Biosfera2404

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Oggi

cucina il SOLE a pag. 3

L’insetto “succhia foreste” a pag. 5

L’anguilla che ci sfugge

a pag. 7

Birdwatching, foto con le ALI Bentornato

Lupo

SALUTE in marcia

a pag. 11

Acqua azzurra, acqua cara a pag. 13

a pag. 8

a pag. 15

Non c’è più acqua da perdere E’ opinione diffusa che l’acqua possa trasformarsi nel petrolio del futuro, in un prodotto, cioè, capace di generare enormi profitti in ragione del suo crescente utilizzo - soprattutto in agricoltura, nell’industria e nella produzione di energia elettrica - e di una disponibilità che va riducendosi a causa dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, oltre che dell’aumento delle attività umane. Ogni discussione sull’opportunità o meno di privatizzare questo bene essenziale alla vita, nostra e del nostro pianeta, dovreb-

be tener conto della limitatezza di una risorsa che va via via riducendosi. Basti pensare che l’acqua dolce rappresenta solo il 2,5% del volume totale presente sulla Terra e per più dei 2⁄3 si trova in pochi ghiacciai (Antartide e Groenlandia in particolare), che peraltro si stanno pericolosamente assottigliando. Mentre nel mondo la negazione del diritto all’acqua sta producendo conseguenze disastrose - nel 2006 circa 30mila persone al giorno sono morte per cause riconducibili alla mancanza d’acqua (dati Iisd,

Istituto Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile) - in Italia il processo di privatizzazione del servizio idrico è in corso ormai da metà degli anni ’90 con la conseguenza per i cittadini di un aumento costante negli anni delle tariffe. Inoltre tutti i dati sono concordi sul fatto che, da allora, gli investimenti per rendere più efficiente e ristrutturare la nostra rete idrica sono diminuiti notevolmente. Non bastasse, l’obiettivo dei soggetti privati, a fronte di costi di gestione notevoli, sarà quello di incentivare la domanda

e quindi il consumo d’acqua (i ‘piani d’ambito’ prevedono nei prossimi anni un aumento dei consumi pari al 18%). Uno scenario assolutamente da scongiurare, dato che ormai non c’è più acqua da perdere e bisognerebbe, al contrario, approntare vere politiche di risparmio idrico e di uso sostenibile della risorsa. Ragionando, magari, su come rendere la sua distribuzione un servizio universale anche a beneficio delle aree del mondo più svantaggiate. Ma per questo ancora molta acqua dovrà passare sotto i ponti.


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