Pesaro IN Magazine 01/2022

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PIERO BENELLI

UNA VITA NELLO SPORT

SANT’ANGELO IN VADO STORIA, ARTE E BUON CIBO

OSCAR PIATTELLA

UN DONO PER PESARO

p e s a r o

n .1 2 02 2 w w w. i n m a g a z i n e . i t



EDITORIALE

34 06 / PILLOLE NOTIZIE DAL TERRITORIO

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In questo numero ripercorriamo con Piero Benelli la sua carriera nello sport e nella medicina, sondiamo il futuro dell’economia con Alessandra Baronciani, presidente di Confindustria Pesaro Urbino, e altri professionisti per capire come si sta evolvendo il rapporto con la clientela. Insieme a Brunella Paolini, Luca Montini e Ugo Betti parliamo di cultura, della sua diffusione e di come mantenere vive le radici. Passeggiamo per le strade di Sant’Angelo in Vado alla scoperta di un territorio antico, ed esploriamo la storia di Rocca Costanza a Pesaro. Con l’assessore allo Sport Mila Della Dora parliamo dell’importanza di investire in sport e turismo, parliamo di comunità a supporto ai neogenitori con l’associazione Nasce una mamma, e molto altro ancora. Buona lettura! DI ANDREA MASOTTI

34 / ARTE UN DONO ALLA CITTÀ

39 / STORIA ROCCA COSTANZA SIMBOLI E POTERE

08 / PROFILI

42 / AMMINISTRAZIONE

PIERO BENELLI

NESSUN LIMITE

14 / VISIONI

45 / IMPRESA

VENTO DI CAMBIAMENTO

TRA LIVE E RECORDING

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20 / CULTURA RADICI DA CURARE

28 / TERRITORIO Edizioni IN Magazine s.r.l. Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì | T. 0543.798463 www.inmagazine.it | info@inmagazine.it Anno XVI N.1 giugno/luglio Reg. di Tribunale di Forlì il 20/02/2006 n.6 Direttore Responsabile: Andrea Masotti Redazione centrale: Clarissa Costa, Beatrice Loddo Coordinamento di redazione: Simonetta Campanelli Artwork e impaginazione: Francesca Fantini Ufficio commerciale: Gianluca Braga, Laura De Paoli Stampa: La Pieve Poligrafica Villa Verucchio (RN) Chiuso per la stampa il 26/05/2022 Collaboratori: Fabio Fraternali, Elisabetta Marsigli, Alice Muri, Deborah Papisca, Giovanna Patrignani, Michele Romano, Silvia Sinibaldi Fotografi: Laura De Paoli, Luca Toni

Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e citando la fonte. In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

CONNUBIO PERFETTO

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48 / COMUNITÀ L’ASSOCIAZIONE SOS MAMMA

50 / SPORT PASSIONE MOTOCROSS


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PILLOLE

ANJALI PROJECT PESARO | Camilla Buzzi e Paola Gennari Santori sono le ideatrici di Anjali Project, un progetto non-profit nato per sostenere la consapevolezza di sé in chi opera in contesti di complessità ed emergenza, attraverso la realizzazione di seminari e programmi per la pratica della meditazione. “Il progetto Anjali intende aiutare chi agisce in contesti di violenza e sofferenza che favoriscono ansia e burnout, applicando i metodi della pratica meditativa.” Il primo ciclo di incontri è stato donato a Oxfam, che in Italia e all’estero opera al fianco dei più vulnerabili in aree colpite da povertà, fame, guerre. (E.M.)

GIALLI A VENEZIA PESARO | Nei gialli di Michele Catozzi, veneziano ma residente a Pesaro da 25 anni, il lettore trova una Venezia insolita. Protagonista un capo della Omicidi, il commissario Nicola Aldani, fil rouge di quattro storie ricche di suspence: torbidi misfatti tra i canali e le altane sui tetti, personaggi coloriti e frammenti autobiografici. Le vicende mostrano una città unica al mondo nel suo inaspettato, ma reale lato oscuro: spopolamento, alte maree, impatto negativo del turismo... Per la ricostruzione fatta in Marea Tossica, l’autore è stato invitato a Venezia per un incontro a tema. I titoli sono pubblicati da Tea Editore, il quinto è in arrivo. (D.P.)

PASSIONE PER IL CINEMA PESARO | Dal 18 al 25 giugno l’emozione del cinema torna con la 58a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema. Si parte celebrando E.T. l’extra-terrestre, a 40 anni dall’uscita del film cult di Steven Spielberg. La retrospettiva dedicata a Mario Martone vedrà anche la proiezione della copia restaurata del suo film d’esordio, Morte di un matematico napoletano.


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PROFILI

PIERO BENELLI UNA VITA NELLO SPORT PER IL MEDICO DELLA NAZIONALE DI VOLLEY

DI SILVIA SINIBALDI

FOTO LUCA TONI

Piero Benelli è un uomo d’acqua e cloro che ha attraversato molteplici cammini di sport per praticarlo, conoscerlo e poi curarlo. La sua passione originaria si fonde con l’acqua azzurra della Micropiscina, allenamenti spesso anche prima di entrare in classe, risultati confortanti come il terzo posto al campionato italiano juniores nel dorso (1972). Fatiche condivise con gli studi classici, la frequenza del Conservatorio, insomma impegni che si accumulavano sulle spalle di un ragazzo che aveva anche una sana voglia di divertirsi. “Decisi di chiudere con il pianoforte”, racconta. “Mio padre non ne fu entusiasta e di fronte alla mia sensazione di disperdermi in troppe attività mi rispose che il segreto è sapersi organizzare.” In epoca universitaria, con la grande sfida degli studi di Medicina, lo sport divenne il Pentathlon. Per Piero Benelli, cavaliere dai lunghi stivali, spadaccino in candida divisa, runner in canottiera, ovviamente a torso nudo in piscina e poi in piedi armato di pi-

stola, fu un’avventura che sfiorò la fiamma olimpica. Lui era il ragazzo che della competizione sportiva più bella del mondo sapeva già tutto e tutto di ogni disciplina. “Era il 1980, ero un P.O. – probabile olimpico – della Federazione Pentathlon Moderno. L’anno prima l’Unione Sovietica aveva invaso l’Afghanistan. Il mondo boicottò l’appuntamento a Mosca, l’Italia scelse di non far scendere in gara tutti gli atleti militari. E così il sogno sfumò.” Però l’Olimpiade è un destino, declinabile in tempi e ruoli diversi perché Piero Benelli i cinque cerchi li ha visti da vicino in 4 Olimpiadi (Pechino 2008, Londra 2012, Rio 2016, Tokyo 2021) come medico sportivo della Nazionale Italiana di volley maschile. In questo ruolo si era fatto le ossa diventando un grande punto di riferimento nello staff della Scavolini Basket. Così indiscutibilmente centro di gravità che il volley lo chiamò direttamente in Nazionale. “Dicono che il talento deve incontrare l’occasione 9


PROFILI

IN APERTURA E NELLA PAGINA SEGUENTE, PIERO BENELLI NEL SUO CENTRO, FISIOCLINICS. IN ALTO, ALCUNI MOMENTI DELLA SUA CARRIERA COME MEDICO SPORTIVO PER LA NAZIONALE ITALIANA DI VOLLEY MASCHILE.

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e ne sono profondamente convinto. Senza talento qualsiasi occasione sarà inutile, ma esistono anche tanti talenti non compiuti per mancanza di un’occasione.” A volte però ci vuole quell’ineffabile quadratura del cerchio. Come accadde in quella incredibile partita per la qualificazione alle Olimpiadi di Pechino (Italia-Giappone a Tokyo, maggio 2008, con l’Italia sotto 1-2 dopo 3 set e 17-24 al quarto, poi vinto 35-33 e dominato al tie-break con finale di 3-2 per l’Italia), in cui Benelli debuttava in panchina come medico della Nazionale di Volley. “Se non ci fosse stata quella reazione incredibile della squadra, probabilmente la mia storia con la pallavolo si sarebbe conclusa lì.” Ma riavvolgendo il nastro (molto azzurro!) per raccontare Piero Benelli, dopo 12 anni vissuti a bordo vasca a interpretare con im-

mancabile successo il ruolo di allenatore di nuoto, arriva nel 1986 la Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Bologna. Neanche a dirlo con tesi in Medicina dello Sport: Aspetti di valutazione funzionale del nuotatore. Si specializza alla Sapienza nel 1989 con la tesi Indagine clinico-statistica sulla patologia traumatica da sovraccarico funzionale nel nuoto. Già dall’anno precedente – Bianchini era per la seconda volta alla guida della Scavolini – Benelli è già il medico sportivo della squadra. “Nasce tutto lì”, ribadisce con la consueta, ironica modestia: “da quel gesto di fiducia e alla Vuelle resterò legato e grato per sempre.” Tanto che nell’anno in cui il Covid sembra messo all’angolo, lui festeggia i 34 anni di stetoscopio alla Vuelle e in parallelo i 14 anni con la Nazionale di Volley.


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PROFILI

“Sono un diesel, ma poi mi attacco come una cozza.” Dal 2015 ha riunito in un incrocio vincente saperi, talenti, esperienza e passione dando forma a Fisioclinics, un centro d’eccellenza che fornisce sostegno e cure a tutte le forme di patologie e traumi, cronici e acuti, in cui incorrono sportivi di diverso livello ma anche persone di qualsiasi tipologia e con diverse esigenze. Un percorso protetto nel quale esperti, attrezzature e strumenti diagnostici sono in grado di occuparsi a tutto tondo di chi ha problemi da risolvere. Un polo d’eccellenza che possiede tutte le caratteristiche di Benelli: assoluta competenza, capacità di lavorare in team e piacere di creare community.

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“IL TALENTO DEVE INCONTRARE L’OCCASIONE”, RIFLETTE PIERO BENELLI. “SENZA TALENTO QUALSIASI OCCASIONE SARÀ INUTILE, MA ESISTONO ANCHE TANTI TALENTI NON COMPIUTI PER MANCANZA DI UN’OCCASIONE.”

Piero, il fisico asciutto che ti aspetti da tanta contingenza con le palestre, 66 anni su cui chiunque perderebbe la scommessa, tra sudore e performance è pure un uomo di note, pentagrammi, strumenti e voci. “Sono stonato”, si scusa, “e quando al mio insegnante di pianoforte ho detto che preferivo lo sport, mi ha incoraggiato dicendomi: bravo, fai la cosa giusta.” Però è circondato da Giulia, la gemella eterna compagna di banco per l’austera morigeratezza paterna – “Un libro per due” – docente di violino del Conservatorio, la sorella minore Carlotta musicista, la moglie Antonella corista d’eccellenza ora dedita all’architettura paesaggistica e due figlie, che non lo dice, ma sono il centro della sua vita.



VISIONI

VENTO DI CAMBIAMENTO DALLE INDUSTRIE ALLA SALUTE, IL FUTURO DELL’ECONOMIA

DI MICHELE ROMANO

Prima il Covid, poi l’invasione in Ucraina da parte della Russia: due nuove crisi, il cui impatto è ancora tutto da definire nel lungo periodo, ma le cui conseguenze immediate hanno portato singoli individui, famiglie, comunità e organizzazioni di rappresentanza a cambiare pelle. Ne sa qualcosa Alessandra Baronciani, imprenditrice e presidente da pochi mesi di Confindustria Pesaro Urbino, l’associazione provinciale delle imprese industriali. Le sue parole chiariscono la dimensione dei problemi, ma anche il desiderio di superarli. “Le stime del Pil, a fine anno, erano estremamente positive e ci stavano consegnando una Provincia in recupero”, spiega. “Non abbiamo avuto il tempo nemmeno di riprogrammarci perché le imprese hanno cominciato a dover fare i conti con l’aumento dei costi delle materie prime e la loro scarsa reperibilità, con le difficoltà nel trovare figure professionali adeguate alle richieste e soprattutto con l’abnorme aumento delle bollette 14

FOTO LUCA TONI

energetiche. Siamo nuovamente a rischio di recessione, come Provincia, come Marche, come Paese.” Presidente, come sta cambiando l’azione della Confindustria provinciale? “La nostra azione non si è modificata e credo che mai, come in questo momento, siano straordinariamente utili gli organismi di rappresentanza. Proprio in ambito provinciale, il cosiddetto G10, il patto di ferro tra tutte le associazioni di categoria, ci porta ad avere ancora più forza e credibilità e a non perdere tempo nella definizione degli obiettivi e della strada da seguire.” Si parla della necessità di un nuovo modello di sviluppo: quale potrebbe essere? “Transizione green e digitalizzazione, anche alla luce di quanto è successo nell’ultimo decennio, devono diventare la nostra stella polare, un processo non più rinviabile. Non so se esiste un unico modello di sviluppo, sono certa però che qualunque esso sia debba essere sostenibile, certamente sul fronte ambien-


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“IL RAPPORTO CON I PAZIENTI È PIÙ CONFIDENZIALE”, RIVELA ADRIANA TROGU. “HANNO BISOGNO DI ESSERE ASCOLTATI. I GIOVANI VOGLIONO ESSERE PARTECIPI NELLA GESTIONE DELLA PATOLOGIA E NEL PERCORSO TERAPEUTICO.”

IN APERTURA, LA PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA PESARO URBINO, ALESSANDRA BARONCIANI. SOPRA, LA DOTT.SSA ADRIANA TROGU. NELLA PAGINA SEGUENTE, IL DOTT. ALBERTO CECCOLINI E SUA MADRE ANNALISA, DELLA FARMACIA MADONNA DI LORETO.

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tale ma, allo stesso tempo, anche in ambito sociale ed economico.” È ottimista? “Se guardo ai colleghi imprenditori non ho alcun dubbio. Nonostante le crisi che si sono succedute, e non mi riferisco solo a pandemia e guerra, il nostro sistema ha sempre reagito con forza.” Adriana Trogu si definisce “una persona come tante, che prova a conciliare gli impegni familiari con quelli lavorativi”. Sposata da quasi 23 anni, ha 2 figlie che stanno uscendo dall’adolescenza e dal 1999 esercita la professione di medico otorinolaringoiatra. Ad essere cambiato non è solo il modello economico: come è cambiato anche il concetto di benessere? “Il concetto attuale si basa sulla ricerca di

un equilibrio psichico e fisico e, secondo la mia personale esperienza, la meditazione può aiutarci. Rallentare i ritmi imposti dalla società e soffermarsi ad ascoltare le esigenze del proprio corpo e della propria mente, per poi rendersi più disponibili nel rapporto con l’altro. Mi pare che si stia verificando un cambiamento in questo senso, anche se penso si tratti ancora di un lungo processo.” C’è anche un nuovo concetto di salute? “Star bene significa anche imparare a gestire la propria emozionalità, conoscere il proprio corpo per meglio affrontare l’imprevisto rappresentato dalla malattia. Quindi sempre più la ricerca di una salute e di un benessere interiore.” Come si è modificato il suo rapporto con i pazienti?


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VISIONI

“È sempre più rivolto a un rapporto di confidenzialità: oggi hanno necessità di comunicare dei sintomi e anche un semplice disagio, hanno bisogno di essere ascoltati. Noto inoltre un desiderio crescente, soprattutto fra i più giovani, di essere resi partecipi nella gestione della patologia e nel percorso terapeutico.” Oggi cosa le sta veramente a cuore? “Il concetto di armonia con noi stessi, la solidarietà e il rispetto verso gli altri e l’ambiente. La società civile dovrebbe convogliare i propri sforzi verso questa sensibilizzazione e condurci a un domani migliore e spero più sereno.”

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“SIAMO IN GRADO DI RISPONDERE A TUTTI I BISOGNI: DALLA GALENICA ALLA DERMOCOSMESI, DALLE NOVITÀ IN CAMPO NUTRACEUTICO ALLE TERAPIE INNOVATIVE, IN PARTICOLARE ALLA TERAPIA DEL DOLORE,” RACCONTA CECCOLINI.

Nel 1959, quando fu aperta, la Farmacia Madonna di Loreto era un presidio di confine, tra la periferia di Pesaro e i campi: la sede fu vinta da due farmacisti, Antonio Ermini e Cesare Cinaglia, il nonno di Alberto Ceccolini, che oggi la gestisce in continuità familiare. Un simbolo per i pesaresi. “Rappresento la terza generazione, dopo mio nonno Cesare, dal quale ho ereditato la passione per il laboratorio e le preparazioni galeniche, e mia mamma Annalisa,” spiega, “con la quale lavoro fianco a fianco tutti i giorni, a cui devo molti insegnamenti, tra i quali l’ascolto attivo verso i nostri clienti.” Dottor Ceccolini, come è cambiata la figura del farmacista con la pandemia? “Nella mia idea di farmacista di oggi e di domani, c’è un professionista sempre più formato a 360 gradi, che non solo cura il suo aggiornamento professionale in tutti i settori, ma che soprattutto sa creare empatia col cliente-paziente, che sa rapportarsi anche agli altri professionisti sanitari, che utilizza tutti gli strumenti tecnologici avanzati per seguire e soddisfare il paziente su tutti i fronti. Anche, ad esempio, contribuendo a fare rispettare la corretta terapia prescritta e specializzandosi in tutti i campi che questa bellissima professione può offrire.” Tutto ciò impone una formazione continua… “La nostra e quella dei nostri collaboratori, che devono saper lavorare soprattutto come gruppo, anche se con specifici compiti differenti: oggi siamo una squadra di 15 professionisti in grado di rispondere in tempi brevi a tutti i bisogni di chi si rivolge a noi: dalla galenica prescritta o consigliata alla dermocosmesi personalizzata, sempre più persone cercano in noi risposte per la cura e la salute ad esempio della propria pelle, dallo skincare strumentale al consiglio individualizzato, dalle novità in campo nutraceutico ai servizi, fino alle terapie innovative, con una particolare attenzione alle terapie del dolore. Tutto quello che si può fare oggi per migliorare la qualità della vita dei nostri clienti-pazienti.”


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CULTURA

RADICI DA CURARE LA CULTURA PESARESE RACCONTATA DA TRE ADDETTI AI LAVORI

DI ELISABETTA MARSIGLI

Pesaro sarà Capitale della cultura italiana 2024: un lavoro premiato soprattutto per lo sguardo verso il futuro e verso la natura della cultura. Un lavoro che ha alla base immensi e straordinari tesori culturali che la città custodisce con cura, ma che vanno tenuti vivi da un racconto che omaggia la memoria e pone le radici per una fruizione futura. Tra gli “scrigni” più importanti ci sono sicuramente la Biblioteca e i Musei Oliveriani che stanno per compiere 230 anni. Una lunga storia iniziata grazie alle generose donazioni di Annibale Olivieri: documenti, libri, reperti archeologici e diversi altri oggetti che aveva raccolto nel corso della sua vita. È così che accanto alle grandi famiglie che hanno governato Pesaro – gli Sforza, i Malatesta, i Della Rovere – come quelle che hanno contribuito, in tempi più recenti e in diversi ambiti, alla fortuna della città, oggi la Biblioteca è entrata in possesso anche di documenti più attuali, come ad esempio quelli di Sergio Guerra, musicista e profes-

FOTO LUCA TONI

sore universitario, scomparso per Covid nel 2020: “Facciamo in modo che le acquisizioni continuino anche oggi, non possiamo interrompere questo percorso, anzi dobbiamo rafforzarlo e adeguarci anche alle nuove sfide e tecnologie che i tempi impongono”, spiega la direttrice Brunella Paolini. “E anche su questo stiamo molto lavorando: la memoria, anche del presente, non può andare dispersa, va al contrario tutelata e sempre valorizzata. Conserviamo il presente che sarà la nostra memoria nel futuro. Ed ecco perché, da diversi anni, abbiamo iniziato anche ad occuparci di fotografia.” Le attività e le collaborazioni dell’Ente Olivieri con le altre istituzioni cittadine sono un altro punto di forza, a partire dai Musei cittadini, fino ad associazioni culturali come Pesaro Segreta: “Siamo sempre più aperti, disponibili e a disposizione della città e del territorio anche in relazione alla progettualità che si svilupperà in seguito alla designazione di Pesaro capitale cultura 2024”. 21


CULTURA

Anche i Musei di Pesaro custodiscono un patrimonio straordinario, identità di un intero territorio. Una testimonianza da preservare con cura e rispetto per restituirla al meglio al pubblico. “La scelta rivelatasi vincente è stata quella di mettere a sistema le strutture nel circuito museale Pesaro Musei”, commenta Luca Montini, responsabile di gestione del circuito. “Con un biglietto unico e una card di fidelizzazione offriamo ai visitatori la possibilità di scoprire la storia della città: i Musei Civici, già residenza della nobile famiglia Mosca, custodi di pregiate opere d’arte del territorio e di importanti collezioni a partire dalla donazione di dipinti, ceramiche e arredi della marchesa Vittoria; il percorso

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“I MUSEI DEVONO ESSERE VIVI: IN QUESTI ANNI ABBIAMO ORGANIZZATO CONFERENZE, EVENTI CULTURALI, MUSICA DAL VIVO E DANZA ALL’INTERNO DELLE SALE”, DICE LUCA MONTINI, “PER AMPLIARE IL PUBBLICO.”

rossiniano, da Casa Rossini, casa natale del compositore, al Museo Nazionale Rossini; la Sonosfera®, innovativo teatro per l’ascolto profondo di ecosistemi e musica; le aree archeologiche e, ancora, Palazzo Ciacchi, la Casa-museo Giovanni Gentiletti, la Sinagoga, il Centro Arti Visive Pescheria, con le mostre di arte contemporanea, e le moto del Museo Officine Benelli. Una rete dinamica di strutture museali, in costante aggiornamento e destinata a crescere, che incentiva il pubblico a visitare e scoprire tutte le sedi.” Ma quanto è importante riuscire a incuriosire il pubblico di oggi? “L’esperienza di visita oggi non si esaurisce più nell’acquisto del biglietto e nella visione del museo, ma vive


Fabio e Andrea, due amici che dopo anni di lavoro insieme nel mondo della ristorazione, hanno deciso di aprire il loro primo locale, con l’obiettivo di soddisfare al meglio i loro clienti. È nato così PepeSale, un luogo accogliente dove prendere un caffè, fermarsi per una pausa pranzo o sorseggiare un aperitivo a fine giornata. E per chi non ha tempo è sempre attivo il servizio Delivery

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CULTURA

IN APERTURA, BRUNELLA PAOLINI, DIRETTRICE DI BIBLIOTECA E MUSEI OLIVERIANI. NELLA PAGINA PRECEDENTE, LUCA MONTINI, RESPONSABILE DI GESTIONE DEL CIRCUITO MUSEALE PESARO MUSEI. IN QUESTA PAGINA, UGO BETTI, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE PESARO SEGRETA.

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un prima e un dopo: è un viaggio che parte dal reperimento di informazioni sul web, dall’interazione con i social, e che continua dopo la visita nei feedback e nella creazione di una community digitale. In presenza, invece, i musei devono essere vivi: in questi anni abbiamo organizzato conferenze, eventi culturali, musica dal vivo e danza all’interno delle sale, proprio per ampliare e diversificare le tipologie di pubblico.” Preservare la memoria è anche il desiderio che anima il team di Pesaro Segreta, composto da Ugo Betti, Gabriele Stroppa Nobili, Federico Malaventura e Chris Morri. Preservare per raccontare, sia attraverso la storia, gli oggetti, i palazzi, i personaggi, sia tramite i tanti aneddoti, il patrimonio storico e artistico della città. Le fotografie, i documenti e i video che ora sono a disposizione nel sito, così come nella loro pagina Facebook, sono frutto di una ricerca incessante che arriva a

evidenziare un mondo, spesso partendo da un piccolo particolare. “La nostra è una ricerca continua, alcune segnalazioni ci arrivano anche dalle persone che ci seguono, sparse per tutto il mondo”, spiega il presidente Ugo Betti, “perché solo conoscendo in profondità la nostra terra potremo assaporarla nella maniera migliore. Mai dimenticarsi di ciò che abbiamo vissuto: è questo il nostro mantra e non per fare paragoni, ma per tenere vivo il ricordo di come eravamo.” La divulgazione viene tradotta anche attraverso spettacoli “che raccontano il kursaal, il porto, la piazza, i borghi. Il riscontro è notevole, la gente è felice perché attraverso queste testimonianze sa che non sarà dimenticata. La gioia più grande per noi è far sentire tutti partecipi di questa grande memoria collettiva”. Una memoria che presto si trasformerà in carta stampata, grazie al primo libro di Pesaro Segreta, attualmente in fase di preparazione.


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TERRITORIO

CONNUBIO PERFETTO STORIA, ARTE E BUON CIBO A SANT’ANGELO IN VADO

DI FABIO FRATERNALI

Mettiamo insieme alcuni ingredienti: un fiume, il Metauro; una storia millenaria; dell’oro che cresce sottoterra, il tartufo. Questi elementi danno vita a un luogo, lo caratterizzano, lo raccontano, ci parlano. Nell’antica regione ecclesiastica della Massa Trabaria, della quale fu anche la capitale, troviamo Sant’Angelo in Vado, con un territorio che sfiora i confini con l’Umbria e la Toscana. L’attuale Sant’Angelo in Vado nacque dalle ceneri dell’antica Tifernum Mataurense, distrutta a seguito delle guerre tra Bizantini e Ostrogoti nel VI secolo dopo Cristo, guerre che determinarono la fine di tanti insediamenti urbani romani ma anche la nascita di nuove realtà. Furono probabilmente i Longobardi a iniziare la costruzione del nuovo centro abitato, come si può dedurre dal nome “Sant’Angelo”, una chiara allusione a San Michele Arcangelo, un Santo molto venerato da quella popolazione. La seconda parte del nome, “in Vado”, sarebbe da mettere in relazione al “guadare” 28

il fiume, oppure alla presenza di una pianta, il guado, dalla quale si estrae ancora oggi il famoso blu, utilizzato fin dall’antichità per tingere stoffe e per dipingere. Passeggiando per la cittadina è tutt’altro che raro trovare sontuosi palazzi, eleganti ville e magnifiche chiese, segno del fatto che Sant’Angelo in Vado fu nei secoli, prima sotto i Brancaleoni, ed in seguito con i da Montefeltro e i della Rovere, uno degli abitati più ricchi e fiorenti della zona, fino alla sua elevazione, nel 1636, al rango di Città e Diocesi per volere di Urbano VIII Barberini. La nostra passeggiata vadese inizia da fuori le mura del centro storico, dal grande complesso di Santa Maria extra muros, un tempo convento dei Servi di Maria, la cui chiesa fu consacrata nel 1331. Oggi Santa Maria extra muros è sede di un meraviglioso Complesso Museale che accoglie al suo interno svariate opere d’arte. Tra queste, alcune sono uscite dal pennello di grandi pittori vadesi, come i fratelli Taddeo e Federico Zuccari, o France-


IN ALTO, SANT’ANGELO IN VADO E IL FIUME METAURO.

sco Mancini, che nella prima metà del Settecento fece fortuna a Roma, o Raffaellino del Colle, artista originario di Sansepolcro, che fu uno degli ultimi allievi del Divino Raffaello. Tra le varie pale d’altare della chiesa, risulta interessante quella di Sant’Eligio, opera del pittore baroccesco Girolamo Cialdieri. Questo dipinto ci svela una peculiarità della cittadina vadese, quella della lavorazione orafa, documentata già a partire dal XVI secolo; ai piedi del Santo troviamo infatti alcuni angeli intenti ad armeggiare con diverse tipologie di argenterie liturgiche e, in basso a sinistra, un vero e proprio espositore di gioielli. Proseguendo, attraversato il ponte sul fiume Metauro, ci si apre davanti agli occhi l’ordinato Corso Garibaldi che, fino alla Porta Albani, scandisce la passeggiata con la presenza di importanti edifici, come il Palazzo Grifoni-Nardini-Ridarelli. Questa fu l’antica dimora del condottiero Matteo Grifoni, che fu al soldo del Duca Federico da Montefeltro e

di Venezia, come testimoniato dalla presenza, sulla facciata del palazzo, del Leone di San Marco. Attraversando le piccole e strette vie del centro arriviamo al trecentesco Palazzo della Ragione, meglio conosciuto come il Campanon per via della grossa campana posta all’apice dell’alta torre, e alla Basilica Cattedrale di San Michele Arcangelo con la sua elegante e sinuosa facciata settecentesca. Addentrandoci ancor di più nei pressi della piazza principale, Piazza Umberto I, conosciuta come piazza del Papa per via della presenza del monumento a Clemente XIV Ganganelli, troviamo uno di fronte all’altro due piccoli scrigni di bellezza: Santa Caterina “delle bastarde” e San Filippo, due edifici religiosi che affascinano per la presenza, al loro interno, di un tripudio di stucchi e decorazioni da togliere il fiato. Per scoprire meglio le antiche origini di Sant’Angelo in Vado, però, dobbiamo allontanarci dal centro e raggiungere l’area del Campo della Pieve, dove troviamo una stra29


ATTRAVERSANDO LE STRETTE VIE DEL CENTRO ARRIVIAMO AL TRECENTESCO PALAZZO DELLA RAGIONE, CONOSCIUTO COME IL CAMPANON, E ALLA SETTECENTESCA BASILICA CATTEDRALE DI SAN MICHELE ARCANGELO.

IN QUESTA PAGINA, UNO SCORCIO FRA I VICOLI DEL CENTRO DI SANT’ANGELO IN VADO.

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ordinaria testimonianza romana, la cosiddetta Domus del Mito. Una villa costruita nel I secolo dopo Cristo, un’abitazione di quasi 1.000 mq che conserva il più importante corpus di pavimenti a mosaico della Regione Marche. Mosaici che, attraverso le eleganti raffigurazioni mitologiche, fitomorfe e geometriche, hanno in parte ancora oggi il compito di raccontare la vita di quest’antica casa e la ricchezza della famiglia che l’abitava. Ma la visita non è completa senza l’aspetto gastronomico: quando pensiamo a Sant’Angelo in Vado, l’associazione con il tartufo è pressoché immediata. Tuttavia, oltre a questo prezioso frutto della terra utilizzato come ingrediente in innumerevoli ricette, la tradizione culinaria vadese può annoverare un delizioso dolce, il Lattarolo (el latajòl). Di che

si tratta? È un dolce simile a un budino, a base di latte, uova, zucchero, con l’aggiunta di qualche chicco di caffè e di scorza di limone. Il primo passaggio per creare questa prelibatezza è quello di caramellare lo zucchero in una teglia, facendo aderire il caramello sia sul fondo che sui lati. In seguito occorre far bollire un litro di latte con la scorza di limone e i chicchi di caffè e, a parte, sbattere otto uova e 150 gr. di zucchero, unendo poi i due composti fuori dal fuoco. Si prosegue con una cottura molto lenta, girando il tutto con un cucchiaio di legno seguendo sempre lo stesso senso. Quando inizierà ad addensare, si verserà il tutto nella teglia con il caramello e si procederà a cuocere a bagnomaria per circa un’ora. Prima di servirlo attendete che si raffreddi!


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PISAURUM BODY LAB RINNOVARE CORPO E MENTE

PRENDERSI CURA DI CORPO E MENTE IN UNO SPAZIO INTERAMENTE DEDICATO: MASSIMILIANO ASCOLILLO HA MESSO IN PIEDI IN MENO DI UN ANNO UNA REALTÀ DA OLTRE 1.300 ISCRITTI.

Se cercate una dimensione in cui l’attività fisica si fonde con il benessere mentale potete trovarlo nel progetto Pisaurum Body Lab: nata da un’idea dell’imprenditore Massimiliano Ascolillo, dal suo grande interesse per il mondo del fitness e del wellness e da un desiderio assoluto – dare vita a una palestra multidisciplinare. “Si è trattato di un iter che ha richiesto impegno, tempo, conoscenza di tutti gli aspetti tecnici, gestionali, digitali senza dimenticare due ingredienti fondamentali: credo e passione che hanno reso concreto questo mio grande sogno”, racconta Ascolillo. Pisaurum Body Lab è una palestra per definizione, ma un vero e proprio percorso di rinnovamen-

to psicofisico per natura. Dotata di un’ampia sala pesi con attrezzi di ultima generazione, si avvale di professionisti di alto livello e di attività innovative come il Calisthenics, allenamento fitness di base per atleti, militari, rappresentanti delle Forze dell’Ordine e per chiunque voglia seguire un’attività mirata a donare forza e bellezza. Se si desidera, invece, un programma di rafforzamento fisico che prevede diverse attività motorie, esercizi di potenziamento a corpo libero e con attrezzi, il Crosstraining è l’ideale. C’è poi Doss Academy, il metodo di allenamento specifico basato sull’esperienza pluriennale del Prof. Eliano Crudelini, che pre-

vede una preparazione atletica personalizzata per potenziare o ristabilire un equilibrio motorio sia posturale che di performance specifica. Queste e molte altre discipline offerte da Pisaurum Body Lab, con un’attenzione particolare a quelle dedicate a bambini e ragazzi che possono beneficiare degli insegnamenti del maestro di Mixed Martial Art, Gregorio Romeo, dall’ esperienza pluriennale, che segue i propri allievi con attenzione, cura e oltre a insegnare le tecniche di combattimento ne eleva prima di tutto i princìpi, trasmettendo l’importanza della difesa, del rispetto verso l’avversario, il rigore e la concentrazione.


“IL NOSTRO LOGO RIEVOCA LA PAROLA MAORI KORU, PIANTA IL CUI GERMOGLIO A FORMA DI SPIRALE È UN SIMBOLO DI NUOVO INIZIO, ARMONIA NELLA VITA, CRESCITA FISICA E SPIRITUALE,” RACCONTA IL FONDATORE MASSIMO ASCOLILLO.

Ma non finisce qui: Pisaurum Body Lab si occupa e preoccupa della salute delle persone avvalendosi di un nutrizionista, osteopata, fisioterapista, di esperti in Riflessologia Plantare e massaggio Shiatsu. “Pisaurum Body Lab è un posto dove il cliente si sente come a casa”, spiega Ascolillo, “dove può trovare per prima cosa l’essenza dei concetti racchiusi nel nostro logo di riferimento, che rappre-

senta una spirale e rievoca la parola di origine Maori Koru che si riferisce a una particolare pianta di felce originaria della Nuova Zelanda, il cui germoglio è a forma di spirale ed è simbolo di un nuovo inizio, dell’armonia nella vita, di una crescita fisica e spirituale, tutti elementi in cui credo fortemente e che desidero ogni giorno trasmettere alle persone che si affidano a Pisaurum Body Lab.”

A solo un anno dalla sua nascita la palestra vanta oltre 1300 iscritti, e viene incontro a tutte le esigenze con la sua politica di apertura 7 giorni su 7, dalle 6.00 alle 22.00. I costi contenuti sono il risultato delle attenzioni di Ascolillo alle difficoltà degli ultimi tempi, per offrire a tutti l’opportunità di fare attività fisica, stare bene con se stessi ed essere in buona salute.

Pesaro | Strada dei Pioppi, 12 | T. 0721 1921714 / 393 9268438 |

pisaurumbodylabpesaro |

IN QUESTE PAGINE, GLI SPAZI DEL PISAURUM BODY LAB E I SUOI PROFESSIONISTI AL LAVORO.

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ARTE

UN DONO ALLA CITTÀ UN’OPERA E LE PAROLE DELL’ARTISTA OSCAR PIATTELLA

DI ELISABETTA MARSIGLI

A FIANCO, L’ARTISTA OSCAR PIATTELLA. NELLA PAGINA SEGUENTE, MURO IN UN PAESAGGIO BLU, 1958, E , SOTTO, IL POLITTICO PER PESARO AL CENTRO ARTI VISIVE PESCHERIA NEL 2020.

Artista di rara sensibilità, nel giorno del suo novantesimo compleanno Oscar Piattella ha donato al Comune di Pesaro il suo Polittico per Pesaro, posizionato nella sala del consiglio del Municipio. L’opera (acrilico su tavola, 2017-2020) fa parte del corpus dell’ultimissima e densa produzione dell’artista pesarese: è stato realizzato per la mostra Oscar Piattella. Disgregazione ed unità. Solcando la misura rinascimentale di Urbino ospitata al Centro Arti Visive Pescheria nel 2020, che illustrava il suo percorso pittorico dal 1955 a oggi. Per forma, dimensioni e progetto esecutivo, l’opera è un chiaro riferimento e omaggio alla pala Incoronazione della Vergine di Giovanni Bellini, capolavoro iconico delle collezioni dei Musei Civici caratterizzato da un prodigioso naturalismo e da un nuovo equilibrio tra linea, volume, colore e luce. “Un atto di rara sensibilità da parte di un’amministrazione comunale”, ha commentato il critico d’arte Alberto Mazzacchera, “un passaggio

che rafforza la Capitale della Cultura 2024 e anche un omaggio a quello straordinario gruppo di artisti – Pomodoro, Valentini, Vangi e Sguanci – che insieme a Oscar Piattella contrassegnarono, negli anni ’60 e ’70, un momento particolarmente felice e fecondo per Pesaro.” Per l’artista è stato un momento di grande commozione, anche per il contatto con i suoi concittadini: “Mi sento meglio qui che se fossi ospite, con la mia opera, al Metropolitan di New York o all’Ermitage di San Pietroburgo, perché così è se si ama quel frammento di terra che ha nutrito la nostra adolescenza e formato la nostra visione del mondo”. Piattella si sente appartenere anche a Cantiano, dopo aver trascorso parecchie stagioni sotto il monte Catria, “che continua a condizionare la mia pittura, come la montagna Sainte-Victoire ha condizionato la pittura di Cézanne. Sono questi i luoghi che ti fanno diventare, che ti fanno essere quegli stessi luoghi. Io sono il nostro mare, il no35


ARTE

“SPERO CHE QUESTA MIA FATICA POSSA SPINGERCI A FREQUENTARE IL NOSTRO MUSEO, PER SOSTARE DI FRONTE A QUEL MIRACOLO CHE È L’INCORONAZIONE DELLA VERGINE DI BELLINI”, HA DETTO OSCAR PIATTELLA.

stro dolce e pallido mare, io sono il verde dei monti intorno a Cantiano, io non posso che essere quell’azzurro, quei boschi, quelle pietre”. Umile e sincero, Piattella ha anche sottolineato come ispirarsi all’opera del Bellini sia stato “un atto di grande presunzione, per il quale chiedo umilmente perdono, anche se il rapporto con quell’immenso capolavoro si è limitato in parte alla considerazione, ma anche qui molto superficiale, dell’architettura lignea e poi all’estrema ricchezza e luminosità del colore. Spero che questa mia fatica possa ancor più spingerci a frequentare il nostro museo per sostare silenziosamente di fronte a quel miracolo e sentire nell’intimo del nostro essere che qualcosa di inspiegabile sta avvenendo, fino a credere che forse è la folgorante bellezza che ci appare nella sua verità, che forse è il mistero della vita che si fa pittura, la sua verità che si fa bellezza e vita viva. Se ciò accade, il nostro sguardo si farà più vasto verso tutte le cose e verso l’altro”. 36


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STORIA

SIMBOLI E POTERE LA VICENDA DELLA COSTRUZIONE DI ROCCA COSTANZA A PESARO

DI GIOVANNA PATRIGNANI

L’imponente Rocca Costanza, ben evidente in primo piano nell’angolo inferiore sinistro della veduta di Pesaro del Blaeu (1663), prese il nome da Costanzo Sforza (1447-83) signore di Pesaro, che continuò l’opera di rinnovamento urbano e difensivo della città iniziato dal padre Alessandro nei primi anni della signoria sforzesca. Morto Alessandro nel 1473, il figlio Costanzo gli succede nel governo della città, per la cui difesa militare ordina subito la costruzione di una nuova e moderna fortezza, stipulando il contratto per l’affidamento dei lavori all’impresario edile fiorentino mastro Giorgio Marchesi da Settignano e inaugurandone solennemente i lavori il 3 giugno 1474, quando fu posata la prima pietra. A metà del 1475 la struttura di base delle fondamenta era stata completata, ma Costanzo ruppe il contratto con Giorgio Marchesi, facendogli subentrare agli inizi del 1476 il celebre architetto

VOLUTA E FINANZIATA DAGLI SFORZA, LA SUA ENORME MOLE COSTITUIVA L’AFFERMAZIONE SIMBOLICA DEL POTERE DEL SIGNORE CHE, IN TEMPO DI GUERRA, POTEVA DISPORRE DI UNA RESIDENZA PRINCIPESCA.

dalmata Luciano Laurana, che fra il 1464 e il ’72 aveva lavorato nei palazzi di corte dei signori di Pesaro, Urbino e Mantova, e mastro Cherubino di Giovanni da Milano, che nel 1492 ottenne da Giovanni Sforza la patente di ingegnere. Entrambi sono documentati in quattro rogiti notarili, dal 1476 al ’79, riguardanti la costruzione della rocca, ma non

FOTO LUCA TONI

forniscono alcuna indicazione sul progettista della rocca, che rimane ignoto, data la scarsa documentazione rimasta, anche se una consolidata opinione lo individua in Luciano Laurana, a cui va sicuramente attribuito il disegno del cortile interno ad archi su colonne, come si evince dal rogito del 1479 per l’acquisto delle pietre per tale cortile, la cui sistemazione fu completata durante la signoria di Giovanni Sforza, come attestano le iscrizioni e i fregi sulle decorazioni in pietra. Nel settembre 1479 l’architetto dalmata muore a Pesaro, dove in questi ultimi anni risiedeva; i lavori furono proseguiti dal suo aiuto, mastro Cherubino. Anche Costanzo Sforza non fece in tempo a vedere ultimata la possente fortezza a cui aveva dedicato tante energie e denari, perché morì prematuramente a 36 anni nel luglio del 1483, qualche mese prima che la rocca fosse agibile. Il figlio Giovanni, che gli succe39


IN ALTO, ROCCA COSTANZA NELLA PIANTA DI PESARO PUBBLICATA DAL CARTOGRAFO E STAMPATORE OLANDESE JOAN BLAEU NEL 1663. IN BASSO, LA ROCCA OGGI, VISTA DALL’ALTO.

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dette nel governo della signoria, oltre a completare il loggiato, proseguì nei lavori di sistemazione degli ambienti interni, e portò la rocca a compimento nel 1505. Voluta e finanziata interamente dagli Sforza, la sua enorme mole costituiva l’affermazione simbolica del potere del Signore che, in tempo di guerra e di disordini, poteva disporre al suo interno di appartamenti adeguati alla residenza principesca ed alle funzioni pubbliche che frequentemente vi si svolgevano. Sul finire del secondo decennio del ’500, quando il duca Francesco Maria I della Rovere ordinò la costruzione della nuova cinta muraria pentagonale, gli ingegneri ducali raccordarono la rocca al nuovo perimetro delle mura roveresche, che rima-

se comunque incardinato sulla fortezza sforzesca. L’intervento roveresco fissò la forma definitiva della rocca, che si mantenne pressoché invariata per più di tre secoli, poco diversa dalla forma attuale, che conserva ancora oggi la stessa struttura originaria, esempio caratteristico di fortezza del Quattrocento: pianta quadrata e torri rotonde ai quattro

angoli, circondata da un ampio fossato, oggi trasformato in giardino. Nel corso dei secoli l’edificio ha comunque subito diverse modificazioni nelle destinazioni d’uso: è stata trasformata da fortezza militare ad alloggio per le truppe pontificie, fino a divenire un carcere dal 1861 al 1989. Oggi il cortile ospita eventi culturali estivi.


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AMMINISTRAZIONE

NESSUN LIMITE MILA DELLA DORA E LO SPORT A PESARO

DI ELISABETTA MARSIGLI

FOTO LUCA TONI

Mila Della Dora di sport ne ha fatto tanto, fino ad arrivare a essere Assessore allo Sport del Comune di Pesaro: “Prima di diventare assessore, a Pesaro mi

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conoscevano come l’arbitro, non con un nome e un cognome”, scherza Mila. “Ho iniziato a 5 anni e ho smesso con la mia prima gravidanza,

poco dopo la mia nomina in comune, nel 2014. Ventidue anni di arbitro e il Sindaco non ha avuto esitazioni.” Mila è stata confermata anche nel secondo


NON È UN CASO CHE PESARO SIA SCELTA DA MOLTI EVENTI DI LIVELLO, NOTA L’ASSESSORE MILA DELLA DORA: “LA COMPETIZIONE È SEMPRE CON GRANDI CITTÀ ITALIANE, MA ORMAI PESARO È ENTRATA IN UNA LISTA PRIVILEGIATA”.

mandato, per la sua passione: “Credo molto nei valori dello sport: non porsi mai un limite nella vita è quasi il mio mantra, una lezione che dovrebbe essere lo spirito con cui si affrontano le cose. Non bisogna fermarsi mai, nemmeno davanti a una sconfitta, ma ripartire e avere sempre un obiettivo. Lo sport mi ha sempre aiutato molto a livello personale. Forse è lo sport femminile che è spesso penalizzato e sottovalutato e mi batto anche per questo nel mio lavoro di amministratore”. Lo sport è anche un ottimo veicolo di promozione di una città come Pesaro: “La nostra strategia è sempre stata quella di investire molto: sport e turismo sono un binomio vincente, anche rispetto alla crescita delle nuove generazioni, su cui puntiamo moltissimo”. Dalla Coppa Davis ai campionati di ginnastica artistica, fino alle Final Eight, il pubblico, non solo pesarese, ha sempre risposto

con entusiasmo alle manifestazioni sportive che si tengono in città: “Se i ragazzi vedono che ogni fine settimana c’è un evento sportivo, sono molto invogliati e incuriositi: dopo la Coppa Davis si è registrato un boom di iscrizioni ai circoli di tennis, così come per la ginnastica artistica, senza considerare la passione innata dei cittadini per il basket e il calcio”. Non è un caso che Pesaro sia al centro delle scelte di molti eventi sportivi di livello: “A volte occorre candidarsi e la competizione è sempre con grandi città italiane, ma ormai Pesaro è entrata in una lista privilegiata, anche grazie alle strutture che possiamo offrire che, negli anni, ci siamo impegnati a consolidare. Abbiamo stimato che un terzo della popolazione pesarese pratica sport: più di 30.000 persone, dai più giovani ai più anziani e forse il segreto di una città così dinamica come la nostra è proprio questo”.

Tra le vie del Centro storico di Pesaro, nel 2017, è nato Hiro10, frutto dell’esperienza del maestro e Chef Kentaro Mori, originario di Tokyo e della passione di Valentina Ceccolini. Ceccolini L’obiettivo della famiglia Hiro10 è garantire a clienti esperienza e amici non un semplice pasto, ma un’esperienza unica in un ambiente raffinato ma informale, informale tra canne di bambù, tende Noren, tazze di sakè e scatole Bentō.

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IMPRESA

TRA LIVE E RECORDING DAVIDE BATTISTELLI FESTEGGIA DIECI ANNI DI PRODUZIONI

DI DEBORAH PAPISCA

FOTO LUCA TONI

Suo padre è il noto artigiano Mastro de Paja a cui si devono le pipe pesaresi fatte a mano a marchio Ser Jacopo della Gemma. Ma Davide Battistelli, classe ’86, viene folgorato dall’altra passione del papà: la musica. Chitarre, vinili, musicassette: Davide fin da bambino convive con questo mondo. Il padre con lo zio fonda i Lunik Five, una band che suona a livello locale e in giro per la Romagna e da cui prende il nome il suo studio di registrazione, il Lunik Recording Studio, nato nel 2012. Una realtà in cui è possibile registrare dischi di piccole e grandi formazioni, orchestre, big band, speakeraggi e sonorizzazioni. Come e quando nasce l’idea di questo tuo progetto? “Senza rendermene conto, credo di avere messo i primi semi da ragazzino. Avevo deciso di entrare al Conservatorio, ma poi ho visto che gli studi classici non facevano per me. Così ho iniziato a frequentare lezioni private di batteria e percussioni e allo stesso tempo mi cimentavo nelle registrazioni audio della musica che producevo in casa. In seguito mi sono dedicato alle registrazioni delle band con cui suonavo e anche a quelle dei miei 45


IMPRESA

“OGNI TANTO MI FERMO A PENSARE AI MIEI INIZI, QUANDO SOGNAVO NEL MIO GARAGE, E ORA GESTISCO UNA DIMENSIONE DOVE SONO PASSATI ARTISTI DI FAMA NAZIONALE E INTERNAZIONALE”, RACCONTA DAVIDE BATTISTELLI.

IN QUESTE PAGINE, DAVIDE BATTISTELLI NEL LUNIK RECORDING STUDIO.

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amici. Con il trascorrere degli anni questo mio passatempo è diventato sempre più un lavoro fino ad arrivare al 2003, quando ho iniziato a lavorare come apprendista per una grossa azienda pesarese del settore, imparando la professione di tecnico del suono. Una gavetta impegnativa ma formativa, in cui ho fatto un po’ di tutto: scaricare materiali, montare e smontare impianti per concerti, fiere, congressi e teatri. Non ho mollato un solo secondo, desiderando ogni giorno di più occuparmi, da grande, di Live e registrazioni.” E ora il tuo lavoro si muove proprio su queste due grandi dimensioni… “Sì, ed è la combinazione che

cercavo: il Live è un aspetto del mio lavoro che amo davvero molto, l’atmosfera magica che respiro ogni volta prima e durante gli show o i concerti è unica, l’energia che vivo attraverso gli applausi del pubblico è indescrivibile. Ma mi piace anche lo studio di registrazione, che trovo stimolante: lì ci si chiude per giorni, si riordinano idee, suoni, voci, si crea e confeziona musica. È un momento di profondo impegno e concentrazione.” Quando hai visto concretizzarsi il sogno di avere uno studio di registrazione tutto tuo? “Dopo qualche anno di collaborazione con lo studio di un collega di Fano, ho sentito il momento di spiccare il volo da solo,

così ho deciso di creare e aprire una sala di registrazione tutta mia: il Lunik Studio, appunto, che proprio quest’anno compie 10 anni.” Sei il classico esempio di chi ce l’ha fatta da solo… “Già, e ogni tanto mi fermo a pensare ai miei inizi, quando sognavo nel mio garage, e ora gestisco una dimensione da cui sono passati artisti di fama nazionale e internazionale. Per citarne qualcuno, il marimbista e vibrafonista Marco Pacassoni di recente ha registrato il suo ultimo disco in trio a New York con due mostri sacri, il bassista John Patitucci e il batterista Antonio Sanchez che al momento stiamo mixando… al Lunik Studio!”


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COMUNITÀ

SOS MAMMA UN NUOVO ALLEATO PER MAMMA E PAPÀ: L’ASSOCIAZIONE NASCE UNA MAMMA

DI DEBORAH PAPISCA

Una donna con il pancione o con un neonato tra le braccia è tra le immagini più attraenti e sognanti legate alla maternità, che però talvolta nasconde difficoltà e momenti in ombra. Essere mamma è bello, è un’esperienza unica ma non così semplice. La nascita di un figlio

è un cambiamento radicale nella vita della donna che può trovarsi a fronteggiare scomodi sbalzi d’umore, sentirsi a tratti persino disorientata verso i pianti improvvisi del neonato o non avere quella sperata dimestichezza con l’allattamento, senza contare il sonno compromesso.

È essenziale, dunque, un supporto pratico per sostenere la figura materna e paterna: i neogenitori devono essere rassicurati, informati sulle varie dinamiche del post-parto e sostenuti nel loro delicato percorso, affinché il bambino possa beneficiare del giusto accudimento. Martina Paolucci, Enrica Pedoni, Giorgia Stazi e Vincenza Lorenzi (nella foto) sono quattro giovani mamme e professioniste nel campo della maternità e perinatalità. Insieme hanno dato vita all’associazione di promozione sociale Nasce una mamma, attiva con i suoi servizi in tutto il territorio della provincia di Pesaro e Urbino. Martina, raccontaci come nasce il progetto. “Da diverso tempo avevo il sogno di realizzare qualcosa di concreto sul nostro territorio, di aiutare le neomamme, di sostenere la genitorialità, di offrire servizi a supporto delle famiglie. Ero già attiva in questo campo, ma solo


“IL NOSTRO OBIETTIVO È CREARE UNA RETE SEMPRE PIÙ FORTE DI PROFESSIONISTE IN CAMPO PERINATALE”, RACCONTA MARTINA PAOLUCCI, “PER COMPORRE IL DOLCE DISEGNO DEL SORRISO DI UNA MAMMA.”

individualmente: sono educatrice perinatale, doula e insegnante di massaggio neonatale, ma coltivavo il desiderio di farlo assieme ad altre professioniste, di creare rete, di diffondere un supporto indispensabile. Poi ho conosciuto Enrica, Giorgia e Vincenza che condividevano la mia stessa visione e così abbiamo fatto squadra. Enrica è doula e consulente del Portare”, una nuova figura professionale con radici antiche, che si occupa del Babywearing, ossia portare in fascia il proprio bambino, aiutando a far emergere le competenze genitoriali. “Giorgia è osteopata pediatrica e Vincenza è figura di supporto nell’allattamento. Dopo il lungo periodo di lockdown e restrizioni delle nostre attività non ci siamo perse d’animo e proprio quest’anno abbiamo creato l’associazione. Anche se siamo tornate alle attività tradizionali, manteniamo quelle in modalità online, sempre funzionali, in particolare per i corsi

post-parto. Le mamme in effetti trovano molto comodo seguirci direttamente da casa, per molte non è così semplice spostarsi con un neonato.” Quali sono i vostri servizi? “Corsi di accompagnamento alla nascita, consulenze babywearing, massaggio neonatale, sostegno all’allattamento, salotti virtuali dedicati alle chiacchiere tra mamme dove ci si può confrontare, raccontare le proprie esperienze e aprirsi al dialogo. E presto, un nuovo sportello tutto dedicato alle famiglie con più bambini, per aiutare i genitori a risolvere i problemi relazionali tra fratelli quando è in arrivo un altro piccolino.” Prossimi obiettivi? “Quello di creare una rete sempre più forte e coesa di professioniste in campo perinatale, di coltivare sinergia con loro incastrandoci alla perfezione come tanti pezzi di un puzzle che compone un dolce disegno, quello del sorriso sincero di una mamma.”

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SPORT

PASSIONE MOTOCROSS IL PARADISO PER I CROSSISTI? IL JUNIOR CAMP BENELLI

DI ALICE MURI

FOTO LUCA TONI

Per aver dato i natali ad uno dei piloti più forti del mondo, Valentino Rossi, Tavullia è da sempre considerata una delle capitali più illustri delle due ruote. Non a caso è stata scelta per accogliere una nuova realtà legata a questo mondo: la pista da motocross “Junior Camp Tonino Benelli”. Un’idea nata circa un anno fa da un gruppo di soci del Moto Club Tonino Be-

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nelli di Pesaro e che è stata realizzata grazie alla collaborazione del Comune di Tavullia, FMI e Terra dei Piloti e dei Motori, per offrire, a chi vuole avvicinarsi al mondo del fuoristrada, un posto dove iniziare a praticare motocross, e a tutti gli amanti di questo sport un punto di ritrovo dove potersi allenare. La nuova pista, omologata FMI, è composta da due tracciati: uno

dedicato ai piloti più esperti e uno per i più giovani e per i bambini che per la prima volta si affacciano al mondo delle due ruote. “Nel nostro territorio”, spiega Davide Cecchini, uno dei responsabili del circuito, “mancava una pista fuoristrada per principianti, dove poter praticare questo sport in totale sicurezza. Ringraziamo tutti coloro che lo hanno reso possibile: questo progetto ci permetterà di diffondere la cultura motoristica nel migliore dei modi, coinvolgendo anche le giovani generazioni.” In poco meno di un anno sono infatti tantissimi i piloti che si ritrovano a usufruire di questo nuovo tracciato, dai più piccoli fino ai professionisti. Non è difficile imbattersi in grandi campioni del calibro di Franco Morbidelli o dei ragazzi della VR46 Academy, che nei weekend decidono di divertirsi al Junior Camp Tonino Benelli. Per poter usufruire della pista è necessario essere possessori di licenza o tessera sport FMI (per ottenerla è possibile rivolgersi anche al Moto Club T. Benelli di Pesaro). Si può girare solo nelle giornate di sabato e domenica, 15 crossisti a turno, mentre la domenica mattina è dedicata ai più piccoli.


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I valori indicativi relativi al consumo di carburante e alle emissioni di CO₂ e/o, in caso di modello ibrido plug-in, al consumo di energia elettrica, sono rilevati dal Costruttore in base al metodo di omologazione WLTP (Regolamento UE 2017/1151 e successive modifiche e integrazioni). I valori di emissioni CO₂ nel ciclo combinato sono rilevanti ai fini della verifica dell’eventuale applicazione dell’Ecotassa/Ecobonus, e relativo calcolo. Eventuali equipaggiamenti e accessori aggiuntivi, lo stile di guida e altri fattori non tecnici, possono modificare i predetti valori. Per ulteriori informazioni sui predetti valori, vi invitiamo a rivolgervi alle Concessionarie Audi e a consultare il sito audi.it. È disponibile gratuitamente presso ogni Concessionaria una guida relativa al risparmio di carburante e alle emissioni di CO₂, che riporta i valori inerenti a tutti i nuovi modelli di veicoli.

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