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Giuseppe Lotti Progettare con l’Altro

assediano il designer appare corresponsabile del disastro ambientale e, parallelamente, con il proprio lavoro può contribuire a risolverlo. Una condizione, quella del designer che, dopo la fine dei grandi racconti, propria della Postmodernità, è necessariamente quella di “demiurgo debole”11. Rimane da capire in che cosa si concretizzi oggi l’impegno sociale del design. Sicuramente una sfida decisiva è ancora e sempre più rappresentata dalle problematiche ambientali. Negli ultimi anni, anche per effetto della crisi economica, l’attenzione verso l’ecologia è in crescita tra i progettisti e, in modo minore, tra le aziende. In Italia un contributo importante è venuto dalla scuola milanese e, in particolare, dal lavoro teorico e di ricerca di Ezio Manzini12. Parallelamente l’altra tematica importante sul piano sociale è rappresentata dal confronto interculturale. Le disparità tra Nord e Sud del mondo, i crescenti flussi migratori, l’affermarsi di una società inevitabilmente plurale sono sotto gli occhi di tutti. Ma ciò ha, solo in parte, avuto effetti nel mondo del design. Si assiste semmai ad una contaminazione strettamente linguistica – materiali, forme e colori – che, solo raramente, è legata ad una consapevole presa di posizione sul piano sociale. Eppure, come espressione materiale dei rapporti interpersonali, il design può farsi attore di mediazione verso la scelta interculturale – intesa nella sua accezione più contemporanea come confronto paritetico tra alterità a partire da fondamenti condivisi. E, in un tale contesto, l’Italia può giocare un ruolo importante. Per una vocazione naturale allo scambio: gli italiani sono per storia e tradizione popolo di migranti. Ma anche per lo spazio che il nostro paese occupa dal punto di vista geografico, come diaframma tra Nord e Sud del mondo. Così Stefano Boeri: “Eppure… il grande e profondo motore del design italiano può oggi ripartire. Può tornare a pompare forme e soluzioni, alimentandosi di esperienze pratiche e di nuove tecnologie, sfornando prodotti ad alto valore estetico e simbolico. Purché si abbandoni una volta per tutte una compiacente nostalgia (che favorisce solo coloro che sopravvivono grazie alla celebrazione di un mito) e si accetti di guardare in faccia la nuova realtà delle nostre città. 11

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cfr. Ezio Manzini, Artefatti. Verso una nuova ecologia dell’ambiente artificiale, Domus Academy, Milano, 1990. cfr. Carlo Vezzoli, Ezio Manzini, Design per la sostenibilità ambientale, Zanichelli, Bologna, 2007.

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Progettare con l'altro  

L’accrescimento del divario tra Nord e Sud del mondo, l’intensificarsi dei flussi migratori, l’affermarsi di società sempre più plurali pong...

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