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Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 16/01/2002 n. 1 - E 3,00

R a ve n n a w w w. i n m a g a z i n e . i t ®

Anno IX - N. 6 - DICEMBRE 2010/GENNAIO 2011

Lucia

Vasini

Anima creativa

Alberto Beltrani Un gran bel film Roberto Pagnani Dialoghi dinamici Gianna Giani Il filo del passato


Editoriale

Tradizioni

Riscoprire

da

di Andrea Masotti

Accomodarsi in platea o in galleria, riscoprendo il bello “della diretta” che solo il teatro sa dare. Oppure sedersi in una sala cinematografica, potendo scegliere il posto che si preferisce, aspettare che le luci si spengano e godersi il film, magari d’essai. O ancora, ritagliarsi un pomeriggio in una di queste fredde domeniche a ridosso delle feste, per riscoprire il piacere di dedicare qualche ora a scrivere, come si faceva una volta, gli auguri ad amici e persone care: riprendendo in mano penna, busta e cartolina. Tradizioni del passato? Assolutamente

R a ve n n a

no, piccoli momenti da non perdere in questi giorni di fine anno. Parlavamo di teatro. Saliamo “idealmente” sui palcoscenici ravennati per incontrare una sua illustre rappresentante, già in passato intervistata su “Ravenna IN”, ora meritatamente in copertina: Lucia Vasini, poliedrica protagonista di tanti iniziative culturali. Quindi il cinema, trattato quasi in parallelo tra Faenza e Ravenna, attraverso due esperienze dagli esiti opposti. Per l’articolo di copertina faentino, raccontiamo l’attività del Sarti e Italia attraverso il racconto di Alberto

Faenza

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Pesaro-Urbino

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AnnoAnno V - N. - GIUGNO/LUGLIO/AGOSTO V 2- N. 3 - OTTOBRE/NOVEMBRE 2010

Lucia Vasini Anima creativa Roberto Pagnani Dialoghi dinamici Gianna Giani Il filo del passato

Cesena

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Economia dell’intuizione Federico Mondelci Una musica può fare Imprenditori “geniali” Le “spiagge” territorio fiume Valdel Tarugo Dove ilUn’estate... tempo si è al fermato Francesca PaoloPascucci Andreani

LaPresidente signora delle chiocciole a tutto tondo

Rimini

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www.inmagazine.it ®

Mauro

Moretti Sul binario del successo

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Alessandro Formica Il lavoro come valore Lidiana Biotti Bellezza senza tempo IN Magazine e Foschi L'editoria che cresce

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Gaetano Foggetti e Germano Pestelli Per gli altri Tradizioni di Natale Atmosfere magiche Feste golose I segreti di un cesto perfetto

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Una risata ci guarirà

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dottor Jumba

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I Nasi Rossi del dottor Jumba Una risata ci guarirà Tradizioni di Natale Atmosfere magiche Feste golose I segreti di un cesto perfetto

I Nasi Rossi del

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Germano Pestelli e Gaetano Foggetti

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Volontariato

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Il nostro impegno nel

Anno X - N. 5 - NOVEMBRE 2010

Anno VII - N. 4/5 - dIcembre 2010

Anno XIII - N. 6 - DICEMBRE 2010

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Silvia Valori in

Cecchi Eredità

Il volto elegante della Legge Maurizio Testaguzzi e Gianfranco Tonti

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Forlì

Sarti e Italia, che spettacoli!

IN

Alberto Beltrani Un gran bel film Roberto Pagnani Dialoghi dinamici Gianna Giani Il filo del passato

Alberto

Beltrani

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Anima creativa

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Lucia

Vasini

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Supplemento a “Ravenna IN Magazine” N. 6 - 2010

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Anno IX - N. 6 - DICEMBRE 2010/GENNAIO 2011

Beltrani, che gestisce le due sale in centro storico, nonché deux ex machina, insieme ad altri esercenti cittadini e ad aziende sul territorio, di interessanti eventi. Mentre a Ravenna, purtroppo, la storia è del tutto differente, perché nel capoluogo le sale in centro non hanno retto, dopo una storia lunga oltre un secolo, all’impatto dei multisala. Vecchie tradizioni sono quelle dei biglietti d’auguri, che ripercorriamo attraverso i biglietti d’inizio secolo scorso conservati con passione da Elisabetta Gulli Grigioni. E seguendo i ricordi, eccoci a Gambellare, per conoscere come funzionano i vecchi telai. Antiche macchine da tessitura che la signora Gianna Giani, ha raccolto negli anni e che, in alcuni casi, ancora utilizza. L’arte di Roberto Pagnani, le prime novità dell’edizione 2001 di Ravenna Festival, lo sport con tre giovani “moschettiere” del Circolo Ravennate della Spada, completano questo numero. Chiudiamo ricordandovi le novità in libreria targate Edizioni IN Magazine: le due Agende 2011, “Romagnola” e “Filosofica”, e le nuove guide. Il quarto volume della collana “52”, dedicato questa volta al gioco del golf in Emilia-Romagna, e la Guida ai ristoranti, che torna in libreria rinnovata e prende in esame la Romagna e la Provincia di Pesaro-Urbino. Appuntamento al 2011, in cui celebreremo i primi 10 anni della rivista.

IN Magazine | 3


Sommario 3

Editoriale

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Annotare | Brevi IN

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Essere | Lucia Vasini

18

Proiettare | Alberto Beltrani

24

Ricordare | I vecchi cinema di Ravenna

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Festeggiare | Vecchie cartoline natalizie

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Creare | Roberto Pagnani

18

36 42 44

12

28

36

Conservare | Gianna Giani Vincere | Circolo Ravennate della Spada Unire | Ravenna Festival 2011

Edizioni IN MAGAZINE S.R.L. Redazione e amministrazione: Via Napoleone Bonaparte, 50 47100 ForlĂŹ tel. 0543.798463 fax 0543.774044

www.inmagazine.it

46

Migrare | Novella Burioli

inmagazine@menabo.com Stampa: Graph S.N.C. - San Leo (PU)

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Giocare | 52 domeniche di golf

49

Consultare | La nuova Guida ai ristoranti

50

Scegliere | Shopping

Direttore Responsabile: Andrea Masotti. Redazione centrale: Andrea Biondi, Francesca Renzi.

Controllo produzione e qualitĂ : Isabella Fazioli. Ufficio commerciale: Roberta Missiroli. Collaboratori: Massimo Argnani, Lidia Bagnara, Andrea Casadio, Anna De Lutiis, Massimo Fiorentini, Antonio Graziani, Claudia Graziani, Ilaria Milandri, Loretta Paganelli, Giorgio Sabatini, Aldo Savini, Michele Virgili, Tiziano Zaccaria. Chiuso per la stampa il 14/12/2010

Progetto grafico: Lisa Tagliaferri. Impaginazione: Francesca Fantini, Sabrina Montefiori.

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Annotare | Brevi IN

Doppietta romagnola al Master del Sangiovese

Faenza - La X edizione del “Trofeo Consorzio Vini di Romagna”, lo scorso 15 novembre, presso il MIC, ha visto trionfare il romagnolo Rudy Travagli davanti ad Annalisa Linguerri. Era dal 2003 che un romagnolo non si aggiudicava il Master del Sangiovese. Allora fu Luca Gardini, diventato poi primo sommelier d’Italia e di recente Campione d’Europa e del Mondo. Gardini era proprio in giuria del Master. Rudy Travagli, cervese, svolge l’attività di consulenza per ristoranti ed enoteche. www.consorziovinidiromagna.it

Raffaele Cantone ospite Lions Ravenna - “Le strade dell’illegalità - L’infiltrazione della criminalità organizzata nel Nord Italia” è stato il tema dell’incontro che ha visto come relatore Raffaele Cantone, invitato dal Lions Club Ravenna Host e dal Comune, in una sala Muratori della Classense gremita di pubblico. Il magistrato ha spiegato come le mafie oggi abbiamo modificato il loro comportamento: meno armi e più colletti bianchi, infiltrandosi in tutti i settori redditizi della società facendo affari al sud come al nord, in particolare nell’edilizia, ma anche nei settori turistico e della salute. Milano, Parma,

Modena le città nelle quali da anni si muove. Cantone è stato Pubblico ministero, dal ’99 al 2007, alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, dove ha condotto le maggiori indagini contro la camorra napoletana e casertana. In quegli anni si è occupato delle indagini sul clan dei Casalesi, riferite anche in Gomorra, riuscendo a ottenere la condanna all’ergastolo di Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Walter Schiamone e molti altri. Oggi lavora all’Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione, ma non nasconde di voler tornare alla magistratura attiva. (C.G.)

Terracotte domestiche al MIC Faenza - Fino al 16 gennaio, al MIC è aperta la mostra “Terracotte domestiche tra XVIII e XIX secolo. Segni e immagini della devozione popolare”: statuette devozionali in terracotta policroma di manifattura faentina e bolognese, riconducibili alle cosiddette “arti minori” e classificate come “domestiche” per le dimensioni ridotte ma di pregevole qualità e di alto valore spirituale. Destinate al culto privato, trovavano collocazione nei palazzi signorili, nelle case più modeste di città e campagna, nelle sacrestie e case canoniche, assai raramente nelle cappelle laterali delle chiese, a cui erano destinate statue di dimensioni maggiori. Orario: dal martedì al venerdì 9,30-13,30; sabato, domenica e festivi 9,30-17,30. Chiuso 25 dicembre e 1 gennaio. (A.S.)

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Le imprese per l’ Arte Faenza - Ha inaugurato lo scorso 3 dicembre, presso lo showroom di Ravenna Tendaggi, la mostra personale di Marisa Monaco, prima tappa del progetto Angolo UNO / giovani imprenditori per giovani artisti. Il progetto, della durata di un anno, è ideato e promosso dal Museo Carlo Zauli e da Ravenna Tendaggi insieme all’azienda Edil più; è realizzato grazie alla stretta collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna e dell’ISIA di Faenza e destina un’at-

tenzione particolare anche alla ricerca medica, in particolare all’AIRC. Un progetto innovativo che unisce arte, imprese, musei e accademie e che trasforma lo showroom in una palestra e in un’opportunità per giovani artisti alla prima esperienza espositiva istituzionale. Marisa Monaco è una giovane selezionata all’interno dell’Accademia di Belle Arti, scelta per il talento e la qualità dell’opera, che esprime utilizzando pittura, video e scultura.


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Le novità di Vittoria”

L’Accademia di Belle Arti compie 180 anni Ravenna - L’attività dell’Accademia

8 | IN Magazine

Ph. Massimo Fiorentini

il connubio delle due professionalità aggiunge valore all’intera attività, garantendo alle clienti il massimo della comodità. Nel salone il rapporto con la clientela è, oltre alla professionalità, il vero collante: un rapporto familiare, in cui ognuno si sente a proprio agio e viene consigliato e coccolato al meglio. Parrucchieri Vittoria, via Mazzini 37, Ravenna, tel. 0544.212863; estetista Annarita Barretta, tel. 0544.65528.

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Ritorno agli antichi Chiostri Faenza - Si è svolta l’11 dicembre l’inaugurazione del complesso monumentale degli Antichi Chiostri Francescani della Fondazione Cassa di Risparmio, a conclusione di un progetto di restauro che valorizza una struttura di grande interesse. I Chiostri ospiteranno anche il Museo Dantesco gestito dall’Opera di Dante del Comune, il Centro Dantesco della Provincia Bolognese dei Frati Minori Conventuali, con una biblioteca di oltre 20mila volumi, la biblioteca giuridico-economica, artistica e storica di Cassa e Fondazione, quella della

Fondazione Enzo Bettiza e l’Archivio Storico della Cassa suddiviso in sezione multimediale e documentale. Nei Chiostri trovano collocazione un grande mosaico a parete di Paolo Racagni e due statue in ferro battuto di Augusto Bartolotti raffiguranti San Francesco e Santa Chiara.

Ph. Massimo Fiorentini

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di Belle Arti per il prossimo anno è stata inaugurata all’Alighieri, il 26 novembre scorso, con una lectio magistralis di Francesco Poli, docente di Storia dell’arte all’Accademia di Brera, e con una pubblicazione che ripercorre la vicenda storica lunga 180 anni di un’istituzione culturale, fondata il 26 novembre 1829, grazie alla quale l’arte a Ravenna non è stata soltanto memoria del passato, ma formazione culturale e produzione legata alla contemporaneità. L’opera presenta fotografie, disegni, opere d’arte di famosi docenti come Vittorio Guaccimanni, Giovanni Guerrini, Ginna, Luigi Varoli e Umberto Folli, e degli allievi, per raccontare gli eventi più significativi, dalla sua nascita ai nostri giorni. Alla sua presenza in città si collegano la Pinacoteca Comunale, oggi Museo d’Arte della città, nata quale quadreria dell’Accademia, l’Archivio e la Gipsoteca, oltre al Liceo Artistico e all’Istituto d’Arte per il Mosaico. Ad essa si deve inoltre la rinascita del mosaico a Ravenna, con la Scuola aperta in Accademia nel 1924, e in prospettiva futura proprio il mosaico è destinato a essere il fattore principale dell’identità artistica non solo della città ma anche dell’Accademia stessa. Nella foto, docenti dell’Accademia nel 1971 (A.S)

Ravenna - Ha iniziato l’esperienza sul campo a soli 18 anni, fino a quando, nel 1988, aprì l’ormai noto salone di parrucchiere in via Mazzini 37 a Ravenna: oltre 20 anni che hanno permesso all’attività guidata da Vittoria Grassi di radicarsi nel territorio e farsi amare dalla clientela. Dal giugno scorso, il servizio si è ampliato ulteriormente, grazie alla collaborazione con l’estetista Annarita Barretta, professionista da più di vent’anni, con cui Vittoria ha intrapreso un percorso professionale comune, per la gioia delle affezionate clienti. Oggi è possibile trovare entrambi i servizi nella stessa struttura, ma sempre distinti, in modo che, a seconda delle esigenze, si possa usufruire di un taglio, di un massaggio o di entrambi. Annarita è specializzata nei massaggi manuali al corpo, e


52 domeniche di golf in emilia romagna Confindustria: analisi di fine Anno Ravenna - Fine anno e fine mandato imminente per Giovanni Tampieri, in carica dal 2007. A partire da allora, in quattro anni il numero degli associati è passato da 400 a circa 800. I componenti del Comitato di Presidenza hanno affrontato vari punti ripercorrendo la crisi che, come ha sottolineato Paolo Zama, ha messo a dura prova piccola e media industria. Grande rilievo è stato dato alla Conferenza economica del 13 dicembre. Guido Ottolenghi ha dichiarato che le aziende hanno investito nonostante la crisi, ma il porto è indietro nel risolvere i problemi dell’abbassamento dei fondali e delle banchine. Altre priorità segnalate, parlando dei prossimi anni, la centralità dell’impresa, l’internazionalizzazione e l’innovazione, la valorizzazione della competitività, il porto e il sistema logistico. Non poteva mancare un riferimento all’energia. A tal proposito Tampieri ha espresso la sua non fiducia nel fotovoltaico mentre si è espresso favorevole all’eolico che si potrebbe sviluppare off shore e le biomasse, grande opportunità per gli agricoltori. Per quanto riguarda la Sanità, Ettore Sansavini ha auspicato un sistema che possa integrare pubblico e privato. (A.D.L.)

Il Circo della Pace Bagnacavallo - Per tutto il periodo natalizio, in piazza della Libertà, “Il Circo della Pace” propone spettacoli di giochi, danze, musiche e acrobazie con 11 giovani artisti del Mini circus for children di Kabul, portando un messaggio di pace e integrazione tra popoli e culture diverse. Dopo l’inaugurazione del 18 dicembre, gli spettacoli proseguono fino al 6 gennaio (escluso il 27) alle ore 21, con repliche alle 16 il 25, 26 dicembre e 1, 2 e 6 gennaio. (A.S.)

La guida che racconta i club della regione, le buche più belle, gli itinerari turistici più affascinanti e le proposte enogastronomiche del territorio. È la prima guida in Italia che unisce golf, turismo ed enogastronomia, valorizzando in modo originale le peculiarità di una regione da sempre ricca di affascinanti proposte turistiche. Una guida completa per il giocatore e per tutta la sua famiglia.

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Guidarello, i Premiati

Gli auguri del Terziario Donna Confcommercio

Ravenna - La Sala Bini ha accolto gli ospiti in un’esplosione di fragranze, come preannunciava il tema, “Profumo di Natale”. Aroma d’arancia, cannella e cioccolato hanno creato un caloroso clima. Molti gli interventi: Ivan Baccarini, presidente Sindacato Pasticceri, ha illustrato le caratteristiche della vaniglia mentre Giancarlo Ceccolini, presidente Sindacato Panificatori, ha esaltato la fragranza dei prodotti artigianali. Maurizio Giorgioni, presidente del Sindacato Erboristi, ha poi parlato delle proprietà delle spezie, dalla tradizionale noce moscata, ingrediente dei nostri passatelli, a quelle più esotiche come anice stellato, curry e cardamomo. Luigi Giorgioni, delle Loverie di Giorgioni, ha raccontato storia, aromi e proprietà del cioccolato. Sonia Tasselli di Studio T e l’aromaterapeuta Barbara Pozzi hanno presentato gli oli essenziali, consigliando per la stagione invernale i classici agrumi mentre Livia Caprara, presidente del Sindacato Centri di Traduzione e Interpretariato, ha spiegato storia e tradizioni dei profumi. A moderare la serata, la gastronoma ravennate Angela Schiavina. “L’attività del Gruppo Terziario Donna - ha concluso la presidente Claudia Fabbri - proseguirà nel 2011 con il Progetto ‘La promozione del Museo’, in collaborazione con il MAR.” Il progetto consiste nella partecipazione a visite guidate, tenute da esperti del Museo, alla scoperta delle collezioni permanenti e della grande mostra 2011 “L’Italia s’è desta: 1945-1953”. (A.D.L.)

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Ravenna - Si è appena concluso, ma già si parla di un’ambiziosa edizione per festeggiarne i quarant’anni. Il sindaco Fabrizio Matteucci si è espresso in favore di un cambiamento della città che favorirà soprattutto i giovani. Giovanni Tampieri, presidente di Confindustria, ha sottolineato che “la cultura è fonte di occupazione, è un binomio vincente con il turismo e per il turismo, strumento importantissimo per superare le attuali difficoltà.” Tra i numerosi premiati ha riscosso successo e simpatia Pippo Baudo, che si è raccontato senza remore e con

Ravenna e la Guerra Ravenna - Nel novembre 2008, la fine della Prima guerra mondiale fu ricordata col convegno La Grande Guerra nel Ravennate (1915-1918). Oggi esce per Longo il volume (Euro 25,00) che raccoglie gli atti del convegno: curato da Alessandro Luparini e aperto da un’introduzione di Massimo Baioni, ospita dodici interventi. Completa l’opera il censimento, a cura di Serena Sandri, dei fondi fotografici (pubblici e privati) sul periodo bellico in provincia, con oltre 90 fotografie in gran parte inedite. (A.C.)

semplicità, soffermandosi sui momenti alterni della carriera. Il Guidarello ad Honorem è stato assegnato ad Antonio Catricalà, che Bruno Vespa ha presentato raccontandone i successi fino al ruolo di presidente dell’Antitrust. Momento di commozione col Guidarello alla Memoria a Claudio Marabini, ritirato dal figlio. Licia Colò, unica donna premiata, ha ricordato i propri nonni di Coccolia. Il Guidarello Giovani è andato alla 4a del Liceo Linguistico Europeo e alla 4a del Liceo delle Scienze sociali, dei Licei S. Umiltà di Faenza. (A.D.L.)


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Essere | Lucia Vasini

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Anima

Creativa

testo Claudia Graziani - foto Lidia Bagnara

Dinamica e piena di progetti, Lucia Vasini è un’attrice curiosa, generosa. Consapevole che il suo destino è, da sempre, il teatro: da vivere come protagonista sul palco o da utilizzare come strumento d’aiuto per chi è in difficoltà, attraverso progetti terapeutici.

“Il destino esiste. E nel mio destino c’è sicuramente il teatro. C’è anche il lavorare con Paolo Rossi, e poi l’essere materni, come lo sono con mio figlio che avevo immaginato così fin da quando avevo 14 anni. C’è anche il mio essere crocerossina, perché volevo aiutare gli altri. Sono contenta di riuscire a veder realizzate tutte queste cose.” Ecco Lucia Vasini, attrice ravennate, con importanti esperienze in teatro, al cinema e in tv. Brillante, ma capace di interpretare con intensità ruoli drammatici. Tanto da alternare con versatilità il racconto dello stupro della donna bosniaca (ne I monologhi della vagina portato in teatro) agli sketch di Colorado Cafè su Italia 1, le gag con Enrico

Bertolino nel programma Glob su Rai3 alla moglie tradita di Carlo Verdone in Manuale d’amore 2 al cinema. Fino ad arrivare a Il mistero buffo di Dario Fo rivisitato da Paolo Rossi in scena in questi giorni in molti teatri italiani con un grandissimo successo. Nel suo destino il teatro e non poteva essere che così, se già a 9 anni fonda la sua prima “compagnia” e poi a 18 decide di andare a Milano dove si diploma al Piccolo, oggi scuola di Arte drammatica “Paolo Grassi”. Nel suo destino Paolo Rossi, con il quale ritorna a lavorare dopo tanti anni con una nuova sintonia in un Mistero Buffo che ha come sottotitolo “P.S.: nell’umile versione pop”. Nel suo destino il fi-

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In queste immagini, Lucia Vasini in scena con Paolo Rossi nella rinnovata versione “pop” di Mistero Buffo.

glio Davide, che desidera fare della

Opera buffa a New York Fra le diecimila idee Lucia Vasini ne ha una che porta a New York, dove è volata pochi giorni fa per presentare all’Istituto Italiano di Cultura lo spettacolo Dell’opera buffa andato in scena a Piacenza nello scorso settembre con un grande successo, nell’ambito del Festival del Diritto. C’è l’interesse concreto di proiettare nella ‘grande mela’ il video sottotitolato. Lo spettacolo è curato da associazione Diurni e Notturni, Teatro Gioco Vita e U.O. Riabilitazione - Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl di Piacenza, con la quale collabora da 7 anni. Lucia e gli attori (medici e pazienti) hanno indagato le disuguaglianze a partire dall’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht, terreno ideale per approfondire una ricerca drammaturgica, dove parola, musica e improvvisazione interagiscono in un originale gioco teatrale.

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cinematografia una professione, e che l’occhio esperto di Lucia ne vede già le capacità registiche. Nel suo destino gli altri, ‘diversi’, i disabili, i malati psichiatrici con i quali ha realizzato progetti teatrali terapeutici. “Sono un po’ schizofrenica, lo so, ma sono convinta che queste diverse situazioni confluiranno.” A dire il vero crediamo che

già questo percorso sia accaduto e vediamo una Lucia Vasini dinamica, con una molteplicità di progetti e idee da proporre e sviluppare che inevitabilmente sono espressione del suo essere curiosa verso il mondo, ottimista per il futuro e generosa nel trasmettere la sua comicità e farne una terapia con la sua associazione ‘Arte per vivere’. I tempi non sono certo favorevoli,


con un settore culturale che deve faticare per far comprendere di essere una risorsa e soprattutto una realtà che educa e libera le menti non solo di chi la fa, ma di chi la fruisce. Molte porte si chiudono, ma altre strade portano alla realizzazione di quelle che sembravano semplici proposte. “Ho diecimila progetti, diecimila idee: un film sul fiume Po da percorrere in barca; portare al Piccolo di Milano lo spettacolo Dell’opera buffa messo in scena dalla compagnia Diurni e Notturni, ospiti e operatori dei centri diurni della comunità di riabilitazione del dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Piacenza; promuovere il lungometraggio La Piccola A, nel quale sono una donna in crisi che vive i propri momenti migliori quando riesce a fare bene il suo lavoro con i pazienti del day hospital psichiatrico dove lavora, e che è arrivato secondo al Bergamo Film Meeting e poi sarà in altre città e anche in Sudamerica; infine, una ricerca su una donna comica del 1500, Lidia da Bagnacavallo, che si esibiva nella Compagnia dei Gelo-

Molteplici i suoi progetti si, e da qui passare alla Commedia dell’arte per arrivare a Pedretti e Baldini, poeti a cui sono molto affezionata.” Ed eccolo il legame con la sua terra (lei cresciuta a Marina di Ravenna, genitori riminesi, con amici in tutta la Romagna), di cui apprezza la semplicità, la leggerezza, il coraggio nell’esprimersi e la genuinità. “La Romagna me la sono portata dietro ovunque - spiega - non sono mai diventata una milanese snob, nonostante gli insegnamenti del grande Ardenti che mentre eravamo in prova per Plaza suite, di Neil Simon con Massimo Dapporto, mi diceva che era importante per le attrici protagoniste tenere comportamenti da primadonna. Non ci ho mai provato.” Poi ci sono gli errori. Lucia dice di averne fatti tanti: “Poi la vita ti fa rientrare sulla tua strada. E oggi, in questo periodo, in cui si avverte un cambiamento di energia, ognuno deve fare i conti e combattere il male, soprattutto


quello che è dentro di noi, l’ombra di cui parla Jung, e quello del mondo descritto da Giovanni Pascoli in ‘X Agosto’ in cui le stelle che cadono durante la notte di San Lorenzo non sono altro, per il poeta, che le lacrime del cielo sulla malvagità degli uomini.” Pensieri che non contrastano affatto con l’indole ottimista di Lucia, che guarda ai giovani fiduciosa: “Prendono dai genitori le cose positive e hanno i piedi per terra. I giovani oggi sono idealisti, ma concreti, molto ragionieri e manager di se stessi, ma artisti. Speriamo

nel futuro e in quelle persone che

hanno il coraggio di fare cambiamenti importanti e offrire un più ampio respiro alla cultura e ai giovani, come era negli anni Settanta. Realtà così esistono, ne abbiamo respirato la vitalità a Bari, dove al Petruzzelli abbiamo portato il Mistero Buffo. Un’isola felice è anche l’Emilia-Romagna. Direi che in entrambi i casi ci sono validi amministratori. Certo, viviamo tempi difficili, anche economicamente. Provini su provini. Quasi non si può più fare l’attore a tempo pieno. Meglio sarebbe farne un hobby, ma io non mollo. La mia anima vuole creare.” IN

Teatro… per vivere Cabaret terapia, anche di questo si occupa Lucia Vasini e con la sua associazione ‘Arte per vivere’ tiene corsi di teatro aperti a tutti, perché ha sperimentato che il metodo dell’Actors Studio e quello che definisce ‘omeopatico’ offrono risultati tangibili. “Veleno su veleno - spiega - per scoprire il comportamento che abbiamo nella vita. Amplificando il difetto ne prendi poi le distanze. È un lavoro collegato alla spiritualità per avere risposte su noi stessi e sul perché stiamo qua. Una spiritualità non legata a nessuna religione, ma ai testi sacri. Per questo credo in Gesù, in Krisna, in Buddha, nella poesia e nella bellezza che salva.”

L’attrice ravennate in scena con Dell’opera buffa, spettacolo realizzato in collaborazione col Dipartimento di Salute Mentale della Ausl di Piacenza.

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Quando la tecnologia è una scelta di stile. Anzi, due.

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Proiettare | Alberto Beltrani

Un gran

bel

Film

testo Tiziano Zaccaria - foto Massimo Fiorentini

I cinema Sarti e Italia di Faenza: “oasi” per gli amanti delle pellicole di qualità. Un pubblico che trova nelle due sale gestite da Alberto Beltrani una proposta valida, che non si limita ai film, ma punta a coinvolgere le altre realtà del territorio attraverso diverse iniziative.

Sono passati indenni dall’arrivo dei distributori di videocassette, dalla diffusione dei video su tv a pagamento e internet, dalle multisale. Malgrado negli ultimi trent’anni il settore abbia subìto uno stravolgimento, i Cinema Sarti e Italia di Faenza e restano fermamente in buona salute al loro posto, a due passi da piazza del Popolo, coccolati da un pubblico amante delle pellicole di qualità, target evidentemente ancora consistente. E pensare che nei centri storici delle vicine Imola, Forlì, Lugo e Ravenna, una dopo l’altra, quasi tutte le sale hanno chiuso, asfaltate da una serie di eventi, l’ultimo dei quali appunto l’arrivo delle multisale periferiche. A Lugo non esistono più Doria, Astra, Giardino. A Imola, delle quattro sale storiche, è sopravvissuto solo il Cristallo. Pure a Forlì ormai non è rimasto quasi nulla dei tanti cinema che negli anni ’70 l’avevano resa una piazza formidabile (soltanto il Saffi resiste saldamente, ma è in periferia). A Ravenna, poi, l’arrivo dei due poli Cinemacity e Astoria alle

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estreme periferie della città, ha devastato le realtà del centro. Cosa si cela, dunque, dietro al caso straordinario di Faenza? Le ragioni di questo fenomeno hanno una base solida nel management della Italsar e, soprattutto, hanno un nome e cognome, Alberto Beltrani, deux ex machina di questa società. “Italsar prese in gestione i Cinema Italia e Sarti nel 1983; io entrai due anni più tardi - racconta Beltrani, classe 1960, diplomato al Classico Torricelli, studi in Economia e Commercio, da sempre appassionato della ‘settima arte’. Fino al 2000 abbiamo portato avanti un’esperienza tradizionale, orientandoci poi sul cinema d’essai. Certo, in tutto questo tempo le vicissitudini non sono mancate. Negli anni ’80, l’arrivo dei Vhs e l’avvento televisivo di Mediaset determinarono un forte calo. A tutto ciò si unì nell’83 il tragico incendio al Cinema Statuto di Torino, nel quale morirono 64 persone per intossicazione da fumi e per ustioni, che determinò l’applicazione di nuove severe normative sulla sicurezza.

Parecchie sale chiusero, perché non avevano i fondi necessari per adeguarsi (fra le quali il Modernissimo, la sala più grande e frequentata di Faenza a quei tempi, ndr). Gli anni ’90 sono stati invece segnati dal rinnovamento tecnologico, in particolare dall’arrivo del Dolby Digital. Chi non si è adattato, è finito velocemente fuori mercato. Infine, sul finire del decennio è iniziato l’avvento delle sale multiplex, dapprima nelle metropoli, poi nei centri di medie dimensioni.” Nonostante tutto ciò, Sarti e Italia hanno continuato a vivere un’esistenza più che dignitosa, mentre cinema in altre città si arrendevano. “Siamo una ‘mosca bianca’, ce lo dicono spesso anche quando andiamo agli incontri regionali, ma i nostri sforzi non sono mai mancati. Dal 2002 abbiamo realizzato forti investimenti tecnologici sulle due sale, dotandole dei migliori

impianti dolby-digital-sorround e di cabine di proiezione automatizzate all’avanguardia. Contemporaneamente, abbiamo indirizzato le proposte verso un pubblico at-


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A fianco e in apertura, Alberto Beltrani fotografato all’interno del Sarti. Sotto, la sala del cinema Italia.

La storia delle due sale Il Sarti (in via Scaletta) nacque come teatro, voluto dalla Società Cattolica Riunione Torricelli; inaugurato nel 1910, fin dall’inizio è dedicato alla memoria di Giuseppe Sarti, compositore nato a Faenza nel 1729 e morto a Berlino nel 1802 (lavorò, fra l’altro, a Copenaghen per re Federico V di Danimarca, a Londra, a San Pietroburgo invitato dall’imperatrice Caterina II di Russia e a Vienna). Nel 1933 in sala fu sistemata una macchina cinematografica, ma solo nel Dopoguerra l’attività teatrale andò calando, a vantaggio di quella cinematografica. La doppia veste terminò a fine anni ’60 dopo una ristrutturazione. Dall’81 è iscritto alla FICE, Federazione Italiana Cinema d’Essai. L’Italia, in via Cavina, fu inaugurato nel ’28 e da oltre ottant’anni non ha mai modificato la propria funzione. Ristrutturato negli anni ’80, ancora oggi nell’ingresso svettano gli affreschi degli anni ’30 del pittore faentino Franco Gentilini e la prima macchina da proiezione dell’epoca. www.cinemaincentro.com

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tento alla qualità, consapevole e culturalmente qualificato. Oggi il Sarti e l’Italia fanno parte della Federazione Italiana Cinema d’Essai, del circuito ‘Schermi di Qualità’ e del ristretto e qualificato circuito di cinematografi ‘Europa Cinemas’.

Una scelta che ha colpito non solo il pubblico faentino. Non abbiamo dati precisi, ma posso affermare che delle oltre 60mila presenze complessive, un buon 40% sono extra cittadine, soprattutto da imolese, forlivese e lughese.” Col tempo l’Italsar ha dato vita a diverse rassegne, racchiudendole sotto la comune denominazione di ‘Cinemaincentro’: “Il giovedì la rassegna Sarti d’Essai presenta un prodotto raffinato per cinefili doc, film d’autore e retrospettive che difficilmente trovano spazio nella programmazione tradizionale. Il Lunedì Cult Movie all’Italia è un classico da otto anni, in cui alla visione si abbina una cena da gustare nei locali del centro a prezzo convenzionato. A volte alla rassegna intervengono anche i registi in prima persona. Ad inizio dicembre, per esempio, c’erano 350 spettatori per Ascanio Celestini, che ha presentato il suo ultimo film La Pecora Nera. In passato sono intervenuti, fra gli altri, Tinto Brass, Corrado e Sabina Guzzanti, Carlo Mazzacurati, Giorgio Diritti. Sabato e dome-

nica proponiamo poi i Pomeriggi della casa di Pinocchio, rassegna

di film e cartoni animati rivolta ai più piccoli, ai quali offriamo a fine proiezione un trancio di pizza o un gelato, in accordo con altre realtà del centro. L’ultima iniziativa nata è 15,30-18,00 il pomeriggio al cinema Sarti, dove proponiamo, per chi non ha la possibilità di venire al cinema di sera, il miglior film disponibile nel weekend fra Italia e Sarti, al prezzo agevolato di 3 euro. Durante l’estate abbiamo due fiori all’occhiello: la gestione tecnica dell’arena Borghesi su incarico del cineclub Raggio Verde, con cui collaboriamo ormai da dieci anni con soddisfazione, e Cinema Divino, rassegna itinerante nelle più belle aziende agricole e cantine delle province di Ravenna e ForlìCesena, che abbina la visione di un film in 35 mm alla degustazione di vini e prodotti dell’azienda stessa.” Italia e Sarti mantengono una propria identità anche in virtù di un buon rapporto col Cinedream, aperto a Faenza nel 2000. “Grazie anche alla disponibilità del titolare Andrea Malucelli, abbiamo trovato un buon equilibrio - afferma Beltrani. La multisala si basa su una programmazione prettamente commerciale, mentre noi, come già detto, puntiamo sul cinema di qualità, italiano ed europeo


Alberto Belrani è entrato in Italsar (società che gestisce i due cinema) nel 1985. Dal 2000 la scelta, vincente, di puntare su un’offerta d’essai.

soprattutto. Alcune pellicole, invece, le proponiamo insieme al multiplex, perché per la loro natura riescono a colpire le due diverse fasce di mercato. La cosa più difficile è mantenere alta la qualità delle proposte e portarla a conoscenza di un pubblico sempre più vasto. Il target che frequenta le nostre sale non capita per caso, ma nel momento in cui entra conosce già il film che sta per vedere, almeno nei suoi tratti principali. Cioè ha letto recensioni, autori, interpreti, partecipazione ai festival. Una scelta ragionata e consapevole. Da parte nostra per poter programmare con continuità queste opere abbiamo fatto scelte difficili, anche economicamente, come per esempio non avere giorni di riposo e dare stabilità all’orario di inizio degli spettacoli in modo da affezionare i clienti. Questo ci ha portato a divenire un vero e proprio polo culturale cinematografico e la cosa non è passata inosservata all’in-

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terno delle direzioni commerciali

cando con ogni idea di renderlo il

di vista economico agli operatori medio-piccoli del centro, spesso imprese familiari che non hanno la capacità di competere con orari di apertura e offerte commerciali non sostenibili dai singoli. Un calo nei fatturati potrebbe determinare la chiusura di molte realtà e questo porterebbe a un effetto domino pericoloso, perché vetrine spente allontanerebbero ulteriormente il pubblico dal centro. Al di là di ogni considerazione sulla opportunità o meno di queste mega strutture, credo che l’Amministrazione Comunale abbia tutte le intenzioni di non sottovalutare questo problema. Da parte nostra serviranno

più possibile gradevole e vivibile

sicuramente regole comuni e condi-

attraverso il cinema. Purtroppo è

vise per il rilancio del ‘cuore’ citta-

di grande attualità la preoccupazione con cui gli operatori commerciali del centro guardano al futuro, per la prossima apertura di un altro centro commerciale e di un outlet in periferia. Queste strutture fanno male da un punto

dino. Solamente compatti potremo

delle ditte che distribuiscono film di qualità. Il 30 novembre scorso

la Lucky Red ci ha fatto l’onore di concederci, in contemporanea con alcune città capozona come Roma, Milano, Bologna e Firenze, l’anteprima nazionale del nuovo film di Nigel Cole We want sex. Un avvenimento che non si era mai verificato a Faenza e, vado a memoria, in Romagna.” Beltrani guarda avanti, con l’obiettivo di continuare a vivere in armonia con pubblico e contesto urbanistico. “Lavoriamo nel centro storico, cer-

offrire quella qualità nei servizi, ospitalità e professionalità che dovranno fare la differenza con centri commerciali, multiplex e Outlet. Se ci riusciremo, sono convinto che il pubblico ci premierà.” IN


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Ricordare | I vecchi cinema di Ravenna

Dall’alto, gli ingressi degli ex cinema Roma, Mariani, Alexander e Moderno, in centro storico a Ravenna

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Buio in

Sala

testo Andrea Casadio - foto Massimo Fiorentini

La prima proiezione cinematografica a Ravenna risale alla fine del 1800. Da allora è stata una lunga storia quella dei cinema in centro città. Una tradizione che negli ultimi anni è praticamente scomparsa.

“Ieri sera ebbe luogo […] il cinematografo. Il pubblico ne restò addirittura meravigliato, e stante l’ora tarda non possiamo dare […] un esteso resoconto: solo consigliamo il pubblico ad accorrere al Mariani perché ne vale la sera.” Era il 23 agosto 1896, e sull’onda di questi accenti entusiasti, sfogliando le pagine del quotidiano cittadino, i ravennati venivano a conoscenza della comparsa della nuova forma di spettacolo che più di ogni altra avrebbe caratterizzato il secolo a venire. Per l’occasione, la città era anzi all’avanguardia. Neppure un anno era trascorso da quando i fratelli Lumière avevano effettuato la prima proiezione a Parigi (e chissà se anche gli spettatori del Mariani reagirono col panico al celebre Arrivo di un treno che figurò fra le scene proiettate quella sera), e quella di Ravenna fu la prima rappresentazione in tutta la Romagna. Al di là del genuino interesse suscitato all’esordio, bisogna dire

però che in quello scorcio di XIX secolo il cinema non aveva ancora assunto la dignità di uno spettacolo autosufficiente. Quella prima rappresentazione era stata solo l’intermezzo di una pantomima musicale, e le altre che da allora si susseguirono in maniera più o meno regolare al Mariani furono ancora per alcuni anni semplici riempitivi fra un atto e l’altro di spettacoli teatrali. Accanto al teatro di via Ponte Marino, tuttavia, emerse ben presto un altro luogo vocato ad ospitare il nuovo medium, cioè l’attuale piazza Garibaldi. Fu qui che, nel febbraio 1900, si svolse la prima proiezione autonoma, effettuata nel baraccone ambulante di un impresario forlivese. Un primo tetto stabile, il cinema ravennate lo trovò però solo nel 1906, quando

il palazzo dell’orologio di piazza del Popolo, all’epoca noto come Dogana Vecchia e in stato di semiabbandono, fu adattato come sala fissa (non sappiamo da chi) con il

nome di Cinema Moderno. L’anno seguente un giovane bolognese, tale Peppino Del Bianco, rilanciò l’operazione, ribattezzando il locale Sala Edison ed effettuandovi fino a quattro proiezioni giornaliere. Il vecchio edificio era però una collocazione troppo precaria per venire incontro alle ambizioni dell’intraprendente bolognese. Fu così che, in società con Guido Majoli (giovane ingegnere che tanti anni dopo, come memorialista della vecchia Ravenna, avrebbe rievocato con fior di particolari l’episodio), Del Bianco concepì il progetto dell’apertura di un locale del tutto nuovo. Acquisito il controllo delle vecchie carceri femminili sul retro della prefettura e di alcune bottegucce che davano su via Cairoli, i due giovani imprenditori, superando varie difficoltà tecniche ed economiche, riuscirono ad allestire quella che si può considerare come la prima vera e propria sala cinematografica del-

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A fianco, immagine d’epoca di via Farini con, sulla sinistra, l’ingresso del cinema Marconi (da G. Stella, “Quaderni Ravennati”, n. 1). Sotto, la vignetta pubblicata per l’apertura dell’Astoria, su “il Resto del Carlino”, pagina di Ravenna del 15 maggio 1963.

la storia ravennate. E quando, il 7 marzo 1908, lo Splendor Cinema fu finalmente aperto, il successo fu tale da superare ogni più rosea previsione. “Nelle sere di sabato e domenica la folla […] fu enorme”, scriveva il quotidiano cittadino. “I ripari che dividevano i primi posti dai secondi e dai terzi furono infranti, le porte che immettono nella sala d’aspetto e quella delle proiezioni furono divelte dai cardini e da per tutto un pigia pigia spaventoso […]. E tutta la cittadinanza è concorde nel dichiarare questo locale bello, superbo, comodo, degno di una grande capitale.” La frenesia incontrollata con cui i ravennati si erano riversati allo Splendor testimoniava che la città era matura per una piena esplosione del cinema come fenomeno di massa. E difatti non passò molto

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che la sala di via Cairoli fu affiancata da nuove concorrenti aperte nei mesi successivi. La prima fu quella ospitata in un baraccone di legno allestito nello stesso 1908 nel foro boario, ossia nell’area occupata oggi da piazza Baracca. Un locale riservato a un pubblico popolare, ma nondimeno destinato a grande fortuna, visto che, con trasformazioni e adattamenti successivi, sopravvisse fino a una decina di anni fa, più o meno nello stesso luogo, con il nome di Cinema Moderno. Il 25 agosto 1909 fu poi la data di nascita, nell’attuale via Diaz, del Marconi, che si distinse dagli altri per l’eleganza della facciata, con la scritta a caratteri d’oro e, sopra l’ingresso, la figura allegorica di donna in finto bronzo rappresentante la “luce elettrica”. Sempre nel 1909 anche il Mariani

iniziò l’attività fissa di cinematografo, che dapprima si affiancò a quella teatrale per diventare col tempo prevalente. Dopo questa prima esplosione, la nascita di nuove sale, anche se a ritmi meno intensi, proseguì a lungo. Nel 1916, in pieno conflitto mondiale, l’offerta si allargò al borgo S. Rocco, con l’apertura, nella Bassa del Pignataro, dell’Eden, ribattezzato poi, rispettivamente negli anni ’30 e’70, Astra e Alexander. Nel 1927 la facciata dello Splendor (patriotticamente rinominato Sala Italia fin dal 1919) fu ridisegnata in forme neo-medievali, e cinque anni dopo fu aperta la Sala Ravenna nella sede del Dopolavoro, poi Casa del Popolo repubblicana, a sua volta ristrutturata e ribattezzata Embassy negli anni ’60. Nel ’38 fu la volta del Roma, all’angolo di via Bixio, anch’esso oggetto di ampie ristrutturazioni negli anni seguenti. Si trattava dell’esempio più fortunato del vivace fenomeno dei cinema parrocchiali, destinato a dare ampi frutti nel secondo dopoguerra: nel 1949 con il Corso in via

di Roma, nel ’50 col Fulgor in via D’Azeglio, nel ’60 con il Minicine S. Rocco, l’attuale Jolly. Negli anni ’50 e ’60, mentre anche nei centri del forese le sale si diffondevano quasi in ogni singola frazione, la città viveva il “momento d’oro” del cinema come fenomeno di massa.

Accompagnando l’esplosione economica e demografica del “miracolo”, il 1963 vide la nascita dei due locali che portarono a compimento il processo iniziato sei decenni prima: mentre il Capitol arricchiva


ulteriormente l’offerta in centro storico, con l’Astoria, la cui struttura avveniristica da 1500 posti si ergeva su via Trieste, che tracciava la direttrice del nuovo sviluppo industriale e portuale della città, un pezzo di New York sembrava sbarcato in Romagna. A quel punto, la geografia del cinema ravennate com’è ancora ben presente nella memoria di molte generazioni era giunta al suo apice. La china discendente ebbe inizio negli anni ’80, e fu dovuta a cause in parte legate all’evoluzione socio-culturale complessiva del paese (televisione, videocassette), ma in parte anche specificamente locali, come la scarsa propensione dei gestori a compiere il salto qualitativo necessario a far fronte alla nuova realtà. Prime a cedere furono le più modeste sale parrocchiali, seguite nel giro di qualche anno da quelle che avevano fatto la storia del cinema ravennate. Nell’88, a ottant’anni esatti dalla trionfale apertura nella Ravenna della Belle époque e dopo un malinconico tramonto che lo aveva visto riciclarsi come sala a luci rosse col nome di Majestic, chiudeva i battenti lo Splendor. L’anno seguente lo imitava il Marconi, e così di seguito, una dopo l’altra, tutte le vecchie sale in centro. Quando, qualche anno fa, anche il Mariani ha dovuto alzare bandiera bianca, sancendo la

Malinconici tramonti scomparsa del cinema dal centro storico (con l’eccezione del Jolly in borgo S. Rocco) proprio nel luogo che nel 1896 ne aveva ospitato la prima apparizione, si è avuta netta la sensazione di una traumatica cesura. Oggi, il successo del modello della multisala “integrata” (è recente la notizia dell’acquisizione dell’Astoria da parte del Cinemacity, che ha intenzione di rilanciare la struttura riscoprendone la vocazione di cinema-teatro) sembra un dato di fatto difficilmente smentibile. Tuttavia, senza indulgere in inutili nostalgie, ma sull’esempio di altre realtà romagnole dove la “multipolarità” riesce a resistere più che dignitosamente, è lecito auspicare che anche a Ravenna l’esercizio cinematografico possa percorrere strade in grado di venire incontro alle aspettative di pubblici diversi e di rinverdire la tradizione della sala cinematografica come luogo di aggregazione nel tessuto vivo della città. IN

La prima vera Casa del Te’ in Romagna “Solo Prodotti Biologici e Naturali”


Festeggiare | Vecchie cartoline natalizie

Feste

Epoca

d’

testo Anna De Lutiis foto Massimo Fiorentini

Biglietti e cartoline dai colori delicati, ricchi di immagini della Natività e di icone portafortuna. Sono gli auguri di una volta: una tradizione in parte abbandonata, un viaggio nei ricordi di un tempo passato.

Arrivano le feste, si diceva una volta, intendendo il periodo che raccoglieva famiglie, parenti, amici, in momenti da trascorrere insieme, per restare a tavola a lungo, per gustare insieme i cibi più ricercati che si consumavano solo nelle grandi occasioni, come ci ricorda Eraldo Baldini in La sacra tavola. Abbondanza di cappelletti e passatelli, carne lessa e arrosti e, per finire, zuppa inglese che gli inglesi, ovviamente, ignorano. Le feste, dunque, Natale, Capodanno ed Epifania che, secondo un antico proverbio, ogni festa porta via. Oggi questo periodo rappresenta essenzialmente una pausa dal lavoro, più o meno lunga, da trascorrere in famiglia, raccolti, oppure volando verso mete esotiche o in beata solitudine. Ungaretti vedeva così il Natale: “Non ho voglia/di tuffarmi/in

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Ciacarêda d’Nadêl poesia inedita di Nevio Spadoni Tci sèmpra che babì da la faza immurida babì che incion u t’à vlù, e t’bat a la mi pôrta da i sangunëz ’t i pi. La mogia fôrt ad nöt la bura e al bes al dôrma sot’a la tëra chêlda. Te t’purt un lumicì che a malapèna u s’véd ch’l’è bur, bur banasé. A j ò scultê al fôl d’na vôlta int la tu stala, a j ò scaldê e’ côr a di puret smarì, a so sèmpra che babì da la faza immurida, a so e’ tu Nadêl. Elisabetta Gulli Grigioni, studiosa che ci ha concesso le vecchie cartoline utilizzate in apertura.

un gomitolo/di strade./Ho tanta/ stanchezza/sulle spalle./Lasciatemi così/come una/cosa/posata/in un/angolo/e dimenticata./Qui/ non si sente/altro/che il caldo buono./Sto/con le quattro/capriole/di fumo/del focolare.” Natale, d’altra parte, ha ispirato tanti scrittori e poeti: Pascoli e Rodari, Pasternàk ed Eliot, Yourcenar e Quasimodo: “Natale. Guardo il presepe scolpito,/dove sono i pastori appena giunti/alla povera stalla di Betlemme./[...]/Pace nella finzione e nel silenzio/delle figure di legno: ecco i vecchi/del villaggio e la stella che risplende,/e l’asinello di colore azzurro.” Scopriamo, dunque, che non esiste un solo Natale ma che ce ne sono tanti, tutti diversi uno dall’altro, fondati sui ricordi che si riaccendono prepotentemente nelle notti di neve e fuoco. Sono sufficienti un camino, una ghirlanda d’agrifoglio, il suono dolce dei canti natalizi: è una festa che attraversa l’intero pianeta. Gli auguri di Natale e Capodanno

È cambiato il modo di trascorrere

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le feste ma anche quello di scambiarsi gli auguri: oggi vanno per la maggiore sms e mail con cartoline e fiori scaricati da internet, ce n’è per tutti i gusti, mentre una volta gli auguri erano inviati rigorosamente con cartoline scelte con cura, cosa che gli inglesi continuano a fare, inviate per tempo via posta. “Qui da noi - racconta Franco Gabici, grande conoscitore delle antiche tradizioni ravennati - negli anni del dopoguerra, usava molto mandare gli auguri per posta e i portalettere lavoravano moltissimo. Gli auguri di persona si facevano soprattutto il giorno di Capodanno e dovevano formularli solo gli uomini!”

La studiosa e collezionista Elisabetta Gulli Grigioni, ci ha concesso in esclusiva alcune cartoline che risalgono a inizio ’900. Hanno tinte pastello delicate, figurine tenere che spargono a piene mani i rari quadrifogli che, come si racconta, portano fortuna. Alcune cartoline, anteriori al 1905, avevano il retro destinato esclusivamente all’indirizzo; infatti, i messaggi augurali

(Dialogo di Natale: Sei sempre quel bambino/ la faccia un po’ inscurita/ nessuno ti ha voluto,/e batti alla mia porta/con i geloni ai piedi./ Muggisce forte a notte/ la bora e dormon bisce/sotto la terra calda./ Tu porti un lumicino/si vede a mala pena/ché è buio, buio pesto.// Le fole ho ascoltato/nella tua stalla antiche,/il cuore ho riscaldato/di poveri smarriti,/son sempre quel bambino/la faccia un po’ inscurita,/ io sono il tuo Natale.)

erano scritti al margine delle illustrazioni. Altre portavano già l’augurio stampato: “Il quadrifoglio è simbolo/ d’un fatto avventurato/forse un brandello d’anima/ogni foglia raduna/perciò te l’offro, serbalo/ti porterà fortuna.” Altre immagini ricorrenti sono le cornucopie sorrette da angeli che distribuiscono cuori senza risparmio alcuno. Ci sono poi graziose letterine dorate e decorate con immagini sacre, da spedire o da mettere sotto il piatto del papà, per il pranzo di Natale. Tante cartoline, ieri, e il Presepe che, anno dopo anno, si è visto


soppiantato dall’albero di Natale; ma oggi, a dispetto di quanti vorrebbero cancellarlo, c’è ancora e, secondo una recente indagine, sta tornando nelle abitudini. In Piazza del Popolo, nelle vetrine della Cassa di Risparmio, sono in mostra cartoline, letterine di Natale, statuine e oggetti, tutti con illustrazioni di Presepi. I Natali più cari di noti personaggi

Le feste natalizie sono anche momenti di nostalgia, l’occasione che fa tornare alla mente bei momenti. Il sindaco Fabrizio Matteucci ricorda: “Il più bel Natale per me è quello del 1996, il primo trascorso con mio figlio; inoltre, dal 2001 partecipo alla Messa di mezzanotte al Ce.I.S., cosa che mi emoziona ogni volta”. Elisabetta Gulli Grigioni prosegue: “Ho bei ricordi quando, da piccola, a Bolzano, ci si recava alla Messa di mezzanotte tutti insieme, ma ancor più nitido è il ricordo di un Natale in Tunisia, dove vivevo: eravamo in pieno deserto, a El-Borma e gli operai dell’Agip avevano fatto il Presepe costruendo una grotta meravigliosa con le rose del deserto!” Poi il Maestro Riccardo Muti: “Il Natale, da bambino, lo sentivo arrivare e lo riconoscevo dal profumo dei mandarini che si spargeva nell’aria. È sempre rimasto nella mia mente”. E ancora Franco Gabici: “Non ho un Natale particolare da ricordare, ma più Natali della mia infanzia, quando la vigilia andavo a dormire col pensiero che una particolare magia mi avrebbe fatto trovare il mattino dopo il Presepio e l’albero.” Elsa Signorino racconta che “il Natale più bello è stato la prima volta che Rebi, la mia nipotina: mi ha aiutata a fare albero e Presepe.” Infine Fabio Ricci, responsabile ufficio stampa di Ravenna Festival: “Per me i Natali sono sempre stati belli ma ricordo la gioia particolare di uno dei primi anni ‘80, quando ci fu una incredibile nevicata che protrasse le feste. Noi ragazzi passavamo le giornate sulla neve con slittini improvvisati.” IN

FORLÌ via Copernico, 4/A - tel. 0543.751714 - rada@rada.it Orari: da lunedì a sabato: 9,30 - 12,30 / 15,30 - 19,30


Creare | Roberto Pagnani

Dialoghi

Dinamici testo Aldo Savini - foto Lidia Bagnara

Una naturale inclinazione verso questo mondo e un’infanzia trascorsa in una famiglia in cui opere d’arte e noti personaggi della cultura nazionale erano di casa. Così si è sviluppata l’esperienza artistica di Roberto Pagnani, che trova nella memoria il suo principio ispiratore.

Avrebbe dovuto fare l’agronomo, ma la sua inclinazione naturale lo portava altrove. Fin dai primi giorni all’Istituto Tecnico Agrario di Ravenna Roberto Pagnani ha la certezza che non avrebbe mai intrapreso quell’attività. Eppure porta a termine gli studi, poi all’Università si iscrive a Storia Medievale. Gli affetti e le memorie erano più forti: fin da bambino era vissuto in ambienti pieni di opere d’arte che la famiglia in parte aveva ereditato, come un bellissimo ritratto del Piccio, che il nonno, di cui porta il nome, aveva collezionato nel corso degli anni ’50 e ’60, intrattenendo rapporti con artisti e personaggi della cultura nazionale e internazionale. Michelangelo Antonioni

era di casa e per una scena del film Il deserto rosso aveva voluto un quadro di Gianni Dova, tuttora appeso a una parete della grande sala della villa progettata dall’architetto ravennate Luciano Galassi. Questo contesto di vita quotidiana ha fornito lo stimolo per le prime esperienze creative e per la definizione di una poetica che trova nella memoria il suo principio ispiratore. Poi per la sua formazione è stato determinante l’incontro con Giuseppe Maestri, che lo ha seguito nel laboratorio annesso alla Galleria La Bottega di via Baccarini nella tecnica dell’incisione che richiede rigore formale e precisione senza ripensamenti. Su questi presupposti, il ciclo di opere esposte

nella mostra “Palafitte” al Circolo degli Artisti di Faenza nel 2005, si presenta come una rivisitazione in chiave affettiva delle opere della collezione di famiglia. Il colore gelatinoso, reso trasparente e palpabile dal ricorso alla carta velina nelle tonalità del grigio e del beige, è in sintonia con le due tele monocrome a grandi spatolate, proprie di Mattia Moreni, mentre la riduzione minimalista della figurazione, ottenuta con i legni in gran parte restituiti dal mare, incrociati o sovrapposti secondo un ordine meditato, quasi geometrico, rimanda ai segni pittorici di Georges Marthieu, in quel caso, però, frutto di un gesto irruente, svincolato da qualsiasi implicazione razionale

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In queste pagine l’artista ravennate Roberto Pagnani fotografato nella propria abitazione.

altri termini, in questa immagine ritorna l’idea del distacco che, pur nell’incertezza, trattiene quella del ritorno. Il viaggio avviene nel mare sconfinato della coscienza dai “sommovimenti” improvvisi, dove il passato, trasfigurato, si proietta nel presente, aprendo una via che conduce dove più si desidera andare. In questa prospettiva ha incontrato la poesia e la musica, o meglio l’urgenza del dialogo e dell’intreccio intimo tra diversi linguaggi espressivi. Da qui i rap-

e calcolatrice. Ma, come faceva notare la critica e docente Beatrice Buscaroli quelle palafitte potrebbero essere anche piattaforme, ovvero quelle costruzioni metalliche che si notano al limite dell’orizzonte camminando sull’arenile delle nostre coste. Sembra quindi che Pagnani intenda la dimensione storico-temporale come la percezione condensata e immediata del percorso della lunga vicenda dell’uomo, dalle origini alla contemporaneità, dove la difesa dalle insidie e la ricerca della sicurezza non escludono l’anticipazione del nuovo. Pertanto, il rapporto con le opere viste con occhi sempre diversi è occasione e terreno di confronto fra sensibilità affini eppure lontane nel tempo e costituisce un patrimo-

nio di emozioni e di immagini che si fissano nella memoria attraverso un lento processo di interiorizzazione che permane nel presente. Il tema del mare e della nave è

ma ancora attuali, dove l’elemento

realistico si fa frammento o citazione evocativa. Fin da bambino le navi hanno colpito la sua fantasia. Il nonno materno lo portava a passeggiare lungo la darsena del porto canale di Ravenna e spesso chiedeva ai marinai il permesso di visitare le navi ormeggiate. Come case di ferro, sono “luoghi” mobili in continuo mutamento, abitati da una molteplicità d’individui con funzioni diverse, che creano un microcosmo sociale e di esperienze quotidiane che non è dato vedere dall’esterno. Pagnani si sofferma su dettagli delle navi che il colore trasforma in motivi di pura espressione, legando la loro presenza essenzialmente a valori di tipo formale, evitando, pur sempre, l’arbitrarietà sia dell’astrazione che della rappresentazione realistica. Spesso è la prua che si staglia su fondali irreali per richiamare la terraferma circostante,

indagato nelle opere più recenti

quasi a voler cogliere il momento

come luogo d’esperienze passate

della partenza e il movimento. In

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porti di amicizia e collaborazione con poeti, letterati e musicisti, tra cui Valerio Fabbri, Domenico Settevendemie e Matteo Ramon Arevalos, coi quali ha creato lo spettacolo Variazioni sull’angolo diedro che associa musica, parola e immagine, intesa come scenografia dinamica. IN

Biografia dell’artista Nato a Bologna nel 1970, Roberto Pagnani vive a Ravenna e lavora nello studio di via Zotti, 11. A partire dal ’96 ha intrapreso l’attività espositiva in numerose città italiane e straniere, ottenendo premi e segnalazioni. Oltre alla pittura, si dedica all’incisione; sue opere sono presenti nell’archivio del Gabinetto degli Incisori di Bagnacavallo. È tra i fondatori, insieme a Mauro Bendandi, Francesco Bianchini, Riccardo Bottazzi e Domenico Settevendemie, del gruppo “Topoi05” e fa parte della formazione artistica “I. Feraud”.


Tradizione artigianale, ingredienti di qualità e un ambiente elegante e curato, dove soddisfare i più golosi piaceri. Al Duomo vi aspettano dolci prelibatezze, dalla colazione alla pausa per il tè. Senza dimenticare le innumerevoli proposte di torte: perché per celebrare ogni festa, qui ce n’è per tutti i gusti!

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Conservare | Gianna Giani

Il filo del

Passato

testo Antonio Graziani - foto Massimo Fiorentini

Sono diventati una rarità. C’è voluta la passione di Gianna Giani a salvare i telai in legno dal fuoco o a sottrarli dall’utilizzo per altri scopi. Perché di telai per la tessitura stiamo parlando, presenti un tempo in ogni casa di campagna e ora praticamente eliminati dal ricorso alle stoffe industriali, sia per gli abiti che per i tessuti di uso domestico. Gianna è nata a Gambellara, frazione di Ravenna, che dista dalla città una quindicina di chilometri. Sposata da ventinove anni, ha due

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figli, uno di ventotto anni, che lavora nell’azienda agricola con i genitori, l’altro, geometra, di ventidue. La sua famiglia abita in un casolare di campagna, a Ca’ Ridolfi, in una strada che finisce nell’aia della casa. Gianna Giani ha raccolto, lungo gli anni, sette telai di varia provenienza, e li ha collocati in appositi ambienti della sua grande casa. “Della mia famiglia ho soltanto quello della nonna paterna - racconta. Un secondo, di grandi dimensioni, apparteneva a Graziella, una signora del luogo che si è

sempre dedicata alla realizzazione della tessitura di tappeti. Uno piccolo, sempre della signora Graziella, il terzo della collezione, lo usiamo ancora ambedue. Il quarto l’ho ereditato da una sua amica, che avendo cambiato casa non sapeva più dove collocarlo. Questo e il quinto sono frutto di un incontro con un signore che faceva il falegname. Aveva due telai ricevuti da persone che se ne volevano disfare. Due anni fa a una manifestazione enogastronomica ravennate, un signore mi ha convinto a portarmi a


casa il sesto, che apparteneva a sua nonna e che non si sentiva di bruciarlo per non farle un torto, anche perché era accompagnato da una letterina che raccontava una storia toccante. ‘A fatica mi sono comprata questo telaio, scriveva la nonna, l’ho utilizzato moltissimo per fare i corredi delle mie figlie e lo consegno alla più piccola perché non vada perduto o distrutto’. Il settimo, che non è completo, me l’ha offerto un vicino di casa, che ha insistito perché lo portassi via, non sapendo che farsene.” In attività ne ha quattro: uno è adibito ai tappeti, uno per la tela spinata, uno per la tela liscia normale e uno per la lana. Gianna si è innamorata della tessitura venticinque anni fa, quando dal solaio dell’abitazione dei suoceri furono trasferite nella sua casa le strutture del telaio della nonna. “Mi sono trovata con questi pezzi scomposti, che sollevarono la mia curiosità - continua. Mi rivolsi a una signora di

Gesti di antica pazienza San Pietro in Vincoli, che aveva sempre praticato, sin da bambina, e ancora si occupava, di tessitura. Col suo aiuto ho provato a fare le prime prove di orditura, la parte più difficile della preparazione. Se sbagli quella, devi buttare tutto. Mentre nella tessitura, se qualcosa va storto, puoi tornare indietro e guastare o tutto o in parte, come Penelope.” L’orditura, infatti, è una sequenza di schemi e modalità di sistemazione di fili, rigorosamente rispettosi di calcoli matematici, che permettono di mettere il telaio nella condizione di cominciare la tessitura vera e propria. “Per montare tutto il groviglio di fili - spiega Gianna - occorrono quattro persone: mi danno una mano mio marito e mio figlio, quando non sono impegnati nei loro lavori agricoli, e la signora Graziella. Le difficoltà non mi hanno mai scoraggiato, perché sono sostenuta da una passione che è andata aumentando nel tempo, e dall’esperienza della mia maestra.” Se la tessitura è la passione, la vera attività di Gianna resta l’agricoltura. La sua famiglia gestisce un podere con varie coltivazioni, in prevalenza frutta, e gestisce anche un

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A fianco e in apertura, Gianna Giani al lavoro. Sotto, altri due dei suoi preziosi telai d’epoca.

Il Lavoro dei contadini

bed & breakfast. “Di solito mi dedico alla tessitura nelle giornate invernali quando i lavori di campagna e il giardino mi tengono meno occupata, e nelle sere di primavera. Quando mi siedo al telaio e prendo in mano la spola (una navetta che

contiene un cannello con il filo, e che è fatta passare alternativamente da un lato all’altro della tela per dare vita al tessuto, ndr), non mi alzerei più. E la cosa diventa più entusiasmante quando da un tessuto dalla trama semplice, passi a elaborati più complessi con disegni in rilievo e fili colorati.” Gianna è, ovviamente, gelosa dei suoi lavori. “Le cose che faccio le tengo per me. Non sono in vendita, al massimo le espongo alle manifestazioni dell’associazione del ‘Lavoro contadino’, club che

organizza manifestazioni per rievocare le vecchie tradizioni della

38 | IN Magazine

campagna.” Ma il suo laboratorio è meta di visite, in particolare di scolaresche. “I ragazzi si dimostrano interessati - dice Gianna con orgoglio - e quando tornano a scuola, portano sempre con sé, con soddisfazione, il piccolo manufatto che ognuno di loro ha realizzato.” IN

Nata nel 2000 dalla volontà autonoma di un gruppo di imprenditori agricoli della provincia, si è costituita come Associazione senza scopo di lucro il 21 dicembre 2007. “Il Lavoro dei contadini”, a seconda delle occasioni e degli eventi coinvolge, oltre ai soci, aziende agricole, artigiani, artisti, istituzioni ed enti, che ne condividono l’obiettivo primario: la promozione del territorio, nell’ottica di valorizzare i prodotti tipici, attraverso il recupero delle tradizioni, delle arti e della cultura contadina, dei valori “antichi” della campagna. Uno degli eventi più importanti è Lom a merz, (Lumi a marzo). Nelle campagne un tempo era tradizione accendere falò, le ultime tre sere di febbraio e le prime tre di marzo, come per far luce all’avvento del mese che simboleggiava il passaggio dalla cattiva alla buona stagione. L’Associazione ha riportato in auge quest’antica usanza organizzando, con la collaborazione di alcune imprese agricole, l’accensione delle “focarine” nei campi vicino alle case di campagna nei comuni di Argenta, Bagnacavallo, Brighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Faenza, Modigliana, Ravenna, Riolo Terme e Russi. www.illavorodeicontadini.org


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È il 1995: Ravenna, Roma e Torino sono le città di provenienza di tre competenze assai diverse. Quelle di Rinaldo Maldera, chimico libero professionista, di Michele Casciani ingegnere, amministratore delegato di Igeam Srl, e di Piercarlo Martinengo direttore di Agenzia Polo Ceramico di Faenza. I tre si rintracciano quasi casualmente nella reciproca ricerca di alte professionalità da porre al servizio delle imprese e degli enti pubblici che cominciano ad affrontare i nuovi compiti imposti dalla legislazione in materia di sicurezza: la ormai storica “626”. Nasce così, 15 anni fa, Agenzia Ambiente, con l’intento di fornire a ogni cliente servizi integrati nei settori della sicurezza, dell’igiene del lavoro, dell’igiene degli alimenti, della formazione. I fondatori si impongono un rigido codice di comportamento: competenza e professionalità, un codice che a volte, in un mercato di prezzi inizialmente selvaggio, va a scapito della concorrenzialità della Società, ma nel lungo periodo la scelta paga e se inizialmente il core business di Agenzia Ambiente consisteva nella tutela della salute e della si-


“Un’esperienza iniziata 15 anni ambientale, attraverso ricerche e studi di curezza sul lavoro, per trasformare gli obfa. Dal 2000 Presidente è il raimpatto ambientale, sistemi di gestione blighi in opportunità di crescita, oggi, gravennate Giuseppe Piccinini.” ambientale. Abbiamo supportato, per dualmente, il raggio di attività si è esteso, esempio, la nascente Società “Carburanti sino a comprendere la tutela ambientale del Candiano” del Gruppo SETRAMAR nella complessa (per coniugare il rispetto dell’ambiente con un processo fase iniziale di valutazione di impatto ambientale, fino al di abbattimento dei costi), la certificazione di qualità e recente ottenimento di tutte le autorizzazioni ministeriadi responsabilità sociale, per un approccio organizzativo li». Ravennate doc, ma romano d’adozione dal 1983, Picmoderno, mirato sia alla qualità del prodotto che all’imcinini ha un passato da dirigente sindacale della Uil, ove pegno sociale. Nel tempo la compagine della Società si negli anni ‘80 ha ricoperto anche l’incarico di segretario è evoluta. Agenzia Polo Ceramico non c’è più dal 2003 confederale nazionale, e una consolidata esperienza e due nuovi soci si sono aggiunti: il primo è giuseppe come dirigente e consulente aziendale. Dal 1999 è Conpiccinini, da anni residente a Roma, ma ravennate di sigliere Delegato della società Igeam di Roma, che in origine, il secondo è creA srl. Dal 2008 Crea e Agenzia questi ultimi quindici anni è giunta ai vertici in Italia nel Ambiente hanno promosso il network ravennate per settore dei servizi per lo sviluppo sostenibile: sicurezza la sicurezza e l’ambiente, di cui è Amministratore e tutela ambientale. «considero le risorse umane il Delegato l’ingegnere William dosi. «La partnership fra patrimonio fondamentale di società come Agenzia queste due aziende leader nel settore ha dato sin da Ambiente e crea – conclude Piccinini -. Favorire la cresubito frutti positivi - ha commentato Giuseppe Picciniscita professionale significa creare le condizioni per ofni, che dal 2000 è Presidente di Agenzia Ambiente. - Lo frire nuova occupazione ai giovani. Fra un anno e mezzo staff tecnico, composto da circa trenta persone, collaconto di rientrare stabilmente a Ravenna e di poter dare bora sinergicamente nelle diverse unità, mantenendo il mio contributo per sviluppare e ampliare la nostra preuno scambio reciproco di informazioni e know-how per senza nel mercato della pubblica amministrazione e dei fornire soluzioni alle esigenze sia di aziende private che servizi per l’ambiente anche in rapporto alla significativa di enti pubblici. se creA ha una consolidata esperealtà ravennate». rienza nel settore industriale, Agenzia Ambiente ne possiede una specifica nel settore pubblico: da diversi anni forniamo consulenza alla Provincia di Agenzia Ambiente Venezia, al Comune di Conegliano Veneto, al Comune di Via Romolo Murri 21, 48124 Ravenna (RA) Jesi e alle due Comunità Montane del Forlivese. Siamo Tel. 0544 462100 – Fax 0544 465088 www.agenziaambiente.it riusciti anche a portare le nostre conoscenze nel settore


Vincere | Circolo Ravennate della Spada

Tutte per una, una per

tutte

testo Michele Virgili foto Massimo Argnani

Tre ragazze unite dalla passione della scherma: Francesca Fantini, Isabella Signani e Michela Mancinelli. Tre ragazze fiore all’occhiel-

lo del prolifico settore giovanile del Circolo Ravennate della Spada, “la nostra grande famiglia”, come la definiscono, e tre ragazze che hanno contribuito, pur nella loro giovane età, ad arricchire la gloriosa bacheca del circolo. Francesca Fantini, classe ’99, è l’attuale campionessa regionale in carica under

14 e ha conquistato la medaglia di bronzo agli ultimi campionati regio-

Storia del Circolo Fondato nel 1949 dal Cavalier Domenico Silvagni, l’attività inizialmente si svolgeva al Teatro “Rasi”. Nel gennaio del ’73 è stato inaugurato il Palascherma di via Falconieri 33, intitolato al fondatore del club. Caratteristica principale della struttura è quella di essere concepita solo per la scherma. Il presidente attuale è Adriano Porisini e lo staff tecnico è composto dai maestri Guido Marzari, Daniele Delfino e Paolo Putiatin. Circa un centinaio gli atleti, una settantina i maschi e una trentina le femmine. www.schermaravenna.it

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nali. “Faccio scherma da quando avevo 8 anni e ho iniziato seguendo mia cugina. Mi alleno quattro pomeriggi la settimana, con una media di due gare al mese.” Isabella Signani ha, invece, 15 anni. Studentessa al Classico, da ormai dieci anni frequenta la palestra di via Falconieri. “Mi alleno tutti i giorni con una media di circa 10 ore a settimana, per gareggiare nei prossimi Europei e Mondiali”, puntualizza Isabella. Ha già al suo attivo due titoli italiani, conquistati a Rimini nel 2008 e 2009 e ha provato anche l’emozione della maglia azzurra: “Nel 2009

sono stata convocata per i Giochi del Mediterraneo di Pescara. Una bella esperienza, per la prima volta ho gareggiato con atlete più grandi, poi indossare la tuta della

nazionale mi ha regalato grandi emozioni.” La Signani si sofferma su un particolare: “Il mio punto di riferimento sono le sorelle Mancinelli, a loro devo la mia crescita non solo in ambito sportivo.” Michela Mancinelli, che nei giorni scorsi si è laureata in Biologia Sperimentale a Ferrara, si definisce la veterana del gruppo con i suoi 22 anni. “Ho iniziato a fare scherma a

6, per puro caso, dopo aver provato qualsiasi tipo di sport: ma entrata in questa palestra non ne sono più uscita. La scherma è una passione che nasce da dentro, la molla che mi spinge a continuare anche se non ci saranno più convocazioni in nazionale. Mi alleno costantemente, voglio diventare in futuro maestro di scherma.” La Mancinelli ha un passato agonistico di primo ordine a livello europeo e di Coppa del Mondo: “Ho fatto allenamenti con

la nazionale ma non da convocata. Mandavo la mia richiesta perché avevo una buona posizione nel ranking nazionale e per me è sempre un onore avere come commissario tecnico Sandro Cuomo.” Cresciuta col maestro Guido Marzari, Michela oggi è una guida per tutti: “Guido è tra i migliori maestri italiani e, come lui ha visto crescere me, io vedo crescere Francesca, Isabella e tanti altri ragazzi. Nel mio piccolo li aiuto nella vita e nello sport.” IN


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Unire | Ravenna Festival 2011

Il Festival

Africa

in testo Anna De Lutiis

Ravenna Festival 2011 porterà in Africa il messaggio di amicizia. Ne

parliamo con Cristina Mazzavillani Muti, presidente e direttore artistico. Le “Vie dell’Amicizia” hanno già raggiunto con la musica alcuni luoghi, scenari drammatici del nostro tempo: da Sarajevo nel 1997 passando per Erevan e Ground Zero, arrivando a Trieste con l’ultima edizione, in una piazza Unità d’Italia dove si sono raccolte circa diecimila persone e tre presidenti. Come è nata l’idea di portare il concerto, divenuto suggello di amicizia, in Africa?

“L’Africa è molto distante da noi, in tutti i sensi. Porteremo la nostra solidarietà dove si trova il più grande slum dell’Africa subsahariana, Kibeira, che si snoda come un serpente intorno a Nairobi. Lì scorre un fiume di povertà che avvinghia, nella sua corrente, mezzo milione di persone e migliaia di bambini di strada.” Quali sono stati i primi contatti con Nairobi?

“Sono stata a Nairobi perché penso sia giusto rivolgere lo sguardo a quei luoghi dell’Africa che vivono situazioni drammatiche. Devo dire che mi sento molto coinvolta e ho avuto modo di vedere in prima persona quella che è la vita dei bambini e dei ragazzi che vivono in

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squallidi slums che non permettono neppure di coltivare la speranza di un mondo migliore. Certo, sarebbe una grande utopia pensare di migliorare la situazione con un concerto, però noi rispondiamo sempre ad una chiamata poiché è sempre stato questo il significato delle ‘Vie dell’Amicizia’. Questa volta sono stati proprio i nostri missionari cattolici a chiamarci. Abbiamo conosciuto i luoghi dove lavorano e devo dire che siamo in un mondo dove la realtà supera ogni immaginazione, un mondo che se non lo si tocca e vede da vicino non si riesce a portarlo a conoscenza degli altri. È già importante per loro diventare vetrina con la speranza di accrescere la sensibilità del mondo. Siamo partiti con Antonio De Rosa, soprintendente del Festival, i direttori artistici Angelo Nicastro e Franco Masotti

per renderci conto delle possibilità che il luogo permette, anche dal punto di vista logistico. Il concerto avrà luogo in luglio, stagione in cui le piogge si allontanano. Sarà una grande festa nell’anfiteatro erboso dell’Uhuru Park (Parco della Libertà, ndr), nel centro della città.” Ci sarà un coinvolgimento dei ragazzi?

“Certamente, bambini e ragazzi balleranno e canteranno sotto la direzione del maestro Muti che ancora una volta dimostra la sua generosità e disponibilità: mi hanno accolta col Va Pensiero, cosa che mi ha commossa, anche perché eseguita da coristi da 3 a 15 anni. Sarà anche l’occasione per sottolineare le grandi opere positive che fanno i nostri missionari dedicando la loro vita totalmente agli altri, in modo particolare ai bambini, i più innocenti e indifesi.” IN


Migrare | Novella Burioli

Dalla Romagna ad

Hong Kong

testo Loretta Paganelli - foto Giorgio Sabatini

Novella Burioli ha 35 anni, vive e lavora ad Hong Kong dal 2004. Originaria di Savio di Ravenna, ci accoglie con la tipica cordialità romagnola. Le domandiamo subito cosa l’ha spinta fino in Oriente. “La mia passione per il viaggio. Lavorare all’estero permette di conoscere posti nuovi e culture diverse. Il mio primo viaggio, in Inghilterra, me lo proposero i miei genitori, e da allora non mi sono più fermata.” Durante il periodo universitario ha frequentato un college negli USA, ha fatto un viaggio di studio in Giappone e un corso estivo alla Sorbona di Parigi. È arrivata in Cina grazie all’amico e mentore Paolo Belletti, il suo primo capo al lavoro, alla Lega delle Cooperative di Ravenna. Conoscendo il suo

desiderio di viaggiare, le suggerì la Cina come meta professionale. Individuato un programma postlaurea promosso dalla Comunità Europea e dal Ministero della Cooperazione Economica Cinese, Novella ha prima superato le varie fasi di selezione e nel 2002 è stata ammessa all’EU China Junior Managers

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Training Programme. Durante il programma post-laurea ha anche imparato il mandarino, decidendo di fermarsi in Cina. “Ho lavorato prima con lo Studio legale Birindelli e Associati. Da gennaio 2008 collaboro con la Filiale di Hong Kong di Intesa Sanpaolo, dove attualmente

gestisco la clientela corporate (societaria, ndr) di emanazione italiana.” Cosa si fa nel tempo libero ad Hong Kong? “Potresti essere fuori tutte le sere, le occasioni e le offerte non mancano. Io però - dice preferisco dedicarmi alla lettura di un buon libro o rimanere in casa con i miei amici, che provengono da ogni parte del mondo. Di amici cinesi, invece, ne ho solo uno, perché difficilmente hanno relazioni con gli altri, se non per interessi di lavoro o affari.” Hong Kong offre molte opportunità ai giovani, anche se poi in pochi restano a lungo come Novella. Degli italiani presenti la maggioranza è di origine veneta. La cosa che apprezzi di più ad Hong Kong? “Senza dubbio la sicurezza: si può girare anche di notte senza problemi, oltre al fatto che è una città moderna, dinamica e cosmopolita.” E la cosa peggiore? “L’inquinamento e il clima, umido e afoso. Poi la mancanza di un’iden-

tità locale, dovuta al fatto che la città è totalmente internazionale.” Ogni quanto torni a casa? “Vengo in Italia ogni anno, per 15 giorni a giugno, nella speranza che poi siano i miei famigliari a raggiungermi qua, babbo, mamma e sorelle.” Cosa ti manca di più della Romagna? “La famiglia, sicuramente, andare in pineta col babbo in bicicletta, ma anche fermarmi ad assaporare un buon caffè o una piadina.” Cosa ne pensano dell’Italia a Hong Kong? “L’italianità ad Hong Kong è molto apprezzata, per la moda, i prodotti e il design. Hanno grande stima del nostro carattere e della nostra capacità creativa.” Progetti

per il futuro? “Tornerei volentieri nella Cina continentale, dove è più facile che qui partecipare alla creazione di progetti della più svariata natura. Oppure - continua - mi piacerebbe confrontarmi con una realtà simile dal punto di vista della crescita economica ma al tempo stesso del tutto diversa, come quella dell’India.” È davvero piacevole parlare con Novella, il tempo scorre in fretta. La lasciamo a malincuore, e scendendo i 36 piani della sua sede di lavoro, che ci separano da terra, torniamo ad immergerci nel traffico brulicante della città. IN


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Giocare | 52 domeniche di golf

Tra golf

Turismo

e

testo Francesca Renzi - foto Ilaria Milandri

I numeri della guida 23 i Golf Club a 9, 18 e 27 buche; 23 le mappe dei campi; 58 piantine coi consigli di gioco; 23 gli score; 20 Golf Club - campi pratica; 91 i siti turistici descritti; 60 gli alberghi e b&b; 48 i ristoranti e le trattorie; 44 le cantine vinicole.

Una guida sul golf, con un taglio innovativo: con questo spirito Mariavittoria Andrini, curatrice dell’opera, ha realizzato 52 domeniche di golf in Emilia Romagna. La guida raccoglie i 23 Club della regione affiliati alla Federazione Italiana Golf: dalla mappa del campo, agli score, ai servizi offerti fino alle buche più belle, complete dei consigli di gioco fornite dai maestri del Club di riferimento. La vera novità, però, sta nell’accostamento golf-turismo, binomio negli ultimi anni sempre più solido, come hanno confermato anche Maurizio De Vito Piscicelli, presidente di Emilia Romagna Golf, e Andrea Babbi, AD di APT Emilia Romagna, durante la presentazione ufficiale del libro, al Golf Club Bologna, il più longevo in regione, fondato nel 1959. Alla presentazione ufficiale sono intervenuti anche Gian Enrico Venturini di BPER, sostenitore del progetto fin dalla fase embrionale, e Andrea Maggi, per la FIG. Lo stesso Maggi ha eviden-

ziato come il libro possa rivelarsi un ottimo alleato per gli accompagnatori, che possono trovare tra le sue pagine molti spunti turistici ed enogastronomici. Proprio su questo piano, APT Emilia Romagna utilizzerà la versione inglese del libro, 52 golf sundays in Emilia Romagna, per la promozione turistica nelle fiere internazionali. La guida, infatti, non è un prodotto specifico per il giocatore, ma anche per la sua famiglia. Il golf offre lo spunto per scoprire il territorio che circonda il circolo. Di fianco alle pagine dedicate ai Club, si apre un capitolo riservato agli itinerari turistici nei dintorni, tra città d’arte, piccoli borghi, parchi naturali, stabilimenti termali, parchi divertimento. Ultima novità, in chiusura di ogni capitolo, la curatrice ha dedicato particolare attenzione all’enogastronomia, indicando sia i piatti tradizionali e i ristoranti dove assaggiarli, sia i vini prodotti nel territorio e le cantine dove degustarli. IN

Quattro declinazioni per una guida La guida cartacea è disponibile in due versioni: in italiano, in vendita nelle migliori librerie nazionali, acquistabile on line e nei golf club della regione; in inglese, utilizzata da APT ed Emilia Romagna Golf per la promozione turistica nelle fiere di tutta Europa. www.52domenichedigolf.it è invece il sito web collegato alla guida, dove trovare notizie interessanti sul mondo del golf. Ultima novità, la realizzazione di un applicativo per iPhone, per scaricare completamente il volume.

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Consultare | La nuova Guida ai ristoranti

Due territori

Tavola

a testo Andrea Biondi

Una guida diversa, che non dà voti, non “incensa” o “castiga” gli chef,

non esprime giudizi insindacabili, ma vuole mettere il lettore nelle condizioni di essere egli stesso recensore del locale, andandolo a visitare per (ri)scoprire cucine ogni volta originali e diverse. Cucine che si esprimono nei 285 locali segnalati, dal territorio di Imola

neità. Degli attori, dai patron agli chef, capaci ancora di accogliere con calore e semplicità. Degli ambienti, rispettati e valorizzati, recuperati con filologica pazienza e sacrificio. Infine, dei piatti, attraverso un costante richiamo al territorio, alla ricerca delle buone cose della terra, con qualche doverosa parentesi internazionale.

(confine “geografico” tra Romagna

Niente voti, cappelli o forchette,

ed Emilia) fino all’intera provincia

dunque. Il giudizio c’è, ovviamen-

di Pesaro-Urbino. Edizioni IN Ma-

te, ma si concentra sulle informazioni pratiche e più utili sul locale recensito: l’ambiente e l’atmosfera, a rappresentare gli elementi che rendono ogni posto diverso dall’altro, oltre alla presentazione dei principali “cavalli di battaglia” proposti in menù. Un valido aiuto per scegliere ogni volta il posto giusto dove trasformare un pranzo o una

gazine torna in libreria a dicembre con la nuova edizione della sua Guida ai ristoranti, che si concentra su Romagna e provincia di PesaroUrbino: separate dal punto di vista amministrativo, ma profondamente legate tra loro sotto l’aspetto storico e culturale. Quindi, anche “ territori enogastronomici ” profondamente affini. Curata da Davide Eusebi, giornalista enogastronomico de “il Resto del Carlino”, e da Otello Renzi, già presidente di AIS Marche ed esperto in marketing del territorio, la guida non vuole vergare giudizi irreversibili, ma esaltare la sponta-

Torna in libreria, con una nuova edizione, la Guida ai ristoranti “targata” Edizioni IN Magazine, dedicata alla Romagna e alla provincia di Pesaro-Urbino. 285 locali, dall’imolese fino ai confini della prima provincia marchigiana. Un viaggio nella cultura gastronomica di due aree la cui continuità geografica si conferma in cucina.

cena in un’indimenticabile esperienza di gusto e convivialità. La

guida è in vendita nelle librerie di Bologna, Romagna e della provincia di Pesaro-Urbino, a 15,00 euro. È acquistabile on line sui siti della casa editrice: www.ristorantidellaromagna.it e www.inmagazine.it. IN

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Ravenna In Magazine 6/2010  

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