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Chalk Lettering ricerca di storia della tipografia a cura di Diego Chierichetti e Davide Fiorin

Docente: James Clough CFP BAUER 2014


INDICE Introduzione

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Dana Tanamachi - Processo Creativo

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Tommaso Guerra - Intervista

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Luca Barcellona - Intervista

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Chalk Lettering & Showcase

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Chalk Lettering & Sport

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Chalk Lettering & Food

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Chalk Lettering & Magazine

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Chalk Lettering & Wall

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Introduzione


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L

a nostra ricerca tratta la tipografia “artigianale”, analizzando nello specifico il chalk lettering pensato nel contesto della grafica contemporanea. Questo movimento ha immediatamente catturato il nostro interesse in quanto attraverso il sapiente riutilizzo di caratteri appartenenti alla storia della tipografia produce nuovi artefatti di straordinaria bellezza. Interessante è anche l’aspetto strettamente manuale che il chalk lettering richiede per poter essere realizzato. Come può un mezzo così obsoleto come il bastoncino di gesso essere in grado di comunicare con una tale potenza ancora oggi nell’epoca della tecnologia più avanzata? Raccogliere questa sfida e capirne le fasi ci è parso interessante per il nostro processo di

formazione. Nella ricerca ci siamo focalizzati sulle figure di Dana Tanamachi, grapich designer e una delle maggiori esponenti di questo movimento, Tommaso Guerra, uno tra i più famosi chalk artist italiani e Luca Barcellona, grafico ed esperto calligrafo. Quella del Chalk Artist sta diventando una professione sempre più richiesta dal mercato tanto da attirare l’interesse anche di grandi società come ad esempio: Ralph Lauren, Adidas, Nike, Google, Yaooh, Time Magazine e tante altre. Nelle prossime pagine analizzaremo nello specifico questa frangia della “tipografia moderna” attraverso le voci dei suoi attori principali facendo molta attenzione soprattutto all’aspetto progettuale di tali artefatti.

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Dana Tanamachi


La progettazione

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Abbiamo analizzato il lavoro della Graphic Designer e Chalk Artist Dana Tanamachi per capire quale progettazione e soprattutto quale metodo esecutivo le consentono di creare le sue famose composizioni. Per un lavoro su commissione il primo strumento su cui Dana Tanamachi può fare affidamento non è il gesso bensì la matita. Procede infatti a una progettazione su carta in scala di quelle che saranno le griglie, gli spazi, i pesi che ciascun elemento andrà ad occupare all’interno della composizione. Una volta terminata la fase di progettazione è pronta per poter passare a lavagna e gesso. L’approccio alla lavagna è differente in base a svariati fattori tra cui le sue dimensioni e soprattutto la posizione in cui il designer si troverà a dover lavorare. Per


Dana Tanamachi: “Nagging Doubt�, processo creativo, gesso su lavagna


una composizione su una lavagna relativamente piccola si procederà poggiando quest’ultima a terra per poter agire agevolmente sulle sue zone alte mentre verrà poi sollevata per poter arrivare alle zone medio basse. Per lavori su lavagne di maggiori dimensioni e quindi anche difficili da poter spostare ci si potrà affidare a sedie, scale o carrelli elevatori. Posizionata la lavagna si può iniziare la composizione. Le griglie strutturali sono le prime cose che vengono tracciate. Il tratto di gesso che viene utilizzato per quest’operazione è molto leggero dato che tali elementi saranno poi destinati a essere cancellati. Disegnate le griglie si procede con la stesura sulla lavagna di una sorta seconda bozza. Il tratto anche in questo caso viene mantenuto molto leggero. Qui vi è la comparsa


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dei primi caratteri i quali sono inseriti velocemente senza badare minimamente ai loro dettagli tanto da sembrare uguali l’un l’altro. Una volta creata la struttura si interviene sui caratteri andando a differenziarli e curandone ogni singola grazia. Il tratto in questo caso diviene marcato e la figura prende forma forte del contrasto tra il bianco intenso del gesso e il nero della lavagna. Il lavoro di un chalk artist è molto faticoso e alla fine della giornata , la schiena fa male e le mie mani sono affaticate ma: “C’è una soddisfazione enorme che deriva dal lavorare fisicamente con le mani e aver creato qualcosa quando hai finito ”


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Dana Tanamachi: due esempi di scritta “Nagging Doubt�, gesso su lavagna


Intervista a Tommaso Guerra


L’intervista

Tommaso Guerra è un designer e artista romano. entrato da pochissimo nel mondo del chalk lettering. I suoi lavori sono riconosciuti a livello mondiale e ci siamo avvalsi del suo aiuto per poter approfondire alcuni aspetti della nostra ricerca. Anche lui ispirato dalla figura di Dana è forse uno dei pochi in Italia a portare avanti un discorso coerente di Chalk Art. Di seguito troverete la trascrizione di una intervista che ci ha gentilmente rilasciato per via telefonica. Quando hai iniziato a dedicarti alla Chalk Art? Circa un anno e mezzo fa, il mio primo lavoro è stato però in realtà su specchio (che per altro è una delle superfici più ostiche su cui comporre),

mediante l’utilizzo di pennelli e smalti. Quali artisti ti hanno spinto a dedicarti questo tipologia di grafiche? Sicuramente il lavoro di Dana Tanamachi è stato per me una fonte di ispirazione. Adesso lei si è soffermata su di uno stile che richiama molto l’Inghilterra del mezzo secolo scorso mentre a me piace variare. Il mio approccio ed il mio stile cambiano significativamente anche a seconda del tipo di commissione. Ogni cliente ha la propria esigenza e per ogni luogo bisogna saper trovare uno stile che lo rappresenti al meglio. Per questo nei miei lavori è possibile trovare stili ispirati a epoche. differenti

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Per composizioni di questo tipo, come avviene la scelta del carattere?

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La scelta del carattere dipende da differenti fattori. Tendenzialmente con l’esperienza ho realizzato che i migliori caratteri son quelli che mi vengono al momento soprattutto quando ti ritrovi a operare su di una superficie/spazio senza aver alla base un progetto preesistente. Spesso mi rendo conto che il carattere che ottengo da queste situazioni sembra essere nato appositamente per quel luogo. In linea di massimo quando opero cerco di evitare i caratteri molto squadrati e quindi più difficili da gestire. Con caratteri meno regolari si può più o meno facilmente ovviare a errori o imprecisioni di esecuzione. Quindi, se ad esempio mi accorgo che con una parola sto andando “corto” posso intervenire su di essa strechando il carattere e dando nuovamente armonia alla composizione generale. In questo anche gli stessi elementi decorativi giocano un ruolo fondamentale. La decorazione è parte integrante del progetto; riempie gli spazi per dare un equilibrio di impaginazione. Questo tipo di escamotage sono di massima importanza sopratutto quando mi trovo a operare su


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Tommaso Guerra: “My time is too pricey to waste sketching letters� gesso su asfalto


specchi antichi o elementi di questo genere dove eventuali imprecisioni sono difficilmente correggibili. Che effetto ti fa sapere che il tuo lavoro è fatto con il gesso quindi facilmente deperibile?

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Ad essere sincero questo non è per me fonte una preoccupazione. Il maggior rischio per le mie composizioni è determinato dalle dita delle persone curiose. I lavori che vengono posti in posizioni alte, quindi fuori dalla loro portata, possono durare anche anni senza che subiscano danneggiamenti. Per quei lavori posti invece in posizioni relativamente basse cerco di proteggerli applicando una semplice lacca spy per capelli. Cosa è che differenzia il lavoro di un chalk artist e quello di un calligrafo? L’approccio a composizioni come quelle del chalk lettering è molto differente rispetto a lavori più calligrafici. Mentre per la chalk art la composizione e l’impaginazione sono la base, nella calligrafia si incentra l’attenzione sulla singola lettera. Quindi, a differenza della chalk

art, nella calligrafia la composizione è posta in secondo piano. Non trovi che la scelta di utilizzo di determinati caratteri e la loro disposizione spesso vada a scapito della leggibilità? Sicuramente composizioni di questo tipo hanno una valenza soprattutto decorativa. Il messaggio veicolato dal testo diviene quindi un escamotage per composizioni d’effetto graficamente accattivanti.


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Intervista a Luca Barcellona


L’intervista

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Di seguito troverete le risposte alle domande che abbiamo posto a Luca Barcellona, famoso calligrafo milanese, inerenti al chalk lettering ed alla sua particolare esperienza professionale. Ti è mai capitato di progettare utilizzando il gesso e la lavagna? Se si come cambia il tuo approccio rispetto all’uso dell’inchiostro? Di progettare no, di usare il gesso “di piatto”, come uno scalpello, si. Diciamo che ci vogliono dita forti, predisposte a farsi il callo… In generale, è interessante capire che la calligrafia con penna larga può essere applicata a qualsiasi strumento, anche non convenzionale, che permetta di replicarne il tratto.

Che effetto ti farebbe sapere che il tuo lavoro è destinato a deperire in tempi brevi? Ho iniziato a disegnare lettere facendo graffiti su muri e treni, che come sai vengono spesso cancellati prontamente, quindi diciamo che sono abituato al fatto che le mie cose scompaiano. Solo ultimamente mi vengono richieste opere di scrittura su muro destinate a rimanere, perché il valore comincia ad essere percepito. Ma ne ho fatte parecchie, anche in spazi espositivi, che sono durate due o tre giorni, fra una mostra e l’altra. In quel caso il documento, video o foto che sia, è importante quanto la performance stessa.


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Luca Barcellona: Abu Dhabi NY University


Quali sono stati i tuoi punti di riferimento nel tuo percorso formativo? i tuoi maestri? Sicuramente mi hanno formato il lettering e le grafiche dello skateboarding dei primi anni ’90, come Jim Phillips, Andy Howell, Venon Courtlandt Johnson. Nel writing e nel tagging, Barry Mc Gee (all’epoca Twist), Foe, Opak e la scuola dei graffiti praghese. Nel campo della calligrafia sicuramente i maestri di molti sono Hermann Zapf, Rudolf Koch, fra i contemporanei John Stevens e Giovanni De Faccio. Perché secondo te un lavoro manuale come il tuo, le cui caratteristiche sembrano essere in antitesi con ciò che richiede il mercato oggi, è così apprezzato? Oggi per molte persone è considerato lavoro stare davanti ad un monitor per 8 ore di fila. È prevedibile che questa monopolizzazione del digitale renda tutto quello che è artigianale vagamente affascinante. Probabilmente è anche un fenomeno ciclico: quando si è saturi di qualcosa, cerchiamo il suo opposto. Io credo che finché esiste l’uomo, ha senso che esistano anche dei lavori manuali. Naturalmente

questa manualità deve sapersi rapportare con la contemporaneità. È difficile pensare di diffondere il proprio lavoro anche artigianale, senza l’ausilio del web e dei social, ad esempio. Si può scegliere di non farlo, certo. Alla base ci deve essere un buon rapporto fra la qualità del lavoro stesso e la sua promozione. Ha senso considerare il tuo lavoro come un lavoro totalmente artigianale? Direi di si, ma applicando il mio lavoro al prodotto e alla stampa, l’uso della tecnologia è fondamentale. Rientra comunque in una forma di arte/artigianato moderno. I confini fra questo tipo di definizioni sono molto più sottili oggi. Perché secondo te le persone vogliono imparare calligrafia? C’è stata una specie di esplosione da quando Steve Jobs la nominò in un discorso all’Università di Stanford, ormai diventato celebre. Il fenomeno è interessante, sembra quasi una moda, così è anche per la tipografia. I corsi di calligrafia sono sempre molto richiesti, molti sono solo curiosi o vogliono aggiungere

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la scrittura al proprio bagaglio di conoscenze grafiche, perché naturalmente è importantissimo aver anche solo provato a scrivere una lettera per comprenderne i meccanismi o per saper giudicare una buona font. Questo non vuol dire poi diventare un calligrafo: è un percorso che richiede studio e fatica, non ci sono molte scorciatoie. Per questo molti curiosi, abbandonano, quando si rendono conto dello sforzo che richiede. Soprattutto i nativi digitali, fanno fatica a pensare di fare un mestiere dove si fa tutto a mano e in cui il computer è solo un semplice strumento. Se uno è abituato a fare una campitura con un click, non riesce forse a concepire di farla con la tempera e di aspettare che il colore asciughi, e se il colore è sbagliato o c’è una sbavatura, di stracciare il foglio e rifare tutto. Occorre poco calcolo e molta passione. Ho cominciato a fare calligrafia prima che si diffondesse su internet, e proseguirò anche quando sarà passata di moda! Hai mai pensato di progettare delle font? ti piacerebbe? Una tuo opinione sulle font script/ display? Ne ho cominciato uno, ma una font per i testi.

Non certo una font calligrafia, col mestiere che faccio, automatizzare la scrittura e rendere ripetibili delle forme digitando dei tasti lo trovo un controsenso. Gli script typeface sono spesso disegnati molto bene, ma i glifi molto complessi sono difficili da utilizzare; devi conoscere bene la calligrafia o avere comunque una grande sensibilità per l’equilibrio del testo nella pagina, come e quando usare in maniera credibile delle doppie diverse fra loro, quando un’ascendente con uno svolazzo, o una lettera iniziale o finale decorate e con dei prolungamenti. Allora mi viene da pensare, tanto vale usare la calligrafia! Ci sono già troppi danni sulle insegne delle città creati dallo Zapfino usato a sproposito. Dallo spray al pennino, ma al di la del mezzo con cui le si rende visibili, per te le lettere che cosa sono oggi? La comunicazione si basa su messaggi, formati da immagini e da parole, quindi da lettere. Esiste una forma adatta per lo scopo adatto. Basti pensare ai progressi fatti nella definizione dei font sugli schermi, un lavoro immane di cui molti ignorano l’esistenza. Eppure quando componi un messaggio sul tuo Iphone,


c’è qualcuno che ha progettato quel carattere proprio per te. Le lettere sono quindi di grande importanza: ce ne accorgeremmo eccome se tutto d’un tratto, sparissero. Riesci ad immaginartelo?!

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Luca Barcellona: signifying the moment


Chalk Lettering & Showcase


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Dana Tanamachi: vetrina Rugby’s “Tweed Run”


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Dana Tanamachi: vetrina Rugby’s “Tweed Run”


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Dana Tanamachi: vetrina Rugby’s “Tweed Run” Boutique per donna


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Dana Tanamachi: vetrina Rugby’s “Tweed Run”


Chalk Lettering & Sport


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CJ Hughes: pubblicità “Super Bowl New Orleans”


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Dana Tanamachi: pubblicità Nike “We run San Francisco”, 2013


Chalk Lettering & Food


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Jaymie McAmmond: pubblicitĂ Starbucks


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Tommaso Gerra: Ogilvy&Mather, Toronto, Gesso su lavagna

Tommaso Gerra: Osteria Mavi, Roma, Gesso su muro


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Alison Carmichael: PubblicitĂ MecDonald


Chalk Lettering & Magazine


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Dana Tanamachi: copertina di “HOW� Magazine


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Dana Tanamachi: copertina di “THE OPRAH MAGAZINE”


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Dana Tanamachi: copertina del Time, gesso su lavagna


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Dana Tanamachi: il suo lavoro all’interno delle riviste.


Chalk Lettering & Wall


Dana Tanamachi: Andaz Hotel, New York


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Dana Tanamachi: uffici di Google


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Dana Tanamachi: negozio Tommy, Tokyo


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Tommaso Guerra: osteria mavi, Roma


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Tommaso Guerra: Arizona Treviso


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Dana Tanamachi: sede di Evernote


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Altri due lavori di Dana Tanamachi


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SITOGRAFIA

www.tommasoguerra.com www.educational.rai.it www.danatanamachi.com www.tanamachistudio.com www.lucabarcellona.com www.calligrafia.org www.alisoncarmichael.com www.customchalk.com


Chalk Lettering  

A Cura di Diego Chierichetti e Davide Fiorin / Ricerca di Storia Della Tipografia / Docente: James Clough / CFP BAUER 2014

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