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HORROR VACUI I WRITERS RIEMPIONO TUTTO

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Titolo:

Horror Vacui I writers riempiono tutto! Tesi di diploma Autore: Dino Kapetanovic Relatore: Professor Siliano Simoncini Correlatore: Professor Francesco Fumelli A.A. 2015/2016


Horror Vacui [da ‹òrror vàkui› (lat. «orrore del vuoto»). – Frase con la quale si espresse un concetto fondamentale della fisica aristotelica che, in polemica con la fisica democritea, asseriva l’inesistenza di spazî vuoti (la natura aborre dal vuoto); si ripete talvolta con allusione alla tendenza a eliminare ogni spazio vuoto nell’ornamentazione, nell’arredamento e simili.Treccani]

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HORROR V A C U I

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è una pubblicazione che nasce dalla necessità di analizzare un fenomeno che colpisce pressoché tutte le metropoli del mondo globalizzato a partire dagli anni ’70, e che ciascun cittadino, camminando per le strade della propria città, non può non aver notato: il writing. Questo fenomeno è stato soggetto a studi in molti campi di analisi: sociologico, antropologico, storico, urbanistico, artistico, ecc…; nonostante ciò, le diverse forme di analisi e le molteplici chiavi di lettura hanno portato nel corso della storia ad una visione parziale del writing, dovuta, quantomeno in Italia, all’osservazione di un fenomeno considerandone esclusivamente l’oggetto (i graffiti) anziché soffermarsi sul soggetto in questione: il writer. Inoltre, alcuni studi risultano influenzati dal burrascoso rapporto fra graffitismo e istituzioni locali, che, sin dal principio di questo fenomeno, hanno adottato nei confronti dei writers politiche di “tolleranza zero”; oppure, come spesso succede quando le istituzioni hanno a che fare con movimenti o sub-culture che mettono in evidenza alcune contraddizioni del sistema politico e sociale vigente, hanno creato nette distinzioni tra un’aerosol art (termine generico che descrive ogni sorta di elaborato dipinto con bombolette spray) “buona” ed una “cattiva”, parlando del writing esclusivamente in termini di vandalismo. Al contrario, scavando più a fondo, è possibile definire questa pratica -anchecome fenomeno di critica ed azione diretta contro un determinato tipo di edilizia. Esiste poi un altro “filone”

derivato dal writing, che spesso fa comodo alle istituzioni locali per dimostrare una -finta- apertura nei confronti delle nuove espressioni artistiche che fanno delle strade la propria galleria, diventando quindi un tipo di “vandalismo socialmente accettato”: la street art. La pubblicazione parlerà anche di questo, della definizione di street art e della netta distinzione, sia stilistica che “attitudinale”, rispetto al fenomeno del writing. Le domande che mi sono posto una volta scelto l’argomento di ricerca, dunque, sono state le seguenti: è possibile fare un’analisi approfondita di un fenomeno spingendoci oltre i preconcetti dovuti a decenni di denigrazioni mediatiche? Come si può analizzare un fenomeno tanto diffuso senza aver preso in considerazione i soggetti che praticano il graffitismo? In particolare, chi sono i writers? Cosa li spinge a danneggiare le superfici metropolitane per marchiare il territorio? Come è cambiato il writing con l’avvento dei social media? Perché il writing è così diverso dalla street art? Quali sono le costanti grafico/stilistiche del writing? Al fine di rispondere a tali quesiti, è necessario soffermarci su più campi di ricerca; per capire l’impatto che questa sub-cultura di origine nordamericana ha sulle nostre metropoli da un punto di vista socioantropologico e grafico-stilistico in modo così presente, attivo e, soprattutto, ostinato -nonostante i divieti, le norme di sicurezza, le sanzioni, le telecamere notturne e lo spionaggio informaticocercherò di studiare più a fondo possibile la figura del writer, la sua arma, gli sprays, e i suoi proiettili, i graffiti, senza escludere un’excursus storico della storia del “movimento” a partire dai primi treni di New York immortalati in Polaroid, fino ad arrivare alle odierne azioni spettacolari postate su Instagram.


La pubblicazione è divisa in due parti, che possiamo definire “umanistica” e “scientifica”. Inizierò con un excursus storico del fenomeno, analizzando in particolar modo la nascita del writing a New York e la sua espansione iniziale, i primi provvedimenti, sia mediatici che giudiziari, per fermare il graffitismo, le prime “incanalature” del fenomeno nell’arte ufficiale, la nascita di altre forme di espressione come la street art e “lo sbarco” in Italia. In questa parte iniziale saranno inoltre presenti degli inserti che andranno a focalizzarsi sul rapporto fra writing e street art, sull’influenza che la musica ha avuto in questo movimento, e sulle differenze -di stile, di comunicazione, di repressione- che si sono create nel corso dei decenni. Successivamente andrò a focalizzarmi su alcune domande che sono venute in mente a me e al mio

La pubblicazione è divisa in due parti, che possiamo definire “umanistica” e “scientifica”. relatore, professor Siliano Simoncini (ISIA Firenze), riguardo alla figura del writer: perché lo fa? Cerca l’anonimato o la personalizzazione stilistica? Si ritiene parte di un movimento o un lupo solitario? È un vandalo o un artista? Qual’è la sua formazione e cosa comporta, a livello di vita quotidiana, questo hobby? Cosa vorrà fare “da grande”? Cercherò di dare risposta a queste domande utilizzando come metodo d’analisi quello sociologico, basandomi su ricerche del settore effettuate da altri studiosi, leggendo i loro testi, per poi riassumere in secondo luogo i dati raccolti. Dopodichè mi dedicherò alla parte più “scientifica” della ricerca, che consisterà, dopo essermi soffermato

Herald Sun, 25 Jan, 2006

sulla figura del writer, nell’analizzarne le armi -ossia tutti gli strumenti più comunemente utilizzati per marchiare il territorio, da quelli classici come le bombolette spray a quelli D.I.Y. come gli estintori riempiti di vernice, e così via-, per poi soffermarmi sull’analisi grafico-stilistica degli elaborati, partendo dalla semplice tag (firma) al wholetrain (un treno intero dipinto solitamente da una crew), passando per i muri legali e i cosiddetti lungolinea. Questo tipo di ricerca è filtrata attraverso due chiavi di lettura, due filtri che ci permettono di categorizzare da una parte gli stili e dall’altra le attitudini diverse che improntano ogni tipo di elaborato grafico. In particolare ho deciso di definire la prima chiave di lettura “stili”, perché analizzerò dal punto di vista grafico ogni tipo di graffito metropolitano, concentrandomi sulle particolarità stilistiche che li accomunano; dall’altra parte, una volta delineati i principali tipi di elaborato, parlerò di “spots”, ossia del rapporto fra graffito e contesto urbano: come cambia il writing a seconda di dove lo si fa? Ai fini di una riconoscibilità sia dentro che fuori dal movimento dei writers, ha senso, ad esempio, fare una semplice firma su un muro concesso dall’amministrazione comunale? Al contrario, è possibile fare un pezzo in wildstyle (stile selvaggio, complesso e quasi illeggibile) su un viale trafficato? Cercherò di dare una risposta a queste domande, ed analizzare quell’impulso animale che porta il writer a “riempire il riempibile”, con diversi strumenti, diversi tempi d’azione e diversi tipi di “fotta” (in gergo, attitudine).

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Random Flicks #19 - BOMBCELONA Magazine

Il materiale raccolto per la realizzazione di questa pubblicazione è diversificato, a seconda del tipo di analisi che viene presentata: -per la ricerca storica si fa riferimento a pubblicazioni, articoli di esperti, tesi di laurea, documentari e siti web, che vengono contultati per dar forma alla parte iniziale dell mio prodotto. -la parte socioantropologica si basa su testi e ricerche, assieme ad un questionario rivolto ad alcuni writers del territorio;a partire dal materiale raccolto, arrivo ad elaborare delle conclusioni. -la parte di analisi grafico-

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“Camera Man” Carl, New York, 1995

stilistica fa invece riferimento ad immagini trovate perlopiù in rete, fotografie scattate dall’autore o concesse da writers, comprese fotografie di writers in azione. -i “focus”, a seconda dell’argomento che trattano, si focalizzano su interviste, analisi di video trovati in rete, racconti, fumetti, illustrazioni. Ogni documento pubblicato è riportato in bibliografia e sitografia.


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HAVOC - GONER - IN - RAES - GANS - TIBET Bombed Downtown, Philadelphia Photo posted by klobersaurus - Writers Forum

In relazione al writing, si riferisce alle superfici metropolitane viste con gli occhi di un writer: ogni spazio vuoto -costantemente osservato nel dettaglio- è uno spot, un potenziale foglio bianco sul quale scrivere, con qualsiasi strumento, il proprio nome.

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“ G R A F F I T I

D I E D ”

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STORIA E ORIGINI

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DEL WRITING

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I dati che fornirò nella seguente analisi storica rappresentano la punta dell’iceberg di un movimento underground che è stata documentata a partire dagli anni ’60.

Per capire al meglio un fenomeno sociale tanto per quanto riguarda le date, che per quanto riguarda i diffuso, è necessario adottare in primis un’analisi storica che possa definire quali città e quali spazi urbani, nonché quali tags e quali writers, abbiano avviato questa pratica, riuscendola a tramandare fino ai giorni nostri. . Chiaramente, essendo stato un fenomeno che ha avuto inizio nei quartieri popolari di New York, fra le strade e nelle gallerie (non quelle d’arte, bensì quelle sotterranee delle metropolitane), e data la necessità da parte dei writers di rimanere nell’anonimato, è risultato abbastanza difficile, sia

soggetti ed i luoghi, ottenere informazioni precise sul fenomeno, in particolare sul suo sviluppo dal punto di vista grafico-stilistico. La crescita esponenziale dell’interesse dei giovanissimi nei confronti del writing ha portato così alla rapidissima creazione di un vero e proprio movimento fatto di segni, ma non di nomi né date. Solamente chi si è esposto più degli altri, negli anni iniziali del fenomeno, oppure chi ha visto con lungimiranza la potenzialità dei propri elaborati grafici ed ha documentato con fotografie e rilasciato interviste a terzi è riuscito

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ad entrare in quella cerchia di cosiddetti “kings” che ancora oggi consideriamo i padri del writing, ma che erano molto probabilmente accompagnati da altrettanti coetanei rimasti nell’anonimato. I dati che fornirò nella seguente analisi storica rappresentano quindi quella punta dell’iceberg che è stata documentata sin dagli anni ’60. Prima di concentrarmi sul fenomeno del writing inteso come aerosol art, mi soffermerò anche su quelle attività artistiche che possono ritenersi precursori del fenomeno, analizzando ad esempio il valore della firma nelle arti figurative ed altri fenomeni

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simili di riproduzione seriale di simboli. Dopo aver descritto la nascita e lo sviluppo del writing negli stati uniti, passerò all’ingresso di questa sub-cultura nel mercato dell’arte, per poi concentrarmi su alcuni artisti in particolare (che hanno fatto parte di questo mondo o che ne hanno adottato le caratteristiche grafico-stilistiche e/o di performance); tratterò poi brevemente lo sviluppo della corrente della street art, mettendola in paragone al writing ed evidenziandone quei lati a mio parere negativi, come la complicità con gli enti comunali nei processi di gentrificazione. Infine descriverò lo “sbarco” del writing in Italia. 15

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Con “graffiti” si intendono gli elaborati composti da parole o disegni, specialmente di contenuto umoristico, rude, satirico o politico, disegnati su muri, porte e superfici pubbliche. Il termine venne coniato da alcuni ricercatori inglesi nel 1851, riferito agli affreschi trovati nelle rovine di Pompei. L’etimologia della parola deriva però dalla lingua italiana, e si riferisce al plurale di “graffito”; entrambe queste definizioni dipendono dal verbo graffiare: anticamente, infatti, un modo per lasciare “il proprio segno” su superfici al di fuori dell’ambito privato era l’incisione, oltre che la pittura. Di conseguenza, se si pensa ai graffiti in questo senso, possiamo trovare esempi di questi elaborati nelle rovine dei monumenti egizi, greci, romani, siriani, arabi, vichinghi, maya, e molte altre culture antiche, fino ai disegni rupestri delle grotte di Lascaux, in Francia, risalenti a 40.000 anni fa. L’impulso di una qualsiasi espressione artistica da parte dell’essere umano risale infatti al periodo Paleolitico, durante il quale venivano dipinti animali e forme astratte all’interno delle caverne; il significato di queste pitture rimane tuttora incerto. Per quanto riguarda la creazione di scritte e lo sviluppo delle lettere, possiamo prendere in considerazione le iscrizioni vichinghe ad Hagia Sophia (Turchia) o quelle dei Maya in Guatemala. Questa ricerca fa però riferimento al fenomeno del graffiti-writing, ossia la pratica di dipingere elementi uguali o simili fra di loro su superfici pubbliche (perlopiù su parete), che abbiano la forma e il contenuto di una firma. A FIANCO: TEMPIO DI SETI I AD ABYDOS


L’utilizzo della firma, inteso come elemento calligrafico riprodotto sempre nella stessa modalità, nelle arti figurative nacque con i grandi incisori del ‘500 come Albrecht Dürer, Martin Schongauer e Albrecht Altdorfer, i quali cominciarono a siglare le stampe che pubblicavano a fini di vendita per evitare i plagi; successivamente presero l’abitudine di firmare anche i disegni, tramandando alle generazioni successive di artisti la pratica di “marchiare” la propria opera per prevenire la diffusione di opere non originali. A fianco: la firma di Albrecht Dürer, sottoforma di monogramma, posta in basso a destra rispetto ad una delle sue incisioni.

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I PRIMI CODICI NEI GRAFFITI A partire dalla fine del XIX secolo, negli Stati Uniti nacque un gruppo di vagabondi che adottava in maniera tendenzialmente volontaria uno stile di vita senzatetto improntato alla semplicità, al viaggio e all’avventura, imbarcandosi clandestinamente sui treni merci alla ricerca di lavoro: gli hobo. Questi soggetti, per lo più analfabeti, scrivevano messaggi, utilizzando un codice proprio del gruppo, sui muri delle stazioni dei treni, nei depositi, sui ponti ed in altri luoghi trafficati, per segnalare agli altri hobos la presenza di tratte ferroviarie utili, controlli particolarmente severi ed altre informazioni.

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“Scary Walk”, Downtown Shreveport Brandon Brasseaux Ph


LA FIRMA DEL SOLDATO U.S. In seguito, durante la seconda guerra mondiale, i soldati della US Army iniziarono a disegnare su svariati supporti nelle città in cui combattevano una figura antropomorfa accompagnata dalla scritta “Kilroy was here”. Questo può essere considerato il primo esempio di graffiti writing: la facile riproducibilità del personaggio portò al moltiplicarsi del messaggio, che rappresentava il passaggio dell’esercito in quel territorio. Kilroy è un pupazzo calvo con un grande naso, che sbircia da sopra un muro, aggrappato con entrambe le mani. Se l’origine dello slogan rimane incerta, quella del personaggio non lo è: si tratta infatti di “Chad”, un personaggio dei fumetti creato dal disegnatore George Edward Chatteron.

KILROY WAS HERE The Folklorist (Edited)

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La nascita del Graffiti Writing: la prima generazione. Fino agli anni ’60 le uniche scritte eseguite illegalmente sui muri delle metropoli si limitavano a contenuti di tipo politico e sociale; ad esempio, negli Stati Uniti a partire dal 1955 ma soprattutto col movimento hippie del 1968, comparvero scritte contro la guerra

in Vietnam, che recitavano slogan come “Stop War!”. Con il writing, invece, si diede per la prima volta più importanza alla forma che al contenuto, e questo fenomeno diventò negli anni a venire una valvola di sfogo per i giovani statunitensi.

BOZO TEXINO (Action Shot) - J.H. McKinley Ph

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Alcuni storici affermano che il writing, inteso come la moltiplicazione di lettering rappresentanti dei nickname, sia nato in Canada, dove, negli anni ’50, esisteva un gruppo di “scrittori”, detti Monikers, che si aggiravano nei depositi dei treni (in particolare

quelli che trasportavano merce) scrivendo frasi e disegnando elementi figurativi con dei gessetti; è interessante inoltre osservare il primato canadese di azione sui treni, che come vedremo diventerà il simbolo del writing newyorchese.


Altre teorie fanno nascere il writing a Los Angeles dalle gang di origine latinoamericana che, scrivendo il proprio nome sui muri dei quartieri, ne marcavano il “possesso”, inteso come controllo territoriale dei traffici illegittimi ed altre attività di stampo criminale. Questi elaborati presentavano stili precisi, influenzati dall’immaginario centro-americano (cultura messicana) fatto di elementi intimidatori come teschi, diamanti, croci, e un lettering gotico. Oltre a presentare questo tipo di lettering, ogni gang aveva un proprio codice fatto di segni che, tramite l’utilizzo delle dita, componeva le iniziali del proprio nome.

F13 GANG Andres Hierren Ph Vice News

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Il primissimo writer che sia mai stato documentato si trova a Philadelphia: qui, nel 1967, apparve la prima tag (firma) di

seguito da Cool Earl. Anche se è stato documentato l’utilizzo di frecce nelle tags di Cool Earl, le primissime firme presentavano lettering molto semplici e lineari, ma la particolarità di questa prima ondata di graffiti fu la voglia dei writers di diffondere il proprio nickname il più possibile utilizzando i Magic Markers (pennarelli indelebili) su qualsiasi superficie della città. CornBread, Philadelphia Fred F. Corter Ph

Già nel 1968 si videro le prime tags apparire anche a New York, dove

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cominciò a colpire le superfici urbane. Nel 1969 il fenomeno si poteva ritenere già sviluppato a Philadelphia, dove gli autobus e le metropolitane erano sature di tags; in contemporanea questi elementi erano in continuo aumento a New York; Washington Heights, Manhattan, Bronx e Brooklyn furono i quartieri prediletti dei neonati writers come Taki 183, Mico e Topcat. Le particolarità, dal punto di vista graficostilistico, di queste scritte erano la linearità delle lettere e la loro estrema rapidità di esecuzione, che ne assicurarono un’enorme riproducibilità in quegli anni.

...E L’ARRIVO A N E W YO R K

MICO 149 St. New York


“la voglia dei writers era quella di diffondere il proprio nickname il più possibile utilizzando i

“Miss Magic Marker”, 1954 Vic De Lucia Ph

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Subway, New York John Conn Ph

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Nell’estate del 1971 comparvero le prime tags dipinte sulla

carrozzeria dei treni e dei vagoni della metropolitana, anziché

all’interno. A couple in a New York subway carriage in 1972 BBC.com

Fino ad allora si trattava di firme realizzate con i pennarelli, che quindi avevano uno spessore limitato ed un colore solo.

Subway graffiti photo taken Feb 8, 1982

I ragazzi che colpivano, “taggavano” la città erano

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adolescenti di origine afroamericana e portoricana dai 12 ai 24 anni; agivano in modo

autonomo

, senza essere spinti da motivazioni di tipo artistico o politico.

Subway, New York. Ferdinando Scianna Ph, Magnum Photos

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Graff Kids “Il nome diventò tutto, bisognava onorare il proprio e rispettare quello degli altri.”

“Graff Kids”, New York Jon Naar Ph

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Le primissime tags di New York rappresentavano lo pseudonimo del writer accomunato al numero della strada in cui viveva; osservando le interviste ai writers, tutti giovanissimi tra i 12 ed i 24 anni, sembrerebbe che i ragazzi bianchi scegliessero semplicemente il proprio nickname, gli afroamericani utilizzassero nomi derivanti dallo slang di strada (Super Kool 223, Stay High, ecc..) e quelli di origine portoricana invece nickname “iper-americani”. Inoltre alcuni di loro presentavano stessi nomi ma accompagnati da diversi numeri romani, come Snake I, che fu seguito da Snake II e Snake III.

Apparvero le prime writers donne, come Eva 62, Barbara 62 e Michelle 62, ma Lady Pink spiccò fra tutte per essere stata co-protagonista del fil “Wild Style”. Il nome diventò “tutto”, bisognava onorare il proprio e rispettare quello degli altri. Era indispensabile per i writers acquisire uno stile unico e riconoscibile, dove la tag è sinonimo di personalità e la fama si acquisiva con il rispetto degli altri writers. Nel linguaggio del ghetto, colpire un oggetto con il proprio nome equivaleva sottrarlo al sistema di potere della città.


Secondo Taki 183 (writer di origine greca che, si stima, colpì la città di New York con circa 60.000 firme) il writing era una via di fuga per un giovane stanco ed annoiato, che non voleva cadere nel vizio della droga. Nel 1971 apparvero anche i primissimi articoli riguardanti il fenomeno sia sul Philadelphia Inquirer Magazine, sia sul New York Times; uno di questi articoli parlava proprio di Taki 183, rendendolo di fatto un personaggio conosciuto ed uno dei primi writers della città. Ma il primo vero “bomber”, ossia writer il cui obiettivo era solamente “bombardare la metropoli col proprio nome” fu Julio 204. I primi supporti furono i muri delle scuole e dei parchi; dopodiché si passò a camion e bus, per poi dedicarsi ai vagoni della subway, che risultarono subito il mezzo migliore per diffondere il proprio nome e poter essere notati. Si creò dunque un legame indissolubile con “il treno” e le stazioni diventano luoghi d’incontro e di scambio dei writers.

New York Times, 21 Jul 1971

L’Aerosol Era All’inizio degli anni ’70 venne introdotto come strumento la bomboletta spray dal writer Rai74, che diede inizio alla cosiddetta aerosol era. Con questo strumento le tags diventarono più grandi, e di conseguenza sofisticate, creando sempre nuovi lettering, come documentato coi primi elaborati su larga scala di Junior 161.

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“I writers hanno una sorta di accanimento mistico verso i treni. I treni sono l’arena dove ciascuno può sfidare se stesso” [Pigroff] ...ma i muri continuavano ad essere colpiti ed utilizzati come medium per esercitarsi. Inoltre, quando il cosiddetto “Buff” era in azione (ossia la ripulitura dei vagoni dei treni) il muro presentava sempre una valida alternativa. Le stazioni divennero i “Writers Corners”, tra i più popolari quello della 149°strada; in questi luoghi si canonizzano e si fondano i primi stili, le prime regole sull’originalità e sul controllo dello spazio. In questo periodo si andò a perdere l’anonimato ed i giovanissimi protagonisti di questo movimento acquisirono un’identità: si definirono dei ruoli ed il writer diventò un personaggio tra i suoi coetanei.

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Subway Art, Martha Cooper & Henry Chalfant Fonte: www.amazon.it


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Subway Art, Martha Cooper & Henry Chalfant Fonte: http://shop.libraryofarts.com


Il fenomeno del writing si unì ben presto alla neonata musica rap, al Dj-ing e alla breakdance; l’unione di queste discipline diede vita ad un codice di abbigliamento, linguaggio e comportamento: nasce così la sub-cultura dell’hip-hop, che aveva i suoi vari gruppi di aggregazione: le crews.

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Hip Hop Family Tree, Ed Piskor, Fantagraphic Treasure Edition, 2014


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Per i writers la crew divenne come una famiglia, composta da writers che dipingevano insieme e si dividevano le responsabilità delle proprie azioni; in crew si rinunciava al proprio nome per “bombardare” solamente quello del gruppo; per entrare nel gruppo ogni aspirante doveva mostrare il proprio potenziale. La prima crew fondata fu quella degli Ex Vandals, che ben presto fu seguita dalle famosissime The Wanted Club, Wild Style e Rocksteady Crew (fondata nel 1977), famosa anche per la sua appartenenza al mondo della musica rap e breakdance. Al contrario, la prima crew che si è battuta per il riconoscimento dei graffiti come forma d’arte fu la The Fabulous Five Crew. Ogni gruppo di persone, dunque, che si occupi di una

(o più) delle quattro discipline dell’Hip-Hop (Writing, Dj-ing, Rapping, Breakdancing) viene definita tuttoggi crew. I loghi presenti sopra rappresentano alcune crews italiane ed internazionali: TDK Crew (The Damage Kids, Milano, Italia, 90’s), SDK Crew (Stomp Down Killaz, Canada, attiva dai ‘90 in Writing e Rapping), BBS Crew (Bologna Bombers, Bologna, Italia, attiva dal ‘98), CKC Crew (attiva in Italia dal ‘91), 1UP Crew (One United Power, Berlino, Germania, 2003), SRRG Crew (Sorry Guys, Mainz, Germania). Nella pag. a fianco: The Fabulous Five Crew, LEE (The Fabulous Five Crew, Wholetrain, Carrozza Centrale, New York, 1977), Rock Steady Crew (la parte che si occupa di breakdance).


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I PRIMI CODICI VISIVI LEE, Stop Real Crime,Wholecar, New York Henry Chalfant Ph, Pubblicato in Style Wars

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“La forza del writing deriva fondamentalmente dalla bombola e si estende attraverso le menti di chi, tra noi, la considera una scienza.� [Phase2]

Oscar Gorgias VS Writer Sneakers www.graffiti-magazine.net

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“SOFTIES” LETTER FONT M E C H A N I C L E T T E R I N G MASS MEDIA & COMICS primi anni di cultura del writing hanno portato fra i giovani esponenti del neonato movimento ad adottare un codice linguistico che rappresentasse i propri elaborati, che vedremo descritti dettagliatamente sotto il profilo graficostilistico nella seconda parte della pubblicazione. Alcune di queste categorie, che possiamo definire “gli stili”, sono state utilizzate frequentemente da determinati writers, che hanno dunque inserito nuovi elementi stilistici nel mondo del graffiti writing. Per il writer Phase 2, considerato un maestro dello stile, o un “king”, il writing è “scienza e architettura

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Puppet, Subway, New York Martha Cooper Ph

della lettera”. Egli è stato uno dei primi ad aggiungere elementi ai propri pezzi; si ritiene che abbia inventato il bubble letter style (o softies), il primo “font” dei graffiti: lettere che presentano elementi tondeggianti coerenti l’uno con l’altro. Con gli anni ’70 nacque da parte dei writers la volontà di effettuare una precisa ricerca stilistica, il cui fulcro era basato sull’innovazione. Ad esempio il writer Blade è stato il primo ad aver creato delle lettere con caratteristiche meccaniche (o cyberpunk). Nel writing gli elementi essenziali erano la parola, il colore e lo stile, oltre all’ispirazione dei personaggi dei mass media, reinterpretati. I writers cercarono quindi di uscire dal coro tramite la sperimentazione, ed inaugurarono i pieces, termine che deriva dalla parola masterpiece (capolavoro), che è una scritta grande, colorate e complessa. Comparvero inoltre i primi puppets, personaggi di tipo antropomorfo oppure zoomorfo derivanti dai fumetti: i pezzi iniziarono dunque a raccontare delle storie.


Phase 2 – Graffiti #2, photo credits Robert E. Mates and Paul Katz

BLADE, Wholecar, Bronx, New York Martha Cooper Ph

Donald Duck, LEE, New York, 1978

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KING In tutte e quattro le discipline dell’Hip-Hop, si iniziò a competere per il titolo di king. Nel Writing questo deriva tuttora sia dalla quantità che dalla qualità dei pezzi, e dunque necessita sia di innovazione che di costanza. Uno dei primi kings dei graffiti è Lee 163D!, che iniziò a colpire i vagoni dei treni all’esterno. L’immagine ritrae Notorious B.I.G. (detto Biggie), considerato a lungo “The King Of New York” nel campo del Rapping.


I writers introdussero anche la pratica del biting, ossia il prendere uno stile già esistente e rimodellarlo, accostando simboli alle lettere; uno dei simboli piÚ utilizzati fu da subito la freccia, che indirizza la lettura del nome (le prime frecce furono realizzate da Cool Earl, Phase 2, Stay High 149 e Tracy 168). Non è facile, invece, dire chi abbia utilizzato lo stile 3D per primo; secondo lo storico Stewart fu All Jive 161, mentre per altri è stato Pistol insieme a Flint 707.


La più grande innovazione in campo estetico, che ha portato la tag a diventare masterpiece, è stato il noto outline, ossia quella linea esterna che racchiude le lettere. Secondo Phase 2 un masterpiece doveva essere grande, possedere un outline e delle decorazioni; secondo la definizione odierna, un masterpiece è qualsiasi elaborato grafico eseguito con la bomboletta, con più di 4 colori. I nomi associati all’invenzione di questo tipo di elaborato sono Cliff 159, El Marko e Super Cool 223. Nascono inoltre i nomi per definire i pezzi sui treni: end-to-end, top-to-bottom, windowdown, wholecar, ecc… Il primo pezzo window-down (ossia eseguito sotto i finestrini del vagone) è stato Worm, mentre il primo wholecar (pezzo che copriva l’intera superficie di un vagone) fu eseguito da Dondi, che divenne in seguito famoso proprio per l’utilizzo di questo formato. Se tutte le carrozze erano coperte da pezzi wholecar, allora il treno coperto diventava “wholetrain”. 40

SuperKool 223, Fonte: graffitics1disc.files.wordpress.com

Cliff 159 Fonte: allhiphop.com

Dondi, Children of the Grave pt. 3, Wholecar Martha Cooper Ph, Pubblicato in Subway Art


DONDI, Children of the Grave pt.2, Wholecar, pubblicato in Style Wars, Henry Chalfant Ph

LEE, Stop the Bomb, Wholecar, 1979, pubblicato in Style Wars, Henry Chalfant Ph

SEEN, Hand of Doom, Wholecar, 1980, pubblicato in Style Wars, Henry Chalfant Ph

NOC 167, Wholecar, 1981, pubblicato in Style Wars, Henry Chalfant Ph

LEE, Wholecar, 1979, pubblicato in Style Wars, Henry Chalfant Ph

FUTURA 2000, Wholecar, 1980, pubblicato in Style Wars, Henry Chalfant Ph 41


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Dondi White, Action shot, Children of the Grave pt. 3 Martha Cooper Ph pubblicato in Subway Art, Fonte: widewalls.ch

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Gli elaborati veloci con lettering bubble e due colori presero invece il nome di throw up, che tradotto significa “vomito”: questo è l’effetto di veloci chiazze di colore apportate sulle superfici urbane. Infine, l’evoluzione estrema del lettering portò al wildstyle, termine coniato da Tracy 168 per definire un pezzo di Phase 2 datato 1974, ossia lo stile apice della carriera di ogni writer caratterizzati da dimensioni notevoli, numerosi colori e lettere incomprensibili. Nel 1983 fu progettata la prima Hall of Fame dei writers da parte di Wulcan a New York: un muro su cui solo i kings della città avrebbero potuto dipingere un proprio pezzo.

SEEN, Throw Up End to End

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ZEPHYR, Trainbombing, mid 80’s Fonte: widewalls.ch


Z E P H Y R & R E V O LT W I L D S T Y L E , R I V E R S I D E PA R K , T H E B R O N X ( 1 9 8 2 )

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REPRESSIONE E RESISTENZA

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I WRITERS CONTRO MTA

New York Yard, pubblicato in Subway Art, Martha Cooper Ph fonte: amazon.com

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La metropolitana di New York, gestita da MTA (Metropolitan Transportation Authority), viaggiava sottoterra per tutto il perimetro cittadino, ma risaliva in superficie nei quartieri del Bronx, di Queens e di Brooklyn; queste furono da subito le prime “arene� dove i writers colpivano le superfici dei treni. Queste aree si dividevano in due tipi: le Yards (ossia i depositi dei treni) e i Lay-ups, i binari centrali dove i mezzi venivano lasciati in attesa di ripartire la mattina.

Logo New York City Transit Authority

Attorno al 1970 cominciarono a sentirsi le prime lamentele dei clienti della metropolitana.

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Subway, New York Richard Sandler Ph


Di

conseguenza

la

società

di

trasporti

organizzò le prime azioni di buffing (ripulitura dei vagoni), che inizialmente si riducevano ad un lavaggio dell’interno dei vagoni una volta a settimana, ed una ripulitura esterna una volta ogni tre settimane; il tutto avveniva con agenti chimici in grado di sciogliere la vernice. La MTA arrivò ben presto alla conclusione che questo metodo non funzionava, perché i pezzi rimanevano, seppur sbiaditi, sulla carrozzeria e l’unica soluzione fu dunque di ridipingere

Ma ai writers non importava proprio niente!

periodicamente le superfici. Fino ad allora non esistevano leggi specifiche per i writers; la pena si limitava ad una multa e, se i giovani minorenni risultavano recidivi, venivano affidati al giudice minorile. La pena più severa, soprattutto vista dagli occhi dei writers, era quella di ripulire i treni colpiti (chiamata clean-up operation).

Train Yard, New York pubblicato in Subway Art Martha Cooper & Henry Chalfant

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Il 27 Ottobre del 1972 il sindaco della grande spese circa 10.000.000 $ per la pulizia dei mela, John Lindsay, firmò la prima legge vagoni, e stanziò circa 24.000.000 $ per tutte anti-graffiti, formando contemporaneamente

le misure preventive contro i writers. Per tutti gli

anche la prima task-force di polizia dedicata anni ’70 la task-force anti-graffiti fu operativa, interamente alla repressione del fenomeno.

ma gli sforzi risultavano sempre vani.

Inoltre incentivò la pulizia dei vagoni, ma Nel 1977 la MTA cominciò a pulire i proprio questo venne preso solo come uno stimolo ad vagoni con degli acidi, che però portarono agire di più dalla controparte; infatti il 1973 fu

più danni che benefici (corrosione delle pareti

definito il periodo d’oro della subway art.

e danni alla salute dei lavoratori), tant’è che

Durante il suo mandato, il sindaco Lindsay nel 1985 gli operai che subirono danni a causa 50


Photo bt Martha Cooper via Fallopia.com

dell’esposizione ai fumi dei solventi furono

numero di pezzi che viaggiavano sui vagoni si

risarciti con 6,3 milioni di dollari.

ridusse drasticamente.

Durante gli anni ’80 la guerra contro i graffiti fu combattuta con ogni mezzo necessario: recinzioni nelle yards, cani da guardia vicini ai depositi, pulizia intensiva dei vagoni e divieto di vendita di sprays ai minorenni. La battaglia contro le istituzioni newyorkesi finì nel 1989, quando il periodo della cosiddetta subway art (o mass transit art) si disse concluso, poiché il

(Scherzo! Siamo solamente all’inizio!)

51


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SYNTHETIC

Nel biennio 1973-74 i pezzi iniziarono a colmarsi di dettagli e campiture precise, da cui uscivano fiamme ed elementi esotici. In questo periodo si mirava

P E R I O D

inoltre a dipingere in intervalli temporali minori, il tutto perfezionando i canoni stilistici già esistenti, facendo attenzione alla composizione stilistica e al risultato finale.

W R I T I N G

Inoltre si iniziò a manifestare un interesse da parte dei writers verso il mondo esterno, e gli elaborati furono permeati da significati di natura politica e sociale, come il pezzo che recitava “Hang Nixon!” (“impicca

PLUSVALORE

Nixon!”) eseguito dal writer Mico su un vagone. Inoltre i pezzi furono sempre più spesso accompagnati dai personaggi dei fumetti, primi fra tutti Donald Duck e Mickey Mouse.

DELLA CITTA’

Durante questo periodo i writers cominciarono a considerarsi un “plusvalore” della città.

MICO, Hang Nixon

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LE UNIONS E LE PRIME MOSTRE

Hugo Martinez, U.G.A. 1972

Nel 1972 uno studioso di sociologia, Hugo Martinez, decise di entrare in contatto con alcuni Kings del writing newyorkese proponendogli di aprire uno studio e di iniziare a lavorare su tela; nacque così la U.G.A. (United Graffiti Artists), che inaugurò nel dicembre dello stesso anno la sua prima mostra al City College di New York. Alla mostra presero parte molti writers tra cui Lee 163D! e Co-Co 144; le tele, però, mancavano di dinamicità e vitalità, elementi essenziali del fenomeno che fecero continuare, in parallelo alla pratica in studio, le performance illegali tra i writers coinvolti. Nel settembre del 1973 la U.G.A. espose alla Razor Gallery a Soho; la mostra venne recensita dai mass-media e per la prima volta si parlò di writing come espressione artistica, tant’è che le tele vennero vendute a prezzi tra i 300 e i 3000 dollari. Successivamente furono allestite altre mostre al museo della scienza e dell’industria di Chicago, oltre che al “The Artists’ Space Gallery” a New York; dopo questa esperienza il gruppo si smembrò, non trovando 54

United Graffiti Artists Deuce Coupe Twyla Tharp

più un leader carismatico come Martinez in grado di organizzare il gruppo. Come dichiara anche Barbero, “la U.G.A. è la vera antesignana della Graffiti Art. Questo suo essere collaterale ed effettivamente non nascondere un intento basilarmente “sociale”, di “legittimazione”, ma soprattutto di legalizzazione di un movimento fuorilegge, la differenzia dall’intero processo commerciale della sua evoluzione del decennio immediatamente successivo.” Nel 1974 Jack Pelsinger, di professione attore teatrale, decise di creare una nuova union: la N.O.G.A. (Nation Of Graffiti Artists), con sede in un magazzino di Columbus Avenue; in questa sede vengono accettati tutti i writers, dai kings ai toys (writers con poca esperienza) e ben presto lo spazio diventa saturo di graffiti. Poco dopo, però, la N.O.G.A. venne sfrattata dallo spazio e Pelsinger, nonostante le mostre, non riuscì a guadagnare a sufficienza per mantenere vivo il gruppo.


U.G.A. Headquarter

U.G.A. catalogo 1975 Roberto Gualtieri Ph

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U N I T E D G R A F F I T I A RT I S T S - C O L L A B O R AT I V E N O . 1 - 1 9 7 2 56


L A

C O M M E R C I A L I Z Z A Z I O N E

C.R.E.A.M. (Cash Rules Everything Around Me, nota canzone del Wu-Tang Clan, anno 1993, album Enter the Wu-Tang, 36 Chambers) Illustrazione di: Jason Deary

D E L

G R A F F I T I

W R I T I N G

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Mass Media: “gli strumenti o i veicoli di divulgazione propri dell’industria culturale, come stampa, cinema, radio, televisione ecc.” [Treccani] Durante gli anni ’80 il fenomeno del writing e la figura del writer vennero per così dire consacrati dal passaggio da un movimento underground ad una moda mainstream. Si girarono film e documentari di fama internazionale come Wild Style, ma i graffiti comparvero già nel 1975 nelle

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Sigla della serie TV “Welcome Back, Kotter”

serie TV e nell’immaginario comune dell’ambiente urbano statunitense, come documenta la sigla del popolarissimo telefilm Welcome Back Cotter; questa mostrava alcuni vagoni della subway dipinti dai writers newyorchesi Jester 1, P-nut e Diablo, stimolando la creazione di un immaginario sul writing.


nacque lo stile Urban nell’ambito del fashion design ed era possibile ascoltare pressochè ininterrottamente musica rap su MTV, con artisti che inserivano nei proprio videoclip immagini di graffiti (ad esempio, il pezzo “Sky is the limit” di Bill Blast apparve sullo sfondo della canzone Buffalo Goals di Malcom McLaren, del 1982). Nel 1983 vennero girati due importanti documentari: “Style Wars - The Original Hip-Hop Documentary” diretto da Tony Silver e Henry Chalfant, vincendo il “Grand Prize for Documentaries” al SUNDANCE Festival del 1983 e il documentario “Wild Style”, prodotto da Charlie Ahearn, che vede come protagonisti alcuni nomi illustri del writing newyorkchese: Lee, Fabulous 5 Crew, Rock Steady Crew, Lady Pink. Jam Master Jay, Run e DMC. Queens, 1986

Sky is the Limit Bill Blast

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Flyer della FUN Gallery, “The Original and Still the Best”

Keith Haring Foundation, FUN Gallery Exhibition Flyer, 1983

Nel 1981 venne aperta nell’East Village, a Manhattan, la Fun Gallery, specializzata in aerosol art: questa galleria chiuderà nel 1985, ma fu di fondamentale importanza per gli artisti che vi esibirono le proprie opere: Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Lee Quinones, Dondi e Kenny Sharf. Di conseguenza, il territorio del Bronx subisce una sorta di “ascesa artistica”; da territorio povero diventa un

Jacek Tylicki street art war graffiti 1982 from: “make war in art not in reality” 1982

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quartiere vitale ed in fermento, soprattutto grazie ad associazioni culturali e personalità forti che hanno saputo dare valore ai “segni” che tempestavano i muri. Uno degli studi più importanti del South Bronx fu Fashion Moda, aperto da Stefan Eins nel 1978 e chiuso nel 1993. Fu una fucina artistica che video nel 1980 l’esposizione dal titolo “Graffiti Art Success For America”. Immagine in alto: Galleria Fashion Moda, Bronx, New York, 1984. Fotografia di Tommaso Tozzi Immagine in basso a sinistra: Fashion Moda poster, 1980; designer: Stefan Eins Immagine in basso a destra: Fashion Moda poster, 1985, designer: Stefan Eins

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Francesca Alinovi: un contributo essenziale per il Writing in Italia.

Francesca Alinovi

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In Italia Lee Quinones, writer di fama internazionale, inaugurò una propria mostra personale alla Gallera La Medusa a Roma, nel 1979. Nel 1984 si svolse a Bologna la mostra di Francesca Alinovi, docente di belle arti che aveva viaggiato a New York ed analizzato il fenomeno del writing da vicino, dal nome “Arte di Frontiera: New York Graffiti”. Molto interessante è il contributo che la Alinovi, purtroppo scomparsa prima di poter assistere

all’apertura della mostra, ci dà dell’ambiente urbano newyorkese, in particolare del Bronx: “Fashion Moda è una galleria molto poco convenzionale, e per nulla commerciale, che da tre anni vive con successo, impiantata nel più pericoloso e malfamato quartiere di NY, il South Bronx. ABC No Rio è invece uno spazio collettivo “aperto”, specializzato in openings-parties ispirati al sesso e alla morte, situato nel retrobottega di un negozio sgangherato del Lower East Side. Collectives


International, a sua volta, è il nome scelto da un altro collettivo di artisti, sorto in questi mesi, che si propone di tenere i collegamenti internazionali, via lettera, tra i vari collettivi di artisti esistenti al mondo. Insomma, mentre in America come in Europa si celebra il trionfo, in arte, della tradizione e del bel quadro, ecco riemergere come un geiser impetuoso e bollente la irruente corrente dell’underground. [...] L’arte del futuro spia con grandi occhi scuri spalancati sul centro dalla periferia, mescolata coi

detriti e le macerie della città degradata, confusa tra i ghetti delle minoranze razziali, nutrita dal sangue caldo della negritudine in via d’espansione.” Inoltre ci ha fornito una minuziosa descrizione della figura dell’artista di New York: “L’attuale arte d’avanguardia, più che sotterranea, è arte di frontiera; sia perché sorge, letteralmente, lungo le zone situate ai margini geografici di Manhattan (Lower East e South Bronx), sia perché, anche metaforicamente, si pone entro uno spazio intermedio tra cultura e natura, massa ed élite, bianco e nero, aggressività e ironia, immondizie e raffinatezze squisite. Questi artisti sono simultaneamente “penne nere e visi pallidi”, e sono i nuovi kids di NY: ragazzacci dall’aria sbeffeggiante e gentile, che insozzano di segni e graffiti la città ma si presentano in bella mostra anche nelle gallerie, e attraversano come bande guerriere i quartieri più luridi di New York partecipando poi come ultima fashion ai parties più eleganti. I kids sono i nuovi dominatori della scena artistica newyorkese, portatori di un’estetica Keith Haring e altri writers dipingono il dell’eterna infanzia che gioca negozio di Elio Fiorucci, Milano, 1983

“Arte di Frontiera: New York Graffiti” Bologna, 1984 Francesca Alinovi

a guardie e ladri a rischio della propria pelle e si lancia in scorribande nella città messa a ferro e fuoco, saccheggiando ogni ben di dio tra i suoi rifiuti. La metropoli si è autodegradata per eccesso e ora, come un immenso campo di terra bruciata, offre frutti spontanei dal sottosuolo: monitors, ferraglie d’auto fracassate, vetri infranti, frammenti di mobili usati, fili elettrici, valvole, spinterogeni. Natura e cultura sono, nella nuova prateria di NY, perfettamente integrate. Sono tutt’uno.”

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Post Graffiti Exhibition Catalog Cover 1983

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Oltreoceano la situazione artistica, derivante dalla sub-cultura del writing, era in fermento: fu fondato il collettivo CoLab dall’artista John Ahearn, vicino all’ambiente dei graffiti; egli organizzò la mostra “Time Square Show” che avvicinò l’arte alla strada, o quantomeno rappresentò quest’ultima grazie all’arte. Nel 1983 si tenne la mostra “Post Graffiti” alla Sidney Janis Gallery, ma si può dire che lo sfruttamento commerciale del writing iniziò col successo di eventi come la mostra dal titolo “Beyond Words” al Mudd Club nell’anno 1981. Tag di SE3 fatta da Eric Haze, fatta per Jay “J.SON” Edlin al Mudd Club durante l’esibizione “Beyond Words”

Tag di SE3 realizzata da Eric Haze, fatta per Jay “J.SON” Edlin al Mudd Club durante l’esibizione “Beyond Words”. 65


Durante gli anni ’80, l’aerosol art, ossia l’arte di coniato slangs personali che confondono ed

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utilizzare le bombolette, derivata indubbiamente dalla pratica del writing, è un movimento in grande ascesa; le gallerie d’arte cavalcano l’onda di questo movimento underground e all’avanguardia e i critici d’arte e i collezionisti si sfruttano con molta intelligenza la notorietà del fenomeno. Quelli che un tempo venivano definiti kids, i ragazzi delle periferie di New York, hanno

innovano i sistemi di comunicazione standard; sono il prodotto del “terzo mondo americano”, e come sostiene la Alinovi presentano un potenziale altissimo nel mondo dell’arte contemporanea: “alta cultura mescolata a bassa natura, e immenso patrimonio conoscitivo mescolato a un conto zero nella banca […] I neri, già da tempo dominatori del campo musicale e della danza, hanno


WRITING: INFLUENZE E CONSEGUENZE S U L L’A R T E UFFICIALE a fianco: mostra “city as canvas”, museum of the city of new york (mcny), 4.feb-21.sept 2014

conquistato per la prima volta nella storia anche il mondo dell’arte.” Gli artisti che operano sulle strade, che nascono in un ambiente saturo di segni sui muri o che frequentano gallerie d’avanguardia a loro volta permeate dalla subcultura del writing, saranno per il mondo dell’arte contemporanea un soffio d’aria fresca. Di seguito saranno presentati alcuni artisti che, secondo me, hanno fatto da anello di congiunzione fra il

fenomeno del graffiti writing e l’arte ufficiale. Alcuni arrivano direttamente dalle tags sui muri e dalle fughe dai depositi dei treni; altri prendono solamente spunto da considerazioni di tipo grafico-stilistico o socio-antropologico legate al mondo del writing. In ogni caso credo che il writing possa essere considerato un movimento che ha avvicinato, ed avvicinerà ancora, i giovani al mondo dell’arte, e viceversa.

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FUTURA 2000

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LEE 163D!

LADY PINK

Questi tre artisti sono stati alcuni dei pilastri fondamentali del writing statunitense. La loro caratteristica comune è stata quella di essere riusciti ad evolvere il loro studio stilistico parallelamente alle azioni illegali, portandoli a riscuotere un notevole successo dal punto di vista artistico.


Futura 2000 (Lenny McGurr) Pointman Orange, 2007. Acrylic on canvas 13.75 x 13.75

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Futura 2000 (Lenny McGurr) Pointman. Acrylic on paper 13.75 x 13.75


Futura 2000, classe 1955, è un writer proveniente da New York, che attualmente lavora come graphic designer ed ha collaborato con marchi quali Levi’s, Nike, the North Face; ha anche avuto collaborazioni con il gruppo musicale The Clash ed ha il vanto di aver fatto conoscere l’aerosol art in tutto il mondo. Pur rimanendo vincolato allo studio della lettera, fu uno dei primi writers a sviluppare una ricerca sull’immagine, caratterizzata da astrattismo e da assenza di figurativismo, con un cromatismo deciso. Fu rinominato “space-age Kandinsky”, in riferimento ai vagoni della subway da lui dipinti, con uno sfondo futuristico e spaziale. Nel corso degli anni ha esposto in numerose gallerie e musei quali: Fun Gallery, Tony Shafrazi Gallery, Moma PS1 e Moca di L.A.

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72

Futura 2000 durante la sua mostra personale


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Conosciuto con la tag Lee, George Quinones nasce nel 1960 a Portorico e cresce a New York. Inizia precocemente la sua carriera di writer e viene subito considerato un king, vista la grande quantità di pezzi, tra cui molti wholecars. Fonda una delle più famose crew: The Fabolous Five. Per via della sua importanza nelle future generazioni di writers, viene scelto come protagonista nel film-documentario Wild Style e le sue opere compaiono nei più importanti volumi dedicati al writing. Egli è da sempre legato al writing di tipo sociale: sostiene che le superfici dipinte siano un valore aggiunto per la città, oltre che un mezzo per dialogare. Lui e la sua crew, infatti, hanno il merito di aver dipinto i “vagoni tematici” più famosi, augurando buon natale ai cittadini tramite i graffiti sui treni. Ecco come Lee considera il writing: “Graffiti is an art and if art is a crime, let God forgive us all”. (“I graffiti sono arte e se l’arte è un crimine, che Dio ci perdoni tutti”).

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Wild, 2014, Marker, ink, and pen on paris plate paper, 14.5 x 11 inches

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Hagar the Horrible (The Fabulous Five), 1978, Alcohol marker and spray paint on Strathmore drawing pad paper, 45.7 x 30.5 cm


The Fabulous 5ive, 1976, Alcohol marker, Buffalo water maker and ink on Strathmore drawing pad paper on Ledger cover, 51.4 x 33 cm

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J e s u s C h r i s t : S u p e r s t a r, 1 9 7 7 , A l c o h o l m a r k e r, p e n c i l a n d i n k o n S t r a t h m o r e d r a w i n g p a d p a p e r, 1 5 1 . 1 x 3 4 . 9 c m


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Lady Pink, 1983 Martha Cooper Ph pubblicato in Subwat Art


Lady Pink, pezzo su treno

Lady Pink è una delle più importanti writers femminili; nonostante la stragrande maggioranza del movimento fosse composto da uomini, lei si è fatta strada in un ambiente ostile e, colpendo i vagoni dall’età di quindici anni, è stata considerata una queen molto presto, acquisendo il rispetto dei suoi coetanei maschi. Ha fatto parte di diverse crews, tra cui The Cool 5 e The

Public Animals. La sua attività di trainbomber cessa nel 1985 ed espone in svariate mostre, ma raggiunge l’apice del successo grazie al film Wild Style dove ottiene la parte di co-protagonista. Collabora in diverse occasioni con la street-conceputal artist Jenny Holzer e attualmente lavora perlopiù su tela, anche se non si fa mancare qualche murales.

Lady Pink, pezzo su commissione

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L A D Y

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P I N K

-

E V O L U T I O


N -

W O O D W A R D

G A L L E R Y

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Collezione di costumi di Rammellzzee, via radicalpresenceny.org

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Rammellzee, 1988, fotografia per Island Records EP, Missionaries Moving by Gettovetts

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Rammellzee, classe 1960, è uno dei personaggi più particolari del mondo della aerosol art. Inventore di uno stile personale, il “Panzerismo Iconoclasta” dichiara “guerra al linguaggio” in una lotta stilistica contro i contenuti, con un atteggiamento futurista che prevede la creazione di un nuovo linguaggio, libero. Attua la propria teoria delle “Lettere armate” grazie ad uno studio calligrafico di lettere dinamiche, contorte ed ornate, che rievocano le lettere gotiche. Chiama a raccolta un gruppo di artisti a cui affida ciascuno il compito di reinventare la scrittura dell’alfabeto; così questi “militanti” formano la Tag Master Killers, un

gruppo di writers che colpisce i muri con lettere iperornate su sfondi futuristici o surreali. Oltre che writer, è anche scultore, musicista e performer; una tecnica molto utilizzata da lui nelle arti figurative è il collage, riuscendo facilmente a scardinare le lettere e “bombardare” gli elementi sulla tela, utilizzando la tecnica dello slanguage, ossia dissociare le lettere dal loro significato concettuale per inserirle in un universo alternativo. La tela per Rammellzee è come la metropoli: l’ibridazione dei linguaggi e delle diverse culture affollano ghetti e sobborghi nel loro intreccio.


Opera di Rammellzee per la mostra City as Canvas

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Sopra: Meastro 2 Hyte Risk, 60 x 25 cm, feltpen on cardboard, 1976

Sopra: Rammellzee, Scultura, Mostra presso White Colums, 2011

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Sopra: Senza Titolo, 25,7 x 50,7 cm, vernice su cartoncino, 1980


Sopra: Rammellzee, Lettera E. Mostra The Equation by Susanne Geiss Company a New York

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Sopra: Rammellzee, lettera N, scultura


Rammellzee, maschera

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Sopra: You will read the Law, 36,6 x 50,6 cm, ink feltpen on cardboard, 1982

Sopra e sotto:Hell the Finance Field Wars, unfinishes studies in second dimension, first six panels, merging of Decoyism (Back-up unit) 45 x 183 cm (2x), feltpen on cardboard, 1979

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92


Rammellzee, dimostrazione alla FacoltĂ di Architettura, Milano, 26 Maggio 1983 Renato Girelli Ph, Domus

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Martha Cooper Henry Chalfant e la fotografia

Un altro settore artistico toccato dal fenomeno del writing è la fotografia. Martha Cooper, assieme a Henry Chalfant non sono (e non erano) writers, ma

il

loro

contributo

inizialmente fotografico e poi documentaristico ha portato i giovani writers newyorchesi giro

del

a

fare

mondo.

il Nel

1984, infatti, pubblicano il

volume

fotografico

Subway Art, considerato ancora oggi uno dei libri fondamentali sul writing. Pur

non

avendo

mai

dipinto, la modalità di azione dei due fotografi si presenta simile a quella dei

writers:

all’alba

ed

fotografare Henry Chalfant. via www.henrychalfant.com

svegliarsi andare

a

treni

in

i

partenza dai depositi del Bronx, appostati sui punti panoramici appositamente cercati e studiati. Vengono da

subito

ben

accetti

nell’ambiente dei writers, tant’è che ricevono spesso telefonate

anonime

da

parte di alcuni writers che gli svelano le coordinate dei treni appena colpiti. Il valore delle loro fotografie è

di

altissimo

livello,

perché grazie alla loro attività 94

Martha Cooper Alex Bershaw ph

di

antropologia

visiva questa cultura viene scoperta in tutto il mondo.


Copertina della ristampa di Subway Art (Martha Cooper & Henry Chalfant) per il 25° anniversario della pubblicazione del volume.

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OBEY, Jean-Michel Basquiat & Keith Haring. Stampa su tela.

Keith Haring & Jean-Michel Basquiat Keith Haring e Jean-Michel Basquiat sono accomunano, ed è questo il motivo per cui ho scelto considerati due “outsiders” della scena dei graffiti,

di trattarli assieme: si tratta di due artisti che hanno

perché non sono divenuti popolari come writers,

saputo portare ad un altro livello il writing delle strade

anche se hanno iniziato la propria carriera artistica di New York, nonchè rendere il fenomeno oggetto di dipingendo nella subway di New York; dall’altra studio e di apprezzamento da parte della cosiddetta parte, non possono essere definiti nemmeno

“elite” dell’arte contemporanea, che, grazie anche a

artisti “accademici”, anche se vengono considerati

loro, si è avvicinata al “popolo” cimentandosi nello

da

subito

appartenenti

all’olimpo

dell’arte studio dei suoi segni apparentemente indecifrabili.

contemporanea. La loro vita legata ad un’arte Il loro contributo è stato inoltre essenziale per la illegale, libera e semplice il cui museo fossero le creazione del filone della Street Art. 96

strade e la loro morte precoce sono gli elementi che li


Keith Haring, Berlin Wall, 1986 Vladimir Sichov Ph

La produzione artistica di Haring è vasta e complessa, ma il legame coi graffiti è indissolubile. Una volta arrivato nella grande mela, nel 1978, si interessa ai giovani writers e rimane affascinato dagli elaborati che sfrecciano sui treni, colpendo anche lui le superfici con Magic Markers e bombolette spray. Ciò che lo differenzia dagli altri writers, però, è il suo interesse a coprire gli spazi vuoti delle affissioni pubblicitarie all’interno delle stazioni della subway, producendo centinaia di disegni. Egli affigge dei cartelloni neri sugli spazi vuoti e vi disegna sopra con gessetti bianchi. Dopo essersi dedicato per 5 anni ai subway drawings, si dedicherà a disegnare elementi figurativi estremamente stilizzati, derivanti dai fumetti, utilizzando colori intensi e pop. I suoi disegni sono tracciati schematici volutamente poveri che coprono la tela (o il muro) in un senso di horror vacui pop e sgargiante. Non manca, infine, la collaborazione con grandi marchi come Swatch, e la partecipazione alle mostre più d’avanguardia del periodo.

Keith haring in Sud Africa

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Tuttomondo, Keith Haring, Pisa, 1989

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Basquiat, Michel Halsband Ph

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Jean-Michel Basquiat si distacca dal movimento del writing, ma la sua nascita artistica si ha sul finire degli anni settanta, quando propone al pubblico la sua firma SAMO (Same Old Shit) e le sue tags, unite anche a piccoli messaggi, vengono prese in considerazione da galleristi e artisti. I graffiti lo conducono alla consapevolezza di voler essere un artista, e prende spunto

dal mondo dei fumetti per dipingere le sue opere estremamente stilizzate che attingono dalle superfici metropolitane i suoi soggetti, in un addensarsi di immagini prese dalla strada, visioni infantili e simboli di morte, slogan politici, disegni e scritte rivolte ad amici o miti dello sport, riuscendo ad estrapolare la bellezza dal disordine.


Irony of the Negro Policeman, 1981, Jean-Michel Basquiat

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Basquiat, autoritratto, 1982


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Gordon Matta Clark 104

Portavoce del movimento dell’Anarchitettura


Nato a New York da due artisti, Gordon Matta-Clark è un artista che, a suo modo, ha molto a che vedere con il writing. Allievo di

LeCorbusier,

ne

rifiuta

l’architettura e si fa portavoce del movimento dell’anarchitettura (fusione di anarchia e architettura), che decide di “scavare” i muri di diversi edifici, rifiutando quindi il significato della parete. Secondo lui, se la casa rappresenta il proprio essere, perché non scavare in profondità o rimuovere delle pareti per poter comunicare la propria essenza con gli altri? Questa visione del muro lo vede molto vicino ai writers, visto che, se vogliamo, il loro atto di bombardamento contro le pareti (intese come vincoli fisici che dividono le persone) hanno anche la funzione di demolire ideologicamente queste strutture. La sua performance più Gordon Matta Clark, immagine via quattrocentoquattro.com

interessante è quella a Parigi nel 1975, dove il comune gli concede il permesso di “forare” letteralmente due edifici (che verrà demolito di lì a poco) accanto a ciò che sarà il nuovo Centre Pompidou, in costruzione. Questi edifici risultano, dopo la performance, aperti verso la strada e la vita delle persone, donando dunque agli spazi privati una apertura che ne conferisce una essenziale mancanza di monumentalità.

Sopra: Gordon Matta-Clark - Hair, 1972, Carol Goodden Ph

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G O R D O N M AT TA - C L A R K - C O N I C A L I N T E R C E P T - P A R I G I - 1 9 7 5

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OBEY Giant, Wallpaper

WRITING vs STREET ART

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Col passare del temp contenuti amp destinato gen

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Girl WIth Balloon, Banksy, South Bank, London, 2002 www.stencilrevolution.com


po, il writing è mutato e si è evoluto nella forma e nei pliandosi a livello ricettivo ed allargando il target a cui era o; nascono, a partire dagli anni ’90, alcuni sottogeneri e neri paralleli al writing che possiamo chiamare con il termine omnicomprensivo di street art, inteso come qualsiasi tipo di intervento artistico nel tessuto urbano.

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Dall’alto verso il basso: 1) Owen Dippie, Murale originale (Luglio 2015) Jaime Rojo Ph 2) Il murale soggetto ad atti di vandalismo. Jaime Rojo Ph 3) Murale ricoperto da tags e throw ups di Pear e Knox. Jaime Rojo Ph

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CONFRONTO

FRA DUE

FENOMENI

Sin dalle prime dimostrazioni di street art, vi è stata una disputa sulla terminologia: molti writers infatti hanno rifiutato l’appellativo di street artists e hanno creato una netta distinzione; al contrario molti street artist non hanno mai praticato il “puro” writing. Anche gli artisti ed i critici sono concordi che questi due sottogeneri appartengano ad una macro-categoria, e che non possano essere messi a confronto. Con writing infatti si intende l’evoluzione e lo studio della lettera, appartenente ad una sub-cultura ormai formata, con delle regole da rispettare, delle gerarchie, dei canoni stilistici. La street art, al contrario, è un calderone dove ognuno è libero di esprimersi a modo suo, secondo la definizione dello street artist Lucamaleonte. Se intendiamo l’allargamento del target e dei contenuti come fattore di innovazione, si può definire la street art come postgraffitismo; il writing dal canto suo è un fenomeno che sicuramente utilizza codici dedicati a chi appartiene a questo mondo, in modo autoreferenziale, e ciò che accomuna il mezzo ed il fine, o che vede “nel mezzo” “il fine”, è la diffusione della propria firma. In molti dei casi lo spettatore non appartenente a questo mondo non riuscirà nemmeno a leggere la firma, ma solo a decifrare linee e colori; quindi, pur riconoscendo un valore artistico al pezzo, gli risulterà illeggibile in quanto linguaggio lontano.

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Ragazzo su skaeboard. via Pinterest.

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i laborato. A ’e ll a te n o di fr odici nque passa iu h c : ssiedono c io o p p m n a o n iù p rt a o ttamente i street atti di arte tr le opere d n target ne i u ; s d ro e a s lo o i a n d d o volg pensa doman artists si ri la società ervatore si e s h s c o l’ iò c ì: Gli street s a s ) ttering interes graffiti (le vece, non i in , , e v rs ti te ra ri u w più fig endo perlo s s e , ti s o c nas o. vandalism

Praying Hands, Perairos Street, Atene, Artista: Pavlos Tsakonas, ispirato da from Albrecht Duhrer. via www.greekreporter.com

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Real and Not Real Graffiti, LuxhLux, Melbourne, Australia; via Pinterest

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WRITERS’ TOOLS: S P R A Y S STENCILS MARKERS POSTERS

Per quanto riguarda i mezzi, la street art non risulta avere limiti, il writing invece è composto da regole e strumenti precisi: per un writer, ad esempio, chi utilizza strumenti quali stencils o posters per diffondere una firma, non merita di essere chiamato tale, perché, semplificando l’esecuzione, si va a perdere la dinamicità dell’elaborato dovuto all’aspetto illegale e adrenalinico della performance. Nel writing ci si concentra sullo sviluppo delle lettere, e le figure emergono solo dopo il processo evolutivo del lettering; nella street art le lettere non sono indispensabili e si utilizzano simboli su vari medium, come stickers, stencils, posters, ecc…


Spesso i simboli della street art sono più simili a logotipi, basti pensare che molti soggetti derivano da studi di grafica o illustrazione; il marchio da inserire illegalmente sul tessuto urbano diventa così un brand. Per i writers, il logo è la tag; le tags non hanno la serialità degli elaborati di street art e non hanno come fine quello di apparire eleganti al pubblico, bensì solo quello di mostrarsi agli altri writers.

Contrasto fra stickers: BNE (street artist) e lo sticker “HELLO, MY NAME IS...” con alcune tags (writing) via allperspective.com

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Daphne Arthur in azione; Galinsky Place (New York), Outdoor Gallery.Via streetartnyc.org

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Un’altra differenza fra i due fenomeni è che il writer svolge il lavoro in loco, preparando al massimo un bozzetto del pezzo; l’artista di strada, invece, riduce al minimo il pericolo creando l’artefatto in studio e poi procedendo ad applicarlo velocemente sui muri della città.


BLU cancella la sua opera accanto al centro sociale XM di Bologna. Foto: Blu via news.artnet.com

Per tutti questi soggetti, che siano “vandali” o “artisti”, l’ubicazione e l’anonimato sono fattori essenziali: il pezzo deve essere visto da più persone possibile, senza che l’esecutore mostri mai la propria identità reale. Infine, entrambi i soggetti abbandonano generalmente l’illegalità una volta entrati nelle gallerie, e si dedicano a lavori su commissione.

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Gentrificacion, Escif Valencia, Spagna

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GENTRIFICAZIONE $ $ $ $ $ $ $ $ $ Gentrificazióne s. f. – Termine coniato nel 1964 da R. Glass e con il quale si intende quel fenomeno di rigenerazione e rinnovamento delle aree urbane che manifesta, dal punto di vista sociale e spaziale, la transizione dall’economia industriale a quella postindustriale. La g. è tipica delle «città globali», associata alle politiche a indirizzo neoliberale, con forte permeabilità delle arene pubbliche locali agli interessi del capitale privato. Gli effetti della g. consistono in un radicale mutamento delle aree più depresse (inner city) delle città industriali in termini sia di ambiente costruito – attraverso la demolizione, ricostruzione o riqualificazione dei quartieri storici in via di decadenza – sia della composizione sociale. [Treccani]

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Grayson Perry, Gentrification via theguardian.com


La street art è complice del processo di cambiamento della composizione sociale e dei prezzi delle abitazioni? Come si evince dalla definizione di gentrificazione, anche la corrente della street art può svolgere un ruolo cruciale nella creazione di nuovi spazi urbani, “gentrificati”. L’arte di strada, infatti, è stata soggetto ad un processo di commercializzazione attraverso l’inserimento di questo immaginario (nato e cresciuto nell’illegalità e in un’ottica di contrapposizione all’arte ufficiale) all’interno di gallerie, nei massmedia, oppure venendo riproposta al pubblico sotto forma di lavori su commissione, quindi legali. Il processo di gentrificazione porta alla polarizzazione di attività artistiche, precedentemente svolte in maniera illegale, in quartieri dove si investe e si “riqualifica” (e di conseguenza si commissionano pezzi agli artisti di strada, che dal canto loro ci vedono un’occasione per fare del business). Muro dopo muro, la cosiddetta riqualificazione dei quartieri (soprattutto quelli di stampo ex-industriale) agisce notevolmente sul valore estetico della zona, trasformando un’ex area industriale semi-abbandonata in zona residenziale (in gran parte per studenti, poiché si può contare su affitti e attività commerciali). Chiaramente a trarne vantaggio sono i proprietari degli immobili, che tendono a riempire le suddette aree con appartamenti, locali notturni, bar, gallerie, studios, ecc… al fine di trasformarle in zone “alla moda” per poi aumentarne in modo esponenziale il costo della vita: una delle armi principali per attuare questa trasformazione stilistica è proprio la street art.

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Gentrificazione nel quartiere di Kreuzberg, Berlino. Dieter Titz Ph via Flickr.com


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Purtroppo questo processo porta allo sradicamento del tessuto sociale pre-esistente (si tratta infatti di quartieri popolari, situati accanto alle zone industriali) a causa dell’innalzamento del costo della vita, inserendo in questo contesto “alla moda” figure totalmente diverse: studenti e giovani in affari (i cosiddetti “Yuppies”); inoltre, in quelli che un tempo erano quartieri dove veniva svolta una fiorente attività politico-sociale dal basso, fatta di centri sociali e collettivi autoorganizzati appartenenti soprattutto alla sinistra extraparlamentare, avviene un automatico “appiattimento dei valori”, dando spazio all’immagine di un ambiente “alternativo”, ma solo nella sua apparenza, perché privo oramai di quei soggetti, e di conseguenza di quelle pratiche di auto-organizzazione dal basso, che permeavano la vita del quartiere in precedenza. Un caso esemplare del processo di gentrificazione e dell’utilizzo della street art per “riqualificare” una zona ed aumentarne il costo della vita è il quartiere di Kreuzberg, a Berlino (precisamente nella parte est), dove negli anni ’90, dopo l’abbandono post-comunista,

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era presente una grande quantità di spazi occupati e nuovi esperimenti di autogestione, che però sono stati “inglobati” in un processo di “legalizzazione”. La street art ha svolto un ruolo cruciale nel quartiere di Kreuzberg, perché è anche grazie a questo tipo di arte che si è rafforzata l’immagine del quartiere da una parte alternativo, e dall’altra parte alla moda. Fotografia sotto: “Brothers” e “Chains”, Blu, Berlino, realizzato nel 2007 e 2008 (via repubblica. com) Pagina a fianco, in alto: “Brothers” e “Chains”, Blu, Berlino; 11 Dic 2014, l’artista cancella le opere: la proprietà del terreno, infatti, aveva annunciato la prossima ristrutturazione della zona dove sorgeva fino a pochi giorni fa la Cuvrybrache, un piccolo “villaggio autonomo” a ridosso del fiume Sprea e occupato a lungo da creativi e senzatetto provenienti da tutto il mondo (via lorismag.com). Pagina a fianco, in basso: “Fuck you”, Berlin Kids, Agosto 2015. I writers berlinesi ringraziano così la proprietà e il turismo di massa (via urbanshit.de).


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Le ferrovie, i centri sociali, i contatti con l’estero:

LO SBARCO DEL WRITING IN ITALIA

Rok, Pezzo su Trenord. Dall’album “Analog soup 4” di stolenstuff.it 128


Il fenomeno del writing in Italia sbarca, come si può immaginare in un contesto globalizzato, in varie modalità, ma in ogni caso qualche anno più tardi rispetto al nord europa, dove (soprattutto ad Amsterdam, Londra, Berlino e Parigi) si può dire sia avvenuto il primo “innesto” di questo fenomeno sociale a livello europeo. Bisogna sempre tenere conto che una delle basi della diffusione di una cultura underground come l’ hip-hop è lo scambio di relazioni umane (viaggiare, ospitare, conoscere), che quindi sono difficili da inquadrare in un quadro storiografico. È necessario citare l’importanza delle mostre di Lee (Roma, galleria La Medusa, 1979) e di Francesca Alinovi (Bologna, 1984), che hanno fatto conoscere il writing in Italia. Tornando al discorso sullo “scambio” in relazione a questi eventi ufficiali, basti pensare che nel 1984, quando Keith Haring si trovò a dipingere i muri del negozio di Fiorucci a Milano, comparvero i primi graffiti di Toxic, Phase2 e A-One vicino alla stazione cittadina. In quegli anni, nel capoluogo lombardo, grazie alle influenze dovute da contatti francesi, comparvero i primi B-boys che si occupavano di breakdance; ben presto le discipline dell’hip-hop avrebbero trovato un’unità e avrebbero formato, anche in italia, un immaginario che si è esteso a macchia d’olio. I primi writers che comparvero sui muri di Milano furono BogyBeat, Graffio e Seno.

Rendo, Graffio e Kaos. via rendo.it

Un altro elemento fondamentale per la nascita di un movimento di writers in Italia fu la pubblicazione di libri fotografici quali Spraycan Art e Subway Art, e l’approdo del canale musicale MTv sul piccolo schermo, che in quegli anni trasmetteva molta musica hip-hop direttamente dagli states.

“WILD STYLE” Kaos Rendo Play Graffio 1988, Bologna via rendo.it

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Nel frattempo la penisola e le subculture giovanili erano permeate da un fenomeno di rivendicazione politica unico nel suo genere: la nascita dei centri sociali. Roma, ad esempio, fu la città in cui cultura hip-hop e lotte studentesche si unirono, producendo…graffiti! La prima crew hip-hop romana era la Onda Rossa Posse, che derivava dalle lotte sociali degli anni ’70 e che aveva gestito la prima radio libera contenente musica rap, Radio Onda Rossa. Nel 1990 gli studenti che lottavano contro la riforma Ruberti occuparono le università di tutta Italia: al Dipartimento di Letteratura dell’università di Roma apparì un pezzo sulla facciata che recitava “Sakoa Libre” (Sakoa era il nome della sala concerti occupata, gestita dalla Onda Rossa Posse), con tutte le caratteristiche stilistiche dei masterpieces newyorchesi. Dal 1992 i centri sociali iniziarono a spuntare come funghi in tutto il paese, dando un grande numero di muri a disposizione dei neonati writers; una parte del primissimo movimento di

Puppet, Tommaso “Zedo & Wz” Tozzi, Centro Sociale Ex-Emerson, Firenze, 1990 (via tommasotozzi.it)

Immagine estratta da “Il circo e la Pantera. I mass-media sulle orme del Movimento degli studenti”, Loredana Colace, Susanna Ripamonti

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writers in Italia derivava dagli ambienti della sinistra extra-parlamentare, i cui esponenti vedevano i graffiti come un nuovo modo di trasmettere messaggi di stampo politico, sottoforma di slogans, senza mai però rinunciare ai canoni stilistici dei graffiti americani. Contemporaneamente, grazie a influenze provenienti direttamente dagli Stati Uniti (writers americani in vacanza che dipingevano treni e venivano ospitati da ragazzi italiani) e a tutti i fattori elencati precedentemente, la linea ferroviaria nazionale (soprattutto la Milano-Bologna-Roma) iniziò ad

essere scenario di tags, pezzi e rullate. Negli anni ’90 nacquero le prime crews di writers, e si organizzarono le Jams (incontri nazionali in cui i partecipanti si sfidavano in tutte e quattro le discipline dell’Hip-Hop) dove la parola d’ordine era battersi per il nome della propria città. In alto: presidio di solidarietà davanti la sede del Leoncavallo avvenuta il 17 ottobre 1993. Si nota, dai pezzi sulla facciata del centro sociale, quanto la cultura del writing americano avesse influito sui fenomeno dei centri sociali. In basso: pezzi su tramvia. Italia, Anni ‘90

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via graffiticreatorstyle.blogspot.it


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ANALISI GRAFICO

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Come già descritto brevemente all’inizio della pubblicazione, all’interno della spiegazione del concept generale del lavoro, da ora in poi cominceremo a parlare di writing da un altro punto di vista. Nella fase iniziale, infatti, ci siamo soffermati sul significato storico dello “scrivere il nome”. Ora ci soffermeremo su queste tracce lasciate sui muri delle metropoli, e le andremo ad analizzare nel profondo, per capire quanto quaranta anni di storia possano aver influito graficamente sui graffiti e sull’attitudine dei writers. Ogni immagine lascia un segno nel nostro cervello: così le nuove generazioni di writers sono portate a continuare a bombardare le metropoli con un impatto grafico che non si distacca mai troppo dall’immaginario di graffiti writing che tutti conosciamo (o quantomeno, non a sufficienza per poter parlare di “scissione stilistica”). Da dove nasce quindi la necessità di analizzare graficamente un fenomeno come il graffiti writing? Da Osservatore con tendenze ossessivo-compulsive quale mi ritengo ho il desiderio di categorizzare tutto ciò che mi circonda; da Designer necessito di dare un ordine e semplificare la lettura di tutti questi “cassetti mentali” che mi sono creato; da Writer voglio utilizzare le mie doti grafiche, analitiche e narrative per innalzare una sub-cultura presente da ormai quaranta anni ad un vero e proprio movimento sotterraneo, con il

proprio immaginario, il proprio linguaggio dei segni, il proprio stile, la propria attitudine. Dimostrandolo scientificamente. Questi sono i motivi che mi spingono ad analizzare i frutti di un fenomeno sociale come il writing da un punto di vista grafico: uno dei miei desideri, con questa pubblicazione, è quello di far soffermare il lettore di fronte ad ogni tag, throw up, pezzo o roll-up che incontrerà per strada, ed aprire le proprie vedute nell’analisi di quest’ultimo, senza che cada nella solita retorica superficiale da “giudice del bello”: “Cos’è questo scarabocchio? Beh, se mi dipingi qualcosa di bello, tipo quelli nei sottopassaggi, va bene, ma questo cosa rappresenta?”. Visto che il writing appartiene non solo ai writers (che già apprezzano più degli altri osservatori ogni tipo di elaborato posto sulle superfici metropolitane) ma anche a chi quelle strade le vive fisicamente, e visto che, a quanto pare, “non ci fermerete mai”, credo che sia conveniente per tutti e tutte adottare un altro punto di vista, quando si parla di graffiti. Questo tipo di analisi consiste nell’osservare ogni elaborato applicando diversi filtri: lo strumento utilizzato; il tempo necessario che è servito alla realizzazione dell’elaborato; i dettagli; il numero di linee che sono state utilizzate; il posto dove si trova il graffito; il messaggio che il writer ha voluto lasciare. Nelle prossime pagine vi troverete dunque di fronte ad una minuziosa ricerca, volta a categorizzare ogni possibile forma di writing, anche se, va sottolineato, trattandosi di “canoni stilistici non scritti”, esisteranno sempre delle eccezioni. Eccezioni, come si suol dire, che confermano la regola. La raccolta del materiale. Il materiale fotografico -indispensabile per dimostrare le sfaccettature da un punto di vista grafico delle tipologie di writing analizzato- raccolto per questa sezione della


pubblicazione consiste perlopiù di fotografie trovate in rete; in particolare, ho cercato di trovare una fotografia per ogni tipologia di elaborato. Sebbene il materiale raccolto sia stato molto, non tutto è stato utilizzabile per definire graficamente gli elaborati, sia per la qualità di alcune fotografie, sia per il “soggetto” in questione: questa analisi, infatti, si concentra anche sui dettagli. In ogni caso, la provenienza della fotografia è scritta sotto la didascalia. Per quanto riguarda le illustrazioni, queste sono scannerizzazioni di alcuni miei sketches, oppure sketch disegnati direttamente in vettoriale. Il materiale scritto, ossia il testo che spiega ognuna delle differenti categorie di graffito, è basato principalmente su quel glossario non-scritto che appartiene all’immaginario del writing e che è di uso comune ai writers. Aggiungendo definizioni trovate su altre pubblicazioni precedenti e su alcuni siti web (vedi bibliografia e sitografia) ho cercato di categorizzare e dare un nome a tutti i campi del writing. Dopo aver trovato un nome (a volte solo inglese, altre volte anche italiano) a tutti gli elementi che intendevo descrivere, sono passato alla descrizione: in tal caso, basta immaginarsi il contesto in cui si utilizzerebbe quel tipo di nomenclatura, per poi descriverne le peculiarità graficostilistiche. Teoria e pratica del graffiti writing: le fotografie a fianco rappresentano l’opera concettuale dell’artista Benoit Ollive, a cui è stato chiesto di scrivere un libro sul graffiti writing. La sua risposta è stata un libro dal titolo “All you need to know about graffiti writing is in this book” (“Tutto ciò che dovese sapere sul graffiti writing è in questo libro”) senza alcuna parola, con uno spray situato in mezzo alle pagine tagliate. Nonostante ritengo molto efficiente il messaggio che dà con la sua opera, cioè che il miglior modo per imparare a fare writing e migliorare lo stile sia la pratica, credo comunque che sia necessario - o quantomeno utile al neofita- un’analisi dei canoni stilistici che hanno dato le basi a questo movimento per sopravvivere tutti questi anni. Lo studio delle tecniche e dello stile, degli strumenti, delle situazioni è, in parallelo alla pratica (che comprende adrenalina, nottate in bianco e rischi dal punto di vista legale), un ottimo modo per avere la panoramica necessaria ad agire. Inoltre, prima di iniziare a fare writing, è bene aver disegnato molti lettering su carta, perchè, si sa, il giudizio comune divide il mondo del graffiti writing in quelli che fanno cose “belle” e cose “brutte”; gli uni vengono accettati, mentre gli altri perseguiti. Ecco, al di là del concetto di bellezza, non sarebbe meglio avere delle competenze tecniche adeguate, con la speanza che l’elaborato eseguito venga acettato?

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The Essentials, BBS Crew via bolognabombers.com

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GLI STRUMENTI DEI WRITERS “Dipingere è facile quando non sai come si fa, ma molto difficile quando lo sai.” (Edgar Degas) Se consideriamo il writing come qualcosa di più generale rispetto all’ aerosol art, ossia l’arte di disegnare -su ogni superficie, in ogni contestoesclusivamente con le bombolette spray, potremo osservare una miriade di strumenti utilizzati dai writers per “scrivere il nome”. Cartelli stradali, interni degli autobus, carrozzerie di treni in alluminio e muri di mattoni necessitano di strumenti totalmente differenti gli uni dagli altri per far sì che sia possibile lasciare un segno più duraturo possibile sulla superficie colpita. Lo strumento utilizzato viene accuratamente scelto perché adempie a diverse funzioni essenziali, quali trasportabilità, costi e rapidità di riempimento, per lasciare una traccia senza spiacevoli inconvenienti. Se si dipinge un graffito finanziato dalle istituzioni locali su un muro commissionato, ad esempio, si possono utilizzare tutti i mezzi necessari e stare giornate intere a pensare quale bomboletta spray utilizzare per sfumare al meglio quel dettaglio; se si vuole lasciare una firma su una superficie plastificata di fronte ad una fermata degli autobus bisognerà agire di fretta con un pennarello; se si vuole lasciare un segno su un cartello alto due metri e mezzo, bisognerà utilizzare un adesivo. Inoltre, alcuni strumenti hanno la particolarità di essere giudicati a prescindere: la bomboletta spray, ad esempio, è diventata il simbolo del writing- visto come vandalismo- e di certo sarà più sospetto aggirarsi con una bomboletta in mano, rispetto ad un pennarello. È interessante quindi, oltre che di vitale importanza per un’analisi grafico-stilistica del writing, soffermarsi su tutti i tipi di strumenti che

vengono più comunemente utilizzati dai writers per marchiare il territorio; vedremo inoltre successivamente che vi è un logico intreccio tra tempo a disposizione, strumento scelto ed elaborato grafico, che determina appunto gli “stili” del writing. L’altro fattore importante è la differenza di segno che strumenti simili possono avere; il tratto -di nuovo, inserito in un contestoandrà a determinare un’estetica dell’elaborato, e quindi anche del writer. Un altro punto interessante su cui soffermarci è l’attitudine di “una certa scuola di writers” a produrre il maggior numero di elaborati utilizzando meno materiale possibile, dando priorità, quindi, a dipingere in maniera “low-cost”, auto-costruendo degli strumenti, rubando e/o recuperando il materiale.

furto di sprays via Bombcelona online Magazine

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Tasche piene via Bombcelona online Magaxine


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STICKERS La cosiddetta “sticker art” ha avuto un’influenza fondamentale anche nel mondo del writing. Sebbene per i writers “vecchia scuola” sia considerata una pratica troppo facile, e sconnessa dall’ambito del writing perché espone il soggetto a molti meno rischi ed elimina quasi del tutto l’adrenalina dell’azione, questa forma di diffusione della firma è diventata sempre più costante. In particolare, molti negozi di bombolette spray, e anche le stesse fabbriche, producono, vendono o addirittura regalano stickers di medio-piccole dimensioni dal formato rettangolare con la scritta HELLO, MY NAME IS ed uno spazio bianco 142

dove scrivere la propria firma con un pennarello.


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Markers Il marker (pennarello indelebile) è un altro fondamentale strumento del writing, utilizzato dai writers per scrivere il proprio nome fin dagli anni ’70. Grazie alla sua comodità e trasportabilità è possibile portarlo sempre nelle tasche dei pantaloni, senza destare alcun sospetto ed estrarlo una volta individuata la superficie da colpire. Solitamente il marker si compra vuoto e lo si riempie con vernici a base d’acqua o di alcol (smalto o inchiostro). Il marker può essere diverso a seconda della vernice inserita e anche a seconda del “cappello”, che lo divide in tre categorie: il cutter, lo squeezer, il metal-head. Proprio per le sue particolarità, questo è utilizzato soprattutto sulle superfici metallizzate o plastificate (in ogni caso lisce: cartelli stradali, interni dei mezzi pubblici, vetri, cassonetti, banchine, ecc) per evitare di rovinarne la punta, che si presenta come una spugna che filtra la vernice.

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Stewart Studio graffiti door, New York, 1970s. Spray e markers su legno, via nyhistory.com 147


CUTTER IL CUTTER È UNA TIPOLOGIA DI MARKER DAL CORPO RIGIDO E DALLA PUNTA COSIDETTA PARALLELA, CHE PERMETTE DI APPLICARE ALLA SCRITTURA DI TAGS UN’IMPRONTA DI TIPO CALLIGRAFICO. DATA LA DUREZZA DELLA SPUGNA, È UN MARKER ESTREMAMENTE RESISTENTE A MOLTITIPI DI SUPERFICIE; L’UNICO INCONVENIENTE CHE PUÒ ACCADERE DERIVA DALL’ESSICCAMENTO DELLA VERNICE NELTUBO.

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SQUEEZER LO SQUEEZER, DAL VERBO “SQUEEZE” CHE SIGNIFICA “STRIZZARE”, HA LA PARTICOLARITÀ DI ESSERE COMPOSTO DA UN TUBO DI PLASTICA MORBIDO, DOVE VIENE INSERITA LA VERNICE, ED UNA PUNTA COSTITUITA DA UN SOTTILE STRATO DI SPUGNA. QUESTO FA SÌ CHE, “STRIZZANDO” IL CORPO MENTRE SI SCRIVE, SI POSSA OTTENERE UNA FUORIUSCITA MAGGIORE DI VERNICE, E QUINDI UNA COLATURA DEL COLORE. LA PUNTA È MOLTO SENSIBILE, QUINDI PUÒ ESSERE UTILIZZATA SOLO SU SUPERFICI MOLTO LISCE ED OMOGENEE.

Cutter, Squeezer via grog.eu 149


SQUEEZER Il marker Metal-head ha la particolaritĂ di avere una sfera metallica che distribuisce il colore: questo ne conferisce una maggiore resistenza ed un utilizzo su ogni tipo di superficie. Immagini via grog.eu

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Metal Head Marker via grog.eu


VERNICI

I markers, come è stato detto precedentemente, sono composti da un “corpo” e un tappo, che una volta svitato, permette all’utente di riempire il pennarello di vernice. Le vernici sono solitamente vendute in contenitori che permettono di ricaricare il pennarello 3-4 volte. Le tipologie di vernice differiscono, chiaramente, a seconda di come vengono diluite; ma le aziende che producono markers (e quindi anche vernici per markers) tendono solitamente

a trovare miscele che resistano più a lungo possibile contro le intemperie. I colori utilizzati solo molteplici, anche se il nero e l’argento continuano ad essere i più utilizzati (e resistenti) nel campo delle firme col pennarello. La vernice può essere a smalto, tempera o inchiostro; lo smalto ha come caratteristica una buona resistenza su alcune superfici (soprattutto quelle liscissime), una vastissima gamma di colori, ed una particolare lucidità.La vernice

Krink, Craig Costello via graffitiatmosphere.cz

a tempera è utilizzata soprattutto per riempire pennarelli dalla punta dura, che quindi possono essere utilizzati anche su superfici ruvide, come i muri. Le firme realizzate con vernici ad inchiostro sono definite imbuffabili (cioè incancellabili), perché la resistenza di questo tipo di riempimento è molto più alta rispetto allo smalto. L’inchiostro risulta meno viscoso dello smalto, perché è diluito con l’acqua.

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D.I.Y.

(do it yourelf) Come detto precedentemente, ogni oggetto che lasci una traccia grafica può essere considerato un potenziale strumento per il writing. Così, se si osserva attentamente uno Squeezer e si utilizza un po’ di ingegno, si può capire con quale facilità si possa autocostruire: basta un tubo ed una spugna. Inoltre molti altri oggetti possono essere semplicemente “utilizzati come dei markers”: lasciando un segno di qualsiasi tipo o incidendo la superficie. 152


via reddit.com/DIY

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Illustrazione di Tom Morgan via squarespace.com


Uno dei marker “auto-proclamati” più utilizzato è il cancellino (o bianchetto). È comodo, insospettabile e lascia un denso strato di bianco lucido che fa impazzire i writers ossessionati dalle piccole firme

posizionate nei posti giusti.

Ogni oggetto contundente può essere utile a incidere il proprio nome: delle chiavi, una lama, ecc… Il problema di questo tipo di azione è che viene immediatamente bollata come vandalismo.

UTAH & ETHER , tag con cancellino via endlesscanvas.com

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Le bombolette spray non sono altro che contenitori, in banda stagnata o alluminio, contenente della vernice liquida la cui espulsione avviene grazie ad un gas che ne diffonde il contenuto sotto forma di aerosol. Questo genere di strumento, esistente dal 1939, è stata la prima, ed originale, arma del writing, tant’è che questo fenomeno viene tutt’oggi chiamato aerosol art. La bomboletta spray è comoda, tascabile e coprente: perfetta, dunque, per azioni rapide e illegali. Oggi esistono bombolette spray in oltre 200 colori, con particolarità diverse quali dimensioni e pressione, e sembrerebbe che il progresso tecnologico abbia portato a crearne di “perfette”. Sebbene i pregi di questo strumento siano numerosi, anche i difetti delle bombolette spray sono molteplici: innanzi tutto il loro costo è abbastanza elevato, essendo prodotti che necessitano di mezzi di produzione accurati; è impossibile “miscelare” due bombolette spray, quindi, a differenza della vernice, è impossibile variare la tonalità cromatica all’interno della bomboletta (in sostanza, il writer deve comprare una o più bombolette per ciascun colore utilizzato); infine, prima del loro utilizzo vanno agitate molto bene, e questo provoca un rumore inconfondibile. Per di più, il gas che fuoriesce dalle bombolette è altamente infiammabile e dannoso se respirato, provocando, nel lungo periodo, danni collaterali al sistema nervoso di chi le utilizza. 158


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CAPS: Le bombolette spray sono accompagnate da un cap (tappo) che conferisce alla spruzzata un immenso tipo di segno grafico, a seconda del modello: dallo stretto e preciso per i dettagli al largo e riempitivo per le azioni più adrenaliniche, al segno grezzo per firme fuori dal comune. Inoltre, avvicinando o allontanando la mano, è possibile creare linee che iniziano o finiscono “a punta”, mentre roteando la mano mentre si dipinge si possono creare gli innumerevoli effetti di sfumatura del colore. Immagini di vari marchi di sprays e caps via graffitishop.com

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DIMENSIONI: esistono molti modelli di bomboletta, che vanno da un volume di 30 ml ad uno di 750 ml.

750 ml

600 ml

400 ml

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DOES, Spray, edizione limitata via digitaldoes.com


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D.I.Y. SPRAYS

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Silver Print of a Vandal via rebloggy.com

Come per i makers, anche gli sprays sono soggetti a processi creativi di auto-costruzione. Ogni oggetto che emette un getto può essere utilizzato per marchiare il territorio. A seconda del tipo di “spruzzo” si avrà un segno diverso, ma una cosa è certa: le firme realizzate tramite strumenti auto-costruiti sono estremamente riconoscibili ed apprezzate dagli altri writers.


SPRUZZINO

ESTINTORE

Inserendo della vernice in un comune “spruzzino” (a pressione) da giardino si possono scrivere cose dove le normali bombolette spray non arrivano. Il getto arriva a toccare i 4 metri!

Chi vuole letteralmente lasciare il segno, avrà sicuramente pensato a svuotare un estintore, riempirlo di vernice e portarlo da un benzinaio per inserirci dell’aria compressa. Il risultato è tanto pericoloso quanto sorprendente!

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Converse Wall To Wall Project via ilovegraffiti.de

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ne più fare il riempim ing un fi it r ento di una scri w il la o d o n n e tta alta tre met a s s n e r e la , lt rg a te a n s d e ie r e ci ri e . In tal caso, p i writ Chiaram e r p o ll er m u e i r s ri a a em d p i, , im gr c o ti an en zz ti molto di e per le alte e pra che un me zze irraggiungi mo si tr ker, veloci e r r a d m e v il b e il i, e m il as o writer forma in imbia iting, c bomboletta nchino, spenden andi, soldi e tipo di wr r g to s iù e p u i d z Q o a . pochi p riempiendo mol e vernice ene agli s ti n ti r u a m p et e p ri h a c q , u ad te i, S ri di muro. olitamente la en infatt vernice viene successivam el sfon È difficile, n i. e d ic o u n ti m li r zz o e c v at a per gli e e di e per il riemp tranquilli im a con rullo en m to r to n fi d a el a u le u lq s lettere (se queste sono molto gran ,èa a la di), per poi esse al contrario writer scriv ; r tà e it p c e a h re c ll e n “chiuse” con le bombolette. Inol ico d bolette bia m o tr b e, centro stor i l’ c am ie p d ie i zz a del rullo perm di creare dettagl he compr ette i più o meno in insensato c di vernic va si vi , la quantità e su di es so perme una tona tte addir lità, e il ittura di bastone, ad un’alt sfocare che può ezza di d arrivare ieci metr sopra o anche i, consen gni altr te di arr o disegn bastone ivare o. Chia e vernic ramente e necess disposizio r ullo, itano di ne, molto te di fuga im di abbandono d m p o a el mater provvisa iale in c e di una vernice, aso tuta di r al contr icambio. ario dell molto re e bombo La peribile lette spr ed -in p la si può a y roporzio , è addirittu ne- econ ra trovar ai casson o m ic e per str a; etti, abb ada o ac andonata o gettata c a n t o d da chi h i fronte a appena ai cantie appartam ri rivernicia ento, per to il pro ché appa ingombr p rio rentemen ante. te inutile ed 166


Graffiti Paint Supplies by Zipgun. via graffitipicture.com

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CHIAVI DI LETTURA: G 168

Dopo aver descritto gli strumenti più utilizzati nel fenomeno del writing, è giunta l’ora di analizzare e categorizzare gli elaborati grafici prodotti dai writers con l’ausilio degli strumenti elencati precedentemente. In questo capitolo, infatti, andrò ad applicare una prima e particolare chiave di lettura all’analisi dei graffiti, che ho voluto definire “gli stili del writing”. Il filtro “stilistico” impone quindi di categorizzare minuziosamente l’elaborato da un punto di vista meramente grafico; in questo capitolo il lettore scoprirà che la parola graffito è estremamente superficiale e semplicistica, perché, nel

corso dei suoi quaranta anni di storia, il movimento dei writers ha creato un glossario “non scritto” a cui corrispondono elementi con caratteristiche grafiche, cromatiche e dimensionali ben precise. La minuziosa categorizzazione e nomenclatura che segue è frutto di anni di esperienza da writer; ciò mi ha permesso di interiorizzare il “gergo” e, concentrandosi su ogni singolo termine, definirne delle linee guida esteticostilistiche. La costante principale del writing (a parte pochi elementi) sono le lettere, ed è infatti dalla realizzazione di queste che si capisce quanto talento o meno abbia un writer. Il lettering è fondamentale,


GLI STILI DEL WRITING soprattutto nella fase iniziale, quando il potenziale writer “cerca” un nome, da poter poi sviluppare in primis come firma, per poi arrivare a tutte gli elaborati successivi. Il nome dei writers, o delle crews, può avere come non avere un significato: a volte è un nickname, a volte è semplicemente l’unione di lettere che “stanno bene insieme” in una composizione grafica, altre volte, come spesso accade nelle crews, è la sigla di qualcosa che accomuna tutti i componenti. Le lettere, una volta scelte, si studiano, si modificano, si allungano e si allargano in tutti i modi. A volte, a causa di procedimenti penali, i writers sono portati a

“cambiare nome”; molti di essi, non volendo rinunciare alla fama ottenuta scrivendo un nome preciso, utilizzano degli escamotage, ad esempio scrivere il nome al contrario o invertire alcune lettere, inserire lettere che in altre lingue si pronunciano come quelle precedenti o scambiare numeri e lettere. Insomma, lo scopo è quello di creare un timbro riconoscibile (soprattutto agli altri writers) e dimostrare le proprie abilità stilistiche, scrivendo il proprio nome in tutte le modalità e con tutti gli strumenti possibili. Immagine: SETH (Street Artist), bambino con chiave, via street-art-scenik.com

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Tags, via holtsuncensored.com


#tags

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Barry McGee X Josh Lazcano, Murales, New York

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La Tag è l’elemento principale da cui parte la carriera di ciascun writer. Questa infatti può essere definita come firma, e necessita di anni di studio per trovare quella ideale, da riprodurre in ogni situazione immaginabile. Per “tag ideale” si intende innanzi tutto una firma che possa essere letta e capita, quantomeno dagli altri writers; dopodiché, questo “marchio” deve avere una composizione grafica: ciò significa che il writer dovrà studiare attentamente l’altezza, la larghezza e la distanza delle lettere fra di loro. Infine un altro fattore importante dello “studio a monte” è la velocità di realizzazione: più la si disegna su un foglio, più veloce e perfetta verrà dipinta su qualsiasi altra superficie. La tag infatti è quell’elemento che riempie le strade delle nostre metropoli, proprio perché veloce e non troppo rischioso. Inoltre vi sono molti elementi aggiuntivi che possono essere introdotti nella firma per bilanciare la composizione, quali punti esclamativi, “aureole”, asterischi, stelline, numeri, punti, ecc… La tag, essendo quasi un logo, può essere riprodotta in modo identico in qualsiasi dimensione e con qualsiasi strumento, anche se solitamente non vanno oltre il perimetro di 100x50 cm (se disegnate con bombolette spray) e 50x30 cm (se disegnate coi markers), perché, come vedremo successivamente, ci sono infinite possibilità per riempire spazi più grandi con scrivendo delle lettere. Dal punto di vista cromatico, essendo un elemento “di base”, la tag è quasi sempre monocromo.

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STUDIO STLISTICO SU CARTA: ESSENZIALE PER I WRITERS

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Alcuni esempi della ricerca di una composizione grafica perfetta da parte di un writer. Sviluppo ed evoluzione della tag. Via graffkit.com

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Demon, Tag via instagram.com

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ONELINE

Andando nel dettaglio, le tag tra le più comuni sono quelle definite “one-line”. In questo caso, infatti, il writer non stacca mai il pennarello (o lo spray) dal muro e ciò permette di scrivere molto velocemente


il proprio nome. Questo tipo di tag richiede anni di pratica, ma il risultato finale è affascinante, se si pensa che bastano due secondi a lasciare una traccia del proprio passaggio!

UNALINEA

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QUESTA TIPOLOGIA DI TAGS HA LA PARTICOLARITÀ DI ESSERE SCRITTE “LETTERA DOPO LETTERA”. QUESTO SIGNIFICA UN MAGGIOR TEMPO DI REALIZZAZIONE, MA ANCHE UN MIGLIOR CONTROLLO DEGLI SPAZI E DELLE DIMENSIONI, OLTRE CHE LA POSSIBILITÀ DI SPERIMENTARE DIVERSI FONT PER LA PROPRIA FIRMA.

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Boris, Tag (Ultrawide) x The Grifters. via thegrifters.com

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Utilizzando markers con il tappo cutter o bombolette spray con tappo parallelo, è possibile trasformare la propria tag in un vero e proprio elaborato calligrafico. Questo processo naturalmente richiede una superficie piÚ ricercata ed una grande maestria, perchÊ una scritta calligrafica necessita di mano ferma e dimensioni precise. A fianco: logo di Calligraffiti.nl Sotto: tags di Rasko, writer russo, via twitter e pinterest.

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TAGS SU STICKERS

Come anticpato precedentemente, gli stickers “hello, my name is:” sono molto diffusi nel writing; questi si presentano all’osservatore con una piccola tag sotto la frase dell’adesivo, realizzata con un pennarello a punta abbastanza fine. Immagine: tags su stickers, via pinterest.com

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UN PARTICOLARE TIPO DI TAG È IL PIXO, OSSIA UNA TIPOLOGIA DI SCRITTA PROVENIENTE DAL SUD AMERICA CON UN LETTERING TIPICO, CHE RICHIAMA GLI ELEMENTI GRAFICI INDIGENI E DIMENSIONI MOLTO PIÙ GRANDI DELLE TAG CHE SIAMO ABITUATI A VEDERE IN EUROPA O NORD AMERICA. I PIXADORES SONO SOLITI DIPINGERE QUESTE GRANDI COMPOSIZIONI IN PUNTI ALTI, STRATEGICI E DIFFICILI DA RAGGIUNGERE. IMMAGINE SOTTO: PIXADORES IN AZIONE,VIA PINTEREST.COM IMMAGINI PAGINA A FIANCO: PIXADORES IN AZIONE,VIA PATWIST.COM

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via valiteratura.it

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PIXADORES

“Directed by Amir Escandari, the film explores the approach of young taggers in Sao Paulo who seeks out unusual and dangerous spaces as canvases to express the hatred and indignation they feel towards the country’s partial system and injustice” (via artinest.com)

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ESTINTORE Molto rara, ma affascinante, è la firma disegnata con un estintore riempito di vernice. Linee grezze, dimensioni mastodontiche e adrenalina assicurata: il meglio per un writer in cerca di guai. A fianco KIDULT, writer francese esperto di estintori, che cel’ha a morte con i negozi d’alta moda. Personaggio contraddittorio, si pone da una parte in ottica anticapitalista, colpendo le mutlinazionali del settore e dall’altra presenta un vasto merchandising sul suo sito; “La verità sta nelle contraddizioni”, “Distruggi ciò che ti distrugge”. “In art we trust” sono i suoi slogan. Immagini via minearekool.com (in alto), lectrics.fr (a fianco), legrandj.com (in basso)

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Capiterà a volte di notare sui finestrini dei mezzi pubblici incisioni di carattere tipografico realizzate con oggetti contundenti: questi sono definiti “scratchiti”, cioè la pratica di incidere la propria tag. Questo fenomeno si è sviluppato soprattutto sui finestrini dei treni come “protesta”-o vendetta?- da parte dei writers, dal momento che esistono solventi in grado di rimuovere semplicemente i disegni dalla carrozzeria. Particolarità stilistiche: piccole scritte disegnate linea dopo linea; ricordano l’immaginario punk hardcore.

DESA, CHARLESIN, Scratchiti, New York via flickr.com

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COPE 2, Throw Up, 2009 via soldart.com


Il Throw Up, dal verbo inglese to throw up, che significa vomitare, è la prima evoluzione della tag. Dipinto con bombolette spray, è il passo successivo della firma in quanto molto più grande (dimensioni medie di 200x100 cm), ma a livello di esecuzione rimane sempre molto veloce. Un throw up, infatti, viene realizzato mediamente in un lasso di tempo dai 2 ai 10 minuti. A livello grafico, questo tipo di elaborato compie un grande salto di qualità rispetto alla tag: le lettere, infatti, vengono disegnate accostate una dopo l’altra, la loro altezza e larghezza rimane costante, si utilizzano fino a tre colori, e si aggiungono dei dettagli. Questi sono principalmente l’ombra di ciascuna lettera e l’outline, una linea esterna che “compatta” tutto l’elaborato, ma possono esserci anche dettagli, purché di veloce esecuzione. Lo stile delle lettere è perlopiù tondeggiante (stile bubble), poiché, con un po’ di pratica, è possibile tracciare ogni singola lettera con poche grandi arcate; il riempimento degli spazi interni o delle ombre avviene in maniera grossolana, visto che è un elaborato che si inserisce in contesti urbani frequentati. Per disegnare i throw ups si utilizza spesso una bomboletta ad alta pressione (quindi dallo “spruzzo” molto veloce) ed un tappino fat (largo), per finire velocemente il disegno, riempendo velocemente e tracciando le linee esterne una volta.

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Throwies archive, via bombinscience.com

Anche il throw up, come la tag, necessita di molte ore di studio su foglio, per permettere una realizzazione rapida grazie alla meccanizzazione della scrittura delle lettere.

OFSKE, throw ups, via pinterest.com

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C L A S S I C O IL PIÙ CLASSICO DEI THROW UPS PRESENTA DUE COLORI - IL BIANCO E IL NERO- PER LE LETTERE E UNO DIVERSO PER L’OUTLINE (SOLITAMENTE MOLTO ACCESO, COME L’AZZURRO, IL ROSSO O IL GIALLO). QUESTO “MODELLO” DI THROW UP PRESENTA LETTERE ED OMBRE COLORATE GROSSOLANAMENTE, ANCHE SE, A SECONDA DEI CONTESTI E DEL TEMPO A DISPOSIZIONE, SI POSSONO TROVARE THROW UPS MOLTO CURATI NEI DETTAGLI.

OKER, THROW UP 193


MOSES, flop

Il hollow, o flop, è un throw up senza riempimento del quale si tracciano solamente le linee. Osservando

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NIET KULO, flop, via pinterest.com


POLAR, flop, via flickr.com

attentamente un flop, si potrà notare dal dinamismo delle linee che si tratta di un’azione molto veloce.

SENO, flop, via flickr.com

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ONE LINE THROW UP

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Anche un throw up può essere tracciato senza distaccare mai lo spray dal muro: per far ciò è necessaria molta pratica, ma il risultato è decisamente affascinante ed estremamente veloce; solitamente si fa tracciando prima il riempimento, per poi eseguire l'outline in un tratto solo. Video: T-UP Post - Throw ups.


DOUG, burner. via flickr.com

BURNER

Un “burner” è un elaborato veloce e di grandi dimensioni, dal riempimento argento con outline nero

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OMEGA, Petalum crew, roll up, via flickr.com

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I roll-ups, detti anche “rullate” sono i graffiti realizzati esclusivamente con rullo e vernice. Questa tipologia di elaborato si presenta spesso molto più grande dei normali graffiti; questo perché la vernice è facilmente recuperabile e, anche se comprata, il rapporto riempimento/prezzo è nettamente più conveniente rispetto alle bombolette spray. A parte le dimensioni nettamente superiori degli altri elaborati, se i writers posseggono un’asta su cui attaccare il rullo, questi elaborati possono trovarsi anche a diversi metri di altezza. I roll ups più grandi appartengono solitamente alle crews, che si organizzano con tanti rulli per riempire più velocemente le lettere della propria rullata. Dal punto di vista cromatico i roll ups presentano solitamente uno o due colori; ovviamente i colori più utilizzati sono il bianco o i colori utilizzati per riverniciare gli appartamenti (quindi giallo, crema, beige, e altre tonalità “morbide”) per i riempimenti e il nero, o qualche colore più scuro per il contorno delle lettere. Questi enormi graffiti possono presentare al proprio interno anche delle sfumature ottenute dipingendo con il rullo semi-carico di vernice, oppure dei piccoli elementi decorativi che solitamente seguono la geometria del rullo. Lo stile delle lettere è prevalentemente monumentale e dagli angoli a 90°, vista la difficoltà nel creare linee curve e sinuose. Le linee verticali sono dritte e regolari, perché il rullo viene utilizzato ponendo la vernice sul muro dall’alto verso il basso; le linee orizzontali, soprattutto quelle alte, sono spezzo irregolari, perché non si tratta altro che di piccole linee verticali poste l’una accanto all’altra. Ovviamente è fondamentale che la prima rullata sia data dall’alto verso il basso, per poter avere il controllo e della vernice che cola, passandoci sopra col rullo e distribuendola lungo la linea verticale. Foto: OMEGA, petalum crew, roll up, via flickr.

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Roll Up,Reyes, Steel - San Francisco (CA) via fatcap.com

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Il roll up “classico”, detto anche “biancone” in Italia, è presente prevalentemente in posti abbandonati o lungo la linea ferroviaria; le dimensioni sono molto notevoli, e, proprio per questo fattore, viene disegnato più in alto possibile. Lo scopo del roll up è infatti quasi esclusivamente quello di mostrare il proprio nome o quello della propria crew a più passanti possibili. Il colore principale è chiaramente il bianco. Un piccolo investimento per una grandissima pubblicità tra i writers!!!

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Hangdown roller (POET): A volte capita di chiedersi come alcuni writers riescano ad arrivare così in alto con un’asta ed un rullo: è semplice, lo fanno “a testa in giù”! Arrampicandosi sui tetti di edifici abbandonati o dalla passerella di un ponte è possibile dipingere un hangdown roller ed essere visti da tutta la città. Chiaramente la regolarità delle linee e degli angoli lascia molto a desiderare. Discesa (BERLIN KIDZ): Questo tipo di elaborato viene eseguito calandosi, con delle corde, dal tetto. Sebbene sia una tecnica per cui serve pratica ed allenamento, dal punto di vista graficostilistico permette di compiere graffiti (con gli sprays) a qualsiasi altezza. Small Roller (UF): Esistono anche rulli di piccole dimensioni, che permettono di realizzare linee sottili da qualsiasi altezza desiderata. Immagine via thetraveloguer.com

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pezzi writing

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Dopo aver osservato le tags, i throw ups e i roll ups, è il momento di dedicarsi a un’altra colonna portante degli elementi del writing: il “pezzo”. Un pezzo è solitamente una definizione molto ampia che tiene in considerazione qualsiasi elaborato che presenti più di tre colori. Le dimensioni dei pezzi possono variare a seconda della disponibilità di sprays o dal contesto; ciò che accomuna i pezzi è l’utilizzo di vari strumenti per la realizzazione, a partire da rullo e vernice per il riempimento, fino a bombolette con tappi più o meno larghi per i dettagli. La maggior parte dei pezzi può presentare lettere accostate ad elementi grafici, diverse tipologie di riempimento

e decorazioni accomunate a seconda del gusto del writer. A volte, come nel caso dei pezzi “unitari” dipinti da crews. è possibile che un writer si dedichi a tracciare le lettere, un altro al riempimento e un altro ancora ai dettagli. Il “pezzo”, in ogni caso, necessita di tempi più lunghi e posti più tranquilli rispetto ad un throw up. Nelle prossime pagine andremo ad analizzare le fasi di esecuzione di un pezzo, le differenze tra disegnarlo (e quindi progettarlo) su carta e su muro, le caratteristiche stilistiche riferite al lettering, alla scelta dei colori, al tipo di effetti, allo sfondo e ai dettagli. Le immagini sono prese dall’evento “MR WANY’S Amazing Day sponsorizzato dal marchio di sprays Ironlak.

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LE FASI DI ESECUZIONE Solitamente, la prima cosa da fare è tracciare (anche in modo approssimativo) le linee delle lettere e verificarne da lontano le caratteristiche tipografiche; dopodichÊ si passa a tracciare e riempire gli elementi che fanno da sfondo, che sarà posizionato tra le lettere e intorno ad esse. Poi, visto che le bombolette spray

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coprono molto bene il colore, si tracciano nuovamente le lettere (ed eventuali effetti di tridimensionalità), si riempiono nel modo desiderato e si traccia Infine l’outline di ogni lettera, per poi dedicarsi ai dettagli. In ogni caso, il writing funziona a livelli che coprono l’un l’altro (è difficile, ad esempio, tracciare gli elementi di sfondo dopo aver già concluso le lettere). Immagini (schermate) dal video di SDK crew, Canada.

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Foglio e muro Bisogna considerare che disegnare un pezzo su un foglio è quasi l’inverso di farlo su un muro: su carta, infatti, non si può ragionare “a livelli” e ci si può permettere di tracciare elementi che sul muro staranno in secondo piano contemporaneamente a quelli che stanno in primo piano. Solitamente i pantoni sono i colori preferiti dai writers perché, con le loro caratteristiche coprenti, sono molto simili alla bomboletta. In caso di utilizzo di pennarelli a gel, coprenti, si può disegnare sopra ad elementi già colorati, e quindi completare il pezzo allo stesso modo rispetto al muro. Immagine di uno sketch su blackbook via YouTube.com

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Immagine via pinterest.com

Processo creativo Ogni writer, quando disegna su foglio i propri pezzi, si focalizza chiaramente sulle lettere del proprio nome; la ripetitivitĂ di questo processo porta ad uno sviluppo stilistco estremamente accurato. Queste lettere devono, nella maggior parte dei casi, seguire uno stile unitario o stilisticamente coerente; il che porta ad una minuziosa ricerca di linee, curve, angoli e colori che creino il pezzo perfetto.

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immagine via flickr.com


Lettere e numeri Dopo aver definito uno stile tipografico preferito, caratterizzato da curve, dimensioni, linee e dettagli simili, molti writer dedicano del tempo a disegnare “il proprio alfabetoâ€?; questo gli permetterĂ , ad esempio, di utilizzare il proprio stile per ogni nome ed essere riconosciuti anche in caso di cambiamento della propria firma. Gli alfabeti dei writers sono spesso composizioni incredibilmente equilibrate e rappresentano dei capisaldi del writing su carta.

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BLOCKBUSTER LETTERS Lo stile blockbuster (che in inglese significa a volte presenta tratti che appartengono alla “grande successo”) è uno dei più famosi tipi di creazione di font (come le grazie, una linea di alfabeti nei pezzi. Questo lettering si presenta

base ed una di altezza delle lettere, la distanza

con caratteristiche che fanno parte del mondo

fra le lettere, l’asse verticale di alcune lettere,

della tipografia: linee dritte, angoli a 90° o 45°, ecc…) ed in generale semplice e molto leggibile.

L’unica differenza tra un font ed un pezzo in

e contrastanti: i più frequenti sono il bianco

stile blockbuster è la dimensione. Essendo fatto

o argento con outline nero (detti argentoni).

per essere notato, infatti, deve essere semplice, Immagini: ELEMENTAL FORCE CREW, leggibile e soprattutto enorme. Cromaticamente

blockbuster piece, Regno Unito,

questi sono pezzi dominati da colori semplici via cruelvapours.com

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ELEMENTAL FORCE CREW


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L o stile bubble (in inglese, “bolla”) deriva dalle grandi curve dei throw ups. La differenza nell’utilizzo di queste forme nei pezzi sta nel fatto che le linee curve possono essere sempre più ricercate e ben tracciate, soprattutto con più tempo e colori a disposizione. Talvolta gli elementi presenti in alcuni punti di ogni lettera si ripetono; inoltre è frequente, da parte dei writers, utilizzare linee che finiscono a punta all’interno delle lettere, per contrastare con l’effetto sinuoso delle curve esterne. Nemco: immagini di pezzi con un lettering bubble.

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Chiaramente ogni writer ha il suo approccio al lettering; quel che conta è la composizione finale, quindi le linee possono essere tutte dritte, tutte curve, oppure si possono utilizzare tratti sinuosi ed angoli acuti assieme, dedicando una lettera o una parte del nome ad una tipologia di lettering, e viceversa. Questa categoria di lettering si trova a metà tra il “facilmente leggibile” e “l’illeggibile”, di cui parlerò nella prossima pagina. Immagine: Mr Pollo, pezzo, genova

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Il wildstyle (in inglese, “stile selvaggio”) si ottiene dimenticando ogni possibile regola tipografica per il proprio lettering. A volte è difficile, anche per un occhio esperto, riuscire a decifrare il messaggio del pezzo wildstyle, perché connessioni, tratti, ombre, punti luce, colori, dettagli ed elementi geometrici puntano a confondere il lettore e a creare una composizione che, forse, nemmeno i writer sapranno riconoscere. Molte volte i pezzi wildstyle vengono precedentemente preparati e necessitano di tante ore di lavoro; a differenza del blockbuster, il writer che scrive in wildstyle non vuole essere riconosciuto per il proprio nome, ma esclusivamente per lo stile selvaggio delle sue lettere. Dal punto di vista della colorazione, questi sono i pezzi su cui i writers consumano più tonalità cromatiche, omettendo spesso i classici sprays riempitivi (come il bianco e l’argento) e i colori opachi, per dar voce ad un’esplosione di pigmenti. Anche la base del disegno inizia spesso al di sopra del livello del terreno, per cedere alla composizione grafica un altro lato della scritta tramite elementi decorativi. Insomma, il classico “pugno nell’occhio”.

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SOFLES, wildstyle piece vis streetarthub.com

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BOOGIE, SML CREW, Ice Cream Pie, Loerrach, Germania. Via boogieismyfriend.com

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Alle volte tutto ciò che non è lettering si impadronisce del pezzo e prende il posto di una lettera. Forme antropomorfe, parti del corpo, oggetti, animali e chi più ne ha più ne metta sono inseriti nella composizione. Lo stile di questi pupets (in inglese, “bambole”) ricorda molto spesso l’immaginario dei fumetti e dei cartoni animati. Se il writer decide di utilizzare alcuni elementi di questo genere all’interno del proprio pezzo, li inserisce al posto della lettera centrale (per dargli maggiore importanza) oppure all’inizio o alla fine del nome. Le lettere più “sostituite” da elementi che non appartengono all’alfabeto sono naturalmente quelle più riconducibili a forme geometriche comuni (come la O, la I, la T, la P, la Q, la C, la X).


TYPO TYPO

La tipografia vera e propria può prendere il sopravvento, qualora il writer decida di sorprendere lo spettatore utilizzando i canoni di un font già esistente e dipingendoli, con molta precisione, su un muro. Chiaramente in scala molto più grande. Immagini: Double Word Graffiti, Peter Preffington, UK. Questo writer inserisce più parole in uno stesso pezzo, utilizzando dei fonts prestabiliti.

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Dopo aver descritto le linee generali del lettering nei graffiti, si passa alla colorazione del pezzo. Esistono molteplici tecniche di colorazione ed una vastissima gamma di colori utilizzabili. Il processo di colorazione dipende da molti fattori, principalmente dovute alle prestazioni degli strumenti: la pressione dello spray, la vernice presente all’interno, la valvola e l’ugello del tappo. Inoltre la distanza della mano dal muro varia l’ampiezza della linea prodotta, ma anche la densità di colore; allontanando il punto di fuoriuscita del gas si ottiene infatti un tratto più largo, ma più opaco (inteso come meno denso), mentre avvicinandosi si ottengono linee ben marcate, ma si rischia la gocciolatura della vernice, dato che si concentra in un’area minore. Anche l’inclinazione della bomboletta rispetto al muro muta il risultato grafico delle linee effettuate: a seconda di questa si possono ottenere tratti più o meno sfumati. Il riempimento di alcune aree precedentemente tracciate avviene al meglio tracciando linee parallele tra di esse e “cucendole” tra di loro, non lasciando spazi vuoti. I throw ups, trattandosi di elaborati più rapidi, necessitano di linee più larghe (quindi tracciate con lo spray più distante dal muro) e cuciture più approssimate, che spesso lasciano spazi vuoti; inoltre, le

superfici tondeggianti (come la lettera O o U) nei throw ups presentano spesso riempimenti “a raggiera”. Chiaramente, per una migliore colorazione e un minore spreco di vernice è conveniente muoversi in modo da tracciare tutte le linee una volta sola, senza lasciare spazi vuoti tra di esse. Per quanto riguarda i colori utilizzati, il writing non ha alcun tipo di limite (si tratta infatti di “sputare colore sui muri grigi!”), anche se i colori primari, il bianco e il nero, e l’argento (che ha acquisito un significato simbolico, come vedremo successivamente) sono colori quasi sempre presenti nei pezzi. Come descritto precedentemente, il foglio è un buon supporto su cui allenarsi per disegnare pezzi, ma resta comunque molto diverso dal muro: a meno che non si usino pennarelli a gel (come gli UniPosca), non si applica il processo di divisione dei livelli utilizzato sul muro, dove ogni colore (a parte poche combinazioni) risulta coprente sul livello sottostante. Ci si può tuttavia avvicinare al riempimento saturo di una buona colorazione su muro utilizzando i pantoni, che hanno la caratteristica di non modificare l’intensità del colore anche sovrapponendo più livelli dello stesso pigmento.

C O LO R E

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Per imparare a riempire perfettamente gli spazi si inizia con una colorazione monocromo, che vede tutte le lettere dello stesso colore (ovviamente questo non vale per l’outline ed altri eventuali elementi del pezzo). Una delle colorazioni preferite dai writers è quella composta da outline ed ombre nere e riempimento argento (come già visto nei burner throw ups). Oltre alla sua valenza simbolica, l’argento (soprattutto il Molotow 600ml) ha la particolarità di essere più coprente di altri colori, e di essere adeguato per ogni tipo di superficie.

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COPS, pezzo monocromo dedicato alla crew. via flickr.com


CO LO R A Z I ON E N E TTA Dopo aver tracciato l’outline delle lettere (primo livello in fase di esecuzione), se si vuole applicare un riempimento saturo di colori diversi, si tracciano aree diverse all’interno delle singole lettere e si riempiono minuziosamente con gli spray dei colori interessati tenendo la bomboletta vicino alla superficie del muro, per evitare di ottenere un effetto sfumato nelle parti dove i colori diversi andranno a toccarsi.

BOOGIE, razorblade, 2016 via boogieismyfriend.com

BOOGIE e BONZAI, pezzo via boogieismyfriend.com

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SFUMATURA 226

Una volta riempite due zone della lettera con colori diversi, basta allontanare o inclinare uno dei due spray per ottenere un effetto di sfumatura sovrapposto alla colorazione netta. Chiaramente le sfumature possono non essere delle aree ma anche delle semplici linee all’interno del lettering.

DOES, opera su tela Qui Facit, dettaglio. via digitaldoes.com


COLORARE CON LE LINEE È possibile colorare un pezzo non utilizzando la tecnica della cucitura per riempire, ma utilizzando linee più o meno larghe come elementi che da una parte tracciano l’outline delle lettere e dall’altra ne riempiono la superficie. Immagini: SOFLES, Astro, realizzato con tappo Astro Fat, via YouTube.

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RULLO:

RIEMPIMENTO

SATURO

DELLE

A volte, sopratutto se si vuole evitare di comprare molti sprays, si può riempire l’area delimitata dall’outline delle lettere con rullo e vernice, per poi sovrapporci gli elementi aggiuntivi a bomboletta. Il rullo meno carico di vernice può determinare una sfumatura nella colorazione del pezzo.

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LETTERE


RULLO:

RIEMPIMENTO

SFUMATO

DELLE

LETTERE

Immagine a sinistra: riempimento saturo delle lettere con rullo e vernice. via calgaryherald.com, articolo di Lorraine Hjalte. Immagine a destra: 639 Crew, riempimento delle lettere con rullo meno carico per creare la sfumatura. via toscanamedianews.it

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PEETA, Venere: quando il 3D writing diventa scultura.


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Il metodo più facile per rendere una superficie piatta in tre dimensioni è creare un terzo piano z tramite l’assonometria, procedimento di geometria descrittiva per rappresentare su un piano la visione d'insieme di un oggetto molto vicina a quella che esso presenta ai nostri occhi. Ciò è fatto, spesso, tracciando dei segmenti obliqui con una certa inclinazione costante da ogni vertice del lettering,


per poi congiungere i nuovi vertici con delle linee che risulteranno parallele a quelle dell’outline; infine si riempie lo spazio che crea la tridimensionalità con un altro colore rispetto al riempimento della letterasolitamente il nero o un colore scuro. Immagine: JBCB (JukeBox CowBoys), pezzo con effeto 3D dato da assonometria. Via graffunk.de 233


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Si può realizzare l’effetto tridimensionale anche proiettando un’ombra “dietro” al pezzo. Ciò significa ripeterne l’outline a una distanza costante, senza collegare le due sagome (come avviene nell’assonometria). Solitamente l’ombra si presenta, così come nella realtà, come una sagoma identica grigio scura o nera, anche se non è raro


vedere ombre di colori accesi; infatti questo è uno di quegli elementi grafico-stilistici che permea il fenomeno del writing e viene valorizzato più per ciò che simboleggia nella storia dei graffiti che per l’effetto di tridimensionalità. Immagine: JBCB Crew (JukeBox CowBoys), 2010, dettaglio, ombra che crea l’effetto 3d. via write4gold.com

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DAIM, 3D graffiti, via thevandalist.com


GRAFFITI TRIDIMENSIONALI Alcuni writers molto esperti riescono a disegnare i propri lettering utilizzando i colori e le sfumature dei riempimenti in modo tale da far sembrare che il pezzo fuoriesca dal muro. La tecnica utilizzata vede alcune parti del disegno “colpite” da un’ipotetico raggio di luce (e quindi più chiaro) e le zone retrostanti via via sempre più ombreggiate.

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P U N T I

L U C E :

M O N O C R O M O S

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T R A C C I A T I Immagine sopra: BOOGIE, Welcome to the Candy Shop, Eindhoven 2015, via boogieismyfriend.com Immagine sotto: BOOGIE, The Golden Boys, Stoccarda 2013, via boogieismyfriend.com Immagine a fianco: BOOGIE, Let’s Boogie, Los Angeles 2015, via boogieismyfriend.com. In tutte questi pezzi i punti luce creano un effetto 3D.

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L’effetto di tridimensionalità non si ottiene necessariamente con modifiche pesanti della composizione grafica (come gli elementi descritti precedentemente), ma anche con piccoli dettagli dipinti nella fase finale dell’esecuzione: i punti luce. Anche questi si posizionano immaginando un fascio di luce che colpisce le lettere. Ad esempio, tracciando su un lato di ogni lettera una linea bianca, satura o sfumata, o dipingendo su alcuni vertici un punto bianco più saturo al centro e sfumato ai lati, magari con qualche raggio luminoso che ne fuoriesce. Anche alla stessa assonometria (che rappresenta la profondità delle lettere rispetto al piano del muro), se dipinta di nero, è spesso colmata di tratti bianchi, per “illuminarla” e metterla così in evidenza.


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DIPINGERE LO SFONDO Nel writing la visibilità del proprio pezzo è di fondamentale importanza. Per questo solitamente si crea uno sfondo al proprio elaborato, realizzandolo dopo aver tracciato lo scheletro del lettering e prima di essersi dedicati ai dettagli; in questo modo, una volta finito il livello sottostante, ci si dedica ai livelli superiori, senza incorrere nel rischio di rovinare o dover ripassare le lettere. Dal punto di vista dimensionale, lo sfondo dipende dall’area occupata dalle lettere, ma non deve andare a coprire i pezzi vicini (se ce ne sono). Di seguito saranno analizzate le principali varianti tematiche (e quindi cromatiche) degli sfondi nel writing. Immagine: SMUG in azione, opera “Grandparents”, Melbourne. via streetartnews.com

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MONOCROMO

Rasko, pezzo, sfondo monocromo. via flickr.com

Lo sfondo monocromo è il più facile da realizzare ed anche quello che garantisce un’ottima visibilità del pezzo, perché si presenta nella maggior parte dei casi come un rettangolo dipinto di un colore diverso rispetto a tutto il muro. Gli strumenti utilizzati possono variare: in caso di lavori più grandi, si utilizza la vernice, che permette al writer (dato il suo costo minore) di applicarla sul muro prima che venga disegnato lo scheletro delle lettere. Altrimenti, se si usano gli sprays, è consigliato riempire lo sfondo dopo aver tracciato l’abbozzo delle prime lettere, in modo da poterlo inserire nei vuoti del lettering e ai lati della composizione, senza sprecare vernice.

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B O L L E

SMUG, pezzo, sfondo “bolle” via cloudfront.net

Un tipo di livello di base molto utilizzato consiste in bolle colorate, ossia cerchi affiancati l’un l’altro che circondano il lettering. La dimensione degli elementi geometrici va solitamente a decrescere verso l’esterno, per rendere l’idea che il pezzo stia fluttuando trasportato da una nuvola o da un alone di gas. Spesso, per rendere sferici questi cerchi, si applicano dei punti luce sulle loro estremità.

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COLANTE

ATOM, pezzo, sfondo “colante”. via graffity-world.ru

L’immaginario apocalittico si presenta nel writing tramite gli utilizzatissimi sfondi “a colata”: questi sono sfondi che circondano la composizione e che nella parte bassa del pezzo sono rappresentati come grandi gocce di colore che colano dalle lettere, mentre nella parte alta le stesse gocce si vanno a sovrapporre alle lettere, dato che si vuole dare l’impressione che sia un liquido sottoposto a forza di gravità. Il colore più utilizzato è il verde brillante, che dà l’impressione che il pezzo sia superstite di un’esplosione in una centrale nucleare; tuttavia sono utilizzati anche altri colori molto accesi. 243


S P A Z I O

DOES, Skyfall, pezzo su carta, sfondo “spazio”. via neighbourhood-love.com

Lo spazio è un altro sfondo molto utilizzato nel writing; oltre che per il concept di un lettering che viaggia nella galassia, questo tipo di layout si fa notare per la sua forza espressiva. Scuro e infinito, lo spazio è infatti un elemento molto facile da rappresentare con le bombolette spray: prima si dipinge uno sfondo monocromo nero, poi si può sovrapporre una sfumatura blu scura, viola o rossa (per dare l’idea di differenti universi); infine, dopo aver inserito anche qualche “via lattea” bianca (o comunque più chiara), è molto facile dipingere delle stelle, con punti bianchi più o meno grandi. 244


F U O C O

MAD C, hellwok, sfondo “fuoco” via molotow.com

Anche il fuoco e le fiamme sono elementi molto utilizzati nel writing, da una parte per la semplicità della loro riproduzione con gli spray, e dall’altra per dare forza espressiva al proprio lettering, che, con uno sfondo infuocato, può sembrare un elemento diabolico proveniente direttamente dagli inferi. Ogni writer che si cimenta nella colorazione di superfici infiammate nota con quanta facilità è possibile creare un effetto di fuoco realistico. Colorando in primis il livello inferiore dello sfondo -delimitato dalla sagoma delle fiamme- con un rosso scuro, ed applicando sfumature arancio/giallo/bianco, ragionando a livelli, si può ottenere il risultato desiderato.

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M AT TO N I BOOGIE, pezzo, Los Angeles 2014, sonfo “mattoni” va boogieismyfriend.com

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Il muro di mattoni è l’emblema dello sfondo per i writers: per il suo carattere estetico e cromatico, per la sua diffusione nel Bronx, a New York (rendendolo “icona” dei primi graffiti), e per la facilità di seguire linee rette e proporzioni su una superficie modulare. Se non si ha una vera superficie di mattoni, però, è possibile dipingerla con estrema facilità sotto al proprio pezzo: basta colorare un rettangolo del colore desiderato, e sovrapporvi uno strato di linee rette parallele “spezzate” da segmenti perpendicolari. Questo genere di sfondo si fa prima di tracciare il lettering, così da poter contare su linee rette, che sarebbero difficili da “posizionare” tra le lettere finite.


C R E P A HEAVY METAL pezzo, sfondo “muro forato”. via pinterest.com

Se da una parte il writing si pone “sopra” alle superfici murarie, dall’altra ne vuole fuoriuscire (come abbiamo visto con gli effetti di tridimensionalità). Di conseguenza è possibile vedere pezzi con sfondi che rappresentano brecce nel muro, dove il lettering sfonda il limite della bidimensionalità e balza fuori dalla parete.

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L’ultima fase esecutiva dei pezzi consiste nella realizzazione di dettagli, per dare visibilità, dinamismo ed aggiungere contenuti al lettering con il nome del writer. Dal punto di vista grafico, visto che si tratta di elementi aggiuntivi finali, i dettagli vengono dipinti con tratti veloci e saturi e sprays che montano i tappini skinny (ossia dalla larghezza molto ridotta), per evitare che sfumature ed imperfezioni rovinino il lettering sottostante. Il carattere cromatico

dei dettagli varia a seconda di quali colori sono rimasti a disposizione (bisogna fare sempre i conti con il costo degli sprays…) e della visibilità che vogliono ottenere questi piccoli elementi, che, viste le dimensioni limitate, necessitano di tonalità molto contrastanti rispetto al colore del lettering. Alcuni dettagli, invece, sono posti allo stesso livello delle lettere e si presentano con lo stesso colore, poiché hanno il ruolo di “equilibrare” la composizione.

Il -che a volte viene chiamato erroneamente outline- è la linea che raggruppa in una sola sagoma tutto il lettering, oppure tutta la composizione (lettere e sfondo), delimitando l’area del pezzo. Questa linea è solitamente molto precisa, ed intende evitare che la composizione si disperda agli occhi dell’osservatore. Può essere una linea tratteggiata, un punto-linea o una linea a zig-zag; oppure, ancora, una linea che rappresenta un filo spinato, ecc… Immagine 1UP crew, wholecar, pas via deathfreshclothing.com

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Oltre ai punti luce rappresentati con linee interne alla lettera, alcuni writers applicano linee singole o doppie esterne -ma pur sempre parallele all’outlineper dare un senso di movimento della lettera, come ci insegnano i fumetti. Immagine: COPE2, pezzo, via thesource.com


Le frecce sono un tipo di dettaglio che viene solitamente dipinto sullo stesso livello delle lettere; si presentano spesso come elementi massicci e tridimensionali, aggiunti nelle parti vuote per equilibrare il peso della composizione grafica. Queste possono partire dal centro della composizione ed indicare l’esterno, dando l’idea, ancora una volta, di uscire dal muro, oppure iniziare fuori e puntare il lettering, per facilitare l’osservazione e la lettura del nome. Molte volte le caratteristiche grafiche delle frecce sono talmente simili a quelle delle lettere che risulta difficile distinguere questi due elementi; è possibile, viceversa, vedere anche pezzi il cui lettering dipenda dall’elemento freccia. Nella storia del writing, le frecce (assieme alla tridimensionalità, allo sfondo “a bolle” e all’effetto colata) sono un elemento estremamente diffuso. Immagine: DAIM, pezzo, dettaglio freccia. via sketchbookclub.com

Molte volte, per simulare da una parte la “materialità” del lettering (dipinto come un elemento tridimensionale “scolpito” su una superficie muraria) e dall’altra la forza espressiva che vuole uscire dalla parete, si possono notare spaccature all’interno delle lettere. Queste sono spesso dipinte con lo stesso colore dell’outline e si presentano come linee spezzate che dall’ampiezza irregolare. Immagine: OLD BOYS CREW, pezzo su treno, Italia; dettaglio mostra le spaccature di diversi tipi applicate all’interno della lettera. via flickr.com

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Non è raro vedere dettagli di tipo geometrico all’interno del pezzo. Semplici da realizzare (se di dimensioni limitate) sono spesso uno degli ultimi passi prima di definire il proprio elaborato finito. Immagine: SAME, pezzo su treno, elementi geometrici come sfere e poligoni sono inserite all’interno delle lettere.

Il writer vuole sempre spiccare sugli altri writers. Cosa c’è di meglio di alcune stelle per definirsi, letteralmente, una star? Le stelle sono elementi molto facili da realizzare, e basta anche solo metà dell’ultimo spray per illuminare alcune zone del proprio lettering con questi dettagli. Immagine: 1UP CREW, Friedrichsein, Berlino, 2015. Pezzo su muro. Decorazioni con stelle bianche, via urbanpresents.com

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Ultimi, ma non per importanza, sono i dettagli che dedicano il pezzo a qualcuno. All’interno delle lettere, infatti, è uso comune scrivere la propria tag (o le proprie tags, in caso di un pezzo fatto da una crew) per specificare chi ha realizzato il pezzo. Esternamente, invece, si può notare che molti elaborati presentano altre firme scritte sullo sfondo: queste rappresentano i nomi degli amici, delle fidanzate/i o degli altri writers con cui si dipinge solitamente, a cui si dedica l’elaborato. Se la dimensione dello sfondo lo permette, non è raro vedere citazioni di brani musicali (vedi focus writing e cultura hip hop), frasi contro l’amministrazione che reprime il fenomeno del writing, slogan di stampo politico o provocazioni dedicate ad altri writers coi quali è nato un conflitto.


Wholecar, dettaglio, frase “YOU GOTTA KEEP ON RUNNING” (“Devi continare a correre”) via overrated-magazine.com

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Puppets, Milano, dettaglio di una murata che comprende i wriers Bepsy, Aroe, Rime, Mr. Wany, Pencil, Wany, Aryz, Swet, Roids, Rebel via jerseyjoeart.com

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IRWIN, ADR CREW, Puppets. Foto centrale, in alto a sx e in basso a dx via urbanlives. com, (articolo: Irwn, dai lungolinea all’arte di strada, di Ivana de Innocentis, Ph: Irwin, Ivana De Innocentis, Walls of Milano, The Cage Drama) In basso a sx: via flickr.com

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Il writing non prevede solamente l’utilizzo di nomi e lettere, ma anche di elementi figurativi, soprattutto antropomorfi o zoomorfi. È vero anche che la diffusione e la fama di un nome avviene perlopiù tramite la scrittura di questo (con gli stili definiti precedentemente), ma nulla vieta di traslare il significato del writing inteso come “diffusione di un nome” a “diffusione di un marchio”. I puppets (in inglese, pupazzi) sono elementi figurativi che si affiancano al writing. La loro funzione resta identica a quella del lettering, tant’è che spesso sono affiancati alla tag di chi li dipinge; chi si specializza in pupets lo fa per riprodurli pressochè identici


o con piccole variazioni, in modo da far riconoscere uno stile. Il pupet può anche essere l’alternativa al nome di chi ha avuto problemi con la giustizia (per cui scrivere il proprio nome risulterebbe particolarmente rischioso), così come un elemento -stavolta non per la sua riproducibilità e riconoscibilità, bensì puramente estetico- inserito fra due pezzi, per equilibrare la murata. Dal punto di vista grafico-stilistico, si può solamente dire che molti pupets derivano dal mondo dei cartoni animati e dei fumetti. Le dimensioni e il colore variano, chiaramente, a seconda dell’elemento rappresentato.

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THROW UP PUPPETS Come per il lettering, anche i puppets presentano versioni veloci (anche one-line, quindi disegnate con una sola linea) che raffigurano qualsiasi tipo di oggetto. Nei throw up pupets, più che mai, è di fondamentale importanza una fedele riproduzione, la scelta di posti visibili e l’utilizzo di pochi colori, nonché di tecniche e strumenti che permettano una rapida esecuzione.

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1 U P

C R E W ,

P U P P E T S ,

L I S B O N A

I M M A G I N I V I A S T I C K 2 TA R G E T. C O M

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ELEMENTI FIGURATIVI DIVENTANO LETTERE!

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A volte il writer non riesce proprio a rinunciare alle lettere, quindi sagoma degli elementi figurativi in modo da farne uscire il proprio nome. Ci vuole uno studio molto accurato per arrivare a delineare al meglio la figura che vada a prendere la parte della lettera. L’intento, quindi, è quello di attrarre

in primis l’attenzione dell’osservatore con un murales di tipo rappresentativofigurativo, per poi farlo soffermare sulle lettere che sono inscritte; per facilitare questa operazione, non si esclude la scrittura di una tag leggibile al fianco della figura. Immagini: MR TOTEM, pezzi, via mrtotem.com

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Altre volte, invece, capita esattamente il fenomeno simile a quello visto nelle pagine precedenti: il puppet diventa luogo di inscrizione di lettere, che formano, come al solito, il nome del writer in maniera particolare.

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Uno dei writers piÚ bravi in questa tipologia di puppets è sicuramente Spray Jeffer, che, pur di mantenere vivo il lettering del suo nome (Spray), contorce puppets scrivendone il proprio nome. Immagini via flickr e tumblr.

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PEZZOPUPPET-PEZZO?

Quando si ha molto tempo a disposizione, o un muro particolarmente grande, si possono notare elementi figurativi che spiccano in verticale tra lettering dall’andamento orizzontale. Quando molti writers dipingono insieme, infatti, è plausibile che qualcuno di essi si cimenti a disegnare un elemento antropomorfo o zoomorfo di congiunzione fra i lettering, per utilizzare al meglio lo spazio disponibile e creare una equilibrata composizione piramidale (pezzo+pupet+pezzo). Altre volte, gli stessi writers dipingono elementi figurativi accanto o all’interno del proprio pezzo: questi non vogliono semplicemente sostituire una lettera, bensì creare una “storia” (con relativo protagonista) intorno al nome. 262


JBCB crew, Amburgo, pezzo+ puppet+ pezzo. Autori: Meki e Ress, via write4gold.de 263


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Chiavi di lettura:

SPOTS Quando si parla di writing e ci si sofferma sui singoli elaborati, non si può non prendere in considerazione la location scelta dal soggetto. Gli spots, ossia “i posti” dove si dipinge sono di fondamentale importanza, perché da questi dipendono molti fattori: la comodità nel dipingere, la grandezza della superficie su cui scrivere il proprio nome, la visibilità e di conseguenza il tempo a disposizione. Ci sono spots molto ben visibili, che garantiscono, con un solo elaborato grafico, di ottenere una certa notorietà al pubblico ed un alto rispetto da parte degli altri writers; basti pensare ad un viale molto trafficato o alla facciata del palazzo più alto della città. In questi luoghi, solitamente, non ci si può permettere di sostare a lungo; di conseguenza il writing qui diventa bombing (in italiano: bombardamento), perché lo scopo diventa quello di colpire e scappare rapidamente. Il bomber è dunque quel writer che mira ad essere visto il più possibile, ed offre al pubblico una gamma di elaborati molto veloci; lo studio dello stile perfetto passa in secondo piano rispetto alla diffusione del nome, anche se, col tempo, si impegna a garantire

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Graffiti Action Shot via thegrifters.com


un’estrema precisione insieme alla velocità del tratto, che sono le caratterisiche più indispensabili per un writing di buon livello ed adrenalinico. Armato di felpa con cappuccio, macchina fotografica e zaino o tracolla per il trasporto di pochi sprays e markers (per non destare sospetti), questo tipo di writer si muove prevalentemente di notte e si tiene pronto per la fuga in ogni momento. D’altro canto, chi dipinge in spots più tranquilli, come muri legali, sottopassaggi, interni di luoghi abbandonati o di centri sociali, può approfittarsi di un lasso temporale molto maggiore, ed essere sicuro di non dover fuggire da un momento all’altro. Di conseguenza può consultare un bozzetto su foglio del proprio elaborato, munirsi di tutti gli strumenti necessari e dipingere a volto scoperto, oppure indossando una maschera antigas per precauzione. Insomma, gli spots sono estremamente importanti nel writing perché da essi deriva la natura grafico-stilistica dell’elaborato finale e cambia l’attitudine e l’approccio del writer nei confronti dell’azione che andrà a compiere. Di seguito analizzerò i principali spots scelti dai writers, da cui creerò un collegamento, tramite ad una descrizione “attitudinale” dell’azione, alle scelte graficostilistiche categorizzate nella parte precedente della pubblicazione.

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BL ACK Sembra un’ovvietà, ma il primo spot colpito da ogni writer è il supporto cartaceo. Non esiste l’uso di bombolette spray senza aver prima riempito quaderni di tags, throw ups, pezzi, ecc…Il quaderno del writer si chiama “Blackbook” (libro nero), ed è un oggetto molto importante, perché su di esso si può vedere lo studio grafico-stilistico e l’evoluzione del nome. Ad esempio, la creazione della tag ottimale avviene in un lasso di tempo molto lungo, perché sarà l’elemento base dell’attività di writer, e questo comporta pagine e pagine

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Blackbook, via colorflot.com


BOOK di prove. Anche i pezzi che verranno successivamente dipinti su superfici murarie necessitano inizialmente di un bozzetto, con relativo studio della composizione e delle caratteristiche cromatiche. Il blackbook è una sorta di diario segreto del writer, ed è necessario che venga tenuto al sicuro e possibilmente non portato fuori durante le azioni notturne, perché una perquisizione da parte delle forze dell’ordine potrebbe associare quei disegni, e soprattutto quel nome, al writer, provocando l’apertura di indagini.

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Peach, streetbombing via thegrifters.com


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STREET BOMBING

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Lo streetbombing, ossia fare writing in strada, è considerato una delle pratiche più adrenaliniche e pericolose per un writer. Le superfici più “bombardate” sono muri di abitazioni private o di edifici pubblici, saracinesche e serrande abbassate dei negozi, cabine telefoniche, pensiline delle fermate, cartelli stradali. Essendo un writing che punta perlopiù alla mera diffusione del nome, gli spot prediletti sono quelli nei centri storici (a maggior ragione se si parla di mete turistiche, per poter essere riconosciuti, eventualmente, da writers stranieri) o lungo i viali più trafficati della metropoli, ma anche nelle zone della città dove si concentra la movida. Nello spazio urbano, vista la dinamicità con cui bisogna muoversi, gli elaborati appartenenti a questa categoria sono ad altezza-uomo. Le caratteristiche grafico-stilistiche degli elaborati sono accomunate dal poco tempo a disposizione, da spot non illuminati e dalla scarsità di colori; spesso, nel fare streetbombing, i writers si muovono in crew, per diffondere al massimo il proprio nome, o per dividersi i ruoli e compiere azioni organizzate con l’aiuto di pali (quelli che si occupano di controllare che nessuno passi dallo spot nel momento dell’azione), un writer del gruppo che traccia le lettere e un altro (o altri) che le riempie, ed eventualmente un altro elemento che documenta l’azione. In tutti i tipi di bombing, infatti, la “performance” veloce e adrenalinica viene spesso documentata, per poi essere diffusa in rete e giudicata dagli altri writers. Questo tipo di writing, eseguito singolarmente o in gruppo, è fatto da notti insonni, adrenalina e diffusione del nome; lo stile può variare, ma la costante è una sola: la velocità.


ACROE e DEK in azione, New York, streetbombing via hiphopnews24.com

SICOER in azione, streetbombing via trainsporting.com

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GLI ELABORATI GRAFICI DELLO STREETBOMBING -SEBBENE LA RAPIDITÀ DI ESECUZIONE POSSA RISULTARE UN LIMITE- HANNO UNA COMPOSIZIONE VARIEGATA. IN PARTICOLARE, SONO PRESENTI: 1. TAGS

Le tags sono decisamente l’elemento essenziale dello streetbombing da parte dei writers. Una volta scelto il nome e riempidi quaderni di prove per la propria firma, il writer può fare esperienza nelle strade, colpendo soprattutto muri già dipinti con tags e throw ups e trovandovi spazio per allenare il prorio stile. Immagine: tags, via abcdefridays.com

2. THROW UPS

I Throw Ups, già studiati nel dettaglio nlla parte di ricerca inerente agli stili del writing, sono il passo successivo: qualunque tipo di throw up si elabori, è importante avere coscienza che si tratta di un’azione di qualche minuto, ed esser quindi sicuri della propria incolumità. Immagine: throw up, via wikipedia.com

3. MINI THROW UPS

C’è troppo poco spazio per un throw up? Volete non dare nell’occhio ad eventuali passanti? Realizzare un mini throw up è più sicuro di farne uno grande, e allo stesso tempo è più leggibile e visibile ai passanti. Questo tipo di throw up si trova tra le tags in muri cittadini già colpiti dai writers. Immagine: mini throw up, via widewalls.com

4. LOW TAGS

Spesso lo spazio per dipingere una tag è molto poco, ma alcuni writers proprio non riescono a rinunciare a lasciare la propria firma, specialmente in città turistiche dove passa molta gente. Qui si trovano anche low tags, realizzate in basso, un po’ meno visibili di quelle ad altezza uomo. Immagine: low tags, via riprendiamociroma.it

5. FATCAP TAGS ABOVE

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Nuovamente, se proprio non si trova lo spazio per dipingere una tag, se ne può realizzare una in alto; questo tipo di tag, se fatta con un tappino fat (largo) può creare effetti sfumati molto affascinanti. Il risultato ottenuto è una tag decisamente più visibile delle altre. Immagine: fatcap tag above, via pinterest.com


6. EXTINGUISHER TAGS

Come già analizzato in precedenza, le tags con l’estintore rappresentano l’azione più adrenalinica dello streetbombing. Rischioso ma affascinante, solo i writers con molta esperienza realizzano firme del genere. Immagine: extinguisher tag, via abc.eu

7. TAGS ON STICKERS

Anche questa tipologia di streetbombing è stata analizzata precedentemente dal punto di vista grafico-stilistico: le tags sugli adesivi. Dal punto di vista performativo, si può dire che si tratti dell’azione meno rischiosa (e per questo anche più utilizzata) per il writing e la street art. Immagine: tags on stickers, via pinterest.com

8. DRIPPER TAGS

Le cosiddette “dripper” tags sono quelle firme realizzate con vernici molto dense resistenti sul tessuto stradale; sono poco visibili ai passanti, ma, se realizzate con buone vernici hanno la garanzia di rimanere intatte per molto tempo! Immagine: KCBR, dripper tag, via flickr.com

9. WINDOW BOMBING

Anche le finestre, soprattutto di edifici abbandonati, non sono escluse dallo streetbombing. I writers si scagliano su di esse, spesso con markers, sia dall’interno che dall’esterno. Negli ultimi anni si è visto utilizzare l’acido per sfregiare il vetro, in modo da rendere la tag immortale. Immagine: windowbombing, via flickr.com

10. BACK TO BACK

Quando un solo elaborato grafico riempie un muro da un’estremità all’altra, si chiama back to back. Solitamente si tratta di grandi throw ups o di tags realizzate con la bomboletta ultrawide (che crea una line di spessore enorme), in stampatello oppure, nel caso di writers intraprendenti, in gotico. Immagine: back to back, via thegrifters.com

11. PUNITION

Una punition, che in italiano significa punizione, è quel tipo di streetbombing che vede il writer impegnato a riempire una superficie ripetendo la propria tag fino a coprirla tutta. Solitamente avviene quando l’alcol ha il sopravvento sul writer durante la propria azione notturna. Immagine: punition, via deviantart.com

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Skybombing, 1UP Crew, Madrid, via thegrifters.com

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Rooftops, Fumi West Ph

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SKY BOMBING Questa tipologia di bombing riguarda tutti quegli elementi che si trovano al di sopra dei due metri di altezza, e che quindi prevedono l’utilizzo di impalcature, scalei, e doti di arrampicata. Per i writers, “l’assalto al cielo” è una tipologia di azione che simboleggia il superamento, in termini di coraggio ed abilità, della propria attività rispetto agli altri writers. Un pezzo sovrapposto (non inteso solo come copertura, ma come “posto sopra”) al pezzo di un altro writer è segno di sfida, perciò alcuni writers puntano ad “andare più in alto di tutti”. Dal punto di vista visivo, lo skybombing che centra meglio l’obiettivo è quello realizzato in spots visibili dalla strada. Paradossalmente, più si va in alto, meno si rischia di essere notati, e quindi si ha un lasso temporale maggiore per eseguire l’elaborato. Oltre a poter essere definito il “king” della città, quindi, un writer che trova l’accesso al punto più alto della metropoli ha anche-probabilmentetutto il tempo necessario per dipingere ciò che vuole con gli strumenti più adatti. Per questo tipo di azioni non servono solamente coraggio, capacità di arrampicarsi e volontà di regnare sul panorama, ma anche un buon occhio e una spiccata fantasia per riuscire ad arrivare dove gli altri non se lo sarebbero nemmeno immaginato. Non è possibile definire elementi graficostilistici comuni degli elaborati “in alto”, perché possono essere realizzati con rullo e vernice o con gli sprays e dipendono soprattutto dalle modalità di accesso allo spot. Gli elementi presenti in alto sono:

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1.FLOATER

1

Pezzi, tags, puppets o throw ups “fluttuanti” realizzati là dove, precedentemente, erano presenti delle impalcature.

2.ROLLER Roll-ups realizzati con un’asta e molto visibili da lontano (210m di altezza)

3.HANG TAGS Firme realizzate dall’alto verso il basso (perciò poco precise), disegnate soprattutto dai ponti o dai cavalcavia. (10-20m di altezza)

Immagine via bomcelona magazine,nell’album “Random Flickz”

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4.HANG ROLLER Utilizzando il rullo dalla cima di un palazzo è possibile creare lettering in stile block. 280

Roller, realizzazione, via youtube.com


3 5. hangdown tag: firme realizzate dall’alto verso il basso (perciò poco precise), disegnate soprattutto dai ponti o dai cavalcavia. (10-20m di altezza)

hangdown tag (extinguisher) via flickr.com

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Hangdown roller, via lastminute.com

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6. ROOFTOPS pezzi dipinti sui muri sopra ai tetti; qui c’è poca possibilità di essere visti, quindi spesso si presentano come lavori grandi e precisi.

1UP CREW, Rooftop piece, via reclaimyourcity.com


5. SIGNBOARD throw ups o pezzi realizzati sui cartelli stradali autostradali (soprattutto dietro di essi, per non essere rimossi); lo spot viene raggiunto tramite le scalette di ferro laterali, utilizzate per i lavori di manutenzione.

JA, Signboard throw up, New York, via flickr.com


H E A V E N *LO SPOT PIÙ ALTO (MA ANCHE PARTICOLARMENTE CREATIVO) DI TUTTI GLI ALTRI (INFATTI VIENE CHIAMATO “LO SPOT DEL PARADISO”), IL CUI RAGGIUNGIMENTO SEMBRA IMPOSSIBILE.

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1 U P

C R E W


S

P

O

T

*

B A N G K O K

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LAVORI IN CORSO Le facciate degli edifici in ristrutturazione presentano spesso alti ponteggi. Non tutte le aziende prevedono strutture munite di sistema di sicurezza (a volte è un allarme collegato al corpo dei vigili giurati), e molti writers sanno distinguere se l’allarme è vero o fasullo. Una volta saliti sul ponteggio, un writer o una crew hanno una buona mobilità sui vari piani della struttura, purché mantengano un profilo silenzioso (perché, essendo composta di passerelle di acciaio e tubi innocenti, ogni movimento repentino può provocare un rumore capace di svegliare qualcuno che abita nell’edificio accanto). In questo caso il writer non dipinge sul muro (che, se venisse colpito, provocherebbe sicuramente una denuncia da parte degli inquilini e la cancellazione immediata dell’elaborato, visto che sono già presenti i lavori di ristrutturazione), bensì sul tessuto che copre l’impalcatura. Per dipingervi, è necessario farlo dall’interno -per intendersi, da dove passano i lavoratori-, e quindi scrivere le lettere al contrario per far sì che lo spray che trapassa il reticolato mostri il nome dell’autore. Essendo un reticolato a maglia abbastanza larga dal colore verde o bianco, lo spray più utilizzato per questo genere di azione è quello nero, con un tappino fat. Vista la natura della tela, è necessario utilizzare molto colore per tracciare linee ben visibili anche da lontano; il disegno risulta prevalentemente monocromo e geometrico, e i livelli dell’impalcatura possono essere d’aiuto per realizzare elaborati molto grandi.

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Foto: KCBR, lavori in corso

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Lungolinea, wrters in azione. Nills Mueller Ph. IImmagine pubblicata nel libro “Vandals�. via counter-parts.de


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GRAFFITI LUNGO LE VIE DI COMUNICAZIONE DI MASSA!

Un altro degli spot più colpiti dai writers è il cosiddetto “lungolinea”, ossia tutti quei muri che si trovano lungo le grandi vie di comunicazione e che possono essere visti quasi esclusivamente da spettatori in movimento. Questi spots sono solitamente considerati abbastanza tranquilli, perché, anche se dovesse passare qualcuno, l’oscurità della notte e la dinamicità dell’osservatore hanno la meglio. Proprio per la tranquillità che è possibile trovare lungo la linea ferroviaria, tramviaria, autostradale e lungo i fiumi, le caratteristiche di questi elaborati sono prevalentemente la loro grandezza, e, di conseguenza, troviamo enormi pezzi colorati di nero e argento, oppure roll ups riempiti con la vernice; il tutto con dei lettering prevalentemente in stile blockbuster. Nelle grandi città il lungolinea (soprattutto quello ferroviario) è quasi completamente riempito di pezzi e roll ups; qui si possono trovare elaborati dei primi writers in azione nelle città. I pezzi sul lungolinea rappresentano il viaggio, quindi, se ci si

vuole accertare della presenza temporanea di una certa crew in una determinata città, bisogna guardare dal finestrino il lungolinea nelle zone limitrofe alle grandi stazioni. È molto difficile che alcuni pezzi posizionati in lungolinea vengano coperti da altri writers, perché solitamente lo spazio a disposizione è molto ampio e si può notare che qui vige una sorta di rispetto reciproco tra i writers: sembra che le faide interne al movimento non interessino questi spots, che quindi sono considerati grandi musei a cielo aperto dove passare nottate in compagnia, anziché terreno di scontri per la notorietà. Forse perché, a parte qualche passeggero attento, i nomi non possono essere letti così bene, e quindi non hanno una grande importanza. Immagine in alto: CHOB + FICUS, BBS CREW Pezzi lungo la ferrovia, via bolognabombers.com Immagine in basso a sinistra: Writers in azione (probabilmente sta passando un treno!) lungo la linea ferroviaria. Nils Mueller Ph., pubblicato nel libro Vandals, via arrestedmotion.com

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LUNGO FERROVIA Il lungolinea più classico è quello lungo la linea ferroviaria extraurbana, quella tramviaria o metropolitana urbana. A parte abbassarsi al passaggio dei treni, non bisogna adottare particolari precauzioni. Si usano perlopiù rullo e vernice, o riempimenti molto grossolani. Sopra ai muri, lungo le linee ferroviarie, sono spesso presenti barriere di alluminio o plexiglas per incanalare l’inquinamento acustico verso l’alto: questo comporta roll ups realizzati con aste molto alte e con lettering “bastoni”. Immagine a fianco: BBS CREW, Lungolinea, via bolognabombers.com

AUTOSTRADA Lungo le autostrade, vista la presenza di forze dell’ordine, i writers devono semplicemente assicurarsi di avere una via di fuga; a parte questo, le precauzioni e il tipo di elaborato sono molto simili al lungo-ferrovia. Immagine a fanco: PEG, FARM, CARD, lungo autostrada, via madflava.de

LUNGO FIUME Lungo i margini dei fiumi bisogna tenere gli occhi un po’ più aperti, ma restano comunque spots molto tranquilli. Se la superficie è in pietra o risulta irregolare, il pezzo non può essere realizzato con rullo e vernice, bensì con gli sprays. Immagine a fianco: 1UP CREW, UP, (non finito), Berlino 2016, pezzi lungo un canale. Jaime Rojo Ph, via huffingtonpost.com

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via thegrifters.com

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MEZZI DI TRASPORTO

gli spots dinamici

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Dipingere sui mezzi di trasporto è sempre stata un’ossessione dei writers, a partire dai primi subway cars a New York. Il mezzo di trasporto è infatti considerato una sorta di cornice ambulante, che permette a chi lo dipinge di far conoscere il suo nome in altre città. A seconda del mezzo che si va a colpire, si possono trovare diverse tipologie di elaborato; la velocità di realizzazione dipende banalmente da dove questo viene “parcheggiato”. Di conseguenza sui mezzi di trasporto troveremo dalle tags ai pezzi, passando per i throw-ups e i puppets. Dal punto di vista repressivo, i writer che scrivono sui mezzi di trasporto sono quelli più colpiti, innanzi tutto perché si mettono molto in mostra facendo girare i propri elaborati, e poi perché vandalizzano superfici di aziende private (ma anche pubbliche) distaccate dal contesto urbano, che, vista l’importanza di mantenere puliti i propri mezzi, sporgono denuncia ed avviano delle indagini, la maggior parte delle volte.

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“Cimitero� degli aereoplani di Bangkok, pezzo su Boeing 747. via nomadasaurus.com

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AUTOBUS I pullman urbani sono spesso preda dei writers, perché rappresentano un’ottima pubblicità mobile del proprio nome. Essendo un mezzo che è costantemente in viaggio, e dato che è raro sentire parlare di writers che entrano nel deposito degli autobus durante la notte, viene preso di mira esclusivamente alle fermate, e quindi in un contesto urbano, giornaliero e trafficato. Questo fattore provoca una drastica riduzione degli

MEZZI PRIVATI

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Writing sui mezzi privati, Parigi. Via wikipedia.com

elaborati che possono essere fatti su un autobus, che si limitano a rapidissime tags con i marker. Allo stesso modo, in molti autobus (sia urbani che extraurbani) sono presenti tags con markers, scratchiti (tags incise sul vetro), e stickers all’interno della vettura; infatti, nonostante la sempre maggiore presenza di telecamere di videosorveglianza, questo è un ottimo spot per i writers intenzionati a farsi conoscere, soprattutto dai giovani studenti che utilizzano i mezzi pubblici. Immagine sotto: Throw ups su uno “school bus”, Woodstock, via fjnanic. wordpress.com

Girando nelle nostre città è possibile notare che molti mezzi privati (prevalentemente da lavoro, come api, furgoncini o piccoli camion) sono tappezzati dai writers. Questo genere di mezzo è infatti sempre in movimento durante l’orario lavorativo, e spesso viene parcheggiato in strada, nelle vicinanze dell’attività o della casa di chi ne usufruisce. Essendo utilizzati prevalentemente per il carico e lo scarico delle merci, ai proprietari non interessa in particolar modo mantenere lucida la carrozzeria, e lasciano il mezzo alla mercè dei writers. Nonostante ciò, per questioni di sicurezza (il proprietario potrebbe dormire proprio accanto alla finestra affacciata sul parcheggio) i writers si limitano a tags, throw ups, flops, ed elaborati veloci su questo genere di mezzo.


CAMION E TIR Per quanto sia molto raro, ma non impossibile, si possono trovare anche elaborati di ogni genere su camion e TIR. La differenza dai mezzi privati e dagli autobus sta nel fatto che questi mezzi sono solitamente in movimento sulle autostrade fuori dalle grandi città (e quindi è impossibile trovarli fermi in un conteso urbano), e i loro depositi, oltre ad essere molto sorvegliati ed altrettanto pericolosi, si trovano

BARCHE E NAVI

in zone industriali, a ridosso degli appositi capannoni, dove i writers non hanno troppo interesse ad agire. Gli unici punti dove questo genere di mezzo compie brevi soste sono le aree di servizio lungo le autostrade, altrettanto controllate. Inoltre, vista la leggenda che avvolge lo stretto legame tra un camionista e il suo mezzo (nonché posto di lavoro), è molto raro che un writer corra un tale rischio. Parigi è una città in cui il writing su furgoni e camion è molto diffuso, dopo che i depositi dei treni sono diventati inaccessibili. Immagine: SONIC e GUPS, pezzo e throw up su camion, Francia. via besidecolors.com

Nelle città di mare o lungo i fiumi navigabili è possibile vedere anche vecchie barche in disuso colpite dai writers. Naturalmente quelle non abbandonate sono estranee a questo fenomeno, visto che la maggior parte di esse viene pulita annualmente e lo scafo è sempre soggetto agli schizzi delle onde. Una barca dismessa è in ogni caso un ottimo spot per i writers, perchè nessuno ha interesse a pulirla nuovamente e quindi vi si possono investire anche molti colori. A volte si tratta invece di trovate pubblicitare (molte barche dismesse diventano dei locali o ristoranti) ed i graffiti vengono commissionati. Immagine: LENO, TWICE, GAK, STINK, pezzi con diversi stili sulla parte scoperta di un sottomarino, Amsterdam, Olanda. Foto di Akbar Sim via flickr.com

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I treni sono sicuramente le prede piĂš colpite dai writers, se si parla di mezzi di trasporto. Parallelamente ai muri del ghetto, la subway di New York fu infatti la prima infrastruttura presa di mira dal movimento, che, a partire

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dagli anni ’70, ne ha creato uno spot leggendario ed un passo indispensabile per ogni writer che si rispetti. Il capitolo seguente è quindi interamente dedicato al trainbombing, ossia il writing applicato esclusivamente sui treni.

MOSES, TOP SPRAYER CREW, Throw up su treno merce, via thegrifters.com

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PROBATION VACATION, by UTAH e ETHER, Asia, via thegrifters.com


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Come sappiamo, i treni sono tra le prede preferite dei writers. Questi sono considerati un simbolo del graffitismo, da quando, negli anni 1972-1975, i primi writers di New York colpivano incessantemente i vagoni della metropolitana e della linea extraurbana. Il trainbombing, ossia la pratica di dipingere esclusivamente sui vagoni dei treni, è rimasto uno dei capisaldi di questa cultura. Il treno, come gli altri mezzi di trasporto, è considerato uno spot ambulante, capace di far muovere il proprio pezzo oltre la città. La dimensione extraurbana del writing permette quindi di interconnettere writers di città diverse, poiché è plausibile che il pannello (così si chiama il graffito sul treno) abbia una durata breve, ma non abbastanza da non essere visto in altre cittadine. Innanzi tutto bisogna distinguere fra i treni adibiti al trasporto passeggeri, e quelli adibiti al trasporto di merce (i cosiddetti cargo). Iniziamo dal “parcheggio”, la cosiddetta Yard: i treni passeggeri sono solitamente disposti in depositi molto controllati (per motivi di

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sicurezza) e viaggiano principalmente durante il giorno; i treni-merce sono stanziati in depositi differenti e meno controllati, e compiono le proprie tratte di notte, per non intasare il traffico su rotaia durante il giorno. Per quanto riguarda l’azione, quindi, è chiaramente molto più ambito colpire un treno per il trasporto passeggeri, sia perché la performance si trasforma in un gesto adrenalinico, sia perché viene visto da più persone; al contrario, il fattore positivo dei treni “cargo” è il disinteresse, da parte dei lavoratori e delle aziende, a pulire il vagone, che quindi può viaggiare per molti mesi con gli stessi elaborati sopra. Essendo una preda molto ambita dai writers, il trainbombing viene considerata una caccia in cui è necessario colpire tutti i modelli di treno(che, di conseguenza, si presenteranno come sfondi dal colore diverso per il proprio pezzo); più i modelli sono nuovi e costosi, più questi sono ambiti, ad esempio i treni ad alta velocità. Immagine: YARD, Nils Mueller Ph via nilsmuellerphotograpy.com

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306

L’azione del trainbombing è differente da paese a

in deposito; guardiani nelle Yard; carrozze dotate

paese, e chiaramente varia a seconda dei controlli

di “patina di plastica”, facilmente rimovibile dai

all’interno dei depositi. Bisogna tenere di conto che,

lavoratori (senza dover pulire con sostanza chimiche).

negli ultimi anni, si stanno sviluppando tecnologie

I trainbombers, però, non hanno mai rinunciato

sempre più avanzate per la repressione e la prevenzione

alla loro attività preferita, ed adottano le misure

di questo fenomeno sui vagoni di tutta Europa; i

necessarie per riuscire a compiere le proprie azioni

principali dispositivi utilizzati sono: sensori olfattivi,

senza ripercussioni. Le regole generali per dipingere

che riconoscono “l’odore” degli sprays ed inviano

nei i depositi sono muoversi silenziosamente ed

un allarme silenzioso alle forze dell’ordine; sensori

evitare tutti i tipi di rumore, dipingere in un lasso di

di movimento all’interno delle gallerie (soprattutto

tempo che va dai 10 ai 30 minuti, stare attenti alla

quelle metropolitane); telecamere posizionate nei

presenza di guardie, rilevatori e telecamere. Il resto è

depositi e sulle fiancate degli stessi treni; softwares

pura adrenalina, coronata da una -indispensabile- foto

che riconoscono gli stili dei graffiti, in modo da

ricordo del pannello, anche se il risultato ottimale

poter provare la reiterazione del reato; rilevamenti

(e una maggiore garanzia dal punto di vista legale)

delle impronte digitali sulle bombolette abbandonate

si ottiene fotografando il pezzo di giorno: questo


comporta passare nella stazione più vicina al deposito alcune ore della giornata successiva, sperando di riuscire a documentare il pezzo della notte prima. Vista tutta questa serie di difficoltà, il writing sui treni si presenta come un’azione estremamente veloce, a meno che il deposito in questione non sia particolarmente deserto, e lascia poco tempo a disposizione al writer, limitando gli elaborati a tags, throw ups, pezzi e puppets. Successivamente elencheremo ogni tipo di pannello, che cambia il proprio nome a seconda delle caratteristiche dimensionali. Chiaramente, se i writers si muovono in gruppo è possibile coordinarsi in azioni più significative ed efficaci. Immagine: writers arrivano alla YARD della metro tramite le fognature. via thegrifters.com

“I trainbombers, però, non hanno mai rinunciato alla loro attività preferita”

307


Solitamente nei depositi più grandi ci sono dei treni -definiti “trash”,

ossia

spazzatura-

lasciati quasi a disposizione dei writers, che fungono da esca: questi vengono posizionati vicino all’ingresso della yard, e si presentano come vecchi treni già dipinti, semplici da raggiungere e apparentemente più comodi da dipingere. È noto a tutti, però, che questi treni non saranno mai messi in movimento, ma servono, in qualche modo, ad incanalare il fenomeno ed evitare i danni sui treni attivi. I

treni

che

saranno

quasi

sicuramente in transito (o che hanno maggiore possibilità di non essere puliti, essendo già in posizione di partenza) sono quelli che si trovano “in banchina”, cioè la parte sovrelevata dei marciapiedi accanto ai binari da dove, nelle prime ore del mattino, entrano gli autisti; questi sono anche i più comodi da dipingere, perché si trovano ad un’altezza più bassa rispetto ai writers, che quindi hanno più agibilità nella distribuzione delle lettere. I modelli all’interno degli hangar (grandi capannoni coperti) sono, invece, quelli più colpiti durante le nottate piovose. 308

Un treno “Trash”, Napoli, via flickr.com


L’azione si può dividere in tre categorie: nightime, daytime, backjump. La prima, nightime, è quella più classica, che consiste nel dipingere sui treni fermi in Yard durante la notte; questo genere di azione consente ai writers di avere il maggior tempo a disposizione per dipingere, ma è pur sempre consigliabile finire entro mezz’ora dall’entrata nel deposito. I pannelli più elaborati vengono conclusi durante azioni notturne, come vedremo nelle pagine successive Immagine: Writer in azione, Night Time, Buenos Aires. via thegrifters.com.

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Le azioni possono avvenire anche di giorno (daytime), e in questo caso i writers devono stare attenti ai lavoratori presenti nel deposito. Se si tratta di uno spazio grande, con tanti treni fermi, è possibile controllare l’arrivo di lavoratori o guardie abbassandosi all’altezza delle rotaie; in questo tipo di azione è indispensabile la fretta e una grande dose di coraggio.

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Un writer dipinge un treno merce di giorno. via tumblr.com


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BACK

Le performance più adrenaliniche vengono chiamate dalle persone presenti all’interno delle carrozze, che backjumps. Queste sono eseguite solamente da avvertiranno immediatamente le forze dell’ordine. crews e necessitano di una rigida organizzazione:

Non è raro che i controllori si siano scontrati con i

fare un backjump significa dipingere un treno

writers durante azioni di questo genere, tentando

durante una breve sosta in una qualsiasi fermata. di estrarre il telefono per fotografare i protagonisti 312

Questo comporta essere visti dal personale a bordo e dell’azione; in altri casi si è arrivato addirittura


JUMP

all’arresto, e, in Italia, all’accusa di “associazione a

Nelle prossime pagine saranno elencati e categorizzati

delinquere finalizzata all’imbrattamento”, nel caso

i “formati” dei pezzi che si trovano sui treni.

di alcuni writers milanesi che hanno fermato la metropolitana (con le leve di emergenza, tramite l’aiuto di un complice all’interno) per poi dipingere Immagine: 1UP CREW, Backjump action, rapidamente un pannello.

via flickr.com

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I “FORMATI” DEL TRAINBOMBING 1. INSIDES

Tags con markers o scratchiti con oggetti contundenti realizzati all’interno del vagone (i treni fermi, infatti, possono essere aperti), senza il rischio di essere visti da passeggeri e telecamere. Questo permette ai writers

di essere conosciuti soprattutto fra i giovani pendolari Immagine: Screenshot estratto dal video “Rasko Street Bombing”; RASKO, tags dentro alla metro con squeezer. Via youtube.com

2. UNDERSIDES

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Le tags realizzate con gli sprays sulle ruote dei treni, sotto la carrozzeria, sono le uniche scritte che sopravvivono per anni, perché non vengono rimosse. Solitamente si utilizzano colori chiari per far sì che la firma si possa notare sullo sfondo grigio scuro del ferro. Generalmente questo tipo di tags vengono realizzate coi “fondini”, ossia i rimasugli di colore rimasti dopo aver dipinto il proprio pannello.

COLPO, 2PK CREW, 2016, dettaglio: tag underside. via stolenstuff.com


“I vagoni dei treni sono come dei fogli mobili” 3. WINDOW-DOWN

Pezzo che si posiziona sotto il finestrino dei vagoni: questo genere di scelta può essere dettata dal fatto che un elaborato che non copre la vista ai passeggeri ha maggiore possibilità di sopravvivere rispetto ad

altri, che creano un disagio per chi utilizza il servizio ferroviario. Immagini (sopra e sotto): BLEF, PDB CREW, pezzo Window-down, via goldworld.com

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4. TOP-TO-BOTTOM

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Letteralmente “da cima a fondo”, un pezzo (o un puppet) che copre il vagone in altezza. Solitamente i top-to-bottom (in gergo, t2b) sono realizzati su metropolitane in banchina (e quindi molto basse) o grazie all’aiuto di uno scaleo. Immagine sopra: CES, Napoli, pezzo top-tobottom, via massappeal.com Immagine a fianco: TAPS e MOSES, pezzo “top to bottom”, Germania, via pinterest. com. Questo pezzo è molto esplicativo, perchè mostra realmente cosa sia un t2b (altro modo per scrivere top to bottom), ossia un elaborato di circa 13 metri quadri di superficie.


5. END-TO-END

Una serie di pezzi che copre il vagone per tutta la sua lunghezza, andando da un capo all’altro. Solitamente, quando i membri di una stessa crew decidono di scrivere il proprio nome anzichÊ quello comune, o quando dei writers si organizzano per dipingere insieme, questo avviene sullo stesso treno, soprattutto per una questione di sicurezza; si dividono gli spazi e passano all’attacco. Questo comporta alla realizzazione carrozze end-to-end. Immagine: DBS CREW, Chapal Junction Yard (Londra, UK), pezzi che formano una carrozza end-to-end. Via www.graffiti.org

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6. MARRIED-COUPLE

NORE, BIER, pezzi married-couple. via stolenstuff.com

Due pezzi posti sulle estremitĂ combacianti di altrettanti vagoni. Possono essere connessi fra di loro.

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THE ROLLING DEAD, HFSK, pezzi married-couple. via mtn-world.com


7. FRONTALINO Immagine sotto: TD2F, E558, AINS,GERD, VRS, HSF, GERD, Tags su frontalino, Germania. Via instagram

I cosiddetti “frontali” sono elaborati dipinti sulla “facciata” del treno. Purché non ostruisca la visione del conducente coprendo il vetro, è possibile trovare tags, throw ups e pezzi su questa parte del treno. Anche questi sono elaborati realizzati solitamente “ad hoc”, mentre si esce dalla yard, e quindi non prevedono l’utilizzo di tanto tempo e colore.

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8. WHOLE CARS

BOOGIE, SML CREW, Molotow-wholecar, 2013 via systemboys.net

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BOOGIE, SML CREW, Molotow-wholecar, 2013 via boogieismyfriend.com


Il wholecar è uno dei traguardi delle crews di writers. Si tratta infatti di un’intera carrozza dipinta, senza lasciare spazio a finestrini, porte o quant’altro. Trattandosi di un’azione molto impegnativa, perché necessita di maggiori tempistiche, di una buona coordinazione nella disposizione delle lettere, di molto colore e dell’aiuto di scalei o qualsiasi elemento utile a raggiungere la cima del vagone, viene solitamente realizzata da gruppi di writers, interessati a portare il proprio nome ad un livello dimensionale maggiore: come si suol dire, go big or go home.

Proprio per le difficoltà dettate dalle grandi dimensioni della carrozza, il wholecar si presenta perlopiù come un pezzo col lettering in stile blockbuster, ed una colorazione nero-argento. È bene infatti ricordare che l’argento (e soprattutto il 600 ml di marca Molotow) è una vernice molto coprente, e con due o tre “argentoni” è già possibile coprire una carrozza. Lo sfondo dei wholecars è un livello monocromo inserito nelle parti non coperte dal lettering. Per la colorazione è possibile utilizzare anche vernice e rullo, purché non sia eccessivamente diluita con l’acqua ed aderisca bene alla superficie metallica. Quando si agisce su dimensioni del genere, bisogna assolutamente utilizzare tappini fat e non pretendere una estrema precisione sia nei tratti che nella colorazione: ogni errore notato da vicino, infatti, non potrà essere distinto da lontano, in un contesto così grande. Dal punto di vista mediatico, il wholecar fa molto scalpore, perché, per quanto si possa essere abituati ad intravedere graffiti che viaggiano sui treni, è raro vedere una carrozza interamente dipinta. Proprio per questo la durata di un wholecar è spesso molto minore rispetto a quella dei pezzi più piccoli.

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9. DOUBLE WHOLE CAR

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Le manie di grandezza dei writers non hanno mai fine: dopo il wholecar si passa al double (o triple, ecc…) wholecar. Due carrozze accostate dipinte. Se ad agire sono due writers diversi, è possibile che ognuno si dedichi al proprio wholecar e che, quindi, le due composizioni accomunate si definiscano un unico double wholecar. Altre volte una sola crew decide di coprire due vagoni, scrivendo metà del lettering su uno e metà sull’altro. Qui valgono

le stesse particolarità grafico-stilistiche e cromatiche elencate precedentemente: tappi fat, colorazione perlopiù nero-argento, lettering blockbuster e utilizzo di scale. Se nel wholecar la disposizione delle lettere essenziale, qui lo è “doppiamente”: chi traccia il lettering deve assolutamente adottare anche un punto di vista più adeguato (per inquadrare la composizione) e dettare delle linee guida per la dimensione delle singole lettere. Immagine sopra: DIAS CREW, Double Wholecar per il ventesimo compleanno, 2015. Via stolenstuff.com


10. WHOLETRAIN KCBR CREW (KICKBOXER), Wholetrain, Svizzera. via 210presents.com KCBR CREW (KICKBOXER), Wholetrain, Svizzera, dettaglio. via flickr.com

C’è poco da aggiungere: un treno intero coperto da graffiti. Nel caso di più writers e crews all’azione, si tratta semplicemente della scelta di non lasciare spazi vuoti e dipingere wholecars o top-to-bottom per l’intera lunghezza del treno. Se si tratta dell’iniziativa di una crew da sola, il wholetrain è un’azione estremamente pericolosa e costosa, ma,

se adeguatamente documentata, assicura la fama al gruppo di writers. Si può prendere come unità di misura il vagone, e scegliere un treno che abbia tante carrozze quante sono le lettere del nome della propria crew. Naturalmente è necessario l’utilizzo di vernice e aste allungabili. 323


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5POINTZ, Storica Wall of Fame di New York, via massappeal.com


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W A L L

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O F

Con wall of fame (muro della fama; ripreso da “hall of fame”, ossia un museo o un luogo dedicato che conserva cimeli e memorabilia delle personalità che si sono distinte in un particolare settore) si intende una particolare murata che, nel corso degli anni, è divenuta teatro di sfide a colpi di spray, e quindi luogo dove mostrare le proprie capacità, oltre che osservare lo stile dei kings della città. I wall of fame, nonostante siano muri dipinti illegalmente, sono lasciati ai writers con tacito accordo da parte delle amministrazioni comunali, perché la loro posizione periferica non va a colpire il cosiddetto decoro urbano. Questi muri si trovano in sottopassaggi pedonali, muri pubblici posizionati nelle periferie delle metropoli, muri simbolicamente presi di mira dai writers (come il Muro di Berlino), ma anche parti di lungolinea, interni o facciate di edifici abbandonati o di centri sociali. Un wall of fame è dunque uno spot dove dipingere in tranquillità, mostrando -se c’è posto a disposizione- agli altri writers della città le proprie qualità stilistiche. Essendo muri importanti per i writers, sono coperti quasi esclusivamente da pezzi molto elaborati, con l’utilizzo di tutti i mezzi a disposizione, o di pezzi molto vecchi, che, per la loro “testimonianza storica” sono intoccabili da qualsiasi writer, anche se sono meno elaborati di altri pezzi. Questi muri sono teatro delle Jams, ossia contest di writing in cui i writers dipingono una parete tutti insieme, accompagnati da musica, concerti live e breakdance. Quando un writer si trasferisce in un’altra città o vuole dipingervi, andare a vedere i walls of fame è il miglior modo per capire quali sono i soggetti o i gruppi più attivi in città (e quindi, chi non coprire assolutamente) e le tendenze stilistiche del posto. Chiaramente in ogni città ci sono molteplici walls of fame. Immagine: Wall of Fame, Amburgo, Patrick Tiedchen Ph, via hamburg.de

F A M E


M U R O

D E L L A

F A M A

Una delle particolarità grafico-stilistiche delle wall of fames è il dressup, cioè la tendenza dei writers a coprire ogni spazio del muro (quelli più piccoli anche con tags e throw ups) pur di lasciare un segno nella storia della città. 327


Spot Legale per Writers. via anti-limited.com

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SPOTS LEGALI PER WRITERS


Esistono infine spazi urbani commissionati dalle amministrazioni comunali, per mostrare il loro lato “tollerante” nei confronti del fenomeno del writing, legalizzando l’azione su di essi con alcune ordinanze precise. Il writing su questi muri viene talvolta legalizzato senza dare una destinazione specifica alla parete, e quindi lasciato in balia dei writers che, nella maggior parte dei casi, vi creano un’ulteriore wall of fame. Spesso però l’amministrazione concede l’utilizzo temporaneo di una determinata parete solo ad alcuni writers e street artists, che dovranno presentare una

bozza del lavoro e che, presumibilmente, otterranno finanziamenti per comperare sprays e vernici. Una volta finito il lavoro, quel muro sarà come una grande opera d’arte; intoccabile come prima. Un’ altra fetta di spot legali sono i muri e i bandoni commissionati da negozi, musei, aziende e qualsiasi ente privato che abbia richiesto alle amministrazioni il permesso per poter dipingere sulla loro proprietà. Questi pezzi (commissionati, quindi retribuiti) sono solitamente molto elaborati e figurativi, perché devono raccontare la storia o i prodotti dell’azienda privata in questione.

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COPE2 copre i pezzi di Utah e Ether. via pinterest.com

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Il fenomeno del writing presenta delle “regole di comportamento non scritte” che vengono tramandate di generazione in generazione. Queste regole, che dettano il livello di conflitto sociale dell’intero movimento sia all’interno che all’esterno della cerchia dei writers, sono molto simili a quelle presenti nella cultura ultras: si agisce per se stessi (o per la propria crew) e si considerano gli altri appartenenti al movimento tendenzialmente né degli amici, né dei nemici, a meno che non si creino dei legami di fratellanza, che in questo caso non consistono con l’andare a tifare insieme, ma piuttosto a dipingere fianco a fianco, sullo stesso spot. La fratellanza tra writers e crews è abbastanza visibile -dal punto di vista grafico- ad un occhio attento; è raro che si vada a dipingere da soli, quindi, se accanto ad una tag X ne troviamo una Y (che non appartengono alla stessa crew) dello stesso colore, vuol dire che quelle due persone (o crews) passano le notti insieme a dipingere. Come abbiamo visto, anche nelle “dediche” inserite negli angoli dei pezzi possiamo notare, oltre agli appartenenti della crew, anche i nomi dei writers autonomi con cui l’autore dell’elaborato va a dipingere. Al contrario, quando due crews si contendono i muri di una determinata zona o il “controllo della città”, quando si hanno delle liti personali fra writers, quando qualcuno non rispetta le famose “regole non scritte”, quando qualcuno fa i nomi di altri writers alla polizia, si può arrivare ad uno scontro sui muri della città, oltre che allo scontro fisico in casi più estremi. Una delle regole principali del writing è quella di non coprire gli elaborati altrui, soprattutto se sono stati fatti da persone in azione da più tempo; l’unica eccezione vale per gli elaborati più semplici, come tags e throw ups, che possono essere coperti, se si ha la certezza di produrre qualcosa di più sofisticato dal punto di vista grafico-stilistico. Se non vengono rispettate queste regole, è molto semplice che la carriera di un writer possa andare in fumo. Immagine a fianco: Copertina di EGOWAR MAGAZINE, n.15, inverno 2016 via egowarmagazine.com

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Operazione di buffing, Jeff Poskanzer Ph via flickr.com

C’è un solo grande nemico, a prescindere, di tutto il movimento, ossia quella “crew” che copre tutti i pezzi, tags, throw ups, puppets, opere di street art, ecc…: le istituzioni. Queste vanno costantemente combattute dimenticando i conflitti all’interno del movimento ed impegnandosi a ri-dipingere i muri “puliti”. L'azione di coprire gli elaborati fatti dai writers, come descritto nella parte storica, si chiama “Buffing”, e uno dei motti principali dei writers è: FUCK THE BUFF!

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F

U

C

K

T

H

E

B

U

F

F

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HORROR V A C U I Dopo aver analizzato nel dettaglio questo fenomeno storico, socio-antropologico e di sviluppo graficostilistico, è tempo di dedicarsi ad alcune conclusioni che possano rappresentare la mia visione di questa ricerca, perchè giungere in fondo all’analisi senza di esse lascerebbe alla ricerca il tempo che trova. Innanzi tutto mi sento in dovere di affermare che una dettagliata ricerca storica del movimento dei writers mi ha permesso di giudicare i misteriosi segni

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sui muri delle nostre città da un punto di vista critico, per la precisione da quello di un praticante diventato col passare degli anni un appassionato ricercatore. Infatti, se prima conoscevo a grandi linee le basi del graffiti writing e mi spingevo in azioni adrenaliniche sentendomi un ragazzino incompreso che aveva voglia di esprimere il proprio “stile” sui muri della città, ora posso affermare che di questo impulso ne conosco la storia, le origini e l’influenza che ha avuto sulla controcultura hip-hop. Una cultura che, nonostante sia stata oggetto di commercializzazione, si è infusa nel sangue delle generazioni a venire nella sua forma genuina e originale. Una cultura che, per quanto m riguarda, rappresenta un enorme stimolo nell’espressione di me stesso e nello smascheramento delle contraddizioni che mi si presentano davanti agli occhi (lo stesso writing, ad esempio, è da un lato voglia di comunicare attraverso

un movimento, dall’altro esaltazione del mio ego). Grazie a questa ricerca, ho anche maturato una visione personale e politica del writing. Credo di appartenere ad una generazione di ragazzi disillusi, i giovsni precari del mondo occidentale, sfruttati dalle politiche del lavoro e costretti alla superficialità dei messaggi di cui ci inondano i media; ma alcuni di noi, affascinati dall’odore degli sprays e dal ritmo liberatorio proveniente dai ghetti americani, spingono -attraverso uno stimolo inconscio- musiche, balli e disegni dal significato incompreso, che per me hanno una sola definizione: una forma di ribellione contro lo stato di cose presenti. Senza regole, nè leaders, nè manifesti politici. La nostra voglia di incidere sul presente comunicando attraversi i muri cittadini rappresenta la nostra più grande la libertà. Rifiutando i metodi “classici” di lotta (politica partitica, movimenti di piazza, vertenze sindacali), noi writers in quanto soggettività insorgenti ci riprendiamo a suon di tags il sacrosanto diritto di essere gli artefici dell’aspetto delle metropoli -il nostro habitat naturale-, mostrando nello sfregio di pubblicità e nell’azionne sui mezzi di comunicazione una propria dimensione di libertà visiva, al di fuori dagli impulsi meramente commerciali del sistema. Troviamo sollievo nel vedere che siamo in molti ad organizzarci per lasciare il proprio segno e a voler dimostrare che solamente coloro che vivono gli spazi urbani possono determinarne l’aspetto, decidendo chi, tra Mc Donald’s e la propria crew, possa essere il padrone di quelle strade: rifletteteci, abbiamo già vinto! Dobbiamo solamente unire le forze!


Azione, comunicazione, guerriglia e informazione. Nella città una voce senza un nome. Azione. Un pugno di fratelli e un’allucinazione. Mille sognatori senza direzione. Azione, comunicazione, guerriglia e informazione. Nella città una voce che si impone. Azione. Un pugno di fratelli e un’illuminazione. Mille ombre per una cospirazione. [Ritornello tratto dal brano di Signor K-Guerriglia Comunicazione ft. Willy Valanga e Ill Nano] Dal punto di vista didattico, questo tipo di progetto mi ha insegnato che non c’è limite alla conoscenza, soprattutto quando il materiale deve essere ricercato accuratamente e le chiavi di lettura devono essere elaborate in modo che diano un senso profondo alle parole e alle immagini proposte; poco più di quaranta anni di storia hanno permesso una lettura così approfondita del fenomeno, dimostrando che questo medium comunicativo può insegnare ancora molto e deve essere preso maggiormente in considerazione (dai “governanti”, dai ricercatori, dagli urbanisti, dagli architetti, dagli antropologi, ecc...), in quanto messaggio criptato appartenente ad intere generazioni “contro”. Generazioni che, nonostante le misure di prevenzione del fenmeno, non hanno alcuna intenzione di fermarsi. In particolare, mi piacerebbe che questa ricerca stimoli

una chiave di lettura diversa del writing, riuscendo a far riflettere chi entra in un vagone dipinto da un wholecar su quanta storia, passione ed adrenalina ci siano in quel gesto, anzichè farlo stizzire all’idea di non vedere il paesaggio alla finestra “imbrattata”. Infine mi rendo conto di aver aperto uno spiraglio per quanto riguarda la de-criptazione della “rivolta dei segni” incarnata dal writing. D’ora in poi, ai miei occhi, tutto avrà un senso maggiore: riuscirò a leggere sui muri la violenza di un “burner” nero e argento e la minuziosità di un “pezzo” con dieci colori, l’allegria di un “puppet” e il disagio di una “tag” fatta con una bomboletta “ultrawide”. Spero che un giorno il graffiti writing possa entrare nei manuali di storia e di storia dell’arte come la prima forma di insurrezione globale dal carattere comunicativo, che rivendica l’autodeterminazione degli spazi al fianco del movimento hackers (che impone la propria “firma” a siti di aziende disoneste); degli ultras che colorano le curve degli stadi, altrimenti costretti a diventare un grande supermercato dello spettacolo; degli skaters che rompono le scatole a chi si batte contro il degrado; dei ravers che conquistano per una notte luoghi vuoti e freddi organizzando feste; dei breakers e dei rappers, che inondano lo spazio di corpi e sonorità tribali, e di qualunque controcultura che tenti di mostrare ad un pubblico ormai passivo la potenzialità dell’assalto urbano collettivo.

DLR CREW, Roma, Adesivo “All City Vandals Are United” via danslarueantifa.wordpress.com 337


Il regesto critico vuole essere un’ulteriore stimolo alla ricerca per chiunque legga questa pubblicazione, perchè il graffiti writing, nelle sue innumerevoli sfaccettature, è un fenomeno che può essere studiato, analizzato, osservato sotto moltissimi punti di vista.

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In questa parte conclusiva della pubblicazione, che si trova prima della bibliografia e della sitografia, ho inserito il regesto critico, ossia un registro, o catalogo, che racconta parzialmente le fasi di ricerca che hanno portato allo sviluppo della pubblicazione. Nelle seguenti pagine descriverò molto brevemente quei libri, articoli di giornale, documentari interviste, ecc...che maggiormente mi hanno colpito. Chiaramente, dal punto di vista bibliografico, ogni testo consultato è inserito in bibliografia, mentre ogni immagine presenta le fonti in didascalia, ed i siti più importanti sotto questo punto di vista sono preseni in sitografia.


ARTICOLI DI GIORNALE

Per quanto riguarda l’analisi storica e socioantropologica, è stato molto importante l’influenza degli articoli di giornale che trattano di graffiti writing, soprattutto quelli che si sono chiesti per primi quale fosse il significato nascosto di questo fenomeno. The New York Times, articolo su TAKI 183 esplica con straordinaria efficacia lo stupore di una stampa che si confronta per la prima volta con il writing ed i sui protagonisti.

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The Faith of Graffiti, di Norman Mailer è stato sicuramente un testo molto importante dal punto di vista fotografico e documentaristico. In questo testo l’autore si confronta infatti per la prima volta con i writers, e il loro punto di vista è stato essenziale ad una personale lettura del fenomeno.


Per capire le contraddizioni del fenomeno della street art e le sue differenze con il graffiti writing ho preso spunto (oltre che dal mio punto di vista) da interviste interessanti come “Antidoti Visuali� di Guerrrilla Spam da parte della fanzine autoprodotta Street Book.

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Un altra fanzine di fondamentale importanza per lo sviluppo di una visione politica del graffiti writing è stata ACHTUNG BANDITEN, che, con la sua intervista alla crew romana Dans La Rue, Partizan, è riuscita a

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descrivere con le parole il senso dei segni che i writers lasciano sui muri. Dans La Rue - Partizan è riuscita a conciliare messaggio politico e stile classico del writing.

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Wild Style di Charlie Ahearn è un interessante documentario che mi ha aiutato a capire il graffiti writing in relazione alla neonata cultura hip-hop; si vedono per la prima volta breakers, djs, writers e rappers uniti per la prima volta all’arrembaggio delle metropoli.


Un ringraziamento speciale va a Martha Cooper e Henry CHalfant, che, con il loro libro fotografico SUBWAY ART sono riusciti a documentare gli anni d’oro del writing sui vagoni, fornendo alle generazioni successive un archivio grafico-stilistico di enorme importanza dal punto di vista storico.

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ALL CITY WRITERS-The Graffiti Diaspora è una “bibbia” del graffiti writing; curato da Andrea Caputo, è un raccolta di interviste, articoli di giornale, fotografie, testi, ricerche, ecc...che documenta il fenomeno a partire dagli anni ‘80. Questo testo mi è stato particolarmente utile nella fase di ricerca sullo sbarco del writing in Italia, visto che la maggior parte del volume descritto tratta minuziosamente l’arrivo del fenomeno nelle principali città italiane.


PANICO TOTALE, di Alessandra Ioalè, è un interessante libro che parla della omonima convention tenutasi a Pisa dal 1996 al 2000. Ho apprezzato molto l’idea di inserire le fotografie di tutti i pezzi prodotti durante le cinque edizioni; il testo mi ha inoltre aiutato ad acquisire una panoramica generale sull’hip-hop in Italia negli anni ‘90.

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BIBLIOGRAFIA • All City Writers, The Graffiti Diaspora - Andrea Caputo, Kitchen 93 edizioni • Il Rumore Dei Segni, Volume III: dal Writing Alla Street Art - a cura di Silvana Tavanti, Federico di Gesualdo, Lina Papadimitri • • • • • • • •

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The Faith of Graffiti - Norman Mailer e Jon Naar, 1974 Polaris Communications, Inc L’insurrezione Mediante i Segni - Jean Baudrillard in Lo scambio simbolico e la morte, Gallimard 1976 I Write, Therefore I Am: texts in the city - Victoria Carrington, 2009 Dramma, Scempio e Fama, un percorso di ricerca circolare - di Maddalena Bartolini e Sebastiano Benasso in Fare Sociologia Visuale, Professional Dreamers 2015 New York City Graffiti Murals: Signs of Hope, Marks of Distinction - Patrick Verel Graffiti Writing e Street Art: il nuovo capitolo dell’arte contemporanea - Giulia Corvatta Trespass, storia dell’arte urbana non ufficiale - a cura di Carlo McCormick, Mark & Sara Schiller, Wooster Collective Panico Totale - Alessandra Ioalè, prima edizione Novembre 2016


ARTICOLI DI GIORNALE ED INTERVISTE • Antidoti Visuali - intervista a Guerrilla Spam, Niccolò D’innocenti e Marcho • The Faith Of Graffiti - Esquire (1974), Norman Mailer reports on Graffiti • Identità e Anonimazione, dagli scrittori di graffiti alle tag digitali - di Tommaso Tozzi per Decoder #9 • • • • •

Irwin, dai lungolinea all’arte di strada - per Urban Lives Un writer italiano ci ha spiegato come funzionano i graffiti sui treni - per Vice Italia, 19/9/2016 Chi sono i WCA, i “writers-spacciatori” arrestati lunedì a Milano - per Vice Italia, 18/5/2016 Intervista a Dans La Rue-Partizan - fanzine autoprodotta Achtung Banditen Taki 183 Spawns Pen Pals- The New York Times, 1973

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FILMOGRAFIA • Dramma, Scempio e Fama - di Alessandro Diaco • Wild Style - di Charlie Ahearn, 1983 • KCBR, live life like - documentario autoprodotto da parte della crew svizzera KCBR • • • • • •

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1UP Crew, the online series - video autoprodotti da parte della crew berlinese 1UP THE SHOW MUST GO ON - documentario autoprodotto da parte di writers Over Rails - serie di video autoprodotti da parte dei writers The MTN Diaries - serie di video autoprodotti da parte dei writers, sponsorizzata da Montana Cans. The Warriors - Walter Hill, 1979 The Grifters Code - serie di video auoprodotti da parte dei writers appartenenti alla rete The Grifters.


SITOGRAFIA • www.stolenstuff.it/ • www.fatcap.com/ • www.urbanlives.it/ • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

www.panicototale.bigcartel.com/ www.lushsux.tumblr.com/ www.thegrifters.org/ www.goodfellasmagazine.com/ www.bolognabombers.com www.graffiti.de www.boogieismyfriend.com www.digitaldoes.com www.pezzate.wordpress.com www.hiphop.com www.xxroma20.blogspot.it www.bombcelona.es www.systemboys.net www.wikipedia.com www.issuu.com www.flickr.com www.youtube.com www.pinterest.com www.vicenews.com www.graffiti-magazine.net www.widewalls.ch www.amazon.com www.stencilrevolution.com www.streetartnyc.com www.news.art.com www.theguardian.com

• • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • • •

www.tommasotozzi.it www.grog.eu www.ironlak.com www.endlesscanvas.com www.ilovegraffiti.de www.bombingscience.com www.cruelvapours.com www.nemcouno.com www.graffunk.de www.write4gold.com www.molotow.com www.mrtotem.com www.trainsporting.com www.reclaimyourcity.com www.counter-parts.de www.arrestedmotion.com www.huffingtonpost.com www.wikipedia.com www.nilsmuellerphotography.com www.goldworld.com www.tumblr.com www.mtn-world.com www.egowarmagazine.com www.danslarueantifa.wordpress.com

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ACCOUNTS SOCIAL CONSULTATI

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Organizzazione di Eventi e Live Painting

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Raccolte Fotografiche Online

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browser • https://www.facebook.com/mto. page/?fref=pb&hc_location=profile_browser Raccolte Fotografiche Locali • https://www.facebook.com/Graffiti-Hamburg764235463643237/?fref=ts • https://www.facebook.com/ BerlinWriters/?fref=ts • https://www.facebook.com/Saarland-Graffiti451370718333773/?fref=ts • https://www.facebook.com/ reallondongraffiti/?fref=ts • https://www.facebook.com/Frenchspray/?fref=ts • https://www.facebook.com/Bad-KidsRostock-1075585462479623/?fref=pb&hc_ location=profile_browser • https://www.facebook.com/ Graffiti-MainzWiesbaden1505295586459607/?fref=pb&hc_ location=profile_browser • https://www.facebook.com/ writersbarcelona/?fref=pb&hc_location=profile_ browser • https://www.facebook.com/MIlano-CityDamagers-785626194816019/?fref=pb&hc_ location=profile_browser • https://www.facebook.com/ berlinoldschool/?fref=pb&hc_location=profile_ browser


• https://www.facebook.com/ USZVK/?fref=pb&hc_location=profile_browser • https://www.facebook.com/ laspeziawriting/?fref=pb&hc_location=profile_ browser • https://www.facebook.com/ Romawriterz-1463683630564419/ • https://www.facebook.com/ Siciliangraffitimagazine/ • https://www.facebook.com/Graffiti-dizona-1668784683343265/?fref=pb&hc_ location=profile_browser • https://www.facebook.com/graffitiroma-209190099158863/?fref=pb&hc_ location=profile_browser • https://www.facebook.com/ CANIONBERLIN/?fref=pb&hc_ location=profile_browser • https://www.facebook.com/ wallsofmilano/?fref=pb&hc_location=profile_ browser • https://www.facebook.com/ writersmadrid/?fref=pb&hc_location=profile_ browser Attività commerciali o aziende di strumentazione per writing • https://www.facebook.com/ nnotchka/?fref=pb&hc_location=profile_browser • https://www.facebook.com/ON-THE-

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RUN-207796335917195/?fref=pb&hc_ location=profile_browser https://www.facebook.com/ loopcolorsshopgermany/?fref=pb&hc_ location=profile_browser https://www.facebook.com/clashpaint/ https://www.facebook.com/ChromeBlack-175975351769/ https://www.facebook.com/grog.eu/ https://www.facebook.com/krinknyc/ https://www.facebook.com/ MolotowPaint/?fref=pb&hc_location=profile_ browser https://www.facebook.com/ironlak/?fref=pb&hc_ location=profile_browser https://www.facebook.com/ spectrumstore/?fref=pb&hc_location=profile_ browser

Fotografi • https://www.facebook.com/ ins0mniaphotos/?fref=pb&hc_location=profile_ browser • https://www.facebook.com/ StephaneMystaPhotography/ • https://www.facebook.com/ NorbertFuhrmannStreetart/?fref=pb&hc_ location=profile_browser 355


Raccolte fotografiche specializzate • https://www.facebook.com/UltrasGraffiti/ Raccolte fotografiche di Graffiti fatte da gruppi Ultras • https://www.facebook.com/Street-View1459043891011372/?fref=pb&hc_ location=profile_browser -raccolte fotografiche dei primi pezzi negli USA • https://www.facebook.com/handstyler. blog/?fref=pb&hc_location=profile_browser -raccolte fotografiche dedicate esclusicamente alle tags • https://www.facebook.com/Calligraffiti349261328247/?fref=pb&hc_location=profile_ browser - raccolte fotografiche dedicate alla connessione tra writing e calligrafia

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EVENTI, CONFERENZE, MOSTRE • apertura della galleria Street Levels Gallery, •

18/12/2016, a cura di Progeas Family Wall Skin 2016 @la Polveriera Spazio Comune a cura di Assemblea Polveriera Spazio Comune e 400 Drops Workshop di Graffiti Writing con URTO @ Officina Multimediale Galileo a cura di Progeas Family presentazione di “il Rumore dei Segni” @ Biblioteca delle Oblate, 20/12/2016, a cura di Silvana Tavanti, Federico di Gesualdo e Lina Papadimitri mostra fotografica “il Rumore dei Segni” @ Biblioteca delle Oblate 29/11/2016, a cura di Archivio ’68 mostra “Idee e Grafica nel Punk Hardcore” @ Accademia Belle Arti, Firenze, 20/12/2016, a cura di Tommaso Tozzi Dimora Luminosa, Live Performance di Luca Barcellona @Piazza S. Spirito, 12/12/2016 a cura di IED Firenze Live Painting @T.A.Z.- La Crepa a cura dei ragazzi dei collettivi dell’area autonoma e anarchica, 10/10/2016 Presentazione del libro “Panico Totale” a cura di Alessandra Ioalè @ La Polveriera Spazio Comune, Firenze, 20/1/2017 357


RINGRAZIAMENTI Dedico questa pubblicazione a noi: i writers di tutto il mondo. Senza di noi non esisterebbe il colore nelle metropoli; il colore, quello vero, non quello del merchandising, che dal nostro cuore viene pompato attraverso le vene, per poi fuoriuscirne sottoforma di aerosol su quei muri grigi che ci impongono una vita da passivi consumatori, inibendo giorno dopo giorno ogni stimolo di autonomia e di azione protagonistica. In particolare lo dedico ad alcuni compagni di merende con cui ho condiviso momenti indimenticabili: K5M, 5K4R, 2053, PHILOS PRACT CREW, TCP CREW. Questo libro è anche un omaggio al mio relatore, il professor Simoncini, che con le sue parole di conforto ed incoraggiamento mi ha fatto intraprendere una fantastica avventura spingendomi oltre gli schemi dell'impaginazione precisa e rigorosa (del tutto inappropriata per questo tipo di argomento!), che sono stati il primo grande ostacolo da superare per la riuscita di questa pubblicazione. Naturalmente ringrazio anche il mio correlatore, il professor Fumelli, prezioso consigliere in momenti di difficoltà. Un ringraziamento speciale va alla mia famiglia, babbo, mamma e nonna, che si sono sempre sacrificati al fine di permettermi una buona educazione ed una vita piena di gioie ed avventure strepitose. Un abbraccio forte va ad Aida, la mia più grande maestra di vita, nonchè sorella maggiore, che mi ha permesso di diventare quel che sono. Un grazie va a te, Dile, che mi hai supportato e sopportato in questo periodo intenso e un po' instabile, facendomi capire che la chiave della nostra felicità sono gli obiettivi che ci poniamo singolarmente nel quotidiano. Se c'è una persona che mi ha insegnato ad affrontare le strade in salita con curiosità e spensieratezza, quella sei tu. Ringrazio infine amici/che e compagn* attivi quotidianamente nella creazione di un altro mondo possibile, utilizzando anche la cultura hip-hop come arma per diffondere messaggi di lotta, rivoluzione ed autonomia; in particolare i compagni dello Studentato Autogestito PDM 27, quei bravi ragazzi di Corsica 81, Via del Leone, Movimento di Lotta Per la Casa, CSA NextEmerson, la Polveriera, e tutte le altre realtà autogestite fiorentine. Ps: un abbraccio immenso (e una birra al pub) va a Edone e Tondo, che mi hanno prestato un computer ed una tavoletta grafica! L’amicizia regnerà sempre sulla sfortuna! Che dire: ora sono pronto a fare un altro po' di graffiti!


Titolo: Horror Vacui I writers riempiono tutto! Tesi di diploma Autore: Dino Kapetanovic Relatore: Professor Siliano Simoncini Correlatore: Professor Francesco Fumelli A.A. 2015/2016


HORROR VACUI - I writers riempiono tutto  

“Horror Vacui - I writers riempiono tutto” is the name of my Bachelor Degree thesis project. This research, which ended in a 360-pages edito...

HORROR VACUI - I writers riempiono tutto  

“Horror Vacui - I writers riempiono tutto” is the name of my Bachelor Degree thesis project. This research, which ended in a 360-pages edito...

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