NaturaSì Magazine | MAGGIO-GIUGNO | Numero 43

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È ora di ristabilire l'equilibrio della natura Maggio - Giugno 2022

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a casa tua

Scampagnata fuori porta? un’insalata di riso integrale per tutta la famiglia Scopri tutta la gamma: Ribe, Carnaroli, Baldo, Rosa Marchetti integrale - semilavorato - bianco buoni per ogni ricetta!

aziende agricole e mercati super

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alla speranza nel cambiamento

Editoriale

Dalla sfiducia nel futuro

La redazione: Silvia Valentini Lorenza Gelmetti hanno collaborato a questo numero: Serena Federici di EcoComunicazione www.ecocomunicazione.it Benedetta Frare giornalista pubblicista e direttrice responsabile della rivista Blessed Brands Creative Studio per le foto delle ricette Paolo Pistis esperto di agricoltura biodinamica Francesca, Lorella, Silvia Braglia fondatrici di www.disanapianta.net Jasmin Peschke per la rubrica Cosa ci nutre

Qualche mese fa ha fatto scalpore una frase, pronunciata durante una famosissima trasmissione televisiva, erroneamente attribuita a Italo Calvino, tra gli autori più celebri dei tempi moderni. Che sia o meno di Calvino (e no, confermo che non lo è), la citazione contiene comunque una sua verità: ossia ci suggerisce di cogliere la differenza tra leggerezza e superficialità, ci invita ad aprire il nostro sguardo con animo leggero anche quando le tematiche affrontate sono importanti. Ovviamente, non è sempre possibile – e non è affatto facile – ma darci un po’ questa abitudine alla leggerezza ci consente di dare alla vita un respiro diverso. Pensavo a questo sfogliando le pagine di questo magazine che - numero dopo numero si sta arricchendo sempre più di contenuti interessanti e di valori, che nascono anche e soprattutto dal confronto con l’altro ma cerca di farlo in modo arioso, senza voler intimidire nessuno con una voce troppo austera, ma gettando semi di curiosità (e speranza) nei lettori. Quello che stiamo vivendo non è certo un periodo semplice, e non occorre certo che sia io a dirvelo, ma quelli che cerchiamo di raccontarvi sono gli esempi di chi ha scelto di imprimere nel mondo un segno più lieve, di sostituire alla sfiducia nel futuro la speranza in un cambiamento che parte proprio da oggi, dal presente. E lo ha fatto assecondando quella che è la sua personale biodiversità interiore, inseguendo talenti e passioni, scegliendo cosa fare della propria vita e mettendo le proprie aspirazioni a servizio di una missione più alta. Questo, per esempio, è il periodo in cui - con la stagione che si apre, le giornate che diventano più lunghe e l’aria che si fa profumata - siamo più invogliati a trascorrere del tempo fuori casa e ci domandiamo come farlo in un modo che soddisfi il nostro desiderio di viaggiare ma rispettando l’ambiente, salvaguardando le risorse, proteggendo la biodiversità. Ce lo ricordano anche alcune ricorrenze che si celebrano in questo periodo: il 20 maggio è la Giornata Mondiale delle Api, il 22 maggio la Giornata Mondiale della Biodiversità, il 3 giugno quella della Bicicletta e infine, il 5 giugno, la Giornata Mondiale dell’Ambiente. Come sempre, quando si parla di giornate mondiali, non dobbiamo pensare che la nostra attenzione su tematiche tanto importanti possa esaurirsi in una sola giornata, che funge tutt’al più da promemoria per un impegno che deve concretizzarsi ogni giorno, fino a diventare parte della nostra quotidianità. È il caso, per esempio, delle azioni messe in campo da NaturaSì, che abbracciano la sostenibilità intesa a 360 gradi, ma anche delle testimonianze che arrivano dalla voci ospitate nella nostra rivista. Non parliamo dunque di singole iniziative, ma di un diverso approccio alle cose, di una nuova prospettiva. Perché, parafrasando Teresa Agovino - viaggiatrice appassionata e d esperta di turismo sostenibile - se è vero che difficilmente potremo evitare di lasciare impronte, è altresì vero che possiamo scegliere come farlo. Per esempio, rendendo più lieve il nostro passo.

Fabio Dartora tecnico faunista Alessandro Isidoro Re giornalista, scrittore e docente; per Hublab si occupa di consulenza, eventi e comunicazione – tra i progetti seguiti, il podcast per NaturaSì “Laboratorio 2050” Riccardo Pavesi agronomo e cooperante internazionale Nando e Maila fondatori di ARTinCIRCO Federico del Prete Presidente di Legambici Andrea Dell'Orto consulente di edilizia sostenibile Pietro Leemann chef fondatore di Joia Teresa Agovino consulente per il turismo sostenibile Rocco, Simone e Alessandro viaggiatori Editore: EcorNaturaSì SpA Società Benefit via Palù, 23 z.a. Zoppè, 31020 S. Vendemiano TV Italia P.IVA e C.F. 02010550263 Direttore responsabile: Benedetta Frare Grafica e impaginazione: EcoComunicazione, progetti di comunicazione ecologica Stampato da Mediaprint con inchiostri a base vegetale Pubblicazione bimestrale registrata presso il Tribunale di Verona in data 30/12/2003 n. 1575

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Editoriale

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Sommario 3 Editoriale

Dalla sfiducia nel futuro alla speranza nel cambiamento

6 In evidenza

Agricoltura: oasi di vita

8 Approfondimento

Agronomo per formazione

10 Zuppe di stagione

Vellutata tiepida di zucchine

12 Approfondimento

Il sughero portoghese

14 I nostri progetti

Uno chef stellato per i prodotti NaturaSì

17 Le Terre di Ecor

L’alta qualità biodinamica dal Veneto al Molise

18 Oggi in cucina: cereali e legumi Sticks di panelle di ceci

21 Azienda del mese

25 ViandantiSì Agricoltura e territorio

26 Impastiamo Disanapianta Grissini caserecci

28 Lunario 30 Dai nostri fornitori BioAlleva: è arrivata la bella stagione!

31 Cosa ci nutre

L'equilibrio tra qualità e quantità

32 Approfondimento La bicicletta, veicolo di felicità

34 Approfondimento

Verso Capo Nord in bicicletta

36 Essenziali per Natura 41 Si, la Natura ha suoi vantaggi

Girolomoni: dignità alla Terra!

44 Bio consigli di lettura

22 Turismo sostenibile

45 Impegno sociale

Viaggiare leggeri (e sostenibili)

24 Ospitalità natura

Sostenibili fin da piccoli

47 Le stagioni nell’orto 48 Così per Natura

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Agricoltura: oasi di vita,

generatrice di equilibrio L’esperienza di NaturaSì, attraverso le aziende agricole del suo ecosistema, ci dimostra come trasformare l’agricoltura, rendendola amica della biodiversità. Tra gli obiettivi che NaturaSì si è data nel contesto del suo impegno per la sostenibilità, in tutte le sue declinazioni, vi è anche quello di aumentare, all’interno di ciascuna azienda agricola che fa parte del suo ecosistema, la superficie destinata a salvaguardia e incremento della biodiversità. Come? Promuovendo l’adozione di pratiche – quali la rotazione delle colture, la riscoperta di sementi antiche, lo sviluppo di aree dedicate alla flora e alla fauna locali – che trasformino l’agricoltura, rendendola uno scrigno per la conservazione di specie animali e vegetali come ci spiega il tecnico faunista Fabio Dartora.

Ristabilire il naturale equilibrio della natura Se la biodiversità sta bene, l’uomo sta bene. C’è un’agricoltura che può contribuire attivamente alla conservazione delle specie e degli habitat: un’agricoltura che non usa pesticidi e fertilizzanti chimici di sintesi, che garantisce la rotazione delle colture con una grande varietà di specie coltivate. A guadagnarci siamo tutti: agricoltori e consumatori. Ci siamo appropriati di uno spazio che non era il nostro e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. È ora di ristabilire il naturale equilibrio della natura. Attualmente possiamo stimare che, dei 32.000 ettari delle 300 aziende agricole fornitrici di NaturaSì, le aree di natura coprono già il 19% della superficie. Se mettessimo assieme tutte le siepi che attraversano e delimitano i campi, si coprirebbe la stessa distanza che c’è tra Roma e Trieste: 670 chilometri. Inoltre, il 50% di queste aziende dedica spazio specificamente alle aree umide e il 29% ha al suo interno o ai suoi confini un’area protetta. Inoltre, il 26% ospita specie rare o in declino

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In evidenza

(animali e vegetali) e l’83% garantisce la presenza di diversi habitat.

A proposito di flora e fauna Nelle aziende produttrici biologiche le coltivazioni sono ben diversificate, rendendole così importanti custodi di molteplici varietà di frutti, orticole e seminativi: un ruolo importantissimo per non perdere la cultura territoriale che contraddistingue le varie regioni. Ma il ruolo dell’azienda agricola è fondamentale anche nel conservare gli ambienti destinati alle specie autoctone, che trovano nel comparto agricolo il loro habitat, anche nel caso di quelle talvolta considerate “dannose”, adottando la tecnica delle specie antagoniste.

300 aziende agricole 32.000 ettari 19% della superficie con aree di natura 670 chilometri di siepi


Foto di Roberto Fiorentin

In evidenza

Spesso si sente parlare della fauna selvatica in agricoltura solo per i danni che reca. In questo caso si intende un numero elevato di animali appartenenti a poche specie: sono un esempio i cinghiali, che recano danno ai seminativi, le lepri che possono danneggiare le essenze orticole o gli uccelli, potenzialmente dannosi per i frutteti.

Gli insetti impollinatori Attraverso gli interventi di miglioramento ambientale, invece, si creano le condizioni per aumentare il numero di specie animali che generano un equilibrio dell’ecosistema. Un esempio è dato dagli insetti impollinatori, ossia tutti quegli insetti che – cercando il nettare nei fiori – trasportano il polline da un fiore all’altro, garantendo il successo riproduttivo della pianta e la conseguente produzione di frutti e semi. Gli insetti impollinatori sono responsabili della produzione di un terzo del nostro cibo, ma non solo: sono alla base di una rete trofica complessa che garantisce la presenza di insetti predatori e molti vertebrati, tra cui uccelli, mammiferi, rettili e anfibi. Questo genera a sua volta una florida comunità vivente che garantisce l’equilibrio di un ambiente sano e vitale.

LIFE PollinAction NaturaSì, grazie al progetto LIFE PollinAction, nei prossimi due anni potrà aumentare ulteriormente le superfici dedicate alla biodiversità di 10 aziende

agricole: LIFE PollinAction ha lo scopo di contrastare la crisi dell’impollinazione, incrementando il ruolo degli insetti impollinatori in ambienti rurali e urbani. Il progetto si articola in numerose azioni finalizzate alla creazione e al miglioramento di habitat per insetti impollinatori, al monitoraggio dell’efficacia delle azioni, alla comunicazione e alla divulgazione dell’importanza di tutelare tutti gli insetti che ad oggi sono in diminuzione ma sono fondamentali nel panorama ambientale. LIFE PollinAction viene realizzato in Italia nelle regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia e in Spagna nella regione di Aragona. Il progetto, iniziato nel 2020 e in chiusura nel 2025, vuole aumentare l’eterogeneità del paesaggio attraverso la creazione di un’infrastruttura verde (Green Infrastructure, GI), cioè una rete di aree naturali e seminaturali pianificata a livello strategico con altri elementi ambientali, progettata e gestita in maniera da fornire un ampio spettro di servizi con l’arricchimento dei prati a fiore. Alla fine del progetto si vedrà un consistente aumento della superficie dedicata alla biodiversità pari a 4.523 metri di siepi, 91.930 metri quadrati di prato a fiore, 140.978 metri quadrati di bordure mesofile perenni, 2.026 metri quadrati di bordure igrofile perenni, 1.264 metri quadrati di nuclei arbustivi. Questi interventi creeranno le condizioni per l’insediamento di un gran numero di specie di invertebrati, rendendo l’agricoltura un’oasi di vita generatrice di equilibrio. Tutto questo faciliterà anche la presenza di specie antagoniste di altre specie potenzialmente invasive.

In evidenza

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Agronomo per formazione,

viaggiatore per vocazione Agroecologia e Antropocene al centro della nostra chiacchierata con Riccardo Pavesi, agronomo viaggiatore e cooperante internazionale.

Agronomo giramondo, Riccardo Pavesi viaggia nelle zone del mondo più vulnerabili per diffondere un approccio agroecologico. Perché solo una prospettiva che integri l’aspetto ambientale con quello sociale, economico e culturale può trasformare l’intera filiera del cibo. Lo abbiamo intervistato per parlare con lui di agroecologia (ma anche di Antropocene).

anche con altri territori che adottano un approccio di questo tipo. Ed è proprio ciò di cui abbiamo bisogno per trasformare il sistema agroalimentare e renderlo più sostenibile.

Riccardo, cosa si intende per agroecologia?

Ufficialmente sono un agronomo, più ufficiosamente un avventuriero. Ciò mi ha spinto a cercare un ambito internazionale in cui lavorare, concentrandomi sul supporto ai contesti più vulnerabili, per il loro sviluppo anche – ma non solo – in relazione al tema del cambiamento climatico, al fine di renderli più resilienti, meno vulnerabili. Per fare ciò – anche attraverso la cooperazione – ho integrato le mie competenze agricole con un’analisi geopolitica e sociopolitica del contesto internazionale postcolonialista, in particolare di Africa e Centro America.

Anziché di una pratica specifica, parliamo di approccio agroecologico alla gestione del territorio, che comprende sia un utilizzo sostenibile delle risorse, ma anche la formazione di un tessuto sociale comunitario coeso, resiliente a eventuali difficoltà. Include l’agricoltura ecologica in varie forme – la permacoltura, il biologico, il biodinamico, l’agricoltura tradizionale contadina – ma considera anche aspetti socio-economici, come la CSA (Community Supported Agriculture) o, più in generale, la creazione di reti che possano aiutare i piccoli produttori. L’agroecologia crede molto nella multifunzionalità dell’agricoltura, e sostiene una ricerca scientifica partecipativa per una conoscenza interdisciplinare. Un ultimo aspetto importante è il movimento sociale: il fare rete non solo con il territorio di riferimento, ma

Ascolta Riccardo Pavesi anche su Laboratorio 2050, il podcast di NaturaSì, disponibile su Spotify, Apple Podcast e Google Podcasts

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Approfondimento

Sei specializzato in contesti fragili: qual è stato il tuo percorso?

Cosa ti spinge a viaggiare? Come mai hai scelto il Messico come prima meta? Viaggiare mi ha dato alcune risposte che cercavo già durante il mio percorso in scienze agrarie a Milano, facoltà in cui si parla poco di biologico e di agroecologia. Proprio questa carenza mi ha spinto a fare ricerca lontano, per la mia tesi. In Messico il tema dell’agroecologia è particolarmente radicato: soprattutto nella zona meridionale del Paese, il particolare contesto culturale – legato alla tradizione indigena e in generale alla cultura contadina – e paesaggistico – un ambiente


Come quello in Mali, dedicato proprio al sistema agroforestale? Sì, esatto. Dopo la laurea mi sono specializzato in sistemi agroforestali, studiando come adattarli ad alcuni progetti in Africa. Per la prima volta sono riuscito a realizzarli in Mali nell’ambito del programma agricolo della Onlus Abareka Nandree, finalizzato alla coltivazione e vendita di ortaggi per ridurre l’esodo rurale, problematica presente in migliaia di villaggi africani, accentuata dai cambiamenti climatici e dalle dinamiche economiche di land grabbing (accaparramento

parliamo di approccio agroecologico alla gestione del territorio, che comprende sia un utilizzo sostenibile delle risorse, ma anche la formazione di un tessuto sociale comunitario coeso, resiliente a eventuali difficoltà. delle terre, nei paesi in via di sviluppo, senza il consenso degli abitanti, ndr) e sfruttamento. Abbiamo previsto una formazione per la gestione dell’attività agricola con approccio agroecologico e ho proposto di adottare anche un sistema agroforestale, con colture orticole e alberi per la produzione di frutta. E ha funzionato!

disponibile per l’agricoltura; dopo qualche anno la produzione del campo cala e si apre un’altra area e si ricomincia… Così facendo, in un circolo vizioso, nel corso degli anni gli abitanti hanno deforestato tutta l’area, ridotto la capacità dell’ambiente circostante di mitigare gli effetti del cambiamento climatico e ancora non hanno soddisfatto il bisogno di terra da coltivare né migliorato la sicurezza alimentare: si tratta di trasmettere conoscenze, approcci e strumenti innovativi che permettano di integrare l’agricoltura con l’ambiente, per rispondere efficacemente anche alle necessità socio-economiche. Oltre a riforestare, le pratiche di agroforestry permettono infatti di produrre cibo rigenerando il suolo.

Infine, Antropocene: di cosa parliamo? La definizione di Antropocene fu coniata all’inizio del 2000 dal chimico Paul Crutzen, colui che ha spiegato il buco nell’ozono: partendo da questa scoperta, ha indicato la nostra capacità di essere forza geologica capace di modificare i flussi biogeochimici della terra, un po’ come i vulcani e i cianobatteri (batteri che hanno permesso l’accumulo di ossigeno sul pianeta, consentendo lo sviluppo della vita, ndr). Questo viene considerato come una sorta di segnatempo per l’inizio di una nuova epoca. Qui si apre il dibattito: quando siamo diventati forza geologica? C’è chi dice dall’inizio dell’agricoltura, chi dalla rivoluzione industriale, chi ancora dal dopoguerra con l'inizio della globalizzazione... Un primo processo di questo tipo avvenne nel Neolitico, quando nella pianura padana lo sviluppo delle prime civiltà dedite all’agricoltura causò il disboscamento dell’area, con aumento della CO2 a livello locale. A ciò seguì un aumento delle temperature che, seppur lieve, causò un’enorme siccità. Tutto questo, però, accadde a livello locale e le conseguenze non sfociarono altrove, come invece accade oggi a noi che stiamo modificando le condizioni della vita sulla terra in modo irreversibile.

Quali sono gli effetti del cambiamento climatico nelle aree più fragili? Un po’ genericamente, si tratta di realtà in minor parte responsabili, ma in maggior parte vulnerabili, perché vivono in contesti aridi, con un clima difficile, e non hanno i mezzi, le conoscenze e la capacità per rispondere alla variabilità che i cambiamenti climatici portano con sé. Attraverso l’approccio agroecologico si cerca di renderle più resilienti. Per esempio, collaboro con una ONG locale nel nord della Sierra Leone: una regione, isolata e remota, già economicamente svantaggiata, in cui la guerra civile prima e i focolai d’Ebola e di Covid poi, hanno esasperato le condizioni di insicurezza alimentare. Lì le comunità, concentrate su un’agricoltura di sussistenza, praticano il classico metodo dello “slashand-burn", taglio e rogo degli alberi per rendere il campo

Approfondimento

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Approfondimento

tropicale, con elevata biodiversità – insieme al fatto che si tratta di una zona non del tutto sviluppata, ha fatto sì che fosse un terreno fertile per lo sviluppo di questo tipo di approccio. Lì ho acquisito un bagaglio di conoscenze che ancora oggi porto con me nei progetti di cooperazione.


Vellutata tiepida di zucchine con robiola mantecata al pepe rosa con Blessed Brands Creative Studio

Ingredienti per 2 persone Per la vellutata 500 g zucchine 150 g cipollotti 90 g robiola brodo vegetale q.b. pepe rosa q.b. olio extravergine d’oliva q.b. sale q.b. pepe q.b.

Procedimento Iniziate con le verdure: tagliate le zucchine grossolanamente e i cipollotti a rondelle, tenendone da parte circa 50 g che vi serviranno per la guarnizione. In una pentola appassite i cipollotti, con un filo d'olio e un pizzico di sale. Aggiungete le zucchine e soffriggete finché non saranno dorate; quindi, copritele con il brodo vegetale. Lasciate cuocere per circa 20 minuti o finché le verdure saranno morbide, aggiustate di sale e pepe. Con l'aiuto di un mortaio schiacciate le bacche di pepe rosa e aggiungetele alla robiola, mescolando bene per amalgamare il tutto. In un padellino saltate i cipollotti tenuti da parte con olio e sale: una volta croccanti fateli asciugare su carta assorbente. Quando le verdure sono cotte, spegnete il fuoco e frullate con un frullatore a immersione fino a creare una crema. Servite la vellutata tiepida guarnita dai cipollotti croccanti e la robiola al pepe rosa in fiocchi. Qualche suggerimento Per rendere ancora più saporita la vostra vellutata tiepida, vi consigliamo di preparare il brodo di verdure mettendo in un pentolino l'avanzo dei cipollotti e una cipolla, facendoli appassire con un filo d'olio e del sale. Aggiungete le estremità delle zucchine e del sedano; regolate di sale e unite qualche pezzetto di zenzero. Coprite con l’acqua e portate a ebollizione, facendo bollire per circa un’ora; quindi filtratelo. Donerà un gusto orientale alla vostra vellutata. Se vi dovesse avanzare un po' di vellutata, usatela per insaporire una meravigliosa farinata! Setacciate la farina di ceci e unite la vellutata avanzata con un po' d'acqua. Lavorate con una frusta per sciogliere eventuali grumi fino a ottenere una pastella liquida. Lasciatela riposare per almeno un paio d'ore e mettetela in una teglia oliata; cuocete in forno a 220 °C per 30-40 minuti. Ecco la vostra farinata pronta per un pranzo all’aperto!

10 Zuppe di stagione


Zuppe di stagione Zuppe di stagione 11


Il sughero portoghese

un patrimonio di biodiversità La scelta dei materiali tra i presupposti per un’edilizia sostenibile. Ne abbiamo parlato con Andrea Dell’Orto, esperto in materia, che ci ha introdotto nell’affascinante mondo del sughero portoghese.

Uno stile di vita più sostenibile parte dalle nostre case e quando parliamo di edilizia sostenibile questo non è un modo di dire. Anche l’abitare, infatti, è un ambito in cui possiamo fare la differenza, diminuendo le emissioni e la dispersione di calore, ma anche scegliendo materiali naturali che riducano il nostro impatto ambientale. Non solo legno: un’altra opportunità ci arriva dal sughero portoghese, un materiale versatile, dalla storia suggestiva. Ce lo racconta Andrea Dell’Orto, consulente in materia di edilizia sostenibile, che si occupa anche di divulgazione sul tema.

Come mai proprio il sughero portoghese? Nel campo degli isolanti per l’edilizia, il Portogallo è un punto di riferimento per la produzione di pannelli di sughero ICB (Insulation Cork Board), detto anche “sughero espanso” o “tostato”, sia in termini di quantità prodotta, che di qualità e di livelli di sostenibilità e salubrità, con prodotti certificati per la bioedilizia. Il sughero ICB ha la caratteristica di essere prodotto senza aggiunta di collanti, con un processo termico di espansione che ha migliorato le prestazioni della materia prima vergine, ampliandone le possibilità di utilizzo, mantenendolo sicuro per l’uomo e l’ambiente. Inoltre, racconta la storia di un territorio, perché in campagna la vita sembra essersi fermata e la decortica, ovvero la procedura per togliere la corteccia, viene effettuata ancora a mano durante l’estate – tra metà giugno e metà agosto – senza danneggiare la pianta. A causa del caldo, infatti, in questo periodo la quercia tende a trattenere la parte più liquida, creando già di per sé una separazione tra la corteccia e il fusto da cui, inciso con delle accette affilate, si estraggono con facilità pezzi interi di corteccia.

12 Approfondimento

Come si ricava il sughero? Nasce dalla corteccia della quercia da sughero, pianta che cresce spontanea quasi esclusivamente sulle coste del bacino del Mediterraneo, in particolare in Portogallo e nei paesi del Nord Africa (Algeria, Tunisia, Marocco). La pianta viene decorticata, per la prima volta, dopo 25 anni: in Portogallo si dice “se hai a cuore tuo nipote, pianta oggi una pianta da sughero!”. Dopodiché, la decortica viene effettuata ogni 9 anni sulla stessa pianta, ma per il prodotto che dà maggiore redditività, ovvero il tappo da vino, bisogna aspettare 43 anni. In Portogallo, però, hanno capito che, al di là della materia prima più nobile, c’è anche una materia prima secondaria che rende il settore economicamente interessante, addirittura se ne recuperano anche le parti ricavate dalla potatura che viene effettuata ogni anno. Ogni decortica ha quindi una sua destinazione d’uso e alcuni sottoprodotti vengono utilizzati proprio nell’edilizia.

Come si usa il sughero nella bioedilizia? Si ricavano tre prodotti diversi. I pannelli isolanti in sughero espanso, che possono essere utilizzati facciavista oppure per i classici cappotti: il sughero, messo in un autoclave con vapore ad alta temperatura,

Ascolta Andrea Dell’Orto anche su Laboratorio 2050, il podcast di NaturaSì, disponibile su Spotify, Apple Podcast e Google Podcasts


Potremmo definire il sughero un materiale sostenibile a 360 gradi? Quando si parla di sostenibilità si tende a parlare soprattutto di quella ambientale, ma dovremmo parlare anche di sostenibilità sociale ed economica. Dal punto di vista dell’impatto ambientale, è un materiale naturale vegetale e le piante crescono per sottrazione di CO2 dall’ambiente: la quercia, per accrescere la sua corteccia, traduce la CO2 in ossigeno e intanto cresce attraverso la fotosintesi. Ma parliamo anche di un’intera filiera, fondata sul rispetto della pianta e di una cultura del sughero: esistono editti del Re del Portogallo risalenti al Quattrocento che tutelano le piantagioni di sughero, molto prima che ci fossero le certificazioni FSC. Infine, rappresenta anche un patrimonio di biodiversità, perché le sugherete ospitano tante specie animali che diversamente sarebbero in via d’estinzione.

Come mai il sughero “piace” alla bioedilizia? Sicuramente per il suo valore ambientale nel trattenere CO2. In secondo luogo, perché non ha limiti di durata nel tempo: ci sono casi di isolamenti di edifici ancora esistenti, risalenti ai primi anni del Novecento. Inoltre

è un materiale altamente resiliente: anche quando viene compresso ritorna naturalmente alla sua condizione iniziale. Parlando della sua capacità isolante, materiali leggeri di origine chimica, come il polistirolo, non isolano dal caldo ma solo dal freddo, mentre il sughero, per le sue caratteristiche di densità e di calore specifico, riesce a isolare anche dall’ondata di calore: già nella sua struttura molecolare, nasce come materiale isolante, composto da tante cellule che contengono aria. L’aria, quando è chiusa e ferma, è un ottimo isolante: durante il processo di espansione, che dà origine ai pannelli isolanti ICB (rispondenti alla norma EN 13170), la cellula si gonfia, quindi diventa ancora più isolante. L’uomo è riuscito a migliorarne la prestazione, senza danneggiarlo e senza dover aggiungere nulla, anzi sfruttandone una naturale caratteristica scoperta per caso quando, dopo un incendio, venne trovato un unico blocco di sughero dove prima c’era del sughero granulato. Da ciò si comprese che, a una data temperatura, si verifica il rilascio di questa resina che fa da colla.

Oltre al sughero, quali sono i materiali utilizzati nell’edilizia sostenibile? Quando si parla di edilizia sostenibile si pensa automaticamente al legno, sostenibile, riutilizzabile, e utilizzabile come materiale strutturale al posto di acciaio e cemento armato. Anche la calce, è un materiale tipico della bioedilizia, già noto ai romani, per le sue caratteristiche di sottrarre CO2 all'aria e di agire da volano igrometrico in casa. Essendo igroscopica, la calce si carica di umidità quando l’aria ne è pregna e la rilascia quando l’aria è più secca, un po' come l’argilla. Poi, possiamo citare la canapa – pianta a crescita veloce che riesce a fare anche due/ tre tagli a stagione, utile come isolante e impiegato in intonaci e pitture interne – ma anche le pitture naturali, che sostituiscono i conservanti con oli naturali o con emulsionanti come gli oli d’arancia: c’è tutto un mondo.

Quali consigli ti sentiresti di dare a chi sogna una casa davvero sostenibile? Sicuramente, scegliere un tecnico competente con una cultura in materia di sostenibilità legata alle tecniche e all’utilizzo di materiali meno impattanti. Poi, documentarsi adeguatamente, perché buona parte del cambiamento parte dal committente che – pur non essendo un tecnico – ha la possibilità di informarsi anche grazie a internet e alle community di settore. Infine, imparare a leggere le caratteristiche dei materiali e le etichette: non basta dire che un materiale è naturale perché sia sostenibile o salubre. Anche per i materiali edili ci vuole sempre una certificazione, proprio come avviene nell’alimentazione. Casa Quattro, a Magnago (MI), realizzata con una struttura a telaio in legno e paglia e isolata esternamente con sughero a vista (Progetto: Studio LCA – Varese).

Approfondimento 13

Approfondimento

si espande, cambia colore e diventa scuro, ma soprattutto libera la suberina, una resina naturalmente contenuta nella corteccia che fa da collante, senza rendere necessario l’utilizzo di altre colle. L’altro prodotto che si ottiene è costituito dai pavimenti tecnici multistrato, a cui viene applicata una impiallacciatura di rivestimento ottenuta dalla sfogliatura della corteccia grezza. Il terzo prodotto è rappresentato dai tappetini fonoassorbenti: si fanno dei rotoli di sughero super compresso e si mettono sotto i pavimenti, per attutire rumore e calpestio.


Uno chef stellato per i prodotti NaturaSì Quella tra Pietro Leemann e NaturaSì è un’amicizia fondata su valori solidi e condivisi, sfociata in una collaborazione che comprende anche il rinnovamento dei prodotti a marchio.

Il rinnovamento dei prodotti NaturaSì passa attraverso la cucina stellata dello chef Pietro Leemann. Fondatore di Joia, ristorante milanese di alta cucina vegetariana, Leemann è tra coloro che hanno creduto nel biologico – e, più in generale, in un nuovo modo di concepire l’alimentazione – fin dal principio. Non sorprende, dunque, l’incontro con NaturaSì, cui lo lega anche una profonda attenzione per l’origine degli ingredienti e per metodi di trasformazione che ne esaltino le caratteristiche. Un incontro che, prima di tradursi in una collaborazione professionale, ha visto Pietro Leemann cliente dei negozi NaturaSì sia in prima persona che per il suo ristorante. Proprio questa assidua frequentazione gli ha permesso di approfondire l’assortimento del negozio e di valutare i prodotti proposti sulla base della propria professionalità, chiedendosi: quale può essere il mio apporto? Partendo dall’alta qualità degli ingredienti utilizzati, come valorizzare ulteriormente l’eccellenza delle materie prime? E come andare incontro alle rinnovate esigenze di un consumatore che – avendo poco tempo a disposizione – ricorre talvolta a pietanze pronte, pur conservando un’elevata qualità?

coltivano e trasformano la materia prima in nutrimento. I prodotti ai quali ho contribuito sono il risultato di un lavoro di squadra fondato sull’armonia tra tutte le parti che hanno contribuito alla loro riuscita”.

Dalla tradizione alle nuove generazioni Concretamente, tutto questo si è tradotto in un’analisi capillare e sistematica di ogni prodotto a marchio NaturaSì presente a scaffale, al fine di capire dove e come intervenire sulla base dell’esperienza accumulata negli anni. Da questa analisi sono stati individuati i punti di miglioramento per i prodotti già esistenti, ma anche alcuni spunti per crearne di nuovi: “Essendo un fruitore di biologico, rappresento il cliente tipico di NaturaSì. Inoltre, con il Joia sono stato un po’ un precursore e

Ha preso il via così quella che, più che una collaborazione, è un lavoro di squadra, fondato su una profonda stima reciproca. Del resto, a partire dalla materia prima, ogni fase del processo produttivo che conduce a un alimento non è solo una questione di “prodotto”, ma anche di relazione: per questo NaturaSì e Pietro Leemann hanno lavorato accanto ai produttori per ottenere il miglior prodotto possibile. “Il segreto della qualità sta proprio in una buona relazione”, spiega infatti Leemann. “Con la natura che ci circonda, ma anche con le persone che

14 I nostri progetti

messaggio promozionale

Qualità è relazione


I nostri progetti

dunque, grazie a questi trent’anni di esperienza, riesco a intuire quale sarà il futuro del gusto e delle tendenze alimentari”. Prodotti rinnovati, dunque, come i condimenti per la pasta, rivisti cercando un miglior equilibrio tra gli ingredienti, ma anche prodotti nuovi per l’assortimento a marchio: alcuni più classici, come il gelato, altri che strizzano l’occhio alle tradizioni dal mondo, come i ceci all’orientale, che si aprono a una clientela più giovane e desiderosa di sperimentare. “Anche le nuove generazioni stanno iniziando a mangiare bio ed è importante parlare con loro, capendo cosa desiderano e cosa si aspettano per il futuro. Il giovane ha un linguaggio diverso, percepisce stimoli diversi ed è importante dialogare con lui attraverso novità e nuovi pensieri”.

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Dall’origine della materia prima alla riscoperta del gusto Grande attenzione a ogni fase del processo produttivo, in modo da salvaguardare le caratteristiche degli ingredienti utilizzati, che non può prescindere da una scelta accurata della materia prima, risalendo alla sua origine ed entrando in contatto con agricoltori e allevatori, perché “la vera qualità parte dall’azienda agricola”. Nel caso dei gelati, per esempio, è stato utilizzato il latte della Società Agricola Biodinamica San Michele di Cortellazzo (Venezia). Utilizzato anche per la produzione di formaggi, si tratta di un latte le cui caratteristiche devono essere valorizzate in ogni fase della lavorazione, tenuto conto che – tra le caratteristiche del bio – vi è proprio

quella di lasciare che gli ingredienti si esprimano nella loro autenticità. “È anche un ritrovamento del gusto che diventa un’esperienza educativa”, continua Leemann. “La peculiarità del radicchio è quella di essere amaro: farlo diventare dolce non sarebbe la giusta direzione da intraprendere. Aprirsi al gusto è un’esperienza culturale che va controcorrente e che permette di educare le persone affinché sperimentino la grande varietà di gusti che ci sono. Nei prodotti che abbiamo creato – nuovi o rivisitati – le etichette sono semplici e il gusto è trasparente: è questo che fa la differenza!”.

Il segreto della qualità sta proprio in una buona relazione”, spiega infatti Leemann. “Con la natura che ci circonda, ma anche con le persone che coltivano e trasformano la materia prima in nutrimento. I prodotti ai quali ho contribuito sono il risultato di un lavoro di squadra fondato sull’armonia tra tutte le parti che hanno contribuito alla loro riuscita”. I nostri progetti 15


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In Approfondimento Le evidenza Terre di Ecor

L’alta qualità biodinamica dal Veneto al Molise Espressione dell’alta qualità biodinamica del nostro ecosistema, la Fattoria Di Vaira e la Società Agricola Biodinamica San Michele sono autentici organismi viventi.

Fattoria Di Vaira

Latte e formaggi, conserve di pomodoro, ma anche cereali antichi e ortaggi: sono questi i prodotti della Società Agricola Biodinamica San Michele ed esprimono al meglio l’alta qualità di questa realtà biodinamica situata a Cortellazzo di Jesolo (VE). 143 ettari che comprendono al loro interno terreni coltivati a ortaggi, a cereali antichi, a frutteti e a seminativi. L'azienda ospita anche quaranta alveari con produzione di miele, galline ovaiole – libere di razzolare all’interno del meleto – e un allevamento bovino da cui proviene il latte fieno biodinamico STG (Specialità Tradizionale Garantita), imbottigliato nell’adiacente caseificio aziendale. Qui, dove terreni un tempo convenzionali sono stati convertiti al biodinamico, ripristinandone così fertilità e vitalità, sono stati piantumati boschi e siepi. Sono state create fasce tampone e zone umide, che oggi rappresentano il 20% della superficie aziendale e che ospitano una straordinaria ricchezza di fauna selvatica e di specie botaniche, rendendo questa realtà un’autentica oasi di biodiversità.

Situata a Petacciato, in Molise, la Fattoria Di Vaira si configura come esempio virtuoso di un modo diverso di fare agricoltura, mettendo al centro la responsabilità sociale. Oltre a essere uno scrigno di biodiversità, infatti, questa realtà agricola rappresenta anche un punto di riferimento per il territorio circostante. All’interno dei suoi 600 ettari, oltre a coltivazioni in campo aperto, un vigneto, un oliveto e un nuovo frutteto, sono compresi anche un allevamento bovino e una mandria di suini. Il latte dei 300 capi bovini, di cui 110 vacche in lattazione, oltre a essere utilizzato per l’alimentazione dei vitelli, diventa formaggio nel caseificio aziendale, completamente rinnovato, che trasforma ogni settimana circa 80 quintali di latte utilizzati per produrre mozzarella, caciocavallo, scamorza e ricotta. Il siero ricavato dalla lavorazione del latte, invece, è utilizzato per l’alimentazione dei maiali. Oltre a bovini e suini, l’azienda ospita un gregge di pecore e uno di capre, ma anche conigli, asini, galline e tacchini che animano la fattoria didattica, aperta a tutti coloro che desiderano vivere un’esperienza di piena immersione nella natura.

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Società Agricola Biodinamica San Michele

Le Terre di Ecor 17


Sticks di panelle di ceci con ketchup al basilico con Blessed Brands Creative Studio

Ingredienti per circa 20 sticks:

Procedimento

Per gli sticks: 600 ml di acqua 100 g di farina di ceci 50 g di farina di mais giallo 2 cucchiaini di paprika Sale q.b. Olio di semi q.b.

Per la preparazione degli sticks di panelle, come prima cosa, in un pentolino portate a ebollizione l'acqua con una presa di sale. Quando sfiora il bollore, aggiungete le farine e la paprika e lasciate cuocere a fuoco basso per circa 8-10 minuti. Affinché non si formino grumi è consigliabile mescolare continuamente il tutto con l'aiuto di una frusta. Una volta cotto, rovesciate il composto in una pirofila e livellatelo con l'aiuto di un cucchiaio. Lasciate raffreddare completamente a temperatura ambiente. Ricavate dal composto solidificato degli sticks della stessa dimensione e cuoceteli, finché non risulteranno dorati, in abbondante olio di semi caldo.

Per il ketchup: 250 g di salsa di pomodoro 25 g di zucchero integrale di canna 25 g di aceto di mele basilico q.b. sale q.b. pepe q.b.

Per la salsa di accompagnamento unite tutti gli ingredienti in una casseruola e lasciate cuocere a fuoco dolce per circa 30 minuti. Servite gli sticks di panelle caldi accompagnati con il vostro ketchup al basilico. Qualche suggerimento Gli stick di panelle si possono preparare anche in forno. Stendete il composto ancora tiepido su una teglia rivestita di carta da forno e fatelo raffreddare. Dopodiché tagliate dei quadrotti e cuoceteli a 200°C per 30 minuti. Li potete servire ancora caldi con verdure di stagione. Le panelle croccanti sono ottime come sostituto del pane nella panzanella: un piatto ottimo per la bella stagione! Basterà tagliare a cubetti gli sticks e unirli a pomodori, cipolla e cetrioli, tutti tagliati a fettine. Condite con olio extravergine di oliva, un cucchiaio di aceto, sale, pepe e foglie di basilico. Ed ecco la vostra originale panzanella.

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Serena Oggiinincucina cucina: cereali e legumi

Oggi in cucina: cereali e legumi 19


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La rivoluzione di Girolomoni continua ancora oggi, attraverso una filiera controllata, in cima alla collina di Montebello. E ora anche con un nuovo pack 100% carta. Dopo cinquant’anni di storia nel biologico, la Cooperativa Girolomoni conserva gli stessi valori di un tempo, quelli che avevano spinto il suo fondatore, Gino Girolomoni, a trasferirsi in un antico monastero, in cima alla collina di Montebello, per dare vita a un progetto imprenditoriale che passava attraverso la riscoperta della civiltà contadina. Valori che ancora oggi sono portati avanti, con passione e determinazione, dai suoi tre figli, Samuele, Maria e Giovanni Battista, dai soci e dai collaboratori.

Una filiera controllata Quel progetto era, ed è ancora oggi, la pasta, dalla coltivazione del grano fino alla trafilatura. Non a caso, tra i risultati ottenuti in questi cinquant’anni, Girolomoni può vantare anche la realizzazione di una filiera completamente controllata. “Oltre ad essere agricoltori dagli anni Settanta, siamo anche pastai già dagli anni Ottanta”, spiega Giovanni Battista Girolomoni, “quando abbiamo costruito il nostro pastificio; ora siamo anche mugnai, perché dallo scorso anno siamo riusciti a realizzare il sogno del nostro fondatore, ossia quello di portare tutte le fasi della produzione all’interno dell’azienda, attraverso la costruzione di un mulino che è il più piccolo mulino a cilindri per grano duro che si potesse costruire”.

co, condizione imprescindibile per ricostruire il mondo rurale. Sia nella molitura dei grani che nella lavorazione della pasta, le più moderne tecnologie si coniugano con un principio fondamentale: lavorare la materia prima il meno possibile per salvaguardarne le caratteristiche organolettiche. La molitura praticata è una molitura gentile, non aggressiva, che non surriscalda il prodotto, mentre l’essiccazione viene effettuata a una temperatura controllata per 8 ore nel caso della pasta corta e 12 ore per la pasta lunga: una lunga essiccazione, dunque, per non danneggiare i nutrienti della materia prima. Ritroviamo tutto ciò nella qualità e nel gusto della pasta Girolomoni, nei profumi e nei sapori che sprigiona e che ci ricordano il grano maturato in campo.

Nuovo pack: sostenibile e riciclabile La Rivoluzione di Girolomoni continua anche nel pack: 100% sostenibile e riciclabile, realizzato in carta ottenuta da foreste gestite in maniera responsabile, con finestrella in cellulosa compostabile nell’umido, senza plastica. Un pack parlante, perché porta impresso il messaggio che da sempre contraddistingue la Cooperativa: Dignità alla Terra!

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Dalla molitura gentile alla lenta essiccazione Vengono moliti qui i cereali conferiti alla Cooperativa dai suoi oltre 450 soci: grano duro, ma anche antiche varietà come il farro, il Graziella Ra e il Cappelli, coltivate per salvaguardare la biodiversità del territorio. E in seguito trasformati in pasta nell’adiacente pastificio. Il tutto nel raggio di appena 1 km, in cima alla collina di Montebello. E se dal punto di vista logistico questa collocazione può sembrare poco favorevole, sotto il profilo culturale incarna perfettamente la concezione che sta alla base della rivoluzione di Girolomoni: un prodotto agricolo biologi-

Azienda del mese 21

Azienda del mese

Girolomoni: dignità alla Terra!


Viaggiare leggeri (e sostenibili)

Il turismo sostenibile nelle sue implicazioni ambientali, sociali, culturali ed economiche è al centro della nostra intervista a Teresa Agovino, che divulga e promuove un modo di viaggiare più consapevole.

Concepire la sostenibilità come un percorso articolato, dalle molteplici sfaccettature, è fondamentale per ripensare il turismo in un’ottica più consapevole. Ne abbiamo parlato con Teresa Agovino, ingegnere ambientale e consulente per il turismo sostenibile, nonché fondatrice della startup Faroo, tour operator di esperienze e viaggi a impatto positivo, perché “non possiamo evitare di lasciare impronte, ma possiamo scegliere come farlo”.

Come mai proprio turismo sostenibile? Amo viaggiare: il viaggio è parte integrante della mia vita e non potrei farne a meno. Con il turismo sostenibile riesco a unire il mio desiderio di viaggiare con la missione interiore di non generare impatto negativo. Un binomio per me assolutamente perfetto. Subito dopo la laurea ho iniziato a lavorare nell’ambito della cooperazione

Non possiamo evitare di lasciare impronte, ma possiamo scegliere come farlo. internazionale e, vivendo tra Tanzania, Sud Est Asiatico e Sud America, mi sono resa conto che l’impatto del turismo sulle comunità locali è un tema veramente molto importante, non trascurabile. Ho cercato quindi di mettere a sistema le mie competenze e valutare come utilizzarle per supportare le comunità locali. Attraverso un percorso fatto con le Nazioni Unite, sono diventata

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auditor di terza parte, ovvero quella persona che si reca a verificare se una struttura o un’attività turistica è veramente sostenibile. E, nel caso lo sia, rilascia la certificazione, sempre per enti internazionali di certificazione riconosciuti dalle Nazioni Unite. Poi ho lavorato come consulente per il turismo sostenibile in giro per il mondo e, ritornando in Italia durante la pandemia, ho fondato la mia startup con l’obiettivo di rendere il turismo uno strumento per la creazione di un impatto positivo. Mi definisco un’artigiana della sostenibilità, perché “cucio” i progetti sulla base dell’esigenza del territorio. In aggiunta, sui social – in particolar modo su Instagram – divulgo la sostenibilità, raccontandone le tematiche e rendendole un po’ più semplici: mi piace accompagnare le persone in un percorso verso una maggiore consapevolezza.

I tuoi viaggi più significativi? Ogni viaggio, per qualche ragione, mi è rimasto nel cuore. Dovendo scegliere, direi sicuramente il viaggio in Tanzania nell’ambito della cooperazione internazionale, perché è anche quello che mi ha fatto capire con totale chiarezza quale fosse la mia missione: utilizzare le mie competenze e metterle a servizio della comunità locale. Il Sud America, invece, mi ha colpito per quel suo aspetto un po’ latino, caldo, di contatto con la popolazione e con l’immensità della natura: mi ha trasmesso tanto anche e soprattutto in termini energetici di contatto con la terra e con quella che loro chiamano la Pachamama. ll Sud Est Asiatico mi ha colpito per un altro aspetto, ossia quello del rispetto nei confronti dell’altro.


Cosa intendiamo con sostenibilità? Turismo sostenibile

Per molto tempo il concetto di sostenibilità è stato legato quasi esclusivamente all’aspetto ambientale, mentre comprende molti ambiti correlati. È un percorso che abbraccia diversi aspetti: da quello ambientale a quello economico; da quello sociale a quello culturale. Comprende anche un tema di accessibilità, intesa nelle sue diverse forme, non solo per chi non ha capacità motorie allineate a quelle che noi definiamo come “normali”, ma anche per coloro che hanno esigenze diverse in termini di parità di genere.

A che punto siamo con la diffusione di un tipo di turismo più sostenibile? Dipende molto dai territori e dalle diverse sfaccettature della sostenibilità. In Costa Rica, per esempio, viene incentivato l’ecoturismo legato alla protezione della biodiversità, in Sud America quello di contatto con le popolazioni locali, in particolar modo nella foresta Amazzonica, mentre nel Sud Est Asiatico soprattutto quello culturale o di relazione con le minoranze nella zona montuosa. I paesi del nord Europa, per esempio, abbracciano molto l’aspetto di accomodation sostenibili, ossia strutture realizzate secondo i criteri della bioedilizia, efficientate del punto di visto energetico.

Quali sono i rischi del turismo di massa? Lì dove agisce l’overtourism (sovraffollamento turistico), e quindi la presenza massiva di turisti, si perde l’identità culturale, si perdono le tradizioni, non c’è motivo di valorizzare la lingua locale, di coinvolgere la popolazione in percorsi turistici e si perde quindi quell’humus sociale-culturale del territorio. Non sempre si riesce a mettere a fuoco questa correlazione, ma esiste: se noi, per esempio, facciamo un safari etico, supportiamo la popolazione la quale, dunque, ha un guadagno che permette alle famiglie di mantenere i loro figli, di garantire loro cibo ma anche un’istruzione adeguata. Questo si può declinare in ogni contesto, perché se noi permettiamo alla popolazione locale di vivere di turismo, sarà una fonte di introito positivo, che permetterà loro di vivere meglio, in maniera più dignitosa.

Condividi tre buone pratiche per te essenziali Dipende molto dalla destinazione, ma in generale una buona pratica, molto semplice, è quella di ridurre il peso del proprio bagaglio. Quindi, viaggiare leggeri, perché in fondo ogni kg in più nello zaino o in valigia significa maggiori emissioni di CO2 per ogni mezzo di trasporto scelto. Sembrerà banale, ma il peso ha comunque un impatto importante. Provare a scegliere accomodation (strutture ricettive) e attività gestite dalle comunità locali, evitando quanto più possibile le intermediazioni

o, comunque, scegliendo intermediari che prevedano che buona parte degli introiti dei tour operator cui ci affidiamo siano destinati alle comunità locali. E poi scegliere l’artigianato locale per souvenir e prodotti dal mondo, un’industria molto florida soprattutto nel Sud del mondo. Insomma, godere del viaggio in una dimensione di contatto con le persone.

Come viaggia Teresa Agovino? E quale sarà la tua prossima meta? Sicuramente vorrei ritornare in America Latina: prima della pandemia avrei dovuto andare in Argentina, ma poi il viaggio è saltato. Oggi – anche quando viaggio per me stessa e non per lavoro – non sono spensierata come potevo essere 10 anni fa, però continuo a godere della dimensione di contatto con le persone. Il biglietto d’andata, insieme al primo alloggio, li ho sempre: per il resto no, mi apro a quello che succede. E poi accadono sempre cose stupende.

Ascolta Teresa Agovino anche su Laboratorio 2050, il podcast di NaturaSì, disponibile su Spotify, Apple Podcast e Google Podcasts

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Sostenibili fin da piccoli

Tra fenicotteri e beccacce

I segreti della natura

L’importanza del ciclo chiuso

Meridiana Family & Nature Hotel di Marina Romea (RA) Far apprezzare ai bambini la bellezza della Natura, contribuendo ad accrescere il loro senso di responsabilità nei confronti del Pianeta Terra: con questo obiettivo, l’Hotel Meridiana, super family hotel nel cuore del Parco Regionale del Delta del Po, immerso in una profumata pineta secolare organizza numerose attività pensate per i più piccoli. Tra queste, un’escursione guidata in barca nella laguna di Marina Romea, per avvistare fenicotteri e beccacce di mare e assaggiare la salicornia, detta anche asparago di mare.

Bio Agriturismo La Cerqua di Pietralunga (PG) Una passeggiata fino al giardino del mago, per scoprire i segreti della natura immersi nella suggestiva atmosfera di un ex monastero benedettino nel cuore dell’Umbria, tra le colline boscose di Pietralunga. Ma anche una fattoria didattica, in cui gli animali vivono nel loro habitat: i maiali, nel boschetto di quercia; le capre, nel loro ambiente rupestre; i cavalli, nei prati e le oche, nel laghetto. Un’oasi di pace e silenzio, con caratteristici ambienti ristrutturati con materiali naturali, quali pietra, legno e mattoni.

Mirtillo Rosso Family Hotel di Alagna Valsesia (VC) Insegnare ai bambini l’importanza della circolarità dando il buon esempio è la caratteristica del Mirtillo Rosso Family Hotel. I collaboratori, infatti, selezionano attentamente il compost, donandolo in parte a una fattoria vicina che ospita maialini e caprette, dalle quali arriva il latte utilizzato per il formaggio che si può gustare in hotel. Anche il miele servito a colazione arriva da una fattoria situata nelle vicinanze, dove si allevano le api, fondamentali per la salvaguardia della biodiversità del Pianeta.

Fondamentale è scegliere accuratamente il luogo in cui alloggiare, orientandoci su strutture che abbiano i nostri stessi principi e che adottino con convinzione soluzioni improntate alla sostenibilità. Ospitalità Natura fa proprio questo: riunisce tutte quelle realtà che, attraverso le loro scelte, portano avanti un’idea di vacanza consapevole e sostenibile. Scopri tutte le offerte su ospitalitanatura.it Per informazioni scrivi a info@ospitalitanatura.it

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Trascorrere del tempo in famiglia, all’insegna della sostenibilità: Ospitalità Natura seleziona le sue strutture, prestando attenzione alle esigenze di ognuno, anche dei più piccoli.


Attraverso i suoi pacchetti viaggio, ViandantiSì ci propone esperienze a stretto contatto con le comunità locali e con il patrimonio culturale e naturalistico.

Primo bagno e prima raccolta (di capperi) a Pantelleria – dal 21 al 28 maggio 2022 Un’occasione unica per vivere l’isola nella sua integrità, senza il caos estivo e in piena sintonia con la comunità pantesca. Una vacanza in equilibrio tra momenti di condivisione e momenti individuali, di piena immersione in natura, con itinerari piacevoli e suggestivi e facili trekking guidati da una guida locale d’eccezione, in quanto memoria storica dell’isola. Cinque Terre: Biodistretto Val di Vara dal 9 al 12 giugno 2022 I bio-distretti rappresentano un nuovo mondo da scoprire in chiave ecoturistica, dove incontrare un’economia vitale fatta di relazioni, convivialità, sano rapporto con la terra e con il cibo. Insieme a Gabriele Bindi, autore di Terra Nuova, ci avventureremo in un viaggio di benessere, natura e scoperta del mondo del biologico nell’entroterra ligure, a due passi dalle Cinque Terre.

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Weekend presso Il BioHotel Il Cerreto dal 16 al 18 giugno 2022 Oasi di tranquillità nel cuore verde intenso della Toscana, in Alta Val di Cecina, Il Cerreto è un esempio virtuoso di azienda agricola e struttura ricettiva biodinamica. Ospiti di un edificio ottocentesco recentemente ristrutturato secondo i criteri della bioedilizia, visiteremo l’azienda agricola, approfondendo il metodo biodinamico e la filosofia che sta alla base del suo lavoro.

il cuore dell’antroposofia, per conoscere la sua interazione con il mondo, le sue diramazioni nella pedagogia, nell’agricoltura e nell’alimentazione. Insieme alla visita dell’azienda agricola Sativa, che seleziona sementi libere per il biologico e la biodinamica, questo viaggio diventa una vera esperienza di rinnovamento e di speranza. Yoga e autosufficenza Dal 18 al 21 Agosto 2022 Salute, benessere, ricerca dell'autosufficienza e della forza interiore, ascolto, autoproduzione e ecosostenibilità: sono gli elementi di questa proposta, presso la Fattoria dell’Autosufficenza nell’Appennino Romagnolo, in collaborazione con Loris De Martin, insegnante di Yoga dal 1988. Il corso intensivo di yoga, le visite aziendali, degustazioni, escursioni renderanno questa esperienza un vero nutrimento del corpo e della mente. Per info e prenotazioni viandantisi.it - info@viandantisi.it Iscriviti alla newsletter per aggiornamenti sulle prossime proposte, offerte e last minute.

La miglior Calabria, tra bellezza e rinascita dal 21 al 25 giugno 2022 Spesso trascurata dalle grandi rotte del turismo, la Calabria è una terra dai forti contrasti, tra borghi arroccati, monti selvaggi e spiagge dorate. Il nostro itinerario percorrerà la costa ionica, per raccontare la storia della ripartenza calabrese, un’esperienza di cambiamento, grazie a GOEL – Gruppo Cooperativo, con il suo Tour Operator di Turismo Responsabile “I Viaggi del GOEL”. Il viaggio delle sementi libere e l’antroposofia dal 24 al 27 Giugno 2022 ViandantiSì vi riporta al Goetheanum, in Svizzera,

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Turismo sostenibile

Agricoltura e territorio


Grissini caserecci con semi di sesamo

Ingredienti per 60 grissini circa 200 g di semola di grano duro 300 g di farina integrale 100 g di farina tipo 0 20 g di lievito di birra fresco 80 g di olio extravergine d’oliva 3 cucchiaini di malto 250 g circa di acqua sale marino 4 cucchiai di semi di sesamo per guarnire

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Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida insieme a un cucchiaino di malto e lasciare riposare qualche minuto. Preparare un’emulsione con gli altri due cucchiaini di malto, un cucchiaio di olio e uno di acqua; tenere da parte (utilizzeremo questa emulsione in un secondo tempo). In una ciotola capiente setacciare le farine, unire l’olio e iniziare a impastare, aggiungendo l’acqua con il lievito disciolto e via via l’acqua restante. Quando l’impasto è parzialmente formato aggiungere anche il sale e continuare a impastare per alcuni minuti fino a raggiungere una consistenza elastica e omogenea. Riporre l’impasto a riposare per quaranta minuti in una ciotola, coperto e al riparo dalle correnti d’aria. Trascorso questo tempo, trasferire l’impasto sul tagliere e impastare di nuovo (utilizzare un po’ di farina per evitare che si attacchi al tagliere). A questo punto stendere l’impasto utilizzando la macchina per tirare la sfoglia allo spessore più alto. Si può stendere anche a mano utilizzando il mattarello e facendo attenzione che lo spessore sia omogeneo. Tagliare la sfoglia così ottenuta in strisce lunghe e sottili e deporle in una teglia, coperta con carta da forno, ben distanziate tra loro. Spennellare con l’emulsione preparata in precedenza, cospargere con il sale e i semi di sesamo, facendoli aderire. Coprire e lasciare lievitare ancora per un’altra ora al riparo da correnti d’aria. A lievitazione avvenuta, praticare con il dito alcuni incavi equidistanti sulla lunghezza dei grissini. Cuocere in forno già caldo a 190 °C per 12 minuti. Verificare la cottura: i grissini devono risultare dorati e croccanti. Estrarre dal forno a fare raffreddare su una griglia. Per conferire maggiore croccantezza potrebbe essere necessario un secondo passaggio in forno a 140 °C per 10 minuti. Una volta raffreddati sono pronti per essere gustati; si possono conservare anche in freezer mantenendo inalterate le caratteristiche.

foto di Blessed Brands Creative Studio

ricetta a cura dell’associazione di Disanapianta


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Lunario

La luna, passando davanti alle costellazioni zodiacali, trasmette alla terra forze che si manifestano nel comportamento degli organismi viventi. In agricoltura biodinamica, le stesse favoriscono i tempi di semina, lavorazione e raccolta. Agiscono in modo analogo sul corpo umano, in particolare sulla crescita di capelli e unghie. Ogni nove giorni circa la luna, nel medesimo trigono di forze, favorisce o “ostacola” alcune parti della pianta o del corpo.

a cura dell’Associazione Culturale La Biolca

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In cucina

Cura di sè

massaggi / relax

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È arrivata la bella stagione! Tempo di barbecue con le specialità BioAlleva 1 - LA GRIGLIA

Il primo passo è utilizzare la griglia più adatta alle proprie esigenze e al numero di persone per cui si cucina. Senza dimenticare gli strumenti fondamentali: pinze sufficientemente lunghe e un paio di guanti ignifughi.

2 - UNA GUSTOSA ALTERNATIVA ALLA GRIGLIA Perché non provare la pietra ollare? In questo caso i liquidi e i grassi di cottura anziché colare sulle braci restano a soffriggere con la carne, rendendola più gustosa.

3 - IL FUOCO

7 - UNA SPENNELLATA D’OLIO

Un semplice trucco: una spennellata d’olio sulla carne prima della cottura, non per condire ma per far assorbire meglio il calore.

8 - LA COTTURA

La carne va seguita con attenzione per ottenere la cottura desiderata. Meglio una cottura lenta, costante e ben distribuita. Evitare di abbrustolire, perché mangiare la parte bruciata può essere dannoso per la salute.

Legno per i puristi, carbonella per chi ha poco tempo. In ogni caso meglio cuocere sulle braci ardenti e non sulla fiamma viva.

4 - LA CARNE

La carne è la vera protagonista. Saper scegliere carne di qualità e tagli adatti è il segreto per il successo di una buona grigliata.

Una marinatura semplice è l'ideale per ammorbidire e insaporire la carne. Olio extravergine di oliva, sale, rosmarino, aglio, limone e spezie e erbe a scelta. Lasciare marinare da 30 minuti fino a 24 ore.

6 - IL SALE, PRIMA, DURANTE O DOPO?

Il sale sulla carne? Durante mai. Da aggiungere solo dopo, al termine della cottura, per mantenere intatte tenerezza e sugosità. Prima solo un pizzico nella marinatura.

30 Dai nostri fornitori

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5 - LA MARINATURA


di Jasmin Peschke

Chi ha poco da mangiare non è interessato alla qualità dei prodotti: l’importante è che la fame venga saziata. D’altro canto, se si hanno a disposizione prodotti di ottima qualità, basteranno piccole quantità di cibo per sentirsi immediatamente soddisfatti.

La fame, un problema sociale Uno dei 17 obiettivi di Sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) che si è data la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ha a che vedere proprio con la riduzione della fame nel mondo e addirittura con il superamento di questo problema. Sul pianeta Terra ci sarebbe abbastanza da mangiare per tutti, ma è la distribuzione del cibo a non essere equa: ecco perché la fame è un problema sociale. D’altra parte, assistiamo a un forte aumento di persone sovrappeso. Quindi, ricapitolando, da una parte ci sono persone che mangiano troppo, con conseguente aumento di patologie legate a un’alimentazione non equilibrata; dall’altra, persone che non hanno accesso al cibo. Scopriamo quindi che – per quanto riguarda la quantità di cibo – la situazione è sfuggita di mano e sta avanzando in due direzioni opposte. L’obiettivo sarebbe trovare una sana via di mezzo perché, per sfamare tutti gli abitanti del Pianeta in modo sano, ci vorrebbe una quantità sufficiente per tutti di cibo di buona qualità. Quindi non si tratta solo di qualità e quantità, ma di un rapporto equilibrato tra le due.

La biografia del cibo Un agricoltore è soddisfatto di un buon raccolto quando il seme cresce e prospera. Se la qualità del seme è alta, la resa sarà migliore, ma contano anche le condizioni in cui la pianta viene coltivata: cresce in un terreno vivo oppure fertilizzato utilizzando prodotti chimici di sintesi? Se il suolo è troppo umido, possono sorge-

re malattie della pianta e sarà necessario rafforzarla per prevenire la loro proliferazione. Se il terreno non viene adeguatamente dissodato, la pianta non sarà ben radicata e questo la indebolirà ulteriormente. Se ci sono sufficienti umidità, luce, calore e cure adeguate il fondamento per la buona riuscita di un prodotto deriva dal giusto rapporto tra crescita e maturazione della pianta. Quando cresce, il radicchio non sviluppa solamente la sua forma caratteristica, ma anche il gusto e il colore che lo contraddistinguono e che lo rendono appetibile agli occhi del consumatore che, mentre mangia, acquisisce l’aroma, l’origine e la biografia stessa del cibo con il quale si sta nutrendo. Allo stesso modo, il vino rivela il luogo in cui vengono coltivate le uve, ovvero permette di degustare il “terroir” di cui è espressione. Ciò richiede la massima cura da parte dell’enologo, sia nel vigneto che in cantina. Ricercare un equilibrio tra qualità e quantità dovrebbe essere la principale preoccupazione umana, un impegno da perseguire dalla coltivazione alla lavorazione nell’industria alimentare fino alle scelte che ognuno di noi effettua nella propria casa.

Jasmin Peschke Specialista in scienze della nutrizione, da più di 30 anni si occupa di alimentazione in chiave antroposofica. Coordinatrice per la nutrizione nella Sezione di Agricoltura del centro spirituale dell’agricoltura biodinamica presso il centro congressi dell’antroposofia a Dornach, in Svizzera, Peschke tiene conferenze e organizza seminari sulle dinamiche della nutrizione.

Cosa ci nutre 31

Cosa ci nutre

L'equilibrio tra qualità e quantità


La bicicletta, veicolo di felicità L’utilizzo della bici come password per una transizione ecologica con implicazioni sociali, economiche, culturali. Il racconto di Federico Del Prete di Legambiente.

Emblema di una mobilità più sostenibile, la bicicletta è lo strumento per una rivoluzione non solo ambientale, ma anche sociale, economica e culturale. Abbiamo esplorato questo argomento, ricco di sfaccettature con Federico Del Prete, Presidente di Legambici, area di Legambiente con base a Milano dedicata alla mobilità ciclistica, partendo dalle origini della bicicletta: un mezzo di trasporto antico, che guarda al futuro.

Partiamo da qui, com’è nata la bicicletta? La bicicletta ha avuto origine in un momento di crisi ambientale fortissima, legata a una serie di importanti eruzioni vulcaniche nel sud est asiatico, culminate con quella del vulcano Tambora nel 1816: imponente ed esplosiva, proiettò nell’atmosfera una quantità di ceneri e lapilli tale da produrre il cosiddetto “anno senza estate”. Tra il 1816 e il 1817 vi fu pertanto l’ultima grande crisi di sopravvivenza del mondo occidentale: gran parte dell’emisfero nord fu oscurato e, in mancanza della luce del sole, si persero tutti i raccolti. Le persone non avevano da mangiare, gli animali morivano e da questa catastrofe, della quale sappiamo ancora molto poco, un intelligente aristocratico tedesco, Karl Drais, immaginò come liberare le persone dalla dipendenza da animali da traino. Il risultato fu ciò che lui chiamò la “macchina da corsa”, l’attuale bicicletta, in principio senza pedali. Dunque, sin dalle sue origini – oltre 200 anni fa – la bicicletta è legata ai cambiamenti climatici che in quel caso furono causati da eventi naturali, ma destinati in seguito ad aumentare

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a causa della componente antropica, ossia quello che noi abbiamo provocato all’atmosfera in termini di emissioni climalteranti.

Cambiamenti climatici e sociali si legano al successo e al declino della bicicletta… Esatto. Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, la bicicletta – nella forma in cui la conosciamo oggi – esplose come mezzo per la mobilità individuale: possederla era uno status symbol. Si veniva considerati adulti se si utilizzava la bicicletta per gli spostamenti quotidiani e in seguito diventò anche il mezzo principale dell’emancipazione femminile, utilizzato da suffragette e attiviste. Il fatto che le donne abbiano abbandonato corsetti e indumenti costrittivi lo dobbiamo anche a una maggiore comodità nella pedalata. Successivamente – prima negli Stati Uniti e poi in Europa – è arrivata la motorizzazione di massa e l’automobile è diventata il nuovo status symbol. A quel punto, la bicicletta in età adulta iniziò a essere stigmatizzata, confinandola all’universo infantile: un’esperienza ristretta ai primi anni di vita, connessa ai primi piccoli incidenti e soprattutto all’affermazione della propria autostima. In seguito, si è perso anche questo aspetto, tanto che oggi il tasso di non abilità nell’uso della bicicletta tra gli alunni delle classi scolastiche può superare il 15%. Oltre all’incidenza importante di sovrappeso e obesità, si perde così anche la percezione del territorio, considerato altro da sé anziché ritenerlo parte della propria vita e della propria esperienza di cittadino.

D’altro canto, però, in molti viaggiano in bici. Quali sono i vantaggi? La bicicletta dà gioia, è una macchina della felicità: un mezzo lento con un’elevata capacità di penetrazione nel territorio, che permette di apprezzarne la ricchezza


La bicicletta, dunque, porta anche vantaggi economici? Noi di Legambiente l’abbiamo raccontato molto bene con i dati di ISNART/Unioncamere, puntuali e sorprendenti, sull’economia del cicloturismo. Chi viaggia in bicicletta è anche chiamato “Credit Card Tourist”, poiché per necessità vengono portate con sé poche cose e si tende ad acquistare tutto il resto lungo il percorso. Questo fa bene all’economia ma anche ai territori, perché tutto quello che non spendiamo in carburanti o in costi autostradali possiamo spenderlo sul territorio più autentico, gustandone bellezze e delizie. Sempre in una prospettiva economica, inoltre, l’Italia è da sempre tra i primi paesi per export di biciclette in Europa e, a livello di fatturato, in questo momento la cosiddetta bike economy fa più dell’export del vino: se il vino è una chance – e lo è – perché non investire sempre di più sulla bicicletta?

Favorire la mobilità sostenibile significa anche dover ripensare il territorio… Quando parliamo di mobilità sostenibile le infrastrutture sono importanti, ma è importante anche la determinazione per ridisegnare e riprogettare lo spazio pubblico. Dovremmo iniziare a rivedere il concetto di mobilità sostenibile: noi siamo abituati a pensare che mobilità sostenibile sia cambiare motore a un’automobile, invece probabilmente è restituire alle persone la libertà di scelta su quale veicolo usare per i propri spostamenti. Il concetto della biodiversità vale anche nello spazio pubblico: se un ecosistema prospera quante più specie vi albergano, perché sono sinergiche e simbiotiche tra loro – e questo rappresenta un’idea di salute e di benessere dell’ecosistema – lo stesso vale per lo spazio pubblico, soprattutto nelle città: troppe automobili impoveriscono la mobilità.

Nel nostro Paese c’è ancora molto da fare, ma ci sono anche degli esempi virtuosi? Milano vuole porsi come leader nelle politiche di mobilità sostenibile, e lo fa: infatti, è l’unica tra le 14 città metropolitane del nostro Paese in cui la motorizzazione privata scende. Tuttavia, finché questo fenomeno non sarà esteso anche a tutte le altre città metropolitane avremo grandi

problemi. In tal senso, le città medio piccole vanno molto bene; per esempio, Pesaro è un caso di studio internazionale perché c’è la famosa “bicipolitana”, chiamata così perché associa la bicicletta al trasporto pubblico, ovvero 98 km di piste ciclabili estese, diffuse e connesse. Attribuisci un nome alle linee - linea 1, linea 2 - fai le fermate, poni una grafica accattivante e, in due anni, una città passa dal 4 al 20% di ciclabilità: questo ci fa capire come anche la comunicazione sia importante.

Pandemia e mobilità sostenibile: un’opportunità persa? I dati del Tom Tom Traffic Index ci dicono come in seguito alla pandemia il traffico sia aumentato del 20%: l’utenza che prima utilizzava il trasporto collettivo e in condivisione è stato riassorbito molto dall’automobile privata. D’altro canto, però, il Covid ha dato una spinta alla mobilità attiva e alla ciclabilità, che nelle maggiori città italiane è aumentata anche grazie allo smart working. Molte città del mondo hanno scelto di compensare il crollo del trasporto pubblico con reti ciclabili di emergenza; in Italia siamo stati meno pronti, perché abbiamo realizzato

Sin dalle sue origini – oltre 200 anni fa – la bicicletta è legata ai cambiamenti climatici che in quel caso furono causati da eventi naturali, ma destinati in seguito ad aumentare a causa della componente antropica, ovvero quello che noi abbiamo provocato all’atmosfera in termini di emissioni climalteranti. in velocità itinerari già previsti e ciò non è la stessa cosa. Quindi, dal mio punto di vista con la pandemia abbiamo perso un treno: molte città hanno deciso di affrontare in maniera radicale e determinata questa emergenza. Come per esempio Parigi, che ha aperto tutta la città alle biciclette, trasformando le corsie preferenziali dei bus in piste ciclabili, con delineatori e segnaletica da cantiere, prima provvisori e poi permanenti. È una strategia che funziona e che ha funzionato anche nei Paesi Bassi negli anni Settanta: l’Olanda aveva un traffico spaventoso e morivano 10 bambini al giorno investiti dalle automobili, abituati com’erano a giocare in strada. Proprio il movimento “fermiamo la strage dei bambini” (Stop de Kindermoord) ha dato il via a quella che noi conosciamo oggi come “l’Olanda ciclabile”. Mica sono nati in bicicletta. Anzi, dicevano: non siamo come gli italiani, sempre in bicicletta e all’aperto. A proposito di pregiudizio…

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culturale e naturalistica. Un viaggio di questo tipo porta dunque con sé una diversa consapevolezza del paesaggio, della propria capacità di muoversi al suo interno e di comprenderlo. È una vacanza che vale doppio perché stimola la capacità delle persone di riposarsi, di ricaricare le batterie, di essere soddisfatte al momento del ritorno a casa. E non dev’essere per forza qualcosa di leggendario: si può anche pensare di fare una passeggiata di 20 km al giorno e scoprire che in un raggio di 300/400 km da casa ci sono cose mai viste né conosciute. Questo fa molto bene all’economia…


Verso Capo Nord in bicicletta

La bicicletta, protagonista del viaggio di tre ragazzi, appena diciottenni, verso Capo Nord: un’esperienza indimenticabile, dal profondo valore individuale e collettivo.

Rocco Soldini, Simone Pella e Alessandro Cassinadri, nel 2009, erano tre ragazzi di appena diciotto anni quando decisero di intraprendere un’impresa memorabile: raggiungere Capo Nord in bicicletta. Li abbiamo incontrati, dopo più di 10 anni, per farci raccontare un’avventura che ancora riecheggia nelle loro vite.

Cosa vi ha spinti a partire? Il desiderio di tutti e tre era di viaggiare per scoprire coi nostri occhi cosa c’è lì fuori. Il dove e il come erano, in realtà, dettagli secondari. Nella primavera del 2008 sfruttammo il ponte del 25 aprile per andare a Basilea in bici. Tirammo fuori dalle nostre cantine due vecchie bici da corsa dei nostri genitori: pesantissimi telai in acciaio, cambio al telaio e rapporti lunghissimi. Gonfiammo le gomme, acquistammo delle borse da viaggio e partimmo. Considerando il livello estremo di improvvisazione e disorganizzazione, fu l’impresa più epica che abbiamo fatto. Ma la cosa più illuminante fu scoprire che in bici, con pazienza e perseveranza, si poteva arrivare ovunque, percorrendo con le proprie gambe ogni singolo chilometro per arrivare alla meta.

Come mai avete scelto proprio la bicicletta? Fin dall’invenzione di questo mezzo, la bicicletta si è sempre associata alle imprese di uomini straordinari: le prime edizioni del Giro d’Italia avevano tappe che sfioravano i 400 km, con tempi di percorrenza di 14 ore su strade scalcinate e con bici senza cambi! La bici ha qualcosa di molto vicino alla meccanica umana, potremmo addirittura arrivare a dire che è la perfetta soluzione tecnologica per il bisogno innato dell’essere umano di muoversi, poiché massimizza lo sforzo traducendolo in chilometri. Da un punto di vista più “pratico” per noi si è trattata di una scelta automatica, visto che ogni giorno

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ci spostavamo per Milano in bicicletta: non inquina, non disturba, permette di arrivare ovunque… ed è più economica di qualsiasi altro mezzo.

Come vi siete preparati alla partenza? Nell’estate pedalammo da Amsterdam a Milano. Alla partenza eravamo in sei: disorganizzati e con aspettative diverse. Ogni giorno c’erano molti imprevisti (uno si fece rubare la bici, uno partì solo con canottiere e shorts e in pochi giorni si ammalò) e facevamo sempre molta meno strada di quella che ci eravamo prefissati. Però, alla fine, noi tre riuscimmo ad arrivare fino a Milano. Così a settembre, iniziammo a fantasticare su qualche impresa più grande. Passammo i nove mesi successivi a organizzare il viaggio (un grande incentivo per terminare l’anno scolastico con la sufficienza!). Un negozio di biciclette ci ha fatto da sponsor tecnico, fornendoci molte dritte sul tipo di bici da utilizzare e su quali materiali usare. Abbiamo consultato un esperto medico sul tema dell’alimentazione e del pronto soccorso e abbiamo svolto le necessarie pratiche burocratiche per entrare in paesi quali la Russia e la Bielorussia. Durante quell’anno abbiamo inoltre svolto sparuti allenamenti per abituarci alle tappe di lunga distanza, molti chilometri e salite alpine. Le tappe erano state tutte stabilite, tuttavia dal viaggio precedente avevamo anche imparato che non si può fare troppo affidamento sulla tabella di marcia. L’imprevisto è sempre dietro l’angolo e serve molta flessibilità. Ci eravamo prefissati di fare in media 100 km al giorno. E ogni 10-15 giorni avevamo preventivato un giorno di riposo.

Qual è stato il vostro itinerario? Il percorso, stabilito con mesi di anticipo, era questo: in Italia siamo passati dal lago di Como, dalla Valtellina e dal Passo dello Stelvio. Siamo quindi entrati nella


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regione austriaca del Voralberg, abbiamo attraversato la Baviera (sotto la pioggia) e Monaco e siamo entrati in Repubblica Ceca in una giornata nebbiosa. Da Praga dove – come da accordi – due componenti del viaggio sono rientrati a casa – abbiamo continuato il viaggio in tre, proseguendo attraverso la Polonia, fino al confine con la Bielorussia. Accumulato qualche giorno di ritardo

Ma la cosa più illuminante fu scoprire che in bici, con pazienza e perseveranza, si poteva arrivare ovunque, percorrendo con le proprie gambe ogni singolo chilometro per arrivare alla meta. Cosa vi ha sorpreso di questo viaggio? che ci ha creato problemi con il visto bielorusso, ci siamo trovati di fronte a una scelta: accorciare il percorso prendendo un treno fino alla Lituania oppure insistere verso la Bielorussia con un nuovo visto. Abbiamo deciso di dirigerci con il treno in Lituania, tagliando il nord della Polonia, e da lì abbiamo attraversato i paesi baltici facendo anche tappe di 150 km. Siamo entrati in Russia e abbiamo circumnavigato il golfo di San Pietroburgo in soli 3 giorni, fino ad arrivare in Finlandia in un giorno di violenta pioggia, ma rispettando pienamente i termini del visto. Abbiamo attraversato tutta la Finlandia da sud a nord, abituandoci al suo paesaggio di foreste immense, laghi e maledette zanzare. Siamo arrivati in Norvegia e in Lapponia, dove gli arbusti si sono fatti sempre più radi fino a scomparire e a lasciarci in un paesaggio che sembrava un deserto freddo abitato da renne; il mare di Barents e i fiordi norvegesi sono stati gli ultimi paesaggi che abbiamo visto in quel viaggio.

Avete fatto incontri particolari? Una signora in Germania ci regalò un sacco di patate, dei ragazzi estoni ci offrirono delle birre, un contadino lettone ci fece stare nella sua fattoria e ci offrì uova e latte, un convoglio nuziale in Russia ci ha raggiunto lungo la strada, fermandosi per brindare con noi e per offrirci caramelle e merendine. Abbiamo incontrato anche altri ciclisti, che sono tantissimi, ma nella quotidianità delle nostre vite non si notano. Incontrammo un dottore Basco in bici, che l’anno prima aveva attraversato la Groenlandia con gli sci da fondo. Un ragazzo di Hong Kong che da mesi girava il nord Europa in autostop. Un ragazzo tedesco in giro in bici da un anno senza nessuna meta precisa. Due idraulici polacchi che pedalavano giorno e notte per raggiungere la Norvegia, perché avevano solo due settimane a disposizione.

La forza, quella forza che è dentro ognuno di noi e che ci permette di andare avanti e raggiungere un obiettivo, anche se sembra molto lontano: la semplicità con cui è possibile sopravvivere, la gioia di farsi una doccia, di mangiare un panino o dormire all’asciutto. Quando arrivammo a Capo Nord, in una giornata di nebbia con la visuale ridotta a 2 metri, tutti e tre eravamo stanchi e un po’ delusi di essere arrivati in una giornata tanto nebbiosa. La vera felicità e il reale apprezzamento del risultato ottenuto arrivò nei giorni seguenti, quando il tempo migliorò e si poté osservare la distesa di acqua che si apre davanti alla scogliera di Capo Nord, uno spettacolo difficile da descrivere a parole. Quando riusciamo a compiere qualcosa di grande, l’aspettativa è sempre quella di un’esultanza da gol alla finale dei mondiali. In realtà, dopo un percorso così lungo (che sia un viaggio, una tesi di laurea o un progetto di lavoro), concludere l’ultima tappa sembra solo “fare il proprio dovere” e anzi, dopo la gratificante soddisfazione di avercela fatta, alla faccia dei numerosi scettici, è facile ritrovarsi tristi o spaesati in mancanza di un nuovo grande obiettivo da raggiungere.

Cosa resta oggi di quel viaggio? Sono passati 13 anni da quel viaggio, ma l’averlo fatto ci dà forza ogni giorno: pensare di essere riusciti a completare quell’impresa infonde fiducia in noi stessi nei momenti di scoramento. Di un viaggio del genere rimane l’apprezzamento profondo delle cose più semplici (il famoso segreto per la felicità?). Le cose più belle (e due anni di pandemia ci dovrebbero aver aiutato a capirlo) stanno nel piacere di stare insieme, incontrare gente e fantasticare su nuove avventure. Inoltre, avere la fortuna di vedere con i propri occhi ci arricchisce immensamente e ci allontana dalla semplicistica visione che le cose sono bianche o nere, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra: il mondo là fuori non è mai come ci viene dipinto.

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Gli essenziali

Gli essenziali in cucina

Come in ogni numero tornano le ricette preparate con gli Essenziali per Natura: tre semplici preparazioni ideali per la tua tavola. Scopri inoltre come completare il tuo menù scegliendo tra oltre 100 prodotti di uso quotidiano che non devono mai mancare nella tua dispensa, proposti a un prezzo vantaggioso.

Insalata di orzo al pesto con tonno e pomodorini

2,20 euro*

Ingredienti per 2 persone: 200 g di orzo perlato, 150 g di tonno sott'olio, 100 g di pomodorini, 3 cucchiai di pesto, sale q.b., olio extravergine d’oliva q.b. Cuocete un volume d'orzo, in una pentola con un buon fondo, insieme a due volumi d'acqua. Portate a ebollizione con coperchio e lasciate assorbire tutta l'acqua a fuoco moderato, senza mescolare. Sarà cotto in circa 25/30 minuti. Tagliate i pomodorini a metà o a spicchi come preferite. Quando si sarà raffreddato ponete l'orzo in una ciotola e conditelo con sale, un filo d'olio extravergine di oliva, tre cucchiai di pesto, il tonno precedentemente scolato e i pomodorini freschi. Mescolate il tutto e servite con erbe aromatiche a piacere.

Crepes salate integrali con stracchino, avocado e bresaola

2,50 euro*

Ingredienti per 2 crepes: 150 ml di latte, 100 g di farina integrale, 1 uovo, sale q.b., burro q.b. Per il ripieno: 100 g di stracchino, 10 fette di bresaola, 1 avocado In una ciotola rompete l'uovo, aggiungete il latte, la farina integrale, un pizzico di sale e mescolate bene con una frusta per sciogliere eventuali grumi. Ungete una padella ben calda con una noce di burro e versate un mestolo di pastella; girate la crespella dopo pochi minuti e cuocete anche dall'altro lato. Ripetete l'operazione. Sbucciate e tagliate un avocado a fettine e iniziate a farcire le crepes con i vari ingredienti: spalmate lo stracchino su una metà, aggiungete la bresaola e infine le fettine di avocado, chiudete le crepes a metà e servite.

Torta fredda allo yogurt e fragole

1,60 euro*

Ingredienti per 8 persone: 500 g di fragole, 500 g di yogurt bianco, 120 g di biscotti secchi, 100 g di burro, 100 g di zucchero, 80 g di fiocchi d'avena, 4 g di agar agar, composta di fragole q.b., mandorle a scaglie q.b. Iniziate dalla base, tritando in modo omogeneo i biscotti secchi con i fiocchi di avena. Sciogliete il burro e unitelo ai biscotti, mescolando bene. Prendete uno stampo a cerniera di 20/22 cm di diametro e create la base di biscotti schiacciando bene. Fate riposare in frigorifero per 30 minuti. Per la crema allo yogurt frullate le fragole tenendone da parte alcune per la guarnizione; in un pentolino scaldate lo yogurt con lo zucchero e la purea di fragole, infine aggiungete l'agar agar continuando a mescolare per un paio di minuti. Prendete la base di biscotti fredda e aggiungete la crema allo yogurt tiepida. Dopo dieci minuti, aggiungete sulla crema la composta di fragole in vari punti creando un affetto marmorizzato con uno stecchino. Fate riposare in frigorifero per 3/4 ore finché si sarà addensata. Servite con fragole fresche e scaglie di mandorla. * A persona. I costi delle ricette sono indicativi a causa delle possibili variazioni di prezzo degli ingredienti a seconda della stagionalità, della piazza e della disponibilità.

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Gli essenziali in cucina


Le foto hanno carattere puramente illustrativo. Le offerte sono valide fino ad esaurimento scorte. I prezzi e le foto possono subire variazioni a causa di errori tipografici.

Antico Podere Bernardi

Ecor

1,95 € / 450 g

3,30 € / 300 g

NaturaSì

Yogurt naturale intero e magro

Composta di fragola

Preparati solo con il latte dell’allevamento aziendale di vacche di razza bruna alpina, nutrite con i foraggi freschi e secchi coltivati all’interno dell’azienda agricola.

Ottenuta al 100% da frutta, è preparata solo con fragole italiane coltivate dagli agricoltori del nostro ecosistema e conserva il sapore autentico di questi irresistibili piccoli frutti.

11,90 € / 500 g

Mandorle sgusciate – Filiera Ideali come snack, sono un ingrediente versatile, utilizzato in molte ricette, sia dolci che salate, alcune ormai appartenenti alla cucina internazionale.

5,10 € / 700 g

Ecor

Variè Fragranti biscotti semintegrali, preparati con farina di grano tenero tipo 2 di filiera, esclusivamente italiano, con olio extravergine d’oliva e senza aromi, nemmeno quelli naturali.

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10,98 € / 750 ml

NaturaSì

Olio extra vergine di oliva IGP Sicilia

Pesto alla genovese senza glutine Basilico genovese DOP, aglio e Parmigiano Reggiano DOP sono gli ingredienti chiave di questo pesto senza glutine, preparato seguendo la classica ricetta ligure.

Estratto a freddo da olive italiane del nostro ecosistema, è un olio dal fruttato medio, con piccante e amaro leggeri e delicati sentori di pomodoro ed erba.

4,80 € / 200 g

Iasa Il Gustoso

Latte intero e parzialmente scremato più a lungo Latte STG (Specialità Tradizionale Garantita) proveniente da piccole stalle nel parco regionale naturale dei monti Lessini, in provincia di Verona.

Squisito tonno a pezzi in olio extravergine d’oliva proveniente dalle aziende dell’ecosistema NaturaSì, conservato in vetro.

3,70 € / 1 kg

Fattoria Di Vaira - Le Terre di Ecor

1,95 € / 420 g

Orzo perlato

Passata di pomodoro al basilico

Tra i cereali più classici, è ideale per zuppe e minestre, per originali “orzotti” oppure per preparare insalate di cereali e verdure perfette per gite fuori porta.

Lavorata e confezionata esclusivamente con pomodoro e basilico Demeter, provenienti dalle coltivazioni Fattoria Di Vaira, entro 24 ore dalla raccolta.

Antico Caseificio Pompeano

28,95 € / kg

Parmigiano Reggiano DOP Frutto di una lavorazione artigianale, erede di una lunga tradizione, è prodotto con il latte delle vacche che pascolano sulle colline dell’Appennino modenese.

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1,85 € / 1 l

NaturaSì

Pezzi di tonno in olio extravergine di oliva

Ecor - Gli sfusi

2,95 € / 90 g

NaturaSì

2,00 € / 150 g

La Città del Sole

Grissini Fragranti grissini proposti con un innovativo pack plastic free formato da un astuccio in cartoncino e da un sacchetto trasparente in Naturflex, materiale compostabile proveniente da cellulosa.


San Michele - Le Terre di Ecor

1,50 € / 100 g

Stracchino da latte fieno STG

Uova

Solo il latte fieno STG (specialità tradizionale garantita) dell’allevamento biodinamico aziendale, per questo formaggio morbido e cremoso, a breve stagionatura, dolce al palato, dal caratteristico profumo di latte.

Fattoria Di Vaira - Le Terre di Ecor

1,85 € / 100 g

Uova sfuse provenienti da galline “ruspanti”, nutrite con alimenti vegetali bio coltivati dall’Azienda Agricola Morini e lavorati nel mangimificio aziendale.

Ceci

Preparata con latte crudo biodinamico, viene lavorata come da tradizione attraverso due successive rotture della cagliata e lasciata maturare fino alla filatura, realizzata con cura artigianale. Nuovo pack in carta.

2,40 € / 1 l

Bevanda di avena integrale Una bevanda vegetale, che celebra il gusto autentico e pieno di questo prezioso cereale nella sua variante più pura.

NaturaSì

1,75 € / 1 kg

Farina integrale di grano tenero Da grano 100% italiano proveniente dagli agricoltori del nostro ecosistema, e macinata a pietra, è ideale per pizza, pane, focacce, biscotti e altri prodotti da forno.

1,70 € / 400 g - 250 g sgocc.

NaturaSì

Mozzarella fior di latte

Isola Bio

0,37 € / cad.

Società Agricola Morini

Ceci italiani lavorati e confezionati entro poche ore dalla raccolta: lo raccontano il diverso colore e le diverse dimensioni che li caratterizzano.

5,30 € / 80 g

Le Bio Delizie

Bresaola in rotolino Buona come affettata al momento! È proposta nel pratico rotolino, salva spazio e salva ambiente perché permette di risparmiare fino al 60% di plastica rispetto alla tradizionale vaschetta.

Azienda Agricola Poli Stefano

3,10 € / 150 g

Robiola di capra Il gusto autentico del latte di capra caratterizza questa morbida robiola preparata con il latte delle capre allevate prestando la massima attenzione al benessere degli animali.

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Bio Busti naturalmente è una linea pensata per riscoprire i sapori sinceri del latte fresco ed esaltare l’essenza della semplicità e della genuinità genuinità. I nostri pecorini sono realizzati con latte biologico certificato, certificato frutto di allevamenti artigianali che seguono e rispettano il naturale processo fisiologico degli ovini. La stagionatura su assi di legno ed i trattamenti in crosta con ingredienti rigorosamente naturali naturali, rappresentano un aspetto peculiare della produzione dei nostri formaggi biologici. Chiedi informazioni al tuo gastronomo di fiducia! Busti Formaggi S.p.A. Via Marconi 13 A/B 56043 Loc. Acciaiolo - Fauglia (PI) Tel. 050 650565 - www.caseificiobusti.it

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Le foto hanno carattere puramente illustrativo. Le offerte sono valide fino ad esaurimento scorte. I prezzi e le foto possono subire variazioni a causa di errori tipografici.

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Le Piumette

Barnhouse

Dal 1 giugno al 28 giugno

La Città del Sole

Dal 1 giugno al 28 giugno

Muffin con gocce di cioccolato

Biscotti secchi colazione

Morbidi tortini ideali per risvegli soffici come… piumette. Semplici e golosi, preparati con yogurt e uova fresche, sono arricchiti con irresistibili gocce di cioccolato.

Il buono della semplicità in questi fragranti biscotti secchi preparati con farina italiana di grano tenero, ideali a colazione, perfetti da inzuppare.

Dal 27 aprile al 31 maggio

Rapunzel

Dal 27 aprile al 31 maggio

Krunchy Sun

Crema di arachidi Crunchy

Due croccanti granole preparate con olio di girasole: quella al cioccolato fondente, irresistibilmente golosa, e quella ai frutti di bosco, dal gusto piacevolmente fruttato.

Una crema spalmabile resa irresistibilmente croccante grazie all’aggiunta di arachidi in pezzi, delicatamente tostate utilizzando energia da fonti rinnovabili.

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Isola Bio

Dal 2 marzo al 28 giugno

The Bridge

Bio Rice Drink Orzo Tostato

Bevanda di mandorle con cocco

Una bevanda vegetale dal gusto vellutato, preparata con riso italiano e orzo tostato e senza zuccheri aggiunti*. Un prodotto versatile, perfetto a colazione o a merenda, freddo o appena tiepido. *contiene naturalmente zuccheri

Il delicato sapore della mandorla incontra fresche note di cocco in questa bevanda vegetale senza glutine né lattosio. E per gli amanti dei gusti esotici, Cocco Supreme con acqua di cocco.

Latteria Perenzin

Dal 27 aprile al 31 maggio

Latteria Perenzin

Preparato solo con latte di capra, caglio e sale, è un formaggio fresco dalla consistenza compatta, che lo rende ideale anche per la cottura sulla piastra, dopo averlo tagliato a fette.

Un formaggio a breve stagionatura, dal gusto dolce ed equilibrato, con tipico sentore di latte di capra, preparato utilizzando caglio microbico.

Dal 1 giugno al 28 giugno

Regina Verde

Olive verdi Bella di Cerignola

Dal 1 giugno al 28 giugno

Cous cous con verdure Preparato con zucchine, melanzane, carote, pomodorini e peperoni, è ideale per una pausa pranzo fuori casa o quando si ha poco tempo, a temperatura ambiente o appena scaldato.

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Dal 1 giugno al 28 giugno

Fetta Rustica e Fetta Allegra

Coltivate con il metodo biodinamico, le olive di questa pregiata cultivar pugliese – eccellenza tutta italiana – vengono raccolte a mano e lavorate entro poche ore dalla raccolta.

Ecor

Dal 1 giugno al 28 giugno

Magrello di latte di capra

Caciottina di latte di capra

Biorganica Italia

Dal 1 giugno al 28 giugno

Due gustosi affettati vegetali. Fetta Rustica, con tofu, pistacchi e semi di zucca, lievemente piccante, e Fetta Allegra, con curcuma, dall’aroma più delicato.

Iasa Il Gustoso

Dal 1 giugno al 28 giugno

Filetti di tonno in olio extravergine di oliva Ottenuti dalla lavorazione dei tranci principali, confezionati a mano per mantenere le caratteristiche del pesce: compatto alla forchetta e morbido al palato.


Machandel

Dal 27 aprile al 31 maggio

Karma

Kefir

Fagiolini spezzati al naturale

Originaria delle steppe dell’Asia centrale, quest’antica bevanda viene rivisitata da Karma in una variante preparata facendo fermentare acqua, fichi e limone con chicchi di kefir.

Specialista nelle verdure in vetro, Machandel conserva i suoi ortaggi in modo semplice, solo con acqua e sale: come avere un orto sempre in dispensa.

Le Carline

Dal 27 aprile al 31 maggio

Cansiglio

Sottili fette di formaggio dal dolce sapore di latte con intensi profumi di prato. Grazie alla loro consistenza compatta, si fondono in cottura, mantenendo però la loro struttura.

Un bianco dagli intensi profumi floreali e fruttati e un rosso dall’aroma di piccoli frutti di bosco con note speziate alla vaniglia, entrambi ottenuti da uve di vitigni resistenti.

Salmon & Co

Dal 27 aprile al 31 maggio

Dal 1 giugno al 28 giugno

Le Scandolette

Vino Bianco e Rosso Resiliens

Achillea

Dal 30 marzo al 26 aprile

Wild Ocean

Dal 1 giugno al 28 giugno

Aceto di mele

Filetti di eglefino surgelati

L’azienda montana Achillea ottiene il suo aceto – un condimento tra i più classici – esclusivamente da mele italiane, utilizzate intere.

Pescato nell’Atlantico Nord Orientale, con le sue carni tenere e gustose, è ideale gratinato in forno oppure in padella, con pomodorini e olive.

Dal 27 aprile al 31 maggio

Salmone selvaggio affumicato Morbide fette di salmone Sockeye pescato nell’Oceano Pacifico nord orientale e lavorato con sapienti metodi artigianali, tramite salatura a secco con sale marino e dolce affumicatura con legno di faggio.

Voelkel

Dal 27 aprile al 31 maggio

Kombucha La tipica bevanda fermentata, tradizionalmente conosciuta in Cina e Giappone come “elisir di lunga vita”, preparata secondo la tradizionale ricetta orientale.

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Bio consigli di lettura Una guida 2022 alla scoperta dei vini biodinamici e biologici, nata dalla collaborazione di NaturaSì con DoctorWine. Chiedila al tuo negoziante di fiducia.

Daniele Cernilli

Alla scoperta dei vini biodinamici e biologici. Un viaggio tra cantine, aziende agricole, ristoranti e strutture ricettive nel mondo del bio in Italia - Guida 2022

DoctorWine e NaturaSì

Daniele Cernilli, con i team DoctorWine e NaturaSì, ci porta alla scoperta di cantine, aziende agricole, ristoranti e strutture ricettive del mondo del bio, attraverso una guida che parte dalla terra. NaturaSì concepisce l’azienda agricola biologica e biodinamica come un organismo vivente, fondato sulla circolarità dei processi produttivi e su un’idea di agricoltura che cura la biodiversità vegetale, il benessere animale e la bellezza del paesaggio. All’interno di realtà agricole così concepite, il vigneto rappresenta un piccolo ecosistema legato alla vitalità del suolo, al posizionamento rispetto all’esposizione solare, al clima e al non uso di sostanze chimiche. Tutti fattori che determinano, grazie al loro equilibrio, la qualità del prodotto.

tenze e sensibilità diverse: da una parte, Daniele Cernilli e il team DoctorWine, dall'altra NaturaSì con Michele Bonato, Mattia Da Ros e Casto Iannotta. Il gruppo di assaggio ha degustato alcune centinaia di vini provenienti da circa 175 cantine che praticano viticoltura biologica o biodinamica, o entrambe. Vini che raccontano la storia di un territorio, in grado di esaltare gli alimenti che ne caratterizzano la tradizione gastronomica.

L’impegno per la Terra

Anche questa guida segue l’impegno che NaturaSì ha nel rispetto della nostra Terra: per stamparla, infatti, sono stati utilizzati inchiostri ecosostenibili, ovvero bio-rinnovabili, che non derivano da una risorsa finita, come il petrolio, ma sono di natura vegetale. Lo stesso criterio è stato seguito anche nella scelta della carta, una carta uso mano la cui naturalità traspare pagina dopo pagina.

Attraverso questa guida vogliamo rendere omaggio all’etica e al lavoro di viticoltori che hanno compreso come la natura – nella sua ingovernabilità e “saggezza senza tempo” - sia più grande di tutti noi. Viticoltori che, oltre a praticare l’agricoltura biodinamica e biologica, contribuiscono alla biodiversità piantando siepi e vitigni autoctoni, prestando attenzione alla fertilità della terra, anche a fronte del cambiamento climatico.

La selezione dei vini

Questa guida insolita – senza punteggi, con brevi e quanto più possibile efficaci presentazioni delle cantine, nonché con cenni di carattere organolettico per ogni vino che abbiamo ritenuto degno di nota – è un riconoscimento ai vini ottenuti con metodi produttivi virtuosi, che mantengono un equilibrio con la Terra e l’uomo. È il frutto di un lavoro di squadra, che ha unito compe-

44 Bio consigli di lettura

messaggio promozionale-letterario

La Guida 2022


Dalla collaborazione di NaturaSì con enti e associazioni del territorio, una serie di iniziative che trasformano l’inclusione da concetto astratto a vissuto concreto.

L’impegno sociale è uno degli ambiti di intervento di NaturaSì in materia di sostenibilità e non può prescindere da un altro concetto chiave: quello di comunità. Negli anni, infatti, abbiamo costruito un ecosistema sempre più pronto a recepire le esigenze del territorio. Tra queste, il sostegno a persone che vivono situazioni di fragilità, sia attraverso progetti di formazione e inserimento lavorativo, sia offrendo loro ospitalità, generi di prima necessità o un pasto caldo, come racconta l’esperienza di Milano. Di questi diversi aspetti – legati all’accoglienza nelle sue diverse sfaccettature – abbiamo parlato con Elisabetta Umidi della Cooperativa Lule Onlus, Francesca Giancane dell’Associazione Mutuo Soccorso e Stella Brambilla, di Fondazione Corte delle Madri.

Qual è il contributo di NaturaSì alla collaborazione con Mutuo Soccorso? Attraverso la donazione di cibo e la spesa sospesa, contribuiamo alla predisposizione di pacchi contenenti generi alimentari che vengono donati nelle case popolari della zona 2 e 3 di Milano, ma forniamo anche cibo per la preparazione di pasti (tra i 120 e i 150) per i senzatetto di San Babila, della Stazione Centrale e di quella di Lambrate. Inoltre, grazie all’acquisto di un food truck, in sinergia con Comida, vengono distribuiti pasti caldi basati sui principi di una sana alimentazione.

ospitalità ai rifugiati, grazie alla collaborazione con enti e associazioni presenti sul territorio, come la Fondazione Corte delle Madri di Bereguardo che già lavora per l’accoglienza di persone fragili.

Va in una direzione diversa, ma sempre orientata alla Comunità, la sinergia con Lule. Elisa, di cosa parliamo? Lule si occupa di donne vittime di tratta e più in generale di violenza. Con NaturaSì, portiamo avanti un progetto di inclusione attraverso percorsi di formazione e di inserimento lavorativo all’interno dei punti vendita di Milano. Un’opportunità di formazione individuale, prima ancora che professionale, perché per queste donne il lavoro non è solamente funzionale all’ottenimento del permesso di soggiorno, ma diventa anche un veicolo per la trasmissione della cultura e della lingua, che rappresentano il principale scoglio per creare coesione sociale.

Mutuo Soccorso, insieme a Fondazione Corte delle Madri è in prima linea anche in situazioni di emergenza… Grazie alla spesa sospesa – attiva in tutti i punti vendita di Milano – e ad altre iniziative, lavoriamo anche per fronteggiare circostanze contingenti, come le emergenze umanitarie: tra queste, quella della vicina Ucraina, sia attraverso la donazione di aiuti alimentari che offrendo

Impegno sociale 45

Impegno sociale

Il nostro impegno per la Comunità a Milano


SPERIMENTA IN CUCINA CON

LA BEVANDA VEGETALE e la crema vegetale

CHE NON Sanno di vegetale! CAPPUCCINO GRECO PREPARAZIONE: 5 minuti

INGREDIENTI x 1 porzione - 25-30 ml di caffè espresso - 60 ml Isola Bio Bevanda Gusto Giusto - 12 ml sciroppo d’agave - 4-5 cubetti di ghiaccio PREPARAZIONE Preparare l’espresso e aggiungerlo per ultimo al resto degli ingredienti. Frullare per un massimo di 5 secondi, versare nel bicchiere di vetro da 150 ml precedentemente raffreddato e servire.

CREMA SPALMABILE AL CACAO PREPARAZIONE: 10 minuti INGREDIENTI x 2 porzioni - 30 g Isola Bio Crema Gusto Giusto - 22 g di zucchero di canna a velo - 20 g di cacao amaro in polvere - 10 g nocciole

PER UN TOCCO DELICATO, IL

GUSTO GIUSTO

IN CUCINA

PREPARAZIONE Mescolare in una ciotola il cacao e lo zucchero a velo e poi aggiungere le nocciole finemente tritate quasi a ottenere una farina. Aggiungere poco alla volta la Crema Gusto Giusto. La dose da utilizzare dipende dal cacao impiegato e dal suo potere di assorbimento dei liquidi. Il risultato finale è una consistenza solida non colante e adatta alla sac à poche.

Scopri tutte le altre ricette su:

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di Paolo Pistis Perfette per affrontare il primo caldo estivo, le ciliegie sono piccoli frutti straordinari. Ma come gestirne la coltivazione?

Per una piccola produzione familiare dobbiamo orientarci su varietà autofertili che non necessitano di altre piante impollinatrici. Se scegliamo di coltivare un solo albero di ciliegie, non avremo mai piante produttive, perché i ciliegi hanno bisogno di almeno un’altra pianta di varietà compatibile, ma non uguale, che renda possibile l’impollinazione. Un’altra caratteristica per la coltivazione di ciliegie a livello amatoriale è che l’albero non diventi troppo grande. Ci si può orientare su “piante nane” che hanno uno sviluppo massimo di 3-4 metri in altezza: tra queste, la varietà maggiormente conosciuta è il Ciliegio Nano Durone di Vignola.

Habitat e messa a dimora Il ciliegio gradisce posti soleggiati e ventilati e resiste bene alle gelate, ma non a quelle tardive. Si adatta su terreni sia sciolti che sassosi, ma è meno indicato per quelli argillosi, perché teme i ristagni idrici, necessitando invece di acqua nella profondità del suolo. Chi vuole coltivarlo nel proprio giardino in pianura dovrà creare una collinetta alta 40 centimetri e con diametro di 2 metri sopra cui piantarlo. È importante preparare una buona buca profonda e larga almeno il doppio dell’apparato radicale dell’albero che andremo a trapiantare. Potremo scegliere piante a radice nuda o piante già radicate in vaso: in ogni caso, non dovrà avere più di due anni di vita, ma almeno un anno se con radice nuda. La concimazione in buca consisterà in 3-4 kg di letame bovino maturo mescolato con la terra di riempimento della buca. È auspicabile poter fare un bagno radice o l’inzaffardatura biodinamica, che consente una buona radicazione. Il periodo ottimale per il trapianto è senz’altro il tardo autunno, ma è possibile farlo anche a inizio primavera se si predispone un’irrigazione costante. Sarà importante mettere un tutore di sostegno alla pianta, per i primi tre anni.

Potature e cure Se vi siete orientati sulle varietà nane e autofertili, non dovrete fare particolari potature, salvo per l’impostazione della chioma e l’asportazione dei rami troppo vigorosi. Durante l’anno sarà opportuno tenere pacciamato con abbondante paglia il terreno alla base della pianta e irrigare regolarmente, ma con poca acqua, dal momento di fine fioritura fino alla raccolta. Questo consentirà di non mandare in stress la pianta quando dovrà ingrossare e far maturare i frutti. Il ciliegio è soggetto a diversi parassiti e patologie. Per le patologie fungine si possono utilizzare i Microrganismi effettivi: le irrorazioni andranno eseguite ogni 10 giorni circa dall’inizio fioritura alla raccolta; successivamente, le spruzzature vanno eseguite ogni 20 giorni circa. Tra i parassiti animali i più pericolosi sono gli afidi, controllabili con irrorazioni di olio di neem, oltre alla mosca della ciliegia e alla drosophila suzuki, controllabili preventivamente con le bottiglie trappola. Nel caso di forti temporali o grandine è bene irrorare la pianta con del propoli idroalcolico, che ha lo scopo di cicatrizzare e aiutare la pianta a riprendersi dagli stress. Saranno di grande beneficio per le nostre ciliegie le irrorazioni al suolo con il preparato biodinamico 500k cornoletame, spruzzato a marzo ed aprile per aiutare la maturazione e la resistenza alle malattie, nonché le irrorazioni con il preparato biodinamico 501 cornosilice sulla chioma, 15 giorni prima della raccolta. Dopo tutte queste attenzioni e cure per avere delle buone ciliegie quale sarà il momento migliore per la raccolta? Per goderne appieno e conservarle più a lungo è consigliabile raccoglierle nelle prime ore del mattino.

Le stagioni nell’orto 47

Le stagioni nell’orto

La ciliegia, un frutto straordinario


La fragola In Belgio esiste addirittura un museo dedicato a questi irresistibili piccoli frutti… che, dal punto di vista botanico, sono dei falsi frutti. Quelli veri sono gli acheni, i semini scuri sulla superficie. Delicate, e dalle molte virtù, le fragole si utilizzano soprattutto per ricette dolci, ma non sono da sottovalutare nemmeno per preparazioni salate: per il classico risotto, ma anche in insalata o con formaggi stagionati.

La pesca Con i suoi fiori rosa, cui è stata dedicata una celebre canzone, il pesco colora il paesaggio della primavera, poco prima dell’arrivo dei suoi frutti da maggio e per tutta l’estate. Vellutate o lisce, a pasta gialla oppure bianca, tonde o piatte, le pesche sono protagoniste di molte ricette estive, ma si prestano anche per composte e conserve.

48 Così per Natura


I piselli Ramificata e talvolta rampicante, la pianta di pisello veniva coltivata sin dal Neolitico, nell’area della Mezzaluna Fertile (il nostro attuale Medio Oriente); appartenente alla famiglia delle Leguminose, la primavera è la sua stagione d’elezione. Acquistando i piselli freschi, se ne possono utilizzare anche i baccelli per zuppe, vellutate e condimenti per la pasta.

Stagione dopo stagione scegli l’ortofrutta dei cosìpernatura: un progetto di NaturaSì che esalta la diversità stessa insita nella Natura e che offre la possibilità di acquistare prodotti agricoli “con le stesse caratteristiche nutrizionali degli altri: solo un po’ più piccoli, o un po’ più grandi, o con qualche imperfezione esteriore che non ne limita le qualità organolettiche”.

Le fave Anche delle fave, altra leguminosa tipica di questo periodo, si utilizzano sia i semi – piccoli e croccanti – che i baccelli di colore verde brillante. Alimento povero, tipico della cucina contadina, sono un ingrediente versatile – fresche o secche, crude oppure bollite - per preparare zuppe, minestre, insalate e condimenti per la pasta.

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PIÙ AVENA DI COSÌ?

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Krunchy Oat to the Max: il primo Krunchy Barnhouse ricco di avena in tutta la sua varietà. Fiocchi d’avena, flakes d’avena, crusca d’avena e avena soffiata, addolciti delicatamente con sciroppo d’avena, si uniscono a creare un gustoso Krunchy che delizia il palato grazie al puro e squisito sapore dell’avena.

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gustoso divertiment o sgranocchia da re

te & tostato delicatameniente rispettoso dell‘amb

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piacere per tutta la famiglia

Noi facciamo il bio con amore. 51


per aprire gli occhi sul mondo.


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