Issuu on Google+

IL GRANELLO di senape Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Coordinatore diocesano Nicola Sangiacomo Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

12 giugno 2011

di monsignor Ezio Morosi

cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il I(Salmo giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette la notizia 18,1) Tutto parla di Dio per chi è capace di ascolto, anche i cieli. Di fronte a questa «esplosione» della sua gloria, annunciata dal firmamento, mentre ogni giorno affida al giorno che viene questo messaggio di gratitudine, di lode, cantato dalle molteplici e stupende bellezze della natura, mentre ogni notte trasmette all’altra lo stupore dei cieli stellati, unendosi al coro dei giorni per cantare la gloria di Dio, è mai possibile che l’uomo resti muto, distratto, si dimentichi di partecipare a questo coro della creazione, lui che ha ricevuto ben più degli altri? L’uomo non può tacere la sua gratitudine, dev’essere il primo ad esprimerla e quale modo migliore per farlo se non trasformando la sua vita nel cantico più bello. Tutto può trasformarsi in un grazie: la famiglia,la professione, i rapporti umani, il divertimento, lo studio, la scienza, il dolore, la preghiera, la fede, l’amore.

L’Assemblea diocesana ha proposto le sue indicazioni per la stesura definitiva del Progetto Educativo Diocesano. Saranno necessari cinque anni di impegno I TRASFERIMENTI E LE NOMINE

I cambiamenti nelle parrocchie INFORMAZIONI

«I nostri sogni su giovani e famiglia»

* Rientra in diocesi dopo il servizio alla CEI don Luciano Cantini. * Ha chiesto e ottenuto un anno sabbatico don Andrea Brutto per motivo di studio.

NOVITÀ SI AVVIA LA SPERIMENTAZIONE PER UN ANNO, DELLE SEGUENTI UNITÀ PASTORALI:

Unità pastorale Cattedrale Fotografie Giusy D’Agostino

i avvia alla conclusione il cammino di riflessione della Diocesi per dare vita al nuovo documento che dovrebbe avere prima dell’autunno prossimo, la stesura definitiva per poi passare alla sua attualizzazione. L’assemblea diocesana , riunita nella Chiesa di S.Lucia, prima di iniziare i lavori, ha pregato insieme al Vescovo il quale dopo la lettura della Scrittura ha tenuto una meditazione. Prendendo spunto dal Vangelo di Giovanni (6,52-69), ha evidenziato come Gesù ripeta più volte l’espressione: «Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue, non avrà la vita eterna». Se questo è scandaloso per gli ebrei, non lo è per noi. Infatti la nostra adesione a Cristo non si basa soltanto sulla fede, ma è l’adesione a Colui che si è fatto cibo per noi; è il suo essere sacramentalmente sempre presente tra noi che rende possibile l’essere Chiesa, l’essere suo Corpo. È solo nella celebrazione eucaristica infatti che i fedeli diventano membra del suo corpo glorioso. Il Vescovo ha quindi invitato a stare molto attenti, quando nella vita spirituale, si perde di vista questo aspetto, infatti si corre il rischio di limitare il Cristo al privato, mentre invece è all’esterno che dobbiamo guardare in quanto il bere il suo sangue e mangiare il suo corpo sono un avvenimento

S

esterno, diventano nostro nutrimento e noi dobbiamo vivere per Lui. Anche Pietro, come leggiamo in Atti 9, 31-42, agisce avendo una profonda fede in Cristo Risorto e continua i suoi gesti nella Prima Chiesa di Gerusalemme, ripete le medesime parole su ispirazione dello Spirito Santo, ma è il suo vivere nella profonda comunione in Cristo che gli consente di compiere i miracoli, anche quello della resurrezione di Tabità. Pietro si sente uno strumento docile all’azione dello Spirito e pervaso da quell’umiltà che riconosce il primato a Cristo e se noi come Pietro capiamo di essere servi inutili ma abbandonati in Cristo, da Lui abbiamo la forza compiere la sua volontà. Monsignor Giusti, prima di dar il via al dibattito, ha ribadito come la Diocesi abbia come priorità l’attenzione ai giovani e alla famiglia. Il documento che è in preparazione, pur non avendo la pretesa di essere perfetto, vuole essere il segno di una Chiesa che si interroga, che si ritrova per darsi delle linee guida per poi attuarle nel prossimo anno. Ha anche espresso la sua soddisfazione riguardo alla visita compiuta in questi tre anni nelle Parrocchie e ha così esclamato: «Non le ho trovate

Il nuovo sito diocesano WWW.DIOCESILIVORNO.IT: l’indirizzo resta lo stesso ed in parte per adesso anche i contenuti, ma la grafica è più moderna e l’accesso ai diversi menù è molto più semplice e immediato. È in fase di restyling il sito della Diocesi, grazie al lavoro di Roberto Franchi e tra poco sarà anche possibile per ogni ufficio diocesano gestire autonomamente le pagine che interessano. Mentre procede il lavoro di trasferimento dati, che prevede anche l’inserimento dei numeri de «La Settimana» e di altro materiale relativo anche al progetto educativo, chiediamo a coloro che accederanno al sito ancora un po’ di pazienza...«work in progress», direbbero gli americani!

peggiorate...anzi! O i miei occhiali sono appannati...ma mi è sembrato di vedere un miglioramento, eppur si muove, come disse il famoso scienziato mio conterraneo!» Si è in seguito dato luogo alla lettura da parte dei Vicariati, della Consulta della Pastorale Familiare, della Consulta della Pastorale Giovanile e delle Aggregazioni Laicali, delle varie osservazioni su tutto il documento e delle proposte di mozione in merito ai singoli paragrafi della Parte Normativa presente in ognuna delle quattro schede del Progetto Educativo. È seguito un breve dibattito, quindi il Vescovo prima di concludere l’Assemblea ha ringraziato per i contributi apportati, alcuni addirittura molto elaborati ed articolati che evidenziavano uno studio e approfondimento comunitario sistematico e prolungato. È questo un Progetto che, lungi dall’essere perfetto, «vola basso», guarda all’ordinarietà della vita e procede per piccoli passi.

Dopo questo passaggio assembleare, è prevista la stesura in sede di Consiglio Presbiterale e Pastorale delle Norme riguardo la preparazione al Matrimonio e riguardo i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. A luglio, terminerà la prima stesura e in agosto verrà rivisto il linguaggio, per rendere il più possibile fruibile il Documento a coloro che ne entreranno in possesso. È prevista per l’ 8 settembre, durante il Pellegrinaggio Diocesano a Montenero quando si ricorderà anche il primo anniversario della morte di monsignor Ablondi, la consegna del Documento ultimato, per poter così procedere all’attuazione per il nuovo Anno Pastorale. Certamente non vi è la pretesa di fare tutto e subito, ma si spera entro 5 anni di poter vedere realizzati i «pochi sogni» che hanno al centro i giovani e le famiglie. A tutti i convenuti, il Vescovo ha donato l’ultimo suo libro «Educare con il cuore di Dio» che è un percorso spirituale e pedagogico per aiutare la riflessione sull’ultimo documento della CEI «Educare alla vita buona del Vangelo». Dal momento che la Chiesa Italiana, scrive tanti documenti, ma pochi li leggono, monsignor Giusti, ha cercato con questo testo di spingere i singoli o i gruppi a farlo, proponendo un itinerario che per la durata di un anno fa sì che possa essere compreso e aiuti «gli educatori, catechisti, ma non solo, ad acquisire gli atteggiamenti spirituali e pedagogici per vivere questa nuova stagione della trasmissione della fede alle nuove generazioni». Monica Cuzzocrea

Responsabile: Mons. Paolo Razzauti; presbiteri parroci collaboratori: don Placido Bevinetto e Padre Giovanni Battista Damioli; presbiteri canonici collaboratori: Mons. Giorgio Mangano, Don Ivano Costa. Confessore ordinario: Don Joseph Luzuy, ICRSS; Diacono: Andrea Zargani - Paolo Bencreati

Unità pastorale Venezia Responsabile: Don Donato Mollica; presbiteri parroci collaboratori: Padre Lorenzo Moretti; Vice parroco: Padre Jolly Theckinen Pappachan, Trinitari e Don Joseph Luzuy, ICRSS

Unità pastorale S. Marco Responsabile: Don Edoardo Medori; presbiteri parroci collaboratori:Don Mario Sorbi; Vice parroco: Don Guillaume Maenenkuba; Diacono: Mauro Giolli

NOMINE Rettore del Seminario Vescovile: Mons. Ezio Morosi S. Croce a Rosignano Solvay : Parroco Don Pio Maioli ; Diacono: Luigi Diddi (che rimane in servizio anche nella parrocchia di S.Teresa) S. Leopoldo a Vada: Parroco Don Janusz Wozniak; Diacono: Valfredo Zolesi S. Michele al Gabbro e Ss. Pietro e Paolo a Colognole: Parroco Don Grzegorz Baryn S. Martino a Parrana S.Martino Parroco Don Mariusz Nowakowski S. Maria del Soccorso: Parroco Mons. Ezio Morosi; Co parroco Padre Andrea Conti; Vice parroco Don Ernest Malonga Unità Past. Dei Tre Arcangeli (SS. Annunziata dei Greci a La Leccia, N.S. di Lourdes in Collinaia, S. Martino in Salviano) : Responsabile Don Raffaello Schiavone; Vice parroco Don Claude Okondio e Padre Hilariyos D’Cunha; Diacono Giovanni Visconti S.Pietro e Paolo: Parroco Don Jean Michael Moukouba Bamana; Vice parroco Don Giuseppe Coperchini; Diacono Riccardo Domenici S. Anna a Quercianella: Parroco Mons. Pietro Basci; Diacono Renato Rossi


II

TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

12 giugno 2011

RICORDIAMO i nostri preti di Maria Luisa Fogolari

Canonico don Cesare Infunti on Cesare era nato a Figline Valdarno (FI) il 25 agosto 1922. Venne ordinato a LIvorno il 28 ottobre 1945 da monsignor Piccioni. Fu cappellano curato (vice parroco) della cattedrale dal 1 novembre 1945 e poi a S. Benedetto dal 1 luglio 1946. Don Infunti fece l’insegnante di religione alle scuole statali e fu ufficiante all’Istituto S. M. Maddalena dal 1945. Dal 1954 al 1979 fu parroco a S. Benedetto e negli stessi anni anche a S. Maria Assunta in Torretta. Venne nominato canonico della cattedrale il 1 aprile 1979 e fu canonico penitenziere dal dicembre del 2000. In Diocesi fu anche Assistente di gioventù di Azione Cattolica, vice cancelliere per i matrimoni, notaio del tribunale ecclesiastico diocesano e vice ufficiale dello stesso e poi anche vicario giudiziale negli anni ’80 con la delega vescovile per i matrimoni. Don Cesare è morto il 21 novembre del 2001. Riportiamo una lettera che don Pierluigi Betti scrisse nel giorno del suo funerale.

D

L’AMICO DON CESARE I sacerdoti si dicono - e sono - confratelli perché uniti in Cristo dal particolare vincolo che è la consacrazione sacerdotale; ed è questa «confratellanza» che dovrebbe essere sempre manifestata apertamente anche per dimostrare al popolo di Dio che cosa vuol dire amarsi in Cristo. Ma è pur vero che tra alcuni di essi - essendo i preti, grazie a Dio, uomini completi come gli altri uomini possa instaurarsi un legame di particolare amicizia. Questo è quanto è accaduto tra me e don Infunti. I motivi possono essere vari: il coincidere della data di entrata in seminario, il comune cammino degli studi, le stesse tribolazioni e ristrettezze nel tempo di guerra, la vicinanza per anni con don Ugo Ricciardiello, i contatti e gli scambi di idee nel primo periodo del lavoro pastorale, ecc, fino ad arrivare alla vecchiaia e di conseguenza a mettere insieme i ricordi, rimpianti, scambi di idee e consigli non solo nel campo della vita sacerdotale quanto nello stato della nostra salute che lascia sempre più a desiderare. Don Cesare anche se sempre pronto all’accoglienza ed all’ascolto non era facile all’apertura confidenziale delle sue cose private…con me riusciva ad aprirsi, fino ad una delle sue ultime sere in cui mi disse: «Vedi Piero come si fa a morire!» Carissimo Cesare, io l’ho veduto e ne sono rimasto edificato. Quella corona nella tua mano tremante segnava il legame che allora ed ora più di prima ti tiene stretto alla Mamma celeste, il tuo affidarti ed affidare le tue cose terrene con una certa serenità mi servirà di lezione, anche se penso che per noi sacerdoti «abituati a darsi e a donare» non dovrebbe essere difficile continuare a donarsi al Padre e per Lui donare ai fratelli le ultime parole, le ultime forze, gli ultimi spiccioli! Ciao, caro don Cesare! Quando passerò davanti all’ufficio matrimoni della curia mi mancherà il tuo richiamo: «Vieni Piero!»; mi mancherà il vederti chino sulla pila di documenti inerenti la causa del Servo di Dio don Giovanni Battista Quilici, Servo che ho invocato per te, perché ottenesse dal Signore il miracolo per chi aveva tanto lavorato per lui, miracolo che avrebbe contribuito ad accelerare la di lui canonizzazione…ma poi ripenso alla tua risposta mentre ti parlavo di questo argomento: «Lascialo stare don Quilici, ha troppe cose a cui pensare!». Anch’io, come te, penso che ai Santi interessi poco l’essere scritti nel calendario, ma che ad essi e specialmente al nostro Quilici, interessi molto di più la santità di noi sacerdoti. Ora sei con lui, prova a chiedergli qualcosa. Noi intanto lavoreremo per far maturare i frutti della sua seminagione, delle sue ispirazioni, della sua protezione e della tua preghiera per la nostra Diocesi. Noi ti ricordiamo; il tuo funerale è stato un trionfo di presenza sacerdotale e laica. u con ci dimenticare mai. Grazie! Don Pierluigi Betti

la parola alla CARITAS DIOCESANA

Un nuovo modo per incontrare i Rom alla fine di maggio presso la struttura della Caritas diocesana di Livorno in via delle Cateratte è iniziato un nuovo servizio di segretariato sociale, di guardaroba e doccia per famiglie Rom che vivono nel territorio della città di Livorno. Tutti martedì dalle 15.00 – 17.00 saranno attivi questi servizi per le persone che ne avranno necessità. A differenza degli stessi servizi negli altri giorni della settimana, in un primo momento, non sarà necessario arrivare con il buono, e quindi passare dal centro di ascolto, ma questo verrà fatto direttamente sul posto da un operatore che così inizierà ad instaurare una relazione e creare una memoria storica dei passaggi in Caritas delle varie famiglie. Le volontarie ed i volontari saranno persone che hanno a cuore la «questione Rom» e vogliono entrare in un rapporto con loro per conoscerli e poter sostenere il loro cammino di promozione umana. L’idea è proprio quella di incontrare le persone, accoglierle e capire realmente quelli che sono i bisogni espressi e non, in un clima disteso e di amicizia. Nella nostra società i Rom sono spesso visti con timore o peggio ancora con disprezzo, rendendoli un problema o un fastidio da allontanare, prima ancora di vederli come delle persone. Noi vogliamo invece avvicinarli, farci sentire partecipi delle loro vite e renderli, anche agli occhi di tutte le nostre comunità, un po’ più umani. Un altro obiettivo è quello di accentrare i servizi solo nella Caritas Diocesana di Torretta, per favorire la relazione ed evitare inconvenienti come il farli girare per tutte le varie parrocchie senza un progetto educativo specifico per ogni famiglia. Sembra opportuno tentare la strada di crescita delle famiglie attraverso percorsi mirati derivanti dai loro bisogni da trasformare in opportunità di miglioramento. Molte associazioni del mondo cattolico e non solo, stanno lavorando per creare un rete che sostenga la promozione di queste persone e lo sviluppo di capacità e competenze. La “questione Rom” si sta trasformando in una possibilità di risveglio delle nostre comunità e della nostra stessa città per dar voce a quelle persone che ancora credono fermamente nell’apertura verso l’altro che diventa prossimo da incontrare ed Amare indipendentemente da chi sia e da quale etnia provenga. Compito dei volontari delle Caritas

D

«L’idea è proprio quella di incontrare le persone, accogliere e capire realmente quelli che sono i bisogni espressi e non,in un clima disteso e di amicizia. Nella nostra società i Rom sono spesso visti con timore o peggio ancora con disprezzo, rendendoli un problema o un fastidio da allontanare, prima ancora di vederli come delle persone» parrocchiali è quindi quello di indirizzare verso la Caritas di Torretta il martedì pomeriggio le persone di etnia Rom che chiedono aiuto a loro. Crediamo che questa sia la strada per riuscire a creare una autonomia di queste persone, all’interno di una cornice di vita dignitosa e di un cammino condiviso per il futuro. suor Raffaella Spiezio, presidente Fondazione Caritas

Il Servizio è aperto e disponibile ogni MARTEDÌ dalle 15.00 alle 17.00 SEGRETARIATO SOCIALE, SERVIZIO GUARDAROBA E DOCCE PER FAMIGLIE DI ETNIA ROM

A PROPOSITO DI VIKTOR E DELLA SUA STORIA A LIVORNO

Una persona è morta na persona è morta, possiamo limitarci U a dire chi era? Viktor Dolishniy: non è riuscito a compiere 46 anni, veniva dall’Ucraina, era di religione ortodossa, era divorziato, era laureato, aveva il permesso di soggiorno, è arrivato in Italia nel 1999, aveva un figlio nato nel 1987, era domiciliato presso amici. Ecco le informazioni: con queste possiamo ricostruire la sua storia? È tutto lì?. Casi non infrequenti, nella nostra città, di morti solitarie: a volte il freddo, a volte la malattia, a volte le dipendenze, a volte la mancanza di voglia di vivere; sempre soli! Dal giornale è emerso che era seguito dalla Caritas da tanti anni: non è proprio così, l’unico contatto avuto è stato il 10 giugno 2010 presso l’Ufficio Caritas per il Lavoro che svolge il suo servizio presso la Parrocchia di S. Agostino. Ma non è questo il problema; forse è venuto nelle nostre strutture e non siamo stati capaci di riconoscerlo o forse non si è mai rivolto alla Caritas, pur essendo senza fissa dimora, pur avendo bisogno. E ci domandiamo perché. Qualcosa non ha funzionato in noi? Qualcosa non funziona, se anche chi è in una situazione del genere non bussa alla nostra porta? È una domanda che rivolgiamo prima a noi stessi. Alla nostra responsabilità di guardare alla persona, alla sua storia, alla sua disperazione inascoltata. Alla nostra capacità di scrutare il territorio, la gente che lo abita, per vederne le malattie e le

sofferenze. Le nostre antenne non funzionano o non sono sufficienti? I nostri ascolti vanno davvero al cuore delle persone o si fermano al bisogno immediato, alla prima richiesta? In queste morti c’è sempre una responsabilità. Non cerchiamo le responsabilità ma tutti siamo responsabili: da chi è istituzionalmente preposto a offrire indifferenti; Questi casi estremi sono sostegno ai più deboli a interroghiamo le punte di un malessere più chi vedendo una nostre coscienze; sofferenza, una miseria, cerchiamo nuove diffuso di quanto si pensi volge lo sguardo per strade di aiuto non vedere. Davanti a perché questo non questi avvenimenti dobbiamo allertare la accada più. Per noi credenti in Cristo, che nostra sensibilità e la nostra attenzione. non accada più è un imperativo a cui non Non possiamo considerarle ineluttabili e possiamo non rispondere. Nel riaffidare al rassegnarci. Non è così che si costruisce una Signore uno dei suoi poveri, ci sentiamo di società giusta; anzi, forse è il caso di dire che invitare tutti a riflettere, perché come Viktor, è necessario ricominciare a lavorare per una un ucraino che non è riuscito a compiere 46 società più giusta. Un società che metta al anni, ci sono altre persone che vivono nella centro queste situazioni per farle divenire il disperazione per tanti motivi; se non li perno di una cultura di fraternità, di accogliamo, se non li capiamo, non siamo uguaglianza, di rispetto. Questi casi né persone né cittadini, solo individui senza estremi sono punte di una malessere più storia. diffuso di quanto si pensi. Avvenimenti di Enrico Sassano, direttore ufficio questo genere non possono lasciarci diocesano per la pastorale della Carità


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

12 giugno 2011

LE LETTERE DI don Quilici

CONOSCIAMO don Piotr Grajper

Ai tempi del colera

Dalla Polonia a Livorno: a giugno festeggia 25 anni da sacerdote

a questa settimana, per ricordare i 220 D anni dalla morte di don Quilici, iniziamo a pubblicare periodicamente alcune delle sue

S

ono passati 25 anni da quando hai detto “si” al Signore, riesci a fare un bilancio di questo tuo ministero? «Al Signore ho detto “si” prima di 25 anni fa. Dal 1975 al 1979 sono stato nella città dell’Immacolata a Niepokalanow, fondata da san Massimiliano Kolbe, dove ho frequentato il liceo classico nel Seminario Minore. In seguito ho fatto un anno di noviziato dai Frati Minori Conventuali e poi ho cominciato gli studi. Nel 1984 i superiori mi hanno mandato a terminare gli studi di teologia a Roma e poi dal 1985 fino al 1989 ho studiato presso il Pontificio Istituto Liturgico “ANSELMIANUM”. Il 14 Giugno 1986 sono stato ordinato sacerdote in Polonia. Nel luglio 1989 sono stato nominato Vice Rettore del Seminario Maggiore e sono stato responsabile della formazione degli studenti per ben tre anni. Nel 1992 il Capitolo Provinciale della Provincia di Danzica mi ha eletto economo ed assistente della Provincia. Dopo 16 anni sono tornato in Italia e così dal novembre 2005 sono in questa diocesi di Livorno. Prima ai Sette Santi in Livorno, poi a Parrana San Martino e da Luglio 2009 sono parroco a San Luca in Stagno». Hai mai pensato di tornare in Polonia? «Sono in Italia da cinque anni. Ho deciso di offrire la mia vita sacerdotale a Livorno: è da due anni che ho pieni diritti in

Proprio nel suo anniversario di sacerdozio conosciamo don Piotr Grajper, a Livorno da cinque anni, direttore dell’ufficio diocesano di pastorale liturgica e parroco a S. Luca

questa diocesi». Come vivi il tuo sacerdozio? Ti sei integrato con le persone e con gli altri preti? «Con l’aiuto di Dio sto imparando tante cose nuove in questa Diocesi. Sono aperto verso ogni persona e chiedo la sincerità nei rapporti personali». Sei responsabile della pastorale liturgica? In questo ambito cosa pensi che manchi alla Chiesa livornese e di che

cosa invece è ricca? «La pastorale liturgica non è facile. Prima di tutto ci vuole unicità nel celebrare tutti i sacramenti secondo le norme generali che ci indica la Chiesa. Non bisogna fare mai come ci pare. Sarebbe un grosso sbaglio. Non dobbiamo mai dimenticare che il Vescovo “deve essere considerato come il grande sacerdote del suo gregge: da lui deriva e dipende in certo modo la vita dei suoi fedeli in Cristo”( SC 41).

“Perciò tutti devono dare la più grande importanza alla vita liturgica della diocesi che si svolge intorno al vescovo, principalmente nella chiesa cattedrale, convinti che c’è una speciale manifestazione della Chiesa nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche” (SC 41)». Ci descrivi la cosa più bella che ti è capitata in questi 25 anni di prete? «Sicuramente è quella di poter celebrare i Sacramenti. Il Signore mi ha chiamato: voglio seguire la sua volontà». c.d.

LA PARROCCHIA SACRA FAMIGLIA A ROMA

Dopo tanti anni pellegrini da «Shangay» ei giorni scorsi, la Parrocchia Sacra Famiglia (Shangay) si è recata in pellegrinaggio a Roma. Era più di trent’anni che da Shangay non partiva un pullman di pellegrini per vivere una esperienza bellissima come questa: un viaggio spirituale nei luoghi sacri. In pellegrinaggio si sono recate 47 persone, accompagnate dal parroco della Sacra Famiglia, don Pietro Kownacki. La visita della Basilica di San Pietro e quella sulla tomba di Giovanni Paolo II hanno fatto commuovere i cuori di tanti pellegrini. La lettura inoltre di alcune encicliche di Giovanni Paolo II è stata per molti un momento importante

N

per poter riavvicinarsi e tornare alla fede e alla chiesa. Shangay ha

III

voluto ringraziare, con questo pellegrinaggio a Roma, al quale han

partecipato ragazzi e genitori dei ragazzi della prima comunione, per le tante conversioni e le tante piccole gioie che vive la nostra parrocchia della Sacra Famiglia, purtroppo spesso descritta come una parrocchia di periferia nella quale accadono troppe poche cose.

Questo viaggio per tanti è stato importante dal punto di vista della fede perché davanti alla tomba del beato Giovanni Paolo II hanno potuto vivere un momento di profonda conversione. La visita guidata ai monumenti di Roma è stata anche per molti un’importante rilettura della nostra storia nazionale, del pensiero religioso attraverso l’arte dei monumenti della Caput Mundi. Due giornate di celebrazione liturgica, di lettura della sacra scrittura, e dei testi di Papa Wojtyla hanno arricchito spiritualmente tutti coloro che hanno partecipato a questo pellegrinaggio. Un ringraziamento va sicuramente alla Pharus viaggi per la perfetta organizzazione e la grande disponibilità. P.K.

lettere più belle, che ne mostrano la tenerezza paterna e l’amore sconfinato per i più deboli. In questa: i focolai del colera non si sono del tutto spenti e lo spettacolo nelle strade è desolante. Ovunque sono presenti i segni della morte e della miseria, ma ovunque sono anche presenti i segni di una vita che vuole e deve rifiorire: è quella dei bambini. Il colera li ha risparmiati, ma sono rimasti orfani e nella più assoluta miseria. Quilici li ha incontrati per le strade, i suoi occhi si sono posati sul loro sguardo triste, carico di attese, ma anche su quello pieno di malizia di chi aspetta certe circostanze, seppur dolorose, per i propri profitti. Di fronte a questa realtà, il suo cuore si apre ad un amore senza misura e senza calcoli: vorrebbe prenderli tutti sotto lo sua tutela, offrire loro una casa, farsi carico dei loro bisogni globali, soprattutto di quelli affettivi ed educativi, per offrire loro quella relazione umana intensa che sola può restituire alla persona la capacità di amare sentendosi amata e curata. Ill.mo Signor Auditore, Consultore del Governo - Cerbone Cerboni Livorno, 1 Ottobre 1835 Illustrissimo Signore più volte sono venuto a trovarla per poterle parlare, ma a causa dei suoi molti impegni non mi è stato possibile incontrarla. Le scrivo, allora, questa lettera per comunicarle le mie intenzioni. In questa dolorosissima circostanza del «Cholera morbus», che come un misterioso flagello percuote la nostra città, un grande numero di figli è rimasto privo dei propri genitori ed ora si trova in una grande miseria e solitudine. Tra questi ci sono tante ragazzine che, se fossero lasciate abbandonate a se stesse, in breve tempo andrebbero ad aumentare senza misura il numero di quelle vittime, che già inondano le nostre infelici contrade, apportando così tanto danno a loro stesse e a tutta la società. Per ovviare in modo sollecito ed efficace a tutto ciò che ora e in futuro potrebbe accadere di pericoloso a queste povere creature, vorrei dichiararmi, ed essere di fatto, il loro padre e protettore, facendomi carico concretamente della loro tutela e, appena resterà libero il nuovo Istituto di Carità, che con tante fatiche ho costruito per loro, vorrei collocarle in questa grande casa, facendole qui educare, non solo nella fede e nella morale, ma dando loro affetto e alimento quotidiano e, soprattutto, preparandole ad una professione adatta alloro sesso ed alla loro età, che sia in grado di dare loro, un domani,un avvenire dignitoso e sereno. Alle mie sollecitudini certamente non dovranno sfuggire in seguito i poveri orfanelli. Anche loro meritano di essere amati e aiutati nella loro miserabile situazione per allontanarli dalla solitudine e dall’abbandono a cui vanno incontro. L’esperienza, purtroppo,ci insegna che i ragazzi cresciuti senza guida e abbandonati a se stessi, sono causa di tanti mali per loro stessi e per la nostra città. Comunque, prevedo già che l’ apparente mancanza di mezzi economici sicuri potrà sgomentare qualcuno, pensando che io stoltamente, pretenda di far rifiorire tra noi la stagione di S. Vincenzo de’ Paoli. Sono molto consapevole che dentro di me non c’è né lo spirito, né la virtù che a questo Santo faceva realizzare cose grandi,ma so anche che lo stesso Dio abita nei cieli soccorrendo gli uomini con la stessa Provvidenza. Pregherò con tutte le mie forze questo amoroso Signore, affinché mi dia almeno la viva fede da cui erano animate le attività di quell’uomo ammirevole. Mi dispiace molto disturbarla continuamente, ma la natura mi ha donato un cuore molto sensibile e una mente assai riflessiva per cui sento vivamente la compassione che merita questa mia patria fra i tanti urgenti bisogni e prevedo i mali che dovrà indispensabilmente soffrire in seguito, se non si provvede in tempo. Vorrei che i miei desideri fossero appagati perché le mie sollecitudini hanno l’unico scopo di recare beneficio ai miei simili. Questo è il fine di tutto il mio operare e abitando in queste contrade mi sento come uno dei missionari dell’ America e del Perù, i quali sono instancabili nel comunicare la fede e la cultura a quegli abitanti. Invio i più rispettosi ossequi Don Giovanni Battista Quilici


IV

TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

12 giugno 2011

Agenda del VESCOVO

VENERDÌ 10 GIUGNO 9.30 incontro con i direttori dei centri pastorali in vescovado SABATO 11 GIUGNO 18.00 S. Messa e Cresime nella parrocchia di Santa Maria del Soccorso 21.00 Veglia di Pentecoste nella chiesa di Santa Caterina DOMENICA 12 GIUGNO 11.00 S. Messa e Cresime nella parrocchia di S. Michele al Gabbro 18.00 Liturgia mariana alla chiesa di catelnuovo della Misericordia

Diocesi informa

DAL 13 AL 16 GIUGNO MONS. GIUSTI PARTECIPERÀ ALLA CET ITINERANTE IN SICILIA

BREVI DALLA DIOCESI

Incontro Diaconi

VENERDÌ 17 GIUGNO 10.00 il Vescovo partecipa ai festeggiamenti per San Ranieri a Pisa 17.30 consiglio Caritas in Via delle Cateratte 21.00 incontro con i direttori del centro di pastorale catechesi ed evangelizzazione

SABATO 11 GIUGNO ALLE 16.30 Presso la parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù a Rosignano Solvay, presentazione e discussione sulla quarta scheda del progetto educativo a cura del diacono Giulio Galletti.

Pastorale Familiare SABATO 18 GIUGNO 2011 DALLE 15,45 ALLE 18,45 C/O IL VESCOVADO 5° Incontro per gli animatori di gruppi di famiglie, di coppie di fidanzati e per tutti coloro che operano nella pastorale della Famiglia L’animazione del gruppo famiglia: strumenti, metodologie, documenti di base PROGRAMMA ore 15.45 Ritrovo ore 16.00 Riflessione di mons. RAzzauti ore 16.45 Momento di verifica e scambio di idee sul prossimo anno ore 18.45 Conclusione Per i bambini è previsto il servizio di baby-sitter PER INFORMAZIONI: Antonio e Rita Domenici tel. 335 354216 - 0586 501418 Giuseppe e Monica Ciampaglia tel. 339 3972116 - 0586 890185

«Invertiamo la rotta»

Matti per la vela er tre anni, 6 ragazzi livornesi tra i 13 e i PComune, 17 anni, individuati dai Servizi Sociali del alterneranno periodi di navigazione nel Mediterraneo sulla barca a vela di 16 metri “Raj”, condotto dal comandante Matteo Aria, a periodi a terra, alla scoperta dei mestieri legati alla nautica e alla cantieristica. Con questa iniziativa il Comune di Livorno scommette sull’”inversione di rotta” dei suoi ragazzi. I Servizi sociali dell’ente toscano sono infatti tra i pionieri di Invertiamo la rotta – Limite acque sicure, un progetto triennale interregionale per il recupero dei minori a rischio, promosso dall’associazione “Matti per la Vela Onlus”. Invertiamo la rotta è un progetto con il quale si intende insegnare ad adolescenti a rischio di abbandono scolastico e più in generale seguiti dai servizi sociali, a condurre una barca a vela, a conoscere il mondo del mare e le sue professioni, con l’obiettivo di costruirsi una speranza per il futuro, sperimentando la conoscenza di sé e il lavoro di gruppo in un’esperienza di evasione e divertimento orientata da limiti e regole “sicure”. L’intervento sulla dispersione scolastica è solo uno degli obiettivi di lungo termine di Invertiamo la rotta, un innovativo progetto di supporto agli enti che hanno in carico minori che utilizza la navigazione a vela per accompagnare, arricchire e verificare gli specifici percorsi in corso. Ed è stato studiato in collaborazione con gli enti stessi che seguono i ragazzi nella quotidianità, con un approccio che ne fa il frutto della volontà di fare network sul lungo termine, piuttosto che di offrire un semplice servizio di breve termine. I primi partecipanti (oltre ai 6 livornesi ci sono 6 ragazzi di Milano) hanno già iniziato a misurarsi con il mare, la conoscenza di sé e il lavoro di gruppo, in un’esperienza di evasione orientata da limiti e regole sicure. Ad accompagnarli lo staff nautico-educativo che vede la collaborazione e l’interazione tra Matti per la Vela e gli enti invianti nella costruzione insieme ai ragazzi, giorno dopo giorno, uscita dopo uscita, delle rotte di mare e di terra. La tabella di marcia prevede la chiusura entro l’estate della prima fase di conoscenza e ambientamento che include la definizione degli obiettivi individuali e di gruppo, sui quali si inizierà a lavorare concretamente in concomitanza con la riapertura delle scuole. Per informazioni: Matti per la Vela e-mail ufficio.stampa@mattiperlavela.org, tel 339-7174007

USMI DOMENICA 19 GIUGNO ALLE 16.00 Presso l’Istituto San Giuseppe delle suore Vincenziane a Quercianella, pomeriggio di fraternità

A Medjugorje CON IL VESCOVO i svolgerà dal 1 al 4 settembre 2011 il pellegrinaggio a Sdi Medjugorie che vedrà l’accompagnamento spirituale monsignor Simone Giusti e con tutta probabilità anche la presenza testimoniante del giornalista Paolo Brosio. Il viaggio sarà in aereo con partenza da Pisa. PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI PHARUS VIAGGI VIA S. ANDREA LIVORNO - 0526 211294

Libri da LEGGERE

di M.C.

Grun A. - L’arte di diventare adulti. In dialogo con i giovani.- Ed, Paoline, pp.185, 15 I giovani hanno voglia di crescere e allo stesso tempo ne hanno paura. L’autore, dialogando con i ragazzi tra i quindici e i diciassette anni, ha avuto la possibilità di comprendere quali siano i timori che affiorano maggiormente nei giovani quando pensano al futuro e alla prospettiva di diventare adulti. Timori però che sono anche segno di un desiderio profondo; vogliono essere padroni delle proprie vite, vogliono rendersi indipendenti e gli unici responsabili delle proprie azioni. Ma, quando pensano al futuro, emerge il dubbio se quel futuro corrisponderà davvero ai loro desideri e aspettative. Lo scopo di questo libro, non è quello di voler prescrivere ai giovani come diventare adulti, ma il mostrare loro quali siano le condizioni per accedere alla maturità umana, a partire dalle domande che i giovani pongono. Vuole anche far riflettere su come la fede li può aiutare a compiere i passi verso la condizione adulta. L’autore nella stesura del libro si è potuto avvalere della lunga esperienza nella direzione spirituale e pastorale. Non che dia delle risposte preconfezionate, ma offre un contributo alla discussione sul tema “diventare adulti” e alla questione su come oggi possiamo comunicare la fede alle nuove generazioni”.


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO AD UN MESE DALLA PARTENZA, LE ULTIME CURIOSITA’ SULLA GMG..

12 giugno 2011

V

.......

Papa Benedetto XVI «a fumetti» GIULIA SARTI

al t.v.b. alle M.A.P.S. (migliori amiche per sempre), dal “xkè” alle faccine =),:-)…il linguaggio dei nati nello scorso secolo cambia e si rinnova a ritmi frenetici. E siccome Dio ci parla con un linguaggio che possiamo comprendere, per raggiungere i giovani deve per forza adattarsi ai cambiamenti culturali, e con Lui tutta la chiesa. Allora il Papa diventa un eroe manga! Forse qualche adulto si chiederà che cosa sia questo “manga”, ma se guarda sul comodino di figli o nipoti, è probabile che accanto a quel libro che deve essere finito da mesi, avvisti uno strano fumetto. Sì, perché un manga ne ha le caratteristiche principali che tutti conosciamo (chi non ha mai letto da bambino le avventure di Paperino o Topolino?), ma con una particolarità che tra tutte è quella che più spicca: viene letto al contrario, cioè dall’ultima alla prima pagina. Stessa cosa per le vignette il cui ordine va sì dall’alto al basso, ma da destra verso sinistra. Arrivato dal Giappone ormai da diversi anni, questo genere ha affascinato giovani di ogni età. Proprio per raggiungere tutti loro, la casa editrice californiana “Manga Hero” di Jonathan Lin, distribuirà nei giorni della Gmg di Madrid 300.000 copie in inglese e spagnolo della storia di Joseph Ratzinger, sacerdote, cardinale, poi Papa Benedetto XVI. La sceneggiatura di “Habemus Papam”, questo il titolo, è stata affidata a una studentessa dell’Università Giovanni Paolo il grande di San Diego, il disegnatore invece, Sean Lam, arriva direttamente da Singapore. L’editore, che già ha pubblicato la storia a fumetti di San Paolo e Giuditta, crede in questo progetto perché, come riporta l’intervista sul sito http://www.madrid11.com, pensa che in questo modo si possa «utilizzare il manga come strumento

D

L’evoluzione della cultura e della comunicazione non conosce confini; il linguaggio dei manga e dei fumetti arriva fino a Madrid! VENERDÌ 8 LUGLIO ALLE 18.30.........

Prima di partire: ringraziamo Cristo nostra forza! cco la terza ed ultima tappa per i giovani in partenza per Madrid: Venerdì 8 Luglio alle 18.30 nel chiostro del Vescovado, mons. Simone Giusti celebrerà la S. Messa per tutti i pellegrini che andranno alla Giornata Mondiale della Gioventù. A seguire, ci sarà un momento conviviale ed una festa per i giovani. L’incontro naturalmente è aperto a tutti i ragazzi e giovani della diocesi, anche a chi non andrà a Madrid!

E

per mostrare alla gioventù e al mondo una Chiesa che non ha paura della modernità e della costante evoluzione della cultura». Che sia la strada giusta per avvicinare qualche giovane in più?O magari anche solo per avvicinarli alla lettura...che male non fa!

Dove vanno a finire le nostre quote per la GMG? n molti si domandano a che cosa serva la quota necessaria per Ipartecipare ai giorni della Gmg. Ecco qualche risposta: * 10 euro andranno a favore dei giovani dei Paesi poveri come contributo di solidarietà: “i fondi così raccolti saranno ripartiti tra il Comitato Gmg 2011 di Madrid e il Pontificio Consiglio per i Laici, che li gestiranno con finalità precise.In particolare, il Comitato di Madrid utilizzerà i fondi provenienti dalla Spagna per finanziare le spese di viaggio dei giovani provenienti da Paesi dell’America Latina e dei Caraibi che si trovano in difficili condizioni economiche o politiche. Il Pontificio Consiglio per i Laici utilizzerà il resto dei fondi per finanziare le spese di viaggio dei giovani degli altri continenti in simili condizioni di difficoltà”.( http://www.gmg2011.it) * 15 euro copriranno in particolare le spese della partecipazione italiana e saranno così ripartite: - una quota per aiutare diocesi, parrocchie o gruppi che ne hanno fatto richiesta per problemi economici; - una quota destinata alla diocesi africana di Emdeber dove è previsto un progetto per il triennio dell’Agorà; - una terza quota destinata a famiglie italiane in difficoltà, giovani disoccupati, o legata, ad esempio, al “Prestito della Speranza”; - una quota per le spese organizzative; - un’ultima quota per il materiale del “kit dell’italiano”: il cappello, il Rosario missionario, un taglio di stoffa, un sussidio di preghiera della durata di un intero anno liturgico, un vademecum con notizie, preghiere, canti liturgici e profani “italiani”, il telo da mettere per terra per la notte della veglia, una borsa, la bandiera italiana. * L’ultima parte di spesa è quella prevista dal Comitato spagnolo, a secondo del tipo di partecipazione ai giorni della Gmg (una settimana, il solo week end, la sola giornata)

GIOVANI

DI


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

12 giugno 2011

PELLEGRINAGGI

VI

Sulle orme di Gesù DI

MARTINA BONGINI

estate è ormai alle porte ed il caldo di questi ultimi giorni ci porta già a vagare con la mente verso le vacanze estive; dove andare a riposarsi dopo mesi di lavoro? Mare? Montagna? Oppure andiamo “in pellegrinaggio”? Molti sono gli itinerari proposti ma sfidiamo chiunque a non associare subito alla parola “pellegrinaggio,” la meta “Terra Santa”. In effetti, se ci riflettiamo bene, questa dovrebbe essere l’inizio del percorso di ogni cristiano, scoprendo i luoghi dove Gesù è nato, cresciuto e vissuto fino alla morte. Per capire meglio “che cosa è la Terra Santa”, abbiamo pensato di intervistare don Valerio Barbieri, giovane sacerdote della nostra Diocesi che da quasi un anno vive a Gerusalemme.

L’

COME HAI ACCOLTO LA RICHIESTA DI MONS. GIUSTI DI TRASFERIRTI A GERUSALEMME PER PROSEGUIRE GLI STUDI? «Mons. Giusti mi fece questa proposta nell’ottobre del 2008, pochi mesi dopo la mia ordinazione. Ci tengo a dire che si trattava di una cosa che mai avevo pensato e tanto meno desiderato. Il Vescovo mi chiese di pensarci e pregarci per qualche mese e che ne avremmo riparlato a giugno. E così feci. Il fatto che ciò non corrispondesse ai miei desideri mi è stato d’aiuto nel discernimento. Ho quasi da subito avvertito

Fotografie: donValerio Barbieri

Vivere e pregare dove visse Gesù. La Terra Santa vista con gli occhi di chi ci abita da quasi un anno: don Valerio Barbieri, giovane sacerdote della nostra diocesi, ci racconta la sua esperienza che era una strada che mi stava indicando il Signore, attraverso il mio Vescovo e le esigenze della mia Chiesa. Certamente ci sono stati momenti in cui ho sperato di poterne fare a meno, ma non ho trovato motivi validi per rifiutare la proposta che mi veniva fatta e nel giugno del 2009 ho confermato al Vescovo la mia disponibilità. Abbiamo dunque pensato insieme un percorso di preparazione con due obiettivi: iniziare a studiare greco, ebraico e inglese e così saltare l’anno propedeutico; rallentare il ritmo pastorale per prepararmi ad un periodo di solo studio. Ciò si è reso possibile con l’anno passato da viceparroco a S. M. del Soccorso e nel settembre 2010 sono partito per Gerusalemme». COME SI SVOLGE LA TUA GIORNATA IN TERRA SANTA? «Mah. Studio e quando c’è un po’ di tempo studio. Mi alzo molto presto e celebro la s. Messa. Se possibile vado a celebrare in qualche casa di suore per evitare di concelebrare alla messa conventuale dei frati francescani che mi ospitano. Poi vado in facoltà per le

lezioni dopo aver camminato per circa mezz’ora! Alle 13 sono di nuovo al convento per il pranzo. Il pomeriggio studio fino alle 19.00. Poi abbiamo un po’ di preghiera personale, vespri alle 19.45, a seguire cena e poi immancabilmente alle 21.00 il Tg1 (che un’occasione per rilassarsi insieme ai compaesani e non). Dopo il Tg1 due chiacchiere su Skype e poi a letto presto. In questo primo anno ho avuto anche circa trenta escursioni archeologiche in Gerusalemme e in giro per Israele. Per quelle più lunghe viene sempre impiegato il giovedì, giorno in cui non c’è mai lezione».

più le volte che mi sono confessato io di quelle in cui ho confessato qualcuno. In modo particolare mi manca il lavoro con i giovani». PROBABILMENTE AVEVI GIÀ VISITATO LA TERRA SANTA COME PELLEGRINO; È DIVERSO QUANDO CI SI VIVE? «Invece no. Sono venuto per la prima volta direttamente a settembre. Quindi non ho idea di come sia l’esperienza da pellegrino. Credo però che sia notevolmente diversa». SICURAMENTE AVRAI OSSERVATO MOLTI PELLEGRINI CHE ARRIVANO, PREGANO, E RIPARTONO; CHE COSA CERCANO? «Pellegrini ce ne sono a centinaia! Di tutto il mondo! Non c’è mai stato un periodo di tregua. Per noi che dobbiamo muoverci in città vecchia sono spesso addirittura un intralcio: è tutto intasato, tipo fiera di Sant’Antonino. Nel 2010 sono stati registrati più pellegrini del Giubileo. Non so cosa cerchino, purtroppo non ho avuto contatti diretti. Però a vederli dall’esterno sembrano molto presi e curiosi. Ai pellegrini si aggiungono spesso migliaia di persone con le crociere!»

«In modo particolare mi manca il lavoro con i giovani»

COSA TI MANCA DI LIVORNO E DELLE TUE “VECCHIE ABITUDINI”? «Di Livorno mi manca seriamente soltanto una cosa: la vita di parrocchia e l’esercizio del ministero. Qui purtroppo a stento ho travato dove celebrare Messa e sono

CHE COSA TI PIACE E COSA NON TI PIACE DI GERUSALEMME? «Mah, domanda difficile. La cosa che mi affascina di più è la percezione di una città che dà testimonianza di almeno tre millenni di storia. Una cosa che invece mette tristezza è la divisione tra le Chiese, che diventa palese nel S. Sepolcro». UN PENSIERO CHE VORRESTI REGALARE A CHI LEGGE «Venite a Gerusalemme, soprattutto cerchiamo di farci venire i giovani! Non voglio passare da scortese, ma la media dei pellegrini supera certamente i 60 anni! Benvenuti gli anziani, per carità, ma quanto sarebbe bello offrire un’esperienza del genere ai nostri giovani!».

Il prossimo pellegrinaggio in Terra Santa si svolgerà secondo le modalità pubblicizzate a pag. 4


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

12 giugno 2011

Il restauro della facciata e la promozione della chiesa

45a Giornata per le COMUNICAZIONI SOCIALI

La passione nel lavoro del giornalista

Il «tesoro» dei Greci Uniti l dottor Paolo Lugetti, Governatore dell’Arciconfraternita della Purificazione di Maria IVergine e dei Catecumeni, alla presenza di

Luca Collodi primo testimone di «A vivavoce», gli incontri sulla Comunicazione DI

GIULIA SARTI

a 45ª Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali è stata il banco di prova per una serie di iniziative promosse dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della nostra diocesi insieme all’UCSI (Unione della Stampa Cattolica) per fermarsi a parlare un po’ di comunicazione e nuovi media. Per chi vi opera e per chi li vive ogni giorno. Protagonista di questo primo incontro Luca Collodi, livornese, giornalista, conduttore video e dal 2005 caporedattore di Radio Vaticana. Il lavoro che fa adesso nella vita è ciò che voleva «fare da grande» e con non pochi sacrifici (cambiare città tra gli altri), ce l’ha fatta davvero. «Ho raggiunto grandi soddisfazioni e mi è difficile definirlo proprio un lavoro il mio, perché la linea che lo separa dalla passione che ho nel farlo è molto labile». Con un po’ di nostalgia si parla di Radio Livorno Città Aperta, la radio diocesana che negli anni ’80-’90 ebbe un discreto successo in città e

L

da cui l’esperienza di Luca come comunicatore ha avuto inizio. Dalle stanze di via S. Andrea dove qualche volta ci si doveva improvvisare tecnici per far partire la diretta, agli studi di Roma, Luca ha sentito un forte cambiamento di contenuti e mentalità, ma è rimasta viva in lui l’esperienza livornese che ha posto le basi per uno stile particolare da adottare nel suo lavoro. Uno stile cattolico? La domanda successiva lo pone di fronte proprio a questo: ha senso parlare di «giornalista cattolico»? Lo status stesso di giornalista, quale sarebbe per definizione, non dovrebbe già garantire di per sé eticità e valori morali condivisi dalla religione? «Se l’aggettivo coincide con una concezione di maggior senso di responsabilità verso il proprio compito e le persone a cui si arriva, allora il senso si trova. Questo è ciò che dovrebbe distinguere un professionista cattolico dagli altri, essere qualcuno che sappia guardare oltre senza cedere alle mode del momento e che cerchi di perseguire un progetto per permettere un dialogo

Le foto in questa pagina sono di Roberto Manera.

continuo tra cattolici e non». Secondo Collodi questo si può fare avendo dentro di sé una forte passione per la vita e per il prossimo che non faccia però chiudere in una categoria determinata il giornalista, ma lo aiuti a vivere nella comunità laica cercando di trasmettere dei valori che possano aiutare a perseguire il bene comune. «Proprio per questo motivo ho guardato alla chiusura di Radio Livorno con molto dispiacere, perché era un ottimo canale di trasmissione di valori e informazioni di tipo cattolico, una richiesta che ultimamente nella nostra radio percepiamo sempre di più, tanto da far quasi considerare Radio Vaticana un servizio pubblico».

Compito della chiesa secondo il giornalista, dovrebbe essere proprio quello di fare opinione ed educare a una cultura dei media. «Non si può parlare di Internet o di qualunque altra nuova tecnologia come qualcosa da disprezzare o a cui guardare del tutto in modo positivo perché lì dentro c’è lo specchio della società con i suoi lati buoni e i suoi pericoli. Quello su cui ci dovremmo concentrare è perciò un’educazione all’uso che di essi se ne fa», che poi significa, come ha ricordato il Papa nel suo messaggio, vivere senza farsela passare addosso, ma con un proprio senso critico, la trasformazione culturale di questa nostra epoca.

Don Franco Patruno: scrittore e artista La presentazione del volume e della mostra sulla «Via Crucis» in vescovado a Settimana delle Comunicazioni Sociali ha avuto come evento significativo la presentazione in vescovado del volume di don Franco Patruno «Equivalenze o dello scrivere l’arte. Scritti per l’Osservatore Romano». L’incontro organizzato dalla San Paolo di Livorno con la Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara e dal Comitato don Franco Patruno è stato coordinato da Antonello Riccelli, presidente UCSI della Toscana, che con domande appropriate ha saputo coinvolgere il pubblico nel far comprendere la figura di don Franco, un artista, un critico, un giornalista, che merita una conoscenza maggiore da parte di tutti. «Testimone della comunicazione» lo ha definito Monica Cuzzocrea dei Cooperatori Paolini e il vescovo, monsignor Giusti, ricordando la sua personale amicizia con don Franco ha aggiunto che aveva la caratteristica di sognare ma anche di creare percorsi che molti facevano fatica a seguire. Ponendosi la domanda: Che incidenza hanno i media sugli orientamenti fondamentali della vita? Monsignor Giusti ha sottolineato che dai dati sulle Comunicazioni So-

L

ciali forniti alla CEI è emerso che nonostante una massiccia campagna denigratoria, la fiducia dei cittadini nella Chiesa è notevolmente aumentata, quindi le campagne dei media non sono poi correlate alle scelte di vita, perciò se don Franco fosse ancora tra noi certamente si sarebbe messo a studiare questo fenomeno. Silvia Pasello, attrice del Teatro di Pontedera, ha poi letto un brano degli scritti di don Patruno, dal quale è emersa tutta la sensibilità dello scrittore cristiano. Sollecitato dalle domande di Antonello è poi intervenuto il dottor Massi-

VII

mo Marchetti, curatore degli scritti dell’autore, che ne aveva selezionato i testi, dalle recensioni delle mostre alle interviste e alle critiche cinematografiche, compresa la stroncatura del film «L’ora di religione» di Nanni Moretti. Il professor Franco Cardini, nel sottolineare come don Franco fosse uno spirito libero, ha evidenziato come in questo nostro paese non ci sia niente di libero, siamo immersi in un clima di populismo, di corruzione che si coniuga con il menefreghismo della gente. Gli «indignatos» spagnoli in un mondo che sta affondando rappresentano una

cosa nuova, dunque c’è ancora qualcosa che si muove e questo sarebbe il momento ideale per un personaggio scomodo come Franco Patruno. Giuseppe Belardo, capo redattore dell’Osservatore Romano, ha ricordato la collaborazione di Patruno con il giornale che, con il passare del tempo, è divenuta sempre più impegnativa, e ha aggiunto che riguardo alle fiction e ai film televisivi su temi e personaggi di Chiesa soltanto un film fu di suo gradimento: quello sulla vita di Papa Giovanni. Molto interessante è stato l’intervento del diret-

tore della rivista «Jesus», don Antonio Tarzia, che ha detto che don Franco «comunicava la felicità nello scrivere» e riusciva a far diventare evento quello che è la quotidianità; nei ritratti dei personaggi che scaturiscono dalle sue interviste si riesce a scoprire l’anima profonda di ognuno e dalle radici del passato si trovano i germi per il futuro. Monsignor Giusti ha evidenziato che il rapporto arte e popolo è in crisi a causa di una cultura individualista, l’artista è molto spesso autoreferenziale e non riesce a comunicare, quando l’arte non riesce ad essere popolare vuol dire che si è rotto qualcosa nella società. A conclusione il critico d’arte ferrarese Pietro Lenzini ha illustrato la mostra dei quadri della «Via Crucis» di don Franco Patruno dicendo che la sua ricerca grafica e pittorica è importante quanto la sua scrittura, si nota l’incisività del segno che crea la drammaticità tipica dell’uomo moderno colto nella realtà del dolore, la sua Via Crucis è quasi una sintesi stenografica concentrata sul viso del Cristo. La mostra potrà essere visitabile per l’intero mese nella sala Fagioli del vescovado. Gi. Gi.

tutti i membri del Magistrato, ha illustrato alla stampa gli interventi edilizi che dovranno essere effettuati per il mantenimento dell’edificio della chiesa dei «Greci uniti». La chiesa che sorge in Via della Madonna è stata costruita nei primi anni del 1600 ed è famosa perché contiene una splendida Iconostasi in legno del 1641, decorata da dipinti su tavola in stile bizantino, che divide il presbiterio dal resto della chiesa. Durante il periodo bellico la chiesa è stata colpita in pieno da una bomba e al termine del conflitto -ha ricordato Lugetti- l’Arciconfraternita della Purificazione ne ha acquistato la proprietà, ne ha poi curata la ricostruzione come era in origine e nel 1970 è stata riaperta al culto. Il tempo ha usurato profondamente l’esterno della chiesa, si sono verificati alcuni crolli sulla copertura e a Ferragosto del 2009 è caduto anche un tratto notevole del cornicione. È perciò necessario un restauro conservativo che la riporti all’antico splendore. Grazie ad una provvidenziale eredità l’Arciconfraternita inizierà a far fronte alle spese che si aggirano sui quattrocentomila euro. L’intervento -ha specificato Lugetti- sarà curato dall’ingegner Benocci e avrà inizio il 15 giugno, come da capitolato la realizzazione è prevista in 300 giorni lavorativi e sarà affidata alla ditta Do.co. Edil di Livorno che ha già maturata una notevole esperienza nel recupero delle facciate. La chiesa rappresenta un patrimonio culturale per la nostra città perciò sarebbe opportuno, vista l’imponenza della spesa, l’apporto della cittadinanza e delle istituzioni. Il Governatore ha concluso ricordando che è stato stampato un pieghevole che potrebbe essere distribuito all’arrivo in porto delle navi da crociera, così che i turisti sappiano dell’esistenza pregevole dell’Iconostasi, del resto la chiesa è già meta di scolaresche in visita guidata. Ha preso poi la parola monsignor Paolo Razzauti, membro del Magistrato. La chiesa dei Greci Uniti può essere -ha detto don Paolo- il punto storico d’incontro della città, il centro di un percorso storico e museale, comprendente la chiesa di S. Caterina, quella di S. Ferdinando e anche la Cattedrale, che dovrebbe essere conosciuto dai livornesi che molto spesso ignorano il loro patrimonio storico-artistico, soprattutto dovrebbe essere conosciuto dai turisti, infatti il flusso dei turisti è notevole ed è stato stimato che il 30% degli arrivi via mare rimane in città. Don Paolo si è chiesto: Cosa trovano i turisti a Livorno? Risposta: Chiese chiuse e musei lontani, con il contorno di esercizi commerciali anch’essi chiusi! Bisogna allora riuscire a proporre un percorso museale per far conoscere una zona della città dalle caratteristiche straordinarie, da S. Ferdinando i turisti potrebbero essere invogliati a fare il giro dei Fossi in battello alla scoperta di una Livorno insolita, l’itinerario potrebbe concludersi con la visita della Fortezza Vecchia. La chiesa dei Greci Uniti, ha terminato don Paolo, una volta ristrutturata non sarà solo un vanto per l’Arciconfraternita ma di tutta la città. Le chiese di Via della Madonna dimostrano una Chiesa livornese accogliente e attenta alle diversità, una concezione che si tramanda fin dall’antichità così da rappresentare «tante diversità ma una ricchezza unica». Gianni Giovangiacomo LA «BENEDIZIONE» DEI GRECI ul nuovo pieghevole illustrativo della chiesa dei Greci Uniti si può leggere: «Il primo Governatore di Livorno fu il greco Giovanni Manolis Volterra. Probabilmente fu lui a creare la tradizione che si è mantenuta fino al 1892 della benedizione della prefettura da parte di un sacerdote della chiesa dei Greci Uniti. Sembra che da ciò sia originato l’invito ad "andare a farsi benedire dai Greci", rivolto a chi è particolarmente sfortunato». Nel corso della conferenza stampa il Governatore della Purificazione, Lugetti, ha annunciato che è allo studio la programmazione di una giornata dedicata alla «benedizione» da parte dell’Archimandrita greco affinché si possa rinnovare l’antica tradizione.

S


VIII

TOSCANA OGGI 12 giugno 2011

LA SETTIMANA DI LIVORNO


La Settimana - n. 22 del 12 giugno 2011