon insegnante visto che due anni dopo al Giro quando tra forature e cadute lei si trovò spiazzato, fu proprio Coppi a vincere. Era il 1940 e iniziava la leggenda della rivalità che li avrebbe accompagnati e ancora oggi non li abbandona anche se di strada sterrata o asfaltata sotto le due ruote ne è passata molta e ci sono stati campioni altrettanto grandi come Gimondi, Merckx....Moser. Gino o Fausto, chi di loro era migliore? Chi il più generoso? Sul passaggio della borraccia non si

è mai espresso il fotografo Martini né ha parlato quel ciclista belga che, narra la cronaca gialla, stava pedalando accanto ai due rivali. Un atleta anonimo tagliato nella fotografia per dare maggior risalto al gesto di solidarietà. A proposito di generosità: Bartali campione sulla bicicletta e nella vita. Solo dopo la morte avvenuta a Firenze il 5 maggio del 2000 si è scoperto che della bicicletta aveva fatto lo strumento per trasportare, nascosti nel telaio, da Tortona ad Assisi, importanti documenti e foto tessera, con i quali venivano stampati passaporti e lasciapassare indispensabili agli ebrei in fuga dalla persecuzione nazifascista. Per questa attività di cui non aveva mai parlato, nel 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, gli ha conferito alla memoria, la medaglia d’oro al merito civile. Con le sue pedalate aveva salvato circa 800 cittadini di religione ebraica oltre alla famiglia che aveva nascosto fino all’arrivo degli americani in una cantina di sua proprietà. Per tutto questo lo Stato d’Israele, nel 2013, gli ha conferito il titolo di Giusto fra le Nazioni. C’è un merito che non gli è mai stato riconosciuto ufficialmente ma forse più che meritato, è possibile infatti che con una grande impresa compiuta al Tour de France abbia bloccato

Gino Bartali - 1945 (da Wikipedia)

sul nascere una sanguinosa rivoluzione. Era il 14 luglio del 1948 quando all’uscita da Montecitorio uno studente sparò tre colpi di pistola contro Palmiro Togliatti segretario del Partito Comunista Italiano. Si è scritto, ma è un altro giallo, che Alcide Degasperi ha telefonato a Gino chiedendogli un’impresa memorabile. E lui la compì battendo la stella francese Luison Bobet. In realtà fu lo stesso Togliatti dal letto d’ospedale a raffreddare gli animi e far cessare i tumulti che avevano causato già 30 morti e 800 feriti. Resta l’impresa di Gino Bartali al quale l’amico Vittorio Pozzo che lo seguiva gridò “Gino, sei immortale”.

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Centro d'Arte La Fonte di Walter Laurana

ARTISTI AL SOLE D’AGOSTO

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ome festeggiare il mese di Augusto, cosa donare o regalarci alla luce del sole? Il Centro d'Arte La Fonte di Caldonazzo risponde: cose belle, preziose e durevoli nel tempo, perché agosto non sia solo il tempo dell'imperatore, sia una festa che arricchisce lo spirito e la mente. E' per questo ch'è nata l'idea di offrire ai vecchi e nuovi amici l'occasione per ammirare e regalare le opere di artisti famosi e appassionati, con una mostra intitolata Al Sole d'Agosto inaugurata il 5 agosto nella sala Eugenio Prati della Casa della Cultura di Caldonazzo. Vi partecipano quattordici artisti trentini, nazionali e internazionali. Sei di loro sono Senatori dell'Arte e maestri in generosità. Sergio Dangelo che ci ha lasciati lo scorso gennaio alla rispettabile età di 89 anni; Rudolf Haas di anni ne ha 84, Pietro Verdini e Aldo Pancheri, hanno superato gli 80, Ivo Fruet di anni ne ha 79 e Silvio Cattani, vicepresidente del MART, "solo"74. Ad accomunarli, è la passione per la propria arte ma e soprattutto il successo internazionale.

Stefania Simeoni

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Una vita per l'arte contraddistingue anche la generazione di mezzo, di coloro che già sono famosi ma in continua crescita, dal filosofico Shushei Matsuyama, al coloratissimo Lorenzo Menguzzato, LOME, alla cui creatività dobbiamo l'idea della mostra; Matteo Boato fantasioso e brillante; Luciano Olzer poliedrico fotografo. Tutti vivono d'arte e proprio come Tosca nell'opera di Puccini, hanno fatto della loro genialità il centro della vita e dell'amore. La loro generosità è un raggio di sole per Barbara Cappello, innamorata della luce, Francesca Libardoni, di professione architetto, dotata di grande sensibilità e senso estetico, e alle giovanissime Stefania Simeoni, e Giulia Tamanini, curatrici dell'evento assieme al presidente della Fonte Waimer Perinelli. Un agosto caldo e ristoratore con questi artisti: un evento unico, luminoso, colorato crediamo "Indimenticabile". La mostra è aperta fino al 20 agosto con orario 17-20, la domenica anche 10-12. Assonanze e dissonanze dell'arte nel nostro tempo di Aldo Pancheri L'esposizione Al Sole d'Agosto si propone di evidenziare come nella nostra epoca artisti estre-

Centro d’Arte “La Fonte” Caldonazzo

Al sole d’agosto Mostra collettiva - Aldo Pancheri - Barbara Cappello - Francesca Libardoni - Giulia Tamanini - Ivo Fruet - Lorenzo Menguzzato - Luciano Olzer - Matteo Boato - Pietro Verdini - Rudolf Haas - Sergio Dangelo - Shushei Matsuyama - Silvio Cattani - Stefania Simeoni Casa della Cultura Viale Stazione 8 Caldonazzo Inaugurazione: venerdì 5 agosto ore 18,00 La mostra rimane aperta fino al 20 agosto Orari: da lunedì a sabato 17,00 / 20,00 Domenica : 10,00 / 12,00 - 17,00 / 20,00

mamente distanti fra loro possano trovarsi in assonanza e ribadire che il concetto di Arte Contemporanea contiene praticamente ogni possibile forma di espressività. In un certo qual modo troviamo qui l'arte multimediale, la fotografia, le opere materiche e anche un aspetto del surrealismo in quanto Sergio Dangelo è purtroppo mancato quest'anno dopo un'iniziale adesione al progetto. L'esposizione in prima battuta si terrà nella sede dell'associazione culturale "La Fonte" a Caldonazzo ma la programmazione è prevista anche per sedi museali (Mart) e nello spazio espositivo "Il bosco dei poeti" a cui fa capo Lorenzo Menguzzato.


Cronache trentine di Nicola Maschio

MUSE, ecco il Bilancio di Missione: tutti i dati dal 2013 ad oggi

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iù di un semplice museo. Era il 13 luglio 2013, circa alle ore 18, quando il Muse venne inaugurato proiettando anche Trento tra le grandi città culturali d’Europa. Un momento storico, ma da quella giornata sono successe tantissime cose. Ed ecco che, in quello che prende il nome di “Bilancio di missione” (presentato nella mattinata di ieri quale evoluzione del bilancio di sostenibilità), lo stesso Museo delle Scienze ha voluto ripercorrere le sue tappe principali ma, soprattutto, i numeri che ne attestano la grandezza. Eventi, momenti di incontro, conferenze, esperimenti, discipline variegate che si incrociano e si contaminano tra loro: tutto questo è stato e sarà il Muse, hanno spiegato i suoi rappresentanti, sottolineando inoltre come la struttura abbia saputo rispondere alla grande ai due anni di flessione legati alla pandemia di Covid-19. Numeri, dicevamo, in grado di dare il quadro della situazione. Uno su tutti: dal 2013 ad oggi sono stati quasi quattro milioni i visitatori del museo, con questo 2022 che ha già fatto registrare ingressi di notevole quantità (nel primo semestre 108.619, contro i 139.369 complessivi del 2020 ed i 128.007 del 2021). Impossibile poi non sottolineare l’impatto economico che la struttura ha sulla città di Trento: nel solo 2021 il Muse ha restituito all’economia locale una somma stimata di oltre 8 milioni di euro (+37,29% sul 2020). Coloro che vengono a visitare il Museo sono prevalentemente di altre regioni (il 79%), con una maggiore affluenza dal Veneto (26%), dalla Lombardia (22%) e dall’Emilia Romagna (16%) e, con l’avvento della pandemia,

in molti (l’80% dei clienti totali) hanno ormai preso l’abitudine di acquistare il proprio biglietto d’ingresso online. Ma tutti coloro che scelgono di visitare il Muse, chi trovano al suo interno? Ben 228 persone danno vita al vastissimo staff della struttura, con un’età media attorno ai 41 anni e per il 58% composto da donne (132 in tutto); 81 coloro che possono vantare un contratto a tempo indeterminato, ma sono tantissimi anche i collaboratori (il 40%, 92 complessivi) e coloro che si occupano della gestione interna, cioè i custodi (ben 31). Non mancano nemmeno figure particolari e uniche: il Pilot, mediatore scientifico e animatore che fornisce assistenza e informazioni ai visitatori sulle esposizioni e collezioni; il Coach, che organizza attività educative come laboratori scientifici o visite guidate; poi il Duty manager, che gestisce l’apertura del museo al pubblico, coordina e controlla gli accessi e si occupa di risolvere guasti e problemi. Fidati compagni di viaggio sono poi i giova-

ni del servizio civile, con i quali sono stati avviati 86 progetti dal 2007, con ben 128 i ragazzi in tutto coinvolti e 37 di loro che hanno poi avuto modo di proseguire il rapporto di lavoro con il Muse. Nel 2021 inoltre la struttura ha coinvolto 21 tirocinanti curricolari, 79 volontari (57 nella ricerca e altri settori e 22 nelle attività ed eventi per il pubblico), con 138 studenti ospitati per l’alternanza scuola-lavoro solo lo scorso anno. «Questo “Bilancio di missione” è il DNA, il cuore, la mente di questo museo – ha spiegato la vicepresidente Laura Strada. – I dati ci dicono che il Muse è vitale per la città e vive la contemporaneità senza essere statico, ma entrando nel territorio a tutti gli effetti. Questo è un obiettivo che portiamo avanti da sempre, così come la sostenibilità: parliamo di un progetto più complesso, l’antropocene, dove le tracce dell’uomo sono sempre più evidenti ed il ruolo dei musei sta cambiando velocemente, chiedendoci di stare al passo con questa evoluzione».

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Lo sport delle 4 ruote in cronaca di Alessandro Caldera

FERRARI: dal “Kaiser” Schumacher all’inferno (e ritorno?)

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’è un limite oltre il quale la sopportazione cessa di essere una virtù”. Così si esprimeva Socrate, uno dei più importanti esponenti della filosofia occidentale, vissuto in Grecia attorno al V secolo a.C. Le sue parole appaiono oggi più che mai adatte per descrivere una situazione, a livello sportivo, che ha assunto negli ultimi tempi delle sembianze drammatiche, rasentando quasi il patetico. Stiamo parlando della condizione attraversata dalla scuderia più nota a livello planetario, la Ferrari, che in occasione del recente appuntamento mondiale, in Austria, ha celebrato tra l’altro i 90 anni dalla comparsa sulle vetture dell’iconico stemma del “Cavallino”, palesatosi per la prima volta durante le 24h di Spa del 1932.

La storia della casa di Maranello è stata sempre stata costellata di grandi successi, che hanno assunto i connotati dell’egemonia con l’avvento del secondo millennio, grazie al fantastico ed inscindibile binomio instauratosi con il “Kaiser”: Michael Schumacher. Nel periodo recente, come detto in apertura, la situazione però è stata tutt’altro che esaltante, al punto tale da essere intercorsi quasi 5390 giorni da quando Kimi Raikkonen, in Brasile, ha matematicamente conquistato l’ultimo titolo iridato con la “Rossa”. In questo lasso di tempo, due volte si è stati vicini al grande traguardo, nel 2010 e 2012, grazie al coriaceo Fernando Alonso, arresosi solo di fronte all’irraggiungibile Red Bull, resa inafferrabile dal genio di Adrian Newey. È stato però con l’avvento dell’era

La Ferrari F1 75 (da Wikipedia)

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ibrida, nel 2014, che la situazione è totalmente franata, portando i sostenitori della Ferrari al limite della già citata sopportazione, con le tremende stagioni 2020 e 2021. Un episodio che sicuramente ha trafitto nell’orgoglio i tifosi della rossa, è stato il doppiaggio di entrambe le vetture, in occasione del Gp di Ungheria del 2020, un gesto compiuto da Hamilton, su Mercedes, con una facilità disarmante e frustrante. A livello manageriale il team principal, Mattia Binotto, ha più volte predicato “il duro lavoro” e la calma, ammorbandoci settimanalmente con il mantra, parodiato poi anche dal comico Maurizio Crozza, del “dobbiamo capire”. Una parziale luce in fondo al tunnel la si è potuta intravedere già sul finire dello scorso anno, memorabile oltre


Lo sport delle 4 ruote in cronaca che per l’epico scontro generazionale tra Hamilton e Verstappen, anche perché avrebbe lasciato spazio all’attuale ed incredibile rivoluzione delle auto. Infatti con l’avvento del 2022 le monoposto hanno subito delle modifiche sostanziali; queste in parte sono state orientate a rendere meno centrale la componente termica degli pneumatici, aspetto che, assieme ad un minor disturbo aerodinamico, ha favorito la competizione e i sorpassi. Per chi se lo chiedesse, il duello tra Arnoux e Villeneuve a Digione nel 1979, rimane ancora una chimera, anche se va reso onore a questi giovani rampanti, che cercano a loro modo di emulare quel pezzo di storia. Ora però dopo questo ampio preambolo è doveroso chiedersi: “ Come si è adattata la Ferrari a questo nuovo regolamento?”. Possiamo dire che dopo le prime prove il bilancio ha

superato ogni più rosea aspettativa, si è posto fine in occasione della prima tappa della stagione, in Bahrain, ad un digiuno di vittorie che durava da ben 903 giorni, precisamente da Singapore 2019. Grazie anche al doppio ritiro di Verstappen, Leclerc, pilota di punta della scuderia, aveva incamerato circa 30 punti di vantaggio sul pilota olandese. Poi la sfortuna, apparsa parzialmente sotto forma di affidabilità, e gli errori nella gestione della corsa, hanno presentato il loro conto piuttosto salato. Durante le gare in Spagna e in Azerbaijan, nelle quali il primo posto appariva oramai cosa assodata, il motore ha deciso di mettersi di traverso, mentre nei Gp di Montecarlo e in quello di Gran Bretagna, reso comunque meno amaro dal successo di Sainz, grandi colpe sono da attribuire al “muretto”. Complessivamente quin-

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di la scuderia di Maranello, ha approcciato bene a questo campionato con ben quattro trionfi, oltre a svariati podi e pole position. La monoposto appare sicuramente competitiva, anche se al momento la Red Bull rimane indubbiamente favorita, per via soprattutto di questa grande integrità dimostrata a livello componentistico, oltre alla guida pressoché perfetta dell’ “olandese volante” Max. Un precedente in realtà per la Ferrari esiste e risale, come ricordato da Leo Turrini, storica penna de “il Resto del Carlino”, al 1974 durante il quale la vettura si dimostrò eccezionale sul giro secco, ma debole a livello di resistenza degli elementi meccanici. Solo il tempo, elemento non trascurabile in F1, dirà chi avrà avuto ragione, con la speranza di rivedere ad Abu Dhabi, il 20 novembre, il cielo tinto nuovamente di rosso.

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Qui Europa di Emanuele Paccher

Da Novaledo a Bruxelles e ritorno

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el mese di giugno la redazione del “giornalino dei ragazzi” di Novaledo, progetto portato avanti dalla Vicesindaca Barbara Cestele, si è recata a Bruxelles per poter visitare uno dei principali centri di quella grande istituzione che è l’Unione Europea. I ragazzi e le ragazze hanno infatti avuto l’occasione di visitare il Parlamento europeo e il museo della storia europea. Inoltre, il 21 giugno hanno avuto l’opportunità di passare un’intera serata con Herbert Dorfmann, parlamentare europeo eletto nel 2019 nella circoscrizione italiana nord – orientale con oltre 140 mila preferenze. Per l’Onorevole Dorfmann questa è stata la terza elezione consecutiva al Parlamento Europeo, dopo le elezioni del 2009 e del 2014, sempre tra le fila della Südtiroler Volkspartei (SVP). Dentro al Parlamento ha aderito al Partito Popolare Europeo. In Europa si occupa primariamente di agricoltura e sviluppo rurale. Classe 1969, laureato in scienze agrarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, prima di divenire europarlamentare ha mosso i primi passi in politica come sindaco di Velturno (BZ). Grazie a questa occasione d’incontro abbiamo intervistato, in esclusiva, l’Onorevole Dorfmann. Onorevole Dorfmann, come Le è nata la passione per la politica? È successo un po’ per caso, come tante cose nella vita e soprattutto in politica. Ho cominciato per varie circostanze fortuite come Sindaco, e poi ho avuto l’occasione di candidarmi come europarlamentare. I cittadini mi hanno dato fiducia e mi hanno eletto

Da sinistra Barbara Cestele (Vicesindaca di Novaledo), Dorfmann (europarlamentare), Emanuele Paccher e Gloria Svaizer (una delle ragazze facente parte del giornalino)

per la prima volta nel 2009. Ormai è più di dodici anni che ricopro questa carica. È per me un onore, ma porta grandi responsabilità. L’Unione Europea spesso è avvertita come distante dal cittadino, come un insieme di burocrati, lontani dal comprendere quali siano le necessità della gente. È veramente così? Distante è distante, non c’è dubbio. Io prima di essere eletto come parlamentare europeo ho fatto il Sindaco. In un’ottica di sussidiarietà è chiaro che il Comune è l’organo più vicino, mentre l’Unione Europea è quello più lontano. In un piccolo Comune il cittadino sente come vicina la decisione del consiglio comunale, mentre una

decisione presa a Bruxelles la avverte come lontana, imposta dall’alto. Poi c’è da dire che effettivamente è venuto a crearsi un grande sistema burocratico, e questo la gente lo avverte. Ma secondo me più importante di tutto è comprendere un problema di cui si parla poco: l’Unione Europea non ha dei media. Questa è la grande differenza con gli Stati Uniti d’America: anche Washington è distante da San Francisco, ma CNN, Fox News e Washington Post parlano spesso di politica federale, e soprattutto con un’ottica federale. Da noi emittenti come la Rai, ma anche il Corriere della Sera ad esempio, parlano di Europa sempre con l’ottica italiana. Da noi il giornalismo europeo è molto sottosviluppato.

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Qui Europa È ricorrente l’espressione secondo la quale nelle istituzioni europee vi sia un deficit di democraticità, poiché il Parlamento Europeo è l’unico organo eletto direttamente, mentre per tutti gli altri organi la composizione è decisa dai Governi degli Stati, e il voto dei cittadini non viene mai previsto. Secondo Lei questo è un problema solo apparente o ha delle ripercussioni effettive? Mi conceda una battuta: ma Draghi è eletto dalla gente? Andando più nel dettaglio, in realtà noi abbiamo un sistema migliore di quello italiano: perché a Roma il Presidente della Repubblica sceglie un Presidente, il quale sceglie i ministri e poi con un voto unico si dà la fiducia all’intero Governo. Non ci si può esprimere sui singoli ministri. In Europa invece prima si elegge il Presidente della Commissione, poi gli Stati membri, in contatto con le istituzioni europee, indicano i “ministri”, ma il Parlamento rimane sempre nel potere di escludere un membro della Commissione, oppure di dargli indicazioni sul come formarsi per poter poi tornare dopo un certo periodo di tempo. In ogni caso alcune criticità ci sono. Il grosso problema risiede nel grosso potere dei Governi nella nomina dei commissari. Onestamen-

Un momento dell'intervista

te non sempre ci sono state nomine di qualità da parte degli Stati. Troppo di frequente questo posto a Bruxelles viene visto come il modo per dare un incarico ad un ex ministro o a un vecchio esponente politico, talvolta prescindendo dal merito. A tal riguardo da anni assieme ai miei colleghi stiamo cercando di riformare il sistema. Avevamo cercato di portare lo “Spitzenkandidat” come modello generale di elezione, il quale avrebbe portato ad una maggiore democraticità, ma purtroppo questo metodo è stato adottato solo per l’elezione del 2014 e poi abbandonato. Andando in questioni più specifiche e di attualità, la guerra in Ucraina che effetti ha e che effetti

potrebbe avere sull’agricoltura europea? La situazione è molto difficile, in primis per la gente in Ucraina, ma anche per noi: l’Ucraina produce tantissimi prodotti alimentari, specialmente il grano. Tutto ciò è chiaro che è venuto a mancare. Ma non manca solo a noi, pensiamo anche all’Africa. Lì c’è un urgente bisogno di questi prodotti. Agli inizi di giugno mi sono recato sul confine tra Polonia e Ucraina, e ho pure fatto alcuni passi all’interno del territorio ucraino. Sono andato là per cercare alcune vie per portare fuori il grano. Ma come ho detto è una situazione molto difficile. Si pensi anche al fatto che abbiamo 6 milioni di profughi ucraini sui nostri territori, e pensiamo all’aumentare dei prezzi. La guerra è sempre brutta, e questa lo è in special modo. L’Europa ha previsto che le auto a benzina smetteranno di essere prodotte nel 2035. Prima era impossibile farlo? Anche questo è un tema molto complesso. Abbiamo necessità di tecnologie adeguate, e una decina d’anni sono necessarie. Le auto elettriche hanno senso solo se la corrente elettrica proviene da fonti rinnovabili, non ha senso se dobbiamo produrla dal petrolio. Da questo punto di vista in Trentino Alto Adige abbiamo già

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Qui Europa tantissime centrali idroelettriche, e quindi tante energie rinnovabili, ma in altre parti d’Italia e d’Europa tutto ciò non c’è. Quest’anno si festeggiano i 50 anni dalla seconda riforma dello Statuto dell’Autonomia del Trentino Alto Adige. È uno Statuto ancora attuale o avrebbe senso iniziare a pensare ad una terza riforma? Io penso che non ci sia bisogno di un terzo Statuto. È chiaro che il contesto oggi non è più quello del 1972. 50 anni fa c’era uno Stato forte, con l’Unione Europea che decideva solo su pochissimi argomenti. Lo Statuto di Autonomia era stato pensato esclusivamente all’interno dello Stato italiano. La parola Unione Europea non compare mai. Oggi io penso che la competenza

politica non possa che essere o a Trento o a Bruxelles. E qui bisogna fare delle scelte. Si hanno tante materie in cui è meglio una decisione a livello provinciale, altre per cui è più adatta Roma e altre ancora in cui è necessario uno sguardo più ampio, ossia quello europeo. Sono scelte di miglior adattamento alle esigenze dei cittadini. Credo che un’Autonomia inserita in un contesto europeo sia un progetto del futuro. Ma non c’è una necessità di riscrivere lo Statuto. Mi collego a questo: secondo Lei ha ancora un senso l’Autonomia delle Province di Trento e di Bolzano? A volte questa è vista solo come un privilegio. Cosa ne pensa? A Trento la situazione storica è diversa da quella di Bolzano, e quindi è giusto distinguere. Parlo per la mia terra

d’origine: a Bolzano la gente considera l’Autonomia come un diritto, a nessuno viene in mente di considerarla come un privilegio. Ci tengo poi a sfatare un mito: non è assolutamente vero che la nostra Autonomia ricada sulle spalle degli altri italiani, perché i cittadini delle nostre due Province pagano di più allo Stato di tanti altri. Io credo poi che l’Autonomia, ma in generale un sistema federale, se gestito bene può portare ad un profitto sul territorio. Bisogna sempre ricordarsi che l’obiettivo finale deve essere il benessere della gente. E per raggiungerlo ci sono vari strumenti. Lo strumento dell’Autonomia ha dimostrato di funzionare bene nelle Province di Trento e Bolzano, diversamente che in altri territori come Cagliari e Palermo, dove forse sarebbe stato meglio se ci fosse stato un governo da parte di Roma. ì

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Ieri avvenne di Massimo Dalledonne

Un pattugliamento enologicodidattico in Valsugana

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na strana guerra. Fatta di esplorazioni e ricognizioni. Tra campi, vigneti ed i paesi. Siamo nell’agosto del 1915 e quello che raccontiamo è un fatto realmente accaduto, tratto dal libro “…’riva i Taliani” di Luca Girotto. Un fatto che lo stesso autore descrive come “un pattugliamento enologico-didattico in Valsugana”. In quei giorni le truppe italiane erano impegnate tra Borgo, Olle, Castelnuovo e Telve nel perlustrare il territorio. Lo facevano di giorno, di notte toccava agli austriaci ed alle pattuglie “prussiane”. A Borgo gli italiani erano entrati la prima volta il 9 giugno con gli esploratori dell’83 fanteria. Accolti dagli austriaci a fucilate da Castel Telvana. Il secondo balzo offensivo avviene il 15 agosto e solo dal 24 dello stesso mese i fanti della Brigata Venezia occuparono stabilmente il paese. Come scrive Girotto “in quelle settimane le pattuglie italiane arrivavano dalla linea del Maso, tra loro anche il battaglione Valbrenta in cui militava un volontario di Borgo. Il suo pseudonimo era l’aspirante ufficiale Vittorio Baratto, il nome vero Ruggero Lenzi. In Valsugana arriva il 20 agosto, a disposizione della 15° divisione, “A Castel Ivano viene convocato nel locale Casermone da un ufficiale superiore che gli affida l’incarico di una ricognizione nel suo paese natio. Con dodici alpini supera il torrente Maso all’altezza di Carzano avanzando tra i filari di viti fino alla riva sinistra del fiume Brenta. A mezzanotte entra a Borgo. Il suo incarico era quello di vedere se vi fossero truppe austriache ed ottenere dagli abitanti delle informazioni

sul nemico. “La pattuglia arriva dinnanzi ad una lussuosa villa nei pressi della stazione ferroviaria. Era villa Lenzi – scrive Luca Girotto – la sua casa natia. In Una veduta di Borgo Valsugana durante la Prima Guerra Mondiale tasca Baratto aveva le chiavi brunire e ogni bambino che arrivava e, una volta entrato, tutto appariva (…) faceva gli occhi grandi e la bocca in ordine. Quando scesero in cantitonda. Poi, passata la paura, facevano na, davanti agli occhi increduli degli amicizia con gli alpini. E la maestra alpini si presentò uno spettacolo quel giorno ebbe dodici (…) meracelestiale: tutte le botti erano intatte. vigliosi aiutanti. Verso le 19 i piccoli Le bottiglie anche”. Le ore successiritornarono alle loro case e gli alpini, ve trascorsero in allegria e quando dopo caute perlustrazioni, poterono i soldati italiani uscirono vennero avviarsi alla strada del ritorno. Dopo sorpresi da una pattuglia austriaca in due ore erano nuovamente a Strigno perlustrazione. con Lenzi che relazionò all’ufficiale “Quando tutto sembrava perso, Baratsuperiore in merito a quello che era to fece entrare i suoi uomini nell’ansuccesso. “Al termine dell’esposizione dito di una vecchia casa. C’era una – si legge nel volume – il suo comdonna sui 30 anni, spaurita, avvolta in mento, fra il serio ed il faceto, lasciò uno scialle. Fuori il passo cadenzato di sasso l’aspirante soldato di Borgo. degli austriaci rompeva la quiete del Beh, Baratto…con quel suo cranio mattino, Dentro era calato il silenzio. pelato e lucido, lei il fisico da maestro Alla donna venne chiesto di uscire elementare ce l’avrebbe proprio!”. e di cercare di capire cosa stesse Borgo venne occupato stabilmente accadendo. Quando rientrò – scrive dagli italiani pochi giorni dopo e ancora Girotto – disse che c’erano Lenzi fece ritorno al suo battaglione due compagnie in perlustrazione Valbrenta. Con i suoi commilitoni sicure nella certezza che in paese ritorno in Valsugana pochi mesi dopo. non ci fosse nemmeno l’ombra di un Nell’ottobre del 1915 scendendo italiano”. C’era un però. dall’altopiano di Asiago nella valle I soldati erano entrati in una casa del Brenta. “I monti della catena del dove la donna, durante il giorno Lagorai-Cima d’Asta – conclude Luca accudiva diversi bambini. Una sorta Girotto - sarebbero diventati per due di asilo infantile fino alle sei di sera. lunghi anni l’habitat naturale di quei Gli alpini non uscirono fino all’imfieri montanari”

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Tra Poesia, Storia e Letteratura di Silvana Poli

NICCOLÒ MACHIAVELLI un “Maestro” di politica

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iccolò Machiavelli nacque a Firenze il 3 maggio del 1469 in una famiglia agiata. Suo padre era un giurista appassionato per le discipline umanistiche e sua madre una letterata. Niccolò non ebbe quindi difficoltà a farsi una cultura. In quell’epoca Firenze era governata dalla famiglia Medici, ma nel 1494, a causa di un’insurrezione popolare, la nobile famiglia venne scacciata e si istituì un governo repubblicano. Poco tempo dopo Machiavelli entrò al servizio della Repubblica Fiorentina come Segretario della Seconda Cancelleria; a quell’epoca le cancellerie si occupavano della gestione amministrativa della città. Niccolò mostrò ben presto le sue capacità tanto che, se inizialmente a lui veniva solo richiesto di redigere documenti ufficiali, un po’ alla volta gli vennero assegnati incarichi diplomatici. Si trovò così a girare tra le corti europee al servizio di principi e sovrani. Addirittura a partire dal 1506 Machiavelli venne incaricato della riorganizzazione dell’esercito della Repubblica Fiorentina fino a diventare il braccio destro dell’uomo politico più importante dell’epoca. Quando però, nel 1512, la repubblica fiorentina venne sconfitta dalle milizie pontificie, la famiglia Medici poté riprendere il governo della città e, ovviamente, fece piazza pulita di tutti coloro che avevano collaborato con il governo repubblicano. Lo sesso Machiavelli si trovò a pagare il prezzo del cambio di governo: non solo venne estromesso dalle funzioni pubbliche, ma fu anche arrestato e

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torturato perché accusato di aver aderito alla congiura antimedicea. Rilasciato dal carcere e prosciolto dalle accuse, Machiavelli si allontanò da Firenze per ritirarsi in una villa vicino a San Casciano. In un primo momento mal sopportò il forzato esilio, ma accadde anche a lui quello che era accaduto due secoli prima a Dante: l’esilio divenne l’occasione per dedicarsi alla scrittura. E così in quel periodo Machiavelli scrisse le sue opere maggiori come Il principe e La Mandragola. A differenza di Dante però, il suo esilio terminò e, un po’ alla volta, grazie alle sue opere e alla stima di cui godeva presso i giovani intellettuali fiorentini, Machiavelli venne richiamato alla corte dei Medici. Qui gli furono affidati nuovi incarichi diplomatici e fu nominato “Storico ufficiale della città”. Quando sembrava che la serenità fosse finalmente tornata nella sua vita, un altro colpo di stato ribaltò la

situazione: i Medici furono cacciati e venne restaurata nuovamente la Repubblica. Ovviamente, dal momento che Machiavelli aveva collaborato con il governo mediceo, venne ancora una volta escluso da qualunque incarico. Ma questa volta la sorte non gli arrise e il povero Machiavelli, allontanato dai salotti della politica, morì triste e amareggiato nel 1527; le sue opere però lo resero immortale. Machiavelli visse in un periodo di profondi cambiamenti. Erano gli anni della fioritura del Rinascimento, quando stava maturando un nuovo modo di concepire l’uomo e il mondo. Mentre durante il Medioevo Dio era sempre stato considerato l’unico riferimento, col Rinascimento l’uomo viene messo al centro dell’attenzione. Scrittura, pittura e architettura si focalizzano sulla dimensione umana e la realtà viene osservata, studiata e misurata attraverso i sensi. Ma anche dal punto di vista politico, l’epoca di Machiavelli è un’epoca di transizione. Infatti fino al 1492 i diversi stati della penisola italica avevano goduto di un lungo periodo di stabilità. Ma con la morte di Lorenzo de Medici detto il Magnifico, era emersa la precarietà degli stati italici e le potenze straniere avevano iniziato a spadroneggiare nella penisola. In questa mutevolezza politica Machiavelli penetrò, con il suo sguardo, le logiche della ragion di stato e scrisse “Il principe” a testimonianza di quanto appreso. Dedicò il suo saggio proprio al Magnifico, il più assennato dei principi da lui conosciuti.


Tra Poesia, Storia e Letteratura Nel suo trattato Machiavelli delinea le caratteristiche dei sistemi politici della sua epoca: un’analisi acuta e lucida delle strategie di potere utilizzate dai Principi. L’autore esamina i sistemi che portano i Principi a conquistare e a conservare uno stato. In particolare studia il modo in cui Cesare Borgia, duca di Valentino, sia riuscito ad ottenere il potere grazie alla fortuna e l’appoggio altrui, di come sia stato in grado di conservarlo con coraggio, ingegno e virtù; rivela anche come abbia saputo combinare, con scaltrezza, crudeltà e scelleratezze. Tutto era usato al servizio dello Stato, per garantire la stabilità politica. Analizzando le qualità dell’uomo di governo, l’autore mostra che spesso, un comportamento immorale sia spesso necessario per garantire il successo politico. Questo accade perché l’uomo, secondo Machiavelli è egoista e inaffidabile; ritiene quindi che i rapporti tra uomini siano sempre fondati su violenza e prevaricazione. Per questo, un Principe

che vuole mantenere il suo regno, dev’essere risoluto e spietato, deve saper usare sia la forza del leone che l’astuzia della volpe e deve essere più temuto che amato dai suoi sudditi. Machiavelli si limita a raccontare come funziona la gestione del potere nella sua epoca e ne analizza i meccanismi.

Ritratto di Niccolò Machiavelli (by Santi di Tito)

Una stessa analisi lucida e graffiante emerge anche da una sua divertentissima commedia “La mandragola”, in cui Machiavelli racconta le vicende del fascinoso Callimaco, innamorato della bella Lucrezia. La donna però è fedelmente sposata con Nicia, un vecchio notaio che sarebbe disposto a qualsiasi cosa pur di avere un figlio. Callimaco allora, aiutato dal ruffiano Ligurio, mette in scena un imbroglio, coinvolgendo sia la madre di lei che il suo confessore, per coronare il suo sogno. La storia che ne esce assicura sonore risate agli spettatori ma suggerisce anche una riflessione: dalla vicenda emerge che ognuno dei personaggi è disposto a fare di tutto pur di raggiungere i propri obiettivi. Lo sguardo di Machiavelli esamina quindi le dinamiche che muovono i comportamenti umani, ma non dà mai alcun giudizio. Non entra nel dibattito “giusta - sbagliato”, ma si limita a testimoniare quanto vede accadere. Poi lascia a noi l’onere di fare le nostre considerazioni e decidere quindi come agire.

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I grandi maestri del passato di Eleonora Mezzanotte

GIOTTO

I

nauguriamo con questo numero la rubrica dedicata ai grandi maestri del passato, pittori, scultori o architetti. Faremo un viaggio tra le più illustri personalità artistiche della nostra storia culturale, appuntando per ognuna di queste le principali opere, le più significative innovazioni in campo artistico e l’immensa eredità culturale che ci hanno lasciato. Il nostro viaggio comincia in Toscana a cavallo tra il XIII e il XIV secolo, quella Toscana che darà i natali alle più eccellenti personalità artistiche, intellettuali e letterarie di tutti i tempi. Qui, tra le dolci colline toscane e i cipressi, nacque nel 1267 a Colle di Vespignano Giotto di Bondone, meglio conosciuto semplicemente come Giotto. Il suo nome deriverebbe probabilmente da Agiolotto o Ambrogiotto, due nomi molto in uso all’epoca. Il padre Bondone di Angiolino lavorava la terra, per cui Giotto nacque e crebbe nel

Giotto Maestà di Ognissanti (da Wikipedia)

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contesto semplice e modesto della campagna fiorentina. Molte delle notizie su Giotto ci vengono tramandate dal primo storico dell’arte di tutti i tempi, ovvero Giorgio Vasari, il quale attribuisce proprio a Giotto il merito di aver riportato il disegno e la pittura ad esiti di mirabile bellezza e di aver saputo cogliere dalla natura gli spunti necessari per poterla imitare nelle sue parti migliori. Così recita l’incipit della Vita di Giotto: Quello obligo istesso che hanno gli artefici pittori alla natura, la quale continuamente per essempio serve a quegli che, cavando il buono da le parti di lei piú mirabili e belle, di contrafarla sempre s’ingegnano, il medesimo si deve avere a Giotto. Perché, essendo stati sotterrati tanti anni dalle ruine delle guerre i modi delle buone pitture et i dintorni di quelle, egli solo, ancora che nato fra artefici inetti, con celeste dono, quella ch’era per mala via, resuscitò, e redusse ad una forma da chiamar buona. Tra i suoi contemporanei, ancora inetti nel disegno e nell’imitazione del reale, Giotto si pone da spartiacque tra la vecchia maniera “greca” grossolana e approssimativa dei pittori ancora legati ai modelli dell’estetica bizantina e il nuovo linguaggio artistico, più realistico e dinamico, che porrà le premesse stilistiche per l’arte rinascimentale. L’imitazione della natura, il tentativo ancora rudimentale di inserire le figure in uno schema prospettico pressoché realistico e l’utilizzo del chiaroscuro sono tutti aspetti dell’arte di Giotto che fanno di lui un innovatore e il precursore di una nuova stagione artistica. Giotto fu allievo di Cimabue, il quale scoprì il precoce talento di Giotto quando questi aveva solamente dieci anni.

Giotto (da Wikipedia)

Vasari ci racconta un aneddoto su come Cimabue incontrò per la prima volta Giotto e notò la sua straordinaria predisposizione al disegno. Di passaggio nelle campagne fiorentine, Cimabue avrebbe trovato Giotto sul margine della strada intento a disegnare con del carboncino delle pecore su un sasso. Meravigliato dalla veridicità del disegno, il maestro fiorentino lo chiamò a bottega come apprendista. Altrettanto leggendario è l’episodio in cui Giotto, per fare uno scherzo a Cimabue, disegnò una mosca sulla tela del maestro, il quale credendola vera cercò invano di scacciarla. L’influenza di Cimabue è evidente soprattutto nelle prime opere di Giotto, come la croce dipinta di Santa Maria Novella, eseguita tra il 1290 e il 1295, dove il volto del Cristo riporta ancora tratti tardo bizantini. Giotto compì numerosi viaggi a Roma, il primo probabilmente già tra il 1285 e il 1288 assieme ad Arnolfo di Cambio, scultore di grande fama a quel tempo. A Roma entrò in contatto con un ambiente artistico stimolante e vivace, con la committenza pontificia e i grandi esempi dell’arte classica. Nel 1300 fu chiamato nell’Urbe da papa Bonifacio VIII, il quale gli affidò la sovrintendenza dei lavori nella Basilica di San Giovanni in Laterano e la direzione delle maestranze per


I grandi maestri del passato l’abbellimento della città in preparazione del Giubileo. La carriera artistica e la fama di Giotto, anche grazie agli stretti legami con la curia romana, crebbero enormemente, tanto che dal 1303 al 1305 fu chiamato a Padova per affrescare la Cappella di Enrico Scrovegni, uno dei suoi lavori più noti ed eccellenti. Di ritorno a Firenze realizzò tra le sue opere di maggior pregio come la Maestà degli Uffizi (o Madonna d’Ognissanti), notevole per la nuova sperimentazione spaziale con il trono in prospettiva, dipinse Cappella Peruzzi e le Storie Francescane in Cappella Bardi, entrambe in Santa Croce. Tra il 1306 e il 1311 fu chiamato ad Assisi dal vescovo Teobaldo Pontano, il quale gli commissionò gli affreschi della zona del transetto della Basilica inferiore, comprendenti leStorie dell’infanzia di Cristo, le Allegorie francescane sulle vele, e la Cappella della Maddalena. Nel 1328 realizzò il meraviglioso Polittico Baroncelli per l’omonima cappella in Santa Croce raffigurante l’Incoronazione della Vergine attorniata da un’affollata Gloria di Angeli e Santi. Nello stesso anno si recò a Napoli alla corte di Roberto d’Angiò, tuttavia della produzione artistica partenopea rimangono poche tracce. Nel 1333 soggiornò a Bologna prima di fare definitivamente ritorno a Firenze, dove venne nominato dalle autorità cittadine Capomastro dell’Opera del Duomo, con il ruolo di Soprintendente alle opere del comune. Nel luglio del 1334 diede avvio ad uno dei più importanti cantieri che lo videro impegnato in qualità di architetto, ossia quello per la costruzione del campanile del Duomo, realizzato su suo disegno e non ancora terminato quando egli morì l’8 gennaio del 1337. A lui si deve l’idea di ricoprire le pareti del Duomo e del campanile con marmi policromi e di decorarle con cicli di rilievi. Dopo la sua morte subentrò lo scultore e architetto Andrea Pisano, che ne diresse il cantiere dal 1337 al 1348.

Padova Cappella degli Scrovegni (da Ministero Beni Culturali)

Sabatelli Gaetano 1820-1893 - Cimabue e Giotto 1846 - Firenze Galleria d’Arte Moderna (da Il Filo - Il portale della Cultura del Mugello)

Polittico Baroncelli (da Wikipedia)

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Calceranica in cronaca di Claudio Girardi

Ultimato il corso per la SICUREZZA DEI BAGNANTI

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ecentemente presso la località le Barche Calceranica si è concluso, dopo un percorso formativo teorico e pratico, il corso MIP della Federazione Italiana Nuoto (FIN), corso di estensione del brevetto di assistenti bagnanti per il mare e il lago. Alla presenza della Capitaneria di Porto rappresentata dal Capitano di Fregata Ballis Sandy e dal luogotenente Stefano Antonio Veneroso, dai fiduciari locali della FIN, per il trentino, Raffaele Corsi e Alessandro Ventimiglia, con il fiduciario FIN per l’Alto Adige Luca Felisatti con Andrea Andreatta per la Security srl che ha concesso l’uso dei pattini da salvamento, si sono tenuti gli esami con la partecipazione di oltre 50 candidati i quali hanno dimostrato le lo loro abilità nell’uso del mezzo per soccorso. Dice Raffaele Corsi “la Federazione Italiana Nuoto significa garanzia, tradizione, esperienza, successi sportivi ma anche, e soprattutto, sicurezza

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acquatica con lo scopo di salvaguardare la vita umana. La FIN, attraverso la Sezione Salvamento, è, da sempre, impegnata a contribuire alla sicurezza della balneazione, diffondendo la cultura dell’acqua e le norme da rispettare, come strumenti di prevenzione, e formando, attraverso continui aggiornamenti, nuovi addetti altamente qualificati. Bisogna considerare il Trentino una provincia ricca di laghi e fiumi e purtroppo ogni anno si hanno incidenti legati all’acqua. Ogni anno circa in Italia perdono la vita per annegamento circa 400 persone”. Per saperne di più abbiamo aperto un dialogo con Raffaele Corsi e Alessandro Ventimiglia. Quindi come si procede? Dopo aver conseguito il brevetto di assistente bagnanti per piscina, ai ragazzi/e viene data la possibilità di estendere il brevetto per laghi o per il mare. Cosi si coinvolgono in

modo attivo e professionale i ragazzi/e facendo loro acquisire questo importante brevetto professionale , indispensabile per poter lavorare nei laghi o nel mare. Come nasce il salvamento in Italia? Il salvamento in Italia -prosegue Alessandro Ventimiglia- nasce ufficialmente il 28 Settembre del 1899, nel Palazzo Comunale di Ancona, con lo scopo di divulgare, con la pratica del nuoto, l’addestramento al salvataggio e al pronto soccorso. Nel 1936 la Società Italiana di Salvamento confluisce nella FIN, divenendone un’apposita sezione: il Nuoto per Salvamento, appunto. Da questa sinergia sono derivati risultati insperati, soprattutto sul piano sociale, al punto che le autorità di governo, nel 1960, ne hanno riconosciuto ufficialmente il brevetto di Assistente Bagnanti quale titolo valido


Calceranica in cronaca a disimpegnare l’attività di assistente bagnanti. L’attività - in sintonia con una costante ricerca di alta e specifica professionalità ed in linea con le mutate realtà sociali del Paese, sempre più finalizzate alla tutela dell’Ambiente e verso la Protezione Civile - si è ulteriormente attivata con un enorme impegno di risorse, nella realizzazione di centri federali di alta specializzazione per il soccorso e la sopravvivenza lacuale, in mare, fluviale e in caso di alluvioni; per garantire l’assistenza in elisoccorso, con specifici progetti e programmi di pubblica utilità e con l’adeguamento di strumenti e mezzi al servizio degli operatori, tra i quali l’utilizzo delle moto d’acqua e dei cani per il salvataggio, che hanno rivoluzionato le operazioni di soccorso accelerando e perfezionando i tempi di intervento. Questi corsi si tengono sempre? L’attività dei fiduciari non si ferma mai, vengono svolti tutto l’anno, presso gli impianti natatori o società affiliate alla FIN, corsi per brevetto P piscina, e nei tre laghi Molveno, Caldonazzo e il lago del Corlo nel comune di Arsiè (BL) i corsi per l’estensione. I corsi di formazione professionale per assistenti bagnanti vengono svolti da settembre a maggio nelle piscine coperte e per essere informati sui corsi in essere si entra nel sito del comitato trentino ove sono esposte le sedi e le date. L’estensione per il lago e il mare da maggio a fine estate. L’organizzazione dei corsi è affidata ai fiduciari locali e alle scuole nuoto federali presenti sul territorio. Vengono svolte anche esercitazioni per mantenere alto il livello di preparazione. Chi fosse interessato cosa deve fare? Per eventuali informazioni ci si può rivolgere al fiduciario del Trentino centrale Raffaele Corsi contatti: corsiraffaele59@gmail.com -

3484117401 oppure al fiduciario del Trentino orientale Alessandro Ventimiglia ale@sportetempolibero.it 3355650340. Oggi a che punto è il salvamento in Italia? A livello nazionale, la Sezione riveste, attraverso i propri presidi, diffusi capillarmente su tutto il territorio, un ruolo determinante per la formazione e l’aggiornamento degli assistenti bagnanti; in sinergia con la Protezione Civile, la Guardia Costiera, i Vigili del Fuoco, la Croce Rossa Italiana, Regioni, Province e Comuni, anche nell’ambito di progetti per la tutela dell’ambiente marino. Con i suoi sforzi la Federazione Italiana Nuoto ha consentito, nel tempo, una progressiva diminuzione degli incidenti in acqua e delle morti per annegamento, rendendo l’Italia uno dei paesi più sicuri del mondo. L’impegno, la professionalità delle eccellenze impiegate, e gli standard qualitativi del percorso formativo, sono ormai riconosciuti anche a livello internazionale e agonistico, rappresentato, quest’ultimo, da Squadre Nazionali, assolute e giovanili, che negli ultimi anni si sono particolarmente distinte ai campionati mondiali ed europei. Nei primi 5 mesi del 2022 la Federazione Italiana Nuoto ha formato circa 10mila assistenti, ma non bastano se pensiamo ai quasi 9mila km di coste. In Trentino la formazione degli assistenti è ben capillarizzata nel territorio, le scuole nuoto federali in collaborazione coni fiduciari locali hanno formato nei primi mesi dell’anno circa 200 assistenti, un buon numero in rapporto alla popolazione.

I comitati regionali, delegano i fiduciari locali e le scuole nuoto federali alla organizzazione pratica dei corsi, presso le piscine o i laghi. Per tutti questi giovani può essere comunque un’occasione in più per trovare più facilmente lavoro.

Chi organizza i corsi? Le linee guida dei corsi e i programmi didattici sono dettati dalla federazione italiana nuoto, in particolare dalla sezione salvamento a livello centrale.

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Valsugana in Cronaca di Nicola Maschio

A Castel Ivano arriva il “Medioevo in gioco” i prossimi 20 e 21 agosto

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na prima volta storica, in tutti i sensi. I prossimi 20 e 21 agosto Castel Ivano sarà teatro dei Ludi Palatini con “Medioevo in gioco”, un tuffo nel passato per riscoprire i giochi da campo medievali Kubb e Cornhole, riproposti da compagnie di rievocazione storica che si sfideranno all’ultima tenzone. Per chi non conoscesse le due discipline, il primo è un gioco di origine norrena ancora praticato nel nord Europa, mentre il secondo ha origine germanica ed è datato XIV secolo. E se il Kubb è quello praticato da più tempo e con l’animo vichingo, il Cornhole non si vede quasi più nonostante sia comunque molto semplice da giocare. «Siamo felici di poter ospitare delle compagnie scelte, selezionate, in grado di animare con divertimento e passione queste due giornate – ha spiegato Alessia Platzer del gruppo organizzatore, la Compagnia d’Arme “Luporum Filii” di Levico Terme. – Per noi sarà anche la prima volta nella straordinaria cornice di Castel Ivano. Gli evocatori proverranno da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e porteranno con loro una parte espositiva, che saprà sicuramente conquistare i visitatori che verranno a trovarci. Inoltre, faranno conoscere a questi ultimi la vita da campo, come si affrontavano le giornate in un accampamento ben allestito e come si svolgeva la giornata durante il periodo del quattordicesimo e quindicesimo secolo. Sarà sicuramente un’occasione unica per avvicinarsi a questo incredibile e variegato mondo

e fare delle esperienze completamente nuove: aspettiamo chiunque abbia voglia di mettersi in gioco e conoscere persone esperte e formate, per divertirsi in due giorni di assoluta felicità e socialità». Insomma, lo stile medioevale animerà Castel Ivano con le sue peculiarità, facendo respirare per due giorni ai visitatori quell’atmosfera di centinaia di anni fa. Dunque, ecco il programma: si inizierà sabato 20 agosto con la cerimonia di apertura e l’avvio dei tornei, poi seguiranno lo spettacolo di falconeria, le prove di tiro con l’arco storico e la chiusura, in serata, dell’accampamento e della prima fase dei giochi. Domenica al via la seconda parte dei tornei, a cui seguiranno i concerti dei musici e il ballo medioevale, mentre la premiazione finale sarà alle ore 17. Il tutto

terminerà verso sera, con il rientro alla propria “vita moderna” ma con alle spalle la grande esperienza medioevale vissuta sul campo. «Durante le due giornate si potrà assistere a fantastici duelli di scherma storica medievale – ha concluso Alessia, – ma anche visitare gli accampamenti e il mercato con prodotti locali, cimentarsi nei giochi del Kubb e del Cornhole negli appositi campi prova, assaporare i piatti della Locanda delle Prime Rose di Levico e la birra artigianale della Taverna della Valkirija. Non mancherà nulla, divertimento assicurato per grandi e piccini di tutte le età». Infine, un appunto sul tempo: in caso di forte pioggia l’evento verrà annullato, tuttavia nel caso in cui le precipitazioni dovessero essere molto leggere, la manifestazione si terrà ugualmente.

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Noi e la fede di Armando Munao’

QUANDO IL FURORE DEL POPOLO SALVÒ LA CHIESA

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i trentini piace sentirsi originali, non superiori o inferiori rispetto ad altri popoli, solo diversi. La regola non scritta vale anche in campo religioso dove l’originalità non consiste nel riconoscersi nel Dio dei cristiani, ma nel modo in cui ci si accosta al culto. Non a caso il Concilio, fondamentale per la vita della Chiesa, si tenne nel 1500 a Trento e da esso scaturirono regole adatte a fermare il protestantesimo dilagante nei paesi nordici. Una profonda riflessione sul ruolo avuto dal culto e dalla fede dei trentini nella Controriforma la si trova nel libro di Waimer Perinelli “A furor di popolo. Trentino santuari e religiosità popolare” edito in collaborazione con il Museo degli usi e costumi della gente trentina e stampato da Grafiche Futura. Ma come può la religiosità popolare avere salvato la Chiesa? Lo chiediamo all’autore. “La Chiesa si salvò, o meglio, respinse il dilagare della dottrina di Martin Lutero, grazie ad una profonda riflessione fatta dai membri dell’Istituzione che, proprio a Trento, per merito delle capacità diplomatiche ed organizzative di Bernardo Clesio, ebbero modo di organizzare la controriforma, fatta di teologia e

Intagliatore Svevo I santi trascinati al rogo 1515 circa (foto Museo diocesano tridentino)

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sentimenti popolari e, se della prima il Trentino era modesto, della religiosità o devozione era ed è ricchissimo”. In quale nodo essa ha agito? “In primo luogo la tradizione che protegge gli antichi riti e la fede con cui si è conservato il culto di Maria, la figura più contestata dai protestanti. Basti pensare che in difesa della Madonna sorsero o furono valorizzati in Trentino, durante e poco dopo il Concilio, alcuni santuari fondamentali: da Pietralba ad Arco, da Segonzano a Senale, Cavalese.... Un contesto geografico e culturale che ho chiamato Le mura di Maria, una sorta di Vallo della fede”. Come nascono i santuari? “E’ bene precisare che tutte le chiese consacrate hanno il sancta santorum, il tabernacolo o ciborio dell’altare, dove si custodisce l’Eucarestia, ma solo alcune vengono riconosciute come santuari. In queste troviamo alcuni caratteri fondamentali: l’apparizione di Maria, ovvero per sua espressa volontà come

a Pietralba, o il ritrovamento di immagini e statue miracolose come alla Madonna del Lares di Bolbeno; ci sono i miracoli attribuiti anche ai santi come san Romedio, san Vigilio, san Biagio e san Rocco.. capaci di intercedere presso Dio a favore dei fedeli, ma a caratterizzare i santuari sono i pellegrinaggi i veri rivelatori della devozione popolare”. Qualche esempio? “Due per tutti. Il primo è il santuario della Madonna di Pinè la cui fondazione risale al 1729, il 14 maggio, quando Domenica Targa disse di avere visto Maria. La storia è nota ma la verità è che ella non fu pienamente creduta dalla Chiesa mentre fu sostenuta con Furore dal popolo. Iniziarono i pellegrinaggi e poi arrivarono anche i miracoli come testimoniano centinaia di ex voto appesi alle pareti. L’altro esempio è fornito dal santuario di Sanzeno dedicato ai martiri Sisinio, Alessandro e Martirio. I tre evangelizzatori, sul finire del 400 furono trucidati, uccisi con furore, dagli antenati dei nonesi: E’ sicuramente il


Noi e la fede santuario più importante del Trentino perché è storicamente dimostrato il martirio sul cui sangue si diffuse la fede, ma anche fra i meno frequentati dai pellegrini e a poco sono valsi l’impegno dei vescovi come Giovanni Hiderbach, sul finire del 1400, e Alessandro Maria Gottardi lo scorso secolo, per radicarlo nel cuore dei trentini”. Forse dobbiamo pensare a un senso di colpa per l’eccidio? “Nulla ce lo nega e sicuramente non è facile invocare in aiuto chi si è ucciso, ma ritengo più probabile sia la delocalizzazione del santuario a segnarne il destino. Si pensi alla fortuna in tempi più meno o remoti di alcuni santuari come la Madonna di Senales e la Madonna di Campiglio o Campoi, situati al crocevia di importanti strade e diventati strutture ricettive per romei e soldati. Altre chiese modeste come san Valentino sul colle di Tenna hanno goduto del passaggio della strada imperiale Claudia Augusta e ancora oggi conserva grande fascino pur avendo scarso valore nella fede”. Ma pochi miracoli “E’ vero com’è vero che a san Valentino sono dedicate in Trentino molte chiese e santuari, da Ala ad Agro in Vezzano e, a parte la benedizione dei quattro vicariati con le reliquie del prete o vescovo, non ci sono particolari segni

Montagnaga Pinè sala ex voto (foto Paolo Sandri)

devozionali. Non molti anche i miracoli, innamorati a parte, ammesso che di miracoli si possa parlare, ci sono le guarigioni dei bambini colpiti da arioma. Ecco, il problema dei santi è che hanno tutti una specializzazione o capacità taumaturgica”. La Madonna invece può essere implorata per ogni specie di grazia. “Si la madre di Cristo non ha limiti né confini, a Lei sono dedicati nel mondo alcuni grandi santuari da Lourdes a Fatima, da Guadalupe, in Messico a Czestochowa in Polonia: per ognuno si parla di milioni di pellegrini all’anno”.

Ma è vera fede? “Non tutto è fede quel che luccica, a volte il pellegrino si gode solo una bella gita in luoghi suggestivi. Non tutto poi è miracolo. A Lourdes una speciale commissione medica vigila sulla autenticità dei miracoli. Mi creda, le Bureau de constatationes medicales, presieduto dal 2009 dall’italiano Alessandro De Franciscis, analizza ogni anno centinaia di casi e giudica meritevoli di attenzione solo una trentina di segnalazioni miracolistiche. E poche vanno a buon fine. La Chiesa è molto seria anche quando valuta la religiosità popolare: furore a parte”.

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Personaggi di casa nostra di Massimo Dalledonne

Francesco Antonio Rodolfi

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o sapevate che in passato c’è stato anche chi, non una ma addirittura due volte, ha rifiutato l’incarico di diventare arciprete della parrocchia di Borgo? Dobbiamo fare un salto nel passato, esattamente di 242 anni quando correva l’anno del Signore 1780. Ma andiamo con ordine. Il protagonista di questa vicenda si chiama Francesco Antonio Rodolfi, venuto alla luce ben 305 anni fa. Era, infatti, il giorno di Ferragosto del 1717 quando, a Borgo, nacque il figlio di Giacomo, calzolaio, e Maria Sbetta che, fin da giovane, venne affidato dalla famiglia al sacerdote del paese che gli insegnò la grammatica di prima classe. Successivamente finì al ginnasio dei Gesuiti di Trento e, una volta terminati anche i corsi di filosofia e umanità, passo a studiare teologia presso l’Università di Innsbruck. Dopo sei anni il vescovo di Feltre Giovanni Battista Bortoli lo ordinò presbitero e, come scrive don Armando Costa, “cantò la sua prima Messa nella chiesa di Onea a Borgo. Non era ben visto dai sacerdoti del paese, perché di poche parole, e insegnava

Federico Maria Giovanelli

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grammatica e retorica ai figli delle famiglie benestanti fino a trasferirsi a Trento presso i nobili Malfatti. Qui fu consultore e confessore delle Orsolini e, colto dalla febbre, tornò per guarire in Valsugana dalla famiglia del capitano Danna a Castel Telvana. Nel suo paese natale si dedicò alla predicazione e, dopo la morte dell’arciprete del Borgo monsignore Fortunato Sigismondo Ceschi di Santa Croce avvenuta il 7 ottobre del 1759, gli venne offerta la parrocchia. Ma don Rodolfi disse no. Negli anni a seguire fu esaminatore prosinodale a Trento dove, il 19 dicembre 1763, l’allora vescovo Cristoforo Sizzo de Noris lo nominò provicario generale. Incarico che mantenne anche con il nuovo principe vescovo Pietro Vigilio Thun rifiutando, però, più volte il titolo di Vicario. Il 4 gennaio del 1780, con la morte dell’arciprete del Borgo Giovanni Battista D’Anna de Celò,

il vescovo Pietro Vigilio Thun

Castel Telvana

il comune ritorna a proporre a don Francesco Antonio Rodolfi, per la seconda volta, di guidare la parrocchia. E anche questa volta, motivata da una lunga lettera pubblicata integralmente da don Costa nel volume Cives Burgi Ausugi memoria digni, arriva il diniego del diretto interessato. A nulla serve la lettera, spedita in data 12 gennaio, dal patriarca di Venezia Federico Maria Giovanelli per sollecitare Rodolfi ad accettare l’incarico. Anche al patriarca arriva il diniego adottando delle ragioni che, per Federico Maria Giovanelli, sono in parte accettabili ed in parte no. Ma Rodolfi non cedette. Prima di trovare il sostituto del defunto arciprete, il comune di Borgo ricevette anche la rinuncia da parte dell’arciprete di Strigno don Torresani da Cles per poi affidare la guida della parrocchia a don Stefano Trapman da Telve, discendente di una famiglia tedesca accasata in Valsugana da un secolo, anche lui maestro e cappellano dei Conti dinasti Giovanelli e segretario del patriarca Federico. Don Francesco Antonio Rodolfi muore il 9 settembre 1780, a Trento all’età di 63 anni. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse presso i baroni Gentilotti dei quali era stato il maestro.


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Studio e formazione di Marco Niccolo’ Perinelli

INFOPOINT:

STUDENTI PROFESSIONALI E CORTESI

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razie ad un progetto condiviso dalla Pro Loco Tenna, l’APT Valsugana e Lagorai, Amministrazione Comunale e Istituto De Carneri, è nato il nuovo sportello di informazione rivolto ai turisti che salgono sul colle di Tenna. Obiettivo: Mettere a frutto le competenze acquisite durante il percorso scolastico attraverso un dialogo con gli ospiti che arrivano in zona e al contempo fornire un servizio alla comunità. Il progetto vede protagonista l’Istituto Ivo de Carneri di Civezzano che, grazie ad un accordo con l’Associazione Pro Loco di Tenna, ha dato vita a un punto informativo, InfoPoint, dove i ragazzi della classe seconda ad indirizzo turistico sono a disposizione dei numerosi turisti che frequentano colle e laghi. “Abbiamo accolto con entusiasmo la possibilità di mettere a frutto sul territorio le competenze acquisite nel percorso scolastico – ha spiegato il Dirigente Scolastico, Giovanni Scalfi - Le ragazze e i ragazzi del secondo anno possono mettersi alla prova e imparare attraverso il contatto diretto con le persone ulteriori aspetti dell’operare nel mondo del turismo. Dobbiamo puntare alla qualità e l’auspicio è che questi giovani potranno acquisire conoscenze che saranno loro utili in un percorso di vita, ma soprattutto che possano conservare un bel ricordo”. Dopo una formazione sul luogo, avvenuta a cura della Pro Loco di Tenna, che ha messo a disposizione lo spazio, attraverso la collaborazione con APT Valsugana e Lagorai, i giovani studenti del De Carneri possono ora fornire indicazioni sui sentieri e

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sulle camminate presenti sul colle, sulle peculiarità storiche, sui luoghi caratteristici, sulle manifestazioni e gli eventi. “E’ il primo infopoint nato con la collaborazione di un Istituto scolastico – racconta il direttore APT Valsugana, Stefano Ravelli – Si tratta di una esperienza innovativa che permette di valorizzare una risorsa come l’Istituto De Carneri e al contempo di valorizzare il patrimonio presente sul territorio. I Punti informativi distribuiti in valle costituiscono una rete importante e un punto di riferimento per i molti turisti, che hanno modo di parlare con persone formate che possono dare loro indicazioni e conoscere così la bellezza del nostro territorio. L’accoglienza, aggiunge, è il primo biglietto da visita e coloro che arriveranno a Tenna, siano turisti di passaggio, pellegrini lungo la via Romea Germanica, o escursionisti

del fine settimana, avranno un punto di riferimento dove entrare in contatto con la bellezza di un territorio unico”. La casetta si trova al centro del Parco Urbano, luogo ideale come punto di partenza per escursioni lungo i sentieri del paese, che permettono di visitare, attraverso percorsi ben indicati, sia il centro storico, sia le principali evidenze del colle di Tenna: il Forte austroungarico, la Chiesetta di San Valentino, il parco di Alberè con le sue opere d’arte, il Sentiero degli Gnomi, ripercorrendo la Via romana Claudia Augusta Altinate, della quale in paese si conserva l’unico miliare in Trentino, e arrivare fino alle spiagge sul lago di Caldonazzo e le caratteristiche insenature sulla sponda occidentale del lago di Levico. Paesaggi unici in Trentino, visti da una posizione privilegiata e attraverso camminate adatte a chiunque. Luoghi di una comunità coesa dove si è rafforzata la solidarietà e la capacità di fare rete umana e informatica, al passo con i tempi. “Siamo orgogliosi di questo progetto – dice Ciro Ruocco, Presidente dell’Associazione Pro Loco di Tenna – perché abbiamo molto da mostrare e far conoscere e l’iniziativa permette di avere un luogo dove le persone possono trovare informazioni e scoprire così quanto possiamo offrire. In più stiamo collaborando con giovani appassionati che hanno scelto l’ospitalità come modo di vita.” L’ esperienza è reciproca, i ragazzi e le ragazze verificano capacità e vocazione, gli operatori turistici e gli amministratori hanno una bella occasione per riflettere sulla crescita culturale e umana.ì


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Il personaggio di Patrizia Rapposelli

MANUEL MANCA Dalla Valsugana ai Campionati mondiali M

anuel Manca, sicuro, competitivo e determinato è un tiratore d’interesse nazionale. Anno di nascita 1990, nato e cresciuto in Valsugana, tra sacrifici e determinazione riesce a farsi notare in un’attività sportiva in grande crescita: il PRS. Uno sport che coinvolge e spopola in tutto il mondo per il connubio tra alta tecnologia, complessità e rapidità di tiro. Vicecampione italiano 2021 nella categoria Limited parteciperà alla prima edizione dei Campionati mondiali 2022. PRS, Precision Rifle Series, una disciplina di tiro a lunga distanza, in qualche modo novizia, sta appassionando e spopolando in tutti i Paesi. La mia prima domanda non può che essere questa. Di cosa si tratta? PRS sta per Precision Rifle Series. È una disciplina sportiva di tiro a lunga distanza con arma lunga, prevede una serie di stages che includono dagli otto ai dodici bersagli metallici, messi a distanza da 50 a 800 metri, da ingaggiare in rapida sequenza. Al tiratore è richiesta preparazione fisica e grande elasticità mentale. Ci sono regole, difficoltà diverse e limiti di tempo prestabiliti. È uno sport emergente, importato dai cugini d’oltreoceano, ma sempre più popolare anche in Italia. Come ti sei avvicinato a questa disciplina? Venendo dall’attività venatoria, dove l’arma lunga la fa da padrone, mi sono subito appassionato a questa disciplina. Sono rimasto affascinato dalla dinamicità tecnica e dalla

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precisione necessarie a colpire quei target nel modo più veloce e preciso possibile. Immagino, che, come per ogni sportivo, tempo ed energie sono considerati spesi bene, ma quanto ti assorbe questa attività sportiva? Esercitare tutte le gare di campionato e gli allenamenti a 500 km da casa non è troppo comodo. Sia dal punto di vista economico che pratico ci sono note dolenti, ma se serve a farmi crescere sportivamente ben venga. Se non amassi le cose difficili probabilmente non avrei scelto una disciplina che consiste nel colpire minuscoli bersagli a quasi un kilometro di distanza.

nei vari stages è alla portata di tutti, ma è fondamentale un elevata elasticità mentale. In novanta secondi al tiratore è richiesto un cambiamento continuo di posizioni e ingaggi. Di conseguenza ci sono svariati ricalcoli balistici per compensare le parabole del proiettile che variano di continuo in base a distanza, luce, vento. Questo implica grande adattabilità al terreno di gara e testa. Obbliga ognuno di noi a rielaborare il tutto in modo rapido. Hai gareggiato nel Girone Nord del Campionato Italiano PRS, ti sei qualificato per la finale e ti sei laureato - per pochi punti dal primo- vicecampione italiano 2021, stai piazzando ottimi risultati nel Campionato 2022 e sei stato

Nelle prime settimane di agosto in Francia si svolgerà la prima edizione del Campionato del mondo di PRS. Una novità importante per voi tiratori. Tu sei tra gli atleti che rappresentano l’Italia. Come ci si sente? Qui viene il bello e accetto la sfida. Soddisfatti e carichi, ho la volontà di rappresentare al meglio la nostra nazione. Se sono arrivato fino a qui devo un grazie speciale a chi mi ha sempre supportato, famiglia, amici e sponsor di imprese locali e grandi marchi. E il mondo del tiro, che mi sta dando la possibilità di vivere questo percorso. Quali caratteristiche deve avere un eccellente tiratore? Preparazione fisica, ma la cosa che mi entusiasma è che non basta questa. La dinamicità necessaria

Manuel Manca


Il personaggio selezionato per il mondiale. Hai trasformato una passione in una vera e propria prestazione. Cosa ti aspetti? Credo sia arrivato il momento di ingranare un’altra marcia per poter essere al meglio in questa nuova avventura. Non so dove mi porterà, ma ho intenzione di sfruttarla al massimo per portare con me tutto quello che si può imparare in una competizione dove si sfideranno 21 Paesi. Aspettative future. Al momento si sta svolgendo il secondo Campionato italiano, ci sono tre gironi, Nord-Centro-Sud, ognuno selezionerà i migliori tiratori che si sfideranno in una finale ad ottobre. Io sto gareggiando nel girone Centro Italia, voglio competere su campi diversi. Aspiro sempre al confronto con nuove realtà, nella speranza di

crescere il più possibile. Ora, però, c’è il mondiale. Sono stato inserito nella squadra nazionale e spero di rappre-

sentare al meglio l’Italia. Grazie Manuel e un grande in bocca al lupo

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Fiavé’ Parco Archeo Natura

VI ASPETTIAMO!

INFO

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PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

COMUNE DI FIAVÈ

cultura.trentino.it


Il personaggio di ieri di Andrea Casna

OTTONE BRENTARI giornalista, scrittore e geografo

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el lungo elenco dei personaggi importanti del Trentino troviamo il nome di Ottone Brentari, nato il 4 novembre del 1852, a Strigno (Valsugana), figlio di Michele e Elisabetta Negrelli, morto il 17 novembre del 1921, a Rossano Veneto. Era irredentista, politico, scrittore, giornalista e geografo. Nel corso della sua vita ha dato alle stampe numerosi scritti, in modo particolare guide geografiche e turistiche, come la prima Guida del Trentino e la Guida storico-alpina del Cadore. Ottone Brentari vive in un periodo caratterizzato da grandi cambiamenti storici. Nasce infatti a metà Ottocento, aveva quindi circa 9 anni quando l’Austria perde la Lombardia nella Seconda guerra d’indipendenza e 14 anni quando, sempre nel corso delle guerre del Risorgimento, il Regno d’Italia, nella Terza guerra d’indipendenza del 1866, conquista all’Austria il Veneto. La sua attività culturale e politica è sempre stata dominata da sentimenti di profonda italianità. Con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, contro l’Austria, il Brentari forte sostenitore dell’annessione del Trentino all’Italia dà vita a Milano alla Lega Nazionale. Ottone Brentati era figlio di un ufficiale giudiziario. Sin da giovane segue il padre in tutti i suoi spostamenti lavorativi a Rovereto, a Malè e anche a Cembra. Studia a Rovereto e a Innsbruck. In modo particolare, entrando nel dettaglio, compie gli studi classici a Rovereto e all’Università di Innsbruck (al tempo la capitale amministrativa del Tirolo) si dedica agli studi letterari, con indirizzo storico e geografico. Prosegue poi gli studi

universitari a Vienna e a Padova dove, nel 1877, ottiene il dottorato. Terminati gli studi inizia la carriera scolastica, insegnando a Rovereto, poi a Pisino in Istria e a Catania. Diventa anche direttore scolastico a Bassano del Grappa. Nel 1893 abbandona l’insegnamento per stabilirsi definitamente a Milano dove collabora con il Corriere della Sera. Scrive per il bollettino del Club Alpino Italiano (CAI). Tra il 1890 e il 1910 collabora con la rivista Tridentum diretta da Cesare Battisti. Nel 1908 fonda anche la rivista turistica “Italia Bella”. Ottone Brentari dedica parte dei suoi studi anche alla storia della campagna garibaldina del 1866 in Trentino. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, Brentari inizia una campagna interventistica fondando la Lega nazionale. A partire dal 1915, con l’ingresso dell’Italia in guerra, si dedica all’assistenza dei profughi. A fine guerra intraprende un’inchiesta giornalistica per accertare, in Trentino, i danni causati dalle operazioni belliche. Nel 1921 si candida al parlamento fra le fila del Partito Liberale Democratico, senza però essere eletto. Muore

a Rossano Veneto nel 1921. Poco distante dalla sommità della Cima d’Asta gli viene dedicato, nel 1922, il rifugio alpino della Società Alpinisti Tridentini (SAT), a 2480 m s.l.m. Fra le sue opere: Guida storico-alpina di Belluno - Feltre - Primiero - Agordo - Zoldo, Bassano, 1887; Guida del Trentino (Bassano, 1891-1892); Guida di Rovereto e Castello di Lizzana, 1892; Guida del Monte Baldo, Bassano, 1893; Guida di Padova, 1896; Guida del Cadore e della Valle di Zoldo, 1896; Guida del Lago di Garda, Torino, 1896; Guida di Levico, Vetriolo, Lavarone, 1901; Guida del Trentino,(II Ed., Bassano 1902), (Trentino Occidentale - Campo Rotaliano, Valle di Non, Val di Sole, I monti del Trentino Occidentale); Garibaldi e il Trentino, Milano, 1907; I tre roveretani dei Mille di Marsala, Trento, “Studi Trent.”, 1909; Guida storico-alpina di Bassano - Sette Comuni (I Ed. Bassano, 1885) Ristampa in anastatico 1996

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Qui USA di Francesca Gottardi

ALCATRAZ La terribile prigione USA a prova di evasione... o quasi!

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lcatraz è ritenuto il carcere federale di massima sicurezza più terribile degli USA. Situato sull’omonima isola, 2 chilometri al largo della città californiana di San Francisco, Alcatraz è stato operativo dal 1934 al 1963. Per la sua collocazione strategica su di un’isola, e per via delle correnti gelide che la circondano, Alcatraz è stata ritenuta a lungo a prova di evasione. Per questo, vi sono stati reclusi alcuni tra i più temuti e problematici criminali USA tra cui Al Capone. Detto anche “scarface” (che significa “lo sfregiato”), Al Capone era un noto mafioso e gangster statunitense di origini italiane. Negli anni, sono stati imprigionati ad Alcatraz 1576 detenuti. Il carcere era noto tra i detenuti come “Hellcatraz” (“hell” in inglese significa inferno). La triste fama della prigione deriva dai frequenti atti di violenza e tortura che vi accadevano all’interno, e dalle terribili condizioni igieniche della struttura. I prigionieri erano soggetti

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ad un trattamento di detenzione molto rigido. Le celle avevano dimensioni ridottissime (2.7 x 1.5 metri con un’altezza di 2.1 metri) e le visite dei famigliari erano molto rare. Gli afroamericani erano detenuti a parte dagli altri prigionieri per via della segregazione razziale in USA. Le celle peggiori erano definite “hole” (il buco), destinate ai criminali più problematici. Le celle erano fredde e buie e i prigionieri venivano spesso maltrattati dalle guardie. Inizialmente, Alcatraz nacque come bastione militare. L’esigenza di isolare criminali giudicati di particolare pericolosità portò a tramutare la designazione dell’isola in carcere di massima sicurezza. Si pensava infatti che nessuno avrebbe pensato ad evadere da un carcere situato in un luogo tanto ostile alla fuga, e tanto protetto. Invece, nel corso dei 29 anni di storia della prigione, ci furono ben 14 tentativi di fuga, messi in atto da 36 carcerati. La maggior parte di

questi tentativi sono risultati nella morte o nella cattura dei fuggitivi. Solo di tre prigionieri, Frank Morris, John e Clarence Anglin, si sono perse le tracce. Ad oggi, la loro sorte rimane un mistero; si pensa però che siano sopravvissuti al tentativo di fuga. La loro evasione, avvenuta nel 1962, è ritenuta dagli storici la goccia che ha fatto traboccare il vaso e determinato la chiusura definitiva della struttura. Altre ragioni che hanno portato a chiudere i battenti di Alcatraz sono attribuibili agli alti costi di mantenimento della struttura. Si pensa infatti che tutto il necessario doveva essere portato dalla terra ferma. Qualche curiosità. I corridoi di Alcatraz portano il nome delle strade più famose degli Stati Uniti, tra le quali figurano Broadway, Park Avenue, e Michigan Avenue. Il mafioso Alvin Karpis è il criminale che ha scontato il periodo più lungo ad Alcatraz, 25 anni di reclusione. Per alcuni anni dopo la chiusura del carcere, l’isola è stata occupata da un gruppo di nativi americani guidato da Richard Oakes. L’intento era quello di fondare un centro di studi nativo americani ad Alcatraz e rivendicare i diritti degli indiani d’America. Gli occupanti offrirono provocatoriamente di acquistare l’isola al prezzo di alcune perline di vetro e della stoffa, prezzo pagato dagli europei per l’acquisto di Manhattan. I manifestati furono però sgombrati dall’isola, suscitando varie polemiche. Oggi Alcatraz è un museo accessibi-


Qui USA le al pubblico, che attira ogni anno 1.500.000 visitatori da tutto il mondo. Alcatraz è parte del patrimonio storico USA e tutelato da leggi federali che hanno lo scopo di preservare la storia, seppur triste, di questo luogo. In fuga da Alcatraz (inciso) La notte del 11 giugno 1962, Frank Morris, i fratelli John e Clarence Anglin evasero da Alcatraz. Erano in carcere per aver commesso varie rapine a mano armata. Per anni, i tre scavarono dei passaggi attraverso il muro (visibili ancor oggi) con un cucchiaio, dandosi il turno. Rubarono inoltre del materiale dalla prigione per costruire una zattera con la quale salpare verso la terraferma. Costruirono poi delle teste finte di cartapesta per far credere alle guardie che stessero dormendo. La notte della fuga, i tre scalarono il canale di ventilazione e

costruirono una rudimentale zattera. Si diedero poi alla fuga, scomparendo nella notte. Da quel giorno, di loro si perdettero le tracce. I tre vennero iscritti al registro dei criminali più ricercati dall’FBI, in quanto pericolosi rapinatori. Dopo 17 anni di indagini l’FBI chiuse il caso, non trovando alcuna prova che i tre fossero ancora

vivi. Nel 2013, venne rinvenuta una lettera, scritta presumibilmente da John Anglin, il quale dichiarava di esser sopravvissuto al tentativo di fuga, assieme con Frank e Clarence, morti nel 2005 e 2011 rispettivamente. Nella lettera, John chiedeva clemenza al governo USA in quanto malato di cancro. Poi, il silenzio.

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Conosciamo il territorio di Chiara Paoli

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l più noto castello del Trentino e soprattutto il simbolo dell’ingresso nella nostra provincia da sud è il castello di Sabbionara d’Avio. Le prime notizie del maniero che si colloca sull’antica via di comunicazione Claudia Augusta, datano al 1053, quando i proprietari erano i Castelbarco, vassalli del vescovo di Trento, che nel 1411, lo cedettero per testamento alla Repubblica di Venezia. In questo periodo il Castello viene ampliato e viene costruita una cappella intitolata a San Michele. Nel 1509 il complesso è in mano alle truppe imperiali di Massimiliano I che lo affida ai Conti d’Arco, si susseguono altri passaggi di mano fino a quando, nel XVII secolo, il castello ritorna ad essere proprietà dei Castelbarco. Nel 1977 Emanuela Castelbarco, nipote di Arturo Toscanini, ha donato al Fondo Ambiente Italiano (FAI) il Castello di Avio e ancor oggi è la fondazione che se ne prende cura e gestisce la

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struttura, aperta al pubblico per visite ed eventi. Tre cinte murarie, 5 torri e due splendidi ambienti affrescati: la Casa delle Guardie e la Casa d’Amore che si colloca all’interno del mastio, l’ambiente meglio conservato. Qui operano due diversi artisti trecenteschi, un maestro trentino che rappresenta la formazione del cavaliere e uno di ambito veneto-emiliano che ci offre un degno saggio della pittura cortese, e della sua simbologia. Intorno a queste mura, come avviene per molti edifici storici, sono nate alcune leggende che nel periodo estivo è possibile ascoltare grazie alle visite guidate o alle numerose proposte offerte dal Fai per visitare il maniero. È possibile “disegnare al tramonto” venerdì 12 e 19 agosto alle ore 18.00, sono infatti in calendario due appuntamenti in collaborazione con il MART - Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovere-

to, si tratta di attività laboratoriali per adulti, legate al disegno e alla pittura ad acquerello, lasciandosi ispirare dal paesaggio circostante. In queste occasioni è possibile effettuare uno speciale percorso di visita del “Castello Nascosto” e fermarsi per assaporare un esclusivo pic-nic gourmet preparato dalla Locanda al Castello che è possibile va prenotato. Sabato 13 agosto l’orario di apertura viene prolungato per celebrare la notte di San Lorenzo con le sue amate stelle cadenti, la suggestiva visita guidata parte alle ore 19.30 e a seguire una romantica cena a lume di candela alla Locanda con musica dal vivo per allietare la serata. Il Castello di Avio rimane aperto tutto il giorno anche a Ferragosto e per l’occasione sono previste visite guidate alle ore 11.00, 14.00 e 16.00, mentre per i più piccini è possibile divertirsi con la nuova “Caccia al Tesoro” dentro le mura del maniero. All’interno delle

Tramonto al Castello Avio da Visitrovereto (Foto di Tommaso Prugn)la)

Castrum Ava, l’ingresso in Trentino da sud


Conosciamo il territorio mura è possibile consumare un picnic portato da casa o preparato dalla Locanda interna. Sabato 20 e domenica 21 agosto tornano anche le Sere Fai d’estate con due turni di visita in partenza alle ore 19.00 e alle 19.20, per immergersi in un’atmosfera d’altri tempi, conoscere le abitudini culinarie dei castellani e gustare una cena medievale con intrattenimento musicale, la prenotazione è obbligatoria. Anche il 27 AGOSTO sarà possibile approfittare delle visite serali alle ore 18, 19 e 20, a seguire aperitivo in musica per assaggiare i prodotti del territorio e i vini delle cantine locali (prenotazione obbligatoria). Il 2 settembre alle ore 21 tornano in concerto “I Solisti Veneti” per vivere un connubio di storia e musica. Nelle giornate di domenica 4 settembre, 9 ottobre e 6 novembre, tre speciali appuntamenti dedicati

alla vendemmia e al vino, con visite guidate, laboratori per bambini, degustazioni e una mostra mercato. Domenica 11 settembre, in occasione della “Giornata del Panorama”, sono programmate in collaborazione con la Cooperativa didattica Bellesini, due camminate nei dintorni del Castello per osservarlo da una diversa prospettiva. Molte e ghiotte sono le occasioni per visitare questo pezzo di storia del nostro Trentino, basta solo scegliere la serata di interesse. Tutte le informazioni in merito agli eventi le trovate online https://fondoambiente.it/luoghi/castello-di-avio/eventi, le visite possono essere prenotate dal sito; per informazioni: 0464 684453; faiavio@fondoambiente.it. Per gli eventi che prevedono cena o degustazioni o se volete ordinare un cestino da pic-nic il numero della Locanda al Castello è 340.5598304. Se

ti iscrivi al FAI in loco o rinnovi il giorno dell’evento entri gratuitamente e ti rimborsiamo il biglietto di ingresso anche con visita guidata.

Castello di Avio (da Trentino Cultura)

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Il cielo sopra noi

di Chiara Paoli

A rimirar le stelle A

gosto si sa è il mese delle stelle cadenti, quel momento dell’anno in cui rivolgiamo lo sguardo al cielo, nella speranza di poter esprimere un desiderio. In Trentino sono molteplici i luoghi di osservazione privilegiata della volta celeste, dell’osservatorio del Celado a Castello Tesino abbiamo già parlato, ma ci sono altri luoghi di questo tipo da esplorare. In località Viote sul Monte Bondone si trova la Terrazza delle Stelle, un luogo dove non giunge l’inquinamento luminoso e dove è possibile partecipare ad una serie di esperienze organizzate dal Muse, come “A tu per tu con le stelle” che si svolgerà il 26 agosto, 2-9-16-23 e 30 settembre ore 21, con l’uso dei telescopi dell’osservatorio “si parte per un meraviglioso viaggio nel Cosmo tra costellazioni e pianeti, galassie e nebulose”. Altra proposta è “Il bosco delle stelle” che si ripete nelle date del 17, 24 e 31 agosto sempre alle 21, si tratta di un’attività dedicata ai bambini che potranno ascoltare affascinanti racconti su Luna, Sole e stelle. Sunday 10, dalle 15 alle 18 nelle domeniche di agosto, vi porterà alla scoperta del Sole, nelle stesse giornate dalle 21 alle 23 porte aperte all’osservatorio. Tra gli eventi speciali passeggiata sotto le

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stelle il 13, 20 e 27 agosto con partenza dal Giardino botanico alle ore 21. Il 10, 11 e 12 agosto le notti delle stelle cadenti, dalle 21 alle 23, mentre il 19 agosto ore 20.45 è la volta della musica delle stelle proposta dal conservatorio Bonporti di Trento. La Fondazione Museo Civico Rovereto gestisce l’Osservatorio astronomico sul Monte Zugna, a 1620 metri di quota, che opera dal 1997 con la sua cupola di 4 metri diametro e i suoi 3 telescopi. Quassù, prenotando entro le ore 17 del giorno precedente, si tengono i venerdì a lume di stella nei mesi di agosto (escluso il 12.08) e settembre, per l’osservazione astronomica. Il 12 agosto si svolge “non solo stelle cadenti”, un pomeriggio più una serata di attività e laboratori a tema dedicati al cielo per celebrare il picco dello sciame meteoritico delle Perseidi, che include anche la più nota notte del 10 agosto, commemorata dal poeta Giovanni Pascoli. La fondazione organizza anche serate di Astronomia urbana, i prossimi appuntamenti saranno sabato 20 agosto ore 21.30 alla Sperimentarea, Bosco della Città, giovedì primo settembre al Bici Grill di Borgo Sacco e sabato 17 settembre entrambi ore 21, Sperimentarea, Bosco della Città. Per informazioni e

prenotazioni (0464.452800 o museo@ fondazionemcr.it). Altra L’osservatorio astronomico di Tesero si colloca in località Zanon, a circa 1200 metri di altitudine, qui oltre ai telescopi è presente un moderno planetario digitale che, oltre a mostrare la volta celeste, offre la visione di scenografici video didattici. La specola è gestita dall’associazione Gruppo Astrofili Fiemme, che mirano ad avvicinare più persone possibili alle bellezze dell’universo. L’osservatorio in estate è aperto tutti i giorni dal lunedì al sabato, in agosto i due turni per la visita sono alle ore 20.30 e 21.30 Il martedì alle ore 20.30 è prevista un’attività speciale intitolata “fatti non foste per viver senza stelle”, mentre il giovedì pomeriggio alle 16.30 è in calendario “viaggio stellare” per questi appuntamenti è necessaria la prenotazione on-line su https://www. visitfiemme.it/. Per informazioni e prenotazioni telefonare al 348 341 6407 dal lunedì al sabato dalle 14.00 alle 20.00. Non resta che scegliere il luogo privilegiato per osservare il cielo con il naso all’insù, nella speranza di vedere una stella cadente che ci aiuti ad esaudire i nostri sogni più reconditi.


Il personaggio di ieri di di Chiara Paoli

TULLIO GARBARI tra primitivismo e naïf

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30 anni or sono, il 14 agosto del 1892 nasceva a Pergine Valsugana, Tullio Garbari, pittore noto per i suoi lavori in stile naïf, i suoi genitori erano Ubaldino e Adelgunda Toller. Tra il 1903 ed il 1908 frequenta a Rovereto la Scuola Reale Elisabettina, seguendo l’indirizzo tecnico ma realizzando in questo periodo i suoi primi acquerelli. Successivamente si iscrive all’Accademia di belle arti di Venezia; qui conosce quelli che vengono ribattezzati i “Ribelli di Ca’ Pesaro”, giovani artisti d’avanguardia, che come lui faticano a tollerare i dettami della pittura accademica, tra questi: Umberto Boccioni, Teodoro Wolf Ferrari, Felice Casorati, Gino Rossi, Arturo Martini e Umberto Moggioli. Segue un periodo di studio e collaborazioni che nel 1910 portano in mostra alcuni suoi lavori a Ca’ Pesaro, esibizione per cui realizza anche il manifesto. L’anno successivo un suo dipinto è esposto alla prima mostra internazionale d’arte di Valle Giulia a Roma, frequenta gli ambienti de La Voce di Giuseppe Prezzolini e prende parte alla fondazione de La Voce trentina. Nel 1912 allestisce a Trento nella sala della Filarmonica la sua prima personale, ma si aggiunge il dolore per la perdita del padre. L’anno seguente una nuova personale a Ca’ Pesaro, per cui disegna il manifesto, ma nel 1914 è costretto a fuggire a Milano con i fratelli per non prestare servizio nell’esercito austro-ungarico. Nel maggio del 1915 decide di arruolarsi nell’esercito italiano, ma dopo soli due mesi di servizio viene congedato, perché ritenuto non idoneo. Da fuoriuscito non può fare ritorno ai suoi

luoghi natii, soffre la solitudine e per i problemi famigliari: un fratello muore e l’altro rimane ferito al fronte, mentre la madre e le sorelle sono confinate in Austria. Frequenta gli ambienti culturali milanesi e dipinge, i suoi quadri di questo periodo si ispirano ai ricordi dei giorni passati in Trentino. Nel 1917 espone alla galleria Chini insieme a Carlo Carrà. Agli inizi del 1919 fa ritorno a Pergine per riunirsi alla famiglia; seguono alcuni anni dediti alla lettura e allo studio delle lingue antiche: il greco, il latino, l’ebraico e il sanscrito, cui si aggiunge il francese. Si dedica alla traduzione del De Architectura di Vitruvio e si occupa di ricerche filologiche. Approfondisce lo studio della poesia medievale e scrive lui stesso poesie, si interessa di musica, anatomia e mineralogia. Nel 1921 gli viene chiesto di scrivere una biografia su Giovanni Segantini. Nel 1924 si trasferì a Trento, dove fatica a sostentarsi, e si riavvicina pian piano all’arte pittorica, invitato a legarsi al movimento del “Novecento”, se ne dissocia, ritenendosi estraneo a quella che ormai era divenuta l’arte ufficiale del movimento fascista. Assieme a Carlo Belli si dedica alla creazione di una scuola pittorica congiunta al santuario della Madonna di Montagnaga di Piné e agli ex voto ivi custoditi, si dedica all’approfondimento dell’arte popolare e studia le opere di Jacques Maritain considerato uno dei massimi esponenti del neotomismo. Le sue opere di questo periodo vengono definite da alcuni critici “naïf”, ma questo termine non si addice alle ricerche dell’artista, che sempre più si immerge nella religiosità.

l deposto (1929)

Nel 1927 la sua produzione pittorica riparte a ritmo serrato, nella ricerca di un proprio stile personale in cui converge il forte sentimento cristiano, espone in numerose città europee, in primis a Milano, poi Amburgo, Berlino, L’Aia, Amsterdam e nel gennaio 1928 a Lipsia; nello stesso anno partecipa anche alla XVI Biennale di Venezia e alla prima mostra di arte trentina. Tra i suoi lavori anche numerose scene di vita contadina e popolare. Sono gli anni dei grandi capolavori su temi religiosi, come la “Madonna della pace” nelle collezioni del Museo Diocesano Tridentino. Nel 1931 parte per incontrare di persona Maritain, qui lo raggiunge lo scrittore e critico letterario Dino Garrone, conosciuto l’anno precedente e incontra Gino Severini, con cui condivide pensieri e riflessioni artistiche. Espone alla Galérie de la Renaissance e lavora con continuità fino alla morte, che lo coglie all’improvviso l’8 ottobre 1931.

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Conosciamo le leggi di Erica Vicentini *

L’uccisione e il maltrattamento di animali

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rmai si sa, gli animali sono diventati davvero i più fedeli amici dell’uomo e si sono diffusi molto di più di quanto nascano figli. La tutela degli amici a 4 zampe è molto severa anche dal punto di vista delle norme civili e penali che vigono in Italia. L’ordinamento giuridico italiano negli ultimi anni ha dato sempre maggiore rilievo agli animali, domestici e non. Un presidio forte si trova nel codice penale, che agli artt. 544 bis e ter c.p. punisce l’uccisione ed il maltrattamento di animali. Dunque il nostro codice penale non punisce in modo esclusivo l’uccisione ma anche il maltrattamento, perpetrato sotto ogni forma e soprattutto da valutarsi in concreto se volto a procurare all’animali inutili sofferenze. Il delitto di uccisione di animali si perfeziona solamente se la morte è provocata con coscienza e volontà, quale conseguenza voluta della propria azione od omissione. Ciò significa che il reato non sussiste nel caso di colpa, da intendersi come negligenza, imprudenza o imperizia, di chi ad esempio investe un cane o un gatto perché non lo ha visto sbucare in strada oppure perché non ha fatto in tempo a sterzare. Il maltrattamento, invece, si realizza ogni qualvolta un soggetto provochi una lesione ad un animale ovvero lo sottoponga a “sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche”, che significa in sostanza lavori e compiti oggettivamente inadatti rispetto alle caratteristiche fisiche dell’animale (ad esempio un carro pesante trainato da un cane di

taglia media o bassa). La giurisprudenza ha ritenuto perseguibile penalmente anche il proprietario di un animale che lo costringa a vivere in un ambiente non adatto, perché molto angusto oppure sporco. Entrambi i delitti di uccisione e maltrattamento, poi, richiedono che la condotta sia stata realizzata “per crudeltà o senza necessità”: questo inciso va inteso nel senso di mancanza di un’adeguata e oggettiva giustificazione alla condotta violenta posta in essere contro l’animale. Sebbene il concetto, di primo acchito, sembri di difficile comprensione, esso va relativizzato agli altri eventuali interessi che, nel caso concreto, vengono in gioco. La valutazione, infatti, va condotta in termini di “giustificazione” della condotta che, astrattamente intesa, sarebbe da considerarsi violenta. Laddove, ad esempio, la morte dell’animale è provocata dal veterinario per evitare sofferenze a un animale anziano oppure malato, essa va considerata lecita, di certo non penalmente rilevante, dato che si assume che essa sia stata “giustificata” proprio dalla patologia dell’animale e, quindi, quale unica soluzione alle sue sofferenze. La Corte di Cassazione ha avuto modo di precisare che la giustificazione può essere rinvenuta in un pericolo attuale e concreto di aggressione o

comunque di rischio per l’incolumità personale, con ovvia esclusione del caso in cui l’animale sia già stato messo in fuga. Per converso, la giurisprudenza non ritiene la lesione o il maltrattamento leciti, con integrazione del reato, nel caso di uccisione di cani che parevano aggirarsi minacciosi in una proprietà privata mediante sparo proveniente dall’interno della propria abitazione. In tal caso non può ritenersi esistente lo stato di necessità che giustifica l’uccisione di un animale, che sussiste solamente quando vi è «una situazione di attuale ed imminente pericolo alla incolumità personale che non sia altrimenti evitabile». Va infine, purtroppo, evidenziato, che i delitti di uccisione e maltrattamento di animali non consentono l’arresto in flagranza di reato (né obbligatorio né facoltativo), quindi nel caso di fatti di questo tipo l’autore può solo essere identificato e rimesso in libertà.

Nota: chi desiderasse ulteriori informazioni in merito a quest’articolo può contattare la dott.ssa Vicentini. * Avvocato Erica Vicentini, del Foro di Trento, Studio legale in Pergine Valsugana, Via Francesco Petrarca n. 84)

Chi desiderasse avere un parere su un problema o tematica giuridica oppure una risposta su un particolare quesito, può indirizzare la richiesta a: direttore@valsugananews.com

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Conosciamo la nostra storia di Eleonora Mezzanotte

“Mercanti di luce” Storie di commercianti tesini e il loro ruolo nello sviluppo dell’ottica e della fotografia in Europa

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abato 16 luglio alle 16.30 è stata presentata al pubblico la nuova mostra del Museo Per Via di Pieve Tesino, curata da Elda Fietta e dedicata ad un pezzo di storia locale rimasto finora quasi sconosciuto: la vicenda degli ottici e dei fotografi tesini, veri e propri pionieri dell’innovazione tecnologica, che grazie alla loro straordinaria intraprendenza e lungimiranza hanno riservato al Tesino un posto d’onore nella storia e nella civiltà dell’immagine. L’inaugurazione è avvenuta negli spazi suggestivi di Villa Daziaro ed è stata animata dagli artisti del Per Via Circus Festival, che hanno saputo tradurre ed interpretare i contenuti della mostra in inedite e sorprendenti esibizioni performative. Chi avrebbe mai immaginato che, entrando nella sala della prestigiosa Associazione belga di fotografia sul finire dell’Ottocento, si sarebbero potuti incontrare, seduti a fianco dei fratelli Lumière (i celebri inventori del cinematografo) ben tre imprenditori provenienti dal Trentino? Sebastiano Gecele, tra i fondatori dell’Associazione stessa, Eugenio Tessaro e Dionisio Avanzo. Cognomi a noi noti e che tradiscono una comune provenienza dal Tesino. L’altopiano, noto per aver dato i natali ad Alcide De Gasperi, è anche la patria da cui sono partite generazioni di venditori ed editori di stampe, uomini e famiglie che, grazie al commercio di

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Negozio Avanzo (Trieste - inizio '900)

immagini stampate, hanno raggiunto luoghi lontani e lì vi hanno impiantato fortunate attività. Ma se le vicende degli “uomini delle immagini” sono già state più volte celebrate e sono oggetto dell’allestimento permanente del Museo Per Via di Pieve Tesino, quelle non meno eccezionali degli ottici e dei fotografi tesini attivi tra Otto e Novecento erano rimaste finora quasi sconosciute. Una vera e propria storia nella storia, riportata alla luce dai recenti studi di Elda Fietta, esperta di storia del Tesino, e raccontata nella mostra intitola-

ta “Mercanti di luce. Ottici e fotografi tesini tra Ottocento e Novecento” che il Museo Per Via ha appunto inaugurato lo scorso sabato 16 luglio. Una presentazione artistica tenutasi negli spazi della storica Villa Daziaro a Pieve Tesino ha fatto da cornice alle spiegazioni della curatrice. Come ogni anno poi, le esibizioni degli artisti circensi del Per Via Circus Festival hanno animato le vie di Pieve Tesino per una settimana intera in occasione del Per Via Festival. Attraverso una ricchissima selezione di oltre 100 documenti e fotografie e grazie al fa-


Conosciamo la nostra storia scino di antichi apparecchi fotografici, di strumenti per misurazione della vista, di barometri e di stravaganti apparecchiature d’epoca, la mostra ci accompagnerà dunque sulle rotte dei primi venditori di stampe tesini che, fiutando l’occasione di nuovi affari, iniziarono a dedicarsi al commercio di occhiali: un prodotto antico che in età moderna conosce grande fortuna e diffusione. Nel giro di pochi anni, famiglie tesine hanno aperto negozi e commerci di ottica in tutta Europa: dalle terre dello zar al Belgio, dove si avvicineranno molto presto alla fotografia, con esiti d’eccellenza. Grazie all’ormai consolidata esperienza e alla conoscenza del mondo delle lenti e della luce, sono in molti gli ottici che sperimentano il passaggio alla fotografia, la nuova tecnica che, permettendo di fissare la luce su una lastra, rivoluzionerà il rapporto dell’uomo moderno con il mondo delle immagini. La mostra invita così a compiere un viaggio a cavallo dell’innovazione

Locandina Mercanti di luce

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tecnologica, attraversando due secoli per giungere fino ai giorni nostri: infatti, mentre i venditori di stampe

hanno cessato la propria attività all’inizio del Novecento, alcune famiglie di ottici e fotografi tesini continuano ancora oggi a rappresentare un punto di riferimento per un’affezionata clientela. È il caso della famiglia Braus di Arco e dei Buffa di Klagenfurt, senza dimenticare i Gecele di Trento e gli Avanzo di Trieste, i cui negozi sono stati recentemente venduti, ma conservano ancora il loro nome. Testimonianza di una storia che si rinnova, ma non dimentica le proprie radici. La mostra è visitabile dal 17 luglio al 1° novembre 2022 durante gli orari d’apertura del Museo: dal martedì al giovedì dalle 14.30 alle 18.30 e dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30. Ogni domenica alle 16.30 il Museo propone ai suoi visitatori una visita guidata inclusa nel prezzo del biglietto. Per maggiori informazioni è possibile chiamare il numero 0461 314247 o 366 6341678 o consultare il sito del Museo Per Via (www.museopervia.it) nella sezione dedicata all’evento.

PERGINE IN CRONACA

TRA RIGHE E RIGHI

L’Associazione Lucilla May presenta “Quattro incontri tra letteratura e musica”

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Pergine Valsugana, in collaborazione con Andrea Mattei, della libreria Athena, la presentazione di libri con letture e con esecuzioni musicali da parte di 6 musicisti. Tra musica antica, moderna, arie per voce e barocchismi per due violoncelli. Esecutori molto giovani a volte affiancati da esecutori più esperti e libri di autori del territorio e non solo. Andrea Mattei conduce la parte tra le righe e gli incontri saranno sempre organizzati in modo di dare a "righe" e "righi" lo stesso tempo, spazio, per creare momenti musicali alternati alla lettura e momenti di lettura alternati alla musica. Gli appuntamenti; 9 agosto; 16 agosto; 23 agosto; 30 agosto. PERGINE: Sala della Banda via Pontara 11-ore 18:30

Filippo Corbolini

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Direttore Sanitario Dott. Claudio ROSSETTO - Direttore Laboratorio Analisi Dott. Dario CESCO

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Medicina & Salute in collaborazione con GRUPPO ROMANO MEDICA

La PREVENZIONE delle MALATTIE CARDIOVASCOLARI

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econdo una recentissima indagine le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo con oltre 18,5 milioni di decessi e la prima causa anche nel nostro paese sia per quanto riguarda gli uomini (31,8%) sia per le donne (37,7%) con oltre 230mila decessi certificati dall’Istat. E nella quantificazione specifica sono responsabili del circa il 44% di tutti i decessi e in particolare la cardiopatia ischemica che è la prima causa di morte (28% di tutti i decessi), mentre gli eventi cerebrovascolari sono al terzo posto con il 13% dopo i tumori. Le malattie cardiovascolari sono un gruppo di patologie cui fanno parte le malattie ischemiche del cuore, come l’infarto acuto e quelle cerebrovascolari come l’ictus ischemico ed emorragico. I numeri evidenziano anche in Italia sono oltre 600mila i pazienti con diagnosi di scompenso cardiaco e sembrerebbe che questa quantificazione sia determinata in difetto poiché in realtà il numero potrebbe crescere ben oltre i tre milioni, se si considerano le forme latenti e misconosciute. I dati ci dicono che i maschi sono colpiti da queste patologie dopo i 40/50 anni mentre le donne quasi sempre dopo la menopausa perchè, ed è oramai accertato, che gli ormoni femminili sono protettivi per le pato-

logie cardiovascolari. Dati preoccupanti che la scienza medica cerca di fare diminuire perchè da continui studi evince che sono moltissimi i fattori di rischio quali il fumo, l’obesità, la sedentarietà, lo stile di vita, una corretta alimentazione, ma soprattutto la mancanza di controllo ed esami preventivi specifici quali il Check-Up cardiovascolare che è un insieme di esami volti non solo a monitorare la salute e la funzionalità del cuore, ma soprattutto per prevenire le malattie cardiache nel loro complesso. Ecco perchè diventa necessario e fondamentale tenere sotto controllo il

proprio cuore affidandosi alle specifiche competenze di un cardiologo, di un angiologo e di chi, delle malattie cardiovascolari è un vero esperto. Da sapere anche che chi supera e quindi sopravvive a un attacco cardiaco, non solo diventa un malato cronico perchè la malattia, oltre a modificare la qualità della vita, ma comporta notevoli costi economici per la società. In Italia la prevalenza di cittadini affetti da invalidità cardiovascolare è pari al 4,4 per mille (dati Istat). Il 23,5% della spesa farmaceutica italiana (pari all’1,34 del prodotto interno lordo), è destinata a farmaci per il sistema cardiovascolare (Ultima relazione sullo stato di salute del Paese).

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Medicina & Salute

di Erica Zanghellini

I BAMBINI E LA RESILIENZA

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esilienza, è una di quelle parole che si sentono molto in questo periodo, ma sappiamo il significato? Tutti noi nella nostra vita ci siamo trovati di fronte a sfide più o meno complesse, ad eventi difficili e in alcuni casi drammatici. La resilienza è stata quella capacità che ci ha permesso di superarli, di uscirne magari un po’ ammaccati ma, di andare avanti. Tutti noi ne abbiamo a che fare, bambini inclusi. Anche loro vivono momenti complicati, che possono portare a vissuti più o meno intensi. Basta pensare alle prese in giro, ad episodi di rendimento scolastico scarso o che comunque non rispetta le aspettative, ai lutti, o ancora a problemi famigliari, o rifiuto da parte di un amico tanto per citare alcuni. La resilienza è proprio quella capacità che ci fa superare queste situazioni o più “gravi” in modo posi-

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tivo, ci permette di riorganizzarci in maniera funzionale e proseguire con la nostra vita. Insomma, ci consente di trasformare le sfide in opportunità, andare avanti nonostante il dolore, la delusione o la frustrazione. Come è facile intuire è per questo che è importante che questa abilità venga allenata fin da piccoli, perché più sono resiliente più riuscirò a superare le varie sfide della vita. Quindi un genitore cosa può fare per sostenere lo sviluppo di tale capacità? Il primo consiglio è attenzione a non fare i genitori elicottero o spazzaneve. Questi stili genitoriali sono due forme basate sull’iperprotezione e, che inevitabilmente nel lungo periodo non fanno altro che allevare figli completamente dipendenti dai genitori e con una bassa autostima perché non hanno mai potuto cimentarsi nei problemi della quotidianità. I genitori

elicottero sono quelli che controllano a distanza (dall’alto) qualsiasi cosa della loro prole. Sono sempre in allerta e iper-vigili. E sebbene il loro intento è quello di tutelare i propri figli dalle sofferenze e pericoli del mondo esterno che è vissuto come pericoloso e imprevedibile, finiscono per interferire o guidare qualsiasi decisione del minore. I figli non sperimenteranno mai il fallimento in quanto al primo segnale di pericolo intervengono loro. I genitori spazzaneve invece, sono una versione ancora più tutelatrice, se così si possa dire. La versione potenziata, e si caratterizza proprio nell’ eliminare attivamente qualsiasi situazione che possa turbare la serenità del ragazzo. Capite che in questo modo il minore non può crescere in modo efficace, gli errori servono a capire, a migliorarsi a fare esperienza.


Medicina & Salute Il problema è che questi stili di genitorialità, nel breve periodo risultano funzionali all’obiettivo per cui sono messi in atto, ovvero tutelare i propri figli e proteggerli da qualsiasi situazione difficile, dall’altra però nel medio e nel lungo termine non fanno altro che crescere ragazzi e poi adulti insicuri di sé stessi, che non si sentono in grado di sopportare la situazione o gestire un’esperienza complicata, dolorosa o “semplicemente” ansiogena. Il genitore deve diventare cosciente che di base c’è la percezione che i propri figli non siano in grado di supportare le situazioni difficili o non riuscire ad accettare che possano fallire/provare dolore, ma questa è una profezia che si auto avvera. Se io non do fiducia e li sorreggo dall’inizio con i piccoli episodi di frustrazione come possono diventare adulti capaci di prendersi cura di se stessi, nella buona ma anche nella cattiva sorte? I figli respirano le idee che abbiamo su di loro, anche se non gliele diciamo apertamente. Sono dei bravissimi investigatori, lo posso capire dal nostro comportamento non verbale. Per cui se io sono un genitore elicottero o spazzaneve, trasmetterò le mie paure

e/o dubbi e i miei figli ci si rispecchieranno e i miei timori si avvereranno. In sintesi non cerchiamo di risolvere i loro problemi: supportiamoli, consoliamoli, motiviamoli ma, cerchiamo di non intrometterci. Secondo consiglio, (che si collega al primo) lasciamo liberi quindi di sbagliare. L’errore è una di quelle esperienze a cui va dato il giusto significato, per cui aiutiamoli a capire il perché è andata così, o ancora possiamo guidarli a identificare le conseguenze delle loro azioni. Per quanto

riguarda invece, l’esperienza emotiva conseguente allo sbaglio, che di solito è spiacevole, spieghiamogli perché la natura ci ha “programmati ” così. Il perché quando sbagliamo proviamo quel tipo di emotività. Quell’emozione negativa sarà preziosa, dovrebbe far si che quello sbaglio diventi memoria e che ci tuteli la prossima volta che ci troviamo di fronte a quel tipo di esperienza. Terzo suggerimento, lodiamoli per aver provato ad affrontare un evento difficile per loro, attenzione a non sminuire la loro esposizione. Per noi adulti può essere una sciocchezza ma, per loro no. Inoltre rinforziamo i loro sforzi, non i risultati raggiunti, questo abbasserà eventuali paure sui possibili giudizi. Ed infine cerchiamo di essere degli esempi positivi, ammettiamo i nostri errori, e condividiamo con loro come possiamo agire la prossima volta. Aiuterà i nostri bambini ad avere dei modelli funzionali su come affrontare le avversità. Dott.ssa Erica Zanghellini Psicologa-Psicoterapeuta Riceve su appuntamento Tel- 3884828675

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Conosciamo la nostra storia di Massimo Dalledonne

LA VALSUGANA IRREDENTA Fatti e persone (seconda parte)

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roseguiamo il nostro viaggio, iniziato lo scorso numero, alla scoperta di quei eventi e quei protagonisti che nell’arco di circa settant’anni hanno contribuito a trasformare anche la Valsugana da terra irredenta a terra redenta, ovvero da aspirazione politica di pochi a realtà concreta e istituzionale. Sebbene inserita nell’ambito dei domini tirolesi e della Casa d’Austria più in generale per ben cinque secoli, infatti, a partire dalla metà dell’Ottocento anche nella nostra entità geografica non sono mancati quei sentimenti d’italianità - maggiormente manifestati all’interno delle città di Trento, Rovereto, Pergine, Riva, Arco e nelle classi degli intellettuali o degli studenti universitari - che porteranno la vallata a ricongiungersi con la madre patria, così come accadde per l’intero Trentino e per una parte consistente delle regioni orientali italofone. Continua il nostro percorso per saperne di più di combattenti volontari (legionari), cospiratori, informatori militari, internati e perseguitati politici. Siamo nel 1862. Dopo una serie di arresti,

anche in Valsugana diversi irredentisti continuavano, in clandestinità, la loro attività di propaganda e stampa. A Pergine erano attivi Enrico Dalla Rosa, il medico Bertolli, Pietro Paoli, Eduino e Carlo Chimelli: a Caldonazzo Gioacchino Garbari, a Levico Riccardo Rinaldo, Lazzaro Slucca, Cirillo Broso, Ignazio Bertoldi e Gian Battista Villi. Nel paese di Borgo si ricordano Francesco Ambrosi, Luigi Sartorelli, Carlo Belotti, Ferdinando e Augusto Bellotti, a Strigno Pietro Rinaldi, a Ivano Fracena don Giuseppe Grazioli, a Telve un certo Dal Maso ed a Pieve Tesino Giuseppe Pellizzaro, Giuseppe Rio e Giovanni Buffa. Come scrive Antonio Zanetel nel suo volume “Dizionario biografico di uomini del Trentino Sud-Orientale” nel febbraio del 1863 arriva a Pergine Ergisto Bezzi per organizzare una rivolta popolare. Alcune mesi dopo Pompeo Panizza di Pergine, con il nome di battaglia “Moscherisio” partecipa a Padova ad una riunione per passare dalle parole ai fatti con i rappresentanti dei comitati di Torino, Milano e del Friuli. “Ma la polizia austriaca prevenne tutte le mosse: al suo rientro – scrive Combattimenti tra gli austriaci del maggiore Carlo Pichler von Deeben e la colonna italiana del generale Giacomo Medici per il possesso di Primolano Zanetel – Panizza venne arrestato il 24 agosto a Pergine, con lui anche il Chimelli, Francesco Pinter, Domenico Moser e Luigi Tomasi. Panizza venne condannato a 12 anni, tutti gli altri rilasciati e l’insurrezione

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Bollettino della guerra n. 18 del 24 luglio 1866 che parla dei combattimenti di Borgo e Levico

non poté mai realizzarsi”. Siamo nel 1866 e anche in Valsugana il sentore di guerra porta la polizia ad una serie di retate nei confronti dei “vilati politici”. Domenico Moser e Luigi Tomasi di Pergine vengono internati nella fortezza di Temeswar in Transilvania, Francesco Pinter in confino a Vipiteno. Altri arresti vengono eseguiti a Strigno: Liborio Fiori e Lino Osti e solo un ripensamento politico salva il podestà Pietro Rinaldi. A Roncegno sono incarcerati Primo Dalmaso e Luigi Frisinghelli. Nella Terza Guerra di Indipendenza sono diversi i valsuganotti che combattono nella divisione Medici. Si ricordano il tenente Alessandro Daziaro di Pieve Tesino del 2° battaglione Bersaglieri 62° reggimento che, ferito in occasione della battaglia di Primolano, dal Murello salì a Pieve e successivamente a Strigno. Nella stessa battaglia combatté anche il sergente Alfonso Paoli di Pergine del 2° reggimento 11° compagnia. Nel suo volume Zanetel menziona il sergente Emanuele Chini


Conosciamo la nostra storia di Pergine e Baldessare Ceola che, all’età di 20 anni, partecipò ai combattimenti in Valsugana. Negli anni a seguire fu questore di Milano dal 1899 al 1905, Ispettore al Ministero degli Interni, commendatore di San Maurizio e Lazzaro, Grande Ufficiale della Corona di Prussia e Cavaliere della Legione d’Onore. In altri reparti regolari combatté Leone Weiss di Strigno e anche il sergente Luigi Giongo di Pergine: con la spedizione Medici in Sicilia, quest’ultimo era presente a Volturno e, passato nei granatieri dell’esercito regolare, venne ucciso il 24 giugno del 1866 a Custoza. Nella stessa battaglia perse la vita Claudio Zampiero di Civezzano. Presente alla battaglia di Bezzecca, con Garibaldi, anche Carlo Paolo di Pergine con il compaesano Carlo Chimelli che, nella stessa battaglia, era presente nelle Guide a cavallo meritando la medaglia d’argento. A fianco di Garibaldi c’erano pure Filippo Avanzo di Pieve Tesino, Mosè Bordato di Scurelle, Eugenio e Giambattista Cattarozzi di Fierozzo, Filotimo Danieli di Strigno, Primo Dalmaso di Roncegno, Edoardo ed Enrico De Eccher di Pergine,

Il generale Giacomo Medici

Gianbattista Margoni di Pergine, Emilio Rocchetti di Pergine, Ferdinando Rinaldi di Strigno, Giuseppe Rosanelli di Pergine, Alessandro Spagolla di Borgo, Vinceslao Piccinini di Pergine e Giovanni Weiss di Strigno. Alla battaglia di Lissa era presente, sulla Vittoria Emmanuele, il perginese Luigi Valdagni. Assunto come medico di corvetta di seconda classe nel 1862 nella Regia Marina, curò a Caprera Giuseppe Garibaldi dai postumi di una ferita alla gamba contratta sull’Aspromonte. “Nel 1865 – scrive ancora Zanetel – per l’opera prestata nella cura ai colerosi di Ancona gli venne consegnata la medaglia d’argento al valore e insignito dell’ordine di Cavaliere della Corona. Congedato fu medico fino al 1877 a Miane, in provincia di Treviso, e fino al 1895 medico condotto a Pergine”. Sono diversi i civili che, in occasione della spedizione Medici in Valsugana, si compromisero politicamente. Ecco i loro nomi, così come riportati da Antonio Zanetel: Benedetto Alpruni (Roncegno), Gaetano Andreatta (Costasavina), Cesare e Girolamo Degli Avancini (Levico), Carlo Bertagnolli (Pergine), Cirillo Broilo (Caldonazzo), Giuseppe Bortolameotti (Vigolo Vattaro), Gio Battista Boso “caretta” (Castello Tesino), Felice Cappello (Borgo), Antonio Carli (Pergine), Antonio Casagrande (Pergine), Giulio Ceccato (Castello Tesino), Teresa Chimelli (Pergine), Giambattista Colpi (Pergine), Enrico e Giacomo Dalla Rosa (Pergine), Achille Dallago (Levico), Primo Dalmaso (Roncegno), Pietro Dalsasso (Borgo), Francesco Divina (Borgo), Luigi Divina (Strigno), don Giovanni Battista Dorigato (Castello Tesino), Pietro Dorigato (Castello Tesino),

La Battaglia di Levico (1866)

Pietro Ferrai “Molla” (Borgo), Giochino Garbari (Caldonazzo), Valentino Garbari (Levico) Alberto e Giuseppe Giongo (Pergine), Giovanni Girardi (Strigno), Fiori Liborio (Strigno), Carlo Mariotti (Pergine), Silvio Martini (Pergine), Temistocle Menghin (Borgo), Giuseppe Moser (Pergine), Lino Osti (Strigno), Giuseppe Paccanri (Borgo), Pietro Paolo Paoli (Pergine), Vinceslao Piccinini (Pergine), Pietro e Riccardo Rinaldi (Strigno), don Eligio Romanese (Levico), Egidio Sartorelli (Borgo), Lorenzo sartori (Roncegno), Pietro Sartori (Pergine), Ferdinando Degli Sforza (Borgo), Giuseppe Sembianti (Pergine), Domenico e Francesco Sittoni (Pergine), Catterina Valcanover (Pergine), Davide Vedova (Pergine), Carlo Voltolini (Borgo), Ferdinando Weiss (Strigno), Gio Battista Willi (Levico), Pietro Zotta Bailo (Pieve Tesino), Pietro Zanella (Borgo), Ernesto Zanetti (Borgo). Con l’armistizio di Cormons del 12 agosto venne imposto all’Austria una amnistia generale per tutti i reati politici commessi e le opinioni espresse dalla popolazione tirolese durante l’occupazione Medici. In occasione dell’ultima impresa garibaldina, quella del 1867 nell’Agro Romano per conquistare Roma, erano presenti Leonardo Anderle di Pergine, Augusto Chimelli di Pergine, Giambattista Cattarozzi di Fierozzo e Filotimo Danieli di Strigno. “Tutti combatterono a Monte Rotondo contro i papalini – scrive Antonio Zanetel – e furo sopraffatti dai nuovi fucili francesi, les chassepots a Mentana”.

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Che tempo che fa di Giampaolo Rizzonelli

Estate 2022 ancora all’insegna del caldo e della siccità L’agricoltura uno dei settori più colpiti e purtroppo di nuovo incendi in tutta Europa

N

ell’ultimo numero concludevo il mio articolo con queste parole: “Nei prossimi numeri vedremo come sarà proseguita quest’estate, ma mentre sto scrivendo la situazione a giugno si è fatta ancora più pesante”, il riferimento era il perdurare della siccità in Trentino e in Italia e non solo in Italia, di precipitazioni decisamente inferiori alla media nonché di temperature sopra la media, giugno e luglio hanno ancora una volta, purtroppo, confermato questo trend. La mancanza di nevicate durante il periodo tra autunno e primavera unite alla scarsità di precipitazioni piovose negli ultimi sei mesi, stanno creando uno stato di siccità che non si vedeva in molte zone da oltre 70 anni, il ricordo più vicino è quello della terribile estate del 2003. Conseguenze evidenti sono i bacini svuotati con conseguente minor produzione di energia idroelettrica, mancanza d’acqua per l’agricoltura e non solo per questa, Mare Adriatico che risale per decine di chilometri la foce del Po e dell’Adige, incendi ecc. Settore tra i più colpiti l’agricoltura, Coldiretti il 14 luglio ha lanciato l’ennesimo allarme, con il crollo delle riserve d’acqua nazionali a causa della siccità i campi sono allo stremo e hanno già perso in media 1/3 delle produzioni nazionali dalla frutta al mais, dal frumento al riso, dal latte alle cozze e alle vongole. E l’arrivo dell’ondata di caldo prevista per la seconda metà di luglio (di cui probabilmente parleremo nel prossimo

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Fig. 1 - Canadair sul lago di Caldonazzo (16 luglio 2022)

Fig.2 - Incendio Panarotta (15 luglio 2022)


Che tempo che fa

Fig. 3 - Incendi in Toscana distrutti 170 ettari di boschi (da Toscana Oggi)

numero) aggrava l’emergenza raccolti con la necessità di stipulare accordi di filiera per aiutare le aziende contro i drammatici effetti dei cambiamenti climatici e delle tempeste sui mercati internazionali causate dalla guerra in Ucraina. Secondo la Coldiretti è di fatto in grave rischio per la siccità il 46% degli agricoltori italiani per un totale di 332mila imprese con la probabile estensione dello stato di emergenza per la siccità ad altre quattro regioni (Lazio, Umbria, Liguria e Toscana) annunciata dal Ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli dopo che il consiglio dei ministri lo aveva già deliberato per Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Secondo Coldiretti in Italia si registrano già cali del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle, del 30% per il frumento duro per la pasta di oltre 1/5 della produzione di frumento tenero, del 30% del riso, meno 15% frutta ustionata da temperature di 40 gradi, meno 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove si allargano le zone di “acqua morta”, assalti di insetti e cavallette con decine di migliaia di ettari

devastati. Siamo di fronte – spiega la Coldiretti – a un impatto devastante sulle produzioni nazionali con danni che superano i 3 miliardi di euro. Con l’Italia che è dipendente dall’estero in molte materie prime evidenzia Coldiretti e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo, il rischio è un aumento delle importazioni dall’estero, ma anche un ulteriore aggravio di costi soprattutto per gli allevamenti, che dipendono dai cerali e dai foraggi per l’alimentazione degli animali. Un’impennata che si aggiunge all’aumento della spesa per energia e materie prime spinto dalla guerra in Ucraina, facendo salire il conto per le aziende agricole alla cifra di oltre 9 miliardi di euro. Il risultato è che più di 1 impresa agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben il 30% del totale nazionale si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo le elaborazioni del Crea. Sui campi pesano rincari per

gli acquisti di concimi, imballaggi, gasolio, attrezzi e macchinari: si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio, a cui si aggiungono rincari di oltre il 30% per il vetro, del 15% per il tetrapack, del 35% per le etichette, del 45% per il cartone, del 60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti. Il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha comunicato che “Serve responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore anche combattendo le pratiche sleali nel rispetto della legge che vieta di acquistare il cibo sotto i costi di produzione”, con la necessità di risorse per sostenere il settore in un momento in cui si è aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il Paese a difendere la propria sovranità alimentare” Altro effetto della siccità son gli incendi, in Trentino al 19 luglio ci sono stati diversi incendi, ricordo in particolare quello sopra Nago dove sono brucati circa 30 ettari di bosco e quello della Panarotta (vedi immagini 1, 2 e 3) che hanno devastato circa 70 ettari di bosco. Situazioni ben più disastrose, in Francia dove nella sola Gironda al 19 luglio gli ettari bruciati sono stati più di 20.000, ma gli incendi hanno colpito duramente anche la Spagna e il Portogallo. Curiosità: mentre sto scrivendo questo articolo, oggi, 19 luglio, in Europa sono stati battuti diversi record di temperatura massima assoluta, in particolare segnalo i +40,2°C di Londra (prima volta che nel Regno Unito si superano i 40°C). Massime “africane” anche a Parigi dove sempre il 19 luglio si sono toccati i +40,5°C.

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Leggende della valsugana di Andrea Casna

Attenti ai FANTASMI di Caldonazzo L

o sapevate che Caldonazzo è un paese infestato dai fantasmi? E sì. Proprio così. Quindi evitate di passeggiare per il paese nelle notti illuni perché il rischio d’imbattersi in spaventosi spettri è veramente alto. Andiamo con ordine. Come dicevo sopra, nelle notti buie, quelle tenebrose non illuminate dalla pallida luce della luna, è facile intravedere nei pressi della Magnifica Corte di Caldonazzo delle ombre che si muovono in fila indiana, ondeggiando, come mosse da un lieve venticello. In mano hanno quelle che sembrano essere delle torce. Sono, queste ombre, figure innocue ma irrequiete perché cercano le chiavi del Paradiso, unico modo per arrivare ad avere la pace eterna. Ma cosa sono queste figure? Sono i fantasmi dei cavalieri di Siccone II, antico signore di Caldonazzo, che morirono in battaglia contro i Vicentini. E some si legge nella celebre guida di Aldo Gorfer (I Castelli del Trentino, Vol. 2), «non è raro scorgere delle forme umane, munite di torce accese, procedere in fila indiana lungo il presumibile perimetro del castello, alla ricerca forse di quella pace che non avevano trovato nemmeno nell’Aldilà: erano gli spiriti dei soldati di Siccone, che ritornavano sui luoghi che avevano amato e che avevano visto – dopo strenua lotta – cadere in mano ai Vicentini (1385)».

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Ma le storie di fantasmi legate alla figura di Siccone non sono ancora finite. Siccone, infatti, passò alla storia come uomo violento. Agostino Perni, nelle Statistiche del Trentino, del 1852, scrive così: «di questo casato (riferendosi ai signori di Caldonazzo) fu quel Siccone celebre nella storia di questa valle per brighe e per guerre avute coi Carraresi e cogli Scaligeri». Nella cultura popolare, infatti, Siccone è sempre ricordato come uomo violento e senza scrupoli. Alla sua morte, però, la gente di Caldonazzo non faceva sonni tranquilli perché il fantasma del vecchio padrone, infatti, si aggirava nelle sale del castello in cerca di quella pace che non trovò mai in vita. La tradizione popolare racconta che Siccone, vecchio e malato, decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita nel suo castello di Caldonazzo in compagnia di pochi servi. Usciva di rado e quando lo faceva la gente di

Caldonazzo si trovava di fronte, non l’energico guerriero di un tempo, ma un vecchio malato e ricurvo con la barba lunga. «Finalmente - si diceva sottovoce per le vie del paese e nelle osterie ora possiamo vivere la nostra vita in tranquillità. Non dobbiamo più subire le angherie del nostro signore». E altri ancora, nel vederlo così ricurvo e vecchio: «ben gli sta - mormoravano gli anziani. È la punizione che si merita.... per le sue malefatte». I servi, inoltre, a volte si lasciavano sfuggire qualche aspetto della vita privata dell'anziano signore. «Sapete - disse un giorno uno dei servi ad un gruppo di contadini - il nostro signore non dorme mai. Passa le notti insonne. Vaga per le stanze del castello in cerca di...... di qualcosa....forse di pace». Un giorno, con l’aggravarsi delle condizioni di salute, i servi inviarono un messo al vicino convento per avvisare fra’ Nicolò (uno dei figli di Siccone). Ma quando il giovane frate arrivò al castello per portare al vecchio padre gli ultimi sacramenti era troppo tardi. Siccone morì senza confessare i suoi peccati. Negli anni successivi il ricordo del terribile Siccone era ancora vivo nelle menti della popolazione di Caldonazzo. Nelle notti buie e non illuminate dalla luna, la gente rimaneva chiusa in casa per non imbattersi nel fantasma di Siccone ora condannato a vagare senza pace per l’eternità.


Il Circolo Fotografico Luigi Cerbaro in collaborazione con Valsugana News in occasione del 55esimo anniversario del Circolo

ORGANIZZA

il CONCORSO FOTOGRAFICO LE QUATTRO STAGIONI IN VALSUGANA Il concorso inizia il 3 novembre 2021 e terminerà il 21 settembre 2022. Il concorso, che è aperto a tutti, è suddiviso in 4 categorie:

Autunno, Inverno, Primavera, Estate. E ognuna terminerà con lo scadere delle varie stagioni. Le classifiche - per stagione e quella finale - saranno stabilite in base ai like ricevuti su Facebook. Al termine di ogni stagione sarà stilata la classifica temporale e quindi annunciati i vincitori. Regolamento su Facebook gruppo e pagina Circolo Fotografico Cerbaro - Borgo Valsugana. Per ulteriori informazioni: circolofotograficocerbaro@gmail.com In caso di utilizzo improprio e illegale o per appropriazione indebita delle foto pubblicate su Facebook del Circolo fotografico Luigi Cerbaro, quest’ultimo declina qualsiasi responsabilità civile, penale ed economica. Per la pubblicazione delle foto aventi come soggetto dei minori è obbligatoria la liberatoria sottoscritta da entrambi i genitori.

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