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Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 23/11/1998 n. 27 - E 3,00

Anno XIII - N. 1 - FEBBRAIO 2010

Stefano

Scozzoli

Menabó, 25 anni nel segno della comunicazione Viaggio nell'innovazione Provincia high-tech Montesorbo e dintorni Storie di prodigi Giuliano Missirini La penna oltre la guida


Editoriale |

Un traguardo un nuovo di Andrea Masotti

Inizio

di una provincia “ricca” sotto ogni aspetto, com’è Forlì-Cesena e, più in generale, la Romagna. La scelta di dedicare la cover a Stefano Scozzoli, tra i fondatori e oggi alla guida di Menabó Group, non è, d’altra parte, legata esclusivamente a questo risultato. Perché rappresenta certamente l’occasione per ripercorrere lo sviluppo, la storia di un’impresa, ma soprattutto permette di raccontare, in forma “ufficiale”, la più recente novità che riguarda l’agenzia di cui facciamo parte: la partnership con l’azienda di comunicazione numero uno in Italia, Leo Burnett. Per molti lettori, si tratterà di un nome. Per chi lavora nella comunicazione, è un punto di riferimento: Leo Burnett è, infatti, una multinazionale della comunicazione, la cui “filiale” italiana ha tre sedi

Dopo il numero speciale di dicembre “Forlì IN” torna al formato tradizionale, alla consueta scaletta e inizia il suo tredicesimo anno di vita editoriale. In realtà, questo 2010 comincia con una copertina che speciale lo è comunque. Una volta tanto, senza per questo volersi autocelebrare, parliamo di noi, in particolare del gruppo all’interno del quale opera Edizioni IN Magazine: l’agenzia di comunicazione Menabó, che nel 2010 taglia il traguardo dei 25 anni. Il quarto di secolo, com’è scritto anche nell’articolo di copertina, è un compleanno importante per qualunque impresa. Lo è, in particolare, per chi lavora nell’advertising e, ancora di più, per chi ha scelto di intraprendere tale attività restando legato al proprio territorio, alla provincia, pur trattandosi

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(Milano, Roma, Torino) e oltre 400 dipendenti. In poche parole, la più importante agenzia d’Italia. Con la quale Menabó ha stretto a fine 2009 una joint venture commerciale, che rappresenta l’unione di due forze, ognuna eccellente e in grado di integrare le rispettive risorse. E a questo punto è davvero appropriato citare quanto, ad integrazione dell’intervista di copertina, ha scritto il managing director di Leo Burnett Italia, Guido Chiovato: “Dall’incontro di Leo Burnett con Menabó, realtà diverse per dimensione e dislocazione, ma accomunate dallo stesso modo vincente di costruire per i propri clienti, è nata una partnership che darà a tante aziende che prima erano obbligate ad avere i propri consulenti troppo distanti, una realtà vicina in tutti i sensi.” Inizia un cammino di collaborazione e crescita in cui anche Edizioni IN Magazine, con la sua grande penetrazione nel territorio, potrà dare un importante contributo. E vogliamo ancora citare Guido Chiovato: Menabó “rappresenta, per un gruppo come Leo Burnett, una risorsa di pensiero e di servizio in più”. Proprio perché da sempre ha un contatto diretto, stringente, col territorio. Per le nostre riviste non è una novità. Ci inorgoglisce che questo sia riconosciuto da grandi professionisti della comunicazione. Dunque, ancora insieme, con nuovi compagni di viaggio, per altri traguardi e nuovi inizi.

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Sommario 3

Editoriale |

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Essere | Stefano Scozzoli

20

Approfondire | Viaggio nell’innovazione

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Degustare | Il cioccolato

30

Camminare | Montesorbo e dintorni

39

Ricordare | Giuliano Missirini

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30

Abitare | L’appartamento in centro storico Sciare | Forlivesi e cesenati sulle piste Vincere | Mattia Ceccarelli e Christian Casali

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Migrare | Muller Fabbri

54

Visitare | Natura e simbolo dal ‘600 a Van Gogh

56

48

Esporre | Cesenatico… mia cara

Edizioni IN MAGAZINE S.R.L. Redazione e amministrazione: Via Napoleone Bonaparte, 50 47122 Forlì tel. 0543.798463 fax 0543.774044

www.inmagazine.it inmagazine@menabo.com Stampa: Graph S.N.C. - San Leo (RN) Direttore Responsabile: Andrea Masotti. Redazione centrale: Andrea Biondi, Valentina Bucchi, Francesca Renzi.

58

Leggere | Novità in libreria

Progetto grafico: Lisa Tagliaferri.

60

Scegliere | Shopping

Impaginazione: Emanuele Dall’Acqua.

Controllo produzione e qualità: Isabella Fazioli. Ufficio commerciale: Gianluca Braga. Collaboratori: Mariavittoria Andrini, Annalisa Balzoni, Barbara Baronio, Paola Francia, Fabio Gavelli, Sabrina Marin, Francesca Miccoli, Matteo Ranucci, Giorgio Sabatini, Leda Santoro, Gabriele Zelli, Roberto Zoli. Chiuso per la stampa il 12/2/2010 Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

IN Magazine | 5


Annotare | Brevi IN

L’Almanacco 2009

Forlì - Serata di presentazione, lo scorso 12 gennaio, in Salone Comunale, per l’Almanacco di Forlì e dintorni 2009, curato da Gaetano Foggetti con le foto di Fabio Blaco, che da nove anni raccoglie dodici mesi di cronaca cittadina in foto e immagini: dall’appassionante testa a testa per la poltrona di Sindaco alla mostra del Canova, fino alla partenza del Giro d’Italia e all’apertura della tangenziale. In allegato, al prezzo invariato di 10 euro, il dvd con la sintesi filmata delle principali news del 2009. Sin dalla prima edizione, poi, “L’Almanacco” è legato a doppio filo con la Casa della Carità di Bertinoro, gestita da don Luigi Pazzi, che accoglie disabili fisici e psichici molto gravi. Ancora una volta parte del ricavato è destinato alla struttura, che svolge una straordinaria opera di assistenza al servizio dei meno fortunati. www.almanaccodiforli.it

Nordic walking e ciaspole Campigna - Sabato 13 e domenica 14 marzo: un weekend tutto di montagna nel Parco Nazionale. Sabato è dedicato al Nordic Walking, la nuova disciplina sportiva che si pratica all’aria aperta. Un esperto istruttore accompagnerà i partecipanti in un allenamento dolce che sviluppa resistenza e forza. Domenica tocca alla grande ciaspolata della Campigna, manifestazione di chiusura della stagione invernale, che si sviluppa in un percorso ad anello nello splendido crinale che divide Romagna e Toscana. Per chi soggiorna nelle strutture ricettive di Campigna le ciaspole sono gratuite. www.giratlantide.net

6 | IN Magazine

Va in pensione la

“Voce” del comune

Forlì - Le sue mani hanno scritto migliaia di comunicati e la sua voce ha annunciato centinaia di conferenze. Ennio Gelosi, dirigente comunale del servizio stampa e gestione eventi, dopo 37 anni è andato in pensione il 22 dicembre scorso. Una carriera cominciata prestissimo che lo ha visto lavorare fianco a fianco con sei sindaci della città, da Satanassi a Zanniboni, da Sedioli a Rusticali, per finire con Nadia Masini e Roberto Balzani. Quello del Comune di Forlì fu uno dei primi uffici stampa sul territorio nazionale, istituito proprio per volontà di Satanassi. Il dirigente, riferimento

Long Range 23

sicuro e preciso per i giornalisti forlivesi, a 59 anni ha deciso di lasciare spazio ai giovani per dedicarsi alle nipotine e al volontariato. (L.S.)

Mochi Craft premiato

Londra - Continua a riscuotere consenso internazionale l’innovativa imbarcazione Mochi Craft a propulsione ibrida. Inizio d’anno positivo per Long Range 23, premiata ai “Motor Boat of The Year Awards 2010”, autorevole manifestazione organizzata dalle testate inglesi “Motor Boat & Yachting” e “Motor Boats Monthly” punti di riferimento per gli armatori europei - che hanno selezionato i vincitori fra le imbarcazioni testate dai propri tecnici nel 2009. Durante la cerimonia nella cornice del Langham

a Londra, Alessandro Tirelli, brand manager Mochi Craft, ha ritirato il premio per la categoria “Custom Yacht”. Fortemente voluto da Norberto Ferretti, il Long Range 23 raccoglie in 77 piedi un concentrato d’innovazione e tecnologia in cui spiccano due novità: il sistema di propulsione ibrido “Zero emission mode”, che unisce l’affidabilità del sistema propulsivo diesel tradizionale alla possibilità di navigare ad emissioni zero e la nuova carena trans-planante Ferretti Wave Efficient Yacht.


Convenienza Nuovo segretario per il

PD

Forlì - Ha bruciato le tappe e oggi si lascia alle spalle l’esperienza nell’informazione on line per dedicarsi interamente alla politica. Marco Di Maio, 26 anni, ha inaugurato il nuovo anno spogliandosi degli abiti di direttore di RomagnaOggi (il portale d’informazioni di cui è stato anche fondatore nel 2004) per vestire quelli di segretario unitario del Partito Democratico forlivese. Le dimissioni, scrive, sono state una scelta “doverosa, a cui stavo lavorando da tempo, da quando sono stato eletto in Consiglio comunale nel giugno scorso... Credo sia giusto e corretto dare un segnale di trasparenza e coerenza fugando ogni dubbio di possibili conflitti d’interesse.” L’intesa sulla candidatura unica di Di Maio (che succede ad Alessandro Castagnoli) è stata raggiunta tra le tre mozioni che si sono confrontate al congresso nazionale e regionale di ottobre, sulla base di un documento scaturito da un tavolo di confronto. (L.S.)

Incontri con l’Autore,

e Qualità

XV anno

Forlì - Ha preso il via a fine gennaio l’edizione numero quindici degli appuntamenti letterari promossi dalla Fondazione Cassa dei Risparmi. Quest’anno la manifestazione introduce elementi d’innovazione senza tradire la sua vocazione originaria; il progetto più vasto coinvolge il Liceo Musicale “A. Masini” e le formazioni teatrali cittadine. Ogni incontro viene affiancato da momenti di lettura dal vivo con accompagnamento sonoro. Inoltre, la partnership con “Nati per Leggere” vede la Fondazione impegnata a distribuire gratuitamente 1.000 libri per l’infanzia ad altrettante famiglie. Venendo al calendario, mercoledì 24 febbraio (ore 17, Teatro Diego Fabbri) Umberto Eco presenta La vertigine della lista; venerdì 12 marzo (ore 17, Auditorium Cariromagna) arriva Arrigo Levi con Un paese non basta; venerdì 23 aprile (ore 20.45, Diego Fabbri) Giovanni Nadiani e Romagna Garden. Il mese di maggio è dedicato al Progetto Speciale in collaborazione col Premio Bancarella nella Scuola. I restanti tre appuntamenti sono l’11 giugno (ore 17, Auditorium Cariromagna) con Il meccanico delle rose di Hamis Ziarati, il 29 settembre con Vito Mancuso e L’anima e il suo destino; infine, in autunno (data da definire), un secondo Progetto Speciale in collaborazione con il Sitlec vedrà a Forlì Alice Pung con Unpolished Gem.

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Al Naima torna la musica Forlì - La casa del blues torna a riempirsi di suoni. Si apre venerdì 5 marzo: a dare il via al programma la Otis Taylor blues band. Il giorno dopo, si esibiranno Eric Sardinas blues band e la Johnny Winter blues band. Venerdì 12 sul palco di via Somalia gli Area; reunion di Patrizio Farisellli, Ares Tavolazzi e Paolo Tofani. Special guest: Chicco Capiozzo. Verrà proiettato il film-documentario di Route One e riproposta l’intervista radiofonica di Ernesto De Pascale a Demetrio Stratos del settembre ’78. Il 19 spazio a Fairport Convention e venerdì 26 Saba. Il 2 aprile sarà la volta dei Floyd Machine e il venerdì successivo Wishbone Ash. La rassegna prosegue ogni venerdì fino a giugno: da segnare in agenda il 21 maggio, quando a Forlì arriva Enrico Rava. www.naimaclub.it (L.S.)

Riconoscimento alla Fondazione

Longiano - Nel 2010 la Onlus con sede presso il castello malatestiano compie 20 anni. Le celebrazioni per l’anniversario si aprono con un riconoscimento ottenuto per l’intensa at-

Tito Balestra tività culturale e istituzionale svolta dalla sua nascita. Con delibera della Giunta regionale, la Fondazione ha ottenuto il “primo riconoscimento dei musei della Regione Emilia Romagna in base agli standard ed obiettivi di qualità ai sensi della L.R. 18/2000”. L’accertamento è volto a valorizzare i beni culturali ed è uno strumento per migliorare la qualità dei musei. Su 149 domande presentate, solo 78 musei hanno ottenuto il riconoscimento, e solo 12 nella provincia di Forlì-Cesena. Inoltre la Fondazione sta attivando la propria biblioteca specialistica ed è in procinto di riordinare gli archivi per una futura fruizione del pubblico.

Ferretti 800 l’innovazione

La tenuta delle Terme Castrocaro Terme - Buono il 2009 per Salsubium, che gestisce Terme e Grand Hotel, in tutti i comparti del presidio. Quasi 25.000 gli arrivi complessivi tra gennaio e settembre scorsi, oltre 1000 in più rispetto al 2008, 2000 in più del 2007. Il centro di riabilitazione, che opera in convenzione con l’AUSL di Forlì, recentemente riqualificato e messo in rete con le realtà del Gruppo Villa Maria, ha segnato un +17%. E se “tengono” le Terme classiche, Castrocaro segna un +12% di termalisti paganti. A sorprendere, i numeri del Centro Benessere “Magiche Acque”: + 17% rispetto ai primi nove mesi del 2008, numero che sale addirittura a +34% in relazione al biennio 2007/2009. L’ultimo dato riguarda il Grand Hotel: più 17% gli arrivi rispetto al 2008. Numero che sale al 27% contando anche le presenze al ristorante Piacentini e al bar Chini.

8 | IN Magazine

Amplia gli orizzonti

Forlì - Innovazione è la parola chiave che ha sempre contraddistinto gli yacht Ferretti. Innovazione tecnica, di design e di stile. Seguendo questo approccio, col Ferretti 800, nato dalla matita dell’Architetto Gianni Zuccon insieme a AYT del Gruppo Ferretti, il cantiere continua il rinnovamento della gamma, coniugando stile con esplorazione e rivisitazione in ambito di design e progettazione. Il risultato è uno yacht caratterizzato dalla gene-

rosità degli spazi interni, dal layout caratteristico di imbarcazioni di dimensioni superiori, combinate con una linea esterna accattivante, arricchita dall’uso del colore, e dove le ampie superfici vetrate costituiscono un elemento caratterizzante del design esterno garantendo anche un’eccezionale luminosità interna. E i due motori MAN 1800 spingono l’imbarcazione ad una velocità massima di 31 nodi. www.ferretti-yachts.com


Cambio al vertice dei

Il Monte prima del Monte

Forlì - È il titolo del libro strenna 2009 della Fondazione Cassa dei Risparmi, presentato a gennaio. Il volume è dedicato ai reperti rinvenuti durante i lavori del Palazzo del Monte di Pietà e alla ricostruzione della vita tardo-medievale che questi hanno permesso. “Restaurando il Palazzo - ha commentato il presidente Piergiuseppe Dolcini nella prefazione - abbiamo restituito alla città un esempio di architettura civile del Rinascimento”, tra i più belli in Romagna. Non solo un’opera di rifunzionalizzazione pubblica, dunque, ma il recupero della memoria storica di parte della città.

Viaggio nel vino da Noè Faenza - Appuntamenti dedicati al mondo del vino nel locale del sommelier Andrea Spada. Da Noè è in programma anche un corso di approfondimento alla degustazione del vino, aperto a tutti coloro cui piace il vino a prescindere dal grado di conoscenza in materia. Quattro gli appuntamenti, ogni lunedì dal 22 febbraio, con una parte teorica, quindi degustazione alla cieca di 5 vini a cura di Andrea Spada. Dopo il primo incontro sui vini bianchi, il 1° marzo ecco vini rossi giovani, il 15 i rossi da invecchiamento. Si chiude il 22 coi vini dolci. Si può partecipare anche a lezioni singole. Costo delle 4 lezioni 100,00 euro. Singola lezione 30,00. Info 339.7038538.

10 | IN Magazine

Giovani Industriali corsi formativi e incontri con docenti e personalità di successo - ha commentato Tura. Sapranno stimolare la naturale curiosità degli imprenditori giovani, aggiornando nel contempo conoscenze e competenze che permettono di operare meglio nel contesto economico attuale. Particolare attenzione sarà riservata al sociale.” (L.S.)

Forlì - Riccardo Tura (B&T - Dorelan) è il nuovo presidente del Gruppo Giovani Industriali della Provincia. L’elezione è avvenuta durante l’Assemblea generale annuale. Tura succede a Giacomo Gollinucci, giunto alla naturale scadenza del suo mandato, alla presidenza del gruppo che riunisce oltre cento fra imprenditori, figli di imprenditori e dirigenti d’azienda con meno di 40 anni. Fanno parte del Consiglio Direttivo, anch’esso rinnovato, Simone Trevisani (Soilmec), Denis Amadori (Gruppo Amadori), Federico Foli (Technogym), Kevin Bravi (XS), Filippo Martini (Martini), Chiara Talenti (RINTAL), Filippo Colonna (Gruppo IVAS), Costanza e Vittoria Zannoni (Viazoil), Jenny Zanotti (Calz. Vicini), Isabella Zani (Zani Saldature), Danilo Casadei (Grafiche MDM), Alessandro Carfagnini (SO.F.TER.), Alessandro Zaccheroni (Logicamente Internet), Marco Zani (Slemensider) oltre al “past President” Gollinucci (Romagna Plastic). “Prevediamo di svolgere

NousAutori, a scuola di

Forlì - Un Laboratorio di scrittura che nasce all’interno di un gruppo editoriale dalla consolidata e completa esperienza, nella formazione, distribuzione, gestione di librerie e nell’organizzazione di eventi culturali e formativi. Guidato dallo scrittore Eraldo Baldini, il corpo docente di NousAutori, iniziato a fine gennaio e che prosegue sino a inizio aprile, è composto dallo scrittore Mauro Ferri, dal direttore editoriale delle case editrici Foschi Editore ed Experta Edizioni Gianluca Gatta e dalla poetessa ed editorialista Serena Focaccia.

Scrittura Tra gli altri docenti che forniscono nozioni integrative al programma didattico, Massimo Foschi, alla guida delle due case editrici forlivesi, l’addetta stampa Alessandra Segreto e la libraia Giulia Sansoni. Il Laboratorio accompagna gli allievi nella realizzazione della loro opera prima, che al termine delle lezioni sarà pubblicata in una speciale collana. Inoltre, gli allievi sono messi a contatto con autori noti ed esordienti. Le lezioni del corso base si tengono tutti i lunedì, presso la Sala MenoUnoMega del MegaForlì. www.nousautori.it


Il cinema di

Sergio Leone

Cesena - Il Centro Cinema in collaborazione con Fronte del Pubblico, Cineteca di Bologna, Regione Emilia-Romagna e Cineforum Image, organizza un omaggio a Sergio Leone, proponendo, ogni giovedì, tutti i suoi film. Queste le date restanti della rassegna cesenate: 18 febbraio Il buono, il brutto e il cattivo (1966); 25 febbraio Giù la testa (1971); 4 marzo Il colosso di Rodi (1960); 11 marzo C’era una volta in America (1984). Le proiezioni si tengono nella sala rossa del San Biagio, in via Aldini 24, con inizio alle 21. Ingresso a 3 euro. Nell’atrio del San Biagio è allestita la mostra fotografica “Il West e oltre. Il cinema di Sergio Leone”, con foto di Enrico Appetito e Angelo Novi. www.sanbiagiocesena.it

Agrofer,

agroenergie e

Bioedilizia

Cesena - Dal 9 all’11 aprile è in programma “AGROFER - Salone delle Agroenergie, Risparmio Energetico, Bioedilizia”, dedicato alle fonti energetiche rinnovabili. La fiera si rivolge al settore agricolo e a quello abitativo, cui è dovuto oltre il 50% del consumo di combustibile. La 5a edizione di AGROFER vuol essere lo “spazio” dove chiunque possa vedere, capire e farsi spiegare come applicare le energie rinnovabili. Orario 9-19, ingresso libero.

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Grand Soleil 46 trionfa in

Un volume su Francesco Olivucci

Forlì - Con la recente pubblicazione di Francesco Olivucci. La sua arte ad onore e decoro della città, si rende omaggio alle opere “maggiori” del maestro, ai dipinti a tempera o ad affresco che ornano, o ornavano, vari edifici monumentali cittadini. Curato da Flavia Bugani e Giovanna Ravaioli, il libro, di particolare pregio, propone inedite documentazioni di proprietà della famiglia, fra cui molte foto, fornite dalla Direzione dell’Asilo Santarelli, che consentono di presentare immagini non più visibili, poiché, a causa delle vicende belliche, sono state ricoperte con intonaco: Olivucci era pittore di professione e le commissioni nel “ventennio” comportavano naturalmente tematiche legate al governo e al potere. È il caso dei decori di Palazzo Braschi, dell’Asilo Santarelli (dei quali rimane visibile il “Cristo Bambino benedicente”) e del Salone della Prefettura. Il volume presenta altre testimonianze dell’instancabile attività dell’artista, dai pannelli che decorano l’Armeria Albicini, nel Palazzo del Merenda, per proseguire con la raccolta “Opere grafiche della Resistenza” in Casa Baffi, in via Albicini. Il libro contiene un testo dedicato alla Madonna di via Ripa, affresco realizzato su richiesta della popolazione dei borghi di S. Biagio e Schiavonia sul muro di cinta dell’ex monastero e tutt’ora visibile. Nato a Forlì nel 1899, qui morto nell’85, l’artista “riservato per natura, come è stato scritto, non parlava di sé, né desiderava che altri lo facessero. Amava il suo mestiere, lo faceva con passione, non tollerava invadenze né giudizi da quanti non stimava”. (G.Z.).

12 | IN Magazine

Germania

Dusseldorf - Si è aperto con un importante riconoscimento il 2010 dei Cantieri del Pardo di Forlì. Il Grand Soleil 46 ha vinto l’“European Yacht of the Year”, riconoscimento ambito da tutti i cantieri a vela europei, assegnato ogni anno nel corso del salone tedesco “Boot”, tra i più importanti al mondo. La giuria che assegna il premio è composta da rappresentanti di 15 riviste di settore che fanno capo a “Yacht”, tra i periodici più riconosciuti a livello internazionale. Una vitto-

ria rafforzata dal riconoscimento per Dufour 405 nella categoria “Family Cruiser”: Dufour, insieme a Cantiere del Pardo, fa parte di IBS, holding che controlla i due importanti cantieri, uno francese, l’altro italiano.

Confcooperative tra bilanci e

Forlì - 231 cooperative aderenti, alle quali vanno aggiunte 7 Banche di Credito Cooperativo. Dieci cooperative di nuova costituzione, 4 nel forlivese, 6 nel cesenate, due delle quali nel comune capoluogo, 4 nel comprensorio. Quattro di queste vanno ad accrescere il Terzo Settore, in particolare dando risposta ai bisogni dell’infanzia e ai servizi educativi, due sono state costituite nel settore abitazione, le rimanenti 4 fanno capo alla Produzione lavoro. Questi i numeri del sistema Confcooperative Forlì-Cesena, presentati di recente, cui si aggiungono circa 42.000 soci e 12.400 addetti occupati (dati al 31/12/2008) e un valore della produ-

Prospettive zione che si attesta sui 3.300 milioni di euro. “Si è chiuso un anno straordinario e difficile. Abbiamo toccato con mano come il sistema cooperativo sia riuscito a far fronte alla crisi utilizzando prevalentemente ammortizzatori interni”, ha precisato il presidente Amedeo Scozzoli sottolineando che proprio le aziende che hanno cercato soluzioni proprie senza interventi pubblici, potrebbero inseguire una ripresa più lenta e più faticosa. “Al di là delle difficoltà il 2009 si chiude lasciandoci precisi insegnamenti - ha commentato il direttore Pierlorenzo Rossi. Crescita continua e speculazione infinita sono i due lati di un modello di sviluppo fragile. La crisi ci ha costretto a tornare ai fondamentali. Oggi siamo più che mai convinti che le nostre aziende possono avere un ruolo nell’orizzonte della globalizzazione solo in forza della cultura e della storia che portano con sé, che è anche il valore del territorio di cui è carico un prodotto.”


Nuovo direttore per il

Parco

Santa Sofia - Giorgio Boscagli dallo scorso gennaio è il nuovo direttore del Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Il suo nominativo è stato selezionato dal Ministro per l’Ambiente nella terna di nomi individuata dal Consiglio direttivo. Boscagli ricoprirà l’incarico per cinque anni. La sua esperienza in campo ambientale è abbastanza lunga e inizia negli anni ’80 al Parco d’Abruzzo; negli anni ’90 è proseguita nel Parco Sirente-Velino. www.parcoforestecasentinesi.it

I pittori forlivesi ei

Fiori

Forlì - Ha inaugurato lo scorso 28 gennaio, e resterà aperta fino al 20 giugno (data di chiusura della mostra al vicino San Domenico), la collettiva ospitata al ristorante Don Abbondio che raccoglie una selezione di quattordici artisti, scelti tra i più noti, attivi e rappresentativi della scena cittadina, a eccezione di alcuni pittori predappiesi, ma ben noti a Forlì. “I pittori forlivesi e i fiori” raccoglie opere di Alfonso e Nicola Vaccari, Carlo Ravaioli, Chiara Sampieri, Claudio Barasi, David Sabiu, Davide Sarasini, Franco Gianelli “Grota”, Giancarlo Guidi, Laura Gamberini, Maria Luisa Zecchini, Oriana Spazzoli Farneti, Vanni Perpignani e Svitlana Itsenko, alcune eseguite appositamente per l’occasione, altre esposte per la prima volta. Tanti alfabeti differenti per esprimere concetti similari, che ruotano tutti intorno alla magia dei fiori. Una mostra che fa da contraltare sinergico alla mostra presso i vicini Musei. Direttore artistico della rassegna è Marco Viroli.

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Essere | Stefano Scozzoli

Nel segno della

Comunicazione

testo Andrea Biondi - foto Giorgio Sabatini

25 anni di Menabó raccontati da Stefano Scozzoli, tra i fondatori dell’agenzia e oggi alla guida del gruppo di cui fa parte anche Edizioni IN Magazine. Una storia d’impresa, iniziata come cooperativa, che ha sempre puntato sulle risorse umane e su un rapporto speciale con clienti e collaboratori. Una storia che continua oggi con la partnership con Leo Burnett, prima agenzia di comunicazione in Italia.

“Il cinismo di questi ultimi decenni ci ha portato a credere che competitività equivalga a farsi la guerra, ma è un errore: in guerra si va per distruggere l’altro, mentre si compete per essere migliori.” Partire da una citazione, per chi lo conosce (o sale le scale dell’agenzia), è un’utile scorciatoia per iniziare a parlare con Stefano Scozzoli, presidente di Menabó Group e tra i soci fondatori, 25 anni fa, di quella che oggi è una realtà consolidata nel mondo della comunicazione, in Emilia-Romagna e nel nord Italia. Consapevoli di quanto sia a volte rischioso parlare di sé (anche perché, in genere, si parla bene!) l’occasione è importante: 25 anni di storia vogliono dire tanto. Spe-

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cialmente per un’azienda di advertising, settore che in questi decenni si è rivoluzionato più volte. Come potrebbe essere altrimenti, in un mondo che è altra cosa rispetto al 1985? E, in fondo, la pubblicità è onnivora, quindi, nutrendosi di tutto quanto accade nel villaggio globale, è più soggetta alle turbolenze della civiltà. “Da qui vorrei partire, - spiega riprendendo la citazione iniziale. In un ambiente in cui le agenzie rampanti, vincenti cercano di spremere i clienti finché possono perché, si sa, questi cambiano agenzia ogni due anni, noi seguiamo una filosofia opposta. Lavoriamo sull’intuitus personae, su un rapporto professionale e personale coi

nostri interlocutori, consigliando ciò che faremmo se fossimo al loro posto. Un rapporto consolidato che si esprime nella collaborazione con imprese come Ferretti Group (cliente d’agenzia dal 2002, ndr) e in controtendenza rispetto al mercato. Il capitalismo avviluppato su

se stesso ha portato a questa crisi. Nel nostro piccolo abbiamo sempre cercato di applicare valori di condivisione, con clienti e collaboratori, senza per questo insegnare nulla. Manzoni diceva ‘bisognerebbe pensare più a far bene che a star bene’.” Eccola, un’altra citazione, da insaccare e portare a casa. “Un modo per capire la nostra storia può essere l’evoluzione del


Novembre 2002: Stefano Scozzoli con Vittorio Sgarbi durante l’edizione di INsieme al Gala, per sostenere l’Associazione Italiana familiari e vittime della strada. Dicembre 2007: con Ron, testimonial della campagna realizzata da Menabó per la Onlus Cipsi. Sotto, Guido Chiovato, managing director di Leo Burnett, neopartner dell’agenzia forlivese.

nostro marchio - precisa Scozzoli. Menabó nasce nell’85 come cooperativa. Questo imprinting formale ha segnato il nostro sviluppo: i concetti di team, unione, squadra intesa come gruppo di lavoro che condivide obiettivi, anche quando siamo diventati Srl (nel 2001, ndr), non ci hanno mai abbandonato. L’obiettivo è riuscire a lavorare creando un ambiente di lavoro vivibile. Al

giorno d’oggi o sei aggressivo o sei condannato a restare ai margini. O sei spietato e vincente, oppure sfigato! Il mio sogno è creare una bolla di vivibilità che sappia anche

Leo Burnett: il commento di Guido Chiovato, managing director Esiste un pensiero comune secondo il quale le agenzie di comunicazione di grandi dimensioni siano condannate a lavorare per aziende di grandi dimensioni, grandi investimenti e viceversa. Personalmente non ci ho mai creduto perché penso che le grandi idee non siano più costose dei pessimi consigli. Anzi. In questo senso è stata una piacevole conferma incontrare i professionisti di Menabó: in loro ho subito riconosciuto la stessa qualità di pensiero e capacità di innovare che ha portato il Gruppo Leo Burnett ad essere la prima agenzia di comunicazione in Italia con oltre 400 collaboratori, tre sedi a Milano, Torino e Roma e ad essere l’unico gruppo che negli ultimi cinque anni ha registrato una crescita costante a due cifre. Dall’incontro di Leo Burnett e Menabó, realtà diverse per dimensione e dislocazione, ma accomunate dallo stesso modo vincente di costruire per i propri clienti, è nata una partnership che darà a tante aziende che prima erano obbligate ad avere i propri consulenti di comunicazione troppo distanti, una realtà vicina in tutti i sensi. Una realtà che conosce a fondo lo spirito imprenditoriale locale, ne risolve i bisogni e spesso li anticipa. È una partnership che guarda al futuro perché oggi comunicare in modo efficace parte dalla continua analisi e interpretazione di esperienze diverse, dal saperle trasporre dalla dimensione locale alla globale e viceversa. Comunicare in modo efficace significa dimenticare le antiche separazioni tra above the line e below the line, tra off line e on line. Significa ottimizzare il pensiero per renderlo convergente ossia fruibile attraverso tutti i nuovi mezzi, digitali e non. Significa infine ricordare in ogni istante che sono le persone che oramai decidono cosa ascoltare, quando e come. Interpretando questa comune visione Leo Burnett e Menabó iniziano un cammino di mutua collaborazione e crescita. Per tutte le realtà imprenditoriali presenti nel nord est e nel centro Italia, affidarsi a Menabó significherà avere un accesso privilegiato a tutti gli strumenti e le professionalità che il gruppo Leo Burnett Italia mette a disposizione. I clienti di Leo Burnett che già operano in queste aree da oggi potranno contare su una risorsa di pensiero e di servizio in più.

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stare sul mercato giocando con le sue regole.” L’ambiente di lavoro, di conseguenza, punterà a valorizzare le risorse umane, indispensabili nel settore dei servizi. “Dare spazio a queste eccellenze è la nostra filosofia. Non vendendo prodotti standard, i nostri servizi necessitano di una componente umana entusiasta, motivata, che ci crede ed è innamorata dell’agenzia e del cliente.”

Le persone al centro, un concetto tornato di moda… “Non è questione di essere buoni o bravi dal punto di vista morale, ma è uno stile a cui abbiamo sempre creduto. Cosa conta avere risultati, se non sono condivisibili?” Ma torniamo alla storia di Menabó: è un laboratorio messo a punto da Confcooperative a farla nascere, un

corso di formazione per tecnici pubblicitari e addetti stampa, riservato a una decina di persone, al termine del quale è costituita la cooperativa. Siamo a metà anni ’80. “Mille difficoltà agli inizi - confessa Stefano - il mercato all’epoca era digiuno di simili tematiche, quasi una follia mettersi a fare questo mestiere. La prima sede? Un sottoscala di pochi metri quadri; nell’88 ci siamo potuti permettere il primo ufficio in via Vespucci, nel ’90 abbiamo cambiato sede, in via Macero Sauli.”


All’inizio nove erano i soci, ma in pratica a “campare” era uno. “Per tutti, o quasi, era dopolavoro. All’epoca ero a Videoregione, poi divenni dirigente al Consorzio Agrario. Ognuno di noi dedicava il tempo libero allo sviluppo di questa attività.” Che per Scozzoli diventa il lavoro vero nell’88. “Un anno strategico, acquistammo il primo Macintosh Plus, all’epoca un piccolo ‘aggeggio’, in realtà l’embrione di un cambiamento epocale nel nostro mestiere. Ma allora ‘era

un prenderci’ tra Mac e Windows! Nel ’93 raddoppiammo la sede.” Al contempo ogni anno il fatturato raddoppia e anche il numero dei dipendenti aumenta, fino ai 12-13 del ’95; il fatturato si aggira sui 2 miliardi di lire. “Denari importanti per uno studio grafico. Più che un’agenzia Sotto, Stefano Scozzoli e Pupi Avati a Venezia nel 2003 per la presentazione del libro edito da Menabó dedicato al regista bolognese. Insieme a José Carreras, protagonista di una delle edizioni dell’Emilia Romagna Festival.


A fianco (e in apertura articolo), il presidente di Menabó Group ritratto negli uffici a Forlì.

obiettivo; lui stava cercando un

partner per l’attività pubblicitaria below the line. È stata un’unione positiva, tre anni insieme ci hanno messo in contatto col mondo della comunicazione milanese. Con Marini abbiamo appreso un nuovo modo di lavorare, contattare i clienti, erogare i servizi, imparando tecniche e procedure. È stato il definitivo scollegarsi da una mentalità micro, trasformandoci in professionisti che hanno scelto di

eravamo uno studio; c’era Tangentopoli, la guerra del Golfo, la crisi economica, si parlava di pubblicità morta. Per continuare ci ‘rifugiammo’ nella grafica.” Dal ’95 al 2000 inizia un periodo di turbolenza interna. L’uscita di uno dei soci è l’inizio del meccanismo che porta alla rifondazione come srl, nel settembre 2001, e all’ingresso di nuovi soci. “Tutto avvenne tra

operare in provincia.”

luglio e settembre, mentre faceva-

Grazie a questa crescita (ma è cronaca degli ultimi mesi), Menabó approda a un nuovo upgrade, la partnership con l’agenzia numero uno in Italia. “In Leo Burnett (che fa parte di Publicis, è presente in 80 paesi nel mondo e ha tre sedi in Italia, Milano, Roma e Torino, con oltre 400 dipendenti, ndr) hanno capito che la comunicazione sta cambiando: non c’è più un emitten-

mo il trasloco nella nostra attuale

te e tanti riceventi, ma, grazie alla

sede, cadevano le Twin Towers…

rete, i target si sono frantumati,

ancora una volta, il gruppo Ferretti. “Lo voglio sottolineare, per noi è non solo un cliente storico, ma un portafortuna dell’agenzia, ha contribuito tanto alla nostra crescita. In particolare cito Domenico Pirazzoli, responsabile comunicazione del gruppo, con cui si è instaurato un vero rapporto di fiducia. Lui ha chiesto a Leo Burnett di affidare a Menabó la declinazione operativa della loro campagna. Questo ci ha messo in contatto con Guido Chiovato, managing director dell’agenzia, portando alla firma dell’accordo di joint venture.” È un nuovo inizio, dopo 25 anni e tanta strada fatta. Con un nuovo compagno di viaggio con cui, una volta di più, fare squadra. IN

L’evoluzione del marchio

M E N A B O’

1985

1988

Informazione Pubblicità e Marketing

Cambiavamo faccia all’azienda

polverizzati in infinite ‘tribù’. In-

mentre cambiava il mondo. In più

tercettare le persone è sempre più

ENABO

c’era l’avvento dell’euro. Ricordo preventivi in doppia moneta… che periodo complicato!” I primi anni sono di pareggio di bilancio, quindi crescita di fatturato minima ma costante. “Risultati decisivi sono arrivati soprattutto nel 2007 e 2008 con Lorenzo Marini, che conobbi nel luglio 2007 durante un set fotografico per Ferretti Group a Gabicce. Entrambi lavoravamo per il Gruppo nautico. Cercare di essere inseriti in un

complicato. Sto leggendo il libro di

PROFESSIONISTI IN COMUNICAZIONE

network di agenzie indipendenti a livello internazionale era il nostro

18 | IN Magazine

Andrea Iabichino, direttore creativo di Ogilvy&Mather, Invertising, in cui si sostiene la necessità di cambiare il mestiere della pubblicità. Che rimane l’anima del commercio, ma le sue regole si stanno modificando: la rete è il motore di questo cambiamento. I budget si riducono e occorre spostarsi verso le Pmi. Per farlo occorre un contatto più stringente col territorio. Chi meglio della nostra agenzia può farlo?” “Sponsor” di questa partnership è,

ENABO

Agenzia di Comunicazione

Azienda di Comunicazione

COMUNICAZIONEINTEGRALE

1992

2001

2004

2007

2010


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Approfondire | Viaggio nell’innovazione

Provincia

High-tech testo Fabio Gavelli - foto Giorgio Sabatini

Forlì e Cesena racchiudono esempi di imprese eccellenti per innovazione tecnologica e ricerca. Ne abbiamo visitate alcune per conoscere i loro progetti più recenti.

20 | IN Magazine

Presto vedremo sui tetti l’ultimo grido della generazione eolica, l’Audi monterà un nuovo cruscotto, mentre al Cern di Ginevra sono in funzione i sensori elettronici in ceramica studiati dall’Aurel. Cos’hanno in comune questi prodotti? Sono stati ideati e realizzati a Forlì. Sarebbe tuttavia improprio spacciarci per la Silicon Valley ita-

liana. In provincia le imprese manifatturiere a medio o alto contenuto

high tech erano 963 a fine 2008 contro le 920 del 2002 , secondo una

recente indagine elaborata dal Cise, l’azienda speciale della Camera di commercio. Quelle ad alta intensità tecnologica erano stimate in 260, stesso dato del 2000. Va meglio coi brevetti: il rapporto con la


popolazione è cresciuto da 67,8 a 121,13 fra 2007 e l’anno successivo. C’è chi investe da tempo sulla ricerca e l’innovazione. Gli esempi non mancano; ne abbiamo scelti alcuni. Ai saloni internazionali in cui sono stati presentati i prototipi, hanno riscosso molta attenzione e una pioggia di ordini. Sono le minipale eoliche da installare nei tetti di case e capannoni industriali, per procurarsi l’energia elettrica dal vento. Li sta mettendo a punto CCLG, azienda con sede a Vecchiazzano già impegnata nel campo della nautica, dell’energia fotovoltaica e della domotica. Nella versione più piccola, le pale sono

alte appena un metro e hanno un diametro di 70-80 cm, entrano in azione con un apporto minimo di vento: appena 1,2 metri al secondo. Nelle varie “taglie”, sviluppano potenze da 1,2 a 25 kilowatt/ora. Il progetto è un ottimo caso di lavoro d’equipe fra industria e università. In questo caso sono addirittura tre gli atenei coinvolti, fra i quali il dipartimento di fluidodinamica della facoltà di Ingegneria spaziale di Forlì. “Le prove si sono svolte in una galleria del vento situata in un hangar del Ridolfi - dice Enzo Cortesi, presidente del Cda di CCLG. Il rendimento dell’eolico è molto buono, quasi doppio del fotovoltaico col quale peraltro proponiamo

pacchetti integrati. Con 2500-2600 euro si può avere un impianto a uso domestico.” Il risparmio energetico e le energie rinnovabili sono la nuova frontiera anche dell’Aurel di Modigliana, che da 40 anni si occupa di microelettronica. I circuiti su supporti ceramici sono in grado di operare in condizioni ambientali estreme e per questo l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e il Cern di Ginevra sono clienti e partner di Aurel. “Collaboriamo con centri universitari e industriali nel settore delle celle fotovoltaiche a concentrazione che in un prossimo futuro affiancheranno quelle planari, con rendimenti molto superiori”, spie-

IN Magazine | 21


A fianco, il taxi bed, portalettiga elettrico di Formula Servizi e il Centro di telecontrollo di Hera, a Forlì. In apertura, Italo Carfagnini di Softer con uno dei cruscotti in leghe polimeriche prodotti in azienda ed Enzo Cortesi di CCLG con un prototipo di mini pala eolica.

ga Franco Perugini, direttore tecnico. L’impresa ha oltre cento dipendenti e dispone di tre laboratori di ricerca e sviluppo ed è leader nelle soluzioni a radiofrequenza per “Home Automation” (sistemi di allarme e cancelli elettronici). Chi punta da anni sulle novità è Softer, industria da 63mila mq e 200 dipendenti, che vanta un centro di ricerche che occupa una decina di chimici industriali. L’attività è soprattutto indirizzata sulle leghe polimeriche, di cui la società di Villa Selva ha sviluppato una decina di brevetti. L’ultimo è un nuovo cruscotto per Audi: dal settore automobilistico arriva ormai un quarto del fatturato. “Abbiamo messo a punto leghe polimeriche che hanno applicazioni molto diverse: dai tappi per le bottiglie di vino ai fondi dei campi da calcio in erba sintetica - dice Italo Carfagnini, fondatore e presidente di Softer. Per noi la ricerca è tutto: sono gli stessi clienti a spingerci a trovare soluzioni sempre più sofisticate.”

Archivio Formula Servizi

Nuova sede per RInnova 33 progetti presentati, 11 dei quali sono decollati, altri 12 in fase di valutazione. È il consuntivo 2009 di RInnova (Romagna Innovazione), che studia e progetta soluzioni innovative per le imprese. Energia, tecnologie applicate alla comunicazione ed elettromeccanica sono i settori di interventi della società che in gennaio ha inaugurato la nuova sede, nel Palazzo ex Monte di Pietà, in corso Garibaldi. Per l’occasione il prof. Vincenzo Balzani, forlimpopolese, uno dei cento chimici più citati al mondo, ha tenuto una lezione magistrale su “Scienza e creatività”. “Un tempo - ha spiegato - gli scienziati sapevano quasi niente di quasi tutto. Oggi, a seguito della forte specializzazione, sappiamo quasi tutto di quasi niente. Condizione che ci obbliga a condividere il più possibile le conoscenze, mettendole in comune anche tra ambiti diversi.”

22 | IN Magazine


Giorgia Brunetti indossa occhiali Prada I nostri clienti diventano anche nostri amici.

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Circuiti elettronici prodotti da Aurel. Sotto, dall’alto, Corrado Salvemini di Mase Generators, Claudio Sacchi di Silca e Alessandro Zampagna di Centuria RIT.

Non sorprendetevi se fra qualche mese vedrete otto robot aggirarsi per l’ospedale di Forlì. Trasporteranno pasti e biancheria, comandati a distanza con tre sistemi di controllo: c’è anche un raggio laser per individuare gli ostacoli. Tecnologia tedesca, ma applicazione di Formula Servizi, cooperativa che punta sulla logistica. Le tecnologie nel campo della comunicazione sono pane quotidiano per un’altra azienda all’avanguardia, VEM Sistemi. Le è stata confermata la cer-

Innovazione, eccellenza e tecnologia nel cesenate Eccellenza, innovazione e sguardo all’estero: i comuni denominatori che rendono alcune aziende e centri di ricerca cesenati fra i più competitivi nel panorama internazionale. Fondata nel 1970, Mase Generators è leader nel settore dei gruppi elettrogeni e offre una vasta gamma di prodotti, con potenze che vanno da 1 KW per i piccoli generatori portatili fino ad unità da 1.600 KW per applicazioni speciali. “Oggi - spiega il vicepresidente Corrado Salvemini - l’azienda sta allargando il suo mercato, in particolare in Usa, America Latina e in Africa, dove si stanno allacciando rapporti con distributori locali. Dal 2005 la famiglia Foresti, proprietaria di Mase, ha acquistato anche la Gen Set di Pavia che con la sua rete commerciale è presente in 1200 punti vendita in Italia e in oltre 60 Paesi nel mondo.” Una scelta che consente alle due aziende di integrare i piani di sviluppo tecnici e commerciali, nonché di rafforzare le risorse e la posizione nella produzione di gruppi elettrogeni per ogni tipo di applicazione, con particolare riferimento ai settori navale e nautico. In tutt’altro campo opera Silca srl di Cesenatico, unica azienda che in Occidente produce pompe da bicicletta, e la più antica. Dal 1917 al timone dell’azienda c’è un membro della famiglia Sacchi, a partire da Felice, il fondatore, quasi un secolo fa. “Le pompe Silca sono efficienti - spiega Claudio Sacchi, titolare - ed eterne. I pochi pezzi soggetti a usura sono facilmente sostituibili con ricambi. La nostra azienda, che conta 4 dipendenti, ha un mercato internazionale che si sviluppa in Usa, Australia e Giappone. I nostri unici concorrenti sono in Cina e Taiwan, ma le loro produzioni sono di fattura e durata limitata.” È parte integrante della Rete Alta Tecnologia e riconosciuto ufficialmente dalla Regione quale centro per l’Innovazione, punto di riferimento per il territorio romagnolo. Centuria RIT - Romagna Innovazione Tecnologia è una società consortile a responsabilità limitata: la base sociale è composta da oltre 60 fra aziende e amministrazioni pubbliche tra Rimini e Imola, oltre che associazioni di categoria, camere di commercio e istituti di credito. Centuria RIT opera come Parco Scientifico Tecnologico della Romagna e la sua mission è favorire lo sviluppo delle imprese socie e del tessuto economico locale attraverso l’innovazione tecnologica ed organizzativa, in particolare nei settori manifatturiero ed agroindustriale. “Tra le ultime attività in cantiere - spiega il direttore Alessandro Zampagna - il progetto Centro per l’Innovazione della Romagna, co-finanziato dall’Assessorato Regionale alle Attività Produttive, con il quale abbiamo fornito servizi a circa 200 imprese offrendo soluzioni per stimolare il sistema produttivo.” (B.B.)

24 | IN Magazine

tificazione di Silver Partner da parte di Cisco, colosso californiano fra i leader mondiali nella fornitura di apparati di networking. La panoramica, non certo esaustiva, si può concludere col polo regionale di telecontrollo di Hera, inaugurato nel 2008 in via Balzella. Con i suoi 400 mq, 90 monitor e i 100 mila punti della rete di gas, acqua e teleriscaldamento, il centro operativo è nel settore il più grande d’Italia. IN


MINI e . Incontro al vertice della tecnologia. Consumi (litri/100km) ciclo misto: da 4,1 (MINI Cooper D Clubman Soho con cambio manuale) a 7,2 (MINI Cooper S Clubman Soho con cambio automatico). Emissioni CO2 (g/km): da 109 (MINI Cooper D Clubman Soho con cambio manuale) a 168 (MINI Cooper S Clubman Soho con cambio automatico).

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Ph. Giorgio Sabatini

Ph. Riccardo Gallini


Degustare | Il cioccolato

Cacao di

Romagna

testo Mariavittoria Andrini e Paola Francia

Nella lunga storia del cioccolato, che vede protagonisti tanti maestri italiani ed europei, oggi anche la nostra terra racchiude eccellenti esponenti. Siamo andati a visitare laboratori artigianali e aziende dove si sperimentano e producono nuove versioni del “cibo degli dei”.

C’è cioccolato e cioccolato. La parola, recepita nella lingua spagnola dall’idioma atzeco, designa, infatti, a voler essere precisi, la bevanda a base di cioccolato, importata in Europa dai “conquistadores” e diffusasi con straordinario successo a partire dal 1600. La versione “solida”, risale invece alla fine del 1700, quando a Torino un certo Doret iniziò a proporre i primi cioccolatini. Di lì inizia una lunga storia che vede protagonisti nomi familiari agli odierni consumatori, che ne apprezzano e riconoscono il marchio: da Pier Paul Caffarel, a cui si deve la meccanizzazione della produzione, ad Henry Nestlè, che per primo introduce il latte fra gli ingredienti, a Rudolph Lindt, a cui si deve l’invenzione del fondente. Da allora di strada il cioccolato ne

ha fatta: tanto, e di ottima qualità, se ne produce ovunque. Anche la Romagna è terra di eccellenze e di maestri cioccolatieri.

Come Elisa Leonardi di Ravenna, che della ricerca della qualità e dell’accurata selezione delle materie prime ha fatto uno stile di vita, oltre che un must della sua arte ereditata dal padre Sergio. È nei viaggi intorno al mondo, incontrando i più grandi cioccolatieri, che Elisa assaggia, sperimenta e - nel caso importa e produce, nel suo storico negozio. Nasce così un’interessante linea di prodotti per chi va in barca a vela oltre a originali formati da tagliare con un disco svizzero chiamato girolle, anche a base di fave di cacao del Venezuela. È un omaggio alla sperimentazione - potremmo dire un’avanguar-

dia del gusto - un altro prodotto tutto romagnolo, il cioccolato al sale dolce di Cervia, che unisce l’oro bianco delle antiche saline a una miscela di pregiate varietà di cacao. Apprezzata in Italia e all’estero, questa tavoletta unica nel suo genere porta la firma de L’Artigiano di Forlì dei fratelli Fabio e Manuele Gardini, cioccolatieri per passione che da vent’anni operano nel settore. Ma il cioccolato non è solo un fatto di ‘gusto’. Oltre alle sue proprietà benefiche - i flavonoidi del cacao riducono i rischi connessi alle malattie cardiovascolari - il “cibo degli dei” è noto per il potere seduttivo e afrodisiaco, al quale la storica Pasticceria Staccoli di Cattolica ha dedicato il “frutto della Regina”: un’ostrica di cioccolato

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A fianco, i Viennesi di Babbi; sotto, le pecore su scatoline a fiore che contengono ovetti pasquali, proposte da Flamigni. In apertura, dall’alto a sinistra, Elisa Leonardi, Paolo Staccoli e i fratelli Fabio e Manuele Gardini.

che nasconde al suo interno una perla preziosa. Fin qui splendidi artigiani. Ma anche aziende industriali, conosciute in Italia e nel mondo, rappresentano l’eccellenza nel campo della cioccolateria firmata Romagna. A Bertinoro, il cioccolato prende il nome di Babbi e del suo rinomato wafer, che alla fiera croccantezza della cialda alterna una cremosità vellutata al palato. A Forlì poi non si può non far tappa nella storica azienda Flamigni, che dal 1930 custodisce i segreti dell’arte dolciaria e sforna praline di finissimo cioccolato con creme assortite: deliziose le pecore con lana su scatolina a forma di fiore o gli ovetti di cioccolato, proposti all’interno di diverse confezioni, pensati per la Pasqua. A Castel Guelfo, nel bolognese, si trova un vero e proprio “covo” di golosi: l’Osteria del Cioccolato.

Qui Napoleone Neri (presidente della Sugar Company, azienda produttrice del prestigioso fondente), insieme al figlio Emiliano, propone una cucina sì fedele alla tradizione, ma con un unico ingrediente principe: il cioccolato o, per meglio dire, i prodotti derivati dal cacao perché, come conferma Neri, “il burro di cacao è uno dei grassi migliori, molto simile nella

L’amaro del cioccolato Sono molti i lati oscuri della produzione e commercializzazione del cioccolato nei paesi d’origine (tutta la fascia tropicale). Slow Food si è fatto paladino della trasparenza di questo prezioso alimento creando specifici presidi e approfondendo l’argomento con studi e articoli che divulga attraverso le proprie pubblicazioni. Nel numero 42 della rivista “Slow Food” si può leggere una denuncia pesante di sfruttamento di minori e abusi illegali (www.slowfood.it/editore/Riviste/SLOWFOOD/ IT/42/articoli/148_inchiesta_cacao.pdf). Per chi vuole saperne di più, può leggere il libro ricco di documentazioni ed interviste, scritto dalla giornalista e documentarista canadese Carol Off. Cioccolato amaro. Il lato oscuro del dolce più seducente, Nuovi Mondi, 2009.

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composizione all’olio extra vergine.” Il menù suggerisce: Gramigna marezzata con ragù di salsiccia che ha come ingrediente base la massa di cacao, Cappellacci di zucca con spolverata di cioccolato al tartufo. Tra i secondi, il Bastone petroniano cotto alla brace con contorno di patate fritte nel burro di cacao. E, per finire, oltre alla Torta Sacher, Tortino caldo con cioccolato del Centro America. Infine, per chi vuole regalarsi una coccola golosa, la Beauty Farm Gaia Teverini dell’Hotel Tosco Romagnolo di Bagno di Romagna propone

il chocolat massage, una full immersion di benessere fisico e mentale i cui effetti sono particolarmente gratificanti e tutti da assaporare in relax, mentre il cioccolato idrata, nutre e addolcisce la pelle del corpo. IN


Camminare | Montesorbo e dintorni

Storie di

Prodigi

testo Matteo Ranucci

La Pieve di Montesorbo e il Passo della Ciola, nel crinale tra valle del Savio e conca del Borello, sono lo scenario di vicende antiche che videro protagonista San Vicinio. Tracce e testimonianze hanno contribuito a rendere questi luoghi meta di tanti fedeli, devoti al primo vescovo di Sarsina.

Esiste un territorio di crinale poco conosciuto, sfiorato ma poco frequentato che unisce storia antica e paesaggio a leggende di miracoli e prodigi di cui si trova notizia, conferma parziale, in cronache e letture sacre. Sospeso tra l’ampia valle del Savio e la conca del Borello, dove il valico prende il nome di Passo della Ciola. Questa porzione di montagna dista pochi chilometri dal fondovalle, collegata a Mercato Saraceno da una sottile linea contorta di asfalto. Sarsina, nota per la cattedrale millenaria meta di migliaia di fedeli che giungono fino a qui per invocare i prodigi della Collana miracolosa appartenuta a San Vicinio, si trova a pochi minuti di auto. È con questa cittadina, con la figura del suo Santo, con la sua storia religiosa, che questa porzione di territorio intreccia le sue vicende. Antiche e in parte

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dimenticate. La facciata della Pieve di Montesorbo è povera e massiccia

con pochi elementi architettonici. Le mura sono un assieme di laterizi, arenaria, gesso e pietre laviche. Oltre gli scalini costruiti con vecchie pietre tombali, al di là del modesto portone in legno, Santa Maria Annunziata cela un patrimonio storico, artistico e religioso inaspettato, di grande pregio. La data della sua costruzione, incerta, viene fatta risalire al VIII secolo. È esempio chiaro di un luogo che fu testimonianza preziosa, ma ormai è ai margini delle vie di comunicazione e per questo poco considerato, poco visitato e valutato. Nonostante un prezioso intervento di restauro attuato pochi anni fa. L’architettura è a navata unica che poi si allarga a disegnare una croce greca con l’abside rivolto a est, verso l’alba. Gli interni sono


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Ph. Eugenio Barzanti


52 luoghi spirituali in Romagna Volete approfondire questo e altri percorsi “della fede” nel territorio? L’itinerario su San Vicinio è raccolto in 52 luoghi spirituali in Romagna, terzo volume della collana “52” di Edizioni IN Magazine. Dopo le “domeniche” e le “storie”, questa guida, in libreria dallo scorso novembre, ricca di immagini, piantine e informazioni storico artistiche, permette di raggiungere e ammirare, attraverso affascinanti percorsi escursionistici, i luoghi che ritemprano lo spirito. 52 pellegrinaggi a piedi tra storia e tradizioni, intrecciati ai simboli della fede; percorsi perfetti tanto per chi crede, quanto per chi apprezza la bellezza dell’arte e della storia, racchiusa in cattedrali, chiese, eremi e pievi disseminate nel territorio. 52 luoghi spirituali in Romagna, 360 pagine, 12 euro. www.inmagazine.it

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Facciata di Santa Maria Annunziata. In apertura, scorcio dei campi attorno alla Pieve.

eleganti, così come l’altare in marmo sovrastato da un esile ciborio. Frammenti d’arte sono appesi alle pareti. Resti scultorei che raffigurano tra gli altri il pavone, tralci di vite e uva, foglie, forme vegetali e geometriche. Particolari che meritano attenzione perché raccontano episodi di queste terre, di questa pieve. Scolpita su un piccolo frammento, una mano, un volto e una croce. Tra bellezza e dubbi, l’ipotesi più accreditata è che questo elemento in marmo rappresenti una sorta di antico cartello segnaletico. Un simbolo per indicare la via verso la Città Santa, rassicurare i viandanti dove poter trovare un luogo in cui pregare, riposare e da cui ripartire alla volta di Roma. Qui sorgeva un crocevia di sentieri e la Pieve di Santa Maria Annunziata era una tappa essenziale. Calcando in parte questi antichi percorsi si può camminare, guadagnare il crinale e raggiungere altri due luoghi di grande suggestione. Una salita

taglia la costa rivolta a sud. Conduce su una strada vicinale e poi su un’asfaltata stretta che in questo tratto ricalca la linea della dorsale per poi discendere verso l’abitato di Musella. Passa di qui anche il percorso religioso del Cammino di San Vicinio: proviene dalla pianura, da Cesena e continua verso Sarsina per poi risalire agli Appennini e ridiscendere in un anello di 250 chilometri. Camminare è il modo più lento per visitare un territorio, ma anche quello che permette di prestare maggiore attenzione a quello che c’è attorno. Al paesaggio, ad esempio, con boschi misti di carpino nero, roverelle e ornielli, intervallati da campi coltivati a cereali che digradano verso valle e tagliati da conche, fossi, calanchi di arenaria. Dopo poche decine di metri uno stradello scende a destra in direzione di un pioppo secolare. La pianta domina un coltivo abbandonato, ciuffi di arbusti, siepi che delimitavano confini di


IL TERRITORIO. LA STORIA. Due modi per conoscere la tua terra

52 domeniche in Romagna

52 storie e luoghi di Romagna

La guida per scoprire un intero territorio attraverso itinerari unici. Un pratico “taccuino” da cui trarre spunto per escursioni affascinanti in oltre 150 località della Romagna. Un grande successo editoriale, alla terza edizione.

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A fianco e sotto, uno scorcio e un particolare della fonte di San Vicinio.

proprietà. Senza soluzione di continuità con l’intreccio delle sue radici, sorge una bassa costruzione in laterizi a metà tra una maestà ed un pozzo. Circonda, protegge una sorgente di acqua, chiamata fonte di San Vicinio. Dietro una consumata teca in vetro si trova l’immagine del Santo. Non s’incontra quasi mai nessuno. Questo è un luogo speciale, sacro. Le scritture raccontano che qui ci fu l’incontro tra il giovane Vicinio e il demonio. Il primo conflitto. Satana apparve su questa costa ricoperta di foreste, narra la leggenda, per indurre in tentazione il religioso. Fu sconfitto dalla forza della fede e dalla tenacia di quell’uomo poi santificato. C’è silenzio tra questi promontori che si distaccano dalle colline ma che ancora non sono montagne. I rumori arrivano dalle valli o dalle poche aziende agricole sparpa-

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gliate. L’abitato più vicino è Ciola, una manciata di case, un bar e una parrocchia dedicata a San Lorenzo. La traccia continua, s’insinua in un bosco stretto e allungato al margine della strada e raggiunge il monte San Vicinio. A 614 metri d’altitudine, appare come un piccolo altipiano erboso circondato da un

Notizie utili Partenza e arrivo: Montesorbo Distanza: 3.5 km Dislivello: 200 mt. in salita e 200 mt. in discesa Rifornimento di acqua: Ciola, Montesorbo, Fonte San Vicinio Date e ricorrenze: 25 marzo, festa dell’Annunciazione, Montesorbo; 28 Agosto, festa San Vicinio, Sarsina Numeri utili: Pieve di Montesorbo, tel. 0547.692311; Comune di Mercato Saraceno tel. 0547.699711 Siti: www.sanvicinio.it; www.comune.mercatosaraceno.fc.it

bosco naturale e rado di querce, aceri, ginepri, ginestre, cornioli e da un fitto bosco impiantato di pini neri. Occorrono 15 minuti di cammino. Vi sorge lo scheletro di una vecchia chiesa, una bella cappella bianca e un’imponente croce. Quello che rappresenta va oltre la sua immagine. Il suo significato


Se ti consigliamo una meta è perchè l’abbiamo già raggiunta.

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La chiesa e la grande croce sul monte San Vicinio, luogo di ritiro e preghiera del religioso.

è da ricercare ancora una volta tra le vicende della vita di San Vicinio. Era il luogo di fuga del religioso. Il territorio sollevato rispetto al clamore della potente Sarsina dove ritrovare pace, silenzio, preghiera.

Fu durante uno di questi ritiri, fatti di privazioni, digiuni che una infula vescovile si sollevò dalla valle portata da due angeli bianchi. La banda di stoffa, simbolo della carica sacerdotale appesa al copricapo dei vescovi, fu donata al religioso. I cittadini di Sarsina erano riuniti in chiesa per decidere chi sarebbe stata la loro guida, videro gli angeli e gridarono al miracolo. Seguirono quella immagine divina fino al Monte. Qui trovarono Vicinio e lo acclamarono come primo vescovo della potente diocesi. Rimase a capo

sina, piazza Plauto e l’imponente facciata della Cattedrale dove i fedeli attendono d’indossare la Catena miracolosa. Si segue a destra, raggiungendo la strada asfaltata, camminando verso Passo Ciola. Si osserva, percorrendolo a ritroso, questo territorio. Il panorama digrada. In lontananza i boschi diventano sempre più radi, sostituiti dai campi coltivati, le alture sempre più basse. Alle spalle si lascia

il monte San Vicinio, a sinistra il grande pioppo secolare e la sua Fonte. Santa Maria Annunziata è in basso a destra. La sagoma è imponente, solida, bordata da un profilo di cipressi, accompagnata dalle linee squadrate di un piccolo camposanto. In poche centinaia di metri si mescolano storie di prodigi, miracoli e segni d’importanza storica. Ci si trova in un territorio

suggestivo, sospeso tra due valli. IN

della cattedrale fino al 28 agosto 330, anno a cui si fa risalire la sua morte. L’altura è esposta a sud. Si può notare, oltre la chioma degli alberi, la vallata che risale verso gli Appennini. Il sentiero religioso prosegue verso monte Finocchio e poi scende ripido verso le frazioni di La Costa e Vignole, attraverso il borgo di Calbano. Raggiunge Sar-

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Ricordare | Giuliano Missirini

La penna oltre la

Guida

testo Gabriele Zelli

A poche settimane dalle celebrazioni per il decennale dalla scomparsa, un ritratto di Giuliano Missirini che vuole analizzare la sua molteplice attività letteraria, dal teatro alle analisi storiche. Un intellettuale sensibile e raffinato, non solo l’autore della celebre Guida di Forlì.

Difficile riassumere in un articolo chi è stato Giuliano Missirini. Forse, la sintesi più efficace rimane quella di Daniele Gaudenzi, nel volume Album di famiglia, laddove scrisse che era “una penna sofisticata” e che aveva “un carattere brioso e mordace, una sensibilità e una raffinatezza intellettuale che pochi possono vantare. Insomma, intelligenza allo stato puro”. Quel che a me piaceva di Giuliano era l’umorismo, l’acutezza nei giudizi, la scioltezza e la precisione di linguaggio, la suggestione delle immagini, le battute paradossali, gli interessi complessi.

Giuliano Missirini ha dato molto a Forlì. Molti, nel tempo, hanno apprezzato la città, molti l’hanno descritta o interpretata, ma nessuno ha fatto così tanto come Missirini per farla conoscere ed amare agli altri. Sempre rimanendo un po’ in disparte, quasi fuori campo, osservando la reazione degli altri, da consumato uomo di teatro qual

è stato. “Così - scrisse nel 2001 l’allora sindaco Franco Rusticali - ha saputo trasformare in palcoscenici gli scorci e le vie che ancora conservano qualche traccia del passato, in attori delle proprie storie i personaggi della Forlì di un tempo, in copioni di drammi non scritti le vicende storiche rilette come fiabe, le leggende rilette come eventi storici.” In questo senso, la Guida raccontata di Forlì, tuttora insuperata, rimane uno dei più bei doni fatti da un forlivese alla città. Anche perché Giuliano si era così coinvolto nella storia di Forlì, da saperla trasmettere con naturalezza nei suoi scritti, ma anche facendo da cicerone, a spasso per la città, a gruppi composti da numerosissime persone. Si devono a lui, infatti, le prime visite guidate avviate oltre venticinque anni fa ai monumenti, alle chiese, ai palazzi, ai luoghi storici di Forlì.

In precedenza era stato profondamente assorbito dal teatro, tanto

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Alcune delle opere storiche di Giuliano Missirini, tra cui (aperto) il libro sul Palazzo Comunale. In apertura, il ritratto disegnato da Ettore Nadiani.

che, nel ’95, in appendice al libro La barchina di carta, che lui dichiarò sarebbe stato il suo ultimo lavoro (vedremo che non sarà così), volle inserire questa frase: “Cala la vela e io ne approfitto per acchiappare lo scadere del mezzo secolo di attività amatoriale, e indorare così la mia giubilazione. Avevo esordito, infatti, la sera del 7 ottobre 1945 sul palcoscenico della Sala Gaddi: cameriere di scarse e scarne battute in ‘Scampolo’ di Dario Niccodemi. Dopo quel teatrino, altro non avrei fatto che dilettarmi, prima col teatro di prosa fino all’argento dei 25 anni, poi con una posa a fraseggio drammaturgico per altri 25. Un divertimento durato 50 anni; che altro avrei potuto chiedere dalla vita?”. Dimostrò così la sua proverbiale capacità di sintesi proprio per raccontare di se stesso. Fece lo

stesso quando si trattò di condensare la storia della città, che “parte da un fondo di capanna perduto nella nebbia all’incrocio con il semaforo (ora c’è la rotonda, ndr) fra le vie Decio Raggi e Campo di Marte.” Un ritrovamento archeologico in un podere vicino che data la presenza dei primi forlivesi al periodo preistorico. “Del prima continuò - poco si può dire: terra di palude e, prima ancora, fondale marino. Oggi, di quella palude resta ancora un filo d’acqua, il canale di Ravaldino, che sottopassa l’abitato di Forlì. Una città che non è bellissima fra le belle, ma una città che ha fisionomia e storia che la distinguono. Bisogna cercare ‘i segni inequivocabili dei passaggi succedutisi nel tempo, da quelli celtici e romani, fortunosamente emersi dagli spessi depositi alluvio-

nali dell’alto Medio Evo, alle decise espressioni romanico-gotiche, alla stagione del Rinascimento, agli splendori, allo svariare degli ultimi due secoli’.” Fra 1998 e ’99 Missirini si dedicò all’ultimo fondamentale lavoro Di San Guglielmo - Spina nel fianco del Palazzo di Forlì. Tema di questo lavoro sono “storie di vicinato e di muri, di finestre e di condomini” che raccontò con l’aiuto dei cronisti di fine Medioevo. Protagonista è il Palazzo Comunale, a chi scrive particolarmente caro per avervi passato la quasi totalità delle giornate e spesso delle serate per ventiquattro anni. Missirini lo racconta e ricostruisce “il crescere di un edificio deputato al ruolo di luogo comune” a partire “dall’accenno di un muro che m’ha mostrato l’amica archeologa, muro, come ho subito sentenziato con la disinvoltura che mi è propria, non appartenente al Palazzo del Comune ma alla scomparsa chiesa di San Guglielmo”. La chiesa, divenuta poi di San Crispino, protettore dei calzolai, fu soppressa in epoca napoleonica. Missirini ipotizzò che la costruzione del primo Palazzo sia avvenuta nel secondo o terzo decennio del XIII secolo, basandosi

su due elementi importanti: la derivazione del canale di Ravaldino nel 1205 e la cessione nel 1212 del campo dell’Abate (l’attuale piazza Saffi) al Comune in cambio di una libbra di cera. In quel frangente s’iniziò a costruire l’edificio sede del potere dell’amministrazione, e controllo della piazza e del mercato che vi fu trasferito. IN


Abitare | L’appartamento in centro storico


Minimal

Mediterraneo testo Annalisa Balzoni - foto Giorgio Sabatini

Il viaggio alla scoperta dello “stile” nelle case più belle di Forlì e dintorni ritorna, sostando in pieno centro città, per far visita a un appartamento all’interno di un palazzo storico, dove funzionalità e mix di stili creano ambienti dallo stile raffinato e rilassante, dominato dal bianco e dalla luce naturale.


A fianco, da sinistra, la luminosa camera da letto con vetrata alle spalle e l’arredamento minimalista della zona cucina. Nell’altra pagina , in basso, scorcio della scala realizzata su misura. In apertura panoramica della zona living con, in alto, le travi lignee decappate del soffitto.

Il nuovo viaggio alla scoperta degli stili architettonici all’interno della città di Forlì, vede come prima tappa un appartamento del centro storico. Sito all’interno di una corte di un antico palazzo del ‘500 che ha visto nei secoli diversi interventi di ricostruzione, in seguito ad un incendio e diverse destinazioni. L’oggetto scelto era sede, nei primi del ‘900, di un laboratorio artigianale, lasciato all’incuria nel corso dei decenni; è tornato a risplendere grazie ad un attento studio di recupero da parte dello studio Euro Engineering S.r.l. dell’ingegnere Jaures Cappucci, in stretta collaborazione con l’architetto Paolo Carli Moretti. Nel rispetto della struttura, l’edificio ha cambiato destinazione, per diventare una dimora finemente elegante, dove funzionalità, minimalismo e mix di stili aprono un dialogo tra un’architettura “mediterranea”, un’ar-

chitettura organica e il contorno storico della location. Tale “osmosi” si avverte attraverso la grande parete vetrata del piano terra, dove la struttura portante dei pilastri sembra svanire, ma soprattutto sembra fungere solo da semplice supporto dell’infisso, che separa l’abitazione dalla corte e che, nel-

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lo stesso tempo, la unisce alla visione di alcuni dei palazzi storici più affascinanti di Corso Garibaldi. L’ampia zona living risulta ben strutturata ed accogliente, resa calda dalla luce naturale che filtra attraverso le grandi vetrate, riflessa dal bianco delle pareti e dal mix delle pavimentazioni, che riscaldano l’atmosfera sapientemente, con l’uso di resine di polveri e di graniglie di marmo, dal gusto finemente retrò, dai colori naturali e l’uso del legno chiaro della zona relax. La luce sembra la linea guida

spazio di seduta di fronte al camino, ricavato da un dislivello della pavimentazione in legno, risalta ancora di più l’atmosfera di relax di questo angolo della zona living. La concezione e l’uso del camino, simbolo di familiarità e anima più intima dell’abitazione, sembra unire la concezione dei principi di un’architettura organica e quelli di una più razionale e minimalista. L’illuminazione artificiale ben studiata, ha previsto l’utilizzo di punti luce a parete, alcuni ad in-

di tutta la zona giorno che si riflette anche nell’utilizzo delle grosse travi lignee del soffitto decappate.

Ci troviamo di fronte a scelte architettoniche oculate, dove l’elemento naturale sopra citato, la disposizione lineare e funzionale degli spazi e di conseguenza dell’arredo, creano ambienti di stile raffinato e ricercato. Un elemento di arredo fondamentale si concentra anche nella posizione del camino, di fronte alle grandi vetrate e incastonato, come una pietra, nella parete che accoglie la scala che conduce al piano superiore, quest’ultima creata su misura, risulta un pezzo unico sia per la progettazione sia per la realizzazione. La creazione di uno

Una scala su misura Particolare attenzione desta la scala, che oltrepassa la funzionalità ad essa attribuita per diventare elemento architettonico oltre che di arredo. Progettata su misura, è realizzata in resina e in graniglia di marmo di Carrara in tutto lo spessore, stuccata con polveri di marmo bianca. I gradini, che sono stati realizzati su misura e armati con ferri staffati ancorati al muro portante, risultano essere tutti a sbalzo e danno un senso di leggerezza e luminosità, grazie ai materiali utilizzati e alla luce che filtra dal tetto. Opera magistralmente realizzata dalla ditta forlivese Venerom Srl, con sede in Via Costanzo II, operante a livello nazionale e internazionale.


h a m i l t o n

casso, mentre quelli sulle pareti principali sono costituiti in gesso, materiale che permette di essere colorato con la stessa tinta della parete che lo accoglie. Sulla parete che fa da sfondo alla scala, che conduce al piano superiore, la resina dorata utilizzata crea un notevole effetto scenografico, riflettendo sfumature di colore diverso in base alla luce delle varie ore della giornata. La luce naturale

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si diffonde anche grazie ai lucernai del tetto, che vanno a

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creare un pozzo luce direttamente sulla scala, frutto di uno studio razionale e ben organizzato. La stessa luce del pozzo filtra anche all’interno di alcuni vani siti al secondo piano attraverso l’utilizzo di divisori in vetro, che si innescano nelle grandi pareti in mattoni. La camera da letto principale si sviluppa su due livelli, entrambi si affacciano sulla corte interna attraverso una parete vetrata ed una grande terrazza. L’arredamento scelto risulta sobrio e di gusto e si sposa elegantemente con gli spazi che lo accolgono, esaltandone l’armoniosità. Ottima risulta essere la scelta degli infissi interni, che, per l’uso dei materiali e dei colori utilizzati, si confondono piacevolmente con le pareti. Raffinata e funzionale anche la zona bagno, ove la scelta dei colori caldi viene accentuata dalla luce che filtra da una vetrata verticale che funge da cornice per la stanza stessa. IN


Sciare | Forlivesi e cesenati sulle piste

Passione

in

Bianco

testo Leda Santoro e Barbara Baronio

Romagna, terra di appassionati sportivi, che d’inverno indossano gli scarponi, vestono tute sgargianti e... si buttano. È lo sci, o lo snowboard, l’amore di tanti forlivesi e cesenati. Alcuni dei quali ci raccontano come vivono le settimane o i week end sulle piste più belle.

Non c’è crisi che tenga, forlivesi e cesenati appena la temperatura si avvicina a zero caricano gli sci in auto e si buttano… sulle piste. Quest’inverno non è da meno, anzi, come conferma Alberto Rossi, “c’è stato un movimento che non ci aspettavamo verso la montagna, tanti hanno scelto di trascorrere le vacanze sulla neve.” Quali sono le zone d’elezione? “Le mete classiche vanno sempre di moda, da Campiglio alla Val di Fassa. Mantiene il suo appeal anche

la ‘perla’ delle Dolomiti, Cortina e c’è chi sceglie Austria e Slovenia tenendo d’occhio il portafogli”. Anche il titolare di Viaggi Fortuna a Forlì approfitta delle vacanze per ‘scappare’ in montagna: “Da ragazzo ero un grande sciatore. Le settimane bianche erano anche tre

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all’anno. Mi sono fermato per un po’ ma lo scorso anno ho ricominciato con passione ed entusiasmo”. Come nella migliore tradizione, ha trascorso il Capodanno tra la neve. “A seconda dell’andamento della stagione mi ritaglio tempo anche per qualche long week-end e approfitto della montagna fin quando è possibile, anche a fine marzo.” Roberto Agnoletti ha indossato gli sci per la prima volta a 10 anni e da allora non è più sceso. Nella vita insegna educazione fisica a Forlì e appena può fugge in montagna. “Adoro lo sci in primis come sport ma amo anche la natura che si respira in ogni angolo della montagna. Parto quasi tutti i fine settimana e mi diverto a organizzare viaggi sulla neve per gli amici. Viviamo la montagna tutte le stagio-

ni”. Da sportivo partecipa spesso a gare e, tra le piste che ha ‘battuto’ ne ha eletta una come ideale: “È la Silvestre a Plan De Corones: qui la tecnologia avanzata si sposa con la natura più suggestiva.” Inevitabili per chi pratica tanto sport gli infortuni, che non fermano Agnoletti: “Si cade ma si continua. Il contatto con la neve è un bisogno psicofisico che ogni volta mi ricarica.” Una passione iniziata quando dalla montagna è tornato in città: così è stato per Ireneo Lazzari, 48enne socio dell’azienda Fronteretro, che inforca gli sci da 30 anni ed è anche consigliere dello Sci Club Forlì. “Ho vissuto 2 anni a Pila, seguendo mio padre impegnato nei lavori di costruzione di quella località. Sono affezionato alla Valle d’Aosta, ma la passione per lo sci è nata


In apertura, dall’alto a sinistra in senso orario: Alberto Rossi, Roberto Agnoletti, Ireneo Lazzari e Riccardo Varoli. A fianco dall’alto, Luca Cortesi, Sebastiano Scarcelli (a destra) con due amici, Alice Bettoli e Romina Casadei (a sinistra) con un’amica.

dopo il ritorno in città.” La Vallée nel cuore, le Dolomiti come meta invernale. “Campiglio, Cortina, le

valli di Fassa e Gardena sono mete predilette dei weekend lunghi sulle piste, in compagnia di amici.” Almeno una ventina i giorni all’anno, in prevalenza per divertimento, anche se Lazzari non rinuncia a qualche gara Master. “Per la verità ora mi limito a 2 o 3 a stagione. Il mio coinvolgimento con lo Sci Club è rivolto prevalentemente alla gestione sportiva della società, impegnata con tanti atleti in competizioni nazionali.” Riccardo Varoli sugli sci trascorre buona parte dell’anno. Il 17enne forlivese ha conosciuto questo sport a 10, e da allora, non ha più abbandonato sci e racchette. “Passo tutto il periodo scolastico a Pozza di Fassa in Trentino - racconta. Gareggio

qua, sono tesserato allo Sci Club forlivese e allo Ski team di Fassa.” Seppur giovanissimo, Riccardo riesce a dedicarsi a sport e studi grazie a un progetto ‘ski college’ che permette ai ragazzi di frequentare le lezioni e non abbandonare l’agonismo. “Lo sci è stato amore a prima vista. Oggi sono soddisfatto, riesco ad allenarmi circa 4 volte alla settimana, più tutte le gare. Le mie discipline sono ‘speciale’ e ‘gigante’. In più vado a scuola.” La sua città rimane nel cuore: “La più grande soddisfazione sportiva è stata diventare campione sociale allo Sci Club Forlì. Sono stato il più giovane - sottolinea. Poi, ma viene in secondo luogo, classificarmi per un trofeo ‘Pinocchio’ di livello nazionale.”

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27 anni, di cui 15 di passione per lo snowboard. Luca Cortesi vive non solo come sportivo questa disciplina. “Insieme a qualche amico sono alla guida di Snoplanet, lo snowboard club di Forlì, che raccoglie oltre 100 appassionati, dai 15 ai 35 anni. Ho iniziato a farne parte più di 10 anni fa, ora mi ritrovo a gestirlo.” Come fare per unirsi al gruppo? “Ci incontriamo il sabato pomeriggio da Gimelli, il negozio di articoli sportivi a Forlì. Organizziamo viaggi, weekend o settimane bianche nei ‘paradisi’ dello snowboard.” Quali le mete predilette di Luca Cortesi? “Valle d’Aosta, in particolare Cervinia e il versante svizzero di Zermat, e Gressoney; nelle Dolomiti, le piste attorno alla Marmolada.” Quanti giorni all’anno pratichi snowboard? “Quando studiavo anche 30-40. Ora che lavoro più o meno la metà, ma è sempre una gran festa.” Da anni affitta l’appartamento in montagna per tutta la stagione. Da novembre a Pasqua ogni weekend o quasi stacca dal lavoro e si rifugia nelle montagne di Pinzolo. Ecco Sebastiano Scarcelli, impiegato per una ditta di Cesenatico. “Da sei anni insieme a una decina di amici scelgo le vacanze sulla neve. Prima optavo per ferie nei paesi caldi, ma dopo aver provato la montagna non l’ho più abbandonata. Ho iniziato andando a Selva di Val Gardena a Canazei, poi Pinzolo. Dalle 9 alle 16 ogni giorno i miei amici e io viviamo sulle piste, poi nel tardo pomeriggio chiudiamo talvolta la giornata in una delle spa della località, e il relax è assicurato.”


Quando va nello snowpark di Madonna di Campiglio è fra le poche donne che si mette alla prova saltando con la sua tavola. Da quando ha cinque anni trascorre le vacanze invernali in montagna e da circa 12 ha lasciato gli sci per lo snowboard. Alice Bettoli, originaria di Castiglione di Cervia e vice responsabile amministrativa di un’azienda cesenate ha una passione “sfegatata” per la montagna. “Quando sono in pista dimentico tutto. Mi sento libera e ritorno bambina. Sono così presa dal fascino di piste e neve che a volte non mi fermo nemmeno per il pranzo!” Per le vacanze 2010 ha scelto Commezzadura, in Val di Sole, dove con la famiglia ha alloggiato per quasi una settimana in un rifugio, isolata da tutto e raggiungibile, dopo la chiusura degli impianti, solo con la moto slitta. Romina Casadei, responsabile comunità minori, ha un amore che definisce viscerale per la montagna e per gli sport da montagna. “Amiamo cambiare località anche se il comprensorio racchiuso tra Folgarida, Marilleva e Campiglio resta quello che in assoluto preferiamo. Gli anni scorsi abbiamo affittato un appartamento, solo quest’anno, seguendo il consiglio di un’amica, abbiamo scelto di alloggiare in un rifugio a 2045 metri di altitudine. Un’esperienza unica e rilassante.” IN

Collezione autunno-inverno 2010 Meringata con cioccolato caldo

E ad Arabba c’è il rifugio Luigi Gorza Si tratta in realtà di due rifugi e due impianti di risalita, gestiti da Sofma Spa, la cui maggioranza delle quote societarie è di proprietà della famiglia Gorza, originaria di Belluno, ma i cui membri oggi risiedono tra Rimini, Padova e Forlì (dove gestiscono la Gorza Parquet di Villa Selva). “Nostro zio Luigi, a cui è intitolato il rifugio, fu tra i primi imprenditori a investire nel turismo in montagna, negli anni ’50’60 - spiegano. Attualmente attraverso Sofma gestiamo una cabinovia composta da 50 cabine a 12 posti che da località Portavescovo sale al rifugio Luigi Gorza, e una seconda funivia, tra le più moderne d’Europa. Inoltre, esiste un secondo rifugio, intermedio nella risalita della cabinovia, particolarmente curato nella ristorazione.” www.dolomitiportavescovo.it

Ristorante Anna tel. 0543.741330 Viale Matteotti, 13 - 47034 Forlimpopoli (FC) chiuso il Lunedì e il Mercoledì sera. www.ristoranteanna.net

Grazie Antonio


Vincere | Mattia Ceccarelli e Christian Casali

Giovani d’

Acciaio

testo Francesca Miccoli - foto Giorgio Sabatini

Li chiamano ironmen, uomini d’acciaio. Nel metallo è scolpita la loro determinazione, la forza di volontà, la capacità di sfuggire alle insidie della fatica. Hanno grandi polmoni e, soprattutto, un grande cuore. Mattia Ceccarelli e Christian Casali sono gli esponenti forlivesi dello sport per eccellenza, la disciplina che sposa la naturalezza del nuoto alla regolarità del ciclismo e all’intensità della corsa. Mattia è un triathleta, un superman capace di nuotare in acque libere per 1,5 km, quindi in rapida sequenza, macinare 40.000 metri in bici e correre 10 km a piedi in appena due ore. All’origine del suo successo spor-

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tivo, un’antica promessa, sospesa tra goliardia ed esuberanza adolescenziale. A stringere il fraterno patto con Mattia è l’amico d’infanzia Fabio Scozzoli. Insieme condividono bracciate in vasca e sogni di gloria. Speranze ben riposte, dal momento che già in verdissima età sono tra i primi 8 nuotatori italiani di categoria. “Un giorno saremo compagni di stanza al villaggio olimpico”, il reciproco giuramento. Dopo anni d’allenamenti sincronici, la strada dei due giovani si divide. Fabio diventa portacolori dell’Imola nuoto e miglior ranista d’Italia, Mattia sceglie il triathlon ottenendo da subito buoni risultati.

Paradossalmente è una gara sfortunata, culminata in una caduta, a proiettarlo sui grandi palcoscenici internazionali. Nel 2008 Ceccarelli viene tesserato dalla DDS Milano e inizia a gareggiare in un team francese che riunisce i migliori atleti del mondo. Tra l’impegno accademico d’ingegneria biomedica e i 12 allenamenti settimanali, per la vita privata rimangono solo spiccioli di tempo. Ma non importa, ci sono due traguardi da inseguire: la laurea e il sogno a cinque cerchi nel 2016. L’altro alfiere della Forlì che corre e pedala è il trentunenne artusiano Christian Casali. La sua storia uma-


La luna Grappa di uve Sangiovese Profumo complesso, etereo, bocca morbida, persistente, molto elegante.

Passito na e agonistica ha i contorni della fiaba. Appassionato di sport e innamorato della vita, vanta un passato da calciatore nelle giovanili di Parma e Cesena. Assunto in una concessionaria d’auto forlivese, decide di appendere al chiodo assieme agli scarpini anche l’idea di una carriera sportiva ad alto livello. È un incontro occasionale a cambiare il corso della sua esistenza di atleta. Un giorno in officina si presenta Gianni Lacerenza, ex mezzofondista di buon livello ora allenatore di duathlon. L’approccio è informale, due chiacchiere rese fluide e cordiali da insospettate affinità elettive. La comune passione per lo sport, per il duathlon in particolare, induce Christian a un test senza pretese, che si trasforma in realtà nell’epifania di un talento. In pochi mesi il giovane di Forlimpopoli ottiene risultati sorprendenti, al punto da essere convocato a un ritiro di tre giorni organizzato dalla Federazione Italiana.

La maglia azzurra prelude all’approdo ai massimi livelli: prima il passaggio al Cus Parma, poi il quarto posto nel ranking nazionale. Quindi nel 2008, una parentesi di vita fondamentale: Casali parte alla volta dell’Africa dove trascorre sette mesi e mezzo in qualità di volontario. Un’esperienza che travolge e stravolge, una prova che induce a comprendere la vacuità di ciò che fino al giorno prima appariva prioritario. Christian riparte con una nuova energia e nel 2009 diventa ambasciatore di Survival, organizzazione che si batte per i diritti delle popolazioni indigene. Oggi, anche lui come Mattia iscritto alla DDS Milano, società più blasonata d’Italia, il duathleta si lancia alla sfida del mondo. Con una consapevolezza: “per fermarmi mi devono sparare!”. IN

Da uve stramature diAlbana Profumo di agrumi e frutta bianca, palato che fonde densità, intensità e vivezza sapida.

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Primavera di gare nei dintorni Il circo dello sport multidisciplinare il 21 febbraio approda all’ombra di Saffi con due prove del circuito trikids dell’Emilia Romagna. Dopo una serie di scollinamenti in terra Toscana, il 14 marzo il grande carrozzone torna al di qua dell’Appennino con la gara duathlon sprint, in programma nello splendido scenario del lungomare di Rimini. In primavera poi doppia tappa in Emilia con le gare di Rivergaro (PC): il 17 tocca ai duathleti nell’individuale mentre l’indomani sarà la volta del tricolore a squadre nella categoria Super Sprint. Per i thriatleti gli appuntamenti tra le mura amiche sono differiti a ottobre, con le discipline olimpiche e Super Sprint a Lido delle Nazioni (FE).

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Migrare | Muller Fabbri

Successo in

Trasferta

testo Francesca Miccoli - foto Leonardo Michelini

A 37 anni, l’oncologo forlivese Muller Fabbri si divide tra Romagna e Stati Uniti, dove dal 2003 prosegue gli studi iniziati in Italia e dove ha ottenuto il premio come miglior giovane ricercatore.

Digiti il nome Muller Fabbri su Google e il motore di ricerca ti restituisce 127.000 risultati. Un dato che può apparire banale ma si rivela in realtà significativo per comprendere la caratura del personaggio. Il trentasettenne forlivese è uno dei famosi “cervelli” italiani dolorosamente esportati. Un esodo che potrebbe rivelarsi dolcissimo, se Muller riuscirà a dimostrare la validità scientifica delle sue intuizioni. Fabbri è infatti impegnato nella ricerca sulla produzione di geni onco-soppressori, particelle cromosomiche che potrebbero risultare decisive nella lotta, ad oggi impari, contro il cancro. “Mi

Degli Stati Uniti Muller apprezza l’efficienza, la snellezza della burocrazia. “Anche se devo ammettere

sono trasferito negli Stati Uniti nel

che da questo punto di vista Forlì è molto migliorata negli ultimi anni.” Tra una sessione di studio e l’altra, Fabbri trova anche il tempo

luglio 2003 - racconta il ricerca-

di scaricare la tensione suonando il

tore -, dopo sette anni di attività clinica nel reparto di Oncologia del Pierantoni e all’Hospice di Forlimpopoli.” Oltreoceano Muller si rivela ben presto un fenomeno nel campo delle terapie geniche, tanto da vincere il premio per il miglior giovane ricercatore degli States, il “Kimmel Scholar Award”. Il riconoscimento porta in dote anche una borsa di studio di 200.000 dollari da investire in due gruppi di ricerca, uno in Ohio, l’altro presso l’IRST di Meldola. Per far fronte all’impegno, l’oncologo alterna

violino nella Columbus Orchestra. Un’opportunità che in Italia gli sarebbe forse preclusa. “In America esiste la cosiddetta orchestra di comunità che consente anche a un musicista adulto non professionista di esibirsi in concerti di un buon livello.” Nessun problema con la gastronomia, pur riconoscendo la veridicità di certi pittoreschi stereotipi sulla cucina americana. Il futuro? “La situazione attuale mi permette di operare al meglio, alternando l’attività nell’equipe del professor Croce allo sviluppo della parte clinica.” Se il presente è in buone mani, sospeso tra speranza e realistiche aspettative, l’avvenire potrebbe essere foriero di scoperte tali da cambiare la storia della medicina e i destini dell’umanità. IN

soggiorni negli Usa a sessioni di studio in Romagna. Una terra che

porta nel cuore. “Sono le piccole cose a determinare la qualità della vita - dichiara. E, affetti a parte, di Forlì mi mancano proprio questi

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dettagli. Per esempio l’aperitivo serale con gli amici.” Coriandoli di nostalgia che non impediscono al medico di apprezzare la quotidianità a stelle e strisce. “Ho vissuto un anno a Philadelphia, una città molto europea in cui l’adattamento non è stato difficile. Poi mi sono trasferito a Columbus, nell’Ohio, Stato dall’animo decisamente più americano. Una realtà comunque bella, verde, prodiga di iniziative.”


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Visitare | Natura e simbolo dal ‘600 a Van Gogh

I fiori sono

Protagonisti

testo Sabrina Marin

Tutto nasce dal capolavoro Fiasca fiorita (nella foto) nei Musei Civici di San Domenico, considerato fra le più belle nature morte di tutti i tempi, dipinto di cui non è stato ancora risolto il mistero del suo autore. Sono stati fatti molti nomi, tutti plausibili, tra cui quelli che appaiono più vicini alla realtà, Caravaggio e Guido Cagnacci. Attorno e a partire da questo dipinto, importanti studiosi - Antonio Paolucci, Daniele Benati, Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti - hanno progettato e sviluppato il percorso della mostra Fiori. Natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh, fino al 20 giugno nelle suggestive

sale espositive di Forlì. La mostra ripropone, da un punto di vista e con approccio metodologico del tutto nuovi, la storia della pittura di fiori, tra il naturalismo caravaggesco (cioè dalla fine del Cinquecento) e l’affermazione della modernità con Van Gogh e il simbolismo, giungendo così alle soglie

del Novecento, prima della comparsa delle avanguardie storiche. I 100 capolavori esposti sono la dimostrazione di come i quadri di fiori o di figura, dove l’elemento f loreale assume un rilievo simbolico e formale eguale se non

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superiore alla figura, abbiano raggiunto un’intensità e una originalità estetica assai superiore alla convenzionalità che caratterizza la pittura dei “Fioranti”. La fortuna del genere la si ammira dalle prime sale, coi capolavori di Van Dyck, Brueghel, Cagnacci, Guercino, Strozzi, Dolci, Cignani e altri grandi pittori che ci conducono all’apice del Barocco.

Rispetto al Settecento, quando il tema sembra diventare prevalentemente decorativo, si è di nuovo sedotti dai colori intensi e di varia gamma dell’Ottocento, più propriamente dalle opere dei grandi protagonisti che hanno costellato la pittura moderna. Hayez, Delacroix e Courbet, Fantin-Latour, Leighton, Moore, Alma Tadema, Gauguin e Monet, De Nittis, Boldi-


ni, Zandomeneghi, Böcklin, Van Gogh e Previati “espongono” i loro quadri di fiori o figure caratterizzati spesso dalla ripresa di motivi seicenteschi, ma ispirati alla volontà, tutta moderna, di scardinare la gerarchia dei generi. Ai valori del contenuto si sostituiscono quelli della forma, unendo a nuove valenze simboliche (come accade anche in letteratura nei Fleurs du Mal di Baudelaire) la magia della pura visione dell’occhio dell’artista, che registra le impressioni della natura e crea una nuova realtà superiore, quella dell’arte. Come la grande mostra canoviana del 2009 ha riscoperto i rapporti tra Canova e Forlì, anche questa volta la prima parte della rassegna (al piano terra) approfondisce la continuità degli interessi botanici nella società e nella cultura forlivese tra il prezioso giardino fatto allestire da Cate-

rina Sforza a fine Quattrocento e il prestigio mondiale raggiunto dal botanico Cesare Majoli (1746 - 1823). Le sue tavole illustrate di fiori saranno confrontate coi dipinti di alcuni dei maggiori “Fioristi” tra Sette e Ottocento. www.mostrafiori.com IN

I Preraffaeliti al MAR Per la prima volta in Italia viene proposta un’intera mostra al movimento Preraffaellita nel complesso. I Preraffaelliti e il sogno italiano. Da Beato Angelico a Perugino, da Rossetti a BurneJones, è il titolo dell’esposizione ospitata al MAR di Ravenna dal 28 febbraio al 6 giugno allo scopo di indagare il ruolo artistico e culturale dell’Italia per quel movimento chiamato “Preraffaellita”. Nato in Inghilterra nella seconda metà del XIX secolo, il movimento si impose come risposta all’accademismo ufficiale, per il recupero di un’arte spontanea e ispirata alla natura, identificata con l’arte dei pittori del passato prima di Raffaello. L’Italia tra arte, paesaggio, letteratura e storia, fu punto centrale d’ispirazione. Figura guida della Confraternita fu Dante Gabriel Rossetti: figlio di un esule italiano, trovò maggior fonte d’ispirazione proprio in un altro grande italiano, Dante Aligheri. www.museocitta.ra.it


Esporre | Cesenatico… mia cara

Cesenatico

Intimista testo Roberto Zoli

Con la mostra Cesenatico … mia cara, continua il sodalizio artistico-culturale di Gabriele Catozzi (a sinistra, un dipinto), pittore affermato, e di Mauro Mainati (a destra, una foto), appassionato cultore della fotografia. Due forlivesi che hanno maturato, in passato, collaborazioni che li hanno visti protagonisti delle mostre “Dialogo… custode di immagini” dedicata alla città di Forlì e “Memorie Parallele”, che proponeva scorci e suggestioni di Castrocaro Terme. A distanza di due anni dall’ultima esposizione, i due artisti si ripropongono con un’iniziativa, in programma tra marzo e aprile, tra Forlì e Cesenatico, che punta a trasmettere un’immagine, non stereotipata, della città marinara. La vita quotidiana, infatti, con i suoi ritmi incalzanti e frenetici, ci impedisce, spesso, di osservare il mondo che ci circonda e ci porta a vivere in una dimensione scandita da tempi che nulla hanno a che fare con i ritmi biologici del nostro corpo. Siamo portati quindi a vedere le cose solo con l’occhio della ragione. Immagini fredde, innegabilmente reali

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e concrete, ma percepite nella loro cruda realtà, incapaci di parlare al cuore, evocare sentimenti, suscitare emozioni. Cesenatico, invece, viene vissuta in modo diverso da Gabriele Catozzi e Mauro Mainati che, attraverso la pittura e la fotografia, si perdono nei suoi meandri misteriosi, lasciando convergere le immagini verso la stessa soluzione spazio temporale. Ecco, allora, definirsi atmosfere che rifuggono dall’immagine celebrativa di Cesenatico città turistica, dove sole,

luce, divertimento sembrano prorompere da ogni dove. La cittadina rivierasca viene “vissuta” con il preciso intento di coglierne aspetti e momenti in grado di far nascere quelle suggestioni che gli ambienti sanno trasmettere quando sulle strade, sul porto canale e sulla spiaggia cala il silenzio e scendono, padrone della situazione, le ombre lunghe della notte invernale e la nebbia che scontorna i paesaggi, avvolge il tutto in un’atmosfera ovattata, esaltandone la malinconia e risvegliando la nostalgia di un passato scomparso. Si tratta di scorci quotidiani visti da differenti

punti di osservazione che catturano l’attenzione dell’osservatore, spesso troppo distratto per soffermarsi sul dettaglio. Nelle tele di Catozzi e nelle fotografie di Mainati si rendono visibili fenomeni oggettivi che in condizioni normali, molto spesso, sfuggono alla percezione dell’occhio del passante. La figura

umana è quasi totalmente assente, ma è pur sempre l’uomo il vero protagonista di queste opere, nascosto dietro ciò che ogni giorno lo circonda. Lo spazio raffigurato ha una sua solitudine, le strade, il porto, la spiaggia, le barche, le luci della notte, sono al centro della ribalta. Pittura e fotografia, in “Cesenatico… mia cara” (Forlì, Sala Albertini, 13 - 24 marzo, inaugurazione sabato 13, ore 17; Cesenatico, Galleria Leonardo Da Vinci, 27 marzo - 11 aprile, inaugurazione sabato 27, ore 17), rappresentano due chiavi

di lettura di altrettanti percorsi culturali che, pur procedendo su esperienze parallele, convergono in una esposizione che ha come fine ultimo risvegliare l’uomo dal sonno dell’animo. IN


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Leggere | Novità in libreria

Freschi di

Stampa

testo Francesca Miccoli

Chi meglio di Giordano Conti avrebbe potuto decantare splendori e virtù di Cesena, città in cui ha rivestito le cariche di assessore, dirigente politico e primo cittadino? In La città del buon vivere (Foschi Editore), interessante intervista conversazione con l’accademico Gaddo Morpurgo, l’architetto scrittore radiografa in maniera puntuale e riccamente argomentata il Comune malatestiano, elevato a paradigma della città del buon vivere, “bella, possibile, vera”. Un’istantanea sulla crescita e trasformazione del cuore pulsante di una Romagna viva e vitale, godereccia e operosa, straordinaria nella sua magnifica normalità. “Mi sono capitate amicizie esplosive

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finite in cenere per non averle capite. Amori non coltivati abbastanza da vederli fiorire. Vite che solo per poco ho potuto avere vicino. Mi è capitato di capire veramente come sono fatte certe persone e di sorprendermi, incredulo, per altre. Mi è capitato di capirmi. E di scrivermi”. Poche righe a fotografare l’anima e la cifra stilistica di Tre di me (Editrice Zona) opera prima di Edmondo Mazzoni, medico forlivese dal multiforme ingegno. Cantante e musicista di lungo corso, a dispetto della giovane età, Mazzoni racconta la sofferta esperienza di crescita, “una sorta di taccuino intimo” in cui annotare ardori e travagli adolescenziali. Elio Caruso, cantore abile e appas-

sionato di una Romagna ammaliante e a tratti sconosciuta, regala al lettore un’opera godibilissima sulle bizzarre abitudini cosmetiche di Caterina Sforza. In Ricette d’amore e di bellezza di Caterina Sforza (Il Ponte Vecchio) troviamo Experimenti “per convertire lo stagno in corpo e in argento finissimo e buono”, empiriche abitudini per curare febbri e avvelenamenti, potenziare la memoria e allontanare la malinconia. Narcisistiche carezze alla femminilità di una donna dal temperamento straordinariamente virile. Ricette coniugate a immagini potenti, selezionate con perizia e dotta creatività. Estate 1969. Quella dello sbarco sulla luna e Woodstock, delle prime minigonne e della contestazione, delle comunità hippy e dei sogni a portata di mano. Un’estate in cui tutto sembra possibile, persino cambiare il mondo. Specialmente se a guardare al futuro sono gli occhi di una bambina di appena 11 anni. Forte della convinzione che qualsiasi cittadino del mondo con il cuore prodigo di ideali possa diffondere l’amore universale. La notte in cui sparì l’ultimo pollo (Giunti) di Simonetta Tassinari è un inno all’importanza del libro nella formazione culturale giovanile. IN


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Forlì IN Magazine - n. 1 / 2010  

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