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Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ - Contiene i. p. - Reg. al Tribunale di Forlì il 16/01/2002 n. 1 - EURO 3,00

R AV EN N A N° 2 GIUGNO/LUGLIO 2016

MORDINI

Stefano

IL REGISTA DI CLASSE

BUCCI INDUSTRIES / L’industria giovane ANTONIO CASANOVA / L’illusione su carta RAVENNA FESTIVAL / Notti di Romagna


APRE LA NUOVA CONCESSIONARIA JAGUAR A RAVENNA. NATA PER STUPIRTI.

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un festival che danza 8, 9, 10 GIUGNO

gruppo nanou | Xebeche 14 GIUGNO

Sankai Juku | Utsushi

24 GIUGNO

Twyla Tharp Dance 28 GIUGNO

Chanteuse Des Rues 30 GIUGNO

Svetlana Zakharova 6 LUGLIO

Twyla Tharp © Ruven Afanador

Batsheva Dance Company 9 LUGLIO

Alonzo King Lines Ballet

ravennafestival.org


EDITORIALE

E

Estate, tempo di novità cinematografiche. Per questo abbiamo dato spazio in copertina a Stefano Mordini, regista ravennate che ha rappresentato l’Italia con il film “Pericle il nero” all’ultimo Festival di Cannes. L’estate è anche tempo di letture, perché non farsi consigliare da un buon libraio? È una richiesta tipica da libreria indipendente: il nostro servizio sui librai pone l’attenzione su alcune realtà eccellenti di Ravenna. Passiamo poi dalla cultura tradizionale a quella imprenditoriale, con Bucci Industries, attraversiamo il mondo della danza con Rosanna Pasi, presidente della Federazione Nazionale Associazioni Scuole Danza, ci fermiamo in cucina con Giorgia Lagosti, ritorniamo sul palco con i suoni di Bruno Dorella e chiudiamo il cerchio ritornando al libro con l’intervista al mago Casanova, che ha appena pubblicato il suo nuovo romanzo giallo. Andrea Masotti

SOMMARIO

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ANNOTARE

Brevi IN

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ESSERE

Stefano Mordini

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LEGGERE

Librai indipendenti

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INNOVARE

Gruppo Bucci Industries

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BALLARE

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Rosanna Pasi

28

ASSAPORARE

Giorgia Lagosti

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SUONARE

Bruno Dorella

EDIZIONI IN MAGAZINE S.R.L. Redazione e amministrazione: Via Napoleone Bonaparte, 50 - 47122 Forlì Tel. 0543.798463 / Fax 0543.774044 www.inmagazine.it inmagazine@menabo.com

CREARE

Daniela Ruffinelli

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COLLABORARE

DIRETTORE RESPONSABILE: Andrea Masotti REDAZIONE CENTRALE: Serena Focaccia ARTWORK: Lisa Tagliaferri IMPAGINAZIONE: Francesca Fantini UFFICIO COMMERCIALE: Gianluca Braga STAMPA: Seven Seas Srl - RSM

Business Network Intenational

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GAREGGIARE

Anno XV - N. 2 Chiuso per la stampa il 22/06/2016 Collaboratori: Erika Baldini, Roberta Bezzi, Alessandro Bucci, Andrea Casadio, Dolores Carnemolla, Elio Cipriani, Anna De Lutiis, Nevio Galeati, Serena Onofri, Fabio Ricci, Michele Virgili. Fotografi: Maria Laura Antonelli – AGF, Lidia Bagnara, Valentina Donatini, Massimo Fiorentini, Margo Moritz.

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Edera Ravenna

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SCRIVERE

Antonio Casanova

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VOLARE

Seguici su FB: www.facebook.com/edizioni.inmagazine

La Spreta

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Tutti i diritti sono riservati. Foto e articoli possono essere riprodotti solo con l’autorizzazione dell’editore e in ogni caso citando la fonte

ASCOLTARE

Ravenna Festival

36 IN MAGAZINE

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ANNOTARE

Nasce Menabò DIGITAL DIVISION FORLÌ Il cammino verso

Tutti i numeri DELLE ELEZIONI RAVENNA Michele de Pascale,

31 anni, candidato del PD e del centrosinistra, ha vinto al ballottaggio con il 53,32% delle preferenze. Ha ottenuto un totale di 34.058 voti, rimanendo sostanzialmente stabile rispetto al primo turno. Il candidato del centrodestra, Massimiliano Alberghini, ha ottenuto il 46,68% delle preferenze per un totale di 29.813 voti, riuscendo a raccogliere ben 9.313 voti in più rispetto al primo turno. Nelle precedenti elezioni, il 15 maggio 2011, Fabrizio Matteucci era stato eletto con 47.250 voti e il 54,98% delle preferenze. Bisogna tenere in conto, nel confrontare i dati, che nelle attuali elezioni ha votato il 61,28% degli elettori mentre in quelle del 2011 erano il 71,98%.

A Milano Marittima MARE PINETA JAZZ NIGHTS MILANO MARITTIMA Tre concerti con i grandi del jazz

internazionale, Nick the Nightfly Orchestra, Take 6 e Terence Blanchard, a Milano Marittima, con la possibilità di cenare a bordo piscina, assaporando un menù firmato dallo chef stellato Andrea Ribaldone. Questi gli ingredienti della prima rassegna Mare Pineta Jazz Nights, dedicata al jazz d’autore e organizzata dal Mare Pineta Resort in collaborazione con lo storico jazz club Blue Note di Milano, con all’attivo trecento spettacoli l’anno. Tre le serate in programma all’interno della rassegna: giovedì 30 giugno, sabato 2 e martedì 5 luglio, sempre nella suggestiva cornice dell’hotel Mare Pineta circondato da una affascinante pineta secolare a pochi passi dal mare. Ad aprire la manifestazione è Nick the Nightfly, storica voce di Radio Monte Carlo e con all’attivo collaborazioni con Quincy Jones, Sarah Jane Morris, Paolo Fresu e molti altri artisti, accompagnato sul palco dall’Orchestra diretta da Gabriele Comeglio, un ensemble unico nel panorama italiano, in grado di spaziare dallo swing al funky, dal mainstream al soul jazz. La Nick The Nightfly Orchestra ha da poco compiuto il decimo anniversario dalla formazione. www.marepinetaresort.com (R.B.)

l’innovazione e lo sviluppo non conosce pause per l’agenzia di comunicazione Menabò di Forlì, che arricchisce il proprio Gruppo con un altro importante tassello: il potenziamento del reparto digitale con una divisione dedicata allo sviluppo e gestione di progetti di web marketing, e-commerce e social media management. Come spiega il presidente di Menabò Group, Stefano Scozzoli, “questo ulteriore passo avanti nei servizi e nelle potenzialità di crescita offerte ai nostri clienti è possibile grazie alle competenze e alle capacità di visione innovativa di Marcello Boschetti, Paolo Teodorani e Davide Vecchini e tramite la partnership operativa che abbiamo messo in campo con Studio Azione di Santarcangelo, una realtà di servizi digitali giovane e altamente professionale.”

In mostra le foto di MARCO PESARESI RAVENNA Resta aperta fino al 13 luglio, a Palazzo Rasponi 2 di

Ravenna, la mostra fotografica Underground con le opere di Marco Pesaresi. Per la prima volta a Ravenna, si tratta di un lungo viaggio sotterraneo attraverso le metropolitane di dieci città del mondo: New York, Calcutta, Città del Messico, Parigi, Berlino, Madrid, Londra, Milano, Tokyo e Mosca. Nato a Rimini nel 1964, dove è morto il 22 dicembre 2001, dopo gli studi superiori Pesaresi ha seguito i corsi dell’Istituto Europeo di Design a Milano dove ha cominciato la sua carriera di fotografo professionista e nel 1990 è entrato a far parte di Contrasto. Le sue foto sono state pubblicate regolarmente sulle principali testate internazionali come Panorama, L’Espresso, Geo, El País, Sette, The Independent, The Observer e altre ancora. Ingresso gratuito, tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. (R.B.) 6

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ANNOTARE

Le iniziative estive di RAVENNANTICA RAVENNA Tante le novità del

Donne di GUERRA LUGO Si è conclusa la mostra

di cartoline d’epoca dedicata all’immagine della donna nella prima guerra mondiale. Enrico Baldini (1898-1977), mutilato e decorato della Grande Guerra, aveva raccolto cartoline illustrate della prima guerra mondiale riguardanti la propaganda, la vita al fronte, la satira, i simboli patriottici, la celebrazione della vittoria e la ricostruzione post bellica. La collezione, completata dal nipote Eraldo, è stata acquisita dal Comune di Lugo ed è conservata al Museo Baracca. Una selezione di cartoline, riservata alla figura femminile, utilizzata come tramite per raccontare la guerra in corso, è stata esposta nella mostra La donna e la Grande Guerra nelle cartoline della collezione Baldini. (A.S.)

Eleonora Mazzotti al FESTIVAL DI CANNES RAVENNA La cantante-attrice ravennate Eleonora Mazzotti (nella foto) ha partecipato al Festival di Cannes in veste di interprete della colonna sonora Among the waves on the sky del docufilm di Francesco Zarzana “Tra le onde, nel cielo” che racconta la tragedia che nel 1966 colpì la Nazionale italiana di nuoto. “È stato molto emozionante – afferma Mazzotti – perché, approfondendo la storia del film, ho scoperto tanti dettagli con Francesco che ha curato le interviste e tutti i retroscena. Per la colonna sonora, abbiamo scelto di non soffermarci sulla tragedia, ma di preferire un brano etereo per dare un ricordo positivo delle persone coinvolte, offrendo inoltre un messaggio di speranza.” Lo scorso 11 maggio al Theatre de l’Archipel di Parigi, Mazzotti ha anche debuttato sul palco con In a Better World, scritto e diretto da Zarzana. Lo spettacolo, che è sostenuto dal progetto europeo Ladder, prevede altre otto date in diversi teatri in Europa fino al dicembre 2017. Sul palco, insieme alle attrici Angelique Cavallari ed Elena Polic Greco e alla stessa pianista Marie, Eleonora Mazzotti ha cantato anche il brano-colonna sonora del film. (R.B.)

ricco cartellone estivo L’Antico Porto al chiaro di luna proposto da RavennAntica dal 25 giugno al 4 settembre, che include anche cinema, incontri letterari, visite guidate, conversazioni, degustazioni e laboratori ludico-didattici per famiglie con bambini. Una novità è CantaLaStoria Festival, il 20 e 21 luglio, sul tema “Viva le donne!”, dedicato al romanzo storico d’autore declinato in maniera divulgativa e originale. Prosegue il rapporto già avviato tra moda, cultura e archeologia, con la stilista Cristina Rocca che il 14 luglio proporrà uno shooting fotografico intitolato Donne nell’antica Classis. Le serate del mercoledì saranno dedicate all’Antico Porto for Kids, laboratori per bambini, mentre quelle del giovedì alle conversazioni a tema storicoarcheologico. (R.B.)

In Riviera LA NOTTE ROSA RAVENNA La riviera adriatica si prepara a tingersi nuovamente di rosa per un Capodanno dell’estate in nome dell’ottimismo: venerdì 1 luglio torna la Notte Rosa, guidata dal tema Pink Positive. In questa undicesima edizione, e per il secondo anno consecutivo, l’evento oltrepassa i confini della Romagna e conquista anche le Marche: così 160 km di costa, da Comacchio a Senigallia, si animeranno di appuntamenti e raduni di ogni tipo, dalla musica classica allo street food. A Cervia e Milano Marittima, in particolare, una suggestiva illuminazione rosa vestirà il Porto Canale con la Torre San Michele e i Magazzini del Sale e, a Milano Marittima, la Rotonda I Maggio. A Marina Romea, presso l’Aloha Beach, spiaggia 32, per tutto il weekend impazza La Notte Rosa di Aloha: venerdì 1 luglio con funky dj set, sabato 2 con aperitivo e dj set e domenica 3 con il live del Patrizia Laquidara Trio. (R.B.)

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ANNOTARE

Frutta AMICA

RAVENNA È nata il 26

maggio la sezione di Ravenna dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA). All’associazione, che ha festeggiato quest’anno il 50° compleanno, possono iscriversi tutti gli avvocati e i praticanti che non abbiano superato il 45° anno d’età e siano liberamente esercenti a tempo pieno. L’AIGA – che aderisce a sua volta a una più ampia associazione internazionale, l’AIJA – nasce, tra le altre cose, con lo scopo di tutelare i diritti dell’avvocatura, garantire un’idonea formazione professionale agli associati, agevolarne l’accesso all’esercizio della professione forense e diffondere i valori della professione forense, riaffermandone la rilevanza costituzionale.

ph Margo Moritz

Giovani avvocati in ASSOCIAZIONE

RAVENNA Continua fino

Al Ravenna Festival ALONZO KING LINES BALLET RAVENNA L’arrivo della compagnia di danza contemporanea Alonzo King Lines Ballet, di base a San Francisco in California, sarà una della pagine più intense e vibranti del cartellone di danza del Ravenna Festival 2016 che si concluderà sabato 9 luglio alle 21.30 al Palazzo Mauro De André. Quella della compagina Alonzo King è una visione artistica globale, unica nel suo genere, in grado di ispirarsi a un ampio ventaglio di tradizioni culturali, profondamente ancorate alla tecnica del balletto classico e di grande potenziale espressivo, che rappresenta un ponte fra tradizione e modernità. Questo grazie anche alla preziosa collaborazione instaurata con numerosi compositori, musicisti e visual artist di rinomata fama, quali il sassofonista jazz Pharoah Sanders, il virtuoso di tabla Zakir Hussain, l’attore Danny Glover, i monaci Shaolin. Dal 1982, anno della formazione di Lines Ballet Company, King ha elaborato infatti un linguaggio binario, dove la purezza neoclassica incontra e sposa con accostamenti vertiginosi la fluidità sanguigna della danza afroamericana. Ne emerge uno stile visionario, fatto per ballerini contemporanei, virtuosi, ma con una qualità drammatica di fondo. (R.B.)

a ottobre in via Argentario l’iniziativa La Romagna della frutta promossa da Campagna Amica Coldiretti, Slow Food Ravenna, Associazione Il Lavoro dei Contadini, Laboratorio di Mosaico contemporaneo Anna Fietta, in collaborazione con le attività di via Argentario, il Centro di crescita Sogno del Bambino di Ravenna e l’associazione Orsa Maggiore. Si tratta di appuntamenti, iniziati a maggio, che hanno come protagonista la frutta di stagione: il laboratorio di Anna Fietta si trasforma in un punto di aggregazione con degustazione e vendita della frutta, musica tradizionale romagnola, artigianato tipico, presentazioni di libri e filmati dedicati a Ravenna e alla Romagna. I produttori sono presenti dalle h. 16.00, gli appuntamenti culturali dalle 20.30.

Un catalogo irriverente PER RIFUGIATI

ph Marco Tiberio

RAVENNA DeFrost Studio, studio di comunicazione e ricerca visuale

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IN MAGAZINE

ravennate, ha partecipato con il progetto ImmoRefugee al premio fotografico/editoriale europeo Dummy Award Kassel. Il lavoro, al quale hanno lavorato Marco Tiberio, Emilio Macchia e Maria Ghetti, selezionato tra i finalisti, è tratto dal progetto fotografico “Invisible Cities. Architecture of Exodus” e tratta il campo profughi di Calais da una diversa prospettiva, tramite l’espediente del catalogo immobiliare. L’obiettivo è di suscitare una reazione nel lettore proponendo in maniera irriverente un tema molto serio e passionale. “Questo non è uno scherzo. Durante l’ultimo anno, nel campo profughi di Calais, hanno vissuto nelle stesse condizioni qui descritte più di seimila migranti. Qui abbiamo immaginato come sarebbe stato dover trovare una casa nel campo. Ogni casa è reale e costruita a mano dai migranti stessi.”


ESSERE

Il regista

DI CLASSE STEFANO MORDINI HA RAPPRESENTATO L’ITALIA ALL’ULTIMO FESTIVAL DI CANNES. LA SUA È UNA CARRIERA INIZIATA COME DOCUMENTARISTA E APPRODATA ALLA FINZIONE, DUE GENERI PIÙ VICINI DI QUANTO SEMBRI.

R

di Erika Baldini

Restare affascinato da una storia è un suo bisogno, lui che guarda film dappertutto, al cinema, in TV, in rete. Del raccontare storie per immagini ha fatto un mestiere. Il suo. Sono passati undici anni da Provincia meccanica, il film selezionato al festival di Berlino che gli regalò la notorietà, e quattro da Acciaio, presentato al Festival di Venezia. Ora Pericle il nero, suo terzo lavoro, ha rappresentato l’Italia all’ultimo Festival di Cannes. Stefano Mordini è di certo il cineasta ravennate in attività più conosciuto e apprezzato. Dopo gli inizi come produttore esecutivo, il passaggio alla regia, con film che ottengono diversi riconoscimenti ai principali festival di cinema. Nel 2000 gira Paz ‘77 e Arbitri, realizza poi una serie di documentari sul tema della globalizzazione, tra cui L’allievo modello (2002), selezionato al Festival del Cinema Indipendente di Buenos Aires. Dopo il lungometraggio d’esordio Provincia meccanica (2005) torna alla ricerca e al documentario, ambito a lui particolarmente caro: nel 2007 dirige Il confine, nel 2009 Come mio padre e L’uomo delle nuvole, nel 2010 Io che sarò Roberto Bag-

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gio, nel 2012 esce il lungometraggio Acciaio. Nato a Marradi nel 1968, Mordini ha vissuto per oltre vent’anni a Ravenna prima di trasferirsi definitivamente a Roma. Lo abbiamo raggiunto telematicamente. Iniziamo con la parte che di solito le biografie ufficiali sbrigano in poche righe: gli anni della formazione. Cosa studiavi? Grazie a chi o a cosa sei arrivato dietro alla cinepresa? Cosa guardavi al cinema? “Sono arrivato dietro la macchina da presa grazie a Maria Martinelli (regista) e Franco Calandrini (produttore, scrittore). Maria organizzò un corso serale di regia, io vi partecipai insieme a Calandrini e un anno dopo fondammo insieme una società di produzione cinematografica. Per molti anni ho collaborato con Maria come aiuto regista. Lei mi ha insegnato tutto, passione, amore per il cinema e, soprattutto, a non mollare mai. Franco Calandrini invece mi ha formato intellettualmente. Mi passò dei libri che ancora oggi sono per me fonte di riflessione. Pochi anni dopo il nostro incontro vincemmo una gara per gestire un centro giovani ad Imola,


IN MAGAZINE

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ph Maria Laura Antonelli - AGF

so un dialogo tra autore e attore. Quell’incontro sfugge a qualsiasi definizione di genere. È ovviamente un’intervista e la forma è quella del servizio giornalistico. In scena, però, i due interpretano un momento che va oltre quello che la cinepresa sta filmando. Agosti riesce ad entrare in vera connessione con il ragazzo tanto che il loro confronto diventa un momento privato ed irripetibile che va al di là delle parole. Questo è quello che cerco sul set quando lavoro con attori professionisti.”

Pericle A CANNES All’ultima edizione del Festival del Cinema di Cannes, dove ha presentato il suo film – il noir esistenziale Pericle il nero, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Ferrandino, coprodotto da Buena Onda, Rai Cinema, Jean-Pierre e Luc Dardenne, interpretato da Riccardo Scamarcio e unico italiano in gara nella prestigiosa selezione ufficiale Un Certain Regard –, Stefano Mordini ha ricevuto il premio Vento d’Europa. Con questa motivazione Loredana Commonara, direttore artistico del Ventotene Film Fest, ha assegnato al cineasta l’ambito riconoscimento: “Per lo sguardo acuto del documentarista sublimato nel cinema di narrazione, abile ad indagare la complessità umana e l’introspezione dei personaggi, da solitudini e isolamento dalle convenzioni della Provincia Meccanica alla malinconica meschinità criminale dell’antieroe di Pericle il Nero. Regista sensibile, attento a rendere le sfumature vitali dei suoi personaggi attraverso le caratterizzazioni della recitazione, le atmosfere delle ambientazioni, le gradazioni della colonna sonora.”

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La Palazzina. Nell’arco di cinque anni organizzammo corsi professionali nell’ambito dell’audiovisivo. Invitammo a Imola tutto il cinema italiano e quello fu per me il mio DAMS. Guardavo di tutto ma non capivo molto. Mi è servito del tempo per scoprire ciò che ritenevo necessario. Se devo fare dei titoli di film: Aguirre, Furore di Dio, Fitzcarraldo e tutto il cinema di Ken Loach.” Ho trovato una tua intervista del 2001 dove sostieni che “un regista dovrebbe alternarsi tra la fiction e i documentari, anche perché i documentari aiutano a costruire drammaturgicamente i personaggi dei tuoi racconti”. Effettivamente se guardiamo alla tua filmografia tu hai lavorato proprio in questa direzione... “Credo che la distinzione tra documentario e finzione sia superata da tempo. Userei la definizione di cinema documentario e cinema di finzione. Devo dire che già allora, all’inizio del mio lavoro, la ritenevo superflua. Ogni storia richiede un suo modo per essere raccontata. Basta pensare ai mockumentary, finzioni girate come documentari. Prendo ad esempio D’amore si vive di Silvano Agosti. L’intervista al ragazzino Franck è uno straordinario esempio di come il tema dell’amore possa essere raccontato attraver-

“CREDO CHE LA DISTINZIONE TRA DOCUMENTARIO E FINZIONE SIA SUPERATA DA TEMPO. USEREI LA DEFINIZIONE DI CINEMA DOCUMENTARIO E CINEMA DI FINZIONE. DEVO DIRE CHE GIÀ ALL’INIZIO DEL MIO LAVORO LA RITENEVO SUPERFLUA.”

La tua opera prima Provincia Meccanica è ispirata ad un fatto di cronaca ma è una sceneggiatura originale. Acciaio invece è tratto dal libro di Silvia Avallone. Quali sono i vantaggi e quali gli ostacoli tra una sceneggiatura originale e un adattamento? “Provincia meccanica non nasce da un fatto di cronaca ma dalla vita disperata di un mio vecchio vicino di casa. È una storia vera ma fortunatamente per loro non è diventata un fatto di cronaca. Acciaio è il diario segreto della scrittrice Silvia Avallone. In questo le due storie si assomigliano. Gli ostacoli penso siano figli del talento. Devi essere molto chiaro con te stesso per capire qual è il limite del tuo di talento. Se conosci quel limite e sei abbastanza umile per capirlo allora trasformi tutto in vantaggi. Ma bisogna essere molto saggi per trovare quel pun-

IN ALTO, STEFANO MORDINI CON GLI INTERPRETI DI “PERICLE IL NERO”, MARINA FOIS E RICCARDO SCAMARCIO.


Trascorriamo le ore più belle in un luogo in cui tutto è perfetto, dove le forme sono semplici e chiare.

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IN ALTO , STEFANO MORDINI IMPEGNATO SUL SET.

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IN MAGAZINE

to. Serve lavoro e la possibilità di sperimentare, e in Italia da molto tempo è difficile farlo. Sei subito sotto giudizio e spesso questo crea delle insicurezze che si trasformano in errori. E uno di questi errori è non sapere scegliere i collaboratori con i quali sviluppare il lavoro. Adattare un romanzo per il cinema è sicuramente più complicato che scrivere una sceneggiatura originale. I personaggi del libro hanno già una loro vita e dare volto a ciò che tanti lettori hanno immaginato è una sfida complicata. È come tornare in paese dopo tanto tempo. Alcuni ti riconoscono, altri rifiutano il tuo cambiamento.” Alcuni critici hanno trovato molte similitudini tra i due film. Soprattutto per l’ambientazione, un territorio specifico che influisce sulle azioni dei personaggi e per il milieu sociale delle due storie. Alcuni si sono spinti oltre definendoti regista siderurgico o della classe operaia. Cosa ne pensi? Vivere a Ravenna, in provincia, ha in qualche modo influenzato la tua visione artistica? “Sono figlio di operai e ho vissuto nella casa dove ho girato Provincia meccanica. Sicuramente sono stato inf luenzato dall’ambiente. Farei più un discorso di classe

“NEL MIO FILM ‘PERICLE IL NERO’ IL VIAGGIO DEL PROTAGONISTA PARTE DA UN QUARTIERE OPERAIO AI PIEDI DI UN ALTOFORNO. MI SEMBRAVA LA GIUSTA AMBIENTAZIONE PER UNA STORIA CHE HA COME TEMA UN UOMO ALLA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITÀ.”

che non di luogo. Essere definito regista siderurgico non mi dispiace. Nel mio ultimo film Pericle il nero, girato in Belgio, il viaggio del protagonista parte da un vecchio quartiere operaio ai piedi di un altoforno. Mi sembrava la giusta ambientazione per raccontare una storia che non ha come tema la classe operaia, ma quella di un uomo alla ricerca della propria identità.” Vai spesso al cinema? Che tipo di storie ti attraggono e cosa invece non andresti mai a vedere? “Se inizio a guardare un film lo finisco, sempre. In TV, al cinema, che mi piaccia o meno. Non ho pregiudizi come spettatore. Il cinema mi diverte sempre quando è onesto nelle sue intenzioni.”


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LEGGERE

Sogni

DI CARTA I LIBRAI INDIPENDENTI CONTINUANO A CRESCERE. ACCANTO ALLE LIBRERIE DI CATENA RIFIORISCE IL MONDO DELLE LIBRERIE DI NICCHIA E SPECIALIZZATE. di Dolores Carnemolla / ph Lidia Bagnara

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IN MAGAZINE


L

Librerie indipendenti: oggi in Italia ce ne sono circa duemila. E stando agli ultimi dati Nielsen, nei primi nove mesi del 2015 sono cresciute del 5,19%. Ma cosa sono le librerie indipendenti? Vengono così definite perché non sono di proprietà dei gruppi editoriali e possiedono l’autonomia di scegliere i libri da proporre al pubblico, liberi da vincoli contrattuali con i vari editori. Di contro devono fare i conti con difficoltà di carattere economico: il debole potere contrattuale condiziona i margini di guadagno, che rimangono bassi e sicuramente inferiori rispetto a quelli delle librerie di catena. Andando in giro per Ravenna, alla ricerca di librerie indipendenti, la prima degna di nota non può che essere la storica Libreria Dante, aperta nel 1959 in città, oggi gestita dalle sorelle Angela e Alberta Longo che proseguono la tradizione libraria di famiglia, cominciata con i loro nonni. Le sorelle Longo sono le uniche libraie indipendenti della città ad aver aderito al primo ItalianBookChallenge, il Campionato dei lettori indipendenti. Si tratta di una sfida di lettura, un vero e proprio torneo nazionale con tanto di vincitori e premi, ed è la gara più originale d’Italia: bisogna leggere almeno cinquanta libri in un anno. Una promozione alla lettura che rafforza il legame tra libri, lettori e librai indipendenti. Tra le visite speciali nella loro libreria, Angela ricorda quella volta che si presentò Björn Larsson, autore di un libro che aveva tanto amato, La vera storia del pirata Long John Silver, o ancora quella volta in cui, durante la stagione di prosa di Ravenna Teatro, una compagnia di attori – tra cui Giulio Scarpati – passò dietro al bancone indossando le vesti di librai. Ma soprattutto ricorda la consueta presenza dei bambini “che vivono questi spazi come se fossero una stanza delle loro case”. E i piccoli lettori animano anche la sede di Liberamente Libri dove vengono organizzate regolarmente – così come alla Libre-

LA LIBRERIA DANTE È UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER LIBRI SUL MOSAICO - SIA ANTICO CHE CONTEMPORANEO - E SULLA CULTURA LOCALE CON UNA VASTA SCELTA DI NOVITÀ, LIBRI IN LINGUA STRANIERA E UN RICCO ASSORTIMENTO DI TESTI PER BAMBINI E RAGAZZI.

ria Longo – incontri in collaborazione con Nati per Leggere. Liberamente Libri è nata nel 2010 dall’iniziativa di Matteo Diversi, 37 anni, perito chimico con la passione per i libri: “In libreria abbiamo un assortimento molto ampio di testi per bambini – ci racconta – ma il nostro catalogo è piuttosto completo e spazia dalla narrativa ai testi professionali, dalle guide di viaggio ai libri di cucina, dalla saggistica alla fantascienza”. Matteo di questo lavoro ama la libertà nella scelta dell’assorti-

IN ALTO, MATTEO DIVERSI, PROPRIETARIO DELLA LIBRERIA LIBERAMENTE LIBRI; A SINISTRA, LE SORELLE LONGO DELLA LIBRERIA DANTE.

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“NON SONO SOLO LIBRAIO MA ANCHE EDITORE PERCHÉ CURO RISTAMPE E RIEDIZIONI. INTERNET HA RIVOLUZIONATO QUESTO MONDO MA IO SONO RIMASTO ALLA CARTA E ALLA PENNA, SOLO PER FORZA DI COSE FACCIO USO DEL CELLULARE.”

MATTEO TONINI, GESTORE DELLA LIBRERIA ANTIQUARIA TONINI.

mento e la possibilità di dare alla libreria un’impronta personale, ben consapevole di non poche difficoltà legate alla mancanza di una legge adeguata che penalizza fortemente le librerie indipendenti. “Sarebbe sufficiente avere una legge uguale a quelle presenti nel resto d’Europa per abbassare il prezzo dei libri e migliorare quindi la situazione per tutti, anche per i lettori,” continua. Matteo Diversi, che attraverso questo lavoro ha avuto la possibilità di conoscere di persona alcuni dei suoi autori preferiti, ricorda con particolare contentezza un aneddoto speciale, quella volta in cui rimase stupito da una visita inaspettata: “:a scrittrice di best-seller Chiara Gamberale un giorno

si è presentata in libreria dicendo che ne aveva sentito parlare e che mi voleva conoscere”. Quando si dice la forza del passaparola. Continuando in questo percorso di carta un’annotazione particolare la merita la Libreria Antiquaria Tonini, gestita ancora oggi dallo stesso signore che l’ha aperta, quasi mezzo secolo fa: Matteo Tonini che ha 78 anni e ha cominciato a fare questo mestiere, il ricercatore e il custode di libri antichi, ben quarantacinque anni fa. A pensare da ragazzo che i libri avrebbero segnato tutta la sua vita adulta (non solo quella professionale) non ci avrebbe creduto. Invece dopo il diploma magistrale trovò lavoro in una libreria antiquaria di Castelbolognese. Era un impiegato talmente diligente che il proprietario gli propose di diventare socio. Poi la decisione di aprire una libreria antiquaria tutta sua, a Ravenna. “La libreria è frequentata da persone colte ed esigenti - spiega il signor Tonini - e la mia preparazione per poterli accontentare deve essere costante.” Esemplare. Quando gli chiedo chi è stato l’ospite più illustre della sua libreria mi risponde con fierezza che quell’ospite non è mai andato via: si tratta di una copia delle Cro-

nache di Norimberga del 1493 e, neppure a dirlo, non è in vendita. “Mi piace mostrarlo ai miei clienti, gli estimatori ne restano colpiti. Non l’ho mai venduto e non lo farò. Lo acquistai da un nobile famiglia romana, su consiglio di un amico collezionista.” Ricordiamo che quest’opera è il frutto della più grande impresa editoriale della storia della stampa nell’età degli incunaboli. Uscita dai torchi della stamperia Koberger nel luglio 1493 in lingua latina con il titolo Liber chronicarum, fu ristampata già nel dicembre dello stesso anno in tedesco con il titolo Weltchronik, poi diffusa in Italia e in Europa come Cronache di Norimberga. Una presenza eccezionale che continua ad entusiasmare gli intenditori anche se le visite alla libreria si fanno sempre più sporadiche. “Fino a qualche anno fa entrava qualche giovane – continua il signor Tonini – ma adesso non più.” E pensare che il libro preferito del signor Tonini ha per protagonista un giovane, anzi un bambino, di 133 anni: “Il mio libro del cuore è la prima edizione di Pinocchio, quella del 1883. Anche questo libro non ha un prezzo. È la regola dei sogni: non sono in vendita, anche se sono di carta.

Piccole LIBRERIE Il fenomeno americano delle Little Free Libraries arriva anche a Ravenna. Si tratta di piccole librerie di strada per promuovere la cultura e la lettura. Il loro funzionamento è molto semplice: chiunque può prendere un libro, lasciandone un altro in cambio. Ed ecco svelato, dove si trovano le prime quattro: la prima in via don Minzoni dove abita l’americana Julie Wade che la gestisce; la seconda in Largo Firenze-angolo via F. Neri sul muro della scuola San Vincenzo De’ Paoli; la terza all’ospedale di Ravenna dove c’è l’associazione “Invasioni poetiche” che la terrà in attesa dell’apertura di una biblioteca; la quarta a Mezzano, davanti alla scuola Le Margherite, in via Amendola. Altre due casette saranno collocate allo Chalet dei Giardini Pubblici e alla Rocca Brancaleone. (R.B.)

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_Aperto a pranzo per colazioni di lavoro. Ideale la sera, per cene intime, in una romantica atmosfera_ LE NOSTRE SPECIALITà

Cucina del territorio rivisitata, specialità di carne e pesce, pane fatto in casa, preparazione a base di foie gras e tartufi in stagione, formaggi d’alpeggio con mostarde e confetture, ampia selezione di vini nazionali

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INNOVARE

L’industria

GIOVANE

IL GRUPPO BUCCI INDUSTRIES AFFRONTA LA SFIDA DELLA INDUSTRY 4.0 FORTEMENTE CONVINTO CHE L’INNOVAZIONE PASSI ATTRAVERSO LE PERSONE. CE NE PARLA IL MARKETING MANAGER ANTONIO CIBOTTI. di Alessandro Bucci / ph Valentina Donatini

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Con il cuore tecnologico sempre a Faenza, il Gruppo Bucci Industries mira a sondare nuove tecnologie affrontando un mercato globale sempre più complesso e in costante aggiornamento. Forte delle sue principali aziende (Iemca, Giuliani, Sinteco, Vire E Riba), il Gruppo punta molto sui giovani e sul concetto di internazionalizzazione. Ne abbiamo parlato con Antonio Cibotti, Marketing e Communication Manager di Bucci Industries. L’odierna sfida industriale pone dei problemi tecnologici sempre più complessi. Come vi siete imposti sulla concorrenza? “Stiamo portando avanti vari progetti, in particolare la sfida Industry 4.0, cercando di essere pronti soprattutto con le divisioni che operano nel settore delle automazioni. In questi ultimi anni ci siamo concentrati molto su concetti di green applicato all’automazione, quindi parliamo di macchine che consumano meno energia (soprattutto elettrica), potenze installate sempre minori e rendimenti sempre maggiori. Abbiamo lavorato intensamente anche per aumentare la produttività delle nostre macchine, dotandole di tecnologie in grado di produrre più pezzi a parità di tempo. Per quanto riguarda il nostro ramo di attività dei materiali compositi, il Direttore di Riba Andrea Bedeschi ha instaurato varie sinergie con il Fraunhofer e il Ciri Mam dell’Università di Bologna per sviluppare concetti innovativi, che hanno portato al lancio del progetto Carim per la realizzazione di un cerchio per autovetture ad alte prestazioni in fibra di carbonio. Stiamo facendo investimenti con Riba a livello produttivo, inserendo nuove tecnologie come macchine a cinque assi e presse di nuova concezione.” Considerando il mercato globale, quanto è importante la presenza diretta? “Moltissimo, tant’è che già oltre vent’anni fa abbiamo avviato un programma di apertura di nostre filiali nel mondo. Tutte queste fi-

liali sono cresciute nel tempo sia in termini di persone sia in termini di prodotti e servizi erogati.” Nel gruppo Bucci Industries lavorano molti giovani talenti. Vuole parlarci di loro? “Insieme al nostro responsabile del personale, il dott. Nicola Gasparoni, abbiamo avviato un programma di inserimento di giovani talenti all’interno del Gruppo. Mi fa piacere citare di seguito alcuni di questi ragazzi per raccontare di cosa si occupano in azienda, di come portano avanti temi innovativi in un contesto di respiro internazionale. Sono tutti giovani under trenta e molto promettenti. Per quanto riguarda Iemca, vorrei citare l’ing. Elisa Gasparri, che ha portato idee e metodolo-

“PER NOI L’INTERNAZIONALITÀ È UN MANTRA, ABBIAMO PRESENZA DIRETTA IN FRANCIA, IN GERMANIA, A VINHEDO, NELLO STATO DI SAN PAOLO IN BRASILE, A CHARLOTTE, NEGLI USA, E ABBIAMO UNA FILIERA DI SOCIETÀ ASIATICHE IN CINA, GIAPPONE E TAIWAN.”

gie innovative per migliorare la logistica e l’ing. Damiano Rossi, il quale, dopo una tesi in cui ha fatto analisi FEM su una nostra nuova macchina, ha poi iniziato un percorso commerciale in Asia. Venendo a Giuliani, l’ing. Andrea Ferrari si sta dedicando alla progettazione con applicazione di concetti green (come ad esempio la tecnologia mql) su macchine utensili, mentre l’ing. Federico Rosetti ha contribuito alla definizione della strategia commerciale e marketing di un nuovo modello di macchina utensile ed inizierà un’attività commerciale in Brasile. L’ing. Daniele Gianiculi, progettista elettronico, sta portando tutta la sua inventiva in azienda.

IL GIOVANE STAFF DEL GRUPPO BUCCI INDUSTRIES ALL’INTERNO DI UNO STABILIMENTO.

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La ricerca e l’innovazione sono due missioni per il vostro gruppo. Può parlarci di quanto questi due aspetti siano stati importanti per lo sviluppo di Bucci Industries? “In un periodo in cui c’era la crisi sul territorio (2009/2010), abbiamo avuto forti contrazioni nel fatturato, ma non abbiamo interrotto gli investimenti su ricerca e sviluppo e, anzi, li abbiamo aumentati. Sulla ricerca siamo aggiornati in termini di metodologia e di sviluppo, i nostri ingegneri fanno in house analisi di calcolo strutturale, analisi vibrazionali, sia su carichi puntuali sia su processi in cui il componente è sollecitato a livello di fatica. ” Quanto è importante l’attività di lavoro che avete con i laboratori universitari e i

Bucci nel MONDO Il Gruppo Bucci Industries è presente sui mercati mondiali con cinque marchi principali: Iemca, Giuliani, Sinteco, Vire e Riba, con unità produttive in USA, Cina e Taiwan, oltre alle filiali commerciali in Francia, Germania, Brasile e Giappone. Da oltre cinquantacinque anni le aziende del Gruppo offrono soluzioni avanzate nei vari settori di attività che vanno dalle unità per l’alimentazione di macchine utensili e caricamento pezzi, alle macchine utensili ad elevata produttività, dai sistemi di assemblaggio e controllo, alla progettazione e produzione di particolari in fibra di carbonio.

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Per quanto concerne Vire, non posso non citare l’ing. Manuel Guidi che si sta impegnando nella progettazione di una nuova macchina di packaging per settore igienico sanitario femminile e l’ing. Marco Molari che, dopo aver realizzato una tesi su macchine per packaging ad altissima performance, ha iniziato a progettare macchine per Giuliani. Tengo a precisare che tutti i tesisti lavorano otto ore al giorno in azienda per quattro-sei mesi, toccando con mano la realtà industriale. Venendo a Riba gli ingegneri Eurosia Besseghini e Mattia Valli sono entrambi impegnati nella progettazione per attività di calcolo strutturale e analisi FEM. Valerio Bertuzzi sta contribuendo alla progettazione di stampi ed attrezzature per l’ingegneria di produzione. Matteo Fabbrini, giovane perito meccanico, si sta occupando della progettazione Cad Cam per la lavorazione dei materiali compositi. Le dott.sse Sara Liverani e Ilaria Zama stanno fornendo il loro contributo in area amministrazione finanza e controllo.”

“LE METODOLOGIE POSSONO AIUTARE, MA NON SONO QUELLE CHE PORTANO INNOVAZIONE. SONO LE PERSONE CHE FANNO LA DIFFERENZA, ASCOLTANO IL MERCATO, CAPISCONO COSA SERVE E SVILUPPANO NUOVE TECNOLOGIE PER PORTARE MAGGIOR VALORE AI CLIENTI.”

centri di ricerca? “Abbiamo cooperazioni di ricerca con il Politecnico di Milano, con l’Università di Bologna, Modena e Reggio Emilia, con l’Università di Ferrara, Padova, con centri di ricerca nazionali e università straniere, come San Paolo e Santa Caterina in Brasile. I nostri ingegneri brasiliani sono stati in Italia a formarsi sulle nostre tecnologie produttive. Riba è stato uno dei promotori del master sui materiali compositi, iniziato qui a Faenza e che ha dodici studenti. Il nostro obiettivo è creare un polo di competenze a Faenza sui materiali compositi. Stanno partecipando partner come Fiat e Maserati.”

IN ALTO, ANTONIO CIBOTTI, MARKETING E COMMUNICATION MANAGER DI BUCCI INDUSTRIES.


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BALLARE

Voglio vederti

DANZARE

ROSANNA PASI È PRESIDENTE NAZIONALE DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI SCUOLE DI DANZA (FNASD), UNA RETE NATA PER VALORIZZARE LA REALTÀ TERRITORIALE.

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di Elio Cipriani / ph Gianni Zampaglione

Il Molino di Scodellino, in località Casalecchio, è il luogo dell’incontro con Rosanna Pasi, docente di lettere in pensione e presidente della FNASD, Federazione Nazionale Associazioni Scuole di Danza. Come è nata in lei la passione per la danza? “Da sempre ho avvertito una sensibilità nei confronti delle modalità comunicative. I linguaggi espressivi, fra i quali la danza, sono stati e sono oggetto della mia passione. Fin da quando insegnavo, mi era chiaro che le attività espressive dovevano essere complementari nella formazione dei giovani. Chi frequenta una scuola di danza impara a conoscere il proprio corpo, ad amarlo, a lavorare con gli altri e in uno spazio definito che ha una sua specifica grammatica. Ho pensato che tutti, giovanissimi, giovani e adulti, dovrebbero frequentare una scuola di danza.” Di cosa si occupa la FNASD? “La FNASD nasce come strumento operativo per inserire la danza nel teatro ragazzi, valorizzando un enorme patrimonio del nostro Paese, ovvero le scuole di danza che sono presenti sui vari territori in modo assolutamente

considerevole. La Federazione utilizza il concetto del lavoro in rete delle scuole di danza fra di loro e fra queste e le scuole istituzionali. È una spinta affinché le scuole di danza superino la loro frammentarietà e si riuniscano stabilendo relazioni socioculturali col territorio.” Qual è la situazione del movimento in Italia e nella nostra Regione? “In Italia sono nate diciassette associazioni di scuole di danza che interagiscono tra di loro e coi loro territori entrando quindi nel circuito culturale ed artistico locale. In Emilia-Romagna sono presenti due associazioni: una in Romagna e una a Bologna; altre si stanno costituendo a Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza.” Lo stato italiano che cosa fa, in concreto? “Il legislatore fino ad ora si è occupato in modo frammentario di danza, che fra le attività educative è la cenerentola, pur potendo contare su numeri considerevoli. Soprattutto il settore danza non ha mai fatto sistema per poter avere più attenzione dal pubblico. Nel Paese sono presenti oltre diecimila punti in cui si studia danza, ma nessuno è in grado di

conoscere i requisiti di chi opera all’interno delle scuole. In questo momento la FNASD ha intrapreso un percorso istituzionale con l’assessorato alla Formazione della Regione Emilia-Romagna per l’inserimento della qualifica di “Maestro/a di Danza” nel repertorio delle qualifiche, al fine di poter procedere alla certificazione delle competenze delle insegnanti di danza, a tutela della loro dignità professionale e delle famiglie che a loro affidano i propri figli.” E che cosa potrà fare o farà nei prossimi anni? “Vorrei che la FNASD contribuisse a diffondere sempre più la lettura, vero pane della mente, e che desse un suo contributo ad affrontare la piaga dell’analfabetismo di ritorno che nel Paese, come ha osservato Tullio de Mauro, raggiunge picchi considerevoli. Ma soprattutto vorrei consolidare un altro progetto attivo da tre anni: il festival della lettura Fare Leggere Tutti, che partendo da un libro esplora attività espressive diverse ad esso collegate – teatro, musica, danza, canto, cinema, pittura, artigianato creativo – perché sia sempre più vero che le attività espressive sono cultura.”


ROSANNA PASI, ORIGINARIA DI CASTEL BOLOGNESE, È PRESIDENTE NAZIONALE DELLA FNASD.

Tra le attività in essere da voi promosse c’è il progetto “Leggere per... ballare”. “Si tratta di un percorso di avvicinamento tra luoghi e attività della formazione dei giovani, intendendo per luoghi le scuole di danza, le scuole istituzionali e il teatro, e per attività le materie curriculari, la musica e la danza. È uno spettacolo di danza per il teatro ragazzi, fatto dai ragazzi delle scuole di danza associate per i loro coetanei delle scuole istituzionali, ispirato ad un libro condiviso coi docenti della scuola istituzionale, che ne inseriranno la lettura nella loro programmazione. Il progetto è curato artisticamente da un direttore artistico, il maestro Arturo Cannistrà, per conto della Fondazione Nazionale della Danza - Aterballetto, che coordina due gruppi di lavoro: i professionisti che si occupano della realizzazione dello spettacolo e le insegnanti delle scuole di danza, coreografe dei vari progetti-spettacolo. In quest’anno scolastico abbiamo rappresentato trentasette spettacoli in trentaquattro teatri italiani.” Altri progetti?

“CHI FREQUENTA UNA SCUOLA DI DANZA IMPARA A CONOSCERE IL PROPRIO CORPO, AD AMARLO, A LAVORARE CON GLI ALTRI E IN UNO SPAZIO DEFINITO CHE HA UNA SUA SPECIFICA GRAMMATICA. PENSO CHE TUTTI DOVREBBERO FREQUENTARE UNA SCUOLA DI DANZA.”

“Penso intensamente alla possibilità che le scuole possano stabilire accordi istituzionali con le scuole di danza del loro territorio, al fine di integrare e completare sempre più la formazione dei giovani, per dare attuazione in modo sempre più concreto al concetto di inclusione, per aiutare i nostri ragazzi a crescere avendo attenzione al bello, all’arte e alla lettura. In questo modo la presenza delle scuole di danza e delle insegnanti titolari di una professionalità importante sarebbe sempre più quel valore aggiunto oggi poco considerato.” IN MAGAZINE

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ASSAPORARE

Che bello

CUCINARE! GIORGIA LAGOSTI, BLOGGER E MAESTRA DI CUCINA, AMA UTILIZZARE I PRODOTTI DI STAGIONE PER PIATTI BUONI E LEGATI AL TERRITORIO. IL SUO SEGRETO? PER MANGIARE BENE BISOGNA PROGRAMMARE.

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La cucina in casa mia è importante, anzi fondamentale; da sempre le mie nonne, la mia mamma e mia sorella mi hanno dimostrato e insegnato il valore della buona cucina e dei prodotti freschi, di stagione, e possibilmente del nostro territorio. In questi tempi dove si è distratti e sempre di corsa, la mamma mi ha fatto un regalo: un corso di cucina. Ma non un corso con-

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IN MAGAZINE

di Serena Onofri

venzionale, un corso con Giorgia Lagosti, una maestra di cucina che mi ha folgorato con la sua storia, la sua attenzione ai particolari, ai prodotti del territorio e alla genuinità di quello che cuciniamo e che mangiamo nelle nostre case, nelle nostre famiglie. Ho subito sentito che parlavamo la stessa lingua, mi sono sentita a casa. Nella sua scuola c’è calore, famiglia, amore e passione.

Giorgia Lagosti, cuoca oppure chef? “Beh... direi né l’uno né l’altro. In fondo, e per scelta, non lavoro nella cucina di un ristorante. A dire il vero l’ho fatto... credevo che per la mia formazione fosse necessario fare un’esperienza in cucina, ma fin da subito mi sono resa conto che non faceva per me. Ecco allora che ho trovato la mia strada nell’insegnamento: davan-


ti a un pubblico si innescano dinamiche molto stimolanti, quasi adrenaliniche. In un corso di cucina c’è continuo interscambio, si instaurano relazioni.” Hai raccontato che la tua formazione è partita da tutt’altro indirizzo. “Le idee chiare su quello che avrei voluto fare da grande non le avevo di certo! Quella scienza che tanto cercavo è arrivata all’università dove la chimica mi ha mostrato la magia della materia, delle sue trasformazioni. Mi ha insegnato a vedere, e poi a saper raccontare nel modo corretto, cosa succede quando impasto il pane, quando cucino la minestra, quando griglio la carne, quando faccio bollire la frutta per farne marmellata. Unica costante della mia vita infatti, da quando ne ho memoria, e il merito è tutto delle mie nonne Gigliola e Angela, è stata la passione per la cucina.” Quali sono i tuoi punti saldi, quelle poche regole sulle quali basi la tua cucina? “In primis la stagionalità. Su questa cosa sono davvero una rompiballe e sono certa che moltissimi miei corsisti possono confermarlo. Poi, la qualità della materia prima: un uomo di cucina può essere bravo quanto vuole ma se non usa prodotti di valore, e non li conosce a fondo, non potrà mai cucinare un buon piatto.” Come fai la spesa? Puoi dare consigli semplici anche a noi donne lavoratrici e senza tempo? “Anche io sono una donna lavoratrice e senza tempo, conosco bene le situazioni di cui mi stai

parlando. Circa la spesa, e la successiva preparazione dei piatti in cucina, credo che il trucco siano la programmazione e gli incastri. La mia vita è piena di mille postit gialli appiccicati al cruscotto dell’automobile con gli elenchi delle varie spese da fare e delle cose da ricordare, come mettere in ammollo i legumi alla sera, prima di andare a letto. Insomma, per mangiare bene (e per bene intendo cibi buoni e sani) l’unica cosa da fare è programmare.” Secondo te, cosa rende speciale un piatto? “Un piatto speciale è quello che mi fa provare un’emozione. E l’emozione può essere dovuta al ricordo di un vissuto – un sapore o un profumo che mi riportano indietro nel tempo, che mi ricordano una situazione o un contesto – o alla sorpresa per ciò che sto gustando.” Il tuo piatto preferito? Devi averlo… tutti ce l’hanno. “Adoro fare il pane e i passatelli, tirare la sfoglia con il matterello e quando sono arrabbiata o nervosa, cucino biscotti. Vagonate di biscotti.” So che stai girando tutta l’Italia alla scoperta dei piatti tipici, locali e legati ai prodotti della terra. Cosa si scopre in questa ricerca? “In Italia la cucina ha valore culturale, antropologico, economico e sociale. È la nostra identità. Che è fatta di mangiari di popolo. Il primo vero ingrediente di una pietanza è infatti il cuore, il sentimento con cui la si fa, l’affetto con cui la si propone.” Hai un sogno nel cassetto?

“L’ATTENZIONE NEI CONFRONTI DELLA NOSTRA ALIMENTAZIONE È PROPORZIONALE A QUANTO CI VOGLIAMO BENE E CI PRENDIAMO CURA DI NOI STESSI. E NON STO PARLANDO SOLO DI VALORI NUTRIZIONALI MA ANCHE DEL GRANDE VALORE PSICOLOGICO E CURATIVO DEL CIBO.”

“Diciamo che l’avevo… e si è realizzato! Sognavo di fare un lavoro che innanzi tutto fosse una passione ed è quello che faccio tutti i giorni.” Cosa ti inf luenza nella tua cucina? Sei creativa, tradizionale o emotiva? “Creatività, tradizione ed emotività non sono caratteristiche in collisione l’una con l’altra. Credo che possano coesistere con grande semplicità. Sopra a tutto sta l’emotività, lo stato d’animo con cui ci si approccia alla cucina: questo credo che vada sempre ascoltato... in fondo la cucina è un canale di comunicazione potentissimo.”

A FIANCO, GIORGIA LAGOSTI IMPEGNATA IN CUCINA; SOPRA, UNO DEI SUOI PIATTI.

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SUONARE

Musicista

DA SEMPRE IL MONDO DI BRUNO DORELLA È FATTO DI SUONI E VOGLIA DI SPERIMENTARE. UNA VOCAZIONE NATA DA PICCOLISSIMO, QUANDO SI COMMUOVEVA ASCOLTANDO MUSICA CLASSICA.

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di Erika Baldini / ph Massimo Fiorentini

L’aspetto ricorda un po’ il gigante buono di una favola. L’energia e la passione che sprigiona, quello del drago. Musicista autodidatta, abbandona gli studi letterari dopo la maturità classica per il rock’n’roll. Chitarrista, batterista, produttore, ex discografico, suona in più progetti e collabora con vari artisti. Ha girato mezzo mondo per portare la sua musica nei posti più disparati. Tutto questo è Bruno Dorella, l’incarnazione perfetta del musicista che vive felicemente facendo anche più di cento concerti in un anno. Un uomo davvero innamorato del suo mestiere. Bruno, come è nata la tua passione per la musica? “Sai, può sembrare strano ma non ho mai avuto dubbi sul mio destino. Da quel giorno in cui mio cugino mi regalò una chitarra, avevo circa undici anni, ho saputo che avrei fatto questo. Ho sempre ascoltato tanta musica. In casa piangevo quando i miei ascoltavano la classica, loro correvano a spegnere lo stereo ma io chiedevo di non farlo. Piangevo per quanto era bella e commovente. Registravo cassette in cui cantavo le sigle dei cartoni animati, ma non solo le parole... cantavo anche la

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musica, contemporaneamente. Compravo dischi rock a sei anni, tra lo stupore del negoziante, con i soldi di mammà. Ascoltavo qualunque cosa mi emozionasse, allora come oggi.” Il tuo primo gruppo erano i Wolfango, poi hai creato OvO, Ronin, Bachi da Pietra. C’è una linea comune? Come ti muovi dentro tutto questo eclettismo? “Se c’è una linea comune è nella coerenza, nell’integrità artistica. Ma musicalmente sono molto diversi e mi piace che lo siano il più possibile. Mi muovo proprio grazie all’eclettismo. Altrimenti mi sentirei fermo, ingabbiato. E senza sfide, che vita è? Perché mai avrei scelto una strada così controcorrente, se non per rimanere libero, ed avere stimoli continui?” Il tuo ultimo progetto è strettamente legato alla città di Ravenna: la Byzantium Experimental Orchestra. Com’è nata l’idea di questo ensemble che mescola differenti ambiti musicali, dall’avanguardia al jazz, passando per folk e classica? Cos’è che ti ha ispirato della città in cui hai scelto di vivere? “L’idea è nata a Chris Angiolini, di Bronson Produzioni, che mi propose di creare un’orchestra che diventasse patrimonio della città, in occasione della candidatura a capitale europea della cultura. Lui lavora principalmente nel rock, ed io pure. Quindi è stato naturale pensare di mischiare le carte, i generi, gli approcci. Per me era un invito a nozze. Un’altra sfida, appunto, ma di quelle

belle e divertenti, che mi fanno star bene. Adoro Ravenna. Mi piace questa doppia vita, ritirata e nebbiosa d’inverno, tutta sole e spiaggia d’estate. La proposta culturale è molto abbondante, per le dimensioni relativamente piccole della città. Dico sempre che da Ravenna mi dovranno cacciare, se vogliono che me ne vada.” Tra le ultime performance della Byzantium c’è la sonorizzazione live del film Inferno. Già in altre occasioni ti sei confrontato col cinema. Come nasce questo coinvolgimento nella settima arte? “Quando avevo tredici anni sognavo di fare un disco: ne ho fatti un bel po’. Quando ne avevo diciotto sognavo di girare il mondo, e lo sto facendo. La nuova frontiera dei desideri è il cinema. Ho già fatto diverse colonne sonore e sonorizzazioni, ma questo non ha placato la mia fame, anzi, ha solo stuzzicato l’appetito. Quindi, registi, fatevi sotto! Io ho una gran voglia di lavorare con le immagini. Mi dà enorme soddisfazione. Proprio oggi ho finito di lavorare su un documento d’archivio da donare al museo di Cotignola, un video amatoriale girato nel giorno della Liberazione.” Progetti futuri? “Stiamo finendo di mixare il nuovo album degli OvO con i quali andrò a suonare in Asia. È uscito un EP dei Ronin cantato da Francesca Amati (Comaneci, Amyvanbe) a cui seguirà un minitour estivo. Quest’estate sarò in tour con i Bachi Da Pietra. La mia prossima data in Romagna è il 17 luglio a Ravenna.”

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SCRIVERE

L’illusione

SU CARTA ANTONIO CASANOVA, ILLUSIONISTA E AUTORE DI ROMANZI PER RAGAZZI, ENTRA NEL MONDO DEL GIALLO CON UN INTRIGO POLIZIESCO CHE HA COME PROTAGONISTA UN INVESTIGATORE CIECO.

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di Nevio Galeati

Il mondo dell’illusionismo ha molti aspetti in comune con l’impianto del giallo classico. Dall’inglese John Dickson Carr ai celebri Ellery Queen, passando per Agatha Christie, molti fra i migliori autori dell’epoca d’oro del poliziesco hanno proposto omicidi impossibili, messi a segno in luoghi inaccessibili, come ad esempio un ambiente chiuso dall’interno. In fondo, ogni giallista compie un’illusione quando propone e svela intrighi e misteri. Come il mago sul palcoscenico spesso distrae il lettore, facendogli mettere a fuoco dettagli e descrizioni che coprono la traccia vera, a volte il giallista aggiunge elementi inconsueti, per aumentare la confusione. Ma alla fine tutto torna. È questo il clima che si respira nel romanzo Ventuno (Sperling & Kupfer) firmato da Antonio Casanova. Infatti l’illusionista ravennate, lanciato dalla TV e seguitissimo negli spettacoli dal vivo (dal 2014 è nei teatri italiani con lo show Aenigma), che ha ricevuto per due volte il Merlin Award (l’Oscar della magia), questa volta si è cimentato con il thriller. Il romanzo ha ricevuto il premio Opera Prima dall’Associazione letteraria Mariano Romiti; la

consegna del riconoscimento si svolgerà durante la kermesse culturale Ombre festival di Viterbo, in programma dal 20 al 24 luglio. Antonio, come sei arrivato a pensare di creare un intrigo poliziesco? “Da illusionista progetto idee, spettacoli, nuovi effetti. Ma ne porto poi in scena solo una piccola percentuale. Prima della materializzazione, sviluppo ogni nuovo progetto sulla carta, penso alla dinamica con cui si può sviluppare la storia. Lo scrivo come fosse un racconto, insomma. Quindi sono riuscito a calarmi perfettamente nella costruzione di un thriller. D’altra parte, tutti noi viviamo e vediamo, quotidianamente, misteri e delitti e, anche se può sembrare strano o irreale, ci identifichiamo in questo o quel protagonista della vicenda. Lo sentiamo, come facciamo nostre certe canzoni, che tornano a rimbalzarci in mente anche se non vogliamo.” Il protagonista, Nathaniel Poe (in omaggio al padre della letteratura poliziesca, Edgar Allan Poe) è un ex capitano di polizia di Las Vegas, città del gioco e del vizio, del caldo e del crimine. È diventato cieco dopo un inciden-

ANTONIO CASANOVA, ILLUSIONISTA E AUTORE DI LIBRI PER RAGAZZI E, ORA, ANCHE DI UN THRILLER.


“SVILUPPO OGNI NUOVO PROGETTO SULLA CARTA, PENSO ALLA DINAMICA CON CUI SI PUÒ SVILUPPARE LA STORIA. LO SCRIVO COME FOSSE UN RACCONTO, INSOMMA. QUINDI SONO RIUSCITO A CALARMI PERFETTAMENTE NELLA COSTRUZIONE DI UN THRILLER.”

te, mentre indagava, purtroppo inutilmente, sull’assassinio della sorella. Sul corpo della ragazza qualcuno aveva tatuato un tarocco inesistente, un’Arpia. E lo stesso simbolo appare sul cadavere di un croupier, assassinato dopo aver concluso il proprio turno in un hotel-bisca; l’albergo propone anche affascinanti spettacoli di magia. Perché hai scelto di ambientare la vicenda negli States? “È una storia, come dire, globale, il palcoscenico della vicenda è il mondo: da Las Vegas alla Francia, fino al Giappone. Poi conosco Las Vegas e i meccanismi delle gare di illusionismo; le grandi

strade, il caldo, i bar e i casinò. Realtà che, per nostra fortuna certo, da noi non esistono. Nel secondo romanzo Nat Poe si sposterà a Londra, con una puntata in Italia, ma non anticipo altro.” Poi la scelta della caratteristica del protagonista: non vede... “Volevo mettere in evidenza altre caratteristiche percettive, molto interessanti nel mondo dell’illusionismo, e fare uscire, quindi, la forza della deduzione. Poi questa difficoltà fisica riesce in parte a depistare lo stesso assassino che, sapendo di non essere visto, pensa di non poter essere riconosciuto. E per collegare la serie di assassinii, per risalire dal proprio passato fino al presente della narrazione, il protagonista deve vedere in un altro modo. Partendo da quello che prova dentro di sé.” Avevi già conquistato le librerie con quattro romanzi per ragazzi: il ciclo di Nasha Blaze (edizioni Piemme, collana Il battello a vapore), un ragazzo che possiede il dono di passare dal mondo reale a quello della fantasia. “È stato un banco di prova notevole: Nasha vive in modo totale nell’immaginifico, in un mondo dove sogni e realtà si mescolano, quindi può incontrare mostri, disegnatori di comete e meraviglie di ogni tipo. E non sa di essere l’unico in grado di passare dalla nostra realtà a quegli spazi straordinari frutto di immense illusioni. Non credevo di poterlo fare e ho tentato con grande umiltà, riuscendo in questo modo a fare una gavetta di lusso. Adesso posso pensare a far crescere Nat Poe. Poi, chissà, si potrebbero inseguire altri sogni, altri personaggi, altre trame. Illusioni.” IN MAGAZINE

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ADVERTORIAL

RISTORANTE LA PIAZZETTA IL BUON GUSTO ALLA PORTATA DI TUTTI

POSIZIONATO SULLA ROTONDA DON MINZONI, IL RISTORANTE LA PIAZZETTA HA APPENA APERTO E HA GIÀ DIMOSTRATO DI ESSERE UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER I BUONGUSTAI ROMAGNOLI.

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Piatti innovativi e creativi, un ambiente moderno e raffinato, uno staff giovane e disponibile, pronto a soddisfare ogni esigenza: si presenta così il nuovo ristorante La Piazzetta, aperto lo scorso 23 aprile, nel centro di Milano Marittima, alla Rotonda Don Minzoni 1, dove sorgeva lo storico La Frasca. Il locale ha ripreso vita grazie a Michele Mauri, chef quarantenne, e a Chiara Castelnovo, responsabile di sala, che dal 2010 gestiscono La Piazzetta, ristorante a Origgio, a pochi chilometri da Saronno e Milano. Cosa li ha spinti a investire in riviera? “La voglia di cambiare area – spiegano – e di trovare una location che rispecchiasse a pieno il nostro tipo di cucina. Quando abbiamo saputo che qui a Milano Marittima c’era la possibilità di prendere un locale, siamo subito venuti a vedere. La località ha un tar-

get in linea con il nostro tipo di proposta culinaria, anche se il nostro obiettivo sarà di distinguerci per il giusto rapporto qualità-prezzo. Questo significa rivolgersi soprattutto ai tanti residenti della zona che avranno la possibilità di essere coccolati dalla nostra cucina tutto l’anno.” Ottima è stata l’accoglienza del nuovo ristorante in queste prime settimane di apertura. La cucina proposta da Mauri ha solide basi nella tradizione italiana con uno sguardo anche alla modernità, alla sperimentazione e all’impatto visivo, così da creare quel mix perfetto che possa accontentare più persone. Il menù, cambiato ogni due mesi, è prevalentemente di pesce, con qualche piatto di carne della tradizione lombarda e qualche proposta vegetariana.

NELLA FOTO A DESTRA, LO CHEF MICHELE MAURI.


ADVERTORIAL

IL PESCE HA SEMPRE UN POSTO DI RILIEVO. PER CHI AMA I CRUDI, CI SONO LE OSTRICHE O IL CRUDO DI PESCE CON FRUTTA MARINATA, MENTRE TRA GLI ANTIPASTI NON MANCA UN’APPETITOSA SCELTA DI PIATTI DI MARE COME IL SALMONE MARINATO E LE NOCI DI CAPPESANTE, O UN’ALTERNATIVA DI CARNE QUALE LA TARTARE DI MANZO SCOTTONA.

“Quasi tutto è fatto in casa – racconta lo chef Mauri con esperienza nel campo ristorativo dal 1995 –, non solo per poter contenere i costi, ma per garantire una maggiore qualità. I nostri punti di forza? Certamente i risotti realizzati con il Carnaroli della Riserva San Massimo e l’intramontabile cotoletta alla milanese di vitello cotta nel burro chiarificato.” Il pesce ha sempre un posto di rilievo. Per chi ama i crudi, ci sono le ostriche o il crudo di pesce con frutta marinata, mentre tra gli antipasti non manca un’appetitosa scelta di piatti di mare come il salmone marinato e le noci di cappesante, o un’alternativa di carne quale la tartare di manzo scottona. Tra i primi da provare sono gli gnocchi al nero di seppia e gli spaghettoni tiepidi con frutta esotica, così come fra i secondi il trancio di spada alla griglia con asparagi, patate e sfoglie di rabarbaro o il polpo scottato con purè di melanzane, mozzarellina di bufala e pomodoro Camone. Anche i dolci e i gelati sono tutti realizzati in casa: da provare è il flan al cioccolato con gelato alla vaniglia e zenzero candito, il morbido al limone, streusel di noci e meringa o il gelato al Baileys, meringa al limone e crema al mango.

I piatti possono essere accompagnati sapientemente, scegliendo fra una delle quattrocento etichette di vini e fra una delle quaranta di amari. Chi lo desidera può anche provare il menù degustazione da sei portate. Entrando il locale colpisce subito per il suo sobrio minimalismo e per l’eleganza conferita dai colori pastello di pareti e arredi, dalla suggestione delle luci e dal sapiente uso dei materiali. Una reception calda e accogliente, arredata anche con comode poltrone, divide le due sale. Ai pavimenti scuri fanno da contrasto le pareti chiare, arricchite da nicchie illuminate in cui sono esposti

prodotti vari, e da fotografie che riproducono alcuni dei piatti o particolari del servizio. Elementi decorativi di grande pregio sono i tronchi dei pini secolari che attraversano le sale del ristorante come imponenti colonne, così come le pareti in pietra spaccata. Come il suo chef, il ristorante è inserito nel circuito dell’associazione Charming Italian Chef (Chic), che riunisce un centinaio di professionisti che propongono cucine creative e nel rispetto delle materie prime. La Piazzetta è aperta tutti i giorni, la sera, dalle 18 per gli aperitivi, e dalle 19 per la cena; il sabato e la domenica anche a pranzo, per il brunch.

Milano Marittima - Rotonda Don Minzoni, 1 - Tel. 0544 1935185 info@lapiazzettamima.it - www.lapiazzettamima.it ININ MAGAZINE MAGAZINE35 3


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IN MAGAZINE


VOLARE

Danza nel

CIELO

LA STORIA DELL’AEROPORTO LA SPRETA SI LEGA CON LE VICENDE BELLICHE DEL ’900. OGGI COMPIE CENTO ANNI E OSPITA UNA SCUOLA ACROBATICA E UNA SCUOLA DI PARACADUTISMO.

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di Andrea Casadio / ph Massimo Fiorentini

Fra i vari anniversari legati al centenario della Grande Guerra, che da due anni si susseguono e ci accompagneranno fino al 2018, l’anno che stiamo vivendo annovera un episodio che ha inciso in maniera non indifferente nella vita di Ravenna dell’ultimo secolo. Risale infatti al 1916, affondando appunto le radici nel contesto bellico, la fondazione del campo d’aviazione intitolato a Gastone Novelli, ma meglio noto ai ravennati come la Spreta. Per quanto lontana dal fronte, da un certo punto di vista anche la nostra città si trovava a essere in prima linea nel conflitto, perché vulnerabile alle incursioni navali e aeree dall’Istria, e in particolare dalla base militare di Pola. Era stato proprio il primo bagliore di guerra a rivelarlo, con l’attacco a Porto Corsini da parte di una flottiglia austriaca la notte del 24 maggio 1915. La minaccia dal cielo si concretizzò invece nei primi mesi del 1916, quando una serie di bombardamenti aerei dell’aviazione nemica provocò danni ingenti e anche vittime civili. Fu in questo contesto che i comandi militari decisero di destinare un presidio di difesa aerea anche a Ravenna. La Sezione

Aeroplani Difesa venne costituita nel giugno del 1916 ed equipaggiata con alcuni velivoli francesi Farman 14. Ospitata in un primo tempo nella piazza d’armi, nell’area oggi occupata dall’ippodromo, dopo poche settimane la squadriglia fu trasferita alcuni chilometri a Sud della città, su terreni di proprietà della marchesa Maria Spreti Tommasi, opportunamente approntati per l’occasione. Era una tipica larga ravennate, dove l’occhio, nelle giornate limpide, spaziava dal campanile di Classe fino alle vette degli Appennini, proprio nel luogo dove tanti secoli prima un intero popolo, gli Ostrogoti, sotto la guida di Teodorico aveva posto l’accampamento durante l’assedio a Odoacre asserragliato in città. Certo, all’alba del XX secolo gli eventi che vi si svolsero non furono altrettanto decisivi. La squadriglia aerea, periodicamente rinnovata nei mezzi e nel personale (nonché affiancata, dopo Caporetto, da una stazione di idrovolanti a Porto Corsini), non fu mai impegnata in combattimenti, limitandosi a un’opera, peraltro importante, di vigilanza ed esercitazione. Ad ogni modo, IN MAGAZINE

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OGGI SOLO LA TRAMA URBANISTICA COMPLESSIVA DELL’AEROPORTO E POCHE LABILI TRACCE, COME I RESTI DI ALCUNE PAVIMENTAZIONI AFFIORANTI FRA L’ERBA, RESTANO A TESTIMONIARE IL PERIODO DELLA SUA BREVE GRANDEZZA D’ANTEGUERRA.

LA TARGA CELEBRATIVA DEI CENTO ANNI DELLA “SPRETA”.

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IN MAGAZINE

anche dopo la fine del conflitto il Ministero della Guerra decise di mantenere il presidio operativo, acquistando a tal fine l’area dalla Spreti, per un’estensione di quasi quattocento ettari. Ravenna aveva così, definitivamente, il proprio campo d’aviazione, che ebbe il suo simbolico battesimo il 19 giugno 1921 con una manifestazione destinata a restare negli annali dell’aviazione nazionale: il cosiddetto “raid Baracca”. Organizzato per iniziativa di Giacomo Valli, presidente del Club Sportivo Romagnolo di Lugo, il raid (un circuito con partenza e ritorno a Ravenna) era un omaggio della sua terra alla memoria dell’asso dei cieli Francesco Baracca nell’anniversario della morte. Vi parteciparono ventuno aerei, lungo un percorso di cir-

ca mille chilometri che si snodò attraverso i cieli dell’Italia Nordorientale, sui vecchi campi di battaglia e sulle città appena redente, fino a Fiume. Si svolse anche la cerimonia di intitolazione ufficiale del campo a Gastone Novelli, compagno di volo dell’eroe, deceduto in un incidente aereo nel 1919. Nonostante il successo, la manifestazione fu ripetuta in forma minore solo per qualche anno. L’attività dell’aeroporto assunse però nuova linfa a partire dal 1930, in seguito alla nascita dell’Aeroclub Francesco Baracca. Costituito al fine di attuare un programma “di sana propaganda aviatoria, di attività di volo e inquadramento del personale ex navigante in congedo”, l’Aeroclub fu impegnato, negli anni seguenti, nell’organizzazione di alcune importanti iniziative: nel 1932, ad esempio, una nuova manifestazione in memoria di Baracca, con voli acrobatici e il lancio col paracadute da parte di una donna, la polacca Lucia Byczkowsky, e l’anno seguente la Giornata dell’Ala. Un nuovo importante impulso all’attività di volo avvenne a partire dal 1935 con la costituzione di una scuola di pilotaggio della RUNA (Reale Unione Nazionale Aeronautica). Nel nuovo clima sempre più bel-

licista della seconda metà degli anni Trenta, però, la vera svolta per il Novelli sembrò esserci con la decisione dei comandi militari di conferirgli nuovamente un ruolo operativo. Nel 1938, quando, dopo due anni di lavori e una spesa di oltre 4 milioni di lire, vi prese stanza il 6° stormo dei Diavoli Rossi, la Spreta era diventata una struttura di tutto rispetto, con vaste palazzine per il comando e le camerate, e imponenti hangar per gli aerei. Fu però una rinascita destinata a rivelarsi del tutto effimera. Soggetto a ripetuti bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, l’aeroporto uscì dal conflitto pressoché distrutto. Il 1945, dunque, poté davvero definirsi per il Novelli un nuovo anno zero. All’inizio degli anni ’50, per qualche tempo il dibattito sul suo destino fu incentrato sull’opportunità di farne un importante scalo militare. Progetto fortunatamente sfumato, visto il potenziale pericolo che questo avrebbe comportato per la vicina basilica di Classe. Nel frattempo, però, il risorto Aeroclub Baracca ricominciò a lavorare alacremente per valorizzare il campo secondo le sue realistiche potenzialità, adeguandone gradualmente le infrastrutture (due nuove piste in cemento e asfalto, un hangar, una palazzina), riaprendo la scuola di volo e organizzando eventi che, negli ultimi decenni, hanno assunto un richiamo anche nazionale e internazionale. Oggi la Spreta prosegue la sua attività ospitando una scuola di volo acrobatico, un gruppo aeromodellistico e una scuola di paracadutismo. A buon diritto, lo scorso 15 maggio, ha dunque potuto celebrare il suo secolo di vita, ricordando con orgoglio, come recita la lapide inaugurata per l’occasione, che “sopra questo cielo / ali di piccole aquile / per cento anni / hanno danzato con le nuvole”. Si ringrazia Rossano Novelli, generoso cultore di storia dell’aviazione ravennate.


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CARLOTTA&TATIANA EVENT PLANNER ORGANIZZIAMO I TUOI SOGNI

CARLOTTA VIOLANI E TATIANA TABANELLI CREANO E ORGANIZZANO EVENTI. DAL PARTY AZIENDALE AL MATRIMONIO, PASSANDO PER IL FLOWER DESIGN, IL BOOKING SERVICE E LA PROGETTAZIONE DI ALLESTIMENTI SCENOGRAFICI.

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Tutto parte da una bella amicizia: interessi comuni, medesima voglia di prendere in mano le redini del proprio destino, grande forza di volontà, la decisione di mettersi in gioco e la vitale costanza di realizzare il sogno di una vita. E naturalmente una forte complicità. Carlotta Violani e Tatiana Tabanelli si conoscono qualche anno fa ed entrano subito in sintonia. Decidono quindi di dedicare più tempo alla loro passione, frequentano prestigiosi corsi specializzati e fondano infine Carlotta&Tatiana Event Planner, società specializzata nella creazione e nell’organizzazione di eventi. Eventi che vanno dal privato all’aziendale, dal party mondano all’evento benefico, dalle fiere alle sfilate di moda. La società ha sede a Faenza – a fine estate è prevista l’apertura di un nuovo ufficio presso

il centrale Corso Mazzini – e lavora su tutto il territorio italiano, spesso e volentieri con clientela straniera. Basta entrare nel loro sito web (www. carlotta-tatiana.com) per respirare un’aria internazionale e capire quanto siano importanti la cura e l’attenzione al particolare, lo stile e la piena dedizione al proprio lavoro. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide da affrontare, le due amiche valorizzano con creatività, originalità e buon gusto ogni singolo evento a cui si dedicano. “Esperienze indimenticabili grazie ad una attenta e creativa pianificazione del tuo evento, concetti innovativi, design creativo ed esecuzione impeccabile,” questo è il loro slogan. I servizi offerti sono tanti e di qualità: party planning, organizzazione di eventi privati o aziendali, progettazione di al-

SOPRA, LE EVENT PLANNER CARLOTTA E TATIANA; NELLA PAGINA A FIANCO, ALCUNE IMMAGINI DEGLI EVENTI CURATI DALLE DUE SOCIE.


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CARLOTTA E TATIANA SEGUONO TUTTO IL PERCORSO CHE PRECEDE LE NOZZE, PIANIFICANDO E PROGETTANDO QUESTO GIORNO IN TUTTI I SUOI PARTICOLARI, DALLA SCELTA DELLA LOCATION ALL’INVITO, DALL’ABITO DA SPOSA AL BOUQUET, DALLA RICERCA DEL BUON CIBO ALL’APPARIZIONE SCENOGRAFICA DELLA WEDDING CAKE.

lestimenti scenografici, flower design, segreteria e call center per tutto il periodo precedente l’evento, booking service e consulenze specializzate. Con l’arrivo della stagione estiva, la maggior parte delle commesse del periodo riguarda il settore Wedding Planner, la figura che si occupa di pianificare e amministrare il matrimonio di una coppia, insieme alla coppia. Nella cultura italiana questa figura professionale è relativamente recente e ha dovuto adattarsi ad un mercato ancora diffidente, tacciata a volte di essere figura superflua o dal costo evitabile. Il Wedding Planner italiano si è specializzato non solo nell’organizzazione completa delle nozze ma anche nella creazione di singoli servizi: dalla ricerca di location, dal catering alla torta, dalla scelta degli abiti agli inviti. Ce ne parla con trasporto proprio Tatiana Tabanelli, che definisce il Wedding Planner un vero problem solver: “Il bravo planner è un professionista accreditato che rispecchia lo stile dei propri clienti, in grado di dare una visione generale del progetto, che riesce ad orchestrare perfettamente dall’inizio alla fine. Una persona empatica e rassicurante, in

grado di capire le esigenze e di condurre la gestione di ogni dettaglio con gentilezza e decisione”. Si parte dalla visione del cliente, si aggiunge creatività e professionalità, ed ecco la soluzione ad hoc. Dopo un primo incontro conoscitivo con la coppia, prosegue Tatiana, ha inizio l’avventura: “con il primo appuntamento si crea subito un feeling, in particolare con le future spose. Da questa sintonia spesso esce il filo conduttore che caratterizzerà l’evento, trasformandolo in qualcosa di unico e irripetibile, cucito addosso agli sposi. L’obiettivo è di creare un’atmo-

sfera indimenticabile per il giorno delle nozze, senza mai mettere in secondo piano l’attenzione per il budget. Carlotta la definisce un’occupazione dinamica e stimolante che permette di stare a contatto con le persone in un momento di gioia per il coronamento di un sogno d’amore”. “Credo che per una Event Planner non ci sia niente di più gratificante che stupire, divertire e affascinare i propri ospiti”, chiosa Carlotta sottolineando i tre concetti base su cui lavorano instancabilmente: non lasciare mai nulla al caso, curare ogni minimo dettaglio, emozionare.

CARLOTTA VIOLANI +39 331 88 95 242 carlottaviolaniep@gmail.com

TATIANA TABANELLI +39 339 35 48 411 tatianatabanelliep@gmail.com IN INMAGAZINE MAGAZINE 41 2


ASCOLTARE

Notti di

ROMAGNA RAVENNA FESTIVAL APPRODA A RUSSI CON UNA DUE GIORNI TUTTA DA BALLARE E UN OMAGGIO A OLINDO GUERRINI LETTO E RACCONTATO DA IVANO MARESCOTTI.

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di Fabio Ricci

ph Marina Siciliano

Una seicentesca residenza gentilizia, il sapore delle tradizioni che ancora pervade la campagna circostante, la vocazione alle musiche popolari: sono questi gli elementi che fanno di Russi un appuntamento tanto atteso e amato del calendario di Ravenna Festival. E il Festival torna quest’anno a Palazzo S. Giacomo con una due giorni che condurrà il pubblico nelle atmosfere d’Irlanda, in un delirio di violini, concertine e uillean pipes, per poi tornare in

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Romagna con un vivace tributo agli aspetti più sentiti della cultura locale, dal ballo liscio alla poliedrica figura di Olindo Guerrini alias Stecchetti, poeta, scrittore, gourmet, ciclista, quintessenza di una terra che non disdegna i piaceri della buona tavola e dell’attività fisica. Sabato 25 giugno il meglio della tradizione musicale dell’isola di smeraldo sarà rappresentato dai Lúnasa, il cui nome in gaelico significa “il matrimonio del Dio del Sole” o anche solo “la festa” di Lugh, un omaggio al grano nel mese del raccolto: dal 1997 l’inventiva dei loro arrangiamenti e il groove dei loro bassi sospingono la tradizione in territori sorprendentemente nuovi. Ma questa Lunga notte irlandese, dove musica e danza si fonderanno con tutta l’inconfondibile energia Irish in atmosfere di grande lirismo e intensità, si arricchirà delle suggestioni di altri straordinari ospiti, dai dublinesi Mick O’Brien, valente suonatore di cornamusa, e Ciara Ní Bhriain, talentuosa violinista, alla concertista e ballerina Caítlin Nic Gabhann, fino ai Birkin Tree, da trent’anni sulla scena musicale e sola formazione italiana a

esibirsi regolarmente in Irlanda. Si balla anche domenica 26 giugno, in questo caso sulle note della tradizione locale: e’ muraiòn sarà teatro dell’omaggio di Ravenna Festival a Olindo Guerrini nel centenario della morte. Prima però, alle 10 del mattino, tutti in sella per i 48 km di percorso fra i luoghi guerriniani tra Russi e Sant’Alberto, con tappe culinarie, poetiche e musicali. L’itinerario In bicicletta con Olindo, disegnato principalmente sull’argine del fiume Lamone, sarà accompagnato dalla voce narrante di Giuseppe Bellosi e guidato da Pietro Barberini, con un ristoro itinerante ispirato alle ricette immortalate da Guerrini. Meta del viaggio sarà proprio Casa Guerrini a Sant’Alberto, passando dalla Torre di Traversara, dall’Ecomuseo delle Erbe Palustri di Villanova di Bagnacavallo e dal Museo Etnografico “Sgurì” di Savarna. Alle 21.30, ad aprire La lunga notte romagnola, Ivano Marescotti si cimenta negli irresistibili Sonetti Romagnoli, nei quali si rivela la faccia divertente e ironica di Stecchetti contrapposta e complementare alla versione sentimentale e a vol-


ph Zani-Casadio

te trasgressiva nell’italiano delle Rime firmate da Guerrini. “Ho accettato volentieri – dichiara l’attore originario di Villanova di Bagnacavallo – proprio perché nella mia attività professionale non avevo mai affrontato col dovuto impegno Stecchetti. Mi sono sempre riservato di farlo un giorno e la proposta del Ravenna Festival me ne dà una magnifica occasione.” Le letture di Marescotti riporteranno il pubblico agli anni della belle époque di Kreisler, Lehár, Offenbach, ma anche del romagnolo Carlo Brighi che, importando e rivisitando lo stile viennese, inventa il liscio e la balera, e di Francesco Paolo Tosti, che ha musicato alcune delle più famose pagine di Lorenzo Stecchetti. Proprio al liscio è dedicato il concerto che seguirà le letture: le orchestre Grande Evento ed

eXtraliscio proporranno “canzoni da ballo che affondano le radici nella musica folkloristica di Secondo Casadei e si proiettano nella balera del futuro”, in un percorso dal liscio delle origini, quello di Carlo Brighi per intenderci, fino alle originali contaminazioni di oggi. Ne sono artefici: Mirko Mariani, anima dell’Orchestra eXtraliscio al fianco per diversi anni di Enrico Rava e Vinicio Capossela; Mauro Ferrara, voce storica della Romagna che nel 2002 ha fondato l’Orchestra Grande Evento, insieme a Moreno il Biondo, Fiorenzo Tassinari e Walter Giannarelli; infine Moreno il Biondo Conficconi, che proprio con l’orchestra Grande Evento ha organizzato diversi tributi a Secondo Casadei come il concerto Secondo a nessuno, assieme all’Orchestra Giovanile Cherubini.

ROTONDA 1° MAGGIO, 16 MILANO MARITTIMA (RA) mauriraminfrigo@libero.it


CREARE

Artista per

PASSIONE DANIELA RUFFINELLI REALIZZA OGGETTI “SEMIPREZIOSI” AL CONFINE TRA ARTIGIANATO E OPERA D’ARTE: TUTTA UN’ALTRA BIGIOTTERIA.

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Un incontro casuale, quello con Daniela Ruffinelli. Uno di quei giorni in cui a Ravenna c’è il mercatino dell’artigianato. C’è di tutto: da ceramiche a piccoli capi di biancheria ricamati o dipinti, piccoli oggetti ornamentali personalizzati con disegni. Guardandomi intorno pensavo che la crisi di questi ultimi anni fosse servita a convincere molte

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di Anna De Lutiis / ph Lidia Bagnara

donne che quelle arti e quei mestieri che svolgevano solo per la propria casa potevano tornare utili. A dominare l’esposizione, però, erano le bancarelle con la bigiotteria. Gli oggetti esposti da Daniela mi colpirono perché avevano qualcosa di più e di diverso, qualcosa di artistico. Daniela, seduta dietro il suo stand coccola con lo sguardo i suoi oggetti mentre racconta la sua storia: “Ho iniziato nel 2000. Prima facevo fiori con la pasta di mais e con la carta norvegese che si srotola e si apre. Li utilizzavo o per fare piccoli regali oppure per ingentilire le confezioni di prodotti, lavoro che una ditta mi aveva affidato.” Daniela non ha un accento romagnolo: è romana anche se ormai vive a Ravenna da così tanto tempo da sentirsi ravennate. “Ho seguito numerosi corsi, in questi ultimi anni. Volevo realizzare qualcosa che si differenziasse dalla grande bigiotteria che vediamo un po’ ovunque.” Lei frequenta molti mercatini in giro per la Romagna? Quali sono gli oggetti che ama di più creare? “Vado a Bologna, Ferrara e sono arrivata anche a Rovigo. Per

quanto riguarda gli oggetti, amo orecchini, bracciali e ciondoli. Non amo le collane. Comunque uso sempre pietre vere, come ametiste e turchesi, mi piacciono molto le perle, il quarzo, il corallo. Utilizzo anche filo di rame, di ottone, di similoro, e lamine di questi metalli. Il metallo che preferisco è il rame, per la sua duttilità; lo lavoro con il martello. Uso anche la macchina per la pasta ma ho comprato recentemente quella, simile, che si chiama Big Shot. Parto dalle lamine, che posiziono all’altezza del disegno che voglio riprodurre e passo attraverso la macchinetta. Il disegno si imprime così nella lamina, che ritaglio e dipingo. Uso ancora la morsa quando la lamina è di spessore superiore, infine dei punzoni e martello per produrre le cesellature.” È davvero piacevole vedere Daniela al lavoro. Incanta la sicurezza nei gesti mentre le sue mani passano da una sottile lamina ad una pietra dai colori brillanti, mentre raccoglie delicatamente un ciondolo o un paio di orecchini. Davvero un mondo da scoprire e, perché no, un’idea, per chi avesse la pazienza di imparare, per impiegare il tempo libero.


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CLINICA DENTALE SANTA TERESA IL PIACERE DI ESSERE UN PASSO AVANTI

“ESSERE SEMPRE ALL’AVANGUARDIA” È IL MOTTO DELLA CLINICA DENTALE SANTA TERESA, UN LUOGO DOVE RITROVARE IL PROPRIO SORRISO.

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“Chi sa sorridere è padrone del mondo”. È una frase di Giacomo Leopardi ed è citata in uno degli ultimi post sulla pagina Facebook della Clinica Dentale Santa Teresa a Ravenna. Visitare questa pagina social o il loro sito Web (potete fare perfino un tour virtuale della sede ravennate di Via De Gasperi 61) rende già l’idea dei punti di forza e della qualità e quantità dei servizi che è in grado di offrire questa prestigiosa clinica. Con un team di odontoiatri italiani altamente specializzati, la clinica è esperta in implantologia a carico immediato, implantologia computerguidata, chirurgia orale e maxillo-facciale. Forte di tecnologie all’avanguardia è in grado di trasformare il tuo problema odontoiatrico in un sorriso garantito. Il team di Santa Teresa esegue diagnosi approfondite, pianificazione della fase chirurgica e previsualizzazione del risultato finale. Nella strut-

tura è possibile effettuare un check-up completo grazie alle più moderne tecnologie di radiologia, diagnosi e cura: TAC Dentalscan e radiografia panoramica, software per diagnosi in 3D, sedazione cosciente con la presenza di un medico anestesista e, infine, l’apparecchiatura WeldOne per l’implantologia a carico immediato. La Clinica Dentale Santa Teresa è infatti una delle prime strutture in Italia autorizzata dal costruttore all’uso di questa tecnica: con l’innovativa apparecchiatura WeldOne, nella quasi totalità dei casi, in una sola seduta chirurgica si è in grado di inserire gli impianti, su cui si applica immediatamente una protesi fissa provvisoria o definitiva. Un intervento sicuro e non invasivo, che il team di Santa Teresa utilizza quotidianamente. Se clinicamente possibile, l’intervento può inoltre essere eseguito con approccio “Flapless”, cioè senza bisturi e quindi senza punti

NELLA FOTO A DESTRA, I DOTTORI MONICA PEZZI E FABIO FUSCONI, FONDATORI DELLA CLINICA.


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“PER NOI MODERNA ODONTOIATRIA SIGNIFICA LAVORO IN TEAM IN UNA STRUTTURA TECNOLOGICAMENTE ALL’AVANGUARDIA DOVE OGNUNO SVILUPPA LE PROPRIE PECULIARI COMPETENZE PROFESSIONALI CON UNO SCOPO COMUNE.”

di sutura, con nessun disagio post operatorio. La presenza del medico anestesista consente di eseguire questi trattamenti in regime di ansiolisi. Tutto questo corrisponde pienamente all’idea, alla mission dei due fondatori della clinica: creare una clinica odontoiatrica moderna. “Per noi moderna odontoiatria significa lavoro in team in una struttura tecnologicamente all’avanguardia dove ognuno sviluppa le proprie peculiari competenze professionali con uno scopo comune,” riassume la Dottoressa Monica Pezzi. Lei – bocconiana, attuale direttrice operativa – è la fondatrice assieme al Dottor Fabio Fusconi, direttore sanitario di Santa Teresa. Moglie e marito, stanchi di farsi concorrenza (lavorativamente parlando), nel maggio del 2014 uniscono le forze e investono energia e complicità in questo audace progetto. Fin da subito è un successo, grazie soprattutto a una squadra affiatata. Un successo non solo professionale ma soprattutto umano. Sempre sulla pagina Facebook si nota l’affetto e la gratitudine dei pazienti, la professionalità del team, i risultati clinici, le foto, i momenti di svago (quante torte e pasticcini regalati dai pazienti!), le geniali proposte del Last Minute...

Sulla pagina Facebook si nota l’affetto e la gratitudine dei pazienti. L’intento comunicativo e l’uso del social è chiaro per la Dottoressa Pezzi: “Facebook per noi è presentarci, è far capire che noi facciamo questo e lo facciamo tutti i giorni”. Il team di Santa Teresa è stato chiamato a Mantova per essere partner nella gestione dell’unità dentale presso il Centro Armonia, il nuovo colosso della sanità privata, una struttura realizzata con un investimento di 22 milioni di euro finanziati da impren-

ditori stranieri. Infine, sul territorio locale, una grossa novità: a fine maggio la clinica Santa Teresa aprirà una sede a Faenza, presso il Centro Commerciale La Filanda. Ma si badi bene, non si tratta di un caso. È infatti previsto entro settembre 2016 la messa in funzione di una Casa della Salute proprio presso il polo commerciale faentino di Via della Costituzione 28. E tra le novità in arrivo, soprattutto per i più piccoli, vi sarà anche la sedazione con il gas elio, per essere sempre al passo coi tempi.

Ravenna - Via De Gasperi, 61 - Tel. 0544 240255 www.clinicadentalesantateresa.it MAGAZINE47 ININMAGAZINE 2


COLLABORARE

Business

IN RETE

BUSINESS NETWORK INTERNATIONAL (BNI) È UN GRUPPO DI PROFESSIONISTI NATO PER LO SCAMBIO DI REFERENZE. A RAVENNA C’È IL CAPITOLO INTITOLATO A BISANZIO: CI SI TROVA AL MATTINO PRESTO, PRIMA DI ANDARE AL LAVORO, E SI RISPONDE VELOCEMENTE AI BISOGNI AZIENDALI.

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di Nevio Galeati / ph Massimo Fiorentini

Professionisti, imprenditori, esponenti di arti e mestieri: li puoi incontrare una volta alla settimana, a Ravenna questo avviene il martedì, e confrontarti con loro, cercando di creare occasioni d’affari. Che la cosa abbia un senso lo si capisce anche dall’orario in cui si danno appuntamento: le 7

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del mattino, prima di andare in ufficio, in azienda, in studio. Succede in tutto il mondo dal 1985, il progetto è sbarcato in Italia nel 2003 per iniziativa del manager Paolo Mariola, e a Ravenna ha iniziato a muoversi a fine 2015. Si tratta di BNI e l’acronimo significa Business Network In-

ternational, la maggiore organizzazione mondiale di scambio delle referenze. Per semplificare, una specie di TripAdvisor fisico: quel professionista ha lavorato in modo più che soddisfacente? Lo si fa sapere dal vivo, parlando con gli altri componenti del gruppo di lavoro, che


in termine tecnico si chiama Capitolo. Quello ravennate è intitolato all’antica capitale, Bisanzio appunto. A oggi conta trentasei membri e, come vuole lo statuto dell’organizzazione, ognuno è esponente esclusivo di una professione diversa. Come dire: non esiste alcuna concorrenza interna, tutto si basa sulla massima collaborazione. Ma per fare cosa? Per aumentare il proprio giro d’affari nel modo più efficace da sempre: lo scambio di referenze. Ovvero influenzando positivamente i propri contatti rispetto alle qualità, certificate, degli altri componenti della squadra. Perché da questo si parte: ognuno garantisce per la professionalità dell’altro e consente al vicino di banco di incrementare il lavoro. Lo scambio di referenze è strutturato, organizzato in modo da poter garantire contatti positivi e redditizi. Ad esempio, invitando ospiti a ogni incontro di lavoro, per offrire loro le professionalità già presenti e chiedere cosa può interessare. A quel punto l’ospite può decidere se entrare a fare parte del network. Che così aumenta la proprio influenza e, di conseguenza, il giro d’affari. I dati sono chiari: dall’inizio

dell’anno a fine aprile, BNI Bisanzio ha mosso per i propri soci un giro d’affari suppletivo di quasi 200.000 euro; e a inizio maggio si sono siglati contratti, generati appunto dalle referenze BNI, pari a 57.500 euro, con un incremento rispetto alla media dei mesi precedenti. Il Capitolo dall’inizio dell’anno ha avuto ottantacinque ospiti, una medie di cinque a settimana. Perché gli incontri sono, appunto, settimanali e caratterizzati da puntualità ed efficienza; che si riverberano nell’arco della settimana: all’azienda X occorre in fretta un tecnico per la gestione di sistemi automatici complessi? Il socio Y si mette in moto per garantire il servizio all’altro. Altre caratteristiche di qualità: non esiste costo di mediazione, ma solo la filosofia di BNI, Givers Gain, ovvero: chi dà riceve. Un’altra garanzia viene dalla costante alternanza dei ruoli direzionali; la leadership cambia ogni sei mesi, per impegnare tutti i componenti allo stesso modo. In questo periodo il Capitolo Bisanzio è presieduto da Giovanni Greco; al suo fianco, alla vicepresidenza, c’è Daniele Arasi; tesoriere è Roberta Melandri.


GAREGGIARE

Lo sport

NELL'ANIMA UNA STORIA DI PASSIONE E DETERMINAZIONE: NATA NEL SECONDO DOPOGUERRA, L’EDERA RAVENNA HA VISSUTO DA PROTAGONISTA LO SPORT NAZIONALE E MONDIALE.

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La nascita della società Edera Ravenna avviene nel 1945 ad opera del repubblicano Renzo Zannoni, comandante dei vigili urbani. Il suo grande interesse per lo sport lo porta ad essere il promotore di tante discipline sportive che uniscono la loro attività al nome Edera: ginnastica artistica maschile, boxe, lotta, pattinaggio, atletica, tennistavolo, nuoto, calcio. Con il trascorrere degli anni, mentre diversi sport hanno preso altre strade, alcune attività sportive sono entrate a far parte della società, come la ginnastica artistica femminile e la ginnastica ritmica. Zannoni rimane in carica come presidente dal 1950 al 2000, anno in cui diventa presidente Alfredo Cavezzali; poi nel gennaio del 2009 gli succede nella carica Aldo Giampiero Malta. “Pian piano gli sport sono stati selezionati – dice Malta – e in settant’anni di attività abbiamo avuto tante soddisfazioni e riconoscimenti. Voglio ricordare la partecipazione di due nostri atleti alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952, nel nuoto Livia Nardi e nella ginnastica artistica Arrigo Carnoli. Grandi risultati sono arrivati nella boxe, nella lotta greco-romana e nella ginnastica con Arianna

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di Michele Virgili

Alni campionessa mondiale a squadre di ginnastica artistica negli anni ’70.” Attualmente le attività sportive dell’Edera sono la ginnastica ritmica, la ginnastica artistica maschile e femminile e la boxe svolte da circa seicentocinquanta atleti seguiti da una cinquantina di istruttori. I responsabili della ginnastica sono per il settore maschile Stefano Savoia per quello femminile il Tecnico Nazionale Simona Andrini e la professoressa Maria Cristina Bendandi. “I numeri ci sono – prosegue Malta – ogni anno c’è un buon ricambio di ragazzi e ragazze tra chi inizia, chi passa all’agonismo e quelli che invece smettono. I corsi base par-

tono per i bimbi di 4 anni nelle palestre scolastiche, a 6 anni parte la pre-agonistica e a 8 iniziano le gare. Tanta costanza e coraggio sono le basi per riuscire. Gli atleti per l’alta specializzazione si allenano quattro/cinque giorni a settimana per almeno tre ore.” Tra gli ultimi risultati ottenuti nella ritmica, Emma Buzzoni e Carlotta Bissi hanno partecipato agli interregionali di categoria e alle finali nazionali di specialità. “Anche quest’anno l’appuntamento al Pala De Andrè del 16 e 17 maggio – termina il presidente – è stato un successo. Si tratta di un saggio che organizziamo ogni anno con tutti gli atleti della ginnastica ritmica e ginnastica artistica maschile e femminile.”


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Ravenna IN Magazine 02 2016  

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