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SISTEMI INFORMATIVI STAMPAGGIO DEL SILICONE GOMMONI A GENOVA

583

MENSILE DEGLI ELASTOMERI E DEGLI ALTRI POLIMERI RESILIENTI

NOVEMBRE 2010 - NUMERO 9

Mensile - Spediz. in abb. postale - 45% - Art. 2, comma 20/b Legge 662/96 - Filiale di Milano - ISSN 0019-7556

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SOMMARIO | ANNO 54 - 583 • NOVEMBRE • N. 9 17

5 17

I SISTEMI INFORMATIVI NON POSSONO ATTENDERE

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STAMPAGGIO DEL SILICONE NO PROBLEM

APPARECCHI DA LABORATORIO TRA NOVITÀ E CONFERME

Una rassegna degli strumenti di analisi e di prova utilizzati dalle aziende della gomma

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L'intervista del mese

Un seminario organizzato da Engel Italia ha affrontato i problemi dello stampaggio del silicone liquido, solido e in pasta, e delle macchine e tecnologie relative

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ELASTICA: SOMMARIO

L’approccio alle information technologies delle piccole e medie imprese della gomma è adeguato alle esigenze imposte dalla globalizzazione? A questa domanda risponde un esperto del settore, Paolo Pontremolesi

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UN AMBIZIOSO PROGRAMMA DI CRESCITA

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Lanxess punta a un Ebitda di 1,4 miliardi di euro per il 2015. Il presidente Heitmann illustra le strategie messe in campo per raggiungere questo obiettivo

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2

| L'INDUSTRIA DELLA GOMMA | ELASTICA |

novembre

2010 n. 583

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UNA CONSIDERAZIONE E UNA CHIOSA A PROPOSITO DEL CONVEGNO DI NEMBRO

Una lettera di Fabio Bertolotti sviluppa alcune osservazioni sul diverso andamento delle industrie della gomma rispetto a quelle della plastica

GLI SCARTI DI LAVORAZIONE DEGLI ARTICOLI TECNICI: UN PROBLEMA O UNA OPPORTUNITÀ? A fine novembre un convegno organizzato da Assogomma affronterà un problema che suscita qualche preoccupazione per le aziende del settore

FESTA GRANDE A GENOVA PER I GOMMONI

Al 50° Salone nautico internazionale sono state esposte oltre 500 imbarcazioni pneumatiche; intanto il mercato sembra avviarsi alla ripresa

SI CERCA UN’ALTERNATIVA AGLI ACCELERANTI A BASE DI TIOUREA

Il progetto Safe Rubber mira allo sviluppo di acceleranti molecolari multifunzionali ed innovativi, con una forte componente ecologica

CORRELAZIONE TRA DEFORMAZIONI RADIALI E COMPRESSIONE CICLICA DINAMICA Seconda parte di uno studio sulle mescole per il sottostrato di tubi idraulici: si prende in considerazione una formulazione a base di gomma policloroprenica


Mensile degli elastomeri e degli altri polimeri resilienti con il patrocinio della Federazione Gomma Plastica Assogomma

35

L’INDUSTRIA DELLA GOMMA ELASTICA

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Comitato di redazione: Giuseppe Cantalupo, Emilio De Tuoni, Antonino Di Pasquale, Eugenio Faiella Direttore responsabile Eugenio Faiella Redazione, amministrazione, pubblicità GESTO EDITORE srl viale Coni Zugna 71 - 20144 Milano Tel. +39 023451230 - Fax +39 023451231 gomma@gestoeditore.it www.gestoeditore.it

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Segreteria di redazione Hilenia Principe segreteria@gestoeditore.it

di attività • Al 96% in Europa il recupero dei pneumatici fine vita • Da Zeon una nuova famiglia di gomme nitriliche alogenate • Tecnologia laser per l’incisione degli stampi • Da Parigi Industry una serie di tubi per elettrodomestici • Per ottimizzare l’estrazione dallo stampo delle maschere subacque • Dalla Topas il primo elastomero a base di copolimero ciclo olefinico • Certificato il sistema qualità della S.int.a.

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Grafica Mariella Salvi - mariella.salvi@gestoeditore.it Pubblicità adv@gestoeditore.it Traffico Silvia Pizzi - silvia@gestoeditore.it Costo di una copia ai soli fini fiscali € 1,00 Arretrati € 5,00 Estero € 8,00 Abbonamento annuo Italia € 90 - Estero € 100 c/c postale 13590203 intestato a GESTO EDITORE srl Spediz. in abb. postale - pubbl. inf. 45% - art. 2, comma 20/b Legge 662/96 - filiale di Milano Registrazione Tribunale di Milano n. 4275 del 1.4.1957 Registro degli operatori di Comunicazione numero 6002 La direzione non assume responsabilità per le opinioni espresse dagli autori degli articoli e dagli estensori dei testi delle inserzioni pubblicitarie.

CALENDARIO

Congressi, incontri, fiere, eventi in programma per i prossimi mesi

ANNUARIO DELLA GOMMA

GLI inserzionisti

II COP.

DGTS

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DOSS

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FKV

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GARANZIA DI RISERVATEZZA Il trattamento dei dati personali riguardanti gli abbonati viene svolto nell’ambito della banca dati dell’editore e nel rispetto di quanto stabilito dal D.L.vo 196/2003 sulla tutela dei dati personali. I dati non saranno comunicati o diffusi a terzi se non per le procedure inerenti la spedizione della rivista e gli interessati potranno chiedere in qualsiasi momento la modifica o la cancellazione al direttore responsabile, che è il responsabile del trattamento.

IMCD

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Il responsabile del trattamento dei dati raccolti in banche dati per uso redazionale è il direttore responsabile cui ci si potrà rivolgere per i diritti previsti dal D. L.vo 196/2003.

INTERSEALS

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Stampa: Pirovano srl - San Giuliano Milanese (MI)

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I COP.

III COP. 1 IV COP. 32

novembre

2010 n. 583 | L'INDUSTRIA DELLA GOMMA | ELASTICA |

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novembre

2010 n. 583


elastica Comitato di redazione: Fabio Negroni, Emilio De Tuoni, Giampaolo Giuliani.

SOMMARIO Gli sponsor di Elastica................................................................................................................... 6- 7 Abbiamo letto per voi........................................................................................................................8 La gomma naturale in applicazioni auto dinamiche ◊ Compression set relaxation su AEM, ACM, HNBR ◊ Fibre di polipropilene rivestite con nano strutture di TiO2 ◊ Una famiglia di gomme siliconiche antimicrobiche ◊ Polimeri che emettono luce ◊ Additivi per migliorare la lavorabilità della NR ◊ Dopo il bioisoprene può arrivare il biobutadiene ◊ Perdite di pressione di iniezione con mescole di gomma ◊ La simulazione nella tecnologia della gomma ◊ Influsso della viscosità sullo spessore di spalmatura ◊ Devulcanizzazione con CO2 ad alta pressione ◊ Estrusore con pompa a ingranaggi come strainer

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novembre

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2010 n. 583


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I trasformatori di materiali elastomerici ed affini; i produttori di materie prime, macchinari e apparecchiature di prova; gli utilizzatori di prodotti finiti.

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Collabora con Enti di Normazione quali UNI e ISO. Partecipa a prove interlaboratoriali organizzate

dal National Bureau of Standards U.S.A. per verificare la ripetitibilità e la riproducibilità dei risultati.

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Prove fisico-meccaniche, analisi chimiche, collaudi, consulenze e sperimentazioni, formulazione di mescolanze, ottimizzazione di cili produttivi, corsi di addestramento e aggiornamento, ricerca applicata.

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Sulle prove e sui servizi, i soci AIRIEL godono di uno sconto del 40% Per i soci ASSOGOMMA lo sconto è del 15%.

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2010 n. 583 |

elastica


ELASTICA | Abbiamo letto per voi

materie prime LA GOMMA NATURALE IN APPLICAZIONI AUTO DINAMICHE

Benoit Le Rossignol (Yann Fromont), Frederic Gomez (Hutchinson); Rubber World; 241/2-16-19-Novembre 2009. Rif. E2827.

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a gomma naturale permette di ottenere un caratteristico equilibrio tra modulo, buona adesione al metallo, basso creep, eccellente resistenza alla fatica con sollecitazioni ad alta ampiezza, buon comportamento dinamico con buona resilienza. Tali proprietà sono utili soprattutto in supporti motore e in assorbitori di vibrazioni (antivibranti). Le caratteristiche indispensabili da soddisfare per tali usi comprendono: adesione al metallo, ottenuta con una azione preparatoria di pulizia e applicazione di una composizione adesiva, lo stampaggio, il controllo delle caratteristiche ottenute, eseguendo anche il controllo del peeling (ASTM D 429 (B) e il controllo del comportamento alle oscillazioni secondo ASTM D 945 con l’oscillometro di Yerzley. Esiste una nomenclatura ufficiale per la classificazione del tipo di attacco al metallo ottenuto dopo trazione della parte elastomerica sulla parte metallica: “R” (=rubber failure) distacco per rottura dello strato di gomma; “RC” (=rubber cement) distacco all’interfaccia tra lo strato di gomma e l’adesivo; “M” (= metal) distacco dal metallo. Le proprietà dinamiche vengono espresse tramite la componente elastica E’ del modulo dinamico a compressione e la componente viscosa E” del modulo dinamico a compressione, ovvero dal rapporto E”/E’, che caratterizza la tangente dell’angolo di perdita ( tandelta). Le proprietà dinamiche vengono determinate su provini cilindrici di diametro 10 mm e di altezza 10mm. La rigidità statica Ks viene misurata su provino compresso al 10% e viene normalmente espressa come K15 se viene determinata con oscillazioni alla frequenza di 15 Hz con ampiezza del 2%, e come K155 se viene determinata con oscillazioni alla frequenza di 155 Hz con ampiezza dello 0,1%. Il rap-

8

| L’INDUSTRIA DELLA GOMMA | ELASTICA |

porto t=K155/K15 viene assunto come espressione dell’irrigidimento dinamico, perché quanto più alta è la frequenza di sollecitazione, tanto più rigido appare il campione. La gomma naturale in questa proprietà eccelle, perché in confronto agli altri elastomeri si rivela meno rigida dinamicamente. La tangente dell’angolo di perdita è un parametro caratteristico, soprattutto per la gomma naturale, che qui pure eccelle. Una mescola di gomma con basso tandelta ha infatti elevata resa elastica e ha basso irrigidimento dinamico, una mescola di gomma con alto tandelta presenta alto smorzamento con elevato irrigidimento dinamico alle alte frequenze. Il creep può essere rappresentato dalla perdita di altezza di un provino di gomma sotto carico costante a una temperatura superiore ad un determinato valore. Connessa con esso è la deformazione permanente a compressione (compression set - ASTM D395-85). Per la gomma naturale sono significativi i valori di compression set determinati dopo 72 h a temperature da 70°C a 100°C. La resistenza all’invecchiamento viene espressa dalla perdita delle caratteristiche meccaniche dopo 7 o 14 giorni a 70°C o a 100°C. La resistenza a fatica viene espressa da un determinato numero di cicli di sollecitazione per arrivare a rottura. Il metodo ritenuto più importante è FTFT (fatigue to failure tester), perché permette di determinare il numero di cicli per l’inizio delle screpolature e la velocità di propagazione di esse. Secondo l’autore però occorre accertare la dipendenza da diversi sforzi applicati e dal numero di cicli come espresso dalle curve di Wöhler. Con l’avvento dei nuovi standard automobilistici, i concetti sovra esposti sono stati modificati in funzione dei sistemi di vulcanizzazione EV e SEV (semi EV) rispetto a quelli convenzionali (CV), e successivamente, come dichiarato dagli autori, è stato coniato il termine SHTC (Super High Temperature Compound). Gli autori puntualizzano

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2010 n. 583

che il miglioramento di resistenza al calore realizzato con i sistemi di vulcanizzazione EV non trova naturalmente corrispettivo nella validità della resistenza a fatica, per cui essi hanno introdotto ricettazioni SHTC, con le quali rispettano con invecchiamenti a 115°C le caratteristiche che con sistemi EV sono rispettate con invecchiamenti a 100°C. Per le caratteristiche a fatica ciò è però valido soltanto rispetto a mescole con accelerazioni EV dopo invecchiamento a 100°C. Gli autori che accennano alla logica SHDT sono della Hutchinson e naturalmente non esplicitano le varianti apportate alle formulazioni per giungere a questa logica.

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ell’articolo l’autore, che aveva già presentato uno studio sul rilassamento del carico sotto compressione di mescole di HNBR a 150°C (vedi codice Elastica E2549 in I. G.560 del LuglioAgosto 2008), confronta ora l’andamento del rilassamento del carico sotto compressione di provini ricavati da mescole di AEM, ACM, HNBR sollecitati a 150°C in diversi apparati per tempi fino a 4000 h. Le metodologie di prova impiegate vengono generalizzate come CSR (Compressive Stress Relaxation) e vengono eseguite con metodo Wykeham-Farrance con apparato Instron Tester, con metodo Wykeham-Farrance e uso di particolare Dyneon secondo Wallace di Shawbury, con metodo Shawbury-Wallace con sistema di contatti di lettura elettrici per facilitare la lettura su o-ring, con metodo Jamak anch’esso con contatti elettrici secondo Shawbury-Wallace. Inoltre altre metodologie vengono invece generalizzate come EK, considerando 4 varianti di lettura dei dati denominate EK Varianten, ove EK significa ElringKlinger, che è il nome della ditta cui fa capo l’autore.


Abbiamo letto per voi | ELASTICA

La variante 1 prevede la determinazione dei rilassamenti dopo il tempo di permanenza a t.a. La variante 2 prevede la determinazione del rilassamento dopo 30 minuti di intervallo. La variante 3 prevede la determinazione del rilassamento controllando anche il valore del precarico. La variante 4 prevede la determinazione del carico dopo l’avvento del rilassamento. Sono raffigurati sia gli apparati, che i provini. Questi ultimi sono generalmente di piccolo spessore (6 mm). Nel testo non sono indicate le ricettazioni delle mescole impiegate. Viene solo dichiarato che esse hanno durezza 60 ShA e che quelle di ACM, AEM hanno sistema vulcanizzante diamminico, mentre quelle di HNBR hanno sistema vulcanizzante perossidico. Lo studio viene presentato per mezzo di una serie di grafici, che indicano i valori di rilassamento del carico dopo compressione del 25% a 150°C e dopo misura a 23°C. I grafici rappresentano l’andamento della diminuzione percentuale del carico statico sotto compressione in funzione del tempo di sollecitazione, quest’ultimo espresso in scala logaritmica. Si nota che ameno fino a 100 h di sollecitazione a 150°C i rilassamenti registrati secondo le metodologie EK sono abbastanza contenuti e abbastanza simili per le mescole di AEM, ACM, HNBR. Dopo 100 h di sollecitazione i rilassamenti tendono invece ad aumentare rapidamente, raggiungendo 80%÷100% per 1000 h a 150°C. Si nota che i rilassamenti di carico determinati con le metodologie WykehamFarrance con apparato Instron Tester, con metodo Wykeham-Farrance e uso di un particolare Dyneon secondo Wallace di Shawbury, con metodo ShawburyWallace impiegando sistema di contatti di lettura elettrici per facilitare la lettura su o-ring, con metodo Jamak anch’esso con impiego di contatti elettrici secondo Shawbury-Wallace, denotano un andamento piuttosto precipitoso dei dati di CSR. L’autore riporta anche interessanti dati riguardanti le mescole di AEM, che esprimono il rilassamento del carico dopo permanenza in olio 105G.

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R. Szabová, L’. Ċernáková, M. Wolfová, A. Ujhelyiová (Università di Bratislava- e-mail: renata.szabova@ stuba.sk); Kautschuk Gummi Kunststoffe KGK; 63/6-235-239-2010. Rif. E2829.

N

anoparticelle di ossidi metallici e di materiali ceramici sono in uso come finiture di tessili per modificarne le proprietà superficiali. Nanoparticelle di TiO2 Al2O3 ZnO e MgO posseggono qualità fotocatalitiche, conducibilità elettrica, assorbimento di UV, capacità fotoossidativa. L’applicazione degli strati di nanoparticelle avviene su superfici polimeriche opportunamente pretrattate. Il metodo di pretrattamento delle fibre tessili più consigliabile per ottenere un attacco permanente delle nanoparticelle è costituito da “plasma” ricavato da gas sotto pressione molto bassa: argon, ossigeno, azoto, fluoro, biossido di carbonio, vapore acqueo. Il trattamento con plasma della superficie esterna del polipropilene permette di accoppiare sulle fibre di polipropilene strati di spessore nanometrico di biossido di titanio. Quest’ultimo ha potere antibatterico fotocatalitico definito dagli autori “più efficace” di ogni altro agente antibatterico, perché mostra di essere funzionale anche quando l’attac-

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co batterico si propaga già attivamente. La disinfezione con nanostrutture di biossido di titanio risulta tre volte migliore rispetto alla disinfezione con cloro e 1,5 volte migliore che con l’ozono. Essa poi risulta di duraturo effetto antibatterico e purificante del’aria. Inoltre essa risulta nota secondo gli autori anche nell’industria automobilistica come protettore dai raggi solari, prevenendo l’indebolimento e l’avvento di screpolature sulla superficie della gomma, di composti vinilici e su superfici di cuoio. Per ottenere l’attacco tra polipropilene e TiO2 viene citato il trattamento silanico con gamma amminopropiltrietossisilano (γ-APS) eventualmente modificato con gruppi epossidici per sfruttare, oltre all’innesto idrolitico del silano sulle particelle di ossido metallico, anche l’interreazione dei gruppi epossidici su gruppi polari del substrato per migliorare le caratteristiche di attacco. Ove il substrato è privo di gruppi polari, questi vengono procurati da noti pretrattamenti che causano l’innesto di gruppi ammino idrossilici o simili. L’articolo contiene molti dettagli della preparazione delle superfici e molti dettagli analitici con analisi di spettroscopia XPS (X-ray Photoelectron Spettroscopy), che mostrano la natura chimica delle superfici di Non Wowen PolyPropilenici PPNW non trattate e di quelle ricoperte con TiO2 . Immagini di spettroscopia AFM (Atomic Force Microscopy) mostrano le differenze di rugosità superficiali del PPNW apportate dal trattamento con plasma in atmosfera di azoto, che testimoniano il miglioramento di attacco superficiale. Dalle prove riportate si nota innanzitutto che il trattamento con plasma, unitamente al trattamento con silano, è foriero di interreazioni maggiori, significative sui valori di attacco, rispetto al trattamento con il solo silano. Inoltre, che la presenza del trattamento con plasma migliora generalmente la resistenza ai raggi UV rispetto a quanto succede con trattamento silanico, soprattutto quando le nanoparticelle di TiO2 sono incorporate nella fase silanica. (L’articolo è in lingua inglese)

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ELASTICA | Abbiamo letto per voi

materie prime UNA FAMIGLIA DI GOMME SILICONICHE ANTIMICROBICHE

B. Ledig - (burkhard.ledig@momentive.com) - Momentive Performance Materials GmbH; Gummi Fasern Kunststoffe (GAK); 63/3-157-1612010. Rif. E2830.

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e gomme silconiche hanno una struttura macromoleclare molto particolare, perché la catena silicio-ossigeno è basata su legami Si-O, che sono caratterizzati da una elevata energia di legame (368 kJ/mole). La distanza interatomica Si-O è 1,64 Å e perciò è 5% inferiore alla somma dei raggi di Van der Waals di Si e O. Ciò, e il fatto che l’angolo di legame Si-O è 130° e cioè è molto maggiore dell’angolo di legame tetraedrico dei polimeri organici (109°28’), condiziona una particolare situazione dei legami Si-O stessi. La possibilità di rotazione dei legami Si-O e le dimensioni atomiche dell’atomo di silicio, maggiori di quelle dell’atomo di carbonio, danno luogo sia a una accresciuta flessibilità delle macromolecole con eccellenti proprietà alle basse e alle alte temperature (da -70°C a 250°C), sia a una riduzione della permeabilità ai gas. Di fronte ai solventi, le gomme siliconiche presentano resistenza agli acidi diluiti, alle basi, agli alcoli, ad alcuni mezzi ossidanti, ma non presentano resistenza agli esteri, ai chetoni, agli idro-

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carburi aromatici e clorurati. Le gomme siliconiche reticolano con perossidi o, per diversi tipi con gruppi vinilici pendenti, con particolari catalizzatori platinici. Esse fruiscono inoltre di facilità di lavorazione, anche per la disponibilità di polimeri siliconici liquidi che si prestano ad essere impiegati con procedimento di stampaggio senza bave. Le gomme siliconiche non abbisognano di plastificanti e di antinvecchianti, non sviluppano N-nitrosoammine e hanno eccellente biocompatibilità, ciò che li rende favorevoli nella produzione di articoli medicali protetti anche contro l’insorgere di infezioni nosocomiali. (Le infezioni vengono denominate “nosocomiali” quando insorgono almeno 48h dopo la ricezione del paziente in ospedale oppure entro 30 giorni dal rilascio). La Momentive Performance Materials GmbH enfatizza nell’articolo qui recensito l’impiego delle serie di gomme siliconiche di propria produzione Silopren LSR 4000 e Statsil LSR 4070 per ottenere articoli medicali con le caratteristiche sopraesposte. La serie di Silopren 4000 comprende gomme silconiche liquide con durezze da 20 ShA a 89 ShA. In tale serie sono compresi anche tipi speciali LSR 4640, 4660, 4670, che sono caratterizzati da migliorata resistenza alla lacerazione. Nella serie delle Statsil LSR, anch’essa a base di gomme siliconiche liquide, viene particolarmente segnalata la Statsil LSR 4070 per l’efficenza antimicrobica contro lo Staphilococcus aureus e contro lo Escherichia coli. Viene puntualizzato che con le gomme siliconiche descritte nell’articolo (Silopren LSR 4000 e Statsil LSR 4070), le caratteristiche tipiche delle gomme siliconiche, come il comportamento di fronte alle alte temperature, alla resistenza ai solventi e alla resistenza alla deformazione permanente a compressione, rimangono inalterate.

materie prime POLIMERI CHE EMETTONO LUCE

M. Nagy, I. Pazurik, S. Kéki, M. Zsu-

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ga; Gummi Fasern Kunststoffe GAK; 63/6-346-350-2010. Rif. E2831.

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ià dagli anni ‘50 sono state individuate le possibilità di ottenere polimeri elettroluminescenti, ad esempio sviluppando composti dell’acridina mediante trattamento elettrico ad alta tensione. In seguito le ricerche sono proseguite nel campo dell’antracene e, negli anni ‘60, nel campo del poliacetilene, del polipirrolo, della polianilina. Poi gli studi sono proseguiti creando polimeri nel campo del derivati del poli-fenilenvinilene e del polifluorene e soprattutto chiarendo che per ottenere emissione di luce in campo polimerico occorre ottenere lungo la catena polimerica stessa elettroni-π delocalizzati caratterizzati da elevata mobilità. Oltre a ciò chiarendo la possibilità di ottenere emissione di luce a diverse lunghezze d’onda, cioè a diversi colori, introducendo nella catena polimerica determinati sostituenti. Polimeri contenenti unità aromatiche ed eteroaromatiche, grazie alla presenza di ponti π-π assorbono le radiazioni luminose nell’ambito di lunghezze d’onda da 300 nm a 500 nm. In condizioni eccitate tali formazioni elettroniche lavorano nel campo di lunghezze d’onda visibili. Le emissioni di quanti luminosi sono conseguenza della struttura elettronica del polimero e possono risultare sia in seguito alla formazione di una configurazione eccitata, sia in seguito al rientro nella configurazione ordinaria. L’orientamento concettuale in tale argomento è quello di arrivare ad ottimizzare la possibilità di scelta dei colori ottenuti. Perciò è previsto anche configurare gli articoli a strati con diversa eccitazione elettronica: HOMO con elevata presenza di molecole a grado di eccitazione elevata, LUMO con elevata presenza di molecole a grado di eccitazione scarsa. La stabilità dei display viene migliorata se i LED che li costituiscono vengono mantenuti al di fuori del contatto con l’ossigeno e al di fuori dal contatto con l’aria. Secondo dati ricordati dagli autori, un solo gruppo carbonilico ogni 400 unità PPV (unità fenilenvinilenica) è sufficiente per ridurre alla metà la lu-


Abbiamo letto per voi | ELASTICA

minosità. Per l’emissione del colore blu sono adatte strutture come fenile. fluorene, tiofene, piridina, furano, che devono essere introdotte nella catena polimerica o nelle catene laterali, o quanto meno, sono adatti anche alchili, alcossi- o sostituenti aromatici. Nel testo sono rappresentate le formule chimiche di gruppi fluorofori, di sostituenti alcossilici, di sostituenti polifluorenici, di politiofene e di altri copolimeri adatti per emissione di luce blu. L’articolo, almeno per ora, non riguarda un argomento che può servire nella pratica corrente del tecnologo, ma ha un valore informativo importante.

materie prime ADDITIVI PER MIGLIORARE LA LAVORABILITÀ DELLA NR

Colin Clarke, Manfred Hensel (Schill + Seilacher); Rubber World; 241/2-28-31-Novembre 2009. Rif. E2832.

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l passaggio di masticazione nella lavorazione della gomma naturale (NR) è un fatto assodato, perché inevitabile per ridurre le caratteristiche reologiche a quelle più convenienti per i singoli processi di produzione. La masticazione avviene ad opera di agenti chimici de-

nominati peptizzanti (tipici peptizzanti sono lo Struktol A 89 e lo Struktol A 86). Questi sono usualmente costituiti da una miscela di prodotti denominati scavenger, che hanno effetti di scambio tra cariche elettriche, e prodotti denominati booster, che sviluppano radicali di ossigeno per incentivare un processo di scissione di catena sull’elastomero, che facilita la lavorabilità. Come scavenger è stato molto usato il PCTP (derivato del pentacloroffenolo). Oggi per ragioni ambientali si preferisce il DBD (dibenzamido-difeni-disolfuro). Durante la lavorazione, le catene polimeriche subiscono gli effetti di diverse azioni di taglio, dipendenti anche dalla lunghezza delle macromolecole, e di diverse azioni di disinnesto di entanglement, le quali ultime sono più probabili sulle catene polimeriche meno lunghe. Gli elevati sforzi di taglio danno luogo a forti sviluppi di calore, che rammolliscono la NR riducendo quindi le azioni di taglio stesse. Alla temperatura di 120°C l’azione meccanica tende ad avere minore effetto, mentre l’azione chimica di attacco ossidativo aumenta la sua efficacia. L’azione ossidativa tende ad aumentare la distribuzione dei pesi molecolari: ciò in sostanza non è gradito, perché le alte caratteristiche meccaniche e le alte proprietà elastiche della NR dipendono dalla presenza di lunghe catene. L’azione ossidativa incrementa inoltre la presenza di radicali di ossigeno, che hanno effetto di demolizione macromolecolre. La demolizione del peso molecolare crea frammenti di catena, che aumentano la probabilità di aumentare il “branching” (ramificazioni), che non sono desiderabili, perché riducono le proprietà elastiche. Con i moderni sistemi di confezione delle mescole si tende ad evitare una confezione in diversi passaggi e si tende a compiere la peptizzazione nei primi 30 secondi di lavorazione della gomma. Ciò è deleterio, perché il mescolatore chiuso in tal modo non contiene ancora la quantità di materiale più adatta perché gli sforzi di taglio abbiano l’effetto previsto. Quando poi si aggiunge il nero di carbonio, questo ha effetto antiossidante, per cui ostacola l’azione di pep-

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tizzazione dovuta all’ossigeno. Sono previsti anche “peptizzanti fisici”. Questi agiscono come riduttori delle forze intermolecolari, specie in condizioni di elevati sforzi di taglio. Essi agiscono quindi come lubrificanti interni e favoriscono lo svincolo dagli entanglement (disentanglement) soprattutto sulle catene polimeriche più lunghe. Esempi di peptizzanti fisici sono Struktol A 60, Struktol A 50 P (sapone di Zn), Struktol EF 44 (sapone di zinco e potassio). Esistono altri agenti riduttori della viscosità della NR di introduzione relativamente nuova, come Struktol HT 105 con azione sia di peptizzante chimico che peptizzante fisico. Esso contiene anche DBD ed è caratterizzato dal fatto che riduce sensibilmente la formazione di branching. Il DBD contiene un supporto basato su un sapone metallico (non dichiarato), che funziona da lubrificante intermolecolare. L’articolo termina con la descrizione di uno studio, che mostra l’effetto dello Struktol HT 105 in confronto con quello esercitato da un peptizzante chimico e in confronto con quello ottenuto con masticazioni meccaniche. Viene enfatizzato l’impiego di Struktol HT 195, perché dà luogo a minore viscosità Mooney, maggiore velocità di estrusione, minore coppia reometrica minima e massima, minore reversione, e, in modo abbastanza sensibile, anche minore tandelta a 70°C.

materie prime DOPO IL BIOISOPRENE PUÒ ARRIVARE IL BIOBUTADIENE

David Shaw - dshaw@crain.com; European Rubber Journal (ERJ); 192/1-12-12-Gennaio- Febbraio 2010. Rif. E2833.

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interesse per la realizzazione di materie prime di impiego nel campo elastomerico che possano sostituire prodotti di origine petrolifera si fa sempre più aggressivo. Una notizia che

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ELASTICA | Abbiamo letto per voi

viene da una industria statunitense, che non appare come tale, ma con il nome di una compagnia di tipo “start-up” di nome Azeda con sede a Seattle (Washington), che studia la possibilità di introdurre nel mercato prodotti industriali la cui fabbricazione è al momento sperimentale, riporta che c’è anche chi pensa di produrre butadiene per via enzimatica. La Azeda fa parte di una Fondazione scientifica NSF (National Science Foundation) SBIR (Small Business Innovation Research) ed è interessata alla valutazione di un progetto per l’ottenimento di un enzima che sulla base di prodotti vegetali sarebbe in grado di arrivare a sintetizzare il butadiene. Il nuovo enzima converte il 2,3-butandiolo in butadiene. Un ulteriore progetto sta poi studiando la conversione di un idrato di carbonio derivato dalla cellulosa direttamente in butadiene. La notizia non ha certamente ancora un significato industriale e commerciale, ma ha un significato culturale e storico. Infatti non è la prima volta che si cerca di realizzare il monomero butadiene, pensando soprattutto allo sbocco di esso in campo polimerico. Non è la prima volta, perché l’umanità ha già assistito alla riuscita, seppure sofferta, del nascere di una produzione industriale per ricavare poi un polibutadiene, glorioso, ma random. Random, perché al tempo non si conosceva ancora la possibilità di arrivare a un prodotto stereospecifico. 12

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Non era stata forse ritenuta possibile l’alternativa enzimatica per ricavare il monomero, per cui si era preferito partire dal carbonio del carbone, passare per il carburo di calcio e da qui per l’acetilene. Fin qui la procedura era ben nota, perché a partire dal carburo di calcio veniva praticata anche dai monelli sulle strade. La situazione non è diversa da allora, perché anche il carbone è un prodotto naturale, come lo sono i prodotti cellulosici. Meglio, è diversa da allora perché in questo caso non appare un evento imminente. Evento che è successo, ma non dal punto di vista scientifico, perché già da allora quel butadiene usato per ricavare quel polibutadiene random è sostanzialmente sfociato come componente significativo della gloriosa gomma stirolica. Attendiamo quindi fiduciosi il butadiene risvegliato dalla Azeda e da European Rubber Journal, perché se quel butadiene ci sarà, sarà certamente apprezzato.

prodotti e processi PERDITE DI PRESSIONE DI INIEZIONE CON MESCOLE DI GOMMA

A. Arrilaga, A. M. Zaldua, R. M. Achurra, A. S. Farid (aarrilaga@leartik.com); Gummi Fasern Kunststoffe (GAK); 63/3-162-177-2010. Rif. E2834.

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e macchine per lo stampaggio a iniezione constano di due unità fondamentali: l’unità di chiusura, che apre lo stampo e lo mantiene chiuso durante l’iniezione e la vulcanizzazione, e l’unità di iniezione, che è rappresentata da un estrusore nel quale il materiale viene plastificato e da una camera di iniezione nella quale il materiale plastificato viene momentaneamente immagazzinato finché non viene iniettato. Parametri caratteristici del processo sono il numero di giri/m della vite, la temperatura della camicia dell’estrusore, la pressione nell’estrusore, la pressione di iniezione, il diametro del bocchettone, la velocità del pistone, la temperatura dello stampo.

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L’iniezione viene controllata dalla velocità del pistone; il materiale viene però a trovarsi in parte anche sotto il controllo della pressione di iniezione. Gli autori sperimentano l’andamento della reale pressione di iniezione operando il riempimento dello stampo sia sotto la sola azione della velocità del pistone, sia sotto l’azione della velocità del pistone e concomitantemente sotto quella della pressione di iniezione. Essi conducono uno studio su una mescola di NBR vulcanizzata con perossido e su una mescola di EPDM vulcanizzata con zolfo, preparandole con due procedure diverse: 1,7 kg in mescolatore interno di laboratorio, oppure 57 kg in mescolatore interno da 70 l. Con le mescole vengono eseguite prove di stampaggio a iniezione sia con una Rep V37 caratterizzata da pressione di chiusura di 100 t e da diametro del pistone di 48 mm, sia con una Rutil TIA caratterizzata da pressione di chiusura di 500 t e da diametro del pistone di 90 mm. Lo stampo ha una cavità con struttura a spirale piana con una appendice coniforme posta in senso normale rispetto alla spirale. Nell’articolo sono riportati numerosi grafici che descrivono l’andamento della pressione idraulica, l’andamento della velocità del pistone, l’andamento delle variazioni di pressione nello stampo misurate in diversi punti caratteristici della spirale (indicati in una figura). Gli andamenti sono commentati nel testo con descrizioni e con interpretazioni molto dettagliate, soffermandosi sulle differenze apportate dalle differenze del materiale, dalla temperatura (sia del materiale che dello stampo), da variazioni dello stato di completamento del riempimento dello stampo, da variazioni del modo di caricamento dello stampo a mezzo di unità di iniezione FIFO (First in First Out) piuttosto che di unità di iniezione LIFO (Last in First Out), non senza aver esaminato preventivamente a parte il comportamento reologico dei materiali e il comportamento delle mescole anche senza l’influenza del nero di carbonio in esse. Nel corso dello svolgimento dello studio gli autori hanno il modo di approfondire i dati raccolti in modo più realistico di quanto non permetta il sof-


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tware Moldflow, arrivando a stabilire che quest’ultimo, contrariamente al sistema da essi impiegato, non è in grado, ad esempio nel caso di unità di iniezione LIFO in uso su macchine Rep, di prevedere il valore della pressione idraulica in un punto definito del sistema. L’articolo è molto vasto (16 pagine) ed ha quasi dell’incredibile, anche per la chiarezza sistematica con cui sono condotte le descrizioni. Il contenuto dell’articolo è molto prezioso, non solo per le notizie riportate, ma anche soprattutto perché costituisce una indicazione delle metodologie di utile impiego, allorché si vuole caratterizzare veramente un processo di stampaggio a iniezione di mescole di gomma. A latere dell’equipe degli autori viene indicato anche il Dr. Ahmed S. Farid della London Metropolitan University.

prodotti e processi LA SIMULAZIONE NELLA TECNOLOGIA DELLA GOMMA

Prof. Dr. Ing. Ulrich Masberg, Dipl. Ing. Andreas Schobel (IKV Aachen - zentrale@ikv.rwth-aachen.de) ; Kautschuk Gummi Kunststoffe KGK; 63/6-232-234-2010. Rif. E2835.

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li autori si propongono di generare un sistema di equazioni valido per la descrizione della problematica della dipendenza tra una descrizione meccanica e la realtà. La RWTH, in seno alla “Alta Scuola” dello IKV di Aachen (Institut für Kautschuk Verarbeitung) fornisce i mezzi numerici adatti a ciò. Per affrontare il problema e per valutare i risultati occorre definire procedimenti di preparazione e procedimenti di valutazione per riuscire a rendere impiegabili i dati richiesti. Se le capacità locali per la definizione dei problemi non bastano, il ricercatore può anche servirsi di sistemi ad esso collegati. Il metodo a cui si riferiscono gli au-

tori viene denominato “Reverse Engineering” e, in seno ad esso, ai metodi BEM (Boundary Element Method) e FEM (Finite Element Method). Con le nuove tecniche di prova risulta possibile interpretare meglio le strutture dei problemi, anche per mezzo di adeguati software e di programmi di calcolo. Presso lo IKV di Aachen (Institut für Kunststoff Verarbeitung) tali metodiche di calcolo vengono impiegate già da diversi anni per definire i parametri a breve termine di fronte ai valori di carico applicato. Per arrivare a definire la durata di un articolo, di solito si parte da dati di comportamento dinamico determinati con cicli di sollecitazione di un unico tipo, e ciò richiede molto tempo. Presso IKV è stato invece appurato che un sistema molto più rapido, sperimentato per determinare la durata a fatica di articoli in TPE, consiste nell’applicare sollecitazioni dinamiche multiassiali secondo un modello opportuno. Vengono applicati modelli HV (Hysteresis Verfahren) o modelli basati su misure di sollecitazioni intermittenti di carico e allungamento (modelli ISD, Intermittierenden Spannungs-und Dehnungsmessung). Tali modelli. applicati con sollecitazioni monoassiali, hanno avuto successo nel campo degli elastomeri termoplastici (TPE), tuttavia presso lo IKV sono stati sperimentati anche con sollecitazioni multiassiali. Con entrambe le procedure succitate sono state sperimentate sollecitazioni con variazioni di carico e di angoli di applicazione, misurandone gli effetti anche con applicazioni in modo oscillante e valutando le deformazioni sotto il controllo di un sistema ottico 3D. La sollecitazione del materiale avviene con configurazione HV per quanto riguarda la fase di applicazione del carico e con configurazione ISD per quanto riguarda le fasi cicliche di applicazione e di rilascio del carico. L’autore insiste nel puntualizzare che, con la scelta di un modello valido e di una corretta tecnica di prova, le determinazioni di resistenza alla durata con sollecitazioni dinamiche multiassiali vengono senz’altro compiute in modo rapido. I risultati positivi ottenuti con il TPE fanno pensare ai ricercatori dello

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IKV che la possibilità di valutare i valori limite di resistenza a fatica per allungamento possa verificarsi anche con gli elastomeri vulcanizzati e che pertanto si possano estendere indagini su smorzamento dinamico e su modulo dinamico. È intenzione dello IKV nei prossimi anni di sviluppare programmi di ricerca orientati all’approfondimento delle caratteristiche dinamiche dei materiali in condizioni non isoterme e con aspetti non stazionari, puntando anche all’approfondimento delle interazioni tra morfologia e struttura nell’ambito sub-microscopico.

prodotti e processi INFLUSSO DELLA VISCOSITÀ SULLO SPESSORE DI SPALMATURA

A. Glawe, A. Giessmann - coatema@coatema.de; Kautschuk Gummi Kunststoffe KGK; 63/6-262-2662010. Rif. E2836.

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er applicare strati di spalmatura è necessario preparare adeguatamente la superficie di applicazione, decidere lo spessore dei vari strati, applicare gli strati con grande precisione e considerare anche il grado di precisione delle macchine da usare. Importanza fondamentale ha non solo la viscosità del materiale da spalmare, ma anche la sua viscoelasticità. I materiali da spalmare sono caratterizzati dalle seguenti caratteristiche viscoelastiche. Materiali newtoniani: la loro viscosità risulta indipendente dal gradiente di scorrimento (ad esempio l’acqua). Materiali dilatanti: la loro viscosità aumenta all’aumentare del gradiente di scorrimento (in tal caso aumenta lo spessore di spalmatura). Materiali pseudoplastici: la loro viscosità scende all’aumentare del gradiente di scorrimento; al diminuire del

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gradiente di scorrimento si crea invece riproducibilità (ciò è utile ad esempio con le dispersioni di pigmenti). Materiali tixotropici: la loro viscosità scende all’aumentare del gradiente di scorrimento, ma all’aumentare di esso si crea un lento ritorno, cioè la viscosità dipende dal tempo e dal gradiente di scorrimento (ad esempio gel, paste, lacche, salse, joghurt). La tecnica di spalmatura è molto versatile. Il sistema a coltella è il più usato e può essere condotto sia con coltella contrapposta su un cilindro (Walzenrakel), sia con coltella contrapposta sul substrato (Luftrakel). Con quest’ultimo sistema lo spessore di spalmatura viene definito soprattutto dalla tensione imposta al substrato. Con il sistema di spalmatura a coltella Walzenrakel si possono ottenere apporti di materiale da 10 a 1250 g/m2, con il sistema di spalmatura a Luftrakel, si possono ottenere apporti di materiale da 5 a 60 g/m2. Con il sistema Walzenrakel si possono impiegare materiali in pasta con viscosità fino a 50000 mPas oppure materiali in schiuma con viscosità fino a 25000 mPas; con il sistema Luftrakel si possono impiegare paste fino a 10000 mPas. Con i sistemi di spalmatura a coltella si possono incontrare difficoltà in presenza di materiali dilatanti, perché può succedere che la viscosità del mezzo, in presenza di elevati sforzi di taglio, aumenti eccessivamente. Per spalmare materiali dilatanti può essere conveniente usare il sistema “Commabar”. Questo consiste nell’utilizzare una coltella con sezione a forma di virgola (onde il termine comma). In realtà tale coltella è costituita da un cilindro, al quale per tutta la sua lunghezza assiale è stato asportato un prisma con pareti laterali a 90 gradi. Tale speciale coltella, a differenza di una coltella usuale, è posizionata in modo da presentare la parete curva verso il materiale da spalmare. Con questa configurazione lo sforzo di taglio nella zona di “clearance” risulta ridotta. Con figure molto chiare sono poi descritte nell’articolo diverse geometrie di spalmatura ove il materiale da spalmare è posto in una vaschetta e viene trascinato sul substrato per mezzo di rulli (fino a 5). Tali sistemi sono previ-

resso l’Università di Waterloo in Ontario (Canada) è stato messo a punto un processo di devulcanizzazione di pneumatici basato sulla azione del biossido di carbonio sotto pressione. In una intervista al Prof. Costas Tzoganakis, David Shaw dello ERJ ha appreso che tale sistema di devulcanizzazione, sviluppato con il supporto finanziario dello Ontario Centres of Excellence (OCE) e della Michelin, viene ora commercializzato dalla Tyromer Inc., una ditta in Ontario. Il processo è stato condotto su pneumatici fuori uso, impiegando sia pneumatici interi sia il solo battistrada, ed è stato condotto anche su profilati di EPDM, in ogni caso partendo da materiale ridotto in “crumb”. Secondo quanto comunicato, i ricercatori hanno condotto il processo anche su miscele

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sti sia con un cilindro pescante posto superiormente alla vaschetta, sia con un cilindro posto al di sotto della vaschetta: in entrambi i casi il materiale da spalmare viene trasportato sul substrato per mezzo di altri cilindri Uno di tali sistemi, adatto per spalmare materiali di viscosità sensibilmente elevata, denominato “Kastenrakelsystem”, ha una vaschetta senza fondo, che funge anche da coltella, posta al di sopra di un cilindro, sul quale il materiale cade per gravità e sul quale il materiale stesso, ridotto a spessore opportuno dalla coltella, viene trascinato sul substrato da un sistema di cilindri. Alcuni dei vari sistemi di spalmatura descritti sono complicati. Essi sono impiegati in funzione delle caratteristiche dei materiali da spalmare, in funzione dei substrati, in funzione delle caratteristiche degli articoli e, seppure non venga accennato nell’articolo, anche in funzione del know-how della fabbrica.

prodotti e processi DEVULCANIZZAZIONE CON CO2 AD ALTA PRESSIONE

David Shaw (dshaw@crain.com); European Rubber Journal (ERJ); 192/3-21-21-Maggio-Giugno 2010. Rif. E2837.

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dei crumb di battistrada e dei crumb di profilati. Le preparazioni sono state studiate ed eseguite in estrusore bivite. Il Prof. Tzoganakis ha narrato che il biossido di carbonio sembra aggredire i cascami come se fosse un plastificante, rigonfiando l’elastomero e favorendo la scissione dei legami chimici tra carbonio e zolfo, lasciando praticamente inalterati i legami carbonio-carbonio, che costituiscono gli elementi di resistenza dell’elastomero. Il Prof. Tzoganakis spiega anche il perché si scindono i legami carboniozolfo, mentre rimangono inalterati i legami carbonio-carbonio dotati di forza di legame solo di poco superiore. Singolare il fatto che, evidentemente pensando che la cultura chimica dell’intervistatore abbisognasse di molti approfondimenti, egli abbia pittorescamente tentato di trasferire concetti di interazione e di concatenamento tra campi elettromagnetici a campi di interazione meccanica, come quelli vigenti in un sistema di molle. Come pure il fatto che l’azione del biossido di carbonio sui crumb di gomma vulcanizzata sia simile all’azione rigonfiante di un plastificante. In effetti, che il processo descritto abbia avuto azione devulcanizzante è confortato dal fatto che il grado di reticolazione risulta diminuito: rimane comunque da interpretare come far sì che al termine risulti costante il rapporto tra legami mono-, di-, polisolfurici rimasti.


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Finora l’Università dell’Ontario ha lavorato con un estrusore bivite da 34 mm e ha però usato anche una unità da 50 mm, che ha mostrato un output di 150 lb/h (poco più di 1 kg/minuto). Viene sottolineato che il biossido di carbonio ha punto supercritico a 30°C alla pressione di 7,5 bar. Inoltre, che tali condizioni, favorevoli al processo nelle quali sono in equilibrio soltanto la fase liquida e la fase gassosa mentre è assente la fase vapore, sono facilmente ottenibili e mantenibili nell’estrusore.

prodotti e processi ESTRUSORE CON POMPA A INGRANAGGI COME STRAINER

David Grepp, Mike Slone (salesna@vmi-az.com); Rubber World; 240/4-25-27-Luglio 2009. Rif. E2838.

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li autori hanno già presentato un articolo sull’impiego di un estrusore con pompa ad ingranaggi per compiere operazioni di estrusio-

ne insieme ad operazioni di straining (cfr. Rif. E2765 in I. G. 577 dell’Aprile 2009). Nell’articolo qui recensito si concentrano invece sull’impiego specifico di un estrusore monovite con pompa ad ingranaggi come strainer nella sala mescole. L’estrusore, della VMI-AZ, è denominato Combex 150 e ha una portata di almeno 3500 kg/h con una mescola di densità 1,1 g/cm3. Le proprietà di alimentazione dell’estrusore monovite vengono impiegate per riempire la pompa a ingranaggi e la pompa a ingranaggi è impiegata per fornire le proprietà di straining senza causare eccessivi aumenti di temperatura. Con tale configurazione estrusore e pompa lavorano mutualmente, nel senso che l’estrusore esercita bene la funzione di alimentazione e manca nella funzione di pressatore, mentre la pompa a ingranaggi esercita bene la funzione di pressatore e manca nelle funzioni di alimentazione e omogeneizzazione. La presenza della pompa a ingranaggi permette di operare a pressione più bassa nell’estrusore e favorisce il fatto che la mandata specifica per ogni giro della

vite sia alta, mentre l’energia spesa rimanga contenuta. Secondo la prospettiva della lavorazione, obbiettivo principale potrebbe essere mantenere bassa la pressione in uscita dalla pompa, perché ciò aumenterebbe la portata e migliorerebbe l’efficienza del sistema. Infatti ottimizzando l’area specifica di filtrazione, la pompa si configura con una minore pressione di uscita e quindi con inferiore temperatura della mescola. La VMI-AZ offre anche la possibilità di disporre di una testa di straining doppia, con la possibilità di cambio rapido. Con le mescole di gomma siliconica, che hanno viscosità particolarmente bassa, l’estrusore della VMI-AZ è particolarmente efficiente, perché l’incremento di pressione risulta facile da configurare con effetto di aumento della portata semplicemente con pressione di 5÷10 bar. La pressione della pompa a ingranaggi con le mescole di gomma siliconica può essere aumentata fino a 150 bar, ottenendo una portata di 1500 kg/h.

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L’INTERVISTA DEL MESE: PAOLO PONTREMOLESI

I sistemi informativi non possono attendere In un articolo apparso sul Corriere della Sera all’inizio di ottobre Dario Di Vico riferisce l’opinione di un imprenditore del Nordest secondo il quale il 50% del territorio veneto non dispone di servizi di connettività a 20 megabit e un terzo delle imprese (il 43% per le microimprese) non è connesso a internet. Trattandosi di una delle aree economicamente più avanzate del paese il dato è preoccupante. Ma nel mondo della gomma come vanno le cose? Il suo approccio alle information technologies è adeguato alle esigenze imposte dal ritmo vertiginoso della globalizzazione? Lo abbiamo chiesto a un esperto del settore, Paolo Pontremolesi, direttore commerciale di Z Lab, un’azienda specializzata in soluzioni software per le imprese.

Parliamo ovviamente di piccole e medie aziende, perché per le grandi imprese il discorso non può che essere diverso. Quale è il loro livello di informatizzazione? Distinguerei tra le medie aziende da una parte e le piccole e micro imprese dall’altra. Troppo spesso i sistemi informativi tipici di queste ultime (mi riferisco in particolare al settore stampaggio gomma) non sono adeguati alle esigenze aziendali, perché il comparto non ha suscitato l'attenzione di grandi sviluppatori, sia per lo scarso numero di operatori sia per le loro piccole dimensioni unitarie.

L'informatizzazione è partita negli anni ‘80, con la diffusione dei PC e dei primi ambienti di sviluppo integrati. Contrariamente ad altri comparti industriali, non c'è stato lo sviluppo sistematico di software specifico di settore, ma ogni azienda ha provveduto a creare in casa programmi ritagliati sulle esigenze contingenti, spesso partendo da zero e comunque con un approccio artigianale, affidandosi spesso a singoli consulenti che hanno poi magari abbandonato il progetto in corso, costringendo l'azienda a ripartire da capo. I sistemi sviluppati, inoltre, non erano collegati al magazzino, né novembre

Paolo Pontremolesi

all'area amministrativo-contabile, obbligando così gli utenti dei sistemi a doppi o tripli inserimenti di anagrafiche, documenti e tabelle, con enormi dispendi di tempo ed errori frequenti. Capitava che in azienda c'erano fino a tre sistemi informativi contemporaneamente attivi, oltre agli strumenti di produttività personale (tipo office). Con la comparsa di nuovi stru-

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L’intervista del mese

menti di sviluppo, l'approccio non è cambiato, anzi è forse peggiorato: si è supplito alle carenze culturali e progettuali del software della generazione precedente con la "forza bruta" di PC e programmi più veloci, più potenti e più capienti. La situazione non è migliorata neanche ai giorni nostri, dato che troviamo sistemi informativi "tecnici" separati da quelli gestionali e amministrativi. Poi però è arrivata la crisi. E che cosa è successo allora? È successo che dove non è arrivato l'interesse per il progresso, è arrivata la crisi, che non ha risparmiato il settore: la necessità di recuperare costi, efficienza, tempestività, ha aperto gli occhi ai piccoli imprenditori, che hanno cominciato a guardare al sistema informativo con uno sguardo diverso Innanzitutto, non più un "optional" per archiviare e reperire le informazioni specifiche su prodotti e lavorazioni, ma il "sistema nervoso centrale" dell'azienda, che si affida al software per tutti i principali processi del business: dalla stesura delle offerte agli approvvigionamenti, dalla produzione alla spedizione, dal controllo qualità alle lavorazioni esterne. Stiamo assistendo alla presa di coscienza dell'essere-azienda: non più focalizzata sui soli aspetti tecnici del processo di stampaggio (e avulsa dalle "buone pratiche" di gestione aziendale), ma fortemente orientata al business a tutto tondo, con le esigenze gestionali, commerciali, finanziarie, marketing che ogni PMI dovrebbe affrontare. Ecco che gli imprenditori più lungimiranti alzano il tiro, cercando per prima cosa sistemi informativi specializzati ed integrati, che coprano tutte le esigenze aziendali presenti e future. 18

Poi chiedono di più: i ridotti margini di profitto non consentono errori, quindi è necessario dotarsi di strumenti di monitoraggio quotidiano degli indicatori-chiave delle prestazioni aziendali: produzione, fatturato, portafoglio ordini. I cruscotti aziendali e la Business Intelligence, fino a pochi anni fa appannaggio esclusivo delle aziende medio-grandi, sono alla portata economica e culturale delle PMI "illuminate", che li stanno portando nel loro quotidiano. Per le imprese di media dimensione le cose stanno diversamente? L'informatizzazione significativa delle medie imprese del settore gomma è iniziata alla fine degli anni ‘70, e l'approccio al sistema informativo è stata la personalizzazione spinta, con progetti "importanti", affidati a software house più o meno specializzate. I risultati sono stati spesso ottimi, anche se con costi di sviluppo e di possesso elevati, legati alle piattaforme hardware specifiche (IBM, Unix). Alcuni di questi sistemi, caratterizzati da ottima affidabilità ma scarsa flessibilità, sopravvivono ancora oggi, soprattutto perché le aziende non hanno la percezione di alternative valide e sono spaventate a morte dal solo pensiero di dover sostituire la piattaforma: cambiare l'hardware, trasferire i dati, ri-addestrare il personale, sono solo le principali motivazioni che spingono a mantenere lo status quo. Inoltre, affrontare un progetto di sistema informativo personalizzato sulle esigenze di una singola azienda a costi e tempi attuali, è un lusso improponibile per la quasi totalità delle aziende: troppe incertezze, troppo impegno di risorse umane pregiate a fronte, se tutto va bene, di un sistema che fa le stesse cose di quello attuale. Ci sono però esigenze nuove che

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mettono in crisi i sistemi informativi "vintage": i giovani utenti, cresciuti nel mondo di internet, non si ritrovano negli schematismi rigidi dei vecchi sistemi e faticano ad utilizzarli. Inoltre, la globalizzazione ha mutato il rapporto dell'azienda con il resto del mondo: essa deve estendere i propri confini verso clienti, fornitori, venditori, mercati che sono abituati a comunicare facilmente, velocemente e a basso costo. L'ultimo elemento critico per la vita di questi sistemi è il costo di possesso: come un'auto d'epoca, la manutenzione è riservata ai pochi specialisti disponibili sul mercato, con costi che salgono in proporzione. Che cosa fare allora? La via d'uscita, che alcune aziende stanno seguendo, è il downsizing del sistema informativo, che a fronte di una riorganizzazione generale dei processi aziendali, porta a sostanziali recuperi di efficienza, arrivando a dare una migliore immagine dell'azienda e a ripagare l'investimento in breve tempo, spesso entro due/tre anni. Per ottenere risultati significativi è necessario cambiare l'atteggiamento di buona parte degli imprenditori e dei manager, che liquidano spesso l'argomento computer, software e dintorni come "roba da addetti ai lavori", limitandosi a porre obiettivi e richieste che non tengono conto di caratteristiche e limiti dei sistemi stessi. Non è necessario diventare dei "guru" del computer, ma il sistema informativo di un'azienda che vuole stare sul mercato è troppo importante per non entrare nel merito delle sue caratteristiche, delle funzionalità, delle tecnologie, delle possibilità che offre: nel prossimo futuro sarà sempre più spesso il principale o addirittura l'unico mezzo con cui l'azienda si presenta al mondo. 


Tecnologia

Stampaggio del silicone no problem di Giuseppe Cantalupo

Come si stampa il silicone liquido, solido e in pasta; con quali macchine e con quali tecnologie; quale assistenza riceve il cliente che decide di acquistare e acquista una pressa. A queste domande, e ad altre ancora, ha risposto il seminario svoltosi dal 22 al 24 dello scorso mese di settembre presso la sede di Engel Italia a Vimercate. L’evento ha riscosso un successo superiore alle aspettative sia sul piano didattico che su quello dimostrativo per le numerose opportunità offerte dalle nuove tecnologie di cui le macchine viste all’opera hanno dato prova.

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l successo dell’iniziativa, notevole, è stato pari all’interesse che il tema del seminario ha suscitato per la sua grande attualità. Tra clienti, partner e utilizzatori finali degli articoli stampati vi hanno partecipato circa centocinquanta persone, tra cui un folto gruppo di clienti francesi. Risparmio energetico, innovazioni tecnologiche, stampaggio del silicone nelle tre forme possibili liquido, solido e in pasta – , sono tutti argomenti che non potevano non richiamare l’attenzione di esperti dello stampaggio, trasformatori, tecnologi, clienti, utilizzatori dei prodotti finiti. Attirati, per di più, anche dalla presentazione in anteprima mondiale del RotoFeeder, il nuovo sistema di alimentazione continua del silicone in pasta.

La manifestazione costituiva, quindi, un’occasione unica di aggiornamento sullo stampaggio di un materiale difficile da trattare come è il silicone. Il seminario si è svolto in tre giorni, con lo stesso programma ogni giornata secondo uno schema ben collaudato dalla casa austriaca - presentazioni al mattino e dimostrazioni al pomeriggio - , e hanno contribuito alla sua organizzazione importanti partner della Engel, che hanno fornito equipaggiamento e materiali per il funzionamento delle macchine esposte: Wacker Chemie per i siliconi, Dopag per i sistemi di dosaggio del silicone, Elmet Austria per gli stampi, Frigel per i sistemi di refrigerazione, Iride Color per i coloranti per silicone e TPRO per i sistemi di automazione. novembre

Le presentazioni Si sono svolte all’insegna dello slogan “Forniamo soluzioni”. Due parole che spiegano con chiarezza lo scopo del seminario: presentare ai clienti le ultime novità e i servizi che Engel Italia è in grado di offrire nel settore dello stampaggio degli elastomeri siliconici. L’assistenza al cliente lungo tutto il percorso che porta all’installazione della pressa nella sua sede di produzione; come produrre parti in gomma siliconica in modo totalmente automatico, senza scarti e senza bisogno di finitura; i nuovi materiali nella famiglia dei siliconi, come dosarli e come stamparli. Questi i temi svolti nel corso delle presentazioni della Engel (supporto al cliente), della Wacker Chemie (i nuovi siliconi liquidi LSR e solidi HTV), della Dopag (i sistemi di dosaggio e alimentazione dell’LSR) e della Elmet Austria (la tecnologia e l’efficienza nello stampaggio del silicone). Temi che dichiarano da soli tutto l’interesse e l’attualità degli argomenti trattati seguendo il criterio del “Più con meno” che dovrebbe essere alla base di ogni scelta: più tecnologia, più innovazione, più produttività e qualità con meno materiali, meno scarti, meno energia. È, in altre parole, il principio della massima resa con la minima spesa.

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Tecnologia

C’è anche chi fa il pieno di macchine alla Engel È la Starlim/Sterner di Marchtrenk, Austria. Un cliente Engel considerato da molti leader tecnologico e di mercato nello stampaggio di tutti i tipi di silicone liquido, quasi un centinaio. Circa il 90% delle sue macchine è utilizzato per lo stampaggio di LSR con unità d’iniezione LIM, mentre il restante 10% è utilizzato per lo stampaggio a iniezione di plastica a due componenti. Ha stabilimenti di produzione in Austria, Canada, Italia e Germania, nei quali produce articoli per i più svariati settori industriali, dall’elettronica all’automobile, dalla rubinetteria al medicale, dalla puericultura agli articoli tecnici. Dispone anche di una camera bianca per la produzione di articoli per il settore medicale conformi alle norme GMP (Good Manufacturing Practises: Norme di Buona Fabbricazione), scritte e approvate specificamente per questo settore. Gli stampi per questi prodotti sono realizzati, in esclusiva, dalla vicina capogruppo Franz Sterner GmbH, che produce stampi sino a 128 cavità, anche a canali freddi e con ugelli in grado di iniettare le più piccole stampate. L’azienda, a carattere familiare, è in crescita costante da molti anni, e i proprietari hanno grande fiducia in futuri sviluppi del mercato. Lo testimonia il livello dei loro investimenti per svariati milioni di euro, nei quali rientrano un programma di ampliamento degli stabilimenti, in corso di attuazione, e l’ordine recente di ben 31 macchine Engel victory senza colonne, dotate del sistema energetico EcoDrive: il sistema che garantisce, tra i principali vantaggi, un elevato risparmio di energia elettrica, un sensibile abbattimento del rumore e più bassi costi di manutenzione, grazie alla tecnologia dei servo-azionamenti abbinati a un innovativo sistema idraulico. Il risparmio di energia elettrica varia da un 15% a un 50% e dipende dalla macchina, dal tempo di ciclo e dalle condizioni di processo. Un beneficio, questo, che consente a Thomas Bründi, Amministratore Delegato del Gruppo Starlim/Sterner, di affermare che il risparmio di costi che deriverà dall’utilizzo delle nuove Engel victory permetterà all’azienda “un rapido ritorno e un aumento di profittabilità”. La nuova fornitura di macchine va a incrementare la già folta schiera di Engel victory di cui sono dotati gli stabilimenti della casa austriaca. Sono oltre 200, infatti, le presse a iniezione - tutte Engel – , con forze di chiusura da 50 a 300 tonnellate, che l’azienda gestisce, a testimonianza di una pluriennale collaborazione tra le due società che permette alla Starlim/Sterner di sviluppare soluzioni innovative di successo “prima che i clienti le chiedano”, come dice Karl Grossalber, Direttore marketing e vendite.

Uno stabilimento della Starlim/Sterner per lo stampaggio del silicone.

La Engel, le macchine e il supporto al cliente Nel suo intervento di benvenuto ai partecipanti Maurizio Ferrari, di Engel Italia, ha presentato la struttura e i principi ispiratori dell’attività del gruppo che si possono riassumere,

essenzialmente, nell’innovazione nel rispetto della tradizione e nella comprensione delle esigenze del cliente per essere in grado di fornirgli soluzioni complete e ad alta tecnologia. Il continuo sviluppo di nuovi prodotti e nuovi servizi accresce la competitività

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dei clienti e rende la società un partner stabile e affidabile. Gabriele Spina, anch’egli di Engel Italia, ha illustrato la gamma delle macchine per lo stampaggio del silicone liquido (LSR) e solido (HTV), sviluppando il concetto dell’importanza della scelta della macchina più adatta per ogni tipo di applicazione – idraulica, ibrida o elettrica, orizzontale o verticale, con iniezione a vite o FIFO, con RotoFeeder per l’alimentazione del silicone solido - . In questo ambito si è anche soffermato sugli specifici sistemi di automazione (robot, manipolatori, eccetera) e sulle unità di controllo pressa. Andrea Tomayer, della stessa società, ha parlato dei servizi che Engel è capace di offrire ai clienti per lo stampaggio delle gomme siliconiche. Il supporto al cliente è un aspetto di primaria importanza nel settore dello stampaggio degli elastomeri, ma lo è ancora di più, anzi è fondamentale, nello stampaggio dei siliconi. E va curato in ogni fase dell’approccio del cliente al processo produttivo: prima, durante e dopo l’installazione del sistema di cui ha bisogno. Perché le gomme siliconiche sono materiali in continua evoluzione che trovano applicazioni sempre più frequenti, per le quali è richiesta una specifica tecnologia con speciali caratteristiche di precisione. L’assistenza di Engel parte sin dall’inizio del progetto con lo studio di fattibilità. Attraverso l’analisi dei possibili materiali da utilizzare in funzione delle esigenze dello stampatore, delle caratteristiche del prodotto finale e dei volumi produttivi programmati, la casa austriaca mette il cliente in grado di fare una scelta oculata del sistema più adatto a lui per quanto riguarda la macchina, lo stampo, la tecnologia, il materiale, il tipo e il grado di automazione integrata. Non solo, perché il supporto fornito dalla Engel permette al clien-


Tecnologia

La Engel victory 330/110 LIM EcoDrive per lo stampaggio di LSR con robot integrato.

La pompa dosatrice Dopag Silco-Mix L200.

te anche di prefigurare un’analisi dei costi di produzione del manufatto sulla base dell’investimento effettuato, della sua capacità produttiva e della sua struttura aziendale. E l’assistenza non finisce con la fornitura

e l’installazione della macchina, ma continua anche dopo, con il collaudo di tutto il sistema in fase di avviamento della produzione e con la formazione del personale di reparto sul processo di stampaggio, dalla programmazione alla gestione e manutenzione di macchina e robot. Nella realizzazione del suo progetto, cioè, il cliente riceve supporto e soluzioni su misura che gli permettono di correre meno rischi e di andare più sul sicuro. Per i clienti francesi, una ventina circa, l’Amministratore Delegato di Engel Francia, Philippe Sterna, ha gestito a parte una sessione speciale del seminario. novembre

Lo stampo a canali freddi con i 4 ugelli a otturazione per membrane in LSR.

Le gomme della Wacker Chemie Orazio Olivares, della Wacker Chemie Italia, ha illustrato caratteristiche e proprietà di nuovi siliconi liquidi e solidi prodotti dalla casa tedesca nelle gamme Elastosil LR, R plus, Silpuran, Powersil, che ne rendono pressoché esclusivo l’impiego in settori quali automotive, industria dei trasporti, edilizia, industria degli elettrodomestici, trasmissione e distribuzione della corrente elettrica, elettronica, industria alimentare, medicale, cura della salute, sport, industria fotovoltaica (per citare i più importanti). Applicazioni che richiedono prestazioni superiori in termini di resistenza alla bassa e alta temperatura, stabilità dimensionale, resistenza all’olio a caldo, compression set, resistenza elettrica, proprietà adesive e sigillanti, resistenza all’umidità, trasparenza, resistenza alla luce, eccetera.

I sistemi di dosaggio della Dopag Mario Vaglietti, della Dopag Italia, ha parlato dei sistemi di dosaggio e alimentazione delle gomme siliconiche liquide e dei principali vantaggi offerti dalle apparecchiature della casa svizzera, che vanta un’esperienza specifica nel settore LSR con le pompe Silco-Mix.

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Tecnologia

Questa gamma di macchinari presenta un’ampia scelta di tipi che consentono di far fronte a qualunque esigenza operativa nello stampaggio del silicone. Per esempio: il materiale può essere prelevato direttamente da fusti da 200 come da 20 litri; il funzionamento può essere pneumatico o idraulico a seconda della viscosità del silicone; è prevista la possibilità di installare un sistema di colorazione del materiale da iniettare; esiste anche la possibilità di alimentare più presse contemporaneamente; un tipo di Silco-Mix è capace di prelevare il materiale direttamente da cartucce da 1 litro; possono essere installate fino a quattro differenti linee colore su ogni macchina; nel caso dell’erogazione di prodotti bicomponenti un sistema di bilanciamento elettronico del prelievo del materiale evita lo svuotamento non contemporaneo dei fusti, che porterebbe al non completo utilizzo di uno dei due componenti.

La Engel victory 330/90 HTV EcoDrive per lo stampaggio di HTV.

Le dimostrazioni

Elmet è una società austriaca fondata nel 1996, specializzata nella fabbricazione di stampi per lo stampaggio a iniezione degli elastomeri, in particolare di quelli siliconici liquidi e solidi. Michael Obernberger ha prima svolto una breve panoramica su vantaggi e svantaggi derivanti dall’impiego di LSR o HTV in termini di tempi di ciclo, di facilità di alimentazione e di iniezione, di durata della produzione, del numero di pezzi da produrre nell’intero ciclo produttivo e delle caratteristiche richieste negli articoli stampati. Poi ha illustrato la tecnologia degli stampi a canali freddi per silicone liquido e silicone solido in pasta e ha presentato le diverse tipologie di sistemi adatte a soddisfare le esigenze produttive legate alle dimensioni delle parti da stampare (piccole, medie o grandi) e allo spessore delle pareti dei pezzi, oppure capaci di consentire di variare la velocità del flusso durante il ciclo.

Si sono viste in azione due macchine victory per lo stampaggio di LSR e HTV, entrambe senza colonne e equipaggiate con EcoDrive: la victory 330/110 LIM EcoDrive e la victory 330/90 HTV EcoDrive con RotoFeeder HCR 50. L’assenza delle colonne nel gruppo di chiusura presenta numerosi vantaggi: consente un più libero accesso all’area dello stampo, permette di montare stampi di grandi dimensioni in tempi brevi e rende anche più agevole il prelievo del pezzo stampato. Ma, soprattutto, assicura una più alta precisione di chiusura e un perfetto parallelismo delle piastre e, quindi, rappresenta la condizione migliore per lo stampaggio del silicone. Il sistema Engel EcoDrive è la risposta più efficace a quella che oggi è l’esigenza primaria degli stampatori: il risparmio energetico. E il nuovo impianto idraulico della casa austriaca è in grado di garantire un elevato risparmio di energia, perché si basa sulla tecnologia dei servo-azionamenti abbinati a un innovativo sistema idraulico, per cui rende possibili consumi e livelli di emissione da pressa elettrica, con la versatilità immutata della Engel victory senza colonne. E fa sentire i suoi vantaggi particolarmente con le

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La tecnologia degli stampi a canali freddi della Elmet

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macchine a iniezione completamente idrauliche e con quelle ibride. Il risparmio energetico è dovuto al fatto che i movimenti consumano energia solo quando sono attivi. A pressa ferma, il servomotore si arresta, e questo consente di risparmiare sui costi per l’energia elettrica dal 15% al 50% e oltre, a seconda del tempo di ciclo, oltre che della macchina e delle condizioni di processo. Perché, se il ciclo è breve, la minore potenza assorbita in stand-by è trascurabile e il beneficio economico in termini di risparmio è lieve. Se, invece, il ciclo è lungo, la riduzione al minimo della potenza assorbita in stand-by può arrivare a procurare un risparmio ben maggiore. Si hanno, inoltre, anche più bassi costi di manutenzione, perché con EcoDrive l’olio e le componenti dell’impianto idraulico subiscono uno stress minore e quindi durano più a lungo, e si riduce la necessità del raffreddamento dell’olio. Non solo, ma si ha anche un notevole abbattimento del rumore. Il sistema è disponibile per qualsiasi macchina, di qualunque tonnellaggio (piccolo, medio o grande).

La Engel victory 330/110 LIM: il best seller nello stampaggio del silicone liquido Dotata di una forza di chiusura di 110 tonnellate, è la macchina di mag-


Tecnologia

L’alimentatore RotoFeeder HCR 50.

gior successo della Engel nel settore dello stampaggio del silicone liquido nei più svariati campi applicativi, dagli articoli tecnici alle guarnizioni, dagli articoli per sport subacquei al settore medicale. Alla open house stampava membrane per il settore automotive in silicone liquido Elastosil 3003/50 della Wacker con uno stampo a canali freddi a 4 cavità, di manifattura italiana, in assoluto automatismo e senza bava nè materozza. Il pigmento liquido per LSR, rigorosamente verde Engel, era della Iride Color. Un robot integrato ERC 23/1-F, agevolato nei suoi movimenti dall’assenza delle colonne, provvedeva all’estrazione e allo scarico dei pezzi stampati. La gomma siliconica liquida era alimentata

Lo stampo per HTV a canali freddi a 48 cavità della Elmet.

dalla pompa Dopag Silco-Mix L200 ad azionamento idraulico, capace di alimentare materiali fino a 90 shore di durezza. Il modello visto in azione era dotato di un sistema di controllo volumetrico che permetteva di dosare contemporaneamente due componenti, prelevandoli da due fusti da 200 litri: un Elastosil 3003/50 additivato di reticolante e lo stesso Elastosil 3003/50 additivato di catalizzatore.

La Engel victory 330/90 HTV: lo stampaggio del silicone solido alimentato dal RotoFeeder La macchina - 90 tonnellate di forza di chiusura - stampava guarnizioni raschiaolio in silicone solido in pasta HTV di circa 6 mm di diametro con uno stampo a canali freddi a 48 impronte fabbricato dalla società austriaca Elmet, con 8 ugelli aperti che iniettavano 6 pezzi ciascuno. Anche in questo caso la produzione era completamente automatica e senza bisogno di interventi di finitura e l’estrazione dei pezzi era affidata a un sistema specifico a carrello comandato dal controllo CC200 della macchina, che controllava anche altri parametri dello stampo, quali temperature, termoregolazione, ciclo del vuoto. La gomma era un HTV Elastosil della Wacker, e l’alimentazione era eseguita da un’apparecchiatura che è novembre

stata la star delle tre giornate: il RotoFeeder HCR 50. Una novità assoluta della Engel presentata in anteprima mondiale. Il RotoFeeder è un nuovo alimentatore di silicone solido (SSR), completamente elettrico, sviluppato dalla Engel in alternativa ai classici dispositivi di caricamento a pistone. Con questo dispositivo l’impiego della gomma è più semplice e economico, soprattutto perché il nuovo sistema rende possibile il carico del materiale nel plastificatore in continuo. E questo comporta il grande vantaggio di non dover interrompere la produzione. Inoltre, la pressione del flusso di materiale è mantenuta costante da un sensore che controlla la velocità di rotazione della vite di carico, col risultato che l’alimentazione avviene senza inclusioni di bolle d’aria nel silicone. L’apparecchiatura, che è integrata anch’essa nel controllo pressa CC200, è rotante per facilitare il distacco del silicone dalle pareti durante l’alimentazione e per rendere più facile la pulizia in occasione dei cambi di materiale. Grazie alle innovazioni del nuovo alimentatore, col RotoFeeder diventano ora tecnicamente possibili nuove applicazioni del silicone solido. Per esempio, nel settore delle guarnizioni per automotive e in quello medicale, che prima erano poco economiche a causa dei costi elevati della preparazione e dell’alimentazione del materiale. Delphi Connection Systems di Wuppertal, in Germania, uno dei maggiori stampatori tedeschi di silicone, utilizza vantaggiosamente alcuni RotoFeeder nella produzione di pezzi con processi stabili e a costi ragionevoli anche con lotti di piccole dimensioni. La refrigerazione del cilindro di plastificazione della victory 330/90 e del sistema di canali freddi era assicurata da un Microgel della serie RAD della Frigel di Firenze. 

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Thermo Fisher Scientific GmbH ha sviluppato una linea di strumenti in grado di riprodurre su scala ridotta le condizioni reali del processo produttivo. Le informazioni che si ottengono sono: il comportamento dei polimeri durante la fase di masticazione, l’influenza degli additivi, la viscosità minima, la velocità di reticolazione ecc. In fase di masticazione le proprietà del campione nonché l’influenza di additivi possono essere facilmente determinate dallo strumento. Il vantaggio di tale procedura è che tutte le informazioni per l’ottimizzazione possono essere ottenute su scala di laboratorio. In fase di vulcanizzazione è di particolare interesse la conoscenza del tempo di lavorabilità della mescola ad una determinata temperatura sia per la mescolazione, sia per l’estrusione e lo stampaggio e quanto velocemente cambierà la viscosità una volta partita la vulcanizzazione. Un’altra serie di parametri importanti per la caratterizzazione dei prodotti è la viscosità, l’elasticità e l’aspetto qualitativo. Grazie ad una serie di filiere diverse (slit die, capillary die, garvey die) e accessori di-

Il sistema di misura Tubix, messo a punto da Roder s.r.l., consente la misura del diametro, dell'ovalizzazione e dello spessore della parete di tubi utilizzando un sensore laser di ultima generazione. La misura avviene senza contatto e quindi senza deformare il campione. Particolarmente indicato per la misura ed il controllo di tubi in gomma, materiale espanso e plastica è adatto anche per tubi di qualsiasi materiale (metallo, plastica, vetro, cartone, ceramica). Per ciascun campione è possibile misurare il diametro esterno, il diametro interno e l'ovalizzazione da un minimo di 2 sezioni fino ad un massimo di 4 sezioni, con calcolo automatico dell'ovalizzazione totale, del diametro medio e dello spessore medio della parete. Il software in dotazione è stato pensato per l'uso a bordo linea anche da personale non esperto e garantisce velocità e praticità d'uso nei controlli a bordo macchina. La possibilità di memorizzare i dati acquisiti, suddividerli per lotti e codici prodotto ed il salvataggio in formato Excel garantiscono una perfetta integrazione con l'ambiente logistico-gestionale. Sono disponibili versioni progettate

sponibili (die swell sensor), è possibile caratterizzare in modo completo i prodotti. La linea di Torque Rheometer della Thermo Fisher Scientific è in grado di fornire informazioni utili sia nella fase di controllo qualità sia nella fase di ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. (www.masterlabsrl.it) novembre

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Come il suo predecessore è in grado di lavorare in due modalità: estrusione ed estrusione stampaggio. In estrusione è in grado di estrudere il materiale dopo averlo preriscaldato e misurare il volume estruso in funzione della pressione del pistone; nell’estrusione stampaggio il materiale estruso viene iniettato in uno stampo ramificato (chiamato comunemente spider) o a spirale. Lo stampo lavora a temperatura di vulcanizzazione per cui permette di verificare riempimento dello stampo e saldatura. (www.fkv.it) per l'uso anche in ambienti industriali difficili (elevata polverosità , elevate temperature e presenza di contaminanti ambientali) e modelli con campi di misura da pochi millimetri fino a 2000 mm e precisioni fino a +/- 0.001 mm. Il sistema consente di velocizzare il processo di controllo ed elimina ogni possibilità di errore nella generazione dei rapporti di collaudo dimensionale. (www.roderelectronics.com) Reometro capillare per gomma in nuova versione Il nuovo reometro capillare Goettfert RCR sostituisce il classico Rheovulkameter.

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Ozonometri, dinamometri e altro ancora Ecco in sintesi le novità di Gibitre Instruments (che quest’anno ha consolidato l’impianto produttivo con l’obiettivo di migliorare le performance dell’azienda in termini di ottimizzazione dei costi di produzione e di riduzione dei tempi di consegna pur garantendo il mantenimento degli standard qualitativi). Nuovo ozonometro. La nuova release, con struttura meccanica interamente ridisegnata, è ora controllata tramite la scheda elettronica standard Gibitre già in uso sulla maggior parte degli strumenti. Il programma di controllo incorpora la gestione di test su gruppi di provini diversi con tempi di inserimento ed estrazione indipendenti. Nuovo strumento per prove a bassa temperatura. La struttura meccanica è stata interamente rivista e sono state incorporate una serie di migliorie per semplificarne l’utilizzo. Dinamometro Elettronico. Anche per questo strumento è stata interamente rivista la struttura meccanica allo scopo di aumentare la distanza tra le spalle per ottimizzarne l’utilizzo in combinazione con la camenovembre

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ra termica per prove in temperatura. La nuova struttura permette l’utilizzo dello strumento con celle di carico fino a 20 kN. Cabina per prove di resistenza alla fiamma. La cabina di prova interamente realizzata in acciaio inox è dotata di slitta per la movimentazione del bruciatore manovrabile dall’esterno. Permette di effettuare prove di resistenza alla fiamma con provino verticale e orizzontale in accordo ai requisiti della norma UL 94. (www.gibitre.it) Test di identificazione in uno spettrometro leggero e compatto Nell’ottica del suo forte impegno in direzione dell’innovazione Thermo Fisher Scientific ha recentemente presentato lo spettrometro Thermo Scientific Nicolet iS5. Questo nuovo modello integra i migliori componenti ottici della famiglia di spettrometri Thermo Scientific per garantire le migliori prestazioni in un banco ottico FTIR compatto, robusto, affidabile, di dimensioni e peso contenuti e facilmente trasportabile.


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Lo spettrometro Thermo Scientific Nicolet iS5 FT-IR offre inoltre le prestazioni ideali e si adatta perfettamente ai test di sicurezza dei prodotti e di identificazione dei materiali. Questo spettrometro garantisce la massima affidabilità implementando la stessa tecnologia FT-IR che si trova negli altri modelli FT-IR Thermo Scientific. Controllato dal software premiato Thermo Scientific OMNIC, il Nicolet iS5 porta soluzioni FT-IR innovative e semplicità per qualsiasi attività lavorativa, grande o piccola che sia. Il design leggero, le dimensioni ridotte e il peso limitato (meno di 10 kg), permettono di portare lo spettrometro ovunque sia più necessario: dal laboratorio al reparto produttivo o in magazzino. Inoltre, la sua forma e il basso costo di proprietà lo rendono la scelta perfetta per i laboratori analitici che vogliono sviluppare unità multiple in sedi produttive in tutto il mondo. (www.thermoscientific.com/iS5)

della temperatura, il particolare disegno del flusso d’aria generato dallo strumento e le specifiche misure di sicurezza. Phoenix utilizza l’energia delle microonde per riscaldare una grande varietà di materiali, in grado di raggiungere 800°C in 20 minuti e 1200°C in 45 minuti utilizzando fornaci in allumina, intercambiabili e di diverso volume, esegue un rapido incenerimento e riduce i tempi di analisi da ore a minuti. Cuore del sistema è l’elemento riscaldante, in carburo di silicio sinterizzato, realizzato in un unico pezzo dalla particolare forma a “ferro di cavallo” per un irraggiamento uniforme dei crogioli collocati al suo interno. Con particolare attenzione allo sviluppo dei materiali, CEM ha brevettato crogioli in fibra di quarzo, in alternativa ai più tradizionali, utili per incrementare le performance del sistema ed abbattere i tempi di raffreddamento. Particolarmente efficiente si dimostra l’aspirazione dei fumi che provvede a rimuovere continuamente ed automaticamente le esalazioni ed il calore generati, motivo per cui il sistema non ha bisogno di essere alloggiato sotto cappa e può essere utilizzato sia in laboratorio che nell’area di processo. La precisione del controllo di temperatura è pari a +/- 3°C con incrementi minimi di 1°C e ciò consente flessibilità nelle analisi lavorando a singolo set point o con pro-

grammi più complessi, in grado di eseguire fino ad 8 rampe di temperatura ed isoterme. Questo singolare sistema di controllo è gestito dalla CPU che elabora i dati attraverso una termocoppia collocata esattamente nel centro della fornace, garantendo così una lettura accurata della temperatura dell’aria. (www.cem.com) Durometro compatto controllato a microprocessore IRHD Micro Compact di Bareiss è un misuratore compatto, semplice ed economico di durezza per gomma, controllato a microprocessore. È adatto per i campioni con uno spessore minimo di 0,6 mm e può essere utilizzato per le misurazioni singole o in serie di guarnizioni a disegno, O-rings e altro. Necessita di un piccolo spazio, a causa delle sue dimensioni compatte.

Controllo della temperatura con microonde Phoenix è la muffola a microonde realizzata dall’americana CEM, specializzata da più di 30 anni nella tecnologia a microonde. Si tratta di uno strumento dalle caratteristiche innovative, tra le quali il controllo novembre

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I valori misurati possono essere trasferiti ad un PC stampante tramite una interfaccia seriale. Bareiss da molti anni ha sviluppato un nuovo dispositivo di centraggio rapido che utilizza un sistema laser. Ora presenta lo stesso centratore che permette di misurare 2 punti di durezza per ogni O-ring, misura lo spessore e, l’ultima novità, misura fino a 5 pezzi consecutivi senza intervento dell’operatore. Qualora di desideri una certificato DKD (SIT) la società Bareiss ha un laboratorio interno di certificazione strumentale, inoltre è in grado di fornire standard in gomma, sia per la gamma Shore che IRHD, con certificato ufficiale DKD (SIT) (www.forlabitalia.it) Un analizzatore dinamico-meccanico per gli elastomeri M. Penati Strumenti di Pioltello è da anni distributore italiano di DMA con marchio 01dB-Metravib. DMA +100 ad esempio è analizzatore dinamico-meccanico progettato per misurare materiali estremamente rigidi in un ampio intervallo di frequenza. È disponibile in tre versioni con forza massima (picco) di 100, 150 e 450 N. Questo strumento è particolarmente adatto per gli elastome-

ri e l’industria della gomma e del pneumatico ed è in grado di apprezzare una variazione di rigidità di 7 decadi logaritmiche in un singolo test, in un intervallo di frequenza compreso tra 0.00001 e 1000 Hz. Lo strumento esegue test di fatica, riproducendo l’impulso subito dal materiale nelle condizioni reali di processo o di applicazione. Può fare test di fatica con funzioni d’onda sinusoidali, quadratiche, triangolari o personalizzate. In questo modo è possibile prevedere il comportamento del materiale anche su una scala temporale molto ampia. DMA +100 è dotato di tutte le geometrie tipiche di un analizzatore dinamico-meccanico (trazione, compressione, planar shear, anular shear, flessione a 3 punti, dual e single cantilever) e rappresenta, nel settore degli elastomeri, in particolare del pneumatico, un valido test alla resistenza dinamica ed un utile esempio per determinare le migliori performance dei pneumatici e determinare il grado di aderenza in caso di terreno umido o sconnesso. (www.mpstrumenti.eu) Sistema robotizzato per prove di impatto su provini in plastica Il sistema Zwick “roboTest H“ effettua prove automatizzate di impatto Charpy o Izod a temperatura ambiente e su provini plastici raffreddati. La procedura del sistema prevede in automatico il posizionamento del provino sui

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supporti, l‘allineamento dello stesso ed il rilascio della mazza. In questo modo i provini non vengono manipolati evitando così cambiamenti di temperatura e umidità, nonché errori nell‘ allineamento, garantendo la massima riproducibilità dei test. Il sistema completo è costituito dal pendolo da 25 o 50 Joule e dal robot “roboTest H“ con un magazzino contenente sino a 20 provini (o spessore totale provini impilati 80 mm), in grado di mantenere la temperatura di condizionamento per il tempo necessario all‘ esecuzione delle prove. La preparazione del sistema robotizzato, a temperatura ambiente, consiste semplicemente nell‘inserire i provini all‘ interno del magazzino, mentre per le prove a basse temperature, il magazzino viene successivamente inserito in una camera climatica opzionale. Una volta avviato il sistema, i provini verranno posizionati nell‘ area di prova mediante un attuatore, verranno correttamente centrati e successivamente, in meno di 5 secondi, testati. Tale operazione viene interamente gestita attraverso il consolidato software di prova TestXpert, che opzionalmente può anche esportare il database via ASCII, ODBC o TCP/IP. (www.zwichroell.it)


Lanxess Media Day

Un ambizioso programma di crescita di a.d.p.

Lanxess punta a un Ebitda di 1,4 miliardi di euro nel 2015, vale a dire l’80% in più rispetto agli 800 milioni del 2010. Lo ha annunciato a metà settembre il presidente Axel C. Heitmann nel corso di un incontro con la stampa che ha visto la presenza di oltre duecento giornalisti provenienti da ogni parte del mondo. L’ambizioso obiettivo sarà raggiunto grazie a una strategia di crescita a doppio binario, interna ed esterna.

Axel C. Heitmann (a sinistra) e Matthias Zachert.

È

stata, quella di Heitmann, una orgogliosa rivendicazione della correttezza delle scelte operate sei anni fa, quando Lanxess nacque

con uno spin-off dalla Bayer. Allora i nostri stessi azionisti, ha detto, guardavano all’operazione con una buona dose di scetticismo. Le scelte di fondo sono state quelle di trasformare la società, chiudere le attività non redditizie, puntare su quelle ritenute migliori. L'approdo è stato che alla fine di quest’anno il risultato operativo lordo sarà di 800 miliardi di euro, con una crescita del margine operativo lordo dell’80% rispetto ai valori iniziali, e ciò non ostante le difficoltà dell’avvio e soprattutto della crisi mondiale intervenuta nel 2008. “Siamo pronti ad entrare in una nuova era di crescita ed abbiamo stabilito un target ambizioso, che possiamo raggiungere sulla base della posizione strategica del nostro portfolio di attività” ha aggiunnovembre

to Axel C. Heitmann. Lanxess si è concentrata sui propri prodotti di qualità per soddisfare le quattro macro-tendenze: mobilità, agricoltura, urbanizzazione e acqua. Inoltre ha puntato in modo particolare sui paesi in forte crescita, quali i BRIC, con riferimento soprattutto a Brasile, India e Cina, nella convinzione che sarebbero stati i primi a uscire dalla crisi. Nei fatti questi paesi sono oggi a un livello superiore a quello pre-crisi. Per la fine del 2010 le vendite a questi paesi avranno raddoppiato la loro quota di incidenza sulle vendite complessive del gruppo. A questo punto Heitmann ha sviluppato una considerazione interessante anche perché potrebbe valere di esempio per molti paesi europei. “La Germania, ha detto, possiede poche risorse naturali e deve poter contare sulle capacità tecniche della sua gente se vuole eccellere nell’economia mondiale. Grazie a queste capacità tecniche e a una lunga storia di innovazione, i prodotti chimici rappresentano la quarta maggior industria tedesca e uno dei più importanti motori delle sue esportazioni”. E all’innovazione Lanxess ha dedicato e dedica il massimo impegno. La R&D è stata concentrata all’interno di ciascuna delle

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Lanxess Media Day

13 business unit del gruppo in modo che la ricerca sia sempre orientata alle specifiche esigenze dei clienti, e sono state sviluppate partnership con i più importanti centri di ricerca e università in Europa, Asia e Nord America. Nel 2009 gli addetti alla ricerca per l’innovazione sono aumentati dell’8%. Il gruppo ha oggi sei centri per l’innovazione in ogni parte del mondo, comprese Cina e Brazile. Come società leader mondiale per la gomma sintetica, Lanxess sta capitalizzando sul mega-trend della mobilità; infatti il mercato del pneumatico è la più grande industria chiave della società con un tasso di crescita annuo previsto di circa il cinque per cento fino al 2015. In risposta alla crescente domanda del mercato, il gruppo tedesco ha deciso di costruire un nuovo impianto di 400 milioni di euro per la gomma butile a Singapore; tale impianto servirà prevalentemente il fiorente mercato del pneumatico in Asia. Inoltre sta espandendo il suo impianto per la gomma butile in Belgio che serve il mercato mondiale. Lanxess è anche leader nella gomma per il mercato del “pneumatico verde”, a basso impatto ambientale ed alte prestazioni. Si tratta del segmento a crescita più veloce nell’industria del pneumatico, con una percentuale di crescita globale annuale di circa 9%. Come risultato, la società sta espandendo le sue capacità produttive in Germania, USA e Brasile per la gomma polibutadienica al neodimio (Nd-PBR), che è essenziale nella produzione di pneumatici ad alte prestazioni. Inoltre sta considerando l’opportunità di costruire un nuovo sito produttivo per Nd-PBR in Asia, con una capacità da 100.000 a 150.000 ton annue. Uno studio di fattibilità è attualmente in via di realizzazio30

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ne, e una decisione finale sul progetto sarà presa nei prossimi sei mesi. Lanxess si rivolge al megatrend della mobilità anche attraverso le sue plastiche high-tech, Durethan e Pocan, che aiutano a rendere le auto più leggere e più fuel-efficient. Una richiesta crescente per questi prodotti ha suggerito alla società di espandere la produzione a Wuxi, in Cina, e a costruire un nuovo impianto a Jhagadia, in India. Altri progetti di investimento sono stati avviati per soddisfare i mega-trend di agricoltura, urbanizzazione e acqua. Un primo esempio è l’investimento in un nuovo impianto di produzione a Bitterfeld, in Germania, per la tecnologia di filtrazione a membrana. Esso permetterà alla società di offrire una nuova classe di prodotti per il trattamento dell’acqua per il 2011. Inoltre, un nuovo impianto di resina a scambio ionico nel sito di Jhagadia inizierà la produzione alla fine di quest’anno per rispondere alla crescente richiesta di depurazione dell’acqua in Asia. Questo per quanto riguarda la linea strategica di crescita interna. Ma Lanxess continuerà anche ad esplorare opportunità di crescita esterna con l’obiettivo di rafforzare il portfolio di attività esistente. Matthias Zachert, CFO della società, ha sottolineato che, dopo le importanti acquisizioni di Petroflex in Brasile e di Gwalior Chemical in India, l’impegno attuale è nella acquisizione di aziende di piccole e medie dimensioni. In ogni caso, ha detto, come per i progetti di crescita interna, anche le acquisizioni dovranno rispettare rigorosi criteri finanziari.

La Butyl Rubber Business Unit

Lanxess è uno dei produttori leader mondiali di gomma butile e novembre

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offre una gamma che si articola in tre famiglie di prodotti: butile standard, gomma bromobutilica e clorobutile. Solo pochissimi produttori nel mondo padroneggiano la produzione delle ultime due, spesso chiamate gomme alobutiliche. Il mercato più importante per le gomme alobutile è l’industria del pneumatico che utilizza questi materiali per produrre mescole destinate alla produzione di innerliners in pneumatici tubeless per auto, autocarri, autobus e biciclette. Tra i produttori di pneumatici per veicoli, la domanda mondiale di gomma butile sta crescendo continuamente. In questo campo, i prodotti Lanxess aiutano a proteggere il cord metallico da umidità e mantenere la pressione del pneumatico ad un livello costante per più tempo, quindi con risparmio di carburante. Inoltre, le gomme alobutile hanno dimostrato la loro impermeabilità ai gas e la resistenza agli agenti chimici nei sistemi di condizionamento dell’aria per autovetture e nei rivestimenti dei serbatoi. La gomma alobutile è usata anche per produrre rivestimenti protettivi e tappi per il settore farmaceutico. Un altro interessante mercato di nicchia è l’industria del chewing gum. Questa business unit è guidata da Ron Commander.

Performance Butadiene Rubbers Business Unit

Lanxess è un importante produttore di gomme butadieniche e di copolimeri in soluzioni a base SSBR butadiene-stirene ad alte prestazioni, che sono prodotte utilizzando lo stato dell’arte in termini di processo di polimerizzazione in soluzione. I prodotti di portafoglio includono anche la gomma ESBR per usi generali (Emulsion Styrene-Butadiene Rubber).


Questi prodotti rendono l’unità di business un fornitore chiave per l’industria del pneumatico in tutto il mondo. Per decenni l’ESBR è stata una classica gomma per pneumatico e uno dei più diffusi di tutti i polimeri. Lanxess produce questo elastomero utilizzando un processo particolarmente efficiente che è stato ottimizzato nel corso di molti decenni. I gradi di polibutadiene sono creati in processi con catalisi al neodimio, cobalto e litio. Anche questi gradi sono usati principalmente nella produzione di pneumatici. Le prestazioni del pneumatico possono essere aumentate considerevolmente grazie a numerose proprietà altamente dimostrate da queste gomme. Per esempio, le gomme polibutadieniche della Lanxess hanno un’elasticità più elevata di molte altre gomme per pneumatico e inoltre, riducono l’abrasione del battistrada, giocando così un ruolo significativo nel rendere le autovetture più sicure e più economiche. Lo stesso vale per le nuove gomme SSBR di Lanxess utilizzate in un mix di battistrada per pneumatici ad alte prestazioni: riducono la resistenza di rotolamento mentre al tempo stesso migliorano la resa sulle strade bagnate. Inoltre una porzione più piccola di “performance butadiene rubbers” è usata per la modifica della plastica nella produzione di polistirene ad alto impatto (HIPS) per applicazioni di stampaggio ad iniezione, per esempio. Altre aree di impiego comprendono palline da golf, suole per scarpe, nastri trasportatori e cinghie di trasmissione. L’unità di business di Performance Butadiene Rubbers è parte del segmento Performance Polymer di Lanxess, ed è guidata da Joachim Grub. 

Una considerazione e una chiosa a proposito del convegno di Nembro In relazione all’articolo “Affrontare insieme le incognite dei mercati”, apparso sulla nostra rivista a pagina 33 del numero 580 (luglio/agosto), il dr. Fabio Bertolotti, Direttore di Assogomma e Direttore dell’Area Economia Industriale della Federazione Gomma Plastica, ci ha inviato la trascrizione di quanto aveva detto nel suo intervento al convegno di Nembro. Volentieri la pubblichiamo. “Una considerazione e una chiosa su quanto detto dal dott. Faiella in termini di dati. Non so quale fonte sia stata presa, ma non si tratta di Assogomma, non è cioè nostra fonte. Io personalmente non condivido assolutamente questi dati, che probabilmente mescolano il mondo gomma e il mondo plastica: due settori che hanno dei risultati completamente diversi per via degli andamenti produttivi e delle dinamiche completamente diversi. Il mondo gomma, a parte la grandezza, cioè a parte le grandi imprese, ha una destinazione prodotto molto spostata all’industria veicolistica. Fatto 100 quanto viene prodotto in Italia 50 sono pneumatici e 50 sono articoli tecnici. Quindi il 50% è tutto veicolistico e il restante 50% è dell’articolo tecnico; quanto meno il 35/40% (cioè il 70% del totale) è strettamente collegato all’industria veicolistica. Non è un caso che l’anno scorso l’industria della gomma italiana, in termini produttivi, ha avuto un calo pesantissimo, che per altro è analogo a tutti gli altri Paesi. Stiamo parlando di cali del 28%. Quello che è successo, invece, fortunatamente è un po’ meglio di quello che ha detto il dr. Faiella; cosa che ci fa in qualche modo piacere ed è stato constatato proprio ieri dalla Giunta di Federazione.

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Assogomma si occupa di gomma, di trasformazione della gomma tutta, e distingue la gomma dalla plastica in termini di andamento. La gomma, come dicevo, è fortemente spostata verso l’industria veicolistica, la plastica è spostata verso l’imballo. Molto dell’imballaggio va all’alimentare. Quindi nel 2009, anche se c’è stata crisi, i consumi alimentari sono rimasti più o meno gli stessi, per cui per la plastica destinata a questi usi c’è stato sì un calo ma solo del 2%, mentre quello della gomma è del 30% a livello europeo. Queste sono le dinamiche, che, se le confondiamo, abbiamo dei risultati che non sono assolutamente corrispondenti alla realtà. Comunque i pneumatici, nei primi quattro mesi di quest’anno hanno avuto un aumento della loro produzione del 6% medio, con la vettura che è aumentata del 7%; e finalmente è tornata a riprendere anche la produzione del pneumatico gigante, del medio, del leggero. Il mercato interno è assolutamente ingessato proprio in termini di macchinari. Mi piacerebbe tanto dichiararvi qualcosa di diverso, ma si fa molta fatica a farlo. I paesi emergenti è vero che stanno marciando a pieno ritmo. Chi vende macchine ed è posizionato nel mercato cinese, sa perfettamente che sta vendendo le sue macchine là e non qua”.

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Un seminario Federazione Gomma Plastica / Assogomma

Gli scarti di lavorazione degli articoli tecnici: un problema o un’opportunità? G

li scarti di lavorazione nell’industria della gomma costituiscono un motivo di preoccupazione per le aziende del settore. Infatti rappresentano una consistente voce di costo sia per la mancata vendita del prodotto che per il loro smaltimento, sempre più soggetto a restrizioni e a difficoltà varie. Per questo motivo la Giunta di Assogomma ha deciso lo scorso anno di avviare un progetto specifico volto a

dimensionare il fenomeno valutando eventuali possibili soluzioni già esistenti o in fase di sperimentazione atte ad offrire condizioni più vantaggiose rispetto a quelle attualmente in uso. In questo senso è stata condotta una dettagliata indagine tra le aziende associate che producono articoli tecnici in gomma i cui risultati verranno presentati in occasione di un seminario che avrà luogo a Milano, il 30 novembre.

Saranno anche presentate esperienze aziendali con possibili soluzioni alternative a quella dello smaltimento tradizionale. L’iniziativa sarà completata con una informativa sulla evoluzione normativa in ambito UNI/ CEN/ISO. Per ogni ulteriore informazione è possibile contattare l’Area Economia Industriale di Federazione Gomma Plastica (Ing. Matteo Martinenghi 02/43928234). 

Seminario

Gli scarti di lavorazione nelle industrie degli articoli tecnici in gomma: un problema o un’ opportunità? Milano, 30 novembre 2010 Centro Congressi “Palazzo Stelline” Sala Porta - Corso Magenta, 61 – Milano (M1/M2) 9,30

Registrazione partecipanti

10,00

Indirizzo di saluto

10.05

Indagine Assogomma: Presentazione risultati

10.35

Le norme tecniche su rigenerati, polverini e granulati. F. Negroni (Cerisie)

11.05

La devulcanizzazione a ultrasuoni per il recupero degli scarti in gomma (con presentazione di prodotti). G. Macor (Bagigi)

11.35

La devulcanizzazione della gomma mediante l'impiego dell'estrusore bivite corotante: Il caso Maris ed i risultati della ricerca Cerisie sulla caratterizzazione dei materiali. A. Gallo (Maris) / F. Negroni (Cerisie)

12.05

Dibattito

12.30

Chiusura dei lavori

13.00

Rinfresco

Segreteria Federazione Gomma Plastica – Area Economia Industriale (Stefania Vicario) – Via San Vittore, 36 - 20123 Milano Tel. 02.43928231 - Fax 02.435432 areaeconomiaindustriale@federazionegommaplastica.it

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2011 L'ANNUARIO DELLA GOMMA

Via XXV Aprile, 4 20097 San Donato M.se (MI) Tel. 02 55.709.1 Fax. 02 55.709.210 www.imcdgroup.com Basf Poliisobutene medio peso molecolare Oppanol B

48a EDIZIONE

2011 L'ANNUARIO DELLA GOMMA

MENSILE DEGLI ELASTOMERI E DEGLI ALTRI POLIMERI RESILIENTI

APRILE 2010 - NUMERO 3

SChEDA DI RILEvAzIoNE DATI PER L’EDIzIoNE 2011 QUADRO

3 - la pubb QUADRO 1 - LA PUBBLICAzIoNE DEI DATI DI QUESTo QUADRo È GRATUITA lica

zione dei

Profilati per edilizia Ragione sociale .............................................................................................................................................................................................................. Profilati per la ricostruzion e in presta Profilati vari mpato Indirizzo uffici ................................................................................................................................................................................................................. Gomme piene e semi piene Anelli pieni .......................................................................................................................................................................................................................................... Anelli semip neumatici Anelli super CAP ..............................Località (provincia) .................................................................................Telefono .............................. Fax ............................. elastici Guarnizio ni Anelli di tenuta E-Mail ................................................................................................................ Sito Internet ......................................................................................... per alberi rotanti Guarnizioni di vario tipo Guarnizioni Capitale sociale in € ............................................................................................................. in gomma espansa Guarnizioni in gomma % export sul fatturato........................................................................................................... siliconica Guarnizioni magnetiche Numero Dipendenti ....................................................................Fatturato in €............................................................................................................ Guarnizioni per alime nti Guarnizioni per condu tture gas Guarnizioni e acqua potab TECNIChE DI LAvoRAzIoNE calandratura rivestimento colata per spalmatura serramenti ile Guarnizioni per rubine tterie estrusione stampaggio immersioneGuarnizioni per trafilatura uso autom Membrane o bilistico O-rings QUADRO 2 - LA PUBBLICAzIoNE DEI DATI DI QUESTo QUADRo Èindu A PAGAMENTo menti e articoli Autorespira di protezion € 17,00 + IVA per riga di stampa tori e filtri e antigas Calzature antinfortuni stiche Grembiuli Anno di fondazione ....................................................................................Dimensioni degli impianti m² ........................................................................ e guanti radiol ogici Guanti per uso indus Parco macchine e strumentazione .................................................................................................................................................................................. triale e agricolo Impermeab Sede legale...................................................................................................................................................................................................................... ili e mante lle Maschere antigas e Legale rappresentante..................................................................................................................................................................................................... antipolvere Stabilimenti ..................................................................................................................................................................................................................... Tute di protez ione mescole Norma di certificazione .............................................................................. Ente certificante ........................................................................................... per cont o terzi Mescole di gomma natura Amministratori.................................................................................................................................................................................................................. le Mescole di gomma sintet ica Tagli PVC/n Direttori ............................................................................................................................................................................................................................ itrile Tagli PVC/v inile Responsabile vendite Italia........................................................................ Responsabile vendite estero ....................................................................... nastri auto adesivi Responsabile acquisti ............................................................................... Responsabile tecnico ................................................................................... Nastri autoa desivi con supporto in PVC Responsabile qualità ................................................................................ Lingue di corrispondenza ............................................................................. per imbal laggio Nastri autoa desivi con Paesi verso cui esporta .................................................................................................................................................................................................... supporto in polipr opilene per imballaggio .......................................................................................................................................................................................................................................... Nastri autoa desivi con Organizzazione estera..................................................................................................................................................................................................... supporto plastic o per usi diversi Nastri autoa Filiali in Italia .................................................................................................................................................................................................................... desivi su supporto cartaceo ...................................................................................................................................................................................................................................................................

dati di Ques

to Quadro

segue da pagina 2 Nastri biade sivi Nastri protet tivi Nastri autoa desivi di altro tipo pneumatic i: copertur Camere d’aria e, camere, protetto Coperture ri (flap s) per agrico ltura Coperture per autov eicoli da traspo Coperture rto per autov etture e deriva Coperture ti per bicicle tte Coperture per carrel li industriali Coperture per go-ka rts Coperture per moto e scooter Coperture veicoli movim ento terra Protettori (flaps) Tubolari pneumati ci ricostru Coperture iti ricostruite per autov Coperture etture e deriva ricostruite ti per veicoli da trasporto rivestime nti Rivestimen ti antiusura Rivestimen ti di conte nitori e vasch Rivestimen e ti di rulli e cilindri per rivestiment settore cartar i di rulli e io cilindri per Rivestimen settore tassile ti di rulli e cilindri per Rivestimen altri usi indus ti di rulli per triali verniciatura Rivestimen ti per isolam ento termic Rivestimen o ed acust ti per altri ico usi tappeti e pavimenti Passatoie Pavimenti civili Pavimenti industriali Pavimenti per traspo rti pubblici Pavimenti sportivi Zerbini tessuti Gommati e impreGna Accoppiame zioni nto tessuti Impregnazi one Tessuti gomm ati tubi e mani cotti Manicotti per auto Manicotti per usi vari Tubi per uso idraulico Tubi per uso industriale Tubi per uso automobilist ico Tubi racco rdati

...................................................................................................................................................................................................................................................................

Cancarb Carbon Black MT 990 Thermax Series Chemetall Sale di vulcanizzazione Litio Sabalith Ineos Plastificante Polibutene Indopol Luzenac Talco Luzenac, Mistron, Mistrobond, Prever Meister Carbon Black Speciale Austin Black 325 Raschig Antiossidanti Ionol LC, Ionol 46 Sartomer / Cray Valley Coagenti Acrilati/Metacrilati processing aids Sartomer (SR), TMPTMA, Saret, Ricon, Ricobond Wacker Chemie Distaccanti e Silani Geniosil GF

È Gratuita

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A partire da quest’anno la rilevazione dei dati presso le aziende della gomma ed i loro fornitori avviene esclusivamente per via telematica. Le aziende non riceveranno più un documento cartaceo come avveniva in passato, ma troveranno sul loro computer un messaggio di posta elettronica. Aprendo il file allegato a tale messaggio potranno compilare i quadri di loro interesse (che, salvo alcuni aggiornamenti, non saranno sostanzialmente diversi da quelli degli anni scorsi). Il nuovo sistema è semplice e chiaro, evita sprechi di carta e consente un aggiornamento in tempo reale degli archivi a disposizione degli interessati. Ovviamente le nuove procedure garantiscono il rispetto di tutte le norma in materia di privacy. Nel caso fossero necessari chiarimenti potrete telefonare al numero 02 3451230 chiedendo di Hilenia Principe GESTO EDITORE S.R.L. Via Coni Zugna 71 - 20144 Milano Tel. +39 023451230 - Fax +39 023451231 gesto@gestoeditore.it www.gestoeditore.it


Il 50° Salone Nautico Internazionale

Festa grande a Genova per i gommoni

Il 50° Salone nautico di Genova ha visto la presenza di oltre 260 mila visitatori.

Sono numeri importanti quelli con i quali il Salone Nautico Internazionale di Genova si è presentato alla sua cinquantesima edizione, dal 2 al 10 ottobre: 1.400 espositori, dei quali una sessantina presentavano imbarcazioni pneumatiche, 2.300 barche, delle quali 500 in acqua, più di 400 i marchi stranieri, una lunga lista di convegni, incontri iniziative. D’altra parte Genova è da tempo l’evento di riferimento nel calendario internazionale, con i suoi centodiecimila metri quadrati di specchio acqueo, nove chilometri di percorso sul mare, quattro padiglioni, una tensostruttura sul mare,e vasti spazi esterni.

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a risposta dei visitatori (260 mila) è stata del 7% inferiore a quella di un anno prima, ma superiore alle aspettative, ovviamente caute dato il clima congiunturale che si respira, cui si sono aggiunti nei primi due giorni problemi viabilistici ed eventi meteorologici imprevedibili. Insomma, come dice il presidente di Fiera di Genova Paolo Lombardi, Genova ancora una volta “ha svolto il suo ruolo propulsore al servizio delle imprese, offrendosi come strumento ideale per la presentazione delle novità. In particolare la cinquantesima edizione ha confermato i caratteri distintivi dell’evento: presentazione dell’offerta completa della filiera nautica, eleganza e funzionalità delle strutture espositive a terra e in acqua”.

Meno grave la caduta dell’export Prima di parlare di gommoni, qualche considerazione sull’andamento generale del settore. I consuntivi del 2009 parlano di un calo complessivo superiore al 30% rispetto all’anno precedente, con i comparti della componentistica e dei motori in maggiore sofferenza. Meglio sono andate le esportazioni, scese solo del 15%, a conferma che la nautica italiana, con tre miliardi di dollari di valore, è al primo posto tra i grandi esportatori di imbarcazioni da diporto nel mondo. Non a caso è classificata, dalla nota ricerca della Fondazione Edison, al quinto posto nella graduatoria dei prodotti made in Italy più apprezzati all’estero. novembre

Quest’anno i numeri sembrano avviati a un graduale miglioramento, soprattutto per la piccola nautica, nella quale rientrano di diritto i gommoni. I quali gommoni occupavano un intero piano del nuovo (e bellissimo) padiglione progettato da uno dei più noti archistar del momento, Jean Nouvel, con qualcosa come 550, e forse più, unità esposte. Parliamo della situazione del settore con Piero Formenti, presidente del gruppo unità pneumatiche di Ucina, l’associazione dell’industria nautica italiana.

Un mercato in lenta ripresa soprattutto all'estero “La piccola nautica, ci dice, ha subito la crisi un po’ prima degli altri. Già a fine 2007 si avvertivano le avvisaglie di quello che poi sarebbe successo nella seconda metà del 2008 con una caduta della produzione intorno al 35%. Il bilancio del 2009 è stato ancora pesantemente negativo con un calo di circa il 27%. Ora però sembra che il fondo sia stato toccato e che si ricominci lentamente a risalire la china. Il discorso vale soprattutto per le aziende esportatrici, perché la Germania e forse anche la Francia hanno ripreso a comperare. Da noi

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Il 50° Salone Nautico Internazionale

invece il mercato è ancora debole, soprattutto nelle regioni meridionali”. In Italia, prosegue, non giova certamente alla ripresa della domanda la polemica, innescata soprattutto da alcune trasmissioni televisive, sulla nautica da diporto considerata una esibizione di lusso sfacciato o peggio di una ricchezza di dubbia origine. È un atteggiamento del tutto ingiustificato, sconosciuto negli altri paesi europei. Il grosso della produzione italiana è fatto non dagli yacht di lusso ma da una quantità di imbarcazioni di prezzi tutt’altro che astronomici. Demonizzare la nautica vuol dire

Sotto il primo profilo bisogna dire che ormai noi siamo fuori dal mercato dei piccoli gommoni, quelli sotto i 4 metri ed in particolare gli smontabili. Non li produciamo più o al massimo qualcuno li va a fabbricare là. Per le imbarcazioni di livello superiore qualche freno è dato dalle difficoltà di trasporto e dal fatto che la merce importata è inferiore alla nostra sotto il profilo tecnico e qualitativo. Tuttavia le importazioni stanno aumentando e si tratta di prodotti che non sempre rispettano le regole della correttezza commerciale in termini di tracciabilità del prodotto e di

Sono stati più di 500 i modelli di gommoni esposti al cinquantesimo Nautico.

ignorare che è oggi possibile soddisfare il piacere di andare per mare con imbarcazioni di tutto rispetto al costo di una autovettura di media cilindrata. Vuol dire soprattutto creare un’immagine distorta di una realtà produttiva fortemente qualificata e innovativa che crea occupazione e ricchezza per il paese. Nel frattempo si profila il pericolo delle importazioni a basso costo dalla Cina. Chiediamo a Formenti che cosa ne pensa. “Secondo un’opinione diffusa, la Cina può essere una minaccia ma anche una opportunità.

tutela del consumatore”. E per quanto riguarda le opportunità? “Guardi, io credo che anche per la globalizzazione valga il principio dei vasi comunicanti. La Cina sta crescendo a ritmi molto sostenuti; continuando così aumenterà il livello di vita della popolazione ma anche i costi di produzione dei beni. Alla fine di questo processo, se noi riusciremo a tenere botta fino allora, potremo far valere il vantaggio che abbiamo in termini di storia (il gommone è una “invenzione” italiana), di tecnica, di design”.

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Tessuti gommati: un primato ancora europeo Con Piero Formenti è facile passare dagli aspetti commerciali del mercato dei gommoni a quelli tecnici, agevolati dal fatto che suo padre Giuseppe è stato un non dimenticato tecnologo specializzato nei tessuti gommati prima alla Pirelli e poi alla Reeves. Gli abbiamo chiesto allora di dirci qualcosa in materia di tessuti gommati utilizzati per le imbarcazioni pneumatiche. La situazione, spiega, è stabilizzata: il tessuto di base è poliestere (il nylon è stato quasi del tutto abbandonato) e il rivestimento è una mista di elastomeri policloroprene e polietilene clorosulfonato (l’Hypalon della Dupont, di cui però la multinazionale americana ha annunciato in aprile di quest’anno di aver cessato la produzione). Qualcuno utilizza il rivestimento in PVC, che può sì essere saldato, ma ha doti di elasticità e durata inferiore all’elastomero. I fornitori, almeno per la Zar Formenti, sono essenzialmente due, un francese e un italiano (la Novurania). Non ci sono offerte di nuovi produttori? In effetti stanno arrivando offerte a prezzi competitivi, ad esempio da Taiwan. “Tuttavia noi andiamo molto cauti. La tenuta di un tessuto gommato si giudica nel tempo. Non vorremmo trovarci dopo un paio di anni con delle sorprese che comprometterebbero il nostro buon nome. Insomma, siamo pronti a fare sperimentazione, ma non sulla pelle del cleinte”.

Una gamma infinita di possibilità Orientarsi sulle novità tra gli oltre cinquecento gommoni esposti non è facile. Tratto caratteristico e generale è la cura perennemente rinnovata del design, impegnato nell’equilibrio


Il 50° Salone Nautico Internazionale

con motorizzazione da 40 cavalli; il Vintage 660 di Flyer che rivisita i modelli degli anni ’60; il “gommone facile” Easy Life 620 di Focchi; il Prince 25 di Nuova Jolly con carena di nuova concezione; il 13 metri Strider di Sacs per chi cerca un mezzo sportivo con cabina; il Dinghy di Walker Bay in materiale interamente riciclabile, estremamente semplice, per utilizzo a remi, vela, motore; il MX da 18 metri, riccamente accessoriato, nuova ammiraglia di Magazzù; il 10 metri Pirelli Pzero 1100 della Tecnorib; il Makò 58 di 6 metri di Zar Formenti che rilancia il tubolare anche a prua per chi non vuol saperne di vetroresina. E i prezzi? Ce ne è per tutte le tasche, da poco più di 1.000 euro in su. Ma già con 20 mila è possibile andare per mare con una imbarcazione, interamente “gommata”, di piena soddisfazione. 

Tra le tante imbarcazioni pneumatiche offerte molte non superano il prezzo di una autovettura di media cilindrata.

tra innovazione trendy e valori tecnici di navigazione, e una raffinata ricerca degli accostamenti cromatici. Qualche citazione tra le tante pos-

sibili. Il tender convertibile Cabrio 360 di Aermarine; il Tempest 530 da 5 metri dei Cantieri Capelli che può essere guidato anche senza patente

L'INDUSTRIA DELLA GOMMA / ELASTICA Periodico mensile di informazione tecnica ed economica 575

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www.gestoeditore.it novembre

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Safe Rubber

Si cerca un’alternativa agli acceleranti a base di tiourea di l.m.

S

olitamente gli acceleranti a base di tiourea (tra cui uno dei più diffusi è l’ETU - etilentiourea) vengono utilizzati nella vulcanizzazione degli elastomeri di sintesi (in particolare il cloroprene) in quanto favoriscono la reticolazione della gomma e la creazione dei legami tra le catene molecolari, diminuendo la durata del processo e la temperatura di esercizio. Tuttavia l’ETU è stato considerato possibile causa di gravi danni alla salute, infatti - come riportato nelle classificazioni di UE, IARC ed EPA - è identificato cancerogeno di categoria 2. Inoltre, in base alla direttiva REACH tale sostanza dovrebbe essere classificata come CMR (Carcinogenic/Mutagenic/toxic for Reproduction), ovvero cancerogeno e mutageno, ed anche tossico per la riproduzione. Il che dovrebbe portare al bando per legge, o comunque, ad una severa limitazione del suo impiego; di conseguenza ciò potrebbe avere un impatto negativo sulle aziende di settore le quali si troverebbero in svantaggio anche nei confronti dei competitori asiatici che non sono tenuti ad aderire alle norme europee sulla salute e sicurezza, hanno costi di base inferiori, e riescono ad esportare in Europa oltre 80 milioni di euro di prodotti in cloroprene all’anno (il mercato globale si aggira intorno ai 240 milioni di euro). Di fronte a questa situazione, seguendo un principio precauzionale per ciò che riguarda l’aspetto sicurezza e salvaguardia della salute - ed in anticipo per una situazione di mercato che potrebbe diventare difficoltosa - nasce

il progetto “SafeRubber”. Questo progetto di ricerca, finanziato dall'Unione Europea nell’ambito del 7° Programma Quadro, mira - nell’arco di un percorso della durata triennale - allo sviluppo di acceleranti molecolari multifunzionali ed innovativi, caratterizzati da una forte componente ecologica, i quali verranno utilizzati nei processi di vulcanizzazione delle gomme sintetiche in sostituzione a quelli derivati dalla tiourea. Assocomaplast, l’Associazione nazionale dei costruttori di macchine e stampi per materie plastiche e gomma, tramite la propria società di gestione Promaplast srl, coordina il progetto e partecipa al consorzio di ricerca insieme ad altri 12 partner con sede in sei paesi europei (Belgio, Italia, Lettonia, Norvegia, Regno Unito, Spagna), in rappresentanza di 4 associazioni di categoria, 4 PMI e 4 centri di ricerca. Più in dettaglio, oltre ad Assocomaplast in qualità di coordinatore, partecipano come associazioni di categoria: Association des Producteurs d'Articles en Matières Plastiques et Elastomeres ASBL; British Rubber and Polyurethane Products Association Limited ed European Tyre and Rubber Manufacturers' Association (ETRMA). In qualità di possibili utilizzatori finali: Clwyd Compounders Limited, Gardden Industrial Estate Clwyd; Robinson Brothers Limited; MGN Transformaciones del Caucho SA e Mixer SpA. Gli istituti ed i centri di ricerca coinvolti risultano essere: Grand Synthesis Latvia; Università degli Studi di Milano-Bicocca; Norner Innovation AS e UK Materials Technology Research Institute Limited. La filosofia generale di questo tipo

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di progetti ed alla base della costituzione del consorzio “SafeRubber”, è quella di sviluppare un’idea innovativa per il beneficio delle piccole e medie imprese europee, mirando ad innalzare la competitività delle aziende produttrici di articoli in gomma sintetica, ed usufruendo dell’esperienza e della conoscenza di importanti istituti di ricerca, come appunto l’Università di Milano-Bicocca per la parte italiana. È interessante notare come una caratteristica dell’impostazione generale di questo tipo di iniziative promosse dai programmi quadro europei, sia quella per cui la proprietà intellettuale dei risultati della ricerca sarà gestita e posseduta proprio dalle associazioni che partecipano al progetto. Il consorzio “SafeRubber” punta al raggiungimento di una soluzione che garantisca un metodo brevettato per la vulcanizzazione di gomma a base di policloroprene, pur non escludendo l’estensione dei risultati ad altre tipologie di elastomeri. Lo sviluppo della ricerca dovrebbe portare anche ad una riduzione del 90% delle quantità di ossido di magnesio (MgO) ed ossido di zinco (ZnO) impiegato durante la vulcanizzazione, mediante lo sviluppo di un accelerante multifunzionale, che permetterebbe alle PMI di competere sui costi con i produttori dell’estremo oriente. Gli sviluppi del progetto verranno periodicamente messi a disposizione del pubblico attraverso un apposito sito internet (www.saferubber.eu), nonché attraverso l’attività promozionale di tutti i partner coinvolti nella ricerca. 


Sottostrato in policloroprene per tubo idraulico

Correlazione fra deformazioni radiali e compressione ciclica dinamica di Giuseppe Ranieri, responsabile R&S Mescole del Gruppo Alfagomma

In uno studio precedente (vedi L’Industria della Gomma n. 5, giugno 2010), abbiamo ipotizzato la correlazione fra una deformazione elastica radiale in shear e una deformazione per compressione di una mescola costituente la parte interna di un tubo idraulico. Il tipo di test proposto sperimentava le deformazioni su dei provini circolari utilizzati da uno speciale reometro: l’RPA 2000 di Alpha Technologies.

il provino di gomma circolare mentre la semicamera superiore registra la risposta del provino alle sollecitazioni. Le prove in RPA possono essere condotte a diverse temperature, deformazioni e frequenze di oscillazione onde poter simulare le varie fasi di processabilità della gomma non vulcanizzata e/o le applicazioni finali della mescola vulcanizzata.

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Condizioni operative

e prove venivano realizzate su delle mescole a base di gomma NBR di identica formulazione di base, ma con diversi tipi di carbon black e di sistema antiossidante. Mediante un programma impostato all’RPA, si valutavano gli andamenti della componente elastica (G’) e viscosa (G”) dei moduli e il Tan Delta. La conclusione dello studio mostrava che, a seconda del tipo di formulazione adottata, si osservavano degli andamenti di G’ e G” differenti e, quindi, Tan Delta diversi. Inoltre, gli andamenti del modulo elastico e viscoso misurati, conseguenti alle deformazioni dei provini invecchiati alla temperatura di 100°C e in tempi diversi, pur rimanendo pressoché inalterati, risultavano shiftati verso valori assoluti sempre più elevati. In altre parole, la mescola di sottostrato del tubo sottoposta ad un invecchiamento termico vede innalzare il valore delle componenti elastiche e

viscose dei moduli fino a raggiungere valori limite che potrebbero risultare critici per la prestazione in esercizio. La criticità nasce dal fatto che i valori di G’ non rientrerebbero più in un ambito elastico (tipico della gomma).

Introduzione In questa seconda parte dello studio, vengono presentati dei test applicati ad una formulazione a base di gomma policloroprenica (CR) impiegata per una applicazione analoga a quella delle mescole a base di gomma nitrilica (NBR). Anche in questo caso le prove sono state eseguite utilizzando l’RPA 2000 programmato con le stesse impostazioni già menzionate nella prima parte dello studio. La metodologia di prova prevede che i provini di mescola vengano posti in una semicamera riscaldata pressurizzata e oscillante. La semicamera inferiore dello strumento contiene novembre

- Il range di temperatura permesso è compreso fra 35°C e 230°C.(aumento o diminuzione della temperatura di 1°C). - La deformazione del provino (Strain) : +/- 0.02 a +/-90° arc. (+/0.28% a 1.256% strain) - La frequenza: da 0.008 a 33.3 Hz. Le prove dello studio sono state condotte in condizioni di temperatura costante (100°C) e alla frequenza di 1Hz (frequenza corrispondente a circa 50 cicli al minuto della prova dinamica così detta a impulsi, che viene generalmente utilizzata come test nella fase di collaudo dei tubi idraulici). Le prove RPA sono state eseguite su provini di mescola di sottostrato vulcanizzati, su provini sottoposti ad un invecchiamento termico di 48, 72 e 96 ore @ 100°C. Dalle prove RPA è stato così possibile valutare la componente elastica e viscosa dei moduli (G’

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Sottostrato in policloroprene per tubo idraulico

Mescola: m.1 impiego di PCR DENKA M40 / DENKA EM 40 Mescola: m.1 impiego di PCR DENKA M40 / DENKA EM 40

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Figura 1.

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e G”) sui campioni tal quali e sui provini sottoposti all’invecchiamento .

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2010 n. 583

L’oggetto della sperimentazione di questo lavoro è una mescola costituita da policloroprene come polimero di base, formulata in modo tale da presentare a crudo alte viscosità (Mooney 1+4 (100 °C)=110-120), pur mantenendo una buona estrudibilità e dei valori elevati di scorch time (t5@130 °C=>20'). La mescola vulcanizzata presenta un elevato valore di durezza (circa 90 punti ShA) e delle buone caratteristiche fisico meccaniche (es. modulo al 100% di allungamento rottura >10 M.Pa). L’insieme delle caratteristiche reologiche e fisico-meccaniche cui abbiamo accennato sopra è stato raggiunto impiegando in mescola un carbon blak poco rinforzante che si può addizionare a quantitativi elevati, il nero N990. La mescola è stata, inoltre, vulcanizzata con un sistema a zolfo e una combinazione di DOTG70% e TMTM (Tetra Metil Tiuram Monosolfuro). Anche in questo caso, come nello studio precedentemente presentato, sono state effettuate delle modifiche alla formulazione in esame e sono poi stati effettuati i test all’RPA nelle condizioni sopra riassunte sia su provini tal quali che su provini sottoposti ad un invecchiamento termico di 100°C per 48, 72 e 96 ore. Le modifiche formulative alla mescola di base, che chiameremo m1, possono essere così riassunte: - Modifica n°1 - variazione del tipo di polimero CR (mercaptane grades). Sono stati utilizzati i seguenti polimeri: Denka M40/EM40 (della Denki KKK) nella mescola m1; Neoprene W/WB (della DuPont) nella mescola m2; Baypren 216 (della Lanxess) /Neoprene WB (della DuPont) nella mescola m3; - Modifica n°2: variazione del tipo di


Sottostrato in policloroprene per tubo idraulico

carbon black. Sono stati utilizzati i seguenti Tipi di carbon black nero MT 990 nella mescola m1 e nero N 772 nella mescola m4 (avente gli stessi polimeri della mescola della DuPont).

Mescola m.2m.2 impiego di Neoprene W/WB Mescola: impiego di Neoprene W/WB

G' kPa

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Variazioni delle proprietà meccaniche in funzione del tipo di polimero utilizzato

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10

15

20

TAN DELTA

0,35 0,3 0,25 0,2 0,15 0,1 0,05 0 0

5

10

TAN DELTA 72H

TAN DELTA 96H

TAN DELTA T.Q.

TAN DELTA 48h

15 20 SET STRAIN %

Figura 2.

novembre

Prendiamo in esame una mescola m1 costituita dai policloropreni della Denki KKK. Nel taglio M40/EM40/ 70/15 + resina alto stirolica (15PHR) + carbon black N990 + accelerazione base zolfo/donatori (DOTG /TMTM). La mescola non contiene plastificanti. Il provino prodotto dalla mescolanza cruda sarà sottoposto allo schema di prova seguente: - 1 vulcanizzazione del provino circolare di gomma @ 180°C; - 2 raffreddamento del provino fino a 40°C; - 3 salita a 100°C; - 4 misura dei parametri visco-elastici a 0,98-3,07-5,02-6,98-10,04-15,07 % con frequenza di 1 Hz e alla temperatura di 100°C; - 5 misura dei parametri visco-elastici a 0,98-3,07-5,02-6,98-10,04-15,07 % a frequenza di 1 Hz e alla temperatura di 100°C dopo invecchiamento dei provini a 100°C per 48, 72 e 96ore. Mescola M1. Gli andamenti del modulo elastico G’, del modulo viscoso G” e di Tan Delta sono riportati in Figura 1. Dall’analisi degli andamenti vediamo che la componente del modulo elastico G’ tende ad assumere un andamento analogo per tutti i provini testati dopo i trattamenti di invecchiamento termico. Ovviamente, si assiste ad uno slittamento delle curve verso valori assoluti più elevati. Osservando attentamente le curve, si può notare come la distanza fra le stesse tenda

2010 n. 583 | L’INDUSTRIA DELLA GOMMA | ELASTICA |

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Sottostrato in policloroprene per tubo idraulico

Mescola m.3 impiego di Baypren 216 (alternativo a DENKA M40) Mescola m.3 impiego di Baypren 216 (alternativo a DENKA M 40) G' kPa 12000,0 G' 72h G'96h

10000,0

G' 48H G't.Q.

8000,0

6000,0

4000,0

2000,0

0,0 0

2

4

6

8

10

12

14

16

G'' kPa 1600

G'' 72H G"96h

1400

G" 48H

1200

G" T.Q.

1000 800 600 400 200 0 0

5

10

15

20

TAN DELTA

Tan delta [kPa]

0,400 0,350 0,300 0,250 0,200 0,150 0,100 0,050 0,000 0

2

4

6

8

10

12

14

16

SET STRAIN % TAN DELTA 72H

TAN DELTA 96H

TAN DELTA 48H

TAN DELTA T.Q.

Figura 3.

42

| L’INDUSTRIA DELLA GOMMA | ELASTICA |

novembre

2010 n. 583

gradatamente a diminuire passando dal test realizzato sul provino tal quale al test realizzato sul provino invecchiato per 48 ore al provino invecchiato per 72 e 96 ore a 100°C. L’incremento del valore assoluto del modulo dopo 96 ore di invecchiamento comporta il raggiungimento di valori iniziali di 8221 KPa che tendono poi a diminuire passando però per un massimo di 8261 KPa a 3,07% di strain. Per quanto riguarda i moduli viscosi, invece, si registrano degli andamenti abbastanza similari per quanto riguarda i provini sottoposti ad invecchiamento di 48-7296 ore del modulo viscoso G” fino ad una quasi sovrapposizione delle curve relative ai provini invecchiati a 72 e 96 ore a 100°C. Di conseguenza abbiamo uno slittamento delle curve del valore di Tan Delta (Tan Delta = G”/G’) rispetto alla curva dei valori misurati con la deformazione del provino non invecchiato. Andiamo ora ad analizzare che cosa accade quando sostituiamo la coppia dei due CR; prendiamo in esame la mescola costituita da Neoprene W / Neoprene WB (lasciando inalterata la composizione della mescola per gli altri componenti) (Vedi Figura 2 mescola m2). In questo caso abbiamo degli andamenti molto simili a quelli già visti nel caso della mescola m1. Infatti, assistiamo ad una diminuzione della componente del modulo elastico G’ (provino invecchiato 96 ore @100°C) a partire da 8553 KPa (per una deformazione di 0,98%) in diminuzione fino a 6853,3 KPa (a 5,02% di strain) e senza passare per un massimo registrato a 3,07% nel caso della mescola m1. Le variazioni di modulo viscoso (G”) sono abbastanza simili a quelle viste in precedenza, infatti nel caso dei provini invecchiati assistiamo ad un generale aumento dei valori assoluti fino al raggiungimento di un massimo pari al 3% in strain. Gli andamenti di Tan Delta saranno condizionati a quelli dei moduli G’


Sottostrato in policloroprene per tubo idraulico

Mescola (Neoprene W/WB CON Mescola m.4m.4 (NEOPRENE W/WB CON NERO N772)NERO N772) G' kPa

25000,0

G' 72h G'96h G' T.Q.

20000,0

G' 48h

15000,0

10000,0

5000,0

0,0 0

5

10

15

20

G'' kPa

5000,0

G'' 72H G"96h

4500,0

G" T.Q. G" 48h

4000,0 3500,0 3000,0 2500,0 2000,0 1500,0 1000,0 500,0 0,0 0

5

10

20

TAN DELTA

0,400 Tan delta [kPa]

15

0,300 0,200 0,100 0,000 0 TAN DELTA 72H TAN DELTA 96H TAN DELTA T.Q.

5

10

15

20

SET STRAIN %

Figura 4.

novembre

e G”. Se prendiamo in esame l’impiego di un terzo polimero CR prodotto dalla Lanxess denominato Baypren 216 e lo andiamo a sostituire alla componente CR W vista in precedenza, ma manteniamo la stessa componente CR WB vista nel caso della mescola m1 e tutti gli altri componenti la mescola, avremo il seguente andamento per la mescola che denominiamo m3 (Figura 3). L’analisi degli andamenti dei moduli G’ permette di osservare un sostanziale identico comportamento per tutti i provini sottoposti ad invecchiamento termico. Inoltre, per quanto riguarda il modulo del provino invecchiato per 96 ore a 100°C, si osserva una diminuzione progressiva dei valori a partire da 11.253 KPa (in corrispondenza di una deformazione di 0,98%) verso valori inferiori che si mantengono superiori a 10.000 KPa per deformazioni comprese fra il 2 e il 3%. Il fatto che i valori della componente del modulo elastico G’ per il provino invecchiato dopo 96 ore si mantengano superiori ai 10.000 KPa nell’intervallo di strain compreso fra 1% e 3% indica sostanzialmente un irrigidimento della mescola m3 dovuto all’invecchiamento termico. Ricordiamoci che la deformazione radiale (strain) è correlata alla deformazione in compressione della mescola di sottostrato del tubo idraulico, come abbiamo detto all’inizio del presente studio e come avremo modo di approfondire oltre. Quindi, dopo un invecchiamento di 96 ore possiamo pensare che la mescola m3 perderà le sue caratteristiche di elasticità tipiche della gomma e risulterà essere di conseguenza più fragile delle due mescole m1 e m2. Gli andamenti del modulo viscoso (G”) differiscono da quelli precedentemente analizzati per la mescola m1 e m2, infatti, nel caso dei provini 2010 n. 583 | L’INDUSTRIA DELLA GOMMA | ELASTICA |

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Sottostrato in policloroprene per tubo idraulico

confronto dei moduli elastici e viscosi delle mescole m2 e m4

Confronto dei moduli elastici e viscosi delle mescole m2 e m4 G' kPa

14000

G' t.q.m2

12000

G' t.q.m4

10000 8000

Caratterizzazione di una mescola contenente nero MT 990 a confronto con una contenente nero N 772

6000 4000 2000 0 0

5

10

15

20

G'' kPa

3000

G'' m2 G" t.q.m4

2500 2000 1500 1000 500 0

Tan delta [kPa]

0

5

10

15

20

TAN DELTA

0,4 0,35 0,3 0,25 0,2 0,15 0,1 0,05 0 0

5

10

TAN DELTA m2

15

Figura 5.

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SET STRAIN %

TAN DELTA t.q.m4.

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invecchiati, assistiamo ad un generale aumento dei valori assoluti in corrispondenza dell’aumento dei valori delle deformazioni % di strain. In conseguenza degli andamenti dei moduli saranno definiti anche gli andamenti dei i valori di Tan Delta. Prendiamo ora in esame la variazione del tipo di carbon black presente nella mescola.

novembre

2010 n. 583

In questa parte dello studio vengono riportati i risultati relativi alla valutazione degli andamenti dei moduli elastici e viscosi per una mescola del tipo m2 (costituita quindi dal taglio Neoprene W/WB e realizzata con due tipi di nero di diversa natura rinforzante, MT 990 e N 772). La mescola contenente il nero N 772 sarà denominata m.4. Per questa mescola sono stati effettuati i soliti test di cui i risultati relativi agli andamenti dei moduli invecchiati dopo 48, 72 e 96ore alla temperatura di 100°C sono riportati in Figura 4. Confrontando questi andamenti con quelli già visti per la mescola m2 contenente il nero N990 (vedi Figura 2) possiamo effettuare le seguenti considerazioni: - 1. il modulo elastico G’ dei provini tal quale assume un analogo andamento decrescente nei due casi ma nel caso della mescola m2 il valore massimo iniziale G’ (0) è pari a 5133,6 KPa mentre nel caso della mescola m4 il valore massimo di G’(0) è pari a 12231 KPa; - 2. i valori iniziali dei moduli elastici G’ dei provini invecchiati termicamente 96 ore @100°C risultano essere pari a 8553 KPa (a 0,98%, di strain) per la mescola m2 mentre la mescola m4 mostra valori pari a 22799 KPa;


Sottostrato in policloroprene per tubo idraulico

- 3. gli andamenti dei moduli G” sono abbastanza differenti nei due casi e comunque, dopo 96 ore di invecchiamento termico, raggiungono valori assoluti completamente differenti: nel caso della mescola m2 (modificata con il nero con N990) al 3% circa di deformazione abbiamo un valore di 1205 KPa mentre nel caso della mescola modificata con nero N772 rileviamo un valore di circa 4464,6 KPa; - 4. ovviamente i valori di Tan Delta variano di conseguenza: nel caso della mescola m2 il Tan.Delta del provino tal quale sale fino a raggiungere un valore costante di 0,3 (a circa 5% di strain) e successivamente, per i provini invecchiati, assume valori inferiori. Nel caso della mescola m4 il Tan Delta del provino tal quale si stabilizza su valori superiori a 0,3 (arrivando anche a toccare lo 0,35) mentre per i provini invecchiati questi valori finali a “plateau” rimangono vicini a 0,3. Dalla teoria sappiamo che i valori dei moduli G’(0) sono strettamente dipendenti dalla struttura delle particelle costituenti i carbon black. L’effetto della diversa struttura comporta uno spostamento rigido verticale della curva corrispondente al nero di struttura più elevata. Nel caso della stessa mescola formulata inizialmente con il nero N990 (m2) e successivamente con il nero N772 (m4) avremo, quindi, lo spostamento rappresentato dalle due curve dei moduli delle mescole tal quali che vengono riportate in Figura 5 a causa del fatto che la struttura del nero N 772 è circa 1,5 volte superiore a quella del nero MT 990. Da tutte le considerazioni sopra espresse possiamo concludere che, per le due mescole denominate m2 e m4, in base agli andamenti descritti per le componenti dei moduli elastici G’ dobbiamo attenderci dei comportamenti dinamici delle mescole com-

pletamente differenti. La verifica sperimentale di quanto anticipato sopra è stata effettuata mediante una prova “sul campo” utilizzando dei tubi idraulici di tipo spiralato sottoposti alla prova dinamica impulsi ampiamente descritta nell’articolo “Correlazione fra deformazione per compressione e deformazione elastica radiale” pubblicato nel n°5 de “L’Industria della gomma” Giugno 2010. Mentre il tubo costituito dalla mescola di sottostrato, che noi in questo studio abbiamo denominato m2, ha superato il target di prova minimo di 400.000 cicli, il tubo costituito invece con la mescola denominata m4 è fallito dopo un numero ridotto di cicli (intorno a i 200.000 cicli). A fine prova sono stati analizzati i campioni falliti (3 su 6 ) ed è stato rilevato che la causa del fallimento della prova dinamica è stata causata da lacerazioni che si sono verificate nella mescola di sottostrato tubo in prossimità del raccordo. Questo risultato avvalora i test RPA sopra citati anche se va sottolineato che esiste una notevole differenza sperimentale tra la condizione della mescola di sottostrato del tubo idraulico in prova a impulsi e la mescola costituente i provini testati all’RPA. Tale differenza è rappresentata dal fatto che nel tubo abbiamo la presenza di un olio idraulico in pressione, di conseguenza le mescole di sottostrato a diretto contatto con tale fluido idraulico subiranno un invecchiamento di tipo chimico e un invecchiamento termico determinato dalla temperatura del fluido stesso. Ovviamente la combinazione dei due effetti congiunti determinerà una condizione finale della mescola in prova differente rispetto alla mescola descritta nella prova dinamica in laboratorio che risulta essere esclusivamente sottoposta al solo invecchiamento termico. novembre

Correlazione degli andamenti dei moduli elastici e viscosi con i risultati della prova a impulsi Nel corso di una prova dinamica a impulsi in cui si registra un aumento della pressione interna del tubo come descritto in precedenza, possiamo ipotizzare un aumento del modulo elastico (G’) della mescola di sottostrato. (simulato nella prova RPA) per effetto dell’invecchiamento della mescola. Tale aumento sarà accompagnato da un incremento della durezza della mescola di sottostrato interna del fluido idraulico e da una diminuzione della elasticità della mescola stessa. Tale effetto, per le ragioni di cui abbiamo accennato nel paragrafo precedente, sarà leggermente attenuato dalla parziale permeazione dell’olio idraulico all’interno della mescola stessa. Considerando che la compressione interna del sottostrato determinata dalla pressione d’onda oscilla in generale fra 1% e 3% (per la mescola di sottostrato a base di policloroprene il range di compressione risulta essere compreso fra 2,09 e 3%), possiamo immaginare che l’invecchiamento della mescola, evidenziato dalla variazione del valore dei moduli e di conseguenza dal valore di Tan Delta, sarà tollerato fino a valori limite compresi fra 7.000 KPa e 10.000 KPa. Se i valori di modulo elastico dovessero risultare superiori a 10.000 KPa si potrebbero registrare dei problemi di scarsa resistenza meccanica della mescola alla pressione interna di picco con conseguenti danneggiamenti interni alla mescola di sottostrato del tubo di prova. Ringrazio per la collaborazione la Direzione Aziendale di Alfagomma Industrial e il personale tecnico del Laboratorio Centrale di Alfagomma Industrial 

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TA C C U I N O Assocomaplast festeggia i 50 anni di attività

I

l 28 settembre 1960 un gruppo di ventotto aziende (oggi sono diventate 163) diedero vita a Milano alla Assocomaplast, l’Associazione italiana dei costruttori di macchine e stampi per materie plastiche e gomma. La ricorrenza è stata ricordato con un evento che si è svolto nella splendida sala delle colonne del Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci. A fare gli onori di casa il presidente Giorgio Colombo, il direttore Mario Maggiani e Claudio Celata, amministratore delegato di Plast, che hanno le aziende fondatrici, i past president dell’Associazione e personalità che hanno dato un contributo determinante allo sviluppo del settore. 

Una nuova famiglia Al 96% in Europa il recupero di gomme nitriliche dei pneumatici fine vita eon Corporation ha annunciato il lancio di

N

el 2009 il mercato europeo dei pneumatici di sostituzione ha registrato una caduta del 30% per quanto riguarda i veicoli pesanti e una crescita di meno dell’1% per quanto riguarda l’autovettura. A questi dati negativi fa riscontro, come si legge in una nota dell’ETRMA (l’Associazione europea dei produttori di pneumatici e articoli di gomma), ha fatto riscontro un aumento della quota del recupero dei pneu-

matici a fine vita che è arrivata a superare il 96% del totale. Questo risultato fa dell’Europa una delle aree geografiche più avanzate del mondo per quanto riguarda il riciclo e il recupero dei pneumatici usati. In Italia la quota di recupero dei PFU è arrivata all’89%, che ci colloca nel gruppo dei paesi più virtuosi dopo quelli (prevalentemente del Nord Europa) che hanno realizzato l’obiettivo del 100%. 

Z

un nuovo gruppo di elastomeri HNBR denominati Zetpol EP, ideati per migliorare la processabilità nello stampaggio ad iniezione senza compromettere le proprietà degli articoli finiti. Questi nuovi polimeri mirano essenzialmente al miglioramento dello scorrimento e del riempimento degli stampi e a dare un margine di sicurezza per lo scorch eliminando così le linee di congiunzione e le parti con de laminazione; garantiscono inoltre un eccellente equilibrio tra la resistenza al calore e agli ambienti aggressivi, dando al tempo stesso eccellenti proprietà dinamiche. 

Tecnologia laser per l’incisione degli stampi

M

L Engraving, azienda creata cinque anni fa da Andrea Lodetti e Silvano Balduzzi a Onore in Val Seriana (provincia di Bergamo), ha messo a punto una tecnologia di incisione degli stampi che utilizza la fotoincisione laser in modo digitale e controllato, escludendo quindi l’impiego di acidi. I due step principali del procedimento sono il Reverse Engineering e il Design Rendering Engineering (D.R.E.). Il primo è un processo per trasformare in formato digitale una proposta creativa, sia per gli oggetti che per le finiture. Il D.R.E. è una procedura che consente di mappare in digitale un oggetto con la finitura desiderata, offrendo una anteprima tridimensionale e del tutto fedele del lavoro finito. L’estrema versatilità del processo permette applicazioni nei settori più diversi, dai pneumatici agli articoli sportivi, oltre che in altri campi disparati, dall’alimentare all’aerospaziale. Nel giro del suo primo quinquennio di attività, la ML Engraving è arrivata a realizzare un fatturato di 1,5 milioni di euro, dei quali il 20% all’estero. 

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novembre

2010 n. 583


Taccuino

Da Parigi Industry una serie di tubi per elettrodomestici

L

avinox, Mixinox e Nylonflex sono i tre modelli di tubi flessibili ora realizzati da Parigi Industry per garantire una prestazione di alto livello nel collegamento tra l’impianto idrico e l’elettrodomestico e una massima sicurezza all’interno delle abitazioni. Lavinox, progettato per la nicchia degli elettrodomestici di alta gamma, è dotato di una treccia esterna in acciaio inox, a garanzia della massima durata e duttilità di impiego. Il tubo è corredato di raccordi in ottone nichelato e bussole in acciaio inossidabile ed è prodotto nel diametro DN 10. È certificato VDE e SVGW. Mixinox combina l’economicità del nylon con la resistenza dell’acciaio inossidabile. Il tubo può essere equipaggiato sia con raccordi di nylon sia di ottone ed è disponibile anche con il raccordo filtro trasparente anticalcare incorporato che permette di trattenere il calcare prima che l’acqua entri in contatto con l’elettrodomestico sul quale il tubo viene installato. Per Nylonflex, infine, è prevista una trecciatura tutta in nylon per consentire un’ alta copertura e una buona resistenza. Disponibile con raccordi in nylon e con filtro anticalcare incorporato su richiesta, è stato costruito secondo la nuova norma EN 61770. 

Per ottimizzare l’estrazione dallo stampo delle maschere subacquee

L

e maschere subacquee sono per lo più in silicone, poiché questo materiale non provoca reazioni allergiche della pelle. Per la loro realizzazione viene versato il silicone liquido negli stampi appositi, dai quali verrà poi estratta la maschera solidificata. È possibile che nella fase di estrazione restino attaccati allo stampo resti di silicone che possono alterare la superficie della maschera. Di qui la necessità di una pulitura costante

novembre

degli stampi con il conseguente dispendio di tempo. Una soluzione del problema è offerta da Impreglon Italia di Origgio con il rivestimento TempCoat che ottimizza l’estrazione dallo stampo delle maschere grazie alle sue proprietà di antiaderenza. Di conseguenza gli stampi rivestiti non devono più essere puliti e l’aspetto estetico delle superfici delle maschere non viene più compromesso. 

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Taccuino

T

Dalla Topas il primo elastomero a base di copolimero cicloolefinico

opas Advanced Polymers, una joint venture tra le società giapponesi Daicel Chemical Industries Ltd. e Polyplastics Co. Ltd. con sedi a Francoforte e a Florence, nel Kentucky (USA), ha annunciato il lancio del primo elastomero a base di copolimero cicloolefinico (COC). Il marchio col quale il prodotto è commercializzato, Topas Coc, individua, in realtà, una famiglia di nuove gomme, presentate come alternativa agli elastomeri termoplastici convenzionali TPE per un ampio campo di applicazioni, come apparecchiature medicali, confezionamento di prodotti farmaceutici speciali e tubi per uso medicale. Si tratta di prodotti ad alta trasparenza, con una durezza di 49 Shore A, un modulo elastico di 45 MPa e un allungamento a rottura superiore al 450%. Conservano la loro duttilità anche a

temperature inferiori a –80°C e posseggono, al pari dei fluoroelastomeri, ottime proprietà come isolanti elettrici. Per l’impiego nelle apparecchiature medicali, questi nuovi elastomeri soddisfano i requisiti della Classe VI della Farmacopea USA, mentre è in corso la procedura di approvazione da parte dell’FDA del loro utilizzo a contatto con alimenti. Sono, inoltre, polimeri ad elevata purezza, e questo li rende particolarmente idonei come sostituti del PVC nei tubi medicali, nei contenitori sterili di liquidi per terapie intravenose e nei flussometri. Ulteriori testi hanno accertato, inoltre, la loro resistenza ai processi di sterilizzazione con raggi gamma e fasci di elettroni. Per quanto riguarda lo stampaggio, possono essere stampati a iniezione o anche estrusi con le convenzionali apparecchiature normalmente usate per questi processi. 

Certificato il sistema qualità della S.int.a.

L

a S.int.a. s.r.l. ha recentemente ottenuto la certificazione Iso 9001:2008 per il proprio Sistema Qualità. La società livornese è specializzata da quasi venti anni nell’importazione e distribuzione in Italia di gomma naturale e lattice di gomma naturale. I suoi prodotti trovano impiego presso tutte le più importanti aziende operanti nei settori del tessile, calzaturiero, pelletteria, pneumatici, mescole, guarnizioni, materassi, pavimentazioni, adesivi, medicale, cavi, tubi, articoli tecnici vari e molti altri ancora. 

C A L E N DA R I O 2 0 1 0 3-6 novembre

Rimini

11-14 novembre Istanbul 15-19 novembre S. Giuliano Mil.

sito inter net

Ecomondo

www.ecomondo.com

Rubber 2010

www.istanbulrubberfair.com

Corso di tecnologia della gomma

www.cerisie.it

Int. Rubber Conference & Exhibition

www.irc2010.com

17-19 novembre Katovice Polonia

RubPlast Expo

www.biztradeshows.com

17-20 novembre Donnguan Cina

Mould Plastics and Rubber Fair

www.dmpshow.com

17-19 novembre Mumbai

30-nov

Milano

Seminario sugli scarti di lavorazione

www.federazionegommaplastica.it

30 nov.-1° dic.

Vienna

Rubber Chemicals Intern. Conference

www.polymerconferences.com

1-4 dicembre

Jakarta

Plastics & Rubber Indonesia

www.biztradeshows.com

1-4 dicembre

Francoforte

Euromold

www.euromold.com

Int. Rubber Conference & Exhibition

www.irc2010.com

17-19 novembre Mumbai

C A L E N DA R I O 2 0 1 1 19-22 gennaio Chennai India

sito inter net

Indian Rubber Expo

www.biztradeshow.com

25-28 gennaio Mosca

Interplastica

www.interplastica.de

15-17 febbario Colonia

Tire Technology Expo

www.tiretechnology-expo.com

Tires & Rubber

www.maxima-expo.ru

European Coatings Congress

www.european-coatings-show.com

Tyrexpo Asia

www.eci-international.com

1-4 marzo

Mosca

28-30 marzo

Norimberga

29-31 marzo

Singapore

w w w. g e s t o e d i t o r e . i t

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