Italia Ornitologica - numero 12 - 2020

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Rivista mensile di Ornitologia Scientifica - Tecnica - Pratica Organo Ufficiale della F.O.I.-Onlus

ANNO XLVI numero 12 2020

Canarini di Colore

Didattica & Cultura

Veterinario

Ondulati ed altri Psittaciformi

Accoppiamenti misti

Melanine: divagazioni ornitologiche sul tema

Le alterazioni di piumaggio Gli Ala nei pappagalli Merlettata



ANNO XLVI NUMERO 12 2020

sommario In FOI signo vinces (sotto l’emblema FOI si vince)

3 Melanine: divagazioni ornitologiche sul tema Mimmo Alfonzetti 5 Antonio Sposito

Il collezionismo ornitologico (4ª parte) Francesco Badalamenti

Una giornata di giudizio in tempi “atipici” Paolo Corbelletto

Photo Show Le foto scattate dagli allevatori

Spazio Club Club Arricciato Padovano

Recensioni - novità editoriali Gennaro Iannuccilli

Il Giraldillo Sevillano

Estrildidi Fringillidi Ibridi

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Canarini di colore

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11 Accoppiamenti misti Giovanni Canali 17 Le alterazioni di piumaggio nei pappagalli Federica Ardizzone 21 Il “pollice rigido”: ipotesi ed esperienze Salvatore Cremone 25 Lo Yorkshire Sergio Palma 29 Il Canarino Malinois Waterslager: la Klokkende Gianfranco Gallipoli 33 Non è tutto opale (o phaeo) quello che luccica! Simone Olgiati, Sergio Lucarini e Francesco Formisano 37 Gli Ala Merlettata Giovanni Fogliati 43

Gianfranco D’Alessandro

Divulgare la nostra passione Pier Franco Spada

47 51 53 54 56 57 58

Il Cardinalino del Venezuela ed i suoi ibridi Piercarlo Rossi

AMMINISTRAZIONE E PUBBLICITÀ: Segreteria F.O.I.-Onlus Via Caorsana, 94 - Località Le Mose 29122 Piacenza Tel. 0523.593403 - Fax 0523.571613 Web: www.foi.it - E-mail: redazione@foi.it

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Canarini di Forma e Posizione Lisci

Orni-flash News al volo dal web e non solo

Lettere in Redazione Attività F.O.I. - Verbale Consiglio Direttivo del 2-3 ottobre 2020

Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana ISSN 0391-254X (International Standard Serial Number) Autorizzazione del Tribunale di Bologna n. 4396 del 12-3-1975

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Ondulati ed altri Psittaciformi

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Italia Ornitologica è la rivista ufficiale della F.O.I. - Federazione Ornicoltori Italiani, pubblicata in 10 (dieci) numeri annuali a cadenza mensile, 2 (due) dei quali in versione bimestrale nel periodo estivo (Giugno/Luglio e Agosto/Settembre). Il numero 12 - 2020 è stato licenziato per la stampa il 23/12/2020



Editoriale

In FOI signo vinces (sotto l’emblema FOI si vince) di ANTONIO S POSITO, P RESIDENTE F.O.I.

S

ta per concludersi un anno difficile per la vita sociale, per la salute degli uomini, per l’economia, per la scuola ed anche per l’ornitologia. Un anno quasi senza mostre e quindi senza confronto sportivo, con scarse occasioni di incontro fra gli Allevatori nel corso del quale anche le Associazioni sono state costrette a fermare le attività programmate. In uno sprazzo di apparente sereno abbiamo potuto tenere a Chianciano Terme la nostra Assemblea Generale delle Associazioni ma nello stesso tempo è stato necessario rinviare l’Assemblea Nazionale Giudici. Abbiamo dovuto fare di necessità virtù, sostituendo gli incontri in presenza con quelli a distanza, passando dall’abbracciarsi e dallo stringersi la mano alle videoconferenze. Stiamo vivendo un periodo sospeso, sempre in attesa di qualcosa che ci riporterà alla normalità e che ci consentirà nuovamente l’esercizio libero – non condizionato da nulla e da nessuno – della nostra esistenza. Ma noi Allevatori non possiamo vivere così, noi siamo abituati a vivere a contatto con la natura, ad amarla, ad apprezzarla, a favorire i suoi processi, noi siamo i fautori di una natura sana. Il nostro desiderio di vita è quello auspicato nella bellissima canzone popolare “Voglio vivere così” (composta nel 1941), ai nostri tempi magistralmente interpretata dal grande Maestro Luciano Pavarotti, cioè “… Col sole in fronte … e goder l’aria del monte … quel ruscello impertinente … la fiorita delle piante …”. Ma durante questo tempo sospeso, pur in una situazione surreale, la FOI non si è fermata ed abbiamo avuto la possibilità di pensare ed attuare le nuove forme di contatto che sono state messe a disposizione dei nostri Allevatori. In tale ottica nascono la piattaforma OrniScambio e le diverse mostre scambio organizzate in tutta Italia ed aperte alla partecipazione gratuita di tutti i tesserati FOI. Anche gli Organi Tecnici, l’Ordine dei Giudici e le Commissioni Tecniche Nazionali hanno continuato incessante-

mente il loro lavoro di aggiornamento, concludendo l’iter di standardizzazione del Canarino Nero Perla Striato, successivamente devoluto alla COM/OMJ per il riconoscimento internazionale, nel contempo aprendo nuove prospettive tecniche oggi ancora in fase di studio ed avanzando diverse proposte migliorative dei sistemi di giudizio. Il principio che sempre di più si afferma è quello della continua valorizzazione delle capacità e delle tecniche di selezione sempre all’avanguardia degli Allevatori FOI. Sono stati stampati i nuovi criteri di giudizio dei Canarini di forma e Posizione Lisci e sono in corso di stampa quelli dei Canarini di Forma e Posizione Arricciati. Tra non molto verrà dato alle stampe quello che, senza timore di smentita, possiamo definire il primo compendio universale sugli Ondulati, a firma di Giovanni Fogliati, pubblicato in doppio tomo ed in tremila esemplari, un lavoro editoriale enorme intorno al quale abbiamo constatato l’impegno collaborativo delle migliori menti della specializzazione. E nel settore editoriale, grazie alla dedizione ed alle competenze degli Allevatori e dei Giudici FOI, vi sono molte altre novità in corso di lavorazione. La FOI ha sottoscritto durante il periodo di lockdown un contratto con l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna per la ricerca sul tema “analisi del genoma del canarino per la caratterizzazione delle basi genetiche e molecolari della colorazione del piumaggio conosciuta come opale”, che è in corso di esecuzione da parte dallo staff diretto dal Prof. Luca Fontanesi su materiale genetico fornito da propri Allevatori esperti.

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Editoriale Non è mai mancato il contatto diretto con i Presidenti dei Raggruppamenti che, sia pure a distanza, hanno continuato a svolgere egregiamente il loro ruolo di coordinamento tra le Associazioni territoriali ed il CDF. I Club di Specializzazione sono in positiva evoluzione e relativamente alla loro funzione vi sono nuovi proponimenti che il CDF si prefigge di comunicare dopo averne effettuato insieme agli stessi il preventivo studio di fattibilità. Questo è stato anche il periodo in cui la FOI ha acquisito nuove competenze nel campo della psicologia animale e comparata, aprendo le sue braccia alla prima Associazione di volo libero di pappagalli di grande taglia. Lo staff dei Convogliatori morde il freno ed è pronto per ripartire per la nuova avventura del prossimo Campionato Mondiale in Spagna, è ormai un gruppo di amici ben assortito che lavorano sodo e si divertono stando insieme. La nostra sede di Piacenza è stata resa ancora di più accogliente mediante l’installazione nell’area latistante di quattro tensostrutture che hanno ospitato la mostra scambio stabile del mese di ottobre ed è pronta ad ospitare tutte le future iniziative autogestite in ambito FOI.

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In questo tempo difficile il CDF non ha mai fatto venir meno il proprio sostegno alle Associazioni affiliate in ordine all’apprestamento di tutte le informazioni utili a compiere le valutazioni necessarie per l’adeguamento statutario al nuovo Codice del Terzo Settore, anche proponendo una bozza di nuovo statuto compendioso di tutte le funzioni sociali esercitabili da un’Associazione Ornitologica di Promozione Sociale. Ma non sono mancate le prove! Una brigata di buontemponi al contrario, armati di astio e di acredine, privi di progetto istituzionale e mossi soltanto da spirito di rivalsa, hanno tentato invano di minare le fondamenta della FOI, rivoltandosi contro la stessa pur essendone stati membra corporali. Ma noi della FOI, affermando ancora una volta il nostro incorruttibile senso di appartenenza, abbiamo disperso i superbi nei pensieri del loro cuore (citazione blasfema del Magnificat della quale Chi di dovere mi perdonerà). Ma, a pensarci bene, anche questa è stata un’occasione favorevole perché così la FOI si è tirata a lucido, si è liberata di inutili scorie, ha fatto pulizia nel proprio tessuto, ha visto allontanarsi chi, nel proprio vissuto ornitologico, non può aprire l’armadio per la paura di trovarsi al cospetto di tanti scheletri. Alla FOI è stata concessa l’ennesima opportunità di confermare la propria salda appartenenza alla COM della quale è Paese fondatore e della quale partecipa convintamente al progresso ed al miglioramento. Il nuovo CDF contiene eccellenti energie che saranno impiegate per il bene dell’intero Movimento Ornitologico Italiano e che sapranno profondere ogni impegno per il raggiungimento di importanti traguardi. E nel mese di gennaio 2023 il Campionato Mondiale ritornerà in Italia. Sono giunto al momento degli auguri di Natale che rivolgo con affetto indistinto a tutti gli Allevatori FOI ed alle loro famiglie, a tutti coloro che nella FOI hanno responsabilità dirigenziali. E, mai come ora, sento di inviare gli auguri natalizi da Capofamiglia. Noi dobbiamo essere un gruppo di amiche – purtroppo ancora troppo poche – e di amici che discutono fra loro, che talvolta litigano, ma che si rispettano e non perdono mai di vista di essere componenti della stessa Famiglia putativa, di un’unica Famiglia alla quale tutti desiderano appartenere. Chi ci ha creato, nello stesso momento in cui lo ha fatto ci ha donato il libero arbitrio ovvero la possibilità di compiere, in assoluta libertà e senza alcun condizionamento, le nostre scelte di vita e tra queste anche la scelta di stare e vivere in una Famiglia Ornitologica come la FOI, l’unica scelta vincente.


DIDATTICA & CULTURA

Melanine: divagazioni ornitologiche sul tema di MIMMO ALFONZETTI, foto WIKIPEDIA

Abstract Le melanine sono tra i principali pigmenti responsabili dei colori delle cellule viventi e diffusamente distribuiti in natura. Gli uccelli rappresentano gli animali più variegati per quanto riguarda la colorazione a base di melanina, soprattutto nel piumaggio, anche se questa pigmenta anche parti prive di penne del tegumento (occhi, zampe, unghie e becco). Di seguito verranno elencate le funzioni peculiari assolte dalle melanine nelle penne e piume degli uccelli, nel tentativo di spiegare gli aspetti che più strettamente hanno favorito il loro sviluppo e la loro evoluzione. Le fonti bibliografiche che hanno suggerito lo scritto sono ascrivibili a numerose pubblicazioni di autori (tra i quali Ismael Galvàn, Francisco Solano) operanti in istituti di ricerca universitari americani.

Il colore è uno dei tratti che condiziona maggiormente l’aspetto degli animali

Introduzione Il colore è uno dei tratti che condiziona maggiormente l’aspetto degli animali. La colorazione degli animali è straordinariamente diversificata e influisce in gran parte sul modo in cui essi comunicano con i conspecifici, svolgendo un ruolo rilevante nell’evoluzione delle storie di vita animale. La colorazione dei vertebrati, quindi anche gli uccelli,

Comunicazione visiva di un pavone, fonte: wikipedia.org, autore: Lubomir Mihalik

è il risultato di due processi fisici diversi ma correlati: • l’assorbimento diretto di specifiche lunghezze d’onda della luce da pigmenti naturali, che potrebbero essere definite colori pigmentari; • l’interferenza della luce riflessa dalle microstrutture biologiche con indici di rifrazione contrastanti, che crea i cosiddetti colori strutturali. Quest’ultimo meccanismo permette di produrre colori (blu, viola…) che non possono essere generati soltanto dai pigmenti, anche se le microstrutture specializzate spesso richiedono la presenza di questi pigmenti che assorbono determinate lunghezze d’onda per produrre tali colori strutturali. Pertanto, i colori pigmentari e strutturali

non sono il risultato di due processi indipendenti, ma si può affermare che i pigmenti sono la base principale responsabile dell’intera diversità della colorazione animale. Tra gli animali, i colori degli uccelli sono particolarmente diversi, il che è legato al fatto che, contrariamente ad altri vertebrati come i mammiferi, gli uccelli basano la comunicazione principalmente su segnali visivi. I pigmenti responsabili di questa diversità vengono depositati nelle penne e piume e anche in parti glabre come becco e zampe. Questi pigmenti sono, in ordine alfabetico: carotenoidi, melanine, porfirine, psittacofulvine, purine e turacine. La maggior parte di questi pigmenti sono, però, presenti solo in

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alcuni gruppi di uccelli. Al contrario, melanine e carotenoidi sono maggiormente diffusi tra gli uccelli e rappresentano quindi i principali contributi alla diversità del colore aviario, anche se di solito le melanine sono più abbondanti dei carotenoidi. La melanina è il nome generico usato per riferirsi forse al polimero più onnipresente, resistente, eterogeneo e antico trovato in natura. Come nella pelle e nei capelli dei mammiferi, il tegumento degli uccelli contiene due forme chimiche di melanina: l’eumelanina, che dà origine a colorazioni nero scuro, marrone o grigio, e feomelanina, che dà origine a colorazioni giallastre fino a macchie rossastre. Analizzeremo i principali meccanismi per cui gli uccelli producono melanina e tratti di colore a base di melanina, con particolare attenzione alle implicazioni che questi meccanismi hanno per comprendere l’evoluzione di queste melanine. Tali meccanismi sono: • Protezione contro danni meccanici • Protezione contro radiazioni UV • Termoregolazione • Segnalazione

penne e piume a base di feomelanina siano più fragili di quelle a base di eumelanina. Tuttavia, l’unico studio finora affrontato su questo problema negli uccelli ha concluso che l’eumelanina e la feomelanina non differiscono nella loro capacità di aumentare la forza del piumaggio. Occorre precisare, però, che l’analisi non è stata fatta sulla chimica delle melanine e la composizione di esse è stata dedotta semplicemente dal colore delle piume [Pannkuk E.L., Siefferman L.M., Butts J.A. - Colour phases of the eastern screech owl]. Le melanine possono anche proteggere le piume dagli effetti dannosi dei

Protezione contro danni meccanici Le melanine sono polimeri (macromolecole costituite da un gran numero di gruppi molecolari detti unità ripetitive) che aumentano la durezza dei tessuti biologici in cui sono incorporati. La capacità delle melanine di aumentare la resistenza delle strutture tegumentarie ai danni meccanici è stata particolarmente ben illustrata negli uccelli. È stato dimostrato sperimentalmente che la melanizzazione delle penne, piume e del becco aumenta la durezza di queste strutture [Bonser R.H.C. Melanin and the abrasion resistance of feathers], così come la loro resistenza contro l’abrasione causata dalle particelle presenti e trasportate dall’aria. Non è chiaro, tuttavia, se le diverse forme chimiche di melanina differiscono nella loro capacità protettiva meccanica; a tale proposito, studi effettuati sulla integrità dei granuli di melanina dei capelli umani rossi confrontati con i capelli neri suggeriscono che le

batteri che degradano le piume [Burtt E.H., Jr., Ichida J.M. - Occurrence of feather-degrading bacilli in the plumage of birds]. Infatti, la melanizzazione della pelle è stata proposta come una delle componenti primitive del sistema di difesa immunitaria umana, ma, di contro, è stato anche suggerito che le melanine possono servire come substrato per alcune specie di batteri. Quest’ultimo lavoro non è stato sufficientemente approfondito, ma sarebbe interessante farlo prima di accettare come assodato che le melanine proteggono da qualsiasi batterio che degrada le piume. Allo stesso modo, non ci sono prove certe che le penne e piume melanizzate proteggano dai pidocchi che degradano le piume; alcuni autori hanno concluso che il grado di danno alle piume da parte di questi organismi non è correlato ai livelli di melanizzazione. Ancora una volta, però, i ruoli protettivi differenziali delle diverse forme chimiche di melanina non sono stati valutati.

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Le melanine possono anche proteggere le piume dagli effetti dannosi dei batteri che degradano le piume

Protezione contro le radiazioni ultraviolette La ubiquità delle melanine scure (eumelanina) negli organismi viventi, che si estende dai batteri agli esseri umani, è probabilmente correlata alla loro capacità di proteggere le cellule dagli effetti dannosi delle radiazioni UV. Questa proprietà è conferita dalle caratteristiche fisiche-ottiche della eumelanina che ha un alto indice di rifrazione e un grande coefficiente di assorbimento per la intera gamma delle radiazioni, sia visibili che ultravioletti, dello spettro elettromagnetico Si evita così che le cellule viventi soffrano lo stress causato dalle sostanze ossidanti generate dalla radiazione UV che è altamente energetica. Si può affermare che questo rappresenta la funzione primaria che assicura agli organismi quei principali benefici che permettono l’adattamento e hanno consentito l’evoluzione delle melanine. Di conseguenza, la presenza di melanine scure nel tegumento è essenziale per lo sviluppo della vita sulla terra; la melanizzazione è considerata la principale risposta fisiologica di animali e microrganismi contro gli effetti dannosi dei raggi UV [Brenner M., Hearing V.J. - The protective role of melanin against UV damage in human skin]. Ma se questa generalizzazione relativa alla funzione protettiva delle melanine è fortemente fondata per gli esseri umani, lo stesso non può dirsi per gli organismi diversi dai mammiferi dai quali l’evidenza empirica raramente proviene. Gli uccelli costituiscono un esempio singolare di mancanza di prove per il ruolo protettivo delle melanine contro le radiazioni UV, anche se si tratta di un’ipotesi comune. La variabilità dei livelli di melanizzazione negli uccelli è stata studiata principalmente per quanto riguarda il piumaggio, ma la melanizzazione della pelle, che potrebbe essere più rilevante per la protezione dell’organismo contro le radiazioni UV, rimane inesplorata negli uccelli [Hill G.E., McGraw K.J., editors Bird Coloration]. A questo proposito, vale la pena menzionare l’assenza di conoscenza sulla prevalenza del melanoma negli uccelli


selvatici al di là delle descrizioni di casi particolari [J.E., Citino S.B., Altman N.H. - Four cases of neoplasia in captive wild birds]. Le abitudini diurne e aeree della maggior parte degli uccelli probabilmente li rendono i vertebrati più esposti alle radiazioni UV, e studiare quanto sia frequente il melanoma negli uccelli selvatici potrebbe fornire informazioni interessanti sui possibili meccanismi per evitare gli effetti dannosi delle radiazioni UV. Un discorso a parte, per quanto riguarda la protezione dai raggi UV, merita invece la presenza di feomelanina negli uccelli considerata da molti autorevoli studiosi fototossica. Importanti ricercatori americani (Galvan, Moller ed altri, 2011 e 2012) hanno pubblicato ricerche che dimostrano una relazione negativa tra l’estensione del tegumento colorato di feomelanina e le dimensioni del cervello di alcuni uccelli. Analogamente, la maggiore estensione del tegumento feomelanico è stata correlata negativamente alla capacità di resistere all’effetto della radiazione UV che produce stress ossidativo tra le specie di uccelli e alla prevalenza della cataratta negli uccelli. Non si comprende, quindi, quali siano i fattori che hanno permesso l’evoluzione della feomelanina, a parte quelli che conferiscono migliore occultamento. A proposito di occultamento, non è un caso che di regola, ed anche in canaricoltura, il piumaggio dei pulli è più ricco di feomelanina la cui presenza si riduce alla prima muta. I fattori che hanno favorito l’evoluzione della feomelanina restano quindi un mistero, tanto che questo pigmento è stato addirittura considerato un “incidente di natura”. A tale proposito sono numerose le pubblicazioni (di cui mi sto interessando come fonti di un futuro articolo) che giustificano la presenza di tratti di feomelanina e della sua evoluzione. Termoregolazione L’ampio spettro di assorbimento delle melanine nella gamma UV-visibile fa sì che questi pigmenti sono in grado di proteggere le cellule dagli effetti dannosi della radiazione UV energetica, ma questo implica anche che le strutture

biologiche melanizzate di solito aumentano la loro temperatura più facilmente rispetto alle strutture non melanizzate e più leggere. Per gli animali, questo rappresenta un vantaggio quando è necessario aumentare la temperatura corporea, ma è anche un costo fisiologico quando vengono superati i limiti termici, soprattutto negli ectotermi (a sangue freddo) [Clusella-Trullas S., van Wyk J.H., Spotila J.R. - Thermal melanism in ectotherms]. Gli uccelli, come i mammiferi, mantengono una temperatura fisiologica relativamente costante (endotermi), il che rende meno studiata la funzione termica delle melanine in questi organismi. In effetti, il ruolo della melanizzazione del piumaggio nel coprire le esigenze termore-

Gli uccelli, come i mammiferi, mantengono una temperatura fisiologica relativamente costante

golatorie degli uccelli non è ancora del tutto chiaro [Bortolotti G.R. - Natural selection and coloration: Protection, concealment, advertisement, or deception?]. Tuttavia, mantenere una temperatura corporea costante può rappresentare un costo fisiologico significativo per gli uccelli quando esposti a basse temperature ambientali. In tali circostanze, la capacità di zone di piumaggio nero e melanizzato di assorbire rapidamente energia radiante può favorire l’adattamento ambientale. Questo meccanismo può infatti favorire l’evoluzione dei tratti a base di melanina caratteristici delle sottospecie di uccelli che abitano ambienti freddi [Margalida A., Negro J.J., Galván I. - Melanin-based color variation in the bearded vulture suggests a thermoregulatory function]. Sarà interessante considerare questo potenziale costo fisiologico in un contesto di riscaldamento globale, che può creare differenze nella vulnerabilità delle specie alle estinzioni, per

Allocco (Strix aluco) nel morfismo grigio ha una capacità di isolamento termico maggiore, fonte: wikimedia.org, autore: Martin Mecnarowski

quanto riguarda la loro base genetica di sintesi della melanina. Le proprietà termoregolatorie differenziali di diverse forme chimiche di melanina non sono state valutate esplicitamente negli uccelli. A tale proposito, interessante è una ricerca [Koskenpato K., Ahola K., Karstinen T., Karell P. 2016] su alcuni allocchi (Strix aluco) il cui piumaggio presenta colorazioni che possono essere differenti (morfismi). Pur trattandosi della stessa specie, si possono avere individui con un morfismo rosso, grigio o intermedio fra questi due colori. La ricerca ha riportato la presenza, nelle piume dorsali nel morfismo grigio (che produce principalmente eumelanina), di pars plumacea più grande e densa che nel morfismo marrone (che produce principalmente feomelanina) degli allocchi bruni, suggerendo una capacità di isolamento termico superiore nel primo. La forma chimica di melanina prodotta potrebbe non essere responsabile di queste differenze strutturali nelle piume di entrambi i morfismi di colore, ma gli autori suggeriscono che queste differenze possono spiegare la minore sopravvivenza dei gufi bruni e feomelanici durante gli inverni freddi.

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A margine voglio riportare un particolare della mia vita di allevatore. A volte un raggio di sole faceva capolino nella voliera dei canarini illuminandone direttamente una esigua parte. Orbene, in questa zona più volte ho visto canarini che, immobili e quasi sdraiati su un fianco, aprivano le ali e le piume all’irraggiamento solare, atteggiamento che avevo osservato più volte in campagna nelle galline. Non riuscivo a comprendere del perché questo comportamento fosse prerogativa dei canarini melanizzati e mai dei lipocromici. Ora mi è chiaro: si crogiolavano al tepore del sole che li riscaldava, complice il sottopiuma melanizzato. Segnalazione visiva La gamma di colori conferita da eumelanina e feomelanina a diverse parti del corpo ha favorito l’evoluzione negli uccelli, come nei mammiferi, di una straordinaria diversità di cromie; questi hanno dato forma a modelli di piumaggio che configurano segnali visivi che vengono coinvolti nella comunicazione interspecifica e che interessa, quindi, individui di specie diverse. In questo contesto, diffuso è il criptismo o mimetismo criptico (crypsis), cioè quella condizione nella quale un organismo tende a confondersi con l’ambiente che lo circonda, in modo da

passare inosservato alla sua preda, o al suo predatore. Tipico è il criptismo dell’ombra opposta, consolidato negli uccelli, dove il ventre tende ad avere un colore più chiaro (visto dal basso si confonde con il cielo), e il dorso più scuro e melanizzato (si confonde con il suolo se visto dall’alto) grazie ai giochi di luce sul piumaggio. In biologia, un tratto è una caratteristica osservabile di un organismo, comprendendo sia strutture che comportamenti, evolutasi specificamente perché modifica il comportamento dei ricevitori a vantaggio del segnalatore. I tratti o le azioni che avvantaggiano esclusivamente il ricevitore sono chiamati segnali. Quando un uccello in cerca di cibo emette inavvertitamente un fruscio tra le foglie, l’eventuale predatore modifica il suo comportamento perché ha inteso un “segnale” di vicinanza di eventuale preda. Quando un uccello vigile dà deliberatamente un richiamo di avvertimento a un predatore che lo insegue e il predatore rinuncia alla caccia, l’uccello vigile sta comunicando qualcosa di utile al predatore: che è stato rilevato dalla preda, potrebbe smettere di sprecare il suo tempo a inseguirlo perché è improbabile che lo catturi. Quel suono allora è un segnale onesto perché comporta un beneficio sia alla preda che al predatore.

La ghiandaia euroasiatica, Garrulus glandarius, dà segnali onesti, forti chiamate di allarme, dal suo trespolo quando vede un predatore, informandolo di averlo scorto, fonte: wikipedia.org, autore: Chiswick Chap

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Le diversità di colorazioni del piumaggio degli uccelli hanno permesso che molti tratti di colore a base di melanina consentano di trasferire le informazioni sugli attributi dei portatori di segnale ai conspecifici e, quindi, a uccelli che appartengono alla stessa specie. I tratti di colore a base di melanina spesso agiscono come segnali onesti di qualità. I segnalatori con macchie di colore più grandi o più intense sono percepiti dai conspecifici come portatori di una qualità genotipica superiore e, di conseguenza, ottengono benefici più elevati rispetto ad altri che visualizzano macchie di colore più piccole o meno intense [McGraw K.J. - An update on the honesty of melanin-based color signals in birds]. Tali benefici interessano principalmente il successo riproduttivo di un individuo ben adattato al suo ambiente (in genetica fitness). Il temine onesto è da considerare non nella comune accezione del termine (integrità morale) bensì nella certezza che le risposte comportamentali al segnale siano vantaggiose, statisticamente, sia all’emettitore che al ricevitore, rispetto al comportamento che si verificherebbe in assenza del segnale. I segnali biologici, nella maggior parte si evolvono proprio perché sono onesti, cioè influenzano positivamente i ricevitori dei segnali. Al contrario, sono segnali disonesti quelli che suggeriscono un comportamento che sembra vantaggioso ma in realtà l’obbiettivo è un altro, quasi sempre potenzialmente dannoso per il destinatario e sicuramente favorevole per chi lo emette. L’allarme “al lupo, al lupo” spiega in maniera elementare una segnalazione disonesta. Tra le tante indagini a dimostrazione della disonestà, una molto significativa ha mostrato che il drongo dalla coda a forchetta (Dicrurus adsimilis), in Africa, è in grado di utilizzare segnali di allarme ingannevoli (simili a uno struscio metallico) segnalando la presenza di un predatore inesistente per rubare cibo ad altri uccelli. I segnali visivi associati ai tratti cromatici a base di melanina negli uccelli, proprio in quanto visivi e palesi, si sono evoluti perché rispondono pienamente ai requisiti dell’onestà del segnale.


La patch bianca della guancia della cinciallegra (Parus major) amplifica il segnale sulle qualità genotipiche correlate positivamente al successo riproduttivo, fonte: wikipedia.org, autore: Francis C. Franklin Una caratteristica del drongo codaforcuta è quella di emettere richiami d'allarme improvvisi anche quando non è presente alcun pericolo nei dintorni, in maniera tale da poter pasteggiare col cibo lasciato a terra dagli animali, fonte: wikipedia.org, autore: Derek Keats

La disposizione delle melanine sul piumaggio (array o disegno) è rilevante sulla qualità della onestà del segnale. Infatti, i disegni in cui c’è alternanza tra zone di piumaggio melanizzati (nero) e non melanizzato (bianco) raggiungono il più alto livello possibile di contrasto acromatico e quindi generano tratti molto evidenti. Interessante, a tal proposito, è una ricerca fatta sulla presenza della guancia bianca delle cinciallegre (Galván I., Sanz J.J. - The cheek plumage patch is an amplifier of dominance in great tits). La patch bianca è stata ad arte deplumata al fine di simulare danni alle piume prodotti da eventuali attacchi ricevuti dai conspecifici. Queste interazioni aggressive provocano deplumazioni e quindi riducono l’immacolatezza della patch; la dimensione della patch può essere considerata, quindi, come un amplificatore delle qualità genotipiche correlate positivamente al successo riproduttivo (qui stimato in base alla precocità della data di deposizione). In tal caso, negli individui in cui la dimensione del deterioramento piumaceo è grande (segno

di soccombenza nelle interazioni aggressive), la patch appare meno bianca e suggerisce uno scarso successo riproduttivo. Al contrario, la patch bianca sulla guancia non sembra funzionare come amplificatore nelle cinciallegre femmine. Un’ipotesi proposta nel 1975 dal biologo Amotz Zahavi, inerente alla comunicazione e al comportamento animale, è Il principio dell’handicap, anche detto del segnale onesto. Secondo questa ipotesi, il segnale emesso da un animale è tanto più attendibile quanto più appare evidente lo sforzo (o spreco, o handicap) nell’emetterlo. La teoria predice che un ornamento sessuale, o qualsiasi altro segnale, deve essere “costoso”, dal punto di vista del fitness del portatore, per poter pubblicizzare uno o più tratti rilevanti nella comunicazione tra il portatore di tali tratti e altri individui (che possono essere eventuali partner, competitori o predatori). Tipici esempi di comunicazione tramite l’utilizzo di handicap comprendono il canto e le danze di corteggiamento di alcune specie di uccelli, la coda del pavone, lo stotting degli antilopi. Verosimilmente sono due i meccanismi che consentono l’evoluzione dei segnali onesti: il primo mediante relazioni di compromesso tra costi e benefici (cioè handicap) e l’altro (fattori di

amplificazione) attraverso l’assemblaggio tra i tratti di colore a base di melanina negli uccelli. Così, quando i tratti di colore a base di melanina si evolvono come segnali, la loro dimensione o l’intensità è conseguenza del principio dell’handicap, mentre i modelli di patch contemporaneamente melanizzate e non melanizzate, hanno una maggiore capacità di essere fattori di amplificazione.

Con lo stotting, una antilope di medie dimensioni (Antidorcas marsupialis) saltellando segnala onestamente che è giovane, in forma e non vale la pena cacciarlo da parte di predatori come i ghepardi, fonte: wikipedia.org, autore: Yathin sk

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Passer italiae, i passeri domestici maschi che mostrano bavaglini più grandi sono dominanti nelle interazioni aggressive rispetto ad altri maschi e ottengono un successo riproduttivo più elevato fonte: wikipedia.org, autore: Claudio Gennari

Numerose pubblicazioni universitarie informano che i tratti cromatici a base di melanina oggetto di signalling possono essere correlate alle proprietà fisiche e chimiche delle melanine (eumelanina e feomelanina) e ai processi alla base della chimica della melanogenesi. A tale proposito, ricerche sperimentali fatte per modificare artificialmente le dimensioni del pettorale del passero domestico (il bavaglino) hanno mostrato

Fonte: wikipedia.org, autore: Aaron Logan

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che vengono prodotti grandi segnali con basso contenuto di feomelanina nelle penne. Ciò è stato possibile modulando la produzione della cisteina regolandone i suoi livelli dentro e fuori i melanociti. (Ismael Galván , Kazumasa Wakamatsu, Pablo R Camarero, Rafael Mateo, Carlos Alonso-Alvarez - Low-quality birds do not display high-quality signals: The cysteinepheomelanin mechanism of honesty). Tutto ciò trova riscontro con l’apparente scarsità di specie di uccelli maschi con piumaggio completamente composto da colori tipicamente conferiti dalla feomelanina (cioè castagno, ferruginoso) e l’abbondanza di specie completamente colorate da eumelanina. La cromia del piumaggio degli uccelli è costituita da modelli di colore che sono il risultato di assemblaggi di carotenoidi e melanine ma anche di colori strutturali (azzurro, viola…). La eventuale colorazione strutturale, che comunque è sempre sostenuta dalla presenza delle melanine, ha un effetto amplificante nel segnalare le qualità individuali. L’uniformità del colore strutturale è fondamentale per indicare la stabilità e la regolarità dello sviluppo delle penne e piume durante la crescita. Tale colorazione trova origine nelle parti più piccole delle penne e piume, le barbule, le più suscettibili di abrasione la

cui conseguenza è quello di modificare l’intensità del colore stesso (da non confondere con la muta ruptila, un’abrasione che rende più vivace il piumaggio, similmente alla muta nuziale). Se questa colorazione resta inalterata, allora diventa un parametro utile a segnalare la qualità della penna o piuma. La resistenza all’abrasione rappresenta un costo biologico e, quindi, il colore strutturale realizza un handicap amplificante. La coda del pavone maschio (Pavo cristatus) è un esempio di coesistenza di melanine, carotenoidi e colori strutturali (in particolare gli ocelli delle timoniere). Test comparativi per prevedere la misura, la posizione e le combinazioni di questi colori strutturali rispetto alla semplice colorazione di carotenoidi e di melanina sono stati eseguiti. Il risultato è che la colorazione strutturale può essere una componente in più nei messaggi di qualità individuale legati alla colorazione del piumaggio. Anche l’emoglobina contenuta nel sangue di tutti gli uccelli e responsabile dei colori rossastri nelle zone di pelle nuda di alcune specie, è un pigmento coinvolto nella comunicazione visiva, ma la stranezza è che questo rossore è una evoluzione delle melanine. La pelle nuda della faccia dell’avvoltoio incappucciato contiene un tessuto altamente vascolarizzato sotto l’epidermide che può essere riempito di sangue, producendo così il colore della pelle rossa. La capacità delle patch scure a base di melanina di assorbire energia radiante può rappresentare un costo fisiologico a temperature ambiente elevate, che potrebbe aver portato all’evoluzione di meccanismi compensativi come parti maggiormente vascolarizzate della pelle nuda che dissipano il calore. Questa condizione è spesso correlata a popolazioni (taxa) di uccelli di colore scuro e di grandi dimensioni che vivono in ambienti caldi, che potrebbero aver originariamente sviluppato macchie cutanee altamente vascolarizzate per la termoregolazione. I colori causati dal flusso sanguigno e il conseguente processo fisiologico di dissipazione del calore potrebbero essersi evoluti in modo secondario come segnali intraspecifici di dominanza.


ESTRILDIDI FRINGILLIDI IBRIDI

Il Cardinalino del Venezuela ed i suoi ibridi di PIERCARLO ROSSI, foto di G. GHEZZI, P. ROSSI, W. PERIN, M. RAFFAELE e D. CAUTILLO

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uesto affascinante Spinus è stato, senza ombra di dubbio, il capostipite dell’allevamento in ambiente domestico di una lunga serie di Spinus, appartenenti ad un genere molto affascinante, conosciuto con il nome di lucherini del Sud America. Un po’ di storia Il suo colore vermiglio ed un’indole battagliera, gli hanno permesso in breve tempo di diventare il “re degli Spinus”, grazie anche a molte similitudini con uno degli indigeni più amati, il cardellino, come ad esempio il richiamo dei pulli appena usciti dal nido. Uno dei pionieri del suo allevamento, in Italia, fu sicuramente Agostino Pi-

votto, di Crosara di Marostica, ridente cittadina in provincia di Vicenza. Questo bravissimo allevatore agli inizi degli anni ottanta, infatti, riusciva, senza l’ausilio di balie, a produrre ogni anno soggetti molto tipici e splendidamente colorati, solo con l’utilizzo di erbe prative, il suo vero asso nella manica, fornite in abbondanza nella delicata fase della muta e dello svezzamento dei novelli. Dopo di lui molti altri bravi allevatori, anno dopo anno, sono riusciti a consolidare ceppi sempre più robusti di questa interessante specie ma la vera svolta arrivò agli inizi degli anni novanta con la comparsa delle prime mutazioni nel Lucherino euroasiatico. Questo nuovo panorama affascinò

Cardinalino del venezuela bruno x canarino bruno, foto e allevamento: Gianni Ghezzi

Il suo colore vermiglio ed un’indole battagliera, gli hanno permesso in breve tempo di diventare il “re degli Spinus”

molti allevatori che tentarono da subito di trasferirle nel cardinalino; tra gli altri, come non ricordare Fabio Peretti, che già nel 1995 era riuscito a fissare stabilmente la mutazione diluito singolo e doppio fattore, la bruno, l’agata (oggi rivelatosi pastello), l’isabella (oggi pastello bruno) e le stesse mutazioni sovrapposte alla diluito. Questo, a mio modesto parere, diede nuova linfa vitale a questa specie, un “sangue nuovo” (le importazioni erano bloccate già da tempo) che produsse soggetti di taglia sicuramente XXL con difetti gravi trasferiti dal lucherino, come ad esempio un accenno di occhiali nelle femmine, trasformando al contempo queste ultime in madri amorevoli, che “coprivano” i piccoli a nido per un tempo decisamente più lungo rispetto ai ceppi fino a quel tempo presenti negli allevamenti; esse, infatti, a causa di un istinto atavico, si alzavano dopo pochi giorni dalla schiusa, creando non pochi problemi agli allevatori. Sicuramente nelle regioni d’origine le temperature notturne erano tali da non creare nessun problema ai piccoli pulli, cosa ben diversa a chi allevava in

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Italia nel periodo invernale; non bisogna dimenticare, infatti, che questa specie proveniente dal Sud America ha un fotoperiodo invertito rispetto a quello europeo, ed una predilezione alla cova nel nostro tardo autunno/inverno. Sono passati venticinque anni da allora e sicuramente la bravura, la caparbietà degli allevatori italiani ci permettono di ammirare, oggi, cardinalini molto tipici sia come lunghezza standard, sia come colori e disegni, sia nella forma ancestrale che nei soggetti mutati. Con il passare degli anni, inoltre, sono apparse altre interessanti mutazioni, come la topazio, la ino e l’avorio, che hanno reso il “mondo” cardinalino ancora più affascinante e ricco di cultori. Il Cardinalino in ibridazione Ho deciso di scorporare questa splendida specie, dagli altri lucherini del continente americano perché, oltre a quanto appena descritto, è l’unico Spinus a fattore rosso e grazie a questa sua particolarità, chissà per quale strana alchimia, un uccellino giunto da un altro emisfero ed accoppiato con una canarina, definita in quegli anni color “limone”, riuscì a generare prole di sesso maschile, feconda in parte. Un incrocio scaturito tra due specie diverse, una appartenente al genere Spinus ed una al genere Serinus, non avrebbe dovuto generare prole fertile; questa teoria fu valida fino al 1925 circa, quando alcuni allevatori spagnoli ottennero prole F1 che, negli anni successivi, riaccoppiata a canarine, diede vita ai primi ceppi di canarini “a fattore rosso”. Come possiamo ad oggi spiegare questa strana compatibilità? Diverse sono le teorie, una tra le più accreditate è quella secondo cui, quando milioni di anni fa il Sud America andò alla deriva dall’Europa, le due specie, discendenti da un antenato comune, si separarono per sempre. Questo fece si che non vi fosse la necessità che tra le due specie si evolvessero barriere genetiche, quale la sterilità, infatti le due specie non si incontrarono, se non milioni di anni dopo, grazie ai colonizzatori spagnoli che importarono in Europa un uccellino dai colori sgargianti e sempre in movimento.

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Questa rimane appunto sempre una teoria, infatti non si spiega la scarsa, in alcuni casi nulla, fecondità con altri Spinus. Ma tornando a noi, da quel lontano 1925, innumerevoli furono i tentativi di re-incrocio verso il parentale canarino. L’ibrido (F1) ed i suoi re-incroci (R1, R2) hanno ereditato dall’esotico geni in grado di metabolizzare determinati carotenoidi che, assunti con l’alimentazione, hanno permesso la colorazione rossa del piumaggio. A differenza dei pigmenti melaninici (eumelanine e feomelanine) che vengono sintetizzati dal canarino stesso, i pigmenti lipocromici devono essere assunti attraverso l’alimentazione. La quantità di rosso del piumaggio di questi incroci (canarino x cardinalino) è direttamente proporzionale alla quantità di geni trasferiti dal cardinalino al canarino stesso. Attualmente, il ricorso al cardinalino nella maggior parte degli allevamenti di canarini lipocromici è praticamente nullo. Se l’incrocio nella direzione canarino ci ha permesso di poter osservare gli attuali canarini a fattore rosso, la strada intrapresa per traslare le mutazioni dal canarino al cardinalino, si è rivelata da subito tutta in salita.

Cardinalino del venezuela x verzellino fronterossa, foto Piercarlo Rossi, all. Patrizio Salandi

Nel corso degli anni, diversi furono i tentativi in tal senso, con mutazioni molto affascinanti come la satiné, sempre con risultati poco incoraggianti; anche il Dottor Massimo Natale sta tentando da anni, sia con la mutazione ardesia e satiné appunto, ma sempre con un numero importante di uova non fecondate. Come poter spiegare tutto questo?? Alcuni amici, tra cui Sergio Lucarini, Bruno Zamagni e Renzo Esuperanzi, interpellati sul caso, hanno espresso questa congettura rispetto a tale enigma: ”L’idea che ci siamo fatti si ricollega con quanto detto sopra: i ceppi di canarini a fattore rosso, essendo stati “contaminati” da geni di cardinalino, producono F1 sterili. Pertanto, se questa ipotesi dovesse rivelarsi veritiera per tentativi come questo, converrebbe utilizzare canarini a fattore giallo. Ovviamente è una ipotesi da verificare.” Cardinalino x Canarino Risulta ancora oggi essere uno degli ibridi più tentati, e per anni insieme a cardellino x canarino fu uno dei pochi protagonisti nella categoria ibridi con il canarino, nelle mostre ornitologiche. Una scelta sempre più mirata dei soggetti da usare in ibridazione ci ha permesso di ammirare soggetti veramente interessanti, per quanto riguarda i nero bruni, dove non vi è che l’imbarazzo della scelta della canarina, purché sia a fattore rosso. Il risultato ottenuto presenterà un buon disegno sul dorso, ereditato del genitore serinus ed in alcuni casi anche un accenno di disegno sui fianchi; i soggetti più apprezzati sono sicuramente quelli che presentano un ottimo cappuccio nero, particolare non facile da ottenere, soprattutto dopo l’immissione del sangue “lucherino” nella specie. Inoltre, anche quelli che presentano questo pregiato particolare, per lo più sono segnati da una leggera lunetta, più o meno visibile all’altezza dell’occhio, che rende il cappuccio non completo. La comparsa di sempre nuove mutazioni ci ha permesso inoltre di ammirare soggetti di sesso maschile mutati già in prima generazione, nelle mutazioni bruno, pastello e pastello bruno, oltre a


quelli ottenuti con la mutazione jaspe, dove grazie al suo fattore parzialmente dominante è possibile ottenere maschi mutati, molto accattivanti nella forma nero-bruna, anche con l’utilizzo della femmina di canarino, jaspe appunto. Tornando per un attimo alla mutazione jaspe, è stato l’unico fattore mutante, ad oggi, trasferito dal cardinalino al canarino; il primo ad intraprendere questa strada fu il Collega Giudice Riccardo Rigato che chiamò questa mutazione “ametista”. Purtroppo il progetto non fu portato a termine, ma ripreso da bravi allevatori spagnoli che riuscirono a consolidare questa mutazione denominandola jaspe, appunto. Utilizzando il maschio canarino interessato da mutazioni sesso legate, quale la pastello e la satiné, pratica sicuramente meno comune, è possibile ottenere femmine mutate, sempre molto apprezzate in fase di giudizio. Cardellino x Cardinalino del Venezuela I soggetti prodotti da questa ibridazione hanno una dominanza marcata del cardellino, infatti a prima vista sono subito distinguibili la croce, più o meno estesa e marcata, la perlatura delle ali ed il fungo del petto, come nel nostro amato nostrano. Anche il colore del dorso è di un bel color castagna, privo di disegni, le ali sono nere con la tipica bardatura gialla, che a seguito della colorazione artificiale saranno infiltrate di rosso. Il cardinalino conferirà all’ibrido una colorazione rossa maggiormente estesa ed un temperamento vivace. In questa ibridazione anche le femmine risultano essere interessanti; infatti, queste presentano una piccola mascherina che scende fino alla gola, inoltre è ben visibile il fondo del cardellino, su un petto di color avorio, il dorso come la testa sarà grigio e le ali nere, con le tipiche perle del cardellino e barratura alare gialla (anche qui vale lo stesso discorso fatto per il maschio). In questo secondo risultato sono molto interessanti le varianti mutate, come la bruno e la pastello bruno; se si usa il maschio di cardellino potremo ottenere anche le varianti agata e lutino, o la satiné.

Entrambi i soggetti presentano varianti mutate, come la bruno e la pastello e la loro combinazione, quindi potremmo ammirare già in prima generazione soggetti di sesso maschile mutati, anche se a mio modesto parere la combinazione nero-bruna rimane la più interessante. Molto interessanti anche i soggetti ottenuti con la mutazione diluito, dove negli ibridi più ossidati le ali assumono una colorazione grigio piombo molto affascinante. Vorrei concludere questa mia descrizione dell’ibrido ricordando Mario Raffaele di Paola (CS) che diversi anni orsono con una coppia riuscì ad ottenere ben 11 novelli, in bella mostra nella foto allegata, già pubblicata in passato su questa rivista con tanto di articolo; questo ci conferma una grande affinità tra le due specie. Cardinalino del Venezuela x Organetto In questo tipo di ibrido, l’organetto domina in maniera importante, infatti risulta ben visibile nel risultato finale; del cardinalino noi non ritroveremo l’inconfondibile cappuccio nero e neppure la barratura alare. A prima vista, ritroviamo l’organetto nella sagoma nei disegni del dorso e dei fianchi, oltre alla calottina rossa che

in questi soggetti risulterà infiltrata di bruno. Se colorato in maniera artificiale, apprezzeremo sicuramente una bella tonalità di rosso sul petto che sfumerà in un bianco candido sul basso ventre; questo bianco risulta essere più o meno esteso da soggetto a soggetto e, in alcuni esemplari, forma una V che parte dal centro del petto. È ben visibile anche il pizzetto ed il becco, color piombo, ha la punta di colore più scuro. Interessanti le varianti mutate, presenti in ambedue i soggetti, come la bruno la pastello e la loro combinazione; abbiamo avuto la fortuna di osservare maschi e femmine bruno (Clerici), pastello (Esuperanzi), pastello bruno (Bagiolo) e diluito (Clerici), accattivante anche il soggetto ottenuto da Lepore con lo scuro. Tutti soggetti molto interessanti, in particolare quelli dalle dimensioni più piccole ed armoniose. Questo tipo di ibridazione, inoltre, ci ha permesso di scoprire che la mutazione ritenuta agata nel cardinalino, era in realtà pastello. Infatti, grazie all’amico Mauro Bagiolo, da un maschio cardinalino portatore di pastello bruno x un organetto pastello bruno, nacque un maschio mutato pastello bruno: questa fu la prova inequivocabile che

Cardinalino x Crociere, foto ed all. Walter Perin

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Cardinalino del venezuela x cardellino, foto ed all.: Mario Raffaele

la mutazione “agata” nel cardinalino era in realtà pastello, e quello che fino ad oggi chiamavamo “isabella “in realtà era pastello bruno. È una combinazione che viene realizzata spesso e con una certa facilità. Cardinalino del Venezuela x Fanello Ci troviamo di fronte ad un ibrido molto apprezzato soprattutto dagli amici del sud, grandi estimatori del fanello. I parentali sono ben visibili e nel complesso il soggetto in questione risulta essere molto interessante; analizzandolo nel dettaglio, noteremo che il cappuccio nero del cardinalino non è presente in maniera così marcata, ma lascia intravvedere nella testa il disegno del fanello, risultando più intenso sulla gola e sull’alto petto, dove stacca in maniera decisa dal rosso che si estende fino al basso ventre. Il colore presenta una leggera brinatura, molto accattivante, il dorso è bruno con un disegno confuso appena visibile e terminerà in un codione rosso dove è presente la stessa brinatura del petto. Le ali, come la coda, sono di colore nero, dove è ben visibile la barratura ereditata dallo Spinus; il fanello conferisce all’ala un disegno orizzontale biancastro presente sulle grandi copritrici secondarie. Il becco di color grigio piombo, con la punta scura, ricorda quello del cardinalino. Avendo potuto ammirare ibridi in ambedue le direzioni, ritengo che quelli più interessanti cromaticamente parlando siano quelli ottenuti da maschio

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fanello e femmina di cardinalino. Effettuando l’accoppiamento inverso, ed utilizzando un cardinalino mutato, potremmo ottenere femmine mutate brune pastello o pastello-brune; nel caso volessimo utilizzare soggetti diluiti, otterremmo anche prole di sesso maschile mutata. Cardinalino del Venezuela x Crociere Questo ibrido rimarrà per sempre impresso nella mia memoria, come uno dei più belli mai visti. Correva infatti l’anno 1995 quando al Campionato Italiano di Busto Arsizio il bravissimo Gianpaolo Consonni espose 2 soggetti, inediti e veramente strepitosi; in quell’occasione, la femmina, più bella del maschio, si aggiudicò il titolo con ben 95 punti. Le forme armoniose del soggetto davano l’impressione di ammirare un crociere in miniatura, ma con i colori della femmina di cardinalino, una vera bomba. Il maschio risultò di taglia minuta e con i disegni non così contrastanti con il colore rosso di fondo, e si dovette “accontentare” di 93 punti. Sono dovuti passare altri dieci anni, quando sempre il Consonni decise di allestire la stessa coppia e, dopo alcune covate non feconde, alla quarta deposizione ottenne ben 3 uova embrionate che schiusero regolarmente, si svezzarono ed alla fine della muta si rivelarono essere due maschi ed una femmina. Con una adeguata colorazione, i due maschi presentavano una colorazione calda ed uniforme, uno più simile al crociere, l’altro con una forma più slan-

ciata e più carico di nero; la femmina, invece, risultò essere più ricca di bruno sul dorso. Uno dei due maschi, che vi descriverò qui di seguito, si aggiudicò il titolo di Campione Italiano ad Udine. Il soggetto aveva una sagoma molto simile a quella del crociere con uno splendido disegno facciale tipico proprio del loxia, un becco imponente ed un’ottima colorazione di fondo, anche se questo si poteva apprezzare pienamente sul ventre, perché nelle altre parti del corpo rimaneva infiltrata di bruno, come sul dorso; appena visibili i disegni sui fianchi. Le ali erano nere con una lunetta avorio sulle copritrici, sulla gola era appena visibile una piccola V di colore più scuro, molto probabilmente trasmessa dal cardinalino; nel soggetto con il nero più marcato, nella stessa zona il colore scuro si estendeva maggiormente quasi a formare una barratura pettorale molto confusa e non uniforme. Nel secondo soggetto in questione, il nero della testa era più incisivo e ci permetteva di apprezzare meno i disegni. Anche se negli ultimi anni di ibridi con il crociere se ne sono visti moltissimi, a conferma che il genere Loxia è un buon anello di congiunzione tra tutti i fringillidi, quello appena descritto risulta essere un po’ più di nicchia. Cardinalino del Venezuela x Verdone Ci troviamo di fronte ad un ibrido sicuramente non comune, un’ibridazione poco tentata, anche se nel complesso il risultato è molto accattivante.


A prima vista, si ha l’impressione di osservare un cardinalino, ma la forma tozza, la testa tonda ed il becco “importante” ci ricordano il Verdone. Sulla testa è presente un cappuccio ben marcato, anche se il nero risulta essere infiltrato, il colore del becco, grigio, e la punta scura ricordano quello del piccolo Spinus. Il dorso risulta di un caldo color nocciola, privo di disegni; sulle ali, di colore nero, oltre alla classica barratura gialla sono presenti le lunette argentate del parentale cloris. Se il soggetto verrà colorato artificialmente, il petto risulterà essere di un color mattone uniforme, mentre i disegni risulteranno essere poco visibili. Nel caso di una non colorazione il petto comunque rimarrebbe infiltrato di arancio. Cardinalino del Venezuela x Verzellino Ibridazione poco tentata, anche per la diversa colorazione dei due parentali. Il risultato che si ottiene assomiglia molto ad un verzellino con forma filiforme, la dominanza è tale che è ben visibile il disegno della testa del piccolo serinus, il disegno del dorso e dei fianchi risulta confuso, le ali e la coda sono nere ed è appena percettibile la barratura alare, l’alto petto ed il codione risultano essere infiltrati di arancio; nel complesso, un soggetto per nulla appariscente. Questa descrizione mi è stata possibile grazie ad un soggetto esposto da Lorenzo Zaccaro alla mostra di Foggia. Cardinalino del Venezuela x Carpodaco messicano Ecco un altro gran bell’ibrido, che certamente potrà dare delle belle soddisfazioni in ambito espositivo. Sicuramente la carpodaca si presenterà, almeno inizialmente, come un partner tosto, e non mancheranno le litigate a becco aperto con il piccolo Spinus; se quest’ultimo non si farà scoraggiare, con il passare del tempo riuscirà a conquistarla. La forma dell’ibrido ricorda molto quella del carpodaco, allungata; presenterà cappuccio nero scuro marcato

Cardinalino del venezuela diluito x canarina, foto Piercarlo Rossi

La forma dell’ibrido ricorda molto quella del carpodaco, allungata; presenterà cappuccio nero scuro marcato

Cardinalino del venezuela x Carpodaco messicano, foto: Domenico Cautillo

e netto, con l’occhio ben centrato, il colore del becco sarà lo stesso del cardinalino. Il dorso sarà color mattone con un disegno appena visibile così come sui fianchi, mentre il rosso del petto sarà inquinato di bruno. Ali e coda nere, sulle prime sarà presente la lunetta avorio che, a causa della colorazione artificiale sarà infiltrata; sulle copritrici primarie, vi sarà inoltre solo una breve traccia della barratura alare, ben visibili le lunette argento sulle remiganti. Ricordo di averne ammirati di molto belli: come non menzionare il pluricampione di Raffaele Ragni, o lo splendido maschio diluito di Mauro Bagiolo. Anche i soggetti di sesso femminile, se adeguatamente colorati, presenteranno un rosso acceso sulla nuca e sulla gola, mentre sul petto risulterà essere più sporco e mischiato con il disegno tipico del carpodaco; ora, grazie alle nuove categorie ibridi dedicate alle femmine, potranno dire la loro nelle esposizioni. Cardinalino del Venezuela x Trombettiere Ibridazione tra due soggetti a fattore rosso. Alcuni amici, tra cui Bruno Zamagni ed Antonio Lorusso, hanno tentato per alcuni anni questo accoppiamento utilizzando il maschio di cardinalino e la femmina di trombettiere, con innumerevoli uova deposte, purtroppo sempre non fecondate; ma altri allevatori sono riusciti ad ottenere uova embrionate, come il bravo Michele Carella, precisamente 2 uova feconde non schiuse, mentre a Giancarlo Lamperti nacque un pullus che purtroppo perì dopo alcuni giorni dalla schiusa. Alcuni amici spagnoli dicono di aver ottenuto prole utilizzando il maschio di lucherino testanera x trombettiere, documentata con foto; questa nuova strada ci fa ben sperare. Cardinalino del Venezuela x Verzellino fronte rossa Questa gemma è stata realizzata da uno dei più grandi ibridisti di tutti i tempi, Patrizio Salandi: un soggetto di sesso maschile di rara bellezza.

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Soggetto ben colorato è ben presentato in mostra, Patrizio è un artista in questo campo, non ha avuto eguali ovunque sia stato presentato: un fiero soldatino in cui erano visibili i parentali, con una leggera dominanza del cardinalino. Come lo Spinus sudamericano, ha un bel cappuccio nero con alcune piumette rosse alla base della valva superiore del becco, il nero arriva fino alla parte superiore del petto dove risulta infiltrato di rosso, lo stesso colore si estende fino al basso ventre e presenta una singolare brinatura.

Ibridazione sicuramente non facile, il successo è arrivato quando era stato formato un nido misto (con pulli di cantore e cardinalini): da questi soggetti svezzati, il bravo Renzo ha formato la coppia ibrida. Le poche uova feconde, anche a seguito di numerose copule, dimostrano una scarsa affinità genetica; i soggetti ottenuti, due, si rivelarono un maschio ed una femmina con una forma simile a quella del cardinalino ma più allungata. Ad eccezione del lipocromo sul codione e sulle orlature delle ali, i colori sono quelli del cantore con i mustacchi

Cardinalino pastello bruno x organetto pastello bruno, Foto e all. Domenico Cautillo

Il dorso assume un color mattone dove è presente un leggero disegno, ma confuso, coda ed ali nere; su queste ultime è presente sia la tipica barratura alare, non eccessivamente estesa, sia la lunetta sulle copritrici, entrambe di colore rosso arancio. Il becco color piombo con gli apici più scuri ricorda quello del cardinalino. Cardinalino del Venezuela x Canarini africani Non sono molti i tentativi in questa direzione; degno di nota il soggetto ottenuto dall’amico Renzo Esuperanzi tra cantore d’Africa x cardinalino.

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più marcati e le penne della fronte orlate di nero. Negli ibridi generati dal cantore, quest’ultimo domina totalmente nei colori delle progenie, ed il rosa presente sul petto del maschio di per sé è da considerarsi una stranezza. Il secondo ibrido è con il canarino del Mozambico; anche in questo ibrido, d’altronde come tutti quelli con il piccolo serinus, i disegni della testa sono ben visibili e marcati, particolare a mio avviso che lo rendono molto accattivante. Sempre sulla testa è presente una calotta di colore nero ed una guancia anch’essa scura, ben visibili i due mustacchi.

Negli ibridi generati dal cantore, quest’ultimo domina totalmente nei colori delle progenie, ed il rosa presente sul petto del maschio di per sé è da considerarsi una stranezza

Il dorso ha un colore oliva, privo di disegno; le ali di colore nero presentano la classica lunetta sulle copritrici ed una bordatura argentea. Il soggetto, se non colorato, presenterà un petto infiltrato di arancione, con un codione arancio carico che farà bella mostra di sé su una coda nera. Cardinalino del Venezuela x Ciuffolotto Vorrei concludere questa mia carrellata di possibili ibridi con il cardinalino con quello che negli ultimi anni è stata la vera chimera del mondo ornitologico. Molti bravi allevatori hanno percorso questa via nel tentativo di dare vita ad un ibrido inedito e molto ambito; la strada, seppure in salita, non è del tutto impossibile da percorrere. Ci fanno ben sperare i due soggetti che abbiamo potuto ammirare, fino ad oggi, con un parente molto prossimo al cardinalino, il lucherino testanera. Il primo, un maschio a cui fu dedicata una copertina di Italia Ornilologica nel lontano 1987, un soggetto molto raro, e forse poco valorizzato in quegli anni; il secondo, un soggetto di sesso femminile, si aggiudicò il titolo di campione italiano a Cesena nel 2014, per la sua bellezza. Io mi auguro, come penso tutti gli appassionati di questa branca, di poterlo ammirare un giorno. Ma otre a questo, altri stuzzicano la mia immaginazione, come ad esempio quello con il crociere fasciato, con la speranza che questo momento poco felice possa passare in fretta, e con l’auspicio di poterci ritrovare presto in qualche bella mostra ornitologica chiacchierando amabilmente di questa passione che ci accomuna.


CANARINI DI COLORE

Accoppiamenti misti di GIOVANNI CANALI, foto J. A. SANZ e E. DEL POZZO

I

n questa sede non intendo parlare tanto di accoppiamenti misti fra specie o razze diverse, ma piuttosto fra individui che presentano caratteri diversi. Sui testi di genetica si parla spesso di accoppiamenti misti fra individui con caratteri diversi, del resto le stesse leggi di Mendel attengono ad accoppiamenti misti fra piselli odorosi con caratteri diversi, di volta in volta riguardanti: il colore dei semi, la forma della buccia dei medesimi, il colore dei fiori ed altro ancora. Sempre sui testi di genetica si danno le percentuali di questo o quel carattere in base a questo o a quell’accop-

Nero opale intenso giallo, foto: J. A. Sanz

Noi allevatori di canarini abbiamo ben rilevato che in certi accoppiamenti, in purezza o misti, qualcosa può cambiare

piamento, si parla pure di espressività, di penetranza ed altro. Quello che manca è la segnalazione di eventuali differenze fra i caratteri di individui nati da un accoppiamento in purezza (genitori con lo stesso carattere) oppure nati da un accoppiamento misto (genitori con caratteri diversi, almeno uno eterozigote). Sembrerebbe quasi che non conti il fatto della nascita da accoppiamento in purezza o misto. Noi allevatori di canarini abbiamo invece ben rilevato che in certi accoppiamenti, in purezza o misti, qualcosa può cambiare anche di molto. L’esempio più emblematico sarebbe attinente alla mutazione intenso autosomica dominante e sub letale, ma non intendo soffermarmi, avendo trattato il problema in pubblicazioni specifiche. Segnalo solo la straordinarietà di questa mutazione che considero paramutagenica in grado di alterare la forma selvatica e la necessità di accoppiare intenso x brinato, al fine di non avere brinati in eccesso di brinatura e piumaggio, nonostante che la caratteristica brinato sia quella selvatica. Ho ritenuto che il brinato domestico non corrisponda più al selvatico e dipenda dalla mutazione intenso, per essere in equilibrio. Oggi pare che la mutazione intenso non sia

più esclusiva del Canarino, ma si sia verificata anche in Lucherino e Verdone. Chi volesse rivedere questo aspetto potrà consultare Italia Ornitologica n°8/9 del 2018, articolo “L’unicità della mutazione intenso” del sottoscritto con commento del dr. Pasquale De Luca, visibile anche in inglese sul sito “adop-parma.com”. Desidero in questa sede affrontare altri casi, come l’opale ed il phaeo. La mutazione opale, recessiva autosomica riduce e modifica le melanine, avendo sull’eumelanina l’effetto più tipico che in alcuni casi conferisce tonalità azzurrina, inoltre abbassa come posizione, circostanza ben rara, molta parte dell’eumelanina nella pagina inferiore della penna.

Nero opale mosaico rosso avorio, foto: E. del Pozzo

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Phaeo intenso giallo, foto: E. del Pozzo

Phaeo bianco, foto: E. del Pozzo

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Quando la mutazione opale agisce sulla forma selvatica (detta nero) senza interazioni, si ha il cosiddetto nero opale. Agisce riducendo le melanine ed abbassando, come dicevo, parte notevole dell’eumelanina nella pagina inferiore della penna; non è ben chiaro, ma pare che la feomelanina non venga abbassata. Ebbene, nei soggetti nati dall’accoppiamento in purezza opale x opale il piumaggio si arriccia anche molto: sembra per causa dell’abbassamento della eumelanina, e del suo peso, nella pagina inferiore della penna (questa tesi mi è stata spiegata da J. Van Mol). Quando invece si accoppia opale x portatore (portatore è il soggetto con fenotipo normale ma eterozigote, che in questo caso ha latente la mutazione opale, ciò nel linguaggio degli allevatori), il danno al piumaggio è molto modesto o nullo. Ritengo perché la melanina è ben

ridotta e pesa meno, rispetto a quanto accade nell’accoppiamento in purezza. Sembra che, abbastanza paradossalmente, l’accoppiamento in purezza faccia perdere all’opale tipicità, vale a dire espressività. L’eumelanina si riduce meno e si perde anche la possibilità di avere effetti azzurrini, inoltre il peso, come dicevo, pare sia maggiore. Al contrario, quando l’opale nasce da accoppiamento misto la riduzione della melanina è al meglio, con minore danno al piumaggio essendo, ritengo, più leggera e con effetti azzurrini maggiori, in quanto richiedenti granuli di eumelanina più ridotti e distanziati, quindi maggiore tipicità o espressività, sempre a quanto si valuta con l’osservazione. Quando ci sono interazioni di altre mutazioni con l’opale, il problema piumaggio non si pone, infatti l’agata opale, grazie all’azione dell’agata che riduce le melanine, consente anche accoppiamenti in purezza senza danno al piumaggio. La stessa cosa accade nell’interazione con il bruno (isabellismo): il bruno non riduce le melanine ma trasforma l’eumelanina nera in bruna, ed evidentemente questa trasformazione è sufficiente ad annullare il rischio di danno al piumaggio e si può accoppiare in purezza. Ovviamente non ci sono problemi con l’isabella opale, poiché con il termine isabella gli allevatori alludono all’interazione di bruno ed agata. Per quanto concerne l’azzurrino, i bruni opale possono essere accoppiati in purezza senza alcun danno, gli agata opale con danno minimo, tanto che possono essere competitivi. Un fenomeno davvero stranissimo e non spiegato è che l’azzurrino necessita della presenza di carotenoidi per manifestarsi. Nei fondi bianchi (apigmentazione lipocromica), generati dalla presenza di mutazioni che inibiscono i carotenoidi (gialli o rossi che siano), non si ha alcun effetto azzurrino. Ci sono altri aspetti di rapporto con l’effetto azzurrino che non ritengo di approfondire poiché richiederebbero trattazione a parte. Dico solo che nei neri opale con ottima espressione delle melanine, l’azzurrino appare solo nelle penne forti dei soggetti pigmen-


tati intensi, non nelle penne tectrici (le cosiddette piume). Nei brinati e nei mosaico non c’è vero effetto azzurrino, salvo il caso di grosse carenze di melanine. Le mutazioni alleliche all’opale riconosciute recentemente, onice e mogano, non hanno problemi di piumaggio; bisogna del resto dire che non abbassano l’eumelanina a differenza dell’opale. Si presti semmai attenzione al fatto che spesso soggetti intermedi con il mogano vengono fatti passare per opale, ma tali sono solo a metà e possono avere buon piumaggio. A livello statistico dico che avendo allevato per diversi anni il nero opale con accoppiamenti misti, anche con ottimi risultati espositivi, diciamo almeno un centinaio di soggetti, solo uno ha avuto problemi seri di piumaggio. Gli altri no o poco, magari le difficoltà maggiori le ho notate a livello di timoniere. Mentre i molti soggetti nero opale di altri allevamenti allevati in purezza avevano tutti gravi danni al piumaggio. Per quanto riguarda il phaeo, trattasi di mutazione recessiva autosomica, un tempo più correttamente chiamata rubino. Questa mutazione agisce inibendo almeno in gran parte l’eumelanina e lasciando quasi inalterata la feomelanina. Agisce anche sull’occhio rendendolo rossiccio almeno nei primi giorni di vita in assenza di interazioni, ma rosso anche in seguito in presenza di varie interazioni. Ne consegue una sorta di disegno al negativo, con orli di feomelanina. Ricordo che il disegno originale è nero nella parte centrale della penna, mentre la feomelanina è in periferia: questi sono i centri di convergenza delle melanine già nella forma selvatica. Avendo le femmine più feomelanina dei maschi e costoro più eumelanina, che viene inibita, si ha una sorta di evidenziazione del dimorfismo sessuale; si badi evidenziazione, non effettivo aumento. Ora, anche nei phaeo gli accoppiamenti in purezza o misti con portatori cambiano le cose. Nei neri phaeo che nascono da accoppiamenti in purezza, si verifica il fenomeno detto “melanina centrale”, che comporta la solo par-

ziale inibizione dell’eumelanina, di conseguenza parte cospicua del disegno permane. Quando si accoppia con portatori, il fenomeno suddetto è raro, il disegno di eumelanina è inibito e quasi sempre permane solo traccia sulla rachide delle timoniere. I rarissimi neri phaeo che hanno anche le timoniere a eumelanina inibita totalmente, quindi anche nella rachide, di solito sono figli di due portatori. Il fenomeno suddetto comporta differenze notevoli, nell’aspetto fra i soggetti tipici e quelli scarsamente espressi detti a “melanina centrale”. Tuttavia nei bruni phaeo, quindi in presenza di una interazione con la mutazione bruno, il fenomeno melanina centrale praticamente non si manifesta. Solo pochissimi bruni phaeo presentano tracce di melanina centrale nella rachide delle timoniere; si badi, anche quando i bruni phaeo nascono da accoppiamenti

Bruno pastello intenso giallo, foto: E. del Pozzo

Intenso giallo avorio, foto: E. del Pozzo

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in purezza. Evidentemente l’eumelanina bruna è di gran lunga più sensibile alla mutazione phaeo. Nei bruni phaeo l’occhio si mantiene rosso anche negli adulti. L’interazione del phaeo con agata ed isabella comporta drastiche riduzioni di melanina, fino all’annullamento superficiale (pars pennacea) che non considero in questa sede. A livello statistico dico che, avendo allevato per qualche anno i phaeo con accoppiamenti misti (spesso un portatore ed un puro, nonché un nero ed un bruno) e con buoni risultati espositivi, su una cinquantina circa di nero phaeo ho avuto un solo soggetto con tracce evidenti di melanina centrale oltre alle timoniere. Per contro i soggetti nero phaeo provenienti da accoppiamenti in purezza di altri allevamenti, avevano tutti evidenti effetti di melanina centrale. La mutazione topazio, allelica alla phaeo, non presenta rilevanti differenze di espressione nell’accoppiamento in purezza o misto; tuttavia alcuni ritengono che la rachide chiara, propria del topazio, tenda ad esprimersi meglio con accoppiamenti misti. La mutazione avorio, recessiva e legata al sesso con una certa variabilità espressiva, riguarda i carotenoidi che appaiono diluiti, probabilmente in realtà ridotti e collocati nelle parti della penna più interne. Non vi sono grosse differenze fra l’accoppiamento misto o in purezza, tuttavia si nota che talora, con l’accoppiamento in purezza, specialmente se reiterato, si può avere una perdita di tipicità, per cui gli avorio a fattori gialli possono tendere al giallo e quelli a fattori rossi al rosso invece che al rosa. Casi del genere possono accadere anche con accoppiamenti misti, ma raramente. Non ci sono certamente gli automatismi rilevati in opale e phaeo, solo qualche tendenza. Ci sono anche rarissimi casi di soggetti avorio ipertipici che tendono al bianco, questo nei fattori gialli; le pochissime osservazioni effettuate, per quello che mi riguarda, attengono ad accoppiamenti misti. Non escludo che vi possano essere anche altri casi di migliore qualità nei derivati da accoppiamenti misti. Un

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C’è poi una situazione particolare attinente a due tipi base, cioè il bruno e conseguentemente isabella

caso modestissimo potrebbe essere il satiné che forse esprime meglio l’occhio rosso in accoppiamenti misti. C’è poi una situazione particolare attinente a due tipi base, cioè il bruno e conseguentemente isabella. Ebbene pare che nel bruno l’accoppiamento con neri aiuti a conservare il disegno nitido, fatto analogo per l’isabella che altro non è che un bruno diluito, che trarrebbe vantaggio dall’accoppiamento con agata (nero diluito). Questa circostanza è stata data per fatto certo, ma non ci sono pareri univoci ed in ogni caso non c’è l’evidenza lampante che vediamo in opale e phaeo. Secondo alcuni anche la morbidezza del piumaggio in bruni e conseguen-

Isabella intenso rosso

temente isabella, si accentuerebbe con l’accoppiamento in purezza. Per quanto mi riguarda, sono per l’accoppiamento misto anche in queste circostanze. Ci sarebbe ora da dare una spiegazione sulla ragione delle migliori qualità legate all’accoppiamento misto, in diversi casi, come tutti quelli descritti sopra. Dico subito che una spiegazione certa non c’è, del resto è fenomeno non studiato a livello scientifico. Personalmente ho tentato di dare spiegazioni, ma a livello di generiche ipotesi se non proprio vaghi pensieri. In apparenza, sembrerebbe quasi che ciò che viene lasciato latente debba poi uscire con più evidenza. Quello che mi pare certo è che la spiegazione non possa essere di genetica formale in senso stretto, ma biochimica, forse epigenetica. Questo perché l’acquisita buona qualità non è permanente ma richiede sempre l’accoppiamento misto. Ho pensato ad enzimi riparatori ad azione non permanente e non completa, ma questa idea mi è stata giustamente bocciata da conoscenti biologi, che mi hanno fatto notare come gli enzimi dovrebbero mantenersi. Ritengo quindi che dovremo pensare a qualcosa di diverso, ad esempio agli istoni che potrebbero interferire, o ad altro ancora; certo ben difficile sarebbe dimostrare la ragione precisa. Non rimane quindi che accettare, di fronte ai fatti evidenti, la necessità dell’accoppiamento misto in certi casi, necessità da molti detestata. Non a caso si è preferito abbandonare certi tipi. L’ostilità che molti hanno è dovuta a diverse ragioni, come: il desiderio di avere tutta la prole del tipo desiderato o il fatto di considerare scarti i portatori. Per quanto mi riguarda, sono sempre stato quasi un estremista nel favore verso l’accoppiamento con portatori, e non ho mai avuto motivo di pentimento. Fra l’altro, più di una volta mi è capitato di vincere sia con i tipi o varietà recessivi che con i loro portatori. Questo purché non vi siano standard errati per i tipi recessivi, ricercando cioè caratteristiche incompatibili con quelle dei tipi base.


VETERINARIO

Le alterazioni di piumaggio nei pappagalli testo e foto di FEDERICA ARDIZZONE

Introduzione Le anomalie del piumaggio risultano essere una delle cause più frequenti di consulto medico veterinario da parte di un proprietario di pappagalli. Le alterazioni di piume e penne osservate più comunemente sono: - Distrofie; - Discromie; - Cisti follicolari (o Lumps); - Autodeplumazione. La struttura fisiologica del piumaggio Strutturalmente, le piume e le penne risultano essere un’appendice dell’apparato tegumentario degli uccelli. Sono composte da filamenti microscopici compattati, incorporati in una matrice di cheratina, prodotta nell’epidermide. Sia la penna che la piuma prendono origine da un’invagina-

Struttura delle penne al microscopio

zione cutanea, il follicolo, alla cui base si forma una protuberanza, il germe o rudimento della penna. Nel germe della penna è possibile distinguere un epitelio esterno, epitelio del germe, e una parte centrale connettivale riccamente vascolarizzata, la papilla del germe. Da quest’ultima origina ogni nuova penna. Mentre la penna cresce, rimane arrotolata in una forma tubolare attorno alla papilla dermica fino a quando non viene spinta lontano dall’area di crescita. La forma tubulare è mantenuta da una guaina protettiva, composta dallo stesso tipo di cheratina che compone il calamo (vedi in seguito), che progressivamente si disgrega e cade, lasciando il posto alla penna neoformata che sarà libera di assumere la sua forma definitiva. Come vedremo in seguito, questo processo può

Le anomalie del piumaggio risultano essere una delle cause più frequenti di consulto medico veterinario da parte di un proprietario di pappagalli

subire delle alterazioni in alcune patologie dei pappagalli. Nella penna si distingue una parte infissa nella cute, il calamo ed una parte che sporge esternamente, formata da rachide e vessillo. Il calamo presenta un solco interno ed ha funzione di sostegno. Il vessillo è costituito dall’insieme delle barbe fornite di barbule. Le barbe si attaccano in coppia ai due lati del rachide, formando con esso un angolo acuto. Queste ultime, in base alle loro caratteristiche, determinano la differente struttura tra piume e penne. Tipologia di penne Esistono 7 tipi di strutture che includono le remiganti, lunghe, rigide ed asimmetriche che sono le penne delle ali atte al volo; le timoniere che fanno parte della coda e consentono ai pappagalli di spiccare correttamente il volo, di mantenere il corretto equilibrio sul posatoio e fungono appunto da timone mentre gli animali sono in quota; le penne di contorno che rivestono il corpo dei pappagalli e consen-

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Ingrandimento crescente della penna

tono loro l’impermeabilizzazione. Inoltre gli permettono di comunicare correttamente con i propri conspecifici, assumendo colorazioni tipiche della specie di appartenenza. Particolari tipi di penne di contorno sono le copritrici che svolgono un ruolo di copertura, ricoprendo la base delle remiganti e delle timoniere. Non hanno alcun ruolo diretto nel volo. Esistono inoltre le semipiume che hanno la stessa struttura delle penne di contorno, dalle quali sono per lo più mascherate. Esse hanno sviluppato un rachide centrale ma senza uncini nelle

Processo di crescita di una penna

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barbule, creando una struttura piumosa isolante che, insieme alle piumepropriamente dette (che presentano struttura simile alle semipiume ma con rachide molto poco sviluppato o assente) consente agli uccelli di termoregolarsi correttamente. Le piume propriamente dette, sono inoltre le strutture che ricoprono il corpo dei pulli, generando il cosiddetto piumino. Gli ultimi due tipi di penne sono le filopiume e le setole. Le prime sono le piume più piccole e con una struttura simile a quella dei capelli, hanno poche e corte barbe o barbule e funzionano come i baffi dei mammiferi, percependo la posizione delle altre penne grazie al loro follicolo dotato di numerose terminazioni nervose. Le seconde sono il tipo di penna più semplice, con un rachide rigido che di solito è privo diramazioni di barbe. Sono situate soprattutto alla base del becco e sopra gli occhi e presentano funzione prettamente tattile. Distrofia Per distrofia del piumaggio si intende un’alterazione morfologica a livello di piume o penne. Le principali manifestazione distrofiche che possiamo osservare nel piumaggio dei pappagalli sono: - Alterazioni dell’accrescimento; - Alterazioni della struttura; - Aumentata fragilità; - Costrizioni circonferenziali del calamo della penna;

- Emorragia alla base del follicolo; - Ritenzione della guaina. Le principali cause di queste manifestazioni patologiche sono da imputare a malattie infettive di origine virale, come il Circovirus, agente eziologico responsabile della cosiddetta PBFD (malattia del becco e delle penne), il Polyomavirus e l’Herpesvirus, probabilmente responsabile della feather duster (importante alterazione dell’accrescimento delle penne) negli ondulati (Melopsittacus undulatus). Questi agenti patogeni causano distrofia del piumaggio in quanto vengono riscontrati a livello delle cellule staminali che rivestono il germe della penna (motivo per il quale la diagnosi di queste patologie virali può essere eseguita anche tramite una PCR su penne), impedendone in questo modo il corretto accrescimento e creando le cosiddette costrizioni circonferenziali a livello del calamo (aree di necrosi) che si rinvengono come anelli scuri intorno al rachide ed al calamo. Le distrofie del piumaggio possono anche essere collegate a carenze vitaminiche, come l’ipovitaminosi A, a carenze di sali minerali tra cui zinco, calcio, magnesio, manganese e selenio ed a carenze di amminoacidi come l’arginina. Discromie Per discromia si intende qualsiasi tipo di alterazione della pigmentazione di piume e penne. La colorazione del piumaggio nei pappagalli dipende principalmente da due fattori: - Struttura delle penne che influenza il passaggio e la riflessione della luce; - Pigmenti come melanine, porfirine, e psittacofulvine. Di conseguenza, qualsiasi condizione patologica che determini alterazione di struttura o pigmentazione del piumaggio, può portare a discromie. La causa più comune di discromie è la malnutrizione. Le carenze nutrizionali possono influire sia sulla struttura delle penne che sulla pigmentazione. Carenze di vitamine, minerali ed amminoacidi essenziali possono alterare enormemente la fisiologia del piumaggio. L’acromatosi (perdita di colorazione) delle remiganti primarie


è stata riscontrata nelle Calopsite (Nymphicus hollandicus) alimentate con diete carenti di colina o riboflavina. Altre cause di discromia includono epatopatie, intossicazioni croniche da metalli pesanti, alterazioni genetiche, ipotiroidismo, neoplasie (ad es. tumori ipofisari), somministrazione di farmaci (ad es. tiroxina, fenbendazolo), malattie infettive come Circovirus e Polyomavirus. “Barre da stress” Un particolare esempio di discromia è rappresentato dalle cosiddette barre da stress. Queste si manifestano come alterazioni cromatiche perpendicolari al rachide delle penne, di solito sotto forma di linee trasversali nere. Sono collegate all’aumento di corticosteroidi, collegato a qualsiasi forma di stress (sia gestionale che comportamentale) a cui è sottoposto il pappagallo durante l’accrescimento delle penne. Si evidenziano molto frequentemente nei giovani allevati a mano, svezzati seguendo un regime alimentare non corretto. Cisti follicolari (Ipopteronosi cistica) Chiamate anche Lumps (termine inglese che significa nodulo), sono malformazioni delle penne dovute ad un’alterazione dello sviluppo degli elementi costitutivi delle stesse sotto la cute. Molto comuni nei canarini. La penna non riesce a fuoriuscire dal follicolo, si avvolge più volte su sé stessa e cresce internamente. Si formano pertanto dei noduli il cui interno è costituito dalla stessa sostanza che compone le penne, cioè cheratina. Sono stati evidenziati diversi casi tra cui anomalie genetiche (soprattutto nei canarini), traumi, malattie infettive, carenze nutrizionali. Autodeplumazione Una delle problematiche più frustranti quando si parla di alterazioni del piumaggio è sicuramente la sindrome da autodeplumazione che si definisce come una condizione patologica nella quale i pappagalli tendono ad asportarsi penne e piume del proprio corpo. Si ritiene che questa manifestazione

Barre da stress

possa avere diverse cause scatenanti che alla fine creano una vera e propria patologia del comportamento, spesso di difficile risoluzione. Questa sindrome, alle volte, può arrivare ad essere particolarmente grave, portando i pappagalli anche ad automutilarsi ed infliggersi lesioni cutanee anche molto estese. Alcune delle patologie che possono essere all’origine della sindrome da autodeplumzione sono tutte le alterazioni del piumaggio citate sopra, le malattie infettive, parassitosi come Giardia spp., intossicazioni da metalli pesanti, epatopatie e qualsiasi altra condizione morbosa che determini una situazione di disagio nei nostri pappagalli. Nella maggior parte dei casi, però, l’autodeplumazione nei pappagalli ha una genesi squisitamente comportamentale e risulta scatenata da traumi in età infantile, squilibri della sfera sessuale e scarsità di stimoli specie-specifici,

motivo per cui risulta molto più rappresentata nei soggetti allevati a mano.

Autodeplumazione in Ara macao

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CANARINI DI FORMA E POSZIONE ARRICCIATI

Il “pollice rigido”: ipotesi ed esperienze testo e foto di SALVATORE CREMONE

P

rendo spunto dall’articolo dei signori Corsa-Mollo pubblicato sulla rivista I.O. n°8/9 c.a. e mi sento, da allevatore “attivo” della razza AGI, di fare alcune mie considerazioni su quanto da essi scritto in relazione a due argomenti. Il primo argomento è quello che tratta del “pollice rigido” o “slip claw” e del “pollice in avanti” o “pollice reverso” o “undershot claw”. In trent’anni di allevamento ho avuto poco a che fare con il problema del “pollice reverso” e raramente ho dovuto affrontare questa situazione. Diverso è invece il discorso del “pollice rigido” o “slip claw” che è un difetto che si manifesta prevalentemente nelle razze di canarini di grossa mole e quindi anche negli AGI. Quando ho letto l’articolo in questione, mi sono meravigliato per l’estrema superficialità con cui si affrontano argomenti legati alle patologie dei nostri uccelli. Nello specifico, gli autori dell’articolo affrontano il tema del “pollice rigido”

scrivendo testualmente: “…sia negli AGI sia nei Parigini vi sono difetti genetici che riguardano il primo dito…”. E poi ancora: “… si tratta, come già detto, di tare genetiche la cui incidenza può essere ridotta tramite un’attenta selezione...” E ancora: “… si tratta di una cura sintomatica che non elimina il difetto genetico…” E ancora: “… è sempre opportuno non far riprodurre tali soggetti…” Ma, inoltrandosi nell’articolo, non affiora nessuna ipotesi alternativa.

Il “pollice rigido” o “slip claw” è un difetto che si manifesta prevalentemente nelle razze di canarini di grossa mole e quindi anche negli AGI

Caso 1: Pollice reverso (Undershot claw), Caso 2: Pollice rigido (Slipped claw). Disegno tratto dal libro "Campioni e Razzatori" di G. De Baseggio

AGI pezzato, all. S. Cremone

Per un allevatore novizio che legge quanto riportato in corsivo, eventuali dubbi e quesiti sulle cause di queste anomalie delle dita dei canarini, dovrebbero essere fugati… Gli autori ripetono più volte che la causa è nella trasmissione genetica del difetto. Ma gli allevatori esperti, che si trovano ad affrontare con una certa frequenza questi ed altri problemi che affliggono i nostri canarini, e che negli anni hanno letto e riletto quanto pubblicato sull’argomento in questione, sono certo che non condivideranno

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la tesi che sia il “pollice reverso” che il “pollice rigido” abbiano come unica causa l’ereditarietà genetica. Anzi, se andiamo ad approfondire il tema, leggendo quanto fu scritto a suo tempo da due grandi personaggi dell’Ornicoltura italiana, ci accorgiamo che le cose non sono esattamente come sono state descritte dai due autori dell’articolo. Infatti sia il prof. Umberto Zingoni nel suo libro “Canaricoltura” che il prof Giorgio De Baseggio nel suo libro “Campioni e Razzatori”, non escludono che queste anomalie delle dita dei nostri canarini possano essere causate, oltre che da predisposizione ereditaria, anche da altri fattori esterni. Ma entriamo nello specifico. Nel 1989 Zingoni, nel suo scritto “Canaricoltura”, scriveva a riguardo che le cause erano sconosciute a lui e ad altri, e che il dott. Mannelli nel 1964 ipotizzava che il fenomeno fosse riconducibile ad una predisposizione ereditaria la cui causa potesse essere la paralisi del muscolo flessorio. Lo stesso prof. Zingoni non escludeva quale possibile causa uno spasmo o contrattura del muscolo estensore del pollice, così come altri fattori di origine esterna (vedi Canaricoltura pag.282). Best Reggio 2019 punti 95, all. S. Cremone

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Il prof. Zingoni non escludeva quale possibile causa uno spasmo o contrattura del muscolo estensore del pollice, così come altri fattori di origine esterna

Scriveva Zingoni: “…Neppure sarebbero da escludere fenomeni di degenerazione del nervo in qualche modo analoghi a quelli che potrebbero essere responsabili della cecità, fenomeno anche questo molto frequente nelle Razze di grossa mole, con preferenza per i maschi. Nel nostro allevamento di Arricciati di Parigi è accaduto che nei figli della stessa coppia (esente da tare) un anno l’infermità comparisse in un’alta percentuale di soggetti, mentre l’anno successivo essa risultasse quasi assente, tutto questo indipendentemente dall’età dei riproduttori. Questa osservazione ci induce a ritenere che sulla comparsa del pollice rigido abbiano una influenza non trascurabile anche fattori di origine esterna che, però, noi non siamo riusciti ad individuare. Infine ci è sembrato di rilevare che i posatoi larghi (orizzontalmente ovali) favoriscono l’insorgenza dell’infermità…” - “…considerando la possibilità che la tara sia ereditaria, è preferibile non far riprodurre il soggetto e assolutamente necessario, ai fini della selezione, prendere nota del fatto per fare le opportune indagini sugli ascendenti e collaterali…” Il professor De Baseggio nel 1987, nel suo libro “Campioni e Razzatori”, ipotizzava anche altre cause oltre alla possibilità di una predisposizione ereditaria: “… queste anomalìe possono essere causate o da una predisposizione ereditaria (che alligna in certi ceppi), oppure da carenze di biotina (vitamina H) o di colina o di manganese…” – “… possibilmente non utilizzare i soggetti colpiti come riproduttori…” E venendo ai giorni nostri, anche il dott. Tiziano Iemmi, noto veterinario specializzato in Patologie Aviarie, ricercatore presso l’Università di Parma e membro AAV (Association of Avian Veterinarians), da me interpellato sul tema, mi ha con-

fermato quanto segue: “Il problema in questione è a mio parere di tipo multifattoriale, probabilmente vede una predisposizione congenita (forse legata alla particolare anatomia e fisiologia di accrescimento di queste razze), ma risente pesantemente di influenze di tipo ambientale, di certo di tipo nutrizionale e sanitario, infatti frequentemente mi imbatto in problematiche di questo tipo, anche in razze leggere, in presenza di situazioni di malassorbimento intestinale associato ad enteriti croniche o quadri di infezione da circovirus.” Dopo aver preso atto di questi illustri pareri sulle cause che provocano l’insorgenza del cosiddetto “pollice rigido”, e non avendo a tutt’oggi avuto notizia ulteriori studi sull’argomento che avallino la tesi dei nostri due autori, credo che sarebbe veramente importante se questi ultimi potessero indicarci le fonti dalle quali hanno ottenuto la preziosissima indicazione, ovvero che il difetto in questione è solo di origine ereditaria. D’altra parte, sulla rivista della Federazione, è doveroso che tutto quanto viene scritto su argomenti che riguardano la salute dei nostri beniamini sia credibile e verificabile. Aspettiamo quindi fiduciosi, da parte dei due autori dell’articolo, ulteriori informazioni e/o notizie che possano aiutare il movimento degli allevatori a meglio capire come stanno realmente le cose. Personalmente credo che la trattazione del tema sia stata sviluppata così come è stata pubblicata, solo a causa di una macroscopica amnesia che ha causato la totale “non menzione” di altre possibili cause oltre a quelle di carattere genetico. Niente di grave, però occorre fare attenzione per il futuro. Il mio modesto contributo può essere solo quello di rendere pubbliche le mie esperienze sul tema “slip-clow” e, più che altro, le osservazioni che negli anni la casistica mi ha fornito. Ovviamente, sono estremamente felice che queste mie esperienze trovino riscontro in quanto scritto sull’argomento da Zingoni e da De Baseggio. Ho riscontrato il problema del “pollice rigido” circa trent’anni fa, quando allevavo Arricciati del Nord e Padovani (l’AGI non era ancora nato) e fu proprio in alcuni Padovani, quelli di mole maggiore, che cominciai a riscontrare tale anomalia.


Non era di certo un problema diffuso, ma comunque presente, che cercavo di risolvere con l’esclusione del soggetto dalla futura riproduzione. Anche io attribuivo il tutto ad una tara ereditaria. Dopo qualche anno iniziai a dubitare del discorso “ereditario”, soprattutto quando notai un Arricciato del Nord di 70 giorni che presentava il dito rigido. Era nato nell’ultima covata e ricordai che non era stato cresciuto a dovere a causa della fattrice che era probabilmente troppo stanca per precedenti cove. Questo episodio cominciò a mettere dei dubbi alle mie certezze ma, vista la sporadicità del problema, non mi soffermai sulla questione più di tanto. Diversamente, invece, quando anni fa iniziai l’avventura con l’AGI, Razza che come tutte le altre “pesanti” presenta più problematiche. Come da insegnamento del compianto prof. Zingoni, cominciai ad appuntare tutto quello che riscontravo durante la gestione dell’allevamento, e dopo anni posso riportare le mie esperienze. Mi sono anche confrontato con altri allevatori di AGI, fra i quali uno dei miei maestri e fra i primissimi selezionatori della Razza, Sauro Canè. Le nostre esperienze evidenziano che i soggetti colpiti manifestano il problema ad un’età compresa tra i 30 e i 70 giorni, quasi nella totalità dei casi la problematica riguarda soggetti appartenenti alle ultime covate, quindi allevati da balie affaticate, soggetti sottoposti ad antibiotici durante la crescita o soggetti che hanno impiegato più tempo del dovuto per svezzarsi (spesso ciò dovuto ad un non ottimale imbecco per quantità o qualità della balia). Su indicazione dei nostri medici veterinari di riferimento, abbiamo constatato che le possibili soluzioni al problema sono: apporto di vitamina del gruppo “B”, somministrazione di pastoncini o sementi ad alto valore proteico. Ma soprattutto è stato fondamentale, tramite la sostituzione delle aste classiche con cordicine o lacci da scarpa, sottoporre i soggetti colpiti dal “pollice rigido”, ad un allenamento delle zampe. Con quest’accorgimento una percentuale molto alta di soggetti hanno recuperato totalmente la mobilità del pollice. Confortati dal parere dei nostri veterinari, noi sposiamo l’ipotesi che oltre ad eventuali responsabilità di carattere

L'autore (a sinistra) nel suo locale di allevamento con l'amico Picasso Sirabella

genetico, fra le possibili cause che portano al problema di “pollice rigido” possa esserci l’alimentazione che può, a volte, essere carente in alcuni elementi, fra tutti: proteine, calcio e vitamine. La possibilità di una predisposizione genetica ci porta a considerare indispensabile indagare sull’intera linea di sangue del soggetto colpito, purtuttavia dobbiamo precisare che nella discendenza dei soggetti guariti non abbiamo riscontrato la trasmissione del problema, né in prima generazione né in quelle successive. Non spetta a noi entrare nel merito dell’eventuale meccanismo di trasmissione genetica (dominante oppure recessivo). Vorrei infine ricordare ai due autori che, per quanto riguarda un altro argomento trattato nell’articolo, ovvero quello relativo al maldestro tentativo di spiegare la differenza fra AGI e Parigino utilizzando i disegni di una bottiglia di una nota bibita americana e di un fuso, se è possibile (come loro affermano) che solo pochissimi non hanno voluto comprendere il significato della figura, è sicuramente vero che tutto il Club dell’AGI, e ripeto

È stato fondamentale, tramite la sostituzione delle aste classiche con cordicine o lacci da scarpa, sottoporre i soggetti colpiti dal “pollice rigido”, ad un allenamento delle zampe

tutto, ha criticato quel bizzarro confronto. A gente navigata come la maggior parte degli allevatori di AGI iscritti al Club, che alleva con passione e impegno la Razza più bella del mondo, con tutte le difficoltà che il suo allevamento comporta, sentir dire che “… I vecchi allevatori sostenevano che l’AGI dovesse avere la forma dell’iconica bottiglia della Coca Cola capovolta…”, ha dato parecchio fastidio. Chi non ha mai fatto parte degli allevatori storici che hanno nobilitato questa splendida Razza, dovrebbe evitare di dire cose che non hanno alcun fondamento. Anziché dire “… i vecchi allevatori…”, forse sarebbe stato più realistico dire “… un allevatore…”, e sarebbe stato lo stesso discutibile, ma avrebbe avuto una parvenza di credibilità. In fin dei conti uno che dice una determinata cosa ci può anche stare. Ma se si scrive che quella strana descrizione era citata ad esempio dai “… i vecchi allevatori…”, allora significa che gli autori vogliono attribuire a quella raffigurazione una storicità che siamo certi non esiste. Concludo dicendo, per quanto ci riguarda, che in questi aspetti ornitologici la “politica” non c’entra nulla, e aggiungo “per fortuna”! Ringraziando per lo spazio concessomi, vi lascio con una frase di Bryan Tracy: “quasi tutta l’infelicità nella vita viene dalla tendenza a dare la colpa a qualcun altro”.

Bibliografia: U. Zingoni: “Canaricoltura” - seconda edizione 1997 - Federazione Ornicoltori Italiani G. De Baseggio: “Campioni e Razzatori” - Ed. “Il Mondo degli Uccelli” - Via Cerbai, 11 – 40032 Camugnano (BO) monduccelli@tiscali.it

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CANARINI DI FORMA E POSIZIONE LISCI

Lo Yorkshire di SERGIO PALMA, foto S. Palma e WWW.WFV-DKB.DE

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o Yorkshire come ormai di dominio comune è un canarino annoverato tra le varietà “pesanti”. La divisione tra canarini “pesanti” e canarini leggeri è stata fatta convenzionalmente per distinguere canarini di grossa taglia da canarini più piccoli. Da qualche anno l’anello per questa razza è quello indicato con la lettera “T” che ha il diametro di 3,4 mm. Il canarino Yorkshire prende il nome della contea dello Yorkshire, a nord est dell’Inghilterra, dove ha avuto i natali alla fine del Settecento, seppur ha fatto la sua prima apparizione nelle mostre ornitologiche solo nel 1897 e precisamente nella città di Bradford (Contea dello Yorkshire). Circa le origini della Razza, è unanimemente accettato che essa discende dal Lancashire, meticciato con un canarino ormai estinto, il Grande Olandese che, badiamo bene, non è il Bossù che da questo discende. I primi soggetti erano caratterizzati dalla forma sottile, dalla notevole lunghezza e dalla posizione particolarmente eretta, tanto che gli Inglesi chiamavano il canarino guardsman (soldato della guardia reale) o, anche, wedding-canary perché affermavano che esso sarebbe potuto passare attraverso una fede nu-

Il canarino Yorkshire prende il nome della contea dello Yorkshire, a nord est dell’Inghilterra, dove ha avuto i natali alla fine del Settecento

Yorkshire, All. Pino Greco

ziale (io dico a seconda della misura dell’anello). Al giorni d’oggi quel tipo di canarino lo chiameremmo Llarguette (disegno del 1904). Ora, ripercorrendo un po’ la storia di questa “varietà” di canarino domestico, trasmessa a noi attraverso testi specializzati provenienti dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti d’America, conservati presso le varie librerie di prestigiosi musei di Zoologia, ci accorgiamo, se mai ne avessimo bisogno, dei processi evolutivi degli esseri viventi, da me già trattata in altro articolo su questa rivista. Ritornando al nostro Yorkshire, e andando a ritroso nel tempo, mi sono imbattuto in diversi testi del XIX°

secolo, tra questi “THE BOOK OF CANARIES AND CAGE BIRDS” di W.A. Blakston e W. Swaisland (1888). Gli autori, prendendo spunto dalla modifica apportata durante quegli anni, tra il 1837 e il 1887, dicono: “il vecchio pur essendo più elegante era ancora inquinato dallo Scotch Fancy ed il Bossù Belga”. La scheda di valutazione da loro proposta è divisa inizialmente in 6 voci: SHAPE (forma) la quale assegna 40 punti; SIZE: la quale assegna 15 punti; POSITION and CARRIAGE: posizione e portamento 20 punti; FEATHER: piumaggio 5 punti; CONDITION: condizioni 10 punti.

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La mancanza di traduzione in italiano a fianco della voce SIZE è volutamente rinviata. Tornando alla scheda di valutazione descritta dagli autori del testo, l’aspetto che più mi ha incuriosito e che mi piace sottolineare è che la prima voce SHAPE alla quale vengono attribuiti ben 40 punti, viene a sua volta suddivisa in 8 voci, ognuna di 5 punti in quanto considerate tutte della medesima importanza. Queste voci sono: Testa, Spalle, Schiena, Petto, Zampe, Ali, Coda. Personalmente la cosa non mi dispiace ma pensiamo per un attimo allo schema mentale che dovrebbe avere il Giudice, se ancora si applicasse questa metodologia. Forse, e ripeto forse, ci troviamo di fronte a quello che molti chiamano “Colpo d’occhio”. Questo raggruppamento in una sola voce, la si ritrova anche in altri testi: THE CANARY BOOK di R.L. Wallace (1904) ed in altri ancora, tutti scritti tra il 1911 e 1923. In questi testi che trattano dello Yorkshire, si ritrova il confronto con soggetti dei precedenti periodi. Possiamo quindi affermare che lo Yorkshire del 1837 durante i 10 lustri successivi si era modificato.

I Giudici dell’epoca dovevano giudicare i soggetti chiari con una scala valori diversa da quella dei pezzati ed ancora differente da quella dei variegati

Ma la cosa che ancor più mi sorprende è che i Giudici dell’epoca dovevano giudicare i soggetti chiari con una scala valori diversa da quella dei pezzati ed ancora differente da quella dei variegati, che andava a premiare più la simmetria delle pezzatura che la posizione. I verdi, per esempio, avevano ben 35 punti assegnati al colore che doveva essere “ricco, profondo e il becco e le zampe dovevano essere scuri”. Tra i vari autori da me consultati c’era discordanza, particolarmente nella descrizione delle varie schede di giudizio. Tra le poche cose sulle quali tutti gli autori concordavano era la voce SIZE. Questa parola, negli ultimi decenni, è stata motivo di accese di-

Immagine tratta da: www.wfv-dkb.de - Rivista Der Vogelfreund 3/2009

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scussioni tra noi Italiani. Su di essa e la sua interpretazione tanto si è discusso, spingendosi anche a confronti accesi tra i vari tecnici delle commissioni che si sono succedute. WALLACE spiega bene il significato della voce, che traduco letteralmente: “SIZE (dimensione), “la dimensione, o forse sarebbe meglio dire la lunghezza, è una caratteristica dominante; poiché sarà evidente che la lunghezza senza massa è ciò che è richiesto”. Quindi, nel 1887 gli allevatori Inglesi con la parola SIZE intendevano LUNGHEZZA. Sempre WALLACE, tra i difetti più gravi elenca: “la presenza di ciglia evidenziate che ricordano il Lancashire Plainhead,” e udite udite “la presenza di collo corto e spesso. Non deve mostrare un petto prominente.” Mi piace pensare cosa direbbe WALLACE se fosse messo di fronte ad uno odierno Yorkshire! Nei gruppi degli ornitofili, oggi come allora, esistevano due scuole di pensiero negli appassionati dello Yorkshire. Coloro che erano fedeli al tipo originale in tutti i suoi elementi essenziali e non accettavano l’inquinamento di altre varietà di canarini, pur ammettendo un evidente deteriora-


mento della lunghezza e delle dimensioni in generale, e quelli che, sostenitori della voce SIZE, erano disposti a reinserire ancora una volta molti elementi estranei che quasi minacciavano l’approssimazione allo standard. In effetti, esisteva un serio pericolo che la testa venisse soppiantata da quella del Lancashire Plainhead. Solo un’azione incisiva dei Giudici durante le esposizioni fece sì che la questione si risolvesse a favore dei primi. Un punto concordante tra i testi è la differenziazione della scala valori tra le varie categorie a concorso dove, oltre alla forma, veniva presa molto in considerazione la voce colore, dove per colore si intendeva la simmetria delle pezzature e la carica del verde. (a) Giallo chiaro. (b) Clear Buff (c) Giallo uniformemente contrassegnato (d) Buff uniformemente contrassegnato (e) Intenso macchiato e variegato (f) Buff macchiato e variegato (g) Verde Rifacendomi al mio articolo sull’evoluzione e l’adattamento delle specie animali silvane, anche grazie ai testi studiati ed alla esperienza acquisita nella pratica dell’allevamento, possiamo affermare che tutte le “varietà” di canarino domestico si evolvono non per la loro intrinseca necessità di adattamento ad ambienti ostili o anche alla necessità di difendersi da eventuali predatori, ma per il diletto dell’uomo che ne valorizza i caratteri mutanti. Intorno agli anni 40 del secolo scorso, l’allora Yorkshire - ora chiamato Yorkshire Continentale o Vecchio Tipo, venne meticciato con il Norwich: lo Yorkshire assunse così quella mirabile combinazione d’eleganza e potenza che ne fa, attualmente, il canarino “inglese” più allevato ed apprezzato nel mondo, forse alla pari del Gloster. In particolare, questo nuovo tipo fu promosso dall’allevatore e disegnatore Golding che ne delineò l’attuale standard, evidenziando una peculiare compattezza del blocco testa-collo-spalle. Tale modello venne adottato dalla F.O.I. negli anni 70 del secolo scorso e solo successivamente dalla C.O.M., cioè nel 1991. Attualmente lo Yorkshire, ampiamente diffuso in tutto il mondo,

Antica stampa, tratta dal volume The Canary, edito nel 1904

trova anche in Italia moltissimi estimatori e bravi allevatori, i più facenti parte dello Yorkshire Canary Club Italiano, fondato nella primavera del 1983. Qualche anno fa, a cura dello YCCI fu stampata la Guida definitiva al Canarino Yorkshire. L’ottimo lavoro svolto prima dagli autori inglesi e poi dal Club Italiano che ha tradotto il testo, lascia qualche perplessità nel titolo che trovo difficile da condividere perché,

Nell’allevamento degli animali di definitivo non esiste nulla

a mio modesto avviso, nell’allevamento degli animali di definitivo non esiste nulla. Infatti, seppur lo standard dal 1962 ad oggi non è stato modificato nella descrizione dettagliata, di fatto lo Yorkshire si è evoluto. Oggi i soggetti aderenti al disegno di S.R. Golding sono sempre di meno e nelle mostre, anche d’oltre manica, non vincono più perché viene preferito il canarino che si avvicina di più al disegno di Roberts, il quale ha di fatto soppiantato Golding. Oggi lo Yorkshire è sostanzialmente un canarino di posizione prima e di forma poi ed è indubbiamente su queste caratteristiche che deve avvenire il colpo d’occhio.

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CANARINI DA CANTO

Il Canarino Malinois Waterslager: la Klokkende di GIANFRANCO GALLIPOLI, foto G. GALLIPOLI e GIANLUCA MARSON

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l periodo autunnale e invernale, per l’allevatore di MW è il più bello in assoluto perché in questa stagione si completa l’apprendimento del canto da parte dei novelli e si procede al loro addestramento e preparazione alle gare. Il maestro ha dato il suo indispensabile contributo, i novelli sono nell’armadio scuola in penombra dietro l’apposita tenda, l’allevatore li ascolta giornalmente e deve con grande perizia selezionare i migliori e capire le potenzialità dei cantori nel loro cammino di sviluppo canoro. Sapientemente esso dosa luce, alimentazione, eventuale esercizio fisico, posizione nell’armadio stesso, costruzione degli stamm e solo un’esperienza pluriennale gli permette di evitare errori nella maturazione musicale dei novelli. Immancabilmente le attenzioni di ogni allevatore sono puntate sul tour o frase punta di diamante del canarino MW: la Klokkende (abbreviata in Klok). Nella scala valori è infatti l’unica che idealmente può raggiungere il punteggio massimo di 36 pt. Idealmente, perché è consuetudine dei giudici considerare Klok ottime quelle che arrivano a 24 pt ed eccellenti quelle che raggiungono uno stellare 27! La Klok è un cosiddetto suono d’acqua insieme ad altri due tours, la Bollende e la Rollende. Suono d’acqua significa che il MW riesce ad aggiungere ad un suono fondamentale, un secondo suono dato dalla risonanza d’acqua. In pratica il cantore riesce ad arricchire delle frasi semplici trasformandole in frasi composte cantando a due voci. Per rendere più semplice il concetto leggia-

Malinois in fase di canto, foto: G. Gallipoli

mo queste sillabe una dietro l’altra: wuoi, wuoi, wuoi, wuoi. Ora leggiamo la stessa sequenza alla quale è stata aggiunta la consonante “l”: wluoi, wluoi, wluoi, wluoi. Bene, il risultato è ben diverso: è solo nel secondo caso che avvertiamo la “liquidità” nelle sillabe emesse, un suono che somiglia ad una goccia d’acqua che cade in un contenitore pieno a metà; in definitiva la famosa “risonanza d’acqua”. Il MW è un cantore capace di improvvisazione, capacità questa diffusa in tutti gli uccelli canori, come vuole madre

natura, caratteristica questa che permette di poter variare il proprio canto e di adattarlo a condizioni ambientali mutevoli. Pertanto, di Klok ce ne sono tante che differiscono tra loro per consonante iniziale, vocali e poi tutte quelle qualità che caratterizzano ogni frase: profondità, ritmo, purezza, eventuali modulazioni. Insomma, la Klokkende, l’avrete capito, è croce e delizia di ogni allevatore di MW! In ogni conversazione che avviene tra allevatori, immancabilmente si parla di Klokkende più semplicemente chiamata Klok. Si sentono fare discorsi

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interi su un particolare aspetto o sfumatura, sul modo di emetterla, su come il cantore si posiziona sul posatoio, sul numero dei colpi, sulla differenza eventuale tra un colpo ed un altro, se termina con un altro tour e quale, se è dura o morbida, se viene anticipata da una frase e se questa potrebbe inficiare la qualità della Klok seguente, se il colpo è rotondo oppure è “ad elastico” e…. potrei continuare ancora! Diamo quindi una definizione. Secondo i Criteri di Giudizio a cui si rifanno tutti i giudici, la Klokkende Waterslager fa parte delle melodie a schema interrotto, cioè scandita e non rullata; inoltre rientra nelle melodie principali insieme a Bollende, Flauti, Staaltonen e Tjonken (oramai scomparso). I criteri riportano inoltre che la Klok è caratterizzata da un ritmo melodico con una ben avvertibile scansione d’attacco tra ripresa e ripresa, mentre dal punto di vista melodico riporta due tipi, cioè la curvata e la battente o martellata (esiste ancora?). La preferenza è sulle Klok con chiara risonanza d’acqua ripetute e riprese in 4-5 colpi, bassa tonalità, purezza di suono, ritmo e struttura melodica con variazioni sul tema melodico. Riguardo al giudizio riportano: INSUFFICIENTE: manifesta assenza di risonanza liquida, toni acuti o non chiari: 0 punti. SUFFICIENTE: lieve impurezza di timbro, buona risonanza d’acqua, buona tonalità, poca persistenza: 4 pt. Idem ma alquanto più estesa (4-5 colpi): 4-5 pt. BUONO: notevole tonalità, purezza di suono, ritmo, struttura e risonanza d’acqua, ben accennate (4-5 colpi) ma poco persistenti: 5-6 pt; idem, ben persistenti con variazioni: 7-8 pt. OTTIMO: manifesta purezza di suono, ritmo, struttura, buona tonalità e alta risonanza d’acqua, ben persistente e altre variazioni sul tema melodico: 9-10 pt; idem con ripetute variazioni, belle varietà curvate e variazioni sul tema melodico con una o più modulazioni tonali basse: 11-12 pt. In passato, il punteggio veniva poi moltiplicato per 3 sul totale della scheda di giudizio; recentemente, il punteggio viene assegnato direttamente già come tale, pertanto, al giudice è con-

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sentito dare un punteggio più graduale. Ad es. una Klok da 7 ora è 21 ma il giudice può assegnare un 1/3 di punto (7,33!) per differenziare il cantore per una maggiore assiduità di persistenza della frase o per altre caratteristiche e farlo diventare 22 ecc. Dalla lettura dei criteri di giudizio si evince che la purezza di suono insieme alla risonanza d’acqua, al tono profondo ed al ritmo, sono le componenti indispensabili della Klokkende. In tutta onestà ritengo i criteri in alcuni punti poco chiari (ritmo…). È vero che sono indirizzati agli addetti ai lavori ma perché non renderli fruibili anche agli allevatori tutti? Potrebbero magari essere arricchiti da esempi ed ormai una versione digitale corredata di ottime registrazioni sarebbe auspicabile. Forse più chiara ed esaustiva è la descrizione ed i criteri di giudizio che fa dei

Nella musica e quindi nel canto, le sfumature sono sempre tante da rendere difficilissima l’interpretazione

tours G.P. Mignone nella sua splendida opera del 1970 sul canarino MW, anche se anacronistica. Riporto ciò che scrisse il Mignone sulla Klok a titolo di es: La Klokkende waterslag si distingue per un suono profondo e ben scandito; talvolta morbido ma sempre forte, il suono si fa sentire come un lento gocciolio d’acqua e più si fa sentire in tal modo, più ha valore. Una buona klokkende WS ha come consonanti iniziali W (L), oppure B (L), oppure G(L), oppure K(L), oppure L e talvolta le vocali abbinate OO; le sue vocali fondamentali sono UI, oppure OOI, oppure UUI, oppure OI, oppure, ancora, IUU. Contrassegnando l’intervallo dei suoni della klokkende WS con il segno <->, che sta a indicare un certo intervallo tra suono e suono, ecco qualche esempio di serie dei suoni della Klokkende WS (vibrazioni siringee lente in UU oppure in OO):

B(L)UUI – B(L)UUI – B(L)UUI H(L)UUI - H(L)UUI - H(L)UUI K(L)UUI - K(L)UUI - K(L)UUI W(L)UUI - W(L)UUI - W(L)UUI Mignone continua facendo una distinzione tra le varie forme di Klok riportando tre forme: curvata, martellata e scampanellata. Della prima riporta: “è data dal prevalere delle doppie consonanti iniziali fatte sentire in maniera morbida e ondulata. La forma martellata, invece, poggia essenzialmente sulle vocali che si sentono sonore, vigorose, energiche e, pertanto, il tocco globale è più forte, più corto e più efficacemente marcato di quello della forma curvata. La forma scampanellata è musicalmente intermedia tra le due dianzi viste. Poggia essenzialmente sulla L ed è anche la meno bella”. Continuando sulla dissertazione in merito alla Klokkende, G.P. Mignone aggiunge che nei moderni Malinois la forma curvata pare sia scomparsa: era il 1970!!! Riguardo ai criteri di giudizio scrive (moltiplicare x3 il valore): - 5,6 o 7 colpi di Klokk WS curvata o martellata, con tono profondo, si collocano nella terza fascia Wolf e meritano 7-8 punti; in forma scampanellata 5-6 punti della seconda fascia Wolf. Il punteggio deve essere aumentato (quarta fascia da 9 a 12 pt) se i colpi di Klok saranno più numerosi di 7 e/o diminuito (prima e seconda fascia) se i toni di base si presenteranno poco profondi o meno numerosi. A dire il vero, probabilmente per forma mentis, non amo incasellare il canto del MW in una struttura rigida data da definizioni. Nella musica e quindi nel canto, le sfumature sono sempre tante da rendere difficilissima l’interpretazione e quindi la classificazione in determinate forme. Ogni cantore canta con una sua particolare e singolare originalità. In ogni novello il canto è espressione di interpretazione del canto appreso, improvvisazione e talento (potenzialità genetiche). Pur tuttavia riconosco che per esistere un giudizio, deve per forza esserci un metodo e dei parametri di riferimento. Insomma, come deve essere una Klokkende di qualità? Le caratteristiche ottimali come sopra


riportate sono: chiara risonanza d’acqua, tono profondo, struttura melodica corretta (vocali emesse), ritmo lento, eventuali modulazioni. Ma più semplicemente mi piace riportare ciò che mi disse un noto giudice internazionale quando gli chiesi quali fossero le caratteristiche di una grande Klok. Alla mia domanda fu molto più esplicativo il suo gesto che non ciò che disse (peraltro in inglese che poi mi fu tradotto ed è niente di più di quanto sopra riportato): chiuse a pugno la mano destra e mentre teneva la mano sinistra aperta, colpiva ripetutamente con il pugno chiuso il palmo della mano sinistra! In pratica la Klok deve essere come una goccia, che parte in sordina e poi esplode in tutta la sua pienezza con un bel colpo rotondo, profondo e pieno d’acqua senza perdere morbidezza nel suono e senza essere sguaiato (ad esempio con la vocale A). Spendo due parole sul ritmo che viene riportato nei criteri di giudizio. Come ho detto, più il ritmo è lento più la Klok è di valore. Bisogna però fare una considerazione in merito a ciò. In effetti quando il cantore emette una Klok lenta, bella profonda e acquosa, riesce ad ammaliare anche l’ascoltatore neofita. Ciò comporta uno sforzo notevole da parte del canarino al quale viene richiesta un’importante prestanza fisica ed una predisposizione genetica come condizione sine qua non. Già visivamente ce ne possiamo rendere conto: il canarino si prostra in avanti e gonfia “la gola” in modo impressionante, con movimenti ritmici che accompagnano il suono emesso dando fondo a tutte le proprie energie! Il risvolto della medaglia è dato, infatti, dalla grossa difficoltà di tale tour, e più è lenta e più è di difficile emissione; di conseguenza, più è facile che il cantore, se non è nel pieno della forma psico-fisica, non riesca a dare “pienezza” al suono e pertanto la Klok perde profondità ma soprattutto perde risonanza d’acqua per diventare un semplice… flauto!!! Sto parlando di un tour arduo, un vero osso duro, una vera spina nel fianco del Malinois e resta un mistero come i pionieri di questa razza siano riusciti a fissarla nel repertorio di un esserino di appena 30 grammi! Da batterista amatoriale, mi sono cimen-

tato nel cercare di dare un valore, un’unità di misura al ritmo della Klok. Mi sono quindi munito di metronomo e ho misurato quella che è la velocità di emissione di una Klok considerata lenta. Bene, il valore è di circa 180-190 bpm (battiti per minuto) che in musica corrisponde ad un “prestissimo”. Potrebbe sembrare comunque un valore alto ma solo chi non ha mai ascoltato un Malinois dal vivo può fare una simile considerazione. Avere un ceppo che eccelle in Klok è un po’ lo scopo di molti allevatori del canarino MW. Avere però un Malinois con repertorio completo ed in più una buona Klok, a mio modesto parere, è l’obiettivo da perseguire. Ciò che rende il Malinois bello da ascoltare è infatti la moltitudine

Un consiglio che mi sento di dare ai neofiti è quello di affidarsi ad un solo allevatore serio e disponibile dal quale acquistare dei buoni soggetti ed un buon maestro cantore, senza il quale non è possibile ottenere alcun risultato. All’inizio non è consigliabile dunque fare il classico fritto misto mescolando soggetti che arrivano da più allevatori perché di sicuro i risultati saranno deludenti. Importantissimo è apprendere il canto, impadronirsi della capacità di riconoscere le frasi ma soprattutto riconoscere il valore di esse: aspetto qualitativo! Questo è assolutamente la prima cosa da fare perché solo con una profonda e competente conoscenza della qualità delle varie frasi, riusciamo

Canarini Malinois, foto: G. Marson

dei toursche riesce ad emettere e le relative modulazioni e variazioni. La monotonia di un repertorio ridotto rende qualsiasi cantore poco affascinante. Purtroppo, si sentono anche fin troppo spesso Malinois con Klok eccelse ma con repertorio ristretto che risultano particolarmente noiosi. Tra di essi riporto anche soggetti con chiare contaminazioni Harz (basta ascoltare il resto del repertorio per accorgersene ed in particolare i flauti che diventano veri e propri pfeifen…) che tutti condannano ma che in molti ci si cimentano (meticciamento) con risultati alquanto discutibili… In allevamento che strada dobbiamo dunque perseguire?

a fare una corretta e attenta selezione in allevamento e, di conseguenza, una crescita sostanziale del proprio ceppo. Inoltre, è indispensabile per attuare una corretta e consapevole campagna acquisti ponderata sulla qualità. Un’attenzione particolare bisogna averla nei riguardi di una caratteristica fondamentale con la quale si scontrano tutti gli allevatori e che rende peculiari i tours o suoni d’acqua quali Klokkende, Bollende e Rollende: la risonanza d’acqua. L’allevatore deve avere ben in mente cos’è e saperla ascoltare e rilevare quando il cantore sciorina la sua canzone. Senza di essa il Malinois non è Waterslager!

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ESTRILDIDI FRINGILLIDI IBRIDI

Non è tutto opale (o phaeo) quello che luccica! testo e foto di SIMONE OLGIATI, in collaborazione con SERGIO LUCARINI e FRANCESCO FORMISANO

I

n un tardo pomeriggio d’agosto, al ritorno dalle ferie, mentre mi dedicavo all’allevamento, ho sentito squillare il telefonino. Ho pensato fosse l’ennesimo “spam pubblicitario”, invece, preso in mano il cellulare, mi sono accorto che a cercarmi era il mio amico, nonché maestro, Sergio Lucarini! Non capita tutti i giorni di ricevere una telefonata dal Grande Sergio! Nel corso di quella breve chiacchierata mi ha riferito di una interessante esperienza di un nostro amico comune: Francesco Formisano, esperto allevatore di indigeni ed esotici che tutti conosciamo per i suoi sempre interessanti articoli su “Italia Ornitologica”. Francesco aveva ottenuto degli ibridi tra il Diamante guttato e il Diamante mandarino, incrocio non comune ma nemmeno così raro. A rendere il tentativo più interessante era l’obbiettivo di far nascere soggetti mutati Bruni; a tale scopo, la madre D. mandarina era di tale colore e il padre D. guttato un portatore dello stesso fattore. Almeno questa era l’intenzione iniziale. Come era lecito aspettarsi, alla nascita, alcuni pulli si sono presentati con bulbi oculari e pelle chiari, caratteri tipici dei piccoli affetti dalla mutazione “bruna”. Presto però, con l’impiumo, seri dubbi sul loro effettivo genotipo sono cominciati a sorgere: le penne avevano un colore bianco sporco con una leggera velatura grigia, mentre le parti cornee non erano interessate da alcuna riduzione delle melanine. Caratteristiche in effetti

Padda opale. Il colore grigio azzurrino e, soprattutto, l'opalescenza, differenziano questa mutazione dal Quartz. Allevamento: Bianciotto, foto: Simone Olgiati

Dopo lo svezzamento, il becco e le zampe hanno virato, rispettivamente, verso colori rosso acceso e arancio, caratteristica questa prevedibile date le cromie fisiologiche delle specie parentali

non coerenti con il genotipo Bruno ipotizzato al momento della nascita. Dopo lo svezzamento, il becco e le zampe hanno virato, rispettivamente, verso colori rosso acceso e arancio, caratteristica questa prevedibile date le cromie fisiologiche delle specie parentali. Visti i risultati ottenuti, Francesco si è subito reso conto che sia il D. guttato che la D. mandarino, genitori degli F1, dovevano essere eterozigoti per un

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Diamante codalunga feomelanico, La differenza col Diamante mandarino Quartz è evidente. Allevamento: Maglia, foto: Simone Olgiati

ulteriore fattore non palese nel fenotipo dei riproduttori. Intuizione giusta, visto che test successivi hanno infatti confermato la presenza di una mutazione latente in entrambi i parentali degli ibridi: il D. guttato si è confermato portatore di opale, mentre la D. mandarino è risultata una portatrice di phaeo. Prima di proseguire è d’obbligo un breve inciso. Da decenni in ambito I.E.I. (oggi E.F.I.) è uso indagare sulla natura delle varie mutazioni mettendo in atto

Ibrido mutato di Passero del Giappone x Diamante guttato. Il fenotipo potrebbe collimare con quello dato dall’azione del Quartz, implicando l'esistenza di questa mutazione nel PdG. Allevamento Genovesi, foto: Simone Olgiati

Come si può spiegare la nascita di ibridi mutati da un parentale opale (il Guttato) e uno phaeo (la Mandarina), mutazioni che notoriamente non sono alleliche?

Quarzo varietà Corniola a sinistra e varietà lattea a destra. La Corniola appartiene al sottogruppo del Calcedonio, assieme all'Agata e all'Onice. Foto: Sergio Lucarini

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prove di allevamento basate sulla verifica della capacità o meno di reciproca “complementazione” dei fattori presi in esame. Spesso si tratta di test di ibridazione. In pratica, se dall’unione di due soggetti diversamente mutati si ottiene figliolanza non mutata, cioè c’è “complementazione”, il suggerimento è che le mutazioni in gioco non hanno una reciproca correlazione, sono cioè tra loro indipendenti. Se invece la prole nasce anch’essa mutata (non c’è complementazione), significa che i fenotipi delle specie parentali sono prodotti dallo stesso gene o da geni situati nello stesso locus (allelici). Fatta questa premessa, spontanea sorge la domanda: come si può spiegare la nascita di ibridi mutati da un parentale opale (il Guttato) e uno phaeo (la Mandarina), mutazioni che notoriamente non sono alleliche, cioè che risultano con sicurezza assoluta completamente indipendenti tra loro? In altre parole: come hanno fatto due mutazioni che, lo sappiamo tutti, di norma complementano, a non complementare? La risposta è semplice: per forza di cose, nonostante il fenotipo dei riproduttori vistosamente divergente, la variante genetica deve essere la stessa.


Analisi dei fenotipi Com’è noto, il fattore opale e il phaeo hanno effetti diametralmente opposti sul fenotipo degli uccelli: il primo elimina completamente la feomelanina, riducendo altresì di molto la eumelanina, concentrandone il residuo nella pagina inferiore delle penne, cosa che innesca il tipico effetto opalescente. Essendo una mutazione che induce una deficienza nel trasporto dei melanosomi dai melanociti al germe della penna in formazione, succede che becco, zampe, pelle ed occhi, non siano interessati dal fenomeno. All’opposto il phaeo, detto anche “rosso bruno” in altre specie, riduce quasi completamente la eumelanina su tutto il corpo, comprese quindi le parti cornee e la pelle, lasciando inalterata la quantità di feomelanina del tipo selvatico. Questo pigmento è quello che di norma viene esaltato nel processo selettivo. Siccome la eumelanina viene meno, il colore degli occhi si presenta rossiccio per via dell’emoglobina che diventa visibile in trasparenza. Tali caratteristiche vengono esaltate sui soggetti mutati anche per il bruno, come accade nei Canarini, nei Lucherini e negli Organetti Phaeo da esposizione.

In due specie diverse siamo quindi di fronte a fenotipi con evidenti analogie dalla nascita all’adulto Fatta questa digressione, torniamo ora alla “misteriosa” mutazione che, evidentemente, accomuna il D. mandarino e il D. guttato, analizzandone le particolarità che si evidenziano dalla nascita alla fine della muta. I pulli di D. mandarino Phaeo e di D. guttato Opale hanno occhi rossastri, pelle e piumino chiaro; durante lo sviluppo, il piumaggio assume una tonalità biancastra con orlature, di natura eumelanica, più o meno evidenti; fino alla prima muta si hanno zampe e becco scuri che poi andranno a schiarirsi con lo sviluppo. Da adulti, il colore del piumaggio rimane generalmente bianco, con un leggero accenno di disegno per entrambe le specie (soprattutto sulla coda per il D. mandarino; barra pettorale, briglie e fianchi per il D. guttato), l’occhio si presenta scuro. È da sottolineare che queste caratteristiche, nel D. mandarino,

Ibrido mutato Quartz a confronto con un D. guttato Quartz. Innegabile l'uguaglianza nelle eumelanine tra entrambi. Allevamento e foto: Francesco Formisano

sono più evidenti nei Phaeo a base grigia, molto più rari di quelli a base bruna. Questi ultimi, infatti, tendono ad avere una colorazione più uniforme e chiara, tipica dello standard previsto dalla C.T.N., mentre i Phaeo a base grigia (quella ancestrale) tendono ad avere un colore grigio fumo, con disegni ben evidenti. Sia nel D. guttato opale che nel D. mandarino phaeo si ha l’assoluta assenza di qualsiasi fenomeno rifrattivo (volgarmente detto “effetto azzurrino”). Di che mutazione stiamo parlando? In due specie diverse siamo quindi di fronte a fenotipi con evidenti analogie dalla nascita all’adulto, inoltre dall’esperienza di Francesco Formisano (“Italia Ormitologica” n°11/20), sappiamo che dall’accoppiamento ibrido tra le suddette specie otteniamo prole dello stesso colore dei genitori. Tutte convergenze che indicano inconfutabilmente che ci troviamo di fronte allo stesso fattore mutante sia nel D. guttato che nel D. mandarino. Grazie a precedenti esperienze siamo assolutamente certi di poter escludere che tale fattore possa essere l’opale già presente in altre specie: infatti, dall’accoppiamento di D. guttato “Opale” x

Diamante mandarino (bruno) Quartz a confonto con un D. guttato Quartz. L'azione sulle eumelanine è la stessa nei due. Allevamento e foto: Francesco Formisano

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Padda Opale è nata prole fenotipicamente ancestrale (o classica), così come dall’accoppiamento di Passero del Giappone Moka grigio x D. guttato “Opale” (“Italia Ornitologica” 2/2017). Abbiamo quindi la sicurezza matematica che l’opale del D. guttato, e quindi la phaeo del D. mandarino, non corrispondano alle stesse presenti nelle altre specie. Perciò ci si trova di fronte ad un fenotipo che, seppur non inedito ma presente da decenni negli allevamenti, manca ad oggi di un nome ufficiale.

Come da tradizione, cercando l’ispirazione all’interno del mondo minerale, abbiamo vagliato tra i diversi tipi di cristalli quello che potesse rappresentare al meglio il fenotipo in questione. Alla fine, siamo riusciti a trovare la pietra preziosa che cercavamo: si tratta del quarzo, un minerale appartenente al gruppo dei tectosilicati, biossidi di silicio, globalmente molto diffuso ed utilizzato anche per la produzione di gemme. Queste sono generalmente semitrasparenti e biancastre, ma possono

Ibrido femmina mutata Quartz, campionessa italiana Bari 2019. Allevamento e foto: Francesco Formisano

Una possibile nuova denominazione Dopo tutte queste considerazioni, è evidente che non è più possibile continuare ad usare la denominazione di “falso opale” che oramai da anni viene “provvisoriamente” utilizzata nel nostro ambiente; così, una sera di settembre, quindi un mesetto dopo la nostra prima chiacchierata sull’argomento, Sergio ed io ci siamo messi a ragionare su un nome adatto per questa mutazione, un nome neutro spendibile sia per il fenotipo del Guttato, che per quello del Mandarino.

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assumere una gamma infinita di colori grazie alle impurità presenti nei cristalli. Come si può vedere nella foto allegata, il quarzo può avere una colorazione che ricalca sia le parti cornee e le zampe del D. mandarino e del D. guttato, sia il piumaggio lattiginoso dei soggetti mutati. Quindi, in virtù della somiglianza tra le caratteristiche dei diversi tipi di quarzo sia col fenotipo del D. guttato “Opale” che di quello del D. mandarino “Phaeo”, per la mutazione “misteriosa” ci è parsa appropriata la deno-

Alla fine, siamo riusciti a trovare la pietra preziosa che cercavamo: si tratta del quarzo

minazione Quartz, traduzione in lingua inglese del termine quarzo, con formula genetica qz/qz per indicare gli omozigoti recessivi (i mutati), qz+/qz o qz/qz+ per gli eterozigoti (i portatori), qz+/qz+ per gli omozigoti dominanti (i non mutati per il gene in questione). Il nostro auspicio è che tale denominazione possa essere accettata e possa diffondersi il più possibile in modo da essere utilizzata anche, e soprattutto, in ambito ufficiale, in modo tale da avere un nome finalmente specifico e univoco per indicare la stessa mutazione nelle due specie. Grazie alle esperienze di Francesco Formisano, siamo quindi giunti alla risoluzione di due questioni che erano irrisolte da anni, se non decenni: si è stabilito che la mutazione opale nel D. guttato non corrisponde alla opale “legittima” presente in altre specie, così come la phaeo nel D. mandarino non corrisponde alla phaeo “legittima” altrettanto diffusa, ed anche che questi due fenotipi corrispondono alla stessa variante genetica, la quale a nostro vedere merita finalmente una sua denominazione. E, consentitecelo, Quartz a nostro vedere risulta veramente un nome adatto e suggestivo. Concludendo questa nota vorrei ringraziare di cuore gli amici Francesco Formisano e Sergio Lucarini, il primo per aver creato questi gioielli alati e di averne diffusa la conoscenza; il secondo per avermi offerto l’occasione di relazionare su questo importante argomento. Un sincero ringraziamento anche a tutti gli Allevatori per aver prodotto soggetti di grande pregio espositivo e scientifico rappresentati nelle fotografie a sostegno delle argomentazioni.


H

o letto l’articolo interessante di Simone Olgiati che di fatto è un prosieguo conclusivo dei due precedenti articoli di Francesco Formisano apparsi sugli ultimi due numeri di Italia Ornitologica. Simone, oltre che a riepilogare le precedenti conclusioni cui era venuto a capo Formisano, mette a battesimo con un nuovo nome una mutazione presente da tanto tempo, almeno in due distinte specie esotiche di comune allevamento domestico: il falso Opale nel Diamante Guttato e la mutazione Phaeo nel Diamante Mandarino (che sapevamo già essere anch’essa una falsa Phaeo) Appellare questa mutazione (non certamente nuova) con un nome nuovo: Quartz, non mi trova in disaccordo, anche se non credo sia questo, l’elemento essenziale, di questa conclusiva vicenda che assume appieno le connotazioni di una piccola ricerca scientifica, visto che approda a delle conclusioni provate, da accoppiamenti fra specie ibride dal fenotipo mutato e che non hanno complementato verso il fenotipo classico. Piuttosto proietto le mie considerazioni, al di fuori dei nostri confini geografici, affinchè questi eccellenti risultati vengano condivisi su scala mondiale per mettere la COM/OMJ nelle condizioni di operare le necessarie modifiche all’interno degli standard espositivi e poter quindi, rendere meno invasivo il nostro futuro lavoro di modifica, che la CTN-EFI dovrebbe fare. Infatti non tutte le nostre trascorse conquiste a carattere scientifico sono state immediatamente assimilate oltre confine dalla COM/OMJ. Mi riferisco alla denominazione Pastello su base nero-bruno, che dopo anni di duro lavoro riuscì a soppiantare la errata denominazione Agata dell’Organetto e di conseguenza anche la denominazione scorretta Isabella che diventò Bruno-Pastello. Così come la denominazione Bruno-Pastello che soppiantò la errata denominazione Isabella del Cardinalino del Venezuela. Ma non dimentichiamoci però che la mutazione Pastello del Lucherino Europeo in ambito COM/OMJ continua ad essere appellata come Agata, così come la mutazione Bruno-Pastello, di conseguenza, viene ancora chiamata Isabella. Credo quindi, sia maggiormente rilevante la possibilità di accettare su scala mondiale questi eccellenti risultati scientifici conclusivi, peraltro provati, anche a costo di dover scendere a compromesso per battezzare con un nome inadeguato la mutazione in questione. CARMELO MONTAGNO Presidente CTN-EFI

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ONDULATI ED ALTRI PSITTACIFORMI

FORMA & POSIZIONE PARTIAMO DALLE BASI

Gli Ala Merlettata

La mutazione (o meglio la combinazione di mutazioni) Ala Merlettata genotipicamente parlando è un Cannella–Ino

testo e disegni di GIOVANNI FOGLIATI, foto G. PERUGINI, genetica MAURIZIO MANZONI

N

el 1948, in Australia, fece la sua prima apparizione una mutazione nuova (si trattava in realtà di una combinazione di mutazioni sesso-legate, frutto di un crossing-over tra Cannella e Ino, ma all’epoca della sua prima apparizione fu scambiata per una nuova mutazione). Fu soltanto nel 1976 che il dott. T. Da-

Femmina Ala merlettata gialla

niels iniziò un programma pianificato di accoppiamenti, per tentare di riprodurre quello che fenotipicamente sembrava un Ino cannellato, e dare una corretta collocazione genetica alla mutazione generata. Dopo qualche anno e svariate prove riuscì, alla fine del 1979, a creare quello che poi sarebbe stato riconosciuto come il primo vero Ala Merlettata.

Descrizione La mutazione (o meglio la combinazione di mutazioni) Ala Merlettata genotipicamente parlando è un Cannella–Ino. Il corpo è Giallo per i soggetti della serie Verde e Bianco per quelli della serie Blu. Nei soggetti a fondo Giallo, la livrea, nei migliori individui da esposizione,

Femmina Ala merlettata gialla

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si mostra di una tinta calda e pastosa; quasi dorata. Possono essere presenti leggerissime soffusioni di colore sul codrione che una mirata selezione dovrebbe eliminare; stesso discorso per gli Ala Merlettata bianchi. Le barrature e le ondulazioni, di un nocciola chiaro, devono essere pulite e nette; mai offuscate e incomplete. Gli Ala Merlettata possono essere riscontrati in ogni mutazione inerente il disegno (alterazioni della eumelanina), ma sia in Italia sia in campo internazionale sono riconosciuti ai fini espositivi esclusivamente nelle varietà: Normale e Opalino. Questo per non disperdere troppo il disegno già di per sé tenue. I marchi guanciali sono argentei con rifrazioni rosate; Remiganti e Timoniere sfumate di un marrone chiaro. Il colore degli occhi è simile a quello degli Ino, ma il rosso è più scuro e contornato da un’iride bianca. La cera presenta le stesse caratteristiche degli Ino; nei maschi adulti è rosa azzurrato, mentre nelle femmine è marrone. Il becco è arancione.

Ala Merlettata opalino giallo

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Zampe e dita sono rosa carnicino e le unghie color corno chiaro. L’ereditarietà La combinazione di mutazioni INOCANNELLA, frutto del crossing-over ricombinante tra la mutazione sesso legata CANNELLA e la mutazione sesso legata INO, è ovviamente anch’essa legata al sesso. La probabilità di combinazione, che dipende dalla distanza genetica esistente tra i loci interessati, in questo caso tra il “locus cannella” e il “locus ino” è del 3%, molto bassa. Questo chiarisce perché è molto difficile ottenere degli Ino-Cannella (Ala Merlettata) partendo da progenitori Ino e Cannella, peraltro è vero anche il contrario: è molto difficile che una volta ottenuta la combinazione i due alleli mutati (Ino e Cannella) si separino nuovamente. Negli uccelli, il maschio ha due cromosomi Z mentre la femmina ha un cromosoma Z e uno W. Quindi nelle femmine, qualunque sia l’allele, o la combinazione di alleli mutati, presente sul singolo cromosoma Z, è completamente espresso nel fenotipo. Le femmine sesso-legate non possono essere portatrici per la mutazione (o qualsiasi combinazione di mutazioni sesso-legate). Nei maschi il discorso è diverso in quanto possiamo avere soggetti mutati e soggetti portatori della combinazione INO-CANNELLA. I soggetti mutati (in questo caso INO-CANNELLA) avranno in entrambi i cromosomi Z la combinazione delle due mutazioni. Per contro esistono due diversi tipi (con genotipo diverso ma identico fenotipo) di maschi portatori della combinazione INO-CANNELLA, entrambi possono trasmettere la combinazione di mutazioni ma in percentuali probabilistiche diverse. Il primo tipo avrà un cromosoma Z con alleli non mutati (tipo selvatico) e l’altro cromosoma con entrambi gli alleli mutati per la combinazione INOCANNELLA, che possiamo indicare con la formula genetica seguente: Z Zino-can. Il secondo tipo di maschio portatore di CANNELLA e di INO, fenotipica-

mente COMUNE come il primo ma genotipicamente diverso da esso, avrà l’allele mutato CANNELLA su un cromosoma Z e l’allele mutato INO sull’altro cromosoma Z, che possiamo indicare con la formula: Zcan Zino. Entrambi possono trasmettere alla discendenza sia la combinazione di mutazioni sia le singole mutazioni, ma come detto con probabilità percentuali diverse. Accoppiati con una femmina COMUNE daranno femmine: COMUNI, INO-CANNELLA, INO e CANNELLA, stesso tipo di discendenza per i maschi portatori: COMUNI, portatori di INO-CANNELLA, portatori di INO e portatori di CANNELLA. Di seguito, a titolo esemplificativo, si indicano i rapporti di discendenza (rapporti derivanti dal calcolo probabilistico della frequenza con cui avviene crossing-over ricombinante tra INO e CANNELLA) per le femmine generate dai due tipi di maschi portatori. Dai maschi portatori del primo tipo (Z Zino-can), generati dall’incrocio di un maschio INO-CANNELLA con una

Ala Merlettata bianco


femmina COMUNE o viceversa, a loro volta accoppiati con una femmina COMUNE, si otterranno figlie femmine nelle seguenti proporzioni: · 48,5% COMUNI · 1,5% CANNELLA · 1,5% INO · 48,5% INO-CANNELLA ovvero ALA MERLETTATA Dai maschi portatori del secondo tipo (Zcan Zino), derivanti dall’incrocio di un maschio INO con una femmina CANNELLA o viceversa, anche loro accoppiati con una femmina COMUNE, si otterranno figlie femmine nelle seguenti proporzioni: · 1,5% COMUNI · 48,5% CANNELLA · 48,5% INO · 1,5% INO-CANNELLA cioè ALA MERLETTATA Accoppiamenti ideali per ottenere l’Ala Merlettata Ala Merlettata x Ala Merlettata Normale/Ala Mer x Ala Merlettata Ala Merlettata x Normale Di seguito le possibili aspettative per i vari accoppiamenti:

Coppia Maschio

Progenie Femmina

Maschi

Femmine

Ala Merlettata

Ala Merlettata

Ala Merlettata

Ala Merlettata

Ala Merlettata

Normale

Normale/Ala Merl.

Ala Merlettata

Normale

Ala Merlettata

Normale/Ala Merl.

Normale

Normale/Ala Merl.

Ala Merlettata

48,50% Ala Merlettata

Ala Merlettata

48,50% Normale/Ala Merl.

Normale

1,50% Ino/Cannella

Ino

1,50% Cannella/Ino

Cannella

48,50% Normale/Ala Merl.

Ala Merlettata

48,50% Normale

Normale

1,50% Normale/Cannella

Cannella

1,50% Normale/Ino

Ino

Normale/Ala Merl.

Normale

Ala Merlettata

Cannella

Cannella/Ala Merl.

Ala Merlettata

Cannella

Ala Merlettata

Cannella/Ala Merl.

Cannella

Ala Merlettata

Ino

Ino/Ala Merlettata

Ala Merlettata

Ino

Ala Merlettata

Ino/Ala Merlettata

Ino

Ala Merlettata

Ala Merlettata

Cannella/Ala Merl.

Cannella

Cannella/Ala Merl.

Ala Merlettata

Cannella

Cannella

Ala Merlettata

Ala Merlettata

Ino/Ala Merlettata

Ino

Ino/Ala Merlettata

Ala Merlettata

Ino

Ino

Cannella/Ala Merl.

Ala Merlettata

Cannella/Ala Merl.

Cannella

Ino/Ala Merlettata

Ala Merlettata

Ino/Ala Merlettata

Ino

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DIDATTICA & CULTURA

Il collezionismo ornitologico

Quarta parte

Il collezionismo filatelico di FRANCESCO BADALAMENTI, foto GIUSEPPE VISCONTI e FRANCESCO BADALAMENTI

I

l collezionismo dei francobolli viene comunemente identificato con il termine di filatelia. Tale locuzione deriva dal greco, in particolare è l’unione di filos (“amante”) e atelia (“franchigia”), dove franchigia viene appunto utilizzato per indicare la tassa dovuta per il recapito della posta al proprio domicilio. Filatelia origina poi il sostantivo “filatelista” e l’aggettivo “filatelico”; da quest’ultimo deriva appunto il titolo del presente articolo: “Il collezionismo filatelico”.

Non poteva – infatti - mancare, in questa breve serie di articoli dedicati al collezionismo ornitologico, una notazione dedicata, riguardante le raccolte di francobolli che rappresentano la forma di collezionismo maggiormente diffusa nel mondo, contando milioni di appassionati in tutto l’emisfero.

Foglietto della Croazia, emissione filatelica del 2015 denominata “il mondo dei bambini”. Obiettivo: attirare l’attenzione dei più piccoli, con quattro vistosi francobolli da 3,10 kune aventi per tema uccelli umanizzati, grazie a cappelli, giacche ed altri oggetti

Rep. Ceca mini-foglio dedicato ai “Parrots” - contenente quattro francobolli di differente valore di affrancatura

Cuba 1968 serie “Canaricoltura”: la serie completa, costituita da 7 valori, + busta commemorativa del primo giorno di emissione, con annullo filatelico speciale

2002 Gibilterra, sei valori – serie completa “Uccelli”

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Del resto, il francobollo rappresenta un importantissimo mezzo di comunicazione figurativa e di trasmissione artistica per chiunque lo osservi; un piccolissimo oggetto che tuttavia è portatore di svariati messaggi, relativi allo Stato emittente, al suo valore di emissione (potere di affrancatura) ma che ha anche una forma illustrativa, che comporta scelte grafiche, artistiche, tecniche e simboliche. La collezione di francobolli potrà essere: • Filatelia classica, quella che si occupa del collezionare francobolli nuovi o usati (timbrati) divisi per nazione; • Filatelia specializzata, che si occupa di tutte le possibili varianti di una stessa emissione di francobolli;

Italia 2019 francobolli “serie Europa” il Cardellino + annullo filatelico

• Filatelia tematica, che si occupa del collezionare francobolli di qualsiasi nazione, ma accomunati da un medesimo argomento. Quest’ultima è quella che

2010 Isola dell’Ascensione (dipendenza del territorio britannico di Sant’Elena) – serie “Yellow Canary” - Crithagra flaviventris - busta first day cover + folder illustrativo

Il francobollo rappresenta un importantissimo mezzo di comunicazione figurativa e di trasmissione artistica

1990 Isola dell’Ascensione, serie dedicata al Canarino di Sant’Elena - Crithagra flaviventris - (in quegli anni ancora individuato come Serinus flaviventris).

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2000 Foglietti e francobolli sciolti dello stato insulare di Saint Vincent avente per tema: “The wonderful world of birds”

Amazzone di Saint Vincent –Amazona guildingii – foto dal web by Nandani Bridglal


Foglietti e francobolli dedicati all’Amazzone di Saint Vincent

riguarda il tema conduttore del presente articolo: ovverosia la collezione filatelica tematica di ornitologia. La raccolta di francobolli è senza alcun dubbio la forma di collezionismo più semplice, più nota e diffusa anche fra noi allevatori, per cui è possibile affermare che anche il nostro piccolo

La raccolta di francobolli è senza alcun dubbio la forma di collezionismo più semplice, più nota e diffusa

ambiente di ornicoltori sportivi non fa eccezione nel ritenere quello filatelico, fra le differenti forme di collezionismo, quello di maggior interesse; a riprova di ciò basti ricordare che proprio tra le pagine di questa stessa rivista è stata più volte dedicato ampio spazio ai francobolli.

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In particolare, a partire dalla fine degli anni ’80, il Comitato di Redazione della rivista affidò a Giovanni Bertolini, individuato come uno dei maggiori esperti di filatelia tematica ornitologica, una rubrica da dedicare ai francobolli. In ciascun numero di Italia Ornitologica dell’anno 1989 trovò spazio un articolo sui francobolli in apposita rubrica denominata “Posta con le ali”. Negli anni successivi e fino alla prima metà degli anni ’90, Bertolini pubblicò numerosi altri articoli in apposita sezione della rivista, più semplicemente chiamata “Filatelia”, dedicando i suoi scritti non solo ai francobolli, ma anche a libretti, interi postali, annulli e timbri. Successivamente, in periodi più recenti altri autori, anche se con minor continuità, hanno pubblicato alcuni articoli dedicati alla filatelia tematica ornitologica, segno questo di un certo inte-

Gran parte delle attuali emissioni filateliche hanno oggi stretti legami con il mondo del collezionismo

resse nel settore per il collezionismo filatelico. In sintesi, una parte di storia ornitologica raccontata attraverso le immagini dei francobolli. Gran parte delle attuali emissioni filateliche hanno oggi stretti legami con il mondo del collezionismo, piuttosto che con le esigenze di sopperire al fabbisogno del mercato delle spedizioni postali; in occasione del primo giorno di emissione viene abitualmente predisposto un annullo speciale e commemorativo che viene apposto su buste (cosiddette buste primo giorno) internazionalmente conosciute come FDC, che è l’acronimo di First Day Cover. Questi annulli speciali vengono usualmente apposti anche sulle cartoline postali, ma questo sarà possibilmente il tema di un altro articolo dedicato appunto alle cartoline ornitologiche.

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Le 4 buste primo giorno dedicate all’Amazzone di Vincent, della “Collezione animali in pericolo” distribuita per l’Italia dalla Bolaffi

La Bolaffi, una delle più note aziende italiane del settore filatelico, è distributore per l’Italia delle collezioni del World Wildlife Found Internationaldedicate agi animali in pericolo di estinzione. Paesi di tutto il mondo emettono annualmente francobolli per ricordare le specie endemiche minacciate, vulnerabili o a elevato rischio di estinzione. In questa collezione sono stati trattati ben n. 260 soggetti e, tra questi, numerose specie di uccelli. Una delle emissioni ornitologiche più belle è quella dedicata nel 1989 all’Amazzone di Saint Vincent - Amazona guildingii Lo stato insulare di Saint Vincent and the Grenadines, in America centrale, facente parte dell’arcipelago delle Piccole Antille, nel mare dei Caraibi, è composto da 32 isole maggiori (Barbados, Grenada, Martinica, Guadalupa, Antigua, Dominica, ecc.) e da numerose altre piccole isole, ed è una monarchia parlamentare membro del Commonwealth inglese. Nell’isola principale chiamata Saint Vincent (estesa circa 345 km²) ed avente come capitale Kingstown, vive l’Amazzone di Saint Vincent; specie endemica delle pendici occidentali e orientali dell’isola dove la distruzione dell’ambiente, i frequenti uragani, le eruzioni vulcaniche, le minacce significative di riduzione dell’habitat e il bracconaggio, hanno portato questo bellissimo pappagallo sull’orlo dell’estinzione. In seguito a queste pressioni è stato elencato come “vulnerabile” nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ed in Appendice I dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione. Si stima che ci siano meno di 1.000 Amazzoni di Saint Vincent in natura e anche in cattività resta un pappagallo molto raro, si stima vi siano pochi soggetti in riproduzione. L’Amazzone di Saint Vincent è caratterizzata da un piumaggio estremamente variopinto che presenta gran parte dei colori dell’arcobaleno e che mette in difficoltà nel tentativo di farne una descrizione dettagliata. Presenta una colorazione variabile da soggetto a soggetto, anche se in generale ha un piumaggio che assume tonalità di colore bronzato. Ha mascherina facciale bianca, anello perioftalmico grigio, la nuca e le guance giallo dorato, macchia azzurra intorno agli occhi, copritrici e remiganti secondarie di color arancio, timoniere e remiganti primarie azzurro acceso con estesa punta gialla, becco e zampe grigi e iride arancio; insomma una vasta varietà cromatica che la rendono una specie semplicemente magnifica.


CRONACA

Una giornata di giudizio in tempi “atipici” testo e foto di PAOLO CORBELLETTO

In piedi, dietro: Disint, Bassino; in piedi, davanti: Ragni, Varriale (al suo primo giudizio), Bocci, Spina, Demi, Pagliasso (Presidente di Giuria), Frulio, Marziali, Malvicino; accovacciati: Ciampi, Corbelletto, Di Palma (allievo giudice); non presenti in foto, ma giudicanti: Colombo, Galliano

N

el mese di Ottobre, precisamente nella giornata di Venerdì 16, si è svolto il giudizio della Mostra di Farigliano, in provincia di Cuneo, alle propaggini delle Langhe, terra di colline e vigneti. In sé non sarebbe niente di speciale, una delle innumerevoli mostre ornitologiche che si svolgono in Italia sotto l’egida della F.O.I., ma quest’anno in piena emergenza Covid è un fatto che penso sia da sottolineare e da ricordare. L’impegno delle Società organizzatrici Cuneo-AOC, Asti AOA e Collegno AOC,

della pro-loco, del Comune e di tutti gli Enti locali coinvolti con le loro autorizzazioni, hanno permesso di gestire

Per l’intera durata del giudizio, abbiamo mantenuto le mascherine sul viso, come tutti gli addetti alla Mostra

la manifestazione secondo le normative vigenti. Per quanto riguarda noi giudici, siamo arrivati con i nostri mezzi, da soli o con massimo altri due colleghi seduti sui sedili posteriori, in quest’ultimo caso utilizzando le mascherine durante il viaggio; per l’intera durata del giudizio, abbiamo mantenuto le mascherine sul viso, come tutti gli addetti alla Mostra che si sono mantenuti a distanza di sicurezza dai tavoli, correttamente distanziati uno dall’altro, in un locale sano e luminoso. Il piccolo break per il caffè si è svolto

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La giornata è trascorsa piacevolmente, con l’utilizzo dei tablet, grazie ai quali il giudizio è terminato nel primo pomeriggio

in un locale separato, interno allo stabile del giudizio, a turni e con il corretto distanziamento, come anche il pranzo in tavoli distanziati con massimo 4 persone, obbligo di disinfettarsi le mani all’ingresso, il personale che serviva munito di guanti e mascherine. Le forze della Polizia Municipale hanno controllato l’intero iter. La giornata è trascorsa piacevolmente, con l’ormai irrinunciabile utilizzo dei tablet, grazie ai quali le operazioni di giudizio sono terminate nel primo pomeriggio. Abbiamo fatto scattare una foto a ricordo cercando di distanziarci su più linee e, per questo motivo, non perfettamente a fuoco, anche a causa dei nostri movimenti; avevamo piacere di avere tale ricordo che completa queste poche righe di cronaca. Personalmente voglio ringraziare tutti coloro che hanno consentito l’organizzazione di questo evento con la loro partecipazione e con i loro consensi autorizzativi, in un momento della nostra vita collettiva in cui, per vari motivi personali o altro, avrebbero potuto negarsi senza correre il rischio di essere colpevolizzati per la loro scelta; grazie ancora per avermi permesso di trascorrere una giornata “pseudonormale” dedicata al mio hobby. Un caro saluto a Claudio Berno che avrebbe dovuto essere dei nostri, ma purtroppo ha dovuto rinunciare. Un plauso, tra gli altri, all’allievo giudice Di Palma che, per effettuare il suo percorso formativo, è arrivato addirittura da Bari. Uscendo dal locale, prima di rientrare, ho effettuato una foto al cielo che si presentava particolare, a pecorelle, foriero di nuove notizie/restrizioni che purtroppo si sono avverate.

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La locandina dell’evento

Il cielo a Farigliano


Questo mese, il protagonista di Photo Show è: SERGIO RUBINETTO - RNA 71SR con la fotografia che ritrae il soggetto “Neophema splendida maschio ancestrale” Complimenti dalla Redazione!

• Invitiamo tutti gli allevatori a inviare foto di soggetti provenienti dai propri allevamenti, con descrizione della specie, razza e mutazione, all’indirizzo: redazione@foi.it

• All’autore della foto mensilmente prescelta da un comitato interno, verrà offerto in omaggio un libro edito dalla FOI in base alla preferenza e alla disponibilità.

(*) Tutte le foto inviate, anche quelle non pubblicate, rimarranno a disposizione della FOI a titolo gratuito e potranno essere utilizzate, senza alcun limite o vincolo temporale, per pubblicazioni, iniziative e scopi promozionali della Federazione


S pazio Club Il Padovano, attenti ai particolari

Club di Specializzazione

A

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l fine di addivenire ad un giudizio più vero ed esatto possibile, che rispecchi l’effettivo valore di un soggetto, è necessario non soffermarsi mai nella valutazione sommaria né tanto meno superficiale di un Padovano che, magari a prima vista, può apparire molto buono o addirittura ottimo. È risaputo che il giudice deve valutare ciò che vede sul tavolo al momento del giudizio. L’esame deve essere strettamente oggettivo, senza influenze di gusti o idee personali, attenendosi ai criteri di giudizio, premiando o penalizzando quanto il nostro piccolo amico mostra in quei momenti fatidici. Il bravo ed esperto giudice sa che, per esempio, in quei primi attimi il canarino posto alla sua attenzione potrebbe avere un portamento non corretto, la coda a penzoloni, qualche piuma scomposta ecc... Ovviamente dovrà aspettare un attimo finché si tranquillizzi e, non appena stabilizzatosi, procedere al giudizio. A questo punto, aldilà delle impressioni iniziali e generali, il soggetto va analizzato voce per voce, in tutte le sue caratteristiche o considerando. È questa, a nostro parere, la procedura giusta per poter attribuire il punteggio più appropriato possibile. Tante volte si assiste a polemiche post gara tra allevatori che si potrebbero in buona parte evitare se tutti imparassimo a valutare un canarino non nella sua generalità ma per le sue particolarità che devono formare la generalità. Sono i particolari, a parità di buone caratteristiche, che fanno la differenza, e questi, purtroppo, spesso sfuggono soprattutto a noi allevatori. Dovremmo prendere l’abitudine ad essere molto critici verso i nostri campioncini e mettere sul piatto della bilancia oltre che i pregi, anche i difetti (soprattutto questi) cosicché se si dovesse vincere siamo stati bravi, in caso contrario sappiamo il perché. Infine, sempre nei post gara si sentono frasi tipo “il mio canarino è più bello” dimenticando che la bellezza va motivata e certificata da ben 11 considerando. Procediamo adesso ad analizzare il soggetto riprodotto in questo articolo per mettere in evidenza i particolari che fanno la differenza. Taglia: non potendone valutare la lunghezza, ci limitiamo alle proporzioni che appaiono molto buone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .(punti 9) Portamento: ben eretto, testa, tronco e coda in linea, ottimo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .(punti 10) Piumaggio: come prescritto, serico, voluminoso, composto, piumoso sull’addome, le cui piume tendenti al basso, lasciano un tipico stacco con il jabot. Culottes abbondanti tanto da fare apparire la zona addominale quasi quadrata. Ottimo . . . . . .(punti 10) Spalline: solo parzialmente visibili, immaginandole di normale fattura, le giudichiamo buone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .(punti 8) Fianchi: nulla da eccepire, voluminosi, sostenuti fino ad oltrepassare il margine delle spalline, in definitiva ottimi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .(punti 10) Jabot: potremmo dire perfetto, voluminoso, simmetrico, con le piume che dai lati convergono al centro tendendo verso l’alto senza rinchiudersi. Ottimo . . . . . .(punti 10) Testa-Collo: testa con sopracciglia evidenti ma con qualche crestina sulla nuca. Il collo, seppur robusto, dovrebbe essere più liscio, senza alcun vuoto-buco nel sottogola. Accettabile il collarino visibile solo anteriormente. Purtroppo in questo soggetto la mancanza di un collarino almeno quasi completo mette in evidenza la scompostezza del collo. Qualche riserva di valutazione tra nuca e spalline, dove le piume di queste sembrano salire un po’ troppo fino ad avere un accenno di bavero. Comunque una valutazione di buono . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .(punti 12+4)


Ali: diamo per scontato siano senza difetti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .(punti 5) Arti inferiori: ben estesi, imbracatura evidente, unghie regolari, 1/4 dell’intera gamba visibile, molto buoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .(punti 5) Coda: dritta, omogenea, proporzionata al corpo. Piume di gallo visibili, accettabili, anche se è preferibile siano più numerose (fino a 5 per lato), molto buona . . . . . . . . . . . . .(punti 5) Condizioni generali: pulito in buono stato di salute . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .(punti 5) Questo soggetto fotografato nel 2018 è risultato vincitore di mostra con 93 punti. Per nostro conto non possiamo che confermare e condividere il punteggio assegnatogli a suo tempo dal giudice. Infine, dopo aver considerato tutte le caratteristiche grandi e piccole che contribuiscono alla valutazione di questo Padovano, aggiungiamo, qualora potessimo inserire una nota nella scheda di giudizio, potremmo scrivervi “ottimo soggetto con qualche marcata imperfezione alla voce testa-collo” (soprattutto collo). Questo aiuterebbe l’allevatore a notare le piccole ma importanti pecche a lui sfuggite ed a guardare con spirito critico-costruttivo quanto segnalato, accettando serenamente il giudizio, senza lamentarsi del punto in più che avrebbe preteso, che in ogni caso avrebbe alterato in eccesso il valore del canarino. Concludiamo questi appunti, ben consci di aver valutato al solo scopo propedeutico un soggetto statico così come è per quanto visibile nella foto gentilmente concessa da un socio del Club del Padovano. CLUB ARRICCIATO PADOVANO

Club di specializzazione

S pazio Club

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R ecensioni “Il teatro dei sogni” di Andrea De Carlo - Edizioni La Nave di Teseo, Milano 2020, collana Oceani - 426 pagine di GENNARO IANNUCCILLI

Novità editoriali

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i risiamo. La copertina di un altro libro ruba la mia attenzione: si tratta del nuovo romanzo di Andrea De Carlo, intitolato “Il teatro dei sogni” (La Nave di Teseo, Milano 2020). Di questo importante scrittore, che ha collaborato tra gli altri anche con Italo Calvino, Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, rimasi colpito tanti anni orsono da un romanzo intitolato “Uccelli da gabbia e da voliera” (facile capire il perché…). Il libro mi piacque molto e, ancora oggi, ricordo bene alcuni passaggi come se lo avessi letto poco tempo fa, o come se ne avessi visto le scene in un film, in realtà mai realizzato. Succede quando ciò che stiamo leggendo ci rapisce, consentendo alla nostra immaginazione di entrare nella “storia” narrata attraverso le pagine che scorrono sotto i nostri occhi. Torniamo a questo nuovo romanzo. La copertina, dunque, rappresenta una variopinta oca volante, frutto della fantasia dello stesso De Carlo, autore del dipinto intitolato “Low Flying Duck nr 5” (acrilico su tela, 2020). Questa immagine ci fa ben disporre alla lettura del libro che consta di 426 pagine ma che si fa leggere agevolmente, condito come è dalle storie dei protagonisti, i quali ci riportano a situazioni che stiamo attualmente vivendo in ambito sociale, politico e non solo. La figura del marchese Guiscardo Guidarini, un archeologo sui generis e particolarmente schivo, viene resa oggetto di inattesa popolarità da un’inviata (Veronica Del Muciaro) di un programma televisivo molto seguito (forse proprio perché un po’ trash), la quale viene salvata dal protagonista da un accidentale soffocamento, causato da una brioche in un bar proprio il giorno di Capodanno. Da questo episodio prendono il via tante narrazioni di personaggi che corrispondono, più o meno direttamente, a quelli in auge nell'attuale scenario politico. L’assessore alla cultura Annalisa Sarmani, esponente di un partito che fa tanto pensare ai sovranisti oggi in voga, così come il sindaco di una città di fantasia (Cosmarate di Sopra e di Sotto), tale Massimo Bozzolato, ideologicamente vicino a un’altra formazione politica dalla storia recente, nonché altre autorità ed esponenti della “casta” del potere, ci conducono tra i meandri di una elaborata parodia che induce più volte il lettore a sorridere – sebbene si tratti spesso di risate agrodolci. Il tutto sempre corredato da riflessioni, illusioni e disillusioni, speranze vane e aspettative non corrisposte che fanno da sfondo all’ipotetico mondo dei “sogni”, a cui fa riferimento il titolo del libro, in una sorta di teatro che rappresenta – con la sua assurdità – la realtà di oggi. Lo scrittore Andrea De Carlo ha definito proprio così, in una recente intervista, il significato del titolo “Il teatro dei sogni”: «un teatro ellenico simbolo di antica armonia, un messaggio di equilibrio. Per me è il modello della bellezza perduta.» Quella bellezza, quell’armonia e quell’equilibrio che – aggiungo io – non dovrebbe mai mancare nella nostra vita, nel nostro lavoro e, perché no, anche nelle attività dedicate alla nostra coinvolgente passione ornitologica. Buona lettura


CANARINI DI FORMA E POSZIONE ARRICCIATI

Il Giraldillo Sevillano testo e foto di GIANFRANCO D’ALESSANDRO (PRESIDENTE CTN CFPA)

L’

associazione Ornitologica “Giralda” di Siviglia nell’anno 2009 espose per la prima volta nel corso di una manifestazione un simpatico canarino che sembrava essere un Gibboso spagnolo in miniatura, con la testa ciuffata, a cui i creatori della razza avevano assegnato il nome di “Giraldillo Sevillano”, nome derivante dalla statua posta sulla torre Giralda della Cattedrale di Siviglia, alta ben quattro metri, che rappresenta la Fede, posta in sito nel 1568 dell’Architetto Herman Ruiz. Nell’anno 2010 un gruppo di allevatori e collaboratori decise di progettare il futuro standard di questo Canarino; le difficoltà non furono poche e si presentarono in breve tempo. Nacquero due fazioni: una sostenitrice di dover dare maggiore importanza alla taglia e l’altra, invece, a favore di una maggiore importanza del ciuffo. Non potendo raggiungere un accordo, gli stessi decisero di mettere a votazione le due voci; ne derivò che si dovesse dare maggior importanza al ciuffo assegnandogli 20 punti, mentre alla taglia soltanto 15 punti. Si passò poi a differenziarlo dalle razze simili e, cioè, da quelle di posizione. Allo stato attuale, il Giraldillo Sevillano si distingue dal Gibboso Spagnolo per la taglia, essendo due centimetri più corto, e per il ciuffo, che nel Gibboso è praticamente inesistente. La differenza con il Gibber Italicus è invece nel portamento, in quanto nel Gibber la posizione assunta è a forma di sette (7), mentre nel Giraldillo è a forma di uno (1), con

Nell’anno 2010 un gruppo di allevatori e collaboratori decise di progettare il futuro standard di questo Canarino

Giraldillo Sevillano

tronco verticale rispetto alla barretta di appoggio, collo inclinato ad un minimo di 45 gradi, coda rasente il posatoio. Lo standard attuale del Giraldillo, dopo recenti modifiche, prevede 5 punti in aggiunta alla voce taglia ed un abbinamento della voce ciuffo alla voce testa; pertanto la nuova scheda di giudizio è la seguente: - Taglia = (20 punti) massimo 15 cm., meglio se più piccolo; - Posizione = (20 punti) a forma di uno (1); - Testa e ciuffo = (15 punti) la testa piccola, il ciuffo ovale come la testa; - Collo = (10 punti) molto lungo, sottile e senza ricci; - Zampe = (10 punti) molto lunghe, rette senza piegare a gomito, cosce senza piume dalla parte anteriore; - Petto (Jabot) = (5 punti) allungato, stretto, con lo sterno visibile evidenziando le virgole; - Spalline, Manto, Ali = (5 punti) - Fianchi = (5 punti) simmetrici in volume ed altezza, piccoli e aderenti al corpo; - Coda = (5 punti) stretta, chiusa rasente al posatoio, termina in una “M” invertita; - Piumaggio e colore = (5 punti) fine, statico, con il piumaggio aderente al corpo, in buona salute e pulito, tutti i colori sono ammessi. La gabbia da esposizione deve essere a cupola, tipo YORK, con due posatoi di 12 mm., uno posto in alto al centro e l’altro posto in basso alla quinta gretola. Il soggetto deve essere anellato con anello di tipo “B”.

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CRONACA

Divulgare la nostra passione di PIER FRANCO SPADA, foto INTERNET (AUTORI VARI)

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ra le tante definizioni del verbo divulgare, quella che preferisco è la seguente: “Rendere accessibile a un maggior numero di persone per mezzo di un’esposizione piana, non eccessivamente tecnica”. Essa, infatti, contiene tutti gli elementi che, secondo me, dovrebbero guidare il lavoro di un buon divulgatore e cioè: rendere accessibile ciò che si scrive al maggior numero di persone, tenendo conto che il livello di istruzione di chi legge può essere molto variabile e che persone anche molto colte, in determinate aree del sapere, sono, o possono essere, del tutto impreparate sull’argomento che si vuole divulgare. Ne deriva, come conseguenza, che l’esposizione non deve essere solo chiara ma soprattutto piana, cioè fatta utilizzando un linguaggio non tecnico o, nel caso fosse necessario utilizzare ter-

Fonte: www.pourfemme.it

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mini tecnici, spiegarli esaurientemente in modo che la persona che abbiamo davanti non inciampi in qualcosa di incomprensibile, anche se stiamo parlando di ornicoltura. Dunque l’esposizione non deve essere eccessivamente tecnica, altrimenti diventa ostica, poco comprensibile e noiosa per i non addetti ai lavori, naturalmente senza arrivare al limite della banalità. Dare applicazione a questi punti può sembrare semplice, ma non lo è affatto. Divulgare la nostra passione ha l’obiettivo di farci conoscere e di spiegare a tutti i profani che ci potrebbero giudicare erroneamente come coloro che insensibilmente privano gli animali della loro libertà. Tutti noi amiamo i nostri animali, perché sappiamo che sono una componente fondamentale degli ecosistemi. Più di diecimila specie di uccelli, distribuite

L’esposizione non deve essere eccessivamente tecnica, altrimenti diventa ostica, poco comprensibile e noiosa per i non addetti ai lavori

in ogni angolo della Terra, sono capaci di viaggi incredibili, rappresentati dalle migrazioni, che a volte comportano spostamenti di migliaia di chilometri. Ciascuna specie è unica per aspetto e comportamenti. Gli uccelli sono ottimi indicatori dello stato di salute dell’ambiente, sono in grado di segnalarci tem-

Piccola rondine, fonte: letteredalnord.wordpress.com


pestivamente i cambiamenti in atto e dunque di avvisarci quando l’ambiente soffre. Un patrimonio preziosissimo che dovremmo sempre più conoscere e rispettare. I ritrovamenti archeologici e le pitture del passato ci dicono che l’uomo, già migliaia di anni fa, era affascinato da queste straordinarie creature. Gli uccelli sono tutt’ora presenti nella nostra vita di tutti i giorni, sono, nel mondo animale, uno dei nostri legami quotidiani con la natura. Anche per chi vive nel cuore di una rumorosa e caotica città, c’è sempre qualche specie di uccello che gli vive accanto e che costantemente gli ricorda che siamo ancora parte della natura, non importa quanti muri di cemento costruiamo. Come altri pochi animali, sono capaci di risvegliare il nostro senso di meraviglia. È difficile riuscire a rimanere impassibili al magnifico volo di una poiana o al romantico cinguettio dei nostri canarini in primavera. Il verso dei barbagianni e degli assioli, nelle notti d’estate sarde, sa ancora toccare la nostra anima più profonda. Il volo di uno stormo di fenicotteri, spettacolo comune nella mia terra, la Sardegna, ci fa immaginare grandi viaggi e luoghi lontani. Osservare gli uccelli è come tendere l’orecchio alla straordinaria sinfonia della natura. Osservare il loro comportamento ci fa riflettere sulla nostra vita. Seguire il duro lavoro di un passero che costruisce il suo nido nella persiana rotta di una vecchia casa, sfuggendo alle grinfie di un gatto, senza stancarsi mai, ci insegna che la vita continua anche davanti alle difficoltà. Guardare una colorata ghiandaia che scaccia dalla mangiatoia le cince affamate, ci mette davanti ad un interrogativo: con chi mi schiero? Con la ghiandaia bella e forte o con le cince indifese? La passione per il nostro hobby ci insegna che la vita va affrontata anche per i suoi aspetti più duri e difficili, come gli uccelli sembrano fare ogni giorno. Osservarli in natura e all’interno dei nostri allevamenti, da vicino, ci farà presto sentire profondamente legati all’ambiente in cui viviamo. Amiamo i nostri canarini perché ci parlano del mondo in cui viviamo, perché ogni giorno ci ricordano come potrebbe essere la nostra vita, pacifica, serena, bella. Tutta questa passione dobbiamo regalarla a tutti coloro che ancora non ci conoscono e che soprattutto non conoscono il nostro hobby. Particolare attenzione dovremmo rivolgere alle giovani generazioni. Fonda-

Esempi di pannelli divulgativi, fonte: www.parcobeigua.it

Nidiaceo di passero, fonte: www.ereticamente.net

Cassette nido per uccelli in giardino, fonte: www.naturdecor.it

Piccioni che bevono acqua da una fonte di un parco, fonte: it.Freepik.com

mentale per il raggiungimento di questo obiettivo diventa quindi sollecitare le scuole a partecipare allo sviluppo di progetti e iniziative di vario genere in ambito ornitologico di carattere nazionale e locale, che noi appassionati dovremmo rivolgere annualmente agli Istituti scolastici per stimolare l’interesse degli studenti a conoscere il nostro mondo. Necessario diventa inoltre ricercare collaborazioni con le pubbliche amministrazioni, creare sinergie con le altre associazioni esistenti e operanti nel sociale. Tra le nostre missioni importanti, c’è soprattutto quella di far comprendere che allevare in ambiente controllato specie ormai da secoli non più abituate alla vita libera in mezzo alla natura, ha la funzione di preservarli dall’andare incontro a morte certa; c’è da osservare anche che certe operazioni di ripopolamento di specie di uccelli in via di estinzione sono state possibili grazie unicamente alla passione di chi come noi è riuscito ad allevarli e a riprodurli. Tutto ciò considerato, divulgare la nostra passione ora più che in passato diventa una delle “missioni” più importanti della FOI. La divulgazione è la chiave per fronteggiare e risolvere definitivamente il problema dei pregiudizi nei confronti del nostro hobby, promuovendo la conoscenza, il rispetto e l’amore verso i nostri animali con i quali tante volte creiamo legami emotivi molto forti. L’ornicoltura ci aiuta a sviluppare in tutti noi, bambini, ragazzi, adulti, la sensibilità giusta. Ci aiuta a vivere meglio, a raggiungere una comprensione profonda e più autentica del nostro ruolo sulla Terra. ”Vivere l’ornicoltura, non solo osservarla”: è con questo concetto che dovremmo sviluppare i progetti e le iniziative con le scuole. Un’esperienza diversa da quella più tradizionale, che racconta dei nostri piccoli animali in modo descrittivo e talvolta un po’ distaccato. Divulgare la nostra passione deve invece far conoscere il nostro hobby soprattutto ai bambini, creare legami intensi e significativi tra loro e tra loro e i nostri animali. Sarebbe bene quindi sviluppare attività didattiche e divulgative non per le scuole, ma con le scuole, perché solo lavorando insieme è possibile stimolare nei bambini e nei ragazzi un pensiero critico, far sì che possano diventare uomini capaci di comprendere e dare il giusto valore alle nuove conoscenze alle quali si avvicinano.

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O rniFlash Quattro chiacchiere tra cinguettii e parole

News al volo dal web e non solo

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li uccelli sono alleati per l’uomo nella sua ricerca del benessere, in un modo del tutto inaspettato e, probabilmente, inconsapevole. I loro vocalizzi sono per noi umani quella che a tutti gli effetti possiamo chiamare musicoterapia, che trova nella scienza conferme e nuovi spunti provenienti proprio dal microuniverso del “paesaggio sonoro”, o fonosfera, un mondo di suoni costituito non solo dai gorgheggi dell’avifauna, ma anche dal gorgoglio di un ruscello, dallo scricchiolare di una foglia, dalla folata di vento che scuote il bosco. Sono evidenze confermate anche dagli studi degli ornitologi, che possono attribuire attraverso monitoraggi bioacustici una precisa e diversa identità a individui di una stessa specie, registrandone le vocalizzazioni. Si delinea uno scenario di suoni che diventano archetipi universali della stessa identità sonora, che spesso resta addormentata nel nostro inconscio: una palette di suoni e di sfumature sonore che sono terapeutiche non solo per il nostro vissuto, ma anche per esempio per persone con sindromi di tipo autistico. Echi di mondi arcaici che creano in noi una memoria acustica che, quando stiamo in mezzo alla natura, in qualche modo si risveglia. Una riattivazione di cui gli uccelli sono protagonisti fondamentali, come ha dimostrato il professor Simon Fisher, esperto di psicolinguistica: uomini e uccelli hanno in comune più di 50 geni correlati all’apprendimento e al linguaggio. Come già avanzato da Darwin e prima ancora da Barrington, i primi cinguettii degli uccelli sono paragonabili ai primi balbettii di un bambino. Si incrociano qui dunque bio-linguistica e bio-musicologia, lavorando in maniera congiunta per capire questo legame ancora in gran parte misterioso. Ma che comincia a schiarire alcune intuizioni preziose, come ad esempio la possibilità che uccelli e uomini condividano la sintassi della strutturazione del linguaggio, aspetto peraltro già verificato nel caso della cinciallegra orientale (Parus minor), che è in grado di esprimere significati diversi combinando diverse note. Un percorso che ci porta all’esplorazione di strade nuove, che delineano intersezioni tra la struttura gerarchica del linguaggio umano e i vocalizzi degli uccelli (p.es. con gli studi del prof. del MIT Shigero Miyagawa). Fonte: https://www.unimondo.org/Notizie/Quattro-chiacchiere-tra-cinguettii-e-parole-203509

Sembra il tronco di un albero… il Nittibio

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n natura esistono esemplari di diverse specie animali in grado di mimetizzarsi in maniera incredibile con l’ambiente che li circonda. Questo è il caso di un uccello noto come Nittibio o Urutau, in grado di confondersi con il suo habitat in maniera assolutamente straordinaria. Si tratta di un volatile difficile da avvistare, poiché è prevalentemente una creatura della notte; tuttavia, anche se dovesse capitare di incontrarlo di giorno, risulterebbe comunque difficile poterlo distinguere tra i tronchi degli alberi. Come ogni altro animale in grado di mimetizzarsi, infatti, questa specie ha la capacità di rimanere immobile qualora avverta un pericolo. Ad oggi gli avvistamenti che testimoniano la presenza del Nittibio sono sempre di meno; questo perché purtroppo, oltre alla capacità dell’uccello di mimetizzarsi e di non farsi vedere, c’è anche un fattore più grave: il rischio estinzione. Gli ultimi dati scientifici rivelano che gli esemplari presenti ancora in natura si sono ridotti notevolmente; si tratta dell’unico genere vivente della famiglia dei Nyctbiidae. Queste creature notturne vivono prevalentemente nelle foreste umide tropicali e subtropicali e sono ancora diffusi nell’America centrale e meridionale. Oltre al suo aspetto singolare, anche il suo stile di vita è molto particolare e differisce da molti suoi simili. Il Nittibio, come molti altri uccelli, è monogamo; tuttavia, a differenza di altri volatili, non costruisce un nido ma usa le rientranze degli alberi per deporre un singolo uovo alla volta che viene covato da entrambi i genitori. Senza dubbio però la particolarità di questo uccello è proprio il suo piumaggio che gli permette di confondersi con i tronchi degli alberi e i rami spezzati; in questo modo riesce a diventare praticamente invisibile per prede e predatori. Fonte: https://velvetpets.it/2020/12/14/sembra-identico-tronco-albero-ma-respira-animale-mimetizzato-foto/ Photo Credit Wikimedia

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O rniFlash Questione di mobbing: la rivincita dei più piccoli l termine “mobbing”, ormai entrato nel gergo corrente, fu coniato dal naturalista premio Nobel Konrad Lorenz che, studiando le sue amate e irriverenti taccole, ne aveva osservato numerose azioni di disturbo, operate in gruppo, verso altri uccelli e aveva attribuito il termine a un comportamento assai frequente nell’avifauna. Il fenomeno è frequente nei piccoli uccelli che sovente attaccano e aggrediscono i rapaci notturni e diurni, creando azioni di disturbo davvero pressanti che costringono i predatori alati ad allontanarsi. Il mobbing, infatti, è una reazione collettiva diretta verso un predatore, o presunto tale, da parte di potenziali prede che, con l’assalto di gruppo, lo confondono, lo irridono e ne scoraggiano un contrattacco. I rapaci notturni, se scoperti in pieno giorno da piccoli volatili, subiscono veementi azioni di mobbing. Una rivalsa per molti di questi uccelli che, durante la notte, sono invece predati da civette, allocchi, barbagianni… Queste specie sono molto elusive, si nascondono, e questo loro comportamento è spesso indotto proprio dal mobbing che subirebbero se si esponessero durante le ore del giorno, quando peraltro sono meno reattive. A ben vedere il contrario di quello che accade sui posti di lavoro, dove sono gli impiegati e i dipendenti più deboli a subire il mobbing! Fonte: https://rivistanatura.com/questione-di-mobbing-la-rivincita-dei-piu-piccoli/

Quanto fanno male le pallottole al piombo

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n nuovo regolamento europeo vieta l’utilizzo delle munizioni al piombo per la caccia nelle zone umide in tutto il territorio dell’Unione, un importante primo passo avanti per la tutela degli uccelli. Ma quali sono gli effetti del piombo sulla biodiversità, e perché è importante vietarne l’utilizzo? «Le prime evidenze scientifiche sugli effetti tossici del piombo nelle zone umide risalgono alla prima metà del secolo scorso, quando si registrarono delle morie di massa di anatre negli Stati Uniti e vennero fatti degli studi che ancora adesso sono considerati dei riferimenti» spiega Alessandro Andreotti, ricercatore presso l’Area Avifauna Migratrice dell’ISPRA, e coautore di un report del 2012 che fornisce una esaustiva sintesi del problema del piombo nelle munizioni per la caccia. «Nelle zone umide si verificano condizioni particolari che rendono questo problema più evidente, soprattutto per le anatre, anche se non sono gli unici uccelli colpiti. Le anatre si alimentano di semi e cibi vegetali molto duri, che necessitano di una triturazione per essere assimilati. Gli uccelli hanno il becco e non i denti, ma ovviano attraverso uno stomaco muscolare molto forte, che grazie all’ingestione di sassolini - tecnicamente chiamati gastroliti o gritpermette la macinazione dei semi e quindi la loro digestione. Questo grit viene mantenuto nello stomaco finché non si consuma completamente». Nei sedimenti possono esserci, però, i pallini di piombo contenuti nelle cosiddette munizioni spezzate, usate per la caccia a uccelli e mammiferi di piccole dimensioni, che al momento dello sparo cadono in parte sul terreno. Questo può riguardare anche aree in cui la caccia non è più praticata, perché se le acque sono stagnanti (come nel caso di paludi, stagni e lagune) i pallini possono rimanere sul fondo per tempi molto lunghi. Gli uccelli ingeriscono volontariamente i pallini per usarli come grit, in particolare nelle zone umide in cui il sedimento è molto fine e i sassolini sono merce rara. Una volta ingeriti, i pallini di piombo vengono tenuti nello stomaco finché non sono completamente triturati, e così le anatre si avvelenano. «Per un germano reale basta l’ingestione già di 2 o 3 pallini per causare un’intossicazione acuta che può portare in breve tempo alla morte. Per una specie più piccola come l’alzàvola ne bastano meno. Nel caso venga ingerito un solo pallino si possono avere degli effetti subletali» spiega Andreotti. Gli uccelli acquatici non sono gli unici a utilizzare i pallini delle cartucce come “macine” e ad avvelenarsi ingerendoli: «il problema riguarda un po’ tutte le specie di granivori, che, per frantumare i semi ingeriti, usano questo sistema. Uno studio fatto in Inghilterra sulle starne dimostra che dagli anni 30 agli anni 90 c’è stato un aumento significativo dei pallini presenti nell’apparato digerente: dallo 0,3 al 3,4% del contenuto stomacale» conclude Alessandro Andreotti. Fonte: https://www.scienzainrete.it/articolo/quanto-fanno-male-le-pallottole-al-piombo/laura-scillitani/2020-12-09

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Le Mostre al tempo del Covid-19 di F ILIPPO TIGANI SAVA

Lettere in Redazione

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econdo le leggi della natura, quando una popolazione di animali supera il limite concesso dallo spazio vitale, si estingue. Ne fanno testo i PARCHI NAZIONALI nonché le RISERVE NAZIONALI di tutto il mondo, dove, nell’arco di un certo numero di anni, sistematicamente si abbattono o si spostano in altri habitat i soggetti in surplus, i quali altrimenti danneggerebbero tutta la popolazione esistente in quel contesto. Oggi, è solo una mia opinione, la Terra stenta a sopportare sufficientemente un numero così enorme di abitanti che inevitabilmente cercano spazi vitali per sopravvivere. Credo che la questione sia ancora in embrione e che il prosieguo della storia sarà allucinante per il mondo intero. Il Covid-19 o un domani un Covid-30, chiamiamolo pure così, è una forma di rigetto della terra verso l’umanità in genere che, oltre ad aver superato il limite di guardia, non ha avuto nei secoli nessun rispetto per essa e per i suoi ambiti: mari, fiumi, montagne, la stessa atmosfera. Non bastano leggi e regolamenti più o meno astrusi per combattere e vincere una pandemia; urge trovare l’antidoto giusto e cambiare registro, o il capolinea non sarà molto lontano. Ho letto con interesse misto ad apprensione l’articolo di Giovanni Canali riguardante l’argomento in questione e le sue ripercussioni negative riguardo le mostre di quest’anno. Un antico detto recita: “ognuno piange con i propri occhi”, la qual cosa vuol significare che la questione non riguarda esclusivamente se quest’anno si potrà tenere fede al Calendario mostre o meno; la cosa più preoccupante sarà per i commercianti del

settore, il cui lavoro gravita e vive anche di questi eventi. Mi riferisco alla mancata vendita di un lungo corollario di prodotti che da tempo naviga per mari tempestosi e, continuando su questa linea, non potrà vedere ancora per molto tempo approdi sicuri all’orizzonte. Le associazioni, quindi, dovrebbero rendersi parte attiva e con competenza ed idee chiare esaminare con le autorità preposte all’uopo comportamenti idonei per l’organizzazione delle mostre. Non ho ricette magiche ma il dialogo porta sempre vantaggi e chiarificazioni. Io vivo in una regione (la Calabria) che è stata e continua ad essere miracolata nei confronti di tale virus, arrivato in loco solo di ritorno. Pochi soggetti positivi e pochissimi in terapia intensiva. Pertanto, credo che in questi casi bisognerebbe distinguere cosa da cosa. Regioni a minimo impatto potrebbero avvantaggiarsi nell’allestimento delle Mostre, sempre nel rispetto di leggi e regolamenti vigenti: mascherine, guanti, distanziamento sociale, ingressi contingentati, continua sanificazione dei locali. In tal modo si potrebbero allestire diversi eventi fieristici e non, come d’altronde si sta procedendo in altri settori del commercio e del turismo. Aspettando e sperando in un aleatorio vaccino “salvatutti”, dovremo abituarci a convivere con questo virus cercando di mitigare l’incubo ossessivo della paura e adottando nel frattempo misure adeguate sulla base di esigenze e situazioni locali. D’altronde l’uomo da secoli ha convissuto e continua a convivere con infezioni altrettanto pericolose, se consideriamo HIV, epatite, tubercolosi per citarne alcune. Il vaccino tanto sbandierato è, a mio parere, di là da venire e sicuramente fino ad allora non possiamo vivere agli arresti domiciliari, oppressi da un incubo perenne che mina alle basi la convivenza civile. È vero senza alcun dubbio che non saranno le nostre Mostre a dare incremento significativo all’economia del nostro Paese, ma 100 euro si possono formare anche con tantissime monetine di 1 centesimo. Non ci mancheranno le Mostre, ci mancherà al contrario il contatto umano e l’appuntamento annuale con gli amici allevatori.


Attività F.O.I. Sintesi verbale del consiglio direttivo federale del 2-3 ottobre 2020 (La versione integrale è pubblicata sul sito www.foi.it/verbali) - Affiliazione nuove Associazioni; Il CDF, acquisito il parere consultivo dei rispettivi presidenti di Raggruppamento, esaminata la documentazione a suffragio delle richieste pervenute, verificato l’assolvimento degli oneri amministrativi, delibera l’affiliazione dell’Associazione “Passione Pappagalli Free Flight” con sede in Montefalco (PG) e dell’Associazione Ornitologica Pontecorvese “Bruno Favoccia” APS con sede in Pontecorvo (FR). La Segreteria Federale provvederà all’assegnazione del codice di affiliazione nonché ad inviare alle medesime le credenziali di accesso ai sistemi informatici e l’indirizzo PEC con la relativa password. Con l’occasione il CDF, dopo aver letto le deduzioni del Consiglio Direttivo Raggruppamento Lazio, osserva che in ambito federale il diritto del socio ad essere iscritto ad una associazione deve essere considerato valevole dal 1° gennaio indipendentemente dalla preventiva apertura della campagna tesseramenti e distribuzione anelli. - Codice del Terzo Settore, decreto ministeriale attuativo ed entrata in vigore del bilancio sociale: attività di formazione e di aggiornamento dei dipendenti, dotazione di competenze professionali di settore; Con la pubblicazione dei primi decreti attuativi del nuovo codice del terzo settore introdotto con il decreto legislativo n. 117/2017 si è determinato per la FOI l’obbligo della redazione periodica del bilancio sociale. In tale ottica il CDF dispone la partecipazione di alcuni dipendenti a corsi di formazione e di aggiornamento in argomento nonché l’individuazione di un professionista del settore per la verifica della rispondenza dell’elaborato ai requisiti di legge e per il deposito dello stesso. - Richiesta aggiornamento Demerio S.a.s. sull’avanzamento delle verifiche tecniche sugli anellini di nuova generazione da mettere in distribuzione con la campagna della prossima stagione e sulla nuova linea degli anelli in acciaio; Il CDF, in accoglimento della richiesta pervenuta in tal senso dalla CTN O&aP, dopo aver acquisito il parere favorevole dell’ODG delibera: Realizzazione di un nuovo diametro di anello, con le seguenti caratteristiche: - Anello in alluminio di diametro interno 3,6 mm ed altezza di 3,2 mm; - Anello in duralluminio di diametro interno 3,6 mm ed altezza di 3,2 mm. Modifica delle altezze degli attuali anelli dei seguenti diametri: - Anello da 5 mm (diametro) in duralluminio ridurre l’altezza da 4mm a 3,6mm; - Anello da 5 mm (diametro) in acciaio ridurre l’altezza da 4mm a 3,6mm; - Anello da 5,5 mm (diametro) in duralluminio ridurre l’altezza da 4mm a 3,6mm; - Anello da 5,5 mm (diametro) in acciaio ridurre l’altezza da 4mm a 3,6mm; - Anello da 6 mm (diametro) in duralluminio ridurre l’altezza da 4,6mm a 4mm; - Anello da 6 mm (diametro) in acciaio ridurre l’altezza da 4,6mm a 4mm. Gli anelli come sopra aggiunti e/o modificati non sostituiranno le tipologie già esistenti che rimarranno inalterate. Con riferimento alla nuova linea di anelli in acciaio per uccelli longevi si resta in attesa della definizione con esito positivo delle prove tecniche attivate da Demerio S.a.s. Appena possibile saranno rese note le tipologie di tali anelli realizzabili unicamente in acciaio e con un maggiore grado di incidenza laser ed i relativi costi. Si dispone che la Segreteria comunichi via mail a Demerio sas lo stralcio del

presente verbale, precisando che dette integrazioni andranno in vigore con la campagna anelli 2022. - Disamina dei verbali dell’Ordine dei Giudici del 14/09/2020 e del 29/09/2020: determinazioni; Il CDF, con riferimento al verbale del 14/09/2020, ratifica il punto 2 all’ordine del giorno in particolare facendo proprio il parere favorevole sull’adozione dello standard del canarino Nero Perla striato, deliberandone pertanto il riconoscimento. Il CDF ne dispone pertanto la pubblicazione sul sito federale e su tutti i canali di comunicazione istituzionali. Dispone altresì l’invio di tutti gli atti (standard descrittivo, scala valori, fotografie e immagini e quanto altro predisposto dalla CTN Canarini di Colore) al Presidente della COM Italia per il successivo e conseguente inoltro alla COM/OMJ ai fini dell’avvio del procedimento del riconoscimento internazionale. Ringrazia la CTN di Canarini di Colore per la puntualità del lavoro svolto oltre per la repentinità dei tempi impiegati. Il CDF, relativamente al verbale del 29/09/2020, ratifica la determinazione disciplinare assunta nei confronti del giudice Roberto Rossi (sospensione dai ruoli di giudice per la durata di anni due) per la violazione degli articoli 10 e 11 del codice deontologico. La durata della sospensione avrà vigore a far tempo dal 29 settembre 2020 data di assunzione del provvedimento da parte dell’ODG. Il CDF non ratifica il primo alinea del punto 2 varie ed eventuali, sul punto in ogni caso indicando al Presidente dell’ODG la possibilità di procedere ad un numero massimo di 12 abbinamenti da dedicare ai giudici maggiormente promettenti dal punto di vista tecnico ed irreprensibili sulle qualità morali. Il CDF ratifica la proposta di cui al secondo alinea del punto 2 varie ed eventuali in ordine alla sospensione dell’anno 2020 degli effetti dell’art. 46, punto G, del regolamento ODG. - Commissione disciplinare: determinazioni; Il CDF, dopo aver esaminato le note difensive a discarico fatte pervenire dal sig. Maurizio Capuani con mail del 26 agosto 2020, non ritenendo di poter assumere una decisione allo stato degli atti, dispone l’audizione dei signori Zavaglia, Borruso, Maestà, Manzoni, Mattioli, Cortese e Peroni, quali persone informate sui fatti, di cui i primi quattro indicati nelle predette memorie difensive. Il Presidente conferisce piena delega al Vice-Presidente Crovace all’assunzione delle testimonianze secondo le modalità che riterrà più opportune. All’esito il CDF assumerà definitive determinazioni. - Varie ed eventuali; Il CDF, delibera la stampa di n. 20.000 calendari, da inviare come inserto all’interno di Italia Ornitologica a tutti gli allevatori soci FOI. Il CDF delibera l’acquisto di un ISOPALET 1100L dotato di ruote, dimensione esterne 800X1200X2000, della medesima tipologia di quello già precedentemente acquistato, da utilizzare per il convogliamento ai Campionati Mondiali. Il CDF delibera la concessione di un contributo al Raggruppamento Interregionale Puglia/Basilicata di euro 500,00 e di euro 438,74 a saldo rimborso spese convogliamento Campionato Mondiale Matosinhos 2020. Il CDF delibera su proposta del club del canarino selvatico, la deroga per il corrente anno all’art. 12 del regolamento club di specializzazione, a valere per tutti i club riconosciuti.

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Attività F.O.I. In ordine alla richiesta avanzata dal presidente del Club Italiano Canarino Lancashire di ottenere uno spazio riservato sul sito FOI, il CDF comunica l’attivazione di uno studio di fattibilità della proposta, ovviamente da rendere disponibile ad ogni club riconosciuto che ne faccia richiesta. Il CDF, in considerazione che la richiesta di riconoscimento del club Parrot-Finches (genere Erythrura) appare non omologa alle disposizioni regolamentari, ritiene allo stato di soprassedere, non senza attivare sul punto un approfondimento sull’impatto della costituzione del club generalista sull’attività e le funzioni dei club mono-specie, già riconosciuti, rientranti in tale genere. Il CDF, nel valutare la proposta del club Diamante Codalunga Italia, delibera l’ampliamento degli ambiti funzionali del medesimo per modo che gli stessi ricomprendano il Diamante Mascherato ed il Diamante Bavetta. L’efficacia di tale estensione funzionale sarà valevole fino a quando dovesse essere costituito un club mono-razza relativo alle due suddette specie. Il CDF esamina la proposta di ampliamento del limite da 2 a 3 anni dell’età dei soggetti in esposizione pervenuta dal Club Italiano Allevatori Agapornis. Sul punto sono stati assunti contatti con il Presidente della competente CTN al fine di ottenere un parere tecnico in ordine alla richiesta avanzata. Si rimarrà in attesa di tale parere prima di assumere determinazioni. La Segreteria federale riferisce che ad oggi hanno regolarmente versato la quota annuale n. 24 club di specializzazione su n. 49 riconosciuti. Non risultano esposizioni relative agli anni precedenti. Il Consigliere Badalamenti si è attivato al fine di ottenere la presentazione degli elenchi soci e di quant’altro previsto dal vigente regolamento. Il CDF rivolge invito ai club di specializzazione ad utilizzare lo spazio loro riservato (spazio club) nella rivista Italia Ornitologica. Il CDF delibera l’acquisto di n. 400 trofei da distribuire ai club che organizzeranno mostre di specializzazione nella stagione mostre 2021. Il CDF istituisce in favore dei tesserati FOI il servizio di consulenza – sia a carattere istantaneo sia a carattere formativo – che viene denominato “SOS CITES”. Tale servizio consentirà a coloro che ne avessero necessità il consulto con un esperto

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su base territoriale che fornirà, là dove possibile, il proprio ausilio e la propria competenza per la risoluzione di problematiche anche contingenti.Appena disponibile sarà pubblicato un vademecum contenente le attività da porre in essere per accedere al servizio che sarà a titolo gratuito. Verrà parimenti pubblicato l’elenco con i nominativi ed i recapiti degli esperti cui fare riferimento. É in programma di estendere la possibilità di accedere al servizio anche con riferimento alle problematiche discendenti dalla detenzione di fauna autoctona. Il CDF delibera la concessione di un contributo di euro 1.000,00 all’APS “Voliamo Esagerare” per l’attuazione del progetto di attività assistita con specie non convenzionale quale il pappagallo. Il CDF esamina l’accorata richiesta pervenuta dai signori Bustaffa Luigi, Peluso Pietro e Strasser Antonio circa il terzo ed ultimo step del riconoscimento internazionale del Canarino Benacus. Osserva che la procedura esula totalmente dalle facoltà delle COM Nazionali ed è gestita secondo i regolamenti COM. Non appare possibile pertanto prevedere una procedura alternativa per le motivazioni innanzi esposte. In ogni caso la problematica potrebbe risultare non ricorrente alla luce delle informazioni recentemente pervenute circa la possibilità di tenere il Campionato Mondiale 2021 in Portogallo. Il CDF delibera l’acquisizione nell’editoria federale del volume intitolato “Il pianeta dei pappagalli-origine, evoluzione, distribuzione, classificazione e caratteristiche” del quale è autore Gianni Matranga. Il CDF ringrazia l’autore per la sua intenzione di cedere il copyright del predetto suo lavoro a titolo gratuito alla FOI. Una volta completo il testo impaginato, corredato da rilievi fotografici di pregio, sarà inoltrato alla Federazione nella sua versione definitiva. Il lavoro sarà, come da protocollo interno già adottato per altri testi, esaminato da una commissione di esperti nominati dal CDF. Con successiva deliberazione il CDF deciderà il numero delle copie del volume da stampare ed il prezzo di copertina. Il CDF delibera l’accettazione dell’offerta n. 100036-2013-15 del 14/09/2020 pervenuta dalla Dinamoweb S.r.l. con per oggetto la sincronizzazione dei dati anagrafici, l’introduzione del circuito banner intranet ed internet.

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