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Edizioni TamagorĂ 

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria

NUMERO UNO 2013


ECO

EdiziONi TaMagORà

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria

Qualche collega ha chiesto da dove deriva il termine “TAMAGORA’: ecco la spiegazione riguardante sia

NUMERO UNO 2013

il prefisso TAMA’ sia il suffisso “AGORA”.

Casa Editrice

EdiziONi TaMagORà

Edizioni Tamagorà via Unione, 2 20122 - Milano Fondatore: Carlo Guastamacchia Tamà Direttore : Carlo Guastamacchia Tamà Redattore: Carlo Guastamacchia Tamà Percezione Immagine: Ina Guastamacchia Consulente Informatico: Tiziano Covelli Progetto Grafico: Paolo Dell’Orto Impaginazione Elettronica: Tamà Contatti: Tel. 02 8646 1219 Cell. 335 5872 498

LETTERE AL DIRETTORE (LAD): eco@tamagora.com

EdiziONi TaMagORà

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Spiegazione della copertina Dalle Frecce Tricolori alla nostra “squadra”.

Caratteristiche della nostra squadra Viene presentata la nostra squadra come esempio ergonomicocomunicazionale ben riuscito nei decenni.

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Decaloghi Perchè il capitolo dei decaloghi Vengono esaminati uno ad uno i decaloghi operativi-standard di tutti i componenti della nostra squadra + l’esempio dell’ASO Segretaria dell’AIASO.

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Editoriale nr. Uno

Commento alle nuove leggi Ivo Lorenzini affronta il problema delle conseguenze che può avere per l’odontoiatria la promulgazione di recenti leggi.

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Intervista Guastamacchia parla, l’ergonomia ascolta, la professione ringrazia Stefano Almini intervista Carlo Guastamacchia su ergonomia e comunicazione: l’articolo è pubblicato in duplex con Teamwork Clinic.

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Istruzioni per l’uso della vita

La professione odontoiatrica non è solo costituita da regole “professionali”; occorre, come in tutte le professioni, anche utilizzare regole di comportamento che stimolano e sorreggono nell’affrontare i problemi quotidiani globali.

Istruzioni per l’uso di ECO Chi vuol collaborare, per favore, ci aiuti in modo concreto, mandandoci il materiale già “pronto per l’uso”: per favore seguite le piccole regole che vi diamo…

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39/54 55/59 60/86 Dialogo con i lettori

Le lettere che ci mandate sono il presupposto per dialogare: purchè non siano offensive verranno pubblicate TUTTE, senza eccezione. Grazie anticipate per la partecipazione: da parte mia risponderò a tutti il più possibile.

Venite anche voi...

L’infinità dei Congressi proposti mi suggerisce solo di segnalarvi quelli in cui parlo anche io oppure vado anche io: sono, in sostanza, convegni “raccomandati”.

Procedure operative per comunicare

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Ogni volta che faccio un intervento ho il piacere di pubblicare il PPOINT relativo a quanto ho esposto: non ci sono gelosie e niente Diritti d’Autore. Può darsi che vi siano ripetizioni, tra un numero e un altro ma…“repetita juvant…”

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Spiegazione della copertina Le “Frecce tricolori” rappresentano una “squadra” (team, equipe), con le caratteristiche esemplari di come una squadra, qualsiasi squadra, dovrebbe essere:

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cop dra a

ra

squa

1. grande motivazione; 2. perfetta preparazione ed esecuzione; 3. altissimo affiatamento; 4. continuità di appartenenza. Riesc e s e m p r e l a n ost

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rire tutti questi requisiti? Il piccolo aereo in basso rappresenta l’introduzione di un nuovo componente: ce la faremo a incorporarlo bene nella squadra?

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Editoriale nr. Uno Il lavoro di squadra Parlando di lavoro di squadra (equipe, team) occorre stabilire, anzitutto, in quale modo e da quanti componenti è strutturata la squadra: in sintesi, il suo organigramma. Qualcuno, ad esempio, ritiene che come “lavoro di squadra” si debba considerare solo quello effettuato da più dentisti all’interno di un sistema in vario modo differenziato, quanto a competenze e specialità. Il mio approccio riguarda, invece, il “piccolo” studio monoprofessionale, quello cui ho dedicato la mia cinquantennale attività odontoiatrica. A questa soluzione, lo dico chiaramente e lo ripeto, attribuisco la massima potenzialità per servire, in tempi lunghi, il nostro paziente, che è paziente “cronico”, non turistico, non “mordi e fuggi. In uno studio così concepito la figura del dentista - leader è centrale ed essenziale, essendo il dentista colui che determina tutta l’impostazione della “filosofia”, delle procedure operative e dell’atmosfera di lavoro. Per dare un’ indicazione di massima riguardo ai requisiti che lo studio in questione dovrebbe avere, credo si debbano citare i seguenti elementi essenziali:

1. relativa piccolezza dello studio: più sono numerose le persone della squadra più è difficile una sua gestione ottimale.

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2. Grande capacità di lavoro in comune, che significa buona capacità di collaborazione, ispirata a rispetto, tolleranza e pazienza: non occorre amarsi l’un l’altro, ma è indispensabile essere in grado di rapportarsi con serena professionalità. Da evitare i “clan” associativi (per carità non, addirittura, quelli antago-

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nisti!) tra i componenti dell’organigramma; questa deviazione è altamente pericolosa e disgregante. 3. Continuità. La conseguenza più positiva di una perfetta applicazione dei due punti precedenti porta ad una coesistenza pluriannuale (meglio pluridecennale) di molti componenti della squadra; al converso è quasi impossibile gestire in modo positivo qualsiasi sede di lavoro che abbia un grande turnover.

In questo ECO 1 presenterò specificamente il mio studio attuale, quale prototipo che molto si avvicina a quanto descritto nei tre punti precedenti. Naturalmente sono ben lontano dall’affermare che questo sia l’esempio perfetto e da imitare al 100%. Voglio solo dettagliatamente presentarlo, nel capitolo dei “decaloghi”, affinché ognuno possa stabilire quanto la sua esperienza professionale si avvicini o si discosti da ciò che io considero ottimale. Per concludere questo preambolo mi sembra essenziale raccomandare che questi temi vengano discussi da chi pratica in prima persona l’odontoiatria, e non da chi, pur essendo assai competente in materie importantissime, le abbia apprese in sedi non-odontoiatriche ed applicate in sedi imprenditoriali. Infatti l’approccio tra questi “panorami” è assolutamente diverso, essendo il nostro un mondo basato su criteri medico-deontologici all’opposto di quello aziendale, basato su criteri reddituali puri (budget oriented). Carlo Guastamacchia Tamà

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Post-Editoriale Caratteristiche della nostra squadra Dopo aver spiegato, nell’editoriale, le caratteristiche generali della “squadra” mi sembra indispensabile far conoscere al Lettore quelle della nostra squadra, lungo il suo percorso pluriannuale, con alcuni particolari di “gestione” da considerare, allo stesso tempo, tipici e, ovviamente, utili al paragone con altri. Il mio approccio, lo ripeto, riguarda il “piccolo” studio mono-professionale, in cui iniziai la mia attività circa 50 anni orsono.

La caratteristica ergonomico-comunicazionale, che ho sempre privilegiato, è quella della costanza e continuità dell’organigramma, dedicando a questa particolarità la massima delle attenzioni. Il nostro è paziente “cronico”, non turistico, non “mordi e fuggi”; pur essendo centrale ed essenziale la figura del dentista – leader, è indispensabile che, per il paziente (che ritorna) sia presente un gruppo di collaboratori (organigramma) tale da consentire al paziente di sentirsi sempre“a casa propria”. Diversa è, fatalmente (perché non potrebbe essere altrimenti) la caratteristica di cliniche, “centri” poli-professionali, discount offices, sedi in franchising, dove il successo clinico, anche quando perfetto, è affidato essenzialmente alla grande capacità “operatoria” dei singoli dentisti-operatori, mentre i collaboratori si alternano in un turnover a volte inarrestabile, con conseguente impossibilità alla creazione di “alleanze”relazionali con il paziente.

In sintesi: ripeto che più sono numerose le persone della squadra più è difficile la sua gestione ottimale, perché molto più difficile è una grande e costante capacità di lavorare in comune, con la conseguente possibilità di coesistenza pluriannuale (meglio pluridecennale) di molti componenti la squadra. Ecco pertanto perché presento qui il mio studio attuale, con lo scopo di mostrare un “risultato” eccellente dal punto di vista ergonomico-comunicazionale. Infatti, come è motivo di meritata soddisfazione, per un endodontista, un parodontologo, un protesista, mostrare i risultati a distanza di decenni della propria opera, così mi sembra analogamente valido mostrare un successo pluridecennale che auguro di cuore ad ogni altro collega e che è frutto di una totale dedizione al connubio ergonomia-comunicazione.

Da sinistra a destra: Rowena, Cristina, Tamà, Daniela, Marzia, Bruna.

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Dall’inizio (1970) ad oggi (2013) 43 anni sempre a lavorare insieme

9 anni dopo arriva Cristina e lavoriamo insieme con lei da 34 anni

Se il lavoro è DI SQUADRA, tutti i collaboratori devono essere conosciuti dai pazienti e la carta intestata porta anche il loro nome

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Quanto più aumenta il numero delle persone che lavorano nello studio , tanto più aumenta la difficoltà di buona armonia

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Guai alla formazione di CLAN! Costituiscono un grave pericolo perchè possono disgregare la compattezza della squadra!

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Decalogo

Perchè il capitolo dei decaloghi Introduzione Solitamente si fanno molti discorsi relativamente ai ruoli da coprire ai diversi livelli di un organigramma, rispetto a ciascuno dei compiti che si presentano per “aver cura” del paziente. Analogo discorso si fa riguardo ai doveri, deontologico-professionali, legali, burocratici, adempimentistici (eccetera), che ogni operatore odontoiatrico deve osservare nel corso del suo lavoro e nel rispetto di quanto gli è consentito, prescritto, oppure vietato. Tutto ciò è sicuramente importantissimo ma molto astratto. Con questo “decalogo” invece, mi propongo di presentare, anzitutto, l’organigramma, quale io ho ritenuto “obbligato”, del mio studio, e successivamente, componente per componente, lo svolgimento del lavoro, identificando le dieci frazioni più rappresentative (decalogo) della quotidianità operativa. Filosofia dell’operatività quotidiana Prima di descrivere l’organigramma è indispensabile sottolineare un aspetto fondamentale, relativo alla “filosofia” della nostra operatività professionale. La riassumo in tre punti, a mio modo di vedere ineludibili:

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1. l’impostazione deontologica deve essere assolutamente prioritaria rispetto a quella economica. Più chiaramente: ogni ipotesi di “obiettivo” economico” deve essere trascurata o divenire secondaria rispetto a quanto, paziente per paziente, ci impone la deontologia medica. Ne consegue che

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la nostra attenzione alla redditività dello studio deve riguardare valori dedotti dall’analisi “storica” del passato, ma non costituire un elemento prescrittivo di pianificazione per il futuro. 2. Questo, specificamente, riguardo alle entrate, mentre, riguardo alle uscite, si può accettare l’attenzione più “budget oriented”, anche se, in una professione continuamente in divenire come la nostra, occorre sempre prediligere la qualità ad un freddo rigore di risparmio. 3. In altre parole: conseguenza di quanto sopra è che la qualità del lavoro, ad ogni livello, deve essere prioritaria rispetto alle valutazioni economiche. Anche le analisi delle spese vanno fatte, perciò, in funzione della qualità, perché il “tornaconto” deve essere una conseguenza, non un obiettivo del nostro lavoro. Organigramma e le sue ragioni L’attuale organigramma che propongo, ed applico, è la conseguenza di una esperienza relativa a 50 anni abbondanti di pratica libero-professionistica. Molti particolari sono cambiati dall’inizio della mia attività (1957) e può darsi che, per qualche giovane collega, i miei parametri possano sembrare inadeguati, velleitari, o sproporzionati, alla loro attuale attività iniziale. Ben comprendo questa possibile sfasatura, ma ugualmente ritengo utile l’esempio che qui propongo, non fosse altro quale valore tradizionale di riferimento.

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Presupposti dell’inquadramento ergonomico-operativo. L’organigramma in atto nel mio studio è impostato su alcuni elementi fondanti, che si possono riassumere nei seguenti punti:

deve essere dedicato alle funzioni (cliniche e di assistenza) denominate “preparazione e riordino”, assolutamente indispensabili per il perfetto funzionamento protratto dello studio.

n Studio unico: nel corso dell’intera vita professionale lavorare in più studi è un fattore altamente dispersivo, antiergonomico e stressante, quindi del tutto sconsigliabile.

n Ruoli perfettamente identificati. Accanto all’ovvia presenza del dentistaleader devono aggiungersi le seguenti figure professionali:

n Tempo pieno: lavoro lungo 5 giorni alla settimana, per un totale di 40-45 ore, variamente distribuite tra “time in office” e “time in chair”. n Presenza costante di pazienti. Chiaro che nella attuale situazione questo parametro può apparire, a dir poco, aleatorio (o di “wishful thinking”) ma questa incertezza non modifica le necessità che andrò citando. n Tempi di lavoro ben identificati: almeno il 30% delle presenze lavorative

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• igienista,

• segretaria-receptionist,

• segretaria amministrativa,

• doppia ASO (assistente alla poltrona),

• odontotecnico (ovviamente extrastudio, ma funzionalmente incluso nell’organigramma). Sarebbe qui troppo lungo descrivere, persona per persona, i compiti precisi per ogni ruolo. Dico solo, riassuntivamente, che la necessità di un organigramma così ampio dipende, fondamentalmente, da questi fattori essenziali:

Vogare tutti insieme non è facile, specie se si è in tanti, ma bisogna provarci e non arrendersi alle prime difficoltà...

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n necessità clinico igieniche (non rispettabili senza la doppia ASO); n necessità comunicazionali (relazionali), dato che la segretaria-receptionist è indispensabile per la gestione delle comunicazioni, specie telefoniche, e della cordializzazione, assolutamente indispensabile, specificamente mirata, imprevedibile, spesso di lunga durata; n necessità ergonomico-operative: l’apparente eccesso di struttura dell’organigramma permette di lavorare in un clima disteso, mai concitato e funzionale ad eventuali “picchi” di lavoro, quali spesso si presentano. Al converso non ci si deve preoccupare se, in qualche momento, può sembrare che “non ci sia nulla da fare”, cosa che, come ognuno ben sa, è impossibile in uno studio odontoiatrico; n necessità burocratico - amministrative adempimentistiche, letteralmente “esplose” negli ultimi dieci anni e che non consentono, ad una segretaria “tuttofare”, di esplicare correttamente un lavoro complesso, se di eccessiva responsabilità globale;

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IMPORTANTE! È chiaro che le persone che debbano coprire i rispettivi RUOLI possono anche non esserci (ad esempio, per ragioni economiche) ma resta ineliminabile il fatto che i compiti relativi ad ogni ruolo NON POSSONO ESSERE ELIMINATI. Ne consegue che (esempio estremo) se il dentista lavora da solo dovrà alternativamente coprire TUTTI i diversi ruoli, con ovvie complicazioni relative ad affaticamento, stress e fatali imprecisioni. In pratica. Stabiliti, pertanto, questi punti base, vediamo ora, per ogni figura professionale, quali sono le dieci procedure operative che ognuna di esse mette quotidianamente in atto per la esplicazione standard del proprio lavoro. Faccio ancora notare che quanto verrà descritto va esaminato nella sua costante (e, relativa), banalità. Tuttavia è proprio in questa apparente piattezza e mancanza di originalità che si incentra la indispensabilità di questo modo di operare.

Orchestra e Direttore sono indispensabili, ma attenti che non ci siano troppi “primi violini”...

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Attenzione!

Decalogo del Dentista Chiaramente l’attività quotidiana di ogni dentista, in quanto libero professionista, deve articolarsi in una serie ben più ampia di quanto possa incapsularsi in un “decalogo”. Pertanto qui voglio semplicemte elencare i compiti più (banalmente?) rutinari che devo compiere, iniziando e terminando la giornata, senza addentrarmi nella “filosofia” della gestione globale dello studio. n Ruolo di leader. Ovvia la necessità istituzionale di realizzare concretamente la figura di leader, data la responsabilità di quanto accade nella totalità dei momenti operativi. Tuttavia, come scritto nel precedente capitolo sulla “spiegazione dei decaloghi”, la descrizione dello specifico decalogo del dentista si articola in procedure operative che includono e si sovrappongono al momento istituzionale di tipo burocratico-legale. Ecco pertanto come si svolge, nella serie dei quotidiani doveri del dentista, la successione dei singoli momenti operativi.

L’elenco che viene descritto più sotto non ha nulla a che fare con l’attività specificamente clinica-operatoria sul paziente. n Puntualità preparatoria nell’arrivo. Il dentista deve arrivare in studio almeno mezz’ora prima del primo appuntamento. Questo per le seguenti ragioni: • è possibile (e frequente), che vi siano novità negli appuntamenti, maturate durante la notte precedente: per urgenze e/o per rinunce o modifiche di orario; • occorre fronteggiare possibili irregolarità relative alla strumentazione; • idem riguardo ad assenze forzate di qualche collaboratore. n Deve passare in rassegna la posta, valutando la priorità di ogni email e l’eventualità di una sollecita risposta.

La leadership del dentista deve partire da una profonda cultura di base, che, nella migliore delle ipotesi, deve anche essere il più possibile condivisa con tutta la professionr

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n Deve esaminare, una per una, le cartelle cliniche dei pazienti iscritti nell’ordine del giorno, relativamente alle loro tre componenti: • pregressa situazione clinico-operatoria (diario clinico); • pregresse condizioni delle immagini (rx, OPT, TV); • note psico-comportamentali, indispensabili per la cordializzazione. n Deve delegare selettivamente le telefonate indispensabili a conoscere la situazione post-trattamento dei pazienti del giorno precedente (a volte telefonando personalmente).

n Deve essere disponibile per qualunque suggerimento, discussione, richiesta di chiarimento necessario ad ogni collaboratore. n A fine giornata deve consultare l’ordine del giorno successivo, destinando ogni paziente ad una specifica ASO. Chi volesse approfondire di più (in modo un po’ astratto, a dire il vero…) l’argomento del “Dentists as leader: how dentists better lead their practice”, può chiedere reprints di questo articolo a Dave Ulrich, indirizzo email dou@umich.edu.

n Deve andare personalmente ad accogliere in sala di ricezione ogni singolo paziente proprio, cordializzando con lui (questo compito, ovviamente, è condizionato dalla disponibilità concreta di poterlo effettuare).

Kurth c con una spalle c guarnig organizz mercena essere u pietra, m

n Deve andare personalmente ad accogliere in sala di ricezione ogni singolo paziente dell’igienista, cordializzando con lui (anche questo compito, ovviamente, è condizionato dalla disponibilità concreta di poterlo effettuare). n Deve dichiararsi disponibile (oppure escludersi preventivamente e chiaramente) per qualsiasi telefonata: nella impossibilità a mettere in atto questa disponibilità deve dichiarare alla segretaria-receptionist quando potrà rendersi disponibile.

Kurth condottiero mercenario con una passata esperienza alle spalle come capitano di una guarnigione di soldati, una organizzazione militare di mercenari. Kurth si dimostra essere un testardo dal cuore di pietra, ma giusto e implacabile.

Dentista leader come guerriero? Non proprio, però sovente una sorta di capacità epica è indispensabile

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• Si esaminano sulla cartella clinica del paziente le “note” per cordializzare. n Si accoglie il paziente personalmente in sala d’attesa, (quando possibile già “cordializzato” dal professore); • una volta accomodato il paziente in sala operatoria, • viene dedicato del tempo (variabile, a seconda del paziente, da 0 a 15 minuti) alla cordializzazione (favorita specificamente ed attentamente dalla lettura delle “note”).

dott.ssa Rowena Caputo Igienista

Igienista

n Ha inizio la

n La giornata ha inizio con la fase preparatoria “preliminare”, che si articola attraverso le seguenti fasi: • accensione di tutte le apparecchiature elettroniche (computer paziente, computer operatore, autoclave); • preparazione di liquidi di disinfezione per lo strumentario; • allestimento della sala operatoria (vari modelli di informazione, spiegazione e di motivazione, videocamera). n Si passa poi • all’organizzazione della sala operatoria, in modo da consentire lo svolgimento “ergonomico” delle procedure cliniche previste (per ottimizzare i tempi e ridurre i rischi di contaminazioni crociate). 15

• In attesa del primo paziente, si visiona attentamente la cartella clinica e i referti radiografici/fotografici.

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• fase clinica, che prevede • l’accertamento dello stato di salute attuale del cavo orale del paziente (vengono raccolte sensazioni, presenti o passate, disagevoli o benefichees. sbiancamento). n Si effettua l’esame obiettivo, atto a constatare/confermare eventuali segnalazioni da fare al professore. n Viene stabilito “ufficialmente” • quali siano le effettive condizioni di salute orale del paziente, • vengono verificate insieme le tecniche di igiene orale domiciliare, convalidando o correggendo eventuali abitudini scorrette o viziate, attraverso, • la motivazione (supportata da tv, video e tecniche di tell, show, do) che vengono descritte personalmente e discusse con il paziente.

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n Ha inizio la fase operativa, la quale si esplica

n Al termine della giornata lavorativa, viene effettuato:

• attraverso l’impiego di strumentazione dedicata. Nel corso della strumentazione

• il riordino generale e approfondito della sala operatoria,

• vengono segnalati sospetti e/o anomalie al Prof, oltre che puntualizzati alcuni possibili accorgimenti.

• si effettua la sterilizzazione degli strumenti,

n Al termine della seduta, viene • congedato il paziente, • accertandosi in reception che venga programmata subito la seduta di richiamo successiva.

• eventuali (potendo) affilature o segnalazione di affilature da effettuare. • la verifica della corretta compilazione delle cartelle cliniche e • lo spegnimento di tutte le apparecchiature elettroniche.

n Si passa al • riordino della sala operatoria, • alla compilazione del diario clinico e • alla preparazione della sala in attesa del nuovo paziente.

Questo è il momento di inizio per salvare la bocca per TUTTA LA VITA!

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n Controllo la segreteria telefonica e smisto le telefonate; gestisco le urgenze in diretta, dopo aver consultato il prof., mentre la routine viene gestita in autonomia secondo le deleghe consentite. n Comunico continuamente in diretta, con prof e colleghe, attraverso uno speciale citofono interno con codice di suoni e colori (ideato dal prof.=VISAKINT); dato questo aiuto tecnologico possiamo sempre fare comunicazioni riservate e non sono mai costretta ad usare volumi troppo elevati.

Signora Bruna Triches

Segretaria alle comunicazioni n Apertura della segreteria, indagine preliminare della segreteria telefonica ed accensione dell’aria condizionata. n Riordino della sala d’attesa (SA) riguardo a riviste ed accensione dello schermo con immagini e foto (molto gradite dai pazienti). n Riavvio dei Mac, tutti in rete, con, sullo schermo, l’agenda giornaliera degli operatori. n Sul Mac in zona assistenti (ZA) si programma la possibilità di consultare le cartelle cliniche dei pazienti, relative a rx, anamnesi e note di cordializzazione psico-comportamentali: tutto molto utile quando la segretaria è bloccata al telefono con altri pazienti.

n Faccio fotocopie, promemoria, e richiami ai pazienti. n Dal primo pomeriggio invio sms ai pazienti per il giorno successivo. Si riducono in questo modo il numero di pazienti che rinviano all’ultimo momento. n Applico continuamente sullo stipite dello studio privato (SP) comunicazioni dilazionabili: queste si possono fare al prof. con scritte, applicando post-it. n Sono continuamente a disposizione di pazienti, accompagnatori, fornitori, e visitatori per comunicazioni e cordializzazioni. Questo ruolo è particolarmente importante ed impegnativo (sorridere sempre!) quando si devono sostenere persone con persone anziane e/o con bambini.

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• invio del relativo estratto conto con e-mail o posta normale. • Alcuni pazienti (sempre più numerosi) hanno necessità di compilazione moduli per le loro assicurazioni. n Pagamenti (controllo e rispetto delle date).

• a fornitori, che si effettuano con bonifico o ricevuta bancaria, solitamente a 30 giorni data fattura. • molta attenzione alla scadenza degli F24 per il pagamento dei tributi mensili.

Signora Daniela Casuccio

Segretaria amministratrice

n Aggiornamento continuo dei registri onorari e pagamenti.

n Controllo e-mail: primo passo da compiere è il controllo della posta ricevuta);

n Telefonate pazienti (per alcune, occorre dedicare tempo, soprattutto quando si tratta di dare spiegazione degli addebiti fatti).

n Internet banking:

• accrediti pazienti

• pagamenti fatture con bonifico o ricevuta bancaria,

• pagamenti F24, rispettando le scadenze

• almeno una volta al giorno si controlla il movimento bancario e, se ci sono pagamenti da effettuare, si procede di conseguenza. • in caso di accrediti di pazienti, si passerà all’emissione della relativa fattura. n Rapporti con i pazienti • emissione fatture,

• invio estratti conto,

• compilazione moduli per assicurazioni 18

• giornalmente verifica delle cartelle dei pazienti che hanno terminato il ciclo di cure e

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n Controllo cartelle pazienti del giorno successivo. n Dispositivi informatici

• controllo e verifica funzionamento – pile cariche. Si cerca sempre di fare un controllo preventivo ma, purtroppo alcune volte, si verificano episodi che necessitano dell’intervento tecnico. Per questo è bene avere sempre a portata di mano il numero telefonico da chiamare in questi casi.

n Controllo che sia in ordine l’archivio, specie per tutti i documenti relativi ad eventuali ispezioni. n Operazioni di routine prima della chiusura serale: aria condizionata, luci generali, chiusura ingresso principale).

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• prendiamo visione dell’ordine del giorno; • prepariamo vassoi personalizzati, con lo strumentario e i materiali necessari per ogni singola prestazione, in modo da velocizzare lo svolgimento “ergonomico” delle procedure cliniche previste. Signora Marzia Bertesago ASO

Signora Cristina Gerosa ASO

Decalogo di Cristina e Marzia Compiti quotidiani dell’ASO nella squadra odontoiatrica Iniziamo la giornata indossando il camice e acconciando adeguatamente i capelli. Passiamo poi alla fase preparatoria “preliminare”, che si articola attraverso le seguenti fasi: n organizzazione della sala operatoria e sala di sterilizzazione:

• Accensione di tutte le apparecchiature elettroniche (computer paziente, computer operatore, computer sala radiografica, videocamera) • regolari controlli che accertino il buon funzionamento dell’autoclave (bowie & dik, vacuum test, helix test); i risultati dei test vanno archiviati e conservati;

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• prepariamo i liquidi di disinfezione per lo strumentario;

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Quando il paziente entra in sala operatoria tutto deve essere ordinato, preparato, pulito. Non esistono improvvisazioni durante la terapia, esiste un programma preciso che consente alla squadra di procedere senza intoppi e senza stress.

n In segreteria

• Evidenziamo sul computer “clinico” la documentazione relativa al paziente (consensi informati, cartella anamnestica, preventivi, ecc.); • controlliamo che tutto sia regolarmente compilato e firmato. • segnaliamo all’operatore eventuali gravi patologie o allergie del paziente • prendiamo visione dei dati personali del paziente, in modo da realizzare una cordializzazione ottimale, senza creare eventuali ansie e paure o stati d’animo non rasserenanti • prepariamo tutto il materiale proveniente dal laboratorio odontotecnico.

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n In sala d’attesa

• ci avviciniamo al paziente in sala d’attesa per... • ... chiamarlo e accompagnarlo in sala operatoria. Il nome (proprio, mai il cognome) viene pronunciato a bassa voce per il rispetto della privacy.

n In sala operatoria siamo sempre entrambe presenti, ci alterniamo nella funzione di prima e seconda assistente. Questo metodo consente all’operatore di ridurre notevolmente i tempi della prestazione. • Applichiamo sistemi di barriera monouso (per ottimizzare i tempi durante la fase di riordino e ridurre i rischi di infezioni crociate) • assistiamo l’odontoiatra durante la fase esecutiva: una assistente (seduta davanti al dentista)

– rende visibile l’area d’intervento divaricando e aspirando, – passa gli strumenti all’odontoiatra, (adottando la tecnica del passaferri), mentre la seconda assistente: – assesta le luci,

– prepara i materiali necessari,

– scrive sotto dettatura, il diario diagnostico-terapeutico e i piani contabili della prestazione eseguita,

– scrive seguendo le indicazione del dentista;

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• aggiorniamo con nuove informazioni, l’area dedicato ai dati personali del paziente (anamnesi psico-comportamentale).

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L’altra metà del lavoro consiste nel rassicurare il paziente, parlare con lui facendolo sentire sempre a proprio agio. Questa fase è notevolmente agevolata dalla continua presenza in sala operatoria delle due assistenti. n La capacità comunicazionale dell’ASO è essenziale, perché, se non si evidenziano gli aspetti fondamentali dell’impegno e dell’attenzione della squadra, a parità di efficacia di intervento tecnico, il grado di soddisfazione del paziente sarà basso e la qualità percepita modesta. Pertanto comunicare bene è importante per: • determinare la scelta dell’odontoiatra da parte del paziente • per rafforzare la sua fidelizzazione • si comunica in modo efficace, spiegando i vari – cosa

– perché – come

– quando. n Al termine dell’intervento

• controlliamo che il paziente abbia ricevuto tutte le informazioni necessarie, • gli ricordiamo eventuali farmaci prescritti dall’odontoiatra, • lo accompagniamo in segreteria, • affidiamo il paziente alla segretaria per la pianificazione del programma di appuntamenti e per tutti gli adempimenti amministrativi

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


• procediamo all’archiviazione della documentazione relativa al paziente

• decontaminiamo i condotti idrici che arrivano agli strumenti rotanti.

• prepariamo ed inviamo tutto il materiale necessario all’odontotecnico.

• spegniamo tutte le apparecchiature elettroniche.

n Riordino immediato della sala operatoria, terminato l’intervento • eliminiamo tutto il materiale monouso,

• eliminiamo, negli appositi contenitori, quello tagliente o acuminato • sostituiamo tutti i dispositivi di protezione individuale • depositiamo tutto lo strumentario nelle vasche decontaminanti • trasportiamo gli strumenti rotanti in linea di sterilità per la sterilizzazione. • procediamo alla decontaminazione delle aree potenzialmente contaminate, come – tubo radiogeno, lampada, poltrona, faretra, ecc.

tutto questo perchè la scrupolosa e attenta decontaminazione da parte dell’ASO è fondamentale per tutelare la salute del paziente e della squadra.

n Riordino dilazionato, alla sera, • decontaminiamo il riunito,

• laviamo i tubi di aspirazione e

n Durante le apposite fasi di preparazione e riordino, in sala di sterilizzazione • detergiamo e laviamo lo strumentario

• procediamo ad una accurata asciugatura e controllo • imbustiamo gli strumenti: ogni pacchetto deve riportare tutti i dati di rintracciabilità dettate dalle linee guida • procediamo con la sterilizzazione in autoclave. Ad ogni ciclo inseriamo l’indicatore chimico (vapor line). Conserviamo e archiviamo i risultati dei test. n Tutto il materiale viene ordinatamente posto in magazzino seguendo la regola “first in first out”: • i prodotti più prossimi alla scadenza saranno quelli più esterni e quindi dovranno essere utilizzati prima • la lista dei prodotti presenti in magazzino deve essere aggiornata in tempo reale • ci assicuriamo che siano in ordine alfabetico tutti gli elementi utili al rapporto con l’odontotecnico.

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n Raccoglie la documentazione relativa al paziente (consensi informati, cartella anamnestica e anagrafica, preventivi, ecc.) controlla che tutto sia regolarmente compilato e firmato, procede alla loro archiviazione. n Assiste l’odontoiatra durante la fase esecutiva: rende visibile l’area d’intervento divaricando e aspirando, assesta le luci, passa gli strumenti all’odontoiatra, prepara i materiali necessari. L’altra metà del lavoro consiste nel rassicurare il paziente, parlare con lui facendolo sentire sempre a proprio agio.

Signora Fulvia Magenga ASO

Decalogo Segretaria Generale SIASO (Società Italiana Assistenti Studio)

Compiti quotidiani dell’ASO nella squadra odontoiatrica

Questi sono i dieci principali impegni degli ASO che vengono assolti tutti i giorni nel corso della vita professionale. Ovviamente non si può, nello spazio di un articolo, trattare in toto i compiti, i ruoli, l’attività degli ASO, che richiederebbero lo spazio di un libro; pertanto ci limiteremo a indicare gli elementi che sono allo stesso tempo base e obiettivo del nostro lavoro.

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n Comunque si sia passata la notte e qualunque sia il livello di irritazione che ci si è portati dietro, l’ASO accoglie il paziente con un ampio sorriso, la targhetta con il proprio nome sul camice immacolato, e si avvicina al paziente in sala d’attesa per chiamarlo e accompagnarlo nella zona operativa. Il nome viene pronunciato a bassa voce: esiste l’obbligo della privacy.

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n Controlla che il paziente abbia ricevuto tutte le informazioni necessarie, gli ricorda i farmaci prescritti dall’odontoiatra, lo accompagna in segreteria, gli consegna copia del programma degli appuntamenti dopo averne ritirata copia firmata per archiviarla, affida il cliente alla segretaria per tutte le adempienze amministrative. n Il comportamento dell’ASO è fondamentale per determinare la scelta del dentista da parte del paziente e per rafforzare la sua fidelizzazione. Se non si comunica in modo efficace, spiegando cosa e perché, come e quando, se non si evidenziano gli aspetti fondamentali dell’impegno e dell’attenzione della squadra, a parità di efficacia di intervento tecnico, il grado di soddisfazione del paziente sarà basso e la qualità percepita, modesta. n Quando il paziente entra in sala operatoria tutto deve essere ordinato, preparato, pulito. Non esistono improvvisazioni

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durante la terapia, esiste un programma preciso che consente alla squadra di procedere senza intoppi e senza stress. Chi gestisce tale programma è l’ASO. n Terminato l’intervento sul paziente, tutto il materiale monouso viene eliminato, (quello tagliente o acuminato negli appositi contenitori). Tutti i DPI, al minimo segno di decontaminazione, devono essere sostituiti. Tutto lo strumentario viene depositato nelle vasche decontaminanti, gli strumenti rotanti vengono trasportati in linea di sterilità per sterilizzazione. Si procede alla decontaminazione delle aree potenzialmente contaminate (tubo radiogeno, lampada, poltrona, faretra, ecc). n Alla sera, si decontamina il riunito, si rimuovono i sistemi barriera dai piani d’appoggio, si lavano i tubi di aspirazione e si decontaminano i condotti idrici che arrivano agli strumenti rotanti. n Lo strumentario deve essere sterilizzato previa detersione e lavaggio. Per garantire che si sia raggiunta la sterilità è necessario procedere ai regolari controlli che accertino il buon funzionamento delle autoclavi. Al mattino: Bowie & Dick, Vacuum test, Helix test (a seconda della classe alla quale l’autoclave appartiene), ad ogni ciclo con l’indicatore chimico (vapor line). I risultati dei test vanno archiviati e conservati. Ogni pacchetto sterile deve essere contrassegnato da una etichetta che riporta il n. di operatore che ha processato gli strumenti, il n. di ciclo, il n. di autoclave, la data di processo e la data di scadenza della sterilità degli strumenti.

n Tutto il materiale viene ordinatamente posto in magazzino seguendo la regola “first in first out”: i prodotti più prossimi alla scadenza saranno quelli più esterni e quindi dovranno essere utilizzati prima. La lista dei prodotti presenti in magazzino deve essere aggiornata in tempo reale. Fulvia Magenga

ASO Certificata Regione Lombardia

Bibliografia: C. Guastamacchia

“Elementi di Ergonomia e pratica professionale odontoiatrica” MASSON 1988

G. Leghissa, S. Moretti, C. Palerma, G.P. Buzzi

“La gestione pratica del paziente odontoiatrico” ELSEVIER MASSON 2007 V. Cortesi Ardizzone

“L’assistenza nello studio odontoiatrico” ELSEVIER MASSON 2006

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lefona al medico per le dovute precauzioni da prendere durante l’esecuzione del lavoro e per programmarne le varie fasi. n Assegnazione dei lavori ai collaboratori: i lavori vengono distribuiti ai vari tecnici a seconda dei tipi di lavorazione; gli stessi, seguendo la prescrizione medica e i suggerimenti appresi dopo il contatto con il medico, eseguono quanto richiesto. n Verifiche dei lavori effettuati dai collaboratori: a lavoro ultimato si verifica che sia tutto conforme a quanto richiesto nella prescrizione medica, se non si riscontrano problemi si procede con la consegna allo studio.

Riccardo Giovini odontotecnico

Odontotecnico n Controllo e-mail: si controllano le e-mail inviate dagli studi dove si trovano in allegato le fotografie delle bocche dei pazienti che devono fare un lavoro di protesi, cosicché si possono osservare sia la forma che il colore dei denti. Queste fotografie vengono poi salvate su supporto elettronico in un database suddiviso in apposite cartelle con il nominativo dei diversi studi e vengono conservate per poi farle visionare al tecnico che eseguirà il lavoro. n Valutazione delle impronte pervenute e colatura delle stesse: ogni impronta viene verificata e, se ritenuta idonea, si procede alla sua colatura, altrimenti si contatta il medico di rifermento e si discute con lui l’eventuale ripresa dell’impronta. n Controllo modelli e messa in articolatore: i modelli colati e risultati conformi vengono montati in articolatore, dove si verifica la corretta masticazione. 24

n Telefonate con i medici: prima di eseguire il lavoro, soprattutto se è complesso, si te-

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n Uscita per appuntamenti negli studi: laddove non basta vedere le fotografie inviate dai dentisti (vedi punto 1) si propone la visita in studio del tecnico per verificare di persona il colore e la forma del lavoro da svolgere per avere la possibilità di ricevere maggiori dettagli da parte del dentista. n Rapporti con i fornitori: si verifica quotidianamente il quantitativo di materiale a magazzino; se è il caso si contatta il fornitore per ordinare quelli sottoscorta. n Agenda del giorno dopo: a fine giornata si controllano gli impegni del giorno successivo, che solitamente vengono registrati su supporto elettronico, e si effettuano le telefonate per avere la conferma degli stessi. n Chiusura del laboratorio: finiti tutti i compiti della giornata si passa alla pulitura della propria postazione di lavoro, si riordinano materiali, frese e quant’altro è servito nell’arco della giornata. Si procede poi allo spegnimento dei macchinari e delle luci. Si effettua così la chiusura del laboratorio con l’iserimento dell’antifurto.

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Commento alle nuove leggi

Responsabilità medica e articolo 3. Legge 189/2012. Buio per i liberi professionisti e pazienti. Luce per le assicurazioni. Nello scorso novembre 2012 il Parlamento ha convertito in legge il c.d. Decreto Balduzzi. Si tratta della Legge 8 novembre 2012, n. 189:“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Parole chiave: Paese mediante un più alto livello di responsabilità tutela della salute.” (GU n. 263 del medica, 10-11-2012 - Suppl. Ordinario n. 201). linee guida, autonomia professionale, tutela assicurativa.

In particolare, all’art. 3, il legislatore ha ritenuto di promuovere lo sviluppo del Paese, stabilendo che la revisione – in via urgente – della responsabilità professionale degli esercenti la professione sanitaria, rappresenta un fattore determinante per l’innalzamento del livello di tutela della salute. A) Premesso che la responsabilità professionale viene chiamata in causa, dopo che si è verificato un danno, osservo che un innalzamento della tutela della salute, potrebbe avvenire soltanto mantenendo il risarcimento integrale del danno biologico, in ossequio agli orientamenti della Corte Costituzionale. Al contrario, l’ultimo comma dell’art. 3 precisa che, “dall’applicazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.

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B) Il tenore complessivo dei 6 commi precedenti disegna allora una norma di natura esclusivamente assicurativa, che sembra rivolgersi unicamente, come dichiarato dall’ulti-

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Ivo Lorenzini - 25.10.1957 Iscrizione Albo Medici 1984. Iscrizione Albo Odontoiatri 2012. Specializzazione chirurgia 1989. Perfezionamento in Odontologia forense 2002. Libera professione esclusiva in odontostomatologia dal 1990. Dal 2000 attività di CTP in sede civile e penale. Fino allo scioglimento del Sindacato AIMOS addetto ai problemi legali e poi segretario sindacale. Relatore Amici di Brugg e AIO Bologna per gli aspetti medico-legali della sterilizzazione. Attualmente partecipo ala Commissione problemi della professione odontoiatrica presso Ordine Medici e Odontoiatri Milano.

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mo comma, al contenimento della spesa pubblica. Forse per porre un tetto ai premi assicurativi del S.S.N., determinato dai risarcimenti crescenti pagati dalle compagnie assicuratrici. C) Tale norma, però, non limita la sua portata all’attività professionale svolta in regime di dipendenza nel S.S.N., ma si rivolge a tutti i professionisti sanitari che esercitano, senza oneri assicurativi a carico dello Stato, anche o esclusivamente, in regime libero-professionale privato. In buona sostanza, all’ultimo comma, il legislatore sembra dire che lo Stato non è disposto a pagare aumenti per la lievitazione dei costi delle polizze del S.S.N., e lo stabilisce d’imperio ponendo un tetto di spesa. D) Posto che i costi assicurativi del SSN dovrebbero rientrare fra quelli a carico della fiscalità generale – in ossequio ai principi di eguaglianza e proporzionalità contributiva -, a compensazione di questo chiamarsi fuori dalle regole del mercato assicurativo per l’attività del S.S.N., lo Stato si premura di tutelare, però, la salute delle assicurazioni private andando a incidere in modo organico sui fattori di lievitazione dei risarcimenti: magistratura, medici e pazienti.

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E) Infatti, fermo restando il risarcimento per danno ingiusto, il Giudice non potrà condannare penalmente un medico che si attenga alle linee guida, se non per colpa grave, e dovrà “tenere debitamente conto” (ergo ridurre il risarcimento) se il professionista si è attenuto alle LG. Ma in base alle più economiche tabelle del Codice delle Assicurazioni (comma 3), in modo incoerente con l’innalzamento della tutela della salute previsto dalla legge, e in aperto contrasto con i pronunciamenti della Corte Costituzionale.

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F) A fronte di una nicchia di non punibilità penale (primo periodo comma 1) però, posto che la colpa senza danno non dà luogo a risarcimento, i medici liberi professionisti potrebbero pagare premi assicurativi più elevati perché i contratti assicurativi (lettera c comma 2):

dovranno prevedere condizioni che dispongano, alla scadenza, un aumento del premio in relazione al verificarsi del sinistro, senza alcun riferimento all’esito del contenzioso. In altre parole, a prescindere dal risarcimento liquidato per un danno al paziente, l’assicurazione potrebbe aumentare il premio di polizza alla semplice assegnazione di un numero di sinistro. Magari per una segnalazione cautelativa priva di ulteriori conseguenze per il professionista.

subordineranno comunque (ovvero in ogni caso = sempre?) la disdetta della polizza alla reiterazione di una condotta colposa del sanitario accertata con sentenza definitiva. Ovvero, potrebbe verificarsi l’assurdità che, a fronte di due condotte colpose, senza danno al paziente e senza liquidazione di un risarcimento da parte delle assicurazioni, il medico potrebbe subire una disdetta della polizza che comporterebbe, come minimo, un aggravio ingiustificato dei premi assicurativi con altra compagnia ed un ingiusto vantaggio per l’assicurazione. E se il medico non trovasse copertura assicurativa, essendo questa obbligatoria per legge, potrebbe perdere il diritto al lavoro costituzionalmente protetto. In questo modo l’assicurazione obbligatoria diverrebbe una sorta di seconda abilitazione professionale, magari utilizzando – invento - la non conformità professionale alle LG, come unico

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strumento per individuare la colpa. e, quindi, l’iscrizione all’Albo diverrebbe ininfluente ai fini dell’esercizio professionale, a prescindere dagli esiti negativi sulla salute del paziente.

Sembra di capire allora che, per il legislatore, esercitare una professione sanitaria sia diventato come guidare un’auto. Non puoi guidare se non sei assicurato. E se non guidi come dice lo Stato (dentro alle LG), e dove dice lo Stato (solo all’interno del SSN), paghi di più e rischi grosso, a prescindere dai danni che provochi. Ovvero, le Linee Guida come etilometro della professione.

G) Inoltre, poiché attualmente i contratti assicurativi prevedono che la Compagnia assume il sinistro fino a quando ne ha interesse, le assicurazioni fiuteranno il bussiness di proporre polizze per le spese legali che, nel corso degli ultimi due anni, sono più che raddoppiate.

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Sarà, infatti, interesse del professionista ottenere una sentenza definitiva che lo mandi assolto da colpa, anche se il paziente non avrà subito alcun danno, né l’assicurazione avrà corrisposto alcun risarcimento. Quali benefici potrebbe ottenere lo Stato da un ingolfamento dei tribunali per cause di questo tipo non è dato di sapere, ma non mi sembra il modo migliore per ridurre il contenzioso.

H) Unica nota positiva del provvedimento, l’inserimento negli albi dei CTU di una adeguata e qualificata (qualificata in base a quale norma?) rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche tenendo conto della disciplina interessata

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nel procedimento (comma 5). Fino a qui la novella: ma in quale contesto? Quest’ultima timida luce si inserisce in un contesto legislativo all’interno del quale non esistono ancora norme sulla incompatibilità fra contemporanea e abituale attività di CTU e di fiduciario assicurativo, né sulla formazione forense dei c.d. “esperti” di disciplina da inserire negli Albi dei CTU. Un problema mai risolto che amplifica il rischio che il contenzioso giudiziario continui a essere esposto al conflitto di interesse dei consulenti, proprio quando il rischio di non potere più esercitare imporrebbe, da un lato un uso trasparente e condiviso del sapere scientifico applicato al caso concreto e, dall’altro, consulenti scelti in base a criteri di competenza e imparzialità. Vale la pena ricordare che in Germania, la maggior parte del contenzioso sanitario viene risolta con metodi alternativi al contenzioso giudiziale (ADR Alternative Dispute Resolution) proprio basandosi sulla competenza e sulla imparzialità dei consulenti tecnici. Nessuna notizia, poi, di una nuova bozza di regolamento sulle società professionali, dopo le richieste di ulteriori chiarimenti del Consiglio di Stato al Ministero della Giustizia (parere 3127 del 5 luglio 2012) e dopo la recente approvazione della riforma forense che esclude la presenza del socio di capitale nelle società professionali legali. Ma se è vero che salute e difesa sono diritti di pari rango costituzionale, perché mentre il diritto alla difesa preclude l’ingresso di un socio di capitale nella professione forense, il diritto alla salute permette il contrario nella professione odontoiatrica? In odontoiatria, le stesse compagnie assi-

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curatrici che - già oggi - gestiscono in proprio ambulatori odontoiatrici e assicurano per le cure i pazienti, potrebbero – domani - alzare i prezzi delle polizze agli odontoiatri che non lavorano presso i loro centri e che si troverebbero nella condizione sfavorevole di essere contraenti-assicurati e concorrenti.

Conclusioni: è la somma che fa il totale.

E dovremmo magari discutere in tribunale – invento – se impianti c.d. fibro-integrati, dotati di marcatura CE e sotto carico da cinque anni senza problemi per il paziente, comportino o no colpa per il dentista che li ha messi. Oppure se è meglio un adesivo smalto-dentinale di seconda o quarta generazione; per non parlare se il risarcimento del danno per una edentulia traumatica, debba prevedere una corona su impianto e rinnovi protesici (più favorevole all’assicurazione) o un ponte di tre elementi e rinnovi su denti da devitalizzare (più favorevole al paziente).

A ben vedere, quindi, la nuova legge aggiunge alla responsabilità per danno quella per colpa senza danno.

“Divide et impera”, l’unica a guadagnarci, sarebbe una concezione autoritaria dello Stato che potrebbe ottenere:

Nel primo caso il beneficiario della norma è il paziente al quale l’assicurazione liquida il risarcimento stabilito dal Giudice.

1. una riduzione dei costi di gestione del SSN per i premi derivanti dalla attività sanitaria pubblica, scaricandone gli aggravi – che invece dovrebbero essere ripartiti sulla fiscalità generale – in capo ai liberi professionisti che non lavorano nel S.S.N.;

Il tutto senza che il legislatore abbia valutato rischi distorsivi per la concorrenza o ipotizzato la nascita di posizioni dominanti anti-concorrenziali, all’interno delle quali, le compagnie assicuratrici rivestirebbero contemporaneamente il ruolo di giocatore e arbitro del sistema economico della libera professione.

Nel secondo caso, il beneficiario sarà l’assicurazione, che potrà aumentare il premio assicurativo o disdettare la polizza al professionista, in assenza di un danno risarcito al paziente. Da qui il fondato sospetto che le Linee Guida e le c.d. Buone Pratiche potrebbero mutare la loro natura, da aiuti decisionali del medico a parametro legale – in mano alle assicurazioni -di qualificazione della colpa: 1. slegata dalla tutela della salute e 2. quantificata in base ai dati dei sinistri, noti soltanto alle assicurazioni. 28

flitti di interesse sono molto frequenti, potrebbero riemergere, ad esempio, i conflitti di interesse professionale tra i fautori di una tecnica implantologica piuttosto che un’altra.

Considerato poi che in odontoiatria i con-

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2. una progressiva riduzione della propensione dei professionisti a svolgere la libera professione con conseguente calo dei contributi previdenziali e 3. la possibilità di acquisire il patrimonio degli enti previdenziali privati, che già faticheranno a reggere il peso della sostenibilità finanziaria dei loro bilanci a 50 anni. Che dire Colleghi, forse come avrebbe detto il grande Totò: “è la somma che fa il totale” (e io pago). Ivo Lorenzini

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GUASTAMACCHIA PARLA, L’ERGONOMIA ASCOLTA, LA PROFESSIONE RINGRAZIA… Il Dr. Stefano Almini intervista il Dr. Carlo Guastamacchia

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uesta intervista potrebbe intitolarsi: “C’era una volta il dentista” perché parlare con Carlo Guastamacchia significa prima di tutto rimeditare un’era storica dell’odontoiatria. Molti giovani odontoiatri pensano che l’odontoiatria di oggi sia, in un certo senso, quella di ieri, modificatasi sulla scia delle tecnologie e delle tecniche. Chi ha qualche capello bianco-grigio (ahimè…) sa benissimo invece quello che era, soltanto 30-40 anni fa, l’odontoiatria italiana nella sua pratica, nella sua realtà territoriale. Tornando per un attimo all’inizio degli anni 70, immediatamente si comprende che i dentisti erano pochi e sommersi dalle richieste. La prevenzione della carie dentale, come concetto, muoveva soltanto i primi passi ed i pazienti ne erano la prova. Filo interdentale, spazzolamento corretto, corrette abitudini alimentari non rientravano nei messaggi sociali; i dentisti rispondevano all’assalto delle richieste con la capacità di effettuare prestazioni odontoiatriche contemporaneamente su riuniti diversi, di solito tre. Gli studi dentistici avevano ampie sale d’aspetto con numerosi pazienti in attesa, senza appuntamento, seduti od in piedi, con una mano sulla guancia e tanta pazienza: aspettare il

Carlo Guastamacchia

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proprio turno in silenzio era assolutamente normale. Il dolore era il vero nemico del paziente, ma rientrava nei patti della patologia-terapia, come un fatto ineluttabile. Il dentista era temuto, considerato, rispettato. Il suo camice, rigorosamente bianco, era portatore di sollievo dal dolore ed, in ogni caso, incontestabile per le decisioni prese, così come non erano contrattabili le parcelle. Quella odontoiatria ha risolto molte urgenze, ha dato risposte terapeutiche al passo con i tempi di allora, quando la cura canalare si basava soprattutto su quale cemento curativo posizionare nel canale piuttosto che sulla detersione, sagomatura e riempimento con guttaperca. I dentisti avevano la capacità di passare da un riunito all’altro sapendo interpretare i messaggi che la segretaria-assistente era in grado di inviargli nel tragitto da una poltrona all’altra. La lista di pazienti non finiva mai, anche se qualcuno, con qualche timida protesta, decideva di andare altrove. Quella odontoiatria incominciava a “crescere” sollecitata dalle prime riviste di settore, strutturata dai primi congressi, dalle prime conferenze di colleghi italiani sull’utilizzo di sistemi adesivi dei compositi, che prendevano forma dall’impasto di pasta base e catalizzatore, prima che arrivassero come

“novità” le prime lampade polimerizzanti, così come i materiali ceramici incominciavano a diventare i competitori dell’oro-resina, da sempre leader della protesi fissa. Quei dentisti, diremmo noi oggi, hanno vissuto un’epoca d’oro (molto lavoro, poche grane, spese basse, alte entrate, contenziosi sconosciuti), ma occorre anche valutare le loro difficoltà operative per l’assenza di precisi punti di riferimento professionali, aggravati da compromessi posturali, organizzativi, gestionali. Un comportamento accomunava i dentisti di quel periodo: lavoravano tutto il giorno in piedi, curvi sui pazienti, i quali a loro volta erano seduti, non sdraiati sulla poltrona, con le mani saldamente ancorate ai braccioli. La luce dell’ambiente era scarsa e tremolante come quella diffusa dai tubi al neon. La luce del riunito era invece intensissima e diretta, con il filamento incandescente a vista, capace di intaccare anche l’occhio di Polifemo. L’assistente di allora doveva necessariamente avere una rapidità manuale per riordinare il riunito dove il dentista aveva estratto un dente, mentre già su un altro riunito iniziava una terapia endodontica, sempre dal paziente e dal dentista. Non esistevano servo mobili, ma strutture a muro con cassetti profondi, nei quali l’or-

Carlo Guastamacchia è nato il 16 10 Almini 1933, laureato in medicina con lode a 23 anni, specializzato in clinica odontoiatrica, dott. Stefano con lode, a 25 anni. Libera docenza in odontoiatria a 32 anni. Ha insegnato, a contratto, in molte Università italiane, tra cui Milano e Roma. Attualmente insegna “Ergonomia”, a contratto, al CLID dell’Istituto S. Raffaele di Milano. Attualmente insegna “Ergonomia”, a contratto, al CLODP (III Anno)Lombarda dell’Università degli studi di Genova. Ha scritto oltre 250 pubbliSegretario Culturale dell’Andi e Presidente CAO della Sezione di Bergamo cazioni. Dal 1968 al 2011 è stato Direttore Scientifico di Dental Cadmos. Nel 1974 ha fondato Prevenzione e Assistenza Dentale che ha Diretto fino al 2011. Ha effettuato centinaia di corsi di “Ergonomia e Comunicazione” per tutto il team da oltre 35 anni. È “Premio Biaggi” degli Amici di Brugg. Ha scritto numerosi testi relativi alla “Pratica Professionale” (Ergonomia, Marketing, Psicologia della comunicazione). Ha recentemente (2012) fondato la Casa Editrice Tamagorà che pubblica la rivista, da lui diretta, ECO (Ergonomia&Comunicazione in Odontoiatria). È praticante di attività fisica sistematica da 45 anni

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dine delle pinze e di altro materiale veniva stravolto dal dentista alla prima apertura di cassetto. Il paziente seduto alla poltrona, in attesa del suo momento, aspettava l’arrivo del dottore, che di solito si presentava dalla porta alle spalle del paziente; il dentista compariva d’un tratto, con il passo veloce, l’anestesia in carica come la cartuccia di una carabina ed una battuta affabile di complicità “Allora, Signor Vavassori, come va? Oggi dobbiamo fare quella otturazione in amalgama e magari togliamo anche quella radicetta. Bene! Ecco adesso apra bene la bocca, bravissimo… così…”. I dentisti di allora avevano una capacità comunicativa essenziale: poche parole, autorevoli e con richiesta implicita al paziente di non rispondere, perché il tempo era poco e non doveva essere sprecato… “parlando”. Negli anni 70 un certo Carlo Guastamacchia incominciò ad interrogarsi sul significato dei gesti, sulla loro funzionalità operativa, sul ruolo delle posizioni di lavoro, sul valore organizzativo ed intellettuale del concetto di lavorare con i vassoi preparati ad hoc (vassoio chirurgico, protesico, conservativo, endodontico, ortodontico). Guastamacchia, in quegli anni, incominciava a progettare nuove posizioni delle turbine rispetto alla ergonomia del loro uso, sviluppando il concetto dell’aspirazione chirurgica ad alta velocità, trasformando il lavoro in piedi del dentista in una posizione confortevole seduta (su uno sgabello che in quel momento acquistò d’un tratto una sua identità importante…), con l’assistente anch’essa seduta in sinergia operativa con il riunito e le mani del dentista. Nel 1968 comparve il riunito ergonomico tipo SPRIDO, progettato da Guastamacchia; Sprido significava: Strumenti Pendenti, Recuperi Inerti, Doppia Operabilità, una sigla che contiene il core dell’ergonomia odontoiatrica. Fu commercializzato con il nome Colibrì! Successivamente, dopo 15 anni, questo riunito subirà evoluzioni dalle ditte produttrici, con gli strumenti pendenti, distanziati, i fili ed i tubi con maggiore escursione. Il paziente degli anni 70 cambiò quindi la sua naturale posizione di sempre, da quando già nel 1700 veniva rappresentato in piedi sulle stampe dell’epoca, con il paziente seduto ed ancorato alla sua paura, mentre attendeva a bocca aperta il fato, il dolore, il trauma da subire. Nel 1900 il paziente si trovava ancora seduto, con lo

sguardo silenzioso rivolto ad osservare il severo sguardo silenzioso di trapani a filo. Certamente, ci diciamo, siamo oggi anche troppo responsabilizzati da nuovi aspetti legislativi di una società che dimostra atteggiamenti bipolari nei nostri confronti (amore-odio; gratitudine-astio). La nuova identità dell’odontoiatria ha maggiori rischi e responsabilità; ognuno di noi decide di affrontarli a modo suo, alla ricerca difficile di un equilibrio tra le forze in campo, tra le energie spese nel rispetto delle leggi ed i ritorni economici in calo, tra le motivazioni e le aspettative reali. Una cosa ci accomuna tutti, nello stesso modo: la posizione di lavoro!!! Tutti, adesso, lavoriamo seduti, tutti siamo abituati ad avere sottomano strumenti e turbine (imbustati e sterilizzati), tutti abbiamo una aspirazione chirurgica ad alta velocità, tutti conosciamo il valore organizzativo dei vassoi preparati. L’arrivo di Guastamacchia ha segnato una svolta, un punto di non ritorno per l’odontoiatria, un passo avanti non reversibile. L’ergonomia insegnata da Carlo ci distingue dai colleghi medici e determina il confine tra l’improvvisazione e la seria gestione professionale. Questa intervista ha il significato di ringraziare chi, come lui, ha “inventato” e adattato alla nostra professione una modalità operativa con risvolti pratici e gestionali nello stesso tempo, tarati in modo specifico sulla manualità del nostro lavoro! Eccoci Carlo alla prima domanda e grazie per la tua immediata disponibilità! Stefano, ti fermo subito: chiamami Tamà, perché questo è il soprannome che voglio condividere con i colleghi… Va bene, Tamà, come vuoi tu! Eccoci alla prima semplicissima domanda: se dovessi in quattro parole condensare il nostro lavoro, quali sono le parole chiave? La sintesi è sempre la cosa più difficile perché riassume tutto ciò che si è capito; ti direi senza dubbio: gestione, risorse, obbiettivi. Senza obbiettivi, non si parte, senza risorse non si va lontano, senza gestione si fallisce. Più precisamente? Le risorse siamo noi, operatori, ma anche la nostra capacità di investimento economi-

co, la nostra strumentazione tecnologica e soprattutto il nostro tempo, risorsa preziosa da cui dipende tutto; anche la salute è una risorsa, da tenere sotto controllo. E per la gestione? La gestione, Stefano, corrisponde ai pilastri su cui si fonda la nostra solidità operativa: comprende la pianificazione, l’organizzazione dei compiti e le deleghe, l’organigramma dei componenti del team, la direzione (in cui rientra il concetto di lavoro di squadra, la gestione dei conflitti, la comunicazione-motivazione), il controllo. Credimi, senza controllo dei dati, senza gestione di quello che accade, anche dal punto di vista finanziario (spese-entrateflussi economici) è come guidare un aereo senza sapere a che altezza si vola, né in che direzione si viaggia. Per gli obbiettivi? Il nostro obbiettivo primario è sempre la prevenzione. La patologia in senso lato, per quanto diminuita, rappresenta sempre il nostro obbiettivo secondario, cioè la terapia della lesione cariosa nelle sue diverse implicazioni. L’approccio professionale è multiforme e richiede di valutare il terzo obbiettivo, quello di considerare i programmi speciali, quali quelli dell’aggiornamento professionale. Non ultimo rimane l’obbiettivo di investire nei programmi personali che rappresentano la linfa attiva dei nostri rami familiari, della nostra attività fisica, del tempo libero da pensieri tipicamente troppo solo professionali. La parola che si identifica con il cognome Guastamacchia è… ERGONOMIA. Cosa significa? Cosa vuole dire questa parola? L’ergonomia è una disciplina con lo scopo di semplificare il lavoro, per migliorare l’efficienza di qualunque sistema operativo. E’ chiaro che per capire come semplificare il lavoro, occorre fare analisi, una analisi dettagliata del lavoro stesso. Come si fa? Con l’osservazione ed il ragionamento, esattamente come richiede l’atto diagnostico. Oltre all’osservazione ragionata, occorre anche riflettere sui movimenti che si compiono e sul tempo che ci richiedono.

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In odontoiatria, Tamà, quali sono i principi dell’ergonomia? Stefano, mi stai facendo domande che meriterebbero un maggiore approfondimento, però, semplificando al massimo, ti rispondo così: si può suddividere l’ergonomia in tre gruppi, di cui il primo tratta il concetto di procedura operativa, il secondo riguarda l’economia dei movimenti, il terzo affronta i movimenti standard, cioè quelli elementari. Le direttive della Sanità, siano esse regionali o nazionali, tendono sempre più a sottolineare l’importanza di linee guida e procedure operative codificate. Come nasce, come si articola una procedura operativa? Ogni lavoro che svolgiamo è una procedura operativa, a qualunque livello. Ogni procedura può essere semplice o complessa, sempre però si struttura in tre fasi: la preparazione, l’esecuzione, il riordino. Se ci pensi, che si compia una prestazione odontoiatrica, che si produca un oggetto, un servizio… ci sarà sempre la fase che prepara, l’esecuzione vera e propria, il riordino di tutto. In odontoiatria soprattutto è evidente che solamente una sola di queste tre fasi è quella attiva, capace di essere propriamente risolutiva e produttiva: è l’esecuzione, il gesto operativo, chirurgico, conservativo, endodontico… Le fasi di preparazione e riordino sono invece non direttamente produttive, possono anzi essere dispersive e passive; aggiungono soltanto costo alla prestazione, la quale aumenta di valore quando preparazione e riordino ne aumentano l’efficienza. Ecco quindi che con l’analisi dei movimenti e lo studio dei tempi si può semplificare una procedura operativa, riducendo al minimo costi ed energie, altrimenti disperdibili. Queste riflessioni come riescono a diventare efficaci nella realtà ordinaria dei nostri studi?

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Analizzare quello che facciamo e meditare come migliorarlo ha determinato il rispondere a domande sul come e perché modificare un nostro comportamento: il rischio di ogni lavoro è l’abitudine e la routine. Oc-

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corre farsi domande per migliorare quello che siamo. Nello specifico: cosa potremmo eliminare dai nostri studi senza diminuire sicurezza e qualità? Pensiamoci! Cosa si può combinare o associare tra strumenti per migliorarne la funzione? Ecco allora la siringa del riunito a tre vie, con acqua ed aria insieme o separate! Come si può riposizionare gli strumenti in un cassetto? Ecco che arriva il concetto del vassoio organizzato! Come si può semplificare la funzione del riunito? Arriva la doppia strumentazione, ad uso di odontoiatra ed assistente! Dallo studio dell’economia dei movimenti studiati da Gylbreth nel primo novecento, si deduce che sono una decina i movimenti delle dita, polso, avambraccio, tronco che devono essere attentamente considerati nello svolgere il nostro lavoro, o, per meglio dire, quella parte che, ricordiamolo, è manuale. Quali sono questi dieci movimenti? Prima di tutto, sembra banale dirlo, è ridurre al massimo i movimenti, realizzarli nella estensione e nella durata più breve possibile, devono se possibile essere dritti, non a zig zag. Devono essere sincroni con le due mani, sono avvantaggiati dal fatto che il materiale sia preposizionato, alla altezza del loro uso (circa 5 cm sotto il gomito), sono avvantaggiati dalla posizione generale di lavoro, costante nella comodità (posizione seduta ), i movimenti inoltre sono avvantaggiati dalla illuminazione bilanciata e ben distribuita nello studio. Fondamentale per i movimenti è ridurre al minimo gli spostamenti della testa e degli occhi, preservando la salute ed evitando la stanchezza oculare. Si può dire che esiste quindi un’ergonomia stomatologica? Certo! Anzi, mai come in odontoiatria, rispetto ad altre branche sanitarie, si esprime al massimo il beneficio della ergonomia, che rimane una scienza elaborabile sul campo personale da ogni collega odontoiatra che voglia rimeditare i propri comportamenti professionali. L’esigenza di migliorare l’efficacia e diminuire ogni spreco, dai gesti elementari alle spese di gestione generale (magaz-

zino, telefonia, servizi acqua, gas, energia elettrica…) è stata sollecitata dalla diminuita capacità di spesa, dei pazienti e delle nostre stesse realtà familiari. La professione fa i conti con la sua capacità di impresa, anzi oggi si confronta con il rischio stesso di impresa. Quali sono gli obbiettivi della professione e quali quelli più specifici dell’impresa? Hai citato la parola ”rischio”, da cui vorrei partire per risponderti, Stefano. Per le leggi del nostro Stato il professionista odontoiatra non può “fallire”, come se non esistesse nella nostra pratica il rischio economico-finanziario. In realtà sappiamo benissimo che esiste una personale interessenza dell’odontoiatra nella sfera della sua attività: fallire è possibile, basterebbe pensare ad una lunga interruzione del lavoro per questioni indipendenti dalla volontà dell’odontoiatra. Gli obbiettivi professionali ed imprenditoriali sono compatibili e complementari; se infatti ci concentriamo su quelli tipicamente imprenditoriali, scopriamo che gli obbiettivi possono essere sovrapponibili: provvedere alla produzione e distribuzione di beni e servizi necessari alla popolazione (le prestazioni odontoiatriche), produrre beni e servizi nel modo più efficiente possibile (siamo d’accordo, no?), sviluppare e mantenere la capacità di impresa, migliorando i servizi e partecipando alle nuove tecnologie (oh yes!), raggiungere gli obbiettivi globali della comunità (quali quelli del mantenimento della salute e della prevenzione generale). In conclusione? Il vero rischio è quello gestionale: gli obbiettivi professionali ed imprenditoriali si intersecano, quello che determina il futuro dell’azienda studio è come vengono utilizzate le risorse. La carenza di gestione produce fallimenti, dai professionali ai successivi inevitabili imprenditoriali e viceversa. Potrei riassumerti così, Stefano, questi concetti: la gestione della pratica professionale richiede una pianificazione generale, l’utilizzo efficace del personale, il controllo della prestazione finale, rivalutata nel tempo, il controllo dei dati economici dei flussi di entrate–uscite. Per la libera professione è impossibile sottrarsi alle responsabilità della gestione.

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OPERAZIONE CHECK-IN Studio monoprofessionale o studio poliprofessionale? Vantaggi e svantaggi. Cosa dire, Tamà? Beh, soprattutto i tempi di oggi mettono in evidenza i punti di forza e di debolezza delle gestioni monoprofessionali o poliprofessionali. Nel primo caso, Stefano, salta immediatamente agli occhi il valore assoluto della autonomia e della libertà. Dalle impostazioni economiche a quelle dei rapporti con pazienti ed assistenti, lo studio monoprofessionale contiene una semplicità intrinseca per la quale ogni decisione può essere rapida, diretta, senza interlocutori: la responsabilità è personale, le scelte dei tempi e modi sono personali, rischi inclusi. Il problema, Stefano, è che mentre all’inizio dell’attività i rischi sembrano remoti e vaghi, fino a pesare poco rispetto all’entusiasmo della gioventù professionale, con il tempo possono affaticare mente e corpo. In questo tipo di studio, essendo tutto centrato su una sola persona, la malattia, l’inabilità temporanea, piccoli incidenti fisici non possono avere posto, ma la vita ha una sua imprevedibilità e nel tempo questi rischi possono diventare incubi. Esiste poi un altro svantaggio nello studio monoprofessionale: l’isolamento personale, intellettuale, tecnico-professionale. Nel momento in cui il lavoro cala ed aumentano gli spazi vuoti, il rischio è non sapere riempirli con alte motivazioni. Se la spinta professionale diminuisce la velocità e rallenta, la demotivazione potrebbe trovare l’alleata peggiore che ci sia, la depressione! Attenzione: mai abbassare la guardia da questa terribile subdola intrusa della mente. Quindi sarebbe preferibile, oggi, sviluppare la mentalità verso possibilità operative in studi poliprofessionali?

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Calma, calma! Anche qui gli svantaggi esistono: si deve mettere in conto subito di una perdita della libertà decisionale totale. Occorre infatti, in queste realtà, mantenere aperto un confronto decisionale, che non è facile da rispettare, richiedendo umiltà ed ascolto. Inoltre, non potere più decidere liberamente sulle questioni dell’attività potrebbe determinare una sottile frustrazione: il problema sono sempre le persone che si incontrano per sviluppare uno studio poliprofessionale; questa scelta di individuare le persone “giuste” per co-

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struire un team allargato è forse la scelta più impegnativa, dopo quella di trovare la moglie giusta od il marito giusto! La progettazione degli spazi fisici dello studio poliprofessionale è strategica per garantire spazi personali, salvaguardando il diritto alla privacy ed al proprio ego. Altro svantaggio di questa organizzazione è la possibilità di vedere crescere in silenzio un sottile temibile disagio: la gelosia! Sì, Stefano, la gelosia tra colleghi, gelosia tra assistenti e tra pazienti; occorre ricordare che siamo latini, mediterranei, irritabili dalle emozioni più epidermiche, come una battuta di un paziente che chiede di essere visitato da un collega piuttosto che da un altro… Il rischio in questo caso è non interpretare a priori il problema e lasciare che le cose accadano, generando a volte un inquinamento psicologico tra colleghi, disagio che le assistenti subito riconoscono e vivranno la loro attività scegliendo da quale parte stare, alimentando conflitti di parte. Ma quali sono allora i vantaggi, Tamà? Un attimo e arriviamo! Se gli svantaggi dello studio poliprofessionale sono soprattutto riferibili agli aspetti psicologicicomportamentali, esistono anche numerosi vantaggi, che distinguerei in tre gruppi: quelli economici, quelli gestionaliprevidenziali, quelli caratteriali. Partiamo dal primo gruppo: i vantaggi economici sono evidenti poiché tutti gli spazi dello studio sono utilizzati al massimo, suddividendo le spese tra tutti, con una distribuzione dei costi che ha una delicata rilevanza fiscale. Il costo della segreteria è condiviso dal gruppo, così come le zone di lavoro; si riduce la sotto-utilizzazione del tempo disponibile, ergonomizzando le aree operative, diminuendo i tempi morti. I vantaggi gestionali-previdenziali sono quelli che migliorano l’immagine professionale del team, aumentando i tipi di servizi ai pazienti. Estendendo le ore di apertura dello studio si copre l’assistenza anche in momenti scoperti dallo studio monoprofessionale, allargando le potenzialità operative verso le emergenze, le urgenze, i servizi di guardia nelle festività e le ore serali. Fondamentale vantaggio è però quello che permette allo studio poliprofessionale di impostare nel tempo una cessione di attività od un subentro. Permette anche di temere meno l’eventualità di assenza non volontaria dal lavoro (ma-

lattie, incidenti) perché i pazienti continuano comunque ad avere servizi alternativi, nella stessa struttura. Nell’ambito dei vantaggi caratteriali, lo studio poliprofessionale spazza via la solitudine del dentista monoprofessionale, può anzi aumentare le sue motivazioni, ridurre gli stress decisionali. Non ultimo vantaggio è la possibilità dell‘ingresso di giovani neolaureati, possibili portatori di nuovo entusiasmo e dell’eventuale subentro, nel rispetto di un patto generazionale tra le parti. Lo stress decisionale dello studio monoprofessionale è dovuto al totale accentramento delle decisioni e delle scelte operative. Con la nostra assistente che ci affianca, come decidere di comportarci? Sono assolutamente convinto, Stefano, che la chiave del successo nei rapporti con l’assistente sia la DELEGA. Il problema è che si possono avere idee confuse sulla delega, che invece può diventare un punto di partenza per rimodulare lo studio: delega è il passaggio di determinate aree operative sotto la responsabilità dei collaboratori o dell’assistente. La delega ci fa risparmiare tempo, fatica, denaro. Delegare non significa “fare lavorare gli altri per noi”; significa invece “fare lavorare CON noi”: il valore immenso della delega consiste nel fatto che aumenta la fiducia e la motivazione dei collaboratori, favorendo la dedizione, l’orgoglio, l’iniziativa, la partecipazione. Chi è al nostro fianco capisce se la delega è “finta” o autentica: ognuno di noi rifletta nel tempo su come e cosa delega nella sua attività. Riflettere nel tempo, ci dici, Tamà. Ti chiedo allora… parlaci del tempo! Stefano, il tempo è una risorsa! Una riflessione? Il tempo non viene studiato, non viene meditato. Esistono invece elementibase che ci permettono di analizzare con consapevolezza la variabile-tempo. Quali sono? Sono curioso, Tamà, perché in effetti si parla sempre troppo poco del tempo. Il tempo professionale è una entità finita, Stefano. Ascolta attentamente: calcolando, più o meno, 30 anni di professione e all’incirca 1000 ore di lavoro all’anno, si può dire che la nostra vita professionale è

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da calcolarsi intorno alle 30.000 ore. Certo è un dato con una sua approssimazione, ma credimi, gira e rigira è questa la risorsa tempo sulla quale contare. È una capitale da gestire, come se si trattasse di un Fondo Cassa al quale attingere o come una quantità di ossigeno a cui fare riferimento come sommozzatori in immersione nella professione. Il tempo però è anche una misura comune, è un linguaggio, un riferimento che accomuna tutti e che ci permette di vivere insieme. Se ognuno di noi usasse riferimenti temporali di tipo individuale la società non esisterebbe, sarebbe impossibile accordarsi su qualunque cosa in un certo tempo. Quel tempo preciso che il paziente dedica a noi, in realtà, lo dedica a se stesso: questa riflessione, se condivisa con il paziente, determina un aumento di valore del tempo stesso che ci viene affidato: quel tempo ha un suo pregio e non deve essere venduto ai saldi (…). Il tempo, come risorsa tra noi ed il paziente, non può essere buttato via, poiché non potremo mai trovarlo in prestito da qualsiasi banchiere. La gestione razionale del tempo rappresenta il crocevia più significativo per una integrazione strategica tra la nostra qualità di vita e quella di chi ci circonda. Scusa, Tamà la banalità della domanda: esiste una regola d’oro per amministrare bene il tempo?

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Non è mai banale una domanda sul tempo! La regola fondamentale è semplice: sapersi programmare. Questa analisi non è affatto automatica, occorre pianificare, prevedere, immaginare come saranno le porzioni delle giornate, settimane, mesi. Insomma programmarsi implica un processo consapevole, che ci permette di scegliere la nostra “corsia cronologica”, per usare un termine che avevi scelto come percorso culturale. L’enorme vantaggio di sapersi programmare è che riduce lo stress decisionale! Se infatti impariamo a programmare la settimana, diventiamo esecutori delle nostre decisioni. Ciò che ci affatica e stressa è soprattutto l’attività decisionale, molto meno quella esecutoria: se riusciamo a concentrare il momento decisionale, il resto avrà meno spesa emotiva e meno coinvolgimento esistenziale stressante. Sa-

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pere come comportarci e sapere cosa fare, quanto tempo richiedere o dedicare… ci farà affaticare meno! Un dettaglio importante: consiglio sempre, al termine di una prestazione, di scrivere in cartella non solo quello che si è fatto ma anche quello che si dovrebbe fare nella successiva seduta: questa programmazione ci costa poco, ma ci farà risparmiare tutta quella impegnativa focalizzazione diagnostica–operativa necessaria per decidere cosa fare nella seduta successiva. Grazie Tamà, quanti spunti! E adesso un’altra “regola”? La regola del cambiare marcia. Mi spiego: il tempo non ha sempre lo stesso valore. Bisogna imparare ad usarlo in funzione della strada che stiamo percorrendo. Il tempo dedicato al commento del caso del paziente non è come quello da attribuire alla lettura del giornale: cambiare marcia significa concentrarci su quanto stiamo facendo, valutandone l’importanza; dobbiamo imparare ad ignorare quello che si stava facendo prima o quello che si dovrà fare dopo, perché lì dove abbiamo deciso di impegnare con attenzione il tempo merita l’assoluto rispetto. Questo atteggiamento mentale deve essere condiviso con le vostre assistenti: bisogna insegnare loro che devono sintonizzarsi sulla vostra marcia del momento. E’ come fare una gita in bicicletta insieme: non si può procedere a velocità diverse. Con le assistenti ci si deve, in un certo senso, accordare prima, perché in presenza del paziente tanti discorsi sono impossibili ed inopportuni; dobbiamo invece stabilire a priori una filosofia del tempo che ci trovi tutti sincronizzati. Organizzazione del presente e futuro, quindi… Una manciata di “consigli per gli acquisti del tempo giusto”: fare lavori che richiedono alta concentrazione intellettuale quando ci si sente nella forma migliore, non quando si deve farli. Occuparsi di faccende di minore contenuto intellettuale quando il cervello non è in grado di occuparsi di altro. Fissare le scadenze per tutti i compiti e rispettarle: ogni cosa richiede il tempo che le avevamo riservato. Non rimandare le problematiche sgradevoli perché blocche-

ranno il cervello, riducendo la capacità di lavoro, la creatività, la serenità. Raramente i problemi diventano più gradevoli se sono rinviati, anzi…! Liberatevi di ciò che non è importante: alcuni problemi, se sono piccoli, tendono a risolversi da soli se sono ignorati. Analizzate le vostra interruzioni, a qualunque livello: cercate di evitarle o di diminuirne l’effetto. Definite bene i tempi in cui non volete essere disturbati. Fate bene una sola cosa alla volta: questo è più facile per i maschietti, meno per le femmine che tendono a fare contemporaneamente mille cose. Valutare le priorità di esecuzione. Riunite le vostre idee in un unico contenitore (l’agendina?) e soprattutto scrivete subito se vi viene un’idea nuova, altrimenti la perderete. Se possibile, quando incominciate un lavoro, finitelo. Se lo spezzettate troppo, perderà la sua coerenza, non avrete la visione d’insieme e dovrete ricominciare ogni volta a concentrarvi di nuovo per capire bene dove siete arrivati. Siate selettivi ed imparate a dire di no, se occorre. Chiedetevi “Sono le persona giusta per questo lavoro o potrei delegare?”. Evitate di portarvi a casa il lavoro se non siete sicuri di farlo. E’ meglio lavorare finché non avete finito per poi godervi serenamente il tempo libero. Evitate i perfezionismi eccessivi: fate le cose bene, senza strafare. Una cosa importante: lo stress e la fatica non sono causate dalle cose che avete fatto ma dal pensiero di tutte quelle che non avete fatto. L’ansia nasce da compiti che non sapete come affrontare e risolvere. Prima pensate, poi agite. Non c’è niente di così urgente che non permetta di mettere in moto il processo decisionale. Certamente, quando l’obbiettivo è chiaro, agite. La persona efficiente è quella che sa ridurre la distanza tra pensiero ed azione. In questa preziosa lista di consigli è contenuto il valore del tempo, come risorsa da cui tutto dipende. Come padre della ergonomia italiana, possiamo dire che vivere la Vita è la più importante delle Ergonomie? Sì, possiamo dirlo senza dubbio, perché l’ergonomia non è una disciplina astratta, a sé stante, ma è un modo con cui affrontare il lavoro e, senza paura della metafora, quel “lavoro” particolare che è la vita nel suo insieme.

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Se vivere è comunicare, si comprende allora perché si associa l’ergonomia alla comunicazione.

Il paziente vuole di più, a costo inferiore: cosa è il “di più” del paziente e quanto può costare all’odontoiatra?

Esatto! La comunicazione è componente essenziale della ergonomia, come risulta, Stefano dalla dichiarazione ufficiale del Congresso IEA (International Ergonomic Association) di Toronto di 30 anni fa.

La domanda esige una spiegazione ampia. Il paziente vuole “di più” e glielo si deve dare. Questo perché quanto il paziente esige dal suo curante (e relativo team) è la chiara offerta di un rapporto empatico fortemente personalizzato. Io sono profondamente convinto che nel ping-pong costo-comunicazione sia sempre la comunicazione a vincere, anche se questa comunicazione è, per il dentista (e il suo team) enormemente costosa in termini di tempo e stress.

Come evolve la comunicazione? E’ legata alla tecnologia o ai messaggi da inviare al mondo? La comunicazione è un processo molto composito: evidentemente la tecnologia migliora determinate “modalità” per diffondere i messaggi, ma la sostanza che conta è sempre la qualità del messaggio. Diciamo questo anche se, in verità, 40 anni orsono Marshall Mac Luhan diceva che “il mezzo è il messaggio”… e questa affermazione non è uno scherzo! Ergonomia della comunicazione è una ergonomia dei movimenti? No: io classifico l’ergonomia odontoiatrica sulla base di tre principi fondamentali: i movimenti elementari, l’economia dei movimenti e il concetto di procedura operativa. Conseguentemente: un conto è la comunicazione, un altro conto è l’ergonomia dei movimenti. Nella ergonomia dei movimenti, quanto hanno inciso il lavorare seduti, il sistema a vassoi, il riunito con strumenti pendenti? Enormemente, perché il lavorare in piedi consente una grande quantità di piccoli “adattamenti” che, invece, nel lavoro ergonomico (prevalentemente seduti) devono essere tutti studiati ed organizzati PRIMA di iniziare il lavoro. Può essere acquisita ed imparata l’ergonomia dei gesti; anche quella dei comportamenti ?

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Senza il minimo dubbio: questo è un punto-chiave per l’acquisizione della disinvoltura professionale. Immaginare che tutto quanto si fa lo si faccia per “istinto” è pura incoscienza!

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Parlavamo prima di movimenti elementari. Quali sono quelli che maggiormente interessano l’odontoiatria?

nelle sue tre componenti essenziali e subentranti, denominate Preparazione, Esecuzione e Riordino. Se non si comprende l’utilità di schematizzare ogni nostro intervento (nel lavoro o nella vita) secondo questa analisi si è condannati a lavorare in una chiave d’improvvisazione che, a dir poco, è ben lontana da ogni impostazione rigorosamente professionale. Tanto per entrare nella più recente attualità (vagamente di “moda”) si tenga presente che i cosiddetti protocolli, le linee guida, i paradigmi o come più pittorescamente li si voglia denominare, non sono altro che la conseguenza del concetto di “procedura operativa”, ergonomicamente vecchio come il cucco!! Preparare, eseguire, riordinare hanno lo stesso valore?

Sono otto: trasportare, afferrare, preposizionare, montare, utilizzare, smontare, rilasciare e processo mentale. Questa è una classificazione semplificata dell’analisi Work-Factor, perché i movimenti elementari originali (di Ghilbrecht) erano 27… ma qui è inutile sottilizzare. Importantissimo l’ultimo (“processo mentale”) perché è alla base del fattore comunicazionale e, giustamente, è ritenuto il più faticoso, stressante e interfaccia-dipendente (cioè non dipende solo dall’operatore ma anche da chi partecipa ai “dialoghi”). E’ straordinario (e colpevole) che non ci si addentri accuratamente in questo campo (dei movimenti elementari) perché sia il futuro professionista che le aziende costruttrici potrebbero giovare enormemente a tutta l’odontoiatria se comprendessero il problema e facessero ricerche in questo campo. D’altra parte praticamente TUTTI gli attuali riuniti, con il fondamentale concetto SPRIDO (sigla che avevi all’inizio dell’intervista già ricordato nel significato di Strumenti Pendenti, Recuperi Inerti, Doppia Operabilità) derivano da una mia ricerca ergonomica della fine anni ’60 che ebbe come esito la produzione del fortunatissimo “COLIBRI”. Roba di 50 anni orsono: vi dice niente?

In teoria sì, ma personalmente attribuisco alla prima fase (la preparazione) l’importanza maggiore, perché è in chiave di pre-analisi e di lungimiranza che si viene a condizionare, poi, tutto il resto del processo esecutivo e di controllo.

Tamà, prima di concludere, richiami ancora il concetto di procedura operativa?

Si possono distinguere i canali comunicativi?

Significa analizzare qualsiasi lavoro faccia l’uomo (non solo il dentista, beninteso!)

Certo: personalmente distinguo tre tipi di comunicazioni: sensoriali, tecnologiche e

Perdere il controllo della situazione spesso significa anche perdere il controllo della componente comunicazionale. La comunicazione è uno strumento clinico con i suoi difetti e vantaggi ? Non esistono dubbi: assolutamente sì, anche se da parte di molti (troppi) colleghi si ritiene che una perfetta (?) esecutività manuale possa far diventare superfluo l’approccio empatico-relazionale. Sono oggi così infinite le prove della valenza comunicazionale che mi sembra insignificante qualunque citazione. Mi limito a dire che la maggior parte dell’accoppiata “causticità-medicina cautelativa” nasce proprio da questa incapacità a comunicare. Brutalmente: un dentista che non sa comunicare non è un professionista preparato, anche se le sue capacità manuali sono l’orgoglio di un congresso, nazionale o internazionale: vogliamo definirlo un perfetto veterinario?

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OPERAZIONE CHECK-IN comportamentali. Queste ultime sono le più importanti, e sai qual è la più importante di tutte? E’ la REPERIBILITA’. Un collega che non è reperibile SEMPRE tradisce la sua missione, il cui elemento di contattocomunicazione è basato sul fatto di poterlo “trovare”. Anche qui le lamentele del paziente riguardo alla classica frase “è bravissimo ma non ci si riesce mai a parlargli” sono le più frequenti che si sentono citare.

La decisione: come impostare e come decidere.

vent’anni, anche quando ne hanno di più!”. Un caro saluto a tutti, vostro Tamà.

Impostare e decidere SEMPRE in funzione del fatto che abbiamo davanti una persona, non un “caso”. Il discorso sembra astratto ma è la base della nostra difficoltà quotidiana.

La comunicazione ha una base istintiva o può essere appresa come una scienza ripetibile?

Scusa, ma qui tu dai la risposta dentro alla domanda: sottoscrivo in pieno!

Questa intervista al grande Carlo Guastamacchia apre le porte intellettuali all’anno 2013 ed è sicuramente un privilegio leggere sul teamwork-clinic le riflessioni di un Collega con la C maiuscola! Forse il modo migliore per ringraziare Carlo, a nome di tutti i lettori (immaginando in loro tutta la Professione) è terminare con le sue stesse parole scritte nella prefazione del suo libro del 1988, dedicato alla ergonomia e alla pratica professionale. Scriveva Carlo… “E’ mia sincera speranza che questo libro possa servire a rendere consapevoli tutti i colleghi della reale portata dei problemi qui trattati e possa costituire uno strumento preliminare per informare le nuove generazioni di professionisti su quanto li attende davvero, quotidianamente, nella routine che stanno per affrontare”. Non so chi era giovane professionista allora, nel 1988, e chi oggi incomincia la sfida di affrontare l’odontoiatria; una cosa è certa: tutti diciamo… Grazie Carlo, anzi… Grazie Tamà !!! Stefano Almini - almi28@libero.it

Torniamo ad una domanda fatta più sopra: TUTTO nella professionalità va appreso. La “tecnica” non uccide l’estro, anzi, lo esalta, ma l’estro da solo è ben poca cosa: è un presupposto, non uno strumento operativo. La fase anamnestica è la più delicata delle fasi di incontro con il paziente: come l’ergonomia la affronta? L’affronta in un modo che io ho classificato a tre livelli: l’anamnesi strumentale (carta o computer), l’anamnesi dialogata e l’anamnesi contestuale. Quest’ultima, troppo trascurata, serve a farci comprendere cosa c’è “sott’acqua”, cioè in quella parte del paziente-iceberg che costituisce gli 8/10 della realtà che dobbiamo trattare. L’ergonomia insegna ad “utilizzare” questa terza parte, davvero fondamentale. Il paziente, risorsa emotiva e di confronto. Ultima riflessione. Se il paziente è un “essere umano”, la nostra quotidianità, nello stabilire empatia ed alleanza, arricchisce noi e il paziente. Se il paziente è una spalla o un chamfer da smussare a 10, 15 o 21 gradi, allora tutto si mantiene bellissimo, ma in una chiave di solipsismo che assomiglia a un bel discorso astratto. Il tempo, risorsa da trattare con cura…

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Beh, Stefano, se chi ci legge non si è ancora accorto che il tempo è l’UNICA risorsa immodificabile del nostro lavoro… è proprio inutile che cerchi di spiegarglielo ergonomicamente.

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Decidere non è risolvere: imparare a sapere risolvere, decidendo?

In definitiva, Tamà, esiste una posizione ideale ? Penso che tu alluda ad una posizione di lavoro. Ebbene, è ormai accertato che non esiste una posizione ottimale, mentre esiste una posizione PESSIMA, che è quella statica, immobile, per oltre 7-9 minuti. A parte un lungo (e qui impossibile) discorso sulla attività fisica compensatoria, occorre ricordare di fare piccoli movimenti-varianti, che permettano alle parti meno sanguificate del nostro corpo di essere alimentate e drenate. Se si sta SEMPRE fermi nessuna posizione è valida! In questo senso sono strategici anche piccoli movimenti, incluso il ricorso ad una fase in piedi, che non è affatto vietata. Alzarsi sulle punte ed abbassarsi, alternando il movimento in modo ritmico, determina la contrazione e decontrazione della muscolatura del polpaccio,con un meccanismo fisiologico di “spremitura” della circolazione venosa; questo comportamento, nella sua banalità, favorisce il ritorno venoso e diminuisce il rischio di determinare nel tempo varici alle safene degli arti inferiori (le assistenti ringrazieranno per questo consiglio che coinvolge anche un loro aspetto estetico). Per quanto riguarda il paziente, la posizione sdraiata sulla poltrona (…fino al Trendelemburg) è quella in cui noi vediamo meglio e, quindi, è quella da preferire. Meglio possiamo osservare tutto il campo operatorio, senza difficoltà, potremo con l’aiuto dei sistemi ingrandenti essere concentrati su quello che vediamo e faremo (diga montata, please…). Consiglio finale di Tamà… Semplicissimo: considerarsi SEMPRE eterni studenti i quali, come ben ricorda un inno goliardico dei miei tempi “hanno sempre

IN RICORDO DI UN GRANDE ERGONOMO DENTALE Una triste notizia. Il 19 gennaio è mancato il Professor Karlheinz Kimmel, fondamentale pietra miliare, con Harold Kilpatrick, Fritz Schoen e B.Wagner, dell’ergonomia tedesca ed internazionale. Ognuno di noi, nella pratica quotidiana, gli è debitore, pur senza esserne consapevole, per innumerevoli particolari operativi, da lui presentati alla professione nella corretta chiave ergonomica. Caposaldi della sua dottrina sono stati i precisi quadri identificativi delle modalità di impostazione del layout della sala operatoria. Famosa la sua classificazione dei BK (Basik Konzept) con le cui quattro classifiche standard (BK1-2-3-4) diventa facile orientarsi riguardo a quali posizioni base possono tenere il dentista e la sua assistente. La mia fraterna e pluridecennale collaborazione con Kimmel, dalla Commissione Ergonomica dell’FDI alla fondazione dell’ESDE (European Society for Dental Ergonomics) si cementò in modo straordinario quando entrambi scegliemmo come BK ottimale il BK3, fondato sull’utilizzo di riuniti SPRIDO. Di Kimmel rimane il fondamentale testo di cui accludiamo la copertina, scritto in collaborazione con i tre “pilastri” tedeschi dell’ergonomia: Schon e Wagner. Carlo Guastamacchia

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Karlheinz Kimmel In ricordo di un grande ergonomo dentale

Una triste notizia. Il 19 gennaio è mancato il Professor Karlheinz Kimmel, fondamentale pietra miliare, con Harold Kilpatrick, Fritz Schoen e B. Wagner, dell’ergonomia tedesca ed internazionale. Ognuno di noi, nella pratica quotidiana, gli è debitore, pur senza esserne consapevole, per innumerevoli particolari operativi, da lui presentati alla professione nella corretta chiave ergonomica. Caposaldi della sua dottrina sono stati i precisi quadri identificativi delle modalità di impostazione del layout della sala operatoria. Famosa la sua classificazione dei BK (Basik Konzept) con le cui quattro classifiche standard (BK1-2-3-4) diventa facile orientarsi riguardo a quali posizioni base possono tenere il dentista e la sua assistente. La mia fraterna e pluridecennale collaborazione con Kimmel, dalla Commissione Ergonomica dell’FDI alla fondazione dell’ESDE (European Society for Dental Ergonomics) si cementò in modo straordinario quando entrambi scegliemmo come BK ottimale il BK3, fondato sull’utilizzo di riuniti SPRIDO. Di Kimmel rimane il fondamentale testo di cui accludiamo la copertina, scritto in collaborazione con i tre “pilastri” tedeschi dell’ergonomia: Schon e Wagner.

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Istruzioni per l’uso (della vita… )

Le “Istruzioni per l’Uso” (della vita) servono a darci uno schema di comportamento che serva sempre come faro per la rotta che stiamo percorrendo. Lo slogan che qui viene suggerito non ha controindicazioni, né occorre avere particolare cultura per metterlo in atto. Il motto, quindi, vale sempre, qualunque sia la nostra convinzione religiosa e/o politica, qualunque sia la nostra condizione economica o la nostra età, qualunque sia il momento professionale che stiamo vivendo. È, in sostanza, un motto polivalente che, nelle infinite vicissitudini attraversate da ognuno di noi, serve comunque a farci procedere verso i traguardi che ci siamo scelti. (Parentesi: obbligatorio avere traguardi, altrimenti, come dice Petrarca, apparteniamo alla schiera di

“e sorda e cieca gente, cui si fa notte innanzi sera”). Ed ecco il motto: “Niente Rimpianti, solo Progetti” Il che significa di dover guardare sempre avanti, volutamente ignorando quanto ci siamo lasciati alle spalle dato che, come insegna chiaramente la lingua italiana, il “passato” È passato ed è assolutamente inutile, oltre che pericoloso, rimpiangerlo, per voler correggere quanto non c’è più. Qualcuno può obiettare che “ripensarci” potrebbe servire come guida per il futuro, dimenticando, però, che il “contesto” è continuamente variabile e che è sull’attuale contesto che dobbiamo basarci, mentre fu quello del passato a motivare le nostre scelte... ed anche quello ormai non c’è più ed è, quindi, immodificabile.

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Istruzioni per l’uso di ECO...

ECO sta nascendo ora e non mi è facile anticipare come impostare le modalità di collaborazione.

Mi è d’obbligo dire solo due cose: che il materiale da pubblicare mi dovrà giungere solo ed unicamente secondo gli standard che verranno stabiliti e che l’unico verificatore della pubblicabilità sarò io… e questo, come ben si comprende, è parlar chiaro, per non creare illecite illusioni.

A questo proposito, comunque, è utile poter chiarire pure che ECO ha un enorme vantaggio su tutte le altre riviste: non è basato sulla carta ma sui bit, per cui non vi sono problemi di “foliazione” ed un numero potrà essere di 5 pagine o di 50 pagine, dato che la cosa sarà del tutto indifferente. In concreto: ogni contributo dovrà essermi mandato con le seguenti semplici ma inderogabili caratteristiche. Pagina Word riempita in due colonne; font libera ma sempre di dimensione 12; 1500 battute per pagina, spazi inclusi; foto… Io considero il Lettore che vuole darmi contributi come un “grafico-collaboratore” alla impaginazione: se il materiale non mi giungerà con gli standard richiesti… semplicemente non lo accetterò!

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Dialogo con i lettori A tutti i lettori che gentilmente hanno voluto dialogare con me: di regola pubblico tutte le lettere che mi giungono. A qualcuna rispondo dettagliatamente, ad altre sinteticamente. Può darsi che qualche lettera mi sia “sfuggita”, per imprecisione del computer o mia personale: prego segnalarmi tali eventuali mancanze, cosicchè l’ulteriore richiesta di dialogo verrà accontentata. Grazie a tutti coloro che mi hanno scritto, cordialmente Tamà

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Sono Beniamino D’Errico, medico dentista di Aosta. Il servizio andato in onda su “Striscia la notizia” il giorno 24 u.s. (http:// www.striscialanotizia.mediaset.it/video/ videoextra.shtml?16753), mi ha profondamente amareggiato. Visto che contro di “noi”, come categoria, c’è da tempo un martellamento lento ma progressivo, ho l’impressione ed il timore, che non sia finita e allora, credetemi, sarà una situazione sempre più dura da sostener! D’altronde che ci si aspettava...? Sono convinto che l’Odontoiatria italiana, nel suo complesso, sia all’avanguardia e possa essere considerata, a ragion veduta, invidiabile e rappresenti “l’eccellenza” in campo internazionale sia europeo che mondiale. Lo dimostrano le nostre società scien-

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tifiche e culturali, la qualità dei corsi e dei congressi che vengono organizzati, le personalità di ogni branca che vengono invitate a tenere relazioni all’estero con la stessa frequenza con cui una volta lo erano gli americani e gli svedesi . Però gli sforzi di questa “élite”, tesi a dare di noi un’immagine più che positiva all’estero, vengono continuamente annullati in campo nazionale da altri sedicenti “colleghi” che, come il presidente CAO di non so quale Regione italiana si tratti (ma esigerei saperlo), in quattro minuti di “Striscia”, ha contribuito, con le sue “performances” ed i suoi comportamenti a dir poco censurabili, a renderci ridicoli e non più credibili agli occhi di tutti gli spettatori. Non condanno “Striscia”; per assurdo non condanno neanche il cerusico CAO (esigerei sapere però chi è costui), bensì condanno tutti noi! Non condanno “Striscia” che in fondo fa il suo lavoro; anzi, ”chapeau”, a tale trasmissione di riuscire a mettere a nudo le “porcherie” che in ogni campo vengono messe in atto in ogni angolo del nostro Paese. Quante volte, di fronte a malefatte amministrative, sanitarie, speculative, scoperte da “Striscia” non ci viene da dire: “Ma caspita, com’è che Striscia riesce a smascherare tutte questi misfatti e le “autorità” invece no!?” Allora, con la stessa onestà intellettuale dovremmo dire: “Com’è che di fronte a fatti come quelli evidenziati (ultimo in ordine di tempo quello, appunto, del 24 u.s.), può esserci arrivata “tranquillamente” la redazione di “Striscia” e non NOI che ci

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conosciamo quasi tutti, o, meglio ancora, le nostre “autorità”, quelle cioè che ci dovrebbero rappresentare, difendere, che dovrebbero portare avanti le nostre istanze per la difesa della nostra credibilità e dignità professionale di fronte al “cerchio” o forse è meglio dire cappio, che si sta stringendo sempre più inesorabilmente intorno a noi ?!” CAO, ANDI, AIO, a cosa servono oggi? A fare i corsetti per la radioprotezione? A ricordarci gli adempimenti previsti dal D.Lgs. 81/2008 sulla Sicurezza sul lavoro? A dirci se vogliamo iscriverci al corsocongresso “fuori porta” a Marsa-Alam o nel villaggio alle Maldive o alla settimana bianca a Cortina? A comunicarci che magari rappresentanti CAO o FNOMC e O si sono presentati in lista per portare avanti, “meglio”, le nostre istanze, per dirci poi, in un domani non tanto lontano, che di pensione ENPAM non ce n’è più per nessuno? No signori, io nel sindacato e nelle associazioni ci credo, eccome, ma solo se dimostrano di lavorare bene, con passione, dedizione e soprattutto con onestà intellettuale; non diversamente da come dovrebbe avvenire in politica. E in politica, così come nelle nostre associazioni, sappiamo quante persone fantastiche e oneste ci sono che si prodigano e credono in quello che fanno! Ma è altrettanto indubbio che, a fronte di esse, ce ne sono molte altre, simili al presidente CAO di cui sopra, che in un attimo riescono a distruggere anni di lavoro e l’immagine seria e onesta della maggio parte. Premetto che non è assolutamente mia intenzione generalizzare il giudizio sulla figura dei nostri presidenti CAO e che, per assurdo, non voglio infierire contro il collega CAO, protagonista della triste sceneggiata, nella sua pur drammatica comicità: purtroppo, però, è un presidente CAO, e di lui devo parlare. Certamente tutti cono-

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sciamo qualche “collega” in qualche modo simile al protagonista di “Striscia”: la natura umana è quella che è. Ce l’ho con chi, pur conoscendolo, ha fatto questo “regalo” a tutti noi, eleggendolo nientepopodimeno che a Presidente CAO provinciale! Già me lo immagino io, nei suoi incontri giornalieri, mondani e non, professionali e ludici, post elezione: “Mi chiamo Tizio e Caio, sono un dentista (modestamente) e sono (petto in fuori e sguardo tronfio)… PRESIDENTE CAO! ”Mih, avrà pensato chi l’ha conosciuto, e magari in ambulatorio! Se questo è “presidente CAO, figurati quelli che non lo sono! Finchè poi l’hanno visto e riconosciuto in tv a “Striscia” e da quel momento tutti noi, dentisti ed odontoiatri, ai loro occhi, siamo stati identificati come “Presidenti CAO!” Vi ricordate lo sketch in cui Totò, nel prendere ripetutamente schiaffi da uno che lo chiamava “Pasquale”, se la rideva e a chi gli chiese poi che cosa ci trovasse di tanto divertente nel prendere ceffoni dallo sconosciuto rispose: “Volevo proprio vedere dove voleva arrivare, eh che sono Pasquale io ?!” Ebbene mi sembra che la nostra categoria sia fatta di tanti Totò, che ultimamente stanno prendendo schiaffi a destra e sinistra e se la ridono pensando: “Voglio vedere dove vogliono arrivare... Eh che sono presidente CAP, io ‘?!” Si carissimi, se non ci diamo tutti una sveglia, facciamo una brutta fine, nel senso che di fronte al paziente malizioso, “furbetto” e discretamente maleducato, in cui a volte ci imbattiamo nel nostro studio e che ci fa le battutine o ci contesta quello che ci contesta, hai voglia difendersi dicendo ”Eh, ma la nostra odontoiatria è un’odontoiatria di eccellenza in campo internazionale! Eh, ma lo sa lei quanto spende il mio studio per guanti e materiale monouso, disinfettanti, norme di sicurezza ecc?” O vantando che da noi dentisti/

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odontoiatri fanno i dentisti/odontoiatri, gli igienisti dentali fanno gli igienisti dentali e così assistenti alla poltrona ed odontotecnici, tutti con ruoli ben distinti e tutti indispensabili per la costituzione di un team professionalmente inattaccabile... Come minimo il paziente, dopo aver visto a “Striscia” il “nostro” Presidente CAO, ci gratificherà con una risatina se non con un pernacchione !

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Insomma vi starete chiedendo “Ma che caspita vuole da noi questo qui! Scopo di questa mia è, innanzitutto, quello di essermi finalmente “sfogato” con qualcuno, collega chiaramente, del mio stato di profonda insofferenza e rabbia per quello che è successo con la rivelazione e messa in onda del legittimo servizio di “Striscia”. Come medico chirurgo iscritto all’ordine Odontoiatri, mi sento offeso personalmente da chi, preso con le mani nella marmellata, anziché ammettere l’evidenza (unico atteggiamento logico e responsabile), ha avuto l’impudicizia di arrampicarsi sui vetri, sicuramente sporchi anch’essi, con giustificazioni deliranti ed infantili, gettando inevitabilmente ulteriore discredito sulla nostra categoria. Ritengo sia necessaria una seria presa di posizione nei confronti di personaggi che tanto squalificano la nostra professione. Il soggetto, non oso più chiamarlo collega, espressione ufficiale dell’Albo odontoiatri, rappresentante ufficiale della categoria, che si è permesso di dare un’immagine di pressappochismo, di negligenza professionale (ma c’è ancora chi lavora senza guanti?!), di spregio della legge, non merita nessuna comprensione. Mi auguro che venga prontamente identificato e che venga avviato un rigoroso e severo procedimento disciplinare contro di lui, dandone ampia diffusione mediatica. Ritengo che la piaga dell’abusivismo vada combattuta (non solo a parole) da TUTTE le figu-

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re professionali del mondo odontoiatrico, senza distinzioni e senza pregiudizi, così da dare finalmente, al “mondo esterno”, un’immagine seria di coloro che spendono tempo e risorse nel mondo della sanità per offrire ai cittadini una “buona cura”. Parimenti ANDI e AIO dovrebbero costituirsi parte civile; non possono protestare solo nei confronti del turismo odontoiatrico o (a parole) degli abusivi; devono dimostrare che difendono l’interesse dei cittadini tanto quanto difendono i dentisti loro associati: quelli seri hanno tutti i diritti che venga fatta la differenza. Ricevo spesso “catene di S. Antonio” con le quali, corredate magari di bellissime foto e dolcissima musica, mi si chiede di far girare la mia mail e che per ogni 5, 10, 100 mail spedite, la mia felicità sarà assicurata o la mia ricchezza sarà imminente. Ebbene ‘stavolta la “catena di S. Antonio” la spedisco io, pregandovi, se vi fa piacere (ho a fatica raccolto dal mio data base, l’indizzo di circa 300 colleghi a cui sto inviando questa mail per Ccn, nel rispetto della Privacy), di far girare appunto questa mail ad altri colleghi vostri amici e non; non vi garantisco nè prometto nulla, ma certo potrebbe servire per “svegliare” un po’ la coscienza professionale di molti di noi. Inutile rimanere chiusi nel proprio studio a coltivare il proprio orticello: quando ci sono le elezioni dell’Ordine, dobbiamo partecipare e se vogliamo riacquistare dignità e credibilità professionale e sociale, scegliere come nostri rappresentanti le persone che ne sono veramente degne. Così come in politica, non lasciamo scegliere agli altri ! Un caro saluto Beniamino D’Errico Caro D’Errico, mi fa piacere avere ricevuto la tua lettera sfogo. Avendola indirizzata a me come “Carlo

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Guastamacchia” ho la sensazione che tu non abbia ricevuto il Numero Zero della rivista da me “inventata” e che si chiama ECO. Come vedi te la accludo, così potrai renderti conto di cosa si tratta; il Numero Zero (appena uscito) contiene la “filosofia” generale o strategia del modo con cui io interpreto la nostra professione, poi andrò avanti con temi più “pratici”. Questa informazione credo ti possa essere utile, perchè in ECO c’è una rubrica di “Dialogo con i Lettori” in cui pubblico TUTTE le lettere che mi arrivano: quindi pubblicherò anche la tua, cosicchè raggiungerai circa 800 colleghi (questo è il numero del mio data-base). Se posso ti rispondo pure con un commento. Tanti cari saluti e complimenti per lo “sfogo”... al quale faccio seguire, per opportuna e pertinente correttezza, quanto mi scrive Giampiero Malagnino. Cordialmente Carlo Guastamacchia detto Tamà

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Caro Tamà, Ti inoltro la mia risposta al collega D’Errico. Ho provveduto a inoltrare la sua lettera aperta ad alcuni colleghi e la mia risposta. In bocca al lupo per la tua nuova iniziativa ECO. Un caro saluto Giampiero Caro collega (al collega Beniamino Derrico), ho letto con molto interesse la tua “lettera aperta” e la condivido completamente. Come cittadini chiediamo ai politici comportamenti coerenti e trasparenti e noi, che facciamo parte della cosiddetta “società civile”, dovremmo essere all’altezza delle richieste che facciamo. Condivido il tuo appello ad una maggiore consapevolezza e partecipazione alle elezioni ordinistiche e sindacali. Condivido la passione

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con cui inviti tutti ad un lavoro sindacale di rilancio della professione che, come dici, è a livelli professionalmente altissimi. Lavoro sindacale che, in una fase di gravissima crisi economica, che colpisce tutti gli strati sociali e tutte le professioni, deve, a mio modo di vedere, indirizzare i colleghi verso una nuova e più moderna organizzazione del lavoro. L’aver reso legali le società professionali rende sempre più stringente il rispetto assoluto del codice deontologico, per non rischiare una definitiva omologazione dei professionisti al “mercato”! Invierò la tua email ai colleghi di cui posseggo l’account e sono pronto, se altri colleghi lo riterranno opportuno, a firmare una lettera aperta nella quale si condannino comportamenti non deontologici e si chieda a quei colleghi, eletti a cariche sindacali, ordinistiche o previdenziali, che sanno di non essere in regola, di fare un passo indietro e, comunque, di non riproporsi a rappresentare la categoria. Due osservazioni: proprio in una fase storica ed economica come questa è molto difficile “fare sindacato”: quando non ci sono soldi, i dirigenti non possono fare altro che aumentare i servizi per ottimizzare le spese degli studi e proporre nuovi modelli di organizzazione del lavoro. Cosa che i sindacati stanno facendo, ma che gli iscritti, spesso, ritengono insufficiente. La seconda: ti assicuro che al momento di andare in pensione i colleghi troveranno tutto quello che l’Enpam ha garantito! Non lo dico solo io o l’Enpam, ma lo hanno detto i ministeri vigilanti e anche il ministro Fornero che, come sai, non è stata e non è particolarmente “leggera” con le casse di previdenza dei professionisti. Quando vuoi e se vuoi sono pronto a dimostrartelo e a dimostrare quanta strumentalità c’è stata e c’è nelle “critiche” all’Enpam. Un cordiale saluto Giampiero Malagnino

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Caro Tamà, Grazie per la condivisione del tuo pensiero, che oggi come la prima volta che ti sentii parlare in Università (era il 1989...) è sempre avanti di un decennio! E ora, durante questa pausa natalizia, mi leggo curiosansioso questo numero Zero!! Buon anno! :) Alberto Ferrari Caro Alberto, grazie del tuo fulmineo feed-back! Chiaro: il Numero Zero è una rondine... che spero faccia primavera, con l’aiuto di chi vuole dialogare. Ancora tanti auguri a te e ai tuoi di un bel 2013, Cordialmente Tamà Grazie Professore ! come è sempre stato anche questa volta tutto molto molto interessante! Sia gli argomenti che la presentazione sono ineccepibili, quindi sia forma che sostanza, anzi forma e sostanza diventano la medesima cosa. D’altro canto avendo sempre letto i suoi scritti posso dire che non poteva essere altrimenti! Grazie nuovamente e complimenti. L’appuntamento con ECO sarà sicuramente da non perdere!! A presto. Ernesto Cappelletti Caro Ernesto, sono le risposte (immediate!) come la tua che fanno leggero il lavoro portato avanti per mesi. Adesso... dialoghiamo! Un cordiale saluto e tanti auguri di un bel 2013, caramente, Tamà

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Carissimo prof, Non mi stupisce quanto ricevo perchè... ti conosco da tempo. Mi rallegra vederti in piena forma. Prime reazioni: • Il teologo Moltman propone che l’atti-

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vità divina sia di tipo ludico, identificando nel gioco, come carattere principale, l’assoluta libertà. Circa la tua natura divina qualche dubbio lo avevo già. • Gli argomenti che tratti mi interessano tutti e sono di assoluta attualità. Per ora ho dato un’occhiata. La prima settimana 2013 vado in vacanza e li guardo meglio, ma mi sembra fin d’ora che, nell’attuale temperie, ci vorrebbe qualche extrapotere per superare il sentire comune, (o i sentire comuni?) a volte, come dice Bonhoeffer, sinonimo di stupidità, fatto non intellettuale, ma sociologico e che, per cambiare, ha bisogno di qualcosa di esterno che scombini i giochi, per esempio, nel caso cui si riferiva lui, la guerra mondiale. • Ti ringrazio di avermi annoverato fra i destinatari e gradirò molto i numeri successivi. Affezionatissimo Giancarlo Casella Caro Giancarlo, grazie per il pronto riscontro e per le citazioni colte che mi arricchiscono di input utili per il prosieguo dell’impresa. Conto molto sul “dialogo” anche perchè, a differenza della carta, qui non ho problemi di “foliazione” e posso pubblicare tutto quello che mi arriva. Naturalmente sono ben lontano dal supporre che tutti siano d’accordo con il mio approccio vagamente eversivo... ma vedremo come insistere sui punti per me definitivamente necessari. Ciao ciao e buon 2013 a te e ai tuoi, cordialmente Tamà Caro, carissimo Tamà Solo tu potevi costruire questo bellissimo ECO. Sei stato il mio Maestro, lo sarai sempre; ma non solo per ciò che mi hai insegnato alla poltrona in ergonomia 30 anni fa, ma soprattutto per la vitalità, l’onestà intellettuale, l’entusiasmo che an-

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cora oggi riesci a trasmettermi. Grazie Irene Guarrella Cara Irene, accidenti che belle parole! Mi fa essere orgoglioso di averle suscitate! Adesso andiamo avanti a “dialogare”: dai primi arrivi credo dovrò faticare non poco a seguire tutto quello che sto leggendo, ma questo mi fa solo capire che in qualche punto ci avevo azzeccato! Un forte abbraccio e tanti cari auguri per un bel 2013, cordialmente, Tamà Caro Professore, grazie per questa bellissima iniziativa. Ancora una volta la sua lungimiranza rappresenta uno spiraglio di luce tra tanta grigia confusione GRAZIE PER TUTTO e BUON ANNO Antonella Abbinante Cara Antonella, la tua approvazione, così sollecita, mi fa proprio piacere. Adesso, con il dialogo, porteremo avanti, tutti insieme, un discorso “libero” ma non eversivo. Un caro saluto con tanti auguri di buon 2013, cordialmente, Tamà Caro Carlo, sono convinto che con questa tua ultima “creazione “ Tu abbia superato te stesso! Molti complimenti! Posso solo immaginare quanta “fatica “ tu abbia dovuto affrontare, ma si sa, le cose fatte con passione non pesano. Spero di poter essere di aiuto, se avessi tu bisogno. Tanti cari auguri di sereno, felice e, perchè no, proficuo 2013. Con profonda stima (da 32 anni) Andrea Forabosco 44

Prof. Andrea Forabosco Presidente C.d.L. Igiene Dentale

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Direttore Corso di Perfezionamento per Assistenti alla Poltrona Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia Dip. ad Attività Integrata Chirurgie Spec. Testa - Collo Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena Struttura Complessa di Odontoiatria e Chirurgia Maxillo-Facciale Via del Pozzo, 71 41100 Modena Tel.: 059.4224316 Fax : 059.394593

Caro Andrea, hai ragione (e apprezzo la tua comprensione): è stata una bella fatica, soprattutto perché ho dovuto imparare a maneggiare nuovi software e andare a scuola (!!) di selfpublishing. Ma ne valeva la pena, non solo perché, alla fine, ero molto soddisfatto, ma anche perché riscontri come il tuo mi hanno fatto capire che c’era spazio per le mie idee ed un nuovo modo per divulgarle. Adesso... dialoghiamo e, di certo, parleremo di contributi che, come il tuo e la tua Scuola, possono dare lustro e sostegno a quanto ho buttato giù in avanscoperta! Un caro saluto a te, alle tue “camminate”, e auguri di cuore per un bellissimo 2013 per tutta la tua famiglia ed il tuo lavoro. Ciao Tamà Carissimo Professore, stavo riguardando con maggior attenzione la sua bella rivista e nella lettura delle pagine sullo schermo del PC trovo un tantino scomoda e poco immediata la lettura su due colonne, perché obbliga ad un continuo su e giù con il cursore per la lettura di una stessa pagina. Mi sono permessa di evidenziarlo solo perché ho letto la richiesta di pareri anche nell’impostazione grafica, ma soprattutto perché mi fa veramente piacere leggere in maniera più fluida tutte le belle notizie che ha inserito e continuerà ad inserire nei prossimi numeri, le DIA che infatti erano inserite l’una di fianco a l’altro erano immediate. Con affetto sincero, grandissima stima e sete di imparare sempre tanto da lei Antonella Abbinante

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Cara Antonella, grazie, così va bene! Suggerimenti operativi, non solo (graditissime) lodi! Confesso di essere stato a lungo in forse tra la pagina piena e le due colonne, perché temevo proprio quello che lei mi dice. Ne parlerò con i collaboratori che lei vede nel colophon, perché non siamo di fronte ad un layout “bloccato”, ma, dal Maestro grafico, mi fu detto che così la pagina è più moderna e più chiccosa! Credo che questo possa essere indiscutibile per la carta, ma lo schermo, specie Ipad, è diverso ed il suo giudizio è prezioso. Grazie ancora e studieremo il da farsi. Cari saluti e tanti auguri, Tamà Carissimo Tamà, Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus ECOm (evabbè, un poco forzato ) sentivo il bisogno di ringraziarti per questa straordinaria iniziativa e, poichè credo di interpretare il pensiero di tutti gli altri Lettori, ho approfittato subito della possibilità che ci hai dato scrivendolo nell’allegato da pubblicare sul prossimo numero di ECO. Ti rinnovo i miei Auguri per uno Straordinario 2013. GRAZIE! In trepidante attesa del Numero Uno di ECO, Pino (Presidente OPI)

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Caro Pino, come ho scritto nel numero Zero uno dei vantaggi del self-publishing per soli e-reader è quello di non avere problemi di foliazione (posso mettere tutte le pagine che voglio) e di vincolo cronologico d’uscita. Quanto tu mi scrivi, pertanto, significa che anche la vostra accettazione così ben espressa verrà pubblicata ECO 1: quando questo avverrà... attendiamo fiduciosi! Mi chiedo (in seguito al suggerimento di una lettrice) se la lettura sullo schermo di e-reader possa essere facilitata dalla pagi-

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na intera invece che su due colonne: attendo opinioni... Un abbraccio di cuore e tanti tanti auguri Tamà Grazie Carlo, un bellissimo regalo di Natale. Bella forma e tanta… sostanza! Ho potuto ammirare la sostanza di ECO proprio perchè ne ho già letto una buona parte.Tanta salute Giuliano Anderlini P.S. In che mani è finito Dental Cadmos?! Caro Giuliano grazie della tua interpretazione di ECO quale regalo. Spero che durante la lettura tu mantenga questa convinzione! Dental Cadmos è l’UNICA rivista odontoiatrica mantenuta in vita dal gruppo Elsevier. L’attuale direttore è il caro (e bravo) Giovanni Lodi, cui auguro ogni bene... perchè di qualche augurio ne ha bisogno. Auguri carissimi anche a te per uno splendido 2013. Con affetto, cordialmente Tamà Cari Amici dell’Accademia, vi giro il numero 0 della nuova rivista di un nostro “Giovane Collega” che, a mio avviso, ha molto da dire... e credo proprio che possa essere utile per la nostra professione. Ovvio, è il numero 0, quindi un pò piena di articoli suoi, ma aperta a dialoghi pubblici. Se volete ricevere la rivista inviate la vostra iscrizione all’e-mail indicata. Permettetemi un considerazione, “ma Prof. Tamà che forza c’hai?” Comunque i miei complimenti ed un ringraziamento, un abbraccio Ciao Marco P.s. Vi ricordo che il Prof. Carlo sarà con noi in una delle nostre serate del 2013 (vedi calendario). Troppo buono, caro Marco, troppo buono!

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Arrivederci a presto, per te e per la tua (vostra) splendida Accademia) Cordialmente Tamà Caro Prof. Tama’ sono molto ECOntento di aver ricevuto il N. 0 della tua rivista. I miei complimenti ed un augurio per il futuro della pubblicazione. Buon anno! Dott. Giancarlo Folladori Caro Giancarlo, mi fa piacere che tu abbia apprezzato la mia ECO-fatica! Vedrò come perfezionarla nei numeri venturi, evidentemente con il vostro aiuto. Ovviamente ora tu sei “schedato” per ricevere gli ECO futuri. Per ora contraccambio di cuore i graditissimi auguri. Cordialmente, Tamà Caro (illustre) Collega, quando nel 1987 ho aperto il mio studio il mio primo acquisto è stato il tuo libro sull’Ergonomia in odontoiatria, che mi ha indirizzato nell’organizzazione del lavoro di dentista alle prime armi. Da allora ho cercato sempre di attenermi ad alcuni principi fondamentali che avevo tratto dal tuo volume. Sono passati 25 anni e scopro la tua nuova rivista online e dopo una scorsa veloce ne sono già entusiasta. Ti scrivo innanzitutto per manifestare il mio personale apprezzamento, ma anche per un altro motivo: da tre anni sono presidente di ANDI Biella e sarei felice sia di poter divulgare via e-mail ai miei soci la tua nuova rivista (e di questo ti chiedo appunto il permesso), sia magari di averti un giorno come relatore in uno dei nostri incontri culturali. Ti ringrazio per l’attenzione e ti auguro un prospero 2013. Michele Piccinato 46

Biella Ed ecco la lettera che ho diffuso

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ai miei soci... Caro Collega, l’inizio del 2013 ha portato alla mia attenzione la Rivista ECO, che tratta di Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria, curata ed edita online dal Prof. Carlo Guastamacchia, che tutti conosciamo come padre dell’ergonomia odontoiatrica italiana ed il cui libro sull’ergonomia nello studio odontoiatrico è stato fonte di ispirazione per molti di noi. Il Prof. Guastamacchia mi ha gentilmente concesso di inviare il numero 0 della rivista ai Soci ANDI Biella. I numeri successivi si potranno trovare (gratuitamente) online. basterà richiederli al suo indirizzo : Carloguastamaccchia@ tiscali.it. Lieto di aver contribuito alla diffusione di una rivista che personalmente trovo interessantissima, ti saluto cordialmente e rinnovo gli auguri di un felice 2013. Il Presidente ANDI Biella Michele Piccinato Ciao Carlo Caro Michele,grazie per la tua “promozione” che mi fa comprendere come tu abbia capito lo spirito di ECO e la ragione per cui, essendo gratuita, priva di pubblicità e sponsor, non ha altro scopo che di comunicare tra noi. Ciao anche a te ed a tutti i tuoi soci, cordialmente, Tamà Caro Tamà Non avevo ricevuto il Numero Zero: ho incominciato subito a leggerlo e ho capito perchè mi avevi suggerito di farlo, prima della intervista. Ho trovato innumerevoli argomenti, già nelle prime tre pagine. La lettura meriterà di avere spazio e tempo giusto perchè i contenuti sono fitti e di valore alto. L’idea che hai avuto è innovativa, tipicamente tua, bravo! Stefano Almini

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Grazie, caro Stefano, cercherò di essere sempre all’altezza dei tuoi complimenti!, ciao, Tamà Risposta ad Angelo Tarullo, Caro Angelo, ti ringrazio ancora della fiducia. Tutto ciò che riguarda la comunicazione con il paziente ( e non solo...) verrà da me progressivamente trattato nel corso delle nuove uscite della mia rivista ECO, che credo tu abbia ricevuto. Per non sbagliare te la invio nuovamente: vedrai qual’è il mio approccio GLOBALE alla professione. In buona sostanza io ritengo il fattore “comunicazione” quale elemento determinante nei riguardi del nostro modo di lavorare. Ovvio che il primum movens di tutto è la capacità tecnico-chirurgica, ma senza capacità di comunicazione OGGI il nostro bagaglio professionale è monco. Mi chiedi quale fosse il mio approccio psico-comportamentale: guarda il PDF PPoint che c’è nel Numero ZERO di ECO e comincerai ad orientarti: in questo ECO1... continuo a spingere su questoargomento. Sempre a disposizione, cordialmente, Tamà

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Paolo Bortolini ha scritto: Un gran lavoro, bravo! Ti ringrazio dell’invio, aspetto i prossimi numeri. Grazie degli auguri per il nuovo anno, che ricambio di cuore. Paolo

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Caro Paolo, grazie per i complimenti e per gli auguri che contraccambio di cuore, Ciao Tamà Tiziano Caprara ha scritto: Scusa se ti invio questa informazione in questo momento, ma può essere una dato utile per il tuo prossimo ECO, per chi, come te, crede nella libertà personale. (Tiziano pertanto, informa:) Ti scrivo per per informarti dell’iniziativa Contante Libero (http://www.contantelibero.it/ ), una raccolta di firme in favore dell’uso e della circolazione del denaro contante, dunque per impedire alle banche e al governo di controllare la nostra vita e espropriare la nostra ricchezza. Se vuoi saperne di più, vai su http:// www.contantelibero.it . Manifesto Integrale: http://www.contantelibero.it/documenti/manifesto-contante-libero. 10 Punti Per Il Contante Libero: http:// www.contantelibero.it/documenti/10punti-per-il-contante-libero. Caro Tiziano, grazie: metto da parte notizie per ECO in svariati modi; questo può essere molto utile, per me e per tutti i Lettori... vedremo poi come elaborare il tutto. Ciao Tamà Caro Tamà, complimenti vivissimi per il tuo nuovo importante lavoro. Tanti cari auguri di un proficuo 2013. A presto e grazie di tutto.Ciao Marco Pasqualini Caro Marco, per la nostra vecchia amicizia mi giungono ancora più graditi i complimenti... di chi se ne intende ! Grazie, ciao Tamà

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Carissimo Tamà. Grazie per l’anteprima di ECO! Mi sento onorato della tua risposta, e non mancherò di inviarti a breve la prima delle mie LAD, in pieno spirito tamagoriano. Ti auguro di averne fin troppe da da smistare, a dimostrazione che l’odontoiatria intra- ed extracomunicazionale, per quanto giovane, è il vero e unico futuro dell’odontoiatria. La strada la conosciamo, non ci resta che percorrerla. Avremo la nostra rete. Con la massima stima. Enrico Cauli Caro Enrico, ricordi cosa ci scrivemmo? Era giugno 2012, ma, come dice Leonardo, “non si volge chi a stella è fiso”... e per me ECO è la mia stella... Bene: mi ha fatto piacere inviarti il numero Zero della rivista ECO che ho “inventato”, e, naturalmente, la mia “stella” è ovvio che brilli di luce riflessa da parte di chi mi scrive!!! Ciao Tamà Caro Professore, tornata dalle vacanze ho trovato la gradita sorpresa del numero 0 della sua nuova rivista! Le faccio le mie più sincere congratulazioni per l’impostazione davvero innovativa sotto ogni punto di vista. La scelta del nome ECO è perfetta per le sue implicazioni attuali e le reminiscenze mitologiche che suggerisce. Seguirò con interesse ogni uscita e sono certa che anche con questa nuova iniziativa otterrà il successo che ha sempre riscosso in tutti questi anni. Ancora complimenti, con affetto Anna Maria Melica 48

Cara Annamaria, le congratulazioni di una persona com-

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petente come lei sono davvero miele per la mia presunzione! Capirà anche come non sia stato uno scherzo mettere in piedi questa storia, anche perché non sono che all’inizio. Però ho tante belle idee per la testa e spero solo che la salute aiuti e che ci siano persone come lei che mi possano sostenere in questa mia “trovata”. Un caro saluto, grazie ancora e buon 2013 ! Al direttore di “ECO“ Caro Tama’, ho visto e poi letto dopo alcuni giorni di vacanza il numero Zero del tuo giornale. Da ogni riga emerge la tua immagine, la tua personalità e il tuo impegno per la trasmissione delle tue conoscenze e della tue opinioni. Bella la impostazione elettronica, bella la copertina del numero Zero. Leggendo quanto hai scritto mi ha colpito in maniera particolare un concetto che in un certo senso ritengo sia il filo conduttore del tuo modo di pensare. Mi riferisco a quando citi il 3° paragrafo del giuramento di Ippocrate: “Il sapere di ogni medico deve essere trasmesso a colleghi o aspiranti tali con spirito di fratellanza e senza alcun compenso”. Condivido con te questa affermazione. In tanti anni di attività presso strutture pubbliche, ho sempre creato occasioni di incontri scientifici, conferenze, corsi, congressi, in forma del tutto gratuita, consapevole, seguendo gli insegnamenti avuti dal mio maestro Luigi Capozzi, di dare a chi partecipava il più possibile delle conoscenze mie e di chi condivideva con me lo stesso impegno. Oggi, purtroppo, non è sempre così. La necessità di ottenere crediti ha resa necessaria la creazione un numero sempre più crescente di corsi accreditati o in corso di accreditamento, che possono essere frequentati solo da chi è in grado di pagare. La stessa cosa anche per i “Master” un tempo veramente qualificanti ma oggi in buona parte costosi, e utili solo

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per disporre di un diploma di partecipazione da affiggere alle pareti del proprio studio. Non bisogna poi dimenticare che questi corsi sono in genere frequentati da un numero di partecipanti superiore alle reali possibilità di apprendere quanto è stato promesso, per carenza di spazi e di attrezzature. Io ricordo ancora che, in una sede istituzionale, venne richiesta la autorizzazione a istituire un corso di aggiornamento teorico e pratico, a pagamento, per un numero di partecipanti di circa 10 volte superiore al numero dei riuniti odontoiatrici e manichini funzionanti in quella sede. Quando ho potuto, ho sempre cercato di evidenziare queste incongruenze, ma una sola voce può fare poco! Penso e spero che tu con questo tuo mezzo di diffusione di idee, possa fare molto per migliorare la nostra professione e non solo la nostra, ma anche quella di molte altre specialità mediche che oggi purtroppo vivono questa triste realtà. Ti auguro un felice 2013 e il successo che meriti per questo tuo nuovo lavoro. Un abbraccio Franco Ps. Dimenticavo: non sostituire nel tempo come dici la tua foto di copertina; tu non cambierai mai in quanto il tuo entusiasmo ti manterrà sempre giovane e sorridente come oggi.

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Caro Franco, ho avuto il piacere di avere molti riscontri dopo il ricevimento del mio ECO, ma il tuo (con specifico commento), mi è giunto particolarmente gradito. Certo, tutta la faccenda del dare gratuitamente il nostro sapere può sembrare una utopia, ma a me pare che, fatto salvo un rimborso spese che io denomino “topografico” (se uno, ad esempio, si deve prendere un paio di aerei e stare fuori studio due

ECO

giorni!), l’importante è che, poi, quanto ha “prodotto” sia dato completamente gratis al “discepolo”. Per ora grazie di nuovo anche per il suggerimento (lusinghiero!) di lasciare sempre il mio viso! Un abbraccio di cuore e buon lavoro! Cordialmente Carlo Carissimo Tamà Ho letto questo primo numero di Eco. Grazie: mi ha dato molta energia. Sono un dentista libero professionista “puro” e come tale ho bisogno di molta energia perché ogni giorno, come varco la soglia del mio studio, so che devo migliorare, so che devo capire meglio i pazienti, so che devo imparare a muovermi, so che devo imparare a gesticolare per trasmettere sicurezza, trasmettere competenza, so che devo stare attento a misurare, a calibrare tempi, toni e parole. Tutto questo in un contesto STACO (STAtista COllettivista) è impensabile: che noia ! Ma in un contesto IMPRI (INdividualista PRIvatista) è pane quotidiano. Ogni giorno è una sfida per fare meglio. Certamente è difficile, certamente, è faticoso, ma è il “sale” della vita, è il sale della nostra professione. Grazie ancora, per questa bella piazza che tu hai creato, Tamà, Socrate di questa agorà. Ciao. Eugenio Zennaro Caro Eugenio, Troppo buono con queste tue belle espressioni che sono il segno di come deve essere vista la professione. Non credo che ECO sarà un “vangelo”, ma, insomma, cerchiamo di seguire la nostra via di “mission”, non ti pare? Beninteso: non posso negare che anche tra i fedeli di STACO manchino i colleghi in buona fede, convinti che il “Pubblico” sia meglio del “privato”. Pur-

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


troppo, nella disamina quotidiana questo è molto ma molto difficile da verificare. Ciao, un abbraccio Tamà Caro Tamà, anche se con ritardo mi complimento con te per il Numero Zero della rivista che hai fondato. Tu sai, che dal nostro primo incontro nel tuo studio con Silvano Carnelutti, all’inizio degli anni ‘70, ti ho sempre seguito nella tua attività didattica, apprezzando grandemente il tuo fondamentale contributo allo sviluppo dell’Ergonomia e della Comunicazione. Ora potrò seguirti ancora più facilmente e sono sicuro che saranno ancora particolarmente utili i tuoi insegnamenti nella mia pratica professionale. Gorgio Blasi Caro Giorgio, Grazie dei tuoi complimenti, che costituiscono, per me, una vera “approvazione”. Arrivederci a Genova, cari saluti Tamà Caro Tamà, sto scrivendo l’introduzione all’intervista: che effetto rileggere le pagine del testo del tuo libro, ora che ti conosco personalmente! Hai segnato una svolta fondamentale. Il titolo dell’intervista è cambiato, sarà GUASTAMACCHIA PARLA, L’ERGONOMIA IMPARA, LA PROFESSIONE RINGRAZIA. Questo titolo è quello giusto. Grazie da parte di tutti i colleghi che, anche senza saperlo, lavorano come tu hai insegnato... Stefano Almini

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Caro Stefano, grazie mille per le tue specificazioni, che mi offrono un ulteriore piacere per aver aderito alla tua richiesta-intervista. Vedrò con grande attenzione quanto mi manderai, approfondendo così una conoscenza

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che, forse per eccesso di materiale quotidianamente da smaltire, non avevo sufficientemente studiato. Però bastano i nomi che tu fai: Valerio era un caro amico e Turillazzi una pietra miliare.., il suo eccezionale punto d’appoggio! Quindi tutto bene e approfondiremo, anche perché (telepatia?) questo ECO 1 èdedicato al lavoro di squadra ed ho a lungo formulato le modalità con cui “costruirlo”. Naturalmente il TEAMWORK verrà abbondantemente citato in questo ECO1! Un abbraccio e buon lavoro, con sinceri ringraziamenti per le tue sempre lusinghiere espressioni. Ciao Tamà Carissimo prof. Carlo Guastamacchia, grazie per ECO, grazie per tutto e tanti cari auguri per le Festività! Maria Gemma Grusovin (colei che tanti anni fa Ti chiese di partecipare ad un incontro sulle Libere Professioni gestito dall’ALP, a Milano) GRAZIE! Cara Grusovin, grazie per le sue parole “rinforzanti”! Proseguendo con i prossimi numeri mi auguro di farle ancora piacere! Cari saluti a grazie ancora Tamà Sondrio 2013-01-21 Caro Tamà, “cerca di star bene, così anch’io starò bene” (ti ricordi le “nostre” Lettere a Lucilio di Seneca ?) Plaudo all’iniziativa di ECO (il numero ZERO l’ho ricevuto tramite l’amico Giordano Tasca solo poche ore fa). Bravo! Ti sei creato un giocattolo che ti gratificherà non poco. Potrai così continuare ad essere presente e da protagonista sulla scena della comunicazione. Avrò ancora modo di seguire il tuo sentire. I miei complimenti. Con affetto e stima. Sandro Canton.

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Caro Sandro, a mia volta ti ricordo sempre con affetto e faccio sempre vedere nei miei corsi il tuo famoso post it “Per favore non fumate, stiamo tutti respirando!” Anche a te un caro saluto Tamà Ciao Tamà è arrivato il numero di ECO. Credo che fosse stato intercettato dall’antispam. Mi pare molto accattivante a vedersi, e sono sicuro che i contenuti sono all’altezza. Dammi un po’ di tempo per leggere con attenzione. Comunque tantissimi complimenti. So che non è uno scherzo preparare da soli un prodotto come questo. Un abbraccio Giovanni Lodi Caro Giovanni, a te, che prosegui con merito e competenza il mio quarantennale (!!) compito di dirigere Dental Cadmos, va il più sincero ringraziamento, con i complimenti più vivi per come continuoi la mia opera e per i tuoi bellissimi ditoriali.

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Caro Tamà è la fine di un’epoca, un grande e lungo periodo basato sul rispetto reciproco, sulle intuizioni cliniche e sulla pratica intelligente del quotidiano. Sono orgoglioso e mi reputo anche fortunato di aver potuto esserci quando ci si poteva ancora contare. All’amico Carlo un grazie di cuore per aver sempre creduto nel nostro gruppo e per l’amicizia che ci lega. A Viviana Cortesi, allieva del prof Guastamacchia, ed un po’, ma solo un po’, anche mia, l’augurio di continuare su questa strada, magari usufruendo “di un passaggio” sulla nuova rivista di Tamà.

ECO

Ai miei allievi... si chiude un’epoca ora dovete correre perchè non vi è piu’ nessuno che vi possa amichevolmente accompagnare. Con un po’ di tristezza Luigi Checchi Carissimo Gigi e carissimi tutti, Che bello! Ma quale tristezza! Andremo avanti insieme (e come!) fronteggiando le novità negative e trasformandole in positive. “Abilità nella flessibilità” ci vuole e, soprattutto, Niente rimpiantiSolo progetti!!! Un cordiale ed ottimista salute a te ed a tutti gli allievi della tua splendida Scuola, caramente, Tamà Caro Carlo e carissimi, tutti ancora una volta Carlo ci stupisce. Non si ferma mai e conduce il carro! Non so come abbia fatto a ideare, organizzare e realizzare la sua ECO. Un’ impresa ciclopica... ma come ha fatto? Solo chi ha provato, può capire quanta energia sia necessaria. A Luigi Checchi dico: si, è vero anche tu sei stato e sei un mio Maestro. Sono cresciuta sui tuoi libri e ai tuoi corsi, come su quelli di Carlo. Proprio l’ ultima tua pubblicazione su P.A.D. sull’ Airpolishing è citata nella bibliografica del libro per igienisti che sto , spero, finendo. Continuerò a citarvi nelle mie lezioni e nei miei corsi. Orgogliosamente è umilmente vostra allieva e d affezionatissima amica. Testa alta e schiena dritta: si va avanti. Carlo dice: nessun rimpianto, io la penso più come Luigi: solo tanta tristezza quando una fase della vita finisce. Vi abbracciò Vivi Cara Vivi, grazie della tuo ottima memoria ri-

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


guardo a me e Gigi: non accetto, invece, tristezze o rimpianti: a cosa servono? A te un complimento sincero per come continui a “mordere” il torrone”(sempre pericoloso!) dei libri bellissiimi che scrivi e compili!, ciao, con un sincero abbraccio, Carlo.

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Caro Tamà, Allegato alla presente le mie impressioni su ECO. Spero di averle impaginate correttamente: ho cercato di leggere con attenzione quanto da te scritto sul numero Zero. Non vorrei entrare nella parte “tecnica” di quanto scrivi, poiché chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerti da “qualche anno”, è cosciente di quanto i tuoi insegnamenti possano avergli condizionato positivamente la vita professionale e non solo. Vorrei invece esprimere la mia opinione sull’idea, assolutamente nuova ed unica, di questa tua rivista. Premetto di essere da sempre convinto che il confronto è l’essenza della vita, pertanto ben venga in qualsiasi forma, anche se, da buon tradizionalista, mi fa ancora piacere avere tra le mani un libro o una rivista sulla quale fare appunti a lato e sottolineare ciò che mi interessa. Applaudo sempre però chi, come te, riesce a scrollarsi di dosso la tradizione e a stare al passo con la tecnologia. Certamente i colleghi più giovani saranno contenti di utilizzare uno strumento del loro tempo. Proprio perché credo nell’importanza della trasmissione delle informazioni e di quanto ci possa condizionare, indipendentemente dalla tecnica con la quale vengono diffuse, non vorrei che la modalità self-publishing, potente, immediata e senza filtri, portasse qualche collega a sopravvalutarsi e a divulgare false certezze che, se accolte, creerebbero dei danni ai nostri pazienti. Un carissimo saluto. Gaetano Palazzoli

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Caro Gaetano, grazie! Mi è piaciuta molto la tua precisazione sul self-publishing: intelligente e pertinente. Ti faccio presente, a tua (e mia) consolazione, che questo self-publishing non va visto a sè stante, ma va visto proprio nell’ottica del NON IMPACT FACTOR e, pur avendo possibili problemi, è meno pericoloso dell’impact factor. Hai letto quello che si è verificato con il mio Colibri-SPRIDO? Niente impact factor, per decenni, ma la sua intrinseca validità ha fatto molto di più dell’impact factor. La verità sta nelle cose in sé, non nelle “certificazioni”, e chi scrive cazzate se le vedrà scomparire in quattro e quattr’otto, mentre chi scrive cose valide le vedrà emergere progressivamente e inesorabilmente: niente intermediari, nella validità dei fatti!!. Niente “certificazioni” utili solo ai corsi “falsificati” e con personaggi strombazzanti! In altre parole: chi presume di essere importante viene scartato dal “mercato”, perchè tra lui ed i lettori (“mercato”) non ci sono intermediari, come sono, spesso, i “direttori” autocelebranti e le Case Editrici, che, con la giustificazione di fare “selezione, hanno tutto l’interesse a tirare la volata anche alle ciofeche pur di riempire pagine. Certo, rimane il problema, del self-publisher, di diffondere a sufficienza il suo “credo”, ma di questo parleremo un’altra volta. Pubblico, come vedi, la tua interessante lettera con la mia risposta e, ancora, grazie mille! Un abbraccio e... comincia a pensare di fare self-publishing anche tu! Tuo Carlo

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Spett.le Tamagorà, ho ricevuto segnalazione della vostra nuova rivista tramite la news letter del dott. Giovanni Lodi (Unov.. di Medicina e Patologia Orale presso A.O. San Paolo Milano). Essendo interessato al tema della rivista, vi invio la presente per richiedere dei riferimenti relativi alle modalità e condizioni di sottoscrizione della rivista stessa. In attesa di un vostro cortese riscontro, porgo i miei più cordiali saluti, Hiroki F. Moriguchi Caro Moriguchi, ECO (di cui ti invio il numero ZERO, quello di presentazione) è una mia invenzione con tre caratteristiche fondamentali: è gratuita; è solo per e-reader, cioè niente carta; non ha né pubblicità né sponsor, perchè è scritta da un dentista (io, Tamà) per i colleghi, gli igienisti, le ASO e tutti i rappresentanti del mondo odontoiatrico, dagli odontotecnici ai depositi ai venditori porta a porta! Il tuo nome viene inserito nel data - base e, perciò, ti manderò anche i numeri successivi... sempre che tu non voglia togliere il tuo nome. Grazie della richiesta e dimmi cosa ne pensi. Cordialmente Carlo Guastamacchia detto Tamà.

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Buona sera Professor Guastamacchia. Sono rimasto piacevolmente impressionato dalla sua idea di redarre e dispensare “open source” questo condensato di esperienze e informazioni sull’ergonomia/ comunicazione. Argomenti, oltre che affascinanti, infinitamente utili soprattutto in odontoiatria. Ammetto che, pur essendo laureato da poco, sono da alcuni anni interessato alla sua “Vision” del mondo odon-

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toiatrico. Purtroppo non ho ancora avuto il piacere di partecipare ad un qualche suo convegno, nè (tempo fa quando frequentavo Milano) di venire a vedere il suo studio. Concludo dicendo che, in vista di una delle due opportunità personali sopra citate, spero di avere il piacere di leggere ogni numero della sua rivista. Rivolgendole ancora i miei sentiti complimenti per l’impegno e la realizzazione di questo progetto, la saluto in vista di una nuova pubblicazione. Federico Campedelli Caro Federico, mi fa piacere la tua dettagliata “accettazione” della mia ECO. Naturalmente sei inserito nella lista dei Lettori e riceverai ogni numero, man mano che lo farò (ecco qua ECO1). Quanto ad incontrarci, prima o poi accadrà e sei sempre invitato a venirmi a visitere in studio. Non so dove lavori, ma il 22-23 marzo sono a Roma a fare un corso di ECO con Tiziano Caprara: organizzatore è Giovanni Migliano (g.migliano@aioroma.it). Intanto ti saluto e ti auguro buon lavoro. Cordialmente Tamà Buon giorno sono interessato a ricevere la rivista del prof. Guastamacchia. Il mio nome è Giorgio Bogini: sono un odontoiatra della provincia di Perugia (iscrizione n°55). Ti ringrazio molto professore! Da quello che mi anticipi mi sembra un gran bel mezzo di comunicazione tra colleghi! Non mancherò di farti sapere le mie impressioni. Un caro saluto Giorgio Bogini

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Caro Giorgio, niente “abbonamento”! La mia creatura ECO è completamente gratuita e il mio self-publishing risponde solo al desiderio di dialogare direttamente con colleghi e (senza limitazioni nè intermediari) con tutti gli operatori del settore odontoiatrico. Ti metto nelle lista, e così riceverai anche i prossimi numeri. Quando hai letto il numero Zero dimmi cosa ne pensi. Un cordiale saluto Carlo Guastamacchia detto Tamà

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Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Venite anche voi...

L’infinità dei Congressi proposti mi suggerisce solo di segnalarvi quelli in cui parlo anche io oppure vado anche io: sono, in sostanza, convegni “raccomandati”. renza Internazionale di AARBA di Psicologia Odontoiatrica

9 Conferenza Internazionale o della Gran Guardia - 9 maggio 2013 di AARBA a

Congresso di Psicologia Odontoiatrica

Verona, Palazzo della Gran Guardia - 9 maggio 2013 plied Behavior Analysis: a per l'odontoiatriaApplied privata in Italia Behavior Analysis:

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Presentazione del congresso

Intervengono

Intervengono

Da quest’anno la conferenza internazionale sulla Behavior Analysis, D. J. Moran Association for Contextual Behavioral Science arrivata alla sua nona edizione, si arricchisce di una sezione la Behavior Analysis, D. J. Moran Association for Contextual Behavioral Science A. Daniels Aubrey Daniels International esclusivamente dedicata all’Odontoiatria. L’esigenza di affrontare in sce di unamodo sezione R. Cortesi Università degli Studi di Cagliari specifico l’applicazione dei principi e delle tecniche dell’analisi A. Daniels Aubrey Daniels International del comportamento a questa branca della medicina, è dettata dalla enza di affrontare in G. Siciliani Università gli Studi di Ferrara necessità di fornire ai professionisti, soprattutto quelli che operano R. Cortesi Università degli Studi di Cagliari F. Tosolin AARBA e tecniche dell’analisi privatamente, gli strumenti indispensabili per poter affrontare e

Roma

6 - 8 giugno 2012

superare i nuovi scenari competitivi che il settore sta presentando. R. Weinstein Università degli Studi di Milano icina, è dettata dalla Siciliani Università gli Studi di Ferrara Infatti in odontoiatria,G.più che in qualunque altra branca della o quelli chemedicina, operano gli scenari aperti dallo sviluppo delle nuove forme di F. Tosolin AARBA “dental supply” odontoiatriche in cui la gestione dei poter affrontare e delle terapie rapporti con i pazienti è spesso la base del loro successo, impone di Fabio Tosolin. Presidente della società italiana di psicologia ore sta presentando. affrontare in modo scientifico l’analisi delle basiUniversità teoriche e delle (Association for the Advancement of Radical R. Weinstein degliscientifica Studi diAARBA Milano metodologie e altra branca dellaapplicative della gestione della compliance dei pazienti Behavior Analysis). e del personale di studio allo scopo di aumentare la competitività, la introdotto in Italia le applicazioni della Psicologia Scientifica al elle nuove qualità formee ladiconvenienza del servizio clinico offerto dallo studio Ha Performance Management, specialmente alla gestione manageriale odontoiatrico n cui la gestione deiprivato, soprattutto se mono professionale. del team e alla compliance del paziente odontoiatrico. La compliance, in quanto condivisione da parte del paziente delle sua consulenza molte delle maggiori imprese successo, impone Fabioè fondata Tosolin. Presidente della Della società italianasi giovano di psicologia indicazioni di del curante, sulla capacità di comunicare italiane e multinazionali nel campo dei beni di consumo e efficacemente, al fine di ottenere comportamenti che portino basi teoriche e delle scientifica AARBA (Association for strumentali, the Advancement of Radical oltre che nello specifico campo del rapporto medico inizialmente all’accettazione del piano di cura e in seguito paziente, della compliance all’igiene orale e della gestione mpliance deiall’ottenimento pazienti degliBehavior Analysis).e terapia. obiettivi di prevenzione

Responsabile scientifico

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Responsabile scientifico

ECO

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


9a Conferenza Internazionale di AARBA

Congresso di Psicologia Odontoiatrica Verona, Palazzo della Gran Guardia - 9 maggio 2013

Applied Behavior Analysis: l'ultima risorsa per l'odontoiatria privata in Italia La partecipazione al congresso è gratuita Presentazione del congresso Da quest’anno la conferenza internazionale sulla Behavior Analysis, arrivata alla sua nona edizione, si arricchisce di una sezione esclusivamente dedicata all’Odontoiatria. L’esigenza di affrontare in modo specifico l’applicazione dei principi e delle tecniche dell’analisi del comportamento a questa branca della medicina, è dettata dalla necessità di fornire ai professionisti, soprattutto quelli che operano privatamente, gli strumenti indispensabili per poter affrontare e superare i nuovi scenari competitivi che il settore sta presentando. Infatti in odontoiatria, più che in qualunque altra branca della medicina, gli scenari aperti dallo sviluppo delle nuove forme di “dental supply” delle terapie odontoiatriche in cui la gestione dei rapporti con i pazienti è spesso la base del loro successo, impone di affrontare in modo scientifico l’analisi delle basi teoriche e delle metodologie applicative della gestione della compliance dei pazienti e del personale di studio allo scopo di aumentare la competitività, la qualità e la convenienza del servizio clinico offerto dallo studio odontoiatrico privato, soprattutto se mono professionale. La compliance, in quanto condivisione da parte del paziente delle indicazioni del curante, è fondata sulla capacità di comunicare efficacemente, al fine di ottenere comportamenti che portino inizialmente all’accettazione del piano di cura e in seguito all’ottenimento degli obiettivi di prevenzione e terapia.

Roma

6 - 8 giugno 2012

Non di secondaria importanza è anche la formazione professionale del personale di studio, che può essere molto migliorata dall’applicazione di paradigmi e metodologie di apprendimento basate sui principi della la Behavior Analysis, come per esempio il Precision Teaching che consente rapidi incrementi di prestazione a qualsiasi livello in ambito odontoiatrico. Verranno presentati i risultati degli esperimenti scientifici che confermano l’efficacia delle strategie di feedback per l’igiene orale nel paziente ortodontico e la bontà del metodo per la gestione del personale paramedico. L’Organizational Behavior Management (OBM) verrà presentato e discusso come risposta sicura e documentata per tutti coloro che vogliano trovare una via operativa (e non solo a parole) per l’ottenimento dei risultati, per il bene dei propri pazienti e per il successo della propria attività clinica.

Intervengono D. J. Moran

Association for Contextual Behavioral Science

A. Daniels

Aubrey Daniels International

R. Cortesi

Università degli Studi di Cagliari

G. Siciliani

Università gli Studi di Ferrara

F. Tosolin

AARBA

R. Weinstein

Università degli Studi di Milano

Responsabile scientifico Fabio Tosolin. Presidente della società italiana di psicologia scientifica AARBA (Association for the Advancement of Radical Behavior Analysis). Ha introdotto in Italia le applicazioni della Psicologia Scientifica al Performance Management, specialmente alla gestione manageriale del team e alla compliance del paziente odontoiatrico. Della sua consulenza si giovano molte delle maggiori imprese italiane e multinazionali nel campo dei beni di consumo e strumentali, oltre che nello specifico campo del rapporto medico paziente, della compliance all’igiene orale e della gestione manageriale dello studio odontoiatrico. Attualmente insegna “Tecniche di comunicazione efficace” presso la Scuola di Ortodonzia dell’Università di Ferrara e “Fattore umano nella gestione HSEQ” al Politecnico di Milano.

Chairman Carlo Guastamacchia. Laureato in medicina e specializzato in clinica odontoiatrica, ha introdotto e diffuso in Italia l’ergonomia odontoiatrica. Attualmente è professore a c. di “Ergonomia e Comunicazione” al CLID dell’Istituto S. Raffaele di Milano (Dir. Prof. E. Gherlone) e al CLODP dell’Università degli studi di Genova (Dir. Prof. G. Blasi). Ha scritto oltre 250 pubblicazioni in ambito odontoiatrico, in particolare numerosi testi relativi alla “Pratica Professionale” (Ergonomia, Marketing, Psicologia della comunicazione). È stato Direttore Scientifico di Dental Cadmos e di Prevenzione e Assistenza Dentale (di cui fu fondatore). È fondatore e direttore (2013) della rivista e-reader ECO (Ergonomia & Comunicazione in Odontoiatria).

Congresso di Psicologia Odontoiatrica

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Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Congresso di Psicologia Odontoiatrica

Programma del congresso

Per informazioni e iscrizioni segreteria@aarba.it 02 400 47 947 www.aba-italy.it

9 maggio - Mattina 09.30 - 10.00 Registrazione dei partecipanti 10.00 - 10.30 Apertura dei lavori e saluto delle autorità 10.30 - 12.30 Lezioni magistrali (con traduzione simultanea) Presiede: F. Tosolin (Presidente AARBA)

Il Performance Management ha bisogno di Leadership A. Daniels (Aubrey Daniels International)

Come parla un leader D.J. Moran (Association for Contextual Behavioral Science) 12.30 – 13.00 Consegna della borsa di studio Ettore Caracciolo S. Perini (Università di Parma) 13.00 - 14.15 Pausa pranzo

Comitato scientifico della Conferenza (in ordine alfabetico)

Alavosius Mark

University of Nevada

Bolacchi Giulio

AILUN

Galeazzi Aldo

AIAMC

Guastamacchia Carlo

Università San Raffaele di Milano e Università di Genova

Holdsambeck Robert

CCBS

Larcan Rosalba

Università di Messina

Malott Richard

ABAI

Melloni Riccardo

Università di Modena e Reggio Emilia

Nano Giuseppe

Politecnico di Milano

Perini Silvia

Università di Parma

Romano Gabriele

Università di Verona

Tosolin Fabio

AARBA

Truzoli Roberto

Università di Milano

Weinstein Roberto

Università di Milano

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Congresso di Psicologia Odontoiatrica

ECO

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Congresso di Psicologia Odontoiatrica

Programma del congresso

Per informazioni e iscrizioni segreteria@aarba.it 02 400 47 947 www.aba-italy.it

9 maggio - Pomeriggio 14.15 - 14.30 Registrazione dei partecipanti 14.30 - 16.00 Lezioni magistrali Presiede: C. Guastamacchia (prof. a c. Università San Raffaele di Milano e Università di Genova)

Come ottenere la compliance medico-paziente D. J. Moran (Association for Contextual Behavioral Science)

Uso esclusivo della scienza nel rapporto medico-paziente F. Tosolin (Presidente AARBA) 16.00 - 16.30 Coffee break 16.30 - 17.45 Lezioni magistrali

Dimostrazione d’efficacia della Behavior Analysis nella compliance del paziente G. Siciliani, A. Bressan (Università di Ferrara)

L’efficacia del feedback nel posizionamento degli attacchi ortodontici e nella formazione dell’assistente di studio odontoiatrico R. Cortesi (Università di Cagliari), R. Cinti (Università di Ferrara)

Applicazione della Behavior-Based Safety in ambito sanitario R. Weinstein (Università di Milano) - Invitato 17.45 - 18.30 Tavola rotonda Modera: C. Guastamacchia (prof. a c. Università San Raffaele di Milano e Università di Genova)

Tavola rotonda sul futuro delle professioni odontoiatriche: nessuna scuola senza principi scientifici del comportamento Invitati: Marialice Boldi (Presidente AIDI), Fulvia Magenga (Presidente SIASO), Giuseppe Renzo (Presidente CAO), Giuseppe Siciliani (Università di Ferrara), Fabio Tosolin (Presidente AARBA), Roberto Weinstein (Università di Milano) 18.30 Chiusura dei lavori

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Congresso di Psicologia Odontoiatrica

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Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Per informazioni e iscrizioni segreteria@aarba.it 02 400 47 947 www.aba-italy.it

Congresso di Psicologia Odontoiatrica

Informazioni Informazioni di servizio Sede congressuale Verona Palazzo della Gran Guardia, Piazza Bra

Crediti ECM Chiesto accreditamento ECM per odontoiatri e igienisti. Per ricevere i crediti è necessario partecipare all’intera giornata.

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Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Procedure operative per comunicare Versione integrale della relazione tenuta alla conferenza ECTO (Università di Bologna) il 02.02.2013

Questo Ppoint è il fedele ed integrale documento usato nella conferenza da me tenuta al convegno ECTO (Università di Bologna: Presidente Prof. Gigi Checchi) di sabato 2 febbraio 2013. È possibile che chi ha letto ECO Zero trovi questo Ppoint identico a quello pubblicato in tale numero.

Non giustifico nulla perché mi limito a rendere pubblico tutto quanto utilizzo nelle mie lezioni, conferenze ed interventi di vario tipo; anche in documenti simili c’è sempre qualche piccola variazione.

Ripeto, se già non fosse abbastanza chiaro, che non pretendo alcun diritto d’autore: chiunque può utilizzare ogni particolare, con l’ovvio gradimento per la citazione. Tamà

Carlo Guastamacchia “PROCEDURE OPERATIVE

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DEL TEAM ODONTOIATRICO PER COMUNICARE”

ECO

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Carlo Guastamacchia “PROCEDURE OPERATIVE DEL TEAM ODONTOIATRICO PER COMUNICARE”

INTRODUZIONE

INDISCUTIBILE Quanto io vi dirò serve per D - I - ASO ODONTOCONSUL

INDISCUTIBILE utile per TUTTI

INFORMAZIONE Questa relazione

Ø  sia per il Lib. Profess.

è una sintesi

Ø  che per sedi multiple

dei miei corsi…

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ECO

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Corso di Laurea in Igiene Dentale

INFORMAZIONE

Corso Integrato di Patologia Speciale Odontostomatologica ed Ergonomia Clinica

…corsi di “Ergonomia e Comunicazione”

Coordinatore Prof. Enrico Gherlone Docente Prof. Carlo Guastamacchia Anno accademico 2011-2012 TAMA’

  UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI GENOVA CORSO DI LAUREA CLID: presid. Prof. Giorgio Blasi

CLID S.RAFFAELE 2011-2012 www.tamagora.com

CORSO DI LAUREA CLOPD: vice presid: Prof. Giorgio Blasi

Corso Integrato di Ergonomia Clinica Prof. Carlo Guastamacchia

Anno accademico 2011-2012

PERCHE’ ERGONOMIA E  

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI GENOVA CORSO DI LAUREA CLOPD 2011-2012 www.tamagora.com

ECO

COMUNICAZIONE ?

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Dichiarazione ufficiale Hal Hendrick (Presidente IEA 1980) “…l’evoluzione del 2000 sarà la MACROERGONOMIA cioè l’ergonomia della comunicazione”

Della Ergonomia “classica” l’Ergonomia Odontoiatrica utilizza

1980 Il Board della IEA dichiara che la COMUNICAZIONE è disciplina ergonomica

I TRE PRINCIPI FONDAMENTALI

1.  Movimenti elementari 2.  Economia dei movimenti 3.

TRE

(concetto di)

Procedura operativa

principi fondamentali

I TRE PRINCIPI FONDAMENTALI

1.  Movimenti elementari 1. 2.  Economia dei movimenti 2. 3.

(concetto di)

Procedura operativa

“PROCEDURA OPERATIVA”

significa

“come si fa cosa”

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Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


E ce lo insegna attraverso lo schema : 1.  Preparazione 2.  Esecuzione 3.  Riordino ODONTOCONSUL

Parliamo quindi di PROCEDURE OPERATIVE, con conseguenti “know-how”, come si fa per

SPECIALITÀ, quali endo, orto, conservativa, chirurgia, protesi,implantologia ... ODONTOCONSUL

Ma ATTENZIONE ! anche la COMUNICAZIONE è una

SPECIALITA’ (che dovrebbero applicare TUTTI !)

PERTANTO: FONDAMENTALE

Con l’Ergonomia Classica abbiamo insegnato le procedure operative per usare STRUMENTI e MATERIALI…

ODONTOCONSUL

Per esempio…

Per esempio…

abbiamo insegnato: 1.  2.  3.  4.  5.  6. 

Il passaferri Il principio dei vassoi Come si lavora seduti Come aspirare con l’AVA Come si fa una otturazione …..

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ECO

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Per esempio…

Per esempio…

…e ancora… abbiamo insegnato: 1.  Come si decontamina 2.  Come si calzano i guanti 3.  ….

Per esempio… In sostanza abbiamo insegnato: come si attua QUALUNQUE

PROCEDURA CLINICA…

Ma ora ATTENZIONE ! 65

ECO

…fino a modelli esemplari… 1.  2.  3.  4.  5.  6. 

Linee guida Protocolli Paradigmi Raccomandazioni Suggerimenti …

ANCHE

LA COMUNICAZIONE E’ DA CONSIDERARSI UNO STRUMENTO CLINICO

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


STRUMENTO come una siringa

UNO

ANALOGAMENTE LA COMUNICAZIONE E’ UNO

STRUMENTO

La siringa (strumento) funziona in quanto è caricata con carpule e anestetico

… che va caricato con il

TEMPO Comunicazione come strumento

Il materiale-carburante per la comunicazione è 66

IL TEMPO

ECO

DEONTOLOGICO CLINICO non

(solo)

manageriale …

ODONTOCONSUL

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Alcune profonde verità…

University of Northern California Problema del diabete Su 9377 pazienti il 30% le prescrizioni fallivano per

CATTIVA COMUNICAZIONE

Dalla Gran Bretagna la settimana scorsa (43-61% di negatività)

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ODONTOCONSUL

“LA COMUNICAZIONE E’ TERAPIA” (OMCeO Milano 1995)

Pericoli correlati per cattiva comunicazione

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Corso standard di Carlo Guastamacchia (Tama’)

“LA COMUNICAZIONE È TERAPIA”

!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!

Notevole anche il problema della scarsa comunicazione tra colleghi

E…cos’è la

“TERAPIA” ?

TAMA’

SORPRESA !!! Θερᾰπευω(terapèuo)= io servo(vb.) Θερᾰπεία (terapèia)= servizio Θερᾰπιον (teràpion)= servo(sost.) TAMA’

ODONTOCONSUL

ED ALLORA, VENIAMO AL PROBLEMA DI OGGI… 68

ODONTOCONSUL

ECO

Testo indispensabile per comprendere la percezione dell’empatia (Pagine 33-36)

Ognuno pensa che la PROPRIA modalità di comunicazione sia “ISTINTIVAMENTE” valida ODONTOCONSUL

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Purtroppo è vero solo in

Esiste, inoltre, un particolare problema operativo...

Comunicazione “collettiva” oppure

PICCOLISSIMA

“impollinazione personale”

parte

(“person to person”) ?

ODONTOCONSUL

Chi crede nel messaggio “collettivo” vorrebbe comunicare con tutto il mondo (paradosso !!!)

… perché serve a

Io,invece, credo solo nella “impollinazione personale” cioè “person to person”; “ad personam” …

MOTIVARE,

…la collaborazione

creando,

attiva

con l’ EMPATIA,

fino alla

la collaborazione attiva… .

69

ODONTOCONSUL

ECO

ALLEANZA ODONTOCONSUL

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Rapporto tra

Indispensabile allora, conoscere il rapporto tra manualità e comunicazione nel nostro lavoro

manualità e comunicazione in fase “chirurgica”

TAMAGORA’

Rapporto standard tra

Rapporto tra

manualità e comunicazione

manualità e comunicazione in fase di dialogo

TAMAGORA’

TAMAGORA’

Ora studiamo

TRE modalità di comunicazione, analizzandone le relative tre fondamentali 70

in odontoiatria

PROCEDURE OPERATIVE

UTILIZZO LA MIA CLASSIFICAZIONE DELLE COMUNICAZIONI

ODONTOCONSUL

ECO

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Le comunicazioni vengono divise in tre categorie :

Le comunicazioni vengono divise in tre categorie :

1. Sensoriali 2. Comportamentali

1. Sensoriali 2.Comportamentali 2. Comportamentali

3. Digitali (“high-tech)

3.  3.Digitali Digitali (“high-tech)

TAMA’

TAMA’

Le comunicazioni vengono divise in tre categorie :

1. Olfattive 2. Gustative 3. Tattili 4. Visive 5. Auditive

1.Sensoriali 1.  Sensoriali 2. Comportamentali 3. Digitali (“high-tech) 3.Digitali

TAMA’

71

TAMA’

COMPORTAMENTALI

Le comunicazioni vengono divise in tre categorie :

Rappresentate da (almeno) 24 comportamenti

1.Sensoriali 1.  Sensoriali 2.  2.Comportamentali Comportamentali 3. Digitali (“high-tech)

TAMA’

ECO

TAMA’

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


DIGITALI

PER OGGI HO SCELTO TRE ESEMPI DI

Sono gestite mediante strumenti digitali

“PROCEDURE OPERATIVE” COMUNICAZIONALI

RIGUARDANTI…

TAMA’

ODONTOCONSUL

1.  Anamnesi contestuale;

1.  Anamnesi contestuale;

2.  Videocamera x simmetria

2.  Videocamera x simmetria 2. informazionale;

informazionale;

3.  Procedure operative x 3.

3.  Procedure operative x alcuni

alcuni comportamenti.

comportamenti. ODONTOCONSUL

ODONTOCONSUL

PARTIAMO

Questo

1/9

è un

DA CHIARI MODELLI ESEMPLIFICATIVI… 72

ODONTOCONSUL

ECO

ICEBERG: 1/9 emerso

8/9

8/9 sommersi ODONTOCONSUL

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


D

Denti e bocca del paziente

D

Il “CONTESTO” del paziente:

CONTESTO

8/9 dell’ICEBERG e cuore del problema

come estrema punta dell’ICEBERG (1/9 del problema)

ODONTOCONSUL

ODONTOCONSUL

In cosa consiste il “contesto” ? Consiste in una serie di VASI COMUNICANTI

Ed ora vediamo le rispettive Procedure Operative (PO) da attuare mediante lo schema Preparazione - Esecuzione - Riordino (PER)

Economia

Storia personale

Famiglia

Età

Cultura

Salute

ODONTOCONSUL

E’ importante vedere prima

… per esempio sistemi

alcune analogie con altri

militari e sportivi

sistemi

in cui si applicano principi di

che esigono impostazioni DECISIONALI … 73

ODONTOCONSUL

ECO

STRATEGIA e di TATTICA ODONTOCONSUL

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


STRATEGIA = στρᾰτηγόσ (capo, leader, allenatore, DENTISTA) e di TATTICA = τακτική cioè procedimento operativo dettagliato ODONTOCONSUL

Questo è un esempio di STRATEGIA MILITARE…

“Sarà facile come fare colazione!”

…che poi esige un approfondimento di

TATTICA (militare)

74

…TATTICA NAPOLEONICA Non molto fortunata…

Tutti gli allenatori, ovviamente, vogliono VINCERE: questa è la loro

… ma, per vincere, devono insegnare uno schema di

STRATEGIA…

(sportiva)

ECO

TATTICA

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Ed ora esaminiamo le procedure operative colorate in modo da dare una identificazione immediata …

PREPARAZIONE

1.  Anamnesi contestuale; 2.  Videocamera x simmetria 2. informazionale;

ESECUZIONE RIORDINO

3.  Procedure operative x alcuni 3. comportamenti.

ODONTOCONSUL

ODONTOCONSUL

ANAMNESI CONTESTUALE

ANAMNESI CONTESTUALE

Preparazione: 1.  carta oppure computer 2.  dettagliare ordinatamente 3.  con date precise ODONTOCONSUL

prof. dott. carlo guastamacchia lib. doc. clin. odontoiatrica via unione 2 - 20122 - milano tel. [0039] (02) 86461219 fax [0039] (02) 72003058

L’anamnesi contestuale È la terza dopo u L’anamnesi documentale u L’anamnesi colloquiale ODONTOCONSUL

segretaria : daniela casuccio ass. terapia : cristina gerosa ass. terapia : lia raffaelli ass. prevenzione : bruna triches

PROFILO PSICO-COMPORTAMENTALE NOME E COGNOME………………………………………….. PROFESSIONE……………………………………………… CONIUGE ATTIVITÀ……………………………………… FIGLI - NOME Età………………………………………… NIPOTI - NOME Età……………………………………… PARENTI……………………………………………………… LEGAMI CON ALTRI PAZIENTI…………………………… PETS……………………………………………………………. HOBBIES…………………………………………………… VIAGGI…………………………………………………………. ………………………………………………………………… AMICI….…………………………………………………… RESIDENZE SECONDARIE……………………………… CONOSCIUTO A ………………………………………… P 1 2 3 4 C 1 2 3 4 S 1 2 3 4 ALTRE NOTIZIE……………………………………………….

75

Per tale anamnesi ho proposto e, per decenni, ho adoperato questo modulo cartaceo…

TAMA’

ECO

ODONTOCONSUL

Ma ora, da circa 20 anni, il“Profilo” del paziente è computerizzato: quando si apre la cartella…

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


…si apre la relativa finestra con foto… …che ora non facciamo più…

…mentre si tengono in gran conto le “note” relative, una volta molto scarne…

…oggi molto abbondanti…

…che si utilizzano per iniziare a CORDIALIZZARE mentre si lavano le mani in modo “standard” (60 secondi)

ANAMNESI CONTESTUALE

ANAMNESI CONTESTUALE

Esecuzione (differenziata):

Riordino:

1.  consultarle SEMPRE TUTTI…

1.  compito di TUTTI, sempre, specie in

2.  …per iniziare la cordializzazione

occasione di successivi contatti

3.  Receptionist inizia con tempo, traffico, aiuto d’approccio

2.  modificare SUBITO i dati, aggiornandoli e

4.  ASO complimenti fisici e vestiario 5.  D-Ig particolari personali (attenti tutti alle

76

“date”)

ECO

datandoli;  

ODONTOCONSUL

ODONTOCONSUL

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


1.  Anamnesi contestuale; 1.

ATTENZIONE !

2.  Videocamera x simmetria

dalla SIMMETRIA informazionale

informazionale;

si passa alla SINTONIA ed alla

3.  Procedure operative x alcuni 3.

ALLEANZA

comportamenti. ODONTOCONSUL

ODONTOCONSUL

VIDEOC. x SIMMETRIA INFORMAZIONALE Preparazione: SERVICO

1.  strumento standard indispensabile, 2.  da usare sempre, 3.  accanto ad ogni poltrona (descrivere posizione dello schermo e strumentazione ausiliaria)

Igienista al SERVICO SERvomobile di VIdeo COmunicazione TAMA’

ODONTOCONSUL

VIDEOC. x SIMMETRIA INFORMAZIONALE Esecuzione 1: 1.  a diventare disinvolti, guardando solo lo schermo, ci vogliono circa 20 ore 2.  ASO sempre pronta a passare il terminale imbustato x igiene … 3.  … e pennarelli evidenziatori

77

ODONTOCONSUL

ECO

“Trucco” x imparare a guardare SOLO lo schermo

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Procedura operativa per l’uso della videocamera

L’ASO prepara il terminale e lo imbusta … ODONTOCONSUL

Procedura operativa per l’uso della videocamera

TAMA’

… e prepara i pennarelli per “evidenziare”

VIDEOC. x SIMMETRIA INFORMAZIONALE Esecuzione 2: 1.  Usare SPESSO cartoni anim. (tipo “Eugenio”) 2. 2.  D-Ig preparati a “didascalie verbali”… 3. 3.  Sempre presentazione personalizzata

Cartone animato “EUGENIO” ODONTOCONSUL

VIDEOC. x SIMMETRIA INFORMAZIONALE Esecuzione 2: 1.  usare SPESSO cartoni anim. come Eugenio 1. 2.  D-Ig preparati a “didascalie verbali”… 3.  Sempre presentazione PERSONALIZZATA (non standard impersonale !)

78

ODONTOCONSUL

ECO

!!!!!!!!!

!

ODONTOCONSUL

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


VIDEOC. x SIMMETRIA INFORMAZIONALE

Cartella clinica

Riordino 1.  ASO pronta ad includere le immagini nella cartella clinica 2.  a darle stampate … 3.  …oppure ad inviarle online ODONTOCONSUL

… l’ASO archivia direttamente dallo schermo di comunicazione a quello clinico … ODONTOCONSUL

e

onlin

… oppure pronta a stamparla … TAMA’

1.  Anamnesi contestuale; 1. 2.  Videocamera x simmetria 2. informazionale; 3.  Procedure operative x alcuni comportamenti.

79

ODONTOCONSUL

ECO

… o ad inviarla on-line TAMA’

I COMPORTAMENTI

Nella mia classificazione sono 24… ODONTOCONSUL

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


…ma oggi studieremo solo i 3 introduttivi…

“Vendere” RDA • R eperibilità • D isponibilità

RDA

• A ffabilità RDA= Recommended Daily Allowances TAMA’

ODONTOCONSUL

REPERIBILITA’ Preparazione: strutturazione TELEFONICA efficiente : 1.  telefono standard multiplo, 2.  fax dedicato, 3.  segreteria integrata

RDA=Altro acronimo mnemonico

TF 1 TF2

4.  cellulare personalizzato (“dedica” scritta a mano, person to person) ODONTOCONSUL

STANDARD

FAX

VIVA VOCE

PERSONALIZZATO

80

Linee telefoniche e fax ODONTOCONSUL

ECO

ODONTOCONSUL

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Segr.Telef.

Scrivere i “RISERVATI” a mano personalmente davanti al paziente

REPERIBILITA’

1.Informativa-ripetitiva 2.Registrabile dal paziente ODONTOCONSUL

REPERIBILITA’

Esecuzione: 1.  Telefono: •  risposta pronta personalizzata; •  check interlocutorio continuo • 

Cosiddetto “ascolto attivo”

2.  Cellulare: •  sempre aperto •  sempre carico •  con segreteria telefonica efficace ODONTOCONSUL

1.  approccio telefonico corretto PERSONALIZZAZIONE CON CORDIALIZZAZIONE !

ECO

•  dei pazienti •  nostri

DISPONIBILITA’ Esecuzione

Preparazione:

ODONTOCONSUL

continuo aggiornamento dati

ODONTOCONSUL

DISPONIBILITA’

81

Riordino:

•  Anticipazione: (Principio delle “persone che non devono chiedere MAI”) ODONTOCONSUL

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ATTENZIONE! IN ARRIVO DIAPOSITIVA “PROVOCATORIA” ! Ricordare uomini (e donne) che “NON DEVONO CHIEDERE MAI ! ODONTOCONSUL

DISPONIBILITA’

Preparazione:

Riordino:

1.  Tenere in gran conto le caratteristiche e le esigenze personali 2.  Chiamare NOI i pazienti ODONTOCONSUL

AFFABILITA’ 1.  Documentarsi in modo approfondito su chi stiamo per incontrare •  (anticipo nell’arrivare in studio !) 2.  Prepararsi al tipo di colloquio da affrontare (anche “recitandolo”) 3.  Contatto personale di D/IG nel ricevimento e nella dimissione ODONTOCONSUL

DUE ESEMPI

OPERATIVI di “preparazione” di affabilità 82

ECO

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


Presentazione del piu’ famoso Grande Magazzino inglese

MA ANCHE IN

H.GORDON SELFRIDGE Il creatore di un impero

Piazza Fontana oggi

ITALIA… TAMAGORA’

“TELERIE GHIDOLI” 1879-2000 (GianPiero)

83

TAMAGORA’

ECO

Selfridge e Ghidoli per decenni hanno accolto PERSONALMENTE i loro clienti Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


ALL’ARRIVO

“Preparare” affabilità come “dedica” personale

“”

“L’occhio del padrone ingrassa il cavallo” “L’occhio del dentista ingrassa lo studio”

ODONTOCONSUL

TAMAGORA’

AFFABILITA’

ALLA DIMISSIONE

Esecuzione:

“(ri)

preparare” affabilità come “dedica” personale

1.  ascolto ascolto ascolto 1.  2.  3. 

linguaggio del corpo, posizione, interlocuzione

2.  spiegazioni instancabili 3.  aneddotica ampia e gerarchica 1. 

ODONTOCONSUL

(modelli ODONTOCONSUL “importanti)

“Sì !

“Parlo con lo studio Rossi?”

Dica

“Si”

A domanda “chiusa” risposta “chiusa” Risultato: nessuna “affabilità”

84

TAMA’

ECO

“Parlo con lo studio Rossi?”

pure! Siamo a sua disposizione!”

A domanda “chiusa” risposta “aperta” Risultato: piena “affabilità” TAMA’

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


AFFABILITA’ 5

Riordino: •  Tenere molto conto di quanto discusso e …

CONCLUSIONI

•  … scriverlo SUBITO nel DIARIO TAMA’

ODONTOCONSUL

SECONDA CONCLUSIONE

PRIMA CONCLUSIONE

La comunicazione è un obbligo clinico

TERZA CONCLUSIONE

•  •  •  •  •  •  •  • 

Sincerità Umanità Istinto Spontaneità Naturalezza Indole Carattere …

Sono solo utili preparazioni per…

QUARTA CONCLUSIONE PROCEDURE OPERATIVE

… per “eseguire”comportamenti professionali costituiti da * esclusività ** volta-facciosità (!!!) *** ripetitività

chiaramente strutturate nelle 3 fasi di

1. PREPARAZIONE 2. ESECUZIONE 3. RIORDINO

85

ECO

Ergonomia e Comunicazione in Odontoiatria


QUINTA CONCLUSIONE

QUINTA CONCLUSIONE

Essere pronti al

ABILITA’ NELLA FLESSIBILITA’

CAMBIAMENTO CONTINUO

* Per strumenti

cioè

** Per materiali

ABILITA’ NELLA FLESSIBILITA’

*** Per COMUNICARE

QUINTA CONCLUSIONE ABILITA’ NELLA FLESSIBILITA’

GRAZIE E A PRESTO !

Carloguastamacchia@tiscali.it ODONTOCONSUL

86

ECO

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ECO Ergonomia e Cominicazione in Odontoiatria - Numero Uno