IN Magazine Premium 02/2014

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€ 3,00 Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ -

IMPRONTE DI STILI. Giovanna FURLANETTO, Marco SABIU, Antonio PATUELLI, Romagna MAI VISTA.

SPECIAL DOME. architettura e interior design

RICCIONE: Villa dei Pini, CESENA: Affacciata sul verde,

FORLÌ: Scatola dell’anima, MAST.: Un organismo mobile.

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Editoriale

EDITORIALE di Andrea Masotti

Carisma e creatività, una cifra inconfondibile che è il lievito del successo, come raccontano le storie di Giovanna Furlanetto, patron del marchio Furla che da Bologna ha conquistato i mercati internazionali con il suo lusso basato su un concetto di design raffinato e senza tempo, e di Marco Sabiu, eclettico musicista forlivese che spazia dalla composizione alla direzione d’orchestra, dal pop alla televisione. L’economia e un’autorevole riflessione sui mercati internazionali è quella che propone Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana nonché della Cassa di Risparmio di Ravenna. E poi voliamo sulle terre romagnole (e non solo) aggrappati al parapendio di un fotografo d’eccezione, Andrea Bonavita, che con i suoi scatti eccezionali ha vinto numerosi premi in Italia e nel mondo. Ricche rubriche, come di consueto, aprono la rivista, con tanti personaggi, storie, idee: si parte dalla nautica, con le novità in casa Grand Soleil - Cantieri del Pardo, per poi passare al golf raccontato dall’onorevole forlivese Marco Di Maio, praticante per passione. Una visione di impresa in campo gastronomico è quella presentata da Italia di Gusto, nuova catena di shop in franchising lanciata nel mondo dal romagnolo d’adozione Antonio Maurizio Gaetani, mentre Franco Balestrieri, direttore marketing e comunicazione di GVM Care&Research, si proietta nel marketing in campo sanitario. E ancora marketing, ma legato all’editoria è quello che sviluppa tutti i giorni il forlivese Gianluca Orazi in Zanichelli, proponendo un “classico” come i dizionari con strategie innovative. Arte ai massimi livelli quella raccontata da Antonio Paolucci, riminese direttore dei Musei Vaticani, e ancora arte ai Musei San Domenico da febbraio con Giovanni Boldini e lo spettacolo della modernità.

Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A. P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB - FILIALE DI FORLÌ -

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€ 3,00

La passione per il bello continua nelle parole di Paolo Olmi, una carriera internazionale con le maggiori orchestre e una grande attenzione ai giovani. Scenari e sfide internazionali sono anche quelli che vogliono affrontare gli industriali romagnoli uniti dal 1° gennaio in Confindustria Romagna, così come Menabò Group che si conferma agenzia leader in campo fashion. E si chiude come d’abitudine con lo Special Dome, una panoramica sulle architetture più significative ed esclusive della regione. Il fil rouge di questo numero è lo spirito di abitare, e la proiezione dell’anima di chi vive lo spazio, in una passeggiata affascinante tra abitazioni che raccontano il gusto di un nido in cui riflettere passioni, sentimenti e idee. Una villa di design sulle colline riminesi ci stupisce per la compenetrazione con l’ambiente circostante e le soluzioni

IMPRONTE DI STILI. Marco

Giovanna FURLANETTO, SABIU, Antonio PATUELLI, Romagna MAI VISTA.

SPECIAL DOME. architettura e interior design

RICCIONE: Villa dei Pini, CESENA: Affacciata sul verde,

FORLÌ: Scatola dell’anima,

MAST.: Un organismo mobile.

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spaziali. Sempre dall’alto, sui rilievi sopra Cesena, un’abitazione immersa in un grande parco ci porta ad ammirare un’architettura che sa fondersi con il paesaggio mantenendo identità e fascino. La casa dell’anima è quella poi che incontriamo a Forlì, con tanti spazi arrampicati su una torre, in un’atmosfera di amore per la tradizione. Innovazione e polifunzionalità si incontrano nel MAST. di Bologna, organismo multiforme realizzato come sviluppo di uno spazio aziendale, ma proiettato ed aperto alla città. Le anteprime su design e creatività partono con il libro che presenterà il nuovo Campus di Forlì e poi con gli ambienti di Augeo a Rimini, spazio multitasking all’interno dello storico Palazzo Spina. Arte, lusso e fashion si uniscono nelle creazioni di alta gioielleria di Katia Olivucci e nei foulard (e non solo) di Franca Casagli.

Editoriale / 3




un luogo sospeso tra cielo e terra, un’altra dimensione di Rimini, dove prende forma un progetto di qualità e passione...


RIMINI | Via Chiabrera, 34/C | Tel. 0541.393238 | www.quartopianoristorante.com


Sommario Premium

SOMMARIO - PREMIUM impronte di stili

Editoriale 3

46

Accenti 10 Blue Notes 20 Ever Green 22 Gourmandise 24 Leadership 26 40 Tra le Righe 28 Profili 30 Creative Papers 32 Accordi 34 Global Market

36

Contest 38 56

Giovanna Furlanetto 40 passione e successo internazionale.

Marco Sabiu 4 6 la genialitĂ in musica.

Antonio Patuelli 52 la voce delle banche.

Romagna mai vista 56 paesaggi sfiorati a volo d’uccello.

8 / Sommario Premium


Sommario Premium

SOMMARIO - PREMIUM impronte di stili

SPECIAL DOME architettura e interior design

Accenti 66 Villa dei Pini 6 8 la casa in collina.

Affacciata sul verde 74 quando l’architettura vive nella natura.

Scatola dell’anima 80 68

la casa nella torre di Forlì.

Un organismo mobile 86

“IN MAGAZINE PREMIUM” anno VIII - n° 2 dicembre 2014 Reg. al Tribunale di Forlì il 28/10/2005 n. 43

identità e design del MAST. di Bologna.

Edizioni IN MAGAZINE S.R.L. - Menabò Group Redazione e amministrazione: 47122 Forlì - Via Napoleone Bonaparte, 50 tel. 0543.798463 - fax. 0543.774044

Il Campus di Forlì 92 il ponte per il futuro.

www.inmagazinepremium.it www.inmagazine.it www.menabo.com inmagazinepremium@menabo.com

L’essenza della forma 9 4 nuovi spazi Augeo.

Stampa: Grafiche MDM Forlì

Katia Olivucci 9 6

Direttore Responsabile: Andrea Masotti.

design che brilla.

Redazione centrale: Serena Focaccia.

Il quadro nel foulard 98 le creazioni di arte e design di Franca Casagli.

Segreteria di redazione: Liza Vallicelli.

86

Artwork e impaginazione: Lisa Tagliaferri. Ufficio commerciale: Gianluca Braga, Irena Coso, Laura De Paoli. Fotografi: AGF, Lidia Bagnara, Andrea Bonavita, Donata Cucchi, Valentina Donatini, Massimo Fiorentini, Riccardo Gallini, Studio Paritani, Giorgio Sabatini. Collaboratori: Annalisa Balzoni, Franco Cicognani, Clarissa Costa, Gianluca Gatta, Lucia Lombardi, Francesca Miccoli, Sabrina Marin, Manuel Spadazzi, Margherita Verlicchi, Francesco Zardon. Controllo produzione: Isabella Fazioli. Chiuso per la stampa il 12/12/2014 Seguici su FB: www.facebook.com/edizioni.inmagazine

74

Sommario Premium / 9


Accenti

AL CINEMA LA ROYAL OPERA HOUSE.

Londra - ”È importante condividere il nostro lavoro con persone che altrimenti non avrebbero accesso alle nostre produzioni”. Questa è la dichiarazione del Direttore Musicale della Royal Opera House di Londra, la cui magia verrà “teletrasportata” nei cinema italiani per il secondo anno, grazie a QMI. È partita il 16 ottobre, infatti, anche presso diversi cinema della Romagna e non solo, la stagione 2014/15 della Royal Opera House, composta da undici spettacoli live, trasmessi nelle sale cinematografiche

in contemporanea alla messa in scena sul palco di Londra. I prossimi appuntamenti saranno: 29 gennaio (Andrea Chénier), 24 febbraio (Der Fliegende Holländer), 17 marzo (Il lago dei cigni), 1 aprile (Rise and Fall of the City of Mahagonny), 5 maggio (La Fille Mal Gardée), 10 giugno (La Bohème), 5 luglio (Guillaume Tell). Gli spettacoli in Romagna saranno in programmazione a Imola (Cinema Teatro dell’Osservanza), Cesena (Eliseo), Ravenna (Astoria), Riccione (Cinepalace), Rimini (Le Befane e Tiberio). www.rohalcinema.it

L’anniversario del CIRCOLO DELLA STAMPA. Forlì - Il 4 dicembre il Circolo della Stampa Forlì-Cesena ha festeggiato gli otto anni di attività, che ebbe inizio nel 2006 in via Marcolini 4. Per festeggiare questa ricorrenza il Consiglio Direttivo del Circolo ha organizzato una serata alla quale è stata invitata tutta la cittadinanza per ascoltare e dialogare con un ospite d’eccezione, Laura Bozzi (nella foto con Roberto Zoli, Ernesto Partisani e Guglielmo Palamara) , direttrice dei settimanali “VERO” e “VERO TV”. Un brindisi per celebrare questi anni nel corso dei quali sono stati ospitati personaggi di primo piano del mondo dell’informazione e della cultura.

10 / Accenti

Foto e libri: le “Stories” di Paolo Gotti. Bologna - Il 18 dicembre alle ore 18,30 nel foyer del Teatro Duse il fotografo bolognese Paolo Gotti inaugura la mostra “Stories. Un viaggio tra fotografia e letteratura”, un’esposizione composta dalle immagini fotografiche che l’artista ha scattato personalmente nei suoi viaggi intorno al mondo, per ritrovare poi le trame a cui potrebbero essere collegate. A ogni immagine è associata una citazione tratta da libri diversissimi tra di loro: grandi classici e romanzi contemporanei, raccolte di racconti e narrazioni storiche. 13 immagini per 12 romanzi di autori differenti che Paolo Gotti ha amato, che in qualche modo hanno scandito la sua storia. L’unico romanzo che è citato in due immagini differenti è “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez, in omaggio alla recente scomparsa del grande scrittore. Oltre ai pannelli fotografici verrà presentato l’omonimo calendario 2015. www.paologotti.com


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Accenti

Italia in mostra: “Il Bel Paese”. Ravenna - Il MAR - Museo d’Arte della Città di Ravenna - presenta la mostra “Il Bel Paese. L’Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi”, in programma dal 22 febbraio al 14 giugno 2015, realizzata grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Finalizzata a documentare il nostro Paese e le sue bellezze in quel tratto di tempo davvero cruciale, l’esposizione curata da Claudio Spadoni intende restituire, attraverso diverse sezioni tematiche, la rappresentazione del “paesaggio” italiano inteso in tutti i suoi aspetti, offrendo anche un palinsesto della società e della cultura dalle premesse dell’Unità alla partecipazione al primo conflitto mondiale. Una mostra dal carattere civico, storico e documentario, oltre che squisitamente storico-artistico.

In scena all’EUROPAUDITORIUM.

Bologna - Dopo il bilancio positivo della passata stagione 2013/14 con 62.800 spettatori complessivi per una media di 1.065 spettatori per ogni replica, il Teatro EuropAuditorium prosegue la nuova stagione teatrale con un’offerta eclettica, suddivisa in cinque generi: concerti, musical, comico, prosa e danza. Fra i vari protagonisti sul palco a partire da gennaio ci saranno il mentalista Francesco Tesei, con lo spettacolo speciale “Mind Juggler for Lovers” nel giorno di San Valentino, Arturo Brachetti

12 / Accenti

con il nuovo show “Brachetti che sorpresa!” (nella foto) , “La Famiglia Addams” con Elio e Geppi Cucciari, “Servo per Due” interpretato da Pierfrancesco Favino. Per il balletto dal 30 gennaio al 1° febbraio sarà in scena “Alchemy”, ultimo spettacolo creato da Moses Pendleton per la compagnia Momix, mentre il 26 febbraio si potrà assistere al Gran Galà di Danza “Cigno Nero” con Giuseppe Picone e i solisti del Teatro alla Scala di Milano e del Teatro dell’Opera di Roma. www.teatroeuropa.it

Un ravennate in mostra a Roma. Roma - Luigi Rossini (1790-1857), ultimo maestro dell’incisione, era nato a Ravenna da genitori lughesi. A 17 anni scappa da Ravenna di nascosto per andare a Bologna, dove studia all’Accademia Clementina. Nel 1813 vince il concorso per una borsa di studio e una residenza triennale a Palazzo Venezia a Roma che, però, con la caduta di Napoleone gli vengono revocate. Decide comunque di rimanere a Roma e, grazie alla protezione di Antonio Canova, ottiene lavori e commissioni e si dedica all’incisione. Le prime raccolte di quaranta e poi cinquanta incisioni all’acquaforte fu pubblicata nel 1817, a cui seguirono le “Antichità romane in cento e una veduta” e un’intensa attività e produzione incisorie che gli diedero successo, fama e benessere fino alla morte. La mostra “La grande bellezza di Roma” in corso all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma con 152 pezzi, tra inediti disegni acquerellati accostati a matrici di rame lavorate a bulino e a stampe originali, documenta il percorso creativo dell’artista dotato di uno straordinario virtuosismo tecnico. (A.S)


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Accenti

ROMAGNOLI e MIGLIORI in mostra.

Ruenza Santandrea nuovo presidente di Legacoop Romagna. Romagna - La presidente di Cevico, Ruenza Santandrea, è la nuova guida di Legacoop Romagna, associazione che riunisce 447 imprese cooperative di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. La manager faentina è stata eletta nel corso del primo congresso di Legacoop Romagna, svolto giovedì 13 novembre a Ravenna. L’assemblea congressuale ha nominato anche i tre vicepresidenti: Luca Panzavolta (Commercianti Indipendenti Associati – Conad), Giampiero Boschetti (Cooperativa Braccianti Riminese) e Massimo Matteucci (CMC). Ruenza Santandrea è dal 2005 presidente del gruppo cooperativo romagnolo Cevico, faentina, ha iniziato la sua lunga esperienza nel movimento cooperativo nel 1981.

Bologna - L’Associazione Bologna per le Arti rende omaggio al pittore e scultore bolognese Giovanni Romagnoli con la mostra “L’eterna giovinezza del colore”, che si terrà presso Palazzo D’Accursio a Bologna dal 12 dicembre 2014 all’11 febbraio 2015. Un’esposizione che ne ricompone il percorso artistico attraverso opere provenienti da musei e collezioni private,

dalle quali si può ricavare un ritratto intimo dell’universo femminile dei primi anni del ‘900 e svelare così i segreti delle donne dell’epoca. Una sezione verrà parallelamente dedicata agli scatti inediti di Nino Migliori, prestigioso fotografo amico del pittore, dedicati al lato più intimo e quotidiano di Romagnoli. www.bolognaperlearti.it

Ph. Massimo Fiorentini

CNA FESTEGGIA SESSANT’ANNI.

Ph. Carlo Parrinello Friend Studio

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Forlì - Il 3 dicembre CNA ha festeggiato i 60 anni di attività sul territorio in occasione della sua assemblea annuale, quest’anno intitolata “Futuro: noi ci siamo!”, tenutasi all’interno della suggestiva cornice del Teatro Apollo. Le prospettive per il futuro e le sei nuove idee che l’Associazione ha lanciato in questa occasione sono state le protagoniste indiscusse della giornata. Attraverso una presentazione multimediale, che ha visto il coinvolgimento di numerosi impreditori associati, oltre che del segretario nazionale di CNA Sergio Silvestrini, del presidente

provinciale Enzo Cortesi e del direttore generale Franco Napolitano, si è discusso di giovani, nuove tecnologie, reti di comunità e nuove piattaforme territoriali. CNA ha quindi confermato la sua volontà di investire nel territorio e di rappresentare le piccole e medie imprese in maniera trasversale, ed emerge oggi come la più importante Associazione di imprese della provincia. In occasione dell’evento CNA ha inoltre regalato alla città il concerto di Antonella Ruggiero (nella foto), inserito nel programma di Emilia Romagna Festival.



Accenti

HOTEL EXCELSIOR: mare, lusso e relax.

Pesaro - L’Hotel Excelsior nasce sul mare di Pesaro per offrire al cliente un luogo lontano dagli schemi ma vicino a un concetto di lusso moderno e razionale, una glamour experience dedicata agli anni ‘50, alla delicatezza ed eleganza di ogni momento della vita, privata o professionale. Un boutique hotel dove ospitalità e leisure incontrano riservatezza e fascino di un luogo discreto, ricco di arte e viste poetiche. Un luogo dove ritornare come fosse

una seconda casa. L’Hotel Excelsior è la location ideale per trascorrere un soggiorno all’insegna del relax, offrendo servizi esclusivi che renderanno il vostro soggiorno unico. Per i lettori di Premium l’Hotel applicherà uno sconto del 10% sui pacchetti pubblicati nel sito, uno sconto del 20% sui trattamenti SPA e, per i clienti business, uno sconto del 10% sui pacchetti meeting prenotati entro la fine del 2014. www.excelsiorpesaro.it

BARTORELLI BRILLA CON CHANTECLER. Pesaro - Il marchio Chantecler da sempre è sinonimo di gioielli originali, vitali, spensierati, come l’Isola di Capri, che li ha visti nascere diventandone il simbolo. Gioielli adatti a donne eleganti, raffinate, che non hanno paura di apparire sicure di sé. Eccellenza del Made in Italy, i gioielli Chantecler sono straordinarie creazioni del “diverso dai canoni classici”; come questi orecchini dal design inconfondibile che, insieme alle altre creazioni, sono disponibili presso la gioielleria Bartorelli di Pesaro. Donne famose e importanti hanno innalzato la fama del marchio a livello mondiale, e oggi, grazie alla gioielleria, è possibile acquistare le creazioni anche nel pesarese. Dalle iconiche campanelle in argento - un vero must - fino ai modelli in oro e brillanti, lo staff Bartorelli è a disposizione per guidare la propria clientela alla scoperta della joie de vivre caprese.

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BRANDINA, “The art of selling a bag”. Miami - In occasione dei 10 anni di Brandina, è stata inaugurata a Miami la mostra dell’artista e designer italiano Marco Morosini. L’esposizione è stata allestita a Spaceby3, un ex-magazzino degli anni ‘20 situato a Wynwood, il cuore artistico della città in Florida. Convertito a spazio multifunzionale, è stato riaperto per la mostra “The art of selling a bag”. L’esposizione si propone di esplorare il rapporto tra design, arte e industria, sperimentando una nuova dimensione del colore creata per regalare al pubblico un’esperienza emotivamente positiva per gli occhi e rigeneratrice per l’anima. Secondo l’artista Marco Morosini “l’arte deve essere liberata dalla scatola della finanza che l’ha imprigionata, deve tornare tra noi. Dobbiamo imparare a sognare sapendo di sognare, sperando che il mondo possa essere salvato dalla bellezza della creatività e non dal potere. La sfida per il fruitore, sarà quella di riconoscere l’arte dal commerciale, il multiplo dall’unico, l’onirico dal consueto”. (S.C.)


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Accenti

GUCCI JEWELRY, raffinatezza HORSEBIT.

Pesaro - Gucci Jewelry presenta tre nuovi pezzi della collezione Gucci Horsebit: bracciale, orecchini pendenti e anello, disponibili in oro giallo o oro rosa 18 carati. Le varianti esibiscono tutte l’iconico morsetto della Maison ma sono declinati in uno stile più sottile rispetto alla gamma Horsebit. Il raffinato morsetto è un intramontabile simbolo della tradizione Gucci e si ispira al mondo equestre dell’aristocrazia fiorentina. Ideato da Aldo Gucci negli anni ‘50,

questo motivo è stato inizialmente utilizzato come elemento decorativo, ma ormai è diventato sinonimo del glamour del marchio. Il lusso nasce dalla scelta di materiali preziosi, dall’unicità del design e dall’attenzione meticolosa ai dettagli. Tutte le creazioni discendono dalle mani di esperti orafi italiani, che fanno della collezione un gioiello da indossare ogni giorno e custodire per sempre. www.guccijewelry.com

Regalati un sogno al Ristorante Lo Scudiero. Pesaro - Il Ristorante Lo Scudiero è una perla della ristorazione marchigiana, in cui il connubio tra la cornice storica delle antiche scuderie del Palazzo Baldassini e l’ambiente dal design prestigioso e accogliente crea un luogo di incanto, eleganza e raffinatezza. Circondati dal meraviglioso giardino di 6mila m.q., è possibile gustare la cucina esclusiva da tre forchette Michelin, sia di carne che di pesce, dei giovani e intraprendenti chef Matteo Ambrosini e Daniele Patti: prelibate ricette dal gusto tradizionale quanto innovativo sempre accompagnate da vini selezionati, oltre che da delicati dessert. Il Ristorante Lo Scudiero è il luogo perfetto in cui organizzare banchetti, meeting, cene d’affari, oltre che spazio privato per feste, cene in famiglia o romantiche, matrimoni e molto altro: allestire il ricevimento nell’ampia sala o negli splendidi giardini interni, tra la morbida luce delle candele, renderà il momento unico e inimitabile, un sogno indimenticabile. www.ristorantescudiero.it

DesignER online.

Seduzione del gusto da ELSA RISTORANTE. Forlì - Elsa Ristorante è il progetto che il giovane Chef Riccardo Valmori ha lanciato a Bussecchio in via B. B. Porro 16, Forlì, nell’autunno 2014. Un’idea ambiziosa e appassionata, proprio com’è lui, conteso tra il pragmatismo e la cura sottile dei dettagli. Elsa Ristorante ha una duplice matrice: il ricordo dei pranzi della domenica a casa della nonna, Elsa appunto, che gli ha trasmesso la passione per la cucina, passando poi per le tecniche migliori tese a esaltare gli elementi primi del gusto senza mai deviarli dall’origine. I suoi piatti seducono con accostamenti audaci ed equilibri raffinati. Il tutto nel riverbero di una sala snella ed elegante in cui la cucina entra da una vetrata. www.elsaristorante.it

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Bologna - Lo scorso novembre, presso la sede del Parlamento europeo, durante la conferenza finale del progetto INNOMOT, Ervet ha illustrato le strategie per l’innovazione della programmazione regionale 2014-2020 e in particolare la definizione di un piano di implementazione dettagliato per la realizzazione in Emilia-Romagna di un portale web sul design. Il piano definito insieme agli attori regionali del design e ai principali stakeholder, indica le linee per lo sviluppo del portale DesignER che mira a divenire un punto di incontro, virtuale e non solo, tra la domanda da parte delle imprese e l’offerta dei designer operanti in Emilia-Romagna. www.ervet.it



Blue Notes

NUOVA ROTTA PER GRAND SOLEIL

il cambiamento che funziona. testo Franco Cicognani

Fabio Planamente (general manager di Grand Soleil - Cantieri del Pardo) ci racconta che, a fine 2010, Grand Soleil e la francese Dufour Yachts vengono acquistate da “Oaktree”, già proprietario della tedesca Bavaria. Il progetto era quello di scalare il mercato della nautica a vela con tre marchi complementari: Bavaria per la fascia della crociera con ottimo rapporto qualità/prezzo, Dufour con prodotti più elevati ma della stessa tipologia di Bavaria e Cantiere del Pardo/Grand Soleil con barche performanti di alta qualità e dall’estetica ricercata. L’idea, però, si scontra con la crisi del mercato. Così, nell’autunno 2012, il fondo decide di concentrarsi solo su Bavaria e mette in vendita Dufour e Grand Soleil. Quest’ultima, alla fine del 2013, viene rilevata dalla famiglia Trevisani. La prima azione intrapresa dal nuovo corso, come ci racconta Fabio Planamente, è stata quella di concentrare la produzione dei due marchi (Grand Soleil e Sly Yachts) nello storico Cantiere del Pardo, la più grande unità produttiva in Italia. Quarant’anni e tremilaottocento barche dopo, il Cantiere del Pardo volta pagina. Per la prima volta nella sua storia, cominciata nel 1974, il produttore dei Grand Soleil lancia una seconda linea di prodotti, LC ossia Long Cruise che si potrà ammirare al Salone di Dusseldorf

a metà gennaio 2015. Si parte con un 46 piedi, che però non rimarrà isolato. Entro fine 2015, scenderà in acqua anche un “fratello” più piccolo, mentre bisognerà aspettare il 2016 per il modello più grande. Anche la gamma storica, “Performance,” nel 2015 si arricchirà di un nuovo GS sui 56/57 piedi che, assicurano, avrà un prezzo particolarmente allettante pur mantenendo caratteristiche di grande classe. Fabio Planamente sottolinea che il nuovo corso di Grand Soleil non è caratterizzato solo dal lancio della nuova linea, anche i modelli attualmente in produzione sono in costante miglioramento. “Abbiamo ascoltato e fatto nostri i consigli di centinaia di nostri clienti e li abbiamo tradotti in migliorie qualitative ed estetiche sull’intera gamma; a cominciare da interventi che sembrano banali, ma fanno la differenza.” La nuova imbarcazione LC46, risulterà una barca comoda, spaziosa e soprattutto adatta alle richieste del pubblico. Le comodità di crociera saranno garantite e aumentate grazie al raddoppio dei serbatoi e all’applicazione di un rollbar che consente manovre di bordo più pulite. Migliorie che combinate alle caratteristiche linee da regata che contraddistinguono il marchio, fanno dell’LC46 un vero gioiello. La poppa chiusa, inoltre, attirerà i mercati del nord Europa, che da sempre preferiscono le imbarcazioni più “chiuse”. Insomma, una barca innovativa ma tradizionalmente perfetta per chi conosce e da sempre apprezza Grand Soleil.

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Ever Green

MARCO DI MAIO il golf che libera la mente. testo Serena Focaccia

Incontriamo l’onorevole Marco Di Maio per conoscere una delle sue passioni, tra green, buche, handicap e sedute parlamentari.

Come si è avvicinato al mondo del golf? Quando ha cominciato a praticarlo? “Ho cominciato casualmente, nel 2007. Era un venerdì pomeriggio di fine maggio e dopo l’ennesimo diniego di un cliente che per la quarta volta mi rimandava il pagamento di un’inserzione pubblicitaria (ero editore di un quotidiano on-line che ho fondato nel 2003), preso dal nervoso ho lasciato l’ufficio e sono andato a fare una passeggiata. Sono andato a Magliano, alle porte di Forlì, attraverso un sentiero ricavato lungo l’asta di un fiume ho raggiunto, senza saperlo, il circolo golf di Forlì. Mi sono fermato a guardare, poi ho chiesto al maestro qualche informazione e ho cominciato a provare. È stato un colpo di fulmine, da quel momento non ho più smesso.” Su quali campi ha giocato? Qual è il suo preferito? “Fino al 2011 ho giocato molto, soprattutto in Romagna e nel nord Italia, molte volte all’estero (sempre in Europa, soprattutto Regno Unito, Austria e Germania). Sono stato una decina di volte in Irlanda, dove giocare a golf costa spesso un terzo rispetto all’Italia e dove questo sport è vissuto come una religione, senza i tanti stereotipi che spesso rovinano l’atmosfera in molti club italiani. Ci sono campi straordinari, il più bello di tutti sulle scogliere del Donegal, nel nord dell’Irlanda, il Murvagh Links: difficoltà assoluta, a sfioro sulle scogliere, con l’acqua dell’oceano che infrangendosi sulle rocce ti bagnava sui tee di partenza o sui green. Scenario favoloso e indimenticabile.” Quali sono i motivi per cui ama questo sport? “Più che uno sport, mi piace chiamarlo gioco. Mi diverte, è una sfida con se stessi ed è soprattutto una sfida di testa. Giocare a golf aiuta a liberare la mente, a staccare la spina per qualche ora e a concentrarsi sul campo. Specialmente se in buona compagnia e in circoli in cui il golf è vissuto come una passione e non - come troppo spesso percepito - come sport d’élite. Il golf è allo stesso tempo creatività, rigore e spontaneità. Le etichette e gli stereotipi ne rovinano il fascino.” Ora che è parlamentare riesce ancora a dedicarsi al golf? E dove? “Ormai il tempo libero è ridotto al lumicino e quel poco che ho lo passo in famiglia. Gioco poco, soprattutto in agosto. Per il resto, nel migliore dei casi, una volta al mese. Con buona pace del mio handicap, ormai compromesso.”

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Gourmandise

PRODOTTI CON L’ANIMA dai contadini agli antipodi. testo Franco Cicognani

Ci sono voluti otto anni per scovare oltre seicento eccellenze dell’enogastronomia italiana “nascoste” nel Belpaese. Oggi, la squadra di Italia di Gusto, è pronta a promuovere il sapore genuino del saper vivere italiano. Gli spazi? Un’unione tra bottega e osteria.

Ha riposto il gessato del manager nell’armadio per indossare i panni dell’imprenditore-ambasciatore. Proprio così, Antonio Maurizio Gaetani, 52 anni, romano d’origine, ma romagnolo d’adozione, trascorsi da manager di successo nel settore dell’editoria e dell’informatica, si è convinto a seguire la propria passione: riscoprire i sapori più genuini e sinceri della tradizione alimentare italiana e condividerli con il resto del mondo. Qualcosa di più che vendere prodotti enogastronomici firmati “Made in Italy”. Con Italia di Gusto, la nuova catena di shop in franchising, intende promuove il gusto del saper vivere italiano, attraverso un’accurata e ricercata selezione di prodotti che nascono dall’antica arte del saper fare dei nostri contadini. Prodotti di grande qualità, con un’anima antica, espressione della cura, della passione e dell’orgoglio di tanti piccoli produttori che, regione per regione, concorrono a fare dell’Italia un formidabile, quanto unico caleidoscopio di storie, sapori ed emozioni. “Se consideriamo che l’Italia - sottolinea Antonio Maurizio Gaetani - è l’unico luogo al mondo, dove si possono trovare più di 600 varietà di formaggi tipici, possiamo farci un’idea precisa della quantità di storie e tradizioni che si ritrovano in questo straordinario Paese”. Insomma, un solo Paese, mille realtà diverse. Affascinante, ma non è difficile metterle tutte quante insieme? “L’esperienza passata ci direbbe di sì, però io sono convinto che le cose stiano cambiando, sta nascendo una nuova consapevolezza. L’ho toccata con mano da quando ho iniziato

24 / Gourmandise


Gourmandise

questa avventura. Da noi, ogni singola Regione può raccontare una storia diversa, unica e affascinante che mescola insieme arte, cibo e cultura. Italia di Gusto vuole rappresentarle tutte, ognuna con le proprie tradizioni e caratteristiche distintive, all’interno di un concept innovativo che riesca a promuovere il buon vivere italiano. Lo straordinario fascino che da sempre l’Italia manifesta sul resto del mondo è il risultato della somma algebrica di tante, innumerevoli diversità”. Per dare corpo alla propria alla propria idea, lei è partito da lontano. Ci racconta i primi passi di quest’avventura? “Come prima cosa ho messo insieme una squadra di selezionatori e di chef e con loro abbiamo iniziato un ‘viaggio’ alla ricerca di eccellenze alimentari nascoste o rimaste ai margini della grande distribuzione alimentare. Un’esplorazione molto interessante e formativa durata più di 8 anni che ha portato alla conoscenza di 160 produttori e alla selezione di oltre 600 prodotti”. Una squadra di grande qualità! “In questo affascinante percorso alle origini delle tradizioni enogastronomiche italiane uno degli aspetti più piacevoli è stato quello di aver incontrato persone che, avendo condiviso l’idea di giocare di squadra per promuovere la nostra bella Italia, hanno sposato con entusiasmo il progetto Italia di Gusto. Tanto è vero che con la maggior parte di loro abbiamo instaurato un rapporto che definirei di vera e sincera amicizia”.

Dopo Roma, Milano, Cava de’ Tirreni, Vancouver, Valencia… la catena di “botteghe” in franchising Italia di Gusto è pronta a sbarcare anche negli Stati Uniti. “Entro la fine dell’anno apriremo a Boston e nel New Jersey, ma abbiamo contatti molto ben avviati per Sydney, Dubai, Londra, Parigi. Del resto le richieste di nuove affiliazioni continuano ad arrivare numerose da ogni parte del mondo. Ma non intendiamo lasciare indietro l’Italia, continueremo la nostra oculata espansione anche sul territorio italiano. Il nostro obiettivo è di aprire almeno cinquanta punti nel mondo entro i prossimi due anni”. Cambia anche il modo di presentarsi, non solo punti vendita, ma… “Per gli shop di Italia di Gusto ci siamo ispirati alla bottega e all’osteria di antica memoria. Volevamo mettere insieme le due esperienze, ovvero realizzare una sintesi fra la bottega di una volta, dov’era possibile trovare prodotti eccellenti, di grande qualità, ma anche consigli e suggerimenti da parte del gestore e l’osteria dove invece si consumava in un ambiente accogliente e genuino. Attraverso questo nuovo concept intendiamo portare le persone dentro l’Italia più bella”. Italia di Gusto non è solo alimentazione, ma espressione del vivere bene. Non è così? “Proprio così, stiamo lavorando per creare un’esperienza completa, unica, che metta in gioco tutti i sensi dell’individuo. Quindi non solo il gusto. Da subito cominceremo col dare spazio alle opere di giovani artisti. Erika Calesini, Joe Fabbri, Massimo Carta sono i primi a cui abbiamo dato ospitalità”.

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Leadership

FRANCO BALESTRIERI comunicare la sanità. testo Serena Focaccia

Il marketing a 360° gradi, un’esperienza professionale con grandi marchi e sfide sempre stimolanti: Franco Balestrieri, direttore marketing e comunicazione di GVM Care&Research, racconta di quella volta che ha deciso di vivere in Romagna.

“Uno zingaro del mondo del marketing”, così si definisce Franco Balestrieri, direttore marketing e comunicazione di GVM Care&Research, uno dei gruppi leader nel settore sanità in Italia, con sede a Lugo. Un modo di presentarsi con un’allure quasi sbarazzina, per un professionista che è arrivato in Romagna dopo un percorso di altissimo livello, che Balestrieri racconta con piacere e ricchezza di aneddoti: “Sono nato a Parma, il mio sogno nel cassetto era fare il fotoreporter di guerra, poi la vita ti porta a scegliere sfide diverse. Sono stato fotografo in un’agenzia di comunicazione, poi ho fatto una breve esperienza nel settore delle sponsorizzazioni sportive e di spettacolo e ho capito che l’ambito della comunicazione e marketing mi interessava molto. Seguendo questo istinto ho risposto a un annuncio e sono entrato in Salvarani, marchio storico dell’arredamento; ci sono rimasto quattro anni, entrando come junior product manager e uscendone come responsabile marketing. Poi, con alle spalle un master in marketing e comunicazione, mi sono trasferito sul lago d’Orta e sono entrato a lavorare in Bialetti come direttore marketing del mondo caffettiere. L’obiettivo che mi diede il presidente del Gruppo era invertire la tendenza (allora Bialetti vendeva il 70% di caffettiere non a proprio marchio e solo il 30% a marchio Bialetti). Quindi abbiamo reinventato il mondo del caffè, con la fiducia e la libertà di agire di un presidente che voleva provare nuove strategie. Da lì mi sono spostato alla sede del Gruppo Bialetti Industrie, in Franciacorta, aggiungendo il mondo del pentolame, sul marchio Rondine e abbiamo inventato la padella col manico che scompare però a marchio Bialetti. In Bialetti mi sono messo alla prova con molte sfide, compresa la direzione commerciale del marchio Faema Casa - macchine elettriche caffè per casa -, ma a un certo punto era venuto ancora il momento di cambiare. E così sono arrivato a Milano all’Istituto Superiore di Comunicazione, trasformato in IED Comunicazione, e poi alla sede di Roma a risistemare le quattro università dello IED. Dopo quasi tre anni allo IED, ho accettato una nuova sfida in un’agenzia di eventi a Milano lavorando per marchi importanti, ad esempio nella cosmesi con L’Oréal, Vichy o Testanera e Nespresso nel mondo del caffè, ma la città cominciava a starmi stretta. Ero venuto in Romagna varie volte e mi appariva come un posto dove secondo me si viveva benissimo. E così nel 2011 ho creato un sito che si chiama

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Leadership

vivereinromagna.it: la crisi si faceva sentire e ho provato a fare del marketing di me stesso, proponendomi come ‘prodotto’ sul sito, pubblicato successivamente anche su un quotidiano. Sono stato contattato da varie aziende, tra cui GVM. Il presidente mi ha fatto il colloquio più lungo della mia vita, circa quattro ore, e dopo una settimana ho firmato il contratto. Dalla seconda metà del 2011 vivo in Romagna e mi occupo di marketing e comunicazione nel mondo della sanità e del benessere.” Professionalmente cosa significa cambiare radicalmente ambito? Passare, banalizzando, dalle caffettiere alla salute? “Il marketing e la comunicazione in estrema sintesi sono fatti di alcune regole dalle quali non si prescinde, di molto buon senso e di conoscenza di un mercato, che però si evolve e si deve fare evolvere. Ho sempre pensato che tutto ciò che non si evolve è destinato a finire ancora prima che ne inizi il declino. Quando cambio settore merceologico devo iniziare a conoscere il mercato che affronto, quindi avrò un punto di vista nuovo o diverso rispetto a chi ci lavora dentro. Sarò più soggetto ad errori, ma anche a idee innovative. Per chi fa il mio lavoro è il cambiamento che porta all’innovazione. C’è una differenza fondamentale nel mondo della sanità rispetto agli altri ambiti: se promuovo beni di largo consumo devo affascinare o attrarre il potenziale cliente per indurlo ad acquistare il mio prodotto anche se non ne ha una necessità immediata, un’azienda sanitaria deve invece fare in modo che il proprio marchio venga ricordato nel momento del biso-

VENERDì 7 MARZO 2014 Dedicato a tutte le donne, il nostro regalo più prezioso: la pREVENZiONE

Segui l’insuperabile fotone in questa elettrizzante avventura alla scoperta dell’incredibile mondo della vista: un viaggio interattivo e multimediale che ti insegnerà a guardare lontano e a proteggere sempre i tuoi occhi. L’iniziativa fa parte del progetto GVM 4 School e nasce da un’idea del

San Pier Damiano Hospital per aiutarti a capire meglio come funziona la vista.

Per la Festa della donna effettua uno screening gratuito per l’osteoPorosi

Ti ASpETTiAMO DAllE ORE 10.00 AllE ORE 17.30 (chiedi informazioni alla reception) www.gvmnet.it

A destra, una campagna di prevenzione oculistica per le scuole primarie. A sinistra, la campagna di prevenzione dedicata alle donne in concomitanza con l’8 marzo.

Per informazioni visita il sito

www.gvmnet.it

gno - momento che può essere anche difficile a livello personale - per cui è fondamentale che ci sia una continuità, semplicità e valore nella comunicazione.” La promozione di un servizio, come quello sanitario, implica la valorizzazione di un fattore umano. Qual è l’approccio di marketing? “Se preparato il terreno nel modo giusto, il fattore umano nell’accoglienza è il turbo che fa sì che si arrivi al prodotto o risultato prima. Il processo di comunicazione passa da uno strumento cartaceo o sulla rete per arrivare anche al personale dentro le strutture. L’innovazione nella comunicazione si sviluppa attraverso un passaggio fondamentale: la creazione di strumenti che diano tutte le informazioni possibili, in modo semplice, alle persone che

entrano in una nostra struttura. Fondamentale è che si traduca il perfetto linguaggio medico, in un linguaggio alla portata di tutti i target. Si può partire da un oggetto come una brochure in carta per poi digitalizzarla, metterla online e trasformarla in contenuti adatti anche ai social media. L’obiettivo è spostare in alto l’asticella della qualità percepita anche nell’accoglienza. Non è facile perché si tratta di coordinare ventitré strutture di alto valore medico in tutta Italia. Pochi fanno il mio lavoro nel campo della sanità, comunicare la salute è complesso, ma certamente motivante, una sfida continua perchè la sanità è in continua evoluzione grazie alla ricerca. Io sono un po’ perfezionista, ma è l’attenzione al particolare che fa la differenza, in tutto, nella sanità come, a suo tempo, nel mondo dell’arredamento.” Quindi venire in Romagna è stata una scelta di cui non è rimasto deluso? “È stata una scelta positiva e ‘la provincia’ è una bellissima dimensione. Ho amici a Milano e a Roma se ho voglia di andare in una ‘grande città’, ma quando loro mi vedono in una domenica soleggiata in inverno a passeggio in spiaggia sono un po’ invidiosi. Anche la qualità della vita contribuisce a migliorare la qualità del lavoro svolto. Quasi certamente lavoro di più di prima data la dimensione di GVM, mi piace, ma soprattutto il percorso di crescita professionale nella sanità è da poco iniziato, l’Italia è ancora lontana dalla modalità di comunicare come in altri paesi la sanità. In questo campo si può innovare e bisogna avere il coraggio di farlo rompendo le regole del gioco, e senza paura di sbagliare.”

Leadership / 27


Tra le Righe

TRADIZIONE CON INNOVAZIONE quando marketing e dizionari convolano a nozze. testo di Gianluca Gatta - foto Donata Cucchi

Cosa avviene quando un settore tradizionale e difficilmente “ristrutturabile” come quello dei dizionari incontra un mondo proiettato all’innovazione come quello del marketing? Ci risponde Gianluca Orazi di Zanichelli.

Gianluca Orazi, 37 anni, si occupa dell’area marketing, dizionari e varia di Zanichelli Editore. Ha lavorato da sempre nel mondo dei libri fino a che non ha avuto l’occasione di mettere in pratica le sue originali idee di marketing. Quando lo incontro, si scusa subito per non essersi presentato all’appuntamento in giacca ma in giubbotto in pelle nera e jeans: “Ho preso una giornata di ferie, così vestito sto più comodo”. Anche io sono in tenuta informale, ma capisco da questo piccolo episodio che Gianluca Orazi è una persona che, lavorando in una casa editrice che affonda le proprie radici nel passato, è per necessità alla ricerca costante di un equilibrio tra tradizione e novità. D’altronde è quello che ci si aspetta da chi impiega il suo tempo lavorativo a trovare nuove strategie per la vendita di testi che hanno una storia che supera ampiamente la sua, e la mia, di età. Quando inizia la tua storia con Zanichelli? “Ho cominciato a lavorare nel mondo dei libri nell’azienda di famiglia, il Centro Didattico Romagnolo di Forlì. Venni a sapere dal funzionario di zona che la Zanichelli era alla ricerca di una persona che si occupasse della gestione delle catene librarie in Italia. Il mio compito era di presidiare i punti vendita, verificare il buon posizionamento dei libri, promuovere le novità.” Di cosa ti occupi oggi nella casa editrice? “Mi occupo dell’area marketing, dizionari e varia e delle strategie di vendita soprattutto con riferimento ai dizionari. Non è un compito facile, perché si tratta di testi con una struttura consolidata e difficilmente rinnovabile.” Come si riesce a rendere appetibile in libreria un dizionario? “Pensiamo al dizionario della lingua italiana Zingarelli, un volume che viene aggiornato ogni anno ed è apprezzato da insegnanti, studenti, e chiunque scriva per professione. Come poteva essere rinnovato per avere appeal senza stravolgerne la struttura? La mia idea è stata di inserire le ‘voci d’autore’, ovvero definizioni atecniche, scritte da personaggi del mondo dello spettacolo, della scienza, della cultura, che hanno dato alle parole un’emozione nuova. Hanno scritto per noi Mina, Armani, Guccini, Odifreddi, Verdone, Baricco e tanti altri.” Non esiste però solo lo Zingarelli... “Qualcosa di diverso abbiamo fatto con il Dizionario del Pop-Rock, mettendo in copertina il personaggio del momento - per il 2015 la scelta è stata Ligabue. Per il Morandini 2015, il dizionario dei film e delle serie televisive, abbiamo indetto invece un vero e proprio concorso per cortometraggi d’autore: i primi tre selezionati entreranno di diritto nelle prossime edizioni e saranno proiettati nelle principali città italiane.”

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Profili

ANTONIO PAOLUCCI il custode del patrimonio italiano. testo Manuel SpadazzI - foto Giorgio Sabatini

Il “salvatore” della Cappella Sistina si racconta, raccontandoci il suo operato nei Musei Vaticani, un percorso che Benedetto XVI definì “via pulchritudinis”, via della Bellezza; ma con una considerazione alle città della sua terra, Rimini e Forlì.

Dalla finestra del suo studio, a Roma, il Cupolone si staglia in tutto il suo splendore. Antonio Paolucci ne è sicuro: se esiste un paradiso dopo la morte, “deve assomigliare senza dubbio ai Musei Vaticani”. E lui, come un moderno San Pietro in giacca di velluto, lì sulla porta, a vegliare l’ingresso, cercando di evitare il sovraffollamento. Proprio come fa ogni giorno con la Basilica di San Pietro. Riminese, classe 1939, figlio di antiquari, da loro ha ereditato quell’amore per l’antichità e per il bello che ha fatto di lui uno dei massimi storici dell’arte in Italia. Nominato nel 2007 direttore dei Musei Vaticani dopo essere stato a lungo soprintendente alla Galleria degli Uffizi e anche Ministro ai Beni Culturali (con Dini, Premier nel 1995), Paolucci è l’uomo che ha portato nuova luce sui capolavori della Cappella Sistina. “Ci sono voluti tre anni di prove ed esperimenti, ma ne è valsa la pena: con il nuovo impianto di illuminazione ora si possono ammirare la Cappella e i suoi affreschi come mai prima. E con il nuovo sistema di climatizzazione, non sarà più necessario intervenire con continui lavori di restauro”. E se lo dice lui, c’è da credergli. Ha passato una vita a studiare, conservare e salvare i tesori dell’arte italiana, come quando, nel 1997, è stato nominato commissario straordinario per il restauro della Basilica di San Francesco d’Assisi, dopo il terremoto nelle Marche e in Umbria. “Si capiva che aveva grandi doti, già dal liceo – ricorda Maria Luisa Zennari, storica docente del ‘Giulio Cesare’ di Rimini –. Per un po’ gli ho dato ripetizioni di greco: era il suo incubo. Ma è stato lo studente che ha dato più profitto, di tutti quelli che ho incontrato”. Già, per Paolucci parlano i fatti. Soprattutto ora che ha portato a termine uno degli interventi più importanti mai compiuti all’interno della Sistina. Un intervento, Paolucci, che ha fatto il giro del mondo… “In effetti abbiamo portato a termine qualcosa di unico. E di assolutamente necessario, per proteggere gli affreschi. Lo sa quante persone entrano al giorno per visitare la Cappella?” No, non di preciso. Quante? “Nelle giornate di maggiore affluenza, si arriva anche a 20-22mila visitatori: in un anno quasi 6 milioni. Così tante persone portano nella Sistina umidità, calore, agenti inquinanti, e producono anidride carbonica, creando un mix nocivo per le opere. Da qui l’idea di creare un sistema climatizzato in grado di regolare l’ambiente, la temperatura, il tasso di umidità, la concentrazione di anidride”.

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Profili

“Ho vissuto in mezzo al bello”. Nato a Rimini nel 1939, dopo il diploma al liceo classico Antonio Paolucci studia a Firenze dove si laurea in Storia dell’Arte con Roberto Longhi, uno dei mostri sacri della storia e della critica d’arte. Specializzatosi a Bologna con Francesco Arcangeli, nel 1969 vince il concorso da Ispettore alle Belle Arti e inizia la carriera alla Soprintendenza di Firenze. Lavora poi a Venezia, Verona, Mantova, per poi tornare a Firenze dove arriva alla nomina di Soprintendente ai Beni Artistici e Storici di Firenze, Prato e Pistoia. Autore di numerosi saggi, dal 1995 al 1996 è Ministro ai Beni Culturali con il Governo di Lamberto Dini, mentre nel 1997 viene nominato Commissario Straordinario per il restauro della Basilica di San Francesco d’Assisi dopo il terremoto nelle Marche e in Umbria. Dal 2007 è alla guida dei Musei Vaticani, che con Paolucci hanno conosciuto una vera e propria rivoluzione con le aperture notturne, le prenotazioni on line, le visite virtuali. “Sono un uomo fortunato - ripete spesso Paolucci - che ha vissuto in mezzo al bello”.

Basterà a salvare gli affreschi della Sistina dall’usura del tempo? “Abbiamo stimato che, con questo tipo di intervento, non ci sarà più bisogno di restauri sostanziali per i prossimi tre o anche quattro secoli. Anche il nuovo impianto di illuminazione, con settemila lampade a led, contribuirà alla conservazione, e permette di godere appieno di tutte le opere. Anche gli affreschi del Perugino, di Botticelli, del Ghirlandaio ora splendono di nuova luce”. Tra l’altro i due impianti, di climatizzazione e illuminazione, costati oltre 3 milioni di euro, sono stati pagati interamente da sponsor privati. “I lavori sono stati pagati dalla Carrier, numero uno al mondo nella climatizzazione, e da un’altra multinazionale, la Osram. Sono grandi nomi. In fondo si troverà sempre qualcuno che sia disposto a fare da sponsor per la Cappella Sistina, il Colosseo, gli Uffizi. Ma tutta l’Italia è un grande museo fatto di tante piccole e grandi opere, di tesori custoditi all’ombra di ogni campanile, che avrebbero bisogno di essere restaurati e valorizzati come meritano”. Magari il ‘bonus arte’ lanciato dal governo Renzi porterà alla ribalta nuovi mecenati. “Lo spero, ma questa manovra arriva obiettivamente nel momento più difficile per l’economia del nostro paese. Ripeto: è facile trovare qualcuno che paghi per restaurare la Cappella Sistina. Molto più difficile è trovare qualcuno disposto a restaurare la chiesa di Sant’Agostino a Rimini…”. Ecco, parliamo di Rimini. Molti si chiedono perché lei, che ha curato e progettato mostre di incredibile successo a Forlì, non abbia mai fatto eventi così importanti nella sua città.

Ph. Studio Paritani

“In realtà qualcosa è stato tentato. Tra i vari progetti, ne avevo presentato uno per una grande mostra su Agostino Di Duccio. Purtroppo non se ne è fatto nulla, e resta il rammarico di vedere come Rimini non riesca a fare il salto di qualità”. Eppure, negli anni delle mostre a Castel Sismondo curate da Marco Goldin, Rimini ha coltivato l’ambizione di diventare una delle mete del turismo legato all’arte. “Si, ma poi che cosa è rimasto una volta che Goldin se ne è andato? Più che inseguire mostre preconfezionate, già ‘impacchettate’, Rimini dovrebbe avere l’ambizione e il coraggio di scommettere. Certamente non aiuta, in questo contesto, la situazione della Fondazione Carim, che per i noti problemi della banca non può più investire come in passato nella cultura. Ma non credo sia solo una questione di soldi. Per fortuna mi sembra, da quando è Assessore alla Cultura Massimo Pulini, uno studioso che stimo moltissimo, che qualcosa stia cambiando. Ha messo in piedi la ‘Biennale del Disegno’, un evento molto interessante, e l’ha fatto con un budget ridottissimo. È questa la strada”. A Forlì lei ha indicato la via, con mostre che si sono classificate tra le più visitate in Italia... “Forlì ha dalla sua alcuni elementi di indiscutibile valore: una sede espositiva molto bella e funzionale come il San Domenico, una posizione baricentrica e facilmente raggiungibile da ogni parte d’Italia, un forte sostegno da parte della Fondazione della Cassa di Risparmio. E poi ci sono le mostre… Non dovrei dirlo io, ma ogni evento organizzato al San Domenico è stato di grande qualità, e i risultati si sono visti”. Ma non ditelo a voce troppo alta ai riminesi.

Profili / 31


Creative Papers

GIOVANNI BOLDINI

lo spettacolo della modernità ai Musei San Domenico. testo Sabrina Marin

Le donne di Boldini.

“C’est un classique!”. È questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini (Ferrara 1842 - Parigi 1931), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi a pochi mesi dalla morte. “Il classico di un genere di pittura”, ribadì in quella occasione Filippo de Pisis, ed è questo il nuovo progetto espositivo che ospiterà il complesso dei Musei di San Domenico a Forlì dal 1° febbraio al 14 giugno 2015. In mostra si potranno ammirare le grandi possibilità di contatto stilistico con i grandi altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomeneghi, le scene di vita moderna, esterni ed interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell’arte, della cultura e della mondanità. Nella lunghissima carriera di Giovanni Boldini, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia del primo grande conflitto, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna e accese polemiche, tra la critica ed il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato negli anni dello splendore della Parigi più sofisticata, quella di Proust, di Degas, dell’esteta Montesquieu e della eccentrica Colette. Rispetto alle recenti mostre sull’artista, questa rassegna offre una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, intendendo valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. Le ricerche più recenti di Francesca Dini (curatrice della mostra insieme a Fernando Mazzocca), consentono di arricchire il percorso con la presentazione di nuove opere, sia sul versante pittorico che quello grafico. www.mostraboldini.it

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Il pennello di Boldini ha immortalato la bellezza e catturato i più ammalianti sguardi delle donne più affascianti e potenti della fine ‘800. Marthe Régnier, mondana e appassionata di moda, fu anche creatrice di abiti firmati e profumi. Affari che seppe coltivare molto bene non esitando a posare per i fotografi, indossando le proprie creazioni per farle conoscere. Cléo De Mèrode (nel quadro in foto), la donna più desiderata d’Europa, che il 14 settembre 1897 sbarca a Elly’s Island, ha solo 22 anni ma è già la stella dell’Opéra di Parigi. Modella preferita di Nadar, Toulouse-Lautrec e, naturalmente, Giovanni Boldini. Ha scandalizzato la Parigi della Belle Époque esibendosi al Folies Bergère e posando per lo scultore Alexandre Falguière, che la ritrae nuda e danzante a grandezza naturale. E poi Rita Lydig, “la donna più pittoresca d’America” e contesa da artisti e poeti: fu fotografata da Adolf de Meyer, Edward Steichen e Gertrude Käsebier, scolpita in alabastro da Malvina Hoffman, e dipinta, ovviamente, da Giovanni Boldini e John Singer Sargent (che la definì “opera d’arte”). Lei amava fare shopping, con una particolare predilezione per le scarpe che le valse il soprannome di “The Shoe Queen”. Le sue 150 paia di scarpe erano coperte di velluto d’epoca, pizzi, tessuti damascati e ricami, montate su tacchi Luigi XV e lunghe punte aguzze. La sua incredibile collezione divenne il nucleo di base della Costume Gallery del Metropolitan di New York, donata per sua stessa volontà.



Accordi

PAOLO OLMI

dalle celebri orchestre alle giovani note. testo Gianluca Gatta - foto Lidia Bagnara

Il direttore d’orchestra Paolo Olmi, Maestro dalla carriera internazionale, parla del rapporto tra giovani e musica raccontandoci del modello “british” della Guildhall School of Music and Drama di Londra, prestigiosa istituzione in cui tiene una master class.

Paolo Olmi è un direttore d’orchestra che non ha bisogno di presentazioni. Che cosa si può ancora dire di chi ha nel repertorio tutte le opere di Verdi e di Puccini, ha diretto le più grandi orchestre nei più prestigiosi teatri del mondo, dalla Scala di Milano alla Deutsche Oper di Berlino, dalla Royal Opera House di Londra al New National Theatre di Tokyo? Senza dimenticare il concerto per i venti anni di Pontificato di Giovanni Paolo II, nonché i concerti di Natale nella Chiesa della Natività di Gerusalemme. L’occasione per incontrarlo è proprio un concerto in periodo natalizio, quello dell’11 dicembre 2014 presso la Basilica di Santa Maria in Porto di Ravenna, dove ha diretto la Young Musicians European Orchestra. È un buon punto di partenza per parlare di giovani e musica. “L’orchestra nasce per scopi di solidarietà e ha componenti scelti tra i migliori giovani interpreti del mondo, con un’età media intorno ai venti anni. Ci sono anche italiani, ma sono la minor parte perché all’estero in genere la preparazione tecnica è più avanzata. Purtroppo in Italia si comincia a studiare musica troppo tardi e ci sono poche opportunità per chi ci si dedica professionalmente.” Dal 2001, Olmi tiene ogni anno una master class presso la Guildhall School of Music and Drama di Londra, che forma musicisti, attori e tecnici di teatro. Qui hanno studiato personaggi come Orlando Bloom e Ewan McGregor. Mi chiedo se è un modello importabile anche in Italia e come è organizzata la vita degli studenti: “La Guildhall School è un’istituzione il cui modello è importabile sicuramente, ma bisogna capire che la sua forza - accanto a un percorso di studi altamente professionalizzante - risiede nell’essere un luogo organizzato in modo da facilitare lo studio degli allievi. Ad esempio, oltre alle aule dedicate alle lezioni, ci sono sale insonorizzate dove suonare tutta la giornata. È un’istituzione molto esigente che richiede agli allievi attenzione alle regole e all’organizzazione, in puro stile britannico.” Mentre Paolo Olmi mi parla della Guildhall School penso ai problemi delle nostre orchestre stabili, come quella del Teatro Carlo Felice di Genova. È una questione di strutture o di pubblico? “Ci sono problemi strutturali, evidentemente, legati a sprechi e disorganizzazione così come alla mancanza di investimenti statali, che sono fondamentali per la musica. Il pubblico italiano però potrebbe riaffezionarsi alla musica classica se fosse messo in grado di partecipare in modo più spontaneo ai concerti, in sale idonee al tipo di musica da ascoltare e, per quanto riguarda l’opera, con un cartellone di titoli popolari e con biglietti ad un prezzo accessibile. Vendere biglietti a centocinquata euro per lasciare vuote le sale non conviene a nessuno.”

34 / Accordi



Global Market

CONFINDUSTRIA ROMAGNA perché l’unione fa la forza. testo Francesca Miccoli - foto Giorgio Sabatini

Il primo gennaio 2015 sarà attiva l’unione federativa Confindustria Romagna, che unirà al suo interno Unindustria Forlì-Cesena, Confindustria Ravenna e Unindustria Rimini; per poter affrontare con forza le complessità e i cambiamenti in atto.

1.444 aziende per quasi 70.773 dipendenti: sono grandi numeri quelli di Confindustria Romagna, unione federativa che dal 1° gennaio 2015 raggrupperà gli industriali del “solatio, dolce paese”. Il primo passo di un processo che porterà nell’arco di un biennio all’integrazione delle strutture esistenti - Unindustria di Forlì - Cesena, Confindustria di Ravenna e Unindustria Rimini in un’unica realtà associativa con articolazioni locali. Il matrimonio è stato siglato lo scorso 28 ottobre nella prestigiosa cornice del Padiglione delle Feste delle Terme di Castrocaro e rappresenta il significativo traguardo di un percorso di razionalizzazione, rinnovamento e semplificazione tratteggiato nel volgere di pochi mesi, grazie a una straordinaria unità di intenti e a una comune visione strategica delle tre associazioni. Un progetto ambizioso che consentirà di migliorare non solo la relazione con gli associati e la capacità di rappresentanza dei loro interessi, ma anche di contenere i costi organizzativi. “La scelta di costruire l’unione federativa è il risultato del dialogo e del confronto che le nostre tre realtà stanno portando avanti con impegno e convinzione spiegano i tre presidenti (insieme nella foto) Vincenzo Colonna (Forlì-Cesena), Paolo Maggioli (Rimini) e Guido Ottolenghi (Ravenna) -. Ne siamo orgogliosi e riteniamo che la strada dell’integrazione, della condivisione di competenze e dell’efficienza dei servizi istituzionali e di mercato, offra un’opportunità irrinunciabile per permettere alle nostre imprese di affrontare con più forza questo difficile momento e i profondi cambiamenti in atto. L’unione aumenterà le capacità del sistema di rappresentanza nelle imprese industriali della Romagna, che potranno così portare avanti le loro istanze con un’unica voce, più forte e incisiva”. Inizialmente la presidenza sarà assegnata a rotazione ogni 8 mesi. Il primo ad assumere le redini della nuova federazione sarà Guido Ottolenghi. Per le tematiche specificamente territoriali ciascuna associazione manterrà temporaneamente la propria autonomia operativa e di bilancio. Soddisfazione per la nascita di Confindustria Romagna è stata espressa da Antonella Mansi, vicepresidente di Confindustria per l’Organizzazione. “Si aggiunge un altro importante tassello alla nuova geografia organizzativa che, nella cornice della riforma Pesenti, ha recepito le istanze espresse dalla base associativa in questi mesi. I miei migliori auguri ai Presidenti e ai Direttori che si sono assunti l’onere e l’onore di dimostrare come l’appartenenza e l’identità siano valori da mettere a fattore comune e non da ingabbiare in una logica di mero presidio di interessi particolari”.

36 / Global Market



Contest

MENABÒ NEL MONDO talento per il fashion. testo Margherita Verlicchi

Il talent internazionale della moda passa per Forlì con l’agenzia Menabò Group in prima fila fra i player mondiali. Promotore dell’evento ISKO e partner brand al top fra cui Moleskine, Swarovski, Replay. La professionalità e il talento forlivese sono nuovamente presenti sul palcoscenico internazionale della moda con l’evento che si è tenuto nel novembre scorso a Londra: la presentazione di ISKO I-SKOOL™, seconda edizione del talent internazionale che vuole lanciare e premiare giovani studenti della moda e in cui l’agenzia Menabò Group ha un ruolo di primo piano. L’agenzia forlivese di comunicazione continua a credere nei giovani e lo fa su scala internazionale. Menabò infatti ha partecipato a Londra a novembre al lancio del contest innovativo ISKO I-SKOOL™, un evento di portata globale giunto alla sua seconda edizione, che vede coinvolti brand prestigiosi quali Moleskine, Swarovski, Replay, Lee e True Religion, oltre ai principali player della filiera produttiva della moda mondiale. Sviluppato come un moderno talent contest, il concorso coin-

volgerà oltre quarantamila studenti di tutto il mondo, provenienti dalle più influenti scuole mondiali di design e marketing, che si cimenteranno nell’espressione della propria creatività, imparando come trasformare le idee in prodotti innovativi, industrializzabili e vendibili. Tra le sedici università partecipanti, europee e americane, le italiane la Sapienza di Roma, l’Università di Pisa, l’Istituto Marangoni di Milano, il Polimoda di Firenze e lo IUAV di Venezia. Menabò Group, insieme alle altre realtà del mondo della moda coinvolte, anche quest’anno farà da tutor per la parte relativa al Marketing, portando la propria esperienza sviluppata nell’ambito della moda a livello internazionale. A occuparsi del supporto della parte Design sarà Creative Room™, divisione stile della multinazionale capofila nel tessuto denim ISKO™, principale promotore del progetto ISKO I-SKOOL™. L’agenzia forlivese - che da trent’anni mette il suo expertise a disposizione del mercato nazionale e internazionale - ha curato anche il lancio mondiale di questo ambizioso progetto: un ulteriore successo per Menabò Group, che, con la propria divisione fashion e il lavoro di tutto il team, si riconferma partner ideale nella comunicazione e marketing della moda globale.

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INNOVA DESIGN


Giovanna Furlanetto

GIOVANNA FURLANETTO passione e successo internazionale. testo Francesco Zardon

Il marchio Furla si è distinto per la sua identità di Premium Lifestyle Brand, promuovendo la qualità del made in Italy e un mondo di valori etici ed estetici su scala internazionale, grazie all’alta formazione dei suoi collaboratori e il connubio tra tradizione e innovazione. Ce ne parla Giovanna Furlanetto, presidente di Furla.

Giovanna Furlanetto è presidente di Furla, una delle principali aziende protagoniste del mercato mondiale della pelletteria. Artefice insieme ai fratelli Carlo e Paolo dell’affermazione internazionale del marchio, negli ultimi anni è riuscita a realizzarne un’ulteriore notevolissima espansione distributiva. Nel 2007 ha ricevuto dalla Camera di Commercio di Bologna il riconoscimento di Ambasciatore dell’Economia Italiana nel Mondo e nel 2008 è stata insignita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano della carica di Cavaliere del Lavoro, il massimo riconoscimento che il nostro paese tributa agli imprenditori che con il loro impegno contribuiscono alla crescita del made in Italy, dando prestigio e lustro all’economia italiana nel mondo. L’assunzione della guida dell’impresa da parte di Giovanna Furlanetto è stata la premessa di una trasformazione aziendale di successo, avvenuta negli anni ‘70. In cosa è consistita questa trasformazione? “Negli anni ‘70 i miei fratelli ed io abbiamo raccolto il testimone dell’azienda da nostro padre, che aveva messo solide radici e abbiamo lavorato per fare crescere il marchio sviluppando un network di negozi soprattutto in Italia e, anno dopo anno, abbiamo lavorato per sviluppare un prodotto innovativo, con grande attenzione al design e alla qualità arrivando a definire una nuova idea di lusso essenziale e versatile vicino a tutte le donne. È quindi iniziato un processo di internazionalizzazione del brand, prima Parigi, poi New York e nel 1990 siamo entrati tra i primi nel mercato giapponese. Oggi siamo presenti in ben 100 Paesi del mondo, l’organizzazione è diventata manageriale attraverso l’inserimento di professionisti e collaboratori capaci di gestire le importantissime strategie di espansione e distribuzione all’estero, forti di 344 boutique monomarca e di oltre 1.000 negozi multimarca e department stores. Ciò che non è mai cambiato, dagli inizi a oggi, è la visione dell’azienda, la consapevolezza della responsabilità sociale dell’impresa, e quindi il rispetto e la valorizzazione di tutti coloro che contribuiscono all’espansione del marchio, dalla sede storica di Bologna alle diverse filiali nel mondo”. Quali sono gli elementi che contraddistinguono oggi il marchio Furla e che hanno contribuito a creare quello che potremmo definire il mercato del “lusso della vita quotidiana”? “Uno degli elementi che contraddistinguono maggiormente Furla è la sua identità di Premium Lifestyle Brand, ovvero la sua capacità di offrire un’esperienza di lusso made in Italy con un eccellente

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Giovanna Furlanetto

rapporto tra qualità e prezzo, alla portata di un ampio target di clientela fatta di donne inserite nel mondo del lavoro e della vita sociale. Alla pelletteria si sono aggiunti altri accessori come le calzature, la piccola pelletteria, i foulard, i gioielli, gli occhiali da sole, e tutto ciò contribuisce a creare un’offerta lifestyle. Il nostro stile punta a un concetto di design senza tempo, raffinato, che raggiunge consumatrici di età e nazionalità diverse e che viene, di stagione in stagione, rinnovato con collezioni sempre più innovative con l’utilizzo di pellami di altissima qualità e di tecniche d’avanguardia”. Da quali fattori è scaturita la grande espansione internazionale del marchio Furla negli ultimi anni? “Il percorso di crescita e di internazionalizzazione di Furla è cominciato quando l’azienda ha avviato una strategia di business che, oltre al canale della distribuzione wholesale, ha abbracciato lo sviluppo retail. Le aperture dei punti vendita si sono distinte anche per la nuova immagine dei negozi, studiati e progettati nel minimo dettaglio per riflettere il valore dell’Italian Style in chiave contemporanea, con richiami ai dettagli architettonici della Villa di Bologna, risalente al XXVIII secolo, sede dell’headquarter dell’azienda, dove le atmosfere sono caratterizzate dall’incontro fra tradizionale, storia e design contemporaneo. È stata tracciata un’espansione che ha toccato le 15 metropoli più potenti del lusso e della moda internazionale, dove oggi siamo presenti con i nostri flagship più importanti: Tokyo, Pechino, Shanghai, Hong Kong, Singapore, Dubai, Mosca, Roma, Firenze Milano, Venezia, Parigi, Londra, New York, Honolulu, tracciando una moderna ‘Via della Seta’. Grande attenzione è stata data anche allo sviluppo dell’e-commerce e del Travel Retail, la business unit che si occupa delle aperture negli aeroporti più importanti del mondo. Tutto ciò grazie anche al contributo determinante di un team manageriale di crescente competenza in tutte le aree dell’azienda”. Quanto dell’affermazione del marchio Furla è dipeso dalla sinergia da lei perseguita fra Arte Moda Impresa, portata avanti con la creazione del Premio e della Fondazione Furla? “Furla non è solo un marchio di borse e accessori, ma un mondo di valori etici ed estetici di arte e cultura che ispirano e nutrono la moda non solo attraverso i prodotti, ma anche attraverso le iniziative del brand. L’arte è al centro delle attività dell’azienda fino da quando, 15 anni fa, nel puro desiderio filantropico di ‘restituire’ qualcosa al sistema Italia dove affondano le radici del successo di Furla,

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Sopra, fasi della lavorazione di una borsa Furla; a destra alcune creazioni della collezione Autunno/Inverno 2014.


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Furla. Nata a Bologna nel 1927 dall’iniziativa di Aldo e Margherita Furlanetto, Furla è divenuta uno dei marchi più conosciuti nel settore della pelletteria e degli oggetti e accessori di moda femminile. La storia del successo di questa azienda di proprietà familiare si è sviluppata dall’ambito del commercio a quello della produzione. Dopo l’apertura del primo negozio nel 1955, negli anni ’70 Furla ha conosciuto la seconda fase della sua affermazione con il passaggio di testimone ai figli Giovanna, Carlo e Paolo Furlanetto. Il cambio di visione e di strategia ha reso possibile il lancio della prima collezione di borse con il logo Furla e l’elaborazione di nuova idea di lusso basato su alta qualità, linee sobrie e funzionalità. La straordinaria espansione degli ultimi anni ha visto ampliarsi la rete distributiva a oltre cento mercati esteri, con 5 filiali, 344 boutiques monomarca e oltre 1.100 punti vendita tra shop e department store.

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Giovanna Furlanetto

ho sentito il desiderio di fare un progetto per i giovani artisti, per aiutarli ad acquisire visibilità e per diffondere la conoscenza dell’arte contemporanea. Così nel 2000 è nato il Premio Furla, seguito nel 2008 dalla Fondazione. Come azienda che punta sui giovani, crediamo tantissimo nel contributo che la visione e le espressioni artistiche dei talenti emergenti possono apportare a livello di tensione innovativa e prospettica dell’Azienda. L’incontro tra arte, moda, impresa si è rivelato prezioso perché attraverso questa sinergia abbiamo potuto allargare i nostri orizzonti creativi”. Come si realizza una direzione imprenditoriale di successo in un’azienda che vive all’intersezione tra moda, arte, produzione e commercializzazione internazionale? “Rispettando sempre l’unione fra tradizione e innovazione: tra la propria storia, la propria identità e la contemporaneità, continuando a lavorare con l’ambizione di sorprendere e affascinare il pubblico, a volte anche percorrendo strade inattese, studiando ogni dettaglio dei prodotti, circondandosi di collaboratori e figure di eccellenza, sia italiane che internazionali, capaci di portare all’interno dell’azienda il know-how e le competenze necessarie per farla crescere in una visione internazionale, ma senza mai rinnegare le proprie origini. Mantenendo l’equilibrio perfetto tra i valori intrinseci e quelli esteriori: e cioè tra qualità, esclusività, artigianalità, intramontabilità, estetica e immagine”. Quali caratteristiche e risorse personali le hanno consentito di conseguire gli eccellenti risultati alla guida dell’impresa? “La ricerca continua della bellezza, l’impegno, la passione, la costanza”.

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MARCO SABIU la genialità in musica. testo Francesca Miccoli - foto AGF

Un po’ di follia che non guasta: Marco Sabiu, un artista e musicista forlivese dalla grande carriera, con un curriculum disseminato di collaborazioni con grande firme della scena musicale e televisiva. Baciato dal talento, sì, ma anche da grande determinazione, concentrazione e capacità di sacrificio.


Marco Sabiu

Un genio folle. Di quella follia buona che si sprigiona quando il talento innato si sposa allo stupore fanciullesco. Quando cromosomi speciali sono esaltati dallo studio e dal sacrificio. Quando la passione permea ogni momento di una movimentata quotidianità. Marco Sabiu è tutto questo. Pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra di fama internazionale, è figlio di una Forlì fiera. Un fervore artistico, il suo, respirato in famiglia già negli anni verdi. Mamma forlivese, papà cagliaritano amante della pittura e della musica “bella”, dal soul al gospel con piacevoli indugi sullo swing di Frank Sinatra. Una passione trasmessa ai due eredi: David, pittore e musicista, e Marco, che a 10 anni aveva ben chiaro in mente cosa avrebbe fatto da grande, il concertista. Anche se agli esordi sul palcoscenico della vita, le aspirazioni erano ben altre. “Mia madre me lo ricorda sempre: sognavo di fare il ladro”. Accantonati i pruriti d’emulazione di Arsenio Lupin, gli inizi sono simili a quelli di tanti altri artisti, realizzati o mancati: una pianola in regalo e via ai primi strimpellamenti. Contrariamente a quanto accade di solito in tutte le famiglie, però, la tastierina non finisce in soffitta, soppiantata dall’ultima diavoleria partorita dall’industria del giocattolo, ma diventa compagna fedele di giornate infinite. “Fin da piccolo ero un soggettino ‘a parte’. Non frequentavo i bar o i luoghi di ritrovo di giovani e adolescenti. Stavo in casa, trascorrevo ore al piano”. In linea con la sua ferrea volontà, Marco si iscrive al Conservatorio “Rossini” di Pesaro e segue i corsi di pianoforte e composizione. Il futuro sembra già delineato. Ma un giorno, all’improvviso, come un ospite inatteso il destino bussa alla sua porta. “Per una serie di coincidenze mi trovai catapultato in una sala d’incisione e mi si schiusero

gli orizzonti della musica leggera. Cominciai a lavorare con i suoni, a entrate in contatto con la tecnologia. In uno studio di registrazione sembra di addentrarsi in una dimensione diversa. L’atmosfera fatta di luci basse, nastri due pollici che girano. Per la prima volta cominciai a dubitare di quello che volevo fare veramente”. È un colpo di spugna a un futuro che sembrava già tracciato. “Iniziai a lavorare con Claudio Cecchetto e con artisti allora in voga, da Tracy Spencer a Sandy Marton. Con la musica ‘danzereccia’ cominciai a guadagnare i primi soldini. Decisi comunque di concludere gli studi in Conservatorio perché, come sostengono saggiamente i genitori, il pezzo di carta è sempre meglio averlo”. Dopo qualche anno, l’Italia inizia a stare stretta a Marco. “Avvertivo l’esigenza di provare qualcosa d’altro. Assieme all’amico Charlie Rapino, noto discografico divenuto volto mediatico come giudice del talent ‘Amici’, scappai letteralmente a Londra. Inizialmente furono viaggi brevi, in seguito l’avventura, nata quasi come un colpo di testa, cominciò a farsi seria”. All’ombra del Tower Bridge Marco matura e impara ad abbinare la musica sinfonica con pop e rock. Per dieci anni lavora a stretto contatto con i più celebri artisti pop dell’epoca, dai Take That a Kylie Minogue. “Fu un’esperienza bellissima”. Segue il rientro in Italia e il calendario di impegni si infittisce. “La prima volta in tv: nel 2005 con Celentano a ‘Rockpolitik’, nel 2006 con Morandi in ‘Non facciamoci prendere dal panico’. Ogni artista è un mondo a sé, e devo riuscire a farli sentire a proprio agio, nel rispetto delle diverse personalità. Gianni è un grande professionista, molto meticoloso, attento a ogni dettaglio, non lascia nulla al caso. Adriano prova a restare fedele a uno schema prestabilito, ma puntualmente

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Marco Sabiu

non ci riesce. Ed è la sua fortuna”. Nel 2007 è la volta delle “Notti in Arena” con Ligabue. “Una persona e un artista fantastico, che ha grande rispetto per tutti coloro che lavorano con lui. È sempre un piacere essere al suo fianco”. L’esperienza con il Liga viene replicata. Ai concerti con orchestra assiste un certo Gianmarco Mazzi, direttore artistico del Festival. “Mi prese da una parte, chiedendomi di andare a Sanremo. Non ero mai stato all’Ariston, nemmeno per dirigere uno o più artisti in gara”. Sabiu è protagonista di tre edizioni, la prima condotta da Antonella Clerici, le altre due da Morandi. Memorabili le scene del violino schiantato a terra dal funambolico maestro e degli spartiti stracciati dagli orchestrali alla premiazione di artisti fuori target come il principe Emanuele Filiberto e Pupo. Nel 2011 e 2012 è di nuovo tempo di concerti evento a Verona, e di collaborazioni con Venditti e Ligabue. Il resto è passato molto prossimo. “Ho appena ultimato la mia prima colonna sonora completa per il film ‘Il ricco, il povero e il maggiordomo’ di Aldo Giovanni e Giacomo, ora nelle sale cinematografiche”. Un impegno molto gratificante. Sabiu è consapevole di essere fortunato. “Faccio quello che ho sempre desiderato. Amo tanto il mio lavoro che non stacco mai. Nei momenti liberi ascolto musica o leggo partiture”. Baciato dal talento, Marco sa di non aver realizzato i sogni solo grazie a un privilegio cromosomico. “Il talento serve come in tutti i mestieri, ma per arrivare è fondamentale la determinazione. Visualizzare l’obiettivo, non averne altri. Poi avere la buona sorte di essere al posto giusto, di incontrare le persone giuste. Indispensabili tuttavia sono il sacrificio, la concentrazione, la capacità di andare avanti a testa bassa come un trattore”. La soddisfazione più grande non ha la foggia di pentagramma ma il volto dei suoi due figli. “Andrea ha 22 anni e suona la chitarra, Bianca ne ha 18, canta, balla e recita. Sono bravi ragazzi. Per ora non hanno manifestato la volontà di lavorare nel mondo dello spettacolo. La musica è solo un hobby, un modo per arricchire la personalità e va benissimo così. Bisogna pensarci bene prima di intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo, è davvero un momentaccio. Ci vuole tanta determinazione”. La pietra angolare di casa Sabiu è la dolce metà di Marco, la signora Patrizia. “È il vero supporto di tutta questa follia, la parte solida della mia sregolatezza. È sempre stata molto comprensiva. Quando agli inizi degli anni Novanta decisi di lasciare il Paese, non si oppose nonostante la gravidanza. Poi mi raggiunse, e Andrea ha frequentato scuola materna ed elementare a Londra”. Sono passati tanti anni da allora, e oggi il sogno ha i contorni della realtà. “Adoro lavorare con le immagini, fare colonne sonore, vorrei continuare. Magari oltreoceano”. Di diventare grande Marco non ha alcuna intenzione. “Perché dovrei? Voglio restare per sempre come sono adesso”. La base del globetrotter Sabiu rimarrà comunque la sua Forlì. “La città in cui sono nato e in cui mi piace vivere. Amo girare, ho lavorato in tutto il mondo ed è bellissimo tornare a casa. Quando sono nelle grandi metropoli, apprezzo di più Forlì. Mi manca la tranquillità, quel ‘sottovoce’ che aleggia in ogni dove”. In futuro ci sono vari progetti in ballo ma parlarne è prematuro”. All’orizzonte potrebbe esserci nuovamente Sanremo, poi altri film. Sempre nel segno di un’adorabile follia.

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Ph. Vittorio Jannuzzi

Sopra, un giovane Marco Sabiu dirige l’orchestra negli studi londinesi di Abbey Road. Sotto, con la moglie Patrizia.



Antonio Patuelli

ANTONIO PATUELLI la voce delle banche.

testo Gianluca Gatta - foto Massimo Fiorentini

Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI e della Cassa di Risparmio di Ravenna, ricorda la sua gioventù, illustra i suoi riferimenti culturali e spiega le ragioni per cui, soprattutto oggi, vale la pena essere a favore dell’Euro.

Incontro Antonio Patuelli a Ravenna, presso i suoi uffici della Cassa di Risparmio. A inizio 2013 è stato eletto per acclamazione Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, ma prima è stato Deputato della Repubblica per due mandati in forza al Partito Liberale, nella IX e XI legislatura, nonché Sottosegretario alla Difesa sotto il Governo Ciampi tra il 1993 e il 1994. Oggi, oltre a essere Presidente dell’ABI, è anche Presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna. Insomma, è la persona giusta da intervistare in questa fase di incertezza finanziaria e trasformazione politico-istituzionale. Ho appena letto il suo libro pubblicato di recente nella collana Focus di Rubettino Editore, “Banche, cittadini e imprese”, dove si dichiara a più riprese convinto sostenitore della Costituzione italiana nel contesto di una visione politica ed economica chiaramente europeista. Sono cose che di questi tempi non vanno molto di moda. È per questo che voglio capire dove tutto è cominciato. Volendo tracciare un profilo della sua vita, quali eventi metterebbe in luce? “Sono nato a Bologna nel 1951 da una famiglia romagnolissima, la mia mamma di Ravenna e mio padre di Chiesuola di Russi. Avevamo un’impresa agricola, sia da parte di padre sia di madre. Sono cresciuto in anni di grande speranza per il Paese, dopo un ventennio di dittatura e dopo la terribile seconda guerra mondiale, ma erano ancora anni poveri. Ricordo a Ravenna la Caserma Gorizia, che oggi ospita il Museo Nazionale attiguo alla Basilica di San Vitale, adibita a ricovero per le famiglie sfollate e mia nonna impegnata nelle attività di assistenza. Erano anni anche di tensioni internazionali. Di Stalin sentivo parlare molto in casa, non sapendo chi fosse, e la sua morte costituisce il mio primo ricordo di notizia pubblica. Ho frequentato tutte le scuole, fino al liceo scientifico, a Ravenna e poi Giurisprudenza a Firenze. Erano gli anni del ‘68 e vi era una forte spinta emotiva a favore di una rivoluzione. Io rispondevo a queste sollecitazioni rifiutando qualsiasi metodo di intimidazione e violenza, anche solo ideale o morale, richiamandomi ai valori della Costituzione e delle riforme attraverso il primato della ragione”. Lei scrive che banche, imprese e famiglie costituiscono una rete interconnessa di interessi, tanto che i vantaggi acquisiti dall’una si ripercuotono sulle altre componenti.

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Antonio Patuelli

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Antonio Patuelli

Come è possibile contemperare gli interessi di tutte le parti e in particolar modo delle famiglie, che rappresentano l’anello più debole? “Io sono convinto che tutte le libertà – religiose, civili, economiche, sociali, ambientali – siano unite come in una catena e che la rottura di un anello influisca e indebolisca gli altri. In questo caso parliamo di libertà economiche, che non vanno disgiunte dalle altre, in uno spirito di responsabilità complessivo e nel contesto di un rinnovato clima di speranza e di fiducia. Questo significa, in concreto, dare più respiro alle imprese che così possono essere messe in condizione di creare lavoro per le famiglie e di far lavorare meglio le banche, le quali in questi anni stanno vivendo una fase di responsabile problematicità”. L’introduzione dell’Euro è considerato oggi da molti un progetto fallimentare, lei invece ne è un convinto sostenitore. Quali vantaggi concreti ha portato e porterà l’Euro? “Pensiamo all’Italia prima del 1859, in cui vigevano decine di monete e in cui era necessario muoversi con il passaporto in tasca. Chi partiva da Ravenna per andare a Piacenza doveva passare tre volte la frontiera. Era un mondo fatto di controlli continui e di dazi da pagare. Alla fine del ‘900 il mondo era guidato da tre grandi aggregati economici - il Nordamerica, l’area nipponica, la Cina - al cui confronto l’Europa risultava estremamente frammentata. Dall’esigenza di far convergere anche l’economia europea in un unico aggregato, tale da competere con le altre realtà mondiali, nacque l’idea della moneta unica. Luigi Einaudi, primo Presidente della Repubblica e grande economista, di-

ceva che la più iniqua delle tasse è la svalutazione, che pesa soprattutto sui risparmiatori, i salariati e gli impiegati. Egli calcolò, ad esempio, che cento lire investite in Titoli di Stato nel 1914 avevano raggiunto un valore di acquisto nel 1947 di appena 70 centesimi. Dopo il 1947 la Lira ha vissuto pochi periodi buoni, ma anche fasi di forte erosione, fino a svalutazioni arrivate al 10-15% annui, facendo perdere potere d’acquisto. L’Euro impedisce che tutto questo possa accadere nuovamente”. Che ruolo ha avuto Luigi Einaudi nella sua formazione culturale? “Einaudi è stato un grande studioso di etica dell’economia, primo Governatore della Banca d’Italia dopo la Liberazione e primo Presidente della Repubblica. Ritengo che gli scritti di Einaudi possano essere paragonati a ‘La Democrazia in America’ di Tocqueville, un testo base per la democrazia occidentale degli ultimi duecento anni. ‘La difficile arte del banchiere’ è una raccolta di articoli di qualità elevatissima che consulto sempre quando ho incertezze sui principi di economia, etica e diritto”. Ha un sogno che vorrebbe vedere concretizzato? “Sogno una diffusione maggiore della cultura e una consapevolezza della responsabilità civile basata su quelle alte regole che sono contenute soprattutto nella prima parte della Costituzione della Repubblica, e che costituiscono il fondamento del nostro vivere civile. Il mio sogno è di perseguire tali principi senza sensazionalismi, con il metodo della ragione, con un lavoro quotidiano e un approccio costruttivo che punti alla crescita culturale, civile, economica e sociale. Senza dimenticare l’aspetto solidaristico, nel suo significato di tutela e garanzia dei più deboli”.

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A sinistra, Antonio Patuelli durante un intervento per la Giornata del Risparmio 2014. A destra, a Ravenna durante una conferenza con Pierferdinando Casini.


savile row: la cultura dello stile. Ogni persona è unica e l’abito nasce per valorizzare la sua figura. Con questa filosofia e con passione, sensibilità e competenza, da 30 anni i responsabili Savile Row selezionano solo le migliori aziende per interpretare al meglio gli stili di una clientela esigente ed elegante. Per l’uomo: abiti Brioni, camicie Burini, maglieria Cruciani, sciarpe Colombo, calzature Bonafè ed Edward Green. Per la donna: collezioni Brioni, affiancate dall’opera dei migliori sarti del territorio.

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ROMAGNA MAI VISTA paesaggi sfiorati a volo d’uccello. testo Gianluca Gatta - foto Andrea Bonavita

Volando su un parapendio con il fotografo Andrea Bonavita percorriamo il nostro territorio (e non solo) alla scoperta di punti di vista di certo insoliti e sempre affascinanti.



Romagna mai vista

Osservare la Romagna dall’alto è privilegio di pochi. La maggior parte di noi è destinata ad averne una visione parziale, vincolata a una prospettiva ridotta data dalle nostre abitudini. Ma se solo si prova a cambiare punto di riferimento, volando come è possibile fare a esempio con un parapendio, il nostro territorio si dimostra affascinante tanto quanto estraneo. La nostra fantasia, la stessa natura umana, ci costringe ad associare le nuove visioni a quello che conosciamo meglio e che ci è più vicino - una casa colonica circondata da terreno arato diventa un grande occhio che ci osserva dal basso, uno stradello tra i campi ci pare una spina dorsale, un capanno da pesca con le reti abbassate sembra un ragno in attesa della preda - e da questo processo nasce lo stupore, che è la sensazione che si prova guardando le foto di Andrea Bonavita, il quale ricorda ancora il primo giorno in cui spiccò il volo, vent’anni fa: “Capii che Peter Pan non era uno stupido e che volare ad una quota che non fosse troppo alta da far perdere i dettagli alle cose, ma nemmeno troppo bassa da sentire ancora il frastuono che produce l’umanità, era la cosa che volevo fare.” Appassionato di immagini da sempre, grafico di professione e fotografo per divertimento, ha vinto con i suoi scatti premi prestigiosi e riconoscimenti internazionali: tra i tanti, il primo premio National Geographic 2012 nella categoria “Ambiente da salvare” con la foto Pineta burning; il terzo premio e menzione d’onore all’International Photography Award 2014 di Los Angeles con il progetto Aerial in Vertical. Sue foto sono state scelte per le copertine delle edizioni

2012/2013 delle Pagine Gialle di Ravenna e Pagine Bianche Forlì-Cesena, Rimini e San Marino. Due sono le cose che colpiscono maggiormente nelle foto aeree di Bonavita: da una parte il contrasto tra il disegno naturale del territorio accostato all’inserto, a volte brusco ma geometricamente affascinante, dell’intervento umano e dall’altra i colori che la luce, priva degli ostacoli terrestri alla nostra vista, fa risaltare al massimo grado. Così, dalla prima prospettiva, non possiamo che confessare l’ammirazione, infantile ma concreta, per un’umanità che ha saputo affrancarsi in gran parte dal ciclo naturale e dominare l’ambiente in cui vive (arrivando anche a produrre disastri ecologici, non lo si può nascondere, come si può notare nella foto dedicata all’incendio del 2012 della pineta di Classe). Dalla seconda prospettiva, la fascinazione nasce dallo scoprire un’isola-che-non-c’è, proprio come Peter Pan, ovvero un paesaggio che sembra frutto della fantasia, fumettistico, iperreale e che invece è reale tanto quanto quello che possiamo osservare quotidianamente (si pensi alla foto della barca di pescatori in una vena azzurra sul delta del Po o, fuor di Romagna, alla foto delle multicolori saline della Camargue). Per chi avesse il desiderio di vedere dal vivo le foto, sono esposte fino a febbraio 2015 presso Elsa Ristorante a Forlì. “Di solito non parto con un itinerario prestabilito” dice Bonavita “e quasi mai con un soggetto chiaro in mente. La cosa che preferisco è passeggiare per il cielo senza meta. Ovviamente cerco luoghi che offrono più opportunità di scatto, vuoi per la presenza di animali o di costruzioni interessanti,

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Da sinistra, un panorama della Valmarecchia; la vista dall’alto di un campo arato; la foto terza classificata e con menzione d’onore dell’International Photography Award 2014; uno scatto di Scardavilla vincitore del premio Pagine Bianche 2012.

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Dall’alto in basso, in volo sulle saline della Camargue, una barca di pescatori nel delta del Po, un capanno da pesca.

ma mi piace più lasciare al caso e al mio colpo d’occhio. Qualche volta è capitato invece di andare a cercare la foto che avevo in mente in quel momento. È successo ad esempio con le foto scattate nella settimana seguente all’incendio della pineta di Ravenna, che mi sono valse il primo premio al National Geographic 2012. Immaginavo che i resti di una pineta bruciata sarebbero stati graficamente molto interessanti, anche se ammetto che quella visione dall’alto mi ha lasciato con l’amaro in bocca.” Per volare, Bonavita utilizza un parapendio Dudek Plasma, una vela da gara che, nonostante gli anni, consente ancora una buona escursione di velocità. Questo gli permette di volare lento e scattare a soggetti fermi oppure volare veloce e poter seguire gabbiani e fenicotteri. Il motore, che si indossa come uno zaino, è un Top80 di 80 cc con telaio e imbrago costruiti artigianalmente. Per le foto utilizza una piccola Canon 600D. Quando è in volo monta un’ottica zoom Canon 18/200 che gli permette sia di avvicinarsi agli animali senza disturbarli, sia di fare vere e proprie fotocomposizioni con scatti multipli che poi vengono unite in postproduzione. “Gli autori che amo di più sono Sebastião Salgado, Steve McCurry e Ansel Adams” dice a proposito dei suoi punti di riferimento nel mondo della fotografia. “Salgado è il mio preferito. Tutti i suoi progetti sono molto profondi e toccanti, si è sempre occupato delle condizioni umane e sociali realizzando immagini di grandissimo impatto. Una delle più famose è quella della miniera in Brasile dove si vedono centinaia di persone piegate sotto il peso

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La pineta di Classe bruciata, scatto vincitore del concorso fotografico del National Geographic nel 2012. Sotto, in volo sulla Sacca degli Scardovari nel delta del Po.

di sacchi pieni di fango, costretti a salire e scendere da scale precarie fatte di tronchi e corde. Tutto questo per recuperare pochissimi grammi d’oro. McCurry ha una capacità di descrivere le condizioni umane in situazioni di crisi o di guerra che è meravigliosa. Riesce quasi a trasmettere le sensazioni della persona ritratta. Ansel Adams mi piace tantissimo per i paesaggi in bianco e nero che non fanno rimpiangere la mancanza dei colori. Dimostra una conoscenza delle luci e delle ombre e dei relativi contrasti che pochi altri negli anni hanno saputo imitare.” Se il volo è un’esperienza che pochi riescono a fare, non è dovuto certo alla mancanza di punti di riferimento per l’insegnamento in Romagna. Il primo consiglio è di provare prima di tutto a fare un volo in tandem dove il pilota, regolarmente abilitato e assicurato, si occupa di tutto, dal decollo all’atterraggio. Dopodiché se il volo in biposto è piaciuto e si vuole continuare e volare da soli è bene affidarsi ad una scuola certificata dall’Aeroclub d’Italia (AeCI). Esistono anche corsi per Simulazione Inconvenienti di Volo che si effettuano sul lago con barche di appoggio sempre all’erta e dove si è guidati via radio da un esperto ad effettuare manovre inusuali come stalli, viti e altre configurazioni particolari allo scopo di toccare con mano le reazioni della vela in caso di problema. “Io ho conseguito il brevetto da volo libero nel ‘96,” afferma Bonavita “due anni dopo ho preso l’abilitazione per il biposto e dal 2007 volo quasi esclusivamente in parapendio a motore, molto più comodo per volare nelle nostre zone senza grandi montagne.”

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SCENOGRAFIE DI STILI. Lo spirito della casa, e la proiezione dell’anima di chi abita in essa, sono il fil rouge di Dome, in una passeggiata affascinante tra abitazioni che raccontano il gusto di un nido in cui riflettere passioni, sentimenti e idee. Una villa di design sulle colline riminesi ci stupisce per la compenetrazione con l’ambiente circostante e le soluzioni spaziali. Sempre dall’alto, sui rilievi sopra Cesena, un’abitazione immersa in un grande parco ci porta ad ammirare un’architettura che sa fondersi con il paesaggio mantenendo identità e fascino. La casa dell’anima è quella poi che incontriamo a Forlì, con tanti spazi arrampicati su una torre, in un’atmosfera di amore per la tradizione. Innovazione e polifunzionalità si incontrano nel MAST. di Bologna, organismo multiforme realizzato come sviluppo di uno spazio aziendale, ma proiettato ed aperto alla città. E infine un’anteprima sul libro che presenterà il nuovo Campus di Forlì e poi design e creatività negli ambienti di Augeo, a Rimini, e nelle creazioni di Katia Olivucci e Franca Casagli che uniscono arte, lusso e fashion.

RICCIONE: Villa dei Pini CESENA: Affacciata sul verde

FORLÌ: Scatola dell’anima

MAST.: Un organismo mobile


Accenti

Vecchie industrie in punta di mouse. Emilia-Romagna - L’Emilia-Romagna è stata una delle prime regioni ad avviare, alla fine degli anni Settanta, un censimento del patrimonio industriale. Oggi quel lungo cammino trova un proprio approdo nella banca dati del patrimonio industriale della Regione Emilia-Romagna curato dall’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali consultabile sul sito ibc.regione.emiliaromagna.it (al link: catalogo del patrimonio culturale - archeologia industriale). La banca dati contiene informazioni riguardanti la storia architettonica, produttiva e sociale dei siti industriali ed è costantemente aggiornata sulla

base dei materiali raccolti e attraverso approfondimenti di carattere monografico. Tutti i siti sono visitabili virtualmente grazie alla mappatura su Google Maps

Da Arte Fiera ad Art city: Bologna si tinge di colore.

Bologna - La trentanovesima edizione della Fiera Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea apre le porte di BolognaFiere al grande pubblico dal 23 al 26 gennaio 2015. Quest’anno i visitatori potranno seguire un percorso suddiviso in cinque sezioni: Main section con 127 Gallerie di arte moderna e contemporanea; Focus Est, dedicato alla produzione artistica dell’Europa dell’Est e del Medio Oriente; Fotografia, con 24 espositori; Solo Show, che offrirà uno spaccato dell’arte italiana e internazionale con stand realizzati da 14 gallerie che propongono monografie di grandi interpreti, dal moderno al contemporaneo; Nuove Proposte

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con 10 Gallerie che presentano opere di under 35. In concomitanza con Arte Fiera, il Comune di Bologna propone la terza edizione di Art City, un programma di eventi che accompagna la fiera che si propone di completare attraverso una rassegna cinematografica, la notte bianca dell’arte e l’apertura di una serie di percorsi e luoghi dell’arte in città. Come sottolinea Claudio Spadoni, direttore artistico della sezione di arte moderna: “Abbiamo dedicato il nostro impegno per realizzare non più solo un’esposizione, ma la proposta al mercato e al collezionismo di un evento e di un progetto che sceglie temi e sollecita attenzione e nuovi interessi.”

e Google Street View consentendo così un riscontro da remoto sullo stato dell’architettura e sul luogo in cui questa è situata.

Riprendi la luce. Torino - L’AIDI (Associazione Italiana di Illuminazione) ha lanciato la seconda edizione del concorso video Riprenditi la città, riprendi la luce, un’iniziativa che si propone di divulgare la “cultura della luce”, partendo dai giovani, per stimolare l’importanza che questo elemento riveste nella loro vita quotidiana e per conoscere e capire come i giovani interagiscono con la città dove vivono, studiano o lavorano. Il contest è aperto a tutti gli under 30 che potranno partecipare inviando i loro filmati entro il 28 febbraio 2015 iscrivendosi tramite la compilazione della form presente sul sito www.riprenditilacitta.it. I filmati dovranno avere una lunghezza massima di sessanta secondi, non sono indicati vincoli tecnici per la realizzazione dei corti (sono accettati anche corti effettuati con i cellulari). Le opere in concorso dovranno rientrare in tre categorie tematiche: luoghi, cinema e musica. I lavori saranno valutati da una giuria formata da esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura e saranno premiati il 27 marzo a Torino nell’Aula del Tempio della Mole Antonelliana.

Errata corrige Nell’articolo “La casa museo”, sul n. 1/14, è stato omesso il nome del fotografo, Riccardo Gallini. La redazione se ne scusa con l’interessato.


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VILLA DEI PINI la casa in collina.

testo Lucia Lombardi - foto Domenicali

E sul ricordo il progettista di questa splendida architettura ha basato la sua creazione, in un gioco di contrasti non solo fra materiali, ma fra tempo instantaneo e immobile.


Villa dei Pini

Qui va in scena la vita! Una vita costellata di contrasti, di metamorfosi. I cui mutamenti diventano un’arma vincente se accolti favorevolmente, tramutati in stupore, gioco e al contempo consapevolezza. Maestra di vita si fa la natura, il mare stesso con i suoi doni invernali lasciati sulla spiaggia in inverno: “l’armadira”. Oggetti che il mare con la sua forza lavora, trasforma in elementi poetici o di scarto, riutilizzabili dall’uomo, in caso si necessità, quale combustibile naturale come avveniva un tempo, o come fonte ispirativa, così è stato per l’architetto Fabio Mariani, che ha saputo trasformare un ricordo infantile in tecnica costruttiva, dando luogo a contrasti tra legno e vetro, tra materiali caldi e freddi, tra superfici che mutano e superfici inalterabili nel tempo, sottolineati dal contrasto compositivo tra forme pure, astratte e forme classiche, romantiche, tra il tempo presente che scorre istante per istante e il tempo immutabile; proprio come nella vita domestica per dirla alla Joyce: “Un banale attimo di vita quotidiana può diventare eterno”. Se il buongiorno si vede dal mattino, nel caso di Mariani è una verità assodata che ha preso corpo nel progetto riccionese della Villa dei Pini. Adagiata tra pini odorosi sulla omonima collina affacciata sul mare Adriatico, realizzata per una giovane famiglia! La “villa” è costituita da due unità uguali che compongono un’unica struttura simmetrica. La casa ha un’altezza di due piani a monte e di tre piani a mare. Per meglio assecondare la pendenza del terreno in realtà i tre piani sono divisi in sei livelli (mezzi piani) sfalsati. Gli ingressi principali sono posizionati a monte. In questo progetto vi è condensata tutta la sua filosofia progettuale, che non rimane sorda rispetto alle esigenze dei suoi futuri abitanti. “Un architetto deve essere un po’ psicologo nei confronti del committente. - dichiara Mariani. - Mackintosh suggeriva di andare a dormire a casa del cliente per entrarvi in totale sintonia. Senza essere così radicali, è sicuramente utile creare empatia, poi, però, risulta fondamentale saper trasmettere e difendere le proprie idee, imporle per non disperderne la forza iniziale.” L’architetto Mariani fa un buon uso dei ricordi del passato, mescola passioni personali e gli insegnamenti dei maestri, fa uso di una architettura spirituale e simbolica. Queste particolarità balzano subito ad uno sguardo sensibile, infatti, entrando in villa ci si trova inconsapevolmente in un labi-

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rinto odoroso, le cui pareti d’alloro schermano il prospetto dell’abitazione, il sentiero si fa surreale e ludico, come Alice nel Paese delle Meraviglie che alla meta arriva in maniera inedita. Qui il percorso emozionale porta dopo qualche istante ad uno specchio d’acqua che è piscina e laghetto al tempo stesso, ma funge da spartiacque difensivo, come un metaforico fossato, la forma insolita della piscina ricorda il simbolo dell’infinito. Come infinito è il sogno. Il sogno della vita. Al di là di esso si è traghettati attraverso l’attraversamento di un ponticello zen, che riporta la mente ai giochi di luce e rimandi del giardino di Monet a Giverny. I colpi di teatro non terminano qui: grandi tende scure in tessuto nautico calano centralmente dall’alto della facciata, nascondendo l’ingresso, come a preludere Due prospettive della scala in acciaio che caratterizza in maniera importante tutti gli spazi interni.

l’opera cui si parteciperà entrando. “La facciata sud è caratterizzata dal grande porticato curvo, dalla piscina e dal ponticello pedonale che guida verso gli ingressi della villa, - spiega l’architetto.- La ricerca della simmetria e di forme classiche, pur nel pacato contrasto con materiali moderni, comunicano serenità in uno spazio che appare senza tempo.” Un vestibolo nero, come una sorta di scatola in lacca cinese accoglie l’ospite che si sveste degli umori esterni, in questa silenziosa anticamera ovattata si ripulisce di suoni e luce, come una grotta, un utero, che accolga l’errare quotidiano. Il viaggio verso casa come quello di Ulisse è costellato di paure, incanto e meraviglia, un gioco continuo di rimandi e contraddizioni. Rappresentato qui anche dal contrasto stilistico che il progettista con leggerezza calviniana propone. Un sensuale gioco di luci accoglie al pian terreno. “In questo spazio - spiega Mariani - si trovano gli ingressi alla villa, i doppi volumi con le scale libere in acciaio spazzolato, la cucina e il pranzo. In sezione la casa è caratterizzata dalla divisione degli spazi su mezzi piani; questo per assecondare al meglio la pendenza del terreno accentuando la fusione degli spazi interni ed esterni tra loro.” Una grande scala in acciaio spazzolato funge da grande totem, al tempo stesso elemento decorativo, fortemente caratterizzante, un grande lampadario pendulo occupante tutto il vano scala, realizzato dalla moglie del proprietario, valorizza le sinuosità divenendo un’opera nell’opera. L’insieme risulta rigoroso ma giocoso al tempo stesso, un’opera d’arte in cui vivere, un’idea modernista fortemente mossa da innovazione e tecnologia. Non c’è ostentazione, c’è “varietas”,

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Villa dei Pini

contrasto pieni e vuoti, tra materiali: legno e vetro; pietra e ferro; tra costruzione umana e natura circostante. La ricerca continua è tesa al dialogo, che sia a tratti soliloquio, a tratti con il tutto o coi suoi abitanti. L’occhio dalle grandi vetrate fugge verso “l’hortus conclusus”, dove un pero da fiore segna simbolicamente il passaggio delle stagioni. I muri, le pareti giocano con i dislivelli del terreno creando campi visivi inattesi, ma misurati. In una economia degli spazi e di armonia sinergica tra le parti, tra interno ed esterno. Particolare raro nell’architettura contemporanea. La cucina è pensata per la padrona di casa che ama molto ricevere e cucinare e allo stesso tempo deve accudire le due figliolette, per questo lo sguardo ampio dovuto alle grandi vetrate permette di spaziare sui vari livelli dell’abitato per tenere sotto controllo il tutto, ma allo stesso tempo sentirsi subito fuori, ossigenati: essere dentro ma allo stesso tempo fuori. La cucina in tinte scure gioca di contrasto con i doppi punti di luce naturale provenienti di giorno dalle grandi vetrate. Una sorta di mobile credenza funge da “separé” con la zona pranzo, scenografico e pratico al tempo stesso, dal lato sud affacciato sulla piscina proviene una luce morbida e frammentata dalle rifrazioni dell’acqua. Mobili di famiglia e oggetti d’arte ereditati scaldano affettivamente gli ambienti. Soprattutto questo dove i componenti della famiglia amano soggiornare a lungo: preparano delizie, fanno i compiti e ospitano informalmente. Attorno alle grandi vetrate, sassi di fiume fungono da contorno ideale e da elemento dialogico con l’esterno. Scendendo un’ampia scala in travertino romano (così come il resto dei pavimenti e dei terrazzi)

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si arriva al soggiorno formale che si affaccia sul parco sottostante e getta lo sguardo sul mare in lontananza. Al centro sono posizionati gli elementi tecnologici sottolineati dai volumi in zinco titanio dei camini. Scendendo ancora una mezza rampa si arriva al salotto informale (la sala giochi dei bimbi) area benessere e ospiti. Scendendo ancora alcuni gradini si arriva nel garage dal quale si accede alla centrale termica. Ritornando al piano d’ingresso, si sale la scala di acciaio per entrare nella camera padronale, rivestita in palissandro, con un’ampia vetrata rivolta verso il mare. Salendo una rampa curva si accede alle due camere da letto delle bimbe con balcone sulla piscina e a un ufficio-atelier da cui spiccano i rivestimenti dell’esterno in cedro americano, che sovrasta il cappotto termico in sughero, non è aggredibile dagli insetti, invecchia naturalmente ed è in contrasto netto con l’uso del vetro. Salendo ancora una rampa si accede al tetto piano e alla parte tecnica che ospita i pannelli solari, fotovoltaici, e al giardino pensile ove sembra di stare sulla prua di una nave e spiccare il volo verso nuovi orizzonti, qui la mente si inebria di salmastro, riconducendosi idealmente alla funzione del vestibolo nei piani bassi. Il giardino romantico è caratterizzato da parti formali e parti informali. Vi sono piante e spazi dove ricevere cerimoniosamente l’ospite e luoghi intimi ove riflettere in solitudine, vi sono anche luoghi adatti al gioco dei più piccoli. Essenze e alberi da frutto come fichi, cachi, giuggioli, ispirano comportamenti sani in armonia con la natura.

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AFFACCIATA SUL VERDE quando l’architettura vive nella natura. testo Annalisa Balzoni - foto Valentina Donatini

Immersa nel verde delle colline cesenati, una villa che si fonde con l’ambiente e che lo accoglie dinamicamente nei suoi spazi. Con uno sguardo affascinato e insieme distaccato su un ampio scorcio di Romagna.



Affacciata sul verde

Costruita nei primi anni Novanta questa dimora unifamiliare si erge sulle prime colline cesenati ed è immersa in un parco di diecimila metri quadrati, alcuni dei quali coltivati a vigna e ulivi che regalano alla proprietà la possibilità di una produzione privata di vino e olio. Il panorama che si può godere dall’ampio giardino, spazia su tutta la Riviera romagnola: dai lidi ravennati fino a Rimini e sulla destra si erge il Monte Titano di San Marino. La posizione di questa abitazione ed il suo ampio ed aperto panorama, sono certamente i valori più “alti” della casa. Su progetto dell’architetto Marco Peticca, la casa è stata studiata in modo tale da integrarsi alla collina, senza disturbare l’equilibrio rurale. L’abitazione si inserisce in modo silenzioso nella cornice collinare in quanto, per struttura e per altezza, risulta essere quasi nascosta tra le colline. Primaria importanza è stata data al paesaggio circostante, tanto che i muri perimetrali vengono tagliati per garantire e creare tra interno e esterno un effetto osmotico con la natura circostante. Oserei dire che non si può parlare di finestre, o di grandi vetrate, ma di tagli, come cornici di un quadro, su tutte le pareti che si affacciamo sul verde collinare. Il volume di questa residenza risulta dalla intersezione di due corpi rettangolari posti a “L” e da un terzo corpo centrale, pressoché quadrato, ruotato di quarantacinque gradi rispetto alla direzione dei bracci della “L”. La rotazione dei volumi avviene attorno a un “perno” centrale, un pilastro che costituisce la struttura formale e statica dell’edificio che ben si nota all’ingresso del grande salone. Esso rappresenta il fulcro della composizione insieme al volume che delimita la scala. La parte residenziale si sviluppa su due livelli di poco sfalsati; i servizi sono interrati, seminterrati e posti nei volumi del sottotetto. La struttura risulta essere in cemento armato; i paramenti murari in blocchi di laterizio intonacati; grande copertura in coppi, al cui interno si sviluppa un sottotetto in cemento armato a vista ampio e ben studiato che attraverso un ballatoio si affaccia sul grande salone, a cui è collegato attraverso una scala rivestita in marmo bianco, inondata dalla luce naturale proveniente dal grande lucernaio posto in copertura come a creare

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Nome Rubrica

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Affacciata sul verde

una sorta di rapporto e collegamento con il cielo. Inoltre il corpo scale con la sua copertura vetrata, percepito dall’esterno, costituisce l’asse di rotazione dei tre volumi della casa e ne segna le tre direzioni di sviluppo. Le falde del tetto, molto sporgenti dalle murature, sono in parte sorrette da pilastri a tronco di cono ed offrono riparo e ombra, dando alla composizione architettonica una sensazione di movimento, percepito anche dalla forma quasi “stellare” della stessa copertura. Finiture esterne in travertino, mentre all’interno le pavimentazioni sono in marmo bianco e legno a doghe lunghe, visibili nel grande salone che si incontra entrando. Il grandissimo soggiorno “terra e cielo” dona una sensazione di enorme spaziosità, arredato con gusto, ottenuto unendo arredi moderni, come le bellissime sedute, con oggetti in stile classico dalle linee semplici e pulite, come il bel tavolo romagnolo nella zona pranzo, il trumò che precede la zona notte, con inseriti anche mobili tibetani e indiani: il tutto viene impreziosito da opere d’arte sia classiche che contemporanee, tra cui la “casina” del pittore Carlo Cola, e alcune tavole realizzate dallo stesso proprietario. Il grande pilastro, precedentemente ricordato, si impone come parte strutturale, ma soprattutto come elemento guida tra il salone e il ballatoio che si affaccia sulla zona living, diventando parte essenziale dell’arredo, abbracciato dalla luce che filtra attraverso le cornici intagliate nelle murature.

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Scatola dell’anima

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Scatola dell’anima

SCATOLA DELL’ANIMA la casa nella torre a Forlì.

testo Annalisa Balzoni - foto Valentina Donatini

Una dimora che si sviluppa in verticale, seguendo il ritmo di scale e punti relax, uno spazio di accoglienza e pace per lo spirito e per il corpo, dove trovare un equilibrio tra i tanti segni della tradizione e lo slancio verso il futuro.

“Ciascuno ha bisogno del suo posto quale casa per l’anima, e non quale scatola per il corpo”. È vero che per ognuno di noi esiste un posto nel mondo, un luogo in cui sentirsi al riparo e sicuri da ciò che ci fa male , in cui vivere e sentirsi vivi, un nido da condividere. Si pensa spesso alla propria identità, si spera di trovarla, si vive per essa, alla fine può succedere, può capitare che nonostante le infinite strade percorse, ci si possa trovare a ripercorrere quella che ci riporta all’origine. Non possiamo perdere le nostre radici, come scriveva Simone Weil: “la perdita del passato individuale è la grande tragedia umana”, perché esso rappresenta il nostro tesoro ed eredità per il futuro, l’uomo non può esistere senza il proprio passato, il nostro bagaglio culturale e spirituale ci accompagna per poter vivere il presente proiettandoci verso il futuro. Non vogliamo qui affrontare un discorso filosofico sul vivere, ma credo che l’ambiente in cui si vive può essere la trasposizione del nostro sentire e del nostro essere, anzi, lo è sicuramente. Non occorre circondarci di oggetti preziosi o tecnologicamente avanzati, ma bisogna essere abbracciati da ciò che noi stessi sentiamo prezioso per il nostro cuore. Noi diamo vita agli oggetti, viviamo i luoghi, trasmettiamo loro la nostra energia, che non si disperde ma rimane imprigionata nelle pareti, in ciò che tocchiamo, per far sì che possa permanere e trasmettersi al futuro. Fa parte dell’essere umano portare ad animare cose materiali, senza che queste diventino valori assoluti, ma solo testimoni di noi, del nostro calore e del nostro amore. Oliver Marc, architetto francese che da tempo si occupa anche di psicoanalisi, sostiene che

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Scatola dell’anima

l’architettura era forse la prima delle espressioni artistiche dell’uomo e la casa era la più perfetta espressione del sé. Da tutto ciò deriva l’essenza dell’abitare, perché all’abitare arriviamo, come dice Heidegger, prima attraverso il costruire. E abitare vuol dire etimologicamente “essere riparati”, ma anche vivere ed esistere, rappresentare cioè un modo di essere e di intendere il mondo. La casa è dunque l’immagine del sé e, infatti, la psicanalisi riconosce alla casa, che si manifesta nei sogni, molteplici e profondi significati. Ciò che avviene “nella casa” avviene dentro di noi. Rispetto a questi diversi aspetti le case diventano introverse o estroverse. Una scala rappresenta la connessione tra piani diversi, sia della nostra personalità sia della nostra psiche. Corrisponde alla necessità che l’uomo ha avuto di salire, è connessa all’idea di elevazione e di comunicazione, rappresenta il contatto tra il cielo e la terra. L’atrio, secondo com’è progettato, restituisce una diversa percezione dell’intero alloggio. Si può citare l’antica pratica cinese del Feng Shui, più vicino alla psicologia, per parlare di organizzazione dello spazio in relazione alle energie presenti nell’ambiente. Ogni elemento è positivo purché sia in equilibrio con gli altri. Questa lunga premessa è per presentare una dimora all’interno di una torre della città di Forlì, in cui nei secoli si sono succeduti vite, esperienze, amori e sofferenze, poteri e sorrisi, insomma un luogo ove si è vissuto e ove si continua a vivere, respirando il passato, volgendosi indietro con un sorriso, niente malinconia ma solo energia positiva per il futuro. Appena entrati

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R I S T O R A N T E O S T E R I A Il ristorante osteria ARQUEBUSE nasce nel 1999 dall’idea di Luca Torelli, con il recupero di una vecchia casa colonica trasformata in un ristorante-pizzeria nel pieno della campagna forlivese, lungo l’antica via Cervese che porta verso il mare. L’ambiente è rustico e familiare, disposto su una grande sala ricavata dall’antica stalla e da una saletta, perfetta per cene intime e di affari. Durante la stagione estiva l’ampia veranda ed il giardino diventano una perfetta oasi di relax, per trascorrere piacevoli serate. La struttura, l’ampio parco e le aree verdi sono la location ideale per cerimonie e banchetti. Lo chef Luca Torelli è affiancato da uno staff giovane e professionale, che accoglie gli ospiti con allegria e cordialità. La cucina romagnola, rivisitata in modo creativo, comprende diverse specialità della casa, tra cui la carne di prima qualità e certificata, pasta al mattarello e menù stagionali. Da non sottovalutare anche la vasta selezione di salumi e affettati nazionali ed esteri esposta al banco, dove un’affettatrice a volano permette la preparazione a vista di battilarde accompagnate da piadina romagnola, che arricchiscono il menù di sapori nostrani. Menù di pesce ampliano l’offerta culinaria in alcuni periodi dell’anno, mentre la pizzeria con forno a legna propone pizze tradizionali.

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Scatola dell’anima

non ci sente chiusi in un luogo angusto , bensì, al contrario, si avverte la luce che penetra dalle finestratura ad arco, si avverte il desiderio di salire attraverso le scale in granito bocciardato, che corrono lungo i muri secolari, rincorrendo la luce; ai vari piani sono stati creati angoli di vita romantici, punti di relax, sino al raggiungimento della torretta. Ci si sente accolti. La stanza dell’accoglienza è la “cucina”, dove gli elementi ferro, fuoco, terra e acqua si trasmettono al visitatore attraverso un grande camino con alari in ferro battuto, un lavabo ricavato da un catino in rame, la terra dell’antico mattone come rivestimento. Spiccano oggetti cinquecenteschi, come il bellissimo arcolaio, porte di accesso del Seicento, pavimentazione in cotto del Cinquecento, travi lignee al soffitto e tavelle. La stanza dell’accoglienza e del ristoro trasmette calore e una sensazione di pace e benessere, da essa si accede al grande salone, ove ogni ospite può trovare riposo respirando la storia negli arredi, dei dipinti nelle strutture portanti. Risalendo le scale si giunge in un nuovo angolo dell’anima. L’arrivo al secondo piano è rappresentato da un’altra zona di riposo, come a voler spingere il visitatore a una sorta di sosta forzata per permettergli di godere ogni scorcio dall’alto delle scale e il panorama attraverso le finestre. Da qui accede alla grandissima camera padronale dalle cui finestre la visione dei campanili del nostro centro storico riempie lo sguardo. Ringraziando per l’ospitalità, concludiamo il nostro viaggio dicendo: “L’anima di un luogo è l’intangibile sensazione che questo comunica… Ogni luogo dovrebbe avere uno spirito.”

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Un organismo mobile

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Un organismo mobile

UN ORGANISMO MOBILE identità e design del MAST. di Bologna.

testo Giorgio Pereci

Nella periferia del capoluogo emiliano la Fondazione MAST. propone un’architettura all’avanguardia che fa dell’interazione tra città e azienda e di una spazialità ibrida i suoi elementi distintivi.

La sede del MAST., Manifattura di Arti Sperimentazione e Tecnologia, è stata inaugurata a Bologna nel 2013, nella prima periferia della città, in un quartiere residenziale dove sembra adagiarsi su uno spazio verde ritagliato tra condomini e palazzine a tre piani. Trova spazio in un’area industriale dismessa, dove non è certo possibile confonderla con le architetture vicine ma con cui si sposa abilmente, seguendo un’assimilazione propria di quelle costruzioni degli ultimi decenni nate allo scopo di costituire un punto di incontro e di confronto intorno alla contemporaneità, in questo caso declinata nella prospettiva dell’impresa industriale. “MAST. è una Fondazione non profit nata nel 2013 per promuovere progetti di innovazione sociale e offrire servizi di welfare aziendale che possono assumere connotazioni di complementarietà a disposizione della comunità e del territorio” afferma Isabella Seràgnoli, presidente e azionista unico di COESIA Group, che controlla quattordici imprese operanti in trentuno Paesi nei segmenti delle macchine automatiche, soluzioni di processo industriale e ingranaggi di precisione. La sede centrale del gruppo è a Bologna, alle spalle della cittadella del MAST., che ne costituisce un’appendice nata in primo luogo dall’esigenza di offrire servizi ai collaboratori dell’azienda ma proponendosi, al contempo, come punto di riferimento aperto anche alla cittadinanza, secondo un percorso progettuale che ha più di un’assonanza con la filosofia d’impresa di Adriano Olivetti.

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Un organismo mobile

Il luogo deputato all’incontro tra esterno e interno, tra cittadini e azienda, è primariamente la Gallery, una sede espositiva con una sezione permanente ricca di strumenti di edutainment interattivo dedicata alla tecnologia meccanica - dove si accede attraverso un portale dal sapore iniziatico, con strisce di luce che segnano il cammino e pareti nere riflettenti, dense di cifre colorate scomposte – e dove trovano posto anche mostre fotografiche a tema industriale, accolte in spazi ampi e rarefatti congiunti tramite passerelle e scale. Recentemente, con termine al 31 dicembre 2014, è stata ospitata in anteprima nazionale la mostra “The Factory Photographs” di David Linch, artista poliedrico conosciuto soprattutto come cineasta ma anche musicista e fotografo, dedicata al fascino delle fabbriche abbandonate e ormai decadenti, con centoundici foto, tre cortometraggi e un’installazione sonora. In precedenza sono state qui ospitate una delle esposizioni afferenti alla prima Biennale Foto/Industria svoltasi a Bologna a fine 2013 e la mostra “Mondi Industriali 014” con scatti inediti di Margaret Bourke-White, Andreas Gursky, Toshio Shibata e tanti altri artisti riconosciuti a livello internazionale tra cui anche Lewis Baltz e Naoya Hatakeyama presenti con un’opera unitaria composta da 53 fotografie. Queste ultime sono opere che fanno parte della collezione privata del MAST., il quale dimostra la propria vocazione a divenire un riferimento per la fotografia su industria e lavoro, tanto da raccogliere opere che afferiscono a cinque sezioni tematiche: lavoro e lavoratore, considerati secondo una rappresentazione di-

namica dall’inizio del XX secolo a oggi; area industriale e impianto industriale, affrontati attraverso un salto temporale che metta in luce le differenze tra il presente e il passato; chiaroscuro, che sottolinea la differenza sostanziale tra ambiente di lavoro del passato e del presente; visibilità e invisibilità, sul cambiamento dei mezzi di produzione, dalle macchine alla Charlot a quelle asettiche e digitali dell’epoca odierna; flussi di energia, di traffico e di dati che evidenzia il “movimento” – di merci, di informazioni, di materie prime – come fattore fondante della produzione industriale. La collezione è curata da Urs Stahel, direttore per quasi un ventennio, fino al 2012, del Fotomuseum di Winthertur, in Svizzera, uno dei musei fotografici più importanti d’Europa, per il quale ha curato più

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Una vista esterna del MAST. con la rampa che porta al piano superiore. A destra, lo spazio interno del foyer.


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di centoventi mostre. Seguendo un ideale cammino che parte dalla vocazione pubblica del MAST. e procede verso i servizi riservati a un target più ristretto, alla Gallery segue l’Auditorium, che architettonicamente accoglie sul fronte un palcoscenico leggermente rialzato, un parallelepipedo ben distinto dalla platea, che vi si avvicina con una leggera pendenza, caratterizzata da corridoi laterali di distribuzione separati dal centro da pilastri a vista. Le pareti laterali presentano lamelle orientabili progettate per ottenere un’acustica variabile in relazione all’evento presentato. Qui sono organizzati eventi ed incontri come quello dell’aprile 2014 che ha visto la consegna dei diplomi di Master in Medicina Palliativa e del Corso di Alta Formazione in Cure Palliative Pediatriche realizzati dall’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa e dall’Università di Bologna, in occasione del quale si è tenuta una lectio magistralis di Umberto Eco sul dolore. Giungendo ai locali di servizio per i dipendenti aziendali del Gruppo Coesia, dall’Auditorium passiamo all’Academy, che raccoglie le aule dedicate alla didattica e all’aggiornamento, al Wellness Center, attrezzato con spogliatoi, sala fitness, una palestra con canestro da basket, al Ristorante aziendale e al Nido, con ingresso indipendente, caratterizzato all’esterno da un fronte con bacchette multicolori in ceramica smaltata e all’interno si caratterizza come un open space suddiviso in atelier monotematici da pareti circolari in vetro (come per gli spazi dedicati alla natura e all’arte, vere e proprie “bolle” cilindriche), librerie curve (come quella che

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Un organismo mobile

divide la piazza interna dalla zona pranzo), e pareti tradizionali, in parte forate da grossi oblò. “Il complesso è stato immaginato come un organismo mobile capace di esprimere una nuova e per certi versi ibrida identità, che non si identifica con nessuna delle attività ospitate ma al tempo stesso è in grado di rappresentarle tutte” affermano Francesco Isidori e Claudia Clemente dello studio Labics di Roma, che ha progettato la struttura. “La collocazione di MAST ai confini con una delle imprese di Coesia e in posizione opposta dell’ingresso dell’azienda ha reso possibile enfatizzare, oltre che sotto il profilo programmatico anche dal punto di vista urbano, il ruolo di cerniera tra pubblico e privato, tra la città e l’azienda. Il tema è declinato nel disegno decisamente differente dei due prospetti dell’edificio, quello rivolto verso l’impresa e quello verso la città: il primo continuo, compatto allude alla continuazione e alla conclusione della sequenza dei volumi che insistono sull’area industriale, il secondo aperto verso la città e il parco del Reno accoglie idealmente il vuoto del verde antistante e con esso il pubblico invitandolo ad entrare, attraverso le lunghe rampe, direttamente nel centro nevralgico del complesso.” Interessante è la riflessione di Francesco Dal Co, professore di storia dell’architettura all’Università IUAV di Venezia: “Risultato di un lavoro di incisione piuttosto che di un lavoro di modellazione, MAST. ha un aspetto mutevole che gli è garantito dai modi in cui i profondi tagli che ne sezionano il volume reagiscono al mutare delle condizioni di illuminazione. Giocando con la luce, gli aggetti assegnano alle ombre il compito di illustrare le complessioni dei volumi che scandiscono la massa e disegnano il profilo dell’intera costruzione, immaginata dai progettisti come un corpo squadrato sul quale hanno poi operato per successive sottrazioni. Questo gioco di luci, ombre e colori ha come palcoscenico il verde dei giardini che si impone alla vista grazie alla trasparenza della recinzione. I diversi momenti di questo gioco si offrono come uno spettacolo, ci auguriamo, coinvolgente e inusuale, che si vorrebbe suggerisse a quanti lo osserveranno cosa è o sarebbe possibile fare per migliorare, insieme al loro aspetto, anche la qualità della vita offerta dalle nostre città.” www.mast.org

Sopra, una vista dell’atrio con l’opera di Olafur Eliasson. Sotto, l’area lettura.

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Il Campus di Forlì

IL CAMPUS DI FORLÌ il ponte per il futuro. testo Clarissa Costa

Per dare ancor più risalto a un progetto che ha coinvolto l’intera città, Edizioni IN Magazine raccoglie nel libro “Il Campus di Forlì”, a cura degli architetti Lamberto Rossi e Marco Tarabella, una storia di cambiamento e innovazione che porta Forlì nel futuro.

Il Comune di Forlì spalanca le porte al futuro e agli studenti inaugurando l’anno accademico 2014/2015 con l’apertura del nuovo blocco di aule e Padiglioni del Campus Universitario di Forlì: un’area che oggi comprende quasi 9 ettari di terreno, di cui 35.500 mq di parco pubblico. Una svolta sia per gli studenti, che dopo tanti anni di lavori possono usufruirne come centro di riferimento, sia per la città, che si avvicina sempre di più all’obiettivo di trasformarsi in “città universitaria”. Un progetto di recupero e riqualificazione che Edizioni IN Magazine ha racchiuso in un volume, coordinato e curato dagli architetti Lamberto Rossi e Marco Tarabella, dal titolo “Il Campus di Forlì”. Con prefazioni del Sindaco di Forlì Davide Drei, del Rettore dell’Alma Mater Studiorum di Bologna Ivano Dionigi, del Presidente della Fondazione della Cassa di Risparmi di Forlì Roberto Pinza, e del Presidente Ser.In.Ar Alberto Zambianchi, il volume intende presentare al lettore il complesso architettonico del Campus, ripercorrendo la storia e lo sviluppo dell’area urbana occupata dall’ospedale Morgagni e illustrando in maniera dettagliata le fasi di restauro, le scelte progettuali, le tecniche e le metodologie applicate.

Il tutto approfondito da un ricco apparato iconografico che comprende piante storiche e riproduzioni dell’epoca, fotografie, grafici dei progetti architettonici, rendering. 1998 è la data che ha segnato il primo vero passaggio dalle idee alla concretezza, l’anno in cui il Comune di Forlì ha bandito un concorso internazionale per il recupero dell’ospedale Morgagni in Campus universitario del Polo Scientifico e Didattico di Forlì. Al gruppo vincitore, composto da Lamberto Rossi (capogruppo), Massimo Galletta, Roberto Lazzarini, Marco Tarabella, Paolo Zilli, viene affidata la redazione del piano urbanistico e del progetto esecutivo, facendogli così prendere forma negli anni. Un polo didattico concepito come una grande cerniera urbana con la duplice funzione di “ponte” tra centro storico e città moderna, dal grande valore sperimentale in termini di sviluppo sostenibile. Il volume si pone quindi come panoramica completa che consente di cogliere l’esemplarità del progetto come patrimonio ed elemento di sviluppo per la città, una degna conclusione che, in realtà, non è altro che l’inizio: “Non era scontato e non è stato semplice raggiungere l’obiettivo”, scrive il Sindaco Davide Drei. “Così come saranno necessari impegno e convinzione per consolidare la qualità formativa, la ricettività e i servizi e per far pulsare di vita la cittadella universitaria sorta nel cuore del nostro centro storico”.

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L’essenza della forma

L’ESSENZA DELLA FORMA nuovi spazi Augeo.

testo Lucia Lombardi - foto Riccardo Gallini

A Rimini, nello storico Palazzo Spina, lo spazio Augeo si propone come avanguardia del design. Per esperienze esclusive di wellness e arte all’interno di un contenitore poliedrico e di grande classe.

“Augere semper”. Tendere a migliorarsi, deve essere un qualcosa cui aspirare sempre, per creare un tutt’uno armonico e crescere nel fluire continuo della vita, a tutte le età. Per assecondare questo flusso ininterrotto di possibilità, a Rimini, è nato lo spazio Augeo. Un luogo dove si può sognare, accrescere il proprio potenziale stimolando mente e corpo. Così, all’interno dello storico palazzo Spina, posto sul Corso D’Augusto, l’antica arteria romana che solca il centro della città, dalla primavera 2014 è nato: Augeo Art Space e, dal nuovo anno, Augeo Wellness. Radici ben affondate nella storia e mente proiettata verso il domani, sono gli aspetti peculiari e rappresentativi di Augeo. Voluto da quattro soci appassionati: Sergio, Luca, Matteo Antolini e Matteo Sormani. Il concept degli spazi è stato sviluppato dallo studio londinese di Jasmine Mahmoudieh, mentre la messa in opera è a cura dello studio riminese Mori-Roversi. All’ingresso ci accoglie una sorta di bancone dalla forma fitomorfa, bianca, avvolgente che scultorea arriva in un continuum sinuoso sino al foyer divenendo al tempo stesso un office artistico, uno spazio circolare, una sala-totem, ove far convergere le idee. Un progetto innovativo, dove interior design e cura del dettaglio spiccano senza invadenza. La domotica si innerva in tutta la struttura regolandoci performance altissime. Un manto bianco riveste gli ambienti in perfetta intesa con le preesistenze, amplificando gli effetti delle opere d’arte di volta in volta esposte. L’antica torre medievale, da cui si è poi sviluppato il grande edificio signorile che ospita Augeo, e di cui rimane solo il massiccio piede identificabile in facciata, ospita una “suite cittadina”. Un’unica e preziosa stanza pensata per turisti e curiosi, amanti dell’arte, dell’attività fisica e della cura

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L’essenza della forma

della persona, che in pochi passi potranno visitare la Rimini più vera e misteriosa e aderire, da una posizione privilegiata, alle molteplici attività offerte da Augeo per soggiorni inediti. In milleduecento metri quadrati non poteva mancare uno spazio dedicato al wellness: dalle lezioni di Hatha yoga tenute, per un ristretto numero di partecipanti, in mezzo alle opere degli artisti esposti in galleria, per amplificare l’effetto benefico della pratica, sino ad un percorso fitness dedicato ad personam, in una palestra attrezzata Technogym, e illuminata da neon artistici in stile pop art, dall’effetto cromoterapico, ove si è strettamente seguiti per tutto il tempo necessario da un personal trainer. Dove in antico c’erano i granai di palazzo è stato allestito un esteso centro benessere che contempla sia una vasta area massaggi sia un percorso umido, con docce domotiche emozionali, cascata d’acqua, vasca, lettini, cabine massaggio, cromoterapia, sauna. Più uno spazio dedicato al benessere di coppia, dove tutto è pensato per la condivisione. Augeo è versatile e poliedrico, originale nella proposta, aperto alle commistioni di stili e attività, per una offerta che non si chiude in se stessa, bensì si rinnova continuamente in nuove e fervide partnership, italiane e straniere, private e istituzionali, per tutti coloro che vogliano scoprire uno dei nuovi volti possibili della città del futuro. Un domani che da Augeo si fa melting pot espressivo, dove le pulsioni siano trasformate in attive prese di coscienza: happening all’avanguardia si sposano felicemente con innovative tecniche per la cura della persona, corsi di letteratura si alternano a millenarie discipline orientali. Esposizioni artistiche non disdegnano la performance sportiva. Augeo si fa catalizzatore di tendenze, ascolta ciò che accade per restituirlo senza codificazioni preclusive, aperto alle contaminazioni. Sino al 15 febbraio sarà possibile visitare la mostra fotografica di Patrizia Zelano, dal titolo: “Plastica animistica”, con nove enormi scatti, frutto di nuove sperimentazioni che la verucchiese d’adozione ha messo in campo, ponendo quali quinte teatrali del suo progetto artistico gli skyline dei borghi dell’entroterra riminese, in netto contrasto con le plastiche animistiche poste in primo piano. L’arte per Augeo Art Space si fa catalizzatrice di tutto ciò che accade, a più livelli, nei cinque continenti, tastando il polso della situazione per restituircela in un dialogo aperto e continuo. Il tempo oggi è il vero lusso, ma lo è ancora di più se è speso in un flusso continuo di energie. Augeo in questo si pone quale punto di riferimento privilegiato, poliedrico contenitore, figlio dei tempi e della loro trasversalità.

Sopra, Sergio Antolini, Matteo Sormani e Luca Antolini, soci di Augeo. Sotto e in apertura, gli spazi per il relax e il fitness.

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Katia Olivucci

KATIA OLIVUCCI design che brilla. testo Serena Focaccia

Lusso e artigianalità nelle mani di Katia Olivucci, designer di origini forlivesi che da Valenza ha vinto con una sua creazione uno dei massimi riconoscimenti internazionali per l’haute couture nella gioielleria.

Due meraviglie in diamanti e zaffiri montati su un’anima in titanio: questi gli orecchini da sogno che hanno vinto il prestigioso Design Award Couture 2014, un riconoscimento internazionale che ogni anno viene consegnato a Las Vegas ai migliori designer di tutto il mondo. La creatrice di questa esclusiva e preziosa magia, un pezzo unico del valore di 55.000 dollari, è la forlivese Katia Olivucci, trasferita a Valenza per passione professionale e rimasta poi per amore, come racconta lei stessa: “Ho frequentato l’Istituto Statale d’Arte di Forlì nella sezione ‘Arte dei metalli e dell’oreficeria’. Finita la scuola ho scelto di trasferirmi a Valenza per imparare a fare ‘fisicamente’ l’orafa, perché credo che non si possa disegnare se non si è in grado di operare manualmente sul gioiello. Ho lavorato per cinque anni nella fabbrica dell’azienda Damiani. Nel frattempo mi sono sposata; mio marito, Giovanni Ferraris, era titolare di una piccola azienda orafa insieme al padre e produceva per conto terzi. Quando è rimasto solo alla guida dell’impresa ho lasciato il mio posto da Damiani per aiutarlo. Questa scelta ha consentito di unire le nostre capacità e di provare a puntare in alto. Mio marito ha una grande capacità imprenditoriale ed è un ottimo tecnico, mentre io mi occupo di design e modellazione. La nostra forza è la ‘fabbrica’ che ci concede una certa flessibilità, ovvero proponiamo le nostre collezioni, ma possiamo realizzare qualsiasi modifica e personalizzazione i nostri clienti desiderino, proprio perché la lavorazione è completamente interna. Sono molto fortunata perché più il cliente è di alto livello, più richiede pezzi unici, particolari e più mi diverto a disegnare, a dare sfogo alla mia fantasia.” Fantasia,

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Katia Olivucci

creatività, capacità di osare che hanno portato l’azienda a confrontarsi sui mercati internazionali e ad arrivare allo statunitense Design Award, in cui vengono premiati i gioielli più originali, esclusivi e innovativi prodotti dai designer di tutto il mondo. E così nella sezione “Haute Couture” la creazione a marchio Giovanni Ferraris, disegnata da Katia Olivucci, è stata ritenuta dalla giuria di esperti la migliore, davanti al creatore britannico Shaun Leane e all’Atelier Minyon di New York. La coppia di pendenti, lunghi dodici centimetri, ha convinto i giurati che erano chiamati a valutare i gioielli in concorso per l’eleganza del design, la capacità artigianale e la vendibilità. Come sottolinea Katia Olivucci, molti sono i punti di eccellenza e originalità di questo pezzo unico: “Per realizzare questi orecchini in titanio, diamanti e zaffiri sono necessarie duecento ore di lavoro. Abbiamo cercato le potenzialità espressive del titanio, solitamente destinato all’ambito industriale, per la prima volta lavorato e pensato come gioiello. Non si tratta di un metallo di semplice lavorazione, non può essere sottoposto ai trattamenti riservati all’oro e ogni suo difetto non può essere corretto, tanto da dover essere distrutto. La scelta di usarlo per creare alta gioielleria è giustificata dalla sua leggerezza, che consente di avere a disposizione grandi volumi, di esprimersi artisticamente senza il problema del peso dell’oro. Riempiendo il gioiello di diamanti non trascuriamo comunque la destinazione: ‘alta gioielleria’”. Una felice unione quindi di altissima capacità artigianale e creatività, per un lusso che va oltre gli schemi dei tradizionali metalli preziosi per scoprire nuove strade. Ma come crea un designer di alta gioielleria? Quali sono le sue fonti di ispirazione quando deve progettare un prezioso? “Per quanto riguarda l’ideazione di collezioni dedicate alla produzione, seguo le sfilate di moda e le ultime tendenze, perché è necessario progettare qualcosa che piaccia a tanti ed è un compito difficilissimo. Quando lavoro invece su pezzi unici, cerco sempre di stupire. In questo ambito mi sento continuamente in competizione con me stessa.” Katia Olivucci conclude con uno sguardo d’insieme sulle tendenze e le idee innovative per la gioielleria di alta gamma: “Le dimensioni e la tecnologia sono gli elementi distintivi. Dopo un lungo periodo minimalista, già da qualche anno si cerca di avere un gioiello da indossare da solo, ma che presenti delle caratteristiche tecniche oppure delle dimensioni che lo portino a differenziarsi dai gioielli che si possono vedere in qualsiasi vetrina di negozio.”

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Il quadro nel foulard

IL QUADRO NEL FOULARD le creazioni di arte e design di Franca Casagli. testo Clarissa Costa

L’arte trasferita sulla seta: un percorso fatto di ispirazione creativa, passione per il colore e grande artigianalità. Tutto nel brand Foulard Casagli, che propone una collezione in cui tradizione e innovazione si incontrano. Pittrice, designer e artista a tuttotondo: Franca Casagli è una delle figure più eclettiche della scena contemporanea italiana. Tutto è legato alle origini del brand Foulard Casagli che in pochi anni da un piccolo atelier di Rimini si è espanso in tutto il mondo, arrivando fino ad essere commercializzato sulle due sponde del Pacifico, Giappone e California. “La mia arte è nata da una grande passione, quella per la pittura a olio - spiega la pittrice Casagli - e in particolare per la corrente impressionista alla quale sono legata per motivi territoriali e per gusto personale. Amo rappresentare la realtà dei luoghi e della natura in cui sono nata e cresciuta, la Rimini felliniana, calorosa e pittoresca, rappresentata appunto con stile impressionista. Da queste basi è partita la mia esperienza, arrivando presto a sviluppare una fresca e vivace interpretazione che consegue sempre maggiore successo di pubblico. I

miei quadri sono così intrisi di emozioni, volubili a volte, che desideravo farle conoscere e condividerle il più possibile, quasi portarle indosso”. Naturale quindi il passo seguente, ovvero trasferire la pittura dai quadri ai tessuti: “È nata così l’idea di stampare le mie tele su foulard di seta - prosegue l’artista - così che quelle emozioni potessero essere accessibili a molte più persone”. Franca Casagli si sofferma quindi sul suo modus operandi che coniuga tradizione e innovazione: “In quest’epoca così tecnologica in cui chi sa utilizzare software avanzati si crede al passo con i tempi, sono forse rimasta trai i pochi artigiani che in Italia usano ancora le mani per realizzare le proprie creazioni - precisa - e ne vado quanto mai fiera, perché mi dà una gioia immensa vedere come le emozioni e i sentimenti possano fissarsi sulla tela con le pennellate e poi essere riprodotti sul tessuto. Certamente la tecnologia aiuta in quest’ultimo passaggio, ma l’arte io reputo debba essere fatta a mano. La serialità industriale è un’altra cosa e non fa parte del mio genere”. L’ultima battuta è riservata ai soggetti ritratti dalla Casagli e alla nuova collezione primavera-estate 2015 “Aurora”, presentata in anteprima durante la fiera White Show di Milano: “Le figure che spesso ritraggo nei miei quadri e quindi poi sui foulard, sono quelle che rivedo in famiglia e nella vita quotidiana e così è stato anche per Aurora, una collezione di cui vado particolarmente fiera. La danza e il ballo classico, due mie grandi passioni, sono al centro di questa nuova linea che sta riscontrando già un grande successo”.

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ebi

Un evento a tutto Wellness per un SUV tutto muscoli. In una cornice splendida come Technogym è stata presentata la nuova Discovery Sport.

Sabato 29 novembre la Concessionaria Dakar di Ravenna ha presentato in ante-

prima nazionale la nuova Land Rover Discovery Sport alla propria clientela presso la sede della Technogym Village, all’interno di una delle strutture piu’ all’avanguardia del mondo, leader per le attrezzature dello sport. Questo binomio ha portato ad un mix vincente tra la location e la nostra nuova auto che sarà commercializzata da febbraio

2015. Oltre 300 persone hanno apprezzato la nuova nata di casa Land Rover che unisce tutta la tecnologia e la tradizione del 4x4 con un design molto moderno e accattivante, vantando spazi ed interni molto capienti e confortevoli fino a 7 occupanti. Un altro modello di casa Land Rover che va a completare una gamma premium molto apprezzata dalla clientela.



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