Magazine NaturaSì | SETTEMBRE-OTTOBRE | Numero 33

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Numero 33 Settembre - Ottobre 2020

COD 39435

Coltiviamo il futuro

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triticum turanicum

NaturaSĂŹ

Cos’hanno in comune spaghetti, penne, sedani, fusilli, gramigna, orecchiette e gigli? Trafilati al bronzo ed essiccati lentamente, sono preparati con il grano Triticum Turanicum coltivato, in Italia, dagli agricoltori del nostro ecosistema e fanno parte del progetto Seme Libero, nato per tutelare la biodiversità del territorio e sostenere un’agricoltura libera.

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editoriale

chi siamo la redazione: Silvia Valentini Sophie Meneghelli

Il Futuro è oggi

hanno collaborato a questo numero: Serena Federici di Ecocomunicazione www.ecocomunicazione.it Orango Films per la foto di copertina Benedetta Frare giornalista pubblicista e direttrice responsabile della rivista Benedetta Marchi per la foto di copertina, per la rubrica Homemade in cucina (e non solo)

di Silvia Valentini

Sabrina Scicchitano fotografa e food stylist Martino Beria e Antonia Mattiello chef e co-fondatore di www.veganogourmand.it Paolo Pistis esperto di agricoltura biodinamica

Un seme contiene in sé più forza e potenza di quanta ne realizzerà la pianta ed in voi si trova un potenziale di spirito latente molto più grande di quanto possiate mai sospettare. Se volete liberarlo, allontanate il dubbio, la sfiducia, la preoccupazione. Rudolf Steiner Futuro: per alcuni di noi, forse, questo termine ha un’accezione quasi fantascientifica, rimanda a qualcosa di remoto, inimmaginabile, una meta lontana a tratti irraggiungibile, tanto che in fondo sì, ci riguarda, ma nemmeno poi tanto… Quel che tendiamo a trascurare è, invece, la straordinaria attualità di ciò che siamo soliti definire “futuro”. Non esiste domani se non iniziamo a pensarlo oggi, proprio in questo istante, lasciando da parte dubbi ed esitazioni, senza rimandare, senza attendere che qualcuno il Futuro lo crei al posto nostro… È il lascito di testimonianze importanti, come quella di Giulia Maria Crespi, scomparsa da poco, che con coraggio e determinazione ha saputo aprire una strada laddove non c’era, diventando per molti ispirazione di Vita e Futuro. Le Cascine Orsine – la sua azienda agricola biodinamica, che per noi che abitiamo questo mondo del bio è un po’ anche la nostra – è un esempio di come, all’interno di una realtà agricola, ogni parte debba concorrere all’armonia del tutto e ogni attività quotidiana si debba svolgere con lungimiranza: dalla tutela del paesaggio e della sua bellezza dipende la salvaguardia della biodiversità; dalla cura del terreno e della sua fertilità, deriva la vitalità del nostro ecosistema come da ogni pianta che coltiviamo oggi arriverà il nostro nutrimento di domani. Proprio a proposito di alimentazione, il 16 ottobre ricorre la Giornata Mondiale dell’Alimenta-

zione: un’occasione per riflettere sul cibo, come diritto fondamentale di ogni essere umano su questa Terra, e non privilegio di pochi. Ma anche sull’importanza di un cibo di qualità, che assicuri all’organismo il giusto nutrimento e che garantisca la tutela della Terra grazie al metodo con il quale viene coltivato. Un cibo la cui qualità venga riconosciuta sin dal seme, perché proprio quel minuscolo chicco racchiude tutte le potenzialità che, al termine della crescita della pianta, troveranno la loro massima espressione nel buon cibo di ogni giorno, contribuendo inoltre alla biodiversità dell’ambiente circostante. In quel minuscolo granello è racchiuso inoltre un altro imprescindibile valore, forse meno noto, ma altrettanto importante: quello della libertà. Ve lo raccontiamo nell’approfondimento di questo numero dedicato alle sementi, nel quale – attraverso il susseguirsi delle voci di coloro che si dedicano alla ricerca in campo di varietà specifiche per l’agricoltura biodinamica e biologica – parleremo proprio dell’importanza dei Semi Liberi. Proprio il Seme Libero sarà anche il protagonista della decima edizione di Seminare il Futuro, un’edizione particolare a causa dell’attuale situazione che stiamo vivendo: ma se è vero che in ogni crisi, si nasconde un’opportunità, quella che noi abbiamo voluto cogliere quest’anno ci ha portato a organizzare un’iniziativa ancora più ricca, attraverso molteplici attività che ci permetteranno di sperimentare una nuova forma di vicinanza, seppure a distanza, per ribadire con forza l’importanza di un’agricoltura libera. Perché solo attraverso un’agricoltura libera, equa e sostenibile, possiamo far sì che a tutti sia garantito un futuro migliore.

Marina Cremonini illustratrice Francesca, Lorella, Silvia Braglia fondatrici di www.disanapianta.net Erica Incerti per la rubrica L’appetito vien tra gli scaffali Armando Gariboldi Naturalista e consulente ambientale di EcorNaturaSì Mariateresa Lazzaro Fibl Europe Federica Bigongiali fondazione SIF

Editore: EcorNaturaSì SpA Via Palù, 23 z.a. Zoppè 31020 S. Vendemiano (TV) Italia Direttore responsabile: Benedetta Frare Grafica e impaginazione: Ecocomunicazione, progetti di comunicazione ecologica Stampato da Mediaprint con inchiostri a base vegetale Pubblicazione bimestrale registrata presso il Tribunale di Verona in data 30/12/2003 n. 1575

naturasi.it negozicuorebio.it

Ringraziamo Alyosha, Samuele e Camilla per la foto di copertina

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sommario 3

EDIT ORI A LE

12 COSÌ PER NAT URA :

30 I NOSTRI PROGET TI

Il Futuro è oggi

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LE RICET T E Dall’estratto... ai cookies

IN EV IDENZA

NaturaSì e Slow Food: una storia di valori condivisi

14 L’A NG OLO DEI BA M BINI

34 ECOPENSIERI

Inquinamento indoor: lo smog nascosto in casa

Alla scoperta di foglie e semi

8 L’A PPETIT O V IEN

TRA GLI SCA FFA LI

Borlotti e non solo

20 SPECI A LE SEMINA RE

10 IL RICORDO

Coltiva i tuoi talenti nel biologico e biodinamico

IL FU T URO

Semi Liberi per un’agricoltura libera

39 LUNA RIO

40 CONSIGLI PER ORT O,

Giulia Maria, una concreta sognatrice

26 COSA CI NU TRE?

Il pasto: un processo comunitario

GI A RDINO E T ERRA ZZO

In vista dell’inverno, curiamo e proteggiamo frutti e suolo

alcune delle nostre ricette...

con Sabrina Scicchitano

con Disanapianta e Marina Cremonini

con Martino e Antonia

con Benedetta Marchi

Tiramisù con crema di mele

Chips di zucca e batata

Torta salata autunnale con radici

Fette biscottate integrali

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IN EV IDENZA

NaturaSì e Slow Food: una storia di valori condivisi Da oltre trent’anni, condividono l’impegno per un cibo di qualità e per la tutela della biodiversità: una convergenza di valori sfociata ora in un’autentica alleanza con l’introduzione dei Presìdi Slow Food nei negozi NaturaSì.

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nomi, direttamente sul campo, sono stati selezionati, tra i Presìdi Slow Food, prodotti e produttori che sono pronti a intraprendere il percorso di conversione verso il biologico, affiancati proprio da NaturaSì, o già certificati biologici, che vogliano eventualmente convertirsi al biodinamico.

messaggio promozionale

I Presìdi Nato nel 1999, con lo scopo di sostenere piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, il progetto dei Presìdi Slow Food (fondazioneslowfood.it) conta oggi, in Italia, oltre 320 Presìdi. 50 di questi coinvolgono anche aziende biologiche certificate, distribuite in 20 regioni italiane. “La tutela della biodiversità, dei saperi

© Archivio Slow Food

© Alberto Peroli

Valorizzare la straordinaria ricchezza del nostro territorio, favorendo la diffusione e la conoscenza – nonché la sopravvivenza stessa – di varietà locali è per NaturaSì molto più di un obiettivo: è un impegno concreto che si esprime con la selezione di prodotti che raccontano il territorio e le comunità che lo abitano. Proprio questo è stato il fertile terreno d’incontro con Slow Food, associazione impegnata dal 1986 in difesa di un cibo buono, pulito e giusto; un incontro sfociato con l’introduzione nei negozi NaturaSì dei Presìdi Slow Food, espressione della straordinaria ricchezza della nostra Penisola. Da nord a sud, da est a ovest, riunendo la Penisola in un abbraccio all’insegna della biodiversità, grazie all’attività dei nostri agro-


© Valerie Ganio Vecchiolino Nelle foto, a sinistra, il fagiolo dente di morto di Acerra e la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio; in questa pagina, la patata turchesa

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produttivi tradizionali e dei territori, che oggi si uniscono all’impegno a stimolare nei produttori l’adozione di pratiche agronomiche sostenibili, pulite, e a sviluppare anche un approccio etico (giusto) al mercato, sono i valori fondamentali dei Presìdi, un progetto che si è sviluppato in tutto il mondo e che oggi tutela centinaia di prodotti dando una speranza a molti contadini e artigiani alimentari. Per questo il poter avvicinare i produttori a un circuito di distribuzione come EcorNaturaSì, la cui filosofia è molto vicina a quella di Slow Food, è una scelta importante per il futuro dei Presìdi” sottolinea Francesco Sottile, del Comitato Esecutivo di Slow Food Italia. Una piccola rivoluzione Molto più di una semplice partnership commerciale, quella di NaturaSì con Slow Food è un’autentica alleanza tra due realtà accomunate da un imprescindibile valore: il rispetto per il Cibo e per la Madre Terra che ce lo dona. “In questo momento ci accorgiamo di quanto sia importante essere vicini alla Terra e all’alimentazione sana. E d’altra parte dobbiamo

aiutare chi fa alimentazione di qualità, chi produce correttamente, chi è legato ad una agricoltura sana, rurale e locale. È per questo che due realtà, EcorNaturaSì e Slow Food, che hanno trent’anni di esperienza hanno deciso di lavorare insieme, di collaborare in maniera forte, con un obiettivo chiaro: dare valenza a un prodotto sano, biologico e che abbia una valenza culturale, locale, che privilegi la tradizione”, spiega Fausto Jori, amministratore delegato EcorNaturaSì. “Quella a cui diamo il via oggi è una piccola rivoluzione”, continua Jori. “Il patto tra la distribuzione specializzata nel bio e l’associazione che a livello mondiale difende i diritti di chi nutre la Terra non è solo un accordo economico. L’obiettivo è un’ulteriore crescita del biologico soprattutto in termini di qualità e di legame con la storia e la tradizione del territorio. Ma ci aspettiamo anche una spinta all’aumento della distribuzione di prodotti tradizionali tutelati da Slow Food con il risultato di farli conoscere ad un pubblico più esteso. E a trarne vantaggio saranno proprio i clienti, naturalmente, ma anche il territorio e il paesaggio”. 7


L’A PPET IT O V IEN T RA GLI SCA FFA LI

Borlotti e non solo

Fin dall’antichità, l’Uomo ha riconosciuto nei legumi un importante ingrediente per la sua alimentazione: facilmente conservabili, durante le grandi carestie della storia hanno soddisfatto le necessità nutritive delle popolazioni in mancanza di alimenti freschi e sono stati spesso definiti “la carne dei poveri” per il loro contenuto di proteine vegetali.

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Consigli per la cottura dei legumi • Dopo l’ammollo, risciacquate bene i legumi prima dell’utilizzo; • Partite dall’acqua fredda e usate l’acqua di ammollo per abbeverare le vostre piantine; • Preferite una pentola di coccio, terracotta o acciaio inox con fondo spesso per mantenere una temperatura uniforme; • Non mescolate i legumi in cottura e, se proprio è necessario, utilizzate un cucchiaio di legno; • Aggiungete nella pentola un pezzetto di alga kombu, che aiuta a diminuire il tempo di cottura, e delle foglie di alloro, che rimuoverete una volta ultimata la preparazione; • Cuocete i legumi a fuoco lento e, nel caso di cotture prolungate, coprite la pentola con un coperchio; • Salate solo alla fine per evitare che induriscano.

Ricetta e foto di Benedetta Marchi

I fagioli Tra i più noti, vi sono certamente i fagioli, una vera miniera di proteine, fibre, sali minerali e vitamine. Già noti in Messico nel 6000 a.C. , ne esistono talmente tante varietà, che pare sia impossibile conoscerle tutte: cannellini, neri, rossi, diavoli, lima, verdi mung, azuki, borlotti. Questi ultimi, in particolare, disponibili freschi proprio in questo periodo e protagonisti della ricetta che trovate nella pagina successiva, sono caratterizzati da una buccia bianca screziata di rosso e, una volta cotti, sprigionano un gusto intenso e saporito, ma nel contempo delicato. Facili da coltivare, anche negli orti domestici, sono molto diffusi nella tradizione culinaria del nord Italia e vengono usati soprattutto per zuppe, minestre e passati di verdura. A seconda delle varietà, hanno caratteristiche differenti e in cottura richiedono quantità di acqua e tempi diversi, che possono peraltro variare anche in base al momento del raccolto, alla zona di provenienza e ai cicli della Natura. Prima di concludere la preparazione si consiglia quindi di assaggiare per verificare il grado di cottura, aggiungendo eventualmente altra acqua.


Zuppa fredda aromatica con borlotti e limone Ingredienti per 4 persone: 250 g di fagioli borlotti secchi, 3 patate medie 2 limoni, olio extra vergine di oliva q.b., timo q.b. rosmarino q.b., sale q.b., peperoncino secco q.b. Dopo aver ammollato i fagioli in acqua fredda per dieci ore circa, cuoceteli in una pentola capiente con abbondante acqua per 40 minuti. Nel frattempo, lavate le patate, tagliatele a pezzetti e rosolatele in un’altra pentola assieme ad un filo d’olio,

a un pizzico di peperoncino, un rametto di rosmarino e del timo. Una volta che si saranno ammorbidite, unite i fagioli, tenendone da parte qualcuno per la decorazione, il succo di mezzo limone e qualche mestolo di acqua fredda; frullate fino a ottenere una crema densa e omogenea. Aggiustate di sale e di pepe e distribuite la zuppa all’interno di quattro ciotole, servendola con qualche spicchio di limone, i fagioli rimanenti, dell’olio e qualche altro rametto di rosmarino per decorare. Gustatela fredda o a temperatura ambiente, accompagnata da qualche fetta di pane o dei crostini.

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IL RICORDO

Giulia Maria, una concreta sognatrice È mancata Giulia Maria Crespi, fondatrice del Fai e paladina della biodinamica e dell’agro ecologia. Articolo di Antonio Cianciullo pubblicato su cambialaterra.it

Il 19 luglio ha lasciato questa Terra Giulia Maria Crespi, tra le personalità più carismatiche e significative della biodinamica e dell’ambientalismo in Italia. Affidiamo il suo ricordo alle parole di Antonio Cianciullo che ha raccontato così la vita di questa donna straordinaria. È sempre stata in anticipo sui tempi. E non si è mai arresa. Giulia Maria Crespi ha combattuto per quasi un secolo per dare visibilità alla sua visione della vita. Prima con il Corriere della sera, che ha voluto aprire a una lettura più moderna della società. Poi con il Fai, il Fondo Ambiente Italiano, che ha creato nel 1975 quando in pochi credevano che la tutela dell’ambiente potesse essere una buona amica dell’economia e non una rivale. Infine con la biodinamica, che per lei ha rappresentato il modo per mettere in comunione le energie della terra e quelle delle persone: una scommessa, quella dell’agro ecologia, in cui si è impegnata personalmente anche con la gestione biodinamica dell’azienda agricola della Zelata e con la partecipazione a EcorNaturaSì. Giulia Maria Crespi è mancata a breve distanza dal drammatico incidente che è costato la vita ad Aldo Paravicini, uno dei suoi due figli. E sintetizzare i 97 anni di un’esistenza vissuta sempre in prima linea non è facile. Le 454 pagine del suo auto racconto biografico (Il mio filo rosso, pubblicato da Einaudi nel 2015) potrebbero sembrare tante, ma volano, perché quel filo rosso segna tutta la storia del vecchio secolo e si affaccia in questo. Dal palazzo di famiglia, in corso Venezia, passano i protagonisti della storia culturale e politica del Novecento: da Dino Buzzati a Guido Piovene, da Mario Schifano ad Antonio Cederna, da Pier Paolo Pasolini a Goffredo Parise, dai Pirelli a Gianni Agnelli. E poi, nel 1960, è lei a entrare da protagonista a via Solferino trasmettendo per 14 anni una parte della sua vitalità al Corriere della sera, che era di proprietà dei Crespi. 10

Sono stati gli anni dello svecchiamento del giornale, della direzione di Piero Ottone, delle battaglie feroci all’interno e all’esterno della redazione, con l’area più conservatrice che la chiamava “contessa rossa” o “zarina”. Negli anni Settanta, quando si è trovata costretta a passare la mano, non ha abbandonato l’impegno ma lo ha raddoppiato lanciandosi in due avventure che oggi appaiono normali ma che all’epoca sembravano folli.

Non ha abbandonato l’impegno ma lo ha raddoppiato lanciandosi in due avventure che oggi appaiono normali ma che all’epoca sembravano folli. E proprio questo salto del senso comune misura il debito che abbiamo nei suoi confronti: se la tutela dell’ambiente è oggi al centro del nostro interesse, è perché alcuni pionieri, tra cui Giulia Maria, hanno combattuto quella battaglia quando era più difficile farlo. E proprio questo salto del senso comune misura il debito che abbiamo nei suoi confronti: se la tutela dell’ambiente è oggi al centro del nostro interesse, è perché alcuni pionieri, tra cui Giulia Maria, hanno combattuto quella battaglia quando era più difficile farlo.


della salute e occupazione. Aveva una logica che non La prima di queste avventure è stata il Fondo Amfaceva sconti. Metteva assieme, una dopo l’altra, le biente Italiano, che ha creato vincendo lo scetticismo ragioni dell’agro ecologia – dalla maggiore fertilità del dominante: oggi conta su oltre 210 mila iscritti, più di terreno alla qualità dei prodotti, dalla lotta contro la 500 aziende sostenitrici, oltre 60 beni gestiti e milioni di persone che hanno partecipato alle giornate di aper- desertificazione a quella per la salvaguardia climatica – spingendo nell’angolo gli interlocutori meno propensi tura dei tesori dell’arte. L’altra avventura è stata l’incontro con la biodinami- ad accettare il punto di vista ambientale. E quando incontrava una resistenza particolarmente accanita ca: un colpo di fulmine. “Mi metto a studiare, compro tirava sempre fuori una carta a sorpresa per spariglialibri di agraria e penetro nel complesso magico del vivente”, scrive in Il mio filo rosso. “Scopro la vita pul- re il gioco. Come quando invitò Ibrahim Abuleish, il sante, gli intrecci tra i tanti organismi, la straordinaria fondatore di un’azienda biodinamica, Sekem, al centro di una rete di 85 aziende biodinamiche egiziane che compartecipazione di cellule e batteri. La meravigliodanno lavoro a 12 mila persone. sa consociazione della biodiversità”. E le scoperte di Giulia Maria non sono mai restate chiuse nel mondo astratto delle idee pure. Si sono sempre mischiate con “Sogni? Sì sogni! A furia la realtà. Hanno preso forma operativa alla Zelata, suldi sognare, si riesce a portare le rive del Ticino. E forza dalla passione imperiosa che nel concreto ciò che si sogna”. metteva in tutto quello che le conquistava il cuore. Quando chiamava al telefono era impossibile dirle di no. Riusciva a convincere ministri, banchieri, docenti di Se era riuscito lui a trasformare 1.500 ettari di sabbia in giardino perché arrendersi in Italia? Perché si opuniversità remote, direttori di giornali: tutti mobilipongono in tanti? tati – almeno per un giorno – nelle battaglie a difesa Lei rispondeva così: “Sogni? Sì sogni! A furia di sodell’agricoltura senza veleni, capace di tenere assieme uomo e natura, protezione dalle frane e turismo, difesa gnare, si riesce a portare nel concreto ciò che si sogna”.

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CO SÌ PER NAT URA : LE RICET T E

Dall’estratto... Imperfetta nell’aspetto, ma ugualmente buona, l’ortofrutta dei CosìperNatura è perfetta per la preparazione di estratti. Noi ve ne proponiamo uno ideale per accompagnare la fine dell’estate e accogliere l’autunno, magari insieme a un irresistibile biscotto rustico...

Ingredienti per 600 ml di estratto 270 g di cetriolo, 170 g di mela, 150 g di chicchi di melograno, 110 g di uva Per prima cosa sgranate un melograno di medie dimensioni fino a ottenere i chicchi nella quantità desiderata. Pulite gli altri ingredienti, tagliateli a cubetti e inseriteli nell’estrattore partendo dai chicchi di melograno e terminando con il cetriolo. Alla fine passate un po’ di acqua microfiltrata nell’estrattore per agevolare gli ultimi pezzi di frutta e verdura. Otterrete un liquido rosa, da gustare fresco o a temperatura ambiente.

Come ultimi ingredienti da inserire nell’estrattore, tenete gli alimenti non troppo pastosi (come pesche, melone... ) o fibrosi (come bietole, cavolo riccio, spinaci...) perché rischierebbero di non venire interamente processati.

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Ricetta di e foto di Benedetta Marchi

Estratto di fine estate


... ai cookies

Cookies rustici zero waste

Non gettare la purea di frutta e verdura ottenuta dalla lavorazione degli estratti: puoi utilizzarla per dare consistenza agli impasti senza uova. Come quelli utilizzati per preparare questi cookies rustici vegani con cocco e cacao.

Ingredienti per 12 biscotti 150 g di farina di grano tenero integrale 100 g di zucchero mascobado 150 g di fibra vegetale a piacere 60 g di bevanda alla mandorla 90 g di farina di cocco 40 g di tahin 25 g di cacao amaro in polvere 20 g di olio di cocco Per prima cosa, unite in una ciotola capiente gli ingredienti secchi. Mescolate bene e aggiungete la fibra vegetale, l’olio di cocco e la salsa tahina. Cominciate a modellare l’impasto in modo da incorporare tutti gli elementi. A questo punto, versate gradualmente la bevanda alla mandorla che vi aiuterà a ottenere un composto morbido, omogeneo e compatto. Aiutandovi con uno spallinatore o con un cucchiaio, formate delle noci di impasto e schiacciatele leggermente sulla superficie. Cuocete a forno statico a 180 °C per 30 minuti circa, posizionando la teglia a metà del forno. Una volta pronti, estraeteli ancora morbidi e lasciateli raffreddare affinché si induriscano leggermente. Serviti con una tazza di latte, bevanda vegetale o thè caldo, sono perfetti per le vostre colazioni o merende di fine estate. Una vera e propria coccola.

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L’A NG OLO DEI BA M BINI

Alla scoperta di foglie e semi La natura continua a ispirare i nostri laboratori dedicati ai più piccoli: in questo numero, Karen Tolomelli ci suggerisce due giochi che hanno come protagonisti foglie e semi, ideali per allenare vista e tatto.

Tutti saprebbero riconoscere un melo finché le mele sono sull’albero, ma una volta raccolti i frutti basterà un colpo d’occhio per capire di quale albero si tratta? È probabile, se vi siete allenati con il nostro gioco di memoria.

Ecco come si fa:

I

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Andate a fare una passeggiata in campagna, in un giardino pubblico o in una zona boscosa. Trovate un albero che vi piace e prendete due foglie (le più belle, senza difetti). Cercate altri 10 alberi o arbusti che vi ispirino e di cui sapete il nome. Se non riuscite a identificare la tipologia dell’albero potete consultare un libro sugli alberi preso in prestito in biblioteca, oppure far scaricare a chi vi accompagna una App per il riconoscimento fogliare (ce ne sono diverse gratuite); segnatevi su un foglietto il nome della vostra pianta. Raccogliete almeno 10 coppie di foglie da piante diverse, e tenetele in un sacchetto senza rovinarle, separate dai foglietti con il nome di riferimento.

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Una volta a casa collocate le foglie separate e ben stese tra due fogli di carta, meglio se assorbente e sistematele tra le pagine del libro più grosso che avete in casa (un dizionario, un’enciclopedia). Aspettate qualche giorno che le foglie si secchino completamente. Se poi avete in casa un essiccatore, ancora meglio, l’unica accortezza è quella di non far accartocciare le foglie, mettendo un peso sopra ad ognuna durante l’essicazione.

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Tagliate tante tessere uguali di carta rigida o cartoncino per quante sono le foglie, incollatene una per cartoncino e scrivete il nome dell’albero cui appartengono.

*I laboratori proposti sono da realizzare sotto la supervisione di un adulto

Alleniamo la vista: Ricorda la foglia


Il numero di carte varia a seconda di quante specie diverse di foglie siete riusciti a raccogliere ed individuare, ma il numero minimo per giocare sono 20 cartoncini.

Illustrazioni di Marina Cremonini

QUESTI ANFIBI, SP RIVEST ONO UN’IM ESSO SOTTOVAL PER LA UTATI, PORTAN SALUTE ZA FOND DEL NOST AMENTA LE RO PIAN COME LE ET A SIA API SONO IN DICATORI O LE COCCINEL PERCHE’, LE, SIA PER DEI CAMB LA POSI IA ME NTI ZIONE CH DELLA CA E RIVEST CLIMATICI TENA AL ONO AL LA LORO IMENTA L’INTERN RE, MA FISIOLOG O ANCHE IA E’ DI PERCHE DALLA RETTAM ’ QUALIT ENTE CO A’ DELL NDIZIONA E ACQU SE SENT TA E SUPERF ITE LE ICIALI. RANE CA CON OGNI NTARE PROBAB SIETE, DI BIOD IVERSITA ILITA’, IN UN LUOGO RI ’ E LIBE CCO RO DALL ’INQUIN AMENTO .

SERENA E ERE IN MANIERA CRESCERE E VIV NATURA RISPETTO DELLA CONSAPEVOLE NEL TO DEI BAMBINI. TUTTI, SOPRATTUT E’ UN DIRITTO DI UMENTO STR RIO AORDINA L’ORTO E’ UNO STR INSTAURARE PIU’ PICCOLI DI CHE PERMETTE AI NATURA, EDIATO CON LA UN RAPPORTO IMM O. VALORE DIDATTIC E HA UN GRANDE LA FANTASIA E PER STIMOLARE BASTA ANCHE ZA DEI BAMBINI LA CONSAPEVOLEZ ATE? O. COSA ASPETT UN SEMPLICE VAS

Anche quest’anno, tornano i nostri coloratissimi quadernoni: ideali a scuola, per prendere appunti, sono lo spazio perfetto anche per dare via libera alla vostra creatività con disegni, schizzi, racconti, poesie...

LE API SO NO FONDAM ENTALI PE DI OGGI E R L’AGRICO DI DOMANI. LTURA TRASPORT PORTANO LA ANDO IL PO VITA, CONS LLINE ENTENDO LA DELLE PIA NTE E CONT RIPRODUZI ONE RIBUENDO SI DEVE AL ALLA BIODIV LE API L’I ERSITA’: MPOLLINAZ IONE DI CIR DI TUTTE CA IL 70% LE PIA NT IN CAMBIO E DEL MOND DI UN PO’ O. DI NETTAR STRAORDIN E, QUESTI ARI INDICA INSETTI, TORI DELL DONANO LA A SALUTE VITA. COSA DE L PIANETA POTREBBE A CAUSA DE , ACCADERE LL’INQUINA SE UN MENTO GLOB GIORNO, ALE, SCOM PARISSERO ?

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Un viaggio nella natura, alla scoperta di ogni giorno

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di Marco Trevisan

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Lasciatevi ispirare dalle illustrazioni di Marco Trevisan e dai brevi racconti dedicati al ritmo delle stagioni, alla biodiversità e all’importanza di vivere, a tutte le età, un rapporto autentico con la Terra.

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Illustrazione

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Disponete tutte le carte sul tavolo a foglia in giù e, a turno, scoprite due carte. Se trovate subito una coppia… siete molto fortunati, altrimenti passate il turno al prossimo giocatore, che a sua volta scopre due carte, cercando di individuare la coppia di foglie uguali. Chi trova più coppie vince e... impara a riconoscere più alberi!

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L’A NG OLO DEI BA M BINI

Sapete come sono fatti il teff, l’amaranto oppure il sorgo? Distinguete al tatto un seme di segale da un chicco di grano? È il momento di allenarsi!

Ecco come si fa:

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Guardate nella dispensa di casa, altrimenti fatevi accompagnare in un negozio di prodotti naturali dove acquisterete diversi tipi di semi, preferibilmente cereali, ma anche legumi: miglio, sorgo, riso, mais, amaranto, quinoa, grano, avena, segale, grano saraceno, fagioli, lenticchie, ceci, piselli essiccati… Create una tavola sinottica (una sorta di quadro, diviso in colonne) con tutti i tipi di semi trovati: su un cartoncino rigido incollate 4 o 5 semi con un po’ di nastro adesivo trasparente e accanto scrivete il nome del seme e qualche informazione che avrete raccolto facendo una piccola ricerca dai libri o su Internet: da dove proviene, come viene utilizzato in cucina, quali popoli lo coltivano, se cresce al freddo oppure al caldo e così via. In questo modo, scoprirete notizie utili ed interessanti sui vari cereali e legumi di cui ci nutriamo.

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Quando avrete imparato abbastanza sui semini collezionati, potrete realizzare dei piccoli sacchetti in cui custodirli:

A usate un pezzo di stoffa, un vecchio lenzuolo o una vecchia federa di cuscino e ritagliate delle strisce di stoffa rettangolari, tutte della medesima grandezza; B Ora fatele cucire insieme sui due lati più lunghi, oppure utilizzate la cucitrice con i punti metallici, come fosse una macchina da cucire;

C Rovesciate il sacchettino in modo che la cucitura

resti all’interno, riempite ogni sacchetto con un tipo di seme e chiudete il lato non cucito con un nastro o dello spago. Il gioco è pronto: potete chiamare i vostri amici e far “studiare” loro per un po’ la tavola sinottica realizzata in precedenza.

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A turno, fate passare di mano in mano un sacchetto alla volta e lasciate indovinare a ciascuno di quale seme si tratta. Alla fine di ogni giro ogni concorrente scrive il nome del seme che pensa sia contenuto nel sacchetto e naturalmente vince chi ne indovina di più! Voi naturalmente sarete avvantaggiati perché per realizzare questo gioco avrete studiato più degli altri, ma sicuramente non sarà facile distinguere la segale dal riso o dal grano! Un consiglio per non sbagliarsi: fate un puntino con un pennarello colorato su ogni sacchetto e segnate su un cartoncino a quale colore corrisponde ogni sacchetto di semi: (il rosso per il riso, il blu per il miglio)... ma non fatelo vedere agli altri concorrenti!

Per allestire questo gioco non vi occorreranno tutti i semi contenuti nella confezione, e questo è un vantaggio perché l’avventura può proseguire… In cucina, dove scoprirete quanto sono buoni i biscotti all’avena, la zuppa di miglio, l’insalata di grano saraceno, le zucchine ripiene di teff, i pop corn ottenuti dai chicchi di mais…

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*I laboratori proposti sono da realizzare sotto la supervisione di un adulto

Alleniamo il tatto: che seme è questo?


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Noi facciamo il bio con amore. 17


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RICICLO IN CUCINA

con Sabrina Scicchitano

Tiramisù con crema di mele e ricotta Ho assaggiato per la prima volta questo dolce semplice e buonissimo – preparato con plum cake avanzati – l’inverno scorso, a Merano. Ero un po’ scettica quando me l’hanno proposto, ma sono rimasta così piacevolmente sorpresa che ho cercato di carpirne la ricetta. Ed eccola qui. Vi occorreranno delle mele, imperfette e magari un po’ ammaccate; dei biscotti, gli ultimi dimenticati nel sacchetto, o della torta margherita avanzata, o appunto dei plum cake, magari non più così fragranti; e del caffè ormai freddo, avanzato nella moka, per preparare questa ricetta facile facile.

Ingredienti per 4 monoporzioni 2 plumcake o 6 savoiardi o torta margherita avanzata 250 g di ricotta (vaccina o di pecora) 2 cucchiai di zucchero di canna grezzo o miele (a piacere) 4 mele succo di limone 1 cucchiaio di cacao amaro vaniglia o cannella Sbucciate le mele e tagliatele a pezzi; irroratele subito con il succo di limone, cospargetele con i due cucchiai di zucchero o miele e fatele cuocere con un paio di cucchiai d’acqua, se necessario, per pochi minuti, finché diventano morbide; quindi frullatele. In base ai vostri gusti, aggiungete alla purea così ottenuta vaniglia o cannella, mescolatela con la ricotta e montate il tutto, fino a formare una crema soffice. Bagnate i plum cake a fette/la torta margherita/i savoiardi, solo un attimo, con il caffè. Fate un primo strato nei bicchieri monoporzione, poi un secondo con la crema di mela e così via, alternandoli, fino ad arrivare in cima. Spolverizzate con il cacao e decorate con una fettina di mela croccante che avrete passato in forno. Delicato e gustoso, vi sorprenderà. Per una variante gluten free, potete utilizzare biscotti o altri prodotti da forno senza glutine. Per una variante senza aggiunta di zuccheri, basterà non aggiungere né lo zucchero né il miele, sfruttando la naturale dolcezza della mela matura.

Sabrina Scicchitano Food photographer, consulente creativa e autrice di libri di cucina. Alla passione per il bello unisce quella per il buono. Vive in campagna tra l’orto e i fiori. In questa rubrica, con un approccio semplice e divertente, propone ricette belle da vedere e buone da gustare, realizzate con ingredienti dimenticati in dispensa e nel frigorifero.

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Semi liberi per un’agricoltura libera Con l’avvicinarsi del mese di ottobre, come ogni anno in questo numero diamo ampio spazio ai semi, piccoli scrigni che sono all’origine della Vita, ribadendo quanto sia importante sostenere la ricerca di varietà specifiche per le coltivazioni biologiche e biodinamiche. Quest’anno, in particolare, daremo voce ai Semi Liberi, con gli interventi di Mariateresa Lazzaro, 20

di FiBL (Istituto di Ricerca per l’agricoltura biologica), e di Federica Bigongiali, della Fondazione Seminare il Futuro. Approfondimenti che si intrecceranno con le attività previste per la decima edizione dell’evento Seminare il Futuro che si presenterà con una formula completamente rinnovata, per esplorare la vita del seme attraverso diverse forme di interazione.


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Bio fin dal principio Quando parliamo di biodinamico e biologico, non possiamo prescindere dalla qualità delle sementi, che dovrebbero essere specifiche per questo tipo di coltivazioni, tenendo conto delle loro peculiarità. Ne abbiamo parlato con Mariateresa Lazzaro di FiBL Europe.

L’agricoltura biologica è diversificata e particolarmente legata alle condizioni ambientali locali; mira inoltre a sostituire l’utilizzo di input esterni con lo sfruttamento di processi ecologici basati sulla biodiversità. Per questo, gli agricoltori e allevatori bio hanno bisogno di cultivar vegetali e razze animali adatte alla produzione secondo il metodo biologico. Miglioramento genetico e biodiversità Non solo la cultivar o razza in sé ma anche il processo di selezione devono rispondere ai principi dell’agricoltura biologica di salute, ecologia ed equità. Infatti, l’agricoltura biologica approccia il tema del miglioramento genetico (o breeding) in modo olistico. I principi fondanti del breeding biologico includono il rispetto dell’integrità degli esseri viventi, delle barriere di incrocio e del benessere degli animali, la promozione dell’aumento della biodiversità, l’attenzione per le interazioni con il suolo e l’ambiente. Il nuovo regolamento del biologico (Reg. UE 848/2018) menziona esplicitamente, tra gli obiettivi della produzione biologica, quello di contribuire a un elevato livello di biodiversità, in particolare utilizzando materiale eterogeneo biologico (per es. popolazioni evolutive) e varietà biologiche adatte alla produzione biologica. Il regolamento incoraggia anche il mantenimento delle razze rare e autoctone. Controvento per un’agricoltura libera In controtendenza rispetto all’andamento globale del mercato e al fine di difendere l’uso libero delle sementi,

molte organizzazioni che si occupano di miglioramento genetico e produzione di sementi bio scelgono esplicitamente di non limitare con nessuno strumento formale l’uso delle sementi da parte degli agricoltori. In più, nel biologico, per avere un’alta diversità di colture e soddisfare i bisogni nutrizionali di persone e animali è necessaria la selezione di molte specie che vengono coltivate su piccole estensioni o di cultivar con adattamento locale.

I semi che coltiviamo devono essere liberamente accessibili agli agricoltori, poiché sono una risorsa naturale fondamentale, così come gli animali che alleviamo.

Queste caratteristiche favoriscono l’uso sostenibile delle risorse naturali e prendono in considerazione la sovranità alimentare, ma rendono difficile la copertura dei costi di selezione con la vendita delle sementi o lo sfruttamento delle royalties. Infatti, il modello di finanziamento tramite royalties del settore convenzionale non è sufficiente a garantire gli obiettivi ambientali ed etici del biologico.

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Indipendenza e collaborazione Diviene quindi evidente quanto sia importante sviluppare un settore di breeding biologico indipendente, con una maggiore partecipazione di tutti i componenti della filiera (dagli agricoltori ai consumatori) e con una base di finanziamento sostenibile. Nonostante la sua importanza, questo obiettivo rimane ancora lontano. Al momento, infatti, ad esempio, si stima che per circa il 95% dei prodotti bio, le cultivar utilizzate provengano da sementi selezionate in condizioni convenzionali. L’istituto di ricerca dell’agricoltura biologica “FiBL” promuove modelli di finanziamento che si basano sulla collaborazione a livello di filiera, includendo non solo breeder e agricoltori, ma anche gli altri attori (es. trasformatori e rivenditori). Il successo di questo tipo di iniziative, però, necessita di un finanziamento di lungo periodo (quello che viene selezionato oggi sarà sulle nostre tavole tra 10-15 anni!) e di una collaborazione trasparente tra tutti gli attori della filiera.

Responsabilità condivise Questo tipo di approccio può aiutare ad affrontare questa sfida in modo collaborativo, non lasciando tutta la responsabilità sulle sole spalle di agricoltori e allevatori. Nuovi modelli di finanziamento dovranno essere sviluppati nelle diverse regioni d’Europa prendendo in considerazione il diverso sviluppo regionale del breeding biologico e i diversi modelli organizzativi delle iniziative di breeding (settore pubblico, cooperazioni pubblico-privato, programmi di miglioramento genetico partecipativo decentralizzati). Per esempio, se una piccola quota del fatturato (stimata intorno all’1-2 per mille) della vendita dei prodotti biologici andasse in un fondo comune, coordinato in modo indipendente e trasparente, poi distribuito alle iniziative di breeding biologico, si potrebbe facilitare il raggiungimento dell’obiettivo di una produzione bio fin dal principio, usando sementi e animali appropriatamente selezionati per il biologico. Questa strategia può, però, avere successo solo con il contributo di noi consumatori al momento dell’acquisto.

Fiera Biofach, Febbraio 2020, Norimberga Incontro del progetto Engagement.Biobreeding Europe sulle collaborazioni di filiera per la promozione del breeding biologico con la partecipazione di Fabio Brescacin (presidente EcorNaturaSì).

Il contesto globale Negli ultimi decenni, a livello globale c’è stato un aumento di peso delle imprese private rispetto ai finanziamenti pubblici e una forte concentrazione del settore del breeding. Solo quattro multinazionali controllano il 60% della vendita globale delle sementi. Questa tendenza è forte anche nel settore degli animali

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da allevamento, in cui, per esempio, solo 2 multinazionali controllano il 94% del mercato globale dei polli. Link di approfondimento: Mappe e dati sulla concentrazione del mercato globale (Philip Howard, Università del Michigan) https://philhoward.net/


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Seminare il Futuro: la Fondazione Nata nel 2019, grazie anche al contributo di EcorNaturaSì, la Fondazione Seminare il Futuro finanzia progetti di ricerca e selezione di varietà specifiche per il biologico e per il biodinamico. Ce ne ha parlato Federica Bigongiali che segue la sua attività direttamente in campo.

Il seme è l’elemento fondamentale del nostro sistema agroalimentare e spesso sottovalutiamo il forte impatto che questa, apparentemente piccola risorsa, ha sul nostro modo di coltivare, su ciò che mangiamo e sulla nostra salute; ha un grande potenziale per trasformare il nostro sistema alimentare, soprattutto se abbinato ai principi cardine dell’agricoltura biologica e biodinamica - principi di salute, ecologia ed equità. È importante che gli agricoltori abbiano a disposizione sementi biologiche di alta qualità per tutte le regioni, i tipi di coltura e le scale aziendali, in modo che possano sfruttare a pieno il potenziale produttivo dei loro sistemi colturali. Uno dei modi per raggiungere questo obiettivo è realizzare programmi di breeding specifici per l’agricoltura biologica, che portino alla selezione di varietà biologiche e che diano importanza non solo al prodotto finale, ma all’intero processo.

La Fondazione La Fondazione “Seminare il Futuro” (SIF), costituita nel febbraio 2019 da EcorNaturaSì, Coop Gino Girolomoni, Libera Fondazione Antroposofica e Fonds für Kulturpflanzen-Entwicklung, nasce proprio con l’obiettivo di finanziare progetti di miglioramento genetico per il biologico e la formazione tecnica per la selezione e la produzione di sementi biologiche. Già da 4 anni i partner fondatori di “Seminare il Futuro” stanno finanziando progetti di ricerca volti alla selezione di varietà per l’agricoltura biologica. Tra questi, il progetto sulla selezione di varietà di frumento duro in collaborazione con il CREA di Foggia e il breeder Peter Kunz, fondatore dell’associazione no-profit GZPK la quale, da 35 anni in Svizzera, si occupa di miglioramento genetico per l’agricoltura biologica. Da questo progetto, terminato lo scorso anno, è stato

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possibile selezionare tre linee promettenti, una delle quali in corso di registrazione. Inoltre, dalla prossima stagione sarà possibile iniziare l’attività di selezione, con gli agricoltori, nelle popolazioni frutto di incroci realizzati da Peter Kunz nel corso del progetto per sviluppare ulteriori varietà.

L’impegno per la biodiversità La Fondazione finanzia progetti volti al recupero, rigenerazione e coltivazione delle varietà antiche e locali allo scopo di conservare la biodiversità, rendendola fruibile a tutti gli agricoltori. Molto è stato fatto da associazioni e direttamente dagli agricoltori. “Seminare il Futuro” vuole contribuire a preservare la biodiversità in Italia e ad aumentare la consapevolezza dell’utilità di questa diversità tra agricoltori, breeder e ricercatori. La Fondazione ha anche l’obiettivo di finanziare progetti volti a creare nuova diversità a partire da quella del passato e del presente per essere pronti ad affrontare il futuro. I cambiamenti climatici ci porteranno inevitabilmente ad affrontare nuove sfide e la Fondazione intende contribuire a selezionare varietà pronte a farvi fronte. Per raggiungere questi obiettivi utilizzeremo materiale locale ma non solo. Ad esempio, 250 linee di grano duro sono state selezionate lo scorso anno in ICARDA Marocco e adesso sono coltivate presso i campi prova del Centro di Ricerche Agro-Ambientali Enrico Avanzi di Pisa.

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Progetti per il Futuro A partire dalla prossima stagione, inoltre, la Fondazione ospiterà progetti su ortaggi in collaborazione con l’azienda Sativa Bio sementi, che si occupa di miglioramento genetico di ortaggi per l’agricoltura biologica e che avrà il compito di selezionare e rigenerare varietà di ortaggi non ibride. Quest’anno non è stato possibile organizzare una giornata a porte aperte, ma contiamo di accogliervi numerosi il prossimo anno in modo che possiate vedere con i vostri occhi il nostro lavoro e la biodiversità nei campi di prova.

EcorNaturaSì e la Fondazione EcorNaturaSì sostiene la Fondazione “Seminare il Futuro”: ecco perché ha scelto di dedicare proprio a questa Fondazione una parte dei punti non redenti della raccolta punti NaturaSì, terminata il 22 aprile scorso, che hanno permesso un investimento nell’acquisto di strumenti per l’analisi della qualità delle granelle. Perché il nostro contributo è anche quello di tutti coloro che hanno a cuore la tutela dei semi.


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Seminare il Futuro: l’iniziativa Per il suo decimo anniversario, Seminare il Futuro torna con un’edizione, dedicata al Seme Libero, che esplorerà la vita del seme, sperimentando varie forme di interazione, attraverso il coinvolgimento di diverse generazioni.

Negli ultimi 10 anni, in ottobre, sono state molte le aziende agricole biodinamiche e biologiche che ci hanno accolti per Seminare il Futuro, iniziativa di semina collettiva nata nel 2006 tra le valli della Svizzera e arrivata in Italia grazie al contributo di EcorNaturaSì. Come rinnovare l’appuntamento anche quest’anno, preservando il coinvolgimento che da sempre caratterizza questa iniziativa, pur nelle circostanzi attuali?

Ma cosa si intende con seme libero? S’intende un seme libero da manipolazioni genetiche, libero da oligopoli e monopoli economici, libero di essere riprodotto dagli agricoltori.

Lo faremo attraverso lo sguardo di bambini, giovani e adulti, in una sorta di staffetta interdisciplinare e intergenerazionale. Apriranno le danze i più piccoli che, grazie alla collaborazione degli Asili nel bosco e delle Scuole Waldorf, potranno inviare disegni, filastrocche e brevi storie per raccontare la vita del seme. Il testimone passerà quindi ai giovani dell’Innovation Team che, oltre a interpretare a loro volta il percorso di crescita del seme, dialogheranno sul tema di una nutrizione sana, collegandosi alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione, venerdì 16 ottobre. Domenica 18 ottobre, le attività culmineranno con un Talk in diretta streaming dalle Cascine Orsine e con la semina in campo in alcune aziende agricole del nostro ecosistema, se le circostanze lo permetteranno. Inoltre, in collaborazione con i nostri agricoltori, continueremo a seguire passo dopo passo lo sviluppo dal seme alla pianta anche nei mesi a venire. Anche se non potremo essere tutti fisicamente presenti come gli anni scorsi, l’invito è quello a restare ugualmente connessi. Per far sentire, tutti insieme, la voce del Seme Libero.

L’edizione 2020 di Seminare il Futuro è in costante aggiornamento.

L’edizione 2020 Grazie anche alle potenzialità offerte dalle moderne tecnologie, abbiamo costruito un percorso articolato su più livelli, che prevede la produzione e la condivisione di contenuti, insieme a occasioni di incontro del mondo fisico con il mondo digitale. Tutto questo con un solo obiettivo: dare voce al Seme Libero, attraverso le diverse fasi della sua crescita, riconoscendo il suo fondamentale valore per un’agricoltura libera e una sana alimentazione.

Vuoi saperne di più? Visita il sito naturasi.it e la pagina Fb NaturaSì Italia

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CO SA CI N U T RE?

Il pasto: un processo comunitario Mangiare stabilisce un contatto con il cibo, ma presuppone anche una connessione con noi stessi. di Jasmin Peschke

Illustrazioni di Marina Cremonini

Quando mangiamo fuori casa, spesso ci domandiamo cosa mettiamo nel piatto: per molti, la cosa principale è offrire un cibo economico, che ha l’obiettivo di “riempire” le persone. Ma il prerequisito per la salute, il benessere e l’efficacia delle nostre prestazioni è un buon cibo.

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La responsabilità della ristorazione collettiva Nel tempo, la ristorazione comunitaria ha acquisito via via maggiore importanza: sono sempre di più le persone che, fuori casa per lavoro, approfittano di questa opportunità, mentre i pasti offerti agli alunni dalle mense scolastiche agevolano i genitori. Tuttavia, ciò che accade in alcune strutture è un dramma: l’obiettivo principale sembra essere quello di risparmiare sul cibo e molto spesso, nella sua preparazione, non si presta la dovuta attenzione, che tenga conto delle effettive necessità degli ospiti. Proprio come avviene nelle nostre case, anche nella ristorazione collettiva le cucine hanno una grande responsabilità e la qualità degli alimenti è particolarmente importante. Molte mense scolastiche già utilizzano ingredienti biologici perché sanno che l’alimentazione è molto di più che un semplice mangiare. Un’accurata scelta delle materie prime promuove un certo tipo di produzione: per esempio, un cibo sano può crescere solo su un terreno sano, un cibo vitale proviene da un suolo vitale. Questo è il prerequisito fondamentale di un buon cibo. Una carta per la ristorazione comunitaria Naturalmente, un’accurata preparazione del cibo, insieme a un pasto ben apparecchiato, mette l’ospite a suo agio perché si sente accolto e preso in considerazione. La bellezza invoglia a mangiare e un’atmosfera rilassata aiuta anche con la digestione; anche un atteggiamento positivo nei confronti del cibo, e una buona disposizione d’animo tra coloro che lo preparano, sono fattori che si riflettono sulla qualità dell’alimento. Esperti in nutrizione, che se ne sono occupati in ambiti di lavoro orientati all’antroposofia, hanno sviluppato una carta per la ristorazione comune, che approfondisce alcuni aspetti per una ristorazione comunitaria sana e

sostenibile e testimonia anche quanto possa essere impegnativo lavorare nelle cucine comunitarie. In questo documento essi ribadiscono l’importanza di un’accurata valutazione di tutti i processi coinvolti nella produzione del cibo: dalla coltivazione alla produzione fino al consumo degli alimenti, anche in un’ottica di contrasto degli sprechi alimentari, per contribuire a un futuro sano. Possiamo, quindi, certamente affermare che il pasto sia un processo comunitario, prima, durante e dopo la sua preparazione. Le cucine comuni hanno la responsabilità di fornire ai loro ospiti una dieta sana, varia e gustosa. Regolarmente, un gruppo di lavoro composto da cuochi ed esperti di nutrizione si riunisce e si impegna su questioni nutrizionali, partendo dal presupposto che non basta sfamare la gente: la qualità del cibo influisce sulle persone e il modo in cui viene prodotto ha una diretta influenza sull’ambiente circostante. La carta che formula criteri e quadri di riferimento per la ristorazione collettiva è disponibile a questo link in versione integrale https://www.sektionlandwirtschaft.org/fileadmin/ SLW/Arbeitsfelder/ernaehrung/Gemeinschaftsverpflegung/Carta_ristaurazione_communita_IT.pdf

Jasmin Peschke: Specialista in scienze della nutrizione, da più di 30 anni si occupa di alimentazione in chiave antroposofica. Coordinatrice per la nutrizione nella Sezione di Agricoltura del centro spirituale dell’agricoltura biodinamica presso il centro congressi dell’antroposofia a Dornach, in Svizzera, Peschke tiene conferenze e organizza seminari sulle dinamiche della nutrizione.


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1 batata 1 pezzo di zucca 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva 1 cucchiaino di shoyu 2 spicchi d’aglio 1 cucchiaino di erbe aromatiche essiccate: rosmarino, santoreggia, timo sale e pepe Lavare e asciugare la batata e la zucca: grazie alle loro caratteristiche, si consiglia di conservare la buccia di entrambe. Affettare finemente zucca e batata, utilizzando un coltello affilato o aiutandosi con la mandolina. Le fettine dovranno essere non troppo grandi e spesse circa 2 millimetri. Versare in una piccola ciotola l’olio, lo shoyu e gli spicchi d’aglio tritati. Lasciare insaporire per un decina di minuti e poi filtrare, eliminando l’aglio. Aggiungere alla marinata anche le erbe aromatiche.

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Illustrazione di Marina Cremonini

Versare in una ciotola le fettine di zucca e batata e aggiungere la marinata. Rigirarle più volte per condire in modo uniforme. Ricoprire la teglia con la carta da forno e disporre le fettine in un solo strato, cercando di sovrapporle il meno possibile. Cuocere in forno già caldo a 180 °C per circa 20 minuti. Verificare la cottura: devono risultare croccanti all’esterno e morbide nella parte centrale. Estrarre dal forno, cospargere con sale e pepe e servire subito le chips. Il tempo di cottura dipende dal forno e dallo spessore delle fettine; se necessario proseguire la cottura per una decina di minuti ancora, abbassando la temperatura a 160 °C per evitare che si colorino troppo.

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I NO ST RI PRO GET T I

Coltiva i tuoi talenti nel biologico e biodinamico Sviluppare una nuova consapevolezza e diventare artefici del cambiamento: è l’obiettivo di “Coltiva i tuoi talenti”, progetto formativo voluto da NaturaSì, in collaborazione con Enaip Lombardia, Enaip Piemonte ed Ethos Ristoranti Italiani.

Corsi per la Vitalità dell’Uomo e della Terra L’impegno quotidiano di tutto l’ecosistema di NaturaSì, composto da produttori, distributori, negozianti, è da sempre finalizzato alla Vitalità dell’Uomo e della Terra. Ciò significa “coltivare la salutogenesi prima della patogenesi, la prevenzione prima della cura, sia per l’ambiente sia per l’essere umano. Tuttavia, siamo ancora una piccola goccia in mezzo al mare”, spiega Gianluca De Nardi, responsabile del progetto. “Oggi è più che mai necessario sensibilizzare su questi temi l’intera società, il Covid-19 ce l’ha insegnato con grande forza. Così, abbiamo pensato a dei corsi che 30

forniscano competenze pratiche sulla Vitalità della Terra: agricoltura, orticoltura, frutticoltura, apicoltura, viticoltura ad indirizzo biologico-biodinamico, ma abbiamo pensato anche a corsi che aiutino a capire la Vitalità nell’Uomo, Alimentazione e Cucina Naturale, Piante Medicinali, Etica ed Economia, Biografia per riconoscere e sviluppare i propri Talenti, fino ad arrivare alle declinazioni professionali nella pasticceria, panificazione, gestione di un negozio o bistrot, sempre ad indirizzo biologico-biodinamico.

“Il senso della Vita è dare senso alla Vita”. Rudolf Steiner Questi corsi sono quindi dedicati a chi ha a cuore le sorti di questo Pianeta e vuole acquisire competenze pratiche per essere co-autore di un cambiamento positivo del mondo, eventualmente anche per riposizionarsi nel mercato del lavoro con professioni affini alle figure richieste nel nostro ecosistema NaturaSì, in agricoltura come nel commercio o nella ristorazione”.

messaggio promozionale

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel Mondo” diceva Gandhi. Oggi più che mai, ognuno di noi è chiamato ad essere co-autore di un’urgente metamorfosi economica-ambientale-sociale, a partire dalle nostre piccole scelte quotidiane. Con questo obiettivo nasce il progetto formativo “Coltiva i tuoi talenti”, un catalogo di 20 corsi dedicati al mondo del biologico-biodinamico voluto da NaturaSì in collaborazione con Enaip Lombardia ed Enaip Piemonte insieme al Gruppo Ethos Ristoranti Italiani. Tre realtà diverse tra loro, dunque, accomunate però, sin dalla loro nascita, dallo stesso obiettivo: puntare ad uno stile di vita armonioso, che scaturisce da scelte responsabili nella quotidianità di ognuno di noi.


Oggi più che mai, ognuno di noi è chiamato ad essere co-autore di un’urgente metamorfosi economica-ambientalesociale, a partire dalle nostre piccole scelte quotidiane.

messaggio promozionale

Professionisti capaci, alla guida del cambiamento Enaip, storico ente formativo, ha preso parte con grande entusiasmo alla proposta di questi corsi, in partenza da settembre 2020 nelle regioni di Lombardia e Piemonte, con l’obiettivo di estenderli - dal 2021 - ad altre regioni d’Italia per creare una scuola nazionale. “Fondazione Enaip Lombardia, anche in virtù della sua storia di oltre 70 anni, ha deciso di partecipare con convinzione al progetto”, dichiara Alessandro Tarpini, direttore dell’Istituto. “Tale scelta risponde ad un’esigenza di allargamento delle opportunità formative, oltre alla convinzione della necessità di porre la sostenibilità come uno dei temi centrali per il futuro del Pianeta”. “È necessario avere professionisti capaci di guidare il cambiamento, in modo innovativo e responsabile. Un obiettivo che ben si integra con la missione del nostro Ente, attento alla valorizzazione delle persone e dell’ambiente, e al suo approccio educativo, che unisce a lezioni teoriche di alta formazione il valore dell’esperienza laboratoriale”, spiega Ilaria Miglio, responsabile della comunicazione di Enaip Piemonte. Alto il profilo

dei docenti, agricoltori, medici ed esperti nelle varie discipline del catalogo. Gli enti Enaip Piemonte ed Enaip Lombardia rilasceranno gli attestati di partecipazione. Stessi valori, stessa passione per il cibo di qualità Un progetto che risuona anche nelle corde del Gruppo Ethos, proprietario di numerosi format ristorativi a Milano, in Brianza, Venezia e Como accomunati dalla medesima passione per il cibo e dagli stessi valori: il rispetto per l’ambiente, la cultura del cibo, la difesa della salute e l’impegno nel campo delle risorse umane. “Coerentemente con il nome che ha scelto, il Gruppo fa dell’etica e della sostenibilità un pilastro della propria filosofia e lo traduce in una particolare attenzione alla responsabilità sociale d’impresa. È da questi presupposti che nasce la collaborazione con NaturaSì” dichiara Beppe Scotti del Gruppo Ethos Ristoranti Italiani.

Programma ed iscrizioni su www.coltivaituoitalenti.it

Partner e promotori del progetto

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O G GI IN CUCINA

con Martino e Antonia

Torta salata

autunnale con radici

Ingredienti per 4 persone: 1 pasta sfoglia rotonda o rettangolare 1 batata 1 barbabietola 1/2 porro 150 g di farina di ceci 400 ml di acqua fredda 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva 1 rametto di timo sale e pepe q.b. Dopo aver pulito accuratamente la batata e la barbabietola, tagliatele a rondelle sottili di 2-3 millimetri di spessore, poi fate lo stesso con il porro. In una ciotola versate la farina di ceci, un pizzico di sale e l’olio. Mescolate e poi versate a poco a poco l’acqua, continuando a mescolare con una frusta per non formare grumi. Preriscaldate il forno a 200 °C. Disponete la pasta sfoglia sulla teglia e bucherellate il fondo con una forchetta. Versate la pastella di ceci e poi disponete le rondelle di verdure in modo da alternare i colori. Salate e cospargete la superficie con una macinata di pepe e delle foglioline di timo. Ripiegate i bordi della sfoglia verso l’interno e infornate per 30-40 minuti. Servite questa torta salata appena sfornata con un contorno di insalata fresca o gustatela a spicchi una volta raffreddata!

Martino Beria, chef esperto di cucina 100% vegetale. Laureato in Scienze e Cultura della Gastronomia e della Ristorazione, lavora anche come consulente e formatore in ambito vegan. Antonia Mattiello, traduce, scrive e sviluppa contenuti creativi, soprattutto in relazione con il cibo. Per il nostro magazine realizzano insieme ricette semplici e sfiziose, adatte alla cucina di tutti i giorni. Li trovate anche sul loro blog di cucina veganogourmand.it 32


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Inquinamento indoor: lo smog nascosto in casa Forse ci pensiamo di rado, ma anche l’aria che respiriamo nelle nostre case - e in generale negli ambienti indoor - non è poi così pulita... Armando Gariboldi ci spiega come prendercene cura e migliorare la qualità degli ambienti. di Armando Gariboldi, naturalista e agrotecnico, blog: www.natureinaction.it

Quando è stata l’ultima volta che avete respirato a pieni polmoni, sentendo l’aria fresca e profumata scendere dentro di voi dalla bocca e dal naso e procurarvi quella piacevole sensazione di freschezza ed energia? Oggi, se ci fate caso, la maggioranza dei nostri respiri sono in realtà delle mezze inspirazioni, quasi trattenute e solo ogni tanto respiriamo più a fondo, magari a causa di uno dei tanti sospiri che più o meno inconsciamente emettiamo durante la giornata. O magari a seguito di uno sbadiglio o di uno starnuto, meravigliosi meccanismi biologici attraverso i quali il nostro corpo ci ricorda la sua “fame” d’aria. Già, ma quale aria? Quella esterna delle città o di vaste zone di campagna attorno ad esse, come detto, non invoglia molto a metterci a fare respiri profondi, mentre anche quella all’interno di case, negozi e uffici in alcuni casi non è certo meglio. Anzi, numerose ed eterogenee ricerche (ISS 2014), hanno evidenziato come la qualità dell’aria interna sia spesso anche peggiore di quella esterna attorno allo stesso edificio e contribuisca a quell’insieme di elementi di insalubrità indoor legati anche ai materiali usati per la costruzione stessa della casa, alla sua posizione, alla cattiva gestione ecc., che nell’insieme vengono definiti come “sindrome da edificio malato” (Sick Building Syndrome), in grado di incidere con vari sintomi e a vari livelli (es. malattie a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare, asma, allergie e malesseri anche psichici, ecc.) sulla salute, sul benessere e sulla produttività delle persone. In particolare, mentre all’esterno, anche solo per un colpo di vento o per il modo in cui ci spostiamo, siamo esposti ad un impatto non omogeneo all’inquinamento, in casa non possiamo sfuggirgli, ce lo “beviamo” tutto e spesso per lunghe ore (pensiamo ai momenti di sonno in camera da letto). 34

Cosa fare dunque? Cosa fare per affrontare in modo intelligente e consapevole questo problema, magari frequentando edifici che non abbiamo costruito noi secondo gli standard ideali? Innanzitutto, andrebbe monitorato e misurato il livello di inquinamento indoor per capirne la composizione e l’intensità (anche in questo caso le situazioni possono essere diversificate). A tal fine esistono in commercio numerosi apparecchi, anche portatili, che rilevano il particolato in sospensione (polline, polvere, peli di animali, ecc.), i Composti Organici Volatili – COV (che includono numerose sostanze chimiche, come ad esempio la formaldeide, il trichloretilene, il benzene, lo xilene o l’ammoniaca, che possono essere rilasciate da vernici, plastiche ed elementi di arredo ma anche dal fumo), la temperatura e l’umidità. Ce n’è di tutti i tipi e per tutte le tasche; è solo importante che i sensori utilizzati possano rilevare le particelle più fini, i famosi PM 2,5. Una volta fotografata la situazione possiamo passare al contrattacco, ipotizzando varie soluzioni sia a livello di buone pratiche sia inserendo attrezzature ed elementi di arredo che possono contribuire a migliorare la qualità dell’aria interna. Può sembrare una banalità, ma imparare a cambiare l’aria in modo corretto è la prima regola. Innanzitutto, non serve spalancare le finestre per un’ora: bastano 5-10 minuti, nel momento migliore della giornata. Ovvero al mattino (meglio se presto) e/o dopo un acquazzone, che ha “lavato” l’aria. Se avete un impianto di aria condizionata controllate regolarmente i filtri e cambiateli come da programma di manutenzione. Lavate gli interni usando pochi detersivi e solventi e sempre privilegiando prodotti naturali; meglio il vapore. Questi permettono, tra l’altro, di pulire bene anche divani, moquette, tappeti ed altre superfici di tessuto, che spesso sono habitat di acari, batteri ed altri microorganismi.


ECOPENSIERI

Il controllo delle sorgenti che emanano onde elettromagnetiche è un altro fattore strategico. Spegnere il Wi-Fi di casa almeno la notte, non dormire con il cellulare accesso sul comodino e/o schermare con appositi tessuti o con apparecchi che bloccano i CEM esterni sono alcune soluzioni che contribuiscono a mitigare il sempre più invasivo elettrosmog. E poi create il più possibile isole verdi utilizzando le numerose specie vegetali in grado di svolgere delle vere e proprie funzioni di depuratori naturali, tra l’altro molto economici e decorativi. Chi è più tecnologico e ha qualche soldino in più da spendere può optare anche per i numerosi sistemi di depurazione e sanificazione interna dell’aria, basati sull’impiego di filtri a carbone attivo, ionizzatori, raggi UV, generatori di ozono, filtri fotocatalitici e purificatori a plasma freddo. Questi ultimi due sistemi sono i più

efficaci, sebbene in genere anche i più costosi. Infine, in questi tempi di Coronavirus si sta diffondendo anche l’impiego di apposite tecnologie sterilizzanti, come certe lampade che emanano raggi UVC. L’effetto germicida di questi raggi permette una disinfezione quasi ai massimi livelli poiché danneggia l’apparato riproduttivo dei batteri portatori di virus e ne impedisce la diffusione. Si tratta in realtà di apparecchi i cui scopi originari sono diversi da quelli di un controllo complessivo della qualità degli ambienti indoor di cui abbiamo parlato sopra ed il cui utilizzo va comunque impiegato con intelligenza ed equilibrio. Non dimentichiamo infatti che, in ultima analisi, la qualità di un ambiente interno dipende anche moltodall’armonia degli esseri (umani, ma anche animali e piante) che in esso ci vivono.

Le piante antinquinamento che ci aiutano in casa È ormai ampiamente dimostrato (vari studi, tra cui quello famoso della NASA del 1989 denominato “NASA Clean Air Study”) che le piante in interno, ed in particolare le specie che di seguito vi presentiamo, migliorano il clima degli ambienti indoor, purificando l’aria e apportando benessere fisico, animico e spirituale agli esseri umani (ed animali) che ci vivono. Le piante da noi consigliate producono quotidianamente effetti ambientali benefici quali: • regolazione naturale dell’umidità di un ambiente; • filtraggio di polvere e sostanze nocive; • depurazione dell’aria e produzione di ossigeno; • calo dei disturbi (mal di testa, gola secca, occhi irritati); • mitigazione dei campi elettromagnetici; • diminuzione dello stress e conseguente miglior rendimento sul posto di lavoro. Le piante, in prevalenza sempreverdi, si possono collocare singolarmente o raggrupparle in vere e proprie isole verdi; delle bellissime pareti verdi inoltre (esistono sistemi in idroponica a bassa manutenzione) non solo svolgeranno le loro utili funzioni, ma renderanno più belle e gradevoli i nostri ambienti. Sempre dal sopracitato studio della NASA apprendiamo l’importanza di avere almeno una pianta (di dimensioni medie, non un piccolo vaso) ogni 100 mq. di ambienti chiusi. Dunque le essenze migliori da tenere in casa o in ufficio sono le seguenti:

• Palma da datteri nana • Felce di Boston • Nephrolepis obliterata • Falangio • Aglaonema • Palma di bambù • Fico beniamino • Potos • Anthurium andraeanum • Liriope • Rhapis excelsa • Gerbera jamesonii • Tronchetto della felicità • Edera comune • Sansevieria trifasciata • Dracena marginata • Spatafillo • Chrysanthemum morifolium Tra l’altro in molti negozi NaturaSì vengono già proposti i vasetti di PianTina®, ovvero esemplari di Dracena compacta allevati con sistema idroponico la cui naturale azione filtrante nei confronti di composti chimici dispersi nell’aria, ma anche contro i campi elettromagnetici, è potenziata tramite il trattamento con granuli di argilla espansa impregnati con uno specifico prodotto omeopatico.

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HOM E M A DE IN CUCINA

con Benedetta Marchi

Fette biscottate integrali Ingredienti per circa 15 fette 250 g di farina integrale di grano tenero 250 ml di acqua tiepida 200 g di farina di grano tenero di tipo “0” 10 g di lievito di birra fresco 9 g di miele 7 g di sale fiocchi di avena q.b. Per prima cosa sciogliete il lievito di birra con il miele in 100 ml di acqua tiepida e unite il composto a 100 g di farina di grano tenero di tipo “0”. Mescolate bene per amalgamare gli ingredienti in modo uniforme e lasciate riposare per 1 ora circa. Aggiungete le farine rimanenti e cominciate a impastare, incorporando l’acqua poco alla volta. Una volta ottenuto un impasto liscio, sodo ed elastico, formate una palla e lasciatela lievitare coperta con un canovaccio, in un luogo fresco e asciutto. Quando avrà raddoppiato il suo volume, lavoratela ancora per qualche minuto con poca farina e disponetela in una teglia da plumcake foderata di carta da forno. Fate lievitare ancora una volta l’impasto fino all’ulteriore raddoppio del volume, cospargetene la superficie con i fiocchi di avena e cuocetelo infine in forno ventilato e preriscaldato a 180 °C per circa 30 minuti, fino a che non sarà croccante e dorato all’esterno. Lasciatelo raffreddare su una gratella e tagliatelo a fette di 1 cm. Infornatele a 150 °C per 20 minuti e fatele biscottare per bene.

Oltre a quelle integrali, potete realizzare molti altri tipi di fette biscottate, personalizzandole in base ai vostri gusti. Vi basterà semplicemente cambiare le farine o aggiungere altri ingredienti come uvetta, pinoli, cacao ecc.

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Ricetta di e foto di Benedetta Marchi

Una volta raffreddate, potrete consumarle per la vostra colazione, accompagnandole con confettura o miele.


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BURGER DI CICERCHIE PROCEDIMENTO

nite le due bevande vegetali a temperatura ambiente e sciogliete il lievito di birra al loro interno. Aggiungete l’olio. Unite tutti gli ingredienti secchi in una bacinella capiente. Versate gli ingredienti liquidi su quelli secchi e impastate fino a ottenere una palla liscia e uniforme. Coprite con un canovaccio pulito e lasciate lievitare per un paio d’ore dentro al forno spento (40 °C max). Riprendete l’impasto e formate delle palline di circa 70/80 g e adagiatele su di una teglia con della carta forno. Bagnate leggermente la superficie e versate sopra alle palline un po’ di semi misti a piacere. Lasciate lievitare fino al raddoppio del volume. Infornate a 180 °C con il 30% di vapore per 10/12 minuti circa. Intanto preparate i burger. Scolate e sciacquate le cicerchie, cuocerle in una pentola con la bevanda di mandorla, il sale e le foglie di alloro, fino a che non saranno molto morbide. Scolate e metterne da parte un quarto circa della quantità totale. Frullate le cicerchie aggiungendo eventualmente un po’ di bevanda vegetale se il composto dovesse risultare troppo duro. Unite le rimanenti cicerchie tritate grossolanamente al coltello, le patate schiacciate, i pomodori secchi e il rosmarino tritati finemente, la paprika affumicata, il sale, il pepe e l’olio. Impastate con cura fino ad ottenere un composto omogeneo modellabile con le mani. Formate dei burger di circa 50/60 g l’uno, passateli nella farina di riso e cuoceteli in padella con un filo d’olio fino a che non diventano ben dorati. Tagliate a metà i panini e passateli un paio di minuti in padella. Costruite il vostro panino stratificando tutti gli ingredienti e fermandolo con uno stecchino.

RICETTA VEGANA

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INGREDIENTI

PER I PANINI 250 g farina semintegrale tipo 2 250 g farina manitoba 150 g bevanda d’avena al naturale 100 g bevanda di soia al naturale 75 g olio EVO 25 g lievito di birra fresco 40 g di zucchero 1 cucchiaino di sale semi misti PER I BURGER 250 g di cicerchie secche ammollate in acqua per una notte Bevanda di mandorla al naturale 2 foglie di alloro 2 patate medie bollite sbucciate 2 rametti di rosmarino 2 cucchiaini di paprika affumicata 60 g di pomodori secchi pepe sale olio evo farina di riso PER FARCIRE maionese vegana insalata verde e radicchio fette di pomodori julienne di carote e zucchine crude condite con sale olio e aceto di riso


1 mar 2 mer

in cucina

cura di sè

orto e giardino

ottobre

settembre

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giorno e fase lunare

giorno e fase lunare

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il pane

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legenda luna piena nuova in cucina

le conserve cura di sè taglio ritardante capelli/unghie massaggi attività fisica

sab

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rinvaso

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potatura

30 mer

30 ven

relax orto e giardino

concimazione

orto e giardino

2 ven 3 sab

La luna, passando davanti alle costellazioni zodiacali, trasmette alla terra forze che si manifestano nel comportamento degli organismi viventi. In agricoltura biodinamica, le stesse favoriscono i tempi di semina, lavorazione e raccolta. Agiscono in modo analogo sul corpo umano, in particolare sulla crescita di capelli e unghie. Ogni nove giorni circa la luna, nel medesimo trigono di forze, favorisce o “ostacola” alcune parti della pianta o del corpo.

cura si sè

1 gio

3 gio

a cura dell’Associazione Culturale La Biolca

in cucina

31 sab 39


CONSIGLI PER ORT O, GI A RDINO E T ERRA ZZO

In vista dell’inverno, curiamo e proteggiamo frutti e suolo Paolo Pistis illustrazione di Marina Cremonini

Orto e giardino in questo periodo ci offrono dei colori bellissimi. I frutti e le foglie sfumano dall’arancio caldo al viola al marrone e richiamano il calore, ma ci danno anche il segnale che la stagione calda volge al termine. A dire il vero già con le piogge dei primi giorni di agosto le temperature si abbassano un po’, soprattutto la sera, e diventa sempre più evidente che le giornate si accorciano. Le piante colgono molto bene queste diminuzioni di luce e calore e portano a maturazione i frutti.

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Cosa raccogliamo in questo periodo? È tempo di raccolta per l’uva, le mele, le pere, le giuggiole, le zucche, i fagioli e successivamente per i cachi. Sono frutti meno ricchi di acqua rispetto a quelli estivi, ma più nutrienti e ci danno la possibilità di affrontare i freddi invernali. Piccoli scrigni di cibo sano che, se custoditi nei modi appropriati, potranno essere conservati a lungo senza bisogno di trasformazione. Prestiamo attenzione al momento della raccolta, cercando di effettuarla nei giorni caldi e secchi e quando i frutti


CONSIGLI PER ORT O, GI A RDINO E T ERRA ZZO

sono maturi al punto giusto. La raccolta dei cachi, in particolare, deve essere fatta prima che ne approfittino gli uccellini, anche se è buona pratica lasciarne alcuni affinché possano goderne anche loro. Si possono raccogliere quando ancora hanno la buccia arancio pallido e la polpa dura. In questo stadio non sono pronti per essere consumati: andranno riposti in cassette, coprendoli sopra e sotto con le loro stesse foglie, posizionandoli in un luogo fresco e all’ombra: matureranno un po’ alla volta, diventando di un arancio intenso e dolcissimi. Le zucche, invece, andranno esposte al sole per diversi giorni in modo da acquistare un’ulteriore maturazione che le disidraterà quel tanto da prolungarne la conservazione. Ospitalità per gli amici lombrichi Nell’orto e nel giardino avremo parecchio materiale vegetale di scarto a disposizione per poter allestire in una volta sola un piccolo cumulo vegetale o per creare delle mangiatoie per lombrichi. Basterà fare dei cumuletti di materiale, lasciandoci prendere anche dalla nostra ispirazione artistica nel crearli, tenendoli coperti con foglie o altri materiali vegetali di vari colori. Sarà importante avere cura di irrorarli con acqua perché rimangano umidi. Questi piccoli accumuli di sostanze in decomposizione richiameranno i lombrichi, i quali percorreranno il nostro orto e giardino in lungo e in largo, creando utili gallerie per l’assorbimento dell’acqua. Perché se d’estate il problema più impegnativo da affrontare è la siccità,

nel periodo autunnale molto probabilmente le piogge saranno troppo copiose. Questi scrosci di pioggia ripetuti e intensi tendono a dilavare il terreno e quindi a portarci via fertilità e humus. Pacciamatura e sovescio Una tecnica importante è quella della pacciamatura con materiale organico, soprattutto dove abbiamo le piante, ma un’altra modalità di protezione può essere il sovescio. Il sovescio è una pratica che consiste nel seminare delle piante che, una volta cresciute, andranno interrate e fungeranno da concime. Mentre crescono, proteggono il terreno e aiutano a drenare e accumulare l’acqua attraverso le radici. Per eseguirlo con semplicità, per 10 mq si possono acquistare: 300 g di piselli secchi interi, 30 g di cime di rapa novantina, 30 g di avena integrale in chicco. Si semina il tutto a spaglio e si interrano i semi con un rastrello alla profondità di 1-2 cm. Si annaffia per tre sere consecutive e si lascia crescere. Se seminiamo all’inizio di settembre, possiamo interrare verso metà novembre; se seminiamo da metà ottobre in poi, andremo ad interrare da metà marzo ad inizio aprile. Con queste semplici operazioni proteggiamo e nutriamo il suolo, migliorandone la fertilità in armonia con le forze della natura.

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FOCACCINE AL FARRO CON OLIVE TAGGIASCHE E ROSMARINO f)N1; fe/,; � 10-12 � • 250 g di farina di farro • 250 g di farina 00

• 200 ml di Isola Bio Bevanda Avena oppure Riso

@IAi/330@•

• 120 ml di acqua • 1 cucchiaino di zucchero di canna • Una bustina di lievito di birra disidratato • 30 g di olio e.v.o. • 10 g di sale fino

fe/,; iv rnJMA/:

• olive taggiasche denocciolate, circa 180 g • qualche rametto di rosmarino fresco

• olio e.v.o.

• fior di sale o sale marino

Mescola le due farine in una ciotola insieme al lievito. A parte, mescola la bevanda di avena (o la bevanda di riso) con l'acqua e lo zucchero finché quest'ultimo non si sarà sciolto. Unisci il liquido alle farine lavorando il composto con un'impastatrice. Se lo lavori a mano, disponi le farine in una grossa ciotola e forma una cavità al centro dove verserete i liquidi, quindi incorpora con le mani e impasta finché la farina avrà assorbito tutta la parte liquida. Aggiungi l'olio e il sale e lavora il composto fino ad ottenere un impasto elastico piuttosto morbido. Trasferisci su un piano di lavoro leggermente infarinato e lavoralo brevemente fino a formare una palla liscia. Ponilo in una ciotola grande leggermente spennellata d'olio, copri con un foglio di pellicola trasparente e fai lievitare in un luogo tiepido per circa 2 ore. Riprendi l'impasto e dividilo in pezzature da circa 80/100 g e forma delle piccole palline. Sistema su una teglia coperta di carta forno e copri con un canovaccio pulito, lasciando lievitare per circa 20 minuti. Schiaccia leggermente le focaccine con le dita e fai lievitare di nuovo, sempre coperte, fino al raddoppio (circa 40 minuti). Con la punta delle dita, premi la superficie delle focaccine formando delle piccole cavità. Spennella con abbondante olio e una spolverata di fior di sale. Sistema, premendo leggermente, alcune olive nelle piccole cavità e ultima con una spolverata di aghi di rosmarino tritati. Inforna in forno già caldo a 180' C per circa 15 minuti o fino a doratura. Sforna, lascia intiepidire e servi. Sono ottime sia tiepide che fredde e sono perfette anche per essere farcite a piacere.

isolabio.com

@ IJ

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La biodiversità non ha limiti. È uno spreco non coglierla.

a volte più grandi a volte più piccoli dalla forma insolita a un prezzo vantaggioso Si chiamano ”Così per natura” e sono i prodotti che NaturaSì mette a disposizione dei suoi clienti all’interno di un nuovo progetto di lotta allo spreco, nel rispetto dell’ambiente e del lavoro degli agricoltori. Scopri di più su naturasi.it

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