Il GIORNALE DI ALBIGNASEGO, supplemento de “il Giornale di” Anno 2 n°2 (4°Pubb.) Aut. Tribunale di Padova n. 2509 Editore: Lime Edizioni srl - Direttore responsabile: Matteo Venturini ordine dei giornalisti della Regione Veneto n. 150011 Realizzazione grafica e concessionaria esclusiva di pubblicità: Lime Edizioni srl - Via A. Capecelatro, 31- 20148 Milano - Tel. 02 36767660 www.limedizioni.com - info@limedizioni.com - Tiratura: 13.000 copie
giornali comunali
editoriale
Buona Festa della Donna e buona Festa del Papà! Il mese di marzo è il momento ideale per unire due festeggiamenti e ricorrenze che immancabilmente tornano in auge. L’8 di marzo è la Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, più comunemente e per praticità abbreviata in “festa della donna”. Un’occasione per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche oltre alle descriminazioni e violenze di cui le donne sono state e, talvolta e purtroppo, sono ancor oggi vittime in gran parte del mondo. Ma la cosa che vorrei sottolinere è il vero impegno sociale e morale della donna all’interno della famiglia, un punto cardine e fondamentale. Quindi, auguri a tutte le donne ed un mazzetto virtuale di mimose a tutte voi. Pochi giorni dopo, e più precisamente il 19 marzo è l’occasione giusta e ideale per festeggiare e ricordare i papà. Il babbo che puoi trovare a tavola tutti i giorni, la sola domenica o che, in molti casi, puoi ricordare nel tuo cuore per sempre. Quest’anno, oltretutto, è l’anno dedicato a San Giuseppe, protettore dei padri di famiglia e della Chiesa universale. Quindi, un caro augurio a tutte le donne e a tutti i papà per queste due importanti feste, con l’auspicio che siano entrambi festeggiati non sono in occasione delle ricorrenze ma all’inizio di ogni singola giornata. Matteo Venturini
La valorizzazione dei polmoni verdi di Albignasego È tempo per valorizzare l’ex Polveriera ed il nuovo parco in via della Costituzione
di Matteo Venturini
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a valorizzazione del territorio è la base di una scelta saggia, ancor più quando si tratta di veri e propri polmoni verdi, presenti e futuri, che daranno ossigeno al nostro territorio oltre che occasioni di aggregazione e diverti-
6 LO STORICO CARNEVALE AD ALBIGNASEGO raccontato dalle foto fornite dalla Pro Loco
mento. Oggi parleremo delle nuove opportunità che vedranno rifiorire l’ex Polveriera di Albignasego e gli importanti sviluppi urbanistici per il nuovo parco di via della Costituzione.
(Segue a pagina 2)
9 I GIOCHI DELLA GIOVENTù DEL 1990 Quando la Scuola Media Statale Manara Valgimigli vinse la medaglia di bronzo
12 IL NUCLEO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE CARABINIERI. I Volontari sono attivi all’interno del territorio comunale
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Aree Verdi
L’ex Polveriera è oggetto di nuova assegnazione e presto potrà tornare ad ospitare una associazione che ne gestisca gli spazi. Al contempo il nuovo parco in via della Costituzione sta diventando sempre più verde dopo la messa a dimora di nuovi fusti
La valorizzazione del territorio a partire dai polmoni verdi, presenti e futuri, deve essere prerogativa per la nostra Città Diventa imperativa la conservazione del verde nel nostro Comune, e diventa altrettanto indispensabile favorire un corretto rimpolpamento di spazi che necessitano la messa a dimora di nuove piante. Sono scelte effettuate di recente da Albignasego a sostegno e a salvagurdia del verde pubblico che possa regalare alla popolazione all’interno del territorio due polmoni verdi perfettamente funzionali ed integrati all’urbanistica locale Qualche giorno fa è stato reso ufficiale un bando di gestione dell’area sita a Carpanedo comprendente tutta la zona comprendente l’ex Polveriara oasi compresa. L’area naturalistica sarà assegnata in gestione ad un’associazione ambientalista per un periodo di trenta mesi, rinnovabile per un altro anno. Per l’associazione che si aggiudicherà il bando è previsto un rimborso spese da parte del Comune, per un massimo di diecimila euro annui. Le domande saranno accettate e dovranno pervenire in municipio entro il 12 marzo e sono ammessi a partecipare organismi di volontariato, il cui statuto preveda finalità naturalistiche e promozione della cultura ecologica. Compito del gestore sarà di sorvegliare l’area, garantire l’apertura al pubblico nei mesi da aprile a ottobre e organizzare laboratori didattici. Deve poi realizzare interventi di manutenzione alla recinzione, alla cartellonistica, ai sentieri e alle casette degli uccelli. L’area definita ex Polveriera, o più precisamente l’area deposito munizioni di Villa Osti, già di proprietà del ministero della Difesa, è stata utilizzata fino alla fine della Seconda Guerra mondiale ed è rimasta sotto il controllo militare, con una guarnigione a presidio ,fino al momento di definitivo abbandono. L’area è diventata di proprietà comunale nel novembre 2004 e si estende su una superficie di 125 mila metri quadrati ed è occupata in gran parte da bosco e da cinque invasi, scavati per erigere i terrapieni necessari a isolare tra loro i depositi di esplosivo. Le vasche in seguito sono state riempite con l'acqua condotta dal vicino canale Battaglia, popolandosi con gli anni di vegetazione e di animali. Al suo interno, grazie a un finanziamento regionale, il Comune di Albignasego ha restaurato l’ex casa del custode - originariamente l’alloggio del comandante, un edificio a un piano risalente agli anni Trenta - per trasformarla in centro di educazione ambientale. Per il grande valore naturalistico che
natura, degli alberi e del verde in generale. All’interno del parco, come già anticipato, sorgerà anche un interessante teatro che fra qualche tempo – Covid permettendo – ospiterà diverse iniziative culturali e musicali attirando famiglia, giovani e bambini. La manifestazione è stata resa possibile grazie alle associazioni Spiritus Mundi, all’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo e ai Rengers d’Italia. Il parco è stato inoltre attrezzato inoltre con un’area giochi per i bambini più piccoli, un’area sportiva per giovani e adulti, una pista pump track, un teatro all’aperto e un’area relax per famiglie. I lavori di completamento del parco stanno procedendo e la loro conclusione è prevista in primavera, presumibilmente in maggio, con l’arredo, le strutture sportive e ricreative, le piante e il prato erboso. Una volta completato, il parco sarà inaugurato e aperto alla cittadinanza.
Matteo Venturini
Attenzione... Non hai ricevuto il giornale ? rappresenta, è ricompresa nelle aree a valenza paesaggistica della Regione Veneto: il Comune di Albignasego ha istituito la “riserva naturale dell’ex Polveriera” con voto unanime del Consiglio comunale nell’aprile del 2016. Nell’assegnare il bene per la gestione dello stesso, l’obiettivo finale è quello di poter valorizzare in maniera efficace il grande valore ambientale e le ricchezze arboree e faunistiche che sono all’interno del parco stesso. Al contempo gli amanti della natura e della tranquillità potranno visitare il luogo compatibilmente con le tempistiche dettata dalla nidificazione senza disturbarne le evoluzioni dettate dalla natura.
I NUOVI DUECENTO FUSTI VANNO A COMPLETARE LE OLTRE CINQUECENTO PIANTE PRESENTI NEL NUOVO PARCO IN VIA DELLA COSTITUZIONE Un paio di settimane fa si è svolta ad Albignasego l’iniziativa “Il bosco vivo”, promossa dal Comune in collaborazione con l’associazione Spiritus mundi. Le 75 persone presenti, suddivise in tre turni, hanno messo a dimora circa 200 nuovi alberi nel grande area verde di via della Costituzione, che ospiterà, una volta completato, un grande parco urbano, popolato da centinaia di piante, tra alberi e arbusti. Tantissimi i bambini presenti, felici
di contribuire a piantare gli alberelli che, frequentando il parco, vedranno crescere insieme a loro. A distanza di un anno dall’inizio della pandemia questo vuole essere un segnale di ricrescita e rinascita, e l’attore principale che anima tutto questo è l’amore per l’ambiente. Questi duecento alberi sono parte delle oltre 500 piante (tra alberi e arbusti) che compongono la fascia boschiva e delle pià di 1800 complessive che popolano il nuovo parco, la cui piantumazione è iniziata lo scorso autunno. L’iniziativa è stata occasione per far saggiare a diversi bambini, insieme ai propri genitori, il vero valore della
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dAllA regione
La risposta economica alla crisi in Veneto potrebbe essere nelle Terme?
Riccardo Zanon, avvocato di Abano Terme (PD) e padre della Welfare Terapia, lancia la provocazione: “Potremmo risollevare l’economia locale e rendere i lavoratori più produttivi” L’economia continua a soffrire per il covid. Sono 73mila le imprese chiuse a causa della pandemia nel 2020, 17mila non riapriranno (ISTAT). Sebbene in Veneto si sia registrato un leggero aumento delle vendite da par te delle imprese locali (+ 12,5%), la regione continua a soffrire per lo stop del turismo (persi oltre 2 miliardi solo dal mancato incoming estero), con il 29,2% delle aziende che denuncia una riduzione del fatturato di oltre il 50% nei mesi tra giugno e settembre
“Uno scenario che desta preoc-
cupazione, che, però, non dovrebbe farci fermare in superficie, ma spingerci a valutare nuovi strumenti e nuove strade, magari partendo da una delle nostre più grandi ricchezze: le terme. – Propone l’avvocato Riccardo Zanon, esperto di welfare aziendale e fondatore della “Welfare Terapia” – Ad Abano
Terme, in provincia di Padova, abbiamo il più grande bacino termale in Europa, che deve la sua particolarità all’unione di acqua e fango, dalle incredibili proprietà curative e benefiche. Le terme in questo periodo sembrano essere lasciate abbandonate a se stesse, vuote e inutilizzate, ma se inserite in un piano di welfare strut-
turato e diffuso, potrebbero concretamente dare una sferzata all’economia della nostra regione”. Dobbiamo ricordare che in Veneto i siti nei quali è possibile usufruire delle Terme non si limitano alla sola Abano, ma anche ai comuni limitrofi e vicini di Montegrotto Terme, Galzignano Terme e Battaglia Terme;
ci sono poi stabilimenti presso la località termale di Bibione, Caldiero e zone del veronese, le terme di Colà a Lazise e le splendide zone del comune di Recoaro Terme. L’idea dell’Avvocato Zanon parte dall’importanza per un’azienda di puntare sui propri collaboratori per sopravvivere alla crisi, facendoli sentire non solo protetti, ma anche valorizzati e gratificati, in un momento in cui si chiede loro di lavorare in contesti precari, o potenzialmente a rischio di contagio, o in smart working dalla propria abitazione, che spesso non si presta ad essere adibita ad ufficio, per mancanza di spazio, o perché si vive con altre persone (spesso anche figli minori) che non consentono la tranquillità e la concentrazione indispensabili per lavorare serenamente. “Tutti gli studi sono concordi nell’affermare che una situazione di forte stress produce un calo della capacità di concentrazione e del rendimento lavorativo. Tensioni che si manifestano con un malessere fisico e mentale che, di fatto, hanno un costo per l’imprenditore. – Prosegue Zanon – Prevedere delle cure termali come benefit aziendale ha notevoli vantaggi sia per il benessere psico fisico dei collaboratori, sia per eventuali recuperi da infortuni, che saranno molto più rapidi. Da non sottovalutare, inoltre, la questione delle ferie. Per una serie di dinamiche interne, spesso i lavoratori sono tenuti a consumare i giorni di ferie entro una certa data, ma sappiamo bene che le ‘ferie forzate’ trascorse in casa per l’impossibilità di viaggiare o fare altro ci restituiranno un lavoratore tutt’altro che riposato! Diversa è la questione se le trascorre in
una vasca termale, con tutti i benefici che ne comporta. A questi argomenti si aggiunge, inoltre, il vantaggio che gli alberghi del bacino termale sono strutturati come stabilimenti di cura, non meri e semplici hotel, quindi offrendo una maggiore tranquillità e sicurezza per le aziende che volessero creare un piano di Welfare Aziendale e convenzionarsi con le strutture del bacino termale, in ottica di tutela dal possibile contagio da COVID-19”. “Un espediente tanto semplice quanto efficace nell’aiutare a breve termine l’economia veneta. L’aumento di efficienza e produttività dei collaboratori aiuterà la ripresa del fatturato della singola azienda, riattivando non solo il cash flow aziendale, ma rendendo i singoli più inclini a fare acquisti, gratificati dall’esperienza e dal benessere ritrovato. Inoltre, si aiuterebbe la ripartenza del centro termale e la riapertura degli alberghi delle vicinanze (solo una decina degli 80 presenti è aperto oggi). Un’idea che potrebbe ben presto trasformarsi in un caso di successo, magari attirando un domani, sempre con le dovute precauzioni, lavoratori provenienti da fuori regione o anche esteri” conclude l’avvocato Zanon. Nel suo ultimo libro “Welfare terapia”, per ESTE Editore, l’avvocato Zanon spiega come le imprese possano crescere e superare situazioni di forte criticità adottando strumenti di welfare aziendale, tra i quali proprio la possibilità di accedere a strutture termali.
dott. Emo Bruno
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GLI ATTREZZI GINNICI presto reAltà nel territiorio CoMUnAle All’interno dei pArChi Sono previste diverse installazioni per la pratica fisica e ginnica all’interno degli spazi verdi comunali nel nostro territorio
Il Comune firma il protocollo d’intesa con la Onlus Plastic Free Il Giornale di Albignasego aveva già dato spazio e visibilità all’associazione. Il direttore Venturini: “Grande soddisfazione ad aver concesso la giusta visibilità ad una associazione che da oggi sarà operativa anche ad Albignasego”.
all’intenzione del Comune di affidarla a un’associazione locale, la quale, oltre ad occuparsi della manutenzione degli attrezzi, avrà il compito di organizzare periodicamente sessioni di allenamento aperte al pubblico e gratuite. Nuove strutture sportive sono previste, poi, nel parco di via della Costituzione che sarà inaugurato in primavera. Il Comune si può definire come “pioniere” per quanto Con l’arrivo della bella stagione i cittadini di Albignasego troveranno in alcuni parchi cittadini nuovi attrezzi per la ginnastica a corpo libero da praticare all’aria aperta, il cosiddetto “street workout”. Strutture e attrezzi che vanno ad arricchire la proposta di aree fitness già presenti nell’intero territorio comunale. Una nuova opportunità di svago e un’occasione per tenersi in allenamento non guasta mai, soprattutto visto il lungo stop delle attività sportive delle A.S.D. di questi ultimi mesi. L’unico auspicio rimane il fatto che le restrizioni non ne impediscano l’utilizzo ed anzi, grazie alla diffusione dei vaccini, sia possibile tornare alla vita di cui siamo abituati nel minor tempo possibile. Una fornita area per lo sport all’aria aperta è allestita, anche con attrezzatura inclusiva per diversamente abili, all’interno del parco dei Ferri, mentre a Carpanedo una “area fitness” si trova in via E. Mario. Attrezzature per lo sport outdoor sono presenti anche in via Genova, mentre a Mandriola un percorso vita si trova nel parco di via San Bellino. Nei giorni scorsi una macchina polifunzionale è stata installata all’interno del parco “Primavera”, in via Lovato de’ Lovati, e sarà a breve resa fruibile alla cittadinanza, mentre ormai sono ultimati i lavori di realizzazione della piastra sportiva in via Sant’Andrea a Lion, dove si potrà giocare liberamente a pallacanestro oppure
a calcetto. Per quanto riguarda invece i nuovi allestimenti, ben nove attrezzi troveranno posto nelle prossime settimane all’interno del parco di via Modigliani, nel quartiere di Sant’Agostino. A Carpanedo, invece, l’installazione di nuove attrezzature nel parco di via San Giorgio è legata al bando del progetto “Sport nei parchi”, promosso dall’Anci e dalla società “Sport e salute” del Coni, al quale il Comune ha partecipato per cercare di ottenere la compartecipazione economica. L’obiettivo principale di questo progetto è promuovere il diritto allo sport per tutti, fornendo alla comunità un percorso fitness innovativo, costituito da varie tipologie di attrezzature, che consentono di praticare un allenamento efficace e completo all’aria aperta. Si prevede, infatti, di installare un circuito composto da sbarre e da quattro macchine polivalenti per l’allenamento tonico e cardio. L’iniziativa consentirà anche la socializzazione fra le persone, grazie
riguarda gli sport praticati all’interno dei parchi, almeno per quanto riguarda il territorio provinciale. Le limitazioni dovute dalla pandemia hanno imposto e messo in primo piano gli sport all’aria aperta e preferibilmente praticati individualmente. Non sono mancate infatti diverse iniziative sportive all’interno degli spazi verdi comunali con un ricco calendario di opportunità Questo è stato possibile anche grazie alle associazioni del nostro territorio, che si sono messe a disposizione gratuitamente degli atleti e dei giovani fornendo sempre nuove possibilità a tutte le fasce d’età. Rimanere in attività contribuisce ad aumentare le autodifese, farlo all’aria aperta è un’occasione in più per stare a contatto con il verde e la natura. Questo connubio dev’essere la giusta occasione per unire passione, salute e piacere di passare del tempo curando il proprio corpo e spenderlo all’interno di un piacevole spazio verde. Matteo Venturini
gettati in via Roma, Pellico e Risorgimento, mentre il 6 febbraio abbiamo ripulito l’oasi della polveriera, ripristinando anche la recinzione che qualcuno aveva manomesso per introdursi illegalmente all’interno. Ho incontrato la signora Viale di PlasticFree per iniziare ad organizzare la giornata ecologica, che si svolgerà in primavera”.
È stato approvato dalla Giunta comunale lo schema del protocollo d’intesa con l’organizzazione di volontariato PlasticFree onlus, con la quale avviare iniziative e campagne di informazione a tutela dell’ambiente. “Grazie a questa collaborazione” illustra il sindaco Filippo Giacinti “sarà possibile organizzare delle iniziative comuni, attraverso le quali migliorare la qualità dell’ambiente e diffondere una maggiore sensibilità nella cittadinanza sui temi ambientali, avendo a cuore in primo luogo le future generazioni”. L’associazione PlasticFree ha l'obiettivo di informare e sensibilizzare più persone possibili sulla pericolosità della plastica, in particolare quella monouso, per i suoi effetti devastanti sull’intero ecosistema. A tal riguardo l’associazione promuove e organizza, ad esempio, giornate dedicate alla pulizia di parti del territorio e lezioni di educazione ambientale nelle scuole.
“Abbiamo già preso contatti con la dirigente scolastica” spiega Elena Viale, referente locale dell’associazione PlasticFree, “che si è dimostrata
favorevole ed entusiasta ad accoglierci nelle scuole a parlare di tutela ambientale. Grazie anche alla collaborazione con il Comune di Albignasego vorremmo essere di traino nel coinvolgere i nostri concittadini in iniziative di pulizia del territorio che ci circonda: io ad esempio, quando esco a passeggiare con il cane o insieme ai miei bambini, ci armiamo di guanti, sacchetti e pinze e raccogliamo i rifiuti. È incredibile la quantità di immondizia che le persone gettano lungo i cigli stradali dove ultimamente, insieme ai mozziconi di sigarette, alle confezioni degli snack e alle bottiglie di plastica, purtroppo si trovano sempre più spesso le mascherine usate. Vorremo quindi promuovere una nuova cultura di rispetto dell’ambiente in cui viviamo”. Per raggiungere più persone possibili, ben vengano quindi le iniziative pubbliche di sensibilizzazione anche “pratica”. “Negli ultimi mesi abbiamo organizzato due giornate ecologiche” dichiara l’assessore all’Ambiente, Maurizio Falasco, “insieme all’associazione Legambiente Pratiarcati e ai Rangers d’Italia: ad ottobre abbiamo raccolto venti sacchi di rifiuti abbandonati e
Grande soddisfazione anche per il Direttore Responsabile de “Il Giornale di Albignasego” che già nel primo numero di Ottobre 2020 aveva concesso spazio e visibilità alla Onlus dando voce alla referente della bassa padovana. “Non possiamo che essere felici di questo nuovo protocollo comunale”, ha commentato Matteo Venturini, direttore del nostro giornale “ci piace, come abbiamo sempre sottolineato, dare spazio alle associazioni con lo scopo di far conoscere le attività e gli scopi che portano molti volontari a spendere il proprio tempo a fianco e a supporto dei cittadini, della natura e più ampiamente del bene comune. Il nostro giornale è nato con l’obiettivo di essere positivo e raccontare notizie “belle”, tralasciando disgrazie e notizie negative, ci teniamo quindi a diffondere tutte le iniziative che possano, in un certo senso, dare il sorriso a qualcuno o la possibilità di mettersi in gioco nel volontariato. Quindi, ben felici di aver fatto conoscere questa realtà alla collettività e ancor più felici di sapere che il Comune ha chiuso un accordo che sicuramente darà ottimi benefici al pianeta, agli spazi comunali e a tutta la collettività”. Matteo Venturini
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AlbignAsego nellA storiA la ruralità nei primi anni del novecento “Territorio formato dalle alluvioni mischiate e confuse dei fiumi Brenta e Bacchiglione con terreni prossimi al centro urbano costituiscono la plaga più lavorata e trasformata di tutto il distretto” è la dettagliata descrizione del Distretto di Padova di “mezzano impasto” come così dettagliata da Ferdinando Milone nel 1929. Di questo distretto, ovviamente, ne faceva parte anche Albignasego che rientrava nella stessa “Regione agraria”.
Per Regione agraria si intendeva un “insieme di comuni contigui, i cui territori si trovino in analoghe condizioni naturali ed agrarie”. Nello specifico, e come riportato anche nel Catasto Agrario del 1929, Albignasego apparteneva alla “Pianura di Padova”, la Regione agraria così determinata che comprendeva ben ventisei comuni per una superficie complessiva che superava i 50.000 errari. I comuni che coprivano questo territorio, per onore di cronaca, erano Abano Terme, Albignasego, Cadoneghe, Campodoro, Carrara San Giorgio e Carrara Santo Stefano – oggi unificate nell’unico Comune di Due Carrare -, Casalserugo, Cervarese Santa Croce, Legnaro, Limena Maserà di Padova, Mestrino, Noventa Padovana, Padova, Piazzola sul Brenta, Polverara, Ponte San Nicolò, Rubano, Saccolongo, Sant’Angelo di Piove di Sacco, Saonara, Selvazzano Dentro, Veggiano, Vigodarzere, Vigonza e Villafranca Padovana. A maggior riprova di questo ed in tempi relativamente più recenti Alvise Comel, biologo del suolo, ha così descritto il territorio che comprendeva la nostra Città e
soprattutto le tipoligie di terreno che si trovano e si potevano trovare: “tipi di terreni classificati di tipo sabbioso-limoso o sabbioso-argilloso, risultano contenere, a riprova della loro antica e intensa utilizzazione, piccoli frammenti di laterizi e calcinacci, rimaneggiati dal trasporto fluviale. In generale, si presentano ancora discretamente calcarei, nonostante la presenza di concrezioni carantose riveli anche l’esistenza di terreni fortemente decalcificati, come quelli di antica alluvione riscontrabili in frazione Mandriola, privati, per giunta, dello strato terroso superficiale per scopi industriali”. Ancora una volta, dunque, il territiorio viene anticamente identificato di “natura fluviale”, soprattutto nella zona più adiacente ai fiumi che circondano il territorio comunale. Il progressivo processo urbanistico ha, specialmente negli ultimi anni, totalmente trasformato il tessuto prima agricolo, oggi quasi totalmente abitativo e per scoprire quale tipo di società e quali rapporti sociali vigevano nel nostro territorio è possibile, ancora una volta, interrogare alcuni storici archivi. E da alcuni scritti è possibile leggere alcune curiosità che oggi fanno un po’ sorridere. Per esempio nel giornale del 1920 “La Provincia di Padova” si può leggere che a Mandriola, per un periodo, è stato vietato dal Prefetto di tenere feste pubbliche per ragioni di moralità pubblica e d’ordine (anche se non riusciamo a spiegarci per quale motivo n.d.r.) ed ancora sempre nella stessa pubblicazione ci sono riferimenti al regolamento di conti all’uscita dall’osteria, dalle feste da ballo consentite nella frazione di Carpane-
do, per non parlare di Lion, San Giacomo ed Albignasego, nominate all’interno del testo di Marina Stefani “Le origini del fascismo a Padova attraverso i giornali dell’epoca” (1975) per la “carcerazione per cinque giorni per recidiva di questua” oltre “furto nottetempo di quattro polli ad opera di un individuo che in atteggiamento sospetto con un sacco ispalle si dirigeva verso Padova” (Paolo Spriano, 1920 nel testo “L’occupazione delle fabbriche”). Ad arricchire queste curiose notizie arriva anche quella della “tutela degli uccelli di nido e delle loro uova” – come citato dal padovano Angelo Ventura – notizia tornata utile al Prefetto di Padova dell’epoca “contro l’ignoranza, l’ingordigia che continuano a sospingere alle deplorevoli stragi di monelli, i contadini, i cacciatori di frodo, ecc” come si può trovare scritto all’interno di una pubblicazione settembrina de “Il Veneto” nel 1920. Ed in chiusura di questo contributo storico non possiamo dimenticare della vita delle istituzioni locali ad iniziare dalla Cassa rurale di Albignasego (sorta nel 1902), per poi parlare della Cattedra ambulante di agricoltura della provincia di Padova (dal 1901), della Regia Scuola pratica di agricoltura di Brusegana di Padova, del Consorzio anrifillosserico provinciale, tutte istituzioni che hanno almeno sfiorato la quotidianità di molti abitanti di Albignasego. Nella prossima puntata approfondiremo i rapporti di proprietà nelle campagne, le figure lavorative e l’interessante e massiccia presenza di aristocratici nel territorio. Albano Faggin
Dogland Park Via Marco Polo, 20/3 Albignasego Tel: +39 3518610830 info@doglandpark.com
Bellatrix, “cucciolotta albignaseghese” vince il contest di carnevale organizzato al Dogland Park di Albignasego Dogland Park, il parco dei diver timenti dove proprietari e soprattutto i cani possono usufruire di un’ampia piscina con sdraio oltre a diverse iniziative promosse e organizzate da istruttori cinofili professionisti, non finisce mai di stupire. In occasione del carnevale appena passato, e mantenendo lo spirito del distanziamento sociale comandato dalle varie normarive anti Covid, ha organizzato un contest dedicato al migliore amico dell’uomo attraverso i social. Il “concorso” consisteva nel postare una foto del proprio cane mascherato o imparruccato ad incarnare il puro spirito carnevalesco. Diversi sono stati gli esemplari a partecipare al concorso ma, come ogni contest che si rispetti, solo uno avrebbe potuto spuntarla e portare a casa la vittoria. Ed è stato così per la bellissima Bellatrix che con oltre trecento preferenze ha riempito la bacheca social dell’organizzazione di pollici all’insù. Il proprietario, l’albignaseghese Marco Capuzzo, ha ringraziato tutti – com-
presa l’organizzazione – ed ha così commentato: “Dal 1 al 13 febbraio sulla pagina di Dogland Park e’ stato organizzato un contest nel quale bisognava inviare una foto del proprio cane vestito in maschera, ho voluto aderire cosi per gioco nel supportare una loro simpatica iniziativa inviandoli una foto a tema del mio cane, inizialmente eravamo in netto svantaggio di voti, successivamente è accaduto che da parte dei miei amici che hanno scoper to che Bellatrix (ex rescure Malinos) partecipava ed e’ partito un collettivo ''Tam tam ''per supportarla. È scesa pure in campo la sua veterinaria Lucia Vaccaro che nella sua pagina di Facebook invitava a supportarla. Con 307 voti circa Bellatrix si è oltre a giudicarsi un netto distacco con gli altri sfidanti, si è pure guadagnata l’ingresso in piscina che è stato molto costruttivo e diver tente come pomeriggio. Bellatrix e' sia il nome della strega cattiva che è una stella della costellazione di Orione e di fatto ha brillato veramente”. A.F.
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speCiAle cArneVAle
SPECIALE: Grazie alla collaborazione con la Pro Loco di Albignasego, una rassegna fotografica delle foto storiche degli anni ’80 e ’90 relative al Carnevale Ci fa sempre piacere poter regalare emozioni ai nostri lettori ed il modo migliore è quello di risvegliare ricordi positivi e ricchi di simpatia, allegria e momenti positivi. Il carnevale ad Albignasego è stato un momento gioioso per molti anni e festeggiato coinvolgendo bambini, genitori, insegnati ed educatori dei patronati. Un momento di festa e condivisione, cosa che purtroppo oggi non è possibile a causa della pandemia. Ci rendiamo conto che il periodo non è il più propizio e, forse, sarebbe stato più adeguato dedicare uno spazio a tal proposito nello scorso numero quando eravamo in pieno carnevale, ma allo stesso modo sappiamo che la gioia nel poter rivedere certe immagini non ha dimensioni di spazio e di tempo. Federica Camani, Presidente della Pro Loco e tra le promotrici della raccolta delle svariate foto, ha voluto lasciare un pensiero, una ricostruzione storica dei lieti momenti che tutti noi ricordiamo. Non mi resta che augurarvi una buona visione Matteo Venturini
IL CARNEVALE La sfilata dei carri e dei gruppi avveniva lungo la via Roma, la via principale di Albignasego
Negli anni ‘80 e ‘90 la Pro Loco, in collaborazione con le scuole materne e primarie di tutti i quartieri di Albignasego, organizzava la sfilata dei carri mascherati, che si svolgeva solitamente una domenica pomeriggio del mese di marzo lungo la principale via Roma fino a Villa Obizzi. Le mamme degli alunni e le maestre, già mesi prima dell’evento, non appena veniva scelto il tema, preparavano i costumi che i bambini indossavano per la sfilata. Una giuria, composta principalmente dal Direttivo della Pro Loco, decretava il gruppo più rappresentativo e venivano premiati i primi tre classificati. Un contributo importante per non dire determinante nella creazione e realizzazione dell’evento è stato apportato dalla maestra Marilena Loteni della scuola Rodari, che purtroppo da qualche anno non è più tra noi. Gli scorsi anni (sino al 2019) la Pro Loco di Albignasego ha organizzato la sfilata dei carri allegorici, cui partecipavano molti Comuni non solo di Padova, ma di tutto il Veneto. Purtroppo la pandemia tuttora in corso ha impedito, per le edizioni 2020 e 2021, l’organizzazione di questo evento, da sempre sentito dalla cittadinanza di Albignasego. Quest’anno la Pro Loco, in collaborazione con un cittadino che ha curato la raccolta e la diffusione nei social delle testimonianze fotografiche dei momenti più belli dei carnevali trascorsi (Marco Capuzzo), ha cercato di far rivivere questo evento, seppur in forma “telematica”, rievocando ricordi di momenti spensierati. Federica Camani
I gruppi più rappresentativi venivano premiati dal Direttivo della Pro Loco
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sport
La storica medaglia di bronzo ai Giochi della Gioventù del 1990 raccontata dal professor Lorenzo Carpin, docente di Educazione Fisica della Scuola Media Statale Manara Valgimigli
Calcio della Scuola Media Statale Manara Valgimigli, raggiunse il podio e la medaglia di bronzo nella finale dell’ottobre 1990 a Roma. A guidarci in questo percorso ci affiancherà un volto noto ad Albignasego, il prof. Lorenzo Carpin, docente di Educazione Fisica della S.M. Valgimigli, per 25 anni parte dell’organico della scuola, da qualche anno in pensione. Sono passati oltre trent’anni ma il ricordo di quella medaglia di bronzo è ancora vivo e scolpito nel ricordo di molti studenti, oggi adulti e probabilmente con prole, che hanno vis Un pezzo di storia sportiva l’ha suto in prima persona – da giocatori scritta anche Albignasego nelle sue – o da spettatori (come compagni di partecipazioni “scolastiche” ai Giochi classe) la scalata fino alla fase finale di Roma. della Gioventù. Oggi nello specifico parleremo della storica impresa del 1990 nella quale Ed appunto parliamo di scalata peril Comune di Albignasego, e più spe- ché l’accesso alle fasi finali non è comunque un gioco da ragazzi. cificatamente la rappresentativa
Il percorso che porta alla fase finale dei Giochi della Gioventù doveva per forza passare per la fase interregionale, percorso che garantiva il ticket per la fase finale organizzata nel 1990 a Roma. La preside della scuola Valgimigli all’epoca era Bianca Miotto, mentre a guidare la squadra di calcio, insieme a me, era presente l’allenatore Adriano Turato ed al seguito del gruppo c’erano inoltre alcuni genitori degli atleti tra cui il sig. Lorenzo Gallinaro, responsabile Comunale del Coni. In quegli anni la pratica sportiva ad Albignasego era molto vivace a tutti i livelli, probabilmente anche grazie all’ottima impiantistica a disposizione per le diverse discipline sportive. Ricordo che allora la città era guidata dal Sindaco Renzo Bettella e dall’Assessore allo Sport Franco Bertazzolo. In generale è stata un’esperienza meravigliosa ed emozionante affrontata dai ragazzi con entusiasmo, passione e grande determinazione. Vincere la fase interregionale consegnava a tutti gli effetti il titolo di Campioni del Veneto ed era il nostro secondo titolo regionale consecutivo vista la qualificazione dell’anno precedente. La fase finale si è poi spalmata in sette giorni, dall’1 al 6 ottobre del 1990 a Roma. Per quella stagione, grazie all’ “Effetto-Coni” pressato da costi gestionali troppo elevati, i tanti finalisti partecipanti a tutte le discipline sportive furono 6.000 – la metà rispetto all’anno precedente – numero ugualmente importante ed “esagerato” rispetto ad alcune competizioni rapportate ai tempi attuali. Per i Giochi della Gioventù, oltre al calcio, per il quale ci racconterai fra
poco, erano previste le finali anche per le seguenti discipline sportive: Aeromodellismo, Atletica Leggera, Badminton, Bocce, Canoa, Canottaggio, Ciclismo su Strada, Ciclismo su Pista, Equitazione,Ginnastica Artistica, Ginnastica Ritmica, Golf, Hochey Pista, Hockey su Prato, Judo, Karate, Karting, Lotta, Motociclismo, Motonautica, Nuoto, Orientamento, Pallacanestro, Pallatamburello, Pattinaggio, Pentathlon Moderno, Pesca Sportiva, Rugby, Scherma, Sci d’Erba, Sci Nautico, Tennis, Tennistavolo, Tiro a Segno, Tiro con l’Arco, Tuffi e Vela. Raccontaci come avete vissuto quelle giornate ed in modo particolare come avete raggiunto la vetta del successo. Alla finale di Roma furono ammesse sei scuole medie, quattro italiane e due straniere. La partecipazione delle compagini straniere fu ammessa solo fino a quell’anno in quanto venne richiesta per gli anni successivi solo la partecipazione di scuole italiane. Oltre alla S.M. Valgimigli di Albignasego, vincintrice della fase interregionale Veneto, furono ammesse la S.M. Ellero di Udine - vincintrice Friuli V.G. -, la S.M. Ferraris di Locri – per la regione Calabria – e la S.M. Gramsci di Roma – a rappresentanza della regione Lazio -, mentre le due straniere ammesse furono designate in due compagini provenienti dagli Stati Uniti e dal Canada. Riuscimmo a portare a casa il terzo posto solamente dietro al Canada e agli Stati Uniti, di fatto risultando la prima Scuola Media d’Italia in assoluto. Difatti per arrivare al terzo posto risultammo vittoriosi nella sfida che ci vide opposti alla scuola media di Udine.
Un risultato assolutamente prestigioso dovuto soprattutto al duro lavoro e alla collaborazione tra scuola, Comune e Società Sportive. Sono certo che non dimenticerai mai quelle giornate… Assolutamente! Sono stati giorni intensi e ricchi di emozioni. Ci terrei molto a ringraziare in primis i ragazzi che componevano la squadra, ammirevoli per l’impegno profuso e l’allenatore Adriano Turato che mi ha accompagnato con grande passione e professionalità. Vorrei poi ricordare tutti i sedici giocatori che hanno avuto l’onore ed il piacere di partecipare a questo percorso, gli autentici eroi di questo traguardo così importante, oltre a ringraziarli ancora una volta uno per uno: Marco Baldon, Massimo Bastianello, Andrea Bellon, Michele Berion, Alex Cisco, Emanuele Cuccato, Massimiliano Cecchinato, Gilberto De Paoli, Alberto Frizzarin, Fabio Gallinaro, Alberto Gallo, Fabio Rizzo, Denis Santinello, Igor Schiavon, Nicola Michelotto, Walter Zaramella. Grazie Lorenzo, ti ringrazio per la tua grande disponibilità e per aver raccontato nelle pagine de Il Giornale di Albignasego questo pezzo di storia sportiva che riguarda la nostra Città. Avremo modo di ritrovarci per parlare di altri successi sportivi relativi a tempi più recenti. Grazie a te e in bocca al lupo con il giornale Matteo Venturini
10 letterAtUrA
I Bambolotti di Lion, il MAnosCritto di MARINO BASSO in AntepriMA ed esClUsiVA de il giornAle di AlbignAsego Siamo entrati in contatto con Marino Basso, albignaseghese ed ex massaggiatore professionale oggi in pensione. Negli ultimi anni ha raccolto diversi pensieri di esperienza vissuta in un manoscritto, mai pubblicato, riguardanti alcuni personaggi storici che negli anni Settanta frequentavano Lion ed Albignasego. Il manoscritto non rivela le identità di nessuna di queste persone ma nella sua forma romanzata li trasforma in personaggi del tutto immaginari, con caratteristiche che si avvicinano a fatti realmente accaduti e vissuti dai giovani di quell’epoca. Questi appunto sono definiti dall’autore “I Bambolotti di Lion” e verranno raccontati “a puntate” a partire da questa uscita nel nostro giornale. Ci teniamo a precisare che i diritti su quest’opera, seppur scomposta, appartengono all’autore, Marino Basso, che ne detiene la paternità. La redazione SINOSSI DELL’OPERA (così come presentata in originale dall’autore)
MARINO BASSO Autore e massaggiatore in pensione, ha dato vita al manoscritto “I Bambolotti di Lion”
Tutto il racconto si concentra in un periodo circoscritto che riguarda soprattutto la fine degli anni 60 e in modo speciale, gli indimenticabili anni 70, sebbene con un leggero sconfinamento anche se in modo marginale appunto, agli anni di fine secolo. Potrei definirlo un romanzo dalla vocazione biografica, il quale attraverso i numerosi protagonisti che per la loro innata capacità da veri artisti spontanei ed irripetibili, straordinariamente qui chiamo bambolotti, intanto che via via vanno a prendere forma nella mia narrazione a volte davvero esilarante. Sono tutti degli eccezionali interpreti, vissuti nel mio paese negli anni a cui faccio riferimento e che ad oggi fortunatamente, molti di loro sono ancora in vita, magari qualcuno avendo solo cambiato la residenza. Avrò modo di sottolineare più volte, il nome di questa prodigiosa località che ha fatto da “culla” ai menzionati bambolotti; Lion per l’appunto il suo nome, una frazione del comune di Albignasego (PD) con circa 2000 residenti che ha visto nascere, vivere e morire, dei personaggi alquanto singolari se non addirit-
tura unici nel loro brioso genere e tali secondo me, da meritare senza alcun dubbio di essere citati come eccezionali protagonisti in un libro come questo, “opera” a cui qui mi sono liberamente cimentato e alla quale in modo semplice e genuino, ho provato a descriverli, in base a ricordi che personalmente ho di loro e che tutt’ora conservo nella mia memoria in modo divertente e spesso malinconico. Si potrebbe definire questo testo quasi un’opera teatrale, tale infatti è a volte, quella sottile discrepanza tra fantasia e realtà che si plasma leggendo questi aneddoti; tuttavia posso garantire come ho ripetuto più volte, tutto quello che ho raccontato è frutto e nella maggior parte dei casi lo è in modo assoluto, della pura e autentica realtà, di fatti ed episodi davvero accaduti e mai dimenticati, avendo la portentosa capacità di trasformare meravigliosamente il lettore, da persona ingaggiata in una semplice lettura, a divenire pian piano inconsciamente, uno “spettatore” piacevolmente coinvolto, in una rara realtà spesso visiva e quasi carnale. Buon divertimento!
Introduzione ed il primo “Bambolotto”: Fiore Frincio Ricordi di autentici scenari vissuti nella mia straordinaria e divertente adolescenza, come doveroso e legittimo omaggio agli indimenticabili personaggi qui citati. Premetto che quello che sto per raccontare è tratto da episodi, anche se lievemente rimaneggiati, realmente accaduti e mai dimenticati. Voglio cominciare, parlando di un personaggio che per primo si merita l’appellativo di “bambolotto”; epiteto che userò anche per gli altri protagonisti in questa narrazione, per la natura bizzarra o perfino unica nel suo genere, che compete a queste curiose ed originali soggettività oramai quasi estinte dai luoghi in cui viviamo e purtroppo a mio parere, tali autentiche e genuine peculiarità, oggi meschinamente sostituite con inesorabile prevalenza, da questi “finti” rapporti ipocriti e penosamente virtuali, che fanno davvero rimpiangere a chi i “50” li ha passati, quei memorabili tempi di cui sto umilmente per descrivere.
Fiore Frincio Uno dei “Bambolotti” per eccellenza. Erano i primi anni 70 e a quel tempo, noi coevi appena adolescenti, ci trovavamo come quasi ogni sera, nel nostro punto d’incontro situato ai margini del paese; in quegli anni, in paese non vi erano grandi possibilità di scelta e quindi il nostro ritrovo, non poteva altro che essere un bar e particolarmente, quel caffè divenuto per noi nel tempo davvero insostituibile. Ci si trovava infatti quasi ogni sera verso le 20,30 più o meno puntuali, in questo popolare ed originale “bar da Sècia”. Un locale quello appena citato, definibile come un vecchio bar trattoria che tuttavia con la nuova e giovane
gestione, aveva coraggiosamente revocato quella decennale tradizione culinaria, per dedicare invece quello spazio ottenuto, ad uno pseudo ma geniale club ritrovo per noi ragazzi. Questa spartana e spaziosa sala a noi dedicata, era stata rigorosamente fornita di jukebox, di un biliardo, un gioco da calcetto, freccette con relativo bersaglio e ovviamente un grosso, grasso, televisore in bianco e nero, che in verità guardavamo assai poco. Anche se sovente passavamo le nostre serate, completamente assorbiti dalle facoltà aggregative di quella rudimentale “taverna”, tuttavia quello era divenuto per noi ragazzotti soprattutto il punto “zero”, ovvero, quel luogo fisso in cui, dopo
11 aver valutato e confrontato le varie proposte dei singoli, si decidevano le cose da fare per il resto della serata e questo gradevole convegno democratico, era pressoché ineluttabile ad ogni fine settimana. Accadeva tuttavia di frequente, che in antitesi alla nostra giovane comitiva in quegli anni esclusivi e caratteristici, la clientela che frequentava il bar da Sècia, era piuttosto varia e pure “avariata”; mi riferisco come ovvio ai personaggi che lo bazzicavano, poiché questi individui erano quasi unici nel loro genere, se non tutti, di sicuro lo era la maggior parte di essi che fondamentalmente non amava certo l’acqua; ripudiavano l’acqua a tal punto, che davvero credo si lavassero forse una volta al mese. Uno di questi “fenomeni”, era fedelmente uno dei bambolotti che merita di essere da me menzionato per primo…il mitico “FIORE Frincio”. Questo fantasmagorico personaggio, che a quel tempo era sui 75, dotato di un fisico mingherlino ma tenace, introverso e di passo lento, che puntuale in qualsiasi stagione dell’anno, il caro Fiore era sempre munito del suo inseparabile cappello, a cui ci teneva davvero molto, forse anche più della sua incolumità. Molto spesso il soggetto in questione, si aggregava ai nostri incredibili ed esotici cori musicali; in verità gli veniva assai facile, avendo lui già a quell’ora della sera, i fumi dell’alcol al picco massimo del loro effetto, essendo lui costantemente da una vita, uno squisito consumatore ed un egregio estimatore di succo d’uva! Tuttavia per la maggior parte di noi, Fiore era suo malgrado, divenuto oggetto di puro divertimento e di frequente a turno giocavamo con lui a carte, a Fiore infatti, piaceva parecchio giocare a briscola soprattutto ai 31 punti; naturalmente la sfida diveniva davvero appassionante se giocata testa a testa, proprio per cercare di sfruttare al massimo, quell’occasione di sano e genuino divertimento. La naturale ed autentica comicità di questo personaggio, era davvero per noi oltremodo fonte di risparmio economico, poiché spesso il suo intrattenimento, era mille volte più spassoso che taluni film comici proiettati al cinema. Fiore come già detto, portava perpetuamente il suo cappello sia che fosse estate o inverno e ne era gelosissimo; non sopportava infatti, “cosa che invece capitava spesso”, che qualcuno di proposito o meno, glielo toccasse o anche solo glielo sfiorasse, a tal proposito quando questo succedeva e accadeva quasi sempre, usava dire una frase allegorica che insieme alla sua figura è
diventata storica: <Chi tocca il cappello di Fiore, è complice di un’ombra> Quell’ombra, non era altro che un classico bicchiere di vino, rigorosamente rosso per paura che fosse allungato con l’acqua, bicchiere classico di vino che dalle nostre parti e non solo in campagna, vige tutt’ora l’usanza di dire e di chiedere all’occorrenza, “un’ombretta di vino”. Come si può quindi bene intuire, il vino per Fiore, era appieno la sua bevanda per eccellenza, tanto che qualcuno che lo conosceva molto meglio di noi, diceva che lui non si lavava il viso, per non consumare in questo misero modo, del nobile e prestigioso succo d’uva; pertanto, si parlava di vino poiché lavarsi con l’acqua sarebbe stato e lo era per lui, assolutamente inconcepibile e quindi, non vi era certo il rischio che a causa del pH sbagliato dell’acqua, si sciupasse o rovinasse quella oramai sua fragile e vecchia pelle! Non so se quella di non lavarsi il viso fosse o meno la verità, tuttavia era cosa appurata che Fiore non si strofinasse molto spesso, poiché aveva addosso sempre una inequivocabile e nauseabonda puzza! Ciò nonostante, era talmente gratificante e comica la sua presenza, che sopportavamo oramai indifferenti anche quell’odore pur di farci una benefica risata, ripagandolo necessariamente, con un paio di “ombrette” di vino rosso, che subito placavano e ristoravano la sua tremenda sete e allo stesso tempo, garantivano una partitina a tutta la compagnia, giacché senza quel rosso “carburante”, Fiore si sarebbe stancato di giocare senza dubbio quasi subito, come già più volte avevamo sperimentato con nostra insoddisfazione. Bevitori di vino come lo era Fiore Frincio, forse ce ne sarà pure stato qualcuno in giro, ma di tale “portata”, raramente se ne poteva scovare in zona; basti pensare che un giorno, uno dei tantissimi giorni da lui trascorsi dentro e fuori da quel bar, quel giorno in particolare però, Fiore per pranzo aveva mangiato uno di quei classici manicaretti, così appetibili e che in modo costante allestivano la piccola vetrinetta sopra il banco bar, bacheca che molto spesso era ingrassata d’olio dalle avidi mani dei bevitori che difficilmente resistevano a quella tentazione culinaria; tuttavia, quello che aveva appena ingerito il nostro bambolotto, non era niente di così sofisticato, si trattava infatti, di uno semplice e quasi innocuo mezzo uovo sodo, arricchito da una striminzita cipollina in agrodolce posta al centro. Dopo quel “cospicuo” e sostanzioso pasto, ingerito oltremodo a fatica, sappiamo per cosa certa,
che per “annegare” quel mezzo uovo, a Fiore ci vollero esattamente quindici “ombrette” di vino rosso, praticamente circa due litri, ingeriti ad intervalli regolari, proprio come fosse una modalità antibiotica. Questo fatto, appurato e del tutto reale, può dare davvero la dimensione pressoché surreale, della mostruosa capacità di quest’uomo, tale da ingerire quantità inimmaginabili di vino, nonostante che a quell’epoca, non fosse affatto così raro vedere in giro dei bevitori piazzati fissi nei bar, realtà storica e folclore di quasi tutti i paesi di periferia, ma difficilmente, poteva capitare di imbattersi da dei veri “fuoriclasse” come lo era a quel tempo Fiore Frincio. Mi piace ricordare un’altra frase storica di questo “bambolotto”, divenuta nel tempo anche questa un vero classico, dal momento che la maggior parte dei frequentatori diurni, da lui la sentivano ripetere con insistenza e con devozione, tale attestazione ribadiva: <Chi offre un’ombra a Fiore, si prenota un posto garantito in paradiso>! Fiore Frincio era senza dubbio un recordman e noi l’avevamo capito. Di lui tuttavia, ci piaceva sfruttare unicamente la parte puramente comica ed essendo ragazzi, lo facevamo sempre senza alcuna malizia o secondi fini, poiché era davvero un personaggio spassoso e divertente ma in ogni caso degno di rispetto, anche solo per la sua non più giovane età. Come si può avvertire dalla mia obbligata puntualizzazione di voler mettere in luce, la più totale bontà dei nostri innocui giocherelli con Fiore, giacché vi erano individui che invece, approfittavano vigliaccamente della sua sciagurata e quasi perenne alte-
razione, una condizione vulnerabile ed inebriante, che spingeva più di qualcuno, a fargli scherzi di cattivo gusto; fortunatamente però, la maggior parte dei clienti abituali, tutelavano severamente quella che per lui era un’evitabile conseguente precaria stabilità fisica e mentale.
ChIESA dI S. ANdREA Il centro nevralgico della frazione di Lion
Una triste fine! A dispetto della sua proverbiale debolezza, questo machiavellico personaggio una volta uscito dal bar, era invaso costantemente dagli effetti dei fumi alcolici, diventando assai pericoloso e vulnerabile; tale sua imprudenza, si manifestava specialmente quando usava il suo mezzo di trasporto per tornare a casa che nella fattispecie, altro non era che quella vecchia e robusta bicicletta, un po' arrugginita e senza freni, datata primi del 900. Ed è proprio in una di queste rischiose rincasate, che per assurdo gli fu fatale; Fiore inaspettatamente ed in modo davvero rocambolesco, in quel tardo pomeriggio di ottobre, “incontrava” a dir poco in modo quasi irrazionale il momento del suo trapasso, morendo in silenzio e indubbiamente da ubriaco, ma incredibilmente preso in giro dalla sorte, annegando verosimilmente su dieci centimetri d’acqua! Un destino davvero beffardo il suo, perire proprio a causa della cosa che detestava di più… l’acqua! Anche questo fatto estremo che lo riguardava, in modo piuttosto romanzesco anche se con rispetto, dava una connotazione surreale e perfino comica, proprio a quella sua singolare nonché rocambolesca dipartita. Addio Fiore Frincio, personaggio più unico che raro!
“Nella narrazione che mi accingo a fare dei vari personaggi, mentre scrivo sto cercando di estrapolare unicamente le parti comiche e spassose degli insoliti protagonisti, anche se in questo primo caso, era doveroso da parte mia, fare riferimento al quel caratteristico, romanzesco ed incredibile epilogo, di uno dei più citati personaggi del paese di Lion come lo era Fiore Frincio, in quel irripetibile, fantastico ed indimenticabile periodo della mia adolescenza.” Tratto da “I Bambolotti di Lion” di Marino Basso
12 VolontAriAto Il Gruppo dei Volontari Albignasego Maserà di Padova Due Carrare dell’Associazione Nazionale Carabinieri Ogni numero del nostro giornale dedica largo spazio alle associazioni del territorio. In questa ultima uscita parleremo dell’Associazione Nazionale Carabinieri, una realtà molto attiva nel nostro Comune che attraverso i suoi volontari è presente in molte iniziative. A livello nazionale fu costituita nel 1886 a Milano come Associazione di mutuo soccorso “al servizio” degli altri e del volontariato ed a partire dal 1925 furono istituiti i primi convegni ufficiali. L’attuale denominazione è attribuibile al D.P.R. 1286 del 25 luglio 1956.
della Speranza, del Telefono, LILTL, sclerosi multipla e, di altre Organizzazioni senza scopo di lucro che si occupano di ricerca finalizzata alla cura di malattie rare; • partecipa, con i Soci le Benemerite in uniforme sociale con alfiere e la bandiera, a tutte le ricorrenze ufficiali organizzate dal Comune di Albignasego. Il Gruppo di volontariato, formato dai Soci iscritti all’Associazione, già prima dell’ iscrizione nel 2011 al registro Regionale di Volontariato, operava con iniziative volte all’impegno sociale nel territorio dei Comuni di Maserà di Padova, di Albignasego e Due Carrare e sin dal 2008 è stato sottoscritto con l’amministrazione del tempo un servizio di osservazione e controllo nei parchi. Il Gruppo di volontariato opera su richiesta e in collaborazione con la Polizia Locale per ottimizzare la sicurezza nell’ambito degli eventi patrocinati od organizzati dal Comune, nonché delle attività sportive, culturali, sociali, religiose e per la tutele del territorio in materia ecologico-ambientale.
Per quanto riguarda il nostro territorio, il nucleo dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri è stata istituita a Maserà di Padova nel 1934 dal Vice Brigadiere dei Carabinieri Reali Alessandro Grigolon padre di tre Carabinieri Reali: Antonio ed Enrico caduti rispettivamente nel 1926 e nel 1933 e di Aristide al quale per una azione di coraggio oltre la linea di combattimento sotto il fuoco nemico, il 24 aprile 1936 a Gunu Gadu (Somalia) rimaneva ferito mortalmente; a tal proposito il Ministero della Difesa con Decreto n° 165 del 20 gennaio 1937 conferiva alla memoria la Medaglia d’Argento al V.M.. E così l’intero nucleo, inizialmente nata come Sezione di Maserà e dal 20 dicembre del 2000 aggiornata nell’intestazione anche come Albignasego è titolata alla Medaglia d’Argento al Valor Militare Carabiniere Grigolon Aristide. Negli anni si sono susseguiti diversi presidenti: il Car. Giuseppe Cattellan, il M.llo Augusto della Giustina, il M.llo Antonino Tirrito, il Brig. Fabian Cav. Armido (dal 1981 al 2011 n.d.r.), fino all’attuale Car. Zanatta Cav. Mauro presidente di Sezione e del Gruppo Volontari. Sino al 2014 il territorio assegnato alla sezione comprendeva i Comuni di Albignasego e Maserà di Padova, per poi essere ampliato direttamente dalla Presidenza Nazionale con il territiorio comunale di Due Carrare. Attualmente l’intero nucleo annovera ben due sedi, una nel nostro Comune, ad Albignasego, in via Roma presso la sede Unione dei Comuni Pratiarcati-Distretto PD3A – Corpo di Polizia Locale, l’altra a Maserà di Padova in via dei Kennedy 10, presso la Casa delle Associazioni situata all’interno del Parco della Libertà. L’associazione aggrega i Carabinieri in servizio, in congedo, i loro familiari ed i simpatiz
Il Giornale di Albignasego 13.000 copie che vengono distribuite direttamente nelle case dei cittadini di Albignasego. Le associazioni e le onlus cittadine possono dare il loro contributo e farsi conoscere, scrivendo a: matteoventurini@gmail.com
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zanti (persone che si identificano nei valori degli appartenenti all’Arma dei Carabinieri n.d.r.), ed è sorta per soddisfare l’esigenza di solidarietà tra i suoi componenti e la popolazione. In breve tempo, con l’istituzione di fatto del gruppo di volontariato e delle Benemerite, ha esteso l’impegno etico-sociale nel tessuto delle varie realtà locali, mettendo a disposizione la professionalità, la competenza e l’esperienza acquisite durante il servizio attivo nell’Arma dei Carabinieri. Attualmente, la sezione del nostro territorio è composta da 300 Soci ed opera con 40 Volontari e 16 Benemerite. La sezione di Maserà-Albignasego-Due Carrare organizza diverse attività, tra le quali:
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• attività culturali, come concorsi letterari, aperti anche ai soci delle altre Sezioni e alla scuole medie; ad esempio nel 2017 si è svolta una premiazione per la quale erano presenti il Sindaco di Albignasego Giacinti Filippo, due Generali di Divisione in congedo, il Comandante Provinciale Col. Oreste Liporace, l’Ispettore per il Veneto Gen. Enrico Vendramini, il Coordinatore Provinciale Ten. Col. Peri Federico, ed altre autorità civili e militari;
Fornisce in collaborazione con Polizia Locale l’assistenza in itinere alle processioni religiose che si svolgono nei quartieri del Comune di Albignasego e alla camminata (denominata “Due Passi”) che si svolgeva ogni martedì sera prima della pandemia. Su richiesta della Prefettura di Padova, Il Gruppo di Volontariato interviene inoltre in caso di calamità naturale come nel caso dell’emergenza alluvione nel Veneto del 2010, allorché con un gruppo di propri Volontari assicurò i servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione colpita dalla calamità e di vigilanza per scongiurare atti di sciacallaggio nelle abitazioni rese inagibili dall’acqua.
• attività ricreative quali gite, pellegrinaggi in località di interesse artistico e culturale e religioso per i soci, estese anche a persone non iscritte all’Associazione;
La sezione è stata insignita, nel settembre 2019 del Premio Obizzi, consegnato dal Sindaco di Albignasego Giacinti, direttamente al Presidente della sezione territioriale Mauro Zanatta. In questi tempi di pandemia, da febbraio 2020, i volontari sono impegnati a favore della popolazione in supporto alla Protezione Civile nel confezionamento e distribuzione mascherine, per la presenza e per il controllo delle disposizioni ministeriali in ordine al distanziamento e l’uso corretto delle mascherine ed infine nel controllo parchi e osservazione delle misure anti covd-19.
• attività di beneficienza in favore degli orfani dei militari dell’Arma ONAOMAC, della Città
M.V.
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CUltUrA
INTERVISTA AL GIORNALISTA
GIORGIO ALFINE storiCo Corrispondente di AlbignAsego per il gAzzettino Giorgio Alfine riceve la cittadinanza onoraria del comune croato
Oggi abbiamo il piacere di incontrare Giorgio Alfine, albignaseghese doc e storico referente giornalista per il nostro Comune per quasi 25 anni. Qualche giorno fa mi ha contattato via mail e mi ha sottoposto una domanda destinata alla rubrica “Il Direttore Risponde”, presente in questo numero a pagina 15. Con l’occasione ci siamo confrontati e ho pensato di porgli qualche domande, vista la sua lunga esperienza e conoscenza del territorio. Dopo un’esperienza in alcune radio libere a partire dal 1976 si dedica quasi totalmente alla carta stampata. Ma cediamo volentieri la parola a Giorgio.
Nel 1970 ti sei sposato e trasferito definitivamente ad Albignasego, raccontaci di quei primi anni in quella che poi sarebbe diventata la tua residenza. Tutto ebbe inizio con un torneo di tennis che avevo promosso tra le radio negli anni 76/77 indetta da Radio Abano Terme R.A.T. 103 di cui ero uno dei fondatori. La cosa interessò l’allora Eco di Padova (succursale del Corriere) che mi contattarono per avere notizie dell’evento. Da cosa nasce cosa: alla fine mi chiesero se fossi interessato a scrivere in qualità di corrispondente, ma anche di sport. La proposta mi allietò con entusiasmo, consapevole che la redazione padovana sarebbe durata più o meno 15 mesi. Iniziai con interesse tralasciando in parte la radio. Poi un sabato notte di ritorno da Ancona, al seguito della squadra femminile di A1 di volley del Cus Padova, impegnata nella serie maggiore. Una tempesta di neve rallentò il rientro, per le strade impraticabili, tanto che arrivammo in città alle 9 del mattino della domenica. Il tempo di acquistare il giornale per poi andare a dormire dopo una notte insonne. Non più tardi di un paio di ore squillò il telefono
Anche ad Albignasego riaprono in sicurezza le aule studio
Oltre ad aver scritto centiaia di articoli sul nostro territorio ha ricoperto il ruolo di Assessore all’Urbanistica durante la giunta Bettella
di casa, era la redazione de: il Gazzettino il quale visto che l’Eco era quasi in chiusura, mi chiesero se ero interessato alla corrispondenza per il Comune di Albignasego, perché il loro corrispondente aveva dato le dimissioni. Hai avuto un’importante esperienza amministrativa ad Albignasego che ti ha portato ad essere eletto insieme al futuro sindaco Bettella e ad essere eletto anche Assessore all’Urbanistica. Ufficialmente ad Albignasego sono arrivato negli anni 70 dopo il matrimonio perché io e mia moglie Alessandra, eravamo impiegati ad Albignasego, si proveniva entrambi da Santa Croce a Padova dove abitavamo vicini di casa, non lontano dal Prato della Valle. Dagli anni 70 vi è stato un repentino cambiamento tanto da diventare il Comune più popoloso della provincia. Un cambiamento che mi ha coinvolto a partire dal 1986 con dei nuovi amici alla vita politica del paese, prima in veste di segretario politico della Dc e poi assessore nella giunta guidata dal sindaco Renzo Bettella. Forse una parentesi nel peggiore momento della politica nazionale contraddistinta più che altro dal tintinnio delle manette che ha cambiato la geografia politica in gran parte d’Italia. E poi, da giornalista, sei stato per molti anni referente per i comuni di Albignasego, Casalserugo, Due Carrare (allora ancora divise in due Comuni n.d.r), Cartura, Bovolenta e talvolta Tribano, oltre che inviato domenicale pere la pallavolo, il calcio ed il ciclismo. Sì è vero, il tutto avvenne dopo la telefonata del caporedattore. Il giorno successivo di buon mattino ero già in via Boccalerie, sede storica a Padova, da dove
prese avvio il mio impegno proseguito per oltre un ventennio che poi si estese anche ai comuni di Bovolenta, Casalserugo, Cartura, Carrara San Giorgio e Santo Stefano fusesi in Due Carrare. La parte più importante fu poi quella di scrivere di Pallavolo grazie anche alle due squadre padovane: Petrarca e Thermomec. In aggiunta per otto anni tutte le domeniche pomeriggio ero in redazione in redazione sportiva a seguire anche altri eventi come calcio-minore, il ciclismo e gli sport minori. Tra le tante notizie che hai trattato raccontaci un paio di aneddoti riguardanti la nostra Città e non. Sono molteplici i fatti da raccontare su oltre vent’anni di notizie: soprattutto quello che riguardano le elezioni delle nuove municipalità nei singoli paesi che davano risalto a pagine intere con i candidati gli eletti e quelli che pensavano di farcela… e poi le urne ha riservato come sempre qualche sorpresa. Per cui forse quella che più mi ha dato da pensare è stata la tromba d’aria di Albignasego vissuta da vicino e l’inondazione della famosa “Ponta”di Bovolenta. Negli anni ti sei affezionato e hai apprezzato l’Istria fino a prendere casa poco lontano da Parenzo. Qualche anno dopo hai ottenuto anche la cittadinanza onoraria nel paese di TarVabriga. Raccontaci questa tua passione ed esperienza per questi territori. In mezzo a tutto cio’ negli anni 80 abbiamo avuto modo di conoscere l’istria da vicino, girovagando sul parentino con le frastagliate coste che creano insenature uniche in cui la natura ha il predominio. Ancor oggi. Abbiamo trovato un’area unica
che in questi anni si sta ampliando nella comunità di Torre/Abrega, dove abbiamo trovato casa che si specchia a pochi metri dal mare tra il complesso della Lanterna e la Baia di Santa Marina, prospiciente agli scavi romani, dove dal 10 dopo Cristo i patrizi romani al termine della loro missione a Roma, si traferivano in Istria, dando vita alla coltivazione degli olivi e all’allevamento del pesce (branzini e orate) direttamente in mare. Una terra benevola che apri nuove frontiere sul commercio dell’olio esportato sino al Pannonia e la produzione del “ Garum,” una salsa di pesce paragonata oggi al caviale, allora una vera ghiottoneria, un sito che per oltre 300 anni vide i romani edificare e prosperare in istria. Scavi che grazie anche all’impegno del museo del parentino con l’ex direttore Vladimir Kovacic che oggi custodisce tutti i ritrovamenti romani e alla collaborazione dell’università di Bordeaux (Prof. Francis Tasseau)e dell’università di Padova (Prof. Antonio Marchiori) che vede ogni anno coinvolti studenti francesi, italiani e Croati nel portare alla luce pezzi di storia di quasi 2000 anni. Da anni la comunità locale è impegnata nella promozione e salvaguardia di quanto scoperto in questi anni dalla civiltà romana in istria. Storia raccontata sul sito internet www.itineraristrianinews con interviste e video realizzati sul sito archeologico. Ti ringrazio per la tua disponibilità e spero di avere ancora l’onore di ospitare qualche tua curiosità all’interno delle nostre pagine per le prossime uscite. Grazie a te
Matteo Venturini
Arrivano interessanti novità riguardanti lo studio e gli spazi destinati ai nostri giovani. Vista la richiesta avanzata dagli studenti universitari, di poter tornare a usufruire delle aule studio, il Comune di Albignasego ha deciso di riaprile, adattandole alle nuove norme anti-Covid: l’ingresso sarà limitato e controllato per evitare assembranti e garantire il rispetto delle regole igienicosanitarie.
L’aula studio al primo piano di Casa Calore, a Sant’Agostino, è aperta da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 18.30. L’accesso è garantito al massimo a otto persone sedute contemporaneamente, due per ogni tavolo in modo contrapposto, al fine di garantire una distanza di almeno 2 metri fra loro. Ovviamente si accederà previo utilizzo della mascherina e igienizzazione delle mani e sarà osservata una periodica areazione del locale. A sorvegliare il rispetto delle norme saranno alcuni ragazzi, che si sono volontariamente resi disponibili a effettuare i controlli periodici. Riaprono anche le due aule studio al pianterreno di villa Obizzi: al loro interno la capienza sarà di massimo sei persone sedute per ogni aula, sempre due per tavolo e in posizione contrapposta tra loro. Le aule saranno aperte, a partire dal 22 febbraio, il lunedì dalle 8.30 alle 18.30 e dal martedì al venerdì dalle 8.30 alle 19. Il sabato resteranno tutte chiuse, come da disposizioni del Dpcm emanato dal Presidente del Consiglio dei ministri. La necessità di poter garantire degli spazi a disposizione degli studenti residenti ad Albignasego è una reale esigenza, purtroppo negata dai fatti recenti legati alla pandemia, che torna ad essere una realtà. Molti studenti, per eventare spostamenti in zona universitaria patavina o semplicemente perché pendolari da altre sedi universitarie non in provincia, sono stati costretti a studiare in casa, spesso rinunciando alla quiete necessaria per la concentrazione allo studio. Finalmente anche Albignasego ha risposto egregiamente a questa esigenza degli studenti, non rinunciando a tutte le normative imposte dai decreti e dalle ordinanze in corso. Matteo Venturini
14 riCordi AlbignAsego nei riCordi: il MItICO CINEMA SpLENdOR Nicola Vegro, regista e autore del libro “Antonio Segreto” anche in questo numero del nuovo anno ci racconta storie ed aneddoti dell’Albignasego di qualche anno fa, curiosità interessanti legate ad un passato non troppo remoto. Da pochi giorni il suo libro è disponibile non solo in libreria ma anche presso i punti vendita Alì, Aliper e i supermercati Interspar
La mia piccola memoria risale agli anni sessanta. Uno dei miei primi ricordi è il profumo del Calicanto. Probabilmente, dopo il freddo dell’inverno, dalla finestra aperta entrava il profumo di quei fiori gialli che annunciavano l’arrivo della primavera. Nel piccolo giardino della nonna, il Calicanto si affacciava sulla strada: via Roma. A quel tempo via Roma era il paese. Non c’era nemmeno una piazza. Albignasego era una via che correva dalla città… giù… sino a località dove nomi e confini si confondevano nelle nebbie dense dell’inverno, e nella bella stagione, divenivano un tutt’uno con il verde o il biondo del grano maturo. Verso nord, la questione però era diversa. C’era un tratto di campi, ma dopo… iniziava la città. Era una città quasi sempre un po’ boriosa, istruita a segnare le distanze con chi veniva da fuori.
Distanze nel modo di parlare, di vestire, e nelle scarpe… spesso macchiate di terra. A pensarlo adesso sembra assurdo, ma la piccola distanza che ora percorriamo in qualche minuto, a quel tempo era smisurata. Ma proprio verso nord, in quel tratto dove il paese finiva, esisteva un baluardo, una fortezza che si ergeva quasi a difesa dei suoi abitanti: il cinema Splendor. A quel tempo appariva come una costruzione triste e piuttosto anonima, forse non era nemmeno tinteggiata, ma era lì che molte differenze con la città si smussavano. Rispetto alle sale del centro i film arrivavano con qualche mese di ritardo, ma portavano informazione, attualità, divertimento, costume e molte volte qualcosa di molto prezioso… cultura. “Cinema Splendor”: l’insegna luminosa orientava anche i forestieri. Nelle vetrine si vedevano i manifesti del film in proiezione e di quello nei giorni a seguire. Nella bacheca sulla strada c’erano le immagini delle scene più interessanti. Alla cassa si compravano biglietti interi o ridotti per platea o galleria e magari un pacchetto di caramelle Cubik Elak o Charms assortite. Era bello entrare poco prima che il film iniziasse, quando le luci erano già spente, perché l’effetto era più forte. Superata la porta, si spostava la tenda di pesante velluto e… il mondo spariva. Nel buio della sala prendevi posto, se eri fortunato in quelli centrali, facendoti largo tra gambe e folate di fumo. Poi iniziava la magia. Dall’alto, un piccolo fascio di luce fendeva il buio e creava l’universo. Il mio primo film fu “Per un pugno
di dollari”. Forse non era proprio adatto ai bambini, ma vicino a papà Vitto potevo affrontare ogni cosa. La serie dei Western durò anni, insieme ai 007, ai film musicali di Morandi o Little Tony, ai comici di Ciccio e Ingrassia, e quelli vietati ai 18 come Isabella o Diabolik. Film dopo film il tempo passava, e diventando un po’ più grandi, alla domenica pomeriggio, si cominciavano ad apprezzare i posti più laterali, meglio ancora quelli alle spalle di tutti, dove nella complicità del buio, si potevano sussurrare le prime frasi e i primi timidi baci d’amore. E allora lo Splendor splendeva! Splendeva di baci, di speranze d’amore e di promesse. A frenare ogni esagerazione ci pensava la maschera, tecnicamente si chiamava così, ed era preposto a controllare l’andamento del pubblico in sala, e a più di qualcuno toccava grattarsi la testa colpito da un colpo di pila. Per evitare ogni equivoco, i bagni erano rigorosamente divisi uomini/donne disposti ai lati della sala e sotto l’occhio vigile di tutti gli spettatori. Suspance, risate o lacrime, erano sempre buoni motivi perché si accendessero decine di sigarette che, boccata dopo boccata, si raccoglievano in una densa nube che aleggiava nell’aria, rischiarata dal raggio del proiettore. Ogni film era diviso in due tempi, il 1° e il 2°. In quella breve pausa si accendevano le luci e se c’erano dei ragazzini, ne approfittavano per fare due corse e sfogare il silenzio prolungato. In alto, nella cabina di proiezione, mani esperte cambiavano la pizza, il rullo di pellicola del film, e dopo pochi minuti iniziava il 2° tempo. La pellicola era delicata, infiammabile e molto fragile; bisognava trattarla con abilità.
Eravamo in periferia, ma avevamo un proiezionista così esperto che vinceva il confronto con qualsiasi sala del centro: Giacinto Bonettin. Un uomo generoso, dotato di cuore e simpatia. Io ero amico di Gianni, suo figlio, e ogni tanto salivamo le scale e lo andavamo a trovare nella cabina di proiezione. Il rumore era emozionante, e da lassù lo spettacolo aveva qualcosa di affascinante: era come scoprire un mistero che nessuno conosceva! Giacinto, le sue mani hanno delicatamente sfiorato milioni di chilometri di preziosa pellicola. A volte capitava che il film si rompesse provocando fischi e commenti di dissenso, ma Giacinto, con calma e prontezza giuntava i fotogrammi in un baleno, e lo spettacolo riprendeva. Magari con un applauso. Poi, all’inizio degli anni ’70, la società intera iniziò a cambiare e i film accompagnarono e alimentarono la trasformazione. Al cinema si iniziò ad andare con uno spirito e unosguardo nuovo: non tanto per vedere, ma per… capire. Il mitico cinema Splendor rispose perfettamente a queste nuove esigenze e aprì le porte a un modo nuovo di andare al cinema e a uno spettatore che aveva voglia e bisogno di confrontare e condividere con gli altri le proprie emozioni.
Era nato il CINEFORUM. Ma di questo, se vi piacerà, ne parleremo la prossima volta. Nicola Vegro
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teCnologiA
I tAtuAggI dEL futuRO MONItORERANNO I NOStRI VALORI VItALI Consistono in sensori indossAbili in grAdo di MonitorAre 24 ore sU 24 i VAlori VitAli nei soggetti Che li “indossAno”
Non solo Covid, ma anche valori del sangue, pressione, temperatura e persino struttura molecolare. I tatuaggi del futuro saranno in grado di scoprire e monitorare tutti i nostri valori vitali, tenerli a bada, ed eventualmente avvertirci in caso di anomalie. E per molti di noi saranno anche altamente irresistibili, versatili e pure facilmente removibili nel caso in cui ci stancassimo di esibirli. Il tatuaggio hi-tech entrerà presto nelle abitudini e consuetudini della vita e favoriranno in maniera incredibile la scienza ed il monitoraggio della propria salute. Un team di ricercatori della Pennsylvania State University ha estratto dal proprio cappello un vero e proprio “gioco di prestigio”, quasi equiparabile a fantascienza che, al contrario, è e sarà presto realtà per tutti a prezzi accessibilissimi. Dei veri e propri sensori indossabili, molto gradevoli e assimilabili nella macrocategoria dei tatuaggi, potranno essere facilmente applicabili direttamente sulla nostra pelle. In diverse ricerche di studio, come riportato nelle pubblicazioni su ACS Applied Materials & Interfaces, vengono descritti come tecnologia innovativa che non richiede alte temperature per “fondere” il sensore con il materiale su cui viene applicato che, ovviamente ed in questo caso, stiamo parlando e considerando la nostra pelle.
Tutto questo è frutto di studi in continua evoluzione basti pensare che fino a qualche mese fa questo processo era impensabile: le altissime temperature richieste per trasferire il metallo - si tratta di microsensori composti da polvere di nanoparticelle d’argento-, superavano i 300°, rendendo matematicamente impossibile il trasferimento su una qualsiasi superficie cutanea. Huanyu Cheng, capo dello studio, ha voluto così spiegare come si è potuto raggiungere un risultato accettabile ma soprattutto fattibile: “ Per superare questa limitazione abbiamo provato a inserire uno strato ausiliario di nanoparticelle, qualcosa che non danneggiasse la pelle e aiutasse il materiale a sintetizzare a una temperatura più bassa”. Questo tentativo, sicuramente efficace, portò ad avere una riduzione di due terzi della temperatura portandola a 100°, ancora troppo elevata e non
Il Giornale di Albignasego supplemento de “il Giornale di” Anno 2 n°2 (4°Pubb.) Aut. Tribunale di Padova n. 2509
Direttore responsabile: Matteo Venturini Coordinamento editoriale: Nadia Musoni Redazione: matteoventurini@gmail.com Albano Faggin Dott. Emo Bruno Nicola Vegro
sufficiente ad evitare bruciature cutanee. Nel loro secondo tentativo i ricercatori cambiarono la formula dello strato ausiliario utilizzando ingredienti usati già di frequente nei solventi presenti nelle maschere di bellezza: l’alcol polivinilico ed il carbonato di calcio, rispettivamente presenti nelle maschere cosmetiche per il viso e nei gusci delle uova. E così il risultato si è potuto raggiungere in quanto, grazie a questi nuovi ingredienti, l’applicazione è possibile a temperatura ambiente e direttamente sulla pelle, con l’ausilio di un phon ad aria fredda utile ad asciugare l’acqua utilizzata come solvente nell’inchiostro. Oltre ad essere un tatuaggio molto gradevole alla vista - per i patiti del genere - risulta essere un ottimo alleato per la salute: poter monitorare la temperatura corporea, l’ossigenazione sanguigna - utilissima anche per il Covid -, la performance cardiaca ed altri valori e marcatori clinici. Lo stesso Cheng, alla presentazione della novità tecnologica, ha voluto concludere: “ Il sensore è anche ecologico, e può essere rimosso con una semplice doccia calda, inoltre può essere riciclato e la sua rimozione non danneggia nè la pelle, nè il dispositivo stesso. Matteo Venturini
Raccolta pubblicitaria, impaginazione e grafica: Lime Edizioni Srl - Milano t. 02 36767660 www.limedizioni.com Stampa: copie n. 13.000 Distribuzione gratuita alle famiglie e bar della città di Albignasego Chiuso in redazione il 06/03/2021
il direttore risponde Ho letto con molto piacere il suo editoriale su: “ Il Giorno del Ricordo” nell’ultimo numero del giornale da lei diretto. Mi chiamo Giorgio Alfine, sono un giornalista pubblicista iscritto all’Albo dal 1980. Risiedo ad Albignasego dove sono arrivato nel 1970, proveniente da Padova […]. Ho molto apprezzato il suo articolo e volevo renderle noto che sin dagli anni 80 ho conosciuto l’Istria croata, dove ho trovato casa nel territorio del parentino, dove ho la residenza e ci vivo per diversi mesi all’anno. Abito nel nuovo comune che si è formato (Torre/Abrega) dopo lo stacco da Parenzo. Nel 2012 ho ricevuto la cittadinanza onoraria del comune, dove abito, per i video della realtà istriana sul sito www.itinerariistrianinews. Video di promozione turistica, sui valori della comunità degli italiani con le testimonianze delle realtà del territorio istriano ricco di enogastronomia. Ritornando alle foibe, alcuni anni or sono in Istria sono state rivissute ed impersonate anche da Simone Cristicchi con il suo “Magazzino 18” attraverso le sue rappresentazioni diverse cittadine istriane, ma anche in Italia. Trieste, Padova ed altre città. Eventi che ho seguito e pubblicati anche in un altro format “Panorama Veneto”. Istria ovvero una terra
magica, dove si possono anche trovare molteplici scavi romani del 10 dopo Cristo in riva alle anse dell’Adriatico. Per tornare alle foibe, non lontano da dove abito in Istria e precisamente a Visinada è sepolta Norma Cossetto, la studentessa che studiava all’Università di Padova, trucidata dai “Titini” con violenze inaudite e poi infoibata ancora viva. Norma Cossetto un’italiana, alla quale il presidente della Repubblica Ciampi ha insignito nel 1995 una medaglia d’oro di riconoscenza, con Laurea ad Honorem per il martirio subito. Per tornare ad Albignasego sulla questione delle foibe c’è una via intitolata “Ai Martiri delle Foibe” ma non c’è nemmeno a Padova una via intitolata a Norma Cossetto che meriterebbe un giusto riconoscimento per il suo trascorsao universitario a Padova. Visto la nostra vicinanza alla città, ed in sintonia con via “Martiri delle Foibe” non guasterebbe un riconoscimento a questa studentessa italiana, nel ricordo del suo martirio, coinvolgendo le numerose realtà ed associazioni presenti sul territorio che hanno vissuto questi tragici momenti della storia italiana. Grazie per la sua disponibilità Giorgio Alfine
Gentilissimo collega, ho molto apprezzato la tua mail che riprende un argomento a me molto caro. Sono completamente d’accordo con te sul fatto che sarebbe ben apprezzato titolare alcune vie a persone che meritano di essere ricordate. Norma Cossetto deve essere ricordata e come lei anche molte altre persone. Albignasego ha infatti il “primato” di essere stato il primo Comune in Italia ad aver dedicato una via alle vittime delle Foibe. Sposando totalmente la tua idea e la tua proposta mi attiverò personalmente per richiedere di titolare una via a Norma Cossetto nella nostra Città, con l’augurio di avere parere positivo dal Consiglio Comunale. Un caro saluto Matteo Venturini
Per porre domande al nostro Direttore Responsabile inoltrare una mail a matteoventurini@gmail.com