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CULTURE

SIMONA BRANCHETTI

GIORNALISMO AL FEMMINILE

EXCELLENCE

MACRON

IL FUTURO DELLO SPORTSWEAR

ARCHITECTURE

Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ -

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LAND ROVER

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EDITORIAL

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PEOPLE Premium torna per raccontare con il suo stile inconfondibile le storie delle grandi eccellenze del nostro territorio. Dedichiamo le prime pagine alle rubriche: con Natlive e Authena parliamo di innovazione e futuro digitale; scopriamo il mondo di Raffaello Sanzio con Anna Cerboni Baiardi, Professore Associato dell’Università di Urbino; scopriamo il futuro del wellness insieme alla personal trainer Federica Cuni, che ha conquistato un posto nella top 10 dei migliori personal trainer in Italia. Ci accompagna nel cuore della rivista lo Chef pluristellato Bruno Barbieri, volto di MasterChef; con Gianluca Pavanello di Macron scopriamo il futuro dell’abbigliamento sportivo nei top club e non solo; con Simona Branchetti, presentatrice dell’edizione delle 13 del TG5, scopriamo il giornalismo al

BRUNO BARBIERI

femminile. Esploriamo le attività e la storia di una vera e propria fucina teatrale, Societas, e attraversiamo virtualmente le sale del Mar per scoprire Paolo Roversi e la sua fotografia. Nello Special Dome, ammiriamo il connubio tra spazio e materia nella residenza Marsala a Ravenna, poi passiamo a Pesaro in un antico casolare dall’insolito effetto scenico; riscopriamo la Romagna del Liberty italo-americano nella Villa Monty Banks a Cesena, e ci concediamo un meritato relax immaginandoci nel rifugio in campagna nel forlivese. Scopriamo l’expertise dell’allestimento di interni per yacht e mega-yacht con Diesse Arredamenti, e infine, con Lucia Bubilda Nanni, scopriamo come trasformare una macchina da cucire in un medium artistico di grande impatto.

20 EXCELLENCE

DI ANDREA MASOTTI

MACRON

gruppo

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IN MAGAZINE PREMIUM anno XII - n° 1 luglio 2019 Reg. al Tribunale di Forlì il 28/10/2005 n. 43 Edizioni IN MAGAZINE S.R.L. Menabò Group Redazione e amministrazione: Via Napoleone Bonaparte, 50 47122 Forlì - T. 0543.798463 www.inmagazine.it|info@inmagazine.it Stampa: La Pieve Poligrafica, Villa Verucchio (RN) Direttore Responsabile: Andrea Masotti. Redazione centrale: Clarissa Costa, Beatrice Loddo. Artwork e impaginazione: Francesca Fantini. Ufficio commerciale: Gianluca Braga, Irena Coso, Laura De Paoli. Collaboratori: Alessandra Albarello, Barbara Baronio, Roberta Bezzi, Dolores Carnemolla, Mariadele Conti, Lucia Lombardi, Giulia Masci Ametta, Francesca Miccoli, Deborah Papisca, Barbara Prampolini. Fotografi: Andrea Bonavita, Simone Cappelletti, Ramiro Castro Xiques, Steven Cattan, Angelo Ciccolo, Antonio Drago, Giulia Masci Ametta, Chiara Guidi, Flavio Ricci, Rossano Ronci, Luca Toni. Chiuso per la stampa il 15/06/2021 In ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) sulla privacy, se non vuoi più ricevere questa rivista in formato elettronico e/o cartaceo puoi chiedere la cancellazione del tuo nominativo dal nostro database scrivendo a privacy@inmagazine.it

INNOVATION

Natlive e Authena

CULTURE

Anna Cerboni

WELLNESS

Federica Cuni


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ELETTROIMPIANTI MENGHI

SENZA L’INNOVAZIONE NON C’È EVOLUZIONE E MIGLIORAMENTO

“LA NOSTRA FILOSOFIA? LA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE! QUESTO È IL NOSTRO PRIMARIO E PIÙ IMPORTANTE OBIETTIVO, IL NOSTRO TRAGUARDO, LA NOSTRA MISSIONE: QUANTO DI PIÙ DESIDERIAMO.” VALERIO MENGHI

Una lunga esperienza produttiva nel ramo della realizzazione di impianti elettrici civili e industriali, la flessibilità e capacità striali di mutare in base alle esigenze del settore e alle evoluzioni tecniche sempre più moderne, fanno della società Elettroimpianti Menghi un importante punto di riferimento nel panorama elettrotecnico. La capacità tecnica dello staff, l’alta professionalità dei singoli collaboratori e la spiccata vocazione per l’innovazione, la continua ricerca di nuove soluzione tecniche e tecnologiche per garantire un costante miglioramento, sono il punto di forza dell’azienda che rende

Elettroimpianti Menghi un fondamentale partner per soddisfare le esigenze più specifiche.

Elettroimpianti Menghi realizza e fornisce manutenzione di impianti elettrici civili e indu-

striali, risparmio energetico, installazione di pannelli solari, cancelli automatici, cabine di trasformazione, illuminazione stradale, reti telefoniche e dati, impianti TV. TV Fondata nel 1975, la società Elettroimpianti Menghi, durante tutto il percorso di attività e di crescita aziendale, ha perfezionato e ottimizzato i propri interventi e il proprio sistema di gestione per la qualità. Con il controllo e l’ottimizzazione di tutti i processi produttivi, finalizzati a garantire il livello di qualità di prodotti e servizi e migliorare la capacità e fama aziendale sul mercato, la ditta Elettroimpianti Menghi ha conseguito il raggiungimento delle certificazioni di qualità conformi alle normative vigenti (UNI EN ISO 9001:2000, certificato n. AJAEU/09/11586 del 23/06/09) per le attività di installazione di impianti elettrici, reti telematiche e telefoniche; manutenzione e assistenza di impianti elettrici, reti telematiche e telefoniche, automazione e sicurezza e impianti meccanici.

68 SPECIAL DOME. architettura e interior design

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PESARO: Antico ed essenziale

CESENA: Dal tufo al mare FORLÌ: Colore e comfort Via della Repubblica 22, Morciano di Romagna (RN) | T. 0541 987905 | www.elettroimpiantimenghi.it

CULTURE

ARCHITECTURE

SIMONA BRANCHETTI

SPECIAL DOME

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CONTENTS

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PROMO ADV

38

54 FORLÌ COLORE E COMFORT

48 PESARO ANTICO ED ESSENZIALE

RAVENNA TRADITION

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SPAZIO E MATERIA

SOCIETAS

PERSPECTIVES

CESENA

INTERIOR

PAOLO ROVERSI

DAL TUFO AL MARE

DIESSE ARREDAMENTI


PILLS

CRESCITA ESPONENZIALE CASALECCHIO DI RENO | Nella classifica nazionale del Financial Times FT1000 2021, in cui la prestigiosa testata raccoglie le mille aziende che crescono più velocemente in Europa. Per la prima volta, l’Italia è il Paese con il maggior numero di presenze: ben 269. E dopo la torinese LMM Logistics, la seconda azienda italiana a essere citata arriva da Casalecchio di Reno. È Gellify, la piattaforma B2B fondata da Fabio Nalucci nel 2016. Un piazzamento al 35esimo posto, con un tasso di crescita assoluto del 2.347% e un Cagr del 190,3% valutato fra il 2016 e il 2019. Gellify lavora a supporto delle start-up B2B ad alto contenuto tecnologico, connettendole con aziende tradizionali per innovare processi, prodotti e modelli di business.

UNA STELLA NASCENTE BOLOGNA | Un volto senza tempo, un talento che sta sbocciando: è Matilda De Angelis, attrice bolognese che ad appena 25 anni ha già conquistato le simpatie della critica di molte testate internazionali. Dopo L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, in cui recitava accanto a Elio Germano, il trampolino di lancio è stata la serie tv The Undoing, glam-thriller in cui ha saputo brillare pur fra Nicole Kidman e Hugh Grant. Fra le produzioni internazionali: da Across the River and into the trees, ispirato a un romanzo di Hemingway e ambientato nella Venezia del secondo dopoguerra, fino al kolossal in 8 puntate su Leonardo, in cui ne interpretava la musa, Caterina. Prossimo appuntamento? Il materiale emotivo, di e con Sergio Castellitto, ispirato alla graphic novel di Ettore Scola Un drago a forma di nuvola.

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DALLA CARTA ALLO STREAMING RIMINI | Uno di quei romanzi che “fanno epoca”. Così parla Sandro Veronesi di Fedeltà di Marco Missiroli, riminese classe 1981, vincitore del Premio Strega Giovani 2019, che entro la fine dell’anno uscirà su Netflix nel riadattamento in 6 episodi prodotto da BiBi Film, per la regia di Andrea Maioli (Suburra - la serie) e Stefano Cipani (Mio fratello rincorre i dinosauri). I protagonisti, interpretati da Michele Riondino e Lucrezia Guidone, si muovono fra Milano, Rimini e Roma conducendo una vita coniugale felice e serena finché il dubbio dell’infedeltà non getta la sua ombra, sollevando una domanda affatto scontata: “Se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo infedeli agli altri?”


INNOVATION NATLIVE E AUTHENA ABBRACCIANO IL FUTURO DIGITALE DI DOLORES CARNEMOLLA

PH ANDREA BONAVITA

SOTTO, DA SINISTRA, MATTEO PANZAVOLTA RITIRA IL PREMIO DEL TOP 100SSU. A LATO, FABIO PORCELLINI DI NATLIVE.

La tecnologia? Questione romagnola. Matteo Panzavolta e Fabio Porcellini, entrambi forlivesi, sono gli ideatori di due startup di successo, innovative e tecnologiche. Matteo Panzavolta ha fondato Authena, con sede in Svizzera, e Fabio Porcellini, Natlive, con sede a Forlì. Entrambi hanno girato il mondo prima di approdare alla messa in opera delle loro idee imprenditoriali che hanno già ottenuto importanti premi e riconoscimenti. “In Authena crediamo in un mondo senza contraffazione,” racconta Matteo Panzavolta. “Il nostro obiettivo è rivoluzionare il modo in cui premium brands proteggono i loro prodotti e la loro reputazione contro la contraffazione e interagiscono con i loro consumatori/utilizzatori finali. Per fare questo abbiamo creato una piattaforma, che permette di taggare, tracciare e autenticare prodotti nel Food and Beverage, ma anche profumi e persino ora prodotti agrochimici. Authena dispone di un elemento hardware che va inserito sui prodotti o

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DUE IDEE IMPRENDITORIALI CHE HANNO RICEVUTO PREMI INTERNAZIONALI: AUTHENA, DI MATTEO PANZAVOGLIA E NATLIVE, DI FABIO PORCELLINI.

nel packaging: questo costituisce la base del nostro sigillo fisico digitale, il quale è connesso con public blockchain per creare un immutabile livello di sicurezza, garantendo l’identità del prodotto. Una caratteristica importante è la protezione contro il rabbocco, la forma più pericolosa di contraffazione per prodotti che sono in forma liquida, in polvere o gel e creme.” Authena nel 2020 è stata la startup vincitrice del Luxury Innovation Award 2020 e del TOP 100 Swiss Startup Public Voting Award.

Natlive, che a giugno 2021 ha inaugurato una nuova sede a Milano, Hangar 21, una house media negli spazi di Superstudio, gestisce invece la diffusione e la sicurezza dei contenuti digitali: “Viviamo in un mondo che è già cambiato, nelle aziende e nelle università non si parla più di ‘ritorno alla normalità’ ma di new normality,” racconta Fabio Porcellini. “La nostra tecnologia sposa questo cambiamento e le nuove necessità legate alla velocità di connessione, distribuzione e sviluppo dei contenuti video garantendo la massima flessibilità e autonomia di gestione da parte del proprietario dei contenuti, con garanzia di sicurezza e tracciabilità delle informazioni. Le nostre Piattaforme Digitali Multimediali aggregano settorialmente nuove aree di comunicazione, formazione, lavoro, fornendo la possibilità di gestione diretta della trasmissione streaming Live Streaming e Video On Domand, anche da smartphone.” Natlive ha ricevuto il Premio Amazon Web Service al Premio Marzotto, il premio Coordinamento TV 4.0 al MISE ed è stata finalista all’Unicredit Startup Lab nel 2019. “Per fare qualche esempio,” continua, “le nostre applicazioni permettono al mondo culturale, promozionale e formativo – cinema, teatri, università e fiere – di operare in maniera innovativa e sostenibile anche in condizioni di difficoltà. Immaginiamo l’attività di una palestra con la possibilità di gestire in live streaming oppure on demand lezioni individuali e di gruppo, o una fiera che può svolgersi in maniera ibrida tra digitale e fisico, ampliando la clientela potenziale.”


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CULTURE UNA TRAVOLGENTE PASSIONE PER RAFFAELLO SANZIO

PH LUCA TONI

DI DEBORAH PAPISCA

PROFESSORE ASSOCIATO DELL’UNIVERSITÀ DI URBINO, ANNA CERBONI BAIARDI È UNA DELLE MASSIME STUDIOSE DI RAFFAELLO SANZIO E HA CURATO DIVERSE ESPOSIZIONI E MOSTRE DEDICATE AL PITTORE URBINATE.

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Quando parla di Raffaello Sanzio, Anna Cerboni Baiardi travolge con il suo entusiasmo e passione verso uno degli artisti più incisivi del Rinascimento. Sembra quasi ci sia un legame profondo tra i due, proveniente da un infinito passato. Il 2020 ha segnato cinquecento anni dalla scomparsa dell’artista urbinate e Anna Cerboni Baiardi lo celebra con un volume da lei curato: Raffaello. La vita, l’arte, l’eredità di un genio e una mostra: Sul filo di Raffaello – Impresa e fortuna nell’arte dell’arazzo. Professore Associato dell’Università degli Studi di Urbino dove insegna Metodologie della Storia dell’arte e Storia delle tecniche artistiche e delle arti grafiche, Anna Cerboni Baiardi spiega e mette in luce la grande influenza esercitata da Raffaello su ogni dimensione artistica fino ad arrivare al mondo degli arazzi. Di Raffaello Sanzio sono ampiamente note le opere pittoriche mentre l’interesse che manifestò verso l’arazzo, al contrario, è un tema poco conosciuto.

Eppure Raffaello deve molto a quest’arte. Una volta arrivato a Roma ottiene subito accesso alla corte Papale per dare il suo prezioso contributo artistico. Lì si immerge in un contesto dinamico, ricco di valenti collaboratori, in cui realizza alcune delle opere più importanti del Rinascimento, tra queste anche i progetti per gli arazzi. Raffaello crea i cartoni preparatori da cui prende le mosse il più grande arazziere delle manifatture di Bruxelles che darà vita a vere e proprie opere d’arte destinate a ornare lo zoccolo della Cappella Sistina. Anche questi preziosi oggetti hanno contribuito a creare e ad alimentare la fortuna e il consenso che l’artista ha conosciuto nei secoli. Qual è il maggiore elemento attrattivo della mostra? “La presentazione di arazzi di diverse epoche legati a Raffaello e che derivano dalle sue opere pittoriche, specialmente dagli affreschi realizzati nelle Stanze Vaticane e non solo.” Poi è arrivato il Covid…

“Purtroppo sì. La mostra doveva essere inaugurata nel Palazzo Ducale di Urbino il 6 aprile scorso e sarebbe durata fino al 6 luglio ma il Covid ci ha costretti a sospendere tutto. Infine è stata inaugurata il 21 maggio 2021.” Ci auguriamo di poterla visitare nei tempi stabiliti. Dopo Raffaello altri progetti per il futuro? “Quelli non mancano mai. Mi dedicherò a un progetto che si chiama Identità marchigiana che prenderà in esame tanti aspetti storico-artistici della mia regione, e continuerò a lavorare sui temi dell’incisione e sui suoi molteplici aspetti.” Infine, che cosa fa nel suo tempo libero? “Mi piace leggere, in questo periodo mi sto rigustando I promessi Sposi, sono tendenzialmente amante dei grandi autori classici ma non disdegno affatto quelli contemporanei, Niccolò Ammaniti, per citarne uno. Amo molto fare lunghe passeggiate in spiaggia, rigenerarmi con la fragranza del mare e l’energia del vento.”


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WELLNESS

FEDERICA CUNI NELLA TOP 10 DEI PERSONAL TRAINER

DI BARBARA BARONIO

Trainer, Chinesiologa, docente, preparatrice atletica e life coach. È rientrata nella Top 10 dei migliori personal trainer selezionati in tutta Italia. A soli 26 anni ha collaborato con tante grandi aziende come ambassador di stili di vita Wellness, master trainer per Technogym, front runner per Asics, Sleep Trainer e Formatrice. Al fianco di Zlatan Ibrahimovic inaugura gli allenamenti su Buddyfit, un’app virtuale che permette di allenarsi ovunque. “Un onore,” afferma, “affiancare e allenare atleti di questo

spessore sia dal punto di vista professionale che personale.” Ha creato inoltre la sua community virtuale, @fedecunipt, con più di 35.000 follower su Instagram allenando persone in tutta Italia con programmazioni specifiche personalizzate: ecco Federica Cuni, giovanissima personal trainer cesenate. Per lei il relax non coincide con divano e quando non lavora si regala qualche bella passeggiata o giro in mountain bike, coinvolgendo il fidanzato Marco in dinamici fine settimana all’insegna dello sport.

Classe 1994, sin da bambina ha avuto una spiccata propensione per lo sport. “Non sono mai stata capace di stare ferma,” confessa sorridendo, “sport e benessere sono la mia ragione di vita. Quello che amo del mio lavoro è il poter aiutare le persone a raggiungere la miglior versione di loro stesse. Il mio metodo di allenamento è pensato per diventare una routine quotidiana, un cambiamento dello stile di vita, per un miglioramento della salute. Amo l’outdoor e gli allenamenti nella natura, per questo inseri-

PH ALESSANDRA MERLO

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IN QUESTE PAGINE, FEDERICA CUNI, QUI A LATO CON ZLATAN IBRAHIMOVIĆ.

sco sempre sessioni all’aria aperta, elemento indispensabile per la nostra salute. Sono convinta che il corpo, senza la mente, non possa portarci al miglior benessere psicofisico desiderabile, per questo non alleno mai nessuno con il solo obiettivo di ridurre la percentuale di massa grassa; la salute, il benessere e il miglioramento dell’autostima devono sempre essere al centro di un programma di allenamento.” Federica ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze e tecniche dell’attività motoria preventiva e adattata con il massimo dei voti. “Questo percorso di studi mi ha permesso di diventare un’esperta del movimento umano a 360°. Un’attività che mi regala grandi soddisfazioni soprattutto quando riesco a migliorare la vita di persone colpite da patologie invalidanti, permettendo loro di riprendere la deambulazione e il movimento attraverso una serie di protocolli di allenamento definiti a seconda delle esigenze.” Capace di compiere 20.000 passi nelle sessioni di allenamento di una giornata, è in grado di lavorare, quindi muoversi, anche per 18 ore al giorno. “Il periodo storico che stiamo vivendo sta riportando l’attenzione sulla necessità di fare attività sportiva. L’homefitness si è sviluppato moltissimo in questi mesi: gli utenti di Buddyfit hanno l’opportunità di seguire ogni tipo di allenamento direttamente da casa loro, una vera palestra digitale, aperta 24 ore su 24, con oltre 300 classi in diretta al mese tenute dai migliori trainer, atleti e sportivi famosi.

PERSONAL TRAINER CESENATE, FEDERICA CUNI VANTA COLLABORAZIONI CON GRANDI AZIENDE COME ASICS, TECHNOGYM E SLEEP TRAINER. AL FIANCO DI IBRAHIMOVIĆ SVILUPPA ALLENAMENTI DI HOMEFITNESS.

Vi sono sessioni di allenamento che raccolgono fino a 2.000 utenti che in contemporanea si allenano. È importante non strafare,” sottolinea. “Nell’al-

lenamento occorre gradualità, perché il muscolo deve abituarsi a sostenere lo sforzo. A ogni fine allenamento è indispensabile fare stretching.” Federica è sempre pronta ad abbracciare progetti e a idearne di nuovi. “Dopo un periodo difficile, in piena pandemia, ho capito sempre di più l’importanza del movimento, del contatto con la natura e delle relazioni interpersonali. La voglia di ripartire, di ritornare alla normalità, frutto di una reazione vitale, è indubbiamente stata la miccia che ha acceso e alimentato il mio progetto, #ENERGICA, il tuo benessere a 360°. Una mentalità positiva, un concentrato di vitalità motivazione ed energia che punta a coinvolgere tutta la persona attraverso un progetto di benessere individualizzato e mirato.”

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PEOPLE

BRUNO BARBIERI

COME NASCE UN MASTER CHEF PLURISTELLATO

DI BARBARA PRAMPOLINI

Bruno Barbieri nasce nella campagna bolognese nel 1962 e cresce circondato dalle donne: mamma Ornella, nonna Mimì e le sorelle Brunella e Barbara. In particolare è nonna Mimì a imprimere in Bruno la magia e a stimolare la curiosità del mondo della natura: gli insegna a dialogare con essa, a rispettarla, a conoscerla. E Bruno si appassiona e apprende, senza fatica, con facilità. Scopre i tempi e i modi per raccogliere quella verdura o quell’altra, per cucinare la carne e assaporare il tartufo raccolto dal nonno, sperimentando fin dalla più tenera età. La mamma, ottima sarta, invece gli insegna a fare tutto il necessario, come attaccare un bottone, cucire e stirare. Bruno costruiva casette sugli alberi, giocava al campeggiatore montando la tenda in giardino e dormendoci, e insieme alla sorella inventava giochi con quello che avevano a disposizione, perché a quei tempi non c’erano gli smartphone e i bambini non giocavano con TikTok o con i videogiochi. Oppure, con maggior dose di creatività, i fratelli Barbieri giocavano a fare i maghi, addormentando le galline del pollaio – sì, proprio così, le addormentava-

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no con una mossa sapiente. “Alzavamo loro un’ala, gli abbassavano la testa al di sotto e poi, cullandole leggermente, le gallina se la dormivano per circa una mezz’oretta buona. Se non che quando la nonna ci scopriva erano guai, ci rincorreva non col matterello, non col battipanni, bensì con le foglie di ortiche che sulle gambe nude avevano lo stesso impatto di bruciature o piccoli spilli roventi.” Ecco forse perché lo Chef propone poche ricette con le ortiche… È stata una bella infanzia, quella dello Chef Barbieri, che poi lo ha catapultato con un bagaglio di conoscenze ben fornito alla conquista del mondo, quello fuori dal guscio, quello vero. “La mia prima esperienza lavorativa fu nel noto Ristorante Zi Teresa di Milano Marittima a soli 17 anni, ma poco dopo decisi di partire per una nuova avventura e mi imbarcai su una nave da crociera come terzo cuoco, destinazione USA, America del Sud e Caraibi.” Non fu facilissimo. Lontano da casa, solo: qualche attimo di smarrimento, qualche botta di malinconia, ma il ragazzo ha il carattere giusto e reagisce, sempre con


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“LE CUCINE MIGLIORI DEL MONDO PER ME SONO L’ITALIANA, PER MATERIE PRIME E CIBO, QUELLA FRANCESE, PER RIGORE E TECNICA GASTRONOMICA, E QUELLA LIBANESE, PERCHÉ RACCHIUDE IL MONDO ARABO E LE CONTAMINAZIONI COLONIALI.”

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atteggiamento positivo e combattivo. “Al rientro, dopo alcune parentesi, sono arrivato come primo cuoco al ristorante Locanda Solarola a Castel Guelfo, a pochi chilometri da Bologna. E lì sono arrivate le prime due stelle Michelin.” Era già un vincente. La sua frenesia culinaria lo porta verso una nuova e avvincente tappa e nella prima metà degli anni Novanta inizia la sua esperienza al ristorante Il Trigabolo, insieme agli chef Igles Corelli e Mauro Gualandi. “È stata una bella esperienze, devo dire che Corelli avrebbe meritato maggior gloria perché è tra i cuochi che hanno segnato l’evoluzione della cucina italiana.” Non solo un grande chef, Barbieri, ma anche una persona di rara onestà intellettuale, soprattutto nel suo mondo. “Al Trigabolo sono arrivate le altre due stelle Michelin.” Un’altra stella arriva al ristorante La Grotta a Brisighella. Sarà con l’apertura nel 2007 del ristorante Arquade, in un edificio cinquecentesco a San Pietro in Cariano, nella Provincia di Verona, che arrivano altre due stelle Michelin e tre forchette del Gambero Rosso. L’ascesa di Barbieri è inarrestabile e le stelle conquistate sono ben 7. Barbieri ha raggiunto traguardi irraggiungibili e mete da sogno per molti che si avvicinano al mondo della ristorazione. Ma lo Chef pluristellato non si accontenta mai. Il bisogno di nuovi stimoli e il desiderio di ricerca per la sua cucina lo portano nel 2010 a volare in Brasile, per poi nel 2011 atterrare a MasterChef Italia che ha compiuto dieci anni di successi, con la presenza costante e iconica di Bruno Barbieri che ormai è l’identificazione stessa del programma seguitissimo trasmesso da Sky. Barbieri tuttavia non è solo questo. Da personaggio creativo e istrionico quale è ha sfornato


PH UFFICIO STAMPA SKY

PH ALEX ALBERTON

PEOPLE

negli anni anche numerosi libri, ultimo dei quali Domani sarà più buono nel 2019, edito da Mondadori Electa, nonché numerose partecipazioni televisive, molte ancora in corso. Basti pensare, appunto, oltre a MasterChef, anche Junior MasterChef, Celebrity MasterChef Italia, 4 Hotel e Cuochi d’Italia - Il campionato del mondo. La vita di Barbieri è sicuramente dinamica ed eccitante: “Amo moltissimo viaggiare, mi interesso di arte, seguo con passione la moda e curo i dettagli con particolare attenzione. Forse si vede dai vari abiti che indosso, soprattutto a MasterChef.” Ha passione e fame di vita, di scoperte e di nuovi progetti. Non si ferma mai tranne ora che, in parte ma non del tutto, il Covid lo ha limitato e ne ha impedito gli spostamenti. Lui è un viaggiatore “serio”, come si autodefinisce, perché viaggia senza bagaglio e con solo il biglietto di andata. “Non si sa mai da dove si può decidere di tornare.” È un bolognese dal cuore parigino e la vie en rose. “Amo Parigi,

mi piace svegliarmi presto e camminare per chilometri e chilometri in lungo e in largo, la conosco come o forse meglio di Bologna e appena posso vado là, dove sono uno dei tanti che può togliersi anche lo sfizio di comprare qualche goloseria come le patatine, senza che ci sia qualcuno a sbirciare cosa compra lo Chef Barbieri.” La cucina francese è tra le preferite dello Chef. “Le cucine migliori del mondo,” afferma, “per me sono l’italiana, per materie prime e cibo, quella francese per rigore e tecnica gastronomica, e quella libanese, perché racchiude il mondo arabo e le contaminazioni coloniali, inglesi, francesi e del basso mediterraneo.” Barbieri non ha un cuoco di riferimento ma è un grande estimatore di Paul Bocuse, considerato uno dei cuochi più importanti del Novecento, inventore della nouvelle cuisine, di Igles Corelli, col quale ha collaborato al Trigabolo, e Gianfranco Vissani, che definisce affettuosamente genio e sregolatezza. Tifa Inter, sogna un film con Johnny Depp,

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PEOPLE

IN APERTURA, LO CHEF BRUNO BARBIERI. NELLA PAGINA PRECEDENTE, LO CHEF IN CUCINA E, IN BASSO, A MASTERCHEF INSIEME AI GIUDICI GIORGIO LOCATELLI E ANTONINO CANNAVACCIUOLO. IN ALTO, BARBIERI A BOLOGNA. 18

ama il film Il pranzo di Babette nel quale rivede la sua vita e, tra i capitoli da scrivere, pensa a un viaggio in India che appena saremo Covid Free inserirà nella sua agenda tra le priorità. Ma Barbieri non si ferma e forse non si fermerà mai, animato dalla sete per la vita, dalla curiosità di scoprire cose nuove e di accogliere nuove sfide. Ama scoprire nuovi talenti, fare i casting e forse si può definire anche talent scout. Da cosa si capisce se un giovane ha talento per la cucina? “Si capisce da come tocca, da come guarda un alimento, da come lo tratta. Da queste piccole cose, da questi dettagli si capisce se dietro ci sono talento e passione e allora ci si può lavorare.” Una sola ombra secondo lui sovrasta il settore dell’accoglienza e della ristorazione: manca la squadra. Barbieri vorrebbe un settore più compatto, più unito e coeso a ragione anche del fatto che rappresenta una voce importante del PIL Italiano. “Occorre più rappresentatività per una categoria imprenditoriale

che restituisce al nostro Paese gloria e fama sia nazionale che internazionale. Dopo questa parentesi, nella quale i ristoratori sono stati trattati come figli di un Dio minore e il brutto anatroccolo, spero possano acquisire maggior voce nel panorama politico e che cambi qualcosa, che ci si accorga dell’importanza del settore.” Fuor di politica, confessa che tra i tantissimi piatti che predilige svettano senza dubbio i tortellini, seguiti dalle lasagne e dai semplici, ma non tanto, spaghetti al pomodoro e basilico. Svela un segreto per farli al meglio: “Mai il parmigiano sugli spaghetti! Regola aurea.” Un giorno lontano, quando deciderà di appendere la forchetta al chiodo, scriverà la sua biografia, completa, ricca di quei particolari che non sa nessuno, che solo lui potrà svelarci e in cui forse si toglierà anche qualche sassolino dalla scarpa… ma non abbiamo fretta, c’è ancora tanto da creare perché quello di Barbieri, diciamolo, “È un mondo bellissimo.”


Piemonte: nella culla delle bollicine italiane, Cuvage reinterpreta con coraggio ed un pizzico di audacia l'arte del Metodo Classico. La creatività del nostro chef de cave trova la sua più alta espressione in spumanti Metodo Classico millesimati che sono diventati delle vere e proprie icone: Nebbiolo d'Alba DOC Brut Rosé e Alta Langa DOCG Brut. Da oggi anche in Emilia Romagna, distribuito in esclusiva da Partesa for Wine.

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EXCELLENCE

SUCCESSO MACRON GIANLUCA PAVANELLO E IL FUTURO DELLO SPORTSWEAR

In Francia evoca il presidente del Repubblica, nel Regno Unito indica un simbolo fonetico, in Grecia un ceramografo ateniese del V secolo a.C. Nel mondo, Macron è sinonimo dell’azienda leader nella produzione e vendita di abbigliamento tecnico sportivo. Un vanto per l’Italia e per quell’Emilia-Romagna fertile e laboriosa, terra del sorriso e della sana capacità di godersi la vita. In Valsamoggia prendono vita capi unici e originali che vanno a nobilitare e rendere performanti le prestazioni di club professionistici e amatoriali. Creazioni gettonatissime anche dai supporter delle squadre e da chi ama praticare sport nel tempo libero. Macron nasce a Bologna nel 1971 come distributore italiano esclusivo di attrezzature da baseball; tre anni più tardi alla distribuzione si affianca l’attività di produzione di kit per squadre di baseball, basket e pallavolo per conto di altre marche. Un’escalation continua fino al grande salto, nel 2001, con il debutto nel calcio professionistico al braccetto

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del Bologna FC: sono gli anni del bomber Beppe Signori e del ‘sindaco’ Carlo Nervo, del futuro campione del mondo Cristian Zaccardo e dei piedi argentini di Julio Cruz. A distanza di quattro lustri esatti, i top club che vestono Macron sono un’ottantina, di tutte le discipline sportive. Tra queste Sampdoria e Lazio, Real Sociedad e Auxerre, passando per la Virtus Bologna basket e varie nazionali di calcio e rugby. “Sono due i motivi per cui sponsorizziamo squadre professionistiche,” spiega il Ceo Gianluca Pavanello, bolognese classe 1970. “Il primo, per acquisire visibilità, e il secondo, non necessariamente in ordine di importanza, per avere feedback puntuali sui nostri prodotti. Le squadre sono i nostri laboratori, la nostra formula 1 dove sviluppare i tessuti, la vestibilità, i dettagli, la tecnologia, e studiare nuove soluzioni assieme ai pro. Conoscenze che, ‘messe a regime’, verranno trasferite nella produzione di massa per il mondo dello sport di base.” Tra gli sponsorizzati anche un team particola-

PH RAMIRO CASTRO XIQUES

DI FRANCESCA MICCOLI


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“LE SQUADRE SONO I NOSTRI LABORATORI, LA NOSTRA FORMULA 1 DOVE SVILUPPARE I TESSUTI, LA VESTIBILITÀ, I DETTAGLI, LA TECNOLOGIA, E STUDIARE NUOVE SOLUZIONI ASSIEME AI PRO.”

IN APERTURA, GIANLUCA PAVANELLO, CEO DI MACRON. IN ALTO E NELLA PAGINA SEGUENTE, LA NUOVA SEDE CENTRALE. 22

re: quello degli arbitri Uefa, i sommi giudici del gioco più bello del mondo. “Impegnati nelle massime competizioni continentali sia a livello di club che di Nazionali, cercavano un partner che potesse sviluppare una collezione funzionale alle loro esigenze: con i tanti device da indossare, i fischietti oggi sono una sorta di Robocop.” Un traguardo a cui ambivano molte aziende, protagoniste di una selezione lunga e accurata. “Siamo stati scelti per motivi di affidabilità, per la capacità di assecondare le specifiche richieste. Abbiamo lavorato a 4 mani con reciproca soddisfazione, tanto è vero che il contratto è stato rinnovato per altri 4 anni, 8 in totale.” Una committenza da cui sono scese a pioggia altre sponsorizzazioni, dagli arbitri spagnoli a quelli svizzeri. Onorando l’etimologia, Macron è un’azienda dai grandi numeri. “Siamo cresciuti molto negli ultimi 15 anni passando da un fatturato di 10 milioni nel 2004 ai 113 del 2019, agli oltre 250 del 2020. A marzo dello scorso anno abbiamo affiancato alla nostra abituale attività la produzione di dispositivi di protezione individuale. Partiti con la convinzione

di realizzare pochi pezzi, ne abbiamo prodotti oltre 53 milioni. In tempi rapidi in Asia siamo riusciti a mettere in piedi un’attività efficiente e affidabile, diventando uno dei principali interlocutori di vari sistemi sanitari regionali, dall’Emilia-Romagna al Veneto alla Campania, alla struttura centrale del commissario, per la fornitura di maschere chirurgiche, ffp2, camici, tute, garantendo prezzi mediamente più bassi del 30-40% rispetto a quelli dell’abituale approvvigionamento. Il fatturato ne ha beneficiato e ricadute positive si registreranno anche su quello di quest’anno. L’azienda è entrata in pandemia molto solida e, trasformando un problema in opportunità, ha sviluppato una diversa linea di business uscendone ancora più forte. Ora fortunatamente possiamo tornare a focalizzarci interamente su ciò che ci appassiona di più: lo sport.” L’impresa felsinea si distingue anche per la politica green: iniziative sfociate nel progetto Macron 4 the planet. Attività e best practice che coinvolgono tutti i settori, dalla produzione alla distribuzione fino alla promozione di comportamenti virtuosi da parte di tutti gli


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stakeholder. Una scelta che si declina nella realizzazione di capi di alta qualità pensati per durare nel tempo, con la conseguente riduzione di consumi energetici ed emissioni nocive. Un numero crescente di prodotti viene realizzato in eco-fabric, proveniente al 100% da plastica riciclata e certificato dal Global Recycled Standard. Sono stati inoltre ottimizzati i materiali degli imballaggi e i cartoni per le spedizioni. Nel 2022-23, inoltre, i top club professionistici utilizzeranno calze realizzate in poliammide rigenerata Renycle®, una nuova gamma di filati che permetterà di ridurre le emissioni di CO2 di quasi il 90%, risparmiare oltre l’87% di energia e il 90% di acqua. E anche la nuova sede centrale di Valsamoggia, inaugurata nel 2020 e sviluppata su ben 55.000 mq di superficie, è stata progettata all’insegna della sostenibilità: pannelli solari, stazioni di ricarica per auto elettriche e gli ampi spazi verdi ne sono la testimonianza. “Oggi tutti parlano di attenzione all’ambiente: Macron ha sposato

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“NEL MONDO DELL’ABBIGLIAMENTO E DELLO SPORT ESSERE ITALIANI RAPPRESENTA UN PLUS: SIAMO ABITUATI A VIVERE NEL BELLO E ABBIAMO INNATO IL GUSTO PER L’ESTETICA. CERCHIAMO DI CREARE PRODOTTI MOLTO PERFORMANTI E TECNOLOGICAMENTE AVANZATI, DI QUALITÀ E ANCHE BELLI.”

un concetto di sostenibilità allargato, a 360° e legato non solo ai prodotti,” spiega Pavanello. “È indispensabile essere bravi cittadini, essere responsabili verso i propri dipendenti e la società in cui immergiamo le nostre radici. Garantire le migliori condizioni di lavoro, rispettare l’ambiente già nella propria sede e nei propri negozi, rispettare puntualmente i pagamenti.” Macron è un’azienda orgogliosamente italiana, anche se l’80% del fatturato deriva dall’attività con l’estero. Sempre proiettati verso nuovi traguardi. “Un’azienda sana è destinata a crescere, ha bisogno di sfide per non perdere le persone migliori. Poi è ovvio che la crescita porti soddisfazioni anche agli azionisti e a tutti gli stakeholder. Dobbiamo avere un atteggiamento molto umile, metterci continuamente in discussione. Consapevoli e anche orgogliosi di quello che abbiamo fatto ma ferocemente determinati a fare ancora di più. Creare nuove opportunità e assumere persone è la soddisfazione più grande.”


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CULTURE

SIMONA BRANCHETTI IL GIORNALISMO AL FEMMINILE, DALLA ROMAGNA A ROMA

DI BEATRICE LODDO

“La vita delle persone è piena di storie che varrebbe la pena raccontare”: è così che Simona Branchetti, meldolese di nascita, romana d’adozione, racconta la nascita della sua vocazione giornalistica. “Già a quattordici anni scrutavo le persone sedute al bar, sul bus, in treno, ed ero accesa dalla curiosità. Mi chiedevo e mi immaginavo come fossero le loro vite. Se di una cosa mi sono resa conto facendo questo mestiere, è che la vita di ciascuno meriterebbe di essere raccontata. Se hai la curiosità di ascoltare, troverai sempre qualcosa di interessante, curioso o motivante.” Se l’autore del cinico Dizionario del Diavolo definisce la curiosità come “riprovevole

disposizione della mente femminile”, Simona Branchetti abbraccia con orgoglio questa sua vocazione personale e, dopo ormai 20 anni di carriera, non si ferma, anzi. Continua ad ascoltare, a cogliere, a indagare, a esplorare. “Una piccola Gulliver”, si definisce ironicamente a proposito del suo amore per i viaggi perlustrativi, alla scoperta di mondi lontanissimi, ma forse è una definizione che ben le si attaglia anche professionalmente parlando, anche oggi che presenta l’edizione delle 13 del TG5. Cresciuta a Meldola fino a 20 anni, trasferitasi poi a Bologna per studiare Giurisprudenza, Simona sapeva già cosa avrebbe fatto

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CULTURE

IN QUESTE PAGINE, LA GIORNALISTA MELDOLESE SIMONA BRANCHETTI. 28

da grande. “Diventare giornalista è sempre stato il mio sogno nel cassetto: infatti già mentre studiavo lavoravo nella carta stampata: ho lavorato a La Voce, e per IN Magazine quando ancora era agli inizi. Poi c’era l’idea di fare il magistrato, mi sarebbe piaciuto. Ma la mia vocazione giornalistica era più forte e ho cercato di perseguirla in tutti i modi.” La sua tenacia l’ha portata a Roma, per lavorare nella redazione di Stream News, su Stream Tv, che al momento del lancio nel 1993 era la prima piattaforma televisiva a pagamento via cavo italiana, poi diffusa anche tramite il satellitare. “Poco dopo il mio arrivo, era il 2003, dalla fusione di Stream Tv con Telepiù nacque Sky Italia. Io ero fra i 30 giornalisti che erano stati acquisiti da Stream News per Sky Tg24, sotto la direzione di Emilio Carelli. Lì c’è stata la grande svolta. Eravamo tutti molto giovani, una media fra i venticinque e i trent’anni. Carelli ci ha istruito in tutto: come stare in video, come vestirci, cosa dire, cosa non dire, addirittura gli avverbi da preferire… Emilio è stato davvero un grande maestro, e anche umanamente è stato una guida per me, non finirò mai di ringraziarlo.”

Oggi sembra strano il solo pensiero, ma all’epoca Sky Tg24 era la prima all news che nasceva in Italia: un’emittente che trasmette ininterrottamente telegiornali e programmi d’approfondimento, anche in diretta, liberando così lo spettatore dai rigidi vincoli temporali imposti dai palinsesti delle emittenti generaliste. “Eravamo una realtà internazionale, con uno staff di giovanissimi: eravamo considerati la Beautiful dell’informazione!” ricorda Simona con un sorriso. “Ma questo era molto in linea con la tv di Murdoch che nel mondo era antesignana in questo, e lo è sempre stata. Nel 2007 mi hanno chiamata al TG5: Mediaset voleva intraprendere la stessa strada, creando il TGCOM24 e io con la mia esperienza in questo settore fui scelta dal direttore, Clemente J. Mimun. Dopodiché mi sono fermata al TG5. Al suo interno ho fatto moltissime cose, ho curato un sacco di speciali che sono andati in onda nel corso del tempo, conduco l’edizione delle 13, mi occupo di tante cose interessanti di cronaca. Io sono un po’ un jolly: il mio arrivo al TG5 ha segnato anche un po’ il passo del cambiamento: sono stata fra le prime, tecnicamente, anchor woman: quelle


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CULTURE

giornaliste che non solo stanno in video, ma anche sul campo. Mi sono ritrovata a coprire alluvioni, terremoti, processi, da quello per il delitto di via Poma a quello di Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher, e anche cose più belle e leggere come ad esempio il matrimonio di William e Kate a Londra, e quello di Alberto di Monaco e Charlene Wittstock. Ho avuto l’occasione di stare sul campo in situazioni fra di loro differenti, ma anche molto appaganti dal punto di vista professionale.” Fra i suoi temi d’elezione, Simona non ha dubbi: “Sono molto legata a tutto ciò che riguarda il mondo delle donne: l’empowerment femminile, la difesa delle donne, sicuramente questo è uno dei miei temi caldi, motivo per cui è nato anche il desiderio di far parlare loro nel mio primo libro, Donne!!! È arrivato lo smart working.” Il libro, pubblicato da Edizioni Leima, è nato in seguito a una

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“LO SMART WORKING, SE PRATICATO A DETERMINATE CONDIZIONI, COME PREVEDE LA LEGGE, PUÒ ESSERE UN VANTAGGIO E UN’OPPORTUNITÀ PER LE DONNE E PER GLI UOMINI. SE COSÌ NON È, PERÒ, DIVENTA UNO STRUMENTO PER METTERE A CASA LE DONNE.”

chiacchierata sotto l’ombrellone: “Avevo già raccolto i racconti di alcune amiche, poi, quando sono arrivate le prime notizie sull’aumento delle violenze domestiche, i divorzi, e tutta una serie di difficoltà… Ho iniziato a indagare la tematica. Quello che è emerso è che, in questa modalità di lavoro da casa in cui ci siamo ritrovati catapultati dalla sera alla mattina, che poi come scrivo nel libro è uno smart working improvviso e improvvisato, è stato difficilissimo conciliare vita professionale e vita privata: mancavano gli spazi di lavoro e la strumentazione, e molte donne non avevano neppure le competenze per lavorare così. Lo smart working, se praticato a determinate condizioni, come prevede la legge, può essere un vantaggio e un’opportunità per le donne e per gli uomini: questo è quanto mi ha riferito anche la direttrice dell’Osservatorio per lo smart working del Politecnico di Milano. Se così non è, però, diventa uno strumento per mettere a casa le donne, tagliarle fuori dalla vita professionale. Per evitarlo, visto che la digitalizzazione ci viene in soccorso, deve essere l’opportunità per le donne per fare un salto di formazione, buttarsi nella sfera digitale e cominciare a dedicarsi a materie che normalmente non avremmo scelto, ma che la tecnologia ci impone di scegliere. Ma alla fine, lo smart working è solo una scusa per parlare della realtà femminile ancora una volta, di quante difficoltà ci siano ancora, di quanta strada ci voglia ancora per superare il gender gap, per arrivare a un equal pay più sostenibile, a condizioni di lavoro più eque… ne ho sempre fatto la mia bandiera, nella vita professionale, come in quella personale.” La passione di Simona per il suo lavoro non ammette vacanze: “Vivo molto intensamente la mia dimensione lavorativa, non smetto mai di essere giornalista, anche quando sono fuori dalla redazione: qualsiasi cosa mi venga detto o riportato può diventare lo spunto per approfondire e chissà, magari diventare anche un libro… ne ho già un altro paio nel cassetto: aspettatevi di tutto!”


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TRADITION

FUCINA TEATRALE

PITTURA, SCULTURA, MUSICA, DANZA: LA CASA DELLA RICERCA ARTISTICA

DI LUCIA LOMBARDI

La Socìetas Raffaello Sanzio, ribattezzata Societas, è una sorta di bottega artistica famigliare alla rinascimentale, una fucina teatrale, nata nel 1981 a Cesena dalle urgenze di un gruppo di giovani che ha scelto la florida Provincia per instaurare un rapporto con essa, e da questa muovere le proprie intenzioni e tensioni drammaturgiche oltre i confini, per una andata e ritorno senza soluzione di continuità. I vulcanici fondatori sono Claudia Castellucci, Romeo Castellucci, Chiara Guidi e Paolo Guidi (che ne ha fatto parte fino al 1996), nella condivisione di un’idea di teatro che recupera la sua essenziale capacità di comprendere tutti i modi dell’estetica: pittura, scultura, musica, danza. Come acque carsiche, hanno scavato e scavato

FOTO CHIARA GUIDI

nella natura umana attraverso le loro singole peculiarità e nel 2006 hanno distinto le proprie linee di ricerca rimanendo sempre tangenti tra loro con una casa comune, il Teatro Comandini di Cesena: un ex comprensorio scolastico dato loro in concessione dall’amministrazione cittadina nel ’91 quale luogo di riferimenti per la comunità, per la sua societas, appunto, divenendo sempre più punto aggregante, di ricerca, di formulazione di domande, di formazione, e punto teatrale di riferimento a livello internazionale. La drammaturgia della Societas è sensuale, apprendibile da tutti, dove i suoni sono predominanti, così come i quadri scenici composti, dove linguaggio e senso della vista sono altamente stimolanti e stimolati.

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TRADITION

Romeo Castellucci è autore di teatro e regista; sue sono anche le scene, i costumi, le luci di opere che hanno scritto la storia del teatro contemporaneo mondiale, raccogliendo i più prestigiosi premi internazionali, tra cui il Leone d’Oro alla Biennale Teatro, diversi Golden Mask in Russia e l’onorificenza di Cavaliere delle Arti in Francia. Da ultimo, la Triennale di Milano gli ha appena affidato il ruolo di “Grand Invitè”, che lo impegnerà per quattro anni non solo a livello registico, ma per “una riconfigurazione dello sguardo e dello stare insieme, di cosa significhi stare al cospetto di una immagine”. Chiara Guidi concentra la propria ricerca sul ritmo drammatico e la vocalità, parallelamente all’invenzione di un’esperienza di teatro per e con l’infanzia avviata con la Scuola Sperimentale di Teatro Infantile e lo storico spettacolo Buchettino negli anni Novanta, a cui si è aggiunta più di recente la direzione di osservatori critici, come Màntica e Puerilia – che le sono valsi, tra gli altri riconoscimenti, un prestigioso Premio Ubu – e la realizzazione di laboratori al Teatro Comandini. Claudia Castellucci oggi si concentra in modo prevalente su scrittura e didattica. Dal 2012 si dedica alla composizione e all’interpretazione del ciclo Il regno profondo, una lunga oratoria giunta in nomination al Premio Ubu 2018 come “Miglior drammaturgia” e “Migliore regia”. Dalla costante ricerca coreografica nascono scuole votate al movimento ritmico e alla teoria della rappresentazione, tra cui Cònia, corso triennale internazionale, e Mòra, che nel 2019 ha dato vita all’omonima Compagnia da lei diretta, un percorso che le è recentemente valso il Leone d’Argento alla Biennale Danza di Venezia. “Nel resto d’Europa, più che in Italia, è tenuto in grande considerazione il linguaggio universale della danza,” commenta Claudia.

IN APERTURA, UN MOMENTO DELLA SCUOLA SPERIMENTALE DI TEATRO INFANTILE. A LATO, CHIARA GUIDI E, NELLA PAGINA SEGUENTE, UNO SCATTO DI SCENA. 34

Il loro lavoro intercontinentale non vede mai spegnersi il rapporto con il territorio che è assoluto e radicale, in costante relazione dialettica. “Per noi tre questo lavoro di artigianato e di relazione con la città subisce una cura esasperata, fino alla perfezione,” aggiunge Claudia, “come nell’importantissima esperienza di Teatro infantile.” Con il Corso di alta formazione Il ritmo drammatico prende corpo al Comandini la definizione dell’Istituto di Ricerca di Arte Applicata Societas che si compone di tutte le pratiche didattiche dirette da Claudia e Chiara con la partecipazione di Romeo e di Teodora Castellucci. Attualmente i grandi spazi del Comandini


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sono frequentati a turni severissimi esclusivamente per le prove da parte degli addetti ai lavori. Sempre tra queste vaste aule si conserva il loro archivio teatrale, riconosciuto come archivio storico e artistico dalla Sovrintendenza che detta loro di conservare e non disperderne il patrimonio, di cui Claudia è la responsabile. Per il suo spiccato spirito collezionistico, nel tempo ha metodicamente raccolto il materiale grafico, schizzi, documenti, immagini, e ora con le docenti greche Eleni Papaioannu e Avra Xepapadakou si sta facendo un prezioso lavoro di digitalizzazione grazie al progetto europeo ARCH, diretto dall’Università di Atene. Il Comandini è normalmente aperto 365 giorni all’anno, vi vengono realizzati laboratori e vere e proprie scuole di rappresentazione, in senso moderno, di formazione, di riunione tra persone, tese alla conoscenza

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“IL TEATRO COMANDINI È UN LUOGO DI LIBERTÀ DELL’AZIONE. È UN LUOGO PUBBLICO, CHE SI RIVOLGE AI CITTADINI TRACCIANDO UNA LINEA FORTE. LA RICERCA NON SI ACCONTENTA DI CIÒ CHE HA GIÀ VISTO E LAVORA PER FAR USCIRE UN PENSIERO.”

senza fini utilitaristici. Quasi un luogo utopico della conoscenza. “Se non c’è uno spazio, non c’è possibilità di compiere azione e creare. Questo è un luogo stabile, di vocazione, di ricerca, dove la compagnia ha sempre espresso la propria voce di cittadinanza,” afferma Chiara Guidi. “Il Comandini è un luogo di libertà dell’azione, di una ricerca che si muove umanamente nel desiderio. È un luogo pubblico, che si rivolge ai cittadini tracciando una linea forte. La ricerca non si accontenta di ciò che ha già visto. Qui dentro si tiene un continuo lavoro per far uscire nella città un pensiero. Da qui si innervano domande di riflessione sul concetto di pubblico, sul pubblico infans che vive prima del linguaggio, per ritrovare il nome che identifica le cose. Essere qui per noi significa anche portare questa città nel mondo.”


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Paolo Roversi non ha bisogno di presentazioni, perché è uno dei più importanti fotografi di moda al mondo. Classe 1947, è conosciuto per i suoi ritratti, intensi e intimi insieme, e per lo stile classico del suo linguaggio. Le sue fotografie occupano uno spazio sospeso tra il passato e il presente, creando un immaginario innovativo e familiare al tempo stesso. Le sue opere sono apparse su riviste come Vogue, Vanity Fair, W Magazine, Dazed e i-D. Ha creato campagne pubblicitarie per Dior, Cerruti, Comme des Garçons, Yves Saint-Laurent, Valentino e Alberta Ferretti, fra gli altri, ed è autore del Calendario Pirelli 2020. In sintesi estrema, questa è la sua car-

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riera che si è svolta principalmente all’estero, lontano dalla sua natia Ravenna. Ancora giovanissimo, inizia a interessarsi alla fotografia e decide di costruire una camera oscura per stampare le proprie foto in bianco e nero nella casa di piazza dell’Aquila, dove è cresciuto. Nel 1970 si avvia al professionismo con un incarico da fotoreporter ma presto si appassiona al mondo della moda, poi all’inizio degli Ottanta scopre le Polaroid 8x10’’, che diventano un tratto distintivo del suo stile. Anche se dal 1973 lavora a Parigi nel suo atelier in Rue Paul Fort, in diverse sue opere non mancano i rimandi a Ravenna, città del cuore e luogo che più di ogni al-


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PH MASSIMO FIORENTINI

PH SILVESTRIN&ASSOCIATI

IN APERTURA, KATE, NEW YORK 1993 (FOR HARPER’S BAZAAR) © PAOLO ROVERSI; COURTESY PACE GALLERY. IN ALTO, PAOLO ROVERSI DAVANTI ALL’INGRESSO DEL MAR E UN DETTAGLIO DELL’ALLESTIMENTO. 40

tro ha influenzato il suo immaginario. C’è voluto tempo prima che la città decidesse di ricordarlo e celebrarlo con la mostra Paolo Roversi – Studio Luce al Mar - Museo d’arte della Città di Ravenna, che si è conclusa il 6 giugno 2021. “La mia esposizione più bella, la più completa monografica mai dedicata al mio percorso,” afferma un commosso Roversi. “Le foto esposte sono state appese nei musei di tutto il mondo, ma felici come qui non le avevo mai viste.” Roversi, poi, ricorda di quando Peter Lindbergh lo prendeva in giro dicendo: “Adesso capisco perché le tue foto sono sfocate”, riferendosi alla nebbia di Ravenna. E ha parlato della luce, la sua luce, “un’amica, la mia fidanzata, la vita”, rivelando che quella di Ravenna è la più bella, perché ha il sapore di casa. La mostra ravennate è ancora ‘visitabile’ attraverso un tour virtuale direttamente dal sito del Mar: esattamente come se si fosse dentro alla mostra, è possibile gustarsi l’allestimento – frutto di oltre un anno di lavoro – che

comprende 270 immagini in una serie di accostamenti e sovrapposizioni sorprendenti. Ad aprire il percorso le sue prime fotografie di moda e una serie di ritratti di amici e artisti come Robert Frank e Peter Lindbergh che si alternano a still life di sgabelli raccolti in strada, a immagini che ritraggono la Deardorff, macchina fotografica con cui Roversi scatta da sempre. Poi un omaggio a Beatrice della Divina Commedia, musa per eccellenza, per celebrare il settecentesimo anniversario della morte di Dante. Ne sono un esempio, in chiave contemporanea, donne come Kate Moss, il cui volto è diventato simbolo della mostra stessa, Natalia Vodianova, Naomi Campbell e Rihanna. “Dante ha avuto una sola musa,” ama ripetere Roversi, “io tante. Ognuna ha il suo carattere e la sua personalità. Quello che le unisce è la bellezza, la magia.” Infine, la moda raccontata come il sogno di altro mondo: una selezione del Calendario Pirelli 2020 (Roversi è l’unico italiano che sia stato chiamato a realizzarlo) e una serie di scatti di moda inediti, frutto del lavoro decennale per brand come Dior, Comme des Garçons e magazine come Vogue Italia. Un bel ritorno a casa, dunque, per il maestro della luce che a chi gli chiede se si sente mai fuori moda, risponde: “Continuamente. La moda cambia, è sempre in marcia, la dernière vague diventa molto in fretta la penultima. Ma io non ho mai voluto essere un fotografo branché (Nda, che segue la corrente). Mi è sempre piaciuto guardare il fiume dalla sponda e non ho mai avuto tutta questa voglia di buttarmi.” E, infatti, per decenni è riuscito a rimanere sempre fedele a se stesso, trovando nei suoi soggetti qualcosa di molto simile alla loro verità e muovendosi come pochi agli estremi della sfumatura. Il risultato? Fotografie in cui lo spirito del tempo è un’impronta sottile, che potrebbero appartenere a un passato più o meno vicino, oppure al presente. E, in qualche caso, potrebbero persino arrivare dal futuro.


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Clinica. Il nostro team multidisciplinare instaura quotidianamente rapporti di fiducia con i pazienti, che si affidano a noi e che ci riconoscono come un punto di riferimento per la salute e il benessere del loro sorriso.” Quali sono gli elementi che permettono di trasmettere ai pazienti sicurezza e fiducia e di offrire esperienze positive? Ambienti moderni e confortevoli: “Alla Clinica Dentale Santa Teresa i pazienti sono accolti in ambienti modernamente attrezzati e confortevoli, a partire dalla sala di attesa fino alla sala post-intervento. Il nostro obiettivo è quello di farli sentire a loro agio, comprendere le loro aspettative e consigliare il trattamento più idoneo, facendo dimenticare la paura del dentista.” Un team di 20 professionisti a disposizione: “Il nostro team di professionisti è composto da odonto-

iatri e medici che eseguono quotidianamente interventi di implantologia dentale e chirurgia orale e che mettono le loro competenze a totale disposizione per soddisfare al meglio le singole esigenze.” Comodità e completezza, tutto in una clinica: “Nella nostra struttura è possibile effettuare un checkup completo grazie alla presenza costante di un team di professionisti che utilizza le più moderne tecnologie di radiologia, diagnosi e cura.” Ricerca e innovazione per la salute orale: “Tecnologie innovative e metodiche minimamente invasive sono messe a completa disposizione per soddisfare tutte le esigenze. La paura del dentista non sarà più un problema grazie all’utilizzo di apparecchiature all’avanguardia che permettono di eseguire interventi di implantologia dentale in una sola seduta e di limitare l’uso del bisturi, ridurre


il gonfiore e minimizzare il disagio post operatorio.” Quali sono i vantaggi dell’approccio digitale? “L’impiego di tecnologie digitali ci permette di effettuare una diagnosi precisa e di programmare in anticipo le fasi di ogni singolo caso, dal più semplice al più complesso. Il paziente può così vedere in digitale il suo progetto di cura, ancora prima di iniziare. La possibilità di produrre i denti in anticipo sulla chirurgia riduce inoltre il numero e la durata delle sedute, e l’impiego di tecnologie innovative permette al chirurgo di non incidere le gengive (a parte il forellino attraverso cui passerà l’impianto) evitando l’applicazione dei

punti di sutura.” L’approccio digitale consente poi di produrre la mascherina chirurgica che, quando clinicamente possibile e a discrezione dell’odontoiatra, l’implantologo utilizza per applicare la tecnica senza lembi, che ha il vantaggio di un “post-operatorio meno doloroso e di minore assunzione di farmaci (analgesici).” I tempi della seduta di implantologia si riducono. (Hutlin et al 2012 Clinical advantages of computer-guided implant placement: systematic review pubbl. Pubmed) “L’approccio digitale è particolarmente indicato per pazienti in età avanzata o con problematiche di salute. Il massimo

risultato di questo approccio si traduce nel cosiddetto carico immediato (quando clinicamente possibile e a discrezione dell’odontoiatra), ovvero i denti e gli impianti vengono inseriti nella medesima seduta e il paziente può tornare a sorridere in pochi minuti. Non ci sono controindicazioni specifiche per la chirurgia digitale, anche se permangono comunque le controindicazioni generiche per l’implantologia e la chirurgia orale, quali fumo di sigarette, un diabete mellito non controllato e uno scarso mantenimento igienico domiciliare. Altri consigli per poter eseguire un intervento di implantologia al meglio sono: diagnosticare e

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CESENA Viale Gaspare Finali 42 T. 0547 1796570 Direttore Sanitario: Dott. Marco Lolli iscritto all’albo odontoiatri di Forlì-Cesena n°694

trattare la malattia parodontale prima dell’intervento di chirurgia implantare; e ricordare che una particolare categoria di farmaci utilizzata per la cura dell’osteoporosi mette i pazienti a rischio di complicanze post chirurgiche, sia dopo interventi implantari, sia dopo manovre di estrazioni dentali. Tutti i nostri pazienti sono invitati a compilare una scheda di anamnesi per permettere al nostro team di professionisti di conoscerne in modo approfondito lo stato di salute e le peculiarità e per operare in totale sicurezza.” Ecco alcune delle più belle testimonianze dei pazienti della Clinica Dentale Santa Teresa:

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HABITAT ECOSOSTENIBILE MASSA LOMBARDA | Disegnato da Mario Cucinella Architects e ingegnerizzato e costruito da WASP, TECLA è il primo habitat ecosostenibile stampato in 3D. Un modello circolare di abitazione creata con materiali riutilizzabili e riciclabili, raccolti dal terreno locale, a zero emissioni e adattabile a qualsiasi clima e contesto. TECLA, infatti, massimizza le prestazioni di un materiale tra i più antichi e al contempo tra i più stimolanti per il futuro della green economy: la terra cruda. “Dalla terra informe alla terra in formato casa. Oggi abbiamo il sapere per costruire senza impatto con un semplice click,” dichiara Massimo Moretti, WASP Founder. “La tecnologia è ora al servizio dell’uomo e la casa come diritto di nascita è una realtà.”

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GLOBETROTTER DEL MARE RAVENNA | RSY 38m EXP è il nome della prima unità varata da Rosetti Superyachts: lungo 37,83 metri con un baglio di 8,85 metri, ha una stazza lorda di 410 GT ed è motorizzato con una coppia di MAN D2868 LE 425 (588kW). Le sue caratteristiche gli conferiscono un carattere da vero Explorer, progettato per una navigazione di lungo raggio in autonomia e sicurezza. Rosetti Superyachts ha lavorato a stretto contatto con gli armatori, attivamente coinvolti in ogni aspetto della costruzione e del design. Un’anima da esploratore dall’aspetto elegante, con le linee decise e raffinate disegnate da Hydro Tec, e un design di interni moderno e contemporaneo firmato dallo studio ravennate BurdissoCapponi Yachts&Design.


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SPAZIO E MATERIA UN DIALOGO TRA VOLUMI, LUCI E MATERIALI

DI ALESSANDRA ALBARELLO

Una trama di luce e materia che inizia all’esterno del palazzo per proseguire all’interno dell’abitazione. Incastonata nel centro di Ravenna, la residenza Marsala, progettata dall’architetto Danilo Naglia agli inizi degli anni ’80 del Novencento, prende il nome dalla piazza omonima su cui si affaccia, uno dei primi esempi a Ravenna di architettura moderna inserita in un contesto storico. L’arioso e ampio appartamento si sviluppa su due livelli e si estende su una superficie di oltre 250 mq, dove i toni neutri ed eleganti dei mobili, realizzati prevalentemente su misura, si armonizzano perfettamente con il parquet in legno di noce che crea un dia-

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FOTO ANGELO CICCOLO

logo continuo con gli elementi di arredo. La sua ristrutturazione è stata eseguita dallo studio di architettura Nuovostudio di Ravenna, nel rispetto assoluto del contesto in cui si trova il palazzo e del forte legame ormai stabilito con la città, condividendo così alcuni principi estetici e strutturali. I volumi degli ambienti sono stati ridisegnati secondo le esigenze del proprietario, l’appartamento è stato coibentato anche internamente ed è stato installato un nuovo sistema di riscaldamento. Ripristinati invece gli infissi originali in legno, le alte finestre sono state schermate da pannelli regolabili tramite un sofisticato sistema di sensori, mentre per


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IN APERTURA, UN DETTAGLIO DELLA SCALA ELICOIDALE. IN ALTO E NELLA PAGINA SEGUENTE, L’AREA LIVING E IN BASSO, LA CUCINA.

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permettere alla luce naturale di raggiungere direttamente anche il mezzanino, sono stati lasciati liberi i lucernari che sovrastano ogni vetrata. La zona giorno al piano inferiore è scandita da un open space che si concentra sul living, cuore pulsante della casa, definito da un comodo divano in tessuto grigio chiaro, abbinato a riedizioni di pezzi iconici come la Eames Lounge Chair & Ottoman di Charles & Ray Eames e la Barcelona Chair di Ludwig Mies Van der Rohe. L’ambiente, lungo e stretto, si conclude con una libreria, sempre su misura. La doppia altezza del

soffitto esalta poi la prospettiva spaziale e l’impatto visivo, dove la luce è sempre la protagonista assoluta, amplificata dalla predominanza del bianco abbinato al calore del legno e alla grafica unica delle sue venature naturali. E, a proposito di materiali, a creare poi un interessante contrasto cromatico, una sottile lastra di pregiato marmo nero marquina raffredda i toni e fa da contraltare alla teoria di finestre orientate a sud, che occupano tutta la parete opposta e che dirigono automaticamente lo sguardo verso l’esterno, a incontrare direttamente la piazza e la cit-


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LA PLASTICITÀ DELLA SCALA, CHE SI INSERISCE NATURALMENTE COME UNA SCULTURA NEL PAESAGGIO DOMESTICO, RICORDA LE SCALE DI LE CORBUSIER.

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tà. Anche il mobile basso per il televisore gioca con connubi cromatici e materici: un segmento completamente bianco interrompe nettamente la sezione realizzata in legno massiccio. L’ampio e luminoso spazio dedicato alla cucina e all’attigua sala da pranzo si avvale di un sistema di mobili funzionali con ante a scomparsa, realizzati sempre su misura da artigiani locali, mantenendo così il rigore e la coerenza del progetto ma dinamizzando e riscaldando l’ambiente con l’inserimento di elementi in legno di noce come i tavoli e il rivestimento di un’intera parete. Anche qui le citazioni colte sono affidate alle sedute di Arper e alla riedizione di Vitra della Wire Chair di Charles & Ray Eames. A rubare poi la scena, con un tocco acceso di rosso, l’iconica affettatrice a volano Berkel in ghisa e acciaio cromato, scelta personalmente dal proprietario. Ma l’elemento strutturale che caratterizza maggiormente lo spazio

è la scala elicoidale che collega i due livelli dell’appartamento: l’anima in cemento, “vestita” da un elaborato parapetto in cartongesso, la trasforma in elemento decorativo centrale. La sua plasticità, che si inserisce naturalmente come una scultura nel paesaggio domestico, attirando lo sguardo da qualsiasi ambiente ci si trovi, ricorda sicuramente le scale di Le Corbusier. Il mezzanino ospita la parte notte con una camera da letto, una cabina armadio e uno studiolo dove prevalgono le stesse cromie chiare e strutture lineari di tutto l’arredo, creando così una continuità visiva con gli altri ambienti. La presenza di una piccola sauna ribadisce poi il concetto che la casa è soprattutto uno spazio intimo, di gesti e riti quotidiani da condividere solo con chi si sceglie. Un luogo in cui rifugiarsi e dove il comfort, la funzionalità e la qualità hanno la priorità assoluta. Senza mai dimenticare la luce.


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ANTICO ED ESSENZIALE UN INSOLITO EFFETTO SCENICO PER IL CASOLARE

DI MARIADELE CONTI

FOTO ROSSANO RONCI

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PESARO

Quello che ci appare arrivando dal lungo viale sembrerebbe il solito casolare, ma non è certo questo il caso. Niente di più lontano dal concetto di rustico così come ci si aspetterebbe in aperta campagna. Ecco invece un edificio inaspettato, essenziale nelle linee, quasi neoclassiche, e di grande effetto scenico nella facciata. L’antico casale si trova pochi chilometri da Pesaro, immerso nelle tranquille colline del Montefeltro lontano dai rumori della città e circondato da un ampio e piacevole spazio verde. Risale al 1870, come ci informa l’incisione apportata in memoria su una pietra posta sopra il porticato di ingresso, ed è stato oggetto di un intervento di parziale ristrut-

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UNA RISTRUTTURAZIONE CONSERVATIVA CHE NON SI SBILANCIA IN UN ECCESSO DI DECORAZIONI, MA UNISCE LE LINEE NEOCLASSICHE PREESISTENTI A UNO STILE UNICO DALLE LINEE SEMPLICI.

turazione. Il progetto di restauro dell’Architetto Piero Tirabassi, in collaborazione con l’architetto Diego Aigotti, è stato infatti di tipo conservativo, rispettando le richieste del committente, e si è concentrato principalmente nella realizzazione di un ambiente confortevole e ospitale con un carattere molto personale che mantiene però intatta la suddivisione originaria, le caratteristiche e le peculiarità tipiche di questo fabbricato storico. Volontà del cliente era quella di avere uno spazio accogliente per le giornate da trascorrere in famiglia e in compagnia lontano dal caos cittadino, ma anche un luogo funzionale e facilmente gestibile destinato ad accoglienza e ritrovo per eventi, incontri e riunioni organizzati a supporto della sua azienda operante nella zona. Lo sviluppo planimetrico è stato mantenuto pressoché invariato. Dopo aver attraversato lo storico porticato troviamo, al piano terra, ai lati dell’ingresso, un’ampia sala per cene e incontri con un grande camino che affaccia su di un loggiato laterale, spazio utilizzabile per convivialità, per sedersi con un bel libro o semplicemente per godersi il panorama; dall’altro lato, in ordine, un piccolo salottino con un ulteriore camino, un servizio igienico, un’efficiente cucina con adiacente un ampio spazio dispensa e una sofisticata cantina ricavata nel sottoscala. Al piano superiore sono state realizzate sei camere da letto di varie metrature, ad uso privato e per gli ospiti, che si sviluppano attorno a un ampio disimpegno centrale, un piccolo salottino e tre sale da bagno. Infine, nella parte agibile del sottotetto, è stata creata un’accogliente stanza da letto padronale con un bagno privato, modificando lo sviluppo della scala. Fondamentale e prioritario, quindi, è stato mantenere gli elementi caratteristici e originari presenti intervenendo, dove richiesto e dove possibile, con materiali, finiture e accorgimenti che non sconvolgessero l’atmosfera generale ma che si potessero inserire con discrezione ed equilibrio con le preesistenze.


NELLE PAGINE PRECEDENTI, LA FACCIATA DEL CASOLARE E L’INGRESSO. IN ALTO, IL BAGNO PRIVATO E LA STANZA PADRONALE. 58

Per i tre bagni realizzati al piano primo sono stati utilizzati i rivestimenti della ditta Mutina. Sempre della stessa linea e armonizzati con il pavimento originale in pianelle di cotto, che è stato mantenuto assieme agli altri elementi originari presenti, si è scelto di modificare solamente le colorazioni scelte aggiungendo alcuni accessori e arredi a servizio, tutti disegnati su misura e con caratteristiche pressoché omogenee. Gli altri due servizi, uno al piano terra e uno al piano sottotetto, con il loro approccio stilistico as-

solutamente diverso dal resto della casa sono volutamente spiazzanti, una scelta decorativa di forte personalità che riesce a conservare, ciononostante, l’equilibrio e il contesto della casa, arricchendola, ma solo in questa occasione, di un inaspettato decoro. Studiati e progettati dai due architetti, nonché realizzati su misura da artigiani e produttori locali, troviamo la cucina e gli altri elementi di arredo dalle linee semplici ma decise: le consolle all’ingresso, il mobile portabottiglie in cantina, un mobile dispensa, mobili e piane dei lavabi nei bagni, gli specchi, il corrimano della scala verso il piano sottotetto, in ferro acidato – che magicamente si trasforma in chaise longue. L’obiettivo è stato quello di massimizzare la varietà dei materiali utilizzati, come legno, ferro, vetro e pelle, e di bilanciare le loro forme e finiture in maniera tale da creare un tocco di originalità e personalità, lasciando intatto il sapore decisamente unico del casolare. I corpi illuminanti principali sono della ditta Karman, con linee e modelli che ben si integrano con lo stile esistente e si inseriscono con delicata decisione nell’ambiente. Gli spazi esterni sono stati lasciati prevalentemente a verde per permettere alla vista di spaziare indisturbata sul panorama. È stata inserita solo qualche nuova alberatura e un filare di siepi al confine della proprietà. Sono stati poi sapientemente realizzati un’illuminazione generale e alcuni camminamenti pedonali in pietra locale: il primo per raggiungere la casa sul fronte dal cancello d’ingresso principale, il secondo per collegare la casa alla piscina che è posta sul retro. L’intervento ha previsto la sostituzione della pavimentazione attorno alla piscina, sempre realizzata in pietra, e un pergolato a uso domestico. Questo luogo, che a un primo sguardo appare spoglio, non concede niente al decorativismo corrente, al contrario la sua assoluta essenzialità ci fa capire con pochi tratti con quale attenzione siano state operate le scelte estetiche.


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CESENA

DAL TUFO AL MARE LA ROMAGNA DEL LIBERTY ITALOAMERICANO

TESTO DI GIULIA MASCI AMETTA

FOTO DI STEVEN CATTAN

Uno sperone di tufo dal quale si apre la vista sulle colline cesenati, sul centro storico e, infine, nelle giornate di cielo terso, sul mare. Qui sorge Villa Monty Banks, nel luogo che grazie alla sua posizione strategica e poetica, fin dal 1600 viene chiamato Belvedere di Cesena. La famiglia Manuzzi ha ristrutturato la villa trasformandola oggi in un incantevole agri-resort che custodisce l’architettura originale la memoria del noto attore, regista e ballerino cesenate Mario Bianchi, divenuto famoso agli inizi del Novecento proprio con il nome di Monty Banks. Una ristrutturazione conservativa durata

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tre anni, condotta a seguito di una indagine storico-architettonica, quella di Villa Monty Banks, volta a riportare al naturale splendore un’architettura diversa da quella a cui solitamente siamo abituati. La villa infatti fu costruita nel 1939 per volere di Mario Bianchi e sotto supervisione dell’architetto Gualtiero Pontoni, sulla demolizione di un edificio settecentesco utilizzato per la villeggiatura estiva dei nobili cesenati. Sviluppata intorno ad una pianta a U con un inconsueto abside circolare, riferibile alla tradizione inglese del bow window, i suoi prospetti austeri sono caratterizzati da un bugnato squadrato che la rendono più simile al


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IN APERTURA, LA FACCIATA DELLA VILLA. SOPRA, LA SUITE E, SOTTO, LA PISCINA. NELLA PAGINA SEGUENTE, UNO DEI TRENTA BONSAI DELLA VILLA.

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muro di un castello scozzese che al basamento di un palazzo rinascimentale italiano. Il risultato che ne deriva è imponente, elegante e decisamente inconsueto. Rimanda a tradizioni architettoniche d’oltre manica forse portate in Romagna dall’attrice inglese Gracie Fields, all’epoca moglie di Monty Banks. Il gusto liberty inglese quindi si fonde con un’idea di paesaggio fiorentino del Seicento fatto di cipressi dell’epoca e lascito dei primi proprietari, gli Albizzi. I materiali utilizzati parlano di un passato opulento fatto di Marmo Verde Alpi e Calacatta, gli echi sfac-

ciatamente hollywoodiani di Monty Banks si riconoscono poi nell’imponenza dei volumi e nella maestosità delle finiture. Quella che nasce – o meglio rinasce, potremmo dire – dopo anni di studio e progettazione, è una struttura ricettiva fuori dagli schemi, un agriturismo gourmet con undici camere immerse in 5000 metri quadri di verde, dove la tradizione enogastronomica locale incontra l’eleganza dei migliori marmi italiani e il silenzio della vita ritirata. L’eclettismo di chi ha sposato questo progetto si mostra nei dettagli, dai richiami all’arte


L’ECLETTISMO DEL PROGETTO SI MOSTRA NEI DETTAGLI, COME GLI OLTRE TRENTA BONSAI, FIL ROUGE BOTANICO DI OGNI AMBIENTE E SIMBOLO DI CURA E DEDIZIONE A UNA BELLEZZA CHE DURA NEL TEMPO.

PH GIULIA MASCI AMETTA

indiana, agli oggetti d’arte e di design disseminati in ogni ambiente, fino alle ceramiche firmate Richard Ginori e alla collezione privata di oltre trenta bonsai, fil rouge botanico di ogni ambiente e simbolo di cura e dedizione a una bellezza che dura nel tempo. Nelle suite la “private Spa” – una splendida teca in vetro e legno – funziona da quinta per separare gli ambienti e il letto, posto a centro stanza, si innesta con la testata in appoggio a una parete di specchi che la separa dalla sauna. Tra i partner di questo progetto, una rete di eccellenze romagnole dall’ambito dell’arredo fino al fitness, che ha scelto questo luogo incantato e le sue camere come vetrina esclu66

siva in ottica di collaborazione reciproca e amicizia. Una villa con due anime, quella agricola di una tenuta di campagna dove si producono vini e olio, e quella elegante propria dell’architettura d’autore di una villa degli anni Trenta, che dialoga in maniera originale con la ruralità e la natura circostante. Ci circonda in effetti solo il rumore del ricircolo dell’acqua della piscina con vista Cesena e del vento di un tardo pomeriggio, che si appoggia piano contro il vetro delle settantanove finestre della villa. Un unicum poliedrico in cui storia, innovazione, turismo e cultura sono collegati dalla voglia di investire su un territorio valorizzandolo e recuperandolo in ogni suo aspetto.


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FORLÌ

COLORE E COMFORT UN RIFUGIO IN CAMPAGNA SENZA DISTRAZIONI

DI BEATRICE LODDO

Una residenza privata lontana dal caos, immersa nella quiete del verde alla periferia di Forlì, destinata a ospitare una famiglia di tre persone. La sfida che hanno affrontato Mara Gondoni e Nicoletta Gentili, interior designer fondatrici di Deposito Creativo, prevedeva un restyling per spazi specifici: la zona pranzo, il living, lo studio e la camera matrimoniale, a cui si è aggiunta anche la ristrutturazione totale dei tre bagni di questa casa di campagna. L’ingresso, affacciato sulla sala da pranzo, segna la cifra dello stile prescelto: un mix tra eleganza e modernità, con soluzioni non convenzionali, rese ancor più affascinanti

FOTO SIMONE CAPPELLETTI

da un uso sapiente dei colori. Nella sala da pranzo, al camino d’epoca, funzionante e interamente dipinto in bianco, risponde un’intrigante parete a righe verticali in bianco e verde, decorata da uno specchio di recupero che impreziosisce la scena del grande tavolo rotondo con piano in marmo, circondato da quattro poltroncine in pelle. I colori della pelle sono stati scelti per affinità e contrasto: il verde richiama il colore utilizzato sulla parete di sfondo, mentre il caldo giallo stacca sui toni freddi. La scala che conduce allo studio e alla zona notte della casa era già esistente ed è stata completata con un parapetto in vetro trasparente; sotto

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LE INTERIOR DESIGNER DI DEPOSITO CREATIVO, CON IL LORO RESTYLING DI QUESTA CASA DI CAMPAGNA, HANNO CREATO PER I SUOI ABITANTI UN PICCOLO REGNO ALL’INSEGNA DELLA COMODITÀ E DEL RELAX, LONTANI DAL RUMORE DEL MONDO.

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di esso si trova un mobile bar di produzione artigianale. Sempre al piano terra, la zona living è stata concepita come un regno della comodità. La conformazione della stanza, in cui la profondità è maggiore dell’ampiezza, è stata valorizzata inserendo due chaise longue realizzate su misura in soffice velluto verde scuro, a cui è accostata, perpendicolarmente, la panca in marmo Zecevo che funge da tavolino. Di fronte a questi moderni triclini, perfetti per concedersi assoluto relax, si trova la TV, allocata sul mobile, anch’esso artigianale, verde salvia laccato lucido. La stanza è resa più grande da uno specchio e la parete di fondo è impreziosita da cornici applicate e tinteggiate in chiaro, su cui la soglia del primo dei tre

bagni di casa è camuffata dalla porta a filo. Si tratta di un piccolo bagno di servizio, per il quale la scelta è caduta su una carta da parati dal sapore classico e antico, valorizzata dalle scelte di colore tono su tono. Al suo interno la zona lavanderia è stata chiusa da due ante, anch’esse decorate con cornici applicate. Tornando all’ingresso e salendo le scale, si accede alla zona privata della casa. Nel vano di passaggio tra la scala e la zona notte è stato ricavato uno studio, valorizzando così un ampio spazio altrimenti inutilizzato. Sulla parete di sbarco della scala campeggia una grande libreria che ci introduce a questo inaspettato ambiente d’impatto, in cui la carta da parati dai colori neutri esalta la geometria dell’ampia scrivania in vetro e ferro, priva di cassetti


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NELLE PAGINE PRECEDENTI, LA SALA DA PRANZO E DEI DETTAGLI DELA ZONA LIVING. IN ALTO, LA CAMERA DA LETTO PADRONALE. 72

o vani, sgombra e leggera grazie alla presenza di un mobile contenitivo. Nella camera da letto dei proprietari ci troviamo quasi catapultati in un’altra dimensione, dove il silenzio e la quiete sono un balsamo per il riposo notturno. È come entrare in un rifugio, dove dimenticare le preoccupazioni quotidiane: l’effetto è ottenuto con il gioco fra linee moderne, colori neutri ed essenzialità. Sulla parete della testata del letto, il gioco delle forme e dei colori differenti si realizza su uno sfondo in un neutro grigio, una sfumatura perfetta per riposare gli occhi, con comodini, tavolini e lampade a sospensione che liberano il pavimento da fili e impedimenti. Sulla parete opposta al letto sono state invece inserite cornici che esaltano le linee moderne della grande cassettiera in rovere nero spazzolato, realizzata artigianalmente, così come l’elemento in ferro che funge da appendiabiti innestandosi in un angolo.

Il bagno padronale, quasi un prolungamento dell’atmosfera della stanza, unisce in sé leggerezza a funzionalità e capienza: le ante bugnate al termine della struttura in resina del lavabo nascondono due armadiature, lasciando ampio spazio per gli specchi che riflettono la doccia realizzata a filo pavimento. Uno spazio ampio, in cui prendersi cura di sé senza distrazioni. L’ultimo vano della casa che Mara e Nicoletta hanno progettato è il bagno destinato al piccolo di casa: per esso, le due interior designer hanno giocato sul colore e lo stile retrò. Vero protagonista è il box doccia con ante intelaiate, realizzato artigianalmente e rivestito internamente da piastrelle diamantate. Il lavabo in ceramica, i sanitari e le rubinetterie dalle linee classiche sono state sdrammatizzate dal blu delle pareti, che al tempo stesso valorizza le scelte stilistiche compiute, rendendolo un ambiente accogliente, perfetto per crescere con il bambino.


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La famiglia Barzanti ha da poco festeggiato un importante traguardo di Emporio Oleodinamico: sono infatti 45 gli anni di vita di questa attività che occupa più di 28 persone. Fondato nel 1975 da Egidio Barzanti, Emporio Oleodinamico è passato negli anni da piccolo laboratorio di vendita al dettaglio fino ad essere oggi una realtà che copre un ruolo di eccellenza nel settore dell’oleodinamica. Nel tempo anche la famiglia si unisce al progetto di Egidio: dapprima la moglie Loretta nell’area amministrativa e successivamente i figli Eugenio ed Edoardo nelle aree commerciale e direzionale. Nel corso degli anni si è sempre più consolidata anche la storica collaborazione con Gabriele Gaiba Rappresentanze Industriali. Nel 1988 l’at-

tività si trasferisce nell’attuale sede di proprietà; tali spazi vengono ampliati una prima volta nel ’96, per aumentare il magazzino, ed una seconda volta nel 2017 con l’inaugurazione della palazzina su tre livelli che ospita parte degli uffici e la sala riunioni. Separatamente, ma nella stessa via, nel 2002 viene costruito un deposito per lo stoccaggio delle merci in giacenza. L’attività ad oggi si avvale di circa 3.000 metri quadri coperti. Dal 1999 l’azienda rispetta i severi standard internazionali UNI EN ISO 9001, ed anche nel 2020, seppure in piena emergenza Covid-19, ha conseguito con successo il rinnovo di Certificazione del Sistema Gestione per la Qualità. Emporio Oleodinamico è stato da subito punto di riferimento

sia per artigiani che per grandi aziende nella soluzione efficace delle esigenze tecniche e produttive per ogni tipologia di applicazione oleodinamica. La crescita negli anni è stata costante grazie alla disponibilità di un’ampia offerta che trova applicazione nei settori più disparati: meccanizzazione agricola, macchine di sollevamento, macchine industriali e da costruzione, impianti petrolchimici, macchine per la pulizia e la manutenzione del verde, logistica e trasporti, ed anche settore navale. Punto forte dell’offerta è l’assemblaggio del prodotto integrato Tubo-Raccordo, lavorazione demandata all’azienda Tecno Fluid, anch’essa fondata dalla Famiglia Barzanti nel 1986. La capacità di produzione si attesta tra i 2.000 e


i 5.000 tubi flessibili raccordati al giorno. Emporio Oleodinamico mantiene il ruolo fondamentale di rapporto diretto con i Clienti, sia al dettaglio che all’ingrosso, vero focus dell’impresa. L’affidabilità e la capacità di offrire soluzioni e risposte personalizzate e flessibili permette di annoverare clienti storici e blasonati. Tale risultato è ottenuto anche grazie alla severa selezione dei Fornitori, tutti di fascia medioalta, con prodotti prevalentemente Made in Italy. Emporio Oleodinamico è il frutto dell’unità di una famiglia e di una visione condivisa con tutti i Dipendenti, fra i quali si sta verificando lo stesso cambio generazionale che sta avvenendo ai vertici. “Ci sono state persone che sono entrate in azienda e ci sono rimaste per più di trenta-quarant’anni, fino al pensionamento! – rivelano con orgoglio i Barzanti. – Oggi siamo fieri di poter dire che l’età media dei nostri Collaboratori è sotto ai 40 anni. I rallentamenti causati dal lockdown non ci hanno impedito di continuare a concentrarci sulla for-

mazione, in quanto riteniamo i Dipendenti parte integrante nella realizzazione dei nostri progetti.” Sotto all’impronta della nuova generazione non si ferma neppure la ricerca dell’innovazione tecnica, sempre nell’ottica di poter offrire un migliore servizio al Cliente. È già in cantiere un’importante innovazione del sistema gestionale, mentre sono al vaglio: la riorganizzazione del comparto produttivo, l’automatizzazione di alcuni processi fra cui l’introduzione di tecnologie al laser per poter imprimere maggiori informazioni sui singoli componenti. Di fondamentale importanza sarà poi l’implementazione di nuovi metodi di stoccaggio delle merci visto che Emporio Oleodinamico dispone, a magazzino in pronta consegna, di una gamma quantitativamente ampia e disparata di articoli: tubi flessibili, raccordi a pressare, adattatori, innesti rapidi, rondelle e guarnizioni a tenuta statica e dinamica, valvole di controllo direzionale, valvole oleodinamiche, cilindri e componenti, pompe, motori, moltiplicatori,

filtri e tappi, miniprese e tubi capillari, strumenti di misura e controllo, accumulatori, scambiatori di calore, tubi e raccordi freno, minicentraline. A questa già ricca offerta, dal 2003 si è aggiunta anche quella degli articoli commercializzati dalla società Idrogem s.r.l., nata dalla collaborazione di Gabriele Gaiba con Emporio Oleodinamico, ampliando ulteriormente la gamma di applicazioni oleodinamiche disponibili.

Via Golfarelli, 88/B Forlì | Tel. 0543 724202 | info@emporiooleodinamico.com | www.emporiooleodinamico.com


INTERIOR L’INNOVAZIONE DELL’ARREDO NAUTICO, LA QUALITÀ DEL MADE IN ITALY DI DOLORES CARNEMOLLA

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Precisione tecnica e artigianalità, tradizione e innovazione. Applicate queste componenti al mondo delle imbarcazioni di lusso e otterrete come risultato le realizzazioni di Diesse Arredamenti, con base a Forlì. Una realtà che da trent’anni si occupa dell’allestimento di interni per yacht e mega-yacht di lusso per i brand più prestigiosi della nautica mondiale, e che lungo il percorso ha mantenuto viva la caratteristica della continua evoluzione: si è appena trasferita in una nuova unica sede di 11.000 mq, conta un centinaio di dipendenti, utilizza le più evolute tecnologie nell’industria del legno per garantire efficienza e flessibilità.

DA OLTRE TRENT’ANNI DIESSE ARREDAMENTI È UNA REALTÀ LEADER PER L’ECCELLENZA E L’INNOVAZIONE NELLA REALIZZAZIONE DI INTERNI DI YACHT E MEGA-YACHT CON BASE A FORLÌ. CE NE PARLA L’AMMINISTRATORE PAOLO RAVAGLIOLI.

Durante la crisi del 2008, l’azienda ha colto l’occasione per cambiare mentalità produttiva e investire sull’innovazione: è stato così potenziato l’ufficio tecnico, mantenendo sempre ben salda la passione artigiana e l’amore per la manualità, rendendola più forte grazie all’utilizzo di software tridimensionali, di macchine a controllo numerico di ultima generazione. Sono stati effettuati investimenti nella parte tecnica e sono stati aumentati i servizi da offrire ai clienti, puntando soprattutto sulla customizzazione. Abbiamo intervistato Paolo Ravaglioli, amministratore unico dell’azienda. Un cenno alla storia: come arriva l’idea di far nascere a Forlì


un’azienda di arredamento per imbarcazioni? “Diesse Arredamenti non è nata con l’idea specifica di occuparsi di arredamento per imbarcazioni. Nasce come falegnameria, mostrando fin dal principio grandi capacità creative, produttive e organizzative nell’arredo su misura; si è poi specializzata nel settore nautico grazie alla relazione professionale nata all’epoca con il Gruppo Ferretti, per il quale l’azienda ha iniziato a realizzare, e realizza tutt’ora, gran parte degli arredi dei suoi prestigiosi armatori. Questa collaborazione dalle origini ha permesso a Diesse di sviluppare un knowhow esclusivo nell’arredamento di yacht, maturando precisione,

velocità di esecuzione e flessibilità nei tempi e nelle fasi di costruzione.” Negli anni Diesse ha stretto collaborazione con altri rilevanti gruppi del mondo della nautica, quali il Gruppo Azimut-Benetti, Sanlorenzo Yacht, Sunseeker International ltd, conquistando inoltre nuovi segmenti di mercato – i mega-yacht – e ampliando così la propria attività specializzandosi sempre più nel settore. Come riuscite a coniugare la produzione artigianale con l’innovazione tecnologica? “Siamo una realtà unica e distintiva e questo dualismo tra industria, tecnologia, innovazione, efficienza, organizzazione, da un lato, e artigianalità, qualità, cura

dei dettagli, flessibilità, dall’altro, è connaturato.” Come fate a garantire l’eccellenza nel processo produttivo? “Abbiamo maturato negli anni un know-how che ci permette di realizzare con estrema flessibilità le più diverse soluzioni di arredo per tutti i tipi di imbarcazioni. Questo è reso possibile da processi produttivi organizzati all’insegna della massima efficienza e qualità del prodotto finito. Il nostro obiettivo è il miglioramento continuo attraverso l’innovazione di prodotti e servizi, che si concretizza grazie a un modello organizzativo efficace. Solo in questo modo possiamo offrire ai nostri clienti la garanzia di un prodotto e di un servizio di qua-

IN ALTO, GLI INTERNI DEL RIVA 110 DOLCEVITA, REALIZZATI DA DIESSE ARREDAMENTI. 77


PH ANDREA BONAVITA

IN ALTO, PAOLO RAVAGLIOLI, AMMINISTRATORE UNICO DI DIESSE ARREDAMENTI. SOTTO, DA SINISTRA, LA CABINA MATRIMONIALE DEL MODELLO PERSHING 108 E ALCUNE IMMAGINI DEL REPARTO PRODUZIONE PRESSO LA NUOVA SEDE.

lità, differenziandoci dai competitor. Puntiamo molto anche sul coinvolgimento del personale.” Qual è la sfida maggiore nel campo dell’arredamento nautico? “Per quel che ci riguarda è la capacità di mutare a seconda delle richieste del mercato. Cerchiamo di essere flessibili, dinamici ed efficienti. E continuiamo a fare il possibile per cercare di realizzare

prodotti praticamente perfetti.” Nel corso di questi anni di attività qual è stata la richiesta più particolare da accontentare? “I nostri clienti sono tutti molto esigenti e facciamo sempre il possibile per realizzare qualsiasi tipo di richiesta. Ogni commessa è una sfida.” I materiali utilizzati per le barche sono molto diversi da quelli utilizzati per le abitazioni?

“No, ci sono solo attenzioni ai particolari tecnici e costruttivi: il prodotto deve avere caratteristiche specifiche in quanto esposto ad ambiente salino e marino e ai raggi UV.” Che caratteristiche avranno le barche del futuro? “Come per tutte le cose ci sarà sempre una maggior attenzione al green e una continua crescita dell’utilizzo della tecnologia.”

PH ANDREA BONAVITA

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TEXTILE L’ARTISTA CHE DISEGNA CON LA MACCHINA DA CUCIRE DI ROBERTA BEZZI

Ravennate classe 1976, Lucia Bubilda Nanni disegna con la macchina da cucire, attraverso un gesto controllato che le consente di trasferire all’ago ciò che vedono gli occhi, rendendo razionali le emozioni. Ed è facendo uso di grandi teleri, leggeri come panni stesi al vento o intelati e tesi come telai da ricamo pronti a ricevere nuovamente l’ago, che ha raccontato la vita di tre sante, Marina Egiziaca, Teresa d’Avila e Rosa da Lima, nell’ultima sua mostra personale Profili cuciti di santità alla Fondazione Dino Zoli di Forlì. Alle spalle l’artista ha un lungo percorso di studio che, prima del dualismo isteria e mistica, ha riguardato anche il volto e gli insetti. Fin da piccola è stata educata al disegno da uno zio scenografo. Dopo la laurea in filosofia, decide di dedicarsi alla pittura e al segno con più investimento e di trasferire in quello spazio il suo amore per la ricerca.

LUCIA BUBILDA NANNI: QUANDO L’AGO DI UNA MACCHINA DA CUCIRE SOSTITUISCE IL PENNELLO, TRA ARTE E TESSUTO.

Una curiosità: come nasce il soprannome Bubilda che è un po’ onomatopeico? “Era il nome con cui chiamavo il mio primo cane da bambina, un setter da caccia. Eravamo un’unica cosa, per me era come una guida e dormivamo persino insieme. Poi, un giorno, mi è stato tolto perché dicevano che fosse problematico e ho scoperto cos’è il dolore vero. Non l’ho mai più rivisto, ma per tenerlo

con me l’ho fatto diventare prima il personaggio di mie storie, poi il mio nome.” Perché ha scelto proprio la macchina da cucire come mezzo di espressione artistica? “Ho sempre bisogno di un medium, ossia di qualcosa che non mi faccia toccare direttamente la materia. Mediante un gesto controllato, la macchina da cucire mi consente di trasferire all’ago ciò che vedono gli occhi, rendendo razionali le emozioni.” Alcuni amano definirla la signora degli insetti. Anche questo è stato un amore a prima vista? “Ci sono arrivata per gradi, mentre facevo la tesi di laurea, leggendo il visionario saggio L’operaio – Der Arbeiter di Ernst Jünger, in cui l’insetto artificiale, l’ape, è come lo specchio di un destino collettivo, dell’individuo che si spersonalizza. Ne sono rimasta così affascinata che ho iniziato a osservare le forme 81


IN APERTURA, LUCIA BUBILDA NANNI DAVANTI A UNA SUA OPERA. SOTTO, UN DETTAGLIO DALLA SUA ULTIMA PERSONALE.

dei vari insetti, in un periodo fra l’altro in cui ero quasi insofferente verso le persone. Ho avuto anche una colonia di daphnia magna.” Nel 2016, dopo quattro anni di lavoro, ha portato a termine un lungo progetto sociologico dal titolo Lacrime. Di cosa si tratta? “Partendo da 240 volti anonimi, ho ricostruito circa tre secoli di una città e del territorio. Per la prima volta ho usato la macchina da cucire perché ero incinta e mi ero stancata di incollare stoffe varie e di usare vernici tossiche. Ero partita con l’ago, ma avevo la tendenza a pungermi

spesso. Le mie prime creazioni sono state ovviamente abiti per me e arazzi, poi i vestiti per mio figlio.” Ci ha talmente preso la mano da essere ricercata per le sue magliette-opere d’arte. Com’è arrivata ai Negrita, che le hanno indossate al festival di Sanremo 2019? “Per puro caso, grazie a Monia Mosconi che si occupa di management per diversi artisti italiani. Mi ha detto che la band apprezzava molto il mio lavoro. Così, ho creato tre volti a cui il chitarrista Drigo (Enrico Salvi, N.d.r.) è molto legato: Dylan, Lennon e Hemingway.”

PH ANTONIO DRAGO

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