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retail&food ANNO 7 NUMERO 3 marzo 2012 • e 3,00

In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi

LUOGHI DI VIAGGIO • SPAZI COMMERCIALI

Centri commerciali & Outlet

Un anno di passioni Mercato fermo ma non del tutto. Sempre più estero per i retailer

Mondi retail

I padroni dei mall

Dossier aeroporti Istanbul Atatürk

Prima pietra

Villesse Shopping


NEWS PRIMAE NOCTIS Banda stretta

L'OPINIONE LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA è SEMPRE PIù IMPORTANTE Il mercato si sta avvicinando a una situazione di saturazione che impone per il futuro analisi sempre più approfondite. Rispetto al passato la localizzazione e le rendite di posizione non sono più elementi sufficienti a garantire il successo di nuove iniziative o la crescita di quelle esistenti. Oggi, sempre di più, sono necessari accurati studi soprattutto sul “posizionamento” del progetto da sviluppare o da valorizzare. Per questo è importante operare delle scelte avendo una visione globale capace di capire e prevedere le implicazioni e l’impatto delle stesse nella successiva fase gestionale. Per la stessa ragione, oggi, i player coinvolti nella commercializzazione o nella ricommercializzazione di un progetto non sono più solo interessati alla potenzialità dello stesso, ma pretendono la garanzia che la successiva gestione sia affidata a partner credibili, per la dimostrata capacità d’interpretare le continue evoluzioni del mercato. In questo contesto s’inseriscono le recenti novità normative che vanno a ridisegnare la mappa concorrenziale grazie alla liberalizzazione degli orari, dei giorni di apertura e al venire meno dei contingentamenti numerici legati alle autorizzazioni. Questo nuovo scenario andrà a insistere proprio sulla necessità di studi approfonditi e di pianificazione strategica sopra accennati soprattutto delle realtà esistenti. Oggi si aprono nuove prospettive di differenziazione dei progetti che permetteranno di lavorare sul merchandising mix e in genere sulla tipologia di offerta, legandola unicamente alle esigenze del mercato e alla profittabilità delle iniziative rispetto ai lacci e lacciuoli delle normative passate.

Editoriale

L’on line è un’opportunità. Internet spazzerà via il nostro business. Andare on line elimina i costi materiali e apre il mercato a chiunque. Per fare affari sul web occorre spendere una fortuna e i risultati sono tutti da dimostrare. Tentazioni e dubbi regnano sovrani. Ma quanti di noi stanno elaborando una “strategia digitale”? Quanti l’hanno già fatto? A occhio e croce tra i primi e i secondi ci siamo dentro tutti, anche noi di r&f. Nel nostro piccolo - siamo nati sulla carta - andare on line è doveroso ma il modo per farlo non è scontato. Né economico. Però è tutt’altro che malvagio e tra sito, facebook, twitter e newsletter cominciamo a prenderci gusto. Ma spostiamo per un attimo l’attenzione sui vostri utenti o clienti. Coloro che grazie agli sforzi che profondete sull’on line dovrebbero darvi più fatturato. E mettiamoci nei loro panni: quante volte si verificano “problemi di connessione”, quante volte i dati corrono al rallentatore, salta il collegamento, il campo sparisce? Tante, troppe. E a che prezzo? Carissimo: mettete insieme le fatture delle “spese mobili” sostenute negli ultimi 12 mesi tra smartphone, tablet, chiavetta per traffico, hardware, assistenza… Un salasso. I problemi dell’on line possono essere la nostra insicurezza o la paura del vuoto digitale. Ma sicuramente al momento a non funzionare sono le maglie strette della banda larga. Il Governo faccia la sua parte nel bandire gare vere per le frequenze, gli operatori di TLC si diano invece una regolata: sull’on line si gioca una interessante fetta dello sviluppo, di noi tutti.

Corrado Vismara Amministratore delegato di Larry Smith italia e Vice Presidente del CNCC

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Direttore responsabile Andrea Aiello In redazione Fabrizio Patti, Andrea Penazzi Hanno collaborato

Tiziana Bardi, Alessandro Barzaghi, Giuseppe Bonomi, Italo Bussoli, Carmen Chieregato, Giovanni Cobolli Gigli, Giulia Comparini, Gianfilippo Cuneo, Luigi De Montis, Luca Esposito, Simone Filippetti, Fulvio Fassone, Vito Gamberale, Stefano Gardini, Paolo Prota Giurleo, Massimo Guacci, Antonio Intiglietta, David Jarach, Paolo Lombardi, Filippo Maffioli, Pietro Malaspina, Adolfo Marino, Dante Marro, David Montorsi, Giorgio Moroni, Pierpaolo Palmieri, Alberto Pasquini, Enrico Pazzali, POLI.design, Alessio Quaranta, Mario Resca, Leopoldo Resta, Vito Riggio, Kevin Rozario, Paolo Simioni, Vittorio Valenza  Foto Archivio Gesto Editore, Flickr, Fotolia, Imagoeconomica, iStockphoto Segreteria Antonella Ferraraccio Pubblicità dircom@edifis.it Progetto grafico e impaginazione Quality A&M Stampa A.G.F. – Peschiera Borromeo (Mi) Redazione Viale Coni Zugna, 71 - 20144 - Milano - Italy Prezzo di una copia _ 3,00 – Arretrati _ 5,00 Abbonamento Italia: _ 30,00 Europa: _ 40,00 Resto del mondo: _ 50,00 Registrazione Tribunale di Milano N° 550 del 06/09/2006 Iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione n° 15972 Tutti i diritti di riproduzione degli articoli e/o foto sono riservati. Manoscritti, disegni, fotografie, supporti audio e video anche se non pubblicati non saranno restituiti. Per le fotografie e le immagini per cui, nonostante le ricerche eseguite, non sia stato possibile rintracciare gli aventi diritto, l’Editore si dichiara disponibile ad adempire ai propri doveri. Ai sensi della legge 196/2003 l’Editore garantisce la massima riservatezza nell’utilizzo della propria banca dati con finalità redazionali e/o di invio del presente periodico. Ai sensi degli artt. 7 e 10 i destinatari hanno facoltà di esercitare il diritto di cancellazione o rettifica dei dati, mediante comunicazione scritta al responsabile del trattamento presso EDIFIS S.p.A. – Viale Coni Zugna 71 – 20144 Milano, luogo della custodia della banca dati medesima. retail&food è media partner ufficiale di

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è una rivista edita da Edifis spa Viale Coni Zugna, 71 - 20144 - Milano - Italy Tel. 02 3451230 - Fax 02 3451231 info@retailfood.it www.retailfood.it

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Anno 7 numero 3 marzo 2012


SOMMARIO

n° 3 marzo 2012

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38 52

l'opinione di Corrado Vismara La pianificazione strategica è sempre più importante

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scopo Immobiliare Ametista. La nuova Galleria, estesa oltre 38mila mq di superficie lorda calpestabile, vanta un centinaio di negozi e un’ancora Ipercoop. Nodo da sciogliere: la viabilità

R&f news

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Anteprima: il rapporto 2011 di KPMG M&A, pochi ma buoni

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Follia veneta La Laguna sotto assedio Tanti nuovi progetti a destinazione commerciale o multifunzionale tentano di conquistare l’ambita repubblica marinara e i territori limitrofi. Troppi a nostri avviso, dato che la torta è già ampiamente contesa

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Parola di... Edoardo Monzani Stazioni Marittime: «I telefoni continuano a squillare»

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Dossier concessionarie autostradali Satap, servizi da sviluppare

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Cosa occorre saper per... I nuovi poteri dell'Autorità Antitrust

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Mondi retail I padroni degli shopping center

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Hi-tech e tv La "terza dimensione" del business L’offerta Sky guarda al futuro e punta su schermi e contenuti 3D per un intrattenimento all’insegna dell’hi-tech

Dossier aeroporti Atatürk, hub imperiale Numeri in crescita, strategia di conquista nei confronti degli scali dei Paesi vicini, una serie di duty free all’avanguardia e sconfinati. Questo, in pillole, l’aeroporto di Istanbul

mystery on board The Space Cinema, facile vendere meno pulire

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indice R&f Continua la luna di miele

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international

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stazionario

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osservatorio prezzi Brescia, prezzi da Leone Sfida all’ultimo centesimo tra i due maggiori centri commerciali di Brescia e provincia. Distanti tra loro circa 30 chilometri, i listini de Il Leone e di Freccia Rossa si avvicinano nella caffetteria ma si allontanano sia nei primi e secondi piatti che nelle bevande. Nel non food si registra un sostanziale equilibrio

inflight catering Nella pancia di Do&Co La visita allo stabilimento di Istanbul spiega molte cose: a partire da una soddisfazione del cliente da fare invidia

Ferry porti

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Vetrina

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la pulce nell'orecchio Benetton, il futuro senza Borsa

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star trek food Obiettivo Sosushi

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al via la nuova iniziativa di Assofranchising La fiera del franchising è 2.0 Accessibile dal 18 febbraio, Web Franchising Expo sarà interattiva tra l’8 e il 10 di marzo e chiuderà i battenti il 30 settembre.

La foto

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Analisi mercato Dolci, corsa frenata A leggere le statistiche gli snack dolci corrono meno di lusso e profumo, ma a livello mondiale a settembre la crescita è stata del 17%, nel travel retail. Gli scali italiani potrebbero fare di più ma hanno novità importanti. Intanto, in esclusiva, ecco la mappa dei negozi dedicati ai dolci nei mall.

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Last but not least Alitalia, l’impossibilità di essere normali

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Prima pietra Villesse Shopping, è l'ora del cantiere Con l’avvio dei lavori incomincia la fase operativa per il maxi progetto da 90mila mq di gla a Villesse (Go) targato Inter Ikea e Arco Immobiliare. L’apertura è prevista entro il 2013, ma sono già numerosi i retailer che hanno aderito all’iniziativa taglio nastro Galleria Borromea batte un colpo Il quadrante sud-est di Milano ha visto l’inaugurazione, a fine novembre, del centro commerciale realizzato dalla società di

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Expo 2015 – parte seconda Perché siamo ancora in ritardo È un’occasione unica, lo dicono tutti da anni. Però da anni le istituzioni stanno perdendo tempo. Ora si tratta di correre per realizzare un progetto, che vola sempre più basso.

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news primae noctis Banda stretta

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Rubriche stock option Orient express Comunicazione di servizio Retail 3.0 Aviation outlook Obiettivo personale Mercati in fiera

4 6 10 12 15 16 64

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r&f News Ultim'ora Roma Tiburtina va a Grandi Stazioni

Il condizionale è d’obbligo, ma i dubbi sono pochissimi. Al momento della stesura dell’articolo, il 20 febbraio, i rumors davano Grandi Stazioni sicura vincitrice del bando per la gestione del terminal Av Roma Tiburtina. Contestualmente non era riportato ancora nessun dato sull’offerta che avrebbe permesso alla società guidata da Fabio Battaggia di aggiudicarsi la gara, superando le proposte economiche della “sorella” Centostazioni e di Cbs Outdoor. Di certo c’è che il bando prevedeva un valore minimo accettabile per partecipare di 1,5 milioni di euro all’anno, al netto dell’Iva, per ciascuno dei primi 15 anni di concessione. Complessivamente la concessione dura invece 30 anni. Ancora di certo c’è, soprattutto, che il nuovo terminal e futuro hub italiano dell’alta velocità vanta 32mila mq di aree aperte al pubblico, con 17mila mq a destinazione commerciale. Una volta a regime Roma Tiburtina vedrà transitare 140 tra Frecciarossa e Frecciargento, 38 treni a lunga percorrenza e 290 treni regionali. Ai quali è doveroso sommare le soste effettuate da Italo, il nuovo treno ad alta velocità della società Ntv.

A Paris è tempo di outlet

S

i chiama The West il progetto da 100 milioni di euro che a giugno 2013 aprirà i battenti del lusso con sconti da outlet, a 30 chilometri dalla Tour Eiffel. Presentata ufficialmente a metà febbraio durante un’affollata conferenza stampa a cui – unici italiani – eravamo presenti anche noi di r&f, l’iniziativa nasce da Catinvest società legata alla famiglia Catteau, storicamente impegnata nella realizzazione e gestione di immobili commerciali e residenziali. Il nuovo polo del lusso sorgerà nell’area commerciale Grand-Plaisir, presso Clayes-sous-Bois. Lo stabile che ospiterà la struttura non sarà realizzato in area greenfield ma verrà edificato al posto di un centro direzionale. Il progetto prevede 70.000 mq totali di cui 24.000 mq di gla riservati alle 140 boutiques di marchi lusso, premium e “artigianali creativi”. Commercializzazione e gestione sono affidati ad

Advantail, società guidata da Franck Verschelle, che durante la conferenza stampa ha raccontato di aver ricevuto già numerosissime manifestazioni d’interesse da top brands e di aver assegnato circa il 30% degli spazi. Il nuovo outlet parigino mira ad attrarre una clientela alto-spedente residente tra la capitale e i dintorni (60% della clientela potenziale) e una fetta notevole di clientela leisure attratta dalla Ville Lumière ma anche dalla vicinissima reggia di Versailles. •

Stock option BUY

NEUTRAL

SELL

Cogest si aggiudica il Pellicano

Altra bandierina in Lombardia per Cogest Italia. Questa volta lo shopping center entrato nel portafoglio della società di gestione con sede a Cinisello Balsamo è il Pellicano di Treviglio (Bg). La galleria commerciale, acquisita nella seconda metà del 2011 dal Fondo Socrate per oltre 26 milioni di euro, come riporta il comunicato stampa diramato dallo stesso Fondo in data 27 ottobre 2011, vanta 22 negozi per una gla di 12.800 metri quadrati. L’ancora alimentare è Ipermercato Pellicano. Nel frattempo, sempre sotto il cappello di Cogest Italia, al primo piano del centro commerciale Il Continente di Mapello ha aperto l’asilo nido interaziendale “I Fratellini”. Le due iniziative bilanciano, in parte, la conclusione del mandato di gestione per i centri Le Due Torri di Stezzano, in provincia di Bergamo, e Casetta Mattei a Roma (Vedi rubrica Stock Option).

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Salvatore Ferragamo La Borsa porta bene al gruppo fiorentino: nell’anno della quotazione +26% di ricavi e retail col turbo (+21% e +16% a parità di negozi). Non c’è solo il +44% della Cina, perché Europa e Nord America salgono del 30 per cento. Chapeau. Fenicia Il retail è partito solo nel 2004, ma Camicissima sembra esserci da una vita. Raggiunti i 46 milioni di fatturato (+9,2% nel 2011), ora Fenicia spa vuol fare il botto all’estero. Fuori Italia nel 2012 ci saranno 20 dei 32 nuovi negozi. Settanta sono previsti in Cina, di cui sette quest’anno. Lufthansa Record di viaggiatori nel 2011: +7,5% e quota 106 milioni di passeggeri considerando anche le controllate Swiss, Austrian Airlines, bmi e Germanwings. La nuova strategia, dolorosa per Malpensa, sembra pagare.

Altarea Italia Mors tua, vita mea. Altarea Italia, proprietaria dei mall Le Due Torri di Stezzano e Casetta Mattei di Roma, porta in casa la gestione immobiliare e la direzione dei centri, concludendo il rapporto con Cogest. Obiettivo: seguire le orme della casa madre francese come global player.

Unieuro Mauro Maiocchi, ad di Unieuro, ammette: a differenza degli scorsi anni «il dato negativo [prenatalizio] di due cifre viene confermato anche nel periodo post-natalizio». Il male è comune (-10% per Aires a dicembre) ma non c’è gaudio.

H&M Tocca all’Italia per Cos, l’insegna premium del gruppo H&M. Già presente con 45 negozi in nove grandi Paesi europei, arriverà in primavera. Ancora ignoti i numeri e le città di destinazione, anche se è probabile la partenza a Milano.

Librerie Coop Non soffrono solo le catene del libro americane: le Librerie-Coop sono ricorse alla cassa integrazione a rotazione per 170 addetti, per il calo del mercato del libro. Confermate però le nuove aperture: a Roma Ostiense con Eataly in primavera, a Savona in autunno e tre nel 2013.

Adr Previsto entro l’estate il contratto di programma per Aeroporti di Roma. Lo ha detto l’omni-presidente Fabrizio Palenzona al Senato, con il cappello di Assaeroporti. Per Milano e Venezia i tempi sarebbero più stretti. Peccato che lo si dica da più di un anno.

Aeroporti XS Piccoli scali non si arrendono, purché con soldi pubblici. A Foggia Air Vallée per un milione all’anno volerà su Milano e Torino. A Bolzano torna Air Alps, dopo uno stop della licenza per motivi economici. Sul primo volo per Roma c’era un solo passeggero.


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r&f News Un salumiere per Chef Express

A marzo nell’area di servizio di Fabro Est (A1) partirà il secondo esperimento della collaborazione tra Chef Express (Gruppo Cremonini) e il marchio di salumeria “d’autore” Renzini (fondato nel 1920, 31 milioni di euro di fatturato). Il primo è partito lo scorso agosto nell’area di Bisenzio Est, sempre sull’A1. Questo il succo della collaborazione: nell’area di servizio è presente un vero bancone da salumiere, con un dipendente della Renzini “prestato” alla causa. Oltre a trovare i prodotti tipici norcini e la porchetta, ci si può anche far preparare un panino farcito, come nelle gastronomie di paese. C’è poi il servizio al tavolo, con degustazione al tagliere e calici di vino. Alcuni prodotti sono inseriti anche nel market. Il format ha vinto il premio Quattro Stelle della Guida al Viaggio Sicuro, edita dalla rivista Market Road.

Orient Express

Genova, male la prima

D

opo mesi di chiacchiere sembrava cosa fatta. Ma la gara per la vendita del 60% dell’aeroporto Colombo di Genova in mano all’Autorità Portuale della città è andata deserta. Nessuna offerta dal fondo F2i partecipato da Cassa Depositi e Prestiti e guidato da Vito Gamberale, ma neanche dal gruppo francese Vinci, dai turchi di Limak, da un fondo pensioni americano e dal colosso sudamericano del trasporto aereo Corporacion America. Per il 60% dello scalo la base d’asta era di 30 milioni di euro, più un impegno per investimenti per 40 milioni. Le cifre erano state stimate da Kpmg ma non hanno convinto. F2i il giorno della gara (quindi a gara aperta) ha anche pubblicato a pagamento su alcuni quotidiani una lettera in cui spiegava le ragioni del suo ritiro: le poche informazioni in sede di due diligence, le alte penali e «la preoccupante involuzione della gestione della società», ovvero gli incentivi astronomici per Ryanair. Il presidente dell’Autorità Portuale, Luigi Merlo, ha dovuto incassare e annunciare che ci sarà una nuova gara, a marzo o aprile, in cui sarà accorpato alla vendita anche il 15% in mano ad Aeroporti di Roma (quindi principal-

a cura di Stra_branding - www.strabranding.com

Il canale omnichannel: le chiavi del successo, logistica e organizzazione Dopo aver introdotto nell’ultimo numero di questa rubrica lo sviluppo del canale omnichannel in Cina, la nuova frontiera dello shopping, ci concentriamo questa volta su due aspetti fondamentali per il successo di questo canale: la logistica e l’organizzazione. La logistica, e la relativa scarsità di servizi di alta qualità, spesso può rappresentare un elevato punto di debolezza nello sviluppo commerciale dell’ecommerce, ostacolando il raggiungimento di livelli di servizio soddisfacenti e coerenti con l’immagine del marchio. A tale proposito, riportiamo le seguenti strategie volte a superare tali debolezze. Innanzitutto, molti player hanno deciso di costruire al loro interno strutture e team dedicati alla logistica e al servizio di consegna in modo da evitare colli di bottiglia e migliorare i tempi di risposta, incrementando di conseguenza la customer satisfaction. L’implementazione e l’integrazione di servizi interni di logistica permettono di controllare i vari step procedurali e di migliorare velocemente possibili distorsioni. In alternativa, le aziende possono rivolgersi a operatori che offrono servizi logistici in outsourcing. Questi ultimi si possono comunemente classificare in due distinti gruppi: aziende di grandi dimensioni ed ampio network ma che offrono un servizio basico e aziende con dimensioni più ridotte ma che offrono servizi più complessi. Le prime si caratterizzano per una organizzazione con modello in franchising dove gli aspetti concorrenziali sono basati sul fattore prezzo e velocità di consegna, con una vasta copertura a livello territoriale grazie al proprio network. Il tipo di servizio è standardizzato e il rischio per le aziende clienti potrebbe essere rappresentato dalle difficoltà di controllo diretto dei franchisee sul territorio a cui il servizio viene assegnato. Le seconde, al contrario, si caratterizzano per un piccolo network con localizzazione e operatività regionale ma con un’offerta di servizi customizzati in funzione delle specifiche esigenze del cliente.

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mente ai Benetton), che vuole vendere. In precedenza Merlo si era opposto a questa possibilità, che scontenta chi detiene il 25% rimanente, ossia la Camera di Commercio di Genova, destinata a contare pochissimo e forse tentata a sua volta di vendere. F2i non chiude le porte, ma rumors la danno molto più interessata alla quota dell’aeroporto di Torino (almeno il 20%) che il Comune guidato da Piero Fassino vorrebbe cedere. E forse i Benetton potrebbero dismettere anche lì. Quasi certo è poi dato l’acquisto di un ulteriore 10% di Sea, a Milano. •

Esse sono molte selettive nella scelta dei luoghi e delle città da servire in base di solito ai volumi offerti e generalmente servono tipologie di business B2C. Una terza strategia suggerita e quella di investire direttamente in forme di partnership. La rapida crescita in Cina del canale e-commerce nel business delle aziende e le conseguenti sfide delle aziende di logistica per offrire servizi sempre più efficienti e customizzati impone ad ambedue le realtà di muoversi velocemente con soluzioni integrate volte ad aumentare le relative efficienze e sinergie. L’esempio più significativo è quello di Alibaba gigante dell’e-commerce, proprietario di Taobao, che ha investito 4,5 milioni di USD in Star Express, società di logistica. Tale acquisizione rientra in un piano di investimenti più ampio in logistica integrata di network e warehousing. Come precedentemente anticipato, l’altro aspetto fondamentale per il successo del canale omnichannel consiste nel porre in essere un nuova organizzazione aziendale che si integri in modo efficiente con i nuovi sistemi distributivi tipici di questo canale. L’organizzazione omnichannel, infatti, come tutte le attività innovative, richiede un team separato che possegga autonomia, talenti specifici, disponibilità ad assumersi rischi e una conseguente pianificazione dettagliata. Un possibile approccio è quello di creare delle strutture organizzative separate e coordinare con quelle principali. Tali organizzazioni devono comunque attrarre persone innovative, tecnicamente esperte e visionarie, di solito giovani. Validi strumenti per le organizzazioni omnichannel risultano essere i medesimi strumenti tecnologici usati per il canale omnichannel quali appunto: sistemi di videoconferenza desktop, applicazione mobili, social network, groupware collaborativo, conoscenze condivise, messaggistica istantanea, applicazioni mirate a integrare non solo gli acquisti ma anche le esperienze lavorative. Le strategie omnichannel promuoveranno delle nuove aspettative nel mondo economico e nelle esperienze dei consumatori, e si scoprirà come integrando i canali digitali con quelli fisici sarà possibile incrementare le vendite e ridurre i costi. Francesco Pasquetti


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r&f News Oriocenter, è maxi l’ambulatorio dentistico Tra i migliori della classe nel settore degli centri commerciali, Oriocenter vanta un nuovo primato: lo scorso 26 gennaio ha trovato posto al suo interno il più grande ambulatorio dentistico in uno shopping center in Italia e il primo a gestione diretta. Il marchio coinvolto è quello di Dentadent. Il presidio garantirà controlli periodici gratuiti, orari estesi e una sala d’attesa dedicata ai bambini. Contestualmente, sempre all’Oriocenter, si è registrato l’ingresso del salone total look con parrucchiere, centro estetico e solarium a marchio Duca’s. Le due nuove attività completano, insieme con la palestra Fitness First, l’offerta dedicata al benessere.

Vending in guerra contro la Pa…

I

l messaggio lanciato da Confida è chiaro: stop ai ristorni sugli incassi pretesi dalle pubbliche amministrazioni. A denunciarlo è il presidente dell’Associazione italiana della distribuzione automatica, Lucio Pinetti, con un comunicato stampa infuocato diramato a metà febbraio.«È ora di dire basta ai ristorni, una distorsione del mercato sempre più diffusa che prevede che gli operatori della distribuzione automatica debbano corrispondere agli enti pubblici un canone per poter installare i propri distributori automatici. Il canone – ha precisato Pinetti – eccede a tal punto i costi sostenuti dall’ente appaltante per ospitare i distributori automatici che è impossibile non pensare a una vera e propria tassa». I costi a cui si fa riferimento sono quelli energetici e idrici. Su questo fronte, nelle settimane precedenti, è stata presentata anche un’interrogazione alla Camera dei Deputati. Nell’occasione è emerso, per bocca dell’On. Mauro Plini, che il ristorno «sarebbe tale da alterare la libera concorrenza e inficiare una sana e corretta gestione economica dell’impresa aggiudicatrice, con un potenziale pregiudizio sulla qualità del servizio e della sicurezza dei prodotti alimentari somministrati». •

…e alla prova sui farmaci da banco

L

’iniziativa è della società friulana Cda. Dopo aver inserito nei propri distributori automatici i prodotti biologici a chilometro zero, ora amplia l’offerta con prodotti farmaceutici da banco. «Spesso i distributori sono posizionati in luoghi di grande affollamento – ha spiegato il ceo di Cda, Fabrizio Cattelan –. L’idea di avere a portata di mano dei generi di primo conforto, parafarmaci compresi, ci è sembrata vincente dal momento che talvolta non c’è il tempo di passare in farmacia». Da sottolineare: la novità non sta nell’inserire prodotti farmaceutici nei distributori automatici, attività già praticata da aziende specializzate in questo business, ma, ha aggiunto Cattelan, nel fatto che «l’operatività di Cda è tradizionalmente focalizzata nel settore alimentare». •

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cosa occorre sapere per...

Nuovo look per LO’ by Lovable

A cura dello Studio Legale Cocuzza & Associati di Milano

Dallo studio B89 di Vicenza è arrivato il nuovo concept per i punti vendita di LO’ by Lovable. Ispirato al trend “home feeling”, si declina

I nuovi poteri dell’Autorità Antitrust

F

ra le disposizioni introdotte dal Governo Monti mediante il decreto 6/12/2011 n. 201 denominato “Salva-Italia”, convertito con legge 22 dicembre 2011, n. 214 in vigore dal 27 dicembre 2011, spicca una importante novità in materia poteri dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il Decreto Salva Italia ha infatti ampliato i poteri dell’Autorità aggiungendo un nuovo articolo - il 21 bis - alla Legge 287/90 istitutiva dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (“Autorità”) che detta le norme a tutela della concorrenza e del mercato del nostro ordinamento. Con l’art. 21 bis vengono conferiti all’Autorità specifici poteri in relazione agli atti della pubblica amministrazione che violano le norme a tutela della concorrenza e del mercato: l’Autorità ha infatti il potere non soltanto di intervenire direttamente con la pubblica amministrazione mediante l’invio alla medesima di raccomandazioni, ma ha anche la facoltà di agire in giudizio per impugnare gli atti emanati da qualsiasi amministrazione pubblica in violazione delle norme sulla concorrenza. Più precisamente, qualora l’Autorità, d’ufficio ovvero su segnalazione, riscontri una violazione delle norme a tutela della concorrenza e del mercato derivante da un atto della pubblica amministrazione, ha la facoltà di trasmettere all’amministrazione entro 60 giorni, un parere motivato con l’indicazione degli specifici profili delle violazioni riscontrate. Ove l’amministrazione non modifichi il provvedimento che l’Autorità ritiene distorsivo della concorrenza, conformandosi a quanto “suggerito” da quest’ultima nel proprio parere motivato, entro i sessanta giorni successivi dalla comunicazione del detto parere, l’Autorità ha la facoltà di presentare, entro i successivi trenta giorni, tramite l’Avvocatura dello Stato, un ricorso al Tribunale Amministrativo competente. Si tratta a ben vedere di una novità molto importante che è destinata ad avere ripercussioni rilevanti sull’operato della pubblica amministrazione in generale e quindi anche nella materia del commercio. L’Autorità è infatti in passato già più volte intervenuta proprio in materia di commercio, esercitando i propri (allora) più limitati poteri, per segnalare al Parlamento e al Governo l’implementazione distorta e in contrasto con i principi concorrenziali, da parte di Regioni e

altri enti locali, dei principi sanciti dalla legge Bersani e dalla legge Bersani Bis in materia di rilascio delle autorizzazioni commerciali alla vendita, di orari di apertura degli esercizi, di vendite promozionali etc.. Ad oggi l’Autorità si è già avvalsa dei suoi nuovi poteri. Ai nostri fini è interessante menzionare il parere motivato inviato dall’Autorità nel gennaio di quest’anno al Sindaco del Comune di Lucca, su segnalazione di un titolare di un esercizio di vicinato per la vendita di prodotti di gastronomia, per contestare alcune disposizioni di un Regolamento Comunale sugli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande: tali disposizioni sono state ritenute dall’Autorità ingiustificatamente restrittive della concorrenza in quanto, da un lato, impediscono l’utilizzo negli esercizi di vicinato di arredi (tavoli e qualsiasi tipo di seduta) tipici degli esercizi di somministrazione impedendo e/o limitando ingiustificatamente il consumo immediato – senza servizio assistito di somministrazione - dei prodotti di gastronomia da parte dei clienti all’interno dell’esercizio (che è invece ammesso per legge) e, dall’altro, prevedono che l’apertura di un ristorante sia condizionata a una superficie minima di somministrazione pari a 165 m2, ponendo in tal modo una ingiustificata barriera all’attività di ristorazione. Il Sindaco del Comune di Lucca è stato pertanto invitato dall’Autorità a comunicare alla medesima, nel termine di 60 giorni dalla ricezione del parere motivato, le iniziative adottare per conformarsi ai principi concorrenziali, pena il ricorso dell’Autorità al Tribunale Amministrativo competente.

in due versioni: quella destinata ai negozi nei centri storici, definita City, e quella destinata agli shop nei centri commerciali, definita Mall. La diversità consiste in pochi dettagli. Nel nuovo concept spicca l’abbinamento tra il bianco, che fa risaltare il colore dei capi, e il tortora, dall’effetto caldo e riposante. Luminosità ed eleganza sono le due linee guida, con attenzione ai consumi energetici. Entro il 2012 l’obiettivo è di rivestire 50 punti vendita, successivamente si andrà a rinnovare l’intero portafoglio negozi che consiste in oltre 100 shop in tutta Italia.

Lusso: consumi da record nel 2011

La conferma arriva da Altagamma: il 2011 si è chiuso con un aumento dei consumi del 10% nel settore beni di lusso per la persona, a quota 191 miliardi di euro su scala globale. La crescita nel 2010 sul 2009 era

Avv. Giulia Comparini Per informazioni e quesiti gli Avvocati Giulia Comparini gcomparini@cocuzzaeassociati.it e Alessandro Barzaghi abarzaghi@cocuzzaeassociati.it saranno lieti di rispondervi.

Gamberale, mani anche su Ivs Questa volta non si muove con il fondo F2i ma con Italy 1. Si parla però ancora una volta di Vito Gamberale. Attraverso Italy 1, secondo quanto anticipato da Il Mondo, avrebbe nel mirino Ivs, il primo gruppo nazionale del vending. La decisione definitiva dovrebbe arrivare alla fine di febbraio, dopo la chiusura del numero di r&f. La Italy 1 è un veicolo nato con l’obiettivo di acquisire attività che abbiano un valore patrimoniale compreso tra 300 e 1.000 milioni di euro. Fa capo, oltre a Gamberale, anche a Carlo Mammola e a Roland Berger. Grazie ai 150 milioni raccolti nell’Ipo nel gennaio 2011, dovrebbe entrare con una rilevante quota di minoranza. La Ivs, di Seriate (Bg), è stata fondata 40 anni fa e ha un fatturato di 280 milioni di euro. Il 40% è della famiglia Cerea, ma i soci sono in totale una trentina.

stata del 13 per cento. Nessuna flessione, dunque, come riportato dal segretario generale di Altagamma, Armando Branchini, in occasione dell’inaugurazione di Milano Unica. Anche se un piccolo rallentamento, a essere pignoli, c’è stato. In particolare l’abbigliamento ha visto una crescita dell’8% (era del 12% nel 2010), con il menswear che ha raggiunto quota 24 miliardi. In rialzo anche gli accessori, con un +13% (contro il +17% nel 2010) a quota 38 miliardi, di cui 10 relativi alle calzature e il resto alle borse.

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r&f News Prix Procos: 20 anni di premi e di commercio in Francia

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anno festeggiato i loro 20 anni il 19 gennaio scorso al Pavillon Gabriel di Parigi i Prix Procos, che riuniscono ogni anno tutti gli attori del commercio francese come insegne, promotori, investitori, amministratori pubblici e rappresentanti politici. Per questo importante anniversario il comitato d’Organizzazione e le 240 insegne che fanno parte della federazione hanno attribuito cinque premi di eccellenza. Fra questi il riconoscimento per il miglior commercializzatore indipendente ad Anick Lorente di Oxygène e quello per la migliore operazione commerciale degli ultimi 20 anni a Ségécé e Value Retail per il polo commerciale Val d’Europe-Vallée Village di Marne-la-Vallée. Per la prima volta Procos premia il miglior sito di e-commerce, attribuendo a www.fnac.com quello per la miglior offerta internet. Anche quest’anno non è mancato il premio per il miglior centro città, vinto da Chambéry, e il “Procos d’Honneur”, premio istituito per una figura professionale e umana di spicco, attribuito a Jean-Pierre Petit, presidente di McDonald’s Francia e sud Europa. •

Comunicazione di servizio

A cura di Acqua Group – www.acquagroup.it

Il retail comunica: dal volantino a facebook

è

un fatto che i nuovi canali di comunicazione Quali sono i canali informativi che ritiene più adeguati per ricevere info sulle attività online e mobile garantiscono un contatto e le promozioni di un centro commerciale? sempre più diretto e interattivo con i propri target di riferimento. E, infatti, stiamo assistendo alla tendenza sempre più diffusa da parte delle aziende a comunicare integrando diversi media, tra i quali i social network. Questa attitudine sta rivoluzionando da tempo il mondo del retail, in particolare quello dei centri commerciali che, per aumentare la loro brand awareness e veicolare informazioni relative ad attività promozionali e a eventi, oltre ai canali tradizionali – affissione e volantinaggio, utilizzano sempre più frequentemente la comunicazione. Un orientamento dettato dall’esigenza di adeguarsi ai nuovi stili di vita sempre più diffusi: circa 21 milioni di utenti Facebook solo in Italia e 9 milioni di persone che usano la rete da dispositivo mobile, 7,5 milioni delle quali, attraverso il mobile, accedono a Facebook (Fonte Audiweb). Senza trascurare Twitter con i suoi oltre 2 milioni di accessi/mese nel 2011 (Fonte Audiweb/Nielsen). L’esigenza del retail di adottare una comunicazione sempre più integrata emerge anche dall’analisi effettuata cumulando 2.400 interviste (Fig.1) da Acqua Market Research – società di ricerche di mercato di Acqua Group – sui risultati di rilevazioni condotte negli ultimi due anni all’interno di importanti centri commerciali italiani. L’analisi si è conFonte: Acqua Market Research centrata sulle fonti abitualmente utilizzate dai consumatori per informarsi su promozioni, iniziative ed eventi organizzati buzz marketing. all’interno dei centri commerciale e su quelle che riterrebbero, invece, Concludendo, sembrerebbe che la rete sia il canale più facile per più adeguate. A parte il tradizionale volantino (che occupa grande intercettare i target più interessanti, ma può rappresentare una lama spazio nelle nostre cassette della posta), il secondo canale che emerge a doppio taglio se la comunicazione non è supportata dalla qualità dall’analisi è la comunicazione digitale, dai siti ai social network, con dei contenuti e della relazione con il pubblico utente. una loro ovvia decrescente importanza al crescere dell’età dell’interviLo sa bene McDonald, che ha debuttato sui social network con una stato. Altro dato significativo riguarda i canali di conoscenza dei centri campagna di tweet sponsorizzati che hanno cominciato a dare procommerciali. Oltre alla vicinanza rispetto alla propria abitazione e al blemi nel momento in cui la catena globale ha inviato due tweet con passaggio in prossimità negli abituali percorsi quotidiani, il canale citaun hashtag più generale, #McDStories, chiedendo ai quasi 300.000 to da oltre 1 intervistato su 3 è il passaparola tra amici e conoscenti. follower di utilizzarlo per condividere le belle storie di tutti i giorni Dunque, il passaparola oltrepassa le frontiere del digitale: i social netlegate alla marca. La rete ha sommerso di commenti e tweet negativi work rappresentano la piazza in cui ci si incontra e si parla di tutto l’azienda! e, in questo contesto, ricopre un ruolo sempre più da protagonista il Davide Arduini e Andrea Cimenti

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Conca D’oro, stavolta ci siamo

Per Air Food un 2011 a doppia cifra

Le notizie di un’imminente apertura si sono inseguite per mesi, ma ora dovrebbe essere arrivata la volta buona. Esattamente a metà marzo è previsto il taglio nastro del centro commerciale Conca d’Oro a Palermo, come annunciato dallo stesso promotore, Maurizio Zamparini. Lo shopping center dovrebbe aprire i battenti a pieno regime, o quasi, con i suoi 100 negozi, un iper a insegna Auchan e i 3.000 posti auto nel quartiere Zen. «Solo Rana forse aprirà più tardi – ha spiegato Zamparini durante un convegno organizzato dalle associazioni artigiane alla Camera di commercio di Palermo –. Il centro darà lavoro a oltre settecento persone, tutte già assunte dai vari negozi». Ma i progetti del patron rosa-nero non si fermano qua: l’obiettivo di Zamparini è realizzare il nuovo stadio dell’U.S. Città di Palermo (Palermo calcio).

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uova immagine, una commessa a cinque stelle e un 2011 chiuso con una crescita di fatturato del 16%, a quota 9 milioni di euro. È all’insegna dell’ottimismo l’inizio dell’anno per Air Food, la società di catering per aerei, treni e grandi eventi con sede a Cardano al Campo (Va), a 4 km da Malpensa. «Per il 2012 il progetto più importante su cui ci concentreremo è la fornitura dei pasti per la classe “executive” dei Frecciarossa – spiega a r&f Antonio Mirigliano, amministratore unico della società –. I menu sono firmati dallo chef Gianfranco Vissani, che ci indica come preparare le portate e come servirle». Il servizio è partito a dicembre e per ora i pasti giornalieri serviti da Milano e da Napoli (in questo caso portati da Milano o realizzati da un partner locale) sono circa 100, ma la cifra è destinata ad aumentare con l’incremento dei treni con classe “executive”, circa due in più al mese. La somministrazione, continua Mirigliano, avviene con un vassoio, come sugli aerei. Sul fronte ferroviario Air Food fornisce già al gestore della ristorazione a bordo treno i panini “freschissimi” da Milano, Roma e Napoli, quelli in “atmosfera modificata” su tutti i treni e i “welcome drink” per i viaggiatori del Frecciarossa. Sugli aerei, invece, è fornitore per Servair Airchef, Lsg Sky Chefs e Do&Co, quindi per quasi tutti gli aerei in partenza da Malpensa e dagli aeroporti del nord Italia. Queste nuove commesse sono state accompagnate da un cambio di immagine. Dal precedente simbolo del “panino volante” si è passati a una veste grafica che rappresentasse meglio la varietà dell’offerta, spiega Mirigliano. La nuova immagine è stata curata dalle figlie dell’amministratore unico, assieme a una società esterna, la Baboon Comunicazione. •

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r&f News Cir Food, in salita nonostante tutto

C’erano già i ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, i tagli che le stesse subiscono, la drastica riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e la minore liquidità delle imprese. Da ultimo si è

Ivan Lusetti aggiunta l’emergenza neve e la «non sempre giustificata chiusura delle scuole», vedi Roma. Ciononostante Cir Food, ristorazione collettiva, mette il segno più sul suo budget per il 2012. Le previsioni sono di un fatturato atteso di 468,1 milioni di euro, in salita del 3,3% rispetto al 2011, quando la salita era stata del 5,8% sull’anno prima. Si attende anche un utile di 7,1 milioni, in calo rispetto agli anni precedenti. «Siamo convinti che la crisi economica si combatta continuando a investire» ha detto il presidente di Cir Food, Ivan Lusetti, in una nota.

Lingotto, il padiglione V sarà centro commerciale

L’operazione prevede la destinazione commerciale, per 6mila mq, del padiglione cinque. Ma non è finita. Il futuro assetto della zona Torino Lingotto, ex fabbrica Fiat, prevede anche la realizzazione di una bretella dello shopping, lungo la ferrovia, che collega da Eataly al padiglione V. La decisione è stata presa da G.L. Events, che detiene la società Lingotto Fiere, con l’obiettivo di recuperare risorse per completare il complesso fieristico. Il padiglione V non sarà quindi un’isola, ma il cordone con i negozi proseguirà dietro l’8Gallery, lungo i parcheggi verso la ferrovia sui quali si costruiranno edifici alti al massimo tre piani, di cui i primi due a vocazione commerciale. Di natura retail saranno l’edificio sulla testata ovest di Eataly, di 4.200 mq, e i 9.000 mq riservati oggi a parcheggio, vicini all’ex Borello&Maffiotto. Il futuro polo commerciale di via Nizza, come indicato nel Piano Particolareggiato, contempla inoltre la costruzione di ulteriori 10.500 mq di superficie lorda a destinazione commercio e servizi, di 13.521 mq per il centro fiere e di 253 mq riservati all’università.

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A22, il mistero da mezzo miliardo

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a buona notizia, per la società Autobrennero, è chiara: la gara per la concessione dell’A22, vista come una minaccia dagli azionisti (principalmente le province autonome di Trento e Bolzano) è stata posticipata di due anni. Il tutto è avvenuto grazie a un emendamento nel Milleproroghe inserito dal relatore Vidmer Mercatali (Pd). Che però ha lasciato tutti nell’incertezza: in esso si dice che la proroga ha luogo a condizione che entro venti giorni dalla data di conversione in legge del decreto (a conti fatti, entro fine marzo) gli enti locali azionisti sottoscrivano con il governo un atto di intesa. In esso si dovranno impegnare a far fronte agli effetti derivanti dalla proroga in termini di indebitamento, ossia 568 milioni di euro, oltre a 140 milioni euro. Una formula che è parsa incomprensibile ai più. Nessun problema sui 140 milioni: si tratta del costo annuale di 70 milioni della concessione, moltiplicato per i due anni. Ma i 568 milioni? Andranno tirati fuori dagli enti locali per la proroga? O, come altri ipotizzano, sono il corrispettivo per l’ottenimento di una gestione

cinquantennale in cambio della capitalizzazione di una nuova società in-house. «Ma nulla nell’emendamento lascia capire questa seconda ipotesi» dice a r&f l’ad di Autobrennero, Paolo Duiella, che per il resto preferisce non commentare la vicenda. •

Retail 3.0 PayPal-eBay tentano la scalata nel retail: la strategia offline pagherà? Il piano della società che fa capo ad eBay è ambizioso: portare gli utenti a utilizzare il proprio account PayPal anche nelle vie dello shopping, il tutto senza l’utilizzo di alcuna carta di credito.

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opo aver conquistato Internet, PayPal, il più diffuso tra i sistemi di pagamento digitali, è pronto a sbarcare anche nei punti vendita tradizionali. eBay, il colosso delle aste online, aveva capito le enormi potenzialità del sistema PayPal già dieci anni fa e oggi, dopo averne fatto uno dei suoi principali asset e forte del superamento del miliardo di dollari di fatturato nel quarto trimestre 2011, punta a farne il proprio cavallo di battaglia per l’ingresso nel settore offline. Già nel Natale scorso eBay aveva iniziato a sondare il mondo dei negozi al dettaglio aprendo a Londra un temporary shop per mettere all’asta le migliori occasioni presenti sul sito, ma con pagamento sempre rigorosamente via web. Ora però c’è in cantiere qualcosa di decisamente più ambizioso. Entro marzo, infatti, la società di transazioni online darà inizio negli Stati Uniti a una fase di test dei pagamenti

via PayPal in circa 2.000 negozi. Già, ma come funzionerà esattamente questo portafoglio virtuale? La buona notizia sta nel fatto che i titolari di conto PayPal non dovranno sobbarcarsi di un’altra carta di credito o bancomat. La notizia meno positiva, soprattutto per chi ha problemi di memoria, è che sarà necessario ricordarsi un numero PIN da digitare assieme al numero del proprio cellulare una volta arrivati in cassa. Un progetto rivoluzionario che mira a dar battaglia a dei giganti come Visa e MasterCard, aiutando il consumatore a sbarazzarsi delle carte, supporti di pagamento che nel futuro più immediato potrebbero rivelarsi oggetti obsoleti. Nel corso del 2011 il sistema PayPal era già stato testato in 51 negozi della catena Home Depot, brand di bricolage diffuso negli Stati Uniti. Il test sembra aver dato dei buoni risultati, tanto da spingere l’azienda di San José ad allargare notevolmente il raggio d’azione. Che il connubio carta di credito-shopping sia sul viale del tramonto?

Massimo Colzani


Un Hard Rock Café a Milano?

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dati dei locali di Venezia, Roma e Firenze sono molto positivi e quindi l’Hard Rock Café sembra intenzionato a non lasciarsi scappare altre opportunità nel mercato italiano. Il Sole 24 Ore è riuscito a strappare al ceo Hamish Dodds, negli eventi del Carnevale di Venezia, la notizia che il marchio sta pensando di investire tra i 6 e i 10 milioni di euro per aprire un locale anche a Milano. Lo stesso Dodds ha girato nel capoluogo lombardo alla ricerca della location adatta, anche se non ha mancato di notare che la città è molto meno turistica delle altre e quindi dal successo più incerto. Gli Hard Rock Café sono macchine da soldi: nei primi sei mesi di apertura, la location di Firenze ha avuto 10 milioni di euro di ricavi. Nel 2011 quello di Roma ha chiuso a quota 15 milioni e quello di Venezia a 9. Per il 2012 il ceo si aspetta una crescita in Italia tra il 6 e il 10% e ha anche indicato di aprire un Hard Rock Café Hotel, a Roma o Venezia. •

L'Hard Rock Café di Firenze

Samsung fa shopping in Via della Spiga

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n altro storico marchio italiano che se ne va. Il brand in questione è Colombo via della Spiga, di proprietà della famiglia Moretti, specializzato nel comparto pelletteria di lusso. Fondato nel 1937 a Milano, presente in otto paesi, è stato acquisito da Cheil Industries Inc., azienda coreana del settore tessile-moda che fa capo al Gruppo Samsung. Proprio in Corea il

brand di origine meneghina vanta già 13 punti vendita. Per il futuro si parla di ulterioreespansione in Asia, con un piano preciso: entro il 2013 è fissato l’ingresso nel mercato cinese e a Hong Kong, dove verranno aperti 100 shop con un obiettivo di vendite di 260 milioni di dollari entro il 2020. •

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r&f News Scarpe, l’export riporta un po’ di lavoro

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opo 12 anni di emorragia di posti di lavoro, nel 2011 i dipendenti del settore fatturiero sono saliti dell’1 per cento. Lo dice lo Shoe Report 2012 dell’associazione di categoria Anci, presentato il 21 febbraio alla presenza – tra gli altri – di 30 parlamentari. L’anno, nonostante le difficoltà congiunturali, è stato discreto: le vendite sono cresciute del 2,5% in volume e del 4,4% in valore, e soprattutto l’export è volato del 14% in valore e del 6% in volume. L’Italia è il secondo esportatore al mondo di scarpe dopo la Cina. Noti i problemi segnalati: difficoltà di liquidità, ritardi nei pagamenti, mancanza di un’alleanza tra aziende, istituzioni e banche per favorire lo sviluppo. Tra i guai dell’export: i dazi del Brasile del 35%, contro cui l’Italia protesta da sola in Europa. •

Yo.ga medita 100 gelaterie in tre anni Le previsioni non sono fatti, ma quelle di Yo.ga valgono una nota: l’azienda di Musile di Piave (Venezia) vanta oggi un centinaio di gelaterie in franchising e ha annunciato – a Italia Oggi – la volontà di arrivare a 200 entro il 2015. Delle attuali, 80 sono in Italia e 20 all’estero,

con tre marchi: Yogurtlandia, fascia alta, Yòforyou, fascia più bassa, e Yummy, per i paesi arabi. Il fatturato nel 2011 è stato di 1,8 milioni, in crescita rispetto al 2010 (1,5 milioni), ma le previsioni della società per il 2012 sono di avvicinarsi a 3 milioni. Altro progetto per l’anno in corso: l’allargamento aziendale in Francia e Germania.

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Aviation outlook

La necessità ridisegna le alleanze Alla fine anche la Malev, storico vettore di bandiera dell’Est Europa e tra i primi a migrare verso format operativi occidentali, ha gettato la spugna e ha cessato le operazioni. La fine del vettore ungherese era purtroppo attesa dagli addetti ai lavori, dato che l’Unione Europea aveva richiesto che il vettore restituisse dei fondi – giudicati aiuti di Stato - ricevuti in violazione alla normativa comunitaria. Il vero tema da porci ora è se seguiranno nuove vittime a questa ondata di pulizia e consolidamento che ha iniziato a interessare con significativa velocità l’industria europea a partire dall’ultimo trimestre del 2011. La risposta è senza dubbio positiva. Permane infatti nel comparto europeo una sostanziale sovracapacità di offerta che genera frammentazione e di per sé produce una scarsa, se non assente redditività. Tale connotazione non pare in realtà solo legarsi al comparto legacy ma anche a quello low-cost, se è vero che Air Berlin si è salvata dal fallimento solo grazie all’iniezione di capitali effettuata da Etihad. Il fenomeno nuovo in questo caso è la registrazione di fallimenti anche da parte di quelle aerolinee – come il caso di Malev e della stessa Spanair – che erano inserite all’interno di un sistema di alleanze internazionale. In questo senso è addirittura possibile affermare che il vero cambiamento, anche nel prossimo futuro, sarà forse il superamento delle stesse alleanze, così come le conosciamo oggi (Star, Skyteam, Oneworld) verso pochi megavettori? Anche in questo caso, ciò che è verosimile è che l’intervento dei management dei vettori europei nel 2012 sarà necessariamente più sul versante dei costi, rispetto che su quello dei ricavi, che

subiranno un effetto compressivo a causa della recessione economica. Ecco allora che le alleanze, nate per sviluppare nuovi ricavi dall’integrazione delle reti, ma alquanto deficitarie nel generare fonti strutturali di risparmio, potranno cedere il passo a nuove forme di più aggressiva integrazione. Un’ultima provocazione: siamo davvero sicuri che a breve non potremo assistere addirittura a un rimescolamento anche del panorama delle alleanze, all’interno del cambiamento di governance manageriale di cui sopra accennato? A parere di chi scrive non è lontano il momento in cui almeno un’aerolinea araba (si fa insistentemente il nome di Etihad) potrà aderire a un’alleanza. Ma, forse, potrebbe prima nascere un’alleanza pan-araba in cui potrebbero convergere i vettori dell’area non allineati (Emirates tra tutti), ma anche qualcuno in uscita dai nuclei di partnership attuali (Royal Jordanian). In attesa di vedere quello che il 2012, anno di profondi cambiamenti settoriali, ci proporrà, colgo l’occasione di queste poche righe per invitarvi a leggere il mio blog temidiaviazione.blogspot. com e ad iscrivervi. E’ il modesto tentativo di condividere processi e temi di settore all’interno di una palestra dialettica moderata (non sono accettate iscrizioni con pseudonimi) e allo stesso tempo estremamente stimolante. Potete alternativamente seguirmi al mio indirizzo Twitter @DavidJarach. Vi aspetto e, come sempre, Sky is the limit! Salute a tutti!

A Primigi e Progetto Vista i PERSONÆ Tenant Awards 2011

È giunto alla quarta edizione il premio PERSONÆ Tenant Awards, indetto da Sonae Sierra per i marchi presenti nei centri commerciali in portfolio. Il riconoscimento per l’anno 2011 è stato consegnato al

negozio di abbigliamento Primigi, presso il centro commerciale “Gli Orsi” di Biella, e al negozio di ottica Progetto Vista, presente nello shopping center “Airone” di Monselice (Padova). Il premio è conferito per i risultati esemplari e le migliori pratiche nel campo della sicurezza e della salute.

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MasterCard PayPass™, la tecnologia contactless per i pagamenti più facili e sicuri MasterCard, leader mondiale nelle tecnologie NFC (Near Field Communication), guida da oltre dieci anni l’innovazione e la diffusione delle tecnologie di pagamento contactless, sviluppando nuove soluzioni tecnologiche che possono migliorare l’esperienza del consumatore attraverso le proprie carte di pagamento e i propri telefoni cellulari. La nuova tecnologia per i pagamenti contactless, ovvero “senza contatto” si chiama MasterCard PayPass, e consente di effettuare pagamenti semplici e sicuri avvicinando la propria carta, il proprio smartphone o un altro apparecchio abilitato, al terminale POS di nuova generazione dell’esercente. Ma vediamo nel più nel dettaglio come funziona. Le carte MasterCard PayPass sono dotate di un sottilissimo chip che consente di dialogare con il POS senza alcun contatto: grazie ad un’antenna di prossimità contenuta all’interno della carta e ad uno speciale lettore contactless installato nel terminale è possibile effettuare pagamenti veloci e in totale sicurezza. La transazione avverrà infatti in pochi istanti, cioè senza dover strisciare la carta o inserirla nel terminale come nella tradizionale modalità; inoltre per transazioni fino a 25 euro non sarà necessario firmare lo scontrino o digitare il PIN. Sono circa 100 milioni le carte MasterCard PayPass emesse a livello mondiale in 37 nazioni e accettate da oltre 425,000 negozi nel mondo e anche in Italia la tecnologia è stata introdotta nel 2008. L’impegno di MasterCard sul fronte contactless è garantito anche in Italia attraverso importanti accordi che coinvolgono partner commerciali e grandi retailer che puntano sull’innovazione dei sistemi di pagamento per migliorare la qualità del servizio offerto ai loro clienti e in grado di attirare un bacino di utenti con abitudini di consumo quotidiano e frequente. Gli esercenti che utilizzano i terminali contactless rilevano i vantaggi che derivano dalla velocizzazione del pagamento, i minori oneri e la

maggior sicurezza per la riduzione del contante di cassa. Ne sono significativi esempi l’accordo siglato lo scorso aprile a livello nazionale con la catena di ristoranti McDonald’s dove è possibile acquistare in modalità contactless, presso i ristoranti convenzionati con MasterCard PayPass. L’operazione, avviata nell’aprile 2011, sarà conclusa nei prossimi mesi attraverso il coinvolgimento di numerosi altri ristoranti Mc Donald’s su tutto il territorio nazionale. Sulla scia di questo successo, MasterCard ha poi recentemente siglato una partnership con MyChef, la catena di ristorazione parte di Elior Group, leader di settore con un giro d’affari di 4,5 miliardi di euro realizzato in 14,500 ristoranti di ben quindici Paesi. L’accordo che, nella prima parte dell’anno vedrà coinvolti la Lombardia e l’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma, prevede, entro la fine di settembre, l’abilitazione alla tecnologia PayPass in tutte le altre location MyChef in Italia e il lancio di offerte esclusive per i titolari di MasterCard PayPass. In Italia inoltre MasterCard sta già lavorando con i principali operatori delle telecomunicazioni, di internet e con gli istituti bancari per implementare e lanciare i pagamenti contactless tramite Smartphone, che permetteranno ai consumatori di pagare in modo semplice e veloce solo avvicinando le loro carte o i loro smartphone ai terminali di nuova generazione.

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r&f News Da Vente-privee. com arriva il servizio Rosedeal

Compri il buono online e lo utilizzi direttamente in negozio, acquistando il prodotto che preferisci al momento, con un valore maggiorato, talvolta raddoppiato. È questo il servizio Rosedeal lanciato anche nel nostro Paese dal famoso sito di e-commerce francese Vente-privee. com . La formula ibrida, definita in gergo click & mortar, integra l’acquisto online a quello tradizionale. Il primo marchio ad aver avviato

in Italia il servizio con il sito di e-commerce è Chicco. Nel mese di febbraio è stato possibile acquistare sul sito un buono che dà diritto a un acquisto da 50 euro presso i 150 store Chicco presenti sul territorio nazionale, spendendo esattamente la metà: 25 euro.

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Obiettivo Personale A cura di Excursus. Spazio di formazione partecipata – www.studioexcursus.com

Gestione dei conflitti: cambiamento e creatività

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utti conosciamo che cos’è un conflitto perché ne abbiamo fatto esperienza nella vita lavorativa o in quella personale. A volte il conflitto è tanto ricorrente che non lo consideriamo neanche più un problema ma una condizione quasi naturale. Se pensiamo al contesto lavorativo, poi è la normalità che tra colleghi o con i dirigenti ci siano delle tensioni, molto meno frequente è tematizzare questi nodi critici e cercare di impostare delle relazioni positive. L’ignorare alcune tensioni può generare veri e propri conflitti con conseguenze rilevanti sulla vita dell’organizzazione. A quel punto chi se ne fa carico? Come gestire le situazioni conflittuali? Come prevenire che alcune relazioni diventino esplosive? Il conflitto è un elemento complesso e per certi aspetti totalizzante: chi ne è coinvolto difficilmente riesce a osservarlo con un occhio esterno, prenderne le distanze e gestirlo. Come prima cosa, per gestire un conflitto è necessario che lo stesso venga palesato, riconosciuto, nominato, destrutturato e analizzato. Governare un conflitto, compito che in primis spetta alle figuri apicali dell’organizzazione, significa avviare un processo di cambiamento - cognitivo, emotivo e relazionale – considerando e curan-

do sia l’organizzazione sia le persone. In particolare è necessario leggere il conflitto e le sue dinamiche alla luce dei differenti ruoli, delle funzioni a questi associati e dei diversi livelli di gestione del potere, tenendo come cornice la storia e l’identità dell’organizzazione. Operare sulla gestione dei conflitti vuole dire immettere nuovi pensieri e nuove energie all’interno delle relazioni tra le persone coinvolte, interpretando il conflitto come una risorsa e un’opportunità di sviluppo per l’organizzazione di lavoro, provando a immaginare con creatività nuovi possibili scenari di azione. Quando il conflitto si è incancrenito non sempre è possibile trovare soluzioni smuovendo le risorse interne all’organizzazione: è auspicabile allora rivolgersi a un professionista esterno alle dinamiche e per questo abile nel distinguere i differenti elementi e soggetti del conflitto e nel proporre percorsi di cura sul conflitto e sui danni da esso provocati.

Eugenia Montagnini eugeniamontagnini@studioexcursus.com


Osservatorio JLL: tengono gli investimenti nel 2011

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onostante la crisi e i declassamenti che hanno colpito la credibilità economica di numerosi paesi nel mondo, gli investimenti diretti in immobili commerciali nel 2011 hanno tenuto, arrivando a quota 400 miliardi di dollari. Questo si evince dai preliminari del report Global Capital Flows 2011, elaborato da Jones Lang LaSalle. In particolare «nel 2011 abbiamo registrato un incremento del 25% nelle transazioni, con le Americhe in aumento di quasi il 60% e l’area EMEA del 16% in termini di US$ – ha illustrato David Green-Morgan, global capital markets research director David Green Morgan di Jones Lang LaSalle –. La regione Asia Pacifico, nonostante i disastri naturali, ha mantenuto livelli di investimento vicini a quelli molto buoni del 2010». Per il 2012 la nota società di consulenza professionale e finanziaria, specializzata in servizi immobiliari e gestione di capitali, prevede che gli investimenti eguaglieranno quelli del 2011, anche se i rischi derivati dalla crisi del debito sovrano europeo potranno avere un impatto importante sul volume delle transazioni. I progetti ben collocati dovrebbero continuare ad attrarre buoni capitali. •

A Pisa l’Ikea arriva, e raddoppiata... Ne aveva parlato anche il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, qualche settimana fa: i tempi di attesa di un comune di Pisa, Vecchiano, per i permessi all’Ikea – sei anni - avevano fatto scappare il colosso svedese. Si scopre però che la critica, presa a simbolo delle difficoltà a investire in Europa, era in parte ingiusta. Nel frattempo, infatti, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, aveva proposto quattro location alternative a Ikea, che a settembre ha deciso di insediarsi a Pisa, nella zona di Navicelli. Il progetto ha una superficie doppia rispetto a quello naufragato: 32mila mq contro 15mila. Rossi per riuscire nell’impresa ha gestito personalmente l’operazione, scavalcando gli enti locali, che ora dovranno approvare la variante urbanistica e rilasciare la concessione. Ha anche scritto una lettera a Barroso, annunciando l’apertura del negozio entro il 2013.

…a Catania, invece, stop ai mall Se a Pisa i centri commerciali sono impossibili da realizzare, Catania ha fin qui avuto il problema opposto: la provincia è passata dai 40mila mq di mall del 2000 ai 350mila di oggi, con un rapporto di 553 mq per mille abitanti, tra i più alti d’Italia (si vedano anche r&f di giugno 2010 e di agosto-settembre 2011). Ora però è arrivata un’inversione di tendenza: sono stati bocciati un outlet a Motta Sant’Anastasia e uno shopping center a Scordia. Per Francesco Sorbello, funzionario della Confcommercio locale che ha seguito gli iter amministrativi, le aperture recenti «sono state delle operazioni non commerciali, ma di speculazione edilizia».

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Indice r&f Continua la luna di miele nche il secondo mese dell'anAno presenta un trend più che lusinghiero per il nostro settore, sia in senso assoluto (+ 13,9%), sia relativamente all'andamento delle borse italiane (+10,7%) e di quelle mondiali (+8,9%). Solo tre titoli viaggiano al di sotto dei livelli di inizio anno, mentre tutti gli altri sono più o meno largamente sopra. Tra i listini in grande spolvero segnaliamo un titolo italiano, Geox, due americani, Fossil e Polo, e due europei, Dufry e Hugo Boss. Possiamo quindi dire che il buon andamento è veramente mondiale, e bene fa presagire per il futuro.

HOLDING

QUOTAZIONI AL

MERCATO

ALCUNI MARCHI DI PROPRIETA'

Aeffe Alberta Ferretti, Moschino, Pollini Italia Damiani Italia Geox Italia Luxottica Italia Safilo Group Italia Stefanel Italia Tod's Hogan, Fay Italia Adidas Reebok Xetra C.F.Richemont Vacheron Constantin, Cartier, Dunhill Vtx Dufry Svizzera Fossil Nasdaq Hugo Boss Xetra Inditex Zara, Pull and Bear, Massimo Dutti Mce LVHM Louis Vuitton, Moet Chandon, Hennessy, Fendi, Francia Dior, Zenith, Guerlain Nike Nyse Polo Ralph Lauren Nyse PPR Puma, Fnac, Gucci, Redcats, Conforama Francia Puma Xetra Swatch Group Omega, Longines,Tissot Vtx Tiffany & Co Valentina, Elsa Ferretti, Paloma Picasso Nyse

indice

30.12.2011

23.01.2012

20.02.2012

0,58 0,91 2,16 21,70 4,88 0,31 63,05 50,26 47,51 86,45 79,36 55,19 63,28 109,40

0,62 0,80 2,44 23,78 5,43 0,28 69,55 55,32 52,23 102,40 91,17 62,68 68,17 120,20

0,68 0,86 2,77 26,06 5,51 0,33 75,70 60,49 44,99 111,10 118,19 73,03 69,24 127,05

117,8 94,5 128,2 120,1 112,9 106,5 120,1 120,4 94,7 128,5 148,9 132,3 109,4 116,1

96,37 138,08 110,65 225,10 351,50 66,26

102,66 147,32 119,40 230,10 387,70 62,86

106,68 174,47 121,80 263,25 343,10 66,28

110,7 126,4 110,1 116,9 97,6 100,0

INDICE RETAIL&FOOD

100,0

108,4

113,9

113,9

FTSEMIB MSCI WORLD INDEX

15.089 1182,59

15.892 1235,64

16.701 1288,05

110,7 108,9

L’indice Generale r&f è ponderato nella misura di 3 (retail) per tener conto della differente ampiezza dei rispettivi mercati. Tutte le quotazioni sono nella valuta della piazza relativa.

© Edifis Intelligence

retail&food - marzo 2012 19


Hi-tech e tv

La “terza dimensione” del business sportivi e alcuni eventi musicali come i concerti dal vivo. L’impatto visivo viene amplificato e trasforma l’evento in un momento unico. Un’esperienza che chiunque vorrebbe ripetere e che per i bar si traduce, fra l’altro, in una formidabile forma di fidelizzazione della clientela. “I bar sono per noi un core target - dice Valerio Ciceri, Responsabile vendite Business Department di Sky - specie quelli aperti tutta la settimana e che possono coprire tutti gli eventi in diretta. Stiamo parlando di locali che per lo più sono interessati al calcio ma che spesso fanno buoni numeri anche con altri sport come il tennis o il rugby. Per gli esercizi pubblici aperti nelle ore diurne, l’offerta Sky attinge più al cosiddetto infotainment come le news di skytg24, piuttosto che i

L’offerta Sky guarda al futuro e punta su schermi e contenuti 3D per un intrattenimento all’insegna dell’hi-tech

Valerio Ciceri, Responsabile vendite Business Department di Sky

I

eri pionieri dell’HD, oggi paladini del 3D. L’offerta Sky per il segmento business è da poche settimane più ricca. Il ventaglio dei prodotti per il segmento dei pubblici esercizi viene potenziato dalla possibilità di usufruire di uno schermo per la visione tridimensionale e da contenuti ad hoc fruibili con gli immancabili occhialini usa e getta compresi nell’offerta. È un passo importante, che si traduce in prospettive inedite per tutta l’utenza business in cerca di nuove opportunità. “La caratteristica fondamentale del nostro prodotto sottolinea Angelo Liotta, Marketing & Communication Manager Business Department di Sky - è la sua capacità di essere veramente modellato sulle esigenze del cliente. Se parliamo di bar, ristoranti o pizzerie basti pensare che oggi siamo in grado di fornire anche contenuti in grado di allinearsi alle caratteristiche di stagionalità di molti esercizi pubblici aperti solo qualche mese all’anno”. La spinta continua di Sky verso l’innovazione tecnologica, la novità e una user experience di grande appeal, sfrutta oggi gli atout dell’immagine tridimensionale che ben si sposa con la carica emotiva di avvenimenti

20 retail&food - marzo 2012

Angelo Liotta, Marketing & Communication Manager Business Department di Sky

flash di skysport24, o il meteo, più adatti a una clientela orientata al mordi e fuggi della colazione, la pausa caffè, lo spuntino o il pranzo veloce...” Nelle scorse settimane, Sky ha lanciato un prodotto bundle che prevede anche l’installazione del televisore in grado di riprodurre contenuti tridimensionali e una fornitura di 200 occhiali dedicati usa e getta. “Con l’arrivo del 3D siamo ancora una volta leader nella tecnologia come lo eravamo stati con l’HD - continua Angelo Liotta. “Comprendiamo che per alcuni bar l’investimento del nuovo schermo potrebbe essere un ostacolo verso la diffusione della più moderna della offerte Sky. Ma creeremo delle offerte ad hoc finalizzate ad abbattere questo tipo di barriere e ad accelerare il processo di adeguamento del mercato alle nuove tecnologie”. La nuova punta di diamante dell’offerta Sky è destinata per ora a costituire una nicchia di mercato. Resta il fatto che per molti esercizi pubblici lo schermo 3D costituisce un elemento di forte distinzione per il proprio locale e una vera leva strategica per spingere i consumi oltre la crisi. •


osservatorio prezzi

Brescia,

prezzi da Leone Sfida all’ultimo centesimo tra i due maggiori centri commerciali di Brescia e provincia. Distanti tra loro circa 30 chilometri, i listini de Il Leone e di Freccia Rossa si avvicinano nella caffetteria ma si allontanano sia nei primi e secondi piatti che nelle bevande. Nel non food si registra un sostanziale equilibrio

C

irca 120 negozi in uno e 110 nell’altro. Parliamo dei centri commerciali Il Leone di Lonato, non distante dal casello autostradale di Desenzano del Garda sul tratto A4 Torino-Venezia, e di Freccia Rossa, ubicato a due passi dal centro di Brescia. Questo mese l’analisi di Osservatorio prezzi ha coinvolto numerose referenze food e alcune non food commercializzate nei due complessi che servono la provincia lombarda, selezionando come sempre il primo prezzo disponibile al pubblico in data 3 febbraio. Qualora i prodotti fossero in saldo segnaleremo nel testo quando possibile anche il prezzo intero, con relativa percentuale di sconto. Nella tabella è visibile soltanto il prezzo finale, al netto degli sconti. Nella giungla di prodotti e listini ci siamo soffermati sul reparto caffetteria, snack, bibite e piatti caldi per il segmento food, mentre per quello non food abbiamo selezionato prodotti di ampia diffusione rappresentativi delle principali categorie merceologiche: trolley bagaglio a mano, occhiali da sole per donna, jeans e scarpe da ginnastica per uomo. L’unica referenza specifica è il profumo J’Adore, nella versione eau de parfume da 100 millilitri. Nel caso di Freccia Rossa è doveroso segnalare che la rilevazione prezzi ha preso in considerazione le attività aperte durante le ore pomeridiane, escludendo quelle operative in occasione della cena e del post-cena. L’ampia food court serve il cinema multisala con soluzioni che variano dal fast food al pub, dal ristorante sia italiano che etnico sino alla pizzeria. Le possibilità di scelta non mancano.

Caffetteria: McDonald’s una garanzia

Quando c’è risulta spesso il più vantaggioso. Sia a Il Leone di Lonato che al Freccia Rossa McDonald’s si conferma

22 retail&food - marzo 2012

fortemente competitivo in numerose referenze. Il suo caffè a 80 centesimi è di gran lunga il più economico, mentre Caffè Duchi e Espressamente Illy si dimostrano i più cari rispettivamente a Il Leone e al Freccia Rossa. Stesso discorso per cappuccino e decaffeinato, per i quali il gap di prezzo aumenta sensibilmente. In parte differente è la situazione del croissant, che vede meno cari il Ristorante da Giovanni e Lord Bry, mentre nella colonna in rosso (più caro) la “leadership” non cambia.

Snack e piatti per tutti i portafogli

Qualità e quantità fanno la differenza quando si parla di panini, toast e pizza, ma soprattutto sul fronte dei primi e secondi piatti caldi. Dovendo eliminare dall’analisi i locali chiusi al momento della visita al Freccia Rossa, come anticipato, la nostra attenzione si è soffermata su quelli con servizio prevalentemente veloce e adatto a tutte le ore del giorno. Segnaliamo per i listini aggressivi ma al contempo per la freschezza del prodotto la formula self a marchio Ristò, brand di Gruppo Vera, che opera presso il Leone di Lonato. Bastano 2,70 euro per una pasta in bianco. Cinque euro costa il “primo” meno caro al Ristorante da Giovanni. Complessivamente più salata l’offerta al Freccia Rossa, dove servono almeno 5 euro per un primo. Sul secondo si distingue È arrivato Paolino, a Il Leone, che a 1,50 euro propone il wurstel di pollo. Sei euro e cinquanta è il prezzo più basso proposto da C.House e Lord Bry al Freccia Rossa. Panini e toast vedono ancora una volta McDonald’s nella veste di più cheap, così come Caffè Duchi e Espressamente Illy si confermano i più cari, ma sono in buona compagnia. La Focacceria di Recco a Il Leone è il locale più costoso nella food court del centro commerciale di Lonato nella voce panino

e pizza margherita, ma la qualità e la quantità della porzione sono all’altezza. Provare per credere.

Bibite: la sfida è a due

Esclusa la pet di acqua da 50 cl, che vede numerosi locali proporla a 1 euro, con l’eccezione low cost di Ristò a 90 centesimi e quella expensive a 1,50 imposta da McDonald’s, dall’immancabile Caffè Duchi e da Pizzer Pan, per il resto la colonna in blu (meno cara) vede due protagonisti: È arrivato Paolino e La Piadineria, rispettivamente a Il Leone e al Freccia Rossa. Bastano solo 2 euro, infatti, per acquistare una bottiglietta di Coca Cola, di birra e la lattina di Red Bull presso il Mago dello spiedo a legna. Solo 20 centesimi in più servono presso la catena con sede a Montirone (Bs) per acquistare la Coca Cola e una bionda.

Gelato e macedonia: i soliti noti

McDonald’s da una parte, Caffè Duchi ed Espressamente Illy dall’altra. Il risultato dell’analisi si ripete anche nelle categorie che chiudono il pasto. Con qualche outsider. Presso la catena di fast food l’offerta base parte da 1 euro per il gelato, mentre per la macedonia Portello Cafè si distingue per i soli 180 centesimi

e Mama Juice per i 2,60 euro. Il Chiosco di Vivaldi (presso Il Leone), dotato di macchinetta per il gelato, e Yo Yogurt (presso il Freccia Rossa) si posizionano rispettivamente sui 2 e 2,30 euro. Caffè Duchi e Ristorante da Giovanni sono i più cari al Leone con un listino di 3,50 euro, mentre Espressamente Illy nello shopping center bresciano ne chiede 3,80.

Non food: i saldi fanno la differenza

Un jeans da uomo a soli 5 euro, grazie allo sconto del 70 per cento. In questo modo Piazza Italia a Il Leone si aggiudica la palma della convenienza per questa agguerrita tipologia di prodotto. Bastono 9,99 euro al Freccia Rossa per effettuare lo stesso acquisto presso i punti Pull&Bear e Bershka. Seguendo l’ordine dell’analisi la forchetta per acquistare il trolley bagaglio a mano primo prezzo varia dai 70 euro di Il Leone ai 100 euro del Freccia Rossa. Servono infatti 29,95 euro (prezzo di partenza 59,90, sconto 50%) per fare shopping


IL LEONE

CENTRO COMMERCIALE PRODOTTO

Più economico

Più caro

Caffè

0,80

McDonald's

1,10

Caffè Duchi

Cappuccino

1,10

McDonald's

1,60

Caffè Duchi

Caffè decaffeinato

0,80

McDonald's

1,30

Caffè Duchi

Croissant (base)

0,80

Ristorante da Giovanni

1,10

Caffè Duchi

Panino (più economico)

1,50

McDonald's

3,50

Toast (base)

1,70

McDonald's

3,50

Pizza margherita (trancio base)

2,00

Risto, Il chiosco di Vivaldi

5,00

Primo

2,70

Risto

5,00

Focacceria di Recco Caffè Duchi, Daddy Nosh, Panino Giusto Focacceria di Recco Ristorante da Giovanni

Secondo

1,50

E' arrivato Paolino

4,70

Risto

Acqua (Pet 50 cl.)

0,90

Risto

1,50

Caffè Duchi, McDonald's,

Coca Cola (Pet 50 cl)

2,00

E' arrivato Paolino, Risto

Birra (lattina/bottiglia 33 cl.)

2,00

E' arrivato Paolino, Risto

3,00

Red Bull/Burn lattina

2,00

E' arrivato Paolino

Cono Gelato piccolo

1,00

McDonald's

Macedonia

1,80 ** Portello Café

Trolley bagaglio a mano (primo prezzo) Occhiali da sole donna (primo prezzo) Profumo J'Adore (eau de parfume 100 ml)

Pittarello

fonte: Edifis Intelligence

La Piadineria

3,50

Daddy Nosh

2,90

Pausa Caffè

2,00

Il chiosco di Vivaldi Caffé Duchi **, Ristorante da Giovanni

1,00

McDonald's

2,60

Mama Juice

28,69

Borsissime

135,60 Piquadro

19,90

Nau!

30,00

3,50

119,00

5,00

* Lattina 33 cl

C. House, Lord Bry McDonald's, 1,50 Pizzer Pan Espressamente 3,00 * Illy Espressamente 4,00 Illy, Old Wild West Espressamente 4,00 Illy, Old Wild West 2,30 Yo Yogurt 6,50

2,20

Salmoiraghi&Viganò

Scarpe da ginnastica uomo (primo prezzo)

C. House, Lord Bry

C. House

Cafè Duchi, Il chiosco di Vivaldi

21,25

Piazza Italia

6,50

6,50

La Piadineria

100,00 Boschini

5,00

Lord Bry

2,20

Carpisa

Jeans uomo (primo prezzo)

5,00

1,00 * 9 locali

3,30 * Portello Cafè

29.95

106,20 Douglas

FRECCIA ROSSA Più economico Più caro Espressamente 0,80 McDonald's 1,10 Illy Espressamente 1,10 McDonald's 1,60 Illy Espressamente 0,80 McDonald's 1,20 Illy Espressamente 1,00 Lord Bry 1,20 Illy 1,50 McDonald's 6,80 Old Wild West Espressamente 1,70 McDonald's 5,00 Illy 1,30 C.House 3,50 Lord Bry

Ottica Valentino Leonardi

106,50 Sephora 79 59,95

106,20 Douglas

Den Store

9,99

Pull & Bear, Bershka

Passatempo

13

Kruder

** Non disponibile al momento della rilevazione

Prezzo più basso

3,80

Espressamente Illy

Salmoiraghi&Viganò

106,50 Sephora 79,95

Gigalove

89

Oregon

Prezzo più alto

da Carpisa contro i 100 di Boschini nel centro commerciale di Lonato, mentre occorrono 28,69 euro (prezzo di partenza 40,99) da Borsissime contro 135,60 (prezzo di partenza 226 euro) di Piquadro al Freccia Rossa. Il reparto ottica vede un allineamento di prezzi tra Nau! e Salmoiraghi&Vigano, per quest’ultimo lo sconto supera il 60%, al Freccia Rossa. Si smarca Ottica Valentino Leonardi che propone un prezzo di partenza di 119 euro a il Leone. Pochi, pochissimi centesimi, separano in entrambi i centri commerciali le catene Sephora e Douglas nel prezzo finale del profumo J’Adore, versione eau de parfume da 100 millilitri. Grazie allo sconto del 10% sul listino applicato tutto l’anno, così ci ha raccontato un dipendente, Douglas scende da 118 euro ai 106,20, contro i 106,50 del competitor. Riprendiamo il prezzo del jeans per segnalare la difficoltà, riscontrata in alcuni casi, per conoscere i listini pubblici. In particolare non è stato possibile verificare il primo prezzo presso il Den Store di Freccia Rossa a causa della mancata disponibilità degli addetti alle vendite. La nostra analisi si conclude con le scarpe da ginnastica da uomo. Anche in questo caso, come per i jeans, l’offerta è ampia e adatta per tutti i portafogli. Le occasioni partono da 5 euro in saldo, contro i 19 del prezzo pieno, al punto vendita Pittarello di Il Leone, e da 13 euro, sempre in saldo, presso il punto vendita Kruder al Freccia Rossa. I top price si registrano rispettivamente da Passatempo, dove il primo prezzo scontato al 50% arriva a 59,95 euro, e da Oregon, dove da un prezzo intero di 119 euro si arriva a quello scontato di 89 euro. In questo caso va sottolineata l’impossibilità di verificare il primo prezzo della scarpa da ginnastica presso il negozio Gigalove al centro commerciale Freccia Rossa, il motivo è lo stesso precedentemente citato per Den Store.

Conclusioni

La somma dei prezzi dei prodotti meno cari presso il Leone risulta pari a 158,25 euro, mentre al Freccai Rossa è superiore, 208,38 euro. Opposto il risultato se prendiamo la colonna dei prezzi più cari: la somma si attesta su 504,75 euro nello shopping center di Lonato e su 490,05 euro in quello di Brescia città. La voce dell’occhiale da sole donna sposta gli equilibri. Ultima considerazione: la posizione a ridosso del centro storico di Brescia impone a chi frequenta il Freccia Rossa il pagamento del parcheggio nel caso di visita senza acquisti o di acquisto ma con permanenza superiore alle 4 ore. A. P.

retail&food - marzo 2012 23 23


Star Trek food

obiettivo

Sosushi S

osushi in inglese si può tradurre “così sushi”, che sembra indicare la voglia di puntare all'identità originale della cucina nipponica. Ma in giapponese, poi, può significare anche “sushi creativo” a sottolineare il tentativo di innovazione nel solco della tradizione. Così, il brand della catena tutta italiana di ristoranti e punti ristoro sushi, grazie alle diverse interpretazioni del suo nome, richiama gli obiettivi e gli ideali dei fondatori, Sara Roversi e Andrea Magelli, due giovani imprenditori bolognesi, marito e moglie e soci nel lavoro. Oltre al marchio che ci rimanda a una globalizzazione positiva, con un mix di culture molto diverse tra loro (cucina

giapponese nella patria del lambrusco), va segnalato il nome della società proprietaria, You Can group, che, sull'onda del più celebre “Yes, we can” di Obama, cerca di riproporre la consapevolezza delle proprie potenzialità nell'affrontare gli ostacoli. Un intento che non è rimasto solo sulla carta, perché in neanche otto anni You Can group è passato da un piccolo progetto tra amici a un gruppo che gestisce, direttamente e in franchising, la catena di sushi più diffusa in Italia, lavora in eventi di massa e collabora con marchi internazionali. Una storia poco usuale nell’attuale panorama dell'imprenditoria italiana.

Sosushi in pillole

Data di nascita Struttura Sede Management Business Punti ristoro Insegne

2006 primo negozio a Bologna You Can group controlla Sosushi srl (franchising del marchio) e Masabi srl (gestione diretta punti ristoro) Bologna Andrea Magelli, amministratore e responsabile sviluppo e Sara Roversi, responsabile RD e comunicazione (fondatori e a gennaio 2012 soci di maggioranza). Ristorazione (cucina giapponese) Circa 30 in tutta Italia (1/3 a gestione diretta) Sosushi (diversi format: ristorante, bar, take away, corner e street food) Fonte aziendale

24 retail&food - marzo 2012


Il sushi nella patria delle tagliatelle al ragù

Per fare ordine, Sosushi prende vita da un'esperienza di un anno a New York dei due fondatori, che decidono di provare a importare nel nostro paese il concept dei take away di sushi incontrati lungo le strade della Grande Mela. Nasce così nel maggio 2006 il primo locale nel capoluogo emiliano, in via Belvedere. Ci vuole un certo coraggio a sfidare le classiche osterie emiliane in casa propria, ma anche grazie al momento propizio della moda della cucina giapponese e a un format accattivante, giovane, creativo e con prodotti di buona qualità, l'esperimento pilota funziona. In un solo anno il brand triplica i punti vendita con due locali a gestione diretta e uno in franchising: nel giugno 2007 apre il ristorante Sosushi a Porto Rotondo con il corner nella incantevole Spiaggia Ira, seguito da un secondo a Bologna, in piazza Maggiore, e da un terzo a Catania. L'espansione delle insegne magenta del brand nippoemilano non conosce rallentamenti fino ad arrivare a oggi a quasi trenta locali sparsi per l'Italia: di questi, otto, Bologna, Bologna Centronova, Ravenna, Cagliari, Torino e Rimini, più i due pop up corner in Costa Smeralda e Riviera Adriatica, sono a gestione diretta, mentre gli altri sono in franchising. La copertura del nostro paese, inoltre, risulta abbastanza capillare, ma, a dir la verità, un po' anarchica, con una maggiore attenzione alla pianura padana, patria del marchio. Ma anche il Sud Italia e le Isole, solitamente poco aperte allo sviluppo di catene di ristorazione, sono tenute in debita considerazione fin dall'inizio: dopo il 2007, anno delle inaugurazioni di Catania e Porto Rotondo, l'estate del 2008 ha visto l'apertura di un punto vendita a Cosenza. Il motivo sta forse nel fatto che i luoghi più interessanti per la localizzazione delle insegne Sosushi sono le città ancora scarsamente penetrate dalla ristorazione cino-giapponese classica (Sosushi infatti non c’è in una metropoli come Milano). Infatti le location preferite

Sosushi, struttura societaria

Fig. 2

Sosushi, insegne in Italia

Fig. 3

fonte aziendale

sono i centri di città giovani e culturalmente vivaci, come Padova ad esempio (apertura nel 2008), e di medie dimensioni. Non sono sottovalutati gli shopping mall (Bologna Centronova e Ravenna ESP), né i luoghi di transito, come il punto ristoro Sosushitrain nella Stazione ferroviaria di Torino Porta Nuova. I clienti, infatti, sono uomini e donne di livello culturale medio alto con anche disponibilità di spesa e attenzione alla salute dei prodotti che consumano.

Le insegne sono magenta, il target è rosa

Particolare attenzione è diretta verso il target femminile, che spesso è il soggetto decisore della coppia nella scelta del ristorante (“sono ancora le fidanzate che trascinano gli uomini restii alle cucine estere”, sorride Sara): è centrale dunque l'apprezzamento per la leggerezza e la qualità delle pietanze (100% sushi handmade), l'attrazione determinata dal mood comunicativo del marchio, con il suo magenta, i suoi manga, il design minimal chic dei suoi locali. Ma anche i giovani sono un segmento importante del cliente/tipo, anche se di budget economico modesto, proprio per il loro stile di vita metropolitano attento ai trend. Infine, non possiamo dimenticare

fonte aziendale

imprenditori, manager o professionisti, con la loro attenzione alla qualità, leggerezza e ai tempi di consumo e servizio, con una possibilità di investimento nella pausa pranzo superiore alla media. Anche per queste ragioni, e nonostante l'assenza dai grossi centri metropolitani, oggi il marchio bolognese caratterizzato dall'inconfondibile color magenta è diventato il network in franchising di gastronomia giapponese più diffuso in Italia. Aiuta anche la differenziazione del format: si passa dal “classico” Sosush Lab, un laboratorio artigianale con cucina a vista e la presenza di uno chef giapponese, che presenta la formula standard del self-service, i servizi di take-out, catering e delivery, al più sofisticato e strutturato Sosushi Restaurant, per passare dal più flessibile Sosushi Bar, che affianca al cibo giapponese una gamma di prodotti spaziante su diverse fasce di offerta, andando dal tè ai vini, dalle acque di design ai sakè. Vanno poi ricordati i Corner (angoli marcati Sosushi all'interno di locali differenti) e lo Street Food Mobile, con l'Ape Cross classica rivisitata per dare stile al cibo di strada giapponese, e i Kiosk, gli ultimi arrivati, con il take away nella forma più classica. Ogni ristorante poi, o i format con kaiten e i sushi bar, possono contare su chef di sushi giapponesi doc, mentre alcuni Lab e Take away prevedono un periodo di formazione, per poi essere autonomi.

Fukushima alle spalle, il futuro è il Sudafrica

Il 2011 ha visto l'apertura di altre sette insegne: Legnago, Piacenza, Pescara, Catania Kaiten, Cagliari, Cagliari Kaiten e il già citato Torino PN Sosoushitrain, il tutto nonostante il tragico evento di Fukushima, che è andato a impattare negativamente sulla tendenza di mangiare sushi, all’apice in Italia, con un calo rilevante della clientela anche per i ristoranti del brand emiliano. Sara Roversi, intervistata sull'argomento: «le norme che regolamentano la produzione del sushi sono severissime - ci rassicura nel sottolineare come Sosushi tende a una cucina giapponese con prodotti made in Italy –. Senza pensare che sarebbe davvero impensabile che ingredienti reperibili anche nelle nostre zone e pesci presenti in mari molto più vicini fossero importati dal Giappone, anche per un

retail&food - marzo 2012 25


Star Trek food L'intervista «Dopo aver portato il sushi in tutta Italia, porteremo un po' di Italia nel mondo... attraverso il sushi» Intervista a Sara Roversi, co-fondatrice di Sosushi con Andrea Magelli Ci può dire qualcosa rispetto ai rumor dell'ingresso di un fondo di private equity in Sosushi? Attualmente Sosushi sta conoscendo un momento di transizione significativo proprio grazie all’entrata di Brainspark, inizialmente con una quota di minoranza, poi al 51% entro pochi mesi. Brainspark diventerà partner molto importante per lo sviluppo estero e il consolidamento finanziario del gruppo, soprattutto grazie alla sua presenza attiva in mercati più dinamici e in sistemi paese più incentivanti e più meritocratici di quello italiano. Visto il suo consolidamento nel mondo del leisure, sarà inoltre fondamentale per progetti di sviluppo immediato e nella creazione di forti sinergie tra i vari brand partner. Siamo molto orgogliosi che Brainspark abbia visto in noi un contenitore creativo per l’ideazione di nuovi format in linea con le tendenze attuali e le richieste di un mercato sempre più esigente, affamato di innovazione e vivacità. Dove avete in progetto di espandervi in futuro? Guardiamo all’estero con grande interesse, ma non abbiamo intenzione di abbandonare l’Italia. Con il brand Sosushi andremo all’estero e cercheremo di portare la nostra esperienza nel local sushi e nella contaminazione tra sushi ed eccellenze della tradizione italiana. Con questa sperimentazione abbiamo “portato il sushi in tutta Italia e un po’ di Italia nel sushi”, perché ora non portare questa italianità anche all’estero? E insieme ad essa nuovi concept di street food che così bene si adattano alle grandi metropoli europee. A questo si aggiunge la pianificazione di un nuovo e flessibile format per grandi resort in prestigiosi luoghi turistici (ad esempio il Sudafrica), che possono contare anche su prodotti ittici locali di eccellente qualità e una platea internazionale con un buon potere d’acquisto. Nell'espansione rispetto all'attuale struttura pensate di puntare di più sui punti vendita a gestione diretta, sul franchising o sulle partnership? Per la gestione diretta continueremo ad aggredire mercati strategici e parallelamente proporremo formule di master franchising da attivare in alcuni stati esteri. Se guardiamo alle partnership invece, riteniamo siano sempre le benvenute; mai come in questo momento conosciamo il valore della cooperazione e della costruzione di sinergie ideative per la crescita di nuovi progetti e di un business solido. In incubatrice c’è inoltre un nuovissimo e ambizioso progetto che porterà il marchio Sosushi: la Sosushi Academy. Una vera e propria scuola per sushi maker professio-

banale fatto di costi». I dati, infatti, ci chiariscono che più del 90% dei fornitori è italiano e solo l’1% extra Ue, con solo il 10% sul fatturato d’acquisto (dati 2009). Il futuro però sembra sempre più attento all'estero, in mercati più moderni con una clientela target più cosmopolita, anche se è previsto un consolidamento, innovando le formule, nel mercato domestico che ad oggi copre il 100% del fatturato e dei clienti Sosushi. In Italia, infatti, oltre alle oscillazioni di tendenza, uno dei maggiori problemi resta la concorrenza delle varie formule low cost delle catene cino-giapponesi (tipo “all can you eat”). Così, i progetti fuori dai patri confini saranno caratterizzati dai chioschi tematici studiati per essere collocati nei resort di zone turistico balneari di riconosciuto fascino (Sudafrica), dalle formule di street food, flessibili, versatili e adattabili a diversi eventi, per finire nel cercare format di maggiore contaminazione tra la cucina giapponese con la tradizione mediterranea e con una particolare attenzione ai vini. In agenda, oltre allo sviluppo all'estero del franchising e lo street food, la Sosushi Academy con un Master per qualificati sushi chef per partire dalla tradizione culinaria dell'ex Impero del Sol Levante e arrivare a nuove sperimentazioni culinarie e contaminazioni di diverse tradizioni.

26 retail&food - marzo 2012

nisti nascerà per andare incontro a esigenze di mercato che stiamo riscontrando: imprenditori che ci contattano per l’apertura di corner sushi stagionali o ci chiedono sushi chef per brevi periodi di lavoro, e parallelamente giovani che sempre più sono stimolati da ipotesi di autoimpiego, ma non hanno capitali sufficienti per aprire un’attività propria. Rispetto alla vostra esperienza, ci dice un pregio e un difetto per fare impresa del nostro sistema - paese? Per i pregi, il nostro paese può garantire una qualità delle materie prime che credo non abbia rivali al mondo e che quindi ci consente di dare vita sia a una vivace e creativa sperimentazione culinaria tra cuochi giapponesi e italiani, sia a cibi che non temono confronti in termini di gusto e sapore. Parallelamente, gli italiani si sono dimostrati molto ricettivi e sensibili rispetto a tematiche quali benessere, salute e alimentazione, forse proprio per un riconosciuto e manifesto amore per gli ingredienti di qualità e per pietanze dal gusto ricercato; pilastri su cui si può dire si fondi gran parte della nostra politica aziendale. Per i difetti, penso di certo a una burocrazia macchinosa che spesso rende difficile lo sviluppo di qualsiasi business e un costo del lavoro spesso eccessivo. Parallelamente devo dire anche che noi italiani siamo un popolo molto incline alle mode e abbiamo abitudini alimentari molto diverse dagli altri paesi europei. A Londra, ad esempio, I ristoranti lavorano ininterrottamente dalle 11 alle 22.30, in Italia questo non accadrebbe. Tutto ciò, se da una parte ha un valore culturale e sociale molto positivo, dall’altra va nella direzione opposta al nostro business. Qual è il collante dell'esperienza imprenditoriale e multibusiness di Sosushi? La prima parola che mi viene in mente? Passione. Credo sia questo l’ingrediente determinante che ci ha fatto prima nascere e poi crescere. L’azienda è nata dall’amicizia e dalla voglia comune di portare a Bologna un format nuovo e metropolitano. Quando Sosushi è stato ideato abbiamo pensato alla nostra città, a cosa mancava e a come avremmo voluto vederla: il sushi era la risposta, era uno stile di vita nuovo e dinamico. La passione e la squadra hanno fatto il resto.

Nuove partnership per l'espansione

Una sfida non da poco per il duo Roversi e Magelli che al gennaio 2012 sono soci di maggioranza di You Can group, la società che controlla per il 99% Sosushi Italia srl (azienda creata nel gennaio 2009 e dedicata allo sviluppo del franchising e cessione del marchio) e per il 90% di Masabi srl (gestione dei punti vendita diretti). In tutto la realtà aziendale conta una trentina di dipendenti e collaboratori coordinati da Andrea Magelli, amministratore e responsabile sviluppo, e Sara Roversi, responsabile RD (ricerca e sviluppo, ndr) e comunicazione, insieme a Yasuko Kanke, responsabile HR e recruiting chef giapponesi. Il management di Sosushi, interrogato sulle cifre, ci indica un giro d'affari generato dalla catena complessivamente vicino ai 6,5 milioni di euro per il 2011, mentre il fatturato aggregato di You Can group nello scorso bilancio si assesterebbe intorno a 1,5 milioni di euro, in leggera frenata, per i motivi sopra ricordati, rispetto ai quasi 1,6 milioni del precedente esercizio (di cui 830mila di ristorazione commerciale e con 30mila di utile), dopo un trend di crescita che vedeva 760mila euro di fatturato nel 2008 e quasi 1,2 milioni l'anno dopo (di cui 530mila per la ristorazione commerciale e un risultato positivo per 22mila). Dati che comunque indicano un'azienda in crescita, con una discreta capacità di reggere, nonostante

la giovanissima età, i momenti di difficoltà. A questo va aggiunto che non è un momento facile per tutto il settore della ristorazione per la crisi dei consumi. Bisognerà aspettare qualche mese con i numeri alla mano per capire come l'onda lunga del maremoto giapponese ha influito sull'andamento di Sosushi. Dopo la crisi, infatti, il management emiliano ci indica una fase di assestamento e ripresa, grazie al mantenimento dello zoccolo duro dei clienti ormai fidelizzati al marchio. Per ora, comunque, il comparto franchising genera più o meno la metà del fatturato complessivo del gruppo e il fatturato dei punti vendita diretti e dei punti vendita partecipati (anche con quote di minoranza e inclusi gli stagionali) pesa per circa 2milioni di euro (più o meno il 30% del giro d'affari complessivo). Un trend in crescita, a parte l'ultimo anno, per motivi esterni e contingenti, che sembra aver attirato l'attenzione di investitori esterni, come soci finanziatori, pronti a dare una mano alla coppia Roversi-Magelli, e a scommettere su questa formula in un'ottica di espansione anche in mercati esteri del brand che si è rivelato applicabile anche in contesti culturali diversi dal nostro. Ma lasciamo la parola a Sara Roversi, che ci illustra cosa bolle in pentola (e non è una zuppa di miso!) al riguardo nell'inDavid Montorsi tervista qui sopra.


prima pietra

Villesse Shopping, è l’ora del cantiere

Con l’avvio dei lavori incomincia la fase operativa per il maxi progetto da 90mila mq di gla a Villesse (Go) targato Inter Ikea e Arco Immobiliare. L’apertura è prevista entro il 2013, ma sono già numerosi i retailer che hanno aderito all’iniziativa

S

i è svolta nel giugno 2010, tra i padiglioni di Rho Fiera Milano in occasione della rassegna Eire, la presentazione del primo progetto in Italia di centro commerciale con punto vendita Ikea al suo interno. Da allora i microfoni della stampa non hanno mai smesso di inseguire nuovi particolari, emersi in occasione di un’altra fiera, il Mapic a Cannes, lo scorso novembre. La prossima tappa è stata fissata per il 28 di marzo, quando sarà effettuato il “ground breaking”. Parliamo del futuro shopping center da 90mila mq di gla, denominato provvisoriamente Villesse Shopping, con all’interno un maxi store del brand svedese (già realizzato) da 30mila mq, che sorgerà nell’omonimo paese in provincia di Gorizia. I promotori sono Inter Ikea Centre Group e Arco Immobiliare, per un investimento complessivo di circa 200 milioni di euro profusi tra Inter Ikea Centre Group e Ikea Retail. La commercializzazione è affidata a Inter Ikea Centre Italia e a Larry Smith.

28 retail&food - marzo 2012

Oltre alla metratura e all’investimento – la cifra suona ancora più imponente in un periodo di forte crisi come quello attuale – l’elemento trainante è la scommessa di un operatore come Ikea sul mercato italiano. Addirittura non con uno ma con tre progetti che prevedono la costruzione di altrettanti centri commerciali regionali multifunzionali con all’interno un proprio punto vendita, che ne diventa l’ancora primaria. La scommessa sta nel salto di qualità da marchio che opera da solo in big box stand alone a operatore che vive in un condominio di insegne specializzate, insegne diverse non solo nel prodotto che commercializzano ma anche nel target di consumatori a cui si rivolgono. Una prova di convivenza tutt’altro che scontata, anche se già sperimentata in 27 strutture simili del Gruppo all’estero. Spingendoci oltre, Villesse Shopping potrebbe essere la risposta muscolare al progetto degli outlet Do.it, che mira a contrastare Ikea sul terreno del mobile

Il progetto in pillole apertura prevista Inizio dei lavori Investimento Promotore Commercializzazione Progettazione Località Localizzazione Tipologia Gla parcheggi Livelli commerciali Medie superfici Unità ristorazione Leisure Totale unità (piccole e grandi superfici)

facendo leva sul Made in Italy a prezzi scontati. Per completezza di informazione, come spesso capita per i grandi progetti non mancano gli ostacoli. Risale a fine 2010 la polemica sulla presunta assenza di autorizzazioni ambientali per la realizzazione del mega store Ikea di Villesse. Polemica che la stessa casa svedese ha messo a tacere dichiarando di essere in possesso di tutti i permessi necessari.

2013 2012 ca. 200 milioni di euro (tra Inter IKEA Centre Group e IKEA Retail) Inter Ikea Centre Group – Arco Immobiliare Inter IKEA Centre Italia S.r.l. / Larry Smith S.r.l. Design International Villesse (GO) Extraurbana Centro Commerciale Regionale multifunzionale 90.000 (incluso il negozio IKEA di 30.000 mq) 4.200 2 12 26 cinema multisala 176

Il valore aggiunto

Superata la fase di gestazione, con l‘imminente avvio del cantiere ha subito una forte accelerazione anche l’attività di promozione. E così si leva il sipario su alcuni dei nomi che andranno a comporre il brand mix della galleria e, in anteprima su retail&food, anche su costi di locazione fissi e variabili, di gestione galleria e marketing. Ma partiamo dal progetto.


Indice di innovazione Architetto, Gerardo Sannella associate director di Chapman Taylor Architetti Urbanista, Tiziana Bardi titolare StudioBardi/Cad38 Sociologo, Gianmarco Navarini, professore di Sociologia della Cultura, Università di Milano Bicocca

Redazione r&f (Andrea Penazzi)

«Il Centro Commerciale Villesse Shopping è una struttura di ultima generazione e la prima in Italia a integrare quale ancora principale un negozio Ikea con accesso diretto alla galleria. Questa innovazione costituisce di per sé un formidabile magnete in grado di attirare clienti distanti un’ora in automobile. Il line-up di tenant con brand internazionali e nazionali di grande richiamo, la presenza di un’area leisure con caratteristiche innovative e i pregi del design scandinavo fanno di questo centro una

destinazione unica e differente da tutte le altre». Direttamente dalla penna del promotore, questo è il valore aggiunto di Villesse Shopping. Calandoci nel particolare, i 90mila mq di gla vedranno l’ancora Ikea di 30.000 mq, un ipermercato a insegna Ipercoop, 12 medie superfici, 26 tra bar e ristoranti e ben oltre 100 negozi di piccole dimensioni. Per un totale di 176 punti vendita distribuiti su due livelli. Oltre all’offerta commerciale sia food che non food, grande spazio sarà riservato al tema dell’intrattenimento, in particolare a un multisala. E non potrebbe essere altrimenti dato che una ristorazione di queste dimensioni ha bisogno, per vivere, di lavorare anche durante la sera. Il cinema sarà dotato di sette schermi e potrà ospitare sino a 1.300 persone. I parcheggi a supporto del complesso saranno 4.200, tutti a raso. La struttura sarà ubicata in posizione adiacente l’autostrada A4 e il raccordo Villesse-Gorizia, con grande visibilità. La popolosità del bacino, sulla base dei dati forniti da Inter Ikea, è calcolata in 177mila abitanti nell’isocrona dei 20

7,38 7,5 7,5 6,5 8

minuti, in 527mila abitanti nei 40 minuti e in oltre un milione di abitanti entro l’ora di percorrenza in automobile. Sulla capacità di attrazione del proprio marchio, sommata alla forza commerciale della galleria e delle medie superfici, farà leva Ikea per attrarre consumatori provenienti non solo dal Friuli Venezia Giulia ma anche da Slovenia, Croazia e Austria. Da quest’ultimo paese l’obiettivo dichiarato è quello di intercettare i flussi turistici via Tarvisio.

Prove di convivenza

Posizionate le ancore principali, la commercializzazione in termini di gla ha già raggiunto quota 60 per cento. Il primo tassello è stato l’inserimento di Ipercoop, per cui si mantiene il format tradizionale di centro commerciale con ancora alimentare. Le medie superfici dichiarate sono Saturn, Ovs, H&M, Toys Center, Scarpe&Scarpe, Cisalfa, McDonald’s e Conbipel. Tra le piccole metrature si annoverano marchi e aziende di caratura nazionale e internazionale come Guess, Desigual, Gruppo Miroglio, Gruppo Benetton, Deichmann e Alcott.

Altri brand saranno svelati solo all’apertura. E proprio su questi ci aspettiamo novità importanti, in linea con un’iniziativa che mira a essere unica nel suo genere. Di sicuro c’è che «gran parte del lavoro di commercializzazione rimanente si concentrerà sul tessile moda, accessori e beni per la persona e per il bimbo, nonché sui servizi, al fine di perfezionare il mix dell’offerta», si apprende da una nota dell’azienda. Tra i servizi si annovera il Kinderheim (asilo) di ultima generazione gratuito per i bambini dai 3 ai 10 anni, un evolute family room, il già citato cinema multisala dotato di sette schermi con food court dedicata, attività didattica e «molto altro» da svelare. Altro elemento svelato sono i costi di locazione, di gestione e marketing, che Inter Ikea ha accettato di condividere con retail&food. Premesso che il dato riguarda una media e non i singoli casi, il minimo garantito medio annuo è di 300 euro al mq, escluso l’ipermercato. La quota variabile si aggira intorno al 7% sul fatturato, ma la percentuale può cambiare in base al tipo di attività. Infine i costi generali, che comprendono gestione e marketing, si aggirano sui 100 euro al mq all’anno, sempre escluso l’ipermercato.

Più sviluppo, meno impatto

Interpellato sul tema dell’impatto ambientale, il promotore ha indicato alcune ricette attraverso le quali mira a ridurre l’impatto ambientale della struttura e allo stesso tempo a creare posti di lavoro nel territorio. Sul primo fronte Inter Ikea ha dichiarato che: «il costruttore riconosce il “danno ambientale”, compensato con un importo pari a circa 500mila euro versati, a fronte della costruzione del centro commerciale, al Comune per la realizzazione di un parco e di un laghetto (attualmente aree compromesse) e alla Sovrintendenza per il recupero di un’opera architettonica locale. Secondariamente, è stata già installata dal costruttore una centralina per il rilevamento del livello di inquinamento prodotto dal traffico veicolare, la quale ha consentito di dimostrare che il traffico prodotto da Ikea non ha generato un aumento del livello di inquinamento. Qualora questo dovesse essere rilevato in seguito all’apertura del centro commerciale, il costruttore si è già impegnato a prendere i dovuti provvedimenti in merito, per riportare i valori entro i livelli consentiti». Altro intendimento, questa volta rivolto ai futuri tenant: «Inter Ikea Centre Italia, con il sostegno di Inter Ikea Centre Group, nello sviluppo del progetto del centro commerciale e nelle indicazioni

retail&food - marzo 2012 29 29


prima pietra Player per le fasce isocrone della localizzazione (Accesibilità: 20 minuti, con autostrade, traffico medio) Fasce Superficie Distanza Format Insegna Comune Indirizzo Prov. Isocrone (mq) (minuti) 05' - 10' Centro Commerciale

ISONZO

GO

GRADISCA D'ISONZO

Via Amedeo Venuti 6/A-C

9.696

6,3

16.000

7,6

Centro Commerciale

RAMONDA

GO

RONCHI DEI LEGIONARI

Via Pietro Micca Loc. Redipuglia

Centro Commerciale

MERCATONE ZETA

UD

BAGNARIA ARSA

Via Enrico Mattei Loc. Casali Michieli

25.000

10,1

Centro Commerciale

EMISFERO

GO

MONFALCONE

Via Pocar 1

24.850

11,2

Centro Commerciale

LA VELA

GO

MONFALCONE

Via Grado 18

6.500

14,7

Centro Commerciale

LA ROTONDA

UD

CERVIGNANO DEL FRIULI

Via Costantino Dardi

9.655

14,9

Centro Commerciale

CERVIGNANO

UD

CERVIGNANO DEL FRIULI

Via Monfalcone 14

8.327

15,6

Factory Outlet

PALMANOVA OUTLET VILLAGE

AIELLO DEL FRIULI

S.P. 126 km 1.600 Loc. Joannis

24.000

15,8

10' - 15'

15' - 20'

UD

Inquadramento Territoriale

Bacino: dimensioni senza paragoni

Il bacino di attrazione dei 20 minuti con percorrenza automobilistica, autostrade e traffico medio tocca i comuni di ben tre province. Abbiamo quindi chiesto a Sincron Inova di fornirci anche i dati percentuali sulla provenienza dei residenti, scoprendo così che il 66,58% degli abitanti del bacino risiede in comuni della provincia di Gorizia, il 30,45% in quella di Udine e il restante 2,97% nella provincia di Trieste. I dati demografici sull’inquadramento territoriale mostrano una composizione dei residenti, a livello comunale, provinciale e regionale, in linea con la media nazionale rispetto alle percentuali di maschi e femmine, ma con un’età media maggiore e un numero di componenti medi della famiglia inferiore. Peculiare la presenza di stranieri che, rispetto alla percentuale nazionale, è maggiore di oltre un punto a livello regionale, ma inferiore di ben tre punti nel comune di Villesse. Relativamente ai dati economici sia la regione che la provincia presentano numeri indice di reddito e anche di consumo leggermente maggiori rispetto alla

30 retail&food - marzo 2012

media del Paese. Anche i dati sull’occupazione sono buoni, con una percentuale maggiore di forze lavoro e un tasso di disoccupazione inferiore in tutti e tre i livelli amministrativi. Passando invece all’analisi dei player, nel bacino troviamo sette centri commerciali di cui due di medie dimensioni (Emisfero con 24.850 mq di superficie e Mercatone Zeta con 25.000 mq) mentre tutti gli altri sono di piccole dimensioni: dai 6.500 mq di “La Vela” ai 9.696 mq del centro “Isonzo”. È invece presente l’unico Factory Outlet della regione Friuli-Venezia Giulia: il Palmanova Outlet Village. A. P.

Fonte: Sincron Inova, www.sincron-inova.it

fornite ai tenants per il fit-out degli spazi ha posto una particolare attenzione alle potenze elettriche, consigliando e indirizzando i tenant verso valori non eccedenti le reali esigenze, anche creando impianti centralizzati volti alla diminuzione di consumi elettrici dei singoli negozi». La politica filo ambientale si è tradotta nell’ulteriore scelta dei materiali per la realizzazione della struttura e nelle soluzioni per la raccolta delle acque. «Tutto il legno utilizzato – si apprende – per la realizzazione della copertura sarà certificato, nel rispetto delle convenzioni internazionali atte a favorire il rimboschimento e il ringiovanimento delle foreste. Le acque reflue raccolte, sia bianche che nere, verranno depurate prima di essere pompate e re-immesse nel torrente adiacente il centro commerciale. Parte delle acque raccolte verranno riutilizzate dal centro commerciale, per gli usi consentiti a norma di legge». Innovativa sarà infine la tecnica di costruzione, grazie alla quale si potrà procedere in parallelo con la realizzazione della struttura e della copertura. Ultimata la struttura del centro commerciale, gli elementi di copertura verranno posizionati in quota e assemblati per garantire la continuità della copertura stessa. Sul fronte occupazionale a favore del territorio «il costruttore si appoggerà anche ad aziende locali e sfrutterà manodopera locale in sinergia con altre imprese».


retail&food - marzo 2012 31


taglio nastro

Galleria Borromea batte un colpo

Il quadrante sud-est di Milano ha visto l’inaugurazione, a fine novembre, del centro commerciale realizzato dalla società di scopo Immobiliare Ametista. La nuova Galleria, estesa oltre 38mila mq di superficie lorda calpestabile, vanta un centinaio di negozi e un’ancora Ipercoop. Nodo da sciogliere: la viabilità

N

ella conferenza stampa di inaugurazione non è mancato un riferimento al maxi progetto, a firma Percassi, che dovrebbe sorgere a pochi chilometri di distanza. La risposta dei promotori di Galleria Borromea è stata lapidaria: «Intanto noi, con i nostri 100 negozi, ci siamo». E su questo, dallo scorso 24 novembre, non c’è più alcun dubbio. Dopo circa 20 mesi di cantiere i lavori per realizzare il centro commerciale di Peschiera Borromeo sono finiti, portando in dote per i 455mila residenti nei 30 minuti di percorrenza in automobile una struttura moderna, ricca di servizi e soluzioni per lo shopping. Protagonista dell’iniziativa è Promocentro Italia che, tramite la partecipata Immouno, si è avvalsa della società di scopo Immobiliare Ametista. Quest’ultima è il risultato della partnership con Coop Lombardia e Cmb Costruzioni. La commercializzazione dei locali in galleria è stata affidata a Mall System, mentre la gestione è curata da Cogest Italia. L’investimento ammonta a circa 100 milioni di euro, di cui una decina destinati alle infrastrutture, ai quali si sommano gli investimenti profusi dai retailer per circa 30-40 milioni. La forza lavoro, una volta a regime verso la primavera, raggiungerà le 700 persone. Circa 600 sono operative dal momento del taglio del nastro, di cui 175 previste all’interno dell’ipermercato.

Il centro ai Raggi X

Galleria Borromea si presenta come una struttura imponente, di tre livelli complessivi, due dei quali commerciali e uno di parcheggio. I posti auto, sia a raso

scoperti che in struttura, sono complessivamente 1.800. Esternamente risalta il colore rosso con delle quinte montate sulla facciata. L’interno dello shopping center si mostra altrettanto moderno, contraddistinto da colori chiari nella pavimentazione in marmo e da motivi bianchi e arancioni nel controsoffitto. Le metrature sono standard in termini di ampiezza della galleria: la larghezza è di 8 metri, l’altezza è di 4,15 m al primo livello commerciale e di 3,60 al secondo livello commerciale. Il piano terra è caratterizzato da parcheggi coperti, dai quali si accede alla passeggiata dello shopping center tramite due vani scale con tappeti mobili, posizionati tra loro in modo speculare sui lati della galleria, e tramite un ingresso con ascensore. Gli elevatori totali sono 16, di cui 10 in galleria. Al secondo livello si accede da due parcheggi diversi, uno posto allo stesso piano e l’altro, in copertura, a quello che potremmo definire terzo livello.

Offerta commerciale, firme da centro città

La superficie lorda calpestabile supera i 38mila mq, con all’interno 97 unità retail, distribuiti su due livelli commerciali. Tuttavia, come spesso capita, una manciata di retailer fa la differenza. Parliamo di Harmont&Blaine, che però aprirà a marzo, Calvin Klein, Guess, Tommy Hilfiger, Timberland e Napapijri. Brand che siamo soliti vedere con negozi monomarca nelle high-street dei centri urbani o, in versione outlet, all’interno dei Factory Outlet Center. Presso Galleria Borromea sono collocati al secondo livello commerciale, tranne Harmont&Blaine

Il progetto in pillole apertura prevista Investimento Promotore Commercializzazione Località Localizzazione Tipologia Gla parcheggi livelli commerciali Medie superfici Unità ristorazione Totale unità (piccole e grandi superfici) Àncora alimentare

32 retail&food - marzo 2012

24/11/2011 100 milioni di euro Promocentro Italia, Coop Lombardia e Cmb Cotruzioni Mall System Peschiera Borromeo (Mi) Periferica Centro Commerciale 38.000 mq ?? 1.800 2 5 10 100 circa Ipercoop

che sarà al primo. Ma il brand mix vede altre peculiarità. Partiamo dall’ancora alimentare: un Ipercoop di dimensioni contenute, da 6.000 mq di vendita, il cinquantesimo presidio di Coop Lombardia. Cinque sono le medie superfici non food. Tra queste le principali sono Saturn, con circa 2.000 mq di gla, e C&A, estesa su 2.200 mq di gla. Il

Indice di innovazione Architetto, Gerardo Sannella associate director di Chapman Taylor Architetti Urbanista, Tiziana Bardi titolare StudioBardi/Cad38 Sociologo, Gianmarco Navarini, professore di Sociologia della Cultura, Università di Milano Bicocca Redazione r&f (Andrea Penazzi)

6,88 7 6,5 7 7


scale mobili che portano alla food court, l’offerta di ristorazione si compone di 10 unità. Due sono dislocate al livello inferiore, ai lati della galleria, e presentano un’offerta di gelateria e di bar-caffetteria. Dei restanti otto, sette compongono la food court. Lino’s Coffee lavora in solitaria. L’angolo della ristorazione vanta 200 posti a sedere in comune, oltre alle sedute interne ai locali. I marchi variano dal format più piccolo di Gruppo Sebeto, denominato Rosso Sapore, alla steakhouse Old Wild West, passando per la formula bergamasca La Piadineria, per la paninoteca-focacceria Cibiamo (che ha al suo interno La Bottega del Caffè), sino al ristorante Giapponese Mishi Mishi. Il pasto si conclude con il gelato di Mondo Gel. L’ultima unità, in apertura prevista a maggio, è la catena Pasta Re. Uno sguardo alla location: la food court, in linea con i trend più moderni, si inserisce in un contesto di forte illuminazione naturale, grazie all’ampia vetrata che si pone dinnanzi. La posizione laterale, “compartimentabile”, permetterà un’eventuale apertura serale indipendente dagli orari della galleria, senza che ci sia esodo di clienti nella struttura.

Tecnologia 2.0

CoMMENTO Struttura e design Accesso e parcheggio

VALUTAZIONE

Moderno e imponente. Non mancano accorgimenti nei dettagli. Tecnolgia a tutto "green"



Viabilità sotto osservazione e da completare. Comodi i parcheggi in struttura



Offerta commerciale La massa critica c'è, i nomi anche. E non sono solo i soliti noti.



Spazi comuni Rumors di un futuro cinema non confermati.  e attrattive Manca un intrattenimento forte. indice valutazione a cura di r&f:

 = migliorabile  = sufficiente = apprezzabile  = molto buono  = ottimo marchio di fashion, che aprirà a marzo, è l’unico punto vendita dislocato su due piani e dotato di quattro scale mobili interne, oltre agli accessi sulle gallerie. Sopra i mille mq, per la precisione 1.400 mq, opera Piazza Italia. Le altre superfici rilevanti in termini di metratura sono Promenad e Deichmann. Il già citato brand con il bassotto sfiora la barriera virtuale dei 400 mq, a quota 398. Altra caratteristica distintiva: tutto il segmento dell’intimo, composto da Tezenis, Calzedonia, Intimissimi e Golden Point, è concentrato al secondo livello commer-

ciale, mentre spesso si trova sul fronte cassa dell’ipermercato o al primo livello. Complessivamente il comparto dell’abbigliamento, in termini di piccole superfici, è strutturato al piano superiore. Le uniche due eccezioni sono il negozio con abbigliamento bimbo a marchio Z e quello con abbigliamento donna a insegna Zuiki.

Food a forza 10

Non conteggiando il locale in seno a Coop e il punto vendita di fine food a marchio Lindt, posto ai piedi delle

Wi-fi gratuito, totem touchscreen interattivi, e ancora un sito internet-vetrina per i marchi e i loro prodotti. Nello spazio web di Galleria Borromea sono ovviamente fornite anche tutte le informazioni base del centro, dall’orario di apertura (9-21) alla lista dei negozi. In un futuro, come spiegato in sede di conferenza stampa, non è esclusa la possibilità di far acquistare i prodotti anche online, con l’obbligo di ritirali presso lo shopping center. Tra i servizi più convenzionali si annoverano la farmacia comunale, con possibilità di servizio h24, il tabacchi, lo studio dentistico, il Punto Info (dove si possono inviare fax e fotocopie), la baby area e la nursery. Ma l’innovazione tecnologica non si ferma qui. Per abbattere l’impatto ambientale, in termini di costi energetici, sono stati installati un impianto fotovoltaico in copertura con un potenza nominale di 200 kWp, che dovrebbe garantire circa un terzo del fabbisogno elettrico dell’ipermercato, e un impianto geotermico. I nastri all’interno della galleria sono a led, per un consumo ridotto, e per l’irrigazione del verde esterno è utilizzata acqua di falda. Queste soluzioni garantiranno un risparmio di emissioni di CO2 pari a quasi 126.800 mq e il preservamento dell’acquedotto.

Da completare: l’infrastruttura

Tema scottante, emerso in conferenza stampa, è quello della viabilità: ancora da completare. Al momento manca il termine della viabilità parallela a via della Liberazione, che è di competenza di Immobiliare Ametista. I ritardi, secondo il promotore, sono da imputare alla lentezza della pubblica amministrazione. Tuttavia il completamento dell’infrastruttura dovrebbe avvenire entro la primavera in virtù della recente consegna delle aree. In realtà i dubbi più consistenti riguardano la tenuta della strada provinciale Paullese, altamente trafficata, che in direzione Pantigliate diventa a una sola corsia. Stando alle cronache dei giornali locali, tuttavia, nelle settimane successive all’inaugurazione di Galleria Borromea non sembrano emersi particolari disagi per gli automobilisti. A. P.

retail&food - marzo 2012 33


Anteprima: il rapporto 2011 di KPMG

M&A A

,

pochi ma buoni

fine marzo KPMG presenta l’annuale Rapporto M&A Italia con i risultati dell’esercizio 2011. Abbiamo incontrato in anteprima Michele Spartà, responsabile del rapporto M&A per valutare i megatrend che hanno caratterizzato l’esercizio da poco concluso e per sintetizzare le dinamiche in atto nei settori di specifico interesse per retail&food. «Il mercato italiano delle fusioni e acquisizioni stenta a ripartire» Spartà non ha dubbi e, soprattutto, non appare sorpreso. «Il 2011 si è chiuso facendo registrare un debole segnale di ripresa rispetto al 2010 ma ha mostrato nel corso dei mesi un andamento del mercato a “due facce”. L’aumento di numero e controvalore delle transazioni è stato prodotto nel corso del primo semestre, in cui si concentra più del 60% dei 27,5 milioni di euro passati di mano; nella seconda metà dell’anno il valore delle operazioni concluse non ha superato i 10 miliardi, contro gli oltre 17 dei primi sei mesi e i 12 del corrispondente luglio-dicembre 2010; un altro dato preoccupante è il minimo toccato dal valore medio delle transazioni: 83 milioni contro i 172 del 2009». C’è quindi da essere pessimisti anche per l’anno in corso. Le cause della frenata dei mesi scorsi sono principalmente la crisi dei debiti sovrani e la scarsità di risorse finanziarie messe a disposizione dal sistema bancario, conseguenti alle novità legate a parametri di Basilea e normativa EBA. Fino a quando questi due ostacoli non saranno rimossi la tendenza non potrà cambiare. Per quanto riguarda il nostro Paese le difficoltà sono acuite rispetto alle tensioni internazionali, per cui il recupero di transazioni non è uno scenario da medio termine.

Michele Spartà 34 retail&food - marzo 2012

A proposito d’Italia, è allora prevedibile che si consolidi la tendenza all’acquisizione di nostri marchi da parte di operatori esteri? Il fenomeno ha già caratterizzato il 2011 confermando del resto una tendenza lamentata da alcuni esercizi. Ben il 65% del controvalore totale del mercato M&A, pari a circa 18 miliardi di euro, riguarda infatti l’acquisto di marchi italiani da parte di investitori esteri; in particolare i compratori sono europei, Francia sopra a tutti, e Stati Uniti. Tra le operazioni più rilevanti dell’anno si distinguono per significato quelle messe a segno da gruppi transalpini: l’OPA di LVMH sul 100% di Bulgari (lanciata a marzo) per un controvalore finale di 4,1, miliardi di euro e l’acquisizione dell’83% di Parmalat da parte di Lactalis per 3,7 miliardi di euro; l’insieme dei due passaggi di proprietà ha inciso per il 30% del controvalore totale, riducendo il valore medio delle altre 327 transazioni a 60 milioni, un record negativo.

Non si è ancora evidenziato l’interesse dei paesi BRIC per i nostri marchi. Qualche operazione è stata messa a segno da investitori cinesi nella nautica (l’acquisizione di Ferretti Yacht da parte del gruppo SHIG-Weichai si è conclusa lo scorso febbraio ma il confronto era cominciato oltre un anno prima) e da gruppi indiani nell’automotive (Tata su Pininfarina è operazione indicata come imminente), ma il mercato italiano visto dagli altri continenti è di difficile interpretazione e poco attrattivo, almeno nel breve e medio termine. Comunque le operazioni italiane all’estero non risultano azzerate. Per fortuna no: risultano ridotte nel numero ma significative in termini di strategia d’impresa. Le operazioni maggiori sono firmate da Prysmian (cavi) in Olanda, da Cremonini (Inalca) che ha definito autorevolmente la querelle che la contrapponeva in Brasile


KPMG M&A ITALIA 2011 Settore: Retail Marchio Target

Rank.

Nazione Target

Marchio Bidder

Nazione Bidder UK

Valore mio €

Quota %

906

97,4

1

Gruppo COIN

Italia

BC Partners

2

Rinascente

Italia

Central Retail Mexico

260

100

3

High tech stanza

Mexico

Luxottica

Italia

17

100

4

4G Holding

Italia

Telecom Italia

Italia

8,4

71

5

MySight Vision

N.Zelanda

Luxottica

Italia

6

Bimbo Store

Italia

Quadrivio Sgr

Italia

51

7

De Tomaso Auto

Italia

India

30

8

Filippini Auto

Italia

Vicentini

Italia

9

Plenty Market

Italia

Coop Adriatica

Italia

100

Totale

1.180

Settore: Beverages & food Rank. 1

Marchio

Nazione

Marchio

Nazione

Valore

Target

Target

Bidder

Bidder

mio €

%

3.727

83,3

Parmalat

Italia

Lactalis

Francia

Quota

2

Inalca JBS

Brasile

Cremonini

Italia

219

50

3

Alcisa

Italia

G.S.I. salumi

Italia

53

100 50,1

4

Ruffino

Italia

Constellation

USA

50

5

C. Fiorucci

Italia

Campofrio

Spagna

46

100

6

ZAO First Pasta

Russia

F.lli De Cecco

Italia

40

100

7

Vesevo

Italia

Change Capital

UK

34

63

8

Cerealtoscana

Italia

Agrium Inc.

Canada

27

100

9

Peck

Italia

Pietro Marzotto

Italia

26

66

10

J&T Santa Rosa

Italia

Valsoia

Italia

25,2

100

11

Sagatiba

Brasile

Campari

Italia

18

100

12

NAF

Spagna

Dr. Schar

Italia

13

100

13

Selarom

Italia

P.A.Aromatics

Italia

7

Italia

CA Agro-Alim.

Italia

5 2,5

14

Polenghi Group

15

Grom

Italia

Illycaffè

Italia

16

F.lli Gancia

Italia

Russian Standard

Russia

17

Spumador

Italia

Refresco Holding

Olanda

18

Mutti conserve

Italia

CA Agro-Alim.

Italia

19

Cantine Clara C.

Italia

C.P.Valdobbiadene

Italia

20

Malgara Fin. Hold.

Italia

Malgara family

Italia

20 5 70

30

49

21

Autogrill Polska

Italia

Autogrill spa

Italia

49

22

SIR Eudania

Italia

CIR Food

Italia

100 75

23

D.I.MAR

Italia

Argos Soditic

CH

24

Fres.Co

Italia

F.lli Beretta

Italia

25

Day Ristoservice

Italia

Chèque Déjeneur

Francia

49

26

Raggio di Sole

Italia

Cargill Inc.

USA

100

27

Latbri L.Brianza

Italia

Granarolo

Italia

100

28

Antichi Colli

Italia

Charbonneaux Bra.

Francia

29

Lanterna Alim. GE

Italia

constellation

Italia

30

Castel Carni

Italia

Unipeg

Italia

31

Atlante

Italia

Migros

CH

32

Trevisanalat

Italia

Alto Partners Sgr

Italia

33

Az.Vin: Rivera

Italia

De Corato family

Italia

Totale

60

20 50 4.292

a JBS; Recordati ha acquisito un competitor in Turchia; nel settore delle utilities Enel e Eni hanno concluso tre operazioni di media dimensione; oltre a queste il resto può essere classificato come ordinaria amministrazione e aggiustamenti di posizione di mercato. Ritorniamo al nodo della crisi del sistema bancario per capire le sue conseguenze sull’attività di M&A. La gelata del credito, oltre che disincentivare le transazioni in generale, ha ridotto ai minimi termini le iniziative M&A del settore finanziario (banche, assicurazioni e servizi collegati); l’ingresso nell’Indice FTSE MIB di Salvatore Ferragamo Spa e la contestuale uscita di Fondiaria SAI sintetizzano anche simbolicamente la forte crescita del Consumer market e il ridimensionamento del settore Financial Services, sempre di più focalizzato su di un impegnativo processo di ristrutturazione a livello di sistema. Anche nel Private Equity l’attività continua sia pure a ritmo meno spedito e si caratterizza per la “preferenza” accordata, pur con qualche eccezione, all’industria di marca: l’acquisizione di Moncler a opera di Eurazeo, il passaggio del gruppo Coin da PAI Partners a BC Partners per 900 milioni di euro e l’acquisizione di Bormioli Rocco da parte del fondo d’investimento inglese Vision Capital per 250 milioni di euro. Citare Coin ci porta al cuore del comparto Retail, che ci sembra abbia seguito fedelmente la tendenza generale in corso In effetti il 2011 è stato particolarmente avaro di avvenimenti; scontati i 900 milioni della operazione Coin, il valore residuo delle operazioni nel settore non raggiunge i 300 milioni, di cui 260 ascritti all’acquisizione da parte della tailandese Central Retail Corporation del 100% di Rinascente Srl; quel che resta è composto da piccole operazioni Italia su Italia con la sola eccezione di Luxottica bidder rispetto alla catena neozelandese MySight Vision Specialist Group. Più animata, anche se economicamente non cospicua, la vicenda del comparto Food, Bevs & Tobacco; al netto di Parmalat/Lactalis e di Cremonini/Jbs il controvalore delle altre 31 operazioni supera i 550 milioni; 16 sono Italia su Italia mentre quelle Estero su Italia sono 10, tra di loro si segnalano la spagnola Campofrio che incorpora Cesare Fiorucci, Russian Standard Corp. che controlla il 70% di F.lli Gancia&Co, Constellation Brands Inc. che detiene il 50,1% di Ruffino. Le 5 operazioni Italia su Estero sono realizzate da F.lli De Cecco in Russia (100% di ZAO First Pasta Co.), Campari in Brasile (100% di Sagatiba), Dr. Schär sulla spagnola NAF, Autogrill con il 49% di Autogrill Polska. Un giudizio conclusivo sull’atteggiamento delle imprese italiane rispetto alle operazioni crossborder. La consapevolezza che per avere prospettive occorre diventare internazionali è acquisita da tutte le imprese che guardano avanti. Nei fatti la platea delle imprese con le dimensioni necessarie si divide in due gruppi: quelle che realizzano già più del 50% dei loro ricavi sui mercati internazionali aspettano che la congiuntura migliori per riprendere l’espansione; quelle ancora al di sotto hanno come tappa preliminare obbligata la crescita per aggregazione in Italia. Nel 2012 sarà interessante seguire questo tipo di iniziative domestic. Paolo Lombardi

retail&food - marzo 2012 35


Parola di Edoardo Monzani

Edoardo Monzani è nato a Genova il 23 novembre 1949 ed è sposato con due figli. Ha conseguito a pieni voti la laurea in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Genova. Attualmente ricopre l’incarico di amministratore delegato di Stazioni Marittime S.p.A. Tra le trascorse esperienze lavorative si annoverano quelle di responsabile della gestione dei fondi comunitari alle imprese della Regione Liguria, di responsabile in Ilva S.p.A. del settore Mergers & Acquisitions, di dirigente della società di consulenza Praxi e di dirigente della società di certificazione Price Waterhouse Coopers.

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Stazioni Marittime:

«I telefoni continuano a squillare»

I

l Porto di Genova, con 2 milioni e 721mila passeggeri nel comparto traghetti e oltre 800mila in quello crociere nel 2010, è uno tra i principali in Italia. Msc Crociere lo ha scelto come home port per la sua flotta. La gestione del terminal crociere e di quello traghetti fa capo a Società Marittime Spa. Forte di nuovi investimenti, che hanno permesso l’inaugurazione della banchina “Milledodici” sul lato ponente di Ponte dei Mille, il terminal ligure è adatto a ospitare le grandi navi di ultima generazione. Quelle lunghe sino a 350 metri. E non mancano i servizi a terra, tra cui il centro commerciale al terminal traghetti rivolto non solo ai viaggiatori ma a tutta la città. A pochi giorni dalla sciagura del Giglio abbiamo intervistato l’amministratore delegato di Società Marittime, Edoardo Monzani, con cui abbiamo provato a fare il punto sul futuro di crociere e traghetti, investimenti e servizi. Partiamo dai dati. Nel 2010 siete cresciuti sul fronte crociere mentre siete calati su quello traghetti. Come è andato il 2011? L’anno appena concluso è stato sostanzialmente uguale al 2010, con circa 800mila crocieristi. Più di 650mila sono home port, che fanno quindi di Genova lo scalo di partenza e di arrivo. Per quanto riguarda i traghetti, purtroppo, è stato negativo: abbiamo perso 400mila passeggeri. Qual è il motivo di questo calo? Qualcuno dà la colpa all’aumento dei biglietti dei traghetti, qualcun altro a mio avviso in maniera più corretta alla crisi economica. Come osservatore io difendo

l’aumento dei biglietti. Negli anni passati le compagnie si sono fatte una concorrenza sbagliata, facendo delle promozioni al limite dell’accettabile per i bilanci aziendali. Nel 2011 si sono trovate costrette, anche a causa dell’incremento del costo del carburante, ad alzare i listini per arrivare almeno al break even point. Ma i passeggeri sui voli diretti in Sardegna sono aumentati con punte del 20 per cento… È vero. I destinatari dei traghetti sono quelli che hanno la casa in Sardegna, quelli che vanno in campeggio e hanno bagagli molto rilevanti e, in generale, quelli che hanno bisogno dell’autovettura. Chi non aveva queste necessità ha preso l’aereo perché oggi è meno caro. È pesato anche l’effetto Saremar? C’è stata un po’ di turbativa con l’ingresso in esercizio di Saremar da Savona. Credo che sia un’iniziativa censurabile: non è accettabile che una Regione, con i soldi pubblici, crei una linea di navigazione in passivo. Cosa dobbiamo attenderci per il 2012? Parlarne oggi, 20 gennaio, alla luce della tragedia del Giglio pone molti punti interrogativi. I dati a mia disposizione dimostrano che le prenotazioni non sono scese. I telefoni continuano a squillare. Quando cade un aereo le persone continuano a volare, e penso che avverrà così anche per le crociere. Credo che nel 2012 avremo gli stessi dati del 2011, e in un momento di crisi sarebbe già un buon risultato. Parliamo di investimenti. Sul mondo delle crociere ci sono progetti… Ci sono stati i maggiori investimenti. Ora c’è un rallentamento e i book dei cantieri sono abbastanza impoveriti. Il grande sforzo le compagnie armatrici lo hanno fatto

negli anni scorsi. … ma se parliamo di terminal crociere? Noi, forse l’unico porto, abbiamo realizzato una nuova banchina al Ponte dei Mille. L’abbiamo denominata Milledodici, è lunga 350 metri ed è in grado di ricevere tutte le navi di ultimissima generazione. Comunque non so quanto andrà avanti questo gigantismo: a parte Royal Caribbean, che continua a credere in navi lunghe 350-360 metri, mi sembra che le altre compagnie si stiano orientando su soluzioni da 300-310 metri. Bisogna pensare che più le navi sono grosse e meno sono gli approdi disponibili. Quanti sono in Italia i porti in grado di ospitarle? Sicuramente Civitavecchia, che vanta una banchina lunga più di un chilometro, e Genova. Venezia dispone di banchine lunghe ma ha problemi nel far girare le navi. Non sarebbe il caso di concentrare le poche risorse pubbliche disponibili nei porti strategici? Veniamo da anni bui legati alla presenza del ministro Tremonti, che non credeva assolutamente negli investimenti nei porti. Sicuramente sarebbe stato giusto un intervento mirato negli scali più importanti. Gli ultimi dati parlano di investimenti per 100 milioni di euro, suddivisi però in 24 porti. Praticamente nulla. Approdiamo ai servizi per i viaggiatori. Come si struttura la vostra offerta nel terminal crociere? Questo è un tema variegato e delicato. La filosofia odierna è di considerare il terminal crocieristico un po’ come una propaggine della nave. Deve essere bello, ben attrezzato e il passeggero deve trascorrerci il tempo necessario per effettuare le operazioni di check-in. Nel contempo non si possono offrire soluzioni in antitesi con quelle che l’armatore offre sulla nave. Noi avevamo un duty free shop che è stato chiuso perché non era gradito che i passeggeri spendessero nel duty free shop di Genova e non in quello a bordo. Ora abbiamo allestito dei kids corner, un tempo avevamo dei punti internet che in realtà i passeggeri non utilizzavano molto. Le performance del duty free erano buone? Non lo gestivamo direttamente noi, eravamo gli affittuari. A noi dava un buon reddito ma credo che al gestore non lo desse. E nel terminal traghetti? Il terminal traghetti è un centro commerciale. Noi abbiamo affittato rami d’azienda a una ventina di esercizi commerciali. C’è anche la Coop, per la quale l’affitto è dei locali. Questo è un terminal aperto alla città. Come è l’andamento del centro? È qualche anno che sta soffrendo, i consumi sono scesi: è una battaglia. I passeggeri dei traghetti utilizzano molto i negozi, sono grandi consumatori. I clienti sono soprattutto i nord africani ma anche gli italiani che vanno in Sardegna. Prima di partire fanno la spesa perché sanno che i prezzi sono più bassi che sull’isola. È un po’ paradossale ma succede. Andrea Penazzi

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dossier aeroporti

Atatürk,

hub imperiale

Numeri in crescita, strategia di conquista nei confronti degli scali dei Paesi vicini, una serie di duty free all’avanguardia e sconfinati. Questo, in pillole, l’aeroporto di Istanbul

ISTANBUL - Il vento dell’Est si sente anche nel Vicino Oriente. Cartoline da Istanbul, aeroporto Atatürk, hub emergente - della Turkish Airlines - e biglietto da visita di una nazione che si vuole mostrare moderna e muscolosa. I passeggeri, per due terzi internazionali, sono arrivati a 37,4 milioni nel 2011, +17% rispetto al 2010 e più che raddoppiati in dieci anni. La società di gestione Tav dice che a breve arriveranno a 50 milioni, anche grazie all’allungamento di 300 metri di una pista, concluso nel giugno 2010. La Tav non è un gestore qualsiasi e il suo attivismo ricorda la politica “neo-imperiale” del governo turco. Oggi oltre a quello di Istanbul gestisce altri tre aeroporti in Turchia e sei tra Georgia, Tunisia e Macedonia. Nel

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proprio bilancio dichiara di voler aggiungere scali in Europa, Russia e Csi, Baltico, Medio Oriente, Africa e India. Ha i numeri dalla sua: nel 2006 i ricavi erano pari a 402 milioni di euro e l’Ebitda a 29, nel 2010 erano passati rispettivamente a 785 e 212 milioni. La proprietà è privata: il 26,1% è della società di costruzioni Tepe Inş aat Sanayi, controllata dall’università privata Bilkent attraverso una holding. Stessa quota per l’Akfen Holding, conglomerato attivo in diverse infrastrutture. Il 40% è flottante, nella borsa di Istanbul. A valle la Tav controlla le attività commerciali, ma ha avuto il buon senso di cercare soci solidi. Ha il 50% della Atü, che gestisce i duty free (340 milioni di euro di fatturato). La metà rimanente è dei tedeschi di Gebr. Heinemann.


In apertura, la galleria delle boutique nelle partenze internazionali. Nelle altre foto, il duty free principale della stessa area: in alto a destra uno degli ingressi; a destra la fila di casse, degna di un supermarket; in basso, il servizio make up nel reparto beauty.

A Istanbul ci sono 6.030 mq di duty free shop, divisi in diverse isole di varia grandezza. Le più degne di nota: quella estesissima alle partenze internazionali, dove sono impressionanti gli allestimenti dedicati ai liquori, ai sigari e ai profumi; l’Old Bazaar, nella stessa zona, che vende prodotti tipici turchi, soprattutto alimentari; infine il recente (2010) duty free agli arrivi, premiato come shop concept dell’anno dalla rivista Frontier. Al di là dei duty free i negozi sono poca cosa, se si esclude il corridoio riservato alle griffe internazionali, da Salvatore Ferragamo a Bulgari a Versace. Per il resto si segnalano i negozietti con souvenir per turisti allineati in un’area comune contrassegnata da una cornice in tufo. Poco distante uno spazio con un “lustrascarpe professionale” aggiunge un altro (forse evitabile) tocco

esotico. In mano alla Tav è anche il 66% di Bta (75 milioni di fatturato), la società che si occupa della ristorazione e dell’hotel aeroportuale. A Istanbul ha portato diversi marchi globali, che nel terminal dei voli internazionali sono concentrati in due food court. La prima, in un mezzanino precedente i controlli dei passaporti, vede Burger King, Sbarro e Popeyes Lousiana Kitchen. Gli stessi marchi si ritrovano in uno spazio maggiore oltre i controlli, assieme a brand come Quick Asia, Caffè Nero (caffetteria “italiana”) e Turcuisine. Tra le caffetterie, non poteva mancare Starbucks, ma sono più interessanti l’elegante Kitchenette e l’internet café “The Greenport”, con il suo arredo in equilibrio tra antico e moderno. Su un banco squadrato in legno si

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dossier aeroporti

In senso orario dall’alto a sinistra: la vip lounge della Turkish Airlines, con biliardo e biblioteca; l’ingresso del duty free delle partenze, lato accessori; la sala vip di fronte all’airport hotel; la food court prima del controllo passaporti; l’ingresso dell’Old Bazaar.

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In senso orario, dall’alto a destra: l’esteso reparto wine&spirits nel duty delle partenze; un venditore di salep, bevanda dolce tradizionale turca; un “lustrascarpe professionale”; Quick Asia, nella food court dopo i controlli passaporti; the Greenport, internet café dal design moderno

affiancano passeggeri con pc o tablet, illuminati da lampade verdi da biblioteca. Il pavimento ha piastrelle retro affiancate a poltrone viola e pistacchio e vegetazione. L’hotel aeroportuale ha 131 stanze, di cui 85 nel landside e 46 nell’airside. Tantissime le lounge delle singole compagnie (ma ce n’era una anche della banca Hsbc). La maggiore e più spettacolare è quella della Turkish, al cui interno si trovano anche un tavolo da biliardo e una libreria. Un particolare curioso riguarda la sicurezza: i controlli radiogeni si fanno all’ingresso del terminal e presso il gate d’imbarco. In mezzo ci si muove senza ulteriori ostacoli, se si esclude un veloce controllo passaporti. Superati i metal detector al gate si aspetta l’annuncio di imbarco nella sala di aspetto e si entra direttamente in aereo, senza ulteriori code e ansie. F. P.

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Inflight catering

Nella pancia di

Do&Co

La visita allo stabilimento di Istanbul spiega molte cose: a partire da una soddisfazione del cliente da fare invidia ISTANBUL – Narrano le cronache che dal 2007 al 2011 la soddisfazione dei passeggeri della Turkish Airlines riguardo al cibo a bordo è passata dal 49 al 96 per cento. Il dato è di parte e va preso con le molle, ma da passeggeri (si veda il Mystery On Board di gennaio/febbraio) abbiamo potuto apprezzare il pasto sulla tratta MalpensaIstanbul, classe economy. Da qui la decisione di visitare, alla fine dello scorso gennaio, il quartier generale di Turkish Do&Co, attaccato all’aeroporto Ataturk dell’ex Costantinopoli. Il giro comincia con la visita alle sale training per gli equipaggi. Sono ricreati tre ambienti: una prima classe di un Boeing 777, una business class di un Airbus A340 e una economy di un Boeing 737. Nella sala B-777 veniamo a scoprire qualcosa di più sulla compagnia. Prima del 2007 il catering della

Turkish era affidato a Gate Gourmet. Successivamente fu creata una jointventure al 50% tra la Turkish stessa e l’austriaca Do&Co (426 milioni di euro di fatturato consolidato). Il risultato

è più di una filiale locale: il maggior azionista di Do&Co è infatti il turco Attila Dogudan. E nel paese euroasiatico ci sono ben nove delle 19 unità produttive per inflight catering. In essi si sfornano 35 milioni di pasti all’anno, con oscillazioni giornaliere tra 85mila e 108mila vassoi. Istanbul ospita il principale stabilimento turco, da 25mila mq, dove lavorano 800 persone, di cui 350 nella funzione di produzione. Ci abbiamo fatto un giro. Si parte dalla “cucina fredda” tra panini, insalate e contorni freddi. Più interessante la “cucina calda”: a colpire, più che i grandi calderoni per le salse, sono i piccoli impianti, che garantiscono un controllo maggiore. Si vede quindi un addetto cuocere

le omelette una a una e una signora confezionare singolarmente le foglie di vite ripiene. Al reparto “pizza turca” conosciamo lo “chef executive”, Fazli Aidaģ, che ribadisce ciò che la guida va ripetendo: tutti gli alimenti sono freschi. Particolarmente interessante è la parte conclusiva del giro. Dove si compongono i carrelli una linea è dedicata ai menu personalizzati, i cui ordini vengono compilati dai consumatori via internet. I vassoi sono poi smistati tra le diverse compagnie, anche se l’85% finisce sui voli Turkish. Sorpassata la sala dei quotidiani e riviste, si arriva al centro di smistamento: uno schermo indica i voli in partenza, il numero del camioncino che deve rifornire l’aereo e il nome del guidatore di

Nihan Başara, a sinistra, e Christian Reisenegger ogni mezzo. Al piano superiore c’è una sala controllo con vetrata sulla pista. Si trovano diversi terminali, tra cui uno con vista satellitare del piazzale e la traccia in tempo reale dei movimenti dei mezzi. Tutto questo dice dell’efficienza ma poco della soddisfazione dei clienti. «Abbiamo un “dipartimento qualità” che ogni giorno alle 12 fa un test del pranzo – spiega allora Nihan Başara, signora responsabile del servizio ai clienti –. Se da questo test emerge, per esempio, che le melanzane quel giorno non sono buone, cambiamo al volo tutti i menu». L’ultimo tassello del puzzle lo mette Christian Reisenegger, austriaco a capo dei 157 “flying chef” turchi. «Giriamo sui voli business, dove finalizziamo la cottura dei cibi e li presentiamo ai passeggeri. Uno dei nostri obiettivi è infatti sorprendere il viaggiatore, perché alla fine di un volo si finisce per ricordare principalmente due cose: se era in orario e la qualità del cibo». •

42 retail&food - marzo 2012


Al via la nuova iniziativa di Assofranchising

La fiera del franchising è 2.0 Accessibile dal 18 febbraio, Web Franchising Expo sarà interattiva tra l’8 e il 10 di marzo e chiuderà i battenti il 30 settembre. Il promotore dell’evento è Assofranchising, che punta su una schiera di espositori composta da 80 franchisor certificati e una quarantina tra consulenti e partner

Italo Bussoli Leva dei costi a parte, come convincerebbe una catena a fare il salto sul Web? Per prima cosa facendo leva sulla speranza, attraverso questo sistema, di procurargli dei contatti di alta profilazione, che possano tramutarsi in reali contratti di affiliazione. In secondo luogo adducendo i vantaggi in termini di velocità e comodità. In terza istanza sostenendo che se da una parte la fiera sul Web funziona come una fiera normale, garantendo l’interattività in determinati giorni, Web Franchising Expo apre il 18 di febbraio e chiude il 30 di settembre: un lunghissimo spazio di visibilità che non è possibile per la fiera “fisica”.

S

e lo venissero a sapere gli organizzatori di Expo 2015, impantanati per anni su controversie politiche, economiche e ambientali, sicuramente ci farebbero un pensierino. Ovviamente è una provocazione. Ma l’idea, questa sì reale e seria, persegue il progresso tecnologico scommettendo sulle infinite potenzialità della rete. Parliamo di Web Franchising Expo, l’evento fieristico completamente online organizzato dall’associazione di settore Assofranchising. La rassegna diventerà interattiva tra l’8 il 10 di marzo, ma gli stand virtuali sono già visitabili dal 18 di febbraio e lo saranno sino al 30 di settembre. I costi di partecipazione “democratici”, l’aumento della platea dei potenziali visitatori e l’alta profilazione degli aspiranti franchisee appaiono come i plus del progetto, che paga inevitabilmente dazio sul ridotto fattore umano. Intervistato a pochi giorni dall’avvio, il segretario generale di Assofranchising, Italo Bussoli, punta sulle numerose opportunità di creare impresa, in modo «serio e trasparente». Pensando alla fiera “reale” di riferimento in Italia, il Salone del Franchising, secondo lei Web Franchising Expo è complementare o sostitutivo? Lo spirito con cui è stato pensato non è quello di sostituire, quindi dovrei rispondere che è complementare.

L’indipendenza dal territorio “fisico” può aumentare i contatti? Penso proprio di si. Per darle un numero: sono già 2.000 le persone che hanno compilato il questionario e che quindi si sono prenotate per visitare gli stand (al 10 febbraio, ndr). Chiaramente saranno il mercato e gli espositori che stabiliranno, sulla base dei loro potenziali investimenti, quali sono le soluzioni per loro più funzionali. Quindi, ora, l’approccio di un franchisor potrebbe essere quello di partecipare a entrambi gli eventi e in futuro quello di scegliere… Insisto, non la metterei su questo piano. Chiaramente è una cosa diversa, usa dei mezzi e degli strumenti completamente diversi. Io sostengo che le fiere organizzate secondo un sistema tradizionale, dove non c’è controllo e soprattutto dove le aziende non hanno l’opportunità di avere il contatto reale, e quindi qualificato, sono destinate a subire un’involuzione. Mentre trovo che questa soluzione possa essere utile per il futuro. I difetti che lei rimprovera alle fiere tradizionali li attribuisce al Salone del Franchising? Il Salone del Franchising è l’unica fiera espositiva del franchising esistente sul territorio, con debite eccezioni molto modeste, e penso che abbia avuto una notevole perdita di efficacia nei confronti dell’espositore e di qualità nel controllo di chi sia il visitatore e di chi sia l’espositore. Queste sono le sue armi perdenti, cose che noi stiamo cercando di sistemare sul profilo del Web.

Parlando invece di soldi… Non si partecipa a una fiera fisica con uno stand inferiore ai 12 mq, per una spesa complessiva non inferiore ai 15mila euro. Per iscriversi come espositore a Web Franchising Expo bastano 1.500/2.000mila euro. La rassegna è aperta anche ai non soci. Nel periodo precedente e successivo ai giorni di fiera interattiva è possibile contattare la catena? Certo, c’è un pannello che si chiama post-it, dove il visitatore che ha compilato il questionario può lasciare i propri dati e chiedere di essere ricontattato. Date un supporto pratico agli espositori? C’è un servizio che sta contattando tutti gli espositori per aiutarli ad allestire gli stand con le spiegazioni tecniche necessarie. Al momento quanti brand avete coinvolto? Gli espositori attuali, franchisor, sono 80. Tutti accertati. Ci sono poi un saloncino dedicato ad alcune associazioni internazionali, uno spazio riservato a consulenti ed esperti, pochissimi, un’area per i partner e un altro spazio per i media partner. Gli espositori complessivi sono circa 120. Andrea Penazzi

retail&food - marzo 2012 43


analisi mercato

Dolci, corsa frenata

A leggere le statistiche gli snack dolci corrono meno di lusso e profumo, ma a livello mondiale a settembre la crescita è stata del 17%, nel travel retail. Gli scali italiani potrebbero fare di più ma hanno novità importanti. Intanto, in esclusiva, ecco la mappa dei negozi di dolciumi nei mall

C

erto, i beni di lusso e i P&C hanno un altro ritmo, ma i produttori e venditori hanno poco da lamentarsi per i risultati nel travel retail dei dolciumi (in gergo anglo-economico “confectionery”; a proposito, se ve lo state chiedendo P&C sta per profumi e cosmetici). Nei primi nove mesi del 2011 le vendite, a quota 2,9 miliardi di euro a livello mondiale, hanno infatti già superato del 4% il fatturato dell’intero 2010. Quando, pur crescendo dell’11,2%, la categoria si era fermata a 2,78 miliardi di dollari di entrate. Lo dicono i dati di Generation Research, ripresi da un recente report di “Trend News”. Nel solo settembre 2011 c’è stata un’impennata del 17% rispetto allo stesso mese dell’anno prima. Certo, corrono di più gli altri prodotti e il report citato evidenzia come in Asia, con la crescita di fiducia dei consumatori e i portafogli pieni, per fare regali si stia passando dai classici cioccolatini a prodotti più cari come i P&C. Sarà per questo che i risultati migliori per snack e affini li sta avendo l’Europa, che a settembre contava peraltro circa la metà delle vendite totali. Secondo il preconsuntivo 2011 di Etrc, negli scali europei il confectionery pesa attorno al 15% del fatturato dei duty free, quindi circa 1,5 miliardi di euro. Sul mercato Italiano non esistono invece dati di sintesi. A guardare i conti dei grandi operatori, le cose non sembrano però tragiche: Guylian parla di un +4% generale e di un +22% nel travel retail; Duc d’O di un +5% generale e di un +10% nel canale viaggi. Perfetti Van Melle definisce il 2011 il miglior anno di sempre nel canale travel. Ci sono poi le previsioni, sempre di Generation Research: da qui al 2015 la crescita annua media sarà del 12,9%, una percentuale per cui si dannerebbe la maggior parte dei mercati domestici.

44 retail&food - marzo 2012

I campioni più dolci

A dividersi la torta del confectionery, a livello internazionale, sono alcuni marchi noti: la prima è la Kraft, soprattutto con i marchi Toblerone e Milka, con il 16,7% di quota di mercato (in valore). Il gruppo nel febbraio 2010 ha anche acquisito la britannica Cadbury, che era al quinto posto nella classifica dei volumi venduti. Dopo Kraft, ci sono Mars, grazie in particolare al brand M&M’s, Netslé, Lindt e Ferrero (si veda la tabella in pagina). «Toblerone e Milka sono presenti in pressoché tutti i Paesi europei e proprio per la loro connotazione di brand internazionali hanno una presenza importante in tutti i punti vendita del canale travel – dice a r&f Alberto Gotti, Ic/Afh Field Sales & Dev. Manager Kraft Foods Italia –. In particolare in Italia presidiamo sia i circuiti degli aeroporti che quelli delle autostrade, dove si sviluppa la maggior parte del business». Tra i canali travel, continua Gotti, sono in difficoltà le autostrade, dato che il traffico è in calo. «Nonostante questa contingenza non brillante Kraft Foods tiene: il nostro andamento nel canale travel retail è stabile».

plessivamente pesava per 3,56 miliardi di dollari nel 2010. Dunque circa 800 milioni di dollari sono riconducibili al solo “fine food”, cioè al cibo di qualità, dentro cui rientrano anche i prodotti tipici regionali. È proprio su questo fronte, più che sui dolci, che l’Italia ha qualcosa da dire. Nella figura 2 c’è una ricognizione effettuata da r&f sui luoghi dove si vendono, negli scali italiani, dolciumi e prodotti regionali. Si tratta dei tanti negozi di enogastronomia (tra cui spicca per numero La Bottega dei Sapori di Airest) e di punti vendita dedicati ai dolci. Tra questi, oltre

Chi si vede in aeroporto

Il “confectionery” non è però che una parte del gruppo di prodotti chiamato “confectionery and fine food”, che com-

Le maggiori società a livello globale per il confectionery in aeroporto 2010

company

1 2 3 4 5

Kraft Mars Nestlè Lindt Ferrero

Fig. 1

quota mercato (in valore) % 16,7% 13,8% 9,8% 7,9% 6,3% fonte: Generation Research, Sweden

a Venchi, si segnala la pasticceria “I Dolci di Nonna Vincenza”, che di recente ha raddoppiato a Catania e si è spinta a Bari Palese. Tra le novità c’è l’apertura di un punto vendita di Ferrero a Fiumicino, dedicato alle praline (si veda r&f di gennaio-febbraio). Non sarà replicato in altri scali italiani, perché mancherebbe l’effetto novità, mentre è più probabile una replica fuori dall’Europa. Non è comunque il primo caso di monomarca di cioccolatini in aeroporto. A Fiumicino era già presente il punto vendita Perugina. Anche Lindt iniziò la sua avventura retail proprio in


L'intervista «Italia all’avanguardia nei monomarca» Paolo Angelini, manager per retail e new business di Lindt - Italia Monomarca e cioccolato: il binomio in Italia ha un interprete indiscutibile, Lindt. La multinazionale con sede in Svizzera ha trovato nell’Italia, dove è presente anche a livello industriale dal 1947, la sua America. Ne abbiamo parlato con Paolo Angelini, manager per retail e new business. Nel bilancio 2010 per la filiale italiana emergeva un quadro molto positivo (+4,8% rispetto al 2009). Che segnali ci sono stati nel 2011? Abbiamo mantenuto il medesimo trend di crescita dello scorso anno, nonostante il gran caldo di settembre-ottobre. Voi avete molti negozi monomarca. Che dinamiche sono in atto? Oggi abbiamo circa 40 negozi e la strategia è quella di aumentare notevolmente il loro numero. Quanto pesano i ricavi dei monomarca sul totale del fatturato? Circa il 10%, ma il nostro obiettivo è di arrivare a breve al 15% almeno. L'Italia è peculiare per presenza di negozi monomarca? A livello internazionale tre Paesi hanno una presenza importante di negozi monomarca: gli Stati Uniti, l’Australia e l’Italia. In Europa Svizzera, Germania e Francia hanno un numero minore di negozi.

L'offerta di dolci e fine food negli aeroporti AEROPORTO

enogastronomia

Alghero Ancona

Kokkos Enoteca Essentia

Bari

Bottega dei sapori

Bergamo Orio al Serio Bologna Brindisi Casale

Bottega dei sapori, Nespoli Vecchia Malga Enoteca Delizie Anelli Bonu Cose Buone dalla Sardegna (2) Bottega dei Sapori, Sfizio Colli Toscani

Cagliari Elmas Catania Fontanarossa Firenze Genova Lamezia Terme

I Dolci di Nonna Vincenza, Maglio

Olbia Pescara Pisa Rimini Roma Cia pino Roma Fiumicino Torino Treviso Venezia Verona Fig. 2

Venchi

I dolci di Nonna Vincenza (2)

Il Cantagalli Gelateria Pasticceria

Siryus

Milano Linate Milano Malpensa T1 Milano Malpensa T2 Napoli

dolciumi

Venchi (3) Capri Naif Gourmet Shop, Fattorie Garofalo Kara Sardegna (2) Pingue - Vini e Prodotti tipici Colline Toscane, Buoni & Belli Aircoop scarl, Gds & Co srl Canestro, Fattorie Garofal, Italian Food Wine&Food Corner

Ditta Appendino Ferrero, Perugina, Biscotti Gentilini, Venchi (2)

Bottega dei Sapori Venchi (gestito da Airest) Conti Dagostino, Vacche Rosse Frozen Yogurt fonte: Edifis Intelligence

questo canale, a Malpensa, salvo poi tornare nei duty free. Questi sono d'altra parte i luoghi dove si vendono maggiormente i dolci (per un elenco puntuale si veda r&f di gennaio/febbrario). Ma per capire come sono messi gli scali italiani per quanto riguarda dolci e fine food, abbiamo chiesto l’opinione a due esperti del settore. «A mio avviso –

Perché questa peculiarità? La filiale italiana è stata tra le prime a muoversi, grazie alla società indipendente Select Trade che ne ha curato lo sviluppo. Ci sono poi altre ragioni: in Italia la forza del marchio è più elevata che in altri paesi europei. Infine il nostro format è il più adatto per vendere le praline sfuse, che da noi sono predominanti e all’estero quasi non esistono. Ci sono anche in Italia i nuovi format, caratterizzati dal colore oro e marrone invece che blu? Sì, sono stati aperti due negozi con la nuova veste, ad Aosta e nel centro commerciale di Peschiera Borromeo (Milano), Galleria Borromea. Hanno in effetti un’immagine più elegante e calda, che ricorda di più la cioccolata. Dopo il lancio fatto ad ottobre del 2011 stiamo trovando il modo di adattare il format alle peculiarità del nostro mercato, in particolare per l’area gelato e bar Siete l’unico marchio nella vostra categoria a presidiare gli outlet. Come vanno e che differenze presentano rispetto agli altri negozi nei centri commerciali? Sono negozi più importanti a livello di fatturato, perche hanno maggiore superficie e vi si trova più convenienza, secondo la logica degli outlet. Il trend, invece, è uguale a quello degli altri negozi.

risponde Fulvio Fassone presidente di Atri, Associazione travel retail Italia – il peso complessivo della categoria è ancora sottostimato. La tendenza è dunque quella di aumentare l’offerta merceologica, sia come tipologia di aree di vendita sia come offerta di prodotti soprattutto negli aeroporti regionali ma anche negli aeroporti medio grandi e grandi. Perché non un corner prodotti del Lazio a Fiumicino o Lombardia a Milano?». A Torino, dove Fassone è direttore commerciale non aviation, sta per aprire uno spazio gestito da Sagat dedicato al Wine & Food. «Sarà pronto a metà aprile e avrà una larga selezione di prodotti regionali con corner dedicati e possibilità di effettuare degustazioni. L’aeroporto è anche vetrina del territorio e trovo che questo non sia solo un fatto “istituzionale” ma che possa essere declinato in modo profittevole commercialmente». Più lusinghiero il giudizio che riserva ai nostri scali Christian Gaudio di Dufre, società di consulenza per aziende che operano nel travel retail. «Oggi l’Italia rappresenta un unicum nell’offerta fine food nel mercato duty free & travel retail, soprattutto quello aeroportuale – commenta –. Nessun Paese al mondo può offrire un numero così elevato di eccellenze in un campo merceologico apparentemente così limitato. Da Nord a Sud e di qualsiasi cluster aeroportuale si tratti, oggi in questo settore esiste un’offerta ampia e soddisfacente sia dal punto di vista della qualità che del prezzo; i dati in nostro possesso ci confermano una continua crescita del settore». La chiave della crescita, aggiunge Gaudio, non sta nei prodotti ma nel far sì che l’offerta nell’accezione più ampia del termine (prodotto, packaging, retail price) sia adeguata alle aspettative del cliente/passeggero; quindi laddove gli operatori dimostrino attenzione nel creare la giusta offerta, i dati saranno positivi».

E se è vero che manca la pulizia espositiva che caratterizza i punti vendita all’estero perché gli aeroporti nostrani sono vecchi, conclude Gaudio, «in alcuni casi un effetto bazar “intelligentemente curato” può avere e ha effetti positivi nella percezione del cliente».

Le stazioni

Nell’altro importante canale del travel retail, le stazioni ferroviare, il confectionery e fine food hanno un ruolo più defilato. Nel sito di Grandi Stazioni sono segnalati, a Milano Centrale, i punti vendita di Venchi (presente anche a Torino Porta Nuova) e di Le Goloserie. A Roma Termini, invece, ci sono Caffarel, Convoglia Viaggio di sapori, Sweet Sweet Way e Lindt. Quest’ultimo marchio nelle stazioni sta però completando un processo di trasformazione dei propri negozi monomarca in multimarca. Hanno marchio Edonè e hanno al loro interno una quota di prodotti Lindt non superiori al 60% del totale. Questa trasformazione segue la decisione di Lindt di non affidarsi più a due società per lo sviluppo ma a una sola, la Select Trade. L’altra società, Edonè Srl, che fin qui ha gestito i punti vendita nelle stazioni, sta ora procedendo – ed è sul punto di concluderlo - al rebranding. Nel circuito di Centostazioni ci sono appunto i negozi Edonè a Milano Porta Garibaldi e Padova. Per il resto si va sul salato: a Parma e prossimamente a La Spezia si segnala Cibiamo, a Pisa, Rimini, Ferrara, Brescia e Roma Ostiense ci sono invece esercenti locali.

Lindt e caramelle nei centri commerciali

Anche nei centri commerciali le insegne dedicate ai dolci non sono poche. Si contano poco più di sessanta negozi, presenti sia in piccoli che in grandi shopping center. In poche occasioni si supera più di un negozio nella galleria dedicato a questa

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analisi mercato Fig. 3

I dolciumi nei centri commerciali

Bonbons Fantasy Candy House Candy House Candy House Candy House Candy World Caramella Point Caramellaio

Centro Comm.

Caramellamania Caramellamania Caramelle Bon Bon Chiccalandia Chocolate Chocolate Roma Ciambelooz

Le Piramidi Auchan Giugliano Auchan Via Argine Quarto Nuovo Vibo Center Vulcano Torri D’europa Quarto Nuovo Centro Kennedy Shopping Plaza Centro Luna Itaca La Gru Leonardo Roma Est Porta Di Roma Auchan Giugliano

Ciambelooz

Jambo 1

Ciambelooz Ciambelooz Cioccolart Cioccolateria Del Centro Cioccolateria Del Centro Cioccolateria Del Centro Cioccolato Che Passione Condorelli Corso Cioccolato Delizie Dolcelandia Dolceria Zanetti

Dolceria Zanetti Dolci Fantasie Dolci Idee Dolci Piaceri Dolci Tentazioni Dolci Tentazioni Idee Da Gustare Lecca Lecca Leonidas Lindt Lindt Lindt Lindt Lindt Lindt Lindt Lindt Lindt Lindt Lindt Lindt Lindt Chocolate Town Love Choccolate Pasticceria Busato

Maxi Mall Quarto Nuovo Vulcano Buono Al Battente Civita Center Girasole Le Ginestre Volla Katane' Vulcano Buono Romagna Center Centro Giotto Galleria Comm. Niguarda La Grande Mela Shoppingland Le Due Torri Le Rondinelle Le Acciaierie Le Vigne Cone' Porta Di Roma Roma Est Due Mari Valecenter Antegnate Shopping Center Euroma 2 Fiordaliso Gli Orsi Globo Gran Rondo' I Gigli Le Isole Market Central Da Vinci Molo 8.44 Porta Di Roma Porte Di Catania Forum Palermo Vulcano Buono Le Piramidi

Royal Cioccolateria

Jambo 1

Sweet Factory Sweet Mania Sweet Service Sweet Service Sweet Service Sweet Service Sweet Sweet Candy Sweet Sweet Candy Sweet Sweet Candy

Le Porte Di Napoli Le Ginestre Volla Globo La Corte Lombarda Le Porte Franche Oriocenter Etnapolis Katane' Le Masserie

Caramellamania

Dolceria Zanetti

46 retail&food - marzo 2012

località Torri Di Quartesolo (Vi) Giugliano In Campania (Na) Napoli Quarto (Na) Vibo Valentia Sesto San Giovanni (Mi) Trieste Quarto (Na) La Spezia Sarzana (Sp) Formia (Lt) Siderno (Rc) Imola (Bo) Roma Roma Giugliano In Campania (Na) Trentola Ducenta - Aversa (Ce) Pontecagnano Faiano (Sa) Quarto (Na) Nola (Na) Ascoli Piceno Civitanova Marche (Mc) Fermo (Fm) Volla (Na) Gravina Di Catania (Ct) Nola (Na) Savignano Sul Rubicone (Fc) Padova Milano

categoria, ma nel caso del Vulcano Buono di Nola (Na), del Quarto Nuovo, sempre a Napoli, e di Porta di Roma, se ne contano ben tre. La Campania è in effetti la regione più golosa, con 15 negozi da noi conteggiati, davanti alla Lombardia, che nei mall ne presenta 13. L’insegna più diffusa è Lindt, che è anche l’unica a presidiare gli outlet (con l’eccezione di Loacker nel Designer Outlet Brennero e di altre insegne locali), dove ha ben 22 store. Dopo la Lindt, le (piccole)

«Pronti ad aprire anche a Napoli»

Vincenzo Vicari - Retail Director presso Venchi S.p.A.

Lugagnano Di Sona (Vr) Stezzano (Bg) Roncadelle (Bs) Cortenuova (Bg) Castrofilippo (Ag) Conegliano Veneto (Tv) Roma Roma Lamezia Terme Marcon (Ve) Antegnate (Bg) Roma Rozzano (Mi) Biella Busnago (Mi) Crema (Cr) Campi Bisenzio (Fi) Gravellona Toce (Vb) Fiumicino (Rm) Vado Ligure (Sv) Roma Catania Palermo Nola (Na) Torri Di Quartesolo (Vi) Trentola Ducenta - Aversa (Ce) Afragola (Na) Volla (Na) Busnago (Mi) Bellinzago Lombardo (Mi) Erbusco (Bs) Orio Al Serio (Bg) Belpasso (Ct) Gravina Di Catania (Ct) Ragusa

catene nel mall riguardano le caramelle: Candy House, in Campania, così come Ciambelooz. Caramella Mania è in Liguria e a Formia, la Cioccolateria del Centro si trova nelle Marche, Sweet Service e la Dolceria Zanetti in Lombardia (anche nella galleria commerciale dell’ospedale Niguarda), Sweet Sweet Candy in Sicilia. Senza contare le gelaterie (di cui ci occuperemo nei prossimi numeri), che nei mall sono tantissime, quasi trecento. F. P.

L'intervista

Una bandierina dopo l’altra, la cioccolateria di Castelletto Stura (Cuneo) sta espandendo la sua rete e ha già 24 negozi in 14 città, di cui quattro all’estero (Sofia, Amman, Bucarest e Hong Kong, dove ne ha tre). Ma soprattutto sta presidiando sempre di più aeroporti e stazioni. Una strada intrapresa solo cinque anni fa, spiega Vincenzo Vicari, direttore del retail della società.

fonte: Edifis Intelligence

Insegna

Dove siete presenti nel canale travel? Siamo presenti a Malpensa, Bologna e Fiumicino. Ce ne sono poi altri (a Torino e Venezia, ndr) ma non gestiti da noi. A breve saremo in altri aeroporti, a cominciare da Napoli Capodichino, sia agli arrivi che alle partenze. Oltre a questi, siamo anche nella stazione Centrale di Milano e a Torino Porta Nuova. Quando è partito il vostro sviluppo nel canale? Poco più di cinque anni fa, con il primo punto vendita a Fiumicino. Nacque come esperimento, volevamo capire se le persone fossero disposte a comprare e a portare a casa i nostri prodotti. Perché questa scelta strategica? Per la visibilità che assicura. E perché il canale era vergine, in questa categoria di prodotto. I risultati sono stati soddisfacenti. Tenga presente che oltre ai dolci vendiamo anche il gelato, che ci permette di avvicinare più facilmente i clienti. Che vantaggi vi ha dato questa visibilità? Ha sicuramente favorito la nostra espansione all’estero. Noi oggi abbiamo un negozio in Cina, vicino a Pechino, dei corner in Giappone e altri corner con partner locali in diversi paesi. Abbiamo poi dei progetti per il Medio Oriente. Com’è andato il 2011 per voi e per il mercato dei dolciumi? Noi stiamo vivendo un periodo abbastanza tranquillo. Lo scontrino medio si sta alzando, il cliente è disposto a spendere un po’ più di prima e questo compensa il fatto che ci possano essere meno clienti tra i passeggeri. Il settore sta crescendo, non in modo eccessivo ma in modo sano. Perché non era sufficiente essere presenti nei duty free? In primo luogo noi abbiamo una grande gamma di prodotti, oltre 300. Nei duty free non c’era spazio che per una piccola parte. In secondo luogo nei nostri negozi il cliente viene assistito e consigliato, un po’ come avviene in un negozio di abbigliamento.


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Expo 2015 – parte seconda

Perché siamo ancora in ritardo È un’occasione unica, lo dicono tutti da anni. Però da anni le istituzioni stanno perdendo tempo. Ora si tratta di correre per realizzare un progetto che vola sempre più basso

S

e diciamo Expo 2015 che cosa vi viene in mente? A noi un po’ di immagini: la prima, la diatriba durata anni tra Letizia Moratti e Roberto Formigoni sulle aree espositive. Si doveva decidere se comprare i terreni o prenderli in comodato d’uso dai proprietari privati, che alla fine ne avrebbero fatto ciò che volevano. La sfida si è risolta solo lo scorso giugno con la creazione della società Arexpo, proprietaria dei terreni, e la vittoria di Formigoni. La seconda, la lite tra il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e l’assessore alla Cultura Stefano Boeri, generata dal fatto che secondo l’assessore Formigoni, commissario generale, aveva troppo potere. E conclusasi con le dimissioni di Boeri, poi reintegrato ma senza le deleghe all’Expo, ora gestite da un gruppo di diversi assessori. La terza, una successione di rendering in cui il progetto continuava a cambiare: al momento della candidatura al Bie nel 2006 era un’Expo “tradizionale”, con i padiglioni che occupavano il 50% dell’area e i dintorni affollati di costruzioni. Il progetto era anche troppo caro ed è stato superato da un concept plan di una consulta di architetti coordinati da Stefano Boeri, che ruotava attorno all’idea di “Expo leggera”. A farla da padrona

ora erano le tende e le serre bioclimatiche dal limitatissimo impatto ambientale. Ma non era la versione definitiva, arrivata invece con il masterplan dell’aprile 2010 e con il successivo Dossier di Registrazione per il Bie del novembre dello stesso anno. In sostanza è un compromesso, in cui si trovano una serie di costruzioni. Negli ultimi mesi le immagini sono quelle di ulteriori pezzi persi per strada: il nuovo amministratore delegato di Expo 2015 spa Giuseppe Sala ha spiegato che non è previsto dal masterplan alcun orto botanico o parco agricolo, nei termini auspicati da Boeri. E soprattutto che il progetto delle serre è in alto mare: «Vanno fatte molte valutazioni – ha detto – anche perché da mesi è chiaro a tutti che non bastano tre anni per piantare bioclimi. Comunque lavoriamo perché si faccia: resta viva l’idea della serra come tentativo di raffigurare, magari meno scientificamente, l’idea di come in diversi climi ci siano diverse colture». A novembre 2011, inoltre, l’assemblea dei soci di Expo 2015 spa ha approvato il taglio di 300 milioni rispetto agli investimenti inizialmente previsti, proposto dallo stesso Sala. Così riportava il Corriere il 26 novembre: «Saltano le Vie di terra (90 milioni, ossia le piste ciclabili, ndr) e il Villaggio di Expo (70 milioni); per le Vie d’acqua si spenderanno

110 milioni in meno dei 285 inizialmente previsti e il resto sono risparmi soprattutto su alcuni impianti non essenziali».

Le bacchettate della Corte…

dalla sx: Giuseppe Sala, Giuliano Pisapia e Roberto Formigoni 48 retail&food - marzo 2012

La risoluzione di alcuni di questi problemi (volando sempre più basso) non è bastata a mettere al riparo l’Expo dalle bacchettate della Corte dei Conti. Lo scorso 14 dicembre, in una relazione di 97 pagine, ha detto chiaro e tondo quello che è difficile negare: le teste che decidono sono troppe (Expo 2015 spa, Comune e Regione, sia come enti sia attraverso il commissario straordinario Pisapia e il commissario generale Formigoni, e poi la commissione Coem e il “Tavolo istituzionale”) e creano “difficoltà e disfunzioni sul piano operativo”. Il risultato è che si è in grave ritardo, perché è per queste sovrapposizioni che si è protratto lo scontro sulle aree espositive e si è perpetuato quello sulla nomina del responsabile del Padiglione italiano, da poco affidato a Luigi Roth.


Fig. 2

I numeri

1 maggio – 31 ottobre 2015 • 20 milioni visitatori (30% stranieri) • 130 Paesi espositori • 60 Partecipanti Corporate (nazionali ed internazionali) • Investimenti complessivi a livello urbano e regionale: € 11.8 miliardi • Investimenti per il sito espositivo: € 1.7 miliardi • 1.1 milioni di mq di area espositiva complessiva Di cui: • Aree Eventi: Oltre 50.000 mq • Aree commerciali: oltre 30.000 mq • Servizi ai visitatori: oltre 20.000 mq • Spazi espositivi per i Paesi partecipanti: Oltre 200.000 mq • Accomodation per i partecipanti: Staff Village e Expo Village fonte: Expo 2015 spa

Le opere “necessarie” che non si faranno

Le prossime gare per la costruzione dei manufatti:

• Metropolitana 4, tratte Linate-Lorenteggio e Linate-Pioltello • Secondo Passante di Milano • Tunnel di Milano • Metropolitana 6 • Quadruplicamento ferrovia Rogoredo-Pieve Emanuele • Vie d’Acqua e Vie di Terra (versione ridotta di 175 milioni di euro) • Adeguamento SS 233 Varesina – tratto sud • Ferrovia Nord Malpensa-Gallarate • Metrotramvia di Limbiate • Variante SS Sempione-Somma Lombardo • Nodo ferroviario di Novara e Variante di Galliate • Viabilità aggiuntiva fiera • Rampa Tangenziale Ovest-A8

Fig. 1

fonte: Assolombarda

- 258 milioni di euro per 7 manufatti (Expo Center, Palazzo Italia, Sistema Italia, Cascina Triulza, Open Air Theatre, Ponte ExpoMerlata, Ponte Expo-Fiera). Pubblicazione dei bandi da marzo 2012. Aggiudicazione a partire da marzo 2013 e durata esecuzione di circa 22 mesi. - 114 milioni di euro per 11 Cluster Pavillons (numero indicativo, variabile in funzione del numero di conferme dei Partecipanti). Pubblicazione dei bandi a partire da luglio 2012. Aggiudicazione a partire da marzo 2013 e durata dell’esecuzione di circa 22 mesi. Le gare prevedono sia la progettazione definitiva ed esecutiva che la realizzazione dei Cluster Pavillons. - 130 milioni di euro per 8 Aree Tematiche Importo comprensivo degli oneri tecnici e delle somme a disposizione della Stazione Appaltante, in corsi validazione in funzione dell’avanzamento dell’attività progettuale. Pubblicazione dei bandi a partire da luglio 2012. Aggiudicazione a partire da marzo 2013 e durata dell’esecuzione di circa 22 mesi. Le gare prevedono sia la progettazione definitiva ed esecutiva che la realizzazione delle Aree Tematiche. fonte: Assolombarda

Fig. 3

Un altro esempio di questi ritardi? Nell’aprile del 2009 il governo ha affidato alcune opere “essenziali”, generalmente assegnate a Expo spa, al “Tavolo istituzionale”. Il risultato, scrive la Corte, sono “inevitabili ripercussioni anche sulla tempistica e sui tempi di esecuzione”. Non sono gli unici rilievi dei magistrati contabili. Altri aspetti, poco sottolineati, sono l’eccessiva discrezionalità e mancanza di trasparenza di Expo 2015 nelle selezioni per le assunzioni e, come al solito, l’elevato costo delle consulenze. Anche i costi di gestione vanno monitorati meglio, perché i ricavi arriveranno solo durante i mesi dell’esposizione ed è essenziale che i costi non lievitino nel frattempo. Soprattutto ora, dal 2012 in avanti, che i budget passano dalle decine di milioni (30 nel 2009, 45 nel 2010, 59 nel 2011) alle centinaia (223 nel 2012, 564 nel 2013, 445 nel 2014, 120 nel 2015). Anche perché i soci pubblici hanno difficoltà. Il Comune le ha superate con la vendita del 29% di Sea, ma la Provincia di Milano no, e non ha ancora versato 4 milioni riferiti al 2011. Mancano anche i soldi

privati: «è stata in gran parte disattesa l’aspettativa che alcune delle opere del sito espositivo potessero essere realizzate a spese dei privati», scrive la Corte. Questo anche perché, a differenza Torino nel 2006, Expo 2015 spa «disporrà delle aree attraverso un diritto di superficie che scadrà nel 2015 e dunque non avrà la possibilità di ricorrere al project financing».

…e quelle di Assolombarda

I timori per i ritardi non arrivano solo dalla Corte dei Conti. Assolombarda, rappresentanza regionale di Confindustria, ha lanciato l’allarme. Alcune opere “connesse” fondamentali, come la Pedemontana Lombarda e la Tangenziale Est Esterna (Tem) non saranno completate entro il 2015, ha detto il vice-presidente dell’associazione, Giuliano Asperti. Si completerà in tempo solo la Brebemi, anche se è attualmente sotto sequestro. Tredici opere “necessarie”, ossia non fondamentali secondo il lessico dell’Expo, sono pure destinate a concludersi dopo il 2015. Vanno dalla Metropolitana 4, tratte Linate Lorenteggio e Linate Pioltello al secondo Passante di Milano, dalla Ferrovia Nord Malpensa-Gallarate al fantomatico “Tunnel di Milano” e alla Metrotramvia di Limbiate. C’è però anche qualche passo avanti. In primo luogo

retail&food - marzo 2012 49


Expo 2015 – parte seconda

le adesioni degli Stati crescono: si è arrivati a 71, sulle 140 previste. In secondo luogo sono arrivate anche importanti partnership con i privati. Dopo quella con Telecom Italia da 43 milioni di euro, a fine dicembre è arrivata anche quella da 40 milioni con Cisco. Entrambe le aziende saranno utili nella realizzazione della “Digital Smart City Expo 2015”, una serie di tecnologie che renderanno “intelligente” la passeggiata nell’area espositiva. Oltre alla connessione a internet super-veloce, per esempio, ci saranno una serie di applicazioni di realtà aumentata, che suppliranno le carenze reali e secondo Expo spa saranno più attrattive della semplice visita a un campo di melanzane. Un terzo aspetto positivo è sottolineato dalla stessa Corte dei Conti. Secondo i magistrati contabili, dopo la costituzione di Arexpo, «la Società (Expo 2015 spa, ndr) ha potuto avviare il progetto ed iniziare a recuperare i ritardi accumulatisi, mediante l’indizione dei primi bandi di gara per le opere di propria competenza».

Le gare

La prima, tra quelle importanti, è già stata aggiudicata e riguarda la preparazione dell’area, attraverso la rimozione delle interferenze. Le ruspe e 350 operai sono al lavoro. La prossima che sarà aggiudicata, indetta a metà dicembre, riguarda la costruzione della “piastra” e dei “theme corporate pavillons” . Il bando vale 272 milioni e l’avvio dei lavori è previsto per giugno. Comprende tantissimi aspetti: le opere comuni, i sottoservizi, gli spazi d’acqua e quelli a verde. Sono poi previsti i servizi per l’accoglienza dei visitatori, le predisposizioni per gli altri appalti (per i lavori dei paesi che dovranno ciascuno

50 retail&food - marzo 2012

realizzare i propri padiglioni) e poi le famose tende. I prossimi bandi pesanti riguardano i “Manufatti”, 258 milioni, i “Cluster Pavillons”, 114 milioni, e le “Aree Tematiche”, 130 milioni. Poi sarà la volta degli allestimenti degli spazi, che inizieranno a maggio 2014 e termineranno ad aprile 2015, in prossimità dell’inizio dell’Esposizione. Visti i ritardi, non si può che sperare in bene, perché con quelle cifre i ricorsi ai tribunali amministrativi sono la norma. Ci sono ancora ben poche informazioni sul fronte commerciale. Ciò che si sa ora è quanto si legge nelle Linee Guida per il concorso di idee sulle “Architetture di servizio”, di cui r&f ha abbondantemente parlato a giugno. Sono previsti 30mila mq di attività commerciali, su un’area di 1,1 milioni di metri quadrati. Ci saranno attività di commercio e ristorazione in 14 stecche perpendicolari al Decumano, in 12 bar autonomi e in 10 chioschi. In una stecca tipo la ristorazione occupa 1.650 metri di superficie, di cui 1.200 per un self service e 450 per un bar.

L’impatto presunto

Un altro dato che può tornare utile agli operatori di ristorazione e negozi riguarda le previsioni sui visitatori. Le stime di Expo 2015 parlano di 140mila persone che in media ogni giorno affluiranno verso l’area espositiva, con picchi di 250mila persone, di cui un quarto nell’ora di picco. A livello globale rimangono le stime di uno studio della Bocconi nel 2010 (prima che l’economia europea e italiana soffrissero la forte ennesima crisi, nel 2011): i visitatori previsti sono 20 milioni, in linea con le ultime

due Expo “normali”, ad Aichi, Giappone (22 milioni) e Hannover, Germania (18 milioni). I 73 milioni di Shanghai sono invece fuori portata. La spesa turistica indotta dall’Expo 2015, secondo lo studio della Bocconi, risulterà pari a 3,5 miliardi di euro, di cui 1,5 miliardi per l’alloggio, 1,2 miliardi per la ristorazione e 758 milioni di altre spese; l’impatto sulla produzione è stimato in 9,4 miliardi di euro. La ricerca considera anche i turisti aggiuntivi che saranno portati dalla maggiore attrattività di Milano (come è successo a Torino dopo il 2006): l’effetto lascito dei 150mila turisti in più in Lombardia (di cui il 58% stranieri) è stimato in 212 milioni di euro di spesa (572 milioni di produzione attivata), per i quattro anni successivi all’evento. Dovrebbero aumentare di 192mila unità all’anno anche i congressisti, portando spese per 375 milioni di euro, con una produzione attivata di oltre un miliardo. L’insieme delle spese aggiuntive indotte dai visitatori previsti per l’Expo, dalla maggiore attrattività turistica della città e dalla maggiore attrattività congressuale è pari a oltre 4 miliardi di euro, che attiveranno una produzione aggiuntiva di 11 miliardi euro e danno origine a circa 4,8 miliardi di valore aggiunto. Sono numeri difficili da calcolare e verificare, così come quelli complessivi sulla maggiore produzione aggiuntiva provocata dall’Expo (69 miliardi), sul valore aggiunto totale (29 miliardi), sul maggiore gettito fiscale (11,5 miliardi) e sui posti di lavoro (61mila). Numeri a parte, è chiaro che sia una “occasione unica”, come ripetono tutti da anni, e da ultimo il premier Monti. Ma con tutti gli errori accumulati finora, sbagliare un solo passo potrà vanificare questo sogno di progresso. Fabrizio Patti


retail&food - marzo 2012 51


La Laguna sotto assedio

© Maresa Dell'Olio (maresado)

Follia veneta

Tanti nuovi progetti a destinazione commerciale o multifunzionale tentano di conquistare l’ambita repubblica marinara e i territori limitrofi. Troppi a nostro avviso, dato che la torta è già ampiamente contesa

C

orreva il 2010 quando Zaia dichiarò guerra ai centri commerciali e agli outlet. «Siamo fatti per l’osteria e il negozio sotto casa, la vita a " chilometro zero"; non per il moloch da metropoli postindustriale». Le sue parole. Ma leggendo la cronaca locale, alimentata da proteste di comitati e associazioni, non passano inosservati i numerosi nuovi progetti commerciali o polifunzionali che insistono tutt’ora sulla provincia di Venezia. Abbiamo voluto quindi fare il punto della situazione, per capire quale potesse essere l’esigenza reale del territorio. Ne abbiamo contati tanti, troppi a nostro giudizio: ben otto sono in progettazione o realizzazione più o meno avanzata compresi nella mezz’ora di spostamento in automobile dal capoluogo veneto, ma altri sono in pipeline su Jesolo, Chioggia e Portogruaro. A questi bisogna sommare le strutture già operative nella zona di Mestre e dintorni: 18 complessivamente tra centri commerciali, retail park e outlet sono ubicati fisicamente nella provincia di Venezia. Il dato fornito a r&f da Sincron Inova prende in considerazione dagli shopping

center più grandi, come il Valecenter di quasi 60mila mq di gla, sino a quelli di piccolissime dimensioni, di circa 6mila mq di gla. E ancora, per completezza di informazione, citiamo il Roncade Outlet Village: progetto ubicato nell’omonimo paese in provincia di Treviso, già costruito ma attualmente “congelato” per la lunga controversia legale, che se vedesse l’inaugurazione potrebbe attrarre consumatori anche dalla vicina Venezia. Per intenderci Roncade dista circa mezz’ora da Mestre. In questa lista non inseriamo i centri commerciali poco distanti da Venezia ma ubicati in altre province (consultare la tabella in pagina per la lista completa). Il quadro emerso mette in mostra una situazione allarmante dal punto di vista della sostenibilità economica dei tenant presenti e futuri. Qualora tutti i nuovi progetti fossero realizzati insisterebbero su un ambiente già fortemente competitivo, anche se è doveroso sottolineare che per tipologia di offerta e di location andrebbero a toccare almeno in parte differenti categorie di consumatori: dal turista al businessman che si recano a Venezia in aereo, in treno o in

Le strutture in arrivo CENTRI - PARCHI COMMERCIALI Tipologia 1° SEMESTRE 2012

Apertura

Gla

VENETO DESIGNER OUTLET Noventa di Piave VE (ampliamento)

OUT

marzo 2012

6.500

VENEZIA URBA N LIFESTYLE

CC

1° semestre 2012

10.000 slp

CC

autunno 2012

n.d.

2° SEMESTRE 2012 ADRIATICO - Portogruaro VE (ampliamento) 2013 AUCHAN MESTRE - Mestre VE (ampliamento)

CC

autunno 2013

18.000

CHIOGGIA RETAIL PARK - Chioggia VE

PC

2013

24.926

JESOLO MAGICA - Jesolo VE

CC

2013/2014

38.000

MARGHERA - Venezia

CC

fine 2013

31.380

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2015

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2015 VENETO CITY - Dolo VE BLOCCATI RONCADE OUTLET - Roncade TV Fonte: Sincron Inova, www.sincron-inova.it

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OUT

17.000

automobile, al residente di Venezia, di Mestre e dei paesi limitrofi. Altro elemento di novità: la recente approvazione del Pat (Piano di Assetto del Territorio). Il discusso piano prevede che a Tessera, nei pressi dell’aeroporto internazionale, la funzione principale sarà quella dello sport e del tempo libero, mentre quella commerciale e direzionale è ridimensionata e definita secondaria e accessoria. Su Marghera conferma invece la vocazione industriale dell’area. Bocciata, al momento, la nuova pista e l’arrivo dell’alta velocità all’aeroporto Marco Polo. Anche se a metà febbraio il sindaco Giorgio Orsoni ha riproposto l’opzione Tav, dichiarando: «Se vogliamo considerare lo scalo veneziano nella sua importante dimensione non possiamo perdere questa occasione che ci consente di confermare la natura metropolitana di tutto il territorio». Conclusa la premessa, scopriamo le nuove iniziative.

I progetti

• Fondaco dei Tedeschi è un palazzo situato nel cuore di Venezia. Comprato un paio di anni fa dalla famiglia

Benetton, la struttura, ex sede di Poste Spa, dovrebbe diventare un centro commerciale in virtù dell’accordo siglato tra la società Edizione Srl e il comune con sede a Ca’ Farsetti. L’antico palazzo dovrebbe essere restaurato e adattato per ospitare al suo interno negozi e attività di ristorazione: i rumors indicano Rinascente. L’investimento sarebbe di 100 milioni di euro. Al momento si attende il placet dalla Soprintendenza su alcuni specifici dettagli che riguardano la realizzazione della scala mobile interna e della terrazza panoramica. • Veneto City è il maxi progetto promosso da Veneto City spa, che vede come azionisti l’ing. Luigi Endrizzi, Giuseppe Stefanel e Mantovani SpA con oltre il 75% delle quote e poi Fabio Biasuzzi, la famiglia Andrighetti e Pittarello Holding SpA. L’iniziativa multifunzionale vanta una superficie netta edificabile di 500mila mq tra i comuni di Dolo e Pianiga, con un lungo fronte sull’autostrada A4. Gli spazi a destinazione commerciale ammontano a 35mila metri quadrati. Il progetto da 500-700 milioni di euro complessivi, realizzabile in 10 anni, ha incassato la firma dei sindaci e, a fine 2011, del pre-


Centri Commerciali Presenti

Fonte: Sincron Inova, www.sincron-inova.it

sidente della Regione Veneto, Luca Zaia. • Veneto Designer Outlet, in forza a McArthuGlen, è giunto alla Fase Tre. Nato nel 2008 nel comune di Noventa di Piave, a fronte di un investimento di 60 milioni di euro, nel 2010 ha visto completato il primo ampliamento. I lavori non sono mai terminati e, in linea con le previsioni, il prossimo 22 marzo è previsto il taglio del nastro di ulteriori 7.300 metri quadrati. La nuova superficie ospiterà circa 40 punti vendita, che si andranno a sommare ai 100 presenti attualmente. • Venezia Livestyle Center è un progetto promosso dalla società Nova Marghera, con apertura prevista già nell'autunno dello scorso anno. La struttura, realizzata nel solco del recupero edilizio, vanta una gla di quasi 10mila mq, distribuiti su quattro livelli commerciali. I punti vendita complessivi dovrebbero essere tra 15 e 20, con due medie superfici e tre attività di ristorazione. L’investimento dichiarato è di 30 milioni di euro. • Centro commerciale Marghera è il progetto promosso da Corio. Sul sito di Corio Italia appaiono pochissimi elementi al riguardo. Gli unici dati disponibili sono la metratura, di oltre 31mila mq di gla, l’investimento, di 146 milioni di euro, e il periodo presunto di apertura, Q2 del 2013. Al momento la società rende noto che non è possibile comunicare ulteriori informazioni. • Tessera-city è la futura città dello sport e del divertimento nel quadrante attorno all’aeroporto. Come accennato, il Pat ha previsto che oltre 200 ettari di terreno saranno destinati ad accogliere lo Sport Village e il nuovo stadio, la nuova sede del Casinò in terraferma insieme alle rispettive strutture ricettive, fra cui alberghi, parcheggi e negozi. • Venezia Santa Lucia fa parte del circuito di Grandi Stazioni, società del Gruppo Fs che gestisce i 13 maggiori scali italiani. Il processo di ammodernamento che ha coinvolto l’intero network di Grandi Stazioni prevede per ogni terminal, oltre alla riqualifica degli spazi, l’inserimento di nuovi servizi e di una mall con negozi e ristoranti. Per quanto riguarda Venezia Santa Lucia, nel corso del 2012 dovrebbero aprire nuove attività commerciali al piano terra del palazzo compartimentale. • Il Centro Commerciale Auchan di Mestre, con i suoi 30mila mq di gla complessivi, è tra i più grandi della zona. Come indicato sul sito di Gallerie Commerciali Auchan, per il 2013 è previsto in pipeline un ampliamento della galleria di 18 mila metri quadrati. L’intervento porterà la gla della mall a 30mila mq, più l’ipermercato. A. P.

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dossier concessionarie autostradali

a cura di Fabrizio Patti

Satap,

servizi da sviluppare

L

a seconda puntata del Dossier Concessionarie autostradali si occupa della Satap, società che copre il tratto Torino-Milano dell’A4 e quello da Torino a Piacenza dell’A21. Come si vede nelle tabelle 1 e 2, si stanno muovendo i primi passi sui fronti delle aree giochi per bambini (la prima attrezzata nel 2011) e delle aree per animali. Sono assenti i servizi pensati per il relax del camionista, così come la connessione wi-fi. Negli anni Novanta Marcellino Gavio, scomparso nel 2009, acquistò quote prima della Torino-Piacenza e poi della Torino-Milano. Fu il primo passo nelle concessionarie autostradali del Nord-Ovest per la famiglia, che prima deteneva grandi società di costruzione.

Come si vede dalla figura, oltre alla Satap oggi nel network della famiglia figurano: l’Autostrada dei Fiori, o Adf (A10 Savona-Ventimiglia), la Salt, da Sestri Levante a Livorno, la Torino-Ivrea-Valle d’Aosta (Ativa), la Cisa (A15 Parma-La Spezia), la Sav (A5 Torino-Aosta), l’A33 Asti-Cuneo, oltre a Sitaf (Frejus e Torino-Bardonecchia), Sistrasb (tunnel del Gran San Bernardo) e a infrastrutture in Sudamerica e Regno Unito. I Gavio nelle ultime settimane hanno messo le mani su tutta la Igli, che controlla un terzo di Impregilo. Hanno rilevato prima la quota di FonSai dei Ligresti, in enormi difficoltà, e poi, a sorpresa, hanno annunciato il prossimo acquisto anche di quella dei Benetton. La famiglia

Fig. 1

Dossier Area di sosta 2012 SATAP (A4 Torino-Milano ed A21 Torino-Piacenza) Numero aree di sosta Bar Ristoranti Negozi Superficie complessiva (mq * 1000) Superficie commerciale (mq * 1000) Hotel Wi-fi Fax Sportelli Bancomat Spazi attrezzati per camper Aree dedicate agli animali Aree giochi per i bambini Baby corner Spazi dedicati ai camionisti Servizi igienici accessibili ai disabili Sale riunioni TV con info viabilità, meteo, news Hi-point - Information Point Officine (piccole riparazioni) Parcheggi per autovetture Parcheggi per tir e bus * (Novara nord e sud condividono lo stesso bancomat) **(15 dal 2012)

20 20 10 430 11 1 0 12 2 in 3 aree* 14** 4 1 9 (baby room) 0 20 1 0 0 3 1334 369 fonte: Satap SpA

Gavio, secondo indiscrezioni riportate dal Sole 24 Ore, nell’operazione ha proposto di mettere sul piatto circa 130 milioni di euro, più un pezzo di autostrade in Cile. I Benetton (tramite Atlantia, legata a un patto di sindacato proprio con Gavio) come contropartita sarebbero pronti a dire sì all’offerta concedendo l’autostrada Torino-Savona. •

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Fig. 2

I progetti relativi alle aree di sosta Aree giochi

Nel 2011 è stata attrezzata l'ads di Villarboit sud

Pannelli fotovoltaici

L'ads di Cigliano nord si serve (in parte) di energia solare per il riscaldamento dell'acqua sanitaria

Area picnic

Nel 2011 sono state attrezzate le aree di ads di Villarboit sud e Trebbia sud, nel 2010 Crocetta nord e Villanova sud

Spazio a verde per distensione e riposo

Nel 2011 è stata attrezzata una nuova grande aree a verde, nel centro di gravità della A4 Torino-Milano (nell'ads di Villarboit sud). Un'area dotata di piantumazioni e relativi camminamenti pensata per la distensione e relax dell'automobilista. Un'area analoga è già presente sulla A21 Torino-Piacenza

Fig. 3

Leggenda: blu scuro = holding; celeste = concessionarie autostradali. Nota: sono escluse le società di costruzione, Ict e ingegneria

fonte: Edifis intelligente

La ragnatela dei Gavio

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Mystery On Board

The Space Cinema,

facile vendere meno pulire

The space cinema > Sistema prenotazione Chiarezza Rapidità Ritiro biglietti in sala

  

> Foyer Biglietterie Code/flussi

F

ebbraio gelato a Milano, come in mezza Italia. Domenica sera in città impera il classico pizzacinema o viceversa. Non ci asteniamo e per la nostra visita misteriosa di questo mese puntiamo all’antesignano dei multiplex, il celebre Odeon oggi appartenete alla catena The Space Cinema, società che come spiega MF-Dow Jones è «nata dalla fusione di Warner Village Cinema e Medusa Multicinema, di proprietà per il 51% di 21 Investimenti - società di private equity guidata da Alessandro Benetton - e per il restante 49% di Mediaset Rti». La nostra esperienza di consumo inizia da casa, qualche ora prima dell’inizio della proiezione, con l’acquisto on line del biglietto. Il sito è abbastanza chiaro e consente di trovare sala e spettacolo desiderati senza troppo sforzo. Anche il sistema di prenotazione vero e proprio scorre senza intoppi, a partire dalla scelta dell’orario per arrivare a quella del posto preferito. Il pagamento può avvenire direttamente on line tramite carta di credito, ed è gravato da un “costo di servizio” di 1 euro a posto. Un costo non esplicitato e sinceramente non giustificato, anzi ci sentiamo di poter dire che chi prenota on line andrebbe “premiato” per gli evidenti risparmi indiretti che consente di ottenere ai gestori. Ma torniamo a noi: la prenotazione viene confermata via mail e/o cellulare. Mentre il ritiro del biglietto vero e proprio può avvenire nel foyer del cinema inserendo la stessa carta di credito usata per la prenotazione in appositi totem, il tutto senza intoppi né complicazioni. Il foyer è uno spazio abbastanza ampio preceduto da casse racchiuse in box leggermente inquietanti che filtrano in modo non proprio ordinato i clienti che devono fare il biglietto. Nel complesso in orari di punti regna

una discreta confusione. Anche perché a pochi metri è ubicata la grande isola del f&b accessibile sia prima che dopo il controllo biglietti. Il listino presenta i grandi classici da cinema: pop corn, patatine, bibite, gelati ma anche hot dog e altre leccornie. L’isola f&b è ben presidiata e le code sono ridotte al minimo. La gestione è diretta e i prezzi… adeguati alla location dell’Odeon: a fianco al Duomo e alla Rinascente.

 

> Area ristoro Offerta Servizio Layout

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> Sala Layout Pulizia Poltrona Climatizzazione Visione

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Legenda:  = migliorabile  = sufficiente = apprezzabile  = molto buono  = ottimo

Superata quest’area – in cui l’impianto di aspirazione non è adeguato al tipo e al quantitativo di cibo trattato – ci immettiamo nella scalinata che conduce alla nostra sala: uno spazio lungo e stretto, con uno schermo abbastanza piccolo, file relativamente corte di sedili e un livello di pulizia davvero scandaloso. Pop corn su tutti i sedili della nostra fila, ma non solo, packaging food e beverage a terra, pile di rialzi per bambini ammonticchiati su diversi sedili. Evidentemente la sala non è stata ripulita dal personale al termine dello spettacolo precedente. Non siamo schizzinosi, ma sedersi è impossibile. Quindi risaliamo dure rampe di scale ed esponiamo la situazione al primo rappresentante del personale che incontriamo, un operatore sorridente e disponibile che ci fa attendere un paio di minuti, dopo di che ci riaccompagna in sala e provvede personalmente a rimuovere i rialzi nonché a ripulire le poltrone e parzialmente il pavimento. Può essere che, come ci racconta l’operatore di The Space, parte del personale non sia riuscita a raggiungere il luogo di lavoro per le avverse condizioni meteo (!?) anche se fuori non piove e non nevica, ma casse e area ristoro sono abbondantemente presidiate mentre la nostra sala è stata evidentemente abbandonata a se stessa. Per esserci prenotati e stampati il biglietto da soli a 9,50 euro, ci saremmo aspettati qualcosa di più. Andrea Aiello

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mondi retail

I padroni degli shopping center C

hi sono i principali proprietari di centri commerciali in Europa? Qual è il valore dei loro immobili? Quanto ricavano ogni anno dagli affitti? In quanti Paesi sono presenti? A tutte queste domande prova a dare risposta la seconda uscita della nuova rubrica “mondi retail”. In mancanza di classifiche ufficiali, le schede sono state compilate sulla base dei bilanci di esercizio e delle informazioni fornite dalle stesse società immobiliari. Si sono tenute presenti le società radicate in Europa, escludendo quindi grandi nomi (uno su tutti Simon Property Group) installati per lo più fuori dall’Europa (fa eccezione Westfield, inserito per la rilevanza dei due mall londinesi e del progetto milanese). Altri esclusi da queste schede sono gli sviluppatori/commercializzatori/gestori che non hanno la proprietà degli immobili e società immobiliari di cui non è stato possibile reperire il dettaglio sui centri commerciali. Cosa dicono le schede in pagina? Che i grandi proprietari di immobili europei sono soprattutto in Francia: Unibail-Rodamco, con i suoi asset valutati 24 miliardi di euro, di cui nessuno in Italia; Klépierre-Ségécé, che invece nel nostro Paese è ben presente, avendo 46 dei 356 shopping center gestiti. C’è anche Mercialys, ben radicato ma solo Oltralpe. Due le grandi società olandesi, Corio, che in Italia ha tre grandi mall come Le Gru, Campania e Porta di Roma, ed Eurocommercial Properties, che nello Stivale detiene il 41% del valore degli asset. Tra gli altri operatori, ci sono i portoghesi di Sonae Sierra (che si stanno espandendo anche in Brasile), i britannici di Pradera e i già citati australiani di Westfield. Inter Ikea Center Group ha sede invece in Danimarca, pur essendo Ikea svedese. Tra i big del mattone a fini commerciali si segnala anche l’italiana Igd Siiq, che alle 51 strutture italiane ha aggiunto 15 shopping center in Romania.

Klépierre-Ségécé

Corio

Attività: proprietà e gestione di centri commerciali Valore degli asset immobiliari: 15,6 miliardi di euro, di cui il 96% (14,5) relativi ai centri commerciali. Visitatori annuali: 1,5 miliardi Ricavi da affitti: 912 milioni di euro (2010), di cui 831 da centri commerciali Centri commerciali di proprietà: 273 Centri commerciali gestiti: 356 Mq: 3,4 milioni di mq di proprietà e/o gestiti Paesi in cui è presente: 13 in Europa Vicende societarie: Klepierre, controllata da Bnp Paribas, ha acquistato Ségécé, dando vita nel 2008 al gruppo Klépierre-Ségécé . Nel 2008 acquisito in Scandinavia Steen & Strøm. Personale: 1500 dipendenti Presenza in Italia. 46 centri commerciali Quartier generale: Francia Fonte: bilancio 2010

Attività: selezione, investimenti, sviluppo e gestione di centri commerciali Valore degli asset immobiliari: 6,9 miliardi di euro, di cui il 96% relativi a centri commerciali Visitatori annuali: 400 milioni Ricavi da affitti: 451 milioni di euro Centri commerciali di proprietà: n.d. Mq: 1,7 milioni di mq di proprietà e/o gestiti Paesi in cui è presente: 7 in Europa Vicende societarie: 2000 costituzione di Corio dalla fusione di VIB e WBN. 2001: uscita dagli Usa e acquisizione di Trema in Italia; 2005 ingresso in Turchia; 2010 ingresso in Germania Personale: 451 dipendenti Presenza in Italia: 9 centri commerciali, 250mila mq, 1,4 miliardi di asset immobiliari. Top: Le Gru, Campania, Porta di Roma Quartier generale: Paesi Bassi Fonte: bilancio 2010

Unibail Rodamco

Sonae Sierra

Attività: proprietà e gestione di centri commerciali Valore degli asset immobiliari: 24,5 miliardi di euro, di cui il 76% (18,6 miliardi) relativi a centri commerciali Visitatori annuali: 821 milioni Ricavi da affitti: 1.257 milioni di euro, di cui 961 da shopping center Centri commerciali di proprietà: 88 Centri commerciali gestiti: n.d. Mq: 3,2 milioni di mq di proprietà e/o gestiti Paesi in cui è presente: 12 in Europa Vicende societarie: società fondata nel 2007 dalla fusione tra Unibail e Rodamco Europe Personale: 1600 dipendenti Presenza in Italia: no Quartier generale: Francia Fonte: bilancio 2010

Attività: sviluppo, proprietà e gestione di centri commerciali Valore degli asset immobiliari: 6,48 miliardi di euro Visitatori annuali: 442 milioni Ricavi da affitti: 352,1 milioni di euro (Europa) + 90 milioni euro (Brasile, 205 milioni di real) Centri commerciali di proprietà: 49 Centri commerciali gestiti: n.d. Mq: 2,2 milioni di mq di proprietà e/o gestiti Paesi in cui è presente: 9 Vicende societarie: Parte del gruppo Sonae. Registrata in Portogallo nel 1989, Sonae Sierra è di proprietà di Sonae, SGPS(Portogallo) con il 50% e Grosvenor (Regno Unito) con il 50%. Personale: 1.106 dipendenti Presenza in Italia: 5 centri, tra cui l’appena aperto Le Terrazze (La Spezia) Quartier generale: Portogallo Fonte: bilancio 2010

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Eurocommercial Properties Attività: proprietà e gestione di centri commerciali Valore degli asset immobiliari: 2,5 miliardi di euro Visitatori annuali: n.d. Ricavi da affitti: 153,5 milioni di euro Centri commerciali di proprietà: 32 Centri commerciali gestiti: n.d. Mq: 591.000 mq di proprietà e/o gestiti Paesi in cui è presente: 3 Vicende societarie: fondata nel 1991, dal 1992 è in Francia, dal 1994 in Italia e dal 2001 in Svezia Personale: 55 dipendenti Presenza in Italia: sì, è il paese con più asset, il 41% del totale Quartier generale: Paesi Bassi Fonte: bilancio 2010


Mercialys Attività: sproprietà e gestione di centri commerciali e altre proprietà Valore degli asset immobiliari: 2,6 miliardi di euro Visitatori annuali: n.d. Ricavi da affitti: 161 milioni di euro nel 2011 (+7,7% sul 2010) Centri commerciali di proprietà: 92 Mq: 740mila mq di proprietà e/o gestiti Paesi in cui è presente: 1, Francia Vicende societarie: Il 51% della società è detenuto da Casino. Alla fine del 2010 è stato venduto il 5% del portafoglio di proprietà. Dal 2006 è stato lanciato il progetto ”Esprit Voisin”, grazie al quale il 25% dei centri in portafoglio è stato rinnovato, esteso o ri-sviluppato. Personale: n.d. Presenza in Italia: no Quartier generale: Francia Fonte: bilancio 2010 e nota stampa febbraio 2012

Pradera Attività: proprietà e gestione di centri commerciali Valore degli asset immobiliari: 2,2 miliardi di euro Visitatori annuali: n.d. Ricavi da affitti: n.d. Centri commerciali di proprietà: 48 Mq: 900.000 mq di proprietà e/o gestiti Paesi in cui è presente: 8 Vicende societarie: La prima società, Pradera-Am Plc, fu fondata nel 1998 da Paul Whight specialista nella gestione di attività retail per “property funds”, seguito da Colin Campbell. I due controllano la società, ora Pradera Europe, attraverso la holding Cadena Group Limited. Personale: 75 dipendenti Presenza in Italia: sì, 10 centri/parchi commerciali. Quartier generale: Regno Unito Fonte: sito della società

Igd Siiq Westfield Group Attività: proprietà, sviluppo, design, costruzione e gestione di centri commerciali Valore degli asset immobiliari: 33,4 miliardi di dollari australiani (27,3 miliardi di euro), di cui 3,5 miliardi di sterline (4,2 miliardi di euro) nel Regno Unito. Vanno aggiunti 24 miliardi di dollari australiani, in mano a partner e gestiti da Westfield. Visitatori annuali: n.d. Ricavi da affitti: 3,3 miliardi di dollari australiani (2,7 miliardi di euro), alla voce “property revenue” Centri commerciali di proprietà: 119, di cui 8 in Uk Mq: 10,5 milioni di mq di proprietà, di cui 0,6 in Uk Paesi in cui è presente: 5: Australia, Nuova Zelanda, Usa, Uk, Brasile Vicende societarie: società fondata nel 1960, gruppo creato nel 2004. Nel 1977 entrata negli Usa, nel 2000 nel Regno Unito. A Londra ha i due shopping center maggiori del Regno Unito: Westfield London (2008) e Westfield Stratford City (2011). Personale: 4.000 dipendenti nel mondo Presenza in Italia: no (c’è il progetto per un grande mall a Segrate, Milano) Quartier generale: Australia Fonte: bilancio 2010, sito della società

Inter Ikea Center Group Attività: sviluppo, proprietà e gestione di shopping center Valore degli asset immobiliari: n.d. Visitatori annuali: 80 milioni Ricavi da affitti: n.d. Centri commerciali di proprietà: 27 + 20 progetti Mq: 1 milione di mq di proprietà e/o gestiti Paesi in cui è presente: 14 Vicende societarie: Nata nel 2001, la società si occupa di acquisire, sviluppare e gestire grandi centri commerciali che hanno Ikea come ancora. Personale: 500 dipendenti Presenza in Italia: prossima presenza a Villesse (Gorizia) Quartier generale: Danimarca Fonte: sito della società

Attività: gestione immobiliare e locativa; servizi (commercializzazione e gestione centri commerciali) Valore degli asset immobiliari: 1,9 miliardi di euro Visitatori annuali: n.d. Ricavi da affitti: 115,9 milioni di euro Centri commerciali di proprietà: 51, di cui Italia: 17 tra ipermercati e supermercati, 19 tra gallerie commerciali e retail park; Romania: 15 centri commerciali. Mq: n.d. Paesi in cui è presente: 2, Italia e Romania Vicende societarie: Il 41,50% è di Coop Adriatica Scarl, il 13,64% di Unicoop Tirreno. Altri: 4,90% European Investors Inc., 3,55% IGD azioni proprie, 2,01% Axa Investment Managers S.A., 34,40% Mercato. Quotata in Borsa dal 2005 Personale: 104 dipendenti Presenza in Italia: Sì Quartier generale: Italia (Bologna) Fonte: bilancio 2010 e sito della società

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International Chick-fil-A non scontenta nessuno

Da quale catena americana di ristoranti a servizio limitato si esce più soddisfatti? Da Chick-fil-A, secondo un’indagine della società Sandelman & Associates su 107mila clienti sparsi per gli Stati Uniti. L’insegna dedicata al pollo ha incassato il 63% di voti “eccellente” e si è quindi posiziona-

ta al primo posto tra le catene con più di 500 locali, davanti a Panera Bread e a Chipotle Mexican Grill. Tra i marchi noti nel mondo figura Starbucks, all’ottavo posto. Chickfil-A ha chiuso il 2011 con ricavi in crescita del 13% (7% a parità di locali) e Panera del 16%. Nell’ultimo trimestre del 2011 gli introiti di Chipotle sono invece saliti del 23 per cento.

Little Chef sempre più piccolo

Sembrano non finire mai i guai di Little Chef, la catena britannica di ristoranti situati nelle autostrade. Il fondo di private equity RCapital, proprietaria dell’insegna, ha annunciato la chiusura di 66 ristoranti su 161, per concentrarsi sui 95 rimanenti. Già nel 2007, quando la catena fu

rilevata da RCapital dopo una serie di vicissitudini finanziarie, non furono acquisite 38 delle 235 unità in precedenza esistenti e fino al 2005 i punti vendita erano più di 300. Vari i motivi del declino tra cui lo scarso rinnovamento negli anni, l’aumentata concorrenza e il ricorso massiccio alla cessione dei locali a brand esterni.

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duty free world

By Kevin Rozario - London

WDF Group redesign at Manchester pays handsome dividends Il restyling di WDF Group a Manchester paga bei dividendi Regional airports are often overlooked when it comes to the retail experience. Such gateways do not serve a large number of intercontinental flights and, as a result, they have fewer high-spending international, non-European passengers; one reason why retailers can often make the mistake of under-estimating the retail potential. However, a recent revamp of the main Biza duty free and travel retail store at Manchester Airport's Terminal 1 shows that the right approach to design, layout and category management can reap big rewards. In Biza's case, after a refurbishment, sales uplifts for some brands were as high as +50% to +70%, despite the store being reduced in size by 10% to 1,860 square metres. Operator, World Duty Free Group, which is owned by Italy's Autogrill, has given attention to basic details such as passenger flow, sight lines and navigation, plus the addition of new concepts, to achieve these results. For example, beauty, the biggest department at 750 square metres, has had substantial changes with more personalisation, and brand arrivals. A major debut at the airport is the very high end Crème de la Mer skincare line. According to store manager Phil Shilson, between mid-October and the end of 2011 the brand produced sales of £55,000. Chanel, the shop's number one account which turned over £2.2 million last year, has been given a large personalised area beside Dior. A clearly-defined centralised walkway through the beauty department has also allowed brands next to it to grow their sales by between 40% to 70%. Biza has also added the niche skincare concept Cocoon that WDFG has had at London Heathrow for several years. This is producing £12,000 a week in sales. In the next biggest department of liquor (covering almost 300 square metres) the addition of a World of Whiskies corner stocking over 300 lines has produced a +40% increase in whisky sales since it was introduced in June. Luxury goods, covering 280 square metres, have also fared well. The sunglasses area for example, which now displays 1,800 pairs on the sales floor, has seen turnover rise by +38%. The rising figures should help Manchester Airport Group which operates Manchester Airport. Passenger numbers at its flagship gateway in 2011 were down to 17.7 million, a big drop on the 22 million passengers it processed in 2008. On the positive side, commercial income (excluding property) has risen from £5.40 in 2008 to £7.10 in 2011 and WDFG's efforts at T1 should help improve this figure further in 2012.

Gli aeroporti regionali sono spesso trascurati quando si parla di esperienza nel settore retail. Tali scali non servono un gran numero di voli intercontinentali e, di conseguenza, hanno meno passeggeri internazionali noneuropei, a elevata capacità di spesa; una ragione per cui i retailer possono spesso fare l'errore di sottovalutare il potenziale di vendita al dettaglio. Tuttavia, un recente rinnovamento del negozio duty free e travel retail di Biza presso il Terminal 1 dell'aeroporto di Manchester dimostra che il giusto approccio alla progettazione, realizzazione e category management può portare grandi ritorni. Nel caso di Biza, dopo la ristrutturazione l’incremento delle vendite per alcuni marchi è stato dal 50% al 70%, nonostante il negozio si sia ridotto in dimensioni del 10% e sia ora di 1.860 metri quadrati. Il gestore, World Duty Free Group, che è di proprietà dell’italiana Autogrill, ha posto attenzione ai dettagli fondamentali come il flusso di passeggeri, l’asse visuale e la navigazione, più l'aggiunta di nuovi concept, per ottenere questi risultati. Ad esempio, il beauty, il più grande dipartimento, con 750 metri quadrati, ha avuto cambiamenti sostanziali con maggiore personalizzazione e arrivi di marchi. Un esordio importante all'aeroporto è la linea di cosmetici di fascia alta Crème de la Mer. Secondo lo store manager Phil Shilson, tra metà ottobre e la fine del 2011 il marchio ha avuto ricavi per 55.000 sterline. A Chanel, il reparto numero uno del negozio con un fatturato di 2,2 milioni di sterline l'anno scorso, è stata assegnata una grande area personalizzata accanto a Dior. Una “passeggiata” centralizzata ben definita attraverso il reparto beauty ha inoltre permesso alle marche accanto ad essa di accrescere le loro vendite tra il 40% al 70 per cento. Biza ha inoltre aggiunto il concept di prodotti per la pelle di nicchia Cocoon, che WDFG che ha avuto a Londra Heathrow per diversi anni. Sta producendo vendite per 12.000 sterline a settimana. Nel secondo reparto più grande, quello dei liquori (che copre circa 300 metri quadrati) l'aggiunta del corner World of Whiskies, che conta oltre 300 linee ha prodotto, ha prodotto un aumento del 40% delle vendite di whisky da quando è stato introdotto a giugno. Anche i beni di lusso, che coprono 280 metri quadrati, se la sono cavata bene. L'area di occhiali da sole per esempio, che ora espone 1.800 paia al piano vendita, ha visto salire il fatturato del 38 per cento. Le cifre crescenti dovrebbero aiutare il Manchester Airport Group, che gestisce l'aeroporto di Manchester. Il numero di passeggeri al suo scalo di punta nel 2011 è sceso a 17,7 milioni, in forte calo rispetto ai 22 milioni di passeggeri trattati nel 2008. Sul lato positivo, le entrate commerciali per passeggero (escluse le proprietà) sono passate da 5,40 sterline nel 2008 a 7,10 sterline nel 2011 e gli sforzi di WDFG nel T1 dovrebbero contribuire a migliorare ulteriormente questa cifra nel 2012.


Tre scali brasiliani venduti a peso d’oro

R

icordate l’asta Sea aggiudicata a F2i con un euro in più della base d’asta? Beh, per i tre aeroporti brasiliani privatizzati all’inizio di febbraio l’offerta vincitrice è stata cinque volte maggiore della base. E così il Guarulhos Airport di San Paolo è stato comprato a 16,2 miliardi di real (7,2 miliardi di euro), il 373% in più dell’offerta iniziale, dal consorzio Invepar Acsa (Investimentos e Participaçoes em InfraestruturaInvepar e Airports Company South Africa). Ancora più alto il rilancio per gli aeroporti di Brasilia, +673% rispetto alla base, aggiudicati per 1,9 miliardi di euro a un consorzio brasiliano-argentino. Più modesto il rialzo nel secondo scalo di San Paolo: +159% sul prezzo minimo. A sborsare l’equivalente di 1,7 miliardi di euro un consorzio in cui figurava anche la francese Egis Airport Operations.

Dublino, il centro commerciale è pop up

Novità geniale o orrore? A leggere le presentazioni, la prima: a Dublino è stato aperto Shopping World, il primo centro commerciale con negozi “pop-up”, ossia temporanei. Per ora aperto solo nei fine settimana, da aprile sarà aperto tutti i giorni grazie al suo successo. I vantaggi? Pochi costi per i negozianti, che pagano solo una commissione forfettaria. Ma un video su YouTube mostra com’è realmente il “mall”: un’insieme di bancarelle sguarnite e ben poco attraenti. Potere del marketing…

Gap e Abercrombie sotto le attese

Meno uno per cento a gennaio, -2% nell’ultimo trimestre: calano le vendite di Gap, che è al centro di un processo di ristrutturazione. Salgono invece i ricavi di Abercrombie &

Fitch, del 16% nel quarto trimestre, concluso a fine gennaio. Ma le vendite a parità di negozi sono ferme, per le difficoltà negli Stati Uniti.

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International Bacco e tabacco di nuovo su Kml

Liquori e sigarette tornano nelle vendite a bordo di Kml. Erano stati eliminati rispettivamente nell’84 e nell’86. Ora si possono nuovamente acquistare, perché la domanda dei

clienti è alta, spiegano dalla compagnia. Per la verità Kml ha venduto le due categorie di prodotto, fino a qualche anno fa in un duty free a Schiphol e più di recente sul proprio sito.

Spagna tra Areas e Ssp

A Manchester un duty free mondiale

M

ica briciole: 20mila piedi quadrati, quasi 1.900 metri quadrati. È l’estensione del negozio di World Duty Free Group (Gruppo Autogrill), inaugurato a febbraio dopo un restyling completo nel T1 dell’aeroporto di Manchester. L’insegna è Biza. Per la verità è un po’ più piccolo di com’era prima, ma sono stati resi più chiari i percorsi per i clienti (walk trhough con una sola uscita) e introdotti nuovi elementi, come lo shop-in-shop World of Whiskies (300 referenze e un angolo con degustazione), la nuova parete video “Containment” e un negozio stand alone con due marchi dedicati al beauty. Entusiasta il ceo di Manchester Airports Group, Charlie Cornish, secondo cui il negozio è bello «come nessun altro al mondo» e non ha nulla da invidiare alle realtà di Hong Kong e Singapore.

Starbucks senza confini

Westfield più leggero di due miliardi…

di euro. Il primo locale dovrebbe aprire a settembre, a Nuova Dehli o Mumbai.

…e a L.A. fa il pigliatutto

India, Costa Rica e Marocco: sono i paesi in cui è sbarcato o sta per farlo Starbucks. In India l’operazione più ricca: grazie a una jointventure al 50-50 con il colosso Tata, progetta di aprire 50 locali entro la fine dell’anno. L’investimento è di 4 miliardi di rupie, circa 62 milioni

Il gruppo australiano Westfield ha annunciato la creazione di una joint venture da 4,8 miliardi di dollari Usa con il fondo Canada Pension Plan Investment Board, che parteciperà al 45 per cento nella proprietà di 12 mall. Venderà anche tre mall non cruciali nel Regno Unito. In pratica Westfield sta cercando risorse per sostenere lo sviluppo. I progetti in pipeline valgono 11 miliardi di dollari e comprendono lo sviluppo in Brasile, il supercentro di Segrate (Milano) e il nuovo World Trade Centre di New York. Le cose per il gruppo australiano vanno comunque a gonfie vele, dato che i profitti del 2011 sono saliti a 1,5 miliardi di dollari, il 40% in più del 2010.

Flash dalla Spagna: Ssp si è aggiudicata tre concessioni di locali nell’aeroporto di Valencia: un Café & Tè, un Burger King in airside (dopo quello già presente nel landside) e un Caffè Ritazza al check-in. A Madrid Barajas Àreas ha invece aperto otto nuovi negozi, tra cui il primo di Adidas nello scalo.

Quanto rende Louis Vuitton a Incheon?

Tanto: 300mila dollari al giorno. A dirlo sono i gestori dell’aeroporto di Seul Incheon, che sul primo negozio aeroportuale del marchio del lusso francese hanno puntato tantissimo. Pare infatti che il negozio – 550 mq nella parte centrale del principale terminal partenze – versi solo il 6-7% di royalties sul fatturato, contro una media di almeno il 20 per cento. A gestirlo è Shilla Duty Free. Il negozio dovrebbe quindi raggiungere i 110 milioni di dollari di fatturato, contro una previsione di 86 milioni. Il picco di visite è alle 9 del mattino. Incheon ha raggiunto nel 2011 il tetto del mondo per vendite duty free: 1,53 miliardi di dollari, superando anche Dubai Duty Free. Il gruppo Lvmh, a livello globale, è cresciuto nel 2011 del 16% rispetto al 2010, a quota 23,7 miliardi di euro.

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Torna a casa, Pret a Manger

Nome francese, catena inglese, ma con un destino: arrivare in Francia. Così è avvenuto per Pret A Manger a gennaio a Parigi, in zona La Defense. Presto è attesa una replica, sempre nella Ville Lumiere. Il menu prevede un mix di specialità inglesi e francesi, il punto forte dell’offerta è sono i panini preparati al momento, le zuppe e le insalate.

Westfield Concession Management Llc, intanto, divisione del gruppo per il retail aeroportuale, ha ricevuto un incarico dalla Los Angeles World Airports (Lawa) per curare il retail e la ristorazione dei vari terminal, compreso il costruendo Tom Bradley International Terminal. Nei prossimi 17 anni si occuperà di tutto: dalla selezione dei concessionari alla progettazione degli spazi; dai contratti con i concessionari al monitoraggio delle performance. Unica preclusione: non potrà gestire anche i negozi, per evitare conflitti d’interesse.

Lagardère, il ritorno

Lagardère Service (LS) è tornado nel mercato inglese, dove era uscito qualche anno fa. Attraverso la divisone LS travel retail UK & Ireland è entrato nella stazione di Londra Cannon Street, con un’edicola Relay e un negozio di alimentari, per un totale di 70 metri quadrati. Il giorno dopo, il 7 febbraio, altra novità: l’ingresso nella rinnovata stazione di King’s Cross, con una libreria da 100 mq, la prima a insegna Watermark Bookstore in Europa.


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Stazionario Milano-Parigi: più vicine con il Tgv

Rivolta soprattutto ai businessman, lo scorso 15 gennaio è stata inaugurata la nuova tratta ad alta velocità delle ferrovie francesi (Snfc) che collega Milano con Parigi. Le fermate intermedie del Tgv sono Torino, Lione e Chambery. I primi dati, a distanza di un mese dal lancio del

Le grandi stazioni si tingono di Bianco & Nero i siamo lasciati lo scorso mese con il taglio nastro del rinnovato terminal ferroviario di Napoli Centrale. Da allora la situazione è cambiata: proseguono le aperture di nuovi punti vendita per portare a regime la galleria

C

la volta di Geox e a Torino di Desigual e Benessere Angelini. Su Napoli si è concentrato il maggior numero di aperture: da Gutteridge, Desigual e Game Express a novembre a Blue Spirit a dicembre. Il calendario delle prossime iniziative parla

commerciale partenopea. Stesso discorso per le altre stazioni già ammodernate, da Milano a Torino, sino ad arrivare allo scalo best performer di Roma Termini. A dimostrazione che l’offerta sia retail che food nel circuito di Grandi Stazioni è in continua evoluzione. Segmentando gli opening per singola stazione, nel mese di dicembre ha fatto il suo ingresso a Milano Centrale un negozio di Bottega Verde, a Roma è stata

di Kiko e Desigual a Roma Termini sul binario non food, mentre su quello della ristorazione approda il marchio di caffetteria del Gruppo Chef Express, Bianco & Nero. Quest’ultimo troverà posto anche nello storico edificio di Milano Centrale. Per Napoli Centrale, aspettando novità importanti sul fronte della ristorazione al piano mezzanino, per ora è il turno del trio Thun, Triumph e Alcott. •

servizio, parlano di oltre mille passeggeri trasportati e un load factor del 90 per cento. In primavera, ad aprile, è prevista l'apertura di punti di acquisto biglietti presso la stazione Porta Garibaldi a Milano.

Autogrill fa sosta a Londra King’s Cross

Tramite la controllata HmsHost, Autogrill sbarca nel canale delle stazioni ferroviarie in Uk. In tempo per le Olimpiadi. L’operazione ha visto la partnership con la catena Leon Restaurants e prevede l’apertura di un locale a metà marzo all’interno della ristrutturata stazione King’s Cross. Sull’iniziativa

Centostazioni, a Bergamo è l’ora del Buffet

si è espresso Michiel Reuvers, HMSHost Europe Senior Director del Business Development: «Siamo entusiasti di espandere la nostra presenza europea con un grande partner della ristorazione, Leon, e con Network Rail alla strategica stazione di King’s Cross».

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Aperture centellinate per Centostazioni, ma su Bergamo arriva una notizia importante. Dopo le numerose vicissitudini che ha incontrato il progetto di riqualificazione della stazione lombarda, con il servizio di ristorazione garantito nell’ultimo periodo soltanto attraverso distributori automatici, dalla società del Gruppo Fs è arrivata la notizia dell’apertura di un esercizio bar-ristorazione “Buffet”. Le restanti iniziative calendarizzate nel circuito di Centostazioni riguardano due edicole, aperte negli scali di Massa e Vercelli.


Stazionario Retail Group sull’asse Torino – Napoli

P

artendo dalla capitale sabauda sino a quella del Regno delle Due Sicilia, Retail Group ha messo a segno altre sette aperture, soprattutto con la formula del temporary store. A Torino, nel periodo compreso tra febbraio e marzo, è attivo un punto vendita temporaneo a insegna Lipton, esteso su 30 metri quadrati. A Napoli lo shop in shop temporary da 90 mq, attivo da marzo e operativo probabilmente sino all’estate, coinvolge le insegne Pull Love, Guru e H2O. Ma sono Roma e

CITTA’ ROMA ROMA ROMA MILANO MILANO TORINO NAPOLI

TIPOLOGIA PDV PDV TEMPORARY TEMPORARY TEMPORARY TEMPORARY TEMPORARY (SHOP IN SHOP)

MQ 35 65 72 20 20 30 90

BRAND MOTTA BOTTEGA VERDE SUNDEK SUNDEK MOTTA LIPTON PULL LOVE, GURU, H2O

PERIODO APRILE - SETTEMBRE DA MARZO MAGGIO - SETTEMBRE MAGGIO - SETTEMBRE APRILE - SETTEMBRE FEBBRAIO – MARZO DA MARZO

Milano a mantenere il maggior numero di iniziative: a Termini è la volta di Motta (35 mq), Bottega Verde (65 mq) e Sundek (72 mq), rispettivamente nei periodi da aprile a settembre, da marzo per un anno e da maggio a settembre. Completa la pipeline Milano Centrale con altri due temporary store: i nomi sono ancora quelli di Sundek e Motta, rispettivamente con due location da 20 mq aperte da maggio a settembre e da aprile a settembre. Non compare per ora in calendario il marchio Nike, attorno al quale si è creata molta aspettativa. Da Retail Group arriva la conferma che l’apertura avverrà entro breve, i lavori proseguono ma al momento non è stata decisa una data certa. •

­­­Retail Station

Trenitalia Di recente l’offerta sui treni Frecciarossa di Trenitalia è stata rimodellata e ampliata. In primis sono stati creati quattro livelli, che hanno preso il posto delle tradizionali due classi. Il restyling della flotta ha portato a molteplici soluzioni pensate per i businessman e non solo. Di tutto questo abbiamo parlato con il Direttore divisione passeggeri nazionale e internazionale e Alta Velocità di Trenitalia, Gianfranco Battisti. Ci può raccontare le principali novità? Per i clienti Executive l’esperienza di viaggio al top inizia a terra con la possibilità di utilizzare i Freccia Club e l’accoglienza dedicata al binario di partenza. A bordo il servizio prevede offerta di giornali e riviste nazionali e internazionali, open bar e pasti gourmet firmati dallo chef Gianfranco Vissani serviti al posto. Sempre per i clienti Executive è disponibile una elegante sala meeting dotata di un tavolo riunioni. Servizi di qualità anche in Business e Premium dove è previsto un welcome drink con prodotti e bevande fresche e calde e quotidiani nazionali e internazionali al mattino. Il livello Standard consente di viaggiare con la velocità, l’affidabilità, la sicurezza e le dotazioni tecnologiche del Frecciarossa a prezzi competitivi. Quali sono i primi riscontri sui clienti? Dai primi rilevamenti di Customer Satisfaction emergono livelli di soddisfazione molto alti. Sino a ora il segnale WiFi è funzionato un po’ a corrente alterna. Possiamo aspettarci un miglioramento nel breve termine? Il servizio WiFi di Telecom a bordo dei treni Frecciarossa consente l’accesso a Internet attraverso la tecnologia radiomobile in condizioni tecniche di estrema complessità. La particolare orografia del territorio italiano non rende semplice la distribuzione del segnale UMTS lungo la linea, che tra l’altro conta oltre 80 gallerie. Trenitalia e Telecom Italia stanno lavorando per garantire maggiore velocità e stabilità alla connessione, con ottimi risultati. Nel corso del 2012 estenderemo il servizio alla flotta Frecciargento. Sull’accesso alla carrozza ristorante/bar per i clienti in Standard, prima vietato e poi consentito, si è parlato molto. Perché il mezzo passo indietro? La scelta di dedicare un servizio di bar mobile al livello Standard e riservare l’accesso al bar/ristorante ai tre restanti livelli nasceva proprio per rispondere

a un’esigenza emersa nei focus group fatti con la nostra clientela. Nel nostro modello di servizio il livello standard è pensato per una clientela poco sensibile ai servizi accessori, ma interessata all’esperienza di viaggio in sé per sé a un prezzo basso. Non a caso abbiamo deciso di abbassare i prezzi su questo livello. Da qui la scelta iniziale di sperimentare modalità di accesso all’area bar /ristorante. Durante la fase di sperimentazione abbiamo ascoltato attentamente i suggerimenti della clientela che ci hanno portato a rivedere la nostra scelta. Proseguendo sul food, ha accennato alla collaborazione con lo chef Vissani. Perché questa scelta? La collaborazione con Vissani è nata dalla volontà di avere a bordo un grande chef che ben rappresentasse il meglio che l’Italia ha da offrire in ambito gastronomico. I menù coniugano la creatività dello chef con le esigenze del servizio: piatti pratici, creati per essere consumati in treno, e al tempo stesso di alta qualità, grazie alla valorizzazione di ingredienti italiani genuini e alla fantasiosa originalità negli abbinamenti dei gusti e dei sapori, che contraddistingue lo chef. Un esempio di menù? Zucchine alla scapece con tris di affettati, fregola sarda in insalata, crescionda con colì di arancia, frutta secca. Ntv sta accendendo i motori. Escludendo il fattore prezzo, perché un businessman dovrebbe restare fedele al Frecciarossa? Per una molteplicità di ragioni. Ha un’offerta frequente con oltre 80 collegamenti giornalieri, collega i grandi centri metropolitani ma anche le stazioni periferiche/secondarie delle grandi città, i suoi orari sono integrati con l’offerta Frecciargento sulla tratta Roma-Bologna, dispone di sinergie con il resto del trasporto di media lunga percorrenza e con il trasporto regionale per il feeding e defeeding verso i centri minori. Non ultimo i nuovi Frecciarossa garantiscono un’ampia scelta di soluzioni per chi desidera lavorare durante il viaggio. A questo punto perché cambiare? A. P.

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ferry porti Venezia, indicata la rotta per le grandi navi

Già prima dell’incidente al Giglio, ma dopo ancora di più, a Venezia si è parlato di come rendere compatibile lo sviluppo del comparto crociere con un ambiente molto delicato. Una soluzione, o forse la soluzione, è arrivata direttamente dal presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, che in occasione dell’inaugurazione dell’Anno portuale 2012 ha indicato come risolvere il problema legato alle merci e alle grandi navi da crociera. Su quest’ultimo aspetto, con l’avallo del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, Paolo Costa ha annunciato che saranno avviati studi per scavare il canale Contorna e far arrivare le super navi in Marina attraverso la bocca di Malamocco. Sull’importanza del comparto crociere per il territorio si è espresso chiaramente il sindaco del capoluogo veneto, Giorgio Orsoni: «Le crociere sono un bene economico per la città che non può essere messo in discussione»

Brindisi perde la Grecia

L'ultimo collegamento passeggeri da Brindisi per la Grecia è saltato. La fine di un servizio che durava senza interruzioni dagli anni Sessanta è sopraggiunta a causa del procedimento di sequestro per il traghetto Ionian Queen, di proprietà dell'ar-

Tirrenia,

il futuro lo decide Bruxelles

S

i naviga a vista in attesa che dall’Antitrust di Bruxelles arrivi, a giugno, la decisione sulla validità della privatizzazione vinta da Compagnia Italiana di Navigazione. E intanto la flotta dell’ex carrozzone di Stato perde i pezzi. Sul primo fronte, quello burocratico, l’amministratore delegato di Cin, Ettore Morace, non ha nascosto le proprie perplessità sulla Fase 2 dell’istruttoria. «I segnali non sono positivi – ha dichiarato Morace sulle pagine del Secolo XIX –, se arriva la bocciatura, pazienza. Noi la nostra parta l’abbiamo fatta. Peccato per Tirrenia perché era un’ottima opportunità per riportarla alla società di una volta». In caso di stop dall’Europa, il fallimento di Tirrenia sarebbe praticamente certo al termine della stagione estiva, rendendo inevitabile la messa a gara delle singole rotte convenzionate. Come richiesto sin

dall’inizio da Bruxelles. Il secondo fronte riguarda il taglio delle corse da e per la Sardegna, avvenuto temporalmente dopo l’incidente del traghetto Sharden che a inizio febbraio ha urtato una sporgenza della diga foranea del porto di Civitavecchia, per fortuna senza conseguenze per passeggeri e equipaggio. La sforbiciata ha riguardato le rotta Genova, Olbia-Arbatax, già cancellata ma dopo l’incidente di inizio febbraio ufficialmente «soppressa per improrogabili lavori di manutenzione alla flotta» e proprio la Civitavecchia-Arbatax-Cagliari, che da corsa giornaliera è stata declassata a trisettimanale. Contro questo riordino delle corse, che inficerebbe sulla continuità territoriale verso l'isola, si è scagliata la Regione Sardegna, che si è detta pronta ad agire per vie legali. •

Costa: a picco immagine e vendite

L

matore ellenico Endeavour, che collegava la città pugliese con l'isola greca di Corfù. Tuttavia nel 2011 il porto ha mostrato dato in crescita. A sostenerlo è direttamente l'Autorità portuale, secondo la quale l'incremento è stato dell'1,18% rispetto al 2010 alimentato soprattutto dalle rotte verso l'Albania. In calo, invece, sono stati i crocieristi, che tuttavia dovrebbero tornare a crescere nel 2012.

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a sciagura del Giglio dello scorso 13 gennaio ha portato a fondo Costa Crociere sia in termini di vendite che di immagine. A dichiararlo alla stampa è lo stesso presidente e amministratore delegato di Costa Crociere Spa, Pier Luigi Foschi: «Siamo sotto di un 35% rispetto allo scorso anno… il marchio è stato massacrato», e sull’ipotesi dell’annullamento del marchio, evidentemente non esclusa, si è espresso: «È l’ultima cosa che vorrei». Nel frattempo la società ha rinviato l’inaugurazione della Neo Romantica dal 20 di febbraio al 2 di marzo, quando partirà per le Canarie. La nave, in virtù del restyling, ha portato la sua stazza a 56mila tonnellate, per un totale di 1.800 ospiti. Al suo interno sono stati inseriti un wine and cheese bar, un coffe & chocolate bar, una nuova pizzeria, un locale cabaret, un night club, un Samsara Spa da 4.200 mq, 50 cabine e sei suite e un ristorante dedicato. •


ferry porti Trieste, 180mila crocieristi nel 2013

N

el 2013 sono previsti 180mila crocieristi a Trieste: questo è l’obiettivo del piano industriale presentato dalla cordata di privati guidata da UniCredit e Costa Crociere. A più di un anno di distanza dall’acquisizione del 60% di Trieste Terminal Passeggeri sono entranti in consiglio di amministrazione i rappresentati della nuova proprietà. Il loro ingresso ha determinato la nomina come amministratore delegato di Antonio Marano, già amministratore delegato di Unicredit Logistic. Il 40% è rimasto invece all’Autorità Portuale di Trieste. Oltre all'elevata presenza di crocieristi, il piano industriale prevede di aumentare il numero delle fiere organizzate da 1 a 6 e dei convegni da 25 a 100 fra 2011 e 2015. I ricavi dovrebbero passare nello stesso periodo da 3 a 7,4 milioni di euro, con un incremento medio annuo del giro d’affari del 25 per cento. •

Royal Caribbean spinge sull’Italia L’Italia continua essere un paese ambito per il settore delle crociere: un’ulteriore dimostrazione arriva da Royal Caribbean. La compagnia di navigazione ha annunciato che nel 2012 saranno cinque i porti di imbarco rispetto ai tre del 2011. A Civitavecchia, Venezia e Genova si aggiungeranno Bari e Messina. Questa strategia porta ad aumentare anche gli scali, che passeranno complessivamente da 689 a 698, e il numero di navi, da otto a dieci. Nel frattempo i due nuovi porti di imbarco hanno registrato numeri record nel 2011 proprio grazie al comparto crociere. Il terminal pugliese ha toccato quota 1.951.000 passeggeri (+2,5%), di cui quasi 587mila crocieristi (+15,6%, pari a 79.136 unità). Le buone performance hanno riguardato anche i passeggeri provenienti da Croazia (+26%) e Albania (+3,5%). Malissimo, invece, i flussi da e per la Grecia (-16,5%). Lo scorso anno al terminal di Messina hanno transitato oltre mezzo milione di crocieristi, dopo che già nel 2010 la percentuale di crescita delle attività cruise era del 47,9% in termini di passeggeri e del 49,7% in termini di approdi.

Porti liguri: la Sardegna fa la differenza

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istanti pochi km, ma con risultati differenti, i due principali porti liguri risentono delle strategie adottate dalle compagnie di navigazione per le corse sulla Sardegna. Nel caso di Genova il mese di gennaio mostra un discreto andamento sul traffico di crocieristi, cresciuti del 2,2% a quota 40.900 (tutti trasportati da Msc Crociere), ma evidenzia una netta flessione sul fronte traghetti: -10% a quota 73.544 unità. Complessivamente il dato è negativo con un -6,1% circa. Questo è dovuto in gran parte alla cancellazione della linea invernale per Olbia da parte di Moby Lines, di quella per Porto Torres da parte di Gnv e della riduzione delle corse su Olbia-Arbatax adottata da Tirrenia. Opposto il trend passeggeri per il vicino scalo di Vado Ligure, gestito da Forship Spa. Il dato, disponibile solo sul 2011, mostra come i passeggeri siano cresciuti del 14,6% rispetto al 2010. Se i viaggiatori trasportati dalla Corsica Ferries nell'isola natia di Napoleone sono sostanzialmente invariati, l'aumento è di 2.000 unità, la Saremar gli ha garantito ben 43.290 passeggeri verso la Sardegna. •

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Vetrina Samsung Away, design compatto Potenza e design in solo 6 centimetri di spessore: Samsung Away è la soluzione del colosso sud coreano che consente di avere sempre con sé il meglio della cottura a induzione. Pesante appena 3 kg e disponibile in diversi colori, è adatto per ogni location: dal ristorante al bar, dalla pasticceria alla gelateria.

Addio al taccheggio con Alpha Jewel Lok

Da Checkpoint Systems ecco la soluzione antitaccheggio per il settore retail. La divisione Alpha ha presentato Jewel Lok, volto a ridurre sensibilmente le differenze inventariali degli articoli di bigiotteria grazie all'applicazione diretta su orecchini, cerchietti e accessori sfusi e non sulla confezione

Rachelli, arriva il Maestro del gelato

Debutta nella gdo la linea Maestro del marchio Rachelli. Il brand milanese, specializzato in gelati e dessert, ha proposto le referenze Tiramisu, Panna Cotta, Profiteroles e Mocha. Selezione garantita degli ingredienti, semplicità di preparazione, qualità certificata e attenzione per il packaging soni i valori aggiunti.

San Benedetto, bollicine da premio

È il terzo riconoscimento negli ultimi tre anni: San Benedetto si è aggiudicata il premio “Eletto prodotto dell’anno 2012” con l’Acqua Minerale San Benedetto Frizzante e Leggermente Frizzante. Le due versioni, entrambe nella bottiglia da 1,5 litri, sono indicate per chi cerca un gusto vivace o più gentile.

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La pulce nell’orecchio

di Simone Filippetti

Benetton,

il futuro senza Borsa

A

metà degli anni ’80, un giovane fotografo si impose con delle campagne che hanno fatto la storia della pubblicità e segnato una svolta nei costumi sociali. Immagini all’epoca scioccanti e provocatorie che fecero di lui un’icona pop e dell’azienda che reclamizzava un marchio del Made in Italy: suore e preti che si baciano, malati terminali di Aids, neri e bianchi. Il fotografo era Oliviero Toscani e l’azienda Benetton, una piccola industria tessile che fino ad allora una delle tante pmi tessili del Nord-Est. Grazie al fortunato sodalizio Benetton divenne un brand mondiale. C’erano poi i maglioni dai colori sgargianti che ben identificavano un’epoca, gli anni ‘80 degli yuppie dell’Italia da bere che divennero un simbolo in tutto il mondo. Ma quelli erano gli anni ‘80 e nel frattempo sono passati 30 anni. Il sodalizio è finito e da allora il marchio Benetton si è appannato. Su un mercato che prima era una prateria dove scorazzare indisturbati, sono arrivati concorrenti agguerriti. Zara, H&M, Mango, Custo. L’offerta di moda giovane, con un brand a prezzi accessibili, dove Benetton era stato un pioniere, si è moltiplicata e mentre gli altri correvano, Benetton rimaneva ferma e il vantaggio del pioniere è svanito. Il gruppo veneto fattura due miliardi di euro, Zara, il marchio della spagnola Inditex cinque volte tanto e senza 30 anni di storia alle spalle del marchio. Benetton ha perso appeal: avere un capo Zara fa figo, costa poco e puoi cambiare il tuo guardaroba ogni stagione senza dover spendere una fortuna. Il marchio italiano, invece, non riesce più ad avere la stessa presa di un tempo sui consumatori. Il solo ritornello del Made in Italy, della sartorialità e del gusto inimitabile di un capo italiano, è un karma che non basta più: la moda, specie nel segmento dove opera Benetton che è la fascia medio-bassa, è un mercato sempre più competitivo dove i margini si assottigliano perché le basse barriere all’ingresso e l’aggredibilità dei marchi porta i prezzi al ribasso. Una maison del lusso può permettersi di sparare prezzi folli, ma sul

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retail e sul mass-market, soprattutto in uno scenario di polarizzazione dei consumi, se non insegui la politica di prezzo dei concorrenti sei fuori gioco. Ma questo comporta guadagni sempre più risicati. In più con la recessione in arrivo, i consumi resteranno compressi e il contesto sarà ancora più difficile. Volendo c’è anche una lettura più politica: i Benetton hanno costruito una fortuna sull’abbigliamento ma poi hanno iniziato a far altro. Oggi sono i padroni degli aeroporti e delle autostrade italiane. Siedono nei salotti buoni dell’alta finanza: nel tempio dei poteri forti Mediobanca, nelle Assicurazioni Generali, nella Pirelli di Marco Tronchetti Provera, e nel Corriere della Sera, il quotidiano dove ogni imprenditore in Italia sogna di entrare. Il fatto è che questo “altro” si è rivelato molto più redditizio dello storico business dell’abbigliamento. E oggi, da un punto di vista reddituale (basta vedere le performance di Borsa), il marchio Benetton è l’anello debole di tutta la galassia. Così, all’improvviso, a inizio anno hanno annunciato l’addio alla Borsa, dopo 26 anni di onorata presenza. Perché andarsene da Piazza Affari? Vendere è difficile che venderanno, perché l’azienda di famiglia ha un valore affettivo enorme per

la dinastia di Ponzano Veneto. Però si vede che la famiglia è distratta da altro. La girandola dei manager in Benetton è il segnale che qualcosa non va per il verso gusto e il bilancio ne è la riprova: nel 2011 gli utili sono caduti del 30% a 70 milioni. Nel 2008 i profitti erano 155 milioni, in tre anni si sono dimezzati. Sia chiaro: stiamo pur sempre parlando di un gruppo che fa utili ed è presente in 120 paesi. Solo che il razzo ha spento i motori. E se dovesse continuare questa tendenza di erosione dei margini, tra altri tre anni di profitti potrebbero non essercene più. Allora ha fatto bene la famiglia a decidere di togliere l’azienda dal mercato. La Borsa si nutre di aspettative e premia le aziende che mostrano di saper crescere. Non c’erano più le condizioni a che il mercato apprezzasse l’azienda. Già oggi il titolo è fortemente deprezzato e sottovalutato. Con circa 700 milioni di capitalizzazione, il gruppo vale meno dei soli immobili che possiede. Paradossi dei mercati: come se il marchio valesse zero. Fuori dalla Borsa, la famiglia ha più spazi di manovra per rilanciare l’azienda. La sfida è dura: c’è da ripensare un business e ritrovare quella spinta creativa e glamour degli anni ‘80. Oppure un partner: magari la stessa Zara o H&M? •


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La foto

Apple Store Paris Nei nuovi santuari si venera l’elettronica, con cerimonie officiate da sacerdoti in blu.

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Last but not least

Alitalia,

l’impossibilità di essere normali

Roberto Colaninno e Rocco Sabelli

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occo Sabelli è stato sostituito al vertice di Cai-Alitalia da Andrea Ragnetti, altissimo (due metri) ex manager della Philips, uomo di marketing, nel frattempo nominato direttore generale. Per il cambio al vertice manca solo la ratifica dell’assemblea dei soci di fine marzo. Questo è noto, come è noto che l’ad uscente non si è candidato per un secondo mandato perché i conti non tornano: il pareggio operativo, che Sabelli vedeva possibile per il 2011 soltanto lo scorso settembre, si è via via allontanato. I dati comunicati dal gruppo parlano di una perdita operativa di 6 milioni di euro (e non 10-15 come da indiscrezioni) e di una netta di 69 milioni. Anche se, notava Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore, se si escludono le entrate straordinarie, le perdite

reali arrivano a 200 milioni. Motivo dell’emorragia: il crollo di passeggeri business nell’ultimo trimestre. Il problema, però, non sta solo nel conto economico. Il capitale sociale, intanto, di perdita in perdita si è dimezzato rispetto al miliardo di euro del 2009. Inutile farsi del male ricordando che nel 1999 era di 4,13 miliardi di euro, più di 5 miliardi ai prezzi attuali. Com’è inutile, oggi, riguardare i mille errori del passato: la rottura con Kml nel 1999, voluta da Kml stessa (che pagò 250 milioni di risarcimento) ma provocata pare dall’arroganza di un’Alitalia allora più grande che rifiutava un’alleanza paritaria. Per proseguire con il piano sfumato di vendere l’ex compagnia di bandiera ad Air France nel marzo 2008 (governo Prodi) quando questa l’avrebbe pagata 1,7 miliardi e soprattutto non avrebbe accollato il peso della bad company sui contribuenti italiani. Andò invece così, e ancora dobbiamo ringraziare l’opposizione di Berlusconi, ma anche di Di Pietro e della sinistra (Rifondazione, Verdi, Comunisti italiani) allora al governo. Vabbè, tutto passato, anche se fa bene ricordare una cifra: 9 miliardi di euro, i soldi bruciati dal 1999 al 2009, secondo una ricostruzione di Ugo Arrigo per Chicago Blog. Quello che bisogna comprendere è cosa succederà ora. Primo punto da capire: chi comprerà Cai appena finirà il lock-up, cioè l’impossibilità di vendere le azioni, alla fine di quest’anno? I soci italiani, i “patrioti”, sembrano volersela dare a gambe. Air France-Kml rimane l’acquirente più probabile, ma le sue difficoltà finanziarie sembrano aver fatto naufragare l’offerta - e

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72 retail&food - marzo 2012

COSA

questo è uno dei motivi dell’uscita di Sabelli. Come andrà a finire? La sensazione è che alla fine Air France comprerà lo stesso, a prezzi di saldo. A meno che non intervenga una compagnia asiatica con i portafogli pieni. Oggi ci sono accordi di code sharing tra gli altri con Etihad, Jet Airways e Air China. Ma sarebbe un caso unico in Occidente, e per ora sembra fantascienza. Nella prospettiva francese avrebbe senso l’attuale sviluppo delle rotte di Cai, sempre più orientate al breve e medio raggio. Competere con i grandi vettori del Medio Oriente e del Far East sembra impossibile e sarebbe logico uno sviluppo complementare con Air France, che in effetti sta irrobustendo il suo lungo raggio. È solo in questa prospettiva che si giustificherebbe l’acquisto, finora solo annunciato, di Wind Jet e Blue Panorama. La mossa darebbe il vantaggio di rafforzare Cai sul mercato low cost e charter e di togliere il baricentro dalla tratta LinateRoma alla Sicilia, dove è basata Wind Jet. L’Antitrust entro Pasqua si dovrebbe esprimere sugli slot LinateFiumicino, fin qui usati in quasi monopolio da Cai; inoltre l’alta velocità ferroviaria dal 2009 ha già eroso oltre un milione di passeggeri ai voli tra gli scali di Milano-Bergamo e quelli di Roma. Ma se anche strategicamente l’acquisto fosse azzeccato, sarebbe lo stesso conveniente comprare i due operatori, con i loro indebitamenti? A parte la mancanza di soldi (su cui ha chiesto lumi anche Vito Riggio, presidente dell’Enac), non è certo semplice gestire delle compagnie low cost e charter, soprattutto integrandole con vettori che non lo sono. Ricapitolando, Ragnetti dovrà gestire questi problemi: raggiungere il pareggio di bilancio, evitare di svendere la compagnia, decidere su Wind Jet e Blue Panorama e prepararsi a combattere senza la protezione sulla Linate-Fiumicino. Ce la farà, considerando che nel suo cv ci sono esperienze brillanti, ma in mondi lontani dal trasporto (Procter&Gamble e Philips)? Roberto Colaninno, presidente di Cai, l’ha voluto fortemente, così come Intesa Sanpaolo e – si dice, e sembra logico – il ministro ex banchiere Passera. Forse lo affiancherà Elio Catania, già in Fs e Atm. Forse c’è da essere pessimisti. Fabrizio Patti

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