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Anno XII - N. 3 - LUGLIO - AGOSTO 2013

Giorgio

Bottaro Una vita sempre in campo

Fulgur Bagnacavallo A ritmo di tamburello Nuove imprese agricole Ritorno alla terra Gloria Turrini La musica sulla pelle


Sommario

10 4 Annotare Brevi IN 10 Essere Giorgio Bottaro 16 Giocare Fulgur Bagnacavallo 20 Coltivare Nuove imprese agricole 27 Studiare Giovanni Matteucci 30 Camminare Casanova dell’Alpe

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| EDITORIALE di Andrea Masotti |

36 Cavalcare Centri ippici 40 Cantare Gloria Turrini 43 Inaugurare Grand Hotel Leonardo Da Vinci 46 Creare Federico Zanzi 48 Ragionare Nuova Civiltà delle Macchine 50 Viaggiare Sandro Camerani

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Tanto sport ed energia per un numero estivo che spazia in tutta la Romagna, partendo da un personaggio come Giorgio Bottaro, che è tornato a Ravenna in grande stile, risollevando le sorti dell’Acmar Basket. Disciplina meno nota ma ricca di soddisfazioni è il tamburello, praticato dalla Fulgur di Bagnacavallo con grandi successi nazionali e non solo. Molte soddisfazioni e tanto impegno anche per i giovani che hanno scelto di fare dell’agricoltura una scelta e raccontano come ha cambiato la loro vita. Di scelte ragiona anche Giovanni Matteucci, parlando di qualità della vita e di come (e se) è possibile misurarla.

Ci immergiamo poi in una rinfrescante passeggiata sui sentieri della valle del Bidente oppure in una rilassante cavalcata in uno dei tanti maneggi del ravennate, magari accompagnati dalle note calde e blues della voce di Gloria Turrini. E poi ancora tanti volti ed eventi, dall’inaugurazione del primo lussuoso hotel cinque stelle di Cesenatico, alle opere di stampo espressionistico di Federico Zanzi, fino alle attività della Nuova Civiltà delle Macchine. E per chiudere un salto letterario negli States con l’ultimo libro del giornalista Sandro Camerani. Insomma, una buona estate a tutti piena di idee e attività!

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Chiuso per la stampa il 05/08/2013

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Annotare | Brevi IN

Atelier d’ambienti firmato Salaroli Ciao Ersilio

Ravenna - “Ho voluto far capire che il Vescovo non è una persona definita dal potere, che è un fratello maggiore, un pastore in una comunità, che non è per imporsi, per comandare, ma per amare il mondo e quelli che hanno più bisogno.” Ricordiamo con affetto il Cardinale Emerito Ersilio Tonini attraverso le sue parole, intervistato da Ravenna IN Magazine nell’ormai lontano 2002. Ci ha lasciato nella notte fra il 27 e il 28 luglio, all’età di 99 anni, testimone di una vita spesa per gli altri.

Al Caffè Letterario non solo per il caffè Ravenna - Nel cuore di Ravenna, in via Armando Diaz, nuova apertura per il Caffè Letterario, un locale che nasce con l’ambizione di far sentire chiunque entri a casa sua, in un ambiente familiare e circondato di attenzioni. L’offerta non è solo di un buon caffè, ma anche di un panino con un bicchiere di vino, o una caprese e una bruschetta, accompagnando l’accoglienza con una scelta di giornali e libri per passare il tempo in buona compagnia.

4 | IN Magazine

Bologna - Il Gruppo forlivese Salaroli si espande in Emilia, inaugurando un nuovo showroom a Bologna, in via Emilia Ponente 129/A (sede ex Marazzi), con un’esposizione elegante e funzionale su due piani dove ampie vetrate rendono gli ambienti luminosi e gradevoli. Nei nuovi spazi i clienti possono trovare tutto ciò che serve per l’arredo casa e sotto la guida di consulenti d’arredo ognuno può disegnare la propria abitazione. Secondo tradizione Salaroli sceglie nel suo showroom la migliore produzione per garantire il top della qualità nel campo degli arredi: oltre 250 i marchi proposti, uniti dal denominatore comune di una spiccata attenzione al design più innovativo. Presente nella struttura anche “Hamster”, un ampio spazio interamente dedicato a coloro che, prima di acquistare una sauna, un bagno turco o una vasca idro-

massaggio desiderano provarla sul posto. Il nuovo “atelier d’ambienti”, dove il cliente come in una sartoria viene consigliato su come realizzare ambienti personalizzati secondo i propri gusti, è stato inaugurato il 20 aprile scorso, alla presenza di Giorgio Squinzi, presidente nazionale Confindustria, ed altre personalità. bologna@salaroli.it; www.salaroli.it

Cappelleria Inglese compie Quarant’anni Ravenna - In occasione della ricorrenza del quarantesimo compleanno (1973-2013) della gestione della Cappelleria Inglese di Via Gordini n. 3 di Ravenna, Roberto e Giancarlo Manzoni (nella foto) hanno promosso diverse iniziative al fine di ringraziare la clientela e la cittadinanza, non-

ché per valorizzare la presenza e il ruolo della propria Bottega storica nella città. Tra queste la donazione dell’1% dell’incasso del negozio del primo semestre del 2013 alla Fondazione Dopo di Noi e del secondo trimestre, appena partito, all’Istituto Oncologico Romagnolo.


Villa Torri Hospital, presentazione Ufficiale Bologna - Accoglienza, alta specialità, tecnologia all’avanguardia e un piano di investimenti pluriennale. Sono le credenziali con cui Villa Torri Hospital, sotto la guida di GVM Care&Research, si è presentata ufficialmente a Bologna sabato 8 giugno, con il taglio del nastro affidato ad Ettore Sansavini, presidente di GVM Care&Research e AD di Villa Torri Hospital. La struttura è stata completamente rinnovata, con una razionalizzazione degli spazi che la rende un gioiello dell’accoglienza e della qualità. Conclusa con un anno di anticipo la prima parte di un progetto di ristrutturazione del complesso, che vedrà il suo completamento nel 2015, Villa Torri è un ospedale privato accreditato col Servizio Sanitario Nazionale. La struttura lavora già a pieno regime: 99 posti letto, 8 per la terapia intensiva, 4 sale operatorie, un laboratorio di emodinamica all’avanguardia e i migliori macchinari oggi disponibili.

Via M. D’Azeglio 28 - Ravenna Tel. 0544 218128 www.trattoria-larustica.it

Brisighella Comunità Ospitale Brisighella - Sabato 13 luglio è stato inaugurato un nuovo spazio a disposizione della comunità ubicato all’interno del Municipio, realizzato grazie al progetto Brisighella Comunità Ospitale. Durante il periodo estivo il locale, allestito con cartellonistica e informazioni, resterà aperto al mattino durante la settimana, estendendo a qualche ora nel pomeriggio durante il weekend. Nello spazio è inoltre possibile noleggiare mountain bike, per ragazzi e per adulti, acquistate dal Parco Regionale della Vena del Gesso grazie ad un contributo europeo, al fine di promuovere il parco stesso attraverso un turismo attivo, offrendo un sistema di mobilità più sostenibile. I turisti potranno noleggiare anche l’attrezzatura necessaria, compresi gps e caschi di protezione.


Annotare | Brevi IN

Gismondi nuovo presidente dei giovani Imprenditori Vanni Spazzoli in mostra a Cervia Cervia - La mostra “Nuovi e antichi racconti” di Vanni Spazzoli, promossa dal Comune di Cervia e dalla CNA provinciale, presenta una quarantina di dipinti eseguiti nell’ultimo decennio. I grandi collage di carte ricomposte su tela per l’immediatezza gestuale e una decisa tensione espressionista creano situazioni emozionali con immagini solitarie o in una sequenza narrativa che emergono dalla memoria e dal “magazzino dei ricordi” oppure dalla realtà quotidiana. Oltre ai soggetti tradizionali – uccellacci, aerei, animali feroci, biciclette sgangherate, volti stralunati, fiori, auto e aeroplani – i recenti Divieti propongono una segnaletica varia con simboli allusivi liberamente associati, nei quali il linguaggio espressivo tende a scarnificarsi riducendosi a puro segno pittorico. Aperta fino al 25 agosto, tutti i giorni dalle 20 alle 24. (A.S.)

Ravenna - Stefano Gismondi dell’azienda ravennate Adiura è il nuovo presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Ravenna. Subentra a Giovanni Poggiali, che ha guidato per quattro anni il gruppo. “Cercherò di operare al meglio nel solco delle attività tracciate in questi anni nei confronti dei giovani del territorio, - ha affermato Gismondi - dunque ci concentreremo sulle start-up e proseguiremo il lavoro nelle scuole, con progetti come il Premio Guidarello Giovani e il concorso scientifico nazionale Torricelli web”. L’assemblea ha inoltre eletto i componenti del Consiglio direttivo: Licia Angeli (Fl Fashion), Beatrice De Gaspari (Bean), Daniele Diversi (Progetto Aroma), Federico Fabbri (Moli-

no Spadoni), Pietro Fiori (Ausilia), Gianluca Guerra (Gianluca Guerra Wealth Management Firm), Michele Mattioli (Mib Service), Maurizio Minghelli (A.St.I.M.), Michele Urbini (Eventi Catering). (Nella foto a sinistra Poggiali, a destra Gismondi).

Fare golf in Centro

Una notte al museo Ravenna - Dal 27 luglio, e per ogni ultimo sabato del mese fino alla fine dell’anno, parte “Una notte al museo”, progetto ideato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che prevede l’apertura serale dei luoghi d’eccellenza della cultura tra musei e aree archeologiche statali. Il Museo Nazionale di Ravenna è stato scelto tra i trentotto luoghi d’eccellenza per rappresentare la cultura e l’arte nella regione Emilia-Romagna, insieme alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, al Museo Nazionale Archeologico di Ferrara e alla Galleria Nazionale di Parma. Il Museo Nazionale sarà aperto ogni ultimo sabato del mese fino alle 23.45 e durante le aperture straordinarie si terrrano visite guidate che metteranno in luce i capolavori del Museo.

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Ravenna - Apre a settembre la prima struttura di golf indoor completa in Italia, un paradiso del golfista che potrà allenarsi, fare shopping e rilassarsi in un luogo che offre tutto quello che si può trovare in un circolo di golf ma con la comodità di non spostarsi dal centro cittadino. Mulligan Indoor Golf and Lounge è stato realizzato da Mulligan Ravenna srl con la collabora-

città

zione di Mulligan Golf Point Milano. Il centro dispone di 3/4 postazioni che utilizzano software come “Sports Coach” per la pratica e il gioco del golf e “Flightscope” per l’analisi personalizzata dello swing e club-fitting; sarà così possibile giocare in oltre 40 campi, tra i più belli al mondo: un giorno a Peeble Beach e l’altro a St.Andrews, senza accusare i fastidi del jet lag.


Annotare | Brevi IN

Dante e l’identità Italiana Eletto il nuovo presidente di Anama Ravenna - Nell’ambito delle assemblee provinciali delle varie categorie aderenti, si è tenuta l’Assemblea Provinciale di Anama, il sindacato che associa e tutela mediatori e agenzie immobiliari. L’assemblea convocata in forma elettiva ha eletto Alberto Gualdrini come nuovo Presidente Provinciale. Gualdrini è titolare dell’agenzia Bar Immobiliare a Ravenna. Inoltre è stato definito un Coordinamento Provinciale delle agenzie, con il compito di seguire e sviluppare le iniziative del sindacato e la loro conoscenza tra gli operatori.

Ravenna - La terza edizione di Dante2021, manifestazione promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna con la direzione scientifica dell’Accademia della Crusca di Firenze, dal 4 al 7 settembre occuperà gli spazi danteschi della Città – dagli antichi Chiostri Francescani alla Piazza,

entrambi a pochi passi dalla tomba di Dante – con incontri, spettacoli e concerti accomunati sotto la citazione dantesca “Di quella umile Italia” (Inferno, I, v. 106). Il progetto, che si sovrappone, rafforzandone le prospettive, alla candidatura di Ravenna Capitale europea della cultura, è quest’anno incentrato particolarmente sul contributo determinante di Dante all’identità della lingua e della cultura italiana, elemento fondamentale della stessa identità culturale e morale dell’Europa. Fra i tantissimi appuntamenti della rassegna ci sarà anche venerdì 6 settembre la rappresentazione di uno spettacolo creato appositamente da Michele Placido (nella foto) per il Festival: Quali colombe.

Un nuovo McDonald’s per Ravenna Nuovi appuntamenti per la vela ravennate Marina di Ravenna - Dopo il successo in primavera nello Spring Match Race nelle acque di Marina di Ravenna, per il JP Match Sailing Team ravennate (nella foto), formato da Jacopo Pasini, Carlo Mazzini, Alberto Ricci e Manuele Pasotti, la nuova meta è a ottobre, sempre nelle acque di casa, quando punterà a conquistare il terzo titolo italiano consecutivo dopo essersi laureato campione tricolore per due volte nel Golfo di Gaeta. Si terrà infatti nelle acque bizantine dal 3 al 6 ottobre una delle più avvincenti sfide per la vela azzurra, il Campionato Italiano Assoluto Match Race di Grado 2.

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Ravenna - Appena inaugurato in via Trieste 225 il nuovo ristorante McDonald’s alla presenza del sindaco Fabrizio Matteucci e del vice sindaco Giannantonio Mingozzi: il concessionario è Ivano Comandini, già titolare del ristorante McDonald’s dell’ESP. Il nuovo locale sarà aperto tutti i giorni dalle 7.00 alle 2.00, venerdì e sabato apertura h24. Il ristorante di Ravenna sarà dotato del McCafè, il moderno

concept McDonald’s studiato e ideato per rispondere all’esigenza di trovare fuori casa un angolo di relax per una colazione o per una pausa : aperto sin dalle prime ore del mattino, il McCafè offrirà ai clienti la possibilità di sedersi e gustare con calma un caffè di qualità, ottenuto da una miscela ecosostenibile, certificata Rainforest Alliance e un’offerta varia, dai soft drink ai prodotti da forno dolci e salati.


Successi cinematografici oltreoceano per Tondini Faenza - Il cortometraggio “Seguimi” (nella foto un’immagine del backstage), del regista faentino Matteo Tondini, continua a ottenere grandi soddisfazioni negli Stati Uniti. Dopo essere stato selezionato per la finale del Palm Springs International Short Film come unica produzione italiana, è stato anche recentemente ammesso in concorso al Napa Valley Film Festival, uno dei festival americani di cinema più importanti con oltre 32.000 visitatori, 5 giorni di programmazione e 100 tra film, corti e documentari in anteprima. Matteo Tondini, giovanissimo regista faentino, ha già al suo attivo numerosi lavori per il grande schermo, in particolare con “L’ultimo giorno di guerra” - che vedeva tra gli attori anche Ivano Marescotti - ha ottenuto la vittoria al Giffoni Film Festival.

ristorante al QuarantaCinQue via Paolo Costa 45 - ravenna

Settembre in giallo e Nero Ravenna - Il festival letterario “GialloLuna NeroNotte” di Ravenna è pronto a ripartire per l’undicesima edizione dal 22 al 29 settembre 2013. Ancora una volta il cuore pulsante del festival sarà la centrale piazza del Popolo, nella quale sarà allestita la “Tenda del Giallo”. Qui prenderanno vita gli incontri con gli autori che, novità di questa edizione 2013, si svilupperanno per la prima volta su due filoni, diversi fra loro ma ovviamente accomunati dal carattere “giallo”: “Indagini dell’altro mondo”, anche in onore del ventesimo anniversario del cult “X-Files”, e “Gialli e gastronomia”, come non ricordare infatti le ricette di Maigret e di Nero Wolfe? Novità anche per l’iniziativa “GialloLuna va a scuola”: in collaborazione con la direzione della Casa Circondariale di Ravenna nel corso del 2012 è partito un corso di scrittura creativa all’interno del carcere e l’iniziativa è proseguita anche nel 2013. www.gialloluna.it

Clou Cafè Piazzetta degli ariani - ravenna

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Essere | Giorgio Bottaro

Una vita sempre in

Campo

testo Andrea Casadio - foto Lidia Bagnara e Massimo Fiorentini

Giorgio Bottaro non si è mai tirato indietro davanti a una nuova sfida, per quanto ardua potesse sembrare. Proprio per questo è tornato a Ravenna e ha risollevato le sorti della squadra cittadina di basket dell’Acmar, con la forza dell’entusiasmo e dei valori alla base del vero sport.

Il legame con Ravenna, nel corso di tanti anni e di tante peregrinazioni, non si è mai interrotto. Che fosse a Roma o a Milano, a Parma o a Macerata, appena aveva un minuto libero Giorgio Bottaro imboccava l’autostrada più vicina che lo portava verso la Romagna, in un viaggio che si concludeva abitualmente in una meta ben precisa: la spiaggia di Marina. “Quando guardi il mare, lo sguardo e la mente si perdono nell’infinito; i pensieri si sciolgono, e lo stress accumulato si stempera in una sensazione di serenità.” Da qualche mese a questa parte, la strada verso la serenità non è neppure troppo lunga. Dopo tanto peregrinare, dal 2012 Bottaro è tornato “in patria” per assumere l’incarico di direttore generale del Basket Ravenna “Piero Manetti”

(forse più noto al grande pubblico come Acmar Ravenna): perché “fuori ci sono tante opportunità, ma a un certo punto è bello tornare a casa”. Tanto più se il ritorno coincide con una storia di successo, come è stata quella dell’Acmar, fresca protagonista di un campionato trionfale conclusosi con la conqui-

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sta della Coppa Italia e la promozione in Legadue. Un ritorno alle origini in tutti i sensi, per chi da ragazzino aveva a sua volta calcato il parquet con le formazioni della Robur e del Basket Ravenna. Era destino, però, che Giorgio Bottaro il mondo dello sport lo avrebbe vissuto dall’altra parte della barricata, quella del lato manageriale e organizzativo, al termine di un percorso che avrebbe avuto come tappa intermedia quella del giornalismo. “Era l’epoca delle prime ‘radio libere’ e io avevo iniziato a collaborare, quasi per caso, con Radio Sound. Curavo una rubrica di programmazione musicale, quando un giorno del 1979, mosso dalla mia passione per il basket, feci alla direzione una proposta un po’ pazza: la trasmissione in diretta della finale di Eurolega da Grenoble, fra il Bosna Sarajevo e la Pallacanestro Varese”. La proposta fu accettata e quella trasferta zaino in spalla, che scaraventò il giovane giornalista di provincia dentro il grande circo del basket europeo, fu l’inizio della fortunata tradizione della radio ravennate nella trasmissione degli

incontri della pallacanestro romagnola e per Bottaro l’occasione di un ritorno al contatto diretto con il mondo dello sport. Da qui, il passaggio successivo fu quello alla carta stampata, al Nuovo Ravennate (“Quando arrivai il settimanale aveva una pagina e mezzo di sport, quando me ne andai erano diciassette”) e all’edizione locale e alle pagine nazionali sportive de L’Unità. Finché, nel 1987, il salto di campo, come direttore sportivo del Basket Ravenna – presidente l’indimenticato Piersante Manetti – e, l’anno seguente, l’incontro con Giuseppe Brusi, allora alla guida del Porto Ravenna volley. “Quello con Brusi è stato un incontro fondamentale, dal punto di vista professionale e da quello umano. Un romagnolo doc, animato dalla mia stessa passione per lo sport. Da lui ho imparato tanto, e, pur nella diversità dei caratteri, gli sono molto riconoscente per quello che mi ha trasmesso”. È’ l’inizio di un periodo straordinario e ancora ben vivo nella memoria della città, quello che, partendo dalla solida base della tradizione pallavolistica


A fianco, Giorgio Bottaro con il capitano dell’Acmar Ravenna, Francesco Amoni. In apertura, un primo piano di Bottaro.

Dopo un biennio alla Teodora, e con l’intermezzo di una esperienza stimolante a Rimini Turismo, ecco l’inizio, nel 1996, di una nuova avventura in un grande gruppo, e nello sport di primo piano del panorama nazionale: quella nel Parma calcio, come team manager e responsabile delle relazioni esterne, e con la ciliegina del corso per direttore sportivo superato a pieni voti a Coverciano. “Sono stati sei anni belli e formativi, in una realtà diversa e intrigante come quella del calcio, che veicola interessi ed entusiasmi del tutto particolari. Ho avuto l’opportunità di conoscere persone straordinarie, anche fra i calciatori. Con Ancelotti, poi, è nata un’amicizia che perdura tuttora.”

più stimolante. Fra le iniziative che ricordo con più soddisfazione c’è la produzione televisiva culturale, che realizzammo con Edison.net». Il richiamo del palazzetto, però, è troppo forte e nel 2006 Bottaro accoglie la sfida di Claudio Giovanardi, che vuole riportare il volley a Milano. “Eravamo solo noi due, era tutto da fare e mancava un mese all’inizio della stagione. Alla fine siamo saliti in A1, abbiamo vinto la Coppa Italia e portato 3.000 persone al palazzetto.” Il resto è storia recente. Quattro anni alla Virtus Pallacanestro Roma, un basket scintillante che come palcoscenico aveva l’Europa, e poi, l’anno scorso, il ritorno a Ravenna. Mentre partecipa alla rifondazione

“Lo sport è una riserva di valori” locale, sfocia nella grande stagione de Il Messaggero campione d’Italia e d’Europa. “Furono anni ecceziona-

li, in cui riuscimmo a dare alla città soddisfazioni mai vissute prima, e mai ripetute in seguito. Ma, al di là della grandeur obiettivamente garantita dal gruppo Ferruzzi, il vero segreto del successo fu la capacità di ‘sposare’ grandissimi interpreti, nazionali e internazionali, con persone dello stesso spessore ma della nostra terra. E devo dire che, per quel periodo, il ricordo più tenero, per me, è quello degli esordi, dell’esperienza del Porto, quando facemmo l’A1 con due stranieri e dieci ravennati”.

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Dopo il calcio, con il suo carico di trionfi (una Coppa Uefa, due Coppe Italia e una Supercoppa italiana), il ritorno al mondo della pallavolo, come direttore generale della Lube Macerata, in una stagione coronata dalla vittoria in Coppa Italia. Il 2003, però, è soprattutto l’anno di un evento tragico, la perdita del fratello Andrea in un incidente stradale. La risposta di Bottaro è una nuova avventura, quella del management culturale come direttore generale e amministratore delegato di Sala Borsa SPA a Bologna. “Un’esperienza che mi ha messo in contatto con un mondo che non conoscevo, e per questo ancor

del Ravenna Calcio che gli darà la

soddisfazione dell’incredibile risultato di due promozioni contemporanee in due diverse discipline, riceve la chiamata di Roberto Vianello, storico patron della palla a spicchi giallorossa. “E così scopro che l’Acmar ha un settore giovanile di quasi 400 ragazzi, il più grande per singola società presente a Ravenna. Un vero e proprio tesoro nascosto che andava valorizzato, e che è stata la base per l’impresa successiva. La svolta c’è stata quando abbiamo deciso di organizzare la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione, anziché fra pochi intimi in Comune come


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In alto, Giorgio Bottaro quando era team manager del Parma Calcio, con l’allenatore Daniel Passarella. In basso, con Michele Uva, Carlo Ancelotti e Stefano Tanzi.

ph. Alessandro Iotti - Grazia Neri, Digital Camera

da prassi, alla palestra ‘Morigia’, di fronte alla folla gioiosa dei nostri ragazzi e delle loro famiglie.” È la “carica dei Trecento”, come subito la battezza la stampa, peraltro con una stima per difetto. A quel punto la scintilla è scattata, lo sport a Ravenna considerato “minore” esce dalle catacombe e inizia la cavalcata che nel corso dei mesi trascinerà una città fino all’apoteosi finale. “A un certo punto, quando abbiamo inanellato la ventesima vittoria consecutiva, in tutto il mondo solo il Flamengo, capolista del campionato brasiliano, aveva fatto di meglio.” Eppure, il vero orgoglio di Bottaro è un altro: “I risultati sono fondamentali, ma è la filosofia che sta alla base il dato davvero importante. La vittoria è arrivata dopo avere abbassato il budget, ringiovanito i ranghi e puntato sulla terri-

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torialità. L’Acmar di quest’anno non è stata solo un fenomeno sportivo, è stata soprattutto un fenomeno sociale, con 400 famiglie che si sono riconosciute in un progetto e in un gruppo. Alla fine anche le nonne venivano al palazzetto a tifare sotto le insegne dei ‘Leoni Bizantini’, il gruppo dei tifosi fondato da due mamme.” La stessa filosofia che ispirerà le mosse future. “La prima squadra manterrà la stessa identità di quest’anno, con un gruppo forte legato al territorio e due soli stranieri, riconfermando il nostro play maker Rivali. E poi lavoreremo in due direzioni. La prima è l’ulteriore valorizzazione del settore giovanile. La seconda è l’obiettivo di legare sempre più la squadra al tessuto sociale della città. Abbiamo in progetto di chiedere ai giocatori, per via contrattuale, un impegno

che non sia limitato al semplice aspetto agonistico, ma che si allarghi ad iniziative come, per esempio, l’assistenza ai bambini o agli anziani.” Perché, afferma Bottaro, alla base di tutto c’è una concezione dello sport come sistema di valori. “I tre pilastri sui quali si basa la

crescita della persona sono la famiglia, la scuola e appunto lo sport. Amo lo sport, che mi permette di stare in contatto con la gente, di creare progetti, e ritengo che sia un beneficio assoluto per il benessere mentale dei giovani. In questo momento di crisi morale, è una barriera contro l’impoverimento etico del quotidiano, una riserva di valori: condivisione, integrazione, solidarietà, rispetto dei ruoli, responsabilità. I nostri ragazzi lo hanno capito: è questa la vera vittoria dell’Acmar basket 2013.” IN


Giocare | Fulgur Bagnacavallo

A ritmo di

Tamburello

testo Roberta Bezzi - foto Diego Bracci

La storia di una disciplina sportiva che non arriva sulle prime pagine, ma che coinvolge tanti giovani e ottiene grandi successi con una squadra romagnola come la Fulgur di Bagnacavallo, che domina il Campionato italiano di tamburello e pensa già agli Europei.

Forse non tutti sanno che, in terra di Romagna, la società Fulgur di Bagnacavallo è regina nello sport del tamburello in cui vanta una lunga e onorata tradizione. Benché lontano dai riflettori mediatici, il tamburello è ritenuto particolarmente idoneo all’attività motoria giovanile ed è il terzo sport di squadra più praticato nelle scuole italiane, dopo il calcio e la pallavolo. Il team del direttore tecnico Giuseppe Baldini ha un palmares di tutto rispetto, se si considera che, quest’anno e per il secondo anno consecutivo, ha vinto il settimo titolo italiano nella serie A Indoor con la squadra maschile, messo già in carniere anche nel 1993, 1995, 1997, 1998, 2010, 2012. E non finisce qui, perché in archivio ci sono anche tre Coppe Italia, conquistate dal 2010 al 2012, e ben cinque Coppe Europa per Club. “Tutto è nato nel lontano 1906 – ricorda Baldini –, da un ‘ricreatorio

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popolare’, gestito da un giovane prete, Michele Pirazzini, il primo presidente, con l’obiettivo di avvicinare i ragazzi del territorio allo sport. Inizialmente era una società di ginnastica, poi diventata polisportiva, che partecipava a varie manifestazioni di atletica, tamburello, calcio, ciclismo e pugilato. Tra gli atleti era in voga anche il gioco del pallone con il bracciale, a quei tempi quasi esclusivamente riservato ai professionisti degli sferisteri. Nel corso degli anni, le varie discipline si sono staccate ed è rimasto solo il tamburello, con il subentro della pallavolo. Qualche tempo dopo è nata la Fulgur Tamburello, in omaggio a uno sport antico ma dal volto moderno. Come la lotta greco-romana è il solo sport singolo di origine italiana, così il tamburello è l’unico sport di squadra ad aver visto i natali nei nostri confini, per la precisione in Veneto.” Chi, come Baldini, è appassionato anche di storia ha memoria

dei primi tamburelli risalenti alla fine dell’Ottocento che ancora qualcuno conserva nelle soffitte a Bagnacavallo. Per saperne di più, una visita la merita il Museo del gioco del pallone a Bracciale e del Tamburello di Santarcangelo di Romagna, che raccoglie una ricca esposizione degli attrezzi usati in differenti giochi con la palla nei secoli scorsi, fra cui palloni a bracciale e tamburelli del XVIII e XIX secolo. Si scopre così che l’antenato del tamburello era un manicotto di legno con le punte che serviva per colpire la palla al volo o a rimbalzo, mentre la pillotta era un manicotto piatto con sopra la pelle di maiale/bue o di coscia di cavallo conciata. Strumenti ben lontani dagli attuali tamburelli in plastica coperti da un nylon finissimo che resiste a colpi di impatto di oltre 250 chilometri orari. La Fulgur Bagnacavallo ha partecipato a tutti i campionati nazionali che una volta erano “open”,


A fianco, la squadra Fulgur Bagnacavallo in campo. In apertura, un’azione di gioco.

all’aperto in campi – gli sferisteri appunto – di 100-120 metri di lunghezza e 20 metri di larghezza, in cui si giocava cinque contro cinque. Uno dei campi più noti era lo sferisterio della pillotta da 1.500 posti a sedere a Parma. La linea centrale delimitava i due semispazi ed era concessa la “volata”, ossia il superamento la linea di fondo, sconfinando nelle case limitrofe. Una possibilità che oggi non è più concessa perché la palla deve rimanere nella metà campo avversaria. “Da una ventina d’anni – spiega Baldini -, si è iniziato a giocare nelle palestre ‘indoor’ durante il periodo invernale, con speciali palle pressurizzate. Rispetto al gioco ‘open’, i giocatori qui sono tre contro tre e il campo misura 36 metri di lunghezza e 15 di larghezza, con una linea centrale divisoria leggermente rialzata che consente all’arbitro di vedere meglio i cambi di traiettoria. Il punteggio è invece lo stesso sia open che indoor: si utilizza il sistema del tennis, con la differenza che in caso di 40 pari si procede alla palla secca e non alla regola del vantaggio per assegnare

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il gioco. Ad ogni gioco si cambia servizio e vince chi arriva per primo a 13 giochi.” Per lungo tempo, Bagnacavallo ha giocato insieme alla Toscana, con veri e propri gemellaggi sportivi. Con l’avvento dell’indoor, la società ha cominciato a fare entrambe le attività per giocare tutto l’anno, anche con le squadre giovanili. La prima prova indoor della federazione risale al 1982, a Fano. Per le giova-

Ora la Fulgur Bagnacavallo è ai massimi livelli della serie A nell’indoor e, grazie all’ultimo scudetto vinto, rappresenterà l’Italia – il prossimo gennaio – agli Europei indoor di Barcellona. I risultati sono frutto di una lunga preparazione e di atleti di talento, quali Luca Baldini (figlio di Giuseppe), il promettente Mattia Mercatali, Antonio Di Mauro, Michele Galassi, Roberto Baldini, il veterano Davide Cor-

L’unico sport di squadra italiano nili maschili e femminili fino ai 18 anni di età, la vittoria dello scudetto è stato appannaggio proprio delle formazioni di Bagnacavallo. “Per molto tempo – aggiunge il direttore tecnico – si è giocato a tamburello in spiaggia, tambeach, con attrezzi tondi che sopra, anziché avere la tela animale, erano in carta pecora. Ma molte persone si lamentavano per il rumore e così lentamente questa pratica è scomparsa nella nostra provincia, mentre è rimasta per esempio in Sicilia.”

nacchia, Cristiano Buzzi, Andrea Barcucci, i diciassettenni Alessandro Fiori e Marco Monti, il veterano indoor e open Carlo Rotondi. Neanche a dirlo l’obiettivo per la prossima stagione è di vincere l’Europeo e l’ottavo campionato. In più, a novembre, in Italia si terrà il primo Campionato al mondo Indoor per Nazioni e molti atleti della Fulgur sono stati selezionati per far parte della nazionale e sfidare giapponesi, brasiliani, cubani e molti altri ancora. IN


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Coltivare | Nuove imprese agricole

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Ritorno alla

Terra

testo Francesca Miccoli foto Giorgio Sabatini

Tornare alla terra per dribblare crisi e disoccupazione. Sono sempre più numerosi i giovani che anche nel nostro territorio scelgono l’agricoltura come nuova opportunità imprenditoriale, risorsa economica spesso ignorata.

Secondo una recente indagine diffusa da Coldiretti, l’agricoltura è l’unico settore a dimostrare segni di vitalità. E nei prossimi tre anni le campagne regaleranno 100.000 nuovi posti di lavoro. Già oggi si contano tantissime start up, sul ponte di comando under 35 spesso laureati e incravattati. Figli di un nuovo modo di fare impresa e non solo sensibili al romantico richiamo bucolico, fieri di “sporcarsi” le mani nella nuda terra e nobilitare le interminabili giornate nei campi con una sana fatica. La strategia aziendale oggi va ben oltre la produzione, richiede solide conoscenze di marketing e innovativi metodi di commercializzazione.

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A fianco, Maximilian Girardi nella sua tenuta a Bertinoro. In apertura, Lorenzo e Stefano Cucchi nelle loro stalle.

Anche tra i ragazzi romagnoli è in atto questa rivoluzione culturale. Lo testimonia Maximilian Girardi, titolare della tenuta Diavoletto di Bertinoro, 23 anni, padre manager e madre insegnante, Max produce vini di alta qualità ricavati da uve pregiate raccolte a mano. Bol-

erano produttori di vino. Il salto di qualche generazione, una passione innata e il cerchio si chiude. Non ho saputo resistere al richiamo di Bacco. Ho sempre sognato di gestire una mia azienda e quando si è presentata l’occasione l’ho colta al volo.” L’attrazione fatale per il vino

Agricoltori giovani e innovativi zanino di nascita ma fiero nipote di nonna rocchigiana, il giovane imprenditore vanta un singolare background culturale. “Sono perito aziendale corrispondente in lingue estere e ho trascorsi da broker - spiega -. I miei bisnonni però

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e per quello straordinario evento internazionale che è il Vinitaly hanno fatto il resto. E oggi amore, dedizione, passione e professionalità sono i quattro imperativi che orientano la quotidianità sul balcone della Romagna. Max però non è

esattamente un bracciante sospeso tra viti e tini: “Curo l’intero processo produttivo dall’inizio fino all’imbottigliamento e alla vendita.” Così concepita, l’agricoltura regala gratificazioni che chiudono la porta a qualsiasi rimpianto. Sulla stessa linea d’onda il pensiero dei fratelli Lorenzo e Stefano Cucchi, allevatori di Premilcuore. “Ho fatto per anni il fornaio e, in tutta onestà, avevo meno pensieri di oggi” conferma Lorenzo. Dal 2009 i giovani, rispettivamente 27 e 32 primavere, hanno raccolto il testimone dai genitori. Ma l’azienda agricola odierna non è esattamente quella di un tempo. “Mamma e papà avevano sei mucche, oggi ne abbiamo cento. Ci


occupiamo della trasformazione della carne e del latte oltre a lavorare la terra a ciclo continuo chiuso. Siamo quindi autosufficienti perché produciamo direttamente tutto quello che serve per l’attività aziendale. Il bestiame si nutre con cereali e foraggi dei nostri campi.” Anche nel caso dei due fratelli l’impegno riguarda l’intero processo produttivo, dalla coltivazione fino alla vendita dei prodotti: “L’attività richiede uno sforzo continuo, fisico e mentale. È necessario lavorare sempre, senza pause. Ma siamo appagati e felici” conclude Stefano, neo-papà di Davide, che potrebbe diventare il primo esponente della terza generazione nell’impresa di famiglia. “Lavoro 24h” è anche il ritornello della vita di Chiara Crociani, trentaquattrenne titolare de I Piccoli, azienda agricola biologica di San Tomè. Conseguita la laurea in Conservazione dei Beni Culturali, la giovane decide ben presto di appendere la pergamena al chiodo. Cresciuta in campagna, nei verdi ettari di terreno della nonna, non riesce a staccarsi dalla terra: “Gli studi mi avevano portato

Tanto lavoro e passione su un altro binario, ma in me hanno prevalso quell’amore e quel rispetto per la natura acquisiti non solo per corredo cromosomico ma anche attraverso l’esperienza scout, condivisa con mio marito Gianluca fino a due anni fa”. Eppure la storia era cominciata diversamente: “Gianluca, che è agrotecnico, era responsabile della logistica in un’azienda che commercia materiale dentistico, io ero impiegata in un ambulatorio pediatrico. Quando sono rimasta a casa in maternità, ho cominciato a pensare seriamente alla svolta”. Chiara ci prova, seguita a stretto giro di posta dal consorte: “Ci siamo detti o la va o la spacca”. Nel 2009 l’apertura della partita Iva e il via ufficiale alla nuova, fortunata, avventura. L’atterraggio nel mondo agricolo però non è stato solo rose e fiori: “Dieci anni fa mia nonna, quasi ottantenne, decise di dare in affitto parte del terreno e cedette tutti i macchinari. Così siamo ripartiti da zero e siamo tuttora in fase di investimenti. Tanto è vero che non abbiamo ancora raggiunto una completa tranquillità economica”. Il presente ha le sembianze di un immenso frutteto. “Una parte del podere è votata alla

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frutta estiva: ciliegie, albicocche, pesche nettarine, poi tante fragole. Non manca il terreno destinato agli ortaggi di stagione”. Ciò che rimane invenduto è trasformato in succhi di frutta, marmellate, sughi per condimento; inoltre Chiara ha creato un gruppo d’acquisto solidale. Ma non è tutto: “Abbiamo un pollaio mobile con 39 galline livornesi. Il vecchio rimorchio che le ospita, realizzato da noi, viene spostato ogni due tre mesi nella zona del podere non impegnata dalla coltivazione. Le galline mangiano e concimano”. Ad aiutare mamma e papà il piccolo Mattia, cinque anni appena ma già tanta energia. “Ci aiuta ma che non lo sappia l’ispettorato del lavoro! - scherza Chiara - Ci segue molto, vorrebbe una stalla con cavallo e mucca. Gli

abbiamo spiegato che sarebbe molto impegnativo ma mai dire mai. Siamo in continua evoluzione”. Presto l’azienda si espanderà grazie all’acquisizione di nuovi ettari di terreno: “Ci dedichiamo ai campi giorno e notte, ma è la vita che abbiamo scelto, piace a entrambi, ci appassiona e non ci pesa”. Storia analoga è quella di Roberta Pambianco, trentottenne di Bertinoro nata e vissuta tra i campi, respirando quell’aria che alimenta i polmoni ma nutre anche l’anima. Dopo il diploma all’istituto d’arte Roberta consegue la laurea in Lettere e Conservazione dei Beni Culturali, ma pennello e tavolozza finiscono ben presto in soffitta. “Il richiamo della terra ha avuto il sopravvento - racconta -. Sono cresciuta nel podere dei nonni pri-

Sotto, Chiara Crociani fra le piante della sua azienda agricola. A destra, Roberta Pambianco con i prodotti della sua tenuta.


ma e dei miei genitori poi. Impossibile per me rimanere chiusa tra quattro pareti.” Roberta prende il comando dell’azienda La Rocca, che produce in primis olio e vino: “Creare, produrre e trasformare riempie il cuore! Fatica è la parola d’ordine. Si lavora sempre, quando è tempo di raccogliere i frutti o fare dei trattamenti non ci sono orari o calendario. Ma la natura è il mio mondo e restituisce tanto. Vedere il tuo campo che produce dà una forza incredibile!” Roberta, mamma di due ragazzi, non si è limitata a rilevare l’attività di famiglia. “È stato necessario rinnovare gli impianti aziendali, rifare la cantina, frequentare corsi per farsi trovare preparata al grande appuntamento. Certo, l’esperienza è fondamentale e mio padre è stato per me una guida preziosa, ma è indispensabile avere una buona base culturale. Altrimenti non sarei stata in grado di disimpegnarmi tra i vincoli burocratici.” Max, Stefano e Lorenzo, Chiara, Roberta: quattro storie, il poker di testimonianze di chi ha scelto di guardare sì al passato ma con le strategie imprenditoriali e le tecnologie del futuro. Dando vita alla terra per la nutrire la propria vita, ricavando oltre al sostentamento una gratificazione che pochi altri lavori possono eguagliare. IN


Studiare | Giovanni Matteucci

La ricerca della

Qualità

testo Serena Focaccia - foto Giorgio Sabatini

“Fare filosofia” può essere, al di là dei cliché, un’attività estremamente pratica: così almeno la intende Giovanni Matteucci, accademico forlivese che guida un Dipartimento universitario all’avanguardia e ci parla di “qualità della vita”, la nostra vita.

La qualità della vita oggi: un tema che si può declinare in maniera personale, che investe molteplici aspetti della quotidianità e che risente in maniera significativa del cambiamento di stili di vita dato dalle nuove tecnologie e dalle urgenti esigenze di sostenibilità. L’attualità e la necessità di sviluppare una riflessione a tutto campo su questo argomento è stata percepita in maniera tempestiva dalla Università di Bologna che, in occasione della riorganizzazione delle strutture didattiche, ha dato vita nella sede di Rimini a un nuovo Dipartimento che ha come fulcro tematico il vasto ambito della “Qualità della Vita”. Un progetto senza dubbio ambizioso e all’avan-

guardia, che per ora in Italia è unico e di cui ci parla il Direttore, il forlivese Giovanni Matteucci. Proviamo subito a dare una definizione di “qualità della vita”, di cosa rappresenta per la quotidianità...

“Il concetto di qualità della vita si intreccia con vari elementi dell’esistenza di tutti noi, dall’urbanistica (penso all’attualissimo concetto di smart city), alla psicologia, agli stili di vita. Per questo per comprendere i fattori che influenzano la nostra qualità della vita è necessario considerare l’interazione di vari ambiti: in primo luogo la salute fisica, poi l’elemento corporeo e le sue relazioni nello spazio e in termini relazionali, componente che apre alla dimensione culturale.”

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A fianco e in apertura, Giovanni Matteucci nel suo studio.

Un Dipartimento universitario dedicato ad approfondire questo concetto come può contribuire a comprendere meglio come realizzare concretamente una buona qualità della vita?

“È significativo che il Dipartimento nasca in Romagna, un territorio le cui città sono sempre in testa nelle classifiche del benessere. Perché questo? Perché la percezione di ‘felicità’ da parte delle persone è il risultato di un equilibrio armonioso fra innovazione e tradizione, equilibrio in cui la Romagna è maestra. Lo scopo del Dipartimento è dunque comprendere quali posso-

ma rappresenta un valore diffuso che tocca l’individuo nella sua integrità. Per questo i campi di ricerca del Dipartimento in primo luogo si focalizzano su un approccio alla salute basato sulla prevenzione, per sfruttare opportunità di ricerca nuove che forniscano le basi scientifiche per azioni preventive. In questa prospettiva diventa cruciale recuperare un approccio educativo a quegli ambiti di vita che sono sempre più rilevanti nella nostra società e che vengono genericamente identificati nella categoria del ‘tempo libero’, per valoriz-

Salute, relazioni personali e cultura

Chi è Giovanni Matteucci Giovanni Matteucci è nato a Forlì e ha compiuto gli studi di Filosofia presso l’Università di Bologna. Ha svolto poi attività di ricerca presso la Ruhr-Universität di Bochum all’interno di un progetto sulla filosofia della scuola di Dilthey. Dal 2005 è professore associato al Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna e Docente di Estetica ed Estetica contemporanea. Ha presieduto, dal 2009 al 2012, il corso di laurea in Culture e tecniche della Moda presso la sede di Rimini. Dal 2012 dirige il Dipartimento in Scienze per la Qualità della Vita sempre a Rimini. È socio fondatore della SIE - Società Italiana d’Estetica e coordinatore del Seminario Permanente di Estetica dell’Università di Firenze. Fa parte del comitato editoriale e di direzione di diverse riviste e pubblicazioni in ambito filosofico.

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no essere le esigenze del territorio in questo ambito e di conseguenza sviluppare nuovi saperi. Si va quindi dagli studi in campo farmacologico, all’approfondimento delle scienze motorie, fino all’analisi delle relazioni sociali e della percezione della qualità di queste relazioni. In sostanza il Dipartimento realizza il superamento della divisione dei saperi - infatti collaborano medici, psicologi, umanisti -, per recuperare una unità scientifica focalizzata intorno alla persona. Si sperimenta così una forma nuova di Università basata sulla condivisione delle conoscenze.” In questo senso il benessere diventa un concetto centrale e non superficiale...

“Infatti. Il benessere in questo approccio non è inteso secondo il modello edonistico del ‘wellness’,

zare le attività non lavorative oltre il semplice concetto di ‘svago’ verso aspetti di crescita della persona.” Quali sono gli esempi pratici delle ricerche svolte dal Dipartimento?

“Un progetto molto interessante che in questo momento è in fase di sviluppo riguarda la patologia dell’Alzheimer: l’approccio alla malattia viene proposto da un punto di vista in primo luogo farmacologico ma anche estetico, proprio perché si è osservato che proporre un percorso di tipo ‘artistico’ ai malati aiuta a rallentare la malattia e a migliorare la loro qualità di vita. Stiamo inoltre sviluppando una mappatura del territorio romagnolo per capire quali sono i fattori che influiscono sulla qualità della vita, nonchè studi sugli indicatori utilizzati nelle statistiche del benessere.” IN


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Camminare | Casanova dell’Alpe

Sentieri

lastricati di

Storie

testo Matteo Ranucci - foto Giorgio Sabatini

Seguendo il sentiero che dal Ponte del Faggio, nella vallata del Bidente di Pietrapazza, sale a Casanova dell’Alpe si cammina su strade lastricate e sentieri attraversando tratti di bosco, coste brulle fino al crinale. Di grande interesse storico culturale per la presenza di chiese, ponti, ruderi e maestà.

La linea di acqua è veloce, sottile e di tanto in tanto precipita in pozze, incastrate da grandi sassi stondati. Difficile capire dove il Bidente di Pietrapazza abbia trovato la forza per scavare e solcare questa valle. Santa Sofia dista pochi chilometri. I popoli hanno abbandonato questa conca e le sue coste mezzo secolo fa; famiglia dopo famiglia hanno lasciato i poderi, ponti, muri, campanili, tratti di sentieri, maestà. Una storia che si mescola a una natura ora indisturbata, selvaggia. Vicende che possono essere comprese meglio se lette senza parole, a piedi, lungo le tracce che univano valli, creste, comunità e parrocchie. Le pietre, accostate a formare un arco, attraversano il “piccolo” Bidente. Il ponte a schiena d’asino è chiamato anche della “bottega”. La casa sulla riva opposta era un antico alimentari, uno spaccio in cui si trovavano i generi di prima necessità, quelli che non si potevano coltivare, ricavare dalle bestie al pascolo o raccogliere nella macchia. Il percorso inizia

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da qui, al margine della strada che sale a Pietrapazza. Il segnavia CAI 211 comincia a salire verso Casanova dell’Alpe. Il fondo di pietre posizionate dall’uomo regge ancora, a tratti, come un tempo. Oggi è un sentiero, fino a mezzo secolo fa era la strada principale: anche un cippo in pietra, appena prima del ponte, ricorda che da qui partiva la strada maestra per Ridracoli. Poco oltre si mantiene la sinistra sul segnavia 211, lasciando a destra la traccia che indica la direzione di due altre importanti frazioni, quella di Trappisa e oltre quella del Borgo di Strabatenza e della chiesa di San Donato, che rappresentavano i nuclei principali di questa valle. Ci si è lasciati alle spalle Ca Palazzina. Ogni abitazione, ogni podere avrebbe decine di vicende da raccontare, come se fossero capitoli di un libro e l’itinerario è un continuo intreccio di storie. Quella del Molino delle Cortine, ad esempio, è una vicenda importante, iniziata nel 1500 e portata avanti tra la fine


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A destra in alto, il borgo di Casanova dell’Alpe; in basso, Pietrapazza. In apertura, il Ponte del Faggio.

dell’ottocento e la seconda metà del novecento da famiglie con cognomi conosciuti e portati da molti in questo territorio: i Fabbri, i Giannelli, i Milanesi. Erano mugnai, macinavano i cereali con la forza dell’acqua in un periodo in cui i mulini svolgevano un ruolo importantissimo, anche sociale. La salita è a tratti impegnativa, scoperta dagli alberi, e prosegue di taglio al fianco delle coste che salgono alla cresta, oltre la quale si trova la vallata della Comunità di Ridracoli. Il colpo d’occhio risale la valle, in direzione di Pietrapazza, nella conca e poi verso il Monte Carpano che segna la cresta, confine lontano con la vallata del Fiume

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Savio. La vegetazione è una vera e propria macchia, fitta però solo a tratti, con arbusti come il biancospino, il corniolo, la ginestra e piccoli alberi come roverelle, carpini, olmi. Il terreno instabile di argilla e marna non è ideale per gli alberi d’alto fusto che sono rari, aggrappati a pianori di terra più salda. Una colonna votiva, la maestà, annuncia il Trogo, una delle case più grandi della vallata, costruita di sasso sulla dolce dorsale del monte. Passò da un certo Francesco Buscherini, che viveva qui nel 1816, alla famiglia Rossi. Vi abitò poi Giovanni Beoni, tra il 1959 e il 1960, anno in cui il podere fu abbandonato. La casa dà il nome

alla traccia, che era conosciuta da tutti come “la strada per il Trogo”. Il tratto più difficile della salita comincia poco dopo, oltre la fonte della Spugnazza posta a 700 metri sul livello del mare. Per raggiungere “l’Alpe” ci sono un paio di chilometri, difficili ma anche interessanti. Più ci si eleva di quota più il paesaggio prende forma, diviene più ampio, importante. L’Appennino sembra un susseguirsi continuo di creste, a volte parallele altre volte coincidenti, e di fossi ripidi che scavano le coste fragili. La vegetazione da lontano appare impenetrabile, il manto lascia scoperte le zone più aride, più erte dove crescono il ginepro


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A Casanova dell’Alpe l’indicazione dei sentieri per Ridracoli e Pietrapazza.

e l’elicriso. Il lontananza, scostati dal sentiero, si vedono a fatica altri muri, camini: Cà la Galluzza. Difficile immaginare che per comperare sale, farina, zucchero, vino o per scambiare castagne, patate, si fosse obbligati a percorrere questo faticoso sentiero. Ancora più difficile immaginare, oggi, che a Le Fiurle, nel 1879, venisse aperta una Osteria. Casanova dell’Alpe sorge qualche centinaio di metri più a monte, lungo il crinale dominato dal Passo del Vinco, a 971 metri di altezza, al margine della Foresta della Lama, in uno dei tratti più suggestivi e meglio conservati del

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Era un piccolo centro composto dalla chiesa in cui officiava la domenica il parroco di Strabatenza, dalla canonica, in cui aveva sede anche la piccola scuola pluriclasse, e da alcune abitazioni. È la frazione più alta del Comune di Bagno di Romagna. A Casanova dell’Alpe facevano riferimento molte altre famiglie, che abitavano in case sparpagliate tra coste, fossi e creste. Tutto questo fino alla fine degli anni Sessanta, periodo in cui in pochi mesi, una dopo l’altra, le famiglie lasciarono case e casolari per trasferirsi a Santa Sofia o Bagno di Romagna. IN

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Cavalcare | Centri ippici

Un cavallo per

Amico

testo Roberta Bezzi - foto Lidia Bagnara e Massimo Fiorentini

Ritorno alle origini per recuperare un contatto autentico tra uomo e animale. A Ravenna e dintorni le occasioni non mancano, tra centri ippici e scuole di equitazione.

Il binomio uomo e cavallo attraverso i secoli compone un immaginario fatto di storie di avventura e di conquista. Cronache di guerra ma anche incontri commoventi tra due sensibilità, umana e animale. Riscoperta oggi sulla scia di un ritorno alla natura, l’equitazione avvicina bambini e adulti con il suo fascino di disciplina elegante e contemplativa. A Ravenna e dintorni occasioni per praticarla non mancano. Enrico Fiorentini, 55 anni, con un passato da atleta (ha partecipato ai campionati europei juniores, a gare internazionali e ha fatto parte del gruppo di preparazione delle olimpiadi del 1980, ndr), da oltre vent’anni fa l’istruttore e ha visto passare davvero tanti allievi al Circolo ippico ravennate, che vanta una quarantina di soci. La più promettente è stata Maria Speran-

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za Gardini che si è messa in evidenza in diversi concorsi completi di livello internazionale. “L’equitazione - racconta - è praticata ma non è molto sorretta a livello politico; il problema maggiore è che mancano gli sponsor per organizzare gare di un certo livello. Molti pensano che questo sia uno sport per ricchi, ma un abbonamento di dieci lezioni costa circa 180 euro con i pony e 200 euro con i cavalli. Certo le cose si complicano per chi desidera passare all’agonismo, perché è necessario comprare un cavallo e questo è un investimento importante. Più un cavallo è promettente e più ovviamente il prezzo sale, visto che si va da un minimo di mille euro fino a 400mila, poi occorre metterlo a pensione. Se a questo si aggiunge che partecipare ai concorsi significa stare fuori un fine settimana e che i premi non sono tali, anche per i primi classificati, da compensare le spese, è evidente che serve una grande passione...”. Ne sa qualcosa Alessandra Gherardi, da anni impegnata nell’attività internazionale. Dopo aver mosso i primi passi al Circolo ippico ravennate, ha studiato all’Università a Bologna e per un certo periodo si divideva fra lo sport al mattino e il lavoro al pomeriggio. Poi la decisione di vendere la sua clinica veterinaria e di dedicarsi completamente all’equitazione, aprendo

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A sinistra in alto, Enrico Fiorentini del Circolo Ippico Ravennate; in basso, l’Ippica Lamone di Santerno. Nelle pagine precedenti, Ilario Ottardi della selleria La Bizantina, a seguire Alessandra Gherardi.

fatica per centimetri di soddisfazione... All’estero non è così, grazie alla presenza di sponsor. Pertanto ai giovani di talento consiglio di andare a fare gavetta con un cavaliere famoso all’estero”. La maggior parte dei ravennati, comunque, si dedica all’equitazione più che altro come passatempo. Un posto molto conosciuto è il Centro ippico “Bosca Ranch” a Classe che conta 130 soci iscritti, dove si può sperimentare la monta inglese e la monta americana. Di cosa si tratta? “È una monta da cow-boy - spiega l’istruttore Claudio Lama -, che ricorda il lavoro nei ranch statunitensi, dove ci sono mandrie di bestiame. La monta inglese è ancora più sicura di quella americana perché si pratica solo

suo complesso, sono tanti i centri che hanno chiuso in questi anni. Difficoltà che hanno riguardato anche un’attività storica come Al Maneggio dell’Ippica Lamone di Santerno, aperta trent’anni fa.

“Abbiamo riaperto dopo un anno di chiusura - afferma Gilberto Romanini -. Ai tempi d’oro avevamo anche 50 cavalli a pensione, ora molto meno. Il mio amore per questo sport mi porta a voler ancora investire per i giovani, organizzando corsi estivi e la scuola di avviamento. Aperta a tutti è invece la celebre passeggiata sull’argine del fiume Lamone fino a Porto Corsini, di grande suggestione”. Pure il prestigioso Centro ippico “Le Siepi” di Milano Marittima ha riaperto nel 2011. Dopo esser stato chiuso un

Relax nella natura un suo circolo privato a Savio, con l’associazione Riding Club Ravenna, dove ci sono alcuni box, dieci

cavalli a pensione e sette ragazzi che montano e fanno gare. Gherardi ha vinto due campionati del mondo nella specialità completo, nel 2007 e 2009 con Golden Boy, e con lo stesso cavallo ha partecipato anche ai campionati di categoria tre stelle in Inghilterra. “La mia più grande soddisfazione - dice è trasmettere questa passione ai più giovani. D’altra parte in Italia mantenersi con questo sport è impossibile, anche ad altissimi livelli perché le vincite sono basse e i costi molto elevati. Chilometri di

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con cavalli di grande affidabilità, per cui le cadute sono pressoché inesistenti. Organizziamo una scuola di agonismo, la Team Penning, con l’utilizzo di bestiame, ma anche semplici passeggiate in campagna e nella pineta di Classe, o in spiaggia d’inverno. Per i ragazzi ci sono anche i campi estivi per i bambini la fattoria didattica e non mancano inoltre eventi a tema e corsi di balli country”. “La crisi c’è ma non si sente - aggiunge Lama -. La gente non rinuncia al divertimento se i prezzi sono accessibili. Noi ci impegnamo per promuovere il cavallo per tutti”. Eppure, osservando il territorio ravennate nel

paio di anni, è tornato a ospitare gare di salto a ostacoli di buon livello. Praticare equitazione richiede un certo tipo di abbigliamento, di stivali e accessori vari. La selleria La Bizantina di via Sant’Alberto

è rimasta l’unica in provincia di Ravenna a vendere questo tipo di prodotto, oltre alle briglie, al grasso per gli zoccoli e tutto ciò che serve per la cosmesi del cavallo. “Sono l’unico ad aver resistito alla crisi e, così, mi sono accaparrato i clienti degli altri - afferma Ilario Ottardi -. Continuo anche ad allevare cavalli e alcuni di loro hanno avuto buoni risultati nel salto ad ostacoli e nelle gare internazionali di completo”. IN


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Cantare | Gloria Turrini

La musica sulla

Pelle

testo Serena Focaccia foto Pietro Bruni

Un’anima black quella della faentina Gloria Turrini, che interpreta con la sua voce piena di grinta e passione i classici della tradizione del blues e i suoi brani originali. Uno spaccato sul mondo dei club e della musica vissuta in totale empatia con il pubblico.

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Una presenza scenica accattivante e ricca di personalità, un carisma capace di trascinare il pubblico, ma prima di tutto una voce calda e corposa che affascina ed emoziona: tutto questo è Gloria Turrini sulla scena, quando si esibisce nei club, nei teatri, ma anche in eventi privati o sulla spiaggia, perché la musica “chiama” e bisogna seguirla ovunque. Ma il percorso lungo il quale una passione diventa una professione è sempre personale, fatto di curve e, a volte, di pause. Con energia e entusiasmo Gloria racconta i suoi esordi e la scelta di fare della musica la sua vita: “Sono sempre stata affascinata dalla musica, fin da piccola. Ricordo le vacanze in macchina con la mia famiglia, in viaggio cantavamo a squarciagola le canzoni di Celentano, Little Tony, Mina, Iva Zanicchi... Poi da

adolescente ho cominciato a studiare la chitarra e dopo qualche anno ho realizzato che la mia vera passione era il canto. A 22 anni, tramite un amico di Bologna, ho fatto un provino per il Tour de La Pina di Radio Deejay che all’epoca era una rapper molto quotata e così, come per magia, mi sono ritrovata in tour per tutta l’Italia con lei, Giuliano Palma e altre fantastiche persone. Alla fine di questa favolosa esperienza sono tornata alla vita di tutti i giorni e per diversi anni non ho cantato se non al karaoke! Nel 2005 poi mi sono lentamente riavvicinata alla musica cantando con alcune band locali e dal 2009 è diventata la mia professione.” Nelle tue performance ti capita di interpretare generi musicali diversi, ma fra quelli che proponi in quale ti senti più “a casa”?


“Ho una predilezione per tutta la musica di estrazione black - il soul, il funk -, ma la radice di tutto è il blues e anche se spesso mi capita di cantare brani pop cerco di interpretarli a modo mio, dando sempre sfumature bluesy.” Hai realizzato tre album in cui proponi anche brani inediti. Come sono nati questi progetti musicali?

“Ho realizzato il mio primo album nel 2009 con il Baba Bossa Trio intitolato ‘Pop Bossa Acoustically’: proponeva al mercato indonesiano cover di brani pop e dance rivisitate in chiave bossa/samba. Il secondo album, ‘Too Heavy’, è uscito a nome mio e contiene sette cover soul e blues e tre brani inediti. A dicembre 2012 è nato infine ‘Se Vuoi’, il mio primo disco di soli inediti, scritto e prodotto insieme a Mecco Guidi. Le musiche sono di Mecco Guidi, mentre i testi sono solo in parte miei, alcuni preziosi amici mi hanno dato una mano, come Luca Sapio, Laura

Il sistema anti-aging che RIGENERA e RINGIOVANISCE per una pelle da favola

Una voce calda e blues Rosetti, Dulcamara, Iris Cartia e Vania Leone.” Qual è oggi il panorama professionale per una cantante poliedrica come te? Il mondo dei club come è cambiato?

“Per fortuna ci sono molti appassionati di musica e di concerti! Io ho cominciato tardi ad esibirmi nei locali e nei club ma posso ritenermi fortunata, perché collaboro con musicisti incredibili e poi perché, nonostante la crisi, lavoro tanto. Molti locali purtroppo hanno chiuso o non danno più spazio alla musica dal vivo per i costi proibitivi legati ai permessi e alla burocrazia: è davvero un peccato. Lo Stato dovrebbe fare qualcosa per agevolare i gestori dei locali e per tutelare i musicisti. Noi comunque non molliamo!” Da quando bambina cantavi le canzoni di Mina in macchina, quali sono i sogni realizzati e quelli che ancora tieni nel cassetto?

“Sicuramente i tre dischi sono un sogno diventato realtà, ma al di sopra di tutto le tantissime esperienze dal vivo, il contatto con le persone, la sinergia che si crea con i colleghi, i lunghi ed estenuanti viaggi in macchina per spostarsi da una città all’altra. Mi auguro per il futuro di continuare così, in costante crescita...” Alla prossima emozione, dunque, sempre con la musica che scorre sulla pelle. IN

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Inaugurare | Grand Hotel Leonardo Da Vinci

Cinque stelle vista

Mare

testo Serena Focaccia

Anche Cesenatico ora ha il suo cinque stelle: il Grand Hotel Leonardo Da Vinci, una struttura esclusiva e di lusso che recupera il complesso della ex Colonia Veronese offrendo suite eleganti e ambienti di classe.

Serata di grande prestigio quella del 27 luglio a Cesenatico con il taglio inaugurale del nastro del lussuoso e raffinato Grand Hotel Leonardo Da Vinci, ultimo cinque stelle della catena alberghiera Select Hotels Collection della Famiglia Batani. Già proprietaria di dodici hotel, principalmente sulla Riviera romagnola, Select aggiunge una struttura alberghiera di grande prestigio, che rappresenta inoltre il primo albergo cinque stelle di Cesenatico e si affianca ai lussuosi cinque stelle Grand Hotel Rimini, Palace Hotel di Milano Marittima

e Grand Hotel Italia di Cluj Napoca in Romania. Il Grand Hotel Leonardo è sorto sulle basi della Colonia Veronese, complesso che è divenuto di proprietà del comune di Cesenatico circa dieci anni fa. Antonio Batani, nel 2006, ha poi rilevato l’immobile ormai fatiscente per realizzare il progetto dell’hotel cinque stelle ora terminato. Il progetto edilizio di ristrutturazione dell’ex Colonia, che si estende su un’area di 15mila metri quadrati, ha consentito la realizzazione di un albergo con quattro tipologie di camere, dalla cate-

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A sinistra, due momenti dell’inaugurazione del Grand Hotel Leonardo da Vinci. In apertura, una lussuosa stanza dell’Hotel.

goria executive alle suite, passando per deluxe e junior suite, tutte con rifiniture di pregio, soffitti lavorati a mano, insonorizzate e dotate delle tecnologie più moderne. Nelle suite poi lusso ed eleganza sono portati ai massimi livelli: solo materiali top quality e comfort all’avanguardia, i bagni sono disegnati dalla casa di moda Versace. L’Hotel si affaccia direttamente sul mare e sulla spiaggia esclusiva che rientra nella concessione demaniale di 4.500 metri quadrati della ex Colonia Veronese. La serata di inaugurazione è stata

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dunque un’occasione per celebrare questa nuova struttura che vuole rappresentare un potente volano in grado di ridare slancio e vitalità alla realtà imprenditoriale locale. Presenza d’eccezione all’evento Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria, che ha salutato questa

nuova avventura imprenditoriale: “È necessario valorizzare le nostre potenzialità, primo fra tutte il turismo, vero motore dell’economia nazionale. Ecco perché apprezzo e plaudo all’impegno di Antonio Batani che, con il Grand Hotel Leonardo, ha mostrato coraggio im-

prenditoriale e fiducia nel futuro.” Fra gli oltre seicento invitati all’evento, che hanno percorso il red carpet che dal centro della piazza conduceva gli ospiti nella splendida hall dell’Hotel, erano presenti il prefetto di Forlì, Erminia Rosa Cesari, Massimo Giletti, conduttore della serata, Flavio Tosi, sindaco di Verona che nella ex Colonia Veronese ha trascorso da bambino le vacanze al mare, il sindaco di Cesenatico Roberto Buda e numerosi altri personaggi dell’imprenditoria, della politica e della società locale e non solo. IN


Creare | Federico Zanzi

Figure

Sfigurate testo Aldo Savini - foto Lidia Bagnara

Il tratto espressionistico di Federico Zanzi disegna un’umanità precaria e dolente. Con macchie di colore che accentuano il processo inarrestabile di trasformazione, del corpo e dell’anima.

Honoré de Balzac nel 1842 dava il titolo di Comédie humaine alla raccolta delle sue opere di romanziere composte a partire dal 1829, creando un unico ciclo narrativo per rappresentare un quadro completo della società francese nel periodo post napoleonico. Gettando i principi del realismo moderno, nonostante aspetti romantici e per certi versi melodrammatici, Balzac intendeva presentare l’umanità come un insieme di “specie” sociali, influenzate dall’ambiente e, al tempo stesso, riaffermava l’esigenza di un ordine spirituale e politico. L’umana commedia di Federico Zanzi, alla quale non sono esenti aspetti drammatici, investe non tanto la sfera sociale quanto quella intima, per certi aspetti domestica, dove ai temi sociologici si sostitu-

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iscono quelli affettivi ed esistenziali. Zanzi si guarda attorno ma non osa andare troppo lontano, certamente non esita a sconfinare nei territori della storia dell’arte antica e moderna, ma poi ritorna a se stesso per tentare di dare una risposta al senso della vita. Nelle opere degli esordi di grande formato è già presente, come un annuncio profetico, una traccia della sua poetica che si rivelerà progressivamente nei ritratti e nei gruppi di famiglia. Rivisitando dipinti tra Cinque e Seicento e rielaborandoli senza tradire l’aspetto formale della composizione, presta una particolare attenzione alla tensione etica e spirituale e rintraccia in essi attestati di una vanitas che non porta i segni del tempo storico ma tende piuttosto a

svelare la perenne fugacità delle cose mondane e di conseguenza

lascia intravedere la condizione dell’essere nel mondo, dominata dallo stato di precarietà, alla quale non è dato sottrarsi pur sentendosene estranei. L’oscurità quasi teatrale che prevale sulla luce, concentrata esclusivamente sulle figure o su parti di esse, accentua un senso di spaesamento e al tempo stesso di innegabile sacralità. Il san Girolamo nel deserto assorto in contemplazione e la Madonna e Giovanni ai piedi della croce addolorati anticipano un’indagine che coinvolge le ragioni del cuore attraverso ritratti e scene di gruppo di personaggi emotivamente e sentimentalmente a lui vicini. Figure in primo piano, a mezzo busto come in una sequenza cinema-


tografica, vengono isolate e poste in un altro contesto al fine di creare una situazione emozionale per un inatteso evento narrativo. A volte sembrano emergere dal buio profondo, altre da prati fioriti ma privi di luce: sono sempre fondali scenogra-

fici bloccati, freddi, spenti, e proprio per questo fanno risaltare impietosamente l’espressione contorta e sfigurata dei volti, eppure vitali, che trattengono un’indeterminata sofferenza. E ancora di più il contrasto tra ciò che muta e ciò che permane nell’indifferenza è evidenziato dallo stridente confronto tra l’abbigliamento dei personaggi femminili e la pelle dei loro volti. I vestiti a tinte forti e anche vivaci con fiori che sono macchie inerti di colore accentuano ulteriormente il processo inarrestabile di degrado o di semplice e progressiva trasformazione a cui il corpo è sottoposto. Se non sempre si riesce ad accettarlo,

Immagini della precarietà allora anche lo sguardo tende a spegnersi, ma resta un anelito di vita. Zanzi vuole andare oltre alle apparenze, talvolta accentua i tratti fisiognomici, marca i lineamenti sfiorando anche il grottesco, altre volte li cancella senza ironia, per alludere a qualcosa che sta sotto, che non si può e forse non si deve vedere, ma solo intuire. Ancora, la tensione espressionistica di matrice nordica si manifesta nella bocca che, quasi annullata o ridotta ad una

fessura, non riesce a dar voce al dolore e a ciò che si agita nell’interiorità, e gli occhi asimmetrici, quasi solo cavità, sono orientati in direzioni opposte, verso l’esterno e verso dentro. Così un volto, reso dalla densità cromatica quasi una maschera, oppure slavato e ridotto a sagoma, diventa una pura presenza pittorica. IN

Chi è Federico Zanzi Federico Zanzi è nato a Faenza nel 1978. Dopo il diploma al Liceo Artistico G. Severini di Ravenna ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Attualmente è docente di Storia dell’arte e discipline plastiche. Risiede e lavora ad Alfonsine.

Via Oberdan 38, Forli - Tel. 338.2982330


Ragionare | Nuova Civiltà delle Macchine

La scienza

di ogni

Giorno

testo Serena Focaccia

Comprendere il presente e proiettarsi nel futuro: l’associazione Nuova civiltà delle macchine con il suo presidente Massimo Dellavalle ci dà qualche coordinata per vivere concretamente il cambiamento. E dare futuro ai giovani.

La città di Forlì, e tutti i centri della Romagna, vivono da sempre un grande fermento associativo, che si riflette nel libero riunirsi di persone con i più disparati interessi e obiettivi. Quella di Nuova Civiltà delle Macchine (nella foto, il consiglio direttivo dell’associazione) è una realtà associativa di peso e tradizione, nata a Forlì nel 1987 prendendo il nome dalla omonima rivista “di analisi e critica”. Obiettivi ambiziosi per l’associazione che si propone di promuovere l’unità del sapere, cioè la stretta connessione tra cultura umanistica e scientifica. Come sia possibile essere portatori oggi questo approccio culturale è la domanda che si pone Massimo Dellavalle, professore di liceo e presidente di Nuova Civiltà delle Macchine dal 2010, che racconta progetti e sfide che attendono l’associazione: “L’obiettivo di questi ultimi anni di attività è stato avvicinare la riflessione culturale al mondo dei giovani, perché è

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necessario che questi argomenti escano dai convegni per addetti ai lavori e diventino spunti concreti per affrontare la contemporaneità. L’unità di cultura scientifica e umanistica, che è l’idea che sta alla base dell’associazione, oggi assume un significato nuovo poiché questo approccio unitario è fondamentale per capire le conseguenze che le nuove tecnologie hanno nella vita di tutti i giorni. Avere gli strumenti conoscitivi e culturali per comprendere il cambiamento e saperlo gestire consapevolmente è importante per un approccio al mondo del lavoro e dell’impresa, soprattutto da parte dei giovani.” Quali sono dunque le iniziative realizzate per coinvolgere i giovani?

“Abbiamo lanciato gli ‘Aperitivi con giovani cervelli forlivesi’, incontri con giovani ricercatori che raccontano le loro attività in maniera semplice e rilassata: l’iniziativa ha avuto successo presso gli studenti, anche perché costituisce

un momento di confronto con giovani poco più grandi di loro che possono dare indicazioni concrete su come orientarsi nel mondo del lavoro e della ricerca. È importante sviluppare un rapporto costante con il mondo giovanile, perché i ragazzi oggi hanno perso una visione del futuro, ma questo non vuol dire che non abbiano sogni.” Per divulgare i contenuti scientifico-umanistici su quali canali si muove l’associazione?

“La condivisione della conoscenza è per noi un valore fondante che in primo luogo vogliamo realizzare nella realtà forlivese, per questo proponiamo seminari, convegni, iniziative per la cittadinanza e intendiamo sviluppare tutto questo in maggiore sinergia con l’università e allargandoci a Cesena e Ravenna. Abbiamo inoltre dato vita al ‘foglio digitale’ NCdM 2.0 in grado di raccogliere e condividere, nelle dinamiche del web 2.0, contributi e riflessioni di soci e collaboratori.” IN


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Viaggiare | Sandro Camerani

Tutti i cieli

America

dell’

testo Roberta Bezzi

Conoscere le strade degli USA con le parole di Sandro Camerani, giornalista ravennate che racconta nel suo ultimo libro i suoi viaggi negli States, dall’Atlantico al Pacifico, sempre on the road.

È frutto di quindici tour in soli sedici anni il libro “Il cielo sopra l’America” del giornalista ravennate Sandro Camerani, che si occupa di sport per giornali come “Gazzetta dello Sport”, “Corriere Romagna” e “Trotto & Turf”. I suoi appunti di viaggio raccontano angoli nascosti degli Stati Uniti, lasciando la curiosità di saperne di più. Dal Golden Gate al Filed of Dreams, dal Pacifico alle distese di granturco dello Iowa, passando per il Texas e la nuova America, rinominata “Obamaland”, l’autore percorre miglia e miglia sotto un cielo dai mille colori sempre rigorosamente on the road. Come nasce la sua passione per gli Stati Uniti?

“È legata al mio amore per musica, cinema e baseball. Sono cresciuto ascoltando Elvis, Beach Boys e Doors; i miei film-cult sono ‘Animal House’ e ‘The Blues Brothers’. In più, a mio avviso, le sensazioni che

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si provano durante una partita di baseball in America sono uniche.” Tra quelle visitate qual è la città d’oltreoceano che preferisce e perché?

“A ovest, certamente, San Francisco: offre il giusto mix tra turismo e cultura che in molte altre parti degli Stati Uniti manca. In generale preferisco percorrere in auto tutta la California, perché lo spettacolo della 101 è unico e le spiagge di Los Angeles sono un caleidoscopio di varia umanità.” Qual è il luogo più “magico”? Leggendo, mi ha colpito la descrizione dell’isola delle conchiglie Sanibel...

“Per un appassionato di baseball non c’è nulla come il Field of Dreams, nell’Iowa. Sanibel è un posto incredibile e quasi surreale. Ma cito anche Savannah, con il suo fascino voodoo e l’architettura che fa tanto ‘Via col Vento’.” L’itinerario che non ha mai fatto e che vorrebbe fare?

“Mi mancano le Hawaii. Mi frenano le sette ore di volo necessarie dopo averne fatte tredici per arrivare dall’Italia alla California. Poi mi piacerebbe visitare il Monte Rushmore nel South Dakota, ma il problema è che non c’è null’altro attorno per centinaia di miglia.” Quale percorso consiglia a chi parte per la prima volta per gli States?

“Non ho alcun dubbio. Volo andata e ritorno su San Francisco, nel periodo ideale che è la tarda primavera o fine estate. Consiglio di restare lì tre giorni, poi noleggiare un’auto e percorrere la 101 con soste a Big Sur e Santa Monica; è d’obbligo una fermata a Los Angeles, con visita di Venice, Hollywood Boulevard e Griffith Park, proseguendo quindi per Las Vegas, dove trascorrere una sola notte ma da leoni. Da lì si può raggiungere il Grand Canyon. e poi tornare a San Francisco con sosta allo Yosemite Park”. IN


IN Magazine Ravenna 03/2013  

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